venerdì, 18 gennaio 2008
In Sala Grande ci sono i soliti gruppi che si riuniscono un po’ per caso, un po’ per volontà, quando la scuola è agli sgoccioli e non c’è più molto da fare. Su un tavolo al centro, una miriade di dolci e bevande sono radunati per placare gli stomaci degli studenti di Hogwarts. Una festa di Natale in grande stile, davvero.
Mi avvicino al buffet e mi verso un bicchiere di Burrobirra, per poi avvicinarmi ad uno dei caminetti. Mi viene da ridere. Ho appena compiuto uno dei gesti più insulsi della mia esistenza, vale a dire dare un bacio a Jillian McKanzie. Non so bene cosa mi sia preso: la rabbia si è impadronita di me. Detesto vedere che le mie azioni finiscono a vuoto. E non mi piace forzare le ragazze a darmi ciò che voglio: è una sconfitta, non un traguardo. Tuttavia è meglio così, che sia finita. Non che sia mai iniziata davvero.
Uno strano senso di liberazione si fa strada fra i miei pensieri: non mi è mai capitato di essere rifiutato, però questa situazione era davvero logorante. Se devo star dietro ad una ragazza, perlomeno che sia una ragazza disposta a venirmi incontro.
“Ciao, Jasper. Come va?”domanda la voce di Belinda al mio fianco.
“Ciao piccolina, tutto bene. Ho chiuso con la McKanzie.”
“Davvero? Quando?”
“Cinque minuti fa, circa. La cosa non portava a nulla, così meglio troncare.”
“Già. In effetti mi sono sempre chiesta cosa ci trovassi in lei. Non è proprio il tuo tipo.”
Guardo il visino di Belinda, che si volta e mi sorride:
“Allora? Che c’è?”
“Pensavo a tutto quello che è successo fra noi, dall’inizio della scuola.”
“Ormai è tutto passato.”
“Per fortuna. La prossima volta che mi vedi sul punto di commettere qualche errore…ti prego, fermami.”
Belinda ride.
“Va bene, lo farò! Posso anche schiantarti?”
“Se è proprio necessario…sì. Però se puoi evita!”
Poco dopo ci raggiungono anche le due sorelle, Utopia e Deirdre. Se ci fosse anche Eve, sarebbero un quadro perfetto e bellissimo. Le mie ragazze: non le perderò. Mai.
Sul treno per tornare a casa, Ed e io ci accaparriamo, come sempre, la cabina migliore. Sistemiamo i bagagli con un incantesimo e ci piazziamo sui sedili. Un Grifondoro del terzo mette dentro la testa con fare timido; basta uno sguardo di sbieco del sottoscritto per farlo scappare a gambe levate.
“Jasp, un giorno dovrai insegnarmi a gelare le persone con uno sguardo!”ghigna Ed.
“Sì, ma ti costerà una bella somma di galeoni!”
“Bell’amico che sei! Scherzi a parte, ecco che arriva Dè.”
La nostra Principessa entra e chiude la porta, lasciandosi cadere sul sedile al mio fianco con un sospiro:
“Accidenti…”
“Cos’è successo?”domanda Ed.
“Geert. Sta diventando davvero troppo appiccicoso. E in altri campi non abbastanza.”
“Cosa vuoi dire?”
“Mi ha detto che mi ama.”
“Lo sapevo!”esclama Ed.
“C’era da aspettarselo.”rincaro io.
“Ma…non vuole venire a letto con me.”
“Perché?!”stavolta parliamo all’unisono, visto che io ed il mio migliore amico siamo abbastanza sorpresi dalla cosa.
“Perché io non lo amo.”
Ed e io scoppiamo a ridere. Dè invece rimane seria, anche se il suo viso si rischiara.
“Beh? La cosa vi sembra così divertente?”
“Non è per te, che ridiamo.”inizio.
“Ma per il ragionamento del caro orsacchiotto, che è di un’ingenuità disarmante!”va avanti Ed.
“Povera la nostra Dè!”concludo.
Quando si dice un idiota. Geert raggiunge delle vette che non avevo neppure osato immaginare per lui: siamo sicuri che sia un uomo? Come faccia a resistere a Dè, per me è un mistero.
“Comunque anche io non sono da meno.”le dico, per rincuorarla un po’: “Ieri l’ho fatta finita con Jillian McKanzie.”
“Meno male, non mi è mai piaciuta. Quando è successo?”
“Prima che ci vedessimo in Sala Grande. Te l’avrei detto anche lì, ma non c’è stata occasione.”
O forse ci sarebbe anche stata, ma non avevo voglia di pensarci ancora, una volta vuotato il sacco con Belinda. Edward invece aveva ascoltato tutta la storia prima di andare a dormire, tra una risata e l’altra, mentre Forsythe e Lancaster dormivano e russavano.
Deirdre ascolta con attenzione la storia, mentre Ed conclude:
“Dovremmo far incontrare la McKanzie e Geert. Come tasso di zucchero e miele ci siamo!”
“Ma non dirlo neppure per scherzo!”salta su Dè“Geert sarebbe sprecato! Non credo sia abbastanza per me. Ma di certo non è abbastanza poco per lei!”
Alzo gli occhi al cielo, che poi è il soffitto dello scompartimento.
Il fascino dell’orsacchiotto è difficile da dimenticare. Ma come tutte le cose, presto svanirà.
È tradizione per me passare il Natale a casa di Ed. Al primo anno, Ed mi aveva chiesto:
“Allora a Natale starai con la tua famiglia?”
Avevamo undici anni, e ci eravamo conosciuti sull’Espresso di Hogsmeade. Non so definirlo, ma sembrava quasi che ci fossimo riconosciuti fra i numerosi studenti che iniziavano quell’anno a frequentare Hogwarts. Ed stava con Deirdre ed Eve: io li guardavo ammirato dalla loro bellezza, dalla grazia che traspariva da ogni loro singolo gesto.
Eve Sanders aveva un visino da elfo: i suoi grandi occhi chiari erano pervasi di una dolcezza che oggi riappare solo a sprazzi; già allora attirava l’attenzione maschile, anche se era ancora una bambina, ulteriormente calamitata da Deirdre Blackster, già bellissima, che all’epoca portava i capelli pettinati in tanti boccoli inanellati (morivo dalla voglia di toccarli). Edward invece era un ragazzino piuttosto magro, e alto per la sua età, con un’espressione insolitamente pensosa. La prima volta che i nostri sguardi si incrociarono, credo che il mio cuore avesse perso un battito. Capii immediatamente che quel ragazzino sarebbe diventato il mio migliore amico.
E così era stato.
Per questo, alla domanda di Ed non avevo potuto rispondere che con sincerità:
“No, sarò da solo. Io sono sempre solo a casa mia.”
“E perché?”
Gli avevo spiegato come stavano le cose: mio padre era (ed è tuttora) sempre in giro per il mondo per le sue ricerche, ed è raro che sia a casa per una ricorrenza; dopo la morte di mio fratello Sean, mia madre lo aveva lasciato, ed aveva tagliato i contatti anche con me.
Mi vergognavo profondamente di ogni mia parola, e parlavo fissando un punto indefinito. Alla fine del mio discorso, avevo osato guardare il mio amico in faccia, temendo di vedervi dipinta la smorfia di disprezzo che già allora riservava a chi lo meritava.
Invece mi sorrideva e mi aveva detto:
“Bene! Allora puoi venire a passare il Natale da me!”
Io avevo accettato. Durante quelle prime vacanze insieme, avevo scoperto che Ed aveva perso il padre da pochi mesi: questo ci rese ancora più legati, perché i miei genitori, benché entrambi ancora in vita, erano lo stesso assenti. Così la nostra amicizia, che era iniziata da poco, iniziò a rafforzarsi.
Deirdre ci viene incontro, bella e delicata come una farfalla, e dopo averci salutato, ci prospetta la situazione:
“Allora, vedete quella ragazza bionda?”dice, indicando quella che definirei una “bella fanciulla” per non scadere in inutili volgarità.
“Sì, e allora?”risponde Ed, poco interessato.
“Vuole uscire con uno di voi. Non importa chi.”
Ed sembra tutt’altro che interessato. Avrà la testa persa per una certa persona di mia conoscenza.
“Ci penso io, Dè.”affermo “Ed adesso preferisce le more, lo sai.”
Così trascorro una piacevole serata. Scopro che Amalia, la mia dama, è la sorella di Axis, ovvero la preda prescelta da Deirdre. Inarco un sopracciglio quando la vedo ridere con lui: non che quel tipo mi vada a genio, ma perlomeno è già un miglioramento rispetto a Geert Wellington. Non è come me, ma potrebbe quasi andare.
Amalia deve vedermi distratto, perché richiama la mia attenzione con un pizzicotto: e io sono ben felice di concedergliela.
Il profilo di Deirdre si staglia contro il finestrino del treno che ci riporta a scuola dopo le vacanze. Ripenso a quello che è appena successo: possibile che Tom Riddle sia l’erede di Salazar Serpeverde?
Non considerando per un istante l’anello…devo ammettere che sarebbe possibile. E se è così, cosa vorrà dirci alla riunione?
domenica, 13 gennaio 2008

Cammino con le mie sorelle lungo il viale che porta alla mia villa sotto un cielo interamente coperto da dense nuvole grigie. Il vento gelido che soffia implacabile mi graffia il viso e tento inutilmente di coprirmi il più possibile, mentre il parco tutt'intorno a me è ricoperto da un alto strato di neve candida; persino le grandi sculture classiche che l'adornano sono nascoste da un velo bianco. Finalmente a casa dopotutto. Arrivo fino all'ingresso dove, appena messo piede sul piano d'entrata, la porta si spalanca di fronte a me e riesco a percepire il calore che viene dall'interno. Ad accoglierci c'è un insignificante elfo che si occupa immediatamente dei bagagli. La grande sala è completamente adorna di addobbi preziosi, e anche qui tutto è bianco, proprio come all'esterno. L'albero posto al centro del salone fa risplendere i suoi cristalli mentre la magia fa cadere piccoli fiocchi bianchi sull'arbusto. Mi guardo intorno per riprendere familiarità con l'ambiente quando sento la voce di mia madre che ci da il benvenuto e lo zampettare di un piccolo cane che ci corre in contro festoso. "Snow!", mi abbasso ad accarezzargli il piccolo musetto nero, in netto contrasto col suo curato pelo bianco, ironia della sorte. "Forse hai un pò esagerato col bianco quest'anno, mamma."sento parlare Belinda alle mie spalle. "Non dire sciocchezze cara, ma entrate che fuori si gela!"
"E' tutto meraviglioso..."questa volta è la voce di Utopia,"quest'anno sarà proprio un bianco natale!". Mia mamma ride, spero non davvero divertita dalla battuta, mentre io e Beli la guardiamo un pò stranite. Quando un leggero rossore comincia a colorarle le guance però, le sorrido, "Hai ragione... sarà un bianco natale!"
Natale. L'autorità di mio padre si fa subito sentire in casa: tutti obbediscono agli ordini, gli elfi domestici cercano di farsi vedere il meno possibile e la mia libertà è decisamente limitata.

Giusto ieri ha voluto controllare che il nostro rendimento scolastico fosse impeccabile, e così Belinda si è dovuta subire dei duri rimproveri e l'obbligo di intrattenere gli ospiti di natale per tutta la sera, compito di una noia mortale, e che di solito tocca alla sottoscritta. "Bene Deirdre, non vedo tutti gli Eccezionale che vorrei ma siamo sulla buona strada.", è stato uno dei massimi complimenti che mio padre mi abbia mai rivolto, e che mi ha risparmiato una serata tra vecchie signore snob che amano troppo se stesse per comprendere la loro ecclatante stupidità. Guardo mio padre, ora appoggiato al muro, perfetto nel suo abito fasciato, lo sguardo duro che non abbandona mai e la sigaretta stretta nelle dita. Charles Blackster, troppo facile descriverlo: conservatore, attaccato all'onore e al prestigio della casa Blackster più che alla sua stessa vita, membro di prestigio al Ministero, temuto e rispettato da tutti. Se solo tenesse alle figlie almeno quanto tiene all'onore, non comprerebbe il nostro amore con i regali più costosi. Ma in fondo, va bene anche così...
Distolgo gli occhi da lui per concentrarmi su un punto davanti a me. Sono agitata mentre sto in piedi davanti alla porta d'ingresso, con al mio fianco le gemelle e con come giudice imparziale mia madre. Indossiamo alcuni tra i nostri abiti migliori mentre aspettiamo i nostri primi e più importanti (e graditi) ospiti: la famiglia
Rakovski.
"Bene..perfette! I Rakovski dovrebbero essere qui a momenti..mi raccomando!". Mi sudano le mani e continuo a cambiare posizione, forse per tensione, forse per impazienza. "De così fai agitare anche me! Non puoi fare così ogni anno!" "Si hai ragione Beli..scusa...". Ci provo, giuro, ci provo ma non riesco a togliermi di dosso quel senso di vuoto, un misto di paura, eccitazione, e... "Sono arrivati!" esclama mia madre. Pietrificata; nemmeno un incantesimo potrebbe mai farmi restare più ferma di come sono ora.
I miei genitori si apprestano ad accogliere personalmente gli ospiti, come fanno nelle occasioni importanti. "Benvenuti! Accomodatevi...E' un piacere avervi qui!". Due figure varcano per prime la soglia, ma non sono loro che aspetto tanto impazientemente: subito dietro di loro infatti, un ragazzo e una ragazza infreddoliti entrano a loro volta e salutano cordialmente i vecchi amici di famiglia. Lei è Amalia Rakovski, una delle mie più care amiche, sempre frizzante e brillante; mentre il ragazzo al suo fianco è suo fratello, Axis. Mi toglie letteralmente il respiro quando si gira verso di me.
"Seguite pure Deirdre e le gemelle, vi accompagneranno alle stanze che vi abbiamo riservato. Assar, Diodora, io e Charles vi accompagneremo invece nei vostri alloggi..."
Saliamo le scale nel silenzio più assoluto finchè i nostri rispettivi genitori non spariscono dalla visuale...
"Nell'ultima lettera mi dicevi che volevi chiudere con il tuo ragazzo, Geert vero?", chiede Amelia già pronta per la serata, mentre osserva attentamente la mia vasta collezione di rossetti e lucidalabbra.
"O si...già fatto...spero almeno che lui l'abbia capito, sai non era molto sveglio...". Mi guardo allo specchio, indecisa se scegliere il vestito bianco, oppure quello blu. Sono entrambi molto belli...
"Ma stasera ci saranno anche Edward e Jasper?"
"No...". Il vestito di seta blu fa la sua scena, ma quello bianco è decisamente più elegante: l'ideale per questa sera. Faccio il giro su me stessa con indosso l'abito candido.
"Che peccato..."
"Penso di aver scelto...vada per il bianco!". Indosso le scarpe nere,alte, aperte davanti ed in tinta con le righe che ornano il
vestito. "Allora, andiamo?". dico esortando la biondina sul letto.
"Certo...", mi risponde Amalia, con uno sguardo un pò risentito, probabilmente a causa delle scarse attenzioni che le ho appena rivolto,"ma prima Dè...ti piace ancora parecchio mio fratello, vero?"
Rispondo solo dopo parecchi secondi, "Mi piace...". Forse farei meglio a dire che mi fa impazzire e che è come una calamita per me, ma meglio non sbilanciarsi troppo visto il profondo legame dei due fratelli.
"Bene, allora ti farò una confessione...". La guardo incuriosita e la mia amica nota il cambiamento del mio atteggiamento verso di lei, così fa un sorriso tra il malizioso e il divertito,"Axis mi ha chiesto di te durante il viaggio...e per uno come lui, può significare solo una cosa: gli interessi davvero!"
Rimango basita e cerco di non far trasparire troppo l'emozione che mi sale come un brivido per il corpo: Axis mi piace da una vita, e inoltre è il protagonista di una vecchia scommessa tra me ed Eve, una scommessa che punto di vincere entro l'anno nuovo. A capodanno, ormai ne sono sicura, vincerò la sfida, e non appena Eve tornerà, dovrà riconoscere la mia vittoria e fare qualcosa per me...
Destandomi dai miei piani per i giorni successivi, ricordo chi sia la persona in piedi di fronte a me: "Ok Amy...cosa vuoi in cambio di quest'informazione?". Il suo viso si illumina.

"Mi conosci troppo bene...voglio un appuntamento con uno dei Principi. Non mi importa se Ed o Jasp." La richiesta non sembra neanche troppo gravosa, ne per me, ne per i principini immagino.
"Non c'è problema...Capodanno va bene?"
"E' perfetto!Grazie Dè"
"No...grazie a te...". Sapere di piacere a Axis per me era fondamentale, le cose così cambiano e tutto diventa più semplice. Sento già il sapore dolce della vittoria..."Non vedo l'ora di Capodanno", sussurro appena, mentre mi accingo a fare strada alla mia preziosa ospite fino alla sala riservata alla cena, decorata ad arte e resa straordinaria dalla lunga esperienza di mia madre nel campo. La stanza è piena di persone, ma a me ne interessa una in particolare. I miei occhi passano veloci tra i volti degli invitati finchè lo vedo, appoggiato al muro, tra le mani un calice che sorseggia ritmicamente, bello come non mai. Mi avvicino con passo deciso al mio obiettivo, sempre più prossimo...che il gioco abbia inizio...
Mi sembra impossibile che anche queste vacanze invernali alla fine si siano concluse. I rumori assordanti della locomotiva in movimento non mi fanno conciliare il sonno, che eppure sento gravare sugli occhi, senza che questi si chiudano effettivamente: sembra che non ne vogliano sapere di concedermi una tregua! Con la schiena appoggiata alla cabina rivolgo uno sguardo furtivo a Ed e Jasp, che sembra si stiano scambiando i propositi per il nuovo anno, con troppo entusiasmo a dirla tutta. Belinda e Utopia questa volta hanno sdegnato la nostra presenza in favore dei loro compagni d'anno, anche se questa storia mi stupisce alquanto...
Ho ormai già rinunciato da un pezzo a dormire quando prendo carta e penna per scrivere ad Eve, che sembra che presto tornerà ad Hogwarts. Le scrivo delle vacanze, dei regali, dei Rakovski e lascio volutamente in sospeso la festa a casa di Edward l'ultimo dell'anno..."...ti racconterò tutto di persona, quindi cerca di tornare presto o mi passerà la voglia! Sappi solo che ho vinto la scommessa...Mi manchi. Torna presto, tua Dè." Soddisfatta di me stessa piego la lettera e la infilo nella busta analoga, dove scrivo l'indirizzo del destinatario. Ho ancora in mano il tutto quando lo sportello dello scompartimento si apre all'improvviso e appare il volto di Riddle. E' molto strano trovarlo sul treno, infatti solitamente passa il Natale a scuola, la sua unica vera casa, o almeno così pensavo fino ad ora...
"Scusate il disturbo...", dice con la solita voce zelante, "volevo avvisarvi che ho indetto una riunione riservata ai Serpeverde, ecco...ad
alcuni Serpeverde, quindi vi prego di non farne parola con nessuno; che sia chiaro, con
nessuno, "nelle sua voce si avverte un piccolo cambiamento di tono, che fa risuonare la frase come una minaccia. Davanti ai nostri sguardi attenti, e leggermente sorpresi, Riddle continua il suo discorso, "Bene, luogo e orario vi verranno comunicati il giorno stesso. Buon viaggio.". Un leggero rumore proveniente dal corridoio costringe Tom a voltarsi quando ancora non ha chiuso del tutto le porte della cabina. L'ultimo fievole suono che sento provenire dalla sua bocca è 'stupida ragazzina', poi le porte si chiudono con uno schiocco e Riddle sparisce, lasciandoci perplessi, e al tempo stesso incuriositi dalla confidenza rivoltaci dal Caposcuola. Una riunione riservata: per quale motivo? E perchè nessuno, e su questo punto Riddle era stato fin troppo chiaro, doveva venirne a conoscenza? A quanto pare doveva essere una cosa molto importante, o estremamente urgente...
Improvvisamente un'immagine si fece chiara nella mia mente. Osservando Riddle aprire lo sportello avevo avuto modo di rimettere gli occhi sul suo anello nero, e osservarlo con più precisione trovandomi di fianco all'ingresso stesso, e ripensandoci...sapevo cos'era quell'oggetto: ricordavo perfettamente dove l'avevo già visto, che stupida, come ho fatto a scordarmene! La consapevolezza di ciò che quell'anello significa mi colse in un secondo. "Jasp, Ed...lo so...". I due accanto al finestrino mi fissano come se fossi impazzita.
"Non capite, non ricordate?"
"Dè, scusa ma penso che Riddle ti faccia uno strano effetto..."
"No...ascoltate, l'anello...". Jasper alzò gli occhi al cielo: l'avevo tormentato con questa mia fissazione, ma ora la cosa era diversa, io
sapevo e
non potevo crederci."non vi ricorda un libro che vi ho mostrato quando eravamo piccoli? Il libro che mi leggeva sempre mio padre, quello su Salazar e sulla Casa Serpeverde!"
Era grazie a quel libro che mio padre era certo che sarei finita a Serpeverde, non avrebbe mai considerato la possibilità che finissi in un'altra casa, non la sua primogenita, non sua figlia, non sangue del suo sangue! Comunque i miei amici mi guardano allibiti, probabilmente staranno pensando che mi si sia fuso il cervello..."L'anello, dai l'anello!!!"
Dopo una pausa di silenzio, un lampo di genio passa per gli occhi di Edward, "Ah...dai Dè, non crederai..."
"E invece si!"
"Impossibile...", continua Ed, sempre più allibito e turbato dalle mie parole.
"L'ho visto da vicino, non può che essere lui! e no, non è una copia ne sono più che sicura", continuo, prevedendo la domanda che sicuramente Edward mi avrebbe fatto di lì a poco.
"Scusate, potete spiegare anche a me, o è una cosa tra voi due?", si intromette Jasper. Rispondo con una punta di impazienza nella voce, "E' l'anello, il
Suo anello...l'anello di Salazar!!"
Jasper sgrana gli occhi incredulo e visibilmente scettico, "Dai Dè, sii seria,"rivolge uno sguardo ad Ed in cerca di sostegno, ma quello guarda fisso davanti a se, probabilmente nel tentativo di esaminare i fatti,"..ciò significherebbe..."
"...che Tom Riddle è l'erede di Salazar Serpeverde...". Concludo per lui la frase, dopodiche nello scompartimento cade un silenzio profondo ed inquietante. C'è solo silenzio mentre i nostri sguardi allarmati si incrociano. Non so per quanto tempo non abbiamo parlato, so solo che tutto tace quando vedo spuntare all'orizzonte le guglie della nostra cara Hogwarts...
sabato, 12 gennaio 2008
Divisa, mantelli, maglioni, jeans, magliette, biancheria. Libri, penne, pergamene. Cosmetici. Il baule è strapieno, nonostante l’abbia incantato per aumentarne la capacità. Faccio mente locale su cosa ho messo via: credo di aver preso tutto, ma di certo mi sono dimenticata qualcosa…è sempre così. Con un sospiro, chiudo i miei bagagli e scendo le scale che dalla mia camera portano al piano terra.
Saluto mio padre e Siri con un abbraccio, poi Ida ed io gettiamo una manciata di Polvere Volante nel caminetto e ci ritroviamo a Londra, nel piccolo alberghetto da dove eravamo partite. Saldiamo il conto con alcuni sassi che ho trasfigurato in sterline babbane, e poi prendiamo un taxi e scendiamo a King’s Cross.
Arrivate al binario 9 e 3\4, aspettiamo il treno per Hogwarts.
Ida è tranquilla e sorridente, il pallido sole inglese le illumina i capelli biondi e la rende bellissima. Se soltanto trovasse un bravo ragazzo.
Un rumore stridente ci avvisa che il treno sta arrivando: poco dopo, saliamo sulla carrozza e io sistemo i bagagli con un incantesimo nella prima cabina libera che trovo. Abbraccio mia sorella, e la saluto con una carezza sui capelli. Ida raggiunge i suoi compagni di Tassorosso, mentre io resto sola nello scompartimento. Forse dovrei ripassare Storia della Magia, visto che durante le vacanze ho fatto tutt’altro che studiare; prendo il pesante tomo con la copertina di cuoio e mi accingo ad aprirlo.
“Caspita, che espressione sofferente!” esclama Sebastian, aprendo la porta.
“Non dirmelo. Ero tentata di studicchiare qualcosa, ma ho appena deciso di rinunciare."
"È forse a causa della mia presenza? La mia bellezza ti distrae?”scherza lui.
“Ma piantala!”gli rispondo, lanciandogli il librone.
Nella migliore tradizione, manco il bersaglio: meno male che nel Quidditch non mi succede! La porta poi si apre, e il professor Silente introduce il suo capo brizzolato:
“Sebastian, Julia, tutto bene?”domanda con un sorriso sornione.
“Certo professore. Solo che Julia ha cercato di uccidermi con il libro di Storia della Magia!”
Silente non smette di sorridere, e dopo avermi lanciato uno sguardo penetrante se ne va.
“Possibile che devi sempre farmi fare queste figure?”
Seb non riesce a trattenere le risate, dopo avermi vista arrossire.
“Non c’è neanche Georgiana a sostenermi contro di te!”borbotto. La mia frase sembra colpirlo, perché si calma all’improvviso, e mi dice, cambiando discorso:
“Peccato che le vacanze siano finite.”
“Già. Senza contare che per noi è l’ultimo anno. Sono gli ultimi mesi a Hogwarts.”
Sebastian non mi risponde. Tutti e due guardiamo fuori dal finestrino, e pensiamo al futuro. Non so bene cosa farò della mia vita, anche se ormai siamo agli sgoccioli. Mi piacerebbe lavorare al San Mungo, o magari alla Gringott, perché no. Ma in realtà, la mia più grande ambizione sarebbe diventare un Auror.
Chissà.
La prima settimana è sempre devastante. Non tanto per il ritmo, quanto per la necessità di riabituarsi alla routine scolastica. Oggi sono davvero distrutta: ho sostenuto un’interrogazione di Incantesimi, ma Benton sembrava abbastanza incattivito nei miei confronti, e così mi sono dovuta arrampicare sugli specchi. Deve essermi riuscito bene, una volta tanto, perché mi ha dato un Eccellente, che non pensavo di meritare. Sono tornata al mio posto, stupefatta ma contenta, e Sebastian e Georgiana mi hanno accolto come un eroe che torna dalla guerra, quindi credo di aver avuto un’espressione abbastanza sconvolta.
All’ora di cena, Seb viene monopolizzato da quell’odiosa Sissy, mentre Georgie sta parlando con una ragazza bionda del sesto anno, di nome Jillian, credo, e non mi va di disturbarla mentre aiuta i suoi studenti. Ida non si vede in giro, né al tavolo dei Tassorosso. Così resto da sola, seduta un po' discosta dal resto dei Grifondoro.
Con un tocco di bacchetta faccio comparire la mia cena, e intanto apro il libro di Pozioni, visto che un'esercitazione incombe e io sono circa a metà preparazione. Davanti a me compare un’ombra: chi si siede è Garet Haslett.
“Ciao Julia, posso sedermi?”
“Sì, certo. Mi hanno abbandonata tutti!”
“Allora ti faccio un po’ di compagnia.”
Vuole chiedermi qualcosa, lo so. Che cosa, lo scoprirò fra poco. Qualcosa sul Quidditch o su Georgiana: a giudicare dalla sua espressione, è più probabile la seconda ipotesi. Ci perdiamo in qualche convenevole, finché arriva al punto.
“Senti…volevo chiederti…”
Timido e indeciso. Alla faccia di Mr. Darcy!
“Qualcosa riguardo Georgiana?” azzardo io.
“Esatto!”
Colpito e affondato, anche se non era difficile indovinare.
“Beh, dimmi pure. Se posso risponderti, non c’è problema.”
“Niente, volevo solo sapere…ti ha più detto nulla? Su…ehm, su di me.”
“Mi ha raccontato di quello che è successo con la tua pseudo-ragazza, e mi ha detto che poi le hai spiegato la cosa.”
“Sì, è
vero…nient’altro?”
A dire il vero, sì. Nei due giorni che abbiamo trascorso insieme, Georgie ed io ci siamo di molto dilungate sugli apprezzamenti fisici di Garet, ma non sono cose che si possono ripetere.
“Senti, se vuoi chiederle di uscire o qualcosa del genere, io ti consiglierei di farlo.”
Garet annuisce e mi dice:
“Grazie, Jules!”
“Prego! E adesso dammi una mano con Pozioni, o il Lumaprof mi tormenterà fino alla fine dell’anno…!”
È notte, notte fonda, ma io non riesco a dormire. Non sono davvero sveglia, no, sono come immersa in un limbo di stanchezza e torpore, ma resto cosciente. Una strana sensazione mi stringe le viscere e mi impedisce di prendere sonno. Dalla mia finestra vedo uno spicchio di Luna, affilato come una falce. La sua luce lattea illumina tutti gli oggetti e disegna nuove ombre, nuovi contorni. In momenti come questi, di solito faccio sogni bizzarri oppure mi ritrovo a pensare agli eventi salienti della mia vita, riflettendo sulle cose che mi sono successe, sulle loro cause e conseguenze.
Sento dei passi all’esterno della stanza, passi maschili. La porta della stanza si apre, ed una candela accesa entra fluttuando, illuminando il volto di Albus Silente. Le mie compagne di stanza si svegliano all’improvviso, sobbalzando e cercando di coprirsi con le lenzuola.
“Professore?! Cosa ci fa qui? È successo qualcosa?” domanda Louise, la più vicina all’ingresso, con voce preoccupata e spaventata.
“Julia, per favore, vieni con me. Subito.”
Il suo tono di voce è autorevole come sempre, ma ha in più una nota particolare, che non gli avevo mai sentito. Mi alzo dal letto, e mi copro con una vestaglia bianca di lana d’angora; seguo il professor Silente, che cammina accanto a me, con passi svelti e precipitosi. La sua espressione non fa presagire nulla di buono. Cosa può essere successo?
Usciamo dagli alloggi di Grifondoro, e raggiungiamo la Presidenza. Il professor Dippet è seduto al suo posto, circondato dall’intero corpo insegnante. Mi preoccupano molto l’espressione addolorata della professoressa Bonnet e gli occhi lucidi del professor Collins.
Dippet mi invita ad accomodarmi, mentre Silente resta in piedi accanto a me, come gli altri insegnanti, e mi appoggia una mano sulla spalla.
“Signorina Versten, non è facile quanto sto per dirle.”inizia il preside.
Deglutisco. È successo qualcosa di grave, l’ho capito. Ma cosa?
“Sua sorella Ida è stata ritrovata morta in una delle aule del secondo piano.”
È come se tutte le luci della stanza si spegnessero.
“Quando?”riesco a chiedere con un filo di voce.
“Non si è presentata a cena, e durante l’ispezione della professoressa Bonnet non era in camera. Sono partite le ricerche, ed è stata ritrovata circa mezzora fa.”
“Come è morta?”
“Non ci sono segni evidenti di colluttazione.”
Mentre Dippet mi risponde, chiudo gli occhi: un dolore inconcepibile mi riempie la testa e l’anima.
Lenta la neve cade e si dissolve. Cammino per il parco, mentre è ancora notte, ed una lieve coltre candida inizia a ricoprire tutto. Non mi hanno lasciato vedere Ida, non ho potuto salutarla per l’ultima volta. La Luna ha cambiato posizione, ma ha sempre la forma di una falce bianca e lontana.
I miei passi mi conducono vicino al lago. Immergo i piedi nudi nelle sue acque oscure: vorrei tanto avere accanto mia madre. Vorrei tanto che lei mi consolasse.
Avanzo nell’acqua, fino a sprofondare sotto la sua superficie. Il mio corpo è inerte, e l’unica cosa che la mia mente è in grado di fare è chiamare il nome di Ida, e quello di mia madre, una volta l’uno e una volta l’altro.
Un volto bellissimo si avvicina al mio: emana una luce azzurra, è il volto di una donna, e mi somiglia molto.
“Mamma?”penso.
Il volto non mi risponde, ma sento una forza sottomarina che mi spinge verso l’alto. Pochi secondi dopo, respiro di nuovo l’aria della notte. Muovo gli arti con cautela, guardandomi attorno: in riva al lago ci sono alcune figure di cui non distinguo bene i contorni, ma intorno a me non c’è più traccia di quella creatura. Mia madre se n'é andata un’altra volta. Ida non c’è più. C’è qualche motivo per cui dovrei tornare a riva invece di lasciarmi andare a fondo e perdermi nell’oblio?
“Julia!”urla Sebastian.
“Jules, ti prego, torna indietro!”grida Georgiana.
Altre voci dicono le stesse cose. L’immagine degli occhi azzurri di mio padre mi attraversa la mente. Con poche bracciate torno a riva. Georgie materializza un asciugamano, mentre Seb mi abbraccia, aprendo le falde del suo mantello per riscaldarmi.
Solo adesso mi accorgo del gelido freddo notturno.
martedì, 08 gennaio 2008
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tassorosso
Che il Capodanno prendesse una svolta simile, non l'avrei mai detto.
Mi stringo forte al braccio di Carlisle, mentre attraversa un mare di ragazzi e ragazze che probabilmente non vedrò mai più in vita mia, dopo questa sera, e che comunque non sarò in grado di riconoscere. Fate e folletti, perché gira tutto così veloce? Non ho nemmeno bevuto -sono troppo nervosa per fare qualsiasi cosa che differisca dal respirare-, quindi per quale astruso motivo mi sembra che tutto sia destinato a capovolgersi da un momento all'altro? Forse è l'emozione.
"Carlisle.." il lamento sfugge alle mie labbra prima di poter fare qualsiasi altra cosa. Il ragazzo si volta verso di me, trafiggendomi con i suoi incredibili occhi azzurri. Avvampo, mentre mi scruta pensieroso prima di annuire.
"Due minuti, resisti due minuti" mi ordina con un mezzo sorriso, allungando il passo. Come se non stesse già andando veloce. Sbuffo, senza troppa convinzione, lasciandomi trascinare in mezzo al trambusto ad occhi chiusi. Se davvero guardassi cosa ho davanti, finirei col rimettere il mezzo grissino che sono riuscito a ingurgitare prima di prendere la Passaporta per questa casa.
L'aria fredda che mi schiaffeggia il viso, dopo quella che mi è sembrata un'eternità, è una vera e propria benedizione. Inspiro a fondo, avida di questo gelo che mi riempie i polmoni e mi sgombra la testa. Mi sento come se non respirassi da anni. Il mio cavaliere mi porta fino ad una balustra di marmo bianco, dove si siede incrociando le braccia al petto.
"Non sei tipo da feste selvagge, vero?" mi chiede abbozzando un sorriso. Riapro gli occhi, scoprendomi con entrambe le mani alla gola. Abbasso le braccia, vagamente imbarazzata.
"Nemmeno un po'" sussurro, rimanendo immobile nell'esatto punto in cui la sua mano ha lasciato la mia. Non è lontano da me, posso ancora sentire la scia del suo profumo. Ed è buono.
"Mi spiace.." non accenna ad abbassare lo sguardo "Ti sarai annoiata a morte"
Neanche tanto, a pensarci bene. Ho passato buona parte della serata rannicchiata su una poltroncina in un angolo dell'enorme biblioteca, dopo esser stata puntualmente abbandonata da Isabel in favore di un aitante ragazzo dai capelli nerissimi e gli occhi smeraldo. Ho avuto modo di buttar l'occhio su vere e proprie chicche che nemmeno nella sezione proibita avrei potuto sfogliare, ho vagato tra gli enormi scaffali impolverati respirando il forte odore della cera delle candele, ho sbirciato la mia amica e i suoi progressi dalla cima di un'enorme scalinata coperto da un lungo tappeto di velluto rosso. E poi. E poi sono stata rapita. Un biondino straordinariamente simile a Jasper mi ha individuata, si è praticamente materializzato al mio fianco -o forse sono io che sono rimasta paralizzata quando l'ho visto e lui si è mosso a velocità normale, non ne sono sicura- e mi ha portata giù, nella ressa, dove mi sono vista costretta a dimenarmi in una maniera assurda per evitare che quel mare di gente mi calpestasse e mi riducesse a marmellata pura. Poco prima dello scoccare di mezzanotte, mi sono defilata in un dei mille bagni di cui questa reggia sembra provvista e mi ci sono chiusa dentro. Non mi andava di baciare un emerito sconosciuto. O meglio, un emerito sconosciuto con la faccia di Jasper Lewis. Non faccio un vanto dell'aver passato la mezzanotte chiusa in un lussuosissimo bagno, chiaro, ma non ero dell'umore adatto a fare altro.
Il caso -credo- ha voluto che a trovarmi fosse Carlisle. Il Tassorosso sorridente di Natale. Quello che mi ha presentato la nonna. Ha bussato alla porta, delicatamente, e mi ha detto che era urgente. Senza una scusa opportuna da propinargli -in mezzo a tutta quella confusione l'ho scambiato per il sosia di Jasper venuto a reclamare il bacio mancato- ho spalancato la porta dicendogli che mi dispiaceva ma che non se ne faceva niente. La sua faccia è stata qualcosa di spettacolare. Mi ha rivolto un enorme sorriso, facendomi presente che qualunque fosse il problema se ne poteva parlare tranquillamente, e poi si è scusato. E' entrato nel bagno trascinandosi dietro un ragazzo semi svenuto che ha rimesso penso pure l'anima con la testa dentro la tazza. Si è assicurato che l'amico stesse bene e poi, non so nemmeno come, mi sono ritrovata nella folla assieme a lui, questa volta sul punto di svenire. L'emozione, si.
"Oh, neanche tanto" sorrido, stringendomi le braccia in vita "Ci sono un sacco di cose da fare in questa casa"
"Non ne dubito" un lampo divertito attraversa il suo sguardo e io, come mio solito, arrossisco "Sei qui da sola?" prosegue cordiale.
"No" scuoto il capo "Sono qui con Isabel, ma l'ho persa di vista"
"Non l'ho mai vista staccarsi da mio cugino per tutta la sera" ribatte, impassibile, senza perdere il sorriso. Non mi chiedo nemmeno come faccia a conoscerla, non mi importa.
"L'ho persa di vista da un po'" replicò piccata, incrociando le braccia al petto. Cosa vuole insinuare, adesso?
"Scusa, scusa!" ride, sollevando le mani e mostrandomi i palmi, in segno di resa "Non volevo farti arrabbiare, Jillian"
Abbasso lo sguardo, borbottando qualcosa di incomprensibile alle mie stesse orecchie, fino a quando non sento il suo braccio caldo circondarmi le spalle. Quando è comparso al mio fianco, non lo so.
"Stavi tremando" sussurra al mio orecchio, giocando distrattamente con una ciocca di capelli. I
stintivamente, mi irrigidisco: l'ultima persona che ha toccato i miei capelli è stato Jasper. E una parte di me non vuole che un altro ragazzo faccia lo stesso. Anzi, parliamoci chiaro. Non voglio che un ragazzo mi tocchi i capelli. O mi accarezzi il viso. O, peggio ancora, mi baci. Distolgo lo sguardo, imbarazzata.
"Carlisle, io.." inizio a dire, incespicando nelle parole "Io non.."
Lo sento sorridere, e sospirare, prima che il calore del suo braccio lasci posto al freddo dell'imminente alba.
"Lewis" sospira di nuovo, infastidito "Avevo sentito qualche voce su voi due, ma non credevo fosse una cosa seria. Con tutto il rispetto, eh!"
"Non stiamo assieme" rispondo automaticamente, prima che il significato più cattivo delle sue parole mi investa come una slitta trainata da Ippogrifi. Mi ritraggo, spalancando la bocca senza pronunciar parola.
"..Cosa vorresti insinuare?" ruggisco poi, una volta acquistata nuovamente la capacità di parlare "Che siccome qualche tua compagna di Casa ficcanaso mi ha vista assieme a Jasper una volta o due e io non sono qui con lui ora ti senti libero di fare quello che ti pare con me? Non so che voce sia arrivata alle tue orecchie e non voglio nemmeno sentirla, ma non hai il diritto di pensare questo di me. Non hai il diritto di dire nientre, su di me, non mi conosci nemmeno!" strillo tutto d'un fiato, sentendo il mio tono di voce salire di due ottave almeno. Carlisle non sorride più. Sta per dire qualcosa, probabilmente sta per scusarsi, ma non lo lascio parlare.
"E anche se fosse stata una cosa seria, cosa speravi di ottenere? Che io venissi con te solo perché lui non è presente? O forse che siccome probabilmente qualche pettegola amica tua -con tutto il rispetto, eh!- lo ha visto mentre mi baciava a forza quando io volevo solo andarmene a casa senza troppi incidenti sentimentali, allora questo fa di me una ragazza poco seria, una facile, una con cui andare a capodanno per riempire il vuoto lasciato da non so nemmeno io chi?"
Okay. Adesso sono decisamente isterica. E nei suoi occhi c'è un filo di preoccupazione che mi da da pensare che lui abbia radicalmente cambiato idea su di me: se prima ero una secchiona un po' strana, adesso sono una psicopatica in piena regola. Ma a questo punto non si può piangere sul latte versato. Tanto vale uscire con un gran finale.
"Qualunque cosa tu stessi pensando, non mi importa. Me ne torno a casa. Felice anno nuovo, Carlisle."
E giro sui tacchi, rimanendo miracolosamente in equilibrio sui trampoli che Isabel mi ha obbligata ad indossare, rientrando nel salone e dileguandomi nel mare di folla. E quando finalmente una forza familiare mi strattona tirandomi l'ombelico verso la vecchia spazzola che mi riporterà a casa, mi rendo conto che, probabilmente, ho rovinato quanto di più buono la serata mi aveva offerto.
Un applauso a Jillian, signore e signori, la più idiota tra gli idioti!
"..ian! Jill, mi stai ascoltando?"
Mi scuoto dal torpore in cui ero scivolata, sbattendo le palpebre un paio di volte e ricambiando lo sguardo preoccupato della mamma.
"Scusa, mamma, non ho sentito" le sorrido, allungando le braccia e stiracchiandomi pigramente. Ho bisogno di dormire, ma è così raro avere la mamma a casa che non ho nessuna intenzione di sprecare il momento tenendo gli occhi chiuso e spegnendo un po' il pensiero.
"Tesoro, sei così pensierosa.." osserva lei, sedendosi accanto a me sul grande divano del salotto dove me ne sto rannicchiata, con Chipie raggomitolata in grembo "Va tutto bene?"
"Si. No. Cioè, si, va tutto bene. Ma non come vorrei, in effetti.."
Non sono tagliata per le vicende sentimentali. Datemi un oggetto da trasfigurare, datemi una pozione da preparare, e lo faccio senza problemi. Ma affrontare una spinosa situazione come quella in cui mi sono cacciata.. beh, è un altro paio di maniche. Sospiro, posando il capo contro la sua spalla.
"Tesoro, lo sai che se hai qualche problema puoi parlarmene, vero?" inizia ad accarezzarmi i capelli, come quando da piccola voleva farmi confessare qualche pasticcio che avevo accuratamente nascosto.
"Il problema è che tua figlia è un vero disastro quando si tratta di rapporti umani" brontolò di malavoglia, esattamente come facevo tanti anni fa.
"Prerogativa di famiglia, non fartene un cruccio" ribatte fulminea, con una smorfia. Non posso fare a meno di sorridere, mentre la colpisco con la mano.
"Eddai, io sono seria!" protesto "Non sto scherzando"
"Oh, ma nemmeno io" sorride, pizzicandomi le guance "Ma ti ascolto. Su, come si chiama?"
"Chiama? Come si chiamano, piuttosto."
"Addirittura due! Se lo viene a sapere tuo padre muore d'infarto all'istante"
"Non ho dubbi... Non glielo dirai, vero?"
"No, certo che no." mi rassicura lei, continuando ad accarezzarmi i capelli e incitandomi a proseguire.
"C'è un ragazzo, a scuola. Jasper. Oh, potessi vederlo mamma, è così bello! Ha degli occhi talmente verdi che fanno quasi paura, e quando sorride.." arrossisco, mio malgrado, sentendo la faccia bruciare "E stava andando tutto bene. Abbiamo passato un sacco di tempo assieme, per via di un compito di Incantesimi, e anche quando lo abbiamo finito abbiamo continuato a vederci" Mi interrompo un attimo, mordicchiandomi le labbra.
"E...?"
"E niente. Il problema è che per quanto mi piaccia c'è sempre stato qualcosa a bloccarmi. Era chiaro al mondo che anche lui aveva un certo interesse nei miei confronti, ma non lo so.. sai, non ha una buona fama a scuola. E' un dongiovanni, che pensa solo ad ottenere ciò che vuole, senza curarsi dei sentimenti altrui. Non volevo essere solo una delle tante. Ma quando glielo ho detto, prima di prendere l'Espresso e tornare a casa, si è arrabbiato con me.." sentò la voce spezzarsi, dopo aver tremolato sulle ultime parole.
La mamma non dice nulla, abbracciandomi. Al sicuro tra le sue braccia, avvolte nel suo profumo delicato, chiudo gli occhi e continuo a raccontare, combattendo con il nodo che mi serra la gola. "E' stato terribile. Io non volevo che le cose andassero così, davvero. Mi ha baciata. Ed 'è stato cattivo, è stato crudele, perché io non volevo, e quando il bacio è finito ha detto che è stato tutto tempo sprecato. Come se io non ne valessi la pena, come se io non fossi nessuno!" tra le lacrime trattenute, affiora l'indignazione e la vergogna, assieme alla consapevolezza "Ma la cosa più brutta, è che adesso tutti sanno che il bacio c'è stato. Che io sono solo una delle tante"
"Oh tesoro mio!" l'abbraccio si fa più forte, assieme alla mia voglia di piangere "Tu non sarai mai una delle tante, mai! Tu sei speciale, sei una ragazza splendida, con un cuore enorme, non sarai mai una delle tante. E se qualcuno lo pensa, tu lascialo fare e lascialo stare: vuol dire che non ti conosce e che non vale la pena conoscerlo se si fida di pettegolezzi sentiti in mezzo ad un corridoio!"
"Si, lo so.. ma non riesco a fare a meno di pensarci. Anche Carlisle pensa che io sia una ragazza poco seria! E lo conosco da una settimana scarsa!"
"Carlisle Hunnam? Il ragazzo che la nonna ti ha presentato a Natale?" sembra sorpresa. Probabilmente perché è la prima volta che le parlo di qualcuno presentatomi dalla nonna -sembre pronta a combinarmi un matrimonio, che non è mai troppo presto per sposarsi!
"Si. Sicuramente conosci i suoi genitori, lavorano al San Mungo" commento, con voce incolore.
"Come no, Charlie e Hannah" annuisce "Ma non vedo come Carlisle possa pensare questo di te, dal momento che ti conosce così poco" obietta perplessa.
"E' un Tassorosso, mamma!" esclamò un po' seccata "E anche se lo chiamano l'Anti-Principe perché si dice sia un vero gentiluomo, appena uscito da un romanzo di Jane Austen, è pur sempre nella casa di più ficcanaso di Hogwarts. Le voci girano, dopo tutto il castello è piccolo."
"Ma quando ti avrebbe detto una cosa del genere? Non a Natale, spero!"
"No, per carità! A Capodanno"
"Non eri con Isabel?"
"Diciamo che sono andata con Isabel, poi lei si è dileguata lasciandomi sola. No, niente commenti mamma, va bene così" la blocco, prima che si lanci in una filippica su quanta poca fiducia merita Izzie. Brontola qualcosa, accavallando le gambe con grazia.
"In ogni caso" riprendo a parlare, la voce decisamente più ferma ma una gran paura di andare a scoprire il perché mi sia arrabbiata così tanto quella notte "Ho trovato Carlisle dopo mezzanotte. O meglio, lui ha trovato me. Abbiamo parlato un po', poi quando lui ha provato a baciarmi io mi sono tirata indietro. E lui ha fatto uno sgradevolissimo commento su me e Jasper, dicendo che non credeva fosse una cosa tanto seria. Mi sono arrabbiata, mi sono sentita umiliata. Perché non avrebbe dovuto essere una cosa seria? Perché quel bacio deve significare solamente che sono solo una delle tante, una povera sciocca che si è fatta abbindolare da un bel faccino? Non è giusto, mamma, non è giusto!" sbotto "Lui non aveva il diritto di dire quello che ha detto, non doveva dirlo! Non doveva nemmeno pensarlo!"
"No, non avrebbe dovuto" la voce della mamma è dolce, pacata "Ma forse non era sua intenzione offenderti, anzi, sicuramente non voleva"
"No, non credo lo abbia detto per ferirmi, però lo ha fatto. E io mi sono arrabbiata, lo ho aggredito come una furia, fuori di me, e me ne sono andata. Così domani, quando risalirò sull'Espresso, tutta la scuola avrà già saputo che, oltre ad essere l'ennesima vittima di Jasper Lewis, il Principe di Serpeverde, sono pure una pazza psicopatica che ha aggredito Carlisle Hunnam, l'Anti-Principe per eccellenza"
"Mh, io non credo che sia così tragica come la descrivi" mi rassicura, sorridendo "Non sei mai stata tipo da dare credito a malignità, quindi riguardo Jasper non dovresti preoccuparti più di tanto: se è davvero il superficiale che sembra, non ne vale nemmeno la pena. Mentre per Carlisle.. anche qui, se è davvero quello che sembra, parlagli. Spiegagli la situazione e sono sicuro che capirà. D'accordo? E adesso basta piangere, che a tua padre sta per prendere un accidenti al collo tanto si sta sforzando di origliare senza farsi vedere"
Ci voltiamo verso l'ingresso del salone, dove un colpo di tosse impacciato e un uno scalpiccio frettoloso accompagnano la precipitosa fuga di papà. Ridiamo, rimanendo accoccolate sul divano.
"Grazie, mamma" mormorò dopo qualche attimo, abbracciandola forte "Ti voglio bene"
"Anche io, tesoro, anche io"
Resta il fatto che io a scuola non ci voglio tornare.
Non così presto, almeno, vorrei un altro paio di giorni per riordinare i pensieri e scacciare via questo odioso presagio di sfortuna che vedo colorare il mio immediato futuro. Sbuffo, una sigaretta abbandonata tra le labbra, sedendomi per terra tra i libri e i vestiti che devo infilare nel baule, sapientemente allargato con un Incantesimo Estensivo Irriconoscibile. Se il vecchio Dippet sapesse quanti studenti si servissero abitualmente dell'Incantesimo Estensivo per introdurre a scuola cose che era meglio non nominare, probabilmente morirebbe di crepacuore. Agito distrattamente la bacchetta in aria, facendo volare una pila di golfini ordinatamente piegati e impilati nel baule. Chipie, accanto a me, gioca con un pupazzo incantato a forma di topolino, che si agita tra le sue zampine squittendo ad ogni colpo ricevuto. La micia, divertita, miagola di tanto in tanto, mentre io proseguo imperturbabile nel mio compito. Sbuffo di nuovo, prima che un picchiettare insistente contro la finestra della stanza mi riscuota: è un gufo, uno splendido gufo reale che attende, paziente, di recapitare una lettera.
"Strano" mormoro alzandomi in piedi e facendolo entrare nella stanza. Di solito vanno tutti nella gufiera, sul tetto, e poi ci pensa Milly, l'elfo domestico, a smistare la posta. Lo splendido volatile mi scruta con attenzione, prima di posarsi sulla scrivania e tendere la zampina, con fare altero. Non appena la busta è tra le mie dita, l'animale mi lancia un'altra occhiata -incredibile quanto intelligente sia il suo sguardo ambrato- per poi volare via, nella notte. Evidentemente, il mittente non aspetta risposta.
Recuperò Chipie, strappandola al suo giocattolo e stringomela al petto mentre mi siedo sul letto. Lei protesta fiaccamente, miagolando, per poi rabbonirsi dopo qualche carezza.
"Non sei curiosa, Fifì?" le domando carezzandole il musetto. Chiude gli occhi, docile, mentre dispiego la lettera. La grafia è sottile, elegante, le parole si rincorrono lievi come onde scure in un mare immacolato.

Quasi non mi accorgo della zampina di Chipie che colpisce ripetutamente il mio naso, mentre rileggo, avida, quelle parole. Se non fosse che sono nero su bianco sotto il mio naso, penserei ad uno scherzo. Restia ad abbandonarmi ad un entusiasmo avventato, recupero la bacchetta e la agito sopra la pergamena, mormorando un paio di incantesimi: nulla. La lettera rimane immutata, in tutta la sua regale eleganza. Chiudo gli occhi. Li riapro: tutto uguale. Mi pizzico le guance. Niente, sembra sia davvero la realtà.
E mentre finalmente accetto quest'idea, lo stesso disagio provato a capodanno mi riempie il cuore. Vorrei esser felice, davvero. Ma non ci riesco. E' più forte di me.
Ripiego la lettera con cura, posandola sul comodino. Sono talmente stordita da non sapere nemmeno cosa pensare: non capita certo tutti giorni di sentirsi dire cose del genere, in effetti. Nel mio caso, inoltre, è la prima volta. Cosa si fa, in questi casi? Si risponde? E domani, sul treno, cosa farò se lo vedrò? Devo salutarlo come se niente fosse? O evitarlo? Mh, forse evitarlo non è il caso visto come sono finite le cose con Jasper.
Jasper, già.
Anche qui, un bel dilemma. Forse, se gli spedissi una strillettera anonima riversandogli addosso tutto quello che penso di lui, risolverei qualcosa. Ma dubito seriamente che riuscirei a scalfire quella sua impeccabile facciata di perfezione. Bel dilemma. Vorrei tanto riuscire a capire cosa fare. Che poi, sarei mai veramente in grado di ferirlo? Lo voglio davvero? Dubito. Decisamente, sono troppo buona per questo genere di cose. Ci sarà un motivo se sono finita a Corvonero e non a Serpeverde, no? Cosa fare?
Il viso di Georgiana Harrington mi passa davanti agli occhi, assieme alle sue parole: "Tu, Jillian McKanzie. Sei hai qualcosa che non va, sai dove trovarmi."
Ecco la soluzione. Mi alzo in piedi di scatto. Basta pensare, chiederò consiglio a Georgiana una volta tornata a scuola, ecco cosa devo fare. Adesso devo finire di riempire il baule, devo fare qualcosa, qualsiasi cosa, che mi tenga la mente occupata e mi impedisca di pensare. Agito la bacchetta, stizzita, facendo partire il vecchio giradischi magico e tornando al mio lavoro, mentre luna maestosa melodia, un trionfo di archi e fiati, invade la camera. Mi rimbocco le maniche, guardando la marea di cose che ancora copre il pavimento della stanza, e sospiro di sollievo.
Ho così tante cose da fare, che pensare sarà proprio l'ultimo dei miei pensieri. Fischiettando sulla falsariga della sinfonia, mi rimetto al lavoro.
Domani è un'altro giorno, domani si vedrà.
lunedì, 07 gennaio 2008
AVVISO
Un piccolo appuntino veloce per tutte voi. Come ho scritto in tag nel forum purtroppo sono un pò impedita per via di un dolore intercostale (fatica a respirare, muoversi etc etc) e evito il più possibile di non stare sdraiata e di muovermi, quindi non vengo molto al piccì. Spero che la cosa svanisca presto perchè non ne posso più. Intanto vi lascio un assaggio del post di Edward, teoricamente doveva contenere anche le vacanze natalizie ma non riesco, per adesso, ad aggiornarlo, quindi lo leggerete più in là. Ancora scusa, chiedo venia.
Hogwarts. Ormai mancano pochi giorni all’inizio delle vacanze. Le cose da fare sono molte, soprattutto perché i professori irrompono nella tua vita con la fissa dei voti. E infatti la settimana prima delle vacanze Edward vegeta.
Sono i pochi giorni in cui lo si vede strano rispetto al solito. E’ più nervoso e irascibile, forse perché, per colpa dello studio, non riesce a stare dietro alla cose futili, ma vitali per lui, come le donne e il divertimento. Si perché nonostante tutto, nonostante Edward sia perfetto per la sua famiglia, deve riuscire ad ottenere buoni voti. E’ l’unica richiesta dei familiari, per il resto Edward fa quello che vuole. Edward è perfetto, è bravo, è il migliore, perché si dovrebbe mettere bocca in quello che fa?! Tutto quello che compie, dice, scrive è giusto, perfetto.
“Porca puttana Edward! Chi cavolo ti ha mandato quel biglietto allora?!” Fisso Jasper che mi ha raccontato del suo incontro ravvicinato con Violet.
“Effettivamente, non ne ho idea!” Già, chi è quella stupida che vuole finire sulla forca?! Mai prendersi gioco di un Norwood, mai.
“Chiunque l’abbia fatto, ha commesso un grosso errore!” dico poi alzandomi dalla poltrona dove ero comodamente seduto, per dirigermi verso l’uscita della sala comune. Idiota, stupida creatura senza cervello. Come hai osato fare questo a me, me: Edward Norwood. No carina, ti sei infilata in un brutto guaio. Credi che le cose da adesso in poi per te saranno così tanto semplici? Ti ostacolerò la strada come meglio potrò, mi impegnerò con tutto me stesso per vendicarmi. Il nervoso che mi sale quando ripenso a quello scherzetto del biglietto è tanto. Non capisco lo scopo, perché lo abbiano fatto. Probabilmente è qualche pischella gelosa, che non ha ancora ricevuto da me le attenzioni che adesso sto dedicando alla Traviston. Stupida mentalità femminile. Mai prendersi gioco di un Principe.
Ascolto la lezione della Merrythought. Interessante, ma mai quanto le sue curve sotto quei vestiti che porta. E’ una donna veramente affascinante, fortunato Riddle che se la spupazza quando vuole.
“Hey Ed, ho deciso di chiudere con la corvonero!” lo fisso, mentre finalmente torno a pensare che il suo cervello abbia riiniziato a funzionare. Era l’ora, tanto quella biondina non te la dà Jasper.
“Bene” esclamo squadrandolo
“E quando hai intenzione di dirglielo?”
“Proverò a rubargli un bacio prima di andare via e poi… tock!” Si batte le mani l’una contro l’altra, a mo di: e poi finita!
“Bhè una scenetta da vedere, avvertimi quando la metterai in atto, mi nasconderò da qualche parte con coca-cola e pop-cron” sorrido a pensare alla rottura dei due, povera piccola biondina. Il suo cuore verrà diviso in mille pezzi, che cadranno lentamente, uno ad uno, sul pavimento: tin – tin – tin! Ghigno ancora quando davanti a me si piazza una Deirdre furiosa. Non vanno molto bene le cose con Geert, cioè per lui vanno, ma per lei no. E’ stanca.
“Dè è soltanto uno stupido moccioso del settimo anno tutto rose e fiori! Quando ti deciderai a lasciarlo?” la fisso negli occhi
“Presto.” Conferma il mio pensiero.
Hogwarts - Partenza. Fisso il mio baule, per meglio dire, i miei bauli, chiusi. Sono pronto, elegante e impeccabile come sempre. E’ il momento dei saluti, cosa odiosa da vedere in sala grande e nei corridoi, da veramente sui nervi. Strilli, lacrime, abbracci, -mi scriverai vero? Ti raccomando fallo sennò mi offendo!-. Stupidi, non c’è altro modo per definirli.
“Vi rivedrete tra pochi giorni emeriti imbecilli, mica tra qualche secolo!” irrompo nel silenzio che echeggiava tra me e i miei amici.
“Proprio non li capisco!” aggiunge poi Deirdre squadrandoli schifata.
“Ragazzi adesso vi lascio, ho una cosa da fare, una persona da salutare!” prendo e inizio a scendere le scale dopo aver fatto un occhiolino a Jasper. Appuntamento con Violet Traviston esattamente un minuto fa all’albero nodoso davanti al lago. La ragazza deve essere già là dato che vedo una figura scura in lontananza, ben coperta dato che la neve ha deciso di imbiancare tutta la scuola e le zone vicine. Arrivato davanti a lei la fisso negli occhi.
“Violet!”
“Edwar! Volevi parlarmi?”
“No, volevo solamente salutarti” Afferro la sua testa tra le mie mani, raggiungo le sue labbra con le mie e la bacio. Tutti i movimenti precedenti al bacio sono stati leggeri ma veloci, così che non potesse scappare. Ci stacchiamo, finalmente. Mi guarda, non riesco a decifrare il suo sguardo. All’inizio sembra sognante, poi si trasforma, velocemente, in duro. Mi avvicino al suo orecchio e inizio a sussurrargli:
“Smettila Violet, è inutile che continui a fare la strafottente, a tirarti indietro.. tu hai solo paura di soffrire, di stare male, così non fai altro che soffrire di più. Tanto ormai sei cotta di me, ci sei cascata”. La lascio così, sfiorandole il lobo dell’orecchio con le miei labbra. E mentre mi allontano, di spalle, le auguro un buon natale.
serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.