11/07/2008
commenti (4) • tag: discussioni, amori, amicizie, paura, serpeverde, dubbi, guai, errori, riddle, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti, duelli, morsmordre, fidelius

Fatto. La stoffa scivola sulle mie ossa sporgenti, ricadendo talmente bene da far apparire il vestito fatto su misura. Quasi dimenticavo: mi é stato fatto su misura, tagliato e cucito dalla sarta di mia madre in raso verde smeraldo. Non riesco davvero a capacitarmi che quella nello specchio sia io.
« cavolo. » balbetta appena mia cugina Jane, dodici anni, sdraiata a pancia in giù sul mio letto in un turbinio di lenzuola e cianfrusaglie assortite. Passo le mani sulle anche, premendo il tessuto lucente contro il mio corpo. Immagino che in questo momento dovrei continuare a prepararmi, ma davvero non riesco a spostarmi; quella che si riflette nello specchio non sembro neppure io. E’ una figura bellissima, senza ossa fuori posto, che non è troppo alta e ..
« Georgiana Claire Harrington, da quando sei una stragnocca tutta trine? » mi apostrofa Annette, uscendo dal bagno con i capelli pettinati come una venusiana impazzita. Ma non glielo dico, visto che per lo spavento ho fatto un salto all’indietro e sono inciampata nello strascico, sbattendo il sedere per terra. Se si è strappato mi ammazzo.
Mi risollevo a fatica, fulminandola mentre si infila il reggicalze di pizzo rosa fluorescente; io le voglio bene, ma qualche volta mi spaventa davvero.
« è solo un vestito.. » sussurro cacciando la testa nel baule pur di non farle vedere che sono diventata rossa come una ricordella. Voglio solo essere bella, non mi sembra una grande richiesta; non carina, voglio essere bella.
Mi sistemo i capelli in uno chignon, non molto diverso da quello che mi faccio spesso a scuola; un colpo di bacchetta e li fisso in quella acconciatura, sistemandoci anche un fermaglio di quelli che, anche se non si direbbe, sono diamanti. Con la coda dell’occhio catturo la figuretta di Jane che si ribalta sul letto e si spalma sulla boccuccia del rossetto color mattone, insultata a tutta birra dalla proprietaria del cosmetico, la mia compagna di stanza Gemma.
« auguratemi buona fortuna. » dico in un sospiro, spostandomi verso la porta; per loro sarà una semplice festa, per me è un evento fondamentale. Sono una Caposcuola, e solo questo dovrebbe bastare per ricordarmi che passerò il tempo a controllare che nessuno si ubriachi e cada dalle scale – come stavo per fare io andando verso la Sala Grande, oltretutto.
Passo tra i lunghi tavoli del buffet, tra le bambine ricoperte di gonnelloni rosa che già cianciano alla ricerca di un cavaliere dell’ultimo momento. Del mio, invece, distinguo la forma della schiena larga, i capelli scuri e il lieve movimento della testa mentre ascolta le indicazioni di Dippet, che sfila davanti a lui ed Elizabeth Hale con aria di chi li sgozzerebbe volentieri.
Non dico niente quando gli arrivo di fianco, e mi limito a far scivolare la mano nella sua; subito si volta, e senza neppure badare a chi ci circonda mi stampa un bacio sulle labbra. Trattieniti, Georgiana, mi sussurra una vocina nella mia testa mentre gli circondo il collo con le braccia e lascio che mi baci di nuovo.
« Harrington! Lang! » abbaia il preside. Ehm. Ci voltiamo verso di lui con l’espressione più colpevole che ci possa venire; ma non posso che sorridere, sentendo il suo pollice che accarezza il dorso della mia mano.



Ho distinto un eco lontana; non ne sono del tutto sicura, ma credo di aver sentito che Julia è miss Hogwarts. Insieme a Riddle. Lo ammetto, sono troppo impegnata a controllarmi dallo sbottonare i pantaloni a Sebastian per badare a quello che succede a decine di metri da me, in Sala Grande, mentre noi siamo infossati nello sgabuzzino delle scope.
Il suo peso mi spappola le costole, e me ne rendo conto solo ora che ho smesso di occuparmi dei miei ormoni e sono ritornata ad essere un cervello pensante. Ed in effetti, questo secchio sta per spezzarmi l’osso del collo. Faccio scivolare il piede via dalla sua gamba, fino ad atterrare malamente. Tentare di fare sesso in uno stanzino è sempre una pessima idea. Anche per me, che ho dimostrato di fare sempre la cosa giusta in ogni occasione. Ballare riscalda l’istinto, non l’avrei mai pensato.
« Seb. Hai sentito? » si solleva a fatica, grugnendo quando rinuncia a slacciare il nodo strettissimo che mi tiene il vestito ancorato addosso.
« No, stanno tutti dormendo. » brontola prima di prendere a baciarmi dietro l’orecchio. Maledetto, è il mio punto debole, e lo sa benissimo. Mi divincolo a fatica, e mi rialzo ancor più lentamente, spostandomi sino a poter posare l’orecchio alla porta del ripostiglio.
« Julia è miss Hogwarts. E Riddle il mister. » gli sibilo, prima di socchiudere la porta. Le poche persone che vedo sono ancora più impegnate a pomiciare di quanto lo fossimo noi. Attraverso l’atrio a tutta birra, infilandomi tra le porte spalancate, in mezzo alla confusione. Non riesco a vedere la mia migliore amica. Non so dove sia finita, dove stia ballando con Riddle, suppongo.
Vado verso il buffet, giusto per ingannare il tempo almeno finché Sebastian non ricomparirà; perché mi sembra che tutti mi guardino? Dio, non sarò spettinata! Mi tocco i capelli. No, sembrerebbero apposto.
« Smettila, sei splendida. » sibila una voce che ben conosco abbracciandomi da dietro. Stasera deve aver bevuto qualcosa di strano, non era mai stato così infuocato. Gli do una gomitata quando vedo Aedan che trotterella verso di noi. Scuoto già il capo; non ho visto la sua dolce metà, è inutile.
Sento delle dita fredde che mi si richiudono improvvisamente contro il braccio; mi volto di scatto, mi trovo di fronte Jules. Pallida come un cencio.
« Cosa ti ha detto? » le chiedo senza neppure aspettare che sia lei a fiatare.
« Giuro che se ti ha fatto male, vado là e…» sbotta Seb, approfittandone per darmi una botta sul sedere già che c’è. L’ho detto, che stasera non è normale.
« Julia! » strilla Megafusto Lywelyn. Smetti di chiamarlo così ! Dannazione, è tutta colpa di Eugene e dei suoi nomignoli malvagi.
« Mi ha sfidato. A mezzanotte, nella Foresta Proibita. » risponde abbassando lo sguardo.
« Veniamo con te. Il Fidelius è nato per questo. » già, il fidelius. Sparpagliato per tutta la Sala Grande in versione elegante e del tutto ignara del casino che verrà fuori tra dieci minuti.
« Va bene. Ma non tutti insieme. Sarebbe troppo sospetto. Andiamo avanti io e Georgiana. Intanto avvisiamo gli altri. Sebastian, Aedan voi porterete al punto prestabilito gli altri. » ribatte Jules, lanciandomi uno sguardo eloquente.



Passo di corsa di fianco a Jill; mi basterà parlare con lei e pochi altri, perché chi di dovere sappia.
« Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme. »
« L’ha sfidata » mi risponde sgranando gli occhioni azzurri. Non le rispondo, e mi lascio prendere per il braccio da Julia, che mi trascina verso la porta.
Chissà, forse sembrerà che stiamo andando ad incipriarci il naso o a spettegolare alle toilettes. E speriamo che anche i professori la pensino così, quando scompariamo in una nuvola blu e verde.



« Allora, Lenore? » sbotto guardandola dall’alto in basso. E’ a terra, e perde sangue dal naso; ha fatto molto male a mettersi contro la campionessa del club dei duellanti, imbattuta per tredici duelli di seguito – praticamente tutti quelli di quest’anno, in effetti.
« Troia! » sibila contorcendosi, come se si volesse rialzare.
« Puttana. » rispondo con tutta la tranquillità di cui sono dotata, come se avessi detto una parola a caso. Ora non ha molto da ridere, la signorina; mi passo il dorso della mano sulla guancia, tagliato diagonalmente da uno dei suoi incanti di lacerazione.
Non riesco a staccare gli occhi dalle sue ferite. Sono stata io, e ancora non me lo spiego.
« Georgiana! Centauri! » grida la voce acuta di Audrey alle mie spalle. I corpi a terra sono più di uno, quelli sulle spalle di altri ancora di più. Vedo Sebastian che solleva Julia, poi Megafusto ancora a terra. Corro verso di lui.
« Mobilicorpus! » sussurro appena. C’è una confusione infernale. Non capisco più niente. Mi rituffo tra i rami, portandomi dietro il corpo che ho incantato.












10/07/2008
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Sala Grande
La Sala è un tripudio di colori, c’è da dire che Benton non è rimasto con le mani in mano, questa volta, e si è dato veramente da fare. Eugene borbotta sommessamente, mentre Milo è assorto nella contemplazione di un orlo della mantella che gli ricade sulle spalle; nessuno dei due sembra particolarmente estasiato dalla visione che si apre ai loro occhi.
«Aridi come deserti» commento precedendoli di qualche passo, verso un nutrito gruppetto di testoline bionde, tra cui fa capolino la mia testolina bionda, che sorride allegramente alla volta di Audrey.
«Toh, il fan club delle fatine» grugnisce il mio biondo amico, mentre Milo sghignazza apertamente.
«E tu non dovresti ridere» riprende dopo qualche attimo «C’è anche la tua dinamitarda del cuore»
Mentre Milo inizia a sussurrare preghiere invocando la protezione di tutte le divinità che riesce a ricordare, sorrido a mia volta, cingendo i fianchi di Jillian e stringendola a me.
«Ma come siamo belle, questa sera» sussurro al suo orecchio.
Arrossisce, voltandosi per darmi un bacio.
«Potrei dire lo stesso» ribatte. Si sofferma qualche attimo sul mio volto, prima di scivolare oltre, sugli altri ragazzi «Eugene, è sorprendente vederti così elegante» commenta, stupita. Il biondo borbotta qualcosa, mentre Ashmore sghignazza senza ritegno.
«Oh, non darle ascolto» squittisce Isabel, accorrendo in soccorso del suo cavaliere «E’ soltanto invidiosa perché questa sera sei tu il più ammirato»
Jill sorride, stringendosi a me.
«Tanto meglio, così il mio bello non lo divido con nessuno»
«Santo cielo, siete mielosi da dar la nausea» protesta Audrey, ancora in attesa del suo cavaliere.
«Si, ha proprio ragione» interviene Milo. Opal, al suo fianco, sembra avere grosse difficoltà anche solo a respirare, ma niente sembra in procinto di esplodere al momento. Fortunatamente.
«Io ho fame» intervengo «Che dite, ci spostiamo verso i tavoli?»

***

Alla fine, ai tavoli ci siamo arrivati solo io e Jillian.
Mi sorride, scrollando le spalle come a dire che non importa, e prende posto di fronte a me, accavallando le gambe con grazia.
«Toh, guarda un po’» commenta con una smorfia «Il professor Benton porta avanti la sua politica di cooperazione tra le case anche per quanto riguardo la sua vita privata..»
Mi volto, scorgendo il professore di Incantesimi più amato dell’ultimo seguito che corre dietro alle gonne –o meglio, alle gambe- di Martine Lewis, il nuovo incubo di Jillian.
«Anche i migliori hanno qualche difetto» commenta dopo qualche attimo, con diplomazia, allungando le mani verso un menù rilegato in pelle che lievita elegantemente tra di noi.
«Come sei inflessibile, questa sera» le sorrido, sfiorandole il dorso della mano «E’ successo qualcosa da quando ti ho lasciata, questo pomeriggio?»
Rotea gli occhi, lasciando perdere le delizie che le cucine propongono, e inspira a fondo.
«Tu non hai idea dell’inferno che era il dormitorio!» esclama «Dire che l’isteria regnava sovrana è un eufemismo, davvero. Un incubo.» schiocca la lingua contro il palato, prima di sorridere e accennare un saluto all’altra sua bionda compagna di stanza, Laura «Quando i capelli di Luise-non-ricordo-cosa hanno preso fuoco, poi la situazione è degenerata»
Sgrano gli occhi, involontariamente.
«Capelli che prendono fuoco?!»
Annuisce, con aria grave.
«Tu non hai idea di quanto certe riviste di bellezza possano essere pericolose nelle mani di ragazzine del primo anno» mormora, rabbrividendo. La scena non deve essere stata delle migliori.
«Come mettere Milo in un negozio di Creature Magiche, insomma»
«Ecco si» torna a sorridere, illuminando «Qualcosa del genere»
Sfoglio distrattamente le pagine del menù, osservando con la coda dell’occhio Jillian, quando la vedo irrigidirsi tutto d’un tratto.
«Hunnam» la voce strascicata è inconfondibile quanto il disprezzo con cui ha pronunciato il mio nome. Non c’è bisogno nemmeno che alzi gli occhi, per riconoscere la persona a cui appartiene. Ma una mano sulla spalla della mia ragazza è qualcosa che non sono disposto a tollerare. Mi impongo di far finta di niente, mentre lei se la scrolla di dosso, stizzita.
«Norwood» replico, lasciando intendere che la conversazione non avrà un seguito e che è destinata a morire lì, seduta stante. Ma a quanto pare, lo Stupi-principe per eccellenza è troppo pieno di sé per prendere atto della cosa.
«Cosa fai qui, tutto solo? Hai perso il tuo branco di amici?» sibila, velenoso.
Inspiro a fondo, facendo cenno a Jill di non preoccuparsi.
«Potrei dire lo stesso di te. Sei venuto qui in un impeto di solitudine, per caso? Perché se così, guarda, la in fondo c’è Violet, sono sicura che ha ancora tante cose da dirti»
Serra le labbra in una linea sottile, le nocche sbiancano mentre chiude le mani a pugno. Probabilmente si sta conficcando le unghie nei palmi delle mani.
«Norwood, per carità!» riprendo, simulando un’espressione angosciata «Rilassati, ti stanno formando delle gradevolissime rughe attorno alle labbra e sulla fronte!»
Sorrido, candidamente, di fronte alla sua espressione attonità. Se boccheggiasse, potrei dichiarare la serata un successo senza precedenti.
Ma non succede. Alle sue spalle compare Scarlett, fasciata da quello che pare uno strato di tulle nero che non lascia proprio niente all’immaginazione.
«Ed, tesoro, cosa ci fai qui?» miagola, guardando me e Jillian come se fossimo due acari «Con loro.» concluse, marcando le ultime due parole con una smorfia. Il Principe recupera un po’ di controllo, circondandole la vita con un braccio; Jillian si alza, ritrovandosi in piedi davanti alla Lywelyn. La raggiungo, tanto per non lasciarla sola davanti alla nuova vipera in seno ai Principi.
Ed eccoci qua.
Il giorno e la notte, il corpo e lo spirito, il bene e il male. Le due facce della stessa medaglia, gli opposti. Jillian, bionda e candida come un giglio e Scarlett, dai capelli di corvo e l’animo scuro di chi non ha scrupoli; Edward e la sua scia di cuori infranti e braccia rotte e io.
La situazione ha del paradossale, sorridiamo tutti e quattro come se fossimo amici da sempre, mentre in realtà non vediamo l’ora di staccarci la testa a morsi a vicenda. E’ Jillian, a rompere il silenzio.
«Vi prego di scusarci» pronuncia pacata, con un tono e un’espressione che devono essere l’orgoglio di sua nonna in tutti i grandi eventi di famiglia «Ma non possiamo trattenerci oltre a parlare con voi.»
«Ne tanto meno vogliamo» la interrompo, decisamente più brusco. Mi posa una mano su un braccio, riprendendo a parlare.
«Sono sicura che avremo altre occasioni per riprendere il discorso»
Edward mi fissa, livido di rabbia. Ma la sua voce è ferma, gelida.
«E io sono sicuro che questo accadrà molto presto»
Ci fissa, assieme alla sua dama, prima di darci le spalle e allontanarsi con la sua solita aria arrogante di sempre. Jillian sospira impercettibilmente, quando una voce leziosa ci sorprende alle spalle.
«Signorina McKanzie»
Lumacorno.
Grandioso.

***

Foresta Proibita.
Lascio Jillian con la morte nel cuore, dandole le spalle per tuffarmi nella fitta oscurità che avvolge gli alberi. Si innalzano verso il cielo, gigantesche colonne che non permettono alla luce di filtrare tra le loro chiome e ci nascondono dal resto del mondo, soffocandoci in un pesante silenzio.
Non un rumore, non un verso. Solo ombre che si addensano negli angoli, allungandosi fino ai miei piedi. Poi, un lampo di luce che esplode alle mie spalle, l’urlo di una ragazza che non riconosco. Un respiro che si fa vicino, rumore di passi lenti, calcolati. Mi volto, giusto in tempo per vedere Edward farsi avanti attraverso una cascata di scintille rossastre, rimasugli di un incantesimo lanciato da qualcun altro.
«Ti sei perso, Hunnam?» cantilena velenoso, la mano che stringe la bacchetta apparentemente rilassata lungo il fianco. Stringo la mia tra le dita, saggiandone la consistenza e il calore. Sembra quasi di sentirla pulsare, carica di magia.
«Veramente cercavo te» ribatto. Annuisce impercettibilmente, sollevando il braccio.
«Sia» sibila «Come vuoi»
«Come se tu non lo volessi» abbozzo un ghigno, liberandomi del mantello che cade con un fruscio a terra. Lui mi imita, senza distogliere lo sguardo per un attimo.
Di nuovo silenzio, mentre solleviamo le bacchette, contemporaneamente.
Di nuovo silenzio, mentre da qualche parte alla mia destra esplode un boato e la terra trema.
Di nuovo silenzio.
Poi, il caos.
«STUPEFICIUM!» gridiamo all’uninsono, senza un attimo di esitazione: la magia esplode, si scontra, ringhia furiosa mentre gli incantesimi si inseguono e si annullano a vicenda, senza che la situazione si smuova.
«Dominusterra» ringhia Edward, facendo tremare violentemente il terreno sotto i miei piedi. Perdo l’equilibrio, andando a sbattere contro un tronco dietro di me; il dolore di irradia da un punto indefinito della mia schiena fino ad avvolgermi in una trama fitta e lancinante che toglie il respiro. Ma non ha finito. Approfittando della mia distrazione, non si lascia sfuggire l’occasione.
«Exulcero» sibila con un sorriso che non lascia dubbi sui livelli che la sua soddisfazione sta raggiungendo. La fattura mi colpisce in pieno petto, mozzandomi nuovamente il respiro. «Ma come, Hunnam, tutto qui?» mi canzona, avvicinandosi.
«Ti piacerebbe» biascico, mentre piaghe e ustione si allargano sul mio torace, chiazzando di sangue la camicia immacolata laddove si lacerano. Lui scuote il capo, contrito.
«Hunnam, Hunnam.. non fare promesse che non puoi man--»
«Frastrunom» ringhiò furioso.
Il suono viaggia veloce, molto più delle sue parole, e lo colpisce in pieno volto. Barcolla, visibilmente concentrato e, potrei azzardare, persino un po’ spaventato. Sicuramente confuso, porta le mani alle orecchie, cercando stupidamente di escludere la sinfonia di rumori che risuona nella sua mente, regalandomi l’occasione perfetta per ricambiare il favore. Non perdo tempo in chiacchiere, se c'è una cosa che ho imparato è che in un duello, qualsiasi cosa venga pronunciata al di fuori di un incantesimo, è un pericolo.
«Flagramus!»
Le fiamme si allungano come tentacoli verso Edward, ma il calore lo risveglia dalla confusione ed è solo la manica sinistra della sua giacca a prendere fuoco. Gli scappa un gemito, mentre evoca dell’acqua per spegnere il piccolo incendio.
Ci fissiamo in cagnesco, senza fiato e doloranti. Ma non è ancora abbastanza, no. Non è mai abbastanza.
«Incarceramus» ribatte, gli occhi saturi di odio.
«Protego!»
Le corde si infrangono sullo scudo, cadendo a terra inermi. Nessuno dei due demorde.
«Glacius!»
Urla, animale ferito, quando il ghiaccio si serra contro la sua caviglia immobilizzandolo al terreno.
«Impendimenta»
Vengo sbalzato all’indietro, cadendo a terra su un fianco. Senza nemmeno rialzarmi, non gli do il tempo di liberarsi. Ci penso io personalmente.
«Reducto!» la terra gli esplode sotto i piedi, scagliandolo contro una roccia poco distante.
Di nuovo silenzio, mentre di nuovo ci ritroviamo a guardarci, carichi d’odio.
Di nuovo silenzio, mentre la notte ci avvolge, interrotta da lampi di luce che ci corrono attorno.
Di nuovo silenzio, mentre l’aria carica di magia e incantesimi è densa, quasi irrespirabile.
Di nuovo silenzio, mentre mi rendo conto che non è l’aria ad essere irrespirabile, ma sono i miei polmoni a non riceverne più. Sbatto le palpebre, boccheggiando sotto il ghigno di Edward. Ho poco tempo, prima che la vista mi si oscuri del tutto. Dannato, non ha pronunciato la fattura che mi impedisce il respiro.
Cado in ginocchio, la testa gira troppo. Tutto gira, il mondo gira.
Jillian, perdonami.













28/06/2008
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Ormai l'ho imparato: quando il tuo caposcuola chiama, tu non puoi fare altro che accorrere senza fiatare. E' per questo che sto trotterellando al fianco di Tom dopo che lui si è semplicemente voltato verso di me; so leggere il suo sguardo, so esattamente quando vuole che io vada da lui. Succede spesso, ultimamente, e non posso dire che sia esattamente un piacere visto che il più delle volte i compiti che mi assegna si rivelano piuttosto sgradevoli.
« Allora, mia cara. Hai paura di usare la bacchetta? » sibila facendomi largo in mezzo alla folla, che al suo passaggio automaticamente si apre in due ali e lascia il corridoio sgombro.
« No. » certo che no! Alzo gli occhi al cielo, cercando di trattenere il mio tono seccato.
« No, è vero. Ce l’hai già dimostrato. » snuda i canini in un sorriso crudele : gli piace ricordarmi con insistenza quasi insopportabile della fine che ho fatto a fare a Medea Diamond. Dopo averlo raccontato a tutti, è ancora più contento di sbandierarmi in giro come il suo piccolo trofeo malvagio. « Allora non sarà un problema uccidere qualcuno dei tuoi compagni, vero? » ghigna ancor più evidentemente.
« Cosa? » entriamo nella sala comune di Serpeverde, catturando gli sguardi di tutti i presenti.
« Non vestirti troppo elegante, alla festa di fine anno. » non risponde alla mia domanda, limitandosi a scomparire oltre la porta del dormitorio maschile, lasciandomi sola nel bel mezzo della Sala Comune.



~ la sera del ballo
Altissima e magra come un chiodo, Ashleigh si infila uno spumoso vestito rosa cipria, il bustino stretto sul corpo praticamente invisibile che poi si apre in una gonna tutta pizzi. Si guarda nello specchio, agitandosi per fare oscillare il vestito troppo ampio.
« Vorresti duellare con quello?! » chiede Catherine, impegnata a lucidare le sue scarpette verde bottiglia. Ash la fulmina e ricomincia a sistemare gli strati voluminosi di stoffa ; sembra una meringa gigante, ma se glielo dicessi mi sbudellerebbe. Mi lascio cadere sul letto, affondando la testa nel cuscino di una delle compagne di stanza della mia nuova alleata ; la nostra camera è diventato il regno della Blackster e della Lywelyn, che già da quattro giorni ci circuiscono per convincerci a lasciare loro campo libero - e non ce lo siamo fatte ripetere due volte. Solo Amber è stata abbastanza audace da rimanere in loro compagnia, e non la invidio affatto.
« tesoro, Cate ha ragione. Immagina i rami che strappano la stoffa.. » mormoro sfregandomi gli occhi. Il mio vestito di un bel viola lucido giace ai piedi del letto; non ho voglia di infilarmi il bustino né le calze, né l’insieme di prezioso tessuto che ho accuratamente scelto per questa festa. Né di correre nel bosco con i tacchi che affondano nel fango ad ogni passo, e rischiare di essere trucidata da qualche reginetta dal cuore d’oro con i boccoli biondi.
« V, non è il caso di sbrigarti ? » mi sollevo a fatica, mentre Ash si sistema i capelli agitando a tutta birra la bacchetta per fissarli in uno chignon sin troppo intricato per i miei gusti. Sistemo la gonna del vestito, stringendo la gonna attorno ai miei fianchi – ancora più magri del solito, esclusivamente per mettermi questo dannazione di abito elegante.
« A, non è il caso di mollare uno dei tre cavalieri a cui hai detto di sì ? » le faccio notare con poca cortesia. Lei ride e ci saluta con la manina prima di uscire dalla stanza, sibilando qualcosa che suona come ‘ci vediamo dopo’.

***

« Jeff? Non vorrai dire che ... »
« sì, la sta sfidando ora. » mi mormora il mio cavaliere nell’orecchio. Lo stringo abbastanza da poter alzare lo sguardo oltre la sua spalla, mentre balliamo lentamente, e osservare il viso pallido di Julia Versten, che si trattiene dal dare uno spintone a Tom Riddle e corre via, verso una direzione che non intuisco visto che Jeff mi dà un colpo e sono costretta a riprendere a girare.
Giro. E vedo i professori che chiacchierano e ogni tanto muovono la testa a tempo.
Giro. Lywelyn e Norwood che si scambiano occhiatine piene d’amore mentre lui le pesta i piedi ballando. Me lo ricordavo come un uomo pieno di grazia, certo che la baldracca gli fa proprio male.
Giro. La porta della Sala Grande spalancata, e la sagoma di Lenore che scivola fuori.
« Jeff? »
« ti prego. Fai finta di niente, altri cinque minuti. » preme ancor più forte contro le mie costole, tuffando il viso nei miei capelli strapieni di incantesimi perché rimangano in ordine. Non ribatto, limitandomi a risistemare le mani sulle sue spalle.
Giro.
« Non parliamone ora. » sussurro appena. Ma ho già una vaga idea di cosa finirà per dire. E non voglio sentirlo.



come closer and see
see into the trees
find the girl, if you can

I rami trapassavano la pelle pallida di Violet senza lacerare la carne, ma lasciando segni rossastri sulle guance, sulle braccia nude e sulle mani, ostinatamente serrate attorno agli strati di prezioso tessuto color ametista, come a proteggere l’abito che ne fasciava il corpo minuto.
Camminavano in silenzio attraverso l’oscurità, resa densa dalla sottile ansia che componeva una ragnatela tra i membri del drappello, nemmeno lontanamente in grado di distinguersi a vicenda se non nei rari tratti in cui la luna bagnava di riflessi lividi le loro tenute troppo eleganti per avanzare agevolmente.
Non rimaneva più niente della frivola allegria dietro la quale si erano mascherati fino a pochi minuti prima. Nessun cavaliere porgeva più la mano alla sua damigella infiorettata per l’occasione, troppo occupato a trattenere i propri gemiti quando un fruscio sospetto proiettava su di loro ombre ancor più scure della notte.
Un cerchio di luce bianca accolse le loro figure sconvolte, che si posero quasi automaticamente in circolo attorno a Tom Riddle, il cui ghigno era ancor più accentuato dalle ombre sinistre che ne scolpivano il volto.
« Violet? » scandì una voce tremula poco lontano da lei, precedendo di qualche istante la mano ruvida che si posò sull’epidermide candida e nuda delle spalle. La ragazza soffocò a stento un grido, mentre le dita ancora non ben identificate scivolavano lentamente tra i boccoli ordinati e resi quasi neri dalla luce incolore. Nemmeno nelle sue previsioni più terrificanti avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata a non distinguere il tocco affettuoso di Jeff, troppo concentrata a reprimere le morse di terrore distillato che le stringevano lo stomaco. Riddle e Lenore si muovevano lentamente in circolo, fermandosi presso ognuna delle altre figure che si erano sistemate in pose statiche e immutate già da qualche momento, come se lo spiazzo, su cui si tendevano i rami neri di piante secolari, avesse avuto qualche potere magico che li rendeva improvvisamente incapaci di rifuggire la luce. Probabilmente la manciata di orrendi traditori del loro sangue avrebbe fatto la sua comparsa ben presto, non meno spaventata di loro, ma certo più agguerrita. Almeno più agguerrita di Violet, tremebonda e congelata, quasi incapace di reggere la bacchetta di nocciolo che avrebbe dovuto costituire la sua arma e la sua salvezza.
« Ci spostiamo verso il bosco, ci nascondiamo al buio ed aspettiamo. » sibilò la voce profonda di Lenore, seminascosta dal cappuccio del lungo mantello, il cui tessuto opaco era lo stesso, probabilmente velluto, che venne fatto scivolare tra le mani della contessina. Un mantello per sé, per coprirla e per occultarne ancor di più la figura finché gli altri non si sarebbero palesati.
« d’ora in poi, ognuno per sé. buona fortuna. » era quasi grottesco che l’unica amica di Tom Riddle, passandole attraverso con il suo sguardo di ghiaccio, le augurasse di uscire vincitrice da uno sciocco duello, in cui ognuno di loro si sarebbe giocato qualcosa che non era molto distante dalla stessa vita.
La mano di Jefferson strinse il suo braccio e la trascinò verso l’intrico di rami che si delineava poco oltre; non poté che lasciarsi condurre, mentre con lo sguardo cercava di memorizzare i punti in cui gli altri erano spariti nel nero. Poco dopo essersi fermata, sentì la consistenza di un grosso tronco sulla schiena, dove era stata appoggiata con delicatezza dallo stesso che le aveva posato le labbra calde sul collo, proprio sotto l’orecchio. Il peso del ragazzo si posò contro di lei; un modo come un altro, uno piuttosto piacevole per la precisione, per ingannare la nervosa attesa.
« Vi, vorrei che fossimo.. » soffocò le sue parole con un bacio, sfiorandogli con delicatezza i capelli. Era l’unico modo per non permettergli di notare il suo sguardo vacuo: molto probabilmente, la stessa scenetta ai limiti del decente si stava consumando qualche albero più in là. Edward e la Lywelyn.
Non ebbe molto tempo per pensare al fatto che l’altro non pensava più minimamente a loro due; il rumore lieve eppure perfettamente chiaro dei passi sulle foglie e di frasi sommesse costrinse tutti a ritornare violentemente alla realtà.

I hear her voice and start to run
into the trees


Ammetto di non riuscire a ricordare quali fasi mi hanno portato a dare la caccia alla bionda e terrorizzata Jillian McKanzie, che corre nascondendosi tra gli alberi con troppa foga per rendersi conto che sta coprendo un percorso perfettamente circolare. Mi ritrovo a fiutare l’aria, quasi come un segugio e non una strega; non riesco più a distinguere la sua figuretta luminosa e questo mi preoccupa un po’. Non vorrei mai che mi spuntasse alle spalle, e la bacchetta mi scivolasse definitivamente di mano; non mi sono mai sudati i palmi quando ero nervosa, ma questa notte sembra avere intenzione di ribaltare tutto ciò che è stato sinora.
Sto immobile, con la schiena appoggiata ad un tronco; tento persino di non respirare, pur di evitare di fare rumore. Ogni suono, così come ogni zaffata di profumo di fiori, mi potrebbe servire per identificarla. Ho lasciato la radura al suo seguito, con alle mie spalle le luci e le esplosioni di un combattimento multiplo ; Julia Versten ha tentato di ammazzare Riddle e per un pelo non ha beccato me.
« allora, violet, hai finito di rifarti il trucco? » la vocina zuccherosa di McKanzie che cerca di fare la dura mi giunge alle orecchie come manna dal cielo. Mi volto verso di lei con uno scatto secco, allungando il braccio e pronunciando il primo incantesimo che mi viene in mente. Vedo solo la scia azzurra che traccia nell’aria, e che si dissolve con un piccolo botto a mezzo metro dalla schiena della mia avversaria. Peccato. E’ già la quinta o sesta volta che la manco, sebbene entrambe portiamo i segni degli incanti andati a segno. Risponde esibendo anche un’espressione feroce, vagamente grottesca, ma in compenso sento la stoffa e la pelle che si lacerano appena sotto le costole. Dannazione.
Tremo appena, e riprendo ad inseguirla. Ignorando il dolore lancinante che mi ha provocato la sgualdrinella. Lei e il suo maledetto ragazzo dai capelli rossi. Un’altra scarica di scintille. Inciampa, ma si rialza e ricomincia a correre. Devo dire che sono un po’ stufa di questo stupido gioco, e che oltretutto stiamo tornando verso la radura; vedo tra i rami la luce e sento le urla dei combattenti.
Jillian scompare tra due grossi alberi, tuffandosi nel riflesso verdognolo di quello che mi auguro non sia un Avada. La inseguo, sfidando la sorte e i lampi di luce.

suddenly I stop, but I know it's too late
i'm lost in a forest
all alone


Luce viola, per la precisione. Rimango in piedi per qualche istante, del tutto concentrata sul battito del mio cuore che rallenta, e la sensazione spiacevole del sangue che smette di fluire. Sono del tutto consapevole di quello che sta succedendo. Del terreno e l’erba alta su cui cado pesantemente, tracciando un arco nell’aria.
« Antonin .. »
Mi rendo conto che è stato lui. Per sbaglio, mi auguro. Mi rendo conto che le forze mi abbandonano insieme al respiro. Chiudo gli occhi. Per sempre.













13/05/2008
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« non c'è niente da ridere. » rimbecco secca due delle mie ragazze, che in fondo alla stanza delle necessità continuano a singhiozzare per soffocare la loro ilarità. Il motivo di tanto divertimento è chiaro a tutti: neppure io, in situazioni normali, riuscirei a stare seria davanti a Eugene Pennington rosso come una lampada giapponese che tenta di non rifuggere il contatto fisico con Isabel, alla disperata ricerca della sua mano. Il poverino è alla sua prima relazione, e si è beccato pure la piccola geisha della situazione. Guarda ostinatamente verso di me al posto di badare a lei, rimarcando con l'espressione da orso ferito che le mie parole gli salveranno la vita, almeno per mezz'ora.
Poco più in là, altrettanto smarriti, siedono i nuovi acquisti: Opal Worthington che stringe le mani una contro l'altra, probabilmente per evitare di far esplodere qualcosa mentre sbava copiosamente su Milo Ashmore, del tutto assorto ad osservare la stanza che non ha mai visto prima e che sembra aver fatto breccia nel suo immaginario. A completare l'allegro terzetto di nuove leve che mi aspettavo di incontrare, Damian Denholm, grifondoro del sesto anno che Julia ha preso sotto la sua ala protettiva. E, a proposito di miss Versten e dei suoi amici, possiamo notare alla mia destra uno splendido esemplare di vitellone dall'occhio luccicante, anche conosciuto come Aedan Lywelyn Innamorato. Il farfallone è tutto preso a lanciare sguardi mielosi alla mia amica, seduta al mio fianco e tutta presa dalla compilazione del diario di bordo.
Ripasso tutti i volti di coloro che sono seduti qui davanti e pendono dalle mie labbra: ragazzi pieni di speranze, con progetti idee e piani. Tutti messi in pericolo da me. Lanciati a occhi bendati tra le grinfie di un pazzo furioso. « ho fatto un guaio, ragazzi. » esordisco con gli occhi che già mi si riempiono di nuovo di lacrime; probabilmente sembrerà che stia andando ad un funerale, ed in effetti il mio si profila non più così distante. « Riddle mi ha letto nel pensiero ed ha scoperto il Club. » ancora mi chiedo come faccia ad essere stata così idiota; a lasciarmi pescare nella testa senza neppure pensare che Tom non si limava di certo le unghie come Elizabeth Hale, durante la riunione dei Caposcuola.
Meriterei d'essere appesa per le orecchie alla torre di Londra, per questo. Per la delusione e lo sconcerto che si dipingono sulle facce degli altri membri del club, una serie di sguardi vacui improvvisamente concentrati su di me. Lo so, sono stata una cretina. Tanto vale farla finita e dirla tutta; sento la mano di Sebastian che mi sfiora le scapole, per poi appoggiarsi oltre la mia schiena, sulla spalla opposta. E' che lui sa, lui c'era; è successo tutto sotto i suoi occhi, anche se nessuno ha passato in rassegna i meandri del suo cervello. Prendo un respiro profondo, socchiudo gli occhi. « non so cosa ci possa succedere. quel che è certo, è che tutto quello che abbiamo imparato ora potrebbe servirci. » le fatine di Corvonero avvicinano le teste ed iniziano a sussurrare, primo cenno di vita da interi minuti a questa parte. « dobbiamo stare uniti, ora più che mai. non andate mai in giro da soli. mai e poi mai senza bacchetta. occhi aperti, mano pronta. » nessuno sembra prendere di buon grado questi ordini: ho fatto un macello, lo sapevo. Ho messo nei guai tante persone da formare una classe scolastica. Mi sento di nuovo le lacrime che premono contro le palpebre, come la notte dello scontro con Lenore. Il vocio sommesso si fa gradualmente più forte; parlano tra loro, commentano, cominciano già ad organizzarsi. Mi auguro solo che nessuno finisca male per colpa mia: sarebbe una cosa che non riuscirei mai a perdonarmi. 

***

un paio di giorni dopo.
« su, julia! tieni dritta quella schiena! » sua divinità si è messa a prendere lezioni di duello dalla sottoscritta; agito la bacchetta e la colpisco con uno sbaffo di fumo in faccia. « vedi? se non stai attenta, ti frego con un attacco diretto! » so che probabilmente ora mi beccherò uno schiantesimo nello stomaco, ma dobbiamo essere perfetti - lei, soprattutto. Le pareti della Stanza delle Necessità sono sgombre e coperte di grossi materassi, come se fossero insonorizzate, ma serve semplicemente per evitare che ci spezziamo le ossa in atterraggi fatti male. Io e la mia migliore amica ci muoviamo lentamente, disegnando un circolo a terra con i nostri passi, mentre leviamo la bacchetta davanti alla faccia, pronte ad attaccare. sento chiaramente il suo polso che fa un piccolo schiocco e, senza neppure pensarci, mi accovaccio, evitando per un pelo che una palla di luce bluastra che mi avrebbe trasformata in un lampone vivente.
« ma come fai! » esclama alzando le mani, dopo che per l'ennesima volta ho sventato il suo attacco.
« riflessi; ci sono abituata. » mi stringo nelle spalle, facendo ruotare distrattamente la mia arma tra le dita. « attenta ad ogni movimento. ogni rumore. non c'è niente attorno, solo tu e il tuo avversario. » non la vedo molto convinta. « e gli incantesimi, ovviamente. » aggiungo sollevando gli occhi al cielo. Lei si risistema, io faccio un respiro profondo. Se si concentrasse di più, farebbe a fettine me e tutti quelli che provano a sfidarla. Mi concentro sul fruscio dei suoi vestiti; forse basterebbe solo un tremito della sua palpebra per farmi capire che sta per respingere correttamente il mio attacco.
« ooooh! » subdola. Si è accorta che stavo per attaccare e mi ha fatto fare un volo di tre metri all'indietro; questa donna ha capito tutto della vita. « infida! » esclamo rialzandomi, e già applaudendo. Finalmente è arrivata a concentrarsi nel modo giusto; cioè abbastanza da percepire le intenzioni ancor prima che lo stesso avversario si sia reso conto di averle pensate. Questa donna è pronta per sfidarsi con chi vuole. Riddle compreso.

***

Adoro il bel tempo. Il sole, il caldo che brucia la pelle anche attraverso i rami. Certo, ben diverso da notti buie e cime tempestose, ma questa è la vita reale, non una delle mie opere. Sto a pancia in giù con i gomiti piantati nell'erba e il taccuino blu ( fresco di acquisto ) aperto d'avanti. Al mio fianco, con la testa appoggiata sul maglione buttato sull'erba, sonnecchia Sebastian, con la bocca semiaperta ed una mano infilata sotto l'orlo della mia camicia; mi sfiora il bacino con la punta delle dita, ed è l'unico segno di vita che dà. Momenti di beatitudine. Abbiamo rinunciato a studiare per stare insieme, almeno un pomeriggio prima che gli esami ci riducano in fin di vita.
« Georgiana? » rotola su un fianco e socchiude un occhio, guardandomi di soppiatto e ritirando la mano dalla mia schiena.
« Mh? » alzo appena la testa, rivolgendogli uno sguardo annoiato; lui sorride e mi si tuffa addosso, baciandomi come se non lo facesse da tre anni.
« Vieni al ballo con me. » l'ha detto. L'ha detto. Scoppio a ridere e lascio che mi strappi di mano il taccuino, facendomi poi affondare la testa nell'erba.
« Contaci. »













18/03/2008
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Sono uscita dalla doccia, stamattina, ancora immersa nel vapore e nel pungente e dolce odore del mio sapone alla fragola. Ho passato la mano bagnata sullo specchio, creando un piccolo cerchio limpido che incorniciasse la mia faccia. Poi ho preso la mia trousse rosa, e ho tirato fuori la matita, gesto abituale di tutti i giorni, ma stavolta ero determinata ad osare di piu`. Volevo caricare l’occhio di nero, per renderlo piu` bello e misterioso. Ho iniziato il mio compito, e l’ho trovato piu` difficile di quello che mi aspettavo. Non riuscivo a tenere la mano ferma, e la matita sbavava. Ho dovuto ricominciare almeno tre volte, ma alla fine ho raggiunto un risultato che mi sembrava alquanto soddisfacente.

Poi ho passato il mascara diverse volte sulle mie ciglia sottili e per ultima cosa ho passato un po` di fard sui miei zigomi. Forse troppo poco fard, ne ho aggiunto un po` di piu`.

Finalmente sono uscita dal bagno e ho incontrato gli sguardi ancora assonnati di Susan e Lory. Che pero` mi hanno visto benissimo.

“Oddio ma come ti sei truccata?? Sembri un clown!” grida Susan, fiondandosi sul suo comodino e afferrando delle salviettine struccanti. Con un gesto veloce mi ripulisce la faccia. Poi mi spintona in bagno e inizia ad applicarmi il trucco. Mentre mi passa le sue mani esperte sulla faccia mi chiede:

"Be`, non hai qualcosa da dirmi? La nostra piccola Alexa e` diventata trasgressiva...Mi spieghi la tua assenza da Incantesimi ieri?" Il ricordo del mio incontro con Riddle torna piu` vivo che mai nella mia mente, lo scaccio infastidita. "Ti do un consiglio, che solo un'esperta come me puo` darti, la prossima volta cerca un giorno piu` conveniente. L'altra volta siamo arrivate in ritardo e Benton si e` arrabbiato, forse non era proprio una buona idea saltare la sua lezione con misero giorno di differenza". Se l'avessi ascoltata la prima volta che me l'ha detto...

Quando esco dal dormitorio mi sento un attimo piu` positiva, Susan ha veramente fatto un ottimo lavoro. Se non trova fortuna all’universita` dovrebbe diventare una truccatrice. Decisamente sa far risollevare l’autostima. Forse mi posso concedere anche qualcosa a colazione, giusto un assaggino, un piccolo muffin? Ad ogni modo oggi devo essere perfetta, c’e` la partita di Quidditch, Corvonero contro Tassorosso. Ci sara` tutta la scuola e devo essere presentabile.


Erbologia. Solito, riesce a rallegrarmi un po`. Sento sullo stomaco il muffin di stamattina, forse non avrei dovuto mangiarlo, ma ripenso che era la decisione piu` giusta, Lory e Susan hanno iniziato ad insospettirsi, ed era una necessita` mangiare qualcosa davanti a loro. Sono china sul mio vaso, mentre Susan, la mia partner per questo esperimento, scribacchia cuoricini su un quaderno, dimostrandosi per l'ennesima volta di poco aiuto. Ad un tratto pero` ci raggiunge la voce della Bonnet da dietro: "Susan al lavoro, Alexa devo parlarti". Mi alzo e mi trascino alla sua cattedra, quando sono in piedi davanti a lei mi accorgo di che ottima vista ha della classe, puo` vedere tutto. Nota mentale, ricordare a Susan di almeno fingere di lavorare, dalla cattedra si vedono benissimo i cuoricini sul suo quaderno.

"Alexa, sono davvero addolorata di dover mantenere questa conversazione con te, sono stata avvisata personalmente dal Caposcuola dei Serpeverde, Tom Riddle, della tua "voluta" assenza da Incantesimi ieri. Devo ammettere che all'inizio non riuscivo a credere alle sue parole, ma il professor Benton ha confermato cio` che gia` temevo. Hai qualche giustificazione per questo atto Alexa?". Non oso guardarla, so quanta fiducia ha in me la Bonnet, e mi dispiace doverla deludere cosi`. Maledetto Riddle...Non ha proprio tardato neanche un minuto ad avvisarla!

"Immagginavo di no. Ti conviene rimetterti in riga Alexa, so che il ritorno per te e` stato difficile, ma ultimamente ti vedo troppo distratta, e non c'e` scusa per il tuo comportamento. Per questo mi e` sembrato un dovere mandare una lettera a tua madre. Mi dispiace ma era necessario. Sai ovviamente che dovrai svolgere una punizione che il professor Benton ti assegnera`. Ti verra` notificato da lui quando e come. Puoi andare adesso". Non spreca un'altra parola con me. Non ha mai parlato cosi`, in questo tono duro e distaccato, ma anche profondamente deluso.

Ritorno al mio posto, e Susan mi guarda curiosa. Ma vede lo sguardo stampato sulla mia faccia e capisce che qualcuno mi ha beccato ieri mentre saltavo lezione. Meno male che ancora non sa chi, se sapesse si sentirebbe ancora piu` triste per me.


Dagli spalti si leva un urlo, e qualche mio compagno di casata butta per terra la sciarpa con lo stendardo del Tassorosso.

“Mannaggia!” grida Susan “Dai Lory fatti coraggio!”. Alzo lo sguardo dal mio specchietto, non ho occhio che per quello, ogni cinque minuti lo tiro fuori per ricontrollare il trucco.

“Che e` successo?” chiedo, visibilmente confusa. Un ragazzo del quarto si gira indignato verso di me. “Come che e` successo? Hai visto che punto hanno fatto i Corvonero?”

Ops. Forse era meglio se tenevo la bocca chiusa, fra le poche persone che mi apprezzano in questa scuola ci sono i miei compagni di casata, e non mi sembra proprio il caso di farmeli nemici proprio adesso. Susan ha capito la causa della mia distrazione.

Guarda la`!” grida.

“Dove?” mi giro perplessa. Ma non c’e` niente, a parte uno stupido del primo che sta conducendo una dettagliata esplorazione del suo naso con il dito. Mi giro schifata.

“Bella vista eh?” dice Susan, sventolandomi davanti lo specchietto, che mi ha astutamente rubato.

“Infame!” grido, cercando di riprenderlo.

“L’ho fatto per il tuo bene, stai benissimo, il mio trucco tiene fino a sera. Giuro” Incrocio le braccia, e` inutile, non rivedro` quello specchietto in giornata. Tanto vale arrendersi.

“Ti trovo io qualcosa su cui concentrarti” e sorride maliziosa, indicando uno dei giocatori sospesi in aria, e` un Corvonero “Hai notato il nuovo? Decisamente carino non credi?” Notando che si sta avvicinando agli spalti e` stavolta lei a controllarsi nello specchietto. Pero` non ci rimane ore come me, e lo chiude prontamente. Facile per lei, bella com’e`! Anche struccata starebbe benissimo.

E dai! Su con la vita! Cerca di goderti la vista. O almeno, se il belloccio non t’interessa, cerca di mostare un po` di entusiasmo almeno per Lory. Ti ricordo che c’e` anche lei, lassu` in aria” Detto questo si lascia andare ad una lunga serie di grida che elogiano Lory, spingendola ad andare avanti con la partita. Noto che c’e` anche Cassandra, la ragazza che ci ha presentato Lory l’altra volta, sul campo. Anche lei, come la mia amica, sembra trovarsi in difficolta`. E anche lei riceve grida di incoraggiamento, mi giro per cercare da chi provengono, e vedo Rah, anche lei molto entusiasta nel tifo. Strano, non me la immagginavo in un ruolo del genere. Ma ripensandoci, non mi vedevo neanch’io qui, ad una partita di Quidditch, a pensare soltanto al mio aspetto, mio unico pensiero della giornata, solo per uno stupido commento di uno stupido ragazzo che non meriterebbe la mia amicizia per nulla al mondo. Eppure, guarda un po`, sono proprio in questa situazione, e ci sono fino al collo.

 

 













04/03/2008
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Toc Toc Toc

 

Apro gli occhi lentamente, scosto la tenda del letto a baldacchino e guardo verso la finestra, la fonte del rumore. Scorgo un gufo abbastanza grosso, marrone, che con i suoi occhietti piccoli mi squadra e con il becco continua a picchiettare sul vetro sporco della finestra. Mi alzo subito, infilo le pantofole e corro ad aprire l’anta. Non voglio che il rumore svegli le mie due Belle Addormentate, Susan e Lory.

Il gufetto si appoggia su una pila di vestiti di Susan, e mentre si mette comodo fra i cardigan di cotone e le minigonne colorate alza la zampetta e mi porge una letterina.

La apro subito, gia` so chi e` il mittente, ricevo lettere solo da una persona fuori Hogwarts. E` la mamma, ha una calligrafia piccola, gentile, le parole appena sfiorano il foglio, ma rimangono impresse nella mente.

 

Cara Alexa,

sono passati gia` molti giorni da quando te ne sei andata e io, piccola mia, non ho fatto altro che pensare a te e a come mi manchi. La casa e` terribilmente vuota, e io mi sento terribilmente vuota e triste. Mi manca una giovincella per casa! Certo, eri una palla al piede quando ti lamentavi perche` non c’era nessuno della tua eta`. A proposito, indovina chi e` venuto ad abitare dalla nostra anziana vicina di casa tanto amata? Niente meno che suo nipote, che ha la tua eta`, forse un po` piu` grande. Figurati e` venuto una settimana dopo che te ne sei andata!

 

Rimango a bocca aperta, mannaggia! Proprio quando me ne vado io, dopo i mesi di solitudine e noia arriva una novita` proprio quando non ci sono!

 

Sono sicura che adesso ti starai strappando i capelli, continua Alexa, figurati che il ragazzo e` anche carino!!!

 

Ecco a questo punto sono veramente incavolata.

 

Mi ha aiutato con la spesa e il resto, appena ha saputo che ero ancora convalescente. Ma non ti preoccupare, gli ho parlato di te, e non vede l’ora di vederti quest’estate!

Comunque se ti stai chiedendo come sto non ti preoccupare, va tutto bene, il dottore e` ogni giorno piu` ottimista e concorda con la mia decisione di mandarti a scuola. Dopotutto lo sapevo io che ti mancavano Incantesimi, Trasfigurazione, Antiche Rune e tutte le altre materie strane di Hogwarts! Mi raccomando mi aspetto il massimo dei voti eh? Dai scherzo piccola mia, basta che ti trovi bene con le amiche e che vai decentemente, e la tua vecchia mamma e` contenta ed in pace.

Qua va tutto bene, a parte questa novita` del ragazzo carino, io riesco a muovermi abbastanza e cucino, pulisco e faccio altre faccende da sola.

Perfavore scrivimi e raccontami qualcosa, qualsiasi cosa, anche cosa hai mangiato oggi. Lo sai quanto adoro ricevere tue notizie, non posso vivere senza le tue battute simpatiche e le tue prese in giro ai professori e agli studenti. Mi chiedo perche` non mostri la tua spiritosaggine agli altri compagni, sei davvero simpatica e divertente, devi aprirti un po` di piu` alle altre persone.

 

Ti voglio bene

Mamma

 

Rileggo la lettera, e` un po` corta, e mi ha lasciato l’impressione che mamma mi stia nascondendo qualcosa. Spero davvero che dica la verita` riguardo alla sua salute, non si e` allargata sull’argomento. Cammino in punta di piedi e mi siedo alla scrivania, dove tiro fuori una piuma e inizio a scrivere la mia risposta. Sono ancora insonnolita e le parole mi escono con fatica, vorrei dimostrare a mia madre che sono veramente spiritosa come dice lei, ma non mi viene in mente niente. Guardo Lory e Susan che dormono e un’idea fa capolino nella mia mente. Perche` non descrivere la posizione strana che assume Susan quando dorme, messa a V con il sedere che spunta fuori dalle lenzuola? Oppure descrivere come russa Lory, che sembra che tutto il fiato che ha nei polmoni lo fa uscire fuori di notte. Inizio a scrivere speranzosa, ma controllo il tempo e mi rendo conto che mi devo sbrigare, se voglio fare in tempo per la colazione e non essere in ritardo a Trasfigurazione.

“Su ragazze, su! Su!” grido, tirando addosso alle Belle Addormentate un paio di cuscini.

 

 

La campanella suona, segnando la fine di questa prima lezione. Susan si avvicina, e inizia a pichiettare sul mio banco impaziente, ci metto sempre tanto a riordinare la borsa.

 “Datti una mossa, ti ricordo che l’altro giorno abbiamo alla grande pisciato Incantesimi, e non mi sembra proprio il caso di arrivare in ritardo oggi”

O cacchio Incantesimi! Ho il libro in camera, devo scender quattro piani merda!” finisco di ordinare in fretta, esco dalla stanza a razzo, sento da lontano la voce di Susan che mi chiama, e in sottofondo il grido della professoressa “Alexa spingi la sedia quando esci!!” e poi sento qualcos’altro, qualcosa che speravo proprio di non sentire, la spalla di Jasper Lewis. Me ne accorgo troppo tardi, quando mi giro e incontro il suo sguardo freddo, e tremendamente incazzato. Se mi sento cosi` male guardando lui, figuriamoci se mi scontro mai con Riddle. Noto che i miei libri giaciono per terra, accanto ai suoi.

“Ma guarda dove vai!” poi mi guarda e il suo viso assume una smorfia di disgusto “Cacchio dato che mi dovevo proprio scontrare con una mezzosangue perlomeno potevo scontrarmi con una un’attimo carina no?”

Sento il mio viso che diventa rosso e le lacrime che combattono per non cadere, non qua, non davanti a tutti. Perche` effetivamente tutti hanno sentito, c’e` qualche ragazzo che ride, altri che stanno zitti, vedo gli occhi di una o due ragazze che mi fissano con pieta`. Jasper ha fatto la sua scena, ed ora e` contento. La sua vita continua, la mia si e` fermata.

Corro giu` per le scale, e non mi fermo piu` finche` non sono rinchiusa in camera mia, sul letto a lasciare che le lacrime scorrano e bagnino il cuscino. Non mi frega niente, tanto qua non mi vede nessuno. Non so perche` me la sono presa cosi` tanto, in fondo e` Jasper, il suo mestiere e` offendere la gente, offendere i mezzosangue. Pero` lui non ha offeso me essendo mezzosangue, mi ha offesa secondo il mio aspetto fisico, che lui evidentemente non apprezza. E se non l’apprezza lui puo` essere che non l’apprezza nessun’altro ragazzo? Che i miei sogni di fidanzamento sono solo fantasie? Che nessuno mi amera` mai, nessuno mi invitera` ad un ballo? Cavolo Alexa, sei veramente messa male. Mi alzo e vado a guardarmi allo specchio, l’Alexa che stamattina mi guardava riflessa dallo specchio e` cambiata, ora e` un mostro, e` grassa, ha il naso troppo grande, la faccia troppo rossa, gli occhi troppo piccoli, i capelli troppo banali. Non posso credere che io abbia mai pensato di essere carina. Mi accascio sul letto di nuovo, cavolo cavolo, tutto per uno stupido commento da uno stupido ragazzino che guarda caso e` uno dei piu` popolari della scuola. Cavolo!! Improvvisamente mi cade lo sguardo sulla lettera che stamattina stavo cercando di scrivere, e mi accorgo che in quel preciso momento ho tutta l’ispirazione. Mi siedo alla scrivania e in una quindicina di minuti ho gia` firmato la lettera e l’ho ripiegata in una bustina. Cavolo ho perso quindici minuti, sono in estremo ritardo per Incantesimi. Posso benissimo pisciare di nuovo, tanto ormai! Anzi quasi quasi vado in Guferia e lo affido al primo gufo a cavolo, cosi` non ci ripenso e strappo la lettera. La Guferia e` sull’alto di una torre, e un po` mi ci vuole per arrivarci, sto al penultimo piano quando sento una voce dietro di me. Una voce che non mi piace per niente.

“Signorina Robinson” e` una voce che ti penetra nelle ossa e ti congela dentro, e` ancora piu` fredda dello sguardo di Jasper Lewis, e` la voce di Tom Riddle. Non voglio girarmi, ma non posso continuare avanti come se niente fosse. “Stupida sporca mezzosangue girati!” Mi giro di scatto, non mi conviene non obbedire. “Brava, vedo che un pizzico di cervello ti e` rimasto, adesso signorina Robinson, spiegami perche` non stai con i tuoi compari del quinto in classe” Oh cavolo, mi ero scordata che era Prefetto, mi ero scordata che se scopre che ho saltato la lezione sono morta.

“Be`...dovevo andare al bagno...mi sento poco bene...conati di vomito...” Ma che dico?? Questa non se la beve per niente.

“Questa non me la bevo Robinson!” Ti pareva. Mi accorgo che non l’ho ancora guardato in faccia da quando mi ha rivolto la parola, sono combattuta se farlo o no, se non lo faccio potrebbe vederlo come una mancanza di rispetto, e se lo faccio potrebbe pensare la stessa cosa. Mi decido a farlo, mi ritrovo davanti il suo volto pallido, i suoi occhi pieni d’odio, che gia` tramano una punizione adatta.

“40 punti in meno alla tua casa Robinson, 10 te li ho aggiunti perche` mi hai mentito stupida mezzosangue. Adesso ti conviene dirmi che professore avresti dovuto avere senno` vedro` di metterti in piu` guai di quelli che hai adesso”

“Incantesimi” balbetto.

Bene, vedro` di provvedere, sono sicuro che  il professor Benton sara` felice di avere un’assistente per rimettere a posto la stanza o qualunque altro lavoretto odioso avra` da dare a una viscida mezzosangue come te. Sopratutto a una viscida TRADITRICE mezzosangue” Riddle non esita a sputare, e il suo sputo manca di poco la mia scarpa. So a chi si riferisce quando dice traditrice, si riferisce a mio padre, la voce corre, e tutti sanno come ha rinnegato la comunita` magica. Per i sangue puro non sono solo una lurida mezzosangue, ma pure una traditrice, anche se io non ho avuto niente a che fare con la decisione di mio padre. E` ingiusto, questo giorno e` ingiusto, da Lewis a Riddle.

 


 

Devo aggiungere un'altro pezzo, ma aspetto il ritorno della jill, perche` la devo consultare. Questo post verra` quindi di conseguenza aggiornato.














12/02/2008
commenti (1) • tag: malinconia, misteri, amicizie, serpeverde, litigi, guai, errori, riddle, corvonero, duelli

E' strano quanto la scuola sembri diversa negli ultimi tempi; o forse sono io che sono cambiata, non riesco ancora a capirlo, so solo che mi sto abituando a questa nuova situazione, anzi a dirla tutta, mi elettrizza in un certo qual modo.
L'ansia che provavo quando il nome di Ida si poteva leggere sulla bocca di tutti e riecheggiava sinistro tra i corridoi di Hogwarts, sta lentamente diminuendo insieme all'interesse degli studenti per questa storia. Dopo la conferma ufficiale di suicidio, le acque si sono calmate e con loro anche le teorie degli studenti più fantasiosi.
Nessuno di noi è stato sospettato, nessuno sospetta di noi e spero che la situazione si mantenga immutata.
Finisco di scrivere le ultime righe della pergamena di compito di 'Storia della Magia' nel silenzio quasi surreale della biblioteca; davanti a me Belinda, Utopia e Eileen sono chine sui libri, le fronti corrugate e l'espressione concentrata su quello che stanno leggendo. Ricordo bene il mio quinto anno, e non con piacere, almeno per quanto riguarda lo studio...una mano timorosa mi sfiora la spalla.
"Che c'è?", la voce esce dalla mia bocca qualche tono sopra la media e un paio di teste rivolte dalla mia parte me lo fanno notare. Dietro di me un biondino del terzo a Serpeverde mi porge una lettera, e ho paura di sapere già di chi sia; la prendo tra le mani e il biondo, invece che andarsene, mi guarda come curioso di sapere di cosa si tratti. "Hai bisogno di qualcosa?". Questa volta la mia voce, che è poco più di un sussurro, riesce a non far irritare alcuno studente. "Io..no...vado!". A volte sono proprio irritanti, questi ragazzini.
La lettera è breve, l'ultima di una lunga serie, e come tutte le altre ripete le stesse, identiche, inutili cose: la getto nella borsa con noncuranza; poi mi alzo dal mio posto, dopo aver salutato le tre, e cammino verso l'uscita. A quanto pare anche i miei passi sono sufficienti a distrarre dallo studio gran parte della sala, alcuni sguardi sono severi, altri tutt'altro, ma non mi importa nulla: io non devo rendere conto a nessuno...quasi a nessuno.
Oh no. Subito fuori dalla Biblioteca mi aspetta una brutta, e alquanto noiosa, sorpresa: Geert è appoggiato al muro, e penso proprio stia aspettando me. Cerco di passargli davanti senza prestargli attenzione, ma come al solito si mostra più tenace di quanto mi aspetti. Peccato che nel nostro rapporto non si sia dimostrato altrettanto caparbio...
"Deirdre, aspetta". Respira Dè, respira. Non c'è proprio limite alla stupidità, dopo un mese Geert sembra ancora credere in noi, credere in me.
"Cosa diavolo vuoi ancora Wellington?"
"Lo sai bene, sapere perchè mi hai lasciato ma soprattutto quando l'hai deciso visto che sei sparita tutto ad un tratto...", i suoi occhi si spostano verso il basso, "andava tutto così bene...". Certo forse per te. Possibile che non capisca quanto è patetico?!
"Non mi andava più di stare con te, semplice. Non vedo perchè dovrei rendertene conto, ormai ho deciso, quindi...vedi di sparire...ho altro da fare".
"No...Dè, tu sei cambiata, non sei la stessa di prima...è per...via di Riddle? Tu e i tuoi...'amici' siete sempre con lui negli ultimi tempi e..non piace. Lui non mi piace per niente...per piacere lasciali stare e allontanati da loro finchè puoi...Dè.."
"Basta!", mi guardo intorno per vedere se qualcuno stia ascoltando il discorso, nessuno, ma meglio appartarsi un pò,  "possibile che tu non abbia ancora capito che fatica mi è costata stare con te? fingere di essere qualcosa che non sono per avere indietro cosa?niente. Ma adesso basta, sei no-io-so, non ti sopporto e non ti permettere di parlare così dei miei amici perchè non vali neanche la metà di loro. Continua pure a stare con il tuo amichetto mezzosangue finchè vuoi ma, se non l'avesi capito, con me hai chiuso. Per sempre." Mi volto per andare verso il dormitorio e nessuna voce mi richiama indietro. Avrei voluto vedere la sua espressione dopotutto, ma preferisco andare a cambiarmi. Mi auguro che almeno adesso l'abbia capita, che mi odi, che non mi rivolga più la parola: non m'importa. Non ho bisogno di lui, non ho bisogno di nessun altro, ho Jasp, Ed e Eve e non c'è posto per nessun altro dentro di me.
Il sogno di Jasper sintetizza tutte le mie paure maggiori: Riddle e il suo atteggiamento. Il problema è che noi non siamo abituati a essere secondi a nessuno, noi dominiamo, non adoriamo. E' anche vero che Riddle è l'erede, eppure, per quanto lo ammiri, non riesco ad evitare quel brivido che mi sale la schiena ogni volta che vedo il suo ghigno, così perfido, così inumano...
 “Avete sentito Eve di recente?” Questa parte l'ho già provata.
“Sì. Mi ha scritto pochi giorni fa.”
 “Come sta?”
“Sempre uguale. I medici del San Mungo non possono fare molto, se non alleviare le sue sofferenze.” In realtà Eve mi ha scritto ben altro. Non è una completa bugia questa, ma non è nemmeno la verità. Quel giorno, nel parco, quando Jasp si è sentito male, ero andata lì per cercare un pò di tranquillità dopo la lettera che avevo ricevuto da lei. "sinceramente Dè...non penso ritornerò a scuola entro quest'anno...". Lei non tornerà. Non posso nemmeno descrivere il vuoto che sento. Devo dirlo ai Principi, ma adesso proprio non me la sento, non è il momento adatto: stanno succedendo troppe cose importanti, tutte insieme.

Mi chiedo perchè abbiano deciso di mettere il nostro dormitorio proprio nei sotterranei: freddi, bui, ma soprattutto umidi. Mi domando se qualcuno sappia quanto influisca l'umidità sul volume dei capelli...io proprio non la sopporto!
Entriamo con la solita teatralità nella Sala Grande dove, dopo una paio di battute jasperiane sul mio modo di vestire, per altro completamente false, ci sediamo ad un tavolo vicino al caminetto sud dove comincio immediatamente a scrivere il mio tema per Lumacorno.
Tutto accade in un attimo: Jasper è addosso a Hunnam. E' solo grazie alla prontezza di Edward se si evita uno scontro diretto. Che imprudente. Mi guardo intorno per vedere se nella Sala si trova qualche Serpeverde del Club, o peggio ancora Riddle, ma fortunatamente le serpi preferiscono evitare di mischiarsi alla feccia, se non per necessità. Se solo questa storia si venisse a sapere, sono sicura che Jasper la pagherebbe cara, e solo per una stupidaggine detta da quell'impertinente...
La situazione però non sembra calmarsi, anzi. Mi alzo a dare man forte, così da avere la superiorità numerica, ma nello stesso istante la piccola corvonero si intromette. Jillian McKanzie; mi piace tanto giocare con lei...
Di nuovo scambi di battute veloci finchè sbianco: i nostri battiti rallentano, il sangue gela, la testa si svuota per un attimo di fronte alle parole del rosso. Parla di Ida. Sospetta di noi. Merda. Ma in questi momenti è meglio mantenere la calma, assoluto controllo, sempre e in ogni situazione, lo sappiamo bene; e infatti è ciò che facciamo, riuscendo in qualche modo a smorzare la tensione creatasi dopo le affermazioni di quello, fino all'arrivo dei Caposcuola Corvonero e Grifondoro.
Ci sediamo tranquilli ai nostri posti; creare altri casini può essere solo sconveniente, specialmente dopo che tutta la sala ha assistito alla scena, dopo che tutta la sala ha sentito quelle parole...
Violet. Edward ha scelto Violet  e ora anche Riddle ha scelto Violet ha quanto pare. Stento ad addormentarmi e fisso l'oscurità dove dovrebbe trovarsi la mia compagna di stanza. Cos'avrà tanto di speciale quella ragazza non riesco ancora a capirlo, a parte una gran quantità di veleno, quello è certo, e una certa dose di impertinenza. Da quando Ed ha deciso di fare sul serio con lei, è molto spesso con noi, e non troviamo quasi più il tempo di stare noi Principi, tra una cosa e l'altra.
Ora siamo Deirdre, Jasper, Edward e...Violet. Ma quello era il posto di Eve, e nessuno può sostituirla, o per lo meno non lei... Mi riassale la solita tristezza. Noi quattro siamo sempre stati insieme, unici, inseparabili e tra Ed e Eve c'è sempre stato un feeling particolare...possibile che Ed si sia dimenticato di lei? che Violet abbia preso il suo posto nel suo cuore?No. Non ci credo. Lei non è un ricordo sfumato, è un immagine viva e non può essere dimenticata. Sono arrabbiata con Ed, ma ancora di più con Violet per avercelo portato via, per aver spezzato il cuore, già fin troppo tormentato, di mia sorella Utopia, per aver usurpato il posto della mia migliore amica: ma i sentimenti vanno controllati, manipolati e controllati a piacere. Non posso odiarla e non posso nemmeno sfogare la mia rabbia; domani è il giorno, domani ci sarà la riunione del Lumaclub, e poi... Sfioro il mio braccio destro.
Da domani avremo qualcos'altro in comune, qualcosa che non si può cancellare, nemmeno volendo.
Volenti o nolenti noi saremmo unite per la vita. Sospiro rassegnata finchè la notte trascina con se anche i miei ultimi pensieri, e sprofondo in un sonno senza sogni.












07/02/2008
commenti • tag: malinconia, dolore, misteri, amicizie, dubbi, lezioni, conoscenze, errori, tassorosso

Non mi ricordavo che la scuola fosse cosi` impegnativa. Ogni giorno compiti su compiti su compiti, al minimo ci metto tre/quattro ore al finire il tutto, e quando ho effettivamente finito ho appena la forza di scendere a mangiare qualcosa e ritornare su, magari restare un paio di minuti nella Sala Comune. Susan mi ha detto che poi mi abituero`, imparero` a scopiazzare i compiti di qua in la` e a studiare il minimo indispensabile, giusto per prendere la sufficienza. Dovro` riprendere la mia vecchia routine. Prima ero brava a fare certe cose.

Sono proprio impegnata a studiare, leggiucchiando dal libro di Incantesimi, quando mi alzo e guardo fuori dalla finestra. La giornata e` grigia, buia, fuori impazzando nuvoloni scuri e minaccianti. Piovera`. Non aiuta certo a migliorare il mio umore, che gia` e` sotto zero a causa del volumone che mi attende sulla scrivania. Improvvisamente mi sento un peso opprimente che spinge contro il cuore, un senso di tristezza mi invade. Penso alla mamma, che ormai deve vivere da sola nella casa in Michigan, penso a Ida. E non riesco a controllarmi. Esco dalla stanza sbattendo la porta, scendo rapidamente le scale e piombo nella Sala Comune. Con un’occhiata ispeziono la stanza, fino a trovare l’uomo che stavo cercando. E` seduto non lontano dal divanetto vicino al camino, dove sono sedute tre ragazzine del primo anno, il cui unico scopo nella vita e` esaminare ogni minimo dettaglio della vita del ragazzo, ammirarlo e sospirare dietro al suo bel faccino. Il ragazzo in questione e` Carlisle. Mi avvicino e non faccio in tempo a tossicchiare o a picchiettargli la spalla che lui si gira. Gli rivolgo uno dei miei migliori sorrisi.

“Ciao Carlisle”

“Ciao”. Non so come esprimere tutte quelle emozioni che mi fremono dentro, non so come tirarle fuori, raccontarle in una sola frase. Lui mi sorride, vuole certo rendermi piu` a mio agio.

“Dimmi. Posso esserti utile?” Chiude il libro di Trasfigurazione che teneva aperto sulle ginocchia, concentrandosi solo su di me.

"Si, ecco.. si è poi saputo qualcosa su.. sulla morte di.. di Ida?" chiedo con un filo di voce. Non sapevo a chi rivolgermi veramente, a Beth l’avro chiesto gia` una decina di volte, e non conosco nessun altro Tassorosso che potrebbe sapere qualcosa di rilevante sull’argomento, se non Carlisle.

"Mi spiace, non so cosa dirti. Brancolano tutti nel buio" risponde lui con lo stesso tono pacato con il quale ho porso lo domanda.

“Ah be` si insomma... be`... Grazie” mi risulta difficile salutarlo, e in un miscuglio di parole lo lascio la` sulla poltrona, mentre io risalgo in camera, sempre con quel peso sul cuore.


 

Mancano pochi minuti al suono della campanella, io e i miei compagni non stiamo un attimo zitti, ci muoviamo nelle sedie e controlliamo che tutto sia nei nostri zaini, per scappare al primo squillo della fine dell’ora. La Bonnet pero` ci rovina tutto.

“Non credete di scappare cosi` facilmente, dovrete pulire tutto questo disordine prima di uscire dalla serra. Giusto l’altro giorno un gruppetto poco simpatico di Serpeverdi e` scappato a gambe levate lasciando il casino piu` indescrivibile dietro, ho dovuto ripulire tutto io” dice la Bonnet con le mani sui fianchi. Ho gia` un’idea a chi si riferisce quando dice “gruppetto di Serpeverdi”. Cosi` siamo costrette a trasportare le piante da una serra all’altra, e fidatevi, non erano leggere! Sono all’ultima pianta e la poso con un grande sospiro liberatorio per terra nella seconda serra, in quel momento mi accorgo di una figura accanto a me. Mi giro e per una frazione di secondo osservo la ragazza vicino, la vedo da dietro, una ragazza fragile e piccolina, molto magra. Poi si gira e riconosco Rah, e i suoi bellissimi occhi a mandorla si posano su di me per un attimo. Mi giro velocemente verso Susan.

“Non vedo l’ora di farmi una doccia!” grido.

“Comincia a fare fila, ci sono prima io!” grida lei. Ridiamo entrambe e ci avviamo verso l’uscita della serra.


 

Mezz’ora dopo

 

Io e Susan siamo sedute alla fine di una tavolata dei Tassi, gustando le alette di pollo all’americana che gli elfi hanno preparato. Io che sono americana posso dire che hanno fatto un’eccellente lavoro. E io per il cibo ho dei gusti particolari, quindi gli elfi dovrebbero essere immensamente felici. Penso che passero` dopo dalle cucine a complimentarli, dopotutto sono vicino alla dimora dei Tassi!

Lory ancora non e` arrivata, oggi ha un lungo allenamento di Quidditch, e stara` sul campo fino a tardi. Infatti non so se fara` in tempo a prendere qualcosa da mangiare prima che suoni la campanella. Non riesco manco a completare questo pensiero che la vedo entrare, accanto a lei cammina una ragazza della nostra casa, non la conosco bene, infatti non sono sicura del suo anno. E` del sesto o del settimo?

“Ma quella non e` l’amica di Ida? Sai quella che girava sempre con lei!” mi sussurra Susan all’orecchio.

Problema risolto, adesso so in che anno sta, e` del sesto. E adesso che Susan me l’ha fatto notare, ricordo con chiarezza la sua figura, sempre presente accanto a Ida. Lory si avvicina e rimango un po` sconcertata dal fatto che Cassandra la segue, sedendosi accanto a noi. Strano, insomma e` normale fare un pezzo di strada insieme dopo l’allenamento, ma portarla al nostro tavolo!

“Ragazze questa e` Cassandra, sapete e` in squadra con me no? Cercatore”

“Ma certo...Cassandra ciao” la saluto. Non sembra molto convinta, ma mi sorride ugualmente. Susan mi da un calcio da sotto il tavolo, so che anche lei pensa cio` che penso io. Cassandra e` sola, triste e sola, e adesso ha bisogno di nuovi amici dopo Ida. Come incolparla? Le sorrido, la mia arma segreta.

Iniziamo a mangiare e caccheriamo del piu` e del meno, improvvisamente Cassandra si alza e si avvicina a Rah, la ragazza che avevo visto poco prima in serra, seduta qualche posto piu` in la`. Non mi ero accorta della sua presenza, ma Rah d’altronde sa come rendersi invisibile. Oddio, ho appena formulato un pensiero alla Susan. Cerco di scacciarlo mentre vedo Cassandra che torna con Rah. Un’altra novita` al nostro tavolo oggi. Due nuove in un giorno solo, insomma che giorno particolare! Rah si siede lentamente, guarda in basso, saluta impacciatamente. Si vede che non e` abituata a questo tipo di cose. Cassandra e` molto piu` allegra, ma dire allegra e` relativo, era molto piu` allegra qualche settimana fa, con Ida.

“Ho saputo dalla Bonnet che staremo insieme in camera, sono molto contenta. Insomma...e` bello... non credi?” dice Cassandra.

“Si certo” dice Rah sempre guardando il suo piatto di alette di pollo.

In quel momento Susan dice qualcosa che non avrebbe dovuto dire, non era ne` il luogo ne` il tempo adatto.

“Mi dispiace per Ida... te per caso sai qualcosa di piu` sul fatto?” ovviamente si sta rivolgendo a Cassandra. Io e Lory la fulminiamo con lo sguardo, ma dopo un po` di secondi ci abbandoniamo anche noi alla curiosita`. Ne` Carlisle ne` Beth hanno saputo aiutarci, forse Cassandra ci riuscira`? Ma lei ci fornisce solo una risposta enigmatica e misteriosa:

“Verra` il tempo in cui Ida sara` vendicata”

Cosa cavolo significa???













01/02/2008
commenti • tag: amori, dolore, misteri, paura, serpeverde, guai, errori, riddle, morsmordre

Per quanto ne so, Lochlainn è l'unica persona che può dire di conoscermi veramente. Non solo è mio cugino, ma è il mio migliore amico, il mio confidente, la persona su cui farei affidamento anche se ... anche se stessi scappando dal ministero. Sospiro profondamente, prima di strappare con un gesto energico la ceralacca che chiude la busta che mi è arrivata con una grossa civetta scura. Sull'esterno non è scritto niente, e questo non può che ricordarmi il mittente delle ultime lettere non indirizzate che ho ricevuto. E' dalle vacanze che non ho sue notizie.
Sfilo la pergamena dalla busta; nel riconoscere la calligrafia, sento un tuffo al cuore. “Cara, cara Violet..” “ .. sono di nuovo in Inghilterra, a casa di ...” “..tornare al castello...” “...vederti, al più presto. Mille baci, L.”
Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Vorrei potere, ancora una volta, mettere il mio viso accanto al suo, e confrontare nello specchio della stanza dei giochi il verde praticamente identico dei nostri occhi. Mi prendo la testa tra le mani; non so se ridere o se piangere, ma credo che opterò per la seconda.


Incrocio lo sguardo di Edward, steso sul suo letto con la testa posata sulle mie cosce; gli sposto una ciocca di capelli dal viso con delicatezza. Sorrido, sfiorandogli appena le palpebre chiuse.
Le sue dita si stringono attorno al mio polso; inizia a baciarmi il palmo della mano, senza lasciare la presa. Con una mossa repentina si solleva, con una spinta sufficiente a farmi sbilanciare e atterrare di schiena sulla trapunta color smeraldo.
« Signorina Traviston, mi dica un po'. » ridacchia, tenendomi i polsi in modo da costringermi all'immobilità. Non posso trattenere una risata isterica. « Cosa consiglierebbe ad un giovane mago in cerca della felicità? »
« Felix Felicis, professore. » rispondo con tono pacato, senza smettere di guardarlo negli occhi.
« La risposta è sesso, signorina Traviston! Buon sesso! » alzo gli occhi al cielo, dimenandomi sotto il suo peso per liberarmi. Sto facendo fatica a trattenermi; ho deciso di tirare la corda fino all'estremo, e mi sa che ci siamo quasi.
« Edward, no! » gli grido ridendo, spingendolo con entrambe le mani per allontanarlo da me. Faccio un respiro profondo, cerco di distrarlo mentre gli faccio scorrere una mano dallo stomaco verso l'orlo dei pantaloni. Lo sento fremere. « Edward ..»
«Edward! » mi sento gelare il sangue, e contemporaneamente ebollire; sulla porta c'è Jasper, piuttosto pallido, non alza neppure lo sguardo. Accenna un sorriso, poi si rivolge a Ed, che si è già messo seduto al mio fianco.
« Devi..devi venire con me. »

qualche giorno dopo.
E' da metà novembre che declino gli inviti del LumaClub, e ora mi ricordo perché: Lumacorno va spargendo miele sugli ospiti, mentre nell'aria si diffonde una musica irritante e un intenso profumo di rose e mughetto. Insopportabile, nell'insieme.
La mia figura nello specchio si presenta piuttosto bene; un vestito semplice, nero, i capelli raccolti. Edward mi cinge i fianchi con le braccia, baciandomi leggermente il collo. Mi prende per mano, portandomi verso il buffet, e mi porge un calice di champagne.
« A noi. » sussurra con dolcezza inaspettata. Gli sorrido.
« Oh, signor Norwood, signorina Traviston! Sono molto contento per voi .. un'ottima discendenza, potrei giurarci! » faccio un sorriso imbarazzato, ma il mio cuore è decisamente arrossito; non ho mai pensato ad una relazione a termine così lungo, e non voglio pensare neppure alla possibilità di avere figli con lui. Sotto gli occhi di Lumacorno, quantomai gongolante, vengo stretta in un abbraccio.
« Filiamocela. » mi dice mentre già mi trascina via.
Ma c'è un ma. Compare Jasper. Basta un suo cenno della testa, per far impallidire Ed. Lewis prende per il polso Deirdre, intenta a civettare con un bel ragazzo nero di cui non ricordo mai il nome - chissà che fine ha fatto Geert, a proposito - e insieme se ne vanno in un batter d'occhio. Edward non si muove, come ipnotizzato dalla decorazione di tralci della tappezzeria. Lo scuoto lievemente, prendendolo per un braccio.
I suoi occhi blu, profondi come abissi, si posano nei miei, ed è evidentemente preoccupato. Di colpo, mi abbraccia, posando le labbra vicino al mio orecchio.
« Violet. Per tutto quello che sta per succedere, scusa. Ero contro. Ti voglio troppo bene per permettere che succeda, ma non ho potuto impedirlo. Scusa. Scusa. » Si stacca, riprendendo a guardarmi. « Andiamo. »
Rabbrividisco; non sto capendo più niente di ciò che succede, ma sono a dir poco spaventata. Lui guarda avanti, senza rivolgermi neppure lo sguardo, mentre camminiamo lungo i corridoi, andiamo su e giù per le scale, attraversiamo l'atrio del castello. Ed entriamo nei sotterranei.
« Puoi dirmi dove stiamo andando? » esclamo spazientita, mentre lui mi trascina lungo i cunicoli di pietra, illuminati solo da torce dall'inquietante fiamma verdastra. Lui inclina il capo in avanti, e vedo distintamente le sue labbra che mormorano qualcosa di simile a 'fai che vada tutto bene'.

« Aspetta qui. » afferma senza guardarmi; sbatte lievemente la bacchetta sulla statua di un orrendo goblin, davanti alla quale ci siamo fermati, e poi scandisce una parola che non riesco a capire e che certamente non ho mai sentito. La statua si sposta; mi lascio sfuggire un singulto, mentre Edward si infila nello stretto passaggio, che poi si richiude alle sue spalle.

Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.

Scivolo a terra, posando la schiena contro il muro. Non mi piace essere presa per il culo, non mi piace stare da sola in un posto buio, non mi piace questa situazione.
La statua si muove di nuovo. Alzo appena la testa; è Lenoire, una ex fiamma di Edward. Mi guarda con disprezzo; non si muove, le braccia incrociate sul petto. I suoi occhi verdi, splendidi, sono infuocati.
« Quindi sei tu la putt.. »
« LENOIRE! » Si sente gridare dall'interno. « Oh. andiamo. » Mi prende per il braccio con malagrazia. « Attenta a quel che fai. » sibila precedendomi nell'ingresso.
La stanza è buia, ma è evidente che ci sia parecchia gente, anche se non la vedo - non la posso vedere.
« Eccoti qui. Una purosangue. Di nobile famiglia, dicono. » pausa. « LUCE! »
Le torce si accendono, rivelando l'inquietante scena che mi circonda. La stanza è piuttosto grande, ma il soffito a crociere è basso. Allineati lungo le pareti, diversi Serpeverde e altri che conosco, avvolti in cappe nere. Davanti a me, Tom Riddle. Ride, con il suo ghigno sadico, spaventoso.
« Violet, la preda più difficile per il nostro Edward. » una risata collettiva, soffocata da un suo sguardo gelido. Prende a camminare in circolo attorno a me. « Assassina a sangue freddo, per giunta. Ricordi Medea Diamond? » rabbrividisco, ancora. « Dicono che si sia trasferita a Beauxbatons, per la paura di te. » ride, da solo. « Violet, Violet. Sei stata invitata alla nostra festicciola. Festeggiamo TE. Se vorrai unirti al nostro .. club. Uccidiamo Mezzosangue, principalmente. » il massimo della freddezza, del distacco. E un'insopportabile ironia, che pervade ogni-singola-sillaba. « Allora, che ne dici? »
Annuisco lievemente, senza neppure riflettere su cosa sta accadendo.
« Lo sapevo. » ridacchia. Tremo, mentre lui si avvicina a me. Mi passa un dito sul labbro inferiore, che mi sono morsa a sangue per non gridare, facendo pressione finché le gocce di sangue non sporcano il suo pollice.
Tom è bello, bellissimo; ma c'è una scintilla nei suoi occhi, qualcosa nella sua essenza, che mi terrorizza oltre ogni dire. Rimango immobile, statica; avvicina le labbra alle mie. Ma non era insensibile alla bellezza femminile, all'amore?
« Tom, non farti prendere la mano. » ringhia Edward. Edward.
« Stai buono. » sento mormorare; ma la bacchetta di Riddle è già scattata, e il mio ragazzo si contorce a terra.
« Ti prego. » mi scopro a supplicarlo, con la voce ridotta ad uno spostamento d'aria. Un tonfo, alle mie spalle.
« Come vuoi. Allora, sei sicura della tua scelta? »
« Sì. »
« Procediamo, allora. » alza la bacchetta. Non posso più fare a meno di fare un passo all'indietro.
« Scopriti il braccio. » sollevo la manica, lasciando scoperto l'avambraccio destro. Stringo gli occhi.
« MORSMORDRE! »
E' l'ultima cosa che sento prima di svenire.

Mi sono svegliata nel mio letto, con il braccio destro completamente intorpidito; Deirdre mi sta - paura - vegliando, e si precipita al mio capezzale nonappena sbatto le palpebre.
« L'ha architettato apposta per te. Per farti abbassare la cresta. » mi informa, sorridendo; ci gode, e si vede, ma subito torna ad un'espressione professionale. « Fuori il braccio. » Non mi muovo. E' lei a togliere di mezzo le coperte, e la manica del pigiama, e a scoprire un tatuaggio rappresentante un teschio e un serpente. E' piccolo, quasi invisibile, posizionato appena sotto il gomito. E' rosso, gonfio, e pulsa. « Pelle sensibile, contessina? » una certa ironia, ma in fondo sa di non poter scherzare.
Siamo nella stessa, pericolosissima, barca.

ATTENZIONE; l'ultimo paragrafo corrisponde ad 'adesso', quindi fate conto che la trama si arrivata a quel punto, e non che parta da adesso e si sviluppi nei prossimi giorni.












14/01/2008
commenti • tag: misteri, amicizie, paura, serpeverde, guai, errori, momenti imbarazzanti

( prima della morte di Ida ) biblioteca.
«Violet? Sei tra noi? » mi chiede Cate, sedendosi al mio fianco. Mi rendo conto di avere un sorriso idiota dipinto sul viso, e di stare guardando da almeno dieci minuti il libro di Pozioni che ieri Edward ha fatto schizzare sul pavimento della sala comune, sotto uno dei grandi tavoli da studio, in un attacco di affetto piuttosto irruento che ha interrotto la mia sessione di studio.
I primi giorni di quella che vorrebbe essere una relazione seria si stanno trasformando in un delirio: ci sono ragazze ( e non solo ) che scoppiano a piangere se lui mi bacia, mi prende per mano, mi accarezza, mi guarda. Deirdre ha raddoppiato gli sguardi malevoli in mia direzione, visto che l'ho privata del suo principe del cuore. Jasper non fa altro che alludere alle mie prestazioni sessuali: evidentemente non sa che sto facendo raggiungere al suo migliore amico il limite della sopportazione, non avvicinandomi neanche lontanamente al punto di concedermi. Un vero peccato per Edward, che a quanto pare si era convinto di avere a che fare con una donnina facile; ah, gli errori di calcolo.
« Tesoro, ti ricordo che i novanta centimetri di pergamena non si scriveranno da soli. » mi ammonisce, facendomi notare le gocce di inchiostro blu pavone che dal pennino sono cadute sul tavolo della biblioteca.
« Sono già a ottantaquattro, mia cara. Ce la posso fare! » ribatto ridacchiando, e sfoglio in fretta il librone aperto di fianco a me. L'ansia da prestazione si è impossessata di me: le A della mia pagella non sono state accolte bene dai miei genitori, che si stanno ancora tormentando perchè credono che ci sia qualcosa che mi distrae dallo studio, a ragione. Tra Edward e l'attesa delle lettere di Lochlainn, continuo a ritrovarmi a fissare il vuoto con la testa ricolma di pensieri che si annodano in matasse di stronzate. Talvolta mi sembra di non passare abbastanza tempo con Catherine, e probabilmente è così: la mia migliore amica mi vede poco, pochissimo, non so se nei suoi panni continuerei ad essere così gentile e presente.
Finiamo di fare i compiti in fretta, spostandoci poi sui divani di fronte al camino; ordiniamo due tazze di thé, che si materializzano d fianco a noi. E' molto tempo che non passiamo un intero pomeriggio insieme. Il tempo vola; nonostante la loro storia non stia prendendo una buona piega, Cate mi saluta per andare a cercare Quentin, che l'aspetta per andare a cena insieme.
Sistemo i libri che avevo preso in una pila, prendendoli tra le braccia; l'ultima volta che li ho abbandonati al porto di riporli, la bibliotecaria mi ha quasi schiantata.
Cammino lentamente, un po' sbilanciata all'indietro; passo a fianco della ringhiera di ferro battuto che circonda il Reparto Proibito, uno dei pochi luoghi di Hogwarts che nonostante tutto mi terrorizza. Ci sono entrata tre volte in tutta la mia carriera scolastica, e ho rischiato rispettivamente di venire morsa da un libro animato e di essere avvelenata dalla polvere di belladonna che era caduta tra le pagine di un libro di pozioni avanzate. Non ne conservo affatto un buon ricordo; la mia preziosa vita non può essere certo messa a rischio da un mucchio di libri vecchi e impolverati, per quanto pieni di saggezza!
Lancio un'occhiata al cancelletto che dovrebbe tenere lontani gli intrusi; passo oltre, per poi tornare a guardarlo, con maggiore attenzione. E' evidente che il lucchetto non è chiuso; il cancelletto è appena appoggiato. Guardo attentamente oltre la porta: non vedo assolutamente niente, forse a causa della libreria che è posizionata appena oltre l'entrata, e che protegge i segreti del Reparto Proibito.
Faccio per ricominciare a camminare quando, proprio dal reparto proibito, mi sembra di sentire delle voci. Arretro, spingendo il cancelletto con la punta delle dita. Grazie al cielo, i cardini non cigolano.
«...esagerato? » « Dolohov*, se vuoi tirarti indietro, sei pregato di andartene. » è la voce di Riddle, gelida e fredda, ben diversa dal tono che usa quando è in pubblico. Cosa ci fanno Wilkes e Riddle nel reparto proibito? Mi addosso alla libreria, procedendo lentamente verso sinistra. Sento Dolohov negare di avere dubbi, e Riddle ricominciare a parlare. « Dicevo .. la ragazza di Norwood .. » IO?! Riddle fa una pausa; mi immobilizzo e trattengo il fiato. « ... ha spedito all'ospedale una disgustosa Mezzosangue. Non è più tornata. Questo è il nostro obiettivo .. e non dobbiamo curarci di quanto male faremo loro. Salazar Serpeverde non li avrebbe voluti, non avrebbe voluto che insozzassero Hogwarts. » Le sue parole mi rimbombano in testa. Distinguo la voce di Jasper che dice qualcosa, ma non riesco a distinguere le sue parole. Mi allontano con cautela.
Sono cose che non avrei di certo dovuto sentire.



Se ovviamente il post non va bene, basta dirmelo e cancellerò. U_U no problem in assoluto.



*
Antonin Dolohov è uno dei primissimi mangiamorte. Non è scritto da nessuna parte che sia un compagno di scuola di Riddle, ma mi sembrava probabile. Ulteriori informazioni, in inglese, sotto il cut. Attenzione agli spoiler consistenti di hp7.













04/01/2008
commenti (1) • tag: ricordi, vacanze, famiglia, amori, sogni, speranze, addii, paura, serpeverde, litigi, errori, festeggiamenti, corvonero

Profumo di biscotti. L'enorme albero di Natale che troneggia quasi minaccioso su una valanga di pacchetti dorati ammassati alle sue radici. La neve che vortica leggera dal soffitto del salone, scomparendo a qualche metro da terra. Lo scintillio delle mille e più candele che lievitano sopra l'enorme tavola già apparecchiata. La nonna che sbraita ordini con un tono vagamente isterico e al tempo stesso detta una strillettera indirizzata ai miei genitori, ancora prigionieri del loro lavoro al San Mungo, come ogni anno. Si, è davvero Natale.
Faccio quasi fatica a credere che siano arrivate le fatidiche vacanze: le ultime due settimane di scuola sono state un vero inferno, quando la fatidica sindrome del "Non ho voti-mi servono voti" si è abbattuta su noi poveri studenti togliendoci ogni secondo libero. Non mi sono affatto stupita quando, appena tornata a casa, la nonna mi ha squadrata da capo a piedi prima di dichiarare che ero dimagrita e che mi vedeva piuttosto sciupata. Inspiro a fondo, facendo sfiorando con la punta delle dita il passamano lucido dello scalone, senza nemmeno più sobbalzare alle urla stridule della nonna. Ho sobbalzato abbastanza prima di partite da scuola, quando mi sono ritrovata faccia a faccia con Jasper.
Chiudo gli occhi, dopo aver accostato la porta della mia camera e aver preso Chipie tra le braccia. Ed eccolo lì, il bel volto del Principe di Serpeverde: gli occhi verdi, di quel colore denso, vellutato, ricolmi di uno sdegno e una furia gelida; quelle ciocche scompigliate che morivo dalla voglia di tenere tra le dita, anche solo per scostarglierle dal volto pallido, dai lineamenti affilati.
Mi lascio cadere di schiena sul letto, provocando un miagolio infastidito alla piccola gattina nera che si agita, infastidita, saltando su un cuscino accanto a me, dove si acciambella soddisfatta. Sospiro, raggomitolandomi. Non ho dimenticato una sola parola di quell'incontro. Del resto, non potrei mai. E dire che le cose sembravano andare così bene..


[ Qualche giorno prima ]

"Jillian!" Jasper sorrise, affiancandosi alla bionda Corvonero che aspettava, paziente, accanto all'ingresso. Riconoscendolo, arrossì.
"Ciao, Jasper.." mormorò timidamente, abbassando lo sguardo sulle sue mani, coperte da un paio di guanti bianchi, come il cappotto che indossava.
"Mica volevi andartene senza prima salutarmi!" esclamò il ragazzo, corrugando la fronte e increspando le labbra in una smorfia che lei trovò adorabile e di fronte alla quale non potè fare altro che abbozzare un sorriso e negare, mentendo spudoratamente.
"Certo che no" mormorò con un filo di voce, sentendo il cuore accellerare impazzito. Il volto di Jasper si ammorbidì in un sorriso sghembo.
"Sono contento di vederti" riprese dopo qualche attimo, allunando una mano e catturando una ciocca di capelli della ragazza, attorcigliandosela attorno alle dita sottili. La sentì trattenere il respiro e, approfittando della paralisi totale che sembrava averla colpita, si avvicinò ulteriormente, contando sul fatto che lei sarebbe indietreggiata, trovandosi con le spalle contro la parete di pietra. Cosa che accadde. La bionda sussultò, arrossendo ancora di più se possibile, mentre lui si chinava in avanti, posando l'avambraccio sul muro, sopra la sua testa.
"Smetterai mai di giocare?" le chiese suadente, soffiandole le parole sul viso. Jillian corrugò la fronte, sentendosi come in trappola. Era affascinata, dal mago, non poteva negarlo: ma c'era qualcosa, in lui, qualcosa nel suo modo di fare, nella sua ostentata sicurezza, che la inquietava. Una sensazione, che si insinuava in lei ogni qualvolta si faceva troppo vicino, un brivido cui aveva sempre dato il nome di timidezza. Era, invece, la consapevolezza dell'errore che si nascondeva dietro quell'infatuazione. La certezza che c'era effettivamente qualcosa di sbagliato, che non era quello che voleva.
"Io non sto giocando" sussurrò la Corvonero, lavorando veloce di pensiero per trovare una via di fuga. Era una caccia, solo ora l'aveva capito. E il suo ruolo, purtroppo, era quello della preda.
"No? Allora smettila di scappare" ordinò suadente, avvicinandosi ancora di più. Le era talmente vicino da poter sentire il profumo del suo respiro, un aroma dolce e invitante che presto sarebbe stato ricordato come uno dei tanti rubati, nel corso di sei anni.
"Perché non dovrei?" ribattè lei a bassa voce, aggressiva. D'un tratto, era arrabbiata. Lui si ritrasse appena, lasciando che la sorpresa trapelasse sul bel viso prima che la frustrazione e la rabbia lo indurissero.
"Perché non c'è motivo" sibilò, cercando di mantenere un tono di voce tranquillo.
"Ah no?" fu lei a sospirare, questa volta "Jasper, non credere che io sia tanto stupida da non vedere. Ogni giorno che passa, c'è sempre una nuova ragazza accanto a te. Un giorno, un'altra ragazza. E io lo so, so che se ti do quello che vuoi, poi è solo questione di ore prima che trovi qualcun'altra. Io non voglio essere solo un'altra ragazza, una delle tante" abbassò lo sguardo, evidentemente dispiaciuta, prima di cercare gli occhi verdissimi di lui, che replicò immediato
"E allora spiegami il senso di tutta questa sceneggiata, che a me sfugge"
"Nessuna sceneggiata" fece per allungare una mano verso la sua guancia, abbozzando un sorriso, ma la ritrasse immediatamente non appena vide la sua smorfia "Tu mi piaci, e mi sembrava fosse piuttosto evidente" ammisse, arrossendo furiosamente "Ma non... non posso, ecco tutto"
"Non puoi? Non sarebbe meglio dire non vuoi?"
l'accusò il Serpeverde, gli occhi fiammeggianti d'ira. La Corvonero si ritrasse ancora di più, facendosi piccola piccola contro la parete.
"Jasper, non dire così.." sussurrò.
"Io dico quello che voglio" riprese il ragazzo, più collerico che mai, prendendole il mente tra le dita e costringendola a guardarla negli occhi "E quello che voglio dire, ora, è che sei una codarda. Che hai paura, ma così tanta paura che il solo pensiero di aver sprecato così tanto tempo con te mi irrita, mi innervosisce"
"Mi fai male.."
protestò la Corvonero, il volto teso dallo sforzo di non lasciare che le lacrime che sentiva riempirle gli occhi non trabordassero e scivolassero lungo le guance. Lui allentò la presa, automaticamente, stringendo i denti.
"No, non ti sto facendo male. Non quanto vorrei, in questo preciso momento" masticò le parole, una ad una, a fatica, sporgendosi verso di lei, che aveva iniziato a tremare. Per un attimo, un attimo soltanto, sentì l'irrefrenabile impulso di abbracciarla e scusarsi. Ma fu solo un attimo, subito cancellato dal fastidio dell'esser respinto. La prima volta, in assoluto, che succedeva una cosa del genere. L'idea soltanto lo faceva infuriare come mai prima d'ora.
"Smettila" iniziò a dire lei "Mi sti facendo paura"
Lui la guardò, senza dire una sola parola. Ormai piangeva. Si sforzava, con tutta se stessa, di non farlo, ma due grossi lacrimoni erano scivolati sulle guancie morbide, arrossate, ed erano arrivati alle sue dita. Gli occhioni verdi erano pregni di paura, ma sul fondo riusciva a leggervi qualche traccia di tristezza. No, lei non aveva mentito dicendo che lui le piaceva, ma allora perché quel rifiuto? Jasper non capiva. Come poteva, del resto? Non era nella sua natura essere rifiutato, la sua natura era prendere-usare-lasciare. Era fatto così, al contrario della Corvonero piena di sogni e speranze, ancora in attesa del suo primo bacio. Non riusciva a capire perché lei stesse dicendo di no. E la sua decisione fu la peggiore che potesse prendere in quella situazione: senza lasciar andare il suo volto, la immobilizzò. L'ultima cosa che vide, prima di posare le labbra su quelle di lei, fu l'espressione terrorizzata della ragazza che lo implorava di non farlo. Fu un bacio violento. Aggressivo. E quando finì, Jasper si accorse di ansimare leggermente, tanto era stato intenso. Nel bene e nel male.
"Ci avrei giurato" sussurrò, abbozzando un sorrisetto. Lei non disse nulla. Fissava il biondino, senza realmente vederlo, e quando finalmente lo mise a fuoco, aprì la bocca per parlare, ma non ne uscì nulla, se non aria.
"E' stato solo tempo sprecato.." disse dolcemente, prima di girare sui tacchi e allontanarsi, con un impeccabile sorriso stampato sul bel volto. Come se nulla fosse successo. Prima di sparire nel salone, si fermò un attimo. Si voltò, cercò la minuta figurina vestita di bianco che se ne stava appoggiata contro la parete, e disse, ad alta voce.
"Ah, dimenticavo... Buon Natale, Corvonero"
Poi, sparì.


Mi affaccio verso l'ingresso, dalla cima delle scale: è già affollato. Volti più o meno noti, più o meno famigliari, più o meno sorridenti. Inspiro a fondo. Anche se tutto quello che desidero è rinchiudermi in camera a piangermi addosso mangiando biscotti al cioccolato, devo fare un profondo respiro e scendere giù. Io-amo-il-Natale. Io-amo-il-Natale. Vorrei solo avere la testa saldamente ancorata sulle spalle e non tra le nuvole, è chiedere troppo? Cerco di convincermi che è stato solo un bacio, uno stupido bacio che non conta nulla. Perché è ovvio, che per lui non conta nulla. Quindi perché io devo darci così tanta importanza? Perché sei Jillian McKanzie, risponde una vocina nella mia testa, e sei una stupida sognatrice. Mi concedo un altro profondo respiro, come se l'aria pulita potesse lavar via i ricordi e farmi tornare vagamente lucida. Incrocio lo sguardo della nonna, mentre cautamente inizio a scendere lo scalone, facendo attenzione a non rompermi l'osso del collo scivolando giù dai tacchi vertiginosi che sono costretta ad indossare. Io-amo-il-Natale.
"Jillian, tesoro!" mi richiama all'ordine la madre di mia madre "Vieni qui, ci sono un paio di persone che devi assolutamente conoscere"
Intravedo, alle sue spalle, il volto sorridente di un Tassorosso intravisto qualche volta a Trasfigurazione. Meraviglioso. Non desideravo altro che passare la serata con un membro della Casa più pettegola della scuola. E per la terza volta, dopo ave sfoderato un sorriso abbastanza convincente, inspiro a fondo.
Io-amo-il-Natale.













03/12/2007
commenti • tag: amori, amicizie, hogsmeade, conoscenze, errori, corvonero

In questi ultimi giorni l'atmosfera si sta facendo elettrica. Stanno succedendo troppe cose, tutte assieme.
Per prima cosa, l'improvvisa ricomparsa di due ragazze delle quali non sentivamo parlare da un bel po'. Una è Noir Varesco, castana dagli occhi molto profondi, non l'ho mai conosciuta apertamente, anche se ci siamo scambiate sì e no qualche parola; si dice sia tornata da poco, non ho ben capito come mai era sparita, quel che so è che non me ne ero neanche accorta, presa com'ero da cose ben più importanti...
La seconda 'nuova arrivata' penso si chiami Zoe. Non ne so molto, l'ho incrociata qualche volta, ma è molto schiva e misteriosa, i lunghi capelli scuri e il viso affilato. L'abbigliamento quasi sempre identico, con un non so che di rovinato, antico; dà l'impressione di aver patito molto in passato.
Ma al momento non posso volgere troppe attenzioni alla gente che mi sta attorno; il mio vero problema è Verity. Sono ormai settimane che non mi rivolge la parola, e questo mi preoccupa, perchè abbiamo litigato più volte nella nostra amicizia. Ci conosciamo dal primo anno, siamo sempre rimaste insieme nel bene e nel male e anche dopo i litigi, si metteva tutto a posto.
Mi sdraio sul letto, indecisa sul da farsi. Finchè non sento un brivido freddo, mentre la mia pelle si bagna di un sudore tiepido.
"Mi sa che sto male..." mormoro tra me e me, immergendomi sotto le coperte del letto. Finchè non sento salire Jillian McKanzie.
Mi sporgo leggermente per constatare che ha in mano un libro di Aritmanzia... Sospiro. Quella materia non la capisco proprio. Si siede allo scrittoio, mentre io senza forze me ne resto nel letto. Dopo un po' di tempo, sento dei passi e vedo salire Audrey, anche lei con i libri in mano.
"Di cosa stavate parlando?" chiede Jillian all'altra ragazza.
Audrey le racconta brevemente la sua tormentata storia d'amore, divisa fra i due suoi ragazzi (cioè, uno il suo ex e uno il successivo). Alla fine la compagna se ne esce con un "Secondo me, dovresti ascoltare il tuo cuore. E basta."
A quel punto, forse per istinto più che per puro e semplice interesse, mi alzo a sedere e intervengo.
"Che sciocchezza."
Le due sembrano essersi accorte della mia presenza in lucidità, ben sveglia come sono.
"E perché?" mi chiede irritata Audrey.
Inspiro e rispondo con noncuranza "Ma scusa, una bella ragazza come te, di stirpe immacolata, intelligente e tutto… Deve proprio andare a mettersi con uno come Halbury, cioè soltanto un Mezzosangue che sa tenere in mano una scopa?"
"Io faccio quello che voglio. E se non ti stanno bene le mie frequentazioni, Laura, allora sei pregata di non intrometterti. Chiaro?" mi risponde lei, ancora più irritata di prima.
Faccio una smorfia "Come vuoi." rispondo, per poi rimettermi sotto le coperte e cadere, finalmente, in un sonno profondo.



Mi sto recando in tranquillità verso il dormitorio, quando qualcosa mi cade sul piede provocandomi un dolore lacerante. Il mio libro stranamente fluttua a mezz'aria e ritorna sotto il mio naso, non da solo bensì sorretto da una mano.
"Ti è caduto questo?"
La ragazza appena tornata - o almeno si dice sia lei - mi è davanti con i suoi lunghi capelli color ebano. Non sorride apertamente, dà l'impressione di essere una persona forte e dura, ma i suoi modi di fare sono, a loro modo, gentili. Resto a guardare il libro ancora per un po', per poi riprenderlo con foga.
"Ci conosciamo?" le chiedo stizzita, spingendo all'indietro i capelli. Riflessi appena rifatti, fa un certo effetto diciamo. "Comunque grazie"
Mi volto come per iniziare ad andare
"Noir Varesco"
Mi blocco stupita, voltandomi con grazia verso di lei e dicendo con voce ferma "Laura Stevens. Piacere di conoscerti."
Le stringo la mano, sorridendo a mio malgrado, per mostrare almeno un po' di allegria in quella giornata così storta. Finchè lei non mi congeda, dicendo di dover studiare.
Ma studiano tutti così tanto in questa scuola?



Seduta a gambe incrociate sotto il faggio in riva al lago, il libro aperto alla pagina trecentoventuno. Il che è solo un pretesto per fingere di combinare qualcosa.
Robert è seduto di fianco a me, la schiena appoggiata al tronco, non fa altro che guardarmi. Il che è decisamente irritante. Come per miracolo, decide finalmente di rompere il silenzio, forse per evitare spiacevoli conseguenze... O semplicemente perchè se fossi io la prima a parlare, non sarebbero rose e fiori?
"Cosa studi?"
Che domanda cretina. Mi guarda da mezz'ora, e non ha capito che non studio un bel niente.
"Aritmanzia." rispondo secca. Oggi non è proprio giornata.
Sorride, come ad aver compreso. Si avvicina e, lentamente, mi bacia con delicatezza sulle labbra. "Vieni a Hogsmeade anche la prossima settimana, amore?" sussurra, continuando a sfiorarmi le labbra.
Mio dio, ma chi è questo, un ragazzo o una fabbrica di caramello? Lo allontano bruscamente, voltandomi dalla parte opposta. Ma neanche un secondo e le sue labbra sono sulla mia nuca, calde e morbide come non mai. Mi volto e ricambio con meno delicatezza, avrò attraversato il periodo mostruoso della giornata, o sarà colpa delle mie manie? Del suo profumo irresistibile? O della sfrenata voglia che ho di stare con qualcuno?
"Vuoi che non venga più?" concludo, per poi abbandonarlo definitivamente.

Vado verso la biblioteca per finire quel maledetto saggio di Storia della Magia. Cammino decisa, sorridendo a destra e a manca come mio solito, quando vedo la faccia di quel demente che non avrei mai voluto vedere.
"William." dico fredda, con uno sguardo sprezzante.
Mi aspetto per lo meno una risposta. Ma dalla bocca del Mezzosangue non esce un solo suono. Ancora una volta, la prova inconfutabile del suo valore nullo.
Lascio fluttuare all'indietro i capelli, proseguendo verso la mia meta. In biblioteca sbatto i libri sul tavolo, attirando l'attenzione di alcuni studenti che si voltano verso di me con aria sprezzante, per poi riprendere a studiare.
Comincerei a lavorare anche io, se non fosse per i pensieri che mi fluttuano nella testa. Incredibile, comincio a sentire la mancanza della mia migliore amica. Sarebbe la prima volta che succede in cinque anni.
"Uhm... Ministero..." borbotto tra me, scrivendo distrattamente sul foglio di pergamena, rielaborando il testo del libro seppur con poca attenzione. Ma non riesco a concentrarmi su quello che sto facendo, qualunque visuale mi imponga, il viso di Verity in lacrime si sovrappone ad essa. Di conseguenza, ogni riga scritta si fa forzata, svogliata: e alla fine decido definitivamente di rinunciare, per poi prendere i libri e uscire dalla sala, diretta in sala grande.
Mentre cerco di raggiungere la mia meta, tracolla in spalla, e incontro l'ultima persona che avrei voluto incontrare. Perchè vederla in faccia, chiaramente e alla luce del giorno, dopo tutto questo tempo è devastante. Perchè vedere che, come ogni volta, sta per piangere è devastante. Perchè scorgere tra le lacrime il suo disprezzo nei miei confronti è devastante.
Mi siedo nell'arcata di pietra del corridoio, senza dire niente, mentre lei passa senza guardarmi e oltrepassa la mia figura.
Non è che, forse, a sbagliare sono io?












20/11/2007
commenti (3) • tag: amori, serpeverde, lezioni, litigi, errori

Avvito con attenzione il tappo della pomata che ho appena finito di spalmarmi sul ginocchio, ricordino dell'ultimo allenamento di Quidditch; nonostante gli abbia urlato una serie pressochè infinita di insulti, la colpa non è di Lucas Forsythe, ma mia. Gli ho detto di pensare meno alle sue fidanzatine e di più all'azione di gioco, ma sono io ad essermi sconcentrata dopo aver visto Edward a bordo campo.
Non gli ho ancora dato una risposta, nonostante sia passato parecchio tempo da quando mi ha chiesto ufficialmente di uscire; lui mi fa sorrisini languidi, io cerco di stargli a tre passi di distanza.
Tiro bene le calze, mi infilo le scarpe e salto giù dal letto. Nello stesso momento, Ashleigh fa la sua comparsa dall'altra parte della stanza, ansimante e rubiconda.
« Violet, devo parlarti. » Non abbiamo mai avuto un grande rapporto; non è più che una compagna con cui seguo qualche corso, e ora una mia coinquilina. Non mi sta neanche particolarmente simpatica, se devo essere sincera: una che frequenta solo gente più piccola di lei e sviene a quasi tutte le lezioni di pozioni a causa dei vapori ... Scuote la chioma bionda, poi corre verso di me e mi stringe le mani, con un improvviso moto di affetto. Mi squadra dall'alto al basso.
« Gira voce che tu non voglia uscire con Edward Norwood .. » ma perché lui deve sempre centrare? « .. perché vuoi arrivare illibata al matrimonio! » Eh no. Questa no. Posso accettare che sparga merda sul mio nome in tutti i modi, ma che mi faccia apparire come una povera santerellina terrorizzata dai ragazzi no. Tra l'altro, perché i miei ex non hanno ancora detto al mondo che ormai non sono più illibata da .. oh, per tutti i folletti. Non ci voglio pensare.
« .. e non è finita! » COME, non è finita? Fa un passo indietro, probabilmente conscia del fatto che potrei scagliarmi su di lei in quanto capro espiatorio perfetto e essere umano a me più prossimo.
« Dice che sei pazza di lui, e gelosissima! » Bene. Ha superato ogni limite. « Da quando Medea Diamond .. »
« Grazie, Ashleigh. » la interrompo: ho già sentito abbastanza. Non la bado più e mi dirigo a passo di marcia verso la porta, senza sapere bene ancora cosa farò, ma decisa a sbranare quel simpaticone.


Lascio cadere la tracolla sul banco con poca grazia, lasciando che alcune pergamene stropicciate ne escano e scivolino a terra. Ruf sta già borbottando qualcosa di incomprensibile su un argomento che oltretutto non mi interessa affatto. Con un movimento unico mi siedo e mi piego in avanti, raccogliendo i fogli e posandoli di fianco alla borsa. Edward, fino a dieci secondi fa girato a parlare con Jasper qualche fila più indietro, mi sta ora osservando con aria divertita. Lo fulmino, sbatto la tracolla per terra, intingo la penna nel calamaio. Il tutto tentando di non lasciarmi sfuggire neppure un respiro che lui possa fraintendere: sono nervosa, arrabbiata, furiosa, fuori di me, e tutto per colpa sua.
« Nervosa, tesoro? »
« Muori, Norwood. » Ehi, non lo dicevo da giugno dell'anno scorso; non fa più lo stesso effetto, devo ammetterlo. Sarà che qualche mese fa era soltanto una mosca irritante, ora è .. ora è un gigantesco problema. Ridacchia ancora, ma non sembra più così convinto.
« Che ti ho fatto? » mormora allungando una mano verso i miei capelli, e iniziando ad arrotolarsi una ciocca attorno al dito. Mi allontano con un movimento violento.
« Dovresti saperlo più che bene. » mormoro prima di serrare le labbra definitivamente. Mi auguro che abbia capito il messaggio: io con lui non voglio avere più niente a che fare.


qualche giorno dopo.
Detesto l'infermeria. Quando mi faccio male, preferirei morire di dolore piuttosto di doverci andare. La sola presenza dell'infermiera giustificherebbe il tutto; isterica, ossessionata dalla pulizia, con un tono di voce talmente acuto da mettere i brividi.
Entro tentando di non fare cigolare la porta; le tende di un paio di letti sono tirate, ignoro il gruppetto di studenti di Corvonero e Grifondoro che con grande probabilità sono qui per Peter Halbury, il Grifondoro caduto dalla scopa durante la prima partita di campionato. Dippet era sul punto di farla interrompere, e mi chiedo perché alla fine non l'abbia fatto; la nostra vittoria, già pronosticata, è stata ancora più semplice senza il cercatore avversario.
Ma non è certo lui il motivo della mia visita; anche se cerco di non pensarci, ho attaccato una ragazza, la notte di Halloween. Non che mi senta in colpa: voglio soltanto sapere quali sono gli effetti dell'incantesimo ... e sapere quanto male le ho fatto. Cerco di non sembrare troppo minacciosa mentre mi avvicino alla scrivania di Madame Mound e attiro la sua attenzione con un paio di colpi di tosse.
« Dimmi, carina. » Carina a tua sorella, brutta vecchiaccia.
« Sono venuta qui per .. per sapere come sta Medea Diamond. » sussurro tentando di sembrare coinvolta emotivamente dall'accaduto.
« Mi dispiace, sono informazioni riservate ... è stata trasferita al San Mungo, in ogni caso. » mi risponde con l'aria di chi mi fa un grande favore a rivelarmi questo scabroso dettaglio. Ci metto un istante ad accorgermi che con la mano sta coprendo il foglio di dimissione che ha davanti. Tossisco di nuovo.
« E poi .. ho questa tosse fastidiosa. Mi sono presa un malanno alla partita di Quidditch. » si alza a fatica, inveendo sul preside e sulle partite, sulle intemperie e su molto altro. Si dirige verso un armadietto, volgendomi le spalle. Getto un'occhiata al foglio. Sette ossa ridotte in frantumi. Seguono spiegazioni dettagliate. Sento il sangue defluirmi dalle membra mentre bevo uno sciroppo disgustoso. Non posso davvero credere a cosa ho fatto.


altri giorni passati.
Edward ha definitivamente stabilito di interrompere i tentativi di farmi rompere il silenzio. Non credo neppure che mi manchino, le sue attenzioni da damerino di alta società.
Catherine cammina al mio fianco mentre ci dirigiamo verso il dormitorio alla fine delle lezioni. E' un piacere poter chiacchierare con lei del più e del meno, senza dover temere l'incursione di Norwood da un momento all'altro. E' tutto più tranquillo, regolare, e posso studiare di più e senza distrazioni. Se l'è voluta: se non avesse tentato di attirare la mia attenzione con le sue stronzate, forse ( e dico forse ) avrei potuto anche pensare di uscire con lui, qualche volta.
« ... ed è scoppiata a piangere quando lui ha tentato di baciarla! » c'è sempre qualcuna che viene subissata di voci e idiozie di vario genere. Probabilmente la poverina avrà rifiutato di di darla a qualche borioso antipatico e lui avrà sparso frottole demenziali sul suo conto.
« Parla piano, è lì.. » mormora la Grifondoro del settimo che stava spettegolando con le sue amiche.
« Vi, stanno parlando di te. » mi sussurra Catherine, stringendo le sue dita sottili attorno al mio braccio. Torno con lo sguardo a una Tassorosso che riconosco come Elizabeth Hale, e che si è premurata di non farmi sentire che mezza scuola sta ridendo alle mie spalle.
Prendo la rampa di scale di slancio, posando appena i piedi sui gradini. Per fortuna non ho la tendenza ad arrossire, altrimenti sarei luminosa e in fiamme.


un paio d'ore dopo.
Sbuco in sala comune. Quasi tutti i Serpeverde sono riuniti lì, impegnati a bere il the delle cinque; lui non c'è. Dò un colpetto alla gonna della divisa, mentre con nonchalance mi dirigo verso il tavolo dove Jasper Lewis e altri suoi amici che non mi soffermo ad identificare stanno giocando a carte. Sembra non accorgersi di me finchè non gli poso una mano sulla spalla, stringendo appena la presa. Mi rivolge un sorriso carismatico.
« Violet, tutto bene? » Mi piego in avanti, accostando le labbra al suo orecchio sinistro.
« Evitate di tornare in camera finché .. finché non verrò io a dirtelo, Jasper. » sembra inizialmente perplesso, oltre ad essere infastidito per il solletico che i miei capelli sul viso gli provocano. Lo saluto muovendo appena le dita e attraverso il salone, imboccando il corridoio che conduce ai dormitori del ragazzi.
E' già buio, e oltretutto siamo nei sotterranei; le torce sono numerose, non lasciano aree scure nel corridoio stretto, dal soffitto a volte. Conto gli archi sulla mia destra, cercando la sua stanza.
Poso la mano sulla porta di legno massiccio, stringo il battente di ottone lavorato. Sussurro appena il solito incantesimo muovendo la bacchetta vicino alla serratura, che scatta in un attimo; la porta cede sotto il peso della mia spinta debole e cigola sui cardini.
« Jasper, hai visto il mio maglione? » Edward volge le spalle alla porta; è in maniche di camicia, e sembra frugare nel suo baule. Mi fermo sulla porta, aspettando che si volti e che capisca che chi è entrato non è il suo migliore amico.
« Che hai, ti hanno tagliato la lingua? » Faccio alcuni passi verso di lui, di sicuro troppo leggeri perché pensi ancora che io sia un ragazzo. Ride mentre si solleva e incrocia il mio sguardo.
« Violet? » Stringo le dita attorno alla bacchetta, mentre cammina lentamente verso di me; non sospetta niente, il poverino. Inclino la testa di lato, mentre con un sorriso incerto si ferma a poco più di un metro da me.
« Ciao, Edward. » Sembra aspettare che io aggiunga qualcos'altro; faccio un altro passo in avanti, e infilo la bacchetta nell'orlo della gonna. Sfioro con la punta delle dita la sua guancia; lo sto confodendo, e non fa niente per nasconderlo.
« Tutto .. tutto bene? » Serro le dita attorno alla cravatta che porta al collo, tirandola lievemente verso il basso; capisce. Per la prima volta, lascio che posi le sue labbra sulle mie senza respingerlo – devo ammettere che ci sa fare.
« Hai bevuto qualche pozione? » mi sussurra mentre indietreggio, dirigendomi verso il suo letto. Ormai c'è arrivato anche lui, dimostrando di essere meno cretino di quanto pensassi.
« Vuoi tacere, per una volta? » mormoro mentre gli sbottono la camicia. E speriamo che smetta di parlare.













04/11/2007
commenti • tag: amori, amicizie, hogsmeade, errori, corvonero

Finalmente è arrivato il ‘grande giorno’. Tutta la scuola è in fermento.
Getto alla rinfusa nella borsa un po’ di soldi e qualcosa che potrebbe servirmi. Infilo un paio di jeans stretti e un maglione, l’aria comincia ad essere più pungente dei giorni precedenti, così prendo anche una sciarpa a righe colorate. Mi osservo nello specchio per constatare che sono una persona orribile. Tanto poi va a finire sempre così.
“Verity.” Dico freddamente, tentando di trattenermi, mentre lei entra nella stanza. “William Tracey vuole sapere se per caso, e sottolineo per caso, vorresti passare la giornata con lui oggi.”
Mi sorge un dubbio, forse sono leggermente lunatica.
“Ah, ok.” la mia amica abbozza un sorriso e si appoggia contro il muro. Guarda caso, penso, sta arrossendo. Sempre così, la mia Vé.
Dopo alcuni lunghi attimi di silenzio, mi sbeffeggia con la sua voce cristallina “Vuoi muoverti?”
Non ci tengo a tardare, perciò prendo la borsa e, a passo veloce, corro di sotto con Verity. Noto per i corridoi qualche ragazzino più piccolo con la divisa e i libri in mano, sono quelli che ancora non possono partecipare… Ricordo come mi rodeva, quando ero al primo anno, vedere gli altri che andavano spensierati verso la porta d’ingresso avvolti in maglioni e sciarpette, mentre io sarei semplicemente rimasta nella sala comune a leggere o studiare.
Arriviamo in cortile, una folla di studenti è in agitazione. Individuo Robert e il suo amico e mi avvicino, lasciandomi scappare un’occhiataccia. Verity sembra averlo notato.
“Laura, è ora che la smetti.”
Cerco di assumere un’espressione addolcita “Di fare cosa Vé?”
“I - Mezzosangue - non - sono - spazzatura.” sillaba lei a denti stretti, lasciando scivolare i suoi lunghi e mossi capelli dietro la spalla destra, in modo minaccioso.
Dio, quanto la odio, quando fa così. “Ognuno ha le sue idee” è tutto ciò che producono in risposta le mie corde vocali, non penso sia una buona idea in ogni caso.
“E in egual modo ognuno ha la sua discendenza e il suo diritto a vivere. Comunque ne parliamo più tardi, divertiti.”
Si allontana con William guardandomi ancora male. Io resto ferma, immobile in piedi davanti all’altro ragazzo, incapace di dire qualcosa di sensato.
“Allora si va?” chiede il Corvonero, con un sorriso a trentadue denti sulla faccia. Io annuisco e tento di riprendere le sembianze di qualcuno che, perlomeno, è felice di andare in gita.

Entro subito ai Tre Manici di Scopa, tirando Robert per un braccio; è troppo che non bevo una burrobirra calda. Dopo dieci minuti di gomitate per trovare un posto libero, ci sediamo ad un tavolo centrale e ci vengono serviti i boccali fumanti.
“Allora, cosa mi dici?” chiede semplicemente il ragazzo davanti a me, attendendo forse una risposta geniale. Certo, come no.
“Non so…” mi convinco che è inutile non essere più me stessa. E poi, io adoro essere me stessa. “Lo sai che sei più carino del solito, oggi?”
In una situazione classica, chi riceve un complimento del genere dovrebbe arrossire, ma si limita a posare il boccale sul tavolo di legno scuro. “Mai quanto te, tesoro” ridacchia.
Mi atteggio a una pensierosa, sorridendo maliziosa “Ok, puoi chiamarmi tesoro se vuoi.”
“Perfetto, proprio quel che volevo sentirmi dire. Dove andiamo?” chiede lui, dato che i boccali erano già vuoti, rimettendosi la sciarpa di lana.
Sorrido di nuovo “Non saprei, mi andrebbe una passeggiata e poi vorrei passare da Mielandia.”
“Bene, andiamo” mi dice, e usciamo insieme dal locale.
Il freddo è pungente, è già tardi e non voglio certo prendermi un malanno, non oggi per lo meno. Mi stringo nella sciarpa e continuo a sorridere, i passi veloci e irregolari sul suolo sterrato.
Passiamo nel negozio di dolci. Quell’arcobaleno di colori mi mette il buonumore, e diciamo che mi do da fare… I miei ‘pochi’ galeoni sono già finiti tra gelatine tuttigusti +1, api frizzole e lumache gelatinose.
Usciamo dal locale, il mio sacchetto di dolci ben stretto in mano, e l’altra in quella del ragazzo di Corvonero.
Non faccio in tempo a parlare, e neanche ad accorgermi che siamo arrivati alla fine della strada, che Robert mi prende per un braccio e mi trascina sul fianco di una casa, apparentemente al sicuro da occhi indiscreti. E’ vicino, vicinissimo, forse troppo…
“Sai Laura” inizia a sussurrare, avvicinandosi ancora di più a me e tenendomi le mani ferme “Sei davvero stupenda.”
Dio, non ce la faccio. Quando ho un bel ragazzo davanti, oltretutto più grande di me, io non resisto. E’ materialmente impossibile. Mi bacia dolcemente, sfiorando appena le sue labbra contro le mie, ma non posso continuare così… Indipendentemente da quel che può pensare lui, gli afferro i fianchi e mi lancio in un bacio appassionato.
“Penso sia ora di andare” dico allontanandolo con la mano e sorridendo, poi mi avvio da sola verso la strada principale.



Seduta sul letto del dormitorio, sgranocchio le gelatine del mio sacchetto, sfogliando un libro di Storia della Magia. Ho un tema da fare per la prossima settimana, così inizio a dare una lettura all’argomento. Sento la porta scricchiolare e la mia migliore amica entra in camera, l’espressione fredda e assieme disinvolta. Fin troppo, per la personalità di Vé.
“Laura.”
“Verity.”
Il silenzio incombe nella stanza, solo il ticchettio della sua sveglietta da tavolo, posta accanto al suo letto, interrompe la quiete.
“Il professor Crale vuole ridistribuire i dormitori. Mi pare che non siamo più assieme” è tutto ciò che mi dice, per poi uscire bofonchiando un “Buona serata.”
Ridistribuire i dormitori? Santo cielo, non proprio ora!
Chiudo violentemente il libro e scendo nella sala comune, fermandomi alla fine della scalinata, al centro della stanza. Su uno dei divanetti blu scuro della sala sono sedute due ragazze; stanno chiacchierando fra di loro, spensierate.
“Ciao Laura” sorride una delle due, che riconosco subito come Audrey Salinger, una mia compagna di casa e di lezioni. “Stavamo giusto parlando di te… Ah, ma non ti ho ancora presentato Rachel.”
Faccio qualche passo avanti, verso il sofà “Buonasera Audrey” sorrido di rimando. L’altra ragazza, a me finora sconosciuta, si alza e mi porge la mano.
“Rachel Casey” sorride, è una ragazza castana dagli occhi marrone chiaro “Sai, guardavamo i nomi estratti dal professor Crale per la redistribuzione delle stanze…”
“Piacere, Laura” le rispondo io. Mi avvicino al divano e lancio un’occhiata il foglio di pergamena che ha in mano la bionda.
Lei indica con l’indice una colonna dello schema “Io e te siamo insieme, con Jillian” dice rivolta a me, poi continua a fare l’elenco di altre sue conoscenze e delle rispettive nuove collocazioni.
Mi ricordo improvvisamente di dover parlare con Verity, ora o mai più. So dove trovarla e potrebbe essere la sola occasione che ho.
“Scusa ma devo proprio andare, ci vediamo allora in stanza!” le rivolgo un sorriso stentato e mi dirigo verso la porta della sala comune, per poi uscire fuori e, finalmente, respirare… E tornare me stessa.
Audrey è una ragazza Purosangue, una brava persona per quanto la conosco. Irritante, vedere persona così sprecare tempo con quella gentaglia. Gente come Rachel.












03/11/2007
commenti (3) • tag: amori, serpeverde, dubbi, errori, corvonero

Ogni volta che Edward fa un passo avanti con Medea Diamond, cerca sistematicamente un modo per trovarsi solo con me e aggiornarmi, tentando di colpirmi e spingermi a cedere. Respingerlo diventa di volta in volta meno problematico: è sufficiente che io ritorni con la mente a lui che fa le stesse mosse con la mezzosangue, e mi viene un tale ribrezzo per le sue labbra che devo allontanarmi prima di vomitargli addosso.
Le voci che ci volevano la nuova coppia bollente di Hogwarts si sono ritirate, visto che l'idea di Norwood tra le braccia di una sanguesporco dà molti più spunti alle pettegole di Tassorosso e Grifondoro, che hanno inaugurato la stagione invernale della caccia allo scoop. Inoltre, sembra che Jasper stia dietro ad una Corvonero, e che la povera piccina sia già sul punto di prostrarsi ai suoi piedi pur di avere un bacio. E non è finita qui: girano voci di un intrallazzo con una biondina di nome Audrey, che ho intravisto un paio di volte; i suoi portavoce negano, lui glissa.
« Serpeverde sta impazzendo, non ci sono altre spiegazioni! » sussurra Catherine, mentre sfoglia con poca attenzione Trasfigurazione Avanzata. Non posso che darle ragione: i nostri rinomati Casanova stanno battendo in ritirata, e per di più cedono al fascino della filo-babbana!
L'avvicinarsi di Halloween ha spinto molti a rinunciare allo studio per dedicarsi a giochi dementi e all'ozio; non è stata organizzata una festa ufficiale, quindi la scuola pullulerà di festini mascherati e simili sciocchezze. Ci passano sotto il naso inviti banali, o addirittura pezzi di pergamena scritti alla bell'e meglio. Queste mancanze di stile mi distruggono i nervi.
« Violet, Catherine, ciao! » è una voce sottile, bambinesca. Rivolgo lo sguardo alla mia destra, dove un folto gruppo di ragazzine si è fermato al mio fianco. A salutarmi è stata mia cugina Roisin, terzo anno e ormoni in piena esplosione.
« Ciao, ragazze. » rispondiamo in coro io e Cate, scambiandoci uno sguardo divertito: mia cugina è sempre fonte di profondi ragionamenti sul senso della vita, e ci dà argomenti di cui parlare per settimane.
Esordisce con un sorriso smagliante. « Si dice che tu esca con quel fustacchione ( tesoro, hai tredici anni, chi diamine ti ha suggerito di usare parole come “fustacchione”?! ) di Edward Norwood! » sospiro collettivo solo al sentir pronunciare il nome del Divino. Che, puntuale come la morte, compare alle spalle delle ragazzine.
« Chi avrà messo in giro queste strane voci? » proferisce con voce tonante, facendole girare di botto. Mia cugina è l'unica a reggere il suo sguardo, mentre le altre arrossiscono come ricordelle. Ah, che soddisfazioni che mi dà quella bambina.
Edward le supera, posandomi una mano sulla spalla.
« Già, davvero strano. » ribatto piegandomi in avanti, in modo che la sua mano scivoli via. « Su, andiamo a berci una cioccolata. » mi alzo di scatto, afferrando la mia borsa di pelle sgualcita. Le piccole Serpi sono entusiaste all'idea di tempestarmi di domande riguardanti il Sublime, vedo già i loro occhi che brillano. Saluto Edward con un cenno della mano e affianco mia cugina, subito seguita da Cate.


Lo ammetto. L'idea che Edward se la faccia con una schifosa mezzosangue mi irrita, e non solo perché lei è quello che è: ho dei diritti su di lui! Visto lo schifo che è disposto a passare per 'vincermi', mi sento in dovere nei suoi confronti.
Agito la bacchetta e frantumo un paio di bicchieri; l'unica cosa che riesce a calmarmi è usare qualche incantesimo violento, possibilmente senza subirne conseguenze. I vetri infranti cadono sul pavimento dell'aula vuota. Con un altro gesto rapido li faccio scomparire. Sto migliorando con gli incantesimi non-verbali, sospetto che riuscirei a castare anche le maledizioni senza perdono senza aprir bocca.
« Non ti consiglio di provare con le maledizioni senza perdono, Traviston. » Nel riflesso della finestra, distinguo senza difficoltà Tom Riddle in piedi alle mie spalle. E sono sufficientemente sicura che fino a poco fa non fosse lì. Ero da sola in questa stanza, non c'è dubbio.
Mi volto; è poco più alto di me, soprattutto rispetto agli altri ragazzi, che generalmente sovrastano i miei centosessantasei centimetri. Mi fissa con perplessità, come se si fosse aspettato una reazione scomposta che io non ho avuto. A quanto pare le sue uscite del tipo ehi-guarda-che-ti-leggo-nel-pensiero suscitano più sorpresa, solitamente.
« Grazie, Tom. » rispondo senza cerimonie, incrociando le braccia sul petto.
« E' per quella sporca mezzosangue, non è vero? »
« Cosa? No, è solo allenamento. » sibilo tentando di sviare l'argomento della conversazione. L'uomo di ghiaccio che improvvisamente si interessa dei miei affari personali? Lui, che scaccia le ragazze come se fossero bacilli di vaiolo? Lui, che rifiuta la vita sociale come se potesse sciogliere il suo animo incorruttibile?
« Nel caso dovessi mai decidere di usarlo contro di lei, ti darò volentieri una mano ad occultare le prove.» per un istante, sul suo viso compare un sorriso gelido.
« Tutti coloro che si dedicano ad eliminare quegli odiosi sanguesporco dovrebbero essere aiutati .. dovrebbero sapere che qualcuno li capisce. » Non sembra più rendersi conto di quel che sta dicendo. Mi fissa con sguardo vacuo, stringendo le mani attorno alla bacchetta. Inclino appena il capo, terrorizzata dalle conseguenze di un movimento troppo rapido.
« Oh, ho già passato troppo tempo qui. » All'improvviso sembra tornare in se. « Arrivederci, Violet. » Scompare davanti ai miei occhi, lasciando al suo posto una nuvoletta di fumo azzurrognolo.
Comincio a preoccuparmi per quel che sta succedendo in questa scuola. Le idee di Tom mi piacciono, ma mi preoccupano. E soprattutto, credo che non gli servirebbero più di un paio di giorni per organizzare una task-force sterminababbani.
Riprendo in mano la bacchetta, anche se sono abbastanza turbata da non riuscire neppure a concentrarmi.


Siamo già a letto. Deirdre non è certo migliorata da quando la sua amichetta del cuore ci ha lasciate, anzi; il suo caratterino si è fatto ancor più spigoloso, e non certo incline ad aprirsi nei nostri confronti. Quando il letto di Eveline è stato occupato da Ashleigh Hale, ha iniziato a borbottare tutte le volte che entra in dormitorio, fatto non poco inquietante. La sua sanità mentale si sta involando?
Sobbalzo: dal corridoio si sente giungere forte la voce di Jasper Lewis che chiama, appunto, Deirdre. Non capisco esattamente cosa stia dicendo, ma suona più o meno come “Edward è andato fuori di testa.” Lei scatta in piedi. precipitandosi giù per le scale in camicia da notte – quale miglior occasione per sfuggire al nostro controllo?
Lentamente, la seguo. Debbo dire che la sua camicia da notte di seta rende abbastanza scialbo il mio pigiama nero, senza fronzoli. Scendo le scale stringendo il corrimano.
« Non ce l'ho fatta! Ho perso! » continua a ripetere un Edward fuori di se, ansimando e con la voce tremolante.
« Va tutto bene, Edward. » gli dice Jasper stringendogli le mani.
« Non potevo baciare quella .. quella .. non potevo! Tu mi capisci, vero? » esclama. Appena il caminetto entra nel mio campo visivo, li vedo lì davanti. Deirdre è in piedi con le mani sui fianchi, Edward in ginocchio sul pavimento con Jasper di fronte.
Bene, a quanto pare Edward ha perso la scommessa. E quindi io l'ho vinta. Mi lascio scappare un sorrisino; in questo stesso momento Edward si volta in mia direzione, e mi vede. Sgrana gli occhi, poi si volta dall'altra parte.
Oh, quanto fa male la sconfitta, per un principe.


HALLOWEEN.
Ebbene, ora dovrò giustificare a me stessa quel che ho appena fatto; non credo che dare la colpa a Tom Riddle sia possibile, quel ragazzo sarebbe capace di uccidermi con uno sguardo, se solo tentassi di accusarlo. Fisso Medea Diamond, o meglio, fisso il suo corpo inerte che giace ai miei piedi. Non ci sono tracce di sangue sul mio vestito di seta nera, talmente stretto che faccio fatica a respirare. In testa mi rimbombano ancora le sue parole, la sua voce argentina e fin troppo ingenua: « che c'è, mi guardi male perché ti ho rubato Edward? » Ma che hai capito stupida. Che ne sai, tu. Non ho fatto in tempo a pensarlo, perché la mia mano è scattata e ho scandito nella mente l'incantesimo che avevo provato qualche giorno prima. I bicchieri esplodevano; che sarà successo a Medea?
Cammino lentamente lungo il corridoio, appiattendomi sul muro: c'è una caccia al tesoro in corso, e non credo che i miei avversari potrebbero essere più gentili di quanto io lo sia stata finora coi miei. Un Locomotor Mortis, dieci minuti di perfetta immobilità e il tempo di avvantaggiarsi notevolmente. Mi mancava l'ultima tappa, quando Medea mi si è piazzata davanti. Ha fatto l'errore di parlare, altrimenti non l'avrei riconosciuta; aveva sul viso una maschera nera, come tutti noi. L'avrei bloccata, e avrei fatto quello che sto facendo ora: correre verso la vittoria. Solo i primi sette riceveranno il premio.
Attraverso a tutta velocità l'atrio della scuola, uscendo in giardino. L'aria gelida mi taglia il viso, automaticamente mi copro la gola nuda con le mani calde – ancora per poco. Corro in direzione della serra 14, come indicava chiaramente l'ultimo indizio; evito i rami, per quanto mi è possibile, poi mi fermo davanti alla porta di vetro, retta da eleganti ghirigori di ferro battuto. C'è una candela accesa all'interno, che illumina un profilo che conosco più che bene: Edward.
Allungo la mano verso la maniglia.
« Avevo ragione, Violet. Era per lei che ti esercitavi. » mi fermo.
« Tom. » sussurro, mentre lui mi soffoca coprendomi la bocca con una mano.
« Stai calma, Violet Ophelia Traviston. Non lo dirò a nessuno. » Ora sì che sono nella merda. Ma lui scompare di nuovo. Mi rilasso di colpo, spingendo involontariamente la maniglia. Mi sbilancio all'indietro, cadendo con poca grazia sul pavimento sporco della serra. Sento la sedia di Edward strisciare sul pavimento, lo vedo precipitarsi verso di me.
« Mmh .. sei Violet, non è vero? » mormora aiutandomi ad alzarmi. « Riconoscerei il tuo profumo anche in capo al mondo ... per non parlare dei tuoi fianchi, tesoro. »
« E così hai perso la scommessa. » subito toglie le mani dai miei fianchi, come se fossero roventi. Torna a sedersi, senza guardarmi.
« Tranquillo, non credo che Medea ti importunerà più. » sussurro tra me e me, prendendo posto non troppo lontano da lui.


« Ben giocato, Violet. » Il mio compagno cacciatore Jasper Lewis mi batte sulla spalla, mentre ci dirigiamo verso gli spogliatoi. Abbiamo fatto un allenamento extra, e non è andato affatto male.
Sciolgo le cinghie che tengono fermi i parastinchi, mi sfilo la divisa sudata e rapidamente infilo la camicia bianca. Odio farmi la doccia al campo: l'acqua è sempre fredda, e i ragazzi sono dei guardoni. Mi poso sulle spalle il mantello, stringendo nella mano sinistra la scopa e nella destra la borsa dove ho gettato alla rinfusa le mie cose.
In corridoio c'è Edward, come sempre. Non mi rivolge il solito sorriso ironico: è serio, troppo anche per le sue eccellenti capacità recitative.
« Violet. »
« Edward. » continuo a camminare, ma mi afferra il polso.
« Violet. » ripete con lo stesso tono piatto, rivolgendomi uno sguardo freddo. « Voglio che ci vediamo seriamente. Dico davvero, ed è la prima volta che lo chiedo così apertamente ad una ragazza. Ti andrebbe di uscire con me? »
« Mi dispiace, Edward ... devo pensarci. » mi lascia andare il polso. Ecco, ora sì che avrò da riflettere.














 

serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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