mercoledì, 02 luglio 2008
commenti (3) • tag: discussioni, amori, paura, serpeverde, festeggiamenti, corvonero, tassorosso, duelli, fidelius

Torre dei Corvonero, dormitorio femminile.
Caos.
Si pensa di conoscerlo, di sapere come queste quattro lettere si traducano in rumore, oggetti che volano da una parte all’altra e chissà quant’altro. C’è chi, addirittura, ha la presunzione di sapere come affrontarlo, chi si vanta di saper mantenere il controllo quando l’uragano si abbatte.
Beh, è evidente che questa persona non si è mai trovata nel dormitorio femminile Corvonero la sera prima di un ballo scolastico.

«Dove sono le mie scarpe?»
«Maledizione, mi si è incastrata la zip!»
«I miei capelli! I miei capelli sono un disastro!»
«Sono un disastro. Sono un disastro, io non esco da qui.»
«Sento odor di bruciato. LUISE TI STANNO ANDANDO A FUOCO I CAPELLI!»
«Audrey, dove sono gli orecchini? Eh? Eh??»
«Jillian, il tuo gatto si sta facendo le unghie sul mio vestito!»
«Laura, quelle sono le mie forcine!»
«Sono solo forcine!»
«Sono di mia nonna! Sono diamanti e zaffiri, giù le zampe!!»

Inspiro a fondo, mentre Laura scrolla le spalle con aria indifferente e restituisce le forcine incriminate a Isabel, sull’orlo di una crisi isterica. Sono ORE che le cose vanno avanti così. Il corridoio è invaso da nuvole di vapore, l’aria è talmente rovente da essere al limite dell’irrespirabile e le urla aumentano sempre più ad ogni minuto. Fortuna che io e le mie compagne di stanza abbiamo avuto la brillante idea di salire prima che tutte le bimbe del primo e secondo anno realizzassero di doversi preparare, altrimenti saremmo ancora in coda per fare la doccia. E invece siamo in camera, in preda a più o meno violenti attacchi di isteria pre-grande serata. Audrey è immobile davanti allo specchio, puntando con aria minacciosa la bacchetta contro il suo riflesso mentre sibila qualcosa a proposito dei suoi capelli, intimando loro di stare immobili nell’acconciatura in cui li ha costretti; Laura si accende una sigaretta dopo l’altra, appollaiata sul cornicione di una finestra (e solo i numerosi incantesimi con cui l’abbiamo stregato le impediscono di volar giù), mentre Isabel cerca, inutilmente, di fissare le preziosissime forcine ai capelli accuratamente lisciati per l’occasione. Troppo lisciati. Singhiozza.
«Non è possibile»
«Cosa, tesoro?» le domando, rimirando l’abito che ho appena estratto dagli impalpabili veli di seta in cui era avvolto. Una cascata bianca e lucente si distende davanti ai miei occhi, strappandomi un sospiro. Non è meraviglioso, è divino.
«Credimi, non è mia intenzione interrompere il tuo idillio, ma ho un problema più pressante» mi richiama Isabel, che ormai rasenta l’isteria. Mi schiarisco la gola, afferrando la bacchetta e andandole incontro. Mi guarda, sospettosa.
«Non è che poi faccio la fine di Luise?»
Un’occhiataccia.
«Tutta questa sfiducia nelle mie capacità magiche mi offende» piccata, faccio lievitare una delle preziose forcine e la mantengo ferma a mezz’aria, mentre le sistemi i capelli su cui poi il gioiello andrà a fissarsi. Mormoro qualche altro incantesimo, assicurando che non scivoli via, poi passo all’altra. Isabel, rigida come un manico di scopa, respira appena. Audrey, scorgendola riflessa nello specchio, scoppia a ridere, mentre Laura spegne la sigaretta e salta a terra, avvicinandosi al suo letto, dove ha posato il suo abito, rosso fuoco.
«Signore» annuncia con un sorriso «Siamo ufficialmente in ritardo.»
Olè.

***

Sala Grande.
«Signorina McKanzie» la leziosa voce di Lumacorno interrompe la discussione. Alzo gli occhi, mentre automaticamente Carlisle mi si affianca, protettivo. Pur non vedendolo, posso immaginare il suo bel viso contrarsi in una smorfia.
«Buona sera, professore» lo saluto, cercando di essere il più educata possibile «Posso fare qualcosa per lei?»
«Beh, signorinella» mi agita l’indice sotto il naso «Potrebbe spiegarmi perché non ci ha mai fatto l’immenso dono della sua presenza ad uno dei numerosi thé a cui è stata invitata, per esempio.»
Non ribatto e lui coglie l’occasione per continuare a parlare, interpretando la mia espressione neutra per dispiacere puro.
«Ma vedo che è veramente dispiaciuta e sono sicuro che è stato lo studio a tenerla tanto occupata, sono sicuro che la prossima volta non mancherà.»
«Farò del mio meglio» mi sforzo di sorridere, tirando una gomitata a Carlisle che, di spalle, sghignazza senza ritegno.
«Ottimo» sorrido. Un sorriso largo, smisurato, falso. «Buona serata, signorina McKanzie»
«A lei, professore»
Aspetto che si allontani, per tirare un colpo sulla spalla a Carlisle.
«Certo che potevi fare lo sforzo e…»
Mi interrompo, seguendo la espressione improvvisamente tesa che è fissa su una coppia, al centro della pista. Riconosco Julia, che danza con la leggerezza di una fata, assieme a Riddle. Trattengo il respiro, circondando con un abbraccio la vita del mio Tassorosso.
«Credi che..»
Annuisce, lentamente. Aumento la stretta.
«Ma non ora» scandisce, lentamente «Non subito.»
Mi prende per mano, trascinandomi verso la chioma biondissima di Eugene che ondeggia a tempo di musica spiccando sopra la folla. Isabel, minuscola al suo fianco, sorride con aria sognante nonostante i suoi piedi urlino di dolore.
Il biondo, nel riconoscerci, si immobilizza, contemporaneamente alla sua compagna.
«Milo?»
Eugene indica il ragazzo, in mezzo alla pista, circondato da un nugolo di ragazze adoranti, mentre concede un ballo alla fortunata di turno, guardandosi bene dall’incrociare lo sguardo esplosivo di Opal. Il mio ragazzo annuisce, lanciando andare la mia mano per infilarsi nella folla.
«Vado a cercare Georgiana.» dichiaro, girando sui tacchi e avviandomi nella direzione opposta rispetto a Carlisle. Mi infilo tra un paio di coppiette così appiccicate da sembrare un unico, gigantesco ammasso di carne umana che si muove a ritmo; scosto con delicatezza un paio di ragazzine del primo anno che sbavano ai piedi di Jasper. La Serpe in questione mi riconosce: splendido come suo solito, con addosso un abito che più classico ed elegante di così si muore, mi squadra da capo a piedi un paio di volte. Raddrizzo la schiena, conscia dell’effetto che posso fare questa sera. Abbozzo addirittura un sorriso, che si trasforma in una smorfia di disprezzo alla vista della sua accompagnatrice.
«McKanzie» sibila, sorridendo a sua volta «Devo dire che sei molto…molto...» aggrotta la fronte, fingendosi in difficoltà. Lo ignoro, e faccio per riprendere a camminare. Devo trovare Georgiana, devo trovare Georgiana.
«… scialba» riprende Deirdre, concludendo la frase al posto suo «Il bianco ti fa sembrare più scialba del solito»
«E il tuo accompagnatore ti fa sembrare ancora più facile di quanto tu già non sia» ribatto dolcemente, prima di allontanarmi con passo deciso. I gridolini soffocati della Blackster mi inseguono, rendendo ancora più dolce la mia brillante uscita di scena. Inspiro a fondo, crogiolandomi nella mia beatitudine, ma non mi accorgo di una minuta figura davanti a me, che mi viene incontro a testa bassa.
Lo scontro è inevitabile: Violet Traviston mi frana addosso, rischiando di mandare entrambe a terra. La vedo che fa per aprire la bocca e biascicare qualcosa (forse scuse, ma dubito fortemente), ma nel riconoscermi richiude le labbra e mi guarda in cagnesco. Ricambio la cortesia, prima di spolverare la gonna dell’abito e riprendere a camminare, come se nulla fosse. I suoi occhi mi bruciano sulla schiena, particolarmente odiosi, ma la sagoma slanciata di Georgie mi riempie di sollievo. La raggiungo abbozzando qualche passo di corsa, e le stringo un braccio. Lo sguardo che mi rivolge, però, non promette nulla di buono.
Pallida, muove appena le labbra mentre si china verso di me.
«Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme.»
Trattengo il respiro.
«L’ha sfidata»

***

Foresta Oscura.
La notte è fredda, nonostante le giornate siano ormai calde.
Le ombre si allungano accanto a me, che incespico a fatica tra le radici e la fanghiglia, in bilico sui miei assurdi tacchi. Maledetta vanità, maledetta volta che ho deciso di indossarli per far bella figura. Maledetto ballo. Fruscii sospetti mi riempiono le orecchie, la paura mi attanaglia lo stomaco in una presa di ferro; potrei vomitare da un momento all’altro se non fosse che farei troppo rumore ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Carlisle ed io siamo stati gli ultimi a lasciare il salone, qualche minuto dopo Milo e Damian: man mano che ci siamo allontanati dalla confusione della Sala Grande, infilandoci nelle ombre poco rassicuranti dei corridoi che conducono alle grandi porte di legno massiccio, il nervosismo mi è scivolato nelle ossa, facendomi tremare come un uccellino spaventato.
«Non ti obbliga nessuno a venire» sussurra Carlisle, guidandomi gentilmente tra una coppia di querce gemelle, dalla corteccia ricoperta di soffice muschio.
«Se non vengo, allora vuol dire che il Fidelius non è servito a nulla.» ribatto a denti stretti. Vorrei che non battessero così forte.
«Nessuno te ne farebbe una colpa» insiste «Nessuno si aspetta nulla»
«Ma io si. » mi fermo, rinunciando a tenere alto l’orlo dell’abito «Ascoltarmi. So che nessuno me ne farebbe una colpa, so che nessuno verrebbe a dirmi niente se decidessi di tararmi indietro, non è un gioco. Ma proprio per questo motivo devo esserci, non potrei più guardare in faccia nessuno di voi se adesso facessi dietro-front e tornassi a ballare come se nulla fosse. Julia ha investito tanto, nel Fidelius, e non solo lei. Io non posso, tornare indietro. Non posso e non voglio. E se i miei stupidi denti sbattono è perché il mio stupido corpo non può fare a meno di avere paura» concludo stizzita, massaggiandomi le braccia. Ho la pelle d’oca.
Carlisle mi abbraccia da dietro, racchiudendomi nel perimetro caldo e sicuro delle sue braccia e affondando il viso nell’incavo della mia spalla.
«Sei bellissima, stasera» sussurra «Non credo di avertelo ancora detto»
«Anche tu» chiudo gli occhi, fingendo di non essere immersa nel fango fino al tallone.
«Promettimi una cosa, Jillian» fioche, le sue parole danzano leggere fino alle mie orecchie «Non giocare a fare l’eroina»
«E tu non fare l’eroe» sento gli occhi pizzicarmi e gonfio le guance, istintivamente; non è né il tempo né il luogo delle lacrime.
«Qualsiasi cosa succeda..»
«Non succederà niente!» esclamo stridula, voltandomi verso di lui.
«Qualsiasi cosa succeda» riprende, caparbio «Sarò la tua ombra»
«E io la tua»
«Promesso?»
«Promesso»
Mi stringe più forte, senza aggiungere altro. Non un bacio, non una carezza: mi stringe forte, come se così potesse mescolarsi a me, al mio sangue, al mio corpo, e non dovermi lasciare andare per la mia strada, in questo labirinto di tronchi. Un attimo dopo, l’aria fredda prende il posto del suo tepore e non c’è più, scomparso chissà dove qui attorno. Inspiro a fondo, stringendo forte la bacchetta tra le dita sudate.
Riprendo ad avanzare, reprimendo l’impulso omicida di illuminare il terreno ai miei piedi con il primo incantesimo che una strega impara in vita sua, ascoltando il raccapricciante rumore dei tacchi che affondano nella fanghiglia e di questa che tenta di risucchiarli ad ogni passo, rallentandomi. Non posso andare avanti così, è da impazzire: trattenendo il disgusto, sfilo i sandali, accucciandomi dietro un cespuglio per incantarli e saperli poi ritrovare domani mattina. Qualcosa ulula in lontananza, mentre li nascondo sotto i rami di quello che riconosco come biancospino. Sempre se ci arrivo, a domani.
Mi rialzo in piedi, inghiottendo la paura e riprendendo a camminare, ma lo schiocco di un rametto spezzato mi informa che non sono più sola. Mi volto di scatto, mentre dalle ombre, pallida come un fantasma, emerge una sagoma esile che riconosco come Violet Traviston.
«McKanzie» sibila, il volto inespressivo illuminato da un raggio di luce argentata che rivela lo sguardo vacuo di chi non prova rimorsi «Dove hai lasciato il tuo ragazzo-peluche?»
«Traviston» ribatto, cercando di trattenere un leggero tremore nella voce «Potrei chiederti esattamente la stessa cosa, se non fosse che ho intravisto Norwood qui dietro, assieme alla Lywelyn. E non stavano discutendo, questo è sicuro.»
Un alito di vento ci scompiglia i capelli, mentre per una manciata di interminabili secondi ci fissiamo in cagnesco. Poi, all’uninsono, urliamo.
«STUPEFICIUM»
«IMPENDIMENTA»
Gli incantesimi si scontrano, esplodendo in una pioggia di scintille luminose e colorate. Ma non c’è tempo per guardare la magia che si combatte tra di noi: chiamando a raccolta tutte le mie forze e il mio coraggio, arretro nell’oscurità tra gli alberi, dandole le spalle e iniziando a correre.
Con un po’ di fortuna, sarà tanto idiota da seguirmi in un labirinto di cui non conosce l’uscita.
Con un po’ di fortuna, io quest’uscita saprò trovarla prima di lei.













martedì, 01 luglio 2008
commenti (2) • tag: amori, amicizie, paura, serpeverde, dubbi, riddle, festeggiamenti, duelli, morsmordre, fidelius

Giorni precedenti
Come tutti gli anni in questi ultimi tempi la scuola assume un aspetto quasi spettrale e inquietante, con tutti quegli studenti consumati dallo studio della loro linfa vitale, tanto da non sembrare nemmeno poi tanto umani; spero proprio di non incontrare nessuno di loro da sola nei corridoi…sarebbe peggio di scontrarsi faccia a faccia con un troll!
Nemmeno la grande notizia del ballo scolastico sembra rinvigorirli, anzi sembra che la cosa gli sia proprio scivolata addosso; d’altronde è normale…anch’io l’anno prossimo sarò nelle stesse condizioni…solo un po’ più carina, o almeno spero! Sta di fatto che mentre tutti i malcapitati dl quinto e del settimo anno riescono a trovare solo un piccolo angolo del loro tempo per pensare al vestito della festa, io ho tutto il tempo che voglio e più di quanto me ne occorre.
Entro nella  mia stanza, diventata un campo minato, se la guerra fosse combattuta con tacchi 10, vestiti e gioielli; mi faccio spazio tra stoffe rosa e azzurre, scanso sandali e decolté per poi raggiungere il mio obiettivo finale: “Scar!”.
“Hey Dè”, replica con ben poco entusiasmo…non saprà cosa indossare o sarà indecisa su qualche accessorio suppongo.
“Penso di aver trovato IL vestito…devi vederlo…”. Mi giro scartando il pacco che mi ha appena mandato mia madre: premurosa come sempre. Mentre tolgo delicatamente la carta che lo avvolge noto che nella stanza manca una presenza ostile; sembra proprio che il campo nemico sia sgombro.
“Dov’è la Traviston?”, domando incuriosita, celando ancora la sorpresa.
“Penso proprio che alla fine abbia ceduto e si sia ritirata per fortuna…”. che peccato...sarcasticamente parlando!
“Ok…pronta?!”
, le domando. Mi sorride; mi domando perchè Scar sia così pensierosi in questi ultimi tempi...
“Pronta per cosa?”, Amber, toltasi dallo specchio del bagno con cui stava intrattenendo una felice conversazione col suo riflesso, si intromette come non manca mai di fare nella nostra conversazione;
“Stavo per mostrare il mio nuovo vestito a Scar…il vestito per il ballo”.
“Oddio posso vederlo vero?”.
gli manca solo la coda per scodinzolare per rendere meglio l'immagine di completa sottomissione e dedizione di questa ragazza!
“Certo..”
; sarà anche una vera rompiscatole, ma nessuno sa far ingigantire il mio ego come lei; in questo ambito è davvero indispensabile!
Apro davanti agli occhi delle presenti un magnifico abito azzurro, del colore dei miei occhi per la precisione, lungo e di seta.
“E’ bellissimo…ti starà di certo da favola!”, mi dice la bionda con la sua solita sovreccitazione e esaudendo le mie speranza di successo.
“Certo una favola…ma non penso che tu lo possa mettere per il ballo…”. Attonita. Non esiste parola che esprima meglio i miei sentimenti. Scar continua a lanciarmi occhiate eloquenti, che però non riesco a cogliere…
“Dè, pensa bene al dopo…quel vestito è troppo bello per un possibile risvolto della serata…”.
Ma è impazzita? Di che diavolo….ah già. Solo ora mi ricordo della controindicazioni di quest’ultimo ballo scolastico. C’è sempre qualcosa o qualcuno che deve rovinare il mio happy-ending… per quanto io sa importante c’è qualcosa di più grande che dev’essere compiuto…ma odio comunque questa situazione.
“Io veramente lo trovo fantastico…”, e di nuovo Amber spunta dall’ombra.
“No ha ragione Scar…è troppo…ho tantissimi altri vestiti altrettanto belli e anche comodi…”
ritorno alla mia ricerca, spaziando tra gli armadi, consiglio alla mediocre Amber, che continua ad insistere su quel cavolo di vestito, e alla favolosa Scar, ma mentre cerco qualcosa di adatto mi domando sempre una cosa, fondamentale per la scelta, “Questo piacerà a Jasp?”. Patetica e infantile, ma felice ed eccitata come non mai.

Sera del ballo


“Come sto?”
, chiedo per la milionesima volta a Scar, poi a Beli, Uto, Eileen e a chiunque mi capiti a tiro…ok non proprio a tutti. Dopo essere sicura, ma alla fine nemmeno toppo, di aver fatto la scelta giusta mi immergo nell’insieme di luce e suoni della Sala Grande, piena di persone, in una serata che non si sono nemmeno negati gli indaffaratissimi diplomandi. Ansia e tensione da una parte, eccitazione dall’altra mi sconvolgono completamente, mentre al mio fianco la mia amica sembra più immersa in tutt’altri pensieri; solo ora mi accorgo che forse sono stata egoista e decisamente egocentrica a focalizzare la mia attenzione solo su di me, senza notare che l’atteggiamento distante di Scar era forse dovuto ad argomenti più importanti e profondi che un semplice paio di scarpe. Dovrei parlarle…dovrei spiegarle…dovrei scusarmi, ma… “Dè…”. Jasp arriva porgendomi la mano ed è come se lo vedessi per la prima volta; avverto una sensazione strana che non so spiegare…so solo che comincio a sorridere come una cretina principiante. Gli porgo la mano e cominciamo a ballare in mezzo a tutti gli altri studenti, e al contempo completamente soli. In questo momento, per me, ci siamo solo io e lui. Guardo negli occhi il mio migliore amico, il mio complice, il ragazzo che mi ha fatto soffrire come non mai, che mi ha supportato, sopportato, regalato gioie e delusioni fino ad oggi; l’unico che abbia mai amato senza nemmeno saperlo.
“Sei bellissima…”. Quanto vorrei che questo momento durasse per sempre.
“Anche tu…”, ecco di nuovo quegli stupidi sorrisi. Mi stringo a lui, poggiando l’orecchio sul suo petto fino a sentire i battiti del suo cuore. Sento la musica che cambia ed alzo lo sguardo finchè i miei occhi incontrano i suoi. Un interminabile istante. ‘baciami, ti prego, baciami’ continuo a ripetermi non desiderando altro da troppo tempo. Ma i desideri, come in tutte le favole, si avverano sempre, e così i nostri volti si avvicinano sempre più in un solo, unico, splendido bacio; tutto perfetto, prima di essere trasportati via dalla forza degli eventi e capire che questa è la realtà e non una favola; e allora eccoci a inseguire Ridde e la Versten, con al nostro fianco Ed e Scar. Corriamo in quella foresta che conosco e che mi sembra ora così minacciosa. Perché sono i momenti più belli ad essere sempre rubati? Non chiedevo che pochi minuti ancora…ma l’arroganza degli ideali non ammette sconti.
A ognuno il suo, ora è il momento della resa dei conti, così si schierano  i due schieramenti di guerra, l’uno di fronte all’altro, Morsmordre e Fidelius; ci sono fratelli contro fratelli, compagni contro compagni, omicidi contro vittime. Nella paura e nella tensione che sale sempre più non temo solo per la mia vita, ma anche per quella delle persone che ho accanto. Ed, Scar,…Jasp…e se vi dovessi perdere cosa farei? Non deve accadere, non può accadere; e se lo richiederà preferisco perire io stessa piuttosto che loro. Eroismo? Probabilmente solo paura estrema e amicizia. Guardo Jasp negli occhi per un solo istante, senza parole, totalmente inutili di fronte alla situazione. Mi stringe la mano mentre il primo lampo di luce si  staglia nel buio della notte e si scontra violentemente col secondo in risposta; è cominciata.
E’ la resa dei conti, l'inizio della fine...o di un altro inizio.
Estraggo la bacchetta contro un nemico invisibile e non posso che sperare mentre inseguo una sagoma appena visibile all'interno della foresta proibita in una notte sempre più oscura…












sabato, 28 giugno 2008
commenti (6) • tag: amori, dolore, misteri, amicizie, paura, serpeverde, litigi, guai, errori, festeggiamenti, duelli, morsmordre, fidelius

Ormai l'ho imparato: quando il tuo caposcuola chiama, tu non puoi fare altro che accorrere senza fiatare. E' per questo che sto trotterellando al fianco di Tom dopo che lui si è semplicemente voltato verso di me; so leggere il suo sguardo, so esattamente quando vuole che io vada da lui. Succede spesso, ultimamente, e non posso dire che sia esattamente un piacere visto che il più delle volte i compiti che mi assegna si rivelano piuttosto sgradevoli.
« Allora, mia cara. Hai paura di usare la bacchetta? » sibila facendomi largo in mezzo alla folla, che al suo passaggio automaticamente si apre in due ali e lascia il corridoio sgombro.
« No. » certo che no! Alzo gli occhi al cielo, cercando di trattenere il mio tono seccato.
« No, è vero. Ce l’hai già dimostrato. » snuda i canini in un sorriso crudele : gli piace ricordarmi con insistenza quasi insopportabile della fine che ho fatto a fare a Medea Diamond. Dopo averlo raccontato a tutti, è ancora più contento di sbandierarmi in giro come il suo piccolo trofeo malvagio. « Allora non sarà un problema uccidere qualcuno dei tuoi compagni, vero? » ghigna ancor più evidentemente.
« Cosa? » entriamo nella sala comune di Serpeverde, catturando gli sguardi di tutti i presenti.
« Non vestirti troppo elegante, alla festa di fine anno. » non risponde alla mia domanda, limitandosi a scomparire oltre la porta del dormitorio maschile, lasciandomi sola nel bel mezzo della Sala Comune.



~ la sera del ballo
Altissima e magra come un chiodo, Ashleigh si infila uno spumoso vestito rosa cipria, il bustino stretto sul corpo praticamente invisibile che poi si apre in una gonna tutta pizzi. Si guarda nello specchio, agitandosi per fare oscillare il vestito troppo ampio.
« Vorresti duellare con quello?! » chiede Catherine, impegnata a lucidare le sue scarpette verde bottiglia. Ash la fulmina e ricomincia a sistemare gli strati voluminosi di stoffa ; sembra una meringa gigante, ma se glielo dicessi mi sbudellerebbe. Mi lascio cadere sul letto, affondando la testa nel cuscino di una delle compagne di stanza della mia nuova alleata ; la nostra camera è diventato il regno della Blackster e della Lywelyn, che già da quattro giorni ci circuiscono per convincerci a lasciare loro campo libero - e non ce lo siamo fatte ripetere due volte. Solo Amber è stata abbastanza audace da rimanere in loro compagnia, e non la invidio affatto.
« tesoro, Cate ha ragione. Immagina i rami che strappano la stoffa.. » mormoro sfregandomi gli occhi. Il mio vestito di un bel viola lucido giace ai piedi del letto; non ho voglia di infilarmi il bustino né le calze, né l’insieme di prezioso tessuto che ho accuratamente scelto per questa festa. Né di correre nel bosco con i tacchi che affondano nel fango ad ogni passo, e rischiare di essere trucidata da qualche reginetta dal cuore d’oro con i boccoli biondi.
« V, non è il caso di sbrigarti ? » mi sollevo a fatica, mentre Ash si sistema i capelli agitando a tutta birra la bacchetta per fissarli in uno chignon sin troppo intricato per i miei gusti. Sistemo la gonna del vestito, stringendo la gonna attorno ai miei fianchi – ancora più magri del solito, esclusivamente per mettermi questo dannazione di abito elegante.
« A, non è il caso di mollare uno dei tre cavalieri a cui hai detto di sì ? » le faccio notare con poca cortesia. Lei ride e ci saluta con la manina prima di uscire dalla stanza, sibilando qualcosa che suona come ‘ci vediamo dopo’.

***

« Jeff? Non vorrai dire che ... »
« sì, la sta sfidando ora. » mi mormora il mio cavaliere nell’orecchio. Lo stringo abbastanza da poter alzare lo sguardo oltre la sua spalla, mentre balliamo lentamente, e osservare il viso pallido di Julia Versten, che si trattiene dal dare uno spintone a Tom Riddle e corre via, verso una direzione che non intuisco visto che Jeff mi dà un colpo e sono costretta a riprendere a girare.
Giro. E vedo i professori che chiacchierano e ogni tanto muovono la testa a tempo.
Giro. Lywelyn e Norwood che si scambiano occhiatine piene d’amore mentre lui le pesta i piedi ballando. Me lo ricordavo come un uomo pieno di grazia, certo che la baldracca gli fa proprio male.
Giro. La porta della Sala Grande spalancata, e la sagoma di Lenore che scivola fuori.
« Jeff? »
« ti prego. Fai finta di niente, altri cinque minuti. » preme ancor più forte contro le mie costole, tuffando il viso nei miei capelli strapieni di incantesimi perché rimangano in ordine. Non ribatto, limitandomi a risistemare le mani sulle sue spalle.
Giro.
« Non parliamone ora. » sussurro appena. Ma ho già una vaga idea di cosa finirà per dire. E non voglio sentirlo.



come closer and see
see into the trees
find the girl, if you can

I rami trapassavano la pelle pallida di Violet senza lacerare la carne, ma lasciando segni rossastri sulle guance, sulle braccia nude e sulle mani, ostinatamente serrate attorno agli strati di prezioso tessuto color ametista, come a proteggere l’abito che ne fasciava il corpo minuto.
Camminavano in silenzio attraverso l’oscurità, resa densa dalla sottile ansia che componeva una ragnatela tra i membri del drappello, nemmeno lontanamente in grado di distinguersi a vicenda se non nei rari tratti in cui la luna bagnava di riflessi lividi le loro tenute troppo eleganti per avanzare agevolmente.
Non rimaneva più niente della frivola allegria dietro la quale si erano mascherati fino a pochi minuti prima. Nessun cavaliere porgeva più la mano alla sua damigella infiorettata per l’occasione, troppo occupato a trattenere i propri gemiti quando un fruscio sospetto proiettava su di loro ombre ancor più scure della notte.
Un cerchio di luce bianca accolse le loro figure sconvolte, che si posero quasi automaticamente in circolo attorno a Tom Riddle, il cui ghigno era ancor più accentuato dalle ombre sinistre che ne scolpivano il volto.
« Violet? » scandì una voce tremula poco lontano da lei, precedendo di qualche istante la mano ruvida che si posò sull’epidermide candida e nuda delle spalle. La ragazza soffocò a stento un grido, mentre le dita ancora non ben identificate scivolavano lentamente tra i boccoli ordinati e resi quasi neri dalla luce incolore. Nemmeno nelle sue previsioni più terrificanti avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata a non distinguere il tocco affettuoso di Jeff, troppo concentrata a reprimere le morse di terrore distillato che le stringevano lo stomaco. Riddle e Lenore si muovevano lentamente in circolo, fermandosi presso ognuna delle altre figure che si erano sistemate in pose statiche e immutate già da qualche momento, come se lo spiazzo, su cui si tendevano i rami neri di piante secolari, avesse avuto qualche potere magico che li rendeva improvvisamente incapaci di rifuggire la luce. Probabilmente la manciata di orrendi traditori del loro sangue avrebbe fatto la sua comparsa ben presto, non meno spaventata di loro, ma certo più agguerrita. Almeno più agguerrita di Violet, tremebonda e congelata, quasi incapace di reggere la bacchetta di nocciolo che avrebbe dovuto costituire la sua arma e la sua salvezza.
« Ci spostiamo verso il bosco, ci nascondiamo al buio ed aspettiamo. » sibilò la voce profonda di Lenore, seminascosta dal cappuccio del lungo mantello, il cui tessuto opaco era lo stesso, probabilmente velluto, che venne fatto scivolare tra le mani della contessina. Un mantello per sé, per coprirla e per occultarne ancor di più la figura finché gli altri non si sarebbero palesati.
« d’ora in poi, ognuno per sé. buona fortuna. » era quasi grottesco che l’unica amica di Tom Riddle, passandole attraverso con il suo sguardo di ghiaccio, le augurasse di uscire vincitrice da uno sciocco duello, in cui ognuno di loro si sarebbe giocato qualcosa che non era molto distante dalla stessa vita.
La mano di Jefferson strinse il suo braccio e la trascinò verso l’intrico di rami che si delineava poco oltre; non poté che lasciarsi condurre, mentre con lo sguardo cercava di memorizzare i punti in cui gli altri erano spariti nel nero. Poco dopo essersi fermata, sentì la consistenza di un grosso tronco sulla schiena, dove era stata appoggiata con delicatezza dallo stesso che le aveva posato le labbra calde sul collo, proprio sotto l’orecchio. Il peso del ragazzo si posò contro di lei; un modo come un altro, uno piuttosto piacevole per la precisione, per ingannare la nervosa attesa.
« Vi, vorrei che fossimo.. » soffocò le sue parole con un bacio, sfiorandogli con delicatezza i capelli. Era l’unico modo per non permettergli di notare il suo sguardo vacuo: molto probabilmente, la stessa scenetta ai limiti del decente si stava consumando qualche albero più in là. Edward e la Lywelyn.
Non ebbe molto tempo per pensare al fatto che l’altro non pensava più minimamente a loro due; il rumore lieve eppure perfettamente chiaro dei passi sulle foglie e di frasi sommesse costrinse tutti a ritornare violentemente alla realtà.

I hear her voice and start to run
into the trees


Ammetto di non riuscire a ricordare quali fasi mi hanno portato a dare la caccia alla bionda e terrorizzata Jillian McKanzie, che corre nascondendosi tra gli alberi con troppa foga per rendersi conto che sta coprendo un percorso perfettamente circolare. Mi ritrovo a fiutare l’aria, quasi come un segugio e non una strega; non riesco più a distinguere la sua figuretta luminosa e questo mi preoccupa un po’. Non vorrei mai che mi spuntasse alle spalle, e la bacchetta mi scivolasse definitivamente di mano; non mi sono mai sudati i palmi quando ero nervosa, ma questa notte sembra avere intenzione di ribaltare tutto ciò che è stato sinora.
Sto immobile, con la schiena appoggiata ad un tronco; tento persino di non respirare, pur di evitare di fare rumore. Ogni suono, così come ogni zaffata di profumo di fiori, mi potrebbe servire per identificarla. Ho lasciato la radura al suo seguito, con alle mie spalle le luci e le esplosioni di un combattimento multiplo ; Julia Versten ha tentato di ammazzare Riddle e per un pelo non ha beccato me.
« allora, violet, hai finito di rifarti il trucco? » la vocina zuccherosa di McKanzie che cerca di fare la dura mi giunge alle orecchie come manna dal cielo. Mi volto verso di lei con uno scatto secco, allungando il braccio e pronunciando il primo incantesimo che mi viene in mente. Vedo solo la scia azzurra che traccia nell’aria, e che si dissolve con un piccolo botto a mezzo metro dalla schiena della mia avversaria. Peccato. E’ già la quinta o sesta volta che la manco, sebbene entrambe portiamo i segni degli incanti andati a segno. Risponde esibendo anche un’espressione feroce, vagamente grottesca, ma in compenso sento la stoffa e la pelle che si lacerano appena sotto le costole. Dannazione.
Tremo appena, e riprendo ad inseguirla. Ignorando il dolore lancinante che mi ha provocato la sgualdrinella. Lei e il suo maledetto ragazzo dai capelli rossi. Un’altra scarica di scintille. Inciampa, ma si rialza e ricomincia a correre. Devo dire che sono un po’ stufa di questo stupido gioco, e che oltretutto stiamo tornando verso la radura; vedo tra i rami la luce e sento le urla dei combattenti.
Jillian scompare tra due grossi alberi, tuffandosi nel riflesso verdognolo di quello che mi auguro non sia un Avada. La inseguo, sfidando la sorte e i lampi di luce.

suddenly I stop, but I know it's too late
i'm lost in a forest
all alone


Luce viola, per la precisione. Rimango in piedi per qualche istante, del tutto concentrata sul battito del mio cuore che rallenta, e la sensazione spiacevole del sangue che smette di fluire. Sono del tutto consapevole di quello che sta succedendo. Del terreno e l’erba alta su cui cado pesantemente, tracciando un arco nell’aria.
« Antonin .. »
Mi rendo conto che è stato lui. Per sbaglio, mi auguro. Mi rendo conto che le forze mi abbandonano insieme al respiro. Chiudo gli occhi. Per sempre.













venerdì, 16 maggio 2008
commenti (1) • tag: discussioni, amori, speranze, amicizie, paura, grifondoro, corvonero

Peter mi chiude la bocca con un bacio, mentre gli sto spiegando gli utilizzi della mandragora nelle pozioni.
“Tesoro, smettila di parlare…”mormora, infilando una mano sotto la mia maglia.
“Fermo, se non studi finirà che il prossimo anno dovremo dare i M.A.G.O. insieme.”
“Ti dispiacerebbe?”
“Uhm. Sì. Cosa farai nella vita?”
“Oh, non lo so, c’è tanto tempo per decidere…”
“Non è vero, e tu lo sai.”
Il mio ragazzo tace, infastidito.
“Mi mancherai, è ovvio. Ma voglio che tu vada avanti, non che ti fermi!”
La sua espressione si ammorbidisce, mentre arrotola uno dei miei boccoli intorno alle dita.
“Io ti amo, Audrey. Lo sai.”
“Anche io.”
Che tono strano.
“Se succedesse qualcosa il prossimo anno, quando io non ci sarò…”
Si blocca.
“Ecco, non posso pensarci.”
“Allora, stupido. Prima di tutto, sono una Corvonero, e anche abbastanza intelligente, credo. Quindi uno Schiantesimo so lanciarlo più che bene, come la tua amica Alice Knox ricorda ancora. In secondo luogo, non sarò sola. Chiaro?”
“Sì, lo so. Ma dopo l’aggressione a Georgiana…”
“-Dopo l’aggressione a Georgiana- niente. Ce l’aspettavamo tutti in un certo senso.”dico, tagliente come a volte mi costringe ad essere.
“Questo è vero. Ma non posso fare a meno di preoccuparmi per quando non ci sarò. Audrey…ti prego, stai attenta. Fin da ora.”
“Non c’è bisogno di dirmelo.”


Torno nella mia stanza sbuffando.
Sono cosciente dei rischi, del pericolo che corriamo tutti. Però non sopporto Peter quando si fa prendere dalle sue manie da mamma chioccia. Se mi sono innamorata di lui, è stato per la sua indipendenza da me.
Prima, i miei ragazzi erano sempre stati docili strumenti nelle mie mani. Peter era la variabile impazzita, che ogni studente di Aritmanzia adora.
Lancio la cartella con i libri sul letto e mi lancio in bagno per farmi una doccia decente. Jillian ne emerge con la testa avvolta in un asciugamano azzurro, e mi saluta con uno dei suoi sorrisi.
Poi mi dice:
“Tesoro, tutto bene?”
“Sì, perché?”
“Hai un’espressione…corrucciata.”
“Peter. Si è fatto venire le paranoie. Perché lui il prossimo anno non ci sarà più, e io sarò sola a lottare contro i cattivi.”
Jill si siede e inizia svolgere l’asciugamano, rivelando i suoi lunghi capelli biondi, che da bagnati hanno una sfumatura scura.
“Dev’essere preoccupato, non dovresti prenderla così…”
“Non è per quello. Ma già ho paura io. Se ci si mette anche lui…crollo.”
Sento il viso caldo.
“Già, è difficile per tutti. Anche io a volte…”
Rabbrividisce.
Mi siedo accanto a lei.
“Cosa possiamo fare, d’altronde?”chiede.
“Soltanto sperare e prepararci al peggio.”
Il racconto delle gesta di Julia Versten e Aedan Lywelyn sta facendo il giro della scuola. Eugene Pennington lo ha raccontato a Milo Ashmore; e raccontarlo a Milo equivale a spargere il pettegolezzo per tutte le Isole Britanniche.
“Ma secondo te è vero che li ha sorpresi proprio nel momento clou?”domanda Rachel, ridacchiando.
“Ah, non saprei. Isy, cosa ci dici?”
Isabel avvampa all’istante.
“Io…a dire il vero, non gli ho chiesto nulla.”
“Come, non gli hai chiesto nulla?!”continua Rachel, impietosa, fingendo indignazione.
“Ehm…”
“Su, lasciatela stare, povera piccola…”interviene Jill, con una carezza sulla testolina castana.
Ridiamo tutte e quattro, dimenticando per un istante Fidelius, Riddle e tutto quanto.

 














martedì, 13 maggio 2008
commenti (5) • tag: discussioni, amori, amicizie, paura, dubbi, guai, errori, riddle, grifondoro, corvonero, duelli, morsmordre, fidelius

« non c'è niente da ridere. » rimbecco secca due delle mie ragazze, che in fondo alla stanza delle necessità continuano a singhiozzare per soffocare la loro ilarità. Il motivo di tanto divertimento è chiaro a tutti: neppure io, in situazioni normali, riuscirei a stare seria davanti a Eugene Pennington rosso come una lampada giapponese che tenta di non rifuggere il contatto fisico con Isabel, alla disperata ricerca della sua mano. Il poverino è alla sua prima relazione, e si è beccato pure la piccola geisha della situazione. Guarda ostinatamente verso di me al posto di badare a lei, rimarcando con l'espressione da orso ferito che le mie parole gli salveranno la vita, almeno per mezz'ora.
Poco più in là, altrettanto smarriti, siedono i nuovi acquisti: Opal Worthington che stringe le mani una contro l'altra, probabilmente per evitare di far esplodere qualcosa mentre sbava copiosamente su Milo Ashmore, del tutto assorto ad osservare la stanza che non ha mai visto prima e che sembra aver fatto breccia nel suo immaginario. A completare l'allegro terzetto di nuove leve che mi aspettavo di incontrare, Damian Denholm, grifondoro del sesto anno che Julia ha preso sotto la sua ala protettiva. E, a proposito di miss Versten e dei suoi amici, possiamo notare alla mia destra uno splendido esemplare di vitellone dall'occhio luccicante, anche conosciuto come Aedan Lywelyn Innamorato. Il farfallone è tutto preso a lanciare sguardi mielosi alla mia amica, seduta al mio fianco e tutta presa dalla compilazione del diario di bordo.
Ripasso tutti i volti di coloro che sono seduti qui davanti e pendono dalle mie labbra: ragazzi pieni di speranze, con progetti idee e piani. Tutti messi in pericolo da me. Lanciati a occhi bendati tra le grinfie di un pazzo furioso. « ho fatto un guaio, ragazzi. » esordisco con gli occhi che già mi si riempiono di nuovo di lacrime; probabilmente sembrerà che stia andando ad un funerale, ed in effetti il mio si profila non più così distante. « Riddle mi ha letto nel pensiero ed ha scoperto il Club. » ancora mi chiedo come faccia ad essere stata così idiota; a lasciarmi pescare nella testa senza neppure pensare che Tom non si limava di certo le unghie come Elizabeth Hale, durante la riunione dei Caposcuola.
Meriterei d'essere appesa per le orecchie alla torre di Londra, per questo. Per la delusione e lo sconcerto che si dipingono sulle facce degli altri membri del club, una serie di sguardi vacui improvvisamente concentrati su di me. Lo so, sono stata una cretina. Tanto vale farla finita e dirla tutta; sento la mano di Sebastian che mi sfiora le scapole, per poi appoggiarsi oltre la mia schiena, sulla spalla opposta. E' che lui sa, lui c'era; è successo tutto sotto i suoi occhi, anche se nessuno ha passato in rassegna i meandri del suo cervello. Prendo un respiro profondo, socchiudo gli occhi. « non so cosa ci possa succedere. quel che è certo, è che tutto quello che abbiamo imparato ora potrebbe servirci. » le fatine di Corvonero avvicinano le teste ed iniziano a sussurrare, primo cenno di vita da interi minuti a questa parte. « dobbiamo stare uniti, ora più che mai. non andate mai in giro da soli. mai e poi mai senza bacchetta. occhi aperti, mano pronta. » nessuno sembra prendere di buon grado questi ordini: ho fatto un macello, lo sapevo. Ho messo nei guai tante persone da formare una classe scolastica. Mi sento di nuovo le lacrime che premono contro le palpebre, come la notte dello scontro con Lenore. Il vocio sommesso si fa gradualmente più forte; parlano tra loro, commentano, cominciano già ad organizzarsi. Mi auguro solo che nessuno finisca male per colpa mia: sarebbe una cosa che non riuscirei mai a perdonarmi. 

***

un paio di giorni dopo.
« su, julia! tieni dritta quella schiena! » sua divinità si è messa a prendere lezioni di duello dalla sottoscritta; agito la bacchetta e la colpisco con uno sbaffo di fumo in faccia. « vedi? se non stai attenta, ti frego con un attacco diretto! » so che probabilmente ora mi beccherò uno schiantesimo nello stomaco, ma dobbiamo essere perfetti - lei, soprattutto. Le pareti della Stanza delle Necessità sono sgombre e coperte di grossi materassi, come se fossero insonorizzate, ma serve semplicemente per evitare che ci spezziamo le ossa in atterraggi fatti male. Io e la mia migliore amica ci muoviamo lentamente, disegnando un circolo a terra con i nostri passi, mentre leviamo la bacchetta davanti alla faccia, pronte ad attaccare. sento chiaramente il suo polso che fa un piccolo schiocco e, senza neppure pensarci, mi accovaccio, evitando per un pelo che una palla di luce bluastra che mi avrebbe trasformata in un lampone vivente.
« ma come fai! » esclama alzando le mani, dopo che per l'ennesima volta ho sventato il suo attacco.
« riflessi; ci sono abituata. » mi stringo nelle spalle, facendo ruotare distrattamente la mia arma tra le dita. « attenta ad ogni movimento. ogni rumore. non c'è niente attorno, solo tu e il tuo avversario. » non la vedo molto convinta. « e gli incantesimi, ovviamente. » aggiungo sollevando gli occhi al cielo. Lei si risistema, io faccio un respiro profondo. Se si concentrasse di più, farebbe a fettine me e tutti quelli che provano a sfidarla. Mi concentro sul fruscio dei suoi vestiti; forse basterebbe solo un tremito della sua palpebra per farmi capire che sta per respingere correttamente il mio attacco.
« ooooh! » subdola. Si è accorta che stavo per attaccare e mi ha fatto fare un volo di tre metri all'indietro; questa donna ha capito tutto della vita. « infida! » esclamo rialzandomi, e già applaudendo. Finalmente è arrivata a concentrarsi nel modo giusto; cioè abbastanza da percepire le intenzioni ancor prima che lo stesso avversario si sia reso conto di averle pensate. Questa donna è pronta per sfidarsi con chi vuole. Riddle compreso.

***

Adoro il bel tempo. Il sole, il caldo che brucia la pelle anche attraverso i rami. Certo, ben diverso da notti buie e cime tempestose, ma questa è la vita reale, non una delle mie opere. Sto a pancia in giù con i gomiti piantati nell'erba e il taccuino blu ( fresco di acquisto ) aperto d'avanti. Al mio fianco, con la testa appoggiata sul maglione buttato sull'erba, sonnecchia Sebastian, con la bocca semiaperta ed una mano infilata sotto l'orlo della mia camicia; mi sfiora il bacino con la punta delle dita, ed è l'unico segno di vita che dà. Momenti di beatitudine. Abbiamo rinunciato a studiare per stare insieme, almeno un pomeriggio prima che gli esami ci riducano in fin di vita.
« Georgiana? » rotola su un fianco e socchiude un occhio, guardandomi di soppiatto e ritirando la mano dalla mia schiena.
« Mh? » alzo appena la testa, rivolgendogli uno sguardo annoiato; lui sorride e mi si tuffa addosso, baciandomi come se non lo facesse da tre anni.
« Vieni al ballo con me. » l'ha detto. L'ha detto. Scoppio a ridere e lascio che mi strappi di mano il taccuino, facendomi poi affondare la testa nell'erba.
« Contaci. »













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serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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