martedì, 08 aprile 2008
commenti (2) • tag: lettere, amori, amicizie, serpeverde, dubbi, ritorni, tassorosso

Settimana passata.
"...e non è tutto: mi ha perfino fatto scoppiare un libro in faccia non-so-come!". Ascolto Belinda mentre mi racconta concitata quello che è successo giusto due giorni prima; "Io le ho detto che ero tua sorella, ma quella non faceva una piega e continuava a minacciarmi," fa una piccola pausa,"naturalmente era una Grifondoro,"-tipico!-"ma alla fine per sua fortuna sono arrivati il suo Caposcuola e la sorella della morta.". Finito il discorso tutto ad un fiato, tira fuori un sorriso, soddisfatta per essersi sfogata.
Strano che a volte mi dimentichi quanto può essere logorroica Belinda; al contrario Utopia se ne sta  zitta ed ascolta in silenzio: si riesce difficilmente a capire cosa pensi. Sta di fatto che, alla fine di tutto il racconto, non ho ancora capito il motivo per il quale quella Grifondoro stava minacciando mia sorella.
"Certo Beli, ma scusa non ho capito perchè quella Opal ti stava attaccando...". Scarlett al mio fianco penso sia tanto confusa quanto me, o forse di più, visto che non ha mai assistito, almeno finora, a un discorso di Belinda in piena agitazione! Ora io riesco a gestirla con destrezza (anche se non sempre), ma non è sempre facile capire il soggetto e l'oggetto delle sue frasi quando parla di qualcosa che non sai!
Rotea perfino gli occhi, come se il suo discorso filasse liscio,"Bè, ti giuro un rompiscatole di prima categoria quel ragazzo, una cosa pazzesca!"
"Beli, chi era questo ragazzo e cosa c'entra? potresti andare piano ed essere chiara per piacere??". Mi guarda con sguardo risentito, anche se non fa obiezioni.
"Ok..allora stavamo camminando...naturalmente parlo di io e Uto...e c'era questo ragazzino mai visto che ci viene volontariamente addosso, per la precisione si è scontrato con me, ma non è questo il punto...", fa una pausa e cambia espressione: diventa addolorata, "quel piccolo stupido stava mangiando una merendina e mi ha sporcato la camicetta...", mi guarda dritto negli occhi,"...quella rosa che mi ha comprato papà: non ci ho visto più! E sai cosa c'è anche: naturalmente non poteva che essere uno sporchissimo mezzosangue! A quel punto è arrivata la rompi...il resto lo sai già"
"Oddio la camicetta rosa...ma è rimediabile vero?", le chiedo, sapendo quanto ci tenga a quella camicia, frutto di uno dei tanti viaggi di nostro padre.
"Tutto ok...per fortuna!". Sorride compiaciuta.
Ultimamente la scuola sta diventando sempre più difficilmente 'regnabile'; più cerchiamo di far stare al loro posto gli indegni, più veniamo ostacolati in maniera diversa da caposcuola o quant'altro! Viene quasi da pensare che lo facciano apposta!
"Oh, Scar, quasi dimenticavo...il professor Lumacorno mi ha chiesto di darti questo,"le porgo una pergamena arrotolata," ma se vuoi te lo riassumo: ti invita a partecipare al Lumaclub, naturalmente l'invito è esteso anche a tuo fratello..."
"Oddio Scar, tuo fratello è davvero un bel ragazzo! L'ho visto l'altro giorno in campo!", dice Beli.
"Si, davvero, uno schianto!", la segue Uto.
"Non è che per caso è libero?". Dice infine Beli, sinceramente interessata a mio avviso. Penso che questa sia la domanda sbagliata da porgerle...
Il suo viso dolce assume tratti vicino al diabolico: "Non lo so e non mi interessa nemmeno. Anzi, spero proprio di si per lui!". Gli occhi di Uto e Beli sono spalancati davanti alla reazione eccessiva di Scar;
"Scar non dovevamo andare da Jasp e Ed, non ricordi?? Dai andiamo...", la trascino praticamente via alla ricerca dei due, che si sono dimostrati una scusa più che valida per smorzare definitivamente la tensione.

Finalmente la primavera comincia a farsi sentire. La temperatura non è ancora delle più miti, ma permette sicuramente di trascorrere le giornate nell'immenso giardino, per non dire bosco, di Hogwarts.
E la parte migliore è che finalmente sto passando questo momento con i miei due principi, visto che Scar aveva un imminente bisogno di parlare con Aedan, mentre il sospetto che Violet sia in rotta con Ed è ormai una conferma: appunto, adoro la primavera.
"Ve lo ricordate l'ultima volta che siamo stati qui?" mi fermo in un punto lontano dal castello, da cui si gode una vista inimitabile sul Lago Nero, "l'ultima volta eravamo noi tre e Eve che...", sento che finalmente è il momento giusto, il momento in cui siamo noi tre soli,è il momento giusto per dire la verità: "che non tornerà più ad Hogwarts..."
Guardo l'immenso lago e poi i volti dei miei compagni. Non sembrano sorpresi: giusto, se l'aspettavano.
 Però è triste; Però fa male ammetterlo ad alta voce; meno di quanto lo sarebbe stato prima, comunque, e questo grazie all'arrivo di Scarlett.
"E' da un pò che volevo dirvelo ma non ho mai avuto l'occasione...insomma, quando mai ci siamo trovati noi tre soli ultimamente?". Sorrido. Sorridono.
"Tu come stai?", mi chiede improvvisamente Jasp.
"Io? bene...meglio di quanto mi aspettassi...in fondo non è un addio, no?", e a dire questo mi rivolgo specialmente ad Ed, che aveva un rapporto speciale con Eve.
"Ma basta parlare di questo! Però, visto che siamo in tema di confessioni...vi confesso che mi dispiace per non avervi saputo aiutare...", abbasso lo sguardo mentre pronuncio queste parole: non mi piace mostrare le mie debolezze, e devo ammettere che dirle dentro di me era molto meglio che sentirle ad alta voce, riferite ai diretti interessati."...perchè avete vissuto momenti difficili senza che io fossi in grado di fare qualcosa per voi: Jasp si è dovuto abbassare a picchiare a sangue un sanguesporco, mentre Ed...bè tu sei cambiato...scusate davvero, ma io non so come aiutarvi." Vorrei trovare mille scusanti adatte a giustificarmi, ma l'unica cosa che mi è venuta in mente è 'io non so'; chissà perchè loro sono tra le uniche persone con cui non posso fare a meno di essere me stessa, con le quali non posso far altro che essere sincera.
Ed si avvicina e mi da un colpetto in fronte e così sono costretta a guardarli negli occhi. "Non fare la stupida Dè, nessuno può aiutarmi perchè quella è una faccenda mia: non vi condanno certo per questo..."
"Ma tu non sai nemmeno cosa ho cercato di fare pur di non cercare di capirti..."
"E nemmeno lo voglio sapere. Tu non devi fare niente, voi", dice rivolgendosi anche a Jasp, che nel frattempo si è avvicinato " non dovete fare niente...capito?". Dopo un attimo il suo viso si risolve in un sorriso.
"E comunque Dè, non ti facevo così sentimentale...non ti ci vedo proprio!"
"La nostra Dè ha tirato fuori il suo lato debole finalmente!". 'Mica la prima volta' mi dico, ripensando ai miei periodi storti e ai miei lunghi pianti che hanno caratterizzato il primo periodo scolastico.
"Eh già...e solo per voi...quindi badate: ditelo in giro e siete morti!" dico, facendo una linguaccia nella loro direzione; almeno una cosa è certa: nel cambiare il tono di una discussione siamo dei maestri.
"Già, noi ti preferiamo irremovibile, perfetta e sicura! Una vera Serpeverde!", dice ridendo Jasp, portando il braccio intorno al mio collo. Riesco perfino a sentire il suo profumo.
"Certo, prendete esempio da me e andate sul sicuro" continua Ed, assumendo una posa impossibile da statua greca.
"Si ok...io proporrei di tornare al castello visto che sta cominciando a fare buio e inoltre non vorrei che degli studenti ci vedessero in queste condizioni!", ribadisco, un pò tremante a causa dell'aria gelida che si è alzata. Mi stringo più vicino a Jasper; il suo profumo è sempre più forte, il suo abbraccio sempre più caldo.
"Ogni suo desiderio è un ordine..." dice Ed sfoderando uno dei suoi migliori inchini. Io sorrido, Jasp ride poi, noi due, con Ed al nostro fianco, ci dirigiamo verso Hogwarts.
"Sai che ho una lettera di una tua spasimante, caro?"dico a Jasp " te la ricordi la mia amica di Capodanno? Bè, diciamo che l'hai impressionata...dopo ti dò la lettera"
"Ah si, mi ricordo...e quando te l'ha spedita?"
"Ma un paio di giorni fa...." , giro lo sguardo dall'altra parte, in realtà saranno più di due settimane che ho la lettera, solo che non ho mai voluto dargliela!
"Dè sei..."comincia Jasp, che abbia scoperto la bugia? E se mi chiedesse perchè l'ho fatto? bè non lo so nemmeno io!
"Hey voi!"urla poco lontano da noi Scarlett: grazie, Scar, ovvero la mia salvezza!
Si avvicina fino a raggiungerti in prossimità dell'entrata al castello."Vi ho cercato ovunque, dov'eravate finiti?" Ecco l'occasione perfetta: io e jasp e Ed e...scar!
"Scar! Proprio al momento giusto, Ed poverino era terribilmente solo, però adesso fortunatamente sei arrivata. Siamo in quattro: perfetto!". Sorrido soddisfatta. Seconda occasione attiva per me!
Jasp intanto comincia a capire i miei sotterfugi, osservando il modo in cui mi guarda, e anche Ed e Scar penso che ormai abbiano intuito il mio piano; eppure non ne sembrano affatto dispiaciuti, o se lo sono non lo danno per niente a vedere, anzi…
Jasper mi guarda e sorride: si, l'ha decisamente capito!
“Che ne dite di andare in Sala comune? Qui si gela…”.
Cominciamo ad avviarci, mentre sono ancora intenta nei miei ragionamenti:
Scar più Ed, uguale sala comune; sala comune, uguale Violet; Violet, uguale Ed più Scar; somma totale: vittoria per Dè!
Adoro vincere, sempre e comunque.
Scendiamo i gradini per i sotterranei, scendiamo sempre più finchè arriviamo all’entrata: si apra pure il sipario…

"Ho saputo che la nuova insegnante di Aritmanzia è la sorella di Jasper, è vero?"
"Si è proprio così Amber, ma adesso per piacere puoi spostarti che mi copri lo specchio?".
Preferisco decisamente vedere me, piuttosto che la sua cocciuta testina bionda.
"Oh... si certo...scusa Dè.". Mi chiedo se Amber si renda conto di essere una palla al piede e di una noia mortale: come faccia ancora a sperare di entrare a far parte della nostra cerchia è un mistero!
"Certo che è proprio bella, degna sorella di Lewis!"
"Si Amber, ho capito, lo so. Ora vuoi spostarti o devo costringerti a farlo?"
"Oh si scusa...ma voi due siete molto amiche?"
"La conosco da molto ma non posso dire di essere una sua cara amica. Ora, ti sposti?"
. Dico decisamente scocciata. Finalmente decide di obbedirmi: alla buon'ora!
Ho incontrato Martine giusto l'altro giorno, ma la nostra conversazione non è stata delle più lunghe: Lumacorno la voleva nel suo ufficio, probabilmente per ricordare i vecchi tempi, quando anche lei faceva parte del suo club. D'altronde Lumacorno è sempre Lumacorno!
Eppure il suo arrivo e la sua cattedra ad Hogwarts non hanno l'aria di essere un avvenimento casuale: ha sempre avuto un'ambizione che andava ben oltre le vecchie e fredde mura di Hogwarts; quest'ambiente è troppo riduttivo, una gabbia per una che voleva volare alto come lei.
"Allora andiamo?", esordisce Scarlett appena uscita dal bagno.
"Andiamo!", le rispondo e scappo dalla stretta di Amber verso una nuova, bella, giornata primaverile, resa ancora migliore dagli sguardi che la piccola Violet ci regala in questi giorni, quando non può fare a meno di evitare i nostri, sempre cordiali, sorrisi: Ed, lo sapevo che un giorno o l'altro mi avresti dato questa soddisfazione!
Stiamo andando verso la sala Grande quando mi si balena davanti la scena più incredibilmente patetica che abbia mai visto. Non ci posso credere: dev'essere un sogno, o qualcosa che si avvicina molto ad incubo per certi versi.
"O-mio-Dio!" esclamo fermando Scar tenendole un braccio. La sua faccia è altrettanto incredula davanti al gruppo che abbiamo davanti: un gregge di piccole ragazzette bionde, castane, rosse, nere, tutte diverse a parte per una cosa: orribili oggettini rosa che espongono fiere sulla divisa con sopra stampata una faccia ben conosciuta. Scar afferra poco delicatamente una delle pecorelle per leggere la scritta che appare e riappare ritmicamente:" Per noi Carlisle è...il ragazzo più bello che c'è!" Scoppiamo in una rumorosa risata ad effetto.
"La cosa più patetica che abbia mai visto! non vedo l'ora di dirlo a Jasp e Ed..penso che si faranno due risate appena vedranno questi obbrobri!". Ridiamo di nuovo sotto lo sguardo atterrito della ragazzina.
"Non sono obrobri!", ci urla improvvisamente con ritrovato coraggio "per noi...Carlisle è...è...unico e vogliamo farlo sapere a tutti!"
"Vedo che il tuo coraggio è proporzionato a quello che dimostri andando in giro con una schifezza del genere, ma ti avviso: urlami ancora una volta addosso e ti ritrovi in infermeria che neanche te ne accorgi."
"E questa la prendiamo noi", aggiunge Scar strappandole la spilla dalla divisa di Tassorosso. Accostare il rosa col giallo e il nero: che cattivo gusto!
Solo allora la ragazza fugge verso il suo gruppetto di amiche mentre noi ci addentriamo nella più affollata Sala Grande per mostrare l'esilarante novità ai due Principi...












giovedì, 03 aprile 2008
commenti (4) • tag: discussioni, confidenze, avvisi, famiglia, amicizie, serpeverde, dubbi, ritorni, litigi, corvonero

- E’ assurdo. INCONCEPIBILE. – la mia voce è al limite della sopportazione.
- Possibile, Aedan? Ma io non ti riconosco più! Ma che accidenti ti combina quella fatina tutta occhi blu? Eh? – domando, nervosa.
- Non combina proprio un bel niente, Scarlett. – mi risponde con una voce tranquillissima, forse leggermente assente, la fatina gli fa male. Proprio male. E la cosa non mi piace. Per niente.
- Hai mai pensato al fatto che potrebbe essere una mezzosangue?- domando, leggermente disgustata dall’idea di avvicinamento fra i due.
Un Lywelyn con un…ibrido? No! Nemmeno negli incubi peggiori.
- Non lo è – ribatte lui, vagamente irritato.
- Oh, scusami sai se ti sto insultando la tua mezza strega – la mia voce è velenosa, completamente ostile. Non verso di lui, ma verso questa eventualità.
Qualcosa nella Versten non mi convince. Qualcosa che va oltre Aedan, e ovviamente il pensiero di loro due mi lascia perplessa, a tratti sconvolta. Vorrei che mio fratello, con un sorriso audace, mi dicesse che si tratta tutto di uno scherzo. E comunque, fortunatamente, ho le carte giuste per rimettergli un pizzico di sale in zucca, che ultimamente sembra esser svanito sotto un paio di battenti occhi blu.
Per carità. – Dovresti cominciare a rifrequentare gente di un certo calibro, Aedan. Alla pari con me e te, il che è molto difficile, lo capisco. Ma comunque non impossibile, se si frequentano i giri giusti – Così dicendo consegno fra le sue mani la pergamena invito al Lumaclub.
-Qui, potrai trovare gente che conta, ed è praticamente IMPOSSIBILE che qualche mezzosangue incappi, e se succede, è soltanto per via di uno spiacevole incidente – spiego, con dovizia.
Ed all’osservazione dello sguardo gelido che mio fratello mi rivolge, sento il sangue gelarsi in vena, come coltre di ghiaccio
Mi alzo, forse appena adirata con la sua cocciutaggine. E con l’idea sempre ferma di volerla rimettere in piedi, la sua dignità purosangue.
- Vedi di presentarti – faccio cenno riprendendo i miei libri – è importante – e così dicendo mi avvio fuori da quella maledetta biblioteca.
Questa storia, deve finire. IO devo vederci chiaro. E soprattutto capire cosa accidenti vuole questa qui da mio fratello.
Nervosa, guardo in giro.
Deirdre. Devo parlarne con Deirdre.


Pare che in giro non ci sia traccia alcuna, né di lei né degli altri due principi. Mi spazientisco, cominciando a ricercarli un po’ in giro.
Se c’è qualcosa della quale non ho bisogno ora, è non trovare loro. Che sembrano tre delle pochissime persone che valga la pena respirino qui ad Hogwarts.
Sotto il porticato, osservo fuori, e noto le loro esili figure avanzare verso la struttura.
Potrei aspettare, ma sento nell’aria una sorta di novità aleggiante, e non posso non sapere di cosa si tratti. Mi avvio.
La raggiungo, in cortile. E la vedo avvicinarsi accerchiata da Jasper e….Edward…Edward???
Incredula nel vederlo solo, senza la “carissima” [ come una macabra allergia ] Traviston, mi avvio verso di loro.
- Eih… - attirando la loro attenzione. - ..vi avevo cercato ovunque. – quasi un rimprovero offeso.
Dè mi rivolge un sorrisone da copertina allargando l’espressione, ora gioiosa, con un:
- Adesso ci hai trovati e siamo proprio tutti. -
Ho il tempo di notare gli sguardi tra lei e Jasper che i suoi obiettivi mi risultano chiari. Limpidi come acqua cristallina, seguiti poi dalla sua conferma.
- …Edward era così solo.. – miagola teneramente, mettendosi sottobraccio con Jasp, che ridacchia divertito.
Sorrido, leggermente stuzzicata dalla situazione.
- Non sia mai che Norwood rimanga da solo. Sarebbe controproducente, immagino. – annuisco, scostando i capelli. Affiancandomi poi a lui stesso, che mi concede un occhiolino audace, degno del più grande marpione della scuola.Sembra che Edward sia tornato, buone nuove, oggi.
- Sala comune?- prima che possano rispondere Deirdre è già protesa in avanti, sembra quasi che abbia una spasmodica voglia di raggiungere il luogo della mia proposta.
Chissà come mai.
Un sorrisetto, nella penombra.
Da lei, posso aspettarmi di tutto. E la cosa mi piace, particolarmente.
Spingiamo le porte,e subito le intenzioni della mia amica mi si palesano davanti come brillante diversivo.
La pruriginosa Traviston è seduta ad un tavolo, e fulmina la nostra folgorante entrata, quasi avesse visto un fantasma poco gradito.
Notando lo sguardo soddisfatto-vincente di Deirdre, deduco che le sue (mie) speranze hanno finalmente fatto capolino.
Si. Sono. Mollati. Mol.la.ti. Sfioro la mano della principessa gioiosa, facendole l’occhiolino. Il cinque, ce lo scambieremo più tardi.
La fastidiosa pulce evita lo sguardo di Edward, e sembra (con mia somma gioia) che lui non lo ricerchi nemmeno, anzi, è talmente preso dalla conversazione concitata e divertita fra NOI che nemmeno ci pensa, alla sua presenza.
Vorrei riderle in faccia, ma la mia compostezza me lo impedisce. Per non parlare poi del fatto che, ho senza dubbio di meglio, molto meglio, da fare.
Arrivederci, Violet “allergia” Traviston. Sei stata una brutta parentesi passeggera.
Doccia, dopo cena è quello che ci vuole per rilassarsi completamente. Nel silenzio della mia stanza, parlo poi con Deirdre, finalmente riusciamo ad avere un tempo da dedicare al nostro fine pettegolezzo.
- Allora – esordisco spazzolando i capelli – Novità brillanti? – chiedo con un sorriso audace, rendendo palesemente vive le mie intenzioni ai suoi occhi. Come se già non sapessi.
Lei sfavilla di contentezza, informandomi.
- Ed ha mollato la simpaticona – dice, ridendo.
- Sia ringraziato il cielo! – le dico, facendo un sospirone teatrale. Divertita.Deirdre
- Adesso, finalmente non avremo più questa grossa zecca attaccata ad un fianco. Era snervante – la smorfia della ragazza è al limite della sopportazione.
Deve esser stato brutto per lei ritrovarsi di colpo senza due amici.
In fondo, Eveline è andata via, e Vì “allergia” aveva spodestato Edward dal suo gruppo.
Sono contenta che sia tornato tutto come prima. Fondamentalmente per una cosa personale, ma anche per la mia amica. Ricevere uno smacco simile, non deve essere troppo bello.
Per non parlare poi del fatto che la faccia adirata della pulce, è qualcosa di assolutamente delizioso.
-Se si scherza con il fuoco, ci si brucia prima o poi Deirdre. Non dimenticarlo mai. – e così dicendo le rivolgo un sorriso, sornione.
- Se poi il fuoco viene scatenato, è ancora meglio. No? – la sua voce è divertita. - Assolutamente si. – annuisco, fermamente convinta.
- Un po’ come stavolta, giusto? – sorride, portandosi la mano di fronte le labbra, per trattenere una risata con grazia.
- Oh si, stavolta poi…era un fuoco assolutamente splendido. E il rogo finale, l’ho semplicemente adorato. -
- Tutto merito del tizzone da dover bruciare, tesoro. Ci ha riempito la giornata. –
Queste, sono le parole PIU’ BELLE che oggi avrei mai potuto sentire.













giovedì, 27 marzo 2008
commenti (7) • tag: famiglia, amicizie, ritorni, conoscenze, tassorosso

Bene, d’accordo, è tutto a posto. Calma e gesso
In un ultimo, disperato tentativo di far entrare il manuale di Pozioni nella valigia, mi rimbocco le maniche, inspiro profondamente e, dopo aver lanciato un’occhiata di sfida al mio bagaglio, prendo la rincorsa e mi ci butto a sedere sopra. Cioè, l’idea era quella di buttarmici a sedere sopra, ma non avevo assolutamente previsto alcun tipo di scivolone con ginocchiata rumorosa (e dolorosa oltre i limiti dell’immaginabile) alla sponda del letto. È in momenti come questi che non posso fare a meno di rammaricarmi del fatto che i minorenni non possano usare la propria bacchetta fuori dalle mura scolastiche…
Dubito che siano le mie urla di dolore, quanto piuttosto tutti gli altri rumori sospetti provenienti dalla mia camera, a richiamare mia madre, che si affaccia sulla porta con quella sua solita espressione da “che diamine succede qua dentro?”
“Ape, amore, cosa stai combinando?” chiede perplessa, e si direbbe assolutamente poco intenzionata a venirmi a soccorrere in questo momento d’agonia.
”Non Ape, mamma, non Ape!” esclamo innervosita, il ginocchio leso al petto mentre mi accartoccio su me stessa in maniera pietosa, le lacrime agli occhi dal male.
”Ma sei ancora lì con quella valigia?!” il suo tono ha assunto venature di sconcertata incredulità, qualcosa di molto irritante ”E cosa sono quei braghini campagnoli? Vuoi darti una rassettata, per l’amor del cielo? Partiamo tra meno di un’ora, Ape!”
Che bello buttare tutto questo fiato al vento…
”Lo so, lo so” bofonchio, rialzandomi in piedi e scuotendo i pantaloncini campagnoli che mia mamma evidentemente non approva ”Ma ci metto un minuto, giuro”
Lei mi rivolge un’occhiata dubbiosa e, dopo avermi scrutato per un’enormità di tempo, decide che può anche lasciarmi sola con qualche probabilità che non mi ammazzi entro i prossimi trenta minuti, e se ne scompare per il corridoio.
Sbuffo, imprecando tra i denti contro libro, valigia e, già che ci sono, pure cerimonia. In realtà, non ho nulla contro i matrimoni. Davvero, lo giuro, anzi, li trovo piuttosto divertenti. Soprattutto qua, nella Côtes-d’Armor, dove c’è sempre qualcuno che dà il a qualche ballata bretone, ed è sempre pieno di vecchietti che cercano d’insegnarti qualche massima nella vecchia lingua. Il problema sorge quando, a separare la tua scuola dalla chiesa in cui tua cugina ha deciso di sposarsi, c’è la Manica più una fettina di terra ferma di dimensioni non proprio del tutto trascurabili.
”Polly, muoviti” dice Lucilla passando davanti alla porta della camera, senza degnarmi di uno sguardo. Aggrotto la fronte. Sì, va bene, perfetto, tutti bravi a dire “datti una mossa” ma nessuno che muova uno straccio di dito per aiutarmi. Perché diamine sono l’unica, qui, a doversi sempre portar dietro quintali di libri?
”Ti serve una mano?” questa volta a fare capolino sulla soglia è quel quattordicenne troppo cresciuto di Maurice, le mani enormi tuffate nelle tasche dei jeans, che mi guarda con quell’aria da “non ho decisamente nulla da fare al momento”.
”Oh, grazie, qualcuno con un cuore” borbotto, indicandogli la valigia che versa ancora in condizioni immutate ”Non riesco a chiuderla”
”Ancora non mi sono abituato a questa roba che avete da studiare” commenta, avvicinandosi e sollevando il manuale incriminato, guardandolo con occhio critico ”Per esempio…cosa vi fanno fare, a Pozioni, esattamente?”
”Principalmente frullati di occhi di gallina e spezzatini di lingue di rospo” rispondo splendida, cercando di spingere il più possibile in profondità il contenuto del bagaglio.
”Polly, ma che schifo!” esordisce mio fratello, con tanto di smorfietta disgustata, mentre cerca di incastrare nel modo più funzionale possibile questo benedetto libro in qualche anfratto libero della valigia. Io gli lancio un’occhiata di traverso. Bèh, non sono proprio frullati di occhi di gallina, ma in ogni caso poco ci manca… Maui sbatte violentemente il coperchio della valigia, che si chiude per un attimo tornando poi a sollevarsi quel tanto che basta perché le serrature non possano toccarsi…Mio fratello inarca un sopracciglio.
”Non puoi agitare un po’ quella tua bacchetta e la finiamo qua?” chiede, facendo un vago gesto a mezz’aria con la mano. Bèh, cocco, se potessi farlo non sarei qui a disfarmi le ginocchia…

***

Il viaggio di ritorno mi ha distrutto. Quando varco la soglia del dormitorio, la prima cosa che mi viene da fare è lasciarmi cadere pesantemente su una delle comode poltrone dal rivestimento color ocra che se ne stanno placide nei pressi del focolare. Non è così frequente vedermi accasciata in questo modo da qualche parte, ma devo ammettere che macchina, traghetto e treno, ecco, sono un terzetto davvero mortifero. Avessi avuto un po’ di polvere volante a portata di mano, mi sarei piuttosto sorbita una traversata camino-camino dal soggiorno della casa dei miei zii, in Bretagna, al focolare delle cucine di Hogwarts, ma appartenere ad una famiglia totalmente estranea dal mondo magico ha anche i suoi limiti…
Così, mi prendo i miei meritati dieci minuti di riflessione durante i quali, spaparanzata poco signorilmente sulla soffice seduta, ho il tempo di reimmergemi completamente nel classico e tanto amato brusio della Sala Comune.
”’Giorno Polly”
a rompere questo momento di pace interiore, facendomi aprire prima un occhio poi l’altro, è Carlisle Hunnam, appena uscito dal dormitorio maschile assieme ad Eugene, il cui viso pallido appare leggermente vaiato da aloni più scuri ”Com’è andato il matrimonio?”
”Alla grande” rispondo, accompagnando il cenno della mano con un sorriso “anche se lo sposo per poco non ci rimetteva un occhio”
Il rosso mi guarda con un sopracciglio inarcato, al ché io mi stringo nelle spalle “una manciata di riso mal calcolata” aggiungo in risposta a quell’occhiata perplessa, guardando poi verso Eugene, che quanto meno sembra aver colto il riferimento alle tradizionali usanze babbane che invece deve sfuggire a Carlisle.
”E a te che piffero è successo?” domando ficcanaso, alzandomi svogliatamente da sedere, le mani a passare – distrattamente e per abitudine – sui pantaloni da viaggio che ho ancora addosso. Lo sguardo del biondino prende a circoscrivere ghirigori indefiniti nell’aria, mentre lui si stringe nelle spalle, di poche parole come sempre. Va bene, d’accordo, magari non è il caso di mettermi a punzecchiargli il fianco con un bastoncino…promemoria mentale: chiedere spiegazioni a Costance. Carlisle lancia un’occhiata al suo amico e, afferrata la poca voglia di confidenze che ha in questo momento, sfodera un sorriso amichevole che serve da congedo per entrambi ”Ci vediamo in Sala Grande”
Annuisco, raccogliendo la mia valigina da terra mentre loro escono in corridoio.
”Cos’è successo a Eugene Pennington?” domando distrattamente, buttando il mio bagaglio sul letto, una volta entrata in stanza. Costance, sempre biondissima e sempre tutta occhi, seduta sul suo materasso a leggere non-mi-è-dato-di-sapere-cosa, fa un salto che sembra quasi sia appena stata morsa da un doxy.
“Per Morgana, Polly, che paura!” esclama stridula, il libro che si chiude di botto a quel sussulto ”Quando sei arrivata?”
”Venti minuti fa” rispondo, buttando il mantello accanto alla valigia ”E ho incrociato Penny e Carlisle”
Coco mi guarda corrucciandosi, con aria di rimprovero ”Dai Polly, non chiamarlo così…”
La guardo divertita, mentre apro il mio baule – rimasto tranquillamente a vegliare sul mio posto letto durante questi giorni di mia assenza – e ne estraggo la divisa scolastica. Non sopporta che dia nomignoli alla gente, anche se sa perfettamente che non lo faccio con cattiveria. È solo che mi piace abbreviare, tutto qui. E, tra Eugy e Penny, sinceramente…
”Ha fatto a botte con un manipolo di serpeverde, pare mi spiega Coco, con l’aria vaga di una che ha raccolto voci di corridoio e ne ha tirato le conclusioni. Sgrano gli occhi in un’espressione tra l’incredulo e il perplesso ”Cosa? Eugene?” aggrotto la fronte, molto poco convinta “E per quale oscura ragione, scusa?”
Lei sospira, facendo roteare gli occhi ”Lo sai” commenta Quelli stanno cominciando a montarsi la testa, negli ultimi tempi”
”Ma Dippet?” domando ”Avrà pur preso qualche tipo di provvedimento!”
Costance si stringe nelle spalle, una faccia che dice “il bollettino settimanale finisce qui”.
”Ma pensa te” bofonchio, l’uniforme stesa sul letto mentre travaso senza troppa cura il contenuto della valigia nel baule ”Questi fanno quello che gli pare…non bastano cretinate come gli schiantesimi, pure le botte…e poi, scusa, pensavo che…” smetto di parlare quando noto che, sul letto accanto al mio, giacciono, ammonticchiati in bell’ordine, un paio di manuali scolastici. Mi guardo in giro per trovare altre tracce di una possibile intrusa, ed ecco che noto un baule che prima non c’era, insieme a diversi effetti personali che monopolizzano il comodino accanto al letto.
”E questa roba?” chiedo, presa in contropiede.
”Ah, già” fa Coco “È di Dorothy”
E chi caspita è Dorothy?

***

Uno non può lasciare la propria scuola per poco più di una settimana, che quando torna è successo di tutto. Maltrattamenti, risse, partite di quiddich andate rovinosamente, e personaggi mai visti piombati nella propria camera non si sa bene da dove. In fin dei conti non è che quest’ultimo punto mi tocchi particolarmente, se c’era posto per tre ci si starà anche in quattro, però…
La Sala Grande straripa di gente, il che, generalmente, mi mette sempre di buon umore, ma i postumi del viaggio – davvero deflagrante: il mondo magico, con tutte queste “comodità”, devi avermi leggermente rammollito – si sentono ancora quel tanto che basta ad impedirmi di esibirmi nei consueti “mezza corsetta e tuffo plateale sulle vivande” che puntualmente m’ispira la visione della tavolata stracolma di cibo. Mi siedo quindi con molta meno enfasi del solito dove trovo un buco libero, nei pressi di Costance che è intenta a discutere di non so cosa con un ragazzo del settimo.
“Cos’è quella faccia, Pollyanna?” Milo Ashmore allarga un sorriso placido nella mia direzione. Fermo restando che non so come faccia a conoscere un romanzo babbano come Pollyanna, mi limito a rispondergli con uno sbadiglio, ma almeno ho la creanza di mettermi una mano davanti alla bocca.
”Sono provata” dichiaro, annuendo alle mie stesse parole mentre mi riempio il piatto di cibo. Certo, i gamberetti grigi della Bretagna sono deliziosi, ma anche gli elfi domestici di Hogwarts, in quanto a gastronomia, sanno il fatto loro…
Milo mi guarda stupito, come se gli stessi raccontando di aver appena incrociato un elfo domestico che sbacchettava la Fairfax per i corridoi ”Polly stanca? E da quando in qua”
”Credo di avere scarsa resistenza per i matrimoni…”
”Bèh, praticamente hanno portato in negozio questo Augurey” la voce concitata e squillante che arriva da poco più in là fa cadere qualunque sorta di curiosità suscitata in me dal cerotto che Milo porta ad una mano. Alzo lo sguardo verso la ragazza che parla con Carlisle, tutta un annuire e un volteggiare di mani, piccoletta, mai vista prima ”Però, insomma, non sembrava veramente un Augurey. Voglio dire, sai, di solito hanno quel bel piumaggio color verde petrolio, quasi nero…” continua, assumendo di tanto in tanto un’espressione pensosa, gli occhi che si alzano verso il soffitto incantato, per poi guizzare sul suo piatto e, qualche volta, sul suo interlocutore ”Questo, invece…insomma, totalmente bianco. Gli occhi chiarissimi!”
Ridacchio sotto i baffi, lo sguardo sempre fisso sulla ragazzina, facendo dondolare le gambe sotto il tavolo – perché, insomma, proprio fermi del tutto non ci si può mica stare! Un modo di fare assolutamente divertente, questa tipa mai vista. La sua forchetta passa più tempo a tracciare disegni elaborati per aria che ad infilzare cibo!
”E la signora ci dice ‘guardate che il mio pennuto è metereopatico, e non canta quando dovrebbe’…”
”E che cos’è un Augurey?” lo so che non s’interrompe la gente mentre parla, e a maggior ragione se parla come questa ragazza, ma è più forte di me, gesticola talmente tanto che mi vien voglia di partecipare. Bèh, non avevo previsto che una domanda come questa potesse comportare una reazione del genere. Non è solo la ragazza a smettere di chiacchierare, le mani ferme a mezz’aria e una faccia da pesciolino spaesato in viso, ma anche Milo si volta verso di me con aria dubbiosa, mentre Carlisle inarca un sopracciglio.
”Oh, bèh…” borbotta lei, assumendo un’espressione pensosa, come se cercasse di radunare le giuste parole per espormi il concetto. Prima che possa lanciarsi in qualsiasi tipo di spiegazione, Costance – che deve aver troncato la sua discussione appositamente per lanciarmi questo sguardo allucinato – esordisce con un allibito ”Non sai cos’è un Augurey?”
”Come cavolo hai fatto a passare ai G.U.F.O.?” commenta Carlisle sullo scherzoso, ma nemmeno poi troppo, perché la sua bella faccia è lo specchio della Perplessità. Io aggrotto la fronte. Questa poi, potrei anche prenderla sul personale…
”Bèh, ma…” interviene la brunetta, gli occhi che saettano dal rosso a me ”Non è così grave…insomma, non lo so in realtà, non ho mai frequentato una scuola di magia, ma ecco…penso che sì, insomma, gli Augurey non siano tra le creature magiche più studiate…” tutto questo gran giro di parole per mitigare un po’ le occhiate dubbiose dei miei compagni lo apprezzo molto, anche se la metà delle cose che ha detto, per la verità, mi sfuggono…
”Oh, avanti” bofonchia Costance, scuotendo la testa in un gesto nervoso, gli occhi che roteano verso l’alto ”Non si può non sapere cos’è un Augurey al sesto anno…”
”Ma magari…ecco, sì, non so” la ragazza mi rivolge un’occhiata larga, annuendo ”Potrebbe darsi che non ti sia mai capitato di entrare in un negozio di animali magici. Sai, in genere è difficile che qualcuno di nascita babbana frequenti questo tipo di posti…nessuno che abbia mai bisogno di un Ghoul o di uno Jobberknoll, preferiscono tutti quei puzzolenti insetticidi…”
”E questo cosa c’entra?” domanda Carlisle, l’aria di uno che ha decisamente perso il filo del discorso.
”Comunque è assolutamente improbabile che non sia mai entrata in un negozio di creature magiche” continua Coco, annuendo con fare saputo alle proprie parole, parlando di me come se non ci fossi per poi tornare a fissarmi “Insomma, Charlie Pi dove l’hai preso?”
”L’ha trovato mio fratello al fiume” rispondo stringendomi nelle spalle. Milo se la ride sotto i baffi mentre Costance assume un’aria di sconfitta rassegnazione, bofonchiando un ”Non posso crederci” che mi darebbe ai nervi se non la conoscessi da così tanto tempo.
”E chi è Charlie Pi?” chiede la ragazza esperta di Augurey, un’espressione sospesa tra l’interrogativo e il confuso.
”Un musicista babbano” la voce di Eugene si leva da qualche parte oltre le figure di Milo e Carlisle. Ridacchio ”Eh, magari…” commento alzando gli occhi verso lo scuro cielo artificiale che si specchia nel soffitto “È il mio rospo. Charlie Bird Parker, s’il vous plait”
La ragazza esordisce in un risolino divertito, che arresta quando si vede inaspettatamente piazzare la mia mano sotto il suo naso ”Io sono Polly, invece” la informo, e poco ci manca che per raggiungerla non mi sdrai sullo spezzatino. Lei guarda per un po’ la mia mano come se cercasse di trovare il modo più adatto per stringerla, poi sorride ”Dorothy, piacere”
Questa volta sono io a fare una faccia stupita. Ah, ecco, c’era qualcosa che non mi quadrava…la nuova compagna di stanza. Probabilmente ci metto un po’ troppo a fare tutte queste complicate somme d’informazioni, e forse mi si dipingono sul viso espressioni incoerenti, perché la ragazza assume un’aria tipica di chi teme di aver detto qualcosa che non doveva e, con un fantasioso cenno della mano, aggiunge ”Oh, ma puoi anche chiamarmi Dot, ecco…”
Non posso fare a meno di farmi scappare un sorrisino. Questa Dorothy sembra decisamente una a posto.
”Com’è finita poi, con quell'Augurey?” domando, mentre torno a sedermi più o meno compostamente sulla panca. Se normalmente avrei accettato senza storie una neoarrivata nella mia stanza, bèh, posso dire che in questo frangente potrei anche essere propensa a srotolare il tappeto rosso delle grandi occasioni…












martedì, 05 febbraio 2008
commenti • tag: lettere, amori, dolore, amicizie, serpeverde, ritorni, litigi, guai, corvonero

“Non so perché l’ho sognato.”dico a Deirdre.
“Ma ci deve essere un motivo. Non hai sognato di volare o di correre in un prato. Hai sognato Tom Riddle. Hai sognato le sue minacce.”
"È vero.”
Ed interviene nella conversazione.
"Penso che sia inutile continuare ad arrovellarsi su questo argomento. È stato solo un sogno.”
Deirdre e io tacciamo, ognuno immerso nelle sue riflessioni.
“Avete sentito Eve di recente?”
“Sì. Mi ha scritto pochi giorni fa.”risponde Dè.
“Come sta?”chiedo.
“Sempre uguale. I medici del San Mungo non possono fare molto, se non alleviare le sue sofferenze.”
Ed e io apriamo i battenti della Sala Grande, così Deirdre passa fra noi senza sforzo alcuno.
“Andiamo a sederci vicino al caminetto sud.”sussurra per non farsi sentire dagli altri studenti, mentre rabbrividisce. Questo freddo ci ha pressoché costretti a lasciare la Sala Comune di Serpeverde [che per quanto accogliente, è sempre collocata in un sotterraneo] per mischiarci alla plebaglia che di solito si riunisce qui.
“Se ti coprissi un minimo di più…”scherzo.
“Già, sono proprio vestita in modo osceno!”ribatte, facendomi una linguaccia.
Non è vero, in realtà. Non riuscirebbe mai ad essere volgare, neanche se ci si impegnasse con tutte le sue forze.
Ci sediamo ai margini di una tavolata, e appoggiamo sul ripiano di legno di fronte a noi i libri di scuola. Dè inizia quasi subito a buttare giù il tema che Lumacorno ha assegnato. Ed sottolinea controvoglia un capitolo di “Trasfigurazione Avanzata”. Io apro il libro di Astronomia, con tutta la buona volontà di questo mondo. Ma sulla traiettoria del mio sguardo appaiono Jillian McKanzie e Carlisle Hunnam, seduti vicino a me.


"No, non sto scherzando" ride Carlisle, alzando gli occhi dal libro che sta leggendo -un trattato sugli Unicorni, a quanto ho capito- per guardarmi con un sorriso luminoso "Mia nonna mi ha scritto proprio l'altro giorno chiedendomi dell'incantevole fanciulla che mi era stata presentata a Natale. Testuali parole."
Non posso fare a meno di arrossire, stringendo forte le dita attorno al sottile foglio di pergamena che uno dei gufi di famiglia mi ha recapitato a metà pomeriggio. Una lettera della nonna, preoccupata per l'assenza di notizie dalla sua adorata nipotina circa l'avvenenete rampollo di casa Hunnam che tanto le era stato raccomandato.
"Forse dovrebbero sposarsi loro" commento vagamente acida, tornando al mio compito di Aritmanzia. Nonostante i miracoli dovuti all'aiuto costante e impagabile di Audrey, questi problemi continuano ad essere uno scoglio non indifferente da scavalcare. Stavo giusto per imprecare in goblinese, quando il Tassorosso beniamino di mia nonna ha fatto la sua comparsa al mio fianco suggerendomi di risalire a qualche passaggio prima e rivedere un banale errore di calcolo. Accantonando lo scetticismo, ho seguito il suo suggerimento e il problema è perfettamente riuscito. La mia espressione stupita, poi, deve averla interpretata come un'autorizzazione a rimanere lì, chiacchierando del più del meno, fino all'arrivo della lettera e l'immediatamente successivo scambio di aneddoti sulle rispettive nonne.
Carlisle ride di nuovo, scuotendo i capo e passandosi una mano tra i capelli rossi. Gli occhi azzurri brillano, riscaldati dal calore della sua risata, paralizzandomi.
Scuoto il capo, chinandomi in avanti sul tavolo e facendo scivolare i capelli tra me e lui, nascondendomi al suo sguardo ipnotizzante. L'ultima cosa che voglio è permettergli di confondermi ancora di più le idee con i suoi modi da galantuomo.
Inspiro a fondo, immergendomi in un altro problema e ringraziando silenziosamente Nolasco per avermi caricata di compiri extra, vista la mia attitudine all'incapacità più completa. Sento Carlisle sfogliare qualche pagina, al mio fianco, ma non sta leggendo: sento i suoi occhi bruciarmi addosso, curiosi. Buoni. Gentili. Chi voglio prendere in giro, Carlisle Hunnam è il ragazzo perfetto. Solo un'idiota come me può rifiutarlo perché ancora fiduciosa nell'impossibile. E' chiaro al mondo che Jasper non cambierà mai e non mi cercherà mai, ma non c'è verso che me lo levi dalla testa.
Mi volto verso il Tassorosso al mio fianco, avvertendo la sua attenzione spostarsi da un'altra parte. Si china appena verso di me, con un meraviglioso sorriso beffardo dipinto sulla faccia.
"Hai visto?" alza appena appena il tono della voce, mentre seguo la linea del suo sguardo incrociando gli occhi verdissimi di Jasper, seduto accanto a Deirdre e Edward. Il calore defluisce dalle mie guance, mentre il ragazzo al mio fianco riprende a parlare "La coppia dell'anno: Edward Norwood e Jasperina Lewis"



Carlisle Hunnam farebbe meglio a tenere chiusa la fogna che si ritrova al posto della bocca.
Può fare qual che vuole con Jillian, anzi, chissà che lui non riesca dove io ho fallito, grazie alla fortuna dei principianti. Ma non tollero i suoi insulti.
Deve capire che è soltanto un inutile Tassorosso pel di carota.
Mi lancio su di lui, afferrandolo per il colletto della divisa.
“Ripetilo. Ripeti che quello che hai detto. Mostra il coraggio che millanti di avere e ripetilo!”la mia voce è un lento crescendo.
“Come vuoi. La coppia dell’anno: Edward Norwood e Jasperina Lewis.”
Lo lascio andare di colpo, mandandolo a sbattere contro il tavolo. Mi volto, come per andarmene, ma non è che un diversivo per estrarre la bacchetta e radunare nella mente tutti gli incantesimi più dolorosi che io conosca.
Sono pronto a duellare con la ferocia di una fiera selvatica, quando Ed mi si para davanti.
“Jasper, non adesso. Non è il momento.”
Ma io non lo sto davvero guardando e ascoltando. Sono troppo fuori di me. Anche nella sua voce percepisco una vibrazione metallica di rabbia contenuta a stento.
“Ricordati, non e più come prima. Dobbiamo essere prudenti. Molto prudenti. Vuoi attirare l’attenzione solo per le parole di un coglione?”ribadisce sottovoce.
Ha ragione, non devo lasciare che l’ira annebbi la mia capacità di ragionare. Così ripongo la bacchetta, e mi volgo con un sorriso dipinto sul volto. Quando voglio sono un formidabile attore.
“Beh, mio caro Carlisle. Cosa posso dirti…”dico con voce flautata “Credo proprio che tu debba stare attento.”
Se non puoi ferire la persona di fronte a te, puoi ferire i suoi amici. O la ragazza che gli interessa.
“È uno degli effetti collaterali di stare con una frigida come la dolce Jillian.”
Il veleno che premeva sulla mia lingua è venuto fuori.
Carlisle Hunnam sbianca, Jillian arrossisce.
A volte per vincere non è necessario combattere.


Probabilmente la Maledizione Cruciatus sarebbe meno dolorosa.
Sbatte le palpebre, intontita, sentendo gli occhi bruciare di lacrime forse troppo a lungo respresse e vergogna. Carlisle si irrigidisce, al mio fianco, sento il suo respiro fermarsi del tutto per qualche eterno istante e, mio malgrado, mi ritrovo a sperare che non gli faccia del male. Che non si facciano del male, non potrei tollelarlo. Mi infilo tra di loro, dando le spalle al Serpeverde -non credo di essere in grado di sostenere il suo sguardo- e guardando Carlisle dritto negli occhi. Lui ricambia il suo sguardo, ammorbidendosi leggermente, ma poi torna a fissare in cagnesco Lewis. Se potesse, ringhierebbe.
"Adesso basta" sibilo "Questo non lo tollero. Smettetela, tutti e due. SUBITO."
"Si, ascolta la tua amichetta di ghiaccio" sghignazza Edward, dando man forte all'amico nell'unico modo in cui è capace, a parole "Non vorrai rovinare il tuo bel faccino, Hunnam.."
La minaccia aleggia lieva sulle nostre teste, prima di rimbalzare sul sorriso morbido di Carlisle.
"Norwood" replica cortese il ragazzo, sollevando appena la bacchetta in aria e disegnando con la punta lievi spirali "Fossi in te starei attento a parlare, non sei proprio nelle condizioni di dar fiato a vuoto"
Jasper soffia, richiamando su di lui l'attenzione.
"Chiedi scusa" ordina, senza avere alcuna autorità per farlo. Il ragazzo al mio fianco aggrotta la fronte.
"Per aver detto la verità? Oh, Jasperina..la mamma non ti ha mai detto che si domanda scusa per aver detto una bugia, e non il contrario?"
Gli occhi verdi del Serpeverde si accendono di odio, mentre la sua bacchetta si solleva. L'aria si carica di elettricità, un lungo brivido mi scorre lungo la schiena mentre scorgo Deirdre scivolare lateralmente, per portarsi a lato dell'amico. Edward è dall'altra parte e, manco a dirlo, hanno entrambi la bacchetta in mano. Carlisle, invece, è solo. Io, nel mezzo. E' questione di secondi, quando la tensione arriverà al suo culmine esploderà in una pioggia di incantesimi che non risparmieranno nessuno. Ma perché quando serve non c'è mai un Caposcuola o un professore nei paraggi?
"Smettetela! Immediatamente!" strillo infuriata, guardando alternativamente i Principi e il loro solitario avversario.
"Cosa c'è, piccola Jill" miagola la Blackster "Hai paura che succeda qualcosa a Jasper, non è vero? Oh, povera stupida. Come se a lui importasse qualcosa di te, come se fosse geloso di una nullità come te.."
La sua risata cristallina mi riecheggia nella mente, mentre chiudo gli occhi e inclino di poco il capo di lato. Basterebbe poco, veramente poco, a gridare Stupeficium e puntarle la bacchetta contro. Veramente poco. Ma non è né il momento, né il luogo. Senza contare che per quanto brava possa essere, due contro uno non è mai uno scontro alla pari. Ignoro le sue insinuazioni, riaprendo gli occhi e fulminandola.
"Sta zitta" soffio "Nessuno ha chiesto la tua scontata e inutile opinione"
"Modera, Corvonero" mi aggredisce Lewis "Dè è mille volte migliore di te, può dire quello che le pare quando le pare."
E allora perché non ti scopi lei e fai un favore alla comunità magica?
"Migliore perché? Perché il suo sangue è puro?" s'intromette Carlisle, con una tranquillità che definire agghiacciante è poco "Quello di Jillian lo è altrettanto, se non di più" osserva con leggerezza, prima di aggiungere, dopo un attimo di pausa, con lo stesso tono di chi si rivolge a se stesso "Quello di Ida, invece.."
Il silenzio si fa assoluto. L'intero salone sembra sparire, cancellato da una mano invisibile, il mondo intero è ridotto a me, Carlisle e i tre Principi. Il resto, nel nulla.
Mi volto verso il rosso, senza capire cosa diavolo intenda dire, ma lui non ha finito. Si sporge appena verso Lewis, guardandolo dritto negli occhi, ma le sue parole sono dirette anche ai due al suo fianco, pietrificati e zittiti dalla gravità delle insinuazioni.
"Ad Azkaban non si può cambiare abito tre volte al giorno.." sussurra "Per tre bambolotti come voi sarebbe uno shock non indifferente, temo. Vi farebbe impazzire più questo, che non la presenza dei Dissennatori"


Non è il momento di farsi prendere dal panico.
Inclino la testa di lato.
“Sai, a questo punto credo proprio che Ida Versten non mi sarebbe dispiaciuta, dopo l’esperienza con la nostra piccola Corvonero.”
Negli occhi di Carlisle Hunnam colgo un bagliore di odio contenuto. Deirdre scuote i capelli.
“Jasper, perlomeno avresti avuto un minimo di gusto in più in fatto di aspetto fisico.”dice, per sostenere la mia affermazione. In realtà sappiamo tutti e due che stiamo mentendo per salvare la situazione.
Ed sbuffa, e aggiunge:
“Mi sono stancato di stare a sentire gli sproloqui di un Tasso.”
Proprio adesso entrano i Caposcuola di Grifondoro e Corvonero, con Julia Versten, che ci trafigge con i suoi occhi di ghiaccio e neve.
“Cosa sta succedendo qui?”chiede imperioso Sebastian Lang, rendendosi conto dell’elettricità della situazione.
“Qualche punto in meno non farebbe male a nessuno.”continua Georgiana Harrington.
Nessuno di noi cinque risponde.
Ed e Deirdre si siedono tranquilli ai loro posti: Ed mostra una rabbia a stento trattenuta, che prevedo sfogherà non appena saremo in un luogo privato. Dè è impallidita, ma è padrona di sé come al solito.
Riapro il mio libro e mi concentro sull’orbita di Marte.
I due piccioncini invece raggiungono Lang e le due ragazze.


"Cosa diavolo ti è preso?" sussurro infuriata a Carlisle, mentre mi prende per mano e mi obbliga a seguire Georgiana e Lang verso il loro gruppetto. I suoi occhi, quando si posano su di me, sono duri e freddi come gemme. La sua voce, al contrario, si sforza di contenere la rabbia e celare il desiderio di voltarsi e far continuare la discussione bruscamente interrotta.
"A te piuttosto cosa prende!" sibila lui strattonando appena la mia mano "Possibile che sia tu così accecata da un bel visino da non accorgerti di quello che sta succedendo?" Le sue dita si stringono con maggior forza attorno al mio polso.
"Mi fai male!" esclamo sospresa, cercando di liberarmi. Ma lui non molla, continua a trattenermi e trascinarmi con se come se fosse una bambola di pezza. Al mio lamento, tuttavia la stretta si fa più gentile e un lampo dispiaciuto colora l'azzurro chiaro delle sue iridi.
"Mi dispiace" mormora, chinando appena il capo "Ma non riesco a capire come si possa ancora prendere le difese di.. di... di un individuo che.." I capelli rossi si agitano appena, catturando la luce calda delle candele. Sospira, fermandosi e sollevandomi il mento con due dita.
"Perdonami, Jillian. Se non fosse stato per me e la mia lingua lunga non avrebbe avuto occasione di ferirti" sorride, un sorriso triste che ricorda tanto quello di un bambino che non vuole raccontare il perché del suo dolore "Promettimi però che starai attenta, d'accordo?"
Non aggiunge altro, sollevando gli angoli delle labbra una volta ancora e andando verso Jiulia, a cui prende delicatamente un gomito, tirandola appena appena in disparte. Sospiro, raggiungendo Georgiana che mi guarda con una buffa smorfia incuriosita dipinta sulla faccia. Prima che possa dire, fare o pensare qualsiasi cosa alzo un mano.
"Non chiedermi niente" le dico, curvando appena le spalle "Perché non saprei proprio cosa risponderti"
Interdetta, sgrana appena gli occhi, prima di annuire e posarmi una mano sulla spalle, con fare vagamente consolatorio e protettivo.
"Conosci già Sebastian, Jillian?" mi chiede, prima di presentarmi ufficialmente il Caposcuola di Grifondoro.
Bisognerebbe erigere un monumento alla prontezza di spirito di questa ragazza. La prossima volta che vedo il Preside Dippet, glielo propongo.













giovedì, 24 gennaio 2008
commenti • tag: ricordi, dolore, misteri, amicizie, dubbi, ritorni

Mio padre mi guarda con i suoi occhi dolci e tristi, poi si slancia verso di me e mi abbraccia, mentre Siri mi accarezza la testa.
“Stai attenta, piccola mia. Stai attenta, adesso più che mai.”
Io non so cosa rispondergli. Non posso fare altro che assentire con il capo chino. Non posso fare altro che stringerlo forte a me, quasi come a dire ‘Io non ti lascerò, papà. Stai tranquillo, non ti lascerò mai…’.
Così faccio un passo indietro, e poco dopo mi ritrovo nell’aula di Astronomia, sotto gli occhi del professor Crale, che l’ha messa a disposizione per il mio viaggio. Non credo che me la sarei sentita di arrivare in Sala Comune.
Appoggio sul pavimento la piccola valigia che ho portato con me: sono stata via solo due giorni. Vorrei tanto poter mettere via dentro di essa tutto il dolore che sento, ed abbandonarla lontano da me, da mio padre, da Siri, da tutti noi che stiamo male. Ma non posso.
Crale deve vedermi assorta all’improvviso, perché mi domanda:
“Julia, tutto bene?”
Certo, professore, tutto bene. Non vede come sono allegra?
“Sono solo un po’ stanca. Vorrei tornare nella mia camera. Crede che ci siano molte persone in giro?”
“A dire il vero, dovrebbe arrivare qualcuno per te.”
“Per me?”
Chi può essere? Dippet? Silente? No, con loro ho già parlato. Forse l’infermiera Mound, per assicurarsi delle mie condizioni psicologiche. Un sorriso amaro mi increspa le labbra. La botola dell’aula si apre, e ne emergono Sebastian e Georgie. La mia amica si slancia su di me per abbracciarmi, ma qualcosa mi impedisce di risponderle con il calore che meriterebbe. Seb invece resta in piedi di fronte a me, ed i suoi color autunno mi confortano, seppur a distanza; regge in mano un drappo damascato, che si rivela essere il Mantello dell’Invisibilità di Peter Halbury.
“Così puoi tornare in camera senza essere fermata ogni istante.”mi spiega Georgiana, dimostrando una volta di più la sua innata gentilezza. Sebastian prende la mia valigia e la trasfigura nell’Enciclopedia delle Creature Magiche, che a volte siamo obbligati a sfogliare per le lezioni del professor Collins.
Domani tutti sapranno che sono tornata, ma voglio almeno un’ultima sera di respiro.



Nella mia stanza, mi tolgo il Mantello, il cappotto e la sciarpa, che avevo ancora addosso. Apro la valigia e rimetto a posto le poche cose che mi ero portata ad Oslo. Sento gli occhi pesanti, la stanchezza pervade il mio corpo e tutto ciò che desidero è un bagno caldo. Così, afferro il Mantello che Seb ha dimenticato su una poltrona e decido di andare nel Bagno dei Prefetti. Due anni fa, sono assurta a tale importantissima carica per non si sa quali maneggi di Sebastian, e da allora mi sono rimasti alcuni privilegi.
Alla parola d’ordine, la pesante porta di legno scuro gira sui cardini e mi ritrovo in una stanza sontuosa, in marmo bianco, dominata da un’immensa vasca rettangolare. Apro i rubinetti dell’acqua, e inizio a spogliarmi. La sirena bionda cerca di fare conversazione con me, ma a dire il vero non sono molto dell’umore.
Mi immergo con lentezza, e subito si ripresenta il ricordo delle acque gelide del lago di Hogwarts, al chiaro di luna, mentre nevicava. Cosa avevo cercato di fare? Di uccidermi? No. Non tollero la vigliaccheria, non potrei commetterne una di mia volontà. Volevo solo dimenticare, ed ho scelto quello che ritenevo il modo più semplice.
Poi quella luce azzurra, qual volto femminile. Possibile che fosse davvero mia madre?
Metto la testa sott’acqua: nelle orecchie solo il suono del mio sangue che scorre. Mia madre. Non lo so, forse era una delle creature marine ed io ho caricato tutto con la mia fantasia distorta da quel momento di crisi. I pensieri vanno e vengono, come pellegrini in viaggio.
Il pensiero di Ida, invece, non va mai via. Resta lì, fermo, una guglia di freddo cristallo, luminoso e colmo di dolore. Tutto ciò che ho letto nel suo diario mi ha fatto così arrabbiare. Ma ho capito molte cose. Di Ida, di me, di Riddle.

1 Settembre
Caro diario,
oggi è iniziata la scuola. Ho incontrato Tom in Sala Grande: durante l’estate è cambiato molto. Ora porta i capelli un po’ più lunghi, ma si è fatto anche più pallido e smagrito. Non ho il coraggio di parlargli, di chiedergli qualcosa. Per il momento mi basta guardarlo e sapere ciò che so. C’è una possibilità che lui un giorno sia mio.

24 Ottobre
Caro diario,
è sempre più bello. Più carismatico, più affascinante, più tutto. In questa scuola non c’è nessuno come lui. Non so cosa farei per essere sua amica, per potergli parlare qualche volta. Se potessi essere come la Sanders o la Blackster… se potessi essere come tutti loro.

7 Dicembre
Caro diario,
basta, ho deciso. Gli parlerò. Devo dirgli ciò che so, così con me, almeno con me, potrà smettere di indossare quella maschera: io so che in realtà non gli appartiene. È il figlio di un Mezzosangue. È un Mezzosangue.

Oggi pomeriggio, ho parlato a Georgiana di ciò che ho scoperto leggendo il diario di Ida. Mi stava raccontando di come procede la storia con Garet, ma io ad un certo punto non sono più riuscita a trattenermi e le ho detto tutto. Siamo subito andate da Silente, che ha gelato con poche frasi i nostri propositi.
“Il preside Dippet non vorrebbe neppure sentire le vostre illazioni. Julia, io capisco quello che senti, quello che vorresti fare, ma…”
“Professore, non posso ignorare quello che mi ha scritto mia sorella. Quello che lei mi ha lasciato nel suo diario è tutto ciò che mi resta, tutto ciò che può farmi capire perché è stata uccisa.”
“Non è così certo che sia stata uccisa. Questo lo dovranno stabilire gli investigatori che il Ministero manderà.”

Non è così certo che sia stata uccisa?
Silente mi ha deluso, ha spezzato le ultime speranze che riponevo nella scuola. Ora ho capito che non posso aspettarmi nulla, da nessuno. Ora ho capito che devo essere io a fare qualcosa, ad agire. Ma cosa? Cos’ho in mano?
Il diario di Ida, certo. Ma non posso, non voglio che tutti leggano le sue confessioni più intime e private. Non posso farle del male, io, sua sorella, dopo che lei ha già dato la vita per ciò che sentiva.
Ma Riddle per fortuna non ha una fama immacolata, fra gli studenti. Della sua personalità, i professori hanno sempre conosciuto solo le sfaccettature che selezionava con cura: lo studente modello, il bel ragazzo pensoso, l’orfano triste. Non sapevano, non sanno delle intimidazioni ai Mezzosangue più piccoli, di mille altre cose che dipingono un ritratto diverso da quello dell’integerrimo Caposcuola di Serpeverde che sono abituati a vedere. Si fermano alla superficie: Riddle appare come una bellissima mela rossa, ma dentro è marcia, scavata da un verme odioso.

 

 



Sto cercando di sfuggire a tutti. L’unico luogo in cui mi sento tranquilla, in pace, è il lago. Mi siedo sul molo di legno dove approda la nave quando i piccoli del primo anno arrivano ad Hogwarts.
Allungo una mano e ne tocco la superficie oscura. “L’acqua” mi dice la voce del professor Ruf, in un ricordo dei primi anni di scuola “è il simbolo di Serpeverde, per la sua forma variabile, come l’intelletto pronto e sottile degli studenti della Casa.”
Eppure io la so manipolare così bene. Una Grifondoro, che appartiene la Casa del fuoco, che possiede il potere dell’idrocinesi: potrei sollevare buona parte del lago ed osservarne il fondale, se mi impegnassi al massimo delle mie forze.
“Julia, cosa stai facendo?”domanda la voce del professor Crale alle mie spalle.
Ho sobbalzato, mi ha colto di sorpresa.
“Sto pensando.”gli rispondo, mentre si siede accanto a me. Forse teme che voglia ripetere le mie azioni.
“A cosa?”
“Niente di preciso. Riflettevo sul fatto che io so muovere l’acqua, ma non sono una Serpeverde.”
“Tua madre non è un’umana, vero?”
“No. È una ninfa acquatica, un’Ondina.”
“È diventata mortale, dopo averti dato alla luce?”
“No. Quelle sono solo leggende, inventate dagli umani, che i maghi hanno accettato. In realtà, l’essenza di una ninfa resta sempre tale.”
Crale annuisce.
“Ti sembrerà strano ma posso capirti. Mia madre apparteneva al popolo degli Elfi.”
Guardo il mio professore, stupita da questa rivelazione.
“Anche lei andò via subito.”
“L’ha mai conosciuta?”
“No, mai.”
Il silenzio aleggia un po’ su di noi.
“Volevo solo dirti che ti posso capire, in parte. Se qualche volta hai bisogno di parlare, puoi venire da me.”
“Certo, professore.”
“Come stai? Rispondimi con sincerità, Julia.”
“Sto male. Non è solo il dolore in sé, ma il fatto che non posso fare nulla. Questa sensazione di impotenza mi distrugge.”
“Si può sempre fare qualcosa.”
Mi rivolge uno sguardo eloquente.
“Se non lo fa la scuola, lo puoi fare tu. Non ti sto invitando alla vendetta, bada. Ma puoi cercare di fare chiarezza.”
Forse ha ragione.
Forse posso fare qualcosa.

 

 



Tornata a scuola, cerco Sebastian e Georgiana. Devo parlare con loro. Li trovo insieme mentre parlano in Sala Grande. Hanno un’espressione preoccupata e tacciono all’improvviso non appena mi vedono. È molto probabile che stessero parlando di me.
Sebastian sa già tutto, gliene ho parlato appena io e Georgiana siamo tornate dal colloquio con Silente. Ci aveva visto sconvolte, e non aveva voluto saperne di lasciarci andare se prima non gli avessimo detto tutto.
Mi siedo di fronte a loro.
“Non ho più intenzione di stare con le mani in mano.”
“Cosa intendi?”domanda la mia amica.
“Ho capito, Julia. Era ora. Si comincia quindi.”dice Sebastian, il primo a suggerire l’idea.
“Sì. Si comincia.”
Georgiana ci guarda con espressione interrogativa:
“Si può sapere di cosa state parlando?”
Io e Sebastian ci scambiamo uno sguardo d’intesa.
“Dobbiamo iniziare ad organizzarci. Riddle sta diventando…è diventato troppo potente.”
“Se non te la senti…non preoccuparti.”dico alla mia amica. Le stringo una mano, cercando di farle capire che il mio affetto per lei non pretende prove o sacrifici.
“Ma…stai scherzando! Io ci sono!”
Le sorrido, grata.
“Allora, volete decidervi a spiegarmi cosa avete pensato?”

 













1 2
successiva
ultima

 

serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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11.05.08: rimossa DOROTHY dai pg attivi.
18.04.08: aggiunte DAISY e LEEN ai pg attivi. eliminato KLAUS e spostato in png.
16.04.08: eliminata OPAL dai pg attivi
14.04.08: aggiunta ANNABEL a grifondoro

{ ... }

05.03.08: Aggiunto il PG di Dorothy della casata tassorosso
02.03.08: Aggiunto il PG di Liz della casata grifondoro
10.02.08: Aggiunto il PG di Scarlett della casata serpeverde
30.01.08: Aggiunto il PG di Eugene della casata tassorosso
26.01.08: Aggiunto il PG di Rah della casata tassorosso
24.01.08: Aggiunto il PG di Carlisle della casata tassorosso
18.01.08: Spostati i PG di Eveline, Matt e Beth tra i png
01.01.08: Aggiunto il PG di Alexa della casata tassorosso
30.12.07: Spostato il pg Laura Stevens in png sotto richiesta della burattinaia.
15.12.07: Aggiunto il PG Julia Versten della casata grifondoro
21.11.07: Aggiunto il PG Georgiana Harrington della casata corvonero
21.11.07: Aggiunto il PG Blaine Huznestov della casata corvonero
18.11.07: Aggiunto il PG Noir Varesco della casata grifondoro
11.11.07: Aggiunto il PG Margot Zoe Leroi della casata grifondoro
28.10.07: Aggiunto il PG Laura Stevens della casata corvonero
13.10.07: Aggiunto il PG Jasper Lewis della casata serpeverde
09.10.07: Aggiunto il PG Jillian McKanzie della casata corvonero
28.09.07: Aggiunto il PG Audrey Salinger della casata corvonero
15.09.07: C'è il ballo di apertura! Aggiunti i PG Elizabeth Hale e Matthew Warren
31.08.07: Aggiornate le regole. Domani parte il gioco!
04.08.07: Aggiunto il membro Violet Traviston, chiuse le iscrizioni a serpeverde
17.07.07: Aggiunto il membro Elliot Clark
16.07.07: Blog Aperto
15.07.07: Creazione blog


Personaggi: 21
  • Corvonero: 05
  • Grifondoro: 04
  • Serpeverde: 06
  • Tassorosso: 06


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    Per iscrivervi al GDB non dovete far altro che mandare una mail a:

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    Con i seguenti dati:

    - Nome
    - Età
    - Indirizzo e-mail
    - Nome del personaggio
    - Casa del personaggio
    - Breve storia del personaggio
    - Username con il quale vi siete registrati su Splinder
    - Due immagini del vostro personaggio
    - Che cosa mangio?




    regole

  • Per partecipare c'è bisogno della registrazione a splinder.com
  • Dopo aver fatto la richiesta di iscrizione siete pregati di postare entro una settimana per il primo post. Se avete problemi comunicatecelo.
  • Non ci possono essere nè nomi di pg/png uguali, nè uguali attori/attrici. Ricordate? Fantasia e creatività!
  • Dopo un certo periodo di BUONA frequenza, potrete chiedere alle amministratrici se potrete interpretare un nuovo pg. Decideremo se sarà possibile. SE otterrete il permesso, dovrete essere in grado di gestire tutti i pg; se vi accorgete di non riuscirci, avvisateci e noi provvederemo ad inserire il personaggio nei png. Nessun rancore.


  • regole complete; LEGGETELE prima di iscrivervi!



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    credits



    Questo è un gioco di blog che contiene personaggi inventati o appartenenti alla saga di Harry Potter. Ogni riferimento a cose o a persone realmente esistenti è puramente casuale.

    Grafica e HTM di Martyl.

    La founder del gioco è Giù.

    Il gdb è liberamente isipirato alla saga d