mercoledì, 30 aprile 2008
commenti (6) • tag: lettere, amicizie, conoscenze, riddle, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti, fidelius

Cara nonna,
scusa se non ti ho risposto prima, ma ho avuto mille cose da fare. Come stai?
La mamma mi ha scritto che hai avuto un piccolo incidente, qualche giorno fa: quand'è che la smetterai di arrampicarti sui mobili per levare le tende e lavarle a mano, quando sai perfettamente che ci sono gli elfi per farlo al posto tuo? E' una fortuna che la mamma fosse a casa e ti abbia sentita lamentarti. Ma dico io! Hai una certa età, non spettano a te certi lavori!
Ma a parte questo, qui a scuola va tutto bene. Credo. Ti ricordi di quel Serpeverde di cui ti ho parlato qualche tempo fa, Riddle? Non saprei dire con esattezza cosa sta combinando, ma il punto è proprio che sta combinando qualcosa. Maghi e Streghe della sua casa gli ronzano attorno a tutte le ore del giorno, ogni giorno qualcuno finisce misteriosamente in infermeria. E guarda caso, gli infortunati sono tutti Mezzosangue. La cosa che più mi sconvolge, però, è che nessun professore sembra ritenere tutte queste coincidenze troppo numerose per essere veramente casuali. L'atmosfera non è delle più rilassate, ecco, specie se lui è nei paraggi.
Forse sono io che ho troppa fantasia e vedo cose campate per aria, ma ho un brutto presentimento.
Spero con tutto il cuore si riveli infondato.
Un bacione, nonna
Spero di vederti presto, possibilmente non tutta ammaccata come la vecchia Scopa di papà.
Ti voglio bene,
Jill.

Ps: Carlisle ti manda i suoi saluti e ti fa sapere che no, non ha nessuna intenzione di indossare una "terrificante cravatta marrone a pois rossi" come quella che hai visto addosso al nipote dei McRidden, il giorno del nostro matrimonio. Chiede, però, di essere informato con un po' di preavviso circa la data della cerimonia, onde evitare di arrivare davanti all'altare con l'aspetto di un barbone cencioso, dal momento che non ne sapeva nulla.

***

Guardo la civetta levarsi in volo con grazia, nel cielo arancione.
Il tramonto brucia in lontananza, colorando il castello e il lago con le sue calde tinte, mentre io cerco di destreggiarmi tra volatili più o meno amichevoli per uscire dalla Guferia. Gli Allocchi sono decisamente poco affettuosi, a quest'ora, non è raro rischiare una beccata improvvisa. E le loro adorabili zampine non fanne chissà che bene ai capelli di una ragazza.
«AHHHH!»
Lo strillo mi fa fare un salto e non faccio in tempo a svoltare l'angolo che si ripete, con maggiore intensità di prima, seguito a ruota da una serie di epiteti irripetibili. Un'altra curva (e ho sempre più il presentimento che non vedrò mai più la luce del sole) e mi ritrovo davanti alla scena più assurda che abbia mai visto in sei anni qui dentro: una studentessa si agita convulsamente, roteando le braccia all'impazzata sopra la testa, per scacciare due allocchi che tentano, ripetutamente, di beccarla sul capo.
«Via, via, via!» continua ad urlare lei «Lasciatemi in paceeeh...!»
Trattengo l'impulso di ridere, sfilando la bacchetta dalla tasca della gonna e spruzzando una leggera cascata di scintille verso i due volatili, che si allontanano in un agitato frullar di piume. Quando abbasso lo sguardo, la studentessa è accovacciata a terrae continua a lanciare improperi a raffica, incapace di fermarsi. Riconosco, tra i capelli castani,una sciarpa di Grifondoro.
«Ehi..» la chiamo, rimettendo a posto la bacchetta «Se ne sono andati»
Alza il capo di scatto, puntandomi addosso due enormi occhioni castani, lucidi; un lacrimone le rotola sulla guancia, mentre si solleva nuovamente in piedi.
«Li hai.. li hai cacciati tu?» mi chiede, con un filo di voce.
«Beh, si..» annuisce, vagamente imbarazzata «Ma non ho fatto niente di tale»
«Scherzi? Erano due bestiacce possedute, altroché!» esclama, smettendo di rassettarsi la gonna per lanciarmi un'occhiata sconvolta «Se non fossi arrivata tu probabilmente adesso non adrei a cena ma in infermeria.»
Arrossisco, abbozzando un sorriso.
«Sei stata incredibile, non sapevo veramente cosa fare, ero proprio nel pallone!» inizia a parlare a macchinetta, gesticolando di tanto in tanto, e io mi sento indietreggiare.
«Ah ah ah ah» ridacchio nervosamente, turturando una ciocca di capelli.
«Ma qualcosa mi fa pensare che ti sto mettendo terribilmente a disagio.» commenta dopo qualche attimo, dispiaciuta «Scusami, non era mia intenzione, ma non sapevo veramente cosa fare e tu sei stata così provvidenziale che..»
«Non importa» mi affretto a rassicurarla, cercando di risultare il più convincente possibile «E' che non.. non sono brava con le persone quanto gli incantesimi» sintetizzo il più possibile, cercando di non ferirla più di quanto non abbia già fatto con la mia totale incapacità di relazionarmi con qualcuno che non conosco. Mi studia in silenzio, per qualche attimo, mordicchiandosi le labbra. Poi, sul volto rotondo, si allarga un sorriso.
«Oh, per me è lo stesso con le canzoni» commenta, annuendo comprensiva.
«Eh?»
«Nulla, nulla» si affretta a dire, prima di porgermi la mano destra «Sono Annabel, comunque.»

*** 

Sono ancora assieme ad Annabel, quando faccio ritorno al Castello: dopo un evitato ritorno di fiamma da parte dei due allocchi, siamo riuscite ad uscire dalla Guferia più o meno incolumi. La Grifona saltella allegramente al mio fianco, mentre varchiamo il grande portone dell'Ingresso e ci avviamo verso il corridoio che porta alla Sala Grande: non ha smesso di parlare un attimo.
«E così alla fine sono riuscita a consegnare il compito in tempo, un vero miracolo» conclude con una mezza risata, precedendomi in modo da potersi voltare a guardarmi. Sorrido a mia volta.
«Succede a me lo stesso per Aritmanzia» commento «Da quando poi è arrivata la Lewis, i compiti sono un vero incubo» roteo appena gli occhi. Per quel che ho sentito dire, la Lewis è sopportata poco e male da chiunque non sia un Serpeverde, non è prerogativa dei Corvonero detestarla cordialmente.
«Oh, quella lì» il viso di Annabel si deforma in un smorfia di palese disapprovazione.
«Proprio lei» le faccio eco, cupa «Già scegliere la materia è stato un clamoroso errore, ancora mi ritrovo ad avere come insegnante la sorella di Jasper..» mi scappa un gemito, che non sfugge alla moretta.
«Conosci Jasper?» domanda, allusiva.
«Ehm» arrossisco appena, colta di sorpresa «Una lunga storia, ecco..»
Annuisce, con l'aria di chi la sa lunga, ma ha la gentilezza di cambiare argomento. O meglio, da un'aula sbuca fuori una ragazza che attira la sua attenzione, obbligandola ad abbondonare la questione.
«Daisy!» esclama, correndole incontro. Minuta, dai capelli neri legati in una coda disordinata e gli occhi luminosi, la diretta interessata apre la bocca in un largo sorriso alla vista di Annabel, che prosegue imperterrita «Capiti proprio a fagiolo!»
«Ciao Ann» inclina il capo di lato, senza capire «Cosa c'è?»
«Stavo giusto parlando con Jill..»
«Jill?» inarca le sopracciglia, notando solo ora la mia presenza.
«Ciao, io sono Jillian» mi presento compita, in automatico, con lo stesso tono che uso quando la nonna mi porta a conoscere gli svariati nipoti delle sue amiche. Manca solo la riverenza e sono a posto.
«Daisy» replica lei, svogliatamente. Stringo le labbra in una linea sottile. Scusa tanto, tesoro, se ti annoia fare la mia conoscenza.
«Si si si, i convenevoli a dopo» prosegue Annabel «Stavo dicendo che parlavo con lei della Regina delle Nevi e mi è venuta in mente quella cosa che hai fatto l'altro giorno, in Sala Comune, e Jillian, devi assolutamente vedere, è una cosa geniale!»
«Cosa?» domando, smettendo di fissare quella che è, per forza di cose, un'altra Grifondoro.
Daisy si illumina improvvisamente.
«Che domande, certo che si!» esclama allegramente, mettendosi a frugare nella borsa, da cui estrare un plico di pergamene tanto spesso da far concorrenza agli appunti che Georgiana si porta dietro a tutte le ore del giorno.
«Di che si tratta?»
Sta a vedere che i Grifondoro combinano qualcosa di buono oltre agli allenamenti di Quidditch a tutte le ore del giorno e hanno inventato una pozione che renda, dopo un sorso, dei geni indiscussi dell'Aritmanzia!
«Vedrai» gli occhi di Annabel brillano, mentre la sua amica sfoglia freneticamente i fogli, prima di porgermene uno con un gran sorriso.
«Sono certa che apprezzerai»
Se è la lista degli ingredienti, puoi starne certa.
Ma non è niente di ciò che penso: è un disegno. Una caricatura, a dire il vero, della Lewis. Una testa enorme, quasi completamente nascosta da una gigantesca corona, in bilico sopra un minuscolo corpicino avvolto in un esageratamente lungo mantello di ermellino. Alle sue spalle, una distesa di quelli che sembrano studenti imprigionati dentro blocchi di ghiaccio.
Scoppio a ridere.
«E' geniale!» esclamo «L'hai fatta davvero tu?»
«Con le mie manine» gongola Daisy, orgogliosa.
«E' meraviglioso, Audrey deve vederlo assolutamente, impazzirà. Ti spiace se lo tengo? Poi domani te lo torno, giuro, ma devono mostrarlo a un paio di persone, assolutamente!»
«Ma certo, non c'è problema! Guarda, puoi tenerlo tranquillamente, ne ho a bizzeffe» mi assicura, decisamente più amichevole che non un minuto fa.
«Grazie, troppo gentile»
«Ahhh, come mi piace fare buone azioni e rendere la gente felice» sospira Annabel, teatrale.
«Ssi, Ann, come vuoi» accondiscendenti, Daidy le accarezza la testa. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere di nuovo.
«Ohhh! Non c'è niente da ridere!» protesta lei.
«No, infatti, c'è da piangere» le rimbecca l'altra. Annabel fa per ribattere, ma si blocca all'improvviso, fissando il corridoio: non ci vuole un genio a capire che ha visto qualcosa -o qualcuno- che non le va particolarmente a genio. Seguo la traiettoria del suo sguardo, incorniciando la figura alta e imperiosa di Tome Riddle, che assieme a uno dei suoi lacché di sempre, Dolohov, esce in un piccolo chiostro su cui si apre il corridoio.
Le due Grifone, se potessero, soffierebbero come gatti.
«Serpe» commenta Daisy, a denti stretti.
«Lurida serpe» la corregge Annabel.
«Non credo sia abbastanza» mormoro cupa, il braccio con il disegno abbandonato lungo il fianco. Annuiscono. Ecco cosa intendevo, quando ho scritto alla nonna che l'atmosfera non è delle più rilassate: è bastato intravederlo ed ecco che due ragazze sorridenti si sono incupite di colpo. Nel male, però, si può sempre trovare un po' di bene: chissà che abbia davanti due futuri membri del club.
«Via quei bronci» dico, spezzando il silenzio nervoso «Non lasciategli fare il suo gioco» sorrido, con aria vagamente materna.
«Si, hai ragione» concorda Daisy «Parliamo d'altro»
«Ecco si, io ho fame» continua Annabel, con un sorriso «Voi no?»

***

 

Audrey però non ride, quando le mostro la caricatura della Lewis.
Stira le labbra in un sorriso tremulo, nulla a che vedere con quelli che elargisce anche nelle situazioni più impossibile (come ad esempio quando faccio errori stupidissimi che lei poi corregge negli esercizi di Aritmanzia).
«Che succede?» le chiedo, subito in allarme.
Mi guarda, in silenzio, il volto teso e le dita strette con forza attorno alla tazza di latte calde: è notte fonda, ormai, la Torre è avvolta nel silenzio e gli unici rumori che la riempiono sono lo schioppettare della legna nel camino e le nostre voci. La mia voce, dal momento che lei si esprime a monosillabi nella migliore delle ipotesi. E' così da quando sono scesa, dopo essermi svegliata e aver visto il suo letto ancora vuoto.
«Non eri a cena e sei stata introvabile per tutta la sera» riprendo, cercando di mettere un freno all'agitazione. Magari non è successo niente di grave, magari è solo la mia fantasia che galoppa troppo.. «E' successo qualcosa con Peter?» domando, cercando di essere il più delicata possibile. Magari è solo un ennessimo brutto presentimento del tutto infondato, magari...
«No, no» mi risponde alla fine, guardando il fumo che si leva dalla tazza «Nulla di tutto questo.»
Qualcosa, nel suo tono, non mi fa sospirare di sollievo: è cupa in volto, nasconde qualcosa che la sua solita maschera di tranquillità non riesce a contenere.
«Audrey, così mi fai spaventare..» sussurro «Cosa c'è che non va?»
Inspira a fondo, reclinando il capo all'indietro e, quando torna a posare gli occhi su di me, sono intrisi di una preoccupazione che non ho mai visto nello sguardo di nessuno, in netto contrasto con la calma sovramana che le ha congelato l'espressione in una bellezza quasi disarmante.
«Lenore ha attaccato Georgie» scandisce lentamente «Il Club è stato scoperto. Non siamo più al sicuro.»












sabato, 26 aprile 2008
commenti (10) • tag: lettere, famiglia, amicizie, grifondoro

  "Santo Godric! Ma che cosa hanno al posto della testa?"
Siedo con le gambe incrociate su una poltrona e parlo gesticolando, riversando addosso alla povera Annabel tutta la mia incontinenza verbale.
Ai nostri piedi sono abbandonati un tomo di trasfigurazione del quinto anno ed uno di incantesimi del sesto, un foglio di pergamena, alcuni appunti, una lettera scritta con una grafia minuta.
Una macchia nera si è allargata sul tappeto, proprio accanto ad una boccetta di inchiostro del medesimo colore.
Due ragazzi che stanno studiando attorno ad un tavolo ci guardano infastiditi e noto con la coda dell'occhio che uno di questi bisbiglia qualcosa all'orecchio dell'altro, che fa un cenno d'assenzo.
Non passa molto tempo prima che i due si alzino e si allontanino dalla sala comune.
"Ti giuro, Annabel, la prossima volta che uno di quelli si azzarda a rispondermi in quel modo lo schianto! Non me ne frega di chi è, potrebbe essere pure Riddle..."
La mia amica mi guarda sorridendo e si porta una mano sul cuore "Ti ricorderò sempre come una persona molto coraggiosa, Daisy. Mi mancherai, davvero." conclude in modo solenne e commosso.
Con una smorfia infastidita agito una mano, come se scacciassi un insetto.
"Dai, non scherzare!" le dico contrariata "Sai cosa penso? Si atteggiano come se fossero i padroni del mondo magico, con tutti quegli insulti e minacce. Sì, qualche volta avranno anche lanciato qualche incantesimo, ma secondo me non saprebbero tradurre in fatti quello che vanno dicendo!"
"Hai ragione. A proposito..." Annabel si prende il mento fra l'indice ed il pollice, con fare pensoso "Preferisci i gigli o i crisantemi?"
"Annabel! Non sono ancora morta!"
Lei scoppia a ridere, ma io rimanco seria, guardandola accigliata.
"Sai cosa potresti fare, Daisy? Scriverti sulla divisa "Proud to be Halfblood" e andare in giro per Hogwarts."
"Wow! Sarebbe una trovata geniale! Facciamolo davvero!"
Lei continua a ridere, ma per poco, lentamente le si insinua il dubbio che io possa essere seria e gli angoli delle sue labbra iniziano a scendere.
"Anzi, ho un'idea migliore: perchè non lo scriviamo negli spogliatoi? Oppure nei sotterranei, vicino ai dormitori dei serpeverde! Dai: tu fai il palo e io eseguo!"
"Daisy...la mia era una battuta" mormora con un fil di voce.
Schiocco la lingua sul palato.
"Certo che era una battuta! Anche la mia!"
Sospira di sollievo "Scema! mi hai fatto prendere un colpo!"

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Caro Doug,
ti ringrazio della lettera, l'ho ricevuta con molto piacere.
Certo, non si può dire che ti sia spremuto eccessivamente: mi rendo conto che definire quel telegramma striminzito una "lettera" sia fin troppo gentile.
E non stare ad arrabbiarti per la mia presunta insolenza: ti ha mai detto nessuno che quando sei offeso ti si arrossano le orecchie e la tua bocca si contorce in un modo molto ridicolo?
Naturalmente i GUFO sono il mio primo pensiero al mattino e l'ultimo quando vado a dormire, ma sono così avanti con il programma che non necessito di eccessive preoccupazioni.
Hai colto l'ironia?
Sul serio, per quale motivo dovrei occuparmi dei GUFO, ora?
Mancano ancora due mesi!
Da casa non ho nessuna notizia che valga la pena di spendere dell'utilissimo inchiostro, mi spiace.
Tu invece? Hai qualche gossip o notizia degna di nota?
Sei poi andato a trovare quell'amico del nonno? Rudolph, mi sembra si chiamasse.
Parla sempre e solo dei bombardamenti di Londra del '40, oppure si è rivelato una persona più interessante?
Attenderò una tua risposta,
tua devotissima
Daisy



Rileggo la lettera indirizzata al mio fratello maggiore, la ripiego e la inserisco nella busta: domani la spedirò, ormai è troppo tardi per fare un salto fino alla guferia (senza contare che non ne ho la minima voglia).
Per quanto Doug sia stato un insopportabile secchione, cosa che mi porterebbe a non ascoltare a prescindere nessuno dei suoi suggerimenti, mi duole ammettere che ha ragione: i miei esami sono mostruosamente vicini.
Ci ho pensato durante l'ora di pozioni e mi sono fatta prendere un po' dall'ansia, così per rilassarmi, mentre aspettavo che anche gli altri finissero il compito, mi sono messa a disengare su un pezzo di pergamena.
Era una lumaca gigante, di quelle schifosissime senza il guscio, che affogava in una pozione.
Ci ho aggiunto gli occhi e la bocca: era identica al mio professore!
Senza farmi vedere l'ho passato a Rah con scritto Lumaca-corno e siamo scoppiate a ridere entrambe (ma senza che il professore se ne accorgesse!).
Se invece di pensare a queste cazzate mi dedicassi di più allo studio forse non avrei troppe preoccupazioni per i GUFO, ma so bene che è praticamente impossibile impormi studiare una materia che non mi piace.












giovedì, 24 aprile 2008
commenti (8) • tag: lettere, famiglia, amori, malinconia, dolore, dubbi, grifondoro, corvonero

<<GIULIETTA: O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all'amor mio, ed io non sarò più una Capuleti.
ROMEO (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto?
GIULIETTA: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche senza essere un Montecchi. Che significa "Montecchi"? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe qella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome. Romeo, rinunzia al tuo nome, e per esso, che non è parte di te, prenditi tutta me stessa.
ROMEO: Io ti piglio in parola: chiamami soltanto amore, ed io sarò ribattezzato; da ora innanzi non sarò più Romeo.
GIULIETTA: Chi sei tu che, così protetto dalla notte, inciampi in questo modo nel mio segreto?
ROMEO: Con un nome io non so come dirti chi sono. Il mio nome, cara santa, è odioso a me stesso, poiché è nemico a te: se io lo avessi qui scritto, lo straccerei. >>

***

Sospiro.
Ho letto tutto d'un fiato questo brano a Julia,lasciandolo scivolare morbido fra le piaghe della sua mente vigile, sperando che davvero lei potesse sentirlo con tutto il cuore che ci ho messo io.
Comincio ad essere stufo di tutto questo detto non detto, delle leggende metropolitane, delle cose che non capisco per il semplice fatto che la gente non voglia farmele capire.
Che la Versten abbia qualcosa contro i Serpeverde l'ho ben capito e non mi stupisce. Ma non immaginavo che una mia parentela potesse allontanarla così tanto da me.
La cosa mi devasta, quando forse non dovrei prenderla in questo modo. Cosa Julia mi abbia realmente fatto non so dirlo.
Una cosa la so per certa. Quella ragazza mi ha completamente, irreversibilmente catturato nella sua rete.
Punto importante, accettare quell'invito.
Quello scarabocchio a matita che vorrei leggesse con lo spirito giusto, con tutta quell'angoscia mista a rabbia, mista anche a qualcosa di dolce di cui non conosco esattamente i contorni per poterli saggiare, che ci ho messo io.
Ho bisogno di vederla. Ho bisogno di parlarle. E, la cosa che mi spaventa più di ogni altra cosa forse, è il fatto che il bisogno più grande, quello senza nome che urla continuamente martoriandomi il cervello è che deve credermi. Quando mi sorge questo dubbio....mi manca l'aria.
Un brano che tiene in sè molti pensieri riconducibili al mio. Molti. Forse troppi. Ho davvero bisogno, ripeto, che lei lo capisca. E questa ostinazione che sento, a volte, è snervante. Solo perchè non comprendo ancora, fino in fondo, che cosa significhi. Che cosa comporti. O forse solo, perchè mi trovo in un limbo. Un limbo dove risposte non ce ne sono. Un limbo freddo come le terre dei ghiacci.
Il suo. Il mio.


“Se mi credi, se mi hai capito, voglio vederti. Domani alle 10 p.m., nell’aula di Musica.

Aedan”


Il  biglietto usato come segnalibro per il brano che le ho chiesto di leggere, o meglio, di ascoltare. Una cosa un pò sciocca, forse. Bambinesca, magari.Ma è stata la trovata più geniale che il mio cervello, già abbastanza martoriato, potesse trovare, indi per cui, ritengo in primis di doverla apprezzare nonostante la banalità estrema.Ore 22. Ore 22. Che vuoi che sia. Devo aspettare SOLO fino alle dieci di stasera. Ma dico io. Potevo pensarci un attimo e darle un appuntamento per un orario più decente. Perchè diamine mi son convinto a darle l'appuntamento così tardi..ci penso.
Ah già. Il via vai di gente che, almeno spero, dovrebbe essere notevolmente dimezzato per quell'ora consentendomi la possibilità, della quale necessito, di parlare con lei. Parlare finalmente senza mezzi termini. Senza mezze parole. A me non importa scavare nella sua esistenza. Mi rendo conto lentamente che a me importa di lei. Sempre, solo, completamente, di lei.


Raggiungo l'aula di musica con leggero anticipo. Forse pensando che, nell'effettivo, una buona compagnia dettata dalle note di un pianoforte potrebbe essere la cosa migliore. Problema, grosso. Nei momenti di frenesia/nervosismo, mi capita di comporre delle canzoni, più o meno forti. Più o meno articolate. Ma mai, mi era capitato di sedere allo sgabello e lasciare scivolare le dita sui tasti d'avorio producendo melodia PER UNA persona. Mai.
Non l'ho mai fatto per il semplice motivo che non ho mai sentito sensazioni così forti per qualcuno in grado di poter creare melodie tessendo archi di fiaba fra le note di uno spartito invisibile che solo il mio cervello conosce. Possibile che mi sia rimbecillito a tal punto?julia
Non lo faccio vedere, questo è certo. Ma cosa è questo rodo dentro che sento. Questa voglia di urlare alla luna ogni notte come se una maledizione si fosse impossessata del mio corpo.
Cosa è questo fuoco che mi brucia le viscere pulsando dal ventre allo sterno, producendo questa sensazione fastidiosa e piacevole al tempo stesso. Che mi assale lambendo il mio essere. Cullandolo nel silenzio e nella valle del dubbio senza possibilità di uscita.
E mentre le mani scivolano sui tasti con velocità sorprendente la mia mente viene fermata da una musica dolce. Una musica dolce che deriva proprio da quel tormento che pensavo di sentire.
Il fuoco, il silenzio, la notte maledetta, hanno prodotto un suono dolcissimo. Un suono che ha sapori di favola e luoghi ben lontani dai segreti custoditi fra queste mura. Un suono che ha il sapore di me e di lei. Ma soprattutto di lei.
E mentre chino lo sguardo sull'ultimo re composto da una mia mossa, mi ritrovo a sospirare, immaginandomi come sarebbe se....se.
E una voce mi riporta alla realtà.
"Quale è il titolo di questa meraviglia?"- mi volto, giusto in tempo per scorgere la Versten che chiude l'uscio alle sue spalle, fissandomi.
Mi sollevo, guardandola a mia volta in quelle iridi gelide così simili alle mie, ed al tempo stesso così diverse.
"Julia. Si intitola Julia."













domenica, 20 aprile 2008
commenti (5) • tag: lettere, malinconia, amicizie, conoscenze, corvonero, duelli

« Complimenti, Georgiana. »
Hogwarts non è mai stato un posto, per me, degno di una qualsiasi nota, che di merito o meno. Questa scuola mi è indifferente come tutto ciò che la riguarda - e sì, mio fratello Dorian ha ragione, parlo proprio come mio padre. Parlo proprio come un'innamorata della mia Durmstrang. E lasciarla - e costringermi a lasciarla, è stata davvero una cattiveria. Soprattutto ora che stavo per imparare a castare incantesimi non verbali molto più avanzati di quelli che ho imparato a controllare, soprattutto ora che io e il professor Ebersbacher ..beh, eravamo arrivati ad un punto abbastanza critico della nostra "relazione", se la vogliamo esattamente chiamare così. Di Hogwarts non mi sono mai interessata, sono arrivata qui con la convinzione di finire quest'ultimo anno e pochi mesi senza distrarmi, senza fermarmi, cercando di farmi pesare di meno il tempo che devo passare qui - cercando di lasciarlo scorrere più velocemente. Ma, ora, la mia attenzione è stata catturata da qualcosa di più divertente del il mio soggiorno obbligato: o almeno, da qualcosa che lo renderà estremamente più piacevole. Duellare è sempre stato, per me, più che un passatempo: e dire che a Durmstrang non abbiamo mai avuto l'idea di fondare questo ufficiale 'Club dei Duellanti', al massimo tra noi studenti ci si divertiva, in gruppi piccoli o ampliati, non abbiamo mai avuto bisogno dell'ufficializzazione. E la Caposcuola, sotto questo punto di vista, ora che sono lontana da Alexander o Valentie, sembra fare al caso mio.
Scivolo via, dopo aver lanciato uno sguardo al ragazzo che Georgiana ha mandato al tappeto in un colpo solo: è deluso, ma sembra del tutto consapevole, come se già si aspettasse la fine del suo coraggioso incontro, la fine con il culo per terra.
« Entschuldigu- ..ehm, Georgiana Harrington? » cerco di attirare la sua attenzione, dopo essermi avvicinata; spero, più che altro, di aver pronunciato per bene il suo nome, tanto per evitare di fare magre figure i miei primi giorni, con qualcuno della casa in cui sono stata smistata, d'altronde. Preferirei di gran lunga parlare tedesco, ma qui ho l'impressione che non mi capirebbero, perciò, tenendomi il mio ancora raccapricciante accento, devo abituarmi a parlare l'inglese - oppure condannarmi ad un esule silenzio.
« Si? » lei si volta, poco dopo. Per lo meno non posso rimproverare agli studenti di qui di essere scortesi.
« Ti ho vista duellare ..sei stata sorpr- sorprendente » maledette paroline complicate.
« Grazie! Sei la ragazza che hanno trasferito da Durmstrang, non è vero? »
« Jawohl, e devo ancora imparare a scandire bene i vostri vocaboli. »
« Capisco che dev'essere difficile abituarsi a parlare un'altra lingua così improvvisamente ..se hai bisogno di una mano, sono il tuo Caposcuola, vieni da me quando hai bisogno. » sorride. Oltre che una brava duellante, puo' vantarsi di essere la prima persona a starmi veramente a genio qui dentro.
« Una cosa, ci sarebbe ..che dici, me lo concedi un duello, un giorno di questi? »

***

Datemi pure della sentimentale, ma Durmstrang - e tutti quelli che le sue mura ora nasconde, mi mancano da morire; a partire da Alexander, Valentie, e il professor - non so ancora perchè mi costringo a chiamarlo professore, Ebersbacher. Le lettere settimanali con i primi due non mi bastano, il silenzio dell'oramai implicita rottura con il terzo tanto meno. Non che io lo amassi, chiariamoci - non che sia mai riuscita ad amare qualcuno veramente, ma lui è stato una provvidenziale, bellissima e altrettanto breve avventura che mi ha aperto gli occhi, allontanandomi dai ragazzini che ero solita frequentare prima di lui.
Qui, comunque, me la vedo grigia: oltre Georgiana non ho ancora rivolto parola a nessuno, e lo stare in silenzio così tanto, non avere qualcuno con cui parlare, qualcuno oltre me stessa, mi destabilizza leggermente. Qualcuno una volta mi ha detto che alla fine mi sarebbe successo: di fare i conti con me stessa, dico. Di dovermela cavare da sola, in un modo o nell'altro, di capire che nulla mi è dovuto, di dover sopportare l'idea che prima degli altri, sono io che devo conoscere me stessa. Beh, il suddetto qualcuno comunque poi è caduto accidentalmente dalla scopa durante il suo simpatico allenamento: perchè se c'è una persona che mi conosce più di tutti, sono io. E la maggiorparte della gente recepisce solamente il 20% di quello che sono, è da sempre stato così, da sempre credono di sapere, da sempre io glielo lascio credere - purchè non mi si dica che non conosco me stessa. Affido la mia pergamena per Val ad un barbagianni, in Guferia, e spero che batta abbastanza velocemente le ali, e spero che le mie notizie arrivino agli altri prima di stasera, e che prima di domani sera io abbia ricevuto la mia meritata risposta: questa piccionaia puzza, terribilmente, ma la vista che offre sul panorama scozzese è altrettanto terribilmente mozzafiato. Non so da quanto tempo sono affacciata, con il vento leggero che mi accarezza il viso, ma so di non essere sola quando, ad un certo punto, qualcuno mi tocca la spalla, appena. Colta di sorpresa, mi volto: non riconosco immediatamente Garet Haslett come il ragazzo che Georgiana ha messo al tappeto, ma tuttavia non mi ci vuole molto per ricordarlo, ancora scosso, bell'e disteso sul pavimento.
« Tutto bene? » domanda, cortese, ritraendo la mano dopo poco.
« Oh, ja ..ero un po' pensante »
« Pf, vuoi dire che eri un po' persa nei tuoi pensieri? » mi corregge, con l'accenno di una risata breve, placida.
« Naturlich » scuoto appena il capo; meglio che mi ci abitui.
« Tedesca, eh? » domanda, socchiudendo le labbra in un sorriso. Forse vuole mettermi più a mio agio: ammetto che ci sta riuscendo.
« Qualcuno ha studiato lingue, eh? » gli rispondo, con un accenno di sarcasmo.
« Voi mangia-krauti siete tutti così simpatici? » mi redarguisce, con un sorrisetto scettico.
« Dimmi, mister Waddiwasi, sei qui per mandare un gufo o per criticare le abitudini dei singoli gruppi etnici? » preso in contropiede - alleggerisce un po' il proprio sorriso, abbassando gli occhi, ma poco dopo torna a guardarmi, sprezzante.
« Mando un gufo ..vuoi che ti accompagni, dopo? Non vorrei ti perdessi.. »
« Oh, che pensiero gentile ..potrei accettare e darti la soddisfatta di guidare questo giro turistico per Hogwarts, ma ho da portarmi avanti con il programma ..che peccato, nevvero? » lo prendo in giro, prima di voltargli le spalle, con un sospiro, incominciando ad incamminarmi verso l'uscita: qualche passo, poi gli faccio un cenno a mezz'aria con la mano.
« ..darti la so-ddi-sfa-zio-ne, signorina, la soddisfazione! » mi corregge prima che possa uscire.
Sorrido tra me e me, ritornando al mio silenzio, con la meta implicita della sala comune: la situazione comincia a diventare un tantino più colorita, e non è male, come cosa.













martedì, 08 aprile 2008
commenti (2) • tag: lettere, amori, amicizie, serpeverde, dubbi, ritorni, tassorosso

Settimana passata.
"...e non è tutto: mi ha perfino fatto scoppiare un libro in faccia non-so-come!". Ascolto Belinda mentre mi racconta concitata quello che è successo giusto due giorni prima; "Io le ho detto che ero tua sorella, ma quella non faceva una piega e continuava a minacciarmi," fa una piccola pausa,"naturalmente era una Grifondoro,"-tipico!-"ma alla fine per sua fortuna sono arrivati il suo Caposcuola e la sorella della morta.". Finito il discorso tutto ad un fiato, tira fuori un sorriso, soddisfatta per essersi sfogata.
Strano che a volte mi dimentichi quanto può essere logorroica Belinda; al contrario Utopia se ne sta  zitta ed ascolta in silenzio: si riesce difficilmente a capire cosa pensi. Sta di fatto che, alla fine di tutto il racconto, non ho ancora capito il motivo per il quale quella Grifondoro stava minacciando mia sorella.
"Certo Beli, ma scusa non ho capito perchè quella Opal ti stava attaccando...". Scarlett al mio fianco penso sia tanto confusa quanto me, o forse di più, visto che non ha mai assistito, almeno finora, a un discorso di Belinda in piena agitazione! Ora io riesco a gestirla con destrezza (anche se non sempre), ma non è sempre facile capire il soggetto e l'oggetto delle sue frasi quando parla di qualcosa che non sai!
Rotea perfino gli occhi, come se il suo discorso filasse liscio,"Bè, ti giuro un rompiscatole di prima categoria quel ragazzo, una cosa pazzesca!"
"Beli, chi era questo ragazzo e cosa c'entra? potresti andare piano ed essere chiara per piacere??". Mi guarda con sguardo risentito, anche se non fa obiezioni.
"Ok..allora stavamo camminando...naturalmente parlo di io e Uto...e c'era questo ragazzino mai visto che ci viene volontariamente addosso, per la precisione si è scontrato con me, ma non è questo il punto...", fa una pausa e cambia espressione: diventa addolorata, "quel piccolo stupido stava mangiando una merendina e mi ha sporcato la camicetta...", mi guarda dritto negli occhi,"...quella rosa che mi ha comprato papà: non ci ho visto più! E sai cosa c'è anche: naturalmente non poteva che essere uno sporchissimo mezzosangue! A quel punto è arrivata la rompi...il resto lo sai già"
"Oddio la camicetta rosa...ma è rimediabile vero?", le chiedo, sapendo quanto ci tenga a quella camicia, frutto di uno dei tanti viaggi di nostro padre.
"Tutto ok...per fortuna!". Sorride compiaciuta.
Ultimamente la scuola sta diventando sempre più difficilmente 'regnabile'; più cerchiamo di far stare al loro posto gli indegni, più veniamo ostacolati in maniera diversa da caposcuola o quant'altro! Viene quasi da pensare che lo facciano apposta!
"Oh, Scar, quasi dimenticavo...il professor Lumacorno mi ha chiesto di darti questo,"le porgo una pergamena arrotolata," ma se vuoi te lo riassumo: ti invita a partecipare al Lumaclub, naturalmente l'invito è esteso anche a tuo fratello..."
"Oddio Scar, tuo fratello è davvero un bel ragazzo! L'ho visto l'altro giorno in campo!", dice Beli.
"Si, davvero, uno schianto!", la segue Uto.
"Non è che per caso è libero?". Dice infine Beli, sinceramente interessata a mio avviso. Penso che questa sia la domanda sbagliata da porgerle...
Il suo viso dolce assume tratti vicino al diabolico: "Non lo so e non mi interessa nemmeno. Anzi, spero proprio di si per lui!". Gli occhi di Uto e Beli sono spalancati davanti alla reazione eccessiva di Scar;
"Scar non dovevamo andare da Jasp e Ed, non ricordi?? Dai andiamo...", la trascino praticamente via alla ricerca dei due, che si sono dimostrati una scusa più che valida per smorzare definitivamente la tensione.

Finalmente la primavera comincia a farsi sentire. La temperatura non è ancora delle più miti, ma permette sicuramente di trascorrere le giornate nell'immenso giardino, per non dire bosco, di Hogwarts.
E la parte migliore è che finalmente sto passando questo momento con i miei due principi, visto che Scar aveva un imminente bisogno di parlare con Aedan, mentre il sospetto che Violet sia in rotta con Ed è ormai una conferma: appunto, adoro la primavera.
"Ve lo ricordate l'ultima volta che siamo stati qui?" mi fermo in un punto lontano dal castello, da cui si gode una vista inimitabile sul Lago Nero, "l'ultima volta eravamo noi tre e Eve che...", sento che finalmente è il momento giusto, il momento in cui siamo noi tre soli,è il momento giusto per dire la verità: "che non tornerà più ad Hogwarts..."
Guardo l'immenso lago e poi i volti dei miei compagni. Non sembrano sorpresi: giusto, se l'aspettavano.
 Però è triste; Però fa male ammetterlo ad alta voce; meno di quanto lo sarebbe stato prima, comunque, e questo grazie all'arrivo di Scarlett.
"E' da un pò che volevo dirvelo ma non ho mai avuto l'occasione...insomma, quando mai ci siamo trovati noi tre soli ultimamente?". Sorrido. Sorridono.
"Tu come stai?", mi chiede improvvisamente Jasp.
"Io? bene...meglio di quanto mi aspettassi...in fondo non è un addio, no?", e a dire questo mi rivolgo specialmente ad Ed, che aveva un rapporto speciale con Eve.
"Ma basta parlare di questo! Però, visto che siamo in tema di confessioni...vi confesso che mi dispiace per non avervi saputo aiutare...", abbasso lo sguardo mentre pronuncio queste parole: non mi piace mostrare le mie debolezze, e devo ammettere che dirle dentro di me era molto meglio che sentirle ad alta voce, riferite ai diretti interessati."...perchè avete vissuto momenti difficili senza che io fossi in grado di fare qualcosa per voi: Jasp si è dovuto abbassare a picchiare a sangue un sanguesporco, mentre Ed...bè tu sei cambiato...scusate davvero, ma io non so come aiutarvi." Vorrei trovare mille scusanti adatte a giustificarmi, ma l'unica cosa che mi è venuta in mente è 'io non so'; chissà perchè loro sono tra le uniche persone con cui non posso fare a meno di essere me stessa, con le quali non posso far altro che essere sincera.
Ed si avvicina e mi da un colpetto in fronte e così sono costretta a guardarli negli occhi. "Non fare la stupida Dè, nessuno può aiutarmi perchè quella è una faccenda mia: non vi condanno certo per questo..."
"Ma tu non sai nemmeno cosa ho cercato di fare pur di non cercare di capirti..."
"E nemmeno lo voglio sapere. Tu non devi fare niente, voi", dice rivolgendosi anche a Jasp, che nel frattempo si è avvicinato " non dovete fare niente...capito?". Dopo un attimo il suo viso si risolve in un sorriso.
"E comunque Dè, non ti facevo così sentimentale...non ti ci vedo proprio!"
"La nostra Dè ha tirato fuori il suo lato debole finalmente!". 'Mica la prima volta' mi dico, ripensando ai miei periodi storti e ai miei lunghi pianti che hanno caratterizzato il primo periodo scolastico.
"Eh già...e solo per voi...quindi badate: ditelo in giro e siete morti!" dico, facendo una linguaccia nella loro direzione; almeno una cosa è certa: nel cambiare il tono di una discussione siamo dei maestri.
"Già, noi ti preferiamo irremovibile, perfetta e sicura! Una vera Serpeverde!", dice ridendo Jasp, portando il braccio intorno al mio collo. Riesco perfino a sentire il suo profumo.
"Certo, prendete esempio da me e andate sul sicuro" continua Ed, assumendo una posa impossibile da statua greca.
"Si ok...io proporrei di tornare al castello visto che sta cominciando a fare buio e inoltre non vorrei che degli studenti ci vedessero in queste condizioni!", ribadisco, un pò tremante a causa dell'aria gelida che si è alzata. Mi stringo più vicino a Jasper; il suo profumo è sempre più forte, il suo abbraccio sempre più caldo.
"Ogni suo desiderio è un ordine..." dice Ed sfoderando uno dei suoi migliori inchini. Io sorrido, Jasp ride poi, noi due, con Ed al nostro fianco, ci dirigiamo verso Hogwarts.
"Sai che ho una lettera di una tua spasimante, caro?"dico a Jasp " te la ricordi la mia amica di Capodanno? Bè, diciamo che l'hai impressionata...dopo ti dò la lettera"
"Ah si, mi ricordo...e quando te l'ha spedita?"
"Ma un paio di giorni fa...." , giro lo sguardo dall'altra parte, in realtà saranno più di due settimane che ho la lettera, solo che non ho mai voluto dargliela!
"Dè sei..."comincia Jasp, che abbia scoperto la bugia? E se mi chiedesse perchè l'ho fatto? bè non lo so nemmeno io!
"Hey voi!"urla poco lontano da noi Scarlett: grazie, Scar, ovvero la mia salvezza!
Si avvicina fino a raggiungerti in prossimità dell'entrata al castello."Vi ho cercato ovunque, dov'eravate finiti?" Ecco l'occasione perfetta: io e jasp e Ed e...scar!
"Scar! Proprio al momento giusto, Ed poverino era terribilmente solo, però adesso fortunatamente sei arrivata. Siamo in quattro: perfetto!". Sorrido soddisfatta. Seconda occasione attiva per me!
Jasp intanto comincia a capire i miei sotterfugi, osservando il modo in cui mi guarda, e anche Ed e Scar penso che ormai abbiano intuito il mio piano; eppure non ne sembrano affatto dispiaciuti, o se lo sono non lo danno per niente a vedere, anzi…
Jasper mi guarda e sorride: si, l'ha decisamente capito!
“Che ne dite di andare in Sala comune? Qui si gela…”.
Cominciamo ad avviarci, mentre sono ancora intenta nei miei ragionamenti:
Scar più Ed, uguale sala comune; sala comune, uguale Violet; Violet, uguale Ed più Scar; somma totale: vittoria per Dè!
Adoro vincere, sempre e comunque.
Scendiamo i gradini per i sotterranei, scendiamo sempre più finchè arriviamo all’entrata: si apra pure il sipario…

"Ho saputo che la nuova insegnante di Aritmanzia è la sorella di Jasper, è vero?"
"Si è proprio così Amber, ma adesso per piacere puoi spostarti che mi copri lo specchio?".
Preferisco decisamente vedere me, piuttosto che la sua cocciuta testina bionda.
"Oh... si certo...scusa Dè.". Mi chiedo se Amber si renda conto di essere una palla al piede e di una noia mortale: come faccia ancora a sperare di entrare a far parte della nostra cerchia è un mistero!
"Certo che è proprio bella, degna sorella di Lewis!"
"Si Amber, ho capito, lo so. Ora vuoi spostarti o devo costringerti a farlo?"
"Oh si scusa...ma voi due siete molto amiche?"
"La conosco da molto ma non posso dire di essere una sua cara amica. Ora, ti sposti?"
. Dico decisamente scocciata. Finalmente decide di obbedirmi: alla buon'ora!
Ho incontrato Martine giusto l'altro giorno, ma la nostra conversazione non è stata delle più lunghe: Lumacorno la voleva nel suo ufficio, probabilmente per ricordare i vecchi tempi, quando anche lei faceva parte del suo club. D'altronde Lumacorno è sempre Lumacorno!
Eppure il suo arrivo e la sua cattedra ad Hogwarts non hanno l'aria di essere un avvenimento casuale: ha sempre avuto un'ambizione che andava ben oltre le vecchie e fredde mura di Hogwarts; quest'ambiente è troppo riduttivo, una gabbia per una che voleva volare alto come lei.
"Allora andiamo?", esordisce Scarlett appena uscita dal bagno.
"Andiamo!", le rispondo e scappo dalla stretta di Amber verso una nuova, bella, giornata primaverile, resa ancora migliore dagli sguardi che la piccola Violet ci regala in questi giorni, quando non può fare a meno di evitare i nostri, sempre cordiali, sorrisi: Ed, lo sapevo che un giorno o l'altro mi avresti dato questa soddisfazione!
Stiamo andando verso la sala Grande quando mi si balena davanti la scena più incredibilmente patetica che abbia mai visto. Non ci posso credere: dev'essere un sogno, o qualcosa che si avvicina molto ad incubo per certi versi.
"O-mio-Dio!" esclamo fermando Scar tenendole un braccio. La sua faccia è altrettanto incredula davanti al gruppo che abbiamo davanti: un gregge di piccole ragazzette bionde, castane, rosse, nere, tutte diverse a parte per una cosa: orribili oggettini rosa che espongono fiere sulla divisa con sopra stampata una faccia ben conosciuta. Scar afferra poco delicatamente una delle pecorelle per leggere la scritta che appare e riappare ritmicamente:" Per noi Carlisle è...il ragazzo più bello che c'è!" Scoppiamo in una rumorosa risata ad effetto.
"La cosa più patetica che abbia mai visto! non vedo l'ora di dirlo a Jasp e Ed..penso che si faranno due risate appena vedranno questi obbrobri!". Ridiamo di nuovo sotto lo sguardo atterrito della ragazzina.
"Non sono obrobri!", ci urla improvvisamente con ritrovato coraggio "per noi...Carlisle è...è...unico e vogliamo farlo sapere a tutti!"
"Vedo che il tuo coraggio è proporzionato a quello che dimostri andando in giro con una schifezza del genere, ma ti avviso: urlami ancora una volta addosso e ti ritrovi in infermeria che neanche te ne accorgi."
"E questa la prendiamo noi", aggiunge Scar strappandole la spilla dalla divisa di Tassorosso. Accostare il rosa col giallo e il nero: che cattivo gusto!
Solo allora la ragazza fugge verso il suo gruppetto di amiche mentre noi ci addentriamo nella più affollata Sala Grande per mostrare l'esilarante novità ai due Principi...












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serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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