15/07/2008
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Ammetto che non mi pare di aver mangiato cartone, ieri sera; eppure la sensazione nella mia bocca è esattamente quella. Sento la lingua secca, fastidiosamente appiccicata al palato, per non parlare del gusto disgustoso che mi prende la gola e il naso. Ed il mio letto; sento ogni singola molla conficcata nel fianco, cosa che non è mai successa nell’intero anno scolastico.
Socchiudo le palpebre. E vengo travolta dal bianco gelido di una stanza che in un primo momento non riconosco; sarà che forse sono mezza accecata, come se fossero giorni interi che non apro gli occhi.
« alla buon’ora! » gracchia una voce che inizialmente non riconosco. Finché non compare un grembiulino dello stesso orrendo bianco disinfettato davanti alla mia faccia, e poco più in alto il cappellino squallido dell’infermiera Mound.
Sono in infermeria.
In un flash, per la precisione un flash violetto, ritorna alla mia mente la notte nel bosco, la McKanzie, e quel cretino di Antonin Dolohov.
« ti hanno portata qui cinquantuno ore fa, cara. »
PIU’ DI DUE GIORNI FA? Provo ad aprire la bocca per esprimere tutto il mio disappunto, ma quello che mi esce è solo un conato di vomito. Automaticamente, mi sporgo sul catino di metallo che è appoggiato di fianco alla mia branda, davanti al comodino.
« non provare a parlare. Qualche malandrino ti ha praticamente squagliato l’apparato digerente, è un miracolo che non abbiano deciso di portarti al San Mungo. » è solo quando me lo dice che sento una fitta fortissima allo stomaco. Riaffondo la testa nel cuscino, e chiudo gli occhi.
Due giorni, dunque. E visto che io sono qui, è sicuro che siamo stati beccati. Cosa che non doveva succedere, affatto. Sento l’infermiera che sbatte boccette e bicchieri, ma non ho la forza di darle una sberla sulle gambe per allontanarla.
La testa mi ricade di lato; di fianco a me, c’è una fila di pazienti stesi sui loro letti.
Sento delle voci attutite dietro la porta; non mi sembrano quelle dei miei genitori, ma in effetti visto che non mi hanno portata in ospedale dubito che verranno. Meglio così, mi basterà l’estate di inferno che sto per passare.
Chiudo gli occhi, onde evitare di dover parlare con qualsiasi insegnante o simili che abbia intenzione di interrogarmi. Devo prima progettare una scusa decente, comprendetemi.
(.sei giorni dopo)
« No, Signor Preside. » certo che non avevo intenzione di uccidere, vecchio idiota. E anche se, di certo non verrei a dirtelo. Mi sto torturando le dita sotto la scrivania; sono stata tra gli ultimi della nostra allegra compagnia ad avere un piacevole colloquio con suo splendore Armando Dippet, che non fa altro che farmi domande cretine con cui rispondo a monosillabi.
« per che motivo vi siete sfidati? Avreste potuto farvi male! » noi volevamo farci male, scemo.
« Preside, io ho solo seguito le persone che andavano nel bosco! Ho pensato che avrei potuto evitare un litigio, e alla fine mi sono fatta male solo io! » gli rispondo con il tono più lamentoso che riesca ad ottenere, con gli occhi che mi si riempiono di lacrime in dieci secondi. Ah, adoro essere un’ottima attrice.
Sembra convinto, stranamente. Si alza in piedi, spostando verso di me una pergamena con un grosso sigillo verde smeraldo.
« è una copia del suo richiamo ufficiale, già recapitato ai suoi genitori, miss Traviston. » fa una pausa, come ad attendere che io scoppi in lacrime. « L’anno prossimo non potrà andare ad Hogsmeade né partecipare ad altre gite della scuola. Insomma, rimarrà qui a riflettere su quello che ha fatto. » sorriso acido da preside bastardo. « Può andare. »
Faccio una riverenza e me ne esco, appallottolando il foglio che segna la mia morte tra le dita. Qualcosa mi dice che l’anno prossimo sarà molto divertente; per me, almeno.
(.tre settimane dopo, a metà giugno. )
Una settimana e me ne tornerò a casa. Non so se esserne felice, visto che tutta la scuola tratta me e gli altri ‘del ballo’ come un’appestata – Lywelyn e Blackster comprese, cosa che mi fa imbestialire, visto che ci é mancato tanto così che anche loro ci lasciassero la reputazione. C’è da dire che a casa i miei mi sbucceranno viva, quindi non so cosa sia peggio.
Ho l’impressione che quest’anno i miei voti saranno ben più bassi di quanto avevo pronosticato; mi siedo per terra, con la schiena contro il muro, fuori dall’aula sigillata prima della lezione di Trasfigurazioni. Tutti attorno a me ripassano freneticamente per il compito finale, evitando accuratamente di posare i loro adorabili occhi su di me. Edward non si presenterà neppure, a meno che non decida di fare una comparsata finale; la sua influente mammina ha chiesto di fargli sostenere gli esami in forma privata quando si sarà ripreso dallo ‘stress psicologico a cui è stato sottoposto’.
Dopo questo, mi mancherà soltanto aritmanzia e avrò dato fondo a tutte le mie energie per l’anno scolastico. Anche se immagino che non riuscirò ad ottenere più di una fila ordinata di A, che mi comunicano che sono fuori da praticamente tutte le materie del secolo e farei prima a ritirarmi per evitare l’umiliazione di seguire soltanto storia della magia come materia curricolare.
Lascio cadere la mia borsa su un banco. In prima fila, tanto nessuno mi aiuterebbe mai a copiare. Da quando ho causato un mezzo cataclisma e ho messo metà scuola in pericolo bocciatura, sono praticamente un’isola. Ci saranno cinque persone che mi parlano per non insultarmi, ed una lo fa solo perché è nelle peste quanto me. Si chiama Lenore Swart, e non ho idea di come farà a passare i M.A.G.O. Piego la testa sul foglio che Silente mi consegna insieme ad uno sguardo di rimprovero. Ok, dev’essere un compito da E. O non uscirò mai da quest’inferno.
*
Io non passo da un ragazzo all’altro. Sono i ragazzi che passano per me. No, non in quel senso. Nel senso che si stufano subito; io non sono capace di dare loro la relazione tranquilla e sicura di cui hanno bisogno, di lasciare loro il loro spazio, di farmi gli affari miei ed essere pronta quando mi vogliono. Sono io quella con le esigenze; gli altri si devono adattare a me.
E’ che mi affeziono troppo, e sbaglio ogni volta.
Jeff sta studiando come un pazzo, con la testa china sulle pagine del suo libro di incantesimi; deve fare tutto quello che non ha fatto quest’anno nel poco tempo che gli è rimasto prima di domani.
Gli poso le mani sulle spalle, con cautela; ci vogliono dieci secondi perché se le scrolli di dosso, e mi lanci uno sguardo sbilenco, ritornando sul suo libro con la fronte aggrottata. Ci mancava solo che avesse le scatole girate lui; ’unico motivo che avevo ancora per alzarmi alla mattina e non spaccare la faccia a quel brutto grugno lurido di Deirdre é il suo buonumore che mi aspetta in sala grande insieme ad un croissant alla marmellata.
« che succede? » sibilo senza staccare gli occhi dalla sua nuca e dai capelli castano scuro, l’unica parte di lui che posso vedere dalla mia posizione. Si volta appena, guardandomi con la coda dell’occhio; sbuffa, impaziente. Fa cadere la penna d’aquila tra le pagine del libro, e si volta verso di me.
« Violet. » mugugna appena. Dal canto mio, rimango ferma dove mi ha esiliata, aspettando che sua maestà decida di potermi prestare cinque secondi di attenzione senza fare il nervosetto. « finiti gli esami ... non torno ad Ayr. » non mi guarda; ma non me ne rendo conto subito. Non capisco cosa intenda.
« vai a fare un viaggio? »
« no. » la sua sedia striscia all’indietro, di modo che abbia il posto per girarsi verso di me. E continuare imperterrito a non guardarmi. « mi trasferisco in india. »
« DOVE?! » sbotto senza neppure dargli il tempo di finire la frase. In un solo istante, tutti i miei progetti estivi crollano sotto il peso della sua prima occhiata, del color cioccolato che ho adorato sin dal primo momento.
« non urlare. » mi zittisce con il tono piatto che usa quando si innervosisce. Non gli do modo di continuare, filando dritta nei dormitori delle ragazze; sono ufficialmente una deficiente senza alcun motivo sensato per continuare a vivere.
(.qualche giorno dopo)
Ritornerò nella mia stanza con il pacco di appunti che ho recuperato dai vari idioti che me li hanno chiesti in prestito durante l’anno. Tra due giorni sarò su un treno che mi riporterà alla civiltà, lontano da questa scuola del cavolo e dai suoi professori ancor più del cavolo. I miei esami da E quest’anno saranno un disastro, non riesco a pensare ad altro.
La McKanzie e le sue amiche fatine l’anno prossimo verranno mandate a Beauxbatons. Edward si è dato alla macchia. Hunnam è un maledetto che non pagherà mai le conseguenze di quello che ha fatto.
E io ho un’estate da passare chiusa nelle mie stanze a tormentarmi e studiare, per salvare il salvabile a settembre, se mai verrò ammessa al settimo.
« Violet. » sibila Tom, in piedi davanti a tutti noi, nella solita stanza dietro alla statua di goblin. Buia, come sempre, visto che le candele che accendiamo non bastano mai a fare più che distinguere i contorni di persone e oggetti. Alzo la testa, come ad attendere un ordine; mi fa cenno di avvicinarmi. Mi alzo a fatica, facendo leva sulle braccia, e mi sposto di un paio di passi verso di lui.
« Attenzione. » sibila mentre la sua mano pallida mi si stringe attorno al braccio, affossandosi nella mia carne; mi fa male, ma non glielo dico. Anzi, non lo guardo neppure. Non so cosa voglia da me, e mi fa paura la sola idea di essere in piedi davanti ad una decina di persone che si aspettano chissà cosa. « D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston. » davanti a tutti, mi chiama con il mio nome completo. E ghigna. Capisco quello che ha detto, ma non sono sicura che faccia sul serio; cosa vuole da me? Che eredi il suo potere all’interno della scuola? Ma se non riesco neppure a farmi obbedire da quattro idiote del primo anno!
Gli altri sussurrano, mi lanciano occhiatacce. Io prendo il coraggio tra i denti e mi volto verso Tom, con tutta la perplessità che sono capace di mostrare.
« Ti seguiranno anche in capo al mondo. Gliel’ho detto io. » non vuole rassicurarmi. Vuole solo ricordarmi che il capo, quello vero, è solo lui. « Sentirai presto parlare di me, e allora ti rivorrò al mio fianco. E sai che non accetto no come risposta. » Il cuore mi batte a tutta velocità mentre annuisco debolmente, e lo fisso finché non mi lascia andare il braccio, ora decorato allegramente da cinque belle strisce rosse.
Si volta verso il muro e comincia a trafficare, gesto che significa che possiamo andare. Non voglio ricevere complimenti. Lo sguardo inorgoglito di Lenore, l’aria spaventata di Jeff. I principi, trasaliti ed offesi; avranno un anno per mettersi in pari con tutti i torti che mi hanno fatto ... ma non sanno ancora quanti io ne farò a loro.
Ho il potere. Si chiama Morsmordre.
(.in treno)
Mi sveglio per colpa del rumore del baule che mi balla sopra la testa. Catherine dorme con la bocca aperta e la testa che affonda nel sedile imbottito, e per una volta non si preoccupa del fatto che i suoi capelli siano tutti spettinati. Al suo fianco, c’è la sciarpa di seta rosa di Ashleigh, probabilmente emigrata alla ricerca di un bagno o di compagnia maggiore di due che dormono.
Metà dei serpeverde ora mi guarda con la reverenza che avrebbe sempre dovuto mantenere nei miei confronti, e che poco furbamente mi ha negato. Peggio per loro. Solo Jeff ha continuato a tenersi prudentemente alla larga; ogni tanto mi lasciava un biglietto di scuse sul letto, ricordandomi che gli dispiace, che a me ci tiene veramente, ma l’occasione di andare a fare lo spezzincantesimi laggiù è troppo grossa per lasciarsela sfuggire e bla bla bla.
Guardo fuori dal finestrino; non è difficile riconoscere Londra che si sta avvicinando, o meglio, noi che ci avvicinamo a lei, passando per i sobborghi che la circondano. E’ un peccato che i babbani non possano vedere l’Espresso, immagino che rimarrebbero strabiliati da un treno così bello. Allungo un calcio sugli stinchi a Cate, che si sveglia grugnendo.
« su, stiamo arrivando. » le grido, facendola sobbalzare ulteriormente. Mia madre mi ha già preannunciato che mi distruggerà appena arriveremo a casa, io figlia degenere che non ha mai imparato a comportarsi come si deve. Mi alzo in piedi, prendendo a sistemarmi gli orli della camicia e la gonna blu che dà tanto un’aria nobile. “Quella che dovresti avere sempre, contessina Violet Traviston, ma che ti ostini a camuffare con i tuoi atteggiamenti da bifolca lasciva!” , aggiungerebbe la cara mamma.
Il treno prende a rallentare. Fuori dai finestrini appaiono i primi genitori che agitano le braccia; ancora non distinguo la feccia babbana terrorizzata da chi è abituato a stare al 9 e ¾. Mi allungo per tirare giù il baule e, evitando per un pelo i piedi di Cate che ancora si sta sfregando gli occhietti, esco nel corridoio del treno, già gremito di bambini che pigolano e idioti tassorosso che si prendono a pacche sulle spalle.
Ci fermiamo. Siamo arrivati.
Aspetto che le Corvonero che si sono messe a piangere davanti alla porta si levino di mezzo, e poi esco, tarscinandomi dietro il mio bagaglio. I miei genitori e i miei fratelli non appaiono all’orizzonte; sono preoccupata sopratutto per Egbert, che l’anno scorso è riuscito a lasciare la sua civetta sul treno e quasi a farla ripartire per Hogwarts.
« V. » una voce familiare a pochi metri da me mi costringe a voltarmi; sapevo che si sarebbe fatto vivo in ultima, tanto per darmi la mazzata finale. Senza neppure pensarci, la mano mi scatta verso i capelli, e comincio ad arrotolarmi una ciocca attorno al dito, tirando fino a farmi male.
« Dimmi, Jeff. » gli dico tentando di rimanere il più fredda e lucida possibile. Certo, bello stronzo. Riconosco i suoi genitori che vengono avanti alle sue spalle; è la copia al maschile di sua madre, per non parlare di suo fratello.
« Volevo salutarti. » per sempre. Non lo aggiunge, ma so che lo sta pensando. Sorrido, e gli allungo una mano; ben tesa, come se dovessimo stringere un contratto.
« Ciao, allora. » gli rispondo tranquillamente, per quanta fatica mi costi fingere di non avere il cuore come un colabrodo. Sembra perplesso; allunga la sua mano scura verso la mia, e me la stringe con poca convinzione, per poi finire per allungarla e sfiorarmi il braccio.
« Dài, smettila! » lo rimprovero facendo un mezzo passo all’indietro. Suo padre lo chiama. Alzo una mano, la faccio oscillare in aria mentre si allontana.
Già. Si allontana. Chissà se mi scriverà un gufo, dal lontano Oriente.
« Violet, tesoro! » trilla mamma, precipitandosi verso di me in uno dei suoi soliti turbini di seta, oggi color acquamarina, e prendendo a sistemarmi il colletto della camicia. Mio fratello si sistema gli occhiali sul naso, tanto per cambiare. Mia sorella Ariel fa la timida e tuffa la testolina contro il collo di papà.
31 giugno 1944; Volto le spalle all’ultimo stralcio di Hogwarts.
All’anno prossimo.
14/07/2008
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« Gut.. che ne pensi? » in uno svolazzo di velluto beige, compio una breve piroetta su me stessa, soffermandomi poi ad osservare Frances in attesa del suo verdetto. La mia compagna di stanza - con cui ho imparato a fare amicizia, lentamente come mio solito, mi guarda con i lucciconi negli occhi, battendo un paio di volte le mani in segno d'approvazione.
« E' davvero stupendo, Leen! Ti sta una favola. »
« Le sarte di mio padre fanno scintille. », ironizzo, scuotendo appena i capelli biondi da brava cocchina di papà. Sogghignando, Frances si sistema minuziosamente il nastro di seta intorno alla vita, osservandosi allo specchio più per curiosità, che per vanto. Io invece mi spio dall'angolo, più per vanto che per altro.
« E chi è che ti porta al ballo, bellezza? », domanda lei dopo poco, arricciando il nasino in un'espressione sorniona. Le lancio un'occhiata eloquente, nel riflesso dello specchio, senza rispondere. Deve insistere con la sua domanda ancora una volta, prima che io mi ritenga sconfitta dalla sua testardaggine.
« Garet Haslett. », schiocco la lingua sul palato, avvicinandomi al mio beauty-case.
« Maddai? E' ..insomma, l'ex di Georgiana! », si entusiasma nell'informarmi, stringendo le labbra in una smorfia un po' preoccupata.
« Non mi porta sull'altare, Frans. Rue, bitte. », sospiro, sorridendo tra me e me; non credo che Georgiana avrà qualcosa da ridire, e se comunque l'avesse, ci siamo già incontrate su terreno di battaglia; e a me non dispiacerebbe per niente, d'altronde, re-incontrarla in duello. Intanto ho provato tre dei miei rossetti preferiti sul dorso della mano, e sono convinta che non me ne starà bene uno - forse avrei dovuto chiedere alle sarte un vestito rosso, quello si sarebbe più adattato alle mie esigenze. Abbandono i tentennamenti in un breve prendere un respiro profondo, optando per un rossetto terra, chiaro e rossiccio, non troppo evidente, delineando le labbra con cura - come mi ha insegnato a fare mia zia quando ancora giocavo con i suoi trucchi, da bambina. Mia madre non ne ha mai avuto la possibilità, d'altronde. Osservo la lente che avevo preparato, su un fazzoletto poggiato sul mobile accanto al beauty-case. E con una lieve risata, guardandomi allo specchio, la lascio lì. Oggi più colori ho in viso, meglio è.
« Io scendo ..non far aspettare troppo il tuo cavaliere. », cinguetto sarcasticamente, passando attraverso l'entrata del dormitorio.
« Non hai messo la lente. », scandisce Garet, scrutando con soddisfazione i colori dei miei occhi, seguendo distrattamente alcuni passi di danza, mentre la Sala Grande si anima del chiacchiericcio, misto al sottofondo piacevole della musica. Il ballo è, come d'altronde lo è anche nella mia vecchia scuola, un evento che entusiasma anche gli animi più indolenti.
« Ho deciso che stasera non ne avrei avuto troppo bisogno. » gli rispondo, con un piccolo sorrisetto, che viene ricambiato dall'inclinazione sghemba e divertita delle labbra di lui dopo non troppi secondi. Lo vedo lanciare un'occhiata fugace a Georgiana, dall'altra parte della sala - impegnata in uno scioglilingua davvero trasportato insieme al caposcuola Grifondoro, prima di fermarsi e prendermi per mano delicatamente, facendo un cenno verso il tavolo del buffet.
« Ponch? », domanda, facendo un passo in avanti.
« Volentieri. », annuisco, lasciando la mia mano nella sua. Non è così spiacevole, dopotutto. Mi sorride in silenzio; sembra la cosa che riesce a fare meglio, molte volte, con l'angolo delle labbra caratterizzato da una punta di timidezza che, tuttavia, stenta sempre a lasciargli il viso, nascondendosi in qualche angolo, tra le pieghe del sorriso o nel riverbero degli occhi burrascosi.
« Così, tra un po' finisce l'anno. Come ti senti? », avanzo dopo un po', mentre ci avviciniamo al tavolo del buffet senza fretta.
« Eh. Un po' ansioso, a dire la verità. », risponde sinceramente, stringendo appena le labbra.
« Ti dispiace di crescere, Peter Pan? », domando ancora, con ironia. Sogghigna silenziosamente, esprimendosi in un piccolo sbuffo - quasi l'accenno di una risata trattenuta, e uno scuotere appena accennato del capo. Eccola lì, un'altra non risposta delle sue.
« Cosa farai, finita la scuola? », e continuo; so che a lui non da fastidio perchè dopo un po' che ci frequentiamo ho imparato a conoscerlo quello che serve. E lui anche, e sa che non sono una persona insistente - ma qualcuno tra i due deve pur intrattenere un minimo di conversazione.
« Pensavo di seguire un corso per diventare Medimag- », adduce, ma s'interrompe quando la voce di Lumacorno esordisce in tono pomposo, scavalcando tutto il rumore che rieccheggia in Sala Grande.
« Signori e signore, l'elezione di Miss e Mister Hogwarts! ». Tom Riddle, e Julia Versten; davvero due, bellissimi, buoni partiti. E non capisco perchè Garet diventi così irrequieto, quando è una cosa del tutto normale - almeno, davanti ai miei occhi.
« Accidenti. », borbotta lui, deglutendo un grosso malloppo di quelle che sembrano preoccupazioni nascoste.
« Cosa c'è, Garet? »
« Resta qui, Leen. Vengo subito. », mormora, allontanandosi velocemente tra la folla senza nemmeno darmi il tempo di provare a trattenerlo, mentre Julia e Tom, aprono le danze di una serata più incandescente di quanto avevo previsto.
Mi è difficile immaginare dove si possano essere dileguati tutti; da quando Julia e Tom hanno terminato il loro bel valzer, ho visto disperdersi tra la folla - e anche velocemente, la sopracitata damigella, Audrey, Georgiana e Sebastian Lang e persino il cavaliere che doveva tenermi compagnia sembra essersi smaterializzato via. Incrocio le braccia al petto, e stanca di stare appoggiata al tavolo del buffet, accanto al boccione del ponch - dove avrei voluto ritrovare Garet, mi intrufolo fra gli studenti - diminuiti in gran numero. O forse è solo una mia sensazione, e probabilmente quella resterà, perchè la maggiorparte dei presenti è tutta presa dal ballo e dai loro accompagnatori/accompagnatrici, mentre io invece, con la possibilità di stare da sola, sento che c'è qualcosa che non va. O che non sta andando, in questo preciso momento. La voce forte e intonata di Eugene Pennington risuona nella sala, sovrastando il coro nell'armonia del pezzo che hanno deciso di presentare, e mentre mi faccio spazio quanto posso, tra pizzi e svolazzi dei vestiti sontuosi di gran parte della scolaresca femminile, passo accanto al professor Crale di Astronomia, nonchè direttore di Corvonero. Caso vuole che una spinta di troppo mi ci fa impattare contro - essì, perchè come appena arrivata, anche io merito di fare le mie magre figure andando a sbattere contro i docenti. E se non volontariamente, un aiutino i miei compagni di scuola sanno darmelo volentieri.
« Signorina Neumann! Tutto a posto? », domanda lui, garbatamente, dopo aver appurato che il lieve scontro non abbia provocato molti danni.
« Tutto a posto, professore ..mi scusi, mi hanno spinta. », esordisco, traendo un sospiro.
« Si figuri, si figuri. Visto che è qui ..sa dirmi dov'è la signorina Harrington? Come caposcuola ha il dovere preciso di controllare i dintorni; in più devo parlarle e non riesco proprio a trovarla. », pronuncia, in maniera eloquente, scrollandosi brevemente i bordi della giacca di gessato blu scuro, perfettamente in tinta con il suo essere Capocasa Corvonero. Sento di essere marginalmente nei guai, oltre che infastidita eccessivamente dal non sapere cosa diavolo sta succedendo, perchè lo sento - e come diceva Alexander, il tuo sesto senso è uno dei più affinati di tutta Durmstrang, liebchen, e chissà se questo vale anche qui a Hogwarts. E devo prendere una decisione, in fretta - se seguire il mio rinomato sesto senso o indirizzare Crale dove ho visto scomparire Georgiana.
« Non so proprio, l'avrò vista si e no mezz'oretta fa ..sarà sicuramente qui intorno a pattugliare. », cerco di prendere quanta più sicurezza in me stessa - tanta, dicono di solito, anche se fingo, ma visto lo sguardo un po' in tralice del professore, non ho fatto del mio meglio.
« Così ..l'ultima lezione è stata davvero interessante, Professore. », sbatto due o tre volte le ciglia, e via con le moine. Fortunatamente ho assorbito qualche nozione e termine necessari per distrarlo quanto di dovere e dare il via ad un fitto dialogo su stelle e costellazioni magiche, e bye bye "devo parlare con la signorina Harrington". Quanto meno, qualcuno avrà di che ringraziarmi, arrivati al nodo di una questione che non capisco - sempre che i miei sospetti siano fondati, d'altronde. Altrimenti, sarà stata solo una serata passata a parlare di luci nel cielo; tanto meglio, comunque, di stare da sola, nell'attesa di un cavaliere che non arriverà, non per il momento.
*Frances è un png inventato sul momento non presente ET non rilevante da me. Solo per non far stare sola in camera la mia bimba, più che altro. Din Don.
13/07/2008
Fidelius.
« Expecto patronum! » devo essere rossa come un peperone, dato lo sforzo abnorme che sto concentrando su quest'incantesimo che tanto esalta gli altri membri del Fidelius. Attorno a me svolazzano allegramente gli animali più svariati descrivendo linee curve con la loro scia argentata, e rimarrei a guardarli in eterno, se non fosse che devo perlomeno cercare di produrre qualcosa di simile.
Ok, calma e sangue freddo. Hai milioni di ricordi felici, Annabel, basta pensarci un attimo su.
Quando andavamo a trovare la nonna in campagna potrebbe essere un'idea valida! Mai sentita così felice, specialmente una volta entrati nel recinto e cominciato ad odorare il profumo della torta di mele, del latte appena munto, dell'erba bagnata...
Chiudo gli occhi, punto la bacchetta in aria con decisione. « Expecto patronum! » forse stavolta ce l'ho fatta, me lo sento dentro, sono incontri su incontri che provo, non può non riuscirmi!
Socchiudo le palpebre, dapprima solo una e poi anche l'altra, per osservare con grande dispiacere la punta lignea della bacchetta galleggiare nella sola aria della sala.
« Mh » bofonchio, scrollando le spalle. La rassegnazione, che gran brutta cosa, ma non può sempre andare tutto bene nella vita; o almeno così ha sempre detto Ginevra, ma non che abbia mai preso eccessivamente in considerazione le sue pillole di filosofia.
« Tranquilla, prima o poi riuscirai anche tu » mi rassicura – o almeno tenta di farlo – la Harrington, con una professionalità degna dell'insegnante più capace « Concentrati su un ricordo veramente felice, lascia che ti invada completamente, chiudi gli occhi se necessario. Potresti impiegare minuti a trovarlo, ma una volta evocato per la prima volta, le successive saranno più semplici »
Ascolto con attenzione, annuendo. Quindi, deve essere un ricordo felice, ma davvero felice. Beh, l'unica cosa che ricordo è una... ma non so se potrebbe effettivamente funzionare.
Sospiro, socchiudendo gli occhi nella speranza di acquisire concentrazione. Non che sia poco, il tentativo di concentrazione da parte di una capace dei guai più disparati per semplice distrazione, ma ho l'impressione che qui si presti troppa attenzione alla riuscita di coloro che sono ancora inesperti.
« E-expecto... » balbetto, lo sguardo basso e la bacchetta puntata verso il soffitto «
Expecto patronum! » strizzo gli occhi, li strofino con il dorso della mano, ma evidentemente non è affatto un sogno.
Un coniglio, o almeno spero lo si possa definire tale data la materia argentea e luminosa che lo compone, si muove lungo le pareti della stanza, sospingendosi sulle zampe posteriori per spiccare lunghi e calcolati balzi. Si ferma a grattarsi dietro le orecchie afflosciate e riprende la sua corsa, mentre lo osservo sbalordita.
« Ottimo, Annabel, ottimo » Georgiana sembra soddisfatta, a giudicare dall'aria compiaciuta con cui sposta lo sguardo da me al fascio di luce che la mia bacchetta emana.
« Aha! Lo sapevo! » esclamo, recuperata la coscienza della buona riuscita dell'incanto e superato l'attimo di spossamento iniziale, un sorriso che impiega poco ad allargarsi sulle labbra.
Dopotutto, non avrei mai sperato di ricevere il permesso dei miei per trasferirmi ad Hogwarts al primo anno. E le felicità improvvise e inaspettate, si sa, sono le più intense di tutte.
***
Sera del ballo.
« ANNABEL, VIENI SUBITO QUI! »
La voce stridula delle grandi occasioni della mia migliore amica mi giunge all'improvviso, provocando un effetto domino di sobbalzi e colpi contro il baldacchino che terminano con il tonfo dello specchio sul pavimento e le schegge di vetro sparse sul tappeto.
« Pru... Prudence? » faccio titubante, prima di voltarmi in direzione dell'altra parte della stanza.
« I miei capelli, guardali, Ann! » gesticola, sventolandone una ciocca e dimenandosi come una rana impazzita « Volevo schiarirli, e invece... » singhiozza teatrale, il dito puntato contro la massa bianca e sfilacciata che le ricopre il cuoio capelluto.
« Beh, dai, non è questa gran tragedia... il bianco va forte, quest'anno! » faccio spallucce, allargandomi in un sorrisetto piuttosto imbranato. Sarà che non ho una mezza voglia di andare a questo maledettissimo ballo per vari motivi, tra i quali possiamo citare:
non so ballare, potrei essere l'unica ragazza del sesto senza accompagnatore, l'atmosfera zuccherosa e le parole dolci dei fidanzatini mi danno sui nervi, e credo che potrei andare avanti all'infinito.
« Oh, Ann, ma non riesci proprio a restare seria una volta tanto? » sbraita, puntando la bacchetta sui capelli, che ritornano in un batter d'occhio al loro colore originale.
La guardo di sbieco « Ma se sapevi farli tornare normali, che bisogno c'era di strillare in quel modo? » ne sono consapevole, la bionda non è tra le persone che si fanno prendere dal panico così spesso, ma stasera è talmente agitata che sta cominciando a sviluppare in me impulsi violenti. Comincio ad avere nostalgia della Prue che pretendeva silenzio nel dormitorio quando ripassava la lezione di Aritmanzia, e che mi teneva rinchiusa in biblioteca nei pomeriggi più soleggiati... Giuro che se non si calma la prendo a calci nel sedere e la spedisco nella sala grande così com'è, oh, se lo faccio!
« Eddai, in quel momento non ci ho pensato! » sbuffa, incrociando le braccia « Tu, piuttosto, credi davvero di andare conciata in quel modo? » non comprendo a cosa alluda, in effetti, e proprio per questo le rivolgo uno sguardo interrogativo.
« Ti do una mano, mh? » solleva la bacchetta, fermandosi appena dopo aver recepito il mio gesticolare spaventato « No, no, non ci provare! Faccio da me, tranquilla » la rassicuro, per poi raccogliere l'asta di legno da terra, mescolata con i nastri e le forcine per capelli.
Mi sposto davanti allo specchio. In effetti i capelli sciolti danno un'idea selvaggia che potrebbe apparire poco convincente, e il vestito è parecchio stropicciato, visto quante volte me lo sono sfilato e infilato nel corso del pomeriggio. Non so ancora chi me lo fa fare, in effetti, se non avessi una compagna di stanza così autoritaria, stasera me ne starei comoda a letto a mangiare del budino.
« Mh, vediamo... » mi tormento una ciocca, facendo dondolare la testa a destra e a sinistra. Ah, già, ora ricordo un particolare.
Io non so fare incantesimi sui capelli. Lancio a Prudence un'occhiata eloquente, alla quale segue immediatamente un suo sospiro e un fascio di luce perlacea.
Non che mi interessi essere carina, dal momento che non ho né un ragazzo, né un semplice ammiratore ossessivo che mi accompagni a questa cavolo di festa; né tantomeno ho qualche fiamma irraggiungibile dalla quale cercare di farsi notare con le tattiche più assurde. Però devo ammetterlo, essere un minimo acconciata non è male e gli chignon mi sono sempre piaciuti; se non fosse che la gonna è maledettamente scomoda e i tacchi mi impediscono di camminare con un minimo di postura...
« Bene, ora una stiratina al vestito et... voilà! »
Devo ricordarmi di sostituire
Prudence è lunatica con
Prudence è assurdamente lunatica, nella lista delle stranezze di Hogwarts.
Lancia un'occhiata all'orologio « Ora, se tu vuoi fare tardi sei liberissima, io al contrario » e così dicendo si sistema a sua volta i capelli, con un gesto fluido della mano « Ho qualcuno che mi aspetta e non posso assolutamente farmi attendere » un calcio ai foulard disseminati sul pavimento per farsi strada ed è oltre la porta, lasciandomi sola nello sfacelo totale del dormitorio.
Bene, Ann, un respiro profondo e scendi anche tu. Seh, come no. Comincia a starmi decisamente sulle scatole anche la mia coscienza, a questo punto, dato che se ne esce con questi tentativi di auto convinzione davvero poco efficaci...
***
Sala grande.
Beh, devo mettermi l'anima in pace almeno per stasera. Stare qui è piuttosto piacevole, in verità, dal momento che:
non devo ballare, senza accompagnatore si sta benissimo e basta non avvicinarsi alla pista per non sentire smancerie. Pensavo peggio, a dirla tutta, invece qualcuno con cui scambiare due chiacchiere per il momento c'è e la musica di sottofondo è addirittura piacevole; per non parlare delle candele accese e della luce soffusa che emanano.
« Signori, signore, l'elezione di Miss e Mister Hogwarts! » la musica si interrompe quando Lumacorno prende la parola, attirando l'attenzione di tutta la sala, che segue il suo sguardo con trepidazione. Povera Prue, ho paura che avrà una bella delusione, se spera di vincere...
« Mister Hogwarts è... » comincia, sfilando di tasca una pergamena « Tom Riddle! »
Tossisco, fortunatamente coperta dagli applausi dei Serpeverde – solo loro – rischiando di mandarmi la tartina di traverso, seguendo con uno spaventoso movimento delle pupille lo sporco, tremendamente odioso Tom che si posiziona al centro della sala.
« Ora è il turno della sua regina, signor Riddle. Miss Hogwarts è... »
Mezza sala trattiene il fiato, gli occhi fissi sul palco.
« Julia Versten! »
Ecco, ora l'aria si taglia con il coltello. Senza contare che ho rischiato seriamente di strozzarmi, questa volta. Facciamo mente locale: Riddle è quello che detesta i Mezzosangue e che vorrebbe estirparli dalla faccia della terra; Julia è sicuramente, a quanto ho visto, una dei capi del Fidelius. Ovvero ci difende.
E ora devono ballare assieme, stare così vicini, tenersi stretti, l'uno abbracciato all'altro, muoversi a passo di danza e mantenere la calma. Sono convinta che potrebbero farsi fuori a vicenda, in questo momento. Però non capita nulla, se non che lui le sussurra qualcosa in un orecchio, qualcosa che non posso percepire con precisione. So solo che
questa non ci voleva proprio.
Uno sbadiglio, le palpebre pesanti, sono i sintomi che mi fanno capire di avere un gran sonno e niente più da fare in sala. Mi avvio lungo le scale e faccio in tempo a salutare Prue, prima di scivolare nel dormitorio.
08/07/2008
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Bene. Eugene, respira profondamente e non riaprire gli occhi fino a che Milo non avrà smesso di parlare. Cioé mai. Mi costringo a inquadrare di nuovo la mia figura nello specchio della camera; Carlisle non si sbriga ad uscire dal bagno, e io sono in crisi con i miei capelli. Non me ne è mai fregato niente, anzi: più mi coprivano la faccia, meglio era. In effetti, fino a un paio di mesi fa neppure mi sfiorava l'idea di dover risultare presentabile per qualcuno. Invece ora questo cespuglio paglierino sta diventando un vero tormento; non posso pensare di andare al ballo senza un minimo di stile. Se non altro, per non farmi togliere il saluto da Isy. Pasticcio ancora un po' con la spazzola, prima di scagliarla verso il mio letto. Che disperazione.
Milo si sistema il cravattino e per la prima volta da circa tre ore sta zitto.
« Eugene Pennington. Sei diventato uno psicopatico. » mormora poco dopo, sgranando gli occhi e fissando il mio riflesso oltre la mia spalla. Mi lascio cadere all'indietro, sbuffando forte mentre il tappeto persiano mi grattugia la guancia. Non che mi interessi di sporcarmi il vestito, tanto se non se non troverò una soluzione per togliermi questa faccia da pesce morto non uscirò dalla stanza. Non faccio lo sforzo di mettermi a guardare in faccia il mio amico.
Povera Isy ; come se non bastasse tutto questo velluto blu, a farmi sembrare un puffo passato in una stiratrice. Milo si piega in avanti e mi spunta dall’alto, fissandomi con i suoi occhiucci blu tutti pieni di luci scintillanti.
« tirati su immediatamente. » sibila lanciandosi verso il suo letto, e rovesciando sul pavimento l’intero campionario del suo beauty case.
« cosa vuoi fare, truccarmi da farfalla? » sbotto rimettendomi seduto.
« chiudi gli occhi, bifolco. » l’unica cosa che sento sono le sue manacce che mi sbattono sulla testa; starà mica componendo un ritmo sinfonico per percussioni sul mio cranio. « tadà! »
Socchiudo gli occhi molto, molto lentamente. Inizialmente non vedo altro che la solita ombra sfocata della mia testa bionda e la mia faccia con le guanciotte rubizze. Poi focalizzo cos’ha fatto.
« ammettilo, Milo; tu sei gay e vuoi fare lo stylist. » sfioro appena il codino in cui ha raccolto la paglia, che sembra stranamente ordinata, e non mi ricade in faccia. Non sembro un idiota. Questo è un miracolo.
« mandami tua sorella, amico. » ruggisce appena con la sua solita espressione marpiona, mentre si caccia il mantello sulle spalle.
« stai diventando banale. » scatto in piedi e mi sbatto insistentemente la veste. Si può fare.
La scalinata è rimasta ben sgombra. Certo, perché tra poco ci toccherà salirci e .. non ci voglio pensare. Mi chiedo come faccia Milo a preoccuparsi di aver spezzato il cuore di miss TNT , Opal, quando avrà una chilometrica parte solista da eseguire davanti a tutta la scuola.
« Eugene, tesoro. » pigola Isabel, strappandomi un braccio per attirare la mia attenzione. Riesco appena ad intravedere i suoi occhioni azzurri prima che mi trascini verso il basso e mi baci. Trentasei centimetri sono tanti, forse è per quello che da quando sto con lei ho sempre mal di schiena. « smetti di preoccuparti, andrà tutto benissimo. »
« lo so, ma lasciami essere paranoico e insopportabile. » le sussurro nell’orecchio, stringendole forte la mano. Non sono abituato ad essere romantico; e neppure a venire trascinato al centro della pista da ballo, ed incrociare a fasi lo sguardo di Julia, stretta tra le viscide membra di Riddle. Isy grugnisce. Le chiedo scusa. Carlisle mi guarda con aria allarmata. Milo è scomparso.
No, un attimo. Do uno spintone a Isy, che sebbene scossa segue il mio movimento ed esce dalla pista. Audrey sembra più perplessa di noi, ed ancora di più quando le do le dovute spiegazioni.
« Eugene? » mi chiede Georgiana; si sistema ossessivamente i capelli, quasi peggio di me, e si ferma giusto quell’istante che serve per ascoltarmi.
« Non posso venire. » mormoro appena. Lei sgrana gli occhi.
« Abbiamo bisogno di te! » strilla, prima di farsi stritolare da Sebastian, che non sembra voler smettere di limonarci neppure per un momento. Dio, la paura di morire fa proprio brutti scherzi.
« Per cosa, l’accompagnamento musicale? » le sputo acido e bile addosso, e mimo me stesso che suona il pianoforte. « Georgiana, non è meglio che rimanga qui a ... distrarre l’altro 95% della scuola con la mia voce soave? » cerco di correggere il tiro e buttarla sul ridere. Visto che quell’esibizionista di Milo ha già scantonato ed è sparito nel nulla, lasciando le sue numerose fan ninfomani a bocca asciutta.
« ti aspetto nella foresta, Eugene. » sussurra appena prima di farsi trascinare via dalla sua dolce metà. Dannazione.
Che lo spettacolo cominci.
Ora, io sono per la non violenza, ma a Milo Ashmore sfracellerò i coglioni a ginocchiate. Appena avrò finito di cantare la sua parte, visto che lui mi ha fatto il favore di andare ad agitare la bacchetta e mollarmi qui, ad improvvisare davanti ai professori che agitano le testoline a ritmo. Su, Eugene, puoi farcela.
Ascolto le ultime note urlate dalle oche soprano, e poi scivolo via dalla formazione del coro. Non ho cantato bene quanto avrei dovuto, ma l’idea di Isabel in quella foresta, e di tutti gli altri ...
O’Sullivan mi segue con lo sguardo e la mascella sganciata e io faccio finta di non vederlo, né di rendermi conto che manca ancora il gran finale. Attraverso la sala grande prendendo a gomitate un po’ di ragazzine ubriache, scappo fuori, travalico l’atrio brulicante di coppiette che se la fanno senza ritegno e di bambinetti dei primi anni che tentano di imbucarsi e vengono beccati dalla sorveglianza.
Il giardino mi sembra ancor più enorme di quanto già fosse. Prendo la bacchetta ed inizio ad agitarla in aria, mentre galoppo verso la foresta. I rami mi rigano la faccia e mi stampano righe parallele sulla fronte , ormai bordeaux; essere alto dà anche questo svantaggio.
Dopo qualche decina di minuti, vedo lampi di luce che appaiono tra i rami.
Sono loro.
Punto la bacchetta in avanti. Prendo fiato. Mi getto nella radura. A terra ci sono Megafusto Lywelyn, una che non riconosco e poi non so. Quello che vedo è Isabel che viene incornata dall’incantesimo di una serpeverde biondastra e troppo alta. Faccio un tuffo verso di lei, le orecchie che mi si tappano a causa del mio stesso urlo.
« venenum! » un’esplosione. Dagli occhi della biondina scorrono lacrime nere.
Sollevo la mia fatina e me la carico sulle spalle senza aspettare altro; il suo peso è minimo. Mi sposto in fretta verso il limitare del bosco ; ma Audrey mi sfreccia davanti.
« scappa, Eugene! scappa! » nel silenzio perfetto che è sceso improvvisamente sul nostro combattimento distinguo nettamente lo scalpiccio degli zoccoli di qualche creatura del bosco. Scappo.
04/07/2008
Mattina.
Oggi c'è il ballo.
Inviti: nessuno.
Vestito: nessuno.
Sono in bibblioteca a ripassare erbologia per i GUFO ormai molto vicini. Cassie è vicina a me e ripassa per i suoi esami, sicuramente più leggeri dei miei, silenziosa come lo è stata dalla conversazione con Julia. Non me ne ha parlato più di tanto ma visto il suo umore non sono sicura che i suoi sospetti fossero infondati. L'unica serata davvero bella in cui l'ho vista spensierata è stata quella del pigiama-party: ha riso a lacrime al racconto dell'incontro con l'elfo domestico. Ma il resto delle giornate è stata taciturna, nemmeno triste, come chiusa in un suo pensiero fisso e assillante. Ora è immersa nel suo solito silenzio. Comincio a ripetere sottovoce gli utilizzi delle spine delle rose dai petali carnosi. poi Cassie mi interrompe, cercando probabilmente di distrarsi dal suo pensiero.
"Rah, con chi devi andare al ballo?" dice guardandomi.
Io la osservo strabuzzando gli occhi. Era l'ultima domanda che mi aspettavo.
"Cosa... cioè... penso che non andrò con nessuno al ballo. Non sono stata invitata da nessuno e io non ho intenzione di invitare nessuno... penso addirittura che non andrò." le rispondo con un pò di vergogna. Lei ha ricevuto un sacco di proposte, ma per ora non ne ha accettata nessuna.
"Come non vai? Sapevo che non te ne saresti preoccupata e per questo ho mandato un gufo alla signora Page per chiederle di cercarti un vestito... L'ho nel mio armadio e so che ti starebbe benissimo!" dice con aria convinta. Io sono sempre più stupita.
"Ma non ho cavaliere... e poi non avresti dovuto chiedere a mia madre..." le rispondo in un soffio "e tu non hai ancora un cavaliere?" lei sorride e comincia a rispondermi
"No, io..."
"Ehm... Cassandra?" un ragazzo alle nostre spalle richiama la sua attenzione. Lei si gira e lo saluta con un piccolo cenno del capo.
"Potrei parlarti un momento?" chiede lui. é un ragazzo che non conosco, dovrebbe essere dello stesso anno di Cassie, al Corvonero. Dall'espressione (quella di chi sta per vomitare dall'emozione) dovrebbe essere una nuova conquista della mia amica che, non trovendo il coraggio prima, ha aspettato la mattina del ballo per chiederle di accompagnarlo. Lei acconsente e lo segue fuori dalla bibblioteca mentre io aspetto di vedere l'esito della chiaccherata.
Cassandra non si fa aspettare troppo e si siede di nuovo vicino a me dopo forse nemmeno cinque minuti. Sospira.
"Allora? Vai con lui?" le chiedo.
"No ho deciso che non andrò con nessuno." dice riprendendo il libro di Difesa Contro le Arti Oscure.
"Ma come..." comincio.
"Ci facciamo compagnia a vicenda. Ci sarà da ridere a vedere certe oche del Serpeverde stippate nei loro vestiti a fare le fatine! E poi sicuramente ci sarà qualche cavaliere pronto a chiederci un ballo non trovi?"
Io penso sinceramente di no ma faccio finta di nulla ed evito di commentare riprendendo a ripetere Erbologia.
Sera-preparativi
Non sono per nulla nervosa per il ballo... dopo tutto sarò lì solo per fare contena Cassie. Il vestito comprato per me dalla mia madre adottiva era un lungo abito da sera rosso di un tessuto particolare che mi aderiva alla pelle mettendo in risalto il mio corpo longilineo e magro.
"Vedrai con quello Rah! Attirerai su di te gli sguardi di tutti i cavalieri e l'invidia di tutte le dame." commenta Cassandra osservandomi. Lei indossa un vestito nero corto, un pò provocante.
"Credo che potresti essere tu ad attrare le attenzioni Cassie. Il vestito ti sta d'incanto." le dissi cercando di mettermi il mascara senza sporcarmi. Vedendomi in difficoltà Cassie mi prende la boccetta e comincia a mettermelo lei.
Ballo
Il ballo è la cosa più noiosa che mi sia capitata da giorni a questa parte, e in più avrei ancora due secoli di Storia della Magia da ripassare. Una perdita di tempo colossale. I miei pensieri sono più che visibili dalla mia espressione vacua e Cassie ha ormai rinunciato di farmi notare quanto è bella la Sala Grande decorata a festa, o altre cose ai miei occhi assolutamente inutili. Scorgo entrare Alexa e Lory e vedo con stupore che sono accompagnate da due ragazzi.
"Hey Cassie, non ti sembra strano che non ci abbiano detto nulla?" dico indicandole.
"Oh! Alexa sta con Max!" dice lei piacevolmente stupita
"Non ci ho mai parlato troppo ma penso che sia un bravo ragazzo." mi dice. Io annuisco felice per la mia amica e effettivamente sento un pò di tristezza per me stessa. Nessuno mi ha invitata. Mi riscuoto stupendomi dei miei stessi pensieri. Non sono sicura che avrei accettato anche solo una proposta.
"Rah guarda un pò da quella parte. C'è un ragazzo che non smette di fissarti!" dice Cassie sottovoce. Mi giro e incontro lo sguardo di un ragazzo del mio anno. Jared McPherson, serpeverde. è vero mi sta osservando e io non riesco a sostenere il suo sguardo. Mi giro verso Cassandra e arrosisco violentemente.
"Ti prego spostiamoci..." sussurro con imbarazzo.
"Come vuoi, cara." dice lei ridacchiando
"In ogni caso non è male come ragazzo... non capisco proprio perchè ti vuoi allontanare da lui..."
"é del serpeverde, per iniziare, figlio di una delle più potenti famiglie purosangue della Scozia." le dico per distoglierla. Lei inarca le sopracciglia.
"Non mi sembra di averlo mai visto con Riddle... Condivide i suoi ideali?" mi chiede subito.
"Non lo so ma preferisco non indagare." le rispondo.
"Non sembra si scoraggi facilmente il ragazzo... guarda!"
Mi giro verso di lui e noto che si sta avvicinando a me e Cassandra.
"Signorina Ching..." dice appena ci arriva vicino
"Posso avere l'onore di un ballo?" nella sua voce non c'è nemmeno una nota di imbarazzo ed è così sicuro che comincio ad aver qualche dubbio sulla possibilità di rifiutare.
"Non ammetto un rifiuto Rah." Dice infatti sorridendo e porgendomi la mano. Alla fine accetto, sotto occhiate maliziose di Cassandra che sembra anche preoccupata, e gli stringo la mano guardandolo negli occhi. Sono di un bellissimo colore blue acceso. Non avevo mai notato quanto potesse essere affascinante, e dopotutto era nella mia classe di erbologia solo da qualche mese. Mi sorride con gentilezza e mi conduce in mezzo alla sala a ballare. Io non ho mai partecipato a un ballo e mi tremano le gambe per l'emozione. Lo metto al corrente di questo problema con molto imbarazzo.
"Non si preoccupi Signorina Ching, questo è un lento. Deve solo stringersi a me." Noto la nota ironica nel suo tono e arrossisco.
"Perchè mi chiami così? Il mio cognome è Page..." gli chiedo stringendolo come mi aveva detto di fare.
"Rah, sai così poco della tua vera famiglia da credere che Ching sia il tuo secondo nome?" mi dice con gli occhi che scintillavano. Mi presero le vertigini...
"Cosa sai della mia famiglia?" chiesi in un soffio spaventato.
"I Ching sono una delle più importanti famiglie cinesi, imparentate alla lontana con una dinastia di imperatori. Sei quasi una principessa Rah." Rispose. Sono così colpita da queste affermazioni che continuo a ballare in silenzio, senza parlare d'altro. Jared mi asseconda e probabilmente capisce che una informazione del genere poteva avermi scioccata. Ma come posso crederci senza un minimo di garanzia?
Sembra sincero e quando lo guardo negli occhi vedo solo sicurezza. Non c'è nemmeno una piccola traccia di quell'indifferenza che utilizza chi sa come mentire per non apparire imbarazzato mentre parla. I suoi occhi e il suo sorriso sono quasi ipnotici. Come sa queste cose? Devo credergli?
La canzone è finita Jared mi sorride compiaciuto.
"Jared... Vorrei chiederti come sai queste cose ma preferisco lasciar perdere. Ti ringrazio per il ballo." dico congedandomi.
"é stato un piacere Rah. Ci vediamo presto."
Modificata l'immagine di Jared visto che la precedente era già utilizzata.... *-* Grazie alla Lynd per avermelo ricordato.
28/06/2008
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Ormai l'ho imparato: quando il tuo caposcuola chiama, tu non puoi fare altro che accorrere senza fiatare. E' per questo che sto trotterellando al fianco di Tom dopo che lui si è semplicemente voltato verso di me; so leggere il suo sguardo, so esattamente quando vuole che io vada da lui. Succede spesso, ultimamente, e non posso dire che sia esattamente un piacere visto che il più delle volte i compiti che mi assegna si rivelano piuttosto sgradevoli.
« Allora, mia cara. Hai paura di usare la bacchetta? » sibila facendomi largo in mezzo alla folla, che al suo passaggio automaticamente si apre in due ali e lascia il corridoio sgombro.
« No. » certo che no! Alzo gli occhi al cielo, cercando di trattenere il mio tono seccato.
« No, è vero. Ce l’hai già dimostrato. » snuda i canini in un sorriso crudele : gli piace ricordarmi con insistenza quasi insopportabile della fine che ho fatto a fare a Medea Diamond. Dopo averlo raccontato a tutti, è ancora più contento di sbandierarmi in giro come il suo piccolo trofeo malvagio. « Allora non sarà un problema uccidere qualcuno dei tuoi compagni, vero? » ghigna ancor più evidentemente.
« Cosa? » entriamo nella sala comune di Serpeverde, catturando gli sguardi di tutti i presenti.
« Non vestirti troppo elegante, alla festa di fine anno. » non risponde alla mia domanda, limitandosi a scomparire oltre la porta del dormitorio maschile, lasciandomi sola nel bel mezzo della Sala Comune.
~ la sera del ballo
Altissima e magra come un chiodo, Ashleigh si infila uno spumoso vestito rosa cipria, il bustino stretto sul corpo praticamente invisibile che poi si apre in una gonna tutta pizzi. Si guarda nello specchio, agitandosi per fare oscillare il vestito troppo ampio.
« Vorresti duellare con quello?! » chiede Catherine, impegnata a lucidare le sue scarpette verde bottiglia. Ash la fulmina e ricomincia a sistemare gli strati voluminosi di stoffa ; sembra una meringa gigante, ma se glielo dicessi mi sbudellerebbe. Mi lascio cadere sul letto, affondando la testa nel cuscino di una delle compagne di stanza della mia nuova alleata ; la nostra camera è diventato il regno della Blackster e della Lywelyn, che già da quattro giorni ci circuiscono per convincerci a lasciare loro campo libero - e non ce lo siamo fatte ripetere due volte. Solo Amber è stata abbastanza audace da rimanere in loro compagnia, e non la invidio affatto.
« tesoro, Cate ha ragione. Immagina i rami che strappano la stoffa.. » mormoro sfregandomi gli occhi. Il mio vestito di un bel viola lucido giace ai piedi del letto; non ho voglia di infilarmi il bustino né le calze, né l’insieme di prezioso tessuto che ho accuratamente scelto per questa festa. Né di correre nel bosco con i tacchi che affondano nel fango ad ogni passo, e rischiare di essere trucidata da qualche reginetta dal cuore d’oro con i boccoli biondi.
« V, non è il caso di sbrigarti ? » mi sollevo a fatica, mentre Ash si sistema i capelli agitando a tutta birra la bacchetta per fissarli in uno chignon sin troppo intricato per i miei gusti. Sistemo la gonna del vestito, stringendo la gonna attorno ai miei fianchi – ancora più magri del solito, esclusivamente per mettermi questo dannazione di abito elegante.
« A, non è il caso di mollare uno dei tre cavalieri a cui hai detto di sì ? » le faccio notare con poca cortesia. Lei ride e ci saluta con la manina prima di uscire dalla stanza, sibilando qualcosa che suona come ‘ci vediamo dopo’.
***
« Jeff? Non vorrai dire che ... »
« sì, la sta sfidando ora. » mi mormora il mio cavaliere nell’orecchio. Lo stringo abbastanza da poter alzare lo sguardo oltre la sua spalla, mentre balliamo lentamente, e osservare il viso pallido di Julia Versten, che si trattiene dal dare uno spintone a Tom Riddle e corre via, verso una direzione che non intuisco visto che Jeff mi dà un colpo e sono costretta a riprendere a girare.
Giro. E vedo i professori che chiacchierano e ogni tanto muovono la testa a tempo.
Giro. Lywelyn e Norwood che si scambiano occhiatine piene d’amore mentre lui le pesta i piedi ballando. Me lo ricordavo come un uomo pieno di grazia, certo che la baldracca gli fa proprio male.
Giro. La porta della Sala Grande spalancata, e la sagoma di Lenore che scivola fuori.
« Jeff? »
« ti prego. Fai finta di niente, altri cinque minuti. » preme ancor più forte contro le mie costole, tuffando il viso nei miei capelli strapieni di incantesimi perché rimangano in ordine. Non ribatto, limitandomi a risistemare le mani sulle sue spalle.
Giro.
« Non parliamone ora. » sussurro appena. Ma ho già una vaga idea di cosa finirà per dire. E non voglio sentirlo.
come closer and see
see into the trees
find the girl, if you can
I rami trapassavano la pelle pallida di Violet senza lacerare la carne, ma lasciando segni rossastri sulle guance, sulle braccia nude e sulle mani, ostinatamente serrate attorno agli strati di prezioso tessuto color ametista, come a proteggere l’abito che ne fasciava il corpo minuto.
Camminavano in silenzio attraverso l’oscurità, resa densa dalla sottile ansia che componeva una ragnatela tra i membri del drappello, nemmeno lontanamente in grado di distinguersi a vicenda se non nei rari tratti in cui la luna bagnava di riflessi lividi le loro tenute troppo eleganti per avanzare agevolmente.
Non rimaneva più niente della frivola allegria dietro la quale si erano mascherati fino a pochi minuti prima. Nessun cavaliere porgeva più la mano alla sua damigella infiorettata per l’occasione, troppo occupato a trattenere i propri gemiti quando un fruscio sospetto proiettava su di loro ombre ancor più scure della notte.
Un cerchio di luce bianca accolse le loro figure sconvolte, che si posero quasi automaticamente in circolo attorno a Tom Riddle, il cui ghigno era ancor più accentuato dalle ombre sinistre che ne scolpivano il volto.
« Violet? » scandì una voce tremula poco lontano da lei, precedendo di qualche istante la mano ruvida che si posò sull’epidermide candida e nuda delle spalle. La ragazza soffocò a stento un grido, mentre le dita ancora non ben identificate scivolavano lentamente tra i boccoli ordinati e resi quasi neri dalla luce incolore. Nemmeno nelle sue previsioni più terrificanti avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata a non distinguere il tocco affettuoso di Jeff, troppo concentrata a reprimere le morse di terrore distillato che le stringevano lo stomaco. Riddle e Lenore si muovevano lentamente in circolo, fermandosi presso ognuna delle altre figure che si erano sistemate in pose statiche e immutate già da qualche momento, come se lo spiazzo, su cui si tendevano i rami neri di piante secolari, avesse avuto qualche potere magico che li rendeva improvvisamente incapaci di rifuggire la luce. Probabilmente la manciata di orrendi traditori del loro sangue avrebbe fatto la sua comparsa ben presto, non meno spaventata di loro, ma certo più agguerrita. Almeno più agguerrita di Violet, tremebonda e congelata, quasi incapace di reggere la bacchetta di nocciolo che avrebbe dovuto costituire la sua arma e la sua salvezza.
« Ci spostiamo verso il bosco, ci nascondiamo al buio ed aspettiamo. » sibilò la voce profonda di Lenore, seminascosta dal cappuccio del lungo mantello, il cui tessuto opaco era lo stesso, probabilmente velluto, che venne fatto scivolare tra le mani della contessina. Un mantello per sé, per coprirla e per occultarne ancor di più la figura finché gli altri non si sarebbero palesati.
« d’ora in poi, ognuno per sé. buona fortuna. » era quasi grottesco che l’unica amica di Tom Riddle, passandole attraverso con il suo sguardo di ghiaccio, le augurasse di uscire vincitrice da uno sciocco duello, in cui ognuno di loro si sarebbe giocato qualcosa che non era molto distante dalla stessa vita.
La mano di Jefferson strinse il suo braccio e la trascinò verso l’intrico di rami che si delineava poco oltre; non poté che lasciarsi condurre, mentre con lo sguardo cercava di memorizzare i punti in cui gli altri erano spariti nel nero. Poco dopo essersi fermata, sentì la consistenza di un grosso tronco sulla schiena, dove era stata appoggiata con delicatezza dallo stesso che le aveva posato le labbra calde sul collo, proprio sotto l’orecchio. Il peso del ragazzo si posò contro di lei; un modo come un altro, uno piuttosto piacevole per la precisione, per ingannare la nervosa attesa.
« Vi, vorrei che fossimo.. » soffocò le sue parole con un bacio, sfiorandogli con delicatezza i capelli. Era l’unico modo per non permettergli di notare il suo sguardo vacuo: molto probabilmente, la stessa scenetta ai limiti del decente si stava consumando qualche albero più in là. Edward e la Lywelyn.
Non ebbe molto tempo per pensare al fatto che l’altro non pensava più minimamente a loro due; il rumore lieve eppure perfettamente chiaro dei passi sulle foglie e di frasi sommesse costrinse tutti a ritornare violentemente alla realtà.
I hear her voice and start to run
into the trees
Ammetto di non riuscire a ricordare quali fasi mi hanno portato a dare la caccia alla bionda e terrorizzata Jillian McKanzie, che corre nascondendosi tra gli alberi con troppa foga per rendersi conto che sta coprendo un percorso perfettamente circolare. Mi ritrovo a fiutare l’aria, quasi come un segugio e non una strega; non riesco più a distinguere la sua figuretta luminosa e questo mi preoccupa un po’. Non vorrei mai che mi spuntasse alle spalle, e la bacchetta mi scivolasse definitivamente di mano; non mi sono mai sudati i palmi quando ero nervosa, ma questa notte sembra avere intenzione di ribaltare tutto ciò che è stato sinora.
Sto immobile, con la schiena appoggiata ad un tronco; tento persino di non respirare, pur di evitare di fare rumore. Ogni suono, così come ogni zaffata di profumo di fiori, mi potrebbe servire per identificarla. Ho lasciato la radura al suo seguito, con alle mie spalle le luci e le esplosioni di un combattimento multiplo ; Julia Versten ha tentato di ammazzare Riddle e per un pelo non ha beccato me.
« allora, violet, hai finito di rifarti il trucco? » la vocina zuccherosa di McKanzie che cerca di fare la dura mi giunge alle orecchie come manna dal cielo. Mi volto verso di lei con uno scatto secco, allungando il braccio e pronunciando il primo incantesimo che mi viene in mente. Vedo solo la scia azzurra che traccia nell’aria, e che si dissolve con un piccolo botto a mezzo metro dalla schiena della mia avversaria. Peccato. E’ già la quinta o sesta volta che la manco, sebbene entrambe portiamo i segni degli incanti andati a segno. Risponde esibendo anche un’espressione feroce, vagamente grottesca, ma in compenso sento la stoffa e la pelle che si lacerano appena sotto le costole. Dannazione.
Tremo appena, e riprendo ad inseguirla. Ignorando il dolore lancinante che mi ha provocato la sgualdrinella. Lei e il suo maledetto ragazzo dai capelli rossi. Un’altra scarica di scintille. Inciampa, ma si rialza e ricomincia a correre. Devo dire che sono un po’ stufa di questo stupido gioco, e che oltretutto stiamo tornando verso la radura; vedo tra i rami la luce e sento le urla dei combattenti.
Jillian scompare tra due grossi alberi, tuffandosi nel riflesso verdognolo di quello che mi auguro non sia un Avada. La inseguo, sfidando la sorte e i lampi di luce.
suddenly I stop, but I know it's too late
i'm lost in a forest
all alone
Luce viola, per la precisione. Rimango in piedi per qualche istante, del tutto concentrata sul battito del mio cuore che rallenta, e la sensazione spiacevole del sangue che smette di fluire. Sono del tutto consapevole di quello che sta succedendo. Del terreno e l’erba alta su cui cado pesantemente, tracciando un arco nell’aria.
« Antonin .. »
Mi rendo conto che è stato lui. Per sbaglio, mi auguro. Mi rendo conto che le forze mi abbandonano insieme al respiro. Chiudo gli occhi. Per sempre.
12/05/2008
Settimana passata.
“..e non pensate di potervi rilassare perché non avete esami quest’anno, anzi, il sesto è…”; parole, parole, solo una serie di inutili parole che escono dalla bocca di Benton: affascinante si, ma a volte estremamente noioso. Non è lui che mi interessa, non è lui a cui oggi si rivolgono i miei pensieri, la mia attenzione; decisamente no. Spingo con troppa forza la penna sullo sfortunato foglio che ho sotto mano, e questa per poco non si rompe. Il foglio di pergamena prima immacolato e ora coperto con una macchia indefinita di nero; nero, come il mio umore, nero come il mio….odio.
Odio. Odio puro, odio vero, autentico. Tutto per una persona, di cui sto ammirando la chioma ordinata, che tanto bramerei tagliare, e la figura piccola ed esile, seduta davanti a me, che mi piacerebbe schiacciare, schiantare, forse anche uccidere; si, perché no, in fondo non è proprio una novità, giusto? Potrei farlo. Poter sentire il potere racchiuso nelle mie mani, essere padrona incontrastata del destino di qualcun altro, poter decidere della vita e della morte, come solo una divinità potrebbe fare. Potrei…potrei…ma ne sarei davvero capace?
Intanto l’ignara Violet siede davanti a me, nemmeno lei troppo attenta al discorso di Benton, e rigira tranquilla e annoiata la penna. La sua testa si muove cullando prima a destra, poi a sinistra,…
Sfioro con la mano il mio viso, nel punto dove si trovava la ferita, ormai rimarginata, che mi ha lasciato con le sue sudice unghie poco tempo fa, prima che intervenisse Lenore e ponesse fine al nostro ‘diverbio’; ho persino dovuto picchiarla, con le mie mani, come una mezzosangue, o ancor peggio, come una babbana. Non posso perdonarla.
Qualcuno dice che il perdono è la virtù dei forti; sciocchezze. Il perdono non esiste, ma è confortante pensare che possa esistere, perché ci offre la speranza di crederci buoni come Dio. Anche quelli che si illudono di compiere il bene, quelli che vanno contro gli ideali di purezza per accogliere nel loro immenso abbraccio tutti i maghi, indifferentemente dal loro sangue, non sanno perdonare. Non è una loro colpa, sono solo uomini.
Avrò la mia vendetta; Ci sono condanne ben peggiori della morte...
Sarai pure una vipera, mia cara Violet, ma ricordati che sei in un covo di serpi…
Aspettami.
Un club, l’altro club. Forse la rivelazione non è troppo scioccante, scioccante è pensare che hanno continuato a riunirsi tutto questo tempo senza che noi li scoprissimo. Pensano anche di essere i ‘Buoni’ della situazione? Non diciamo illazioni, se davvero lo fossero desidererebbero cos’ intensamente la nostra scomparsa? Odierebbero a tal punto? Ma soprattutto chi ha deciso che siano loro i buoni. Anche noi agiamo per delle convinzioni e per il bene di tutta la comunità magica, e per questo siamo malvagi? Chi lo pensa pecca di presunzione,e a vedere i numerosi membri che vanta il club della Versten, ci sono molti studenti del genere…e molti nomi conosciuti…
“Deirdre!”, mi volto verso chi mi reclama.
“Steven…cosa c’è?”. E’ da molto che non lo vedo in giro, d’altronde gestire G.U.F.O., club segreti e vita sociale senza essere Tom Ridde, non dev’essere per nulla semplice!
“No, niente…posso accompagnarti fino al dormitorio?”, do una rapida occhiata a Jasp, Ed e Scar, poco dietro di me.
“Emh..non c’è problema…”.
Non si può dire che sia un tipo esilarante, ed è già un complimento definirlo divertente, però che male può far un po’ di compagnia?!
“Quindi non siete ancora riusciti a scoprire dove si riuniscono?”
“No, ma è solo questione di tempo…anzi, probabilmente non ce ne sarà nemmeno bisogno…”. Guardo il suo sguardo enigmatico mentre cerco di intuire l’allusione che sta sotto l’affermazione; un qualche piano che deve rimanere segreto, con tutta probabilità, ma cos’avrà in mente Riddle questa volta?
E’ un enigma, un enorme e infinito enigma…
Ho i piedi freddi; sono gelati e umidi. Apro gli occhi ed è come se lo facessi per la prima volta, li rivolgo verso terra: sono scalza. Il terreno è coperto dalla brina, che altera il colore dell’erba sotto di me. Alzo lo sguardo. Alberi, moltissimi alberi, dall’aspetto sinistro al chiarore della luna, alta in cielo, e offuscati dalla bassa nebbia che si aggira tra di loro. Socchiudo gli occhi per vedere meglio davanti a me e finalmente riconosco il posto dove mi trovo: è la foresta proibita. Come faccio a trovarmi qui? L’ultima cosa che ricordo è di essere andata a letto e poi….il nulla.
Muovo i primi passi per addentrarmi in quell’abisso di arbusti spinta dall’istinto, e ignoro la paura che urla forte, dentro di me, di non muovermi, di restare ferma, di non andare; forte però non abbastanza per sconfiggere l’impulso inarrestabile che sento crescere; devo andare, non so il motivo, ma devo. Man mano che penetro il silenzio si fa sempre più assordante, tanto che cerco in tutti i modi di non fare rumore nel camminare. Ci siamo solo io, e il silenzio.
Crack.
Un ramo spezzato. Mi volto mentre il cuore mi batte a mille.
“Chi va la?”, cerco di dire, ma la voce mi muore in gola. Dovrei fuggire, ma sono paralizzata dalla paura e dalla voglia di sapere.
Lenta, una chioma bionda irrompe nel grigio dell’ambiente e avanza verso me. Chi sei? Forse lei avrà delle risposte da darmi, per esempio perché mi trovo qui.
Si avvicina sempre di più; sempre di più; sempre di più. E’ davanti a me.
“Eve?”un sorriso leggero, per poi fuggire via. Il mio timore fa appena in tempo a scomparire, che il mio cuore, prima calmo, riprende a battere a mille per la corsa e l’eccitazione.
“Aspettami!” le urlo. Corro, corro per un’infinità di tempo. Un albero segue un altro, sempre uguale e tutto sembra ripetersi all’infinito. Sono sfinita. Mi fermo. Lei è sparita. Mi appoggio ad un albero per riprendere fiato.
“Aspetta un attimo…”. Guardo con attenzione la pianta che improvvisamente ha un aspetto familiare; tocco il tronco e mi assalgono una valanga di ricordi confusi, come se non li avessi veramente vissuti. Io ed Eve. Corriamo, in questo punto e poi…uno spiazzo.
Guardo nella direzione in cui si dovrebbe trovare, ed eccolo lì, leggermente diverso dai miei ricordi.
Lo spazio circolare rompe con l’atmosfera circostante: l’erba che infesta la foresta si interrompe davanti ai suoi confini e i raggi riflessi della luna sembrano illuminare solo quel punto. Solamente la nebbia rimane immune dalla stranezza di quel punto, dove a dominare non è la vita, ma la morte.
Riesco a distinguere all’interno di quel cerchio perfetto una sagoma confusa.
”Eve!”. Mi affretto verso l’oro dei suoi capelli, quando mi accorgo che non è sola: accanto a lei un’enorme animale mi fissa. Lei lo accarezza, calma, e non riesco nemmeno a vederle il viso coperto dalle lunghe ciocche.
Scappa! Vorrei urlarle, ma rimango stregata dagli occhi da rapace di quello strano ed inquietante animale.
“Ti ricordi quando venivamo qui, Dè?”, esordisce la voce quasi dimenticata.
“Adesso si…”, sono ricordi che risalgono al primo anno di scuola. Non saremmo nemmeno dovute avventurarci in questa foresta, ma si sa, niente ci poteva mettere dei freni; avevamo già le idee ben chiare. Ad Eve piaceva molto venire qui e mi raccontava delle storie; Diceva che lì vivevano degli animali che solo pochi potevano vedere e ogni volta mi ripeteva ‘ora li vedi Dè?’, ‘ora li vedi Dè?’. Non li ho mai visti. Come ho potuto scordarmene? Eppure ne soffrivo, e anche parecchio.
“Adesso riesci a vedere i Therstral”-non si volta verso di me
-“ora sei contenta?”. La sua voce diventa sprezzante e piena di odio. La paura ricomincia a farsi strada dentro di me. Perché mi fai questo Eve? Perché?
“voltati!”, le urlo con un coraggio che nasce dalla convinzione che quella non sia lei, non può essere lei…ma dove sono?
La nebbia si dirama sempre più mentre quella figura si gira. Sembrano passare ore prima di incontrare i suoi occhi senza vita, come tutto quello che ha intorno. Mi sento inghiottita dal gelo che emanano: la gola si secca, le mani tremano, il volto sbianca e sudo freddo.
Gli occhi sono azzurri, ma non sono quelli di Eve; il colorito è pallido, ma non è quello di Eve; i capelli sono biondi, ma non sono quelli di Eve.
Ida.
“Allora, ora sei contenta?”, non riesco a sfuggire al suo sudicio sguardo accusatore mentre tutt’intorno una risata familiare si diffonde come un veleno. Basta voglio fuggire, voglio andarmene da qui!
Una voce sibila alle mie spalle. E’ vicina, vicinissima.
“E allora svegliati!”
Mi alzo con un sobbalzo. Ho il fiatone, ho freddo e sono terrorizzata. E’ ancora buio, tutto tace, tutti dormono. Eccoci ancora: io e il silenzio. Ho paura ad addormentarmi: la notte ti lascia senza difese…
No. E’ sbagliato, è tutto terribilmente sbagliato. Perché Jasper, perché proprio lui? E’ il mio migliore amico, nonostante tutto, eppure…lo voglio. Più di quanto abbia mai desiderato Geert o qualche altro amore passeggero, persino più di Axis.
Forse è proprio il fatto che sia sbagliato, impossibile, a farmelo piacere; si, dev’essere così.

‘Toglitelo dalla testa Dè, non rovinare tutto, non rovinate tutto. E’ troppo importante.’
In quest’opera di autoconvinzione dimentico però che appena rimango sola è il mio unico pensiero, che quando sono insieme a lui, sono davvero felice, come l’altro giorno nel giardino, come l’altro giorno nella sua stanza…
Il cuore va da una parte, e la ragione dall’altra. Ora devo solo fare una scelta, fondamentale, importantissima, vitale…cuore o ragione?
“Dè?” Scar entra all’improvviso nella stanza. Poso il libro che avevo dimenticato di avere aperto.
“Scarl…hai una faccia. Che c’è?”
“Edward…”
“Che?” siedo preoccupata al suo fianco.
“Edward. Vado al ballo con Edward.” Il suo sorriso è radioso, e la sua felicità non può che contagiarmi. Tutto è come prima, finalmente.
“Dobbiamo cominciare a pensare ai vestiti!.”. Le dico eccitata, eppure il pensiero che tanto mi attanagliava prima è ancora lì, e non sembra volersene andare tanto presto.
E se mi chiedesse di andare con lui al ballo, io che farei? Dovrei accettare?
Guardo la mia amica mentre raggiante comincia ad elencarmi le probabili vesti del ballo, e non posso che identificarmi con lei. Desidero, bramo essere felice come lei, e so bene come poterlo essere…con chi poterlo essere.
Mi sembra già di assaporare quei sentimenti, ma prima…Ed, devo parlare con Ed. Ho bisogno di un consiglio, di una spalla amica, perché questa indecisione all’apparenza tanto banale, potrebbe rivelarsi catastrofica per tutti noi…
Il cuore non è sempre dispensatori di buoni consigli, ed è profondamente egoista; è per questo che la mia risposta sarebbe si, adesso, domani, per mille altre volte…
Si.
...oggi sono tornata nella foresta, Eve, in quel luogo dove mi portavi sempre, dove mi dicevi ti piaceva tanto stare, e io non riuscivo mai a capire il perchè. E' tutto come un tempo, solo che ora il nostro sentiero è inondato di erbacce e si intravede appena, e a guidarmi è stato più il ricordo che la vista...
Ho camminato sola a lungo, per un tempo infinito tra gli alberi di un tempo e tra la nostalgia del nostro passato, finchè sono arrivata nel punto in cui tu cominciavi sempre a sorridere...e li ho visti, per la prima volta...li ho visti davvero, Eve,... i Therstral....
03/05/2008
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qualche settimana fa.
« Il motivo per cui vi ho convocati, mie Serpi, è di massima urgenza ed importanza. » per la prima volta, è Tom a stare in piedi e siamo noi a rimanere ossequiosamente seduti mentre lui parla. C'è qualcosa di grosso in ballo. Non guardo neppure Edward e soci alle mie spalle, rimanendo tranquillamente accoccolata vicino a Lenore; i suoi occhi già risplendono, segno che sa e che non vede l'ora di poter condividere la sua - eccitazione? - con noi.
« Nell'ultima riunione dei Caposcuola, ho avuto il piacere di fare un giretto nella testa di Georgiana Harrington. » fa un sorriso beffardo; curioso modo di dire che le ha letto il pensiero, già. Comunque, la faccenda si fa parecchio interessante. Non posso che sistemarmi meglio sul pavimento ed ascoltare quello che ha da dire. « sapete cosa fanno i buoni e i loro sudici amichetti mezzosangue? un club per combattere il male! » scoppia in una risata profonda, subumana, mentre tutti lo fissano con gli occhi sgranati, la sottoscritta compresa. Un club. Di schifosi traditori del loro sangue. Gli altri non osano neppure fiatare, e lo stesso vale per me. Ancora non riesco a capacitarmi di cosa sia successo sotto i miei occhi, e io dormivo. Ci sventola sotto il naso la lista dei nomi che è riuscito a carpire alla Harrington, e riesco a cogliere velocemente i cognomi di un sacco di gente del mio anno, con cui ho ore e ore di lezione. E non mi sono accorta di niente. Dio. Vorrei sbattermi una mano in fronte.
« i loro capi sono la cara Georgiana in persona e la sua amichetta Julia Versten. » un altro sorriso; mi sembra così poco uomo, in questo momento. Appare come puro spirito malvagio, ed anche piuttosto eccitato dalla faccenda.
« affido la prima a Lenore.. » sorride - o meglio, fa una smorfia contenta. « ...e l'altra è mia. » qualcosa mi dice che questa faccenda finirà male.
***
fast forward fino alla scorsa settimana.
Reprimo l'espressione scocciata che mi provoca il dover rimanere qui a lezione quando invece potrei divertirmi un bel po' da un'altra parte. Martine Lewis è un vero genio, ma niente può distogliermi dall'idea che tra un paio d'ore mi vedrò con Jefferson. Da sola, intendo: senza Riddle e Lenore a vegliarci. La loro presenza inquietante ha condizionato tutta la nostra storiella da quando è sorta in poi.
Senza che io faccia qualcosa per contrastarla, la mia testa crolla sulla pagina di calcoli che ho appena finito di trascrivere dalla lavagna. Non ce la posso fare, mi sto annoiando troppo: chissà che mi passava per la testa quando ho scelto che materie portare ai M.A.G.O. Sono stata pazza, pazza.
E per di più sono costretta ad ascoltare le smancerie dello sfigato numero uno Morgan Lancaster, che pigola paroline dolci alla lurida mezzosangue che è diventata la sua dolce metà. Tremendo. Mi volto e lo fulmino, digrignando i denti; la sua faccia da piccolo putto barocco mi fa una smorfiettina e poi torna a chiocciare con quella ragazza disgustosa - e pure bruttarella, diciamolo.
« miss Traviston, c'è qualche problema? » la Lewis sbatte la sua verga - sì, usa una verga. per indicare i punti della lavagna, ma non escludo che prima o poi ci bastoni - sulla cattedra, facendo sobbalzare la metà della classe che dormiva saporitamente.
« mi scusi professoressa, è che sentivo un ... ronzio, di sottofondo. » il suo sguardo carbonizza i due piccioni alle mie spalle, e poi torna a guardarmi quasi affettuosamente.
« allora invitiamo mister Lancaster a farci una dimostrazione della teoria di Struss alla lavagna! » sibila sedendosi elegantemente alla cattedra. Adoro questa donna. Almeno quanto lei adora suo fratello e chiunque dimostri di essere abbastanza ossequioso nei suoi confronti. Mi metto ben dritta sulla sedia mentre Lancaster striscia verso la lavagna.
Ora sì che mi riconosco; la sbandata per Norwood mi aveva resa un'ameba senza spirito, me ne rendo di più conto ogni giorno che passa.
***
un paio di giorni dopo.
Catherine è costretta a smettere di spettegolare fittamente riguardo alla brutta fine che ha fatto Quentin dopo che l'ha scaricato: con un tempismo perfetto, il preside si è alzato dal tavolo imbandito per la cena e si è avvicinato al palchetto dei discorsi. Tutte le teste scattano verso di lui, provocando un gran rumore di stoviglie sbattute e di ultimi sussurri frettolosi.
« uuh, ci sono novità! » trilla Ashleigh Hale alle mie spalle; quella ragazza dev'essere parecchio simpatica, è un peccato che quella vacchetta di Deirdre l'abbia cacciata dalla nostra camera. Poteva mandar via Amber, almeno. A proposito di Deirdre: la vedo particolarmente sbattuta ed imbruttita, ultimamente. E sono decisamente convinta che abbia una bella cotta per Jasper Lewis, tanto per cambiare. Alleluja, finalmente si accoppieranno tra loro e smetteranno di impestare il mondo con il seme del male!
« RAGAZZI, SILENZIO! » tuona Dippet dall'alto del suo podio dorato. Trattengo una risatina nel vedere quanto particolarmente osceno sia il suo cappello stasera. « ho un annuncio che vi piacerà: il trentuno maggio si terrà il ballo di chiusura dell'anno scolastico! » un coro di oooh, seguito da un'ovazione, si diffonde per tutta la Sala Grande. La maggior parte delle ragazze comincia già a strepitare e ad occhieggiare quelli che dovrebbero diventare i loro cavalieri. « ...ed eccezionalmente, a grande richiesta, saranno eletti Mr e Miss Hogwarts! » un'altra esplosione. Sbatto appena le palpebre, mentre dall'altra parte del tavolo la Lywelyn e la Blackster cominciano già a borbottare; inutile, non c'è Eveline, questa festa non raggiungerà mai i livelli di stilosità che aveva negli anni scorsi. E' che non posso dirlo alle dirette interessate, se non voglio prendermi una legnata in testa.
Una festa, hm? Senza neppure pensarci, mi volto verso Tom Riddle: e leggo un ghigno crudele dipinto sul suo volto.
26/04/2008
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« allora, qualcuno di voi è mai riuscito a far prendere una forma corporea al proprio patronus? » diverse mani si alzano, anche se ho i miei dubbi che alcuni di loro dicano la verità al riguardo. Vedo una fila di bacchette già schierate di fronte a me: sapevo che quest’incontro avrebbe riscosso successo. Jillian si affretta ad infilarsi nella riga ordinata, abbandonando la sua postazione al mio fianco.
« concentrazione, e un pensiero felice. » abbasso lo sguardo dopo aver ripetuto per l’ennesima volta le istruzioni, in modo da poter trovare la concentrazione necessaria per dare una dimostrazione. Ripenso per un istante al serraglio, alla mia cameretta, a casa. La mia bacchetta compie un mezzo giro nell’aria, « expecto patronum! » e diffonde un bagliore argenteo, che poi scivola verso il pavimento e spiega le ali nella forma di un cigno. Il mio Patrono plana e poi si solleva nell’aria, scomparendo dopo aver svolazzato un po’ in giro, seguito da un coro di “ooh” d’apprezzamento. Ci ho messo una vita a riuscire a farlo; non è facile, e non tutti gli adulti sono capaci di utilizzarlo – anzi, sarebbe divertente vedere quanti insegnanti sanno castarlo correttamente al primo colpo. Faccio un cenno agli altri, per suggerire agli altri che l’hanno già imparato di sfoderare il coraggio e farci vedere cosa sanno fare.
Jillian McKanzie è già diventata tutta rossa, e borbotta qualcosa che potrebbe essere “expecto patronum” come qualsiasi altra cosa. Fa un passo in avanti, scrutandoci tutti prima di iniziare. Io mi siedo su uno di pouf, dandomi la possibilità di scrutare le facce estasiate degli altri. La mia assistente scandisce la formula e strizza gli occhi, senza vedere così un grosso gatto dalla coda ancor più lunga e pelosa della norma. « un gatto delle Ande! » commenta tutta orgogliosa, tornando al suo colorito normale mentre il gatto si aggira per la stanza e scompare mentre salta su una poltroncina. Sono molto, molto soddisfatta. Dopo pochi momenti, si aggira per la stanza anche la grossa tigre di Julia, e tutti i presenti ruotano mantenendosi a distanza di sicurezza dal felino.
Cominciano ad apparire sbuffi argentati e zampe, ali e nuvolette. Mi avvicino a Eugene, fermandogli il polso mentre si agita per dissolvere la nebbiolina che lo circonda.
« forza! » mi lancia uno dei suoi sguardi da orso bruno, ritirando la mano. Faccio un passo indietro per lasciargli lo spazio di agire ed aspetto di vedere un altro tentativo. Anche se, finché lui non ci crederà, non funzionerà affatto. Tra me e lui passa Isabel Sittenfeld, che insegue uno scoiattolo d’argento ridendo come una pazza. Ed Eugene fa qualcosa di simile ad un sorriso, prima di far comparire un bel procione che inizia a sfregarsi il capo. Gongolo, prima di passare al prossimo caso disperato.
Julia è scappata nonappena è finita la riunione. E di sicuro c’entra Aedan Lywelyn, mr. Campione-Di-Quidditch. Sono scettica, molto scettica. Perplessa riguardo al futuro di una relazione e alle intenzioni del mio cmpagno di casa. Un rumore alle mie spalle mi costringe involontariamente a voltarmi e a vedere Sebastian che si accoccola su una montagna di cuscini, rimasta lì dalle prove – fallite – di insegnare un Incanto Respingente. Scrollo la mia bacchetta, lasciandone uscire uno spruzzo rosa confetto, e mi dirigo verso di lui.
E’ bello, e malizioso, e sa di piacermi almeno quanto io piaccio a lui. Mi accovaccio, per poi lasciarmi scivolare al suo fianco. Jules gongolerebbe; nessuno è mai riuscito a mettere insieme Seb ad una ragazza con il cervello, tanto per darle un primato di cui vantarsi. E nessuno è mai riuscito ad intortarmi in così breve tempo, devo dire.
Lui sorride, riversandomi addosso un fiume di ormoni.
« allora? Soddisfatta? » chiede con falso interesse, mantenendo lo sguardo fisso su di me mentre la sua mano scivola lentamente verso il mio fianco, dove approda dopo un tragitto relativamente breve.
« dovremmo riprovarci. Sono convinta che tutti ce la faranno. » non stacco lo sguardo, ma faccio in modo che le mi dita si intreccino con le sue, e pian piano il suo palmo si sposti sulla mia schiena. Basta una frazione di secondo perchè si renda conto che ... certo, questo è il modo migliore per concentrarmi sui M.A.G.O. ... concentrarmi su un mago! Sembra quasi ruggire mentre si avvicina, facendo pressione sulla mia colonna vertebrale con i polpastrelli.
« sono d’accordo. E poi, con un’insegnante d’eccellenza... » mi lascio scappare una risatina nervosa.
« già, hai ragione. »
« georgiana? »
« mmh? » si solleva dai cuscini, piegandosi su di me.
« ti va di uscire? » mi ritrovo supina, con il peso del suo corpo sulle costole e la sua bocca contro la mia.
Spero che la ronda non duri più di altri 10 minuti: sono sul punto di addormentarmi in corridoio, e probabilmente non mi accorgerei neppure di un gregge di pecore in transito. Manca ancora poco. Poggio la schiena ad una statua di una brutta strega dall’aria boriosa, abbassando per un momento la lanterna. Anche oggi ci siamo ammazzati di studio: si avvicina il test finale di incantesimi, e stranamente non riesco ad utilizzare non verbalmente gli incanti di ultimo livello. “E se non ci riesce Georgiana...” come direbbe Julia.
Il mio unico scopo nella vita, al momento, è passare i M.A.G.O., poi potrò andarmene felice per le strade del mondo. Faccio uno sforzo di volontà per mettermi in piedi e ripartire alla volta del dormitorio.
« e così tu saresti il piccolo genio. » una voce sibilante mi pugnala in mezzo alle scapole. Mi volto; anche nella luce debole è facile riconoscere la serpeverde amica di Riddle, la velenosa Lenore Swart. Fa sventolare teatralmente il mantello della divisa, e la bacchetta scatta in avanti, puntata dritta sul mio viso. La fisso con palese terrore; quella ragazza è una fuori di testa conclamata, ed un’ottima strega. Stringo la mia fidata bacchetta sotto il mantello.
« e sei quella che spreca tempo proteggendo ... » il club. Mi balena con forza l’idea che ci abbiano scoperti. « ...quei disgustosi, sudici mezzosangue. » sono di ghiaccio. Come se la magia mi fosse volata via. Con una leggera pressione faccio in modo che la bacchetta mi cada in pugno, per quanto inutilmente.
« dunque? » ribatto con calma artica, anche se sto per morire. Non ho salutato Cheslav. Non ho consegnato i miei taccuini alla posterità. Non ho preso i M.A.G.O. Tremo nel buio denso, di colpo assorbito da un raggio di luce giallastra; un preavviso che si scontra sulla statua dietro di me, che inizia a corrodersi sin troppo rapidamente.
Lenore scuote i boccoli scuri, mascherando per qualche istante il ghigno malvagio che le deforma il viso. Il mio polso sembra costretto verso il basso da un peso di dieci chili; riesco a fatica a disegnare un 8 nell’aria e spararle addosso una pioggia di faville argentate, dall’aspetto tanto suggestivo quanto ne è pericoloso l’effetto. Faccio tre passi verso le scale mentre keu su spegne di dosso le fiammelle biancastre, e con la manica ancora illuminata mi fa schizzare contro il corrimano di pietra massiccia, su cui sbatto con violenza. Il silenzio tra di noi è perfetto, ma soffocato dal rumore dei nostri corpi e dei movimenti sgraziati. Mi rialzo a fatica e lancio la prima fattura che mi viene in mente. Impedimenta. Scappo appena i suoi gesti si rallentano, evitando di incespicare nei gradini per pura fortuna.
Il club è stato scoperto. Un trapano che mi ripete questo sospetto ad ogni passo. Devo parlare con Julia. Devo scoprire cos’è successo.
26/04/2008

"Un pigiama party???" chiedo a Cassie stupita. Lei annuisce con fare divertito.
"Me ne stava parlando Lory dopo l'allenamento." conferma tranquillamente.
"Strano che non me ne abbiano parlato stamattina a lezione..." dico pensierosa. "Abbiamo avuto varie simulazioni dei GUFO ultimamente ma... non me l'hanno nemmeno accennato"
"Ma cosa ne pensi?" mi incalza lei evitando che divagassi con eventuali pensieri sugli esami o, ancora peggio, che riprendessi a recitare le formule di incantesimi.
"Penso che sia una grande idea!" dico lasciandola a bocca aperta. Lei rimane a fissarmi, mentre io sorrido alla sua faccia basita.
"Tu, Rah Ching Page, che accetti di partecipare a un party alla soglia degli esami?? Il mondo va a rotoli!" afferma ridendo di gusto.
"Non è questo il punto... sai, pensavo che dovremo cercare un modo per eludere il controllo notturno della Bonnet." dico guardandola seria. A questo punto lei scoppia in una risata per nulla trattenuta che attira occhiate da tutti gli angoli della bibblioteca dove ci troviamo.
"Questa poi!" dice riuscendo a reprimere a stento le risate. Io arrossisco ma cerco di non darlo a vedere.
"Stai cambiando Rah, stai cambiando e anche molto in fretta!" mi dice sorridendo "La cosa che mi piace di tutto ciò è che son stata io a causare il cambiamento." aggiunge chiudendo di scatto il libro di trasfigurazione.
Verissimo. In me c'è solo una piccola ombra della timida e associale Rah di qualche mese fa!
Sono in camera a leggere un trattato di Erbologia mentre Cassie legge uno dei suoi libri. Babbani, prevalentemente storie dell'orrore, Poe e Lovecraft. Mi sembra che sia poco concentrata sulla lettura, comunque, sbuffa e si rigira.... sembra che abbia qualche pensiero di troppo dietro quegli occhioni azzurri, e lo sguardo corrucciato conferma la mia ipotesi.
Aspetto che sia lei a parlare ma non sembra intenzionata a farlo ancora.
"Sai il pacco che mi è arrivato l'altro giorno? I miei genitori mi hanno mandato un vinile con pezzi di chitarra classica. Pensavo di non poterlo ascoltare ma poi son passata nell'aula di musica e ho scoperto che lì c'è un giradischi stregato." introduco una conversazione a caso, con le prime cose che mi vengono in mente. "Dovresti ascoltare un pezzo. Si chiama Fantasia n°10 di Alonso Mudarra. é molto bello." concludo.
"mmm" mugugna lei alzando appena gli occhi dal libro.
"Che cosa stai leggendo?" le chiedo.
"Il gatto nero di Poe." risponde assorta. Poi con uno sbuffo si rigira di nuovo sul letto. Io la osservo ancora per un pò e poi mi rimetto a leggere il mio trattato sui fiori carnivori della Cornovaglia.
Sentendola sbuffare di nuovo mi decido.
"Cassie... Cosa c'è che non va?"
"Come?" alza gli occhi su di me e mi guarda con uno sguardo che potrebbe sembrare di autentico stupore. <<Spiacente Cassandra ma non mi freghi!>> il mio pensiero probabilmente si riflette nella mia espressione perchè lei smette immediatamente di fingere stupore.
"E va bene!Mi stanno venendo dei dubbi..." pausa, aspetto che continui ma non accenna a farlo. Sembra che si sia persa nei suoi pensieri invece di formularli a voce alta e qualcosa mi dice che riguardano Ida.
"Cassandra? Ti va di continuare?" le chiedo.
"Oh, si certo... sai quella volta che abbiamo pranzato con Alexa, Lory e Susan? Quando ho detto quella strana frase su Ida..." quì mi guarda imbarazzata ma io mi limito ad osservarla "Penso di non essere stata molto sincera con te quando ti ho detto che non intendevo nulla. Forse non son stata sincera nemmeno con me stessa. é solo che mi stanno venendo tanti di quei dubbi!" sembra sconsolata, ma io non voglio che finisca lì il suo discorso.
"Che dubbi?" la incalzo seppur con gentilezza.
"Non sono più tanto sicura che sia stato un incidente quello che le è successo." Di nuovo silenzio.
Lei continua ad alzare lo sguardo su di me con riluttanza. Cosa mai le ha fatto pensare una cosa simile? Sono molto spaventata da quel che mi ha detto. Tra una miriade di idee contrastanti una si fa spazio con prepotenza nella mia mente.
"Ida era mezzosangue..." sono stupita io stessa dalle mie parole. Cassandra mi guarda un pò allucinata ma annuisce con tristezza.
"Sai Riddle? Dovevano incontrarsi..." mi dice guardando nel vuoto "Lei era così innamorata di lui."
"Riddle, il caposcuola di Serpeverde? Quel ragazzo ha un'aria così misteriosa..." non riesco a non lasciar trasparire il fatto che lo ritengo un bel ragazzo e Cassandra se ne accorge e mi guarda allarmata.
"Anche Ida l'ha detto dopo averlo visto la prima volta..." mi dice "Quel che mi preoccupa è che è sempre attorniato da tutti quei serpeverde con quelle idee malsane sulla purezza del sangue."
Effettivamente era una cosa che mi aveva colpito. Forse era per questo motivo che non mi piaceva se non fisicamente... avevo la netta sensazione che condividesse tutti quegli ideali che non riuscivo a sopportare!
"Rah... i conti non mi tornano. Ti sembra sensato pensare che sia un caso il fatto che Ida sia morta proprio dopo che lui ha accettato ad incontrarla?" mi dice seria guardandomi negli occhi.
"Mi dispiace Cassie... non sono una Legimens quindi non posso leggere i pensieri di Riddle. Ma posso darti un consiglio." le rispondo "Parlane con Julia."
Alexa mi sorride felice. Siamo a colazione e le ho dato l'ok per il pigiama party. Lory ride con Cassie che le racconta del nostro discorso in bibblioteca.
"Ti giuro che mi ha detto proprio così!" le dice Cassie prendendomi in giro.
"Rah che cerca di infrangere le regole! Sconsiderata!" dice Lory prendendomi in giro. Io rido alle loro battute e faccio un pò finta di mettere il broncio.
"Almeno ditemi qando lo organizzeremo, insomma. Devo essere preparata psicologicamente!" dico stando al gioco.
"Penso che si potrà fare più o meno tra due sere... con tutti i compiti che abbiamo sarò impegnata sino a tardi con lo studio" mi risponde Alexa riportando un tono serio al discorso. Sentimmo un piccolo gridolino. Era Susan che era rimasta più o meno zitta durante tutta la colazione.
"Ragazze! Il tema di Pozioni! L'ho totalmente dimenticato..." disperata guarda Lory e Alexa che la guardano a loro volta esasperate.
"Te lo posso passare io se vuoi..." mi offrò con timidezza. Susan mi era sembrata molto più fredda delle altre nei miei confronti. Lei mi guarda con stupore.
"Ti sarò grata sino alla tomba se me lo passi!" mi dice alla fine.
"Non c'è nessun problema." le dico cominciando a frugare nella borsa. Intanto Cassandra si alza dalla sedia vicina alla mia. Mi giro a osservarla e vedo che non c'è nemmeno l'ombra delle risate di poco fa nel suo sguardo. Porgo il tema a Susan e guardò verso il tavolo dei Grifondoro. Julia è seduta lì affianco al suo amico, Lang. Cassie le si avvicina con un pò di riluttanza e le sussurra qualcosa. Poi entrambe si allontanano dalla Sala Grande.
12/04/2008
Mi è dispiaciuto. Davvero.
La rottura con Violet è stata, per me, una scelta difficile da prendere. E forse, in un certo senso (credo sia questo lo stato che sento), dolorosa. In fondo…per la prima volta avevo conosciuto…l’amore. Si. L’amore.
Ma non ho visto via d’uscita. Violet era sì la mia ragazza. La persona che, senza dubbio, ho amato finora. Ma era anche la persona che cominciava anche a soffocarmi con le sue gelosie/ossessioni/manie.
Ho bisogno di ritrovare me stesso, di tornare edward .Il vecchio Ed. Quello strafottente e spensierato, vivace e audace. Insomma. Me. E dopo che avevo deciso di confidarle quel segreto che sento trapanarmi la testa, lei ha reagito in modo strano. Pensando più al fatto che, questo problema, mi avrebbe avvicinato a Scarlett.Quando invece avrei voluto che lei mi appoggiasse, forse. Senza affogarmi nella sua gelosia smaniosa. Mentre invece non si era resa conto che Scarlett era soltanto UNA delle cause che ci hanno portato alla rovina, e non per i motivi erotico/sentimentali che palesava lei.
Tutto ha una fine, Edward. Tutto ha una fine. Convincitene. E’ questa la realtà dei fatti. E questo strano sentimento soffocato che senti bruciare in petto…..anche quello…deve avere una fine. Completa.
E mentre mi rintano nei miei pensieri mi ritrovo al lago, in compagnia dei miei amici. Che sorridenti scambiano battute senza senso, ma proprio belle per questo.
Deirdre. La mia Deirdre. La “nostra” Deirdre, sembra aver organizzato tutto.
La vedo, sorridere mentre Scarlett si avvicina a me, lei e Jasper. Contenta. Come se avesse ritrovato una gioia che le veniva privata da troppo tempo.
Senza scivolare nell’emotività dei fatti, vorrei che questi istanti si fermassero.
Mi sento anche io “Bene”, finalmente dopo tanto tempo. Mentre ci avviamo tutti insieme in sala comune.
Io, Deirdre, Jasper e….Scarlett. Un pensiero mi sovviene. Mi manca eve, e me ne accorgo proprio in questi momenti. Manca tanto a tutti noi. Ma come già detto: tutto ha una fine, un inizio e certe volte bisogna mettere un punto ed andare a capo. Eve non tornerà.
Non avrei mai pensato di poterlo dire. Mai. Eppure…i principi, sono tornati ad essere il gruppo bello, splendido, perfetto che erano un tempo. E le sorprese, sembrano non finire mai. Spingo la porta, avanzando fiero. La bellezza torna, più sfavillante di prima. Ed ora..? Non vi resta altro che il tremore. Tremate, pargoli, i principi sono qui per allietare i vostri sogni.
“A me dispiace Jasper. Mi dispiace. E lo dico davvero.” Parlo con il mio amico. Mostrando lui il mio risentimento.
“E tuttavia Violet stava diventando insostenibile, soffocante.Io…non credo che sarebbe stato salutare, in primis, continuare una storia che cominciava ad essere quasi…malata. Oserei dire così.”
Jasper annuisce, comprensivo come sempre con me che forse lo sto solo annegando di parole.
“ Lo so io quello che ti serve.” Rimarca Jasper, con aria leggermente sorniona.
“ Norwood, non vorrai perdere il tuo charme da seduttore…” e nel suo tono riscopro quel pizzico di sfida/rimprovero verso il quale si sono concentrate tante, e tante sfide in merito.
Io sorrido, audace e scintillante come un solo rampollo del mio calibro riesce a fare, e chinandomi aggraziato, rispondo:
“Hai ragione, non sia mai. Andiamo a far beare qualche giovane pulzella del nostro fascino regale, amico mio”.
E così dicendo, esco fuori. Hai visto, Edward? Deve finire, e finirà.
Gaeltacht. Gaeltacht. Gaeltacht.
Di notte, di giorno, negli attimi pomeridiani non faccio altro che pensare sempre e solo a quello.
E’ il mio chiodo fisso. Quella chiave che vorrei potesse aprire quello scrigno che mi è stato chiuso davanti agli occhi tempo e tempo fa.
Io ho promesso. Io ho giurato che avrei sfidato tutto, pur di vendicare mio padre. Era una promessa a lui, era una promessa a me. E’ una promessa A ME.
Mi alzo, uscendo dalla mia camera. Ho una strana, inspiegabile voglia di parlare con la mia amica Scarlett. Perché lei è
SOLO UN’AMICA. Figurarsi se al momento voglio altre seccature del tipo
“storie e quant’altro” no. Non fanno per me. Al momento…voglio gustarmi il significato della parola L I B E R T A’.
Che trovo in sala comune, china su un libro. Estraniata da tutto il mondo, quasi volesse esattamente questo. Siedo vicino, sbirciando fra le sue pagine.
“ Norwood a ore due.” La ragazza solleva lo sguardo, rivolgendomi la sua attenzione.
“Splendore sensitivo.” Le dico con un’audacia degna del più grande seduttore mai esistito ad Hogwarts.
Mi piacciono queste considerazioni personali che ho assolutamente intenzione di riprendere,fosse solo per curare il mio, momentaneamente instabile, ego.
“ Qual buon vento?” domanda, centrando immediatamente il problema.
“ Vento irlandese” ammetto, facendo in modo che i miei occhi riescano a rispecchiare quello che realmente vorrei sapere. Ossia qualcosa di nuovo.
Ne parliamo a lungo, ma le nostre considerazioni sono sempre le stesse, trite e ritrite sugli stessi concetti già ampiamente esplicati.
Niente di incognito. Niente che non so. Niente che possa aprire uno spiraglio nuovo. Uno spiraglio di luce.
“ Edward, tutto quello che potevamo scoprire qui a scuola, lo abbiamo già scoperto” Scarlett e la sua voce di velluto riescono a riportarmi alla realtà. Mi alzo, insieme a lei cingendole un fianco.
In fondo, devo ringraziarla davvero per avermi fornito anche quelle poche informazioni reperibili nella struttura in merito a questa setta, pare, sconosciuta.
“ Hai ragione” sottolineo
“ abbiamo scoperto tutto quello che Hogwarts riserva” .
E più che una precisazione a lei, è una precisazione a me stesso.
Tutto quello che Hogwarts….Hogwarts…..riserva.Ad Hogwarts ho scoperto tutto. Ad Hogwarts ho scoperto tutto.
Ogni cosa, ogni volume è stato messo sotto sopra. Anche Lumacorno ha fornito il reperibile. Niente. Tutte le fonti sono finite, tutte le fonti si sono esaurite.
Ogni cosa. Si è conclusa. Estinta come un fuoco su legna bagnata.
“Qui ad Hogwarts non troverò più niente” valuto, disteso ad occhi chiusi sul mio letto, le mani dietro la nuca.
“Qui ad Hogwarts non troverò più niente” come una nenia mi ripeto, convincendomi.
“Che stai blaterando, Ed?” Jasp mi ridesta dai miei pensieri, trascinandomi quasi, con la sua voce, seduto.
Con lo sguardo perso nel vuoto valuto quello che il mio pensiero vuole farmi capire.
“Qui…..ad Hogwarts……non troverò…..più niente.”
Avviso per la gentile clientela. Vista la mancanza di pc funzionante per la nostra Owner, mi ha gentilmente chiesto di potermi spedire i post tramite e-mail(inviata dal pc di un'amica) e postarlo, affinchè la presenza dei suoi PG non si annulli. Detto ciò, speriamo che questo "problema" si risolva in fretta. Have Fun.
*Scarlett*
12/03/2008
"Partita di Quidditch. Ti aspetto,little." ,
Aedan si diverte a volte a lasciarmi biglietti di questo tipo, specie da quando siamo costretti ( per ovvi motivi ) a vederci meno rispetto al solito.
scendo velocemente, curiosa e smaniosa di vedere mio fratello a cavallo della sua scopa cacciare il boccino.
Sono certa che vincerà, come sempre.
Che io ne abbia memoria, ha sempre vinto quando io ho assistito alle sue partite.
Non che il Quidditch mi entusiasmi, ma senza dubbio è un modo differente di impiegare le mie giornate.
Siedo sugli spalti, le casate avversarie sono gremite di gente.
Corvonero contro Tassorosso. Ovviamente, a prescindere dagli elementi in gioco, la casata avversaria non riscontra le mie particolari simpatie.
Decido di non darci peso, concentrandomi sui pensieri che distolgono la mia attenzione dal resto, per qualche attimo.
Ci sono delle cose che devo capire. Delle cose alle quali devo smettere di rivolgere i miei sensi, comincia ad essere snervante.
Non ho tutto questo tempo da perdere, che si arrangino, queste parole che non riesco a pronunciare e che risultano perfino idiote, a mio dire.
Conscia del fatto che la logicità lineare nella mia mente, al momento, non esiste, torno alla realtà dei fatti osservando i giocatori scendere in campo.
Aedan in divisa si erge alto e statuario mentre sorregge la scopa con la mano sinistra, rivolgendomi un saluto al limite del grugnito nervoso, mai interrompere la sua concentrazione pre-partita.
Si rischia di incorrere in bofonchiamenti strani. Ma oggi non è giornata, se mi dicesse qualcosa, lo manderei irrimediabilmente a stendere.
La partita comincia, i bolidi partono, il boccino fugge via. I cacciatori si mettono velocemente al suo inseguimento mentre i compagni di squadra si impegnano a difendere, più o meno egregiamente, il risultato finale.
Diverse ore di esclamazioni stupite e punti rubati fin quando un fischio, forte, attira l'attenzione.
E nello stesso momento vedo Aedan scendere a terra, con grazia, tenendo fra le due dita il boccino d'oro.
Lo avevo detto.
" Che io ne abbia memoria..ha sempre vinto.Ha la competizione nel sangue.".
Aspetto, concedendomi qualche minuto di liberta vigilata dalla mia mente fastidiosamente iper- attiva al limite dell'irritabilità. Quando sento Aedan dare un buffetto sulla mia testa.
"eih" dico, sorridendo.
"eih a te" , risponde, pompandosi.
"Vista la partita?" chiede, come se non mi avesse notato sugli spalti.
"No guarda, ero lì a considerare quale piano può essere più azzeccato per conquistare il mondo" lo prendo in giro, mentre lui scompiglia la mia testa, in vena di scherzare.
Generalmente lo lascio fare, ma non sono in vena.
Lui aguzza lo sguardo, puntando i suoi occhi di ghiaccio dritti sui miei(senza dubbio più caldi).
"Parla" , esordisce, senza nemmeno premurarsi di chiedere se DAVVERO ci sia qualcosa che non va.
"Sempre il solito"protesto
" comunque non mi va proprio di..." non faccio in tempo a terminare la frase, che una giovane picchetta alla spalla di mio fratello, che le rivolge l'attenzione.
"Oh, Versten" le dice, con aria di commiato.Finto. Palesemente. Sembra sia ironico, con lei.Che sorride, facendo una smorfia.
"Pura fortuna,Lywelyn." , miagola, rispondendo allo scherzo.
Io la osservo, studiandone i tratti. Inutile dire che il mio pensiero si rivolge, fulmineo, al sospetto che balenava nella mia testa giorni prima, proprio quando discussi con Aedan della questione
"No ai mezzo sangue in relazione con i Lywelyn".
Deve essere lei, la ragazza che intendeva Jasper.
Mi pare che si chiami Julia.
Aspetto, Aedan prende la parola.
"Julia, voglio presentarti Scarlett", fa cenno rivolgendo la mano verso di me, per poi rimarcare dopo qualche secondo
"mia sorella", quasi volesse sottolinearlo di proposito.
Tombola,ho indovinato.
Io lo fulmino impercettibilmente con lo sguardo mentre lo rivolgo alternativamente alla giovane, che tende la mano.Una mano dalle dita affusolate che osservo prima di porgerle la mia.
"piacere." mi limito a dire, guardandola.
"Così, tu sei la sorella di Aedan" la sua constatazione risulta quasi rassicurata, o comunque, nel suo tono è nascosta qualcosa di cui ho difficoltà nella comprensione.
Certa che la sua non sia un'affermazione pronunciata a caso, sfilo la mano.
Che sia perchè ha mire su Aedan, o che sia per qualche altro motivo...sembra che gli occhi di questa ragazza nascondano qualcosa.
Qualcosa che mi incuriosisce, ma qualcosa che al tempo stesso...vedo così lontanamente, irrimediabilmente, drasticamente diverso da quella luce che brilla nei miei di occhi ( giusto per fare un confronto pratico.)
Mi congedo, velocemente. Allontanandomi guardinga mentre rivolgo loro un ulteriore sguardo. La situazione non mi convince. Quella ragazza non mi convince. Forse una discussione faccia a faccia con mio fratello, quando sarà possibile, servirà a schiarirmi le idee.
Adesso, non sono proprio in vena.
Raggiungo la sala comune dei Serpeverde, siedo su una poltrona. Estraniandomi dal mondo, mentre apro un libro del quale trangugio le parole una per una.
Verlaine. Uno dei miei preferiti. Un libro antico che mio padre mi ha regalato, dalla antica collezione di famiglia.
Sfoglio le pagine, scegliendo quale potrebbero essere i versi che fanno per me, quando la mia attenzione viene catturata da una voce maschile e da un leggero scombussolamento sul posto di fianco al mio.
“Eih, Scarlett” – ho il tempo di voltarmi e riconoscere il viso di Jasper Lewis.
“Ciao Jasp.” –rispondo, con garbo ma con distacco. Non ce l’ho con lui, ma non sono proprio in vena di relazioni interpersonali.
“Cosa leggi?”- mi chiede, ma dal tono della sua voce ho come l’impressione che la sua sia soltanto una domanda con il solo scopo di aprire una conversazione con altri fini.
Lo guardo, mostrando la copertina.
“Verlaine. Ma a te non interessa un emerito nulla.” – lo precedo –
“ in cosa posso aiutarti?” –chiedo, con un tono più gentile. In fondo, Jasper è una persona qui ad Hogwarts che mi piace sicuramente. Ed avere contrasti con lui, non mi avrebbe dato alcuna soddisfazione.
Lui sospira, evidentemente ci ho preso.
“ Beh, volevo chiederti alcune cose.” – mi conferma.
“ Ti ascolto” – rispondo, facendo cenno di continuare. Mentre mi sporgo per poggiare il libro sul tavolino di fronte.
“ Si tratta delle cose che hai detto a Edward…” – esordisce, a bassa voce.
Ma possibile che più mi sforzi di non pensare a Norwood e più il suo pensiero mi si schiaffa in faccia come onda malefica?
Siedo comodamente, cercando di mantenere freddezza. In modo che non si noti la mia indisposizione verso l’argomento [ che il mio io considera fin troppo interessante ].
“ Cosa…vuoi sapere? ” – chiedo, avendo ormai intrapreso la via della discussione.
Attendo, mentre Jasp si guarda in giro, per evitare che qualche impiccione si intrometta nel nostro chiacchiericcio fin troppo importante, e poi riprende:
“ Sono preoccupato”.
Ammetto il fatto di essere ipertesa. Ammetto il fatto di essere assolutamente snervata da questo silenzio imposto.
Ma ammetto anche il fatto che la causa, forse nemmeno casuale, del mio nervosismo ha una sola origine: Violet Traviston.
La stessa Travisto che, adesso, tiene la mia sciarpa fra le mani.
La sfilo, per nulla gentile, rivolgendole un
“Beh?” irritato.
Lei risponde a tono.
Se pensa che io abbassi lo sguardo, specie adesso che ho la possibilità di dirle quello che penso, si sbaglia di grosso.
E se, nei suoi pensieri è contemplato anche solo UN momento di vittoria nei miei confronti, è proprio fuori strada.
Mi minaccia, la piccola.
“ …dovrai passare prima sul mio cadavere” –miagola stizzita riferita a Edward.
Le sorrido, velenosa.
“ non ci sarà nulla di più piacevole se proprio ci tieni, Traviston. Attenta, non sfidare il fuoco. Potresti bruciarti.” – le sibilo lentamente, fissandola.
Lei si volta, incamminandosi con falcata pesante, sicuramente tipica di una persona irritata dalla mia risposta., scoppiare a ridere risulta naturale e mi fa decisamente bene.
Cerco di riprendere la compostezza, e la guardo, ormai di spalle, divertita.
“ brucia la paura, eh?” – mi allontano, volgendole le spalle a mia volta.
Una come lei, merita solo la cenere, nient’altro che la cenere.
12/03/2008

Guardo fuori dalla finestra. Nevica, soffici fiocchi bianchi ricadono sul terreno lasciando un leggero alone bianco. Sta attaccando, se continua così per tutta la notte domani avremo uno o due metri di neve. Tra le mani i fogli, letti e riletti, che mi ha consegnato Scarlett con le informazioni sui Gaeltacht. Ormai le potrei ripetere tutte, le so a memoria, ma niente di quello che c’è scritto riesce a portarmi delle vere informazioni su essi. Sono una setta, forse questo è l’unico punto su cui posso apporgiarmi. Ma che cosa c’entra con loro mio padre? In cosa sarebbe potuto essere immischiato? Che cosè che mi sfugge? Forse l’unico modo per scoprire qualcosa, di concreto e sicuro, è
recarmi nel loro mondo.
Con queste deduzioni decido di lasciare lo scomodo marmo ghiaccio del davanzale della finestra e mi accingo ad andare a dormire. Mi preparo una tisana che mi sono preparato, dopo una settimana di intenso lavoro finalmente è pronta, per dormire. Questi incubi mi impediscono di riposare, ormai sono diventato un cadavere, tutti gli occhi delle ragazze mi guardano preoccupato. Sono un cencio. E domani devo parlare a Violet, devo riposare, per forza.

Mi butto di sotto dal letto fischiettando un motivetto a me sconosciuto. Dormire mi ha fatto bene, mi sento come rinato. Jasper mi fissa incredulo dal suo letto, fino a quando in tono teatrale non mi rivolgo a lui: “mio caro amico, ma come ti è venuto in mente di farmi ridurre in questo stato? La mia povera immagine, sembro un barbone! Adesso cosa penseranno tutti di me?!” sembro drogato. Devo ammetterlo. Probabilmente ho esagerato la dose ‘risveglina’ di quel troiaio che mi sono bevuto ieri sera. Meglio così.
Mi dirigo verso il bagno dove mi faccio un’accurata pulizia del viso: barba, sopracciglia di troppo, crema. Adesso si che va bene. Mi guardo compiaciuto, lasciando poi il posto a Jasper che è ancora mezzo addormentato.
Decido di indossare un paio di semplici jeans ed un maglioncino in lana grigio, con le righine di rifinitura verdi e scendo in sala comune. Mi siedo sul divano più vicino al fuoco e tiro fuori pergamena e piuma.
Violet ho bisogno di parlarti. Appena puoi raggiungimi in cortile, al solito posto.
***

Arrivo in giardino, come previsto dalla sera prima è completamente ricoperto di neve. Vedo Violet già appostata vicino l’albero, infreddolita.
La saluto con u bacio sulle labbra e mi scuso per il leggero ritardo, alla fine sono solo cinque minuti ma con questo freddo anche questi pochi minuti fanno il loro.
“Edward, non potevamo vederci in un posto un po’ più accogliente?” brontola dolcemente lei.
“Scusa, è che non avevo voglia di stare in mezzo ad un branco di gente” mi sorride leggermente e poi mi fissa. Sta chiaramente aspettando che io parli.
Respira, respira, respira.
“Devo confessarti una cosa!” diretto, forse troppo. L’ho spaventata? Vedo i suoi occhi roteare, panico. Chissà a cosa sta pensando, è sbiancata.
“Si..?!” Aggiunge debolmente.
“In questi giorni sono scomparso perché..” non continuo subito la frase e vedo i suoi occhi sgranare sempre più.
“Stai con un’altra?!” sbotta lei. Dio santo, ma cosa gli è venuto in mente a questa!
“No, no, no.”
“Ti ho visto sai con quella là, la novellina, la Lywelyn!” continua maneggiando a destra e a manca.
“Violet, Violet calmati! Non ci sono altre. Ci sei solo tu.” Prendo le sue mani tra le mie e la vedo finalmente tranquillizzarsi. Le sue guance prendono un leggero rossastro.
“Scusami..” chiede poi, abbassando lo sguardo imbarazzata.
“Bhè..devo dirti una cosa che non so se ti farà piacere.
Ma devi giurarmi” le alzo il volto verso i miei occhi, in modo da poterla fissare “
devi giurarmi che non ne farai mai, e dico mai, parola con nessuno. Chiaro?” annuisce debolmente.
“Questa storia risale a tanti anni fa; io ero un ragazzino e uccisero mio padre sotto i miei occhi. Cancellai tutti i miei ricordi di quella sera fino ad oggi, giurando però
vendetta.” A quella parola – vendetta – vedo un filo di preoccupazione, paura negli occhi della mia ragazza. Decido però, nonostante tutto, di continuare a parlare. “Ma qualche tempo fa, grazie ad un sogno, gli avvenimenti di quella notte sono tornati chiari. Il mantello di quell’uomo. Il simbolo della sua famiglia. Nessuno sapeva aiutarmi: Lumacorno, libri, fino all’arrivo di Scarlett. Lei conosceva quella famiglia, un’antichissima famiglia irlandese. I Gaeltacht.”
***

La cena è ricca ma ormai l’effetto dello sciroppo sta scomparendo e la mia vitalità con esso. Non ho fame, anzi, ho fame, ma di sapere. Sono avido di scoprire. Noto Scarlett alzarsi dalla tavola ed andare via. Non ho più parlato con lei da quando mi ha consegnato gli ultimi appunti, neanche per ringraziarla. A parte quel bigliettino stropicciato che le avevo inviato.
Lascio i miei compagni con un “ciao” e un bacio per Violet e la raggiungo.
“Scar!”
“Norwood. Guarda chi si rivede!” dice sarcastica.
“E’ vero, sono scomparso. Scusa”
“Un misero fogliettino! Almeno un po’ di tempo per un semplice grazie potevi anche trovarlo” so che è solo superficialmente arrabbiata con me. Ho sentito prima Deirdre che parlava di una Scarlett indaffarata per Edward.
“Hai ragione e chiedo umilmente perdono!” faccio un mezzo inchino davanti a lei prendendole la mano e baciandogliela.
“Sei perdonato. Ma attento a te!” La saluto con un occhiolino per raggiungere quella che in lontananza è solo la sagoma della mia gemellino preferita: Utopia Blackster.
“Ciao piccola!”
“Edward!”
“Dove stai andando?”
“Sto tornando in sala comune. Non mi sento molto bene!”
“Bhè, ti accompagno!” le cingo il braccio intorno alla vita e mi dirigo con lei verso la nostra accogliente sala comune.
Attenzione:
- Leggere nel forum, in discussioni per pg, il topic riguadante Edward e il club pro-riddle
- Quando dico che Ed si fa le sopracciglia, sia chiaro, non è nel senso di delinearle e dargli una forma. Ma ad esempio di avitare il monociglio o qualche brutto peletto che non incastra niente!
03/03/2008

Volutamente non ho cercato Norwood, dopo quello che ci eravamo detti.
Quello che c’era da scoprire lo avevo tirato fuori, e la cosa era più che sufficiente, per me.
Era giusto eliminare ogni traccia di quel sospetto che Deirdre aveva instillato in me.
No, Edward non poteva interessarmi.
Io dovevo solo lasciar perdere. Non dovevo affatto mettermi in mezzo ad una cosa simile.
Mi aveva ringraziato, scomparendo nel buio.
E forse, perfino pensarci ancora era controproducente.
Mi avvio in sala comune, infastidita questa mattina.
Comincia a darmi sui nervi il “non capire” cosa ho. Forse parlarne con Aedan sarà una buona cosa. Forse Aedan stesso, come sempre, potrà aiutarmi a lasciar fluire tra le dita il filo di questa matassa così ingarbugliata da farmi venire il capogiro, e mi farà stare meglio.
Risalgo dai dormitori di Serpeverde, Jasper giorni prima mi aveva detto ( ridendo ) di un particolare “pettegolezzo” proprio su mio fratello stesso.
Lo ha visto parlare con una ragazza, il che non mi ha stupito al primo impatto, ma senza dubbio mi ha messo la pulce nell’orecchio vispamente.

Io sono il top della curiosità, e non sapere una cosa simile, mi mandava su di giri.
Lo incontro, e mi siedo di fianco.
“Allora, chi è?” domando, senza formalizzarmi. Lui mi fissa, inarcando un sopracciglio.
“Scusa?” chiede a sua volta.
“ Andiamo Aedan, chi è la ragazza con i capelli corvini e gli occhi azzurri?” diretta, mentre scarto una ciocco rana.
Lui sembra focalizzare il centro della mia attenzione, rispondendo semplicemente “ si chiama Julia.” E mi sorride, leggermente.
“Beh? C’è del tenero? Avanti racconta” curiosa sono affamata di particolari.
“Macché tenero?Ma dico…siamo qui da pochissimo e già parli di tenerezze?” lui ride, io non ci troverei niente di strano, a parte il fastidio ENORME che potrebbe causarmi una eventualità del genere, ma decido di non pensarci.
La domanda, è lecita.
“ Quando mi farai conoscere questa bella purosangue che turba il tuo cuore?” e lo dico con un sorriso, sincero.
Lui cambia espressione, facendosi torvo.
“ Non so nemmeno se lo è, a dire il vero. Come ti ho già detto….la tua è supposizione sprecata.” – conclude.
Evidentemente la mia faccia è lo specchio della mia incredibile disapprovazione.
“Nel caso in cui fosse una mezzosangue, tu non ci faresti mai nulla, VERO?” chiedo, incitando quasi una risposta negativa da parte sua. Sperandoci.
“ Lo sai che i mezzosangue mi sono indifferenti” mi bacchetta con la sua voce praticamente assente.
“Aedan, non fare sciocchezze di alcun tipo. Nemmeno se ti si annebbiasse il cervello posso credere che staresti con una mezzosangue!” lo rimprovero, aspramente.
Lui addolcisce l’espressione glaciale, guardandomi.
“Qualsiasi cosa fosse, te la direi, ed è inutile parlare di qualcosa che, nello specifico NON C’E’” sottolinea, tornando ai libri.
Io sbuffo, guardando altrove.
“Piuttosto, avevi bisogno di qualcosa?” riprende.
“Niente, non ho bisogno di niente” saluto, e mi alzo dirigendomi altrove. Questa non deve succedere.
Lo scontro verbale con Aedan mi ha leggermente frastornata.
La possibilità che la sua indifferenza verso i mezzosangue possa condurlo dritto nelle reti di una di loro mi fa rabbrividire, per non dire inorridire del tutto.
No, che mio fratello possa cadere in una rete simile è fuori discussione.
Non è così sciocco, non si farebbe mai incantare da un paio di occhioni e da fluenti capelli corvini che creano contrasto.
No, mi convinco che Aedan non è uno sprovveduto, né ora. Né mai.
Nella notte gli incubi prendono forma, sostanza. Sembrano quasi scenario perfetto di un’apocalisse non annunciata, che aspetta solo il calare delle tenebre per giustiziare coloro che, ignari, si abbandonano a quello che dovrebbe essere un sonno ristoratore.
Sotto le palpebre mostri senza nome prendono colore, lasciando poco spazio al relax.

Un cielo. Familiare.
Flash. La mia Irlanda.
Flash. Io che respiro.
Flash. Qualcuno con me.
Vorrei. Non. Sentirmi. Così. Male.
Flash. Una casa. Così simile a casa mia, la mia dimora nelle campagne verdi ed incontaminate.
No, sogno. Io non sono lì.
O forse si.
Flash. Tutto tangibile.
Vorrei. Non. Sentirmi. Così. Male.
Queste parole sono un crescendo ricorrente in quelle immagini inquietanti ma senza connessioni logiche. Altro bagliore.
Flash. Una voce.
Flash. Maschile.
Flash. La conosco.
Lampi e tempesta in un cielo che non piove. E stormi di corvi che annebbiano la visuale. Fastidio. Dove sono io.
“Dove sono io!” urlo, nel mio sogno. Non riuscendo però a farmi sentire. La voce si spezza in gola come sibilo sinistro relegandomi nell’oblio di un baratro senza fine.
Vorrei capire. Ma non riesco. Vorrei capire. Cosa ombre lucenti nascondono. Cosa mi aspetta.
Perché questo sogno dalle tinte strane e poco chiare adesso? Perché?
Mi lascia cullare nei dubbi e nelle incertezze. Nelle cose che più odio al mondo.
“ Chi sei?” lancio un altro grido, supplica sorda che non trova risposta.
Flash. Una voce.
Flash. Maschile.
Flash. La conosco.
Vorrei. Non. Sentirmi. Così. Male.
Un tocco, lieve ed impercettibile.
Flash. Io che mi volto.
Flash. Due occhi.
Flash. Azzurri.
Flash. Sono i suoi.
Flash. Edward Norwood.
Sobbalzo, ansimando. Come annegato che recupera l’ossigeno mi ridesto, portando la testa fra le mie mani. I capelli fra le dita.
Riprendo coscienza dei miei sensi.
Vorrei. Non. Stare. Così. Male.
Silenzio.
20/02/2008
«Bacia bene Carlisle?»
La domanda mi piove addosso tutto d'un tratto, cogliendomi di sorpresa al punto da farmi andare di traverso il succo di zucca che stavo bevendo. Tossisco vistosamente, sentendomi bruciare come mai prima d'ora, e automaticamente faccio volare lo sguardo oltre le spalle di Isabel, cercando la chioma fulva del mio... di Carlisle.
«Allora?» insiste lei, inarcando le sopracciglia e fissandomi con i suoi enormi occhi di ghiaccio «Sono sicura che bacia molto meglio di quella bestia di Lewis.» commenta sprezzante, rigirando il cucchiaino nella sua tazza di caffè.
«Su questo non ci piove»interviene Rachel, alzando lo sguardo dalla sua copia della Gazzetta del Profeta per scoccarmi una lunga e penetrante occhiata. Io avvampo ancora di più, se possibile, facendomi piccola piccola sulla panca.
«...veramente io...» inizio a pigolare, presto interrotta dall'arrivo di Audrey, che si lascia cadere accanto a me sbuffando.
«E' una cosa indecente.» sbotta, prima di versarsi della cioccolata calda e agguantare una brioches con rabbia, sprizzando irritazione da tutti i pori.
«Ben svegliata, principessa!» sghignazza Rachel, allungando una mano per scompigliarle i riccioli, ma non fa in tempo ad arrivare a metà strada che un'occhiata di fuoco della Salinger la paralizza.
«No, io dico» riprende a parlare la biondina, posando su di me i suoi enormi occhi verdi e trapassandomi da parte a parte. Non posso fare a meno di sentirmi incredibilmente nuda di fronte a tanta furia gelida. Arretro, inconsapevolmente. «E' mai possibile che dopo tutto quello che ho fatto per te, io devo venire a sapere una cosa del genere dalla bocca di una Tassorosso pettegola incapace di starsene zitta anche in
bagno?» mi aggredisce, puntandomi un indice in faccia. Aiuto.
«Audrey, io non capisco..» balbetto, piuttosto spiazzata. Lei inspira a fondo, rumorosamente, dando ulteriore prova del suo sdegno. Le altre ragazze osservano la scena stranite, senza osar intervenire.
«Ma sentitela, fa pure la finta tonta!» strilla offesa, roteando gli occhi. Mi faccio ancora più piccola, sperando vivamente di non mettermi a tremare nel bel mezzo della Sala Grande che, ringraziando il cielo, non sembra prestarci più di tanta attenzione.
«Cioè, tu ti baci con Carlisle Hunnam e non me lo vieni a dire?!» sbotta alla fine, dopo qualche attimo.
Cala un improvviso silenzio sul nostro gruppetto. Occielo. E adesso cosa faccio? Come mi scuso? Folletti, ha ragione! Lei è stata così gentile con me, così paziente, e io la ricambio in questo modo? Sono proprio una pessima amica, la nonna ha ragione a dire che un cucchiaino è più socievole di me!
«Audrey, io...» inizio a dire, sentendomi gli occhi pizzicare. La bionda mi guarda con la coda dell'occhio, rimestando rabbiosamente la sua cioccolata sotto lo sguardo stralunato della sua migliore amica e di Isabel.
«No, Jillian, no» mi interrompe «Non c'è niente da aggiungere, i fatti parlano da sé. Solo una cosa» fa una piccola pausa, guardandomi truce «Davvero hai creduto che potessi arrabbiarmi per una cosa del genere?»
Rimango attonita, impiegando qualche secondo per dare un significato alle sue ultime parole, mentre sotto i miei occhi il suo viso viene trasformato completamente da una risata argentina. Si sporge appena verso di me, scompigliandomi i capelli per poi stringermi in un abbraccio.
«Sciocchina, non potrei mai!» mi rassicura tra una risata e l'altra, prima di lasciarmi andare e rivolgersi a Isabel, che solo ora noto piegata in due per il troppo ridere, come Rachel.
«Avevi proprio ragione» commenta la Salinger, scuotendo il capo.
«Già, chi l'avrebbe mai detto» le fa eco la sua migliore amica.
Izzie le guarda trionfanti, prima di allungare una mano ed esclamare, allegramente.
«Conosco i miei polli. Fuori i galeoni, su!»
«Avete scommesso su di me?» esclamo, sgranando gli occhi.
«Si» rispondono in coro Audrey e Rachel.
«Diventerò ricca grazie alla tua eccessiva sensibilità, mia cara Jill» miagola Izzie, riscuotendo la sua vincita che ammonta ad un totale di dieci galeoni.
Ladies and gentlemen, bevenuti al tavolo dei Corvonero, dove la normalità non è di casa!
«Cos'è che sta scritto qui, Jill? Non riesco a capire una mazza, scrivi come un cane!» si lamenta Isabel, costringendomi ad alzare lo sguardo dalla radice di Mandragola che sto accuratamente sminuzzando da dieci minuti. Passandomi il polso sulla fronte imperlata di sudore, mi allungo verso di lei buttando l'occhio sul foglio che sta cercando di decifrare.
«Scusa tanto se non sono perfetta nel prendere appunti, eh!» commento vagamente acida «E comunque c'è scritto che l'Essenza di Belladonna va aggiunta dopo trecidi minuti esatti che si ha...» aguzzo la vista, agitando una mano per allontanare una nuvola di fumo violetto che arriva dal tavolo accanto al nostro «...versato la radice di mandragola, ecco.» concludo, raddrizzandomi e tornando a sminuzzare il tubero marroncino.
«Uff» sbuffa Isabel, scrutando il foglio pensierosa «Grazie al cielo Carlisle è a Tassorosso e puoi vederlo quando vuoi, saresti un disastro nelle relazioni a distanza. Finirebbero subito per incomprensione.»
«Ah proposito!» esclamo, cogliendo l'occasione per sviare il discorso dal mio Tassorosso e dare un attimo di tregua alla sue orecchie «Come sta Erik?»
«Oh, lui benissimo» borbotta Izzie, piuttosto brusca.
«Le cose non vanno?» domando cauta, posando il falcetto d'oro e versando la radice nella pozione, che reagisce colorandosi di un affascinante blu scuro. Lei scrolla le spalle.
«Diciamo che non c'è più nulla che debba andare» confessa dopo qualche attimo, le labbra strette in una linea sottile.
«Ah!» esclamo sorpresa, aggrottando la fronte «Mi spiace, non lo sapevo..»
«Oh, non importa!» esclama lei, la voce stridula per lo sforzo di non mostrarsi triste «Perso uno, ne trovi altri cento meglio..»
Abbozzo un sorriso, posandole una mano sulla spalla.
«Quando vuoi, sono qui» mormoro sottovoce, prima di rivolgere un sorriso smagliante a Lumacorno, che ci sfila accanto annuendo per poi dirigersi verso i tavoli dei Grifondoro, con cui dividiamo l'ora, e lanciarsi in una lunga serie di tanto inutili quanto offensivi commenti sulle loro pozioni.
«Grazie» bisbiglia lei di rimando, iniziando a pestare delle fibre di cuore di drago con un pestello di legno chiaro.
Do una mescolata alla nostra pozione, fissando il fumo blu pavone che aleggia sulla superficie, attorcigliandosi attorno al mio mestolo e allungandosi pigramente verso il mio viso.
E così si sono lasciati.
Isabel e Erik, la coppia più legata che abbia mai conosciuto, quasi un anno assieme. Un anno di lettere, di parole riversate su fogli di pergamena a tutte le ore del giorno per riempire il vuoto lasciato dalla distanza. L'ultima volta che ne avevo parlato con lei mi aveva assicurato che le cose andavano alla grande, mi sorprende non poco sapere che si siano lasciati.
Mi sfugge un sospiro, al pensare come possa sentirsi lei in questo momento.
«E smettila di pensare al tuo bello.» mi riprovera istantaneamento, pizzicandomi un guancia con un gran ghigno dipinto sul volto. Le sorrido a mia volta, quando mi annuncia che è arrivato il momento di aggiungere la Belladonna.
La pozione inizia a bollire con più energia, mentre un gridolino di panico puro si leva dal tavolo si Samantha Smallet e Alice McFly, quando la manica della prima prende fuoco. La classe esplode in una fragorosa risata alla vista di Lumacorno che si affanna verso di lei, ballonzolando come una foca che si sposta sul ghiaccio, spruzzando acqua da tutte le parti e schizzando buona parte delle Grifondoro sedute nei paraggi.
«Atletico..» commenta Blaine, sghignazzando apertamente. Izzie gli da man forte, annuendo.
«Sempre più ogni giorno che passa.» commenta lapidaria, gettando anche le fibre di cuore di drago nel calderone che dividiamo. Uno sbuffo di fumo magenta, un vago profumo di zolfo e un leggero schiocco: la pozione è pronta.
Con aria soddisfatta, la mia amica spegne le fiamme con un colpo secco di bacchetta. Abbiamo giusto il tempo di versarne un po' in una fialetta che Lumacorno sospira con aria esageramente affranta, annunciando alla classe che l'ora è finita. Tempismo perfetto.
Ultimamente la biblioteca è sempre più vuota.
Io continuo ad avere un debole per questo posto: nei suoi silenzi e nel suo tempo cristallizzato c'è sempre spazio per i miei pensieri, è l'unico luogo al mondo dove posso perdermi e poi trovarmi tra le pagine di un volume di vecchie favole norvegesi o di leggende irlandesi.
Sfioro le pagine del pesante tomo che ho recuperato con non poca fatica, avvicinandolo al volto: le pagine sono ingiallite, sanno di antico, e sono sottili come carta veline, fitte fitte di minuscoli caratteri. Tenendo
accanto a me un foglio di pergamena immacolato e una piuma nuova, mi immergo nella lettura, scribacchiando di tanto in tanto qualche parola e interrompendomi solo per vedere che ora è: ho appuntamento con Carlisle nel tardo pomeriggio e non sto più nella pelle all'idea di rivederlo in un contesto che non sia una qualche lezione condivisa. Pizzicandomi le guance, mi obbligo a rimanere concentrata. I compiti non si finiscono soli.
Lavoro in fretta, alla scoperta di un universo parallelo fatto di formule, di movimenti, di piccoli particolari da tenere a mente per una buona riuscita dell'Incantesimo finale e, quando finalmente rialzo la testa, ho il collo tutto indolenzito e gli occhi arrossati a causa delle minuscole lettere che mi sono obbligata a leggere. Mi stiracchio, mentre mi si gonfia il cuore per la felicità e la paura di rivedere Carlisle dopo il fatidico giorno nella botola. Chi l'avrebbe mai poi detto che sarebbe stato Eugene, il ragazzo meno adatto alla casa di Tassorosso di tutta la storia di Hogwarts, a farci...mettere assieme, ecco. Ancora non riesco a dirlo tanto mi sembra irreale.
Recupero la borsa e mi avvio tra gli scaffali, per rimettere il libro al suo posto. E' quasi buio, ormai, e le candele servono a ben poco in questo gigantesco labirinto costretto a ripiegarsi su se stesso per la mancanza di spazio. E' una reazione più che giustificata, quindi, il mio urlo nel vedermi comparire davanti il volto inespressivo di Tom Riddle. Porto una mano al petto, prima di chinarmi a raccogliere il libro che ho lasciato cadere per lo spavento.
«Le tue reazioni sono sempre così esageratamente rumorose?» indaga quasi infastidito, incrociando le braccia al petto.
«Quando le persone emergono dall'ombra come fantasmi, è il minimo.» replico, seccata da un fastidio completamente immotivato. Lui arriccia le labbra, mentre mi alzo in punta di piedi per rimettere a posto il tomo. Certo che la cavalleria non è proprio di casa.
«La cavalleria è ben che morta, da moltissimo tempo. Mi sorprende che tu non lo sappia, Corvonero.»
«Protego» sibilo, concentrandomi per scacciarlo dalla mia mente. Manca solo che scopra qualcosa che non deve sapere. Lui si lascia andare ad un sorriso, un gesto di pura cortesia che non si estende agli occhi. Quelli rimangono inespressivi, neri e senza fondo, fissi sul mio volto.
«Notevole..» commenta sotto voce, facendosi più avanti nel raggio di luce di un candelabro argentato «Davvero notevole.»
«Cosa vuoi, Riddle?» taglio corto, stringendo forte la tracolla della borsa.
«La risposta» replica lui, sollevando il mento con la sicurezza di chi si aspetta qualcosa di ben preciso «I tempi sono maturi abbastanza.»
«Maturi abbastanza per cosa?» domando, senza essere davvero sicura di voler sentire la risposta.
«Per prendere una decisione, Corvonero. O noi, o loro.»
«Non capisco di cosa tu stia parlando» abbasso lo sguardo, a disagio. Voglio andarmene da qui, voglio andarmene subito.
«Oh, non essere sciocca, sai benissimo di cosa sto parlando. Te l'ho spiegato tempo fa, in questo stesso posto: si tratta di prendere una decisione, si scegliere da che parte stare. Dubito fortemente che una ragazza sveglia come te non abbia capito cosa sta succedendo tra queste mura... Hogwarts è così piccola, le voci circolano..»
«Continuo a non capire» mi irrigidisco, prendendo in considerazione l'idea di sfoderare la bacchetta. Ma non sarebbe una buona idea, non ho nessuna intenzione di finire come Ida, di diventare un corpo freddo trovato per caso nel bel mezzo di una biblioteca scolastica. Fa caldo, qui dentro. Tanto caldo. Sbatto le palpebre, lottando per tenere vivo l'incantesimo che lo esclude dai miei pensieri e al tempo stesso cerco disperatamente un modo per potermene andare viva. Perché non arriva mai nessuno, quando ce ne è bisogno?
«Si tratta di diritti, Corvonero» prosegue lui, agitando una mano in aria con noncuranza «C'è chi è degno della magia e che non la merita. Persone dal sangue sporco che fanno sfoggio di poteri che non spettano loro per diritto e che ne fanno un vanto...» il suo volto si contrae per la rabbia, sfigurandosi per qualche attimo prima di tornare inespressivo come sempre.
«Alquanto presuntuoso da parte tua nominarti difensore dei Purosangue» commento, arretrando. Un rumore, qualche fila più in là, riaccende in me la speranza.
«Qualcuno doveva pur farlo» i suoi denti brillano, illuminati dalle fiammelle delle candele, mentre continuo a muovermi. Lui mi segue, fedele come un'ombra.
«Per quanto... notevole, possa essere questa presa di posizione, non capisco cosa tu voglia da me.»
Un altro passo, il rumore si fa più forte.
«Il tuo dono, Corvonero, è un dono utile. L'arte degli Incantesimi non è alla portata di tutti, persino tra i più nobili vi sono elementi incapaci di padroneggiarla come sembri poter fare tu. E il tuo sangue.. oh, il tuo sangue è oro zecchino, tra i più puri del paese. Due peculiarità che fanno di te una strega incredibilmente interessante, nella mia ottica.»
«Un'ottica che però non sai se condivido» una curva, imbocco un corridoio più largo.
«La persuasione è il mio forte»
«E' una minaccia?»
«La vivi come tale?»
«Dovrei?»
«Dipende dalla tua scelta»
Questo scambio di battute mi sta stancando. Sento l'incantesimo vacillare sotto la forza degli attacchi di Riddle, devo assolutamente andar via.
«Jillian?»
Grazie, cielo. Mi volto, sollevata, verso Carlisle, comparso magicamente alle mie spalle.
«Oh, eccoti qui!» esclama, venendomi incontro con un largo sorriso che non ricambio, tornando a voltarmi verso il caposcuola di Serpeverde che osserva la scena con la sua solita, eterna, espressione impassibile.
«Buona sera, Hunnam» saluta, apparentemente cortese.
«Riddle» un cenno rigido del capo, il suo braccio che si serra protettivo attorno alla mia vita.
«Vedo che la mia presenza è di troppo» commenta il Serpeverde, vagamente ironico «e per di più inutile.» Gli occhi neri si alternano tra me e Carlisle, scrutandoci ora con disprezzo. «Sarà meglio che vada. E' un vero peccato, McKanzie. Un vero peccato. Hunnam..»
Man mano che l'eco dei suoi passi si fa sempre più debole lascia che lo scudo di magia evocato nella mia mente si dispersa, sabbia spazzata via da un turbine di pensieri. Carlisle mi stringe le mano, costringendomi a guardarlo e scostandomi una ciocca di capelli.
«Tutto bene?» mi chiede, intrappolandomi nei suoi occhi azzurrissimi. Annuisco, come in trance, prima di scuotermi.
«Ah! Che ci fai qui?» gli chiedo, agitata.
«Niente, siccome non arrivavi ho pensato che ti fossi persa da qualche parte» mi pizzica il naso, allargando il sorriso «E il primo posto dove si cerca una Corvonero smarrita è la biblioteca.»
«Spiritoso» gli faccio una linguaccia.
«Fortuna sono venuto a cercarti, comunque» aggiunge cupo, trascinandomi via dalla biblioteca, nell'aria fredda e fresca del corridoio. Cammina in fretta, apparentemente senza meta. «Cosa voleva da te?»
Non serve chiedere chi, è scontato.
«Che mi unissi alla sua cricca.» replico sottovoce, dopo aver superato un gruppetto di sospiranti Grifondoro.
«E tu?» la sua voce rimane salda, dolce e profonda come sempre, ma le sue dita si stringono con
maggior forza attorno alla mia mano e il suo respiro si fa di poco più affannoso.
«Secondo te?» replico, mentre ci affacciamo su un piccolo colonnato che circonda un giardino ancora coperta da qualche rimasuglio di neve. mezza sciolta in una poltiglia grigia come il cielo che ci sovrasta
«Hai ragione, scusami.» mi abbraccia stretta, affondando il viso tra i miei capelli «E' solo che se penso a quello che ha fatto ad Ida..» lo sento irrigidirsi «...perdo il controllo, ecco.»
«Lo so, Carlisle, lo so» mormoro, posando le mani sulle sue guancie e tirandolo appena verso di me: mi alzo in punta di piedi, baciandolo una, due, tre volte, sino a sentire il suo respiro tranquillizzarsi e la mia faccia bruciare.
«Sembri una coccinella» sussurra al mio orecchio, cullandomi appena «La smetterai mai di arrossire?»
«Ah ah» scuoto il capo «Non credo proprio»
«Meglio.» sentenzia soddisfatto, rubandomi un bacio «E sai perché?»
«No, non riesco a concepire una ragione per cui dovrei continuare ad andare a fuoco ogni volta che ti avvicini a me.»
Ride. Probabilmente è uno dei pochi esseri umani che riescono ad essere bellissimi anche sotto questa luce grigio topo.
«Perché il rosso coccinella ti fa sembrare ancora più adorabile»
Altro bacio.
20/02/2008
“Ciao Jasp, cosa stai facendo?”dice Ed, entrando nella nostra stanza.
Non gli rispondo, ma gli chiedo notizie. Notizie delle ricerche che Scarlett sta svolgendo per e con lui. Giusto l’altro giorno l’ho vista parlare animatamente con il fratello in Sala Comune[ero di passaggio dopo gli allenamenti di Quidditch]; poi era andata via. Poco dopo, mentre mi sorbivo una Burrobirra bollente, un vero toccasana dopo tutto il freddo preso, Julia Versten era andata a parlare con lui.
Non avevo potuto fare a meno di trattenere un sorriso sardonico. Il fratello di Scarlett Lywelyn, che strana scelta. Come se avesse parlato con un fratello di Ed, o di Deirdre. Povera cara.
“Sì, ha trovato qualcosa, qualcosa di importante.”
“Spiegati.”dico, mentre si avvicina e si siede accanto a me.
“Le è arrivata una lettera, e delle informazioni. E mi ha detto…”la sua voce si abbassa di colpo, e la porta si apre.
Morgan Lancaster si ritrova addosso i nostri sguardi infastiditi.
“Beh, ragazzi. Questa è anche la mia stanza. E ora devo studiare.”bofonchia.
Il nostro ex amico si allunga sul letto, masticando una Cioccorana, e inizia a leggere a bassa voce una serie di appunti di Incantesimi, per imprimerseli nella memoria.
Lo sguardo di Ed è lontano.
Io ho circa otto anni. Un bambino con i capelli ancora biondi, e gli stessi occhi verdi.
Accanto a me, c’è un ragazzo bellissimo. È alto, biondo e ha gli occhi castani. Sorride timido.
È mio fratello, Gabriel Sean Lewis.
Questa è l’ultima fotografia che ci scattarono insieme: solo io e lui, nel giardino della nostra casa.
Sean aveva diciassette anni, quando è morto.
L’ho saputo origliando da dietro la porta del salotto: i miei genitori, attoniti, riuscirono a litigare anche su quello.
Io ero corso via, rifugiandomi a piangere sotto le scale.
Immagino che cosa possa avere provato il mio amico ad assistere all’uccisione di suo padre. Cerco di amplificare per mille ciò che provai io, quel giorno.
Non lo so. Non lo so.
È troppo diverso.
Mio fratello morì per un incidente. Non fu ucciso da nessuno. Quindi io non ho mai pensato di potermi vendicare.
Sono assorto nei miei pensieri da un pezzo, tanto da non accorgermi che la Sala Comune si è popolata di Serpeverde.
Mi guardo in giro.
Occhi scuri.
Uno sguardo inespressivo.
Tom Riddle mi fa segno di avvicinarmi.
“Ti vedo pensieroso, Jasper.”
Non mi chiama per cognome, come fa di solito; anche la sua voce è quasi dolce. Prende la foto che stringo nella mano destra. All’improvviso mi sento in imbarazzo, come se mi avesse visto nudo.
“Tu, chiaramente. E…?”
“Mio fratello. Sean.”
Annuisce.
“Morto?”
“Sì.”
“Come?”
La sua voce è cantilenante e melodiosa, come una musica gentile che accarezza l’orecchio. Una ragazzina del quarto lo fissa adorante.
Non mi ero mai reso conto più di ora del suo potere di seduzione.
“Una rissa. Lo hanno trovato pestato a morte.”
Riflette per un attimo, poi si china verso di me e sussurra:
“E questo non ti fa mai venire in mente nulla?”
“Che cosa?”
Sono ipnotizzato, del tutto in suo potere.
“Un mago ucciderebbe mai con la violenza fisica? A calci, pugni e bastonate?”
Non so rispondere. Non credo di avere ancora la capacità di pensare autonomamente.
“No. Soltanto uno stupido Babbano potrebbe farlo. Un mago userebbe…”
Non completa la frase. Mi riconsegna la fotografia e se ne va, salutandomi con un:
“Pensaci bene.”
Un Babbano.
Mio fratello ucciso da un Babbano?
Eppure quello che dice Riddle non è stupido.
Mi vengono in mente tutti i discorsi di mio padre. Le rare volte che ci vediamo, è ovvio. O lo sguardo di mia madre, quando le parlo dei Babbani che mi infastidiscono. Per quanto con nessuno dei due abbia mai, e dico mai, affrontato l'argomento. Dal giorno dopo le esequie, il nome di mio fratello li azzittiva immediatamente.
Nei miei ricordi, trovo conferma di quanto ha detto Tom Riddle. L'erede di Serpeverde. Colui che merita la mia stima eterna e la mia obbedienza incondizionata, per il suo sangue e per le sue qualità.
17/02/2008
cinque del mattino. Risalgo in camera. La conversazione con Norwood mi ha sfiancata. Eliminando, ovviamente, l'esser stata buttata giù dal letto in piena notte.
Non faccio altro che pensarci. Gli ho promesso di fargli sapere qualcosa. Oddio, non che lo abbia promesso veramente, non ho usato simili termini, ma... credo sul serio che abbia bisogno di una mano.
Siedo sul materasso, le coperte scostate. Silenziosa guardo fuori, una notte che comincia ad impallidire, lasciando spazio al giorno. Deirdre dorme ancora, peccato, avrei voluto dirle cosa è successo.
Anche se, la nostra stanza non è il luogo migliore viste le...presenze. Sospiro, aspettando ancora un pò prima di vestirmi come se nulla fosse. Arriverò prima in aula, questa mattina.
Ora di Difesa contro le arti Oscure. Totale assenza. Appunti poco logici sul quaderno.
Aedan. Devo parlare con Aedan.
Sala comune, detesto andarci. Ma devo, se voglio trovare mio fratello. Entro senza guardare nessuno se non lui, seduto su un tavolo in disparte rispetto agli altri.
Siedo di fronte, incrociando le mani
"dobbiamo parlare." - esordisco.

Lui chiude il libro, con un gesto fluido della mano, tenendolo sul palmo
"ciao sorellina, sto bene grazie, e tu?"- ironico. Sorrido. Cambio posto,sedendo di fianco a lui,cingo le sue spalle, dando un bacio sulla guancia.
"tutto bene,grazie." - vocina dolce-
" possiamo parlare, ora?"- sorriso innocente.
Lui scuote la testa, sorridendo,ed annuisce. Mi manca, il mio Aedan. E per un attimo vorrei scucire quell'odioso cappello che lo ha collocato altrove.
Chiaccheriamo su come siano andati i primi giorni di scuola, su quanto Hogwarts sia grande rispetto a Durmstrang, talmente tanto da non vederci quasi più. Somiglia ad un rimprovero, il suo. Lo fisso, mentre rispondo
" ho avuto da fare.."- annuisco.
Lui inarca un sopracciglio. Mi legge in faccia la bugia, maledizione! Detesto quando succede.
Mantengo la calma, reclinando la testa di lato. Assolutamente innocente. eh si.
"ok..che cosa, per esempio?" - colpo basso. Mio fratello vuole farmi crollare. Ma io non mollo.
" e va beene." - gioco la carta dello scherzo-
"mi sono perdutamente innamorata di un mio compagno di casa, passiamo tutto il tempo libero in camera mia lontani dagli occhi di tutti a svolgere compiti...intimi" - la sua espressione cambia. Ed io rido.
" scemo. Ho avuto da fare, te l'ho detto. Adesso...volevo chiederti una cosa." - mio fratello torna in sè, dopo essersi ripreso dallo shock per la mia battutaccia.
"dimmi pure.E che sia una cosa seria." - sottolinea scrivendo una cosa sul suo block notes.
" tu...ricordi...quando i nostri genitori parlavano della setta Gaeltach?.." - cerco di intraprendere il discorso nel modo più normale possibile.
Lui interrompe fulmineamente quello che stava svolgendo,per rivolgermi la sua attenzione completa.
" che...cosa hai detto?" - la sua voce si abbassa notevolmente. Gli altri non devono sentire. Ricordo, quando mio padre parlava di silenzio assoluto attorno alla setta, sconosciuta quasi da tutto il mondo magico, e potente proprio per l'alone impalpabile attorno ad essa.
"mi hai sentito Aedan.." -cerco di non sembrare troppo insistente.
"Scarlett, perchè vuoi saperlo? Lo sai che sono cose alle quali è meglio non interessarsi." - mi interrompe subito, mio fratello è matto quanto me e ne saprà a bizzeffe, ma l'idea di proteggermi a volte lo fa sembrare troppo...iper prudente. Solo con me, però.Mpf.
"andiamo...lo sai che sono curiosa..." - mi poggio sulla sua spalla. Applicando la classica tattica da dolce cerbiatto.
Lui esita, prima di cominciare.
" c'è qualcosa che non so?" - mi domanda.
Scuoto la testa, immediatamente.
"No, affatto." - mento sapendo di mentire.
Lui sospira, agitando la matita fra le dita. Mi parla di simboli, di storie e maghi antichi. Di casate, eredi e generazioni. Di incantesimi senza tempo e storie macabre, forse impronunciabili.
Lo ascolto, bevendo le sue parole, fino a tardo pomeriggio, quando la mia attenzione viene attirata da Deirdre, che mi cerca in lungo ed in largo.
Mi avvicino all'orecchio di mio fratello, stringendolo mentre gli sussurro un
"grazie" al quale lui risponde con un bacio.
Prima di alzarmi ed andar via, oltre la porta, verso Deirdre, velocemente. Senza voltarmi verso la sola persona che non avevo mai tradito e che mi ha fatto male...tradire.
E penso, nello stesso istante, che se non avesse parlato, lo avrei costretto a farlo. Lo avrei indotto a farlo. E la cosa mi fa riflettere.
Perchè.
Perchè arrivo a pensare questo, su mio fratello. Poi scuoto la testa. No, Aedan non lo toccherei mai. Nemmeno per questo. Nemmeno per....Norwood. (credo)
Dopo il nostro dialogo, non avevo più parlato con Edward.
Ci eravamo lasciati con un laconico
"cercherò di sapere dell'altro" , ma nulla più. Non gli ho detto nulla, e forse ho sbagliato, ma in questi ultimi giorni mi sono volutamente sfilata via del tempo per studiare,dedicandomi alla totale brama verso la setta Gaeltacht.
Ho fatto ricerche su ricerche in biblioteca, tradotto dei testi in gaelico antico sperando di trovare delle informazioni che sfuggivano alle mie conoscenze. Ho parlato con Aedan, senza scendere in eccessivi particolari. Mentirgli mi ha fatto male. Ma non potevo tradire la fiducia di Norwood.
Mio fratello e le sue informazioni da chiacchera familiare mi sono stati utili. L'ho salutato con un bacio sulla guancia ed un abbraccio, ignaro della soddisfazione che mi avesse dato. Sono scesa di corsa nelle mie stanze. Ho scritto tre missive da far partire nell'immediato.
Di mio pugno, nel gaelico più antico che conosco, mi sono rivolta ad alcune delle famiglie di maghi più vecchie dell' Irlanda. La più potente è la mia. Alla vista del cognome Lywelyn, probabilmente qualche risposta me l'avrebbero data.
Il passare delle ore è stato snervante, per non dire fastidioso. Ma in serata, ho ricevuto le risposte chieste. Apro la busta, forse leggermente sfiduciata. Riconosco la calligrafia minuta di Abraham Sheumais, vecchio mago sul quale aleggiano leggende di spiriti e reincarnazioni. Roba folcloristica.
Leggo il testo, fremente. Mi allega alcune pagine, ingiallite, da tradurre. " Posso farcela "- dico a me stessa apprestandomi a dare un significato a quelle parole sbiadite dal tempo, ingiallite dalle mani di qualcuno troppo curioso.
"Dove.. la luce si offusca, coperta da pietra. Istante di nebbia, squarciata sul confine del nulla. Tra rovine di tempi antichi tinti di sfarzo e bellezza riposa il segreto della nostra non decadenza."
Attimo di panico.
Indovinello. Io non sono brava con gli indovinelli, ma devo riuscirci.
"Dove la luce si offusca, coperta da pietra.." - penso. Connessioni logiche. Pietra, muro, castello. Oh, facile. L'Irlanda è solo piena di castelli. Piena zeppa.
Poi mi soffermo, sul resto della frase leggendola lentamente..
" ...istante di nebbia,squarciata sul confine del nulla...." - fiabe,ricordi di bambina. Altra connessione.. fortezza. Scrivo sulla pagina. Così da non lasciare niente al caso.-
"..tra rovine di tempi antichi in sfarzo e bellezza".. - Scrivo ancora. Rovine. Disuso...altra connessione. Penso che non sia tuttavia possibile. ma scrivo.
Cattedrale vicina alla fortezza. Conosco un solo posto che possa essere così descritto.Riprendo-
"..riposa il segreto della nostra non decadenza...". Apro il libro sulle dimora d' Irlanda.
Cercando come una furia. Pagine piene di foto, le scanso una dopo l'altra. e cerco ancora, ancora, ancora.
Poi mi fermo, sull'unica connessione logica che la mia vista riesce a trovare..
" E' lui..." - dico a me stessa, chiudendo il libro di botto, afferrando traduzioni, fogli e quant'altro. Cercando di riordinare le mie idee per non sembrare una matta furiosa.
Scendo nella sala comune dei serpeverde. Lo cerco, da una parte all'altra. Cercando di star calma.

Fortunatamente è solo. Niente fidanzatina al seguito. Mi avvicino al tavolo. Picchetto con il dito contro la sua spalla. Lui si volta
"eih,Scarl.." - lo interrompo subito.
"devo parlarti, Edward."-mi fermo un momento,continuando a tenere il libro attorno al braccio.
"ci vediamo in biblioteca fra due minuti." - e mi allontano, nello stesso istante sento lui far armi e bagagli, raccogliere le sue cose e alzarsi, avviandosi.
Arrivare in biblioteca e sedersi sembra il tragitto più lungo che ci possa essere, ma cerco di mantenere la freddezza che serve, aspettandolo. Lui arriva, si accomoda di fronte. Io lo guardo. Poi comincio
" ho scoperto...qualcosa..".
La sua espressione cambia, vuole sapere.
"dopo la nostra discussione ho continuato a cercare.. qualcosa che potesse interessarti,o comunque che potesse esserti utile per cercare di ricomporti le idee. Ho scritto ad alcuni maghi antichi della colonia irlandese, che avrebbero potuto dirmi qualcosa dei Gaeltacht che alla mia giovinezza sfuggiva.."- spiego.
Lui ascolta, bevendo le mie parole una ad una. Come un assetato in cerca di risposte.
"proprio qualche ora fa, mi è giunta una missiva. Una missiva che conteneva qualche informazione generale sulla dislocazione temporale della setta con relativi maghi capo. E in allegato ho trovato questi."- passo le pagine ingiallite sul tavolo. e lui le prende. Cercando di distinguere qualcosa in quella lingua che probabilmente non capisce.
"è gaelico" -lo interrompo-
"non sarebbe strano che tu non sapessi leggerlo".- concludo.
"maledizione." -è la sua esclamazione,adirata.
"io ho detto che TU non sai leggerlo. Non ho detto che io non ne sia capace. Non offendiamo la mia intelligenza."- e cerco di sorridere. La sua speranza si riaccende.
"sono riuscita a tradurlo. E sorvolando la storia che conosco a memoria, ho trovato questa frase.”
Porgo alla sua attenzione l'indovinello.
"e che significa,si può sapere?"- si vede proprio che è nervoso. Altrimenti si sarebbe applicato di più.
Solo allora apro il libro sui castelli irlandesi,e pongo dinanzi a lui la foto della rocca in questione.
"Significa Rock of Cashel, Edward."
16/02/2008

Sdraiato nel letto massaggio la spalla nuda della mia ragazza. Che strano, la mia ragazza. Io, Edward Norwood, che mai e poi mai avrei pensato di avere una ragazza, se non dopo la ventina.
Dopo l’incontro con Riddle non abbiamo più parlato di questo argomento, sono un po’ spaventato da quello che mi possa dire, ma non sembra averla presa male. Probabilmente se non le andava, mi avrebbe già arrangiato per bene, con il caratterino che ha.
“Devo andare” le dico dandole un bacio sulla fronte per poi alzare e rivestirmi. Devo tornare dai miei amici. Ultimamente sembrano scocciati da questa situazione: io e Violet.
“Dai rimani ancora un po’” intima lei con voce sensuale, trattenendomi per una mano e spingendomi verso di lei.
“Sai che lo farei volentieri ma.. non posso!” Abbassa lo sguardo scocciata. Questo non è un buon periodo, per niente. Da quando ho scoperto cosa è successo quella notte sono suscettibile più del solito. Naturalmente Violet se né resa conto ma, fortunatamente, non fa domande. I miei migliori amici cercano di consolarmi e di aiutarmi nelle ricerche del simbolo, ma non vanno affatto bene. Perfino Lumacorno non è riuscito a dirmi niente e neanche i libri in biblioteca, sezione proibita e non.

Raggiungo Jasper in sala comune dove è alle prese con il tema di pozioni che fortunatamente io ho già finito.
“Hey ma sei proprio una lumaca!” scherzo io, gli ho dato quel tema all’incirca tre ore fa ed è ancora a scriverlo. Chissà che si è messo a fare mentre io non c’ero.
“Impegni superiori mi hanno richiamato e sai com’è, non si può resistere!” rido di gusto, lo sapevo. Lo aiuto a finire qualcosa, in modo da poter abbandonare al più presto lo studio per lanciarci in cose ben più rilassanti e divertenti.
“Hey ma poi hai visto? Quelle cretine delle tassorosso? Fanno tanto le vittime, le poverine con le lacrime: ipocrite! Mezza di loro conoscevano Ida solo per l’immagine poco non-notabile! Certe persone proprio non le capisco. Inutili le tasse, così come la loro casata!” parlo animatamente con il mio migliore amico del comportamento degli alunni di questa scuola: stupidi, falsi, inutili. Sono veramente pochi quelli degni del mio interesse. Sono veramente pochi quelli che dovrebbero appartenere al mondo magico.
A interrompere questa conversazione di un certo livello arriva un volto molto, molto gradevole ma inaspettato. Il volto di: Scarlett Lywelyn. La bella bambolina durmastranghiana con cui ho passato un ottimo capodanno. Amica di famiglia da tempo, sempre stata una bella ragazza, ma quest’anno si è fatta notare in modo particolare. Un tempo era più bambina: la dolce, piccola, tenera Scarlett. Che poi tenera e dolce, mica tanto! Se dice di sputar veleno e di raggiungere un obiettivo, stai tranquillo che ci arriva. E’ un po’ il “Principe di Durmastrang”. All’attacco caro Edward, quello è un bocconcino che fa per te.
“Ci si ritrova”-saluto Edward e Jasper baciando le guance e siedo, poggiando i libri. Scambiamo qualche parola e niente più sul tema di pozioni che Jasp ha appena finito e messo via. Edward ascolta, intromettendosi qualche volta, a tratti scocciato. Con la faccia di uno che, chiaramente, pensa ad altro.
Non ci faccio troppo caso, salvo guardarlo qualche volta durante la discussione, cercando di coinvolgerlo, e lo stesso sembra fare Jasper, che sento quasi avvilito da questo silenzio pesante che a volte cala fra loro due. Poi qualcosa attira la mia attenzione, il viso di Edward rivolto verso un disegno abbozzato su un foglio di carta bianca, leggermente stropicciata, probabilmente passato di mano in mano diverse volte, viste le impronte annerite dovute al troppo ripassare sul tratto della matita. Nonostante il disegno sia di qualità senza dubbio poco artistica, sono evidenti i suoi elementi. Una spada, un dragone, i tratti di una scrittura antica,forse incomprensibile per loro ma non per me, che in Irlanda ci sono nata e cresciuta.
“ Conosci i Gaeltacht?”- chiedo,rivolta a Norwood. Lui cade dalle nuvole,scostando la mano con la quale si teneva il viso.
“ come?” –domanda, assente.
“ la casata dei Gaeltacht.”- ribadisco, ancora. Lui mi guarda,stranito. Forse sorpreso. Comunque con la tipica aria di chi non sta capendo nulla. Poi indico il disegno,poggiando un dito sulla carta.
“ questo qui, è il simbolo della casata dei Gaeltacht”- dico, tranquilla.
E lui sgrana gli occhi, incredulo quasi. Temo di aver sbagliato, ma poi giustamente penso che sia lui ad avere qualcosa che non va, data la convinzione con la quale affermo la mia tesi.
“ cosa…è…questo?” – il suo tono di voce è nervoso. Anche l’attenzione di Jasper si è focalizzata su di me. E la cosa non mi è chiara. Mantengo la calma necessaria, prendo il foglio e lo guardo bene. Porgo la mano “
mi daresti la matita per piacere?”- Edward la ripone fra le mie dita, prendo un foglio di carta sicuramente meno imbrattato di quello e comincio a disegnare, a memoria, il simbolo della casata, completo di dettagli. Poi lo mostro.
“ questo qui.” – e sembra impazzire nel momento in cui i suoi occhi ne saggiano i contorni, lo strappa letteralmente via dalle mie mani, per fissarlo ancora. Uno sguardo poco chiaro, simile alla lucida follia quello che, in seguito, rivolge a me. Jasper che cerca, invano, di calmarlo.
“ dimmi cosa sai, Scarlett. Dimmelo!” – alza leggermente la voce, sembra sconvolto. La cosa comincia a preoccuparmi. Guardo Jasper.
“ andiamo in camera mia, Edward. Tu non stai bene, e lì ti dirò quello che so. Se ti fa tanto piacere.”- mi alzo, Jasper e Edward dietro me diretti in stanza.
Fortunatamente solo Deirdre è presente, e la cosa…almeno per me…non è un problema. Chiudo la porta, Edward è ancora di un pallore cadaverico. Mi esorta, prendendomi le spalle, guardandomi come un ossesso.
“avanti,dimmelo.”- stavolta mi sto innervosendo io. Comincio.
“ora tu ti calmi”- categorica-
“ altrimenti la sola cosa che ottieni è un ceffone tale da farti girare per due settimane di fila.”- una smorfia simile ad un broncio quando lui molla la presa,scusandosi.
Sistemo la maglia,per poi sedermi. Sfilo il foglio,ormai accartocciato dalle sue mani e lo apro.
“ questo qui è il simbolo di una casata di maghi antichissima, nata agli albori dell’ottocento,in Irlanda. Le sue sedi sono dislocate in più o meno in cinque o sei zone dell’Isola irlandese. Gaeltacht, in realtà, è una parola gaelica che identifica le zone in cui ancora si parla con l’antico idioma come lingua corrente. Ma allora, visto che le loro collocazioni, è diventato il nome vero e proprio di questa specie di setta.” – cerco di essere più chiara possibile. E tutti sembrano seguire il mio discorso. Edward è quello,però , che sembra seguire con un’ attenzione diversa. Mi fissa intensamente, chiedendo quasi fosse una supplica, in quel momento:
“ se tu, conosci qualcos’ altro io devo saperlo.”- la sua voce è sempre dai toni vellutati, ma trema. Sintomo di ansia. Mi fa tenerezza, devo dire la verità. Escludendo quell’ aspetto da gran stronzo che si porta dietro, mi ero quasi dimenticata del fatto che, in fondo, anche lui è un essere umano. Sospiro, per poi rispondere.
“ so molto altro, in verità. Ma prima voglio farti una domanda.”- lo guardo.
Lui annuisce.
“ perché vuoi saperlo.”- in effetti la mia, più che una domanda, è una precisa richiesta. O me lo dice, o me lo dice.

Scarlett conosce quel simbolo. Scarlett conosce quel simbolo. La guardo mentre ridisegna perfettamente il simbolo. Proprio lui, uguale identifico alla spilla che quell’uomo portava sul mantello.
Pretendo di sapere quello che sa. Voglio saperlo, deve dirmelo. Non mi faccio scrupoli e sembro quasi disperato, voglioso di sapere, assatanato quando le chiedo, o meglio le ordino, di parlarmi di quel simbolo. Ma lei non è tipo da farsi mettere i piedi in testa. Lei è come me, come noi. Cerco di riprendermi, di mettere una frase carina a quello che gli avevo spiattellato prima cercando così di rimediare.
La ragazza inizia a spiegare di una famiglia di maghi antica, molto antica, gaelica. Una delle più importanti dell’Irlanda. La ascolto affascinato dal suono di quelle parole. Finalmente qualcuno che riesca a dirmi qualcosa, finalmente qualcuno che sa. E’ stata come un soffio di aria fresca in una giornata piena d’afa. E’ arrivata portando con sé bellezza e sapienza, proprio quello che ci voleva. Certe volte le cose, non sono lasciate al caso, o almeno in questo caso, non sembra.
I miei pensieri si bloccano quando arriva la domanda che inizialmente temevo, ma alla quale poi non ho più dato peso: “Perché lo vuoi sapere” che poi, dire domanda è dire troppo. La sua voce suona quasi imperativa: se me lo dici, io continuo a parlare; sennò arrangiati.
Non so cosa risponderle, nonostante sia una Lywelyn, non so cosa fare. Amica di famiglia, di vecchia data, non ci sono mai stati problemi con loro, anzi. Ma qualcosa mi impedisce di parlare. L’uniche persone che sanno quello che sto passando sono Jasper e Deirdre, quest’ultima ne è quasi all’oscuro, sa soltanto qualche accenno. Cosa fare?!
“Bhè.. perché l’ho trovato su di un libro e mi ha fatto un effetto strano.” Mi guarda alzando un sopracciglio. Non ci ha creduto, chiaro. Ti pare che adesso, uno come me, Edward Norwood, si perda dietro ad un simbolo che gli è già parso di vedere? E poi con così tanto interesse? Che cretino.
“adesso se non vi spiace mi congedo. Ho bisogno di dormire, sono stanco.” Saluto le due ragazze con un bacio sulla guancia e mi avvio con Jasper nel dormitorio, dove parliamo della situazione.
Le cinque di mattina. Un altro incubo. Jasper mi fissa preoccupato.
“Edward non puoi andare avanti così! Questa cosa ti sta distruggendo!”
“Jasper io devo sapere, io devo sapere per forza!”
“allora rischia” già, forse è l’unica cosa da poter fare. Dire la verità a Scarlett e poi si starà a vedere.

La notte porta consiglio un corno. Mi sono addormentata con fatica. Ho cercato di riorganizzare i pensieri, canalizzandoli verso il relax completo, inutilmente. Che Norwood mi abbia mentito non esiste dubbio alcuno.
Le sento, le bugie. E sono stanca di cercare di capire cosa mai possa avere. Mi volto, rivolgendo le spalle al buio, guardando oltre la finestra mentre l’incoscienza si impossessa di me, lasciandomi scivolare nell’ oblio del sonno, relegandomi nell ‘ Erebo.
Ma si sa, nemmeno nel sonno certe cose ti lasciano in pace. Una voce, flautata ma al tempo stesso quasi reale fra le pieghe della mia mente:
“ Scarlett…Scarlett..”- chiama, in lontananza. Non la riconosco. Mi avvicino a quella figura poco chiara che si staglia nel bianco di quello che, credo in un primo momento, sia un sogno vigile. E poi lo riconosco. Edward Norwood.
Non ho il tempo di parlare che lui già mi ferma, le sue dita sono consistenti sulle labbra quando mi dice
“ sala comune, è importante. Scendi ti prego.”- si blocca un attimo. Tutto si offusca.
Riapro gli occhi.
“ora”- una voce perentoria, che riesco a percepire solo io. Nessun sogno.
Scendo dal letto,indosso il jeans ed una felpa non troppo lunga, le scarpe da tennis facendo pianissimo. Mi dirigo velocemente in sala comune dove, senza alcuna sorpresa, lo trovo.
Richiamo la sua attenzione, sulla soglia. Tossisco appena, lui si volta. Incrocio le braccia sul petto, fissandolo:
“disturbiamo anche nei sogni, ora?” il mio non è un rimprovero, quanto un modo come un altro per raffreddare la situazione che sembra di ghiaccio completo. Tagliente e spinosa.
“ mi spiace, ma devo parlarti assolutamente. E devo farlo adesso.” non sembra dispiaciuto. Chiaramente non ha capito il doppio senso della mia frase, mi avvicino sedendo sul divano.
“ti ascolto” dico, tranquilla, portando le gambe incrociate sul cuscino, vista la totale assenza di gente attorno. Anche lui si mette comodo, sporgendosi però verso di me. Cominciando a parlare lentamente, a bassa voce.
“ ti ho mentito” dice.
“Lo so bene” rispondo subito.
“Ti ho mentito per un motivo…importante, Scarlett.” parla, fissandomi. Faccio cenno di continuare, senza forzarlo.
“Quando ero piccolo… ho assistito all’uccisione di mio padre… e… la persona che lo ha ammazzato… aveva… questo.” tira fuori dalla tasca il disegno che io ho fatto sul simbolo dei Gaeltacht.
Non so cosa dire, attimo di silenzio.
“ io devo sapere Scarlett. Io devo riuscire a sapere qualcosa in più su questa setta, qualcosa in più su quello che sono, e qualcosa in più sul perché hanno ucciso mio padre.” e mentre continua a spiegarmi, sento nella sua voce una voglia di vendetta che affascina ma distrugge, cerco di leggere nei suoi occhi profondi dalle iridi cerchiate di rosso per la stanchezza qualcosa, che vada al di là della coltre comune che rilascia. Mi ha confidato qualcosa che lo fa star male. E’ la prima volta che sento la sua voce tremare di rabbia. Sospiro, attirando ancora una volta su di me il suo sguardo.
“io..” comincio. Poi sento dei rumori, vicini alla porta. Mi viene in mente un’ idea. Mi avvicino a lui, poggiando amichevolmente (oserei dire) una mano sulla sua spalla.
“ ti prometto…che cercherò di sapere dell’altro."
12/02/2008

E' strano quanto la scuola sembri diversa negli ultimi tempi; o forse sono io che sono cambiata, non riesco ancora a capirlo, so solo che mi sto abituando a questa nuova situazione, anzi a dirla tutta, mi elettrizza in un certo qual modo.
L'ansia che provavo quando il nome di Ida si poteva leggere sulla bocca di tutti e riecheggiava sinistro tra i corridoi di Hogwarts, sta lentamente diminuendo insieme all'interesse degli studenti per questa storia. Dopo la conferma ufficiale di suicidio, le acque si sono calmate e con loro anche le teorie degli studenti più fantasiosi.
Nessuno di noi è stato sospettato, nessuno sospetta di noi e spero che la situazione si mantenga immutata.
Finisco di scrivere le ultime righe della pergamena di compito di 'Storia della Magia' nel silenzio quasi surreale della biblioteca; davanti a me Belinda, Utopia e Eileen sono chine sui libri, le fronti corrugate e l'espressione concentrata su quello che stanno leggendo. Ricordo bene il mio quinto anno, e non con piacere, almeno per quanto riguarda lo studio...una mano timorosa mi sfiora la spalla.
"Che c'è?", la voce esce dalla mia bocca qualche tono sopra la media e un paio di teste rivolte dalla mia parte me lo fanno notare. Dietro di me un biondino del terzo a Serpeverde mi porge una lettera, e ho paura di sapere già di chi sia; la prendo tra le mani e il biondo, invece che andarsene, mi guarda come curioso di sapere di cosa si tratti. "Hai bisogno di qualcosa?". Questa volta la mia voce, che è poco più di un sussurro, riesce a non far irritare alcuno studente. "Io..no...vado!". A volte sono proprio irritanti, questi ragazzini.
La lettera è breve, l'ultima di una lunga serie, e come tutte le altre ripete le stesse, identiche, inutili cose: la getto nella borsa con noncuranza; poi mi alzo dal mio posto, dopo aver salutato le tre, e cammino verso l'uscita. A quanto pare anche i miei passi sono sufficienti a distrarre dallo studio gran parte della sala, alcuni sguardi sono severi, altri tutt'altro, ma non mi importa nulla: io non devo rendere conto a nessuno...quasi a nessuno.
Oh no. Subito fuori dalla Biblioteca mi aspetta una brutta, e alquanto noiosa, sorpresa: Geert è appoggiato al muro, e penso proprio stia aspettando me. Cerco di passargli davanti senza prestargli attenzione, ma come al solito si mostra più tenace di quanto mi aspetti. Peccato che nel nostro rapporto non si sia dimostrato altrettanto caparbio...

"Deirdre, aspetta". Respira Dè, respira. Non c'è proprio limite alla stupidità, dopo un mese Geert sembra ancora credere in noi, credere in me.
"Cosa diavolo vuoi ancora Wellington?"
"Lo sai bene, sapere perchè mi hai lasciato ma soprattutto quando l'hai deciso visto che sei sparita tutto ad un tratto...", i suoi occhi si spostano verso il basso, "andava tutto così bene...". Certo forse per te. Possibile che non capisca quanto è patetico?!
"Non mi andava più di stare con te, semplice. Non vedo perchè dovrei rendertene conto, ormai ho deciso, quindi...vedi di sparire...ho altro da fare".
"No...Dè, tu sei cambiata, non sei la stessa di prima...è per...via di Riddle? Tu e i tuoi...'amici' siete sempre con lui negli ultimi tempi e..non piace. Lui non mi piace per niente...per piacere lasciali stare e allontanati da loro finchè puoi...Dè.."
"Basta!", mi guardo intorno per vedere se qualcuno stia ascoltando il discorso, nessuno, ma meglio appartarsi un pò, "possibile che tu non abbia ancora capito che fatica mi è costata stare con te? fingere di essere qualcosa che non sono per avere indietro cosa?niente. Ma adesso basta, sei no-io-so, non ti sopporto e non ti permettere di parlare così dei miei amici perchè non vali neanche la metà di loro. Continua pure a stare con il tuo amichetto mezzosangue finchè vuoi ma, se non l'avesi capito, con me hai chiuso.
Per sempre." Mi volto per andare verso il dormitorio e nessuna voce mi richiama indietro. Avrei voluto vedere la sua espressione dopotutto, ma preferisco andare a cambiarmi. Mi auguro che almeno adesso l'abbia capita, che mi odi, che non mi rivolga più la parola: non m'importa. Non ho bisogno di lui, non ho bisogno di nessun altro, ho Jasp, Ed e Eve e non c'è posto per nessun altro dentro di me.
Il sogno di Jasper sintetizza tutte le mie paure maggiori: Riddle e il suo atteggiamento. Il problema è che noi non siamo abituati a essere secondi a nessuno, noi dominiamo, non adoriamo. E' anche vero che Riddle è l'erede, eppure, per quanto lo ammiri, non riesco ad evitare quel brivido che mi sale la schiena ogni volta che vedo il suo ghigno, così perfido, così inumano...
“Avete sentito Eve di recente?” Questa parte l'ho già provata.
“Sì. Mi ha scritto pochi giorni fa.”
“Come sta?”
“Sempre uguale. I medici del San Mungo non possono fare molto, se non alleviare le sue sofferenze.” In realtà Eve mi ha scritto ben altro. Non è una completa bugia questa, ma non è nemmeno la verità. Quel giorno, nel parco, quando Jasp si è sentito male, ero andata lì per cercare un pò di tranquillità dopo la lettera che avevo ricevuto da lei. "sinceramente Dè...non penso ritornerò a scuola entro quest'anno...". Lei non tornerà. Non posso nemmeno descrivere il vuoto che sento. Devo dirlo ai Principi, ma adesso proprio non me la sento, non è il momento adatto: stanno succedendo troppe cose importanti, tutte insieme.

Mi chiedo perchè abbiano deciso di mettere il nostro dormitorio proprio nei sotterranei: freddi, bui, ma soprattutto umidi. Mi domando se qualcuno sappia quanto influisca l'umidità sul volume dei capelli...io proprio non la sopporto!
Entriamo con la solita teatralità nella Sala Grande dove, dopo una paio di battute jasperiane sul mio modo di vestire, per altro completamente false, ci sediamo ad un tavolo vicino al caminetto sud dove comincio immediatamente a scrivere il mio tema per Lumacorno.
Tutto accade in un attimo: Jasper è addosso a Hunnam. E' solo grazie alla prontezza di Edward se si evita uno scontro diretto. Che imprudente. Mi guardo intorno per vedere se nella Sala si trova qualche Serpeverde del Club, o peggio ancora Riddle, ma fortunatamente le serpi preferiscono evitare di mischiarsi alla feccia, se non per necessità. Se solo questa storia si venisse a sapere, sono sicura che Jasper la pagherebbe cara, e solo per una stupidaggine detta da quell'impertinente...
La situazione però non sembra calmarsi, anzi. Mi alzo a dare man forte, così da avere la superiorità numerica, ma nello stesso istante la piccola corvonero si intromette. Jillian McKanzie; mi piace tanto giocare con lei...
Di nuovo scambi di battute veloci finchè sbianco: i nostri battiti rallentano, il sangue gela, la testa si svuota per un attimo di fronte alle parole del rosso. Parla di Ida. Sospetta di noi. Merda. Ma in questi momenti è meglio mantenere la calma, assoluto controllo, sempre e in ogni situazione, lo sappiamo bene; e infatti è ciò che facciamo, riuscendo in qualche modo a smorzare la tensione creatasi dopo le affermazioni di
quello, fino all'arrivo dei Caposcuola Corvonero e Grifondoro.
Ci sediamo tranquilli ai nostri posti; creare altri casini può essere solo sconveniente, specialmente dopo che tutta la sala ha assistito alla scena, dopo che tutta la sala ha sentito quelle parole...

Violet. Edward ha scelto Violet e ora anche Riddle ha scelto Violet ha quanto pare. Stento ad addormentarmi e fisso l'oscurità dove dovrebbe trovarsi la mia compagna di stanza. Cos'avrà tanto di speciale quella ragazza non riesco ancora a capirlo, a parte una gran quantità di veleno, quello è certo, e una certa dose di impertinenza. Da quando Ed ha deciso di fare sul serio con lei, è molto spesso con noi, e non troviamo quasi più il tempo di stare noi Principi, tra una cosa e l'altra.
Ora siamo Deirdre, Jasper, Edward e...Violet. Ma quello era il posto di Eve, e nessuno può sostituirla, o per lo meno non
lei... Mi riassale la solita tristezza. Noi quattro siamo sempre stati insieme, unici, inseparabili e tra Ed e Eve c'è sempre stato un feeling particolare...possibile che Ed si sia dimenticato di lei? che Violet abbia preso il suo posto nel suo cuore?No. Non ci credo. Lei non è un ricordo sfumato, è un immagine viva e non può essere dimenticata. Sono arrabbiata con Ed, ma ancora di più con Violet per avercelo portato via, per aver spezzato il cuore, già fin troppo tormentato, di mia sorella Utopia, per aver usurpato il posto della mia migliore amica: ma i sentimenti vanno controllati, manipolati e controllati a piacere. Non posso odiarla e non posso nemmeno sfogare la mia rabbia; domani è il giorno, domani ci sarà la riunione del Lumaclub, e poi... Sfioro il mio braccio destro.
Da domani avremo qualcos'altro in comune, qualcosa che non si può cancellare, nemmeno volendo.
Volenti o nolenti noi saremmo unite per la vita. Sospiro rassegnata finchè la notte trascina con se anche i miei ultimi pensieri, e sprofondo in un sonno senza sogni.
11/02/2008
Io e Violet Traviston stiamo parlando senza cavarci gli occhi a vicenda. Pazzesco.
Strano a dirsi, tutto è partito da uno dei suoi commenti acidi sulla mezza rissa dell’altro giorno con Hunnam e Jillian. Le avrei volentieri risposto per le rime, se lei non avesse aggiunto:
“In ogni caso, una lezione alla testolina rossa ci sarebbe voluta.”
“Oh, beh. Potresti darmi una mano la prossima volta, allora.”
“Sì, magari non in modo così plateale. Giusto per non farci scoprire, vero?”replica alla mia risposta, scoccandomi un’occhiata divertita. Edward deve averla messa di buonumore, in un modo infallibile.
Allargo le braccia, e le sorrido.
“La casa di Tassorosso è a dir poco inutile.”affermo, cambiando discorso.
“A dir poco. Guarda un po’ vicino al caminetto est.”
Siamo in Sala Grande, facendo colazione dopo un allenamento di Quidditch sfiancante; Edward e Deirdre stanno controllando i compiti di Incantesimi, un po’ discosti da noi. Seguo la traiettoria indicatami da Violet con un cenno del capo, e inquadro tre Tassorosso che mi fissano ridacchiando.
“Ci sarai abituato, immagino.”
“Abbastanza.”dico, senza falsa modestia.
Una delle tre ragazze si accorge che le sto guardando, e sussurra qualcosa alle sue compagne.
“Ah, vedo che è tornata Alexa Robinson. Quella più a destra.”continua Violet.
“La conosci? Non l’avevo mai notata. E non credo che lo farò mai.”aggiungo, considerandone l’aspetto.
“Sì, l’anno scorso abbiamo avuto un piccolo contrasto.”
“Ovvero?”
“Mi ha urtato mentre salivamo sul treno per Hogsmeade.”
“Non dirmi che l’hai schiantata per questo affronto.”
“No. Però ho fatto in modo che ricordasse di non osare mai più sfiorarmi con le sue mani di Mezzosangue.”
Violet sorride. Non credo che abbia usato la magia: la sua lingua, tagliente come il filo di un pugnale, è molto efficace.
“Credo proprio che tu abbia fatto colpo su una delle sue amiche. Fortunato, Lewis.”
“Peggio che andar di notte. Se si fanno avanti, dovrò spezzare il loro cuoricino delicato.”
“Povere care. Come puoi essere così crudele?”
“Traviston, ti dirò: credo sia una dote innata.”
Poi ci alziamo e andiamo in classe. Lumacorno e le sue pozioni ci attendono.
Una pigra ora in Sala Comune. Edward ed io ci stiamo facendo gli affari nostri. Abbiamo parlato ancora di quello stemma. Sfoglio un librone di araldica inglese: sotto i miei occhi si suss

eguono leoni rampanti, draghi, gigli. Ma Ed non riconosce nessuno come quello che ha visto.
Chiudo il volume con un rumore sordo.
“Ehi, non arrabbiarti.”dice il mio amico.
“Non mi arrabbio.”
“Hai troppe energie, dovresti sfogarle in qualche modo. Sai come.”
“Beh, ma trovarne una.”rispondo, stiracchiandomi. L’allenamento di stamattina, il primo dopo le vacanze, mi ha distrutto.
“Hai dei gusti troppo difficili.”aggiunge Ed.
“Ma senti chi parla.”
Mentre ridiamo, noto che molti sguardi si appuntano sulla porta della Sala Comune, che si è appena aperta. Sulla soglia, una ragazza che non mi sarei mai aspettata di vedere qui.
“Ma è Scarlett.”dice Ed, sorpreso.
Annuisco.
Lei si avvicina e ci saluta. Scarlett Lywelyn era alla festa di Capodanno a casa di Deirdre. Io e Dè eravamo un pochino occupati con i fratelli Rakovski, quindi Ed è stato quello che l’ha conosciuta meglio.
Ci alziamo in piedi e, uno alla volta, la baciamo sulle guance.
Non me lo sarei mai aspettato.
Qualche piacevole novità capita perfino qui.
Scarlett si è trasferita qui da Durmstrang, a quanto pare, insieme a suo fratello Aedan. Non mi sorprende affatto una scelta del genere: neppure io sarei entusiasta di studiare in una sperduta scuola fra monti e contadini. Anche se però ha anche dei pregi di non poco conto.
A Durmstrang, le Arti Oscure fioriscono e danno frutti.
“No!”geme Edward.
È notte. Notte fonda e senza luna.
Scosto le coperte e vado da lui. Sta ancora dormendo, ma è sudato fradicio e si agita, in preda a chissà quale incubo.
“No!”ripete.
Lo scuoto per una spalla, e cerco di svegliarlo chiamandolo per nome. Quando apre gli occhi, ha uno scatto verso il comodino, come per afferrare la bacchetta per difendersi. Nei suoi occhi, leggo la paura.
“Non ti avrò mica attaccato la febbre dall’altro giorno?”dico, per sdrammatizzare la situazione.

Ed chiude gli occhi e si passa una mano sul viso pallido.
“No, era un incubo.”
“Tuo padre?”mi arrischio a chiedere.
“Sì.”
“Hai sognato quello che è successo?”
“No. Cioè, non lo so. Non mi ricordo bene.”
È sconvolto, e ha gli occhi cerchiati da ombre scure.
“Ma non voglio riaddormentarmi. Non voglio provare di nuovo tutto questo…anche se non so cos’era.”
“Aspetta un momento.”gli dico.
Apro il libro di pozioni domestiche che mi aveva regalato anni fa mia madre. Niente di particolarmente utile, ovvio. Ma ricordavo di un infuso calmante, che faceva sprofondare in un sonno profondo e senza sogni.
Scendo nelle cucine, gli ingredienti necessari non sono pericolosi e spesso si usano per cucinare. Poco dopo sono di ritorno, con una tazza ricolma di liquido bianco.
“Su, bevi il latte caldo.”gli dico.
Edward non è molto convinto, poi lo assaggia.
“Latte caldo un corno!”aggiunge, prima di berlo fino in fondo.
Gli occhi gli si fanno pesanti. In effetti, ho aumentato un po’ le dosi di valeriana. Prima di addormentarsi del tutto, Ed fa in tempo a sussurrare un ringraziamento. Gli rincalzo le coperte, fissando il volto esangue del mio migliore amico.
Pagheranno, Ed.
Quelli che ti fanno vivere in questo modo.
La pagheranno con gli interessi.
07/02/2008
Non mi ricordavo che la scuola fosse cosi` impegnativa. Ogni giorno compiti su compiti su compiti, al minimo ci metto tre/quattro ore al finire il tutto, e quando ho effettivamente finito ho appena la forza di scendere a mangiare qualcosa e ritornare su, magari restare un paio di minuti nella Sala Comune. Susan mi ha detto che poi mi abituero`, imparero` a scopiazzare i compiti di qua in la` e a studiare il minimo indispensabile, giusto per prendere la sufficienza. Dovro` riprendere la mia vecchia routine. Prima ero brava a fare certe cose.
Sono proprio impegnata a studiare, leggiucchiando dal libro di Incantesimi, quando mi alzo e guardo fuori dalla finestra. La giornata e` grigia, buia, fuori impazzando nuvoloni scuri e minaccianti. Piovera`. Non aiuta certo a migliorare il mio umore, che gia` e` sotto zero a causa del volumone che mi attende sulla scrivania. Improvvisamente mi sento un peso opprimente che spinge contro il cuore, un senso di tristezza mi invade. Penso alla mamma, che ormai deve vivere da sola nella casa in Michigan, penso a Ida. E non riesco a controllarmi. Esco dalla stanza sbattendo la porta, scendo rapidamente le scale e piombo nella Sala Comune. Con un’occhiata ispeziono la stanza, fino a trovare l’uomo che stavo cercando. E` seduto non lontano dal divanetto vicino al camino, dove sono sedute tre ragazzine del primo anno, il cui unico scopo nella vita e` esaminare ogni minimo dettaglio della vita del ragazzo, ammirarlo e sospirare dietro al suo bel faccino. Il ragazzo in questione e` Carlisle. Mi avvicino e non faccio in tempo a tossicchiare o a picchiettargli la spalla che lui si gira. Gli rivolgo uno dei miei migliori sorrisi.
“Ciao Carlisle”
“Ciao”. Non so come esprimere tutte quelle emozioni che mi fremono dentro, non so come tirarle fuori, raccontarle in una sola frase. Lui mi sorride, vuole certo rendermi piu` a mio agio.
“Dimmi. Posso esserti utile?” Chiude il libro di Trasfigurazione che teneva aperto sulle ginocchia, concentrandosi solo su di me.
"Si, ecco.. si è poi saputo qualcosa su.. sulla morte di.. di Ida?" chiedo con un filo di voce. Non sapevo a chi rivolgermi veramente, a Beth l’avro chiesto gia` una decina di volte, e non conosco nessun altro Tassorosso che potrebbe sapere qualcosa di rilevante sull’argomento, se non Carlisle.
"Mi spiace, non so cosa dirti. Brancolano tutti nel buio" risponde lui con lo stesso tono pacato con il quale ho porso lo domanda.
“Ah be` si insomma... be`... Grazie” mi risulta difficile salutarlo, e in un miscuglio di parole lo lascio la` sulla poltrona, mentre io risalgo in camera, sempre con quel peso sul cuore.
Mancano pochi minuti al suono della campanella, io e i miei compagni non stiamo un attimo zitti, ci muoviamo nelle sedie e controlliamo che tutto sia nei nostri zaini, per scappare al primo squillo della fine dell’ora. La Bonnet pero` ci rovina tutto.
“Non credete di scappare cosi` facilmente, dovrete pulire tutto questo disordine prima di uscire dalla serra. Giusto l’altro giorno un gruppetto poco simpatico di Serpeverdi e` scappato a gambe levate lasciando il casino piu` indescrivibile dietro, ho dovuto ripulire tutto io” dice la Bonnet con le mani sui fianchi. Ho gia` un’idea a chi si riferisce quando dice “gruppetto di Serpeverdi”. Cosi` siamo costrette a trasportare le piante da una serra all’altra, e fidatevi, non erano leggere! Sono all’ultima pianta e la poso con un grande sospiro liberatorio per terra nella seconda serra, in quel momento mi accorgo di una figura accanto a me. Mi giro e per una frazione di secondo osservo la ragazza vicino, la vedo da dietro, una ragazza fragile e piccolina, molto magra. Poi si gira e riconosco Rah, e i suoi bellissimi occhi a mandorla si posano su di me per un attimo. Mi giro velocemente verso Susan.
“Non vedo l’ora di farmi una doccia!” grido.
“Comincia a fare fila, ci sono prima io!” grida lei. Ridiamo entrambe e ci avviamo verso l’uscita della serra.
Mezz’ora dopo
Io e Susan siamo sedute alla fine di una tavolata dei Tassi, gustando le alette di pollo all’americana che gli elfi hanno preparato. Io che sono americana posso dire che hanno fatto un’eccellente lavoro. E io per il cibo ho dei gusti particolari, quindi gli elfi dovrebbero essere immensamente felici. Penso che passero` dopo dalle cucine a complimentarli, dopotutto sono vicino alla dimora dei Tassi!
Lory ancora non e` arrivata, oggi ha un lungo allenamento di Quidditch, e stara` sul campo fino a tardi. Infatti non so se fara` in tempo a prendere qualcosa da mangiare prima che suoni la campanella. Non riesco manco a completare questo pensiero che la vedo entrare, accanto a lei cammina una ragazza della nostra casa, non la conosco bene, infatti non sono sicura del suo anno. E` del sesto o del settimo?
“Ma quella non e` l’amica di Ida? Sai quella che girava sempre con lei!” mi sussurra Susan all’orecchio.
Problema risolto, adesso so in che anno sta, e` del sesto. E adesso che Susan me l’ha fatto notare, ricordo con chiarezza la sua figura, sempre presente accanto a Ida. Lory si avvicina e rimango un po` sconcertata dal fatto che Cassandra la segue, sedendosi accanto a noi. Strano, insomma e` normale fare un pezzo di strada insieme dopo l’allenamento, ma portarla al nostro tavolo!
“Ragazze questa e` Cassandra, sapete e` in squadra con me no? Cercatore”
“Ma certo...Cassandra ciao” la saluto. Non sembra molto convinta, ma mi sorride ugualmente. Susan mi da un calcio da sotto il tavolo, so che anche lei pensa cio` che penso io. Cassandra e` sola, triste e sola, e adesso ha bisogno di nuovi amici dopo Ida. Come incolparla? Le sorrido, la mia arma segreta.
Iniziamo a mangiare e caccheriamo del piu` e del meno, improvvisamente Cassandra si alza e si avvicina a Rah, la ragazza che avevo visto poco prima in serra, seduta qualche posto piu` in la`. Non mi ero accorta della sua presenza, ma Rah d’altronde sa come rendersi invisibile. Oddio, ho appena formulato un pensiero alla Susan. Cerco di scacciarlo mentre vedo Cassandra che torna con Rah. Un’altra novita` al nostro tavolo oggi. Due nuove in un giorno solo, insomma che giorno particolare! Rah si siede lentamente, guarda in basso, saluta impacciatamente. Si vede che non e` abituata a questo tipo di cose. Cassandra e` molto piu` allegra, ma dire allegra e` relativo, era molto piu` allegra qualche settimana fa, con Ida.
“Ho saputo dalla Bonnet che staremo insieme in camera, sono molto contenta. Insomma...e` bello... non credi?” dice Cassandra.
“Si certo” dice Rah sempre guardando il suo piatto di alette di pollo.
In quel momento Susan dice qualcosa che non avrebbe dovuto dire, non era ne` il luogo ne` il tempo adatto.
“Mi dispiace per Ida... te per caso sai qualcosa di piu` sul fatto?” ovviamente si sta rivolgendo a Cassandra. Io e Lory la fulminiamo con lo sguardo, ma dopo un po` di secondi ci abbandoniamo anche noi alla curiosita`. Ne` Carlisle ne` Beth hanno saputo aiutarci, forse Cassandra ci riuscira`? Ma lei ci fornisce solo una risposta enigmatica e misteriosa:
“Verra` il tempo in cui Ida sara` vendicata”
Cosa cavolo significa???
01/02/2008
Per quanto ne so, Lochlainn è l'unica persona che può dire di conoscermi veramente. Non solo è mio cugino, ma è il mio migliore amico, il mio confidente, la persona su cui farei affidamento anche se ... anche se stessi scappando dal ministero. Sospiro profondamente, prima di strappare con un gesto energico la ceralacca che chiude la busta che mi è arrivata con una grossa civetta scura. Sull'esterno non è scritto niente, e questo non può che ricordarmi il mittente delle ultime lettere non indirizzate che ho ricevuto. E' dalle vacanze che non ho sue notizie.
Sfilo la pergamena dalla busta; nel riconoscere la calligrafia, sento un tuffo al cuore. “Cara, cara Violet..” “ .. sono di nuovo in Inghilterra, a casa di ...” “..tornare al castello...” “...vederti, al più presto. Mille baci, L.”
Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Vorrei potere, ancora una volta, mettere il mio viso accanto al suo, e confrontare nello specchio della stanza dei giochi il verde praticamente identico dei nostri occhi. Mi prendo la testa tra le mani; non so se ridere o se piangere, ma credo che opterò per la seconda.
Incrocio lo sguardo di Edward, steso sul suo letto con la testa posata sulle mie cosce; gli sposto una ciocca di capelli dal viso con delicatezza. Sorrido, sfiorandogli appena le palpebre chiuse.
Le sue dita si stringono attorno al mio polso; inizia a baciarmi il palmo della mano, senza lasciare la presa. Con una mossa repentina si solleva, con una spinta sufficiente a farmi sbilanciare e atterrare di schiena sulla trapunta color smeraldo.
« Signorina Traviston, mi dica un po'. » ridacchia, tenendomi i polsi in modo da costringermi all'immobilità. Non posso trattenere una risata isterica. « Cosa consiglierebbe ad un giovane mago in cerca della felicità? »
« Felix Felicis, professore. » rispondo con tono pacato, senza smettere di guardarlo negli occhi.
« La risposta è sesso, signorina Traviston!
Buon sesso! » alzo gli occhi al cielo, dimenandomi sotto il suo peso per liberarmi. Sto facendo fatica a trattenermi; ho deciso di tirare la corda fino all'estremo, e mi sa che ci siamo quasi.
« Edward, no! » gli grido ridendo, spingendolo con entrambe le mani per allontanarlo da me. Faccio un respiro profondo, cerco di distrarlo mentre gli faccio scorrere una mano dallo stomaco verso l'orlo dei pantaloni. Lo sento fremere. « Edward ..»
«Edward! » mi sento gelare il sangue, e contemporaneamente ebollire; sulla porta c'è Jasper, piuttosto pallido, non alza neppure lo sguardo. Accenna un sorriso, poi si rivolge a Ed, che si è già messo seduto al mio fianco.
« Devi..devi venire con me. »
qualche giorno dopo.
E' da metà novembre che declino gli inviti del LumaClub, e ora mi ricordo perché: Lumacorno va spargendo miele sugli ospiti, mentre nell'aria si diffonde una musica irritante e un intenso profumo di rose e mughetto. Insopportabile, nell'insieme.
La mia figura nello specchio si presenta piuttosto bene; un vestito semplice, nero, i capelli raccolti. Edward mi cinge i fianchi con le braccia, baciandomi leggermente il collo. Mi prende per mano, portandomi verso il buffet, e mi porge un calice di champagne.
« A noi. » sussurra con dolcezza inaspettata. Gli sorrido.
« Oh, signor Norwood, signorina Traviston! Sono molto contento per voi .. un'ottima discendenza, potrei giurarci! » faccio un sorriso imbarazzato, ma il mio cuore è decisamente arrossito; non ho mai pensato ad una relazione a termine così lungo, e non voglio pensare neppure alla possibilità di avere
figli con lui. Sotto gli occhi di Lumacorno, quantomai gongolante, vengo stretta in un abbraccio.
« Filiamocela. » mi dice mentre già mi trascina via.
Ma c'è un ma. Compare Jasper. Basta un suo cenno della testa, per far impallidire Ed. Lewis prende per il polso Deirdre, intenta a civettare con un bel ragazzo nero di cui non ricordo mai il nome - chissà che fine ha fatto Geert, a proposito - e insieme se ne vanno in un batter d'occhio. Edward non si muove, come ipnotizzato dalla decorazione di tralci della tappezzeria. Lo scuoto lievemente, prendendolo per un braccio.
I suoi occhi blu, profondi come abissi, si posano nei miei, ed è evidentemente preoccupato. Di colpo, mi abbraccia, posando le labbra vicino al mio orecchio.
« Violet. Per tutto quello che sta per succedere, scusa. Ero contro. Ti voglio troppo bene per permettere che succeda, ma non ho potuto impedirlo. Scusa. Scusa. » Si stacca, riprendendo a guardarmi. « Andiamo. »
Rabbrividisco; non sto capendo più niente di ciò che succede, ma sono a dir poco spaventata. Lui guarda avanti, senza rivolgermi neppure lo sguardo, mentre camminiamo lungo i corridoi, andiamo su e giù per le scale, attraversiamo l'atrio del castello. Ed entriamo nei sotterranei.
« Puoi dirmi dove stiamo andando? » esclamo spazientita, mentre lui mi trascina lungo i cunicoli di pietra, illuminati solo da torce dall'inquietante fiamma verdastra. Lui inclina il capo in avanti, e vedo distintamente le sue labbra che mormorano qualcosa di simile a 'fai che vada tutto bene'.
« Aspetta qui. » afferma senza guardarmi; sbatte lievemente la bacchetta sulla statua di un orrendo goblin, davanti alla quale ci siamo fermati, e poi scandisce una parola che non riesco a capire e che certamente non ho mai sentito. La statua si sposta; mi lascio sfuggire un singulto, mentre Edward si infila nello stretto passaggio, che poi si richiude alle sue spalle.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Scivolo a terra, posando la schiena contro il muro. Non mi piace essere presa per il culo, non mi piace stare da sola in un posto buio, non mi piace questa situazione.
La statua si muove di nuovo. Alzo appena la testa; è Lenoire, una ex fiamma di Edward. Mi guarda con disprezzo; non si muove, le braccia incrociate sul petto. I suoi occhi verdi, splendidi, sono infuocati.
« Quindi sei tu la putt.. »
« LENOIRE! » Si sente gridare dall'interno. « Oh. andiamo. » Mi prende per il braccio con malagrazia. « Attenta a quel che fai. » sibila precedendomi nell'ingresso.
La stanza è buia, ma è evidente che ci sia parecchia gente, anche se non la vedo - non la posso vedere.
« Eccoti qui. Una purosangue. Di nobile famiglia, dicono. » pausa. « LUCE! »
Le torce si accendono, rivelando l'inquietante scena che mi circonda. La stanza è piuttosto grande, ma il soffito a crociere è basso. Allineati lungo le pareti, diversi Serpeverde e altri che conosco, avvolti in cappe nere. Davanti a me, Tom Riddle. Ride, con il suo ghigno sadico, spaventoso.
« Violet, la preda più difficile per il nostro Edward. » una risata collettiva, soffocata da un suo sguardo gelido. Prende a camminare in circolo attorno a me. « Assassina a sangue freddo, per giunta. Ricordi Medea Diamond? » rabbrividisco, ancora. « Dicono che si sia trasferita a Beauxbatons, per la paura di
te. » ride, da solo. « Violet, Violet. Sei stata invitata alla nostra festicciola. Festeggiamo
TE. Se vorrai unirti al nostro .. club. Uccidiamo Mezzosangue, principalmente. » il massimo della freddezza, del distacco. E un'insopportabile ironia, che pervade ogni-singola-sillaba. « Allora, che ne dici? »
Annuisco lievemente, senza neppure riflettere su cosa sta accadendo.
« Lo sapevo. » ridacchia. Tremo, mentre lui si avvicina a me. Mi passa un dito sul labbro inferiore, che mi sono morsa a sangue per non gridare, facendo pressione finché le gocce di sangue non sporcano il suo pollice.
Tom è bello, bellissimo; ma c'è una scintilla nei suoi occhi, qualcosa nella sua essenza, che mi terrorizza oltre ogni dire. Rimango immobile, statica; avvicina le labbra alle mie. Ma non era insensibile alla bellezza femminile, all'amore?
« Tom, non farti prendere la mano. » ringhia Edward.
Edward.
« Stai buono. » sento mormorare; ma la bacchetta di Riddle è già scattata, e il mio ragazzo si contorce a terra.
« Ti prego. » mi scopro a supplicarlo, con la voce ridotta ad uno spostamento d'aria. Un tonfo, alle mie spalle.
« Come vuoi. Allora, sei sicura della tua scelta? »
« Sì. »
« Procediamo, allora. » alza la bacchetta. Non posso più fare a meno di fare un passo all'indietro.
« Scopriti il braccio. » sollevo la manica, lasciando scoperto l'avambraccio destro. Stringo gli occhi.
«
MORSMORDRE! »
E' l'ultima cosa che sento prima di svenire.
Mi sono svegliata nel mio letto, con il braccio destro completamente intorpidito; Deirdre mi sta - paura - vegliando, e si precipita al mio capezzale nonappena sbatto le palpebre.
« L'ha architettato apposta per te. Per farti abbassare la cresta. » mi informa, sorridendo; ci gode, e si vede, ma subito torna ad un'espressione professionale. « Fuori il braccio. » Non mi muovo. E' lei a togliere di mezzo le coperte, e la manica del pigiama, e a scoprire un tatuaggio rappresentante un teschio e un serpente. E' piccolo, quasi invisibile, posizionato appena sotto il gomito. E' rosso, gonfio, e pulsa. « Pelle sensibile, contessina? » una certa ironia, ma in fondo sa di non poter scherzare.
Siamo nella stessa, pericolosissima, barca.
ATTENZIONE; l'ultimo paragrafo corrisponde ad 'adesso', quindi fate conto che la trama si arrivata a quel punto, e non che parta da adesso e si sviluppi nei prossimi giorni.
28/01/2008

Violet Traviston ha quasi ucciso Medea Diamond. Non pensavo potesse arrivare a tanto. Quella ragazza mi stupisce sempre di più, oltre ad inquietarmi.
Sdraiato sul letto ripenso alla riunione indetta da Riddle qualche giorno fa e alla deduzione che ci è venuta fuori dall’anello.
Tom Riddle erede di Slazar Serpeverde. Me lo sentivo. Quel ragazzo è sempre stato circondato da un’aurea di potenza, da qualcosa in più rispetto agli altri. Lui è il migliore, Serpeverde non poteva trovare un erede più perfetto di lui.
A confermare le mie idee sono le sue parole che risuonano in biblioteca:
“Serpeverde non avrebbe voluto questo, Serpeverde ha lottato per non far diventare questa scuola impura e guardate adesso come ci siamo ridotti. Come si sono ridotti. Dobbiamo fare qualcosa. Qualcosa di grande, ma allo stesso tempo di silenzioso e nascosto. Dobbiamo agire nell’ombra.”
Le parole di Riddle continuano a riecheggiare nella mia mente. Ha ragione, è impossibile dargli torto. Questa scuola è diventata uno schifo, tra un po’ gli impuri sovrasteranno i puri e questo non dovrà accadere.
Mai.
Esco in cortile dove trovo Deirdre e Jasper con un piccoletto del terzo anno. Inizialmente mi avvicino a loro senza capire il perché di tanta enfasi nell’attaccare il rosso, poi, squadrando i miei due amici, noto il maglione di Deirdre macchiato di cioccolata. Cacchio, bel bersaglio si è scelto il ragazzino per decidere di fare una doccia di cioccolata.
“Tu maledetto imbranato! Chi mai ha fatto tanto di accettarti in questa scuola se non sai neanche camminare! Immagino soltanto cosa tu possa fare con una bacchetta in mano! Odioso ragazzino!” un movimento veloce della bacchetta e quella che un tempo era una folta chioma rossa, diventa un mix di ceneri e capelli bruciacchiati. Mai toccare un vestito di Deirdre Blackster, mai. Così come tutti quelli dei principi, ovvio. Rido nel vedere l’espressione del piccoletto, che cercando di farsi forza, ci squadra quasi incazzato. Basta un’occhiata veloce però dei miei amici a fargli cambiare idea e a farlo scappare a gambe levate.
“Stupido odioso marmocchio!” gli urla dietro la mia amica, lanciandogli qualche incantesimo che gli scoppia subito dietro ai piedi facendolo sobbalzare per scansarli. Una scenetta piuttosto comica, infatti scoppio a ridere mentre Jasper mi accende la sigaretta.
Gli incontri con Violet sono sempre dei ‘sotter-fuggi’. Sgattaioliamo in camera, in aule vuote, cercando di farci vedere insieme il meno possibile anche se ormai, la relazione, è pubblica. Tutti ci squadrano, colgono ogni attimo dei nostri movimenti, dei nostri sguardi. Le ragazzine la fissano, cercano probabilmente di capire che cosa io trovi in lei. Bella domanda, cosa trovo io in lei? Bho. Probabilmente quel suo carattere di merda, così suscettibile, sempre pronta a ribattere e a rispondere mi ha attirato. Sono stanco delle ochette. Di quelle senza carattere che non ti danno neanche un po’ di lavoro
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Un appunto: a Ed non fa paura la morte, non l'ha scandalizzato vedere morire davanti ai suoi occhi Ida. Lui desidera più di ogni altra cosa la vendetta al male che ha subito da piccolo e questo lo porta ad essere propenso e indifferente davanti alla morte.
* Stupidi cani bastardi: è riferito al cane non di razza, al così detto bastardino. Non è detto in modo cattivo o offensivo, ma in modo da ampliare l'accoppiamento tra due razze differenti.
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Guardo fuori dalla finestra. Dei ricordi nascosti mi tornano alla mente, dei leggeri flash:
...Una strada buia, si vede a malapena la punta dei piedi miei e di quelli di mio padre, nonostante la luce sprigionata dalla bacchetta. Dei passi, oltre ai nostri, risuonano nella notte. Mio padre aumenta il passo trascinandomi dietro di lui. Fatico a stargli dietro infatti inciampo e finisco con la faccia a terra. Lui, con la sua figura possente, si china per aiutarmi ad alzarmi ma una scintilla lo colpisce in piena schiena, facendolo schizzare via, a qualche metro da me. Un uomo alto con un mantello scuro sorretto da una spilla e dotato di due occhi color del ghiaccio, gli si avvicina. I due duellano per un po’ fino a quando mio padre si ricorda della mia esistenza: suo figlio, raggomitolato in un angolo della strada, impaurito ed impotente.
E poi più nulla. Il nero compare nella mia mente fino a quando non vi si disegna il volto, triste e disperato, di una bellissima donna, che riconosco subito essere mia madre.
“Edward. Tuo padre è morto. Tu eri stordito, sotto incantesimo. Vi hanno trovati quelli del ministero”...
“Jasper, devo parlarti!” scruto la ragazzina, carina, mora, in sua compagnia che mi guarda con occhi sognanti e decido di aggiungere un
“In privato.” abbastanza chiaro e conciso. Lo guardo mentre saluta la ragazza: un sorriso affascinante che fa intendere –scusa tesoro ma devo andare, sarei rimasto volentieri ancora con te ma proprio non posso- ed un “bacio sfiorato” sulla guancia.
Ci allontaniamo da lei fino a ritrovarci in un corridoio, soli.
“Insomma Ed, vuoi dirmi che è successo? Non tenermi sulle spine!”
“Non qui Jasper. Andiamo in camera!”
“La morte di Ida. La sua uccisione davanti ai miei occhi, ha risvegliato in me qualcosa.” Sono eccitato e spaventato allo stesso tempo. Ho sempre desiderato la vendetta da quel giorno, sempre. Ma non avevo mai avuto abbastanza informazioni per riuscire a capire qualcosa: mia madre non parlava e i miei ricordi erano rinchiusi -nonsodove- dentro di me. Adesso invece tutto era più chiaro. Il suo volto, o perlomeno, i suoi occhi. E quella spilla: probabilmente l’immagine impresse erano quelle della sua dinastia. Se tutto andava per il verso giusto, se le mie deduzioni erano esatte, non sarebbe stato difficile rintracciarlo.
Racconto tutta la storia a Jasper che rimane perplesso.
Leggo il biglietto che Lumacorno ha inviato questa mattina a noi tutti partecipanti del LumaClub.
“Vi aspetto domani sera nelle mie stanze per una giornata di sane chiacchiere e relax. Ho preparato per voi delle sorpresine.
A domani.
Horace Lumacorno.”
Chissà cosa avrà questa volta da dire. Arriva comunque al momento giusto questa riunione: nessuno è più informato di Horace Lumacorno sulle stirpi familiari, i loro simboli, la loro potenza. Magari riuscirò a scovare qualcosa sull’assassino di mio padre. Chiederò a mia madre di inviarmi qualcosa da regalargli domani sera, buon viso, cattivo gioco.
“Hey Jasper!”
“Edward!”
“Ti è arrivato il biglietto di Lumacorno?” chiedo con un sorriso a trentadue denti. Si, questa proprio ci voleva, le cose mi stanno andando bene e forse, riuscirò veramente a fare luce su qualcosa che mi è stato oscuro per troppi anni. E io odio stare all’oscuro delle cose, essere impotente. Lo odio più di ogni altra cosa al mondo.
Raggiungiamo Deirdre in sala comune e iniziamo a parlare del più e del meno fino a quando non arriva a raccontarci dello scontro con la gabbana, che a mio parere, sono i momenti migliori. Questa tizia adesso va in giro con il naso rotto, a meno che l’infermiera non abbia già sistemato il tutto come suo solito fare.
“Eppure non capisco perché questi cretini continuino a venire da noi. Questi proprio se la cercano. Mi sembra più che ovvio quali siano le nostre risposte, è palese da che parte stiamo. Eppure insistono nel voler ribellarsi, far vedere chi siano etc, etc, etc. Stupidi, noiosi, *cani bastardi”.
27/01/2008
La definizione più adatta per le ore di Storia della Magia è Purgatorio. Concetto babbano, ma che rende perfettamente l'idea della noia e della l'utilità che gli studenti ne traggono. Inutile dire che è la prima ad abbondare, piuttosto che la seconda.
Raddrizzo la schiena indolenzita, lasciando cadere l'occhio sull'orologio: ancora-ventisette-interminabili-minuti. Se non fosse che non è proprio il caso, mi metterei a piangere. Sospiro, tornando a fissare il parco che si estende fuori dalla finestra, perdendosi nei confini sempre verdi della foresta: i prati sono coperti da quello che pare un terribilmente soffice manto di neve, costellato qua e la dalle scie di impronte di studenti che sono scesi alle serre o si sono avvicinati alla foresta con Collins, per la lezione di Cura delle Creature Magiche. Di tanto in tanto, qualche macchiolina nera si snoda in percorsi più o meno sinuosi fino a raggiungere le rive del lago o lo stadio di Quidditch, ma per il resto la perfezione è assoluta. Una nuvola oscura la fioca luce del sole, lasciando alle candele il compito di illuminere l'aula sovrafollata di ragazzi giunti al punto di non ritorno tra la veglia e il sonno profondo. Le finestre, coperte da un sottile strato di ghirigori ghiacciati prendono fuoco, brillando della calda luce delle fiamme. Mi massaggio le tempie, intonito dal parlottare monotono di sottofondo di Ruf e dal brusio monotono che è calato sull'aula, interrotto di tanto in tanto dagli strilli acuti di Catherine Aberforth che si intercalano con chirurgica precisione nel bel mezzo di un racconto della sua degna compare, tale Violet. Scommetto a giudicare dall'aumentare dei gridolini e degli sbuffi della Traviston, che la storia è arrivata da un punto focale particolarmente piccante. Che vediamo.. di come abbia divinamente scopato con Norwood in un qualche ripostiglio tra una lezione e l'altra? No, non è nello stile di Norwood. Snob com'è, non metterebbe piede in uno sgabuzzino neanche sotto pagamento.
Allungo lo sguardo qualche fila più avanti, lasciando cadere l'occhio sul gruppetto di Serpeverde per antonomasia che se ne stanno svaccati sul banco come se fossero su un divano. Qualcuno dovrebbe spiegar loro che sono a scuola, non alla settimana della moda a Londra, tra le altre cose.
Distolgo lo sguardo, vagamente nauseato da quel concentrato di ottusità e presunzione, tornando a guardare il parco. Una coppia irrompe nel bianco uniforme nel prato: lei scappa da lui, inciampando ogni tre passi e lanciando gridolini acuti ogni due, inseguita dal ragazzo che, ridendo, lancia palle di neve contro la sua schiena. Aguzzo la vista, cercando di riconoscere quella figura vagamente scoordinata che rischia di finire faccia a terra ad ogni passo, poi realizzo. Georgiana Harrington, Caposcuola di Corvonero. Il ragazzo -di cui ignoro il nome- accelera, acchiappandola da dietro e facendola volteggiare in aria per somma gioia delle corde vocali della Corvonero, che alza la voce di altre due ottave.
Ed ecco che la realtà svanisce con un sonoro POF! e al loro posto vedo me e una meno confusa Jillian McKanzie, intenti a giocare nella neve. Sbuffo, scacciando la visione e concentrandomi su Georgiana, china a strofinarsi le mani scoperte sulle gambe, del tutto ignara della minaccia che sta sorgendo dietro di lei, della pila di neve che lui sta facendo lievitare con movimenti abili della bacchetta. Mi sistemo meglio sulla sedia. Tutto ciò è molto più interessante della lezione, dei gridolini alle mie spalle e dei commenti annoiati dei Principini lì sotto. Ci mancano solo un po' di cioccorane e poi sono a posto.
Georgiana, nel frattempo, sta soffiando aria calda sulle dita intorpidite dal freddo, probabilmente sta pure dicendo qualcosa che la fa sorridere. Poi, lui la chiama. Si gira. Sbianca, apre la bocca per un urlargli di non farlo, ma è troppo tardi: il cumolo di neve è partito, alla velocità della luce, e le si schianta addosso, esplodendo come un fuoco d'artificio.
Mi sporgo appena verso la finestra, in attesa della reazione. Il ragazzo ride, forse ha pure le lacrime agli occhi. Lei è immobile. La neve le cade di dosso, simile a una pioggerellina leggera. Quando si volta, intravedo il suo viso ancora bianco, se le avessero tirato in faccia una torta alla crema l'effetto sarebbe stato identico: ha ancora gli occhi e la bocca completamente spalancati. Boccheggia. Poi, l'inimmaginabile.
Persino il professor Ruf sobbalza vistosamente, quando l'urlo lascia la sua gola e riempie l'aria, salendo fino all'aula e oltrepassando le pesanti pareti di pietra.
"Tu sei un uomo morto!"
Scuotendo il capo e tossicchiando, vagamente perplesso, il professor Ruf annuncia che l'ora è finita, andate in pace.
Amen.
"...oh, è pensieroso" sospira una piccola del primo anno, con i capelli biondissimi legati in due codine. Al suo fianco, una sua amica dai folti ricci neri le fa eco.
"E' innamorato"
Una terza ragazzina si lascia sfuggire un singhiozzo.
"Si, deve essere per forza così. E guardate come soffre!" pigola con un filo di voce, torturando una ciocca di capelli color cioccolato.
Se ne stanno nell'angolo destro della sala comune, rannicchiate su un piccolo divano ricoperto di cuscini accanto al caminetto: il Carlisle Fan Club. Non ricordo quando sia iniziata questa storia, ma adesso è diventata a tutti gli effetti una tradizione di Tassorosso. Non sono l'unico a chiedersi cosa succederà quando io finirò il mio settimo anno. Le ipotesi più accreditate sono due: o fonderanno un fanclub in memoria di Carlisle Hunnam o decideranno all'unanimità di lasciarsi affondare nel Lago, incapaci di sopravvivere al loro dolore.
Involontariamente sospiro a mia volta, causando una lunga serie di gridolini allarmati nelle tre piccine all'angolo che, per un qualche strano motivo a me aumentano d'un tratto di intensità. Mi volto, vagamente stranito, ritrovandomi davanti il sorriso smagliante Alexa Robinson. La guardo, perplesso, in attesa.
"Ciao, Carlisle" mi saluta, sforzandosi come suo solito di nascondere il forte accento. Come se poi a qualcuno importasse davvero e la giudicasse per come suonano le sue parole e non per quello che è. Abbozzo un sorriso.
"Ciao"
"Senti, mi stavo chiedendo.." inizia a dire, un po' incerta, trattenuta da un vago pudore che mi ricorda tanto Jillian. Sento la mia espressione ammorbidirsi.
"Dimmi" la esorto a parlare, chiudendo il libro di Trasfigurazione che stavo sfogliando senza particolare interesse "Posso esserti utile?"
"Si, ecco.. si è poi saputo qualcosa su.. sulla morte di.. di Ida?" le trema un po' la voce, nel pronunciare il nome della sua compagna di casa morta. Abbasso lo sguardo, scuotendo il capo. La morte di Ida Verstein è avvolta nel mistero, nessuno sembra venirne a capo. Un attimo prima era viva, un attimo dopo morta. Un lampo illumina la stanza, mentre lo sciosciare della pioggia di fa più forte: nel giro di poche ore, il freddo gelido dell'inverno è stato spazzato via dal vento caldo, forieri di nubi temporalesche. Ha iniziato a piovere e non ha più smesso, come se il cielo cercasse di cancellare tutto ciò che ha un aspetto allegro e felice, mostrando il suo lutto per la ragazza morta. Faccio fatica a concepire l'idea che qualcuno possa averla uccisa, era una persona talmente buona e gentile che non posso pensare ci fosse qualcuno capace di odiarla con una intensità tale da ucciderla.
Sospiro di nuovo, scuotendo il capo e tornando a guardare Alexa.
"Mi spiace, non so cosa dirti. Brancolano tutti nel buio" mi muore la voce, al ricordare tutte le ore di lezione passate ai margini della Foresta, durante Cura delle Creature Magiche. La ragazza di fronte a me abbozza un sorriso tirato, annuendo, e mormora qualche parola nel congedarsi, tornando nella sua stanza senza aggiungere altro. Le tre bambine, nell'angolo, confabulano tra di loro con foga, festicolando e lasciandosi scappare qualche urletto acuto di tanto in tanto. Torno a guardare fuori dalla finestra, spingendo il libro di incantesimi lontano da me. Non ho voglia di studiare, non ho voglia di far nulla. Il ricordo di Ida mi è calato addosso tutto d'un tratto, strappandomi via l'aria dai polmoni e facendomi precipitare in un mare di cupo sconforto. Stringo i pugni con rabbia, mentre il cielo ringhia sopra il castello e riversa la sua rabbia sulle sue mura di pietra. Se potessi, mi trasformerei io stesso in una tempesta per sfogare la mia frustrazione su qualcosa. O qualcuno. Norwood, per esempio, che dall'alto della sua tronfia presunzione questa mattina ha avuto da ridire sull'aspetto sciupato di Julia. Una così ben dotata ragazza non dovrebbe versare nemmeno una lacrima per una come quella lì, una sporca MezzoSangue. Se non l'ho schiantato, è stato solo perché ci ha pensato il professor Silente a zittirlo, invitandolo ad uscire per un'interrogazione dal momento che era così voglioso di parlare. Chissà, forse è stato proprio lui a uccidere Ida. Lui e le sue idee perverse che può aver preso da qualcun altro. E' troppo stupido per pensare autonomamente.
Oh, basta.
Arrivare a pensare che un'ameba come Norwood possa arrivare a fare una cosa tanto terribile per un motivo tanto stupido è... è degno di lui, in effetti. Mi alzo in piedi, in trance, e mi dirigo verso l'uscita della Sala, sotto gli sguardi attoniti delle tre bambine del primo anno. Non le saluto nemmeno, cosa che in genere faccio per evitare che si deprimano troppo e passino la serata a piangere nel loro angolino, ma c'é una cosa che devo effettivamente fare.
Devo parlare con Jiulia, per capire se il mio odio per il Principe mi ha fatto impazzire del tutto o se c'è davvero qualcuno, nella scuola, che odiava Ida con tutte le sue forze, uccidendola per un motivo che nessuno prenderebbe mai in considerazione.
26/01/2008
I capelli biondi, gli occhi azzurri, la figura snella, i lineamenti dolci. Ida Versten, la più bella dei Tassorosso del sesto anno. Forse la più bella dei Tassorosso in generale.
Il suo viso contratto dal terrore, il suo corpo che scivolava al suolo, che si accasciava come quello di una bambola priva di vita.
Riddle l’aveva guardata per un istante, e poi aveva detto:
“Guardatela. Un fiore stupendo. Ma impuro. E pericoloso. Meritava di essere reciso.”
Poi avevamo lasciato quel luogo.
Una volta nella nostra stanza, avevo preso Ed per un braccio:
“Non si torna più indietro.”
Lui aveva annuito, senza mutare espressione, come se avesse già considerato ogni aspetto di quanto era successo. Poi mi aveva dato una pacca sulla spalla, ed eravamo andati a dormire.
Stamattina, la notizia ha già fatto il giro della scuola. Corre voce che Julia Versten abbia tentato di uccidersi gettandosi nel lago. La cosa non mi sembra molto credibile, ma forse c’è un fondo di verità, visto che non è presente a colazione.
L’ho vista spesso, a scuola. È stata prefetto di Grifondoro, ora frequenta il settimo anno. È alta, con i capelli scuri, e gioca come Cacciatore nella squadra di Quidditch: velocissima, è sempre stata abile a non farsi colpire dai Bolidi vaganti.
Lei e sua sorella si somigliano pochissimo, se non per l’identica sfumatura di azzurro degli occhi; inoltre, mentre Ida era una sporca Mezzosangue, Julia è la figlia di una ninfa. Una creatura leggendaria. Non potrebbero essere più diverse.
Deirdre, Edward ed io mangiamo in silenzio. Non so molto bene cosa dire.
“Ehi.” inizio, per rompere l’atmosfera di ghiaccio “Avete fatto i compiti di Incantesimi?”
“Te li passo io, Jasp.”mormora Dè.
E il silenzio ritorna.
La Sala Grande, invece, è invasa da un cicaleccio fastidioso e insistente. Da ogni parte sento il nome di Ida Versten, a volte quello di sua sorella. Nessuno parla di noi, nessuno sospetta di noi.
I Tassorosso e i Grifondoro sono i più colpiti dall’avvenimento. I Corvonero, a parte qualche scarsa eccezione, come il loro Caposcuola, hanno già la testa nei libri. I Serpeverde sono i più tranquilli, per un motivo o per l’altro.
Violet Traviston arriva e si siede vicino al mio amico. Fra loro non ci sono mai gesti plateali, ma tutti sanno che ormai stanno insieme.
“Allora, Violet. Ti vedo affaticata. Incombenze amorose notturne particolarmente spossanti?”butto lì.
Ed mi sferra un calcio da sotto il tavolo, mentre lei mi apostrofa dicendo:
“Lewis, immagino che tu purtroppo abbia del tutto dimenticato come si fa.”
Piccola vipera malefica.
Piove. Non si sa come, la temperatura è risalita quel tanto che basta: la pioggia scioglie la neve dei giorni scorsi. Sto lì, sotto le gocce sferzanti. Ho freddo. Ma almeno sento qualcosa. Da quando è successo tutto, mi sembra di vivere in un mondo ovattato, senza spazio per le emozioni.
Non provo nulla.
Non sento orrore per ciò che abbiamo fatto, non sento gioia, né soddisfazione. Mi appare piuttosto come un dovere che abbiamo adempiuto.
Da qui, su una delle torri minori del castello, si gode una vista che domina il parco di Hogwarts. Sotto una tettoia, individuo la figura di Deirdre, sola.
Deirdre e io siamo fuori, nel parco. Il cielo ha il colore del piombo.
Dè mi accende una sigaretta con un incantesimo. Le offro una boccata, che rifiuta.
Nessuno dei due proferisce verbo.
È passata quasi una settimana dall’omicidio.
“Fra poco arriveranno gli investigatori del Ministero.”dice.
“Non possono permettere che sappiano. È già il secondo omicidio che avviene in due anni.”
È vero. Era già capitato che morisse una ragazza. Una certa Myrtle, credo, era stata ritrovata cadavere nella toilette femminile del secondo piano.
“Quindi cercheranno di insabbiare la cosa. Meglio per noi.”
“Già. Dippet non può permettere che chiudano la scuola. Quindi la morte della Versten sarà fatta passare come suicidio o decesso accidentale.”
Una domanda mi sale alle labbra.
“Deirdre…”
Una tosse violenta mi scuote i polmoni. Lascio cadere la sigaretta, e cerco di controllare gli spasmi che mi sconvolgono.
“Jasper!”esclama lei.
La tosse si è calmata, ma ho i brividi. Forse prendere tutta quell’acqua non è stata una bella idea. Deirdre appoggia la sua fronte sulla mia, come faceva mia madre, quando ero piccolo.
“Sei bollente.”
“Grazie, me lo dicono tante ragazze, ma non con i vestiti ancora addosso.”le dico, cercando di farla sorridere.
“Oh, non fare lo scemo come sempre.”
Però riesco a strapparle un mezzo sorriso.
“Adesso ti riporto nel dormitorio. Non puoi stare in giro, al freddo per giunta, in queste condizioni.”
Io nel mio letto. Solo. Negli ultimi tempi questa sembra diventata la normalità. Forsythe non tornerà per completare l’anno (pare abbia avuto un crollo nervoso ed ora sia al San Mungo), Lancaster non ha mai passato qui molto tempo, mentre Ed è in giro, suppongo. Con la Traviston, come no. Ormai vede più lei che me, o Deirdre.
Quest’anno sta mettendo dura prova il legame che c’è fra noi Principi: prima le mie stronzate con Belinda, poi la partenza di Eve.
Adesso, questa storia di Edward con Violet Traviston.
Fisso il soffitto, o meglio, il baldacchino verde scuro.
Detesto l’inattività forzata, ma mi sento la testa pesante e gli occhi stanchi. Sto per scivolare nel sonno.
Un serpente striscia verso di me. Lento, sinuoso, ipnotico. Io sono seduto, non capisco bene dove. La creatura mi ha raggiunto, ormai, e si erge in tutta la sua altezza di fronte a me, sovrastandomi. Fisso i suoi occhi, che sono senza colore e senza pupilla. Vedo soltanto loro.
Poi questa strana sensazione si spezza, e mi ritrovo davanti Tom Riddle. Sorride e annuisce, come se fosse divertito o soddisfatto di qualcosa.
Le sue mani sono sul mio viso.
Gelide.
Scendono sul mio collo.
Una pressione, in principio dolce, poi sempre più forte.
Mi manca l’aria.
Non respiro.
Il volto di Riddle resta impassibile, congelato in una smorfia divertita.
Poi si allontana da me.
“Non avrei bisogno di fare questo. Lo sai, vero? Mi basterebbe molto meno. Se io volessi. Basterebbero due parole.”
“Jasper! Svegliati, insomma!”
È la voce di Edward che mi chiama. Apro gli occhi.
“Cosa c’è?”
Ho la voce impastata, e mi sento uno straccio.
“Deliravi. Deirdre mi ha detto che stavi male. Conviene che ti porti in Infermeria.”
“Non ce n’è alcun bisogno. Apri il libro di Pozioni e trova qualcosa che mi faccia scendere la febbre.”
Poco convinto, Ed sbotta:
“Se è per quello, l’ho già preparata. Sicuro che sia solo un po’ di febbre?”
“Certo. Ho preso freddo.”
Ed mi porge una sorta di ampolla, ricolma di un liquido scuro.
“Che schifo! Sembra uno sciroppo babbano!”
Ma la mando giù tutta, fino in fondo. Mi sento già meglio.
“Cosa stavi sognando?”
“Niente.”
“Non fare l’idiota. Di certo non era un bel sogno. Era Sean?”
Mio fratello…quando sogno di lui, mi sveglio sempre in un bagno di sudore e lacrime. Stavolta però si trattava di un altro motivo.
“No. Ho sognato Tom Riddle.”
Mi alzo in piedi, ho un lieve capogiro, ma sto abbastanza bene. Inizio a rivestirmi: sono solo le cinque del pomeriggio.
“Tom Riddle?”
Racconto al mio migliore amico l’incubo che ho fatto.
“Hai paura di Tom Riddle?”
“Sì. Credo di sì. Ma non è solo quello. È paura, reverenza, ammirazione…un misto di tutte queste cose.”
Respiro profondamente.
“Non pensavo che sarebbe stato così. Uccidere. Mi sento vuoto. Non piango, non rido…non sento nulla.”
24/01/2008
Mio padre mi guarda con i suoi occhi dolci e tristi, poi si slancia verso di me e mi abbraccia, mentre Siri mi accarezza la testa.
“Stai attenta, piccola mia. Stai attenta, adesso più che mai.”
Io non so cosa rispondergli. Non posso fare altro che assentire con il capo chino. Non posso fare altro che stringerlo forte a me, quasi come a dire ‘Io non ti lascerò, papà. Stai tranquillo, non ti lascerò mai…’.
Così faccio un passo indietro, e poco dopo mi ritrovo nell’aula di Astronomia, sotto gli occhi del professor Crale, che l’ha messa a disposizione per il mio viaggio. Non credo che me la sarei sentita di arrivare in Sala Comune.
Appoggio sul pavimento la piccola valigia che ho portato con me: sono stata via solo due giorni. Vorrei tanto poter mettere via dentro di essa tutto il dolore che sento, ed abbandonarla lontano da me, da mio padre, da Siri, da tutti noi che stiamo male. Ma non posso.
Crale deve vedermi assorta all’improvviso, perché mi domanda:
“Julia, tutto bene?”
Certo, professore, tutto bene. Non vede come sono allegra?
“Sono solo un po’ stanca. Vorrei tornare nella mia camera. Crede che ci siano molte persone in giro?”
“A dire il vero, dovrebbe arrivare qualcuno per te.”
“Per me?”
Chi può essere? Dippet? Silente? No, con loro ho già parlato. Forse l’infermiera Mound, per assicurarsi delle mie condizioni psicologiche. Un sorriso amaro mi increspa le labbra. La botola dell’aula si apre, e ne emergono Sebastian e Georgie. La mia amica si slancia su di me per abbracciarmi, ma qualcosa mi impedisce di risponderle con il calore che meriterebbe. Seb invece resta in piedi di fronte a me, ed i suoi color autunno mi confortano, seppur a distanza; regge in mano un drappo damascato, che si rivela essere il Mantello dell’Invisibilità di Peter Halbury.
“Così puoi tornare in camera senza essere fermata ogni istante.”mi spiega Georgiana, dimostrando una volta di più la sua innata gentilezza. Sebastian prende la mia valigia e la trasfigura nell’Enciclopedia delle Creature Magiche, che a volte siamo obbligati a sfogliare per le lezioni del professor Collins.
Domani tutti sapranno che sono tornata, ma voglio almeno un’ultima sera di respiro.
Nella mia stanza, mi tolgo il Mantello, il cappotto e la sciarpa, che avevo ancora addosso. Apro la valigia e rimetto a posto le poche cose che mi ero portata ad Oslo. Sento gli occhi pesanti, la stanchezza pervade il mio corpo e tutto ciò che desidero è un bagno caldo. Così, afferro il Mantello che Seb ha dimenticato su una poltrona e decido di andare nel Bagno dei Prefetti. Due anni fa, sono assurta a tale importantissima carica per non si sa quali maneggi di Sebastian, e da allora mi sono rimasti alcuni privilegi.
Alla parola d’ordine, la pesante porta di legno scuro gira sui cardini e mi ritrovo in una stanza sontuosa, in marmo bianco, dominata da un’immensa vasca rettangolare. Apro i rubinetti dell’acqua, e inizio a spogliarmi. La sirena bionda cerca di fare conversazione con me, ma a dire il vero non sono molto dell’umore.
Mi immergo con lentezza, e subito si ripresenta il ricordo delle acque gelide del lago di Hogwarts, al chiaro di luna, mentre nevicava. Cosa avevo cercato di fare? Di uccidermi? No. Non tollero la vigliaccheria, non potrei commetterne una di mia volontà. Volevo solo dimenticare, ed ho scelto quello che ritenevo il modo più semplice.
Poi quella luce azzurra, qual volto femminile. Possibile che fosse davvero mia madre?
Metto la testa sott’acqua: nelle orecchie solo il suono del mio sangue che scorre. Mia madre. Non lo so, forse era una delle creature marine ed io ho caricato tutto con la mia fantasia distorta da quel momento di crisi. I pensieri vanno e vengono, come pellegrini in viaggio.
Il pensiero di Ida, invece, non va mai via. Resta lì, fermo, una guglia di freddo cristallo, luminoso e colmo di dolore. Tutto ciò che ho letto nel suo diario mi ha fatto così arrabbiare. Ma ho capito molte cose. Di Ida, di me, di Riddle.
1 Settembre
Caro diario,
oggi è iniziata la scuola. Ho incontrato Tom in Sala Grande: durante l’estate è cambiato molto. Ora porta i capelli un po’ più lunghi, ma si è fatto anche più pallido e smagrito. Non ho il coraggio di parlargli, di chiedergli qualcosa. Per il momento mi basta guardarlo e sapere ciò che so. C’è una possibilità che lui un giorno sia mio.
24 Ottobre
Caro diario,
è sempre più bello. Più carismatico, più affascinante, più tutto. In questa scuola non c’è nessuno come lui. Non so cosa farei per essere sua amica, per potergli parlare qualche volta. Se potessi essere come la Sanders o la Blackster… se potessi essere come tutti loro.
7 Dicembre
Caro diario,
basta, ho deciso. Gli parlerò. Devo dirgli ciò che so, così con me, almeno con me, potrà smettere di indossare quella maschera: io so che in realtà non gli appartiene. È il figlio di un Mezzosangue. È un Mezzosangue.
Oggi pomeriggio, ho parlato a Georgiana di ciò che ho scoperto leggendo il diario di Ida. Mi stava raccontando di come procede la storia con Garet, ma io ad un certo punto non sono più riuscita a trattenermi e le ho detto tutto. Siamo subito andate da Silente, che ha gelato con poche frasi i nostri propositi.
“Il preside Dippet non vorrebbe neppure sentire le vostre illazioni. Julia, io capisco quello che senti, quello che vorresti fare, ma…”
“Professore, non posso ignorare quello che mi ha scritto mia sorella. Quello che lei mi ha lasciato nel suo diario è tutto ciò che mi resta, tutto ciò che può farmi capire perché è stata uccisa.”
“Non è così certo che sia stata uccisa. Questo lo dovranno stabilire gli investigatori che il Ministero manderà.”
Non è così certo che sia stata uccisa?
Silente mi ha deluso, ha spezzato le ultime speranze che riponevo nella scuola. Ora ho capito che non posso aspettarmi nulla, da nessuno. Ora ho capito che devo essere io a fare qualcosa, ad agire. Ma cosa? Cos’ho in mano?
Il diario di Ida, certo. Ma non posso, non voglio che tutti leggano le sue confessioni più intime e private. Non posso farle del male, io, sua sorella, dopo che lei ha già dato la vita per ciò che sentiva.
Ma Riddle per fortuna non ha una fama immacolata, fra gli studenti. Della sua personalità, i professori hanno sempre conosciuto solo le sfaccettature che selezionava con cura: lo studente modello, il bel ragazzo pensoso, l’orfano triste. Non sapevano, non sanno delle intimidazioni ai Mezzosangue più piccoli, di mille altre cose che dipingono un ritratto diverso da quello dell’integerrimo Caposcuola di Serpeverde che sono abituati a vedere. Si fermano alla superficie: Riddle appare come una bellissima mela rossa, ma dentro è marcia, scavata da un verme odioso.
Sto cercando di sfuggire a tutti. L’unico luogo in cui mi sento tranquilla, in pace, è il lago. Mi siedo sul molo di legno dove approda la nave quando i piccoli del primo anno arrivano ad Hogwarts.
Allungo una mano e ne tocco la superficie oscura. “L’acqua” mi dice la voce del professor Ruf, in un ricordo dei primi anni di scuola “è il simbolo di Serpeverde, per la sua forma variabile, come l’intelletto pronto e sottile degli studenti della Casa.”
Eppure io la so manipolare così bene. Una Grifondoro, che appartiene la Casa del fuoco, che possiede il potere dell’idrocinesi: potrei sollevare buona parte del lago ed osservarne il fondale, se mi impegnassi al massimo delle mie forze.
“Julia, cosa stai facendo?”domanda la voce del professor Crale alle mie spalle.
Ho sobbalzato, mi ha colto di sorpresa.
“Sto pensando.”gli rispondo, mentre si siede accanto a me. Forse teme che voglia ripetere le mie azioni.
“A cosa?”
“Niente di preciso. Riflettevo sul fatto che io so muovere l’acqua, ma non sono una Serpeverde.”
“Tua madre non è un’umana, vero?”
“No. È una ninfa acquatica, un’Ondina.”
“È diventata mortale, dopo averti dato alla luce?”
“No. Quelle sono solo leggende, inventate dagli umani, che i maghi hanno accettato. In realtà, l’essenza di una ninfa resta sempre tale.”
Crale annuisce.
“Ti sembrerà strano ma posso capirti. Mia madre apparteneva al popolo degli Elfi.”
Guardo il mio professore, stupita da questa rivelazione.
“Anche lei andò via subito.”
“L’ha mai conosciuta?”
“No, mai.”
Il silenzio aleggia un po’ su di noi.
“Volevo solo dirti che ti posso capire, in parte. Se qualche volta hai bisogno di parlare, puoi venire da me.”
“Certo, professore.”
“Come stai? Rispondimi con sincerità, Julia.”
“Sto male. Non è solo il dolore in sé, ma il fatto che non posso fare nulla. Questa sensazione di impotenza mi distrugge.”
“Si può sempre fare qualcosa.”
Mi rivolge uno sguardo eloquente.
“Se non lo fa la scuola, lo puoi fare tu. Non ti sto invitando alla vendetta, bada. Ma puoi cercare di fare chiarezza.”
Forse ha ragione.
Forse posso fare qualcosa.
Tornata a scuola, cerco Sebastian e Georgiana. Devo parlare con loro. Li trovo insieme mentre parlano in Sala Grande. Hanno un’espressione preoccupata e tacciono all’improvviso non appena mi vedono. È molto probabile che stessero parlando di me.
Sebastian sa già tutto, gliene ho parlato appena io e Georgiana siamo tornate dal colloquio con Silente. Ci aveva visto sconvolte, e non aveva voluto saperne di lasciarci andare se prima non gli avessimo detto tutto.
Mi siedo di fronte a loro.
“Non ho più intenzione di stare con le mani in mano.”
“Cosa intendi?”domanda la mia amica.
“Ho capito, Julia. Era ora. Si comincia quindi.”dice Sebastian, il primo a suggerire l’idea.
“Sì. Si comincia.”
Georgiana ci guarda con espressione interrogativa:
“Si può sapere di cosa state parlando?”
Io e Sebastian ci scambiamo uno sguardo d’intesa.
“Dobbiamo iniziare ad organizzarci. Riddle sta diventando…è diventato troppo potente.”
“Se non te la senti…non preoccuparti.”dico alla mia amica. Le stringo una mano, cercando di farle capire che il mio affetto per lei non pretende prove o sacrifici.
“Ma…stai scherzando! Io ci sono!”
Le sorrido, grata.
“Allora, volete decidervi a spiegarmi cosa avete pensato?”
19/01/2008
Ne parlerò con Georgiana. Le ultime parole famose.
Alzo lo sguardo dal muffin al cioccolato, ormai completamente sbriciolato dalle mie dita nervose, e cerco la figura sottile e slanciata della Caposcuola, che continua a scrivere fitto fitto su un taccuino logoro, ingurgitando cucchiaiate di cereali senza nemmeno guardarli. Se fossero uova di tritone, non se ne accorgerebbe nemmeno. Sospiro, sbocconcellando qualche pezzo di dolce, ma ho tutto tranne che fame in questo preciso momento: sta per finire un'altra settimana e io ho impiegato tutte le mie energie per evitare tanto Jasper quanto Carlisle, senza combinare un bel nulla. E se stare alla larga dal Tassorosso si è rivelato particolarmente difficoltoso -sembra avere la stroardinaria capacità di comparire dal nulla da ogni angolo-, il Serpeverde non si è mai staccato dai suoi amati Principi per un solo istante, se non per confabulare in un qualche angolo nascosto con Riddle. Cosa che se da un lato rende la mia esistenza più leggera, dall'altro mi fa venire la pelle d'oca al pensiero di quello che potrebbero tramare. Ma il punto è in tutto questo tempo non ho mai, e sottolineo il mai, avuto occasione di parlare faccia a faccia con la mia Caposcuola.
Georgiana alza lo sguardo, intercettando il mio, e dopo un imbarazzantissimo attimo abbozza un sorriso, sollevando la mano destra in un saluto fiacco. Ricambio il gesto, prima di tornare a fissare la mia colazione. Sospiro, abbandonando i resti del povero muffin alle cure degli elfi domestici che laveranno il macello lasciato da quest'orda informe di studente, recuperando tutto il mio coraggio e alzandomi in piedi. Mi avvicino cauta alla ragazza, ancora intenta a scrivere, fermandomi in piedi davanti a lei. Nulla. Tossicchio discretamente. Nulla. Tossicchio di nuovo, più forte. Ancora nulla.
"Georgiana.." la chiamo, posandole una mano sulla spalla. Lei sobbalza, alzando il capo di scatto e sgranando gli occhi. Ci metto qualche attimo a riconoscermi e a sorridere.
"Jillian McKanzie" mi rimprovera, portandosi una mano al petto "Mi hai spaventata!"
"Ehm... scusa, non.. non volevo... scusa."
Oh, ma perché sono sempre così impacciata? Si tratta di mettere in fila un paio di parole, non di comporre un poema epico, Fata Morgana!
"Non fa nulla" mi rassicura lei, sorridendo. Non posso fare a meno di notare che ha gli occhi gonfi da far paura e nonostante la magia non è riuscita ad arrivare al colorito di chi la notte dorme. Le borse le arrivano quasi al mento. Distolgo lo sguardo, mentre ricordo che è molto amica di Julia, la sorella della ragazza morta di recente. D'un tratto, il mio stupido problema sembra incredibilmente fuori posto e l'unica cosa che vorrei fare è sprofondare per la mia mancanza di tatto. Georgiana sembra accorgersi del mio disagio, perché alza una mano e la agita con noncuranza, come a scacciare i miei pensieri, sorridendo incoraggiante.
"Ti serve qualcosa, Jillian?" il suo tono è stanco, ma amichevole. Inspiro a fondo, facendomi coraggio.
"Si, io.. c'è una cosa che.. si, insomma, ho bisogno di un consiglio" riesco a formulare dopo qualche tentativo andato male. Migliori, Jillian, non c'è male. Il giorno in cui riuscirai a dire, senza impapinarti, che hai un problema con dei ragazzi a causa della tua abissale inesperienza e che l'unica persona a cui ti è venuto in mente di chiedere aiuto è una ragazza con cui hai parlato al massimo tre volte per anno scolastico, vinci un premio!
"Mh, adesso proprio non posso" si scusa con aria affranta "Devo scappare a lezione. Ma se vuoi, possiamo vederci a pranzo" mi sorride, una smorfia che trasmette tutto tranne che allegria. Annuisco, contagiata dalla tristezza che d'un tratto le ha rempito gli occhi. Chissà, forse anche Ida andava a chiederle consiglio. Trattengo l'impulso di posarle una mano sulla spalla, per confortarla, stringendo le dita attorno alla tracolla della mia borsa.
"A dopo, allora.." sussurro. Mi guarda soltanto, senza realmente vedermi, gli occhi fissi su un punto lontano della sala. E come se non fossi mai stata lì davanti a lei, si china a scrivere di nuovo sul suo taccuino.
Hogwarts è piccola.
Le voci corrono, i pettegolezzi rimbalzano di parete in parete, di quadro in quadro. Tutti i ragazzi sanno a che fantasma chiedere informazioni, a quale ritratto strappare piccole confessioni, a quale statua carpire un segreto.
Eppure, sulla morte di Ida nessuno sembra sapere nulla. Non mancano le supposizioni [le più fantasiose nasconde tutte al tavolo dei Tassorosso, guarda tu che caso], ma sono talmente assurde da non risultare credibili. Non appena metto piede nella Sala Grande, il chiacchiericcio che si leva verso il soffitto è quasi assordante e metà delle frasi che riesco a sentire sono ipotesi sulla morte della sorella di Jiulia. Persino durante le ore di lezione il miglior modo per far passare il tempo è cercare di inventare la più incredibile delle storie. E' semplicemente disgustoso: dopo i primi cinque minuti di lutto, l'intera scuola si è lanciata in questa gara al gossip senza remore.
Saluto Audrey e Laura con un cenno che ricambiano allegramente, prima di tornare una su un libro e l'altra su una rivista patinata dall'aspetto particolarmente superficiale. Georgiana è sola, quasi alla fine della tavolata, e sta ancora scrivendo sul suo taccuino. Come se non si fosse mai alzata da lì. La vedo lanciare di tanto in tanto occhiate al tavolo dei Grifondoro e a quello Serpeverde, senza mai soffermarsi però su un volto preciso per più di qualche istante.
"Ciao" la saluto, sedendomi di fronte a lei "Disturbo?"
Lei sbatte le palpebre un paio di volte, come a scacciare qualche pensiero indesiderato, per poi sorridermi.
"Ciao, Jillian McKanzie. Nessuno disturbo" si allunga verso un vassoio ricolmo di patate al forno, riempiendosene il piatto "Piuttosto, di che cosa volevi parlarmi questa mattina?"
"Ah già.." scrollo le spalle, sentendo il nervosismo montarmi dentro come un'onda che sta per infrangersi sulla costa "Ecco si.. è una cosa stupida e non vorrei.."
"McKanzie, non crei mai problemi e non passi le ore di lezione a mandarmi gufi chiedendomi di presentarti Sebastian Lang, quindi qualunque sia il problema non farti problemi e chiedi" mi rassicura.
"E' imbarazzante" ammetto dopo aver fissato il tavolo per un interminabile istante "Ma io non so come comportarmi con i ragazzi"
Chissà perché il suo sguardo corre automaticamente al tavolo dei Grifondoro e le sue guance si colorano di rosso. Poi torna a guardarmi, senza fare commenti, e agita la forchetta invitandomi ad andare avanti, prima di infilzare una patata. Mi allungo verso una pirofila con delle lasagne alle verdure dall'aspetto invitante.
"Beh, suppongo che tu sappia quello che è successo tra me e Jasper" bisbiglio imbarazzata. Lei annuisce, in silenzio. "Beh, il succo è che durante le vacanze di Natale ho conosciuto un altro ragazzo. Ma per quanto carino e dolce possa essere, io non riesco a togliermi dalla testa Jasper e..." mi interrompo. Georgiana si è irrigidita impercettibilmente, guardando qualcosa alle mie spalle. Mi volto, incrociando la figura magra e pallida di Riddle, seguito da uno sparuto gruppetto di Serpeverde tra i quali Edward Norton e Jasper.
"Georgiana, va tutto bene?" allungo una mano verso di lei, ma solo quando le tocco un braccio sembra tornare in se.
"Scusami, mi sono distratta" bisbiglia, come frastornata.
"Più che distratta sembravi in trance" commento perplessa. Lei scrolla le spalle, imbarazzata.
"Ogni tanto mi capita. Ma stavi parlando di Jasper e Carlisle, se non sbaglio.."
"Come fai a sapere che si tratta di Carlisle?" esclamo stupita.
"La scuola è piccola" replica lei stizzita, chiaramente infastidita dai pettegolezzi che svolazzano di tavolo in tavolo "Ma ti prego, continua"
"Io non so cosa devo.. come devo comportarmi con loro. Jasper.. beh, non è stato proprio quello che si definisce un gentiluomo -al contrario di Carlisle-, ma non riesco a.."
"...a dimenticarlo?" conclude lei per me, con dolcezza. Annuisco, sentendo gli occhi pizzicarmi per la frustrazione. Lei sorride, posando la forchetta e stringendomi brevemente la mano.
"Dai tempo al tempo, Jillian, non essere impaziente. Quando meno te lo aspetti, tutto tornerà a posto. E' l'unico consiglio che posso darti" s'interrompe un attimo "Se mi avessi chiesto aiuto in trasfigurazione sarei stata più d'aiuto, temo" sospira, prima di mettersi a ridere. Sorrido a mia volta. Non è che ci sia molto altro da fare, in effetti. E se deve succedere qualcosa, succederà senza che io vada a cercarmela. Attacco la mia porzione di pasticcio più sollevata. La Caposcuola sorride, prima di tornare a guardare verso il tavolo dei Serpeverde.
"Georgiana, posso chiederti perché guardi tanto i Serpeverde?" le chiedo, dopo aver ingoiato un boccone forse troppo grande che rimane incastrato in gola. Beve un paio di sorsi d'acqua e, quando torno a guardare la ragazza, sta quasi trattenendo il respiro. Poi, dopo una pausa un po' troppo lunga, risponde.
"Sto cercando di capire cosa ci trovino tutte queste ragazzine del primo anno in Riddle" lapidaria, torna a concentrarsi sul suo pranzo. Mh, la faccenda puzza, ma è meglio lasciar correre. Non la conosco abbastanza da insistere.
"Un vero mistero" concordo con lei "A me non piace. Mi inquieta: sembra comparire sempre dal nulla. C'è qualcosa, in lui, che mi fa venire la pelle d'oca"
Rabbrividisco involontariamente mentre riaffiora alla mente il ricordo del nostro incontro nella Sezione Proibita.
"Mh" borbotta lei, senza alzare gli occhi dal piatto.
"E poi non mi piacciono le sue idee" butto lì, più per spezzare l'imbarazzante silenzio che è calato tra di noi. La reazione, però, non è quella che mi aspettavo. Georgiana alza il capo di scatto, fulminandomi.
"Le sue idee?" chiede brusca, stringendo forte il taccuino tra le dita. Quando l'abbia mai ripreso in mano, non lo so.
"Lui..lui crede che la magia sia un diritto di coloro che discendono da famiglie di sangue puro" balbetto spiazzata. Forse non è il caso di accennare al fatto che mi ha sostanzialmente minacciata e che presto verrà da me a cercare una risposta. Ha un'aria così allucinata che ho paura possa strozzarmi da un momento all'altra. Boccheggia come un pesce per ventiquattro secondi netti.
"Jillian McKanzie ti ringrazio. E ti prego di scusarmi ma devo scappare, ci vediamo questa sera alla torre!" Raccatta in fretta e furia le sue cose, riempiendosi le braccia di pergamene e libri che aveva sparpagliato attorno al suo piatto prima che arrivassi. Un attimo dopo se ne è andata. Simile a una buffa caricatura di Milly* quando tenta inutilmente di sgombrare la mia scrivania durante le vacanze, non ho fatto in tempo a dire nulla.
Sospiro, guardando sconsolata il mio piatto mezzo pieno: non mi è mai piaciuto mangiare da sola.
"Vuoi compagnia?"
Alzo lo sguardo, trovandomi davanti gli occhi chiari di Carlisle e, nel giro di una frazione di secondo, avvampo.
"No grazie!" esclamo con voce stridula, alzandomi di scatto "Ho finito e devo scappare in camera che ho dimenticato una cosa questa mattina!" sorrido, forzando una risatina vagamente isterica. Lui sorride, cortese. Dannazione, quella fossetta sulla guancia mi farà impazzire.
"Vuoi che ti accompagno?" mi chiede, allungandosi per sfilarmi la borsa dalla spalla. Lancio un'occhiata alle mie spalle: Jasper ha appenza alzato lo sguardo dalla sua bistecca al sangue e si china su Deirdre al suo fianco, sussurrandole qualcosa che la fa ridere. La fitta di gelosia arriva puntuale dopo un paio di secondi.
Inspiro a fondo, cercando di dare una calmata al mio cuore martellante e incrinato, declinando l'offerta di Carlisle e affrettandomi ad attraversare la Sala.
E' tempo, Corvonero.
La voce di Riddle riecheggia nella mia mente piena di pensieri ingarbugliati mentre gli sfilo davanti. Mi blocco, voltandomi di scatto. Ma lui è immobile, non da segno di aver notare la mia presenza. Vedo Carlisle che fa per alzarsi di nuovo e mi affretto ad allontanarmi, facendo finta di niente.
Non so perché, ma le sue parole risuonano nella mia mente come se una minaccia.
*Milly è l'elfo domestico di casa McKanzie, citato un post fa.
18/01/2008

Dicono che tutti nascano con uno scopo nella vita. I più fortunati riescono a percepirlo fin dall'infanzia e lo inseguono per tutta la loro esistenza, a volte a scapito di quest'ultima.
Altri, meno fortunati, devolgono la propria vita alla ricerca di uno scopo, senza mai avere la certezza di poterlo trovare realmente. I più miserabili, infine, sono coloro che non riescono a vederlo, vivendo una vita vuota e insulsa, o quelli che per pigrizia o negligenza non guardano neppure ad iniziare la ricerca.
Quelli del primo gruppo sono coloro destinati a compiere grandi imprese, il cui nome, nel bene o nel male, verrà ricordato per l'eternità, indelebile marchio nel cuore della storia;
Nel secondo si trovano i seguaci, che trovano uno scopo nella gloria immortale dell'eroe, in attesa di uno proprio destino; Il terzo è composto dalla gente comune, che vive scappando le gesta e le memorabili imprese, rifugiandosi nel calore e nella sicurezza di una vita semplice.
Dicono che Riddle faccia parte del primo, che sia destinato all'immortalità: di sicuro lui vi aspira, ma in termini più letterali che figurati.
In una della parti più oscure del castello, nel reparto proibito della biblioteca, discutiamo del nostro destino. Non è più tempo di indugiare, di stare a guardare; E' tempo di agire. Fisso uno ad uno le persone che sono state ammesse qui stasera, studenti prescelti, accomunati dalla purezza, dagli ideali e dai principi.
Mentre Riddle azzarda parole dure e utilizza nel miglior modo le sue naturali doti persuasive, sul volto dei presenti appaiono sentimenti diversi: c'è chi è preoccupato, chi dubbioso, chi impaziente e chi, come noi tre, cerca di rimanere impassibile. Riconosco senza fatica alcuni dei miei vicini: ci sono Antonin Dolohov, Lenore Swart, Lena Hoker, Steven Lort e altri della mia Casa. Nessuna sorpresa. Altri volti invece non mi sono così familiari: probabilmente sono di altre case.
"la ragazza di Norwood ..", tendo le orecchie e al tempo stesso sento un moto di disprezzo...'la ragazza'...
" ... ha spedito all'ospedale una disgustosa Mezzosangue." Questa mi giunge nuova: non avrei mai immaginato che la Traviston fosse capace di arrivare ad uccidere (o quasi) una mezzosangue! E brava la nostra Violet, piccola e gracile in apparenza, eppure così spietata: in lei non ho mai visto segni di rimorso in questi mesi.
La riunione continua e al centro della discussione ci sono i nostri destini, le vite di noi 'eletti', scelti per adempire a un disegno più grandioso: il magnifico disegno di Salazar Serpeverde.
Epurare la scuola. Migliorare la società magica. Dominare incontrastati. Il potere ha un suono tanto dolce da incantarmi; la sua melodia tocca tutte le noti, anche quella della morte: qualcuno dovrà morire per dare inizio al nostro progetto, ma dovrà essere una morte compianta, una vera tragedia greca. Tutti dovranno sapere che il momento arrivato, il giorno i cui gli ideali delle migliori famiglie magiche verranno ascoltati, o meglio
realizzati. Le parole di Riddle risuonano ancora nella mia testa mentre il nome della vittima esce come un sibilo dalle sue labbra
"Ida Versten, la sorella di Julia Versten, grande amica dei Caposcuola di Grifondoro e Corvonero e...sporca mezzosangue...". Nasce un coro di assensi mentre lui, freddo come se non fosse nemmeno umano, parla di un omicidio, dell'inizio di una leggenda, di una gloria sempre più vicina...
Il giorno è arrivato. Un piccolo post si è appena volatilizzato davanti ai miei occhi subito dopo averlo letto. L'alba si sta appena alzando, eppure sono già vestita, pronta per un nuovo giorno, pronta per la mia missione. Aspetto solo che Violet si svegli sentendo il mio sguardo su di lei. Attendo e non appena i suoi occhi danno segno di essersi aperti, le vado a fianco sussurrandole una frase all'orecchio:
"Sai in fondo non siamo poi tanto diverse, io e te...". Probabilmente non c'è frase peggiore che avrei potuto dirle...
Nella sala comune mi aspetta Jasper. Questo compito spettava a me sola, ma ha deciso di aiutarmi, di non lasciarmi, forse prevedendo che per quanto semplice, questo compito si sarebbe rivelato estremamente difficile.
Tutto tace intorno a noi, la maggior parte degli studenti è ancora a letto, e i nostri passi risuonano prepotentemente nei corridoi di Hogwarts. Ogni minimo rumore è più che necessario per farci sobbalzare e i nostri sensi sono tesi al massimo. Se ci scoprissero, se qualcuno venisse a sapere delle nostre intenzioni....no, abbiamo assolutamente bisogno di quella pozione. Arriviamo fino al quarto piano senza che tra di noi voli la minima parola e lì una porta si materializza davanti a noi. Nessuno dei due si muove, nessuno va ad aprire quella porta: entrare cambierà tutto, ci renderà davvero colpevoli di ciò che accadrà di qui a poco. Tra poco si romperà il sottile confine tra realtà e fantasia.
"Jasper...", tra le molte domande che ho in testa, una in particolare mi tormenta da ieri sera,
"come faceva Riddle a sapere che l'abbiamo rubata?come faceva a sapere che l'abbiamo nascosta qui?"
Di nuovo cala il silenzio.
"Io...non lo so...ci avrà seguiti..non so...". Eppure siamo stati tutti molto attenti al tempo a provvedere che nessuno ci seguisse; ma a quanto pare, non abbastanza.
Faccio un ultimo sospiro, poi prendo la mano di Jasp tra la mia:
"Andiamo". Con l'altra mano vado a prendere la maniglia della porta massiccia spingendo verso l'interno, ed entriamo, insieme, nella stanza che contiene tutto quello che gli altri non dovrebbero mai vedere...
Un lampo di luce verde. Basta così poco a fare la differenza tra la vita e la morte, basta così poco a toglierci ciò a cui teniamo di più, ciò per cui lottiamo ogni giorno. Nessun suono viene dall'esterno di questa piccola stanza del secondo piano, ciò significa che tutto è andato secondo il piano: nessuno ci ha scoperto. E' anche vero che gran parte della nostra fortuna la dobbiamo al Felix Felicis.
"Avete bevuto tutti la pozione vero?", chiede Riddle dal centro della stanza, la solita voce fredda, come se non avesse davvero ucciso una ragazza. Si sente solo la voce di Lenore rispondere con veemenza al nostro capo, mentre gli altri sono ancora scossi
"Certo!". Non pensavo che vedere morire qualcuno facesse quest'effetto; è un'esperienza che ti cambia, che ti cambia per sempre.
Riddle sorride guardando i nostri volti atterriti, solamente pochi di noi sono seriamente divertiti e hanno negli occhi una bramosia tipica di chi chiede ancora sangue.
"Non preoccupatevi, ci farete l'abitudine...", dice infine con un ghigno sul viso.
Incrociando i suoi occhi rivedo tutta la scena precedente: Ida che entra nella stanza esitante ma felice di vedere Riddle, la sua espressione che cambia scorgendoci ai lati della piccola aula, il suo volto che si trasforma in una maschera di terrore davanti alla vera natura di Tom Riddle.
Dopo aver capito cosa l'attendeva, incapace di urlare o solo di emettere suono, cercava con gli occhi, che vagavano da una parte all'altra dell'aula, arrossati e colmi di lacrime, pietà e una via d'uscita: dei sentimenti e una libertà che non avrebbe trovato, mai più ormai. Alla fine, pochi istanti prima dell'epilogo della sua giovane vita, rivolse l'ultimo sguardo implorante a quello pieno di disprezzo del suo omicida; del suo amato. Odio e amore, così vicini da sovrapporsi.
Poi il lampo improvviso, e i suoi occhi non videro più, erano come velati; e nonostante ciò, aperti, spalancati e accusatori, sono tuttora rivolti verso l'assassino, nel quale non troveranno alcun rimorso.
La voce di Lort mi riporta alla realtà,
"cosa ne facciamo del corpo?"
"Lo lasciamo qui. Prima o poi lo troveranno. Sarà di gran lunga più utile da morta che da viva, però una raccomandazione: non fatevi vedere uscire da qui, la pozione vi sarà fondamentale."
In una tasca della mia mantella sento una fialetta di Felix Felicis, rimasta lì per caso; guardo di sfuggita l'oro liquido che vortica nella boccetta e che ricorda tanto i capelli della mezzosangue.
Ormai il limite è stato oltrepassato. Siamo ad un punto di non ritorno: da qui in poi fuggire sarà impossibile.
Attenzione: ho scritto come si è svolto l'episodio dell'omicidio secondo una
mia interpretazione personale, quindi se per qualcuno non va bene, si può facilmente modificare.
Pensavo che un post generale sull'assassinio di Ida potesse essere utile per tutti, ma dobbiamo essere tutte d'accordo, quindi se non condividete, basta dirlo e modificherò!
17/01/2008

Cerco di farmi forza. Impresa disperata, ma non posso continuare a piangere ad oltranza finché non avrò finito le lacrime. La neve che copre uniformemente il giardino di Hogwarts è bianca, esattamente come lo sarà la tomba di Ida. Non so se ho accettato che sia morta; dirlo non corrisponde minimamente a quanto sia spaventoso, impossibile da percepire, che non la vedrò mai più.
Nessuno la vedrà mai più.
Mi sento di nuovo salire un groppo alla gola. Chiudo la finestra della mia camera, e voltandomi il mio sguardo indugia sul mio letto, praticamente intatto; Jules se n'è andata stamattina presto, con il metropolvere, senza salutare né me né Sebastian. Probabilmente non si è accorta che non ho chiuso occhio, ma è così: immaginare che stesse piangendo nel suo letto( e sapere che se avessi tentato di consolarla mi avrebbe dato, a ragione, un pugno sul naso ) mi faceva venire una depressione tremenda.
Nella specchiera, vedo che ho un'aria parecchio sbattuta; i miei occhi, tra sonno e lacrime, sono così rossi che potrebbe sembrare che mi abbiano infilato due pomodori maturi nelle orbite. Faccio un respiro profondo e mi siedo sullo sgabello, puntando la bacchetta verso il mio viso; sarà necessario un bel lavoro per togliermi l'aria malata e depressa che mi ritrovo.
Ormai è ora di pranzo, ma non ho avuto l'energia di andare a lezione stamattina: il weekend è stato a dir poco distruttivo, e i miei nervi ne sono usciti in modo pessimo.
Esco dal dormitorio: tutti mi guardano come se vedessero un fenomeno da baraccone. Io sono l'amica di quella con la sorella morta, mica una qualsiasi. Cammino a lungo, tenendo la testa bassa per non farmi notare più del normale. Vorrei quasi togliermi la spilla di Caposcuola dal petto, in modo da non attirare le mire di nessuno.
Striscio lungo gli scaffali della biblioteca e mi siedo al mio posto preferito. Tiro fuori dalla tracolla il biglietto che mi ha scritto Jules; la calligrafia è tremolante, incerta, c'è una lacrima che ha visibilmente bagnato la carta. Un altro attacco di dolore sordo, intenso. Poso la fronte sul legno lucidato; fisso il pavimento di pietra, finché non vedo sotto al tavolo un paio di piedi, e delle gambe che indossano pantaloni, quindi un ragazzo.
Di fronte a me c'è un pallidissimo Sebastian, che mi prende le mani con dolcezza, rimanendo a fissarmi. So cosa sta provando: è quello che sento io, da tre giorni a questa parte. Senza fiatare, tira fuori dalla tasca una foto stropicciata, evidentemente appallottolata e poi ridistesa. Ci siamo lui, Julia, Ida e io; allegri, felici, un paio di settimane fa.
Almeno in quel momento, Ida non pensava a Riddle.
Un momento.
Sgrano gli occhi, stringendo la presa attorno alle mani di Sebastian.
« Riddle .. Tom Riddle! »
Scrivo freneticamente, tentando di recuperare i compiti e lo studio che ho lasciato perdere in questi giorni. Difesa Contro Le Arti oscure mi piace, sì, ma non è una materia in cui sono esattamente ferrata; oltre la O non vado, neppure con tutto l'impegno di questo mondo. Ho sprecato un altro po' di tempo cincischiando con Sebastian, che si rifiuta di incolpare Riddle; ha accennato alla gigantesca targa che attesta il suo Premio per i Servigi Speciali Resi alla Scuola e ad altre inutilità. A me Riddle spaventa, sarà che sono una cacasotto ma ..
Con la scusa della ronda serale, esco dalla biblioteca e cammino con calma per il corridoio, godendomi il silenzio e la tranquillità della scuola deserta.
Ad un tratto, mi pare di vedere un'ombra lungo il corridoio che porta al Club dei Duellanti: mi piego in avanti, scrutando nel buio. Riduco gli occhi a due fessure: evidentemente sono così fusa da avere le visioni.
« Agh! » una mano mi ha afferrato il polso e mi ha trascinata nell'ombra. Chi fa questi scherzi nel pieno della notte? Beh, chiunque sia può star sicuro che ... Il riflesso di una torcia illumina il volto del mio rapitore.
« Ga...Ga...Garet? »
« Scusa, Georgiana. E' che di giorno è impossibile fermarti. » Forse ho più paura adesso di prima. « Volevo dirti che mi dispiace per Ida...davvero. » Apprezzo il gesto, ma forse non è proprio il momento migliore. Oh, vabbè, è inutile che faccia la dura: mi sto sciogliendo come un budino, anche se quasi non lo vedo. Solo pensare che la mano che mi sta stringendo il braccio è la sua, fa sparire il dolore delle sue dita che mi stritolano fino all'osso.
« Grazie del pensiero, Garet. » gli dico cercando di camuffare l'alteramento della mia voce, provocato dal cuore in gola che mi sta quasi strozzando. Gli sorrido; mi sembra quasi di poter percepire fisicamente il luccichio dei miei occhi. Rimaniamo a guardarci, o meglio a cercare la faccia dell'altro nella penombra, in un silenzio nervoso e teso. Sto cercando di ricacciare l'idea che mi suggerisce di fare il primo passo: ormai sono sicura che lui sappia che mi piace, perché devo essere io a buttarmici addosso? Non fosse altro che ho la schiena al muro, è lui quello che si può muovere agevolmente. E se ... mi sento mancare il fiato. E se mi avesse cercata per dirmi che è venuto a sapere e mi vuole pregare di smettere di fargli il filo? Che sia un Willoughby qualsiasi, o un Edward Ferrars*?L'attesa di un segno mi sta consumando, eppure sono passati solo pochi istanti.

« Beh, andiamo. » afferma con poca convinzione, facendo un passo all'indietro come per farmi passare. Sento che affiora una certa delusione, come un dolore sordo all'altezza dello stomaco. Trattengo un sospiro depresso, sorridendogli.
Mi dirigo istintivamente verso il grande arco ogivale che segna l'ingresso alla Torre, e che per un caso fortuito si trova proprio qui sul quinto piano. Mi appoggio al piccolo tratto di parete libera tra la scala e una delle ampie librerie che tappezzano il corridoio.
« Beh, buonanotte. » sorrido gentilmente, stringendo tra le mani la tracolla della mia borsa di pelle. Che momento penoso e imbarazzante. Distolgo lo sguardo, aspettando che lui smetta di fissarmi e se ne vada. Fa una strana smorfia, accentuata dalla luce debole del corridoio.
« Oh, al diavolo. » borbotta all'improvviso. Non riesco neppure a capire cosa sta succedendo; sento il sangue che mi affiora alle guance, il battito che accelera da 0 a 100.
Al diavolo.
« ... non ci posso credere! Si è dato una mossa! » esclama Julia, cercando di mostrare sincero interesse per quello che è successo tra me e Garet. Cerco disperatamente di tirarle su il morale, mentre sbrigo una serie di carte riguardo agli ultimi punti che ho tolto in giro per la scuola. Sono rossa come un peperone: d'altronde, ormai pare che passerò la maggior parte del mio tempo così. Basta solo nominare il mio nuovo 'amichetto' – termine coniato da Sebastian, nostro primo fan ufficiale, che ci vede già come la coppia dell'anno - perché vada in iperventilazione. Come se non vedessi cuori dappertutto per la maggior parte del tempo.

« Georgiana. » di colpo si fa seria. « E' stato Riddle.
Io lo so. » nonostante la tanto conclamata intelligenza dei Corvonero, il passaggio dal capitolo Haslett alla morte di Ida non mi è proprio così immediato. Cerco di trattenere le lacrime che mi salgono automaticamente agli occhi. Mi sa che ho una malattia rara che amplifica gli effetti di tutte le emozioni.
« Cosa? » rispondo incredula.
« Ho letto il diario di Ida. E' stato Riddle, ne sono sicura. »
« Non dirmi che.. » annuisce vigorosamente.
« Aveva un appuntamento con lui. » mi risponde senza indugio, la voce che trema per la rabbia. Ricapitolo velocemente tutte le risposte che mi sono venute in mente nello stesso istante, e che si sono scontrate nella mia testa.
« Silente. Parliamone con Silente. » esclamo con eccessiva intensità, sbattendo un pugno sul tavolone della biblioteca.
La bibliotecaria mi zittisce prontamente, ma Julia ed io stiamo già schizzando verso l'ufficio del Capocasa di Grifondoro.
E' il mio professore preferito, l'uomo a cui mi ispiro e che ho preso come modello; e allora perché vorrei strozzarlo? Non può fare niente per noi, e d'altronde i diari segreti non sono certo prove sufficienti per accusare uno studente capace come Tom di un omicidio.
Il preside Dippet non vorrebbe neppure sentire le vostre illazioni. ILLAZIONI! Mi rigiro nel letto, lanciando uno sguardo alla foto di Garet che ho attaccato sopra al letto, seminascosta dalla tenda del baldacchino.
Se non ci può aiutare Silente, chi può farlo? E' il momento di agire.
* ATTENZIONE: DOPO LA PRIMA FRASE, SI SCONFINA NELLO SPOILER! Willoughby e Edward Ferrars sono due personaggi di Ragione e Sentimento di Jane Austen.
Per inciso, il primo è un vero stronzo, il secondo invece è un caro ragazzo, anche se tira un po' troppo la corda per i miei gusti.
14/01/2008
( prima della morte di Ida ) biblioteca.
«Violet? Sei tra noi? » mi chiede Cate, sedendosi al mio fianco. Mi rendo conto di avere un sorriso idiota dipinto sul viso, e di stare guardando da almeno dieci minuti il libro di Pozioni che ieri Edward ha fatto schizzare sul pavimento della sala comune, sotto uno dei grandi tavoli da studio, in un attacco di affetto piuttosto irruento che ha interrotto la mia sessione di studio.
I primi giorni di quella che vorrebbe essere una relazione seria si stanno trasformando in un delirio: ci sono ragazze ( e non solo ) che scoppiano a piangere se lui mi bacia, mi prende per mano, mi accarezza, mi guarda. Deirdre ha raddoppiato gli sguardi malevoli in mia direzione, visto che l'ho privata del suo principe del cuore. Jasper non fa altro che alludere alle mie prestazioni sessuali: evidentemente non sa che sto facendo raggiungere al suo migliore amico il limite della sopportazione, non avvicinandomi neanche lontanamente al punto di concedermi. Un vero peccato per Edward, che a quanto pare si era convinto di avere a che fare con una donnina facile; ah, gli errori di calcolo.
« Tesoro, ti ricordo che i novanta centimetri di pergamena non si scriveranno da soli. » mi ammonisce, facendomi notare le gocce di inchiostro blu pavone che dal pennino sono cadute sul tavolo della biblioteca.
« Sono già a ottantaquattro, mia cara. Ce la posso fare! » ribatto ridacchiando, e sfoglio in fretta il librone aperto di fianco a me. L'ansia da prestazione si è impossessata di me: le A della mia pagella non sono state accolte bene dai miei genitori, che si stanno ancora tormentando perchè credono che ci sia qualcosa che mi distrae dallo studio, a ragione. Tra Edward e l'attesa delle lettere di Lochlainn, continuo a ritrovarmi a fissare il vuoto con la testa ricolma di pensieri che si annodano in matasse di stronzate. Talvolta mi sembra di non passare abbastanza tempo con Catherine, e probabilmente è così: la mia migliore amica mi vede poco, pochissimo, non so se nei suoi panni continuerei ad essere così gentile e presente.
Finiamo di fare i compiti in fretta, spostandoci poi sui divani di fronte al camino; ordiniamo due tazze di thé, che si materializzano d fianco a noi. E' molto tempo che non passiamo un intero pomeriggio insieme. Il tempo vola; nonostante la loro storia non stia prendendo una buona piega, Cate mi saluta per andare a cercare Quentin, che l'aspetta per andare a cena insieme.
Sistemo i libri che avevo preso in una pila, prendendoli tra le braccia; l'ultima volta che li ho abbandonati al porto di riporli, la bibliotecaria mi ha quasi schiantata.
Cammino lentamente, un po' sbilanciata all'indietro; passo a fianco della ringhiera di ferro battuto che circonda il Reparto Proibito, uno dei pochi luoghi di Hogwarts che nonostante tutto mi terrorizza. Ci sono entrata tre volte in tutta la mia carriera scolastica, e ho rischiato rispettivamente di venire morsa da un libro animato e di essere avvelenata dalla polvere di belladonna che era caduta tra le pagine di un libro di pozioni avanzate. Non ne conservo affatto un buon ricordo; la mia preziosa vita non può essere certo messa a rischio da un mucchio di libri vecchi e impolverati, per quanto pieni di saggezza!
Lancio un'occhiata al cancelletto che dovrebbe tenere lontani gli intrusi; passo oltre, per poi tornare a guardarlo, con maggiore attenzione. E' evidente che il lucchetto non è chiuso; il cancelletto è appena appoggiato. Guardo attentamente oltre la porta: non vedo assolutamente niente, forse a causa della libreria che è posizionata appena oltre l'entrata, e che protegge i segreti del Reparto Proibito.
Faccio per ricominciare a camminare quando, proprio dal reparto proibito, mi sembra di sentire delle voci. Arretro, spingendo il cancelletto con la punta delle dita. Grazie al cielo, i cardini non cigolano.
«...esagerato? » « Dolohov*, se vuoi tirarti indietro, sei pregato di andartene. » è la voce di Riddle, gelida e fredda, ben diversa dal tono che usa quando è in pubblico. Cosa ci fanno Wilkes e Riddle nel reparto proibito? Mi addosso alla libreria, procedendo lentamente verso sinistra. Sento Dolohov negare di avere dubbi, e Riddle ricominciare a parlare. « Dicevo .. la ragazza di Norwood .. » IO?! Riddle fa una pausa; mi immobilizzo e trattengo il fiato. « ... ha spedito all'ospedale una disgustosa Mezzosangue. Non è più tornata. Questo è il nostro obiettivo .. e non dobbiamo curarci di quanto male faremo loro. Salazar Serpeverde non li avrebbe voluti, non avrebbe voluto che insozzassero Hogwarts. » Le sue parole mi rimbombano in testa. Distinguo la voce di Jasper che dice qualcosa, ma non riesco a distinguere le sue parole. Mi allontano con cautela.
Sono cose che non avrei di certo dovuto sentire.
Se ovviamente il post non va bene, basta dirmelo e cancellerò. U_U no problem in assoluto.
* Antonin Dolohov è uno dei primissimi mangiamorte. Non è scritto da nessuna parte che sia un compagno di scuola di Riddle, ma mi sembrava probabile. Ulteriori informazioni, in inglese, sotto il cut. Attenzione agli spoiler consistenti di hp7.
13/01/2008

Cammino con le mie sorelle lungo il viale che porta alla mia villa sotto un cielo interamente coperto da dense nuvole grigie. Il vento gelido che soffia implacabile mi graffia il viso e tento inutilmente di coprirmi il più possibile, mentre il parco tutt'intorno a me è ricoperto da un alto strato di neve candida; persino le grandi sculture classiche che l'adornano sono nascoste da un velo bianco. Finalmente a casa dopotutto. Arrivo fino all'ingresso dove, appena messo piede sul piano d'entrata, la porta si spalanca di fronte a me e riesco a percepire il calore che viene dall'interno. Ad accoglierci c'è un insignificante elfo che si occupa immediatamente dei bagagli. La grande sala è completamente adorna di addobbi preziosi, e anche qui tutto è bianco, proprio come all'esterno. L'albero posto al centro del salone fa risplendere i suoi cristalli mentre la magia fa cadere piccoli fiocchi bianchi sull'arbusto. Mi guardo intorno per riprendere familiarità con l'ambiente quando sento la voce di mia madre che ci da il benvenuto e lo zampettare di un piccolo cane che ci corre in contro festoso. "Snow!", mi abbasso ad accarezzargli il piccolo musetto nero, in netto contrasto col suo curato pelo bianco, ironia della sorte. "Forse hai un pò esagerato col bianco quest'anno, mamma."sento parlare Belinda alle mie spalle. "Non dire sciocchezze cara, ma entrate che fuori si gela!"
"E' tutto meraviglioso..."questa volta è la voce di Utopia,"quest'anno sarà proprio un bianco natale!". Mia mamma ride, spero non davvero divertita dalla battuta, mentre io e Beli la guardiamo un pò stranite. Quando un leggero rossore comincia a colorarle le guance però, le sorrido, "Hai ragione... sarà un bianco natale!"
Natale. L'autorità di mio padre si fa subito sentire in casa: tutti obbediscono agli ordini, gli elfi domestici cercano di farsi vedere il meno possibile e la mia libertà è decisamente limitata.

Giusto ieri ha voluto controllare che il nostro rendimento scolastico fosse impeccabile, e così Belinda si è dovuta subire dei duri rimproveri e l'obbligo di intrattenere gli ospiti di natale per tutta la sera, compito di una noia mortale, e che di solito tocca alla sottoscritta. "Bene Deirdre, non vedo tutti gli Eccezionale che vorrei ma siamo sulla buona strada.", è stato uno dei massimi complimenti che mio padre mi abbia mai rivolto, e che mi ha risparmiato una serata tra vecchie signore snob che amano troppo se stesse per comprendere la loro ecclatante stupidità. Guardo mio padre, ora appoggiato al muro, perfetto nel suo abito fasciato, lo sguardo duro che non abbandona mai e la sigaretta stretta nelle dita. Charles Blackster, troppo facile descriverlo: conservatore, attaccato all'onore e al prestigio della casa Blackster più che alla sua stessa vita, membro di prestigio al Ministero, temuto e rispettato da tutti. Se solo tenesse alle figlie almeno quanto tiene all'onore, non comprerebbe il nostro amore con i regali più costosi. Ma in fondo, va bene anche così...
Distolgo gli occhi da lui per concentrarmi su un punto davanti a me. Sono agitata mentre sto in piedi davanti alla porta d'ingresso, con al mio fianco le gemelle e con come giudice imparziale mia madre. Indossiamo alcuni tra i nostri abiti migliori mentre aspettiamo i nostri primi e più importanti (e graditi) ospiti: la famiglia
Rakovski.
"Bene..perfette! I Rakovski dovrebbero essere qui a momenti..mi raccomando!". Mi sudano le mani e continuo a cambiare posizione, forse per tensione, forse per impazienza. "De così fai agitare anche me! Non puoi fare così ogni anno!" "Si hai ragione Beli..scusa...". Ci provo, giuro, ci provo ma non riesco a togliermi di dosso quel senso di vuoto, un misto di paura, eccitazione, e... "Sono arrivati!" esclama mia madre. Pietrificata; nemmeno un incantesimo potrebbe mai farmi restare più ferma di come sono ora.
I miei genitori si apprestano ad accogliere personalmente gli ospiti, come fanno nelle occasioni importanti. "Benvenuti! Accomodatevi...E' un piacere avervi qui!". Due figure varcano per prime la soglia, ma non sono loro che aspetto tanto impazientemente: subito dietro di loro infatti, un ragazzo e una ragazza infreddoliti entrano a loro volta e salutano cordialmente i vecchi amici di famiglia. Lei è Amalia Rakovski, una delle mie più care amiche, sempre frizzante e brillante; mentre il ragazzo al suo fianco è suo fratello, Axis. Mi toglie letteralmente il respiro quando si gira verso di me.
"Seguite pure Deirdre e le gemelle, vi accompagneranno alle stanze che vi abbiamo riservato. Assar, Diodora, io e Charles vi accompagneremo invece nei vostri alloggi..."
Saliamo le scale nel silenzio più assoluto finchè i nostri rispettivi genitori non spariscono dalla visuale...
"Nell'ultima lettera mi dicevi che volevi chiudere con il tuo ragazzo, Geert vero?", chiede Amelia già pronta per la serata, mentre osserva attentamente la mia vasta collezione di rossetti e lucidalabbra.
"O si...già fatto...spero almeno che lui l'abbia capito, sai non era molto sveglio...". Mi guardo allo specchio, indecisa se scegliere il vestito bianco, oppure quello blu. Sono entrambi molto belli...
"Ma stasera ci saranno anche Edward e Jasper?"
"No...". Il vestito di seta blu fa la sua scena, ma quello bianco è decisamente più elegante: l'ideale per questa sera. Faccio il giro su me stessa con indosso l'abito candido.
"Che peccato..."
"Penso di aver scelto...vada per il bianco!". Indosso le scarpe nere,alte, aperte davanti ed in tinta con le righe che ornano il
vestito. "Allora, andiamo?". dico esortando la biondina sul letto.
"Certo...", mi risponde Amalia, con uno sguardo un pò risentito, probabilmente a causa delle scarse attenzioni che le ho appena rivolto,"ma prima Dè...ti piace ancora parecchio mio fratello, vero?"
Rispondo solo dopo parecchi secondi, "Mi piace...". Forse farei meglio a dire che mi fa impazzire e che è come una calamita per me, ma meglio non sbilanciarsi troppo visto il profondo legame dei due fratelli.
"Bene, allora ti farò una confessione...". La guardo incuriosita e la mia amica nota il cambiamento del mio atteggiamento verso di lei, così fa un sorriso tra il malizioso e il divertito,"Axis mi ha chiesto di te durante il viaggio...e per uno come lui, può significare solo una cosa: gli interessi davvero!"
Rimango basita e cerco di non far trasparire troppo l'emozione che mi sale come un brivido per il corpo: Axis mi piace da una vita, e inoltre è il protagonista di una vecchia scommessa tra me ed Eve, una scommessa che punto di vincere entro l'anno nuovo. A capodanno, ormai ne sono sicura, vincerò la sfida, e non appena Eve tornerà, dovrà riconoscere la mia vittoria e fare qualcosa per me...
Destandomi dai miei piani per i giorni successivi, ricordo chi sia la persona in piedi di fronte a me: "Ok Amy...cosa vuoi in cambio di quest'informazione?". Il suo viso si illumina.

"Mi conosci troppo bene...voglio un appuntamento con uno dei Principi. Non mi importa se Ed o Jasp." La richiesta non sembra neanche troppo gravosa, ne per me, ne per i principini immagino.
"Non c'è problema...Capodanno va bene?"
"E' perfetto!Grazie Dè"
"No...grazie a te...". Sapere di piacere a Axis per me era fondamentale, le cose così cambiano e tutto diventa più semplice. Sento già il sapore dolce della vittoria..."Non vedo l'ora di Capodanno", sussurro appena, mentre mi accingo a fare strada alla mia preziosa ospite fino alla sala riservata alla cena, decorata ad arte e resa straordinaria dalla lunga esperienza di mia madre nel campo. La stanza è piena di persone, ma a me ne interessa una in particolare. I miei occhi passano veloci tra i volti degli invitati finchè lo vedo, appoggiato al muro, tra le mani un calice che sorseggia ritmicamente, bello come non mai. Mi avvicino con passo deciso al mio obiettivo, sempre più prossimo...che il gioco abbia inizio...
Mi sembra impossibile che anche queste vacanze invernali alla fine si siano concluse. I rumori assordanti della locomotiva in movimento non mi fanno conciliare il sonno, che eppure sento gravare sugli occhi, senza che questi si chiudano effettivamente: sembra che non ne vogliano sapere di concedermi una tregua! Con la schiena appoggiata alla cabina rivolgo uno sguardo furtivo a Ed e Jasp, che sembra si stiano scambiando i propositi per il nuovo anno, con troppo entusiasmo a dirla tutta. Belinda e Utopia questa volta hanno sdegnato la nostra presenza in favore dei loro compagni d'anno, anche se questa storia mi stupisce alquanto...
Ho ormai già rinunciato da un pezzo a dormire quando prendo carta e penna per scrivere ad Eve, che sembra che presto tornerà ad Hogwarts. Le scrivo delle vacanze, dei regali, dei Rakovski e lascio volutamente in sospeso la festa a casa di Edward l'ultimo dell'anno..."...ti racconterò tutto di persona, quindi cerca di tornare presto o mi passerà la voglia! Sappi solo che ho vinto la scommessa...Mi manchi. Torna presto, tua Dè." Soddisfatta di me stessa piego la lettera e la infilo nella busta analoga, dove scrivo l'indirizzo del destinatario. Ho ancora in mano il tutto quando lo sportello dello scompartimento si apre all'improvviso e appare il volto di Riddle. E' molto strano trovarlo sul treno, infatti solitamente passa il Natale a scuola, la sua unica vera casa, o almeno così pensavo fino ad ora...
"Scusate il disturbo...", dice con la solita voce zelante, "volevo avvisarvi che ho indetto una riunione riservata ai Serpeverde, ecco...ad
alcuni Serpeverde, quindi vi prego di non farne parola con nessuno; che sia chiaro, con
nessuno, "nelle sua voce si avverte un piccolo cambiamento di tono, che fa risuonare la frase come una minaccia. Davanti ai nostri sguardi attenti, e leggermente sorpresi, Riddle continua il suo discorso, "Bene, luogo e orario vi verranno comunicati il giorno stesso. Buon viaggio.". Un leggero rumore proveniente dal corridoio costringe Tom a voltarsi quando ancora non ha chiuso del tutto le porte della cabina. L'ultimo fievole suono che sento provenire dalla sua bocca è 'stupida ragazzina', poi le porte si chiudono con uno schiocco e Riddle sparisce, lasciandoci perplessi, e al tempo stesso incuriositi dalla confidenza rivoltaci dal Caposcuola. Una riunione riservata: per quale motivo? E perchè nessuno, e su questo punto Riddle era stato fin troppo chiaro, doveva venirne a conoscenza? A quanto pare doveva essere una cosa molto importante, o estremamente urgente...
Improvvisamente un'immagine si fece chiara nella mia mente. Osservando Riddle aprire lo sportello avevo avuto modo di rimettere gli occhi sul suo anello nero, e osservarlo con più precisione trovandomi di fianco all'ingresso stesso, e ripensandoci...sapevo cos'era quell'oggetto: ricordavo perfettamente dove l'avevo già visto, che stupida, come ho fatto a scordarmene! La consapevolezza di ciò che quell'anello significa mi colse in un secondo. "Jasp, Ed...lo so...". I due accanto al finestrino mi fissano come se fossi impazzita.
"Non capite, non ricordate?"
"Dè, scusa ma penso che Riddle ti faccia uno strano effetto..."
"No...ascoltate, l'anello...". Jasper alzò gli occhi al cielo: l'avevo tormentato con questa mia fissazione, ma ora la cosa era diversa, io
sapevo e
non potevo crederci."non vi ricorda un libro che vi ho mostrato quando eravamo piccoli? Il libro che mi leggeva sempre mio padre, quello su Salazar e sulla Casa Serpeverde!"
Era grazie a quel libro che mio padre era certo che sarei finita a Serpeverde, non avrebbe mai considerato la possibilità che finissi in un'altra casa, non la sua primogenita, non sua figlia, non sangue del suo sangue! Comunque i miei amici mi guardano allibiti, probabilmente staranno pensando che mi si sia fuso il cervello..."L'anello, dai l'anello!!!"
Dopo una pausa di silenzio, un lampo di genio passa per gli occhi di Edward, "Ah...dai Dè, non crederai..."
"E invece si!"
"Impossibile...", continua Ed, sempre più allibito e turbato dalle mie parole.
"L'ho visto da vicino, non può che essere lui! e no, non è una copia ne sono più che sicura", continuo, prevedendo la domanda che sicuramente Edward mi avrebbe fatto di lì a poco.
"Scusate, potete spiegare anche a me, o è una cosa tra voi due?", si intromette Jasper. Rispondo con una punta di impazienza nella voce, "E' l'anello, il
Suo anello...l'anello di Salazar!!"
Jasper sgrana gli occhi incredulo e visibilmente scettico, "Dai Dè, sii seria,"rivolge uno sguardo ad Ed in cerca di sostegno, ma quello guarda fisso davanti a se, probabilmente nel tentativo di esaminare i fatti,"..ciò significherebbe..."
"...che Tom Riddle è l'erede di Salazar Serpeverde...". Concludo per lui la frase, dopodiche nello scompartimento cade un silenzio profondo ed inquietante. C'è solo silenzio mentre i nostri sguardi allarmati si incrociano. Non so per quanto tempo non abbiamo parlato, so solo che tutto tace quando vedo spuntare all'orizzonte le guglie della nostra cara Hogwarts...
12/01/2008
Divisa, mantelli, maglioni, jeans, magliette, biancheria. Libri, penne, pergamene. Cosmetici. Il baule è strapieno, nonostante l’abbia incantato per aumentarne la capacità. Faccio mente locale su cosa ho messo via: credo di aver preso tutto, ma di certo mi sono dimenticata qualcosa…è sempre così. Con un sospiro, chiudo i miei bagagli e scendo le scale che dalla mia camera portano al piano terra.
Saluto mio padre e Siri con un abbraccio, poi Ida ed io gettiamo una manciata di Polvere Volante nel caminetto e ci ritroviamo a Londra, nel piccolo alberghetto da dove eravamo partite. Saldiamo il conto con alcuni sassi che ho trasfigurato in sterline babbane, e poi prendiamo un taxi e scendiamo a King’s Cross.
Arrivate al binario 9 e 3\4, aspettiamo il treno per Hogwarts.
Ida è tranquilla e sorridente, il pallido sole inglese le illumina i capelli biondi e la rende bellissima. Se soltanto trovasse un bravo ragazzo.
Un rumore stridente ci avvisa che il treno sta arrivando: poco dopo, saliamo sulla carrozza e io sistemo i bagagli con un incantesimo nella prima cabina libera che trovo. Abbraccio mia sorella, e la saluto con una carezza sui capelli. Ida raggiunge i suoi compagni di Tassorosso, mentre io resto sola nello scompartimento. Forse dovrei ripassare Storia della Magia, visto che durante le vacanze ho fatto tutt’altro che studiare; prendo il pesante tomo con la copertina di cuoio e mi accingo ad aprirlo.
“Caspita, che espressione sofferente!” esclama Sebastian, aprendo la porta.
“Non dirmelo. Ero tentata di studicchiare qualcosa, ma ho appena deciso di rinunciare."
"È forse a causa della mia presenza? La mia bellezza ti distrae?”scherza lui.
“Ma piantala!”gli rispondo, lanciandogli il librone.
Nella migliore tradizione, manco il bersaglio: meno male che nel Quidditch non mi succede! La porta poi si apre, e il professor Silente introduce il suo capo brizzolato:
“Sebastian, Julia, tutto bene?”domanda con un sorriso sornione.
“Certo professore. Solo che Julia ha cercato di uccidermi con il libro di Storia della Magia!”
Silente non smette di sorridere, e dopo avermi lanciato uno sguardo penetrante se ne va.
“Possibile che devi sempre farmi fare queste figure?”
Seb non riesce a trattenere le risate, dopo avermi vista arrossire.
“Non c’è neanche Georgiana a sostenermi contro di te!”borbotto. La mia frase sembra colpirlo, perché si calma all’improvviso, e mi dice, cambiando discorso:
“Peccato che le vacanze siano finite.”
“Già. Senza contare che per noi è l’ultimo anno. Sono gli ultimi mesi a Hogwarts.”
Sebastian non mi risponde. Tutti e due guardiamo fuori dal finestrino, e pensiamo al futuro. Non so bene cosa farò della mia vita, anche se ormai siamo agli sgoccioli. Mi piacerebbe lavorare al San Mungo, o magari alla Gringott, perché no. Ma in realtà, la mia più grande ambizione sarebbe diventare un Auror.
Chissà.
La prima settimana è sempre devastante. Non tanto per il ritmo, quanto per la necessità di riabituarsi alla routine scolastica. Oggi sono davvero distrutta: ho sostenuto un’interrogazione di Incantesimi, ma Benton sembrava abbastanza incattivito nei miei confronti, e così mi sono dovuta arrampicare sugli specchi. Deve essermi riuscito bene, una volta tanto, perché mi ha dato un Eccellente, che non pensavo di meritare. Sono tornata al mio posto, stupefatta ma contenta, e Sebastian e Georgiana mi hanno accolto come un eroe che torna dalla guerra, quindi credo di aver avuto un’espressione abbastanza sconvolta.
All’ora di cena, Seb viene monopolizzato da quell’odiosa Sissy, mentre Georgie sta parlando con una ragazza bionda del sesto anno, di nome Jillian, credo, e non mi va di disturbarla mentre aiuta i suoi studenti. Ida non si vede in giro, né al tavolo dei Tassorosso. Così resto da sola, seduta un po' discosta dal resto dei Grifondoro.
Con un tocco di bacchetta faccio comparire la mia cena, e intanto apro il libro di Pozioni, visto che un'esercitazione incombe e io sono circa a metà preparazione. Davanti a me compare un’ombra: chi si siede è Garet Haslett.
“Ciao Julia, posso sedermi?”
“Sì, certo. Mi hanno abbandonata tutti!”
“Allora ti faccio un po’ di compagnia.”
Vuole chiedermi qualcosa, lo so. Che cosa, lo scoprirò fra poco. Qualcosa sul Quidditch o su Georgiana: a giudicare dalla sua espressione, è più probabile la seconda ipotesi. Ci perdiamo in qualche convenevole, finché arriva al punto.
“Senti…volevo chiederti…”
Timido e indeciso. Alla faccia di Mr. Darcy!
“Qualcosa riguardo Georgiana?” azzardo io.
“Esatto!”
Colpito e affondato, anche se non era difficile indovinare.
“Beh, dimmi pure. Se posso risponderti, non c’è problema.”
“Niente, volevo solo sapere…ti ha più detto nulla? Su…ehm, su di me.”
“Mi ha raccontato di quello che è successo con la tua pseudo-ragazza, e mi ha detto che poi le hai spiegato la cosa.”
“Sì, è
vero…nient’altro?”
A dire il vero, sì. Nei due giorni che abbiamo trascorso insieme, Georgie ed io ci siamo di molto dilungate sugli apprezzamenti fisici di Garet, ma non sono cose che si possono ripetere.
“Senti, se vuoi chiederle di uscire o qualcosa del genere, io ti consiglierei di farlo.”
Garet annuisce e mi dice:
“Grazie, Jules!”
“Prego! E adesso dammi una mano con Pozioni, o il Lumaprof mi tormenterà fino alla fine dell’anno…!”
È notte, notte fonda, ma io non riesco a dormire. Non sono davvero sveglia, no, sono come immersa in un limbo di stanchezza e torpore, ma resto cosciente. Una strana sensazione mi stringe le viscere e mi impedisce di prendere sonno. Dalla mia finestra vedo uno spicchio di Luna, affilato come una falce. La sua luce lattea illumina tutti gli oggetti e disegna nuove ombre, nuovi contorni. In momenti come questi, di solito faccio sogni bizzarri oppure mi ritrovo a pensare agli eventi salienti della mia vita, riflettendo sulle cose che mi sono successe, sulle loro cause e conseguenze.
Sento dei passi all’esterno della stanza, passi maschili. La porta della stanza si apre, ed una candela accesa entra fluttuando, illuminando il volto di Albus Silente. Le mie compagne di stanza si svegliano all’improvviso, sobbalzando e cercando di coprirsi con le lenzuola.
“Professore?! Cosa ci fa qui? È successo qualcosa?” domanda Louise, la più vicina all’ingresso, con voce preoccupata e spaventata.
“Julia, per favore, vieni con me. Subito.”
Il suo tono di voce è autorevole come sempre, ma ha in più una nota particolare, che non gli avevo mai sentito. Mi alzo dal letto, e mi copro con una vestaglia bianca di lana d’angora; seguo il professor Silente, che cammina accanto a me, con passi svelti e precipitosi. La sua espressione non fa presagire nulla di buono. Cosa può essere successo?
Usciamo dagli alloggi di Grifondoro, e raggiungiamo la Presidenza. Il professor Dippet è seduto al suo posto, circondato dall’intero corpo insegnante. Mi preoccupano molto l’espressione addolorata della professoressa Bonnet e gli occhi lucidi del professor Collins.
Dippet mi invita ad accomodarmi, mentre Silente resta in piedi accanto a me, come gli altri insegnanti, e mi appoggia una mano sulla spalla.
“Signorina Versten, non è facile quanto sto per dirle.”inizia il preside.
Deglutisco. È successo qualcosa di grave, l’ho capito. Ma cosa?
“Sua sorella Ida è stata ritrovata morta in una delle aule del secondo piano.”
È come se tutte le luci della stanza si spegnessero.
“Quando?”riesco a chiedere con un filo di voce.
“Non si è presentata a cena, e durante l’ispezione della professoressa Bonnet non era in camera. Sono partite le ricerche, ed è stata ritrovata circa mezzora fa.”
“Come è morta?”
“Non ci sono segni evidenti di colluttazione.”
Mentre Dippet mi risponde, chiudo gli occhi: un dolore inconcepibile mi riempie la testa e l’anima.
Lenta la neve cade e si dissolve. Cammino per il parco, mentre è ancora notte, ed una lieve coltre candida inizia a ricoprire tutto. Non mi hanno lasciato vedere Ida, non ho potuto salutarla per l’ultima volta. La Luna ha cambiato posizione, ma ha sempre la forma di una falce bianca e lontana.
I miei passi mi conducono vicino al lago. Immergo i piedi nudi nelle sue acque oscure: vorrei tanto avere accanto mia madre. Vorrei tanto che lei mi consolasse.
Avanzo nell’acqua, fino a sprofondare sotto la sua superficie. Il mio corpo è inerte, e l’unica cosa che la mia mente è in grado di fare è chiamare il nome di Ida, e quello di mia madre, una volta l’uno e una volta l’altro.
Un volto bellissimo si avvicina al mio: emana una luce azzurra, è il volto di una donna, e mi somiglia molto.
“Mamma?”penso.
Il volto non mi risponde, ma sento una forza sottomarina che mi spinge verso l’alto. Pochi secondi dopo, respiro di nuovo l’aria della notte. Muovo gli arti con cautela, guardandomi attorno: in riva al lago ci sono alcune figure di cui non distinguo bene i contorni, ma intorno a me non c’è più traccia di quella creatura. Mia madre se n'é andata un’altra volta. Ida non c’è più. C’è qualche motivo per cui dovrei tornare a riva invece di lasciarmi andare a fondo e perdermi nell’oblio?
“Julia!”urla Sebastian.
“Jules, ti prego, torna indietro!”grida Georgiana.
Altre voci dicono le stesse cose. L’immagine degli occhi azzurri di mio padre mi attraversa la mente. Con poche bracciate torno a riva. Georgie materializza un asciugamano, mentre Seb mi abbraccia, aprendo le falde del suo mantello per riscaldarmi.
Solo adesso mi accorgo del gelido freddo notturno.
07/01/2008
AVVISO
Un piccolo appuntino veloce per tutte voi. Come ho scritto in tag nel forum purtroppo sono un pò impedita per via di un dolore intercostale (fatica a respirare, muoversi etc etc) e evito il più possibile di non stare sdraiata e di muovermi, quindi non vengo molto al piccì. Spero che la cosa svanisca presto perchè non ne posso più. Intanto vi lascio un assaggio del post di Edward, teoricamente doveva contenere anche le vacanze natalizie ma non riesco, per adesso, ad aggiornarlo, quindi lo leggerete più in là. Ancora scusa, chiedo venia.
Hogwarts. Ormai mancano pochi giorni all’inizio delle vacanze. Le cose da fare sono molte, soprattutto perché i professori irrompono nella tua vita con la fissa dei voti. E infatti la settimana prima delle vacanze Edward vegeta.
Sono i pochi giorni in cui lo si vede strano rispetto al solito. E’ più nervoso e irascibile, forse perché, per colpa dello studio, non riesce a stare dietro alla cose futili, ma vitali per lui, come le donne e il divertimento. Si perché nonostante tutto, nonostante Edward sia perfetto per la sua famiglia, deve riuscire ad ottenere buoni voti. E’ l’unica richiesta dei familiari, per il resto Edward fa quello che vuole. Edward è perfetto, è bravo, è il migliore, perché si dovrebbe mettere bocca in quello che fa?! Tutto quello che compie, dice, scrive è giusto, perfetto.
“Porca puttana Edward! Chi cavolo ti ha mandato quel biglietto allora?!” Fisso Jasper che mi ha raccontato del suo incontro ravvicinato con Violet.
“Effettivamente, non ne ho idea!” Già, chi è quella stupida che vuole finire sulla forca?! Mai prendersi gioco di un Norwood, mai.
“Chiunque l’abbia fatto, ha commesso un grosso errore!” dico poi alzandomi dalla poltrona dove ero comodamente seduto, per dirigermi verso l’uscita della sala comune. Idiota, stupida creatura senza cervello. Come hai osato fare questo a me, me: Edward Norwood. No carina, ti sei infilata in un brutto guaio. Credi che le cose da adesso in poi per te saranno così tanto semplici? Ti ostacolerò la strada come meglio potrò, mi impegnerò con tutto me stesso per vendicarmi. Il nervoso che mi sale quando ripenso a quello scherzetto del biglietto è tanto. Non capisco lo scopo, perché lo abbiano fatto. Probabilmente è qualche pischella gelosa, che non ha ancora ricevuto da me le attenzioni che adesso sto dedicando alla Traviston. Stupida mentalità femminile. Mai prendersi gioco di un Principe.
Ascolto la lezione della Merrythought. Interessante, ma mai quanto le sue curve sotto quei vestiti che porta. E’ una donna veramente affascinante, fortunato Riddle che se la spupazza quando vuole.
“Hey Ed, ho deciso di chiudere con la corvonero!” lo fisso, mentre finalmente torno a pensare che il suo cervello abbia riiniziato a funzionare. Era l’ora, tanto quella biondina non te la dà Jasper.
“Bene” esclamo squadrandolo
“E quando hai intenzione di dirglielo?”
“Proverò a rubargli un bacio prima di andare via e poi… tock!” Si batte le mani l’una contro l’altra, a mo di: e poi finita!
“Bhè una scenetta da vedere, avvertimi quando la metterai in atto, mi nasconderò da qualche parte con coca-cola e pop-cron” sorrido a pensare alla rottura dei due, povera piccola biondina. Il suo cuore verrà diviso in mille pezzi, che cadranno lentamente, uno ad uno, sul pavimento: tin – tin – tin! Ghigno ancora quando davanti a me si piazza una Deirdre furiosa. Non vanno molto bene le cose con Geert, cioè per lui vanno, ma per lei no. E’ stanca.
“Dè è soltanto uno stupido moccioso del settimo anno tutto rose e fiori! Quando ti deciderai a lasciarlo?” la fisso negli occhi
“Presto.” Conferma il mio pensiero.
Hogwarts - Partenza. Fisso il mio baule, per meglio dire, i miei bauli, chiusi. Sono pronto, elegante e impeccabile come sempre. E’ il momento dei saluti, cosa odiosa da vedere in sala grande e nei corridoi, da veramente sui nervi. Strilli, lacrime, abbracci, -mi scriverai vero? Ti raccomando fallo sennò mi offendo!-. Stupidi, non c’è altro modo per definirli.
“Vi rivedrete tra pochi giorni emeriti imbecilli, mica tra qualche secolo!” irrompo nel silenzio che echeggiava tra me e i miei amici.
“Proprio non li capisco!” aggiunge poi Deirdre squadrandoli schifata.
“Ragazzi adesso vi lascio, ho una cosa da fare, una persona da salutare!” prendo e inizio a scendere le scale dopo aver fatto un occhiolino a Jasper. Appuntamento con Violet Traviston esattamente un minuto fa all’albero nodoso davanti al lago. La ragazza deve essere già là dato che vedo una figura scura in lontananza, ben coperta dato che la neve ha deciso di imbiancare tutta la scuola e le zone vicine. Arrivato davanti a lei la fisso negli occhi.
“Violet!”
“Edwar! Volevi parlarmi?”
“No, volevo solamente salutarti” Afferro la sua testa tra le mie mani, raggiungo le sue labbra con le mie e la bacio. Tutti i movimenti precedenti al bacio sono stati leggeri ma veloci, così che non potesse scappare. Ci stacchiamo, finalmente. Mi guarda, non riesco a decifrare il suo sguardo. All’inizio sembra sognante, poi si trasforma, velocemente, in duro. Mi avvicino al suo orecchio e inizio a sussurrargli:
“Smettila Violet, è inutile che continui a fare la strafottente, a tirarti indietro.. tu hai solo paura di soffrire, di stare male, così non fai altro che soffrire di più. Tanto ormai sei cotta di me, ci sei cascata”. La lascio così, sfiorandole il lobo dell’orecchio con le miei labbra. E mentre mi allontano, di spalle, le auguro un buon natale.
20/12/2007
Oggi si gioca l’ultima partita di Quidditch prima delle vacanze di Natale. Serpeverde contro Tassorosso, ovvero: se non vinciamo questa, possiamo anche abbandonare lo sport. La squadra dei Tassorosso è in difficoltà dal primo minuto, infatti, i loro Battitori sono a dir poco in confusione ed i loro Cacciatori potrebbero benissimo darsi alle Gobbiglie. Il nostro Cercatore (non più quell’idiota di Forsythe) tiene ben d’occhio il Boccino, e scatta a catturarlo quando abbiamo fatto abbastanza punti con le Pluffe. Poi, non c’è più pietà per nessuno e la partita finisce con la nostra larga vittoria.
Negli spogliatoi, mentre ci cambiamo, l’atmosfera è rilassata: abbiamo vinto, fra poco si torna a casa per le vacanze, abbiamo tirato su un po’ di punti per la Casata. Mentre ci dirigiamo verso la scuola, Violet
Traviston mi apostrofa:
“Ehi, Jasper, vedi di non esaltarti più di tanto. Se non ci fossi stata io, avremmo preso metà delle Pluffe.”
“Hai voglia di litigare?”
“È la pura verità. Se hai bisogno di un paio di occhiali, potrei regalarteli per Natale.”
“Non ti preoccupare, io ci vedo benissimo. E se non mi fossi improvvisato Battitore, un Bolide avrebbe centrato in pieno il tuo bel visino, tanto per mettere in chiaro le cose.”
“Sempre se io non l’avessi schivato. Come infatti stavo per fare. Ti assicuro che non ho bisogno di un cavaliere che mi salvi dal pericolo.”
“Perfetto. Allora ti pregherei anche di non fare certi giochetti idioti.”
Lei mi guarda stranita.
“Mi riferisco al biglietto che l’altra sera hai mandato a Ed. Cos’è, hai avuto paura di vederlo? Non che fosse rimasto molto…di nuovo da scoprire.”
Violet Traviston mi fissa furiosa. Mi tirerebbe di certo uno schiaffo, se non fossimo circondati dalla squadra. Non resisto, devo punzecchiarla ancora un po’…ma le mie intenzioni sono frustrate dall’arrivo della sua amica, Catherine, che se la porta via senza neppure salutare.
Sento che un po’ di veleno è rimasto sopito nella mia lingua ed ho bisogno di sfogarlo: davanti ai miei occhi si presenta la vittima perfetta. Geert Wellington. Deirdre sembrava essersi abbastanza stufata di lui, ma c’era stato un certo riavvicinamento fra i due quando io avevo iniziato ad interessarmi a Jillian McKanzie. Purtroppo per me, il poverino è troppo mogio perché io riesca ad ottenere una risposta degna di questo nome. Sarà successo qualcosa con Dè? Uhm, mi domando cosa. Ed ho tutte le intenzioni di scoprirlo.
Prima però devo dedicarmi alla ricerca della mia preda originaria. Jillian McKanzie. Negli ultimi tempi il carico di studio ha reso pressoché impossibile che ci incontrassimo di nuovo. Quindi, credo proprio che dovrò muovermi io. Come al solito, in questa pseudo-relazione. Inutile dire che ciò non mi rallegra per niente.
Dove vuoi trovare un Corvonero che studia? In biblioteca, s’intende. In un angolo poco illuminato, vedo Audrey Salinger con il suo ragazzo Mezzosangue, il Cercatore dei Grifondoro, che flirtano. Cielo, in un luogo sacro come la biblioteca! Beati loro che possono. Jillian non si vede. Ho sbagliato le mie previsioni?
No, infatti eccola che esce dalla Sezione dei Libri Proibiti. Appena mi vede, si ferma e il suo viso assume un’espressione sperduta.
“Ciao, Corvonero.”
“Ti ho detto mille volte di non chiamarmi così.”replica il coniglietto smarrito, riprendendo il controllo di sé e diventando subito più seria.
“Ricominciamo allora…ciao, Jill. Cosa ci fai qui?”
Sempre la solita giornata qui ad Hogwarts. Sveglia, lezioni, pranzo, studio, cena, serata, a dormire.
“Un po’ di novità, un po’ di aria fresca!”imploro.
“Ma dove? A scuola?”mi chiede sarcastico Ed.
“Non si può andare avanti così. Non succede mai nulla!”
Ed mi fissa con uno sguardo strano.
“Che c’è, ho detto qualcosa di particolare?”
“No, no. Ma forse presto qualcuno organizzerà qualcosa.”
“Cosa vuoi dire?”
“Niente.”
Ed non me la racconta giusta. Sta succedendo qualcosa. Una festa? No. Qualcosa di cui ha deciso di non mettermi a conoscenza. Almeno per ora. Almeno finché glielo permetterò. Adesso non mi va molto di metterlo alle strette: mi ha appena detto che il biglietto inviato da Violet Traviston, con il quale gli dava un appuntamento, in realtà non è stato mandato da lei. Il che spiega anche la sua espressione stupita alla mia frase di questa mattina. Ma allora chi l'aveva mandato?
La Sala Comune è affollata come il solito. Sui divani e sulle poltrone foderate di velluto verde, i miei compagni di scuola si stanno dedicando chi all’ozio, chi al corteggiamento, chi allo studio. Penso che potrei giusto far parte del primo gruppo. Mi piazzo accanto al caminetto e mi dedico ad una partita di scacchi contro Lucas, con la partecipazione di un gatto ad una gara di nuoto. Lucas riesce a battermi di misura senza troppo problemi, il che non mi fa per niente piacere. Figuriamoci se sopporto di lasciarmi battere da un mediocre come Forsythe. Amico mio quanto si vuole, ma di certo non alla mia altezza. Non dopo gli ultimi avvenimenti. Ci si può comportare in modo così stupido per una ragazza? E soprattutto far perdere tutti quei punti alla Casa, che era in testa alla classifica dei punti?
Lucas mi ha davvero molto deluso. Credevo che fosse un altro genere di persona. Un vincente. Invece…
La seconda partita ovviamente è in mano mia. Vinco dopo poche mosse. Ed anche la terza:
”Scacco matto.”sillabo, mentre gli mangio il suo re bianco.
Un re che mangia un re. Cannibalismo. Ok, è chiaro che ho bisogno di prendere un po’ d’aria fresca. Ma che razza di pensieri mi vengono?!
Torno in camera, infilo un maglione ed un cappotto pesante. La bacchetta è nella tasca interna, ben nascosta ma pronta per ogni evenienza. Afferro le sigarette e l’accendino. Altro? Oh, ecco una piccola bottiglia di vodka; infilo anche questa in tasca, potrebbe servire per riscaldarmi. Gli alcolici sono fra le poche scoperte babbane che ammiro, con l’elettricità(anche se noi maghi sappiamo benissimo farne a meno, sono affascinato dal suo meccanismo) e le automobili. Cosa? Scoperte babbane che ammiro? Sto davvero straparlando, è meglio davvero se vado a farmi un giro.
In giro per la scuola c’è ancora gente: coppie che si danno appuntamento, comitive di amici che si incontrano, Prefetti e Caposcuola che rompono le scatole. Eccolo lì, Sebastian Lang, il Caposcuola di Grifondoro con la sua amichetta dai capelli rossi. Almeno la ragazza è carina.
Un caposcuola Mezzosangue. Che decadenza per il grande Grifondoro. Un punto in più per Serpeverde, come sempre.
Senza fretta, raggiungo l’atrio della scuola. Lì mi fermo: parco oppure la terrazza della Torre di Astronomia? Scelta ardua. Vada per il parco. Non c'è nessuno in giro, vista l’ora tarda. Così mi avvio verso il lago, vicino alla Foresta Proibita, ma è ovvio che stasera non posso avere tregua. Mi sono appena acceso una sigaretta, quando noto una figura appoggiata ad un albero. Non si capisce chi è: il buio non aiuta. Un ragazzo, a giudicare dalle spalle larghe. Il che fa svanire il mio possibile interesse. Ma cercherò di essere amichevole, per una volta tanto. I miei passi lo fanno voltare. Tom Riddle mi rivolge uno dei suoi soliti sguardi inespressivi. Lo saluto io per primo, è ovvio. Potrebbe forse abbassarsi a tanto? Mi sembra stranamente calmo, quasi di buon umore.
“Allora, Jasper…non trovi che i Mezzosangue stiano diventando sempre più fastidiosi?”
“Non più del solito. Ma già così è più che sufficiente. Ti riferisci ai punti che abbiamo perso grazie alla bravata di Forsythe?”
Non mi risponde. Forse ho detto una sciocchezza. Ma altri episodi salienti non mi vengono in mente.
“C’è sempre un modo per rimetterli a posto.”aggiunge lui, soprappensiero.
Sento in tasca il vetro freddo della bottiglia di vodka.
“Vuoi?”dico, offrendone un po’ a Tom.
“No. Non voglio che mi si annebbi la mente.”
“Dài, per una volta…”
“Ho detto di no, Lewis.”
“Umore fumantino, Riddle. La Merrythought non ti ha ricevuto stasera?”
Un dolore incontenibile esplode nel mio corpo. Non voglio dargliela vinta. Ma è troppo forte, ed ecco che mi ritrovo a mugolare come un animale ferito, contorcendomi al suolo, mentre lacrime scorrono sulle mie guance. Le convulsioni mi scuotono con violenza.
“Oggi sarò clemente. Non voglio fare troppo male ad un Purosangue come te. Ma se mi infastidirai ancora una volta, Lewis, sappi che la potenza della Maledizione Cruciatus può essere di molto aumentata.”
Richiama l’incantesimo ed il dolore lascia il mio corpo. Non oso guardarlo in faccia. Io conosco bene le tre Maledizioni senza Perdono: le ho praticate più volte, con effetti devastanti. Ma mai sono riuscito a ottenere risultati del genere senza pronunciare la formula. Tom Riddle è superiore a molti di noi. Forse a tutti.
17/12/2007
Lancio la cravatta della divisa sulla sedia di fianco al mio letto, mentre ascolto con distrazione il racconto di Catherine riguardo alle sue ultime vicende amorose con Quentin. Si sta mettendo lo smalto, spaparanzata sul suo letto, e io sono costretta a rischiare la morte per sporgermi in avanti dal mio visto che il suo tono non supera quello di un sussurro.
Per le scale, si sentono dei passi pesanti e frettolosi.
«Cate, alza il volume, non riesco a sentirti con tutto questo rumore. » sbuffo appena, tentando di non infastidire Deirdre che ci origlia fingendo di dormire. Cate smette per un istante di parlare, e nello stesso momento bussano forte alla nostra porta. Mi alzo, afferrando la mia vestaglia di seta cinese dal baule aperto ai piedi del letto. Me ne infilo un braccio e apro la porta.
« Ehm..Violet? » Utopia Blackster si nasconde nell'ombra per non farsi notare da sua sorella, che miracolosamente si è svegliata. La guardo storto. « Devi venire con me .. per favore. » Sembra riluttante al chiedermi con cortesia di seguirla. Scivolo fuori dalla porta, sentendo subito l'aria gelida del corridoio che mi ghiaccia i polpacci nudi.
«Dunque? » mi lancia uno sguardo freddo, imitazione malriuscita di quelli di Deirdre, e mi fa cenno di andare con lei verso la Sala Comune. Distinguo a malapena una figura che si delinea contro la luce fioca che proviene dalla Sala.
«Beh, vai da sola. » grugnisce prima di tornare correndo verso la sua stanza. Mi stringo nella vestaglia, tentando di non morire ibernata. Le mie pantofole non servono a niente, contro il freddo scozzese.
« Potevi anche degnarti di venire senza farti chiamare.. » mi rimbrotta Edward, infilando le mani nelle tasche dei jeans. « .. ma direi che la tua tenuta ti giustifica. »
«Tu cosa ci fai qui, per la cronaca? » Gli chiedo perplessa, facendo un passo all'indietro e stringendomi addosso la vestaglia. Mi fissa come se avessi detto la più grande sciocchezza del secolo; sistema l'orlo del suo maglione nero, poi torna a guardarmi, allugandomi un biglietto.
« Questo. » leggo rapidamente il biglietto: contiene un invito da parte mia a raggiungermi nella mia stanza. Sento un brivido corrermi lungo il corpo mentre lui mi continua a guardare come se fossi idiota.
« Ci hai provato, Edward. » proclamo in un concentrato di acidità e antipatia che solo mia madre è in grado di usare. Scrollo le spalle e lo fisso con aria di sufficienza, aspettando la sua reazione; chiunque sia il responsabile di questa bella scenetta la pagherà con la vita, sempre che riesca ad uscirne viva io stessa. Lo saluto agitando appena la punta delle dita, poi mi volto e inizio camminare lentamente verso la mia stanza.
« Ma ... ! » esclama allungando una mano e agguantandomi la spalla. Sono costretta a girarmi di nuovo verso di lui; si piega in avanti e mi bacia sulla guancia, molto più delicato e dolce dei suoi soliti baci violenti e improvvisi. Mi lascia andare e fa qualche passo indietro.
« Non credere di potermi sfuggire!» sibila mentre ci allontaniamo in direzioni opposte.
G I O R N I D O P O.
Mi butto sulle spalle il mantello invernale, fissando con attenzione gli alamari. Il sistema di riscaldamento della scuola non sembra avere ancora deciso di funzionare, quest'anno, e in particolare i sotterranei sono la perfetta imitazione di una grotta artica. Giro a sinistra, imboccando il corridoio che, fino a prova contraria, dovrebbe portarmi dritta all'ufficio di Lumacorno. Punto lo sguardo sull'ombra che si nasconde dentro ad una nicchia del muro, e che sospetto essere Pix, visto il ghigno sommesso che echeggia debolmente contro la volta a crociera. Dò un calcio al galeone lasciato per terra e faccio un salto all'indietro; la moneta esplode, spargendo vernice verde bandiera a destra e a manca.
« Ah-aaaah! » grida Pix uscendo dalla nicchia; sembra piuttosto interdetto quando si trova davanti la sottoscritta che lo fissa con le braccia conserte e la bacchetta stretta in un pugno.
« Pix, sparisci dalla mia vista o chiamerò il Barone. » Lui sparisce immediatamente, dopo avermi fatto una boccaccia disgustosa.
Proseguo lungo il corridoio, saltando la pozza di colore che imbratta il pavimento di pietra e manderà su tutte le furie la Custode.
Busso alla porta di Lumacorno; mi ha mandato uno dei suoi graziosi biglietti scritti in oro per avvisarmi che mi attendeva per un colloquio. Sento la sua voce gridarmi forte che la porta è già aperta; con una lieve spinta la apro, e abbraccio con lo sguardo lo studio del CapoCasa. Dire che è barocco è usare un riduttivo: la ricchezza di mobili e oggetti è tale che devo stare attenta ad ogni tremito per non rischiare di fare cadere qualcosa.
Lumacorno mi osserva dal fondo della stanza, tentando di nascondere il suo palese nervosismo con un sorrisino ebete; la luce della lampada di cristallo appesa sopra alla scrivania rococò si riflette sui bottoni d'oro e sui ricami di seta del panciotto color crema.
« Venga avanti, signorina Traviston. » muovendomi con cautela, raggiungo una poltrona di velluto color granato e mi siedo dopo aver ricevuto un cenno del capo da parte del mio professore. Lo fisso insistentemente, provando a fargli capire che vorrei che si sbrigasse a comunicarmi qualsiasi cosa debba comunicarmi.
« Signorina Traviston, devo metterla a parte di un fatto piuttosto spiacevole. » Mi sento gelare: a partire dalla punta delle dita, fino al cuore. Mi appare nettamente l'immagine di Medea Diamond, non ancora tornata dal san Mungo. In un attimo sono tempestata dall'idea di spie, avversaspecchi, diari segreti, minacce e qualsiasi cosa possa aver segnato la mia condanna. Stringo le dita sui braccioli della poltroncina.
« Si tratta di suo cugino Lochlainn O'Mhaille. » mi sento contemporaneamente più tranquilla e più spaventata. Tutti sanno quanto bene io voglia a Lochlainn, e quanto ansiosa io diventi se non ricevo la sua lettera settimanale. Ha tre anni più di me, e l'anno scorso ho fatto una grande fatica a imparare a gestirmi senza la sua protezione costante.
« Cosa..? » mormoro appena, sprofondando nello schienale e tormentando l'orlo del mio scamiciato grigio ferro.
« E' stato arrestato a Kilkenny per aver aggredito un babbano. » proferisce pacatamente, anche se la goccia di sudore che gli cola sulla fronte mi annuncia che è decisamente agitato. « Ma è anche fuggito, e lei è pregata di comunicarmelo nel caso si facesse vivo. »
Graffio il velluto con le unghie, facendo sobbalzare Lumacorno. Sento gli occhi che bruciano, come se fossi sul punto di scoppiare a piangere. Penso all'ultima lettera di mio cugino, risalente a quattro giorni fa, in cui mi raccontava con grande quantità di dettagli del suo viaggio in Irlanda e di quanti regali stesse accumulando per me.
« Può andare, se vuole. » mi alzo lentamente, le orecchie mi fischiano e faccio fatica a rimanere in piedi. Nonappena riesco a guadagnare l'uscita, inizio a correre forsennatamente verso la Sala Comune, reggendomi con la mano al muro.
G I O R N I D O P O.
Con un taglio netto, accorcio il nastro blu del pacchetto che sto terminando di confezionare. Lancio un'occhiata al regalo che avevo comprato per Lochlainn nell'ultimo weekend a Hogsmeade, e che ho gettato a calci sotto il letto dopo che ho avuto quel piacevole colloquio con Lumacorno.
Mio padre, tanto per rincarare la dose, mi ha mandato una lettera stizzosa in cui mi avvisava di non osare seguire le orme di mio cugino, e in cui insultava con improperi particolarmente elaborati il suo sangue irlandese.
La biblioteca è zeppa di studenti che si affannano per recuperare le loro insufficienze; io non riesco neppure a pensare di aprire un libro, e non lo fa neanche Edward, che invece si è nascosto per fare chissà cosa con Jasper, dando adito a commenti poco gradevoli.
« Vi, è arrivata una lettera per te. » mi dice Catherine, lasciandomi cadere una busta sulle ginocchia. Impallidisco nel riconoscere chiaramente la calligrafia del mittente. E, come se non bastasse, nello stesso momento vedo Edward venire verso di me.
25/11/2007

Ho appena finito di fare sesso con Violet Traviston. Lei è qui, sdraiata vicino a me, nuda. La sua pelle calda sfiora la mia, il suo corpo è morbido. Restiamo pochi secondi a fissare il baldacchino del letto, silenzio più totale. Mi volto verso Violet, la fisso, fino a quando non decide di andarsene. Si alza mentre io continuo a fissarla in tutta la sua natura. Prende i suoi vestiti e se li infila. Non una singola parola esce dalle nostre labbra in questo momento. La vedo andare via, socchiudendo la porta dietro le sue spalle.
Poco dopo un’ uragano entra in camere: Jasper.
“Allora amico?!”
“Jasper?! Mi dai almeno modo di rivestirmi? Sei peggio di un avvoltoio!”
“Eddai Ed! Tanto ti ho già visto tremila volte! Non rompere le palle! Insomma?”
“Insomma, ho fatto sesso con Violet Traviston. Buon sesso.
”
“Finalmenteee! Amico siamo grandi!” esclama Jasp buttandosi sul mio letto con poca grazie. Già, le cose si sono sistemate: io mi sono fatto la Traviston e lui sembra a buon punto con la McKanzie. Sorrido, ma non troppo, alzandomi per andare a rivestirmi. Jasper intanto continua a parlare, senza fermarsi un secondo di nonsochecosa. Non lo sto ascoltando, il mio pensiero rimane fisso sulla Traviston.
Non è stato come con le altre e questo mi spaventa più di ogni altra cosa.
Nonostante sia tardi indosso il cappotto ed esco a fumarmi una sigaretta, ho bisogno di un po’ d’aria. Jasper è in camera con Lucas, abbattuto per l’accaduto del quidditch, adesso i serpeverde non hanno più un cercatore e questi sono guai amari.
Arrivato fuori l’aria gelida scompiglia i miei capelli e mi accarezza la pelle, finalmente quiete. Prendo il pacchetto di sigarette e ne sfilo una, accendo. Inizio a camminare in riva al lago fino a quando il mio occhio non vede due figure lontane che si strattonano. Incuriosito mi dirigo verso le sagome, che ben presto riconoscerò come Utopia Blackster e Billy Toler.
“Lasciami!” sento urlare la ragazza. A quel punto la rabbia mi sale dentro, come una furia mi lancio sul ragazzo, sbattendolo a terra. Utopia, attaccata all’albero mi fissa con gli occhi bagnati dalle lacrime.
“che cazzo pensavi di fare eh?!” dico al ragazzo che cerca di liberarsi dalla mia presa. I pugni continuano a colpirlo fino a quando Utopia non mi ferma
“Edward così l’ammazzi”. Così lascio la presa e mi dirigo dalla ragazza che mi abbraccia forte, singhiozzando. Vedo in lontananza la figura di Toler correre via, veloce come il vento.
“Hey piccola, come stai?!” domando alzando delicatamente il volto angelico verso il mio.
“Adesso bene!” continuo ad abbracciarla. Quello stronzo la pagherà. Non può passarla liscia.
Mai mettersi contro i principi o qualcuno dei loro. Riaccompagno Uto in camera per poi, finalmente, andare nella mia a cercare di dormire, nonostante l’immagini di Violet continuano a tornarmi in mente.
“Edward! Ed! Svegliati!” Jasper sta scotendo il mio corpo in modo violeto, per svegliarmi.
“Lasciami dormire, stanotte non riuscivo ad addormentarmi…” bisbiglio.
“No Edward, devi svegliarti! Deirdre si è messa a duellare con uno!” Cazzo. Mi alzo e indosso i jeans e la camicia. Utopia deve avergli detto dell’altra sera e Deirdre, come sempre, non è stata buona davanti a una cattiva azione contro una delle due sorelline. Arriviamo sul posto del duello, ormai troppo tardi. Deirdre sta parlando con Silente. L’ha messa in punizione, deve passare un’ intera serata da lui a scrivere lettere da mandare al ministero, bella sfiga. Poco dopo ci raggiungono anche le gemelle e Eileen, così decidiamo di andare fuori a parlare un po’. Durante il nostro percorso ci si para davanti una bambinetta del secondo. Ci fissa e poi apre la bocca:
“Ma è vero che voi due state insieme?!”
“Io e Jasper?!” chiedo, indicandoci.
“Si, me l’ha detto uno del terzo anno, ma io non ci credo!” afferma incrociando le braccia. Io e Jasper sorridiamo e, decidiamo di dare un po’ di spettacolo, così per far parlare di noi, ancora più del necessario.
“Ah no? E perché mai?” Afferro la schiena del mio amico, portandolo verso di me. Avvicino il mio volto al suo e ci gettiamo in un
finto bacio appassionato. La ragazza rimane allibita, per poi fare dietrofront e andare a spettegolare con le sue amiche. Io e Jasper ci guardiamo e iniziamo a ridere di gusto, insieme alle ragazze dietro che fanno lo stesso.
“Fate schifo!” annuncia poi Deirdre.
“Perché mai, Jasper è così attraente. Stai tranquilla che se fossi una donna non me lo farei scappare!” Jasper scoppia a ridere tirandomi una pacca sulla spalla.

In tutta la mattinata sono riuscito a schivare Violet Traviston, ma adesso sorge in me un dubbio sul fatto di poterla evitare, dato che era esattamente l’ora di storia della magia. Quel coglione di Ruf ci ha assegnato lo stesso banco e, guai, se osiamo spostarci. Così, cerco di mantenere la calma prima di entrare in quel posto.
Lei è già seduta, la testa china a leggere qualcosa su di una pergamena. Sembra quasi pietrificata talmente tanto è immobile.
“Ciao.” Dico sedendomi accanto a lei.
“Edward.” Evvai, questo si che non è imbarazzo. Merda.
Edward Norwood che cazzo ti sta succedendo? Dove sei finito? Non puoi comportarti come una femminuccia.
Ci sei stato solo a letto cazzo.
“Come va?” riesco poi a dire.
“Tutto bene. Tu?” certo che potrebbe anche aiutarmi a rendere la conversazione almeno decente. Maledizione. Dopo qualche tentativo di conversazione decido di chiudere quella dannata bocca e di, cosa mai successa, seguire Ruf e prendere appunti.
Dio Norwood, guarda come ti sei ridotto.
Finalmente la lezione finisce. Saluto Violet con una scompigliata di capelli che riceve per risposta un’occhiataccia.
Finalmente in sala comune con il caldo del fuoco che raggiunge la pelle indolenzita dal freddo. Jasper parte a mille con delle domande che vorrei sviare, su me e Violet.
“Tu ti stai innamorando!” dice poi spuntando fuori dal nulla. Io lo guardo stupito e cerco di mascherare la paura che un fondo di verità in quella frase ci sia.
“Jasper tu sei impazzito! Ma per chi mi hai preso?” dico gettandogli il cuscino che poco prima avevo dietro la schiena, prendendolo dritto in faccia.
“Questo è un’affronto!” strilla lui dando inizio a una lotta corpo a corpo che dà spettacolo a tutta la sala comune.
A cena un bigliettino inizia a ronzarmi attorno, attirando la mia attenzione, lo apro e lo leggo.
Dieci e mezzo in camera mia, Norwood.
Violet.
Leggo e rileggo il bigliettino sorpreso, fino a quando un colpo di Jasper non mi fa riprendere.
“Allora gli è piaciuto!” allude al biglietto della Trviston. Io intanto la cerco con lo sguardo fino a quando non la vedo che mi manda un’occhiata e che va via insieme alla sua amica. Chissà cosa significa questo biglietto. Che voglia veramente soltanto fare altro sesso? Oppure vuole parlare con me per dirmi qualcosa?
Bhà. Le donne.
20/10/2007
Io amo la biblioteca.
Di tutta la scuola, è forse il posto che preferisco di più in assoluto. Specie da quando ho scoperto quanto sia facile avere accesso alla Sezione Proibita. Vai dal professore del quale sei una delle indiscusse pupille, gli spieghi che vuoi approfondire un incantesimo particolarmente difficile da lui nominato qualche lezione prima contando sul fatto che il suddetto professore non ricorda nemmeno se per colazione ha bevuto thé o caffé, e lui sarà ben felice di regalarti un enorme sorriso e un pezzo di pergamena con la sua svolazzante firma sotto il permesso di accesso valido a tempo indeterminato. Beh, non proprio indeterminato, ma un mese è sicuramente un lasso di tempo enorme per trovare quello che sto cercando da una vita: sui manuali che la scuola ci fa comprare, non c'è nessun capitolo sotto la voce "Come diventare animagus".
Oh, lo so, è un'idea che non dovrebbe nemmeno venirmi in mente. Ma sono fatta così.
Il proibito mi affascina.
"Allora?" la bibliotecaria mi guarda con astio, interrompendo i miei pensieri. "Trovato qualcosa?"
Cielo, quella donna ha bisogno di darsi una calmata, non sto cercando un modo per far fuoco a questo piccolo paradiso scolastico!
"No, ma vorrei dare un'occhiata alla sezione proibita" le sorrido, sperando di addolcirla almeno un po'. Le porgo il permesso, dopo esser stata squadrato da capo a piedi un paio di volte.
"Un mese di libero accesso, ah?" commenta acida, guardandomi male. Ma che è, ho l'aria della bambolina svampita? Solo perché sono bionda non vuol dire che sono automaticamente stupida. Scrollo le spalle, riprendendomi il mio permesso.
"Posso andare?"
"Mh" mugola altezzosa, aprendomi il cancelletto incantato che separa la sezione proibita dal resto della biblioteca.
"Grazie, molto gentile" abbozzo un altro sorriso, scivolando in una sala più piccola e scura, se possibile ancora più piena di libri. Il cancelletto si chiude alle mie spalle, con un morbido tonfo, lasciando che il silenzio mi avvolga nel suo vellutato abbraccio. Ci sono un paio di tavoli, al centro della stanza, illuminanti da un unico candelabro d'argento. Rabbrividisco. Se volevano che questo posto fosse spettrale, ci sono riusciti alla perfezione.
Lascio cadere la borsa su una sedia vuota, facendomi coraggio e afferrando la bacchetta.
"Lumus" sussurro, avvicinandomi ad una prima fila di libri. Il debole fascio di luce scivola sulle copertine, illuminandole quel tanto che basta per farmi capire che sto guardando nel posto sbagliato. Non voglio avvelenare nessuno, voglio solo capire come ci si autotrasfigura. Mi sposto più a destra: ancora veleni. Si può sapere cosa ci fanno così tanti libri sui veleni in questa biblioteca?!
Sbuffo, sollevando una nuvola di polvere che mi fa tossire, costringendomi ad arretrare. Non esiste che torno fuori e chiedo a quella povera pazza di una bibliotecaria dove si trovano i libri sugli incantesimi, devo riuscire a cavarmela da sola. Punto con decisione la bacchetta dall'altra parte della stanza, sperando in una sorte migliore. Poi, finalmente, un titolo attira la mia attenzione: Incantatae improbatae lectionis. E' abbastanza improbabile per nascondere al suo interno quello che sto cercando. Richiamo una sedia con un colpo secco della bacchetta, mi ci arrampico sopra e tiro fuori il tomo, una cosa talmente pesante da farmi vacillare: mi scappa uno strillo e, per non cadere, lascio la presa sul libro, che atterra sul pavimento con un tonfo secco. Il rumore riecheggia nella stanza, facendomi rabbrividire per la seconda volta.
Scendo cautamente dalla sedia e faccio lietivare il libro fino al tavolo. Un altro tocco di bacchetta e le fiamme delle candele guizzano più vivacemente, colorate di un caldo arancione. Mi armo di piuma, inchiosto, blocco e sono pronta ad iniziare, quando una voce mi blocca.
"Sei piena di sorprese, Corvonero"
Ci metto sette secondi netti a realizzare.
E' nascosto nella penombra, dietro una pila di libri particolarmente alta e pericolosamente inclinata.
Tom Riddle.
Continuo a trascivere piccole note dal libro al blocco, cercando di ignorare completamente la presenza del Serpeverde seduto davanti a me. Come se fosse facile. Lo vedo, che non fa altro che fissarmi. Se ne sta lì, con un librone dall'aspetto pericoloso sotto il naso, ogni tanto sfoglia pure le pagine, ma non mi stacca gli occhi di dosso. Se non la smette, mi prendo e me ne vado.
"Oh no, non te ne andare Corvonero"
Sollevo il capo di scatto, lasciando cadere la piuma. Una macchia d'inchiostro s'allarga lenta sulla pergamena, senza che questa possa assorbirla.
"Come prego?"
"Ho detto che non occorre che te ne vai, Corvonero" ripete lui, lentamente. C'è qualcosa, nel suo modo di fare, che mi ricorda terribilmente un serpente.
"Si, sono in molti a pensarlo" ghigna, guardandomi dritta negli occhi. A pensare cosa? Che diavolo sta dicendo? E' come se potesse leggermi nel pensiero.
"Perspicace, Corvonero..."
Protego. E' la reazione più instintiva che potessi avere nel realizzare di avere un intruso a piede libero tra i miei pensieri. Stringo forte la bacchetta tra le dita, evocando l'incantesimo dentro di me per scacciarlo dalla mia mente.
Sei brava, sussurra infido nella mia mente, combattendo il muro che ho eretto in fretta e furia davanti ai miei pensieri. Sostengo il suo sguardo, lasciando la magia libera di fluire e concentrarsi nella mia mente, fino ad estrometterlo completamente.
Si ritrare impercettibilmente, con un'espressione tale da farmi temere che mi schianterà seduta stante. Sollevo la bacchetta, con aria di sfida. Se proprio vuole schiantarmi, dovrà faticare parecchio per riuscirci. Il suo sguardo mi brucia addosso per un po', prima che un sorriso lo illumini di un bagliore sinistro.
"Tu sei simile a me" scandisce lentamente, sporgendosi sul tavolo. Sono io a ritrarmi, questa volta, serrando le labbra in una smorfia. "Tu sei avida di sapere, Corvonero. Sei avida di potere, per questo non te ne sei andata. E' il tuo sangue. Così puro, così pregno di magia. Lo senti cantare, lo senti farsi strada nelle tue vene gridando affamato di conoscenza, lo senti porti una domanda che ancora non ti è chiara" s'interrompe, umettandosi le labbra con la lingua.
"...io-io non sono simile a te" ribatto, recuperando le mie cose alla meno peggio. Non ho nessuna intenzione di stare a sentire per un minuto di più questo individuo.
"Tu credi?" mi chiede, con un'aria tranquilla al punto di irritarmi. Ma cosa ne sa lui di me? Cosa vuole da me? "No, Corvonero. E' una questione di razza. C'è chi è migliore e chi è fango. Tu non sei fango, sei l'ultima discendente di una dinastia che si spinge indietro nel tempo, nel mondo nella magia. Vanti un potere antico, che pochi possono dire di possedere" si alza, camminando attorno al tavolo e fermandosi dietro di me. Mi posa le mani sulle spalle, avvicinando il volto al mio orecchio sinistro. Quando riprende a parlare, la sua voce è poco più d'un sussurro mellifluo "Presto, quando la domanda sarà chiara e i tempi maturi, verrò da te a cercare una risposta. Ma sappi, Jillian McKanzie, che non tollero rifiuti.."
Chiudo gli occhi, sentendo la presa sulle mie spalle ammorbidirsi e il suo respiro farsi più fioco. Un alito di vento, le fiamme delle candele crepitano debolmente. Quando riapro gli occhi, nella Sezione Proibita non c'è altro rumore che l'eco del mio respiro affannoso.
"E non ha detto proprio nient'altro?"
Sbuffo, roteando gli occhi per l'ennesima volta.
"No, Isabel, non ha detto niente altro. E' scomparso. E' come se si fosse smaterializzato!"
"Questo non è possibile!" squittisce la ragazza accoccolata ai piedi del mio letto "Lo sai che non è possibile farlo nei confini del castello!"
"Ho detto come, Isy, COME" esclamò sollevando gli occhi dal compito di trasfigurazione che devo consegnare domani e che sto ricopiando ormai da un'ora buona, grazie alle continue interruzioni di Isabel.
"Mille lucciole, stai tranquilla Jill!" ridacchia lei "Non occorre agitarsi per così poco, suvvia!"
"Ma se ti ho appena detto che mi ha praticamente minacciata il Caposcuola più inquietante della storia di Hogwarts!"
"Si, questo l'ho capito. Piuttosto non ho capito cosa diavolo cercavi nella Sezione Proibita della Biblioteca"
Occhei. Questo è un colpo basso, Isy, non posso dirlo nemmeno a te. Non posso dirlo a nessuno o finirei in guai troppo grossi, che non posso nemmeno immaginare.
"Una pozione miracolosa per diventare un genio dell'Aritmanzia" mento spudoratamente, mostrandole la lingua. Lei scoppia a ridere, lanciandomi addosso il cuscino che prima abbracciare. Chipie miagola infastidita quando ricambio il favore, ridendo a mia volta. Mi lascio cadere sul materasso, sospirando.
"Vorrei tanto sapere perché non molli, se vai così male" commenta Isabel, distendendosi accanto a me. Fisso il baldacchino sopra di noi per qualche attimo, prima di risponderle.
"E' una questione di principio, Isy. E poi, a questo punto non ha senso lasciare.." inspirò a fondo, sentendo le zampine vellutate di Chipie posarsi sulla mia pancia leggere. Il suo musetto nero fa capolino dopo qualche attimo, curioso: allungo una mano, accarezzandole il capino.
"Perché non chiedi aiuto a Audrey?" propone dopo qualche attimo la mia amica, rigirandosi su un fianco.
"Perché non la conosco così bene da chiederglielo come un favore e non ho abbastanza soldi per chiederle di darmi ripetizioni, ecco perché"
"Ti fai sempre troppi problemi, Jill" osserva Isabel, aggrottando la fronte. Lo so. Lo so perfettamente. Ma sono fatta così, poco da fare. Solo quando ho la bacchetta in mano sono sicura di quello che faccio, di quello che sono. Sono gli unici momenti in cui mi sento bene con me stessa e con il mondo che mi circonda. Forse Riddle ha ragione, forse sono davvero simile a lui. Chissà perché non sono finita a Serpeverde, allora.
"In ogni caso, indovina chi è venuto oggi a cercarti mentre te ne stavi rinchiusa in biblioteca, a pranzo?" mi stuzzica con un sorrisetto malizioso.
"Chi?" le domando, sinceramente sorpresa. Nessuno viene mai a cercarmi a pranzo. Nemmeno a colazione e neanche a cena, per dirla tutta. Sono forse la studentessa più anonima di tutta la scuola. Isabel sgrana i suoi enormi occhi azzurri, oggi quasi violetti.
"Non ci crederai mai, pensa che sul momento pensavo scherzasse!"
"Isyyy!"
"Occhei, occhei scherzavo!" ride lei, di fronte alla mia faccia supplicante. Mi guarda, divertita, prima di pronunciare l'ultimo nome che mi sarei mai aspettata di sentire.
"Jasper Lewis?!" ripeto infatti, sollevandomi a sedere di scatto con enorme disappunto di Chipie.
"In persona" annuisce lei "Si può sapere perché ti stava cercando?"
"Cosa vuoi che ne sappia io, eri tu lì!" protesto.
"Si, vabbeh.. ma perché dovrebbe cercare proprio te?" insiste lei.
Mh. Questa è una buona domanda.
"Non lo so" ammetto scrollando le spalle. Perché Jasper Lewis dovrebbe cercarmi? Dall'inizio dell'anno scolastico ci siamo parlati due volte. Letteralmente. Una nel parco, dopo la mia fuga da lezione, e una ad Incantesimi, ma penso solo perché siamo finiti in coppia assieme.
"Stai diventando piuttosto popolare tra le serpi" osserva cinicamente Isabel "Guarda che poi non posso più frequentarti se entri nel Biscia Club, eh!"
"Non penso proprio che succederà!" rido io "Sono troppo comune per entrare nella loro piccola elitè"
"Si, questo è vero! Siamo tutti troppo comuni per far breccia nella loro piccola cerchia di snob ammuffiti!" sghignazza la mia amica. Ridacchiamo indecorosamente per un po', immaginando i Principi di Serpeverde che giovano a carte nei loro sotterranei, sorseggando vino invecchiato, con vistose macchie di muffa verdastra sul viso e sui vestiti. Poi, d'un tratto, sgancia la bomba.
"Ti piace però, vero?"
"Eh?" Mi giro a guardarla, con una mezza risata ferma in gola.
"Lewis. Ti piace, vero?"
Avvampo, distogliendo immediatamente lo sguardo.
"NO!"
"Bugiarda.. sei arrossita!"
"Ma se non lo conosco nemmeno?!" protesto, cercando di schiodarle quell'idea di testa prima che sia troppo tardi.
"Mica devi conoscerlo per andarci!" obbietta lei, inarcando le sopracciglia.
"Ma ti pare che io vado a dare il mio primo bacio a un Serpeverde viziato?" le chiedo chiudendo gli occhi. E mentre la mia voce continua ad elencare numerosissimi motivi per cui non dovrebbe piacermi Jasper, la mia mente continua a ripropormi l'immagine di me e Lewis assieme, al tramonto, in riva al lago.
"Però è bello." osserva alla fine Isabel, sospirando.
"Taci, tu che hai il ragazzo!" la rimprovero ridendo.
"Resta il fatto che è bello" ripete ostinata.
"Si, è bello" ammetto.
Sospiriamo in coro. E già che c'è, Chipie miagola in controtempo.
Su un'altra cosa ha ragione, però. Troppi Serpeverde mi ronzano attorno, al momento. Che sia davvero solo una casualità?