31/07/2008
commenti (2) • tag: ricordi, vacanze, famiglia, amori, sogni, malinconia, esami, speranze, addii, amicizie, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti, fidelius

Anche se non si direbbe, tra cinque giorni iniziano i M.A.G.O. Pensavo che mi sarei sentita sollevata, ed invece sto ripassando freneticamente e la mia mente non assorbe assolutamente niente; forse é che sono seduta sul pavimento, in un corridoio semibuio, appena fuori dall’infermeria. Che là dentro c’è la mia migliore amica, nelle peste fino al collo, e che il mio ragazzo è disperso chissà dove a rovesciare la sua frustrazione perché gli ho impedito di vederci finché non avremo finito gli esami. Ne ho bisogno io, come ne ha bisogno lui. Credo.
Forza, Georgiana. Visualizza le parole del libro che hai davanti, dà loro un senso compiuto e comprendi quello che stai tentando disperatamente di studiare. Pozioni. Una A assicurata, a meno che un fascio di luce divina non trasformi i miei disastri in qualcosa di lontanamente degno di una E.
La gonna ruvida della divisa, oltre a grattarmi il sedere, non serve a trasformare la superficie di pietra su cui sono rannicchiata in qualcosa di lontanamente comodo; con un po’ di fatica, facendo inutilmente leva sulla parete, mi sollevo giusto in tempo per vedere uscire l’infermiera Mound.
« la sua amica è pronta. » grufola fissando con disapprovazione le macchie sulla mia camicia; mi scusi, se è tre giorni che non torno in dormitorio perché LEI non sa fare il suo lavoro e io devo badare a Julia. E’ proprio lei, infatti, che appare dietro all’infermiera, con le sue cose chiuse nella valigia che tiene in mano; sembra sollevata, se non altro di uscire dall’incubo asettico che c’è oltre quella porta.
« ti avviso: non so quali siano gli ingredienti della pozione Obmutesco, e non ci tengo a saperli. » le sibilo mentre ci avviamo lungo una scala, appena ruotata in modo da consentirci di arrivare molto più rapidamente del previsto alla torre di Grifondoro.
« menta, elleboro, bile di tartaruga .. »
« vedo che hai studiato più di me. brava, cara. » la interrompo dopo aver svoltato l’angolo; tre settimane, e smetteremo di camminare per i corridoi di Hogwarts. Non avrò più bambini da mettere sulla buona strada, adolescenti arrapate da beccare in giro nel cuore della notte, liste di parole segrete da memorizzare. Tutto finito.
Un quadro lancia un fischio di ammirazione al nostro passaggio; ecco, questo non mi mancherà.



{ nei giorni successivi }
Credo che si chiami tregua; il pratico di incantesimi mi ha buttata così in basso che, dopo aver salutato con il massimo dell’educazione che sono riuscita a strapparmi l’esaminatore Lowell, ho avuto il bisogno fisico di vedere Sebastian e Julia. Lo studio solitario mi ha trasformata in una specie di spilletta semovente, visto che io sono quasi trasparente dietro il mio distintivo, fatta eccezione per le occhiaie.
Ignorando del tutto gli sguardi di Jules, che ovviamente è stata ridotta al terzo incomodo, Sebastian continua senza tregua a stritolarmi contro il suo petto e infilarmi la testa tra i capelli, annusandomi come se fossi un mazzo di fiori e non una strega, e ad azzannarmi l’orecchio senza ritegno, rischiando oltretutto di ingoiarsi le perle di mia zia.
« Io approvo Carlisle. » ribatto alla proposta di Jules, mollando l’ennesima gomitata nelle costole a SSS ( Sebastian Sesso Subito, ho riso fino alle lacrime quando ho sentito Eugene che lo borbottava a Peter Halbury ), che si allontana con aria offesa dal mio povero lobo maciullato. Finalmente senza rischiare di essere mangiata viva, affondo la testa nell’imbottitura del divano, e lancio uno sguardo piuttosto serioso alla mia amica, assorta nella contemplazione del paesaggio estivo fuori dalla finestra.
« già. mi sembra che abbia la testa sulle spalle, e soprattutto del potere sugli altri. »
« credo che ci siano buone probabilità che diventi caposcuola. »
« un po’ come te, Georgie. » ridacchio.
« mi raccomando, ignoratemi! » borbotta Sebastian riemergendo dal suo sogno ad occhi aperti.
« tesoro, non è colpa mia se la tua mente è altrove. » lo rimprovera Julia, sbuffando; credo che lei mi mancherà, troppo. Non sarà la stessa cosa, lo so già, perché sarà impossibile vederla tutti i giorni quando sarò a farmi ammazzare in qualche campo di addestramento auror, ovviamente con l’impossibilità di smaterializzarmi.
« credi che dovremmo fare una specie di festa di insediamento? » propongo ignorando i mugugni incomprensibili della mia dolce metà.
« mah, non sono molto dell’umore, ma sono convinta che troveremo qualcuno disposto a farlo. »
Sebastian continua a grugnire, si alza e se ne va sbattendo i piedi; questi uomini, peggio dei bambini. Tranne se c’è da combattere nella foresta nel cuore della notte e salvare metà dei presenti, ovvio.

***

E’ molto che io e Jules non parliamo a quattr’occhi, dedicandoci al gossip invece che alle vicende drammatiche di cui siamo state vittime dall’inizio di quest’anno. La morte di Ida, il Fidelius, Riddle; mi sembra di non riuscire a pensare a quando abbiamo parlato di ragazzi, l’ultima volta, senza riferirci agli orari di coprifuoco e a quando stabilire la riunione successiva.
Proprio come succedeva quand’eravamo piccole ed innocenti, lei ghigna e io sono rossa come una ricordella.
« su, non è mica una malattia! » esclama dandomi una pacca sulla spalla, e facendomi diventare sempre più purpurea e bollente. « raccontami! »
« cosa vuoi che ti dica?! » sbotto con la voce talmente acuta da essere irriconoscibile; mi è venuto naturale stringermi addosso la camicia, mentre lei cerca di strapparmi qualche dettaglio sconveniente sulla mia prima volta. Descrivere questo momento come imbarazzante è riduttivo; temo che lo sarebbe ancora di più recuperare il mio taccuino rosa confetto e leggerle direttamente quello che ho scritto al riguardo, con tutti i particolari scabrosi che la farebbero tremare di soddisfazione.
« che ne so, se è bravo! se è stato dolce! »
« come Megafusto sul pianoforte del povero Eugene? » il suo sorriso si smorza per un momento.
« beh, è stato molto romantico. » si giustifica prima di infilarsi in bocca un pasticcino con una mezza fragola sopra.
« Jules, promettimi che mi scriverai spesso. »
« Georgie, promettimi che smetterai di essere così paranoica. »
« Non credo di poterlo fare. »
« Sei incorreggibile. »
« Sì, ti voglio bene anch’io. »



{ last day of magic. }
Il professor Silente sembra più emozionato di me, mentre mi scruta attentamente da dietro le lenti dei suoi inconfondibili occhiali a mezzaluna.
« Signorina Harrington, mi sono permesso di prepararle una cosa. » le guance mi diventano subito di fiamma; non sono affatto abituata a ricevere regali d’addio, tantomeno dagli insegnanti. Non da Silente, soprattutto, per quanto lui sia il mio preferito in assoluto. Mi sforzo di sorridere e di non mettermi a gridare, ma di certo non riesco a dire una sola parola prima che lui riprenda.
« Ho visto la sua richiesta per l’Accademia Auror, mia cara. » oh. Buon segno, vuol dire che almeno sono state già consegnate al Ministero, anche se dubito che avrà qualche utilità. Tra quelli del settimo ne sono state raccolte più di venti, e i posti sono otto. Annuisco come unico sforzo di volontà.
« Mi sono permesso di aggiungere una nota sotto il suo curriculum ineccepibile. » sobbalzo. Se ne accorge, e ridacchia. « dice che lei è la migliore studentessa che Hogwarts ha visto da molti anni a questa parte .. » se prima non ero color pomodoro maturo, lo sono di certo ora. « .. e che se non la prenderanno, confermeranno la loro fama di totali, perfetti idioti. » sghignazza di gusto, mentre si alza dal suo scranno e gira attorno alla scrivania, come per raggiungermi. Non che sia strano, in effetti, ma mi sento i lacrimoni che si formano agli angoli degli occhi. Stringe le mie mani gelide e inerti tra le sue.
« Buona fortuna, Georgiana. »

***

Il quasi ex prefetto Corvonero mi fissa con aria contrariata; sembra quasi che gli dispiaccia essere alla fine del suo mandato. Tra le dita stringe la spilla di ordinanza, e mi ha appena pregato di lasciargliela tenere. Quando si parla di attaccamento all’istituzione; il mio baule é ancora mezzo vuoto, nel dormitorio, ma mi sento in colpa ad abbandonarlo senza una risposta soddisfacente.
« Joel, non credo di avere l’autorità per poterti autorizzare. » storce il naso. Gli do una pacca sulla spalla con tutta la convinzione che posso trovare nei suoi occhioni azzurri che mi scrutano con disperazione.
In un futuro non troppo lontano, lui potrebbe avere il mio incarico; e passare un settimo anno splendido come il mio, con amici straordinari, e magari senza doversi battere a duello nel cuore della notte. Mi saluta agitando la mano, e sgattaiola verso il suo dormitorio.
Alzo la testa e vedo davanti a me la bacheca di Corvonero, che ho amorevolmente aggiornato durante quest’anno; strappo via un paio di fogli di insulti verso gli studenti del primo, stacco con cautela quelli di auguri per noi del settimo.
E’ la mia ultima notte a Hogwarts; sono già le dieci passate, e non ho nessuna voglia di salire in camera mia e rivedere tutte le altre in lacrime; non ce la posso davvero fare, ho già pianto abbastanza in questi ultimi giorni.
Con uno sforzo, infilo la testa nel corridoio, lasciandomi investire da un silenzio che non può che spiegarsi con la stanchezza provocata dai fiumi di depressione che si sono appena riversati all’interno delle stanze. Socchiudo la porta con cautela; una delle altre russa rumorosamente. Mi siedo sul mio letto e con attenzione mi stacco dal petto la spilletta da Caposcuola. E’ strano vederla appoggiata sul comodino e sapere che domani mattina non la appunterò di nuovo sulla divisa. Ma è una bella immagine per chiudere il mio lunghissimo romanzo, lungo sette anni.



{ king's cross. }
« una settimana. » sento il fiato di Sebastian sul collo mentre mi abbraccia, sfregando intensamente la guancia contro la mia testa; ha passato l’intero viaggio in treno a sussurrarmi che sarebbero stati i giorni peggiori della sua vita. Una settimana; in effetti non ci siamo mai separati per più di un giorno, o due, in genere il tempo di dormire qualche ora. Talvolta neppure quello. Abbiamo stabilito che probabilmente né i suoi né i miei avrebbero compreso se avessimo fatto una fuga d’amore senza neanche salutare.
« dai, smettila! » sussurro senza rendermi conto fino all’ultima che anch’io sono aggrappata al suo braccio, totalmente circondata da lui. Mi bacia il collo come se volesse trapassarmelo con i canini vampireschi che non ha.
Sa benissimo che non potrò scollarmi di casa finché non arriverà la risposta dell’Accademia, a meno che non voglia provocare un collasso ai miei. Cedo ai suoi ridicoli tentativi di baciarmi, come se non avesse passato le ultime otto ore a cercare di “concentrare tutta la me di cui avrà bisogno”. Attorno a noi gli studenti si salutano, piangono, ridono, ritrovano i loro genitori e parenti vari; non riesco a concentrarmi sul fatto che a mia madre verranno i capelli bianchi, a vedermi in quegli atteggiamenti senza ancora un anello al dito.
« GEORGIANA! » tuoni, fulmini e saette! Sebastian si stacca come se fossi incandescente, io scatto nella direzione della voce che ho sentito sistemandomi i capelli in modo ossessivo, come se potesse migliorare quello che sapevo sarebbe successo e non ho prevenuto. Mio padre ha un sorriso da un orecchio all’altro, se non si considera l’enorme taglio che gli sfregia la guancia destra; qualcosa mi dice che sia appena tornato da un viaggio di lavoro. Dietro di lui, mia madre spettegola fittamente con una donna che non conosco.
« mia madre. » mormora la mia dolce metà, con una voce così strozzata da essere irriconoscibile. Ricapitoliamo; i miei peggiori timori sono sfumati nel nulla perché i miei genitori e i suoi si conoscono già? Il viso mi si accartoccia in un’espressione contrariata senza che sia capace di trattenermi. Lui, invece, ha preso a brillare; sembrerà che io abbia un’aureola, tanto lui risplende di felicità. Mi sistemo le pieghe della gonna e mi sforzo di sorridere.
« papà! mamma! » trillo offrendo loro il mio migliore sorriso, anche se vengo subito sotterrata nel profumo di vaniglia e animali selvatici della mia genitrice; mio padre si è già preso il mio baule e non sembra avere intenzione di lasciarlo finché ci sarà Sebastian nei dintorni, come a privarlo dell’opportunità di essere cavaliere con me. Non sento quello che mi dicono; ciò che posso udire è soltanto un ronzio sordo, spezzato improvvisamente dalla voce di SSS, dopo che è riemerso dalle pacche e dai baci dei suoi.
« mamma, papà, vorrei presentarvi la mia » pausa. Orrore e delirio. « ragazza, Georgiana. » oddio, svengo. Sua madre sembra essere sul punto di avere la stessa reazione, mentre Joshua Harrington ha un improvviso bisogno di tossire copiosamente e il signor Lang di accendersi la pipa.
« oh, Georgiana, proprio come tua nonna! » langue mrs.Lang mentre mia madre si avvinghia al braccio del suo pargoletto, adorante.
Se sopravviverò ai prossimi dieci minuti potrò dire di aver passato per l’ultima volta la barriera del binario 9 e ¾, e di aver detto addio all’Espresso. Sorrido a Sebastian, che si crogiola nel danno che si è fatto da solo; almeno finché non ci verrò per portare i miei bambini a scuola.



{ oh, july! }
Scendendo le scale, inciampo nella camicia da notte; sento il profumo del caffé e dei pancakes che mia madre sta preparando per colazione, ma non credo che sia questo a distrarmi. Ogni singolo giorno, dalla fine della scuola, mi alzo con un cubo di granito nell stomaco: potrebbe essere arrivata la lettera dal Ministero, quella dove c’è scritto se sono ammessa o no all’Accademia.
Mi fermo davanti allo specchio scassato del corridoio, prima di entrare in cucina; guardo la mia frangia spettinata, la treccia che si sta sfasciando dal fondo, la camicia da notte. Potrei davvero diventare un auror? Qualche volta vorrei essere ancora la piccola Georgie, che racconta fiabe ai suoi pupazzi e sogna di diventare la Principessa del Regno Candito. Acchiappo dal pavimento Cheslav, che inizia a fare le fusa nonappena gli poso le mani sulla pelliccia bluastra ed entro nella stanza sin troppo calda dove mi aspetta il mio primo pasto di oggi, oltre ai miei genitori.
Il cuore inizia a battermi a tutta birra appena mi rendo conto che mi stanno aspettando seduti, con le tazze di caffé fumante davanti, intoccate. E tra loro, davanti ad un barattolo di marmellata d’arance, c’è una busta di pergamena sbiancata.
« buongiorno, tesoro. » mormora mia madre senza la minima espressione sul volto cereo. Non le rispondo neppure. Lascio andare il gatto, che miagolando rumorosamente atterra ai miei piedi, e mi getto sulla busta.
E’ chiaro che, dimentica dei suoi poteri, aveva provato ad aprirlo con il vapore della teiera. Apro la pergamena davanti alla faccia; i miei occhi ci mettono qualche momento a realizzare cosa ci sia scritto.
« ammessa. » sibilo appena, crollando sulla sedia, che quasi cade all’indietro sotto il mio peso morto. Un Auror. Io.
Un rumore come di sparo si diffonde nell’aria, seguito da un tonfo.
« SONO STATA AMMESSA! » grido senza neppure guardare chi sia; tanto so già che ricadrò tra le braccia di Sebastian, colui che vedrò tutti i giorni ancora per qualche anno. Sento le sue labbra sulla fronte, e gli occhi dei miei nella schiena.
Questo è un nuovo inizio. Decisamente entusiasmante.













14/07/2008
commenti (2) • tag: misteri, amicizie, serpeverde, dubbi, guai, riddle, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti, morsmordre, fidelius

« Gut.. che ne pensi? » in uno svolazzo di velluto beige, compio una breve piroetta su me stessa, soffermandomi poi ad osservare Frances in attesa del suo verdetto. La mia compagna di stanza - con cui ho imparato a fare amicizia, lentamente come mio solito, mi guarda con i lucciconi negli occhi, battendo un paio di volte le mani in segno d'approvazione.
« E' davvero stupendo, Leen! Ti sta una favola. »
« Le sarte di mio padre fanno scintille. », ironizzo, scuotendo appena i capelli biondi da brava cocchina di papà. Sogghignando, Frances si sistema minuziosamente il nastro di seta intorno alla vita, osservandosi allo specchio più per curiosità, che per vanto. Io invece mi spio dall'angolo, più per vanto che per altro.
« E chi è che ti porta al ballo, bellezza? », domanda lei dopo poco, arricciando il nasino in un'espressione sorniona. Le lancio un'occhiata eloquente, nel riflesso dello specchio, senza rispondere. Deve insistere con la sua domanda ancora una volta, prima che io mi ritenga sconfitta dalla sua testardaggine.
« Garet Haslett. », schiocco la lingua sul palato, avvicinandomi al mio beauty-case.
« Maddai? E' ..insomma, l'ex di Georgiana! », si entusiasma nell'informarmi, stringendo le labbra in una smorfia un po' preoccupata.
« Non mi porta sull'altare, Frans. Rue, bitte. », sospiro, sorridendo tra me e me; non credo che Georgiana avrà qualcosa da ridire, e se comunque l'avesse, ci siamo già incontrate su terreno di battaglia; e a me non dispiacerebbe per niente, d'altronde, re-incontrarla in duello. Intanto ho provato tre dei miei rossetti preferiti sul dorso della mano, e sono convinta che non me ne starà bene uno - forse avrei dovuto chiedere alle sarte un vestito rosso, quello si sarebbe più adattato alle mie esigenze. Abbandono i tentennamenti in un breve prendere un respiro profondo, optando per un rossetto terra, chiaro e rossiccio, non troppo evidente, delineando le labbra con cura - come mi ha insegnato a fare mia zia quando ancora giocavo con i suoi trucchi, da bambina. Mia madre non ne ha mai avuto la possibilità, d'altronde. Osservo la lente che avevo preparato, su un fazzoletto poggiato sul mobile accanto al beauty-case. E con una lieve risata, guardandomi allo specchio, la lascio lì. Oggi più colori ho in viso, meglio è.
« Io scendo ..non far aspettare troppo il tuo cavaliere. », cinguetto sarcasticamente, passando attraverso l'entrata del dormitorio.

 « Non hai messo la lente. », scandisce Garet, scrutando con soddisfazione i colori dei miei occhi, seguendo distrattamente alcuni passi di danza, mentre la Sala Grande si anima del chiacchiericcio, misto al sottofondo piacevole della musica. Il ballo è, come d'altronde lo è anche nella mia vecchia scuola, un evento che entusiasma anche gli animi più indolenti.
« Ho deciso che stasera non ne avrei avuto troppo bisogno. » gli rispondo, con un piccolo sorrisetto, che viene ricambiato dall'inclinazione sghemba e divertita delle labbra di lui dopo non troppi secondi. Lo vedo lanciare un'occhiata fugace a Georgiana, dall'altra parte della sala - impegnata in uno scioglilingua davvero trasportato insieme al caposcuola Grifondoro, prima di fermarsi e prendermi per mano delicatamente, facendo un cenno verso il tavolo del buffet.
« Ponch? », domanda, facendo un passo in avanti.
« Volentieri. », annuisco, lasciando la mia mano nella sua. Non è così spiacevole, dopotutto. Mi sorride in silenzio; sembra la cosa che riesce a fare meglio, molte volte, con l'angolo delle labbra caratterizzato da una punta di timidezza che, tuttavia, stenta sempre a lasciargli il viso, nascondendosi in qualche angolo, tra le pieghe del sorriso o nel riverbero degli occhi burrascosi.
« Così, tra un po' finisce l'anno. Come ti senti? », avanzo dopo un po', mentre ci avviciniamo al tavolo del buffet senza fretta.
« Eh. Un po' ansioso, a dire la verità. », risponde sinceramente, stringendo appena le labbra.
« Ti dispiace di crescere, Peter Pan? », domando ancora, con ironia. Sogghigna silenziosamente, esprimendosi in un piccolo sbuffo - quasi l'accenno di una risata trattenuta, e uno scuotere appena accennato del capo. Eccola lì, un'altra non risposta delle sue.
« Cosa farai, finita la scuola? », e continuo; so che a lui non da fastidio perchè dopo un po' che ci frequentiamo ho imparato a conoscerlo quello che serve. E lui anche, e sa che non sono una persona insistente - ma qualcuno tra i due deve pur intrattenere un minimo di conversazione.
« Pensavo di seguire un corso per diventare Medimag- », adduce, ma s'interrompe quando la voce di Lumacorno esordisce in tono pomposo, scavalcando tutto il rumore che rieccheggia in Sala Grande.
« Signori e signore, l'elezione di Miss e Mister Hogwarts! ». Tom Riddle, e Julia Versten; davvero due, bellissimi, buoni partiti. E non capisco perchè Garet diventi così irrequieto, quando è una cosa del tutto normale - almeno, davanti ai miei occhi.
« Accidenti. », borbotta lui, deglutendo un grosso malloppo di quelle che sembrano preoccupazioni nascoste.
« Cosa c'è, Garet? »
« Resta qui, Leen. Vengo subito. », mormora, allontanandosi velocemente tra la folla senza nemmeno darmi il tempo di provare a trattenerlo, mentre Julia e Tom, aprono le danze di una serata più incandescente di quanto avevo previsto.

 Mi è difficile immaginare dove si possano essere dileguati tutti; da quando Julia e Tom hanno terminato il loro bel valzer, ho visto disperdersi tra la folla - e anche velocemente, la sopracitata damigella, Audrey, Georgiana e Sebastian Lang e persino il cavaliere che doveva tenermi compagnia sembra essersi smaterializzato via. Incrocio le braccia al petto, e stanca di stare appoggiata al tavolo del buffet, accanto al boccione del ponch - dove avrei voluto ritrovare Garet, mi intrufolo fra gli studenti - diminuiti in gran numero. O forse è solo una mia sensazione, e probabilmente quella resterà, perchè la maggiorparte dei presenti è tutta presa dal ballo e dai loro accompagnatori/accompagnatrici, mentre io invece, con la possibilità di stare da sola, sento che c'è qualcosa che non va. O che non sta andando, in questo preciso momento. La voce forte e intonata di Eugene Pennington risuona nella sala, sovrastando il coro nell'armonia del pezzo che hanno deciso di presentare, e mentre mi faccio spazio quanto posso, tra pizzi e svolazzi dei vestiti sontuosi di gran parte della scolaresca femminile, passo accanto al professor Crale di Astronomia, nonchè direttore di Corvonero. Caso  vuole che una spinta di troppo mi ci fa impattare contro - essì, perchè come appena arrivata, anche io merito di fare le mie magre figure andando a sbattere contro i docenti. E se non volontariamente, un aiutino i miei compagni di scuola sanno darmelo volentieri.
« Signorina Neumann! Tutto a posto? », domanda lui, garbatamente, dopo aver appurato che il lieve scontro non abbia provocato molti danni.
« Tutto a posto, professore ..mi scusi, mi hanno spinta. », esordisco, traendo un sospiro.
« Si figuri, si figuri. Visto che è qui ..sa dirmi dov'è la signorina Harrington? Come caposcuola ha il dovere preciso di controllare i dintorni; in più devo parlarle e non riesco proprio a trovarla. », pronuncia, in maniera eloquente, scrollandosi brevemente i bordi della giacca di gessato blu scuro, perfettamente in tinta con il suo essere Capocasa Corvonero. Sento di essere marginalmente nei guai, oltre che infastidita eccessivamente dal non sapere cosa diavolo sta succedendo, perchè lo sento - e come diceva Alexander, il tuo sesto senso è uno dei più affinati di tutta Durmstrang, liebchen, e chissà se questo vale anche qui a Hogwarts. E devo prendere una decisione, in fretta - se seguire il mio rinomato sesto senso o indirizzare Crale dove ho visto scomparire Georgiana.
« Non so proprio, l'avrò vista si e no mezz'oretta fa ..sarà sicuramente qui intorno a pattugliare. », cerco di prendere quanta più sicurezza in me stessa - tanta, dicono di solito, anche se fingo, ma visto lo sguardo un po' in tralice del professore, non ho fatto del mio meglio.
« Così ..l'ultima lezione è stata davvero interessante, Professore. », sbatto due o tre volte le ciglia, e via con le moine. Fortunatamente ho assorbito qualche nozione e termine necessari per distrarlo quanto di dovere e dare il via ad un fitto dialogo su stelle e costellazioni magiche, e bye bye "devo parlare con la signorina Harrington". Quanto meno, qualcuno avrà di che ringraziarmi, arrivati al nodo di una questione che non capisco - sempre che i miei sospetti siano fondati, d'altronde. Altrimenti, sarà stata solo una serata passata a parlare di luci nel cielo; tanto meglio, comunque, di stare da sola, nell'attesa di un cavaliere che non arriverà, non per il momento.

 

*Frances è un png inventato sul momento non presente ET non rilevante da me. Solo per non far stare sola in camera la mia bimba, più che altro. Din Don.













11/07/2008
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Fatto. La stoffa scivola sulle mie ossa sporgenti, ricadendo talmente bene da far apparire il vestito fatto su misura. Quasi dimenticavo: mi é stato fatto su misura, tagliato e cucito dalla sarta di mia madre in raso verde smeraldo. Non riesco davvero a capacitarmi che quella nello specchio sia io.
« cavolo. » balbetta appena mia cugina Jane, dodici anni, sdraiata a pancia in giù sul mio letto in un turbinio di lenzuola e cianfrusaglie assortite. Passo le mani sulle anche, premendo il tessuto lucente contro il mio corpo. Immagino che in questo momento dovrei continuare a prepararmi, ma davvero non riesco a spostarmi; quella che si riflette nello specchio non sembro neppure io. E’ una figura bellissima, senza ossa fuori posto, che non è troppo alta e ..
« Georgiana Claire Harrington, da quando sei una stragnocca tutta trine? » mi apostrofa Annette, uscendo dal bagno con i capelli pettinati come una venusiana impazzita. Ma non glielo dico, visto che per lo spavento ho fatto un salto all’indietro e sono inciampata nello strascico, sbattendo il sedere per terra. Se si è strappato mi ammazzo.
Mi risollevo a fatica, fulminandola mentre si infila il reggicalze di pizzo rosa fluorescente; io le voglio bene, ma qualche volta mi spaventa davvero.
« è solo un vestito.. » sussurro cacciando la testa nel baule pur di non farle vedere che sono diventata rossa come una ricordella. Voglio solo essere bella, non mi sembra una grande richiesta; non carina, voglio essere bella.
Mi sistemo i capelli in uno chignon, non molto diverso da quello che mi faccio spesso a scuola; un colpo di bacchetta e li fisso in quella acconciatura, sistemandoci anche un fermaglio di quelli che, anche se non si direbbe, sono diamanti. Con la coda dell’occhio catturo la figuretta di Jane che si ribalta sul letto e si spalma sulla boccuccia del rossetto color mattone, insultata a tutta birra dalla proprietaria del cosmetico, la mia compagna di stanza Gemma.
« auguratemi buona fortuna. » dico in un sospiro, spostandomi verso la porta; per loro sarà una semplice festa, per me è un evento fondamentale. Sono una Caposcuola, e solo questo dovrebbe bastare per ricordarmi che passerò il tempo a controllare che nessuno si ubriachi e cada dalle scale – come stavo per fare io andando verso la Sala Grande, oltretutto.
Passo tra i lunghi tavoli del buffet, tra le bambine ricoperte di gonnelloni rosa che già cianciano alla ricerca di un cavaliere dell’ultimo momento. Del mio, invece, distinguo la forma della schiena larga, i capelli scuri e il lieve movimento della testa mentre ascolta le indicazioni di Dippet, che sfila davanti a lui ed Elizabeth Hale con aria di chi li sgozzerebbe volentieri.
Non dico niente quando gli arrivo di fianco, e mi limito a far scivolare la mano nella sua; subito si volta, e senza neppure badare a chi ci circonda mi stampa un bacio sulle labbra. Trattieniti, Georgiana, mi sussurra una vocina nella mia testa mentre gli circondo il collo con le braccia e lascio che mi baci di nuovo.
« Harrington! Lang! » abbaia il preside. Ehm. Ci voltiamo verso di lui con l’espressione più colpevole che ci possa venire; ma non posso che sorridere, sentendo il suo pollice che accarezza il dorso della mia mano.



Ho distinto un eco lontana; non ne sono del tutto sicura, ma credo di aver sentito che Julia è miss Hogwarts. Insieme a Riddle. Lo ammetto, sono troppo impegnata a controllarmi dallo sbottonare i pantaloni a Sebastian per badare a quello che succede a decine di metri da me, in Sala Grande, mentre noi siamo infossati nello sgabuzzino delle scope.
Il suo peso mi spappola le costole, e me ne rendo conto solo ora che ho smesso di occuparmi dei miei ormoni e sono ritornata ad essere un cervello pensante. Ed in effetti, questo secchio sta per spezzarmi l’osso del collo. Faccio scivolare il piede via dalla sua gamba, fino ad atterrare malamente. Tentare di fare sesso in uno stanzino è sempre una pessima idea. Anche per me, che ho dimostrato di fare sempre la cosa giusta in ogni occasione. Ballare riscalda l’istinto, non l’avrei mai pensato.
« Seb. Hai sentito? » si solleva a fatica, grugnendo quando rinuncia a slacciare il nodo strettissimo che mi tiene il vestito ancorato addosso.
« No, stanno tutti dormendo. » brontola prima di prendere a baciarmi dietro l’orecchio. Maledetto, è il mio punto debole, e lo sa benissimo. Mi divincolo a fatica, e mi rialzo ancor più lentamente, spostandomi sino a poter posare l’orecchio alla porta del ripostiglio.
« Julia è miss Hogwarts. E Riddle il mister. » gli sibilo, prima di socchiudere la porta. Le poche persone che vedo sono ancora più impegnate a pomiciare di quanto lo fossimo noi. Attraverso l’atrio a tutta birra, infilandomi tra le porte spalancate, in mezzo alla confusione. Non riesco a vedere la mia migliore amica. Non so dove sia finita, dove stia ballando con Riddle, suppongo.
Vado verso il buffet, giusto per ingannare il tempo almeno finché Sebastian non ricomparirà; perché mi sembra che tutti mi guardino? Dio, non sarò spettinata! Mi tocco i capelli. No, sembrerebbero apposto.
« Smettila, sei splendida. » sibila una voce che ben conosco abbracciandomi da dietro. Stasera deve aver bevuto qualcosa di strano, non era mai stato così infuocato. Gli do una gomitata quando vedo Aedan che trotterella verso di noi. Scuoto già il capo; non ho visto la sua dolce metà, è inutile.
Sento delle dita fredde che mi si richiudono improvvisamente contro il braccio; mi volto di scatto, mi trovo di fronte Jules. Pallida come un cencio.
« Cosa ti ha detto? » le chiedo senza neppure aspettare che sia lei a fiatare.
« Giuro che se ti ha fatto male, vado là e…» sbotta Seb, approfittandone per darmi una botta sul sedere già che c’è. L’ho detto, che stasera non è normale.
« Julia! » strilla Megafusto Lywelyn. Smetti di chiamarlo così ! Dannazione, è tutta colpa di Eugene e dei suoi nomignoli malvagi.
« Mi ha sfidato. A mezzanotte, nella Foresta Proibita. » risponde abbassando lo sguardo.
« Veniamo con te. Il Fidelius è nato per questo. » già, il fidelius. Sparpagliato per tutta la Sala Grande in versione elegante e del tutto ignara del casino che verrà fuori tra dieci minuti.
« Va bene. Ma non tutti insieme. Sarebbe troppo sospetto. Andiamo avanti io e Georgiana. Intanto avvisiamo gli altri. Sebastian, Aedan voi porterete al punto prestabilito gli altri. » ribatte Jules, lanciandomi uno sguardo eloquente.



Passo di corsa di fianco a Jill; mi basterà parlare con lei e pochi altri, perché chi di dovere sappia.
« Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme. »
« L’ha sfidata » mi risponde sgranando gli occhioni azzurri. Non le rispondo, e mi lascio prendere per il braccio da Julia, che mi trascina verso la porta.
Chissà, forse sembrerà che stiamo andando ad incipriarci il naso o a spettegolare alle toilettes. E speriamo che anche i professori la pensino così, quando scompariamo in una nuvola blu e verde.



« Allora, Lenore? » sbotto guardandola dall’alto in basso. E’ a terra, e perde sangue dal naso; ha fatto molto male a mettersi contro la campionessa del club dei duellanti, imbattuta per tredici duelli di seguito – praticamente tutti quelli di quest’anno, in effetti.
« Troia! » sibila contorcendosi, come se si volesse rialzare.
« Puttana. » rispondo con tutta la tranquillità di cui sono dotata, come se avessi detto una parola a caso. Ora non ha molto da ridere, la signorina; mi passo il dorso della mano sulla guancia, tagliato diagonalmente da uno dei suoi incanti di lacerazione.
Non riesco a staccare gli occhi dalle sue ferite. Sono stata io, e ancora non me lo spiego.
« Georgiana! Centauri! » grida la voce acuta di Audrey alle mie spalle. I corpi a terra sono più di uno, quelli sulle spalle di altri ancora di più. Vedo Sebastian che solleva Julia, poi Megafusto ancora a terra. Corro verso di lui.
« Mobilicorpus! » sussurro appena. C’è una confusione infernale. Non capisco più niente. Mi rituffo tra i rami, portandomi dietro il corpo che ho incantato.












08/07/2008
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Bene. Eugene, respira profondamente e non riaprire gli occhi fino a che Milo non avrà smesso di parlare. Cioé mai. Mi costringo a inquadrare di nuovo la mia figura nello specchio della camera; Carlisle non si sbriga ad uscire dal bagno, e io sono in crisi con i miei capelli. Non me ne è mai fregato niente, anzi: più mi coprivano la faccia, meglio era. In effetti, fino a un paio di mesi fa neppure mi sfiorava l'idea di dover risultare presentabile per qualcuno. Invece ora questo cespuglio paglierino sta diventando un vero tormento; non posso pensare di andare al ballo senza un minimo di stile. Se non altro, per non farmi togliere il saluto da Isy. Pasticcio ancora un po' con la spazzola, prima di scagliarla verso il mio letto. Che disperazione.
Milo si sistema il cravattino e per la prima volta da circa tre ore sta zitto.
« Eugene Pennington. Sei diventato uno psicopatico. » mormora poco dopo, sgranando gli occhi e fissando il mio riflesso oltre la mia spalla. Mi lascio cadere all'indietro, sbuffando forte mentre il tappeto persiano mi grattugia la guancia. Non che mi interessi di sporcarmi il vestito, tanto se non se non troverò una soluzione per togliermi questa faccia da pesce morto non uscirò dalla stanza. Non faccio lo sforzo di mettermi a guardare in faccia il mio amico.
Povera Isy ; come se non bastasse tutto questo velluto blu, a farmi sembrare un puffo passato in una stiratrice. Milo si piega in avanti e mi spunta dall’alto, fissandomi con i suoi occhiucci blu tutti pieni di luci scintillanti.
« tirati su immediatamente. » sibila lanciandosi verso il suo letto, e rovesciando sul pavimento l’intero campionario del suo beauty case.
« cosa vuoi fare, truccarmi da farfalla? » sbotto rimettendomi seduto.
« chiudi gli occhi, bifolco. » l’unica cosa che sento sono le sue manacce che mi sbattono sulla testa; starà mica componendo un ritmo sinfonico per percussioni sul mio cranio. « tadà! »
Socchiudo gli occhi molto, molto lentamente. Inizialmente non vedo altro che la solita ombra sfocata della mia testa bionda e la mia faccia con le guanciotte rubizze. Poi focalizzo cos’ha fatto.
« ammettilo, Milo; tu sei gay e vuoi fare lo stylist. » sfioro appena il codino in cui ha raccolto la paglia, che sembra stranamente ordinata, e non mi ricade in faccia. Non sembro un idiota. Questo è un miracolo.
« mandami tua sorella, amico. » ruggisce appena con la sua solita espressione marpiona, mentre si caccia il mantello sulle spalle.
« stai diventando banale. » scatto in piedi e mi sbatto insistentemente la veste. Si può fare.

 


 

La scalinata è rimasta ben sgombra. Certo, perché tra poco ci toccherà salirci e .. non ci voglio pensare. Mi chiedo come faccia Milo a preoccuparsi di aver spezzato il cuore di miss TNT , Opal, quando avrà una chilometrica parte solista da eseguire davanti a tutta la scuola.
« Eugene, tesoro. » pigola Isabel, strappandomi un braccio per attirare la mia attenzione. Riesco appena ad intravedere i suoi occhioni azzurri prima che mi trascini verso il basso e mi baci. Trentasei centimetri sono tanti, forse è per quello che da quando sto con lei ho sempre mal di schiena. « smetti di preoccuparti, andrà tutto benissimo. »
« lo so, ma lasciami essere paranoico e insopportabile. » le sussurro nell’orecchio, stringendole forte la mano. Non sono abituato ad essere romantico; e neppure a venire trascinato al centro della pista da ballo, ed incrociare a fasi lo sguardo di Julia, stretta tra le viscide membra di Riddle. Isy grugnisce. Le chiedo scusa. Carlisle mi guarda con aria allarmata. Milo è scomparso.
No, un attimo. Do uno spintone a Isy, che sebbene scossa segue il mio movimento ed esce dalla pista. Audrey sembra più perplessa di noi, ed ancora di più quando le do le dovute spiegazioni.

 


 


« Eugene? » mi chiede Georgiana; si sistema ossessivamente i capelli, quasi peggio di me, e si ferma giusto quell’istante che serve per ascoltarmi.
« Non posso venire. » mormoro appena. Lei sgrana gli occhi.
« Abbiamo bisogno di te! » strilla, prima di farsi stritolare da Sebastian, che non sembra voler smettere di limonarci neppure per un momento. Dio, la paura di morire fa proprio brutti scherzi.
« Per cosa, l’accompagnamento musicale? » le sputo acido e bile addosso, e mimo me stesso che suona il pianoforte. « Georgiana, non è meglio che rimanga qui a ... distrarre l’altro 95% della scuola con la mia voce soave? » cerco di correggere il tiro e buttarla sul ridere. Visto che quell’esibizionista di Milo ha già scantonato ed è sparito nel nulla, lasciando le sue numerose fan ninfomani a bocca asciutta.
« ti aspetto nella foresta, Eugene. » sussurra appena prima di farsi trascinare via dalla sua dolce metà. Dannazione.
Che lo spettacolo cominci.

 



Ora, io sono per la non violenza, ma a Milo Ashmore sfracellerò i coglioni a ginocchiate. Appena avrò finito di cantare la sua parte, visto che lui mi ha fatto il favore di andare ad agitare la bacchetta e mollarmi qui, ad improvvisare davanti ai professori che agitano le testoline a ritmo. Su, Eugene, puoi farcela.
Ascolto le ultime note urlate dalle oche soprano, e poi scivolo via dalla formazione del coro. Non ho cantato bene quanto avrei dovuto, ma l’idea di Isabel in quella foresta, e di tutti gli altri ...
O’Sullivan mi segue con lo sguardo e la mascella sganciata e io faccio finta di non vederlo, né di rendermi conto che manca ancora il gran finale. Attraverso la sala grande prendendo a gomitate un po’ di ragazzine ubriache, scappo fuori, travalico l’atrio brulicante di coppiette che se la fanno senza ritegno e di bambinetti dei primi anni che tentano di imbucarsi e vengono beccati dalla sorveglianza.
Il giardino mi sembra ancor più enorme di quanto già fosse. Prendo la bacchetta ed inizio ad agitarla in aria, mentre galoppo verso la foresta. I rami mi rigano la faccia e mi stampano righe parallele sulla fronte , ormai bordeaux; essere alto dà anche questo svantaggio.
Dopo qualche decina di minuti, vedo lampi di luce che appaiono tra i rami. Sono loro.
Punto la bacchetta in avanti. Prendo fiato. Mi getto nella radura. A terra ci sono Megafusto Lywelyn, una che non riconosco e poi non so. Quello che vedo è Isabel che viene incornata dall’incantesimo di una serpeverde biondastra e troppo alta. Faccio un tuffo verso di lei, le orecchie che mi si tappano a causa del mio stesso urlo.
« venenum! » un’esplosione. Dagli occhi della biondina scorrono lacrime nere.
Sollevo la mia fatina e me la carico sulle spalle senza aspettare altro; il suo peso è minimo. Mi sposto in fretta verso il limitare del bosco ; ma Audrey mi sfreccia davanti.
« scappa, Eugene! scappa! » nel silenzio perfetto che è sceso improvvisamente sul nostro combattimento distinguo nettamente lo scalpiccio degli zoccoli di qualche creatura del bosco. Scappo.

 













04/07/2008
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RAH06Mattina.
Oggi c'è il ballo.
Inviti: nessuno.
Vestito: nessuno.
Sono in bibblioteca a ripassare erbologia per i GUFO ormai molto vicini. Cassie è vicina a me e ripassa per i suoi esami, sicuramente più leggeri dei miei, silenziosa come lo è stata dalla conversazione con Julia. Non me ne ha parlato più di tanto ma visto il suo umore non sono sicura che i suoi sospetti fossero infondati. L'unica serata davvero bella in cui l'ho vista spensierata è stata quella del pigiama-party: ha riso a lacrime al racconto dell'incontro con l'elfo domestico. Ma il resto delle giornate è stata taciturna, nemmeno triste, come chiusa in un suo pensiero fisso e assillante. Ora è immersa nel suo solito silenzio. Comincio a ripetere sottovoce gli utilizzi delle spine delle rose dai petali carnosi. poi Cassie mi interrompe, cercando probabilmente di distrarsi dal suo pensiero.
"Rah, con chi devi andare al ballo?" dice guardandomi.
Io la osservo strabuzzando gli occhi. Era l'ultima domanda che mi aspettavo.
"Cosa... cioè... penso che non andrò con nessuno al ballo. Non sono stata invitata da nessuno e io non ho intenzione di invitare nessuno... penso addirittura che non andrò." le rispondo con un pò di vergogna. Lei ha ricevuto un sacco di proposte, ma per ora non ne ha accettata nessuna.
"Come non vai? Sapevo che non te ne saresti preoccupata e per questo ho mandato un gufo alla signora Page per chiederle di cercarti un vestito... L'ho nel mio armadio e so che ti starebbe benissimo!" dice con aria convinta. Io sono sempre più stupita.
"Ma non ho cavaliere... e poi non avresti dovuto chiedere a mia madre..." le rispondo in un soffio "e tu non hai ancora un cavaliere?" lei sorride e comincia a rispondermi
"No, io..."
"Ehm... Cassandra?" un ragazzo alle nostre spalle richiama la sua attenzione. Lei si gira e lo saluta con un piccolo cenno del capo.
"Potrei parlarti un momento?" chiede lui. é un ragazzo che non conosco, dovrebbe essere dello stesso anno di Cassie, al Corvonero. Dall'espressione (quella di chi sta per vomitare dall'emozione) dovrebbe essere una nuova conquista della mia amica che, non trovendo il coraggio prima, ha aspettato la mattina del ballo per chiederle di accompagnarlo. Lei acconsente e lo segue fuori dalla bibblioteca mentre io aspetto di vedere l'esito della chiaccherata.
Cassandra non si fa aspettare troppo e si siede di nuovo vicino a me dopo forse nemmeno cinque minuti. Sospira.
"Allora? Vai con lui?" le chiedo.
"No ho deciso che non andrò con nessuno." dice riprendendo il libro di Difesa Contro le Arti Oscure.
"Ma come..." comincio.
"Ci facciamo compagnia a vicenda. Ci sarà da ridere a vedere certe oche del Serpeverde stippate nei loro vestiti a fare le fatine! E poi sicuramente ci sarà qualche cavaliere pronto a chiederci un ballo non trovi?"
Io penso sinceramente di no ma faccio finta di nulla ed evito di commentare riprendendo a ripetere Erbologia.


Sera-preparativi
Non sono per nulla nervosa per il ballo... dopo tutto sarò lì solo per fare contena Cassie. Il vestito comprato per me dalla mia madre adottiva era un lungo abito da sera rosso di un tessuto particolare che mi aderiva alla pelle mettendo in risalto il mio corpo longilineo e magro.
"Vedrai con quello Rah! Attirerai su di te gli sguardi di tutti i cavalieri e l'invidia di tutte le dame." commenta Cassandra osservandomi. Lei indossa un vestito nero corto, un pò provocante.
"Credo che potresti essere tu ad attrare le attenzioni Cassie. Il vestito ti sta d'incanto." le dissi cercando di mettermi il mascara senza sporcarmi. Vedendomi in difficoltà Cassie mi prende la boccetta e comincia a mettermelo lei.

Ballo
Il ballo è la cosa più noiosa che mi sia capitata da giorni a questa parte, e in più avrei ancora due secoli di Storia della Magia da ripassare. Una perdita di tempo colossale. I miei pensieri sono più che visibili dalla mia espressione vacua e Cassie ha ormai rinunciato di farmi notare quanto è bella la Sala Grande decorata a festa, o altre cose ai miei occhi assolutamente inutili. Scorgo entrare Alexa e Lory e vedo con stupore che sono accompagnate da due ragazzi.
"Hey Cassie, non ti sembra strano che non ci abbiano detto nulla?" dico indicandole.
"Oh! Alexa sta con Max!" dice lei piacevolmente stupita "Non ci ho mai parlato troppo ma penso che sia un bravo ragazzo." mi dice. Io annuisco felice per la mia amica e effettivamente sento un pò di tristezza per me stessa. Nessuno mi ha invitata. Mi riscuoto stupendomi dei miei stessi pensieri. Non sono sicura che avrei accettato anche solo una proposta.
"Rah guarda un pò da quella parte. C'è un ragazzo che non smette di fissarti!" dice Cassie sottovoce. Mi giro e incontro lo sguardo di un ragazzo del mio anno. Jared McPherson, serpeverde. è vero mi sta osservando e io non riesco a sostenere il suo sguardo. Mi giro verso Cassandra e arrosisco violentemente.
"Ti prego spostiamoci..." sussurro con imbarazzo.
"Come vuoi, cara." dice lei ridacchiando "In ogni caso non è male come ragazzo... non capisco proprio perchè ti vuoi allontanare da lui..."
"é del serpeverde, per iniziare, figlio di una delle più potenti famiglie purosangue della Scozia." le dico per distoglierla. Lei inarca le sopracciglia.
"Non mi sembra di averlo mai visto con Riddle... Condivide i suoi ideali?" mi chiede subito.
"Non lo so ma preferisco non indagare." le rispondo.
"Non sembra si scoraggi facilmente il ragazzo... guarda!"
Mi giro verso di lui e noto che si sta avvicinando a me e Cassandra.
jaredd"Signorina Ching..." dice appena ci arriva vicino "Posso avere l'onore di un ballo?" nella sua voce non c'è nemmeno una nota di imbarazzo ed è così sicuro che comincio ad aver qualche dubbio sulla possibilità di rifiutare.
"Non ammetto un rifiuto Rah." Dice infatti sorridendo e porgendomi la mano. Alla fine accetto, sotto occhiate maliziose di Cassandra che sembra anche preoccupata, e gli stringo la mano guardandolo negli occhi. Sono di un bellissimo colore blue acceso. Non avevo mai notato quanto potesse essere affascinante, e dopotutto era nella mia classe di erbologia solo da qualche mese. Mi sorride con gentilezza e mi conduce in mezzo alla sala a ballare. Io non ho mai partecipato a un ballo e mi tremano le gambe per l'emozione. Lo metto al corrente di questo problema con molto imbarazzo.
"Non si preoccupi Signorina Ching, questo è un lento. Deve solo stringersi a me." Noto la nota ironica nel suo tono e arrossisco.
"Perchè mi chiami così? Il mio cognome è Page..." gli chiedo stringendolo come mi aveva detto di fare.
"Rah, sai così poco della tua vera famiglia da credere che Ching sia il tuo secondo nome?" mi dice con gli occhi che scintillavano. Mi presero le vertigini...
"Cosa sai della mia famiglia?" chiesi in un soffio spaventato.
"I Ching sono una delle più importanti famiglie cinesi, imparentate alla lontana con una dinastia di imperatori. Sei quasi una principessa Rah." Rispose. Sono così colpita da queste affermazioni che continuo a ballare in silenzio, senza parlare d'altro. Jared mi asseconda e probabilmente capisce che una informazione del genere poteva avermi scioccata. Ma come posso crederci senza un minimo di garanzia?
Sembra sincero e quando lo guardo negli occhi vedo solo sicurezza. Non c'è nemmeno una piccola traccia di quell'indifferenza che utilizza chi sa come mentire per non apparire imbarazzato mentre parla. I suoi occhi e il suo sorriso sono quasi ipnotici. Come sa queste cose? Devo credergli?
 La canzone è finita Jared mi sorride compiaciuto.
"Jared... Vorrei chiederti come sai queste cose ma preferisco lasciar perdere. Ti ringrazio per il ballo." dico congedandomi.
"é stato un piacere Rah. Ci vediamo presto."
Modificata l'immagine di Jared visto che la precedente era già utilizzata.... *-* Grazie alla Lynd per avermelo ricordato.












03/07/2008
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Mi guardo allo specchio per una frazione di secondo, per poi tornare lentamente al mio letto e sbuffare. Per la ventesima volta in dieci minuti.

“Insomma questo vestito non mi sta bene!” dico mentre afferro con le dita questo pezzo di stoffa che mi angoscia cosi` tanto, per togliermelo e buttarlo sul letto con rabbia. E` marrone. Un vestito marrone, che mi casca stranamente sul corpo, creando l’illusione di due taglie in piu`. Poi come potrei mai mettere un vestito marrone con dei tacchi neri? Non si e` mai vista una cosa del genere.

“Ho deciso, non vado al ballo. Max stara` dieci volte meglio senza di me d’altronde” dico alle mie due amiche, che nei loro vestiti strabilianti si stanno truccando davanti allo specchio. Lory indossa un vestito con scollo a V, drappeggiato perfettamente sul suo corpo, di una seta di mille colori, che si alternano e si rincorrono e si fondono dolcemente. E` l’espressione dell’allegria. Susan ha un elegante (e corto) abito cocktail nero, che ha accessoriato benissimo, con una clutch nera e argento, e delle vertiginose pumps argento. Io sono l’unica che sembra stia andando ad un ballo in maschera come “la-strega-scoordinata-di-turno”.

“No!! Dai ti prego devi venire!” dice Susan, sedendosi accanto a me sul letto “Il vestito non e` poi cosi` male...” Sembra moooooolto convinta. Sbuffo e affondo il viso nel cuscino.

                                     

Toc Toc Toc

 

Conosco quel rumore, e potrebbe essere la mia salvezza. Mi giro ed apro la finestra. Entrano due affaticati gufi che transportano un pacchetto alquanto pesante. Lo apro cercando di reprimere le speranze, magari e` solo un’illusione...Ma non lo e`! Con le mani che tremano tiro fuori un vestitino rosa adorabile, senza spalline e con un fiocchetto davanti. Continuo a scavare nel pacchetto e trovo delle peep toe grigie. Indosso il vestito e le peep toe e vanno proprio benissimo insieme.

Guarda qua!” grida Lory tirando fuori dal pacchetto una clutch beige carinissima. La prendo e mi specchio. Cavolo. Sto proprio bene. Mamma e` proprio la mia salvezza. Dopo il ballo dovro` ringraziarla tremila volte.

 

 

 

Mezz’ora dopo

 

Mi alzo sulle punte dei piedi, cercando fra la montagna di gente il mio “cavaliere”. Bleah. Mi viene proprio voglia di entrare nella mischia e ballare, senza dover aspettare uno stupido cavaliere o niente del genere. Odio questo tipo di cose cosi` smielate. Susan si e` gia` dileguata con il suo ultimo flirt nonche` suo cavaliere al ballo, e io e Lory siamo in piedi sull’ultimo gradino della scalinata, facendo la figura delle patetiche.

“Eccoli!” grida Lory, indicando un punto in mezzo alla Sala Grande. Stringo gli occhi, ma non riesco a distinguere ne` Max ne` Robbie “Eccoli! Ragazzi ciao!!”. Improvvisamente li vedo, si girano allo stesso tempo e si avvicinano a noi. Ma non posso credere ai miei occhi. Max si e` fatto biondo, e si e` spostato quella stupida frangetta. Finalmente posso vedere bene i suoi occhi. E` bellissimo, spettacolare.

“Ciao” dicono Max e Robbie all’unisono. Max si avvicina e mi bacia sulla guancia rapidamente. Sento che Lory lo sta fissando, impressionata anche lei da quel cambiamento cosi` drastico.

“Perche` non ti metti cosi` tutti i giorni a scuola?” chiede la mia amica a bocca aperta.

Lui ridacchia, spettinandosi con un gesto della mano la sua nuova chioma bionda.

“Boh. Non ci ho mai pensato davvero”. C’e` una pausa imbarazzante, ma poi Robbie chiede a Lory di ballare e cosi` anche Max si scioglie. Ci spostiamo piu` al centro della pista, dove con la coda dell’occhio vedo Julia e il famoso Tom Riddle che stizziti ballano insieme. Sono stati eletti Miss e Mister Hogwarts, ma e` ovvio che non si simpatizzano per niente. Ma Julia e Tom mi deconcentrano solo per un secondo, perche` tutta la mia attenzione e` su Max. E anche l’attenzione di altre ragazze che, intorno a noi, ballano sfrenatamente per cercare di farsi notare. Evidentemente il suo cambio di look non ha colpito solo me e Lory. Max continua a ballare nel suo mondo, sorridendomi di quando in quando, ma le ragazzine iniziano a stargli sui nervi e avvicinandosi a me mi sussurra: “Vuoi uscire un attimo?”. Mentre con la mano mi guida verso il portone scorgo fra la folla una Susan a bocca aperta, che con gesti esagerati indica il mio cavaliere. So che discorsetto mi fara` dopo. Fuori l’aria e` tagliente, e` primavera ma fa ancora freddo, mi stringo le spalle e Max, che coglie al volo il mio gesto, mi offre la sua giacca. Stiamo un po` imbarazzati, impalati davanti al castello, da dove ci arriva il suono offuscato e represso della musica nella sala da ballo.

“E` incredibile quanto poco ti conosco Max” dico mentre lo guardo. E` incredibile che io lo abbia come cavaliere, e` troppo troppo bello per me. Pero` questo non lo dico.

“Gia` hai ragione. Ma io un po` ti conosco”. 

Cosa? Questo non mi risulta, l’unica volta che gli ho parlato e` stato l’altro giorno quando stava fumando. Basta. Lui legge la mia espressione interrogativa.

“In realta` e` da un po` che ti ho notata, sei molto carina, e poi ti ho sentita anche in biblioteca e in Sala Grande, sei dolce, ti distingui dalle tue compagne. Non sei come Susan per esempio, infatti e` stato piu` facile parlare con lei della....della mia cotta”

Sono sicura che in quel momento avevo gli occhi da ebete, perche` cio` che diceva faceva poco o nessun senso. Lui, una cotta per me?

“Ma...ma...com’e`...” balbetto, ancora convinta profondamente che sia tutta una presa in giro, e di veder spuntare dal nulla Lory, Susan e Robbie, che mi prenderanno in giro a vita per esserci cascata.

Ma quel suo bacio, quel suo bacio non e` una presa in giro. E` sul serio quel suo bacio. E vorrei tenermi Max per sempre legato alle mie labbra. In un bacio lento e continuo.

 

Nota dall'autrice: Siccome la mia posizione nel gdb il prossimo anno e` traballante per il momento Max non sara` un png. Se il prossimo anno riesco a postare regolarmente di nuovo allora e` ovvio che lo sara`!! XD e` troppo bello...

ps: ho fatto un piccolo set su polyvore di cio` che alexa mette al ballo ecco il link se vi interessa: http://www.polyvore.com/cgi/set?id=2186878















30/06/2008
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Il corridoio e` buio, le lampade ad olio ai muri formano ombre che si susseguono sul tappeto persiano per terra, illuminando fiori rossi o leoni dalle fauci aperte. Mentre cammino sulla punta dei piedi, guardandomi intorno circospetta, mi balena per un attimo il pensiero che non ne vale la pena. Guardo Susan negli occhi in cerca forse di un segno che mi rassicuri, ma anche lei sembra poco convinta della nostra missione “ruba-cibo-dalla-cucina-per-sleepover”. Il solo pensiero di una banda di elfi domestici che ci sorprendono rovistando nella dispensa mi fa rabbrividire. Gia` li vedo con il mattarello in mano, pronti a cacciarci via a suon di “mattarellate”.

“Forse dovremmo tornare” sussurro all’orecchio di Susan, che si e` accostata alla pesante porta che segna l’entrata della cucina.

Dai Alexa, facciamoci coraggio, massimo mettiamo in atto una fuga rocambolesca, tanto i dormitori dei Tassorosso sono qua vicino”. Sospiro profondamente e annuisco in sengo di approvazione. Susan lentamente inizia a spingere il portone, stranamente non e` chiuso a chiave. Poso la mia mano sulla sua, fermandola.

“Non e` che stanno ancora la` dentro?”.

Susan mi squadra arrabbiata e subito mi zittisco, girandomi dall’altra parte mentre lei apre la porta. Qualche scricchiolio dopo siamo dentro una sala buia, dove a malapena si possono distinguere i fornelli e i tavoli.

“Lumos” sussurra Susan prima che la possa fermare. Una debole fiamma di luce fuoriesce dalla punta della sua bacchetta, illuminando la cucina, pulita a fondo e lucidata dagli elfi. Con sollievo vedo che non si trovano in cucina, probabilmente staranno in una stanza contigua a dormire. Meglio per noi. Ci avviamo alla dispensa, e Susan alza la bacchetta per illuminare scaffali e scaffali pieni di ogni tipo di cibo, dagli insaccati alle brioche, dal pane ai succhi di frutta. Prendiamo poco, nonostante la tentazione di arraffare il piu` possibile e` grande, ma non vogliamo che gli elfi si accorgano del furto. Susan mi fa un segno con la testa e insieme ci incamminiamo verso il portone, ma cercando di tenere la bacchetta in mano per illuminare la via Susan fa cadere una pesante barretta di cioccolato, che nel silenzio mortale della cucina provoca un rumore metallico che rimbalza dai muri. Immediatamente si accende una luce nello stanzino dietro la cucina dove dormono alcuni elfi. Leggo la paura negli occhi di Susan. Questo e` il momento della fuga rocambolesca. Cosi`, con le mani piene di cibo e bibite, corriamo verso il portone. Ma la luce della bacchetta si affievolisce di colpo e Susan inciampa proprio sulla barretta di cioccolato, rotolando per terra in modo penoso. La scena e` cosi` divertente che non posso fare a meno di ridere. Anche Susan inizia a ridere fragorosamente, e le nostre risate riempiono il silenzio tetro della cucina. Con dei passetti corti e svelti si avvicina a noi un piccolo elfo, che tiene in mano una lampada ad olio appena accesa. Non sembra per niente felice di trovarci nella cucina. Deglutisco lentamente, e poso altrettanto lentamente tutto cio` che avevo in mano per terra. Infine alzo le mani, un po` alla film western. Susan accanto a me fa altrettanto. Ma l’elfo ci sorprende:

“Tutto questo casino per un anticipo alla colazione? Bastava chiederci no?”. Sorride mostrando i suoi denti rovinati e gialli, ma io lo trovo il sorriso piu` gradito del mondo. In pochi minuti le nostre mani sono piene di almeno il doppio della roba che tenevamo in mano inizialmente, e l’elfo ci ha raccomandato di non fare rumore in corridoio, rischiando di essere scoperte. Prima di uscire salutiamo e ringraziamo calorosamente il piccolo elfo, che ancora mezzo assonnato ci porge un’ultimo muffin. Cosi` voliamo per il corridoio, arrivando ansimanti alla Sala Comune. Una volta dentro, tiriamo un forte respiro di sollievo, ma prima di scoppiare a ridere, aspettiamo ad arrivare fino al dormitorio, e poi veramente non ci fermiamo piu`, rotolandoci per terra fra le poche cose che ci sono rimaste in mano dopo la corsa. E meno male che temevamo le mattarellate degli elfi! Rah e Cassie, che erano intente a fare le treccine a Lory, abbandonano la loro postazione per sgranocchiare i dolcetti. Lory rimane con mezza testa a treccine e mezza liscia, ma si accontenta servendo cinque bicchieri di succo di zucca, e proponendo un brindisi: “A un magnifico ballo, fantastico fine anno, ottimo GUFO e a una nuova amicizia!”. Brindiamo. A un nuovo inizio in poche parole, ma a Lory piace esagerare nei brindisi. Il resto della serata vola via in un soffio, fra abbuffate, risate, scherzi, battute e molti altri brindisi. Spero che questo sia soltanto uno dei tanti futuri sleepover che vedranno partecipi anche Cassandra e Rah. E spero di andare anche la prossima volta in cucina a fare visita al nostro amico elfo.

 

 


Odio l’atmosfera a scuola pre-ballo. Seriamente la odio con tutto il mio cuore. La scuola pullula di ragazze (e ragazzi) in piena fase ormoni, che si acconciano meglio giusto la settimana prima del ballo, sperando che, con quell’attimo di matita in piu`, o quella mini gonna ricevuta ai dodici anni, puoi forse colpire qualche ragazzo che, diciamocelo chiaramente, non ti ha mai notato per tutto l’anno. Perche` dovrebbe adesso, mi chiedo? Persino in biblioteca, un posto dedicato allo studio e alla santa dormita in pace, si sono appostate alcune ragazzine del quarto, che ridacchiano e fanno finta di leggere un libro, con la inutile speranza di essere chieste al ballo da alcuni ragazzi del mio anno, che come me, ripassano disperatamente per i GUFO. Non riesco a concentrarmi con le risate da ochette delle ragazzine, quindi mi alzo ed esco, sperando di trovare un po` piu` di quiete al parco. Come non detto, anche la` ragazzine in gruppetti stretti si scambiano opinioni su vestiti, trucchi e cavalieri, scorgo con la coda dell’occhie le sorelline di Deidre, che ostentano una sicurezza e un’indifferenza nel tema ballo notevole, ma che sono sicura siano emozionate come il resto delle loro compagne.

“Alexa!” grida una voce dietro di me. E` Susan, che, aggrappata al braccio di Lory, la sta praticamente trascinando nella mia direzione. “Giusto in tempo!”. Non capisco questa sua affermazione, ma, data la faccia di Lory, sospetto che sia una delle sue grandi idee. E questa non e` una buona notizia. Cosi` si aggrappa anche al mio braccio, e adesso si ritrova a trascinare ben due ragazzine. Improvvisamente colgo l’obiettivo di questa sua passeggiata per il parco, che aime` sembra anche l’obiettivo di meta` della popolazione femminile di Hogwarts.

“Oh no Susan questo proprio no...”. Ma e` gia` partita.

“Scusate ce l’avete una sigaretta?” chiedo con molta naturalita` Susan a due ragazzi che stavano fumando accanto a una quercia vicino al lago. Li conosco di vista, sono due del sesto, Corvonero, carini, i classici tipi da appuntamento. Un po` timiducci, frangia che casca sugli occhi, quei tipi che finche` non li conosci non puoi sapere se sono interessanti o no. Il piu` alto dei due porge una sigaretta a Susan e poi gliela accende un po` impacciato.

“Grazie! A proposito io sono Susan e queste sono le mie amiche Alexa e Lory”. La mia faccia avvampa e divento rossa come un peperone mentre li saluto stringendogli la mano.

“Noi siamo Max e Robbie”. A questo punto Susan ci guarda con i suoi occhi “scusate-uccidetemi-dopo” e si rivolge di nuovo a Max e Robbie.

“Sentite due ragazzi belli come voi avranno di sicuro un’appuntamento per il ballo no?”.

I due si scambiano un’occhiata veloce, chiedendosi forse se dire la verita` oppure inventarsi una balla.

“Be`...in realta` no...” dice Max con un filo di voce.

“Ma com’e` possibile? Vabbe` si rimedia presto, anche Alexa si trova al momento senza appuntamento, avendo rifiutato proprio ieri uno del settimo” Come fa a inventarsi tutte queste balle tempo due minuti? “Perche` non vai con lei?”. La faccia di Max cambia repentinamente espressione, sono sicura che lui sperava di andare con Susan, invece che con me, ma la fortuna gli ha voltato le spalle.

“E te potresti andare con Lory Robbie!”. Robbie annuisce, rivolgendo un timido sorriso a Lory.

“Benissimo allora ci si vede al ballo ragazzi!” grida Susan, trascinandoci di nuovo via.

Appena fuori di vista dalla quercia inizia a saltellare proponendoci il suo ballo di vittoria.

“Be` non esultate con me?”.

Ed e` cosi` che mi sono trovata un appuntamento al ballo, riducendomi nello stesso stato di quelle stupide ragazzine del quarto in biblioteca. Mi chiedo come abbia permesso un evento del genere...













08/05/2008
commenti (3) • tag: discussioni, confidenze, amori, sogni, dolore, speranze, amicizie, paura, grifondoro, momenti imbarazzanti

Adesso io mi chiedo: perché? Perché proprio a me? Che ho fatto di male nella mia vita per meritarmi tutto questo?! Perché la piccola Baudelaire, guardata da tutti ma toccata da pochi, proprio adesso al quinto anno, quando ha un esame da sostenere, deve ritrovarsi in una situazione del genere?!
A lei piaceva così tanto non essere guardata, essere lasciata sola, lì nel suo angoletto. Stava bene, in pace con se stessa. Sapeva cosa dire, come comportarsi, cosa fare. Invece adesso no.
Adesso lei è guardata, guardata da Damian. Quel pezzo di gnocco che per lei è sempre stato un santo. Una statua bellissima, intoccabile, inarrivabile. Perché?

Raggiungo Sophie in biblioteca. Sta cercando di studiare ma dal suo sguardo direi che la concentrazione è minima.
“Sophie?” sobbalza “a cosa diavolo stai pensando?” la guardo interrogativa. La sua mente era decisamente fuori da quello che c’è scritto in quel mattone dalle pagine giallastre che ha sotto gli occhi. E adesso, mentre io gli sto esponendo i miei pensieri, paranoici, è forse ancora più fuori.
“Mi stai ascoltando? In questo periodo non c’è proprio il modo di parlare con te! Sophie che diavolo hai per la testa? Per la barba di merlino!” La fisso, indispettita, con le mani sui fianchi. Aspetto una risposta che non arriva, per questo non tardo a realizzare di potermene andare via. Tanto ormai è perduta. “Soph, ci vediamo dopo!”
“Ah, eh, si. Ok, ok a dopo!” sospiro mandando un’occhiata al cielo. Salvami tu, ti prego!

Giorni dopo.
I giorni passano e la situazione è sempre la stessa. Riesco finalmente a parlare con Sophie e a dirgli quello che penso: esattamente quello che pensa lei.
“tesoro stai attenta, non vorrei che lui ti prenda in giro! Non voglio vederti stare male!” anche lei trova strano il suo atteggiamento. Com’è che prima non mi avevi mai notata, in ben cinque anni, e adesso invece sono al centro delle tue attenzioni? C’è qualcosa che non torna eppure, cosa? Non sono una Blackster o una Lywelyn, bellissima, importante, cercata, ricca. Io sono una semplice ragazza, mezza veela. Forse è questa l’unica mia pecca, essere una mezza veela.
Ho ripreso a parlare con Damian dopo che mi ha decisamente pregata di smetterla con questo comportamento che lo altera e gli da noia. La mia risposta è stata semplice e dettata dal cuore:
“Ma se hai fatto a meno di me per tutto questo tempo? Perché non puoi farne a meno anche adesso?”
Denholm mi guarda al limite fra l'allucinato e lo sconvolto.
"Elodie? Spero tu stia scherzando. Quando mai ti avrei ignorata per tutto questo tempo? Il fatto che non ci siano stati prima -scontri- non significa che non ti abbia mai notata, forse dovresti guardarti un pò meglio in giro". Lo guardo e scoppio a ridere, dopo un’affermazione del genere! Il volto probabilmente ha l’aria di una che dice: smettila di prendermi per il fondoschiena o inventatene una migliore; ma lui mi fissa, serio. Damian inarca un sopracciglio.
"Non c'è niente da ridere in una verità come questa." E la cosa tragica è che tende a sottolineare ai miei occhi la parola VERITA'.
"cosa vuoi dire Damian?" chiedo quasi sfidandolo, senza capire quello che intende.
Com'è possibile che lui mi abbia notata? Io che l'ho guardato per anni, non mi sono mai accorta di niente, impossibile. Sta continuando a prendersi gioco di me, proprio come dicevamo io e Soph. Merda! Lui chiude il libro, fissandomi negli occhi palesemente, stavolta.
"Quale parte di -Ti ho notata da tempo- non capisci, El? E' semplice, lineare. Solo che ogni volta stavi lontana dal mio raggio d'azione di circa tre km, come dovevo avvicinarti se pensavo di non interessarti proprio. Anzi, di farti addirittura schifo?". Cazzo. Gli scoppio palesemente a ridere in faccia e subito dopo balbetto un "tu, pensavi, cioè tu.." abbasso la testa. Non ce la faccio a supportare questa tremenda - orribile - difficile situazione.
"Io. Pensavo. Che. Tu. Mi. Detestassi." e la cosa orrenda è che lo scandisce, al fine di farlo capire perfettamente. E non si scompone, anzi. Mi guarda con serietà. E maledetta me, leggo una verità che non avevo visto prima. Adesso lo guardo, stupita.
"Ora mi chiedo come tu possa dire una cosa del genere!" mi arrabbio quasi e inizio a gridargli contro, con rabbia "come diavolo hai mai potuto pensare una cosa del genere! Io ti vengo dietro da anni, ti ho sempre notato, guardato, ammirato! Dio, tu per me sei sempre stato: il deo!" serro i pugni nervosa. Tutte le parole mi escono dalla bocca come un fiume. Libera, mi libero da tutte quelle parole, mi libero da un peso che mi è rimasto dentro per troppo tempo. Damian mi guarda leggermente perplesso. Sgranando appena gli occhi.
"Elodie...calmati per favore.." mi esorta, con voce dolce. E io voglio solo scappare, fuggire da questa situazione imbarazzante, ed è esattamente quello che faccio.

La sera.
Tutto il giorno rifugiata in camera mia. Non esco né a pranzo né a cena e impedisco a tutte coloro che abitano in camera mia di entrare. Voglio stare da sola. Sola, sola, sola. E così è fino a quando qualcuno non bussa vivacemente alla porta.
“Avevo detto che nessuno doveva venire, se non per urgenza!” sbraito, con garbo.
Non notando la risposta sfavorevole dall'interno, una voce maschile pronuncia, leggermente adirata oltre l'uscio "Alohomora", e la porta si apre, mentre Damian, una volta varcata la soglia, la richiude. Fissandomi: "Dobbiamo parlare."
Ecco, era esattamente questa la situazione che volevo evitare e invece?! Mi si piazza ancora una volta davanti agli occhi ed io, sono impotente davanti ad essa.
"Pensi sia maturo scappare così? Ed è la cosa che fai da CINQUE anni. Che cosa avrei dovuto pensare, eh? Chiunque avrebbe dedotto completo odio da parte tua, Elodie." lui mi espone il suo punto di vista, facendomi notare quello che, nel mio atteggiamento, lo ha portato a credere la mia completa avversione nei suoi confronti. E io di mio canto, come rispondo?! Abbassando nuovamente la testa, non riuscendo a guardarlo, a rispondergli. Queste situazioni mi bloccano, lui ha ragione, è vero che ha trovato una porta chiusa, ma la verità non è questa. Io ho paura dell'amore, ho paura di affezionarmi ad un uomo, ho paura di innamorarmi, ho paura di essere presa in giro, ho paura. E questa non è la risposta esatta, le mie azioni sono la cosa più sbagliata, ma è più forte di me.
Lo sento avvicinarsi. Sedere sul mio letto e sollevarmi il volto con le dita, sotto il mento. "Elodie, guardami per favore.." chiede, con tono gentile e comprensivo. Lo fisso negli occhi, timidamente. Le mie guance si fanno rosse, bruciano.
"Ci vieni al ballo con me?" domanda, sorridendo. Spalanco gli occhi per annuire poi, con dolcezza. Aggiungo uno scusami, riuscendo a guardarlo negli occhi, per i miei comportamenti infantili, enigmatici, sbagliati. E Damian accarezza la mia guancia, sfiorandola poi con le labbra.
"Non fa niente,bocciolo". Ed è quasi un sussurro sulla mia pelle, mentre lo sento stringermi in un abbraccio dolce. Terribilmente dolce.

***

La notte ho dormito sogni tranquilli. Ho rivisto la scena della sera precedente miliardi e miliardi di volte. La dolcezza, la tenerezza di quell’abbraccio, di quelle parole.
“Miele! Siete miele!” urla Sophie dopo che le ho raccontato tutto. E’ quasi eccitata, anche lei dopo questa confessione del pargolo si è calmata. Lui mi aveva notata. Lui mi notava, lui mi nota e tutto è così bello. Sono felice, ho mille emozioni che mi si attorcigliano dentro lo stomaco. Ho delle farfalle che mi volano dentro, felici.












02/05/2008
commenti (7) • tag: confidenze, amori, amicizie, corvonero, momenti imbarazzanti, fidelius

Ancora non ci posso credere. Non può essere vero. Mi sento il sangue ghiacciato nelle vene.
IL MIO PIANOFORTE!
Che schifo! Julia Versten e il suo amichetto che copulavano sul mio pianoforte! Sono talmente turbato dalla visione che potrei mettermi ad urlare; ed, oltretutto, non avrò mai più il coraggio di toccare il mio prezioso pianoforte. I tasti avranno registrato la pressione delle chiappe di Julia, delle sudicie mani di quel Serpeverde mancato. Il mio pianoforte. Scivolo lungo il muro, sbattendo pure la testa contro la grande vetrata alle mie spalle. Socchiudo gli occhi. Non riesco a togliermi quell'immagine orrenda dalla mente. I loro salutini e il correre via valgono ben poco.
IL MIO PIANOFORTE!
La mia sala della musica, inficiata per sempre! Come farò anche solo ad entrarci, d'ora in poi? Chi potrà mai restituirmela perfetta com'era? Intonsa, un angolo neutrale in questa sozza e insopportabile scuola! Mi viene quasi da piangere; ok, diciamo che mi viene da piangere. Sento le lacrime calde che pressano contro le palpebre. Probabilmente è la tensione di questi ultimi giorni: i compiti in classe dell'ultimo momento, le montagne di temi e roba da fare, il coro, il club .. eccetera eccetera. Mi prendo la testa tra le mani. Conta fino a tre, Eugene. Uno, due, tre. Alzati in piedi. Esci. Non guardare il pianoforte.
Mi precipito verso la porta, tenendo la testa bassa, e poi giù per le scale, senza guardare in faccia niente e nessuno. 

***

 
qualche giorno dopo.

Milo mi fissa ancora con l’aria di uno che ha visto un fantasma; ok, forse l’ho scioccato con il racconto del mio terribile incontro a luci rosse con Julia e dolce metà, ma credo che sia stata la spiegazione sul club a dargli il colpo di grazia. Non se l’aspettava, che io potessi fare queste cose: sono quello tranquillo dei tre, dopotutto. E’ invece è proprio successo che gli sto parlando di una cospirazione contro i mezzosangue, che un gruppo di studenti sta cercando di sedare con le proprie forze. Gli sto parlando di lezioni segrete, bacchette al vento e di me che riesco a fare un Patronus corporeo al terzo tentativo.
« mi staresti dicendo di partecipare ad una riunione segre.. »
« sssst! » mi raccomando, urliamo, che ci sentano tutti per bene.
« ..sì, insomma. non stai sfottendo. sono io quello che fa gli scherzi, di solito. »
« no, è proprio così. » gli do’ per sbaglio una sventolata di capelli in faccia, mentre alzo la testa dalla tracolla, dove sto cercando il biglietto che Sebastian mi ha dato per lui. Si è un po’ spiegazzato, ma glielo porgo lo stesso. « lo stanno consegnando anche alla tua adorata Opal, in questo preciso istante. » annuisco insistentemente. Ora che lo sa, dovrà accettare per forza. Altrimenti mi toccherà fargli fare un trauma cranico per fargli scordare il tutto!
« ok, ci sto. basta che mi teniate lontana la donna esplosiva. » mormora fissando il rettangolo di cartoncino con un’espressione che tradisce il fatto che pensi ancora che è tutta una montatura.

***

ancora qualche giorno.
Ho trovato il mio compagno di danze dei sogni: cullo tra le braccia un grosso vaso di terracotta che ho appena annaffiato, dandogli una scrollatina mentre lo trasporto fuori dalla serra 4 dentro alla serra-aula. Come sempre, sono rimasto asistemare dopo la lezione; non c’è niente che mi rilassi così, oltre al pianoforte.
« la ... la la la la ... e un due tre, un due tre ... pappappa-pa... » tornando indietro, scavalco la montagnola di terra e cocci che rimane del vaso di Opal Worthington. Dicono che abbia fatto apposta, per il puro piacere di uscire dall'aula a metà lezione. In effetti, a 17 anni sarebbe ora di saper controllare i propri poteri ... la mia faccia ancora non si è ripresa dal giornale che mi ha fatto saltare in aria davanti agli occhi. « sol la-a-a mi mi mi mi - i - iiii! cambia ottava Eugeeeeenee! »
« Eugene?! » ok. lo stavo facendo di nuovo. cantavo uno spartito e mi correggevo da solo, e sono stato pure colto sul fatto. Sullo specchio luminosos della porta si staglia controluce una figura che riconosco immediatamente.
stonk.
Do una gomitata al vaso che è posato sulla mensola al mio fianco, che si rovescia e fa cadere una pioggia di terriccio su tutte le superfici adiacenti. Dannazione alla mia statura e alla mia malagrazia. La figura minuta di Isabel esce dalla pozza di sole, e io mi sento un sasso nello stomaco alla sola vista di quanto è splendida. Un bezoar, come le capre. Sembra quasi emetteer luce propria. E anche io, visto che sono diventato rosso come una ricordella.
« c...ciao... » faccio un sorriso scemo e mi dirigo verso di lei con la paletta ancora in mano. Sorride, quasi nascondendosi dietro la sua tracolla.
« come va? »
« hmm..bene. » lascio andare la paletta, aprofittandone per abbassare lo sguardo trenta centimetri più in giù. Lei è così piccola, così graziosa. Mi sto facendo soffocare dal mio battito cardiaco, ottima idea.
« senti! » esclama facendomi sobbalzare. E' tutta un tremito. Mi viene quasi da sorridere, ma sono bloccato all'idea che debba dire qualcosa di importante. Sto zitto, lasciando che una musichetta angosciante, tipo Bella Addormentata di Tchaikovsky mi si espanda nel cervello. E sono stupito dal mio stesso gesto: senza neppure accorgermene, mi ritrovo a stringere la sua manina bianca, che sembra essere priva di vita almeno quanto lei è isterica. Oh, finiamola, sta per esplodermi la testa!
« Pennington, hai finito? » e che cavolo. La Bonnet fa il suo ingresso nella serra, stringendo un mazzo di radici bluastre nel pugno. « Sittenfeld, ti sei data al giardinaggio? » aggiunge con un sorrisino malizioso.
« N..no, mi ero dimenticata il libro... » mormora sollevando il volume che c'è sul tavolo, e che tra l'altro è il mio.
« Su, aiuta Pennington a finire e sparite! » non aggiunge altro e se ne va ridacchiando verso la serra 4. Ora sì che sono a mio agio. Isy posa il libro e sale su una sedia, sotto il mio sguardo congelato nel trovarla improvvisamente alla mia altezza. Cosa che non è mai successa. Non mi è mai successo neppure che una ragazza mi piacesse ... e ho passato sei anni in classe con Isabel, senza mai neppure parlarci. Ok, diciamolo, non ho mai parlato con nessuno se non Carl, Milo e pochi altri. Alzo lo sguardo. Mi sta fissando dritto negli occhi, ed emette miele direttamente dallo sguardo. Sto facendo castelli in aria? Lei, che potrebbe avere chi vuole, si accontenta di questo pianista e mago fallito?
Mi suona in testa una fuga. Un concerto. Una sinfonia. Un bacio. Il primo bacio del piccolo Eugene Pennington. Me la ritrovo tra le braccia, così viva, ed è assurdo e splendido. Isabel.













02/05/2008
commenti (5) • tag: discussioni, amori, dolore, dubbi, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

Passo dopo passo si va lontano, dice un proverbio che mio nonno mi ripete spesso.
E io, dove sto andando?
Verso l’aula di Musica, in senso fisico. Ma questi passi lenti e timorosi, dove stanno conducendo la mia anima?
I corridoi della scuola sono illuminati dalla luce tremante delle torce.
Non c’è nessuno in giro. Ma non per questo la tensione delle mie dita intorno alla mia bacchetta si allenta. La porta dell’aula di musica è appena socchiusa.
Qualcuno sta suonando.
Mi appoggio al muro e chiudo gli occhi, dilatando al massimo il senso dell’udito.
È una melodia dolce, struggente.
Non l’ho mai sentita prima, non è un pezzo d’opera. Forse una sonata per pianoforte. Ma di chi?
La musica si fa più intensa, mentre procede, come se il pianista ne fosse catturato, e poi iniziasse a parlare con essa, a danzarvi.
Non so spiegare questa sensazione che mi attorciglia lo stomaco.
Si ferma? No, riprende. Intensa e gentile.
Dallo spiraglio intravedo Aedan, seduto sullo sgabello, che suona senza spartito.
La musica si spegne, e lui distoglie le mani dai tasti bianchi e neri e sospira.
“Quale è il titolo di questa meraviglia?”domando, entrando nella stanza.
“Julia. Si intitola Julia.”
Mi gira la testa, e chiudo gli occhi per non perdere l’equilibrio.
La sua risposta mi ha colpito come uno Schiantesimo.


E io non posso fare a meno di fissarla, mentre osservo il suo stato di all’erta calare, forse per via del mio gesto. Sconsiderato o no, non mi importa. Ho intenzione di agire fino in fondo. E se questo significa mettere completamente a nudo me stesso, lo farò. Perché è importante. Perché non esiste nient’ altro di più importante che questo per me, al momento.
Non avanzo, né indietreggio. Rimango lì, in piedi vicino al pianoforte a corda che sembra ancora vibrare per la melodia appena composta.
Sono stupito quanto lei.
Di aver creato questo motivo, di averlo composto senza nemmeno pensarci su un attimo.
Le note erano trascinate da una magia strana, una magia che non proveniva dalla mia bacchetta, né dalla mia testa.
Temo, credo che la razionalità abbia appena lasciato spazio a qualcosa che va ben oltre la fredda logica che mi sono imposto.
Se potessi descrivere lo strabordare di sentimenti contrastanti che sento, probabilmente direi che i ghiacci che avvolgevano lo sterno, si son sciolti.
Si sono trasformati in pallida rugiada che scivola via, abbandonando questo corpo prima vuoto, ma che ora pulsa di…qualcosa.
“Devi capirlo, Julia.” La mia voce è un sussurro lento, che viene pronunciato mentre i miei occhi annegano nei suoi.
Freddi. Ma mai caldi come ora. In uno sguardo perlaceo che voglio donare solo a lei. Stanotte.
"L’ho capito, Aedan. E lo vorrei tanto”.
La mia mano destra ormai stringe senza forza la bacchetta. Non mi serve difendermi, non da lui.
“E allora cosa ti frena? Non credere che per me sia stato facile cercarti e cercare di farti comprendere.”
Cosa gli rispondo? Dovrei raccontargli tutto.
Mi avvicino a lui rimuginando. Mi siedo sullo sgabello accanto a questo ragazzo che in questo momento odio perché mi sta costringendo a fare i conti con tutto.
“Ci sono così tante cose che non sai.”
“Prova a dirmele!”
ribatte esasperato. “E guardami negli occhi, mentre lo fai!”aggiunge.
La mia vita nell’ultimo periodo è stato un concatenarsi di dolore, segreti ed emozioni. Segreti, soprattutto. Forse iniziare a svelarne qualcuno è il modo per andare avanti.
E non mi importa se sua sorella sta con i Serpeverde.
E non mi importa di conoscerlo da poco tempo.
Non mi importa più di nulla.
Ora. Ora gli racconterò tutto. Tutto ciò che è successo qui, ad Hogwarts, fin da prima che lui arrivasse, sconvolgendo me e la mia vita.
Annuisco, acconsentendo alla muta richiesta di comprensione che Julia esprime attraverso il suo sguardo dilatato per via di quelle confessioni impossibili che vuole farmi.
“Prima che arrivassi tu…è successa una cosa che mi ha devastato.” comincia, e la voce le trema leggermente.
In uno dei miei soliti riflessi inconsci le sfioro la mano, invitandola a proseguire con un cenno degli occhi.
“Mia sorella Ida, è morta. Qui a scuola.” e succede una cosa strana, i muscoli della ragazza si irrigidiscono, forse preda del nervosismo, e del dolore,che le porta ricordare una cosa simile.
La stringo a me, costringendola con la testa contro il mio petto. Soffio un bacio fra i capelli corvini, lasciando che possa sentire che io, realmente e materialmente, per lei ci sono.
“Vuoi dirmelo?” il mio è un sospiro dispiaciuto vicino alla sua fronte.
Lei annuisce, e non si scosta. Rimane in quella posizione, e così la tengo io, cullandola.
Fin quando un fulmine a ciel sereno non si abbatte su tutto questo.
“I Serpeverde. Riddle. La causa di tutto è Tom Riddle.” E lo dice con angoscia, stringendo avidamente la mia maglia, come se mi stesse rivelando il segreto più maledetto che possiede.
“Riddle…i Serpeverde…” sussurro, a mezza voce, mentre milioni di motivazioni mi si spiegano dinanzi gli occhi.
Stretta a lui, le parole mi escono come un’onda liberatoria, che mi distrugge e mi guarisce allo stesso tempo.
Quando ho finito, mi allontano da lui. Lo guardo negli occhi, come non ho fatto mentre parlavo.
Non ci sono riuscita, non ce l’ho fatta.
Ma adesso devo.
“Anche io avevo qualcosa da capire.”dice.
Il suo tono è amaro, con una tenue traccia di stupore.
“I segreti…”inizio, ma la voce mi muore in gola.
“I segreti. I segreti non fanno altro che confondere le cose. Le rendono più oscure, e la ragione non riesce a sondarli.”
È così lontano, all’improvviso.
“Non l’ho fatto per cattiveria, o per malizia. Io ho una responsabilità, devo proteggere delle persone. Adesso, tu hai in mano me e gli altri. Potresti benissimo rivelarlo a tua sorella. Potresti benissimo tradirmi.”rispondo, stringendomi nelle spalle.
“Julia, ma cosa stai dicendo?!”quasi urla.
Poi continua, più calmo:
“Non puoi pensarlo davvero. O non mi avresti detto nulla. Un poco ti conosco. Non avresti rischiato senza avere un minimo di certezze su di me.”
Certezze? Certezze inconsce, magari.
“Non lo so, non lo so. Vicino a te, mi sento come una conchiglia in balia delle acque del mare.”
“Nessuno dei Serpeverde saprà mai quello che mi hai detto.” La incalzo, per poi aggiungere. “Nessuno, lo saprà mai.”.
E sospiro, guardando altrove mentre dico queste parole. Non perché non ne sia convinto. Ma perché mi rendo conto che senza volerlo probabilmente ho fatto star male Julia. Il non capire uccide, e forse rende più ciechi del previsto.
La stringo forte, baciandole ancora la fronte.
“Non potrei mai lasciarti andare alla deriva. Per nessun motivo al mondo.”
Al momento, tenerla stretta a me è la sola cosa che abbia senso.
Socchiudo gli occhi, chinando la mia testa vicina alla sua. Mentre le dita sfiorano il suo profilo, con un tocco dolce.
“Mai.”
Ripeto, poggiandole un morbido bacio sul naso. Mai, prima di adesso, l’ho vista così fragile. Così delicata. Bellissima.
Come quella canzone.
La sua.
La mia.
Per un istante, un solo istante, ho temuto che fosse arrabbiato.
Per un istante, un solo istante, ho lasciato che le mie paure vincessero.
Invece ora mi sciolgo in questo lago di tenerezza che non pensavo fosse in grado di offrirmi.
Aedan è sempre stato la passione travolgente, il desiderio immediato. Questo mi spaventava, mi allontanava.
Adesso, invece, mi arrendo alla sua dolcezza.
Prendo il suo viso fra le mani e gli sorrido.
Un bacio sulla fronte, in segno di tenerezza.
Un bacio sulla guancia, in segno di amicizia.
Un bacio sulle labbra, in segno di passione.
Gli stringo le braccia al collo, e chiudo gli occhi. Forzo le sue labbra con la mia lingua, e smetto di pensare. Lui mi accarezza i capelli e la schiena, mentre il mio cuore accelera.
Tutto ciò che mi circonda di fa indistinto, mentre mi alzo e lo trascino con me sul pianoforte.
Seguo i suoi movimenti mentre le mani calde scivolano sulla sua schiena coperta da questi indumenti al momento così inutili ai miei occhi.
E’ un bacio forte, intriso di qualcosa che non pensavo potessimo vicendevolmente donarci. I segreti svelati hanno abbattuto la barriera.
I segreti svelati ci avevano inibito conducendoci all’apice di una rovinosa condizione di silenzio.
Le labbra scivolano sul collo, sulla linea della clavicola, baciandola lentamente. Mentre la lingua scivola assaporando la sua pelle d’alabastro.
Le dita scivolano sotto la sua maglia, impercettibili. Camuffate da questa straordinaria passione che ci travolge.
E sono attimi.
Julia qui. Julia con me. Io stretto a lei. Corpo contro corpo in questa sorda richiesta di eliminare le barriere una volta per tutte.
E poi un rumore. Ma io sono troppo impegnato per distinguerlo. Terribilmente.
Un cigolio. Quella minima parte dei miei sensi che non è concentrata su Aedan registra il rumore della porta.
“Julia?!”
Oh Santo Merlino.
Eugene è fermo sulla porta, paralizzato dalla sorpresa, credo.
Mentre avvampo per la vergogna, Aedan ed io ci stacchiamo e ci allontaniamo dal pianoforte
“Eugene.”dice Aedan, con un’incommensurabile faccia tosta.
Poi il ragazzo-lupo mi prende per mano e mi porta via, e non posso fare nulla se non seguirlo e rivolgere un muto sguardo di scusa a Eugene.
Poco dopo, sto correndo con Aedan per i corridoi.
“Eugene.” Ho appena il tempo di chinare il capo, una volta al suo fianco, in segno di saluto.
E trascinare Julia fuori dall’aula.
Aumento il passo, in modo esponenziale passo dopo passo.
Dove. Dove.
Un barlume. Un’idea.
“Ti porto in un posto.” Mi avvio lungo le scale, continuando a salire, fino all’entrata in legno del giaciglio segreto. Spingo la porta, facendole cenno di entrare.
“Qui nessuno potrà disturbarci.”
Alla luce della luna, scorgo una piccola soffitta. Aedan accende una coppia di candele con un incantesimo.
“Ma che posto è?”non posso fare a meno di chiedere, guardandomi intorno.
“Non ho voglia di parlare, Julia.”dice, con un sorriso, mentre mi stringe di nuovo a lui.
“Neppure io.”
Abbracciati, cadiamo su un giaciglio di coperte.
“Pieno di sorprese come sempre, Lywelyn.”sussurro, mentre gli tolgo la camicia.
Sorrido, stuzzicato dalla situazione mentre lascio che i vestiti abbandonino il corpo sotto il tocco delle sue mani appena sfiorato. Sollevo la sua maglia, sfilandola via, mentre la bocca percorre la linea del suo ventre, il petto ed il collo, le dita sul jeans che indossa, sbottonando la sua apertura.
Le sollevo leggermente il bacino con le mani mentre lascio che scivolino lungo le gambe, che accarezzo con lentezza prima si poggiare il mio corpo, svestito, sul suo.
Tra le coperte è un bacio dolce, mentre le dita affondano fra i suoi capelli, un desiderio incontrollabile ma dolce al tempo stesso mentre spingo contro il suo inguine, scivolando in lei con un sospiro soffuso.
Inebriandomi della sua presenza, come mai prima di allora.

 

 













01/05/2008
commenti (7) • tag: confidenze, ricordi, famiglia, amicizie, serpeverde, momenti imbarazzanti

Un dolore lancinante si estende lungo tutta la coscia destra, mentre scendo le scale che mi portano alla Sala Comune dei Serpeverde. Il ginocchio, in particolare, si fa sentire.
Uno stupendo strappo muscolare che mi sono procurato oggi, mentre cercavo di prendere il Boccino.
Eh, sì.
Indovinate chi è il nuovo Cercatore di Serpeverde?
Qualche indizio. Ha gli occhi verdi, è bello, intelligente e di cognome fa Lewis.
“Jasper, sei il più adatto che abbiamo.”mi ha detto Morkan dopo una serie di provini piuttosto fallimentari.
“Grazie Bill, tu sì che sai farmi sentire importante.”
“Scherzi a parte, Jasp. Sei un ottimo Cacciatore, e non mi priverei di te in quel ruolo se non fossi più che certo che puoi fare altrettanto bene come Cercatore.”

Questo dialogo si è svolto ieri mattina fra me e Bill Morkan, il Capitano, nonché Portiere della mia squadra. Ora mi sto allenando per abituarmi al mio nuovo ruolo, che richiede maggiore velocità e prontezza.
“Stai facendo grandi progressi, Jasp, meno male che ti abbiamo trovato!”esulta Kane, uno dei Battitori.
Le mie gambe non sono altrettanto d’accordo.
Zoppico. Voglio solo raggiungere la mia stanza. Lì mi attendono i libri di Incantesimi e Pozioni, dove spero di trovare un sortilegio o un intruglio che possano placare il dolore.
Nella Sala non c’è quasi nessuno, a parte una decina di studenti del quinto e pochi di più del settimo che ripassano. Mi sforzo di camminare come sempre, ma non appena mi chiudo alle spalle la porta della Sala, il mio volto si contrae in una smorfia di dolore.
“Tutto bene?”dice Deirdre, mentre scende le scale.
“Non tanto. Uno strappo alla gamba.”
“Oh, povero!”
Mi raggiunge in un attimo e mi prende sotto la spalla, per aiutarmi a salire i gradini. Una volta nella mia stanza:
“Togliti i pantaloni.”
“Così, subito al sodo?”
“Frena i tuoi bollenti spiriti.”
replica Dè sorridendo.“Vado a prendere un’ottima pomata che mi ha dato mia madre per casi come questo. Tu intanto non fare altri danni e resta sdraiato.”
“Ai tuoi ordini.”

Steso sul letto, mezzo nudo. La situazione potrebbe anche farsi interessante, se non si trattasse di Deirdre. Con lei, non oserei mai travalicare i limiti, e mancarle di rispetto con una richiesta che la metterebbe a disagio.
Chiudo gli occhi.
Non più tardi di una settimana fa, ho baciato Violet Traviston. Un gesto inconsulto a cui sono stato trascinato dalle circostanze. Riesce sempre a scatenare qualcosa dentro di me, quell’algida contessina viziata.
Ma nulla di paragonabile a Deirdre.
Eccola che torna, spingendo con cautela la porta.
“Pensavo dormissi.”dice, non appena apro gli occhi.
“Bene, ora inizio ad agire. Dove?”
“Ginocchio destro.”

Inizia ad applicare la pomata con massaggi vigorosi ma allo stesso tempo delicati.
Arrossisco.
Io. Jasper Lewis. Arrossisco.
Pochi minuti dopo, questa bizzarra specie di dolcissima tortura si conclude.
“Ecco. Ho finito.”
In effetti, sento già un certo sollievo.
Momento di imbarazzo abissale. Perché Deirdre resta lì, ferma, a guardarmi?
“Accio garza!”
Una benda arriva dalla porta aperta e si deposita nella mia mano. Mi avvolgo il ginocchio, e poi mi copro con le coperte.
“Grazie, Dè.”
“Figurati. E stai attento, la prossima volta!”

Si avvia ad uscire. Sulla porta, si volta per un secondo:
“Anche se devo dire che mi è piaciuto farti da crocerossina.”conclude.


L’ufficio di Martine è abbastanza spazioso, molto pieno di cose ma nell’insieme minimalista. Un paradosso.
Mi lascio cadere su una delle poltroncine.
“Allora, cosa stai facendo?”
“Correggo dei compiti.”

È circondata da pergamene coperte da simboli astrusi e numeri.
“McKanzie, dove avrà mai la testa…un errore di segno in un diagramma perfetto.”
Un segno rosso contamina il sudato lavoro di Jillian. Non riesco a contenere un sorrisetto.
“Un’altra delle tue conquiste, come non saperlo.”borbotta mia sorella, mentre prende un altro compito.
“No, lei è rimasta illesa dai miei artigli. L’amico del suo ragazzo un po’ meno.”
”Ah, è stato per lei?”
“No. Per Sean. Avevo appena scoperto com’era morto.”

Il suo viso resta impassibile. A volte mi chiedo come faccia. Era il suo gemello!
“Babbani. Due stupidi babbani.”sorride.
“Avresti dovuto vedere com’erano disperati quando sono arrivata da loro…prima il ragazzo più giovane. Aveva la mia età. Diciassette anni. Piangeva, dopo che i suoi genitori avevano esalato l’ultimo respiro.”
Continua a correggere i compiti, senza mutare tono mentre dice:
“Oh, Isherwood. Bel lavoro.”
Poi continua:
“All’altro, ci ha pensato papà. Nostra madre era appena morta. Sean se n’era andato da tre mesi.”
E così. È stata lei. È stato mio padre. Loro hanno vendicato la morte di mio fratello. Hanno ucciso i Babbani che lo avevano picchiato a morte.
“Ma vedi, Jasp. Noi non abbiamo rischiato nulla. Tu, qui, sei a scuola. Pretendiamo da te la massima attenzione.”
Annuisco.
La rivelazione mi sorprende, ma non mi tocca nel profondo.
Qualcuno bussa alla porta.
“Professoressa Lewis?”dice Benton, affacciandosi. “Potrei parlare con lei? Oh, salve Jasper.”
Mi congedo subito, lasciandomi alle spalle Benton, mia sorella ed un segreto svelato.
Racconto tutto al mio migliore amico. Stiamo uscendo nel parco per goderci una bella giornata di sole, giunta, alla fine, dopo mesi di nebbia.
“Cosa ne pensi?”chiedo a Ed.
Non fa in tempo a rispondermi che sentiamo delle risa maschili miste a voci femminili. Le voci di Dè e Scarlett, che non sembrano per nulla a loro agio. Stringo la bacchetta, e rivolgo uno sguardo d’intesa a Ed, mentre ci dirigiamo verso le schiene di quattro ragazzi con le divise di Tassorosso.

 

 














30/04/2008
commenti (6) • tag: lettere, amicizie, conoscenze, riddle, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti, fidelius

Cara nonna,
scusa se non ti ho risposto prima, ma ho avuto mille cose da fare. Come stai?
La mamma mi ha scritto che hai avuto un piccolo incidente, qualche giorno fa: quand'è che la smetterai di arrampicarti sui mobili per levare le tende e lavarle a mano, quando sai perfettamente che ci sono gli elfi per farlo al posto tuo? E' una fortuna che la mamma fosse a casa e ti abbia sentita lamentarti. Ma dico io! Hai una certa età, non spettano a te certi lavori!
Ma a parte questo, qui a scuola va tutto bene. Credo. Ti ricordi di quel Serpeverde di cui ti ho parlato qualche tempo fa, Riddle? Non saprei dire con esattezza cosa sta combinando, ma il punto è proprio che sta combinando qualcosa. Maghi e Streghe della sua casa gli ronzano attorno a tutte le ore del giorno, ogni giorno qualcuno finisce misteriosamente in infermeria. E guarda caso, gli infortunati sono tutti Mezzosangue. La cosa che più mi sconvolge, però, è che nessun professore sembra ritenere tutte queste coincidenze troppo numerose per essere veramente casuali. L'atmosfera non è delle più rilassate, ecco, specie se lui è nei paraggi.
Forse sono io che ho troppa fantasia e vedo cose campate per aria, ma ho un brutto presentimento.
Spero con tutto il cuore si riveli infondato.
Un bacione, nonna
Spero di vederti presto, possibilmente non tutta ammaccata come la vecchia Scopa di papà.
Ti voglio bene,
Jill.

Ps: Carlisle ti manda i suoi saluti e ti fa sapere che no, non ha nessuna intenzione di indossare una "terrificante cravatta marrone a pois rossi" come quella che hai visto addosso al nipote dei McRidden, il giorno del nostro matrimonio. Chiede, però, di essere informato con un po' di preavviso circa la data della cerimonia, onde evitare di arrivare davanti all'altare con l'aspetto di un barbone cencioso, dal momento che non ne sapeva nulla.

***

Guardo la civetta levarsi in volo con grazia, nel cielo arancione.
Il tramonto brucia in lontananza, colorando il castello e il lago con le sue calde tinte, mentre io cerco di destreggiarmi tra volatili più o meno amichevoli per uscire dalla Guferia. Gli Allocchi sono decisamente poco affettuosi, a quest'ora, non è raro rischiare una beccata improvvisa. E le loro adorabili zampine non fanne chissà che bene ai capelli di una ragazza.
«AHHHH!»
Lo strillo mi fa fare un salto e non faccio in tempo a svoltare l'angolo che si ripete, con maggiore intensità di prima, seguito a ruota da una serie di epiteti irripetibili. Un'altra curva (e ho sempre più il presentimento che non vedrò mai più la luce del sole) e mi ritrovo davanti alla scena più assurda che abbia mai visto in sei anni qui dentro: una studentessa si agita convulsamente, roteando le braccia all'impazzata sopra la testa, per scacciare due allocchi che tentano, ripetutamente, di beccarla sul capo.
«Via, via, via!» continua ad urlare lei «Lasciatemi in paceeeh...!»
Trattengo l'impulso di ridere, sfilando la bacchetta dalla tasca della gonna e spruzzando una leggera cascata di scintille verso i due volatili, che si allontanano in un agitato frullar di piume. Quando abbasso lo sguardo, la studentessa è accovacciata a terrae continua a lanciare improperi a raffica, incapace di fermarsi. Riconosco, tra i capelli castani,una sciarpa di Grifondoro.
«Ehi..» la chiamo, rimettendo a posto la bacchetta «Se ne sono andati»
Alza il capo di scatto, puntandomi addosso due enormi occhioni castani, lucidi; un lacrimone le rotola sulla guancia, mentre si solleva nuovamente in piedi.
«Li hai.. li hai cacciati tu?» mi chiede, con un filo di voce.
«Beh, si..» annuisce, vagamente imbarazzata «Ma non ho fatto niente di tale»
«Scherzi? Erano due bestiacce possedute, altroché!» esclama, smettendo di rassettarsi la gonna per lanciarmi un'occhiata sconvolta «Se non fossi arrivata tu probabilmente adesso non adrei a cena ma in infermeria.»
Arrossisco, abbozzando un sorriso.
«Sei stata incredibile, non sapevo veramente cosa fare, ero proprio nel pallone!» inizia a parlare a macchinetta, gesticolando di tanto in tanto, e io mi sento indietreggiare.
«Ah ah ah ah» ridacchio nervosamente, turturando una ciocca di capelli.
«Ma qualcosa mi fa pensare che ti sto mettendo terribilmente a disagio.» commenta dopo qualche attimo, dispiaciuta «Scusami, non era mia intenzione, ma non sapevo veramente cosa fare e tu sei stata così provvidenziale che..»
«Non importa» mi affretto a rassicurarla, cercando di risultare il più convincente possibile «E' che non.. non sono brava con le persone quanto gli incantesimi» sintetizzo il più possibile, cercando di non ferirla più di quanto non abbia già fatto con la mia totale incapacità di relazionarmi con qualcuno che non conosco. Mi studia in silenzio, per qualche attimo, mordicchiandosi le labbra. Poi, sul volto rotondo, si allarga un sorriso.
«Oh, per me è lo stesso con le canzoni» commenta, annuendo comprensiva.
«Eh?»
«Nulla, nulla» si affretta a dire, prima di porgermi la mano destra «Sono Annabel, comunque.»

*** 

Sono ancora assieme ad Annabel, quando faccio ritorno al Castello: dopo un evitato ritorno di fiamma da parte dei due allocchi, siamo riuscite ad uscire dalla Guferia più o meno incolumi. La Grifona saltella allegramente al mio fianco, mentre varchiamo il grande portone dell'Ingresso e ci avviamo verso il corridoio che porta alla Sala Grande: non ha smesso di parlare un attimo.
«E così alla fine sono riuscita a consegnare il compito in tempo, un vero miracolo» conclude con una mezza risata, precedendomi in modo da potersi voltare a guardarmi. Sorrido a mia volta.
«Succede a me lo stesso per Aritmanzia» commento «Da quando poi è arrivata la Lewis, i compiti sono un vero incubo» roteo appena gli occhi. Per quel che ho sentito dire, la Lewis è sopportata poco e male da chiunque non sia un Serpeverde, non è prerogativa dei Corvonero detestarla cordialmente.
«Oh, quella lì» il viso di Annabel si deforma in un smorfia di palese disapprovazione.
«Proprio lei» le faccio eco, cupa «Già scegliere la materia è stato un clamoroso errore, ancora mi ritrovo ad avere come insegnante la sorella di Jasper..» mi scappa un gemito, che non sfugge alla moretta.
«Conosci Jasper?» domanda, allusiva.
«Ehm» arrossisco appena, colta di sorpresa «Una lunga storia, ecco..»
Annuisce, con l'aria di chi la sa lunga, ma ha la gentilezza di cambiare argomento. O meglio, da un'aula sbuca fuori una ragazza che attira la sua attenzione, obbligandola ad abbondonare la questione.
«Daisy!» esclama, correndole incontro. Minuta, dai capelli neri legati in una coda disordinata e gli occhi luminosi, la diretta interessata apre la bocca in un largo sorriso alla vista di Annabel, che prosegue imperterrita «Capiti proprio a fagiolo!»
«Ciao Ann» inclina il capo di lato, senza capire «Cosa c'è?»
«Stavo giusto parlando con Jill..»
«Jill?» inarca le sopracciglia, notando solo ora la mia presenza.
«Ciao, io sono Jillian» mi presento compita, in automatico, con lo stesso tono che uso quando la nonna mi porta a conoscere gli svariati nipoti delle sue amiche. Manca solo la riverenza e sono a posto.
«Daisy» replica lei, svogliatamente. Stringo le labbra in una linea sottile. Scusa tanto, tesoro, se ti annoia fare la mia conoscenza.
«Si si si, i convenevoli a dopo» prosegue Annabel «Stavo dicendo che parlavo con lei della Regina delle Nevi e mi è venuta in mente quella cosa che hai fatto l'altro giorno, in Sala Comune, e Jillian, devi assolutamente vedere, è una cosa geniale!»
«Cosa?» domando, smettendo di fissare quella che è, per forza di cose, un'altra Grifondoro.
Daisy si illumina improvvisamente.
«Che domande, certo che si!» esclama allegramente, mettendosi a frugare nella borsa, da cui estrare un plico di pergamene tanto spesso da far concorrenza agli appunti che Georgiana si porta dietro a tutte le ore del giorno.
«Di che si tratta?»
Sta a vedere che i Grifondoro combinano qualcosa di buono oltre agli allenamenti di Quidditch a tutte le ore del giorno e hanno inventato una pozione che renda, dopo un sorso, dei geni indiscussi dell'Aritmanzia!
«Vedrai» gli occhi di Annabel brillano, mentre la sua amica sfoglia freneticamente i fogli, prima di porgermene uno con un gran sorriso.
«Sono certa che apprezzerai»
Se è la lista degli ingredienti, puoi starne certa.
Ma non è niente di ciò che penso: è un disegno. Una caricatura, a dire il vero, della Lewis. Una testa enorme, quasi completamente nascosta da una gigantesca corona, in bilico sopra un minuscolo corpicino avvolto in un esageratamente lungo mantello di ermellino. Alle sue spalle, una distesa di quelli che sembrano studenti imprigionati dentro blocchi di ghiaccio.
Scoppio a ridere.
«E' geniale!» esclamo «L'hai fatta davvero tu?»
«Con le mie manine» gongola Daisy, orgogliosa.
«E' meraviglioso, Audrey deve vederlo assolutamente, impazzirà. Ti spiace se lo tengo? Poi domani te lo torno, giuro, ma devono mostrarlo a un paio di persone, assolutamente!»
«Ma certo, non c'è problema! Guarda, puoi tenerlo tranquillamente, ne ho a bizzeffe» mi assicura, decisamente più amichevole che non un minuto fa.
«Grazie, troppo gentile»
«Ahhh, come mi piace fare buone azioni e rendere la gente felice» sospira Annabel, teatrale.
«Ssi, Ann, come vuoi» accondiscendenti, Daidy le accarezza la testa. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere di nuovo.
«Ohhh! Non c'è niente da ridere!» protesta lei.
«No, infatti, c'è da piangere» le rimbecca l'altra. Annabel fa per ribattere, ma si blocca all'improvviso, fissando il corridoio: non ci vuole un genio a capire che ha visto qualcosa -o qualcuno- che non le va particolarmente a genio. Seguo la traiettoria del suo sguardo, incorniciando la figura alta e imperiosa di Tome Riddle, che assieme a uno dei suoi lacché di sempre, Dolohov, esce in un piccolo chiostro su cui si apre il corridoio.
Le due Grifone, se potessero, soffierebbero come gatti.
«Serpe» commenta Daisy, a denti stretti.
«Lurida serpe» la corregge Annabel.
«Non credo sia abbastanza» mormoro cupa, il braccio con il disegno abbandonato lungo il fianco. Annuiscono. Ecco cosa intendevo, quando ho scritto alla nonna che l'atmosfera non è delle più rilassate: è bastato intravederlo ed ecco che due ragazze sorridenti si sono incupite di colpo. Nel male, però, si può sempre trovare un po' di bene: chissà che abbia davanti due futuri membri del club.
«Via quei bronci» dico, spezzando il silenzio nervoso «Non lasciategli fare il suo gioco» sorrido, con aria vagamente materna.
«Si, hai ragione» concorda Daisy «Parliamo d'altro»
«Ecco si, io ho fame» continua Annabel, con un sorriso «Voi no?»

***

 

Audrey però non ride, quando le mostro la caricatura della Lewis.
Stira le labbra in un sorriso tremulo, nulla a che vedere con quelli che elargisce anche nelle situazioni più impossibile (come ad esempio quando faccio errori stupidissimi che lei poi corregge negli esercizi di Aritmanzia).
«Che succede?» le chiedo, subito in allarme.
Mi guarda, in silenzio, il volto teso e le dita strette con forza attorno alla tazza di latte calde: è notte fonda, ormai, la Torre è avvolta nel silenzio e gli unici rumori che la riempiono sono lo schioppettare della legna nel camino e le nostre voci. La mia voce, dal momento che lei si esprime a monosillabi nella migliore delle ipotesi. E' così da quando sono scesa, dopo essermi svegliata e aver visto il suo letto ancora vuoto.
«Non eri a cena e sei stata introvabile per tutta la sera» riprendo, cercando di mettere un freno all'agitazione. Magari non è successo niente di grave, magari è solo la mia fantasia che galoppa troppo.. «E' successo qualcosa con Peter?» domando, cercando di essere il più delicata possibile. Magari è solo un ennessimo brutto presentimento del tutto infondato, magari...
«No, no» mi risponde alla fine, guardando il fumo che si leva dalla tazza «Nulla di tutto questo.»
Qualcosa, nel suo tono, non mi fa sospirare di sollievo: è cupa in volto, nasconde qualcosa che la sua solita maschera di tranquillità non riesce a contenere.
«Audrey, così mi fai spaventare..» sussurro «Cosa c'è che non va?»
Inspira a fondo, reclinando il capo all'indietro e, quando torna a posare gli occhi su di me, sono intrisi di una preoccupazione che non ho mai visto nello sguardo di nessuno, in netto contrasto con la calma sovramana che le ha congelato l'espressione in una bellezza quasi disarmante.
«Lenore ha attaccato Georgie» scandisce lentamente «Il Club è stato scoperto. Non siamo più al sicuro.»












28/04/2008
commenti (2) • tag: confidenze, avvisi, amicizie, lezioni, conoscenze, tassorosso, momenti imbarazzanti

La biblioteca e` un posto deprimente, non capisco come i Corvoneri ci nuotino dentro come pesci, io mi trovo decisamente fuori luogo in mezzo a tutti quei tomi pesanti e inutili. Ma se voglio andare decentemente ai GUFO non mi basta passare il pomeriggio alla serra come mi piacerebbe, purtroppo Erbologia non e` l’unica materia che devo passare. Lory mi aiuta come puo`:

“Ma no!!! Rileggi con calma e poi ripeti”. Mi riconcentro sul libro di Incantesimi, tentando di impararmi a memoria alcune regolette. Sto ripassando le cose che abbiamo fatto all’inizio di questo semestre, e mi trovo decisamente in difficolta`.

“Lory ma questo l’abbiamo fatto 30 anni fa!!!” grido esasperata, chiudendo il libro con forza “E` impossibile che io riesca a imparare tutta questa roba prima dell’esame!”

“Concordo” dice Susan, che, in un evento miracoloso, ha deciso di aggiungersi al nostro gruppetto di studio oggi. Chiude anche lei il libro, e tira invece fuori il suo specchietto, rassettandosi i capelli “E` una perdita di tempo, per domani mattina avremo scordato tutto. Il metodo migliore e` studiare tutto la sera prima, funziona sempre con me”

“No se si tratta dei GUFO no!!” grida Lory. Forse abbiamo gridato un po` troppo, dato che spunta da dietro uno scaffale la bibliotecaria, e ci guarda con aria assassina. Lory si avvicina a noi con la sedia. “I GUFO sono una cosa seria, li devi prendere seriamente”.

“E lo faro`, la settimana prima degli esami” Susan scrolla le spalle.

“Guarda che i GUFO sono importanti per la nostra carriera!”

Vedo che si inizia a creare un clima di tensione, e cerco di stemperare la situazione.

“A proposito di carriera. Voi che vorreste fare una volta uscite da Hogwarts?”. Susan si scorda subito di cosa stava per dire e risponde prontamente. “Io avro` una boutique a Diagon Alley, e tutte le adolescenti maghe verrano da me per procurarsi i vestiti. Vedi? Dubito che i GUFO servano a qualcosa per il mio futuro”. Lory agita la mano infastidita, fingendo di non aver sentito.

“Io non lo so, sarebbe troppo bello continuare la mia carriera di Quidditch” inizia Lory “ma e` probabilmente un sogno senza speranza. In alternativa sarei...”

“Te lo dico io, una sfigata” dice Susan mentre afferra la sua borsa “Io me ne vado, questo ripasso e` patetico”. Detto questo la nostra cara amica si allontana, lasciandoci con un palmo di naso. All’inizio penso che Lory l’abbia presa male, ma scopro con stupore che  e` anzi sollevata.

“Meno male che e` andata via, devo dirti una cosa”

“Di che si tratta?” chiedo incuriosita.

“Be` io potrei aver organizzato un pigiama party a vostra insaputa con Rah e Cassandra” dice in tono perfavore-perdonami-non-ti-arrabbiare.

“E perche`?” vedo che la domanda e` uscita un po` brusca, prendendo una piega che non volevo prendesse "E perche`?" ripeto in modo piu` pacato e calmo.

Be` non ho avuto un momento da sola con te, c’e` sempre Susan, e sai che se dico a lei di questa idea mi uccide. Susan ha troppo orgoglio, e` partita con l’idea che Rah non gli piace? E Rah non gli piace! Secondo me e` veramente un peccato, perche` trovo che insieme faremmo un bel gruppo affiatato. Quindi comprendimi, dovevo agire”

“Oh! Lory Agente Segreto! Mi piace, non so come la prendera` Susan pero`”

“Male, ma ci occuperemo di lei domani” dice Lory con sicurezza. Speriamo di evitare scenate.


 

No...Caspita no...Si stanno avvicinando Rah, assieme a Cassandra, al nostro tavolo. Do un’occhiata a Susan, che ancora ignara di tutto, addenta un biscotto alla vaniglia mentre leggiucchia una rivista babbana. No...ancora Susan non sa niente, dateci il tempo di avvertirla...Troppo tardi. Rah si siede proprio davanti a me, e sfodera un timido sorriso, quasi non credendo di essersi davvero seduta al nostro tavolo cosi`, senza domande ne` preavvisi. Do un calcio a Lory, anche lei alquanto preoccupata di una possibile “Susan scenata”.

Ciao ragazze! Volevo subito dirvi che per il pigiama party va benissimo, sia io che Cassie siamo felicissime di venire”. Susan distoglie lo sguardo dalla rivista, e che sguardo e`. Pieno di fuoco e rabbia.

“Che pi...” Gli do un calcio da sotto il tavolo, cosi` forte che le escono piccole lacrime dagli occhi. Sfodero un bel sorriso a Rah, che per fortuna non si e` accorta di niente. Si era distratta a ascoltare Cassie, che stava parlando di non so quale cambiamento di Rah con Lory.

“Dovremo cercare un modo per eludere il controllo notturno della Bonnet.Ti giuro che mi ha detto proprio cosi!” dice Cassie ridendo. Lory ribatte:

“Rah che cerca di infrangere le regole! Sconsiderata!"

Rah, con un finto broncio dice: “Almeno ditemi quando lo organizzeremo, insomma. Devo essere preparata psicologicamente!"

"Penso che si potrà fare più o meno tra due sere... con tutti i compiti che abbiamo sarò impegnata sino a tardi con lo studio" dico, pensandoci su.  Susan accanto a me emette un gridolino acuto.

“Ragazze! Il tema di Pozioni! L'ho totalmente dimenticato..." Susan sembra seriamente preoccupata, non ci vuole proprio un’altro brutto voto in Pozioni. Meno male che c’e` Rah che salva la situazione.

"Te lo posso passare io se vuoi..."

Susan guarda me e Lory, poi si gira verso Rah e dice: "Ti sarò grata sino alla tomba se me lo passi!".

Nota mentale: L’orgoglio di Susan e` facilmente distruttibile con una semplice offerta, un compito da copiare.













23/04/2008
commenti (2) • tag: discussioni, confidenze, amori, amicizie, serpeverde, litigi, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

Sebbene la primavera stia raggiungendo il suo culmine, il vento che sale dal lago è ancora freddo.
Il sole però splende cocciuto, determinato a portare la bella stagione ad ogni costo anche in questo angolo dell'Inghilterra. Chiudo gli occhi, intrecciando le dita dietro la nuca dopo essermi disteso sul prato costellato di muscole margherite bianche.
«Chi ha avuto l'idea?» mugola Audrey qualche metro più in là, crogiolandosi beatamente con il libro di Pozioni e un maglione piazzati a mo' di cuscino.
«Io» sbadiglia Isabel, accoccolata accanto alla mia ragazza, occupata a intrecciarle i capelli con delicati colpi di bacchetta, mentre Eugene e Milo sono chini su quello che rimane della loro copia della Gazzetta del Profeta, ormai ridotta a un cumulo di cenere e fogliettini talmente minuscoli che pensare di ricostituire l'originale è pressoché impossibile.
«Come procede il lavoro?» mi informo, senza aprire gli occhi. Sto decisamente troppo bene così come sono per solo prendere in considerazione l'idea di muovermi.
«Dannata dinamitarda» borbotta il biondo, chino su ciò che resta del quotidiano.
«Uno strazio» traduce Milo, molto più pratico, sbuffando.
«Milo» ride Jillian «Dovresti essere consapevole del fascino che eserciti sulle ragazze!»
«Jillian, tesoro» ribatte lui allusivo «Cosa ti fa pensare che io non lo sia?»
Scattò a sedere come se mi avessero punto, accorrendo dalla mia ragazza prima che lo shock la faccia stramazzare al solo: arrivò giusto in tempo, mentre già boccheggia, rossa come una fragola. Fulminò Milo con un'occhiataccia.
«Oh, cosa mi guardi in quel modo?» si difende lui «Non lo faccio mica apposta. Mi viene naturale. E' un dono, cosa credi?»
Interviene Audrey, sgranando i suoi enormi occhioni blu e indicando un punto non ben definito alle spalle del moro.
«ASHMORE!» urla, attirando immediatamente la sua attenzione «Dinamitarda in avvicinamento!»
La reazione del moro è fulminea: nel giro di una frazione di secondo sbianca, sgrana gli occhi e spalanca la bocca trasformandosi nella personificazione del terrore puro prima di fare un salto degno del miglior campione olimpico babbano e schizzare alle spalle di Eugene. Ci voltiamo tutti a guardarlo mentre, rannicchiato alle spalle del corista biondo, si rannicchia su se stesso il più possibile.
Uno, due, tre, quanttro, cinque, sei..
Resistiamo sette secondi netti prima di scoppiare a ridere all'uninsono, fino ad avere le lacrime agli occhi.
«Ma come,Milo!» lo canzono, fingendomi sorpreso «Non eri tu a sostenere quanto bellina fosse Opal?»
«Se Jillian ti facesse esplodere in faccia il giornale la troveresti ancora adorabile?» ringhia lui, rosso in volto. Non l'ho mai visto così imbarazzato prima.
Gli occhi verdissimi della Corvonero si posano sul mio volto, in attesa, mentre mi ritrovo ad immaginare una scena analoga a quella che si è svolta sotto i nostri occhi, neanche venti minuti fa. Un incontro-scontro con una Jillian/Opal particolarmente di fretta e un me particolarmente assorto nella lettura della Gazzetta del Profeta. Uno scambio di sguardi vagamente sorpresi. Jillian/Opal che avvampa furiosamente e inizia a boccheggiare dopo il mio saluto (nulla di particolarmente nuovo, in effetti, se la colgo di sorpresa è capace di rischiare lo svenimento). E poi il giornale che mi esplode davanti alla faccia, senza ragione apparente, seguito a ruota da una strillo imbarazzato e una fuga a gambe levate. Frammenti di carta bruciacchiata tra i capelli. Un cumulo di cenere ai miei piedi.
Sbatto le palpebre, sentendo gli sguardi dei presenti bruciarmi addosso.
«Milo, rinuncia» commenta Eugene dopo qualche attimo, un ghigno che lento gli si allarga in faccia «Probabilmente sarebbe estasiato dalla visione al punto da non rendersene nemmeno conto»
E mentre il gruppetto esplode in una risata, sono costretto ad ammettere che potrebbe avere ragione.

***

Ora di cena.
Mi lascio cadere al mio solito posto, accanto a Polly, che mi lancia un'occhiata incuriosita.
«Cosa mi sono persa?» indaga, allungandomi un piatto ricolmo di verdure e polpette. La ringrazio con un cenno, versandomi dell'acqua in un calice dorato.
«Nulla di tale» replico dopo qualche attimo «Un ozioso pomeriggio al sole»
«Non ci crederai mai!» esclama nel frattempo una ragazzina del terzo anno, qualche posto più in là. Posso vedere perfettamente i radar del pettegolezzo di Polly rizzarsi, in allarme. «Pare che la Worthington abbia fatto colpo su Ashmore. » prosegue nel mentre la chiacchierona di turno, approfittando dell'assenza del diretto interessato (in infermeria assieme ad Eugene, tutti e due con il viso completamente bruciato dal sole primaverile) per poter divulgare la grande notizia.
Se potesse, la mia compagna di casa mi ucciderebbe seduta stante con lo sguardo.
«Tu sai.» sibila, impugnando con aria minacciosa la forchetta. Scrollo le spalle, candido come un giglio.
«Cosa te lo fa pensare?»
Sgrana gli occhi, che raggiungono le dimensioni di due palline da golf, e spalanca la bocca in un urlo muto.
«Brutto... brutto... brutto figlio di un molliccio!» esclama alla fine, senza nemmeno sbattere le palpebre.
«Apollonia Pasco!» tuono scherzosamente, facendo irritare ancora di più: si inalbera, facendo leva con le mani sul tavolo per inarcare la schiena fino all'inverosimile e tirare il collo indietro, per poi rilassarsi tutto d'un colpo.
«D'accordo» riprende a parlare, dopo aver inghiottitto una forchettata di spaghetti con il sugo e aver spazzolato una fetta di pane «D'accordo, così non va.» borbotta tra sé e sé, prima di inspirare a fondo a rivolgermi uno smalgiante sorriso.
«Carissimo Carlisle!» esclama, passando un braccio sulle spalle e pizzicandomi una guancia «Amico mio! Ti ho mai detto quanto bene ti voglio?»
Trattengo un sorriso, sforzandomi di restare impassibile.
«Non saprai nulla da me» dichiaro, scrollandomela gentilmente di dosso per mangiare qualcosa «Sarò muto come una tomba.»
«Uffa!» sbuffa, incrociando le braccia al petto «Proprio non capisco tutto questo cameratismo, sai?»
«Che vuoi farci, misteri della natura» commento pacato. Anche se, a dire il vero, ha ragione: Milo è il primo che ha sghignazzato alla vista delle spillette ed è sempre lui che non perde l'occasione per prendermi in giro quando le iscritte al fan-club quasi mi svengono davanti. Per non parlare poi della volta che sono andate da lui a chiedergli se mi avrebbe fatto piacere sapere che avevano presentato a Dippet una richiesta formale per ufficializzare il club.
«Una cosa però posso dirtela» mi sporgo appena verso di lei, che improvvisamente ha un'aria estremamente seria e attenta «E' stato un incontro esplosivo»
Squittisce deliziata, battendo le mani.
«Hanno fatto scintille, vero?» si azzarda a chiedere dopo un secondo, con aria cospiratrice.
Annuisco, solenne.
«Letteralmente»

***

Ho sentito dire che c'è chi pagherebbe oro per scontrarsi con Scarlett Lywelyn nel bel mezzo di un corridoio buio e deserto. Io, in tutta onestà, ne avrei fatto volentieri a meno.
«Ahi» si lamenta, fissandomi in cagnesco «Si può sapere dove stavi guardando?»
Inarco le sopracciglia: è lei che mi è venuta addosso, fino a prova contraria, sbucando dal nulla da dietro una statua dall'aspetto cupo. Non è certo colpa mia, poi, se lei è finita a terra mentre io son rimasto in piedi.
«Come prego?»
Scosta i capelli con una mossa che di naturale e spontaneo non ha proprio niente.
«Cos'è, sei pure sordo oltre che cieco?» sibila, incrociando le braccia al petto.
«E tu sei capace di articolare una frase di senso compiuto senza guarnirla di insulti?» butto lì, facendo per sorpassarla.
«Hunnam» mi richiama, melliflua «Devo dire che oltre ad essere irritante, hai anche una predisposizione naturale per le risposte errate. E' triste, molto triste. » la sua voce sibila velenosa, raggiungendo con una tonalità bassa il mio udito.
Mi blocco, con un sospiro, tornando a voltarmi verso di lei: la sguardo un attimo, soffermandomi in particolare sul bel volto. Occhi grandi, capelli scuri, un broncio che più di qualcuno trova adorabile.
«Sai cosa è veramente triste?» le sorrido, il più dolcemente possibile «A differenza delle persone che ti ostini a frequentare, non sembri una stupida né tantomeno un'idiota integrale. Eppure, non appena apri bocca, il palco crolla. Questo è triste, Lywelyn.»
Lei sorride. Con un'affabilità tale da incantare anche il più arduo dei contrari alla sua filosofia.
« Hai colto il nocciolo del punto, Hunnam.» mi fissa, senza distogliere mai i suoi grandi occhi verdi, dai tratti lievemente felini. « Non sono idiota. Hai ragione. Non lo sono affatto.» la sua espressione cambia appena, virando in un lampo di ira appena accennato. « Gradirei, pertanto, che tu evitassi di appellare con simili epiteti gente che conosco, e che stimo» Poi torna a sibilare, come evidentemente è nella sua natura fare. « Io, con tutta la grazia possibile di cui sono disposta, non lo sto facendo. Perchè ritengo molto più produttivo scontrarmi con la persona diretta che mi trovo dinanzi» Si sofferma un momento, guardando oltre la mia figura. « Se non altro, per una questione di correttezza. Da poca soddisfazione parlare su gente che non può ascoltare»
«Mentre picchiare in dieci un ragazzo da moltissima soddisfazione, vero?» ribatto fulmineo, senza sapermi trattenere. Socchiude le labbra, vagamente interdetta, ma non ho intenzione di darle il tempo di replicare «Dal momento che le persone che così tanto stimi e rispetti trovano divertente spedire le persone in infermeria, mi ritengo libero di dire tutto quello che voglio. Specie se il diretto interessato, è uno dei miei migliori amici» troneggio su di lei, che indietreggia appena senza tuttavia distogliere lo sguardo «Ma d'altronde è vero, non è buona educazione parlare degli assenti» sorrido, affabile «Cos'altro suggerisci per non lasciar morire una così interessante conversazione?»
Tace. Le braccia incrociate al petto, un lampo di rabbia trattenuto a stento negli occhi chiari: tutto in lei rimanda ad una belva pronta a scattare, anche se qualcosa, nella sua posa volutamente arrogante, lascia pensare che qualcosa l'abbia colpita. Che si aspettava, del resto? Che stessi zitto e buono come i ragazzini del primo che è solita minacciare e spedire in infermeria assieme ai suoi degni compari? Che mi mettessi a piangere? Che implorassi perdono in ginocchio e abbracci la sua filosofia razzista e ottusa? Si vede che li fanno con lo stampino, le Serpi.
«Carlisle!» la voce di Micheal Parker fa sobbalzare entrambi e, mentre lei dopo un attimo di vaga indecisione si gira e si allontana, accompagnata da un irritato ticchettare, mi volto verso il biondo giocatore di Quidditch.
«Micheal, ciao. Il tempismo è sempre il tuo forte..» commento con un sorriso, salutandolo con una manata amichevole sulla spalla che lui ricambia, con il doppio della forza.
«Che ci facevi qui con la Lywelyn?» domanda con una smorfia.
«Discutevamo» scrollo le spalle, senza mostrare particolare entusiasmo.
«Discutevate?» ripete, sorpreso «E su cosa?»
«Etica»
«Ah» mi fissa, vacuo. Poco sveglio, per essere un Corvonero. Non è che devo spiegargli cos'è l'etica, vero? «Certo. Etica.»
«Una lunga storia, Micheal. Ti va una Burrobirra, piuttosto? Ho bisogno di bere qualcosa, vedere come certe persone siano sprecate in determinate ambienti mi deprime.»













20/04/2008
commenti (4) • tag: discussioni, confidenze, serpeverde, lezioni, conoscenze, tassorosso, momenti imbarazzanti

”Mi piacerebbe sapere che cavolo te ne fai di tutte quelle spillette” bofonchia Coco con sottile scetticismo, senza nemmeno alzare gli occhi dal suo libro. Posiziono l’ultima spilla in cima alla composizione delle altre, chiudendo la sagoma a stella a cui mi sto brillantemente dedicando invece di prestare attenzione al tema per Pozioni.
”Mi piacciono i gadget” mi giustifico con un’alzata di spalle, premendo con un dito il faccino di Carlisle in modo che si palesino le fatidiche dieci parole che inneggiano alla più totale devozione nei suoi confronti ”Sai una cosa? Li trovo geniali, questi aggeggi. Certo, rosa giallo e nero insieme fanno venire un po’ la pelle d’oca, ma…”
”Guarda che quel tema non si finirà certo da solo” Costance m’ignora totalmente, appuntando qualcosa sulla sua pergamena ”E tra poco io ti lascio, che è tardissimo. Per cui, se vuoi approfittare della mia disponibilità…”
Un grosso volume vecchio come Noè scivola sul tavolo tondo, accompagnato dalla voce squillante di Dot che dice ”Ti porto delucidazioni” si siede con noi, un sorrisone gioviale in faccia ”Fresche fresche di biblioteca. Bèh, fresche…sembrerebbe che questo libro non prenda aria da qualche decade, ma…è anche piuttosto aggiornata, come edizione, in realtà, e le foto sono assolutamente…”
Ho già aperto il libro, cominciato a sfogliarlo e preso visione delle fotografie di Augurey ed Alicanti che contiene (e che sono davvero piuttosto belle), quando Dorothy s’interrompe e, alzato lo sguardo per capire cosa c’è che non va, me la ritrovo a deglutire a vuoto, con occhi rotondi come palline da golf che fissano un punto non meglio identificato del tavolo.
”Bèh?” faccio perplessa, guardandomi in giro in cerca del motivo di tale reazione. Costance inarca un sopracciglio.
”Per fortuna non sono l’unica a porsi delle domande sui tuoi simpatici passatempi” dice, chiudendo il suo libro e riponendo piume e calamaio nella borsa.
Io la guardo con un faccia che non escludo abbia sfumature ebeti. Perché Costance ha la tendenza a prendere le cose tanto alla larga? Insomma, lo sa perfettamente che ho i miei tempi, in materia di accorgimenti…
”Ahm, Polly” Dot mi sorride, anche se un po’ stiracchiata, per dire la verità ”Da dove vengono tutte quelle spillette?”
”Oh!” esclamo, aprendo un sorrisone a trecentosessanta gradi, osservando la mia stellina con soddisfazione ”Le ragazzine del primo ne hanno sporte piene. Siccome mi hanno chiesto se ne volevo, ne ho presa una manciata”
”Sono quelle del fan club di Hunnam” puntualizza Coco, guardando eloquentemente Dorothy, la quale annuisce con lentezza spasmodica, senza scollare gli occhi dalle spille.
”Lo so…e ecco, diciamo che parte della responsabilità per tutto questo è anche mia…”
”Sarebbe carino se si riuscisse a sostituire la faccia di Carlisle con quella di Charlie, per esempio” commento, guardando pensosa tutti quei cuoricini che danzano intorno a alla scritta intermittente ”E al posto di questi cuori si potrebbe…”
”Credo che Charlie Parker possa cavarsela tranquillamente anche senza delle accattivanti spillette incantate di cui, per giunta, non verrebbe mai a conoscenza” Coco sembra aver dimesso l’idea di abbandonarci il più in fretta possibile per rimanere a fare il bastian contrario. Sbuffo, guardandola in cagnesco. Questa sua mania di volere sempre disfare i castelli in aria altrui, alla lunga, diventa frustrante…
”Io non avevo mica capito che Opal fosse quella Opal” la voce raramente percepibile di Eugene scivola ovattata vicino al nostro tavolo, mentre ci passa accanto assieme a Milo.
”Quante altre Opal conosci, nei dintorni?” esclama il moro, un sopracciglio flesso in un’aria tra il perplesso e il divertito.
Probabilmente devo essermi voltata a guardarli – e ad origliare – troppo sfacciatamente, perché Costance si sente in dovere di intervenire “Pare che Ashmore se la intenda con la Worthington”
”E chi caspita è?” la mia domanda dà voce anche all’espressione che Dorothy porta stampata in faccia. La bionda mi guarda dubbiosa ”Tra te e Dot, sembra quasi che sia tu, quella nuova…Dai Polly, la Worthington!”
”Guarda che non è che ripetendomi ad oltranza il suo nome me la fai venire in mente, eh?” tengo a precisare e, tanto per essere chiari, enfatizzo il concetto disegnando con l’indice circoletti nell’aria all’altezza della mia tempia sinistra.
”Quella che ha abbrustolito una delle Blackster!” esordisce Coco, quasi spazientita.
”Cosa?”
”Per abbrustolito intendi abbrustolito-abbrustolito o semplicemente…”
”Dai, brunetta, tutta occhi e labbra, carina…” con la stessa nonchalance con cui tronca sempre le parole in bocca a me, Costance fa lo stesso nei confronti di Dorothy, sintomo del fatto che l’abbia pienamente accolta tra le sue grinfie di Grillo Parlante ad orario continuato.
”Ma tu come fai a sapere sempre tutto di tutti?” domando, inarcando un sopracciglio ad accentuare l’occhiata sospettosa che le lancio. Costance si stringe nelle spalle ”Amo i pettegolezzi” conclude, con assoluta naturalezza.

***

”Ma chi me l’ha fatto fare?” sto correndo come una disperata per il corridoio, l’estremità dei lacci delle scarpe – slacciate – che sbattono fastidiosamente contro la pelle coperta dalla filanca grossa quasi un dito delle calze. Leasley mi ha fatto perdere tempo, al solito, dilungandosi con spiegazioni superflue e decisamente poco interessanti circa il cambiamento d’orario degli allenamenti. Purtroppo non solo Leasley è un inguaribile quanto prolisso chiacchierone, ma a sommarsi a questo fattore ci sta anche che io sia una perditempo recidiva. Il risultato è presto detto: in ritardo per la drammatica lezione di Pozioni per la quale, tra le altre cose, non ho nemmeno pronto un tema che possa avere una qual sorta di propria dignità. Stupida io a perdermi in chiacchiere sulla vita sentimentale di Milo invece che usufruire della bisbetica disponibilità culturale di Coco…
Prendo l’angolo in scivolata, il ché ha dell’incredibile se si valutano i pavimenti di pietra del castello, ma è sufficiente per rendere l’idea di quanto sia lanciata nella mia corsa e di quanto l’impatto con un altro essere umano possa essere rovinoso. Così mi ritrovo allacciata in un giro di walzer funambolico che finisce con una ginocchiata assolutamente degna di nota contro il freddo pavimento. Ci dev’essere una qualche oscura ragione se tutte le volte che cado mi frantumo una rotula…
”Ma, ehi!” la voce di Scarlett Lywelyn – nuova di un paio di mesi - si arrotola in un acuto completamente pregno d’irritazione. Se fossi un gatto, in questo momento avrei una cresta che sfiora il soffitto…
Mi sono salvata da una sdentata per terra grazie alla mia – modestamente – innata prontezza di riflessi, per cui, con entrambe le mani già sulla pietra, faccio in fretta a rialzarmi e a voltarmi verso di lei. Che non è caduta, ma probabilmente se l’è cavata con una semplice botta di reni contro il muro. Quello che m’inquieta di più non è l’occhiata densa di stizza-ribrezzo-superiorità-minaccia che mi lancia, quanto più il fatto che, nonostante l’urto, nemmeno un ciuffo dei suoi capelli bruni sia scivolato dallo chignon da cigno che porta annodato sulla nuca. Mi piacerebbe tanto sapere come fa…
"Ti sembra il modo di correre lungo i corridoi, Pericolo Pubblico?" la sua voce è acuta, e la dolcezza del timbro svanisce nel suo modo risaputo e adirato, nel dare una risposta alla mia azione, peraltro involontaria. Storco il naso, infastidita da quel modo di fare. Bèh, d’accordo, magari non si corre per i corridoi, ma a chi non capita di essere in mostruoso ritardo per una lezione? In più, se anche lei guardasse dove va… Non ho niente contro Scarlett Lywelyn ora come ora, ma il fatto che bazzicchi con Norwood e la sua cricca e che mi si rivolga così bisbeticamente, bèh, sono punti da prendere in considerazione per un’eventuale etichettatura del soggetto.
”E quello è un modo di fare?” borbotto, dando un colpetto alla gonna della divisa con l’orlo appena un po’ sdrucito ”Comunque, ehi, non avevo intenzione di falcidiare nessuno” butto lì, il tono di chi non ha intenzione di tirarla troppo per le lunghe. D’altronde sono ancora – e sempre di più - in tremendo ritardo. Lei inarca un sopracciglio, forse leggermente sorpresa dall' ardire della mia risposta nei suoi confronti. Come se per me l'etichetta principi valesse realmente qualcosa. Sono persone come altre, anzi… Credo che, se proprio dovessi scegliere tra il trascorrere un paio d’ore con loro e il passare un pomeriggio rinchiusa nella serra numero 5 con tutte quelle orrende e contorcenti piante onnivore, penso mi ritroverei in un forte stato d’indecisione.
"Spero tu abbia una vaga idea del fatto che stai continuando ad urtare i miei nervi" risponde, mantenendo salda la sua calma. Che comunque riluce di rabbia riflessa nei suoi occhi verde felino che saettano verso di me. Aggrotto la fronte.
Oh bella. A parte il fatto che, se le cose stanno veramente così, io farei qualcosa per quel sistema nervoso così reattivo; poi, anche se fosse, che cosa le fa pensare che tutto questo possa effettivamente crearmi dei problemi?
”Bèh, guarda, è un’accortezza reciproca, allora” rispondo per le rime, e non riesco a trattenere un’infantile quanto spontanea mezza linguaccia ”E non c’è bisogno di usare quel tono, comunque” puntualizzo. La Lywelyn accenna una risata che ha tanto della presa in giro.
"Certo, certo" mi risponde, leggermente civettuola, agitando una mano. Ancora un'occhiata truce "Fai più attenzione la prossima volta, rossa" precisa, prima di avviarsi con passo svelto dalla parte opposta, senza voltarsi nemmeno una volta. Una cosa è certa: lei, come tutto il resto della sua combriccola, ha qualcosa che mi sfugge, qualcosa che va ben oltre i canoni della logica normale. Le faccio il verso, abbondando con le smorfie, mentre lei si dilegua dietro un angolo. Sbuffo, cacciando indietro un ciuffetto scivolato via dalle forcine – che abbondano quando sbagli in modo indubbio a spuntare i capelli.
Come se non ce ne fossero già abbastanza di concorrenti al titolo di Miss e Mister Simpatia, qua ad Hogwarts: pure le altre scuole riversano le loro perle tra le braccia di Dippet. Sono ancora lì che fisso con disappunto il punto in cui la Lywelyn è scomparsa dalla mia vista quando mi viene in mente che il mio discreto ritardo si è ormai trasformato in un madornale ritardo. Sbarro gli occhi, raggiungendo l’aula con due balzi – con i quali mi gioco definitivamente la milza – e catapultandomi dentro con troppa veemenza. Il rumore che faccio entrando – o, più propriamente, buttandomi a pesce contro il portone dannatamente pesante – è sufficiente non solo da canalizzare tutti gli occhi di tutti sulla sottoscritta, ma Lumacorno smette proprio di parlare, la mano sospesa a mezz’aria in un gesto enfatico mentre il riverbero dell’ultima sillaba si scioglie nell’aria.
Passano almeno cinque secondi – durante i quali ho il tempo di ritrovare il mio baricentro e riacquistare una postura decente, che non sia quella di qualcuno che ha appena sfondato una porta – prima che il professore sbatta gli occhi e si schiarisca la voce con due colpi di tosse.
”Ahm, miss Pasco” questo tono così volutamente indifferente non è che proprio mi sia di buon auspicio ”Le suggerirei di sincronizzare quel delizioso orologio da polso che indossa” non sono sicura, ma mi pare di sentire dell’ironia in quel ‘delizioso’ “con le pendole della scuola: ha ben quindici minuti di ritardo. Credo che potrebbe costare punti alla sua Casa. Diciamo…” ci pensa pure, mentre io lo guardo con occhi dilatati, presa talmente alla sprovvista da quel suo atteggiamento così indifferente che non tento nemmeno di giustificarmi (anche perché, in effetti, c’è poco da giustificare) “…dunque, sì, diciamo che cinque punti possono starci. E la prossima volta, che mi auguro non si presenti mai, metterò in conto anche il tentativo di sfondamento del portone a spallate. Se ora può gentilmente prendere posto…”
Bofonchio tra me e me mentre mi siedo accando a Dorothy, la metà classe Tassorosso animata da un brusio di disappunto.
Diavolo, diavolo e arcidiavolo! Meraviglioso, oh già, fantastico…maledettissima Lywelyn delle mie pantofole, cinque dannatissimi punti per i tuoi dannatissimi nervi.












16/04/2008
commenti (4) • tag: amicizie, guai, grifondoro, momenti imbarazzanti

« Monotonia » bofonchio, interrompendo il silenzio tombale della sala comune.
A quest'ora del pomeriggio e in pieno Aprile, con il sole invitante che filtra dalle vetrate e diffonde quel calore così piacevole, è raro vedere anima viva dentro il castello. Ma è risaputo che, quando qualche votaccio da recuperare incombe sulla mia testa come un nuvolone nero e carico di pioggia, le mie libertà personali vengono prontamente invase dalla mia presunta migliore amica.
« Che? » lo sguardo di Prue è interrogativo quanto basta per farmi capire che non deve aver afferrato.
« E' tutto molto... monotono » ripeto, facendo volteggiare la bacchetta nell'aria, che forma qualche scintilla zigzagante di colore rosso. La osservo contrastare con la luce della finestra, per poi vederla dissolversi.
La bionda sospira, indicando il foglio di pergamena che giace sul tavolo da due ore ormai « Anne, hai preso un altro Desolante » dice tentando di assumere un tono grave, aprendo un volume polveroso davanti a me « Se ti metti d'impegno ora, prometto che avrai la tua boccata d'aria giornaliera »
Sbuffo sonoramente, lasciando poi che lei riprenda a parlare. Opporsi sarebbe inutile; non si sfugge alle grinfie di Prudence Harrison.
« Siamo qui perchè tu devi presentarti al compito di giovedì con una preparazione da Oltre Ogni Previsione » fa una smorfia, incrociando le braccia in un gesto fiero « Certo, se tu studiassi al momento giusto, ora saresti lì fuori a brucare l'erba come desideri... » conclude, alludendo al fatto che avrei potuto benissimo studiare per la scorsa verifica e prendere la sufficienza allora, piuttosto che dover adesso recuperare.
Ma con questo sole, gli uccellini che svolazzano e cinguettano, e il vai e vieni concitato nel parco, a chi verrebbe in mente di chiudersi in camera a studiare per un così mediocre compito in classe di Pozioni?
« Dai, Prue » incrocio le braccia dietro la schiena, rivolgendole il mio sorriso migliore « Ormai so tutto, vedrai che andrà a meraviglia! »
Lei sospira di nuovo, incerta nello sguardo, tanto che alla fine cede alle mie capacità di convinzione.
« Hai vinto » mormora sprezzante, chiudendo i libri e riponendoli nella tracolla.
Oh, ora sì che mi sembra di sentire le campane suonare! Questa sessione di studio è stata deteriorante, quasi quanto quella pre-esami dell'anno scorso. Il fatto è che, ultimamente, quella che potrei definire la mia guida spirituale (quando si parla di studio, ovviamente) è ancora più apprensiva del solito nei confronti dei miei risultati scolastici. E' vero, ha i M.A.G.O. pressochè tra un mese e mezzo, ma sono i suoi, non i miei esami. A giudicare da come organizza ogni mio singolo pomeriggio, comincio a pensare che stia seriamente tramando uno scambio d'identità...
Afferro la sciarpa di cotone dei giorni caldi e infilo il maglione di Grifondoro, fremendo dalla voglia di trovarmi fuori. Prue mi segue, seppur ancora contrariata, sbuffando a intervalli di tempo perfettamente regolari.
« Dai, Prue » esclamo battendo le mani in un gesto allegorico « Su con la vita, stai per assaporare la libertà! » le do' una pacca sulla spalla, proprio mentre giungiamo fuori dal portone. L'orologio della torre segna le cinque e mezza, il tempo prima che faccia buio è pochissimo, ma sempre meglio di niente. Perchè chi cade tra le grinfie della secchiona per eccellenza, ha poche probabilità di fuggire...


***

Lezione.

« In qualunque caso, e non mi stancherò mai di ripeterlo, l'applicazione nello studio è fondamentale per una buona riuscita tecnica » non sto ascoltando con particolare attenzione le parole di Benton, il quale, camminando a grandi passi lungo l'aula, sta probabilmente tentando di concludere la lezione.
« Psst » un sussurro proviene da uno dei banchi alle mie spalle. Mi volto, cercando di non farmi notare dal professore, per scoprire che il richiamo proviene dalle labbra di Opal.
Sorride, sporgendosi verso di me e abbassando la voce « Non è che hai una piuma di riserva? »
« Certo » frugo nella borsa, gettando al professore qualche occhiata sfuggente ed evitare che si accorga della mia disattenzione. Non sono esattamente certa che non mi abbia visto, considerato che ormai quasi tutti si sono fatti una ragione davanti all'evidenza che, per me, dare retta ai precetti fondamentali della brava studentessa è pressochè impossibile.
Porgo la penna alla ragazza, rialzandomi dalla posizione incurvata che avevo osato per cercarla « Tieni »
Un tonfo fragoroso mi impone di fermarmi a mezz'aria, tra le occhiate di tutti i presenti (insegnante compreso), voltatasi simultaneamente per verificare che cosa sia successo.
« Oh, porc... » i miei occhi osservano dilatati lo spettacolo del pavimento di pietra cosparso di inchiostro, dalla macchia più grande costellata dai frammenti di vetro, alle gocce più piccole sparse nel raggio di un metro.
Mi sento gli sguardi addosso, ma essendoci ormai abituata, traggo un gran respiro ed estraggo la bacchetta.
« Signorina Bennett » il sorriso sghembo piantato sulla faccia, Benton blocca il mio tentativo di aggiustare le cose in un gesto « Preferirei che lei non arrecasse altri danni durante la lezione, cosa ne dice di attardarsi a sistemare quando sarà finita? » proferisce indicando la mia mano, che sta ancora serrando stretta l'asticella di legno d'edera.
« Ahm... » Fisso il professore, incerta « Certo che no » rispondo infine, rimettendomi a sedere al tavolo e prendendo a giocherellare con la pergamena.
« Tra l'altro, dato che il suo non mi pare un linguaggio adeguato a un ambiente tale quello scolastico » perfetto, adesso vuole anche provocarmi sensi di colpa per un'imprecazione sussurrata, e tra l'altro neppure completata « Ritengo che sottrarre cinque punti alla sua casa sia d'obbligo, non crede? »
In questi momenti muoio dalla voglia di scagliargli in testa qualcosa a lui davvero adeguato...

Lezione finita. L'aula, man mano che gli studenti decidono di evadere dall'ultima ora di lezione, si svuota. Bofonchiando eufemismi non riportabili su carta, mi accingo a ripulire il disastro, per poi raccattare la mia roba e gettarla alla rinfusa dentro la borsa.
Alzo gli occhi alla porta, la mia attuale e desiderata meta, pregustando l'uscita quasi fosse la fine di una lunga sofferenza. Se c'è una cosa che detesto è essere messa in ridicolo, e anche se dopo cinque minuti gran parte dei presenti starà già sicuramente parlando d'altro, gli sguardi e le risatine sono irritanti.
« Serve una mano? » a quanto pare, oltre ai modi di fare e la grazia, devo rivedere anche la vista; non mi ero resa conto di un'altra forma di vita presente nell'aula...
« Mh, no » borbotto in direzione di Opal, senza però poter fare a meno di sorriderle. Ha un viso che sprizza allegria, che mette allegria dentro, e io vado matta per le cose allegre. Esatto, gente, è inutile che vi facciate un'immagine esigente di me: ridere è tutto quello che mi serve, nient'altro!
« Dai, avranno già dimenticato » dice, seguendomi verso la porta « Sai com'è, si fanno due risate e poi la cosa finisce » un sorriso caloroso, che non può che mettermi immediatamente di buonumore.
« Forse hai ragione. In fondo è un modo per animare le lezioni di Benton... » rido, mentre percorriamo assieme il corridoio « Se devo assumermi quest'arduo compito per la patria, lo farò senza indugio! »


***

Sera.

« Vuoi del dolce? » la voce di Prudence mi arriva alle orecchie, leggermente offuscata dal brusio diffuso in tutta la sala grande all'ora di cena.
« Certamente! » rispondo allegra, prendendone una quantità abbondante dal piatto di portata.
Lei mi guarda con un sopracciglio alzato, ma non può che lasciarmi fare. Non c'è speranza di separazione tra me e il gusto sublime di una torta al cioccolato all'irlandese. Sento il sapore invadermi il palato: questa è una situazione di paradiso...
« Ma possibile che devi sempre mangiare? » ride, mentre assaggia a poco energici morsetti una mela. Da quando si è invaghita di uno sconosciuto principe azzurro del settimo, sta tentando il miracolo mettendosi addirittura a dieta.
Io (e in quell'io non voglio sottintendere egocentrismo) non riuscirei a sopportare la rinuncia ad ogni alimento minimamente gustoso, come lei sta facendo da circa due mesi. Insomma, siamo o non siamo stati mandati a Hogwarts per gustare le sue prelibatezze?
Devo aver accidentalmente fatto il mio ragionamento ad alta voce, poichè un oggetto eccessivamente duro e pesante mi arriva dritto sulla nuca...












06/04/2008
commenti (2) • tag: famiglia, amicizie, serpeverde, dubbi, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

Oggi Peter ci ha convocato sul campo alle cinque e mezzo per l’allenamento di Quidditch.
Manca ancora almeno un’ora abbondante, ma io sto già uscendo dalla scuola, con la mia borsa. La scopa è nello spogliatoio. Cammino a passo lento, godendomi il sole che splende luminoso. Una vera giornata di primavera.
Raggiungo gli spogliatoi, e appoggio la borsa.
Sento lo scroscio della doccia: qualcuno deve essersi attardato per riprendersi dopo una sessione stancante. Infatti ci sono alcuni abiti appesi, e un paio di scarpe abbandonate. La borsa che intravedo non ha insegne particolari.
Mi tolgo la giacca e faccio per sfilarmi il maglione leggero, quando sento dei passi alle mie spalle.
Mi volto.
Il mio cuore si ferma un istante per poi cominciare a correre come un cavallo imbizzarrito.


Sotto l’acqua non posso fare a meno di annullare il mio io per qualche attimo. La doccia, già prolungata per troppo tempo, si rivela rilassante e compiacente per corpo e spirito.
Chiudo il getto, avviandomi negli spogliatoi, lego un asciugamani in vita, mentre con un secondo scompiglio i capelli eliminando l’umido in eccesso.
Mi fermo, di scatto, notando all’ingresso dell’ormai vuota sala avvolta dal vapore una figura che conosco. Bene.
Che ho sognato, anche.
Julia di fronte a me, silenziosa.
Nello specchio dei suoi occhi azzurri nei quali mi sono perso e mi perderei. Mi sento un bambino, forse. Dovrei avvicinarmi? Forse. Ma la sola cosa che penso, non appena la guardo, è la voglia di spingermi vicino a lei e baciarla. Baciarla come mai ho fatto. Baciarla fino allo stremo del respiro. Silenzioso, la osservo.
Parlami…
Aedan Lywelyn è di fronte a me, coperto solo da un asciugamano.
“Ciao.”dico.
La cosa più stupida del mondo. Aedan ha un’espressione che non gli avevo mai visto. I suoi occhi fiammeggiano, quasi. E devo farmi forza per concentrarmi su di loro e trattenere il mio sguardo dallo scendere, sul petto, sugli addominali, sull’asciugamano con le sue cifre…
Sento che sto arrossendo, cosa che non mi è mai capitata con un ragazzo.
Cosa mi sta facendo?
Non risponde al mio saluto. Stringe i pugni, e poi rilascia le mani.
Aedan, non hai idea di quanto io sia tesa.
Finisco di togliermi il maglione e resto solo con la maglietta a maniche corte che il bel tempo mi aveva spinto a indossare.
Mentre muove un passo verso di me, Aedan mormora:
“Ti vesti sempre troppo poco, Versten. Non puoi pretendere che io resti indifferente.”
Infatti non lo pretendo.
Mentre ascolto quelle rosee labbra pronunciare quella che per me risulta come musica, il mio passo diventa una vera avanzata. Con una falcata ampia la raggiungo, portandola volutamente contro la porta dello spogliatoio, verso la quale allungo la mano per chiuderla del tutto, tendendo un braccio.
“Così va meglio…”un sussurro malizioso, per niente tranquillo. La voglio, e la voglio come mai l’avevo voluta prima.
Mi avvicino alle sue labbra, sfiorandole mentre le accarezzo con il dorso della mano la guancia, scivolando poi fra i capelli. Sulla nuca.
Stavolta, nessuno mi può fermare. Ed anche se ci provassero, probabilmente non lo farei.
La bacio, lasciandomi trasportare da quell’amplesso di piacere ed emozione che brucia in corpo, facendomi trasalire.
Julia Versten è lì, ed io non voglio farla scappare.
Così incateno le sue labbra alle mie, mentre con movimenti lenti le mordo appena, regalandole un bacio carico di passione ma anche di dolcezza. Non solo il fisico viene trascinato da lei stessa, ma ogni cosa.
E questo “ogni cosa” risulta essere più grande, più devastante, più accattivante.
Sensuale.
Il corpo di Aedan Lywelyn preme sul mio, mentre mi bacia con una passione di cui non lo immaginavo capace.
Una sensazione calda e avvolgente sale dalle mie viscere, una sensazione che non ho mai provato, in ogni caso non in modo così travolgente. Non so bene cosa sta succedendo, ma voglio che continui.
Mi stacco per un istante da lui, che si irrigidisce. Voglio guardarlo negli occhi per un istante.
“Aedan…”
Non mi lascia tempo di concludere la frase, e mi chiude la bocca con un altro bacio.
Lascio scorrere le mani fra i suoi capelli bagnati,sulla sua schiena ancora umida…il suo profumo ora è più forte che mai, mi stordisce e mi fa dimenticare tutto, una sorta di droga.
Lo stringo forte a me.
Il solo pensiero che la mia mente ripete è:
“Non andare via, non andare via.”
Vorrei ascoltarla. Forse sarebbe giusto, corretto. Ma non posso rischiare, non stavolta.
Questo bacio di ghiaccio mi ipnotizza. Sanando la ferita dell’abbandono precario dell’ultima volta. Le sfioro i fianchi, le mani corrono sulla sua pelle, sotto la maglia.
Scosto le mie labbra, dividendo quegli attimi mentre la sollevo, portandola sul ripiano. Seduta, mentre la mia bocca scivola, lasciva, sul collo. Lambendone la pelle che profuma di fresco. Di buono.
Risalgo, di fronte a lei. Sorrido leggermente, sussurrandole: “ Julia…” nell’accento che lei adora.
Sfioro la sua pelle, sotto la maglia. Vorrei che questi attimi durassero per sempre.
Dice il mio nome. Come l’ultima volta.
Ci allontaniamo un istante, mentre mi tolgo la maglia.
Ecco, forse è questo che spezza il momento. All’improvviso mi ricordo di sua sorella, dei Serpeverde, di Riddle…di mia sorella.
Mi blocco, mentre lui bacia il mio collo. Non mi vede in viso, ma subito avverte che qualcosa è cambiato.
“Julia?”ripete. Ma con un altro tono.
Mi divincolo, rimettendomi la maglietta che mi sono appena sfilata. Mi allontano da lui, poi mi giro. Non posso non guardarlo negli occhi, anche se ho paura di quel che potrei vedere.
E tuttavia vorrei tanto che non se ne andasse.
Scuoto un attimo la testa, tornando alla realtà dei fatti. Julia si scosta come una furia sciogliendo quel bacio che ha legato entrambi. Rimango spiazzato, leggermente confuso, forse.
La osservo, di spalle. Mi avvicino di qualche passo, senza pretendere nulla. “Ho fatto qualcosa di sbagliato?” – sussurro, vicino al suo orecchio. Con la chiara convinzione che VOGLIO che mi dica cosa le balena in testa.
Sono stanco, dei silenzi. Delle parole a metà. Ma ancor più dei baci spezzati, degli attimi rotti. Stufo.
E se esiste una spiegazione a tutto questo, voglio saperla. E desidero, che sia proprio lei a darmela.
Non lo so se hai fatto qualcosa di sbagliato, Aedan. Di sicuro sto sbagliando io.
Prendo i suoi vestiti, ancora appesi e glieli porgo. Non posso stargli vicino, se non si copre. Mi copro il viso con le mani mentre si riveste, mentre sento un pianto fatto di tensione che preme sui miei occhi.
Poco dopo, indossa una maglietta e i pantaloni. Io mi sono calmata, nel frattempo. Calmata…che eufemismo. Diciamo che posso offrire una parvenza di tranquillità.
“N-Non è…”inizio.
Prendo fiato. Poi riprendo:
“Scusami, sono io. Tu non hai fatto nulla che non va, e anche se fosse stato così, sarebbe colpa mia che ti ho lasciato fare.”
Tace, mentre vedo una rabbia violenta che fa mutare la sua espressione. Stringe i pugni.
“Ho tante cose per la testa, Aedan. Tante. Non so bene come comportarmi, in nessun frangente. Credimi.”
Sta lì, fermo, in attesa che io gli dia una spiegazione migliore, che non ho. Forse l’ho impietosito, il suo viso si addolcisce.
Cosa faccio? Cosa posso fare?
Se mi avvicino, ricomincia tutto.
Julia, insomma! Dimostra un po’ di autocontrollo.
Muovo due passi malfermi, e lo abbraccio per un istante, ma mi stacco subito. Mi devo staccare subito.
Ascolto le sue parole, sento sulla pelle il suo abbraccio fugace. E sento, distinta e bruciante, la sua necessità, direi, di starmi lontano. Vorrei poter leggere la sua mente, adesso. Cercare di capire cosa si cela dietro quegli occhi azzurri. Almeno darei una spiegazione logica per placare la rabbia che sento, rabbia che non è indirizzata verso lei, ma verso me stesso, verso quello che stavo per fare. E che forse lei non voleva come me.
Sospiro.
“Ti credo.”comincio“Non serve giustificarsi. Non ne vedo motivo. E soprattutto….nessuno ti forza, per nessun motivo al mondo, chiaro?”sto per tendere la mano, vicino al suo viso.
Mi fermo un attimo, fissandola. Quasi stessi combattendo con il mio io per capire se è giusto o meno farlo.
Ignorando la voce interiore che sibila attenzione, le sfioro con la punta delle dita la pelle. Sorridendo leggermente.
“Non preoccuparti.” è la sola cosa che riesco a dire. Sarà stupida, ma è la realtà.
“Non preoccuparti”dice, sfiorandomi il viso.
Poi aggiunge con tenerezza, alzandomi il mento:
“Sorridi, su. Non fare quel visino triste.”
È un santo, questo ragazzo dal viso di lupo.
Sorrido sul serio, divertita da un pensiero che mi colpisce all’improvviso:
“Prima tua sorella, ora io. Saremo sempre interrotti, io e te.”
Non so cos’ho detto di così grave, ma Aedan si irrigidisce e lascia cadere la mano lungo il fianco. Poi si volta, e si mette la giacca.
Io resto paralizzata. È il tuo turno, Julia.
L’argomento “Scarlett” suona come una nota stridente in quel momento che stava assumendo contorni più morbidi, dopo l’incomprensibile allontanamento.
Indosso la giacca, e la sciarpa. Leggermente assente. Non voglio riversare su Julia delle ansie mie, ma quando si parla di cose simili, perdo la malleabilità, che già di per sé è un tantino assente.
Chiudo la borsa, portandola sulla spalla. E mi rivolgo a lei.
“Credo sia ora del tuo allenamento.” le dico, senza freddezza nella mia voce. Forse con un pizzico di amarezza mal mascherata. Mi avvio, passandole di fianco. Ma prima di andare poggio un bacio sulla sua guancia. Senza preoccuparmi del ceffone che potrebbe schiantarmi sul viso.
“Ci vediamo in giro, Julia.”le sussurro all’orecchio, prima di far scattare la chiave che chiude la porta.
Quel rumore ha chiuso questo momento.
La chiave che scatta, decreta la fine dei venti minuti più pazzeschi della mia vita, dal punto di vista sentimentale. Non tanto per ciò che è successo, quanto per le sensazioni che ho provato.
Mi siedo su una delle panche, e appoggio la schiena al muro.
Poi mi chino ed inizio a togliermi stivali, jeans, maglietta, per indossare la divisa da allenamento: chiudo la cerniera con un unico movimento. Pronta.
Lego i capelli, in disordine dopo le turbolenze di poco fa. Rassettando il mio aspetto fisico, cerco di dare un ordine logico anche ai miei pensieri.
Impresa titanica, ma resa più semplice dalla sua lontananza.
Sto ancora rimuginando, quando iniziano ad arrivare i miei compagni di squadra.
Damian mi saluta dicendo:
“Allora, hai incrociato il mitico Lywelyn, eh?”
Damian, se solo sapessi…
“Sì, stava andando via. Allenamento supplementare anche per i Corvi. Io vado, inizio a fare un po’ di riscaldamento.”
E così esco da questa stanza: non credo che riuscirei ancora a sopportarne l’atmosfera.
Esco velocemente, richiudendo la porta con garbo. La testa scoppia, quasi volesse un attimo di pausa.
Forse esiste un motivo a tutto questo, o forse no. Mentre risalgo, incrocio lungo la mia strada alcuni ragazzi, fra cui uno conosciuto, almeno nell’ambiente del Quidditch, mi pare si chiami Denholm. Che saluta con un cenno della testa atono, che io ricambio.
Via, veloce verso la mia stanza. O la voglia di tornare indietro, potrebbe prevalere sul buon senso.













04/04/2008
commenti (1) • tag: amori, dolore, speranze, corvonero, momenti imbarazzanti, duelli

vi chiedo scusa, nell'ultimo periodo sono stata travolta dagli eventi della vita. pubblico quello che ho scritto con Georgiana e vi mando tanti baci, perché domani parto per Monaco. (L)

Primo grande ripasso pre M.A.G.O. La testa di Sebastian emerge appena sopra alla pila di appunti del sesto anno che ho tirato fuori dall'armadio in fondo alla camera, dove erano rimasti a prendere polvere per mesi e mesi. Abbiamo praticamente reso off-limits una parte della sala di lettura, diventata il quartier generale della nostra associazione di ripasso folle; neppure la bibliotecaria ha il coraggio di disturbare.
« Qualcuno sa qualcosa del Roboris? » alzo lo sguardo dal librone che ho davanti. Prendo la bacchetta, la agito per qualche istante, finché un foglio dei miei schemi non si trasforma in un aeroplanino e plana sopra la testa di Julia – che sta disperatametne tentando di trasformare una noce in un calice, e ad ogni errore dà un cazzotto a Seb, la cui spalla si è ormai spappolata. Angela, la compagna di stanza di Julia, segue l'aeroplanino con lo sguardo.
« FERMA. Quello non sarà mica .. »
« no, non è in programma. » ridacchio mentre i miei appunti planano sul tavolino davanti al caminetto. Le ultime due settimane di giugno saranno i giorni più tremendi della nostra vita finora. Ne sono convinta. E se non riuscirò a superare pozioni, non riuscirò neppure ad entrare all'Accademia Auror. Tra tre giorni avremo un test su tutto il programma di Pozioni degli ultimi due anni, e io ancora brancolo nel buio. Devo, devo prendere O.
« Ieri ho studiato sette ore. L'altroieri sette e mezzo! » si vanta Annette, scuotendo i capelli biondi in faccia al suo nuovo ragazzo, un tassorosso dall'aria inetta. Mi rituffo nel mio libro, sprofondando nella poltrona di velluto impolverato. I nomi e gli ingredienti mi scorrono sotto gli occhi senza rimanermi impressi nella mente per più di 10 secondi; un turbine di erbe e intrugli che sembra voler farmi addormentare.
« ARGH! » schizzo in piedi, traballando sulle gambe e voltandomi a destra e a sinistra per intuire la causa del mio brusco risveglio. E non appena lo identifico, mi precipito in quella direzione: Jason Jensen, seduto poco più in là, si sta contorcendo con una manica del maglione in fiamme. Dalla bacchetta di Julia scaturisce un getto d'acqua che spegne il falò.
« Ecco fatto! » aggiunge con tono soddisfatto.
« Scusate .. » mormora Jason « .. faccio un salto in infermeria .. a domani, Georgie! » mi saluta con la mano sana, mentre il braccio bruciacchiato pende sul fianco, evidentemente scottato fino al polso.
« Questi M.A.G.O. finiranno male. Molto male. » borbotto lasciandomi cadere sul divano su cui Jason stava cercando di sciogliere una candela senza accenderla – e, dico io, sarebbe stato sufficiente un qualsiasi Incanto Stufa.
« Ti vedo stanca... » dice Sebastian sedendosi al mio fianco, con un sorriso che mi uccide sul colpo. Da quando quel bifolco di Garet mi ha mollata, lui non fa altro che essere carino con me. E mi confonde. Non capisco perché, improvvisamente, io sia diventata una fonte di battaglie ormonali, quando non sono molto diversa dal ragno anoressico che ero al terzo. Non ero mai piaciuta ai ragazzi – e, in effetti, io non avevo mai dimostrato interesse alcuno. Adesso, Sebastian, noto adone e latin lover, litiga con uno dei suoi migliori amici, e poi ci prova evidentemente con me e ora, in questo momento, mi sta passando un braccio attorno alle spalle mentre si siede talmente vicino che posso sentire il suo respiro. Meglio di qualsiasi racconto dei miei taccuini.
« Un po'.. » faccio spallucce, cercando di trattenere rossore, tremiti e voglia di fuggire.
« vieni a bere un caffè? » mi chiede con tono fin troppo allusivo.
« devo prima finire qui. » rispondo scostandomi dal suo viso, per quanto sia possibile, visto che sono intrappolata tra le sue braccia.
« vuol dire che ci vedremo dopo la riunione dei Capiscuola. » sibila avvicinandosi di colpo. Ci siamo. Le sue intenzioni sono palesi. Pochi centimetri di rotazione mi permettono di sfiorargli appena l'angolo della bocca mentre deposita un bacio sulla mia guancia, contro le sue intenzioni. Non sono pronta; mi sento un crampo allo stomaco solo all'idea di avere già un altro uomo, ma quando ce ne sarà un altro .. beh, sarà Sebastian, credo.

***

Chissà se se lo ricorda: saranno stati due mesi fa, aveva detto “devo stare attento a non farti arrabbiare”, quando ho sfidato la psicopatica per conquistarmi il suo affetto. Il colorito di Garet Haslett si è consumato nello stesso istante con cui Jason Jensen, scrutandoci da sopra il suo registro, ha annunciato che per la sfida del giorno eravamo stati sorteggiati noi; e dire che gli avevo attribuito un temperamento degno del signor Darcy. Si sta rivelando una mezza calzetta, altroché.
« Caro Jason, come sta il tuo braccio? » chiedo al nostro presidente mentre mi sistemo i capelli in una coda, come faccio prima di ogni duello, stringendo un nastro blu oltremare. Garet si agita e confabula con i suoi compagnucci, quelli che si sbrodolavano sul mio nome ogni volta che li privavo del loro amico. Mi sento stranamente tranquilla; lui, invece, è un fascio di nervi. Non capisco cos'abbia da agitarsi: che la sua prode bacchetta Grifondoro non sia abbastanza? Sto diventando una Serpeverde. Arrossisco solo al pensiero di quanto cattiva stia diventando, e tutto per colpa di colui che quasi cade dalla pedana perché non ha stabilità nei piedi.
« è passato tutto .. su, sali. » scatto sulla pedana, flettendo le ginocchia e compiendo delle piccole rotazioni con il polso. Garet si fa sempre più pallido. Socchiudo gli occhi: è un avversario qualunque, posso batterlo con facilità, come farei con chiunque altro. Ce la posso fare.
« saluto. » scandisce Jason, e mi trovo automaticamente a far scattare la bacchetta davanti alla faccia, e poi a spostare il braccio sul fianco con un movimento secco. Il mio piede scivola all'indietro: stabile, vigile, pronta.
Ho tre secondi per elaborare una strategia in base a tutto ciò che mi ricordo delle sue tattiche.
« Waddiwasi! » è la prima cosa che mi viene in mente, lo ammetto. Stringo gli occhi: non riesco neppure a vedere l'esito dell'incanto, ma lo sento bene: l'impatto del sedere di Garet sul pavimento del Club dei Duellanti. Ridacchio, con in sottofondo l' “oooh” degli altri membri, che hanno seguito con il naso in aria la parabola tracciata in aria dal battitore di Grifondoro, proiettato dritto sul pavimento.
« Complimenti, Georgiana. » arriccio il naso nella mia classica faccia trionfale ma modesta, che mi rendo conto di fare sempre troppo tardi. Garet si alza a fatica, mentre io lo raggiungo giù dalla pedana. Lo vedo e mi ricordo perché ho perso la testa per lui, tempo addietro. Mi lancia uno dei suoi sguardi tristi, trattengo il fiato mentre mi perdo nei suoi occhi azzurri. Poi ghigno e mi volto verso gli altri, lasciandolo a cuocere nel suo brodo.













02/04/2008
commenti • tag: discussioni, confidenze, lettere, famiglia, consigli, amicizie, lezioni, conoscenze, momenti imbarazzanti

Stamattina mi sono risvegliata come l’altro giorno, con un picchiettare continuo alla finestra. Solo che l’altro giorno era dolce, e stavolta era brusco e violento. Cosi` ho dovuto corrrere ancora piu` velocemente dell’altra volta per non svegliare Lory e Susan. La civetta mi ha consegnato la lettera e, proprio mentre la stavo aprendo in tutta fretta mi sono ricordata di cosa avevo scritto io l’ultima volta. Mi sono fermata un attimo, mi vergognavo perfino a leggere la sua risposta. Ma, ripensandoci, forse avrebbe potuto tirarmi su il morale. Cosi` ho aperto la lettera e ho sentito qualcosa che cadeva sui miei piedi.  Era una foto mia, di qualche mese fa, che mi aveva fatto la mamma in giardino in mezzo alla neve. Faceva un freddo assurdo quel giorno, e infatti nella foto si puo` vedere quanto mi ero imbacuccata. Portavo un giaccone pesante e un po` spesso, di colore blu chiaro, che andava benissimo con il cappello di lana che aveva fatto mia madre. Non avevo un filo di matita, eppure in quella foto, con il sorriso che illuminava la faccia infreddolita, i capelli castani che fuoriuscivano dal cappello e le guance rosse dal freddo devo ammetterlo stavo proprio bene. Anche se ero seduta con il culo per terra in una montagna di neve e con un cappottone che al minimo duplicava la mia forma.

Sono passata alla lettera:

 

Cara Alexa,

guarda la foto prima, e poi leggi la lettera.

 

 

L’hai vista vero? E gia` vedo un sorrisetto stampato in faccia. Perche` e` in quella foto che si cela la risposta a tutte le tue domande. Non so chi sia questo Jasper Lewis, ma aime`, io nella mia vita ne ho incontrati pure troppi. Gente senza cuore, che ferisce gli altri per sentirsi migliore, per farsi piu` bello davanti agli occhi degli altri. Mentre in realta` non meriterebbe la considerazione di nessuno, ed e` molto piu` inferiore di te.

Tu Alexa sei bellissima, sei bellissima appunto perche` non sei come Jasper Lewis, te sei felice nella vita, felice con te stessa e con gli altri. Ti trovi a tuo agio con il cerchio di conoscenze e di amici che ti sei creata, e non hai bisogno di impressionare gente.

Alexa, ti prego, spero di non ricevere mai piu` nessuna lettera del genere. Se c’e` una cosa che mi rende triste e` appunto vederti a te triste. Ricordati che sei a Hogwarts, circondata da amici e da gente che ti vuole bene. Perche` tenere il broncio, dopotutto non sei piu` qua in Michigan ad accudire una vecchia pazza!

 

Ti voglio bene

 

Ho riguardato la foto un’ultima volta, e insieme con la lettera l’ho poggiata dentro il cassetto del comodino. Era giusto cio` di cui avevo bisogno, una lettera dolce e rassicurante. E leggendola mi ero accorta di quanto aveva ragione mamma, Jasper era insignificante, non aveva niente a che fare con me, e non dovevo considerare cosa diceva. Per niente.

 

 

Stamattina sei decisamente allegra” dice Susan mentre mi guarda con aria divertita “E anche affamata come vedo”. Chissa` cosa vede lei, cio` che io ho paura di vedere. Una ragazza con i capelli impiastricciati di pezzi di glassa e con la bocca riempita di torta. Ma al momento poco mi importa, dato che non ho mangiato da troppo troppo tempo.

“Alexa non hai mangiato da troppo troppo tempo. Ci spieghi perche` questo digiuno?” Ti pareva. A volte penso che le mie amiche siano telepatiche. Meno male che mi e` impossibile rispondere, data la quantita` enorme di torta che sta occupando la mia bocca.  Sento qualche risata, niente di che, solo il Carlisle fan club che trova molto divertente la mia faccia. Ma fulminate da una mia occhiata le ragazzine tacciono e abbassano la testa imbarazzate. Dopo aver spazzolato per bene il mio piatto mi alzo e caricando la mia borsa pesante sulla spalla mi avvio da sola verso Antiche Rune. Mi siedo a uno dei penultimi banchi, oggi sono particolarmente allegra e ho quindi tanta voglia di parlare con qualcuno. Ma mi aspetta la triste fine del banco da sola, Lory e Susan non ci sono, e i miei altri compagni sono gia` seduti tutti assieme. Oggi pero` ho un colpo di fortuna, il discorso della Winckelman viene interrotto qualche minuto dopo l’inizio della lezione. La porta si spalanca rivelando una affannata Rah. La professoressa e` pero` clemente: “Non si preoccupi signorina Page, vada pure a sedersi.”. Improvvisamente mi sorge un’idea, cerco di richiamare l’attenzione di Rah che si gira e capisce subito. Si siede accanto a me e la saluto.

“Ciao! Susan e Lory?”. Ridacchio sotto i baffi, ormai sono associata eternamente a Susan e Lory!

“Susan non frequenta mai Antiche Rune, trova che sia una materia difficile e noiosa. Lory doveva passare in infermeria a chiedere il decotto per il raffreddore… sembra proprio un’epidemia!” Per un momento una pausa interrompe il nostro breve discorso, poi mi viene in mente un argomento che ci accomuna ad entrambe.

“Come sta Cassandra?” mentre formulo questa domanda ripensa a quell’anima fragile di ragazza, che sicuramente adesso sta soffrendo le pene dell’inferno, e una smorfia si forma sulla mia faccia. Rah cerca di calmarmi.

“Sta meglio dice… è molto forte e sembra essersi quasi ripresa. Anche se so bene che se mi sentisse ora direbbe che si è ripresa del tutto.”

Certe cose lasciano il segno… non so se riuscirei a riprendermi se mi venissero a mancare Susan e Lory.” Un pensiero tira l’altro sono arrivata a questa conclusione. Cosa farei io senza i miei cari? Ci avevo gia` pensato quando mamma stava male, la sola possibilita` di perderla mi faceva impazzire. La morte di Ida e` successa cosi` d’improvviso, nessuno si aspettava un avvenimento del genere dopotutto. Potrebbe succedere a chiunque...Con questo brutto pensiero in mente taglio corto alla conversazione, forse concentrandomi in Antiche Rune riesco a dimenticarmi questo treno di pensieri tristi.

 

 

Finisce la lezione, Rah prende i suoi libri ed esce dall’aula. Io butto tutto alla rinfusa nella borsa e la rincorro fuori.

“Rah che ti prende?” gli chiedo. Durante la lezione l’ho osservata, l’ho vista pensierosa, a disagio, triste. A me non sfuggono queste cose. Lei evidentemente ancora non mi conosce bene per saperlo. Infatti mi risponde dicendo che sta bene e non e` successo nulla. A questo punto mi esaspero: “Senti, capisco che non abbiamo confidenza però questo te lo devo proprio dire. Cassandra ci tiene molto a te. Il ricordo di Ida non cambia la vostra amicizia. Ho sentito la discussione che avete avuto in Sala Grande da poco e so che hai paura e che non hai mai avuto delle vere amicizie ma… devi crederci per una buona volta!”. Oh! Che sollievo! Immediatamente la mia espressione di sollievo si transforma in una di sorpresa, Rah e` scoppiata a piangere. Ma letteralmente scoppiata, e` come se tutto il pianto che si e` tenuta dentro e` uscito proprio in questo momento. Gia` vedo qualcuno che si e` girato e ci guarda con aria interrogativa cosi` prendo per un braccio Rah e la porto in un luogo piu` appartato. Lei mi ringrazia con voce flebile e continua a piangere. E` strano, non sono mai capitata in una situazione del genere. Non ho mai dovuto consolare una persona cosi`, senza parole, solo standogli vicino e facendole sapere che io ci sono.

“Alexa ascolta potresti avvisare Lumacorno che arriverò un po’ in ritardo… Digli che non sto bene.” Mi chiede una volta calmata.

“Sicura che non vuoi compagnia?”

“Credo che tu abbia già avuto troppi problemi con lezioni marinate. Ho sentito per caso la Bonnet che te ne parlava.” Apro la bocca per contestare ma lei e` piu` veloce e aggiunge “Non è un rimprovero. Sono sicura che qualsiasi motivo avessi per marinare la lezione l’altra volta era migliore di questo. Non preoccuparti.” Sorrido. E` stato stupido da me pensare che lei volesse farmi la predica. Mi avvio allora da sola ai sotteranei. Davanti alla porta mi aspetta impaziente Susan.

“Oh! Ma dov’eri?”

“Stavo con Rah, poverina lei...”

“Con Occhi di Mandorla? Perche`?” risponde Susan un po` adirata. Ancora turbata dalla sua reazione rispondo.

“Perche` no scusa? E` tanto simpatica!” Arriva Lory, che ha sentito la nostra conversazione.

“Infatti si Susan, che problema hai con lei?”

Non ho un problema. Quella volta che abbiamo parlato a pranzo, be` appunto non abbiamo parlato! E` proprio una noia di ragazza, non sa comunicarsi!” Susan rotea gli occhi scocciata. Ripensandoci la mia reazione e` stata un po` precipitosa, e` comprensibile che Susan abbbia reagito in questo modo. Lei e` molto selettiva nelle conoscenze e amicizie, gli piace la gente spontanea e con un senso dell’umore particolare. Io pero` non sono una ragazza spontanea, ma bensi` molto timida e impacciata, quindi sono l’eccezione alla regola.

“Ma che ne sai te! Non la conosci neanche, e` una ragazza molto dolce e sensibile che si trova in una situazione difficilissima. E se parlassi sul serio con lei scopriresti anche che ha molto da raccontare e che e` divertente” rispondo decisa.

Gia`, anche Cassandra parla molto bene di lei. Non puoi giudicare cosi` su due piedi Susan, dagli un’opportunita`!”. In quel momento Lumacorno ci chiama ed entriamo in classe.

Professore, Rah si sente poco bene, ma arrivera` a momenti” gli dico, mantenendo la mia promessa.

Un po` di tempo dopo arriva Rah, ha gli occhi ancora arrossati, ma forse li noto solo io che l’ho vista piangere prima. Lumacorno le chiede se sta bene.

“Si si signore” risponde. Si gira verso di noi e io e Lory gli rivolgiamo i nostri migliori sorrisi. Mi giro verso di Susan e con una gomitata ottengo una smorfia che puo` passare per un sorriso. E anche questa e` andata.

 















01/04/2008
commenti (1) • tag: amori, speranze, amicizie, dubbi, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

Mordo il cotone e cerco di farmi largo in un gomitolo di lenzuola in cui mi sono incastrato da solo. Alla cieca, tra l'altro, visto che Carlisle sta cercando di soffocarmi con il cuscino e mi prende a vigorose pedate negli stinchi.
« sono colpevole! chiedo pietà! » ululo dopo essere riuscito a strapparmi il guanciale dalla bocca. La prima cosa che vedo sopra alla mia testa è la tremenda origine dell'aggressione di cui sono stato vittima. In un grazioso poster animato lampeggia il suo viso, su fondo rosa punteggiato di cuoricini; sopra alla sua testa, che esibisce un sorriso mai visto dal vivo, si ripete lo slogan “per noi Carlisle è il ragazzo più bello che c'è!”, tutto circondato di brillantini. Dopo le spille ( di cui io e Milo abbiamo fatto incetta ), la produzione di merchandising del Carlisle Club si è moltiplicata per mille. Con grande stupore delle giovani fan, che praticamente volevano staccarmi un braccio per l'emozione di parlare con un amico di Carl, ho comprato uno dei loro orrendi poster, che ora troneggia sopra al mio letto.
« maddai, è così carino.. » osserva Milo ridacchiando da dietro il fumetto che sta fingendo di sfogliare mentre in realtà si piega in due dal ridere. Carlisle mi abbandona, finalmente, anche se nei suoi occhi lampeggiano insulti di ogni genere e grado.
« potrei dire ad Isy che hai preso una cotta per lei. » borbotta mentre con un saltello si getta sul suo letto, e mi lancia un'occhiatina sadica da sotto il ciuffone di capelli rosso fiamma. Di colpo sento le budella che si rivoltano, e il sangue che mi affluisce alla faccia, bollente.
« non .. non .. » guaisco mentre i miei compari scoppiano a ridere, quasi con le lacrime agli occhi. Non è divertente, ecco cosa volevo dire. Recupero dal comodino un pacco di spartiti, coperti da un dito di polvere visto che li avevo abbandonati settimane fa, e scatto giù dal letto, più imbronciato che mai.
« ti sei offeso?! » esclama incredulo Milo.
« smetti di fare l'allegrone, sappiamo benissimo che hai appena mollato l'ennesima ragazza. » lo aggredisco senza avere il coraggio di alzare lo sguardo per guardarlo, fermandomi sulla porta della camera.
« non esagerare! e poi, ne ho conosciuta un'altra .. » risponde pacificamente, lasciando ciondolare il giornalino nella mano. Mi ritrovo ad alzare gli occhi al cielo; il suo continuo saltare da una ragazza all'altra renderà matti lui, noi e l'intera Hogwarts prima che riusciamo a diplomarci. « .. Opal Worthington, avete presente? » sbuffo, coprendo le sue stesse parole, ed esco nel corridoio dei dormitori prima che possa aggiungere altro.

***

Strimpello istericamente i tasti del pianoforte; quest'oggi non mi vuol venire fuori proprio niente di decente, è chiaro. C'è qualcosa che mi sfugge in questo spartito, è chiaro; forse è stampato male e quindi mancano delle note ... No, è chiaro che sia solo la mia demenza la causa di questo.
Mi manca l'attenzione che servirebbe per suonare come si deve. Lancio un'occhiata alla mia tracolla; contiene le carte che mi ha consegnato la Bonnet: sono definitivamente ritornato nella media in tutte le mie materie, e sono scampato al rischio bocciatura. Per ora. Solo all'idea mi sfugge un mezzo sorriso.
Chiudo la tastiera di scatto, alzandomi subito dopo. Per stasera basta con gli esercizi, tanto non caverò un ragno da un buco. E magari tornando al dormitorio incontrerò ..
Noto con la coda dell'occhio l'ombra di qualcuno, quasi indubbiamente una ragazza, che sgattaiola giù per le scale della torre, davanti a me, e poi corre attraverso il chiostro, inciampando poco prima della porta e rallentando il passo. Ne distinguo a malapena i tratti; sgrana gli occhi scuri.
« s-s-scusa! » balbetta prima di ricominciare a correre, scomparendo subito alla mia vista.

***

Bene. Bene. Per tutte le volte che hanno detto che avevo bisogno di un consulto psicologico, beh, ora non posso che trovarmi d'accordo. Osservo con orrore i miei stessi piedi che si stanno muovendo in traiettoria rettilinea verso un tavolo della biblioteca, il tavolo dove è seduta Isabel Sittenfeld. Guarda oltre la finestra, sbattendo le palpebre degli occhioni azzurri e succhiando la punta di una Piuma di Zucchero sospesa sopra alla pergamena. Un tuffo al cuore, per Merlino, mi sembra quasi di capire cosa intende quel melenso di Carlisle con “bella da far male”. Mi faccio schifo da solo, per Merlino. Per Merlino. Se ripeterò di nuovo “per Merlino”, sarò definitivamente diventato un perfetto idiota.
« grrbbbbffff.. » muggisco mentre mi appropinquo a lei, ma non sono ancora abbastanza vicino perché senta la serie di suoni scommessi che emetto. Eugene Pennington, se questa è la tua prima cotta, stai facendo proprio un disastro.
Ed ecco il suo capino di ricci scuri che compie una rotazione di centottanta gradi a destra, ed ecco che i suoi occhi saettano ed ecco che .. ecco che ..
« ciao, Isabel. » riesco a scandire con il mio classico tono da orso, deviando improvvisamente verso una libreria, e cercando di non abbassare lo sguardo dalla sua faccia, colma di sorpresa. Ebbene sì, so parlare! E civilmente, per giunta!
« ehi, Eugene. » trilla – perchè le fatine non parlano, trillano – e sfodera un sorriso quasi accecante. Mi trema il gargarozzo, vorrei quasi tenermelo fermo con la mano. Devo sembrare troppo ridicolo per essere vero. Oh no: non riesco a capire perché si stia alzando. Richiude il libro che teneva posato davanti. Faccio per deviare e ricominciare a camminare come se niente fosse, mettendo fine a questo incontro spiacevole e penoso. Non faccio in tempo a fare un passo che mi ritrovo a guardare in basso, proprio sotto il mio mento, dove s'è fermata e da dove mi sta osservando come normalmente avrebbe potuto guardare un gattino abbandonato.
« devo andare .. » mormora con un sorriso sbieco, ancor più languidamente di quanto già solitamente faccia. Spalanco la bocca; come un vero ebete, visto che non riesco a spiccicare parola. Lei continua a sorridere. Io non mi muovo. Lei neppure. Uhm - stomp.
Molto, molto lentamente prendo coscienza del fatto che il volume che stringeva in mano è caduto a terra. Altrettanto lentamente mi piego in avanti – certo che essere alti è davvero poco pratico – e lo raccolgo prima che lo possa fare lei.
Appena alzo la testa, mi trovo a fissare in orizzontale la sua faccia, con le guance tutte rosse, gli occhi spalancati. Neppure batte le palpebre. Com'è carina.
« grazie.. » sussurra appena; non mi rendo conto di quello che sta facendo finché non mi trovo uno stampo del suo lucidalabbra appiccicoso sulla guancia.
Oh.
Svengo.
No, non svengo, ma quando riprendo coscienza di me sta saettando verso la porta della biblioteca, con il libro stretto in mano.













30/03/2008
commenti (3) • tag: discussioni, confidenze, malinconia, amicizie, dubbi, lezioni, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

Ho lasciato Damian ai suoi pensieri. Stringo ancora fra le mani la sciarpa di Aedan, mentre mi dirigo verso la mia camera. Mi tolgo la giacca leggera ed i miei immancabili stivali e mi lascio cadere sul letto.
Angela, la mia compagna di stanza, mi apostrofa così:
“Hai un sorriso da gatta che si lecca i baffi. Qualcosa da dichiarare, Versten?”
Scuoto la testa, mentre mi alzo in piedi. Angela si sta pettinando la frangetta davanti allo specchio, e aggiunge:
“A proposito, Sebastian è passato a cercarti, un’oretta fa.”
Mai che riesca a rilassarmi un momento. Avrei solo voglia di un bagno caldo, ma mi sembra chiaro che dovrò aspettare.
Scendo in Sala Comune e cerco Sebastian: non c’era quando sono entrata, né è riapparso nel frattempo. Mugugno qualcosa[nulla di elegante o di appropriato per le labbra di una fanciulla, questo è certo], e mi preparo alla sua ricerca.
Sebastian, Sebastian.  Dove potrai mai essere?
Mi torna in mente che al momento ha una riunione con Silente per discutere dell’organizzazione della Casa di Grifondoro, nonché una serie di altre amenità riguardanti Hogwarts.
Bene, sono di nuovo in giro per la scuola, da sola. Il rumore della pioggia scrosciante mi disillude: un giro nel Parco o nel Campo di Quidditch sono fuori discussione.
Sono combattuta: Georgiana in questo periodo è occupatissima, non so se potrei andare a disturbarla. Senza contare che nella Sala Comune di Corvonero c’è un’alta probabilità di incontrare il proprietario della sciarpa che al momento è avvolta intorno al mio collo.
Vago per i corridoi del castello, scegliendo le zone meno frequentate. Alla fine, mi ritrovo in Aula di Astronomia, a osservare il cielo notturno con uno dei telescopi che di solito usiamo durante le lezioni pratiche. 
“Oh, abbiamo qualcuno che si interessa di Astronomia, sì?”dice la voce del professor Crale alle mie spalle.
“Salve, prof. Disturbo?”chiedo.
“No, fai pure. Sono solo venuto a prendere un libro. Per la prossima lezione del sesto anno.”risponde, mostrandomi un enorme tomo, intitolato ‘De Planetibus’.
Si appoggia alla balaustra della finestra.
“Tutto bene?”
Se fosse una qualsiasi altra persona [a parte le note eccezioni] a farmi una domanda del genere, l’ennesima sul tema, credo che sbotterei, nel migliore dei casi. Nel peggiore, potrei mettermi a urlare. Ma con Crale ho un rapporto particolare, forse perché anche lui è un ibrido, né umano né creatura magica, bensì entrambe le cose. Con Georgie ridiamo sempre perché lei è la cocca di Silente, mentre io lo sono di Crale…a rigor di logica, dovrebbe essere il contrario!
Così dico:
“Vado avanti, e tutto torna a posto, pian piano.”
Crale mi sorride con gli occhi, anche se il suo viso resta immobile.

***

Ho passato la mattinata a crogiolarmi al sole, sul molo del lago. Sul tardi, Carlisle mi ha raggiunto e abbiamo  scambiato due parole, grazie alle quali mi sono resa conto di quanto faccio preoccupare le persone che mi stanno accanto…brava, Julia.
Poi lui è andato a pranzo e io sono stata intercettata dalle mie compagne di stanza.
“Ti abbiamo coperto, Jules!”annuncia Angela. “Certo però che se tu te ne vai in giro per il Parco…”
“Donna di poca fede!”replico, indicando un drappo damascato. Il Mantello dell’Invisibilità fornitomi da Peter. Mi copro per bene e ce ne torniamo al dormitorio. È sempre strano vedere le persone, senza essere visti a nostra volta. Nella nostra Sala Comune, l’unico ad accorgersi di qualcosa è Seb.
“Dite alla vostra compagna di stanza, Julia, che devo ancora parlare con lei…”ulula, sottolineando il mio nome. Non riuscirei mai a farla franca con lui, e non ci spero neppure. Ne sa una più del diavolo.
Una volta in stanza, indosso la divisa per le lezioni del pomeriggio e mi ripresento giù, millantando una ripresa della mia salute. Avevo bisogno di starmene un po’ da sola, stamane, dopo gli avvenimenti dell’altrieri.
Ma ora avrei bisogno di parlare con Georgie, dopo un giorno e mezzo che non la vedo. Ieri non avevamo lezioni in comune, ed in più dovevo preparami per l’interrogazione di oggi pomeriggio. Antiche Rune, aspettami.
Entro nell'aula e mi fiondo accanto alla mia migliore amica, imponendole, perentoria:
“Non azzardarti ad uscire senza di me, dopo la lezione. Devo dirti una cosa.”
“Jules, questo tono da pettegolezzo non è da te, mi sconvolge. Sicura di star bene?”
mi domanda con un’espressione perplessa.
“Ah, no. Non ne sono per niente sicura.”
La nostra conversazione viene troncata dall’arrivo della professoressa Winckelman.
“Versten, Mapplethorpe e Prentiss. Deliziateci con le vostre traduzioni!”esclama l’insegnante.
La Winckelman mi ha in simpatia, questo è chiaro. Per quale motivo, non saprei. Forse perché sono una delle poche che riesce a seguire i suoi voli pindarici.
L’interrogazione si chiude con il massimo di voti per me ed i miei compagni, coronato da un sorriso soddisfatto della professoressa mentre riporta i voti sul registro. Poi l’ora finisce e siamo liberi.
“Georgie, ti va se andiamo in Sala Grande?”
“Questa suspense mi uccide, Jules. Vada per la Sala Grande.”
Ci sediamo un po’ discosti dagli altri studenti. Davanti a noi appaiono due tazze di thé ed un piattino di biscotti.
Sospiro.
“Georgiana.”
“Sì, Jules?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”

Georgie resta immobile per qualche secondo.
Poi dice:
“Che cosa?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”
“Ho capito, ma come è successo?”

Racconto in breve i fatti, mentre l’espressione attonita non accenna ad abbandonare il volto della mia amica.
“Non so cosa dire. Sai chi è sua sorella, vero? L’ultimo acquisto dei Principi.”
Annuisco.
"È stato inaspettato. Non premeditato.”dico.
Georgiana è poco convinta.
E ad essere sincera, non è che io lo sia molto di più.
“A proposito, sai per caso di cosa mi deve parlare Sebastian? Riguarda per caso lui ed una certa persona di mia conoscenza?”
Georgiana e Garet si sono lasciati da poco. Seb è partito all’attacco in tre secondi netti. E io sono un po’ preoccupata. Anche se, sotto sotto, sono contenta per tutti e due.

***

L’amore è più un problema che altro.
Ne sono sempre più convinta.
Sto tornando verso il castello dopo aver lasciato Peter con la sua ragazza: l’espressione di Audrey era tutto tranne che amichevole, quando mi ha vista.
Così metto un passo in fila all’altro e mi dirigo in Sala Grande. Spingo la porta ed ecco un’apparizione divina: Sebastian che parla con Damian. Non appena mi vede, saluta il mio compagno di squadra e mi fa segno di avvicinarmi.
Mentre mi siedo vicino a lui, il mio migliore amico fa apparire un bicchiere di latte caldo per me. Appoggio accanto a me giacca e sciarpa: proprio su quest’ultima scivola lo sguardo di Seb.
“Allora. Incontri ravvicinati con il Corvo dagli occhi di ghiaccio?”
“No.”
”Non più, vuoi dire. O non ancora, dopo l’ultima volta.”

Damian gli ha detto tutto. Stupida io a non dirgli di tenere la bocca chiusa. Chissà come ha presentato i fatti a Sebastian.
“Jules, ti rendi conto di quello che stai facendo?”
“La verità è che non lo so neppure io, se ti interessa. E tu, ti rendi conto di quello che stai facendo a Georgiana?”

Inarca le sopracciglia, sentendosi colpito.
“Lei non ha fratelli o sorelle che sono nella cricca di Riddle.”
Stringo il bicchiere fra le mani, con uno scatto convulso. Seb se ne accorge, e mi passa un braccio intorno alle spalle, stringendomi a sé. Poi mi bacia sui capelli.
"È difficile.”dico.
“Molto di più. È doloroso. A volte perfino sfibrante.”
“Che coppia che siamo. Se ci fidanziamo fra noi forse risolviamo, cosa ne dici?”
“No, non mi sembra il caso. Io non potrei più passare per l’insospettabile dongiovanni di Grifondoro, e tu non saresti più la mangiauomini, mia degna compagna di avventure. Beth mi ha detto che girano voci anche di una tua storia con Crale. Ci credi?!”
“Eh, magari.”
“Julia!”
esclama.
“Ma sto scherzando! È un bell’uomo. Non pensi?”
“Mah. Le mie preferenze si orientano più sulla Merrythought. O sulla Lostum, ecco. Ma anche la Bonnet e la Winckelman, una ventina d’anni fa…”
“Sei incorreggibile!”

Per fortuna, aggiungo fra me. Per fortuna che ci sei tu, Seb. E Georgie.
Come farei senza di voi?

 

 













26/03/2008
commenti (5) • tag: ricordi, malinconia, dolore, amicizie, conoscenze, grifondoro, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

La sfera d'acqua si solleva perfetta davanti al volto di Julia, catturando la luce del sole e riflettendola attorno a sé, simile ad una piccola stella evanescente. La ragazza inclina appena il capo di lato, qualche ciocca castana le scivola dolcemente sulla guancia prima di dondolare nell'aria fresca di metà mattina mentre mi avvicino in silenzio.
«Sei l'ultima persona che pensavo di trovare qui, Jules» la canzono, stiracchiando un sorriso sornione.
Lei non sobbalza, ma la sfera d'acqua assume le forma del mio volto prima di iniziare a ruotare vorticosamente su se stessa e trasformarsi in una lenta spirale in movimento.
«Potrei dire lo stesso di te, Carlisle» ribatte lieve, seguendo i movimenti sinuosi dell'acqua.
«E' una mattinata troppo bella per passarla in classe» le dico, con una scrollata di spalle.
Il vento si agita tra i suoi capelli, scompigliandoli dolcemente, mentre mi siedo in cima al piccolo molo. Il lago si allunga davanti a noi, fino all'orizzonte, senza che si possa nemmeno intuirne la sua fine: un panorama di cui non mi stanco mai, nemmeno dopo sei anni in cui è rimasto sotto i miei occhi immutato.
«Come stai?» le domando dopo qualche attimo.
La Grifona inspira a fondo, mentre chiude la mano a pugno e la sfera d'acqua inizia a roteare su se stessa come impazzita.
«Bene»
«Bugiarda» sospiro, scuotendo appena il capo «Non sei capace di mentire.»
Lei tace, abbassando lo sguardo e la mano, lasciando che la sfera torni al lago, con un delicato gocciolare.
«Sarà» ribatte scrollando le spalle «Fattostà, però, che ho bisogno di crederlo» ispira a fondo, distendendosi sul legno e guardando il cielo con gli occhi socchiusi, mentre dondolo i piedi sfiorando la superficie del lago con la punta delle scarpe. Sono tante le persone che non sanno dare il giusto valore ai silenzi. Quella breve sequenza di attimi privi di suono che si susseguono nel rapido intervallo tra due respiri, due battiti, due frasi: c'è qualcosa di magico, nel silenzio, che sfugge ai più.
«Non è meraviglioso?» commenta dopo qualche attimo, con aria quasi sognante.
«Che cosa?» mi appoggio sugli avambracci, offrendo il viso al sole.
«Il silenzio.»
Ecco, Julia fa parte di quel ristretto circolo di persone che capiscono quello che intendo. Le sorrido, senza aggiungere altro.
«Quasi dimenticavo» aggiunge voltando il capo verso di me «Come sta Eugene?»
«Meglio, indubbiamente» mi scappa un mezzo sorriso «Ha ripreso a tenere il muso a me e a Milo, direi che si è ripreso abbastanza»
«Ottimo» un sorriso le tira le labbra, mentre volta il capo in modo tale da posare una guancia contro il legno; un guizzo divertito le attraversa gli occhi «E per quale inenarrabile motivo vi tiene il muso?»
«Ragazze» le rispondo criptico, sghignazzando senza ritegno «E' il modo più sicuro per metterlo in imbarazzo, dovresti provare. Ha tutta una gamma di espressioni capaci di far ridere la più rigorosa delle stuatue» le assicuro, portando una mano sulla fronte per riparare gli occhi dalla luce del sole. Ride, tirandomi un colpo sul braccio.
«Siete senza cuore!» esclama, senza però smettere di ghignare.
«Se sacrificare la dignità di Eugene serve a farti ridere un po', allora continueremo ad essere senza cuore Jules» mi scappa di bocca, prima di realizzare cosa ho effettivamente detto. Si irrigidisce appena, tornando a guardare il cielo azzurro smalto. Non ci sono nuvole a chiazzarlo, non oggi; se non fosse per il vento ancora pungente potrebbe essere estate.
«Mi sono ridotta tanto male?» domanda alla fine «Non era mia intenzione far preoccupare fino a questo punto così tante persone, è solo che...» le si incrina appena la voce, ma si sforza di continuare a parlare «...è solo che mi manca tantissimo.»
«Manca anche a me» confido, chiudendo gli occhi. Il volto sorridendo di Ida fluttua tra i miei pensieri, chiudendomi la gola «Manca a tutti»

***

Faccio ritorno al castello che è ormai ora di pranzo, dopo aver lasciato Julia in compagnia di due sue compagne di casa che abbiamo incrociato mentre tornavano da Erbologia. La norvegese si è avviata con loro verso lo stadio, per recuperare qualcosa che ha detto di aver dimenticato, mentre io ho fatto ritorno a Scuola.
La Sala Grande, come sempre a quest'ora, è piena da scoppiare, ma non è particolarmente difficile individuare Eugene e Milo nella folla, al solito posto
«Signori» li saluto con un sorriso, accomodandomi davanti a loro «La mattinata come è andata?»
Si scambiano un'occhiata di intesa, trattenendo a stento un ghigno.
«Produttiva, in effetti» rispondo alla fine Milo, abbassando gli occhi sul piatto per non scoppiarmi a ridere in faccia «Vero, Eugene?»
«Oh si!» ribatte l'altro, mordendosi le labbra «Decisamente»
«Cosa state tramando, voi due?» chiedo agitando la forchetta dopo essermi riempito il piatto di zucchine e pollo ai ferri.
«Nulla» ribattono all'uninsono, fissando con esagerato interesse i loro piatti.
«Oh certo, e Edward Norwood è il mio migliore amico» commento ironico.
Il moro solleva il capo fingendo stupore.
«Carlisle! E cosa aspettavi per dircelo?»
«Che vi incrociassimo a Hogsmeade a fare shopping tenendovi a braccetto?»
Li guardo, senza dire nulla. Sono dell'idea che la mia espressione parli da se, senza bisogno di traduzioni sonore di alcun genere fatta eccezione per l'eco causato dall'eventuale cozzare di due teste vuote assieme. Le loro.
«Quando la vostra mentalità tornerà adeguata al vostro fisico fatemelo sapere, grazie»
Torno a mangiare, cercando di ignorare le loro risatine vagamente isteriche e facendo mente locale su cosa mi aspetta nel pomeriggio. Pozioni? No, era l'altro ieri. Incantesimi? Si può essere.
Mi verso del succo di zucca e, quando sollevo lo sguardo, Jillian fa capolino alle spalle dei mie due rincretinitissimi amici.
«Jill» le sorrido, mentre inizia automaticamente ad arrossire man mano che si addentra nell'orbita gravitazionale di Milo.
«Ciao» pigola, più rossa che mai, stringendo con forza un libro al petto e dondolandosi sui piedi.
«Oh, Jillian cara!» Milo si volta, con un radioso sorriso stampato sulla faccia. Lei boccheggia, vagamente stordita dall'ondata di feromoni che le si schiantano addosso.
«Ciao Milo» riesce a formulare, dopo qualche attimo, distogliendo bruscamente lo sguardo «Ciao Eugene»
Il biondo grugnisce, orso come il suo solito, senza nemmeno guardarla. Sospirando, le faccio cenno di raggiungermi: mi regala un sorriso, un bellissimo sorriso, prima di trotterellare oltre un nutrito gruppo di sospiranti ragazzine del primo anno e venire a sedersi accanto a me. Le strappo un bacio, circondandole la vita con un braccio.
«Tesoro, toglimi una curiosità» inizio a dire «Tu sai perché questi due individui qui oggi sono particolarmente idioti?»
«Ehm» distoglie lo sguardo, imbarazzata, coprendosi la bocca con una mano.
Milo, senza più riuscire a contenersi, ulula con le lacrime agli occhi.
«Devo preoccuparmi?» aggrotto la fronte, senza capire. Jillian scuote il capo, posando il libro sul tavolo e infilando una mano in una tasca della gonna per poi porgermi un piccolo oggettino rotondo.
Una spilletta, per l'esattezza. Con la mia faccia stampata sopra, circondata da una miriade di cuoricini rosa che ci svolazzano attorno.
«Cos'è?» indago, dubbioso, mentre anche Eugene si unisce a Milo nella risata.
«Una spilletta» osserva candida la mia ragazza «Molto carina, tra le altre cose, è riuscita veramente bene»
«Si, questo lo vedevo anche da solo» ribatto, pizzicandole appena la vita. Lei si agita, lanciando un gridolino acuto per la sorpresa.
Le prendo il piccolo oggettino di mano, rigirandomelo tra le dita mentre una terribile intuizione mi folgora al ricordare una semplice domanda di Dorothy.
Hai qualcosa di particolare contro le spillette?
«Ditemi che non è quello che penso che sia!» esclamo, guardandoli a turno tutte e tre.
«Oh no, bello mio! E non è finita qui!» sghignazza Milo, invitandomi a schiacciare la mia faccia con un dito. Magicamente, a quella si sostituisce una scritta, le cui lettere riportano i colori di Tassorosso.
«Per noi Carlisle è..» recita il moro.
«...il ragazzo più bello che c'è!» conclude il biondo.
I due si guardano, prima di lanciarsi di nuovo in una lunga serie di ululati che attirano le occhiate incuriosite del resto della tavolata.
«Come hanno fatto ad incantarla?» domando, sentendo puzza di bruciato. E' una procedura troppo complessa per delle bambine del primo anno.
La mia ragazza avvampa, liberandosi dalla mia presa. Tossicchia, senza guardarmi negli occhi.
«Era un'idea troppo carina per lasciarla irrealizzata» ammette «E morivo dalla voglia di vedere la tua faccia davanti ad una cosa genere» sussurra, mordendosi le guance per non esplodere a sua volta.
«Fila via, traditrice!» esclamo, più imbarazzato che mai; anche lei scoppia a sua volta a ridere, allontanandosi di corsa, e Milo e Eugene, in preda a vedere e proprie convulsioni, sprofondano al di sotto del tavolo, incapaci di reggersi in piedi.
Ma tu guarda che gente. 













25/03/2008
commenti (5) • tag: amori, malinconia, dolore, addii, amicizie, serpeverde, riddle, momenti imbarazzanti, morsmordre

Le tende del baldacchino ricadono ai lati del mio letto, ma io guardo dritto sopra la mia testa, stesa con le mani intrecciate all’altezza dello stomaco. Stomaco che si è chiuso un paio di giorni fa, quando Edward mi ha spiegato .. un mucchio di cose, che faccio ancora fatica a comprendere. E che non mi permettono comunque di giustificare il suo comportamento nei confronti di Scarlett Lywelyn.
Mi sono resa conto di non sapere di lui nemmeno metà di quello che so di chiunque altro, quando dovrebbe essere il contrario; è pur sempre il mio ragazzo, e invece è poco più che uno sconosciuto. Noto i passi che entrano nella stanza, ma non faccio lo sforzo di alzare la testa per vedere chi sia: forse è Amber, stava trasferendo una nuova quantità di cuscini ridicoli ed orrendi che le ha mandato sua sorella.
Compio appena un lieve movimento che mi permetta di superare la punta dei miei piedi con lo sguardo, e mi ritrovo a fissare dritto in faccia la sopracitata bagascia, che cammina con lo sguardo perso nel vuoto, e la bocca semichiusa di chi non riesce a pensare e contemporaneamente controllare la propria muscolatura perché é troppo difficile fare le due cose allo stesso tempo. Faccio giusto in tempo a spostarmi sul fianco, per vederla cozzare con un 'tonc' sordo contro il baldacchino.
Quasi mi strozzo per soffocare una risata, subito interrotta dallo sguardo infuocato della mia compagna di stanza, che sembra sul punto di saltarmi alla gola anche mentre si massaggia insistentemente la fronte. Magari questa botta inaspettata le ha fatto cambiare idea sul conto di Ed, e d'ora in poi lo lascerà in pace; anche se, in effetti, sarebbe lui a dover smettere di cercarla.
Dopo uno sforzo di volontà, mi alzo, e con falsa disattenzione passo al fianco di Lywelyn e di tutte le sue parolacce smozzicate, e dopo poco faccio lo slalom attorno al birillo-Blackster, che si è precipitata in camera non appena la sua nuova amichetta si è messa a strillare come un'aquila. Già, perché ormai è palese che le due abbiano un piano criminale per la rinascita del club dei principi, che comprende la mia cacciata dalle braccia di Edward. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere nel sentire Scarlett che si lamenta come se l'avesse trapassata una freccia; in fretta mi avvio verso la camera di Catherine, che mi aspetta per il tè.


***

un paio di giorni dopo.
Focalizzo la figura di Tom Riddle, seduto al tavolo di Serpeverde tra Lenore e Antonin Dolohov; i due sono costretti a sbracciarsi per attirare la mia attenzione, mentre lui non fa altro che fissarmi con sguardo di ghiaccio e un ghigno maligno sul volto. Chissà che vuole da me, stavolta. Mi avvicino con una certa perplessità ignorando Cate che, a sua volta, mi aspetta al tavolo. Al fianco di Jefferson Lennard si libera un posto nello stesso momento in cui lo raggiungo, dopo che lui stesso ha scostato con poca gentilezza dei ragazzini del secondo; e così, mi ritrovo a sedermi nel bel mezzo del gruppetto di Riddle, sotto lo sguardo attento del Caposcuola.
« ciao, Violet. » borbotta Jeff, senza neppure voltarsi di me, e piuttosto servendosi nel piatto una porzione più che abbondante di lasagne; al suo fianco, il giovane McDowning cerca di smettere di tossire, inutilmente, bevendo un bicchiere d'acqua. Riddle mi scruta ancora per qualche secondo, poi non fa altro che spostare lo sguardo sul suo piatto ed iniziare a mangiare in silenzio. Cerco una spiegazione presso Lenore, che a sua volta scruta il manico della forchetta come se vi fosse inciso il senso della vita. Senza fiatare, mangiucchio la mia lasagna, attendendo che qualcuno mi spieghi perché sono qui, ma riesco ad arrivare alla fine del pasto senza sentire neppure una parola che provenga dai miei vicini.
Faccio per alzarmi, del tutto intenzionata a raggiungere Catherine, e subito vengo raggiunta da Jefferson, che quasi cade faccia a terra per non lasciarmi allontanare da sola.
« ho diritto ad una spiegazione? » gli chiedo con un mezzo sorriso, mentre lui mi affianca e procede con me verso la grande porta a due battenti, spalancati.
« Tom voleva così. » scrolla le spalle, sorridendo gentilmente. Mi fa uscire per prima, seguendomi poi verso la Sala Comune. Catturo con la coda dell'occhio la sagoma di Tom che, seguito da quattro o cinque persone, compie il nostro stesso percorso.

***

« dunque? » Edward mi ha fatto prendere posto sul suo letto, ma non si è seduto al mio fianco, iniziando invece a camminare avanti e indietro per la stanza, borbottando a bassa voce e lanciandomi sguardi di sottecchi.
« allora. Promettimi che non reagirai male. » no, figurati. Questa premessa già mi rende parecchio nervosa, come testimoniano le mie dita, saldamente ancorate sul copriletto, seminascoste dalle pieghe del tessuto. Si ferma e mi fissa, affranto. Devo sembrare piuttosto smarrita, ed è come mi sento; mi sistemo distrattamente le trecce, cercando qualcosa da fare mentre lui raccoglie i pensieri, qualsiasi cosa abbia da dirmi. Non oso farmi idee prima di sentirlo parlare, forse perché ho troppa paura delle conclusioni che io stessa potrei trarre.
« Credo che siamo arrivati al capolinea. » scandisce guardandomi, per una volta, dritto negli occhi. Non capisco subito le sue parole; l'elaborazione è abbastanza lunga da costringerlo a guardarmi di nuovo, mentre pian piano la mia espressione si trasforma in una smorfia di disgusto e dolore. Ho un crampo allo stomaco che mi impedisce di astrarmi completamente. Zittisco di colpo il grido che mi risuona in testa, coprendolo con la mia voce, reale.
« mi staresti mollando, mh? » gli chiedo senza scompormi, limitandomi ad alzarmi in piedi di fronte a lui, giusto per vederlo arretrare, come se rifuggisse il contatto. Vorrei ricordargli che non gli facevo affatto schifo, fino a l'altro ieri; il suo letto è testimone.
Non risponde.
« è stato un piacere, Edward. » faccio per andarmene, tentando di superarlo, ma mi ritrovo a rischiare di sbattere la faccia contro il suo maglione. Il suo gesto mi porta a credere che voglia darmi un ultimo abbraccio, o qualcosa del genere. « non credi che sia già abbastanza doloroso così? » sibilo con risentimento, molto più di quanto avrei mai pensato di potergli dimostrare. Mi guarda con desolazione, facendo ricadere le braccia lungo i fianchi.
Tento di non destare sospetti mentre attraverso con tranquillità apparente la Sala Comune, per una volta tanto evitata dagli sguardi delle bambine che non hanno Edward da cercare al mio fianco, e anche da quelli di tutti gli altri; mi auguro che la notizia non si sia sparsa così velocemente, e in effetti è praticamente impossibile.
La camera vuota di Catherine mi accoglie più di quanto farebbe la mia; mi accascio sul suo letto, aspettando che compaia da un momento all'altro per consolarmi. Sento i suoi passi, la sua mano che si posa sulla mia spalla.
« vi? »
« è finita. »

***

« stupido maledetto marmocchio! » le mie dita affondano nella carne del collo di un ragazzino di Grifondoro, che ha osato intralciarmi il passo proprio mentre tornavo dalla mia passeggiata digestiva. Lo strapazzo, i segni rossi lasciati dalla pressione sulla sua pelle sono già più che evidenti.
Digrigno i denti. « il tuo sangue lurido ti impedisce di vedere dove metti i piedi?! » guaisce mentre cozza contro il muro, dove l'ha mandato una mia spinta. Ha scelto il momento sbagliato per mettersi in mezzo, decisamente il momento sbagliato. L'avrei ignorato in un'altra occasione, ma in questi giorni sono così nervosa che trapasserei l'acciaio con un morso.
Non ci sono tisane calmanti né pozioni che possano ridarmi la serenità che mi è stata tolta. Già, perché dopotutto ero contenta; oltre alle preoccupazioni per la Lywelyn e per altre mille cose, avevo davvero trovato qualcuno che mi desse sicurezza.
Mi rendo conto di tremare come una foglia solo quando una voce priva di accento mi riporta alla realtà.
« vorrei che questo finisse immediatamente. » Una donna bionda e di una bellezza quasi imbarazzante, il cui aspetto mi ricorda qualcuno, sta in piedi con le braccia conserte poco lontano da me. Allargo le dita e il ragazzino sfugge subito, singhiozzando mentre si barrica nel bagno all'estremità del piano.
« per favore, venga con me, signorina. » scandisce prima di farmi strada, i tacchi stiletto che battono secchi sulla pietra.
Mi spalanca la porta dell'ufficio di Nolasco, richiudendola alle mie spalle e andando a prendere posto sulla poltrona dietro alla scrivania.
« su, siediti. » faccio come dice, senza staccare lo sguardo dalle sue iridi di ghiaccio. Intreccia le mani e vi posa il mento, senza smettere per un solo istante di osservarmi. « sono Martine Lewis, la supplente del professor Nolasco. » socchiudo appena le labbra; possibile che .. « sì, sono la sorella di Jasper. » aggiunge con un mezzo sorriso, lasciandosi andare sullo schienale. « tu sei..? »
« Violet Traviston, sesto. »
« hm, come Jasper. Sei una delle sue conquiste? »
« non è il mio tipo..però giochiamo a Quidditch insieme. » meglio non inimicarmela; i Lewis non sono i primi buzzurri sulla strada, e la sua posizione nei miei confronti dev'essere positiva, a tutti i costi. Mi riserva uno sguardo soddisfatto, per poi cambiare di colpo argomento e registro.
« per quanto io possa trovarmi d'accordo con il tuo pensiero, Violet, ti devo chiedere di evitare di aggredire in pubblico altri studenti. Ora vai. A presto. » si alza in piedi e io faccio lo stesso, congedandomi sbrigativamente dalla mia nuova, molto utile, conoscenza.













24/03/2008
commenti (6) • tag: confidenze, amori, speranze, amicizie, conoscenze, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

Abbraccio il cuscino, come fosse qualcosa che non si dovrebbe mai e poi mai allontanare da me. Ripenso alla figuraccia che ho fatto giusto ieri con Damian Denholm. Mi rannicchio sotto le coperte abbracciando adesso violentemente quel povero cuscino. Vorrei scomparire. Sento le mie guance andare a fuoco, così come tutto il resto della faccia. Mi sono scontrata con lui, LUI. Da quando ho messo piede in questa scuola quel ragazzo ha fatto breccia nel mio cuore. E’ diventato una fissa per me, un idolo. Ho fatto una testa tanta a Sophie parlando di lui: com’è bello, come si muove bene, ha un abito nuovo.. bla, bla, bla. Mi mancava solo di tenere un taccuino con tutti i suoi movimenti ed inseguirlo che poi potevo dire di sapere veramente tutto, vita – morte – miracoli, di questo ragazzo. E io ieri ci sono andata a sbattere contro. Stupida bambina! Cerco di non pensarci, continuo a girarmi e rigirarmi nel letto. Mi metto addirittura a contare le pecorelle ma non funziona.
“Basta non ce la faccio più!” sibilo, alzandomi a sedere sul letto, facendo il più piano possibile per non svegliare le altre mie compagne di stanza che dormono sogni felici. Beate loro. Indosso la mia vestaglia color lilla e le mie pantofole. Fa freddo, appena varco la porta, ma scendendo in sala comune, dove il camino è ancora scoppiettante e subito mi sento meglio. Vado verso il divano, solitamente occupato dai ragazzi del sesto o del settimo, piazzato davanti al camino e mi siedo. Guardo con attenzione il calamaio, ormai finito, che è stato lasciato sul tavolo e lo trasfiguro in una tazza colma di tisana all’ortica. Forse questa mi aiuterà a riprendere sonno.

Una porta sbattuta, mi giro verso le scale e vedo un’ombra, quasi minacciosa in questo silenzio assordante. Un passo, due, tre e poi scompare. Un botto assordante e noto un ragazzo per terra, con le gambe in aria. “che botta!” penso tra me e me realizzando solo adesso il volo che ha fatto, povero! Non ce la faccio a trattenere una risata. Cerco di soffocarla poi con la mano, mentre il ragazzo si rialza, ma ormai è troppo tardi, mi ha sentita ridere. Massaggiandosi il fondo-schiena si volta verso di me, avvicinandosi: acciderbolina – porcapupazza, è Damian!
“Hey tu! Anziché ridertela così a crepapelle avresti potuto ricambiare il favore!” fa allusione al giorno prima, che se il ragazzo non mi avesse salvata, avrei battuto un bel tonfo per terra. Sorrido nuovamente, arrossendo – per fortuna che la luce è fioca e non può notare il mio grado di rossore! – “Scusa..” rispondo abbassando leggermente la testa. Mioddio che imbarazzo! Sono in pantofole e vestaglia. Si avvicina fino ad essermi di fronte.
“certo che in questi giorni ci incontriamo spesso, bionda!”
“è che prima non mi notavi!” rispondo per le rime. Ecco Elodie, prendi una pala per sotterrarti per favore. Perché non tieni mai quella boccaccia chiusa? Mannaggià!
“Beh, si vede che prima di adesso non ti eri mai premurata di schiantarti addosso al sottoscritto. Altrimenti non sarei stato affatto dispiaciuto di attutire il tuo corpicino nella caduta” Damian risponde con finta offesa subita, ed un sorriso sotto il naso degno del miglior furbo presente a Hogwarts. Abbasso nuovamente lo sguardo. –marpione- penso tra me e me, aggiungendo al mio pensiero anche un: adesso muoio! Che fare?.
“Come mai sveglio a quest’ora di notte? Appuntamenti segreti?” Oddio, la notte mi fa male. Io non posso rispondere a lui in quel modo: non devo, non posso, non voglio!
"Oh si, come hai visto, avevo un appuntamento segreto con una voglia ignota di andare in infermeria vista la caduta" dice, sedendosi di fianco a me. Comodo, mentre scioglie i muscoli della schiena con un movimento fluido. Scoppio a ridere sonoramente.
"Vuoi un pò di tisana anche tu? Ortiche!" chiedo gentilmente. Sto per morire, la mia faccia è decisamente a bollore, potrei cuocerci sopra qualcosa! Mamma quanto è bello, ed è anche a poca distanza da me. Il panico si sta facendo padrone: aiutoh!
"Vedo che cominci a capire quanto tu debba farti perdonare per non avermi fatto da materasso, bocciolo " mi chiama in quel modo delizioso per la seconda volta, sfilando la tazza dalle mie mani, sfiorando con le sue dita affusolate le mie. Ok. Adesso è troppo, non riesco più a reggere la tensione e la tisana che cercavo di prendere per tornare a dormire mi sarà praticamente inutile. Ho il cuore a mille, oddio, un colpo epilettico. Elodie respira, respira.
"Mi sa che io vado a farmi un giro fuori, mi fa caldo" mi alzo di scatto. Voglio fuggire da questa situazione imbarazzante.
"Stai scherzando, spero" Damian mi guarda, inarcando un sopracciglio. "Ti buschi un raffreddore da guinnes dei primati, se esci."

***
L’indomani mi sveglio con fatica. Un mal di testa allucinante si fa spazio, un martello continua a picchiettarmi dentro: tum – tum- tum.
“Elodie ma che faccia hai stamani? Hai avuto incubi?” mi volto stanca verso la mia compagna di stanza, Hope.
“Si effettivamente non ho dormito molto stanotte” non mi va di continuare questa discussione, o almeno, non mi va con lei e per evitare domande mi dirigo verso il bagno. Una doccia forse riuscirà a tirarmi su.

Scendo in sala comune dove un Damian assorto nei suoi pensieri è appoggiato su di una sedia, verso l’uscita. O cavolo, speravo di non incontrarlo stamani, dopo ieri sera. E non c’è modo per evitarlo, devo passare per forza da là davanti per uscire: maledetta sfortuna!
Prendo coraggio e via, parto in quarta verso l’uscita. Fortunatamente non mi ha notata, o almeno così speravo. Però quando con tutta la mia forza e velocità cerco di aprire la porta e di svanirne dietro, mi accorgo che lui si è buttato con la mano su di essa per non farla aprire. Fa tutto questo con molta nonchalance, continuando a leggere il libro che tiene sotto gli occhi, fino a quando: “Buongiorno Elodie” i suoi occhi chiari sono adesso puntati su di me “tutto bene?!”
“Una meraviglia, scusa ma adesso devo andare” dico tutto d’un fiato senza neanche dare un tono alle parole.
Inarca un sopracciglio, poco convinto dalla completa mancanza di spessore delle mie parole.
"Oh si, una meraviglia. Io, invece, sono diventato una suora, sai?" sono troppo impegnata a pensare al modo più semplice e veloce per aprire quella porta che LUI tiene con la sua mano per rendermi conto della poca verità delle sue parole.
"Oh, meraviglioso" rispondo, senza nessuna emozione, quasi. E' lì che sento il libro chiudersi nelle sue mani, e lui avvicinarsi.
" Non ti sarai davvero presa quel raffreddore perchè sei uscita ieri, mh?" chiede, indagatorio, a pochi centimetri da me.

Raggiungo, correndo, Sophie in sala grande. Mi siedo veloce al mio tavolo dove mangio qualcosa e poi scappo da lei: “Sophie devo parlarti!”. La mia migliore amica mi guarda con due occhi quasi preoccupati, come se fossi, di botto, diventata un’inferma mentale. “adesso” aggiungo. Si alza dal tavolo, salutando i suoi compagni e ci avviamo per i corridoi della scuola.
“Soph, non sai cosè successo ieri sera!”
“Eh no!” dice ironica.
“non c’è da ridere!” la ammonisco io.
“Ok, scusa. Dimmi tutto!”
“Ieri notte, io, Elodie Baudelaire, ho parlato di nuovo con Damian!”
“Giura?” - “Giuro!”
“Racconta tutto! Voglio sapere! Comunque, voi due, ultimamente vi state parlando un po’ troppo per i miei gusti, dato che prima neanche sapeva della tua esistenza!”
“Niente iio non riuscivo a dormire, sai, dopo la figura di merda dell’altro giorno dove gli sono volata praticamente tra le braccia… bhè insomma sono scesa in sala comune per bermi una tisana e chi mi raggiunge – volando dalle scale aggiungerei io? – lui!”
“ahah, come volando per le scale? Ahah. Non me lo immagino proprio!”
“Insomma, siamo stati là. Abbiamo parlato e scherzato un po’! Oddio Sophie, a me quel ragazzo mi fa impazzire! E’ troppo bello!” La mia amica mi guarda con fare materno. “Tesoro sono contenta per te.. però stai attenta! Non ci si può mai fidar troppo degli uomini! Soprattutto se, solo adesso e così spesso, si faccia vivo! El non ha senso! Stà attenta, per favore, non voglio che lui ti faccia stare male.” So quello che vuole dirmi la mia amica: lei sa che io muoio dietro lui da anni e che questa situazione, così tutto d’un tratto, è diventata strana. Io, la piccola tenera dolce El, innamorata. Sophie non vuole che io mi attacchi ancora di più a lui e non vuole che io rimanga scottata. Non devo ‘sognare’ o prendere troppe speranze da questo ‘rapporto’ che si è creato in questa settimana.












22/03/2008
commenti (9) • tag: ricordi, lezioni, conoscenze, tassorosso, momenti imbarazzanti

Oggi è una giornata ventosa, tanto quanto l'altro giorno il sole ci ha scaldati per tutta l'ora di Cura delle Creature Magiche.
All'ennesimo soffio di vento che minaccia di alzarmi la gonna mormoro con vivacità una serie di improperi alla Scozia e al dannatissimo ideatore di questa stupida divisa. Dei comodi pantaloni unisex non sarebbero di certo un'eresia. Sono sempre più convinta che la linea di azione giusta sarebbe raccogliere tutte le grazie femminili di Hogwarts e barricarci nelle cucine – posto tatticamente geniale, anche se l'unico inconveniente è che quei poveri elfi domestici potrebbero morirne di crepacuore, giusto perché la nostra rivolta li costringerebbe a ferie a tempo indeterminato - finché il Professor Dippet non conceda un po' di utile parità tra i sessi, almeno in campo vestiario.
Una ragazza del mio anno mi lancia un'occhiata comprensiva, mentre esce dalla serra di Erbologia dietro di me e mi supera al fianco di un'altra Tassorosso; io mi avviluppo nel mantello, in un improvviso slancio d'amore verso quel pezzo di stoffa che metà delle volte mi si incastra tra i piedi. Sono tristemente sottovalutati, i mantelli. D'altronde, io sono ancora un po' contrita perché sono riuscita a farmi togliere cinque punti per aver esasperato la Fairfax mentre mi aggiravo nel corridoio al secondo piano... è perfettamente comprensibile rischiare di inciampare nel proprio mantello mentre si è distratti da una cartina.
Osservo le mie altre compagne di casa, che non fanno una piega ed avanzano spavalde davanti a me. Sorrido trionfante solo quando varco il portone d'ingresso, lasciando andare il mantello con poca grazia e rovistando nella borsa alla ricerca dell'orario.
“Probabilmente mi manca l'essenziale nonchalance delle veterane,” mormoro, sovrappensiero, guadagnandomi un'occhiata distratta da Eugene Pennington che mi passa a fianco. Vedendo lui e Carlisle Hunnam mi appare chiara nella mente la scena di un altro ragazzo, i capelli scuri pettinati accuratamente all'indietro, che sussulta tenendosi la mano e allontanandosi sensibilmente dall'Aethonan di fronte a lui. Oggi non l'ho visto a lezione.
“Ah, il ragazzo dell'altro giorno... con i capelli scuri. Come sta?” chiedo, rivolgendomi ad Eugene, a pochi passi da me.
“Fuori pericolo, di sicuro.”
“Ha preferito saltare Erbologia perché la mano gli dà ancora fastidio,” aggiunge il rosso, sfilandosi la sciarpa e appallottolandola per infilarla nella borsa.
Mi attardo per qualche secondo a guardare i lividi sul viso del biondo, tracce ancora visibili, seppure quasi del tutto scomparse. Forse ha avuto anche lui qualche problema con un Animale Fantastico, tipo un mastodontico Abraxan. Con uno sbuffo d'aria tento di scostare dagli occhi una ciocca che mi solletica le ciglia, tornando a guardare l'altro ragazzo.
“È davvero strano... Voglio dire, gli Aethonan sono docilissimi, e non amano i rumori, ma forse hanno un'avversione particolare per i brani canticchiati...” Il paragone di uno dei libri in negozio mi è rimasto impresso, assieme alle foto magiche di un branco di migliaia di cavalli sauri nelle praterie inglesi, una distesa di ali che ondeggiano appena: “Il primo mago che li ha scoperti e ha provato a cavalcarli l'ha trovato facile come un giro su una scopa!”
“Milo sarebbe d'accordo,” ribatte Carlisle con un ghigno. “Ma le scope non hanno ancora provato a morderlo, per fortuna.” Una pausa, poi un'occhiata incuriosita al mio implacabile rimestare tra libri e penne d'oca.
Sorrido, mentre mi si forma un'immagine mentale che comprende un ragazzo moro e scope insospettabilmente voraci. “Cerco l'orario, non l'ho ancora imparato a memoria...” comincio, come in risposta alla sua domanda inespressa.
“Per oggi abbiamo finito.”
“Davvero? È perfetto, posso andare a fare lezione di Pozioni con il primo anno,” ribatto io, sorridendo per il piccolo colpo di fortuna; intercetto un altro sguardo di Eugene, stavolta decisamente più trasparente e interdetto.
“A proposito,” inizio, muovendo la mano per attirare la sua attenzione. “Per arrivare all'aula di Pozioni da qui posso girare a destra e poi seguire il corridoio? Perché qui sulla cartina ci sarebbe quest'altra strada, ma ho ancora qualche problema con le scale...”

***

“Hai mai provato un odio viscerale per la tua divisa?” sussurro a mio fratello, incrociandolo mentre esce dall'aula di Pozioni. Occhieggio con invidia i suoi pantaloni: a casa portavo sempre i jeans, la Comodità con la c maiuscola.
Mi sorride. “Beh, l'arringa contro il mantello è già stata consumata. La gonna?” azzarda casualmente, decifrando la mia occhiata.
Ridacchio, risistemandomi la borsa a tracolla dopo il tragitto fatto di corsa. “Fa lavorare le sue celluline grigie in modo eccellente, signor Crowley. Posso contare sul suo aiuto nella presa di Hogwarts?”
“Come?” replica lui, esibendosi in un sopracciglio inarcato. “Devo essere all'oscuro di qualche passaggio, Dot.”
“Potrei aver trovato un punto di accordo con gli elfi, ma non ti posso rivelare nulla. La parola d'ordine sarà unisex, però,” sentenzio, gesticolando per enfatizzare il concetto. Prima di passare oltre e sedermi a metà classe, lo saluto con un “Silenzio radio!”. Gran fonte di ispirazione, i romanzi Babbani.
Occupo un posto libero tra due studenti intenti a sistemare le loro cose sul bancone. Li imito, tenendo a portata di mano il libro e una penna per prendere appunti. Quando il Professor Lumacorno entra si esibisce in uno squittio sorpreso nel vedermi tra alunni di sei anni più giovani, ma senza cerimonie saluta la classe con un ampio gesto delle mani e inizia subito ad illustrarci la Pozione da preparare durante la lezione.
Circa dieci minuti dopo mi sento tirare leggermente la manica. “Scusami... sei tu... sei tu che hai parlato con...” inizia timidamente la ragazzina alla mia destra, una breve incertezza a interrompere il basso mormorio “...Carlisle Hunnam?” conclude, arrossendo come un papavero.
Mi giro verso di lei, annuendo lentamente. “Meglio dei contatti dell'MI6,” commento piano. Penseresti che, come lo spionaggio Babbano, anche queste Tassorosso del primo anno non abbiano granché mezzi, e invece guarda quel che riescono a scoprire... Per la domanda a sorpresa mi immobilizzo con il coltello a mezz'aria, la radice di cardo sul tavolo da lavoro in attesa di giudizio, finché il ragazzo alla mia sinistra, dopo un'occhiata critica al mio lavoro, con un debole sospiro esasperato mi confida che è meglio tagliarla con la lama d'argento. La mia sequela di ringraziamenti sussurrati viene interrotta dalla stessa vocina esitante di poco prima.
“Posso sapere... di cosa avete parlato?”
Presa in contropiede di nuovo. Non so esattamente cosa dire. “Beh, di Aethonan e di negozi di animali, ma...”
“Hanno un fanclub, per quell'Hunnam,” si intromette il ragazzo, spostando con il dorso della mano la frangetta irregolare, e lasciando trapelare la sua opinione a riguardo con un'occhiata torva.
“Un fanclub?” ripeto, spostando lo sguardo tra i due. “Anch'io ne avevo creato uno, qualche anno fa. Era un club per gli appassionati di Snasi,” spiego a bassa voce, mentre il piccolo coltello d'argento per sminuzzare traccia inutili seppur enfatici cerchi nell'aria . “Mio fratello era l'altro membro del club, ed avevo creato delle spillette a tema da appuntare sul mantello... Li studiate, gli--”
Spillette?” la voce della biondina si fa improvvisamente più acuta, sul viso il sorrisone a trentaquattro denti di chi ha appena avuto una folgorazione sul senso della vita. Potrei quasi giurare che le brillino gli occhi, se non fosse umanamente impossibile. Sono cose che si leggono solo nei libri. A una Tassorosso, poi, docile per definizione, dovrebbe essere proibito avere un luccichio così sinistro negli occhi.

***

Mi lascio cadere sulla panca, nel posto libero di fronte a Carlisle, la fronte aggrottata e l'urgenza di sputare il rospo. Mi sporgo sul tavolo, ma lui mi precede.
“Sei riuscita ad arrivare a lezione?”
“Sì sì,” rispondo in fretta, muovendo una mano come a scacciare dei Doxy e rischiando di rovesciare la brocca di succo di zucca. La agguanto, risistemandola poco più in là, per evitare il peggio. Non è questo l'importante.
Mi chiarisco la voce, e inizio come un fiume in piena.
“Credo di aver fomentato qualcosa che era meglio non fomentare. Non ci ho pensato finché non è stato troppo tardi, ma magari a te queste cose fanno piacere. No, sono quasi convinta che a nessuno farebbe piacere, ma prima di venire portata ad un simbolico rogo per scontare le mie malefatte sappi che sono pentita. E ho scoperto di essere totalmente inadatta per il ruolo da spia, semmai avessi voluto fare della professione di Auror la mia terza scelta di vita.”
Obiettivo numero uno: distrarlo dal pasticcio; bel lavoro, Dot.
“Il troppo cibo mi manda in confusione, temo,” commenta, un sorriso gentile nonostante la fronte aggrottata. “Non riesco a seguirti.”
Mi soffermo a fissare le venature del tavolo e i cibi ben disposti, accuratamente preparati per farti venire l'acquolina. Se non mi sentissi un tantino in colpa per la mia boccaccia probabilmente il mio stomaco brontolerebbe, indignato da tanto crudele disinteresse verso quelle bontà.
Alzo una mano, strofinandomi la pelle della fronte in un gesto talmente rapido che butta all'aria parte dei capelli che sfuggono all'elastico, e torno a guardarlo.
“Hai qualcosa di particolare contro le spille?”













22/03/2008
commenti (4) • tag: speranze, amicizie, serpeverde, litigi, conoscenze, grifondoro, momenti imbarazzanti

Appena finito di parlare con Sebastian. Noto, qua e là, che la sommossa contro i mezzo sangue sta diventando una piaga odierna. Prima il pestaggio di Eugene, adesso le gemelle Blackster contro un ragazzino. La cosa, mi fa pensare.
Ne parlavo addirittura con Opal, ci ho perfino riso su, nel momento in cui mi ha praticamente confessato di aver fatto esplodere il libro di una delle ragazze. Tuttavia, sia io che lei, dopo l’ilarità, non possiamo non renderci conto di quanto problematica sia diventata la situazione.
E dire che sono un purosangue e nella loro mente (bacata) dei miei “simili” per così dire, dovrei capirli. Odio le classificazioni. Detesto essere etichettato come “Bene” o “Male”.
Alle volte, mi capita di ascoltare, non volutamente, i discorsi dei cosiddetti “veri maghi”, roba da accapponare la pelle.
Livelli assolutamente assurdi nei quali vengono selezionate le persone. A volte, mi ritrovo palesemente a bofonchiare con il solo intento di farmi sentire.
Le classificazioni modi animali, al primo posto? Chi c’è? Eh?” – sussurro prendendo appunti mentre un serpeverde saetta con lo sguardo verso di me, chiaramente non condivide il mio pensiero.
Poggio la penna, voltandomi con lentezza fino a ritrovarmi occhi negli occhi.
a cuccia.” – sibilo, prima di tornare a scrivere la mia relazione. Chissà perché, il ragazzino non inveisce, credo abbia capito che la storia non cambia.
Per me, l’opinione resta. Il mio sangue, nonostante sia puro, non risulta una catena. E ne vado fiero.


Lungo i corridoi, i libri per le mani e le lezioni praticamente concluse. Finalmente la giornata è finita. Mi avvio nei dormitori Grifondoro, fin quando, per le scale, non mi scontro (letteralmente) con una ragazza che, nella fretta, mi salta addosso. Quasi travolgendomi.
Notando la sua quasi perdita dell’equilibrio, la afferro per le spalle, tenendola salda vicino al mio petto.
Eih! ”- stringendole le braccia. Cercando i suoi occhi fra capelli biondo scuro.elodie
è tutto ok?” – domando. Lei solleva lo sguardo, al limite fra l’imbarazzo e la paura [ avrebbe fatto un bel volo ].
tutto ok….oh cielo, scusami” – e noto le sue guance arrossire, di un fuxia adorabile. Sorrido.
E’ familiare, e fortunatamente ho buona memoria.
Elodie.” – esordisco, sicuro. Lei sgrana gli occhi. Io cambio espressione, convinto di aver toppato con il nome. Brutto cervello,che razza di scherzi.
ehm…Eloise?” cerco di salvare la faccia pronunciando qualche nome simile, o similare comunque, in modo da trovare l’escamotage ideale per dire << EH, ma si somigliano! >>.
no..Elodie, hai detto bene” – mi rassicura lei, con un tono di voce flautato, musicale.
Meno male” – esclamo- “ stavo già pensando ad un modo consono per farmi perdonare, semmai avessi sbagliato” – confermo. Lei sorride, leggermente sulle sue.
Mi chino, raccogliendo un quaderno di appunti che si è rovesciato durante l’impatto ricadendo, aperto, sul gradino.
Un nome, scritto con una calligrafia elegante, senza alcuna pomposità, compare, in inchiostro nero.
Leggo ad altra voce.
Elodie Baudelaire”- realizzo- “ BAUDELAIRE?” – chiedo, stordito.
Lei sobbalza, poi annuisce. Mannaggia alle mie reazioni esagerate, mi avrà creduto pazzo.
Hai lo stesso cognome di Charles.” – la guardo, con occhi luccicanti. Se esiste un poeta che adoro, è senza dubbio Charles.
Siccome la curiosità regna sempre sovrana, scruto il volto della ragazza. Per poi sfoderare un sorriso audace, le porgo il quaderno.
Ora, di te, non mi dimentico più Elodie Baudelaire.” – la saluto, con un baciamano appena accennato, ed una smagliante performance da gentleman.
Ci vediamo, bocciolo.” – occhiolino, prima di comunicare la parola segreta alla donna formosa, che mi lascia passare, raggiungendo i dormitori.
Il mattino seguente, ancora assonnato, mi reco alla sala grande, pronto già ad esporre la prossima tattica che ho pensato per la partita di Quidditch. [ sport, mon amour ].
Mi avvio, trafelato, attraversando il primo corridoio. Quando un vociare strano, attira la mia attenzione. L’altezzoso stridere della cimice del giorno prima arriva nitido, mentre impreca verso il muro [ manco fosse matto ] il suo odio sviscerato verso i mezzo sangue.
Ci manca lo sputo per terra, teatrale, e la commedia sarebbe davvero completa.
Mi avvicino, pronto già a sfoderare il buonumore più luminoso. Alla rabbia, si risponde con un sorriso. Fosse solo per aizzarla ancora di più. Fin quando non ci si brucia, definitivamente.
Cammino, pompando leggermente d’aria il torace, le mani dietro la schiena. Una seconda voce, giunge al mio orecchio.
klaus…non è né il luogo, né il momento.” – un ragazzo, della sua stessa casata, riconoscibile per i colori, cerca di placare la sua ira [ o follia, non ho ben chiaro ].
Mi avvicino, felice di sentire le prime parole sensate della giornata.
Inutile, i matti bisogna assecondarli, non lo sai?” – fulgido mi rivolgo al ragazzo sensato dai profondi occhi verdi.
ah si?” – mi risponde lui, fissandomi con un’intensità disarmante, quasi.
eh già, dovresti cominciare a renderti conto…mh, come ti chiami caro?” – chiedo, con ammirazione per le parole sentite poco prima.
Klaus.” – sibila, con un tono leggermente criptico.
Damian.” – ricambio la presentazione, prima di continuare. – “ devi renderti conto, Klaus, che elementi come quelli del tuo compagno di casa hanno una considerazione pressoché nulla della gran parte del mondo magico. D’altronde, un animale che definisce animali i babbani, che credibilità può avere?” – dico, con naturalezza. Rivolgendomi a lui, quasi l’altro ragazzo [ che sento borbottare adirato ] non esistesse.
a dire il vero” – mi interrompe Klaus – “ i babbani non devono essere considerati così” – pronuncia lentamente sotto il mio saggio annuire.
I babbani, sono ben peggio” – sottolinea, sadico. Fissandomi.
Ed è lì, che mi si spalancano le porte della ragione. Incrocio le braccia sul petto, sfoggiando il sorriso strafottente più bello che possa esistere.
Oh scusa. Animale da podio anche tu, vedo.” – rido, leggermente divertito. Per poi tornare serio. Elimino la risata canzonatoria, lasciando spazio ad una leggera increspatura delle labbra.
Mi sporgo sul ragazzino, che d’un tratto, mi si palesa davanti in tutto il suo pensiero. La faccia, quasi, mi sembra sfigurata ora che so cosa realmente pensa.
Mi inchino, come se mi fossi ravveduto. Rivolgendo loro uno sguardo di ghiaccio. Per poi voltarmi, e scomparire dirigendomi verso le aule. Pensieroso. La situazione è ben più seria del previsto con questi emuli della teoria del “taglio netto”.
Le passeggiate salutari sono la cosa più bella che ci sia, peccato che la pioggia decida di rompere l’idillio Damian-Natura un po’ troppo spesso.
Sono rilassatissimo in cortile, prossimo al sonnellino vigile ma ristoratore. Rido sotto il naso pensando già alla battuta tipo non appena arriva Julia, con la quale ho appuntamento.
Me la immagino, arrivare con le mani sui fianchi ed urlarmi nelle orecchie: “SVEGLIA” .
Indi per cui, studio già mentalmente l’intonazione mentale da accoppiare alla frase tipo << non stavo dormendo. Pensavo ad occhi chiusi>>.
Maledizione ai cieli uggiosi, la pioggia comincia a scivolare lenta.
Lenta. Una, due, tre gocce. Quattro, cinque..seisetteottonovedieciundicidodicitrediciquattordiciquindici […]. Prima che me ne accorga sono già un pulcino fradicio che si fionda sotto il porticato, ringraziando la presenza superiore che ha deciso di lanciare una secchiata d’acqua sulla terra interrompendo la mia sacrosanta “riflessione ad occhi chiusi”. Sfilo la sciarpa, zuppa, scuotendo appena i capelli con una mano, al fine di non grondare d’acqua più di quanto già non stia grondando.julia
Evidentemente Noè aveva da fare, ed ha ceduto il posto a me, solo, non sapevo dove fosse l’arca. Leggere lamentele a labbra socchiuse, prima di aguzzare la vista alla mia destra, dove scorgo Julia con il belloccio tutto occhini di ghiaccio, tale Aedan Lywelyn.
Il primo pensiero è <<vai e colpisci.>> da tradurre in <<vai e impicciati>>.
Mentre la mia testa è occupata nello strizzare gli abiti, i due visi si avvicinano.
Vicini…vicinissimi…… oddio si stanno baciando!!! Sogno già i titoli sul giornale e le prese in giro ai danni di Julietta, quando passi veloci verso i due rompono l’idillio.
oh caspita, la fidanzata.” – sussurro, perplesso a me stesso. Una ragazza, non molto alta ma senza dubbio bella, frantuma l’atmosfera, facendo dividere i due, che imbarazzati trangugiano sguardi di circostanza. La giovane con occhi da cerbiatto e fare altezzoso si allontana, lanciando un’ultima occhiata, diretta in biblioteca. Mi passa di fianco, e lasciare scivolare lo sguardo sul suo profilo sinuoso è una cosa giusta e doverosa. Visto che non ho la più pallida idea di chi sia.
Nel momento preciso in cui la ragazza misteriosa entra nella stanza, Aedan poggia un bacio fugace sulle labbra di Julia, dileguandosi velocemente. Poi. Lei si allontana, avviandosi nella mia direzione, pur non accorgendosene.
Io la guardo, con un sorriso sornione, avvicinandomi. Braccia conserte. Deciso a fermarla, ovviamente.
Julietta, vecchia volpe!” – sorrido- “ E meno male che avevamo un appuntamento,sei stata trattenuta, ho visto.” – esclamo, furbamente.
Julia rotea gli occhi, non sapendo se ridere o meno. La sua faccia perplessa, non me la conta giusta. “ eih, è tutto ok?” – domandare risulta naturale. Sembra combattuta.
Fa un cenno di capo verso la direzione opposta. “ Andiamo Dam, devo parlarti di una cosa”.
Annuisco, sempre più perplesso. Generalmente al mio <<vecchia volpe>> Julia avrebbe inveito con epiteti non troppo carini [ nella migliore delle ipotesi ], altrimenti….vai di pugno in pieno viso con relativo trauma facciale e setto nasale spezzato.
La seguo, senza chiederle cosa mai è successo con Lywelyn, e chi fosse quella ragazza. Forse non è il momento, forse deve essere lei a parlare quando se la sentirà.
Schiarisce la voce, al mio fianco, esordendo:
"Dam, avrai notato che le cose qui a scuola stanno peggiorando. Per i Mezzosangue, come li chiamano le care Serpi."ha una sfumatura amara nella voce.
Sospiro. “Ho notato eccome, e la situazione è sfiancante. Proprio oggi ho espresso il mio parere ad un mini serpe tutto veleno e poco cervello. Sul fatto che ritengo che siano loro i primi animali.” – le racconto l’accaduto con quella  ragazzo. Come è che si chiama? Ah si, l’odioso Klaus.
"Non mi sorprende, non mi sorprende più nulla. Secondo te non si potrebbe fare qualcosa?"dice, lanciandomi uno sguardo obliquo.
Quasi con uno sguardo allucinato la fisso.
si POTREBBE? Si DEVE fare qualcosa. Io non li capisco. NON E’ concepibile una cosa simile. Non siamo nel medioevo, e qui sembra essere ancora ai tempi della caccia alle streghe, è indicibile. Inconcepibile” – scandisco, pienamente convinto delle mie parole.
"Hai ragione, si deve fare qualcosa."risponde, osservando un punto indefinito, con un mezzo sorriso che le aleggia sulle labbra. "Proposte?"aggiunge.
Vorrei..” – penso bene alle mie parole – “Vorrei dimostrare ad ogni costo che la distinzione mezzosangue-purosangue è semplicemente un’eresia. E se fosse necessario, mi rivolterei, credimi. Ma la violenza fisica, come finora ha operato QUALCUNO , non è la soluzione esatta. Di certo, se potessi, farei in modo che tutti i figli dei babbani non venissero maltrattati. Ma la scuola pullula, e se non si trovasse gente con il coraggio di mettersi in prima linea, non si andrebbe troppo lontano.” – espongo le mie idee, leggermente malinconico.Detesto quando non posso fare nulla, o comunque posso fare poco.
Julia non risponde, ma annuisce con convinzione.  "Non è detto che non sia possibile, Damian."

 













18/03/2008
commenti (1) • tag: discussioni, malinconia, dolore, amicizie, lezioni, guai, errori, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

Sono uscita dalla doccia, stamattina, ancora immersa nel vapore e nel pungente e dolce odore del mio sapone alla fragola. Ho passato la mano bagnata sullo specchio, creando un piccolo cerchio limpido che incorniciasse la mia faccia. Poi ho preso la mia trousse rosa, e ho tirato fuori la matita, gesto abituale di tutti i giorni, ma stavolta ero determinata ad osare di piu`. Volevo caricare l’occhio di nero, per renderlo piu` bello e misterioso. Ho iniziato il mio compito, e l’ho trovato piu` difficile di quello che mi aspettavo. Non riuscivo a tenere la mano ferma, e la matita sbavava. Ho dovuto ricominciare almeno tre volte, ma alla fine ho raggiunto un risultato che mi sembrava alquanto soddisfacente.

Poi ho passato il mascara diverse volte sulle mie ciglia sottili e per ultima cosa ho passato un po` di fard sui miei zigomi. Forse troppo poco fard, ne ho aggiunto un po` di piu`.

Finalmente sono uscita dal bagno e ho incontrato gli sguardi ancora assonnati di Susan e Lory. Che pero` mi hanno visto benissimo.

“Oddio ma come ti sei truccata?? Sembri un clown!” grida Susan, fiondandosi sul suo comodino e afferrando delle salviettine struccanti. Con un gesto veloce mi ripulisce la faccia. Poi mi spintona in bagno e inizia ad applicarmi il trucco. Mentre mi passa le sue mani esperte sulla faccia mi chiede:

"Be`, non hai qualcosa da dirmi? La nostra piccola Alexa e` diventata trasgressiva...Mi spieghi la tua assenza da Incantesimi ieri?" Il ricordo del mio incontro con Riddle torna piu` vivo che mai nella mia mente, lo scaccio infastidita. "Ti do un consiglio, che solo un'esperta come me puo` darti, la prossima volta cerca un giorno piu` conveniente. L'altra volta siamo arrivate in ritardo e Benton si e` arrabbiato, forse non era proprio una buona idea saltare la sua lezione con misero giorno di differenza". Se l'avessi ascoltata la prima volta che me l'ha detto...

Quando esco dal dormitorio mi sento un attimo piu` positiva, Susan ha veramente fatto un ottimo lavoro. Se non trova fortuna all’universita` dovrebbe diventare una truccatrice. Decisamente sa far risollevare l’autostima. Forse mi posso concedere anche qualcosa a colazione, giusto un assaggino, un piccolo muffin? Ad ogni modo oggi devo essere perfetta, c’e` la partita di Quidditch, Corvonero contro Tassorosso. Ci sara` tutta la scuola e devo essere presentabile.


Erbologia. Solito, riesce a rallegrarmi un po`. Sento sullo stomaco il muffin di stamattina, forse non avrei dovuto mangiarlo, ma ripenso che era la decisione piu` giusta, Lory e Susan hanno iniziato ad insospettirsi, ed era una necessita` mangiare qualcosa davanti a loro. Sono china sul mio vaso, mentre Susan, la mia partner per questo esperimento, scribacchia cuoricini su un quaderno, dimostrandosi per l'ennesima volta di poco aiuto. Ad un tratto pero` ci raggiunge la voce della Bonnet da dietro: "Susan al lavoro, Alexa devo parlarti". Mi alzo e mi trascino alla sua cattedra, quando sono in piedi davanti a lei mi accorgo di che ottima vista ha della classe, puo` vedere tutto. Nota mentale, ricordare a Susan di almeno fingere di lavorare, dalla cattedra si vedono benissimo i cuoricini sul suo quaderno.

"Alexa, sono davvero addolorata di dover mantenere questa conversazione con te, sono stata avvisata personalmente dal Caposcuola dei Serpeverde, Tom Riddle, della tua "voluta" assenza da Incantesimi ieri. Devo ammettere che all'inizio non riuscivo a credere alle sue parole, ma il professor Benton ha confermato cio` che gia` temevo. Hai qualche giustificazione per questo atto Alexa?". Non oso guardarla, so quanta fiducia ha in me la Bonnet, e mi dispiace doverla deludere cosi`. Maledetto Riddle...Non ha proprio tardato neanche un minuto ad avvisarla!

"Immagginavo di no. Ti conviene rimetterti in riga Alexa, so che il ritorno per te e` stato difficile, ma ultimamente ti vedo troppo distratta, e non c'e` scusa per il tuo comportamento. Per questo mi e` sembrato un dovere mandare una lettera a tua madre. Mi dispiace ma era necessario. Sai ovviamente che dovrai svolgere una punizione che il professor Benton ti assegnera`. Ti verra` notificato da lui quando e come. Puoi andare adesso". Non spreca un'altra parola con me. Non ha mai parlato cosi`, in questo tono duro e distaccato, ma anche profondamente deluso.

Ritorno al mio posto, e Susan mi guarda curiosa. Ma vede lo sguardo stampato sulla mia faccia e capisce che qualcuno mi ha beccato ieri mentre saltavo lezione. Meno male che ancora non sa chi, se sapesse si sentirebbe ancora piu` triste per me.


Dagli spalti si leva un urlo, e qualche mio compagno di casata butta per terra la sciarpa con lo stendardo del Tassorosso.

“Mannaggia!” grida Susan “Dai Lory fatti coraggio!”. Alzo lo sguardo dal mio specchietto, non ho occhio che per quello, ogni cinque minuti lo tiro fuori per ricontrollare il trucco.

“Che e` successo?” chiedo, visibilmente confusa. Un ragazzo del quarto si gira indignato verso di me. “Come che e` successo? Hai visto che punto hanno fatto i Corvonero?”

Ops. Forse era meglio se tenevo la bocca chiusa, fra le poche persone che mi apprezzano in questa scuola ci sono i miei compagni di casata, e non mi sembra proprio il caso di farmeli nemici proprio adesso. Susan ha capito la causa della mia distrazione.

Guarda la`!” grida.

“Dove?” mi giro perplessa. Ma non c’e` niente, a parte uno stupido del primo che sta conducendo una dettagliata esplorazione del suo naso con il dito. Mi giro schifata.

“Bella vista eh?” dice Susan, sventolandomi davanti lo specchietto, che mi ha astutamente rubato.

“Infame!” grido, cercando di riprenderlo.

“L’ho fatto per il tuo bene, stai benissimo, il mio trucco tiene fino a sera. Giuro” Incrocio le braccia, e` inutile, non rivedro` quello specchietto in giornata. Tanto vale arrendersi.

“Ti trovo io qualcosa su cui concentrarti” e sorride maliziosa, indicando uno dei giocatori sospesi in aria, e` un Corvonero “Hai notato il nuovo? Decisamente carino non credi?” Notando che si sta avvicinando agli spalti e` stavolta lei a controllarsi nello specchietto. Pero` non ci rimane ore come me, e lo chiude prontamente. Facile per lei, bella com’e`! Anche struccata starebbe benissimo.

E dai! Su con la vita! Cerca di goderti la vista. O almeno, se il belloccio non t’interessa, cerca di mostare un po` di entusiasmo almeno per Lory. Ti ricordo che c’e` anche lei, lassu` in aria” Detto questo si lascia andare ad una lunga serie di grida che elogiano Lory, spingendola ad andare avanti con la partita. Noto che c’e` anche Cassandra, la ragazza che ci ha presentato Lory l’altra volta, sul campo. Anche lei, come la mia amica, sembra trovarsi in difficolta`. E anche lei riceve grida di incoraggiamento, mi giro per cercare da chi provengono, e vedo Rah, anche lei molto entusiasta nel tifo. Strano, non me la immagginavo in un ruolo del genere. Ma ripensandoci, non mi vedevo neanch’io qui, ad una partita di Quidditch, a pensare soltanto al mio aspetto, mio unico pensiero della giornata, solo per uno stupido commento di uno stupido ragazzo che non meriterebbe la mia amicizia per nulla al mondo. Eppure, guarda un po`, sono proprio in questa situazione, e ci sono fino al collo.

 

 













17/03/2008
commenti (3) • tag: amori, amicizie, lezioni, conoscenze, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

Le giornate di sole hanno lo straordinario potere di mettermi di buon umore.
Il verde cupo della foresta sembra nero contro l'azzurro limpido del cielo, mentre scendo verso la lezione di Cura delle Creature Magiche, affiancato da Milo e Eugene.
Il biondi strizza gli occhi, canticchiando un assolo che gli è stato affidato (tanto per cambiare) ieri sera a prove, mentre il moro intona una leggera melodia di un vecchio pezzo che gli risulta particolarmente ostico. E' un po' come trovarsi prigioniero tra due giradischi impazziti, che vanno a canone e suonano due cose completamente diverse.
«...Cerf-volant / Volant au vent / Ne t'arrête pas / Vers la mer...»*
«...komm Jesu, komm mein Leib ist mude...» *
«Pensate di passare a una lingua che è comprensibile anche al resto del mondo o continuerete a comunicare così per il resto della giornata?» commento più acido di quanto non intenda essere, aggrottando la fronte. I due si lanciano un'occhiata divertita, alzando leggermente il tono di voce.
«Recepito» sospiro, affondando le mani nelle tasche dei pantaloni. Poco davanti a me, un'entusiasta nuova studentessa saltella allegramente lungo il dolce pendio della collina, guardandosi attorno con la stessa curiosità di un bambino che è appena entrato nel Paese dei Balocchi; il vento gioca distrattamente con le frangie della sciarpa che si è stretta attorno al collo. Dorothy, mi pare di aver capito.
Affretto il passo, allontanandomi dai miei due compagni canterini quel tanto per basta per rendere le loro voci parte del brusio di sottofondo: accanto a noi avanzano spavaldi i Grifondoro, levando al cielo ululati di gioia all'idea di passare l'intera mattinata al sole, distesi su un prato. Cosa piuttosto rara, se si pensa che Collins preferisce insegnare in classe piuttosto che all'aperto.
Il professore ci accoglie con un saluto blando, mentre alle sue spalle un gruppo di splendidi Aethonan dal manto color nocciola brucano placidi l'erba, rinchiusi in un recinto di legno.
«Come spero abbiate capito» inizia a parlare con voce bassa, monocorde «Oggi ci occuperemo di questi Aethonan. Sono creature docili, per nulla aggressive, ma particolarmente sensibili ai rumori: vi pregherei di rimanere tranquilli, onde evitare di innervosirli con inutili chiacchiere, d'accordo?»
Mormorii di disappunti, esclamazioni contrariate: il repertorio si esaurisce in fretta, mentre Eugene si piazza al mio fianco e mi rivolge la parola in una lingua finalmente comprensibile.
«Sono davvero come dice?» indaga, fissando gli animali dubbioso. La luce del sole, impietosa, fa risaltare ancora di più quei pochi lividi violacei rimasti a chiazzargli il volto altrimenti pallidissimo.
«Che io sappia, si» scrollo le spalle, posando la borsa su un ceppo e rimboccandomi le maniche «Non ho mai avuto modo di vederne uno prima»
«Io si» s'intromette una vocina squillante, alla mia destra. Ci voltiamo entrambi, in perfetta sincronia, verso una rossissima Dorothy.
«Ah» commenta laconico Eugene, incrociando le braccia al petto.
«Davvero?» m'informo io, colpendolo con una gomitata. La cortesia, questa sconosciuta.
«Si si» annuisce, corte ciocche castane che vanno su e giù impazzite «Mia madre ne ha avuto qualcuno, al negozio e» spiega, gesticolando come un forsennata «Sono semplicemente adorabili!» un largo sorriso, subito stroncato dalla voce di Collins che ci piove addosso, gelida.
«Hunnam, Crowley! Basta parlare! Pennington, raggiunga il signor Ashmore e si metta al lavoro!» abbaia fino a diventare rauco. Eugene sospira, eloquente, salutandomi con un cenno e trotterellando verso Milo, alle prese con un esemplare particolarmente gracile. Sia mai che le due voci più preziose della scuola rischino non potersi esprimere a causa di una creatura vivente!
«Vediamo quanto sono adorabili, allora» sorrido, stringendomi nelle spalle. Lei annuisce, entusiasta, avviandosi verso un Aethonan dal manto lucido e indole vivace, avvicinandolo con una sicurezza notevole.
«Vedrai, ti piacerà da morire!» mi assicura, accarezzandogli il muso.
«Oh, su questo non ho dubbi» sorrido, allungando a mia volta una mano verso l'animale che nitrisce debolmente, compiaciuto da tanto attenzioni.

***

Dorothy (perché si, si chiama Dorothy) è una persona con il sole dentro.
Sorride, chiacchiera un sacco e accompagna ogni sua parola con un gesto; nel giro di due ore di Cura delle Creature magiche ho scoperto più cose di lei di quanto avrebbero potuto dirne in una settimana in Sala Comune, come ad esempio che la madre gestisce un negozio di Creature Magiche dove lei passa giornata intere, che ha un fratello a Corvonero e che è allergica ad un sacco di cose al punto che non ha potuto frequentare Hogwarts fino a quando non hanno creato il braccialetto che porta al polso, l'unica cosa in grado di entrare in un'aula di Pozioni senza uscirne, due secondi dopo, coperta di bolle. E' una di quelle persone che trasmettono allegria, in un certo senso.
Sbuffo appena, aspettando che Eugene finisca di riempirsi il piatto con una porzione di pasticcio tale da poter sfamare un intero orfanotrofio londinese.
«Hai fame?» osservo caustico, in attesa che il vassoio arrivi alle mie mani.
«Sono nella fase della crescita» ribatte lui, altrettanto velenoso, stando attendo a non macchiarsi la camicia intonsa, fresca di lavanderia, con schizzi di sugo.
«Oh, certo! Il piccolo Eugene ha bisogno di energie per crescere sano e forte!» commento, con una vocina esageratamente acuta. Non risponde nemmeno, sbattendomi il vassoio con la lasagne davanti. «Grazie, mio piccolo Lord»
«Non c'è di che, principino.»
«Anti-principino, di grazia» lo correggo servendomi di una porzione molto meno abbondante nella sua e passando il vassoio a una Cassandra Becket particolarmente loquace. Mi sorride appena, senza interrompere il discorso che catalizza tutta l'attenzione della sua amica, Alexa.
«Chiedo venia per la mancanza» sghignazza lui, prima di tapparsi la bocca con un boccone.
«La tua ironia mi sconvolge, Eugene.» commento con un sorriso, iniziando a mangiare a mia volta.
Santo Merlino, gli elfi si sono proprio superati oggi!
«Milo si sta perdendo qualcosa di peccaminoso» bonficchia il mio biondo amico, tra una forchettata e l'altra.
«Mi hai letto nel pensiero» annuisco «Dici che se gli portiamo qualcosa in infermeria la Moud ci uccide?»
«Naaaa, non credo. Se tollera i biscotti, tollererà anche il pasticcio.»
Voglio un gran bene a Milo, è una persona sorprendente. Grande voce, grande fascino, grande carisma, su questo non ci piove. Ma se c'è una cosa in cui non eccelle, è nella Cura delle Creature Magiche: è riuscito a farsi mordere la mano dall'Aethonan più pacifico di questo mondo. Il cielo solo sa come ci sia riuscito.
«Allora dopo vado a fargli visita. Vieni con me?»
Annuisce, bevendo un sorso d'acqua.
«Fatta» sorrido, buttando l'occhio sul tavolo dei Corvonero: Audrey, Laura, Isabel e Rachel sono immerse in una fitta conversazione piuttosto concitata e, di tanto in tanto, lanciano occhiate verso di noi. Conoscendole, si staranno chiedendo dove è il bel Milo. Però. Però Jillian non c'è.
«Se cerchi la tua bella, non è qui. Ha saltato tutte le lezioni della mattinata e nessuno l'ha vista in giro.»
«Da quando sei un legimes, Eug?» indago, dubbioso.
«Non sono un legimens, sei tu che sei un libro aperto quando si tratta della tua fatina trottolina» commenta con una smorfia.
Poso la forchetta nel piatto vuoto, con un sospiro.
«Tutta invidia, mio caro, tutta invidia.» lo bacchetto con aria volutamente saccente. Non mi risponde, a causa di un eccesso di risatine vagamente isteriche.
«Torno subito, eh!» mi alzo, per raggiungere il tavolo dei Corvi, ma una Isabel particolarmente agitata mi blocca a metà strada.
«Se cerchi Jillian, è in camera sua. Non sta bene. Anzi, non sta per niente bene.» si corregge, aggrottando la fronte «Ma ha detto di dirti che non ti devi preoccupare, comunque»
Si certo, come no. Come se fosse possibile.
Sbuffo.
«Grazie. Eugene invece gode di ottima salute, al massimo rischia di strangolarsi con un boccone troppo grande per la sua boccuccia dorata.»
Avvampa, presa alla sprovvista.
«Io non stavo andando da Eugene!» protesta con voce stridula, fulminandomi.
E io non stavo venendo a chiederti della mia ragazza, no.

***

Non è la prima volta che entro nella Sala Comune dei Corvonero.
Entrarci in pieno giorno, però, quando è deserta e tutti gli studenti sono a pranzo o in biblioteca, fa un certo effetto. Sembra quasi abbandonata, priva di tutta la vitalità che le è più consona: libri dall'aspetto difficile e noioso troneggiano abbandonati sui divani e sulle poltrone, bottiglie di burrobirra sono ordinatamente accatastate contro una parete, un cestino in un angolo trasborda pergamene appallottolate. Supero la bianchissima statua di Rowena Corvonero, oltrepassando la porta che separa la grande sala ariosa dai dormitori; ma non appena faccio per imboccare il corridoio di sinistra, quello che porta alla stanza delle ragazze, una mano invisibili mi afferra per la collottola e mi ri-lancia, letteralmente, nella Sala Comune, mentre una voce incredibilmente acuta e incredibilmente poderosa mi urla dietro che sono un pervertito della peggior specie.
Le disgrazie però non vengono da sole, no: non faccio in tempo a rialzarmi che subito una figura sottile e slanciata mi compare davanti, strillando come una furia.
«Tu, essere abominevole! Come hai osato mettere piede nel dormitorio femminile?»
Georgiana Harrington, in preda ad una furia cieca e assassina, mi punta contro un indice accusatore mentre snocciola tutta una lunga serie di motivi per cui meriterei di morire in quanto appartenente al sesso maschile. Con addosso una camicia da notte bianca, di quelle che solo mia nonna userebbe. Fa quasi paura.
«Georgiana, ehm...» la interrompo nel bel mezzo del suo monologo. Si ferma, boccheggiante, rivolgendomi un'occhiata di odio puro, per poi riconoscermi.
«Ah» commenta, abbassando le braccia «Carlisle. Che ci fai qui?» sembra sospresa, mentre incrocia le braccia al petto e mi scruta con diffidenza.
«Sono venuto a trovare Jillian»
«Ah certo» commenta meccanica, con una scrollata di spalle «Vuoi che vado a chiamartela?»
«Io ho il vago sospetto di non poterlo fare senza essere insultato come se fossi un criminale della peggior specie» abbozzo un sorriso, lei una smorfia imbarazzata.
«Sai, non si può mai dire con voi ragazzi...» balbetta, dondolandosi sui piedi per qualche attimo, prima di voltarsi di scatto e sparire oltre la statua di Rowena.
Questa ragazza dovrebbe respirare, ogni tanto.
Mi lascio cadere su un divanetto, prendendo in mano un libro appoggiato sui cuscini: Manuale di Trasfigurazione applicata - volume terzo. Una lettura facile, leggere, di quelle adatte per conciliare il sonno.
«Carlisle...?» la vocina flebile di Jillian, mi fa sorridere.
«Ehi» alzo lo sguardo, trovandomela davanti tutta infagotatta in una vestaglia color pulcino che lascia intravedere appena un pigiama rosa pastello. E' la giornata dell'abbigliamento notturno, com'è che nessuno a Tassorosso lo sapeva? Nemmeno i gli Stupi-principi di Serpeverde ne erano al corrente! Strano.
«Come stai?»
Scrolla le spalle, sedendosi accanto a me. Ha gli occhi lucidi e il naso arrossato, un enorme fazzoletto tutto appallottolato stretto nella mano destra.
«Ho avuto BoBeDDi Bigliori» biascica, rabbrivididendo appena «Bi sa che ho u- po' di raffreddore.»
«Un po'?» mi scappa una risata, mentre la stringo a me in un abbraccio «Tesoro mio,tu stai scoppiando di raffreddore!»
«Ba che fai!» protesta, divincolandosi senza troppa convinzione «Trasudo gerBi da oDDi poro, staBBi loTTaDo!»
«Oh, non essere ridicola» protesto, stringendola più forte «Non morirò certo per cinque minuti!»
Lei sbuffa, arrendendosi.
«DoD dire poi che DoD ti avevo avvertito» mi intima, sprofondando la faccia nel mio petto.
Sorrido, baciandole i capelli. Anche così è adorabile. Ma è mai possibile?
«Mi sei mancata, oggi.»
«ACChe tu.»

 



*Eugene sta cantando un pezzettino di Cerf-volant, dalla colonna sonora de Les Choristes, che se vi interessa potete trovare qui, mentre Milo si diletta in Komm Jesu Komm di Bach, che potete ascoltare qui. Nel secondo video canta il coro di cui faccio parte io <3 Amate entrambe le canzoni, che sono bellerrime <3












16/03/2008
commenti (9) • tag: confidenze, famiglia, malinconia, amicizie, serpeverde, dubbi, conoscenze, riddle, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

ae juliaVorrei che tutto il turbinio nella mia testa finisse. Trambusto che non capisco. Che mi rifiuto di capire. Sebbene possa sembrare che le discussioni non mi tocchino minimamente, è sempre bene considerare che io abbia una testa pensante, e in quanto pensante [appunto], esistono degli attimi in cui quest’ultima decide di lavorare fin troppo. Cammino, lungo il cortile, diretto al lago. Voglio estraniarmi, star da solo. Avvolto dal silenzio, tollerante solo verso lo scrosciare eventuale della superficie dell’acqua mossa dal vento.
Sto diventando irritabile. E non è un bene, quando succede. Perché, se e quando capita, le mie reazioni generalmente non sono delle migliori. Da gioviale essere camuffato dall’aspetto di gelo, posso diventare un sadico, cinico essere con poca propensione verso i rapporti umani. Sono abituato alla folla, alla stesso modo in cui sono abituato alla solitudine. Solo, a volte il silenzio risulta fin troppo assordante.  
Rischiarando la mente da pensieri indirizzati a valori di sangue e dubbi amletici, attraverso il banco di alberi, mentre la nebbiolina bagna la mia pelle, fastidiosa. Vicino al lago, la sensazione di umidiccio aumenta, mi fermo.
Una figura sulla riva. Una figura a me familiare, verso la quale, al momento, sento dentro come una sorta di attrazione-repulsione che non so spiegare.
Julia Versten, da sola, sulla riva del lago. Ed io, Aedan Lywelyn che la spio [in un certo senso, visto che non mi sono ancora fatto vedere]. Ma come…come sono ridotto.


Seduta sul ‘mio’ molo. Ecco dove sono ora. Vicino all’acqua, il mio elemento.
Ne sfioro la superficie. È gelida, nonostante oggi sia una giornata quasi primaverile.
Mi concentro: pochi istanti dopo, sul palmo della mano fluttua una sfera di acqua trasparente, depurata da tutto ciò che rende torbida la superficie del lago.
Posso cambiarle forma. Un gioco che risale fino ai tempi dell’infanzia, nella mia bellissima Oslo. Posso darle la forma di un viso per esempio. Ida, è la prima. Poi Georgiana, e Sebastian.
Senza ragione apparente, mi ritrovo a pensare alla mia fuga da Aedan Lywelyn. Tutto per una domanda non posta. Chiudo gli occhi. 
Quando li riapro, l’acqua ha assunto i contorni del suo volto.
Stranito sobbalzo alla vista di quel gioco d’acqua e rivoli di vento quasi irreali.
Sgrano gli occhi, ed avvicinarmi è quasi naturale. Come una spinta che ti porta in avanti, senza una ragione precisa.
Versten.” la chiamo, a pochi passi da lei.
Lei si volta, per un attimo sembra in panico, mentre l’acqua che si era sollevata formando un volto poco definito, ricade sullo specchio trasparente, mischiandosi all’altra.
Porto le mani nelle tasche dei jeans, guardandola.
Ti ho forse interrotto?”domando, con garbo. Lei scuote la testa, non rispondendo immediatamente. Mi avvicino di più, sedendomi al suo fianco senza essere stato invitato. Se esiste un modo per dissipare i miei dubbi, forse, è proprio quello di tenerla il più vicina possibile.
Versten.”dice la voce di un ragazzo, mentre i suoi passi si avvicinano.
Mi volto, perdendo la concentrazione. Il volto d’acqua di Aedan Lywelyn si dissolve nel lago, mentre quello reale ora è accanto al mio.
Ti ho forse interrotto?
Scuoto la testa, ringraziandolo col pensiero per avermi deconcentrato: ci mancava solo che vedesse il suo ritratto fluttuante sulla mia mano destra.
No, affatto. Stavo solo giocando un po’.”
Ho visto…di cosa si tratta? È un incantesimo?
No, è…una cosa di famiglia.”
Sollevo di nuovo una piccola quantità d’acqua.
Una cosa di famiglia?”domanda incuriosito.
Sì. Mia madre è una creatura dell’acqua.”
Una ninfa?!
Annuisco, mentre plasmo la sfera trasparente. Ora ha l’aspetto di una slanciata figura femminile.
Non mi stupisce tua madre sia una ninfa. Si vede, altrochè se si vede!”esclama ridendo. Poi si ricompone e aggiunge:
Sapevo che eri particolare, ma non fino a questo punto. Una…ehm, ninfa del lago di Hogwarts?
No. Dei fiordi norvegesi. Io non sono inglese.”
Neanche io.”
Dal cognome avevo dedotto. Irlanda?”provo a chiedere.
Mi dichiaro colpevole.”mi risponde sorridendo. I suoi occhi azzurri si accendono di una scintilla.
Parlami della tua terra.” Dico .
La mia terra…mh… la mia terra è semplicemente splendida.” il mio sguardo si perde nella superficie del lago mentre con le parole intreccio scenari verdi e storie antiche, di popoli che credono nella magia. Di streghe e maghi. Di regioni e zone.
E poi…poi c’è la mia famiglia. Irlandesi D.O.C.”dico, con un sorriso, ripensando ai componenti Lywelyn.
I tuoi genitori sono entrambi dei maghi?”domanda. Forse incuriosita dal mio sproloquio.
Si, esatto. Mio padre si chiama Aengus. Mia madre si chiama Sìne. Sono i maghi più famosi e potenti delle terre d’Irlanda.” – le confermo. Ma non per vantarmi più di tanto. Generalmente non parlo mai delle mie origini. “E poi c’è Scarlett. Che ti ho presentato l’altro giorno.”
Ah, però.” risponde lei, stupita.
Io ne approfitto per ribattere:
Eh già, terrore e distruzione! I Lywelyn sono molto rispettati, o temuti, non saprei come definire lo stato di stupore quando raggiungono qualche riunione. Diciamo che la loro fama svolazza anche in altre zone.”faccio spallucce, come se poco mi importasse.
Ed in effetti è così. Per me Aengus e Sìne Lywelyn sono e rimangono soltanto i miei genitori. Se poi sono avvolti da fama crescente…non è una cosa che mi riguarda. E Scarlett…beh, Scarlett è mia sorella.
L’Irlanda sembra un luogo bellissimo, incontaminato. Le parole di Aedan sono così vivide che un paesaggio verde smeraldo appare nella mia mente.
“E tu?”chiede, e poi aggiunge: “Ora tocca a te.”
La mia Norvegia…è fredda, sì. Ma solo come clima. Le persone sono libere nel corpo e nello spirito; ti devo dire che gli inglesi a volte mi sembrano insopportabili e di mente ristretta. A parte Sebastian e Georgiana.”
Ah, va benissimo. Io sono irlandese!”scherza.
Continuo a descrivere la mia terra di ghiaccio e neve, Oslo e le sue vie larghe, la luce quasi bianca del sole.
E i tuoi genitori? Non dev’essere facile vivere con una ninfa per casa!”dice Aedan.
Io vivo con mio padre e la mia matrigna, a dire il vero. Mia madre…non l’ho mai conosciuta. Mio padre me l’ha descritta molte volte.”
Scusami, non sapevo…”inizia, dispiaciuto.
Lo blocco all’istante.
No, no. Non voglio sentire le tue scuse, non potevi saperlo.”
Sospiro.
Mio padre mi ha sempre detto che io e lei siamo identiche. Solo che io non svanisco nell’acqua, posso solo manipolarla. E, mi sembra chiaro, io non sono un’Ondina.
Che cosa strana…quindi tuo padre è un Babbano?
L’aspettavo questa domanda.
No. Nils Versten è un mago di purissimo sangue magico. E così lo sono io, se ti può interessare.”
Non intendevo…a me non interessa.”
Tace, e si volta a guardarmi.
Non mi interessa.”ripete “Era solo una domanda. È forse vietato farne?
No, non lo è. Sono io che su questo argomento sono sensibile.
Scusami per lo scatto. È che odio le distinzioni di razza. Non hanno senso.
Posso e non posso capirlo.”rispondo, sincero. “In fondo, io ho sempre provato una sorta di indifferenza verso distinzioni prestabilite. Non mi ci sono mai invischiato più di tanto.”le spiego.
Poi riprendo:
La realtà è…che sono un amante della mente umana. Per questo, detesto le limitazioni che le si pongono dinanzi. E questa divisione…beh, la definisco una di quelle limitazioni che odio visceralmente.”
Spiegazione patetica? Forse.
Ma è la prima persona a cui la dico. E la cosa mi fa pensare, attentamente.
In realtà, non mi era mai capitato di parlarne, perché non mi ero mai posto simili problemi.
Le classificazioni, non sono mai state il mio forte. Sebbene la mia mente sia schematica e spesso “quadrata” per certi versi. Ma amo definirmi molto “accondiscendente” verso certi ideali che, finora, non mi sono mai posto realmente dinanzi.
Ci credo? Non ci credo? Non trovo risposta, e mentre il silenzio sembra essersi catapultato su noi mi ritrovo quasi inconsciamente a fissare il profilo [oserei definirlo greco] di Julia.
E di nuovo, la domanda torna.
Ci credo? Non ci credo?
Aedan spezza il silenzio con una risata.
Beh, non inizia a raffreddare?”dice, guardando con scarsa convinzione la giacca leggera che ho indossato, illudendomi che la temperatura mite del primo pomeriggio sarebbe durata a lungo.
Io starei gelando al tuo posto.”aggiunge.
Poi si alza in piedi e mi porge la mano per aiutarmi. Che gesto da cavaliere. Sono incerta se accettare o meno…però, insomma. Piantiamola di farci tanti problemi che non ne vale la pena.
Afferro la sua mano e ci dirigiamo verso la scuola, mentre in effetti inizia a soffiare un inclemente vento freddo.
Rabbrividisco in modo abbastanza palese.
Dai, ti do la mia giacca.”
Così poi sarai tu a gelare! Scordatelo.”
Alza gli occhi al cielo, e dice:
Va bene. E la mia sciarpa? Mi faresti l’onore di accettarla?
Annuisco, mentre lui si sfila la sciarpa nera e me la offre con un sorriso.
Prendi, orgogliosa vichinga che non sei altro.”
Me la avvolgo intorno al collo: è morbida, credo sia cashmere. Si tratta bene, il ragazzo. E il profumo…poco marcato, ma particolare. Una sorta di misto fra menta e qualcos’altro. Muschio bianco, forse.
E’ assurdo quanto la Versten sia cocciuta. Meno male che la scuola non dista moltissimo, quindi non ci sarà il tempo di buscarsi un malanno, almeno spero per lei.
Aumento il passo. Tenendomi sul suo fianco sinistro. Il vento soffia, gelido e leggermente pizzicante. Sono abituato al freddo, spesso, penso che se non fossi nato umano, probabilmente [ per non dire sicuramente ] sarei stato un lupo.
Paragone azzardato, ma rende l’idea.
Le ho offerto la mia giacca, la vichinga ha graziosamente rifiutato, tutto sommato però, ha accettato la sciarpa.
Imbacuccati bene, Versten.” le dico“Cento metri e siamo dentro al caldo.” quantifico osservando la distanza che ci separa dalla struttura.
Il cielo si scurisce, le nuvole minacciose si addensano. La pioggerella comincia a scivolare lenta, imperlando il viso.
Istintivamente, considerando ancora il tragitto da compiere, la stringo al mio fianco, coprendola con un lembo della giacca, per fare in modo che si bagni il meno possibile.
Niente lamentele, Julia. Non è di certo una trovata per sedurti.”preciso, ridendo.
Che strano. E’ la prima volta che la chiamo con il suo nome di battesimo.
Non ho dubbi.”rispondo.
La tipica pioggerellina britannica ha appena iniziato a cadere, per la nostra gioia. Ringrazio qualche entità superiore di non avere allenamenti oggi.
Muoviamoci.”dice Aedan, mentre affrettiamo il passo.
È stato strano sentire il mio nome pronunciato da lui. Non ha il suono limpido dell’accento norvegese, non è lezioso come quello inglese.
Ha un bel suono.”
Cosa?”domanda lui, quando ci mancano pochi passi alla porta della scuola.
Il modo in cui parli. Il tuo accento. Di’ ancora il mio nome.”
Mi sento una bambina a chiedere una cosa del genere, ma ad essere sincera non mi importa.
Sorrido, leggermente spiazzato ma intenerito dal modo in cui la Versten mi chiede di chiamarla ancora per nome.
Prima che me ne accorga, siamo già sotto il porticato della scuola, non sciolgo immediatamente l’abbraccio.
La fisso per secondi che sembrano interminabili, mentre pronuncio con lentezza:
“Eccoci arrivati, Julia.”dico, fissandola, con un’intensità con la quale mai mi ero sforzato di guardarla.
Occhi azzurro cielo che si riflettono nel ghiaccio quasi vitreo dei miei.
Lei sorride, e per un istante ho come l’impressione che la coltre di neve che la incatenava si stia sciogliendo. Come catene di acqua congelata esposte al sole dell’equatore la sento rilassata nel mio abbraccio, che non ho intenzione di sciogliere. Non tanto presto almeno. È strano, come le alchimie si fondano, spesso senza un motivo.
Se esiste un altro modo per definire quello che sento, ditemelo.
Perché la Versten, adesso, sta davvero smuovendo i miei dubbi.
E ora cosa faccio?
Mi sono messa in una situazione che sta sfuggendo dal mio controllo, come sabbia fra le dita.
È uno di quei momenti in cui si decidono alcune cose, e se ne costruiscono altre. O si distruggono.
Siamo al riparo, ormai. Il rumore della pioggia è uno scroscio lontano e indistinto per le mie orecchie. Mentre i miei occhi sono imprigionati nel ghiaccio di quelli di Aedan Lywelyn, mentre il suo braccio è ancora stretto alla mia vita.
Non ho voglia di combattere.
Questa volta mi arrendo, mentre i nostri volti si avvicinano.

Un rumore di passi in lontananza. Passi che diventano una corsa.


Avrei voluto che il tempo si fermasse, che il cielo mi inghiottisse quando una voce, sibilante da cerbiatto leggermente adirato, mi chiama alle spalle.
Ehm, Aedan?
Scarlett batte il piede per terra. Io sobbalzo quasi, ho ancora Julia vicina quando le rivolgo uno sguardo al limite fra l’imbarazzo e l’istinto omicida.
Scarlett! ”esclamo esasperato. Sciogliendo l’abbraccio, senza nemmeno troppa fretta. La Versten si ricompone, scrollando via dalle spalle l’imbarazzo che si fionda su di noi. Mia sorella è dinanzi alle nostre figure, squadra Julia allo stesso modo in cui esamina me.
Ho bisogno di aiuto per un compito di Trasfigurazione. “ annuisco “Adesso arrivo.” le rispondo. Mentre lei passa oltre noi due, avviandosi in biblioteca. Per questo fantomatico compito.
Mi soffermo un attimo su Julia che evita il mio sguardo. Almeno così sembra.
Beh.” rompo il silenzio “Allora ci vediamo.” le dico, con un tono di voce leggermente poco contento, e credo si senta.
Si, certo.” fa per sfilarsi via la sciarpa, io sorrido“No, tienila.” – occhiolino. "ogni scusa è buona, Julia"
Mi avvicino, sfacciato, sfiorando le sue labbra di proposito. Sorrido leggermente e mi avvio. Era quello che volevo. Esattamente quello che volevo.
Scarlett.
Mi ero del tutto dimenticata che sua sorella esiste, è una Serpeverde e mi ha appena interrotto in una situazione imprevista, imprevedibile, incredibile.
Torno verso il dormitorio di Grifondoro, a passi lenti, stringendo la sciarpa nera fra le mani.
È così morbida.

Non riesco a crederci.
La sorella di Aedan è con gli altri. Con Lui.
E Aedan?

Aedan mi ha baciata.
Un bacio leggero come un soffio di vento.













14/03/2008
commenti (5) • tag: amori, malinconia, dolore, amicizie, litigi, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti, fidelius

diversi giorni fa.
Momento di attaccare gli avvisi in bacheca, come faccio spesso; tengo tutti i miei bei foglietti stretti in mano, e con cura li appunto uno ad uno al rettangolo di legno, approfittandone per leggerli, visto che per ora non ne ho avuto il tempo.
Tra annunci di ripetizioni offerte e cercate e altri foglietti di scarsa importanza, conservo una posizione d’onore per l’avviso sul Quidditch: un cacciatore si è sfracellato a terra durante un allenamento e s’è rifiutato di ricominciare a giocare. Siamo alla ricerca di un giocatore per la partita di questo weekend, e così domani pomeriggio ci saranno delle audizioni d’emergenza.
« questo è tempismo, non c’è che dire! » alle mie spalle è apparso Aedan Lywelyn, tutto arruffato dalla notizia di cui ha appena preso atto; non ho socializzato molto con lui, ma intuisco al primo colpo che gli interessi quel posto da cacciatore. Considero Aedan un tipo un po’ strano; non l’ho visto passare tempo al di fuori della Sala Comune, se non con sua sorella, il nuovo acquisto del club di Edward Norwood & C. Gli stessi che hanno riempito di botte Eugene Pennington, il Mezzosangue amico di Jillian.
« i provini sono domani alle sei. » sorrido, mentre ripeto l’informazione riportata nell’annuncio. Mi sentirei in colpa, se non lo facessi: è il mio compito, visto che sono stata nominata Caposcuola.
« ci vediamo lì, allora. » risponde con un sorriso, accennando un inchino; certo che è proprio strano. Talvolta mi chiedo se non sia spuntato da uno dei miei racconti – di certo dalla parte di un malvagio antagonista, perché i miei protagonisti non hanno mai la stazza di un torello. Lo saluto con la mano, spostandomi in fretta verso i dormitori delle ragazze, dove devo recuperare la mia tracolla prima di scappare a lezione.

***

una manciata di gorni fa.
Infilo la testa nel dormitorio delle ragazze del sesto; dopo profonde riflessioni, sono giunta ad una conclusione dai risultati imprevedibili, che cambierà parecchie cose nel Club e in tutto il corso della mia vita. E non solo della mia.
« Jillian McKanzie? » la testolina bionda della Corvonero scatta in alto; è sempre bizzarro vedere le persone fuori dal loro contesto abituale, e McKanzie senza i suoi boccoli d’ordinanza è davvero scioccante. La più stupita sembra comunque lei, che sbatte le lunghe ciglia e quasi rotola giù dal letto, senza smettere di fissarmi con gli occhioni sgranati. Dopo un paio di momenti di stallo, si precipita verso la porta, mentre le sue amichette ridono di gusto da sotto le rispettive coperte.
« ciao, Georgiana. » mugugna nascondendo un libro dietro la schiena.
« Jillian McKanzie, dovrei parlarti un momento. » le faccio cenno di seguirmi fuori dalla stanza; zompetta fuori, in equilibrio sulle grosse pantofole imbottite. E’ tutta rossa in faccia: forse non ha gradito di essere stata convocata mentre si stava per addormentare, sognando il suo bell’amichetto tassorosso.
« sei autorizzata a dire di no. » premetto, appoggiandomi con la schiena al muro per cercare nelle pietre la forza di parlarle. Se mi dicesse di no sarei davvero in imbarazzo. « è per il club .. ti andrebbe di diventare la mia assistente? » boccheggia. Lo sapevo, non poteva andare tutto bene; peraltro, non le sto chiedendo una cosa qualsiasi, è logico che ci debba riflettere. Non posso gestirmi da sola, questo è chiaro, visto che ci sono una decina di persone che aspettano le mie indicazioni, e né Julia né Sebastian se la sentono di fare gli insegnanti. Dopo poco annuisce con decisione, senza neppure dischiudere le labbra. Sospiro di sollievo.
« grazie. ci vediamo domani, e ti spiego meglio. » la lascio tornare meglio, e intanto io torno verso la mia stanza. Mi sono tolta un bel peso dallo stomaco, anche se probabilmente è solo perché l’ho scaricato su quello di Jillian. Apro la porta, e Cheslav mi salta in braccio, miagolando a tutto volume.

***

riunione del club.
Isabel Sittenfeld segue come un cagnolino Jillian non appena questa si dirige verso la nostra nuova mascotte, Eugene Pennington. Quel povero ragazzo ha subito abbastanza percosse da distruggere completamente almeno tre persone, e ancora regge perfettamente; anzi, sembra che si stia impegnando ancora di più per imparare ad usare propriamente un incanto di base, ma che potrebbe rivelarsi più che utile, come l’expelliarmus. La sua bacchetta si leva sopra alla sua testa – quindi molto, molto in alto – e poi ricade con un gesto fluido; dopo un istante, la bacchetta di Carlisle Hunnam vola via dalla sua mano, ticchettando al suolo. Eugene ridacchia trionfante e Isabel, con gli occhioni lucidi e un rivolo di bava, tira una serie di gomitate ad Audrey Salinger. Ah, l’amore.
Il mio, di amore, sta facendo il cretino con Peter Halbury qualche metro più in là, sorvegliato da vicino da Sebastian e Julia. Nell’ultimo periodo, il suo comportamento non si è rivelato affatto rassicurante: c’è qualcosa che non va e non me ne parla. Sospetto di essere io stessa, il motivo di tanto nervosismo; non usciamo da soli da più di una settimana, e non ho il coraggio di contare precisamente i giorni che mi separano dall’ultimo bacio che ho ricevuto. Non c’è che dire che anche al momento non mi sta badando, neppure per sbaglio.
« sono le undici, vi conviene andare. » ci interrompe Julia, alzando le braccia per attirare l’attenzione. Jill si volta subito verso di me con aria trionfante: ha superato la sua prima lezione, ed è ufficialmente dentro.

***


poco dopo.
Corro lungo il corridoio prima che Garet possa fermarmi; sono abbastanza contrariata da poterlo sgozzare, se solo osa avvicinarsi troppo. Il suo comportamento non è accettabile, almeno non da me. Mi stringo al petto la mia cartellina e la bacchetta, infilando le scale più in fretta che posso.
« Georgiana! » è lui che mi chiama; mi fermo sulla rampa, con un piede sul quarto gradino e uno sul terzo. Mi volto verso di lui, sgranando gli occhi mentre si ferma alla fine delle scale, guardandomi dal basso all’alto; mi costringo a ruotarmi interamente verso di lui, scendendo anche di un gradino. « scusa se non ti ho badato per un po’.. avevo bisogno di riflettere. » oh no. Nessuna Giulietta, nessuna Elizabeth, nessuna eroina si è mai sentita dire niente del genere; ho la forte tentazione di dargli una pedata in faccia, ma mi trattengo, visto che ricomincia a parlare, come un fiume. « vedi, tra di noi c’è qualcosa che non va. Sono desolato. Non riesco a capire cosa voglio. Forse dovremmo fare una pausa, sai, per pensarci un po’ su. » sono passati due mesi da quando ci siamo messi insieme. Due mesi. Sapevo che Garet non era tipo da avere una donna, se non quella che avrebbe portato all’altare, ma il mio cuore si sta comunque sbriciolando dentro la cassa toracica. Mi appoggio al corrimano, ricacciando indietro le lacrime; mi aspettavo delle scuse, non di venire mollata. Il silenzio mi rimbomba violentemente nelle orecchie: Garet trema davanti ai miei occhi, continua a guardarmi aspettando una risposta, mi accorgo nettamente che anche le sue iridi sono velate di un lieve strato umido. Prendo fiato dalla bocca.
« No, Garet. No. » distolgo lo sguardo per un momento; non voglio fare quello che sto per fare, e non mi rendo neppure conto delle mie stesse parole, in realtà. « o stiamo insieme, o non stiamo insieme. » guardo il soffitto per qualche momento, cercando di far tornare indietro le lacrime, che però scivolano a lato degli occhi, fino a finire nelle radici dei capelli.
« Georgiana, non posso. » scendo un altro gradino, trovandomi praticamente di fronte a lui. E’ bellissimo. Non voglio stare senza di lui, ma non voglio neppure rimanere in un limbo. Gli prendo il viso tra le mani; sta tremando, e non dice niente. « non posso. » borbotta abbassando lo sguardo. Lo lascio andare, indietreggiando; salgo due gradini. La distanza che c’è ora tra noi non è solo fisica. Non attendo più una sua risposta; mi concedo di iniziare a piangere silenziosamente, e scappo verso la Sala Comune.

***

due giorni dopo.
Mi siedo sul tappeto ed incrocio le gambe, posizione che trovo particolarmente comoda, e che posso assumere solo quando porto qualcosa di più coprente e pratico della gonna della divisa. Sebastian si mette in ginocchio di fronte a me, facendo cadere tra di noi un pacco di scartoffie, risultato di un’eternità passata in presidenza. Un’eternità completamente inutile, visto che la presenza di Tom Riddle ci ha precluso qualsiasi possibilità di fare qualcosa di concreto, o anche solo di fiatare con Dippet.
« non c’è niente di interessante, in tutto questo. » borbotto smuovendo le carte. Prendo in mano una matita, scarabocchiando sul margine di un foglio qualche altro appunto e continuando a parlare a ruota libera; noto appena con la coda dell’occhio i movimenti di Sebastian. « .. non concluderemo mai niente! » esclamo puntando lo sguardo su di lui, del tutto alterata dal mio sproloquio. È che non punto esattamente lo sguardo su di lui, ma direttamente nei suoi occhi, visto che il suo viso è a pochissimi centimetri dal mio. Lascio che si avvicini ancora un po’, la sua guancia scorre delicatamente contro la mia; perché sto flirtando in questo modo disgustoso? Gli permetto anche di prendermi per mano, e di lasciar poi scorrere il palmo lungo il mio braccio. E’ orribile da parte mia! Però è piacevole. Mi obbligo a ritrarmi quando si inclina lievemente, con l’evidente intenzione di baciarmi.
« no, Sebastian. » mormoro sbilanciandomi all’indietro, e tornando a sedermi mezzo metro più indietro. Sono lusingata, lo ammetto. E anche piuttosto eccitata dalla faccenda. 

***

« .. abbiamo finito di lavorare senza neppure accennarci, e basta. Lo giuro! » mi sento ancor più sudicia e bastarda mentre racconto a Julia cos’è successo. E dire che pochissimo tempo fa mi ero accasciata piangendo sulle sue ginocchia, dopo essere stata mollata da Garet; solo al pensiero mi si stringe lo stomaco. Non si è più fatto vedere, ed è meglio così, perché gli avrei lanciato una fattura trasfigurante appena fosse passato nel mio raggio d’azione. Invece mi ritrovo a spettegolare su Sebastian, sotto lo sguardo compiaciuto della mia migliore amica. Quando si dice che la vita è strana.













13/03/2008
commenti (1) • tag: confidenze, amori, amicizie, conoscenze, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

«CHE COSA AVRESTI FATTO?!» ruggisce Isabel, saltando in piedi come se il letto fosse diventato improvvisamente incandescente sotto di lei.
Mi schiarisco la voce, respingendo l'impulso di nascondermi dietro il cuscino, e mi ripeto per l'ennesima volta che non ho fatto nulla di male.
«Ha detto a Carlisle che hai un debole per il palo biondo.» interviene Laura, alzando lo sguardo dalle pagine di Fattucchiera 2000 per scoccarmi una profonda occhiata divertita e accendirsi una sigaretta con un tocco di bacchetta. Un delicato profumo di menta e cioccolate invade immediatamente la stanza, mentre Audrey sospira.
E' sera: non si veda nulla fuori dalle finestre, i vetri riflettono solamente la calda luce tremula delle candele e le nostra sagoma sfuocate. Come succede ogni giorno, da qualche settimana a questa parte, ci siamo riunite per studiare tutte assieme. Inutile dirlo, i libri ben presto finiscono sul pavimento, sostituiti da una grande ciotola piena di dolciumi e un fiume di pettegolezzi che sembra non esaurirsi mai. Il bello dei colleggi, come dice sempre mia madre, alla fine si sa sempre tutto di tutti. E avere un ragazzo Tassorosso sicuramente aiuta, sottolineo io. La grande assente della serata però è Rachel, costretta in Infermeria da un raffreddore piuttosto tenace e recidivo.
«Non è un palo! E' solo molto alto!» protesta automaticamente Isy, arricciando le labbra.
Tempo cinque secondi netti e tre testoline bionde scattano verso di lei all'uninsono, interpretando le sue parole come una dichiarazione spassionata.
Arretra, rendendosi conto di essersi tagliata le gambe la sola, e fa l'unica cosa che il suo istinto le suggerisce: iniza a negare.
«Non.. non è come pensate! Assolutamente no, smettetela di guardarmi così, cosa pensate? Eppoi non lo conosco, ci avrò parlato due volte al massimo e...»
«Non c'è bisogno di dire nulla» la rassicura Audrey, chiudendo il libro di Trasfigurazione con uno scatto. La Tassorosso che è in lei prevale sulla Corvonero, mentre si sporge verso di noi e agguanta una Gelatina Tutti i Gusti + Uno.
«Sappiamo già tutto» le fa da eco Laura, arrotolandosi una ciocca di capelli attorno alle dita.
«Vi sposerete e darete alla luce una lunga serie di piccoli e scontrosi musicisti Corvonero!» concludo io. 
Isabel arrossisce furiosamente, prima di stringere le labbra in una linea sottile e inarcare le sopracciglia, con aria di sfida; l'occhiata che ci rivolge sarebbe stata capace di fermare la colata lavica che ha distrutto Pompei.
«Ah si?» solleva il mento, altera «Bene, se la mettete così.. L'avete voluto voi!» strilla, prima di agguantare un cuscino e lanciarcelo addosso: con abile mossa Laura si schiva, strillando deliziata mentre l'ammasso di piume si schianta sulla faccia della Salinger, cogliendola di sorpresa.
E' guerra.

 

***

Ho sonno.
Non è una novità, ma oggi ho più sonno del solito: e se la norma si può tranquillamente tradurre come "non apro gli occhi fino alla terza tazza di caffé e anche così sono un vegetale fino alla seconda ora", c'è da preoccuparsi.  Mi metto a sedere a fatica, i capelli che mi ricadono sul viso in ciuffi scomposti, e grugnisco un saluto alle mie compagne di stanza. Laura sbadiglia vistosamente, avviandosi barcollante verso il bagno con la coperta avvolta addosso, mentre Audrey sorride, pacata, bella e impeccabile come sempre; Isabel, che fa capolino al mo fianco, la guarda con odio.
«Tu non sei umana» sentenzia, sbuffando per levarsi una ciocca da davanti gli occhi (come i miei, anche i suoi capelli sono dotati di vita propria al mattino).
«Semplicemente sono sveglia da un po' e ho avuto tempo di somatizzare il sonno» è la risposta piccata, mentre con un cenno di bacchetta richiude le cortine del suo letto per indossare la divisa. La voce, quando riprende a parlare, è leggermente soffocata dal velluto «Dovreste provare anche voi.»
«A fare che?»   Laura fa spuntare la testa dal bagno, con lo spazzolino in mano «Sgattaiolare via all'alba per un incontro piccante in un'aula deserta?»
«Laura!!» strilliamo io e Audrey all'uninsono. Arrossisco solo io, però: chiaro che lo faccio per lei e non perché certi argomenti, se presa alla sprovvista, mi imbarazzano non poco.
«Beh?» è la replica della bionda e di Isabel, che si stiracchia al mio fianco.
«Essù, non c'è niente di male in fondo» prosegue la Stevens, alzando il tono di voce per sovrastare lo scrosciare dell'acqua.
La riccia rotea gli occhi, sedendosi su un groviglio di coperte per infilare le scarpe nere previste dalla divina.
«Santa Morgana, che mal di schiena!» borbotta Isabel, cambiando bruscamente argomento «Alla tua età dovresti imparare a non tirare calci quando dormi.» mi rimprovera, scendendo dal letto e zompettando verso l'angolo in cui ha posato i suoi vestiti ieri notte, dopo aver deciso che era troppo triste passare la notte in una stanza vuota. La povera scema che non ha saputo dir di no ad una richiesta di asilo e ha passato la notte relegata in un angolino? Io.
«E tu, alla tua età, dovresti smetterla di aver paura del buio» ribatto scontrosa, resistendo a fatica all'impulso di saltare la prima ora e dormire un altro po'. Potrei, in fondo...
«Jillian McKanzie non pensarci nemmeno per scherzo!» esclama Audrey, puntandomi un indice contro «Tu non salti Aritmanzia nemmeno per tutto l'oro del mondo.»
«Solo se se il tuo bel rosso ti costringe a letto con la forza siamo disposte a chiudere un occhio» sghignazza Laura.
«Esatto.» le da man forte l'unica mora nella stanza, dopo essersi infagottata nel maglione grigio.
«Tu pensa al tuo biondo canterino»  brontolo, scostando le coperte e saltando a terra. Mi par di capire che sono in minoranza: tanto vale scappare in bagno, dove c'è solo un innocuo quadretto con una natura morta che non può aprir bocca, grazie al cielo.

***

Mezz'ora e quattro tazze di caffé più tardi, ho ancora sonno.
Quando Carlisle mi trova sono con il viso appoggiato sulla tavola, in uno stato che rasenta il coma profondo, e sospetto pure di avere un cespuglio al posto dei capelli. Ma a quello si può porre rimedio, con un incantesimo, cinque minuti prima dell'inizio della lezione. Ammesso e non concesso che ci arrivi, a lezione.
«Abbiamo fatto le ore piccole?» domanda perplesso, chinandosi per baciarmi la fronte. Ignoro le risatine deliziate delle mie tre compari, borbottando una risposta che suona vagamente come un si ho delle amiche che passano la notte a fare a cuscinate e la mattina recuperano in tre secondi notti.
«Non bere troppo caffé, che poi diventi intrattabile» mi punzecchia. Lui, che se potesse trovare il modo di trasfigurare il suo sangue in caffé lo farebbe all'istante.
«La controlliamo noi» s'intromette Isabel, annuendo con convinzione: mi risollevo all'istante, rivolgendo un largo sorriso a Carlisle.
«Eugene dove l'hai lasciato?»  domando, mentre a Isabel (misteriosamente) va di traverso la cioccolata. Chi di lingua ferisce, di lingua perisce, dovrebbe saperlo meglio di me ormai. Sospiro, mentre Carlisle mi indica il tavolo dei Tassorosso: la testa bionda del suo amico sbuca al di sopra della massa, catturando quei pochi raggi di sole che oltrepassano la coltre di nubi sopra le nostre teste.
«Sta meglio?» Audrey s'intromette nella conversazione, arricciando appena il naso.
Sta meglio. Non "sta bene". Come può stare bene un ragazzo che è stato pestato a sangue perché i suoi genitori non sono i rampolli di chissà che illustre famiglia della comunità magica? Sospiro appena, e subito la mano di Carlisle cerca la mia, stringendomela appena, se cercassi i suoi occhi in questo momenti mi conforterebbero con un sorriso. Ma sta rispondendo alla mia compagna di stanza.
«Fisicamente si, la Moud sa fare miracoli quando serve, ma per il resto.. passa un sacco di tempo rinchiuso nella Sala della Musica, non saprei dire. Non è mai stato chissà quanto loquace, ecco.»
«E' vergognoso» sibila la Salinger, sbriciolando un biscotto «Semplicemente vergognoso.»
«E' quello che dicono tutti» ribatte il mio ragazzo, mantenendo un tono di voce neutro «Ma quello che è veramente vergognoso è l'indifferenza totale che avvolge questa scuola»
«Carl..» un soffio, senza che ci sia bisogno di sottolineare quanto a lungo ne abbiamo parlato e quanto inopportuni siano momento e luogo per parlarne ancora. Sbuffa, infastidito, ma lascia cadere la questione, chinandosi per schioccarmi un altro bacio.
«Sarà meglio che vada, comunque» spiega «Ho Trasfigurazione la prima ora e conoscendo Milo avrà bisogno di un ripasso al volo.»
«Stavate parlando di me?» s'intromette il diretto interessato, facendo capolino con un gran sorriso e i suoi enormi, luminosi occhi grigi. Le ragazze presenti (me compresa, ahimé) hanno un piccolo sussulto e subito raddrizzano la schiena, schiarendosi la voce, mentre Isabel quasi si strozza alla comparsa di Eugene.
«Piuttosto evidente» ribatte Carlisle, pizzicandomi il naso «Dai, andiamo prima che a qualcuno a caso venga un attacco di tachicardia»
Tossisco, imbarazzata, mentre distolgo lo sguardo: le guance bruciano della mia vergogna, anche quando mi allungo per sfiorargli un braccio a mo' di scusa e mi perdona con un sorriso. Lo so, certe abitudine sono dure a morire sembra dire, mentre sospiro e mi nascondo dietro la tazza di caffé. Le mie compagne, a differenza mia, godono della presenza di Milo come un gatto si gode una giornata di sole standosene su una finestra. Senza ritegno.
Il trio si allontana, dopo un eterno scambio di saluti, e noi rimaniamo sole con i nostri cuori impazziti; solo un sospiro collettivo da voce ai nostri pensieri. Nemmeno Laura ha bisogno di dire nulla, questa volta.













12/03/2008
commenti (6) • tag: amori, dolore, amicizie, conoscenze, guai, tassorosso, momenti imbarazzanti

Sgranocchio un biscotto norvegese, stando attento a non strappare la crosta che copre il mio labbro rotto. Madame Mound redge diligentemente il foglio di dimissione, in cui elenca tutti i miei acciacchi e le centinaia di medicine che mi farà prendere nella prossima settimana.
Ho passato tre giorni in infermeria, a ricevere visite come un ferito di guerra; cosa piacevole, visto che ho oziato ed ero assistito in tutto e per tutto. Ma una noia mortale per il resto del tempo, per non parlare di lividi mal di schiena e affini, e soprattutto del piacere di farsi risistemare un piede rotto. Già, perché andando in infermeria sono anche caduto dalle scale, e grazie al cielo non c’era nessuno nei dintorni.
Lo sguardo mi scivola sul disegno della scatola di latta che mi ha consegnato l’altroieri Julia; è stata molto gentile, cosa che mi ha destabilizzato, lo ammetto. Non sono abituato all’interesse delle persone nei miei confronti, soprattutto non delle ragazze, e per giunta più grandi, in questo caso. Probabilmente è solo perché le faccio pena, e perché sono una buona cavia per le sue disquisizioni sulle angherie di Riddle e soci. Ma giuro che la scuoierò personalmente, se mi metterà di nuovo nei casini, o se oserà mettermi in mezzo con i professori; sono sicuro che saranno sufficienti le domande che mi faranno appena uscirò di qui, e senza neppure ricevere spinte esterne.
Avvampo sotto gli occhi dell’infermiera quando mi torna in mente l’immagine di Julia che balla nuda, suggerita da lei stessa; sono costretto a tapparmi la bocca con la mano e fingere di tossire per camuffare il sorriso beota che mi è sfuggito e che tuttora faccio fatica a ricacciare indietro. No, non sono un pervertito, ma c’è da ammettere che non stiamo parlando di una radice di Bubotubero!
« tenga, signor Pennington. E mi faccia il favore di non farsi passare un’altra volta in frullatore finché l’infermiera sono io. » Tento di sorriderle, ma l’angolazione delle labbra mi fa bollire il livido che mi dipinge lo zigomo e sale sino al sopracciglio, costringendomi a tenere socchiuso l’occhio sinistro.
Con la mia scatola e la mia dimissione esco in corridoio; l’aria polverosa e le pietre scure sembrano riflettere un’aria dorata, che turbina nei fascri di luce tiepida che penetrano dalle finestre. Non so se sia perché ho visto troppo bianco, troppo a lungo, ma tutto mi sembra più bello. Così diverso da quando stavo a terra, come un sacco di patate, a lasciare che un gruppo di stupide serpi mi trasformasse in un mucchio d’ossa, lividi e tagli. Mi chiedo ancora perché non abbia minimamente reagito, almeno un calcio negli stinchi avrei potuto darglielo.
Entro nella Sala Comune, superando il quadro ed entrando in uno dei pochi luoghi che considero rassicuranti in questo gigantesco, labirintico castello.

***


Sono abituato ad essere guardato con diffidenza, quando – raramente – vengo notato, quindi non trovo molte differenze nell’atteggiamento degli altri Tassorosso. Una ragazza del quinto, dai dolci tratti orientali, si sporge dalla poltrona su cui è seduta e mi squadra con gli occhi sgranati; la ignoro e passo oltre, sbrigandomi a passare sotto gli stendardi della casa ed entrando nel basso tunnel dei dormitori, sino a raggiungere il mio. La porta è spalancata; posso vedere Carl steso sul suo letto, assorto nella lettura, e Milo appollaiato ai suoi piedi impegnato a sfogliare la Gazzetta del Profeta. Mi appoggio allo stipite della porta, stando attento a non posarmi a qualche contusione o ematoma.
« signori, è un piacere rivedervi. » li saluto, aspettando che siano loro a reagire per primi. Alzano la testa con espressione indifferente, risolvendosi poi ad esplodere in un insieme di versi sconnessi mentre caracollano giù dal letto e vengono verso di me.
« potevi avvisarci che ti avrebbero dimesso, no? »
« concordo! » Milo mi strapazza i capelli, a cui arriva solo allungandosi un bel po’ per raggiungere la mia testa. Mi trascinano verso il mio letto, e mi costringono a sdraiarmici, strappandomi di mano la scatola di biscotti di Julia, ancora semipiena, e si siedono al mio fianco, uno da una parte e uno dall’altra.
« sei convalescente: devi rimanere steso! » esclama Carlisle. Probabilmente si sono accordati su un diabolico piano per tormentarmi fino allo spasmo, e finché non darò loro il permesso di riempire di botte Lewis e soci.
« sai che mi ha detto Jill? » Carl si insinua, piegandosi verso di me con aria sorniona; mi aspetto che improvvisamente gli spunti dalle labbra una lingua biforcuta, da boa constrictor pettegolo quale è.
« che sei il suo paperotto tenerotto? » ribatto mollandogli una gomitata sulla coscia, unico punto a cui riesco arrivare agevolmente dalla mia posizione di ferito. Sembra colto alla sprovvista, ma si riprende con velocità eccezionale.
« anche.. » borbotta prima di riprendersi completamente, gli occhi azzurri che scintillano di malvagio divertimento. « mi ha detto che hai un’ammiratrice! » con l’indice mi spappola la punta del naso, e alle sue spalle Milo esplode in una risata sin troppo rumorosa per essere reale.
« vallo a raccontare a qualcun altro, Carl. » mugugno voltandomi verso Milo, alla ricerca di un po’ di conforto, che non sembra voler arrivare, visto che infierisce a sua volta.
« ma sì, invece. E’ Isabel Sittenfeld, la sua amichetta con gli occhioni blu! » la voce è già passata, eh? Tutti contro di me, il più indifeso! Maledetti, me la pagheranno appena smetterò di avere dolori anche a ossa che non sapevo di avere.
« smettetela. » borbotto cercando di far loro intendere che il trattamento che mi riservano è tutt’altro che piacevole. Mi mettono in imbarazzo, e mettono in imbarazzo anche Isabel, Jill e tutte le fatine del castello.
« smettila tu, e cerca di darti da fare! » mi risponde Carlisle, alzandosi in piedi e ricadendo pesantemente sul letto, cosicché il materasso si scuota tutto sotto il mio corpo indolenzito.
« e quei biscotti?! » aggiunge Milo, prendendone uno e sventolandomelo sotto il naso prima di infilarselo in bocca. Il loro tentativo di distrarmi sta sfociando in un’inutile sequela di pettegolezzi sul mio conto; speravo in un po’ di pace, ma a quanto pare sono destinato ad essere deriso e sfottuto per l’intero pomeriggio e serata compresa. Lascio che la mia testa sprofondi nel cuscino, socchiudo gli occhi, e lascio i miei due compari continuino a pigolare e spintonarsi da una parte all’altra delle mie gambe.
Non mi piace dover avere a che fare con le donne; mi irritano, e non si capisce mai niente di quello che fanno. Ci manca solo che finisca anch’io per essere perseguitato da una fatina, magari ossessionata dall’essere bio-tono-compatibile con il suo boyfriend .. no, non fa per me.


Il mio amato pianoforte. I tasti bianchi e neri erano coperti da un dito di polvere, chiaro segno che dall’ultima volta che li ho fatti suonare io – giusto prima della rissa – nessuno li ha toccati. Bella consolazione, vuol dire che sono l’unico a venire qui, se escludiamo le riunioni del coro della scuola, che avvengono ben più di rado di quanto dovrebbero. Premo con violenza diverse note contemporaneamente, accertandomi della totale sanità delle mie mani, almeno fino al polso, e di questo sono grato ai miei attentatori – che, oltretutto, così agendo hanno dimostrato scarsa furbizia, ma non sarò certo io ad andarglielo a dire.
Esco dalla Sala della Musica, zampettando giù per la stretta scala a chiocciola che fa scendere sino al chiostro, con la testa abbassata per non centrare in pieno le arcate troppo basse per me; sbuco nello spazio aperto brulicante di studenti che corrono su e giù, come succede sempre all’ora di cena. Mi aggiungo a loro, spinto verso la Sala Grande dalla voragine che mi sento al posto dello stomaco.
Improvvisamente, un oggetto non meglio identificato mi rimbalza sulle costole scassate, provocandomi molto più dolore di quanto avrebbe fatto normalmente. Ci metto un’eternità a focalizzare la testolina di una mia compagna di casa, mai vista prima in effetti, almeno trenta centimetri più in basso.
« ahio. » borbotto facendo risuonare la voce in gola, quasi passando già oltre e ignorando i lividi che mi pulsano sotto i vestiti.
« scusa! ti chiedo scusa, non volevo! » mi placca con maestria, agitando le mani come una pazza. La squadro da capo a piedi, mentre miseramente attira la mia attenzione e poi ricomincia a parlare. « mi chiamo Dorothy Crowley; sono nuova, sono tassorosso, del sesto. » mi comunica tutto d’un fiato, sorridendo e agitando il braccialetto che porta al polso; mi accorgo chiaramente che ha notato che la mia faccia è per metà bluastra.
« io sono Eugene Pennington, ci vediamo a lezione. » la liquido in fretta, allontanandomi con fare più ombroso del solito; non che abbia fatto apposta, è solo che sono fatto così. Più o meno. E così, ho una nuova compagna; speriamo non sia una nuova seccatura, anche se dall’aspetto si direbbe piuttosto simpatica, oltre che carina.
Ignoro Lewis e cricca che mi osservano dal tavolo di Serpeverde, sedendomi al mio posto, tra Milo e Carl, e indico loro Dorothy – almeno credo si chiami così – che trotterella al fianco di un prefetto di Corvonero e poi viene dalla nostra parte. Loro, in tutta risposta, mi fanno notare Isabel, che guarda insistentemente in nostra direzione, e dall’altra parte Julia, che fa lo stesso.
Mi accartoccio sul mio piatto di minestra, l’unica compagna che voglio per stasera.













04/03/2008
commenti • tag: ricordi, lettere, malinconia, dolore, paura, serpeverde, dubbi, lezioni, conoscenze, guai, errori, riddle, momenti imbarazzanti

Toc Toc Toc

 

Apro gli occhi lentamente, scosto la tenda del letto a baldacchino e guardo verso la finestra, la fonte del rumore. Scorgo un gufo abbastanza grosso, marrone, che con i suoi occhietti piccoli mi squadra e con il becco continua a picchiettare sul vetro sporco della finestra. Mi alzo subito, infilo le pantofole e corro ad aprire l’anta. Non voglio che il rumore svegli le mie due Belle Addormentate, Susan e Lory.

Il gufetto si appoggia su una pila di vestiti di Susan, e mentre si mette comodo fra i cardigan di cotone e le minigonne colorate alza la zampetta e mi porge una letterina.

La apro subito, gia` so chi e` il mittente, ricevo lettere solo da una persona fuori Hogwarts. E` la mamma, ha una calligrafia piccola, gentile, le parole appena sfiorano il foglio, ma rimangono impresse nella mente.

 

Cara Alexa,

sono passati gia` molti giorni da quando te ne sei andata e io, piccola mia, non ho fatto altro che pensare a te e a come mi manchi. La casa e` terribilmente vuota, e io mi sento terribilmente vuota e triste. Mi manca una giovincella per casa! Certo, eri una palla al piede quando ti lamentavi perche` non c’era nessuno della tua eta`. A proposito, indovina chi e` venuto ad abitare dalla nostra anziana vicina di casa tanto amata? Niente meno che suo nipote, che ha la tua eta`, forse un po` piu` grande. Figurati e` venuto una settimana dopo che te ne sei andata!

 

Rimango a bocca aperta, mannaggia! Proprio quando me ne vado io, dopo i mesi di solitudine e noia arriva una novita` proprio quando non ci sono!

 

Sono sicura che adesso ti starai strappando i capelli, continua Alexa, figurati che il ragazzo e` anche carino!!!

 

Ecco a questo punto sono veramente incavolata.

 

Mi ha aiutato con la spesa e il resto, appena ha saputo che ero ancora convalescente. Ma non ti preoccupare, gli ho parlato di te, e non vede l’ora di vederti quest’estate!

Comunque se ti stai chiedendo come sto non ti preoccupare, va tutto bene, il dottore e` ogni giorno piu` ottimista e concorda con la mia decisione di mandarti a scuola. Dopotutto lo sapevo io che ti mancavano Incantesimi, Trasfigurazione, Antiche Rune e tutte le altre materie strane di Hogwarts! Mi raccomando mi aspetto il massimo dei voti eh? Dai scherzo piccola mia, basta che ti trovi bene con le amiche e che vai decentemente, e la tua vecchia mamma e` contenta ed in pace.

Qua va tutto bene, a parte questa novita` del ragazzo carino, io riesco a muovermi abbastanza e cucino, pulisco e faccio altre faccende da sola.

Perfavore scrivimi e raccontami qualcosa, qualsiasi cosa, anche cosa hai mangiato oggi. Lo sai quanto adoro ricevere tue notizie, non posso vivere senza le tue battute simpatiche e le tue prese in giro ai professori e agli studenti. Mi chiedo perche` non mostri la tua spiritosaggine agli altri compagni, sei davvero simpatica e divertente, devi aprirti un po` di piu` alle altre persone.

 

Ti voglio bene

Mamma

 

Rileggo la lettera, e` un po` corta, e mi ha lasciato l’impressione che mamma mi stia nascondendo qualcosa. Spero davvero che dica la verita` riguardo alla sua salute, non si e` allargata sull’argomento. Cammino in punta di piedi e mi siedo alla scrivania, dove tiro fuori una piuma e inizio a scrivere la mia risposta. Sono ancora insonnolita e le parole mi escono con fatica, vorrei dimostrare a mia madre che sono veramente spiritosa come dice lei, ma non mi viene in mente niente. Guardo Lory e Susan che dormono e un’idea fa capolino nella mia mente. Perche` non descrivere la posizione strana che assume Susan quando dorme, messa a V con il sedere che spunta fuori dalle lenzuola? Oppure descrivere come russa Lory, che sembra che tutto il fiato che ha nei polmoni lo fa uscire fuori di notte. Inizio a scrivere speranzosa, ma controllo il tempo e mi rendo conto che mi devo sbrigare, se voglio fare in tempo per la colazione e non essere in ritardo a Trasfigurazione.

“Su ragazze, su! Su!” grido, tirando addosso alle Belle Addormentate un paio di cuscini.

 

 

La campanella suona, segnando la fine di questa prima lezione. Susan si avvicina, e inizia a pichiettare sul mio banco impaziente, ci metto sempre tanto a riordinare la borsa.

 “Datti una mossa, ti ricordo che l’altro giorno abbiamo alla grande pisciato Incantesimi, e non mi sembra proprio il caso di arrivare in ritardo oggi”

O cacchio Incantesimi! Ho il libro in camera, devo scender quattro piani merda!” finisco di ordinare in fretta, esco dalla stanza a razzo, sento da lontano la voce di Susan che mi chiama, e in sottofondo il grido della professoressa “Alexa spingi la sedia quando esci!!” e poi sento qualcos’altro, qualcosa che speravo proprio di non sentire, la spalla di Jasper Lewis. Me ne accorgo troppo tardi, quando mi giro e incontro il suo sguardo freddo, e tremendamente incazzato. Se mi sento cosi` male guardando lui, figuriamoci se mi scontro mai con Riddle. Noto che i miei libri giaciono per terra, accanto ai suoi.

“Ma guarda dove vai!” poi mi guarda e il suo viso assume una smorfia di disgusto “Cacchio dato che mi dovevo proprio scontrare con una mezzosangue perlomeno potevo scontrarmi con una un’attimo carina no?”

Sento il mio viso che diventa rosso e le lacrime che combattono per non cadere, non qua, non davanti a tutti. Perche` effetivamente tutti hanno sentito, c’e` qualche ragazzo che ride, altri che stanno zitti, vedo gli occhi di una o due ragazze che mi fissano con pieta`. Jasper ha fatto la sua scena, ed ora e` contento. La sua vita continua, la mia si e` fermata.

Corro giu` per le scale, e non mi fermo piu` finche` non sono rinchiusa in camera mia, sul letto a lasciare che le lacrime scorrano e bagnino il cuscino. Non mi frega niente, tanto qua non mi vede nessuno. Non so perche` me la sono presa cosi` tanto, in fondo e` Jasper, il suo mestiere e` offendere la gente, offendere i mezzosangue. Pero` lui non ha offeso me essendo mezzosangue, mi ha offesa secondo il mio aspetto fisico, che lui evidentemente non apprezza. E se non l’apprezza lui puo` essere che non l’apprezza nessun’altro ragazzo? Che i miei sogni di fidanzamento sono solo fantasie? Che nessuno mi amera` mai, nessuno mi invitera` ad un ballo? Cavolo Alexa, sei veramente messa male. Mi alzo e vado a guardarmi allo specchio, l’Alexa che stamattina mi guardava riflessa dallo specchio e` cambiata, ora e` un mostro, e` grassa, ha il naso troppo grande, la faccia troppo rossa, gli occhi troppo piccoli, i capelli troppo banali. Non posso credere che io abbia mai pensato di essere carina. Mi accascio sul letto di nuovo, cavolo cavolo, tutto per uno stupido commento da uno stupido ragazzino che guarda caso e` uno dei piu` popolari della scuola. Cavolo!! Improvvisamente mi cade lo sguardo sulla lettera che stamattina stavo cercando di scrivere, e mi accorgo che in quel preciso momento ho tutta l’ispirazione. Mi siedo alla scrivania e in una quindicina di minuti ho gia` firmato la lettera e l’ho ripiegata in una bustina. Cavolo ho perso quindici minuti, sono in estremo ritardo per Incantesimi. Posso benissimo pisciare di nuovo, tanto ormai! Anzi quasi quasi vado in Guferia e lo affido al primo gufo a cavolo, cosi` non ci ripenso e strappo la lettera. La Guferia e` sull’alto di una torre, e un po` mi ci vuole per arrivarci, sto al penultimo piano quando sento una voce dietro di me. Una voce che non mi piace per niente.

“Signorina Robinson” e` una voce che ti penetra nelle ossa e ti congela dentro, e` ancora piu` fredda dello sguardo di Jasper Lewis, e` la voce di Tom Riddle. Non voglio girarmi, ma non posso continuare avanti come se niente fosse. “Stupida sporca mezzosangue girati!” Mi giro di scatto, non mi conviene non obbedire. “Brava, vedo che un pizzico di cervello ti e` rimasto, adesso signorina Robinson, spiegami perche` non stai con i tuoi compari del quinto in classe” Oh cavolo, mi ero scordata che era Prefetto, mi ero scordata che se scopre che ho saltato la lezione sono morta.

“Be`...dovevo andare al bagno...mi sento poco bene...conati di vomito...” Ma che dico?? Questa non se la beve per niente.

“Questa non me la bevo Robinson!” Ti pareva. Mi accorgo che non l’ho ancora guardato in faccia da quando mi ha rivolto la parola, sono combattuta se farlo o no, se non lo faccio potrebbe vederlo come una mancanza di rispetto, e se lo faccio potrebbe pensare la stessa cosa. Mi decido a farlo, mi ritrovo davanti il suo volto pallido, i suoi occhi pieni d’odio, che gia` tramano una punizione adatta.

“40 punti in meno alla tua casa Robinson, 10 te li ho aggiunti perche` mi hai mentito stupida mezzosangue. Adesso ti conviene dirmi che professore avresti dovuto avere senno` vedro` di metterti in piu` guai di quelli che hai adesso”

“Incantesimi” balbetto.

Bene, vedro` di provvedere, sono sicuro che  il professor Benton sara` felice di avere un’assistente per rimettere a posto la stanza o qualunque altro lavoretto odioso avra` da dare a una viscida mezzosangue come te. Sopratutto a una viscida TRADITRICE mezzosangue” Riddle non esita a sputare, e il suo sputo manca di poco la mia scarpa. So a chi si riferisce quando dice traditrice, si riferisce a mio padre, la voce corre, e tutti sanno come ha rinnegato la comunita` magica. Per i sangue puro non sono solo una lurida mezzosangue, ma pure una traditrice, anche se io non ho avuto niente a che fare con la decisione di mio padre. E` ingiusto, questo giorno e` ingiusto, da Lewis a Riddle.

 


 

Devo aggiungere un'altro pezzo, ma aspetto il ritorno della jill, perche` la devo consultare. Questo post verra` quindi di conseguenza aggiornato.














27/02/2008
commenti (1) • tag: malinconia, dolore, amicizie, serpeverde, riddle, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti, fidelius

Oggi c’è la seconda riunione del Club. Devo pensare ad un nome decente, fra l’altro.
Distesa sul molo ad occhi chiusi, lascio che una mano sfiori la superficie dell’acqua, un po’ meno gelida del solito: forse è la primavera che inizia a farsi strada, anche se è ancora un timido tentativo.
Sento che qualcuno si siede accanto a me, alla mia sinistra.
“Julia?”dice la voce di Georgiana.
Apro gli occhi, senza dire nulla. Aspetto che parli.
La mia amica prende un respiro profondo. Poi guarda lontano, al di là del lago.
“Mi fa male vederti così.”
E io non so cosa rispondere.
Il silenzio dura alcuni istanti, finché non mi accorgo che il sole sta tramontando.
"È ora di andare. Ci staranno aspettando.”
Mi alzo in piedi. Georgiana mi rivolge uno sguardo triste ed arrabbiato, poi inizia a camminare davanti a me.

La Stanza delle Necessità si va ingrandendo: non per niente si modifica a seconda delle esigenze di chi la usa.  Ci siamo quasi tutti. Scorgo un nuovo viso, fra quelli conosciuti, caratterizzato da una luminosa chioma bionda.
Audrey Salinger, che stringe il braccio di Peter e sembra piuttosto perplessa. Spero davvero di non perdere la pazienza con lei.
Rompo gli indugi e la sottopongo subito al colloquio preparatorio. Non che nutra molti dubbi su di lei: sta insieme a Peter, che ha origini babbane per parte di madre, e la sua migliore amica è figlia di umani senza poteri magici.
È un po’ nervosa, ma supera il test a pieni voti.
“Vorrei dirvi qualcosa.”inizio.
Non amo in modo particolare essere la leader di un gruppo – sono troppo democratica, forse. In ogni caso, mi danno ascolto: le ragazze smettono di ridere, i ragazzi tacciono. Qualcuno si siede, qualcuno resta in piedi.
“Apprezzo moltissimo che voi siate qui, e sacrifichiate il vostro tempo libero per…una causa superiore.”
Perché non mi sono scritta il discorso, invece di andare a braccio, facendomi prendere dall’idea del momento e utilizzando parole troppo solenni? Ormai è fatta, mi stanno ascoltando.
“Questa è un’organizzazione clandestina. Quindi, non potete usare le nostre riunioni per giustificarvi a scuola, per andare via prima dalle lezioni o non svolgere i compiti; i professori, ve lo ripeto, non ne sono a conoscenza. Né dovete farvi particolari illusioni sul fatto che due Caposcuola siano fra noi: svolgeranno il loro compito in modo imparziale, come sempre hanno fatto. Chiaro?”
Cenni di assenso.
“La finalità che ci proponiamo è difendere i cosiddetti Mezzosangue della scuola nel miglior modo possibile. Ovvero, imparando e praticando gli Incantesimi di Difesa. Dovrete saperli maneggiare alla perfezione, per voi…e per gli altri. Non credo ci sia bisogno di farvi notare come la violenza dei Purosangue” la mia bocca si storce in un sorriso amaro, credo “sia aumentata in modo esponenziale.”
Nessuno muove un muscolo.
L’atmosfera tesa viene spezzata dall’arrivo di Carlisle e Eugene. Al limite ripeterò loro il discorso più tardi, anche se dubito ne abbiano bisogno.
Eugene non sembra molto convinto, ma beve il Veritaserum [versione riveduta e corretta di Georgie] e risponde con sicurezza. Poi Georgie si dà all’insegnamento, nonostante un po’ di incertezza iniziale.
Osservo i tentativi di Sebastian di avvicinarsi a lei. Non capisco bene se la mia amica se ne renda conto o no: Seb è del tutto partito per lei.


“Julia, andresti a chiamare Sebastian? Avrei bisogno di lui. Dovrebbe essere da Lumacorno per non so che problema con uno studente del primo.”mi chiede Silente, mentre sono nella Sala Comune. Scrivo il mio nome sul tema di Storia della Magia, e vado alla ricerca di Seb.
La scuola è tranquilla, poche persone si aggirano per i corridoi nonostante sia abbastanza presto. Scendo molti gradini di molte scale per raggiungere i sotterranei del castello, dove si trova l’aula di Pozioni.
Spingo la porta, che si apre con un cigolio. Forse è il silenzio a rendere il suono così sgradevole.
La sagoma maschile che sta scartabellando fra vari libroni mi è molto, troppo familiare.
“Julia…Versten.”dice Tom Riddle.
La sua voce è morbida come velluto, gli occhi scuri sono vuoti come quelli di una statua. È più alto di me, snello. Il suo sorriso sembra appartenere ad una persona affascinante ma incapace di fare del male a una mosca.
Il Caposcuola di Serpeverde misura la mia figura con lo sguardo.
“Che sorpresa.” aggiunge.
Sono pietrificata: non l’ho mai visto da così vicino, da quel giorno non ce n’è mai stata occasione.
La bacchetta è nella tasca interna della divisa che ancora indosso, la sento che punge la mia costola.
Poco più di dieci pollici di legno di rosa. Corda di cuore di drago. La mia unica arma di difesa se decidesse di attaccarmi.
“Hai qualcosa da dirmi?”
Qualcosa da dirgli?
Vorrei potergli vomitare addosso tutta la rabbia, tutto il dolore degli ultimi mesi, vorrei scuotere quel suo viso bianco come il latte, deformarne i lineamenti perfetti, fargli provare nel corpo un minimo di quel dolore che io provo nell’anima.
“Versten, cara, cosa ci fai qui?”
Lumacorno è alle mie spalle: gli sto intralciando la strada, visto che non mi sono mossa dall’uscio. Ho ancora la mano sulla maniglia.
Riprendo il controllo su di me, deglutisco.
“Cercavo Lang, il Caposcuola di Grifondoro.”
"È appena andato via. Abbiamo risolto in fretta.”

Lumacorno mi sorride: credo che mi adori grazie alle mie origini piuttosto inconsuete.
Lascio questo luogo dopo un laconico saluto, e l’ultima cosa che mi resta di questo episodio è la voce di Riddle.
“A presto, Julia.”
Devo calmarmi, devo calmarmi un po’. Non posso tornare in Sala Comune in questo stato.
L’unica alternativa che mi viene in mente è la Stanza delle Necessità.
Raggiungo il settimo piano di corsa, facendo i gradini a tre a tre. Mi sento grata per lo scarso affollamento.
Ora è una piccola cameretta tranquilla.
Una finestra offre una meravigliosa vista sul cielo stellato. Il fuoco arde tranquillo e sicuro; su un tavolino, una tazza di tè fumante e biscotti allo zenzero, i miei preferiti. Mi accoccolo sulla poltrona, togliendomi gli stivali, e bevo il tè.
A poco a poco, sento il suo calore che mi rassicura, e avvolge il mio corpo.
Mi addormento, sfinita.

 

 













26/02/2008
commenti (3) • tag: amori, amicizie, paura, dubbi, litigi, guai, grifondoro, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

Il professor O’Sullivan, tutto contento, ci applaude vivacemente saltellando dietro il leggio, il suo podio che sobbalza e scricchiola. Mi arriva nelle costole l’abituale gomitata di Milo, alla quale rispondo con altrettanto slancio; sento il rumore dei suoi spartiti che sbatacchiano sulla schiena della persona che gli è davanti, e che si gira ad insultarlo, ma non faccio lo sforzo di abbassarmi a guardare chi sia.
Essere parte del coro di Hogwarts è un modo eccezionale per farsi etichettare come sfigato; nessuno vorrebbe mai esporsi al pubblico ludibrio cantando davanti a tutta la scuola, magari mentre si pasteggia, con Dippet che fa oscillare i suoi indici fingendo di dirigersi. Nessuno, tra le mille attività possibili, sceglierebbe quella prettamente non magica e senza alcuna finalità o influenza sul proprio futuro. Così finisce che solo chi ha una reputazione talmente perfetta da non poter essere offuscata e chi non ce l’ha proprio entra a fare parte del coro; esempi tecnici dei due opposti, Milo Ashmore, mio caro amico e compagno di stanza, e me, Eugene Pennington.
« Signor Ashmore, mi faccia la parte da solista. » borbotta O’Sullivan, innervosito dall’eccessivo agitarsi delle ultime file; Milo continua a ridacchiare ed annuisce, sfogliando le sue scartoffie. « E uno .. e due .. e uno e due e tre! » attacchiamo a cantare. Sono già abbastanza sfigato che non ci sarebbe alcuna differenza, se cantassi o no, e quindi visto che mi piace continuo a farlo. Mi alzo in punta di piedi giusto per il gusto di fare scena mentre il vocalizzo sale ad una nota praticamente impossibile, per noi ragazzi, e le ragazze strillano e ululano di sottofondo alla voce da baritono leggero di Milo. Anche alla London’s Academy of Music c’è un coro, il miglior coro che si possa immaginare, e nessuno pretende che si parli di lampi verdi in un Requiem.
Il brano si conclude con un gemito del nostro direttore, affatto contento della prestazione, che ci intima di andare prima che decida di toglierci un punto per ogni nota sbagliata. Evaporiamo in fretta, scendendo dai nostri sgabelli e precipitandoci verso la porta dell’aula di Babbanologia, che una volta alla settimana viene adibita a sala prove del Coro. Milo mi prende per un braccio, costringendomi a rallentare.
« Ehi, guarda chi c’è. » distinguo dall’altra parte del corridoio i piccioncini Jillian e Carlisle, e poco più lontano le amichette di lei, la sua cricca di fatine, che pigolano e sbattono gli occhioni.

***

« Senti, prendiamoci un caffè e lasciamoli perdere. » mugugno distogliendo lo sguardo dalla coppietta e dalle fatine che però, purtroppo, ci hanno già puntati e fatti soggetto delle loro allegre chiacchiere. Ok, lo ammetto, è colpa mia: sono alto come un lampione, non passerei inosservato neppure al buio. Sento una voce femminile che chiama Milo e lui, puntuale come un orologio svizzero, trotterella in quella direzione, mollandomi da solo in balia degli sguardi divertiti delle Corvonero. Faccio per andarmene, con la tentazione di usare un libro per nascondermi la faccia.
« Eug! » sento chiamare, senza fare neppure in tempo a muovermi; chiaramente, è la voce di Carl. E così non solo le Jill Girls, ma anche tutti gli altri studenti che passano in corridoio si girano verso di me. Sento che la mia faccia si contorce in una smorfia infastidita; striscio verso il mio amico, che si scolla dalla sua ragazza.
« Ciao, Eugene! » dice lei sfilandosi dal suo abbraccio e scappando verso le amiche che la aspettano; la seguo con lo sguardo, finendo per incrociare prima quello di Rachel Casey, poi quello di Isabel Sittenfeld: sbatte gli occhioni, fa un sorrisino, sembra sul punto di strozzarsi e poi torna a cinguettare. Le donne.
« Hai finito di essere zuccheroso, per oggi? »
« Se non ti conoscessi bene, direi che sei solo invidioso. » mi risponde con un sorriso ironico. « A proposito, l’appuntamento è per stasera, te ne ricordi? »

***

E’ un posto nuovo per tutti; non ho potuto che stupirmi per l'incredibile magia della stanza. La chiamano stanza delle Necessità c’è un motivo più che valido: io e Carl schierati di fronte alla parete sgombra, con gli occhi stretti, una porta piccola e sudicia con una maniglia di ottone incrostato, tanto bassa da costringermi ad inchinarmi. E dentro, un’aula di medie dimensioni, con il soffitto alto, e le pareti occupate da grandi scaffalature piene di libri, ma anche oggetti di scopo dubbio e varie cianfrusaglie.
Ad occhio e croce una decina di persone si dispone in vari punti della stanza, e tutti sembrano piuttosto in tensione; al nostro ingresso, subito si precipita verso di noi la ragazza con i capelli scuri che mi è stata presentata da Carlisle, Julia Versten, la sorella di Ida. A quanto pare è il capo della baracca, e infatti si avvicina con il chiaro intento di introdurmi alla faccenda; è chiaro che non abbia reagito bene alla morte della mia compagna di casa, come c’è da aspettarsi d’altronde, ma il suo aspetto rivela delle sofferenze molto maggiori a quelle abituali.
« Eugene, non è vero? Devi farmi un favore, vieni con me .. » Carl scappa subito tra le braccia della sua diletta, che immagino abbia individuato nello stesso secondo in cui siamo entrati. Julia non cerca di fare la carina, per fortuna, e dopo essersi fermata vicino ad un tavolo mi offre un bicchiere colmo di liquido trasparente.
« Veritaserum. » scandisce.
« … »
« Bevilo. » Agli ordini.
« Hai avuto, hai o intendi avere rapporti cordiali con Riddle? »
« No. »
« … o con la sua cricca? »
« No. »
« Credi anche in minima parte nelle sue idee? »
« Sono Mezzosangue! » sbotto scuotendo la testa, e distogliendo lo sguardo da lei. Dico io, neanche fosse il controspionaggio o qualche organismo parallelo. Catturo con la coda dell’occhio il suo braccio destro – o sinistro – Georgiana Harrington, caposcuola Corvonero, che arriva al galoppo, seguita da un altro ragazzo, che le stringe la mano.
« Cominciamo? » chiede con voce flebile; mi chiedo se sarebbe mai capace di cantare .. ho sentito dire che per ora le sue uniche velleità non-magiche risiedono nella scrittura. Julia annuisce, facendomi cenno di seguirla; mi scelgo un grosso pouf giallo grano, dove poso il mio stanco stanco sedere, e costringo le mie gambe chilometriche a prendere una posa innaturale.
« Ciao.. » trema ancora la voce della Harrington, così rossa in volto da fare quasi luce. Non sembra esattamente a suo agio con tutti gli occhi puntati addosso, ma è anche chiaro che sta facendo un notevole sforzo di volontà. « ehm, oggi faremo un po’ di esercizio sugli incantesimi difensivi. » non è abituata a stare in cattedra, questo è chiaro. Continua con la sua spiegazione, con il punto di vista di chi al settimo ha visto e provato di tutto: la sua secchionaggine sprizza da tutti i pori.
Ci dice di sistemarci a coppie; io mi trovo davanti a Carlisle che ha lasciato momentaneamente perdere Jillian e l’inseparabile Isabel; il fatto che siano Corvonero mi rincuora, altrimenti proprio non saprei cosa pensare. A turno, Carl cerca di attaccarmi con un Expelliarmus e io rispondo con un Defendio, o viceversa. La cosa si rivela piuttosto semplice, visto che siamo tutti degli ultimi anni.
La cosa più interessante è vedere la nostra presunta insegnante, Georgiana, che fa scivolare montagne di miele – una tradizione Corvonero, allora! – sul suo ragazzo, massaggiandogli l’occhio nero provocato durante un allenamento di Quidditch ( non si può dire che sussurrino ) e contemporaneamente non muove un dito per respingere le evidenti avances di Sebastian Lang.
« Lo so, è imbarazzante anche per me. » sento dire dalla voce di Julia Versten alle mie spalle; mi si accosta sorridendo e, stranamente, non posso fare a meno di risponderle.


E’ notte; e la ronda dei Caposcuola non passa, non passa, non passa, proprio quando dovrebbe passare. « … dillo: sono uno un lurido sanguesporco. » sibila una voce nel buio, una sferzata ancor più decisa di quella che mi arriva in pieno volto, l’ennesima. Non è un sogno, stavolta: il dolore che sento è reale, e le mani degli amici di Riddle stanno toccando la mia sporca pelle di mezzosangue per ricoprirla di sudici lividi. La cravatta, impigliata chissà dove, mi sta strozzando, e il pugno che mi arriva dritto nello stomaco non fa che peggiorare la situazione della mia respirazione.
Certo, penso lucidamente, ma è inutile che reagisca: in quattro contro uno non c’è prestanza fisica che tenga, e certamente ne basterebbe uno per ridurmi in carne macinata. Perché proprio a me? E non ad un qualsiasi altro giovane mezzosangue, o ad un cane, un piccione, ma non a me. Io non vorrei essere qui, perché me ne fate anche una colpa? E non spezzatemi le dita, per favore; l’osso del collo, se volete, ma lasciate stare le mie mani. Fortunatamente non sembrano abbastanza brillanti da ricordare che sono una delle poche cose importanti per un pianista, mentre mi sbattono la testa contro un angolo del corridoio.
« muori, cane. » sento sibilare da una voce grossa, profonda, probabilmente di uno degli orsi più grossi del circo Riddle. Le tempie mi pulsano, probabilmente perché sto perdendo sangue anche da punti che neanche sapevo di avere; mi accascio sul pavimento nonappena mi lasciano libero, e fanno un passo indietro per ammirare la loro opera. Sono abbastanza devastato, eh?! La forza per dirlo ad alta voce non l’ho.
Mentre se ne vanno, socchiudo gli occhi; nel buio, è solo un riflesso di un istante a tradire uno dei membri dell’allegra brigata. Riconosco senza dubbio i bei tratti di Jasper Lewis, del mio anno, che ghigna mentre si ripulisce le dita con un fazzoletto. Fazzoletto di seta cucito a mano, probabilmente.
« picchiarmi .. proprio come fanno i babbani, eh? » sento una risatina sorgermi dal cuore, ma lo sforzo mi fa abbandonare la testa a terra. L’unica risposta è un calcio nelle costole, e poi sento i loro passi che si allontanano.
Credo che mi prenderò una pausa, prima di tentare di andare in infermeria.













24/02/2008
commenti (2) • tag: amicizie, dubbi, conoscenze, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

RAH03"che lezioni hai oggi?" chiedo a Cassandra mangiucchiando un pezzo di croissant. Lei mi mostra il suo orario. Siamo in Sala Grande a fare colazione dopo almeno due settimane di latitanza. Devo dire che mi risultava proprio snervante dovermi dare alla macchia ogni volta che qualcuno guardava o me o Cassie in modo troppo interessato o curioso. E ho ricevuto con piacere la sorpresa che la mia nuova amica mi ha fatto stamattina dicendomi che le andava di scendere in Sala Grande a fare colazione. Guardo l'orario con un'aria piuttosto soddisfatta. Sembrava essere tutto perfetto quando...
"Hai riprovato quell'incantesimo?" mi dice Cassandra.
Mi giro ad osservarla con un misto di terrore e vergogna... Era un'incantesimo di trasfigurazione particolarmente difficile che non ero riuscita a eseguire in modo esaudiente (cosa che mi turbava visto che non avevo mai trovato difficoltà in nulla).
"Rah non succede nulla se non ti sei esercitata per un giorno!" dice lei e ride di gusto. "sei proprio buffa a volte lo sai?"
"è che quel dannato incantesimo lo sto provando da settimane... lo sai..." dico io arrossendo violentemente.
"Chiedi a Silente cosa ne pensa. Sicuramente ti darà una mano..." mi consiglia prendendo in mano il suo libro di trasfigurazione. "Io credo di non essere la persona adatta ad aiutarti"
"Non mi va..." dico sempre più preoccupata.
"Chiedi a qualche altro studente di aiutarti." risponde allora ironica. "Ti va più questo?"
"Cassie, ti prego, non puoi aiutarmi tu?".
"Mi dispiace ma non credo che ti sarei d'aiuto... ai G.U.F.O. non ho preso mica una E..." dice in tono un pò amaro "Ma credo di conoscere una persona che potrebbe fare al caso tuo."
"Cassie... lo sai!" non mi piace ammettere le mie debolezze... e chissà come Cassandra riesce sempre a farmele tirare fuori in tutta la loro realtà.
"No Rah... mi dispiace te l'ho già detto. Audrey farebbe un lavoro decisamente migliore rispetto a me." ribatte.
"Audrey? Audrey Salinger?" chiedo mentre nella mia memoria si disegna una cascata di riccioli biondi e un sorriso gentile.
"Si, esatto. Lei sarebbe sicuramente disponibile."

Io, Rah Ching Page, costretta a chiedere ripetizioni di Trasfigurazione. So di non essere perfetta e non ho mai avuto tale convinzione ma... mi sentivo avvilita! In ogni caso ho sentito parlare molto bene di Audrey e questo mi tranquillizza.
Entro in bibblioteca per cercare una lettura di difesa che mi aveva consigliato Cassie. Lei è ancora a lezione di Cura delle Creature magiche così rimango sola a guardare tra gli infiniti scaffali polverosi. PeytonSorpasso con gli occhi un grosso trattato sulla difesa contro gli Avvicini (a mio parere osceno), e trovo finalmente il libro che mi interessava: "La difesa e i duelli". Mi avvio verso la scrivania che poco prima avevo visto libera ma invece la trovo occupata. Il mio stomaco fa un sobbalzo. Audrey Salinger stava seduta a studiare di fronte a me. "Bè" penso "Cosa posso fare se non aprofittare della situazione? è ora che mi sevgli un pò... Cassie ha ragione." raccolco tutto il coraggio di cui son capace e mi avvicino alla scrivania dove la ragazza dagli splendidi riccioli dorati sta studiando.
"Ehm... scusa." dico piano per attirare la sua attenzione. Lei alza gli occhi su di me e mi osserva con curiosità.
"Si, posso esserti d'aiuto?" mi dice tranquilla.
"Tu sei Audrey Salinger, giusto? Molto piacere, io sono Rah Ching Page." le porgo la mano che lei stringe tranquillamente.
"Piacere mio, Rah. Allora? Posso aiutarti in qualche modo?" mi ripete.
"Ho... Ho sentito dire che dai ripetizioni di Trasfigurazione..." butto lì arrossendo. Il suo viso si illumina di comprensione. "Volevo semplicemente chiederti se riesci a trovare un pò di tempo per aiutarmi." concludo poi.
"Capisco, penso di riuscire a trovare qualche ritaglio di tempo. Ti faccio sapere al più presto." dice lei sorridendo gentile.
"Molte grazie." le rispondo con imbarazzo. "Ci sentiamo presto."
1Ho appena finito di raccontare a Cassie del mio incontro con Audrey. Siamo in camera e lei ride divertita dalle mie avventure.
“Oggi ci hanno interrogate assieme, sai?” mi dice. “Ha eseguito un incanto Brillantarem veramente perfetto.”
Parliamo ancora del più e del meno e lei scherza, sempre più spesso. Penso che si stia riprendendo finalmente. E questo mi fa stare bene. Perché mentre lei esce pian piano dal dolore per la perdita della sua migliore amica, io esco da quella che era la mia prigione di ghiaccio. Una  prigione che son riuscite a sciogliere solo le sue lacrime e il sorriso che finalmente c’è nelle sue labbra.
Per una anche io posso capire cosa voglia dire avere un’amica!












20/02/2008
commenti (1) • tag: ricordi, famiglia, malinconia, dolore, misteri, amicizie, serpeverde, riddle, momenti imbarazzanti

“Ciao Jasp, cosa stai facendo?”dice Ed, entrando nella nostra stanza.
Non gli rispondo, ma gli chiedo notizie. Notizie delle ricerche che Scarlett sta svolgendo per e con lui. Giusto l’altro giorno l’ho vista parlare animatamente con il fratello in Sala Comune[ero di passaggio dopo gli allenamenti di Quidditch]; poi era andata via. Poco dopo, mentre mi sorbivo una Burrobirra bollente, un vero toccasana dopo tutto il freddo preso, Julia Versten era andata a parlare con lui.
Non avevo potuto fare a meno di trattenere un sorriso sardonico. Il fratello di Scarlett Lywelyn, che strana scelta. Come se avesse parlato con un fratello di Ed, o di Deirdre. Povera cara.
“Sì, ha trovato qualcosa, qualcosa di importante.”
“Spiegati.”
dico, mentre si avvicina e si siede accanto a me.
“Le è arrivata una lettera, e delle informazioni. E mi ha detto…”la sua voce si abbassa di colpo, e la porta si apre.
Morgan Lancaster si ritrova addosso i nostri sguardi infastiditi.
“Beh, ragazzi. Questa è anche la mia stanza. E ora devo studiare.”bofonchia.
Il nostro ex amico si allunga sul letto, masticando una Cioccorana, e inizia a leggere a bassa voce una serie di appunti di Incantesimi, per imprimerseli nella memoria.
Lo sguardo di Ed è lontano.


Io ho circa otto anni. Un bambino con i capelli ancora biondi, e gli stessi occhi verdi.
Accanto a me, c’è un ragazzo bellissimo.  È alto, biondo e ha gli occhi castani. Sorride timido.
È mio fratello, Gabriel Sean Lewis.
Questa è l’ultima fotografia che ci scattarono insieme: solo io e lui, nel giardino della nostra casa.
Sean aveva diciassette anni, quando è morto.
L’ho saputo origliando da dietro la porta del salotto: i miei genitori, attoniti, riuscirono a litigare anche su quello.
Io ero corso via, rifugiandomi a piangere sotto le scale.

Immagino che cosa possa avere provato il mio amico ad assistere all’uccisione di suo padre. Cerco di amplificare per mille ciò che provai io, quel giorno.
Non lo so. Non lo so.
È troppo diverso.
Mio fratello morì per un incidente. Non fu ucciso da nessuno. Quindi io non ho mai pensato di potermi vendicare.
Sono assorto nei miei pensieri da un pezzo, tanto da non accorgermi che la Sala Comune si è popolata di Serpeverde.
Mi guardo in giro.
Occhi scuri.
Uno sguardo inespressivo.
Tom Riddle mi fa segno di avvicinarmi.
“Ti vedo pensieroso, Jasper.”
Non mi chiama per cognome, come fa di solito; anche la sua voce è quasi dolce. Prende la foto che stringo nella mano destra. All’improvviso mi sento in imbarazzo, come se mi avesse visto nudo.
“Tu, chiaramente. E…?”
“Mio fratello. Sean.”

Annuisce.
“Morto?”
“Sì.”
“Come?”

La sua voce è cantilenante e melodiosa, come una musica gentile che accarezza l’orecchio. Una ragazzina del quarto lo fissa adorante.
Non mi ero mai reso conto più di ora del suo potere di seduzione.
“Una rissa. Lo hanno trovato pestato a morte.”
Riflette per un attimo, poi si china verso di me e sussurra:
“E questo non ti fa mai venire in mente nulla?”
“Che cosa?”

Sono ipnotizzato, del tutto in suo potere. 
“Un mago ucciderebbe mai con la violenza fisica? A calci, pugni e bastonate?”
Non so rispondere. Non credo di avere ancora la capacità di pensare autonomamente.
“No. Soltanto uno stupido Babbano potrebbe farlo. Un mago userebbe…”
Non completa la frase. Mi riconsegna la fotografia e se ne va, salutandomi con un:
“Pensaci bene.”
Un Babbano.
Mio fratello ucciso da un Babbano?
Eppure quello che dice Riddle non è stupido.

Mi vengono in mente tutti i discorsi di mio padre. Le rare volte che ci vediamo, è ovvio. O lo sguardo di mia madre, quando le parlo dei Babbani che mi infastidiscono. Per quanto con nessuno dei due abbia mai, e dico mai, affrontato l'argomento. Dal giorno dopo le esequie, il nome di mio fratello li azzittiva immediatamente.

Nei miei ricordi, trovo conferma di quanto ha detto Tom Riddle. L'erede di Serpeverde. Colui che merita la mia stima eterna e la mia obbedienza incondizionata, per il suo sangue e  per le sue qualità.

 

 

 














16/02/2008
commenti (2) • tag: amori, consigli, amicizie, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

Mi costa fatica per parlare con chi non rientri nel giro delle tre, quattro persone con cui ho un rapporto; non sono le parole a mancarmi, ma è la necessità di creare ponti. Ho imparato a mie spese che sono una persona che non è gradita, e che alla gente sembro strano.
La mia carnefice sta chiacchierando con le sue amiche fuori dall’aula di Incantesimi; formano un piccolo crocchio, e probabilmente lei sta raccontando l’emozionante incontro/scontro con Carlisle. Che, tra l’altro, non mi ha ancora spiegato che ci faceva con Jillian nel mezzo della notte, e ben oltre il coprifuoco. Rachel Casey, Isabel Sittenfeld e Audrey Salinger stanno chiocciando, gli occhi pieni di stelle e la testa circondata da cuori lampeggianti.
« mmmh … Jillian? » le tre grazie trasalgono, mentre la diretta interessata si volta, ricoprendomi di miele con un solo sguardo. Probabilmente si aspettava che fossi il suo principe pel di carota, e invece si deve accontentare di un pianista fallito. Almeno c’è da dire che sembra più imbarazzata di me.
« Ciao .. Eugene. » brava, ci sei riuscita. E’ bella, devo ammetterlo: ma non posso certo comprendere la follia di Carl, che si riduce ai minimi termini per lei. Non credo che ci abbia mai provato con una ragazza più di una volta, ma per lei ha fatto cento eccezioni: è la sua ossessione. Se devo essere sincero, mi sembra soltanto una ragazzina melensa, e piuttosto sciocca. Lo dimostra il fatto che si sia lasciata abbindolare da Jasper Lewis, quel viscido stronzo.
«Dovrei parlarti. Puoi..puoi seguirmi? » cosa non si fa per gli amici; mi toccherà parlare con lei, e stare anche attento a non far fare la figura dell’ebete a Carl; cioè, più ebete di quanto mi sia parso quando si è messo a sospirare a letto, come un novello Romeo, e mi ha raccontato cos’era successo con le mani sul cuore. La melensaggine l’ha contagiato. Jill arrossisce violentemente, come se le avessi chiesto di sposarmi; le amiche ridoline mi guardano con la bocca spalancata. Lo so, in effetti non ho mai socializzato più di tanto, ma è sei anni che siamo a scuola insieme! Mi scosto i capelli dalla fronte, accennando un sorriso – cosa non si fa per gli amici, ripeto.
« sì, certo. » sussurra dopo una pausa infinita. Lascio il contatto visivo, prima di iniziare ad essere appiccicoso a causa della dolcezza che trasuda da ogni millimetro di lei. Mi volto di spalle, iniziando a camminare; sento i suoi passi dietro di me mentre salgo le scale a chiocciola della torre, e la sento sobbalzare quando mi vede alzare la botola della stanza del pianoforte.
Non aspetto che entri. Mi siedo sul cuscino di pelle bordeaux, iniziando a scartabellare tra gli spartiti; reflets dans l'eau, potrebbe andare. Allento il do, premendo un paio di volte il tasto d’avorio, che rimane segnato da un lieve alone del sudore delle mie mani. Riconosco la sua presenza. Inizio a suonare, piegando la testa in avanti per non rischiare di essere distratto da cotanto biondume.
Trattiene il fiato, ne sono sicuro.
Non respira.
E non si muove, finché non finisco di suonare e mi volto verso di lei, che ricomincia automaticamente ad emettere le sue onde d’amore.
« è bellissimo. » pigola con gli occhioni verdi pieni di lacrime; si è commossa, e questo è positivo, perché le verrà da singhiozzare e non continuerà ad interrompermi mentre le parlo.
« è Debussy. » ribatto senza intensità, lasciando scorrere le dita sui tasti, quanto basta per farli languire in sottofondo. Lei si avvicina, con aria di compassione; ma dico, stimolo solo pietà nelle persone? Non sono così sfigato! « piace molto anche a Carlisle, lo sapevi? » ho pronunciato la parola magica; si riaccende quel bel color coccinella che la caratterizza per la maggior parte del tempo. Pare balbettare, ma la copro prima che dica qualcosa di particolarmente idiota. « lui ti piace? Perché non la pensa così. » boccheggia « e questo mi infastidisce, perché se tu tormenti lui, lui tormenta me. » la mano sinistra, ancora posata sui tasti, suona un gruppo di note stridenti. « prendi una decisione, Jill. »
Mi volto di spalle, giusto in tempo per sentirla emettere uno squittio; avevo calcolato i tempi ancor più perfettamente di quanto potessi mai lontanamente immaginare. Carl è arrivato, e ora stanno languendo l’uno negli occhi dell’altra; tra dieci secondi esatti si attaccheranno come ventose, e mi auguro che il mio migliore amico avrà la sensibilità di uscire prima che io finisca di suonare il claire de lune.
L’amore trionfa.
Per loro.

« …e non sapeva che tu suonassi il pianoforte! » sospira di nuovo. Gli occhi di Carlisle non smettono di brillare, da quando ho sistemato le cose con Jill e lui ha coronato il suo sogno d'amore. E' sdraiato sul suo letto, a torso nudo, come probabilmente tutte le sue fan lo sognano; a proposito, chissà come prenderanno la notizia che il signorino non è più sulla piazza.
« tu che combini? » chiede, mettendosi seduto. Mi stringo nelle spalle, mentre caccio nel baule un pacco di vecchi spartiti. Non voglio che la gente mi compianga, non voglio raccontargli di come Norwood abbia tentato di spezzarmi le gambe perché lo avevo superato. Non voglio essere compatito. Non sono un uccellino caduto dal nido.
« di nuovo Norwood, eh? » è che Carl capisce; sempre e comunque. Mugugno, stringendomi il nodo della cravatta,così da evitare ancora il suo sguardo.
« senti, Eug. » lo guardo storto, attraverso il maglione che si sta infilando. « devi venire in un posto con me, la prossima volta che ci vado. »
« non potresti essere un tantino più dettagliato? » sibilo; non è mai stato il tipo da misteri, ma ultimamente questa sua vena da agente segreto del KGB mi sta un tantino irritando. Mi fermo vicino al suo letto, con le braccia incrociate.
« no. a tempo debito, saprai. » ribatte come se stesse dicendo la cosa più normale del mondo. Gli mormoro qualche insulto mentre prendo da sopra il letto la mia tracolla, ed esco dalla stanza. Certo che Jillian gli ha fatto proprio uno strano effetto.
Sposto un vaso, sposto un altro vaso, poi un altro. I miei vestiti sono sudici, in particolare i pantaloni; inginocchiarsi a terra nella serra non è il miglior modo per preservare la divisa in ordine. Il tramestio copre gran parte dei possibili rumori, e questo non può che aumentare la mia concentrazione sul mio lavoro, e sui miei pensieri. Non ho mai capito esattamente lo scopo dell'erbologia, ma perlomeno non ha a che fare con gli incantesimi; stare nella serra è una delle poche cose che mi permette di evitare ulteriormente i contatti umani, quindi perché non tentare di avere almeno un voto alto?
« ciao » sobbalzo, e alzo il mento, guardando in verticale sopra la mia testa; mi accorgo troppo tardi d'avere la bocca spalancata, e quindi di avere un'aria potenzialmente ebete. Piegata su di me, con i capelli che creano una specie di foresta di liane davanti al suo viso, c'è Isabel Sittenfeld, l'amica ridolina e chiacchierona di Jillian. Sembra incuriosita da me, ma non in modo negativo; d'altronde, è la prima volta nel giro di anni che mi rivolge la parola volontariamente. E in effetti non riesco a capirne il motivo; a meno che .. NO. E' l'aria melensa degli ultimi giorni ad influenzarmi negativamente.
« mmh..ciao. » mormoro con scarsa convinzione, continuando ad osservarla da sotto. E' carina; ma se è stupida come tutte le femmine, cosa su cui potrei giurare, non voglio averci niente a che fare.
« sei tu ad aver aperto gli occhi a Jill,eh? » sorride. Mi alzo in piedi, invertendo così le nostre posizioni; il mio metro e novanta si staglia contro di lei, che non stacca lo sguardo. Mi chiedo, che vuole da me?
« così dicono. » rispondo senza particolare tono, scrollandomi con una mano la polvere dai capelli, e facendola cadere sulla sua divisa perfetta. Trattiene una smorfia, facendone una ancora più evidente.
« beh, grazie. » esclama sorridendo, le gote che si colorano di rosso. E' carina, già, ma non mi sembra una vetta; e non capisco perché mai continui a fare questi discorsi, che me ne faccio di una ragazza? Mistero della fede.
Mi invita ad andare al castello insieme, e non vedo perché dirle di no.












14/02/2008
commenti (1) • tag: amori, consigli, speranze, amicizie, serpeverde, dubbi, litigi, guai, corvonero, tassorosso, momenti imbarazzanti

Chiudo gli occhi, abbandonandomi alla melodia che Eugene sta canticchiando sotto voce, volando leggero tra note, toni e ottave con la stessa facilità con cui io mi destreggio con le Creature Magiche. Mi allungo pigramente sul letto, incrociando le dita dietro la nuca e chiudendo gli occhi, la mente sgombra da ogni pensiero che non riguardo la voce del mio amico, che tiene il tempo battendo delicatamente la punta di un piede a terra.
"Eugene" lo interrompo appena, nel bel mezzo di un vocalizzo particolarmente delicato "Cosa stai cantando?"
Lui sbuffa, stizzito, aggrottando la fronte.
"Cosa stavo cantando" puntualizza con qualche briciola di irritazione per l'interruzione indesiderata "Un salmo di Mendelssohn" aggiunge dopo qualche attimo, gli occhi azzurri illuminati da una luce calda "Oh, vorrei tu potessi sentire com'è cantato dal coro della London's Academy of Music!" sospira appena, scuotendo il capo. Mi sollevo a sedere, abbozzando un sorriso.
"I tuoi sono ancora contrari?" domando con delicatezza. Lui annuisce, con aria grave.
"Più contrari che mai.." borbotta, dirignando i denti.
"Se ti impegno ancora un po', posso sentirli scricchiolare" commento leggero, senza tormentare troppo il mio amico. Poso i piedi a terra, stiracchiandomi pigramente "Hai fame?" aggiungo dopo qualche attimo. Lui scuote il capo, impegnato nella ricerca di chissà quale spartito e mi saluta con un cenno svogliato della mano.
Artisti. Il giorno in cui riuscirò a capire come facciano a sopravvivere senza mangiare, sarà un gran giorno.

 


 

Inspiro a fondo, mentre scivolo silenzioso nei corridoi della scuola. Chiazze di luce oro sporco illuminano le pareti e i pavimenti, interrotte solamente dalle ombre degli studenti che si attardano in chiacchiere e risatine. Sorpasso un gruppetto di Grifondoro del quarto, che si abbandonano ad un coretto di sospiri sognanti, e svolto a destra, andando ad attraversare -involontariamente- il fantasma della Dama Grigia.
Lei mi guarda, con un'espressione a metà tra l'infastidito e il sorpreso mentre mi irrigidisco come se una cascata di acqua gelida mi fosse piovuta addosso.
"Scusami" mormora con la sua voce sottile, gentile "Non ti avevo visto"
"Tutto a posto" mormoro cercando di non battere troppo vistosamente i denti "Non fa nulla"
Lo spettro sorride, un alone argenteo che si libra leggero a mezz'aria nel corridoio deserto.
"Vorrei che tutti gli studenti fossero educati come te" sospira, scuotendo l'impalpabile chioma "Ultimamente ci sono troppi ragazzi convinti di essere di padroni di questo Castello" stringe le labbra in una linea stretta, il disappunto e lo sdegno impregnano le sue parole.
"Beh, gli arroganti e i presuntuosi non sono figli solo di questo secolo" osservo, incrociando le braccia al petto. Mi riserva una lunga e penetrante occhiata, prima di annuire vagamente compiaciuta.
"Parli bene per essere così giovane" abbozza un ghigno, sporgendosi appena verso di me "E' un peccato che tu non sia finito a Corvonero"
Scrollo le spalle, a mo' di scusa.
"Si vede che il Cappello riteneva la mia buona parlantina un motivo sufficiente per finire nella sua Casata"
Lei inclina il capo, senza dire nulla, per riprendere a fluttuare lungo il corridoio, lasciandomi solo con l'allegro scoppiettare di una fiaccola appesa alla parete di pietra. La seguo fino a vederlo sparire oltre una parete, prima di riprendere il mio solitario pellegrinaggio verso le cucine. Fischietto il motivetto che Eugene intonava in camera, affondando le mani nelle tasche dei pantaloni e il mento nella pesante sciarpa di lana, regalo di Natale di non ricordo più che prozia. Svolto un ennesimo angolo, scendo una rampa di scale, quando all'improvviso un coretto di voci si leva davanti a me. Sono tre figure, due alte e secche e una piccola e tutta piegata su se stessa.
"Cosa ti avevamo detto?" sibila una voce a me orrendamente familiare. Vediamo se riesco ad indovinare il degno compare: mi avvicino di qualche passo, sfiorando con la punta delle dita la bacchetta.
"Rispondi, lurido cane"
Bingo! Edward Norwood e Jasper Lewis. La terza sagoma, probabilmente un qualche sforunato mezzosangue del primo o secondo anno, sta vistosamente tirando su con il naso. Non è che muoia dalla voglia di andar di nuovo contro quei due, tanto più che sono solo, ma ci sono cose che non posso tollerare. La violenza gratuita si piazza poco via che in cima alla mia graduatoria.
"Buona sera" esordisco, uscendo nella luce calda delle fiamme. Il trio sobbalza appena, tre paia di occhi saettano simultaneamente verso di me. L'odio, la rabbia e la muta richiesta di un ragazzino che, ahimè, conosco. Thomas Hudson, primo anno. Tassorosso.
"Thomas" pacato, mi avvicino senza batter ciglio "La professoressa Bonnet vuole parlarti, puoi venire con me?"
"Hunnam, abbiamo da fare" sibila Edward, senza lasciar andar il colletto della camicia di Hudson, che trema e sembra sul punto di scoppiare a piangere. Diamine, è un ragazzino d'oro. Con il viso ancora paffuto di chi è metà tra l'infanzia e l'adolescenza. Eppure sua madre è babbana. E per questo viene picchiato. Come se uno scegliesse la famiglia in cui nascere o il sangue nelle vene. Con la coda dell'occhio scorgo Jasper agitarsi nell'ombra, pronto a scattare, i muscoli tesi come corde di violino. Eugene sarebbe capace di tirarci fuori una sinfonia, se non rischiasse di venir ucciso per il semplice fatto di respirare troppo vicino a loro.
"Oh, lo vedo" sorrido appena "Sono sicuro che il professor Dippet apprezzerà molto il modo in cui vi offrite di riaccompagnare nei dormitori i ragazzi più piccoli"
"Vattene, Carlisle" gli fa eco Lewis, gli occhi verdissimi che brillano nell'ombra. Il mio sorriso si allarga, mentre allungo una mano verso il mio compagno di casa.
"Di questo non devi preoccuparti, non ho intenzione di rimanere un secondo di più. Ce ne andiamo subito"
"Noi, lui rimane. Deve portare a termine il suo compito" ringhia Norwood.
"Che compito? Andare nelle cucine a prendere del cibo per i Principi di Serpeverde, troppo regali per entrare nel regno di creature ignobili come gli elfi domestici?" la mia voce si fa fredda e dura, una lama per tagliare la tensione accumulatasi "Se lo sapessero poi i vostri degni compari che avete addirittura rivolto la parola a qualcuno che non solo è di stirpe pura come l'oro zecchino, ma non è neppure umano..." roteo gli occhi, con aria platealmente drammatica "Che affronto! Che vergogna!"
"Hunnam!" tuona Lewis, facendo il madornale errore di sollevare la bacchetta.
"Cosa, Lewis? Cosa vuoi fare?" gli regalo un sorriso smagliante "Vuoi cacciarti nei guai? Schiantarmi? Schiantarci entrambi?" Thomas ha un gemito di puro terrore, ma non si azzarda a fiatare. Meglio per lui, in effetti.
"Jasper, basta" Edward interviene, posando una mano sul braccio dell'amico.
"Norwood, non preoccuparti, sono sicuro che il tuo amichetto sa perfettamente che non è nella posizione di fare qualcosa di estremamente stupido come torcere un capello a me o al mio amico" miagolo sornione, approfittandone per recuperare Hudson e tirarmelo accanto "E' stata una così bella giornata, perché rovinarla per una sciocchezza del genere? Buona serata, signori" chino appena il capo, senza riuscire a smettere di ghignare, e mi volto, affrettandomi a girare l'angolo da cui sono spuntato con uno spaventatissimo e piccolissimo Tassorosso al mio fianco.
Lo riporto dritto filato nella Sala Comune, lo faccie sedere su una poltroncino e mi accoccolo davanti a lui, ancora pallido da far paura e tremante.
"Accio cioccorane" mormoro agitando la bacchetta in aria. Immediatamente, precedute da un leggero sibilo, tre cioccorane volano nella mia mano aperta mentre afferro una coperta dimenticata in un angolo e la butto sulle spalle del ragazzino. Aspetto che mangi un po' di cioccolata e che il suo colorito ritorni più umano, cercando di ignorare i gridolino che si levano dall'angolino del Fan-club e concentrandomi sulla voce di Eugene che, pur esserdosi chiuso in camera, sta ancora provando quel pezzo di non ricordo più chi. Hudson abbozza un sorriso grato, senza neppure immaginare che è ben lontano dall'essere libero di andarsene prima di aver sciolto i miei dubbi.
"Adesso, Thomas" esordisco con calma, intrecciando le dita e posandovi sopra il mento "Raccontami per filo e per segno cosa è successo prima che arrivassi io."

 


 

Il profumo di Jillian annebbia i miei pensieri, mentre saliamo l'ennesima rampa di scale per arrivare alla torre dei Corvonero. La prima riunione del club è appena finita e, miracolosamente, ha acconsentito a farsi accompagnare al suo dormitorio senza troppe storie. Al mio fianco, continua a camminare senza fretta, gradino dopo gradino, tenendo le mani nascoste nelle maniche del maglioncino verde mela che indossa, troppo leggero per il freddo che fa. Attorno al collo, una sciarpa nera tiene prigionieri i capelli biondi e nasconde la bocca, ovattando le sue parole: Eugene può prendermi in giro quanto vuole, ma è bella da far male. Sospiro, forse più forte del dovuto, attirandomi un'occhiata verde smeraldo incuriosita.
"Nulla" mi affretto a dire, passandomi una mano tra i capelli "Pensavo"
"Pensi spesso?" domanda lei, trattenendo un mezzo sorriso.
"Ed è un male?" ribatto, cauto, salutando con un cenno un Grifondoro del settimo che ogni tanto mi da qualche dritta in Astrologia e che percorre il corridoio di corsa, probabilmente diretto alla riunione del club. Jillian scrolla le spalle, voltandosi a guardarmi.
"Dipende da quello che pensi" ribatte, arrossendo furiosamente. E' adorabile. Come è possibile che una creaturina come lei si possa perdere dietro un individuo come Jasper Lewis? Distolgo lo sguardo, dandole tempo di ritornare ad un colorito che non sia quello di un peperone, e mi fermo davanti ad una finestra che da sul parco, illuminato dalla fredda luce delle stelle e della luna. La Corvonero fa altrettando, posando le braccia incrociate sul davanzale di fredda pietra grigia, così vicina al punto che posso sentire il suo calore scivolare al suo braccio al mio. Il silenzio scende ad abbracciarci, coccolandoci con il suono dei nostri respiro che presto iniziano ad appannare il vetro. Il momento è talmente prezioso da farmi temere che, se parlassi, si spezzerebbe in tanti piccoli frammenti luccicanti come polvere di fata. Ma le occasione sono fatte per essere colte, non per essere sprecate: inspiro a fondo, facendomi coraggio.
"Jillian" mi sento dire. I suoi enormi occhi verdi scivolano nei miei, in attesa. Le parole mi scivolano via di mente, tutto il bel discorso che avrei voluto fare viene cancellato bruscamente. Come è possibile che un paio di occhi possano fare questo effetto? "Se provassi a baciarti scapperesti di nuovo?" le domando, senza lasciare che fuggano via dai miei. Si sgranano appena, mentre le labbra si schiudono per la sorpresa e le guance si imporporano appena. Rivolgo una preghiera a tutte le divinità pagane e non che mi vengono in mente, chiedendo che non reagisco girando sui tacchi e correndo via. Li chiude, si concede un profondo respiro.
"Se ti dicessi che non.." il rossore si fa più intenso, mentre pronuncia quelle parole "...che non.." si mordicchia le labbra.
"Se mi dicessi che non...?" la sprono a parlare, mentre una spada di Damocle in bilico sopra il mio cuore si abbassa pericolosamente.
"...che non ho mai.." s'interrompe di nuovo. E' talmente rossa che ho paura possa evaporare da un momento all'altro. Cosa mai può essere che la mette così in imbarazzo?
"Jillian non è necessario che tu.."
"...che non ho mai baciato un ragazzo?" mi interrompe, raggiungendo il culmine del rossore.
"Scusa come hai detto?" le chiedo, incredulo. Forse ho capito male.
"Se ti dicessi che non ho mai baciato un ragazzo. Baciato veramente, dico" ripete, cercando di controllarsi. Solo adesso mi accorgo che le sue dita, intrecciate tra loro, si stanno tormentando senza sosta.
"Ma Jasper..." chiedo automaticamente, senza potermi fermare. Jillian si irrigidisce appena, prima di rispondere.
"Io non l'ho baciato. E' lui che ha baciato me. E mi ha fatto pure male, se è per questo. Non lo considero un vero bacio, era un capriccio suo personale. Probabilmente, se fosse dipeso da me, non lo avrei mai baciato, c'era qualcosa in lui che.." si blocca, guardandomi fisso negli occhi "In ogni caso. Se ti dicessi che non ho mai baciato un ragazzo, tu vorresti baciami lo stesso?" mi chiede quasi a fatica, pronunciando lentamente ogni singola parola, come se stesse lottando con qualcosa dentro di se. Forse non è nata, forse è uscita direttamente da un libro di leggende scozzesi. Gli essermi umani non sanno suscitare tanta tenerezza nelle persone.
"Se non fosse che in questo momento mi sto pentendo come non mai non aver schiantato Lewis, l'altro giorno, credimi che l'avrei già fatto, prima ancora che tu finissi di parlare"
Allungo le braccia, posando le mani sul davanzale e intrappolandola tra me e la finestra e lei simultaneamente alza lo sguardo per compensare la differenza di statura. Per la prima volta in assoluto, il pensiero di scappare non la sfiora minimamente, lo sento. Eppure non vorrei spaventarla. Già baciare Lewis deve essere di per se un'esperienza terrificante, senza contare che io, quando mi sono trovato nella condizione di dover baciare per la prima volta una ragazza, ero sul punto di svenire per la paura.
"Se non vuoi, però.." sussurro, avvicinandomi appena. Il suo profumo mi investe, una calda marea che sale man mano che la distanza tra noi dimuisce. Sento le sue mani posarsi sui miei avambracci, le dita gelide si stringono delicate sulle maniche del mio maglione. Non dice nulla, continua a guardarmi. Ci siamo. Ci siamo, ci siamo, ci siamo.
Il suo respiro mi sfiora il viso tante è vicina, i suoi occhi si chiudono e si appoggia appena a me. Se possibile, ho più paura di lei.
"Hunnam!"
Non-è-possibile. Non è assolutamente possibile, devo aver sentito male.
"Ehi, Carlisle!"
E invece no. Ma si può essere così sfortunati?
La voce gioviale e allegra di Michael Parker non lascia dubbi a riguardo: io e Jillian non ci baceremo, non oggi. Mi scosto, nascondendola dietro di me e dandole il tempo di riprendersi, conoscendola sarà di nuovo rossa come un pomodoro.
"Micheal" sorrido al capitano di Corvonero, troppo demoralizzato per arrabbiarmi "Ciao"
"Ciao!" s'interrompe sorpreso, prima che un enorme sorriso gli faccia capolino sul viso allo spuntare di Jillian al mio fianco "Oh, Jill! Ciao, non ti avevo vista. Che ci fai in giro a quest'ora?"
Lei fa per parlare, ma la precedo.
"L'ho trovata in biblioteca dieci minuti fa e l'ho costretta a chiudere i libri. La sto accompagnando alla Torre" spiego, abbozzando un sorriso. Solo il cielo sa quanto vorrei che la scuola lo avessi inghiottito prima che aprisse bocca, dannato Corvonero dei miei stivali!
"Jill, finirà che ti ammalerai se studi così tanto" osserva lui preoccupato, aggrottando la fronte "Ancora Aritmanzia?"
Lei annuisce, riprendendosi in fretta.
"Si, per quanto Audrey sia brava con me ci vuole un miracolo"
Il biondo scoppia a ridere, gli occhi blu che brillano.
"Beh, non è sicuramente dormendo in classe perché fai le ore piccole la notte che entrerai nelle grazie di Nolasco" sorride "E lo stesso potrei dirlo a te, Carlisle. E' tardi, dovreste essere tutti e due a nanna da un pezzo."
Perché tu no?
"Si, hai ragione" annuisco "Riaccompagno Jillian e poi vado"
"Oh, ma non occorre che attraversi il castello per nulla" esclama "La scorto io, tanto andiamo dalla stessa parte" si offre gentilmente. Guardo Jillian, senza capire se sia affranta o meno dall'eventualità di tornare con Parker.
"Micheal ha ragione, è tardi" mormora pacata, rivolgendomi un sorriso. Tentenna un attimo, mentre il biondo mi saluta con una pacca sulla spalla e la precede di qualche passo. Fulminea, senza che me ne renda conto, si alza in punta di piedi e mi posa un bacio sulla guancia.
"Tanto noi ci vediamo domani" aggiunge con un soffio, prima di correre via, agitando una mano.
"Buona notte Carlisle!" mi saluta, prima di voltare l'angolo e sparire alla mia vita.
Tanto noi ci vediamo domani. Mai sentite cinque parole così belle in tutta la mia vita: sono sicuro che renderanno sopportabili tutte le prese in giro che Eugene mi riverserà addosso, quando gli avrò raccontato cosa è successo.

 













04/02/2008
commenti • tag: famiglia, amori, malinconia, amicizie, serpeverde, dubbi, lezioni, riddle, corvonero, momenti imbarazzanti

Non amo in modo particolare svolgere la funzione di messaggero.
Diciamo pure che la detesto.
Ma un ordine di Tom Riddle non si discute, in nessun caso.
“Jasper.”mi ha chiamato pochi istanti fa “Devo parlare con Edward.”
“Perché?”
chiedo, cercando di non sembrare troppo inquisitorio. Sono curioso, e basta.
“Forse la sua metà potrebbe esserci utile.”
Ammetto di aver avvertito il colpo. Violet Traviston, una di noi. Come se non stesse già abbastanza fra i piedi di Ed.
Ho abbandonato la ricerca di Incantesimi che stavo scrivendo e sono andato alla ricerca del mio migliore amico.
So benissimo dov’è.
Nella nostra stanza, in dolce compagnia.
Oggi pomeriggio mi ha detto, con noncuranza:
“Jasp, avrei bisogno di un po’ di privacy.”
“Capisco. Intrighi di letto?”
“Si.”
mi aveva risposto di fretta. È evasivo nell’ultimo periodo su questo argomento.
Così mi dirigo verso il dormitorio maschile di Serpeverde.
Apro la porta e…la scena di fronte ai miei occhi non mi meraviglia per niente.
“Edward!”
Abbasso gli occhi, non sono un voyeur. Ma non riesco a trattenere un sorriso. Li ho interrotti proprio quando le cose iniziavano a farsi interessanti.
“Devi…devi venire con me.”
Ed si è già ricomposto. Io faccio qualche passo nel corridoio per permettere loro di salutarsi. Sono una persona discreta, già. Anni e anni di educazione impartita da una nanny tedesca mi hanno influenzato, direi. Soltanto nei miei momenti di rabbia non riesco a mantenere la ferrea disciplina che mi è stata inculcata.
Edward esce dalla stanza, accostando la porta.
“Allora?”scatta con rabbia “Cosa diavolo c’è?”
“Controllati. Mi ha mandato Riddle.”
“Perché?”

In corridoio non c’è nessuno.
Abbasso la voce.
“Si tratta della fanciulla da cui ti sei appena separato.”
Edward, come me poco fa, è sorpreso.
“Portami da lui.”dice.


In camera.
Un paio d’ore dopo.
“Ed?”
Il mio amico è soprappensiero.
“Edward.”
Sobbalza.
“Cosa ti ha detto Riddle?”
Il succo della faccenda, l’ho intuito. Ma voglio i particolari.
“Vuole che Violet si unisca a noi.”risponde, guardando una lettera.
“Non mi sembra una cosa così pessima.”ribatto.
Ma vedo che non è convinto.
Provo a cambiare argomento.
“Beato te, che almeno hai qualcuno con cui fare un po’ di sana ginnastica da camera.”
Non che io ne sia sprovvisto. Ma la Traviston è uno dei migliori modi per esercitarsi.
“Eh, già.”sorride sarcastico, piegando il foglio che ha in mano.
Provo di nuovo a cambiare argomento.
“Mi sento meglio, sai? Dopo quello che è successo.”mi riferisco alla morte di Ida Versten “Credo fosse giusto un momento di scompenso. Essendo la prima volta, sai…”
No. È proprio da un’altra parte con la testa.
“Edward! Insomma, mi vuoi dire cosa diavolo hai?”
“Niente. Sto pensando a mio padre.”

Adesso capisco.
Qualche giorno fa, Ed mi era venuto a cercare. Era piuttosto agitato. Mi aveva raccontato di alcuni ricordi che aveva cancellato riguardo la morte di suo padre, ucciso più di cinque anni fa dall’Avada Kedavra.
Edward era presente. Aveva visto tutto. Conoscevo l’accaduto, ma Ed mi aveva raccontato il poco che ricordava soltanto all’inizio del quarto anno. La voce gli tremava, mentre rievocava quella notte di paura.
E ora, nuovi ricordi erano venuti a galla.
Una spilla, uno stemma. Potevano appartenere a qualcuno? Certo. Ma soprattutto…a chi?
Questi ricordi sono molto importanti per il mio migliore amico.
Sono l’ultimo legame con suo padre. Io, com’è ovvio, gli darò tutto l’aiuto possibile.


 Oh, ma chi si vede.
Le mie Corvonero preferite.
La lezione di Astronomia è appena cominciata. Il professor Crale sta spiegando con dovizia di particolari le intersezioni fra l’orbita di Plutone e l’orbita di Nettuno. Il mio interesse scarseggia, diciamolo. Ed è taciturno, io pure. Sarà l’atmosfera dell’ultima ora di lezione.
Il mio sguardo vaga sui miei compagni di classe.
Sedute vicine, vedo Audrey Salinger e Jillian McKanzie. È da qualche lezione che sono inseparabili. Alzo gli occhi al cielo: magari Jill fosse stata come Audrey. Halbury s’è fatto un volo notevole, per lei, ma almeno ci ha guadagnato qualcosa. La ragazza dai riccioli d’oro incontra il mio sguardo.
Ma ciao, biondina. Le sorrido.
Lei scoppia quasi a ridere e dice qualcosa a Jill, accanto a lei. Anche la piccola Corvonero alza lo sguardo verso di me, ma lo riabbassa immediatamente. Audrey mi fissa per qualche istante, poi riprende a lavorare.
Jillian ormai mi ha dimenticato, ahimè. Come sono triste. Il fortunato è quell’idiota di Carlisle Hunnam, una vera e propria spina nel fianco per Ed. Un pel di carota insulso, che ovviamente non poteva appartenere altro che a Tassorosso.
Chissà che lui non riesca a sciogliere la cara Jill.
Non riesco a trattenere una risata sarcastica, beccandomi così anche un rimprovero da Crale.
Anche lui, insomma.
Che pare abbia una storia con Julia Versten. Almeno, così dicevano le due Tassorosso sedute davanti a me due lezioni fa, proprio durante Astronomia.
Vecchio furbone! Magari ci avessi pensato io a consolarla durante questo difficile momento.
E chi meglio di me?
So perfettamente cos’è successo.

 













03/02/2008
commenti (2) • tag: dolore, amicizie, tassorosso, momenti imbarazzanti

RAH01Sala Comune...
Son seduta di fronte al fuoco e cerco disperatamente di distrarmi. Ho preso un libro dalla bibblioteca ma non riesco a trovarlo interessante.
è passata circa una settimana e mezzo dalla morte di Ida e siamo rimasti tutti molto scossi da quest'evento. In Sala Comune l'atmosfera è lugubre com'è normale dopotutto, noi tassi siamo abbastanza uniti. Gli unici che sembrano cercare di scuotersi sono i bambini del primo e secondo anno che passano il tempo a sfogarsi facendosi scherzi a vicenda e a volte diventano sin troppo chiassosi. Beth a volte si dimostra molto dura nei loro confronti e li punisce e molti altri ragazzi al di sopra del quarto anno li sgridano pensando che non abbiano un minimo di cuore. Ma penso che sia sbagliato rimproverarli e metterli a tacere. Molti di loro sono mezzosangue esattamente come Ida e, anche se non c'erano, le voci girano e son venuti ovviamente a sapere della morte di Mirtilla avvenuta circa due anni fa. Smetto di leggere, è inutile. Non riesco a concentrarmi. Mi guardo attorno, son praticamente sola. Non mi soprende vista l'ora! Sono le 22:30 e buona parte dei miei compagni son andati a dormire. "Quello che dovrei fare anche io..."  mormoro reprimendo uno sbadiglio. Mi alzo e faccio per avvicinarmi alla mia stanza quando sento una piccola esplosione e un gridolino sommesso. Possibile che quei bambini debbano spingersi tanto oltre?  Mi volto per cercare di capire da dove fosse arrivato il suono. "Dovrei chiamare Beth e allora si che si beccherebberò una bella strigliata!" penso amaramente, "Quando è troppo è troppo". Poi mi rendo conto che l'esplosione proviene dalla stanza dove dormiva Ida insieme a una sua amica. Sento dei singhiozzi all'interno e un sinistro odore di bruciato. Mi affretto ad entrare senza bussare. Cassandra l'amica di Ida è di fronte a me con la mano che impugna la bacchetta completamente ricoperta di scottature. Grosse lacrime scendono dai suoi occhi che mi guardano quasi senza vedermi... é sopraffatta dal dolore.
"Cassandra... Cosa è successo?" le chiedo sbalordita. Lei si accorge realmente di me solo in questo momento.
"Ho... ho tentato... volevo che parlasse... di nuovo." mi risponde indicandomi un cumulo di carta e cenere cioè quello che evidentemente rimane di una foto di Ida. Faccio un passo verso di lei con un sorriso che dovrebbe confortarla ma probabilmente non ha nulla di felice e sincero.  
"Vieni, ti accompagno in infermeria. Non puoi restare con la mano in quello stato." dico con un filo di voce... cosa posso dirle? Io, quella che non ha davvero amici perchè si chiude troppo in se stessa. Quella che ha un carattere così gelido che secondo molte persone sarebbe dovuta andare al Serpeverde.
Lei abbassa lo sguardo e inizia a singhiozzare. Io mi avvicino e mi siedo vicino a lei prendendole la mano non  bruciata. Lei si limita a singhiozzare più forte, ma dopo un attimo si alza in piedi tentando di reprimere i singhiozzi. Ci avviamo in silenzio, rotto ogni tanto dai suoi singhiozzi strozzati, verso l'infermeria.   


La lezione di Erbologia volge al termine e io trasporto vasi pieni zeppi di terra da una serra all'altra. Sono totalmente sudata e piena di terriccio.
"Non vedo l'ora di farmi una doccia!" sussurra Alexa poggiando un pesante vaso di terracotta affianco a quello che ho appena poggiato io.
"Comincia a fare la fila! Ci sono prima io." dice Susan con un sorriso smagliante. Le due si guardano con falso odio e poi scoppiano a ridere. Non mi unisco a loro con un pò di tristezza, e visto che finalmente possiamo allontanarci dalle serre, mi avvicino all'uscita.
"Rah Ching, aspetta solo un momento. Ti devo parlare." la professoressa Bonnet.
Mi avvicino a lei senza riuscire a reprimere un'espressione un pò stupita. La professoressa mi osserva con sguardo molto serio.
"Ho saputo che ieri notte hai accompagnato Cassandra Backet in infermeria." mi dice. Non è una domanda. Annuisco timidamente.
"Non ti preoccupare." soggiunge vedendomi tesa "la signora Mound mi ha raccontato l'accaduto. è stata una vera fortuna che tu abbia sentito l'esplosione, nelle condizioni in cui era Cassandra non avrebbe avuto la prontezza di andare in infermeria. Per questo volevo ringraziarti da parte mia e dei genitori della tua compagna. Sono babbani e non avranno l'occasione di mandarti ringraziamenti via gufo."
"Oh... ma non si devono preoccupare!" dico subito.
"Oh so bene quanto sei modesta Rah. Sei nella mia casa da cinque anni ormai e ho la presunzione di conoscerti un minimo." dice lei gratificandomi con un sorriso.
Io avvampo nuovamente. Ma lei sembra non farci caso.
"Ti ho fatto chiamare per un'altro motivo a dire la verità." inizia facendosi nuovamente seria. " Io e la signora Mound, per non parlare poi della signora Becket, pensiamo che sia un pò.... ehm... sciocco lasciare che Cassandra rimanga in stanza da sola." mi guarda in modo penetrante.
"Oh... capisco..." dico subito.
"Spero non ti dia fastidio... pensavo che fossi interessata all'amicizia di Cassandra dopotutto. La signora Mound mi ha detto che stamattina ti ha trovata come un'anima in pena di fronte alla sua infermeria ad aspettare di sapere qualcosa." continuò osservandomi con attenzione. Era vero. Ero andata a vedere come stava perchè ero preoccupata e non mi andava di lasciarla sola. Qusto non era da me e me ne rendevo conto, ero sempre stata solitaria e schiva con tutti e la professoressa Bonnet (aiutata da Lumacorno che sembrava deciso a infilarmi nel suo lumaclub) aveva sempre cercato di "aiutarmi" ad uscire dal guscio.
"Tu sei sola in stanza vero?" insiste ancora.
"Non avrò problemi ad accettarla in camera." non mi sbilancio, ma a un'occhiata più decisa della Bonnet continuo "Mi farà piacere se verrà a stare con me."
"Bene Rah. Informerò Cassandra in giornata." mi dice allora soddisfatta.













02/02/2008
commenti (1) • tag: dolore, serpeverde, dubbi, conoscenze, tassorosso, momenti imbarazzanti

La schiena curva, I capelli biondi che quasi sfiorano i tasti d'avorio candido. Nella sala circolare, il suono pulito della sonata si diffonde con un'acustica perfetta, ottenuta solo dopo numerosi incantesimi. Le dita affusolate del giovane si muovono con sicurezza da un'ottava all'altra, dando vita agli spartiti ammonticchiati sul leggio. Si tratta, anche se non letteralmente, di magia.
Impossibile notare i passi lievi che provengono dalla scala a chiocciola. La magia, però, s'interrompe; con un insieme di note stonate, fastidiose, evidente segno di nervosismo da parte del bravissimo pianista, viene conclusa l'esecuzione. Borbottii, parolacce.
« Scusa. » la stessa luce, si riflette con uguale intensità sul nero del pianoforte, il biondo dei capelli del pianista, il rosso fiamma di quelli del ragazzo appena emerso dalla botola sul pavimento.

« Di buon umore, eh? » dice con sarcasmo, facendomi un sorriso tirato. Andiamo d'accordo, questo è quanto. Per certi versi, siamo le persone più diverse che potessero mai incontrarsi, ma dall'altro siamo estremamente simili.
Mi infilo la tracolla di cuoio consunto, poi mi dirigo verso di lui e gli do una pacca sulla spalla.
« Basta esercizi, per oggi. » mi fermo a guardare il tramonto, sfumato tra l'oro e il porpora; il sole, quasi al punto di affogare nel lago, mi bagna il viso di luce calda.
Precedo Carlisle nello scendere la botola, e avviarmi lungo le scale. Appena sbuchiamo nel grande chiostro centrale del castello, c'è un momento di silenzio, seguito da un'esplosione di risatine. Guardo Carlisle, stranito: dopo anni, non mi sono ancora abituato all'effetto che fa sulle ragazze. Un paio di tipe, che non escluderei essere più grandi di noi, si accasciano sul corrimano della scala al nostro passaggio.
« Eug, quando la smetterai di fare il prezioso? » mi chiede, ficcante.
« Parla lui. Ti sei fissato su Jillian McKanzie ed è un secolo che non ti smuovi da quella biondina. » Ho colto nel segno: le sue guanciotte lentigginose si contraggono, fa un'espressione sofferente, che scompare nonappena da dietro compare proprio lei. Parli del diavolo ... Sbatte gli occhioni blu, rivolgendoci un sorriso imbarazzato, e poi si tuffa a pesce nel bagno delle ragazze.
Carl sospira. Io rabbrividisco. Le manifestazioni sentimentali non sono mai state in alto nel mio indice di gradimento; i sentimenti stessi non lo sono mai stati, in effetti.

Davanti all'aula di incantesimi sono schierati i miei idioti preferiti; in ordine da sinistra a destra, abbiamo Jasper Lewis, Deirdre Blackster, Edward Norwood con la sua inseparabile puttanella Violet Traviston.
Mi ci vuole un po' per capire che stanno aspettando me.
Norwood ridacchia. « Ehi, sei venuto anche oggi a insozzare l'aula? »
« Sì, Norwood. » gli rispondo stancamente: non è proprio il momento di farmi uccidere.
« Rallenta, rallenta. » sibila, posandomi una mano sul petto. Non sembra molto soddisfatto dall'effetto che fa di fianco a me; sono alto cinque centimetri buoni più di lui. Magro, dinoccolato, ma alto. Mi dà uno spintone.
« Tu devi andartene, hai capito? Non sei un mago, e le tue scarse doti lo dimostrano. FAI SCHIFO, Pennington. » E' come se mi avesse dato un pugno nello stomaco: so benissimo di essere un brocco. Ho passato estati su estati pregando i miei di farmi lasciare Hogwarts, e lasciarmi frequentare la London's Academy of Music. La lettera di ammissione è ancora conservata nel mio baule, in mezzo alle cose più preziose che ho.
« Smettila. » mormoro, corrucciando le sopracciglia.
« Lascia andare il piccolo Chopin. » ghigna la Traviston, strizzata in un maglione così stretto che potrebbe essere quello che ha comprato al primo anno; chissà quanti se la saranno scopata, e con quanti sta mettendo un palco di corna a Norwood. Non dico una sola sillaba di questo, ma Ed sembra essere sul punto di ebollire, come se mi avesse letto nel pensiero.
« E' un avvertimento. Sparisci, prima di costringerci ad usare le vie di fatto. » si scostano, lasciandomi entrare in aula.
Siamo a cavallo, il mio amore per Hogwarts non potrebbe essere più grande. Merda.












01/02/2008
commenti • tag: amori, dolore, amicizie, guai, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

L’atmosfera a scuola è strana.
Hanno ucciso una ragazza di Tassorosso.
Non la conoscevo molto bene: anche se eravamo nello stesso anno, non avevamo molte lezioni in comune.
Ne sto parlando con Rachel, Jill ed Isabel. Laura ha dovuto lasciare la scuola a causa di un problema familiare, e se n’è andata pochi giorni dopo essere tornata dalle vacanze di Natale. Jill ed io siamo rimaste sole, così abbiamo presentato richiesta al professor Crale per rimetterci in stanza con le nostre migliori amiche. E quasi miracolosamente aveva accettato.
“A me dispiace anche per Georgiana.”dice Jill.