31/07/2008
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Infermeria.
E’ questione di giorni, ha detto la Mound quando ho riaperto gli occhi.
Tra un paio di giorni te ne potrai andare, te lo assicuro.
Sette giorni dopo, sono ancora qui.
Inchiodato a questo stupido letto, in questa stupida stanza. Non è rimasto più nessuno, hanno mandato via persino la Traviston e lei si che era ridotta male! Sebastian pare sia l’unico che, pur essendo stato ferito da Doholov, è riuscito a sfuggire alle cure della nostra amata infermiera.
Jules dorme, la maggior parte del tempo, e quando apre gli occhi è completamente assorbita dalla presenza di Aedan. Chi l’avrebbe mai detto, poi, che il cuore della nostra regina dei ghiacci sarebbe stato sciolto proprio dal principe del gelo.
Mi rigiro su un fianco, sbuffando, e mi ritrovo ad affondare il viso in un gigantesco mazzo di fiori che pare galleggiare a mezz’aria. Mi ritraggo, di scatto, starnutendo.
«Ma che diamine..»
«Scusa» trilla una vocina sottile e incredibilmente acuta «Scusami non volevo!»
Guardo meglio il mazzo: non sta effettivamente volando, ci sono un paio di bambine che sbucano di sotto. Che Eugene si sia dato dalla Trasfigurazione di qualche piccina del primo anno?
«Non fa niente» rispondo in automatico, sentendomi non poco idiota nel parlare a un mazzo di fiori.
«Non volevo, lo giuro!» mi assicura la vocina, incrinandosi pericolosamente e sfiorando il panico assoluto.
«Davvero, non importa» la rassicuro.
Silenzio. Imbarazzante silenzio. Mi schiarisco la voce, prima di riprendere.
«Posso fare qualcosa per te?»
Il mazzo-mutante sbuffa, sollevandosi in punta di piedi, per poi scindersi in due: i fiori si posano sul comodino ricoperto di libri e biscotti, le gambe si ricongiungono al busto di una minuscola ragazzina dai capelli biondi ed enormi occhi azzurri che identifico come Emily, la Presidentessa del mio Fan-Club.
«Sono.. sono per te» balbetta, torturandosi le dita.
«Emily» le sorrido, facendola avvampare all’istante «Che pensiero gentile, non dovevi disturbarti..»
«Non sono solo da parte mia» precisa, compita «Sono da parte di tutto il tuo fan-club, che ho l’immenso onore di presiedere» recita, gonfiando il petto d’orgoglio. Fa tenerezza, questo scricciolino.
«E li hai portati tutti da sola?» le chiedo, educatamente. Scuote il capo.
«Sono venuta con Hannah e Lucy, loro..»
«Sono qui fuori, non è vero?»
Annuisce, in attesa. Mi sa che non ho proprio scelta.
«Hannah, Lucy» le chiamo, stampandomi in faccia il migliore dei sorrisi.
Due testoline, una rossa e una corvina, fanno capolino. Le due piccole arrossiscono, trotterellando verso la loro socia con un gran sorriso stampato in faccia. Si guardano, confabulando sotto voce, per poi spintonare la loro capa verso di me. Questa, riluttante, si schiarisce la voce.
«Volevamo sapere…» inizia «Come stai?»
Sarà un lungo, lungo, lunghissimo pomeriggio.
***
Presidenza –qualche giorno dopo.
Il volto di Dippet è pallido e scavato, segnato da profonde occhiaie violacee. Non devono esser state settimane facili per lui, giustificare al Ministero del perché molte delle personalità più influenti del mondo magico siano state convocate a scuola per rispondere della condotta dei loro pargoli d’oro. Ho intravisto la nonna di Jillian, dalle finestre dell’Infermeria, e il padre di Audrey mentre se ne andava, impassibile e glaciale come pochi altri. Milo mi ha riferito di Lywelyn Senior e della sua aria altera, mentre pare che assieme ai Norwood sia arrivata un ingente quantità di galeoni d’oro zecchino, appena prelevati dalla Gringott.
Quello che mi stupisce, però, è Riddle. Nessuno ha fatto il suo nome, nessuno l’ha visto, nessuno ha detto nulla. Si sta preparando per i M.A.G.O. come se nulla fosse, rinchiuso o nel Reparto Proibito della Biblioteca o nella Sala Comune di Serpeverde.
Il Preside si toglie gli occhialini rotondi, massaggiandosi le tempie, prima di tornare a guardare il viso pacato di mio padre. Siamo gli ultimi in assoluto, a transitare al suo cospetto.
«Signor Hunnam» riprende a parlare, stancamente «Io non so davvero cosa pensare. Una cosa del genere da Carlisle non me la sarei mai aspettata.»
«Nemmeno io» commenta mio padre, rifilandomi un’occhiataccia.
«Uno studente così brillante, un ragazzo così tranquillo» scuote il capo «Non è ammissibile, non è ammissibile»
«Preside Dippet, non sia così drammatico» intercede mia madre, allontanandosi dalla finestra per venire alle mie spalle e posarvi sopra le mani «Sono ragazzi, è normale che facciano qualche bravata!»
«Signora Hunnam, lanciare caccabombe è una bravata. Stregare le scope di Patricia è una bravata.» chiude gli occhi, di nuovo, per poi riaprirli e posarli su di me. Sento il rimprovero e la delusione scivolarmi addosso, macigni che vanno ad aggiungersi ai pesi che già porto «Una zuffa tra studenti, alcuni dei quali feriti gravemente, non è un bravata»
Sento mio padre inspirare a fondo, inquieto, ma non ho il coraggio di guardarlo. Qualcosa mi dice che non troverei un sorriso a curvargli le labbra, quanto una smorfia.
«Preside Dippet» scandisce, lentamente, sporgendosi leggermente in avanti «Cosa sta cercando di dirci? Che nostro figlio non potrà sostenere gli esami e dovrà ripetere l’anno perché si è sentito in dovere di difendere la sua ragazza? E’ questo che sta dicendo? Che verrà punito per aiutare una persona a cui vuole bene?»
Dippet si ritrae, leggermente spiazzato, e io guardo mio padre sorpreso: sa perfettamente cosa è successo nella Foresta, glielo ho detto chiaro e tondo prima di entrare in questa stanza. Eppure mi difende. Trattengo un sorriso, mentre mia madre interviene.
«Come ha detto lei, Carlisle è sempre stato uno studente modello, un bravo ragazzo. Non ha mai dato problemi. Tenga conto anche di questo, la prego: non pregiudichi il suo futuro per quello che è stato un atto di altruismo. Non è che questo che si insegna in questa scuola? L’amicizia, la lealtà, la correttezza. Avrà anche sbagliato, ad attaccare, ma l’ha fatto per una giusta causa.»
Alzo lo sguardo verso mia madre: la linea elegante del collo, lo sguardo puro e la piega pacata della labbra sono tutto ciò che riesco a scorgere di lei, tra ciocche di fiamme legate in un nodo distratto. Mio padre, lì vicino, guarda fisso davanti a se sfoggiando il mio stesso identico profilo. Le due persone a cui devo la mia esistenza, schierate per difendere il mio immediato futuro. E’ in momenti come questo che mi sento benedetto dal cielo.
«D’accordo, d’accordo» cede alla fine Dippet, dopo un interminabile silenzio «E’ vero. Ma non posso lasciarlo impunito, voglio che sia chiaro. Avrà un richiamo ufficiale, ma potrà prendere parte agli esami di fine anno. Se riuscirà a passarli, l’anno prossimo gli saranno interdette le uscite a Hogsmeade fino alle vacanze di Natale» decreta, con un tono che non ammette repliche.
Avverto la tensione abbandonare mio padre; mia madre si lascia andare in un sorriso, mentre io continuo a fissare il nulla davanti a me. Una volta ancora, sono stato graziato. Eppure, non riesco ad essere felice della mia buona sorte: Audrey e Jillian sono quelle che hanno pagato le conseguenze più care di una lotta clandestina a cui tutti prima o poi giungeranno; sono state le vittime sacrificali sull’altare della giustizia. Se ne andranno. Per sempre.
Una fitta mi stringe il cuore. Ho come la sensazione che non se ne andrà tanto in fretta.
Il cerchio sta iniziando a chiudersi, niente sarà più lo stesso.
***
Stanza delle Necessità –qualche giorno dopo.
«A cosa brindiamo, esattamente?» domando per l’ennesima volta a Milo, che continua a riempirmi un bicchiere dopo l’altro.
«Alla fine» mi risponde allegro e pimpante, gli occhi chiari illuminati dalla scintilla dell’alcol.
«Alla fine?»
«Degli esami, idiota!» mi tira una manata sulla spalle, prima di saltellare via in direzione di un altrettanto sbronza Dinamitarda Worthington.
«Ah» commento, imbambolato, fissando il bicchiere colmo fino all’orlo di Whisky Incendiario sgraffignato in cucina da Damian. Gli esami, già. Come siano andati, non lo so. Non so nemmeno come abbia fatto a rispondere a tutte le domande, quando l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era l’imminente fino dell’anno scolastico e l’ancora più imminente separazione da Jillian.
Jillian.
Se ne sta in un angolo, a chiacchierare con Daisy e Annabel, un sorriso stampato sulla faccia ma gli occhi colmi di un dolore che mi strazia il petto. Tutto quello che vorrei, adesso, è mandare a fanculo il mondo, prenderla e portarla via da tutto questo. Georgie mi sfreccia accanto, gorgheggiando felice con un Sebastian ululante avvinghiato attorno alla vita. Una scena al limite del tragicomico. Scolo il liquore tutto d’un fiato, sentendolo scivolare lungo la gola lasciandosi una scia bruciante alle spalle. Con una smorfia, mi affianco ad Eugene nell’esatto istante in cui decide di far sfoggio delle sue notevoli capacità vocali, reclamando silenzio in favore di Julia.
La nostra guida si fa avanti, bella e fragile come non mai, e ci guarda uno ad uno, prima di iniziare a parlare. Milo mi si affianca, con un sorrisetto che non promette nulla di buono e un altro bicchiere stracolmo, che mi piazza in mano. Se domani mattina non sarò in grado di reggermi in piedi, saprò di chi è la colpa.
«La cosa più importante, tuttavia, è che Fidelius continui. Per questo c’è bisogno di una persona che prenda il mio posto.» sta dicendo Julia. I suoi occhi chiari si posano su di me, limpidi e penetranti. Butto giù un altro sorso,
«Io, Georgie e Sebastian ci pensiamo già da un po’. Ed abbiamo deciso che il candidato migliore sarebbe Carlisle Hunnam. Sempre se accetta.»
Il sorso mi va di traverso, ma riesco a non tossire: gli occhi dei presenti sono puntati su di me, in attesa, ma ho improvvisamente perso la capacità di parlare. Io? A capo del Fidelius? Per una frazione di secondo, mi sento irrimediabilmente perso. Ci pensa Georgiana a riportarmi alla realtà.
«Carlisle?» mi chiama dolcemente.
Mi schiarisco la voce. Cosa si fa in una situazione del genere?
«Io… certo che accetto. È un onore che abbiate pensato a me, spero di esserne degno.»
Ci si annega nella banalità, ecco cosa si fa: una frase più idiota non potevo trovarla, questo è certo. Sebastian riprende a ululare, reclamando altro alcol, mentre Julia avanza di un passo.
«Kahlil Gibran una volta scrisse: “La tua ragione e la tua passione sono i remi e le vele della tua anima marinaia. Se uno o l'altro si rompono, puoi buttarti e andare alla deriva, o restare fermo in un punto morto in mezzo al mare. Perché la ragione, se governa da sola, è una forza che ti limita; e la passione, da sola, è una fiamma che brucia fino a distruggersi.”» leva il calice ed urla «A Carlisle!»
I presenti attorno a me ripetono il mio nome, accompagnandolo con espressioni gioiose e grandi risate. Mi ritrovo a sorridere come un ebete, mentre Milo mi salta attorno e Eugene vaga per la stanza tubando come un piccione in calore per non so che astruso motivo. Intravedo Jillian, in un angolo, appoggiata contro la parete che guarda verso di me, con un caldo sorriso sul volto. Di nuovo, la fitta al cuore torna a farmi visita e questa volta non so combattere il mio istinto. Poso il bicchiere ancora pieno su un tavolino e vado verso di lei, senza guardare in faccia nessuno, ignorando tutto e tutti per fermarmi solo quando la mia ombra nasconde la sua figura.
«Ciao» sussurra, accarezzandomi il volto con il respiro.
«Ciao» mormoro a mia volta, guardandola negli occhi. Fa male, fa così dannatamente male. Ma non mi importa.
«Vieni» le dico, stringendole una mano.
«Dove?» domanda, lasciandosi trascinare via.
«Via da qui» rispondo.
Non so nemmeno io, dove sto andando. So solo che voglio stare con lei.
Serra abbandonata –più tardi.
Le dita fredde di Jillian scivolano lungo la mia schiena nuda, mentre la stringo a me e affondo il viso tra i suoi capelli. La notte è calma, attorno a noi; la luce della luna cade liquida sulle foglie lucide delle piante che sono cresciute rigogliose, nel corso degli anni. E’ stata lei a trascinarmi qui, dopo avermi visto attraversare un reticolo di corridoi con lo sguardo vacuo e nessuna idea su dove andare: mi ha stretto forte la mano e mi ha portato via. Quello che doveva essere il suo rapimento, è diventato il mio.
Mi sono accorto che abbiamo lasciato il castello solo quando un soffio d’aria fresca mi ha colpito la faccia, uno schiaffio gelido che mi ha riportato alla realtà. Il prato scorreva sotto i nostri piedi, man mano che correvamo verso la Foresta, solo all’ultimo ha deviato verso le serre, puntando verso una macchia di querce in mezzo alle quali si scorge a malapena una baracca fatiscente. E’ la serra abbandonata, la tana di Jillian.
«Amore» la chiamo piano.
«Mh?» mugola, sollevando appena il volto per guardarmi negli occhi.
E’ così dannatamente bella.
«Baciami»
Posa le labbra sulle mie dapprima con delicatezza, poi con impazienza, inclinando il capo verso la spalla per arrivare più a fondo nella mia bocca, stuzzicandomi fino a strapparmi un bacco gemito di protesta. Mi afferra i capelli, stringendo le ciocche con forza, mentre puntellandosi sulle mie spalle mi sale addosso, sedendosi sul mio ventre e piegandosi in avanti per continuare a baciarmi. Il desiderio ci soffoca, un dolore squisito sulla punta delle dita che cercano di farsi spazio tra i nostri corpi ancora allacciati.
«Carlisle» chiama, debolmente, la fronte aggrottata nello sforzo di non piangere.
«Jillian» rispondo io, sentendo gli occhi pizzicare a mia volta.
Non ci stiamo lasciando. Non ancora, quantomeno, eppure non riesco a fare a meno di trattenere le lacrime.
L’ultima volta che ho pianto è stato quando è morto Angus, il mio vecchio cane. Avevo otto anni e l’impressione che qualcuno mi stesse strappando il cuore dal petto.
«Non voglio andarmene» singhiozza, premendo le labbra contro il mio collo per soffocare la disperazione contro il calore della mia pelle; piccoli sussulti scuotono il suo corpicino magro.
Non so nemmeno cosa dirle. Nemmeno io voglio che se ne vada, ma dubito che dirglielo possa servire a qualcosa. Non è di parole, che ha bisogno adesso. È tutto così maledettamente sbagliato.
«Vengo con te» esclamo d’impulso. Sbatte le palpebre, due grosse lacrime le scivolano lungo le guance e poi precipitano sulle mie. Facendo leva sugli avambracci, mi metto a sedere, senza lasciare che si allontani.
«Vengo con te» ripeto «Lascio Hogwarts, vengo con te»
«Ma..» fa per protestare, ma non le do il tempo di parlare, tappandole la bocca con un bacio quasi violento, stringendole i polsi in una stretta ferrea, senza mai smettere di guardarla. Riconosco il piacere che le annebbia lo sguardo, riconosco la sua determinazione a combatterlo. Si allontana, rabbiosa.
«Cosa stai dicendo?» protesta «Mi fai male»
Ma adesso c’è solo dolcezza nei miei pollici che le accarezzano l’interno dei polsi, provocando violente scariche di brividi che la stordiscono, leggermente.
«Sto dicendo, Jillian McKanzie» scandisco lentamente «Che verrò con te.»
«Ma non puoi» geme, al limite della disperazione «Ci sono troppe cose a cui non puoi sottrarti»
«Non mi importa» la costringo a guardarmi, reprimendo la sensazione di fare qualcosa di incredibilmente crudele e sbagliato. Non voglio pensare, sono stanco di pensare.
«Il Fidelius» boccheggia, dopo un altro bacio.
La consapevolezza mi crolla addosso, come una doccia fredda. Le mani di Jillian crollano inermi, quando lascio andare i suoi polsi affondando il viso nella curva del suo collo. Il dolore si estende, dal cuore aveva raggiunto ogni terminazione nervosa e non lascia scampo; sono in trappola, combattuto tra la mente e il cuore, tra l’istinto e la ragione. Sento l’impellente bisogno di urlare
Poi, una carezza.
«Amore» mi chiama piano Jillian «Non fare così. Andrà tutto bene, vedrai»
Stringendomi il viso tra le mani, mi bacia la fronte.
«Andrà tutto bene» ripete dolcemente, scendendo al naso e poi alle labbra.
«Andrà tutto bene» cantilena ancora, nella mia bocca, per l’ultima volta. Lottiamo con irruenza, stringendoci e allontanandoci con la disperazione di due condannati a morte, intrappolati in una danza di sospiri e gemiti che gira veloce, vorticosa, risalendo una lenta spirale di piacere.
Da qualche parte sul lago, un timido raggio di sole fa capolino all’orizzonte.
«Vorrei poter fare di più» sussurro contro le sue labbra, stringendole forte mentre scivola su di me. Io dentro di lei, lei dentro di me, non esiste altro al di fuori di quello che siamo.
«Vorrei che tu capissi quanto già stai facendo» replica lei, con il fiato corto, prima che un nuovo sole annulli ogni volontà e ogni raziocinio, esplodendo in un mare di luce.
***
Torre di Tassorosso, stanza di Carlisle, Eugene e Milo –qualche giorno dopo.
Non ho nessuna voglia di preparare la valigia. Eugene ha appena chiuso per la seconda volta il suo, dopo avermi coinvolto in quella che probabilmente è stata l’ultima rissa dell’anno scolastico.
Milo continua ad imprecare, osservando il suo impeccabile riflesso nello specchio accanto al suo letto, scrutando con attenzione il taglio che gli sfregia la guancia destra.
«Cazzone che non sei altro» brontola verso di me «Rimarrò sfregiato a vita!»
Sbuffo.
«Non essere idiota, se aspetti che trovo di nuovo la bacchetta te lo sistemo»
«Fossi in te andrei dalla Mound, nello stato in cui si trova non è nelle condizioni di praticare alcun incantesimo, sarebbe più sicuro se te lo mettessi a posto io» commenta Eugene, sarcastico. E’ rosso come un peperone, mentre si ostina a sollevare il baule per rimetterlo ai piedi del suo letto.
«Forse hai ragione» commento dopo qualche attimo, senza cogliere la provocazione. I miei due amici si scambiano un’occhiata preoccupata, prima di venire a sedersi sul mio letto guardandomi, con l’espressione più seria che abbia mai visto sulle loro facce stampata addosso.
«Carl, vecchio mio» inizia Milo «Cosa sta succedendo?»
«Niente» scrollo le spalle, mentendo. Ma se c’è una cosa che dovrei sapere, è che non si può mentire a un membro del trio, dopo tanti anni assieme viviamo in una sorta di inquietantissima simbiosi.
«Balle» ringhia Eugene, che se fosse un po’ più piccolo potrebbe sembrare un angelo custode appollaiato sul mio letto. Ora come ora, sembrano due giganteschi avvoltoi che incombono su di me.
«Senti, io capisco che Jillian il prossimo anno se ne andrà, che non vi vedrete più ogni giorno e che non potrete più fare le vostre porcellane nei posti più impensati, ma questo non vuol dire che sia la fine» cerca di consolarmi il moro.
Mi rigiro su un fianco, sentendo la solita fitta tornare a farmi visita. Succede così, ogni volta che penso a lei. Se poi è un momento particolarmente triste, può addirittura capitare che mi metta a piangere.
«E invece si» confesso alla fine, senza riuscire a guardarli in faccia.
«Cosa intendi dire?» Eugene rizza le orecchie, sospettoso «La principessa delle fate ti ha lasciato?»
«Ma allora vuol dire che non è vero che ieri notte vi hanno beccati nell’aula di incantesimi a ballare il mambo!» si lascia scappare Milo, sconvolto, lasciando che il Tassorosso che è in lui abbia il sopravvento.
«Non mi ha lasciato» mi affretto a rispondere «Però lo farà»
«Perché dovrebbe?» riprende il moro.
«Perché» inspiro a fondo, pregando che la voce non mi tremi «Nessuno dei due crede nelle storie a distanza. Troppo dolore, troppe complicazioni..»
Non ho voglia di spiegare loro perché entro la fine dell’estate lascerò la ragazza che più ho amato in tutta la vita. Non ho voglia nemmeno di pensarci. Colpisco il cuscino con un pugno, stringendo forte le labbra per non piangere. Eugene mi posa una mano sulla spalla, facendomi sussultare.
«Carl..» mi scuote, leggermente «Non fare così»
«E cosa cazzo dovrei fare?» sbotto, sollevandomi a sedere di scatto «Lei se ne andrà e io non sono capace di fare altro che starmene tutto il giorno a pensare a quanto sarà orribile l’anno prossimo e…» mi mordo il pugno, sentendo le lacrime addensarsi negli occhi.
Nella stanza è calato il silenzio, interrotto di tanto in tanto dal morbido fruscio di una pergamena spostata dalla calda brezza estiva.
«Non la voglio perdere» mi lascio sfuggire, mandando definitivamente a fanculo ogni traccia di dignità e orgoglio «Non la voglio perdere, dannazio, ma la perderò»
Eugene abbassa lo sguardo, senza commentare; Milo mi posa una mano sulla spalla.
Non c’è più niente da dire.
***
Espresso per Hogwarts –31 giugnio 1944.
E’ una bella giornata di sole, oggi.
Strascichi di nuvole bianche corrono lontane nel cielo, alle spalle del castello che, piano piano, sparisce dietro la prima curva; mi lascio andare ad un sospiro, appoggiandomi allo schienale.
«Starai mai ferma un attimo, Jill?» sospira Isabel che, dopo averci imbottito con un quantitativo di biscotti che avrebbe sfamato un reggimento, se ne sta allegramente distesa addosso a Eugene, godendosi quelli che sembrano grattini dietro le orecchie. La mia ragazza non risponde, continuando ad armeggiare con la bacchetta attorno al cestino di vimini dove, acciambellata su se stessa, Chipie dorme della grossa. Lo so cosa sta facendo. Lavora per non pensare, si concentra sulla magia per non ricordare che è l’ultima volta che saremo tutti assieme su questo treno, nello stesso scompartimento.
Sospiro, alzandomi in piedi e sollevandola con la forza, per farla sedere accanto a me.
«Ma che fai!» protesta svogliatamente, lasciandosi abbracciare e strappare un bacio «Se Chipie mi scappa poi ti picchio!» ma ride, nel dirlo, e Milo coglie subito l’occasione.
«Oh si, Jillian, ti prego! E mi raccomando chiamami, non voglio perdermi lo spettacolo per nulla al mondo!»
«Si, come no» roteo gli occhi «Non saresti capace di sfiorarmi nemmeno con un fiore» la punzecchio, pizzicandole i fianchi e dandole un altro bacio.
Lei gonfia le guance, scansandosi e incrociando le braccia al petto.
«Uffa come sei noioso» protesta. Audrey ride, Eugene abbozza un ghigno.
«Non sai quanto» si lamenta Milo, teatrale «Dovresti sentirlo quando parla nel sonno, poi! Riesce ad essere noioso pure li.»
Risata generale. Fuori dal finestrino la campagna inglese è un quadro sempre uguale, costellato di minuscoli paesini, strade sterrate e campi aridi: la misera della guerra babbana non ha risparmiato nessuno, nemmeno il paesaggio. Non oso immaginare come sarà Londra, quando ci arriveremo.
Distrutta, sfibrata, senza fiato.
Reduce, un po’ come noi.
Guardo i visi delle persone che ho attorno, persone con cui ho condiviso gioie e dolori, persone che ho imparato ad apprezzare, a stimare, a rispettare, ad amare. Quelli che all’inizio dell’anno erano solo nomi sentiti di tanto in tanto lungo i corridoi, protagonisti dei pettegolezzi durante le cene d’inizio anno al tavolo della mia casa.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti.
La mia vita è cambiata, quest’anno, in una maniera così radicale che solo il pensarci mi toglie il respiro.
«Mh?» Jill si scuote, quando con delicatezza la sollevo e la appoggio contro lo schienale, per alzarmi in piedi.
«A prendere una boccata d’aria» sorrido «Torno subito»
Annuisce, intontita dal brusco risveglio, e torna a girarsi sull’altro fianco. Scavalco un baule coperto da una scacchiera, interrompendo la partita tra Audrey e Milo, e scivolo fuori, nel corridoio.
Il sole sta iniziando a scendere, non deve mancare molto all’arrivo. È strano come, di anno in anno, il viaggio di ritorno sembri accorciarsi sempre più.
Mi strofino la faccia, appiattendomi contro la parete per far passare un paio di Grifondoro del secondo, per poi tornare a risalire il treno verso i vagoni dei Caposcuola. Ci sono persone che devo salutare, prima di scendere.
«Hunnam, quale onore!» la voce strascicata di Jasper Lewis mi sorprende fermo davanti al loro scompartimento. Ma proprio qui dovevo incontrare ragazzine indemoniate che corrono lungo il treno? «Cosa ti porta, in questa parte di treno? Il posto per i traditori è in coda, assieme ai tuoi sudici amici» sibila ghignante, una sigaretta abbandonata tra le labbra.
«Quanto meno l’aria lì è respirabile» scrollo le spalle, con noncuranza «Non c’è tanfo di Serpeverde»
Aspira un’ultima boccata di fumo, prima di lanciare la sigaretta fuori dal finestrino aperto. Una sigaretta sostanzialmente appena accesa.
«Come sei velenoso, Hunnam» scuote il capo «Finirai con l’uccidere la tua bella, con tutto questo veleno»
«E’ sopravvissuta a te, cosa potrebbe esserci di peggio?» ribatto, trattenendo l’irritazione. Un conto è insultare me, un conto è tirare in ballo Jillian.
«Su questo puoi scommetterci» mi si avvicina di un passo «Se l’avessi conosciuta un po’ meglio e non ci fossi stato tu, probabilmente il suo bel visino non sarebbe così spesso sorridente. Anche se, a dire il vero, non è che sorrida poi molto adesso. Ho saputo che se ne va, con la sua amica boccolosa»
Mi irrigidisco appena, ma lui prosegue, imperterrito.
«Un vero peccato» abbassa lo sguardo, per un attimo, dandomi quasi l’impressione che sia dispiaciuto «Davvero un grandissimo peccato»
Abbasso lo sguardo a mia volta, faccio per replicare, ma quando torno a guardarlo il solito ghigno irriverente è tornato a far capolino, curvandogli le labbra. L’attimo è passato. Forse non c’è neppure mai stato, chi lo sa.
«Il fatto che la tua fatina dei ghiacci se ne vada non cambia le cose tra noi, Hunnam» mi ammonisce. Inarco le sopracciglia, perplesso.
«Lewis, mi spiace smontare le tue speranze, ma gli uomini proprio non mi piacciono» sollevo le spalle, con aria dispiaciuta, e lo oltrepasso «Vedrai che un giorno Norwood capirà il tuo immenso valore e scorgerà la tua bellezza interiore, coronando il tuo sogno d’amore. Non perdere le speranze, l’estate è ancora lunga»
«Hunnam, mi spezzi il cuore » recita compito «Eppure lo sai che nella mia vita c’è posto solo per te»
Agito una mano in aria, senza neppure guardarlo. So già che sta sghignazzando apertamente.
«Buone vacanze, Lewis»
«Ne riparliamo a settembre, Hunnam»
Oh si. Come no.
Non vedo l’ora.
King’s Cross, binario 9 e ¾ –tempo dopo.
La folla che si accalca su questa striscia accanto al binario mi lascia sempre senza parole. Se non fosse per gli incantesimi del Ministero che lo hanno allargato, sarebbe impossibile persino respirare, qui in mezzo.
Un piccola tigre dorata preme contro il palmo della mia mano destra, una sottile catenina è attorcigliata attorno alle dita: Julia si allontana danzando verso il suo futuro, dopo avermi consegnato il mio nelle mani. E’ strano, un oggettino così piccino con un significato così grande, così pesante.
Inspiro a fondo, infilandolo nella tasca dei pantaloni nell’esatto istante in cui Eugene mi sfreccia accanto, trascinato da Isabel, sillabando una silenzio richiesta d’aiuto.
«Ci sarà da ridere» commenta Milo, comparendo alle mie spalle con un’aria particolarmente pallida.
«Che ti è successo?» domando, recuperando un carrello su cui faccio levitare il mio baule e quello di Jillian.
«Opal» borbotta, agitando una mano in aria «Un povero disgraziato si è visto il giornale esplodere in faccia»
«Bei ricordi» sospiro, prima di sghignazzare. La fobia dell’esplosione è ormai radicata in Milo al punto che solo nominarla lo fa rabbrividire.
«Mi permetto di dissentire sul “belli”» sibila, seguendomi attraverso la ressa. Il suo baule, come ogni anno, è stato puntualmente recuperato dall’elfo domestico di famiglia, l’elfo più grasso che abbia mai visto in tutta la mia vita, tra parentesi.
«Non puoi negare che molti lo siano, però»
Scrolla le spalle, prima di fermarsi.
«Fatti sentire» mi intima «Non voglio svegliarmi una mattina e trovare il tuo necrologio in prima pagina, sulla Gazzetta del Profeta»
«Grazie, Milo, sei veramente un amico» roteo gli occhi, sbuffando.
«Guarda che dico sul serio» riprende «Non farti problemi»
Annuisco, senza aggiungere altro. Il moro mi scruta, con attenzione, prima di sorridere e tirarmi la solita manata sulla schiena.
«E canta che ti passa!» mi urla pimpante, allontanandosi verso la barriera che lo catapulterà nel mondo babbano. Non posso fare a meno di ridere, mentre raggiungo Jillian e sua nonna, che aspettano pazienti.
Audrey saltella via, al mio arrivo, distribuendo baci e saluti, ma non ho occhi che per la mia Corvonero. Mi sorride, quando le stringo la mano, e assieme ci avviamo verso la barriera attraverso cui poco fa è passato Milo.
Non dice niente, guarda fisso davanti a sé e mi ritrovo a pensare che un anno fa non avrei mai neppure immaginato di vivere quello che ho vissuto accanto a una ragazza speciale come lei.
Le sue dita si stringono attorno alle mie, che ricambiano le stretta.
Speravo di non doverla lasciare mai, questa mano.
Il futuro pesa sulle mie spalle, ma un presente luminoso mi abbraccia e mentre ci addentriamo nelle macerie di una irriconoscibile Londra babbana, alzo lo sguardo al cielo: limpido, senza più nemmeno una nuvola, si allunga infinito su un orizzonte costellato di scheletri di ferro e cemento; ma è solo un attimo perché poi Diagon Alley e i suoi colori festosi sono davanti a noi.
Inspiro a fondo, riempiendomi i polmoni fino a scoppiare.
Benvenuta, estate.
27/07/2008
Giorni dopo.
Non credo alle mie orecchie.
E chi ci pensava, che mentre me ne andavo spedita a grandi passi verso il letto dopo un'abbuffata di dolci, mi sfilavo le scarpe, mi scioglievo i capelli e cominciavo a russare, da qualche parte tutto il Fidelius si stava scambiando amichevoli fatture con le serpi?
Fa strano pensarlo, in effetti, uno
scontro vero come se ne leggono solo nei libri. In un primo momento sono rimasta spiazzata, sparando epiteti a raffica contro chi aveva tenuto nascosto il tutto sia a me che a Daisy, e a chissà quanta altra gente; dopo le prime tre cuscinate contro il muro mi sono resa conto che, con quello che una bacchetta può fare nelle mie mani, sicuramente avrei fatto qualcosa di cui pentirmi per il resto della vita. Avrei potuto a malapena far spuntare la barba a qualcuno, e a meno che la vanità di Riddle non avesse bloccato la sua avanzata per un motivo così futile, sarei stata di poco aiuto.
***
« Sto diventando matta, matta! » sbraito rischiando di rovesciare il succo di zucca sugli appunti sparsi sul tavolo « Maledetta, maledetta me che non ho studiato per tutto l'anno »
« Vorrei farti notare, Ann, che ti ripeti alla vigilia di ogni esame » fa Prudence con una mano alla bocca, evidentemente per nascondere uno sbadiglio. Va bene, non posso negarlo, ma ciò non significa che debba ammetterlo!
« Non è vero! Al primo anno mi sono preparata per incantesimi una settimana prima » aggrotto la fronte e le rifilo una linguaccia « Comunque guarda, sono avanti, ho già quasi finito! » soggiungo recuperando allegria, e indicando la pergamena quasi conclusa.
« ... pozioni » bofonchia, cercando di non farsi notare, per poi alzare la voce rassegnata al mio cenno di aver capito perfettamente « Hai finito
pozioni, ma ti mancano difesa e divinazione... e io te lo dico, che divinazione al sesto è stata qualcosa di deleterio per la sanità mentale » e già. Che io non so neanche perché la faccio, quella materia del cavolo! Se non fosse che la prof mi sta simpatica, giuro che avrei trovato il modo di mollarla...
Sbuffo, abbandonandomi allo schienale della sedia. Studiare in sala grande è una bella scusa per non produrre, con tutto il viavai e il rumore che c'è. Prue continua a dire che nella torre mi concentrerei meglio, ma non insiste troppo visto che lei –
ovviamente – sa già tutto quel che deve sapere e non ha dubbi sulla sua perfetta uscita dai MAGO.
L'ultima cosa che volevo, di certo, era vedermi portare via la maestra personale dal suo bello (che poi tanto bello non é, a dirla tutta – ma questo meglio non dirlo) e dover proseguire la giornata nella completa e angusta solitudine, ma soprattutto
studiare da sola.
« Eddai, tesoro, andiamo a fare un giro! »
« Ann, non ti dispiacerà mica? »
Ora glie lo dici. Fai gli occhioni, e dille che senza di lei non ce la fai...
« A me? Naaah, tranquilla. »
Ma complimenti, Annabel, tu sì che ti fai valere!
Ridacchio, in un modo piuttosto isterico a dirla tutta. Ora sì che sono nell'ectoplasma fino al collo, e come se non bastasse è un continuo uscire dalla sala per la passeggiata mattutina. Coloro che ieri sera si sono addormentati a un orario ragionevole oggi sono svegli e in perfetta forma, degli altri non c'è traccia. Si staranno disinfettando le ferite e prendendo la batosta da Dippet; in questo non li invidio proprio per niente.
Sospiro, chinandomi nuovamente sulla pergamena, quando mi vedo spuntare Daisy dall'altra parte del tavolo. Certo, lei non può aiutarmi, ma perlomeno ho compagnia...
« Agitata? » con la domanda più stupida e odiosa del mondo alludo ai suoi esami, ritornando per un attimo con la mente al mio quinto anno. Ero terrorizzata come non mai, avevo cominciato persino a studiare regolarmente, in un certo periodo (chiaro l'abbandono del proposito dopo le prime due settimane) quanto temevo di non passare.
« Un pochino » devo aver beccato la mia amica in una giornata serena, visto che mi aspettavo una risposta decisamente più schietta.
« Su, non è così difficile » pacca sulla spalla « E poi se sono passata io, potrebbero mettere al banco anche un elfo domestico! »
Mi sono sempre chiesta come dev'essere avere un elfo domestico. Voglio dire, io mi sentirei in colpa, eppure quasi tutte le famiglie di maghi ne hanno uno: fa i lavori al posto loro, cucina al posto loro e si occupa degli affari noiosi con cui nessuno ha voglia di perdere tempo. Quando ho passato l'estate da Prue al terzo anno, mi ricordo, trovavo i calzini stirati e profumati sul letto ogni settimana e mi chiedevo chi fosse a pulirli, dato che la signora Harrison passava le giornate nel suo studio.
E poi, ho conosciuto June. Non dimenticherò mai la scena: io che scappo urlando su per le scale alla vista di quel coso orribile, che non si era mai visto prima, e l'irritante immagine della mia amica ridacchiante. Dopo qualche giorno, mi sono accorta di quanto quel piccolo essere fosse tenero. Gin dice che troverei del tenero in tutto, ma non le credo completamente.
« Schifoso » avverto d'improvviso il sussurro di Daisy, mi risveglio dai pensieri e faccio appena in tempo ad alzare gli occhi e notare la figura di Riddle, che si avvia a passo spedito verso il tavolo di serpeverde, l'espressione in viso imperturbabile, accompagnato dalla solita combriccola di pecore belanti.
Non che io sia una grande osservatrice, però sembrano, come dire,
turbati. Ho sempre creduto che le serpi fossero perennemente abituate all'idea di potersi scontrare nel luogo più tetro della scuola in una notte buia. Magari è solo un luogo comune, chissà; perché ora, hanno la classica faccia di chi è rimasto stupito da qualcosa che non si aspettava; la stessa identica, di quasi tutti quelli che riesco a scorgere.
« Dai, che quest'anno ce lo leviamo di torno » pronuncio atona quella che dovrebbe essere la battuta più allegra della giornata, continuando a fissare il gruppo.
***
Fidelius.
Sto cominciando a fare peripezie per arrivare qui senza destare i sospetti di Prue, la quale puntualmente ogni volta che mi vede uscire chiede dove stia andando. Io, che non riesco a mentire neanche a fin di bene, borbotto un « Chiacchiere tra amici » e mi dileguo prima che abbia il tempo di chiedere altro. Per fortuna c'è Daisy a intervenire in mio favore ogniqualvolta se ne presenti il caso.
Entriamo nella sala delle necessità a passo svelto, pur non essendo propriamente in ritardo. Sono tutti qui, stanno tutti bene, dal primo all'ultimo. Avevo sentito parlare di qualche rintronato, ma niente di ben definito. Beh, per quanto possa interessare a loro la mia opinione, è un sollievo vederli vivi.
Il signor carota viene nominato capo per l'anno prossimo, e anche di questo non posso che essere felice. Dalla faccia, mi sembra una persona talmente affidabile da poterla seguire ad occhi chiusi.
E poi le notizie mi si rivoltano contro, con una fitta allo stomaco. Qualcuno ha perso tutti i permessi per le attività extracurricolari del prossimo anno. Qualcuno ha dovuto fare l'acrobata per restare dentro.
Qualcuno se ne andrà.
Lo giuro, mi si stringe il cuore.
***
Ultimo giorno di scuola.
Chiudo gli occhi, inspiro, avanzo a grandi passi verso la bacheca. Ho già passato tutto questo per cinque volte, non sarà difficile. Alzo lo sguardo, socchiudo prima un occhio, e poi l'altro. Faccio scorrere le pupille sulla lista. Lascio fuoriuscire l'aria, sbuffando, finché non intravedo il nome che mi interessa.
Bennett, Annabel: promossa.
« Aha! » spicco un balzo di due metri dando il cinque a una Prudence, esaltata dalla buona andata dei suoi MAGO. Ora che non ho più pensieri, ora che so che tornerò, ho deciso che quest'estate Hogwarts non deve mancarmi per niente. Voglio godermi le meritate vacanze, e magari ricevere qualche notizia piacevole e inaspettata riguardante Charlotte (sì, continuo a sperare).
Addio libri, addio letto a baldacchino, addio professori: si torna a casa!
***
King's Cross.
Sussulto, scossa dal treno in frenata, stropicciandomi gli occhi. Non ho resistito, l'ultima notte doveva passare in bianco nel modo più assoluto, e stamattina non riuscivo neppure a tenere le palpebre aperte per raggiungere il treno. Prue mi aiuta a prendere il bagaglio come ogni volta, scendo dal treno tenendolo stretto, saluto gli amici. Tre secondi per oltrepassare la barriera del binario nove e tre quarti, e mi ritrovo davanti alla mia famiglia al completo. Non posso chiedere niente di meglio.
Gli corro incontro, li abbraccio, mamma mi deposita un bacio sulla testa.
« Allora com'è stato quest'anno? » è un attimo prima che Charlie mi salti sulle spalle, con gli occhioni nocciola luccicanti di curiosità « E' successo qualcosa di speciale? »
« Mh, no » inclino per un attimo l'angolo sinistro della bocca « Niente di nuovo. La solita routine »
Sospiro, volgendo lo sguardo al cielo mentre seguo la mia famiglia verso l'automobile.
«
Sempre la solita routine. »
24/07/2008
Rido. Pesantemente ma sommessamente mentre ascolto le conseguenze che la…scaramuccia? Ha avuto su alcuni elementi presenti qui a scuola. Non che la cosa mi urti particolarmente, ma è comunque esilarante sentire certe voci. Ancora di più immaginare le facce dei ‘condannati’ alle pene inflitte.
Anche se poi penso anche che sia sempre poco, quello che sta succedendo.
Le due fatine bionde a Beauxbatons. Ah, che spreco. Che spreco. Che due menti, comunque intelligenti come le loro, abbiamo deciso di stare dalla parte sbagliata. Dalla parte di un nulla. Dalla parte di un mondo destinato a soccombere per virtù di non so cosa. Quali ideali ricercano l’essenza di un estro così…perverso, e poco chiaro. Oserei perfino definirlo…idiota, se non fosse ancora troppo banale come definizione. Non ha senso. Tutto ciò che gira al momento attorno ad uno sguardo troppo stanco per seguire l’orrendo vorticare di una marea di gente preoccupata come se stesse andando ad un funerale. Non ho né tempo, né voglia. Sinceramente, mi sembra perfino assurdo continuare a parlarne. Mi sembra poco logico, perfino poco intelligente. Gentaglia che non merita nemmeno di respirare, per ciò che penso…lo scontro si è concluso in modo fin troppo celestiale. Qualche sorpresa in più sarebbe stata gradita e ben accetta. Ma si sa…nessuno viene sempre accontentato, almeno…non dal fato. La Versten, la punta di diamante di quel gruppo di scellerati, pare sia quella che ne è uscita peggio. Ma come darle torto, o criticarla. Si è scontrata con il più grande signore e mago che esista. E’ già tanto se ancora riesce a respirare e può raccontare di averlo avuto di fronte, credo.
Un pensiero, che aleggia nella mente.
Tom, se ne va. Ed io, non avevo ancora realizzato tanto.
Non posso fare a meno di inarcare un sopracciglio quando Riddle indica la Traviston come suo successore. Seguirla in capo al mondo. Seguirla in capo al mondo.
Buffo. Assolutamente. Distolgo lo sguardo, mi dedico ad altri pensieri più interessanti.
Lo scopo è troppo altro per lasciarlo tacere. Se così è. Così sia.
E’ faticoso perfino commentarlo.
Tengo la testa poggiata sulle gambe di Scarlett che sembra tutto fuorché presente, viva attorno a noi. Da un paio di giorni è così. E non avrei mai potuto immaginare che mi avrebbe infastidito a tal punto.
-Vacanze comuni.- esordisco. Le mi guarda stranita inarca un sopracciglio.
-Eh?- domanda, perplessa. Mi sollevo, poggiando la schiena contro il muro.
-Vacanze comuni.- ribatto, annuendo. Lancio uno sguardo di intesa a Jasper che ci informa di quanto brevi e intense dovranno essere le sue di vacanze, quest’anno.
Pare che Martine non gli lascerà la possibilità di respirare.
Ma io, che conosco la Lewis maggiore, riconosco il fatto che sicuramente non lo fa per intaccarlo minimamente.
Bensì, posso affermare vividamente che sia preoccupata per le sorti di Jasper. Non sa bene cosa sia successo, Martine, come tutti gli altri non è informata di ciò che sottoterra si muove, oltre la visività concessa ai professori. Ma è così intelligente da capire, che le acque non sono tranquille.
E soprattutto che, giorni fa, la tempesta ha avuto inizio.
Povero Jasp. Ti aspetta una bella strigliata.
Dopo un piccolo dibattito e scambio, si sceglie come meta definitiva l’Irlanda.
Un brivido marchia la mia schiena.
Irlanda. Irlanda. Gaeltacht. Gaeltacht.
La Lywelyn ha sicuramente capito, cosa nei miei occhi balugina.
Forse, queste vacanze potranno servirmi come monito per riconoscere cosa realmente si cela oltre la nube che avvolge me.
E’ strano. Ma a volte il destino ti riserva importanti risvolti.
-E sia.-
-Ed?- la voce di Deirdre arriva alle mie spalle con una tonalità morbida. Mi volto, una boccata di fumo facendole cenno che non ha disturbato affatto i miei pensieri.
Mi siede di fronte, scosta una ciocca di capelli guardando a sinistra.
Sospira. Forse per un momento sembra abbandonare le spoglie di algida principessa, e lasciar spazio semplicemente a Deirdre Blackster.
-Che succede?- domando, guardandola.
Lei fa spallucce, poi abbozza un sorriso.
-Volevo solo spettegolare!- mi bacchetta. Anche se penso che il motivo reale che l’abbia avvicinata a me non sia questo. Non farò domande. Forse adesso non è il caso.
-Irlanda?- chiede, guardandomi di sbieco. Eccola lì. Anche lei allora ha capito.
E sicuramente anche Jasper. Sebbene quella del mio amico sia più una domanda silente, fatta di sguardi e gesti più che di parole.
-Irlanda.- confermo, spegnendo la sigaretta, ormai ridotta ad un mozzicone. Mi alzo, le faccio un cenno col capo.
-Andiamo, credo che sia anche ora di preparare i bagagli.-
In stanza, le borse già pronte, le ultime cose da mettere via prima di domani.
-Arriverò più tardi. Ma almeno sarò libero di svagarmi.- mi confida Jasper, come ultima soluzione.
Evidentemente Martine a preferito di fare prima la tempesta, dopo la quiete.
Magari conviene con il fatto che il fratello, testa calda per quanto sia ai suoi occhi, merita comunque un po’ di riposo.
Mi rivolgo a lui, poggio un asciugamani.
-Ti aspetteremo.- annuisco. -Per qualsiasi cosa.- sicuro che Jasper, come le principesse, ha capito che l’Irlanda può avere tanti, e vari, ipotetici risvolti.
Lui mi guarda, si porta una mano fra i capelli, sulla nuca.
-Anche perché se non lo fai, mi incazzo.- sottolinea, salvo equivoci.
Rido, porto indietro la testa.
-Ricevuto.-
La sera prima della partenza. Siedo di fronte a Scarlett in sala comune, lei mi guarda, poggia un gomito sul tavolo.
-So cosa mi stai per chiedere.- mi dice, tranquilla.
-Immaginavo.- ribatto, picchettando appena le dita sulla superficie. Sospiro. Quest’anno è stato di certo pieno di sorprese. Un po’ morto, per certi versi, ma comunque è innegabile pensare a quanti cambiamenti si sono susseguiti, e comunque, piacevoli o meno fanno parte della vita, e forse si dovrebbero prendere con la giusta enfasi e filosofia.
Non si è ancora concluso. Ed io non vedo l’ora che la mia mente sia completamente libera.
-Mi aiuterai?- torno a chiederle.
-Magari ti sto portando in Irlanda proprio per questo.- sottolinea.
Si prospetta una interessante estate.
Binario 9 ¾ [ 31 Giugno 1944 ]
Paradossalmente il luogo di partenza e arrivo. Di inizio e fine è l’attimo di transizione.
Curioso. Particolare. E decisamente interessante. Si capisce molto, in questo luogo. E forse, per un momento ti sembra quasi di essere in una situazione di stallo.
Una voce morbida e familiare ci accoglie. La madre di Scarlett che ci invita a seguirla verso l’uscita di una stazione che si sta rivelando troppo stretta.
Un individuo che prende le nostre borse. L’abito scuro che si fa largo fra la folla. I miei amici di fianco.
Silenzio. Nonostante tutta questa confusione assordante e fastidiosa.
Non posso fare a meno di notare il silenzio viscerale che si nasconde oltre l’udibile.
Ma poco importa.
Un anno si è concluso. La pausa prima della lotta.
Arriva per tutti, no?
21/07/2008
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Tutti gli alberi sembrano uguali, i sentieri ormai sono spariti del tutto e mi sembra di essere passata per questo posto almeno un paio di volte. Mi fermo ansante. Il vestito è ormai praticamente a pezzi, strappato anche volontariamente per facilitarmi nella corsa, comunque difficoltosa tra tutte queste radici sporgenti e foglie che ricoprono completamente il pavimento della foresta.
Mi appoggio sulle ginocchia mentre sto ad ascoltare dei rumori indefiniti che provengono da non lontano, seguiti da della piccole grida.
Lì, devo andare lì.
Il rumore sempre crescente non ispira nulla di buono. Improbabile che siano passi. Improbabile che si tratti di incantesimi. Improbabili che me li stia immaginando. Allora cosa sono?
Mi avvicino sempre più in una corsa che ha più della camminata. Maledetto vestito, maledette scarpe, maledetta serata! Se non sapessi quanto è importante tutto questo, non mi sarei mai lasciata coinvolgere. Ma visto il fine di questo grande disegno,
questo ed altro.
Ripenso a tutta la serata, a come era cominciata e a come sarebbe finita se non fosse stato previsto altro, quando una strana creatura mi sfreccia davanti.
Non erano passi, non erano incantesimi, non era la mia immaginazione.
Centauri. Quegli esseri reclusi, emarginati in una piccola oasi per caritatevole concessione di noi maghi; eccoli qui a creare disordini, come sempre d’altronde. E poi si lamentano della loro condizione…
Ibridi, né uomini ne animali, lungi dall’essere considerati al pari dei maghi, esseri inferiori al pari dei mezzosangue, se non peggio, stanno rovinando la nostra serata; per non parlare del fatto che uno di loro mi ha praticamente sfiorato con il suo corpo animalesco!
“Dè!”. Un urlo alla mia sinistra. Scarlett mi fa cenno di avvicinarmi a lei; il suo vestito non ha niente da invidiare al mio e il suo corpo è rivestito da ferite fortunatamente lievi. Sono così felice di rivederla.
“Gli altri?”, le chiedo una volta raggiunta la mia amica.
“Tutto bene ma ora non c’è più tempo, capito? Dobbiamo tornare al castello senza farci vedere mentre ancora possiamo!”.
“No, io devo…”
“Dè!”. La sua voce decisa mi riporta alla realtà. Stanno bene, stanno tutti bene, ma dobbiamo andare. I professori, anche se fossero completamente sordi, ho dei seri dubbi che ormai non si accorgano di quello che sta succedendo, specialmente dopo l’arrivo di quegli
esseri.
Mentre Ed arriva al nostro fianco, piuttosto malandato, ci incita nella corsa, così andiamo, veloci, o almeno quanto possiamo, verso Hogwarts, verso la salvezza, verso la calma; o almeno si spera.
***
Stesso posto, stessa sala, stesso sotterraneo.
Stesse persone, stessi studenti, stessi seguaci. Insomma non è cambiato nulla, o quasi.
“D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston.”.
Ho proprio sentito bene, qualcosa è cambiato. Qualcosa di importante anche. Non posso che lanciare degli sguardi poco amorevoli alla mia eterna compagna di stanza, di casa, di unghie e di urla. Non posso credere che dovrò obbedire proprio a lei. Sottostare a lei.
Se il Mondo è finito, ditemelo adesso, vi prego, che la fine avrà un sapore almeno un po’ più dolce.
Sbuffo, è l’unica cosa che posso fare per adesso, perché quello che dichiara Tom Ridde non è legge, è oltre quest’ultima. E’ un imperativo. Un imperativo categorico.
Un anno, solo un anno. Il settimo. L’ultimo, il decisivo.
Obbedire a Violet. Lo farò; mi impegnerò con tutte la mia forze e ce la farò.
Devo, devo.
La servirò come fedele seguace del Club e del suo fondatore, ma non le offrirò la soddisfazione della mia sottomissione. Non sarò io ad avere i compiti peggiori, non sarò io a dover prendere le decisioni più importanti, decidere del destino di tutti noi rendendo conto a Lui.
A chi è toccato il destino peggiore?
Nonostante sia quasi riuscita a convincermi della positività della situazione, non so perché, ma uno spiacevole sapore amaro continua ad insidiarsi in me; e non vorrei sbagliarmi, ma non promette nulla di buono…
***
Esami. Penso a ieri e guardo oggi: il castello immerso in questo clima, in questa calma inverosimile. Sapere e non essere sospettati, mi è capitato spesso, ma mai per una cosa così clamorosa. Mai.
Trasferimenti, compiti estivi, punizioni, sospettati. Nulla che tocchi me direttamente, come molti altri coinvolti nel grande scontro. Feriti, molti; morti, nessuna.
Nonostante questa calma apparente la tensione è alta più che mai tra la casa Serpeverde, e praticamente tutto il resto della scuola! Naturalmente questa tensione è palpabile solamente dai diretti interessati alla vita dei due club; tutti gli altri studenti non hanno che parole per le vacanze e per l’anno che verrà, a parte per gli uscenti, che hanno davanti a loro un oblio di incertezze; almeno prima degli ultimi esami.
“Cominciate ora!”. Tuona Benton. Do un’occhiata ai miei amici, già impegnati nella risposte con una certa incuranza, prima di cominciare anch’io.
Non ho nessun problema, almeno in questi ultimi esami. Non devo avere nessun problema, anche perché le mie vacanze estive sono direttamente proporzionali ai vioti che otterrò, quindi meglio far bene.
Consegno il tutto ed esco. Pochi giorni alla fine della scuola, alla fine di quest’anno così turbolento ed incredibile. Non mi sarei mai aspettata che andasse così, con uno straordinario alternarsi di alti e bassi.
La partenza di Eve, l’arrivo di Scarlett, le mille incomprensioni e litigi con Jasper, i problemi di Edward, le indimenticabili liti con Violet, e infine questo scontro…e infine quel bacio…
Comunque si legga quest’anno, completamente fuori dalle righe, non si può che definirlo in un’unica parola:
indimenticabile.
Nel bene, nel male; ma sempre indimenticabile.
***
Irlanda.
In mente ho delle immense praterie verdi, grandi ed antichi castelli, misteri (legati soprattutto alla storia di Ed), e litri e litri di sidro, a quanto pare.
Non lo lascio vedere, ma questa storia di annegare i dispiaceri nel sidro non mi lascia poi tanto tranquilla perché, conoscendo i due soggetti, è molto probabile che prendano in parola tutto quanto detto! Sorrido.
“Alle terre del sidro, allora.” Dico esponendomi infine. Tanto effettivamente, ce ne sono di dispiaceri da annegare, e forse questo sarà il modo migliore di iniziare il nuovo anno. Alcool? Alla fine per i qui presenti, non sarebbe la prima volta.
“Alle terre del sidro, e che l’alcool mi aiuti.” Conclude Jasp. Eh si, conoscendo la sua famiglia, ha di che sperare riguardo alla sua estate.
Solo due settimane.
Passeremo così poco tempo tutti insieme prima di avere un intero anno a nostra disposizione.
Nell’animo aleggia un velo di tristezza, ma in questo momento non posso che essere felice perché finalmente tutto sembra essersi sistemato. Mi sembra un sogno; ma come mi ha pienamente dimostrato il passato, mai dire mai, quindi do un contegno alle mie emozioni e lascio che stiano dentro di me, custodite e non meno intense di come sarebbero esternate.
Sorrido, prendo la mano a Jasp.
Manca poco ormai.
31 giugno 1944
Tutti gli studenti si apprestano a salire sul treno. Molto si lasciano dietro rimpianti, altri desideri, altri soddisfazioni. Molti non torneranno più e si lasciano dietro la loro vita per iniziarne una nuova. Riesco quasi a vedere il mio futuro in loro; quel futuro, così pieno di incertezze, così offuscato…
Siediamo nella solita carrozza, la nostra carrozza. E il treno parte. La corsa inizia.
Parliamo ancora della vacanze, ma è palese quanto siamo turbati. Per tutto.
Le più entusiaste sono le gemelle che espongono nei minimi dettagli quello che sarà il loro viaggio quest’anno, il primo al quale non parteciperò.
Vorrei solo un po’ di silenzio ora, per pensare; non c’è mai stato tempo quest’anno, mai.
Il paesaggio fuori dal finestrino scorre veloce, fin troppo, e la stazione arriva fin troppo presto.
Binario 9 ¾ .
Ansia.
Una strana sensazione sale per tutto il corpo.
Non ho parlato con Jasp, non potevo, non volevo, e invece adesso vorrei più tempo.
Un mese. Un intero mese senza vederlo. Mai.
Un bacio. Un lungo bacio, coinvolgente, bellissimo. Un bacio che devo conservare per tutto questo tempo.
“Non andare, resta. Vieni con noi.” Questo vorrei dirgli, e invece non ci riesco. Non dico niente e lo guardo andare via. Via da me, via da noi. Non per molto, è vero, ma l’attesa ha sempre qualcosa di angosciante.
Infine mi rivolgo a Scarlett ed Ed sorridendo. Sono pronta per l’Irlanda, non vedo l’ora.
Un’estate con i miei migliori amici, potrei chiedere di più?
La voce sconosciuta della madre di Scar, l’ultima occhiata al treno che rivedremo solo a Settembre…
20/07/2008
La corsa. Veloce, frenetica, senza alcuna sosta. Edward come un bufalo incavolato al mio fianco, corre per fuggire dall’oscurità. Dal rumore di zoccoli che diventa sempre più vicino. I confini sorpassati, il duello iniziato e già passato. Troppo presto. Troppo presto. E quella sensazione di amaro, acre, spento, che ti invade il palato, costringendoti a sistemare i conti per fare in modo che tutto torni. Che tutto torni… Ho stracciato, irrimediabilmente, quella sottile linea rosso sangue che mi legava al passato. Si è strappata, tendendosi all’inverosimile, fino a compiere uno scatto netto, deciso. Tagliente. Aedan. Non. C'è. Più. Le mura di Hogwarts sembrano stringersi.
Più veloce. Più veloce. Più veloce.
Corri e non pensare. Corri e non pensare.
E’ la sola cosa che mi ripeto, quando il buio viene interrotto dal rumore della porta della stanza.
Guardo Deirdre, il fiato corto.
L’inferno, è appena cominciato.
Tom Riddle. Violet Traviston.
Buffo. Pensare che lo stesso Riddle l’ha indicata come suo…successore? Chiamiamola così.
Non che la cosa mi urti, in questo momento. Il fine giustifica i mezzi, e non posso far altro che considerare, come sempre, le parole del nostro ‘capo’, le uniche che valgano.
Se lo dice lui, è la realtà. E se lui reputa che questo sia il punto cardine della faccenda, ben venga.
Miss Traviston al comando. Faccia pure.
Al momento, non mi potrebbe fare più impressione di una pioggia incessante.
Esami. Arrivano sempre. Puntuali.
Svolgerli è automatico. Il risultato è ottimo, meglio di quello che speravo, ma in fondo non che ne dubitassi, una cosa sola non può andare storta, ora come ora. Ed è il rendimento scolastico, che dà come sempre soddisfazioni. Sono un po’ assente, un po’ sopra le righe, un po’…non lo so.
Preferisco trascorrere il mio tempo in altro modo, piuttosto che blaterare e star a pensare a cosa mai potrebbe succedere. Non ci hanno beccato, è successo con i tre quarti dei compagni che erano lì. A qualcuno, sono state impartite punizioni esemplari. Altri, gira voce che si trasferiranno, vedi le fatine Corvonero.Ma al momento, la sola cosa che mi urta più di tutte, è quest’aria rarefatta e pungente che aleggia. Mio…Aedan. Durante il tragitto lungo i corridoi incrocio la sua figura.
Mi fissa, gli occhi glaciali e inespressivi, come mai li avevo visti prima, se non rivolti ad altre persone.
Sul collo ha una piccola benda, suppongo che sia il risultato dello scontro tra me e lui, nell’oscurità, poche cose sono riuscita a scorgere. Non interrompo il mio corso, lo affianco, avviandomi nella direzione opposta. -Divisi.- sussurra, con tono fiero.
-Divisi.- confermo, lasciandomi alle spalle quello che, ormai, è il mio nemico.
Deirdre osserva la scena, mi si affianca.
-Mi dispiace.- credo parli della sua disattenzione per gli ultimi avvenimenti. Guardo avanti, senza voltarmi mai indietro. Sarebbe letale.
Mai farlo. Mai. Per nessun motivo al mondo.
-Non ha importanza.- la rassicuro, senza tuttavia mutare la mia espressione, completamente lontana da questi avvenimenti, come se tutto non esistesse, come se niente avesse senso alcuno, come se il mondo avesse preso a girare al contrario.
Non esiste più nulla adesso. Niente che sia giusto o sbagliato. Niente che sia più logico da servire se non il proprio ideale. E il proprio ideale, è quello che non si abbandonerà mai.
Morsmordre.
Morsmordre.
Morsmordre.
Aengus Lywelyn
-Scarlett.- una voce a me familiare mi ridesta dalla attenzione che avevo dedicato al libro aperto sul tavolo. Sollevo lo sguardo, giusto in tempo per scorgere due occhi dal colore del manto notturno che mi sconvolgono per quanto bene io li conosca.
-Pa…papà?- domando, incredula, immaginando per un momento che possa trattarsi di un sogno,
considerando l’improbabilità del luogo e la sua collocazione. Lui scosta la mantella che copre il suo braccio, fa un cenno con la mano. -Papà.- risponde, facendo un gesto con il capo. I suoi capelli scuri incorniciano il viso dai tratti fieri e severi. Siede, focalizzando la sua attenzione su di me. -Ho parlato con tuo fratello.- esordisce. Non posso fare a meno che chiudere il libro con un tonfo secco, rivolgendo a lui i miei occhi.
-Hai parlato con il mentecatto, vorrai dire.- sottolineo, evidenziando palesemente la differente posizione in ambito personale che ho assunto contro Aedan, che ormai nulla è. Nulla è. Mi ripeto.
-Ho parlato con lui.- ripete. –Farò in modo che non ci siano coinvolgimenti per il suo futuro e quello di…miss Versten.- solleva appena la nuca, fissandomi.
-Che cosa?- sibilo, contrariata. Lui poggia regalmente la schiena contro la poltrona, mi lancia uno sguardo, sfilando il guanto, le dita a sfregare fra loro con un cenno particolarmente eloquente.
-Hai sentito, Scarlett.- conferma il suo pensiero. Perché, papà. Perché.
-E’ l’ultima cosa che faccio.- ah, ecco. Non potevo immaginare altrimenti. Solo che al momento sono troppo presa dalla tragedia ultima, per pensarci a fondo. Ma sicuramente la storia del ‘pro filosofia mezzosangue’, avrà turbato anche lui, profondamente. Non posso immaginare nemmeno pallidamente cosa alberga nel suo cuore, adesso. Immagino che lo aiuti per via del…coso. Amore paterno. Ma so bene allo stesso modo che se mio padre mette una croce su qualcuno, quella croce si marchia col sangue e rimane per sempre. Immagino…che sia il suo modo particolare di dire addio. Anche se…non so come potrebbe farcela pienamente. Ma lui è forte, lo è sempre stato. E certe filosofie di vita, certe linee, certe posizioni…non si possono cambiare. Non si devono cambiare. Ma so, che non si cancella un figlio, anche se lontano anni luce, non si può. Non uno come Aedan. Ma anche qui, si chiude un capitolo. Forse sarà riscritto, la famiglia Lywelyn continua…ma senza un pezzo.
-Ah.- è la mia sola esclamazione, guardando oltre la finestra dai vetri spessi e trasparenti.
-E’ finita, papà.- parlando del rapporto ormai rotto con una parte di me. Una zona che brucia, oltre lo sterno. Se potessi urlare. Se ne avessi la forza, lo farei. Fino a farmi sanguinare la gola per lo sforzo.
-Ti sbagli.- si alza, sfiora il mio capo poggiando un bacio sulla mia fronte. -E’ appena cominciato.-
Decisions
-Tu vieni con me.- Edward salta fuori con questa frase, di punto in bianco. –Eh?- inarco un sopracciglio, Jasper abbandona la sua noia completa mentre rivolge a noi la sua attenzione, Deirdre ha uno sguardo che luccica appena.
-Tu vieni con me. Con noi.- aggiunge, parlando del gruppo per esteso.
-A nome della sottoscritta…eh?- come se fosse logico per me capire di cosa diamine stia parlando. Lui scuote la testa, poggia una mano sulla mia nuca.
-Vacanze insieme.- finalmente si sbottona. E ci voleva tanto a dire le cose chiaramente anziché saltare con qualche frase a doppio senso, dico io.
-Oh certo…è una buona idea.- interviene Lewis. -La quiete prima della tempesta visto che Martine, la mia adorabile sorellina Martine, mi farà pelo e contropelo, quando torno a casa. Le mie vacanze, quest’anno, si interrompono prima.- annuncia, storcendo appena il naso. Povero Jasp. Ho come l’impressione che sua sorella, preoccupata per la sua incolumità, non metterà a tacere questa storia in casa sua. E forse, ha ragione. Si fa così. Tra fratelli. Poi torna all’attacco.
-Quindi, avete l’obbligo morale di farmi divertire il più possibile.- Edward ride, portando indietro la testa.
-Faremo il possibile, amico mio.- poi torna su di me.
-Niente no.- precisa. Io sospiro, Deirdre reclina la testa sorridendo.
-Facciamo così…- comincio –Troviamo un valido compromesso. Anziché le solite vacanze…vi porto tutti nelle campagne irlandesi. Così il caro condannato alla gogna Lewis, potrà annegare i suoi dispiaceri nei meandri del verde delle terre.- propongo. Jasper mi fa un sorrisone enorme, poggia la matita che stava torturando. -Ma che carina…vuoi che anneghi i miei dispiaceri nel sidro…mi commuovo.- dice, con aria da cerbiatto indifeso. Gli calzasse un po’, almeno. Edward annuisce.
-Alle terre del sidro, allora.- Deirdre acconsente di buon grado.
-Alle terre del sidro.- chiude il giro Jasper. -E che l’alcool mi aiuti.-
Se non ci fosse Jasper, bisognerebbe inventarlo. Sorrido.
-Compromesso valido, accettato.-
King's Cross-31 Giugno 1944
Binario 9 ¾ l’atmosfera è impalpabilmente tesa. Guardo fuori dal finestrino. Il paesaggio sfrecciare e Londra avvicinarsi. Irlanda sto tornando. E sto portando con me alcune persone importanti.
Non so come, non so per quale motivo. Un pezzo manca, ma qualcosa è rimasto.
Qualcosa che sembra scandire ticchettii particolarmente invitanti.
L’idea di una nuova era…ti toglie l’amaro dalla bocca.
Edward e la sua attenzione completamente rivolta altrove. Jasper sembra semi addormentato. Deirdre mi sorride. Poggio il piede per terra, all’arrivo. Gente che si scontra abbracciandosi. La voce di mia madre che ci richiama, pronta a condurci nelle terre verdi che ci culleranno, per un po’.
Ci rivediamo a settembre, Hogwarts.
19/07/2008
Gli ibridi sono sempre un problema.
Vedi i Mezzosangue, vedi Julia Versten, vedi i Centauri.
Mon Dieu, i Centauri. Esseri zoccolanti mezzi ronzini e mezzi umani con il dono della profezia, ma di certo non amici dei maghi.
Mi muovo rapido fra le sterpaglie della Foresta Proibita, sperando di non inciampare in un branco di simpatici quattrozampe. O seizampe?
Mentre resisto alla tentazione di dar fuoco al posto, intravedo una figura vestita di scuro. Una figura femminile, quindi la mia attenzione è subito calamitata.
Deirdre e Scarlett sono partite di gran carriera e a questo punto saranno già nelle loro stanze. Quindi potrebbe essere una del Fidelius [così i piccoli difensori dell’uguaglianza hanno chiamato il loro club], oppure…oppure Violet. L’ho persa di vista quasi subito.
Infatti, la mia intuizione si rivela fondata.
Violet Traviston giace priva di sensi. Mi ricorda Biancaneve. Le labbra rosse a contrasto con la pelle candida, i capelli scuri e sciolti che incorniciano un viso dai tratti dolci, quanto mai inadatti alla sua personalità.
L’abito di raso viola sembra integro, senza macchie di sangue. Un’abrasione sul braccio ed un livido sulla spalla sinistra sembrano le uniche ferite. Dopo un veloce esame, anche la testa sembra a posto. E brava McKanzie.
Bene, devo portarla a scuola.
In linea di massima, cercherei di far levitare il corpo, ma la Foresta è troppo fitta, non c’è spazio per muoverla. Non mi resta che sollevarla fra le braccia, sperando di non fare danni.
Il suo corpo è freddo, ma il cuore, contro il mio, batte lento ma sicuro. Sembra star bene.
Odio questa sottospecie di bosco con tutto me stesso.
Dieci minuti dopo, inizio a vedere Hogwarts.
Non posso portarla dall’infermiera Mound, mi scoprirebbero.
Devo lasciarla da qualche parte. In Sala Grande, ecco. La scuola è deserta, per fortuna.
Stendo il corpo di Violet su uno dei divani, vicino all’ingresso. Le sue mani sono gelide, devo coprirla con qualcosa. Una coperta, un mantello. Qualcosa! Ma non c’è niente, neppure una tovaglia.
Alzo gli occhi al cielo, esasperato.
Ma certo.
« Accio vessillo Serpeverde! » mormoro.
Il drappo di seta verde, intessuto d’argento, ricade fra le mie braccia. È morbido, ed è l’unica cosa disponibile. Avvolgo il suo corpo nello stendardo della nostra Casa.
Fa una strana impressione, ma ora è al sicuro. Non ci vorrà molto prima che la trovino.
« Buonanotte, Vi. » sussurro, mentre mi allontano.
La scuola è sottosopra. E non mi sarei aspettato niente di meno.
A rischiare grosso sono sei persone: Edward e Violet, fra i nostri; Julia Versten, Carlisle Testa-di-Carota Hunnam, Jillian McKanzie e Audrey Salinger, nelle file avversarie.
Salinger e McKanzie si sono fatte beccare dalla mia adorabile sorellina, e pare che il prossimo anno emigreranno in terra francese, per allietare i damerini di Beauxbatons. Due belle bionde in meno ad Hogwarts, ma soprattutto due importanti membri del Fidelius che se ne vanno. Quindi il dispiacere è temperato da una certa sodisfazione.
Sto esponendo ciò che penso a Scarlett, mentre ci avviamo verso la riunione di Morsmordre.
« Dovrei dirlo a Dè, se non sapessi che è il tuo carattere e non si può fare nulla per cambiarlo. » risponde lei esasperata.
« Suvvia, sai che scherzo! »
« No, so che non scherzi, è questo il punto! » replica, senza prendermi in realtà troppo sul serio.
Poco dopo, siamo tutti riuniti di fronte a Tom Riddle. Tutti in piedi, tranne Violet che è seduta: non stava così bene come mi era sembrato. Anzi. Dolohov evita di guardarla.
« Attenzione. Violet. » inizia, invitandola a raggiungerlo. Lei si alza con difficoltà, ma i suoi passi sono fermi.
« D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston. »
Violet sembra sorpresa, se non sconvolta dalla notizia. Non se l’aspettava, e di certo non ce l’aspettavamo noi. Deirdre e Scarlett hanno subito iniziato mugugnare, Ed si è irrigidito, mentre io non posso fare a meno di pensare alla comicità della situazione. Tom che lascia il potere a Violet Traviston.
« Ti seguiranno anche in capo al mondo. Gliel’ho detto io. » aggiunge. Poi dice qualcosa che non riesco a captare.
È ovvio che la scelta del suo luogotenente non ammette ricorsi da parte di nessuno.
Esami finali!
Anche al sesto anno, non possono mancare i temutissimi finals. Per fortuna, non sono al quinto, né al settimo. Poiché nessuno sospetta del mio coinvolgimento nelle attività ludiche post-ballo, conto di prendere molte O inframezzate da E. Benton distribuisce i test, pacifico come sempre.
« Signore, signori… avete due ore a partire da questo momento. » afferma, scrivendo l’ora di condegna sulla lavagna.
Completo il test un quarto d’ora prima della fine, e mi presento alla cattedra per consegnarlo.
« Jasper, sono sicuro che sarà un ottimo lavoro. D’altronde, se hai preso appena un po’ da tua sorella… »
Preferisco non sapere cosa c’entri mia sorella, grazie.
« Le avevo proposto una piccola sfida, al Ballo. Ha lanciato un Incanto di Barriera, che era davvero impenetrabile. »
Non mi meraviglia che abbia scelto proprio un Incanto di Barriera contro di lui. Trattengo una risata e mi congedo.
« Incantesimi era la sua seconda materia preferita, dopo Aritmanzia. »
Poi esco dalla classe, mi nascondo alla prima svolta del corridoio e rido per cinque minuti buoni.
Martine e Benton.
Povera sorellina mia!
Povera sorellina mia, un accidente.
« Jasper, non credere che non ti abbia visto. Non credere che non sappia. »
Scenario: studio del professore di Aritmanzia. Personaggi: Jasper e Martine Lewis. Argomento: attività ludiche post-ballo.
« Ti ho coperto, visto che per quest’anno hai fatto anche troppo. »
« Potevi anche risparmiartelo. »
« Un’altra parola e ti schianto. Tu sei un Lewis, chiaro? Non un McKanzie o un Salinger qualsiasi.»
« E la Traviston? E Edward? »
« Erano feriti. Tu no, dipendeva solo da non farti trovare. E mentre sono con Benton, cosa succede? Vedo te che cerchi di sgattaiolare nei sotterranei. »
« Eri con Benton?! »
« Esatto, mi ha tormentato tutta la sera. Ho dovuto baciarlo per distrarlo dal rumore dei tuoi passi. »
Oh, buon Salazar. Benton come cognato?
« Stamattina l’ho convinto che era ubriaco e si è sognato tutto. Ho detto di aver eseguito un Incanto di Barriera e l’ho convinto, non so come.»
Niente di meno. I professori, in questa scuola, se decidono di non vedere… non vedono.
« In ogni caso, Martine, non sono un idiota completo. Se ho ritardato tanto, è perché c’è stato un imprevisto. »
« Del genere? »
« Del genere: una ragazza. Ferma, non quello che pensi tu; per una volta, non ti deluderò. Ho trovato Violet Traviston ferita, e l’ho riportata a scuola. »
Martine sorride ironica.
« Certo, come non saperlo. Chi altri poteva avvolgerla nello stendardo di Serpeverde? »
Le vacanze di quest’estate si preannunciano all’insegna del carcere.
A parte le due settimane che passerò in Irlanda con i miei amici, ad affogare i miei dispiaceri nel sidro scorrazzando per i verdi prati dell’Isola di Smeraldo, passerò il tempo a casa mia, solo, sotto la sorveglianza di Martine e della servitù.
Di conseguenza non sono proprio l’immagine della felicità, mentre usciamo dall’edificio che ci ospita per nove mesi all’anno e ci avviamo verso Hogsmeade per prendere l’Espresso.
I miei compagni di casa sono più allegri.
Deirdre, Edward e Scarlett discutono animatamente sull’estate e sull’organizzazione delle vacanze. Le gemelle Blackster cinguettano di un eventuale crociera in Sudamerica. Jefferson Lennard saluta la scuola per l’ultima volta, così come Lenore Swart. Tom Riddle, come sempre, ha un’espressione imperturbabile e osserva con occhi scintillanti il grande castello gotico.
Mi avvicino a lui.
« Ti mancherà? » gli chiedo.
« Alcune cose, sì. Ma non poi così tanto. » risponde, tranquillo. Poi volge le spalle ad Hogwarts, e si incammina con gli altri.
Stiamo entrando a Londra, lo intuisco dai sobborghi e dalle macerie. Maledetti babbani, maledette guerre babbane.
Con una frenata quasi dolce, il treno si ferma al binario 9 e ¾. Ci avviamo ad uscire, ognuno stretto al suo baule.
Martine mi fa segno di raggiungerla appena guadagnata la pensilina, ma non è semplice con quest’orda di studenti ansiosi di tornare a casa per le vacanze.
Dopo aver tolto di mezzo [solo con uno spintone] un Tassorosso che mi bloccava la strada, scendo i gradini e respiro l’aria londinese. Saluto i miei amici: ci rivedremo il 1 Agosto, a casa Lywelyn.
Lascio Dè con un bacio appassionato che spero le basti per almeno un mese. A giudicare dal rossore sul suo viso, è molto probabile.
Notturn Alley è brulicante di vita come non mai.
Prima di tornare a casa, Martine deve fare qualche acquisto.
« Pensavo a un regalo per papà, cosa ne dici? » mi chiede, mentre entriamo in uno dei negozi alla nostra destra.
« Ad esempio? »
Non conosco bene mio padre. Vivo con lui da sempre, a parte le parentesi di Hogwarts, eppure abbiamo l’incredibile capacità di non incontrarci mai pur vivendo sotto lo stesso tetto.
« Signori Lewis! Ben arrivati! »
Mandragorus Mulligan scodinzola di fronte a noi come un cane.
C’è qualcosa di più disgustoso di un mago servile? Forse un Sanguesporco servile.
Una mezzora dopo, usciamo con diversi pacchetti. Il regalo per papà non rischia certo di soffrire di solitudine.
Mentre camminiamo, tutti i maghi sopra i 12 anni e sotto i 120 guardano mia sorella come se volessero spogliarla. Ci sono abituato, ma… ehi, è mia sorella, un po’ di rispetto.
Il nostro ingresso in una bettola di infima classe è salutato con una serie di fischi di apprezzamento dagli avventori presenti, tutti uomini. Buon Salazar, alcuni sono rivolti a me.
Una manciata di Metropolvere nel caminetto più vicino et voilà, siamo nella nostra casa di campagna, vicino a Scarborough, la zona da cui proviene la mia famiglia.
Arriviamo nella sala da pranzo, illuminata dalla luce calda del tardo pomeriggio. Mio padre, William Lewis, per una volta non sta lavorando, bensì legge, seduto su una poltrona. Alle sue spalle, un ritratto ad olio di mia madre, Christine, in abito da sera e pelliccia.
Martine lo saluta con un bacio sulla fronte, e corre in camera a rinfrescarsi. Io resto in nella stanza, aspettando che la tempesta mi travolga.
Osservo l’uomo di fronte a me.
È bello, sì. Lo devo riconoscere, è più bello di me. Non ci somigliamo molto, neppure nei colori. Sean aveva preso da lui. Entrambi castani, la pelle piuttosto scura e con un fisico solido. Martine ed io siamo simili ai Chamberlain, la famiglia di mia madre. Biondi, di carnagione chiara e longilinei.
Mio padre non dice una parola per qualche minuto, ma pare continuare a leggere senza accorgersi della mia presenza. So bene che è una tattica, per far salire la tensione.
« Jasper. »
« Sì, signore. »
Non mi è permesso chiamarlo “papà”. Non è decoroso. Né in pubblico, né in privato.
« Sono molto deluso dalla tua mancanza di intelligenza. »
Pausa.
« Non pretendo che tu diventi un genio matematico o qualcosa di altrettanto improbabile. »
Pausa.
« Ma il tuo comportamento dev’essere irreprensibile. È chiaro? »
L’unica azione che mi è concessa è annuire. E infatti annuisco.
« Con ciò non voglio dire che tu non possa divertirti. Tuttavia, un conto è una scappatella notturna fuori dal coprifuoco. Un conto è un duello nella Foresta Proibita. Anzi, uno scontro con feriti gravi. »
A capo chino, azzardo una risposta, cercando di usare un tono impersonale.
« Nessuno mi ha scoperto. Mi ha visto solo Martine. »
« Martine non è “nessuno”. Se ti avesse visto Benton? Non nego di avere rapporti cordiali con lui, ma di certo non avrebbe potuto chiudere entrambi gli occhi. Ringrazia tua sorella. »
Chiude il libro di scatto.
« Jasper, tu sei il mio figlio maschio. L’unico che mi è rimasto. »
L’ombra di Sean tocca ogni nostra conversazione. È sempre stato così, anche quando era vivo. Era la pietra di paragone, e lo è rimasto tuttora.
« Martine ha deciso di dedicarsi all’insegnamento. Perfetto, un lavoro adatto ad una donna. Il prossimo anno sarà ancora ad Hogwarts, assumerà stabilmente la cattedra di Aritmanzia. »
Fa un respiro profondo, poi si alza e versa del brandy in due bicchieri. Si avvicina e me ne porge uno.
« Jasper, ti rivelerò un segreto. Ne sono a conoscenza solo i miei più stretti collaboratori, oltre a me. »
Alzo gli occhi e accenno un sì.
« Puoi fidarti di me. » gli garantisco.
« Mi hanno offerto la candidatura alle elezioni del prossimo anno, a novembre. Come Ministro della Magia. »
Beve un sorso di liquore, fissandomi con i suoi occhi scuri.
« Non tollererò nulla e nessuno che possa intralciarmi. È chiaro? »
Stringo il bicchiere nella mia mano.
Mio padre è l’unica persona che riesce a terrorizzarmi solo con uno sguardo.
Nonostante questo, il mio rispetto e la mia fedeltà verso di lui sono incrollabili.
Alzo il bicchiere.
« Al futuro Ministro della Magia. » brindo, sottovoce.
15/07/2008
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Ammetto che non mi pare di aver mangiato cartone, ieri sera; eppure la sensazione nella mia bocca è esattamente quella. Sento la lingua secca, fastidiosamente appiccicata al palato, per non parlare del gusto disgustoso che mi prende la gola e il naso. Ed il mio letto; sento ogni singola molla conficcata nel fianco, cosa che non è mai successa nell’intero anno scolastico.
Socchiudo le palpebre. E vengo travolta dal bianco gelido di una stanza che in un primo momento non riconosco; sarà che forse sono mezza accecata, come se fossero giorni interi che non apro gli occhi.
« alla buon’ora! » gracchia una voce che inizialmente non riconosco. Finché non compare un grembiulino dello stesso orrendo bianco disinfettato davanti alla mia faccia, e poco più in alto il cappellino squallido dell’infermiera Mound.
Sono in infermeria.
In un flash, per la precisione un flash violetto, ritorna alla mia mente la notte nel bosco, la McKanzie, e quel cretino di Antonin Dolohov.
« ti hanno portata qui cinquantuno ore fa, cara. »
PIU’ DI DUE GIORNI FA? Provo ad aprire la bocca per esprimere tutto il mio disappunto, ma quello che mi esce è solo un conato di vomito. Automaticamente, mi sporgo sul catino di metallo che è appoggiato di fianco alla mia branda, davanti al comodino.
« non provare a parlare. Qualche malandrino ti ha praticamente squagliato l’apparato digerente, è un miracolo che non abbiano deciso di portarti al San Mungo. » è solo quando me lo dice che sento una fitta fortissima allo stomaco. Riaffondo la testa nel cuscino, e chiudo gli occhi.
Due giorni, dunque. E visto che io sono qui, è sicuro che siamo stati beccati. Cosa che non doveva succedere, affatto. Sento l’infermiera che sbatte boccette e bicchieri, ma non ho la forza di darle una sberla sulle gambe per allontanarla.
La testa mi ricade di lato; di fianco a me, c’è una fila di pazienti stesi sui loro letti.
Sento delle voci attutite dietro la porta; non mi sembrano quelle dei miei genitori, ma in effetti visto che non mi hanno portata in ospedale dubito che verranno. Meglio così, mi basterà l’estate di inferno che sto per passare.
Chiudo gli occhi, onde evitare di dover parlare con qualsiasi insegnante o simili che abbia intenzione di interrogarmi. Devo prima progettare una scusa decente, comprendetemi.
(.sei giorni dopo)
« No, Signor Preside. » certo che non avevo intenzione di uccidere, vecchio idiota. E anche se, di certo non verrei a dirtelo. Mi sto torturando le dita sotto la scrivania; sono stata tra gli ultimi della nostra allegra compagnia ad avere un piacevole colloquio con suo splendore Armando Dippet, che non fa altro che farmi domande cretine con cui rispondo a monosillabi.
« per che motivo vi siete sfidati? Avreste potuto farvi male! » noi volevamo farci male, scemo.
« Preside, io ho solo seguito le persone che andavano nel bosco! Ho pensato che avrei potuto evitare un litigio, e alla fine mi sono fatta male solo io! » gli rispondo con il tono più lamentoso che riesca ad ottenere, con gli occhi che mi si riempiono di lacrime in dieci secondi. Ah, adoro essere un’ottima attrice.
Sembra convinto, stranamente. Si alza in piedi, spostando verso di me una pergamena con un grosso sigillo verde smeraldo.
« è una copia del suo richiamo ufficiale, già recapitato ai suoi genitori, miss Traviston. » fa una pausa, come ad attendere che io scoppi in lacrime. « L’anno prossimo non potrà andare ad Hogsmeade né partecipare ad altre gite della scuola. Insomma, rimarrà qui a riflettere su quello che ha fatto. » sorriso acido da preside bastardo. « Può andare. »
Faccio una riverenza e me ne esco, appallottolando il foglio che segna la mia morte tra le dita. Qualcosa mi dice che l’anno prossimo sarà molto divertente; per me, almeno.
(.tre settimane dopo, a metà giugno. )
Una settimana e me ne tornerò a casa. Non so se esserne felice, visto che tutta la scuola tratta me e gli altri ‘del ballo’ come un’appestata – Lywelyn e Blackster comprese, cosa che mi fa imbestialire, visto che ci é mancato tanto così che anche loro ci lasciassero la reputazione. C’è da dire che a casa i miei mi sbucceranno viva, quindi non so cosa sia peggio.
Ho l’impressione che quest’anno i miei voti saranno ben più bassi di quanto avevo pronosticato; mi siedo per terra, con la schiena contro il muro, fuori dall’aula sigillata prima della lezione di Trasfigurazioni. Tutti attorno a me ripassano freneticamente per il compito finale, evitando accuratamente di posare i loro adorabili occhi su di me. Edward non si presenterà neppure, a meno che non decida di fare una comparsata finale; la sua influente mammina ha chiesto di fargli sostenere gli esami in forma privata quando si sarà ripreso dallo ‘stress psicologico a cui è stato sottoposto’.
Dopo questo, mi mancherà soltanto aritmanzia e avrò dato fondo a tutte le mie energie per l’anno scolastico. Anche se immagino che non riuscirò ad ottenere più di una fila ordinata di A, che mi comunicano che sono fuori da praticamente tutte le materie del secolo e farei prima a ritirarmi per evitare l’umiliazione di seguire soltanto storia della magia come materia curricolare.
Lascio cadere la mia borsa su un banco. In prima fila, tanto nessuno mi aiuterebbe mai a copiare. Da quando ho causato un mezzo cataclisma e ho messo metà scuola in pericolo bocciatura, sono praticamente un’isola. Ci saranno cinque persone che mi parlano per non insultarmi, ed una lo fa solo perché è nelle peste quanto me. Si chiama Lenore Swart, e non ho idea di come farà a passare i M.A.G.O. Piego la testa sul foglio che Silente mi consegna insieme ad uno sguardo di rimprovero. Ok, dev’essere un compito da E. O non uscirò mai da quest’inferno.
*
Io non passo da un ragazzo all’altro. Sono i ragazzi che passano per me. No, non in quel senso. Nel senso che si stufano subito; io non sono capace di dare loro la relazione tranquilla e sicura di cui hanno bisogno, di lasciare loro il loro spazio, di farmi gli affari miei ed essere pronta quando mi vogliono. Sono io quella con le esigenze; gli altri si devono adattare a me.
E’ che mi affeziono troppo, e sbaglio ogni volta.
Jeff sta studiando come un pazzo, con la testa china sulle pagine del suo libro di incantesimi; deve fare tutto quello che non ha fatto quest’anno nel poco tempo che gli è rimasto prima di domani.
Gli poso le mani sulle spalle, con cautela; ci vogliono dieci secondi perché se le scrolli di dosso, e mi lanci uno sguardo sbilenco, ritornando sul suo libro con la fronte aggrottata. Ci mancava solo che avesse le scatole girate lui; ’unico motivo che avevo ancora per alzarmi alla mattina e non spaccare la faccia a quel brutto grugno lurido di Deirdre é il suo buonumore che mi aspetta in sala grande insieme ad un croissant alla marmellata.
« che succede? » sibilo senza staccare gli occhi dalla sua nuca e dai capelli castano scuro, l’unica parte di lui che posso vedere dalla mia posizione. Si volta appena, guardandomi con la coda dell’occhio; sbuffa, impaziente. Fa cadere la penna d’aquila tra le pagine del libro, e si volta verso di me.
« Violet. » mugugna appena. Dal canto mio, rimango ferma dove mi ha esiliata, aspettando che sua maestà decida di potermi prestare cinque secondi di attenzione senza fare il nervosetto. « finiti gli esami ... non torno ad Ayr. » non mi guarda; ma non me ne rendo conto subito. Non capisco cosa intenda.
« vai a fare un viaggio? »
« no. » la sua sedia striscia all’indietro, di modo che abbia il posto per girarsi verso di me. E continuare imperterrito a non guardarmi. « mi trasferisco in india. »
« DOVE?! » sbotto senza neppure dargli il tempo di finire la frase. In un solo istante, tutti i miei progetti estivi crollano sotto il peso della sua prima occhiata, del color cioccolato che ho adorato sin dal primo momento.
« non urlare. » mi zittisce con il tono piatto che usa quando si innervosisce. Non gli do modo di continuare, filando dritta nei dormitori delle ragazze; sono ufficialmente una deficiente senza alcun motivo sensato per continuare a vivere.
(.qualche giorno dopo)
Ritornerò nella mia stanza con il pacco di appunti che ho recuperato dai vari idioti che me li hanno chiesti in prestito durante l’anno. Tra due giorni sarò su un treno che mi riporterà alla civiltà, lontano da questa scuola del cavolo e dai suoi professori ancor più del cavolo. I miei esami da E quest’anno saranno un disastro, non riesco a pensare ad altro.
La McKanzie e le sue amiche fatine l’anno prossimo verranno mandate a Beauxbatons. Edward si è dato alla macchia. Hunnam è un maledetto che non pagherà mai le conseguenze di quello che ha fatto.
E io ho un’estate da passare chiusa nelle mie stanze a tormentarmi e studiare, per salvare il salvabile a settembre, se mai verrò ammessa al settimo.
« Violet. » sibila Tom, in piedi davanti a tutti noi, nella solita stanza dietro alla statua di goblin. Buia, come sempre, visto che le candele che accendiamo non bastano mai a fare più che distinguere i contorni di persone e oggetti. Alzo la testa, come ad attendere un ordine; mi fa cenno di avvicinarmi. Mi alzo a fatica, facendo leva sulle braccia, e mi sposto di un paio di passi verso di lui.
« Attenzione. » sibila mentre la sua mano pallida mi si stringe attorno al braccio, affossandosi nella mia carne; mi fa male, ma non glielo dico. Anzi, non lo guardo neppure. Non so cosa voglia da me, e mi fa paura la sola idea di essere in piedi davanti ad una decina di persone che si aspettano chissà cosa. « D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston. » davanti a tutti, mi chiama con il mio nome completo. E ghigna. Capisco quello che ha detto, ma non sono sicura che faccia sul serio; cosa vuole da me? Che eredi il suo potere all’interno della scuola? Ma se non riesco neppure a farmi obbedire da quattro idiote del primo anno!
Gli altri sussurrano, mi lanciano occhiatacce. Io prendo il coraggio tra i denti e mi volto verso Tom, con tutta la perplessità che sono capace di mostrare.
« Ti seguiranno anche in capo al mondo. Gliel’ho detto io. » non vuole rassicurarmi. Vuole solo ricordarmi che il capo, quello vero, è solo lui. « Sentirai presto parlare di me, e allora ti rivorrò al mio fianco. E sai che non accetto no come risposta. » Il cuore mi batte a tutta velocità mentre annuisco debolmente, e lo fisso finché non mi lascia andare il braccio, ora decorato allegramente da cinque belle strisce rosse.
Si volta verso il muro e comincia a trafficare, gesto che significa che possiamo andare. Non voglio ricevere complimenti. Lo sguardo inorgoglito di Lenore, l’aria spaventata di Jeff. I principi, trasaliti ed offesi; avranno un anno per mettersi in pari con tutti i torti che mi hanno fatto ... ma non sanno ancora quanti io ne farò a loro.
Ho il potere. Si chiama Morsmordre.
(.in treno)
Mi sveglio per colpa del rumore del baule che mi balla sopra la testa. Catherine dorme con la bocca aperta e la testa che affonda nel sedile imbottito, e per una volta non si preoccupa del fatto che i suoi capelli siano tutti spettinati. Al suo fianco, c’è la sciarpa di seta rosa di Ashleigh, probabilmente emigrata alla ricerca di un bagno o di compagnia maggiore di due che dormono.
Metà dei serpeverde ora mi guarda con la reverenza che avrebbe sempre dovuto mantenere nei miei confronti, e che poco furbamente mi ha negato. Peggio per loro. Solo Jeff ha continuato a tenersi prudentemente alla larga; ogni tanto mi lasciava un biglietto di scuse sul letto, ricordandomi che gli dispiace, che a me ci tiene veramente, ma l’occasione di andare a fare lo spezzincantesimi laggiù è troppo grossa per lasciarsela sfuggire e bla bla bla.
Guardo fuori dal finestrino; non è difficile riconoscere Londra che si sta avvicinando, o meglio, noi che ci avvicinamo a lei, passando per i sobborghi che la circondano. E’ un peccato che i babbani non possano vedere l’Espresso, immagino che rimarrebbero strabiliati da un treno così bello. Allungo un calcio sugli stinchi a Cate, che si sveglia grugnendo.
« su, stiamo arrivando. » le grido, facendola sobbalzare ulteriormente. Mia madre mi ha già preannunciato che mi distruggerà appena arriveremo a casa, io figlia degenere che non ha mai imparato a comportarsi come si deve. Mi alzo in piedi, prendendo a sistemarmi gli orli della camicia e la gonna blu che dà tanto un’aria nobile. “Quella che dovresti avere sempre, contessina Violet Traviston, ma che ti ostini a camuffare con i tuoi atteggiamenti da bifolca lasciva!” , aggiungerebbe la cara mamma.
Il treno prende a rallentare. Fuori dai finestrini appaiono i primi genitori che agitano le braccia; ancora non distinguo la feccia babbana terrorizzata da chi è abituato a stare al 9 e ¾. Mi allungo per tirare giù il baule e, evitando per un pelo i piedi di Cate che ancora si sta sfregando gli occhietti, esco nel corridoio del treno, già gremito di bambini che pigolano e idioti tassorosso che si prendono a pacche sulle spalle.
Ci fermiamo. Siamo arrivati.
Aspetto che le Corvonero che si sono messe a piangere davanti alla porta si levino di mezzo, e poi esco, tarscinandomi dietro il mio bagaglio. I miei genitori e i miei fratelli non appaiono all’orizzonte; sono preoccupata sopratutto per Egbert, che l’anno scorso è riuscito a lasciare la sua civetta sul treno e quasi a farla ripartire per Hogwarts.
« V. » una voce familiare a pochi metri da me mi costringe a voltarmi; sapevo che si sarebbe fatto vivo in ultima, tanto per darmi la mazzata finale. Senza neppure pensarci, la mano mi scatta verso i capelli, e comincio ad arrotolarmi una ciocca attorno al dito, tirando fino a farmi male.
« Dimmi, Jeff. » gli dico tentando di rimanere il più fredda e lucida possibile. Certo, bello stronzo. Riconosco i suoi genitori che vengono avanti alle sue spalle; è la copia al maschile di sua madre, per non parlare di suo fratello.
« Volevo salutarti. » per sempre. Non lo aggiunge, ma so che lo sta pensando. Sorrido, e gli allungo una mano; ben tesa, come se dovessimo stringere un contratto.
« Ciao, allora. » gli rispondo tranquillamente, per quanta fatica mi costi fingere di non avere il cuore come un colabrodo. Sembra perplesso; allunga la sua mano scura verso la mia, e me la stringe con poca convinzione, per poi finire per allungarla e sfiorarmi il braccio.
« Dài, smettila! » lo rimprovero facendo un mezzo passo all’indietro. Suo padre lo chiama. Alzo una mano, la faccio oscillare in aria mentre si allontana.
Già. Si allontana. Chissà se mi scriverà un gufo, dal lontano Oriente.
« Violet, tesoro! » trilla mamma, precipitandosi verso di me in uno dei suoi soliti turbini di seta, oggi color acquamarina, e prendendo a sistemarmi il colletto della camicia. Mio fratello si sistema gli occhiali sul naso, tanto per cambiare. Mia sorella Ariel fa la timida e tuffa la testolina contro il collo di papà.
31 giugno 1944; Volto le spalle all’ultimo stralcio di Hogwarts.
All’anno prossimo.
14/07/2008
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« Gut.. che ne pensi? » in uno svolazzo di velluto beige, compio una breve piroetta su me stessa, soffermandomi poi ad osservare Frances in attesa del suo verdetto. La mia compagna di stanza - con cui ho imparato a fare amicizia, lentamente come mio solito, mi guarda con i lucciconi negli occhi, battendo un paio di volte le mani in segno d'approvazione.
« E' davvero stupendo, Leen! Ti sta una favola. »
« Le sarte di mio padre fanno scintille. », ironizzo, scuotendo appena i capelli biondi da brava cocchina di papà. Sogghignando, Frances si sistema minuziosamente il nastro di seta intorno alla vita, osservandosi allo specchio più per curiosità, che per vanto. Io invece mi spio dall'angolo, più per vanto che per altro.
« E chi è che ti porta al ballo, bellezza? », domanda lei dopo poco, arricciando il nasino in un'espressione sorniona. Le lancio un'occhiata eloquente, nel riflesso dello specchio, senza rispondere. Deve insistere con la sua domanda ancora una volta, prima che io mi ritenga sconfitta dalla sua testardaggine.
« Garet Haslett. », schiocco la lingua sul palato, avvicinandomi al mio beauty-case.
« Maddai? E' ..insomma, l'ex di Georgiana! », si entusiasma nell'informarmi, stringendo le labbra in una smorfia un po' preoccupata.
« Non mi porta sull'altare, Frans. Rue, bitte. », sospiro, sorridendo tra me e me; non credo che Georgiana avrà qualcosa da ridire, e se comunque l'avesse, ci siamo già incontrate su terreno di battaglia; e a me non dispiacerebbe per niente, d'altronde, re-incontrarla in duello. Intanto ho provato tre dei miei rossetti preferiti sul dorso della mano, e sono convinta che non me ne starà bene uno - forse avrei dovuto chiedere alle sarte un vestito rosso, quello si sarebbe più adattato alle mie esigenze. Abbandono i tentennamenti in un breve prendere un respiro profondo, optando per un rossetto terra, chiaro e rossiccio, non troppo evidente, delineando le labbra con cura - come mi ha insegnato a fare mia zia quando ancora giocavo con i suoi trucchi, da bambina. Mia madre non ne ha mai avuto la possibilità, d'altronde. Osservo la lente che avevo preparato, su un fazzoletto poggiato sul mobile accanto al beauty-case. E con una lieve risata, guardandomi allo specchio, la lascio lì. Oggi più colori ho in viso, meglio è.
« Io scendo ..non far aspettare troppo il tuo cavaliere. », cinguetto sarcasticamente, passando attraverso l'entrata del dormitorio.
« Non hai messo la lente. », scandisce Garet, scrutando con soddisfazione i colori dei miei occhi, seguendo distrattamente alcuni passi di danza, mentre la Sala Grande si anima del chiacchiericcio, misto al sottofondo piacevole della musica. Il ballo è, come d'altronde lo è anche nella mia vecchia scuola, un evento che entusiasma anche gli animi più indolenti.
« Ho deciso che stasera non ne avrei avuto troppo bisogno. » gli rispondo, con un piccolo sorrisetto, che viene ricambiato dall'inclinazione sghemba e divertita delle labbra di lui dopo non troppi secondi. Lo vedo lanciare un'occhiata fugace a Georgiana, dall'altra parte della sala - impegnata in uno scioglilingua davvero trasportato insieme al caposcuola Grifondoro, prima di fermarsi e prendermi per mano delicatamente, facendo un cenno verso il tavolo del buffet.
« Ponch? », domanda, facendo un passo in avanti.
« Volentieri. », annuisco, lasciando la mia mano nella sua. Non è così spiacevole, dopotutto. Mi sorride in silenzio; sembra la cosa che riesce a fare meglio, molte volte, con l'angolo delle labbra caratterizzato da una punta di timidezza che, tuttavia, stenta sempre a lasciargli il viso, nascondendosi in qualche angolo, tra le pieghe del sorriso o nel riverbero degli occhi burrascosi.
« Così, tra un po' finisce l'anno. Come ti senti? », avanzo dopo un po', mentre ci avviciniamo al tavolo del buffet senza fretta.
« Eh. Un po' ansioso, a dire la verità. », risponde sinceramente, stringendo appena le labbra.
« Ti dispiace di crescere, Peter Pan? », domando ancora, con ironia. Sogghigna silenziosamente, esprimendosi in un piccolo sbuffo - quasi l'accenno di una risata trattenuta, e uno scuotere appena accennato del capo. Eccola lì, un'altra non risposta delle sue.
« Cosa farai, finita la scuola? », e continuo; so che a lui non da fastidio perchè dopo un po' che ci frequentiamo ho imparato a conoscerlo quello che serve. E lui anche, e sa che non sono una persona insistente - ma qualcuno tra i due deve pur intrattenere un minimo di conversazione.
« Pensavo di seguire un corso per diventare Medimag- », adduce, ma s'interrompe quando la voce di Lumacorno esordisce in tono pomposo, scavalcando tutto il rumore che rieccheggia in Sala Grande.
« Signori e signore, l'elezione di Miss e Mister Hogwarts! ». Tom Riddle, e Julia Versten; davvero due, bellissimi, buoni partiti. E non capisco perchè Garet diventi così irrequieto, quando è una cosa del tutto normale - almeno, davanti ai miei occhi.
« Accidenti. », borbotta lui, deglutendo un grosso malloppo di quelle che sembrano preoccupazioni nascoste.
« Cosa c'è, Garet? »
« Resta qui, Leen. Vengo subito. », mormora, allontanandosi velocemente tra la folla senza nemmeno darmi il tempo di provare a trattenerlo, mentre Julia e Tom, aprono le danze di una serata più incandescente di quanto avevo previsto.
Mi è difficile immaginare dove si possano essere dileguati tutti; da quando Julia e Tom hanno terminato il loro bel valzer, ho visto disperdersi tra la folla - e anche velocemente, la sopracitata damigella, Audrey, Georgiana e Sebastian Lang e persino il cavaliere che doveva tenermi compagnia sembra essersi smaterializzato via. Incrocio le braccia al petto, e stanca di stare appoggiata al tavolo del buffet, accanto al boccione del ponch - dove avrei voluto ritrovare Garet, mi intrufolo fra gli studenti - diminuiti in gran numero. O forse è solo una mia sensazione, e probabilmente quella resterà, perchè la maggiorparte dei presenti è tutta presa dal ballo e dai loro accompagnatori/accompagnatrici, mentre io invece, con la possibilità di stare da sola, sento che c'è qualcosa che non va. O che non sta andando, in questo preciso momento. La voce forte e intonata di Eugene Pennington risuona nella sala, sovrastando il coro nell'armonia del pezzo che hanno deciso di presentare, e mentre mi faccio spazio quanto posso, tra pizzi e svolazzi dei vestiti sontuosi di gran parte della scolaresca femminile, passo accanto al professor Crale di Astronomia, nonchè direttore di Corvonero. Caso vuole che una spinta di troppo mi ci fa impattare contro - essì, perchè come appena arrivata, anche io merito di fare le mie magre figure andando a sbattere contro i docenti. E se non volontariamente, un aiutino i miei compagni di scuola sanno darmelo volentieri.
« Signorina Neumann! Tutto a posto? », domanda lui, garbatamente, dopo aver appurato che il lieve scontro non abbia provocato molti danni.
« Tutto a posto, professore ..mi scusi, mi hanno spinta. », esordisco, traendo un sospiro.
« Si figuri, si figuri. Visto che è qui ..sa dirmi dov'è la signorina Harrington? Come caposcuola ha il dovere preciso di controllare i dintorni; in più devo parlarle e non riesco proprio a trovarla. », pronuncia, in maniera eloquente, scrollandosi brevemente i bordi della giacca di gessato blu scuro, perfettamente in tinta con il suo essere Capocasa Corvonero. Sento di essere marginalmente nei guai, oltre che infastidita eccessivamente dal non sapere cosa diavolo sta succedendo, perchè lo sento - e come diceva Alexander, il tuo sesto senso è uno dei più affinati di tutta Durmstrang, liebchen, e chissà se questo vale anche qui a Hogwarts. E devo prendere una decisione, in fretta - se seguire il mio rinomato sesto senso o indirizzare Crale dove ho visto scomparire Georgiana.
« Non so proprio, l'avrò vista si e no mezz'oretta fa ..sarà sicuramente qui intorno a pattugliare. », cerco di prendere quanta più sicurezza in me stessa - tanta, dicono di solito, anche se fingo, ma visto lo sguardo un po' in tralice del professore, non ho fatto del mio meglio.
« Così ..l'ultima lezione è stata davvero interessante, Professore. », sbatto due o tre volte le ciglia, e via con le moine. Fortunatamente ho assorbito qualche nozione e termine necessari per distrarlo quanto di dovere e dare il via ad un fitto dialogo su stelle e costellazioni magiche, e bye bye "devo parlare con la signorina Harrington". Quanto meno, qualcuno avrà di che ringraziarmi, arrivati al nodo di una questione che non capisco - sempre che i miei sospetti siano fondati, d'altronde. Altrimenti, sarà stata solo una serata passata a parlare di luci nel cielo; tanto meglio, comunque, di stare da sola, nell'attesa di un cavaliere che non arriverà, non per il momento.
*Frances è un png inventato sul momento non presente ET non rilevante da me. Solo per non far stare sola in camera la mia bimba, più che altro. Din Don.
12/07/2008
Incantevole. Non posso far altro che pensare questo, quando lo specchio riflette l’immagine di un principe. Perché questo sono. Perché questo è stato dimenticato ed è una cosa che urta pesantemente i miei nervi. Troppe dimenticanze, troppe malcapitate coincidenze. Troppe difficoltose prove di tolleranza verso una marmaglia di idioti che altro non sa fare che urtare la quiete di un equilibrio magico che comincia a scemare. Che comincia a mancare perchè tutti sembrano essere accecati dall'idea di un mondo che non ha nè capo nè coda, che segnerà l'epilogo dell'era magica. Sporchi, sporchi. Indegni mezzosangue. Non meritano respiro.
Oh, ma Tom lo ha detto. Tom ci ha avvisato.
Stasera. Ha. Inizio. La. Fine.
-Meravigliosa…- sibilo vicino, terribilmente vicino al viso di Scarlett tanto da sentirne il respiro. La conversazione con Hunnam è stata fastidiosa. Ma tempo al tempo. Scivolerà fra le mie mani, le stesse che ho torturato, a causa sua, pochi attimi fa.
E lì…oh beh. Lì sarà divertente. Detesto questa festa, è noiosa..al momento.
Gente che luccica tutta contenta per la scarsa fattura di un vestito confezionato apposta per l’occasione. L’idea mi disgusta. Classe, zero. Concezione del bello, meno di zero.
Ideologia del divertimento, inesistente.
Se non fosse per Tom ,la scuola sarebbe una noia mortale. La prendo per mano, lei non oppone resistenza, lasciamo la sala grande.
-Immagino che ci siano diverse cose delle quali parlare.- le sussurro, stringendola contro il mio corpo, le mani sulla schiena, sopra la stoffa leggera del suo abito modello guanto.
-Assolutamente.- risponde in modo eloquente Scarlett, prendendo la mia mano mentre ci portiamo appena fuori dalle mura scolastiche.
Il tempo di intrappolarla fra la parete ed il mio corpo, le mani sulle sue guance baciandole avido le labbra nella sera. Prima di. Prima di.
La bocca delinea i contorni a cuore della sua, saggiandone il sapore appena dolciastro e piacevole.
-Sarà una serata movimentata.- poggiando le dita sulle labbra di lei, per dischiuderle. -Bisogna, cominciare nel modo giusto.-
L’atmosfera si fa densa, particolarmente pesante. Sorrido, nell’ombra di una notte che vede l’inizio di una nuova era, il via di una battaglia che porterà al compimento oscuro del disegno reale che il mondo non ha ancora ben chiaro. L’idea spasmodica del ritrovamento dei valori che infidamente sono andati perduti costringendo il reale equilibrio a trasbordare nel delirio più cieco.
Mostri senza senno né ritegno che si espandono a macchia d’olio relegando la vera salvezza di questa era in un limbo sconosciuto e lontano, come fosse cosa da dimenticare.
Ma è questo il problema. E’ questa la grandezza. La luce. La via.
Possibile che non esista nessuno, con un pizzico di raziocinio, a dire che tutto quello che si è costruito sta andando in pezzi dal momento stesso in cui l’entrata è stata….libera, per tutti coloro che dovrebbero essere banditi, allontanati, omessi.
Infangano, e crescono. Moltiplicandosi come germi fastidiosi la cui sola cura è lo sterminio di massa.
Interessante prospettiva festaiola, per una volta.
Lungo i sentieri impervi di una foresta sempre più scura, avanzo velocemente, fino a reclinare la testa alla vista del mio bon bon preferito.
-Hunnam.- pronuncio, con un sorriso serafico mentre sfilo il mantello che ricade sul selciato poco stabile.
-Cercavo proprio te.- è un sussurro gutturale. Seguito da scintille e contro incantesimi che si schiantano generando zampilli di luce.
Tonfi secchi che provengono dall’ambiente circostante.
Ma sono troppo impegnato ad occuparmi del mio rosso degli stivali per pensarci.
Uno. Due. Tre.
Contatto visivo, Carlisle che si china lentamente, sentendo le palpebre pesanti.
-Hai visto, come ci si sente, anti-principe?- dico, avvicinandomi con un sorriso platealmente velenoso. Mi chino verso di lui, soffermandomi sul suo orecchio.
-Sei buono solo per badare al gregge di pecore alle quali sei tanto legato…- sibilo, acuto ma al tempo stesso lento.
-Stai pensando alla tua metà corvonero, mentre muori?- pronuncio, divertito. Porto una mano sulla sua spalla, per poi scostarla, con aria leggermente indignata.
-Feccia.- pronuncio sul suo viso. Per poi sollevarmi e scostare la polvere dalla giacca, con un cenno del palmo.
E un lampo attraversa il suo sguardo, si china in avanti, la mano sullo sterno. Comincia a boccheggiare. Sembra voler divorare l’aria che comincia a mancare sempre più. Sempre più. In basso, Hunnam. In basso.
Schiatta, ci fai a tutti un favore.
Finalmente, la fine. La tanto agognata, bramata, fine.
Ricade in avanti, poggiando le ginocchia, stendendosi.
Lo vedo afferrare qualcosa sul selciato.
Non ho il tempo di realizzare, so soltanto che qualcosa colpisce la mia gamba, all’altezza della caviglia sinistra. Dolore lancinante. Il contatto visivo si interrompe, l’incantesimo si spezza. Poggio le mani contro il tronco alle mie spalle.
-Dannato, Hunnam.- leggero affanno nella mia voce, mentre lui con le mani strette sulla terra inarca la schiena rialzandosi. Lascio saettare gli occhi nei suoi, odio puro e viscerale.
Ed è nel momento in cui solleviamo entrambi la bacchetta per riprendere che un grido si innalza.
-CENTAURI!- lancio un ultimo sguardo, Carlisle si dilegua, forse in preda alle crisi compulsive alla ricerca della bionda accompagnatrice.
Ho il tempo di voltarmi, sentire gli zoccoli scuotere la terra, prendere l’assetto di una corsa verso l’uscita da quell’uragano di follia.
12/07/2008
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Partendo dal presupposto che non è possibile ricordarsi ogni cosa di ogni materia studiata nell’ultimo anno… la preparazione per i M.A.G.O. procede. Alcuni miei compagni di casa sono sull’orlo di una crisi di nervi, ma per quanto mi riguarda non ho intenzione di ridurmi in quello stato. Georgie è della mia stessa opinione, anche se fra i Corvi le crisi isteriche pre-M.A.G.O. e pre-G.U.F.O. sono molto più frequenti e spesso tocca a lei rimettere ordine.
Stiamo studiando da almeno tre ore quando mi accorgo di star fissando la pagina da almeno due minuti, senza aver capito nulla di ciò che ho sotto gli occhi.
Una pausa. Ho bisogno di una pausa.
Chiudo il libro di Incantesimi, e chiedo ad un mio compagno se può tenere d’occhio le mie cose…non che il problema di Hogwarts siano i furti, ma non si sa mai.
Scendo le scale, e poco dopo mi ritrovo nel parco. L’aria estiva accarezza la mia pelle, e non posso trattenere un sorriso.
I miei passi si dirigono quasi in modo inconscio verso il lago.
Mi siedo sul molo, poi mi tolgo le scarpe lasciando che i piedi nudi sfiorino la superficie dell’acqua. Sollevo una piccola quantità di liquido e la modello in spirali dai riflessi cangianti.
Quando sono stufa del mio gioco, lascio che l’acqua torni alla sua sede naturale e mi stendo sulle assi di legno. Osservo il cielo, di un insolito azzurro intenso, e, per la prima volta da molto, moltissimo tempo mi sento serena. È come se vedessi tutte le cose in modo più chiaro e definito.
Le persone che amo, le persone che ho perduto.
Le persone che odio.
Sento di aver raggiunto un nuovo equilibrio. Un equilibrio costato lacrime e dolore, ma saldo come la roccia.
La sera del ballo.
“Jules, se non metti quel vestito blu sarò costretta a non farti uscire dalla tua stanza.”mi ha minacciato Georgiana stamattina.
Chiaro che non posso non tenere conto del rischio di essere schiantata dalla mia migliore amica.
Quindi mi guardo allo specchio: il vestito blu è al suo posto, sulla mia persona.
Ho un’espressione bizzarra. Sì, credo di essere un po’ emozionata.
Scendo in Sala Comune, dove gli altri Grifondoro si stanno radunando per raggiungere la Sala Grande.
Sebastian mi aspetta, appoggiato ad un divano.
“Sei molto bella.”dice, con un sorriso dolcissimo. In momenti come questo, lo sento davvero come un fratello di sangue.
“Grazie. Anche tu, a proposito.”
“Ho una cosa per te. Da parte di un certo Corvo che venera la terra su cui poggi i piedi.”
“Seb, smettila.”dico, alzando gli occhi al cielo. Fine dei sentimenti fraterni.
“Ecco qui.”
Mi porge un sacchettino di seta, tenuto chiuso da un cordoncino. Sciolgo il nodo.
Sulla mia mano scivola un braccialetto d’argento, lavorato ad arabesco. Me lo allaccio con l’aiuto di Sebastian.
“Se tenta mosse azzardate, avvertimi, mi raccomando.”dice, scherzando ma non troppo, mentre è chino sul mio polso sinistro. All’anulare della mano destra, il cammeo di mia nonna. L’unica che io conosca.
“Oh, non oserei disturbare te e Georgiana. E poi magari le sue mosse azzardate potrebbero piacermi. Ciao Seb!”
Lo saluto con un bacio sulla guancia, ed esco dalla Sala Comune.
Non appena oltrepasso il dipinto della Signora Grassa, vedo di fronte a me una sagoma ben conosciuta.
Aedan.
Come non l’ho mai visto.
Ha fatto qualcosa ai capelli, sì, pettinati in questo modo gli donano molto. Indossa un elegante completo nero, una camicia bianca ed una cravatta nera. Come un nobiluomo d’altri tempi, ha il colletto rialzato.
“Che visione.”dice lui, venendomi incontro con un sorriso.
“Grazie. Posso dire lo stesso di te.”rispondo.
“Un po’ agitata?”chiede, mentre mi stringe fra le braccia.
“Sì. Non sono abituata a un evento così formale.”
“Tranquilla. Farai una bellissima figura. Comportati come fai di solito.”
“Sembri molto a tuo agio, tu.”
“Nella mia famiglia, ci sono balli e feste molto spesso…”
Mentre mi apre una finestra sulla sua vita al di fuori dalla scuola, raggiungiamo la Sala Grande.
Uno scenario da sogno.
Gli stendardi delle quattro case sono appesi alle pareti e si muovono lievi, di certo per effetto magico visto non c’è vento. Una miriade di candele accese fluttuano nell’aria, illuminando una Sala Grande parata a festa.
Sul palco, il professor Lumacorno che chiede il silenzio.
“Signori, Signore, l’elezione di Miss e Mister Hogwarts.”
Un boato scuote la Sala. Poco lontano da me e Aedan, scorgo Georgie, stupenda nel suo vestito verde, che mi sorride e mi una smorfia, accanto a Seb, che invece non mi nota.
“Mister Hogwarts è… Tom Riddle!”
I Serpeverde sono gli unici ad esultare con calore, mentre arriva qualche fioco applauso sparso dalle altre case.
Tom sale sul palco. Alto, bellissimo, letale.
“Ora è il turno della sua regina, signor Riddle. Miss Hogwarts è… Julia Versten!”
Credo di essere il ritratto dello stupore. Sono paralizzata.
“Signorina Versten, prego, ci raggiunga.”
Mi avvicino a passi lenti, cercando di mantenere un’espressione neutra, se non allegra, e salgo i tre gradini del palco senza neppure accorgermene.
Spero con tutto il cuore che questo finisca presto.
“Ed ora, i nostri bellissimi sovrani apriranno le danze.”
Tom Riddle si volta verso di me, sorride beffardo e mi porge la mano.
“Vogliamo andare?”
Julia. Julia Versten. Sei più forte di lui, e lo sai.
“Certo, Tom.”rispondo, sforzandomi di sorridergli.
Poco dopo, siamo al centro della Sala. Soli. Gli altri, dice il cerimoniale, devono aspettare che facciamo un certo numero di giri di valzer.
Tom Riddle mi sovrasta di metà testa. Appoggio una mano sulla sua spalla, mentre la sua si posa sul mio fianco ed esercita una lieve pressione.
L’orchestra inizia a suonare.
Pensa ai giri di valzer, Julia. Non è il momento di fare niente, ti stanno guardando tutti.
“E così, ci ritroviamo, Versten…anzi, Julia. Sei la mia regina, adesso.”
“Io per te non sono niente.”
“Non c’è bisogno di essere così definitivi.”
“Ida non riderebbe a questa battuta, Tom.”
Nulla intacca la sua fisionomia, il suo viso resta atteggiato alla calma più estrema. Come il mio, del resto. Intanto, anche altre coppie iniziano a danzare intorno a noi.
“Julia. Non sei stanca di tutto questo?”
“Molto stanca. Conosci una possibile soluzione?”
Sembra riflettere per qualche istante, ma so bene che è solo scena.
“A mezzanotte. Nella Foresta Proibita.”
La musica si interrompe. Il primo valzer è finito. Mentre mi sciolgo dal suo abbraccio, gli faccio un cenno si assenso, con il miglior sorriso che posso.
Non è una promessa. È un giuramento: non mancherò.
Mi dirigo verso Georgiana, Sebastian ed Aedan.
“Cosa ti ha detto?”chiede la mia amica.
“Giuro che se ti ha fatto male, vado là e…”inizia Seb.
“Julia?”dice Aedan, preoccupato per il mio silenzio.
Sospiro.
“Mi ha sfidato. A mezzanotte, nella Foresta Proibita.”
“Veniamo con te.”scattano all’unisono.
“Il Fidelius è nato per questo.”aggiunge Georgie, al mio iniziale diniego.
Fidelius.
“Va bene. Ma non tutti insieme. Sarebbe troppo sospetto. Andiamo avanti io e Georgiana. Intanto avvisiamo gli altri. Sebastian, Aedan, voi porterete al punto prestabilito gli altri.”
Io e Georgie ci muoviamo in fretta nella sterpaglia. Poco distante, sento i rumori degli altri che ci seguono.
Non sono sola.
Georgie sta finendo di dire:
“..ricordati quello che ti ho insegnato. E non avrai problemi.”
Averla accanto mi infonde fiducia.
Ad un tratto, sentiamo alcune voci e vediamo un nugolo di persone.
Una grande radura illuminata quasi a giorno dallo splendore della luna piena.
“Sei arrivata, finalmente.”
Stringo la mia bacchetta in mano.
“Sì, Tom. Hai intenzione di aspettare ancora a lungo?”
Dietro di me si dispongono i membri del Fidelius, così come i seguaci di Riddle alle spalle del loro capo.
Una fascio di luce parte della sua bacchetta.
Riesco a controbattere alla sua fattura.
Ciò che mi ha insegnato Georgiana, le ore di allenamento con lei…
“Attenta. Concentrazione. Devi essere in grado di vedere cosa sta per fare l’avversario prima che lo faccia.”
È sfibrante. So solo che desidero la morte di Tom Riddle più di ogni altra cosa al mondo, ma non possiedo i mezzi magici per ottenerla.
Gli incantesimi incrociati si fermano per un istante.
“Julia.”
Non perde il suo tono calmo neppure in questo momento, nonostante l'espressione affaticata. L’istante di calma mi permette di intuire come si svolgono i giochi intorno a me. Georgiana alla mia destra, Aedan alla mia sinistra. Il Fidelius schierato a battaglia.
“Sai quali sono state le ultime parole di Ida prima di morire?”domanda, ansando un poco.
Il pensiero di Ida mi attraversa la mente, un uragano di ira, e dolore, e odio, e sofferenza.
E desiderio di morte. Non la mia. La sua.
Intanto, Jasper Lewis ha appena atterrato Damian.
“Ha detto…”interviene il Principe, sogghignando“Ha detto: Ti amo, Tom.”
Stringo la bacchetta. Urlo:
“MUORI RIDDLE! Avada…”
Non riesco a terminare l’incantesimo.
Un istante prima che pronunci, per la prima volta nella mia vita, la seconda parola della Maledizione Senza Perdono, un fascio di luce mi colpisce dritto al cuore.
Lotto per non essere avvolta dalle tenebre, ma è inutile.
L’ultima cosa che vedo… è il viso di Tom Riddle, ansimante e provato.
L’ultima cosa che odo… è un rumore di zoccoli.
11/07/2008
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Fatto. La stoffa scivola sulle mie ossa sporgenti, ricadendo talmente bene da far apparire il vestito fatto su misura. Quasi dimenticavo: mi é stato fatto su misura, tagliato e cucito dalla sarta di mia madre in raso verde smeraldo. Non riesco davvero a capacitarmi che quella nello specchio sia io.
« cavolo. » balbetta appena mia cugina Jane, dodici anni, sdraiata a pancia in giù sul mio letto in un turbinio di lenzuola e cianfrusaglie assortite. Passo le mani sulle anche, premendo il tessuto lucente contro il mio corpo. Immagino che in questo momento dovrei continuare a prepararmi, ma davvero non riesco a spostarmi; quella che si riflette nello specchio non sembro neppure io. E’ una figura bellissima, senza ossa fuori posto, che non è troppo alta e ..
« Georgiana Claire Harrington, da quando sei una stragnocca tutta trine? » mi apostrofa Annette, uscendo dal bagno con i capelli pettinati come una venusiana impazzita. Ma non glielo dico, visto che per lo spavento ho fatto un salto all’indietro e sono inciampata nello strascico, sbattendo il sedere per terra. Se si è strappato mi ammazzo.
Mi risollevo a fatica, fulminandola mentre si infila il reggicalze di pizzo rosa fluorescente; io le voglio bene, ma qualche volta mi spaventa davvero.
« è solo un vestito.. » sussurro cacciando la testa nel baule pur di non farle vedere che sono diventata rossa come una ricordella. Voglio solo essere bella, non mi sembra una grande richiesta; non carina, voglio essere bella.
Mi sistemo i capelli in uno chignon, non molto diverso da quello che mi faccio spesso a scuola; un colpo di bacchetta e li fisso in quella acconciatura, sistemandoci anche un fermaglio di quelli che, anche se non si direbbe, sono diamanti. Con la coda dell’occhio catturo la figuretta di Jane che si ribalta sul letto e si spalma sulla boccuccia del rossetto color mattone, insultata a tutta birra dalla proprietaria del cosmetico, la mia compagna di stanza Gemma.
« auguratemi buona fortuna. » dico in un sospiro, spostandomi verso la porta; per loro sarà una semplice festa, per me è un evento fondamentale. Sono una Caposcuola, e solo questo dovrebbe bastare per ricordarmi che passerò il tempo a controllare che nessuno si ubriachi e cada dalle scale – come stavo per fare io andando verso la Sala Grande, oltretutto.
Passo tra i lunghi tavoli del buffet, tra le bambine ricoperte di gonnelloni rosa che già cianciano alla ricerca di un cavaliere dell’ultimo momento. Del mio, invece, distinguo la forma della schiena larga, i capelli scuri e il lieve movimento della testa mentre ascolta le indicazioni di Dippet, che sfila davanti a lui ed Elizabeth Hale con aria di chi li sgozzerebbe volentieri.
Non dico niente quando gli arrivo di fianco, e mi limito a far scivolare la mano nella sua; subito si volta, e senza neppure badare a chi ci circonda mi stampa un bacio sulle labbra. Trattieniti, Georgiana, mi sussurra una vocina nella mia testa mentre gli circondo il collo con le braccia e lascio che mi baci di nuovo.
« Harrington! Lang! » abbaia il preside. Ehm. Ci voltiamo verso di lui con l’espressione più colpevole che ci possa venire; ma non posso che sorridere, sentendo il suo pollice che accarezza il dorso della mia mano.
Ho distinto un eco lontana; non ne sono del tutto sicura, ma credo di aver sentito che Julia è miss Hogwarts. Insieme a Riddle. Lo ammetto, sono troppo impegnata a controllarmi dallo sbottonare i pantaloni a Sebastian per badare a quello che succede a decine di metri da me, in Sala Grande, mentre noi siamo infossati nello sgabuzzino delle scope.
Il suo peso mi spappola le costole, e me ne rendo conto solo ora che ho smesso di occuparmi dei miei ormoni e sono ritornata ad essere un cervello pensante. Ed in effetti, questo secchio sta per spezzarmi l’osso del collo. Faccio scivolare il piede via dalla sua gamba, fino ad atterrare malamente. Tentare di fare sesso in uno stanzino è sempre una pessima idea. Anche per me, che ho dimostrato di fare sempre la cosa giusta in ogni occasione. Ballare riscalda l’istinto, non l’avrei mai pensato.
« Seb. Hai sentito? » si solleva a fatica, grugnendo quando rinuncia a slacciare il nodo strettissimo che mi tiene il vestito ancorato addosso.
« No, stanno tutti dormendo. » brontola prima di prendere a baciarmi dietro l’orecchio. Maledetto, è il mio punto debole, e lo sa benissimo. Mi divincolo a fatica, e mi rialzo ancor più lentamente, spostandomi sino a poter posare l’orecchio alla porta del ripostiglio.
« Julia è miss Hogwarts. E Riddle il mister. » gli sibilo, prima di socchiudere la porta. Le poche persone che vedo sono ancora più impegnate a pomiciare di quanto lo fossimo noi. Attraverso l’atrio a tutta birra, infilandomi tra le porte spalancate, in mezzo alla confusione. Non riesco a vedere la mia migliore amica. Non so dove sia finita, dove stia ballando con Riddle, suppongo.
Vado verso il buffet, giusto per ingannare il tempo almeno finché Sebastian non ricomparirà; perché mi sembra che tutti mi guardino? Dio, non sarò spettinata! Mi tocco i capelli. No, sembrerebbero apposto.
« Smettila, sei splendida. » sibila una voce che ben conosco abbracciandomi da dietro. Stasera deve aver bevuto qualcosa di strano, non era mai stato così infuocato. Gli do una gomitata quando vedo Aedan che trotterella verso di noi. Scuoto già il capo; non ho visto la sua dolce metà, è inutile.
Sento delle dita fredde che mi si richiudono improvvisamente contro il braccio; mi volto di scatto, mi trovo di fronte Jules. Pallida come un cencio.
« Cosa ti ha detto? » le chiedo senza neppure aspettare che sia lei a fiatare.
« Giuro che se ti ha fatto male, vado là e…» sbotta Seb, approfittandone per darmi una botta sul sedere già che c’è. L’ho detto, che stasera non è normale.
« Julia! » strilla Megafusto Lywelyn. Smetti di chiamarlo così ! Dannazione, è tutta colpa di Eugene e dei suoi nomignoli malvagi.
« Mi ha sfidato. A mezzanotte, nella Foresta Proibita. » risponde abbassando lo sguardo.
« Veniamo con te. Il Fidelius è nato per questo. » già, il fidelius. Sparpagliato per tutta la Sala Grande in versione elegante e del tutto ignara del casino che verrà fuori tra dieci minuti.
« Va bene. Ma non tutti insieme. Sarebbe troppo sospetto. Andiamo avanti io e Georgiana. Intanto avvisiamo gli altri. Sebastian, Aedan voi porterete al punto prestabilito gli altri. » ribatte Jules, lanciandomi uno sguardo eloquente.
Passo di corsa di fianco a Jill; mi basterà parlare con lei e pochi altri, perché chi di dovere sappia.
« Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme. »
« L’ha sfidata » mi risponde sgranando gli occhioni azzurri. Non le rispondo, e mi lascio prendere per il braccio da Julia, che mi trascina verso la porta.
Chissà, forse sembrerà che stiamo andando ad incipriarci il naso o a spettegolare alle toilettes. E speriamo che anche i professori la pensino così, quando scompariamo in una nuvola blu e verde.
« Allora, Lenore? » sbotto guardandola dall’alto in basso. E’ a terra, e perde sangue dal naso; ha fatto molto male a mettersi contro la campionessa del club dei duellanti, imbattuta per tredici duelli di seguito – praticamente tutti quelli di quest’anno, in effetti.
« Troia! » sibila contorcendosi, come se si volesse rialzare.
« Puttana. » rispondo con tutta la tranquillità di cui sono dotata, come se avessi detto una parola a caso. Ora non ha molto da ridere, la signorina; mi passo il dorso della mano sulla guancia, tagliato diagonalmente da uno dei suoi incanti di lacerazione.
Non riesco a staccare gli occhi dalle sue ferite. Sono stata io, e ancora non me lo spiego.
« Georgiana! Centauri! » grida la voce acuta di Audrey alle mie spalle. I corpi a terra sono più di uno, quelli sulle spalle di altri ancora di più. Vedo Sebastian che solleva Julia, poi Megafusto ancora a terra. Corro verso di lui.
« Mobilicorpus! » sussurro appena. C’è una confusione infernale. Non capisco più niente. Mi rituffo tra i rami, portandomi dietro il corpo che ho incantato.
10/07/2008
Sala Grande
La Sala è un tripudio di colori, c’è da dire che Benton non è rimasto con le mani in mano, questa volta, e si è dato veramente da fare. Eugene borbotta sommessamente, mentre Milo è assorto nella contemplazione di un orlo della mantella che gli ricade sulle spalle; nessuno dei due sembra particolarmente estasiato dalla visione che si apre ai loro occhi.
«Aridi come deserti» commento precedendoli di qualche passo, verso un nutrito gruppetto di testoline bionde, tra cui fa capolino la mia testolina bionda, che sorride allegramente alla volta di Audrey.
«Toh, il fan club delle fatine» grugnisce il mio biondo amico, mentre Milo sghignazza apertamente.
«E tu non dovresti ridere» riprende dopo qualche attimo «C’è anche la tua dinamitarda del cuore»
Mentre Milo inizia a sussurrare preghiere invocando la protezione di tutte le divinità che riesce a ricordare, sorrido a mia volta, cingendo i fianchi di Jillian e stringendola a me.
«Ma come siamo belle, questa sera» sussurro al suo orecchio.
Arrossisce, voltandosi per darmi un bacio.
«Potrei dire lo stesso» ribatte. Si sofferma qualche attimo sul mio volto, prima di scivolare oltre, sugli altri ragazzi «Eugene, è sorprendente vederti così elegante» commenta, stupita. Il biondo borbotta qualcosa, mentre Ashmore sghignazza senza ritegno.
«Oh, non darle ascolto» squittisce Isabel, accorrendo in soccorso del suo cavaliere «E’ soltanto invidiosa perché questa sera sei tu il più ammirato»
Jill sorride, stringendosi a me.
«Tanto meglio, così il mio bello non lo divido con nessuno»
«Santo cielo, siete mielosi da dar la nausea» protesta Audrey, ancora in attesa del suo cavaliere.
«Si, ha proprio ragione» interviene Milo. Opal, al suo fianco, sembra avere grosse difficoltà anche solo a respirare, ma niente sembra in procinto di esplodere al momento. Fortunatamente.
«Io ho fame» intervengo «Che dite, ci spostiamo verso i tavoli?»
***
Alla fine, ai tavoli ci siamo arrivati solo io e Jillian.
Mi sorride, scrollando le spalle come a dire che non importa, e prende posto di fronte a me, accavallando le gambe con grazia.
«Toh, guarda un po’» commenta con una smorfia «Il professor Benton porta avanti la sua politica di cooperazione tra le case anche per quanto riguardo la sua vita privata..»
Mi volto, scorgendo il professore di Incantesimi più amato dell’ultimo seguito che corre dietro alle gonne –o meglio, alle gambe- di Martine Lewis, il nuovo incubo di Jillian.
«Anche i migliori hanno qualche difetto» commenta dopo qualche attimo, con diplomazia, allungando le mani verso un menù rilegato in pelle che lievita elegantemente tra di noi.
«Come sei inflessibile, questa sera» le sorrido, sfiorandole il dorso della mano «E’ successo qualcosa da quando ti ho lasciata, questo pomeriggio?»
Rotea gli occhi, lasciando perdere le delizie che le cucine propongono, e inspira a fondo.
«Tu non hai idea dell’inferno che era il dormitorio!» esclama «Dire che l’isteria regnava sovrana è un eufemismo, davvero. Un incubo.» schiocca la lingua contro il palato, prima di sorridere e accennare un saluto all’altra sua bionda compagna di stanza, Laura «Quando i capelli di Luise-non-ricordo-cosa hanno preso fuoco, poi la situazione è degenerata»
Sgrano gli occhi, involontariamente.
«Capelli che prendono fuoco?!»
Annuisce, con aria grave.
«Tu non hai idea di quanto certe riviste di bellezza possano essere pericolose nelle mani di ragazzine del primo anno» mormora, rabbrividendo. La scena non deve essere stata delle migliori.
«Come mettere Milo in un negozio di Creature Magiche, insomma»
«Ecco si» torna a sorridere, illuminando «Qualcosa del genere»
Sfoglio distrattamente le pagine del menù, osservando con la coda dell’occhio Jillian, quando la vedo irrigidirsi tutto d’un tratto.
«Hunnam» la voce strascicata è inconfondibile quanto il disprezzo con cui ha pronunciato il mio nome. Non c’è bisogno nemmeno che alzi gli occhi, per riconoscere la persona a cui appartiene. Ma una mano sulla spalla della mia ragazza è qualcosa che non sono disposto a tollerare. Mi impongo di far finta di niente, mentre lei se la scrolla di dosso, stizzita.
«Norwood» replico, lasciando intendere che la conversazione non avrà un seguito e che è destinata a morire lì, seduta stante. Ma a quanto pare, lo Stupi-principe per eccellenza è troppo pieno di sé per prendere atto della cosa.
«Cosa fai qui, tutto solo? Hai perso il tuo branco di amici?» sibila, velenoso.
Inspiro a fondo, facendo cenno a Jill di non preoccuparsi.
«Potrei dire lo stesso di te. Sei venuto qui in un impeto di solitudine, per caso? Perché se così, guarda, la in fondo c’è Violet, sono sicura che ha ancora tante cose da dirti»
Serra le labbra in una linea sottile, le nocche sbiancano mentre chiude le mani a pugno. Probabilmente si sta conficcando le unghie nei palmi delle mani.
«Norwood, per carità!» riprendo, simulando un’espressione angosciata «Rilassati, ti stanno formando delle gradevolissime rughe attorno alle labbra e sulla fronte!»
Sorrido, candidamente, di fronte alla sua espressione attonità. Se boccheggiasse, potrei dichiarare la serata un successo senza precedenti.
Ma non succede. Alle sue spalle compare Scarlett, fasciata da quello che pare uno strato di tulle nero che non lascia proprio niente all’immaginazione.
«Ed, tesoro, cosa ci fai qui?» miagola, guardando me e Jillian come se fossimo due acari «Con loro.» concluse, marcando le ultime due parole con una smorfia. Il Principe recupera un po’ di controllo, circondandole la vita con un braccio; Jillian si alza, ritrovandosi in piedi davanti alla Lywelyn. La raggiungo, tanto per non lasciarla sola davanti alla nuova vipera in seno ai Principi.
Ed eccoci qua.
Il giorno e la notte, il corpo e lo spirito, il bene e il male. Le due facce della stessa medaglia, gli opposti. Jillian, bionda e candida come un giglio e Scarlett, dai capelli di corvo e l’animo scuro di chi non ha scrupoli; Edward e la sua scia di cuori infranti e braccia rotte e io.
La situazione ha del paradossale, sorridiamo tutti e quattro come se fossimo amici da sempre, mentre in realtà non vediamo l’ora di staccarci la testa a morsi a vicenda. E’ Jillian, a rompere il silenzio.
«Vi prego di scusarci» pronuncia pacata, con un tono e un’espressione che devono essere l’orgoglio di sua nonna in tutti i grandi eventi di famiglia «Ma non possiamo trattenerci oltre a parlare con voi.»
«Ne tanto meno vogliamo» la interrompo, decisamente più brusco. Mi posa una mano su un braccio, riprendendo a parlare.
«Sono sicura che avremo altre occasioni per riprendere il discorso»
Edward mi fissa, livido di rabbia. Ma la sua voce è ferma, gelida.
«E io sono sicuro che questo accadrà molto presto»
Ci fissa, assieme alla sua dama, prima di darci le spalle e allontanarsi con la sua solita aria arrogante di sempre. Jillian sospira impercettibilmente, quando una voce leziosa ci sorprende alle spalle.
«Signorina McKanzie»
Lumacorno.
Grandioso.
***
Foresta Proibita.
Lascio Jillian con la morte nel cuore, dandole le spalle per tuffarmi nella fitta oscurità che avvolge gli alberi. Si innalzano verso il cielo, gigantesche colonne che non permettono alla luce di filtrare tra le loro chiome e ci nascondono dal resto del mondo, soffocandoci in un pesante silenzio.
Non un rumore, non un verso. Solo ombre che si addensano negli angoli, allungandosi fino ai miei piedi. Poi, un lampo di luce che esplode alle mie spalle, l’urlo di una ragazza che non riconosco. Un respiro che si fa vicino, rumore di passi lenti, calcolati. Mi volto, giusto in tempo per vedere Edward farsi avanti attraverso una cascata di scintille rossastre, rimasugli di un incantesimo lanciato da qualcun altro.
«Ti sei perso, Hunnam?» cantilena velenoso, la mano che stringe la bacchetta apparentemente rilassata lungo il fianco. Stringo la mia tra le dita, saggiandone la consistenza e il calore. Sembra quasi di sentirla pulsare, carica di magia.
«Veramente cercavo te» ribatto. Annuisce impercettibilmente, sollevando il braccio.
«Sia» sibila «Come vuoi»
«Come se tu non lo volessi» abbozzo un ghigno, liberandomi del mantello che cade con un fruscio a terra. Lui mi imita, senza distogliere lo sguardo per un attimo.
Di nuovo silenzio, mentre solleviamo le bacchette, contemporaneamente.
Di nuovo silenzio, mentre da qualche parte alla mia destra esplode un boato e la terra trema.
Di nuovo silenzio.
Poi, il caos.
«STUPEFICIUM!» gridiamo all’uninsono, senza un attimo di esitazione: la magia esplode, si scontra, ringhia furiosa mentre gli incantesimi si inseguono e si annullano a vicenda, senza che la situazione si smuova.
«Dominusterra» ringhia Edward, facendo tremare violentemente il terreno sotto i miei piedi. Perdo l’equilibrio, andando a sbattere contro un tronco dietro di me; il dolore di irradia da un punto indefinito della mia schiena fino ad avvolgermi in una trama fitta e lancinante che toglie il respiro. Ma non ha finito. Approfittando della mia distrazione, non si lascia sfuggire l’occasione.
«Exulcero» sibila con un sorriso che non lascia dubbi sui livelli che la sua soddisfazione sta raggiungendo. La fattura mi colpisce in pieno petto, mozzandomi nuovamente il respiro. «Ma come, Hunnam, tutto qui?» mi canzona, avvicinandosi.
«Ti piacerebbe» biascico, mentre piaghe e ustione si allargano sul mio torace, chiazzando di sangue la camicia immacolata laddove si lacerano. Lui scuote il capo, contrito.
«Hunnam, Hunnam.. non fare promesse che non puoi man--»
«Frastrunom» ringhiò furioso.
Il suono viaggia veloce, molto più delle sue parole, e lo colpisce in pieno volto. Barcolla, visibilmente concentrato e, potrei azzardare, persino un po’ spaventato. Sicuramente confuso, porta le mani alle orecchie, cercando stupidamente di escludere la sinfonia di rumori che risuona nella sua mente, regalandomi l’occasione perfetta per ricambiare il favore. Non perdo tempo in chiacchiere, se c'è una cosa che ho imparato è che in un duello, qualsiasi cosa venga pronunciata al di fuori di un incantesimo, è un pericolo.
«Flagramus!»
Le fiamme si allungano come tentacoli verso Edward, ma il calore lo risveglia dalla confusione ed è solo la manica sinistra della sua giacca a prendere fuoco. Gli scappa un gemito, mentre evoca dell’acqua per spegnere il piccolo incendio.
Ci fissiamo in cagnesco, senza fiato e doloranti. Ma non è ancora abbastanza, no. Non è mai abbastanza.
«Incarceramus» ribatte, gli occhi saturi di odio.
«Protego!»
Le corde si infrangono sullo scudo, cadendo a terra inermi. Nessuno dei due demorde.
«Glacius!»
Urla, animale ferito, quando il ghiaccio si serra contro la sua caviglia immobilizzandolo al terreno.
«Impendimenta»
Vengo sbalzato all’indietro, cadendo a terra su un fianco. Senza nemmeno rialzarmi, non gli do il tempo di liberarsi. Ci penso io personalmente.
«Reducto!» la terra gli esplode sotto i piedi, scagliandolo contro una roccia poco distante.
Di nuovo silenzio, mentre di nuovo ci ritroviamo a guardarci, carichi d’odio.
Di nuovo silenzio, mentre la notte ci avvolge, interrotta da lampi di luce che ci corrono attorno.
Di nuovo silenzio, mentre l’aria carica di magia e incantesimi è densa, quasi irrespirabile.
Di nuovo silenzio, mentre mi rendo conto che non è l’aria ad essere irrespirabile, ma sono i miei polmoni a non riceverne più. Sbatto le palpebre, boccheggiando sotto il ghigno di Edward. Ho poco tempo, prima che la vista mi si oscuri del tutto. Dannato, non ha pronunciato la fattura che mi impedisce il respiro.
Cado in ginocchio, la testa gira troppo. Tutto gira, il mondo gira.
Jillian, perdonami.
08/07/2008
Martine mi scompiglia ad arte i capelli.
“Ehi, fratellino, attento a non infrangere troppi cuori stasera.”
“Attenta tu, piuttosto. Ho sentito che Benton ti cercava.”
Martine alza gli occhi al cielo.
“Oh, per il Santo Graal. I danni del Whisky Incendiario.”
“Dài, sorellina, non dirmi che non ti piace nessuno. Crale è un bell’uomo. E anche Silente, anche se ha i suoi anni.”
“Ecco. Gli unici due appetibili hanno idee un attimo in contrasto con la mia visione del mondo magico.”ribatte lei, sorridendo.
“Ora torna dalla tua dama, dài. Sono in grado di difendermi da sola.”
Mi allontano da lei e vado a prendere due bicchieri di champagne. Deirdre sta parlando con Amanda, una nostra compagna di Casa, ed insieme commentano gli abiti delle ragazze.
Accanto a noi passa Jillian, bellissima come sempre. Non posso trattenermi dal fare un commento salace. Non appena l’apparizione in bianco si allontana, mi volto verso Dè.
Mi tiene il muso.
“Sono andato a salutare Martine. Si annoia da morire, deve fare la sorvegliante. Sai che divertimento.”
La sua espressione si rischiara.
“Non sarai mica gelosa…”
“No.”ribatte lei con un sorriso incantatore“Ma stai bene attento a quello che fai!”conclude, scoccandomi un’occhiata eloquente.
“Agli ordini, capo. E, mi dica, ora le andrebbe di ballare?”le domando, prendendole la mano.
Accanto a noi, una coppia bizzarra.
Julia Versten, una vera ninfa nel suo abito color zaffiro, e Tom Riddle, perfetto nel suo smoking. I bottoni dello sparato, io lo so perché li ho visti, sono tanti piccoli serpenti dagli occhi di smeraldo.
Ridacchio.
Non riesco a concentrarmi su niente. Né sul danzare, né su Deirdre, che pure è bellissima.
Sono proiettato verso quello che succederà fra poco.
Tom rifiuta con un cenno il mantello che Lenore gli porge.
“Non credo che sia l’accessorio migliore per la Foresta Proibita, mia cara.”afferma, con una lieve intonazione ironica, prima di uscire.
Il grande momento è arrivato, alla fine.
La resa dei conti.
Certo, ammetto che rovinare il mio smoking arrivato da Parigi non è un’idea che mi fa impazzire.
Ma al diavolo la vanità.
A questo punto, contano altre cose.
La Foresta Proibita.
La Giungla Proibita, dovrebbero chiamarla.
Non ci sono liane che penzolano o scimmie urlatrici, ma alla prossima radice che minaccia di farmi sprofondare in questo sottobosco melmoso, potrei fare piazza pulita e trasformare il luogo nel Deserto Proibito.
Deirdre manda un esclamazione di dolore.
“Dè?”
“Maledetto fango!”mi risponde.
Oh, insomma. Cosa deve fare un gentleman in questi casi?
“Abbracciami, su.”
Deirdre sembra stupita dalla richiesta, ma obbedisce senza discutere.
“Voilà.”
Con un gesto rapido, la sollevo in braccio.
“Grazie.”dice, mentre raccoglie la gonna del vestito per non farmi capitombolare.
“Di nulla.”
Deirdre torna con i piedi per terra non appena entriamo nella radura.
Basta radici sporgenti, rami assassini e animaletti di non ben specificata natura che ti sfiorano il viso, per fortuna.
Deirdre si allontana per raggiungere Scarlett, mentre io mi guardo in giro per individuare il mio compagno di giochi.
La testa rossa di Carlisle Hunnam è visibilissima alla luce della luna piena.
“Carlisle! Mio caro!”esclamo.
“Mi spiace Jasp, è già impegnato.”ribatte Ed.
“Ehi, trattamelo con riguardo, mi raccomando. I tuoi incantesimi migliori, amico.”gli rispondo, ben sapendo che è un incoraggiamento superfluo.
Dunque, dunque.
Oh, Jillian se l’è presa Violet. Peccato.
Audrey è con Catherine.
Aedan e Scarlett, caspita, una sfida in famiglia.
Georgiana e Lenore se le stanno dando di santa ragione.
E io?
San Salazar, aiutami tu.
Forse il grande Serpeverde ha udito la mia preghiera, perché ecco che sbuca dal groviglio di rami una figura a me ben nota, soprattutto in ambito Quidditch.
“Damian! Damian Denholm!”lo chiamo.
Non c’è bisogno di altro.
Un incantesimo sta per colpirmi, ma pronuncio in tempo la fattura adatta a contrastarlo.
Siamo il duo più dinamico della radura.
Un paio di sortilegi dopo, ci ritroviamo accanto a Tom e Julia.
“Julia. Sai quali sono state le ultime parole di Ida prima di morire?”domanda il mio Signore.
Intanto, la mia Pastoia Total-Body manca per un soffio Denholm, che è caduto a terra lungo disteso, scivolando sulla melma. Maledetta Foresta.
Rispondo io, ad uno sguardo di Tom. Come non ricordarlo?
Negli occhi di Julia Versten passa un lampo di odio, ma io devo preoccuparmi di Damian che si sta rialzando, altroché, bofonchiando una serie di improperi piuttosto coloriti.
“Lewis!”ruggisce“Ora preparati.”
Ah, meno male, non vedevo l’ora.
La Salinger urla qualcosa. Centauri?
06/07/2008
La sera del Ballo, tanto atteso, tanto sognato, è arrivata.
Coppie felici scivolano leggere, fra risate e sguardi languidi.
Si sa, la sera del ballo molto spesso è preludio di importanti sviluppi sentimentali.
Dopo la tipica isteria che precede sempre questi eventi, io, Jill e le altre siamo riuscite a raggiungere la Sala Grande mantenendo ancora un briciolo di sanità mentale.
Perdo quasi subito di vista la mia amica bionda: è probabile che sia stata catturata dalle reti del suo bel Tasso dai capelli di fuoco, reti che immagino molto convincenti.
“Signore, signori, l’elezione di Miss e Mister Hogwarts!”
Oh, che incubo, me n’ero quasi dimenticata.
Peter sbuffa accanto a me, così gli stringo la mano e gli dico:
“Non siamo mica obbligati a restare qui tutto il tempo.”
Pochi istanti dopo, siamo rincantucciati in un angolino nascosto, intenti in attività molto più piacevoli.
Non sentiamo i nomi dei fortunati, tuttavia veniamo interrotti da un bonario professor Benton, con gli occhi accesi dal Whisky Incendiario, che dà una pacca sulla spalla del mio cavaliere ed esclama:
“Su, su, ragazzi, per questo ci sarà tempo più tardi! Unitevi alle danze!”conclude, con un singhiozzo.”Vado a cercare la professoressa Lewis!”
Peter ed io ci stacchiamo, ridendo al pensiero del professor Benton che prova a conquistare l’algida Martine Lewis, finché una scena quantomeno folle colpisce la nostra attenzione.
Julia che balla con Tom Riddle.
Julia e Tom? Che ballano?! Insieme?!?!
L’inferno deve essersi è tramutato in ghiaccio.
Peter mormora:
“Non è possibile. Andiamo a cercare Sebastian, dev’essere successo qualcosa.”
Mentre ci spostiamo per la Sala, la cosa si fa più chiara e diventa cristallina una volta incrociato Eugene.
“Sono Mister e Miss Hogwarts. Ecco perché sfarfalleggiano insieme.”bofonchia.
Nella sua voce si percepisce netto un tono di preoccupazione.
Julia è pallida, ma tranquilla.
“Non so dove trovi la forza.”dice Isabel.
Neppure io.
Il valzer finisce, con tanto di applausi all’orchestra. Peter ed io cogliamo l’occasione della breve pausa, e ci avviciniamo a Sebastian.
"È il momento. Tom Riddle ha sfidato Julia.”afferma, senza bisogno di domande da parte nostra.
“Dove? Quando?”lo incalza Peter.
“A mezzanotte, nella Foresta. Fra poco si muoveranno Julia e Georgiana, noi le raggiungeremo alla spicciolata per non dare troppo nell’occhio.”
La mano del mio ragazzo si stringe convulsa intorno alla mia.
Ci guardiamo per un istante negli occhi.
“Andiamo.”
Dopo essere inciampata per la terza volta, Peter prende il controllo della situazione e trasfigura le mie scarpette col tacco in un paio di comodi scarponcini, affinché mi possa muovere in modo più agile.
Intorno a noi, sento le voci indistinte di Jill e Carlisle, e di altri membri del Fidelius. Damian impreca contro la radice di un arbusto, alla nostra sinistra.
“Peter, non voglio che ti preoccupi per me, chiaro? Tu combatti e cerca di uscirne intero.”
“Audrey, io… ti amo. Stai attenta, ti prego.”
Poco dopo, sbuchiamo nella radura. La cricca di Tom Riddle è già pronta ad incrociare la bacchette. Abbraccio Peter e raggiungo Jillian.
“Pronta?”le chiedo.
La mano che stringe la bacchetta ha un leggero tremito, ma la sua voce è ferma e priva di esitazioni.
“Pronta.”risponde, con l’ombra di quello che sarebbe un sorriso d’intesa, se la situazione fosse diversa.
Lei si occupa della vipera Violet, mentre io prendo in carico Catherine, l’amichetta della Traviston.
La ragazza è piuttosto titubante.
Mi viene da pensare che non sia proprio felice di essere qui.
Non che io lo sia, ma…è come una catarsi.
Come se, incantesimo dopo incantesimo, la tensione che ho accumulato in tutti questi mesi quasi fluisse via, incanalata nella magia.
Ad un certo punto, colgo un attimo di esitazione in più.
“Stupeficium!”
Catherine cade al suolo, svenuta. Mi avvicino per disarmarla, mentre do uno sguardo circolare intorno a me.
Jill e Violet sono sparite. Julia sta ancora combattendo, così come tutti gli altri.
Nel frastuono generale, sembra che io sia l’unica ad accorgermi di un suono che non è né magico, né naturale.
Clop-clop, clop-clop, clop-clop…
Sono troppo agitata per associarlo con chiarezza a qualcosa, ma mentre si avvicina…
“I Centauri!”urlo“Stanno arrivando!"
04/07/2008
Mattina.
Oggi c'è il ballo.
Inviti: nessuno.
Vestito: nessuno.
Sono in bibblioteca a ripassare erbologia per i GUFO ormai molto vicini. Cassie è vicina a me e ripassa per i suoi esami, sicuramente più leggeri dei miei, silenziosa come lo è stata dalla conversazione con Julia. Non me ne ha parlato più di tanto ma visto il suo umore non sono sicura che i suoi sospetti fossero infondati. L'unica serata davvero bella in cui l'ho vista spensierata è stata quella del pigiama-party: ha riso a lacrime al racconto dell'incontro con l'elfo domestico. Ma il resto delle giornate è stata taciturna, nemmeno triste, come chiusa in un suo pensiero fisso e assillante. Ora è immersa nel suo solito silenzio. Comincio a ripetere sottovoce gli utilizzi delle spine delle rose dai petali carnosi. poi Cassie mi interrompe, cercando probabilmente di distrarsi dal suo pensiero.
"Rah, con chi devi andare al ballo?" dice guardandomi.
Io la osservo strabuzzando gli occhi. Era l'ultima domanda che mi aspettavo.
"Cosa... cioè... penso che non andrò con nessuno al ballo. Non sono stata invitata da nessuno e io non ho intenzione di invitare nessuno... penso addirittura che non andrò." le rispondo con un pò di vergogna. Lei ha ricevuto un sacco di proposte, ma per ora non ne ha accettata nessuna.
"Come non vai? Sapevo che non te ne saresti preoccupata e per questo ho mandato un gufo alla signora Page per chiederle di cercarti un vestito... L'ho nel mio armadio e so che ti starebbe benissimo!" dice con aria convinta. Io sono sempre più stupita.
"Ma non ho cavaliere... e poi non avresti dovuto chiedere a mia madre..." le rispondo in un soffio "e tu non hai ancora un cavaliere?" lei sorride e comincia a rispondermi
"No, io..."
"Ehm... Cassandra?" un ragazzo alle nostre spalle richiama la sua attenzione. Lei si gira e lo saluta con un piccolo cenno del capo.
"Potrei parlarti un momento?" chiede lui. é un ragazzo che non conosco, dovrebbe essere dello stesso anno di Cassie, al Corvonero. Dall'espressione (quella di chi sta per vomitare dall'emozione) dovrebbe essere una nuova conquista della mia amica che, non trovendo il coraggio prima, ha aspettato la mattina del ballo per chiederle di accompagnarlo. Lei acconsente e lo segue fuori dalla bibblioteca mentre io aspetto di vedere l'esito della chiaccherata.
Cassandra non si fa aspettare troppo e si siede di nuovo vicino a me dopo forse nemmeno cinque minuti. Sospira.
"Allora? Vai con lui?" le chiedo.
"No ho deciso che non andrò con nessuno." dice riprendendo il libro di Difesa Contro le Arti Oscure.
"Ma come..." comincio.
"Ci facciamo compagnia a vicenda. Ci sarà da ridere a vedere certe oche del Serpeverde stippate nei loro vestiti a fare le fatine! E poi sicuramente ci sarà qualche cavaliere pronto a chiederci un ballo non trovi?"
Io penso sinceramente di no ma faccio finta di nulla ed evito di commentare riprendendo a ripetere Erbologia.
Sera-preparativi
Non sono per nulla nervosa per il ballo... dopo tutto sarò lì solo per fare contena Cassie. Il vestito comprato per me dalla mia madre adottiva era un lungo abito da sera rosso di un tessuto particolare che mi aderiva alla pelle mettendo in risalto il mio corpo longilineo e magro.
"Vedrai con quello Rah! Attirerai su di te gli sguardi di tutti i cavalieri e l'invidia di tutte le dame." commenta Cassandra osservandomi. Lei indossa un vestito nero corto, un pò provocante.
"Credo che potresti essere tu ad attrare le attenzioni Cassie. Il vestito ti sta d'incanto." le dissi cercando di mettermi il mascara senza sporcarmi. Vedendomi in difficoltà Cassie mi prende la boccetta e comincia a mettermelo lei.
Ballo
Il ballo è la cosa più noiosa che mi sia capitata da giorni a questa parte, e in più avrei ancora due secoli di Storia della Magia da ripassare. Una perdita di tempo colossale. I miei pensieri sono più che visibili dalla mia espressione vacua e Cassie ha ormai rinunciato di farmi notare quanto è bella la Sala Grande decorata a festa, o altre cose ai miei occhi assolutamente inutili. Scorgo entrare Alexa e Lory e vedo con stupore che sono accompagnate da due ragazzi.
"Hey Cassie, non ti sembra strano che non ci abbiano detto nulla?" dico indicandole.
"Oh! Alexa sta con Max!" dice lei piacevolmente stupita
"Non ci ho mai parlato troppo ma penso che sia un bravo ragazzo." mi dice. Io annuisco felice per la mia amica e effettivamente sento un pò di tristezza per me stessa. Nessuno mi ha invitata. Mi riscuoto stupendomi dei miei stessi pensieri. Non sono sicura che avrei accettato anche solo una proposta.
"Rah guarda un pò da quella parte. C'è un ragazzo che non smette di fissarti!" dice Cassie sottovoce. Mi giro e incontro lo sguardo di un ragazzo del mio anno. Jared McPherson, serpeverde. è vero mi sta osservando e io non riesco a sostenere il suo sguardo. Mi giro verso Cassandra e arrosisco violentemente.
"Ti prego spostiamoci..." sussurro con imbarazzo.
"Come vuoi, cara." dice lei ridacchiando
"In ogni caso non è male come ragazzo... non capisco proprio perchè ti vuoi allontanare da lui..."
"é del serpeverde, per iniziare, figlio di una delle più potenti famiglie purosangue della Scozia." le dico per distoglierla. Lei inarca le sopracciglia.
"Non mi sembra di averlo mai visto con Riddle... Condivide i suoi ideali?" mi chiede subito.
"Non lo so ma preferisco non indagare." le rispondo.
"Non sembra si scoraggi facilmente il ragazzo... guarda!"
Mi giro verso di lui e noto che si sta avvicinando a me e Cassandra.
"Signorina Ching..." dice appena ci arriva vicino
"Posso avere l'onore di un ballo?" nella sua voce non c'è nemmeno una nota di imbarazzo ed è così sicuro che comincio ad aver qualche dubbio sulla possibilità di rifiutare.
"Non ammetto un rifiuto Rah." Dice infatti sorridendo e porgendomi la mano. Alla fine accetto, sotto occhiate maliziose di Cassandra che sembra anche preoccupata, e gli stringo la mano guardandolo negli occhi. Sono di un bellissimo colore blue acceso. Non avevo mai notato quanto potesse essere affascinante, e dopotutto era nella mia classe di erbologia solo da qualche mese. Mi sorride con gentilezza e mi conduce in mezzo alla sala a ballare. Io non ho mai partecipato a un ballo e mi tremano le gambe per l'emozione. Lo metto al corrente di questo problema con molto imbarazzo.
"Non si preoccupi Signorina Ching, questo è un lento. Deve solo stringersi a me." Noto la nota ironica nel suo tono e arrossisco.
"Perchè mi chiami così? Il mio cognome è Page..." gli chiedo stringendolo come mi aveva detto di fare.
"Rah, sai così poco della tua vera famiglia da credere che Ching sia il tuo secondo nome?" mi dice con gli occhi che scintillavano. Mi presero le vertigini...
"Cosa sai della mia famiglia?" chiesi in un soffio spaventato.
"I Ching sono una delle più importanti famiglie cinesi, imparentate alla lontana con una dinastia di imperatori. Sei quasi una principessa Rah." Rispose. Sono così colpita da queste affermazioni che continuo a ballare in silenzio, senza parlare d'altro. Jared mi asseconda e probabilmente capisce che una informazione del genere poteva avermi scioccata. Ma come posso crederci senza un minimo di garanzia?
Sembra sincero e quando lo guardo negli occhi vedo solo sicurezza. Non c'è nemmeno una piccola traccia di quell'indifferenza che utilizza chi sa come mentire per non apparire imbarazzato mentre parla. I suoi occhi e il suo sorriso sono quasi ipnotici. Come sa queste cose? Devo credergli?
La canzone è finita Jared mi sorride compiaciuto.
"Jared... Vorrei chiederti come sai queste cose ma preferisco lasciar perdere. Ti ringrazio per il ballo." dico congedandomi.
"é stato un piacere Rah. Ci vediamo presto."
Modificata l'immagine di Jared visto che la precedente era già utilizzata.... *-* Grazie alla Lynd per avermelo ricordato.
03/07/2008
Che Julia fosse bella, era indubbiamente logico. Ma la palpabile essenza nel riconoscere, non appena varca la soglia del suo dormitorio, in lei, la creatura più bella che abbia mai visto mi lascia…spiazzato. Quasi senza fiato per un momento che mi sembra interminabile, seppur nella mia immaginazione.
Io sorrido. Lei sorride.
E niente sembra cosa più naturale e splendida del nostro abbraccio. Sfioro il suo polso, notando il bracciale che avevo gentilmente chiesto a Sebastian di consegnarle.
Il suo vestito blu, fine ed elegante ne fa risaltare pelle e sguardo, rendendola quasi..fiabesca, per così dire.
Le sollevo una mano, baciandole leggermente il palmo e le dita, per poi poggiare le labbra sulla sua fronte. <<Non trovo una parola adatta a descriverti. Perdonami.>> Le porgo il braccio, avviandomi con lei nella sala del ballo. Dove le danze hanno inizio. E dove il mio fegato si rode bellamente all’annuncio di miss e mister hogwarts (tali Julia Versten & Tom Riddle). Ai quali spetta l’onore del primo ballo.
Oltre l’enorme fastidio che mi porta la vicinanza di quella serpe a lei, non posso fare a meno di distogliere l’attenzione dalla gelosia tipicamente propria dei legami, e concentrarla sull’espressione sibilante e melliflua del Serpeverde.
Che rilascia un messaggio.
Di morte.
A lei.
Non concepisco.
Rabbia. Che sale. Che nasce. Che divora. Sento il corpo lacerarsi quasi dall’ira che vischiosa scivola nelle mie vene. Quasi non capisco più nulla nella corsa adirata, quasi disperata, nella foresta che sembra ancora più scura adesso. In lontananza, LUI, di fronte a Julia, ride. E ride di gusto, anche.
Fa una smorfia di disappunto e schifo quando mi vede al suo fianco, lanciandogli uno sguardo carico d’astio. Lo ucciderei. Per quello che è. Per quello che ha fatto a Julia. Per quello che ha fatto a me.
Sì. Ha fatto qualcosa anche a me. Lui e le sue manie per il sangue puro. Mi hanno diviso completamente da una delle persone che amavo di più. Merita di morire.
<<Stupeficium>>, sento il mio corpo balzare indietro. Non cadere completamente, ma prossimo a perdere l’equilibrio. Nell’ombra qualcosa si nasconde. Riddle sorride.
<<Peccato. Mi sarei occupato anche di te ma…sembra che qualcuno muoia dalla voglia di farlo al posto mio.>>, sibila, reclinando la testa per focalizzare nuovamente la sua attenzione su Julia.
Dalla tenebra occhi che baluginano. Occhi che conosco molto bene. Scarlett stringe la bacchetta, il braccio teso. Lei…è stata lei. I principi la affiancano. La Blackster sobbalza, come se non si aspettasse che proprio Scarlett facesse una cosa simile…a me. Mi sollevo, la guardo. La mia espressione muta. Non più il caro, buon, vecchio Aedan.
Non posso. Non posso tirarmi indietro e non difendere chi amo. Non posso. Non ci riesco.
Non è giusto. Tengo la bacchetta scura fra le mani. Sento quasi una scossa elettrica nel momento in cui le parole <<E’ l’ora della resa dei conti.>> pronunciate da mia sorella mi trafiggono il viso.
<<Ti stavo aspettando, Scarlett.>>
Ed è un lento girare. Come predatori che si studiano a vicenda in un ring troppo piccolo.
E’ silenzio, quasi. Sguardi che si incontrano, attenzioni che non svaniscono mentre attorno l’atmosfera sanguina. I suoi occhi, verdi e oscuri come mai prima di adesso, si scontrano sui miei, luminosi e glaciali.
Numerosi colpi. Schivati, respinti. Voci che si innalzano. Incantesimi che si mischiano. Provocando scintille di ogni colore e forza. Non ci siamo mossi. Non più di tanto. Mentre sento passi che invadono la foresta. Gente che si insegue. Noi non ci siamo mossi. Siamo sempre lì.
Forse sono io che non voglio spostarmi più di tanto dal luogo di combattimento di Julia. Lancio un incantesimo. Scarlett lo respinge. Un fascio potente che si scontra con il suo. Contrastandolo.
Attimi di trepidazione. Balzi che non trovano una reale superiorità.
<<PERCHE’ MI HAI FATTO QUESTO?>>, sento la sua voce, confondersi nella mischia confusa di agitazione e panico. E’ arrabbiata, lo sento. Cova rancore e odio. Non verso di me, forse. Non so.
Ma al momento non è più Scarlett.
Non è più la mia Scarlett.
No.
E poi è il vuoto. La voce di Riddle si espande come fuoco attorno a noi, una luce forte.
Ho solo il tempo di rendermi conto di come il corpo di Julia abbandoni le sue forze, accasciandosi al suolo. Privo di alcuna reazione.
<<NO!>>, la mia voce interrotta da uno schianto deciso. Scarlett tiene la bacchetta tesa.
Sento i muscoli scontrarsi contro una superficie fredda.
<<Scarlett…>>, biascico, incredulo quasi.
La nuca mi fa male.
Sanguina. Sento il sangue sul collo e sulla bocca.
Deglutisco. I suoi passi, veloci, che si allontanano. Rumore che non distinguo.
Stringo la terra fra le dita. Trascinandomi ansante verso il corpo della mia fidanzata.
Arrivo con fatica sebbene sia poco distante, ha gli occhi chiusi e la pelle leggermente scurita, forse dall’impatto col suolo. E’ fredda al tatto.
Non si muove.
<<JULIA!>> è un grido che fa eco.
E sento, per la prima volta, le lacrime premere prepotenti sotto le palpebre.
02/07/2008
Torre dei Corvonero, dormitorio femminile.
Caos.
Si pensa di conoscerlo, di sapere come queste quattro lettere si traducano in rumore, oggetti che volano da una parte all’altra e chissà quant’altro. C’è chi, addirittura, ha la presunzione di sapere come affrontarlo, chi si vanta di saper mantenere il controllo quando l’uragano si abbatte.
Beh, è evidente che questa persona non si è mai trovata nel dormitorio femminile Corvonero la sera prima di un ballo scolastico.
«Dove sono le mie scarpe?»
«Maledizione, mi si è incastrata la zip!»
«I miei capelli! I miei capelli sono un disastro!»
«Sono un disastro. Sono un disastro, io non esco da qui.»
«Sento odor di bruciato. LUISE TI STANNO ANDANDO A FUOCO I CAPELLI!»
«Audrey, dove sono gli orecchini? Eh? Eh??»
«Jillian, il tuo gatto si sta facendo le unghie sul mio vestito!»
«Laura, quelle sono le mie forcine!»
«Sono solo forcine!»
«Sono di mia nonna! Sono diamanti e zaffiri, giù le zampe!!»
Inspiro a fondo, mentre Laura scrolla le spalle con aria indifferente e restituisce le forcine incriminate a Isabel, sull’orlo di una crisi isterica. Sono ORE che le cose vanno avanti così. Il corridoio è invaso da nuvole di vapore, l’aria è talmente rovente da essere al limite dell’irrespirabile e le urla aumentano sempre più ad ogni minuto. Fortuna che io e le mie compagne di stanza abbiamo avuto la brillante idea di salire prima che tutte le bimbe del primo e secondo anno realizzassero di doversi preparare, altrimenti saremmo ancora in coda per fare la doccia. E invece siamo in camera, in preda a più o meno violenti attacchi di isteria pre-grande serata. Audrey è immobile davanti allo specchio, puntando con aria minacciosa la bacchetta contro il suo riflesso mentre sibila qualcosa a proposito dei suoi capelli, intimando loro di stare immobili nell’acconciatura in cui li ha costretti; Laura si accende una sigaretta dopo l’altra, appollaiata sul cornicione di una finestra (e solo i numerosi incantesimi con cui l’abbiamo stregato le impediscono di volar giù), mentre Isabel cerca, inutilmente, di fissare le preziosissime forcine ai capelli accuratamente lisciati per l’occasione. Troppo lisciati. Singhiozza.
«Non è possibile»
«Cosa, tesoro?» le domando, rimirando l’abito che ho appena estratto dagli impalpabili veli di seta in cui era avvolto. Una cascata bianca e lucente si distende davanti ai miei occhi, strappandomi un sospiro. Non è meraviglioso, è divino.
«Credimi, non è mia intenzione interrompere il tuo idillio, ma ho un problema più pressante» mi richiama Isabel, che ormai rasenta l’isteria. Mi schiarisco la gola, afferrando la bacchetta e andandole incontro. Mi guarda, sospettosa.
«Non è che poi faccio la fine di Luise?»
Un’occhiataccia.
«Tutta questa sfiducia nelle mie capacità magiche mi offende» piccata, faccio lievitare una delle preziose forcine e la mantengo ferma a mezz’aria, mentre le sistemi i capelli su cui poi il gioiello andrà a fissarsi. Mormoro qualche altro incantesimo, assicurando che non scivoli via, poi passo all’altra. Isabel, rigida come un manico di scopa, respira appena. Audrey, scorgendola riflessa nello specchio, scoppia a ridere, mentre Laura spegne la sigaretta e salta a terra, avvicinandosi al suo letto, dove ha posato il suo abito, rosso fuoco.
«Signore» annuncia con un sorriso «Siamo ufficialmente in ritardo.»
Olè.
***
Sala Grande.
«Signorina McKanzie» la leziosa voce di Lumacorno interrompe la discussione. Alzo gli occhi, mentre automaticamente Carlisle mi si affianca, protettivo. Pur non vedendolo, posso immaginare il suo bel viso contrarsi in una smorfia.
«Buona sera, professore» lo saluto, cercando di essere il più educata possibile «Posso fare qualcosa per lei?»
«Beh, signorinella» mi agita l’indice sotto il naso «Potrebbe spiegarmi perché non ci ha mai fatto l’immenso dono della sua presenza ad uno dei numerosi thé a cui è stata invitata, per esempio.»
Non ribatto e lui coglie l’occasione per continuare a parlare, interpretando la mia espressione neutra per dispiacere puro.
«Ma vedo che è veramente dispiaciuta e sono sicuro che è stato lo studio a tenerla tanto occupata, sono sicuro che la prossima volta non mancherà.»
«Farò del mio meglio» mi sforzo di sorridere, tirando una gomitata a Carlisle che, di spalle, sghignazza senza ritegno.
«Ottimo» sorrido. Un sorriso largo, smisurato, falso. «Buona serata, signorina McKanzie»
«A lei, professore»
Aspetto che si allontani, per tirare un colpo sulla spalla a Carlisle.
«Certo che potevi fare lo sforzo e…»
Mi interrompo, seguendo la espressione improvvisamente tesa che è fissa su una coppia, al centro della pista. Riconosco Julia, che danza con la leggerezza di una fata, assieme a Riddle. Trattengo il respiro, circondando con un abbraccio la vita del mio Tassorosso.
«Credi che..»
Annuisce, lentamente. Aumento la stretta.
«Ma non ora» scandisce, lentamente «Non subito.»
Mi prende per mano, trascinandomi verso la chioma biondissima di Eugene che ondeggia a tempo di musica spiccando sopra la folla. Isabel, minuscola al suo fianco, sorride con aria sognante nonostante i suoi piedi urlino di dolore.
Il biondo, nel riconoscerci, si immobilizza, contemporaneamente alla sua compagna.
«Milo?»
Eugene indica il ragazzo, in mezzo alla pista, circondato da un nugolo di ragazze adoranti, mentre concede un ballo alla fortunata di turno, guardandosi bene dall’incrociare lo sguardo esplosivo di Opal. Il mio ragazzo annuisce, lanciando andare la mia mano per infilarsi nella folla.
«Vado a cercare Georgiana.» dichiaro, girando sui tacchi e avviandomi nella direzione opposta rispetto a Carlisle. Mi infilo tra un paio di coppiette così appiccicate da sembrare un unico, gigantesco ammasso di carne umana che si muove a ritmo; scosto con delicatezza un paio di ragazzine del primo anno che sbavano ai piedi di Jasper. La Serpe in questione mi riconosce: splendido come suo solito, con addosso un abito che più classico ed elegante di così si muore, mi squadra da capo a piedi un paio di volte. Raddrizzo la schiena, conscia dell’effetto che posso fare questa sera. Abbozzo addirittura un sorriso, che si trasforma in una smorfia di disprezzo alla vista della sua accompagnatrice.
«McKanzie» sibila, sorridendo a sua volta «Devo dire che sei molto…molto...» aggrotta la fronte, fingendosi in difficoltà. Lo ignoro, e faccio per riprendere a camminare. Devo trovare Georgiana, devo trovare Georgiana.
«… scialba» riprende Deirdre, concludendo la frase al posto suo «Il bianco ti fa sembrare più scialba del solito»
«E il tuo accompagnatore ti fa sembrare ancora più facile di quanto tu già non sia» ribatto dolcemente, prima di allontanarmi con passo deciso. I gridolini soffocati della Blackster mi inseguono, rendendo ancora più dolce la mia brillante uscita di scena. Inspiro a fondo, crogiolandomi nella mia beatitudine, ma non mi accorgo di una minuta figura davanti a me, che mi viene incontro a testa bassa.
Lo scontro è inevitabile: Violet Traviston mi frana addosso, rischiando di mandare entrambe a terra. La vedo che fa per aprire la bocca e biascicare qualcosa (forse scuse, ma dubito fortemente), ma nel riconoscermi richiude le labbra e mi guarda in cagnesco. Ricambio la cortesia, prima di spolverare la gonna dell’abito e riprendere a camminare, come se nulla fosse. I suoi occhi mi bruciano sulla schiena, particolarmente odiosi, ma la sagoma slanciata di Georgie mi riempie di sollievo. La raggiungo abbozzando qualche passo di corsa, e le stringo un braccio. Lo sguardo che mi rivolge, però, non promette nulla di buono.
Pallida, muove appena le labbra mentre si china verso di me.
«Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme.»
Trattengo il respiro.
«L’ha sfidata»
***
Foresta Oscura.
La notte è fredda, nonostante le giornate siano ormai calde.
Le ombre si allungano accanto a me, che incespico a fatica tra le radici e la fanghiglia, in bilico sui miei assurdi tacchi. Maledetta vanità, maledetta volta che ho deciso di indossarli per far bella figura. Maledetto ballo. Fruscii sospetti mi riempiono le orecchie, la paura mi attanaglia lo stomaco in una presa di ferro; potrei vomitare da un momento all’altro se non fosse che farei troppo rumore ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Carlisle ed io siamo stati gli ultimi a lasciare il salone, qualche minuto dopo Milo e Damian: man mano che ci siamo allontanati dalla confusione della Sala Grande, infilandoci nelle ombre poco rassicuranti dei corridoi che conducono alle grandi porte di legno massiccio, il nervosismo mi è scivolato nelle ossa, facendomi tremare come un uccellino spaventato.
«Non ti obbliga nessuno a venire» sussurra Carlisle, guidandomi gentilmente tra una coppia di querce gemelle, dalla corteccia ricoperta di soffice muschio.
«Se non vengo, allora vuol dire che il Fidelius non è servito a nulla.» ribatto a denti stretti. Vorrei che non battessero così forte.
«Nessuno te ne farebbe una colpa» insiste «Nessuno si aspetta nulla»
«Ma io si. » mi fermo, rinunciando a tenere alto l’orlo dell’abito «Ascoltarmi. So che nessuno me ne farebbe una colpa, so che nessuno verrebbe a dirmi niente se decidessi di tararmi indietro, non è un gioco. Ma proprio per questo motivo devo esserci, non potrei più guardare in faccia nessuno di voi se adesso facessi dietro-front e tornassi a ballare come se nulla fosse. Julia ha investito tanto, nel Fidelius, e non solo lei. Io non posso, tornare indietro. Non posso e non voglio. E se i miei stupidi denti sbattono è perché il mio stupido corpo non può fare a meno di avere paura» concludo stizzita, massaggiandomi le braccia. Ho la pelle d’oca.
Carlisle mi abbraccia da dietro, racchiudendomi nel perimetro caldo e sicuro delle sue braccia e affondando il viso nell’incavo della mia spalla.
«Sei bellissima, stasera» sussurra «Non credo di avertelo ancora detto»
«Anche tu» chiudo gli occhi, fingendo di non essere immersa nel fango fino al tallone.
«Promettimi una cosa, Jillian» fioche, le sue parole danzano leggere fino alle mie orecchie «Non giocare a fare l’eroina»
«E tu non fare l’eroe» sento gli occhi pizzicarmi e gonfio le guance, istintivamente; non è né il tempo né il luogo delle lacrime.
«Qualsiasi cosa succeda..»
«Non succederà niente!» esclamo stridula, voltandomi verso di lui.
«Qualsiasi cosa succeda» riprende, caparbio «Sarò la tua ombra»
«E io la tua»
«Promesso?»
«Promesso»
Mi stringe più forte, senza aggiungere altro. Non un bacio, non una carezza: mi stringe forte, come se così potesse mescolarsi a me, al mio sangue, al mio corpo, e non dovermi lasciare andare per la mia strada, in questo labirinto di tronchi. Un attimo dopo, l’aria fredda prende il posto del suo tepore e non c’è più, scomparso chissà dove qui attorno. Inspiro a fondo, stringendo forte la bacchetta tra le dita sudate.
Riprendo ad avanzare, reprimendo l’impulso omicida di illuminare il terreno ai miei piedi con il primo incantesimo che una strega impara in vita sua, ascoltando il raccapricciante rumore dei tacchi che affondano nella fanghiglia e di questa che tenta di risucchiarli ad ogni passo, rallentandomi. Non posso andare avanti così, è da impazzire: trattenendo il disgusto, sfilo i sandali, accucciandomi dietro un cespuglio per incantarli e saperli poi ritrovare domani mattina. Qualcosa ulula in lontananza, mentre li nascondo sotto i rami di quello che riconosco come biancospino. Sempre se ci arrivo, a domani.
Mi rialzo in piedi, inghiottendo la paura e riprendendo a camminare, ma lo schiocco di un rametto spezzato mi informa che non sono più sola. Mi volto di scatto, mentre dalle ombre, pallida come un fantasma, emerge una sagoma esile che riconosco come Violet Traviston.
«McKanzie» sibila, il volto inespressivo illuminato da un raggio di luce argentata che rivela lo sguardo vacuo di chi non prova rimorsi «Dove hai lasciato il tuo ragazzo-peluche?»
«Traviston» ribatto, cercando di trattenere un leggero tremore nella voce «Potrei chiederti esattamente la stessa cosa, se non fosse che ho intravisto Norwood qui dietro, assieme alla Lywelyn. E non stavano discutendo, questo è sicuro.»
Un alito di vento ci scompiglia i capelli, mentre per una manciata di interminabili secondi ci fissiamo in cagnesco. Poi, all’uninsono, urliamo.
«STUPEFICIUM»
«IMPENDIMENTA»
Gli incantesimi si scontrano, esplodendo in una pioggia di scintille luminose e colorate. Ma non c’è tempo per guardare la magia che si combatte tra di noi: chiamando a raccolta tutte le mie forze e il mio coraggio, arretro nell’oscurità tra gli alberi, dandole le spalle e iniziando a correre.
Con un po’ di fortuna, sarà tanto idiota da seguirmi in un labirinto di cui non conosce l’uscita.
Con un po’ di fortuna, io quest’uscita saprò trovarla prima di lei.
01/07/2008
Giorni precedenti
Come tutti gli anni in questi ultimi tempi la scuola assume un aspetto quasi spettrale e inquietante, con tutti quegli studenti consumati dallo studio della loro linfa vitale, tanto da non sembrare nemmeno poi tanto umani; spero proprio di non incontrare nessuno di loro da sola nei corridoi…sarebbe peggio di scontrarsi faccia a faccia con un troll!
Nemmeno la grande notizia del ballo scolastico sembra rinvigorirli, anzi sembra che la cosa gli sia proprio scivolata addosso; d’altronde è normale…anch’io l’anno prossimo sarò nelle stesse condizioni…solo un po’ più carina, o almeno spero! Sta di fatto che mentre tutti i malcapitati dl quinto e del settimo anno riescono a trovare solo un piccolo angolo del loro tempo per pensare al vestito della festa, io ho tutto il tempo che voglio e più di quanto me ne occorre.
Entro nella mia stanza, diventata un campo minato, se la guerra fosse combattuta con tacchi 10, vestiti e gioielli; mi faccio spazio tra stoffe rosa e azzurre, scanso sandali e decolté per poi raggiungere il mio obiettivo finale:
“Scar!”.
“Hey Dè”, replica con ben poco entusiasmo…non saprà cosa indossare o sarà indecisa su qualche accessorio suppongo.
“Penso di aver trovato IL vestito…devi vederlo…”. Mi giro scartando il pacco che mi ha appena mandato mia madre: premurosa come sempre. Mentre tolgo delicatamente la carta che lo avvolge noto che nella stanza manca una presenza ostile; sembra proprio che il campo nemico sia sgombro.
“Dov’è la Traviston?”, domando incuriosita, celando ancora la sorpresa.
“Penso proprio che alla fine abbia ceduto e si sia ritirata per fortuna…”. che peccato...sarcasticamente parlando!
“Ok…pronta?!”, le domando. Mi sorride; mi domando perchè Scar sia così pensierosi in questi ultimi tempi...
“Pronta per cosa?”, Amber, toltasi dallo specchio del bagno con cui stava intrattenendo una felice conversazione col suo riflesso, si intromette come non manca mai di fare nella nostra conversazione;
“Stavo per mostrare il mio nuovo vestito a Scar…il vestito per il ballo”.
“Oddio posso vederlo vero?”. gli manca solo la coda per scodinzolare per rendere meglio l'immagine di completa sottomissione e dedizione di questa ragazza!
“Certo..”; sarà anche una vera rompiscatole, ma nessuno sa far ingigantire il mio ego come lei; in questo ambito è davvero indispensabile!
Apro davanti agli occhi delle presenti un magnifico abito azzurro, del colore dei miei occhi per la precisione, lungo e di seta.
“E’ bellissimo…ti starà di certo da favola!”, mi dice la bionda con la sua solita sovreccitazione e esaudendo le mie speranza di successo.
“Certo una favola…ma non penso che tu lo possa mettere per il ballo…”. Attonita. Non esiste parola che esprima meglio i miei sentimenti. Scar continua a lanciarmi occhiate eloquenti, che però non riesco a cogliere…
“Dè, pensa bene al dopo…quel vestito è troppo bello per un possibile risvolto della serata…”. Ma è impazzita? Di che diavolo….ah già. Solo ora mi ricordo della controindicazioni di quest’ultimo ballo scolastico. C’è sempre qualcosa o qualcuno che deve rovinare il mio happy-ending… per quanto io sa importante c’è qualcosa di più grande che dev’essere compiuto…ma odio comunque questa situazione.
“Io veramente lo trovo fantastico…”, e di nuovo Amber spunta dall’ombra.
“No ha ragione Scar…è troppo…ho tantissimi altri vestiti altrettanto belli e anche comodi…”
ritorno alla mia ricerca, spaziando tra gli armadi, consiglio alla mediocre Amber, che continua ad insistere su quel cavolo di vestito, e alla favolosa Scar, ma mentre cerco qualcosa di adatto mi domando sempre una cosa, fondamentale per la scelta,
“Questo piacerà a Jasp?”. Patetica e infantile, ma felice ed eccitata come non mai.
Sera del ballo
“Come sto?”, chiedo per la milionesima volta a Scar, poi a Beli, Uto, Eileen e a chiunque mi capiti a tiro…ok non proprio a tutti. Dopo essere sicura, ma alla fine nemmeno toppo, di aver fatto la scelta giusta mi immergo nell’insieme di luce e suoni della Sala Grande, piena di persone, in una serata che non si sono nemmeno negati gli indaffaratissimi diplomandi. Ansia e tensione da una parte, eccitazione dall’altra mi sconvolgono completamente, mentre al mio fianco la mia amica sembra più immersa in tutt’altri pensieri; solo ora mi accorgo che forse sono stata egoista e decisamente egocentrica a focalizzare la mia attenzione solo su di me, senza notare che l’atteggiamento distante di Scar era forse dovuto ad argomenti più importanti e profondi che un semplice paio di scarpe. Dovrei parlarle…dovrei spiegarle…dovrei scusarmi, ma…
“Dè…”. Jasp arriva porgendomi la mano ed è come se lo vedessi per la prima volta; avverto una sensazione strana che non so spiegare…so solo che comincio a sorridere come una cretina principiante. Gli porgo la mano e cominciamo a ballare in mezzo a tutti gli altri studenti, e al contempo completamente soli. In questo momento, per me, ci siamo solo io e lui. Guardo negli occhi il mio migliore amico, il mio complice, il ragazzo che mi ha fatto soffrire come non mai, che mi ha supportato, sopportato, regalato gioie e delusioni fino ad oggi; l’unico che abbia mai amato senza nemmeno saperlo.
“Sei bellissima…”. Quanto vorrei che questo momento durasse per sempre.
“Anche tu…”, ecco di nuovo quegli stupidi sorrisi. Mi stringo a lui, poggiando l’orecchio sul suo petto fino a sentire i battiti del suo cuore. Sento la musica che cambia ed alzo lo sguardo finchè i miei occhi incontrano i suoi. Un interminabile istante.
‘baciami, ti prego, baciami’ continuo a ripetermi non desiderando altro da troppo tempo. Ma i desideri, come in tutte le favole, si avverano sempre, e così i nostri volti si avvicinano sempre più in un solo, unico, splendido bacio; tutto perfetto, prima di essere trasportati via dalla forza degli eventi e capire che questa è la realtà e non una favola; e allora eccoci a inseguire Ridde e la Versten, con al nostro fianco Ed e Scar. Corriamo in quella foresta che conosco e che mi sembra ora così minacciosa. Perché sono i momenti più belli ad essere sempre rubati? Non chiedevo che pochi minuti ancora…ma l’arroganza degli ideali non ammette sconti.
A ognuno il suo, ora è il momento della resa dei conti, così si schierano i due schieramenti di guerra, l’uno di fronte all’altro, Morsmordre e Fidelius; ci sono fratelli contro fratelli, compagni contro compagni, omicidi contro vittime. Nella paura e nella tensione che sale sempre più non temo solo per la mia vita, ma anche per quella delle persone che ho accanto. Ed, Scar,…Jasp…e se vi dovessi perdere cosa farei? Non deve accadere, non può accadere; e se lo richiederà preferisco perire io stessa piuttosto che loro. Eroismo? Probabilmente solo paura estrema e amicizia. Guardo Jasp negli occhi per un solo istante, senza parole, totalmente inutili di fronte alla situazione. Mi stringe la mano mentre il primo lampo di luce si staglia nel buio della notte e si scontra violentemente col secondo in risposta; è cominciata.
E’ la resa dei conti, l'inizio della fine...o di un altro inizio.
Estraggo la bacchetta contro un nemico invisibile e non posso che sperare mentre inseguo una sagoma appena visibile all'interno della foresta proibita in una notte sempre più oscura…
29/06/2008
*Sala comune dei Serpeverde*
Comincio ad essere ampiamente stufa. Non so di cosa, non so di chi precisamente.
So soltanto che sono un fascio di nervi pronto ad tendersi fino a spezzarsi, sebbene non sembri.
Edward mi chiede spesso cosa mai frulli nella mia testa. Ma nella realtà dei fatti, evito spesso di dare spiegazioni in merito.
Jasper. Jasper conosce e sa bene cosa mi sta succedendo. Infatti spesso mi lancia occhiate come per dire ‘lo sai che se vuoi, puoi parlarmi’.
Infatti, nel pomeriggio, ho approfittato di un momento della sua vicinanza, e ho colto la palla al balzo.<<Come procedono i preparativi per il ballo?>>, domando, tranquilla. Sapendo che lui sarà tutto su di giri per via della prima uscita ufficiale della coppia Lewis/Blackster.
<<Bene, molto bene. Sarò magnifico come al solito, mi sembra normale. Tu, invece?>>, so bene che la sua domanda va ben oltre il normale pensiero del ballo scolastico. E lui, di rimando, sa bene che ho colto perfettamente l’essenza della sua richiesta.
<<Và>> mi limito a rispondere, poggiando la piuma sul tavolo, ho finito da un pezzo di studiare, eppure stavo ancora armeggiando con la penna fra le dita.
<<Eih, straniera, guarda che non me la dai a bere. Cosa c’è.>>, ribatte, poggiando il suo libro sul tavolo. In attesa che sia io a parlare.
<<Mi manca, Jasp.>>, confido, facendo chiaro riferimento a Aedan <<Quella …quella…>> stringo un pugno al pensiero della Versten che ormai fa coppia fissa a tal punto da togliere il respiro a quello che, fino a poco tempo fa, era il punto cardine della mia vita.
Ora invece, vedo solo cenere. Cenere che si spazza via con un soffio.
<<Lui sembra parecchio preso, devo dire.>>, sibila Lewis, accavallando le gambe, sedendo sulla poltrona.
<<Lui sembra parecchio rincoglionito, è diverso.>>, correggo, per guadagnarmi il suo riso a mezzo labbro, divertito.
<< Ah, l'amour. Per esperienza posso dirti: fuoco e fiamme per un mese, e poi...>> fa un gesto come per allontanare qualcosa.
<<Non è questo il punto, Jasper.>>, blocco la sua teatrale mossa come se volesse scostare un rivolo di fumo. <<Il punto è che mio fratello non è più lo stesso. E' palese. Se ne sta accanto a Julia, e di conseguenza accanto a mezzosangue che prima non avrebbe mai considerato. Quella lì, mese o non mese, lo sta facendo scivolare nella rovina!>>, spiego, esasperata.
<<Capisco cosa intendi.>> replica, facendosi più serio. <<Hai mai considerato l'opzione che tuo fratello non abbia mai condiviso davvero i tuoi... i nostri ideali? Una donna, per quanto bella, non può costringere un uomo a un radicale cambiamento. Non di questo genere.>>
<<L'ho considerato.>> sospiro, con aria mesta, sedendo a mia volta. <<E purtroppo...la sola cosa che mi viene in mente ad una pazzia simile, sarebbe quella di sbattere la sua testa contro un muro fin quando non si rende conto del grave errore che sta commettendo. Non ci riesco. Non ci riesco.>>, porto le mani fra i capelli. Poggiando i palmi sulle tempie.
<<Perfino Riddle mi ha detto di non farmi trascinare da sentimentalismi inutili, e di continuare come ho fatto finora.>>, confido. <<Non ci si deve, far trascinare dall'amore, o roba simile, azioni del genere non sono giustificabili. Specie se NON indotte da altri.>> scuoto la testa.
<<Forse dentro di me ci speravo che fosse tutto frutto di una induzione, almeno non avrei considerato mio fratello così...distante.>>
<<Non puoi fare niente per lui, se non è disposto ad essere salvato. Ora...>>si blocca, forse conscio di essere sul punto di dire un'enormità.
Respiro, pesantemente.
<<Temo. Che non voglia...>>, scuoto la testa.
Annuisce. Poi prosegue, quasi a completare la frase che aveva interrotto poco fa:
<<Scarlett, ora siete su due fronti opposti, fra i quali non esiste possibilità di dialogo. Ne comprendi le conseguenze?>>
<<Le comprendo, Jasper. Le comprendo. E ti assicuro che semmai questo non dialogo sfociasse nella guerra aperta. Sarei io stessa ad occuparmi di quello sconsiderato.>> Le parole mi sono balzate fuori dalla gola con una velocità chirurgica, pesante.
Come se mi fossi liberata da una tortura che mi lacerava le labbra con artigli affilati.
Sospira, volgendo lontano lo sguardo.
<<Ciò che Lui ci chiede è molto. Ma... nessuno sacrificio è troppo grande per la nostra causa. Nessuno.>>
<<Nessuno.>> ripeto, annuendo. Lo sguardo rivolto alla finestra. Istintivamente poggio il viso contro la spalla di Jasper, con un atteggiamento d'affetto senza malizia <<Nessuno.>>
<<Dobbiamo ricordarcelo, sempre.>>conclude, la voce poco più di un sussurro.
Annuisco, sfiorando la sua mano, in segno di muto ringraziamento per queste sue parole, che hanno dato un po’ di sollievo al mio animo.
*La sera del Ballo*
Il ballo si è rivelato un covo di strane sensazioni che multiple invadono corpo e mente, dando uno strano sentore di stordimento ed eccitazione crescente. Non so spiegare bene, ma Riddle, la sera prima, si è chinato verso il mio orecchio, e ha comunicato, mellifluo:
<<Domani sarà una festa splendida, parteciperai attivamente. Lo so.>>
Non avevo capito in pieno, questa sua frase, ma ora mi sembra più chiara, reale.
Tutto sembra avvolto da una palpabile atmosfera tagliente, e se non fossi troppo impegnata nei fatti miei, potrebbe perfino innervosirmi quella sgualdrina della Traviston che lancia occhiate di dubbia natura nella mia direzione.
Ma…ma. Ho altro a cui pensare e lei non possiede una importanza tale da permetterle di invadere i miei pensieri con qualsiasi considerazione sulla sua persona. Perciò. Preferisco dedicarmi a passatempi migliori. Più…vivaci.
<<Meravigliosa stasera.>> sibila malizioso Norwood al mio orecchio, lanciandomi una occhiata eloquente.
<<Posso dire lo stesso>> rispondo al suo invito, con uno sguardo fermo e deciso. E tra un ballo e l’altro sembra quasi naturale ritrovarsi vicini al muro che porta al cortile. Le sue labbra sulle mie, saziandosi in un profondo bacio che mischia i rispettivi sapori lasciandoci alle spalle ogni avvenimento che accade all’interno delle mura scolastiche.
Mentre le sue mani corrono sui fianchi, veniamo attirati da rumori sospetti, passi veloci che si avviano nella foresta. Riddle e la Versten che si allontanano. Aedan che aumenta la sua corsa al seguito dei due.
Ae…Aedan? Sibilo nella mia mente. E prima di rendermene conto Edward ha già afferrato la mia mano, addentrandoci all’interno della radura, fra gli alberi.
Affiancati poco dopo da Jasper e Deirdre, che furtivi si guardano in giro. Non so cosa di preciso stia accadendo, ma non mi piace.
Noto due schiere, distinte, separate.
Riddle sfodera la bacchetta tenendola fra le dita come gingillo di morte, agitandola di fronte alla Versten, ridendo macabro.
Al suo fianco, a destra e sinistra, diverse figure a me conosciute. E noto Aedan, di fianco a quella…ninfa da due soldi.
Non so perché. Non so come. Non so spiegare bene il motivo. Ma prima che possa rendermene conto ho già sfoderato la bacchetta anche io.
<<Stupeficium>>, lancio l’incantesimo verso Aedan che viene allontanato pesantemente dalla Versten, lasciandola del tutto fra le grinfie di Tom, con mio sommo piacere fra l’altro.
Aedan è confuso, stordito, si solleva, fissandomi.
<<E’ l’ora della resa dei conti, Aedan>>, avanzo, continuando a guardarlo, dimenticandomi di tutto il resto. Ho promesso. Niente coinvolgimenti personali.
Lui si rialza, bacchetta alla mano, e occhi di ghiaccio che ti squarciano l’anima.
<<Ti stavo aspettando, Scarlett.>>
28/06/2008
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Ormai l'ho imparato: quando il tuo caposcuola chiama, tu non puoi fare altro che accorrere senza fiatare. E' per questo che sto trotterellando al fianco di Tom dopo che lui si è semplicemente voltato verso di me; so leggere il suo sguardo, so esattamente quando vuole che io vada da lui. Succede spesso, ultimamente, e non posso dire che sia esattamente un piacere visto che il più delle volte i compiti che mi assegna si rivelano piuttosto sgradevoli.
« Allora, mia cara. Hai paura di usare la bacchetta? » sibila facendomi largo in mezzo alla folla, che al suo passaggio automaticamente si apre in due ali e lascia il corridoio sgombro.
« No. » certo che no! Alzo gli occhi al cielo, cercando di trattenere il mio tono seccato.
« No, è vero. Ce l’hai già dimostrato. » snuda i canini in un sorriso crudele : gli piace ricordarmi con insistenza quasi insopportabile della fine che ho fatto a fare a Medea Diamond. Dopo averlo raccontato a tutti, è ancora più contento di sbandierarmi in giro come il suo piccolo trofeo malvagio. « Allora non sarà un problema uccidere qualcuno dei tuoi compagni, vero? » ghigna ancor più evidentemente.
« Cosa? » entriamo nella sala comune di Serpeverde, catturando gli sguardi di tutti i presenti.
« Non vestirti troppo elegante, alla festa di fine anno. » non risponde alla mia domanda, limitandosi a scomparire oltre la porta del dormitorio maschile, lasciandomi sola nel bel mezzo della Sala Comune.
~ la sera del ballo
Altissima e magra come un chiodo, Ashleigh si infila uno spumoso vestito rosa cipria, il bustino stretto sul corpo praticamente invisibile che poi si apre in una gonna tutta pizzi. Si guarda nello specchio, agitandosi per fare oscillare il vestito troppo ampio.
« Vorresti duellare con quello?! » chiede Catherine, impegnata a lucidare le sue scarpette verde bottiglia. Ash la fulmina e ricomincia a sistemare gli strati voluminosi di stoffa ; sembra una meringa gigante, ma se glielo dicessi mi sbudellerebbe. Mi lascio cadere sul letto, affondando la testa nel cuscino di una delle compagne di stanza della mia nuova alleata ; la nostra camera è diventato il regno della Blackster e della Lywelyn, che già da quattro giorni ci circuiscono per convincerci a lasciare loro campo libero - e non ce lo siamo fatte ripetere due volte. Solo Amber è stata abbastanza audace da rimanere in loro compagnia, e non la invidio affatto.
« tesoro, Cate ha ragione. Immagina i rami che strappano la stoffa.. » mormoro sfregandomi gli occhi. Il mio vestito di un bel viola lucido giace ai piedi del letto; non ho voglia di infilarmi il bustino né le calze, né l’insieme di prezioso tessuto che ho accuratamente scelto per questa festa. Né di correre nel bosco con i tacchi che affondano nel fango ad ogni passo, e rischiare di essere trucidata da qualche reginetta dal cuore d’oro con i boccoli biondi.
« V, non è il caso di sbrigarti ? » mi sollevo a fatica, mentre Ash si sistema i capelli agitando a tutta birra la bacchetta per fissarli in uno chignon sin troppo intricato per i miei gusti. Sistemo la gonna del vestito, stringendo la gonna attorno ai miei fianchi – ancora più magri del solito, esclusivamente per mettermi questo dannazione di abito elegante.
« A, non è il caso di mollare uno dei tre cavalieri a cui hai detto di sì ? » le faccio notare con poca cortesia. Lei ride e ci saluta con la manina prima di uscire dalla stanza, sibilando qualcosa che suona come ‘ci vediamo dopo’.
***
« Jeff? Non vorrai dire che ... »
« sì, la sta sfidando ora. » mi mormora il mio cavaliere nell’orecchio. Lo stringo abbastanza da poter alzare lo sguardo oltre la sua spalla, mentre balliamo lentamente, e osservare il viso pallido di Julia Versten, che si trattiene dal dare uno spintone a Tom Riddle e corre via, verso una direzione che non intuisco visto che Jeff mi dà un colpo e sono costretta a riprendere a girare.
Giro. E vedo i professori che chiacchierano e ogni tanto muovono la testa a tempo.
Giro. Lywelyn e Norwood che si scambiano occhiatine piene d’amore mentre lui le pesta i piedi ballando. Me lo ricordavo come un uomo pieno di grazia, certo che la baldracca gli fa proprio male.
Giro. La porta della Sala Grande spalancata, e la sagoma di Lenore che scivola fuori.
« Jeff? »
« ti prego. Fai finta di niente, altri cinque minuti. » preme ancor più forte contro le mie costole, tuffando il viso nei miei capelli strapieni di incantesimi perché rimangano in ordine. Non ribatto, limitandomi a risistemare le mani sulle sue spalle.
Giro.
« Non parliamone ora. » sussurro appena. Ma ho già una vaga idea di cosa finirà per dire. E non voglio sentirlo.
come closer and see
see into the trees
find the girl, if you can
I rami trapassavano la pelle pallida di Violet senza lacerare la carne, ma lasciando segni rossastri sulle guance, sulle braccia nude e sulle mani, ostinatamente serrate attorno agli strati di prezioso tessuto color ametista, come a proteggere l’abito che ne fasciava il corpo minuto.
Camminavano in silenzio attraverso l’oscurità, resa densa dalla sottile ansia che componeva una ragnatela tra i membri del drappello, nemmeno lontanamente in grado di distinguersi a vicenda se non nei rari tratti in cui la luna bagnava di riflessi lividi le loro tenute troppo eleganti per avanzare agevolmente.
Non rimaneva più niente della frivola allegria dietro la quale si erano mascherati fino a pochi minuti prima. Nessun cavaliere porgeva più la mano alla sua damigella infiorettata per l’occasione, troppo occupato a trattenere i propri gemiti quando un fruscio sospetto proiettava su di loro ombre ancor più scure della notte.
Un cerchio di luce bianca accolse le loro figure sconvolte, che si posero quasi automaticamente in circolo attorno a Tom Riddle, il cui ghigno era ancor più accentuato dalle ombre sinistre che ne scolpivano il volto.
« Violet? » scandì una voce tremula poco lontano da lei, precedendo di qualche istante la mano ruvida che si posò sull’epidermide candida e nuda delle spalle. La ragazza soffocò a stento un grido, mentre le dita ancora non ben identificate scivolavano lentamente tra i boccoli ordinati e resi quasi neri dalla luce incolore. Nemmeno nelle sue previsioni più terrificanti avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata a non distinguere il tocco affettuoso di Jeff, troppo concentrata a reprimere le morse di terrore distillato che le stringevano lo stomaco. Riddle e Lenore si muovevano lentamente in circolo, fermandosi presso ognuna delle altre figure che si erano sistemate in pose statiche e immutate già da qualche momento, come se lo spiazzo, su cui si tendevano i rami neri di piante secolari, avesse avuto qualche potere magico che li rendeva improvvisamente incapaci di rifuggire la luce. Probabilmente la manciata di orrendi traditori del loro sangue avrebbe fatto la sua comparsa ben presto, non meno spaventata di loro, ma certo più agguerrita. Almeno più agguerrita di Violet, tremebonda e congelata, quasi incapace di reggere la bacchetta di nocciolo che avrebbe dovuto costituire la sua arma e la sua salvezza.
« Ci spostiamo verso il bosco, ci nascondiamo al buio ed aspettiamo. » sibilò la voce profonda di Lenore, seminascosta dal cappuccio del lungo mantello, il cui tessuto opaco era lo stesso, probabilmente velluto, che venne fatto scivolare tra le mani della contessina. Un mantello per sé, per coprirla e per occultarne ancor di più la figura finché gli altri non si sarebbero palesati.
« d’ora in poi, ognuno per sé. buona fortuna. » era quasi grottesco che l’unica amica di Tom Riddle, passandole attraverso con il suo sguardo di ghiaccio, le augurasse di uscire vincitrice da uno sciocco duello, in cui ognuno di loro si sarebbe giocato qualcosa che non era molto distante dalla stessa vita.
La mano di Jefferson strinse il suo braccio e la trascinò verso l’intrico di rami che si delineava poco oltre; non poté che lasciarsi condurre, mentre con lo sguardo cercava di memorizzare i punti in cui gli altri erano spariti nel nero. Poco dopo essersi fermata, sentì la consistenza di un grosso tronco sulla schiena, dove era stata appoggiata con delicatezza dallo stesso che le aveva posato le labbra calde sul collo, proprio sotto l’orecchio. Il peso del ragazzo si posò contro di lei; un modo come un altro, uno piuttosto piacevole per la precisione, per ingannare la nervosa attesa.
« Vi, vorrei che fossimo.. » soffocò le sue parole con un bacio, sfiorandogli con delicatezza i capelli. Era l’unico modo per non permettergli di notare il suo sguardo vacuo: molto probabilmente, la stessa scenetta ai limiti del decente si stava consumando qualche albero più in là. Edward e la Lywelyn.
Non ebbe molto tempo per pensare al fatto che l’altro non pensava più minimamente a loro due; il rumore lieve eppure perfettamente chiaro dei passi sulle foglie e di frasi sommesse costrinse tutti a ritornare violentemente alla realtà.
I hear her voice and start to run
into the trees
Ammetto di non riuscire a ricordare quali fasi mi hanno portato a dare la caccia alla bionda e terrorizzata Jillian McKanzie, che corre nascondendosi tra gli alberi con troppa foga per rendersi conto che sta coprendo un percorso perfettamente circolare. Mi ritrovo a fiutare l’aria, quasi come un segugio e non una strega; non riesco più a distinguere la sua figuretta luminosa e questo mi preoccupa un po’. Non vorrei mai che mi spuntasse alle spalle, e la bacchetta mi scivolasse definitivamente di mano; non mi sono mai sudati i palmi quando ero nervosa, ma questa notte sembra avere intenzione di ribaltare tutto ciò che è stato sinora.
Sto immobile, con la schiena appoggiata ad un tronco; tento persino di non respirare, pur di evitare di fare rumore. Ogni suono, così come ogni zaffata di profumo di fiori, mi potrebbe servire per identificarla. Ho lasciato la radura al suo seguito, con alle mie spalle le luci e le esplosioni di un combattimento multiplo ; Julia Versten ha tentato di ammazzare Riddle e per un pelo non ha beccato me.
« allora, violet, hai finito di rifarti il trucco? » la vocina zuccherosa di McKanzie che cerca di fare la dura mi giunge alle orecchie come manna dal cielo. Mi volto verso di lei con uno scatto secco, allungando il braccio e pronunciando il primo incantesimo che mi viene in mente. Vedo solo la scia azzurra che traccia nell’aria, e che si dissolve con un piccolo botto a mezzo metro dalla schiena della mia avversaria. Peccato. E’ già la quinta o sesta volta che la manco, sebbene entrambe portiamo i segni degli incanti andati a segno. Risponde esibendo anche un’espressione feroce, vagamente grottesca, ma in compenso sento la stoffa e la pelle che si lacerano appena sotto le costole. Dannazione.
Tremo appena, e riprendo ad inseguirla. Ignorando il dolore lancinante che mi ha provocato la sgualdrinella. Lei e il suo maledetto ragazzo dai capelli rossi. Un’altra scarica di scintille. Inciampa, ma si rialza e ricomincia a correre. Devo dire che sono un po’ stufa di questo stupido gioco, e che oltretutto stiamo tornando verso la radura; vedo tra i rami la luce e sento le urla dei combattenti.
Jillian scompare tra due grossi alberi, tuffandosi nel riflesso verdognolo di quello che mi auguro non sia un Avada. La inseguo, sfidando la sorte e i lampi di luce.
suddenly I stop, but I know it's too late
i'm lost in a forest
all alone
Luce viola, per la precisione. Rimango in piedi per qualche istante, del tutto concentrata sul battito del mio cuore che rallenta, e la sensazione spiacevole del sangue che smette di fluire. Sono del tutto consapevole di quello che sta succedendo. Del terreno e l’erba alta su cui cado pesantemente, tracciando un arco nell’aria.
« Antonin .. »
Mi rendo conto che è stato lui. Per sbaglio, mi auguro. Mi rendo conto che le forze mi abbandonano insieme al respiro. Chiudo gli occhi. Per sempre.
28/06/2008
Per dirla tutta, non sopporto più la scuola.
Questi ultimi giorni sono più stressanti dell’intero anno.
Nonostante la classe di Pozioni sia piuttosto fresca, Lumacorno si aggira per l’aula sventolandosi con un ventaglio spagnolo, sul quale campeggiano scene di corrida.
“Oh, signor Lewis, la prego, rimesti in modo più rapido!”squittisce, mentre si deterge la fronte con un fazzoletto candido.
Non è colpa mia se ha insistito per accendere i calderoni. Quindi, non ho la minima voglia di mescolare più rapidamente questa mistura color argento.
Accanto a me, Ed sembra manifestare i miei stessi pensieri. Rimesta senza troppa convinzione e ogni tanto grugnisce un insulto al professore, che è decisamente troppo concentrato su di sé per accorgersene. Davanti a noi, Deirdre e Scarlett, fresche come rose, spettegolano sugli abiti che pensano di indossare al Ballo che si terrà fra breve.
“Non-avete-caldo?”sillabo.
“Jasper. Edward. A cosa serve la magia se non la usiamo?”sorride Dè.
“Calorcorpus.”mormora Scarlett, con un colpo di bacchetta.
Sento un caldo assurdo invadere il mio corpo, ma dura solo un istante per poi lasciare il posto a una piacevole frescura.
“Che hai fatto?”domanda Ed, anche lui stupito.
“Ho alzato di due gradi la vostra temperatura corporea, così sentite meno il caldo.”
In effetti, mi sento molto meglio.
Lumacorno, ora soddisfatto del nostro ritmo, alla fine della lezione elogia il risultato delle nostre pozioni e ci lascia liberi, dopo l’ultima lezione del giorno.
Colazione.
“Ooooh! Io voto per Jasper!”strilla una ragazzina del terzo anno di Serpeverde.
“No, il più bello è Edward.”ribatte l’amica al suo fianco.
“Ma siete stupide? È ovvio che non potrà essere che Tom!”esclama una terza.
Questa storia dell’elezione di Miss e Mister Hogwarts è piuttosto divertente, ammettiamolo. Non che la cosa mi tocchi più di tanto, però perlomeno è un modo per cambiare la solita routine scolastica.
Sui vari tavoli, si materializzano una serie di bigliettini, due per posto. “Miss Hogwarts, per me è…”dice il primo, mentre il secondo recita “Scelgo come Mister Hogwarts…”.
I quattro Caposcuola si alzano in piedi, ed elencano le modalità di votazione.
“Avete tempo fino all’ora di cena per depositare il vostro voto nelle urne che trovate nell’atrio. Dopodichè, avverrà lo spoglio ed i vincitori verranno annunciati durante il Ballo di fine anno.”dice Tom, con un’espressione neutra.
Mi chiedo cosa pensi di tali sciocchezze, lui, che ha ben altro per la testa.
Quidditch.
Uno sport che non è adatto alle levatacce invernali, quando il ghiaccio fa amicizia con i tuoi arti in modo fin troppo stretto, e neppure ai pomeriggi estivi, quando ti viene la tentazione di allenarti in costume adamitico.
Di certo il pubblico femminile aumenterebbe in maniera esponenziale.
“Allora, gente! Vi voglio pronti e reattivi! È l’ultima partita dell’anno, giochiamo con i Grifi! Volete perdere?!”
Il nostro Capitano, Morkan, ci incita a lavorare, ma in effetti è difficile.
A metà della partita d’allenamento, mi tolgo la parte superiore della divisa, per non rischiare di sciogliermi del tutto, stile neve al sole.
“Ehi, splendido, vedi di non ammirare troppo i pettorali e cerca di concentrarti sulla Pluffa!”grida Violet Traviston, mentre mi passa vicino.
“Traviston, perché piuttosto non prendi esempio da me?”ribatto, raggiungendola nell’inseguimento.
Un’ora dopo, fradici e sudati, ci concediamo tutti una doccia.
“Doccia scozzeseeeeee!”ulula Kane, il nostro Battitore, centonovanta centimetri per novantatre chili, mentre si lancia sotto la doccia spruzzando un po’ tutti di acqua gelata e di sapone all’olio di mandorla.
Sì, una doccia inutile visto che fra poche ore affronteremo Grifondoro.
Posso essere volgare? Posso esserlo?
No, conteniamoci.
Hanno sospeso la partita. Solo perché mezza squadra dei Grifi si è infortunata.
E non si rigiocherà perché tanto la coppa di Quidditch l’hanno già assegnata a loro e anche se noi avessimo vinto non ci sarebbe stato il sorpasso.
Torno verso la scuola con i capelli umidi dopo la seconda doccia della giornata, mentre il sole tramonta senza fretta all’orizzonte, sopra il lago.
Mi incanto ad ammirarlo, e non mi accorgo della figura di Deirdre, che mi viene incontro.
“Ti do una mano!”dice, prendendo la scopa e sollevandomi da una parte del fardello.
“Grazie.”
“Dài, non essere giù. Tanto la Coppa delle Case sarà nostra di certo.”
Annuisco. Non mi piace fallire, non mi piace per niente.
“Come vanno i preparativi per il ballo?”le domando, per non intristirla.
“Ah, segreto! Non voglio dirti niente, così poi mi dirai se ti piacerà la sorpresa.”
“Il vestito? Qualunque cosa indossi ti starà bene, ne sono sicuro.”
Deirdre china il capo con una sorriso.
Camminiamo fianco a fianco, le nostre mani si sfiorano in continuazione. Ad un certo punto, sento le sue dita che cercano le mie. Lascio che le trovi e le stringa, ed io ricambio la sua stretta.
“Mi raccomando, anche tu dovrai essere bellissimo.”
“Puoi dubitarne?!”ribatto, piccato.
Sarà una serata stupenda.
Io e Dè.
“Il momento si avvicina.”
La luce delle candele è fioca e tremula, ma non fa che esaltare i tratti del viso di Tom Riddle. La sua pelle d’avorio sembra quasi risplendere, mentre i suoi occhi sono pozzi di luce oscura, neri e penetranti.
“E dobbiamo essere pronti.”
Un sorriso fiorisce sul suo volto, mentre i suoi lineamenti si trasfigurano in una bellezza luciferina, diabolica.
12/05/2008
Settimana passata.
“..e non pensate di potervi rilassare perché non avete esami quest’anno, anzi, il sesto è…”; parole, parole, solo una serie di inutili parole che escono dalla bocca di Benton: affascinante si, ma a volte estremamente noioso. Non è lui che mi interessa, non è lui a cui oggi si rivolgono i miei pensieri, la mia attenzione; decisamente no. Spingo con troppa forza la penna sullo sfortunato foglio che ho sotto mano, e questa per poco non si rompe. Il foglio di pergamena prima immacolato e ora coperto con una macchia indefinita di nero; nero, come il mio umore, nero come il mio….odio.
Odio. Odio puro, odio vero, autentico. Tutto per una persona, di cui sto ammirando la chioma ordinata, che tanto bramerei tagliare, e la figura piccola ed esile, seduta davanti a me, che mi piacerebbe schiacciare, schiantare, forse anche uccidere; si, perché no, in fondo non è proprio una novità, giusto? Potrei farlo. Poter sentire il potere racchiuso nelle mie mani, essere padrona incontrastata del destino di qualcun altro, poter decidere della vita e della morte, come solo una divinità potrebbe fare. Potrei…potrei…ma ne sarei davvero capace?
Intanto l’ignara Violet siede davanti a me, nemmeno lei troppo attenta al discorso di Benton, e rigira tranquilla e annoiata la penna. La sua testa si muove cullando prima a destra, poi a sinistra,…
Sfioro con la mano il mio viso, nel punto dove si trovava la ferita, ormai rimarginata, che mi ha lasciato con le sue sudice unghie poco tempo fa, prima che intervenisse Lenore e ponesse fine al nostro ‘diverbio’; ho persino dovuto picchiarla, con le mie mani, come una mezzosangue, o ancor peggio, come una babbana. Non posso perdonarla.
Qualcuno dice che il perdono è la virtù dei forti; sciocchezze. Il perdono non esiste, ma è confortante pensare che possa esistere, perché ci offre la speranza di crederci buoni come Dio. Anche quelli che si illudono di compiere il bene, quelli che vanno contro gli ideali di purezza per accogliere nel loro immenso abbraccio tutti i maghi, indifferentemente dal loro sangue, non sanno perdonare. Non è una loro colpa, sono solo uomini.
Avrò la mia vendetta; Ci sono condanne ben peggiori della morte...
Sarai pure una vipera, mia cara Violet, ma ricordati che sei in un covo di serpi…
Aspettami.
Un club, l’altro club. Forse la rivelazione non è troppo scioccante, scioccante è pensare che hanno continuato a riunirsi tutto questo tempo senza che noi li scoprissimo. Pensano anche di essere i ‘Buoni’ della situazione? Non diciamo illazioni, se davvero lo fossero desidererebbero cos’ intensamente la nostra scomparsa? Odierebbero a tal punto? Ma soprattutto chi ha deciso che siano loro i buoni. Anche noi agiamo per delle convinzioni e per il bene di tutta la comunità magica, e per questo siamo malvagi? Chi lo pensa pecca di presunzione,e a vedere i numerosi membri che vanta il club della Versten, ci sono molti studenti del genere…e molti nomi conosciuti…
“Deirdre!”, mi volto verso chi mi reclama.
“Steven…cosa c’è?”. E’ da molto che non lo vedo in giro, d’altronde gestire G.U.F.O., club segreti e vita sociale senza essere Tom Ridde, non dev’essere per nulla semplice!
“No, niente…posso accompagnarti fino al dormitorio?”, do una rapida occhiata a Jasp, Ed e Scar, poco dietro di me.
“Emh..non c’è problema…”.
Non si può dire che sia un tipo esilarante, ed è già un complimento definirlo divertente, però che male può far un po’ di compagnia?!
“Quindi non siete ancora riusciti a scoprire dove si riuniscono?”
“No, ma è solo questione di tempo…anzi, probabilmente non ce ne sarà nemmeno bisogno…”. Guardo il suo sguardo enigmatico mentre cerco di intuire l’allusione che sta sotto l’affermazione; un qualche piano che deve rimanere segreto, con tutta probabilità, ma cos’avrà in mente Riddle questa volta?
E’ un enigma, un enorme e infinito enigma…
Ho i piedi freddi; sono gelati e umidi. Apro gli occhi ed è come se lo facessi per la prima volta, li rivolgo verso terra: sono scalza. Il terreno è coperto dalla brina, che altera il colore dell’erba sotto di me. Alzo lo sguardo. Alberi, moltissimi alberi, dall’aspetto sinistro al chiarore della luna, alta in cielo, e offuscati dalla bassa nebbia che si aggira tra di loro. Socchiudo gli occhi per vedere meglio davanti a me e finalmente riconosco il posto dove mi trovo: è la foresta proibita. Come faccio a trovarmi qui? L’ultima cosa che ricordo è di essere andata a letto e poi….il nulla.
Muovo i primi passi per addentrarmi in quell’abisso di arbusti spinta dall’istinto, e ignoro la paura che urla forte, dentro di me, di non muovermi, di restare ferma, di non andare; forte però non abbastanza per sconfiggere l’impulso inarrestabile che sento crescere; devo andare, non so il motivo, ma devo. Man mano che penetro il silenzio si fa sempre più assordante, tanto che cerco in tutti i modi di non fare rumore nel camminare. Ci siamo solo io, e il silenzio.
Crack.
Un ramo spezzato. Mi volto mentre il cuore mi batte a mille.
“Chi va la?”, cerco di dire, ma la voce mi muore in gola. Dovrei fuggire, ma sono paralizzata dalla paura e dalla voglia di sapere.
Lenta, una chioma bionda irrompe nel grigio dell’ambiente e avanza verso me. Chi sei? Forse lei avrà delle risposte da darmi, per esempio perché mi trovo qui.
Si avvicina sempre di più; sempre di più; sempre di più. E’ davanti a me.
“Eve?”un sorriso leggero, per poi fuggire via. Il mio timore fa appena in tempo a scomparire, che il mio cuore, prima calmo, riprende a battere a mille per la corsa e l’eccitazione.
“Aspettami!” le urlo. Corro, corro per un’infinità di tempo. Un albero segue un altro, sempre uguale e tutto sembra ripetersi all’infinito. Sono sfinita. Mi fermo. Lei è sparita. Mi appoggio ad un albero per riprendere fiato.
“Aspetta un attimo…”. Guardo con attenzione la pianta che improvvisamente ha un aspetto familiare; tocco il tronco e mi assalgono una valanga di ricordi confusi, come se non li avessi veramente vissuti. Io ed Eve. Corriamo, in questo punto e poi…uno spiazzo.
Guardo nella direzione in cui si dovrebbe trovare, ed eccolo lì, leggermente diverso dai miei ricordi.
Lo spazio circolare rompe con l’atmosfera circostante: l’erba che infesta la foresta si interrompe davanti ai suoi confini e i raggi riflessi della luna sembrano illuminare solo quel punto. Solamente la nebbia rimane immune dalla stranezza di quel punto, dove a dominare non è la vita, ma la morte.
Riesco a distinguere all’interno di quel cerchio perfetto una sagoma confusa.
”Eve!”. Mi affretto verso l’oro dei suoi capelli, quando mi accorgo che non è sola: accanto a lei un’enorme animale mi fissa. Lei lo accarezza, calma, e non riesco nemmeno a vederle il viso coperto dalle lunghe ciocche.
Scappa! Vorrei urlarle, ma rimango stregata dagli occhi da rapace di quello strano ed inquietante animale.
“Ti ricordi quando venivamo qui, Dè?”, esordisce la voce quasi dimenticata.
“Adesso si…”, sono ricordi che risalgono al primo anno di scuola. Non saremmo nemmeno dovute avventurarci in questa foresta, ma si sa, niente ci poteva mettere dei freni; avevamo già le idee ben chiare. Ad Eve piaceva molto venire qui e mi raccontava delle storie; Diceva che lì vivevano degli animali che solo pochi potevano vedere e ogni volta mi ripeteva ‘ora li vedi Dè?’, ‘ora li vedi Dè?’. Non li ho mai visti. Come ho potuto scordarmene? Eppure ne soffrivo, e anche parecchio.
“Adesso riesci a vedere i Therstral”-non si volta verso di me
-“ora sei contenta?”. La sua voce diventa sprezzante e piena di odio. La paura ricomincia a farsi strada dentro di me. Perché mi fai questo Eve? Perché?
“voltati!”, le urlo con un coraggio che nasce dalla convinzione che quella non sia lei, non può essere lei…ma dove sono?
La nebbia si dirama sempre più mentre quella figura si gira. Sembrano passare ore prima di incontrare i suoi occhi senza vita, come tutto quello che ha intorno. Mi sento inghiottita dal gelo che emanano: la gola si secca, le mani tremano, il volto sbianca e sudo freddo.
Gli occhi sono azzurri, ma non sono quelli di Eve; il colorito è pallido, ma non è quello di Eve; i capelli sono biondi, ma non sono quelli di Eve.
Ida.
“Allora, ora sei contenta?”, non riesco a sfuggire al suo sudicio sguardo accusatore mentre tutt’intorno una risata familiare si diffonde come un veleno. Basta voglio fuggire, voglio andarmene da qui!
Una voce sibila alle mie spalle. E’ vicina, vicinissima.
“E allora svegliati!”
Mi alzo con un sobbalzo. Ho il fiatone, ho freddo e sono terrorizzata. E’ ancora buio, tutto tace, tutti dormono. Eccoci ancora: io e il silenzio. Ho paura ad addormentarmi: la notte ti lascia senza difese…
No. E’ sbagliato, è tutto terribilmente sbagliato. Perché Jasper, perché proprio lui? E’ il mio migliore amico, nonostante tutto, eppure…lo voglio. Più di quanto abbia mai desiderato Geert o qualche altro amore passeggero, persino più di Axis.
Forse è proprio il fatto che sia sbagliato, impossibile, a farmelo piacere; si, dev’essere così.

‘Toglitelo dalla testa Dè, non rovinare tutto, non rovinate tutto. E’ troppo importante.’
In quest’opera di autoconvinzione dimentico però che appena rimango sola è il mio unico pensiero, che quando sono insieme a lui, sono davvero felice, come l’altro giorno nel giardino, come l’altro giorno nella sua stanza…
Il cuore va da una parte, e la ragione dall’altra. Ora devo solo fare una scelta, fondamentale, importantissima, vitale…cuore o ragione?
“Dè?” Scar entra all’improvviso nella stanza. Poso il libro che avevo dimenticato di avere aperto.
“Scarl…hai una faccia. Che c’è?”
“Edward…”
“Che?” siedo preoccupata al suo fianco.
“Edward. Vado al ballo con Edward.” Il suo sorriso è radioso, e la sua felicità non può che contagiarmi. Tutto è come prima, finalmente.
“Dobbiamo cominciare a pensare ai vestiti!.”. Le dico eccitata, eppure il pensiero che tanto mi attanagliava prima è ancora lì, e non sembra volersene andare tanto presto.
E se mi chiedesse di andare con lui al ballo, io che farei? Dovrei accettare?
Guardo la mia amica mentre raggiante comincia ad elencarmi le probabili vesti del ballo, e non posso che identificarmi con lei. Desidero, bramo essere felice come lei, e so bene come poterlo essere…con chi poterlo essere.
Mi sembra già di assaporare quei sentimenti, ma prima…Ed, devo parlare con Ed. Ho bisogno di un consiglio, di una spalla amica, perché questa indecisione all’apparenza tanto banale, potrebbe rivelarsi catastrofica per tutti noi…
Il cuore non è sempre dispensatori di buoni consigli, ed è profondamente egoista; è per questo che la mia risposta sarebbe si, adesso, domani, per mille altre volte…
Si.
...oggi sono tornata nella foresta, Eve, in quel luogo dove mi portavi sempre, dove mi dicevi ti piaceva tanto stare, e io non riuscivo mai a capire il perchè. E' tutto come un tempo, solo che ora il nostro sentiero è inondato di erbacce e si intravede appena, e a guidarmi è stato più il ricordo che la vista...
Ho camminato sola a lungo, per un tempo infinito tra gli alberi di un tempo e tra la nostalgia del nostro passato, finchè sono arrivata nel punto in cui tu cominciavi sempre a sorridere...e li ho visti, per la prima volta...li ho visti davvero, Eve,... i Therstral....
08/05/2008
La giornata è fresca, invitante per una sosta nel parco dopo intensi giorni di pioggia. Sfilo un libro dal mobile vicino al letto, e faccio un cenno a Deirdre.
“Usciamo un pò fuori?” le domando, con un sorriso. Ho bisogno d’aria. E a giudicare dal balzo che fa dal letto al pavimento, sistemandosi, giudico che anche lei ne abbia serie attrattive in merito.
Ci sistemiamo debitamente i capelli e gli indumenti, avviandoci all’esterno, sediamo con calma isolandoci dal resto del mondo mentre parole scorrono sotto i nostri occhi mentre aspettiamo Jasper e Edward, con i quali avevamo appuntamento proprio qui.
Stavolta, le donne in anticipo sugli uomini. Esilarante.
Poi è una voce fastidiosa, quella che giunge alle mie orecchie.
“Ma guarda un pò, le principessine.” – sollevo lo sguardo giusto in tempo per scorgere un alto ragazzo dai capelli corvini e l’aria boriosa, spaccona. Affiancato da altri tre uomini. Occhiata a Deirdre mentre inarco un sopracciglio.
“Ma guarda un pò, un ebete dichiarato.” – miagolo imitando vagamente il suo tono di voce nasale.
Poi continuo, tornando a fissarlo. “Sai una cosa? Bene o male se stessi zitto lasceresti il DUBBIO sul fatto che tu sia scemo. Ma se parli, ne dai la conferma.” – sibilo, infastidita dalla sua verve e dal suo non rispetto verso due fanciulle, in primis, verso di noi in special modo. Sporco mezzosangue. Lo riconosco quasi dalla puzza che lascia mentre alita il suo fiato putrido addosso.
Deirdre mi segue a ruota, sorridendo sibilina per poi rompere il già precario equilibrio.
“Smammare.” – intima con voce categorica.
“Altrimenti che fai, Blackster? Mi fai divertire con i tuoi giochetti?” – il ragazzo canzona seguito dai suoi amici, e in un lampo Deirdre è già in piedi, nervosa e tesa come corde di violino che agita la bacchetta in preda a qualche indescrivibile voglia di vendetta. L’insulto è pesante, e falsa Dè che presa dal nervosismo si lascia sfilare la bacchetta dal tipo ben piazzato che comincia ad agitarla, imitandola.
A tutto c’è un limite. Mi alzo a mia volta, tenendo un braccio a Deirdre. Poi fisso in tralice il ragazzo. Tendendo la mano con fare altezzoso.
“La bacchetta. Ora.” – con tono pacatamente adirato.
Evidentemente qualcosa nel suo sistema neurotonico non risponde ai comandi visto che si permette di intrufolare la mano nella mia casacca, sfilando la bacchetta. Io lo fisso, con occhiata pesante e colma di ira.
“MA COME DIAMINE TI PERMETTI A METTERMI LE MANI ADDOSSO!” – sbraito colma di imprecazioni e veleno, mentre osservo i Tassi ridere, fragorosamente. Consci del fatto che, fisicamente, due ragazze non possono competere con quattro di loro.
Due ragazze, no. Ma ho giusto il tempo di realizzare quando Edward tossicchia leggermente alle spalle dei tipi, affiancato da Jasper.
I quattro hanno il tempo di voltarsi, scorgendo gli sguardi carichi di rabbia controllata.
“Problemi?” – la voce di Norwood ha un tono gutturale, sinistro e maligno. Incrocia le braccia sul petto, sollevando il viso, fissandoli di sbieco.
“Jasper. I qui presenti hanno deciso di urtare la giornata tranquilla di due ragazze, due donzelle contro quattro scimmie urlatrici, ma come la vedi. Mh?” - dice, con fare sprezzante, mentre rivolge un’ occhiata di intesa all’amico, sul fianco destro.
"Credo proprio che fra breve le feroci scimmie urlatrici si tramuteranno in docili scimpanzé." – Lewis e la sua verve adorabile.
Vedo Edward sorridere, fingendo un che di ammiccante mentre rivolge a me e Deirdre uno sguardo a tratti compiaciuto.
Estrae con un movimento veloce la bacchetta, e lo stesso fa Jasper in simultanea.
"Gli scimpanzè hanno preso qualcosa che non appartiene alle loro manacce. E questo, è male." - La voce di Norwood è carica di astio e veleno, e per un momento ho l'impressione che lui sia ritornato il caro, vecchio, "stronzo" Edward di sempre. Sorrido a mezzo labbro, mentre mi preparo alla sconfitta bruciante.
"Principi, noi siamo principi"-sibilo a Deirdre, che al mio fianco si lancia in un sorriso completo e bellissimo. Godendosi la scena.
"Stu-pe-fi-cium." -dice Jasper, quasi con noncuranza.
Edward ride, pronunciando lo stesso rivolgendosi agli altri due studenti che, come i primi, vengono schiantati contro il muro, ricadendo lungo la parete, senza troppi danni fisici. Il morale, beh, quello si deve frantumare. In tanti, minuscoli, incredibilmente piccoli pezzi. Jasp e Ed si avvicinano, sfilando le bacchette dalle loro sudice mani con la punta delle dita.
"E qui ci fermiamo. Altrimenti finireste con un cappio al collo, senza accorgervene." - e si rivolgono a noi con un sorriso degno da copertina.
Jasper quasi zompa al nostro fianco, cingendo la vita di Deirdre mentre porge la sua bacchetta.
"un bacio me lo merito, mh?" - con fare frivolo, tipico del farfallone più farfallone. Io sorrido, mentre Edward scosta una ciocca di capelli che ricade scomposta sulla mia guancia, sacrilegio.
Porge la bacchetta alla legittima proprietaria. Ammiccando appena con un sorriso furbo.
“Tu invece, il bacio me lo dai in privato.” – ok, è tornato il seduttore. Sospiro di sollievo.
Poi Lewis si rivolge con tono altezzoso ai ragazzi, velenosamente pungente.
"Eppure manca qualcosa." - con un sorriso sinistro. Norwood riprende la parola. Scuotendo la mano.
"Ovvio che si. Ai ragazzi, conviene semplicemente mettersi la coda fra le gambe, raccogliere i loro stracci e dedicarsi alla preparazione delle loro valigie. Hogwarts, potrebbe trasformarsi in un pallido ricordo. Per loro."
E' assodato. I principi, sono tornati. Guai, seri, a chi torna a dimenticarlo. Uno schiantesimo, la prossima volta, potrebbe essere solo l'inizio.
“Tesoro?” – Norwood richiama la mia attenzione una volta in sala comune, mi avvicino notandolo con una sciocca ragazzina bionda alla quale ho già incenerito la divisa un paio di volte, causa la sua bocca larga e la sua smania di entrare a far parte di una cerchia che non le riguarda.
“Dimmi Ed.”- lo raggiungo, senza degnarla di uno sguardo.
Lui comincia ad accarezzarla, sfiorandole le labbra con la lingua, per poi morderle leggermente.
Io inarco un sopracciglio, pensando di esser stata catapultata nella visione di un film porno non richiesto.
Lui ride in faccia alla megera, ricordandole del ballo.
“Credevi DAVVERO che ti avrei portata al ballo?Edward Norwood…con te????! Una mediocre ragazzina invidiosa. Tu che infanghi le mie due principesse con la tua bocca larga ed i tuoi pettegolezzi di bassa lega? Tu che non vali neanche una virgola di loro?” – e così dicendo si alza, cingendo la mia vita.
“Illusa.”-sibila, allontanandosi insieme a me, tenendomi stretta. Mentre guarda avanti.
“Ma che gentile.” – faccio io, divertita dalla scena appena vista.
“Doveva imparare. Sai che non sopporto lasciare le cose a metà.” – mi risponde, divertito forse allo stesso modo, se non di più. Ed, ultimamente, riesce a sorridere di cuore senza pensare a tutto quello che ha alle spalle, non sempre almeno. E la cosa mi fa piacere.
Lui mi blocca all’entrata della sala, con tono gentile.
“Tu sai che vieni al ballo con me. Mh?”- domanda, con aria sicura.
“Ah sì? Dovrei saperlo?” –ricaccio la richiesta, compiaciuta.
“Certo che sì. Non permetterei mai che sia tu a mischiarti con la plebaglia. E accettare inviti di mezze cartucce.” – e sento convinzione nella sua voce, venata di apprensione. Ma a giudicare dal suo sguardo, qualcosa c’è sotto. E qualcosa che non ho intenzione di lasciarmi sfuggire.
“Gentile.” – dico,scostando una ciocca di capelli sulla guancia. Per poi sfiorare il suo torace con le dita.
“E sia, Edward. Verrò, volentieri, al ballo con te.” – accetto la sua proposta.
Lui si avvicina, sfiorando la mia guancia con i polpastrelli. Un tocco appena accennato.
“Non te ne pentirai.” – sussurra, lievemente malizioso. Ma so che Edward nei confronti miei e di Deirdre non utilizza lo stesso metro che usa con tutte le altre.
“Oh, ti assicuro che nemmeno tu te ne pentirai.” – assicuro, con un sorrisetto furbo.
<< Assolutamente no, Norwood. Non te ne pentirai affatto.>>
Raggiungo la stanza, richiudendo la porta. Volgendo lo sguardo a destra e a sinistra per assicurarmi che nessun avvoltoio fastidioso sia dentro queste mura. Mi provocano l’orticaria, quasi.
“Dè?” – la trovo sul letto. Lei solleva la testa, distogliendo l’attenzione dal libro.
“Scarl…hai una faccia. Che c’è?” – domanda, con tono preoccupato.
“Edward…” – faccio un mezzo sorriso, avvicinandomi al letto, sul quale siedo per comunicarle la novità.
“Che?” – si alza, portandosi seduta.
“Edward.” – le ripeto. –
“Vado al ballo con Edward.”- e sento il sorriso allargarsi sulle mie guance, quasi quanto quello della mia amica, che raggiunge uno splendore fenomenale.
“Dobbiamo cominciare a pensare ai vestiti.”
Sala comune, libro di astronomia. E pensieri riguardo Aedan che balenano nella mia testa come pulsazioni violente che non mi fanno pensare.
Possibile. Possibile che siamo arrivati a tanto. Non può essere, non deve essere. Non può essersi bevuto il cervello fino a questo punto. Ah, ma se spera che per amore io cambi idea riguardo i mezzosangue si sbaglia di grosso. Niente sono e niente rimangono, per me. E questo è quanto.
Una mano, chiude il mio libro, con lentezza. Ho appena il tempo di sollevare lo sguardo, trovandomi dinanzi la figura eterea di Tom Riddle, che mi regala un sorriso sibilino.
“Lywelyn” - esordisce, sedendomi di fronte. Io annuisco, chinando appena il capo in cenno di saluto.
“Pensieri che tormentano?” – e così dicendo sfiora la superficie di pelle del libro con le dita affusolate, come se stesse accarezzando la pelle di un gatto, lo sguardo pensieroso, a tratti diabolico. Dannatamente affascinante proprio come mi aveva detto Deirdre.
“Pensieri.” - confermo, con aria scocciata, sebbene rimanga in tono neutrale.
Lui si sporge appena, con tono velenoso. Ma estremamente compiaciuto.
“La famiglia…gli amori terreni, spezzare le catene dedicandosi a scopi di ben più alto raggio fanno sì che si diventi degni di calpestare il suolo del mondo della maglia.” – i suoi occhi sono come ambra ipnotizzante. Ed io annego quasi in quel mare scuro. Cullata da quelle parole. Mantengo una buona dose di contegno, annuendo e sibilando a mia volta, con convinzione fra le labbra dischiuse.
“Sì. E coloro considerati degni saranno i soli a rimanere.” – continuo, convinta, nonostante il tono di voce appena sussurrato.
“Ricorderò queste parole, Lywelyn. Le ricorderò.” – e così dicendo si alza, porgendomi un’ultima occhiata.
Sospiro, tornando a guardare fuori non appena lui si allontana. Riddle ha ragione.
“ […]Spezzare le catene dedicandosi a scopi di ben più alto raggio, rende degni.” Non devo perdere di vista questa affermazione.
07/05/2008
“Stu-pe-fi-cium” – poche parole ma di una efficacia devastante, anche se non abbastanza quanto avrei voluto. Forse non è ben chiaro, ed è ora che lo diventasse una volta per tutte che le principesse NON si toccano. Ed insieme a loro chiunque riguardi questa cerchia, ormai molto ristretta. E’ snervante, osservare la melma che si aggira per Hogwarts dimenticarsi per qualche istante, forse speranzosi, che i principi siano giunti al tramonto. Balle. Enormi e stratosferiche balle.
I principi sono qui. Hanno avuto il loro da farsi come chiunque abbia un pizzico di sale in zucca ma, eih. Fa parte della vita. Questo non significa che piccoli, insignificanti, esseri senza dignità debbano permettersi di alzare la cresta, perché la cosa comincia ad irritarmi seriamente, e in questo periodo è l’ultima goccia che potrebbe farmi esplodere, e di brutto.
Restituisco la bacchetta a Scarlett.
“Questa è tua.” – porgendola, per poi sfiorarle le labbra con uno dei nostri <<baci non impegnativi>> , “e questo è mio.” – esclamo sornione, prendendola sottobraccio. Deirdre insieme a Jasper.
Mai toccare le principesse. Mai.
Si corrono seri rischi. Specie in questo momento che l’atmosfera a scuola è densa di novità nascoste, il ballo alle porte e tante tante novità sottobanco.
Non che mi importi particolarmente. Ho altro a cui pensare. Ma è senza dubbio una eventualità che rende ridenti le mie giornate, che ultimamente si sono colorate non poco. Per la mia gioia, e quella dei miei amici.
“Eih, Ed.” - la voce di Jasper mi distoglie dai pensieri.
“Mh?” - rispondo io, sollevando gli occhi dalla bacchetta che ruota fra le dita accompagnando il mio chiacchiericcio mentale.
“Hai pensato a chi sarà la fortunata per il ballo?” – fa lui, con aria divertita.
“Tu?” - ribalto la domanda, con uno sguardo indagatorio. Ultimamente Jasp è un po’ assente, un po’ fra le nuvole. Ed ho un piccolo, ma quasi certo, sospetto che questo essere “stralunato” possa portare la firma di Deirdre. Oltretutto, è una cosa che non mi dispiacerebbe affatto.
Io, che ho sempre pensato che, quei due, insieme ci sarebbero finiti sicuramente. Ma indagare non mi costa molto. Così come non mi costa fare un po’ il pavone cominciando a sondare la sala comune alla ricerca di qualcuno che aguzzi le mie voglie. Ho già un pensiero in testa, ed una pulzella che si accompagni a me. Ma, prima di chiederle una cosa del genere, ho dei conti da pareggiare.
Una reputazione da difendere e, soprattutto, il ricucimento lento di una piccola, ma importante, realtà.
“Io, penso di andare con Deirdre.” –conferma Jasper sotto il mio sorriso di approvazione.
“Il pesce abbocca all’amo della bella Blackster, convieni?”- faccio io, fintamente ironico. Ma in fondo è la pura realtà dei fatti.
“Ed, piantala di fare il coglione. E’ una cosa seria.” – mi bacchetta lui di rimando, con aria frastornata fra le risate. Jasper in crisi, o quasi, per una cosa del genere.
Il mondo, sta prendendo pieghe strane. Ma credo, anzi ne sono sicuro, che questa sia per lui e per noi, la piega finalmente giusta.
Mentre lascio che Jasp mi racconti un episodio che ha a che fare con caratteri infermieristici, infortuni ed una improbabile quanto sexy Dè nei panni da crocerossina, un elemento attira la mia attenzione.
Una ragazza del sesto anno, ovviamente serpeverde, con felini occhi verdi e capelli biondo scuro.
Bene. Ti ho trovata, finalmente.
Mi alzo, congedandomi da Jasper con un “Scusa amico, ho una faccenda da risolvere”, per poi allontanarmi portandomi al tavolo che accoglie le sacre grazie della suddetta donzella.
“Splendore.” – comincio io, con aria da seduttore e tono di velluto. Lei solleva lo sguardo, stupita dall’attenzione che le sto concedendo, e forse dall’epiteto usato per definirla. Effettivamente, ho visto di molto, molto meglio. Ma sono dettagli, al momento.
“Edward…” – fa lei con l’aria di chi si sventaglierebbe da lì a poco solo per la mia presenza nel suo raggio d’azione.
“Mi chiedevo, anzi. Volevo informarti…” - meglio, io non chiedo. Mai. – “che sarai tu la mia accompagnatrice al ballo.” – e sorrido, fulgido e bellissimo. Aspettandomi da un momento all’altro uno svenimento completo che mi porti alla sua caduta rovinosa con successivo ritrovamento di sorgente petrolifera al di sotto delle cavità segrete di Hogwarts.
Lei si limita a sgranare gli occhi, abbozzando un sorriso incredulo, forse sconvolto.
“Oh…beh…” – credo non sappia cosa dire.
“Devi semplicemente dire di sì, gioia.” – torno a farle un sorriso sghembo, sollevando leggermente il volto mentre la fisso. Eh sì, qui ci sono parecchie cose da sistemare, parecchie da rivedere, e altrettante da farti pagare.
“Assolutamente sì.” – annuisce lei, abbassando lo sguardo. Mi alzo, avvicinandomi alla sua figura, chinandomi per darle un bacio sulla testa.
“Non pensare troppo. Non pensare troppo.” – e così dicendo mi allontano. Lasciandola in balia dei sospiri adoranti e delle frasi incredule alle sue compagne. Con le quali si pavoneggia già, del mio invito. Sciocca. Piccola e inutile sciocca.
Presto pagherai caro ogni tuo pensiero.
***
Rido divertito nel corso della giornata, passando del tempo con questa ragazza. Che forse è talmente convinta delle sue cose che nemmeno mi dice il suo nome. Come se desse per scontato che io debba saperlo. Che io debba in qualche modo ricordarmene. Tzè. Che pretese. Se dovessi ricordarmi ad una ad una i nomi di tutte le mie <<tacche>> potrei perdere la memoria per lo sforzo. Meglio rimanere così. Sorriderle e sfiorarle la mano di tanto in tanto. L’effetto desiderato è lo stesso, se non migliore.
Le sorrido, e lei sorride di rimando. Mentre vedo le sue labbra contorcersi nello spasmodico desiderio di esser lambite dalle mie.
Aspetta e spera, stupida bambinetta. Ho un mucchio di sorprese per te, ma proprio tante.
Le tengo la mano, con fare annoiato. Mentre pianto un gomito sul tavolo reggendomi il viso con la mano.
Quando una fulgida apparizione, che porrà fine a questo mio “piano” nel migliore dei modi, compare nella stanza.
“Tesoro?” -faccio cenno a Scarlett che si volta rivolgendomi un sorriso, avvicinandosi al tavolo.
“Dimmi Edward.” – lei, con la solita voce al miele deliziosa che rivolge solo a me e Jasper. Io ricambio il sorriso, facendole un occhiolino.
La Lywelyn non si spreca a salutare la mia accompagnatrice che le saetta uno sguardo tagliente, pieno di invidia. Adorabile. Sono sentimenti forti che vanno coltivati, questi.
Mi avvicino alla bionda, sfiorandole la guancia mentre le dita corrono fino alla nuca, stringendola appena verso di me. Quasi volessi baciarla. La mia lingua sfiora il suo labbro superiore, saggiandone i mediocri contorni. Malizioso lo mordo appena, per poi scostarmi. E rivolgerle uno sguardo pieno di risentimento.
“It’s a beautiful lie. Per te.” – sorrido, velenoso. Come solo io so fare. Sotto l’attenzione vigile di Scarlett che osserva i miei movimenti e lo sguardo attonito della ragazza che non capisce cosa io stia facendo o dicendo.
“Andiamo al ballo?” - le sussurro, tenendola ancora vicina. Tanto da respirare sulla sua pelle.
Lei annuisce sensibilmente, io rido. Stavolta maligno come avrei voluto fare fin dall’inizio.
“Non diciamo sciocchezze.” – e sono divertito quasi mi avesse raccontato la barzelletta più bella del mondo.
Lei si limita a fissarmi, mordendo il labbro inferiore nel vedere questa mia reazione, scosto il viso dal suo, per poi alzarmi affiancandomi a Scarlett.
“Credevi DAVVERO che ti avrei portata al ballo?Edward Norwood…con te????! Una mediocre ragazzina invidiosa. Tu che infanghi le mie due principesse con la tua bocca larga ed i tuoi pettegolezzi di bassa lega? Tu che non vali neanche una virgola di loro?” – cingo la vita a Scarlett con un braccio. Rivolgendomi a lei con tono ironico. “E’ esilarante, tesoro. Non credi?” – sorridendole, amichevole.
“Oh sì, decisamente esilarante pensare che tu possa mischiarti con simile plebaglia.” – continua lei, ed è musica per le mie orecchie. I principi sono tornati. I principi non se ne sono MAI andati, la verità è questa.
Torno alla <<sfortunata>>.
“Chiudi quella fogna. E’ meglio.” – e così dicendo mi allontano, tenendo Scarlett vicina, cosciente di aver ottenuto la vittoria morale che tanto speravo. Sono diventato avido, ultimamente. Ma volere che la gente capisca a tutti i costi che i tempi sono tornati quelli floridi per noi, non ha prezzo.
“Tu sai che vieni al ballo con me.” – rivolgendomi alla Lywelyn, con aria fintamente altezzosa. Con le principesse, non mi serve essere stronzo et snob. Loro sono mie pari, quindi la cosa avviene molto naturale.
“Io dovrei saperlo?” – ride sotto il naso. Con aria vagamente innocente. E terribilmente eccitante per i miei impulsi animaleschi che cercherò di tenere sotto controllo fino a quella sera. Questo corpicino delizioso sul quale riverserò, con rispetto, le mie voglie. E devo dire che l’eventualità è allettante e stuzzica i miei sensi.
“Certo che sì. Non permetterei mai che sia tu a mischiarti con la plebaglia. E accettare inviti di mezze cartucce.” – convinto e deciso nelle mie parole.
“Gentile.” –continua lei sfiorandomi il torace con le dita. “E sia, Edward. Verrò, volentieri, al ballo con te.”
“Non te ne pentirai.” – le sorrido, malizioso.
“Nemmeno tu.”
03/05/2008
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qualche settimana fa.
« Il motivo per cui vi ho convocati, mie Serpi, è di massima urgenza ed importanza. » per la prima volta, è Tom a stare in piedi e siamo noi a rimanere ossequiosamente seduti mentre lui parla. C'è qualcosa di grosso in ballo. Non guardo neppure Edward e soci alle mie spalle, rimanendo tranquillamente accoccolata vicino a Lenore; i suoi occhi già risplendono, segno che sa e che non vede l'ora di poter condividere la sua - eccitazione? - con noi.
« Nell'ultima riunione dei Caposcuola, ho avuto il piacere di fare un giretto nella testa di Georgiana Harrington. » fa un sorriso beffardo; curioso modo di dire che le ha letto il pensiero, già. Comunque, la faccenda si fa parecchio interessante. Non posso che sistemarmi meglio sul pavimento ed ascoltare quello che ha da dire. « sapete cosa fanno i buoni e i loro sudici amichetti mezzosangue? un club per combattere il male! » scoppia in una risata profonda, subumana, mentre tutti lo fissano con gli occhi sgranati, la sottoscritta compresa. Un club. Di schifosi traditori del loro sangue. Gli altri non osano neppure fiatare, e lo stesso vale per me. Ancora non riesco a capacitarmi di cosa sia successo sotto i miei occhi, e io dormivo. Ci sventola sotto il naso la lista dei nomi che è riuscito a carpire alla Harrington, e riesco a cogliere velocemente i cognomi di un sacco di gente del mio anno, con cui ho ore e ore di lezione. E non mi sono accorta di niente. Dio. Vorrei sbattermi una mano in fronte.
« i loro capi sono la cara Georgiana in persona e la sua amichetta Julia Versten. » un altro sorriso; mi sembra così poco uomo, in questo momento. Appare come puro spirito malvagio, ed anche piuttosto eccitato dalla faccenda.
« affido la prima a Lenore.. » sorride - o meglio, fa una smorfia contenta. « ...e l'altra è mia. » qualcosa mi dice che questa faccenda finirà male.
***
fast forward fino alla scorsa settimana.
Reprimo l'espressione scocciata che mi provoca il dover rimanere qui a lezione quando invece potrei divertirmi un bel po' da un'altra parte. Martine Lewis è un vero genio, ma niente può distogliermi dall'idea che tra un paio d'ore mi vedrò con Jefferson. Da sola, intendo: senza Riddle e Lenore a vegliarci. La loro presenza inquietante ha condizionato tutta la nostra storiella da quando è sorta in poi.
Senza che io faccia qualcosa per contrastarla, la mia testa crolla sulla pagina di calcoli che ho appena finito di trascrivere dalla lavagna. Non ce la posso fare, mi sto annoiando troppo: chissà che mi passava per la testa quando ho scelto che materie portare ai M.A.G.O. Sono stata pazza, pazza.
E per di più sono costretta ad ascoltare le smancerie dello sfigato numero uno Morgan Lancaster, che pigola paroline dolci alla lurida mezzosangue che è diventata la sua dolce metà. Tremendo. Mi volto e lo fulmino, digrignando i denti; la sua faccia da piccolo putto barocco mi fa una smorfiettina e poi torna a chiocciare con quella ragazza disgustosa - e pure bruttarella, diciamolo.
« miss Traviston, c'è qualche problema? » la Lewis sbatte la sua verga - sì, usa una verga. per indicare i punti della lavagna, ma non escludo che prima o poi ci bastoni - sulla cattedra, facendo sobbalzare la metà della classe che dormiva saporitamente.
« mi scusi professoressa, è che sentivo un ... ronzio, di sottofondo. » il suo sguardo carbonizza i due piccioni alle mie spalle, e poi torna a guardarmi quasi affettuosamente.
« allora invitiamo mister Lancaster a farci una dimostrazione della teoria di Struss alla lavagna! » sibila sedendosi elegantemente alla cattedra. Adoro questa donna. Almeno quanto lei adora suo fratello e chiunque dimostri di essere abbastanza ossequioso nei suoi confronti. Mi metto ben dritta sulla sedia mentre Lancaster striscia verso la lavagna.
Ora sì che mi riconosco; la sbandata per Norwood mi aveva resa un'ameba senza spirito, me ne rendo di più conto ogni giorno che passa.
***
un paio di giorni dopo.
Catherine è costretta a smettere di spettegolare fittamente riguardo alla brutta fine che ha fatto Quentin dopo che l'ha scaricato: con un tempismo perfetto, il preside si è alzato dal tavolo imbandito per la cena e si è avvicinato al palchetto dei discorsi. Tutte le teste scattano verso di lui, provocando un gran rumore di stoviglie sbattute e di ultimi sussurri frettolosi.
« uuh, ci sono novità! » trilla Ashleigh Hale alle mie spalle; quella ragazza dev'essere parecchio simpatica, è un peccato che quella vacchetta di Deirdre l'abbia cacciata dalla nostra camera. Poteva mandar via Amber, almeno. A proposito di Deirdre: la vedo particolarmente sbattuta ed imbruttita, ultimamente. E sono decisamente convinta che abbia una bella cotta per Jasper Lewis, tanto per cambiare. Alleluja, finalmente si accoppieranno tra loro e smetteranno di impestare il mondo con il seme del male!
« RAGAZZI, SILENZIO! » tuona Dippet dall'alto del suo podio dorato. Trattengo una risatina nel vedere quanto particolarmente osceno sia il suo cappello stasera. « ho un annuncio che vi piacerà: il trentuno maggio si terrà il ballo di chiusura dell'anno scolastico! » un coro di oooh, seguito da un'ovazione, si diffonde per tutta la Sala Grande. La maggior parte delle ragazze comincia già a strepitare e ad occhieggiare quelli che dovrebbero diventare i loro cavalieri. « ...ed eccezionalmente, a grande richiesta, saranno eletti Mr e Miss Hogwarts! » un'altra esplosione. Sbatto appena le palpebre, mentre dall'altra parte del tavolo la Lywelyn e la Blackster cominciano già a borbottare; inutile, non c'è Eveline, questa festa non raggiungerà mai i livelli di stilosità che aveva negli anni scorsi. E' che non posso dirlo alle dirette interessate, se non voglio prendermi una legnata in testa.
Una festa, hm? Senza neppure pensarci, mi volto verso Tom Riddle: e leggo un ghigno crudele dipinto sul suo volto.
01/05/2008

Sarà la primavera, ma l'aria negli ultimi tempi è piacevolmente festosa e frizzante, tanto che persino studiare in alcune circostanze può rivelarsi piacevole. Per esempio quando gli esercizi di Incantesimi da fare sono puramente pratici, e il vento freddo impedisce di metter piede fuori dalla scuola.
« Geminio » scandisco, puntando un cuscino porpora con la bacchetta e scrutandolo da sopra la punta lignea, per poi modellare il mio viso in una smorfia crucciata una volta accortami dell'integrità della sala comune com'era quando siamo rientrate, mezz'ora fa. Giuro che se si rifiuta ancora di duplicarsi, non avrò alcuna pietà nel lasciarlo marcire tra le fiamme del camino.
Prudence mi lancia uno sguardo accigliato, interrompendo improvvisamente il suo scuotere l'asticella di frassino a destra e a sinistra « Senti, sto cercando di produrre un Incanto Proteus senza appellativo verbale, e la cosa non è per nulla semplice » proferisce infastidita, scostandosi una ciocca bionda dal viso e riprendendo i suoi disperati tentativi, le labbra serrate e tremolanti dal desiderio di enunciare la formula. Se non avesse quel senso del dovere così rigoroso, starebbe già correndo per la stanza sputando parole di origine latina a mo' di Schiopodo Sparacoda avvicinato da sconosciuti.
« Fai un po' quel che vuoi, ma qui ci sono anche io che devo studiare, sai » ribatto con un tono falsamente saggio « Mica esistono solo i tuoi esami, e per fortuna c'è ancora gente che vive felice e serena pensando alle vacanze estive » concludo il mio discorso con uno schiocco delle dita, mentre agito ancora la bacchetta tentando di far funzionare l'incantesimo.
« ... ho detto
GE-MI-NIO! » strillo serrando l'asta di legno ancor più forte, e chiudendo gli occhi in un atto liberatorio verso il potere che si sta probabilmente trasferendo sul mio apparentemente semplice ma allo stesso tempo complicato strumento di incanto.
Grazie al cielo, al posto del cuscino ce ne sono due. E questo, per me, si traduce facilmente nella supposizione che la giornata sia stata abbastanza proficua finora, e che non necessiti di altre attività dilettevoli per essere conclusa. Sorrido soddisfatta, infilando la bacchetta nella tasca della divisa e voltandomi trionfante verso Daisy.
« Visto? Ce l'ho fatta! » esclamo, prendendo a saltare per la sala comune gremita di studenti.
« Sono sbalordita » dice la mora in tutta risposta, lasciandosi scappare uno sbadiglio mentre continua a scorrere con l'indice un biglietto pieno di appunti « Vedi che se ti impegni ce la fai? »
« Ogni tanto capita » faccio spallucce, accompagnata da una smorfia molto simile a un sorriso; anche se provassi ad essere scortese non ci riuscirei. Vedere la gente mettere il broncio è deprimente, e francamente tra tutti i compiti e gli esercizi – sebbene la mia considerazione verso di essi non sia grande – non credo che per la tristezza mi resti tempo...
***
Lumacorno si destreggia tra i banchi uniti a due a due, annuendo compiaciuto ogni volta che getta l'occhio su un calderone perfettamente giallo « Bene, Worthington, perfetto » esclama mentre giunge a passo lento e incostante verso il mio tavolo « Bennett, un po' più di artemisia, è ancora color pagliericcio » agita una mano in direzione del liquido, che immediatamente mi sporgo a guardare contrariata. Sarò daltonica io, ma la vedo di un normalissimo giallo sole.
« E' inutile che fai quella faccia, è vero » puntualizza Opal a bassa voce, continuando a rimestare il contenuto del suo pentolone « Possibile che riesci nelle pozioni più complicate, e poi mi cadi su una sessione di ripasso pre-esami finali? » ride, porgendomi una manciata di erbacce.
« Ma cadere cosa » ribatto con fare altezzoso « Si tratta di un impercettibile errore di percorso nella preparazione » concludo, tentando con un tagliuzzare disperato di scurire il colorito dell'infuso prima che il professore passi nuovamente tra i Grifondoro.
Che poi, a dirla tutta, non so nemmeno perchè mi abbiano messa qui dentro, domanda che si fa largo nei miei pensieri dalla bellezza di sei anni. Già prevedevo poco, quando il tessuto del cappello mi ha toccato la testa. Poi ha cominciato quel discorso di cui non ricordo una parola, alludendo a una grande forza di volontà e una certa dose di coraggio (magari parlava già con la bimba successiva e non me ne sono resa conto) che avrebbe dovuto fare di me una perfetta discendente del prode e valoroso Godric. Mi chiedo se i colpi di sole abbiano effetto anche sui cappelli, e in caso di risposta positiva se quel giorno avessero promosso una speciale offerta per le vacanze al mare ai copricapi magici...
« Ora non puoi dire che non sia giallo! » esclamo forse a voce un po' troppo alta, incrociando le braccia davanti al pentolone e lanciando a Opal un'occhiata eloquente « Sembra già succo di zucca, altro che elisir euforico dei miei stivali! » riprendo a mescolare l'infuso, evitando di incrociare lo sguardo di altre forme umane, ben conscia del fatto che facendolo esploderei.
L'insegnante fa ritorno al nostro tavolo trascinando un po' i passi. L'ultima ora della giornata deve essere stancante anche per i professori, ed io effettivamente non ci avevo mai riflettuto seriamente sopra. Che siano umani anche loro, in un angolino profondo della loro coscienza? Sta di fatto che per qualche ragione, Lumacorno sembra particolarmente stressato; suppongo non veda l'ora di trascinarsi nella sua stanza e gettarsi sulla prima poltrona che gli capiterà sottomano...
E' proprio la sua voce a risvegliarmi da questi fitti – e pericolosi, per la quantità di neuroni che impiegano – pensieri, annunciando la fine della lezione ed affrettandosi a ritirare quei suoi pochi libri e fogli di pergamena sparsi sulla cattedra. Sembra stranamente rinvigorito da quello stato appena vegetale in cui si trovava, probabilmente sapendo di avere ancora qualche minuto di spiegazioni e controlli davanti.
« Ricordate il compito sul distillato della morte vivente » si raccomanda gioviale, per poi lasciarci alla nostra disordinata uscita dall'aula, chi diretto all'esterno, chi in sala comune e chi direttamente a cena.
Più tardi.
La Guferia è decisamente un posto rilassante. Logico, dipende dai punti di vista; ma l'atmosfera lì dentro è sempre calda, specialmente se illuminata dalla luce rosea del tramonto e dal fresco tipico di quest'orario. Mi addentro nella torre, prendendo a salire la scalinata di pietra, illuminata da quel piacevole bagliore opalino.
Un volatile dal piumaggio tendente al nocciola e l'aria familiare, sebbene in uno stato ambiguamente bagnaticcio, emette il solito strano suono al sentore del mio arrivo, agitando le ali e mostrando il becco aperto.
« Sì, va bene, dopo ti passo da mangiare » dico accarezzandogli la testa piumata, e nel frattempo frugando nella borsa alla ricerca della missiva da inviare « Se porti a destinazione questa, Arcie » sottolineo sventolandogliela davanti al becco, in modo che i suoi occhietti scuri possano facilmente individuare l'indirizzo di casa.
Cara Ginevra,
come va a casa? Spero che la vita prosegua come sempre, o comunque che stiate bene. Qui va tutto benissimo, gli esami finali sono alle porte e c'è parecchio da studiare; comunque il sesto anno è libero da G.U.F.O. e M.A.G.O. così posso starmene tranquilla e pensare alle vacanze.
Spero tu sappia aggiornarmi sulla situazione della famiglia. Papà, come sta? E l'influenza della mamma è migliorata? Lo spero, mi mancate tutti molto e vorrei rivedervi subito. Manca davvero poco alla fine dell'anno!
Charlotte è ancora così brava a scuola? Immagino non sia cambiato molto, dato che ci siamo sentite solo due settimane fa. Non da' ancora segni di qualche magia? So cosa penserai, ma io ci spero ancora! Sarebbe una studentessa eccezionale, qui ad Hogwarts!
Ultimamente c'è qualche incidente dal retroscena sospetto, ma non so dirti di più, purtroppo. L'unica cosa strana è che il viavai in infermeria è vasto, e ormai questa è frequentata quasi esclusivamente da quelli come me: maghi nati da famiglie normali o semplicemente imparentati con persone senza poteri magici.
Ovvio, per ora non è successo niente di grosso. Sono solo un po' preoccupata per me e Daisy, ma appena possibile vi aggiornerò su eventuali sviluppi.
Vi voglio bene,
Ann.
Osservo il gufo diventare sempre più piccolo, fino a dileguarsi in un piccolo puntino scuro proprio dinanzi al sole calante, il che lo lascia risaltare ancora di più. Sospiro, lanciando un'ultima occhiata al cielo, dopodichè mi affretto ad uscire dalla porta principale della torre.
Sto giusto percorrendo verso il basso la scalinata di pietra, quando percepisco un'improvvisa forza, accompagnata da un pizzicare progressivamente più fastidioso dietro la testa, oltre alla parziale perdita di coscienza che mi sta provocando quel tirare...
« AAAH! » strillo una volta accortami che si tratta di una coppia di volatili poco amichevoli, di cui uno sta tentando con molta probabilità di strapparmi una ciocca di capelli.
« Via, via, via! Lasciatemi in pace! » continuo ad urlare, agitando le mani sulla testa, ben conscia dell'inutilità delle mie azioni. Non distruggeranno i miei capelli con quegli artigli selvaggi, non se ne parla!
Che fare, se non continuare a proteggere la testa dalla loro crudele corsa al becco più svelto? E anche se tirassi fuori la bacchetta, che incantesimo usare per mandare via un paio di allocchi? Ormai sono praticamente piegata in due, non riuscirei neppure ad estrarre la bacchetta...
I miei pensieri sono interrotti da un improvviso scoppiettare, seguito da uno sprizzare di scintille proveniente da un punto indefinito davanti a me. Strizzo gli occhi per vedere meglio, ma non riconosco altro che un'ombra indistinta e contrastante con la luce del sole, almeno finchè l'incantesimo non si dissolve e i due uccelli si allontanano starnazzando verso il cielo.
Mi tasto le tempie doloranti, facendo per rialzarmi, quando la voce della mia presunta salvatrice mi riporta alla realtà « Ehi... se ne sono andati » dice, con una dolcezza innaturale, mentre ripone la bacchetta nella tasca.
Alzo gli occhi verso il suo viso tondo, contornato da una folta chioma bionda, fino ad incrociarne gli occhi verdi « Li hai... Li hai cacciati tu? » le chiedo, senza riuscire a tirar fuori più voce del minimo indispensabile dalle corde vocali bloccate.
Annuisce , assumendo una tenue tonalità rosea « Beh, sì... ma non ho fatto niente di tale » precisa, mentre mi alzo in piedi e prendo a lisciare le pieghe della gonna.
« Scherzi? » strabuzzo gli occhi, fissandola a bocca aperta « Erano due bestiacce possedute, altroché! Se non fossi arrivata tu probabilmente adesso non andrei a cena, ma in infermeria » la modestia è una qualità apprezzabile, ma quando è troppo è troppo!
Visto che lei non fa altro che sorridere lievemente, mentre le sue guance assumono ancora più colorito, proseguo « Sei stata incredibile, non sapevo veramente cosa fare, ero proprio nel pallone! » sto sparando a raffica parole senza senso, ma se serve a interrompere il silenzio sono obbligata.
Lei ride, prendendo tra le mani una ciocca dorata e attorcigliandola nervosamente intorno a un dito. Qualcosa mi dice che non ama ricevere tanti complimenti, e l'ultima cosa che voglio fare a una persona è metterla in imbarazzo...
« Ma qualcosa mi fa pensare che ti sto mettendo terribilmente a disagio » dico dispiaciuta, notando il suo sguardo timido rivolto ai suoi stessi piedi « Scusami, non era mia intenzione, ma non sapevo veramente cosa fare e tu sei stata così provvidenziale che... » prendo a dire, tentando di riportarla alla condizione di parlare. Odio questo mio imbarazzare la gente senza volerlo, ma non posso fare a meno di parlare.
« Non importa » mi rassicura, facendo sì che mi distenda per un attimo « E' che non... non sono brava con le persone quanto gli incantesimi » evidentemente è una confessione che le costa, ma non voglio andare oltre a scavare nella sua coscienza. Sembrerà incredibile, ma ho un tatto anch'io.
Annuisco, tentando di assumere un'aria vagamente comprensiva e sensibile « Oh, per me è lo stesso con le canzoni » mi esce di bocca quasi inconsciamente, mentre mi allargo in un sorriso.
« Eh? » fa lei, ma spiegare sarebbe troppo complicato e terribilmente imbarazzante...
E' forse per questo che mi ritrovo a deviare l'argomento con un « Nulla, nulla » per poi passare alle presentazioni ufficiali.
« Sono Annabel, comunque »
***
La giornata era già iniziata male, per cui poteva tranquillamente evitarsi il disturbo di finire in peggio. Saremmo andate tutte e tre a cena, io, Daisy e Jillian – nonchè mia salvatrice dalle pene crudeli degli allocchi al tramonto – e la serata si sarebbe conclusa come tutte le altre.
Ma vedere quel Riddle spuntare all'improvviso da un angolo accompagnato da un altro ragazzo piuttosto smunto, in divisa da Serpeverde, mi ha lasciato decisamente l'amaro in bocca. Non che ci abbia parlato, ovvio, ma è quell'espressione altezzosa e superiore lascia trasparire tanti pensieri.
Anche se molti dicono che sia impossibile capire che cosa pensa dal suo sguardo,
i suoi occhi pieni di odio quando incrociano i nostri, non si dimenticano mai.
01/05/2008
Un dolore lancinante si estende lungo tutta la coscia destra, mentre scendo le scale che mi portano alla Sala Comune dei Serpeverde. Il ginocchio, in particolare, si fa sentire.
Uno stupendo strappo muscolare che mi sono procurato oggi, mentre cercavo di prendere il Boccino.
Eh, sì.
Indovinate chi è il nuovo Cercatore di Serpeverde?
Qualche indizio. Ha gli occhi verdi, è bello, intelligente e di cognome fa Lewis.
“Jasper, sei il più adatto che abbiamo.”mi ha detto Morkan dopo una serie di provini piuttosto fallimentari.
“Grazie Bill, tu sì che sai farmi sentire importante.”
“Scherzi a parte, Jasp. Sei un ottimo Cacciatore, e non mi priverei di te in quel ruolo se non fossi più che certo che puoi fare altrettanto bene come Cercatore.”
Questo dialogo si è svolto ieri mattina fra me e Bill Morkan, il Capitano, nonché Portiere della mia squadra. Ora mi sto allenando per abituarmi al mio nuovo ruolo, che richiede maggiore velocità e prontezza.
“Stai facendo grandi progressi, Jasp, meno male che ti abbiamo trovato!”esulta Kane, uno dei Battitori.
Le mie gambe non sono altrettanto d’accordo.
Zoppico. Voglio solo raggiungere la mia stanza. Lì mi attendono i libri di Incantesimi e Pozioni, dove spero di trovare un sortilegio o un intruglio che possano placare il dolore.
Nella Sala non c’è quasi nessuno, a parte una decina di studenti del quinto e pochi di più del settimo che ripassano. Mi sforzo di camminare come sempre, ma non appena mi chiudo alle spalle la porta della Sala, il mio volto si contrae in una smorfia di dolore.
“Tutto bene?”dice Deirdre, mentre scende le scale.
“Non tanto. Uno strappo alla gamba.”
“Oh, povero!”
Mi raggiunge in un attimo e mi prende sotto la spalla, per aiutarmi a salire i gradini. Una volta nella mia stanza:
“Togliti i pantaloni.”
“Così, subito al sodo?”
“Frena i tuoi bollenti spiriti.”replica Dè sorridendo.“Vado a prendere un’ottima pomata che mi ha dato mia madre per casi come questo. Tu intanto non fare altri danni e resta sdraiato.”
“Ai tuoi ordini.”
Steso sul letto, mezzo nudo. La situazione potrebbe anche farsi interessante, se non si trattasse di Deirdre. Con lei, non oserei mai travalicare i limiti, e mancarle di rispetto con una richiesta che la metterebbe a disagio.
Chiudo gli occhi.
Non più tardi di una settimana fa, ho baciato Violet Traviston. Un gesto inconsulto a cui sono stato trascinato dalle circostanze. Riesce sempre a scatenare qualcosa dentro di me, quell’algida contessina viziata.
Ma nulla di paragonabile a Deirdre.
Eccola che torna, spingendo con cautela la porta.
“Pensavo dormissi.”dice, non appena apro gli occhi.
“Bene, ora inizio ad agire. Dove?”
“Ginocchio destro.”
Inizia ad applicare la pomata con massaggi vigorosi ma allo stesso tempo delicati.
Arrossisco.
Io. Jasper Lewis. Arrossisco.
Pochi minuti dopo, questa bizzarra specie di dolcissima tortura si conclude.
“Ecco. Ho finito.”
In effetti, sento già un certo sollievo.
Momento di imbarazzo abissale. Perché Deirdre resta lì, ferma, a guardarmi?
“Accio garza!”
Una benda arriva dalla porta aperta e si deposita nella mia mano. Mi avvolgo il ginocchio, e poi mi copro con le coperte.
“Grazie, Dè.”
“Figurati. E stai attento, la prossima volta!”
Si avvia ad uscire. Sulla porta, si volta per un secondo:
“Anche se devo dire che mi è piaciuto farti da crocerossina.”conclude.
L’ufficio di Martine è abbastanza spazioso, molto pieno di cose ma nell’insieme minimalista. Un paradosso.
Mi lascio cadere su una delle poltroncine.
“Allora, cosa stai facendo?”
“Correggo dei compiti.”
È circondata da pergamene coperte da simboli astrusi e numeri.
“McKanzie, dove avrà mai la testa…un errore di segno in un diagramma perfetto.”
Un segno rosso contamina il sudato lavoro di Jillian. Non riesco a contenere un sorrisetto.
“Un’altra delle tue conquiste, come non saperlo.”borbotta mia sorella, mentre prende un altro compito.
“No, lei è rimasta illesa dai miei artigli. L’amico del suo ragazzo un po’ meno.”
”Ah, è stato per lei?”
“No. Per Sean. Avevo appena scoperto com’era morto.”
Il suo viso resta impassibile. A volte mi chiedo come faccia. Era il suo gemello!
“Babbani. Due stupidi babbani.”sorride.
“Avresti dovuto vedere com’erano disperati quando sono arrivata da loro…prima il ragazzo più giovane. Aveva la mia età. Diciassette anni. Piangeva, dopo che i suoi genitori avevano esalato l’ultimo respiro.”
Continua a correggere i compiti, senza mutare tono mentre dice:
“Oh, Isherwood. Bel lavoro.”
Poi continua:
“All’altro, ci ha pensato papà. Nostra madre era appena morta. Sean se n’era andato da tre mesi.”
E così. È stata lei. È stato mio padre. Loro hanno vendicato la morte di mio fratello. Hanno ucciso i Babbani che lo avevano picchiato a morte.
“Ma vedi, Jasp. Noi non abbiamo rischiato nulla. Tu, qui, sei a scuola. Pretendiamo da te la massima attenzione.”
Annuisco.
La rivelazione mi sorprende, ma non mi tocca nel profondo.
Qualcuno bussa alla porta.
“Professoressa Lewis?”dice Benton, affacciandosi.
“Potrei parlare con lei? Oh, salve Jasper.”
Mi congedo subito, lasciandomi alle spalle Benton, mia sorella ed un segreto svelato.
Racconto tutto al mio migliore amico. Stiamo uscendo nel parco per goderci una bella giornata di sole, giunta, alla fine, dopo mesi di nebbia.
“Cosa ne pensi?”chiedo a Ed.
Non fa in tempo a rispondermi che sentiamo delle risa maschili miste a voci femminili. Le voci di Dè e Scarlett, che non sembrano per nulla a loro agio. Stringo la bacchetta, e rivolgo uno sguardo d’intesa a Ed, mentre ci dirigiamo verso le schiene di quattro ragazzi con le divise di Tassorosso.
26/04/2008
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« allora, qualcuno di voi è mai riuscito a far prendere una forma corporea al proprio patronus? » diverse mani si alzano, anche se ho i miei dubbi che alcuni di loro dicano la verità al riguardo. Vedo una fila di bacchette già schierate di fronte a me: sapevo che quest’incontro avrebbe riscosso successo. Jillian si affretta ad infilarsi nella riga ordinata, abbandonando la sua postazione al mio fianco.
« concentrazione, e un pensiero felice. » abbasso lo sguardo dopo aver ripetuto per l’ennesima volta le istruzioni, in modo da poter trovare la concentrazione necessaria per dare una dimostrazione. Ripenso per un istante al serraglio, alla mia cameretta, a casa. La mia bacchetta compie un mezzo giro nell’aria, « expecto patronum! » e diffonde un bagliore argenteo, che poi scivola verso il pavimento e spiega le ali nella forma di un cigno. Il mio Patrono plana e poi si solleva nell’aria, scomparendo dopo aver svolazzato un po’ in giro, seguito da un coro di “ooh” d’apprezzamento. Ci ho messo una vita a riuscire a farlo; non è facile, e non tutti gli adulti sono capaci di utilizzarlo – anzi, sarebbe divertente vedere quanti insegnanti sanno castarlo correttamente al primo colpo. Faccio un cenno agli altri, per suggerire agli altri che l’hanno già imparato di sfoderare il coraggio e farci vedere cosa sanno fare.
Jillian McKanzie è già diventata tutta rossa, e borbotta qualcosa che potrebbe essere “expecto patronum” come qualsiasi altra cosa. Fa un passo in avanti, scrutandoci tutti prima di iniziare. Io mi siedo su uno di pouf, dandomi la possibilità di scrutare le facce estasiate degli altri. La mia assistente scandisce la formula e strizza gli occhi, senza vedere così un grosso gatto dalla coda ancor più lunga e pelosa della norma. « un gatto delle Ande! » commenta tutta orgogliosa, tornando al suo colorito normale mentre il gatto si aggira per la stanza e scompare mentre salta su una poltroncina. Sono molto, molto soddisfatta. Dopo pochi momenti, si aggira per la stanza anche la grossa tigre di Julia, e tutti i presenti ruotano mantenendosi a distanza di sicurezza dal felino.
Cominciano ad apparire sbuffi argentati e zampe, ali e nuvolette. Mi avvicino a Eugene, fermandogli il polso mentre si agita per dissolvere la nebbiolina che lo circonda.
« forza! » mi lancia uno dei suoi sguardi da orso bruno, ritirando la mano. Faccio un passo indietro per lasciargli lo spazio di agire ed aspetto di vedere un altro tentativo. Anche se, finché lui non ci crederà, non funzionerà affatto. Tra me e lui passa Isabel Sittenfeld, che insegue uno scoiattolo d’argento ridendo come una pazza. Ed Eugene fa qualcosa di simile ad un sorriso, prima di far comparire un bel procione che inizia a sfregarsi il capo. Gongolo, prima di passare al prossimo caso disperato.
Julia è scappata nonappena è finita la riunione. E di sicuro c’entra Aedan Lywelyn, mr. Campione-Di-Quidditch. Sono scettica, molto scettica. Perplessa riguardo al futuro di una relazione e alle intenzioni del mio cmpagno di casa. Un rumore alle mie spalle mi costringe involontariamente a voltarmi e a vedere Sebastian che si accoccola su una montagna di cuscini, rimasta lì dalle prove – fallite – di insegnare un Incanto Respingente. Scrollo la mia bacchetta, lasciandone uscire uno spruzzo rosa confetto, e mi dirigo verso di lui.
E’ bello, e malizioso, e sa di piacermi almeno quanto io piaccio a lui. Mi accovaccio, per poi lasciarmi scivolare al suo fianco. Jules gongolerebbe; nessuno è mai riuscito a mettere insieme Seb ad una ragazza con il cervello, tanto per darle un primato di cui vantarsi. E nessuno è mai riuscito ad intortarmi in così breve tempo, devo dire.
Lui sorride, riversandomi addosso un fiume di ormoni.
« allora? Soddisfatta? » chiede con falso interesse, mantenendo lo sguardo fisso su di me mentre la sua mano scivola lentamente verso il mio fianco, dove approda dopo un tragitto relativamente breve.
« dovremmo riprovarci. Sono convinta che tutti ce la faranno. » non stacco lo sguardo, ma faccio in modo che le mi dita si intreccino con le sue, e pian piano il suo palmo si sposti sulla mia schiena. Basta una frazione di secondo perchè si renda conto che ... certo, questo è il modo migliore per concentrarmi sui M.A.G.O. ... concentrarmi su un mago! Sembra quasi ruggire mentre si avvicina, facendo pressione sulla mia colonna vertebrale con i polpastrelli.
« sono d’accordo. E poi, con un’insegnante d’eccellenza... » mi lascio scappare una risatina nervosa.
« già, hai ragione. »
« georgiana? »
« mmh? » si solleva dai cuscini, piegandosi su di me.
« ti va di uscire? » mi ritrovo supina, con il peso del suo corpo sulle costole e la sua bocca contro la mia.
Spero che la ronda non duri più di altri 10 minuti: sono sul punto di addormentarmi in corridoio, e probabilmente non mi accorgerei neppure di un gregge di pecore in transito. Manca ancora poco. Poggio la schiena ad una statua di una brutta strega dall’aria boriosa, abbassando per un momento la lanterna. Anche oggi ci siamo ammazzati di studio: si avvicina il test finale di incantesimi, e stranamente non riesco ad utilizzare non verbalmente gli incanti di ultimo livello. “E se non ci riesce Georgiana...” come direbbe Julia.
Il mio unico scopo nella vita, al momento, è passare i M.A.G.O., poi potrò andarmene felice per le strade del mondo. Faccio uno sforzo di volontà per mettermi in piedi e ripartire alla volta del dormitorio.
« e così tu saresti il piccolo genio. » una voce sibilante mi pugnala in mezzo alle scapole. Mi volto; anche nella luce debole è facile riconoscere la serpeverde amica di Riddle, la velenosa Lenore Swart. Fa sventolare teatralmente il mantello della divisa, e la bacchetta scatta in avanti, puntata dritta sul mio viso. La fisso con palese terrore; quella ragazza è una fuori di testa conclamata, ed un’ottima strega. Stringo la mia fidata bacchetta sotto il mantello.
« e sei quella che spreca tempo proteggendo ... » il club. Mi balena con forza l’idea che ci abbiano scoperti. « ...quei disgustosi, sudici mezzosangue. » sono di ghiaccio. Come se la magia mi fosse volata via. Con una leggera pressione faccio in modo che la bacchetta mi cada in pugno, per quanto inutilmente.
« dunque? » ribatto con calma artica, anche se sto per morire. Non ho salutato Cheslav. Non ho consegnato i miei taccuini alla posterità. Non ho preso i M.A.G.O. Tremo nel buio denso, di colpo assorbito da un raggio di luce giallastra; un preavviso che si scontra sulla statua dietro di me, che inizia a corrodersi sin troppo rapidamente.
Lenore scuote i boccoli scuri, mascherando per qualche istante il ghigno malvagio che le deforma il viso. Il mio polso sembra costretto verso il basso da un peso di dieci chili; riesco a fatica a disegnare un 8 nell’aria e spararle addosso una pioggia di faville argentate, dall’aspetto tanto suggestivo quanto ne è pericoloso l’effetto. Faccio tre passi verso le scale mentre keu su spegne di dosso le fiammelle biancastre, e con la manica ancora illuminata mi fa schizzare contro il corrimano di pietra massiccia, su cui sbatto con violenza. Il silenzio tra di noi è perfetto, ma soffocato dal rumore dei nostri corpi e dei movimenti sgraziati. Mi rialzo a fatica e lancio la prima fattura che mi viene in mente. Impedimenta. Scappo appena i suoi gesti si rallentano, evitando di incespicare nei gradini per pura fortuna.
Il club è stato scoperto. Un trapano che mi ripete questo sospetto ad ogni passo. Devo parlare con Julia. Devo scoprire cos’è successo.
23/04/2008
Sebbene la primavera stia raggiungendo il suo culmine, il vento che sale dal lago è ancora freddo.
Il sole però splende cocciuto, determinato a portare la bella stagione ad ogni costo anche in questo angolo dell'Inghilterra. Chiudo gli occhi, intrecciando le dita dietro la nuca dopo essermi disteso sul prato costellato di muscole margherite bianche.
«Chi ha avuto l'idea?» mugola Audrey qualche metro più in là, crogiolandosi beatamente con il libro di Pozioni e un maglione piazzati a mo' di cuscino.
«Io» sbadiglia Isabel, accoccolata accanto alla mia ragazza, occupata a intrecciarle i capelli con delicati colpi di bacchetta, mentre Eugene e Milo sono chini su quello che rimane della loro copia della Gazzetta del Profeta, ormai ridotta a un cumulo di cenere e fogliettini talmente minuscoli che pensare di ricostituire l'originale è pressoché impossibile.
«Come procede il lavoro?» mi informo, senza aprire gli occhi. Sto decisamente troppo bene così come sono per solo prendere in considerazione l'idea di muovermi.
«Dannata dinamitarda» borbotta il biondo, chino su ciò che resta del quotidiano.
«Uno strazio» traduce Milo, molto più pratico, sbuffando.
«Milo» ride Jillian «Dovresti essere consapevole del fascino che eserciti sulle ragazze!»
«Jillian, tesoro» ribatte lui allusivo «Cosa ti fa pensare che io non lo sia?»
Scattò a sedere come se mi avessero punto, accorrendo dalla mia ragazza prima che lo shock la faccia stramazzare al solo: arrivò giusto in tempo, mentre già boccheggia, rossa come una fragola. Fulminò Milo con un'occhiataccia.
«Oh, cosa mi guardi in quel modo?» si difende lui «Non lo faccio mica apposta. Mi viene naturale. E' un dono, cosa credi?»
Interviene Audrey, sgranando i suoi enormi occhioni blu e indicando un punto non ben definito alle spalle del moro.
«ASHMORE!» urla, attirando immediatamente la sua attenzione «Dinamitarda in avvicinamento!»
La reazione del moro è fulminea: nel giro di una frazione di secondo sbianca, sgrana gli occhi e spalanca la bocca trasformandosi nella personificazione del terrore puro prima di fare un salto degno del miglior campione olimpico babbano e schizzare alle spalle di Eugene. Ci voltiamo tutti a guardarlo mentre, rannicchiato alle spalle del corista biondo, si rannicchia su se stesso il più possibile.
Uno, due, tre, quanttro, cinque, sei..
Resistiamo sette secondi netti prima di scoppiare a ridere all'uninsono, fino ad avere le lacrime agli occhi.
«Ma come,Milo!» lo canzono, fingendomi sorpreso «Non eri tu a sostenere quanto bellina fosse Opal?»
«Se Jillian ti facesse esplodere in faccia il giornale la troveresti ancora adorabile?» ringhia lui, rosso in volto. Non l'ho mai visto così imbarazzato prima.
Gli occhi verdissimi della Corvonero si posano sul mio volto, in attesa, mentre mi ritrovo ad immaginare una scena analoga a quella che si è svolta sotto i nostri occhi, neanche venti minuti fa. Un incontro-scontro con una Jillian/Opal particolarmente di fretta e un me particolarmente assorto nella lettura della Gazzetta del Profeta. Uno scambio di sguardi vagamente sorpresi. Jillian/Opal che avvampa furiosamente e inizia a boccheggiare dopo il mio saluto (nulla di particolarmente nuovo, in effetti, se la colgo di sorpresa è capace di rischiare lo svenimento). E poi il giornale che mi esplode davanti alla faccia, senza ragione apparente, seguito a ruota da una strillo imbarazzato e una fuga a gambe levate. Frammenti di carta bruciacchiata tra i capelli. Un cumulo di cenere ai miei piedi.
Sbatto le palpebre, sentendo gli sguardi dei presenti bruciarmi addosso.
«Milo, rinuncia» commenta Eugene dopo qualche attimo, un ghigno che lento gli si allarga in faccia «Probabilmente sarebbe estasiato dalla visione al punto da non rendersene nemmeno conto»
E mentre il gruppetto esplode in una risata, sono costretto ad ammettere che potrebbe avere ragione.
***
Ora di cena.
Mi lascio cadere al mio solito posto, accanto a Polly, che mi lancia un'occhiata incuriosita.
«Cosa mi sono persa?» indaga, allungandomi un piatto ricolmo di verdure e polpette. La ringrazio con un cenno, versandomi dell'acqua in un calice dorato.
«Nulla di tale» replico dopo qualche attimo «Un ozioso pomeriggio al sole»
«Non ci crederai mai!» esclama nel frattempo una ragazzina del terzo anno, qualche posto più in là. Posso vedere perfettamente i radar del pettegolezzo di Polly rizzarsi, in allarme. «Pare che la Worthington abbia fatto colpo su Ashmore. » prosegue nel mentre la chiacchierona di turno, approfittando dell'assenza del diretto interessato (in infermeria assieme ad Eugene, tutti e due con il viso completamente bruciato dal sole primaverile) per poter divulgare la grande notizia.
Se potesse, la mia compagna di casa mi ucciderebbe seduta stante con lo sguardo.
«Tu sai.» sibila, impugnando con aria minacciosa la forchetta. Scrollo le spalle, candido come un giglio.
«Cosa te lo fa pensare?»
Sgrana gli occhi, che raggiungono le dimensioni di due palline da golf, e spalanca la bocca in un urlo muto.
«Brutto... brutto... brutto figlio di un molliccio!» esclama alla fine, senza nemmeno sbattere le palpebre.
«Apollonia Pasco!» tuono scherzosamente, facendo irritare ancora di più: si inalbera, facendo leva con le mani sul tavolo per inarcare la schiena fino all'inverosimile e tirare il collo indietro, per poi rilassarsi tutto d'un colpo.
«D'accordo» riprende a parlare, dopo aver inghiottitto una forchettata di spaghetti con il sugo e aver spazzolato una fetta di pane «D'accordo, così non va.» borbotta tra sé e sé, prima di inspirare a fondo a rivolgermi uno smalgiante sorriso.
«Carissimo Carlisle!» esclama, passando un braccio sulle spalle e pizzicandomi una guancia «Amico mio! Ti ho mai detto quanto bene ti voglio?»
Trattengo un sorriso, sforzandomi di restare impassibile.
«Non saprai nulla da me» dichiaro, scrollandomela gentilmente di dosso per mangiare qualcosa «Sarò muto come una tomba.»
«Uffa!» sbuffa, incrociando le braccia al petto «Proprio non capisco tutto questo cameratismo, sai?»
«Che vuoi farci, misteri della natura» commento pacato. Anche se, a dire il vero, ha ragione: Milo è il primo che ha sghignazzato alla vista delle spillette ed è sempre lui che non perde l'occasione per prendermi in giro quando le iscritte al fan-club quasi mi svengono davanti. Per non parlare poi della volta che sono andate da lui a chiedergli se mi avrebbe fatto piacere sapere che avevano presentato a Dippet una richiesta formale per ufficializzare il club.
«Una cosa però posso dirtela» mi sporgo appena verso di lei, che improvvisamente ha un'aria estremamente seria e attenta «E' stato un incontro esplosivo»
Squittisce deliziata, battendo le mani.
«Hanno fatto scintille, vero?» si azzarda a chiedere dopo un secondo, con aria cospiratrice.
Annuisco, solenne.
«Letteralmente»
***
Ho sentito dire che c'è chi pagherebbe oro per scontrarsi con Scarlett Lywelyn nel bel mezzo di un corridoio buio e deserto. Io, in tutta onestà, ne avrei fatto volentieri a meno.
«Ahi» si lamenta, fissandomi in cagnesco «Si può sapere dove stavi guardando?»
Inarco le sopracciglia: è lei che mi è venuta addosso, fino a prova contraria, sbucando dal nulla da dietro una statua dall'aspetto cupo. Non è certo colpa mia, poi, se lei è finita a terra mentre io son rimasto in piedi.
«Come prego?»
Scosta i capelli con una mossa che di naturale e spontaneo non ha proprio niente.
«Cos'è, sei pure sordo oltre che cieco?» sibila, incrociando le braccia al petto.
«E tu sei capace di articolare una frase di senso compiuto senza guarnirla di insulti?» butto lì, facendo per sorpassarla.
«Hunnam» mi richiama, melliflua «Devo dire che oltre ad essere irritante, hai anche una predisposizione naturale per le risposte errate. E' triste, molto triste. » la sua voce sibila velenosa, raggiungendo con una tonalità bassa il mio udito.
Mi blocco, con un sospiro, tornando a voltarmi verso di lei: la sguardo un attimo, soffermandomi in particolare sul bel volto. Occhi grandi, capelli scuri, un broncio che più di qualcuno trova adorabile.
«Sai cosa è veramente triste?» le sorrido, il più dolcemente possibile «A differenza delle persone che ti ostini a frequentare, non sembri una stupida né tantomeno un'idiota integrale. Eppure, non appena apri bocca, il palco crolla. Questo è triste, Lywelyn.»
Lei sorride. Con un'affabilità tale da incantare anche il più arduo dei contrari alla sua filosofia.
« Hai colto il nocciolo del punto, Hunnam.» mi fissa, senza distogliere mai i suoi grandi occhi verdi, dai tratti lievemente felini. « Non sono idiota. Hai ragione. Non lo sono affatto.» la sua espressione cambia appena, virando in un lampo di ira appena accennato. « Gradirei, pertanto, che tu evitassi di appellare con simili epiteti gente che conosco, e che stimo» Poi torna a sibilare, come evidentemente è nella sua natura fare. « Io, con tutta la grazia possibile di cui sono disposta, non lo sto facendo. Perchè ritengo molto più produttivo scontrarmi con la persona diretta che mi trovo dinanzi» Si sofferma un momento, guardando oltre la mia figura. « Se non altro, per una questione di correttezza. Da poca soddisfazione parlare su gente che non può ascoltare»
«Mentre picchiare in dieci un ragazzo da moltissima soddisfazione, vero?» ribatto fulmineo, senza sapermi trattenere. Socchiude le labbra, vagamente interdetta, ma non ho intenzione di darle il tempo di replicare «Dal momento che le persone che così tanto stimi e rispetti trovano divertente spedire le persone in infermeria, mi ritengo libero di dire tutto quello che voglio. Specie se il diretto interessato, è uno dei miei migliori amici» troneggio su di lei, che indietreggia appena senza tuttavia distogliere lo sguardo «Ma d'altronde è vero, non è buona educazione parlare degli assenti» sorrido, affabile «Cos'altro suggerisci per non lasciar morire una così interessante conversazione?»
Tace. Le braccia incrociate al petto, un lampo di rabbia trattenuto a stento negli occhi chiari: tutto in lei rimanda ad una belva pronta a scattare, anche se qualcosa, nella sua posa volutamente arrogante, lascia pensare che qualcosa l'abbia colpita. Che si aspettava, del resto? Che stessi zitto e buono come i ragazzini del primo che è solita minacciare e spedire in infermeria assieme ai suoi degni compari? Che mi mettessi a piangere? Che implorassi perdono in ginocchio e abbracci la sua filosofia razzista e ottusa? Si vede che li fanno con lo stampino, le Serpi.
«Carlisle!» la voce di Micheal Parker fa sobbalzare entrambi e, mentre lei dopo un attimo di vaga indecisione si gira e si allontana, accompagnata da un irritato ticchettare, mi volto verso il biondo giocatore di Quidditch.
«Micheal, ciao. Il tempismo è sempre il tuo forte..» commento con un sorriso, salutandolo con una manata amichevole sulla spalla che lui ricambia, con il doppio della forza.
«Che ci facevi qui con la Lywelyn?» domanda con una smorfia.
«Discutevamo» scrollo le spalle, senza mostrare particolare entusiasmo.
«Discutevate?» ripete, sorpreso «E su cosa?»
«Etica»
«Ah» mi fissa, vacuo. Poco sveglio, per essere un Corvonero. Non è che devo spiegargli cos'è l'etica, vero? «Certo. Etica.»
«Una lunga storia, Micheal. Ti va una Burrobirra, piuttosto? Ho bisogno di bere qualcosa, vedere come certe persone siano sprecate in determinate ambienti mi deprime.»
20/04/2008
”Mi piacerebbe sapere che cavolo te ne fai di tutte quelle spillette” bofonchia Coco con sottile scetticismo, senza nemmeno alzare gli occhi dal suo libro. Posiziono l’ultima spilla in cima alla composizione delle altre, chiudendo la sagoma a stella a cui mi sto brillantemente dedicando invece di prestare attenzione al tema per Pozioni.
”Mi piacciono i gadget” mi giustifico con un’alzata di spalle, premendo con un dito il faccino di Carlisle in modo che si palesino le fatidiche dieci parole che inneggiano alla più totale devozione nei suoi confronti
”Sai una cosa? Li trovo geniali, questi aggeggi. Certo, rosa giallo e nero insieme fanno venire un po’ la pelle d’oca, ma…”
”Guarda che quel tema non si finirà certo da solo” Costance m’ignora totalmente, appuntando qualcosa sulla sua pergamena
”E tra poco io ti lascio, che è tardissimo. Per cui, se vuoi approfittare della mia disponibilità…”
Un grosso volume vecchio come Noè scivola sul tavolo tondo, accompagnato dalla voce squillante di Dot che dice
”Ti porto delucidazioni” si siede con noi, un sorrisone gioviale in faccia
”Fresche fresche di biblioteca. Bèh, fresche…sembrerebbe che questo libro non prenda aria da qualche decade, ma…è anche piuttosto aggiornata, come edizione, in realtà, e le foto sono assolutamente…”
Ho già aperto il libro, cominciato a sfogliarlo e preso visione delle fotografie di Augurey ed Alicanti che contiene (e che sono davvero piuttosto belle), quando Dorothy s’interrompe e, alzato lo sguardo per capire cosa c’è che non va, me la ritrovo a deglutire a vuoto, con occhi rotondi come palline da golf che fissano un punto non meglio identificato del tavolo.
”Bèh?” faccio perplessa, guardandomi in giro in cerca del motivo di tale reazione. Costance inarca un sopracciglio.
”Per fortuna non sono l’unica a porsi delle domande sui tuoi simpatici passatempi” dice, chiudendo il suo libro e riponendo piume e calamaio nella borsa.
Io la guardo con un faccia che non escludo abbia sfumature ebeti. Perché Costance ha la tendenza a prendere le cose tanto alla larga? Insomma, lo sa perfettamente che ho i miei tempi, in materia di accorgimenti…
”Ahm, Polly” Dot mi sorride, anche se un po’ stiracchiata, per dire la verità
”Da dove vengono tutte quelle spillette?”
”Oh!” esclamo, aprendo un sorrisone a trecentosessanta gradi, osservando la mia stellina con soddisfazione
”Le ragazzine del primo ne hanno sporte piene. Siccome mi hanno chiesto se ne volevo, ne ho presa una manciata”
”Sono quelle del fan club di Hunnam” puntualizza Coco, guardando eloquentemente Dorothy, la quale annuisce con lentezza spasmodica, senza scollare gli occhi dalle spille.
”Lo so…e ecco, diciamo che parte della responsabilità per tutto questo è anche mia…”
”Sarebbe carino se si riuscisse a sostituire la faccia di Carlisle con quella di Charlie, per esempio” commento, guardando pensosa tutti quei cuoricini che danzano intorno a alla scritta intermittente
”E al posto di questi cuori si potrebbe…”
”Credo che Charlie Parker possa cavarsela tranquillamente anche senza delle accattivanti spillette incantate di cui, per giunta, non verrebbe mai a conoscenza” Coco sembra aver dimesso l’idea di abbandonarci il più in fretta possibile per rimanere a fare il bastian contrario. Sbuffo, guardandola in cagnesco. Questa sua mania di volere sempre disfare i castelli in aria altrui, alla lunga, diventa frustrante…
”Io non avevo mica capito che Opal fosse quella Opal” la voce raramente percepibile di Eugene scivola ovattata vicino al nostro tavolo, mentre ci passa accanto assieme a Milo.
”Quante altre Opal conosci, nei dintorni?” esclama il moro, un sopracciglio flesso in un’aria tra il perplesso e il divertito.
Probabilmente devo essermi voltata a guardarli – e ad origliare – troppo sfacciatamente, perché Costance si sente in dovere di intervenire
“Pare che Ashmore se la intenda con la Worthington”
”E chi caspita è?” la mia domanda dà voce anche all’espressione che Dorothy porta stampata in faccia. La bionda mi guarda dubbiosa
”Tra te e Dot, sembra quasi che sia tu, quella nuova…Dai Polly, la Worthington!”
”Guarda che non è che ripetendomi ad oltranza il suo nome me la fai venire in mente, eh?” tengo a precisare e, tanto per essere chiari, enfatizzo il concetto disegnando con l’indice circoletti nell’aria all’altezza della mia tempia sinistra.
”Quella che ha abbrustolito una delle Blackster!” esordisce Coco, quasi spazientita.
”Cosa?”
”Per abbrustolito intendi abbrustolito-abbrustolito o semplicemente…”
”Dai, brunetta, tutta occhi e labbra, carina…” con la stessa nonchalance con cui tronca sempre le parole in bocca a me, Costance fa lo stesso nei confronti di Dorothy, sintomo del fatto che l’abbia pienamente accolta tra le sue grinfie di Grillo Parlante ad orario continuato.
”Ma tu come fai a sapere sempre tutto di tutti?” domando, inarcando un sopracciglio ad accentuare l’occhiata sospettosa che le lancio. Costance si stringe nelle spalle
”Amo i pettegolezzi” conclude, con assoluta naturalezza.
***
”Ma chi me l’ha fatto fare?” sto correndo come una disperata per il corridoio, l’estremità dei lacci delle scarpe – slacciate – che sbattono fastidiosamente contro la pelle coperta dalla filanca grossa quasi un dito delle calze. Leasley mi ha fatto perdere tempo, al solito, dilungandosi con spiegazioni superflue e decisamente poco interessanti circa il cambiamento d’orario degli allenamenti. Purtroppo non solo Leasley è un inguaribile quanto prolisso chiacchierone, ma a sommarsi a questo fattore ci sta anche che io sia una perditempo recidiva. Il risultato è presto detto: in ritardo per la drammatica lezione di Pozioni per la quale, tra le altre cose, non ho nemmeno pronto un tema che possa avere una qual sorta di propria dignità. Stupida io a perdermi in chiacchiere sulla vita sentimentale di Milo invece che usufruire della bisbetica disponibilità culturale di Coco…
Prendo l’angolo in scivolata, il ché ha dell’incredibile se si valutano i pavimenti di pietra del castello, ma è sufficiente per rendere l’idea di quanto sia lanciata nella mia corsa e di quanto l’impatto con un altro essere umano possa essere rovinoso. Così mi ritrovo allacciata in un giro di walzer funambolico che finisce con una ginocchiata assolutamente degna di nota contro il freddo pavimento. Ci dev’essere una qualche oscura ragione se tutte le volte che cado mi frantumo una rotula…
”Ma, ehi!” la voce di Scarlett Lywelyn – nuova di un paio di mesi - si arrotola in un acuto completamente pregno d’irritazione. Se fossi un gatto, in questo momento avrei una cresta che sfiora il soffitto…
Mi sono salvata da una sdentata per terra grazie alla mia – modestamente – innata prontezza di riflessi, per cui, con entrambe le mani già sulla pietra, faccio in fretta a rialzarmi e a voltarmi verso di lei. Che non è caduta, ma probabilmente se l’è cavata con una semplice botta di reni contro il muro. Quello che m’inquieta di più non è l’occhiata densa di
stizza-ribrezzo-superiorità-minaccia che mi lancia, quanto più il fatto che, nonostante l’urto, nemmeno un ciuffo dei suoi capelli bruni sia scivolato dallo chignon da cigno che porta annodato sulla nuca. Mi piacerebbe tanto sapere come fa…
"Ti sembra il modo di correre lungo i corridoi, Pericolo Pubblico?" la sua voce è acuta, e la dolcezza del timbro svanisce nel suo modo risaputo e adirato, nel dare una risposta alla mia azione, peraltro involontaria. Storco il naso, infastidita da quel modo di fare. Bèh, d’accordo, magari non si corre per i corridoi, ma a chi non capita di essere in mostruoso ritardo per una lezione? In più, se anche lei guardasse dove va… Non ho niente contro Scarlett Lywelyn
ora come ora, ma il fatto che bazzicchi con Norwood e la sua cricca e che mi si rivolga così bisbeticamente, bèh, sono punti da prendere in considerazione per un’eventuale etichettatura del soggetto.
”E quello è un modo di fare?” borbotto, dando un colpetto alla gonna della divisa con l’orlo appena un po’ sdrucito
”Comunque, ehi, non avevo intenzione di falcidiare nessuno” butto lì, il tono di chi non ha intenzione di tirarla troppo per le lunghe. D’altronde sono
ancora – e sempre di più - in tremendo ritardo. Lei inarca un sopracciglio, forse leggermente sorpresa dall'
ardire della mia risposta nei suoi confronti. Come se per me l'etichetta
principi valesse realmente qualcosa. Sono persone come altre, anzi… Credo che, se proprio dovessi scegliere tra il trascorrere un paio d’ore con loro e il passare un pomeriggio rinchiusa nella serra numero 5 con tutte quelle orrende e contorcenti piante onnivore, penso mi ritroverei in un forte stato d’indecisione.
"Spero tu abbia una vaga idea del fatto che stai continuando ad urtare i miei nervi" risponde, mantenendo salda la sua calma. Che comunque riluce di rabbia riflessa nei suoi occhi verde felino che saettano verso di me. Aggrotto la fronte.
Oh bella. A parte il fatto che, se le cose stanno veramente così, io farei qualcosa per quel sistema nervoso così reattivo; poi, anche se fosse, che cosa le fa pensare che tutto questo possa effettivamente crearmi dei problemi?
”Bèh, guarda, è un’accortezza reciproca, allora” rispondo per le rime, e non riesco a trattenere un’infantile quanto spontanea mezza linguaccia
”E non c’è bisogno di usare quel tono, comunque” puntualizzo. La Lywelyn accenna una risata che ha tanto della presa in giro.
"Certo, certo" mi risponde, leggermente civettuola, agitando una mano. Ancora un'occhiata truce
"Fai più attenzione la prossima volta, rossa" precisa, prima di avviarsi con passo svelto dalla parte opposta, senza voltarsi nemmeno una volta. Una cosa è certa: lei, come tutto il resto della sua combriccola, ha qualcosa che mi sfugge, qualcosa che va ben oltre i canoni della logica
normale. Le faccio il verso, abbondando con le smorfie, mentre lei si dilegua dietro un angolo. Sbuffo, cacciando indietro un ciuffetto scivolato via dalle forcine – che abbondano quando sbagli in modo
indubbio a spuntare i capelli.
Come se non ce ne fossero già abbastanza di concorrenti al titolo di
Miss e Mister Simpatia, qua ad Hogwarts: pure le altre scuole riversano le loro perle tra le braccia di Dippet. Sono ancora lì che fisso con disappunto il punto in cui la Lywelyn è scomparsa dalla mia vista quando mi viene in mente che il mio
discreto ritardo si è ormai trasformato in un
madornale ritardo. Sbarro gli occhi, raggiungendo l’aula con due balzi – con i quali mi gioco definitivamente la milza – e catapultandomi dentro con troppa veemenza. Il rumore che faccio entrando – o, più propriamente, buttandomi a pesce contro il portone dannatamente pesante – è sufficiente non solo da canalizzare tutti gli occhi di tutti sulla sottoscritta, ma Lumacorno smette proprio di parlare, la mano sospesa a mezz’aria in un gesto enfatico mentre il riverbero dell’ultima sillaba si scioglie nell’aria.
Passano almeno cinque secondi – durante i quali ho il tempo di ritrovare il mio baricentro e riacquistare una postura decente, che non sia quella di qualcuno che ha appena sfondato una porta – prima che il professore sbatta gli occhi e si schiarisca la voce con due colpi di tosse.
”Ahm, miss Pasco” questo tono così volutamente indifferente non è che proprio mi sia di buon auspicio
”Le suggerirei di sincronizzare quel delizioso orologio da polso che indossa” non sono sicura, ma mi pare di sentire dell’ironia in quel ‘delizioso’
“con le pendole della scuola: ha ben quindici minuti di ritardo. Credo che potrebbe costare punti alla sua Casa. Diciamo…” ci pensa pure, mentre io lo guardo con occhi dilatati, presa talmente alla sprovvista da quel suo atteggiamento così indifferente che non tento nemmeno di giustificarmi (anche perché, in effetti, c’è poco da giustificare)
“…dunque, sì, diciamo che cinque punti possono starci. E la prossima volta, che mi auguro non si presenti mai, metterò in conto anche il tentativo di sfondamento del portone a spallate. Se ora può gentilmente prendere posto…”
Bofonchio tra me e me mentre mi siedo accando a Dorothy, la metà classe Tassorosso animata da un brusio di disappunto.
Diavolo, diavolo e arcidiavolo! Meraviglioso, oh già, fantastico…maledettissima Lywelyn delle mie pantofole, cinque dannatissimi punti per i tuoi dannatissimi nervi.
19/04/2008

Sarà il sole, l'aria tiepida e croccante, il lago che sembra non essere più profondo di una pozza, tanto è azzurro. Sono di nuovo di buonumore, dopo diverse settimane passate ad essere un'ombra della solita Violet. Do un'occhiata ai miei piedi che oscillano nell'aria, sospesi oltre la finestra aperta degli spogliatoi, che dà direttamente sul campo da Quidditch. Non c'è nessuno, non ancora; un silenzio perfetto è cristallizzato nell'aria rarefatta del tramonto. Sospiro. Quanto tempo è passato da quando Edward mi ha chiesto di uscire, nel corridoio a cui ora volto le spalle? Quanti sospiri?
« cosa ti affligge, mia adorata? » una voce delicata, melliflua, deposita queste parole insieme ad un lieve fruscio al mio fianco; il sorriso s'irrigidisce sulle mie labbra. Mi volto lentamente, fino ad incontrare lo sguardo del verde profondo che conosco bene, il verde degli occhi di Lewis.
« la tua presenza, ad esempio. » lo rimbecco arricciando il naso, sebbene non mi riesca di fulminarlo con uno dei miei soliti sguardi ammazzauomini. Si adagia al davanzale, scrutandomi dal basso – non così basso, visto che è altissimo anche se sono seduta un metro più in alto di lui – con una faccia che non lascia preludere niente di buono.
« suvvia, ti si è spezzata un'unghia? »
« no, Lewis. Le mie unghie stanno benissimo, è la mia tranquillità ad essere stata rotta. » sollevo la mano e gli sventolo la mia manicure davanti alla faccia.
« non dirmi che ti dispiace. »
« dispiacerà a te, la volta in cui la Blackster ti coglierà sul fatto. » ancora la scusa della Blackster .. devo studiare degli altri modi per levarmelo dalle scatole; da quando Edward mi ha mollata, mi sembra di averlo ancor più frequentemente tra i piedi. Per non parlare delle volte in cui sua sorella mi ha beccata in sua compagnia; quei due sembrano essere telepatici. Dove c'è l'uno, c'è l'altro.
« Deirdre, Deirdre .. vuoi lasciarti ancora mettere i bastoni tra le ruote da lei? » con un saltello, balza sul davanzale, anche se con le gambe che pendono verso l'interno, e lascia la sua borsa del Quidditch a fianco della mia. E' chiaro che io non ho lasciato che quella bifolca scombussolasse i piani: è solo che, per pura sfortuna, i principi sono un blocco compatto destinato a muoversi sempre insieme, e a ritornare al loro stato di monade anche dopo grossi cambiamenti.
Non posso fare a meno di allungargli un cazzotto sul braccio; ma lui, in un lampo, mi prende il polso facendomi sbilanciare in avanti. Caro Lewis, stiamo facendo una vera cazzata. Non so se sia stata io a fare il primo passo in questo gioco di sguardi e mani. Farsi accarezzare da Lewis non è male, e neppure passargli il braccio attorno alla nuca. Tre..Due..Uno..Decollo. Lo bacio, mi bacia. Pochi secondi a labbra chiuse. Non è stato niente di che: niente di sensuale, niente di profondamente coinvolgente. Anzi, non so neppure se l'abbiamo fatto più che per capriccio.
« Jackpot! Ho baciato due principi su due. » mormoro coprendo le voci dei nostri compagni di squadra che appaiono dall'altra parte del campo. Lui ghigna, salta a terra e scappa nello spogliatoio. Lo seguo nello sguardo.
« Ehi, Violet. »
« Jeff! » caro ragazzo. siamo usciti una o due volte, ai tempi del quarto, ma ero troppo stupida per capire che lui era veramente ... un attimo. Quando la smetterò di skippare da un ragazzo all'altro? Ho appena baciato Jasper Lewis, e già faccio le fusa ad un altro! Beh, si sa, chiodo scaccia chiodo, e io ho un chiodo bello grosso da tirarmi via dalla testa. E poi, finché mi piovono tra le braccia a frotte, che ci posso fare?! Scavalco il davanzale, riatterrando nel corridoio, recupero il borsone e lo affianco.
« Più tardi sei invitata ad un dopocena con Riddle e soci..gli è arrivata la voce che hai fatto saltare in aria un gruppetto di tassorosso che vendevano spillette. » ruggisco ripensando alle ragazzine che hanno tentato di appiopparmi le loro sudicie mercanzie. Maledette, disgustose sanguesporco. La loro spazzatura su quello sfigato di Hunnam.
« Non ho molta voglia... » E' sempre orribile passare più di 10 minuti con Riddle. Lo stimo, lo ammiro, ma mi mette i brividi. Dà sempre l'idea di sapere troppo, di avere troppo potere. Come faceva a sapere del ragno di Hagrid, di dov'era Myrtle? Ci penso ogni volta che passo davanti al "suo" bagno.
« Non credo che tu possa rifiutare. » commenta lasciando la scopa vicino all'ingresso dello spogliatoio, sopra a quelle dei nostri compagni.
« allora ci vediamo in campo. » interrompo il discorso, evitando di specificare che sapevo già di non poter rifiutare. Ho visto che fine fanno quelli che indispettiscono Tom Riddle. Jeff si avvicina, sorridendo in modo fin troppo languido. Mi allungo in punta di piedi, dandogli un bacio sulla guancia. Quasi tremo; ecco, lui mi piace veramente. Credo. Chissà che direbbe Edward. Mi sfiora per un istante la schiena coi palmi, per poi andarsene come se niente fosse verso le panche a destra. Mi fiondo nello spogliatoio, dove posso sospirare in pace mentre mi allaccio i parastinchi.
***
« I mezzosangue insudiciano la scuola. Tutto il mondo magico. Hanno rubato la magia ad altri maghi, è chiaro! Vanno distrutti. » sibila Riddle concludendo ancora una volta la sua propaganda serale. Puntuale come un orologio svizzero, Antonin Dolohov sposta la statua che copre l'ingresso segreto e fa la sua entrata, sventolando le mani.
« che schifo, ho toccato un mezzosangue! » borbotta richiudendo la stanza con un colpo di bacchetta. Riddle lo fulmina, si vede benissimo anche nella penombra fumosa della sala. Si volta verso di noi, poi verso il resto dei presenti. Seduti al mio fianco sul divanetto subito alla destra di Tom sono seduti Lenore e soprattutto Jeff, che continua a muoversi sulla stessa linea delle ultime settimane per quanto riguarda la nostra storiella. Il suo indice scorre lentamente alla base del mio collo, accarezzandomi la nuca, lasciata libera dai capelli raccolti in una coda di cavallo. Sto facendo una fatica tremenda a controllare le mie pulsioni, e contemporaneamente ad ascoltare ciò che viene detto in via ufficiale da Tom e soci. Più in là, i principi in formazione ridotta, in mezzo agli altri del club. Non so se Deirdre abbia già fatto richiesta di inserimento per la Lywelyn, fatto sta che non l'ho ancora mai sentita nominare da nessuno degli intimi di Riddle. Lui ha ripreso a parlare, ignorando Dolohov che ci costringe a spappolarci per farlo stare sul divano.
« se ti alzi, ti faccio sedere sulle mie ginocchia, così quel culone di Dolohov può sedersi. » tremo mentre mi posiziono sulle cosce di Jeff, che mi cinge i fianchi per non farmi scivolare. Ed Edward mi sta fissando; gli darà fastidio? Si sentirà in colpa? Quello che mi ha fatto mi brucia ancora, da morire. In alcuni momenti vorrei che tornassimo indietro ... insieme. Mi abbandono alla stretta di Jefferson, tornando a guardare Tom.
La faccenda dei mezzosangue si sta facendo molto più...seria. In realtà, non so neppure per quanto riusciremo ancora ad evitare di essere beccati: i nostri danni si stanno facendo piuttosto evidenti, per non dire che forniamo una dose quotidiana di lavoro all’infermiera. Per un giusto scopo, sia chiaro: mi auguro che presto quegli inguardabili, osceni mezzosangue si decidano a scomparire dalla nostra vista. Ad esempio, quella piaga putrescente di Annabel Bennett. Sì, lei è in cima alla lista, almeno alla mia.
***
« IO TI AMMAZZO! » moderata, come sempre. Salto giù dal letto, gettandomi verso Deirdre che si è già fiondata dall'altra parte della stanza. Questo non doveva dirlo. OH NO, questo non doveva dirlo. Darmi della bacchettona, lei che non è riuscita a portarsi a letto il suo ragazzo ufficiale! Dirmi che Edward non mi vuole! Continuare-a-tartassarmi-con-le-sue-stronzate! Stava ridendo, ma ora non sembra così divertita dalla conclusione della nostra piccola discussione, vista la sua smorfietta insulsa. Senza nessuno che le pari le spalle, non è poi tanto sicura di sé. Brandisco la bacchetta, cominciando a borbottare incantesimi a casaccio. Lei si tuffa dietro al letto di Amber, facendo capolino ogni tanto per verificare che non me ne sia andata.
« Violet, non essere così nervosa! » miagola mentre si risolleva, ed io frantumo un vaso al posto di spappolarle il cranio. E dire che fino all’inizio di quest’anno pensavo di poter arrivare ai M.A.G.O. Senza farle lo scalpo. Ma lei ce l’ha proprio messa tutta, per farmi impazzire: e chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Mi fermo in mezzo alla stanza, posandomi una mano sulla fronte e facendo molti – respiri – profondi. Lei si avvicina, rischiando la sua vita, senza saperlo.
« Eddai..non te la sarai presa! » ridacchia entrando nel mio cerchio privato. Troppo vicina. E veloce come un lampo, tanto improvviso da non dare neanche a me la possibilità di rendermene conto se non a fatto compiuto, scatta lo schiaffone, abbastanza forte da farle voltare il capo. Lei spalanca la boccuccia di rosa, con le fiamme che già si riflettono nei suoi occhi.
« MALEDETTA! » urla prima di buttarsi verso di me, con l’aria di una valchiria inferocita. Già mi riparo il viso con le mani, pronta alle sue unghiate. Ma subito, una voce che riconosco bene ci interrompe.
« scusate. » sibila Lenore, appoggiata allo stipite della porta. La Blackster si ferma con le manacce a mezz’aria, io idem. « Violet, ti dispiacerebbe venire? »
13/04/2008
Lezione di incantesimi.
La mattina si rivela poco produttiva, almeno finora.
Ho salutato di sfuggita Aedan, che come ogni mattina mi ha rivolto quel sorriso spensierato che lo caratterizza nei miei confronti.
Non abbiamo più parlato del problema amoroso che ha scatenato in me molti dubbi. Forse per la paura di perderlo, mio fratello…forse per quello che di questa ragazza che sembra averlo preso mi sfugge, impiego diverso tempo a pensare qualcosa di logico su cosa mai avranno in comune quei due. Mi avvio al mio posto, quando una chioma bionda di mia conoscenza fa capolino, china su un libro che sembra leggere con più distrazione che interesse. Almeno nell’apparenza. Mi avvicino, poggiando i miei di libri.
“Signor Lewis, buongiorno” comunico, sedendomi vicina.
“Signorina Lywelyn, che piacere di primo mattino” risponde, mimando un inchino da seduto.
“Così mi confonde, potrei non seguire più la lezione se mi rivolge simili attenzioni.” Affermo, sorridendo con grazia d’altri tempi. Non riusciamo a fare a meno di guardarci entrambi e ridere, per un momento, ho l’impressione che l’andazzo della mattinata potrebbe capovolgersi. E tutto soltanto per la presenza del mio nuovo…amico? Si, forse dovrei definirlo così.
“Ragazzi miei, una relazione complessa vi attende, e tuttavia, sarò così magnanimo da assegnarla a due studenti a testa, così da non farvi entrare in seria crisi mistica.” Benton, con la sua solita, pungente, ironia comunica alla classe intera l’assegnazione di un compito parecchio complicato.
Un lampo, guizza nei miei occhi. E sembra che lo stesso pensi Jasper, notando l’occhiata fulminea che ci rivolgiamo, prima di alzare la mano.
“Si?” la voce del professore ci concede la parola.
“Professor Benton, sarebbe troppo chiedere di essere accoppiato a Miss Lywelyn?” Jasper e la sua verve da ruffiano con stile, domanda con gentilezza disarmante.
Io annuisco, rivolta all’insegnante.
“Non avrei alcun problema, se a lei non disturba” rimarco, sfoderando la mia occhiata da cerbiatto indifeso. Finto, ma funziona. A giudicare dal sorriso furbo che il professore ci rivolge, con un serafico “ mi aspetto grandi risultati, dalla vostra collaborazione. Lywelyn, Lewis…che sia per voi un’ unione fruttuosa.”
Sorrido, soddisfatta e vincente al mio compagno di banco.
“Sala comune, nel pomeriggio.”
***
"Dove la trovi la voglia, proprio non lo so." dice, coprendosi la bocca con la mano per nascondere uno sbadiglio. "Dove la nascondi tutta questa pigrizia proprio non lo so." rispondo, trattenendo con fatica un sorriso. " E dire che quando si tratta di fare il farfallone amoroso, tutta la stanchezza la perdi." proprio non ce la faccio più. Mi copro la bocca con una mano, ridendo sotto il naso.
"La farfalloneria amorosa è una disciplina sacrosanta."
"Se inserissero un esame in merito, tu lo supereresti con il massimo, mh?" chiedo, piacevolmente divertita dalla discussione che sembra animare il fino-a-poco-prima-moribondo-jasper-lewis.
"Una pioggia di O. Mi pare ovvio." sorride sornione.
"Mi pare ovvio" ripeto, imitando vagamente la sua occhiata seduttrice.
"O apriamo i libri adesso, o non ne avrò più la forza."afferma, alzando gli occhi al cielo ed atteggiando il viso ad un'espressione di sconforto.
" ma quanta teatralità per una piccola interrogazione da preparare " rido, aprendo il libro, e sfogliando le pagine, arrivando a quella che ci interessa. " e poi quando ti capita svolgere i compiti con me, mh? Dovresti gioirne!" annuisco, scostando una ciocca di capelli che ricade morbida sulla mia spalla, con un atteggiamento fintamente snob nei suoi confronti. "Ne gioisco ogni momento, fidati."
"ma che gentile" rispondo, leggermente ammiccante, per poi allungare la mano sul suo libro. Ed aprirlo con un tonfo secco al capitolo interessato. " adesso concentriamoci su questo, dopo potrai riempirmi di complimenti, grazie."
"Oh, mia torturatrice!"
"Splendida torturatrice, preferisco" dico, porgendo la matita per i suoi tragici appunti da trascrivere.
"Uffa. Non potremmo chiedere una mano a tuo fratello? Alla fine, è un Corvonero."
"Vorresti, forse, insultare al mia intelligenza? Malfidato" mi fingo offesa, mettendo su un broncio che porta la mia testa a voltarsi sulla sinistra, distogliendo lo sguardo da lui.
"Problemi con il fratellone?" chiede, facendosi più serio.
Irrigidisco la mia espressione, sciogliendo l'incrocio delle braccia sul petto. " Diciamo che Aedan mi da grattacapi ai quali pensare" mi rivolgo a Jasper, stranamente fiduciosa nell'esposizione del mio problema.
"Se hai voglia di parlarne..."dice, appoggiando il viso su una mano.
Colgo la palla al balzo, poggiando la matita (sicuramente per la sua gioia) sul tavolo, rimandando lo svolgimento dei compiti. "Jasp, conosci una certa Julia Versten?"
"Ma certo."risponde, con un guizzo negli occhi.
"Beh, chi è? E perchè ti scintilla l'occhietto vispo di quella luce tipica del tuo radar farfallone? " inarco un sopracciglio, incuriosita.
"Non essere gelosa, resti sempre la mia compagna di Incantesimi preferita. Allora, Julia Versten è una cacciatrice di Grifondoro, e visto che anche io gioco a Quidditch, è un motivo sufficiente per conoscerla. In secondo luogo, è decisamente una delle ragazze più belle che conosca, dunque non potrebbe sfuggirmi."
Sorrido alla sua affermazione. "Oh certo, come ho fatto a non pensarci. Una grifondoro, dunque." pensierosa per un attimo. " Beh...io l'ho conosciuta di sfuggita durante uno...scontro...tra lei e mio fratello" dico, reclinando la testa.
"Scontro di che genere? Non c'è ancora stata la partita Grifondoro-Corvonero."
"Jasper. Mi meraviglio di te. "affermo, sorniona. " Esistono vari tipi di..scontri. E non necessariamente negativi."
"Ah, ti riferisci al campo in cui sono maestro! Non dirmi che li hai sorpresi nella loro intimità!"sogghigna.
"Quasi. Ho il dubbio che siano parecchio vicini, in tal senso." poi rifletto "a dire il vero è una certezza, visto
che stavano per baciarsi. E stanno lì a lanciarsi occhiatine eloquenti, ogni qual volta si trovano nello stesso luogo" spiego.
"Oh, beh. Di' a tuo fratello che ha tutta la mia comprensione."risponde, esasperandomi.
“E perchè mai l'avrebbe?" domando, cercando di capire cosa mai abbia questa Versten di così accattivante.
"Dolce, ingenua Scarlett."sorride, dandomi un buffetto su una guancia."Sappi che la Verstenen è una preda molto ambita, anche ora che non è proprio nelle sue condizioni migliori. Anche se resta sempre una gran... bella ragazza."
“Non è nelle sue condizioni migliori?" stranita.
"Sì. Sua sorella è morta qualche mese fa, proprio qui a scuola. Voi non eravate ancora arrivati. Una Mezzosangue Tassorosso, con un bel visino come lei."
Sobbalzo" Alt. La Versten è una mezzosangue?" chiedo, ripensando a quando Aedan mi ha detto, giorni fa, che non lo è. Che abbia mentito? Attendo una risposta quasi sconvolta da un' eventualità del genere.
"No, per niente. Altro che Mezzosangue. Suo padre è un mago, mio padre lo conosce perchè finanzia alcuni progetti che lo riguardano. Ma la cosa strana è che sua madre è una ninfa."
Sospiro sollevata per lo scampato pericolo. Aedan non mi mentirebbe mai. "Ah. Buono a sapersi" paleso spudoratamente la mia opinione favorevole sotto il fattore "Sangue". Poi realizzo le parole di Jasper, concentrandomi sul seguito. "Le è morta la sorella?"
"Già. Era metà gennaio. Ovviamente non l'ha presa benissimo.Non dirmi che non lo sapevi."aggiunge"Ne parlano tutti, è il mistero di Hogwarts."
"Non lo sapevo. Ma adesso mi stai dissipando molti dubbi sull'atteggiamento della fatina occhi blu." ribatto, per poi rivolgere un sorrisetto. "Povero Jasper. Immagino tu sia assolutamente d'accordo nel volerle elargire comprensione, nel caso in cui lei la desiderasse, dico bene?"
"Magari. Anche perchè dovrebbe piantarla di disperarsi per una lurida Mezzosangue. Ma a quanto pare Aedan mi ha preceduto, beato lui."
" La penso come te. Sui Mezzosangue non è il caso di sprecare una parola in più del nostro tempo prezioso. Si concede loro un'importanza che, nell'effettivo, non hanno. " mi rivolgo ancora una volta al libro, salvo poi avvicinarmi, poggiare una mano sulla sua spalla, ed avvicinarmi maliziosa, ma senza secondi fini, al suo orecchio. Giusto per precisare una postilla alla quale tengo particolarmente . "Ah, Jasp. Giusto per mettere le cose in chiaro. Io sono una finta ingenua. Non dimenticarlo. " sussurro, per poi scostarmi con un sorrisetto furbo, e porgere la matita ancora una volta. " Adesso, però, è tempo di studio."
"Non ho mai avuto dubbi. E ora, che la noia abbia inizio."
Ridacchio, tornando al mio posto, cominciando ad elaborare, insieme al mio compagno di studi, la relazione assegnata.
Mai parlare con Jasper mi aveva fatto così bene. E penso proprio, che mi ritroverò a farlo più spesso.
In fondo…siamo principi, no? E lui…si. Posso dire, adesso, che senza dubbio è un amico.
12/04/2008
Mi è dispiaciuto. Davvero.
La rottura con Violet è stata, per me, una scelta difficile da prendere. E forse, in un certo senso (credo sia questo lo stato che sento), dolorosa. In fondo…per la prima volta avevo conosciuto…l’amore. Si. L’amore.
Ma non ho visto via d’uscita. Violet era sì la mia ragazza. La persona che, senza dubbio, ho amato finora. Ma era anche la persona che cominciava anche a soffocarmi con le sue gelosie/ossessioni/manie.
Ho bisogno di ritrovare me stesso, di tornare edward .Il vecchio Ed. Quello strafottente e spensierato, vivace e audace. Insomma. Me. E dopo che avevo deciso di confidarle quel segreto che sento trapanarmi la testa, lei ha reagito in modo strano. Pensando più al fatto che, questo problema, mi avrebbe avvicinato a Scarlett.Quando invece avrei voluto che lei mi appoggiasse, forse. Senza affogarmi nella sua gelosia smaniosa. Mentre invece non si era resa conto che Scarlett era soltanto UNA delle cause che ci hanno portato alla rovina, e non per i motivi erotico/sentimentali che palesava lei.
Tutto ha una fine, Edward. Tutto ha una fine. Convincitene. E’ questa la realtà dei fatti. E questo strano sentimento soffocato che senti bruciare in petto…..anche quello…deve avere una fine. Completa.
E mentre mi rintano nei miei pensieri mi ritrovo al lago, in compagnia dei miei amici. Che sorridenti scambiano battute senza senso, ma proprio belle per questo.
Deirdre. La mia Deirdre. La “nostra” Deirdre, sembra aver organizzato tutto.
La vedo, sorridere mentre Scarlett si avvicina a me, lei e Jasper. Contenta. Come se avesse ritrovato una gioia che le veniva privata da troppo tempo.
Senza scivolare nell’emotività dei fatti, vorrei che questi istanti si fermassero.
Mi sento anche io “Bene”, finalmente dopo tanto tempo. Mentre ci avviamo tutti insieme in sala comune.
Io, Deirdre, Jasper e….Scarlett. Un pensiero mi sovviene. Mi manca eve, e me ne accorgo proprio in questi momenti. Manca tanto a tutti noi. Ma come già detto: tutto ha una fine, un inizio e certe volte bisogna mettere un punto ed andare a capo. Eve non tornerà.
Non avrei mai pensato di poterlo dire. Mai. Eppure…i principi, sono tornati ad essere il gruppo bello, splendido, perfetto che erano un tempo. E le sorprese, sembrano non finire mai. Spingo la porta, avanzando fiero. La bellezza torna, più sfavillante di prima. Ed ora..? Non vi resta altro che il tremore. Tremate, pargoli, i principi sono qui per allietare i vostri sogni.
“A me dispiace Jasper. Mi dispiace. E lo dico davvero.” Parlo con il mio amico. Mostrando lui il mio risentimento.
“E tuttavia Violet stava diventando insostenibile, soffocante.Io…non credo che sarebbe stato salutare, in primis, continuare una storia che cominciava ad essere quasi…malata. Oserei dire così.”
Jasper annuisce, comprensivo come sempre con me che forse lo sto solo annegando di parole.
“ Lo so io quello che ti serve.” Rimarca Jasper, con aria leggermente sorniona.
“ Norwood, non vorrai perdere il tuo charme da seduttore…” e nel suo tono riscopro quel pizzico di sfida/rimprovero verso il quale si sono concentrate tante, e tante sfide in merito.
Io sorrido, audace e scintillante come un solo rampollo del mio calibro riesce a fare, e chinandomi aggraziato, rispondo:
“Hai ragione, non sia mai. Andiamo a far beare qualche giovane pulzella del nostro fascino regale, amico mio”.
E così dicendo, esco fuori. Hai visto, Edward? Deve finire, e finirà.
Gaeltacht. Gaeltacht. Gaeltacht.
Di notte, di giorno, negli attimi pomeridiani non faccio altro che pensare sempre e solo a quello.
E’ il mio chiodo fisso. Quella chiave che vorrei potesse aprire quello scrigno che mi è stato chiuso davanti agli occhi tempo e tempo fa.
Io ho promesso. Io ho giurato che avrei sfidato tutto, pur di vendicare mio padre. Era una promessa a lui, era una promessa a me. E’ una promessa A ME.
Mi alzo, uscendo dalla mia camera. Ho una strana, inspiegabile voglia di parlare con la mia amica Scarlett. Perché lei è
SOLO UN’AMICA. Figurarsi se al momento voglio altre seccature del tipo
“storie e quant’altro” no. Non fanno per me. Al momento…voglio gustarmi il significato della parola L I B E R T A’.
Che trovo in sala comune, china su un libro. Estraniata da tutto il mondo, quasi volesse esattamente questo. Siedo vicino, sbirciando fra le sue pagine.
“ Norwood a ore due.” La ragazza solleva lo sguardo, rivolgendomi la sua attenzione.
“Splendore sensitivo.” Le dico con un’audacia degna del più grande seduttore mai esistito ad Hogwarts.
Mi piacciono queste considerazioni personali che ho assolutamente intenzione di riprendere,fosse solo per curare il mio, momentaneamente instabile, ego.
“ Qual buon vento?” domanda, centrando immediatamente il problema.
“ Vento irlandese” ammetto, facendo in modo che i miei occhi riescano a rispecchiare quello che realmente vorrei sapere. Ossia qualcosa di nuovo.
Ne parliamo a lungo, ma le nostre considerazioni sono sempre le stesse, trite e ritrite sugli stessi concetti già ampiamente esplicati.
Niente di incognito. Niente che non so. Niente che possa aprire uno spiraglio nuovo. Uno spiraglio di luce.
“ Edward, tutto quello che potevamo scoprire qui a scuola, lo abbiamo già scoperto” Scarlett e la sua voce di velluto riescono a riportarmi alla realtà. Mi alzo, insieme a lei cingendole un fianco.
In fondo, devo ringraziarla davvero per avermi fornito anche quelle poche informazioni reperibili nella struttura in merito a questa setta, pare, sconosciuta.
“ Hai ragione” sottolineo
“ abbiamo scoperto tutto quello che Hogwarts riserva” .
E più che una precisazione a lei, è una precisazione a me stesso.
Tutto quello che Hogwarts….Hogwarts…..riserva.Ad Hogwarts ho scoperto tutto. Ad Hogwarts ho scoperto tutto.
Ogni cosa, ogni volume è stato messo sotto sopra. Anche Lumacorno ha fornito il reperibile. Niente. Tutte le fonti sono finite, tutte le fonti si sono esaurite.
Ogni cosa. Si è conclusa. Estinta come un fuoco su legna bagnata.
“Qui ad Hogwarts non troverò più niente” valuto, disteso ad occhi chiusi sul mio letto, le mani dietro la nuca.
“Qui ad Hogwarts non troverò più niente” come una nenia mi ripeto, convincendomi.
“Che stai blaterando, Ed?” Jasp mi ridesta dai miei pensieri, trascinandomi quasi, con la sua voce, seduto.
Con lo sguardo perso nel vuoto valuto quello che il mio pensiero vuole farmi capire.
“Qui…..ad Hogwarts……non troverò…..più niente.”
Avviso per la gentile clientela. Vista la mancanza di pc funzionante per la nostra Owner, mi ha gentilmente chiesto di potermi spedire i post tramite e-mail(inviata dal pc di un'amica) e postarlo, affinchè la presenza dei suoi PG non si annulli. Detto ciò, speriamo che questo "problema" si risolva in fretta. Have Fun.
*Scarlett*
11/04/2008
È un momento tranquillo.
Ed ha lasciato Violet. E Scarlett è pronta a prendere il suo posto, dopo essere diventata la sostituta ufficiale di Eve.
Sbuffo, annoiato dal compito di Pozioni. Che voglia: devo enunciare e descrivere i quindici modi d’uso del Siero Obtortus. Li conosco a menadito. Ma scrivere è un altro paio di maniche.
Seduto nella Sala Comune, mi lascio dondolare all’indietro. Tutti gli studenti del quinto e del settimo sono intenti a ripassare, studiare e quant’altro. Jefferson Lennard leggiucchia il tomo di Incantesimi senza eccessiva gioia, mentre Klaus McDowning, accanto a lui, ripassa Trasfigurazione e ogni tanto lo guarda in adorazione.
Violet entra, e, nel vedermi, alza gli occhi al cielo; il suo viso si contrarrebbe in una smorfia di disgusto, se non fosse una vera lady inglese.
Una distrazione dallo studio, ecco quel che mi ci voleva. Mi alzo e vado a sedermi accanto a lei.
“Buongiorno, Traviston.”
“Buonasera, Lewis. Fra poco si cena, se non te ne sei ancora reso conto.”
Ah, la piccola vipera del mio cuore è tornata, dopo essersi raddolcita nei miei confronti si è trasformata ancora in un Basilisco.
“Allora…buonasera. Come vanno le cose?”
“Se l’amico Norwood ti ha mandato a controllare come sto, cosa di cui francamente dubito, ti assicuro che non mi sto struggendo di dolore.”
No, direi proprio di no. È bella e curata come al solito, e, per quel che ne so, le ragazze depresse per amore tendono alla trascuratezza. Ho anni di esperienza, sì.
“Dunque, hai già trovato qualcuno per sostituire il mio fedifrago amico?”
“Non sono per niente affari tuoi.”
“Oh, andiamo…un po’ di pettegolezzi non fanno mai male.”
“Deirdre ti caverebbe gli occhi se ti vedesse mentre parli con me.”
“Carina come mossa per mandarmi via. Sappi che io faccio ciò che voglio, mia piccola goccia di fiele.”
Dall’espressione del suo volto, tutt’altro che amichevole, capisco che sta per coprirmi di insulti…anzi, no. Sarebbe più nel suo stile gelarmi con una frase, una sola ma detta con tutto l’odio di questo mondo.
L’arrivo di mia sorella la interrompe.
“Jasper, lascia in pace la signorina Traviston. Ne ho già viste abbastanza triturate dalle tue mani.”
“Non c’è pericolo, professoressa.”ribatte Violet.
Martine scoppia a ridere.
“Jasp, stai perdendo il tuo tocco?”
“Quello mai. È solo che Traviston è immune al mio fascino, ecco il mistero. Cosa ci fai qui?”
“Devo parlare con Morkan, un tuo compagno. Rischia la bocciatura in Aritmanzia, a giudicare dai voti del mio predecessore.”
Le indico un ragazzo alto e dinoccolato [Morkan è il Cercatore di Serpeverde, fra l’altro], che sta facendo bisboccia con il suo gruppo, e Martine si allontana.
Prima che possa rivolgerle la mia attenzione, Violet Traviston e già in piedi e si dirige verso il dormitorio femminile.
Eve non tornerà più.
Me lo ripeto da una mezzora. Da quando l’ho saputo da Deirdre, ieri in riva al Lago Nero, questo pensiero vaga nella mia mente, frammisto alle solite considerazioni scolastiche e\o sentimentali.
Eve non tornerà più.
All’improvviso, avverto un senso di vuoto.
E un’altra sensazione. Di cambiamento.
Sono cambiate così tante cose quest’anno…tutto è iniziato come al solito, ma poi il Destino ha iniziato a giocare con noi, intrecciando e disfacendo i fili delle nostre vite.
Io ho combinato disastri a non finire, iniziando con Belinda per concludere con l’episodio di Pennington. Ed ha iniziato la sua personale ricerca della verità. Deirdre ha dovuto affrontare il mio tradimento, la lontananza di Eve, l’arrivo di Violet Traviston.
E poi, Tom Riddle. Tom Riddle, questo ragazzo con il viso aristocratico di un principe e l’anima nera di un demone. Tom Riddle che ci ha illuminati con la sua luce, che ci ha infuso nuova speranza nei suoi, nei nostri ideali di purezza.
Tutti questi pensieri mi attraversano la mente mentre la voce monotona di Ruf si dilunga nello spiegare le vicende della Settima Guerra dei Goblin contro i Folletti.
Fuori dall’ampia finestra gotica, una pioggia battente scroscia sul Parco e sul Campo di Quidditch. Questo clima uggioso mi invoglia al sonno, e invece, penso con un brivido, oggi pomeriggio mi attende un allenamento.
Fra le altre cose, abbiamo bisogno di un nuovo Cercatore. Forsythe, dopo aver cercato di far fuori il suo collega Grifondoro che gli aveva rubato la più bella testa di ricci biondi della scuola[ammirevole intenzione, ma forse un po’ troppo plateale il gesto di farlo precipitare da trenta metri], era stato sospeso e in seguito ha continuato a studiare in privato. Morkan, il suo sostituto, è un buon giocatore, ma il suo rendimento scolastico è in crollo libero e quest’anno ha i G.U.F.O., dunque deve smettere e concentrarsi sullo studio. Quindi siamo senza Cercatore, alè.
“Ha smesso di piovere. Il fango la fa da padrone, ma perlomeno ha smesso di piovere.”mi dice, Somerville, il capitano della squadra, accogliendomi con una pacca sulle spalle.
“Facciamo la solita partitella d’allenamento. Fai il Cercatore, intanto che aspettiamo di trovarne uno decente.”aggiunge.
Due ore dopo torno negli spogliatoi decisamente malmesso e con un male incredibile alle gambe. I Cercatori hanno proprio una vita grama. Mi rilasso sotto la doccia più del solito, e quando ne esco per andare a cambiarmi, ci sono già un paio di giocatori di Corvonero. Micheal Parker e Aedan Lywelyn.
“Ciao Aedan!”lo saluto con cordialità.
“Salve Jasper. Come va?”
“Non c’è male grazie. E tu? Ti stai ambientando?”
“Abbastanza. Non mi perdo più per questi labirintici corridoi, il che è già quacosa.”
“Tua sorella mi pare che si trovi benissimo qui.”
“Ha sempre desiderato studiare ad Hogwarts.”dice, mentre indossa la divisa blu. “Odiava Durmstrang.”
“La capisco! È un posto provinciale…”affermo.
Finisco di rivestirmi e mi infilo il mantello, salutandolo e uscendo nell’aria fredda per tornare a scuola.
Lancio, nel vero senso della parola, la borsa sul letto. Edward, immerso nella lettura di un dizionario di gaelico, inarca le sopracciglia e mi fissa.
“A volte sei di una grazia…”dice sorridendo.
“Lo so, neppure la regina d’Inghilterra può competere. Vuoi smetterla con il gaelico? Tanto Scarlett lo conosce benissimo.”
“E allora? Se conosco due parole, tanto meglio, no?”
La mia innata pigrizia non mi consente di dare risposte affermative.
“Scarlett ti cercava, a proposito. Per il compito di Incantesimi.”
Oggi non ho proprio requie.
08/04/2008
Settimana passata.
"...e non è tutto: mi ha perfino fatto scoppiare un libro in faccia non-so-come!". Ascolto Belinda mentre mi racconta concitata quello che è successo giusto due giorni prima;
"Io le ho detto che ero tua sorella, ma quella non faceva una piega e continuava a minacciarmi," fa una piccola pausa,
"naturalmente era una Grifondoro,"-tipico!-
"ma alla fine per sua fortuna sono arrivati il suo Caposcuola e la sorella della morta.". Finito il discorso tutto ad un fiato, tira fuori un sorriso, soddisfatta per essersi sfogata.
Strano che a volte mi dimentichi quanto può essere logorroica Belinda; al contrario Utopia se ne sta zitta ed ascolta in silenzio: si riesce difficilmente a capire cosa pensi. Sta di fatto che, alla fine di tutto il racconto, non ho ancora capito il motivo per il quale quella Grifondoro stava minacciando mia sorella.
"Certo Beli, ma scusa non ho capito perchè quella Opal ti stava attaccando...". Scarlett al mio fianco penso sia tanto confusa quanto me, o forse di più, visto che non ha mai assistito, almeno finora, a un discorso di Belinda in piena agitazione! Ora io riesco a gestirla con destrezza (anche se non sempre), ma non è sempre facile capire il soggetto e l'oggetto delle sue frasi quando parla di qualcosa che non sai!
Rotea perfino gli occhi, come se il suo discorso filasse liscio,
"Bè, ti giuro un rompiscatole di prima categoria quel ragazzo, una cosa pazzesca!"
"Beli, chi era questo ragazzo e cosa c'entra? potresti andare piano ed essere chiara per piacere??". Mi guarda con sguardo risentito, anche se non fa obiezioni.
"Ok..allora stavamo camminando...naturalmente parlo di io e Uto...e c'era questo ragazzino mai visto che ci viene volontariamente addosso, per la precisione si è scontrato con me, ma non è questo il punto...", fa una pausa e cambia espressione: diventa addolorata,
"quel piccolo stupido stava mangiando una merendina e mi ha sporcato la camicetta...", mi guarda dritto negli occhi,
"...quella rosa che mi ha comprato papà: non ci ho visto più! E sai cosa c'è anche: naturalmente non poteva che essere uno sporchissimo mezzosangue! A quel punto è arrivata la rompi...il resto lo sai già"
"Oddio la camicetta rosa...ma è rimediabile vero?", le chiedo, sapendo quanto ci tenga a quella camicia, frutto di uno dei tanti viaggi di nostro padre.
"Tutto ok...per fortuna!". Sorride compiaciuta.
Ultimamente la scuola sta diventando sempre più difficilmente 'regnabile'; più cerchiamo di far stare al loro posto gli indegni, più veniamo ostacolati in maniera diversa da caposcuola o quant'altro! Viene quasi da pensare che lo facciano apposta!
"Oh, Scar, quasi dimenticavo...il professor Lumacorno mi ha chiesto di darti questo,"le porgo una pergamena arrotolata,
" ma se vuoi te lo riassumo: ti invita a partecipare al Lumaclub, naturalmente l'invito è esteso anche a tuo fratello..."
"Oddio Scar, tuo fratello è davvero un bel ragazzo! L'ho visto l'altro giorno in campo!", dice Beli.
"Si, davvero, uno schianto!", la segue Uto.
"Non è che per caso è libero?". Dice infine Beli, sinceramente interessata a mio avviso. Penso che questa sia la domanda sbagliata da porgerle...
Il suo viso dolce assume tratti vicino al diabolico:
"Non lo so e non mi interessa nemmeno. Anzi, spero proprio di si per lui!". Gli occhi di Uto e Beli sono spalancati davanti alla reazione eccessiva di Scar;
"Scar non dovevamo andare da Jasp e Ed, non ricordi?? Dai andiamo...", la trascino praticamente via alla ricerca dei due, che si sono dimostrati una scusa più che valida per smorzare definitivamente la tensione.
Finalmente la primavera comincia a farsi sentire. La temperatura non è ancora delle più miti, ma permette sicuramente di trascorrere le giornate nell'immenso giardino, per non dire bosco, di Hogwarts.
E la parte migliore è che finalmente sto passando questo momento con i miei due principi, visto che Scar aveva un imminente bisogno di parlare con Aedan, mentre il sospetto che Violet sia in rotta con Ed è ormai una conferma: appunto, adoro la primavera.
"Ve lo ricordate l'ultima volta che siamo stati qui?" mi fermo in un punto lontano dal castello, da cui si gode una vista inimitabile sul Lago Nero, "l'ultima volta eravamo noi tre e Eve che...", sento che finalmente è il momento giusto, il momento in cui siamo noi tre soli,è il momento giusto per dire la verità: "che non tornerà più ad Hogwarts..."
Guardo l'immenso lago e poi i volti dei miei compagni. Non sembrano sorpresi: giusto, se l'aspettavano.
Però è triste; Però fa male ammetterlo ad alta voce; meno di quanto lo sarebbe stato prima, comunque, e questo grazie all'arrivo di Scarlett.
"E' da un pò che volevo dirvelo ma non ho mai avuto l'occasione...insomma, quando mai ci siamo trovati noi tre soli ultimamente?". Sorrido. Sorridono.
"Tu come stai?", mi chiede improvvisamente Jasp.
"Io? bene...meglio di quanto mi aspettassi...in fondo non è un addio, no?", e a dire questo mi rivolgo specialmente ad Ed, che aveva un rapporto speciale con Eve.
"Ma basta parlare di questo! Però, visto che siamo in tema di confessioni...vi confesso che mi dispiace per non avervi saputo aiutare...", abbasso lo sguardo mentre pronuncio queste parole: non mi piace mostrare le mie debolezze, e devo ammettere che dirle dentro di me era molto meglio che sentirle ad alta voce, riferite ai diretti interessati."...perchè avete vissuto momenti difficili senza che io fossi in grado di fare qualcosa per voi: Jasp si è dovuto abbassare a picchiare a sangue un sanguesporco, mentre Ed...bè tu sei cambiato...scusate davvero, ma io non so come aiutarvi." Vorrei trovare mille scusanti adatte a giustificarmi, ma l'unica cosa che mi è venuta in mente è 'io non so'; chissà perchè loro sono tra le uniche persone con cui non posso fare a meno di essere me stessa, con le quali non posso far altro che essere sincera.
Ed si avvicina e mi da un colpetto in fronte e così sono costretta a guardarli negli occhi. "Non fare la stupida Dè, nessuno può aiutarmi perchè quella è una faccenda mia: non vi condanno certo per questo..."
"Ma tu non sai nemmeno cosa ho cercato di fare pur di non cercare di capirti..."
"E nemmeno lo voglio sapere. Tu non devi fare niente, voi", dice rivolgendosi anche a Jasp, che nel frattempo si è avvicinato " non dovete fare niente...capito?". Dopo un attimo il suo viso si risolve in un sorriso.
"E comunque Dè, non ti facevo così sentimentale...non ti ci vedo proprio!"
"La nostra Dè ha tirato fuori il suo lato debole finalmente!". 'Mica la prima volta' mi dico, ripensando ai miei periodi storti e ai miei lunghi pianti che hanno caratterizzato il primo periodo scolastico.
"Eh già...e solo per voi...quindi badate: ditelo in giro e siete morti!" dico, facendo una linguaccia nella loro direzione; almeno una cosa è certa: nel cambiare il tono di una discussione siamo dei maestri.
"Già, noi ti preferiamo irremovibile, perfetta e sicura! Una vera Serpeverde!", dice ridendo Jasp, portando il braccio intorno al mio collo. Riesco perfino a sentire il suo profumo.
"Certo, prendete esempio da me e andate sul sicuro" continua Ed, assumendo una posa impossibile da statua greca.
"Si ok...io proporrei di tornare al castello visto che sta cominciando a fare buio e inoltre non vorrei che degli studenti ci vedessero in queste condizioni!", ribadisco, un pò tremante a causa dell'aria gelida che si è alzata. Mi stringo più vicino a Jasper; il suo profumo è sempre più forte, il suo abbraccio sempre più caldo.
"Ogni suo desiderio è un ordine..." dice Ed sfoderando uno dei suoi migliori inchini. Io sorrido, Jasp ride poi, noi due, con Ed al nostro fianco, ci dirigiamo verso Hogwarts.
"Sai che ho una lettera di una tua spasimante, caro?"dico a Jasp " te la ricordi la mia amica di Capodanno? Bè, diciamo che l'hai impressionata...dopo ti dò la lettera"
"Ah si, mi ricordo...e quando te l'ha spedita?"
"Ma un paio di giorni fa...." , giro lo sguardo dall'altra parte, in realtà saranno più di due settimane che ho la lettera, solo che non ho mai voluto dargliela!
"Dè sei..."comincia Jasp, che abbia scoperto la bugia? E se mi chiedesse perchè l'ho fatto? bè non lo so nemmeno io!
"Hey voi!"urla poco lontano da noi Scarlett: grazie, Scar, ovvero la mia salvezza!
Si avvicina fino a raggiungerti in prossimità dell'entrata al castello."Vi ho cercato ovunque, dov'eravate finiti?" Ecco l'occasione perfetta: io e jasp e Ed e...scar!
"Scar! Proprio al momento giusto, Ed poverino era terribilmente solo, però adesso fortunatamente sei arrivata. Siamo in quattro: perfetto!". Sorrido soddisfatta. Seconda occasione attiva per me!
Jasp intanto comincia a capire i miei sotterfugi, osservando il modo in cui mi guarda, e anche Ed e Scar penso che ormai abbiano intuito il mio piano; eppure non ne sembrano affatto dispiaciuti, o se lo sono non lo danno per niente a vedere, anzi…
Jasper mi guarda e sorride: si, l'ha decisamente capito!
“Che ne dite di andare in Sala comune? Qui si gela…”.
Cominciamo ad avviarci, mentre sono ancora intenta nei miei ragionamenti:
Scar più Ed, uguale sala comune; sala comune, uguale Violet; Violet, uguale Ed più Scar; somma totale: vittoria per Dè!
Adoro vincere, sempre e comunque.
Scendiamo i gradini per i sotterranei, scendiamo sempre più finchè arriviamo all’entrata: si apra pure il sipario…
"Ho saputo che la nuova insegnante di Aritmanzia è la sorella di Jasper, è vero?"
"Si è proprio così Amber, ma adesso per piacere puoi spostarti che mi copri lo specchio?". Preferisco decisamente vedere me, piuttosto che la sua cocciuta testina bionda.
"Oh... si certo...scusa Dè.". Mi chiedo se Amber si renda conto di essere una palla al piede e di una noia mortale: come faccia ancora a sperare di entrare a far parte della nostra cerchia è un mistero!
"Certo che è proprio bella, degna sorella di Lewis!"
"Si Amber, ho capito, lo so. Ora vuoi spostarti o devo costringerti a farlo?"
"Oh si scusa...ma voi due siete molto amiche?"
"La conosco da molto ma non posso dire di essere una sua cara amica. Ora, ti sposti?". Dico decisamente scocciata. Finalmente decide di obbedirmi: alla buon'ora!
Ho incontrato Martine giusto l'altro giorno, ma la nostra conversazione non è stata delle più lunghe: Lumacorno la voleva nel suo ufficio, probabilmente per ricordare i vecchi tempi, quando anche lei faceva parte del suo club. D'altronde Lumacorno è sempre Lumacorno!
Eppure il suo arrivo e la sua cattedra ad Hogwarts non hanno l'aria di essere un avvenimento casuale: ha sempre avuto un'ambizione che andava ben oltre le vecchie e fredde mura di Hogwarts; quest'ambiente è troppo riduttivo, una gabbia per una che voleva volare alto come lei.
"Allora andiamo?", esordisce Scarlett appena uscita dal bagno.
"Andiamo!", le rispondo e scappo dalla stretta di Amber verso una nuova, bella, giornata primaverile, resa ancora migliore dagli sguardi che la piccola Violet ci regala in questi giorni, quando non può fare a meno di evitare i nostri, sempre cordiali, sorrisi: Ed, lo sapevo che un giorno o l'altro mi avresti dato questa soddisfazione!
Stiamo andando verso la sala Grande quando mi si balena davanti la scena più incredibilmente patetica che abbia mai visto. Non ci posso credere: dev'essere un sogno, o qualcosa che si avvicina molto ad incubo per certi versi.
"O-mio-Dio!" esclamo fermando Scar tenendole un braccio. La sua faccia è altrettanto incredula davanti al gruppo che abbiamo davanti: un gregge di piccole ragazzette bionde, castane, rosse, nere, tutte diverse a parte per una cosa: orribili oggettini rosa che espongono fiere sulla divisa con sopra stampata una faccia ben conosciuta. Scar afferra poco delicatamente una delle pecorelle per leggere la scritta che appare e riappare ritmicamente:
" Per noi Carlisle è...il ragazzo più bello che c'è!" Scoppiamo in una rumorosa risata ad effetto.
"La cosa più patetica che abbia mai visto! non vedo l'ora di dirlo a Jasp e Ed..penso che si faranno due risate appena vedranno questi obbrobri!". Ridiamo di nuovo sotto lo sguardo atterrito della ragazzina.
"Non sono obrobri!", ci urla improvvisamente con ritrovato coraggio
"per noi...Carlisle è...è...unico e vogliamo farlo sapere a tutti!"
"Vedo che il tuo coraggio è proporzionato a quello che dimostri andando in giro con una schifezza del genere, ma ti avviso: urlami ancora una volta addosso e ti ritrovi in infermeria che neanche te ne accorgi."
"E questa la prendiamo noi", aggiunge Scar strappandole la spilla dalla divisa di Tassorosso. Accostare il rosa col giallo e il nero: che cattivo gusto!
Solo allora la ragazza fugge verso il suo gruppetto di amiche mentre noi ci addentriamo nella più affollata Sala Grande per mostrare l'esilarante novità ai due Principi...
06/04/2008
Oggi Peter ci ha convocato sul campo alle cinque e mezzo per l’allenamento di Quidditch.
Manca ancora almeno un’ora abbondante, ma io sto già uscendo dalla scuola, con la mia borsa. La scopa è nello spogliatoio. Cammino a passo lento, godendomi il sole che splende luminoso. Una vera giornata di primavera.
Raggiungo gli spogliatoi, e appoggio la borsa.
Sento lo scroscio della doccia: qualcuno deve essersi attardato per riprendersi dopo una sessione stancante. Infatti ci sono alcuni abiti appesi, e un paio di scarpe abbandonate. La borsa che intravedo non ha insegne particolari.
Mi tolgo la giacca e faccio per sfilarmi il maglione leggero, quando sento dei passi alle mie spalle.
Mi volto.
Il mio cuore si ferma un istante per poi cominciare a correre come un cavallo imbizzarrito.
Sotto l’acqua non posso fare a meno di annullare il mio io per qualche attimo. La doccia, già prolungata per troppo tempo, si rivela rilassante e compiacente per corpo e spirito.
Chiudo il getto, avviandomi negli spogliatoi, lego un asciugamani in vita, mentre con un secondo scompiglio i capelli eliminando l’umido in eccesso.
Mi fermo, di scatto, notando all’ingresso dell’ormai vuota sala avvolta dal vapore una figura che conosco. Bene.
Che ho sognato, anche.
Julia di fronte a me, silenziosa.
Nello specchio dei suoi occhi azzurri nei quali mi sono perso e mi perderei. Mi sento un bambino, forse. Dovrei avvicinarmi? Forse. Ma la sola cosa che penso, non appena la guardo, è la voglia di spingermi vicino a lei e baciarla. Baciarla come mai ho fatto. Baciarla fino allo stremo del respiro. Silenzioso, la osservo.
Parlami…
Aedan Lywelyn è di fronte a me, coperto solo da un asciugamano.
“Ciao.”dico.
La cosa più stupida del mondo. Aedan ha un’espressione che non gli avevo mai visto. I suoi occhi fiammeggiano, quasi. E devo farmi forza per concentrarmi su di loro e trattenere il mio sguardo dallo scendere, sul petto, sugli addominali, sull’asciugamano con le sue cifre…
Sento che sto arrossendo, cosa che non mi è mai capitata con un ragazzo.
Cosa mi sta facendo?
Non risponde al mio saluto. Stringe i pugni, e poi rilascia le mani.
Aedan, non hai idea di quanto io sia tesa.
Finisco di togliermi il maglione e resto solo con la maglietta a maniche corte che il bel tempo mi aveva spinto a indossare.
Mentre muove un passo verso di me, Aedan mormora:
“Ti vesti sempre troppo poco, Versten. Non puoi pretendere che io resti indifferente.”
Infatti non lo pretendo.
Mentre ascolto quelle rosee labbra pronunciare quella che per me risulta come musica, il mio passo diventa una vera avanzata. Con una falcata ampia la raggiungo, portandola volutamente contro la porta dello spogliatoio, verso la quale allungo la mano per chiuderla del tutto, tendendo un braccio.
“Così va meglio…”un sussurro malizioso, per niente tranquillo. La voglio, e la voglio come mai l’avevo voluta prima.
Mi avvicino alle sue labbra, sfiorandole mentre le accarezzo con il dorso della mano la guancia, scivolando poi fra i capelli. Sulla nuca.
Stavolta, nessuno mi può fermare. Ed anche se ci provassero, probabilmente non lo farei.
La bacio, lasciandomi trasportare da quell’amplesso di piacere ed emozione che brucia in corpo, facendomi trasalire.
Julia Versten è lì, ed io non voglio farla scappare.
Così incateno le sue labbra alle mie, mentre con movimenti lenti le mordo appena, regalandole un bacio carico di passione ma anche di dolcezza. Non solo il fisico viene trascinato da lei stessa, ma ogni cosa.
E questo
“ogni cosa” risulta essere più grande, più devastante, più accattivante.
Sensuale.
Il corpo di Aedan Lywelyn preme sul mio, mentre mi bacia con una passione di cui non lo immaginavo capace.
Una sensazione calda e avvolgente sale dalle mie viscere, una sensazione che non ho mai provato, in ogni caso non in modo così travolgente. Non so bene cosa sta succedendo, ma voglio che continui.
Mi stacco per un istante da lui, che si irrigidisce. Voglio guardarlo negli occhi per un istante.
“Aedan…”
Non mi lascia tempo di concludere la frase, e mi chiude la bocca con un altro bacio.
Lascio scorrere le mani fra i suoi capelli bagnati,sulla sua schiena ancora umida…il suo profumo ora è più forte che mai, mi stordisce e mi fa dimenticare tutto, una sorta di droga.
Lo stringo forte a me.
Il solo pensiero che la mia mente ripete è:
“Non andare via, non andare via.”
Vorrei ascoltarla. Forse sarebbe giusto, corretto. Ma non posso rischiare, non stavolta.
Questo bacio di ghiaccio mi ipnotizza. Sanando la ferita dell’abbandono precario dell’ultima volta. Le sfioro i fianchi, le mani corrono sulla sua pelle, sotto la maglia.
Scosto le mie labbra, dividendo quegli attimi mentre la sollevo, portandola sul ripiano. Seduta, mentre la mia bocca scivola, lasciva, sul collo. Lambendone la pelle che profuma di fresco. Di buono.
Risalgo, di fronte a lei. Sorrido leggermente, sussurrandole:
“ Julia…” nell’accento che lei adora.
Sfioro la sua pelle, sotto la maglia. Vorrei che questi attimi durassero per sempre.
Dice il mio nome. Come l’ultima volta.
Ci allontaniamo un istante, mentre mi tolgo la maglia.
Ecco, forse è questo che spezza il momento. All’improvviso mi ricordo di sua sorella, dei Serpeverde, di Riddle…di mia sorella.
Mi blocco, mentre lui bacia il mio collo. Non mi vede in viso, ma subito avverte che qualcosa è cambiato.
“Julia?”ripete. Ma con un altro tono.
Mi divincolo, rimettendomi la maglietta che mi sono appena sfilata. Mi allontano da lui, poi mi giro. Non posso non guardarlo negli occhi, anche se ho paura di quel che potrei vedere.
E tuttavia vorrei tanto che non se ne andasse.
Scuoto un attimo la testa, tornando alla realtà dei fatti. Julia si scosta come una furia sciogliendo quel bacio che ha legato entrambi. Rimango spiazzato, leggermente confuso, forse.
La osservo, di spalle. Mi avvicino di qualche passo, senza pretendere nulla.
“Ho fatto qualcosa di sbagliato?” – sussurro, vicino al suo orecchio. Con la chiara convinzione che
VOGLIO che mi dica cosa le balena in testa.
Sono stanco, dei silenzi. Delle parole a metà. Ma ancor più dei baci spezzati, degli attimi rotti. Stufo.
E se esiste una spiegazione a tutto questo, voglio saperla. E desidero, che sia proprio lei a darmela.
Non lo so se hai fatto qualcosa di sbagliato, Aedan. Di sicuro sto sbagliando io.
Prendo i suoi vestiti, ancora appesi e glieli porgo. Non posso stargli vicino, se non si copre. Mi copro il viso con le mani mentre si riveste, mentre sento un pianto fatto di tensione che preme sui miei occhi.
Poco dopo, indossa una maglietta e i pantaloni. Io mi sono calmata, nel frattempo. Calmata…che eufemismo. Diciamo che posso offrire una parvenza di tranquillità.
“N-Non è…”inizio.
Prendo fiato. Poi riprendo:
“Scusami, sono io. Tu non hai fatto nulla che non va, e anche se fosse stato così, sarebbe colpa mia che ti ho lasciato fare.”
Tace, mentre vedo una rabbia violenta che fa mutare la sua espressione. Stringe i pugni.
“Ho tante cose per la testa, Aedan. Tante. Non so bene come comportarmi, in nessun frangente. Credimi.”
Sta lì, fermo, in attesa che io gli dia una spiegazione migliore, che non ho. Forse l’ho impietosito, il suo viso si addolcisce.
Cosa faccio? Cosa posso fare?
Se mi avvicino, ricomincia tutto.
Julia, insomma! Dimostra un po’ di autocontrollo.
Muovo due passi malfermi, e lo abbraccio per un istante, ma mi stacco subito. Mi devo staccare subito.
Ascolto le sue parole, sento sulla pelle il suo abbraccio fugace. E sento, distinta e bruciante, la sua necessità, direi, di starmi lontano. Vorrei poter leggere la sua mente, adesso. Cercare di capire cosa si cela dietro quegli occhi azzurri. Almeno darei una spiegazione logica per placare la rabbia che sento, rabbia che non è indirizzata verso lei, ma verso me stesso, verso quello che stavo per fare. E che forse lei non voleva come me.
Sospiro.
“Ti credo.”comincio
“Non serve giustificarsi. Non ne vedo motivo. E soprattutto….nessuno ti forza, per nessun motivo al mondo, chiaro?”sto per tendere la mano, vicino al suo viso.
Mi fermo un attimo, fissandola. Quasi stessi combattendo con il mio io per capire se è giusto o meno farlo.
Ignorando la voce interiore che sibila attenzione, le sfioro con la punta delle dita la pelle. Sorridendo leggermente.
“Non preoccuparti.” è la sola cosa che riesco a dire. Sarà stupida, ma è la realtà.
“Non preoccuparti”dice, sfiorandomi il viso.
Poi aggiunge con tenerezza, alzandomi il mento:
“Sorridi, su. Non fare quel visino triste.”
È un santo, questo ragazzo dal viso di lupo.
Sorrido sul serio, divertita da un pensiero che mi colpisce all’improvviso:
“Prima tua sorella, ora io. Saremo sempre interrotti, io e te.”
Non so cos’ho detto di così grave, ma Aedan si irrigidisce e lascia cadere la mano lungo il fianco. Poi si volta, e si mette la giacca.
Io resto paralizzata. È il tuo turno, Julia.
L’argomento
“Scarlett” suona come una nota stridente in quel momento che stava assumendo contorni più morbidi, dopo l’incomprensibile allontanamento.
Indosso la giacca, e la sciarpa. Leggermente assente. Non voglio riversare su Julia delle ansie mie, ma quando si parla di cose simili, perdo la malleabilità, che già di per sé è un tantino assente.
Chiudo la borsa, portandola sulla spalla. E mi rivolgo a lei.
“Credo sia ora del tuo allenamento.” le dico, senza freddezza nella mia voce. Forse con un pizzico di amarezza mal mascherata. Mi avvio, passandole di fianco. Ma prima di andare poggio un bacio sulla sua guancia. Senza preoccuparmi del ceffone che potrebbe schiantarmi sul viso.
“Ci vediamo in giro, Julia.”le sussurro all’orecchio, prima di far scattare la chiave che chiude la porta.
Quel rumore ha chiuso questo momento.
La chiave che scatta, decreta la fine dei venti minuti più pazzeschi della mia vita, dal punto di vista sentimentale. Non tanto per ciò che è successo, quanto per le sensazioni che ho provato.
Mi siedo su una delle panche, e appoggio la schiena al muro.
Poi mi chino ed inizio a togliermi stivali, jeans, maglietta, per indossare la divisa da allenamento: chiudo la cerniera con un unico movimento. Pronta.
Lego i capelli, in disordine dopo le turbolenze di poco fa. Rassettando il mio aspetto fisico, cerco di dare un ordine logico anche ai miei pensieri.
Impresa titanica, ma resa più semplice dalla sua lontananza.
Sto ancora rimuginando, quando iniziano ad arrivare i miei compagni di squadra.
Damian mi saluta dicendo:
“Allora, hai incrociato il mitico Lywelyn, eh?”
Damian, se solo sapessi…
“Sì, stava andando via. Allenamento supplementare anche per i Corvi. Io vado, inizio a fare un po’ di riscaldamento.”
E così esco da questa stanza: non credo che riuscirei ancora a sopportarne l’atmosfera.
Esco velocemente, richiudendo la porta con garbo. La testa scoppia, quasi volesse un attimo di pausa.
Forse esiste un motivo a tutto questo, o forse no. Mentre risalgo, incrocio lungo la mia strada alcuni ragazzi, fra cui uno conosciuto, almeno nell’ambiente del Quidditch, mi pare si chiami Denholm. Che saluta con un cenno della testa atono, che io ricambio.
Via, veloce verso la mia stanza. O la voglia di tornare indietro, potrebbe prevalere sul buon senso.
03/04/2008
- E’ assurdo. INCONCEPIBILE. – la mia voce è al limite della sopportazione.
- Possibile, Aedan? Ma io non ti riconosco più! Ma che accidenti ti combina quella fatina tutta occhi blu? Eh? – domando, nervosa.
- Non combina proprio un bel niente, Scarlett. – mi risponde con una voce tranquillissima, forse leggermente assente, la fatina gli fa male. Proprio male. E la cosa non mi piace. Per niente.
- Hai mai pensato al fatto che potrebbe essere una mezzosangue?- domando, leggermente disgustata dall’idea di avvicinamento fra i due.
Un Lywelyn con un…ibrido? No! Nemmeno negli incubi peggiori.
- Non lo è – ribatte lui, vagamente irritato.
- Oh, scusami sai se ti sto insultando la tua mezza strega – la mia voce è velenosa, completamente ostile. Non verso di lui, ma verso questa eventualità.
Qualcosa nella Versten non mi convince. Qualcosa che va oltre Aedan, e ovviamente il pensiero di loro due mi lascia perplessa, a tratti sconvolta. Vorrei che mio fratello, con un sorriso audace, mi dicesse che si tratta tutto di uno scherzo. E comunque, fortunatamente, ho le carte giuste per rimettergli un pizzico di sale in zucca, che ultimamente sembra esser svanito sotto un paio di battenti occhi blu.
Per carità. – Dovresti cominciare a rifrequentare gente di un certo calibro, Aedan. Alla pari con me e te, il che è molto difficile, lo capisco. Ma comunque non impossibile, se si frequentano i giri giusti – Così dicendo consegno fra le sue mani la pergamena invito al Lumaclub.
-Qui, potrai trovare gente che conta, ed è praticamente IMPOSSIBILE che qualche mezzosangue incappi, e se succede, è soltanto per via di uno spiacevole incidente – spiego, con dovizia.
Ed all’osservazione dello sguardo gelido che mio fratello mi rivolge, sento il sangue gelarsi in vena, come coltre di ghiaccio
Mi alzo, forse appena adirata con la sua cocciutaggine. E con l’idea sempre ferma di volerla rimettere in piedi, la sua dignità purosangue.
- Vedi di presentarti – faccio cenno riprendendo i miei libri – è importante – e così dicendo mi avvio fuori da quella maledetta biblioteca.
Questa storia, deve finire. IO devo vederci chiaro. E soprattutto capire cosa accidenti vuole questa qui da mio fratello.
Nervosa, guardo in giro.
Deirdre. Devo parlarne con Deirdre.
Pare che in giro non ci sia traccia alcuna, né di lei né degli altri due principi. Mi spazientisco, cominciando a ricercarli un po’ in giro.
Se c’è qualcosa della quale non ho bisogno ora, è non trovare loro. Che sembrano tre delle pochissime persone che valga la pena respirino qui ad Hogwarts.
Sotto il porticato, osservo fuori, e noto le loro esili figure avanzare verso la struttura.
Potrei aspettare, ma sento nell’aria una sorta di novità aleggiante, e non posso non sapere di cosa si tratti. Mi avvio.
La raggiungo, in cortile. E la vedo avvicinarsi accerchiata da Jasper e….Edward…
Edward???
Incredula nel vederlo solo, senza la “carissima”
[ come una macabra allergia ] Traviston, mi avvio verso di loro.
- Eih… - attirando la loro attenzione. - ..vi avevo cercato ovunque. – quasi un rimprovero offeso.
Dè mi rivolge un sorrisone da copertina allargando l’espressione, ora gioiosa, con un:
- Adesso ci hai trovati e siamo proprio tutti. -
Ho il tempo di notare gli sguardi tra lei e Jasper che i suoi obiettivi mi risultano chiari. Limpidi come acqua cristallina, seguiti poi dalla sua conferma.
- …Edward era così solo.. – miagola teneramente, mettendosi sottobraccio con Jasp, che ridacchia divertito.
Sorrido, leggermente stuzzicata dalla situazione.
- Non sia mai che Norwood rimanga da solo. Sarebbe controproducente, immagino. – annuisco, scostando i capelli. Affiancandomi poi a lui stesso, che mi concede un occhiolino audace, degno del più grande marpione della scuola.Sembra che Edward sia tornato, buone nuove, oggi.
- Sala comune?- prima che possano rispondere Deirdre è già protesa in avanti, sembra quasi che abbia una spasmodica voglia di raggiungere il luogo della mia proposta.
Chissà come mai.
Un sorrisetto, nella penombra.
Da lei, posso aspettarmi di tutto.
E la cosa mi piace, particolarmente.
Spingiamo le porte,e subito le intenzioni della mia amica mi si palesano davanti come brillante diversivo.
La pruriginosa Traviston è seduta ad un tavolo, e fulmina la nostra folgorante entrata, quasi avesse visto un fantasma poco gradito.
Notando lo sguardo soddisfatto-vincente di Deirdre, deduco che le sue (mie) speranze hanno finalmente fatto capolino.
Si. Sono. Mollati.
Mol.la.ti. Sfioro la mano della principessa gioiosa, facendole l’occhiolino. Il cinque, ce lo scambieremo più tardi.
La fastidiosa pulce evita lo sguardo di Edward, e sembra (con mia somma gioia) che lui non lo ricerchi nemmeno, anzi, è talmente preso dalla conversazione concitata e divertita fra
NOI che nemmeno ci pensa, alla sua presenza.
Vorrei riderle in faccia, ma la mia compostezza me lo impedisce. Per non parlare poi del fatto che, ho senza dubbio di meglio, molto meglio, da fare.
Arrivederci,
Violet “allergia” Traviston. Sei stata una brutta parentesi passeggera.
Doccia, dopo cena è quello che ci vuole per rilassarsi completamente. Nel silenzio della mia stanza, parlo poi con Deirdre, finalmente riusciamo ad avere un tempo da dedicare al nostro fine pettegolezzo.
- Allora – esordisco spazzolando i capelli – Novità brillanti? – chiedo con un sorriso audace, rendendo palesemente vive le mie intenzioni ai suoi occhi. Come se già non sapessi.
Lei sfavilla di contentezza, informandomi.
- Ed ha mollato la simpaticona – dice, ridendo.
- Sia ringraziato il cielo! – le dico, facendo un sospirone teatrale. Divertita.

- Adesso, finalmente non avremo più questa grossa zecca attaccata ad un fianco. Era snervante – la smorfia della ragazza è al limite della sopportazione.
Deve esser stato brutto per lei ritrovarsi di colpo senza due amici.
In fondo, Eveline è andata via, e Vì
“allergia” aveva spodestato Edward dal suo gruppo.
Sono contenta che sia tornato tutto come prima. Fondamentalmente per una cosa personale, ma anche per la mia amica. Ricevere uno smacco simile, non deve essere troppo bello.
Per non parlare poi del fatto che la faccia adirata della pulce, è qualcosa di assolutamente delizioso.
-Se si scherza con il fuoco, ci si brucia prima o poi Deirdre. Non dimenticarlo mai. – e così dicendo le rivolgo un sorriso, sornione.
- Se poi il fuoco viene scatenato, è ancora meglio. No? – la sua voce è divertita. - Assolutamente si. – annuisco, fermamente convinta.
- Un po’ come stavolta, giusto? – sorride, portandosi la mano di fronte le labbra, per trattenere una risata con grazia.
- Oh si, stavolta poi…era un fuoco assolutamente splendido. E il rogo finale, l’ho semplicemente adorato. -
- Tutto merito del tizzone da dover bruciare, tesoro. Ci ha riempito la giornata. –
Queste, sono le parole
PIU’ BELLE che oggi avrei mai potuto sentire.
28/03/2008
Mi affretto a raggiungere la biblioteca, dove già so che mi aspetta una Scarlett al limite fra l’isterico e l’atomico.
Chiudo la porta, sedendomi al suo tavolo, esattamente di fronte.
“Allora? Il compito per il quale ti serviva aiuto?” – le domando, con calma.
“ Smetti di dire scemate, Ae. Ti ho visto con quella là.” – mi lincia, immediatamente prima che continui. Io incrocio le mani sul tavolo, per poi portarle sotto il mio mento.
“ E allora?” – il mio tono ha un velluto sottile di sarcasmo verso la sua reazione.
“ Allora??? Non la conosci nemmeno!” – mi rimprovera, mantenendo un tono di voce moderato, ci bastano gli occhi a saettare adirati verso di me per compensare le eventuali urla.
“ Scarlett. La conosco quel tanto che basta.” – le dico, leggermente stanco della discussione.
“ E se fosse una mezzosangue, ci hai pensato? Mh?” – irrompe con forza poggiando le mani sul tavolo.
Scosto il gomito, sporgendomi verso di lei.
“ Visto che ti interessa tanto. Non lo è.” – le sibilo praticamente di fronte.
“ Sarà meglio per te. Che il nostro sangue sia macchiato da una impura mi sembra indicibile” – scivola tranquilla sulla sedia.
“ Scarlett. Non riesco più a seguire la tua avversione per i mezzosangue, mi dispiace”.
Sembra che le stia rifilando un insulto,vista la sua reazione.
Si alza, portandosi di fianco a me.
“ Ti sei bevuto il cervello? Eh, Aedan? Ma che ti sta facendo quella ragazza tutta occhi blu?” – domanda. E
sento nella sua voce, oltre la rabbia, una sorta di apprensione.
Una apprensione che mi riporta alla realtà dei fatti che lei, Scarlett, è mia sorella.
Le accarezzo i capelli sulla nuca, teneramente.
“ Non mi sta facendo nulla. Anzi, ti assicuro che è di una dolcezza disarmante” – le dico.
“ Non mi pare proprio” – incalza, storcendo il naso.
“ Di sicuro è più dolce di te” – la prendo in giro, sperando che la situazione perda i contorni della lite. Lei mi fulmina, capisco di averla presa in contropiede più del dovuto.
“ A volte” – aggiungo, per salvarmi da ulteriori ramanzine.
“ Aedan, vedi di non farmi girare le eliche” – mi bacchetta, per poi porgermi una pergamena.
“Mh?” – le domando, osservandola.
“ Cerca di cominciare a valutare le cose realmente importanti, e soprattutto a frequentare gente che conta.” – srotolo il foglio in carta ingiallita, vagamente elegante.
“ Un invito.” – leggo.
“ Al Lumaclub. Bada che solo gli studenti più meritevoli ne ricevono uno. E lì è rarissimo, per non dire impossibile incontrare mezzosangue” – sembra che ci tenga a precisarlo.
Io la fisso, e credo che nel mio sguardo risieda quel pensiero che, in me, si sta facendo largo. Poiché noto il lento dilatarsi delle pupille di Scarlett, quasi avesse visto un fantasma.
“ Non mancare” – precisa, prima di alzarsi.- “ è importante” – torna a ribadire, per poi inforcare la via dell’uscita.
Ho trascorso il pomeriggio intero, dopo lo studio,a vagare per la struttura, addirittura sono riuscito a trovare, nelle soffitte un piccolo giaciglio di cui, credo, nessuno conosca l’esistenza.
E’ piccolo, con un tetto leggermente spiovente, ed una finestra che si affaccia sul cielo.
Rilassante e silenzioso. Penso proprio che tornerò spesso qui, ogni volta che vorrò abbandonare il trambusto di Hogwarts. E le sue “
Leggi non scritte”.
Detesto che mi si dica cosa è giusto fare. Ho una testa. Mia. E solo mia.
E se fossi un lupo, ululerei alla luna che alta si staglia nel cielo. Perché io, sono stanco. Mortalmente stanco. Sospiro.
Scendo dirigendomi alla sala comune dei Corvonero. E’ sera ormai, e forse sarebbe anche ora che io dormissi, sperando giustamente di farcela. La finestra, l’ampia vetrata ai limiti della stanza, mi attira. Ed io mi avvicino, osservando i giardini, ed alcuni ragazzi che si divertono a trasgredire le regole correndo per non farsi vedere.
Le dita corrono sul vetro, come se scivolassero sull’acqua. E l’impensabile torna. Ho baciato Julia Versten. Perché l’ho fatto.
Perché oggi non mi sono fermato, quando è arrivata Scarlett. Perché ho continuato, sebbene l’incantesimo fosse stato spezzato.
Mi sono avvicinato a lei e….l’ho sfiorata. Labbra su labbra per un istante che è sembrato infinito.
Julia, tu si che mi stai dando problemi.
E sulla veste, sento pallidamente ancora il profumo della sua pelle.
Somiglia alle rose della serra. Delicato. Inebriante. Proprio da lei.
Evidentemente sono troppo distratto per ascoltare i rumori attorno a me. La porta si apre, sento pronunciare il mio nome.
Da una studentessa con fluenti e morbidi boccoli biondi.
Aguzzo sguardo e mente. Cercando di ricordare.
Punto leggermente il dito, abbandonando la mia posizione vicino la finestra, raggiungendola.
“ Audrey, dico bene?” – le domando, con gentilezza.
“Dici bene” – mi risponde con un sorriso –
“non si dorme?”
“ I lupi sono animali notturni, non lo sapevi?” – le dico, accomodandomi sul divano –
“ e tu allora?In giro per appuntamenti?”
“Si, appuntamenti nefasti, ma appuntamenti” – mi informa, sprofondando praticamente al posto di fianco al mio.
“Eh?E perché? E’ scoppiata l’apocalisse e non lo sapevo?” – domando, leggermente ironico.
“ Si, e si chiama Julia Versten” – incalza, leggermente preoccupata in volto.
Eccola che torna, possibile? Sempre in mezzo.
“ La Versten?” – chiedo, e non sembro per niente disinteressato.
“ Si, la Versten” – rimarca, ed il suo sguardo si fa grave. –
“ è SEMPRE con il mio fidanzato, Halbury. Comincio a pensare che possa avere mire di qualche tipo nei suoi confronti”- mi confida.
Io sorrido, e le scosto una ciocca per poi dare un buffetto sulla fronte.
“Dubito che abbia mire di alcun genere” – la rassicuro
“Si, e sentiamo come fai ad essere così sicuro?” – leggermente incredula, sebbene nutra speranza sulla fondatezza della mia ipotesi.
“ Abbiamo altri progetti” – le sussurro, scherzosamente confidenziale. Un sorriso, enorme, si stampa sul suo viso.
“ E bravo Lywelyn!” – mi acclama, battendo sulla mia spalla.
“Grazie grazie” – rido, mimando un inchino prima di congedarmi, ora che il sonno sembra aver fatto capolino.
“ Ovviamente, tu non sai nulla. Non mi hai mai parlato” – le raccomando, in atteggiamento vagamente circospetto e molto cinematografico.
“ Non ti conosco proprio” – annuisce, convinta.
“Questo mi sembra troppo, Aud.” – le dico, inarcando un sopracciglio.
“ Che vuoi, è il brio della conoscenza di simili segreti” – esplodiamo in una rilassante risata.
“ Bonnenuit Audrey” – le auguro, con un francese leggermente elementare, ma comunque d’effetto.
“ Ci vediamo presto.” – le sorrido, avviandomi nella mia camera.
Chi sia realmente Audrey non lo so. Ma ho come l’impressione che sia riuscita a far rilassare questo lupo burbero, stasera.
E Julia, beh….
Julia a quanto pare c’entra sempre.
25/03/2008
Le tende del baldacchino ricadono ai lati del mio letto, ma io guardo dritto sopra la mia testa, stesa con le mani intrecciate all’altezza dello stomaco. Stomaco che si è chiuso un paio di giorni fa, quando Edward mi ha spiegato .. un mucchio di cose, che faccio ancora fatica a comprendere. E che non mi permettono comunque di giustificare il suo comportamento nei confronti di Scarlett Lywelyn.
Mi sono resa conto di non sapere di lui nemmeno metà di quello che so di chiunque altro, quando dovrebbe essere il contrario; è pur sempre il mio ragazzo, e invece è poco più che uno sconosciuto. Noto i passi che entrano nella stanza, ma non faccio lo sforzo di alzare la testa per vedere chi sia: forse è Amber, stava trasferendo una nuova quantità di cuscini ridicoli ed orrendi che le ha mandato sua sorella.
Compio appena un lieve movimento che mi permetta di superare la punta dei miei piedi con lo sguardo, e mi ritrovo a fissare dritto in faccia la sopracitata bagascia, che cammina con lo sguardo perso nel vuoto, e la bocca semichiusa di chi non riesce a pensare e contemporaneamente controllare la propria muscolatura perché é troppo difficile fare le due cose allo stesso tempo. Faccio giusto in tempo a spostarmi sul fianco, per vederla cozzare con un 'tonc' sordo contro il baldacchino.
Quasi mi strozzo per soffocare una risata, subito interrotta dallo sguardo infuocato della mia compagna di stanza, che sembra sul punto di saltarmi alla gola anche mentre si massaggia insistentemente la fronte. Magari questa botta inaspettata le ha fatto cambiare idea sul conto di Ed, e d'ora in poi lo lascerà in pace; anche se, in effetti, sarebbe lui a dover smettere di cercarla.
Dopo uno sforzo di volontà, mi alzo, e con falsa disattenzione passo al fianco di Lywelyn e di tutte le sue parolacce smozzicate, e dopo poco faccio lo slalom attorno al birillo-Blackster, che si è precipitata in camera non appena la sua nuova amichetta si è messa a strillare come un'aquila. Già, perché ormai è palese che le due abbiano un piano criminale per la rinascita del club dei principi, che comprende la mia cacciata dalle braccia di Edward. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere nel sentire Scarlett che si lamenta come se l'avesse trapassata una freccia; in fretta mi avvio verso la camera di Catherine, che mi aspetta per il tè.
***
un paio di giorni dopo.
Focalizzo la figura di Tom Riddle, seduto al tavolo di Serpeverde tra Lenore e Antonin Dolohov; i due sono costretti a sbracciarsi per attirare la mia attenzione, mentre lui non fa altro che fissarmi con sguardo di ghiaccio e un ghigno maligno sul volto. Chissà che vuole da me, stavolta. Mi avvicino con una certa perplessità ignorando Cate che, a sua volta, mi aspetta al tavolo. Al fianco di Jefferson Lennard si libera un posto nello stesso momento in cui lo raggiungo, dopo che lui stesso ha scostato con poca gentilezza dei ragazzini del secondo; e così, mi ritrovo a sedermi nel bel mezzo del gruppetto di Riddle, sotto lo sguardo attento del Caposcuola.
« ciao, Violet. » borbotta Jeff, senza neppure voltarsi di me, e piuttosto servendosi nel piatto una porzione più che abbondante di lasagne; al suo fianco, il giovane McDowning cerca di smettere di tossire, inutilmente, bevendo un bicchiere d'acqua. Riddle mi scruta ancora per qualche secondo, poi non fa altro che spostare lo sguardo sul suo piatto ed iniziare a mangiare in silenzio. Cerco una spiegazione presso Lenore, che a sua volta scruta il manico della forchetta come se vi fosse inciso il senso della vita. Senza fiatare, mangiucchio la mia lasagna, attendendo che qualcuno mi spieghi perché sono qui, ma riesco ad arrivare alla fine del pasto senza sentire neppure una parola che provenga dai miei vicini.
Faccio per alzarmi, del tutto intenzionata a raggiungere Catherine, e subito vengo raggiunta da Jefferson, che quasi cade faccia a terra per non lasciarmi allontanare da sola.
« ho diritto ad una spiegazione? » gli chiedo con un mezzo sorriso, mentre lui mi affianca e procede con me verso la grande porta a due battenti, spalancati.
« Tom voleva così. » scrolla le spalle, sorridendo gentilmente. Mi fa uscire per prima, seguendomi poi verso la Sala Comune. Catturo con la coda dell'occhio la sagoma di Tom che, seguito da quattro o cinque persone, compie il nostro stesso percorso.
***
« dunque? » Edward mi ha fatto prendere posto sul suo letto, ma non si è seduto al mio fianco, iniziando invece a camminare avanti e indietro per la stanza, borbottando a bassa voce e lanciandomi sguardi di sottecchi.
« allora. Promettimi che non reagirai male. » no, figurati. Questa premessa già mi rende parecchio nervosa, come testimoniano le mie dita, saldamente ancorate sul copriletto, seminascoste dalle pieghe del tessuto. Si ferma e mi fissa, affranto. Devo sembrare piuttosto smarrita, ed è come mi sento; mi sistemo distrattamente le trecce, cercando qualcosa da fare mentre lui raccoglie i pensieri, qualsiasi cosa abbia da dirmi. Non oso farmi idee prima di sentirlo parlare, forse perché ho troppa paura delle conclusioni che io stessa potrei trarre.
« Credo che siamo arrivati al capolinea. » scandisce guardandomi, per una volta, dritto negli occhi. Non capisco subito le sue parole; l'elaborazione è abbastanza lunga da costringerlo a guardarmi di nuovo, mentre pian piano la mia espressione si trasforma in una smorfia di disgusto e dolore. Ho un crampo allo stomaco che mi impedisce di astrarmi completamente. Zittisco di colpo il grido che mi risuona in testa, coprendolo con la mia voce, reale.
« mi staresti mollando, mh? » gli chiedo senza scompormi, limitandomi ad alzarmi in piedi di fronte a lui, giusto per vederlo arretrare, come se rifuggisse il contatto. Vorrei ricordargli che non gli facevo affatto schifo, fino a l'altro ieri; il suo letto è testimone.
Non risponde.
« è stato un piacere, Edward. » faccio per andarmene, tentando di superarlo, ma mi ritrovo a rischiare di sbattere la faccia contro il suo maglione. Il suo gesto mi porta a credere che voglia darmi un ultimo abbraccio, o qualcosa del genere. « non credi che sia già abbastanza doloroso così? » sibilo con risentimento, molto più di quanto avrei mai pensato di potergli dimostrare. Mi guarda con desolazione, facendo ricadere le braccia lungo i fianchi.
Tento di non destare sospetti mentre attraverso con tranquillità apparente la Sala Comune, per una volta tanto evitata dagli sguardi delle bambine che non hanno Edward da cercare al mio fianco, e anche da quelli di tutti gli altri; mi auguro che la notizia non si sia sparsa così velocemente, e in effetti è praticamente impossibile.
La camera vuota di Catherine mi accoglie più di quanto farebbe la mia; mi accascio sul suo letto, aspettando che compaia da un momento all'altro per consolarmi. Sento i suoi passi, la sua mano che si posa sulla mia spalla.
« vi? »
« è finita. »
***
« stupido maledetto marmocchio! » le mie dita affondano nella carne del collo di un ragazzino di Grifondoro, che ha osato intralciarmi il passo proprio mentre tornavo dalla mia passeggiata digestiva. Lo strapazzo, i segni rossi lasciati dalla pressione sulla sua pelle sono già più che evidenti.
Digrigno i denti. « il tuo sangue lurido ti impedisce di vedere dove metti i piedi?! » guaisce mentre cozza contro il muro, dove l'ha mandato una mia spinta. Ha scelto il momento sbagliato per mettersi in mezzo, decisamente il momento sbagliato. L'avrei ignorato in un'altra occasione, ma in questi giorni sono così nervosa che trapasserei l'acciaio con un morso.
Non ci sono tisane calmanti né pozioni che possano ridarmi la serenità che mi è stata tolta. Già, perché dopotutto ero contenta; oltre alle preoccupazioni per la Lywelyn e per altre mille cose, avevo davvero trovato qualcuno che mi desse sicurezza.
Mi rendo conto di tremare come una foglia solo quando una voce priva di accento mi riporta alla realtà.
« vorrei che questo finisse immediatamente. » Una donna bionda e di una bellezza quasi imbarazzante, il cui aspetto mi ricorda qualcuno, sta in piedi con le braccia conserte poco lontano da me. Allargo le dita e il ragazzino sfugge subito, singhiozzando mentre si barrica nel bagno all'estremità del piano.
« per favore, venga con me, signorina. » scandisce prima di farmi strada, i tacchi stiletto che battono secchi sulla pietra.
Mi spalanca la porta dell'ufficio di Nolasco, richiudendola alle mie spalle e andando a prendere posto sulla poltrona dietro alla scrivania.
« su, siediti. » faccio come dice, senza staccare lo sguardo dalle sue iridi di ghiaccio. Intreccia le mani e vi posa il mento, senza smettere per un solo istante di osservarmi. « sono Martine Lewis, la supplente del professor Nolasco. » socchiudo appena le labbra; possibile che .. « sì, sono la sorella di Jasper. » aggiunge con un mezzo sorriso, lasciandosi andare sullo schienale. « tu sei..? »
« Violet Traviston, sesto. »
« hm, come Jasper. Sei una delle sue conquiste? »
« non è il mio tipo..però giochiamo a Quidditch insieme. » meglio non inimicarmela; i Lewis non sono i primi buzzurri sulla strada, e la sua posizione nei miei confronti dev'essere positiva, a tutti i costi. Mi riserva uno sguardo soddisfatto, per poi cambiare di colpo argomento e registro.
« per quanto io possa trovarmi d'accordo con il tuo pensiero, Violet, ti devo chiedere di evitare di aggredire in pubblico altri studenti. Ora vai. A presto. » si alza in piedi e io faccio lo stesso, congedandomi sbrigativamente dalla mia nuova, molto utile, conoscenza.
22/03/2008
Appena finito di parlare con Sebastian. Noto, qua e là, che la sommossa contro i mezzo sangue sta diventando una piaga odierna. Prima il pestaggio di Eugene, adesso le gemelle Blackster contro un ragazzino. La cosa, mi fa pensare.
Ne parlavo addirittura con Opal, ci ho perfino riso su, nel momento in cui mi ha praticamente confessato di aver fatto esplodere il libro di una delle ragazze. Tuttavia, sia io che lei, dopo l’ilarità, non possiamo non renderci conto di quanto problematica sia diventata la situazione.
E dire che sono un purosangue e nella loro mente (bacata) dei miei “simili” per così dire, dovrei capirli. Odio le classificazioni. Detesto essere etichettato come “Bene” o “Male”.
Alle volte, mi capita di ascoltare, non volutamente, i discorsi dei cosiddetti “veri maghi”, roba da accapponare la pelle.
Livelli assolutamente assurdi nei quali vengono selezionate le persone. A volte, mi ritrovo palesemente a bofonchiare con il solo intento di farmi sentire.
“ Le classificazioni modi animali, al primo posto? Chi c’è? Eh?” – sussurro prendendo appunti mentre un serpeverde saetta con lo sguardo verso di me, chiaramente non condivide il mio pensiero.
Poggio la penna, voltandomi con lentezza fino a ritrovarmi occhi negli occhi.
“ a cuccia.” – sibilo, prima di tornare a scrivere la mia relazione. Chissà perché, il ragazzino non inveisce, credo abbia capito che la storia non cambia.
Per me, l’opinione resta. Il mio sangue, nonostante sia puro, non risulta una catena. E ne vado fiero.
Lungo i corridoi, i libri per le mani e le lezioni praticamente concluse. Finalmente la giornata è finita. Mi avvio nei dormitori Grifondoro, fin quando, per le scale, non mi scontro (letteralmente) con una ragazza che, nella fretta, mi salta addosso. Quasi travolgendomi.
Notando la sua quasi perdita dell’equilibrio, la afferro per le spalle, tenendola salda vicino al mio petto.
“
Eih! ”- stringendole le braccia. Cercando i suoi occhi fra capelli biondo scuro.

“
è tutto ok?” – domando. Lei solleva lo sguardo, al limite fra l’imbarazzo e la paura [ avrebbe fatto un bel volo ].
“
tutto ok….oh cielo, scusami” – e noto le sue guance arrossire, di un fuxia adorabile. Sorrido.
E’ familiare, e fortunatamente ho buona memoria.
“
Elodie.” – esordisco, sicuro. Lei sgrana gli occhi. Io cambio espressione, convinto di aver toppato con il nome. Brutto cervello,che razza di scherzi.
“
ehm…Eloise?” cerco di salvare la faccia pronunciando qualche nome simile, o similare comunque, in modo da trovare l’escamotage ideale per dire << EH, ma si somigliano! >>.
“
no..Elodie, hai detto bene” – mi rassicura lei, con un tono di voce flautato, musicale.
“
Meno male” – esclamo- “
stavo già pensando ad un modo consono per farmi perdonare, semmai avessi sbagliato” – confermo. Lei sorride, leggermente sulle sue.
Mi chino, raccogliendo un quaderno di appunti che si è rovesciato durante l’impatto ricadendo, aperto, sul gradino.
Un nome, scritto con una calligrafia elegante, senza alcuna pomposità, compare, in inchiostro nero.
Leggo ad altra voce.
“
Elodie Baudelaire”- realizzo- “
BAUDELAIRE?” – chiedo, stordito.
Lei sobbalza, poi annuisce. Mannaggia alle mie reazioni esagerate, mi avrà creduto pazzo.
“
Hai lo stesso cognome di Charles.” – la guardo, con occhi luccicanti. Se esiste un poeta che adoro, è senza dubbio Charles.
Siccome la curiosità regna sempre sovrana, scruto il volto della ragazza. Per poi sfoderare un sorriso audace, le porgo il quaderno.
“
Ora, di te, non mi dimentico più Elodie Baudelaire.” – la saluto, con un baciamano appena accennato, ed una smagliante performance da gentleman.
“
Ci vediamo, bocciolo.” – occhiolino, prima di comunicare la parola segreta alla donna formosa, che mi lascia passare, raggiungendo i dormitori.
Il mattino seguente, ancora assonnato, mi reco alla sala grande, pronto già ad esporre la prossima tattica che ho pensato per la partita di Quidditch. [ sport, mon amour ].
Mi avvio, trafelato, attraversando il primo corridoio. Quando un vociare strano, attira la mia attenzione. L’altezzoso stridere della cimice del giorno prima arriva nitido, mentre impreca verso il muro [ manco fosse matto ] il suo odio sviscerato verso i mezzo sangue.
Ci manca lo sputo per terra, teatrale, e la commedia sarebbe davvero completa.
Mi avvicino, pronto già a sfoderare il buonumore più luminoso. Alla rabbia, si risponde con un sorriso. Fosse solo per aizzarla ancora di più. Fin quando non ci si brucia, definitivamente.
Cammino, pompando leggermente d’aria il torace, le mani dietro la schiena. Una seconda voce, giunge al mio orecchio.

“
…non è né il luogo, né il momento.” – un ragazzo, della sua stessa casata, riconoscibile per i colori, cerca di placare la sua ira [ o follia, non ho ben chiaro ].
Mi avvicino, felice di sentire le prime parole sensate della giornata.
“
Inutile, i matti bisogna assecondarli, non lo sai?” – fulgido mi rivolgo al ragazzo sensato dai profondi occhi verdi.
“
ah si?” – mi risponde lui, fissandomi con un’intensità disarmante, quasi.
“
eh già, dovresti cominciare a renderti conto…mh, come ti chiami caro?” – chiedo, con ammirazione per le parole sentite poco prima.
“
Klaus.” – sibila, con un tono leggermente criptico.
“
Damian.” – ricambio la presentazione, prima di continuare. – “
devi renderti conto, Klaus, che elementi come quelli del tuo compagno di casa hanno una considerazione pressoché nulla della gran parte del mondo magico. D’altronde, un animale che definisce animali i babbani, che credibilità può avere?” – dico, con naturalezza. Rivolgendomi a lui, quasi l’altro ragazzo [ che sento borbottare adirato ] non esistesse.
“
a dire il vero” – mi interrompe Klaus – “
i babbani non devono essere considerati così” – pronuncia lentamente sotto il mio saggio annuire.
“
I babbani, sono ben peggio” – sottolinea, sadico. Fissandomi.
Ed è lì, che mi si spalancano le porte della ragione. Incrocio le braccia sul petto, sfoggiando il sorriso strafottente più bello che possa esistere.
“
Oh scusa. Animale da podio anche tu, vedo.” – rido, leggermente divertito. Per poi tornare serio. Elimino la risata canzonatoria, lasciando spazio ad una leggera increspatura delle labbra.
Mi sporgo sul ragazzino, che d’un tratto, mi si palesa davanti in tutto il suo pensiero. La faccia, quasi, mi sembra sfigurata ora che so cosa realmente pensa.
Mi inchino, come se mi fossi ravveduto. Rivolgendo loro uno sguardo di ghiaccio. Per poi voltarmi, e scomparire dirigendomi verso le aule. Pensieroso. La situazione è ben più seria del previsto con questi emuli della teoria del “taglio netto”.
Le passeggiate salutari sono la cosa più bella che ci sia, peccato che la pioggia decida di rompere l’idillio Damian-Natura un po’ troppo spesso.
Sono rilassatissimo in cortile, prossimo al sonnellino vigile ma ristoratore. Rido sotto il naso pensando già alla battuta tipo non appena arriva Julia, con la quale ho appuntamento.
Me la immagino, arrivare con le mani sui fianchi ed urlarmi nelle orecchie: “
SVEGLIA” .
Indi per cui, studio già mentalmente l’intonazione mentale da accoppiare alla frase tipo <<
non stavo dormendo. Pensavo ad occhi chiusi>>.
Maledizione ai cieli uggiosi, la pioggia comincia a scivolare lenta.
Lenta. Una, due, tre gocce. Quattro, cinque..
seisetteottonovedieciundicidodicitrediciquattordiciquindici […]. Prima che me ne accorga sono già un pulcino fradicio che si fionda sotto il porticato, ringraziando la presenza superiore che ha deciso di lanciare una secchiata d’acqua sulla terra interrompendo la mia sacrosanta “riflessione ad occhi chiusi”. Sfilo la sciarpa, zuppa, scuotendo appena i capelli con una mano, al fine di non grondare d’acqua più di quanto già non stia grondando.

Evidentemente Noè aveva da fare, ed ha ceduto il posto a me, solo, non sapevo dove fosse l’arca. Leggere lamentele a labbra socchiuse, prima di aguzzare la vista alla mia destra, dove scorgo Julia con il belloccio tutto occhini di ghiaccio, tale Aedan Lywelyn.
Il primo pensiero è <<vai e colpisci.>> da tradurre in <<vai e impicciati>>.
Mentre la mia testa è occupata nello strizzare gli abiti, i due visi si avvicinano.
Vicini…vicinissimi…… oddio si stanno baciando!!! Sogno già i titoli sul giornale e le prese in giro ai danni di Julietta, quando passi veloci verso i due rompono l’idillio.
“
oh caspita, la fidanzata.” – sussurro, perplesso a me stesso. Una ragazza, non molto alta ma senza dubbio bella, frantuma l’atmosfera, facendo dividere i due, che imbarazzati trangugiano sguardi di circostanza. La giovane con occhi da cerbiatto e fare altezzoso si allontana, lanciando un’ultima occhiata, diretta in biblioteca. Mi passa di fianco, e lasciare scivolare lo sguardo sul suo profilo sinuoso è una cosa giusta e doverosa. Visto che non ho la più pallida idea di chi sia.
Nel momento preciso in cui la ragazza misteriosa entra nella stanza, Aedan poggia un bacio fugace sulle labbra di Julia, dileguandosi velocemente. Poi. Lei si allontana, avviandosi nella mia direzione, pur non accorgendosene.
Io la guardo, con un sorriso sornione, avvicinandomi. Braccia conserte. Deciso a fermarla, ovviamente.
“
Julietta, vecchia volpe!” – sorrido- “
E meno male che avevamo un appuntamento,sei stata trattenuta, ho visto.” – esclamo, furbamente.
Julia rotea gli occhi, non sapendo se ridere o meno. La sua faccia perplessa, non me la conta giusta. “
eih, è tutto ok?” – domandare risulta naturale. Sembra combattuta.
Fa un cenno di capo verso la direzione opposta. “
Andiamo Dam, devo parlarti di una cosa”.
Annuisco, sempre più perplesso. Generalmente al mio <<vecchia volpe>> Julia avrebbe inveito con epiteti non troppo carini [ nella migliore delle ipotesi ], altrimenti….vai di pugno in pieno viso con relativo trauma facciale e setto nasale spezzato.
La seguo, senza chiederle cosa mai è successo con Lywelyn, e chi fosse quella ragazza. Forse non è il momento, forse deve essere lei a parlare quando se la sentirà.
Schiarisce la voce, al mio fianco, esordendo:
"
Dam, avrai notato che le cose qui a scuola stanno peggiorando. Per i Mezzosangue, come li chiamano le care Serpi."ha una sfumatura amara nella voce.
Sospiro. “
Ho notato eccome, e la situazione è sfiancante. Proprio oggi ho espresso il mio parere ad un mini serpe tutto veleno e poco cervello. Sul fatto che ritengo che siano loro i primi animali.” – le racconto l’accaduto con quella ragazzo. Come è che si chiama? Ah si, l’odioso Klaus.
"
Non mi sorprende, non mi sorprende più nulla. Secondo te non si potrebbe fare qualcosa?"dice, lanciandomi uno sguardo obliquo.
Quasi con uno sguardo allucinato la fisso.
“
si POTREBBE? Si DEVE fare qualcosa. Io non li capisco. NON E’ concepibile una cosa simile. Non siamo nel medioevo, e qui sembra essere ancora ai tempi della caccia alle streghe, è indicibile. Inconcepibile” – scandisco, pienamente convinto delle mie parole.
"
Hai ragione, si deve fare qualcosa."risponde, osservando un punto indefinito, con un mezzo sorriso che le aleggia sulle labbra. "
Proposte?"aggiunge.
“
Vorrei..” – penso bene alle mie parole – “
Vorrei dimostrare ad ogni costo che la distinzione mezzosangue-purosangue è semplicemente un’eresia. E se fosse necessario, mi rivolterei, credimi. Ma la violenza fisica, come finora ha operato QUALCUNO , non è la soluzione esatta. Di certo, se potessi, farei in modo che tutti i figli dei babbani non venissero maltrattati. Ma la scuola pullula, e se non si trovasse gente con il coraggio di mettersi in prima linea, non si andrebbe troppo lontano.” – espongo le mie idee, leggermente malinconico.Detesto quando non posso fare nulla, o comunque posso fare poco.
Julia non risponde, ma annuisce con convinzione. "
Non è detto che non sia possibile, Damian."
20/03/2008
Scarlett mi ha spiegato la faccenda. Non so fino a che punto sia stata sincera con me, non la conosco abbastanza per fidarmi di lei. Mi fido del giudizio di Edward, però.
E spero con tutto il cuore che lei possa aiutarlo a placare i suoi démoni.
Sto leggendo un libro sull’Irlanda, nientemeno, per approfondire la mia conoscenza sulla zona del Gaeltacht. Non che ci sia qualcosa di molto interessante, ma così ho l’impressione di fare qualcosa per aiutare il mio amico. Giusto l’impressione, ecco.
In Sala Comune il solito brusio sale all’improvviso per poi fermarsi del tutto: una ragazza, o meglio: una giovane donna, di circa venticinque anni è apparsa sulla porta, sorridente e bellissima. È alta, slanciata, con un caschetto biondo ed un viso dolce.
“Jasper!”esclama, avvicinandosi a me e stringendomi in un abbraccio.
Come mai questo splendido esemplare di donna mi conosce? Semplice.
“Martine, cosa ci fai qui?!”rispondo, quasi immobilizzato dalla sorpresa.
Non vedo mia sorella da almeno tre anni. Di colpo, i miei compagni di casa si concentrano solo su di lei: le bellezze di Serpeverde perdono un po’ del loro splendore.
Non ci siamo mai visti molto spesso, quindi non sono ancora abituato all’effetto che fa sulla gente. Di solito la prendono per una Veela. Solo che è una strega come tutte le altre, se non fosse per una “certa” avvenenza fisica.
La mia diffidenza verso di lei è causata da un motivo ben preciso: è il braccio armato di mio padre. So per certo che è venuta qui per uno scopo, e non mi resta che scoprire quale.
“Possiamo parlare io e te in privato?”mi dice, con un guizzo metallico nella voce e negli occhi verdi.
Come volevasi dimostrare.
“Sì, certo. Nella mia camera.”
“Quanto tempo che non me lo diceva un bel ragazzo di Serpeverde…!”scherza lei.
La stanza è abbastanza in ordine, per essere occupata da tre ragazzi. Martine si siede accanto al fuoco che scoppietta, nonostante la bella giornata.
“Jasper, sono qui per conto di nostro padre.”
“Lo avevo immaginato; figuriamoci se Leonard Lewis si muove per la sua prole.”
“Siediti e ascoltami. Non intendiamo in nessun modo lasciare che tu faccia sciocchezze.”
“Cosa vuoi dire?”
Mi guarda con durezza.
“Andare in giro a picchiare Sanguesporco non è una soluzione per purificare la stirpe dei maghi.”
Silenzio.
“Te l’ha detto Ed.”
“Sì, perché ci tiene a te quanto noi. Quanto un fratello.”
Mi siedo, coprendomi il viso con le mani. Martine mi appoggia una mano sulla spalla.
“Io…non so perché l’ho fatto. O meglio, lo so. Dimmi una cosa, Martine. Sean è stato ucciso da Babbani?”
“Sì. Una rissa. A Sean non interessava mischiarsi o meno con i Babbani, gli erano indifferenti...come gattini innocui. Una sera, entrò in un pub di Londra; un pub normale, babbano. Non si sa bene come la cosa sia iniziata, però è chiaro come poi è finita.”
È la prima volta che qualcuno mi parla con chiarezza della morte di Sean.
“E i responsabili?”domando.
Martine mi sorride.
“Jasper, caro. È ovvio che sono stati neutralizzati.”
Un eufemismo per dire che mio padre li ha uccisi tutti.
Anzi no.
È più probabile che abbia pagato qualcuno per farlo: non è tipo da sporcarsi le mani dedicando tempo a dei Babbani, anche se gli avevano ucciso il figlio.
Realizzo che posso pestare tutti i Mezzosangue che voglio, ma non è così che vendicherò Sean.
“I Mezzosangue sono la feccia del popolo dei maghi.”prosegue mia sorella “Ma non è necessario che tu vada in giro a picchiarli; è comprensibile, ma pensa alle conseguenze. Potrebbero espellerti. O quantomeno sospenderti, e di conseguenza farti perdere l’anno. Pensaci bene, Jasper.”
Martine ha ragione, non devo dare loro potere su di me, sui miei sentimenti.
Ma soprattutto, non devo farmi scoprire, né ora né mai.
Martine se n’è andata, in un’aura di luce e splendore, come al suo solito.
Molto più efficace di una Strillettera, molto più bella.
Il risultato non cambia, però. Mi sono comportato come un idiota.
Non che mi dispiaccia per il povero, piccolo Eugene Pennington: una lezione se la meritava in ogni caso, non foss’altro per essere amico di quella fogna dai capelli rossi.
Ma io, io sono un Serpeverde, sono un Lewis, sono un Principe.
Cosa diavolo mi è preso?
Ripenso a ciò che è successo.
Tutto è nato dopo aver parlato con Tom Riddle, riguardo la morte di Sean. Le supposizioni del mio capo sono state poi confermate da mia sorella.
Riddle voleva solo aprirmi gli occhi, ed io, folle di rabbia e dolore, ho frainteso il suo messaggio.
Ho subito cercato qualcuno su cui sfogarmi, non pensando affatto alle conseguenze.
“Come con Belinda.”dice la mia coscienza.
Pecco di impulsività, e ne sono consapevole.
Come un toro che vede il drappo rosso durante la corrida, mi avvento contro l’avversario e non gli lascio scampo.
Ma così facendo, spesso causo più danni che benefici.
Mentre sono immerso nelle mie riflessioni, Edward entra in camera.
Non dice nulla, si limita a guardarmi; deve aver visto Martine andare via, ed ora aspetta che scarichi su di lui la mia collera.
Niente di più sbagliato.
Mi alzo in piedi, e con tre passi lo raggiungo.
Chino il capo e lo ringrazio.
Mi ha salvato da me stesso.
Tom Riddle mi scruta, mentre ci usciamo dal luogo della riunione.
“Lewis, ti è successo qualcosa.”
Annuisco. Come potrei mentirgli?
"È così. Ho fatto un errore, ma qualcuno mi ha aperto gli occhi.”
“Lo so.”
Silenzio, solo i passi di una decina di persone che rimbombano per i sotterranei. Poi ci dividiamo, per non destare sospetti.
Riddle si ferma per un istante di fronte a me.
“Lascia che il germoglio di ciò che io vedo in te cresca e maturi.”
Poi se ne va, mentre la gioia invade il mio cuore.
19/03/2008
Stagione inutile, la primavera.
E' scentificamente provato che se esiste un periodo dell'anno in cui le probabilità di ammalarsi schizzano alle stelle, è proprio in primavera.
Starnutisco, infilandomi nella Sala Grande, gremita come al solito, e mi faccio largo verso il tavolo dei Serpeverde scansando un paio di ragazzine del primo anno. Le due sorelline Blackster mi salutano con un cenno, mentre mi siedo accanto a loro affondando il mento nella sciarpa verde e argento.
«Ciao Klaus!» esclamano in coro, alzando gli occhi dai loro libri di Divinazione. Se non fosse che è ormai il quarto anno che me le ritrovo sotto il naso non sarei in grado di distinguerle l'una dall'altra, la loro somiglianza è impressionante: bionde, enormi occhi grigi, stessi sorrisi sornioni.
«'Giorno» brontolo, allungandomi verso la brocca con la cioccolata.
«Come stai?» domanda Utopia, passandomi una brioches con la crema. La ringrazio con un cenno, mentre un colpo di tosse mi costringe a ritardare la risposta.
«Come sempre» sospiro alla fine, rimescolando la densa bevanda.
«Ma nessuno può fare proprio niente per la tua tosse?» attacca Belinda, tutta felice di poter accantonare il ripasso, ponendomi la domanda che mi son sentito fare ormai un miliardo buono di volte «Nemmeno al San Mungo?»
«Pare di no» si sente dire lei per la miliardesima volta. Abbassa lo sguardo sul suo bicchiere di succo di zucca, con aria affranta, per recuperare immediatamente un sorriso smagliante in seguito ad una provvidenziale gomitata della sorella, al passare di Edward Norwood.
«Buon giorno, ragazze» le saluta affabile il Principe, fermandosi alle mie spalle. Tanto per cambiare, io sono invisibile.
«Ciao Ed!» cinguettano sbattendo le ciglia e regalando accecanti sorrisi al ragazzo.
«Che fate di bello?»
«Stavamo parlando della tosse di Klaus» sbuffa Belinda «E' una cosa indecente che nemmeno al San Mungo possano fare nulla!»
Norwood sembra quasi colpito. Abbassa lo sguardo su di me, intento a mangiare la mia brioches, e ha un lieve sussulto.
«McDowning!» esclama, colpendomi con una manata sulla schiena che mi provoca un paio di colpi di tosse particolarmente violenti «Non ti avevo visto»
Non avevo dubbi a riguardo.
«Ed!» strillano le due gemelle, con aria di rimprovero, aggrottando in maniera identica la fronte.
«Non sono un bambolotto» sibilo alle sue ragazze, seccato dalla loro eccessiva preoccupazione.
Non ho bisogno del loro aiuto né tantomeno della loro pietà, è solo tosse in fondo, non fa di me un moribondo o un malato terminale.
«No, certo che no. Scusa, McDowning, la prossima volta sarò più delicato»
Non posso vederlo, ma immagino perfettamente il ghigno che si è disegnato sul suo volto, e l'espressione deliziata che spunta sui visi identici delle Blackster è la conferma che non aspettavo.
«Norwood!» abbaia Jefferson Lennard da qualche posto più in là «Vieni qui, devo parlarti di una cosa.»
«Non possiamo fare più tardi?» protesta lui. Per mia fortuna, il mio santo protettore è immovibile; devo ricordarmi di ringraziarlo alla prima occasione.
Non ho ancora capito cosa esattamente in me susciti in uno dei ragazzi più popolari di Serpeverde, il campione di Quidditch, tutta questa simpatia nei miei confronti. C'è da dire che non mi da assolutissimamente alcun fastidio.
«No» sbotta secco, sorprendendo l'altro ragazzo che china il capo, raggiungendolo. Non senza rifilarmi prima un'ennesima manata sulla schiena (e causarmi quindi un altro attacco di tosse) e soffiare un bacio alle due biondine, che si lasciano andare a tutta una serie di gridolini entusiasti che mi sarei volentieri evitato.
Rifilo loro un'occhiata scettica, scrollando le spalle, e torno alla mia colazione ormai quasi finita.
«Certo che è bello..» commenta dopo qualche attimo Belinda, con un teatrale sospiro.
«Se sperate di coinvolgermi nei vostri deliri amorosi sieti fuori strada» le avviso, inarcando le sopracciglia.
«E poi ha un cuore così grande... » le fa da eco la gemella senza dar segno di avermi sentito, accasciandosi sulla tavola com un budino mezzo sciolto. Mi volto verso Edward, che se ne sta allegramente abbracciato alla nuova arrivata, tale Scarlett Lywelyn, sotto gli sguardi di puro odio della ragazza ufficiale, Violet. Che davvero non so come faccia a tollerare una scenetta del genere.
Scuoto il capo, prima di buttar giù l'ultimo sorso di cioccolata.
«Ma come, già te ne vai?» rinviene Utopia, vagamente dispiaciuta, quando realizza che mi sono alzato e ho recuperato le mie cose in silenzio, senza batter ciglio.
«Devo riportare un libro in biblioteca» abbozzo un sorriso, tanto per essere cortese. La gola mi brucia in maniera esponenziale, sono di cattivo umore e ho il vago presentimento che sarà una giornata d'inferno, non ho nessuna voglia di sorridere, ma anche comportarmi in maniera odiosa nei confronti di due delle poche persone con cui passo volentieri il tempo non sarebbe una bella cosa.
«Oh, d'accordo» commenta, facendo evanescere qualche briciola dal mio maglione. Sia mai che un Serpeverde si faccia vedere con qualcosa fuori posto.
«Grazie cara» stiracchio le labbra in un sorriso, che lei ricambia affettuosamente.
Aspetto che la sua identica metà sollevi i suoi occhioni grigi dal libri e mi congedi con un allegrissimo ciao accompagnato da un altrettanto allegrissimo sventolio della santa manina, per voltarmi e avviarmi verso il grande portone spalancato.
***
Mi spiego in due, soffocando un ennesimo colpo di tosse, mentre il professor Benton mi fulmina con un'occhiataccia velenosa. Di nuovo.
Come se mi divertissi a star male! Chiudo gli occhi con forza, premendo la mano sulla bocca e la fronte contro il banco, in attesa che l'attacco passi; non c'è altro da fare. La magia è in grado di intervenire per curare le allergie più strampalate ma non può far sparire una forma particolarmente recidiva di tosse cronica. Chissà, forse è una malattia troppo babbana per essere presa in considerazione dai nostri eminenti studiosi. Non so se ridere o piangere, in effetti.
Che odio la primavera, già l'avevo detto.
Ma se c'è una cosa che odio ancora di più, è la compassione gratuita. Specie se regalata da una lurida mezzosangue Grifondoro che si ritrova, per sua e mia immensa sfortuna, a dividere il banco con me perché arrivata in ritato a lezione.
«Klaus, vuoi dell'acqua?» mi bisbiglia Elliot Clark, sporgendosi appena verso di me.
Solo per fartici affogare dentro.
«No, grazie, ora mi passa» sussurro rauco, la gola arida e infiammata, ignorando gli occhioni preoccupati della mezzababbana puntati come fari sulla mia schiena.
«...sei sicuro?» insiste lei, dopo qualche attimo di tentennamento, torturando un pezzo di carta tra le dita.
E' chiaro, Clark, che questa mattina ti sei svegliata con l'indole della crocerossina, ma ti avviso che se mi sfiori potresti esser tu ad aver bisogno di cure.
Inspiro a fondo, mentre la tosse inizia a placarsi e un po' di quiete si fa largo nei miei bronchi devastati.
«Si, sono sicuro» affermo alla fine, con decisione, risollevandomi.
Sollevata, sorride.
«Sai, quando ero piccola spesso avevo anche io la tosse» inizia a raccontare, frugando nella borsa che magicamente è finita sulle sue gambe «E mia madre mi dava delle pastiglie che facevano dei veri miracoli»
Oh, non provarci nemmeno per scherzo ragazzina. Non azzardarti a rifilarmi un qualche intruglio babbano!
«Oh, accidenti!» sbuffa, contrariata «Le ho lasciate in camera»
«Ma che peccato» commento laconico, scribacchiando qualche appunto distratto tanto per suggerire un motivo in più a Benton per togliere qualche punto a Serpeverde.
«Mi dispiace, altrimenti te le avrei lasciate volentieri...» sospira, scrollando le spalle.
«Non ti preoccupare, Elliot, non fa niente» la rassicuro, con un sorriso tanto falso quanto convincente.
«Se lo dici tu..» titubante, sfoglia qualche pagina a casaccio, alternando lo sguardo tra me e le parole stampate sul manuale.
«Si, lo dico io» commento a bassa voce, tornando a guardare Benton come se la mia vita dipendesse da ogni singola parola che esce dalla sua bocca..
Fine della discussione.
16/03/2008
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Vorrei che tutto il turbinio nella mia testa finisse. Trambusto che non capisco. Che mi rifiuto di capire. Sebbene possa sembrare che le discussioni non mi tocchino minimamente, è sempre bene considerare che io abbia una testa pensante, e in quanto pensante [appunto], esistono degli attimi in cui quest’ultima decide di lavorare fin troppo. Cammino, lungo il cortile, diretto al lago. Voglio estraniarmi, star da solo. Avvolto dal silenzio, tollerante solo verso lo scrosciare eventuale della superficie dell’acqua mossa dal vento.
Sto diventando irritabile. E non è un bene, quando succede. Perché, se e quando capita, le mie reazioni generalmente non sono delle migliori. Da gioviale essere camuffato dall’aspetto di gelo, posso diventare un sadico, cinico essere con poca propensione verso i rapporti umani. Sono abituato alla folla, alla stesso modo in cui sono abituato alla solitudine. Solo, a volte il silenzio risulta fin troppo assordante.
Rischiarando la mente da pensieri indirizzati a valori di sangue e dubbi amletici, attraverso il banco di alberi, mentre la nebbiolina bagna la mia pelle, fastidiosa. Vicino al lago, la sensazione di umidiccio aumenta, mi fermo.
Una figura sulla riva. Una figura a me familiare, verso la quale, al momento, sento dentro come una sorta di attrazione-repulsione che non so spiegare.
Julia Versten, da sola, sulla riva del lago. Ed io, Aedan Lywelyn che la spio [in un certo senso, visto che non mi sono ancora fatto vedere]. Ma come…come sono ridotto.
Seduta sul ‘mio’ molo. Ecco dove sono ora. Vicino all’acqua, il mio elemento.
Ne sfioro la superficie. È gelida, nonostante oggi sia una giornata quasi primaverile.
Mi concentro: pochi istanti dopo, sul palmo della mano fluttua una sfera di acqua trasparente, depurata da tutto ciò che rende torbida la superficie del lago.
Posso cambiarle forma. Un gioco che risale fino ai tempi dell’infanzia, nella mia bellissima Oslo. Posso darle la forma di un viso per esempio. Ida, è la prima. Poi Georgiana, e Sebastian.
Senza ragione apparente, mi ritrovo a pensare alla mia fuga da Aedan Lywelyn. Tutto per una domanda non posta. Chiudo gli occhi.
Quando li riapro, l’acqua ha assunto i contorni del suo volto.
Stranito sobbalzo alla vista di quel gioco d’acqua e rivoli di vento quasi irreali.
Sgrano gli occhi, ed avvicinarmi è quasi naturale. Come una spinta che ti porta in avanti, senza una ragione precisa.
“
Versten.” la chiamo, a pochi passi da lei.
Lei si volta, per un attimo sembra in panico, mentre l’acqua che si era sollevata formando un volto poco definito, ricade sullo specchio trasparente, mischiandosi all’altra.
Porto le mani nelle tasche dei jeans, guardandola.
“
Ti ho forse interrotto?”domando, con garbo. Lei scuote la testa, non rispondendo immediatamente. Mi avvicino di più, sedendomi al suo fianco senza essere stato invitato. Se esiste un modo per dissipare i miei dubbi, forse, è proprio quello di tenerla il più vicina possibile.
“
Versten.”dice la voce di un ragazzo, mentre i suoi passi si avvicinano.
Mi volto, perdendo la concentrazione. Il volto d’acqua di Aedan Lywelyn si dissolve nel lago, mentre quello reale ora è accanto al mio.
“
Ti ho forse interrotto?”
Scuoto la testa, ringraziandolo col pensiero per avermi deconcentrato: ci mancava solo che vedesse il suo ritratto fluttuante sulla mia mano destra.
“
No, affatto. Stavo solo giocando un po’.”
“
Ho visto…di cosa si tratta? È un incantesimo?”
“
No, è…una cosa di famiglia.”
Sollevo di nuovo una piccola quantità d’acqua.
“
Una cosa di famiglia?”domanda incuriosito.
“
Sì. Mia madre è una creatura dell’acqua.”
“
Una ninfa?!”
Annuisco, mentre plasmo la sfera trasparente. Ora ha l’aspetto di una slanciata figura femminile.
“
Non mi stupisce tua madre sia una ninfa. Si vede, altrochè se si vede!”esclama ridendo. Poi si ricompone e aggiunge:
“
Sapevo che eri particolare, ma non fino a questo punto. Una…ehm, ninfa del lago di Hogwarts?”
“
No. Dei fiordi norvegesi. Io non sono inglese.”
“
Neanche io.”
“
Dal cognome avevo dedotto. Irlanda?”provo a chiedere.
“
Mi dichiaro colpevole.”mi risponde sorridendo. I suoi occhi azzurri si accendono di una scintilla.
“
Parlami della tua terra.” Dico .
“
La mia terra…mh… la mia terra è semplicemente splendida.” il mio sguardo si perde nella superficie del lago mentre con le parole intreccio scenari verdi e storie antiche, di popoli che credono nella magia. Di streghe e maghi. Di regioni e zone.
“
E poi…poi c’è la mia famiglia. Irlandesi D.O.C.”dico, con un sorriso, ripensando ai componenti Lywelyn.
“
I tuoi genitori sono entrambi dei maghi?”domanda. Forse incuriosita dal mio sproloquio.
“
Si, esatto. Mio padre si chiama Aengus. Mia madre si chiama Sìne. Sono i maghi più famosi e potenti delle terre d’Irlanda.” – le confermo. Ma non per vantarmi più di tanto. Generalmente non parlo mai delle mie origini. “
E poi c’è Scarlett. Che ti ho presentato l’altro giorno.”
“
Ah, però.” risponde lei, stupita.
Io ne approfitto per ribattere:
“
Eh già, terrore e distruzione! I Lywelyn sono molto rispettati, o temuti, non saprei come definire lo stato di stupore quando raggiungono qualche riunione. Diciamo che la loro fama svolazza anche in altre zone.”faccio spallucce, come se poco mi importasse.
Ed in effetti è così. Per me Aengus e Sìne Lywelyn sono e rimangono soltanto i miei genitori. Se poi sono avvolti da fama crescente…non è una cosa che mi riguarda. E Scarlett…beh, Scarlett è mia sorella.
L’Irlanda sembra un luogo bellissimo, incontaminato. Le parole di Aedan sono così vivide che un paesaggio verde smeraldo appare nella mia mente.
“E tu?”chiede, e poi aggiunge: “
Ora tocca a te.”
“
La mia Norvegia…è fredda, sì. Ma solo come clima. Le persone sono libere nel corpo e nello spirito; ti devo dire che gli inglesi a volte mi sembrano insopportabili e di mente ristretta. A parte Sebastian e Georgiana.”
“
Ah, va benissimo. Io sono irlandese!”scherza.
Continuo a descrivere la mia terra di ghiaccio e neve, Oslo e le sue vie larghe, la luce quasi bianca del sole.
“
E i tuoi genitori? Non dev’essere facile vivere con una ninfa per casa!”dice Aedan.
“
Io vivo con mio padre e la mia matrigna, a dire il vero. Mia madre…non l’ho mai conosciuta. Mio padre me l’ha descritta molte volte.”
“
Scusami, non sapevo…”inizia, dispiaciuto.
Lo blocco all’istante.
“
No, no. Non voglio sentire le tue scuse, non potevi saperlo.”
Sospiro.
“
Mio padre mi ha sempre detto che io e lei siamo identiche. Solo che io non svanisco nell’acqua, posso solo manipolarla. E, mi sembra chiaro, io non sono un’Ondina.”
“
Che cosa strana…quindi tuo padre è un Babbano?”
L’aspettavo questa domanda.
“
No. Nils Versten è un mago di purissimo sangue magico. E così lo sono io, se ti può interessare.”
“
Non intendevo…a me non interessa.”
Tace, e si volta a guardarmi.
“
Non mi interessa.”ripete “
Era solo una domanda. È forse vietato farne?”
No, non lo è. Sono io che su questo argomento sono sensibile.
“
Scusami per lo scatto. È che odio le distinzioni di razza. Non hanno senso.”
“
Posso e non posso capirlo.”rispondo, sincero. “
In fondo, io ho sempre provato una sorta di indifferenza verso distinzioni prestabilite. Non mi ci sono mai invischiato più di tanto.”le spiego.
Poi riprendo:
“
La realtà è…che sono un amante della mente umana. Per questo, detesto le limitazioni che le si pongono dinanzi. E questa divisione…beh, la definisco una di quelle limitazioni che odio visceralmente.”
Spiegazione patetica? Forse.
Ma è la prima persona a cui la dico. E la cosa mi fa pensare, attentamente.
In realtà, non mi era mai capitato di parlarne, perché non mi ero mai posto simili problemi.
Le classificazioni, non sono mai state il mio forte. Sebbene la mia mente sia schematica e spesso “quadrata” per certi versi. Ma amo definirmi molto “accondiscendente” verso certi ideali che, finora, non mi sono mai posto realmente dinanzi.
Ci credo? Non ci credo? Non trovo risposta, e mentre il silenzio sembra essersi catapultato su noi mi ritrovo quasi inconsciamente a fissare il profilo [oserei definirlo greco] di Julia.
E di nuovo, la domanda torna.
Ci credo? Non ci credo?
Aedan spezza il silenzio con una risata.
“
Beh, non inizia a raffreddare?”dice, guardando con scarsa convinzione la giacca leggera che ho indossato, illudendomi che la temperatura mite del primo pomeriggio sarebbe durata a lungo.
“
Io starei gelando al tuo posto.”aggiunge.
Poi si alza in piedi e mi porge la mano per aiutarmi. Che gesto da cavaliere. Sono incerta se accettare o meno…però, insomma. Piantiamola di farci tanti problemi che non ne vale la pena.
Afferro la sua mano e ci dirigiamo verso la scuola, mentre in effetti inizia a soffiare un inclemente vento freddo.
Rabbrividisco in modo abbastanza palese.
“
Dai, ti do la mia giacca.”
“
Così poi sarai tu a gelare! Scordatelo.”
Alza gli occhi al cielo, e dice:
“
Va bene. E la mia sciarpa? Mi faresti l’onore di accettarla?”
Annuisco, mentre lui si sfila la sciarpa nera e me la offre con un sorriso.
“
Prendi, orgogliosa vichinga che non sei altro.”
Me la avvolgo intorno al collo: è morbida, credo sia cashmere. Si tratta bene, il ragazzo. E il profumo…poco marcato, ma particolare. Una sorta di misto fra menta e qualcos’altro. Muschio bianco, forse.
E’ assurdo quanto la Versten sia cocciuta. Meno male che la scuola non dista moltissimo, quindi non ci sarà il tempo di buscarsi un malanno, almeno spero per lei.
Aumento il passo. Tenendomi sul suo fianco sinistro. Il vento soffia, gelido e leggermente pizzicante. Sono abituato al freddo, spesso, penso che se non fossi nato umano, probabilmente [ per non dire sicuramente ] sarei stato un lupo.
Paragone azzardato, ma rende l’idea.
Le ho offerto la mia giacca, la vichinga ha graziosamente rifiutato, tutto sommato però, ha accettato la sciarpa.
“
Imbacuccati bene, Versten.” le dico“
Cento metri e siamo dentro al caldo.” quantifico osservando la distanza che ci separa dalla struttura.
Il cielo si scurisce, le nuvole minacciose si addensano. La pioggerella comincia a scivolare lenta, imperlando il viso.
Istintivamente, considerando ancora il tragitto da compiere, la stringo al mio fianco, coprendola con un lembo della giacca, per fare in modo che si bagni il meno possibile.
“
Niente lamentele, Julia. Non è di certo una trovata per sedurti.”preciso, ridendo.
Che strano. E’ la prima volta che la chiamo con il suo nome di battesimo.
“
Non ho dubbi.”rispondo.
La tipica pioggerellina britannica ha appena iniziato a cadere, per la nostra gioia. Ringrazio qualche entità superiore di non avere allenamenti oggi.
“
Muoviamoci.”dice Aedan, mentre affrettiamo il passo.
È stato strano sentire il mio nome pronunciato da lui. Non ha il suono limpido dell’accento norvegese, non è lezioso come quello inglese.
“
Ha un bel suono.”
“
Cosa?”domanda lui, quando ci mancano pochi passi alla porta della scuola.
“
Il modo in cui parli. Il tuo accento. Di’ ancora il mio nome.”
Mi sento una bambina a chiedere una cosa del genere, ma ad essere sincera non mi importa.
Sorrido, leggermente spiazzato ma intenerito dal modo in cui la Versten mi chiede di chiamarla ancora per nome.
Prima che me ne accorga, siamo già sotto il porticato della scuola, non sciolgo immediatamente l’abbraccio.
La fisso per secondi che sembrano interminabili, mentre pronuncio con lentezza:
“Eccoci arrivati, Julia.”dico, fissandola, con un’intensità con la quale mai mi ero sforzato di guardarla.
Occhi azzurro cielo che si riflettono nel ghiaccio quasi vitreo dei miei.
Lei sorride, e per un istante ho come l’impressione che la coltre di neve che la incatenava si stia sciogliendo. Come catene di acqua congelata esposte al sole dell’equatore la sento rilassata nel mio abbraccio, che non ho intenzione di sciogliere. Non tanto presto almeno. È strano, come le alchimie si fondano, spesso senza un motivo.
Se esiste un altro modo per definire quello che sento, ditemelo.
Perché la Versten, adesso, sta davvero smuovendo i miei dubbi.
E ora cosa faccio?
Mi sono messa in una situazione che sta sfuggendo dal mio controllo, come sabbia fra le dita.
È uno di quei momenti in cui si decidono alcune cose, e se ne costruiscono altre. O si distruggono.
Siamo al riparo, ormai. Il rumore della pioggia è uno scroscio lontano e indistinto per le mie orecchie. Mentre i miei occhi sono imprigionati nel ghiaccio di quelli di Aedan Lywelyn, mentre il suo braccio è ancora stretto alla mia vita.
Non ho voglia di combattere.
Questa volta mi arrendo, mentre i nostri volti si avvicinano.
Un rumore di passi in lontananza. Passi che diventano una corsa.
Avrei voluto che il tempo si fermasse, che il cielo mi inghiottisse quando una voce, sibilante da cerbiatto leggermente adirato, mi chiama alle spalle.
“
Ehm, Aedan?”
Scarlett batte il piede per terra. Io sobbalzo quasi, ho ancora Julia vicina quando le rivolgo uno sguardo al limite fra l’imbarazzo e l’istinto omicida.
“
Scarlett! ”esclamo esasperato. Sciogliendo l’abbraccio, senza nemmeno troppa fretta. La Versten si ricompone, scrollando via dalle spalle l’imbarazzo che si fionda su di noi. Mia sorella è dinanzi alle nostre figure, squadra Julia allo stesso modo in cui esamina me.
“
Ho bisogno di aiuto per un compito di Trasfigurazione. “ annuisco “
Adesso arrivo.” le rispondo. Mentre lei passa oltre noi due, avviandosi in biblioteca. Per questo fantomatico compito.
Mi soffermo un attimo su Julia che evita il mio sguardo. Almeno così sembra.
“
Beh.” rompo il silenzio “
Allora ci vediamo.” le dico, con un tono di voce leggermente poco contento, e credo si senta.
“
Si, certo.” fa per sfilarsi via la sciarpa, io sorrido“No, tienila.” – occhiolino. "
ogni scusa è buona, Julia"
Mi avvicino, sfacciato, sfiorando le sue labbra di proposito. Sorrido leggermente e mi avvio. Era quello che volevo. Esattamente quello che volevo.
Scarlett.
Mi ero del tutto dimenticata che sua sorella esiste, è una Serpeverde e mi ha appena interrotto in una situazione imprevista, imprevedibile, incredibile.
Torno verso il dormitorio di Grifondoro, a passi lenti, stringendo la sciarpa nera fra le mani.
È così morbida.
Non riesco a crederci.
La sorella di Aedan è con gli altri. Con Lui.
E Aedan?
Aedan mi ha baciata.
Un bacio leggero come un soffio di vento.
12/03/2008
"Partita di Quidditch. Ti aspetto,little." ,
Aedan si diverte a volte a lasciarmi biglietti di questo tipo, specie da quando siamo costretti ( per ovvi motivi ) a vederci meno rispetto al solito.
scendo velocemente, curiosa e smaniosa di vedere mio fratello a cavallo della sua scopa cacciare il boccino.
Sono certa che vincerà, come sempre.
Che io ne abbia memoria, ha sempre vinto quando io ho assistito alle sue partite.
Non che il Quidditch mi entusiasmi, ma senza dubbio è un modo differente di impiegare le mie giornate.
Siedo sugli spalti, le casate avversarie sono gremite di gente.
Corvonero contro Tassorosso. Ovviamente, a prescindere dagli elementi in gioco, la casata avversaria non riscontra le mie particolari simpatie.
Decido di non darci peso, concentrandomi sui pensieri che distolgono la mia attenzione dal resto, per qualche attimo.
Ci sono delle cose che devo capire. Delle cose alle quali devo smettere di rivolgere i miei sensi, comincia ad essere snervante.
Non ho tutto questo tempo da perdere, che si arrangino, queste parole che non riesco a pronunciare e che risultano perfino idiote, a mio dire.
Conscia del fatto che la logicità lineare nella mia mente, al momento, non esiste, torno alla realtà dei fatti osservando i giocatori scendere in campo.
Aedan in divisa si erge alto e statuario mentre sorregge la scopa con la mano sinistra, rivolgendomi un saluto al limite del grugnito nervoso, mai interrompere la sua concentrazione pre-partita.
Si rischia di incorrere in bofonchiamenti strani. Ma oggi non è giornata, se mi dicesse qualcosa, lo manderei irrimediabilmente a stendere.
La partita comincia, i bolidi partono, il boccino fugge via. I cacciatori si mettono velocemente al suo inseguimento mentre i compagni di squadra si impegnano a difendere, più o meno egregiamente, il risultato finale.
Diverse ore di esclamazioni stupite e punti rubati fin quando un fischio, forte, attira l'attenzione.
E nello stesso momento vedo Aedan scendere a terra, con grazia, tenendo fra le due dita il boccino d'oro.
Lo avevo detto.
" Che io ne abbia memoria..ha sempre vinto.Ha la competizione nel sangue.".
Aspetto, concedendomi qualche minuto di liberta vigilata dalla mia mente fastidiosamente iper- attiva al limite dell'irritabilità. Quando sento Aedan dare un buffetto sulla mia testa.
"eih" dico, sorridendo.
"eih a te" , risponde, pompandosi.
"Vista la partita?" chiede, come se non mi avesse notato sugli spalti.
"No guarda, ero lì a considerare quale piano può essere più azzeccato per conquistare il mondo" lo prendo in giro, mentre lui scompiglia la mia testa, in vena di scherzare.
Generalmente lo lascio fare, ma non sono in vena.
Lui aguzza lo sguardo, puntando i suoi occhi di ghiaccio dritti sui miei(senza dubbio più caldi).
"Parla" , esordisce, senza nemmeno premurarsi di chiedere se DAVVERO ci sia qualcosa che non va.
"Sempre il solito"protesto
" comunque non mi va proprio di..." non faccio in tempo a terminare la frase, che una giovane picchetta alla spalla di mio fratello, che le rivolge l'attenzione.
"Oh, Versten" le dice, con aria di commiato.Finto. Palesemente. Sembra sia ironico, con lei.Che sorride, facendo una smorfia.
"Pura fortuna,Lywelyn." , miagola, rispondendo allo scherzo.
Io la osservo, studiandone i tratti. Inutile dire che il mio pensiero si rivolge, fulmineo, al sospetto che balenava nella mia testa giorni prima, proprio quando discussi con Aedan della questione
"No ai mezzo sangue in relazione con i Lywelyn".
Deve essere lei, la ragazza che intendeva Jasper.
Mi pare che si chiami Julia.
Aspetto, Aedan prende la parola.
"Julia, voglio presentarti Scarlett", fa cenno rivolgendo la mano verso di me, per poi rimarcare dopo qualche secondo
"mia sorella", quasi volesse sottolinearlo di proposito.
Tombola,ho indovinato.
Io lo fulmino impercettibilmente con lo sguardo mentre lo rivolgo alternativamente alla giovane, che tende la mano.Una mano dalle dita affusolate che osservo prima di porgerle la mia.
"piacere." mi limito a dire, guardandola.
"Così, tu sei la sorella di Aedan" la sua constatazione risulta quasi rassicurata, o comunque, nel suo tono è nascosta qualcosa di cui ho difficoltà nella comprensione.
Certa che la sua non sia un'affermazione pronunciata a caso, sfilo la mano.
Che sia perchè ha mire su Aedan, o che sia per qualche altro motivo...sembra che gli occhi di questa ragazza nascondano qualcosa.
Qualcosa che mi incuriosisce, ma qualcosa che al tempo stesso...vedo così lontanamente, irrimediabilmente, drasticamente diverso da quella luce che brilla nei miei di occhi ( giusto per fare un confronto pratico.)
Mi congedo, velocemente. Allontanandomi guardinga mentre rivolgo loro un ulteriore sguardo. La situazione non mi convince. Quella ragazza non mi convince. Forse una discussione faccia a faccia con mio fratello, quando sarà possibile, servirà a schiarirmi le idee.
Adesso, non sono proprio in vena.
Raggiungo la sala comune dei Serpeverde, siedo su una poltrona. Estraniandomi dal mondo, mentre apro un libro del quale trangugio le parole una per una.
Verlaine. Uno dei miei preferiti. Un libro antico che mio padre mi ha regalato, dalla antica collezione di famiglia.
Sfoglio le pagine, scegliendo quale potrebbero essere i versi che fanno per me, quando la mia attenzione viene catturata da una voce maschile e da un leggero scombussolamento sul posto di fianco al mio.
“Eih, Scarlett” – ho il tempo di voltarmi e riconoscere il viso di Jasper Lewis.
“Ciao Jasp.” –rispondo, con garbo ma con distacco. Non ce l’ho con lui, ma non sono proprio in vena di relazioni interpersonali.
“Cosa leggi?”- mi chiede, ma dal tono della sua voce ho come l’impressione che la sua sia soltanto una domanda con il solo scopo di aprire una conversazione con altri fini.
Lo guardo, mostrando la copertina.
“Verlaine. Ma a te non interessa un emerito nulla.” – lo precedo –
“ in cosa posso aiutarti?” –chiedo, con un tono più gentile. In fondo, Jasper è una persona qui ad Hogwarts che mi piace sicuramente. Ed avere contrasti con lui, non mi avrebbe dato alcuna soddisfazione.
Lui sospira, evidentemente ci ho preso.
“ Beh, volevo chiederti alcune cose.” – mi conferma.
“ Ti ascolto” – rispondo, facendo cenno di continuare. Mentre mi sporgo per poggiare il libro sul tavolino di fronte.
“ Si tratta delle cose che hai detto a Edward…” – esordisce, a bassa voce.
Ma possibile che più mi sforzi di non pensare a Norwood e più il suo pensiero mi si schiaffa in faccia come onda malefica?
Siedo comodamente, cercando di mantenere freddezza. In modo che non si noti la mia indisposizione verso l’argomento [ che il mio io considera fin troppo interessante ].
“ Cosa…vuoi sapere? ” – chiedo, avendo ormai intrapreso la via della discussione.
Attendo, mentre Jasp si guarda in giro, per evitare che qualche impiccione si intrometta nel nostro chiacchiericcio fin troppo importante, e poi riprende:
“ Sono preoccupato”.
Ammetto il fatto di essere ipertesa. Ammetto il fatto di essere assolutamente snervata da questo silenzio imposto.
Ma ammetto anche il fatto che la causa, forse nemmeno casuale, del mio nervosismo ha una sola origine: Violet Traviston.
La stessa Travisto che, adesso, tiene la mia sciarpa fra le mani.
La sfilo, per nulla gentile, rivolgendole un
“Beh?” irritato.
Lei risponde a tono.
Se pensa che io abbassi lo sguardo, specie adesso che ho la possibilità di dirle quello che penso, si sbaglia di grosso.
E se, nei suoi pensieri è contemplato anche solo UN momento di vittoria nei miei confronti, è proprio fuori strada.
Mi minaccia, la piccola.
“ …dovrai passare prima sul mio cadavere” –miagola stizzita riferita a Edward.
Le sorrido, velenosa.
“ non ci sarà nulla di più piacevole se proprio ci tieni, Traviston. Attenta, non sfidare il fuoco. Potresti bruciarti.” – le sibilo lentamente, fissandola.
Lei si volta, incamminandosi con falcata pesante, sicuramente tipica di una persona irritata dalla mia risposta., scoppiare a ridere risulta naturale e mi fa decisamente bene.
Cerco di riprendere la compostezza, e la guardo, ormai di spalle, divertita.
“ brucia la paura, eh?” – mi allontano, volgendole le spalle a mia volta.
Una come lei, merita solo la cenere, nient’altro che la cenere.
12/03/2008

Guardo fuori dalla finestra. Nevica, soffici fiocchi bianchi ricadono sul terreno lasciando un leggero alone bianco. Sta attaccando, se continua così per tutta la notte domani avremo uno o due metri di neve. Tra le mani i fogli, letti e riletti, che mi ha consegnato Scarlett con le informazioni sui Gaeltacht. Ormai le potrei ripetere tutte, le so a memoria, ma niente di quello che c’è scritto riesce a portarmi delle vere informazioni su essi. Sono una setta, forse questo è l’unico punto su cui posso apporgiarmi. Ma che cosa c’entra con loro mio padre? In cosa sarebbe potuto essere immischiato? Che cosè che mi sfugge? Forse l’unico modo per scoprire qualcosa, di concreto e sicuro, è
recarmi nel loro mondo.
Con queste deduzioni decido di lasciare lo scomodo marmo ghiaccio del davanzale della finestra e mi accingo ad andare a dormire. Mi preparo una tisana che mi sono preparato, dopo una settimana di intenso lavoro finalmente è pronta, per dormire. Questi incubi mi impediscono di riposare, ormai sono diventato un cadavere, tutti gli occhi delle ragazze mi guardano preoccupato. Sono un cencio. E domani devo parlare a Violet, devo riposare, per forza.

Mi butto di sotto dal letto fischiettando un motivetto a me sconosciuto. Dormire mi ha fatto bene, mi sento come rinato. Jasper mi fissa incredulo dal suo letto, fino a quando in tono teatrale non mi rivolgo a lui: “mio caro amico, ma come ti è venuto in mente di farmi ridurre in questo stato? La mia povera immagine, sembro un barbone! Adesso cosa penseranno tutti di me?!” sembro drogato. Devo ammetterlo. Probabilmente ho esagerato la dose ‘risveglina’ di quel troiaio che mi sono bevuto ieri sera. Meglio così.
Mi dirigo verso il bagno dove mi faccio un’accurata pulizia del viso: barba, sopracciglia di troppo, crema. Adesso si che va bene. Mi guardo compiaciuto, lasciando poi il posto a Jasper che è ancora mezzo addormentato.
Decido di indossare un paio di semplici jeans ed un maglioncino in lana grigio, con le righine di rifinitura verdi e scendo in sala comune. Mi siedo sul divano più vicino al fuoco e tiro fuori pergamena e piuma.
Violet ho bisogno di parlarti. Appena puoi raggiungimi in cortile, al solito posto.
***

Arrivo in giardino, come previsto dalla sera prima è completamente ricoperto di neve. Vedo Violet già appostata vicino l’albero, infreddolita.
La saluto con u bacio sulle labbra e mi scuso per il leggero ritardo, alla fine sono solo cinque minuti ma con questo freddo anche questi pochi minuti fanno il loro.
“Edward, non potevamo vederci in un posto un po’ più accogliente?” brontola dolcemente lei.
“Scusa, è che non avevo voglia di stare in mezzo ad un branco di gente” mi sorride leggermente e poi mi fissa. Sta chiaramente aspettando che io parli.
Respira, respira, respira.
“Devo confessarti una cosa!” diretto, forse troppo. L’ho spaventata? Vedo i suoi occhi roteare, panico. Chissà a cosa sta pensando, è sbiancata.
“Si..?!” Aggiunge debolmente.
“In questi giorni sono scomparso perché..” non continuo subito la frase e vedo i suoi occhi sgranare sempre più.
“Stai con un’altra?!” sbotta lei. Dio santo, ma cosa gli è venuto in mente a questa!
“No, no, no.”
“Ti ho visto sai con quella là, la novellina, la Lywelyn!” continua maneggiando a destra e a manca.
“Violet, Violet calmati! Non ci sono altre. Ci sei solo tu.” Prendo le sue mani tra le mie e la vedo finalmente tranquillizzarsi. Le sue guance prendono un leggero rossastro.
“Scusami..” chiede poi, abbassando lo sguardo imbarazzata.
“Bhè..devo dirti una cosa che non so se ti farà piacere.
Ma devi giurarmi” le alzo il volto verso i miei occhi, in modo da poterla fissare “
devi giurarmi che non ne farai mai, e dico mai, parola con nessuno. Chiaro?” annuisce debolmente.
“Questa storia risale a tanti anni fa; io ero un ragazzino e uccisero mio padre sotto i miei occhi. Cancellai tutti i miei ricordi di quella sera fino ad oggi, giurando però
vendetta.” A quella parola – vendetta – vedo un filo di preoccupazione, paura negli occhi della mia ragazza. Decido però, nonostante tutto, di continuare a parlare. “Ma qualche tempo fa, grazie ad un sogno, gli avvenimenti di quella notte sono tornati chiari. Il mantello di quell’uomo. Il simbolo della sua famiglia. Nessuno sapeva aiutarmi: Lumacorno, libri, fino all’arrivo di Scarlett. Lei conosceva quella famiglia, un’antichissima famiglia irlandese. I Gaeltacht.”
***

La cena è ricca ma ormai l’effetto dello sciroppo sta scomparendo e la mia vitalità con esso. Non ho fame, anzi, ho fame, ma di sapere. Sono avido di scoprire. Noto Scarlett alzarsi dalla tavola ed andare via. Non ho più parlato con lei da quando mi ha consegnato gli ultimi appunti, neanche per ringraziarla. A parte quel bigliettino stropicciato che le avevo inviato.
Lascio i miei compagni con un “ciao” e un bacio per Violet e la raggiungo.
“Scar!”
“Norwood. Guarda chi si rivede!” dice sarcastica.
“E’ vero, sono scomparso. Scusa”
“Un misero fogliettino! Almeno un po’ di tempo per un semplice grazie potevi anche trovarlo” so che è solo superficialmente arrabbiata con me. Ho sentito prima Deirdre che parlava di una Scarlett indaffarata per Edward.
“Hai ragione e chiedo umilmente perdono!” faccio un mezzo inchino davanti a lei prendendole la mano e baciandogliela.
“Sei perdonato. Ma attento a te!” La saluto con un occhiolino per raggiungere quella che in lontananza è solo la sagoma della mia gemellino preferita: Utopia Blackster.
“Ciao piccola!”
“Edward!”
“Dove stai andando?”
“Sto tornando in sala comune. Non mi sento molto bene!”
“Bhè, ti accompagno!” le cingo il braccio intorno alla vita e mi dirigo con lei verso la nostra accogliente sala comune.
Attenzione:
- Leggere nel forum, in discussioni per pg, il topic riguadante Edward e il club pro-riddle
- Quando dico che Ed si fa le sopracciglia, sia chiaro, non è nel senso di delinearle e dargli una forma. Ma ad esempio di avitare il monociglio o qualche brutto peletto che non incastra niente!
11/03/2008

La discussione con mia sorella mi ha leggermente stordito.
Girando lungo i corridoi della scuola, quasi ne studiassi il perimetro, pensare è inevitabile.
Perché Scarlett considerava i babbani così impossibili da tollerare anche solo mentalmente, non sapevo spiegarmelo.
e non trovavo motivazione ancora meno nel fatto che avessi preoccupazioni riguardo al fatto che Julia potesse essere una di loro.
Non ho mai avuto una simile “allergia” verso i mezzo sangue.
Ed anche definirli così, a mio dire, era comunque una sciocca classificazione.
Appartenere ad una famiglia antica di purosangue, spesso, ti affibbia dei target, ai quali risulta quasi impossibile sfuggire.
Decido di non pensarci, sfuggendo volutamente alla mia mente vorticosa.
Sfoglio le pagine di un libro riletto milioni di volte, Hamlet. Lo trovo interessante, la divisione interiore di questo essere in conflitto con se stesso.
Essere, o non essere...
questo è il nodo: se sia più nobil animo
sopportar le fiondate e le frecciate
d'una sorte oltraggiosa,
o armarsi contro un mare di sciagure,
e contrastandole finir con esse.
Morire... addormentarsi: nulla più.
E con un sonno dirsi di por fine
alle doglie del cuore e ai mille mali
che da natura eredita la carne.
Chiudo il libro,pesantemente.
Capisco la sorte avversa. Ma che anche la letteratura ci si metta è una cosa che mi manda in bestia.
Mi alzo, con ampia falcata mi avvio nella mia stanza, richiudendo pesantemente la porta.
Ancora nessuno dei miei compagni di dormitorio è dentro, meglio.
Chino sul lavabo sciacquo la mia faccia. Osservo allo specchio la linea del mio viso.
Morir... dormire, e poi sognare, forse...
Già, ma qui si dismaga l'intelletto:
perché dentro quel sonno della morte
quali sogni ci possono venire,
quando ci fossimo scrollati via
da questo nostro fastidioso involucro?
Ecco il pensiero che deve arrestarci.
Ecco il dubbio che fa così longevo
il nostro vivere in tal miseria.
Se no, chi s'indurrebbe a sopportare
le frustate e i malanni della vita,
le angherie dei tiranni,
il borioso linguaggio dei superbi,
le pene dell'amore disprezzato,
le remore nell'applicar le leggi,
l'arroganza dei pubblici poteri,
gli oltraggi fatti dagli immeritevoli
al merito paziente,
quand'uno, di sua mano, d'un solo colpo
potrebbe firmar subito alla vita
la quietanza, sul filo d'un pugnale?
E che nervi cronici. Guardo fuori dalla finestra che da sul cortile. Silenzioso osservo quella figura che tanto causa questi dubbi che non riesco a spiegare, che non riesco a decifrare. Vorrei non avere questo peso addosso.
Questo dubbio senza nome.
Cosa c’entra, CON ME, la Versten.
Perché le parole di Scarlett mi hanno segnato, in qualche modo ferito, forse agitato.
Me lo chiedo da ore, ormai, senza trovare risposta.

Odio, detesto non avere alternative valide ad uno stato che non comprendo.
Scendo di corsa, di nuovo in sala comune, prima di salutare come un fulmine pianto una mano sul libro di Scarlett, intenta a leggere.
“Dobbiamo parlare” – le dico, con un tono poco gentile.
Lei mi guarda, stizzita.
“Con calma e per favore” – ribatte la mia richiesta. Innervosito, sorrido ironico.
“Ok, con calma e per favore,dobbiamo parlare” – sfilo il suo volume dalle dita, chiudendolo, sedendomi di fronte a lei.
Riprendo.
“Spiegami. Perché io non capisco. Che problema ci sarebbe se Julia fosse una mezzosangue? ” – domando, quasi esasperato.
“ che problema c’è?????” – Scarlett si altera.
“Aedan, ma ti rendi conto di quello che chiedi????? ” – la sua è quasi un’imprecazione,mentre mi fissa.
“ che costa sto chiedendo? ” – le inveisco contro, moderando comunque la voce.
“ Aedan! Non puoi nemmeno pensare di mischiare il TUO sangue con qualcuno che non ne sia degno, con qualcuno che non sia puro! Ma non ti da il ribrezzo anche solo il pensiero di farlo? ” – sento l’ostilità nella sua voce.
Rifletto, prima di rispondere.
“Scarl, è questione di punti di vista.”- le dico, arginando il discorso.
“No, è questione di cervello, Aedan, e spero tanto che ti torni in fretta. ”
La guardo, per poi sorridere.
E’ mia sorella, ed in fondo capisco che sia in un certo senso, preoccupata.
Sebbene le sue idee mi preoccupino.
Le bacio la guancia, alzandomi dalla sedia “torno a studiare, sorellina.”
“Non farmi scherzi, Ae. Sai che tengo a te più della mia vita” – mi sussurra, vicina alla mia guancia.
Intenerito le accarezzo i capelli, tornando ai miei pensieri.
No, la Versten non può scatenare simili dubbi, in me.
Rientro in camera, silenzioso e gelido, portandomi su un letto dal sapore dolce, quasi di miele, per il mio corpo stanco.
Riapro l’Amleto, concentrandomi sul relax completo della mia mente:
E chi vorrebbe trascinarsi dietro
questi fardelli, e gemere e sudare
sotto il peso d'un'esistenza grama,
se il timore di un "che" dopo la morte
- quella regione oscura, inesplorata,
dai cui confini non v'è viaggiatore
che ritorni - non intrigasse tanto
la volontà, da indurci a sopportare
quei mali che già abbiamo,
piuttosto che a volar, nell'aldilà,
incontro ad altri mali sconosciuti?
Ed è così che la nostra coscienza
ci fa vili; è così che si scolora
al pallido riflesso del pensiero
il nativo colore del coraggio,
ed alte imprese e di grande momento,
a cagione di questo, si disviano
e perdono anche il nome dell'azione.
Chiudo, ancora una volta, il libro. Infastidito rivolgo le spalle alla finestra.
No, la Versten non può darmi simili dubbi, mi dico.
Scivolando nel sonno, un sonno di liberazione, almeno momentanea, per la mia coscienza.
11/03/2008
Settimana passata
Gaeltacht. Tutti i tormenti, gli incubi, i misteri di Edward risolti in una sola insignificante parola. So bene quanto Ed abbia sofferto per suo padre, per i suoi ricordi sbiaditi e per la sua ricerca esasperata, che sembrava non arrivare mai a una fine, ma la sua reazione dell’altro giorno mi ha lasciato a dir poco sgomenta. Non avrei mai immaginato che il suo desiderio di verità arrivasse fino a quel punto: ci mancava davvero poco, poi Scarlett sicuramente non avrebbe esitato a schiantarlo! Rimugino su quanto è successo sul divano della sala comune Serpeverde; Accanto a me Jasper sembra immerso negli stessi pensieri.
“Secondo te ora Ed cosa farà?” chiedo infine.
“Non so proprio…spero solo non faccia pazzie…”. Guardo in faccia il mio amico, rassegnati in una comune impotenza: è davvero frustrante non poter far nulla per aiutare Edward, ed ancora di più dev’ esserlo per Jasp. Gli prendo la mano per cercare di confortarlo; era da mesi che io e lui non riuscivamo più ad avere lo stesso rapporto che ci legava prima, in parte per colpa sua, ma anche per colpa della mia stupida ostinazione…ma ormai tutto è passato. Non provo più nemmeno rabbia ripensando a lui e Belinda, non provo dolore. In quel momento davanti a noi corre una bella e indaffarata Scarlett: non sembra nemmeno vederci tanto è concentrata su qualunque cosa abbia in mente. In fretta e furia entra nella sala comune. Nonostante il comportamento di Ed nei suoi confronti non sia stato dei migliori, sembra davvero presa da questa faccenda; e a questo punto lei è l’unica che può davvero aiutare Ed, L’unica che sappia qualcosa sui Gaeltacht. Sorrido. Ammetto che non è il momento giusto per pensare a certe cose, ma ormai non ho più dubbi; non c’è niente che possa giustificare l’interessamento di Scarlett, se non il fatto che il suo reale obiettivo sia proprio Ed: questo rende il mio piano anti-Violet decisamente più semplice. Un tonfo tremendo. Il libro che Scarlett fa cadere sul tavolo è talmente grande da non sembrare vero! Slego la mano da quella di Jasp, gli faccio segno di non seguirmi e vado verso di lei, incuriosita dal libro, dal suo comportamento, ma soprattutto impaziente di tirarle fuori la verità sui suoi sentimenti nei confronti di Ed. Non escludo che nemmeno lei sappia con certezza cosa prova, e chi meglio di un’amica può aiutarti nei momenti di difficoltà? Ormai al suo fianco cerco di capire di cosa parli il libro, ma quello che vedo sono solo una serie di simboli che non conosco, e sinceramente nemmeno voglio conoscere. Mi stupisco solo del fatto che Scarlett sembri davvero leggerci qualcosa, se no a che pro quegli appunti, quei cerchi e quelle macchie che affollano la pergamena su cui sta scrivendo?
“Cosa stai facendo?”, le chiedo facendola sobbalzare.
“Cerco qualcosa che possa aiutare Edward.” Mi risponde, dopo un attimo di pausa. Mi siedo al suo fianco, pronta per il mio interrogatorio.
“Vedo che sei davvero…coinvolta in questa storia..o mi sbaglio?”
“E’ solo che mi piace l’idea di saperne di più su questa storia”, la guardo scettica,
“e non c’è altro.”, aggiunge infine, forse innervosita, forse consapevole della bugia. ’
“Si certo…però devi ammettere che Ed non è stato troppo gentile con te…”
“Effettivamente sarebbe stata l'occasione ideale per stampare un bel ceffone su quel visino d’angelo. Ma era sconvolto,per cui…farò finta di nulla. Odio agitare invano mani e bacchette.”, non la lascio continuare troppo nelle risposte. Non deve avere il tempo di pensare.
“Però lo aiuti comunque, anzi ti stai impegnando fin troppo..” Purtroppo, però (o per fortuna ), Scarlett è tutt’altro che una sprovveduta. Mi lancia un’occhiata indagatoria:
“E generalmente naso le bugie in fretta.”-incrocia le mani sui fogli poggiati di fronte a noi –
“ dove vuoi arrivare, Dè?”. Mi prende in contromano; non ho altra scelta, devo essere schietta.
“Ammettilo, ti piace Ed, se non perché tutta questa fatica, questo lavoro…è così, vero?”. Più che una domanda la mia sembra una supplica. Deve piacerle Ed, lei è la sola che potrei accettare, la sola alla sua altezza! La guardo speranzosa in attesa di una risposta, che si fa aspettare, che non arriva, che mi fa impazzire!
“Frena,Deirdre. Frena. Ho sempre ammesso che Norwood è un bel ragazzo. Per così dire mi piace…”- sta per continuare ma la blocco. Il mio viso si accende di gioia: Violet, sei finita!
“Lo sapevo, lo sapevo!Grazie Scarlett!”, mi alzo dalla sedia raggiante,
“continua pure!”. Mi avvio velocemente alla mia camera, lasciandomi dietro una Scarlett sbigottita e un Jasper confuso. Sono impaziente di attuare il mio piano, ora che i presupposti ci sono tutti…sono avida degli sviluppi.
Ogni sera, qui, sembra di essere capitati nell'età dell'oro: l'abbondanza dei tavoli e la ricchezza delle pietanze rende quasi impossibile pensare che ogni cosa sia stata preparata da quegli esseri rivoltanti degli elfi.
Al nostro tavolo i piatti si riempono l'uno dopo l'altro, senza sosta, e persino l'atmosfera cambia radicalmente: le parole sono sostituite dal rumore delle posate che graffiano i piatti e da quello dei bicchieri, quando vengono riposti con troppa forza sul tavolo.
In fondo siede il nostro caposcuola, che nelle vesti di ragazzo mite e irraggiungibile, non scatena nemmeno quella paura e timore di quando è Tom Riddle; sembra solo perfetto. Troppo perfetto.
Sposto lo sguardo lungo tutto la tavolata, Lenore e Antonin siedono come sempre al suo fianco, più spostato siede Geert, che dal mio discorso non ha più avuto il coraggio di guardarmi in faccia, altri studenti del settimo e poi sediamo noi. I membri del club sono sparpagliati lungo questa porzione, lontani, indifferenti, in modo da destare il meno possibile le attenzioni; davanti a me i bellissimi occhi di Edward sono, a suo malgrado, esaltati da profonde occhiaie e la sua pelle chiara è resa più brillante dal pallore dell'insonnia, che ricorda quello di un malato. Jasper alla sua sinistra conserva un poco più di colore e sembra aver un conto in sospeso con le verdure che ha nel piatto, visto che continua ad infilzarle senza alcun motivo. Devo dire che qui l'allegria regna sovrana, tanto che mi passa persino la voglia di mangiare; Cerco un pò di conforto in Scar, ma anche lei sembra esausta per i giorni di esasperata ricerca e di scontri verbali con la ragazza diafana seduta a fianco di Ed.
Sospiro; E' inutile che io resti qui per farmi deprimere, meglio andare in camera: è da giorni che non scrivo ad Eve, ma soprattutto non ho ancora letto la lettera che mi ha spedito Amelia...
Faccio per alzarmi quando noto un'altra figura che si staglia sopra le teste del tavolo Grifondoro. Alta, esile, Julia Versten si incammina decisa verso l'uscita. I suoi amici la seguono preoccupati con lo sguardo; durante tutta la storia di Ida non ho mai pensato nemmeno lontanamente alla sorella, a quello che debba provare in questo momento: lei probabilmente non capisce il fine superiore che sta dietro all'omicidio di sua sorella. Forse sta soffrendo, forse sospetta di qualcuno, forse non se ne fa una ragione, e tutto perchè non riesce a leggere il grande progetto, la volontà che sta sopra di noi; verrebbe quasi voglia di urlarglielo in faccia per togliergli quell'espressione che le tormenta il volto, per farle capire che è tutto giusto, perfetto, che così doveva andare. Voglio toglierle quell'espressione del volto che mi ricorda tanto quella di Ed e Jasp.
Tutti e tre hanno gli stessi occhi, non importa di che colore siano, l'odio che li accomuna li rende identici, molto simili a quelli di Riddle per la verità. Hanno provato un dolore inimmaginabile, che io non ho mai provato e che probabilmente non posso capire. Come posso aiutare Ed se non conosco i suoi sentimenti? come posso aiutare Jasp se non so quello che sta provando? La verità è che mi sento inutile e l'unica cosa che mi resta da fare, l'unica grazie alla quale mi senta almeno vicino a loro, in qualche maniera, è cercare di allontanare Violet da Ed a favore di Scarlett. Patetica, insensibile, stupida, si pensi qualsiasi cosa di me, ma meglio fare questo che non fare assolutamente niente, meglio questo piuttosto che comprendere di non saper come aiutare, forse per la prima volta, i miei migliori amici.
Svegliati Julia, non capisci, è tutto come deve essere...
Sarà anche divertente come dicono ma io non capisco davvero cosa ci sia di esaltante nel sporcarsi le mani di sangue sporco. Che volgarità.
Ho appena finito di parlarne con Scarlett, dopo aver saputo dell'avventura dell'altra sera da Jasper. Riguardo al mio piano, di cui non ho svelato niente a nessuno, non ci sono stati eventi significativi o occasioni che mi abbiano permesso di fare la mia prima mossa; questo compito si sta rivelando più difficile del previsto!
Ci avviamo insieme al campo di Quidditch dove si sta giocando l'ennesima partita sotto un cielo poco rassicurante; dovrei essere abituata alla pioggia, in fondo sono nata e cresciuta in Inghilterra, ma odio vedere le mie scarpe insudiciate dal fango del terreno. Cammino con disgusto fino agli spalti, dove ci sediamo nei posti migliori, dopo aver fatto spostare dei ragazzi del quarto. Da brava tifosa ho stretta intorno al collo la sciarpa della mia casa. A dirla tutta questo sport non mi fa impazzire, ma non posso perdermi Jasp che gioca e nemmeno la possibilità di vedere Violet colpita da un bolide vagante; una volta venivo anche per Geert, ma ora è diverso.
Dopo un paio di minuti dall'inizio della partita Ed ci raggiunge e con lui anche la prima fase del mio piano.
"una scusa stupida, una qualunque Dè!" mi continuo a ripetere nella testa: ora che ho l'occasione di lasciare soli Edward e Scar, senza che ci sia Violet nei dintorni, possibile che non mi venga in mente niente di sensato che mi permetta di allontanarmi?!
"Dè! Ed!" una voce, forse quella della salvezza, mi raggiunge dagli spalti al nostro fianco. Belinda, col suo solito e immancabile entusiasmo, mi saluta urlando e attirando l'attenzione di tutti. Edward risponde al saluto con un gesto e un sorriso e io decido di cogliere l'attimo:
"Sembra che Beli abbia bisogno di me...forse è meglio che vada, trattandosi di lei potrebbe essere di tutto!", mi alzo dagli spalti,
"Torno subito", mento naturalmente.
Di solito me la cavo sempre in ogni situazione, riesco a trovare un'idea o almeno uno spunto appena intelligente per quasi tutto, ma a quanto pare(o almeno giudicando dalle espressioni delle mie due vittime), il lavoro di 'matchmaker' non mi riesce proprio; con l'amore non me la cavo proprio bene per niente...possibile che io sia così incapace? possibile che io non possa amare nessuno, che non comprenda questo sentimento?
"Dè cosa ci fai qui?", mi chiede Utopia appena le raggiungo; non avevo notato ci fosse anche lei, e penso di sapere il perchè si nascondeva: Ed; sempre e comunque lui. Guardo verso Ed e Scar che si sono lanciati in una deliziosa risata. Io davvero l'amore non lo capisco...
09/03/2008

Vento in faccia. L’aria che corre più veloce di me, e in direzione opposta; mi sferza la faccia, il gelo mi arriva fino alle ossa. Stacco le dita dalla scopa, con cautela, sbilanciandomi all’indietro per rispondere alla chiamata di Jasper.
Un battitore Tassorosso mi sfreccia davanti, cercando di deviarmi addosso un bolide; mi scanso, prendendo per un pelo la Pluffa, che mi ricade in mano all’ultimo momento. Vedo gli anelli, dritti davanti a me; il portiere si agita e si muove a ogni mio millimetrico spostamento, e attorno a me e alla mia palla si agitano due intere squadre di Quidditch. E’ il momento. Mi alzo sopra le teste degli altri, e sollevo il braccio con un immenso sforzo per non farmela portare via dal vento. Carico. La Pluffa si stacca dalle mie dita, con lo slancio necessario per volare in linea retta verso l’anello centrale. Mi fermo, seguendo con lo sguardo la traiettoria disegnata dalla sfera rossa nell’aria. Un battito di ciglia. Un respiro, appena.
E va dentro.
Il tempo si scioglie ed esplode insieme al grido di trionfo del pubblico sugli spalti. Faccio virare la scopa e ritorno lentamente indietro, spostandomi verso il centro del campo con uno zig-zag nell’aria. Al mio fianco sfreccia Wellington, che agita la mazza in una mano e solleva il pollice dell’altra, per poi gettarsi in picchiata verso un bolide un po’ più in basso.
Quest’anno la coppa è nostra; abbiamo vinto tutte le partite, tranne un pareggio con i Grifondoro. Non si può dire che sia presto per parlare, visto che siamo quasi alla fine del campionato. Dopo il fischio, riparte il gioco, e quasi contemporaneamente si fa largo una pioggerellina fine e fastidiosa, che mi fa appiccicare i capelli alla faccia e m’impedisce di vedere correttamente. Mi piace il Quidditch; mi rilassa, mi tiene allenata, e mi garantisce una posizione sociale di un certo livello mi diverte parecchio; sono in squadra da quando ero al quarto, e non credo di aver mai perso una sola partita o un allenamento. Certo, senza considerare i miei epocali ritardi.
Davanti a me, un cacciatore avversario notevolmente impedito si fa cadere la palla di mano con un atto di carità quasi commovente nei nostri confronti; sotto di me sfreccia Jefferson Lennard, o Jeff, mio compagno di squadra e amico di Tom Riddle. Prende al volo la Pluffa, schivando in tutta fretta i giocatori che gli si gettano addosso, tentando di prendergli la palla. Lo inseguo, allontanandoli come posso e cercando di distrarli, mentre lui si getta verso la porta. E’ un ragazzo simpatico, Jeff, e decisamente alla mano, rispetto alla media degli amici del nostro amato Caposcuola. E’ stato uno dei pochi che si è comportato amichevolmente nei miei confronti anche quando ero ‘sotto esame’ in quanto novellina.
Tre fischi. Qualcuno ha preso il boccino.
Tassorosso, a quanto pare: l’arbitro, Madame Wasp, parla concitatamente con i cercatori e altri giocatori che fluttuano attorno a lei. La situazione mi risulta chiara solo quando solleva le mani e annuncia i punteggi: a quanto pare, abbiamo fatto abbastanza punti da ottenere comunque la vittoria. Geert, come sempre il più gaio della situazione, scende già verso gli spogliatoi sventolando la sua mazza come un trofeo.
Sto tranquillamente a mezz’aria, quando mi viene praticamente addosso una tassorosso bionda; non posso esimermi dal darle uno spintone, facendola tremare sulla scopa, sul punto di fare un volo di almeno una decina di metri, un rischio ben più grosso di quello a cui lei ha esposto me. Maledetta idiota, deve imparare a guardare dove va.
A mia volta, scivolo verso l’ingresso degli spogliatoi, mentre sulla faccia mi scorrono copiosi i rivoli di pioggia.
Con un’espressione disgustosa sul viso, Lenore mi osserva da dietro le spalle di Tom Riddle. La situazione potrebbe essere scambiata per un colloquio di lavoro, in effetti, se non fosse che il mio presunto capo ha un anno in più di me e mi ha convocata per ben altri fini. Da quando Tom mi ha rivelato di sapere tutto riguardo a quello che avevo fatto a Medea, mi sono resa conto che in lui c’è qualcosa di molto speciale, e difficilmente rintracciabile in chiunque altro: ha un’ambizione smodata, e soprattutto un talento assolutamente superiore in qualsiasi campo. I miei bicchieri che esplodevano non erano altro che un pretesto per avvicinarmi, come poi ha confermato il mio inserimento nel suo club di giovani assassini. Non pensavo che il tentato omicidio della Diamond potesse portare risultati così positivi.
« Violet Ophelia Traviston, che piacere vederti. » sibila mellifluo, intrecciando le dita e posando i palmi sulla grossa scrivania di legno intarsiato della Sala Comune. Attorno a lui, sono raccolti i suoi pupilli, in silenzio perfetto e praticamente immobili. Io, invece, non riesco a trattenere dei movimenti convulsi, e tento di strapparmi le dita delle mani a furia di tormentarle, nascoste dietro la schiena.
« Anche per me, Tom. » mento, ma suppongo non si aspetti niente di diverso da me; le sue capacità di percezione devono avergli già consentito di scandagliare il mio cervello meglio di quanto io stessa abbia mai fatto. Mi osserva per qualche istante, in silenzio; quando ricomincia a parlare, sembra ancor più pacato del solito, quasi professionale.
« So che la nuova arrivata ti crea dei problemi, non è così? » il suo sguardo vacuo, privo di espressione, si dirige dritto nei miei occhi. Sono costretta ad interrompere il contatto visivo.
« Parli di Scarlett Lywelyn? Credo che sia io a creare problemi a lei. » sono impertinente, forse, ma non reagisce in alcun modo. Antonin Dolohov, alle sue spalle, si dondola sulle gambe di un antico scranno, sonnecchiando.
« Non crearti nemici, Violet. » quasi sibila, ghignando e sporgendosi in avanti, verso la sottoscritta. Non posso che ritirarmi, sprofondando nello schienale imbottito della poltroncina. In questo stesso momento, con un tonfo incredibile, Dolohov atterra di schiena sul pavimento, gambe all’aria, e la sedia sfracellata sotto il suo sedere. Riddle lo ignora. « conto su di te, perché i mezzosangue vengano mandati dove devono anche dopo che me ne sarò andato. » si alza in piedi, forse aspettando che gli stringa la mano. Non reagisco, invece, probabilmente perché sono troppo inquietata per farlo. « Lenore, accompagna Violet nella sua camera. Buona continuazione, mia cara. Dolohov, Lennard, andiamo. » si congeda per primo, scomparendo oltre la porta del dormitorio maschile con i suoi due amichetti alle spalle. La bella Lenore, invece, si accosta a me, sbattendo le ciglia; dietro ad un aspetto tanto dolce, si nasconde un carattere assassino, come ho potuto constatare.
« Non angosciarti troppo. » borbotta facendomi strada verso il dormitorio; è evidente che gli ordini di Tom non si discutano, visto che non ha fatto una piega e ora mi sta conducendo fino alla porta della mia stanza. « C’è tempo per lasciarti prendere dal panico, Violet.»
Familiare e gentile; non avevo mai pensato di poter considerare Lenore da questo punto di vista, ed ammetto che il suo supporto dopo la breve conversazione con Tom è stata una sorpresa davvero apprezzata.
Edward alza la testa dalla sua pergamena, sorridendomi; forti raggi di sole fanno scintillare il pulviscolo come coriandoli dorati, e trasformano i suoi occhi chiari in due specchi trasparenti. Allunga una mano, sfiorando il dorso della mia, finendo per ricominciare a scrivere con le dita ancora intrecciate alle mie. Non va bene, tra di noi; apparentemente siamo una coppia molto carina, alla faccia dell’intero globo terracqueo che va dietro al Bell’Edward, e non c’è l’ombra di un problema sui nostri volti. Ma è chiaro ad entrambi che non è la stessa cosa; non abbiamo litigato, non ne abbiamo mai parlato apertamente, ma la Lywelyn è chiaramente interessata a lui,e lui non fa niente per farle notare che è già impegnato. E che, oltretutto, non ha testa neanche per curarsi della sua ragazza; nell’ultima settimana avrei potuto benissimo definirmi single, e se non l’avessi cercato io avrebbe continuato ad ignorarmi e rimanere seduto con le gambe incrociate sul suo letto ad arrovellarsi su chissà quale dilemma, che ovviamente non mi vuole svelare.
« Edward .. hai ancora molto da fare? » cerco di attirare la sua attenzione con un sorriso languido, sperando che colga il sottotesto della mia domanda.
« Mmmh.. abbastanza. » sfilo la mano dalla sua: è davvero possibile che non capisca una sola parola di quello che dico? Gli darei un pugno in testa, e non esagero. Visto che, come ha dimostrato l’aggressione al Tassorosso biondo l’altro giorno, le scazzottate non sono più bandite dal raffinato mondo magico. Non insisto, e mi rimetto a leggere il mio libro con calma.
« Ciao Violet! » sento chiamare con un gridolino familiare; la mia cuginetta Roisin sta saltellando verso di me con estrema grazia, e un dolce sorriso sulle labbra. Ha un carattere davvero forte: non si è lasciata abbattere dall’arresto di suo fratello Lochlainn, reagendo con ancor più energia di quanto avrei fatto io nel mio momento migliore, e ignorando il fatto che mi sia lasciata prendere dalla disperazione. « Ciao, Edward! » trilla arrossendo visibilmente: probabilmente ha appena realizzato il suo sogno segreto, salutando Ed.
« Ciao, Roisin! » la saluto, depositandole un bacio in fronte. Si sistema il cravattino, guardando fisso verso di me per sforzarsi di non squagliarsi sul tavolo alla sola vista del Magnifico Edward.
« Ti va di venire a bere un thé con me? » non le voglio dire di no, e d’altronde posso cogliere l’occasione per testare l’interesse di Edward nei confronti della mia presenza.
« Ed, ti dà fastidio? » non risponde neppure, facendomi appena un cenno per congedarmi. Wow, sono colpita. Mi alzo di scatto, prendendo sottobraccio mia cugina. I suoi occhi, di una sfumatura di verde che non si differenzia minimamente da quella dei miei, e da quelli di tutti gli altri appartenenti al ceppo Traviston, si soffermano per un secondo sul mio ‘ragazzo’, ed è l’ultima cosa che fa prima di trascinarmi via, verso la Sala Grande.
« Beh? » abbaia Scarlett Lywelyn, strappandomi di mano una sciarpa violetto che ho trovato abbandonata sul pavimento e che ho raccolto. Immagino che la mia faccia sia più che attonita: in un istante catturo la mia faccia stupita nel riflesso dello specchio alle sue spalle. Lei sta emettendo vapori dalle orecchie, sventolando la sciarpa sopra la testa. Nel vedere che non reagisco, si immobilizza. Vedo il suo cervellino striminzito che lavora a massima velocità per cercare qualcosa da dire. « Ti pare il modo?»
« La prossima volta la butterò giù dalla finestra, al posto di raccoglierla. » rispondo con un sorriso sornione, spostandomi verso il mio letto e distogliendo lo sguardo dal suo faccino da gattamorta. Non sono dell’umore per usare la diplomazia, mi auguro che l’abbia capito.
« Cos’hai da fare la stronzetta? » non cede, continua a fare l’arcigna.
« Devo risponderti? »
« Beh! » evidentemente questo monosillabo è la sua passione, oppure si crede una pecora. E in ogni caso, non si è resa conto che potrei azzannarla, se solo dicesse una parola di troppo.
« Tu fai la gattamorta, io faccio la stronza. » ribatto placidamente, piegando una montagna di vestiti che sono ammonticchiati sul letto.
« Cosa staresti insinuando? » la trucido con lo sguardo, sbattendo tre camicie nel baule e richiudendolo con un gran sbattere di legno massiccio.
« Prima di portarti a letto Edward, dovrai passare sul mio cadavere. » evitiamo i mezzi termini, a questo punto, e andiamo dritte all’obiettivo. Tanto, prima o poi avrei dovuto dirglielo. Le sfilo davanti, infilando l’uscita e sgambettando verso la Sala Comune. « e vai a morire. » sibilo tra me e me, lanciando uno sguardo nello specchio della porta aperta.
06/03/2008
Il tempo è mutevole, come solo nella mia umida Inghilterra sa essere. Guardo il cielo, sperando che non piova durante gli allenamenti: se mi prendessi un raffreddore sarebbe il colmo. Quando abbasso gli occhi, noto una gradevole figura che cammina a passi piccoli e aggraziati. Mi scuoto dai miei pensieri: Violet Traviston mi precede.
“Traviston, da chi stai fuggendo?”domando, mentre la affianco.
“Da…te, forse.”
Una delle sue frasi al vetriolo: però mi indirizza uno sguardo divertito, quindi mi trattengo dal risponderle per le rime. Anche perché mi cade lo sguardo sulla sua scollatura. Davvero un bel vedere.
“Non rischi di attirare un vampiro o qualcosa del genere con la tua pelle lattea così esposta?”
Lei non fa il minimo gesto di coprirsi.
“Saprei come stenderlo.”
“Dove? Per terra o su una superficie più comoda?”
“Dipende da come mi va, caro il mio Lewis.”
Stiamo migliorando. Fino a poco tempo fa, era un miracolo se ci salutavamo senza schiantarci a vicenda, o peggio. Ora siamo alle battutine.
Una nube oscura il sole all’improvviso, e un vento freddo prende a soffiare. La mia compagna rabbrividisce.
“Dài, su muoviamoci!”le dico, mentre affrettiamo il passo.
Schivo un Bolide, scambio qualche battuta con i Battitori, catturo una serie di Pluffe. All’ennesimo punto segnato, mi inchino al mio pubblico immaginario, ma a guardarmi c’è solo Violet Traviston che sorride, scuotendo la testa ed allontanandosi in un istante.

Edward è sempre più strano in questi giorni. Rimugina sempre sulle informazioni che gli ha portato Scarlett Lywelyn. L’altro giorno, l'ho sorpreso a spulciare un vetusto dizionario di gaelico, per poi chiuderlo sconsolato.
Ed è disteso sul letto, concentrato nella lettura del libro di Incantesimi.
Si alza di scatto, e lo scaraventa contro il muro.
“Inutile!”sibila.
“Cosa?” mi azzardo a chiedere.
“Inutile tutto quello che ci insegnano a scuola! Incantesimi che possono servire giusto a una fattucchiera di terz’ordine, trasfigurazioni improbabili…Storia della Magia!”
Si copre il viso con le mani.
“Ho bisogno di stare da solo. Scusami, Jasp.”mormora.
Lo guardo fisso negli occhi.
Mi sto preoccupando: pensavo che l’aiuto di Scarlett gli sarebbe stato d’aiuto, che avrebbe pacificato un poco il suo animo. Ma non è stato così.

Sembra ancora più tormentato.
“Non riesco…a stare fermo qui! Devo fare qualcosa.”
Che cosa posso dirgli?
Mi avvicino a lui, e gli do una pacca sulla spalla. Forse dovrei abbracciarlo. Ma sento che mi respinge: ha bisogno di riflettere.
“Se vuoi parlare sai che ci sono.”mormoro.
Il mio amico annuisce, e il suo sguardo freddo come uno smeraldo si ammorbidisce. Poi esco e mi dirigo verso la biblioteca: un’interessante ricerca di Pozioni mi attende.
Deirdre è seduta su una poltrona in Sala Comune. Sfoglia un giornale senza troppa voglia, così mi avvicino e mi siedo di fronte a lei.
Mi lascio cadere su una sorta di pouf bitorzoluto, appoggiando il libro di Pozioni, la pergamena con gli appunti e la penna accanto alla sua rivista.
“Mia bella Dè, buonasera.”
“Ciao, Jasp. Allora, come va?”
Si stiracchia come una gatta.
“Male, penso che dopodomani dovrai fare un po’ di moine a Lumacorno: la mia ricerca va a rilento.”
“Se non iniziassi sempre all’ultimo minuto… sei troppo ben abituato a prendere voti alti lavorando il minimo indispensabile.”
“Sono le prerogative di noi geni, mia cara!”
Scoppia a ridere.
“Certo, certo…”
“Come ti trovi con Scarlett?”le domando.
Sono molto curioso di saperlo: Deirdre è sempre stata legatissima a Eve, ed ha sempre visto come il fumo negli occhi chiunque cercasse di prenderne il posto[un esempio? Violet Traviston]. Con Scarlett, invece, si è sempre dimostrata amichevole e gentile.
“Mi piace, sì. È simpatica, parliamo molto. Non è acida come quella là.”
Ovvero Violet.
“E poi ho dei progetti…”
“Che genere di progetti?”
Uno dei suoi sguardi da gatta – somiglia proprio a un felino, a volte.
“Lo scoprirai a tempo debito!”
Ah, le donne.
La doccia lava via tutta la stanchezza.
Mi insapono i capelli, li sciacquo ed esco.
Mi preparo a farmi la barba, ma un crampo alla mano me lo impedisce.
Sul ripiano del bagno, un fazzoletto ancora macchiato di sangue: non il mio, s’intende.
Ieri notte, un Tassorosso se l’è vista brutta.
Non era l’insulso Pel-di-Carota, per quanto sia quello che lo meriterebbe di più, ma il suo amico.
L’incapace, il canterino Eugene Pennington.
Preso di sorpresa, ha ricevuto una piccola lezione su come dovrebbero essere trattati i Sanguesporco di Hogwarts: con la delicatezza di un martello.
Povero Eugene. Forse non se lo meritava neppure, inetto com’è nelle arti magiche.
Lo specchio mi rimanda l’immagine del mio volto sorridente.
Dopotutto, è stata solo un po’ di sana attività fisica. Mi devo accontentare di impiegare così la mia irruenza.
Finché non troverò modi più piacevoli.
04/03/2008
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Toc Toc Toc
Apro gli occhi lentamente, scosto la tenda del letto a baldacchino e guardo verso la finestra, la fonte del rumore. Scorgo un gufo abbastanza grosso, marrone, che con i suoi occhietti piccoli mi squadra e con il becco continua a picchiettare sul vetro sporco della finestra. Mi alzo subito, infilo le pantofole e corro ad aprire l’anta. Non voglio che il rumore svegli le mie due Belle Addormentate, Susan e Lory.
Il gufetto si appoggia su una pila di vestiti di Susan, e mentre si mette comodo fra i cardigan di cotone e le minigonne colorate alza la zampetta e mi porge una letterina.
La apro subito, gia` so chi e` il mittente, ricevo lettere solo da una persona fuori Hogwarts. E` la mamma, ha una calligrafia piccola, gentile, le parole appena sfiorano il foglio, ma rimangono impresse nella mente.
Cara Alexa,
sono passati gia` molti giorni da quando te ne sei andata e io, piccola mia, non ho fatto altro che pensare a te e a come mi manchi. La casa e` terribilmente vuota, e io mi sento terribilmente vuota e triste. Mi manca una giovincella per casa! Certo, eri una palla al piede quando ti lamentavi perche` non c’era nessuno della tua eta`. A proposito, indovina chi e` venuto ad abitare dalla nostra anziana vicina di casa tanto amata? Niente meno che suo nipote, che ha la tua eta`, forse un po` piu` grande. Figurati e` venuto una settimana dopo che te ne sei andata!
Rimango a bocca aperta, mannaggia! Proprio quando me ne vado io, dopo i mesi di solitudine e noia arriva una novita` proprio quando non ci sono!
Sono sicura che adesso ti starai strappando i capelli, continua Alexa, figurati che il ragazzo e` anche carino!!!
Ecco a questo punto sono veramente incavolata.
Mi ha aiutato con la spesa e il resto, appena ha saputo che ero ancora convalescente. Ma non ti preoccupare, gli ho parlato di te, e non vede l’ora di vederti quest’estate!
Comunque se ti stai chiedendo come sto non ti preoccupare, va tutto bene, il dottore e` ogni giorno piu` ottimista e concorda con la mia decisione di mandarti a scuola. Dopotutto lo sapevo io che ti mancavano Incantesimi, Trasfigurazione, Antiche Rune e tutte le altre materie strane di Hogwarts! Mi raccomando mi aspetto il massimo dei voti eh? Dai scherzo piccola mia, basta che ti trovi bene con le amiche e che vai decentemente, e la tua vecchia mamma e` contenta ed in pace.
Qua va tutto bene, a parte questa novita` del ragazzo carino, io riesco a muovermi abbastanza e cucino, pulisco e faccio altre faccende da sola.
Perfavore scrivimi e raccontami qualcosa, qualsiasi cosa, anche cosa hai mangiato oggi. Lo sai quanto adoro ricevere tue notizie, non posso vivere senza le tue battute simpatiche e le tue prese in giro ai professori e agli studenti. Mi chiedo perche` non mostri la tua spiritosaggine agli altri compagni, sei davvero simpatica e divertente, devi aprirti un po` di piu` alle altre persone.
Ti voglio bene
Mamma
Rileggo la lettera, e` un po` corta, e mi ha lasciato l’impressione che mamma mi stia nascondendo qualcosa. Spero davvero che dica la verita` riguardo alla sua salute, non si e` allargata sull’argomento. Cammino in punta di piedi e mi siedo alla scrivania, dove tiro fuori una piuma e inizio a scrivere la mia risposta. Sono ancora insonnolita e le parole mi escono con fatica, vorrei dimostrare a mia madre che sono veramente spiritosa come dice lei, ma non mi viene in mente niente. Guardo Lory e Susan che dormono e un’idea fa capolino nella mia mente. Perche` non descrivere la posizione strana che assume Susan quando dorme, messa a V con il sedere che spunta fuori dalle lenzuola? Oppure descrivere come russa Lory, che sembra che tutto il fiato che ha nei polmoni lo fa uscire fuori di notte. Inizio a scrivere speranzosa, ma controllo il tempo e mi rendo conto che mi devo sbrigare, se voglio fare in tempo per la colazione e non essere in ritardo a Trasfigurazione.
“Su ragazze, su! Su!” grido, tirando addosso alle Belle Addormentate un paio di cuscini.
La campanella suona, segnando la fine di questa prima lezione. Susan si avvicina, e inizia a pichiettare sul mio banco impaziente, ci metto sempre tanto a riordinare la borsa.
“Datti una mossa, ti ricordo che l’altro giorno abbiamo alla grande pisciato Incantesimi, e non mi sembra proprio il caso di arrivare in ritardo oggi”
“O cacchio Incantesimi! Ho il libro in camera, devo scender quattro piani merda!” finisco di ordinare in fretta, esco dalla stanza a razzo, sento da lontano la voce di Susan che mi chiama, e in sottofondo il grido della professoressa “Alexa spingi la sedia quando esci!!” e poi sento qualcos’altro, qualcosa che speravo proprio di non sentire, la spalla di Jasper Lewis. Me ne accorgo troppo tardi, quando mi giro e incontro il suo sguardo freddo, e tremendamente incazzato. Se mi sento cosi` male guardando lui, figuriamoci se mi scontro mai con Riddle. Noto che i miei libri giaciono per terra, accanto ai suoi.
“Ma guarda dove vai!” poi mi guarda e il suo viso assume una smorfia di disgusto “Cacchio dato che mi dovevo proprio scontrare con una mezzosangue perlomeno potevo scontrarmi con una un’attimo carina no?”
Sento il mio viso che diventa rosso e le lacrime che combattono per non cadere, non qua, non davanti a tutti. Perche` effetivamente tutti hanno sentito, c’e` qualche ragazzo che ride, altri che stanno zitti, vedo gli occhi di una o due ragazze che mi fissano con pieta`. Jasper ha fatto la sua scena, ed ora e` contento. La sua vita continua, la mia si e` fermata.
Corro giu` per le scale, e non mi fermo piu` finche` non sono rinchiusa in camera mia, sul letto a lasciare che le lacrime scorrano e bagnino il cuscino. Non mi frega niente, tanto qua non mi vede nessuno. Non so perche` me la sono presa cosi` tanto, in fondo e` Jasper, il suo mestiere e` offendere la gente, offendere i mezzosangue. Pero` lui non ha offeso me essendo mezzosangue, mi ha offesa secondo il mio aspetto fisico, che lui evidentemente non apprezza. E se non l’apprezza lui puo` essere che non l’apprezza nessun’altro ragazzo? Che i miei sogni di fidanzamento sono solo fantasie? Che nessuno mi amera` mai, nessuno mi invitera` ad un ballo? Cavolo Alexa, sei veramente messa male. Mi alzo e vado a guardarmi allo specchio, l’Alexa che stamattina mi guardava riflessa dallo specchio e` cambiata, ora e` un mostro, e` grassa, ha il naso troppo grande, la faccia troppo rossa, gli occhi troppo piccoli, i capelli troppo banali. Non posso credere che io abbia mai pensato di essere carina. Mi accascio sul letto di nuovo, cavolo cavolo, tutto per uno stupido commento da uno stupido ragazzino che guarda caso e` uno dei piu` popolari della scuola. Cavolo!! Improvvisamente mi cade lo sguardo sulla lettera che stamattina stavo cercando di scrivere, e mi accorgo che in quel preciso momento ho tutta l’ispirazione. Mi siedo alla scrivania e in una quindicina di minuti ho gia` firmato la lettera e l’ho ripiegata in una bustina. Cavolo ho perso quindici minuti, sono in estremo ritardo per Incantesimi. Posso benissimo pisciare di nuovo, tanto ormai! Anzi quasi quasi vado in Guferia e lo affido al primo gufo a cavolo, cosi` non ci ripenso e strappo la lettera. La Guferia e` sull’alto di una torre, e un po` mi ci vuole per arrivarci, sto al penultimo piano quando sento una voce dietro di me. Una voce che non mi piace per niente.
“Signorina Robinson” e` una voce che ti penetra nelle ossa e ti congela dentro, e` ancora piu` fredda dello sguardo di Jasper Lewis, e` la voce di Tom Riddle. Non voglio girarmi, ma non posso continuare avanti come se niente fosse. “Stupida sporca mezzosangue girati!” Mi giro di scatto, non mi conviene non obbedire. “Brava, vedo che un pizzico di cervello ti e` rimasto, adesso signorina Robinson, spiegami perche` non stai con i tuoi compari del quinto in classe” Oh cavolo, mi ero scordata che era Prefetto, mi ero scordata che se scopre che ho saltato la lezione sono morta.
“Be`...dovevo andare al bagno...mi sento poco bene...conati di vomito...” Ma che dico?? Questa non se la beve per niente.
“Questa non me la bevo Robinson!” Ti pareva. Mi accorgo che non l’ho ancora guardato in faccia da quando mi ha rivolto la parola, sono combattuta se farlo o no, se non lo faccio potrebbe vederlo come una mancanza di rispetto, e se lo faccio potrebbe pensare la stessa cosa. Mi decido a farlo, mi ritrovo davanti il suo volto pallido, i suoi occhi pieni d’odio, che gia` tramano una punizione adatta.
“40 punti in meno alla tua casa Robinson, 10 te li ho aggiunti perche` mi hai mentito stupida mezzosangue. Adesso ti conviene dirmi che professore avresti dovuto avere senno` vedro` di metterti in piu` guai di quelli che hai adesso”
“Incantesimi” balbetto.
“Bene, vedro` di provvedere, sono sicuro che il professor Benton sara` felice di avere un’assistente per rimettere a posto la stanza o qualunque altro lavoretto odioso avra` da dare a una viscida mezzosangue come te. Sopratutto a una viscida TRADITRICE mezzosangue” Riddle non esita a sputare, e il suo sputo manca di poco la mia scarpa. So a chi si riferisce quando dice traditrice, si riferisce a mio padre, la voce corre, e tutti sanno come ha rinnegato la comunita` magica. Per i sangue puro non sono solo una lurida mezzosangue, ma pure una traditrice, anche se io non ho avuto niente a che fare con la decisione di mio padre. E` ingiusto, questo giorno e` ingiusto, da Lewis a Riddle.
Devo aggiungere un'altro pezzo, ma aspetto il ritorno della jill, perche` la devo consultare. Questo post verra` quindi di conseguenza aggiornato.
03/03/2008

Volutamente non ho cercato Norwood, dopo quello che ci eravamo detti.
Quello che c’era da scoprire lo avevo tirato fuori, e la cosa era più che sufficiente, per me.
Era giusto eliminare ogni traccia di quel sospetto che Deirdre aveva instillato in me.
No, Edward non poteva interessarmi.
Io dovevo solo lasciar perdere. Non dovevo affatto mettermi in mezzo ad una cosa simile.
Mi aveva ringraziato, scomparendo nel buio.
E forse, perfino pensarci ancora era controproducente.
Mi avvio in sala comune, infastidita questa mattina.
Comincia a darmi sui nervi il “non capire” cosa ho. Forse parlarne con Aedan sarà una buona cosa. Forse Aedan stesso, come sempre, potrà aiutarmi a lasciar fluire tra le dita il filo di questa matassa così ingarbugliata da farmi venire il capogiro, e mi farà stare meglio.
Risalgo dai dormitori di Serpeverde, Jasper giorni prima mi aveva detto ( ridendo ) di un particolare “pettegolezzo” proprio su mio fratello stesso.
Lo ha visto parlare con una ragazza, il che non mi ha stupito al primo impatto, ma senza dubbio mi ha messo la pulce nell’orecchio vispamente.

Io sono il top della curiosità, e non sapere una cosa simile, mi mandava su di giri.
Lo incontro, e mi siedo di fianco.
“Allora, chi è?” domando, senza formalizzarmi. Lui mi fissa, inarcando un sopracciglio.
“Scusa?” chiede a sua volta.
“ Andiamo Aedan, chi è la ragazza con i capelli corvini e gli occhi azzurri?” diretta, mentre scarto una ciocco rana.
Lui sembra focalizzare il centro della mia attenzione, rispondendo semplicemente “ si chiama Julia.” E mi sorride, leggermente.
“Beh? C’è del tenero? Avanti racconta” curiosa sono affamata di particolari.
“Macché tenero?Ma dico…siamo qui da pochissimo e già parli di tenerezze?” lui ride, io non ci troverei niente di strano, a parte il fastidio ENORME che potrebbe causarmi una eventualità del genere, ma decido di non pensarci.
La domanda, è lecita.
“ Quando mi farai conoscere questa bella purosangue che turba il tuo cuore?” e lo dico con un sorriso, sincero.
Lui cambia espressione, facendosi torvo.
“ Non so nemmeno se lo è, a dire il vero. Come ti ho già detto….la tua è supposizione sprecata.” – conclude.
Evidentemente la mia faccia è lo specchio della mia incredibile disapprovazione.
“Nel caso in cui fosse una mezzosangue, tu non ci faresti mai nulla, VERO?” chiedo, incitando quasi una risposta negativa da parte sua. Sperandoci.
“ Lo sai che i mezzosangue mi sono indifferenti” mi bacchetta con la sua voce praticamente assente.
“Aedan, non fare sciocchezze di alcun tipo. Nemmeno se ti si annebbiasse il cervello posso credere che staresti con una mezzosangue!” lo rimprovero, aspramente.
Lui addolcisce l’espressione glaciale, guardandomi.
“Qualsiasi cosa fosse, te la direi, ed è inutile parlare di qualcosa che, nello specifico NON C’E’” sottolinea, tornando ai libri.
Io sbuffo, guardando altrove.
“Piuttosto, avevi bisogno di qualcosa?” riprende.
“Niente, non ho bisogno di niente” saluto, e mi alzo dirigendomi altrove. Questa non deve succedere.
Lo scontro verbale con Aedan mi ha leggermente frastornata.
La possibilità che la sua indifferenza verso i mezzosangue possa condurlo dritto nelle reti di una di loro mi fa rabbrividire, per non dire inorridire del tutto.
No, che mio fratello possa cadere in una rete simile è fuori discussione.
Non è così sciocco, non si farebbe mai incantare da un paio di occhioni e da fluenti capelli corvini che creano contrasto.
No, mi convinco che Aedan non è uno sprovveduto, né ora. Né mai.
Nella notte gli incubi prendono forma, sostanza. Sembrano quasi scenario perfetto di un’apocalisse non annunciata, che aspetta solo il calare delle tenebre per giustiziare coloro che, ignari, si abbandonano a quello che dovrebbe essere un sonno ristoratore.
Sotto le palpebre mostri senza nome prendono colore, lasciando poco spazio al relax.

Un cielo. Familiare.
Flash. La mia Irlanda.
Flash. Io che respiro.
Flash. Qualcuno con me.
Vorrei. Non. Sentirmi. Così. Male.
Flash. Una casa. Così simile a casa mia, la mia dimora nelle campagne verdi ed incontaminate.
No, sogno. Io non sono lì.
O forse si.
Flash. Tutto tangibile.
Vorrei. Non. Sentirmi. Così. Male.
Queste parole sono un crescendo ricorrente in quelle immagini inquietanti ma senza connessioni logiche. Altro bagliore.
Flash. Una voce.
Flash. Maschile.
Flash. La conosco.
Lampi e tempesta in un cielo che non piove. E stormi di corvi che annebbiano la visuale. Fastidio. Dove sono io.
“Dove sono io!” urlo, nel mio sogno. Non riuscendo però a farmi sentire. La voce si spezza in gola come sibilo sinistro relegandomi nell’oblio di un baratro senza fine.
Vorrei capire. Ma non riesco. Vorrei capire. Cosa ombre lucenti nascondono. Cosa mi aspetta.
Perché questo sogno dalle tinte strane e poco chiare adesso? Perché?
Mi lascia cullare nei dubbi e nelle incertezze. Nelle cose che più odio al mondo.
“ Chi sei?” lancio un altro grido, supplica sorda che non trova risposta.
Flash. Una voce.
Flash. Maschile.
Flash. La conosco.
Vorrei. Non. Sentirmi. Così. Male.
Un tocco, lieve ed impercettibile.
Flash. Io che mi volto.
Flash. Due occhi.
Flash. Azzurri.
Flash. Sono i suoi.
Flash. Edward Norwood.
Sobbalzo, ansimando. Come annegato che recupera l’ossigeno mi ridesto, portando la testa fra le mie mani. I capelli fra le dita.
Riprendo coscienza dei miei sensi.
Vorrei. Non. Stare. Così. Male.
Silenzio.
27/02/2008
Oggi c’è la seconda riunione del Club. Devo pensare ad un nome decente, fra l’altro.
Distesa sul molo ad occhi chiusi, lascio che una mano sfiori la superficie dell’acqua, un po’ meno gelida del solito: forse è la primavera che inizia a farsi strada, anche se è ancora un timido tentativo.
Sento che qualcuno si siede accanto a me, alla mia sinistra.
“Julia?”dice la voce di Georgiana.
Apro gli occhi, senza dire nulla. Aspetto che parli.
La mia amica prende un respiro profondo. Poi guarda lontano, al di là del lago.
“Mi fa male vederti così.”
E io non so cosa rispondere.
Il silenzio dura alcuni istanti, finché non mi accorgo che il sole sta tramontando.
"È ora di andare. Ci staranno aspettando.”
Mi alzo in piedi. Georgiana mi rivolge uno sguardo triste ed arrabbiato, poi inizia a camminare davanti a me.
La Stanza delle Necessità si va ingrandendo: non per niente si modifica a seconda delle esigenze di chi la usa. Ci siamo quasi tutti. Scorgo un nuovo viso, fra quelli conosciuti, caratterizzato da una luminosa chioma bionda.
Audrey Salinger, che stringe il braccio di Peter e sembra piuttosto perplessa. Spero davvero di non perdere la pazienza con lei.
Rompo gli indugi e la sottopongo subito al colloquio preparatorio. Non che nutra molti dubbi su di lei: sta insieme a Peter, che ha origini babbane per parte di madre, e la sua migliore amica è figlia di umani senza poteri magici.
È un po’ nervosa, ma supera il test a pieni voti.
“Vorrei dirvi qualcosa.”inizio.
Non amo in modo particolare essere la leader di un gruppo – sono troppo democratica, forse. In ogni caso, mi danno ascolto: le ragazze smettono di ridere, i ragazzi tacciono. Qualcuno si siede, qualcuno resta in piedi.
“Apprezzo moltissimo che voi siate qui, e sacrifichiate il vostro tempo libero per…una causa superiore.”
Perché non mi sono scritta il discorso, invece di andare a braccio, facendomi prendere dall’idea del momento e utilizzando parole troppo solenni? Ormai è fatta, mi stanno ascoltando.
“Questa è un’organizzazione clandestina. Quindi, non potete usare le nostre riunioni per giustificarvi a scuola, per andare via prima dalle lezioni o non svolgere i compiti; i professori, ve lo ripeto, non ne sono a conoscenza. Né dovete farvi particolari illusioni sul fatto che due Caposcuola siano fra noi: svolgeranno il loro compito in modo imparziale, come sempre hanno fatto. Chiaro?”
Cenni di assenso.
“La finalità che ci proponiamo è difendere i cosiddetti Mezzosangue della scuola nel miglior modo possibile. Ovvero, imparando e praticando gli Incantesimi di Difesa. Dovrete saperli maneggiare alla perfezione, per voi…e per gli altri. Non credo ci sia bisogno di farvi notare come la violenza dei Purosangue” la mia bocca si storce in un sorriso amaro, credo “sia aumentata in modo esponenziale.”
Nessuno muove un muscolo.
L’atmosfera tesa viene spezzata dall’arrivo di Carlisle e Eugene. Al limite ripeterò loro il discorso più tardi, anche se dubito ne abbiano bisogno.
Eugene non sembra molto convinto, ma beve il Veritaserum [versione riveduta e corretta di Georgie] e risponde con sicurezza. Poi Georgie si dà all’insegnamento, nonostante un po’ di incertezza iniziale.
Osservo i tentativi di Sebastian di avvicinarsi a lei. Non capisco bene se la mia amica se ne renda conto o no: Seb è del tutto partito per lei.
“Julia, andresti a chiamare Sebastian? Avrei bisogno di lui. Dovrebbe essere da Lumacorno per non so che problema con uno studente del primo.”mi chiede Silente, mentre sono nella Sala Comune. Scrivo il mio nome sul tema di Storia della Magia, e vado alla ricerca di Seb.

La scuola è tranquilla, poche persone si aggirano per i corridoi nonostante sia abbastanza presto. Scendo molti gradini di molte scale per raggiungere i sotterranei del castello, dove si trova l’aula di Pozioni.
Spingo la porta, che si apre con un cigolio. Forse è il silenzio a rendere il suono così sgradevole.
La sagoma maschile che sta scartabellando fra vari libroni mi è molto, troppo familiare.
“Julia…Versten.”dice Tom Riddle.
La sua voce è morbida come velluto, gli occhi scuri sono vuoti come quelli di una statua. È più alto di me, snello. Il suo sorriso sembra appartenere ad una persona affascinante ma incapace di fare del male a una mosca.
Il Caposcuola di Serpeverde misura la mia figura con lo sguardo.
“Che sorpresa.” aggiunge.
Sono pietrificata: non l’ho mai visto da così vicino, da quel giorno non ce n’è mai stata occasione.
La bacchetta è nella tasca interna della divisa che ancora indosso, la sento che punge la mia costola.
Poco più di dieci pollici di legno di rosa. Corda di cuore di drago. La mia unica arma di difesa se decidesse di attaccarmi.
“Hai qualcosa da dirmi?”
Qualcosa da dirgli?
Vorrei potergli vomitare addosso tutta la rabbia, tutto il dolore degli ultimi mesi, vorrei scuotere quel suo viso bianco come il latte, deformarne i lineamenti perfetti, fargli provare nel corpo un minimo di quel dolore che io provo nell’anima.
“Versten, cara, cosa ci fai qui?”
Lumacorno è alle mie spalle: gli sto intralciando la strada, visto che non mi sono mossa dall’uscio. Ho ancora la mano sulla maniglia.
Riprendo il controllo su di me, deglutisco.
“Cercavo Lang, il Caposcuola di Grifondoro.”
"È appena andato via. Abbiamo risolto in fretta.”
Lumacorno mi sorride: credo che mi adori grazie alle mie origini piuttosto inconsuete.
Lascio questo luogo dopo un laconico saluto, e l’ultima cosa che mi resta di questo episodio è la voce di Riddle.
“A presto, Julia.”
Devo calmarmi, devo calmarmi un po’. Non posso tornare in Sala Comune in questo stato.
L’unica alternativa che mi viene in mente è la Stanza delle Necessità.
Raggiungo il settimo piano di corsa, facendo i gradini a tre a tre. Mi sento grata per lo scarso affollamento.
Ora è una piccola cameretta tranquilla.
Una finestra offre una meravigliosa vista sul cielo stellato. Il fuoco arde tranquillo e sicuro; su un tavolino, una tazza di tè fumante e biscotti allo zenzero, i miei preferiti. Mi accoccolo sulla poltrona, togliendomi gli stivali, e bevo il tè.
A poco a poco, sento il suo calore che mi rassicura, e avvolge il mio corpo.
Mi addormento, sfinita.
20/02/2008
«Bacia bene Carlisle?»
La domanda mi piove addosso tutto d'un tratto, cogliendomi di sorpresa al punto da farmi andare di traverso il succo di zucca che stavo bevendo. Tossisco vistosamente, sentendomi bruciare come mai prima d'ora, e automaticamente faccio volare lo sguardo oltre le spalle di Isabel, cercando la chioma fulva del mio... di Carlisle.
«Allora?» insiste lei, inarcando le sopracciglia e fissandomi con i suoi enormi occhi di ghiaccio «Sono sicura che bacia molto meglio di quella bestia di Lewis.» commenta sprezzante, rigirando il cucchiaino nella sua tazza di caffè.
«Su questo non ci piove»interviene Rachel, alzando lo sguardo dalla sua copia della Gazzetta del Profeta per scoccarmi una lunga e penetrante occhiata. Io avvampo ancora di più, se possibile, facendomi piccola piccola sulla panca.
«...veramente io...» inizio a pigolare, presto interrotta dall'arrivo di Audrey, che si lascia cadere accanto a me sbuffando.
«E' una cosa indecente.» sbotta, prima di versarsi della cioccolata calda e agguantare una brioches con rabbia, sprizzando irritazione da tutti i pori.
«Ben svegliata, principessa!» sghignazza Rachel, allungando una mano per scompigliarle i riccioli, ma non fa in tempo ad arrivare a metà strada che un'occhiata di fuoco della Salinger la paralizza.
«No, io dico» riprende a parlare la biondina, posando su di me i suoi enormi occhi verdi e trapassandomi da parte a parte. Non posso fare a meno di sentirmi incredibilmente nuda di fronte a tanta furia gelida. Arretro, inconsapevolmente. «E' mai possibile che dopo tutto quello che ho fatto per te, io devo venire a sapere una cosa del genere dalla bocca di una Tassorosso pettegola incapace di starsene zitta anche in
bagno?» mi aggredisce, puntandomi un indice in faccia. Aiuto.
«Audrey, io non capisco..» balbetto, piuttosto spiazzata. Lei inspira a fondo, rumorosamente, dando ulteriore prova del suo sdegno. Le altre ragazze osservano la scena stranite, senza osar intervenire.
«Ma sentitela, fa pure la finta tonta!» strilla offesa, roteando gli occhi. Mi faccio ancora più piccola, sperando vivamente di non mettermi a tremare nel bel mezzo della Sala Grande che, ringraziando il cielo, non sembra prestarci più di tanta attenzione.
«Cioè, tu ti baci con Carlisle Hunnam e non me lo vieni a dire?!» sbotta alla fine, dopo qualche attimo.
Cala un improvviso silenzio sul nostro gruppetto. Occielo. E adesso cosa faccio? Come mi scuso? Folletti, ha ragione! Lei è stata così gentile con me, così paziente, e io la ricambio in questo modo? Sono proprio una pessima amica, la nonna ha ragione a dire che un cucchiaino è più socievole di me!
«Audrey, io...» inizio a dire, sentendomi gli occhi pizzicare. La bionda mi guarda con la coda dell'occhio, rimestando rabbiosamente la sua cioccolata sotto lo sguardo stralunato della sua migliore amica e di Isabel.
«No, Jillian, no» mi interrompe «Non c'è niente da aggiungere, i fatti parlano da sé. Solo una cosa» fa una piccola pausa, guardandomi truce «Davvero hai creduto che potessi arrabbiarmi per una cosa del genere?»
Rimango attonita, impiegando qualche secondo per dare un significato alle sue ultime parole, mentre sotto i miei occhi il suo viso viene trasformato completamente da una risata argentina. Si sporge appena verso di me, scompigliandomi i capelli per poi stringermi in un abbraccio.
«Sciocchina, non potrei mai!» mi rassicura tra una risata e l'altra, prima di lasciarmi andare e rivolgersi a Isabel, che solo ora noto piegata in due per il troppo ridere, come Rachel.
«Avevi proprio ragione» commenta la Salinger, scuotendo il capo.
«Già, chi l'avrebbe mai detto» le fa eco la sua migliore amica.
Izzie le guarda trionfanti, prima di allungare una mano ed esclamare, allegramente.
«Conosco i miei polli. Fuori i galeoni, su!»
«Avete scommesso su di me?» esclamo, sgranando gli occhi.
«Si» rispondono in coro Audrey e Rachel.
«Diventerò ricca grazie alla tua eccessiva sensibilità, mia cara Jill» miagola Izzie, riscuotendo la sua vincita che ammonta ad un totale di dieci galeoni.
Ladies and gentlemen, bevenuti al tavolo dei Corvonero, dove la normalità non è di casa!
«Cos'è che sta scritto qui, Jill? Non riesco a capire una mazza, scrivi come un cane!» si lamenta Isabel, costringendomi ad alzare lo sguardo dalla radice di Mandragola che sto accuratamente sminuzzando da dieci minuti. Passandomi il polso sulla fronte imperlata di sudore, mi allungo verso di lei buttando l'occhio sul foglio che sta cercando di decifrare.
«Scusa tanto se non sono perfetta nel prendere appunti, eh!» commento vagamente acida «E comunque c'è scritto che l'Essenza di Belladonna va aggiunta dopo trecidi minuti esatti che si ha...» aguzzo la vista, agitando una mano per allontanare una nuvola di fumo violetto che arriva dal tavolo accanto al nostro «...versato la radice di mandragola, ecco.» concludo, raddrizzandomi e tornando a sminuzzare il tubero marroncino.
«Uff» sbuffa Isabel, scrutando il foglio pensierosa «Grazie al cielo Carlisle è a Tassorosso e puoi vederlo quando vuoi, saresti un disastro nelle relazioni a distanza. Finirebbero subito per incomprensione.»
«Ah proposito!» esclamo, cogliendo l'occasione per sviare il discorso dal mio Tassorosso e dare un attimo di tregua alla sue orecchie «Come sta Erik?»
«Oh, lui benissimo» borbotta Izzie, piuttosto brusca.
«Le cose non vanno?» domando cauta, posando il falcetto d'oro e versando la radice nella pozione, che reagisce colorandosi di un affascinante blu scuro. Lei scrolla le spalle.
«Diciamo che non c'è più nulla che debba andare» confessa dopo qualche attimo, le labbra strette in una linea sottile.
«Ah!» esclamo sorpresa, aggrottando la fronte «Mi spiace, non lo sapevo..»
«Oh, non importa!» esclama lei, la voce stridula per lo sforzo di non mostrarsi triste «Perso uno, ne trovi altri cento meglio..»
Abbozzo un sorriso, posandole una mano sulla spalla.
«Quando vuoi, sono qui» mormoro sottovoce, prima di rivolgere un sorriso smagliante a Lumacorno, che ci sfila accanto annuendo per poi dirigersi verso i tavoli dei Grifondoro, con cui dividiamo l'ora, e lanciarsi in una lunga serie di tanto inutili quanto offensivi commenti sulle loro pozioni.
«Grazie» bisbiglia lei di rimando, iniziando a pestare delle fibre di cuore di drago con un pestello di legno chiaro.
Do una mescolata alla nostra pozione, fissando il fumo blu pavone che aleggia sulla superficie, attorcigliandosi attorno al mio mestolo e allungandosi pigramente verso il mio viso.
E così si sono lasciati.
Isabel e Erik, la coppia più legata che abbia mai conosciuto, quasi un anno assieme. Un anno di lettere, di parole riversate su fogli di pergamena a tutte le ore del giorno per riempire il vuoto lasciato dalla distanza. L'ultima volta che ne avevo parlato con lei mi aveva assicurato che le cose andavano alla grande, mi sorprende non poco sapere che si siano lasciati.
Mi sfugge un sospiro, al pensare come possa sentirsi lei in questo momento.
«E smettila di pensare al tuo bello.» mi riprovera istantaneamento, pizzicandomi un guancia con un gran ghigno dipinto sul volto. Le sorrido a mia volta, quando mi annuncia che è arrivato il momento di aggiungere la Belladonna.
La pozione inizia a bollire con più energia, mentre un gridolino di panico puro si leva dal tavolo si Samantha Smallet e Alice McFly, quando la manica della prima prende fuoco. La classe esplode in una fragorosa risata alla vista di Lumacorno che si affanna verso di lei, ballonzolando come una foca che si sposta sul ghiaccio, spruzzando acqua da tutte le parti e schizzando buona parte delle Grifondoro sedute nei paraggi.
«Atletico..» commenta Blaine, sghignazzando apertamente. Izzie gli da man forte, annuendo.
«Sempre più ogni giorno che passa.» commenta lapidaria, gettando anche le fibre di cuore di drago nel calderone che dividiamo. Uno sbuffo di fumo magenta, un vago profumo di zolfo e un leggero schiocco: la pozione è pronta.
Con aria soddisfatta, la mia amica spegne le fiamme con un colpo secco di bacchetta. Abbiamo giusto il tempo di versarne un po' in una fialetta che Lumacorno sospira con aria esageramente affranta, annunciando alla classe che l'ora è finita. Tempismo perfetto.
Ultimamente la biblioteca è sempre più vuota.
Io continuo ad avere un debole per questo posto: nei suoi silenzi e nel suo tempo cristallizzato c'è sempre spazio per i miei pensieri, è l'unico luogo al mondo dove posso perdermi e poi trovarmi tra le pagine di un volume di vecchie favole norvegesi o di leggende irlandesi.
Sfioro le pagine del pesante tomo che ho recuperato con non poca fatica, avvicinandolo al volto: le pagine sono ingiallite, sanno di antico, e sono sottili come carta veline, fitte fitte di minuscoli caratteri. Tenendo
accanto a me un foglio di pergamena immacolato e una piuma nuova, mi immergo nella lettura, scribacchiando di tanto in tanto qualche parola e interrompendomi solo per vedere che ora è: ho appuntamento con Carlisle nel tardo pomeriggio e non sto più nella pelle all'idea di rivederlo in un contesto che non sia una qualche lezione condivisa. Pizzicandomi le guance, mi obbligo a rimanere concentrata. I compiti non si finiscono soli.
Lavoro in fretta, alla scoperta di un universo parallelo fatto di formule, di movimenti, di piccoli particolari da tenere a mente per una buona riuscita dell'Incantesimo finale e, quando finalmente rialzo la testa, ho il collo tutto indolenzito e gli occhi arrossati a causa delle minuscole lettere che mi sono obbligata a leggere. Mi stiracchio, mentre mi si gonfia il cuore per la felicità e la paura di rivedere Carlisle dopo il fatidico giorno nella botola. Chi l'avrebbe mai poi detto che sarebbe stato Eugene, il ragazzo meno adatto alla casa di Tassorosso di tutta la storia di Hogwarts, a farci...mettere assieme, ecco. Ancora non riesco a dirlo tanto mi sembra irreale.
Recupero la borsa e mi avvio tra gli scaffali, per rimettere il libro al suo posto. E' quasi buio, ormai, e le candele servono a ben poco in questo gigantesco labirinto costretto a ripiegarsi su se stesso per la mancanza di spazio. E' una reazione più che giustificata, quindi, il mio urlo nel vedermi comparire davanti il volto inespressivo di Tom Riddle. Porto una mano al petto, prima di chinarmi a raccogliere il libro che ho lasciato cadere per lo spavento.
«Le tue reazioni sono sempre così esageratamente rumorose?» indaga quasi infastidito, incrociando le braccia al petto.
«Quando le persone emergono dall'ombra come fantasmi, è il minimo.» replico, seccata da un fastidio completamente immotivato. Lui arriccia le labbra, mentre mi alzo in punta di piedi per rimettere a posto il tomo. Certo che la cavalleria non è proprio di casa.
«La cavalleria è ben che morta, da moltissimo tempo. Mi sorprende che tu non lo sappia, Corvonero.»
«Protego» sibilo, concentrandomi per scacciarlo dalla mia mente. Manca solo che scopra qualcosa che non deve sapere. Lui si lascia andare ad un sorriso, un gesto di pura cortesia che non si estende agli occhi. Quelli rimangono inespressivi, neri e senza fondo, fissi sul mio volto.
«Notevole..» commenta sotto voce, facendosi più avanti nel raggio di luce di un candelabro argentato «Davvero notevole.»
«Cosa vuoi, Riddle?» taglio corto, stringendo forte la tracolla della borsa.
«La risposta» replica lui, sollevando il mento con la sicurezza di chi si aspetta qualcosa di ben preciso «I tempi sono maturi abbastanza.»
«Maturi abbastanza per cosa?» domando, senza essere davvero sicura di voler sentire la risposta.
«Per prendere una decisione, Corvonero. O noi, o loro.»
«Non capisco di cosa tu stia parlando» abbasso lo sguardo, a disagio. Voglio andarmene da qui, voglio andarmene subito.
«Oh, non essere sciocca, sai benissimo di cosa sto parlando. Te l'ho spiegato tempo fa, in questo stesso posto: si tratta di prendere una decisione, si scegliere da che parte stare. Dubito fortemente che una ragazza sveglia come te non abbia capito cosa sta succedendo tra queste mura... Hogwarts è così piccola, le voci circolano..»
«Continuo a non capire» mi irrigidisco, prendendo in considerazione l'idea di sfoderare la bacchetta. Ma non sarebbe una buona idea, non ho nessuna intenzione di finire come Ida, di diventare un corpo freddo trovato per caso nel bel mezzo di una biblioteca scolastica. Fa caldo, qui dentro. Tanto caldo. Sbatto le palpebre, lottando per tenere vivo l'incantesimo che lo esclude dai miei pensieri e al tempo stesso cerco disperatamente un modo per potermene andare viva. Perché non arriva mai nessuno, quando ce ne è bisogno?
«Si tratta di diritti, Corvonero» prosegue lui, agitando una mano in aria con noncuranza «C'è chi è degno della magia e che non la merita. Persone dal sangue sporco che fanno sfoggio di poteri che non spettano loro per diritto e che ne fanno un vanto...» il suo volto si contrae per la rabbia, sfigurandosi per qualche attimo prima di tornare inespressivo come sempre.
«Alquanto presuntuoso da parte tua nominarti difensore dei Purosangue» commento, arretrando. Un rumore, qualche fila più in là, riaccende in me la speranza.
«Qualcuno doveva pur farlo» i suoi denti brillano, illuminati dalle fiammelle delle candele, mentre continuo a muovermi. Lui mi segue, fedele come un'ombra.
«Per quanto... notevole, possa essere questa presa di posizione, non capisco cosa tu voglia da me.»
Un altro passo, il rumore si fa più forte.
«Il tuo dono, Corvonero, è un dono utile. L'arte degli Incantesimi non è alla portata di tutti, persino tra i più nobili vi sono elementi incapaci di padroneggiarla come sembri poter fare tu. E il tuo sangue.. oh, il tuo sangue è oro zecchino, tra i più puri del paese. Due peculiarità che fanno di te una strega incredibilmente interessante, nella mia ottica.»
«Un'ottica che però non sai se condivido» una curva, imbocco un corridoio più largo.
«La persuasione è il mio forte»
«E' una minaccia?»
«La vivi come tale?»
«Dovrei?»
«Dipende dalla tua scelta»
Questo scambio di battute mi sta stancando. Sento l'incantesimo vacillare sotto la forza degli attacchi di Riddle, devo assolutamente andar via.
«Jillian?»
Grazie, cielo. Mi volto, sollevata, verso Carlisle, comparso magicamente alle mie spalle.
«Oh, eccoti qui!» esclama, venendomi incontro con un largo sorriso che non ricambio, tornando a voltarmi verso il caposcuola di Serpeverde che osserva la scena con la sua solita, eterna, espressione impassibile.
«Buona sera, Hunnam» saluta, apparentemente cortese.
«Riddle» un cenno rigido del capo, il suo braccio che si serra protettivo attorno alla mia vita.
«Vedo che la mia presenza è di troppo» commenta il Serpeverde, vagamente ironico «e per di più inutile.» Gli occhi neri si alternano tra me e Carlisle, scrutandoci ora con disprezzo. «Sarà meglio che vada. E' un vero peccato, McKanzie. Un vero peccato. Hunnam..»
Man mano che l'eco dei suoi passi si fa sempre più debole lascia che lo scudo di magia evocato nella mia mente si dispersa, sabbia spazzata via da un turbine di pensieri. Carlisle mi stringe le mano, costringendomi a guardarlo e scostandomi una ciocca di capelli.
«Tutto bene?» mi chiede, intrappolandomi nei suoi occhi azzurrissimi. Annuisco, come in trance, prima di scuotermi.
«Ah! Che ci fai qui?» gli chiedo, agitata.
«Niente, siccome non arrivavi ho pensato che ti fossi persa da qualche parte» mi pizzica il naso, allargando il sorriso «E il primo posto dove si cerca una Corvonero smarrita è la biblioteca.»
«Spiritoso» gli faccio una linguaccia.
«Fortuna sono venuto a cercarti, comunque» aggiunge cupo, trascinandomi via dalla biblioteca, nell'aria fredda e fresca del corridoio. Cammina in fretta, apparentemente senza meta. «Cosa voleva da te?»
Non serve chiedere chi, è scontato.
«Che mi unissi alla sua cricca.» replico sottovoce, dopo aver superato un gruppetto di sospiranti Grifondoro.
«E tu?» la sua voce rimane salda, dolce e profonda come sempre, ma le sue dita si stringono con
maggior forza attorno alla mia mano e il suo respiro si fa di poco più affannoso.
«Secondo te?» replico, mentre ci affacciamo su un piccolo colonnato che circonda un giardino ancora coperta da qualche rimasuglio di neve. mezza sciolta in una poltiglia grigia come il cielo che ci sovrasta
«Hai ragione, scusami.» mi abbraccia stretta, affondando il viso tra i miei capelli «E' solo che se penso a quello che ha fatto ad Ida..» lo sento irrigidirsi «...perdo il controllo, ecco.»
«Lo so, Carlisle, lo so» mormoro, posando le mani sulle sue guancie e tirandolo appena verso di me: mi alzo in punta di piedi, baciandolo una, due, tre volte, sino a sentire il suo respiro tranquillizzarsi e la mia faccia bruciare.
«Sembri una coccinella» sussurra al mio orecchio, cullandomi appena «La smetterai mai di arrossire?»
«Ah ah» scuoto il capo «Non credo proprio»
«Meglio.» sentenzia soddisfatto, rubandomi un bacio «E sai perché?»
«No, non riesco a concepire una ragione per cui dovrei continuare ad andare a fuoco ogni volta che ti avvicini a me.»
Ride. Probabilmente è uno dei pochi esseri umani che riescono ad essere bellissimi anche sotto questa luce grigio topo.
«Perché il rosso coccinella ti fa sembrare ancora più adorabile»
Altro bacio.
20/02/2008
“Ciao Jasp, cosa stai facendo?”dice Ed, entrando nella nostra stanza.
Non gli rispondo, ma gli chiedo notizie. Notizie delle ricerche che Scarlett sta svolgendo per e con lui. Giusto l’altro giorno l’ho vista parlare animatamente con il fratello in Sala Comune[ero di passaggio dopo gli allenamenti di Quidditch]; poi era andata via. Poco dopo, mentre mi sorbivo una Burrobirra bollente, un vero toccasana dopo tutto il freddo preso, Julia Versten era andata a parlare con lui.
Non avevo potuto fare a meno di trattenere un sorriso sardonico. Il fratello di Scarlett Lywelyn, che strana scelta. Come se avesse parlato con un fratello di Ed, o di Deirdre. Povera cara.
“Sì, ha trovato qualcosa, qualcosa di importante.”
“Spiegati.”dico, mentre si avvicina e si siede accanto a me.
“Le è arrivata una lettera, e delle informazioni. E mi ha detto…”la sua voce si abbassa di colpo, e la porta si apre.
Morgan Lancaster si ritrova addosso i nostri sguardi infastiditi.
“Beh, ragazzi. Questa è anche la mia stanza. E ora devo studiare.”bofonchia.
Il nostro ex amico si allunga sul letto, masticando una Cioccorana, e inizia a leggere a bassa voce una serie di appunti di Incantesimi, per imprimerseli nella memoria.
Lo sguardo di Ed è lontano.
Io ho circa otto anni. Un bambino con i capelli ancora biondi, e gli stessi occhi verdi.
Accanto a me, c’è un ragazzo bellissimo. È alto, biondo e ha gli occhi castani. Sorride timido.
È mio fratello, Gabriel Sean Lewis.
Questa è l’ultima fotografia che ci scattarono insieme: solo io e lui, nel giardino della nostra casa.
Sean aveva diciassette anni, quando è morto.
L’ho saputo origliando da dietro la porta del salotto: i miei genitori, attoniti, riuscirono a litigare anche su quello.
Io ero corso via, rifugiandomi a piangere sotto le scale.
Immagino che cosa possa avere provato il mio amico ad assistere all’uccisione di suo padre. Cerco di amplificare per mille ciò che provai io, quel giorno.
Non lo so. Non lo so.
È troppo diverso.
Mio fratello morì per un incidente. Non fu ucciso da nessuno. Quindi io non ho mai pensato di potermi vendicare.
Sono assorto nei miei pensieri da un pezzo, tanto da non accorgermi che la Sala Comune si è popolata di Serpeverde.
Mi guardo in giro.
Occhi scuri.
Uno sguardo inespressivo.
Tom Riddle mi fa segno di avvicinarmi.
“Ti vedo pensieroso, Jasper.”
Non mi chiama per cognome, come fa di solito; anche la sua voce è quasi dolce. Prende la foto che stringo nella mano destra. All’improvviso mi sento in imbarazzo, come se mi avesse visto nudo.
“Tu, chiaramente. E…?”
“Mio fratello. Sean.”
Annuisce.
“Morto?”
“Sì.”
“Come?”
La sua voce è cantilenante e melodiosa, come una musica gentile che accarezza l’orecchio. Una ragazzina del quarto lo fissa adorante.
Non mi ero mai reso conto più di ora del suo potere di seduzione.
“Una rissa. Lo hanno trovato pestato a morte.”
Riflette per un attimo, poi si china verso di me e sussurra:
“E questo non ti fa mai venire in mente nulla?”
“Che cosa?”
Sono ipnotizzato, del tutto in suo potere.
“Un mago ucciderebbe mai con la violenza fisica? A calci, pugni e bastonate?”
Non so rispondere. Non credo di avere ancora la capacità di pensare autonomamente.
“No. Soltanto uno stupido Babbano potrebbe farlo. Un mago userebbe…”
Non completa la frase. Mi riconsegna la fotografia e se ne va, salutandomi con un:
“Pensaci bene.”
Un Babbano.
Mio fratello ucciso da un Babbano?
Eppure quello che dice Riddle non è stupido.
Mi vengono in mente tutti i discorsi di mio padre. Le rare volte che ci vediamo, è ovvio. O lo sguardo di mia madre, quando le parlo dei Babbani che mi infastidiscono. Per quanto con nessuno dei due abbia mai, e dico mai, affrontato l'argomento. Dal giorno dopo le esequie, il nome di mio fratello li azzittiva immediatamente.
Nei miei ricordi, trovo conferma di quanto ha detto Tom Riddle. L'erede di Serpeverde. Colui che merita la mia stima eterna e la mia obbedienza incondizionata, per il suo sangue e per le sue qualità.
19/02/2008
QUALCHE GIORNO FA.
Fisso Lumacorno, senza sbattere le palpebre. In realtà non muovo proprio niente, neppure respiro. I rintocchi della pendola barocca appesa alle sue spalle riempiono il silenzio teso che ha assorbito ogni parola. Lumacorno mi scruta come ad aspettare la mia reazione. Silenzio. Serro le dita attorno al mio compito di pozioni, una E, lo zucchero per indorare la pillola amara. Ora il foglio è orribilmente stropicciato, e nient'altro. Mi alzo, piano, senza smettere di guardarlo, con gli occhi appena socchiusi.
« Arrivederci.. » mormoro spostandomi verso la porta. Non risponde neppure; evidentemente si è servito di uno dei suoi intrugli per prendere la forza e l'incoscienza di convocarmi.
Il mio indice sfiora le pietre ruvide della parete dei sotterranei; entro in sala comune, gli occhi bassi. Non ha senso cercare sguardi, visto che l'unica persona che ho voglia di vedere si trova nella sua camera. Infatti, distinguo la figura di Catherine che mi aspetta sulla porta.
« Allora? » sussurra, come se non volesse turbare la pace di quest'uggioso pomeriggio scozzese.
« Ho bisogno di sedermi. » le rispondo, già sul punto di accasciarmi sul pavimento.
***
ora di cena. « Ehi, Violet. » riconosco la voce, ma è il tono ad essermi nuovo. Cerco con lo sguardo il viso di Lenore Swart, e lo trovo oltre il pollo arrosto. Non mi ha mai chiamata per nome, e c'è voluto del tempo anche perché smettesse di usare insulti - non credo che sia stata felice di vedersi fregare Ed da sotto il naso.
« Mi dispiace per tuo cugino..davvero. » fa un mezzo sorriso.
Rimane da capire come faccia a saperlo: l'unica a cui l'ho detto è Catherine, e quello che è successo .. Quello che è successo è che mio cugino Loch è stato preso. Alla fine del processo, andrà ad Azkaban. Dopo aver parlato con Lumacorno, mi sono chiusa in camera, dove non ho pianto affatto: mi si sono bloccate le emozioni. Mio cugino, il mio migliore amico, andrà ad Azkaban, e io non lo rivedrò mai più. Mai più.
Rialzo la testa in tempo per vedere Edward che chiacchiera ancora con Scarlett Lywelyn. Non ho parole.
19 FEBBRAIO.
Buon compleanno a me. Violet Traviston raggiunge oggi la maggiore età, incredibile a dirsi. Il mio desiderio per oggi è che Scarlett e Deirdre scompaiano nel nulla.
Socchiudo gli occhi, poi lentamente mi metto a sedere sul materasso. La stanza è ancora semibuia, ma vedo un pacco enorme posato ai piedi del mio letto, probabilmente da parte dei miei. Sorrido insensatamente, posando i piedi sulla pietra gelida.
« Buon Compleanno! » trilla Amber, scattando in piedi. Le nostre due deliziose compagne di stanza, grazie a dio, sono già sparite a nascondere le loro sembianze di arpie con chili di makeup. Comincio a rimpiangere Eveline Sanders: almeno lei era educata e gentile, e obbligava anche la Blackster ad esserlo.
« Grazie, Amber. » Mi vesto in fretta, e mi precipito in bagno a preparami. Dev'essere una giornata straordinaria, e basta. Non ammetto imperfezioni.
« Vi, auguri! » trilla un gruppetto di ragazze del quinto quando esco in corridoio, ma vengono subito superate da Cate, che mi abbraccia ancor prima di rivolgermi la parola.
« Auguri Auguri Auguri! » trilla, sbattendomi in mano un regalo avvolto in carta bluette.
« Grazie, Cate. Ti voglio bene. » scarto il pacchetto mentre saliamo le scale, e quasi cado giù quando vedo di cosa si tratta. « Non dovevi. » mugolo tenendo tra due dita uno specchio di piccole dimensioni,ma di cui conosco perfettamente le funzioni: è un avversaspecchio, ed è mio. Abbraccio Caterine, che dopo poco viene raggiunta da Quentin, il suo ragazzo.
E' il mio compleanno. Ho diciassette anni. Verso di noi avanza Riddle, seguito da Lenore ed altri del suo gruppetto.
« Buon compleanno, Traviston. » mi dice in tono vagamente derisorio, ma probabilmente è solo il suo tono abituale. Lenore mi saluta gentilmente con la mano, e sussurra la parola 'auguri'. Stiamo socializzando, che cosa carina.
Entriamo in Sala Grande. Sul tavolo di Serpeverde, al mio solito posto, è posato un pacchetto, ben visibile; in realtà mi auguravo che ci fosse Edward, ma di lui non una traccia. Mi siedo, continuando a rispondere agli auguri dei miei compagni. Osservo il pacchetto: è davvero piccolo, e ci metto poco a scartarlo. Dentro c'è un sassolino perlaceo, levigato, e un biglietto.
Al lago.
Riconosco la calligrafia di Edward. Stringo nel pugno il sasso che mi ha consegnato, mi alzo ed esco subito. Il tempo è grigio, ma la giornata mi sembra comunque splendida. Galoppo verso il lago, lasciando che le scarpe e l'orlo del mantello si macchino di fango.
« Finalmente. » sento la voce di Ed, e dopo poco lo vedo comparire da dietro un grosso albero. Sorride. Mi cinge i fianchi con delicatezza, e mi bacia, sollevandomi leggermente da terra. « Buon compleanno. » Sorrido, baciandolo di nuovo.
Mi stringe la mano, prendendo a camminare. « Ti ricordi? Al secondo, mi hai fatto cadere nel lago durante erbologia. E al primo .. » ride « ti ho aiutata a scendere dalla barca, il primo giorno. credo che sia stato in quel momento, che hai iniziato a piacermi. »
18/02/2008
Non ho per niente voglia di alzarmi dal letto, ma devo farlo.
Doccia, vestiti, libri.
Una mattinata scolastica di routine mi attende. La professoressa Merrythought oggi è più insopportabile del solito. Il suo metodo di insegnamento è un inno alla disorganizzazione. Verifiche messe a caso, interrogazioni non programmate, momenti di follia quando si rende conto di non avere ancora nessun voto alla fine del quadrimestre. Il mio pensiero, per la prima volta dopo molto tempo, corre ai M.A.G.O. che ci aspettano alla fine dell’anno. Inutile dire che per Difesa contro le Arti Oscure mi aspetto il peggio.
Per fortuna, l’ultima ora è di Astronomia. Stiamo affrontando le teorie di Newton e Keplero sulle orbite planetarie, quindi la parte pratica, che si svolge di notte, per il momento è accantonata.
“L’aneddoto della mela che cadde dall’albero sulla testa del vecchio Isaac è una sciocchezza, ma deve servire a farvi capire…”
Mi sforzo di restare sveglia e concentrata, ma è davvero difficile. Georgie tenta di rivitalizzarmi un po’.
“Allora, ho visto che hai conosciuto il nuovo acquisto della mia Casa.”
“Aedan…Lywelyn?”
“Sì, il ragazzo dagli occhi di ghiaccio. Due giorni che è qui, e già vi salutate.”
“Eh, certo. Il prossimo passo sono le partecipazioni di matrimonio. Scherzi a parte, mi ha chiesto un’indicazione per raggiungere i vostri dormitori. E così ci siamo conosciuti.”
“Si, si. Se lo dici tu.”
“Georgiana…”dico con voce stanca. Non sono molto dell’umore, no.
“In ogni caso, speriamo che non vada a ingrossare le fila dei Riddle-boys.”
Non posso trattenere una risata spontanea. Grazie, Georgie, tu sai come risollevarmi il morale.
“Perché dici questo?”chiedo, non appena mi riprendo. Crale mi rivolge uno sguardo stranito.
“Sua sorella è fra le nostre care Serpi, e anzi, le voci di Tassorosso dicono che sia già partita all’attacco di Norwood.”
Stiamo zitte tutte e due. Poi l’ora finisce e siamo libere di andare a pranzo.
Torno in camera, ho un estremo bisogno di sciacquarmi il viso e di stare da sola per qualche minuto. Lo specchio del bagno mi rimanda un volto pallido, segnato dalle occhiaie che mi fanno gli occhi più azzurri e più profondi, con degli zigomi sporgenti che non mi appartenevano.
“Julia, ti prego, mangia qualcosa.”
La frase che quasi tutti mi ripetono ai pasti. Georgie, Sebastian, Garet, Peter, perfino Silente. Non mi sto affamando, ma non ho appetito, non sento i sapori. Mi nutro perché è necessario alla mia sopravvivenza, non perché mi dà piacere.
Mi asciugo il viso, e stendo un nuovo strato di fondotinta, cercando di riparare ai danni. Un colpo di pettine ai capelli e mi avvio verso la Sala Grande per il pranzo.
Nel corridoio, Carlisle Hunnam mi intercetta, e coglie l’occasione per presentarmi in maniera ufficiale il suo amico.
“Vi sarete di certo già visti…” dice “Julia, lui è Eugene Pennington. Eug, ti presento Julia Versten.”
Un Tassorosso del sesto anno con i capelli biondissimi, che mi sovrasta di tutta la testa. Mi sento piccola, all’improvviso, scrutata dai suoi occhi, molto più maturi del suo aspetto. Carlisle non fa mai niente per caso.
“Non è possibile!”esclama Georgiana, sedendosi accanto a me e a Sebastian, che subito arrossisce.
“Che cosa?”
“Crale mi ha dato un plico di documenti da portare al ragazzo dagli occhi di ghiaccio. Solo che io ho un tema di Trasfigurazione ancora da iniziare…non ho tempo! Senti, Jules…”
Le rivolgo uno sguardo interrogativo.
“Non è che lo faresti tu per me? Portagli questi fogli e che se la cavi da solo.”
Non è una domanda, anche se è formulata come tale. Così afferro la mia borsa con la divisa da Quidditch[mi aspetta un allenamento pomeridiano], prendo i fogli e mi dirigo verso la figura di Aedan Lywelyn, che ha un libro chiuso in mano ed un’espressione pensierosa.
Mi siedo di fro
nte a lui, e gli porgo il plico. Lui sembra non accorgersi della mia presenza.
“Aedan?”
Alza il capo di scatto, e mi dice:
“Si?”
“Ti ho portato questi, te li manda Crale. Credo che siano dispense delle varie materie.”
“Grazie.”risponde, prendendole in mano e dando loro una rapida sfogliata “Scusami, ero un po’ soprappensiero.”
“Ho visto. Nostalgia di casa?”
“No, non direi.”
Poi nota la mia borsa.
“Cos’è quella roba?”
“Ho gli allenamenti di Quidditch.”
Sembra abbastanza meravigliato.
“Ma guarda un po’…anch’io gioco a Quidditch. In che ruolo?”
“Cacciatore.”
“Che coincidenza sospetta…”dice, sorridendo.
Lo sguardo mi cade sull’orologio a pendolo alle sue spalle.
“In effetti, devo proprio andare. L’allenamento inizia fra venti minuti, e io devo ancora cambiarmi.”
Mi alzo in piedi.
“Allora non vedo l’ora di affrontarti sul campo.”ribatte.
“Vedremo proprio chi vincerà!”
E ci salutiamo con un sorriso.
“Ahia!”esclamo.
Un livido corre per il mio braccio destro, grazie ad una Pluffa mal direzionata da uno dei Battitori, che mi ha colpito di striscio, vicino alla spalla. Qualcuno ha appena cercato di farmi voltare.
Il mio umore non è dei migliori di per sé, e non può fare altro che peggiorare.
“Cosa diavolo vuoi?!”dico, cercando di non ringhiare come un lupo.

Geert Wellington sembra sconcertato dalla mia reazione. Poi nota che mi sto tenendo il braccio, per proteggerlo da ulteriori aggressioni, e forse un collegamento scatta nella sua mente.
“Allenamento, vero?”
“Già. Una Pluffa impazzita e un Battitore che ha perso il lume della ragione per un istante. Hai bisogno di qualcosa?”chiedo.
Stavolta la mia voce si addolcisce. Forse anche perché il dolore va scemando.
“Volevo scusarmi con te.”
A fatica non spalanco gli occhi per la sorpresa. Scusarsi con
me?
“Sebastian mi è venuto a cercare e mi ha spiegato a cosa servivano gli ingredienti che avevate sottratto dalla dispensa di Lumacorno.”
‘Seb, che balla ti sei inventato?’ vorrei chiedere al mio amico. Ma non posso fare altro che assentire con il capo. Forse ha risolto la situazione.
“Mi rendo conto che sia difficile per te, ecco. E io sono venuto lo stesso a infastidirti con i miei sospetti. Non sapevo che si trattasse si una pozione per dormire. Mi dispiace infinitamente, Julia. Il tuo aspetto provato avrebbe dovuto parlare da solo, ma…”
Fermo questa autoflagellazione. Non credo di essere in grado di sopportare altre scuse.
“Geert, lascia perdere. Quel che è fatto è fatto.”
Credo sia dispiaciuto sul serio. Leggo tristezza nei suoi occhioni castani: di colpo, mi ricordo che fino a poco tempo fa era il fidanzato di Deirdre Blackster, una Riddle-girl sfegatata, per dirla alla Georgie.
Che coppia improbabile.
Mi lascia andare dopo un’altra serie di scuse, che riesco a troncare solo salutandolo e iniziando ad allontanarmi.
Un pozione per dormire.
Quanto ne avrei bisogno.
Non riesco a piangere.
Non riesco a dormire.
Sono come paralizzata, intrappolata nel ghiaccio dal mio dolore, dalla mia rabbia.
17/02/2008
cinque del mattino. Risalgo in camera. La conversazione con Norwood mi ha sfiancata. Eliminando, ovviamente, l'esser stata buttata giù dal letto in piena notte.
Non faccio altro che pensarci. Gli ho promesso di fargli sapere qualcosa. Oddio, non che lo abbia promesso veramente, non ho usato simili termini, ma... credo sul serio che abbia bisogno di una mano.
Siedo sul materasso, le coperte scostate. Silenziosa guardo fuori, una notte che comincia ad impallidire, lasciando spazio al giorno. Deirdre dorme ancora, peccato, avrei voluto dirle cosa è successo.
Anche se, la nostra stanza non è il luogo migliore viste le...presenze. Sospiro, aspettando ancora un pò prima di vestirmi come se nulla fosse. Arriverò prima in aula, questa mattina.
Ora di Difesa contro le arti Oscure. Totale assenza. Appunti poco logici sul quaderno.
Aedan. Devo parlare con Aedan.
Sala comune, detesto andarci. Ma devo, se voglio trovare mio fratello. Entro senza guardare nessuno se non lui, seduto su un tavolo in disparte rispetto agli altri.
Siedo di fronte, incrociando le mani
"dobbiamo parlare." - esordisco.

Lui chiude il libro, con un gesto fluido della mano, tenendolo sul palmo
"ciao sorellina, sto bene grazie, e tu?"- ironico. Sorrido. Cambio posto,sedendo di fianco a lui,cingo le sue spalle, dando un bacio sulla guancia.
"tutto bene,grazie." - vocina dolce-
" possiamo parlare, ora?"- sorriso innocente.
Lui scuote la testa, sorridendo,ed annuisce. Mi manca, il mio Aedan. E per un attimo vorrei scucire quell'odioso cappello che lo ha collocato altrove.
Chiaccheriamo su come siano andati i primi giorni di scuola, su quanto Hogwarts sia grande rispetto a Durmstrang, talmente tanto da non vederci quasi più. Somiglia ad un rimprovero, il suo. Lo fisso, mentre rispondo
" ho avuto da fare.."- annuisco.
Lui inarca un sopracciglio. Mi legge in faccia la bugia, maledizione! Detesto quando succede.
Mantengo la calma, reclinando la testa di lato. Assolutamente innocente. eh si.
"ok..che cosa, per esempio?" - colpo basso. Mio fratello vuole farmi crollare. Ma io non mollo.
" e va beene." - gioco la carta dello scherzo-
"mi sono perdutamente innamorata di un mio compagno di casa, passiamo tutto il tempo libero in camera mia lontani dagli occhi di tutti a svolgere compiti...intimi" - la sua espressione cambia. Ed io rido.
" scemo. Ho avuto da fare, te l'ho detto. Adesso...volevo chiederti una cosa." - mio fratello torna in sè, dopo essersi ripreso dallo shock per la mia battutaccia.
"dimmi pure.E che sia una cosa seria." - sottolinea scrivendo una cosa sul suo block notes.
" tu...ricordi...quando i nostri genitori parlavano della setta Gaeltach?.." - cerco di intraprendere il discorso nel modo più normale possibile.
Lui interrompe fulmineamente quello che stava svolgendo,per rivolgermi la sua attenzione completa.
" che...cosa hai detto?" - la sua voce si abbassa notevolmente. Gli altri non devono sentire. Ricordo, quando mio padre parlava di silenzio assoluto attorno alla setta, sconosciuta quasi da tutto il mondo magico, e potente proprio per l'alone impalpabile attorno ad essa.
"mi hai sentito Aedan.." -cerco di non sembrare troppo insistente.
"Scarlett, perchè vuoi saperlo? Lo sai che sono cose alle quali è meglio non interessarsi." - mi interrompe subito, mio fratello è matto quanto me e ne saprà a bizzeffe, ma l'idea di proteggermi a volte lo fa sembrare troppo...iper prudente. Solo con me, però.Mpf.
"andiamo...lo sai che sono curiosa..." - mi poggio sulla sua spalla. Applicando la classica tattica da dolce cerbiatto.
Lui esita, prima di cominciare.
" c'è qualcosa che non so?" - mi domanda.
Scuoto la testa, immediatamente.
"No, affatto." - mento sapendo di mentire.
Lui sospira, agitando la matita fra le dita. Mi parla di simboli, di storie e maghi antichi. Di casate, eredi e generazioni. Di incantesimi senza tempo e storie macabre, forse impronunciabili.
Lo ascolto, bevendo le sue parole, fino a tardo pomeriggio, quando la mia attenzione viene attirata da Deirdre, che mi cerca in lungo ed in largo.
Mi avvicino all'orecchio di mio fratello, stringendolo mentre gli sussurro un
"grazie" al quale lui risponde con un bacio.
Prima di alzarmi ed andar via, oltre la porta, verso Deirdre, velocemente. Senza voltarmi verso la sola persona che non avevo mai tradito e che mi ha fatto male...tradire.
E penso, nello stesso istante, che se non avesse parlato, lo avrei costretto a farlo. Lo avrei indotto a farlo. E la cosa mi fa riflettere.
Perchè.
Perchè arrivo a pensare questo, su mio fratello. Poi scuoto la testa. No, Aedan non lo toccherei mai. Nemmeno per questo. Nemmeno per....Norwood. (credo)
Dopo il nostro dialogo, non avevo più parlato con Edward.
Ci eravamo lasciati con un laconico
"cercherò di sapere dell'altro" , ma nulla più. Non gli ho detto nulla, e forse ho sbagliato, ma in questi ultimi giorni mi sono volutamente sfilata via del tempo per studiare,dedicandomi alla totale brama verso la setta Gaeltacht.
Ho fatto ricerche su ricerche in biblioteca, tradotto dei testi in gaelico antico sperando di trovare delle informazioni che sfuggivano alle mie conoscenze. Ho parlato con Aedan, senza scendere in eccessivi particolari. Mentirgli mi ha fatto male. Ma non potevo tradire la fiducia di Norwood.
Mio fratello e le sue informazioni da chiacchera familiare mi sono stati utili. L'ho salutato con un bacio sulla guancia ed un abbraccio, ignaro della soddisfazione che mi avesse dato. Sono scesa di corsa nelle mie stanze. Ho scritto tre missive da far partire nell'immediato.
Di mio pugno, nel gaelico più antico che conosco, mi sono rivolta ad alcune delle famiglie di maghi più vecchie dell' Irlanda. La più potente è la mia. Alla vista del cognome Lywelyn, probabilmente qualche risposta me l'avrebbero data.
Il passare delle ore è stato snervante, per non dire fastidioso. Ma in serata, ho ricevuto le risposte chieste. Apro la busta, forse leggermente sfiduciata. Riconosco la calligrafia minuta di Abraham Sheumais, vecchio mago sul quale aleggiano leggende di spiriti e reincarnazioni. Roba folcloristica.
Leggo il testo, fremente. Mi allega alcune pagine, ingiallite, da tradurre. " Posso farcela "- dico a me stessa apprestandomi a dare un significato a quelle parole sbiadite dal tempo, ingiallite dalle mani di qualcuno troppo curioso.
"Dove.. la luce si offusca, coperta da pietra. Istante di nebbia, squarciata sul confine del nulla. Tra rovine di tempi antichi tinti di sfarzo e bellezza riposa il segreto della nostra non decadenza."
Attimo di panico.
Indovinello. Io non sono brava con gli indovinelli, ma devo riuscirci.
"Dove la luce si offusca, coperta da pietra.." - penso. Connessioni logiche. Pietra, muro, castello. Oh, facile. L'Irlanda è solo piena di castelli. Piena zeppa.
Poi mi soffermo, sul resto della frase leggendola lentamente..
" ...istante di nebbia,squarciata sul confine del nulla...." - fiabe,ricordi di bambina. Altra connessione.. fortezza. Scrivo sulla pagina. Così da non lasciare niente al caso.-
"..tra rovine di tempi antichi in sfarzo e bellezza".. - Scrivo ancora. Rovine. Disuso...altra connessione. Penso che non sia tuttavia possibile. ma scrivo.
Cattedrale vicina alla fortezza. Conosco un solo posto che possa essere così descritto.Riprendo-
"..riposa il segreto della nostra non decadenza...". Apro il libro sulle dimora d' Irlanda.
Cercando come una furia. Pagine piene di foto, le scanso una dopo l'altra. e cerco ancora, ancora, ancora.
Poi mi fermo, sull'unica connessione logica che la mia vista riesce a trovare..
" E' lui..." - dico a me stessa, chiudendo il libro di botto, afferrando traduzioni, fogli e quant'altro. Cercando di riordinare le mie idee per non sembrare una matta furiosa.
Scendo nella sala comune dei serpeverde. Lo cerco, da una parte all'altra. Cercando di star calma.

Fortunatamente è solo. Niente fidanzatina al seguito. Mi avvicino al tavolo. Picchetto con il dito contro la sua spalla. Lui si volta
"eih,Scarl.." - lo interrompo subito.
"devo parlarti, Edward."-mi fermo un momento,continuando a tenere il libro attorno al braccio.
"ci vediamo in biblioteca fra due minuti." - e mi allontano, nello stesso istante sento lui far armi e bagagli, raccogliere le sue cose e alzarsi, avviandosi.
Arrivare in biblioteca e sedersi sembra il tragitto più lungo che ci possa essere, ma cerco di mantenere la freddezza che serve, aspettandolo. Lui arriva, si accomoda di fronte. Io lo guardo. Poi comincio
" ho scoperto...qualcosa..".
La sua espressione cambia, vuole sapere.
"dopo la nostra discussione ho continuato a cercare.. qualcosa che potesse interessarti,o comunque che potesse esserti utile per cercare di ricomporti le idee. Ho scritto ad alcuni maghi antichi della colonia irlandese, che avrebbero potuto dirmi qualcosa dei Gaeltacht che alla mia giovinezza sfuggiva.."- spiego.
Lui ascolta, bevendo le mie parole una ad una. Come un assetato in cerca di risposte.
"proprio qualche ora fa, mi è giunta una missiva. Una missiva che conteneva qualche informazione generale sulla dislocazione temporale della setta con relativi maghi capo. E in allegato ho trovato questi."- passo le pagine ingiallite sul tavolo. e lui le prende. Cercando di distinguere qualcosa in quella lingua che probabilmente non capisce.
"è gaelico" -lo interrompo-
"non sarebbe strano che tu non sapessi leggerlo".- concludo.
"maledizione." -è la sua esclamazione,adirata.
"io ho detto che TU non sai leggerlo. Non ho detto che io non ne sia capace. Non offendiamo la mia intelligenza."- e cerco di sorridere. La sua speranza si riaccende.
"sono riuscita a tradurlo. E sorvolando la storia che conosco a memoria, ho trovato questa frase.”
Porgo alla sua attenzione l'indovinello.
"e che significa,si può sapere?"- si vede proprio che è nervoso. Altrimenti si sarebbe applicato di più.
Solo allora apro il libro sui castelli irlandesi,e pongo dinanzi a lui la foto della rocca in questione.
"Significa Rock of Cashel, Edward."
16/02/2008

Sdraiato nel letto massaggio la spalla nuda della mia ragazza. Che strano, la mia ragazza. Io, Edward Norwood, che mai e poi mai avrei pensato di avere una ragazza, se non dopo la ventina.
Dopo l’incontro con Riddle non abbiamo più parlato di questo argomento, sono un po’ spaventato da quello che mi possa dire, ma non sembra averla presa male. Probabilmente se non le andava, mi avrebbe già arrangiato per bene, con il caratterino che ha.
“Devo andare” le dico dandole un bacio sulla fronte per poi alzare e rivestirmi. Devo tornare dai miei amici. Ultimamente sembrano scocciati da questa situazione: io e Violet.
“Dai rimani ancora un po’” intima lei con voce sensuale, trattenendomi per una mano e spingendomi verso di lei.
“Sai che lo farei volentieri ma.. non posso!” Abbassa lo sguardo scocciata. Questo non è un buon periodo, per niente. Da quando ho scoperto cosa è successo quella notte sono suscettibile più del solito. Naturalmente Violet se né resa conto ma, fortunatamente, non fa domande. I miei migliori amici cercano di consolarmi e di aiutarmi nelle ricerche del simbolo, ma non vanno affatto bene. Perfino Lumacorno non è riuscito a dirmi niente e neanche i libri in biblioteca, sezione proibita e non.

Raggiungo Jasper in sala comune dove è alle prese con il tema di pozioni che fortunatamente io ho già finito.
“Hey ma sei proprio una lumaca!” scherzo io, gli ho dato quel tema all’incirca tre ore fa ed è ancora a scriverlo. Chissà che si è messo a fare mentre io non c’ero.
“Impegni superiori mi hanno richiamato e sai com’è, non si può resistere!” rido di gusto, lo sapevo. Lo aiuto a finire qualcosa, in modo da poter abbandonare al più presto lo studio per lanciarci in cose ben più rilassanti e divertenti.
“Hey ma poi hai visto? Quelle cretine delle tassorosso? Fanno tanto le vittime, le poverine con le lacrime: ipocrite! Mezza di loro conoscevano Ida solo per l’immagine poco non-notabile! Certe persone proprio non le capisco. Inutili le tasse, così come la loro casata!” parlo animatamente con il mio migliore amico del comportamento degli alunni di questa scuola: stupidi, falsi, inutili. Sono veramente pochi quelli degni del mio interesse. Sono veramente pochi quelli che dovrebbero appartenere al mondo magico.
A interrompere questa conversazione di un certo livello arriva un volto molto, molto gradevole ma inaspettato. Il volto di: Scarlett Lywelyn. La bella bambolina durmastranghiana con cui ho passato un ottimo capodanno. Amica di famiglia da tempo, sempre stata una bella ragazza, ma quest’anno si è fatta notare in modo particolare. Un tempo era più bambina: la dolce, piccola, tenera Scarlett. Che poi tenera e dolce, mica tanto! Se dice di sputar veleno e di raggiungere un obiettivo, stai tranquillo che ci arriva. E’ un po’ il “Principe di Durmastrang”. All’attacco caro Edward, quello è un bocconcino che fa per te.
“Ci si ritrova”-saluto Edward e Jasper baciando le guance e siedo, poggiando i libri. Scambiamo qualche parola e niente più sul tema di pozioni che Jasp ha appena finito e messo via. Edward ascolta, intromettendosi qualche volta, a tratti scocciato. Con la faccia di uno che, chiaramente, pensa ad altro.
Non ci faccio troppo caso, salvo guardarlo qualche volta durante la discussione, cercando di coinvolgerlo, e lo stesso sembra fare Jasper, che sento quasi avvilito da questo silenzio pesante che a volte cala fra loro due. Poi qualcosa attira la mia attenzione, il viso di Edward rivolto verso un disegno abbozzato su un foglio di carta bianca, leggermente stropicciata, probabilmente passato di mano in mano diverse volte, viste le impronte annerite dovute al troppo ripassare sul tratto della matita. Nonostante il disegno sia di qualità senza dubbio poco artistica, sono evidenti i suoi elementi. Una spada, un dragone, i tratti di una scrittura antica,forse incomprensibile per loro ma non per me, che in Irlanda ci sono nata e cresciuta.
“ Conosci i Gaeltacht?”- chiedo,rivolta a Norwood. Lui cade dalle nuvole,scostando la mano con la quale si teneva il viso.
“ come?” –domanda, assente.
“ la casata dei Gaeltacht.”- ribadisco, ancora. Lui mi guarda,stranito. Forse sorpreso. Comunque con la tipica aria di chi non sta capendo nulla. Poi indico il disegno,poggiando un dito sulla carta.
“ questo qui, è il simbolo della casata dei Gaeltacht”- dico, tranquilla.
E lui sgrana gli occhi, incredulo quasi. Temo di aver sbagliato, ma poi giustamente penso che sia lui ad avere qualcosa che non va, data la convinzione con la quale affermo la mia tesi.
“ cosa…è…questo?” – il suo tono di voce è nervoso. Anche l’attenzione di Jasper si è focalizzata su di me. E la cosa non mi è chiara. Mantengo la calma necessaria, prendo il foglio e lo guardo bene. Porgo la mano “
mi daresti la matita per piacere?”- Edward la ripone fra le mie dita, prendo un foglio di carta sicuramente meno imbrattato di quello e comincio a disegnare, a memoria, il simbolo della casata, completo di dettagli. Poi lo mostro.
“ questo qui.” – e sembra impazzire nel momento in cui i suoi occhi ne saggiano i contorni, lo strappa letteralmente via dalle mie mani, per fissarlo ancora. Uno sguardo poco chiaro, simile alla lucida follia quello che, in seguito, rivolge a me. Jasper che cerca, invano, di calmarlo.
“ dimmi cosa sai, Scarlett. Dimmelo!” – alza leggermente la voce, sembra sconvolto. La cosa comincia a preoccuparmi. Guardo Jasper.
“ andiamo in camera mia, Edward. Tu non stai bene, e lì ti dirò quello che so. Se ti fa tanto piacere.”- mi alzo, Jasper e Edward dietro me diretti in stanza.
Fortunatamente solo Deirdre è presente, e la cosa…almeno per me…non è un problema. Chiudo la porta, Edward è ancora di un pallore cadaverico. Mi esorta, prendendomi le spalle, guardandomi come un ossesso.
“avanti,dimmelo.”- stavolta mi sto innervosendo io. Comincio.
“ora tu ti calmi”- categorica-
“ altrimenti la sola cosa che ottieni è un ceffone tale da farti girare per due settimane di fila.”- una smorfia simile ad un broncio quando lui molla la presa,scusandosi.
Sistemo la maglia,per poi sedermi. Sfilo il foglio,ormai accartocciato dalle sue mani e lo apro.
“ questo qui è il simbolo di una casata di maghi antichissima, nata agli albori dell’ottocento,in Irlanda. Le sue sedi sono dislocate in più o meno in cinque o sei zone dell’Isola irlandese. Gaeltacht, in realtà, è una parola gaelica che identifica le zone in cui ancora si parla con l’antico idioma come lingua corrente. Ma allora, visto che le loro collocazioni, è diventato il nome vero e proprio di questa specie di setta.” – cerco di essere più chiara possibile. E tutti sembrano seguire il mio discorso. Edward è quello,però , che sembra seguire con un’ attenzione diversa. Mi fissa intensamente, chiedendo quasi fosse una supplica, in quel momento:
“ se tu, conosci qualcos’ altro io devo saperlo.”- la sua voce è sempre dai toni vellutati, ma trema. Sintomo di ansia. Mi fa tenerezza, devo dire la verità. Escludendo quell’ aspetto da gran stronzo che si porta dietro, mi ero quasi dimenticata del fatto che, in fondo, anche lui è un essere umano. Sospiro, per poi rispondere.
“ so molto altro, in verità. Ma prima voglio farti una domanda.”- lo guardo.
Lui annuisce.
“ perché vuoi saperlo.”- in effetti la mia, più che una domanda, è una precisa richiesta. O me lo dice, o me lo dice.

Scarlett conosce quel simbolo. Scarlett conosce quel simbolo. La guardo mentre ridisegna perfettamente il simbolo. Proprio lui, uguale identifico alla spilla che quell’uomo portava sul mantello.
Pretendo di sapere quello che sa. Voglio saperlo, deve dirmelo. Non mi faccio scrupoli e sembro quasi disperato, voglioso di sapere, assatanato quando le chiedo, o meglio le ordino, di parlarmi di quel simbolo. Ma lei non è tipo da farsi mettere i piedi in testa. Lei è come me, come noi. Cerco di riprendermi, di mettere una frase carina a quello che gli avevo spiattellato prima cercando così di rimediare.
La ragazza inizia a spiegare di una famiglia di maghi antica, molto antica, gaelica. Una delle più importanti dell’Irlanda. La ascolto affascinato dal suono di quelle parole. Finalmente qualcuno che riesca a dirmi qualcosa, finalmente qualcuno che sa. E’ stata come un soffio di aria fresca in una giornata piena d’afa. E’ arrivata portando con sé bellezza e sapienza, proprio quello che ci voleva. Certe volte le cose, non sono lasciate al caso, o almeno in questo caso, non sembra.
I miei pensieri si bloccano quando arriva la domanda che inizialmente temevo, ma alla quale poi non ho più dato peso: “Perché lo vuoi sapere” che poi, dire domanda è dire troppo. La sua voce suona quasi imperativa: se me lo dici, io continuo a parlare; sennò arrangiati.
Non so cosa risponderle, nonostante sia una Lywelyn, non so cosa fare. Amica di famiglia, di vecchia data, non ci sono mai stati problemi con loro, anzi. Ma qualcosa mi impedisce di parlare. L’uniche persone che sanno quello che sto passando sono Jasper e Deirdre, quest’ultima ne è quasi all’oscuro, sa soltanto qualche accenno. Cosa fare?!
“Bhè.. perché l’ho trovato su di un libro e mi ha fatto un effetto strano.” Mi guarda alzando un sopracciglio. Non ci ha creduto, chiaro. Ti pare che adesso, uno come me, Edward Norwood, si perda dietro ad un simbolo che gli è già parso di vedere? E poi con così tanto interesse? Che cretino.
“adesso se non vi spiace mi congedo. Ho bisogno di dormire, sono stanco.” Saluto le due ragazze con un bacio sulla guancia e mi avvio con Jasper nel dormitorio, dove parliamo della situazione.
Le cinque di mattina. Un altro incubo. Jasper mi fissa preoccupato.
“Edward non puoi andare avanti così! Questa cosa ti sta distruggendo!”
“Jasper io devo sapere, io devo sapere per forza!”
“allora rischia” già, forse è l’unica cosa da poter fare. Dire la verità a Scarlett e poi si starà a vedere.

La notte porta consiglio un corno. Mi sono addormentata con fatica. Ho cercato di riorganizzare i pensieri, canalizzandoli verso il relax completo, inutilmente. Che Norwood mi abbia mentito non esiste dubbio alcuno.
Le sento, le bugie. E sono stanca di cercare di capire cosa mai possa avere. Mi volto, rivolgendo le spalle al buio, guardando oltre la finestra mentre l’incoscienza si impossessa di me, lasciandomi scivolare nell’ oblio del sonno, relegandomi nell ‘ Erebo.
Ma si sa, nemmeno nel sonno certe cose ti lasciano in pace. Una voce, flautata ma al tempo stesso quasi reale fra le pieghe della mia mente:
“ Scarlett…Scarlett..”- chiama, in lontananza. Non la riconosco. Mi avvicino a quella figura poco chiara che si staglia nel bianco di quello che, credo in un primo momento, sia un sogno vigile. E poi lo riconosco. Edward Norwood.
Non ho il tempo di parlare che lui già mi ferma, le sue dita sono consistenti sulle labbra quando mi dice
“ sala comune, è importante. Scendi ti prego.”- si blocca un attimo. Tutto si offusca.
Riapro gli occhi.
“ora”- una voce perentoria, che riesco a percepire solo io. Nessun sogno.
Scendo dal letto,indosso il jeans ed una felpa non troppo lunga, le scarpe da tennis facendo pianissimo. Mi dirigo velocemente in sala comune dove, senza alcuna sorpresa, lo trovo.
Richiamo la sua attenzione, sulla soglia. Tossisco appena, lui si volta. Incrocio le braccia sul petto, fissandolo:
“disturbiamo anche nei sogni, ora?” il mio non è un rimprovero, quanto un modo come un altro per raffreddare la situazione che sembra di ghiaccio completo. Tagliente e spinosa.
“ mi spiace, ma devo parlarti assolutamente. E devo farlo adesso.” non sembra dispiaciuto. Chiaramente non ha capito il doppio senso della mia frase, mi avvicino sedendo sul divano.
“ti ascolto” dico, tranquilla, portando le gambe incrociate sul cuscino, vista la totale assenza di gente attorno. Anche lui si mette comodo, sporgendosi però verso di me. Cominciando a parlare lentamente, a bassa voce.
“ ti ho mentito” dice.
“Lo so bene” rispondo subito.
“Ti ho mentito per un motivo…importante, Scarlett.” parla, fissandomi. Faccio cenno di continuare, senza forzarlo.
“Quando ero piccolo… ho assistito all’uccisione di mio padre… e… la persona che lo ha ammazzato… aveva… questo.” tira fuori dalla tasca il disegno che io ho fatto sul simbolo dei Gaeltacht.
Non so cosa dire, attimo di silenzio.
“ io devo sapere Scarlett. Io devo riuscire a sapere qualcosa in più su questa setta, qualcosa in più su quello che sono, e qualcosa in più sul perché hanno ucciso mio padre.” e mentre continua a spiegarmi, sento nella sua voce una voglia di vendetta che affascina ma distrugge, cerco di leggere nei suoi occhi profondi dalle iridi cerchiate di rosso per la stanchezza qualcosa, che vada al di là della coltre comune che rilascia. Mi ha confidato qualcosa che lo fa star male. E’ la prima volta che sento la sua voce tremare di rabbia. Sospiro, attirando ancora una volta su di me il suo sguardo.
“io..” comincio. Poi sento dei rumori, vicini alla porta. Mi viene in mente un’ idea. Mi avvicino a lui, poggiando amichevolmente (oserei dire) una mano sulla sua spalla.
“ ti prometto…che cercherò di sapere dell’altro."
15/02/2008
Il dialogo con Deirdre è stato piacevole. Volendo volutamente omettere la news su Norwood e la Traviston [ mi pare che ci chiami così ]. Mi ha un po’ spiazzata, come notizia, ma è inutile rimuginare su una cosa simile. Intanto, parlare con Dè mi è servito a capire che quello che pensavo sulla luce che mi sembrava di averle letto in faccia è reale. Mi troverò bene ad Hogwarts, l’inizio sembra promettente anche a livello “umano ” per così dire. Chiudo l’armadio, sorridendole fra una chiacchera e l’altra. Il pomeriggio trascorre tranquillo ed ammantato di spensieratezza, con qualche battutina velenosa che fa tanto bene nel rallegrare gli animi. “ Scendiamo, vuoi?? ” – mi invita nella sala comune ed io accetto. Mi cambio, indossando degli abiti meno formali. Un jeans ed una polo rossa sulle all stars abbinate. Le lezioni per oggi si sono concluse e la divisa cominciava a darmi i nervi. Percorro i corridoi affiancata da Deirdre, arrivando insieme a lei alla sala comune. E sono sguardi da parte dei presenti. “ catalizziamo l’attenzione” - sussurro soddisfatta al suo orecchio, sedendo su un divano comodamente. Le chiedo di parlarmi un po’ di cosa può esserci di eccitante ad Hogwarts. E le racconto diversi aneddoti su Durmstrang che potenzialmente la fanno sorridere di gusto.
“ beh, qui ad Hogwarts possono esserci cose interessanti, e soprattutto gente.”- Dè sottolinea la parola. Ma poi si ferma, divertita. Sa come scherzare con me. Mi sporgo sul divano verso di lei. “ maledetta!? Non giocare così con la mia curiosità!” – la rimprovero, ridendo. “ ok,ok. Non sarò così perfida. Mi riferisco, oltre a me ovvio…”- ride- “ a Tom Riddle. il nostro caposcuola."

Non passavo un pomeriggio del genere da troppo tempo ormai. Mi mancava parlare con una ragazza in completa sincerità, ma mi mancavano soprattutto quelle cattiverie e quelle sparlate che solo le ragazze sanno fare. Mi guardo attentamente allo specchio, poi mi soffermo sui miei capelli; forse dovrei cambiare e tingerli sul biondo…ancora non ho deciso.
“Scendiamo vuoi?” , le chiedo dopo essermi distolta dalla mia immagine.
Ci sono molte cose che ancora Scarlett non sa su Hogwarts, troppe cose: pettegolezzi diffusi, nuove coppie, chi sia la gente giusta, quella da evitare e anche i traditori del loro sangue, e ho già in mente dei nomi di qualche bella biondina…
Nel corso del mio aggiornamento arriviamo fino alla Sala comune, dove è facile mostrarle gli esempi delle persone a cui non rivolgeresti mai la parola, ovvero i mezzosangue: ne è piena. Solo quando ci sediamo mi rendo conto di assomigliare più di quanto vorrei ad Amber, ovvero mi accorgo di aver parlato io tutto il tempo. Così iniziano i suoi racconti su Durmstrang, a quanto pare una realtà completamente diversa dalla nostra: tutto ha un sapore più oscuro ed essenziale, ma vagamente eccitante e soprattutto,da quanto dice, i mezzosangue non sono così comuni come qui. Improvvisamente mi accorgo di aver omesso uno delle parti più importanti, e decisamente più affascinanti, della nostra vecchia scuola: Tom Ridde.
Cosa potrei dirle su di lui? Mi guarda con uno sguardo al contempo avido e curioso, ma è difficile descrivere la perfezione, soprattutto se devo evitare di rivelarle i lati, diciamo più ‘oscuri’, del nostro Caposcuola; Se fosse per me Scarlett farebbe già parte dei nostro club, ma la mia opinione personale è seconda rispetto alle decisioni del ‘capo’, anche se penso non differiscano troppo dalle mie.
“Bene, devi sapere che Ridde è…perfetto!” -che banalità-
“in tutto: è il nostro caposcuola, ha un’intelligenza fuori dal comune, eccelle i tutto quello che fa, ed è…bello. Ma devi vederlo per capire, e credo che questa opportunità capiterà presto…”. Il suo atteggiamento contenuto, non evita che riesca a leggere bramosia ed impazienza, nei suoi occhi da cerbiatta.
”Ma non pensare” -aggiungo alla fine-
“di poter avere il suo cuore, o qualsiasi altra cosa da lui” -dico con un sorriso malizioso-
“non lo concede a nessuno, se non alla professoressa Merrythought a quanto si dice…”.Questa storia Riddle-Merrythought mi ha sempre divertito, anche se nessuno sia mai riuscito a capire la verità dietro i pettegolezzi, e io stessa non sono così sprovveduta da voler indagare sulla vicenda.
“Di cosa parlavate ragazze?” La voce di Jasper ci coglie all’improvviso, così come il suo sorriso, uno dei migliori, quello che sfodera con le nuove arrivate,.. se sono degne di un suo sorriso.
“Niente Ed? Di nuovo con la dolce Traviston, ne devo dedurre.”Non c’è bisogno che parli, a dir la verità non c’era nemmeno bisogno della domanda. Mi perdo un attimo nei miei pensieri, mentre Scarlett si intrattiene col principe biondo. Lancio un’occhiata alla mia amica, (strano pensare davvero che sia un’amica) e mi viene in mente un’idea; divertente e con possibili implicazioni decisamente intriganti.
Ed. Scarlett. Se qualcuna deve prendere il posto di Eve, quella è solo Scarlett.
Lascio con un sorriso e una nuova speranza i miei pensieri per dedicarmi completamente ai miei compagni..
14/02/2008
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Chiudo gli occhi, abbandonandomi alla melodia che Eugene sta canticchiando sotto voce, volando leggero tra note, toni e ottave con la stessa facilità con cui io mi destreggio con le Creature Magiche. Mi allungo pigramente sul letto, incrociando le dita dietro la nuca e chiudendo gli occhi, la mente sgombra da ogni pensiero che non riguardo la voce del mio amico, che tiene il tempo battendo delicatamente la punta di un piede a terra.
"Eugene" lo interrompo appena, nel bel mezzo di un vocalizzo particolarmente delicato "Cosa stai cantando?"
Lui sbuffa, stizzito, aggrottando la fronte.
"Cosa stavo cantando" puntualizza con qualche briciola di irritazione per l'interruzione indesiderata "Un salmo di Mendelssohn" aggiunge dopo qualche attimo, gli occhi azzurri illuminati da una luce calda "Oh, vorrei tu potessi sentire com'è cantato dal coro della London's Academy of Music!" sospira appena, scuotendo il capo. Mi sollevo a sedere, abbozzando un sorriso.
"I tuoi sono ancora contrari?" domando con delicatezza. Lui annuisce, con aria grave.
"Più contrari che mai.." borbotta, dirignando i denti.
"Se ti impegno ancora un po', posso sentirli scricchiolare" commento leggero, senza tormentare troppo il mio amico. Poso i piedi a terra, stiracchiandomi pigramente "Hai fame?" aggiungo dopo qualche attimo. Lui scuote il capo, impegnato nella ricerca di chissà quale spartito e mi saluta con un cenno svogliato della mano.
Artisti. Il giorno in cui riuscirò a capire come facciano a sopravvivere senza mangiare, sarà un gran giorno.
Inspiro a fondo, mentre scivolo silenzioso nei corridoi della scuola. Chiazze di luce oro sporco illuminano le pareti e i pavimenti, interrotte solamente dalle ombre degli studenti che si attardano in chiacchiere e risatine. Sorpasso un gruppetto di Grifondoro del quarto, che si abbandonano ad un coretto di sospiri sognanti, e svolto a destra, andando ad attraversare -involontariamente- il fantasma della Dama Grigia.
Lei mi guarda, con un'espressione a metà tra l'infastidito e il sorpreso mentre mi irrigidisco come se una cascata di acqua gelida mi fosse piovuta addosso.
"Scusami" mormora con la sua voce sottile, gentile "Non ti avevo visto"
"Tutto a posto" mormoro cercando di non battere troppo vistosamente i denti "Non fa nulla"
Lo spettro sorride, un alone argenteo che si libra leggero a mezz'aria nel corridoio deserto.
"Vorrei che tutti gli studenti fossero educati come te" sospira, scuotendo l'impalpabile chioma "Ultimamente ci sono troppi ragazzi convinti di essere di padroni di questo Castello" stringe le labbra in una linea stretta, il disappunto e lo sdegno impregnano le sue parole.
"Beh, gli arroganti e i presuntuosi non sono figli solo di questo secolo" osservo, incrociando le braccia al petto. Mi riserva una lunga e penetrante occhiata, prima di annuire vagamente compiaciuta.
"Parli bene per essere così giovane" abbozza un ghigno, sporgendosi appena verso di me "E' un peccato che tu non sia finito a Corvonero"
Scrollo le spalle, a mo' di scusa.
"Si vede che il Cappello riteneva la mia buona parlantina un motivo sufficiente per finire nella sua Casata"
Lei inclina il capo, senza dire nulla, per riprendere a fluttuare lungo il corridoio, lasciandomi solo con l'allegro scoppiettare di una fiaccola appesa alla parete di pietra. La seguo fino a vederlo sparire oltre una parete, prima di riprendere il mio solitario pellegrinaggio verso le cucine. Fischietto il motivetto che Eugene intonava in camera, affondando le mani nelle tasche dei pantaloni e il mento nella pesante sciarpa di lana, regalo di Natale di non ricordo più che prozia. Svolto un ennesimo angolo, scendo una rampa di scale, quando all'improvviso un coretto di voci si leva davanti a me. Sono tre figure, due alte e secche e una piccola e tutta piegata su se stessa.
"Cosa ti avevamo detto?" sibila una voce a me orrendamente familiare. Vediamo se riesco ad indovinare il degno compare: mi avvicino di qualche passo, sfiorando con la punta delle dita la bacchetta.
"Rispondi, lurido cane"
Bingo! Edward Norwood e Jasper Lewis. La terza sagoma, probabilmente un qualche sforunato mezzosangue del primo o secondo anno, sta vistosamente tirando su con il naso. Non è che muoia dalla voglia di andar di nuovo contro quei due, tanto più che sono solo, ma ci sono cose che non posso tollerare. La violenza gratuita si piazza poco via che in cima alla mia graduatoria.
"Buona sera" esordisco, uscendo nella luce calda delle fiamme. Il trio sobbalza appena, tre paia di occhi saettano simultaneamente verso di me. L'odio, la rabbia e la muta richiesta di un ragazzino che, ahimè, conosco. Thomas Hudson, primo anno. Tassorosso.
"Thomas" pacato, mi avvicino senza batter ciglio "La professoressa Bonnet vuole parlarti, puoi venire con me?"
"Hunnam, abbiamo da fare" sibila Edward, senza lasciar andar il colletto della camicia di Hudson, che trema e sembra sul punto di scoppiare a piangere. Diamine, è un ragazzino d'oro. Con il viso ancora paffuto di chi è metà tra l'infanzia e l'adolescenza. Eppure sua madre è babbana. E per questo viene picchiato. Come se uno scegliesse la famiglia in cui nascere o il sangue nelle vene. Con la coda dell'occhio scorgo Jasper agitarsi nell'ombra, pronto a scattare, i muscoli tesi come corde di violino. Eugene sarebbe capace di tirarci fuori una sinfonia, se non rischiasse di venir ucciso per il semplice fatto di respirare troppo vicino a loro.
"Oh, lo vedo" sorrido appena "Sono sicuro che il professor Dippet apprezzerà molto il modo in cui vi offrite di riaccompagnare nei dormitori i ragazzi più piccoli"
"Vattene, Carlisle" gli fa eco Lewis, gli occhi verdissimi che brillano nell'ombra. Il mio sorriso si allarga, mentre allungo una mano verso il mio compagno di casa.
"Di questo non devi preoccuparti, non ho intenzione di rimanere un secondo di più. Ce ne andiamo subito"
"Noi, lui rimane. Deve portare a termine il suo compito" ringhia Norwood.
"Che compito? Andare nelle cucine a prendere del cibo per i Principi di Serpeverde, troppo regali per entrare nel regno di creature ignobili come gli elfi domestici?" la mia voce si fa fredda e dura, una lama per tagliare la tensione accumulatasi "Se lo sapessero poi i vostri degni compari che avete addirittura rivolto la parola a qualcuno che non solo è di stirpe pura come l'oro zecchino, ma non è neppure umano..." roteo gli occhi, con aria platealmente drammatica "Che affronto! Che vergogna!"
"Hunnam!" tuona Lewis, facendo il madornale errore di sollevare la bacchetta.
"Cosa, Lewis? Cosa vuoi fare?" gli regalo un sorriso smagliante "Vuoi cacciarti nei guai? Schiantarmi? Schiantarci entrambi?" Thomas ha un gemito di puro terrore, ma non si azzarda a fiatare. Meglio per lui, in effetti.
"Jasper, basta" Edward interviene, posando una mano sul braccio dell'amico.
"Norwood, non preoccuparti, sono sicuro che il tuo amichetto sa perfettamente che non è nella posizione di fare qualcosa di estremamente stupido come torcere un capello a me o al mio amico" miagolo sornione, approfittandone per recuperare Hudson e tirarmelo accanto "E' stata una così bella giornata, perché rovinarla per una sciocchezza del genere? Buona serata, signori" chino appena il capo, senza riuscire a smettere di ghignare, e mi volto, affrettandomi a girare l'angolo da cui sono spuntato con uno spaventatissimo e piccolissimo Tassorosso al mio fianco.
Lo riporto dritto filato nella Sala Comune, lo faccie sedere su una poltroncino e mi accoccolo davanti a lui, ancora pallido da far paura e tremante.
"Accio cioccorane" mormoro agitando la bacchetta in aria. Immediatamente, precedute da un leggero sibilo, tre cioccorane volano nella mia mano aperta mentre afferro una coperta dimenticata in un angolo e la butto sulle spalle del ragazzino. Aspetto che mangi un po' di cioccolata e che il suo colorito ritorni più umano, cercando di ignorare i gridolino che si levano dall'angolino del Fan-club e concentrandomi sulla voce di Eugene che, pur esserdosi chiuso in camera, sta ancora provando quel pezzo di non ricordo più chi. Hudson abbozza un sorriso grato, senza neppure immaginare che è ben lontano dall'essere libero di andarsene prima di aver sciolto i miei dubbi.
"Adesso, Thomas" esordisco con calma, intrecciando le dita e posandovi sopra il mento "Raccontami per filo e per segno cosa è successo prima che arrivassi io."
Il profumo di Jillian annebbia i miei pensieri, mentre saliamo l'ennesima rampa di scale per arrivare alla torre dei Corvonero. La prima riunione del club è appena finita e, miracolosamente, ha acconsentito a farsi accompagnare al suo dormitorio senza troppe storie. Al mio fianco, continua a camminare senza fretta, gradino dopo gradino, tenendo le mani nascoste nelle maniche del maglioncino verde mela che indossa, troppo leggero per il freddo che fa. Attorno al collo, una sciarpa nera tiene prigionieri i capelli biondi e nasconde la bocca, ovattando le sue parole: Eugene può prendermi in giro quanto vuole, ma è bella da far male. Sospiro, forse più forte del dovuto, attirandomi un'occhiata verde smeraldo incuriosita.
"Nulla" mi affretto a dire, passandomi una mano tra i capelli "Pensavo"
"Pensi spesso?" domanda lei, trattenendo un mezzo sorriso.
"Ed è un male?" ribatto, cauto, salutando con un cenno un Grifondoro del settimo che ogni tanto mi da qualche dritta in Astrologia e che percorre il corridoio di corsa, probabilmente diretto alla riunione del club. Jillian scrolla le spalle, voltandosi a guardarmi.
"Dipende da quello che pensi" ribatte, arrossendo furiosamente. E' adorabile. Come è possibile che una creaturina come lei si possa perdere dietro un individuo come Jasper Lewis? Distolgo lo sguardo, dandole tempo di ritornare ad un colorito che non sia quello di un peperone, e mi fermo davanti ad una finestra che da sul parco, illuminato dalla fredda luce delle stelle e della luna. La Corvonero fa altrettando, posando le braccia incrociate sul davanzale di fredda pietra grigia, così vicina al punto che posso sentire il suo calore scivolare al suo braccio al mio. Il silenzio scende ad abbracciarci, coccolandoci con il suono dei nostri respiro che presto iniziano ad appannare il vetro. Il momento è talmente prezioso da farmi temere che, se parlassi, si spezzerebbe in tanti piccoli frammenti luccicanti come polvere di fata. Ma le occasione sono fatte per essere colte, non per essere sprecate: inspiro a fondo, facendomi coraggio.
"Jillian" mi sento dire. I suoi enormi occhi verdi scivolano nei miei, in attesa. Le parole mi scivolano via di mente, tutto il bel discorso che avrei voluto fare viene cancellato bruscamente. Come è possibile che un paio di occhi possano fare questo effetto? "Se provassi a baciarti scapperesti di nuovo?" le domando, senza lasciare che fuggano via dai miei. Si sgranano appena, mentre le labbra si schiudono per la sorpresa e le guance si imporporano appena. Rivolgo una preghiera a tutte le divinità pagane e non che mi vengono in mente, chiedendo che non reagisco girando sui tacchi e correndo via. Li chiude, si concede un profondo respiro.
"Se ti dicessi che non.." il rossore si fa più intenso, mentre pronuncia quelle parole "...che non.." si mordicchia le labbra.
"Se mi dicessi che non...?" la sprono a parlare, mentre una spada di Damocle in bilico sopra il mio cuore si abbassa pericolosamente.
"...che non ho mai.." s'interrompe di nuovo. E' talmente rossa che ho paura possa evaporare da un momento all'altro. Cosa mai può essere che la mette così in imbarazzo?
"Jillian non è necessario che tu.."
"...che non ho mai baciato un ragazzo?" mi interrompe, raggiungendo il culmine del rossore.
"Scusa come hai detto?" le chiedo, incredulo. Forse ho capito male.
"Se ti dicessi che non ho mai baciato un ragazzo. Baciato veramente, dico" ripete, cercando di controllarsi. Solo adesso mi accorgo che le sue dita, intrecciate tra loro, si stanno tormentando senza sosta.
"Ma Jasper..." chiedo automaticamente, senza potermi fermare. Jillian si irrigidisce appena, prima di rispondere.
"Io non l'ho baciato. E' lui che ha baciato me. E mi ha fatto pure male, se è per questo. Non lo considero un vero bacio, era un capriccio suo personale. Probabilmente, se fosse dipeso da me, non lo avrei mai baciato, c'era qualcosa in lui che.." si blocca, guardandomi fisso negli occhi "In ogni caso. Se ti dicessi che non ho mai baciato un ragazzo, tu vorresti baciami lo stesso?" mi chiede quasi a fatica, pronunciando lentamente ogni singola parola, come se stesse lottando con qualcosa dentro di se. Forse non è nata, forse è uscita direttamente da un libro di leggende scozzesi. Gli essermi umani non sanno suscitare tanta tenerezza nelle persone.
"Se non fosse che in questo momento mi sto pentendo come non mai non aver schiantato Lewis, l'altro giorno, credimi che l'avrei già fatto, prima ancora che tu finissi di parlare"
Allungo le braccia, posando le mani sul davanzale e intrappolandola tra me e la finestra e lei simultaneamente alza lo sguardo per compensare la differenza di statura. Per la prima volta in assoluto, il pensiero di scappare non la sfiora minimamente, lo sento. Eppure non vorrei spaventarla. Già baciare Lewis deve essere di per se un'esperienza terrificante, senza contare che io, quando mi sono trovato nella condizione di dover baciare per la prima volta una ragazza, ero sul punto di svenire per la paura.
"Se non vuoi, però.." sussurro, avvicinandomi appena. Il suo profumo mi investe, una calda marea che sale man mano che la distanza tra noi dimuisce. Sento le sue mani posarsi sui miei avambracci, le dita gelide si stringono delicate sulle maniche del mio maglione. Non dice nulla, continua a guardarmi. Ci siamo. Ci siamo, ci siamo, ci siamo.
Il suo respiro mi sfiora il viso tante è vicina, i suoi occhi si chiudono e si appoggia appena a me. Se possibile, ho più paura di lei.
"Hunnam!"
Non-è-possibile. Non è assolutamente possibile, devo aver sentito male.
"Ehi, Carlisle!"
E invece no. Ma si può essere così sfortunati?
La voce gioviale e allegra di Michael Parker non lascia dubbi a riguardo: io e Jillian non ci baceremo, non oggi. Mi scosto, nascondendola dietro di me e dandole il tempo di riprendersi, conoscendola sarà di nuovo rossa come un pomodoro.
"Micheal" sorrido al capitano di Corvonero, troppo demoralizzato per arrabbiarmi "Ciao"
"Ciao!" s'interrompe sorpreso, prima che un enorme sorriso gli faccia capolino sul viso allo spuntare di Jillian al mio fianco "Oh, Jill! Ciao, non ti avevo vista. Che ci fai in giro a quest'ora?"
Lei fa per parlare, ma la precedo.
"L'ho trovata in biblioteca dieci minuti fa e l'ho costretta a chiudere i libri. La sto accompagnando alla Torre" spiego, abbozzando un sorriso. Solo il cielo sa quanto vorrei che la scuola lo avessi inghiottito prima che aprisse bocca, dannato Corvonero dei miei stivali!
"Jill, finirà che ti ammalerai se studi così tanto" osserva lui preoccupato, aggrottando la fronte "Ancora Aritmanzia?"
Lei annuisce, riprendendosi in fretta.
"Si, per quanto Audrey sia brava con me ci vuole un miracolo"
Il biondo scoppia a ridere, gli occhi blu che brillano.
"Beh, non è sicuramente dormendo in classe perché fai le ore piccole la notte che entrerai nelle grazie di Nolasco" sorride "E lo stesso potrei dirlo a te, Carlisle. E' tardi, dovreste essere tutti e due a nanna da un pezzo."
Perché tu no?
"Si, hai ragione" annuisco "Riaccompagno Jillian e poi vado"
"Oh, ma non occorre che attraversi il castello per nulla" esclama "La scorto io, tanto andiamo dalla stessa parte" si offre gentilmente. Guardo Jillian, senza capire se sia affranta o meno dall'eventualità di tornare con Parker.
"Micheal ha ragione, è tardi" mormora pacata, rivolgendomi un sorriso. Tentenna un attimo, mentre il biondo mi saluta con una pacca sulla spalla e la precede di qualche passo. Fulminea, senza che me ne renda conto, si alza in punta di piedi e mi posa un bacio sulla guancia.
"Tanto noi ci vediamo domani" aggiunge con un soffio, prima di correre via, agitando una mano.
"Buona notte Carlisle!" mi saluta, prima di voltare l'angolo e sparire alla mia vita.
Tanto noi ci vediamo domani. Mai sentite cinque parole così belle in tutta la mia vita: sono sicuro che renderanno sopportabili tutte le prese in giro che Eugene mi riverserà addosso, quando gli avrò raccontato cosa è successo.
13/02/2008
In camera, le valigie aperte.Una noia disfare i bagagli. Preferisco farli. Farli significa novità, preparare una borsa è indice di cambiamento.O comunque di qualcosa di interessante.
Sistemo le t-shirt nei cassetti,ed i jeans vicino. Penso a tante cose, allo spazio rispetto a Durmstrang che sembra essere aumentato dieci volte, mi chiedo come sarà andato il primo giorno a mio fratello.
E la mia testa è così impegnata nelle sue riflessioni, che nemmeno mi accorgo della porta della camera che si è aperta. Torno alla normalità soltanto sentendo una voce: "Eih, buongiorno " - mi volto e guardo una figura a me familiare. "Ciao Deirdre"- le rispondo, abbozzandole un sorriso. Metto da parte una borsa, ormai vuota apprestandomi a svuotarne una seconda. Mi fa piacere essere ad Hogwarts, e la rendo partecipe. "quella festa di capodanno è servita, ottima cosa che io sia qui" -Lei mi sorride. E noto giovialità nei suoi modi di fare. Non so perchè, ma questa ragazza mi piace. L'avevo sempre trovata bella, ma oltre questo avevo sempre letto una luce particolare nei suoi occhi, ed essendo una persona curiosa, non posso far altro che voler scoprire se così è.
"anche tu in questa stanza, allora. " - mi chiede, e sembra sollevata nel vedere gli indumenti piegati negli scomparti e le borse sempre più vuote.
"così pare ed è una gran cosa, almeno sono in stanza con qualcuno che ha un pò di cervello "- mi lascio scappare questa affermazione. E lei ride.
Mi chiede come è andata la giornata e le rispondo che tutto è andato per il meglio fino a quel momento.
Dopodichè mi lancia una frecciatina. "ti ho visto in sala comune con Edward." - mi chiede, con l'occhietto vispo di chi la sa lunga. "si, abbiamo studiato"- rispondo subito,senza esitazione alcuna.
"oh si,tante siedono accanto a Edward per STUDIARE" - sorride, guardandomi dritta negli occhi. "punto primo" - comincio- "LUI si è seduto di fianco a me. E punto secondo....ha di certo una bella esposizione,il pargolo " - scoppio a ridere,e lei con me. Poi l'atmosfera si spezza, quando lei esordisce:
" peccato che sia sempre braccato da quella lì, la Traviston." - e lo dice storcendo il naso, forse infastidita. Domandare risulta quasi naturale. "da chi?" - incuriosita, e forse leggermente sorpresa, anche se non lo do a vedere.Scosto una valigia dal letto,facendole cenno di sedersi. Lei si accomoda, per poi dirmi, in confidenza: "abbiamo diverse cose di cui parlare”.

Sembra quasi che l’aria stessa abbia qualcosa di diverso quest’oggi, sento una strana sensazione..quasi inspiegabile. Entro nella Sala comune Serpeverde, decisa ad andare nella mia camera, ma qualcosa cattura la mia attenzione. E come non notare, d’altronde, l’enorme ego di Ashleigh Hale e le valigie al suo fianco; la sua inconfondibile voce cristallina e le sue dolci parole mi rallegrano la giornata
“Alla fine sei riuscita a sbattermi fuori dalla TUA camera Blackster, ma non finisce qui!”
Non le degno la minima attenzione. Averla sopportata per tutto questo tempo mi esenta sicuramente dal gravoso compito di rivolgerle la parola. Dallo strano gridolino alle mie spalle intuisco che non abbia apprezzato il mio gesto. La porta della camera è semichiusa e questo può significare solo una cosa: la mia sofferenza, il mio patimento, la mia reclusione, finalmente sono giunti al termine. Giro la maniglia ed entro, ma la ragazza, china sul suo baule, non sembra nemmeno accorgersi della mia presenza;
“Hei, buongiorno!”
“Ciao Deirdre” Scarlett Lywelyn mi regala un sorriso appena accennato. Provo di nuovo quella strana sensazione, che mi sembra quasi dimenticata da tempo. Le parole escono da sole, non sono sforzate, ma soprattutto non recito la mia solita parte da copione. Guardo con attenzione il suo profilo delicato, che riporta i miei pensieri alla festa di capodanno, e a tutto quello che è successo e al nostro primo incontro: poche parole, qualche cenno; allora perché sento di conoscerla da una vita? Mi sento felice, a tratti euforica, perché dopo tanto tempo, mi sembra di parlare di nuovo con Eve. Strano. Non mi è mai capitato con nessuno, nessuno che non fosse lei. Mi siedo sul mio letto, proprio a fianco a quello di Scarlett, già colmo di vestiti bellissimi e accuratamente piegati; Non posso fare a meno di chiederle qualcosa su Edward, dopo averli beccati insieme in Sala Grande, assorti in una discussione troppo accesa per riguardare la nostra bella Hogwarts. Ridiamo insieme davanti alle parole che riserva per il nostro principe, finche una nube scura si affaccia nella mia mente: Violet.
"da chi?".La domanda mi coglie di sorpresa: quasi dimenticavo che Scarlett non sapeva nulla di Hogwarts. Accetto l’invito che mi rivolge e mi siedo al suo fianco: certe cose pretendono un minimo di privacy!
“Violet …” – faccio una smorfia-
“ ..Vì…Traviston, Scarlett “ - mi fermo un momento-
“la fiamma di Edward.” - concludo. La ragazza davanti a me segue l’espressione del mio viso, lasciandomi con un laconico
“ ah ” che però me la dice lunga.
Il suo non esprimersi mi fa rendere conto di quanto potenziale sia la sensazione che, senza dubbio, le sta crescendo dentro. Lo leggo nei suoi occhi. Curiosità, ma forse anche voglia di NON sapere. Magari si trovava meglio non sapendolo. Anche io mi trovavo meglio, quando quella lì non c’era. Poi riprendo, avendo piena coscienza di doverla avvisare di alcune cosette
.“ mi spiace essere portatrice di cattive notizie, ma la suddetta tipa, è nostra compagna di stanza. Una simpatia che non ti dico…” – un gesto della mano, a volerle far intendere quanto mi stia antipatica Violet.
“ andiamo bene..” – la sua faccia è l’espressione della noia a questa notizia. Sempre meglio. L’impressione che una parte di me stia risorgendo, volgendosi verso nuovo entusiasmo è palpabile. Poi è lei a rompere il silenzio:
“vorrà dire che dovrò sforzarmi di applicare totale indifferenza, non che sia una cosa che mi costa particolare fatica. “ – musica per le mie orecchie. Altro punto in comune con Scarl, mi conviene cominciare a segnare.
12/02/2008

E' strano quanto la scuola sembri diversa negli ultimi tempi; o forse sono io che sono cambiata, non riesco ancora a capirlo, so solo che mi sto abituando a questa nuova situazione, anzi a dirla tutta, mi elettrizza in un certo qual modo.
L'ansia che provavo quando il nome di Ida si poteva leggere sulla bocca di tutti e riecheggiava sinistro tra i corridoi di Hogwarts, sta lentamente diminuendo insieme all'interesse degli studenti per questa storia. Dopo la conferma ufficiale di suicidio, le acque si sono calmate e con loro anche le teorie degli studenti più fantasiosi.
Nessuno di noi è stato sospettato, nessuno sospetta di noi e spero che la situazione si mantenga immutata.
Finisco di scrivere le ultime righe della pergamena di compito di 'Storia della Magia' nel silenzio quasi surreale della biblioteca; davanti a me Belinda, Utopia e Eileen sono chine sui libri, le fronti corrugate e l'espressione concentrata su quello che stanno leggendo. Ricordo bene il mio quinto anno, e non con piacere, almeno per quanto riguarda lo studio...una mano timorosa mi sfiora la spalla.
"Che c'è?", la voce esce dalla mia bocca qualche tono sopra la media e un paio di teste rivolte dalla mia parte me lo fanno notare. Dietro di me un biondino del terzo a Serpeverde mi porge una lettera, e ho paura di sapere già di chi sia; la prendo tra le mani e il biondo, invece che andarsene, mi guarda come curioso di sapere di cosa si tratti. "Hai bisogno di qualcosa?". Questa volta la mia voce, che è poco più di un sussurro, riesce a non far irritare alcuno studente. "Io..no...vado!". A volte sono proprio irritanti, questi ragazzini.
La lettera è breve, l'ultima di una lunga serie, e come tutte le altre ripete le stesse, identiche, inutili cose: la getto nella borsa con noncuranza; poi mi alzo dal mio posto, dopo aver salutato le tre, e cammino verso l'uscita. A quanto pare anche i miei passi sono sufficienti a distrarre dallo studio gran parte della sala, alcuni sguardi sono severi, altri tutt'altro, ma non mi importa nulla: io non devo rendere conto a nessuno...quasi a nessuno.
Oh no. Subito fuori dalla Biblioteca mi aspetta una brutta, e alquanto noiosa, sorpresa: Geert è appoggiato al muro, e penso proprio stia aspettando me. Cerco di passargli davanti senza prestargli attenzione, ma come al solito si mostra più tenace di quanto mi aspetti. Peccato che nel nostro rapporto non si sia dimostrato altrettanto caparbio...

"Deirdre, aspetta". Respira Dè, respira. Non c'è proprio limite alla stupidità, dopo un mese Geert sembra ancora credere in noi, credere in me.
"Cosa diavolo vuoi ancora Wellington?"
"Lo sai bene, sapere perchè mi hai lasciato ma soprattutto quando l'hai deciso visto che sei sparita tutto ad un tratto...", i suoi occhi si spostano verso il basso, "andava tutto così bene...". Certo forse per te. Possibile che non capisca quanto è patetico?!
"Non mi andava più di stare con te, semplice. Non vedo perchè dovrei rendertene conto, ormai ho deciso, quindi...vedi di sparire...ho altro da fare".
"No...Dè, tu sei cambiata, non sei la stessa di prima...è per...via di Riddle? Tu e i tuoi...'amici' siete sempre con lui negli ultimi tempi e..non piace. Lui non mi piace per niente...per piacere lasciali stare e allontanati da loro finchè puoi...Dè.."
"Basta!", mi guardo intorno per vedere se qualcuno stia ascoltando il discorso, nessuno, ma meglio appartarsi un pò, "possibile che tu non abbia ancora capito che fatica mi è costata stare con te? fingere di essere qualcosa che non sono per avere indietro cosa?niente. Ma adesso basta, sei no-io-so, non ti sopporto e non ti permettere di parlare così dei miei amici perchè non vali neanche la metà di loro. Continua pure a stare con il tuo amichetto mezzosangue finchè vuoi ma, se non l'avesi capito, con me hai chiuso.
Per sempre." Mi volto per andare verso il dormitorio e nessuna voce mi richiama indietro. Avrei voluto vedere la sua espressione dopotutto, ma preferisco andare a cambiarmi. Mi auguro che almeno adesso l'abbia capita, che mi odi, che non mi rivolga più la parola: non m'importa. Non ho bisogno di lui, non ho bisogno di nessun altro, ho Jasp, Ed e Eve e non c'è posto per nessun altro dentro di me.
Il sogno di Jasper sintetizza tutte le mie paure maggiori: Riddle e il suo atteggiamento. Il problema è che noi non siamo abituati a essere secondi a nessuno, noi dominiamo, non adoriamo. E' anche vero che Riddle è l'erede, eppure, per quanto lo ammiri, non riesco ad evitare quel brivido che mi sale la schiena ogni volta che vedo il suo ghigno, così perfido, così inumano...
“Avete sentito Eve di recente?” Questa parte l'ho già provata.
“Sì. Mi ha scritto pochi giorni fa.”
“Come sta?”
“Sempre uguale. I medici del San Mungo non possono fare molto, se non alleviare le sue sofferenze.” In realtà Eve mi ha scritto ben altro. Non è una completa bugia questa, ma non è nemmeno la verità. Quel giorno, nel parco, quando Jasp si è sentito male, ero andata lì per cercare un pò di tranquillità dopo la lettera che avevo ricevuto da lei. "sinceramente Dè...non penso ritornerò a scuola entro quest'anno...". Lei non tornerà. Non posso nemmeno descrivere il vuoto che sento. Devo dirlo ai Principi, ma adesso proprio non me la sento, non è il momento adatto: stanno succedendo troppe cose importanti, tutte insieme.

Mi chiedo perchè abbiano deciso di mettere il nostro dormitorio proprio nei sotterranei: freddi, bui, ma soprattutto umidi. Mi domando se qualcuno sappia quanto influisca l'umidità sul volume dei capelli...io proprio non la sopporto!
Entriamo con la solita teatralità nella Sala Grande dove, dopo una paio di battute jasperiane sul mio modo di vestire, per altro completamente false, ci sediamo ad un tavolo vicino al caminetto sud dove comincio immediatamente a scrivere il mio tema per Lumacorno.
Tutto accade in un attimo: Jasper è addosso a Hunnam. E' solo grazie alla prontezza di Edward se si evita uno scontro diretto. Che imprudente. Mi guardo intorno per vedere se nella Sala si trova qualche Serpeverde del Club, o peggio ancora Riddle, ma fortunatamente le serpi preferiscono evitare di mischiarsi alla feccia, se non per necessità. Se solo questa storia si venisse a sapere, sono sicura che Jasper la pagherebbe cara, e solo per una stupidaggine detta da quell'impertinente...
La situazione però non sembra calmarsi, anzi. Mi alzo a dare man forte, così da avere la superiorità numerica, ma nello stesso istante la piccola corvonero si intromette. Jillian McKanzie; mi piace tanto giocare con lei...
Di nuovo scambi di battute veloci finchè sbianco: i nostri battiti rallentano, il sangue gela, la testa si svuota per un attimo di fronte alle parole del rosso. Parla di Ida. Sospetta di noi. Merda. Ma in questi momenti è meglio mantenere la calma, assoluto controllo, sempre e in ogni situazione, lo sappiamo bene; e infatti è ciò che facciamo, riuscendo in qualche modo a smorzare la tensione creatasi dopo le affermazioni di
quello, fino all'arrivo dei Caposcuola Corvonero e Grifondoro.
Ci sediamo tranquilli ai nostri posti; creare altri casini può essere solo sconveniente, specialmente dopo che tutta la sala ha assistito alla scena, dopo che tutta la sala ha sentito quelle parole...

Violet. Edward ha scelto Violet e ora anche Riddle ha scelto Violet ha quanto pare. Stento ad addormentarmi e fisso l'oscurità dove dovrebbe trovarsi la mia compagna di stanza. Cos'avrà tanto di speciale quella ragazza non riesco ancora a capirlo, a parte una gran quantità di veleno, quello è certo, e una certa dose di impertinenza. Da quando Ed ha deciso di fare sul serio con lei, è molto spesso con noi, e non troviamo quasi più il tempo di stare noi Principi, tra una cosa e l'altra.
Ora siamo Deirdre, Jasper, Edward e...Violet. Ma quello era il posto di Eve, e nessuno può sostituirla, o per lo meno non
lei... Mi riassale la solita tristezza. Noi quattro siamo sempre stati insieme, unici, inseparabili e tra Ed e Eve c'è sempre stato un feeling particolare...possibile che Ed si sia dimenticato di lei? che Violet abbia preso il suo posto nel suo cuore?No. Non ci credo. Lei non è un ricordo sfumato, è un immagine viva e non può essere dimenticata. Sono arrabbiata con Ed, ma ancora di più con Violet per avercelo portato via, per aver spezzato il cuore, già fin troppo tormentato, di mia sorella Utopia, per aver usurpato il posto della mia migliore amica: ma i sentimenti vanno controllati, manipolati e controllati a piacere. Non posso odiarla e non posso nemmeno sfogare la mia rabbia; domani è il giorno, domani ci sarà la riunione del Lumaclub, e poi... Sfioro il mio braccio destro.
Da domani avremo qualcos'altro in comune, qualcosa che non si può cancellare, nemmeno volendo.
Volenti o nolenti noi saremmo unite per la vita. Sospiro rassegnata finchè la notte trascina con se anche i miei ultimi pensieri, e sprofondo in un sonno senza sogni.
11/02/2008

Mi aveva sconvolto la notizia dei miei genitori, giorni prima.
“
Andrete ad Hogwarts,niente più Durmstrang. I Norwood hanno ragione, meritate il meglio..”- ero rimasta perplessa,ma al tempo stesso mi sentivo eccitata all’idea di cambiare tutto quanto.
Che Durmstrang non fosse Hogwarts lo sapevo bene.
E che Durmstrang fosse solo la punta dello stivale rispetto ad Hogwarts era sempre una cosa che mi aveva infastidito.
Il frequentare una scuola di magia piuttosto che un’altra, decide anche la superiorità dei maghi, a volte.
Ed io, che della perfezione ne sono maniaca… ero in crisi, spesso, per questo.
Ma siccome la buona sorte qualche volta gira, ero riuscita a convincere mio padre con qualche moina, ed un po’ di sano battito di ciglia che fa sempre effetto.
Aedan ha sempre riso di questo, ed io non faccio una colpa a mio fratello, se certe cose preferisce ottenerle in modo diverso.
Arrivo all’entrata della scuola, e già l’ambiente parla da se.
Grande, immenso.
Ben diverso dal castello di appena 4 piani in cui ero stata relegata per i 6 anni passati.
Meglio tardi che mai, penso.
Ed avanzo, tenendomi al fianco di Aedan.
Gli sguardi degli studenti che gironzolano lungo i corridoi sono tanti, ed innegabilmente interessati.
Come dar loro torto.
Se c’è una cosa che indubbiamente distingue noi Lywelyn (Aedan ed io) è di certo la bellezza.
Risultiamo perfino irreali, a volte.
E questo sicuramente ci diverte.
Subito ricevuti dal preside che procede con la spiegazione di noiose regole che sono certa dimenticherò, per fortuna, in fretta.
Sorrido, tuttavia.
E lascio l’alone della brava ragazza, dove è giusto che rimanga.
Controlla i curriculum scolastici.
Si complimenta.
Ovvio.
Siamo due studenti modello.
Avrei voluto ben vedere se c’era qualche cosa da dire in proposito.
Ci conduce in una stanza non molto distante e ci invita ad accomodarci su comode poltrone bordate di velluto rosso.
Ci sediamo, attendendo le sue parole.
Verremo smistati dal capello parlante, ci dice.
Annuiamo, ed io spero che faccia in fretta. Visto che la curiosità mi travolge.
Prima tocca a Aedan, quel cappello in pelle marrone dalle pieghe strane che ciarla e ciarla controllando i suoi pensieri.
E’ qualche istante di silenzio e meditazione.
Aedan è terribilmente tranquillo, ed a me mette ansia.
Come fa non lo capisco.
“
Assolutamente Corvonero”- il cappello viene sfilato dalla sua chioma color ebano,per venir poggiato sulla mia.
E sono di nuovo blateramenti su come,dove,quando e perché.
Dice che sono complicata.
Di certo non mi serviva un cappello,per saperlo.
Dice che ho una mente labirintica.
Altra cosa che già sapevo.
Comincio a perdere interesse,fin quando non pronuncia quella parola che risulta come musica,per me:
“ Serpeverde” – sobbalzo, quasi sulla sedia mentre il cappello viene sfilato e adagiato sul ripiano poco lontano dalla scrivania.
Ci vengono consegnati orari, piantine e quant’altro.
Ci invita alla buona permanenza.
Ho un sorriso, fisso, stampato sulle labbra.
Esco dall’ufficio quasi saltellando.
Aedan non si stupisce.
Lui che mi legge benissimo in faccia quanto io sia contenta per la scelta del cappello.
Una cosa sola mi incuriosisce. La diversa collocazione, ma ci faccio poco caso.
Ripenso ai mesi passati.
A quella festa in cui tutta la mia curiosità verso Hogwarts si era riaccesa.
Era capodanno, e c’erano mille invitati in casa Blackster a Londra.
I miei genitori erano fra questi, amici da tempo.
Si.
Erano presenti altre famiglie importanti.
I Norwood, per esempio. Ed anche il signor Lewis.
Tutti parlavano di quanto fosse d’elitè Hogwarts per l’insegnamento dei giovani maghi, ed invitavano mio padre a cambiare indirizzo scolastico a me e mio fratello.
Sotto la benevolenza dei miei occhi da cerbiatto.
Che casualmente erano capitati nella cerchia più interessante di quella serata.
Mio fratello, Aedan, li conosceva da tempo.
Erano Jasper, Deirdre (che trovavo sempre splendida) ed il figlio della signora Norwood, Edward.
Che trovai cambiato, rispetto all’incontro degli anni passati.
Erano sguardi, quella sera.
Intensi e forse anche maledetti per via della troppa gente attorno e della privacy inesistente.
Sguardi che io stessa avevo dato e concesso.
E la cosa mi era piaciuta.
Chissà… quali sarebbero state le loro facce, adesso che anche io ero lì.
L’arrivo era stato con effetto sorpresa, e questa era una cosa interessante…per non dire stuzzicante.

Esistono vari aspetti delle news. Quelli negativi e quelli senza dubbio positivi.
Sei una news per i compagni, ed oltremodo per i professori che testano in ogni momento la tua preparazione, specie per una con il curriculum scolastico inappuntabile come il mio.
Le lezioni sono andate bene, così come le relative domande ed interrogazioni “per conoscersi”.
Scendo in sala comune.
Hanno assegnato diversi compiti,oggi. Ma considerando la scarsa difficoltà delle relazioni, conto di finire tutto prima possibile.
Siedo ad un tavolo, non badando al resto.
Ed apro subito il libro, cominciando ligiamente a scrivere.
“eih, straniera.” –Edward Norwood ed il suo sorriso sghembo da ragazzo furbo.
Scosto un libro di fronte a lui.
“eih, nuovo compagno”- uso il suo stesso tono.
Lui si accomoda di fianco.
“dunque le argomentazioni dei Norwood hanno incantato i Lywelyn?”-dice, soddisfatto della responsabilità che hanno avuto i suoi familiari nel mio trasferimento.
“fortunatamente si, a quanto pare. Ho solo dovuto aumentare la posta con qualche battito di ciglia in più” –ride,a questa affermazione.
Ed io lo seguo.
Apre il libro.
“ ti faccio compagnia, nel caso tu abbia bisogno di una mano.”- afferma, con tono vellutatamente sarcastico.
Sfodero un sorriso enigmatico.
“su questo ho i miei dubbi, e tuttavia…” – interrompo la frase. Volutamente per attirare la sua curiosità.
“tuttavia?”
“ dovrò pur ringraziarli in qualche modo…i Norwood.”
Lui sgrana un momento gli occhi, pensando di aver capito bene.
Che il doppio senso nella mia frase ci sia è naturale, ma non lo dico di certo.
Ricomincio.
“ per cui, accetto il tuo aiuto, Edward.”-e sorrido. Certa che uno come lui quel mio doppiosenso, non l’ha lasciato sfuggire affatto.
11/02/2008
Io e Violet Traviston stiamo parlando senza cavarci gli occhi a vicenda. Pazzesco.
Strano a dirsi, tutto è partito da uno dei suoi commenti acidi sulla mezza rissa dell’altro giorno con Hunnam e Jillian. Le avrei volentieri risposto per le rime, se lei non avesse aggiunto:
“In ogni caso, una lezione alla testolina rossa ci sarebbe voluta.”
“Oh, beh. Potresti darmi una mano la prossima volta, allora.”
“Sì, magari non in modo così plateale. Giusto per non farci scoprire, vero?”replica alla mia risposta, scoccandomi un’occhiata divertita. Edward deve averla messa di buonumore, in un modo infallibile.
Allargo le braccia, e le sorrido.
“La casa di Tassorosso è a dir poco inutile.”affermo, cambiando discorso.
“A dir poco. Guarda un po’ vicino al caminetto est.”
Siamo in Sala Grande, facendo colazione dopo un allenamento di Quidditch sfiancante; Edward e Deirdre stanno controllando i compiti di Incantesimi, un po’ discosti da noi. Seguo la traiettoria indicatami da Violet con un cenno del capo, e inquadro tre Tassorosso che mi fissano ridacchiando.
“Ci sarai abituato, immagino.”
“Abbastanza.”dico, senza falsa modestia.
Una delle tre ragazze si accorge che le sto guardando, e sussurra qualcosa alle sue compagne.
“Ah, vedo che è tornata Alexa Robinson. Quella più a destra.”continua Violet.
“La conosci? Non l’avevo mai notata. E non credo che lo farò mai.”aggiungo, considerandone l’aspetto.
“Sì, l’anno scorso abbiamo avuto un piccolo contrasto.”
“Ovvero?”
“Mi ha urtato mentre salivamo sul treno per Hogsmeade.”
“Non dirmi che l’hai schiantata per questo affronto.”
“No. Però ho fatto in modo che ricordasse di non osare mai più sfiorarmi con le sue mani di Mezzosangue.”
Violet sorride. Non credo che abbia usato la magia: la sua lingua, tagliente come il filo di un pugnale, è molto efficace.
“Credo proprio che tu abbia fatto colpo su una delle sue amiche. Fortunato, Lewis.”
“Peggio che andar di notte. Se si fanno avanti, dovrò spezzare il loro cuoricino delicato.”
“Povere care. Come puoi essere così crudele?”
“Traviston, ti dirò: credo sia una dote innata.”
Poi ci alziamo e andiamo in classe. Lumacorno e le sue pozioni ci attendono.
Una pigra ora in Sala Comune. Edward ed io ci stiamo facendo gli affari nostri. Abbiamo parlato ancora di quello stemma. Sfoglio un librone di araldica inglese: sotto i miei occhi si suss

eguono leoni rampanti, draghi, gigli. Ma Ed non riconosce nessuno come quello che ha visto.
Chiudo il volume con un rumore sordo.
“Ehi, non arrabbiarti.”dice il mio amico.
“Non mi arrabbio.”
“Hai troppe energie, dovresti sfogarle in qualche modo. Sai come.”
“Beh, ma trovarne una.”rispondo, stiracchiandomi. L’allenamento di stamattina, il primo dopo le vacanze, mi ha distrutto.
“Hai dei gusti troppo difficili.”aggiunge Ed.
“Ma senti chi parla.”
Mentre ridiamo, noto che molti sguardi si appuntano sulla porta della Sala Comune, che si è appena aperta. Sulla soglia, una ragazza che non mi sarei mai aspettata di vedere qui.
“Ma è Scarlett.”dice Ed, sorpreso.
Annuisco.
Lei si avvicina e ci saluta. Scarlett Lywelyn era alla festa di Capodanno a casa di Deirdre. Io e Dè eravamo un pochino occupati con i fratelli Rakovski, quindi Ed è stato quello che l’ha conosciuta meglio.
Ci alziamo in piedi e, uno alla volta, la baciamo sulle guance.
Non me lo sarei mai aspettato.
Qualche piacevole novità capita perfino qui.
Scarlett si è trasferita qui da Durmstrang, a quanto pare, insieme a suo fratello Aedan. Non mi sorprende affatto una scelta del genere: neppure io sarei entusiasta di studiare in una sperduta scuola fra monti e contadini. Anche se però ha anche dei pregi di non poco conto.
A Durmstrang, le Arti Oscure fioriscono e danno frutti.
“No!”geme Edward.
È notte. Notte fonda e senza luna.
Scosto le coperte e vado da lui. Sta ancora dormendo, ma è sudato fradicio e si agita, in preda a chissà quale incubo.
“No!”ripete.
Lo scuoto per una spalla, e cerco di svegliarlo chiamandolo per nome. Quando apre gli occhi, ha uno scatto verso il comodino, come per afferrare la bacchetta per difendersi. Nei suoi occhi, leggo la paura.
“Non ti avrò mica attaccato la febbre dall’altro giorno?”dico, per sdrammatizzare la situazione.

Ed chiude gli occhi e si passa una mano sul viso pallido.
“No, era un incubo.”
“Tuo padre?”mi arrischio a chiedere.
“Sì.”
“Hai sognato quello che è successo?”
“No. Cioè, non lo so. Non mi ricordo bene.”
È sconvolto, e ha gli occhi cerchiati da ombre scure.
“Ma non voglio riaddormentarmi. Non voglio provare di nuovo tutto questo…anche se non so cos’era.”
“Aspetta un momento.”gli dico.
Apro il libro di pozioni domestiche che mi aveva regalato anni fa mia madre. Niente di particolarmente utile, ovvio. Ma ricordavo di un infuso calmante, che faceva sprofondare in un sonno profondo e senza sogni.
Scendo nelle cucine, gli ingredienti necessari non sono pericolosi e spesso si usano per cucinare. Poco dopo sono di ritorno, con una tazza ricolma di liquido bianco.
“Su, bevi il latte caldo.”gli dico.
Edward non è molto convinto, poi lo assaggia.
“Latte caldo un corno!”aggiunge, prima di berlo fino in fondo.
Gli occhi gli si fanno pesanti. In effetti, ho aumentato un po’ le dosi di valeriana. Prima di addormentarsi del tutto, Ed fa in tempo a sussurrare un ringraziamento. Gli rincalzo le coperte, fissando il volto esangue del mio migliore amico.
Pagheranno, Ed.
Quelli che ti fanno vivere in questo modo.
La pagheranno con gli interessi.
06/02/2008
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Tutto va avanti. Si muove, procede, avanza.
Georgie ha messo all’opera il suo talento di pozionista e, con gli ingredienti che io e Seb abbiamo sottratto dalla dispensa di Lumacorno, ha preparato una versione meno conosciuta (ma altrettanto efficace) del Veritaserum che useremo…in caso di bisogno.
Stiamo cercando di decidere il nome del Club, ma non ne siamo ancora venuti a capo. A voler ben vedere, non è una questione di così grande importanza, come ha sottolineato Seb, così ci siamo concentrati di più sugli aspetti pratici.
“Siamo troppo in pochi.”dico.
“Già.”annuisce pensoso Sebastian.
“Ma chi potremmo fare entrare? Perché mi sembra ovvio che il reclutamento, per così dire, non debba essere una cosa pubblica.”aggiunge Georgiana.
Siamo seduti nella Sala Comune di Grifondoro, un po’ in disparte dal resto dei miei compagni di Casa. Garet cinge con un braccio le spalle di Georgie, mentre io e Sebastian ci spartiamo un divano.
“Io propongo Jillian McKanzie.”afferma la mia amica.
“La ragazza bionda con cui parlavi l’altro giorno?”domanda Sebastian.
“Sì.”rispondo io, e proseguo “Come mai hai pensato a lei?”
“Allora.” Georgie tace un attimo per radunare i pensieri. “Innanzi tutto, mi fido di lei, so che è dalla nostra parte, per il poco che conosce della questione. In secondo luogo, è una ragazza brillante in Incantesimi, cosa che nei duelli è molto utile.”
Per quanto mi riguarda, mi trovo abbastanza d’accordo. Non la conosco bene, ma confido nell’acume di Georgie che sbaglia molto, molto di rado.
“Altre proposte?”sollecito i due ragazzi.
Garet è troppo perso nell’osservare il profilo della mia amica per rispondere, mentre da Sebastian arriva la proposta che mi aspettavo.
“Peter Halbury.”dice con voce neutra.
Sospiro. Per me andrebbe benissimo, ma c’è un piccolo problema. La ragazza di Peter è una Corvonero che non ho mai avuto in particolare simpatia, il che è un fatto trascurabile; tuttavia Audrey Salinger appartiene ad una delle famiglie che più sostengono il tema della purezza di stirpe, e ho paura che questo possa influenzarla.
Faccio presente i miei dubbi, ma la risposta di Georgiana mi rassicura:
“Non credo che ci sia nulla da temere. La sua migliore amica è di origini babbane, così come Peter. Quindi credo che possa andare.”
Forse mi sono lasciata condizionare dalla mia opinione di lei, lo ammetto.
“Bene, ragazzi, direi che per il momento va bene così.”concludo.
Così passiamo ad argomenti più gradevoli. Garet si allontana (a malincuore, poverino, ma spinto da Georgiana) per andare a cercare Peter, mentre noi tre decidiamo di scendere in Sala Grande per cambiare un po’ aria.
Non appena entriamo, notiamo vicino ad uno dei camini cinque figure in piedi. Il silenzio è pesante.
Jasper Lewis e Carlisle Hunnam si fronteggiano. Jillian McKanzie assiste con espressione preoccupata, mentre Deirdre Blackster ed Edward Norwood sembrano quasi annoiati.
Sta succedendo qualcosa, è evidente.
Sebastian e Georgiana fanno valere la loro autorità e la situazione sembra rasserenarsi: i Serpeverde si siedono, mentre Jillian e Carlisle avanzano verso di noi.
Carlisle mi prende in disparte, dicendomi:
“Julia, avrei bisogno di parlare con te.”
“Certo.”
"È a proposito di Ida, della…della sua morte.”
Riesco a mantenere un viso impassibile, ma sento, come sempre, una stretta al cuore.
Ida.
Carlisle e la mia sorellina sono sempre stati amici; il loro non era un legame particolare come il mio con Sebastian, ma erano abbastanza in confidenza, e passavano molto tempo insieme. Avevano una passione in comune: entrambi adoravano gli animali, e seguivano sempre con grande interesse le lezioni di Cura delle Creature Magiche. Il professor Collins li definiva “le due ali dell’Ippogrifo”.
Il Tassorosso di fronte a me si sistema i capelli di fuoco, con un gesto che dimostra il suo nervosismo.
“Stai tranquillo, chiedi pure ciò che vuoi.”cerco di rassicurarlo.
“Senti, allora sarò schietto. Pensi che potrebbe essere stato Edward Norwood a uccidere Ida?”
Aggrotto la fronte: questa, in effetti, è un’idea che potrebbe balzare alla mente di chi non conosce la verità, tuttavia è al corrente delle correnti di pensiero dominanti fra le Serpi.
Ma come rispondo a Carlisle?
“No. Credimi, non esiste questa possibilità.”
Lui mi guarda sorpreso e incuriosito.
“Cosa intendi?”
Non posso spiegarglielo in mezzo alla Sala Comune.
“Ci vediamo fra un quarto d’ora nell’aula di Astronomia.”gli dico.
Carlisle, sempre più sorpreso, annuisce.
Forse ho appena trovato un membro in più per il Club.
Mi sto dirigendo verso la Torre di Astronomia, che si trova in una delle zone meno frequentate del castello. L’ho scelta per questo, oltre che per la presenza di un camino scoppiettante sempre acceso, da non disdegnare visti gli spifferi che ci sono in alcune aule.
Il professor Crale sta scendendo dalla botola, mentre io mi avvicino.
“Salve, Julia. Hai bisogno di qualcosa?” mi chiede con un sorriso.
“No, professore. Credo di aver dimenticato in aula il libro di Incantesimi. Salgo a controllare.”
Crale mi saluta, e mi lascia andare per la mia strada. Per fortuna.
Mi lascio cadere su una delle sedie, mentre aspetto Carlisle.
Sento gli occhi che si inumidiscono, ma non riesco a piangere.
Non ho mai pianto, da quando Ida se n’è andata. Mai.
La botola si apre, e la testa fulva di Carlisle Hunnam fa capolino.
Non dice nulla: chiude la botola, e viene a sedersi di fronte a me. Poi mi osserva, aspettando che inizi a parlare.
Chiudo gli occhi, sospiro e inizio:
“Il giorno prima di tornare ad Oslo per il funerale, sono andata in camera di Ida a recuperare le sue cose, ed ho trovato il suo diario.”
“Me lo ricordo, ci scriveva sempre. A volte la prendevo in giro.”ricorda lui, con voce sommessa e venata di tristezza.
“Ho letto alcune cose, fra quelle pagine. Ida è stata uccisa, sì. Ma non da Ed Norwood. Credo che non si conoscessero neppure, di persona.”
Carlisle tace, proteso verso di me.
“La verità la conosciamo soltanto in quattro. Io, Georgiana Harrington, Sebastian Lang…e Tom Riddle.”
“Tom Riddle? Il Caposcuola di Serpeverde?”
"Sì.”
Non c’è bisogno che io dica altro.
Carlisle ha capito.
Le sue mani stringono i braccioli della sedia, il suo volto sbianca e si deforma in una smorfia di rabbia.
Non dormo più. Non dormo più da quel giorno.
I miei unici istanti di riposo, in cui sprofondo in un dormiveglia agitato, arrivano quando sono troppo stanca, e non posso fare altro che crollare.
Stringo a me il cuscino, cercando una qualche sorta di conforto.
E poi arriva l’oblio, dolce e silenzioso come un amante, che mi chiude gli occhi e mi culla fra le sue braccia.
Il sole sorge sereno, appena velato dalla foschia mattutina. Mi alzo e osservo l’alba dalla finestra. Poi inizio a prepararmi per affrontare la solita mattinata scolastica.
Scendo in Sala Grande, e mi siedo al solito posto, accanto a Sebastian. Con un tocco della mia bacchetta, faccio apparire un cappuccino ed un’arancia. Inizio a sbucciarla con calma, finché noto le mani di Seb che sbriciolano convulse un pezzo di pane.
“Va tutto bene?”domando.
“Ci hanno visti, Julia. Rubare gli ingredienti dalla dispensa di Lumacorno.”
“Chi?”
“Uno studente di Serpeverde. È al settimo anno. È Geert Wellington. ”
Soffoco un’imprecazione.
Mancano cinque minuti all’inizio della lezione di Incantesimi. Geert Wellington arriva con lo sguardo stanco e la barba lunga. Capisce che lo sto aspettando.
“Ciao, Julia.”
“Ciao. Hai un minuto?”
“Anche due.”
Il suo sguardo si accende di curiosità.
“Che cosa hai visto esattamente?”chiedo.
“Ho visto te e Sebastian Lang, uscire dall’ufficio di Lumacorno. Mi piacerebbe sapere perché.”
“Per dirlo a Riddle, suppongo.”

Sembra sorpreso.
“No, perché? Non sono uno dei suoi leccapiedi.”
Sarebbe un miracolo, fra le Serpi.
"Servivano per una cosa importante.”rispondo, cercando di essere vaga senza destare troppi sospetti. Come se fosse facile.
Non mi sembra molto convinto.
“Julia, Geert. Avete intenzione di entrare in classe, stamattina?”
È la voce del professor Benton.
“Certo, prof.”dice Geert.
Poco dopo, sono seduta accanto a Sebastian, mentre lui è in mezzo ai Serpeverde.
Tom Riddle mi dà le spalle. Basterebbe così poco per…
Gli occhi castani di Geert Wellington mi fissano e ripetono la stessa domanda per tutta la lezione.
05/02/2008
“Non so perché l’ho sognato.”dico a Deirdre.
“Ma ci deve essere un motivo. Non hai sognato di volare o di correre in un prato. Hai sognato Tom Riddle. Hai sognato le sue minacce.”
"È vero.”
Ed interviene nella conversazione.
"Penso che sia inutile continuare ad arrovellarsi su questo argomento. È stato solo un sogno.”
Deirdre e io tacciamo, ognuno immerso nelle sue riflessioni.
“Avete sentito Eve di recente?”
“Sì. Mi ha scritto pochi giorni fa.”risponde Dè.
“Come sta?”chiedo.
“Sempre uguale. I medici del San Mungo non possono fare molto, se non alleviare le sue sofferenze.”
Ed e io apriamo i battenti della Sala Grande, così Deirdre passa fra noi senza sforzo alcuno.
“Andiamo a sederci vicino al caminetto sud.”sussurra per non farsi sentire dagli altri studenti, mentre rabbrividisce. Questo freddo ci ha pressoché costretti a lasciare la Sala Comune di Serpeverde [che per quanto accogliente, è sempre collocata in un sotterraneo] per mischiarci alla plebaglia che di solito si riunisce qui.
“Se ti coprissi un minimo di più…”scherzo.
“Già, sono proprio vestita in modo osceno!”ribatte, facendomi una linguaccia.
Non è vero, in realtà. Non riuscirebbe mai ad essere volgare, neanche se ci si impegnasse con tutte le sue forze.
Ci sediamo ai margini di una tavolata, e appoggiamo sul ripiano di legno di fronte a noi i libri di scuola. Dè inizia quasi subito a buttare giù il tema che Lumacorno ha assegnato. Ed sottolinea controvoglia un capitolo di “Trasfigurazione Avanzata”. Io apro il libro di Astronomia, con tutta la buona volontà di questo mondo. Ma sulla traiettoria del mio sguardo appaiono Jillian McKanzie e Carlisle Hunnam, seduti vicino a me.
"No, non sto scherzando" ride Carlisle, alzando gli occhi dal libro che sta leggendo -un trattato sugli Unicorni, a quanto ho capito- per guardarmi con un sorriso luminoso "Mia nonna mi ha scritto proprio l'altro giorno chiedendomi dell'incantevole fanciulla che mi era stata presentata a Natale. Testuali parole."
Non posso fare a meno di arrossire, stringendo forte le dita attorno al sottile foglio di pergamena che uno dei gufi di famiglia mi ha recapitato a metà pomeriggio. Una lettera della nonna, preoccupata per l'assenza di notizie dalla sua adorata nipotina circa l'avvenenete rampollo di casa Hunnam che tanto le era stato raccomandato.
"Forse dovrebbero sposarsi loro" commento vagamente acida, tornando al mio compito di Aritmanzia. Nonostante i miracoli dovuti all'aiuto costante e impagabile di Audrey, questi problemi continuano ad essere uno scoglio non indifferente da scavalcare. Stavo giusto per imprecare in goblinese, quando il Tassorosso beniamino di mia nonna ha fatto la sua comparsa al mio fianco suggerendomi di risalire a qualche passaggio prima e rivedere un banale errore di calcolo. Accantonando lo scetticismo, ho seguito il suo suggerimento e il problema è perfettamente riuscito. La mia espressione stupita, poi, deve averla interpretata come un'autorizzazione a rimanere lì, chiacchierando del più del meno, fino all'arrivo della lettera e l'immediatamente successivo scambio di aneddoti sulle rispettive nonne.
Carlisle ride di nuovo, scuotendo i capo e passandosi una mano tra i capelli rossi. Gli occhi azzurri brillano, riscaldati dal calore della sua risata, paralizzandomi.
Scuoto il capo, chinandomi in avanti sul tavolo e facendo scivolare i capelli tra me e lui, nascondendomi al suo sguardo ipnotizzante. L'ultima cosa che voglio è permettergli di confondermi ancora di più le idee con i suoi modi da galantuomo.
Inspiro a fondo, immergendomi in un altro problema e ringraziando silenziosamente Nolasco per avermi caricata di compiri extra, vista la mia attitudine all'incapacità più completa. Sento Carlisle sfogliare qualche pagina, al mio fianco, ma non sta leggendo: sento i suoi occhi bruciarmi addosso, curiosi. Buoni. Gentili. Chi voglio prendere in giro, Carlisle Hunnam è il ragazzo perfetto. Solo un'idiota come me può rifiutarlo perché ancora fiduciosa nell'impossibile. E' chiaro al mondo che Jasper non cambierà mai e non mi cercherà mai, ma non c'è verso che me lo levi dalla testa.
Mi volto verso il Tassorosso al mio fianco, avvertendo la sua attenzione spostarsi da un'altra parte. Si china appena verso di me, con un meraviglioso sorriso beffardo dipinto sulla faccia.
"Hai visto?" alza appena appena il tono della voce, mentre seguo la linea del suo sguardo incrociando gli occhi verdissimi di Jasper, seduto accanto a Deirdre e Edward. Il calore defluisce dalle mie guance, mentre il ragazzo al mio fianco riprende a parlare "La coppia dell'anno: Edward Norwood e Jasperina Lewis"
Carlisle Hunnam farebbe meglio a tenere chiusa la fogna che si ritrova al posto della bocca.
Può fare qual che vuole con Jillian, anzi, chissà che lui non riesca dove io ho fallito, grazie alla fortuna dei principianti. Ma non tollero i suoi insulti.
Deve capire che è soltanto un inutile Tassorosso pel di carota.
Mi lancio su di lui, afferrandolo per il colletto della divisa.
“Ripetilo. Ripeti che quello che hai detto. Mostra il coraggio che millanti di avere e ripetilo!”la mia voce è un lento crescendo.
“Come vuoi. La coppia dell’anno: Edward Norwood e Jasperina Lewis.”
Lo lascio andare di colpo, mandandolo a sbattere contro il tavolo. Mi volto, come per andarmene, ma non è che un diversivo per estrarre la bacchetta e radunare nella mente tutti gli incantesimi più dolorosi che io conosca.
Sono pronto a duellare con la ferocia di una fiera selvatica, quando Ed mi si para davanti.
“Jasper, non adesso. Non è il momento.”
Ma io non lo sto davvero guardando e ascoltando. Sono troppo fuori di me. Anche nella sua voce percepisco una vibrazione metallica di rabbia contenuta a stento.
“Ricordati, non e più come prima. Dobbiamo essere prudenti. Molto prudenti. Vuoi attirare l’attenzione solo per le parole di un coglione?”ribadisce sottovoce.
Ha ragione, non devo lasciare che l’ira annebbi la mia capacità di ragionare. Così ripongo la bacchetta, e mi volgo con un sorriso dipinto sul volto. Quando voglio sono un formidabile attore.
“Beh, mio caro Carlisle. Cosa posso dirti…”dico con voce flautata “Credo proprio che tu debba stare attento.”
Se non puoi ferire la persona di fronte a te, puoi ferire i suoi amici. O la ragazza che gli interessa.
“È uno degli effetti collaterali di stare con una frigida come la dolce Jillian.”
Il veleno che premeva sulla mia lingua è venuto fuori.
Carlisle Hunnam sbianca, Jillian arrossisce.
A volte per vincere non è necessario combattere.
Probabilmente la Maledizione Cruciatus sarebbe meno dolorosa.
Sbatte le palpebre, intontita, sentendo gli occhi bruciare di lacrime forse troppo a lungo respresse e vergogna. Carlisle si irrigidisce, al mio fianco, sento il suo respiro fermarsi del tutto per qualche eterno istante e, mio malgrado, mi ritrovo a sperare che non gli faccia del male. Che non si facciano del male, non potrei tollelarlo. Mi infilo tra di loro, dando le spalle al Serpeverde -non credo di essere in grado di sostenere il suo sguardo- e guardando Carlisle dritto negli occhi. Lui ricambia il suo sguardo, ammorbidendosi leggermente, ma poi torna a fissare in cagnesco Lewis. Se potesse, ringhierebbe.
"Adesso basta" sibilo "Questo non lo tollero. Smettetela, tutti e due. SUBITO."
"Si, ascolta la tua amichetta di ghiaccio" sghignazza Edward, dando man forte all'amico nell'unico modo in cui è capace, a parole "Non vorrai rovinare il tuo bel faccino, Hunnam.."
La minaccia aleggia lieva sulle nostre teste, prima di rimbalzare sul sorriso morbido di Carlisle.
"Norwood" replica cortese il ragazzo, sollevando appena la bacchetta in aria e disegnando con la punta lievi spirali "Fossi in te starei attento a parlare, non sei proprio nelle condizioni di dar fiato a vuoto"
Jasper soffia, richiamando su di lui l'attenzione.
"Chiedi scusa" ordina, senza avere alcuna autorità per farlo. Il ragazzo al mio fianco aggrotta la fronte.
"Per aver detto la verità? Oh, Jasperina..la mamma non ti ha mai detto che si domanda scusa per aver detto una bugia, e non il contrario?"
Gli occhi verdi del Serpeverde si accendono di odio, mentre la sua bacchetta si solleva. L'aria si carica di elettricità, un lungo brivido mi scorre lungo la schiena mentre scorgo Deirdre scivolare lateralmente, per portarsi a lato dell'amico. Edward è dall'altra parte e, manco a dirlo, hanno entrambi la bacchetta in mano. Carlisle, invece, è solo. Io, nel mezzo. E' questione di secondi, quando la tensione arriverà al suo culmine esploderà in una pioggia di incantesimi che non risparmieranno nessuno. Ma perché quando serve non c'è mai un Caposcuola o un professore nei paraggi?
"Smettetela! Immediatamente!" strillo infuriata, guardando alternativamente i Principi e il loro solitario avversario.
"Cosa c'è, piccola Jill" miagola la Blackster "Hai paura che succeda qualcosa a Jasper, non è vero? Oh,
povera stupida. Come se a lui importasse qualcosa di te, come se fosse geloso di una nullità come te.."
La sua risata cristallina mi riecheggia nella mente, mentre chiudo gli occhi e inclino di poco il capo di lato. Basterebbe poco, veramente poco, a gridare Stupeficium e puntarle la bacchetta contro. Veramente poco. Ma non è né il momento, né il luogo. Senza contare che per quanto brava possa essere, due contro uno non è mai uno scontro alla pari. Ignoro le sue insinuazioni, riaprendo gli occhi e fulminandola.
"Sta zitta" soffio "Nessuno ha chiesto la tua scontata e inutile opinione"
"Modera, Corvonero" mi aggredisce Lewis "Dè è mille volte migliore di te, può dire quello che le pare quando le pare."
E allora perché non ti scopi lei e fai un favore alla comunità magica?
"Migliore perché? Perché il suo sangue è puro?" s'intromette Carlisle, con una tranquillità che definire agghiacciante è poco "Quello di Jillian lo è altrettanto, se non di più" osserva con leggerezza, prima di aggiungere, dopo un attimo di pausa, con lo stesso tono di chi si rivolge a se stesso "Quello di Ida, invece.."
Il silenzio si fa assoluto. L'intero salone sembra sparire, cancellato da una mano invisibile, il mondo intero è ridotto a me, Carlisle e i tre Principi. Il resto, nel nulla.
Mi volto verso il rosso, senza capire cosa diavolo intenda dire, ma lui non ha finito. Si sporge appena verso Lewis, guardandolo dritto negli occhi, ma le sue parole sono dirette anche ai due al suo fianco, pietrificati e zittiti dalla gravità delle insinuazioni.
"Ad Azkaban non si può cambiare abito tre volte al giorno.." sussurra "Per tre bambolotti come voi sarebbe uno shock non indifferente, temo. Vi farebbe impazzire più questo, che non la presenza dei Dissennatori"
Non è il momento di farsi prendere dal panico.
Inclino la testa di lato.
“Sai, a questo punto credo proprio che Ida Versten non mi sarebbe dispiaciuta, dopo l’esperienza con la nostra piccola Corvonero.”
Negli occhi di Carlisle Hunnam colgo un bagliore di odio contenuto. Deirdre scuote i capelli.
“Jasper, perlomeno avresti avuto un minimo di gusto in più in fatto di aspetto fisico.”dice, per sostenere la mia affermazione. In realtà sappiamo tutti e due che stiamo mentendo per salvare la situazione.
Ed sbuffa, e aggiunge:
“Mi sono stancato di stare a sentire gli sproloqui di un Tasso.”
Proprio adesso entrano i Caposcuola di Grifondoro e Corvonero, con Julia Versten, che ci trafigge con i suoi occhi di ghiaccio e neve.
“Cosa sta succedendo qui?”chiede imperioso Sebastian Lang, rendendosi conto dell’elettricità della situazione.
“Qualche punto in meno non farebbe male a nessuno.”continua Georgiana Harrington.
Nessuno di noi cinque risponde.
Ed e Deirdre si siedono tranquilli ai loro posti: Ed mostra una rabbia a stento trattenuta, che prevedo sfogherà non appena saremo in un luogo privato. Dè è impallidita, ma è padrona di sé come al solito.
Riapro il mio libro e mi concentro sull’orbita di Marte.
I due piccioncini invece raggiungono Lang e le due ragazze.
"Cosa diavolo ti è preso?" sussurro infuriata a Carlisle, mentre mi prende per mano e mi obbliga a seguire Georgiana e Lang verso il loro gruppetto. I suoi occhi, quando si posano su di me, sono duri e freddi come gemme. La sua voce, al contrario, si sforza di contenere la rabbia e celare il desiderio di voltarsi e far continuare la discussione bruscamente interrotta.
"A te piuttosto cosa prende!" sibila lui strattonando appena la mia mano "Possibile che sia tu così accecata da un bel visino da non accorgerti di quello che sta succedendo?" Le sue dita si stringono con maggior forza attorno al mio polso.
"Mi fai male!" esclamo sospresa, cercando di liberarmi. Ma lui non molla, continua a trattenermi e trascinarmi con se come se fosse una bambola di pezza. Al mio lamento, tuttavia la stretta si fa più gentile e un lampo dispiaciuto colora l'azzurro chiaro delle sue iridi.
"Mi dispiace" mormora, chinando appena il capo "Ma non riesco a capire come si possa ancora prendere le difese di.. di... di un individuo che.." I capelli rossi si agitano appena, catturando la luce calda delle candele. Sospira, fermandosi e sollevandomi il mento con due dita.
"Perdonami, Jillian. Se non fosse stato per me e la mia lingua lunga non avrebbe avuto occasione di ferirti" sorride, un sorriso triste che ricorda tanto quello di un bambino che non vuole raccontare il perché del suo dolore "Promettimi però che starai attenta, d'accordo?"
Non aggiunge altro, sollevando gli angoli delle labbra una volta ancora e andando verso Jiulia, a cui prende delicatamente un gomito, tirandola appena appena in disparte. Sospiro, raggiungendo Georgiana che mi guarda con una buffa smorfia incuriosita dipinta sulla faccia. Prima che possa dire, fare o pensare qualsiasi cosa alzo un mano.
"Non chiedermi niente" le dico, curvando appena le spalle "Perché non saprei proprio cosa risponderti"
Interdetta, sgrana appena gli occhi, prima di annuire e posarmi una mano sulla spalle, con fare vagamente consolatorio e protettivo.
"Conosci già Sebastian, Jillian?" mi chiede, prima di presentarmi ufficialmente il Caposcuola di Grifondoro.
Bisognerebbe erigere un monumento alla prontezza di spirito di questa ragazza. La prossima volta che vedo il Preside Dippet, glielo propongo.
04/02/2008
Non amo in modo particolare svolgere la funzione di messaggero.
Diciamo pure che la detesto.
Ma un ordine di Tom Riddle non si discute, in nessun caso.
“Jasper.”mi ha chiamato pochi istanti fa “Devo parlare con Edward.”
“Perché?”chiedo, cercando di non sembrare troppo inquisitorio. Sono curioso, e basta.
“Forse la sua metà potrebbe esserci utile.”
Ammetto di aver avvertito il colpo. Violet Traviston, una di noi. Come se non stesse già abbastanza fra i piedi di Ed.
Ho abbandonato la ricerca di Incantesimi che stavo scrivendo e sono andato alla ricerca del mio migliore amico.
So benissimo dov’è.
Nella nostra stanza, in dolce compagnia.
Oggi pomeriggio mi ha detto, con noncuranza:
“Jasp, avrei bisogno di un po’ di privacy.”
“Capisco. Intrighi di letto?”
“Si.”mi aveva risposto di fretta. È evasivo nell’ultimo periodo su questo argomento.
Così mi dirigo verso il dormitorio maschile di Serpeverde.
Apro la porta e…la scena di fronte ai miei occhi non mi meraviglia per niente.
“Edward!”
Abbasso gli occhi, non sono un voyeur. Ma non riesco a trattenere un sorriso. Li ho interrotti proprio quando le cose iniziavano a farsi interessanti.
“Devi…devi venire con me.”
Ed si è già ricomposto. Io faccio qualche passo nel corridoio per permettere loro di salutarsi. Sono una persona discreta, già. Anni e anni di educazione impartita da una nanny tedesca mi hanno influenzato, direi. Soltanto nei miei momenti di rabbia non riesco a mantenere la ferrea disciplina che mi è stata inculcata.
Edward esce dalla stanza, accostando la porta.
“Allora?”scatta con rabbia “Cosa diavolo c’è?”
“Controllati. Mi ha mandato Riddle.”
“Perché?”
In corridoio non c’è nessuno.
Abbasso la voce.
“Si tratta della fanciulla da cui ti sei appena separato.”
Edward, come me poco fa, è sorpreso.
“Portami da lui.”dice.
In camera.
Un paio d’ore dopo.
“Ed?”
Il mio amico è soprappensiero.
“Edward.”
Sobbalza.
“Cosa ti ha detto Riddle?”
Il succo della faccenda, l’ho intuito. Ma voglio i particolari.
“Vuole che Violet si unisca a noi.”risponde, guardando una lettera.
“Non mi sembra una cosa così pessima.”ribatto.
Ma vedo che non è convinto.
Provo a cambiare argomento.
“Beato te, che almeno hai qualcuno con cui fare un po’ di sana ginnastica da camera.”
Non che io ne sia sprovvisto. Ma la Traviston è uno dei migliori modi per esercitarsi.
“Eh, già.”sorride sarcastico, piegando il foglio che ha in mano.
Provo di nuovo a cambiare argomento.
“Mi sento meglio, sai? Dopo quello che è successo.”mi riferisco alla morte di Ida Versten “Credo fosse giusto un momento di scompenso. Essendo la prima volta, sai…”
No. È proprio da un’altra parte con la testa.
“Edward! Insomma, mi vuoi dire cosa diavolo hai?”
“Niente. Sto pensando a mio padre.”
Adesso capisco.
Qualche giorno fa, Ed mi era venuto a cercare. Era piuttosto agitato. Mi aveva raccontato di alcuni ricordi che aveva cancellato riguardo la morte di suo padre, ucciso più di cinque anni fa dall’Avada Kedavra.
Edward era presente. Aveva visto tutto. Conoscevo l’accaduto, ma Ed mi aveva raccontato il poco che ricordava soltanto all’inizio del quarto anno. La voce gli tremava, mentre rievocava quella notte di paura.
E ora, nuovi ricordi erano venuti a galla.
Una spilla, uno stemma. Potevano appartenere a qualcuno? Certo. Ma soprattutto…a chi?
Questi ricordi sono molto importanti per il mio migliore amico.
Sono l’ultimo legame con suo padre. Io, com’è ovvio, gli darò tutto l’aiuto possibile.
Oh, ma chi si vede.
Le mie Corvonero preferite.
La lezione di Astronomia è appena cominciata. Il professor Crale sta spiegando con dovizia di particolari le intersezioni fra l’orbita di Plutone e l’orbita di Nettuno. Il mio interesse scarseggia, diciamolo. Ed è taciturno, io pure. Sarà l’atmosfera dell’ultima ora di lezione.
Il mio sguardo vaga sui miei compagni di classe.
Sedute vicine, vedo Audrey Salinger e Jillian McKanzie. È da qualche lezione che sono inseparabili. Alzo gli occhi al cielo: magari Jill fosse stata come Audrey. Halbury s’è fatto un volo notevole, per lei, ma almeno ci ha guadagnato qualcosa. La ragazza dai riccioli d’oro incontra il mio sguardo.
Ma ciao, biondina. Le sorrido. 
Lei scoppia quasi a ridere e dice qualcosa a Jill, accanto a lei. Anche la piccola Corvonero alza lo sguardo verso di me, ma lo riabbassa immediatamente. Audrey mi fissa per qualche istante, poi riprende a lavorare.
Jillian ormai mi ha dimenticato, ahimè. Come sono triste. Il fortunato è quell’idiota di Carlisle Hunnam, una vera e propria spina nel fianco per Ed. Un pel di carota insulso, che ovviamente non poteva appartenere altro che a Tassorosso.
Chissà che lui non riesca a sciogliere la cara Jill.
Non riesco a trattenere una risata sarcastica, beccandomi così anche un rimprovero da Crale.
Anche lui, insomma.
Che pare abbia una storia con Julia Versten. Almeno, così dicevano le due Tassorosso sedute davanti a me due lezioni fa, proprio durante Astronomia.
Vecchio furbone! Magari ci avessi pensato io a consolarla durante questo difficile momento.
E chi meglio di me?
So perfettamente cos’è successo.
02/02/2008

La schiena curva, I capelli biondi che quasi sfiorano i tasti d'avorio candido. Nella sala circolare, il suono pulito della sonata si diffonde con un'acustica perfetta, ottenuta solo dopo numerosi incantesimi. Le dita affusolate del giovane si muovono con sicurezza da un'ottava all'altra, dando vita agli spartiti ammonticchiati sul leggio. Si tratta, anche se non letteralmente, di
magia.
Impossibile notare i passi lievi che provengono dalla scala a chiocciola. La magia, però, s'interrompe; con un insieme di note stonate, fastidiose, evidente segno di nervosismo da parte del bravissimo pianista, viene conclusa l'esecuzione. Borbottii, parolacce.
« Scusa. » la stessa luce, si riflette con uguale intensità sul nero del pianoforte, il biondo dei capelli del pianista, il rosso fiamma di quelli del ragazzo appena emerso dalla botola sul pavimento.
« Di buon umore, eh? » dice con sarcasmo, facendomi un sorriso tirato. Andiamo d'accordo, questo è quanto. Per certi versi, siamo le persone più diverse che potessero mai incontrarsi, ma dall'altro siamo estremamente simili.
Mi infilo la tracolla di cuoio consunto, poi mi dirigo verso di lui e gli do una pacca sulla spalla.
« Basta esercizi, per oggi. » mi fermo a guardare il tramonto, sfumato tra l'oro e il porpora; il sole, quasi al punto di affogare nel lago, mi bagna il viso di luce calda.
Precedo Carlisle nello scendere la botola, e avviarmi lungo le scale. Appena sbuchiamo nel grande chiostro centrale del castello, c'è un momento di silenzio, seguito da un'esplosione di risatine. Guardo Carlisle, stranito: dopo anni, non mi sono ancora abituato all'effetto che fa sulle ragazze. Un paio di tipe, che non escluderei essere più grandi di noi, si accasciano sul corrimano della scala al nostro passaggio.
« Eug, quando la smetterai di fare il prezioso? » mi chiede, ficcante.
« Parla lui. Ti sei fissato su Jillian McKanzie ed è un secolo che non ti smuovi da quella biondina. » Ho colto nel segno: le sue guanciotte lentigginose si contraggono, fa un'espressione sofferente, che scompare nonappena da dietro compare proprio lei.
Parli del diavolo ... Sbatte gli occhioni blu, rivolgendoci un sorriso imbarazzato, e poi si tuffa a pesce nel bagno delle ragazze.
Carl sospira. Io rabbrividisco. Le manifestazioni sentimentali non sono mai state in alto nel mio indice di gradimento; i sentimenti stessi non lo sono mai stati, in effetti.
Davanti all'aula di incantesimi sono schierati i miei idioti preferiti; in ordine da sinistra a destra, abbiamo Jasper Lewis, Deirdre Blackster, Edward Norwood con la sua inseparabile puttanella Violet Traviston.
Mi ci vuole un po' per capire che stanno aspettando
me.
Norwood ridacchia. « Ehi, sei venuto anche oggi a insozzare l'aula? »
« Sì, Norwood. » gli rispondo stancamente: non è proprio il momento di farmi uccidere.
« Rallenta, rallenta. » sibila, posandomi una mano sul petto. Non sembra molto soddisfatto dall'effetto che fa di fianco a me; sono alto cinque centimetri buoni più di lui. Magro, dinoccolato, ma alto. Mi dà uno spintone.
« Tu devi andartene, hai capito? Non sei un mago, e le tue scarse doti lo dimostrano. FAI SCHIFO, Pennington. » E' come se mi avesse dato un pugno nello stomaco: so benissimo di essere un brocco. Ho passato estati su estati pregando i miei di farmi lasciare Hogwarts, e lasciarmi frequentare la London's Academy of Music. La lettera di ammissione è ancora conservata nel mio baule, in mezzo alle cose più preziose che ho.
« Smettila. » mormoro, corrucciando le sopracciglia.
« Lascia andare il piccolo Chopin. » ghigna la Traviston, strizzata in un maglione così stretto che potrebbe essere quello che ha comprato al primo anno; chissà quanti se la saranno scopata, e con quanti sta mettendo un palco di corna a Norwood. Non dico una sola sillaba di questo, ma Ed sembra essere sul punto di ebollire, come se mi avesse letto nel pensiero.
« E' un avvertimento. Sparisci, prima di costringerci ad usare le vie di fatto. » si scostano, lasciandomi entrare in aula.
Siamo a cavallo, il mio amore per Hogwarts non potrebbe essere più grande. Merda.
01/02/2008
Per quanto ne so, Lochlainn è l'unica persona che può dire di conoscermi veramente. Non solo è mio cugino, ma è il mio migliore amico, il mio confidente, la persona su cui farei affidamento anche se ... anche se stessi scappando dal ministero. Sospiro profondamente, prima di strappare con un gesto energico la ceralacca che chiude la busta che mi è arrivata con una grossa civetta scura. Sull'esterno non è scritto niente, e questo non può che ricordarmi il mittente delle ultime lettere non indirizzate che ho ricevuto. E' dalle vacanze che non ho sue notizie.
Sfilo la pergamena dalla busta; nel riconoscere la calligrafia, sento un tuffo al cuore. “Cara, cara Violet..” “ .. sono di nuovo in Inghilterra, a casa di ...” “..tornare al castello...” “...vederti, al più presto. Mille baci, L.”
Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Vorrei potere, ancora una volta, mettere il mio viso accanto al suo, e confrontare nello specchio della stanza dei giochi il verde praticamente identico dei nostri occhi. Mi prendo la testa tra le mani; non so se ridere o se piangere, ma credo che opterò per la seconda.
Incrocio lo sguardo di Edward, steso sul suo letto con la testa posata sulle mie cosce; gli sposto una ciocca di capelli dal viso con delicatezza. Sorrido, sfiorandogli appena le palpebre chiuse.
Le sue dita si stringono attorno al mio polso; inizia a baciarmi il palmo della mano, senza lasciare la presa. Con una mossa repentina si solleva, con una spinta sufficiente a farmi sbilanciare e atterrare di schiena sulla trapunta color smeraldo.
« Signorina Traviston, mi dica un po'. » ridacchia, tenendomi i polsi in modo da costringermi all'immobilità. Non posso trattenere una risata isterica. « Cosa consiglierebbe ad un giovane mago in cerca della felicità? »
« Felix Felicis, professore. » rispondo con tono pacato, senza smettere di guardarlo negli occhi.
« La risposta è sesso, signorina Traviston!
Buon sesso! » alzo gli occhi al cielo, dimenandomi sotto il suo peso per liberarmi. Sto facendo fatica a trattenermi; ho deciso di tirare la corda fino all'estremo, e mi sa che ci siamo quasi.
« Edward, no! » gli grido ridendo, spingendolo con entrambe le mani per allontanarlo da me. Faccio un respiro profondo, cerco di distrarlo mentre gli faccio scorrere una mano dallo stomaco verso l'orlo dei pantaloni. Lo sento fremere. « Edward ..»
«Edward! » mi sento gelare il sangue, e contemporaneamente ebollire; sulla porta c'è Jasper, piuttosto pallido, non alza neppure lo sguardo. Accenna un sorriso, poi si rivolge a Ed, che si è già messo seduto al mio fianco.
« Devi..devi venire con me. »
qualche giorno dopo.
E' da metà novembre che declino gli inviti del LumaClub, e ora mi ricordo perché: Lumacorno va spargendo miele sugli ospiti, mentre nell'aria si diffonde una musica irritante e un intenso profumo di rose e mughetto. Insopportabile, nell'insieme.
La mia figura nello specchio si presenta piuttosto bene; un vestito semplice, nero, i capelli raccolti. Edward mi cinge i fianchi con le braccia, baciandomi leggermente il collo. Mi prende per mano, portandomi verso il buffet, e mi porge un calice di champagne.
« A noi. » sussurra con dolcezza inaspettata. Gli sorrido.
« Oh, signor Norwood, signorina Traviston! Sono molto contento per voi .. un'ottima discendenza, potrei giurarci! » faccio un sorriso imbarazzato, ma il mio cuore è decisamente arrossito; non ho mai pensato ad una relazione a termine così lungo, e non voglio pensare neppure alla possibilità di avere
figli con lui. Sotto gli occhi di Lumacorno, quantomai gongolante, vengo stretta in un abbraccio.
« Filiamocela. » mi dice mentre già mi trascina via.
Ma c'è un ma. Compare Jasper. Basta un suo cenno della testa, per far impallidire Ed. Lewis prende per il polso Deirdre, intenta a civettare con un bel ragazzo nero di cui non ricordo mai il nome - chissà che fine ha fatto Geert, a proposito - e insieme se ne vanno in un batter d'occhio. Edward non si muove, come ipnotizzato dalla decorazione di tralci della tappezzeria. Lo scuoto lievemente, prendendolo per un braccio.
I suoi occhi blu, profondi come abissi, si posano nei miei, ed è evidentemente preoccupato. Di colpo, mi abbraccia, posando le labbra vicino al mio orecchio.
« Violet. Per tutto quello che sta per succedere, scusa. Ero contro. Ti voglio troppo bene per permettere che succeda, ma non ho potuto impedirlo. Scusa. Scusa. » Si stacca, riprendendo a guardarmi. « Andiamo. »
Rabbrividisco; non sto capendo più niente di ciò che succede, ma sono a dir poco spaventata. Lui guarda avanti, senza rivolgermi neppure lo sguardo, mentre camminiamo lungo i corridoi, andiamo su e giù per le scale, attraversiamo l'atrio del castello. Ed entriamo nei sotterranei.
« Puoi dirmi dove stiamo andando? » esclamo spazientita, mentre lui mi trascina lungo i cunicoli di pietra, illuminati solo da torce dall'inquietante fiamma verdastra. Lui inclina il capo in avanti, e vedo distintamente le sue labbra che mormorano qualcosa di simile a 'fai che vada tutto bene'.
« Aspetta qui. » afferma senza guardarmi; sbatte lievemente la bacchetta sulla statua di un orrendo goblin, davanti alla quale ci siamo fermati, e poi scandisce una parola che non riesco a capire e che certamente non ho mai sentito. La statua si sposta; mi lascio sfuggire un singulto, mentre Edward si infila nello stretto passaggio, che poi si richiude alle sue spalle.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Scivolo a terra, posando la schiena contro il muro. Non mi piace essere presa per il culo, non mi piace stare da sola in un posto buio, non mi piace questa situazione.
La statua si muove di nuovo. Alzo appena la testa; è Lenoire, una ex fiamma di Edward. Mi guarda con disprezzo; non si muove, le braccia incrociate sul petto. I suoi occhi verdi, splendidi, sono infuocati.
« Quindi sei tu la putt.. »
« LENOIRE! » Si sente gridare dall'interno. « Oh. andiamo. » Mi prende per il braccio con malagrazia. « Attenta a quel che fai. » sibila precedendomi nell'ingresso.
La stanza è buia, ma è evidente che ci sia parecchia gente, anche se non la vedo - non la posso vedere.
« Eccoti qui. Una purosangue. Di nobile famiglia, dicono. » pausa. « LUCE! »
Le torce si accendono, rivelando l'inquietante scena che mi circonda. La stanza è piuttosto grande, ma il soffito a crociere è basso. Allineati lungo le pareti, diversi Serpeverde e altri che conosco, avvolti in cappe nere. Davanti a me, Tom Riddle. Ride, con il suo ghigno sadico, spaventoso.
« Violet, la preda più difficile per il nostro Edward. » una risata collettiva, soffocata da un suo sguardo gelido. Prende a camminare in circolo attorno a me. « Assassina a sangue freddo, per giunta. Ricordi Medea Diamond? » rabbrividisco, ancora. « Dicono che si sia trasferita a Beauxbatons, per la paura di
te. » ride, da solo. « Violet, Violet. Sei stata invitata alla nostra festicciola. Festeggiamo
TE. Se vorrai unirti al nostro .. club. Uccidiamo Mezzosangue, principalmente. » il massimo della freddezza, del distacco. E un'insopportabile ironia, che pervade ogni-singola-sillaba. « Allora, che ne dici? »
Annuisco lievemente, senza neppure riflettere su cosa sta accadendo.
« Lo sapevo. » ridacchia. Tremo, mentre lui si avvicina a me. Mi passa un dito sul labbro inferiore, che mi sono morsa a sangue per non gridare, facendo pressione finché le gocce di sangue non sporcano il suo pollice.
Tom è bello, bellissimo; ma c'è una scintilla nei suoi occhi, qualcosa nella sua essenza, che mi terrorizza oltre ogni dire. Rimango immobile, statica; avvicina le labbra alle mie. Ma non era insensibile alla bellezza femminile, all'amore?
« Tom, non farti prendere la mano. » ringhia Edward.
Edward.
« Stai buono. » sento mormorare; ma la bacchetta di Riddle è già scattata, e il mio ragazzo si contorce a terra.
« Ti prego. » mi scopro a supplicarlo, con la voce ridotta ad uno spostamento d'aria. Un tonfo, alle mie spalle.
« Come vuoi. Allora, sei sicura della tua scelta? »
« Sì. »
« Procediamo, allora. » alza la bacchetta. Non posso più fare a meno di fare un passo all'indietro.
« Scopriti il braccio. » sollevo la manica, lasciando scoperto l'avambraccio destro. Stringo gli occhi.
«
MORSMORDRE! »
E' l'ultima cosa che sento prima di svenire.
Mi sono svegliata nel mio letto, con il braccio destro completamente intorpidito; Deirdre mi sta - paura - vegliando, e si precipita al mio capezzale nonappena sbatto le palpebre.
« L'ha architettato apposta per te. Per farti abbassare la cresta. » mi informa, sorridendo; ci gode, e si vede, ma subito torna ad un'espressione professionale. « Fuori il braccio. » Non mi muovo. E' lei a togliere di mezzo le coperte, e la manica del pigiama, e a scoprire un tatuaggio rappresentante un teschio e un serpente. E' piccolo, quasi invisibile, posizionato appena sotto il gomito. E' rosso, gonfio, e pulsa. « Pelle sensibile, contessina? » una certa ironia, ma in fondo sa di non poter scherzare.
Siamo nella stessa, pericolosissima, barca.
ATTENZIONE; l'ultimo paragrafo corrisponde ad 'adesso', quindi fate conto che la trama si arrivata a quel punto, e non che parta da adesso e si sviluppi nei prossimi giorni.
28/01/2008

Violet Traviston ha quasi ucciso Medea Diamond. Non pensavo potesse arrivare a tanto. Quella ragazza mi stupisce sempre di più, oltre ad inquietarmi.
Sdraiato sul letto ripenso alla riunione indetta da Riddle qualche giorno fa e alla deduzione che ci è venuta fuori dall’anello.
Tom Riddle erede di Slazar Serpeverde. Me lo sentivo. Quel ragazzo è sempre stato circondato da un’aurea di potenza, da qualcosa in più rispetto agli altri. Lui è il migliore, Serpeverde non poteva trovare un erede più perfetto di lui.
A confermare le mie idee sono le sue parole che risuonano in biblioteca:
“Serpeverde non avrebbe voluto questo, Serpeverde ha lottato per non far diventare questa scuola impura e guardate adesso come ci siamo ridotti. Come si sono ridotti. Dobbiamo fare qualcosa. Qualcosa di grande, ma allo stesso tempo di silenzioso e nascosto. Dobbiamo agire nell’ombra.”
Le parole di Riddle continuano a riecheggiare nella mia mente. Ha ragione, è impossibile dargli torto. Questa scuola è diventata uno schifo, tra un po’ gli impuri sovrasteranno i puri e questo non dovrà accadere.
Mai.
Esco in cortile dove trovo Deirdre e Jasper con un piccoletto del terzo anno. Inizialmente mi avvicino a loro senza capire il perché di tanta enfasi nell’attaccare il rosso, poi, squadrando i miei due amici, noto il maglione di Deirdre macchiato di cioccolata. Cacchio, bel bersaglio si è scelto il ragazzino per decidere di fare una doccia di cioccolata.
“Tu maledetto imbranato! Chi mai ha fatto tanto di accettarti in questa scuola se non sai neanche camminare! Immagino soltanto cosa tu possa fare con una bacchetta in mano! Odioso ragazzino!” un movimento veloce della bacchetta e quella che un tempo era una folta chioma rossa, diventa un mix di ceneri e capelli bruciacchiati. Mai toccare un vestito di Deirdre Blackster, mai. Così come tutti quelli dei principi, ovvio. Rido nel vedere l’espressione del piccoletto, che cercando di farsi forza, ci squadra quasi incazzato. Basta un’occhiata veloce però dei miei amici a fargli cambiare idea e a farlo scappare a gambe levate.
“Stupido odioso marmocchio!” gli urla dietro la mia amica, lanciandogli qualche incantesimo che gli scoppia subito dietro ai piedi facendolo sobbalzare per scansarli. Una scenetta piuttosto comica, infatti scoppio a ridere mentre Jasper mi accende la sigaretta.
Gli incontri con Violet sono sempre dei ‘sotter-fuggi’. Sgattaioliamo in camera, in aule vuote, cercando di farci vedere insieme il meno possibile anche se ormai, la relazione, è pubblica. Tutti ci squadrano, colgono ogni attimo dei nostri movimenti, dei nostri sguardi. Le ragazzine la fissano, cercano probabilmente di capire che cosa io trovi in lei. Bella domanda, cosa trovo io in lei? Bho. Probabilmente quel suo carattere di merda, così suscettibile, sempre pronta a ribattere e a rispondere mi ha attirato. Sono stanco delle ochette. Di quelle senza carattere che non ti danno neanche un po’ di lavoro
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Un appunto: a Ed non fa paura la morte, non l'ha scandalizzato vedere morire davanti ai suoi occhi Ida. Lui desidera più di ogni altra cosa la vendetta al male che ha subito da piccolo e questo lo porta ad essere propenso e indifferente davanti alla morte.
* Stupidi cani bastardi: è riferito al cane non di razza, al così detto bastardino. Non è detto in modo cattivo o offensivo, ma in modo da ampliare l'accoppiamento tra due razze differenti.
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Guardo fuori dalla finestra. Dei ricordi nascosti mi tornano alla mente, dei leggeri flash:
...Una strada buia, si vede a malapena la punta dei piedi miei e di quelli di mio padre, nonostante la luce sprigionata dalla bacchetta. Dei passi, oltre ai nostri, risuonano nella notte. Mio padre aumenta il passo trascinandomi dietro di lui. Fatico a stargli dietro infatti inciampo e finisco con la faccia a terra. Lui, con la sua figura possente, si china per aiutarmi ad alzarmi ma una scintilla lo colpisce in piena schiena, facendolo schizzare via, a qualche metro da me. Un uomo alto con un mantello scuro sorretto da una spilla e dotato di due occhi color del ghiaccio, gli si avvicina. I due duellano per un po’ fino a quando mio padre si ricorda della mia esistenza: suo figlio, raggomitolato in un angolo della strada, impaurito ed impotente.
E poi più nulla. Il nero compare nella mia mente fino a quando non vi si disegna il volto, triste e disperato, di una bellissima donna, che riconosco subito essere mia madre.
“Edward. Tuo padre è morto. Tu eri stordito, sotto incantesimo. Vi hanno trovati quelli del ministero”...
“Jasper, devo parlarti!” scruto la ragazzina, carina, mora, in sua compagnia che mi guarda con occhi sognanti e decido di aggiungere un
“In privato.” abbastanza chiaro e conciso. Lo guardo mentre saluta la ragazza: un sorriso affascinante che fa intendere –scusa tesoro ma devo andare, sarei rimasto volentieri ancora con te ma proprio non posso- ed un “bacio sfiorato” sulla guancia.
Ci allontaniamo da lei fino a ritrovarci in un corridoio, soli.
“Insomma Ed, vuoi dirmi che è successo? Non tenermi sulle spine!”
“Non qui Jasper. Andiamo in camera!”
“La morte di Ida. La sua uccisione davanti ai miei occhi, ha risvegliato in me qualcosa.” Sono eccitato e spaventato allo stesso tempo. Ho sempre desiderato la vendetta da quel giorno, sempre. Ma non avevo mai avuto abbastanza informazioni per riuscire a capire qualcosa: mia madre non parlava e i miei ricordi erano rinchiusi -nonsodove- dentro di me. Adesso invece tutto era più chiaro. Il suo volto, o perlomeno, i suoi occhi. E quella spilla: probabilmente l’immagine impresse erano quelle della sua dinastia. Se tutto andava per il verso giusto, se le mie deduzioni erano esatte, non sarebbe stato difficile rintracciarlo.
Racconto tutta la storia a Jasper che rimane perplesso.
Leggo il biglietto che Lumacorno ha inviato questa mattina a noi tutti partecipanti del LumaClub.
“Vi aspetto domani sera nelle mie stanze per una giornata di sane chiacchiere e relax. Ho preparato per voi delle sorpresine.
A domani.
Horace Lumacorno.”
Chissà cosa avrà questa volta da dire. Arriva comunque al momento giusto questa riunione: nessuno è più informato di Horace Lumacorno sulle stirpi familiari, i loro simboli, la loro potenza. Magari riuscirò a scovare qualcosa sull’assassino di mio padre. Chiederò a mia madre di inviarmi qualcosa da regalargli domani sera, buon viso, cattivo gioco.
“Hey Jasper!”
“Edward!”
“Ti è arrivato il biglietto di Lumacorno?” chiedo con un sorriso a trentadue denti. Si, questa proprio ci voleva, le cose mi stanno andando bene e forse, riuscirò veramente a fare luce su qualcosa che mi è stato oscuro per troppi anni. E io odio stare all’oscuro delle cose, essere impotente. Lo odio più di ogni altra cosa al mondo.
Raggiungiamo Deirdre in sala comune e iniziamo a parlare del più e del meno fino a quando non arriva a raccontarci dello scontro con la gabbana, che a mio parere, sono i momenti migliori. Questa tizia adesso va in giro con il naso rotto, a meno che l’infermiera non abbia già sistemato il tutto come suo solito fare.
“Eppure non capisco perché questi cretini continuino a venire da noi. Questi proprio se la cercano. Mi sembra più che ovvio quali siano le nostre risposte, è palese da che parte stiamo. Eppure insistono nel voler ribellarsi, far vedere chi siano etc, etc, etc. Stupidi, noiosi, *cani bastardi”.
26/01/2008
I capelli biondi, gli occhi azzurri, la figura snella, i lineamenti dolci. Ida Versten, la più bella dei Tassorosso del sesto anno. Forse la più bella dei Tassorosso in generale.
Il suo viso contratto dal terrore, il suo corpo che scivolava al suolo, che si accasciava come quello di una bambola priva di vita.
Riddle l’aveva guardata per un istante, e poi aveva detto:
“Guardatela. Un fiore stupendo. Ma impuro. E pericoloso. Meritava di essere reciso.”
Poi avevamo lasciato quel luogo.
Una volta nella nostra stanza, avevo preso Ed per un braccio:
“Non si torna più indietro.”
Lui aveva annuito, senza mutare espressione, come se avesse già considerato ogni aspetto di quanto era successo. Poi mi aveva dato una pacca sulla spalla, ed eravamo andati a dormire.
Stamattina, la notizia ha già fatto il giro della scuola. Corre voce che Julia Versten abbia tentato di uccidersi gettandosi nel lago. La cosa non mi sembra molto credibile, ma forse c’è un fondo di verità, visto che non è presente a colazione.
L’ho vista spesso, a scuola. È stata prefetto di Grifondoro, ora frequenta il settimo anno. È alta, con i capelli scuri, e gioca come Cacciatore nella squadra di Quidditch: velocissima, è sempre stata abile a non farsi colpire dai Bolidi vaganti.
Lei e sua sorella si somigliano pochissimo, se non per l’identica sfumatura di azzurro degli occhi; inoltre, mentre Ida era una sporca Mezzosangue, Julia è la figlia di una ninfa. Una creatura leggendaria. Non potrebbero essere più diverse.
Deirdre, Edward ed io mangiamo in silenzio. Non so molto bene cosa dire.
“Ehi.” inizio, per rompere l’atmosfera di ghiaccio “Avete fatto i compiti di Incantesimi?”
“Te li passo io, Jasp.”mormora Dè.
E il silenzio ritorna.
La Sala Grande, invece, è invasa da un cicaleccio fastidioso e insistente. Da ogni parte sento il nome di Ida Versten, a volte quello di sua sorella. Nessuno parla di noi, nessuno sospetta di noi.
I Tassorosso e i Grifondoro sono i più colpiti dall’avvenimento. I Corvonero, a parte qualche scarsa eccezione, come il loro Caposcuola, hanno già la testa nei libri. I Serpeverde sono i più tranquilli, per un motivo o per l’altro.
Violet Traviston arriva e si siede vicino al mio amico. Fra loro non ci sono mai gesti plateali, ma tutti sanno che ormai stanno insieme.
“Allora, Violet. Ti vedo affaticata. Incombenze amorose notturne particolarmente spossanti?”butto lì.
Ed mi sferra un calcio da sotto il tavolo, mentre lei mi apostrofa dicendo:
“Lewis, immagino che tu purtroppo abbia del tutto dimenticato come si fa.”
Piccola vipera malefica.
Piove. Non si sa come, la temperatura è risalita quel tanto che basta: la pioggia scioglie la neve dei giorni scorsi. Sto lì, sotto le gocce sferzanti. Ho freddo. Ma almeno sento qualcosa. Da quando è successo tutto, mi sembra di vivere in un mondo ovattato, senza spazio per le emozioni.
Non provo nulla.
Non sento orrore per ciò che abbiamo fatto, non sento gioia, né soddisfazione. Mi appare piuttosto come un dovere che abbiamo adempiuto.
Da qui, su una delle torri minori del castello, si gode una vista che domina il parco di Hogwarts. Sotto una tettoia, individuo la figura di Deirdre, sola.
Deirdre e io siamo fuori, nel parco. Il cielo ha il colore del piombo.
Dè mi accende una sigaretta con un incantesimo. Le offro una boccata, che rifiuta.
Nessuno dei due proferisce verbo.
È passata quasi una settimana dall’omicidio.
“Fra poco arriveranno gli investigatori del Ministero.”dice.
“Non possono permettere che sappiano. È già il secondo omicidio che avviene in due anni.”
È vero. Era già capitato che morisse una ragazza. Una certa Myrtle, credo, era stata ritrovata cadavere nella toilette femminile del secondo piano.
“Quindi cercheranno di insabbiare la cosa. Meglio per noi.”
“Già. Dippet non può permettere che chiudano la scuola. Quindi la morte della Versten sarà fatta passare come suicidio o decesso accidentale.”
Una domanda mi sale alle labbra.
“Deirdre…”
Una tosse violenta mi scuote i polmoni. Lascio cadere la sigaretta, e cerco di controllare gli spasmi che mi sconvolgono.
“Jasper!”esclama lei.
La tosse si è calmata, ma ho i brividi. Forse prendere tutta quell’acqua non è stata una bella idea. Deirdre appoggia la sua fronte sulla mia, come faceva mia madre, quando ero piccolo.
“Sei bollente.”
“Grazie, me lo dicono tante ragazze, ma non con i vestiti ancora addosso.”le dico, cercando di farla sorridere.
“Oh, non fare lo scemo come sempre.”
Però riesco a strapparle un mezzo sorriso.
“Adesso ti riporto nel dormitorio. Non puoi stare in giro, al freddo per giunta, in queste condizioni.”
Io nel mio letto. Solo. Negli ultimi tempi questa sembra diventata la normalità. Forsythe non tornerà per completare l’anno (pare abbia avuto un crollo nervoso ed ora sia al San Mungo), Lancaster non ha mai passato qui molto tempo, mentre Ed è in giro, suppongo. Con la Traviston, come no. Ormai vede più lei che me, o Deirdre.
Quest’anno sta mettendo dura prova il legame che c’è fra noi Principi: prima le mie stronzate con Belinda, poi la partenza di Eve.
Adesso, questa storia di Edward con Violet Traviston.
Fisso il soffitto, o meglio, il baldacchino verde scuro.
Detesto l’inattività forzata, ma mi sento la testa pesante e gli occhi stanchi. Sto per scivolare nel sonno.
Un serpente striscia verso di me. Lento, sinuoso, ipnotico. Io sono seduto, non capisco bene dove. La creatura mi ha raggiunto, ormai, e si erge in tutta la sua altezza di fronte a me, sovrastandomi. Fisso i suoi occhi, che sono senza colore e senza pupilla. Vedo soltanto loro.
Poi questa strana sensazione si spezza, e mi ritrovo davanti Tom Riddle. Sorride e annuisce, come se fosse divertito o soddisfatto di qualcosa.
Le sue mani sono sul mio viso.
Gelide.
Scendono sul mio collo.
Una pressione, in principio dolce, poi sempre più forte.
Mi manca l’aria.
Non respiro.
Il volto di Riddle resta impassibile, congelato in una smorfia divertita.
Poi si allontana da me.
“Non avrei bisogno di fare questo. Lo sai, vero? Mi basterebbe molto meno. Se io volessi. Basterebbero due parole.”
“Jasper! Svegliati, insomma!”
È la voce di Edward che mi chiama. Apro gli occhi.
“Cosa c’è?”
Ho la voce impastata, e mi sento uno straccio.
“Deliravi. Deirdre mi ha detto che stavi male. Conviene che ti porti in Infermeria.”
“Non ce n’è alcun bisogno. Apri il libro di Pozioni e trova qualcosa che mi faccia scendere la febbre.”
Poco convinto, Ed sbotta:
“Se è per quello, l’ho già preparata. Sicuro che sia solo un po’ di febbre?”
“Certo. Ho preso freddo.”
Ed mi porge una sorta di ampolla, ricolma di un liquido scuro.
“Che schifo! Sembra uno sciroppo babbano!”
Ma la mando giù tutta, fino in fondo. Mi sento già meglio.
“Cosa stavi sognando?”
“Niente.”
“Non fare l’idiota. Di certo non era un bel sogno. Era Sean?”
Mio fratello…quando sogno di lui, mi sveglio sempre in un bagno di sudore e lacrime. Stavolta però si trattava di un altro motivo.
“No. Ho sognato Tom Riddle.”
Mi alzo in piedi, ho un lieve capogiro, ma sto abbastanza bene. Inizio a rivestirmi: sono solo le cinque del pomeriggio.
“Tom Riddle?”
Racconto al mio migliore amico l’incubo che ho fatto.
“Hai paura di Tom Riddle?”
“Sì. Credo di sì. Ma non è solo quello. È paura, reverenza, ammirazione…un misto di tutte queste cose.”
Respiro profondamente.
“Non pensavo che sarebbe stato così. Uccidere. Mi sento vuoto. Non piango, non rido…non sento nulla.”
18/01/2008

Dicono che tutti nascano con uno scopo nella vita. I più fortunati riescono a percepirlo fin dall'infanzia e lo inseguono per tutta la loro esistenza, a volte a scapito di quest'ultima.
Altri, meno fortunati, devolgono la propria vita alla ricerca di uno scopo, senza mai avere la certezza di poterlo trovare realmente. I più miserabili, infine, sono coloro che non riescono a vederlo, vivendo una vita vuota e insulsa, o quelli che per pigrizia o negligenza non guardano neppure ad iniziare la ricerca.
Quelli del primo gruppo sono coloro destinati a compiere grandi imprese, il cui nome, nel bene o nel male, verrà ricordato per l'eternità, indelebile marchio nel cuore della storia;
Nel secondo si trovano i seguaci, che trovano uno scopo nella gloria immortale dell'eroe, in attesa di uno proprio destino; Il terzo è composto dalla gente comune, che vive scappando le gesta e le memorabili imprese, rifugiandosi nel calore e nella sicurezza di una vita semplice.
Dicono che Riddle faccia parte del primo, che sia destinato all'immortalità: di sicuro lui vi aspira, ma in termini più letterali che figurati.
In una della parti più oscure del castello, nel reparto proibito della biblioteca, discutiamo del nostro destino. Non è più tempo di indugiare, di stare a guardare; E' tempo di agire. Fisso uno ad uno le persone che sono state ammesse qui stasera, studenti prescelti, accomunati dalla purezza, dagli ideali e dai principi.
Mentre Riddle azzarda parole dure e utilizza nel miglior modo le sue naturali doti persuasive, sul volto dei presenti appaiono sentimenti diversi: c'è chi è preoccupato, chi dubbioso, chi impaziente e chi, come noi tre, cerca di rimanere impassibile. Riconosco senza fatica alcuni dei miei vicini: ci sono Antonin Dolohov, Lenore Swart, Lena Hoker, Steven Lort e altri della mia Casa. Nessuna sorpresa. Altri volti invece non mi sono così familiari: probabilmente sono di altre case.
"la ragazza di Norwood ..", tendo le orecchie e al tempo stesso sento un moto di disprezzo...'la ragazza'...
" ... ha spedito all'ospedale una disgustosa Mezzosangue." Questa mi giunge nuova: non avrei mai immaginato che la Traviston fosse capace di arrivare ad uccidere (o quasi) una mezzosangue! E brava la nostra Violet, piccola e gracile in apparenza, eppure così spietata: in lei non ho mai visto segni di rimorso in questi mesi.
La riunione continua e al centro della discussione ci sono i nostri destini, le vite di noi 'eletti', scelti per adempire a un disegno più grandioso: il magnifico disegno di Salazar Serpeverde.
Epurare la scuola. Migliorare la società magica. Dominare incontrastati. Il potere ha un suono tanto dolce da incantarmi; la sua melodia tocca tutte le noti, anche quella della morte: qualcuno dovrà morire per dare inizio al nostro progetto, ma dovrà essere una morte compianta, una vera tragedia greca. Tutti dovranno sapere che il momento arrivato, il giorno i cui gli ideali delle migliori famiglie magiche verranno ascoltati, o meglio
realizzati. Le parole di Riddle risuonano ancora nella mia testa mentre il nome della vittima esce come un sibilo dalle sue labbra
"Ida Versten, la sorella di Julia Versten, grande amica dei Caposcuola di Grifondoro e Corvonero e...sporca mezzosangue...". Nasce un coro di assensi mentre lui, freddo come se non fosse nemmeno umano, parla di un omicidio, dell'inizio di una leggenda, di una gloria sempre più vicina...
Il giorno è arrivato. Un piccolo post si è appena volatilizzato davanti ai miei occhi subito dopo averlo letto. L'alba si sta appena alzando, eppure sono già vestita, pronta per un nuovo giorno, pronta per la mia missione. Aspetto solo che Violet si svegli sentendo il mio sguardo su di lei. Attendo e non appena i suoi occhi danno segno di essersi aperti, le vado a fianco sussurrandole una frase all'orecchio:
"Sai in fondo non siamo poi tanto diverse, io e te...". Probabilmente non c'è frase peggiore che avrei potuto dirle...
Nella sala comune mi aspetta Jasper. Questo compito spettava a me sola, ma ha deciso di aiutarmi, di non lasciarmi, forse prevedendo che per quanto semplice, questo compito si sarebbe rivelato estremamente difficile.
Tutto tace intorno a noi, la maggior parte degli studenti è ancora a letto, e i nostri passi risuonano prepotentemente nei corridoi di Hogwarts. Ogni minimo rumore è più che necessario per farci sobbalzare e i nostri sensi sono tesi al massimo. Se ci scoprissero, se qualcuno venisse a sapere delle nostre intenzioni....no, abbiamo assolutamente bisogno di quella pozione. Arriviamo fino al quarto piano senza che tra di noi voli la minima parola e lì una porta si materializza davanti a noi. Nessuno dei due si muove, nessuno va ad aprire quella porta: entrare cambierà tutto, ci renderà davvero colpevoli di ciò che accadrà di qui a poco. Tra poco si romperà il sottile confine tra realtà e fantasia.
"Jasper...", tra le molte domande che ho in testa, una in particolare mi tormenta da ieri sera,
"come faceva Riddle a sapere che l'abbiamo rubata?come faceva a sapere che l'abbiamo nascosta qui?"
Di nuovo cala il silenzio.
"Io...non lo so...ci avrà seguiti..non so...". Eppure siamo stati tutti molto attenti al tempo a provvedere che nessuno ci seguisse; ma a quanto pare, non abbastanza.
Faccio un ultimo sospiro, poi prendo la mano di Jasp tra la mia:
"Andiamo". Con l'altra mano vado a prendere la maniglia della porta massiccia spingendo verso l'interno, ed entriamo, insieme, nella stanza che contiene tutto quello che gli altri non dovrebbero mai vedere...
Un lampo di luce verde. Basta così poco a fare la differenza tra la vita e la morte, basta così poco a toglierci ciò a cui teniamo di più, ciò per cui lottiamo ogni giorno. Nessun suono viene dall'esterno di questa piccola stanza del secondo piano, ciò significa che tutto è andato secondo il piano: nessuno ci ha scoperto. E' anche vero che gran parte della nostra fortuna la dobbiamo al Felix Felicis.
"Avete bevuto tutti la pozione vero?", chiede Riddle dal centro della stanza, la solita voce fredda, come se non avesse davvero ucciso una ragazza. Si sente solo la voce di Lenore rispondere con veemenza al nostro capo, mentre gli altri sono ancora scossi
"Certo!". Non pensavo che vedere morire qualcuno facesse quest'effetto; è un'esperienza che ti cambia, che ti cambia per sempre.
Riddle sorride guardando i nostri volti atterriti, solamente pochi di noi sono seriamente divertiti e hanno negli occhi una bramosia tipica di chi chiede ancora sangue.
"Non preoccupatevi, ci farete l'abitudine...", dice infine con un ghigno sul viso.
Incrociando i suoi occhi rivedo tutta la scena precedente: Ida che entra nella stanza esitante ma felice di vedere Riddle, la sua espressione che cambia scorgendoci ai lati della piccola aula, il suo volto che si trasforma in una maschera di terrore davanti alla vera natura di Tom Riddle.
Dopo aver capito cosa l'attendeva, incapace di urlare o solo di emettere suono, cercava con gli occhi, che vagavano da una parte all'altra dell'aula, arrossati e colmi di lacrime, pietà e una via d'uscita: dei sentimenti e una libertà che non avrebbe trovato, mai più ormai. Alla fine, pochi istanti prima dell'epilogo della sua giovane vita, rivolse l'ultimo sguardo implorante a quello pieno di disprezzo del suo omicida; del suo amato. Odio e amore, così vicini da sovrapporsi.
Poi il lampo improvviso, e i suoi occhi non videro più, erano come velati; e nonostante ciò, aperti, spalancati e accusatori, sono tuttora rivolti verso l'assassino, nel quale non troveranno alcun rimorso.
La voce di Lort mi riporta alla realtà,
"cosa ne facciamo del corpo?"
"Lo lasciamo qui. Prima o poi lo troveranno. Sarà di gran lunga più utile da morta che da viva, però una raccomandazione: non fatevi vedere uscire da qui, la pozione vi sarà fondamentale."
In una tasca della mia mantella sento una fialetta di Felix Felicis, rimasta lì per caso; guardo di sfuggita l'oro liquido che vortica nella boccetta e che ricorda tanto i capelli della mezzosangue.
Ormai il limite è stato oltrepassato. Siamo ad un punto di non ritorno: da qui in poi fuggire sarà impossibile.
Attenzione: ho scritto come si è svolto l'episodio dell'omicidio secondo una
mia interpretazione personale, quindi se per qualcuno non va bene, si può facilmente modificare.
Pensavo che un post generale sull'assassinio di Ida potesse essere utile per tutti, ma dobbiamo essere tutte d'accordo, quindi se non condividete, basta dirlo e modificherò!
18/01/2008
In Sala Grande ci sono i soliti gruppi che si riuniscono un po’ per caso, un po’ per volontà, quando la scuola è agli sgoccioli e non c’è più molto da fare. Su un tavolo al centro, una miriade di dolci e bevande sono radunati per placare gli stomaci degli studenti di Hogwarts. Una festa di Natale in grande stile, davvero.
Mi avvicino al buffet e mi verso un bicchiere di Burrobirra, per poi avvicinarmi ad uno dei caminetti. Mi viene da ridere. Ho appena compiuto uno dei gesti più insulsi della mia esistenza, vale a dire dare un bacio a Jillian McKanzie. Non so bene cosa mi sia preso: la rabbia si è impadronita di me. Detesto vedere che le mie azioni finiscono a vuoto. E non mi piace forzare le ragazze a darmi ciò che voglio: è una sconfitta, non un traguardo. Tuttavia è meglio così, che sia finita. Non che sia mai iniziata davvero.
Uno strano senso di liberazione si fa strada fra i miei pensieri: non mi è mai capitato di essere rifiutato, però questa situazione era davvero logorante. Se devo star dietro ad una ragazza, perlomeno che sia una ragazza disposta a venirmi incontro.
“Ciao, Jasper. Come va?”domanda la voce di Belinda al mio fianco.
“Ciao piccolina, tutto bene. Ho chiuso con la McKanzie.”
“Davvero? Quando?”
“Cinque minuti fa, circa. La cosa non portava a nulla, così meglio troncare.”
“Già. In effetti mi sono sempre chiesta cosa ci trovassi in lei. Non è proprio il tuo tipo.”
Guardo il visino di Belinda, che si volta e mi sorride:
“Allora? Che c’è?”
“Pensavo a tutto quello che è successo fra noi, dall’inizio della scuola.”
“Ormai è tutto passato.”
“Per fortuna. La prossima volta che mi vedi sul punto di commettere qualche errore…ti prego, fermami.”
Belinda ride.
“Va bene, lo farò! Posso anche schiantarti?”
“Se è proprio necessario…sì. Però se puoi evita!”
Poco dopo ci raggiungono anche le due sorelle, Utopia e Deirdre. Se ci fosse anche Eve, sarebbero un quadro perfetto e bellissimo. Le mie ragazze: non le perderò. Mai.
Sul treno per tornare a casa, Ed e io ci accaparriamo, come sempre, la cabina migliore. Sistemiamo i bagagli con un incantesimo e ci piazziamo sui sedili. Un Grifondoro del terzo mette dentro la testa con fare timido; basta uno sguardo di sbieco del sottoscritto per farlo scappare a gambe levate.
“Jasp, un giorno dovrai insegnarmi a gelare le persone con uno sguardo!”ghigna Ed.
“Sì, ma ti costerà una bella somma di galeoni!”
“Bell’amico che sei! Scherzi a parte, ecco che arriva Dè.”
La nostra Principessa entra e chiude la porta, lasciandosi cadere sul sedile al mio fianco con un sospiro:
“Accidenti…”
“Cos’è successo?”domanda Ed.
“Geert. Sta diventando davvero troppo appiccicoso. E in altri campi non abbastanza.”
“Cosa vuoi dire?”
“Mi ha detto che mi ama.”
“Lo sapevo!”esclama Ed.
“C’era da aspettarselo.”rincaro io.
“Ma…non vuole venire a letto con me.”
“Perché?!”stavolta parliamo all’unisono, visto che io ed il mio migliore amico siamo abbastanza sorpresi dalla cosa.
“Perché io non lo amo.”
Ed e io scoppiamo a ridere. Dè invece rimane seria, anche se il suo viso si rischiara.
“Beh? La cosa vi sembra così divertente?”
“Non è per te, che ridiamo.”inizio.
“Ma per il ragionamento del caro orsacchiotto, che è di un’ingenuità disarmante!”va avanti Ed.
“Povera la nostra Dè!”concludo.
Quando si dice un idiota. Geert raggiunge delle vette che non avevo neppure osato immaginare per lui: siamo sicuri che sia un uomo? Come faccia a resistere a Dè, per me è un mistero.
“Comunque anche io non sono da meno.”le dico, per rincuorarla un po’: “Ieri l’ho fatta finita con Jillian McKanzie.”
“Meno male, non mi è mai piaciuta. Quando è successo?”
“Prima che ci vedessimo in Sala Grande. Te l’avrei detto anche lì, ma non c’è stata occasione.”
O forse ci sarebbe anche stata, ma non avevo voglia di pensarci ancora, una volta vuotato il sacco con Belinda. Edward invece aveva ascoltato tutta la storia prima di andare a dormire, tra una risata e l’altra, mentre Forsythe e Lancaster dormivano e russavano.
Deirdre ascolta con attenzione la storia, mentre Ed conclude:
“Dovremmo far incontrare la McKanzie e Geert. Come tasso di zucchero e miele ci siamo!”
“Ma non dirlo neppure per scherzo!”salta su Dè“Geert sarebbe sprecato! Non credo sia abbastanza per me. Ma di certo non è abbastanza poco per lei!”
Alzo gli occhi al cielo, che poi è il soffitto dello scompartimento.
Il fascino dell’orsacchiotto è difficile da dimenticare. Ma come tutte le cose, presto svanirà.
È tradizione per me passare il Natale a casa di Ed. Al primo anno, Ed mi aveva chiesto:
“Allora a Natale starai con la tua famiglia?”
Avevamo undici anni, e ci eravamo conosciuti sull’Espresso di Hogsmeade. Non so definirlo, ma sembrava quasi che ci fossimo riconosciuti fra i numerosi studenti che iniziavano quell’anno a frequentare Hogwarts. Ed stava con Deirdre ed Eve: io li guardavo ammirato dalla loro bellezza, dalla grazia che traspariva da ogni loro singolo gesto.
Eve Sanders aveva un visino da elfo: i suoi grandi occhi chiari erano pervasi di una dolcezza che oggi riappare solo a sprazzi; già allora attirava l’attenzione maschile, anche se era ancora una bambina, ulteriormente calamitata da Deirdre Blackster, già bellissima, che all’epoca portava i capelli pettinati in tanti boccoli inanellati (morivo dalla voglia di toccarli). Edward invece era un ragazzino piuttosto magro, e alto per la sua età, con un’espressione insolitamente pensosa. La prima volta che i nostri sguardi si incrociarono, credo che il mio cuore avesse perso un battito. Capii immediatamente che quel ragazzino sarebbe diventato il mio migliore amico.
E così era stato.
Per questo, alla domanda di Ed non avevo potuto rispondere che con sincerità:
“No, sarò da solo. Io sono sempre solo a casa mia.”
“E perché?”
Gli avevo spiegato come stavano le cose: mio padre era (ed è tuttora) sempre in giro per il mondo per le sue ricerche, ed è raro che sia a casa per una ricorrenza; dopo la morte di mio fratello Sean, mia madre lo aveva lasciato, ed aveva tagliato i contatti anche con me.
Mi vergognavo profondamente di ogni mia parola, e parlavo fissando un punto indefinito. Alla fine del mio discorso, avevo osato guardare il mio amico in faccia, temendo di vedervi dipinta la smorfia di disprezzo che già allora riservava a chi lo meritava.
Invece mi sorrideva e mi aveva detto:
“Bene! Allora puoi venire a passare il Natale da me!”
Io avevo accettato. Durante quelle prime vacanze insieme, avevo scoperto che Ed aveva perso il padre da pochi mesi: questo ci rese ancora più legati, perché i miei genitori, benché entrambi ancora in vita, erano lo stesso assenti. Così la nostra amicizia, che era iniziata da poco, iniziò a rafforzarsi.
Deirdre ci viene incontro, bella e delicata come una farfalla, e dopo averci salutato, ci prospetta la situazione:
“Allora, vedete quella ragazza bionda?”dice, indicando quella che definirei una “bella fanciulla” per non scadere in inutili volgarità.
“Sì, e allora?”risponde Ed, poco interessato.
“Vuole uscire con uno di voi. Non importa chi.”
Ed sembra tutt’altro che interessato. Avrà la testa persa per una certa persona di mia conoscenza.
“Ci penso io, Dè.”affermo “Ed adesso preferisce le more, lo sai.”
Così trascorro una piacevole serata. Scopro che Amalia, la mia dama, è la sorella di Axis, ovvero la preda prescelta da Deirdre. Inarco un sopracciglio quando la vedo ridere con lui: non che quel tipo mi vada a genio, ma perlomeno è già un miglioramento rispetto a Geert Wellington. Non è come me, ma potrebbe quasi andare.
Amalia deve vedermi distratto, perché richiama la mia attenzione con un pizzicotto: e io sono ben felice di concedergliela.
Il profilo di Deirdre si staglia contro il finestrino del treno che ci riporta a scuola dopo le vacanze. Ripenso a quello che è appena successo: possibile che Tom Riddle sia l’erede di Salazar Serpeverde?
Non considerando per un istante l’anello…devo ammettere che sarebbe possibile. E se è così, cosa vorrà dirci alla riunione?
14/01/2008
( prima della morte di Ida ) biblioteca.
«Violet? Sei tra noi? » mi chiede Cate, sedendosi al mio fianco. Mi rendo conto di avere un sorriso idiota dipinto sul viso, e di stare guardando da almeno dieci minuti il libro di Pozioni che ieri Edward ha fatto schizzare sul pavimento della sala comune, sotto uno dei grandi tavoli da studio, in un attacco di affetto piuttosto irruento che ha interrotto la mia sessione di studio.
I primi giorni di quella che vorrebbe essere una relazione seria si stanno trasformando in un delirio: ci sono ragazze ( e non solo ) che scoppiano a piangere se lui mi bacia, mi prende per mano, mi accarezza, mi guarda. Deirdre ha raddoppiato gli sguardi malevoli in mia direzione, visto che l'ho privata del suo principe del cuore. Jasper non fa altro che alludere alle mie prestazioni sessuali: evidentemente non sa che sto facendo raggiungere al suo migliore amico il limite della sopportazione, non avvicinandomi neanche lontanamente al punto di concedermi. Un vero peccato per Edward, che a quanto pare si era convinto di avere a che fare con una donnina facile; ah, gli errori di calcolo.
« Tesoro, ti ricordo che i novanta centimetri di pergamena non si scriveranno da soli. » mi ammonisce, facendomi notare le gocce di inchiostro blu pavone che dal pennino sono cadute sul tavolo della biblioteca.
« Sono già a ottantaquattro, mia cara. Ce la posso fare! » ribatto ridacchiando, e sfoglio in fretta il librone aperto di fianco a me. L'ansia da prestazione si è impossessata di me: le A della mia pagella non sono state accolte bene dai miei genitori, che si stanno ancora tormentando perchè credono che ci sia qualcosa che mi distrae dallo studio, a ragione. Tra Edward e l'attesa delle lettere di Lochlainn, continuo a ritrovarmi a fissare il vuoto con la testa ricolma di pensieri che si annodano in matasse di stronzate. Talvolta mi sembra di non passare abbastanza tempo con Catherine, e probabilmente è così: la mia migliore amica mi vede poco, pochissimo, non so se nei suoi panni continuerei ad essere così gentile e presente.
Finiamo di fare i compiti in fretta, spostandoci poi sui divani di fronte al camino; ordiniamo due tazze di thé, che si materializzano d fianco a noi. E' molto tempo che non passiamo un intero pomeriggio insieme. Il tempo vola; nonostante la loro storia non stia prendendo una buona piega, Cate mi saluta per andare a cercare Quentin, che l'aspetta per andare a cena insieme.
Sistemo i libri che avevo preso in una pila, prendendoli tra le braccia; l'ultima volta che li ho abbandonati al porto di riporli, la bibliotecaria mi ha quasi schiantata.
Cammino lentamente, un po' sbilanciata all'indietro; passo a fianco della ringhiera di ferro battuto che circonda il Reparto Proibito, uno dei pochi luoghi di Hogwarts che nonostante tutto mi terrorizza. Ci sono entrata tre volte in tutta la mia carriera scolastica, e ho rischiato rispettivamente di venire morsa da un libro animato e di essere avvelenata dalla polvere di belladonna che era caduta tra le pagine di un libro di pozioni avanzate. Non ne conservo affatto un buon ricordo; la mia preziosa vita non può essere certo messa a rischio da un mucchio di libri vecchi e impolverati, per quanto pieni di saggezza!
Lancio un'occhiata al cancelletto che dovrebbe tenere lontani gli intrusi; passo oltre, per poi tornare a guardarlo, con maggiore attenzione. E' evidente che il lucchetto non è chiuso; il cancelletto è appena appoggiato. Guardo attentamente oltre la porta: non vedo assolutamente niente, forse a causa della libreria che è posizionata appena oltre l'entrata, e che protegge i segreti del Reparto Proibito.
Faccio per ricominciare a camminare quando, proprio dal reparto proibito, mi sembra di sentire delle voci. Arretro, spingendo il cancelletto con la punta delle dita. Grazie al cielo, i cardini non cigolano.
«...esagerato? » « Dolohov*, se vuoi tirarti indietro, sei pregato di andartene. » è la voce di Riddle, gelida e fredda, ben diversa dal tono che usa quando è in pubblico. Cosa ci fanno Wilkes e Riddle nel reparto proibito? Mi addosso alla libreria, procedendo lentamente verso sinistra. Sento Dolohov negare di avere dubbi, e Riddle ricominciare a parlare. « Dicevo .. la ragazza di Norwood .. » IO?! Riddle fa una pausa; mi immobilizzo e trattengo il fiato. « ... ha spedito all'ospedale una disgustosa Mezzosangue. Non è più tornata. Questo è il nostro obiettivo .. e non dobbiamo curarci di quanto male faremo loro. Salazar Serpeverde non li avrebbe voluti, non avrebbe voluto che insozzassero Hogwarts. » Le sue parole mi rimbombano in testa. Distinguo la voce di Jasper che dice qualcosa, ma non riesco a distinguere le sue parole. Mi allontano con cautela.
Sono cose che non avrei di certo dovuto sentire.
Se ovviamente il post non va bene, basta dirmelo e cancellerò. U_U no problem in assoluto.
* Antonin Dolohov è uno dei primissimi mangiamorte. Non è scritto da nessuna parte che sia un compagno di scuola di Riddle, ma mi sembrava probabile. Ulteriori informazioni, in inglese, sotto il cut. Attenzione agli spoiler consistenti di hp7.
13/01/2008

Cammino con le mie sorelle lungo il viale che porta alla mia villa sotto un cielo interamente coperto da dense nuvole grigie. Il vento gelido che soffia implacabile mi graffia il viso e tento inutilmente di coprirmi il più possibile, mentre il parco tutt'intorno a me è ricoperto da un alto strato di neve candida; persino le grandi sculture classiche che l'adornano sono nascoste da un velo bianco. Finalmente a casa dopotutto. Arrivo fino all'ingresso dove, appena messo piede sul piano d'entrata, la porta si spalanca di fronte a me e riesco a percepire il calore che viene dall'interno. Ad accoglierci c'è un insignificante elfo che si occupa immediatamente dei bagagli. La grande sala è completamente adorna di addobbi preziosi, e anche qui tutto è bianco, proprio come all'esterno. L'albero posto al centro del salone fa risplendere i suoi cristalli mentre la magia fa cadere piccoli fiocchi bianchi sull'arbusto. Mi guardo intorno per riprendere familiarità con l'ambiente quando sento la voce di mia madre che ci da il benvenuto e lo zampettare di un piccolo cane che ci corre in contro festoso. "Snow!", mi abbasso ad accarezzargli il piccolo musetto nero, in netto contrasto col suo curato pelo bianco, ironia della sorte. "Forse hai un pò esagerato col bianco quest'anno, mamma."sento parlare Belinda alle mie spalle. "Non dire sciocchezze cara, ma entrate che fuori si gela!"
"E' tutto meraviglioso..."questa volta è la voce di Utopia,"quest'anno sarà proprio un bianco natale!". Mia mamma ride, spero non davvero divertita dalla battuta, mentre io e Beli la guardiamo un pò stranite. Quando un leggero rossore comincia a colorarle le guance però, le sorrido, "Hai ragione... sarà un bianco natale!"
Natale. L'autorità di mio padre si fa subito sentire in casa: tutti obbediscono agli ordini, gli elfi domestici cercano di farsi vedere il meno possibile e la mia libertà è decisamente limitata.

Giusto ieri ha voluto controllare che il nostro rendimento scolastico fosse impeccabile, e così Belinda si è dovuta subire dei duri rimproveri e l'obbligo di intrattenere gli ospiti di natale per tutta la sera, compito di una noia mortale, e che di solito tocca alla sottoscritta. "Bene Deirdre, non vedo tutti gli Eccezionale che vorrei ma siamo sulla buona strada.", è stato uno dei massimi complimenti che mio padre mi abbia mai rivolto, e che mi ha risparmiato una serata tra vecchie signore snob che amano troppo se stesse per comprendere la loro ecclatante stupidità. Guardo mio padre, ora appoggiato al muro, perfetto nel suo abito fasciato, lo sguardo duro che non abbandona mai e la sigaretta stretta nelle dita. Charles Blackster, troppo facile descriverlo: conservatore, attaccato all'onore e al prestigio della casa Blackster più che alla sua stessa vita, membro di prestigio al Ministero, temuto e rispettato da tutti. Se solo tenesse alle figlie almeno quanto tiene all'onore, non comprerebbe il nostro amore con i regali più costosi. Ma in fondo, va bene anche così...
Distolgo gli occhi da lui per concentrarmi su un punto davanti a me. Sono agitata mentre sto in piedi davanti alla porta d'ingresso, con al mio fianco le gemelle e con come giudice imparziale mia madre. Indossiamo alcuni tra i nostri abiti migliori mentre aspettiamo i nostri primi e più importanti (e graditi) ospiti: la famiglia
Rakovski.
"Bene..perfette! I Rakovski dovrebbero essere qui a momenti..mi raccomando!". Mi sudano le mani e continuo a cambiare posizione, forse per tensione, forse per impazienza. "De così fai agitare anche me! Non puoi fare così ogni anno!" "Si hai ragione Beli..scusa...". Ci provo, giuro, ci provo ma non riesco a togliermi di dosso quel senso di vuoto, un misto di paura, eccitazione, e... "Sono arrivati!" esclama mia madre. Pietrificata; nemmeno un incantesimo potrebbe mai farmi restare più ferma di come sono ora.
I miei genitori si apprestano ad accogliere personalmente gli ospiti, come fanno nelle occasioni importanti. "Benvenuti! Accomodatevi...E' un piacere avervi qui!". Due figure varcano per prime la soglia, ma non sono loro che aspetto tanto impazientemente: subito dietro di loro infatti, un ragazzo e una ragazza infreddoliti entrano a loro volta e salutano cordialmente i vecchi amici di famiglia. Lei è Amalia Rakovski, una delle mie più care amiche, sempre frizzante e brillante; mentre il ragazzo al suo fianco è suo fratello, Axis. Mi toglie letteralmente il respiro quando si gira verso di me.
"Seguite pure Deirdre e le gemelle, vi accompagneranno alle stanze che vi abbiamo riservato. Assar, Diodora, io e Charles vi accompagneremo invece nei vostri alloggi..."
Saliamo le scale nel silenzio più assoluto finchè i nostri rispettivi genitori non spariscono dalla visuale...
"Nell'ultima lettera mi dicevi che volevi chiudere con il tuo ragazzo, Geert vero?", chiede Amelia già pronta per la serata, mentre osserva attentamente la mia vasta collezione di rossetti e lucidalabbra.
"O si...già fatto...spero almeno che lui l'abbia capito, sai non era molto sveglio...". Mi guardo allo specchio, indecisa se scegliere il vestito bianco, oppure quello blu. Sono entrambi molto belli...
"Ma stasera ci saranno anche Edward e Jasper?"
"No...". Il vestito di seta blu fa la sua scena, ma quello bianco è decisamente più elegante: l'ideale per questa sera. Faccio il giro su me stessa con indosso l'abito candido.
"Che peccato..."
"Penso di aver scelto...vada per il bianco!". Indosso le scarpe nere,alte, aperte davanti ed in tinta con le righe che ornano il
vestito. "Allora, andiamo?". dico esortando la biondina sul letto.
"Certo...", mi risponde Amalia, con uno sguardo un pò risentito, probabilmente a causa delle scarse attenzioni che le ho appena rivolto,"ma prima Dè...ti piace ancora parecchio mio fratello, vero?"
Rispondo solo dopo parecchi secondi, "Mi piace...". Forse farei meglio a dire che mi fa impazzire e che è come una calamita per me, ma meglio non sbilanciarsi troppo visto il profondo legame dei due fratelli.
"Bene, allora ti farò una confessione...". La guardo incuriosita e la mia amica nota il cambiamento del mio atteggiamento verso di lei, così fa un sorriso tra il malizioso e il divertito,"Axis mi ha chiesto di te durante il viaggio...e per uno come lui, può significare solo una cosa: gli interessi davvero!"
Rimango basita e cerco di non far trasparire troppo l'emozione che mi sale come un brivido per il corpo: Axis mi piace da una vita, e inoltre è il protagonista di una vecchia scommessa tra me ed Eve, una scommessa che punto di vincere entro l'anno nuovo. A capodanno, ormai ne sono sicura, vincerò la sfida, e non appena Eve tornerà, dovrà riconoscere la mia vittoria e fare qualcosa per me...
Destandomi dai miei piani per i giorni successivi, ricordo chi sia la persona in piedi di fronte a me: "Ok Amy...cosa vuoi in cambio di quest'informazione?". Il suo viso si illumina.

"Mi conosci troppo bene...voglio un appuntamento con uno dei Principi. Non mi importa se Ed o Jasp." La richiesta non sembra neanche troppo gravosa, ne per me, ne per i principini immagino.
"Non c'è problema...Capodanno va bene?"
"E' perfetto!Grazie Dè"
"No...grazie a te...". Sapere di piacere a Axis per me era fondamentale, le cose così cambiano e tutto diventa più semplice. Sento già il sapore dolce della vittoria..."Non vedo l'ora di Capodanno", sussurro appena, mentre mi accingo a fare strada alla mia preziosa ospite fino alla sala riservata alla cena, decorata ad arte e resa straordinaria dalla lunga esperienza di mia madre nel campo. La stanza è piena di persone, ma a me ne interessa una in particolare. I miei occhi passano veloci tra i volti degli invitati finchè lo vedo, appoggiato al muro, tra le mani un calice che sorseggia ritmicamente, bello come non mai. Mi avvicino con passo deciso al mio obiettivo, sempre più prossimo...che il gioco abbia inizio...
Mi sembra impossibile che anche queste vacanze invernali alla fine si siano concluse. I rumori assordanti della locomotiva in movimento non mi fanno conciliare il sonno, che eppure sento gravare sugli occhi, senza che questi si chiudano effettivamente: sembra che non ne vogliano sapere di concedermi una tregua! Con la schiena appoggiata alla cabina rivolgo uno sguardo furtivo a Ed e Jasp, che sembra si stiano scambiando i propositi per il nuovo anno, con troppo entusiasmo a dirla tutta. Belinda e Utopia questa volta hanno sdegnato la nostra presenza in favore dei loro compagni d'anno, anche se questa storia mi stupisce alquanto...
Ho ormai già rinunciato da un pezzo a dormire quando prendo carta e penna per scrivere ad Eve, che sembra che presto tornerà ad Hogwarts. Le scrivo delle vacanze, dei regali, dei Rakovski e lascio volutamente in sospeso la festa a casa di Edward l'ultimo dell'anno..."...ti racconterò tutto di persona, quindi cerca di tornare presto o mi passerà la voglia! Sappi solo che ho vinto la scommessa...Mi manchi. Torna presto, tua Dè." Soddisfatta di me stessa piego la lettera e la infilo nella busta analoga, dove scrivo l'indirizzo del destinatario. Ho ancora in mano il tutto quando lo sportello dello scompartimento si apre all'improvviso e appare il volto di Riddle. E' molto strano trovarlo sul treno, infatti solitamente passa il Natale a scuola, la sua unica vera casa, o almeno così pensavo fino ad ora...
"Scusate il disturbo...", dice con la solita voce zelante, "volevo avvisarvi che ho indetto una riunione riservata ai Serpeverde, ecco...ad
alcuni Serpeverde, quindi vi prego di non farne parola con nessuno; che sia chiaro, con
nessuno, "nelle sua voce si avverte un piccolo cambiamento di tono, che fa risuonare la frase come una minaccia. Davanti ai nostri sguardi attenti, e leggermente sorpresi, Riddle continua il suo discorso, "Bene, luogo e orario vi verranno comunicati il giorno stesso. Buon viaggio.". Un leggero rumore proveniente dal corridoio costringe Tom a voltarsi quando ancora non ha chiuso del tutto le porte della cabina. L'ultimo fievole suono che sento provenire dalla sua bocca è 'stupida ragazzina', poi le porte si chiudono con uno schiocco e Riddle sparisce, lasciandoci perplessi, e al tempo stesso incuriositi dalla confidenza rivoltaci dal Caposcuola. Una riunione riservata: per quale motivo? E perchè nessuno, e su questo punto Riddle era stato fin troppo chiaro, doveva venirne a conoscenza? A quanto pare doveva essere una cosa molto importante, o estremamente urgente...
Improvvisamente un'immagine si fece chiara nella mia mente. Osservando Riddle aprire lo sportello avevo avuto modo di rimettere gli occhi sul suo anello nero, e osservarlo con più precisione trovandomi di fianco all'ingresso stesso, e ripensandoci...sapevo cos'era quell'oggetto: ricordavo perfettamente dove l'avevo già visto, che stupida, come ho fatto a scordarmene! La consapevolezza di ciò che quell'anello significa mi colse in un secondo. "Jasp, Ed...lo so...". I due accanto al finestrino mi fissano come se fossi impazzita.
"Non capite, non ricordate?"
"Dè, scusa ma penso che Riddle ti faccia uno strano effetto..."
"No...ascoltate, l'anello...". Jasper alzò gli occhi al cielo: l'avevo tormentato con questa mia fissazione, ma ora la cosa era diversa, io
sapevo e
non potevo crederci."non vi ricorda un libro che vi ho mostrato quando eravamo piccoli? Il libro che mi leggeva sempre mio padre, quello su Salazar e sulla Casa Serpeverde!"
Era grazie a quel libro che mio padre era certo che sarei finita a Serpeverde, non avrebbe mai considerato la possibilità che finissi in un'altra casa, non la sua primogenita, non sua figlia, non sangue del suo sangue! Comunque i miei amici mi guardano allibiti, probabilmente staranno pensando che mi si sia fuso il cervello..."L'anello, dai l'anello!!!"
Dopo una pausa di silenzio, un lampo di genio passa per gli occhi di Edward, "Ah...dai Dè, non crederai..."
"E invece si!"
"Impossibile...", continua Ed, sempre più allibito e turbato dalle mie parole.
"L'ho visto da vicino, non può che essere lui! e no, non è una copia ne sono più che sicura", continuo, prevedendo la domanda che sicuramente Edward mi avrebbe fatto di lì a poco.
"Scusate, potete spiegare anche a me, o è una cosa tra voi due?", si intromette Jasper. Rispondo con una punta di impazienza nella voce, "E' l'anello, il
Suo anello...l'anello di Salazar!!"
Jasper sgrana gli occhi incredulo e visibilmente scettico, "Dai Dè, sii seria,"rivolge uno sguardo ad Ed in cerca di sostegno, ma quello guarda fisso davanti a se, probabilmente nel tentativo di esaminare i fatti,"..ciò significherebbe..."
"...che Tom Riddle è l'erede di Salazar Serpeverde...". Concludo per lui la frase, dopodiche nello scompartimento cade un silenzio profondo ed inquietante. C'è solo silenzio mentre i nostri sguardi allarmati si incrociano. Non so per quanto tempo non abbiamo parlato, so solo che tutto tace quando vedo spuntare all'orizzonte le guglie della nostra cara Hogwarts...
07/01/2008
AVVISO
Un piccolo appuntino veloce per tutte voi. Come ho scritto in tag nel forum purtroppo sono un pò impedita per via di un dolore intercostale (fatica a respirare, muoversi etc etc) e evito il più possibile di non stare sdraiata e di muovermi, quindi non vengo molto al piccì. Spero che la cosa svanisca presto perchè non ne posso più. Intanto vi lascio un assaggio del post di Edward, teoricamente doveva contenere anche le vacanze natalizie ma non riesco, per adesso, ad aggiornarlo, quindi lo leggerete più in là. Ancora scusa, chiedo venia.
Hogwarts. Ormai mancano pochi giorni all’inizio delle vacanze. Le cose da fare sono molte, soprattutto perché i professori irrompono nella tua vita con la fissa dei voti. E infatti la settimana prima delle vacanze Edward vegeta.
Sono i pochi giorni in cui lo si vede strano rispetto al solito. E’ più nervoso e irascibile, forse perché, per colpa dello studio, non riesce a stare dietro alla cose futili, ma vitali per lui, come le donne e il divertimento. Si perché nonostante tutto, nonostante Edward sia perfetto per la sua famiglia, deve riuscire ad ottenere buoni voti. E’ l’unica richiesta dei familiari, per il resto Edward fa quello che vuole. Edward è perfetto, è bravo, è il migliore, perché si dovrebbe mettere bocca in quello che fa?! Tutto quello che compie, dice, scrive è giusto, perfetto.
“Porca puttana Edward! Chi cavolo ti ha mandato quel biglietto allora?!” Fisso Jasper che mi ha raccontato del suo incontro ravvicinato con Violet.
“Effettivamente, non ne ho idea!” Già, chi è quella stupida che vuole finire sulla forca?! Mai prendersi gioco di un Norwood, mai.
“Chiunque l’abbia fatto, ha commesso un grosso errore!” dico poi alzandomi dalla poltrona dove ero comodamente seduto, per dirigermi verso l’uscita della sala comune. Idiota, stupida creatura senza cervello. Come hai osato fare questo a me, me: Edward Norwood. No carina, ti sei infilata in un brutto guaio. Credi che le cose da adesso in poi per te saranno così tanto semplici? Ti ostacolerò la strada come meglio potrò, mi impegnerò con tutto me stesso per vendicarmi. Il nervoso che mi sale quando ripenso a quello scherzetto del biglietto è tanto. Non capisco lo scopo, perché lo abbiano fatto. Probabilmente è qualche pischella gelosa, che non ha ancora ricevuto da me le attenzioni che adesso sto dedicando alla Traviston. Stupida mentalità femminile. Mai prendersi gioco di un Principe.
Ascolto la lezione della Merrythought. Interessante, ma mai quanto le sue curve sotto quei vestiti che porta. E’ una donna veramente affascinante, fortunato Riddle che se la spupazza quando vuole.
“Hey Ed, ho deciso di chiudere con la corvonero!” lo fisso, mentre finalmente torno a pensare che il suo cervello abbia riiniziato a funzionare. Era l’ora, tanto quella biondina non te la dà Jasper.
“Bene” esclamo squadrandolo
“E quando hai intenzione di dirglielo?”
“Proverò a rubargli un bacio prima di andare via e poi… tock!” Si batte le mani l’una contro l’altra, a mo di: e poi finita!
“Bhè una scenetta da vedere, avvertimi quando la metterai in atto, mi nasconderò da qualche parte con coca-cola e pop-cron” sorrido a pensare alla rottura dei due, povera piccola biondina. Il suo cuore verrà diviso in mille pezzi, che cadranno lentamente, uno ad uno, sul pavimento: tin – tin – tin! Ghigno ancora quando davanti a me si piazza una Deirdre furiosa. Non vanno molto bene le cose con Geert, cioè per lui vanno, ma per lei no. E’ stanca.
“Dè è soltanto uno stupido moccioso del settimo anno tutto rose e fiori! Quando ti deciderai a lasciarlo?” la fisso negli occhi
“Presto.” Conferma il mio pensiero.
Hogwarts - Partenza. Fisso il mio baule, per meglio dire, i miei bauli, chiusi. Sono pronto, elegante e impeccabile come sempre. E’ il momento dei saluti, cosa odiosa da vedere in sala grande e nei corridoi, da veramente sui nervi. Strilli, lacrime, abbracci, -mi scriverai vero? Ti raccomando fallo sennò mi offendo!-. Stupidi, non c’è altro modo per definirli.
“Vi rivedrete tra pochi giorni emeriti imbecilli, mica tra qualche secolo!” irrompo nel silenzio che echeggiava tra me e i miei amici.
“Proprio non li capisco!” aggiunge poi Deirdre squadrandoli schifata.
“Ragazzi adesso vi lascio, ho una cosa da fare, una persona da salutare!” prendo e inizio a scendere le scale dopo aver fatto un occhiolino a Jasper. Appuntamento con Violet Traviston esattamente un minuto fa all’albero nodoso davanti al lago. La ragazza deve essere già là dato che vedo una figura scura in lontananza, ben coperta dato che la neve ha deciso di imbiancare tutta la scuola e le zone vicine. Arrivato davanti a lei la fisso negli occhi.
“Violet!”
“Edwar! Volevi parlarmi?”
“No, volevo solamente salutarti” Afferro la sua testa tra le mie mani, raggiungo le sue labbra con le mie e la bacio. Tutti i movimenti precedenti al bacio sono stati leggeri ma veloci, così che non potesse scappare. Ci stacchiamo, finalmente. Mi guarda, non riesco a decifrare il suo sguardo. All’inizio sembra sognante, poi si trasforma, velocemente, in duro. Mi avvicino al suo orecchio e inizio a sussurrargli:
“Smettila Violet, è inutile che continui a fare la strafottente, a tirarti indietro.. tu hai solo paura di soffrire, di stare male, così non fai altro che soffrire di più. Tanto ormai sei cotta di me, ci sei cascata”. La lascio così, sfiorandole il lobo dell’orecchio con le miei labbra. E mentre mi allontano, di spalle, le auguro un buon natale.
04/01/2008
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Profumo di biscotti. L'enorme albero di Natale che troneggia quasi minaccioso su una valanga di pacchetti dorati ammassati alle sue radici. La neve che vortica leggera dal soffitto del salone, scomparendo a qualche metro da terra. Lo scintillio delle mille e più candele che lievitano sopra l'enorme tavola già apparecchiata. La nonna che sbraita ordini con un tono vagamente isterico e al tempo stesso detta una strillettera indirizzata ai miei genitori, ancora prigionieri del loro lavoro al San Mungo, come ogni anno. Si, è davvero Natale.
Faccio quasi fatica a credere che siano arrivate le fatidiche vacanze: le ultime due settimane di scuola sono state un vero inferno, quando la fatidica sindrome del "Non ho voti-mi servono voti" si è abbattuta su noi poveri studenti togliendoci ogni secondo libero. Non mi sono affatto stupita quando, appena tornata a casa, la nonna mi ha squadrata da capo a piedi prima di dichiarare che ero dimagrita e che mi vedeva piuttosto sciupata. Inspiro a fondo, facendo sfiorando con la punta delle dita il passamano lucido dello scalone, senza nemmeno più sobbalzare alle urla stridule della nonna. Ho sobbalzato abbastanza prima di partite da scuola, quando mi sono ritrovata faccia a faccia con Jasper.
Chiudo gli occhi, dopo aver accostato la porta della mia camera e aver preso Chipie tra le braccia. Ed eccolo lì, il bel volto del Principe di Serpeverde: gli occhi verdi, di quel colore denso, vellutato, ricolmi di uno sdegno e una furia gelida; quelle ciocche scompigliate che morivo dalla voglia di tenere tra le dita, anche solo per scostarglierle dal volto pallido, dai lineamenti affilati.
Mi lascio cadere di schiena sul letto, provocando un miagolio infastidito alla piccola gattina nera che si agita, infastidita, saltando su un cuscino accanto a me, dove si acciambella soddisfatta. Sospiro, raggomitolandomi. Non ho dimenticato una sola parola di quell'incontro. Del resto, non potrei mai. E dire che le cose sembravano andare così bene..
[ Qualche giorno prima ]
"Jillian!" Jasper sorrise, affiancandosi alla bionda Corvonero che aspettava, paziente, accanto all'ingresso. Riconoscendolo, arrossì.
"Ciao, Jasper.." mormorò timidamente, abbassando lo sguardo sulle sue mani, coperte da un paio di guanti bianchi, come il cappotto che indossava.
"Mica volevi andartene senza prima salutarmi!" esclamò il ragazzo, corrugando la fronte e increspando le labbra in una smorfia che lei trovò adorabile e di fronte alla quale non potè fare altro che abbozzare un sorriso e negare, mentendo spudoratamente.
"Certo che no" mormorò con un filo di voce, sentendo il cuore accellerare impazzito. Il volto di Jasper si ammorbidì in un sorriso sghembo.
"Sono contento di vederti" riprese dopo qualche attimo, allunando una mano e catturando una ciocca di capelli della ragazza, attorcigliandosela attorno alle dita sottili. La sentì trattenere il respiro e, approfittando della paralisi totale che sembrava averla colpita, si avvicinò ulteriormente, contando sul fatto che lei sarebbe indietreggiata, trovandosi con le spalle contro la parete di pietra. Cosa che accadde. La bionda sussultò, arrossendo ancora di più se possibile, mentre lui si chinava in avanti, posando l'avambraccio sul muro, sopra la sua testa.
"Smetterai mai di giocare?" le chiese suadente, soffiandole le parole sul viso. Jillian corrugò la fronte, sentendosi come in trappola. Era affascinata, dal mago, non poteva negarlo: ma c'era qualcosa, in lui, qualcosa nel suo modo di fare, nella sua ostentata sicurezza, che la inquietava. Una sensazione, che si insinuava in lei ogni qualvolta si faceva troppo vicino, un brivido cui aveva sempre dato il nome di timidezza. Era, invece, la consapevolezza dell'errore che si nascondeva dietro quell'infatuazione. La certezza che c'era effettivamente qualcosa di sbagliato, che non era quello che voleva.
"Io non sto giocando" sussurrò la Corvonero, lavorando veloce di pensiero per trovare una via di fuga. Era una caccia, solo ora l'aveva capito. E il suo ruolo, purtroppo, era quello della preda.
"No? Allora smettila di scappare" ordinò suadente, avvicinandosi ancora di più. Le era talmente vicino da poter sentire il profumo del suo respiro, un aroma dolce e invitante che presto sarebbe stato ricordato come uno dei tanti rubati, nel corso di sei anni.
"Perché non dovrei?" ribattè lei a bassa voce, aggressiva. D'un tratto, era arrabbiata. Lui si ritrasse appena, lasciando che la sorpresa trapelasse sul bel viso prima che la frustrazione e la rabbia lo indurissero.
"Perché non c'è motivo" sibilò, cercando di mantenere un tono di voce tranquillo.
"Ah no?" fu lei a sospirare, questa volta "Jasper, non credere che io sia tanto stupida da non vedere. Ogni giorno che passa, c'è sempre una nuova ragazza accanto a te. Un giorno, un'altra ragazza. E io lo so, so che se ti do quello che vuoi, poi è solo questione di ore prima che trovi qualcun'altra. Io non voglio essere solo un'altra ragazza, una delle tante" abbassò lo sguardo, evidentemente dispiaciuta, prima di cercare gli occhi verdissimi di lui, che replicò immediato
"E allora spiegami il senso di tutta questa sceneggiata, che a me sfugge"
"Nessuna sceneggiata" fece per allungare una mano verso la sua guancia, abbozzando un sorriso, ma la ritrasse immediatamente non appena vide la sua smorfia "Tu mi piaci, e mi sembrava fosse piuttosto evidente" ammisse, arrossendo furiosamente "Ma non... non posso, ecco tutto"
"Non puoi? Non sarebbe meglio dire non vuoi?" l'accusò il Serpeverde, gli occhi fiammeggianti d'ira. La Corvonero si ritrasse ancora di più, facendosi piccola piccola contro la parete.
"Jasper, non dire così.." sussurrò.
"Io dico quello che voglio" riprese il ragazzo, più collerico che mai, prendendole il mente tra le dita e costringendola a guardarla negli occhi "E quello che voglio dire, ora, è che sei una codarda. Che hai paura, ma così tanta paura che il solo pensiero di aver sprecato così tanto tempo con te mi irrita, mi innervosisce"
"Mi fai male.." protestò la Corvonero, il volto teso dallo sforzo di non lasciare che le lacrime che sentiva riempirle gli occhi non trabordassero e scivolassero lungo le guance. Lui allentò la presa, automaticamente, stringendo i denti.
"No, non ti sto facendo male. Non quanto vorrei, in questo preciso momento" masticò le parole, una ad una, a fatica, sporgendosi verso di lei, che aveva iniziato a tremare. Per un attimo, un attimo soltanto, sentì l'irrefrenabile impulso di abbracciarla e scusarsi. Ma fu solo un attimo, subito cancellato dal fastidio dell'esser respinto. La prima volta, in assoluto, che succedeva una cosa del genere. L'idea soltanto lo faceva infuriare come mai prima d'ora.
"Smettila" iniziò a dire lei "Mi sti facendo paura"
Lui la guardò, senza dire una sola parola. Ormai piangeva. Si sforzava, con tutta se stessa, di non farlo, ma due grossi lacrimoni erano scivolati sulle guancie morbide, arrossate, ed erano arrivati alle sue dita. Gli occhioni verdi erano pregni di paura, ma sul fondo riusciva a leggervi qualche traccia di tristezza. No, lei non aveva mentito dicendo che lui le piaceva, ma allora perché quel rifiuto? Jasper non capiva. Come poteva, del resto? Non era nella sua natura essere rifiutato, la sua natura era prendere-usare-lasciare. Era fatto così, al contrario della Corvonero piena di sogni e speranze, ancora in attesa del suo primo bacio. Non riusciva a capire perché lei stesse dicendo di no. E la sua decisione fu la peggiore che potesse prendere in quella situazione: senza lasciar andare il suo volto, la immobilizzò. L'ultima cosa che vide, prima di posare le labbra su quelle di lei, fu l'espressione terrorizzata della ragazza che lo implorava di non farlo. Fu un bacio violento. Aggressivo. E quando finì, Jasper si accorse di ansimare leggermente, tanto era stato intenso. Nel bene e nel male.
"Ci avrei giurato" sussurrò, abbozzando un sorrisetto. Lei non disse nulla. Fissava il biondino, senza realmente vederlo, e quando finalmente lo mise a fuoco, aprì la bocca per parlare, ma non ne uscì nulla, se non aria.
"E' stato solo tempo sprecato.." disse dolcemente, prima di girare sui tacchi e allontanarsi, con un impeccabile sorriso stampato sul bel volto. Come se nulla fosse successo. Prima di sparire nel salone, si fermò un attimo. Si voltò, cercò la minuta figurina vestita di bianco che se ne stava appoggiata contro la parete, e disse, ad alta voce.
"Ah, dimenticavo... Buon Natale, Corvonero"
Poi, sparì.
Mi affaccio verso l'ingresso, dalla cima delle scale: è già affollato. Volti più o meno noti, più o meno famigliari, più o meno sorridenti. Inspiro a fondo. Anche se tutto quello che desidero è rinchiudermi in camera a piangermi addosso mangiando biscotti al cioccolato, devo fare un profondo respiro e scendere giù. Io-amo-il-Natale. Io-amo-il-Natale. Vorrei solo avere la testa saldamente ancorata sulle spalle e non tra le nuvole, è chiedere troppo? Cerco di convincermi che è stato solo un bacio, uno stupido bacio che non conta nulla. Perché è ovvio, che per lui non conta nulla. Quindi perché io devo darci così tanta importanza? Perché sei Jillian McKanzie, risponde una vocina nella mia testa, e sei una stupida sognatrice. Mi concedo un altro profondo respiro, come se l'aria pulita potesse lavar via i ricordi e farmi tornare vagamente lucida. Incrocio lo sguardo della nonna, mentre cautamente inizio a scendere lo scalone, facendo attenzione a non rompermi l'osso del collo scivolando giù dai tacchi vertiginosi che sono costretta ad indossare. Io-amo-il-Natale.
"Jillian, tesoro!" mi richiama all'ordine la madre di mia madre "Vieni qui, ci sono un paio di persone che devi assolutamente conoscere"
Intravedo, alle sue spalle, il volto sorridente di un Tassorosso intravisto qualche volta a Trasfigurazione. Meraviglioso. Non desideravo altro che passare la serata con un membro della Casa più pettegola della scuola. E per la terza volta, dopo ave sfoderato un sorriso abbastanza convincente, inspiro a fondo.
Io-amo-il-Natale.
28/12/2007


Tiro un respiro di sollievo non appena mi lascio alle spalle la porta e tutto quello che c'è al suo interno, ovvero Silente e la montagna di lettere che ho dovuto compilare. Prima di varcare quella soglia questo pomeriggio pensavo che la punizione assegnatami non fosse così insostenibile. 'Cosa vuoi che sia scrivere due o tre lettere al Ministero', mi dicevo. Che stupida, come ho potuto pensare a sole 'due o tre lettere'. Entrata nell'ufficio mi son quasi sentita male alla vista della quantità di carta sulla scrivania già fin troppo affollata del prof Silente.
"Ben arrivata signorina Blackster. Si accomodi pure...può cominciare subito allora!". Non so se è il suo sorriso innocente ad irritarmi tanto, o solo il fatto di aver visto tutte le mie illusioni infrangersi improvvisamente. Ma comunque ora è finita per fortuna, meglio non ripensarci. Sento ancora il torpore nelle mani stanche e sporche d'inchiostro. Prendo la bacchetta e smacchio le mie povere mani, poi alzo lo sguardo fino alla prima finestra del corridoio.: fuori è buio pesto. Ma che ore saranno maledizione, avevo un appuntamento da Geert! A quanto pare compilare quei fogli mi è costato più tempo del previsto. Meglio correre. Geert mi ha promesso una sorpresa per stasera, e io non me la voglio certo perdere.
Corri. Corri. Corri.
Arrivo in sala comune e con la coda dell'occhio scorgo alla mia sinistra Tom Riddle apparentemente chino su un libro, ma con lo sguardo fisso nel vuoto. Chissà cosa starà vedendo la sua mente oltre il confine del libro, dove si staranno perdendo i suoi pensieri? Una cosa è certa: non devono essere pensieri felici: il suo bel viso è contratto in una smorfia e le mani stringono forte e avide il libro, come se potesse sfuggirgli da un momento all'altro. Non si accorge nemmeno del risuonare dei miei passi affrettati nelle stanza, ormai semi-vuota, o del mio respiro affannato.
Devo fermarmi a respirare.
"Sembri allegra"
"Ho appena visto Jasp.."
"Ah...". Ogni volta che nomino Ed o Jasp, Geert ha sempre la stessa reazione, se davvero si può definire reazione uno stupido 'Ah'.
"ci sono problemi tra di voi?"
"Niente di importante o di irrisolvibile." Storco il naso mentre Geert mi sorride dolcemente, come per rincuorarmi. Non so se riesca davvero a farlo, di sicuro l'idea che non vadano d'accordo non mi piace, però in questo momento riesce a non farmici pensare. Geert è proprio come il mio tenero orsacchiotto, quello che quando sei piccola stringi forte nelle notti buie, quello in cui puoi trovare sempre e comunque consolazione e ristoro; Lo stesso che poi dimentichi con gli anni, quando trovi qualcosa di decisamente più interessante o di più bello, e nonostante tutto, lui è sempre lì pronto ad aspettarti e ad accoglierti di nuovo, infinitamente generoso e immensamente ingenuo. Mio povero piccolo Geert...
"Lo sai che sono 4 mesi che stiamo insieme oggi?". Il respiro si interrompe per un momento. Cavolo...già quattro mesi....vuol dire che sono quasi 6 mesi che stiamo insieme, un'eternità!
"Certo che lo so!"
"Beh...ho una sorpresa per te, chiudi gli occhi.". Abbasso le palpebre e per qualche strano motivo nella mia mente si affollano pensieri do ogni genere..
"Aprili". Un' esercito di rose rosse si para davanti ai miei occhi. Un bellissimo oceano color sangue.
"Ma sono...bellissime". Colpita dal profumo inebriante dei fiori quasi non mi accorgo del biglietto giallo pallido. Lo leggo. Due parole, due sole parole bastano a sconvolgermi: 'Ti amo'. Cosa devo fare? Cosa bisogna dire in certe occasioni? Forse niente, forse tutto. Guardo Geert e spero non si accorga del panico che si sta velocemente impossessando di me. Lui al contrario è così sicuro...
"Dè, piccola, sono convinto di amarti. Ti amo.". Pensavo di aver passato il peggio, ma a parole fa un altro effetto: effettivamente il panico è amplificato al massimo. Eppure è gratificante sentirselo dire, se si trascura il lato tragico della faccenda: io non lo amo. Non posso farci nulla, è così e basta; E' vero, gli voglio bene( è pur sempre il mio orsacchiotto) e bacia decisamente bene, ma non rinuncerei a nulla per lui.
Ma non posso continuare col silenzio, devo assolutamente dire qualcosa; Probabilmente 'Ti ami anch'io? sarebbe l'ideale, ma le parole mi si spengono in gola. Dalla mia bocca non esce nulla. C'è solo il silenzio.
"Non preoccuparti piccola, non devi dire niente se non te la senti. Aspetterò. Aspetterò fin quando sarà necessario, fin quando tu non mi amerai davvero."
"Tu sei troppo buono con me. Non devi, io ti deluderò. E' inevitabile". Tutti noi viviamo di illusioni ogni giorno, ci aiutano ad andare avanti, ma verrà il giorno in cui qualcuno le distruggerà. Lo so, ne sono consapevole adesso più che mai: sono io. io distruggerò le illusioni di Geert. Voglio che sia preparato, che sia avvisato, così quando accadrà non mi sentirò in colpa. Prende le rose dalle mie braccia,le posa sulla scrivania, si avvicina e mi abbraccia. Tra tante bugie la verità è l'unica ad essere ignorata alla fine...
"Non dire stupidaggini..."mi bacia. La stanza è vuota, non c'è nessuno dei suoi compagni di stanza. Lo faccio sedere sul letto mentre continuiamo a baciarci. Come sono egoista: ho appena rifiutato il suo amore e ancora non mi basta, devo farlo soffrire ancora di più ed andarci a letto. Dovrei sentirmi disgustata di me stessa e invece sono solo divertita. Gli slaccio la camicia e poi inizio con la mia, mentre lui è come inerme, finchè...
"No..."
"Cosa?"
"Ho detto no piccola...non è giusto, non così...". Mi alzo di fronte a lui, delusa, mareggiata,
rifiutata.
"Geert sono quattro mesi che stiamo insieme, non te lo sto chiedendo, lo pretendo!"
"Piccola non sai quello che dici...tu non mi ami! Non ancora perlomeno.."
"E allora?" Mi guarda stupito.
"Non sempre l'amore è necessario per certe cose...insomma..."
"Per me non è così. Io voglio essere sicuro dei tuoi sentimenti prima!". Non posso credere alle mie orecchie. Mi sembra inverosimile che io sia la donna e lui l'uomo, in questo momento sembra il contrario. Incrocio le braccia mentre l'ultimo rimasuglio di vergogna si trasforma in rabbia. Chiudo gli occhi.
"Dè non fare così...quando sarai pronta lo faremo"
"Ma io sono pronta!"
"Non mi ami."
"Ma ti voglio!"
"Non basta"
"Tutti vorrebbero venire a letto con me!"
"Ma io non sono tutti, io ti amo." Inarco le sopracciglia: adesso cosa c'entra l'amore?
"Forse è meglio che me ne vada ora"
"Piccola non fare così...resta ti prego..."
"Ciao Geert." Esco e dimentico persino quelle fantastiche rose rosse. Spero solo si senta in colpa per quello che ha fatto.
"Ma buona sera" Edward sta salendo le scale verso la sua stanza.
"Ciao" Il suo sguardo si sposta dal mio viso verso il basso , e assume un'espressione dapprima perplessa, poi divertita.
"Notte brava è?" Cerco di capire cosa l'abbia indotto a dirlo e così noto la mia camicetta ancora sbottonata. Chiudo velocemente l'apertura:
"Se magari...te invece?"
Si fa serio,
"...il solito..."
"Va bè, vado a dormire che sono...esausta!"
"Certo, notte Dè" "Notte Ed"
Raggiungo la porta della mia stanza e non ho nemmeno la forza di pensare a cosa ci facesse in giro Ed a quest'ora. C'è un'ultima cosa che devo fare però. Mi fiondo in bagno davanti allo specchio.
"Ti amo ti amo ti amo..." Andando avanti così dovrei almeno riuscire a convincere me stessa...
L'altra mattina le rose rosse erano sul mio comodino accompagnate da un biglietto 'Scusa...ti amo'. Ashleigh ha semplicemente ignorato me, le rose e il biglietto come sempre, e penso che il suo odio verso di me stia raggiungendo livelli inimmaginabili. Amber come al solito si è mostrata entusiasta e non ha fatto che riempire il mio dormiveglia a suon di 'Ma come sei fortunata..', 'sono davvero bellissime', e cose del genere. Aspettavo con ansia solo i commenti acidi di Violet ma, con mia enorme sorpresa, era già uscita da un pezzo.
La situazione con Geert alla fine è migliorata e abbiamo fatto pace; a dir la verità solo perchè mi sono ripromessa di riuscire a corrompere il suo animo nobile mentendo sui miei sentimenti, ma mi ha già smascherata per ben due volte. In ogni caso cerco di stargli alla larga ed esercitarmi più che posso.
Le decorazioni natalizie che padroneggiano nella scuola non fanno che ricordarmi che il natale ormai è prossimo, e quindi anche la nostra partenza; l'atmosfera natalizia non sembra tuttavia aver contagiato i professori che nell'ultima settimana si sono impegnati per renderci la vita più amara di quanto fosse lecito.
Per questo motivo ora mi ritrovo nella biblioteca a prepararmi per l'ultimo compito di Storia della Magia che, come ci ha più volte ricordato il prof Ruf, sarà 'decisivo la media finale'. Penso non ci sia materia più noiosa di questa, anche se non c'è Ruf a peggiorare la situazione con le sue lezioni soporifere: nonostante stia cercando di ripassare il tutto con la massima attenzione, distrarsi è pressochè impossibile!
La mia concentrazione va man mano sfumando con i minuti che passano, finchè mi ritrovo a rileggere la stessa frase una decina di volte senza riuscire ad afferrarne il senso. "peste nera". Mi soffermo su queste due semplici parole. Nero. Nero come l'anello di Riddle. Lo splendido anello che ha cominciato a portare al dito l'anno scorso: la prima volta che l'ho visto è stato durante una riunione del Lumaclub, bello e disinvolto anche più del solito, il suo sguardo era acceso da una luce strana, quasi sinistra. Qualcosa era cambiato in lui, e forse era merito di quell'oggetto. L'anno passato mi è capitato spesso di soffermarmi a guardarlo, soprattutto a causa di Eve, ma non sono riuscita a scoprire niente che non fosse l'evidenza. Col tempo poi la mia curiosità è scemata, finchè adesso mi trovo qui, in biblioteca, a ripensare a quello stupido anello, alla sua pietra nera come la notte, all'oro che la definisce e che attornia il dito del suo possessore, invece che ripassare per il compito in classe. Non è normale martoriarsi per una cosa del genere, ma se solo riuscissi a non pensare al fascino che esercita, al potere che emana... Mi ricorda qualcosa, qualcosa che dovrei sapere o ricordare, eppure non riesco a capire cosa sia. Se solo....
"Dè...Dè, ci sei??".
"...si certo...scusa Eileen, che c'è?"
"E' arrivata la lettera di tua madre, proprio adesso. La stanno leggendo Uto e Beli"
"Ah si. Non mi interessa.". La lettera che arriva ogni anno da casa mia è sempre uguale tutti gli anni: non vedo perchè dovrebbe interessarmi leggerla!
"Sapevano avresti risposto così, mi hanno solo detto di avvertirti che quest'anno a natale avrete più ospiti del solito...in particolare i...emm..Rakovski??". Il respiro mi si ferma in gola quando sento pronunciare quel nome. "Ah...grazie..." .
"Grazie mille Lara, ora potresti tenermi d'occhio le valigie mentre passo a salutare?! Ci metto due minuti grazie ancora!". Lascio la ragazzina a prendersi cura delle mie cose mentre mi dirigo verso la folla di studenti intenti a scambiarsi gli ultimi saluti prima della partenza per le vacanze natalizie. Lara è una ragazza molto particolare, non è come tutte le altre pronte a tutto per entrare nei Principi. Lei sembra disinteressata, e per di più sembra nutrire una sorta di venerazione nei miei confronti: in pratica è l'unica ragazzina 'normale' e che io riesca a sopportare. Inoltre è la sorella di Noir, e questo può avere i suoi vantaggi. Riconosco che quello che mi aveva annunciato Noir non appena arrivata a scuola corrisponda effettivamente alla verità: da quando la sua amica Pearl non c'è più, sembra davvero cambiata, niente più festini o comunque niente che rientri in quello che faceva nel passato. Però così non mi diverto più come prima: dovrò trovare un modo per riaprire le sfide degli anni scorsi, e forse quello di cui ho bisogno è proprio tra le mie mani; Meglio trattare Lara al meglio e tenerla vicina.
Saluto molti dei miei compagni di casa tra convenevoli, saluti sinceri e altri meno. Lumacorno ha riservato saluti e raccomandazioni personali per ognuno dei membri del club, ricordandoci di salutare da parte sua le nostre 'illustri' famiglie.
Ormai è arrivata l'ora della partenza e, ritornando verso i miei bauli, noto con piacere che Lara è ora affiancata da sua sorella.
"Grazie Lara troppo gentile. Ma salve Noir, vedo che sei venuta a prendere tua sorella...". Sfodero un sorriso tanto impertinente quanto falso mentre guardo Noir negli occhi. Lei mi guada con uno sguardo altrettanto sprezzante mentre tiene sua sorella per un braccio.
"Sai Lara è stata proprio carina in questi giorni, sei proprio fortunata ad avere una sorella così ! Ma ora devo andare che il treno sta partendo. Ciao Noir, ciao Lara...buone feste!". Salgo sul treno e punto dritta alla nostra cabina, quando Geert mi ferma prendendomi per un braccio.
"A me invece non mi saluti?"
"Certo...solo che non ti trovavo. Buone vacanze piccolo...ci sentiamo, ok?". Bene, l'ultima persona che volevo vedere. Ultimamente lui è sempre l'ultima persona che voglio vedere, ed effettivamente è da un pò di tempo che sto pensando di farla finita con Geert. Siamo troppo diversi: lui non è decisamente il mio tipo, è uno da 'amore per l'eternità', mentre io non sono il tipo da storia seria.
"Non vieni nello scomparto con me? Non stiamo insieme prima di partire?"
"Preferisco passare il tempo con Ed e Jasp adesso...ci sentiamo ok?ciao". Lo lascio attontito con un bacio sulla guancia nel mezzo del corridoio del treno. Alla fine riesco ad arrivare allo scompartimento e mi lascio cadere sul sedile, finalmente libera in un luogo sicuro. Attorno a me solo le persone a cui tengo di più: Jasper, Edward, Uto e Beli, manca solo una persona, la mia Eve. Forse il regalo più bello sarebbe avere lei per Natale con noi, poterle parlare, sentire i suoi consigli e averla accanto. Mi piacerebbe, mi piacerebbe molto...
20/12/2007
Oggi si gioca l’ultima partita di Quidditch prima delle vacanze di Natale. Serpeverde contro Tassorosso, ovvero: se non vinciamo questa, possiamo anche abbandonare lo sport. La squadra dei Tassorosso è in difficoltà dal primo minuto, infatti, i loro Battitori sono a dir poco in confusione ed i loro Cacciatori potrebbero benissimo darsi alle Gobbiglie. Il nostro Cercatore (non più quell’idiota di Forsythe) tiene ben d’occhio il Boccino, e scatta a catturarlo quando abbiamo fatto abbastanza punti con le Pluffe. Poi, non c’è più pietà per nessuno e la partita finisce con la nostra larga vittoria.
Negli spogliatoi, mentre ci cambiamo, l’atmosfera è rilassata: abbiamo vinto, fra poco si torna a casa per le vacanze, abbiamo tirato su un po’ di punti per la Casata. Mentre ci dirigiamo verso la scuola, Violet
Traviston mi apostrofa:
“Ehi, Jasper, vedi di non esaltarti più di tanto. Se non ci fossi stata io, avremmo preso metà delle Pluffe.”
“Hai voglia di litigare?”
“È la pura verità. Se hai bisogno di un paio di occhiali, potrei regalarteli per Natale.”
“Non ti preoccupare, io ci vedo benissimo. E se non mi fossi improvvisato Battitore, un Bolide avrebbe centrato in pieno il tuo bel visino, tanto per mettere in chiaro le cose.”
“Sempre se io non l’avessi schivato. Come infatti stavo per fare. Ti assicuro che non ho bisogno di un cavaliere che mi salvi dal pericolo.”
“Perfetto. Allora ti pregherei anche di non fare certi giochetti idioti.”
Lei mi guarda stranita.
“Mi riferisco al biglietto che l’altra sera hai mandato a Ed. Cos’è, hai avuto paura di vederlo? Non che fosse rimasto molto…di nuovo da scoprire.”
Violet Traviston mi fissa furiosa. Mi tirerebbe di certo uno schiaffo, se non fossimo circondati dalla squadra. Non resisto, devo punzecchiarla ancora un po’…ma le mie intenzioni sono frustrate dall’arrivo della sua amica, Catherine, che se la porta via senza neppure salutare.
Sento che un po’ di veleno è rimasto sopito nella mia lingua ed ho bisogno di sfogarlo: davanti ai miei occhi si presenta la vittima perfetta. Geert Wellington. Deirdre sembrava essersi abbastanza stufata di lui, ma c’era stato un certo riavvicinamento fra i due quando io avevo iniziato ad interessarmi a Jillian McKanzie. Purtroppo per me, il poverino è troppo mogio perché io riesca ad ottenere una risposta degna di questo nome. Sarà successo qualcosa con Dè? Uhm, mi domando cosa. Ed ho tutte le intenzioni di scoprirlo.
Prima però devo dedicarmi alla ricerca della mia preda originaria. Jillian McKanzie. Negli ultimi tempi il carico di studio ha reso pressoché impossibile che ci incontrassimo di nuovo. Quindi, credo proprio che dovrò muovermi io. Come al solito, in questa pseudo-relazione. Inutile dire che ciò non mi rallegra per niente.
Dove vuoi trovare un Corvonero che studia? In biblioteca, s’intende. In un angolo poco illuminato, vedo Audrey Salinger con il suo ragazzo Mezzosangue, il Cercatore dei Grifondoro, che flirtano. Cielo, in un luogo sacro come la biblioteca! Beati loro che possono. Jillian non si vede. Ho sbagliato le mie previsioni?
No, infatti eccola che esce dalla Sezione dei Libri Proibiti. Appena mi vede, si ferma e il suo viso assume un’espressione sperduta.
“Ciao, Corvonero.”
“Ti ho detto mille volte di non chiamarmi così.”replica il coniglietto smarrito, riprendendo il controllo di sé e diventando subito più seria.
“Ricominciamo allora…ciao, Jill. Cosa ci fai qui?”
Sempre la solita giornata qui ad Hogwarts. Sveglia, lezioni, pranzo, studio, cena, serata, a dormire.
“Un po’ di novità, un po’ di aria fresca!”imploro.
“Ma dove? A scuola?”mi chiede sarcastico Ed.
“Non si può andare avanti così. Non succede mai nulla!”
Ed mi fissa con uno sguardo strano.
“Che c’è, ho detto qualcosa di particolare?”
“No, no. Ma forse presto qualcuno organizzerà qualcosa.”
“Cosa vuoi dire?”
“Niente.”
Ed non me la racconta giusta. Sta succedendo qualcosa. Una festa? No. Qualcosa di cui ha deciso di non mettermi a conoscenza. Almeno per ora. Almeno finché glielo permetterò. Adesso non mi va molto di metterlo alle strette: mi ha appena detto che il biglietto inviato da Violet Traviston, con il quale gli dava un appuntamento, in realtà non è stato mandato da lei. Il che spiega anche la sua espressione stupita alla mia frase di questa mattina. Ma allora chi l'aveva mandato?
La Sala Comune è affollata come il solito. Sui divani e sulle poltrone foderate di velluto verde, i miei compagni di scuola si stanno dedicando chi all’ozio, chi al corteggiamento, chi allo studio. Penso che potrei giusto far parte del primo gruppo. Mi piazzo accanto al caminetto e mi dedico ad una partita di scacchi contro Lucas, con la partecipazione di un gatto ad una gara di nuoto. Lucas riesce a battermi di misura senza troppo problemi, il che non mi fa per niente piacere. Figuriamoci se sopporto di lasciarmi battere da un mediocre come Forsythe. Amico mio quanto si vuole, ma di certo non alla mia altezza. Non dopo gli ultimi avvenimenti. Ci si può comportare in modo così stupido per una ragazza? E soprattutto far perdere tutti quei punti alla Casa, che era in testa alla classifica dei punti?
Lucas mi ha davvero molto deluso. Credevo che fosse un altro genere di persona. Un vincente. Invece…
La seconda partita ovviamente è in mano mia. Vinco dopo poche mosse. Ed anche la terza:
”Scacco matto.”sillabo, mentre gli mangio il suo re bianco.
Un re che mangia un re. Cannibalismo. Ok, è chiaro che ho bisogno di prendere un po’ d’aria fresca. Ma che razza di pensieri mi vengono?!
Torno in camera, infilo un maglione ed un cappotto pesante. La bacchetta è nella tasca interna, ben nascosta ma pronta per ogni evenienza. Afferro le sigarette e l’accendino. Altro? Oh, ecco una piccola bottiglia di vodka; infilo anche questa in tasca, potrebbe servire per riscaldarmi. Gli alcolici sono fra le poche scoperte babbane che ammiro, con l’elettricità(anche se noi maghi sappiamo benissimo farne a meno, sono affascinato dal suo meccanismo) e le automobili. Cosa? Scoperte babbane che ammiro? Sto davvero straparlando, è meglio davvero se vado a farmi un giro.
In giro per la scuola c’è ancora gente: coppie che si danno appuntamento, comitive di amici che si incontrano, Prefetti e Caposcuola che rompono le scatole. Eccolo lì, Sebastian Lang, il Caposcuola di Grifondoro con la sua amichetta dai capelli rossi. Almeno la ragazza è carina.
Un caposcuola Mezzosangue. Che decadenza per il grande Grifondoro. Un punto in più per Serpeverde, come sempre.
Senza fretta, raggiungo l’atrio della scuola. Lì mi fermo: parco oppure la terrazza della Torre di Astronomia? Scelta ardua. Vada per il parco. Non c'è nessuno in giro, vista l’ora tarda. Così mi avvio verso il lago, vicino alla Foresta Proibita, ma è ovvio che stasera non posso avere tregua. Mi sono appena acceso una sigaretta, quando noto una figura appoggiata ad un albero. Non si capisce chi è: il buio non aiuta. Un ragazzo, a giudicare dalle spalle larghe. Il che fa svanire il mio possibile interesse. Ma cercherò di essere amichevole, per una volta tanto. I miei passi lo fanno voltare. Tom Riddle mi rivolge uno dei suoi soliti sguardi inespressivi. Lo saluto io per primo, è ovvio. Potrebbe forse abbassarsi a tanto? Mi sembra stranamente calmo, quasi di buon umore.
“Allora, Jasper…non trovi che i Mezzosangue stiano diventando sempre più fastidiosi?”
“Non più del solito. Ma già così è più che sufficiente. Ti riferisci ai punti che abbiamo perso grazie alla bravata di Forsythe?”
Non mi risponde. Forse ho detto una sciocchezza. Ma altri episodi salienti non mi vengono in mente.
“C’è sempre un modo per rimetterli a posto.”aggiunge lui, soprappensiero.
Sento in tasca il vetro freddo della bottiglia di vodka.
“Vuoi?”dico, offrendone un po’ a Tom.
“No. Non voglio che mi si annebbi la mente.”
“Dài, per una volta…”
“Ho detto di no, Lewis.”
“Umore fumantino, Riddle. La Merrythought non ti ha ricevuto stasera?”
Un dolore incontenibile esplode nel mio corpo. Non voglio dargliela vinta. Ma è troppo forte, ed ecco che mi ritrovo a mugolare come un animale ferito, contorcendomi al suolo, mentre lacrime scorrono sulle mie guance. Le convulsioni mi scuotono con violenza.
“Oggi sarò clemente. Non voglio fare troppo male ad un Purosangue come te. Ma se mi infastidirai ancora una volta, Lewis, sappi che la potenza della Maledizione Cruciatus può essere di molto aumentata.”
Richiama l’incantesimo ed il dolore lascia il mio corpo. Non oso guardarlo in faccia. Io conosco bene le tre Maledizioni senza Perdono: le ho praticate più volte, con effetti devastanti. Ma mai sono riuscito a ottenere risultati del genere senza pronunciare la formula. Tom Riddle è superiore a molti di noi. Forse a tutti.
17/12/2007
Lancio la cravatta della divisa sulla sedia di fianco al mio letto, mentre ascolto con distrazione il racconto di Catherine riguardo alle sue ultime vicende amorose con Quentin. Si sta mettendo lo smalto, spaparanzata sul suo letto, e io sono costretta a rischiare la morte per sporgermi in avanti dal mio visto che il suo tono non supera quello di un sussurro.
Per le scale, si sentono dei passi pesanti e frettolosi.
«Cate, alza il volume, non riesco a sentirti con tutto questo rumore. » sbuffo appena, tentando di non infastidire Deirdre che ci origlia fingendo di dormire. Cate smette per un istante di parlare, e nello stesso momento bussano forte alla nostra porta. Mi alzo, afferrando la mia vestaglia di seta cinese dal baule aperto ai piedi del letto. Me ne infilo un braccio e apro la porta.
« Ehm..Violet? » Utopia Blackster si nasconde nell'ombra per non farsi notare da sua sorella, che miracolosamente si è svegliata. La guardo storto. « Devi venire con me .. per favore. » Sembra riluttante al chiedermi con cortesia di seguirla. Scivolo fuori dalla porta, sentendo subito l'aria gelida del corridoio che mi ghiaccia i polpacci nudi.
«Dunque? » mi lancia uno sguardo freddo, imitazione malriuscita di quelli di Deirdre, e mi fa cenno di andare con lei verso la Sala Comune. Distinguo a malapena una figura che si delinea contro la luce fioca che proviene dalla Sala.
«Beh, vai da sola. » grugnisce prima di tornare correndo verso la sua stanza. Mi stringo nella vestaglia, tentando di non morire ibernata. Le mie pantofole non servono a niente, contro il freddo scozzese.
« Potevi anche degnarti di venire senza farti chiamare.. » mi rimbrotta Edward, infilando le mani nelle tasche dei jeans. « .. ma direi che la tua tenuta ti giustifica. »
«Tu cosa ci fai qui, per la cronaca? » Gli chiedo perplessa, facendo un passo all'indietro e stringendomi addosso la vestaglia. Mi fissa come se avessi detto la più grande sciocchezza del secolo; sistema l'orlo del suo maglione nero, poi torna a guardarmi, allugandomi un biglietto.
« Questo. » leggo rapidamente il biglietto: contiene un invito da parte mia a raggiungermi nella mia stanza. Sento un brivido corrermi lungo il corpo mentre lui mi continua a guardare come se fossi idiota.
« Ci hai provato, Edward. » proclamo in un concentrato di acidità e antipatia che solo mia madre è in grado di usare. Scrollo le spalle e lo fisso con aria di sufficienza, aspettando la sua reazione; chiunque sia il responsabile di questa bella scenetta la pagherà con la vita, sempre che riesca ad uscirne viva io stessa. Lo saluto agitando appena la punta delle dita, poi mi volto e inizio camminare lentamente verso la mia stanza.
« Ma ... ! » esclama allungando una mano e agguantandomi la spalla. Sono costretta a girarmi di nuovo verso di lui; si piega in avanti e mi bacia sulla guancia, molto più delicato e dolce dei suoi soliti baci violenti e improvvisi. Mi lascia andare e fa qualche passo indietro.
« Non credere di potermi sfuggire!» sibila mentre ci allontaniamo in direzioni opposte.
G I O R N I D O P O.
Mi butto sulle spalle il mantello invernale, fissando con attenzione gli alamari. Il sistema di riscaldamento della scuola non sembra avere ancora deciso di funzionare, quest'anno, e in particolare i sotterranei sono la perfetta imitazione di una grotta artica. Giro a sinistra, imboccando il corridoio che, fino a prova contraria, dovrebbe portarmi dritta all'ufficio di Lumacorno. Punto lo sguardo sull'ombra che si nasconde dentro ad una nicchia del muro, e che sospetto essere Pix, visto il ghigno sommesso che echeggia debolmente contro la volta a crociera. Dò un calcio al galeone lasciato per terra e faccio un salto all'indietro; la moneta esplode, spargendo vernice verde bandiera a destra e a manca.
« Ah-aaaah! » grida Pix uscendo dalla nicchia; sembra piuttosto interdetto quando si trova davanti la sottoscritta che lo fissa con le braccia conserte e la bacchetta stretta in un pugno.
« Pix, sparisci dalla mia vista o chiamerò il Barone. » Lui sparisce immediatamente, dopo avermi fatto una boccaccia disgustosa.
Proseguo lungo il corridoio, saltando la pozza di colore che imbratta il pavimento di pietra e manderà su tutte le furie la Custode.
Busso alla porta di Lumacorno; mi ha mandato uno dei suoi graziosi biglietti scritti in oro per avvisarmi che mi attendeva per un colloquio. Sento la sua voce gridarmi forte che la porta è già aperta; con una lieve spinta la apro, e abbraccio con lo sguardo lo studio del CapoCasa. Dire che è barocco è usare un riduttivo: la ricchezza di mobili e oggetti è tale che devo stare attenta ad ogni tremito per non rischiare di fare cadere qualcosa.
Lumacorno mi osserva dal fondo della stanza, tentando di nascondere il suo palese nervosismo con un sorrisino ebete; la luce della lampada di cristallo appesa sopra alla scrivania rococò si riflette sui bottoni d'oro e sui ricami di seta del panciotto color crema.
« Venga avanti, signorina Traviston. » muovendomi con cautela, raggiungo una poltrona di velluto color granato e mi siedo dopo aver ricevuto un cenno del capo da parte del mio professore. Lo fisso insistentemente, provando a fargli capire che vorrei che si sbrigasse a comunicarmi qualsiasi cosa debba comunicarmi.
« Signorina Traviston, devo metterla a parte di un fatto piuttosto spiacevole. » Mi sento gelare: a partire dalla punta delle dita, fino al cuore. Mi appare nettamente l'immagine di Medea Diamond, non ancora tornata dal san Mungo. In un attimo sono tempestata dall'idea di spie, avversaspecchi, diari segreti, minacce e qualsiasi cosa possa aver segnato la mia condanna. Stringo le dita sui braccioli della poltroncina.
« Si tratta di suo cugino Lochlainn O'Mhaille. » mi sento contemporaneamente più tranquilla e più spaventata. Tutti sanno quanto bene io voglia a Lochlainn, e quanto ansiosa io diventi se non ricevo la sua lettera settimanale. Ha tre anni più di me, e l'anno scorso ho fatto una grande fatica a imparare a gestirmi senza la sua protezione costante.
« Cosa..? » mormoro appena, sprofondando nello schienale e tormentando l'orlo del mio scamiciato grigio ferro.
« E' stato arrestato a Kilkenny per aver aggredito un babbano. » proferisce pacatamente, anche se la goccia di sudore che gli cola sulla fronte mi annuncia che è decisamente agitato. « Ma è anche fuggito, e lei è pregata di comunicarmelo nel caso si facesse vivo. »
Graffio il velluto con le unghie, facendo sobbalzare Lumacorno. Sento gli occhi che bruciano, come se fossi sul punto di scoppiare a piangere. Penso all'ultima lettera di mio cugino, risalente a quattro giorni fa, in cui mi raccontava con grande quantità di dettagli del suo viaggio in Irlanda e di quanti regali stesse accumulando per me.
« Può andare, se vuole. » mi alzo lentamente, le orecchie mi fischiano e faccio fatica a rimanere in piedi. Nonappena riesco a guadagnare l'uscita, inizio a correre forsennatamente verso la Sala Comune, reggendomi con la mano al muro.
G I O R N I D O P O.
Con un taglio netto, accorcio il nastro blu del pacchetto che sto terminando di confezionare. Lancio un'occhiata al regalo che avevo comprato per Lochlainn nell'ultimo weekend a Hogsmeade, e che ho gettato a calci sotto il letto dopo che ho avuto quel piacevole colloquio con Lumacorno.
Mio padre, tanto per rincarare la dose, mi ha mandato una lettera stizzosa in cui mi avvisava di non osare seguire le orme di mio cugino, e in cui insultava con improperi particolarmente elaborati il suo sangue irlandese.
La biblioteca è zeppa di studenti che si affannano per recuperare le loro insufficienze; io non riesco neppure a pensare di aprire un libro, e non lo fa neanche Edward, che invece si è nascosto per fare chissà cosa con Jasper, dando adito a commenti poco gradevoli.
« Vi, è arrivata una lettera per te. » mi dice Catherine, lasciandomi cadere una busta sulle ginocchia. Impallidisco nel riconoscere chiaramente la calligrafia del mittente. E, come se non bastasse, nello stesso momento vedo Edward venire verso di me.
16/12/2007
Fa freddo, va bene? Un freddo assurdo, e l’ultima cosa di cui avrei voglia è un allenamento di Quidditch alle sei del mattino. Ma il nostro capitano, dopo essersi ripreso dal piccolo incidente che gli ha quasi rotto l’osso del collo, ieri sera ha proclamato con fare trionfante:
“Ragazzi, domani vi voglio in campo per le sei. Allenamento intensivo!”
“Peter, sei sicuro di non aver battuto anche la testa?”chiede Alice McFly“A quell’ora ci gelerà anche l’aria nei polmoni!”
Ma Peter era fin troppo baldanzoso. Mi chiedo cosa sia successo per renderlo così di buon umore. Magari ha fatto pace con la sua ragazza. E sarebbe anche ora, è dall’inizio dell’anno che gira con un’espressione da cane bastonato e non se ne può più di vederlo in quello stato. Mentre ci dirigevamo verso i dormitori, dopo la riunione della squadra, Jack Adams mi aveva messo un braccio intorno alla vita, alitandomi in un orecchio:
“Allora, Julia, ti va se passiamo la notte insieme? Così domani mattina non abbiamo problemi per svegliarci.”
E questo in base a quale logica? Sempre che un animale come lui agisca e parli secondo una logica, cosa che ritengo alquanto improbabile.
“No, Jack, grazie. Ho bisogno di riposarmi.”gli ho risposto, mantenendo un minimo di cortesia. Se potessi, l’avrei già schiantato da un pezzo, ma è un mio compagno di squadra e, come Peter mi ha già ripetuto più volte, è meglio se c’è un clima di collaborazione nello spogliatoio. Sarà, ma non vedo l’ora di finire l’anno per non vedere più quel viscido individuo.
L’allenamento è faticoso, ed il vento gelido che soffia non aiuta di certo. Ci alleniamo per un’ora abbondante, per poi andare a farci una doccia calda. Credo che sia stato il pensiero del calore dell’acqua a farmi resistere così a lungo.
Con i capelli bagnati, corro verso la scuola, desiderosa di tornare nella mia stanza.
Nell’atrio, un incontro che incupisce ancora di più la mattinata. Tom Riddle, in tutto il suo splendore. Con una ragazza della sua Casa, che conosco di vista.
“Buongiorno, Julia.”
“Buongiorno, Tom.”
La temperatura all’interno della scuola è gradevole, ma il tono delle nostre voci è tanto freddo da poter formare stalattiti di ghiaccio. Fra me e lui uno sguardo pieno di ostilità, con il quale ognuno misura il suo avversario.
Odio quel ragazzo.
La sua aria di superiorità, come se fosse un sole che si ritrova per sbaglio in mezzo a lucciole mediocri. La sua arroganza di Purosangue, che non tiene in nessun conto il fatto che la magia è posseduta da tutti i maghi e le streghe nello stesso modo. I suoi occhi freddi e inespressivi, simili a quelli di un serpente prima di attaccare. I suoi capelli neri, dai riflessi quasi verdastri, che sono sempre pettinati e lucidi. Le sue mani pallide, con le dita sottili e le unghie corte.
Provo per lui una sorta di repulsione istintiva, che è aumentata da quando durante il quinto anno siamo stati entrambi Prefetti delle rispettive Case ed abbiamo dovuto condividere un po’ di tempo.
Arrivo in Sala Comune, che si sta pian piano riempiendo, e come una furia salgo in camera: mi asciugo i capelli con un incantesimo, e poi inizio a spogliarmi per indossare la divisa scolastica. In quel momento, Sebastian entra.
“Ehi, va tutto bene?”
“Sì, perché?”gli rispondo con tono aspro, mentre combatto con il mantello.
“Sei passata come un’Erinni che medita vendetta, ecco perché!”
“Ho incontrato Riddle.”
Sebastian si siede sulla poltrona vicino al caminetto e appoggia il viso sulla mano destra. Per lui non è un problema vedermi mentre mi cambio d’abito: fra noi c’è un’amicizia così forte che non potrebbe mai trasformarsi in un interesse romantico, neppure se fossimo ubriachi e mi offrissi a lui.
“Beh, pensa che io me lo trovo davanti ad ogni riunione dei Caposcuola.”
“Già, tu odi così tanto quelle riunioni, vero?”
“Cosa intendi dire?!”
“Che non tutti i Caposcuola sono disgustosi come Riddle. Non sei d’accordo anche tu?”
“Non so dove tu mi voglia portare con questo discorso, ma vedi di muoverti. È tardi!”mi risponde, lanciandomi gli stivali.
Ma lo so io, caro, e credo proprio che lo saprai anche tu, prima o poi.
La prima ora di scuola è un invito alla disattenzione: Storia della Magia, tenuta dallo spumeggiante, frizzante, entusiasmante professor Cuthbert Ruf. Inutile sottolineare che, se non fosse per la mancanza di letti e cuscini, la sua classe sarebbe la succursale di un dormitorio. Durante queste ore io di solito mi dedico al ripasso di altre materie, oppure (molto più spesso) mi occupo degli miei affari, prendendo qualche scarso appunto nei rari momenti di attenzione.
Per la precisione, la missione odierna è cercare una soluzione al problema che mi perseguita da ormai sei anni: mia sorella Ida. O meglio, l’infatuazione quasi morbosa che ha per Tom Riddle. Non poteva scegliersi un altro?
“Dài, non farne sempre un dramma!”cerca di consolarmi Georgiana“Metà delle ragazzine di Hogwarts adora Riddle, o uno dei Principi.”
“Ecco, perfino uno dei Principi sarebbe andato meglio. Norwood e Lewis non mi ispirano il ribrezzo di Riddle.”
“Quando dici così, sembra che tu lo odi anche con troppa convinzione.”
“Intendi dire che in realtà ne sono attratta?”
“Perché no?”interviene Micheal.
“Non è così, davvero. Se ne fossi attratta, le sue azioni non mi disgusterebbero così.”
Una volta l’avevo visto colpire con uno schiaffo uno studente del terzo anno di Tassorosso, soltanto perché era Mezzosangue e gli aveva rivolto la parola. La violenza che sprigionavano i suoi occhi, più che il gesto in sé, mi aveva fatto rabbrividire. Provo a spiegarlo a Georgiana, che mi sembra più convinta. Stiamo dando un po’ nell’occhio, forse. Infatti Ruf ci richiama all’ordine. Aspettiamo qualche minuto e poi ricominciamo a chiacchierare fra noi.
L’argomento stavolta è Jack Adams. Opinioni più o meno univoche su di lui, sintetizzate dalla frase di Peter:
“Adams non è un animale…è uno zoo!”
Si parte per Hogsmeade. Quindi, via all’acquisto di regali e pensieri. Il denaro che ho con me dovrebbe essere sufficiente per i pochi che ho intenzione di fare. Mi separo quasi subito da Sebastian, e mi perdo nella folla del paesino. Hogsmeade è l’unico posto abitato solo da maghi, e quindi non è raro vedere gente strana in giro, oppure incantesimi pronunciati in mezzo alla strada. Sarebbe impossibile nel mondo esterno.
Il freddo mi pizzica il naso, nonostante la sciarpa che ho indossato: sì, sono nata in Norvegia, ma lì il freddo è secco e basta un bel fuoco per riscaldarti, ed è molto più sopportabile di questo britannico freddo umido che entra nelle ossa.
Già, la Norvegia. Casa mia. Oslo, bellissima d’inverno: le sue case di legno, con i tetti a punta imbiancati dalla neve. Le vie larghe e luminose. I colori delicati della zona del porto. Il sole bianco che splende nel cielo.
Un sorriso mi si disegna sul volto, e così entro in un piccolo bar a prendere qualcosa di caldo. Ordino una tisana alla pesca, seduta da sola ad un tavolo accanto alla vetrata liberty che dà sulla strada. Quando arriva ciò che ho ordinato, c’è anche un vassoio di pasticcini e un bicchiere di liquore.
“Ci deve essere uno sbaglio…”dico al cameriere.
“Nessuno sbaglio. Le altre cose sono per quel ragazzo laggiù.”
No, non lo conosco. Non sembra della mia età, ma di qualche anno più grande. Chi diavolo è?
Oh no! Si avvicina. Perfetto, adoro queste situazioni. È la cosa più bella del mondo non sapere cosa sta per succedere, per qualcuno…ma non per me.
Si siede.
Sorride. Che faccia tosta.
“Ciao Julia. Ti ricordi di me?”
Una voce familiare, in effetti. Un nome si riaffaccia alla memoria, anche se non è legato al volto che ho di fronte, ma ad uno più giovane.
“Alex?”
Alexander Liedholm era uno studente del settimo anno quando io ero al terzo. Quindi credo che adesso abbia circa ventun’anni. L’unico motivo per cui credo si ricordi di me è che eravamo gli unici norvegesi che frequentavano Hogwarts: infatti, i maghi della nostra terra di solito preferiscono mandare i figli a Durmstrang. Mio padre scelse di mandare me e Ida qui ad Hogwarts perché si fidava di più del genere di insegnamento impartito; ripeteva spesso ridendo che non voleva avere streghe malvagie in famiglia, ma nel suo sguardo c’era anche serietà mentre pronunciava queste parole.
Alex era ad Hogwarts per lo stesso motivo, ma anche perché sua madre è inglese e ci teneva che il figlio frequentasse la sua stessa scuola.
“Come sei sorpresa! Non sono cambiato così tanto!”
“Non è vero, per me sei diversissimo. Cosa ci fai qui?”
“Mi riposo. Per le feste tornerò ad Oslo, dopo due anni che non le trascorro a casa.”
“Come mai?”
“Il mio lavoro al Ministero purtroppo mi ha tenuto lontano.”
“Anch’io tornerò a casa.”
Chiacchieriamo del più e del meno per circa venti minuti, finché non si accorge di dover andare.
“A presto, spero.”mi saluta, infilandosi il cappotto.
“Nelle vacanze, ad Oslo.”rispondo io. Poi se ne va; poco dopo mi accorgo che ha pagato il conto anche per me.
Sul treno che riporta gli studenti ad Hogwarts, Ida non fa che parlarmi di Tom Riddle.
“Tu sei così fortunata, avete un sacco di lezioni insieme…”
Certo, come no! Lei farebbe volentieri cambio con me, lo so bene. La guardo con compassione. Povera la mia Ida, persa in un amore impossibile.
“Piccolina, apri gli occhi.”le dico“Tom Riddle non sa neppure che esisti.”
“Oh, ma lo saprà. Lo saprà presto.”mi risponde lei, con un sorriso strano. Poi estrae dalla borsa un piccolo libricino con la copertina di cuoio, e lo apre, iniziando a scrivere e sorridendo sempre di più.
27/11/2007


Il contatto con il corpo di Jasper mi coglie di sorpresa. Sono impreparata, senza difese e resto ferma ben poco prima di scoppiare in lacrime, ma la novità è che non sono lacrime di dolore, quelle che ti tolgono il fiato, non ti fanno pensare, ragionare, parlare; Le mie sono lacrime di gioia. Quanto mi sei mancato, Jasp?
Non è che ho dimenticato tutto, come potrei, ma Jasp ha perfettamente ragione: così non può continuare. Ho passato troppi giorni nella gelosia, nella tristezza, nella paura e nella rabbia per poter continuare ancora. Certi sentimenti ti consumano dentro. Ed è per questo che non posso far cadere tutto quello che ho passato, che ho sentito nell'indifferenza.
Jasper ha fatto quello che noi non facciamo mai, non dobbiamo fare mai: rompere una promessa; Però adesso è qui, davanti a me e non cerco il suo pentimento e rimorso nelle parole. Non è lì che troverò la verità, tutto quello che devo fare è guardare i suoi occhi, quelli non possono mentire.
"Non farò mai più idiozie del genere. Ti rispetterò sempre. Rispetterò le persone a cui vuoi bene. Cercherò di crescere, di cambiare da quel bambino immaturo che sono." Resto in piedi di fronte a lui e nella stanza cade il silenzio. Un minuto che sembra un'eternità.
"Sai Jasp sei davvero un bambino immaturo, viziato ed egoista. Tu pensi solo a te stesso, eppure ero convinta che tu lo facessi solo con gli altri, non anche con me. Mi hai fatto tantissimo male, però non ci riesco. Io non ce la faccio ad odiarti, non posso." faccio una piccola pausa che mi serva a riordinare le idee, la voce è più ferma di quello che pensassi e il mio viso è impassibile,
"se tu fossi chiunque altro non te lo perdonerei mai, ma tu non sei chiunque altro. Io ti perdono, ma non lo dovrai fare mai più. Mai, e questa volta me lo devi promettere per davvero...". Lascio di nuovo passare alcuni minuti, o forse sono solo secondi, non so dirlo con certezza.
Mi rilasso, finalmente, in un sorriso leggero.
"Mi sei mancato..."
"Anche tu..."
Anche questa sera smistamento, certo che non se ne può proprio più: chi diavolo decide di venire a scuola solo adesso? Comunque non ci posso fare nulla, devo assistere per forza, nonostante non mi vada per niente. Guardo la ragazzina che si avvicina per nulla timorosa alla sedia dove, come al solito, è posato il vecchio e logoro cappello parlante. Mentre assisto alla scena i ricordi mi tornano a sei anni fa, al giorno del mio smistamento quando
noi siamo diventati i 'Principi' e io Deirdre Blackster. Nonostante la spavalderia non ci mancasse nemmeno quel giorno non eravamo per niente rilassati, specialmente io ed Eve, che ci tenevamo per mano. Tutta la sala era piena di ragazzi che ci fissavano per vedere chi avrebbe onorato la loro casa dopo la fine della loro carriera scolastica, e anche allora il preside Dippet era in piedi, con la pergamena nella quale erano scritti tutti i nostri nomi; nomi di quei ragazzi che ora sono qui, al mio fianco o nei tavoli opposti. Mi assale un pò di nostalgia. "
Serpeverde!". Questi non sono i miei ricordi, è il cappello parlante che, a quanto pare, ci ha assegnato un nuovo compagno di casa. Guardo piuttosto annoiata la ragazzina che si accomoda al nostro tavolo, felice come se le avessero appena esaudito un desiderio, e una volta seduta mi fissa anche lei.
Le sorrido di rimando, più per abitudine che per cortesia e poi mi volto di nuovo. Continuo a sentire il suo sguardo su di me, ma non ci faccio caso perchè questa volta sono catturata da un'altra figura, una vecchia conoscenza per la verità.
"Ma quella è la Varesco?", chiedo a Jasp e ad Ed, che subito si voltano a guardare.
Tra il tavolo dei Corvonero e dei Grifondoro si alza un leggero trambusto, ma non sembra che le stiano parlando dietro, anzi. Tutti l'accolgono come se fosse la ragazza più dolce e carina di questo mondo...contenti loro. Noto anche che al suo fianco non c'è la sua amica, Pearl, e non me ne sorprendo affatto. Mentre la guardo non so sinceramente cosa provo, forse è meraviglia, o forse eccitazione; si, perchè l'anno scorso tra noi era davvero una gara senza fine e la cosa mi divertiva: non mi annoiavo mai.
Sorrido appena mentre ripenso allo scorso anno (oggi è giorno di ricordi...), e la voce stonata di una ragazzina del nostro tavolo mi irrita non poco, visto che sono costretta a destarmi da quei bei pensieri...
"ma tu guarda che gente volgare! si mettono a strillare nel bel mezzo della sala!".
Mi volto. In primis senti chi parla, visto che come minimo si è girata mezza sala, secondo nessuno può permettersi di trattare male la
mia rivale, specialmente se ad aprir bocca è una che si offre di portarmi i libri! Ogni persona ha il suo degno rivale e la bambina rossiccia non è certo al suo livello, anche se mi secca non poco ammetterlo.
"
ti prego taci, non sai cosa dici, questa ragazza fa i festini più chic di tutta Hogwarts, non è vero?"
La rossina mi guarda spaurita, e mi da anche una certa soddisfazione visto che non ho mai potuto sopportare l'arroganza negli altri.
"non quest'anno". E' il momento di darle il mio benvenuto.
"ah gia! manca l'attrazione principale!", rido con un tono di voce studiato. "forse è meglio così"
Aggiungo infine sorridendole, d'altronde è il primo giorno per lei e so anch'io come ci si sente senza la propria migliore amica al fianco. E inoltre...mi ha fatto venire in mente tanti bei ricordi...
Mi sorride anche lei, e questi sono probabilmente i nostri ultimi sorrisi sinceri reciproci. Forse avremmo anche potuto essere amiche noi due, ma non mi sarei mai divertita come mi diverto ad averla per nemica.
"Lara Varesco.". Mi volto alla mia sinistra. E così quella è la sorellina di Noir. La scruto a lungo e quando si accorge di me arrossisce appena. Le sorrido di nuovo, come si dice, 'tieni vicino gli amici,...'.
Intanto mi sovvengono un sacco di idee decisamente geniali e divertenti...almeno per me.
Il sole splende, oggi è una bella giornata, come non se ne vedevano da tempo. Sono le tipiche giornate in cui senti di poter conquistare il mondo intero, anche se l'universo di Hogwarts non è certo così vasto.
Ripenso a ieri in guferia e scoppio a ridere: il viso della McKenzie davanti alle mie parole era davvero buffo, come se si aspettasse davvero che Jasper facesse sul serio. Ma forse lo credeva...
"Piccola!". Geert scende nella sala comune proprio mentre entro io. Che palle, non avevo proprio voglia di averlo tra i piedi. Sopportarlo diventa sempre più difficile. Per non parlare di fingere davanti alle sue frasi smielate; a volte non scoppiare a ridere è un'impresa, però devo resistere, me lo sono promessa... certo...che noia!
"Buongiorno, che fai scendi a colazione?"
"Vado solo dove vai tu...", dice avvicinandosi. Ma che ragazza fortunata che sono...
"Certo...". Mi esce un sorriso forzato, e per fortuna in quel momento vedo Utopia.
"Uto buongiorno, scendi con noi?"
"Non oggi...non ne ho voglia...". Non posso fare a meno di notare il suo viso combattuto e stanco, come se non avesse dormito tutta notte.
"C'è qualcosa che non va?". La mia sembra un affermazione, e in effetti capisco benissimo che qualcosa non va.
"No no..non ti preoccupare, va pure!"
Mi sorge un dubbio spontaneo, che stupidamente le espongo con poca leggerezza.
"C'entra Ed? No perchè se è così me la paga..."
"Ferma Dè, Ed non c'entra, anzi....", delle lacrime leggere cominciano a caderle dagli occhi. Le sue mani si muovono velocemente nel tentativo d nasconderle, ma è tutto inutile. La faccio sedere sul divano e mando via bruscamente Geert, cosa che in realtà non mi dispiace affatto. Lentamente, e non senza qualche esitazione, la mia sorellina comincia a raccontarmi tutto: di quel 'ragazzo', di quello che ha cercato di farle e dell'arrivo provvidenziale di Ed. In tutta la storia non mi ha mai nominato il nome di quel tale.
"Chi è questo tizio?". Cerco di non far pesare la rabbia che provo, ma le mie parole suonano comunque minacciose.
"No Dè...non voglio che tu ti metta nei guai, non per me...per piacere..."
"So badare a me stessa ma tu dimmi chi è....", Utopia abbassa gli occhi e serra al contempo le labbra.
"Non fare la bambina dimmi chi è!Lo posso anche scoprire da sola, e sarà molto peggio!". Mi guarda spaventata, probabilmente dalla mia espressione, quindi cerco di riaddolcirmi per non sconvolgerla più di quanto lo sia già.
"Promettimi che non andrai da lui...", non rispondo. Non voglio promettere qualcosa che so bene non farò. Sospira rassegnata prima di rivelarmi il nome.
Tutto si svolge in un attimo. Vado decisa verso la porta senza badare a ciò che mi urla Uto. Cammino per le scale, i corridoi, e non ci metto molto a trovare Billy Toler.

Le mie mani sono sempre sulla bacchetta e fremono di desiderio.; o forse è ira.
"Billy...". E' costretto a concludere il monologo con cui stava intrattenendo i suoi amici e a voltarsi. Forse gli stava raccontando proprio dell'altra sera, con Utopia, e si stava vantando di chissa cosa. Nonostante le mie siano solo supposizioni, ormai dentro di me riesco a provare solo due tipi di emozioni, la rabbia e un profondo disprezzo, mentre continuo a ripetere nella mia mente le stesse parole: sei morto.
Una volta voltatosi completamente, il suo volto si fa pallido. Non parla più adesso? Non si vanta più di quello che stava per fare a mia sorella? Mi dispiace Billy, hai scelto la persona sbagliata da inimicarti.
"Hai fatto l'errore più stupido della tua vita...", gli dico a bassa voce.
"Io non so...non so di cosa tu stia parlando!", cerca di mantenere la voce ferma e fingersi sicuro, ma il tono indeciso e spaurito e il sudore che comincia a bagnargli il viso raccontano un'altra storia.
"Non fingere. Pensi di passarla liscia dopo quello che hai tentato di fare? Bè ti sbagli, sono un tipo vendicativo...non te l'hanno mai detto?".Non c'è rabbia nelle mie parole, ma divertimento; mantengo un tono basso e un ritmo lento, perchè è così che si fa provare il vero terrore.
Anche i suoi amici assumono un'aria impaurita e pensano bene di lasciare l'amico in mia completa balia, ma non mi illudo: probabilmente stanno chiamando qualcuno. Meglio agire in fretta.
"Piantala io non ho fatto niente!". Il suo tono è aggressivo. Tutto va come al solito. d'altronde gli esseri umani sono prevedibili. Mi lascio scappare un sorrisino di scherno, che ha un che di diabolico.
"Billy dimostrami quanto sei uomo, quanto sei maturo, battiti con me. Ti lascio la prima mossa...". Tentennante e in completa confusione non ha alcuna possibilità di farmi del male. Non che comunque prima ne avesse. Aspetto che faccia la prima mossa: in questo modo nessuno potrà dire che ho iniziato io. Per giustificarmi parlerò di legittima difesa e nessuno potrà affermare il contrario. Estraggo velocemente la bacchetta in modo che si senta minacciato e che decida un attacco improvviso, e il mio piano funziona.
Combatte con tanto impeto e senza ragione che non devo nemmeno spostarmi o pararli quei colpi. Faccio in modo che mi veda ridere, continuando così il mio gioco psicologico.
"Mi basta un colpo per metterti al tappeto", gli intimo,
"Sei pronto? al mio tre. Uno..."
Toler continua a esplodere dei colpi, che questa volta sono costretta a parare. Alcuni minacciano persino alcuni studenti che sono venuti ad assistere alla scena. Che razza di idiota.
"Due...", il mio conto alla rovescia continua.
"Uno...", mi preparo a scagliare il mio primo colpo quando una voce solenne mi costringe a fermarmi all'improvviso.
"Basta! ma cosa state combinando, siamo in una scuola!". O certo, alle corvonero bionde è permesso tutto, ai Serpeverde invece sangue e ferro! Silente si avvicina a noi con la solita aria grave. Tra tutti i professori, proprio lui doveva accorrere?
"Lo chieda a lui professor Silente, è stato lui a colpirmi per primo.". Da sopra gli occhiali a mezzaluna scruta Billy, totalmente sconvolto dalla foga dei precedenti attacchi.
"Non importa chi ha cominciato, tutte due in punizione. E non voglio sentire obiezioni. Che non riaccada mai più o sarà peggio per voi.". Che ingiustizia, almeno l'avessi spedito in infermeria...
Prima di andare via e dopo la lunga predica, Silente riesce persino a ritagliare uno spazietto per togliere 10 punti a Serpeverde. Che uomo insopportabile.
Dall'altro lato della sala vedo Jasper ed Ed, ai quali sopraggiungono Eillen e Belinda con Utopia, che mi guarda sconsolata, come se si sentisse responsabile.
Vado verso di loro, ma prima mi accosto all'orecchio di Toler per sussurrargli le ultime provocazioni.
"Avrei potuto ucciderti con un colpo solo...". E in effetti avrei potuto, ma non l'avrei mai fatto. L'importante è che lui me ne creda capace. Mi allontano andando verso i miei amici, lasciandomi alle spalle la figura impietrita di Billy.
Andiamo a fare una passeggiata all'esterno e in pochi minuti mi torna il buonumore, lo scontro è stato un toccasana, ora mi sento più...libera. Mentre parliamo ci si avvicina la figura esile di una ragazzina che fa la domanda più impertinente e incredibile che ci potessimo mai aspettare.
“Ma è vero che voi due state insieme?!”
“Io e Jasper?!”, risponde subito Ed.
“Si, me l’ha detto uno del terzo anno, ma io non ci credo!”. Assisto divertita alla scena, che prende un andamento del tutto inaspettato.
“Ah no? E perché mai?”. Osservo Ed, poi Jasp e spero che non facciano quello che temo stiano invece per fare.Pochi secondi ed eccoli scambiarsi un finto bacio. La ragazzina allibita (e in effetti ne ha tutte le ragioni...) si allontana e noi scoppiamo a ridere.
“Fate schifo!”, dico a quei ragazzi che in qualche modo riescono sempre a sorprendermi.
“Perché mai, Jasper è così attraente. Stai tranquilla che se fossi una donna non me lo farei scappare!”
Lascio cadere il discorso. Per fortuna sono Ed e Jasp ad essersi baciati in pubblico, per loro questo non farà altro che aumentare le chiacchere e accrescerne la popolarità. Per non parlare del fatto che sono sempre giustificati dalla loro bellezza disarmante, ma soprattutto dalla lunga lista di ragazze-usate... Mi volto verso Belinda e le sorrido. Ora è tutto come deve essere.
Aspetto che le gemelle e Eileen se ne siano andate per chiamare da parte Ed.
"Grazie per tutto quello che hai fatto, per me, ma soprattutto per Utopia. Se non fossi accorso tu forse ora...". Stringo i pugni per contenere la rabbia. Se non ci fosse stato Ed, o se fosse arrivato solo alcuni minuti dopo... non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo a Utopia. Proprio a lei che è sempre così dolce con tutti...
"Dai Dè non ci pensare, si è risolto tutto per il meglio. Dopotutto sono i momenti e le situazioni inaspettate a fare la differenza...". Lo guardo con aria interrogativa, istigata dal suo sguardo che per un momento si perde nel vuoto. Comincio a pensare che mi nasconda qualcosa.
"Forza andiamo adesso!", dice, dopo essersi ripreso dalla 'trance' momentanea e si dirige al castello.
"Ed!", lo chiamo di nuovo e aspetto che si volti nella mia direzione,
"grazie...". gli sorrido.
Mi regala anche lui un bel sorriso e lo guardo poi allontanarsi sullo sfondo della maestosa e bella Hogwarts...
27/11/2007
Le donne. Croce e delizia della mia esistenza. Quelle che amo, quelle che non sopporto, quelle che voglio farmi: ecco le categorie in cui si dividono. Al momento l’appartenente all’ultima categoria è a dir poco latitante. Dopo avermi portato in quella squallida serra abbandonata, Jillian si è volatilizzata. E pensare che avevo persino osato(cielo, che audacia…con un bacio)provarci. Ma lei si è scostata e, da gentiluomo quale sono, non ho insistito. Tuttavia ora non la trovo più da nessuna parte, e la cosa sarebbe di per sé anche sopportabile, se non fosse che la scadenza per quel maledetto compito di Incantesimi incombe. E voglio fare una figura da Principe, non da idiota patentato che non è riuscito a fare il compitino assegnato.
“Avrà paura di te.”afferma Edward mentre ceniamo in Sala Comune.
Beato lui: la Traviston finalmente ha ceduto e l’altro giorno sono tornato in camera e me lo sono trovato davanti ancora nel letto con l’espressione spersa e sognante…mai visto in quello stato, dopo una scopata. Dal che ho dedotto che ci deve essere qualcosa di più, ma lui nega. Poco fa, poi, gli è arrivato un biglietto da quella strega incantatrice. Un nuovo appuntamento, stavolta in camera di lei. Spero solo che Violet prenda bene la goliardata di ieri: un bacio appassionato fra noi due che ha scandalizzato quella mocciosa e i suoi amichetti del secondo anno. Chi ci conosce sa che non siamo nuovi a questi gesti un po’ “estremi”. D’altronde, Ed è molto meglio di certe ragazze che conosco.
“Paura? E di cosa? Che la attiri in un angolo buio e che abusi di lei?”
“Che poi è proprio quello che vuoi fare.”
“Ma non è vero. Non voglio abusare di lei.”
Alle mie parole, le sopracciglia perfettamente arcuate di Deirdre si inarcano in un’espressione poco convinta: ora sembra proprio una gattina. Dè mi dice:
“E da quando perdi l’occasione di ammazzare un po’ il tempo in maniera piacevole?”
“Infatti non ho intenzione di farlo, ma solo di unire l’utile al dilettevole: coniugare incantesimi e libri ad una sana e interessante attività fisica.”
Deirdre scrolla la testa. Non posso fare a meno di sorridere fra me e me. Ed ormai è a posto, e con Deirdre le cose vanno meglio da quando ci siamo riappacificati. Non è tornato tutto come prima: non lo pretendo, non posso pretenderlo. Devo ancora restare un po’ nel purgatorio per pagare il mio debito con lei fino in fondo. Però abbiamo ripreso a parlare, a scambiarci qualche frase in tranquillità. L’unica cosa che mi manca ancora è il suo sorriso: quando sorrideremo insieme, allora saprò che mi ha perdonato davvero.
Mi sto impegnando anche con Belinda. Le ho chiesto scusa, ed erano scuse sentite. Belinda ha annuito, e poi ha detto di avere anche lei le sue colpe, perché prima di tutto le cose si fanno in due, e poi ha ammesso di sapere che io non cercavo un legame serio e duraturo. Che squallore, sentir dire dalla sorellina della mia migliore amica certe cose…rivolte a me. Ma sono vere, quindi devo farci i conti. Basta non duellare con lei, che ha appena conciato per le feste il cretino che ha insistito un po’ troppo con Utopia.
Ed si alza in piedi, lasciando cadere il tovagliolo sul tavolo. Poi si stiracchia:
“Jasper, andiamo?”
Ormai ho finito anch’io, così lo seguo e ce ne torniamo in camera. È ancora abbastanza presto per il suo appuntamento. Siamo soli, perché Lucas è da qualche parte a leccarsi le ferite dopo essere stato scaricato dalla ragazza ed espulso dalla squadra di Quidditch. Mi lascio cadere su una poltrona e lo punzecchio un po’. Si sta togliendo la divisa.
“È la prima volta che ti vedo così agitato.”
“Piantala di dire queste cose!”
“E perché? Hai paura di poterci credere anche tu?”
Io non sarei contrario. Violet Traviston ha tutte le carte in regola per poter essere la fidanzata di Ed: è purosangue, è bella, non è priva di una certa intelligenza ed ha pure un titolo nobiliare. Certo, non è Eve. Ma Eve è la sola e unica.
“Secondo te tornerà?”
“Chi?”
“Eveline. Eve.”
Ed smette per un secondo di prepararsi.
“Non lo so. Le notizie sono sempre un po’ vaghe. Io lo spero tanto.”conclude, con una nota di dolore nella voce. Già, Eve è lontana. E non è facile stare senza di lei. Noi quattro siamo cresciuti assieme, siamo sempre stati uniti. E ora, siamo stati separati. Le scriverò una lettera, presto, per dirle della pace fra me e Deirdre.
Ed sparisce nel bagno per farsi una rapida doccia e lavarsi i denti. Poi ne esce, bello come il sole e vestito di tutto punto.
“Vai, amico, e torna vincitore!”
Ed mi fa una smorfia, poi mi saluta ed esce, per andare da Violet. Chissà.
Mi dirigo allo scrittoio e in poco tempo riempio una pergamena intera. Ecco, ora non resta che andare alla ricerca di un gufo e spedirla a Eve. Il pensiero della Guferia mi dà il voltastomaco. Purtroppo non ci sono altre soluzioni, così, infilato il cappotto, lascio il dormitorio di Serpeverde e mi dirigo verso quel luogo disgustoso. Per strada non incontro molta gente, ma nella Guferia c’è sempre qualcuno. Infatti, ecco una ragazza alta e molto magra, che poco dopo riconosco. È Noir Verasco, una delle poche Grifondoro frequentabili lo scorso anno. È tornata da poco a Hogwarts, apparendo qualche mattina fa, eterea come una fata. Risponde al mio saluto con un cenno, e poi se ne va.
Da solo con una ventina fra gufi e civette: il sogno di una vita. Scelgo una civetta bianca, e le lego alla zampa la mia lettera. Poi la osservo mentre si solleva in volo per sparire quasi subito nell’oscurità.
Sospiro: non resta che tornare indietro e rassegnarmi ad una serata noiosa.
Così almeno pensavo fino a qualche minuto fa. Ora la noia è quanto c’è di più distante dai miei pensieri. Scendendo dalla Guferia, ho incontrato Jillian. Quando l’ho salutata, lei non mi ha risposto, così l’ho presa per un braccio e le ho chiesto se andasse tutto bene. La piccola Corvonero ha dato uno strattone e si è liberata dalla mia mano. Poi ha sibilato:
“Lasciami in pace, Lewis, o ti schianto.”
Ci vuole ben altro per intimidirmi che una minaccia proferita da un coniglietto arrabbiato. Così la tiro per un braccio e le dico:
“Adesso tu vieni con me.”
Jillian cerca di opporre resistenza, ma lei è uno scricciolo di ragazza, mentre io sono un ragazzo che gioca da Battitore, quindi la lotta è impari e si conclude con la mia vittoria. Poco dopo ci ritroviamo su una delle torri minori del castello, al centro della quale c’è un’enorme vasca per la raccolta dell’acqua piovana.
“Ora mi dici cosa diavolo ti è preso.”
Jillian si stringe nelle spalle e guarda in basso. Poi solleva lo sguardo, e noto che i suoi occhi verdi scintillano di lacrime. Ma cos’avrò combinato per gettarla in questo stato? Fino a poco tempo fa le cose andavano benissimo.
“Jillian…”le dico con voce dolce “Jill, cosa sta succedendo?”
“Ti ho sentito parlare con Edward Norwood, l’altro giorno agli allenamenti di Quidditch.”
E lei cosa ci faceva lì? Poi collego: subito dopo di noi, si allenava la squadra di Corvonero. Niente di più stupido: probabilmente era venuta a seguire gli allenamenti. Di cosa avevo parlato con Ed? Ah, già…avevamo confrontato le rispettive posizioni nelle tappe di conquista delle nostre dame. E Jillian doveva aver sentito qualcosa di non molto lusinghiero sul suo conto. Per prendere tempo, mi allontano da lei e vado verso la vasca d’acqua piovana: non visto, mi lascio sfuggire un sorriso, poi atteggio il mio volto ad un’espressione adatta e mi volto:
“Jillian…io…a volte non sono del tutto sincero con Ed.”
Non mi sembra molto convinta. Ma andiamo avanti. Negare, negare, negare anche l’evidenza.
“Mi capita di dire certe cose perché ho paura che lui mi giudicherebbe male. Capisci, lui non considera la possibilità che sia possibile interessarsi ad una ragazza per più di una notte…”
Tace ancora. Rincariamo la dose.
“Lui è la persona a cui tengo di più al mondo.”aggiungo, con espressione da cucciolo spaventato, più volte utilizzata e ormai mio marchio di fabbrica in situazioni del genere.
Jillian si avvicina a me. Forse sono riuscito a smuovere qualcosa. Appoggia le mani sul mio petto.
Merda.
L’acqua gelida e stagnante mi accoglie. Riemergo ed esclamo:
“McKanzie! Questo mi sembra andare un po’ oltre!”
Lei mi sorride e ribatte:
“Forse. Ma un minimo di vendetta è legittimo, no?”
“Allora perdonato?”
“Vedremo.”
E se ne va, lasciandomi a mollo nell’acqua. Che ragazza. A questo punto, spero proprio di essere riuscito a convincerla: non ho alcuna intenzione di buttare via il lavoro di un mese, e soprattutto, di farmi un altro bagno nell’acqua gelata. Intirizzito e stillante d’acqua, decido di evitare la Sala Comune di Serpeverde e prendo un passaggio segreto(che poi tanto segreto non è, visto che lo conoscono in molti) che mi porta direttamente sul pianerottolo del dormitorio maschile di Serpeverde. Fulminerei con lo sguardo chiunque si azzardasse a fare una battuta; lo schianterei, anche, ma al momento la mia bacchetta giace abbandonata in camera. Mentre mi dirigo nella mia stanza, sento una risata soffocata e mi volto, pronto a mettere in atto i miei propositi. Ma davanti a me c’è il viso angelico di Deirdre.
“E allora? Sono così divertente?”
“Jasp, sembri un pulcino bagnato!”
“Eh, lo so! Tutta colpa della McKanzie.”
La sua risata perde di intensità quando la nomino.
“Poi ti racconto.”le dico. Sono ansioso di farmi una doccia e cambiarmi d’abito.
“Aspetta.”risponde, estraendo la bacchetta e sussurrando un incantesimo“Ecco fatto!”
Ed eccomi finalmente asciutto.
“Grazie, Dè. Come mai sei in giro?”
“Niente, dovrei vedermi con Geert.”
“Ah, capisco. Allora ci vediamo domani. Buonanotte!”
“Buonanotte!”
Avrei l’istinto di abbracciarla. Ma è troppo presto. E poi, lei deve vedere Geert.
25/11/2007

Ho appena finito di fare sesso con Violet Traviston. Lei è qui, sdraiata vicino a me, nuda. La sua pelle calda sfiora la mia, il suo corpo è morbido. Restiamo pochi secondi a fissare il baldacchino del letto, silenzio più totale. Mi volto verso Violet, la fisso, fino a quando non decide di andarsene. Si alza mentre io continuo a fissarla in tutta la sua natura. Prende i suoi vestiti e se li infila. Non una singola parola esce dalle nostre labbra in questo momento. La vedo andare via, socchiudendo la porta dietro le sue spalle.
Poco dopo un’ uragano entra in camere: Jasper.
“Allora amico?!”
“Jasper?! Mi dai almeno modo di rivestirmi? Sei peggio di un avvoltoio!”
“Eddai Ed! Tanto ti ho già visto tremila volte! Non rompere le palle! Insomma?”
“Insomma, ho fatto sesso con Violet Traviston. Buon sesso.
”
“Finalmenteee! Amico siamo grandi!” esclama Jasp buttandosi sul mio letto con poca grazie. Già, le cose si sono sistemate: io mi sono fatto la Traviston e lui sembra a buon punto con la McKanzie. Sorrido, ma non troppo, alzandomi per andare a rivestirmi. Jasper intanto continua a parlare, senza fermarsi un secondo di nonsochecosa. Non lo sto ascoltando, il mio pensiero rimane fisso sulla Traviston.
Non è stato come con le altre e questo mi spaventa più di ogni altra cosa.
Nonostante sia tardi indosso il cappotto ed esco a fumarmi una sigaretta, ho bisogno di un po’ d’aria. Jasper è in camera con Lucas, abbattuto per l’accaduto del quidditch, adesso i serpeverde non hanno più un cercatore e questi sono guai amari.
Arrivato fuori l’aria gelida scompiglia i miei capelli e mi accarezza la pelle, finalmente quiete. Prendo il pacchetto di sigarette e ne sfilo una, accendo. Inizio a camminare in riva al lago fino a quando il mio occhio non vede due figure lontane che si strattonano. Incuriosito mi dirigo verso le sagome, che ben presto riconoscerò come Utopia Blackster e Billy Toler.
“Lasciami!” sento urlare la ragazza. A quel punto la rabbia mi sale dentro, come una furia mi lancio sul ragazzo, sbattendolo a terra. Utopia, attaccata all’albero mi fissa con gli occhi bagnati dalle lacrime.
“che cazzo pensavi di fare eh?!” dico al ragazzo che cerca di liberarsi dalla mia presa. I pugni continuano a colpirlo fino a quando Utopia non mi ferma
“Edward così l’ammazzi”. Così lascio la presa e mi dirigo dalla ragazza che mi abbraccia forte, singhiozzando. Vedo in lontananza la figura di Toler correre via, veloce come il vento.
“Hey piccola, come stai?!” domando alzando delicatamente il volto angelico verso il mio.
“Adesso bene!” continuo ad abbracciarla. Quello stronzo la pagherà. Non può passarla liscia.
Mai mettersi contro i principi o qualcuno dei loro. Riaccompagno Uto in camera per poi, finalmente, andare nella mia a cercare di dormire, nonostante l’immagini di Violet continuano a tornarmi in mente.
“Edward! Ed! Svegliati!” Jasper sta scotendo il mio corpo in modo violeto, per svegliarmi.
“Lasciami dormire, stanotte non riuscivo ad addormentarmi…” bisbiglio.
“No Edward, devi svegliarti! Deirdre si è messa a duellare con uno!” Cazzo. Mi alzo e indosso i jeans e la camicia. Utopia deve avergli detto dell’altra sera e Deirdre, come sempre, non è stata buona davanti a una cattiva azione contro una delle due sorelline. Arriviamo sul posto del duello, ormai troppo tardi. Deirdre sta parlando con Silente. L’ha messa in punizione, deve passare un’ intera serata da lui a scrivere lettere da mandare al ministero, bella sfiga. Poco dopo ci raggiungono anche le gemelle e Eileen, così decidiamo di andare fuori a parlare un po’. Durante il nostro percorso ci si para davanti una bambinetta del secondo. Ci fissa e poi apre la bocca:
“Ma è vero che voi due state insieme?!”
“Io e Jasper?!” chiedo, indicandoci.
“Si, me l’ha detto uno del terzo anno, ma io non ci credo!” afferma incrociando le braccia. Io e Jasper sorridiamo e, decidiamo di dare un po’ di spettacolo, così per far parlare di noi, ancora più del necessario.
“Ah no? E perché mai?” Afferro la schiena del mio amico, portandolo verso di me. Avvicino il mio volto al suo e ci gettiamo in un
finto bacio appassionato. La ragazza rimane allibita, per poi fare dietrofront e andare a spettegolare con le sue amiche. Io e Jasper ci guardiamo e iniziamo a ridere di gusto, insieme alle ragazze dietro che fanno lo stesso.
“Fate schifo!” annuncia poi Deirdre.
“Perché mai, Jasper è così attraente. Stai tranquilla che se fossi una donna non me lo farei scappare!” Jasper scoppia a ridere tirandomi una pacca sulla spalla.

In tutta la mattinata sono riuscito a schivare Violet Traviston, ma adesso sorge in me un dubbio sul fatto di poterla evitare, dato che era esattamente l’ora di storia della magia. Quel coglione di Ruf ci ha assegnato lo stesso banco e, guai, se osiamo spostarci. Così, cerco di mantenere la calma prima di entrare in quel posto.
Lei è già seduta, la testa china a leggere qualcosa su di una pergamena. Sembra quasi pietrificata talmente tanto è immobile.
“Ciao.” Dico sedendomi accanto a lei.
“Edward.” Evvai, questo si che non è imbarazzo. Merda.
Edward Norwood che cazzo ti sta succedendo? Dove sei finito? Non puoi comportarti come una femminuccia.
Ci sei stato solo a letto cazzo.
“Come va?” riesco poi a dire.
“Tutto bene. Tu?” certo che potrebbe anche aiutarmi a rendere la conversazione almeno decente. Maledizione. Dopo qualche tentativo di conversazione decido di chiudere quella dannata bocca e di, cosa mai successa, seguire Ruf e prendere appunti.
Dio Norwood, guarda come ti sei ridotto.
Finalmente la lezione finisce. Saluto Violet con una scompigliata di capelli che riceve per risposta un’occhiataccia.
Finalmente in sala comune con il caldo del fuoco che raggiunge la pelle indolenzita dal freddo. Jasper parte a mille con delle domande che vorrei sviare, su me e Violet.
“Tu ti stai innamorando!” dice poi spuntando fuori dal nulla. Io lo guardo stupito e cerco di mascherare la paura che un fondo di verità in quella frase ci sia.
“Jasper tu sei impazzito! Ma per chi mi hai preso?” dico gettandogli il cuscino che poco prima avevo dietro la schiena, prendendolo dritto in faccia.
“Questo è un’affronto!” strilla lui dando inizio a una lotta corpo a corpo che dà spettacolo a tutta la sala comune.
A cena un bigliettino inizia a ronzarmi attorno, attirando la mia attenzione, lo apro e lo leggo.
Dieci e mezzo in camera mia, Norwood.
Violet.
Leggo e rileggo il bigliettino sorpreso, fino a quando un colpo di Jasper non mi fa riprendere.
“Allora gli è piaciuto!” allude al biglietto della Trviston. Io intanto la cerco con lo sguardo fino a quando non la vedo che mi manda un’occhiata e che va via insieme alla sua amica. Chissà cosa significa questo biglietto. Che voglia veramente soltanto fare altro sesso? Oppure vuole parlare con me per dirmi qualcosa?
Bhà. Le donne.
23/11/2007

Caro Jasper,
scusa se sono scomparsa in questi giorni, ma avevo così tante cose da fare che il compito di incantesimi mi è proprio uscito di testa. Comunque, se per te va bene, potremmo vederci dopo pranzo davanti alla biblioteca per mettere a punto gli ultimi particolari.
Jillian
Troppo smielato.
Jasper,
scusa se ci ho messo tanto a farmi sentire. Ti andrebbe di vederci dopo pranzo davanti alla biblioteca per finire il compito di incantesimi?
Jillian
Troppo patetico.
Lewis, ti aspetto davanti alla biblioteca dopo pranzo. Porta la bacchetta. Jill.
Ecco!
Così va bene! Chiaro, coinciso, sintentico e comprensibile. Inspiro a fondo, rimirando orgogliosa il minuscolo lembo di pergamena su cui ho copiato il mio criptico messaggio, prima di allungare la mano verso un tranquillissimo gufo reale che sta sonnecchiando in un angolo. Carezzo delicatamente le piume del volatile, i cui occhi ambrati mi perforano senza pietà.
"Ciao" sussurro mentre mi tende obbediente una zampa affinchè vi leghi il mio messaggio "Mi dispiace disturbarti, ma dovresti portare questo a Jasper Lewis. Serpeverde, terribilmente carino, sesto anno. Si, insomma, l'ultima persona al mondo a cui potrei piacere.." l'animaletto inclina il musetto di lato, guardandomi perplesso. Inspiro a fondo, cacciando le mani gelate nelle tasche dei jeans. Il gufo si alza in volo, disegnando un elegante cerchio sopra la mia testa per poi sparire verso il castello in silenzio, un puntino nero che si muove nel grigio compatto del cielo. Giornata insulsa, penso mentre getto alla meno peggio l'inchiostro, la piuma e la pergamena nella borsa, né sole né pioggia. Solo rialzandomi, mi accorgo dell'ombra che si sta facendo avanti, con un sorriso indecifrabile stampato sulla faccia. Impeccabili capelli scuri, occhi verdissimi. Gli abiti più costosi che si possano trovare addosso a una strega in questa scuola. L'inconfondibile piglio 'sono meglio di te, scostati che sporchi la terra dove cammino' dei Principi di Serpeverde. Ladies and gentlemen, Deirdre Blackster!
Arretro impercettibilmente. Da quanto tempo è lì?
"E così la piccola Jillian McKanzie ha una cotta per il nostro Jasp.." sibila divertita, squadrandomi un paio di volte. Sento le guance bruciare, ma non saprei dire se per quello che ha detto o se per meticoloso esame cui mi sta sottoponendo. Rimango zitta, stringendo forse la tracolla della borsa "Pensi di avere anche solo una minima possibilità con lui?" domanda, incrociando le braccia al petto. Indietreggio, colta alla sprovvista. E' chiaro che è lì da troppo tempo. "Pensi che si presenterà davvero a quel patetico tentativo di appuntamento?"
"Io penso solo di dover portare a termine il compito che Benton ci ha assegnato, nulla di più" replico cercando di essere più gelida e indifferente possibile. Okay che avevo voglia di vederlo solo per il piacere del suo bel faccino e delle sue battutine, ma non ho nessuna intenzione di lasciare che qualcuno mi sfotta per questo. Non sto facendo nulla di male, in fondo. Ma, evidentemente, lei non la pensa così.
"Oh si, certo. Il vostro piccolo compito" mi sbeffeggia.
Se non fosse che non ho nessuna voglia di entrare nella lista nera dei Principi, l'avrei già schiantata. Una decina di volte, per essere sicura del risultato. Mai, mai fidarsi di una serpe, nemmeno quando sembra innocua.
"Sei libera di pensarla come ti pare" ribatto, superandola. Ma non faccio in tempo a passarle accanto che mi afferra per un braccio e si china su di me, minacciosa.
"McKanzie, attenta. Ricordati che tu non sei niente di più che un passatempo per lui. Niente di più." mi soffia sul viso, con un sorriso serafico, prima di girare sui tacchi e andarsene. Ecco, questo è uno di quei momenti in cui dieci centimetri in più mi avrebbero fatto proprio comodo: non mi sono mai sentita così bassa, piccola e insignificante in vita mia.
Ho lo stomaco chiuso, quando finalmente mi faccio vedere davanti alla biblioteca. Jasper -ovviamente- è già lì, se ne sta appoggiato contro la parete. Non so se l'abbia studiata apposta o se sia un caso, fattostà che la poca luce che entra da una finestra cade esattamente su di lui, avvolgendolo in una sorta di aurea che ha un non so che di angelico. Distolgo lo sguardo, mentre mi avvicino a lui che, non appena mi vede, mi sorride. Ma non è uno dei suoi soliti sorrisi smaglianti, abbacinanti, abbaglianti. E' un sorriso.. buono. Incurva le labbra, la sua espressione si addolcisce. Diavolo. E' un colpo basso questo.
"Ciao" lo saluto, abbandonando tutta la freddezza che mi ero imposta.
"Ciao" replica lui, chinandosi a darmi un bacio sulla guancia. Mi ritraggo, nell'esatto istante in cui le sue labbra si posano sulla mia pelle.
"Co-come stai?" mi informo, incrociando le braccia al petto e fissando il pavimento, senza avere il coraggio di guardarlo in faccia. E se da un lato non vorrei far altro che guardarlo e crogiolarmi all'idea che mi ha dato un bacio sulla guancia, dall'altro le parole di Deirdre continuano a rimbombarmi in testa, minacciose e di malaugurio.
"Io bene, tu? Sei tutta rossa, sicura di non avere la febbre?"
Avvampo ancora di più, se possibile, ma annuisco.
"Tutto bene"
E cala il silenzio. Posso sentire un ragazzo starnutire dentro la biblioteca, tanto silenzio c'è.
"Che dici, andiamo? Se non sbaglio, oggi dobbiamo far pratica, no?" riprende a parlare lui, dopo qualche secondo. Inspiro a fondo. Ecco, parlare di incantesimi mi fa sentire molto più tranquilla.
"Si" esclamo di nuovo pimpante "Tanto mi pare che la teoria sia chiara a t