venerdì, 04 luglio 2008
Mattina.
Oggi c'è il ballo.
Inviti: nessuno.
Vestito: nessuno.
Sono in bibblioteca a ripassare erbologia per i GUFO ormai molto vicini. Cassie è vicina a me e ripassa per i suoi esami, sicuramente più leggeri dei miei, silenziosa come lo è stata dalla conversazione con Julia. Non me ne ha parlato più di tanto ma visto il suo umore non sono sicura che i suoi sospetti fossero infondati. L'unica serata davvero bella in cui l'ho vista spensierata è stata quella del pigiama-party: ha riso a lacrime al racconto dell'incontro con l'elfo domestico. Ma il resto delle giornate è stata taciturna, nemmeno triste, come chiusa in un suo pensiero fisso e assillante. Ora è immersa nel suo solito silenzio. Comincio a ripetere sottovoce gli utilizzi delle spine delle rose dai petali carnosi. poi Cassie mi interrompe, cercando probabilmente di distrarsi dal suo pensiero.
"Rah, con chi devi andare al ballo?" dice guardandomi.
Io la osservo strabuzzando gli occhi. Era l'ultima domanda che mi aspettavo.
"Cosa... cioè... penso che non andrò con nessuno al ballo. Non sono stata invitata da nessuno e io non ho intenzione di invitare nessuno... penso addirittura che non andrò." le rispondo con un pò di vergogna. Lei ha ricevuto un sacco di proposte, ma per ora non ne ha accettata nessuna.
"Come non vai? Sapevo che non te ne saresti preoccupata e per questo ho mandato un gufo alla signora Page per chiederle di cercarti un vestito... L'ho nel mio armadio e so che ti starebbe benissimo!" dice con aria convinta. Io sono sempre più stupita.
"Ma non ho cavaliere... e poi non avresti dovuto chiedere a mia madre..." le rispondo in un soffio "e tu non hai ancora un cavaliere?" lei sorride e comincia a rispondermi
"No, io..."
"Ehm... Cassandra?" un ragazzo alle nostre spalle richiama la sua attenzione. Lei si gira e lo saluta con un piccolo cenno del capo.
"Potrei parlarti un momento?" chiede lui. é un ragazzo che non conosco, dovrebbe essere dello stesso anno di Cassie, al Corvonero. Dall'espressione (quella di chi sta per vomitare dall'emozione) dovrebbe essere una nuova conquista della mia amica che, non trovendo il coraggio prima, ha aspettato la mattina del ballo per chiederle di accompagnarlo. Lei acconsente e lo segue fuori dalla bibblioteca mentre io aspetto di vedere l'esito della chiaccherata.
Cassandra non si fa aspettare troppo e si siede di nuovo vicino a me dopo forse nemmeno cinque minuti. Sospira.
"Allora? Vai con lui?" le chiedo.
"No ho deciso che non andrò con nessuno." dice riprendendo il libro di Difesa Contro le Arti Oscure.
"Ma come..." comincio.
"Ci facciamo compagnia a vicenda. Ci sarà da ridere a vedere certe oche del Serpeverde stippate nei loro vestiti a fare le fatine! E poi sicuramente ci sarà qualche cavaliere pronto a chiederci un ballo non trovi?"
Io penso sinceramente di no ma faccio finta di nulla ed evito di commentare riprendendo a ripetere Erbologia.
Sera-preparativi
Non sono per nulla nervosa per il ballo... dopo tutto sarò lì solo per fare contena Cassie. Il vestito comprato per me dalla mia madre adottiva era un lungo abito da sera rosso di un tessuto particolare che mi aderiva alla pelle mettendo in risalto il mio corpo longilineo e magro.
"Vedrai con quello Rah! Attirerai su di te gli sguardi di tutti i cavalieri e l'invidia di tutte le dame." commenta Cassandra osservandomi. Lei indossa un vestito nero corto, un pò provocante.
"Credo che potresti essere tu ad attrare le attenzioni Cassie. Il vestito ti sta d'incanto." le dissi cercando di mettermi il mascara senza sporcarmi. Vedendomi in difficoltà Cassie mi prende la boccetta e comincia a mettermelo lei.
Ballo
Il ballo è la cosa più noiosa che mi sia capitata da giorni a questa parte, e in più avrei ancora due secoli di Storia della Magia da ripassare. Una perdita di tempo colossale. I miei pensieri sono più che visibili dalla mia espressione vacua e Cassie ha ormai rinunciato di farmi notare quanto è bella la Sala Grande decorata a festa, o altre cose ai miei occhi assolutamente inutili. Scorgo entrare Alexa e Lory e vedo con stupore che sono accompagnate da due ragazzi.
"Hey Cassie, non ti sembra strano che non ci abbiano detto nulla?" dico indicandole.
"Oh! Alexa sta con Max!" dice lei piacevolmente stupita
"Non ci ho mai parlato troppo ma penso che sia un bravo ragazzo." mi dice. Io annuisco felice per la mia amica e effettivamente sento un pò di tristezza per me stessa. Nessuno mi ha invitata. Mi riscuoto stupendomi dei miei stessi pensieri. Non sono sicura che avrei accettato anche solo una proposta.
"Rah guarda un pò da quella parte. C'è un ragazzo che non smette di fissarti!" dice Cassie sottovoce. Mi giro e incontro lo sguardo di un ragazzo del mio anno. Jared McPherson, serpeverde. è vero mi sta osservando e io non riesco a sostenere il suo sguardo. Mi giro verso Cassandra e arrosisco violentemente.
"Ti prego spostiamoci..." sussurro con imbarazzo.
"Come vuoi, cara." dice lei ridacchiando
"In ogni caso non è male come ragazzo... non capisco proprio perchè ti vuoi allontanare da lui..."
"é del serpeverde, per iniziare, figlio di una delle più potenti famiglie purosangue della Scozia." le dico per distoglierla. Lei inarca le sopracciglia.
"Non mi sembra di averlo mai visto con Riddle... Condivide i suoi ideali?" mi chiede subito.
"Non lo so ma preferisco non indagare." le rispondo.
"Non sembra si scoraggi facilmente il ragazzo... guarda!"
Mi giro verso di lui e noto che si sta avvicinando a me e Cassandra.
"Signorina Ching..." dice appena ci arriva vicino
"Posso avere l'onore di un ballo?" nella sua voce non c'è nemmeno una nota di imbarazzo ed è così sicuro che comincio ad aver qualche dubbio sulla possibilità di rifiutare.
"Non ammetto un rifiuto Rah." Dice infatti sorridendo e porgendomi la mano. Alla fine accetto, sotto occhiate maliziose di Cassandra che sembra anche preoccupata, e gli stringo la mano guardandolo negli occhi. Sono di un bellissimo colore blue acceso. Non avevo mai notato quanto potesse essere affascinante, e dopotutto era nella mia classe di erbologia solo da qualche mese. Mi sorride con gentilezza e mi conduce in mezzo alla sala a ballare. Io non ho mai partecipato a un ballo e mi tremano le gambe per l'emozione. Lo metto al corrente di questo problema con molto imbarazzo.
"Non si preoccupi Signorina Ching, questo è un lento. Deve solo stringersi a me." Noto la nota ironica nel suo tono e arrossisco.
"Perchè mi chiami così? Il mio cognome è Page..." gli chiedo stringendolo come mi aveva detto di fare.
"Rah, sai così poco della tua vera famiglia da credere che Ching sia il tuo secondo nome?" mi dice con gli occhi che scintillavano. Mi presero le vertigini...
"Cosa sai della mia famiglia?" chiesi in un soffio spaventato.
"I Ching sono una delle più importanti famiglie cinesi, imparentate alla lontana con una dinastia di imperatori. Sei quasi una principessa Rah." Rispose. Sono così colpita da queste affermazioni che continuo a ballare in silenzio, senza parlare d'altro. Jared mi asseconda e probabilmente capisce che una informazione del genere poteva avermi scioccata. Ma come posso crederci senza un minimo di garanzia?
Sembra sincero e quando lo guardo negli occhi vedo solo sicurezza. Non c'è nemmeno una piccola traccia di quell'indifferenza che utilizza chi sa come mentire per non apparire imbarazzato mentre parla. I suoi occhi e il suo sorriso sono quasi ipnotici. Come sa queste cose? Devo credergli?
La canzone è finita Jared mi sorride compiaciuto.
"Jared... Vorrei chiederti come sai queste cose ma preferisco lasciar perdere. Ti ringrazio per il ballo." dico congedandomi.
"é stato un piacere Rah. Ci vediamo presto."
Mi riprometto di creare la scheda png di Jared al più presto... spero che per il resto vada tutto bene. xD <3
giovedì, 03 luglio 2008
Mi guardo allo specchio per una frazione di secondo, per poi tornare lentamente al mio letto e sbuffare. Per la ventesima volta in dieci minuti.
“Insomma questo vestito non mi sta bene!” dico mentre afferro con le dita questo pezzo di stoffa che mi angoscia cosi` tanto, per togliermelo e buttarlo sul letto con rabbia. E` marrone. Un vestito marrone, che mi casca stranamente sul corpo, creando l’illusione di due taglie in piu`. Poi come potrei mai mettere un vestito marrone con dei tacchi neri? Non si e` mai vista una cosa del genere.
“Ho deciso, non vado al ballo. Max stara` dieci volte meglio senza di me d’altronde” dico alle mie due amiche, che nei loro vestiti strabilianti si stanno truccando davanti allo specchio. Lory indossa un vestito con scollo a V, drappeggiato perfettamente sul suo corpo, di una seta di mille colori, che si alternano e si rincorrono e si fondono dolcemente. E` l’espressione dell’allegria. Susan ha un elegante (e corto) abito cocktail nero, che ha accessoriato benissimo, con una clutch nera e argento, e delle vertiginose pumps argento. Io sono l’unica che sembra stia andando ad un ballo in maschera come “la-strega-scoordinata-di-turno”.
“No!! Dai ti prego devi venire!” dice Susan, sedendosi accanto a me sul letto “Il vestito non e` poi cosi` male...” Sembra moooooolto convinta. Sbuffo e affondo il viso nel cuscino.
Toc Toc Toc
Conosco quel rumore, e potrebbe essere la mia salvezza. Mi giro ed apro la finestra. Entrano due affaticati gufi che transportano un pacchetto alquanto pesante. Lo apro cercando di reprimere le speranze, magari e` solo un’illusione...Ma non lo e`! Con le mani che tremano tiro fuori un vestitino rosa adorabile, senza spalline e con un fiocchetto davanti. Continuo a scavare nel pacchetto e trovo delle peep toe grigie. Indosso il vestito e le peep toe e vanno proprio benissimo insieme.
“Guarda qua!” grida Lory tirando fuori dal pacchetto una clutch beige carinissima. La prendo e mi specchio. Cavolo. Sto proprio bene. Mamma e` proprio la mia salvezza. Dopo il ballo dovro` ringraziarla tremila volte.
Mezz’ora dopo
Mi alzo sulle punte dei piedi, cercando fra la montagna di gente il mio “cavaliere”. Bleah. Mi viene proprio voglia di entrare nella mischia e ballare, senza dover aspettare uno stupido cavaliere o niente del genere. Odio questo tipo di cose cosi` smielate. Susan si e` gia` dileguata con il suo ultimo flirt nonche` suo cavaliere al ballo, e io e Lory siamo in piedi sull’ultimo gradino della scalinata, facendo la figura delle patetiche.
“Eccoli!” grida Lory, indicando un punto in mezzo alla Sala Grande. Stringo gli occhi, ma non riesco a distinguere ne` Max ne` Robbie “Eccoli! Ragazzi ciao!!”. Improvvisamente li vedo, si girano allo stesso tempo e si avvicinano a noi. Ma non posso credere ai miei occhi. Max si e` fatto biondo, e si e` spostato quella stupida frangetta. Finalmente posso vedere bene i suoi occhi. E` bellissimo, spettacolare.
“Ciao” dicono Max e Robbie all’unisono. Max si avvicina e mi bacia sulla guancia rapidamente. Sento che Lory lo sta fissando, impressionata anche lei da quel cambiamento cosi` drastico.
“Perche` non ti metti cosi` tutti i giorni a scuola?” chiede la mia amica a bocca aperta.
Lui ridacchia, spettinandosi con un gesto della mano la sua nuova chioma bionda.
“Boh. Non ci ho mai pensato davvero”. C’e` una pausa imbarazzante, ma poi Robbie chiede a Lory di ballare e cosi` anche Max si scioglie. Ci spostiamo piu` al centro della pista, dove con la coda dell’occhio vedo Julia e il famoso Tom Riddle che stizziti ballano insieme. Sono stati eletti Miss e Mister Hogwarts, ma e` ovvio che non si simpatizzano per niente. Ma Julia e Tom mi deconcentrano solo per un secondo, perche` tutta la mia attenzione e` su Max. E anche l’attenzione di altre ragazze che, intorno a noi, ballano sfrenatamente per cercare di farsi notare. Evidentemente il suo cambio di look non ha colpito solo me e Lory. Max continua a ballare nel suo mondo, sorridendomi di quando in quando, ma le ragazzine iniziano a stargli sui nervi e avvicinandosi a me mi sussurra: “Vuoi uscire un attimo?”. Mentre con la mano mi guida verso il portone scorgo fra la folla una Susan a bocca aperta, che con gesti esagerati indica il mio cavaliere. So che discorsetto mi fara` dopo. Fuori l’aria e` tagliente, e` primavera ma fa ancora freddo, mi stringo le spalle e Max, che coglie al volo il mio gesto, mi offre la sua giacca. Stiamo un po` imbarazzati, impalati davanti al castello, da dove ci arriva il suono offuscato e represso della musica nella sala da ballo.
“E` incredibile quanto poco ti conosco Max” dico mentre lo guardo. E` incredibile che io lo abbia come cavaliere, e` troppo troppo bello per me. Pero` questo non lo dico.
“Gia` hai ragione. Ma io un po` ti conosco”.
Cosa? Questo non mi risulta, l’unica volta che gli ho parlato e` stato l’altro giorno quando stava fumando. Basta. Lui legge la mia espressione interrogativa.
“In realta` e` da un po` che ti ho notata, sei molto carina, e poi ti ho sentita anche in biblioteca e in Sala Grande, sei dolce, ti distingui dalle tue compagne. Non sei come Susan per esempio, infatti e` stato piu` facile parlare con lei della....della mia cotta”
Sono sicura che in quel momento avevo gli occhi da ebete, perche` cio` che diceva faceva poco o nessun senso. Lui, una cotta per me?
“Ma...ma...com’e`...” balbetto, ancora convinta profondamente che sia tutta una presa in giro, e di veder spuntare dal nulla Lory, Susan e Robbie, che mi prenderanno in giro a vita per esserci cascata.
Ma quel suo bacio, quel suo bacio non e` una presa in giro. E` sul serio quel suo bacio. E vorrei tenermi Max per sempre legato alle mie labbra. In un bacio lento e continuo.
Nota dall'autrice: Siccome la mia posizione nel gdb il prossimo anno e` traballante per il momento Max non sara` un png. Se il prossimo anno riesco a postare regolarmente di nuovo allora e` ovvio che lo sara`!! XD e` troppo bello...
ps: ho fatto un piccolo set su polyvore di cio` che alexa mette al ballo ecco il link se vi interessa: http://www.polyvore.com/cgi/set?id=2186878
lunedì, 30 giugno 2008
Il corridoio e` buio, le lampade ad olio ai muri formano ombre che si susseguono sul tappeto persiano per terra, illuminando fiori rossi o leoni dalle fauci aperte. Mentre cammino sulla punta dei piedi, guardandomi intorno circospetta, mi balena per un attimo il pensiero che non ne vale la pena. Guardo Susan negli occhi in cerca forse di un segno che mi rassicuri, ma anche lei sembra poco convinta della nostra missione “ruba-cibo-dalla-cucina-per-sleepover”. Il solo pensiero di una banda di elfi domestici che ci sorprendono rovistando nella dispensa mi fa rabbrividire. Gia` li vedo con il mattarello in mano, pronti a cacciarci via a suon di “mattarellate”.
“Forse dovremmo tornare” sussurro all’orecchio di Susan, che si e` accostata alla pesante porta che segna l’entrata della cucina.
“Dai Alexa, facciamoci coraggio, massimo mettiamo in atto una fuga rocambolesca, tanto i dormitori dei Tassorosso sono qua vicino”. Sospiro profondamente e annuisco in sengo di approvazione. Susan lentamente inizia a spingere il portone, stranamente non e` chiuso a chiave. Poso la mia mano sulla sua, fermandola.
“Non e` che stanno ancora la` dentro?”.
Susan mi squadra arrabbiata e subito mi zittisco, girandomi dall’altra parte mentre lei apre la porta. Qualche scricchiolio dopo siamo dentro una sala buia, dove a malapena si possono distinguere i fornelli e i tavoli.
“Lumos” sussurra Susan prima che la possa fermare. Una debole fiamma di luce fuoriesce dalla punta della sua bacchetta, illuminando la cucina, pulita a fondo e lucidata dagli elfi. Con sollievo vedo che non si trovano in cucina, probabilmente staranno in una stanza contigua a dormire. Meglio per noi. Ci avviamo alla dispensa, e Susan alza la bacchetta per illuminare scaffali e scaffali pieni di ogni tipo di cibo, dagli insaccati alle brioche, dal pane ai succhi di frutta. Prendiamo poco, nonostante la tentazione di arraffare il piu` possibile e` grande, ma non vogliamo che gli elfi si accorgano del furto. Susan mi fa un segno con la testa e insieme ci incamminiamo verso il portone, ma cercando di tenere la bacchetta in mano per illuminare la via Susan fa cadere una pesante barretta di cioccolato, che nel silenzio mortale della cucina provoca un rumore metallico che rimbalza dai muri. Immediatamente si accende una luce nello stanzino dietro la cucina dove dormono alcuni elfi. Leggo la paura negli occhi di Susan. Questo e` il momento della fuga rocambolesca. Cosi`, con le mani piene di cibo e bibite, corriamo verso il portone. Ma la luce della bacchetta si affievolisce di colpo e Susan inciampa proprio sulla barretta di cioccolato, rotolando per terra in modo penoso. La scena e` cosi` divertente che non posso fare a meno di ridere. Anche Susan inizia a ridere fragorosamente, e le nostre risate riempiono il silenzio tetro della cucina. Con dei passetti corti e svelti si avvicina a noi un piccolo elfo, che tiene in mano una lampada ad olio appena accesa. Non sembra per niente felice di trovarci nella cucina. Deglutisco lentamente, e poso altrettanto lentamente tutto cio` che avevo in mano per terra. Infine alzo le mani, un po` alla film western. Susan accanto a me fa altrettanto. Ma l’elfo ci sorprende:
“Tutto questo casino per un anticipo alla colazione? Bastava chiederci no?”. Sorride mostrando i suoi denti rovinati e gialli, ma io lo trovo il sorriso piu` gradito del mondo. In pochi minuti le nostre mani sono piene di almeno il doppio della roba che tenevamo in mano inizialmente, e l’elfo ci ha raccomandato di non fare rumore in corridoio, rischiando di essere scoperte. Prima di uscire salutiamo e ringraziamo calorosamente il piccolo elfo, che ancora mezzo assonnato ci porge un’ultimo muffin. Cosi` voliamo per il corridoio, arrivando ansimanti alla Sala Comune. Una volta dentro, tiriamo un forte respiro di sollievo, ma prima di scoppiare a ridere, aspettiamo ad arrivare fino al dormitorio, e poi veramente non ci fermiamo piu`, rotolandoci per terra fra le poche cose che ci sono rimaste in mano dopo la corsa. E meno male che temevamo le mattarellate degli elfi! Rah e Cassie, che erano intente a fare le treccine a Lory, abbandonano la loro postazione per sgranocchiare i dolcetti. Lory rimane con mezza testa a treccine e mezza liscia, ma si accontenta servendo cinque bicchieri di succo di zucca, e proponendo un brindisi: “A un magnifico ballo, fantastico fine anno, ottimo GUFO e a una nuova amicizia!”. Brindiamo. A un nuovo inizio in poche parole, ma a Lory piace esagerare nei brindisi. Il resto della serata vola via in un soffio, fra abbuffate, risate, scherzi, battute e molti altri brindisi. Spero che questo sia soltanto uno dei tanti futuri sleepover che vedranno partecipi anche Cassandra e Rah. E spero di andare anche la prossima volta in cucina a fare visita al nostro amico elfo.
Odio l’atmosfera a scuola pre-ballo. Seriamente la odio con tutto il mio cuore. La scuola pullula di ragazze (e ragazzi) in piena fase ormoni, che si acconciano meglio giusto la settimana prima del ballo, sperando che, con quell’attimo di matita in piu`, o quella mini gonna ricevuta ai dodici anni, puoi forse colpire qualche ragazzo che, diciamocelo chiaramente, non ti ha mai notato per tutto l’anno. Perche` dovrebbe adesso, mi chiedo? Persino in biblioteca, un posto dedicato allo studio e alla santa dormita in pace, si sono appostate alcune ragazzine del quarto, che ridacchiano e fanno finta di leggere un libro, con la inutile speranza di essere chieste al ballo da alcuni ragazzi del mio anno, che come me, ripassano disperatamente per i GUFO. Non riesco a concentrarmi con le risate da ochette delle ragazzine, quindi mi alzo ed esco, sperando di trovare un po` piu` di quiete al parco. Come non detto, anche la` ragazzine in gruppetti stretti si scambiano opinioni su vestiti, trucchi e cavalieri, scorgo con la coda dell’occhie le sorelline di Deidre, che ostentano una sicurezza e un’indifferenza nel tema ballo notevole, ma che sono sicura siano emozionate come il resto delle loro compagne.
“Alexa!” grida una voce dietro di me. E` Susan, che, aggrappata al braccio di Lory, la sta praticamente trascinando nella mia direzione. “Giusto in tempo!”. Non capisco questa sua affermazione, ma, data la faccia di Lory, sospetto che sia una delle sue grandi idee. E questa non e` una buona notizia. Cosi` si aggrappa anche al mio braccio, e adesso si ritrova a trascinare ben due ragazzine. Improvvisamente colgo l’obiettivo di questa sua passeggiata per il parco, che aime` sembra anche l’obiettivo di meta` della popolazione femminile di Hogwarts.
“Oh no Susan questo proprio no...”. Ma e` gia` partita.
“Scusate ce l’avete una sigaretta?” chiedo con molta naturalita` Susan a due ragazzi che stavano fumando accanto a una quercia vicino al lago. Li conosco di vista, sono due del sesto, Corvonero, carini, i classici tipi da appuntamento. Un po` timiducci, frangia che casca sugli occhi, quei tipi che finche` non li conosci non puoi sapere se sono interessanti o no. Il piu` alto dei due porge una sigaretta a Susan e poi gliela accende un po` impacciato.
“Grazie! A proposito io sono Susan e queste sono le mie amiche Alexa e Lory”. La mia faccia avvampa e divento rossa come un peperone mentre li saluto stringendogli la mano.
“Noi siamo Max e Robbie”. A questo punto Susan ci guarda con i suoi occhi “scusate-uccidetemi-dopo” e si rivolge di nuovo a Max e Robbie.
“Sentite due ragazzi belli come voi avranno di sicuro un’appuntamento per il ballo no?”.
I due si scambiano un’occhiata veloce, chiedendosi forse se dire la verita` oppure inventarsi una balla.
“Be`...in realta` no...” dice Max con un filo di voce.
“Ma com’e` possibile? Vabbe` si rimedia presto, anche Alexa si trova al momento senza appuntamento, avendo rifiutato proprio ieri uno del settimo” Come fa a inventarsi tutte queste balle tempo due minuti? “Perche` non vai con lei?”. La faccia di Max cambia repentinamente espressione, sono sicura che lui sperava di andare con Susan, invece che con me, ma la fortuna gli ha voltato le spalle.
“E te potresti andare con Lory Robbie!”. Robbie annuisce, rivolgendo un timido sorriso a Lory.
“Benissimo allora ci si vede al ballo ragazzi!” grida Susan, trascinandoci di nuovo via.
Appena fuori di vista dalla quercia inizia a saltellare proponendoci il suo ballo di vittoria.
“Be` non esultate con me?”.
Ed e` cosi` che mi sono trovata un appuntamento al ballo, riducendomi nello stesso stato di quelle stupide ragazzine del quarto in biblioteca. Mi chiedo come abbia permesso un evento del genere...
giovedì, 08 maggio 2008

Adesso io mi chiedo: perché? Perché proprio a me? Che ho fatto di male nella mia vita per meritarmi tutto questo?! Perché la piccola Baudelaire, guardata da tutti ma toccata da pochi, proprio adesso al quinto anno, quando ha un esame da sostenere, deve ritrovarsi in una situazione del genere?!
A lei piaceva così tanto non essere guardata, essere lasciata sola, lì nel suo angoletto. Stava bene, in pace con se stessa. Sapeva cosa dire, come comportarsi, cosa fare. Invece adesso no.
Adesso lei è guardata, guardata da Damian. Quel pezzo di gnocco che per lei è sempre stato un santo. Una statua bellissima, intoccabile, inarrivabile. Perché?
Raggiungo Sophie in biblioteca. Sta cercando di studiare ma dal suo sguardo direi che la concentrazione è minima.
“Sophie?” sobbalza “a cosa diavolo stai pensando?” la guardo interrogativa. La sua mente era decisamente fuori da quello che c’è scritto in quel mattone dalle pagine giallastre che ha sotto gli occhi. E adesso, mentre io gli sto esponendo i miei pensieri, paranoici, è forse ancora più fuori.
“Mi stai ascoltando? In questo periodo non c’è proprio il modo di parlare con te! Sophie che diavolo hai per la testa? Per la barba di merlino!” La fisso, indispettita, con le mani sui fianchi. Aspetto una risposta che non arriva, per questo non tardo a realizzare di potermene andare via. Tanto ormai è perduta. “Soph, ci vediamo dopo!”
“Ah, eh, si. Ok, ok a dopo!” sospiro mandando un’occhiata al cielo. Salvami tu, ti prego!
Giorni dopo.

I giorni passano e la situazione è sempre la stessa. Riesco finalmente a parlare con Sophie e a dirgli quello che penso: esattamente quello che pensa lei.
“tesoro stai attenta, non vorrei che lui ti prenda in giro! Non voglio vederti stare male!” anche lei trova strano il suo atteggiamento. Com’è che prima non mi avevi mai notata, in ben cinque anni, e adesso invece sono al centro delle tue attenzioni? C’è qualcosa che non torna eppure, cosa? Non sono una Blackster o una Lywelyn, bellissima, importante, cercata, ricca. Io sono una semplice ragazza, mezza veela. Forse è questa l’unica mia pecca, essere una mezza veela.
Ho ripreso a parlare con Damian dopo che mi ha decisamente pregata di smetterla con questo comportamento che lo altera e gli da noia. La mia risposta è stata semplice e dettata dal cuore:
“Ma se hai fatto a meno di me per tutto questo tempo? Perché non puoi farne a meno anche adesso?”
Denholm mi guarda al limite fra l'allucinato e lo sconvolto.
"Elodie? Spero tu stia scherzando. Quando mai ti avrei ignorata per tutto questo tempo? Il fatto che non ci siano stati prima -scontri- non significa che non ti abbia mai notata, forse dovresti guardarti un pò meglio in giro". Lo guardo e scoppio a ridere, dopo un’affermazione del genere! Il volto probabilmente ha l’aria di una che dice: smettila di prendermi per il fondoschiena o inventatene una migliore; ma lui mi fissa, serio. Damian inarca un sopracciglio.
"Non c'è niente da ridere in una verità come questa." E la cosa tragica è che tende a sottolineare ai miei occhi la parola VERITA'.
"cosa vuoi dire Damian?" chiedo quasi sfidandolo, senza capire quello che intende.
Com'è possibile che lui mi abbia notata? Io che l'ho guardato per anni, non mi sono mai accorta di niente, impossibile. Sta continuando a prendersi gioco di me, proprio come dicevamo io e Soph. Merda! Lui chiude il libro, fissandomi negli occhi palesemente, stavolta.
"Quale parte di -Ti ho notata da tempo- non capisci, El? E' semplice, lineare. Solo che ogni volta stavi lontana dal mio raggio d'azione di circa tre km, come dovevo avvicinarti se pensavo di non interessarti proprio. Anzi, di farti addirittura schifo?". Cazzo. Gli scoppio palesemente a ridere in faccia e subito dopo balbetto un "tu, pensavi, cioè tu.." abbasso la testa. Non ce la faccio a supportare questa tremenda - orribile - difficile situazione.
"Io. Pensavo. Che. Tu. Mi. Detestassi." e la cosa orrenda è che lo scandisce, al fine di farlo capire perfettamente. E non si scompone, anzi. Mi guarda con serietà. E maledetta me, leggo una verità che non avevo visto prima. Adesso lo guardo, stupita.
"Ora mi chiedo come tu possa dire una cosa del genere!" mi arrabbio quasi e inizio a gridargli contro, con rabbia "come diavolo hai mai potuto pensare una cosa del genere! Io ti vengo dietro da anni, ti ho sempre notato, guardato, ammirato! Dio, tu per me sei sempre stato: il deo!" serro i pugni nervosa. Tutte le parole mi escono dalla bocca come un fiume. Libera, mi libero da tutte quelle parole, mi libero da un peso che mi è rimasto dentro per troppo tempo. Damian mi guarda leggermente perplesso. Sgranando appena gli occhi.
"Elodie...calmati per favore.." mi esorta, con voce dolce. E io voglio solo scappare, fuggire da questa situazione imbarazzante, ed è esattamente quello che faccio.
La sera.
Tutto il giorno rifugiata in camera mia. Non esco né a pranzo né a cena e impedisco a tutte coloro che abitano in camera mia di entrare. Voglio stare da sola. Sola, sola, sola. E così è fino a quando qualcuno non bussa vivacemente alla porta.
“Avevo detto che nessuno doveva venire, se non per urgenza!” sbraito, con garbo.
Non notando la risposta sfavorevole dall'interno, una voce maschile pronuncia, leggermente adirata oltre l'uscio "Alohomora", e la porta si apre, mentre Damian, una volta varcata la soglia, la richiude. Fissandomi: "Dobbiamo parlare."
Ecco, era esattamente questa la situazione che volevo evitare e invece?! Mi si piazza ancora una volta davanti agli occhi ed io, sono impotente davanti ad essa.
"Pensi sia maturo scappare così? Ed è la cosa che fai da CINQUE anni. Che cosa avrei dovuto pensare, eh? Chiunque avrebbe dedotto completo odio da parte tua, Elodie." lui mi espone il suo punto di vista, facendomi notare quello che, nel mio atteggiamento, lo ha portato a credere la mia completa avversione nei suoi confronti. E io di mio canto, come rispondo?! Abbassando nuovamente la testa, non riuscendo a guardarlo, a rispondergli. Queste situazioni mi bloccano, lui ha ragione, è vero che ha trovato una porta chiusa, ma la verità non è questa. Io ho paura dell'amore, ho paura di affezionarmi ad un uomo, ho paura di innamorarmi, ho paura di essere presa in giro, ho paura. E questa non è la risposta esatta, le mie azioni sono la cosa più sbagliata, ma è più forte di me.
Lo sento avvicinarsi. Sedere sul mio letto e sollevarmi il volto con le dita, sotto il mento. "Elodie, guardami per favore.." chiede, con tono gentile e comprensivo. Lo fisso negli occhi, timidamente. Le mie guance si fanno rosse, bruciano.
"Ci vieni al ballo con me?" domanda, sorridendo. Spalanco gli occhi per annuire poi, con dolcezza. Aggiungo uno scusami, riuscendo a guardarlo negli occhi, per i miei comportamenti infantili, enigmatici, sbagliati. E Damian accarezza la mia guancia, sfiorandola poi con le labbra.
"Non fa niente,bocciolo". Ed è quasi un sussurro sulla mia pelle, mentre lo sento stringermi in un abbraccio dolce. Terribilmente dolce.
***
La notte ho dormito sogni tranquilli. Ho rivisto la scena della sera precedente miliardi e miliardi di volte. La dolcezza, la tenerezza di quell’abbraccio, di quelle parole.
“Miele! Siete miele!” urla Sophie dopo che le ho raccontato tutto. E’ quasi eccitata, anche lei dopo questa confessione del pargolo si è calmata. Lui mi aveva notata. Lui mi notava, lui mi nota e tutto è così bello. Sono felice, ho mille emozioni che mi si attorcigliano dentro lo stomaco. Ho delle farfalle che mi volano dentro, felici.
venerdì, 02 maggio 2008
Ancora non ci posso credere. Non può essere vero. Mi sento il sangue ghiacciato nelle vene.
IL MIO PIANOFORTE!
Che schifo! Julia Versten e il suo amichetto che copulavano sul mio pianoforte! Sono talmente turbato dalla visione che potrei mettermi ad urlare; ed, oltretutto, non avrò mai più il coraggio di toccare il mio prezioso pianoforte. I tasti avranno registrato la pressione delle chiappe di Julia, delle sudicie mani di quel Serpeverde mancato. Il mio pianoforte. Scivolo lungo il muro, sbattendo pure la testa contro la grande vetrata alle mie spalle. Socchiudo gli occhi. Non riesco a togliermi quell'immagine orrenda dalla mente. I loro salutini e il correre via valgono ben poco.
IL MIO PIANOFORTE!
La mia sala della musica, inficiata per sempre! Come farò anche solo ad entrarci, d'ora in poi? Chi potrà mai restituirmela perfetta com'era? Intonsa, un angolo neutrale in questa sozza e insopportabile scuola! Mi viene quasi da piangere; ok, diciamo che mi viene da piangere. Sento le lacrime calde che pressano contro le palpebre. Probabilmente è la tensione di questi ultimi giorni: i compiti in classe dell'ultimo momento, le montagne di temi e roba da fare, il coro, il club .. eccetera eccetera. Mi prendo la testa tra le mani. Conta fino a tre, Eugene. Uno, due, tre. Alzati in piedi. Esci. Non guardare il pianoforte.
Mi precipito verso la porta, tenendo la testa bassa, e poi giù per le scale, senza guardare in faccia niente e nessuno.
***
qualche giorno dopo.
Milo mi fissa ancora con l’aria di uno che ha visto un fantasma; ok, forse l’ho scioccato con il racconto del mio terribile incontro a luci rosse con Julia e dolce metà, ma credo che sia stata la spiegazione sul club a dargli il colpo di grazia. Non se l’aspettava, che io potessi fare queste cose: sono quello tranquillo dei tre, dopotutto. E’ invece è proprio successo che gli sto parlando di una cospirazione contro i mezzosangue, che un gruppo di studenti sta cercando di sedare con le proprie forze. Gli sto parlando di lezioni segrete, bacchette al vento e di me che riesco a fare un Patronus corporeo al terzo tentativo.
« mi staresti dicendo di partecipare ad una riunione segre.. »
« sssst! » mi raccomando, urliamo, che ci sentano tutti per bene.
« ..sì, insomma. non stai sfottendo. sono io quello che fa gli scherzi, di solito. »
« no, è proprio così. » gli do’ per sbaglio una sventolata di capelli in faccia, mentre alzo la testa dalla tracolla, dove sto cercando il biglietto che Sebastian mi ha dato per lui. Si è un po’ spiegazzato, ma glielo porgo lo stesso. « lo stanno consegnando anche alla tua adorata Opal, in questo preciso istante. » annuisco insistentemente. Ora che lo sa, dovrà accettare per forza. Altrimenti mi toccherà fargli fare un trauma cranico per fargli scordare il tutto!
« ok, ci sto. basta che mi teniate lontana la donna esplosiva. » mormora fissando il rettangolo di cartoncino con un’espressione che tradisce il fatto che pensi ancora che è tutta una montatura.
***
ancora qualche giorno.
Ho trovato il mio compagno di danze dei sogni: cullo tra le braccia un grosso vaso di terracotta che ho appena annaffiato, dandogli una scrollatina mentre lo trasporto fuori dalla serra 4 dentro alla serra-aula. Come sempre, sono rimasto asistemare dopo la lezione; non c’è niente che mi rilassi così, oltre al pianoforte.
« la ... la la la la ... e un due tre, un due tre ... pappappa-pa... » tornando indietro, scavalco la montagnola di terra e cocci che rimane del vaso di Opal Worthington. Dicono che abbia fatto apposta, per il puro piacere di uscire dall'aula a metà lezione. In effetti, a 17 anni sarebbe ora di saper controllare i propri poteri ... la mia faccia ancora non si è ripresa dal giornale che mi ha fatto saltare in aria davanti agli occhi. « sol la-a-a mi mi mi mi - i - iiii! cambia ottava Eugeeeeenee! »
« Eugene?! » ok. lo stavo facendo di nuovo. cantavo uno spartito e mi correggevo da solo, e sono stato pure colto sul fatto. Sullo specchio luminosos della porta si staglia controluce una figura che riconosco immediatamente.
stonk.
Do una gomitata al vaso che è posato sulla mensola al mio fianco, che si rovescia e fa cadere una pioggia di terriccio su tutte le superfici adiacenti. Dannazione alla mia statura e alla mia malagrazia. La figura minuta di Isabel esce dalla pozza di sole, e io mi sento un sasso nello stomaco alla sola vista di quanto è splendida. Un bezoar, come le capre. Sembra quasi emetteer luce propria. E anche io, visto che sono diventato rosso come una ricordella.
« c...ciao... » faccio un sorriso scemo e mi dirigo verso di lei con la paletta ancora in mano. Sorride, quasi nascondendosi dietro la sua tracolla.
« come va? »
« hmm..bene. » lascio andare la paletta, aprofittandone per abbassare lo sguardo trenta centimetri più in giù. Lei è così piccola, così graziosa. Mi sto facendo soffocare dal mio battito cardiaco, ottima idea.
« senti! » esclama facendomi sobbalzare. E' tutta un tremito. Mi viene quasi da sorridere, ma sono bloccato all'idea che debba dire qualcosa di importante. Sto zitto, lasciando che una musichetta angosciante, tipo Bella Addormentata di Tchaikovsky mi si espanda nel cervello. E sono stupito dal mio stesso gesto: senza neppure accorgermene, mi ritrovo a stringere la sua manina bianca, che sembra essere priva di vita almeno quanto lei è isterica. Oh, finiamola, sta per esplodermi la testa!
« Pennington, hai finito? » e che cavolo. La Bonnet fa il suo ingresso nella serra, stringendo un mazzo di radici bluastre nel pugno. « Sittenfeld, ti sei data al giardinaggio? » aggiunge con un sorrisino malizioso.
« N..no, mi ero dimenticata il libro... » mormora sollevando il volume che c'è sul tavolo, e che tra l'altro è il mio.
« Su, aiuta Pennington a finire e sparite! » non aggiunge altro e se ne va ridacchiando verso la serra 4. Ora sì che sono a mio agio. Isy posa il libro e sale su una sedia, sotto il mio sguardo congelato nel trovarla improvvisamente alla mia altezza. Cosa che non è mai successa. Non mi è mai successo neppure che una ragazza mi piacesse ... e ho passato sei anni in classe con Isabel, senza mai neppure parlarci. Ok, diciamolo, non ho mai parlato con nessuno se non Carl, Milo e pochi altri. Alzo lo sguardo. Mi sta fissando dritto negli occhi, ed emette miele direttamente dallo sguardo. Sto facendo castelli in aria? Lei, che potrebbe avere chi vuole, si accontenta di questo pianista e mago fallito?
Mi suona in testa una fuga. Un concerto. Una sinfonia. Un bacio. Il primo bacio del piccolo Eugene Pennington. Me la ritrovo tra le braccia, così viva, ed è assurdo e splendido. Isabel.
serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.