lunedì, 17 dicembre 2007
Odio il Natale.
Per vari motivi:
1)odio gli sguardi dei ‘conoscenti’ o di chi bene o male pensa di valere qualcosa per me mentre mi da un regalo aspettandosi di ricevere qualcosa in cambio.
2) Odio questa atmosfera
3) mi innervosisco e quindi fumo di più.
4) a parte cazzatine dai miei compagni non ricevo nient’altro di regalo!
5) E’ freddo e la scuola si svuota ‘magicamente’
Ecco cinque validi motivi per odiare il natale!
E per giunta nevica. Rimango in riva al lago, in piedi, immobile, fissando l’acqua ghiacciata mentre porto il filtro della sigaretta umida alle labbra.
Inalo il fumo amaro e lo sento scendere in gola, arrivare ai polmoni per poi risalire velocemente uscendo dal naso quando sbuffo.
I fiocchi di neve mi cadono in testa e sulle spalle. Ho freddo cazzo! Ma non mi muovo.
Non ho ancora voglia di ritornare al castello con quell’atmosfera natalizia e fastidiosa.
Getto via la sigaretta ormai finita che si spenge subito a contatto con la neve gelida che ricopre il terreni. Ripongo le mani in tasca sospirando.Una nuvoletta di vapore misto a fumo mi esce dalle labbra.
”che palle!” asserisco a voce alta.
A parte studiare non c’è un cazzo da fare, una noia totale.
Rimango a contemplare il ghiaccio del lago per istanti interminabili indeciso se rigirarmi e tornare al castello cercando qualcosa da fare la o rimanere sotto la neve a congelare lontano dal natale.
Infine mi volto di scatto e nel trovarmi davanti una figura che li per li non riconosco sussulto.
“signorina Leroi vuole farmi morire d’infarto?” chiedo un po’ stizzito ma lasciando trapelare un che di ironico nel tono.
Margot o meglio Zoe adesso mi è di fronte e adesso che scruto così da vicino i suoi occhi riconosco la ragazza che mi stava sempre appiccicata qualche anno fa, una biondina insopportabile che si vestiva sempre come una bambola di porcellana.
Ma che…
Forse quella biondina insopportabile che si vestiva sempre come una bambola di porcellana non era poi tanto insopportabile, anzi, credo di essere arrivato anche a provare qualcosa tipo un sentimento per lei, non ne ho idea di che sentimento sia, amore o affetto, sono il genere di persona che non crede in queste cose… so solo che era una sorta di affetto. Piacevole.
E quando questa stronza ha deciso di andarsene… ok ci sono rimasto male! Ma questo non lo deve sapere nessuno. Oltre tutto, da quando è tornata a scuola non mi ha mai rivolto la parola, stavo per offendermi veramente. Ma adesso è qui che mi guarda con quei suoi occhi truccati di nero, imbacuccata come un pupazzo di neve con la sciarpa dei colori di grifondoro intorno al collo e ai piedi converse scure (che non sono esattamente il massimo con questo tempo).
Lei scuote la testa con un po’ di riluttanza alla mia domanda retorica.
“allora…” dico riaccendendo un’altra sigaretta
”come stai?” lei mi precede e per un attimo rimango spiazzato.
”come vuoi che stia? Un ragazzo ricercato come me!”
La vedo sogghignare in modo quasi impercettibile mentre porta le iridi sul lago, più o meno lo stesso punto che prima osservavo io.
”che ridi?” la stuzzico dandole una piccola gomitata amichevole.
”niente niente” borbotta vaga reprimendo un altro ghignetto.
”allora … che cosa ti ha spinto a rivolgermi la parola?” chiedo con un tono lievemente acido guardandola di sottecchi. In effetti da quando è tornata non mi aveva ancora avvicinato.
E la cosa, lo ammetto, mi aveva infastidito.
Probabilmente ho smosso qualcosa perché, per un attimo si irrigidisce.
“beh…” rompe il silenzio con voce roca. Tossisce per schiarirsela “non ti va?” mi chiede poi tornando su di me con lo sguardo schivo e stizzito.
ridacchio “calma moretta” allungo una mano azzardando, poggiandogliela sulla testa.
Cala il silenzio per vari istanti.
Sono una persona che raramente riesce a tenere la bocca chiusa, ma con Zoe è sempre stato così. Parlare era marginale, durante i silenzio riuscivamo a capirci, e ancora oggi noto con piacere che continua ad accadere.
”sembri cambiata molto” ridacchio “ma in realtà non sei cambiata tanto"
Mi fulmina con lo sguardo, sembra volermi trucidare con l’occhiataccia che mi ha lanciato.
”io non sono più la ragazza che conoscevi” sibila, lettera per lettera, freddamente.
”oh ma lo vedo” dico voltandomi, dando le spalle al lago. Usando un tono vago.
”mora stai moooolto meglio”
Vedo Audrey Salinger molto più serena ultimamente. Stuzzicarla non mi da neanche più soddisfazione perché risponde con ironia.
”ehi riccioli d’oro dove li hai lasciati gli orsacchiotti?” le dico passandole davanti in sala comune mentre studia.
Alza lo sguardo sorridendomi per poi tornare a leggere.
Sono spiazzato.
”si però così non mi da soddisfazioni eh!” sbotto avvicinandomi e sporgendomi per vedere cosa sta studiando.
La sento ridacchiare “ok ok…” sbuffo strappandole di mano il libro
”EHI! Blaine!” sbotta di colpo a voce alta.
Adesso si che ragioniamo. Sogghigno leggendo tra gli appunti di trasfigurazione una P piuttosto curata all’angolo della pergamena.
”ullallah e chi sarebbe P?” dico guardandola malizioso.
Lei prontamente mi strappa di mano il documento “non sono affari tuoi!” sbotta risedendosi tenendo ben stretta la pergamena.
“mmmmh… “ dico riflettendo “ohohoh P di Parker Miss Salinger?”
”Ma vuoi scherzare? Micheal è un fratello per me” sbotta
ridacchio “P per… “
”Blaine!” esclama facendomi quasi sussultare
"ma... veramente Blaine inizia con la B" dico spiazzato. Ma vedendo la sa espressione abbasso la cresta.
“devo studiare” aggiunge poi con tono lievemente più calmo ma sempre minaccioso.
”ok ok “ borbotto “ma lo scoprirò!!! Stanne certa!”
“Che palle è freddo” mugolo mentre camminiamo tra le strade innevate di Hogsmade.
”Blaine è possibile che non sai far altro che lamentarti?” chiede Zoe camminando al mio fianco.
"è solo che odio il natale" borbotto.
"sembri il Grinch quando fai questi discorsi!" mi punzecchia.
"Chi???" chiedo spalancando gli occhi a quel nome nuovo per me.
Lei scuote la testa "niente niente, una favola babbana"
E’ strano non sembrano affatto essere passati così tanti anni dal giorno in cui Zoe lasciò Hogwarts.
Sembra ieri che camminavo con quella ragazzina bionda vestita come una pupattola di pezza.
”perché non hai nessun ragazzo con cui uscire?” chiede d’un tratto fermandosi davanti alla vetrina di mielandia.
”perché non sono gay!” puntualizzo stizzito.
La sento ridere, finalmente,di nuovo.
”intendo… non hai nessun amico?” chiede poi guardandomi.
Sogghigno “beh alla maggior parte delle persona è difficile sopportare un tipo opulento che parla tanto.”
”Opulento?” chiede inarcando un sopraciglio perplessa.
Ridacchio “Mi piaceva come termine, non so neanche che vuol dire”
Ridiamo insieme.
”non sei proprio cambiato” dice poi
”nemmeno tu” sbotto. Tanto per provocarla.
Si incupisce di colpo “vogliamo ricominciare con questo discorso?”
Scoppio a ridere di nuovo “eddai stavo scherzando”
Mi zittisco un attimo.
”e poi.. “ dico con tono più piatto “io sono un tipo che non sa mentire, la schiettezza spudorata è una delle mie caratteristiche e alle persone, o almeno la maggior parte, non piace sentire la verità ma vogliono sempre che gli si ponga le cose nel loro modo”
Mi guarda silente “hai ragione”
Decidiamo di entrare in mielandia per fare scorta di schifezze fino alla prossima gita a Hogsmade.
”non lo compri a nessuno il regalo scimmia?”
”Possibile che non ce la fai a chiamarmi per nome?” dice fingendosi stizzita ma sorridendo sotto i baffi. Le sorrido a 32 denti.
”non cambiare discorso” la intimo cinicamente.
”mh..” riflette “forse a Elliot…” mormora.
”chi? La Clark?” dico ridendo.
”perché la cosa di fa ridere” mi minaccia con il tono glaciale.
”No non rido per cattiveria.. è solo che quella ragazza non ha sangue.. ha ZUCCHERO nelle vene”
Zoe ride. “è vero… ma va bene così” la vedo sorridere. Dev’essere molto affezionata a quella grifondoro.
”e tu?” mi chiede dal nulla.
”eh?” chiedo preso alla sprovvista. Mi si sta congelando il cervello.
”a chi lo farai il regalo?” dice come se fosse ovvia la domanda.
”oh…” gemo come se mi avesse punto sul vivo “Di certo non alle giovani marmotte.. a nessuno penso… forse” dico lanciandole un’occhiatina complice. Può darsi che quando Zoe non ci sarà mi verrà voglia di spendere qualcosa di più.
Forse...
domenica, 16 dicembre 2007
Fa freddo, va bene? Un freddo assurdo, e l’ultima cosa di cui avrei voglia è un allenamento di Quidditch alle sei del mattino. Ma il nostro capitano, dopo essersi ripreso dal piccolo incidente che gli ha quasi rotto l’osso del collo, ieri sera ha proclamato con fare trionfante:
“Ragazzi, domani vi voglio in campo per le sei. Allenamento intensivo!”
“Peter, sei sicuro di non aver battuto anche la testa?”chiede Alice McFly“A quell’ora ci gelerà anche l’aria nei polmoni!”
Ma Peter era fin troppo baldanzoso. Mi chiedo cosa sia successo per renderlo così di buon umore. Magari ha fatto pace con la sua ragazza. E sarebbe anche ora, è dall’inizio dell’anno che gira con un’espressione da cane bastonato e non se ne può più di vederlo in quello stato. Mentre ci dirigevamo verso i dormitori, dopo la riunione della squadra, Jack Adams mi aveva messo un braccio intorno alla vita, alitandomi in un orecchio:
“Allora, Julia, ti va se passiamo la notte insieme? Così domani mattina non abbiamo problemi per svegliarci.”
E questo in base a quale logica? Sempre che un animale come lui agisca e parli secondo una logica, cosa che ritengo alquanto improbabile.
“No, Jack, grazie. Ho bisogno di riposarmi.”gli ho risposto, mantenendo un minimo di cortesia. Se potessi, l’avrei già schiantato da un pezzo, ma è un mio compagno di squadra e, come Peter mi ha già ripetuto più volte, è meglio se c’è un clima di collaborazione nello spogliatoio. Sarà, ma non vedo l’ora di finire l’anno per non vedere più quel viscido individuo.
L’allenamento è faticoso, ed il vento gelido che soffia non aiuta di certo. Ci alleniamo per un’ora abbondante, per poi andare a farci una doccia calda. Credo che sia stato il pensiero del calore dell’acqua a farmi resistere così a lungo.
Con i capelli bagnati, corro verso la scuola, desiderosa di tornare nella mia stanza.
Nell’atrio, un incontro che incupisce ancora di più la mattinata. Tom Riddle, in tutto il suo splendore. Con una ragazza della sua Casa, che conosco di vista.
“Buongiorno, Julia.”
“Buongiorno, Tom.”
La temperatura all’interno della scuola è gradevole, ma il tono delle nostre voci è tanto freddo da poter formare stalattiti di ghiaccio. Fra me e lui uno sguardo pieno di ostilità, con il quale ognuno misura il suo avversario.
Odio quel ragazzo.
La sua aria di superiorità, come se fosse un sole che si ritrova per sbaglio in mezzo a lucciole mediocri. La sua arroganza di Purosangue, che non tiene in nessun conto il fatto che la magia è posseduta da tutti i maghi e le streghe nello stesso modo. I suoi occhi freddi e inespressivi, simili a quelli di un serpente prima di attaccare. I suoi capelli neri, dai riflessi quasi verdastri, che sono sempre pettinati e lucidi. Le sue mani pallide, con le dita sottili e le unghie corte.
Provo per lui una sorta di repulsione istintiva, che è aumentata da quando durante il quinto anno siamo stati entrambi Prefetti delle rispettive Case ed abbiamo dovuto condividere un po’ di tempo.
Arrivo in Sala Comune, che si sta pian piano riempiendo, e come una furia salgo in camera: mi asciugo i capelli con un incantesimo, e poi inizio a spogliarmi per indossare la divisa scolastica. In quel momento, Sebastian entra.
“Ehi, va tutto bene?”
“Sì, perché?”gli rispondo con tono aspro, mentre combatto con il mantello.
“Sei passata come un’Erinni che medita vendetta, ecco perché!”
“Ho incontrato Riddle.”
Sebastian si siede sulla poltrona vicino al caminetto e appoggia il viso sulla mano destra. Per lui non è un problema vedermi mentre mi cambio d’abito: fra noi c’è un’amicizia così forte che non potrebbe mai trasformarsi in un interesse romantico, neppure se fossimo ubriachi e mi offrissi a lui.
“Beh, pensa che io me lo trovo davanti ad ogni riunione dei Caposcuola.”
“Già, tu odi così tanto quelle riunioni, vero?”
“Cosa intendi dire?!”
“Che non tutti i Caposcuola sono disgustosi come Riddle. Non sei d’accordo anche tu?”
“Non so dove tu mi voglia portare con questo discorso, ma vedi di muoverti. È tardi!”mi risponde, lanciandomi gli stivali.
Ma lo so io, caro, e credo proprio che lo saprai anche tu, prima o poi.
La prima ora di scuola è un invito alla disattenzione: Storia della Magia, tenuta dallo spumeggiante, frizzante, entusiasmante professor Cuthbert Ruf. Inutile sottolineare che, se non fosse per la mancanza di letti e cuscini, la sua classe sarebbe la succursale di un dormitorio. Durante queste ore io di solito mi dedico al ripasso di altre materie, oppure (molto più spesso) mi occupo degli miei affari, prendendo qualche scarso appunto nei rari momenti di attenzione.
Per la precisione, la missione odierna è cercare una soluzione al problema che mi perseguita da ormai sei anni: mia sorella Ida. O meglio, l’infatuazione quasi morbosa che ha per Tom Riddle. Non poteva scegliersi un altro?
“Dài, non farne sempre un dramma!”cerca di consolarmi Georgiana“Metà delle ragazzine di Hogwarts adora Riddle, o uno dei Principi.”
“Ecco, perfino uno dei Principi sarebbe andato meglio. Norwood e Lewis non mi ispirano il ribrezzo di Riddle.”
“Quando dici così, sembra che tu lo odi anche con troppa convinzione.”
“Intendi dire che in realtà ne sono attratta?”
“Perché no?”interviene Micheal.
“Non è così, davvero. Se ne fossi attratta, le sue azioni non mi disgusterebbero così.”
Una volta l’avevo visto colpire con uno schiaffo uno studente del terzo anno di Tassorosso, soltanto perché era Mezzosangue e gli aveva rivolto la parola. La violenza che sprigionavano i suoi occhi, più che il gesto in sé, mi aveva fatto rabbrividire. Provo a spiegarlo a Georgiana, che mi sembra più convinta. Stiamo dando un po’ nell’occhio, forse. Infatti Ruf ci richiama all’ordine. Aspettiamo qualche minuto e poi ricominciamo a chiacchierare fra noi.
L’argomento stavolta è Jack Adams. Opinioni più o meno univoche su di lui, sintetizzate dalla frase di Peter:
“Adams non è un animale…è uno zoo!”
Si parte per Hogsmeade. Quindi, via all’acquisto di regali e pensieri. Il denaro che ho con me dovrebbe essere sufficiente per i pochi che ho intenzione di fare. Mi separo quasi subito da Sebastian, e mi perdo nella folla del paesino. Hogsmeade è l’unico posto abitato solo da maghi, e quindi non è raro vedere gente strana in giro, oppure incantesimi pronunciati in mezzo alla strada. Sarebbe impossibile nel mondo esterno.
Il freddo mi pizzica il naso, nonostante la sciarpa che ho indossato: sì, sono nata in Norvegia, ma lì il freddo è secco e basta un bel fuoco per riscaldarti, ed è molto più sopportabile di questo britannico freddo umido che entra nelle ossa.
Già, la Norvegia. Casa mia. Oslo, bellissima d’inverno: le sue case di legno, con i tetti a punta imbiancati dalla neve. Le vie larghe e luminose. I colori delicati della zona del porto. Il sole bianco che splende nel cielo.
Un sorriso mi si disegna sul volto, e così entro in un piccolo bar a prendere qualcosa di caldo. Ordino una tisana alla pesca, seduta da sola ad un tavolo accanto alla vetrata liberty che dà sulla strada. Quando arriva ciò che ho ordinato, c’è anche un vassoio di pasticcini e un bicchiere di liquore.
“Ci deve essere uno sbaglio…”dico al cameriere.
“Nessuno sbaglio. Le altre cose sono per quel ragazzo laggiù.”
No, non lo conosco. Non sembra della mia età, ma di qualche anno più grande. Chi diavolo è?
Oh no! Si avvicina. Perfetto, adoro queste situazioni. È la cosa più bella del mondo non sapere cosa sta per succedere, per qualcuno…ma non per me.
Si siede.
Sorride. Che faccia tosta.
“Ciao Julia. Ti ricordi di me?”
Una voce familiare, in effetti. Un nome si riaffaccia alla memoria, anche se non è legato al volto che ho di fronte, ma ad uno più giovane.
“Alex?”
Alexander Liedholm era uno studente del settimo anno quando io ero al terzo. Quindi credo che adesso abbia circa ventun’anni. L’unico motivo per cui credo si ricordi di me è che eravamo gli unici norvegesi che frequentavano Hogwarts: infatti, i maghi della nostra terra di solito preferiscono mandare i figli a Durmstrang. Mio padre scelse di mandare me e Ida qui ad Hogwarts perché si fidava di più del genere di insegnamento impartito; ripeteva spesso ridendo che non voleva avere streghe malvagie in famiglia, ma nel suo sguardo c’era anche serietà mentre pronunciava queste parole.
Alex era ad Hogwarts per lo stesso motivo, ma anche perché sua madre è inglese e ci teneva che il figlio frequentasse la sua stessa scuola.
“Come sei sorpresa! Non sono cambiato così tanto!”
“Non è vero, per me sei diversissimo. Cosa ci fai qui?”
“Mi riposo. Per le feste tornerò ad Oslo, dopo due anni che non le trascorro a casa.”
“Come mai?”
“Il mio lavoro al Ministero purtroppo mi ha tenuto lontano.”
“Anch’io tornerò a casa.”
Chiacchieriamo del più e del meno per circa venti minuti, finché non si accorge di dover andare.
“A presto, spero.”mi saluta, infilandosi il cappotto.
“Nelle vacanze, ad Oslo.”rispondo io. Poi se ne va; poco dopo mi accorgo che ha pagato il conto anche per me.
Sul treno che riporta gli studenti ad Hogwarts, Ida non fa che parlarmi di Tom Riddle.
“Tu sei così fortunata, avete un sacco di lezioni insieme…”
Certo, come no! Lei farebbe volentieri cambio con me, lo so bene. La guardo con compassione. Povera la mia Ida, persa in un amore impossibile.
“Piccolina, apri gli occhi.”le dico“Tom Riddle non sa neppure che esisti.”
“Oh, ma lo saprà. Lo saprà presto.”mi risponde lei, con un sorriso strano. Poi estrae dalla borsa un piccolo libricino con la copertina di cuoio, e lo apre, iniziando a scrivere e sorridendo sempre di più.
lunedì, 03 dicembre 2007

In questi ultimi giorni l'atmosfera si sta facendo elettrica. Stanno succedendo troppe cose, tutte assieme.
Per prima cosa, l'improvvisa ricomparsa di due ragazze delle quali non sentivamo parlare da un bel po'. Una è Noir Varesco, castana dagli occhi molto profondi, non l'ho mai conosciuta apertamente, anche se ci siamo scambiate sì e no qualche parola; si dice sia tornata da poco, non ho ben capito come mai era sparita, quel che so è che non me ne ero neanche accorta, presa com'ero da cose ben più importanti...
La seconda 'nuova arrivata' penso si chiami Zoe. Non ne so molto, l'ho incrociata qualche volta, ma è molto schiva e misteriosa, i lunghi capelli scuri e il viso affilato. L'abbigliamento quasi sempre identico, con un non so che di rovinato, antico; dà l'impressione di aver patito molto in passato.
Ma al momento non posso volgere troppe attenzioni alla gente che mi sta attorno; il mio vero problema è Verity. Sono ormai settimane che non mi rivolge la parola, e questo mi preoccupa, perchè abbiamo litigato più volte nella nostra amicizia. Ci conosciamo dal primo anno, siamo sempre rimaste insieme nel bene e nel male e anche dopo i litigi, si metteva tutto a posto.
Mi sdraio sul letto, indecisa sul da farsi. Finchè non sento un brivido freddo, mentre la mia pelle si bagna di un sudore tiepido.
"Mi sa che sto male..." mormoro tra me e me, immergendomi sotto le coperte del letto. Finchè non sento salire Jillian McKanzie.
Mi sporgo leggermente per constatare che ha in mano un libro di Aritmanzia... Sospiro. Quella materia non la capisco proprio. Si siede allo scrittoio, mentre io senza forze me ne resto nel letto. Dopo un po' di tempo, sento dei passi e vedo salire Audrey, anche lei con i libri in mano.
"Di cosa stavate parlando?" chiede Jillian all'altra ragazza.
Audrey le racconta brevemente la sua tormentata storia d'amore, divisa fra i due suoi ragazzi (cioè, uno il suo ex e uno il successivo). Alla fine la compagna se ne esce con un
"Secondo me, dovresti ascoltare il tuo cuore. E basta."
A quel punto, forse per istinto più che per puro e semplice interesse, mi alzo a sedere e intervengo.
"Che sciocchezza."
Le due sembrano essersi accorte della mia presenza in lucidità, ben sveglia come sono.
"E perché?" mi chiede irritata Audrey.
Inspiro e rispondo con noncuranza
"Ma scusa, una bella ragazza come te, di stirpe immacolata, intelligente e tutto… Deve proprio andare a mettersi con uno come Halbury, cioè soltanto un Mezzosangue che sa tenere in mano una scopa?"
"Io faccio quello che voglio. E se non ti stanno bene le mie frequentazioni, Laura, allora sei pregata di non intrometterti. Chiaro?" mi risponde lei, ancora più irritata di prima.
Faccio una smorfia
"Come vuoi." rispondo, per poi rimettermi sotto le coperte e cadere, finalmente, in un sonno profondo.
Mi sto recando in tranquillità verso il dormitorio, quando qualcosa mi cade sul piede provocandomi un

dolore lacerante. Il mio libro stranamente fluttua a mezz'aria e ritorna sotto il mio naso, non da solo bensì sorretto da una mano.
"Ti è caduto questo?"
La ragazza appena tornata - o almeno si dice sia lei - mi è davanti con i suoi lunghi capelli color ebano. Non sorride apertamente, dà l'impressione di essere una persona forte e dura, ma i suoi modi di fare sono, a loro modo, gentili. Resto a guardare il libro ancora per un po', per poi riprenderlo con foga.
"Ci conosciamo?" le chiedo stizzita, spingendo all'indietro i capelli. Riflessi appena rifatti, fa un certo effetto diciamo.
"Comunque grazie"
Mi volto come per iniziare ad andare
"Noir Varesco"
Mi blocco stupita, voltandomi con grazia verso di lei e dicendo con voce ferma
"Laura Stevens. Piacere di conoscerti."
Le stringo la mano, sorridendo a mio malgrado, per mostrare almeno un po' di allegria in quella giornata così storta. Finchè lei non mi congeda, dicendo di dover studiare.
Ma studiano tutti così tanto in questa scuola?
Seduta a gambe incrociate sotto il faggio in riva al lago, il libro aperto alla pagina trecentoventuno. Il che è solo un pretesto per fingere di combinare qualcosa.
Robert è seduto di fianco a me, la schiena appoggiata al tronco, non fa altro che guardarmi. Il che è decisamente irritante. Come per miracolo, decide finalmente di rompere il silenzio, forse per evitare spiacevoli conseguenze... O semplicemente perchè se fossi io la prima a parlare, non sarebbero rose e fiori?
"Cosa studi?"
Che domanda cretina. Mi guarda da mezz'ora, e non ha capito che non studio un bel niente.
"Aritmanzia." rispondo secca. Oggi non è proprio giornata.
Sorride, come ad aver compreso. Si avvicina e, lentamente, mi bacia con delicatezza sulle labbra.
"Vieni a Hogsmeade anche la prossima settimana, amore?" sussurra, continuando a sfiorarmi le labbra.
Mio dio, ma chi è questo, un ragazzo o una fabbrica di caramello? Lo allontano bruscamente, voltandomi dalla parte opposta. Ma neanche un secondo e le sue labbra sono sulla mia nuca, calde e morbide come non mai. Mi volto e ricambio con meno delicatezza, avrò attraversato il periodo mostruoso della giornata, o sarà colpa delle mie manie? Del suo profumo irresistibile? O della sfrenata voglia che ho di stare con qualcuno?
"Vuoi che non venga più?" concludo, per poi abbandonarlo definitivamente.
Vado verso la biblioteca per finire quel maledetto saggio di Storia della Magia. Cammino decisa, sorridendo a destra e a manca come mio solito, quando vedo la faccia di quel demente che non avrei mai voluto vedere.
"William." dico fredda, con uno sguardo sprezzante.
Mi aspetto per lo meno una risposta. Ma dalla bocca del Mezzosangue non esce un solo suono. Ancora una volta, la prova inconfutabile del suo valore nullo.
Lascio fluttuare all'indietro i capelli, proseguendo verso la mia meta. In biblioteca sbatto i libri sul tavolo, attirando l'attenzione di alcuni studenti che si voltano verso di me con aria sprezzante, per poi riprendere a studiare.

Comincerei a lavorare anche io, se non fosse per i pensieri che mi fluttuano nella testa. Incredibile, comincio a sentire la mancanza della mia migliore amica. Sarebbe la prima volta che succede in cinque anni.
"Uhm... Ministero..." borbotto tra me, scrivendo distrattamente sul foglio di pergamena, rielaborando il testo del libro seppur con poca attenzione. Ma non riesco a concentrarmi su quello che sto facendo, qualunque visuale mi imponga, il viso di Verity in lacrime si sovrappone ad essa. Di conseguenza, ogni riga scritta si fa forzata, svogliata: e alla fine decido definitivamente di rinunciare, per poi prendere i libri e uscire dalla sala, diretta in sala grande.
Mentre cerco di raggiungere la mia meta, tracolla in spalla, e incontro l'ultima persona che avrei voluto incontrare. Perchè vederla in faccia, chiaramente e alla luce del giorno, dopo tutto questo tempo è devastante. Perchè vedere che, come ogni volta, sta per piangere è devastante. Perchè scorgere tra le lacrime il suo disprezzo nei miei confronti è devastante.
Mi siedo nell'arcata di pietra del corridoio, senza dire niente, mentre lei passa senza guardarmi e oltrepassa la mia figura.
Non è che, forse, a sbagliare sono io?
mercoledì, 28 novembre 2007
« Pucci-pucci.. » sfioro con la punta delle dita il dorso di Cheslav, che schizza sotto il letto inseguendo una pallina di gomma. Cheslav è un Blu di Russia; è una razza rara, molto amata dallo zar Nicola I. E' un gatto di piccole dimensioni, a pelliccia corta, luminosa e senza striature, dal caratteristico colore blu-grigio. Mio padre me l'ha regalato al ritorno da un suo viaggio a San Pietroburgo: quando l'ha comprato era appena nato, quando mi è stato consegnato aveva quasi tre mesi. Fortunatamente, il colore dei suoi occhi è rimasto di un blu intenso: questo lo rende ancor più pregiato di quanto lo sarebbe stato se avessero cambiato colore.
Poso la spazzola sul comodino; mi alzo dal letto, agitando la bacchetta per far sparire il pelo di gatto che è rimasto sulla trapunta. Il cielo dorato sembra chiedermi di non andare in biblioteca a studiare, e di andare a fare una passeggiata in riva al lago. Colgo appena la mia ombra sottile che si riflette nello specchio; mi aggiusto senza pensarci la mia spilla dorata sul petto.
Cheslav miagola debolmente mentre esco dalla stanza, richiudendomi delicatamente la porta alle spalle. In corridoio, un gruppo di ragazzine – del secondo, al massimo del terzo – stanno facendo un gran trambusto. 
« Ehi, ragazze! Se mi promettete di fare meno casino, faccio finta di non avervi viste. » Sorridono, agitando le mani per salutarmi. Scendo le scale lentamente, tentando di immaginarmi la scena che mi si presenterà davanti tra pochi passi; il camino acceso, i miei compagni di casa che studiano o giocano a scacchi, un principe che mi aspetta ..
« Tu, Jillian McKanzie. Se c'è qualcosa che non va, sai dove trovarmi. » McKanzie è una biondina del sesto; non ha mai avuto bisogno di essere redarguita, né quando ero prefetto, né dall'inizio di quest'anno. Però è bene che sappia che se ha bisogno di qualcosa, io ci sono; la sua espressione non mi sembrava delle più allegre, e io me ne intendo. Anzi, direi proprio che la sua espressione era da funerale, di quelle che ci si aspetta da Ermia dopo che Lisandro l'ha scaricata! *
Batto tre volte sul retro del quadro che chiude l'ingresso alla Sala Comune ed esco: il preside Dippet ha convocato una riunione dei CapoCasa per stasera alle sei.
Tiro fuori dalla borsa il mio taccuino; sulla copertina di pelle color granata è impresso a caldo il mio nome. Con un mozzicone di matita mi appunto un paio di considerazioni da esprimere in riunione: la più urgente riguarda gli atti anti-mezzosangue che si stanno moltiplicando. Questa cosa non mi piace per niente.
Mi siedo vicino al gigantesco grifone di marmo che segna l'ingresso della Presidenza, continuando a scrivere; mi sto inventando una nuova storia, ma non ne parlo a nessuno per scaramanzia. E' un progetto molto più complesso del solito.
Dal fondo del corridoio sento distintamente la voce di una ragazza che pigola smancerie, talmente dolci da far cariare i denti. La figurina della ragazza di Sebastian Lang arriva poco dopo, e sventola i suoi capelli rossi mentre tenta di staccargli un braccio. Mi guarda appena, tornando al suo tesoruccio.
Lui è del settimo, ha le spalle larghe, è carino e tutti lo adorano perché é un pezzo di pane. Mi sta simpatico, e sa fare il suo lavoro senza approfittare della sua posizione di potere. Lei è del quarto, adora i ragazzi con le spalle larghe ed è abbastanza pazza di lui da non arrabbiarsi se lui preferisce una partita a carte ad un incontro romantico. La allontana con un bacio sulla fronte.
« Ciao, Georgiana. »
« Ciao, Sebastian Lang. » Inclino il capo, poi pronuncio la parola segreta per far ruotare il grifone e far apparire la scala.

« Tu, Harrington. » Mi sento chiamare da una voce aspra, che per di più non ha affatto un tono cordiale. Dietro di me c'è Tom Riddle, che mi fissa con gli occhi ridotti a due fessure ardenti. Mi volto e mi poso una mano sul fianco. Sembra furioso, ma non riesco a capire perché.
« Non provare ad ostacolarmi, parlare con Dippet non servirà a niente. » Non prende neppure fiato mentre parla, le narici che si contraggono e le labbra che tremano. Io detesto Tom Riddle: la sua aria da perfettino, quella che propina a tutti sebbene in realtà sia solo la copertura di una persona spregevole; il suo potere e la sua storia da derelitto lo legittimano a fare di tutto, con il pieno appoggio di tutti.
Scrollo le spalle. Fa un passo in avanti, infilando la mano nel mantello come per prendere la bacchetta. Non mi muovo, continuando a fissarlo senza cambiare di una virgola la mia espressione.
« Signor Riddle? Signorina Harrington? Si dà il caso che mi stiate bloccando la strada. » E' Albus Silente ad avanzare, sorridendo con aria pacifica.
« Professor Silente! » Esclamo con gratitudine; Riddle lascia la presa sulla bacchetta e saluta il professore con un lieve inchino, prima di andarsene in fretta e furia. Silente sventola la veste blu scuro, le stelle dorate luccicano al riflesso delle fiaccole; piega il capo per salutarmi ed entra in presidenza, lasciandomi sola in mezzo al corridoio a sorridergli.
Mi alzo dal tavolo, diretta alla bacheca della Sala Comune; quasi inciampo nelle Gobbiglie di terracotta che qualche studente del primo ha lasciato a terra, faccio lo slalom tra un gruppo di ragazzine isteriche e raggiungo la mia meta.
Con una puntina blu appunto un rettangolo di carta rossa, su cui ho scritto a caratteri cubitali che il secondo weekend di dicembre ci sarà la tradizionale gita a Hogsmeade.
Le ragazze del terzo, alla loro seconda gita al villaggio, cominciano già a sussultare mentre leggono l'avviso spiando da dietro. Poco alla volta cominciano a parlare concitatamente dei regali e tirano fuori dalla tasca le loro liste dei regali da fare, tutte agitate.
Annette si fa largo in mezzo a loro, saltellando come suo solito.
« Permesso, per favore! » Esclama mentre scuote i lunghi capelli biondi, allungando la mano per afferrare i biglietti destinati ai membri della squadra di Quidditch.
« Georgiana, per favore, dimmi che non avevamo impegni, stasera. » Continua rivolgendomi uno sguardo addolorato. In effetti, Annette può sembrare una sciocca, ma la sua appartenenza a Corvonero dovrebbe dare già un'impressione più corretta di lei. E' una ragazza a dir poco brillante, ed incredibilmente dotata. Inoltre, gioca nella squadra di Quidditch; un bel contrasto con me, che non so nemmeno salire sulla scopa. E' allergica al pelo di gatto, uno dei motivi per cui sto sempre ben attenta a non avere pelo di Cheslav addosso. Abbiamo fatto amicizia quando eravamo al primo, anche se inizialmente facevo fatica a interpretare il suo forte accento gallese.
Ci divincoliamo dalla folla che si è attaccata alla bacheca e ci dirigiamo verso il camino. Il piacevole calore del fuoco ci avvolge mentre ci diamo al ripasso folle per il prossimo compito di Pozioni.
* Sogno di Una Notte di Mezz'Estate, W. Shakespeare.
Nota 1: avatar provvisorio,finchè Giulia non mi fa quello di ordinanza.
Nota 2: questo post è prettamente introduttivo, d'ora in poi potrete inserire Georgiana quando più vi piace.
venerdì, 16 novembre 2007
“ e ti hanno accompagnato da lui??? Senza lanciarti schiantesimi o maledizioni senza perdono?” la voce di Alice è stupita e anche se non la guardo negli occhi immagino la sua espressione.
Siamo a Hogsmade, finalmente un po’ di riposo, ed io e Micheal abbiamo appena raccontato ad Alice e a Samantha, mentre le accompagniamo da i loro rispettivi ragazzi, la mia vicenda della scorse sera. Spaventosa ma allo stesso tempo quasi Comica.
Quando Micheal mi ha visto arrivare tutta intera insieme a Jasper Lewis e Edward Nordwood per poco non gli viene un infarto.
Poi i due hanno solo detto ‘ti consigliamo ti stare un po’ più attento a lei se ci tieni’. A parte che lo hanno detto con un’espressione del tipo: se proprio ti vuoi affezionare alla spazzatura almeno stacci attento. Ma almeno sono stati gentili, cosa che mi ha alquanto spiazzato.
”e cosa ti ha fatto Adams?” per un attimo sento la mano di Micheal stringere un poco più forte la mia.
Abbasso il capo. Ricordare mi mette i brividi.
”qualsiasi cosa abbia fatto la pagherà” sento dire Micheal. Gli sguardi di noi tre saettano su di lui.
Non voglio che Micheal vada nei guai per colpa mia.
”beh però a quanto pare i principi odiano di più Jack Adams che i sangue sporco” asserisce Sam.
”grazie Samantha… “ borbotto con ironia.
”Ehi ci sono i ragazzi” esclama energica Alice indicando un punto vicino Mielandia dove si intravedono due sagome maschili che attendono.
”Ci siamo date da fare Sam..” la punzecchio notando un ragazzo che non ricordo che le sorride, lei mi fa una debole gomitata fingendosi offesa.
”ci si vede in giro Elliot, divertiti mi raccomando” mi abbraccia Alice sorridendo poi a Micheal.
Conoscendola so benissimo cosa sta pensando e mi imbarazza alquanto.
Alla fine le due si allontanano saltellando e io torno con lo sguardo su Micheal.
”sono proprio simpatiche” esclama poi poggiandomi la mano sulla testa.
Sorrido “lo dici solo per farmi felice?” dico mentre lui mi cinge il fianco con un braccio avvicinandomi a lui.
”lo dico perché lo penso Elly” si avvicina con il volto il mio facendomi venire di colpo il batticuore.
Pensandoci bene da quando abbiamo iniziato a frequentarci non abbiamo mai parlato del nostro rapporto, non so se stiamo insieme se ha intenzione di mettersi con me.
E non mi ha mai baciata e questo mi stupisce piacevolmente, vuol dire che mi rispetta.
Però vederlo così vicino a me con il volto mi fa perdere ogni cognizione del tempo. Istintivamente socchiudo gli occhi quando qualcosa mi urta la borsa.
”Oh scu..” mi volto di scatto per vedere se ho ferito qualcuno e una ragazza bionda mi fulmina con i suoi profondi occhi guardandomi con una fredda espressione che per un attimo mi fa venire i brividi. Sento Micheal stringermi di più a se.
”ma guarda dove vai mezzosangue!” sbotta per poi voltarsi di scatto.
Rimango allibita da tanta arroganza e sfrontatezza ma non dico niente abbassando lo sguardo.
”guarda che sei tu che le sei venuta addosso” alzo di colpo lo sguardo guardando Micheal con gli occhi spalancati.
”Micheal…” mormoro per frenarlo.
Se il mio istinto mi dice bene questa ragazza è una serpeverde e non ho certo voglia di rovinarmi la
giornata per una rissa tra lui e una serpeverde sfacciata e irrispettosa.
Lei si volta, guarda Micheal come se fosse qualcosa da mangiare poi ghigna lievemente e se ne va.
Rimango di sasso guardando il corvonero.
”Era Laura Stevens…” mi dice lui allentando lentamente la presa su di me “una ragazza facile di corvonero…”
corvonero? strano...
”oh…” è la mia risposta mentre riprendiamo a passeggiare “ti ha guardato come se fossi un cioccolatino” mormoro un pò seccata.
Lui scoppia a ridere “non preoccuparti Elliot, un tipo di ragazza che proprio non mi piace è quello come Laura..”
Halloween è passato e alla fine l’attaccamento di Nordwood a Medea, come mi ha detto Micheal, si è rivelato una cavolata.
Non riuscirò mai a digerirli quei 4 serpeverde.
Guardo da lontano Micheal parlare con Audrey Saliger e vicino ai due Jillian McKanzie ripassa facendo colazione.
”Ce la vedete Jillian McKanzie con Jasper Lewis?” non perde tempo a dire Alice iniziando a raccontare il nuovo Gossip.
Sospiro “dopo quello che Nordwood ha fatto a medea non posso che essere pessimista sulle relazioni di quei due con le ragazze” mormoro terminando il mio caffè.
”E non era lei quella che si lamentava per i nostri pettegolezzi su Nordwood e la diamond?” mi stuzzica Alice.
”si ma… boh” borbotto alzandomi.
Per un attimo incrocio lo sguardo di Adams e lo distolgo subito abbassando il capo.
Sento Alice sbuffare, forse si è accorta di tutto.
D’un tratto sento in contemporanea una mano afferrarmi il polso e la voce di Alice rimbombare nella sala grande “Hai finito Adams di rompere le scatole a Elliot?”
Spalanco gli occhi guardando la mia amica, come il resto della sala immagino.
Jack Adams rimane impassibile guardando freddo la bionda “fatti i cazzi tuoi McFly!” Sbotta poi con poca eleganza.
”ehi modera i termini!” interviene Samantha guardandolo male.
Sento dei movimenti al tavolo di Corvonero mentre guardo Adams e sento il panico salire dentro di me.
Jack scatta in piedi avvicinandosi minaccioso a noi tre.
Sento l’ansia salire.
”Basta!” sento qualcuno dire alle mie spalle, è Micheal, lo riconosco dalla voce.
”Parker non immischiarti” sibila minaccioso Adams prendendo la bacchetta.
Sento la Gola seccarsi.
”Tu non avvicinarti mai più alla mia ragazza Adams..” risponde con tono altrettanto minaccioso Micheal.
In sala grande regna il silenzio mentre queste parole rimbombano.
”cosa succede qui?” si fa largo tra gli studenti il professor Silente con la sua solita aria apparentemente svampita, ma che in realtà sa molto più di quello che vuole dare a vedere.
”Jack voleva parlarti il professor Lumacorno” aggiunge poi.
Jack avanza tra la folla guardando male Micheal e dopo che se n’è andato, un brusio inizia ad animare la sala.
”la tua ragazza..” mormoro mentre siamo in cortile imbacuccati con sciarpe guanti e mantelli, seduti su una roccia io e Micheal.
”allora non hai perso la voce!” esclama lui ironico.
”tu ci scherzi, ma mi sono spaventata stamani!” esclamo guardandolo.
”tanto da non aprire bocca per un’intera giornata?”
Sospiro, lui mi imita e poi ripeto la frase.
”hai detto che sono la tua ragazza stamani..” mormoro
”si … io ti ritengo davvero come la mia ragazza” mi precede lui guardando l’orizzonte per poi voltarsi verso di me “ma sempre se tu voglia…”
Socchiudo le labbra troppo incredula per afferrare completamente quei concetti.
”io…” faccio per dire ma lui mi prende il volto tra le sue mani calde avvicinandosi con il suo, le sue labbra sfiorano le mie per poi baciarmi prima timido e titubante poi con più passione stringendomi in un abbraccio.
”io non sai cosa darei per essere la tua ragazza…” mormoro poi guardandolo negli occhi convinta.
Ho appena ricevuto il mio primo bacio, dal ragazzo più perfetto che esista.
Come potrei desiderare di più?

serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.