sabato, 05 luglio 2008
Qualche tempo prima del ballo
Il fatto è che potrei morire di curiosità. Nel senso che sono talmente portata a ficcanasare che il mio senso del pericolo viene
completamente meno. Non che avessi motivo di dubitare della buona fede di Carlisle, in ogni caso, ma penso che quel
Ci sono delle persone che vorrei farti conoscere buttato lì con indifferente distrazione l’avrei seguito anche se a lanciarlo fosse stata un chupacabra.
Ad ogni modo mi sono veramente immaginata di tutto, ma ad una porta che si materializza su un muro senza che nessuno abbia nemmeno pronunciato uno straccio di
Apriti sesamo non c’ero arrivata. Una ragazza collo di cigno che mi lancia un’occhiata clinica e mi tempesta di domande (in realtà non più di quattro o cinque, ma ad una velocità disarmante) dopo avermi fatto ingurgitare qualcosa che Carlisle mi chiarisce essere veritaserum. E poi dentro ad una stanza discretamente grande e
discretamente popolata. Per l’amor di tutti i Threstal (no, mai visto uno in vita mia, ma si vocifera
esistano veramente), qua dentro c’è chiunque! La ragazza di Carlisle apre verso di noi un sorriso che fa luce da sé, seduta poco lontano da Penny (assediato dalla minuscola Isabel) e Milo Ashmore, che lancia occhiate oserei dire al limite del diffidente alla ormai fantomatica Opal. E poi diverse persone che non posso conoscere se non di vista…
Carlisle mi fa cenno verso una delle sedie vuote nei dintorni di Annabel Bennett, che pare incuriosita come un gatto, gli occhi fissi sulla sorella di Ida, Julia.
Julia che apre un rapido sorriso verso i presenti, sfregandosi le nocche sul palmo della mano mentre raccoglie idee e parole.
”Sembra che ci stiamo espandendo” commenta a mezza voce, gentilmente, e pare che la cosa le faccia relativamente piacere. La ragazza delle domande a mitraglietta, in piedi accanto a lei, lancia un’occhiata aerea per la stanza, raccogliendo un rotolo di pergamena da un banco lì accanto.
”Il che non può che tornarci utile” osserva, prima di lanciarsi ad illustrare a noi
nuove reclute il punto della situazione seguita da un pratico resoconto sui recenti sviluppi e insorgere di nuovi problemi.
Quindi sì, se avessi avuto anche il minimo dubbio sulla finalità dell’inusuale appuntamento di Carlisle, questa Georgiana avrebbe prontamente provveduto a polverizzarlo. Sta di fatto che, bevendo quel siero e rispondendo in maniera soddisfacente alle domande, io e qualche altra fortunella (questa sera Annabel e Daisy) siamo ufficialmente entrate a far parte di quel club di tutela dei Mezzosangue che è il Fidelius.
“Contenta Polly?” domanda Carlisle dandomi un leggera pacchettino sulla spalla, mentre Georgiana chiude la riunione.
”Potevi dirmelo” sussurro, guardando furtivamente quello che mi si è presentato come Aedan Lywelyn (fratello di
quella Lywelyn)
”mi sarei messa carina”
”Parlando fuori dai denti” borbotta Daisy, guardando corrucciata lo zampettante e argenteo scoiattolo che Isabel ha invocato per dimostrazione
”mi sento un attimino in soggezione…”
Non mi sono mai trovata in una situazione più adatta per affermare che capisco quello che prova. Starsene qua, in cerchio attorno alla Sittenfeld, ascoltando le istruzioni che Georgiana ci impartisce per far scaturire anche solo un minimo guizzo perlato dalla punta della nostra bacchetta, devo dire, mette un po’ d’ansia. Soprattutto se attorno a noi sta un branco di altra gente, ormai avvezza nell’arte di
expecto-patronare a destra e a manca, che non aspetta altro se non di vederci tentare la prova del secolo.
”Alla fine non è niente d’impossibile” afferma Georgiana risoluta, dando enfasi alle proprie parole con un energico annuire, per poi rivolgere gli occhi da cervo verso noi tre
”Prego”
La signorina Harrington ha la straordinaria quanto inquietante capacità di essere volitiva pur rimanendo cortese. Insomma, qualcosa che suona molto come
un invito che non si può rifiutare. Annabel lancia un’occhiata indecifrabile a Daisy, ma dall’apertura innaturale delle sue palpebre posso facilmente dedurre che non crede che Georgiana possa essere
seriamente seria. E io stessa sono la prima ad indugiare, per cui la nostra incredibilmente giovane professoressa si sente in obbligo di incoraggiarci, allungando una mano verso Isabel, come se volesse mostrarcela.
”Avanti, basta solo pensare a qualcosa di piacevole!” ci incita, mentre lo scoiattolo si dissolve dolcemente nell’aere e la Sittenfeld arretra per fare posto ad una di noi tre.
Georgiana guarda insistentemente verso di noi, chiaramente non intenzionata a togliere la seduta fin quando qualcuna non si decida a prendere l’iniziativa. Così, sbuffando, precedo di una frazione di secondo Annabel nel prendere questa storica decisione.
”E va bene” dico col tono di una che sta parlando direttamente al suo sacco tirapugni, tirandomi su le maniche della camicia – considerevolmente stropicciata
”Allora, è molto semplice” continuo, armandomi di bacchetta e santa pazienza
”Basta solo pensare a qualcosa di piacevole…” faccio una flebile rotazione del polso
”Dunque, per esempio…per esempio quando i Tassorosso hanno vinto la Coppa delle Case!”
”Ahm…” Carlisle inarca un sopracciglio, guardandomi con perplessità, mentre sento Milo ridacchiarsela sotto i baffi
”Non credo che questo sia mai accaduto da quando siamo qua dentro io e te, Polly”
”E nemmeno prima” puntualizza stranamente Eugene
”Almeno, non di recente…”
”Oh, grazie tante ragazzi” borbotto contrariata, lasciando pesantemente cadere il braccio che avevo già teso in avanti
”Sarebbe venuto fuori un Patrono con i fiocchi…”
La cosa si fa ardua. Decisamente ardua. Tanto che Georgiana è costretta a dichiarare concluso l’incontro prima che anche una sola di noi tre riesca a produrre qualcosa di costruttivo.
”Proprio non capisco” dice Annabel pensosa, scuotendo il capo
”Io sono piena di ricordi felici!”
”Non è quello” rassicura Jillian
”Comunque è un incantesimo d’appello, piuttosto complesso…” sorride rincuorante
”Non è facile che riesca al primo colpo”
Mh, sarà…sta di fatto che di colpi, personalmente, ne ho sparati almeno una dozzina…
”Ah, quante sciocchezze” bofonchio, sprofondando un altro po’ nella poltrona. Dorothy sposta velocemente gli occhi a pesciolino da me a Costance, muovendo con discrezione la sua torre sulla scacchiera magica.
”Quanto sei pratica” fa di rimando Coco, il suo cavallo che affonda senza pietà gli zoccoli sulla zucca di uno sfortunato pedone bianco
”Insomma, alla fine dove sta il problema? L’anno scolastico finisce, non abbiamo nessun esame da preparare…possiamo anche goderci un ballo in santa pace!”
”Io credo potrebbe essere un’utile distrazione” Dot affonda la guancia in una mano, osservando distrattamente la scacchiera
”Non che abbia una particolare affinità con i vestiti da gran spolvero, però…”
”Secondo me non ha un senso logico, tutto questo” replico cocciutamente, portandomi le ginocchia al petto.
”Il problema di fondo è che non sai con chi venirci” Costance fa una smorfietta scherzosamente provocante, che ricambio con generosità.
”Oh, non dire baggianate! Se avessi voglia di venire a quella cretinata di ballo non avrei problemi ad invitare il primo che passa!”
”Meglio se è Milo Ashmore” sussurra con aria da comare Coco a Dot.
”Chi ha messo in giro questa voce?” m’informo con occhio scettico, il sopracciglio flesso, che Costance ignora bellamente, tornando a mettere legna sul fuoco.
”Comunque, non so se te lo hanno insegnato, ma da che mondo e mondo sono i ragazzi che invitano le ragazze, non viceversa”
”I ragazzi d’oggi non sono più quelli di una volta” faccio spallucce.
Bèh, in verità non è che Costance abbia proprio tutti,
tutti i torti… diciamo che, se buona parte di questa avversione per i balli concerne proprio il doversi impacchettare in inutili vestiti millefoglie (che per altro uno si deve anche ingegnare a cercare), una minima percentuale
potrebbe anche stare nel fatto che, sì, trovarsi un accompagnatore è fondamentalmente faticoso. Gli anni scorsi mi è capitato, quel paio di volte in cui è stato organizzato qualche evento del genere, di andarci col fratello di Costance. Poi lui si è trovato la ragazza, e i tempi d’oro sono finiti…
Non so chi abbia ideato questa fantasticheria dell’
allenamento di congedo ma, tutto sommato, è divertente. Se si tralascia il fatto che credo Leasley sia il sedicenne più prolisso che il pianeta terra abbia mai ospitato sulla sua crosta, e che un’occasione del genere richiede quasi necessariamente un discorso semi ufficioso…
Sta di fatto che questa fantomatica oratoria è durata quasi quanto l’allenamento stesso (
”Anche quest’anno non è andata particolarmente bene, ma ci siamo divertiti!”) e ho avuto bisogno di una doccia doppia per riprendermi. Non è un cattivo ragazzo, anzi, all’uopo è anche divertente, basta solo ricordarsi d’impedirgli oratorie. Ma, essendo che è il capitano della squadra, che adora chiacchierare e che di soddisfazioni atletiche gliene abbiamo date parecchio poche (con conseguenti pochi discorsi da fare), con quale cuore lo si potrebbe privare anche di qualche solenne parolina di fine anno? Persino io, che ho una riserva di pazienza non troppo generosa, non me la sentirei. Però, quando sono uscita dalla doccia, avvoltolata in un fantastico asciugamano della nonna grande come gli Stati Uniti, e me lo sono ritrovata lì davanti – ancora intento ad asciugare i capelli con un panno – del tutto intenzionato a lanciarsi in altri improponibili sleghi, non ce l’ho proprio più fatta.
”Hai già qualcuno da portare al ballo, Lee?” gli ho chiesto spiccia, troncando sul nascere il suo rimpiangere quel paio di elementi che abbandonano la squadra con i M.A.G.O.
”No” ha risposto senza battere ciglio, facendo spallucce
”Volevo invitare Loretta, ma ha già un accompagnatore…”
”Scordati la tua Loretta” l’ho ammonito perentoria, e mi sono ritrovata con un fantastico cavaliere dalla chiacchiera estremamente facile da portare al ballo. Se non altro saprò come ingannare il tempo…
Una volta eliminato il problema
cavaliere si propone quello
vestito.
”Penso potrei sistemare un po’ la camicia da notte” dico, scherzosa fino a un certo punto, mentre esco dalla Stanza delle Necessità assieme ad Annabel.
Le nostre pratiche col Patronus non portano ancora frutti apprezzabili. La Bennett è l’unica che è riuscita a fare sputacchiare qualcosa di semi consistente alla propria bacchetta. Non riesco a capire quale sia il problema. Come dice Georgiana, alla fine, non è poi così complesso: un movimento molto elementare col polso, una formula semplice da pronunciare con convinzione e un pensiero felice a cui aggrapparsi.
”Tu hai mai provato a invocare un Patronus?” domando a Costance una volta raggiunta la tavolata Tassorosso per la cena. Carlisle mi lancia un’occhiata d’avvertenza di sottecchi, che io ignoro. Certo che non ho nessuna intenzione di raccontare tutta la storia del Fidelius a Coco! Semplicemente sarei curiosa di sapere se lei, che anche se è finita tra i tassi è sempre stata discretamente solerte nell’apprendimento, ce l’ha mai fatta. Costance mi guarda come se le stessi suggerendo di condire la sua insalata di frutta con della senape.
”E perché avrei dovuto?” domanda dubbiosa. Faccio spallucce, tornando ad occuparmi del mio cibo.
”Bèh, così” mi defilo
”Sembra una cosa divertente”
Milo scoppia a ridere
”Peccato che Georgiana non sia qui ad ascoltarti”, frase che termina in un
ouch soffocato dopo un movimento sospetto da parte di Carlisle, che ho come il dubbio abbia centrato in pieno lo stinco del suo compare con un calcio relativamente discreto.
La sera del ballo
Ce l’ho fatta! La mia fantastica scimmietta è venuta fuori dalla bacchetta e ha anche saltellato in giro per qualche metro prima di dissolversi in un batuffolo di brillantini. Certo, non è il Patrono più vigoroso che si sia mai visto, ma avrà modo di crescere, immagino.
”Lo chiamerò Einstein!” ho annunciato, in preda all’entusiasmo.
”Perché mai dovresti dare un nome ad un Patronus!” ha obiettato Opal, piuttosto stranita da quell’eccesso di zelo.
Bèh, è che non mi capita spesso di raggiungere
traguardi del genere in ambito magico. Insomma, un incantesimo d’appello! E io sono riuscita ad eseguirlo! Ovviamente con i dovuti tempi, ma come si dice finché c’è vita c’è speranza, e prima o poi, con calma e senza fretta, ce la facciamo tutti.
Sono così su di giri per la mia scimmietta (e sono così frustrata perché non posso urlarlo a mezzo mondo), che quasi non mi accorgo nemmeno di tutto il trambusto che riempie i dormitori femminili, in queste ore prima dell’inizio del fatidico ballo.
”Accidenti!” Costance è isterica
”Che diavolo ha questa chiusura?”
”Tesoro, dubito sia la chiusura” punzecchia Ursula, intrufolata in una camera non sua.
Non so perché la gente si metta dietro con i preparativi tanto tempo prima. Va poi a finire che, quando è ora di uscire, la maggior parte gli accorgimenti di belletteria apportati al proprio personale durante queste agonizzanti ore se ne sono già andati a ramengo (vedi trucco sbavato, capelli in disordine, ripresina dell’ultimo minuto che cede rovinosamente…). Dal canto mio ho adottato il metodo
fai una doccia e rilassati, e me ne sto da venti minuti buoni a contemplare beata il rivestimento del baldacchino, mentre quelle altre ocarine fanno un pollaio della miseria.
”Polly! Vuoi muovere quel tuo sederino?” mi richiamano all’ordine
”Ma ce l’hai uno straccio di vestito da metterti?”
”Ho rimediato un cavaliere, vuoi che non abbia un vestito?” e, siccome mi provocano, mi butto giù dal letto, spalanco con molta poca grazia il baule, e tiro fuori il vestito che mi sono fatta spedire dalla mamma. È un po’ sgualcito, perché per dargli un’occhiata ho disfatto il pacco con cui mi era arrivato e non sono più stata capace di piegarlo, ma basta un colpo di bacchetta e…
”Ma cos’è” fa Costance piatta, totalmente priva d’espressione, guardando il vestito con occhio vacuo
”una tovaglia?”
Dorothy la guarda interrogativa, esordendo con un flebile
”Oh, Coco…”
”Mannò!” esclamo, guardandola torva, per poi sorridere placida riportando gli occhi sul mio abito
”Era una tenda. Ma mia nonna è una sarta eccezionale, non ti pare?”
”Per Merlino, Polly!” Costance sembra quasi esasperata mentre Ursula se la ride
”Potresti prendere le cose un attimino più sul serio, ogni tanto?”
Leasley non è solo il più prolisso, ma – e grazie al cielo, in momenti come questi – anche il più
lento adolescente del pianeta. Così, quando esco in Sala Comune in netto ritardo rispetto alle mie compagne, lo pesco mentre sta per abbandonarsi su una delle poltrone, probabilmente appena uscito dalla camera.
”Allora?” dico con un’occhiata alla
guarda che so perfettamente che sei arrivato prima di me solo per pura fortuna. Leasley mi fa uno dei suoi mastodontici sorrisi giulivi, riacquistando l’equilibrio dopo quella scomoda manovra per rinunciare alla comoda seduta.
”Allora?” ripete, per poi aggiungere un allegro
”Come siamo carine!”
Faccio una smorfietta divertita, puntellando le mani sui fianchi e guardandolo di sottecchi
”Frase di rito?” lo pungolo sorniona.
”Frase di rito” ammette lui, porgendomi il braccio, al quale mi aggrappo come la mia scimmietta argentata
”Bèh grazie” replico
”Apprezzo lo sforzo”
La Sala Grande è una piazza piena di coriandoli. I balli sono sempre una sfilata di colori che farebbe invidia ad Arlecchino, anche se questa sera pare che il rosa – antico, confetto, shocking… - vada per la maggiore.
Dopo un deflagrante tentativo di approcciarci alla pista ho suggerito a Leasley di piantare le tende il più lontano possibile da quel vorticoso svolazzare di gonne. Così abbiamo preferito farci una simpatica passeggiata (non priva di ostacoli) in giro per il salone e fermarci a fare due chiacchiere su chi di conosciuto incontravamo sui nostri passi. Ho incrociato parecchie reclute del Fidelius a inizio serata, tutti quanti abbastanza ottimisti a giudicare dai sorrisi. Anche se poi, è bastata un’occhiata a Julia per capire che sì, ottimisti va bene, ma non è mai il caso di abbassare la guardia. Raggiante e tesa al contempo, anche se ancora senza moventi d’allarme. Ed è filato effettivamente tutto più o meno liscio fino ad adesso.
Milo esce dalla folla a passo svelto, quasi impassibile, come se tutto fosse normale, anche se ha più fretta del solito. Mi urta con un braccio, si ferma a sincerarsi su come stia.
”Scusa” dice
”Non ti avevo vista”
”Che succede?” ficcanaso fino al midollo sì, ma tutta questa fretta in una persona come Milo mi mette qualche pulce. Lui mi guarda un attimo come per decidere il da farsi, poi lancia un’occhiata nei paraggi e, una volta constatato che Leasley si è perso a parlare con terzi, mormora un
”Julia e Riddle. Si sono dati meta nella Foresta”
Spalanco gli occhi oltre misura.
”COSA?” esclamo, forse a voce un po’ alta, perché Milo ricorre prontamente ad un discreto
shhhh di cui io prendo atto, e continuo ad indagare a voce bassa
”E adesso?”
”Adesso le serve una mano” ribatte lui, e nel tono ricompare tutta la fretta del suo passo.
”Vengo anche io!”
”No” è talmente tassativo che mi spiazza, e probabilmente se ne accorge
”No Polly, tu non…il tuo Patronus è ancora troppo debole, gli altri incantesimi…”
Sbuffo, incrociando le braccia.
”Mi stai tagliando fuori per la mia incapacità magica?” chiedo, scura in volto.
”Qualcosa del genere, sì” replica gentilmente.
”Questa è discriminazione”
”Questa è prevenzione, Polly”
Bofonchio, corrucciandomi. Purtroppo, c’è poco da blaterare e cercare punti a mio favore, in questo caso Milo non ha tutti i torti. Il mio livello magico non è certo all’altezza di persone come Georgiana o Julia, e molti Serpeverde sospettati di star dietro le sottane di Riddle hanno fama ottima in campo d’incantesimi, qua a scuola. Lo so, calpestare l’ego fa male, ma non è il caso di fare i ciuchi questa sera.
”E va bene, va bene” sbotto, un po’ impermalosita
”Ma fate i bravi, intesi?”
Milo sorride, annuisce.
”Vedi che infondo non sei proprio così testa dura” dice soddisfatto, e fa per andarsene.
”Ehi, Milo!” lo richiamo all’ordine, prima che venga risucchiato una volta per tutte da questa bolgia infernale.
”Che c’è?”
”Buona fortuna”
lunedì, 30 giugno 2008
Il corridoio e` buio, le lampade ad olio ai muri formano ombre che si susseguono sul tappeto persiano per terra, illuminando fiori rossi o leoni dalle fauci aperte. Mentre cammino sulla punta dei piedi, guardandomi intorno circospetta, mi balena per un attimo il pensiero che non ne vale la pena. Guardo Susan negli occhi in cerca forse di un segno che mi rassicuri, ma anche lei sembra poco convinta della nostra missione “ruba-cibo-dalla-cucina-per-sleepover”. Il solo pensiero di una banda di elfi domestici che ci sorprendono rovistando nella dispensa mi fa rabbrividire. Gia` li vedo con il mattarello in mano, pronti a cacciarci via a suon di “mattarellate”.
“Forse dovremmo tornare” sussurro all’orecchio di Susan, che si e` accostata alla pesante porta che segna l’entrata della cucina.
“Dai Alexa, facciamoci coraggio, massimo mettiamo in atto una fuga rocambolesca, tanto i dormitori dei Tassorosso sono qua vicino”. Sospiro profondamente e annuisco in sengo di approvazione. Susan lentamente inizia a spingere il portone, stranamente non e` chiuso a chiave. Poso la mia mano sulla sua, fermandola.
“Non e` che stanno ancora la` dentro?”.
Susan mi squadra arrabbiata e subito mi zittisco, girandomi dall’altra parte mentre lei apre la porta. Qualche scricchiolio dopo siamo dentro una sala buia, dove a malapena si possono distinguere i fornelli e i tavoli.
“Lumos” sussurra Susan prima che la possa fermare. Una debole fiamma di luce fuoriesce dalla punta della sua bacchetta, illuminando la cucina, pulita a fondo e lucidata dagli elfi. Con sollievo vedo che non si trovano in cucina, probabilmente staranno in una stanza contigua a dormire. Meglio per noi. Ci avviamo alla dispensa, e Susan alza la bacchetta per illuminare scaffali e scaffali pieni di ogni tipo di cibo, dagli insaccati alle brioche, dal pane ai succhi di frutta. Prendiamo poco, nonostante la tentazione di arraffare il piu` possibile e` grande, ma non vogliamo che gli elfi si accorgano del furto. Susan mi fa un segno con la testa e insieme ci incamminiamo verso il portone, ma cercando di tenere la bacchetta in mano per illuminare la via Susan fa cadere una pesante barretta di cioccolato, che nel silenzio mortale della cucina provoca un rumore metallico che rimbalza dai muri. Immediatamente si accende una luce nello stanzino dietro la cucina dove dormono alcuni elfi. Leggo la paura negli occhi di Susan. Questo e` il momento della fuga rocambolesca. Cosi`, con le mani piene di cibo e bibite, corriamo verso il portone. Ma la luce della bacchetta si affievolisce di colpo e Susan inciampa proprio sulla barretta di cioccolato, rotolando per terra in modo penoso. La scena e` cosi` divertente che non posso fare a meno di ridere. Anche Susan inizia a ridere fragorosamente, e le nostre risate riempiono il silenzio tetro della cucina. Con dei passetti corti e svelti si avvicina a noi un piccolo elfo, che tiene in mano una lampada ad olio appena accesa. Non sembra per niente felice di trovarci nella cucina. Deglutisco lentamente, e poso altrettanto lentamente tutto cio` che avevo in mano per terra. Infine alzo le mani, un po` alla film western. Susan accanto a me fa altrettanto. Ma l’elfo ci sorprende:
“Tutto questo casino per un anticipo alla colazione? Bastava chiederci no?”. Sorride mostrando i suoi denti rovinati e gialli, ma io lo trovo il sorriso piu` gradito del mondo. In pochi minuti le nostre mani sono piene di almeno il doppio della roba che tenevamo in mano inizialmente, e l’elfo ci ha raccomandato di non fare rumore in corridoio, rischiando di essere scoperte. Prima di uscire salutiamo e ringraziamo calorosamente il piccolo elfo, che ancora mezzo assonnato ci porge un’ultimo muffin. Cosi` voliamo per il corridoio, arrivando ansimanti alla Sala Comune. Una volta dentro, tiriamo un forte respiro di sollievo, ma prima di scoppiare a ridere, aspettiamo ad arrivare fino al dormitorio, e poi veramente non ci fermiamo piu`, rotolandoci per terra fra le poche cose che ci sono rimaste in mano dopo la corsa. E meno male che temevamo le mattarellate degli elfi! Rah e Cassie, che erano intente a fare le treccine a Lory, abbandonano la loro postazione per sgranocchiare i dolcetti. Lory rimane con mezza testa a treccine e mezza liscia, ma si accontenta servendo cinque bicchieri di succo di zucca, e proponendo un brindisi: “A un magnifico ballo, fantastico fine anno, ottimo GUFO e a una nuova amicizia!”. Brindiamo. A un nuovo inizio in poche parole, ma a Lory piace esagerare nei brindisi. Il resto della serata vola via in un soffio, fra abbuffate, risate, scherzi, battute e molti altri brindisi. Spero che questo sia soltanto uno dei tanti futuri sleepover che vedranno partecipi anche Cassandra e Rah. E spero di andare anche la prossima volta in cucina a fare visita al nostro amico elfo.
Odio l’atmosfera a scuola pre-ballo. Seriamente la odio con tutto il mio cuore. La scuola pullula di ragazze (e ragazzi) in piena fase ormoni, che si acconciano meglio giusto la settimana prima del ballo, sperando che, con quell’attimo di matita in piu`, o quella mini gonna ricevuta ai dodici anni, puoi forse colpire qualche ragazzo che, diciamocelo chiaramente, non ti ha mai notato per tutto l’anno. Perche` dovrebbe adesso, mi chiedo? Persino in biblioteca, un posto dedicato allo studio e alla santa dormita in pace, si sono appostate alcune ragazzine del quarto, che ridacchiano e fanno finta di leggere un libro, con la inutile speranza di essere chieste al ballo da alcuni ragazzi del mio anno, che come me, ripassano disperatamente per i GUFO. Non riesco a concentrarmi con le risate da ochette delle ragazzine, quindi mi alzo ed esco, sperando di trovare un po` piu` di quiete al parco. Come non detto, anche la` ragazzine in gruppetti stretti si scambiano opinioni su vestiti, trucchi e cavalieri, scorgo con la coda dell’occhie le sorelline di Deidre, che ostentano una sicurezza e un’indifferenza nel tema ballo notevole, ma che sono sicura siano emozionate come il resto delle loro compagne.
“Alexa!” grida una voce dietro di me. E` Susan, che, aggrappata al braccio di Lory, la sta praticamente trascinando nella mia direzione. “Giusto in tempo!”. Non capisco questa sua affermazione, ma, data la faccia di Lory, sospetto che sia una delle sue grandi idee. E questa non e` una buona notizia. Cosi` si aggrappa anche al mio braccio, e adesso si ritrova a trascinare ben due ragazzine. Improvvisamente colgo l’obiettivo di questa sua passeggiata per il parco, che aime` sembra anche l’obiettivo di meta` della popolazione femminile di Hogwarts.
“Oh no Susan questo proprio no...”. Ma e` gia` partita.
“Scusate ce l’avete una sigaretta?” chiedo con molta naturalita` Susan a due ragazzi che stavano fumando accanto a una quercia vicino al lago. Li conosco di vista, sono due del sesto, Corvonero, carini, i classici tipi da appuntamento. Un po` timiducci, frangia che casca sugli occhi, quei tipi che finche` non li conosci non puoi sapere se sono interessanti o no. Il piu` alto dei due porge una sigaretta a Susan e poi gliela accende un po` impacciato.
“Grazie! A proposito io sono Susan e queste sono le mie amiche Alexa e Lory”. La mia faccia avvampa e divento rossa come un peperone mentre li saluto stringendogli la mano.
“Noi siamo Max e Robbie”. A questo punto Susan ci guarda con i suoi occhi “scusate-uccidetemi-dopo” e si rivolge di nuovo a Max e Robbie.
“Sentite due ragazzi belli come voi avranno di sicuro un’appuntamento per il ballo no?”.
I due si scambiano un’occhiata veloce, chiedendosi forse se dire la verita` oppure inventarsi una balla.
“Be`...in realta` no...” dice Max con un filo di voce.
“Ma com’e` possibile? Vabbe` si rimedia presto, anche Alexa si trova al momento senza appuntamento, avendo rifiutato proprio ieri uno del settimo” Come fa a inventarsi tutte queste balle tempo due minuti? “Perche` non vai con lei?”. La faccia di Max cambia repentinamente espressione, sono sicura che lui sperava di andare con Susan, invece che con me, ma la fortuna gli ha voltato le spalle.
“E te potresti andare con Lory Robbie!”. Robbie annuisce, rivolgendo un timido sorriso a Lory.
“Benissimo allora ci si vede al ballo ragazzi!” grida Susan, trascinandoci di nuovo via.
Appena fuori di vista dalla quercia inizia a saltellare proponendoci il suo ballo di vittoria.
“Be` non esultate con me?”.
Ed e` cosi` che mi sono trovata un appuntamento al ballo, riducendomi nello stesso stato di quelle stupide ragazzine del quarto in biblioteca. Mi chiedo come abbia permesso un evento del genere...
sabato, 28 giugno 2008
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Ormai l'ho imparato: quando il tuo caposcuola chiama, tu non puoi fare altro che accorrere senza fiatare. E' per questo che sto trotterellando al fianco di Tom dopo che lui si è semplicemente voltato verso di me; so leggere il suo sguardo, so esattamente quando vuole che io vada da lui. Succede spesso, ultimamente, e non posso dire che sia esattamente un piacere visto che il più delle volte i compiti che mi assegna si rivelano piuttosto sgradevoli.
« Allora, mia cara. Hai paura di usare la bacchetta? » sibila facendomi largo in mezzo alla folla, che al suo passaggio automaticamente si apre in due ali e lascia il corridoio sgombro.
« No. » certo che no! Alzo gli occhi al cielo, cercando di trattenere il mio tono seccato.
« No, è vero. Ce l’hai già dimostrato. » snuda i canini in un sorriso crudele : gli piace ricordarmi con insistenza quasi insopportabile della fine che ho fatto a fare a Medea Diamond. Dopo averlo raccontato a tutti, è ancora più contento di sbandierarmi in giro come il suo piccolo trofeo malvagio. « Allora non sarà un problema uccidere qualcuno dei tuoi compagni, vero? » ghigna ancor più evidentemente.
« Cosa? » entriamo nella sala comune di Serpeverde, catturando gli sguardi di tutti i presenti.
« Non vestirti troppo elegante, alla festa di fine anno. » non risponde alla mia domanda, limitandosi a scomparire oltre la porta del dormitorio maschile, lasciandomi sola nel bel mezzo della Sala Comune.
~ la sera del ballo
Altissima e magra come un chiodo, Ashleigh si infila uno spumoso vestito rosa cipria, il bustino stretto sul corpo praticamente invisibile che poi si apre in una gonna tutta pizzi. Si guarda nello specchio, agitandosi per fare oscillare il vestito troppo ampio.
« Vorresti duellare con quello?! » chiede Catherine, impegnata a lucidare le sue scarpette verde bottiglia. Ash la fulmina e ricomincia a sistemare gli strati voluminosi di stoffa ; sembra una meringa gigante, ma se glielo dicessi mi sbudellerebbe. Mi lascio cadere sul letto, affondando la testa nel cuscino di una delle compagne di stanza della mia nuova alleata ; la nostra camera è diventato il regno della Blackster e della Lywelyn, che già da quattro giorni ci circuiscono per convincerci a lasciare loro campo libero - e non ce lo siamo fatte ripetere due volte. Solo Amber è stata abbastanza audace da rimanere in loro compagnia, e non la invidio affatto.
« tesoro, Cate ha ragione. Immagina i rami che strappano la stoffa.. » mormoro sfregandomi gli occhi. Il mio vestito di un bel viola lucido giace ai piedi del letto; non ho voglia di infilarmi il bustino né le calze, né l’insieme di prezioso tessuto che ho accuratamente scelto per questa festa. Né di correre nel bosco con i tacchi che affondano nel fango ad ogni passo, e rischiare di essere trucidata da qualche reginetta dal cuore d’oro con i boccoli biondi.
« V, non è il caso di sbrigarti ? » mi sollevo a fatica, mentre Ash si sistema i capelli agitando a tutta birra la bacchetta per fissarli in uno chignon sin troppo intricato per i miei gusti. Sistemo la gonna del vestito, stringendo la gonna attorno ai miei fianchi – ancora più magri del solito, esclusivamente per mettermi questo dannazione di abito elegante.
« A, non è il caso di mollare uno dei tre cavalieri a cui hai detto di sì ? » le faccio notare con poca cortesia. Lei ride e ci saluta con la manina prima di uscire dalla stanza, sibilando qualcosa che suona come ‘ci vediamo dopo’.
***
« Jeff? Non vorrai dire che ... »
« sì, la sta sfidando ora. » mi mormora il mio cavaliere nell’orecchio. Lo stringo abbastanza da poter alzare lo sguardo oltre la sua spalla, mentre balliamo lentamente, e osservare il viso pallido di Julia Versten, che si trattiene dal dare uno spintone a Tom Riddle e corre via, verso una direzione che non intuisco visto che Jeff mi dà un colpo e sono costretta a riprendere a girare.
Giro. E vedo i professori che chiacchierano e ogni tanto muovono la testa a tempo.
Giro. Lywelyn e Norwood che si scambiano occhiatine piene d’amore mentre lui le pesta i piedi ballando. Me lo ricordavo come un uomo pieno di grazia, certo che la baldracca gli fa proprio male.
Giro. La porta della Sala Grande spalancata, e la sagoma di Lenore che scivola fuori.
« Jeff? »
« ti prego. Fai finta di niente, altri cinque minuti. » preme ancor più forte contro le mie costole, tuffando il viso nei miei capelli strapieni di incantesimi perché rimangano in ordine. Non ribatto, limitandomi a risistemare le mani sulle sue spalle.
Giro.
« Non parliamone ora. » sussurro appena. Ma ho già una vaga idea di cosa finirà per dire. E non voglio sentirlo.
come closer and see
see into the trees
find the girl, if you can
I rami trapassavano la pelle pallida di Violet senza lacerare la carne, ma lasciando segni rossastri sulle guance, sulle braccia nude e sulle mani, ostinatamente serrate attorno agli strati di prezioso tessuto color ametista, come a proteggere l’abito che ne fasciava il corpo minuto.
Camminavano in silenzio attraverso l’oscurità, resa densa dalla sottile ansia che componeva una ragnatela tra i membri del drappello, nemmeno lontanamente in grado di distinguersi a vicenda se non nei rari tratti in cui la luna bagnava di riflessi lividi le loro tenute troppo eleganti per avanzare agevolmente.
Non rimaneva più niente della frivola allegria dietro la quale si erano mascherati fino a pochi minuti prima. Nessun cavaliere porgeva più la mano alla sua damigella infiorettata per l’occasione, troppo occupato a trattenere i propri gemiti quando un fruscio sospetto proiettava su di loro ombre ancor più scure della notte.
Un cerchio di luce bianca accolse le loro figure sconvolte, che si posero quasi automaticamente in circolo attorno a Tom Riddle, il cui ghigno era ancor più accentuato dalle ombre sinistre che ne scolpivano il volto.
« Violet? » scandì una voce tremula poco lontano da lei, precedendo di qualche istante la mano ruvida che si posò sull’epidermide candida e nuda delle spalle. La ragazza soffocò a stento un grido, mentre le dita ancora non ben identificate scivolavano lentamente tra i boccoli ordinati e resi quasi neri dalla luce incolore. Nemmeno nelle sue previsioni più terrificanti avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata a non distinguere il tocco affettuoso di Jeff, troppo concentrata a reprimere le morse di terrore distillato che le stringevano lo stomaco. Riddle e Lenore si muovevano lentamente in circolo, fermandosi presso ognuna delle altre figure che si erano sistemate in pose statiche e immutate già da qualche momento, come se lo spiazzo, su cui si tendevano i rami neri di piante secolari, avesse avuto qualche potere magico che li rendeva improvvisamente incapaci di rifuggire la luce. Probabilmente la manciata di orrendi traditori del loro sangue avrebbe fatto la sua comparsa ben presto, non meno spaventata di loro, ma certo più agguerrita. Almeno più agguerrita di Violet, tremebonda e congelata, quasi incapace di reggere la bacchetta di nocciolo che avrebbe dovuto costituire la sua arma e la sua salvezza.
« Ci spostiamo verso il bosco, ci nascondiamo al buio ed aspettiamo. » sibilò la voce profonda di Lenore, seminascosta dal cappuccio del lungo mantello, il cui tessuto opaco era lo stesso, probabilmente velluto, che venne fatto scivolare tra le mani della contessina. Un mantello per sé, per coprirla e per occultarne ancor di più la figura finché gli altri non si sarebbero palesati.
« d’ora in poi, ognuno per sé. buona fortuna. » era quasi grottesco che l’unica amica di Tom Riddle, passandole attraverso con il suo sguardo di ghiaccio, le augurasse di uscire vincitrice da uno sciocco duello, in cui ognuno di loro si sarebbe giocato qualcosa che non era molto distante dalla stessa vita.
La mano di Jefferson strinse il suo braccio e la trascinò verso l’intrico di rami che si delineava poco oltre; non poté che lasciarsi condurre, mentre con lo sguardo cercava di memorizzare i punti in cui gli altri erano spariti nel nero. Poco dopo essersi fermata, sentì la consistenza di un grosso tronco sulla schiena, dove era stata appoggiata con delicatezza dallo stesso che le aveva posato le labbra calde sul collo, proprio sotto l’orecchio. Il peso del ragazzo si posò contro di lei; un modo come un altro, uno piuttosto piacevole per la precisione, per ingannare la nervosa attesa.
« Vi, vorrei che fossimo.. » soffocò le sue parole con un bacio, sfiorandogli con delicatezza i capelli. Era l’unico modo per non permettergli di notare il suo sguardo vacuo: molto probabilmente, la stessa scenetta ai limiti del decente si stava consumando qualche albero più in là. Edward e la Lywelyn.
Non ebbe molto tempo per pensare al fatto che l’altro non pensava più minimamente a loro due; il rumore lieve eppure perfettamente chiaro dei passi sulle foglie e di frasi sommesse costrinse tutti a ritornare violentemente alla realtà.
I hear her voice and start to run
into the trees
Ammetto di non riuscire a ricordare quali fasi mi hanno portato a dare la caccia alla bionda e terrorizzata Jillian McKanzie, che corre nascondendosi tra gli alberi con troppa foga per rendersi conto che sta coprendo un percorso perfettamente circolare. Mi ritrovo a fiutare l’aria, quasi come un segugio e non una strega; non riesco più a distinguere la sua figuretta luminosa e questo mi preoccupa un po’. Non vorrei mai che mi spuntasse alle spalle, e la bacchetta mi scivolasse definitivamente di mano; non mi sono mai sudati i palmi quando ero nervosa, ma questa notte sembra avere intenzione di ribaltare tutto ciò che è stato sinora.
Sto immobile, con la schiena appoggiata ad un tronco; tento persino di non respirare, pur di evitare di fare rumore. Ogni suono, così come ogni zaffata di profumo di fiori, mi potrebbe servire per identificarla. Ho lasciato la radura al suo seguito, con alle mie spalle le luci e le esplosioni di un combattimento multiplo ; Julia Versten ha tentato di ammazzare Riddle e per un pelo non ha beccato me.
« allora, violet, hai finito di rifarti il trucco? » la vocina zuccherosa di McKanzie che cerca di fare la dura mi giunge alle orecchie come manna dal cielo. Mi volto verso di lei con uno scatto secco, allungando il braccio e pronunciando il primo incantesimo che mi viene in mente. Vedo solo la scia azzurra che traccia nell’aria, e che si dissolve con un piccolo botto a mezzo metro dalla schiena della mia avversaria. Peccato. E’ già la quinta o sesta volta che la manco, sebbene entrambe portiamo i segni degli incanti andati a segno. Risponde esibendo anche un’espressione feroce, vagamente grottesca, ma in compenso sento la stoffa e la pelle che si lacerano appena sotto le costole. Dannazione.
Tremo appena, e riprendo ad inseguirla. Ignorando il dolore lancinante che mi ha provocato la sgualdrinella. Lei e il suo maledetto ragazzo dai capelli rossi. Un’altra scarica di scintille. Inciampa, ma si rialza e ricomincia a correre. Devo dire che sono un po’ stufa di questo stupido gioco, e che oltretutto stiamo tornando verso la radura; vedo tra i rami la luce e sento le urla dei combattenti.
Jillian scompare tra due grossi alberi, tuffandosi nel riflesso verdognolo di quello che mi auguro non sia un Avada. La inseguo, sfidando la sorte e i lampi di luce.
suddenly I stop, but I know it's too late
i'm lost in a forest
all alone
Luce viola, per la precisione. Rimango in piedi per qualche istante, del tutto concentrata sul battito del mio cuore che rallenta, e la sensazione spiacevole del sangue che smette di fluire. Sono del tutto consapevole di quello che sta succedendo. Del terreno e l’erba alta su cui cado pesantemente, tracciando un arco nell’aria.
« Antonin .. »
Mi rendo conto che è stato lui. Per sbaglio, mi auguro. Mi rendo conto che le forze mi abbandonano insieme al respiro. Chiudo gli occhi. Per sempre.
martedì, 13 maggio 2008
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« non c'è niente da ridere. » rimbecco secca due delle mie ragazze, che in fondo alla stanza delle necessità continuano a singhiozzare per soffocare la loro ilarità. Il motivo di tanto divertimento è chiaro a tutti: neppure io, in situazioni normali, riuscirei a stare seria davanti a Eugene Pennington rosso come una lampada giapponese che tenta di non rifuggere il contatto fisico con Isabel, alla disperata ricerca della sua mano. Il poverino è alla sua prima relazione, e si è beccato pure la piccola geisha della situazione. Guarda ostinatamente verso di me al posto di badare a lei, rimarcando con l'espressione da orso ferito che le mie parole gli salveranno la vita, almeno per mezz'ora.
Poco più in là, altrettanto smarriti, siedono i nuovi acquisti: Opal Worthington che stringe le mani una contro l'altra, probabilmente per evitare di far esplodere qualcosa mentre sbava copiosamente su Milo Ashmore, del tutto assorto ad osservare la stanza che non ha mai visto prima e che sembra aver fatto breccia nel suo immaginario. A completare l'allegro terzetto di nuove leve che mi aspettavo di incontrare, Damian Denholm, grifondoro del sesto anno che Julia ha preso sotto la sua ala protettiva. E, a proposito di miss Versten e dei suoi amici, possiamo notare alla mia destra uno splendido esemplare di vitellone dall'occhio luccicante, anche conosciuto come Aedan Lywelyn Innamorato. Il farfallone è tutto preso a lanciare sguardi mielosi alla mia amica, seduta al mio fianco e tutta presa dalla compilazione del diario di bordo.
Ripasso tutti i volti di coloro che sono seduti qui davanti e pendono dalle mie labbra: ragazzi pieni di speranze, con progetti idee e piani. Tutti messi in pericolo da me. Lanciati a occhi bendati tra le grinfie di un pazzo furioso. « ho fatto un guaio, ragazzi. » esordisco con gli occhi che già mi si riempiono di nuovo di lacrime; probabilmente sembrerà che stia andando ad un funerale, ed in effetti il mio si profila non più così distante. « Riddle mi ha letto nel pensiero ed ha scoperto il Club. » ancora mi chiedo come faccia ad essere stata così idiota; a lasciarmi pescare nella testa senza neppure pensare che Tom non si limava di certo le unghie come Elizabeth Hale, durante la riunione dei Caposcuola.
Meriterei d'essere appesa per le orecchie alla torre di Londra, per questo. Per la delusione e lo sconcerto che si dipingono sulle facce degli altri membri del club, una serie di sguardi vacui improvvisamente concentrati su di me. Lo so, sono stata una cretina. Tanto vale farla finita e dirla tutta; sento la mano di Sebastian che mi sfiora le scapole, per poi appoggiarsi oltre la mia schiena, sulla spalla opposta. E' che lui sa, lui c'era; è successo tutto sotto i suoi occhi, anche se nessuno ha passato in rassegna i meandri del suo cervello. Prendo un respiro profondo, socchiudo gli occhi. « non so cosa ci possa succedere. quel che è certo, è che tutto quello che abbiamo imparato ora potrebbe servirci. » le fatine di Corvonero avvicinano le teste ed iniziano a sussurrare, primo cenno di vita da interi minuti a questa parte. « dobbiamo stare uniti, ora più che mai. non andate mai in giro da soli. mai e poi mai senza bacchetta. occhi aperti, mano pronta. » nessuno sembra prendere di buon grado questi ordini: ho fatto un macello, lo sapevo. Ho messo nei guai tante persone da formare una classe scolastica. Mi sento di nuovo le lacrime che premono contro le palpebre, come la notte dello scontro con Lenore. Il vocio sommesso si fa gradualmente più forte; parlano tra loro, commentano, cominciano già ad organizzarsi. Mi auguro solo che nessuno finisca male per colpa mia: sarebbe una cosa che non riuscirei mai a perdonarmi.
***
un paio di giorni dopo.
« su, julia! tieni dritta quella schiena! » sua divinità si è messa a prendere lezioni di duello dalla sottoscritta; agito la bacchetta e la colpisco con uno sbaffo di fumo in faccia. « vedi? se non stai attenta, ti frego con un attacco diretto! » so che probabilmente ora mi beccherò uno schiantesimo nello stomaco, ma dobbiamo essere perfetti - lei, soprattutto. Le pareti della Stanza delle Necessità sono sgombre e coperte di grossi materassi, come se fossero insonorizzate, ma serve semplicemente per evitare che ci spezziamo le ossa in atterraggi fatti male. Io e la mia migliore amica ci muoviamo lentamente, disegnando un circolo a terra con i nostri passi, mentre leviamo la bacchetta davanti alla faccia, pronte ad attaccare. sento chiaramente il suo polso che fa un piccolo schiocco e, senza neppure pensarci, mi accovaccio, evitando per un pelo che una palla di luce bluastra che mi avrebbe trasformata in un lampone vivente.
« ma come fai! » esclama alzando le mani, dopo che per l'ennesima volta ho sventato il suo attacco.
« riflessi; ci sono abituata. » mi stringo nelle spalle, facendo ruotare distrattamente la mia arma tra le dita. « attenta ad ogni movimento. ogni rumore. non c'è niente attorno, solo tu e il tuo avversario. » non la vedo molto convinta. « e gli incantesimi, ovviamente. » aggiungo sollevando gli occhi al cielo. Lei si risistema, io faccio un respiro profondo. Se si concentrasse di più, farebbe a fettine me e tutti quelli che provano a sfidarla. Mi concentro sul fruscio dei suoi vestiti; forse basterebbe solo un tremito della sua palpebra per farmi capire che sta per respingere correttamente il mio attacco.
« ooooh! » subdola. Si è accorta che stavo per attaccare e mi ha fatto fare un volo di tre metri all'indietro; questa donna ha capito tutto della vita. « infida! » esclamo rialzandomi, e già applaudendo. Finalmente è arrivata a concentrarsi nel modo giusto; cioè abbastanza da percepire le intenzioni ancor prima che lo stesso avversario si sia reso conto di averle pensate. Questa donna è pronta per sfidarsi con chi vuole. Riddle compreso.
***
Adoro il bel tempo. Il sole, il caldo che brucia la pelle anche attraverso i rami. Certo, ben diverso da notti buie e cime tempestose, ma questa è la vita reale, non una delle mie opere. Sto a pancia in giù con i gomiti piantati nell'erba e il taccuino blu ( fresco di acquisto ) aperto d'avanti. Al mio fianco, con la testa appoggiata sul maglione buttato sull'erba, sonnecchia Sebastian, con la bocca semiaperta ed una mano infilata sotto l'orlo della mia camicia; mi sfiora il bacino con la punta delle dita, ed è l'unico segno di vita che dà. Momenti di beatitudine. Abbiamo rinunciato a studiare per stare insieme, almeno un pomeriggio prima che gli esami ci riducano in fin di vita.
« Georgiana? » rotola su un fianco e socchiude un occhio, guardandomi di soppiatto e ritirando la mano dalla mia schiena.
« Mh? » alzo appena la testa, rivolgendogli uno sguardo annoiato; lui sorride e mi si tuffa addosso, baciandomi come se non lo facesse da tre anni.
« Vieni al ballo con me. » l'ha detto. L'ha detto. Scoppio a ridere e lascio che mi strappi di mano il taccuino, facendomi poi affondare la testa nell'erba.
« Contaci. »
sabato, 03 maggio 2008
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qualche settimana fa.
« Il motivo per cui vi ho convocati, mie Serpi, è di massima urgenza ed importanza. » per la prima volta, è Tom a stare in piedi e siamo noi a rimanere ossequiosamente seduti mentre lui parla. C'è qualcosa di grosso in ballo. Non guardo neppure Edward e soci alle mie spalle, rimanendo tranquillamente accoccolata vicino a Lenore; i suoi occhi già risplendono, segno che sa e che non vede l'ora di poter condividere la sua - eccitazione? - con noi.
« Nell'ultima riunione dei Caposcuola, ho avuto il piacere di fare un giretto nella testa di Georgiana Harrington. » fa un sorriso beffardo; curioso modo di dire che le ha letto il pensiero, già. Comunque, la faccenda si fa parecchio interessante. Non posso che sistemarmi meglio sul pavimento ed ascoltare quello che ha da dire. « sapete cosa fanno i buoni e i loro sudici amichetti mezzosangue? un club per combattere il male! » scoppia in una risata profonda, subumana, mentre tutti lo fissano con gli occhi sgranati, la sottoscritta compresa. Un club. Di schifosi traditori del loro sangue. Gli altri non osano neppure fiatare, e lo stesso vale per me. Ancora non riesco a capacitarmi di cosa sia successo sotto i miei occhi, e io dormivo. Ci sventola sotto il naso la lista dei nomi che è riuscito a carpire alla Harrington, e riesco a cogliere velocemente i cognomi di un sacco di gente del mio anno, con cui ho ore e ore di lezione. E non mi sono accorta di niente. Dio. Vorrei sbattermi una mano in fronte.
« i loro capi sono la cara Georgiana in persona e la sua amichetta Julia Versten. » un altro sorriso; mi sembra così poco uomo, in questo momento. Appare come puro spirito malvagio, ed anche piuttosto eccitato dalla faccenda.
« affido la prima a Lenore.. » sorride - o meglio, fa una smorfia contenta. « ...e l'altra è mia. » qualcosa mi dice che questa faccenda finirà male.
***
fast forward fino alla scorsa settimana.
Reprimo l'espressione scocciata che mi provoca il dover rimanere qui a lezione quando invece potrei divertirmi un bel po' da un'altra parte. Martine Lewis è un vero genio, ma niente può distogliermi dall'idea che tra un paio d'ore mi vedrò con Jefferson. Da sola, intendo: senza Riddle e Lenore a vegliarci. La loro presenza inquietante ha condizionato tutta la nostra storiella da quando è sorta in poi.
Senza che io faccia qualcosa per contrastarla, la mia testa crolla sulla pagina di calcoli che ho appena finito di trascrivere dalla lavagna. Non ce la posso fare, mi sto annoiando troppo: chissà che mi passava per la testa quando ho scelto che materie portare ai M.A.G.O. Sono stata pazza, pazza.
E per di più sono costretta ad ascoltare le smancerie dello sfigato numero uno Morgan Lancaster, che pigola paroline dolci alla lurida mezzosangue che è diventata la sua dolce metà. Tremendo. Mi volto e lo fulmino, digrignando i denti; la sua faccia da piccolo putto barocco mi fa una smorfiettina e poi torna a chiocciare con quella ragazza disgustosa - e pure bruttarella, diciamolo.
« miss Traviston, c'è qualche problema? » la Lewis sbatte la sua verga - sì, usa una verga. per indicare i punti della lavagna, ma non escludo che prima o poi ci bastoni - sulla cattedra, facendo sobbalzare la metà della classe che dormiva saporitamente.
« mi scusi professoressa, è che sentivo un ... ronzio, di sottofondo. » il suo sguardo carbonizza i due piccioni alle mie spalle, e poi torna a guardarmi quasi affettuosamente.
« allora invitiamo mister Lancaster a farci una dimostrazione della teoria di Struss alla lavagna! » sibila sedendosi elegantemente alla cattedra. Adoro questa donna. Almeno quanto lei adora suo fratello e chiunque dimostri di essere abbastanza ossequioso nei suoi confronti. Mi metto ben dritta sulla sedia mentre Lancaster striscia verso la lavagna.
Ora sì che mi riconosco; la sbandata per Norwood mi aveva resa un'ameba senza spirito, me ne rendo di più conto ogni giorno che passa.
***
un paio di giorni dopo.
Catherine è costretta a smettere di spettegolare fittamente riguardo alla brutta fine che ha fatto Quentin dopo che l'ha scaricato: con un tempismo perfetto, il preside si è alzato dal tavolo imbandito per la cena e si è avvicinato al palchetto dei discorsi. Tutte le teste scattano verso di lui, provocando un gran rumore di stoviglie sbattute e di ultimi sussurri frettolosi.
« uuh, ci sono novità! » trilla Ashleigh Hale alle mie spalle; quella ragazza dev'essere parecchio simpatica, è un peccato che quella vacchetta di Deirdre l'abbia cacciata dalla nostra camera. Poteva mandar via Amber, almeno. A proposito di Deirdre: la vedo particolarmente sbattuta ed imbruttita, ultimamente. E sono decisamente convinta che abbia una bella cotta per Jasper Lewis, tanto per cambiare. Alleluja, finalmente si accoppieranno tra loro e smetteranno di impestare il mondo con il seme del male!
« RAGAZZI, SILENZIO! » tuona Dippet dall'alto del suo podio dorato. Trattengo una risatina nel vedere quanto particolarmente osceno sia il suo cappello stasera. « ho un annuncio che vi piacerà: il trentuno maggio si terrà il ballo di chiusura dell'anno scolastico! » un coro di oooh, seguito da un'ovazione, si diffonde per tutta la Sala Grande. La maggior parte delle ragazze comincia già a strepitare e ad occhieggiare quelli che dovrebbero diventare i loro cavalieri. « ...ed eccezionalmente, a grande richiesta, saranno eletti Mr e Miss Hogwarts! » un'altra esplosione. Sbatto appena le palpebre, mentre dall'altra parte del tavolo la Lywelyn e la Blackster cominciano già a borbottare; inutile, non c'è Eveline, questa festa non raggiungerà mai i livelli di stilosità che aveva negli anni scorsi. E' che non posso dirlo alle dirette interessate, se non voglio prendermi una legnata in testa.
Una festa, hm? Senza neppure pensarci, mi volto verso Tom Riddle: e leggo un ghigno crudele dipinto sul suo volto.
serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.