26/07/2008
Post Scontro
-Che schifo.- scosto con una mano la melma verdognola che ricopre i miei vestiti, come se questo possa servire. La battaglia si è conclusa, per adesso. Purtroppo, non posso fare a meno di notare lo scempio che si apre di fronte ai miei occhi. Il cuore batte veloce, Sebastian mi passa di fianco reggendo un corpo quasi esanime. Bianco al pari della carta sulla quale si scrive. -Julia…- ho il tempo di sospirare, sentendo una rabbia impossessarsi delle mie viscere, infuocandole completamente.
-Maledetto Riddle, maledetto.- sibilo fra me e me, scuoto la testa, la mano fra i capelli. La guerra, è a volte l’unica soluzione, sì. Ma a che prezzo.
Giorni dopo
Sono giorni di silenzio. Giorni nei quali si susseguono come neve che fiocca punizioni, richiami, gossip fra i tavoli, più o meno grossi. Giorni di silenzio nei quali mi sento a volte impotente, a volte completamente inadatto. La verità è che sapevo che lo scontro sarebbe stato l’inizio di una battaglia ben più grossa, ma forse non vi ero preparato fino in fondo.
Il cucchiaino nella tazza, mattino, odore di miele lungo il tavolo dei grifondoro, il viso completamente perso nel vuoto.
Audrey e Jillian vanno via. Non ci saranno più l’anno prossimo. Niente bionde corvonero, intelligenti e acute, con le quali scambiare parole piacevoli, e intrattenere uno scherzo vigile e divertente. Non avevo mai pensato quanto potesse essere doloroso vedere andare via qualcuno che, in un modo o nell’altro, è parte di te. Strana sensazione di vuoto.
E’ patetico, forse. Ma non mi importa. Di certo non posso che augurare loro il futuro migliore che si possa mai desiderare. Anzi…vado proprio a dirglielo.
Mi alzo, lascio in ballo tutto. Colazione, pensieri confusi avvicinandomi al tavolo dei corvonero.
Siedo, forse senza chiedere il permesso, ma al momento non è importante, di fianco alle ragazze, che sembrano perfino più distratte di me nel guardare un punto indefinito della stanza così piena eppure così vuota al tempo stesso.
-Che giornata oscena…- biascico, attirando la loro attenzione. Non ho mai avuto problemi di espressione, maledizione a me, su. In fondo cosa ci vuole.
-Mi mancherete.- e mi alzo dalla mia postazione, dovessi bellamente continuare questa sviolinata della scena madre e far loro più male di quanto già non ne sentano.
Però…però…Audrey, credo, mi richiama. Mi volto, trovandole entrambe intente a guardarmi. Silenzio qualche istante. Mi sembra ieri, quando siamo arrivati insieme qui ad Hogwarts. E dovevamo andare via sempre insieme, non così.
Le stringo in un abbraccio, e chi se ne frega del resto.
-Anche tu ci mancherai. Non ti strozzare nelle cravatte, forse non è così opportuno.- un sorriso, leggero.
-Per quanto sia difficile riuscirci, ci proverò.-
Fidelius
Julia si è ripresa, sembra ancora una rosa fragile nel suo aspetto non troppo in salute, ma si è ripresa, e immagino sia questa la sola cosa alla quale pensare. Lei sta bene, lei è qui.
….Alla faccia tua, Riddle. [ pensiero del sottoscritto.]
Parla del Fidelius, parla di continuare, parla di abbandono.
Anche lei se ne va.
Sebastian, Georgiana. Pure Aedan, che per quanto breve sia stata questa ‘convivenza’ un po’ contrastata, è entrato comunque a far parte di questo gruppo di rivolta, a sue spese, se consideriamo tutto quello che gli è costato.
Se non ho capito male, e non si può capire male quando incroci due occhi blu notte che ti tagliano in due come quelli di suo padre, Lord Lywelyn ha dato la sua intercessione in favore di Julia, per evitare che avesse problemi nell’esecuzione dei MAGO.
Cosa dire se non.. ‘Love is in the Air’?
Questi due, lo dico io, si sposano. Diciamo…fra poco. E se non mi invitano me li mangio dalla testa ai piedi, è una promessa.
E mentre il mio cervello elucubra teorie non troppo serie su quello che sarà (e pare una telenovela di seconda mano, sbiadita dal tempo), un nome mi interrompe.
-Carlisle Hunnam.- ho il tempo di rivolgere il viso in direzione della mia capoccia rossa preferita, notandolo leggermente attonito.
Accetta la direzione del Fidelius. Accetta di guidare tutti noi. Accetta il compito più gravoso che potesse mai essere dato.
Ti sono vicino, Carl. Adesso, e domani.
Ma tu lo sai e non serve che ti sviolino davanti in merito. Basta un occhiolino fugace, dietro le braccia conserte.
Da qui, non ci muoviamo. Le idee si portano avanti. A costo di ogni costo.
31 Giugno 1944 - Di ritorno verso casa
Guardo fuori dal finestrino. Paesaggio che slitta. Mobilità d’animo. Un po’ la stessa che invade i miei sensi da un po’ di tempo a questa parte.
E vorrei, in fondo, che King’s Cross non giungesse mai.
Sono successe così tante cose che quasi me ne dimentico non riuscendo ad incasellarle in questo metodico puzzle al tempo stesso scomposto.
Mi chiedo a volte il perché degli eventi che hanno costellato quest’anno. E mi rendo conto di quanto effimero possa essere quello che viene definito ‘normale vivere’.
In realtà, nello specifico, nulla è effimero. Ma nemmeno indispensabile. Sarebbe anche il caso di smetterla nella salvaguardia di ideali che non ci rispecchiano pienamente.
Fidelius. Una cosa che nella vita mi soddisfa. Una cosa che nella vita porterò avanti fino all’ultimo respiro, se sarà necessario.
Tengo le braccia strette nel petto, una morsa fredda dalla quale non voglio separarmi.
Mi sono sforzato di continuare a tenere lo stesso atteggiamento con tutti, perché dovrebbe essere così. Niente addii, gli addii comprendono il non rivedersi più. Ed io nell’incrocio comunque delle strade, un giorno, ci voglio credere.
Dicono che certi punti fermi nella vita servono. Non ci ho pensato mai veramente bene, prima di adesso. Eppure, capita a tutti di arrivare al momento della realizzazione.
E’ così che deve essere, e non si scappa.
Un anno è finito, e sebbene sembri lontano, uno nuovo è alle porte.
In una era in cui la tranquillità sembra un tesoro più unico che raro, la calma, è solo il momento di stallo fra uno scontro, e l’altro.
Ma forse, è bene pensare che anche la calma, un po’, è scontro.
Ed ora basta. Il treno si ferma, i binari smettono di cigolare sotto le ruote, scendo, il fumo che esce dal vagone che guida.
Lo osservo un attimo. Un saluto, soffuso ma profondo a tutti coloro che non smetteranno mai di viaggiare nella mia vita.
Ci rivediamo l’anno prossimo. A chi rimarrà.
Arrivederci, per chi se ne andrà.
Ma mai troppo lontano.
16/07/2008
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È la devastazione.
Ecco ciò che vedo in questo momento. Rami spezzati, alberi semicarbonizzati, e uno sgradevole odore di bruciato.
Distesa di fronte a me, Julia sembra dormire un sonno di pietra. Poco distante, Jillian cerca di fare il possibile per Sebastian, che per fortuna è in condizioni molto migliori.
La luce della luna permette di vedere e di orientarsi ma non mi permette di valutare i danni. Sembra solo svenuta a causa dell’incantesimo di quel subumano.
« Si rimetterà » dico, rispondendo alla domanda di Sebastian « Sperando sia solo stata schiantata e non ci sia altro. Domani avrà un gran mal di testa, ecco tutto. Ora però dobbiamo portarla via da qui. Lumos! »
La mia fedele bacchetta getta una luce dorata sul corpo di Julia. Sì, è stata schiantata da Riddle, ma non dovrebbe perdere i sensi così a lungo. A contrasto con la situazione, il suo bel viso è composto, ed i capelli appena in disordine.
Le tocco la nuca: deve aver battuto la testa.
Sangue.
Mostro a Jill e Seb la mia mano.
« Dobbiamo portarla in Infermeria. » scatta lui, cercando di alzarsi in piedi.
Zoppica, ma si regge sulle sue gambe ed è in grado di camminare. Il taglio sullo zigomo è sparito grazie a Jillian. Ma si vede che è molto debole. Ha combattuto contro Dolohov, le sue forze sono allo stremo.
Tocca a me e a Jill.
« L’unico modo è farla levitare, e sorreggerla. » dice Sebastian « Ma dovrete farlo voi. Io non… »
Incantesimi? Jill riprende un po’ di colore sulle guance. E anche io mi sento sollevata: Incantesimi. Si può fare.
« Insieme, Audrey. Da sole non ce la faremmo. » mi sussurra.
Mentre castiamo l’Incantesimo di Levitazione, Sebastian ci osserva con un’espressione sconfitta. Credo che si senta impotente di fronte alla sua migliore amica, di fronte a lui, a un passo dalla morte.
« Seb, puoi stare davanti e fare strada? » domando.
Poco dopo ci stiamo muovendo verso il castello. Con alcuni semplici incantesimi del terzo anno, il Caposcuola di Grifondoro apre un corridoio libero da sterpi.
« Al diavolo i Centauri, al diavolo la Foresta, al diavolo tutto questo. » mormora, negli intervalli fra una fattura e l’altra.
Jill ed io ci scambiamo un’occhiata; vorremmo dire qualcosa, rassicurarlo, ma siamo così sature di emozioni, da riuscire solo a trattenere un pianto nervoso.
Alla fine, raggiungiamo l’entrata di Hogwarts. Distendiamo Julia su una panca imbottita, e Jill ne approfitta per controllarle il polso e le pupille. La fortuna di avere una figlia di Medimaghi come amica.
« Sebastian, torna in camera. Ci pensiamo noi. » inizia la mia amica.
« State scherzando?! Io non mi muovo! » esclama, con voce alterata.
« Non ti reggi in piedi. » intervengo, fredda. « E ti beccheranno. »
« Beccheranno anche voi. » risponde.
« I Salinger ed i McKanzie arrangeranno la situazione. Qui amano i purosangue, e noi… lo siamo. Abbiamo una vaga possibilità di farcela. Lo sai che Julia ti direbbe lo stesso. Vai. »
Non so dove trovo la forza per reggere il suo sguardo.
« Ormai siamo al sicuro. Qui non può succedere nient’altro. » ribadisce Jillian.
Sebastian accarezza il viso di Julia con una delicatezza che non gli avevo mai visto.
« Vado a cercare Georgiana, le racconterò l’accaduto. » sussurra, poi volge le spalle e si allontana.
La panca levita di fronte a noi, mentre ci dirigiamo verso l’Infermeria. Di fronte all’ingresso, sto per dire ancora qualcosa quando…
« Oh, ragazze. »
È la voce stanca dell’infermiera Mound.
« Che cosa avete fatto…» mormora, mentre distende Julia sul letto più vicino. « E lei, povera ragazza…»
Jill trema, e mi accorgo di non essere da meno. Spinta dalla paura, che resta ferma nel mio animo come una spina, dal nervosismo, represso fino ora, dalla rabbia, mai sopita, cerco la mano della mia amica.
Ci stringiamo in un abbraccio, che non ha nulla di felice.
È solo un modo per dirci senza parlare: “Siamo qui, insieme, siamo vive.”
Lo scontro. Julia e Sebastian. La gentilezza dell'infermiera Mound, che voleva farci sgattaiolare via. La freddezza di Martine Lewis, che ci ha beccate.
Sembra passato un anno da ieri sera. Invece non si tratta nemmeno di dodici ore.
Chiuse nel nostro bagno, io e Jillian piangiamo in silenzio, sedute una accanto all’altra sul bordo della vasca. Il bel vestito bianco di Jill è strappato lungo l’orlo, ed il mio macchiato di fango.
« Jill, i tuoi piedi. » dico, indicandoli. Sono sporchi, e feriti.
I miei sono ancora stretti negli scarponcini, in origine scarpe col tacco. In origine, prima della trasferta nella Foresta Proibita.
La mia amica si alza, solleva la gonna e li osserva. Poi fa un passo dentro la vasca ed apre l’acqua. Esco dal bagno, per prendere le camicie da notte in camera, e il flacone dell’acqua ossigenata. Jill intanto si toglie l’abito dalla testa, e apre l’acqua.
« Vorrei farmi una doccia. Ma prima di tutto vorrei dormire. » sussurra.
« Anch’io. »
Disinfetta le ferite e poi le cura con un incantesimo.
« A volte vorrei che non fosse mai successo niente. Ida, Julia, il Fidelius… »
Jill lascia cadere la bacchetta.
« Carlisle! »
Oddio. E Peter!
Trovo la mia metà in infermeria, dove ho accompagnato Jillian.
« Peter! » esclamo, quando lo vedo sano e salvo, accanto a Sebastian.
« Amore! »
Odio che sia così appiccicoso in pubblico, ma in questo momento non mi importa di nulla se non di abbracciarlo. Sebastian distoglie lo sguardo. In disparte, Aedan guarda fuori dalla finestra.
« Dov’è Georgiana? » gli chiedo. So che sta bene, ma mi sembra strano non vederla qui.
« Vicino a Julia. »
Dietro le tende tirate, si intravede la sagoma di una ragazza alta, seduta vicino al letto.
« Come stanno? »
« Georgiana sta bene, e Julia…» la voce gli si spegne « Julia ha la febbre alta. Delira. »
« Ha battuto la testa. Non è solo lo Schiantesimo. » poi aggiungo « Non possiamo entrare? »
Sebastian fa un cenno di diniego.
« Solo Georgiana. Puoi provare a chiedere all’infermiera. »
Mi stacco da Peter e cerco la signora Mound.
« Vorrei vedere Julia. »
« Mi dispiace, cara. Non è possibile. »
C’è del dispiacere sincero nella sua voce.
« Senta, è probabile che io venga espulsa. E così anche Jillian. Vorrei almeno che ci fosse concesso di vedere la nostra amica. »
Non so se stiano contemplando l’espulsione, Dippet, la Lewis e compagnia, ma basta che lei ci creda e ce la lasci vedere. Anche se mi spiace ingannarla.
« E va bene. Ma solo voi tre. Nessun altro. Niente studenti maschi. È chiaro? »
« La ringrazio. »
Avrei voluto spingermi più in là e chiedere che anche Sebastian e Aedan la potessero vedere, ma non è il caso di buttare al vento ciò che ho ottenuto. Perlomeno possiamo dare una mano a Georgiana.
Jillian riappare fra noi.
« Carlisle vuole sapere come sta Julia. »
I ragazzi mi guardano curiosi.
« L’infermiera ha detto che possiamo entrare, ma solo io e Jill. »
« Voglio vederla anch’io. » afferma Aedan « Perché non mi è permesso? »
« Loro l’hanno riportata qui. » mormora Sebastian « Hanno fatto tutto il lavoro, viste le mie condizioni. »
L’espressione di Aedan muta all’improvviso, e si avvicina a noi; temo quasi che stia per fare un gesto inconsulto, ma lui si protende verso di noi e ci abbraccia.
Poi ci lascia andare, e stringe la mano a Sebastian.
Non dice una parola, ma credo che in questo momento sarebbe chiedere troppo.
Entriamo nella barriera di tende.
Georgiana ci guarda, sorpresa.
« Abbiamo il permesso. » le dico.
Julia è pallida, il viso sudato. Indossa una camicia da notte bianca, il cui colore quasi si confonde con quello della sua pelle nivea. A tratti, è scossa da un tremito.
Georgie si china su di lei, passandole una pezza umida sulla fronte.
“Mamma…”mormora il capo del Fidelius.
Georgiana si irrigidisce per un momento, poi si rivolge a noi:
« Nel delirio, mi scambia per sua madre. L’infermiera ha detto che la febbre è molto alta, ma entro domani dovrebbe scendere. In un paio di giorni dovrebbe iniziare a riprendersi. »
Io e Jillian ci avviciniamo.
« Ida… »
Jill rabbrividisce, e mi stringe la mano. Io ricambio la stretta.
È terribile vederla in questo stato.
« Audrey, ho parlato con il preside e tutto il consiglio degli insegnanti. »
Mio padre ha mollato tutto per venire qui. Forse in condizioni normali ne sarei quasi felice. Non ha mandato mia nonna come al solito. Ma avrei di gran lunga preferito zia Diane.
« Potrai terminare l’anno. Darai gli esami come tutti i tuoi compagni. »
Trattengo il fiato.
« Tuttavia, ti è caldamente raccomandato di pensare ad una nuova scuola per il prossimo anno. »
« Mi espellono? »
« Non in modo ufficiale. Avrai un richiamo, s’intende. L’accordo è stato stipulato in forma privata fra me, i McKanzie ed il collegio docenti. »
« Quindi anche Jill…? »
« Anche la tua amica, sì. »
Siamo sotto la mia quercia.
Mio padre fuma un sigaro. Credo che sia arrabbiato, ma anche deluso; non mi capisce, non capisce l’ultimo legame fisico che lo lega a mia madre.
Gli esami siano andati come siano andati. Quest’anno potrebbero essere anche stati un disastro, ma per me non significherebbe nulla.
Siamo sul treno che ci riporta a Londra. L’Espresso di Hogwarts sferraglia allegro.
« Fra poco arriveremo al binario 9 e ¾, nella stazione di King’s Cross, Londra. » strilla l’altoparlante.
Riprendiamo i nostri bagagli dalle reti sopra le nostre teste, e ci prepariamo.
Con uno stridio di freni, ci fermiamo. Iniziamo ad uscire con tutta la fretta di chi non vede l’ora di iniziare le vacanze. Mi sembra ovvio che non possa filare tutto liscio. Mentre cerco di scendere ai gradini, mi scivola il libro che stavo leggendo in treno.
A salvarlo da una brutta fine sotto i piedi di un branco di Serpeverde, una ragazza con i capelli scuri e un viso da principessa. So che è una Corvonero, l’ho già vista un paio di volte in Sala Comune, e che il suo nome è Elinor.
« Tieni. Certa gente non ha proprio rispetto. » mi dice, porgendomelo.
« Grazie. E sì, certa gente non sa proprio cosa sia. »
« Infatti. Fa piacere vedere alcuni di loro un po’… provati, ecco. Ringrazierei chi li ha conciati così. » risponde, lanciandomi uno sguardo eloquente.
« Mh, credo
proprio che potresti farlo. Grazie ancora, e buone vacanze! » la saluto, notando Jillian che mi fa segno di avvicinarmi.
Sua nonna, la terribile signora McKanzie senior, è accanto a lei e la sua espressione è a dir poco battagliera.
« Audrey, ti presento mia nonna. Nonna, lei è Audrey Salinger. »
« Quindi sei la figlia di Mr. Salinger! Ah, cara, tuo padre è un vero gentleman. » inizia, cordiale « Comunque l’avete combinata grossa, e credo proprio che sarete castigate a dovere. » conclude, furibonda.
Jill sembra imbarazzata, ma non ce n’è motivo. Sua nonna è venuta a prenderla. Io ho l’autista che mi aspetta, tanto per dimostrare quanto mio padre ci tenga a me.
Ignoro Mrs. McKanzie e abbraccio Jill.
« Ti scrivo appena arrivo. E poi, dobbiamo organizzarci per il prossimo anno. » le sussurro.
Il prossimo anno.
Beauxbatons. Non
Hogwarts.
Mentre mi allontano, saluto con un gesto la mia amica, sua nonna e Carlisle, che le ha raggiunte nel frattempo.
Affido i miei bagagli a Bob, l’autista.
« È pronta a tornare a casa, signorina Salinger? »
« Certo, Bob. Andiamo. »
15/07/2008
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Ammetto che non mi pare di aver mangiato cartone, ieri sera; eppure la sensazione nella mia bocca è esattamente quella. Sento la lingua secca, fastidiosamente appiccicata al palato, per non parlare del gusto disgustoso che mi prende la gola e il naso. Ed il mio letto; sento ogni singola molla conficcata nel fianco, cosa che non è mai successa nell’intero anno scolastico.
Socchiudo le palpebre. E vengo travolta dal bianco gelido di una stanza che in un primo momento non riconosco; sarà che forse sono mezza accecata, come se fossero giorni interi che non apro gli occhi.
« alla buon’ora! » gracchia una voce che inizialmente non riconosco. Finché non compare un grembiulino dello stesso orrendo bianco disinfettato davanti alla mia faccia, e poco più in alto il cappellino squallido dell’infermiera Mound.
Sono in infermeria.
In un flash, per la precisione un flash violetto, ritorna alla mia mente la notte nel bosco, la McKanzie, e quel cretino di Antonin Dolohov.
« ti hanno portata qui cinquantuno ore fa, cara. »
PIU’ DI DUE GIORNI FA? Provo ad aprire la bocca per esprimere tutto il mio disappunto, ma quello che mi esce è solo un conato di vomito. Automaticamente, mi sporgo sul catino di metallo che è appoggiato di fianco alla mia branda, davanti al comodino.
« non provare a parlare. Qualche malandrino ti ha praticamente squagliato l’apparato digerente, è un miracolo che non abbiano deciso di portarti al San Mungo. » è solo quando me lo dice che sento una fitta fortissima allo stomaco. Riaffondo la testa nel cuscino, e chiudo gli occhi.
Due giorni, dunque. E visto che io sono qui, è sicuro che siamo stati beccati. Cosa che non doveva succedere, affatto. Sento l’infermiera che sbatte boccette e bicchieri, ma non ho la forza di darle una sberla sulle gambe per allontanarla.
La testa mi ricade di lato; di fianco a me, c’è una fila di pazienti stesi sui loro letti.
Sento delle voci attutite dietro la porta; non mi sembrano quelle dei miei genitori, ma in effetti visto che non mi hanno portata in ospedale dubito che verranno. Meglio così, mi basterà l’estate di inferno che sto per passare.
Chiudo gli occhi, onde evitare di dover parlare con qualsiasi insegnante o simili che abbia intenzione di interrogarmi. Devo prima progettare una scusa decente, comprendetemi.
(.sei giorni dopo)
« No, Signor Preside. » certo che non avevo intenzione di uccidere, vecchio idiota. E anche se, di certo non verrei a dirtelo. Mi sto torturando le dita sotto la scrivania; sono stata tra gli ultimi della nostra allegra compagnia ad avere un piacevole colloquio con suo splendore Armando Dippet, che non fa altro che farmi domande cretine con cui rispondo a monosillabi.
« per che motivo vi siete sfidati? Avreste potuto farvi male! » noi volevamo farci male, scemo.
« Preside, io ho solo seguito le persone che andavano nel bosco! Ho pensato che avrei potuto evitare un litigio, e alla fine mi sono fatta male solo io! » gli rispondo con il tono più lamentoso che riesca ad ottenere, con gli occhi che mi si riempiono di lacrime in dieci secondi. Ah, adoro essere un’ottima attrice.
Sembra convinto, stranamente. Si alza in piedi, spostando verso di me una pergamena con un grosso sigillo verde smeraldo.
« è una copia del suo richiamo ufficiale, già recapitato ai suoi genitori, miss Traviston. » fa una pausa, come ad attendere che io scoppi in lacrime. « L’anno prossimo non potrà andare ad Hogsmeade né partecipare ad altre gite della scuola. Insomma, rimarrà qui a riflettere su quello che ha fatto. » sorriso acido da preside bastardo. « Può andare. »
Faccio una riverenza e me ne esco, appallottolando il foglio che segna la mia morte tra le dita. Qualcosa mi dice che l’anno prossimo sarà molto divertente; per me, almeno.
(.tre settimane dopo, a metà giugno. )
Una settimana e me ne tornerò a casa. Non so se esserne felice, visto che tutta la scuola tratta me e gli altri ‘del ballo’ come un’appestata – Lywelyn e Blackster comprese, cosa che mi fa imbestialire, visto che ci é mancato tanto così che anche loro ci lasciassero la reputazione. C’è da dire che a casa i miei mi sbucceranno viva, quindi non so cosa sia peggio.
Ho l’impressione che quest’anno i miei voti saranno ben più bassi di quanto avevo pronosticato; mi siedo per terra, con la schiena contro il muro, fuori dall’aula sigillata prima della lezione di Trasfigurazioni. Tutti attorno a me ripassano freneticamente per il compito finale, evitando accuratamente di posare i loro adorabili occhi su di me. Edward non si presenterà neppure, a meno che non decida di fare una comparsata finale; la sua influente mammina ha chiesto di fargli sostenere gli esami in forma privata quando si sarà ripreso dallo ‘stress psicologico a cui è stato sottoposto’.
Dopo questo, mi mancherà soltanto aritmanzia e avrò dato fondo a tutte le mie energie per l’anno scolastico. Anche se immagino che non riuscirò ad ottenere più di una fila ordinata di A, che mi comunicano che sono fuori da praticamente tutte le materie del secolo e farei prima a ritirarmi per evitare l’umiliazione di seguire soltanto storia della magia come materia curricolare.
Lascio cadere la mia borsa su un banco. In prima fila, tanto nessuno mi aiuterebbe mai a copiare. Da quando ho causato un mezzo cataclisma e ho messo metà scuola in pericolo bocciatura, sono praticamente un’isola. Ci saranno cinque persone che mi parlano per non insultarmi, ed una lo fa solo perché è nelle peste quanto me. Si chiama Lenore Swart, e non ho idea di come farà a passare i M.A.G.O. Piego la testa sul foglio che Silente mi consegna insieme ad uno sguardo di rimprovero. Ok, dev’essere un compito da E. O non uscirò mai da quest’inferno.
*
Io non passo da un ragazzo all’altro. Sono i ragazzi che passano per me. No, non in quel senso. Nel senso che si stufano subito; io non sono capace di dare loro la relazione tranquilla e sicura di cui hanno bisogno, di lasciare loro il loro spazio, di farmi gli affari miei ed essere pronta quando mi vogliono. Sono io quella con le esigenze; gli altri si devono adattare a me.
E’ che mi affeziono troppo, e sbaglio ogni volta.
Jeff sta studiando come un pazzo, con la testa china sulle pagine del suo libro di incantesimi; deve fare tutto quello che non ha fatto quest’anno nel poco tempo che gli è rimasto prima di domani.
Gli poso le mani sulle spalle, con cautela; ci vogliono dieci secondi perché se le scrolli di dosso, e mi lanci uno sguardo sbilenco, ritornando sul suo libro con la fronte aggrottata. Ci mancava solo che avesse le scatole girate lui; ’unico motivo che avevo ancora per alzarmi alla mattina e non spaccare la faccia a quel brutto grugno lurido di Deirdre é il suo buonumore che mi aspetta in sala grande insieme ad un croissant alla marmellata.
« che succede? » sibilo senza staccare gli occhi dalla sua nuca e dai capelli castano scuro, l’unica parte di lui che posso vedere dalla mia posizione. Si volta appena, guardandomi con la coda dell’occhio; sbuffa, impaziente. Fa cadere la penna d’aquila tra le pagine del libro, e si volta verso di me.
« Violet. » mugugna appena. Dal canto mio, rimango ferma dove mi ha esiliata, aspettando che sua maestà decida di potermi prestare cinque secondi di attenzione senza fare il nervosetto. « finiti gli esami ... non torno ad Ayr. » non mi guarda; ma non me ne rendo conto subito. Non capisco cosa intenda.
« vai a fare un viaggio? »
« no. » la sua sedia striscia all’indietro, di modo che abbia il posto per girarsi verso di me. E continuare imperterrito a non guardarmi. « mi trasferisco in india. »
« DOVE?! » sbotto senza neppure dargli il tempo di finire la frase. In un solo istante, tutti i miei progetti estivi crollano sotto il peso della sua prima occhiata, del color cioccolato che ho adorato sin dal primo momento.
« non urlare. » mi zittisce con il tono piatto che usa quando si innervosisce. Non gli do modo di continuare, filando dritta nei dormitori delle ragazze; sono ufficialmente una deficiente senza alcun motivo sensato per continuare a vivere.
(.qualche giorno dopo)
Ritornerò nella mia stanza con il pacco di appunti che ho recuperato dai vari idioti che me li hanno chiesti in prestito durante l’anno. Tra due giorni sarò su un treno che mi riporterà alla civiltà, lontano da questa scuola del cavolo e dai suoi professori ancor più del cavolo. I miei esami da E quest’anno saranno un disastro, non riesco a pensare ad altro.
La McKanzie e le sue amiche fatine l’anno prossimo verranno mandate a Beauxbatons. Edward si è dato alla macchia. Hunnam è un maledetto che non pagherà mai le conseguenze di quello che ha fatto.
E io ho un’estate da passare chiusa nelle mie stanze a tormentarmi e studiare, per salvare il salvabile a settembre, se mai verrò ammessa al settimo.
« Violet. » sibila Tom, in piedi davanti a tutti noi, nella solita stanza dietro alla statua di goblin. Buia, come sempre, visto che le candele che accendiamo non bastano mai a fare più che distinguere i contorni di persone e oggetti. Alzo la testa, come ad attendere un ordine; mi fa cenno di avvicinarmi. Mi alzo a fatica, facendo leva sulle braccia, e mi sposto di un paio di passi verso di lui.
« Attenzione. » sibila mentre la sua mano pallida mi si stringe attorno al braccio, affossandosi nella mia carne; mi fa male, ma non glielo dico. Anzi, non lo guardo neppure. Non so cosa voglia da me, e mi fa paura la sola idea di essere in piedi davanti ad una decina di persone che si aspettano chissà cosa. « D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston. » davanti a tutti, mi chiama con il mio nome completo. E ghigna. Capisco quello che ha detto, ma non sono sicura che faccia sul serio; cosa vuole da me? Che eredi il suo potere all’interno della scuola? Ma se non riesco neppure a farmi obbedire da quattro idiote del primo anno!
Gli altri sussurrano, mi lanciano occhiatacce. Io prendo il coraggio tra i denti e mi volto verso Tom, con tutta la perplessità che sono capace di mostrare.
« Ti seguiranno anche in capo al mondo. Gliel’ho detto io. » non vuole rassicurarmi. Vuole solo ricordarmi che il capo, quello vero, è solo lui. « Sentirai presto parlare di me, e allora ti rivorrò al mio fianco. E sai che non accetto no come risposta. » Il cuore mi batte a tutta velocità mentre annuisco debolmente, e lo fisso finché non mi lascia andare il braccio, ora decorato allegramente da cinque belle strisce rosse.
Si volta verso il muro e comincia a trafficare, gesto che significa che possiamo andare. Non voglio ricevere complimenti. Lo sguardo inorgoglito di Lenore, l’aria spaventata di Jeff. I principi, trasaliti ed offesi; avranno un anno per mettersi in pari con tutti i torti che mi hanno fatto ... ma non sanno ancora quanti io ne farò a loro.
Ho il potere. Si chiama Morsmordre.
(.in treno)
Mi sveglio per colpa del rumore del baule che mi balla sopra la testa. Catherine dorme con la bocca aperta e la testa che affonda nel sedile imbottito, e per una volta non si preoccupa del fatto che i suoi capelli siano tutti spettinati. Al suo fianco, c’è la sciarpa di seta rosa di Ashleigh, probabilmente emigrata alla ricerca di un bagno o di compagnia maggiore di due che dormono.
Metà dei serpeverde ora mi guarda con la reverenza che avrebbe sempre dovuto mantenere nei miei confronti, e che poco furbamente mi ha negato. Peggio per loro. Solo Jeff ha continuato a tenersi prudentemente alla larga; ogni tanto mi lasciava un biglietto di scuse sul letto, ricordandomi che gli dispiace, che a me ci tiene veramente, ma l’occasione di andare a fare lo spezzincantesimi laggiù è troppo grossa per lasciarsela sfuggire e bla bla bla.
Guardo fuori dal finestrino; non è difficile riconoscere Londra che si sta avvicinando, o meglio, noi che ci avvicinamo a lei, passando per i sobborghi che la circondano. E’ un peccato che i babbani non possano vedere l’Espresso, immagino che rimarrebbero strabiliati da un treno così bello. Allungo un calcio sugli stinchi a Cate, che si sveglia grugnendo.
« su, stiamo arrivando. » le grido, facendola sobbalzare ulteriormente. Mia madre mi ha già preannunciato che mi distruggerà appena arriveremo a casa, io figlia degenere che non ha mai imparato a comportarsi come si deve. Mi alzo in piedi, prendendo a sistemarmi gli orli della camicia e la gonna blu che dà tanto un’aria nobile. “Quella che dovresti avere sempre, contessina Violet Traviston, ma che ti ostini a camuffare con i tuoi atteggiamenti da bifolca lasciva!” , aggiungerebbe la cara mamma.
Il treno prende a rallentare. Fuori dai finestrini appaiono i primi genitori che agitano le braccia; ancora non distinguo la feccia babbana terrorizzata da chi è abituato a stare al 9 e ¾. Mi allungo per tirare giù il baule e, evitando per un pelo i piedi di Cate che ancora si sta sfregando gli occhietti, esco nel corridoio del treno, già gremito di bambini che pigolano e idioti tassorosso che si prendono a pacche sulle spalle.
Ci fermiamo. Siamo arrivati.
Aspetto che le Corvonero che si sono messe a piangere davanti alla porta si levino di mezzo, e poi esco, tarscinandomi dietro il mio bagaglio. I miei genitori e i miei fratelli non appaiono all’orizzonte; sono preoccupata sopratutto per Egbert, che l’anno scorso è riuscito a lasciare la sua civetta sul treno e quasi a farla ripartire per Hogwarts.
« V. » una voce familiare a pochi metri da me mi costringe a voltarmi; sapevo che si sarebbe fatto vivo in ultima, tanto per darmi la mazzata finale. Senza neppure pensarci, la mano mi scatta verso i capelli, e comincio ad arrotolarmi una ciocca attorno al dito, tirando fino a farmi male.
« Dimmi, Jeff. » gli dico tentando di rimanere il più fredda e lucida possibile. Certo, bello stronzo. Riconosco i suoi genitori che vengono avanti alle sue spalle; è la copia al maschile di sua madre, per non parlare di suo fratello.
« Volevo salutarti. » per sempre. Non lo aggiunge, ma so che lo sta pensando. Sorrido, e gli allungo una mano; ben tesa, come se dovessimo stringere un contratto.
« Ciao, allora. » gli rispondo tranquillamente, per quanta fatica mi costi fingere di non avere il cuore come un colabrodo. Sembra perplesso; allunga la sua mano scura verso la mia, e me la stringe con poca convinzione, per poi finire per allungarla e sfiorarmi il braccio.
« Dài, smettila! » lo rimprovero facendo un mezzo passo all’indietro. Suo padre lo chiama. Alzo una mano, la faccio oscillare in aria mentre si allontana.
Già. Si allontana. Chissà se mi scriverà un gufo, dal lontano Oriente.
« Violet, tesoro! » trilla mamma, precipitandosi verso di me in uno dei suoi soliti turbini di seta, oggi color acquamarina, e prendendo a sistemarmi il colletto della camicia. Mio fratello si sistema gli occhiali sul naso, tanto per cambiare. Mia sorella Ariel fa la timida e tuffa la testolina contro il collo di papà.
31 giugno 1944; Volto le spalle all’ultimo stralcio di Hogwarts.
All’anno prossimo.
12/07/2008
Incantevole. Non posso far altro che pensare questo, quando lo specchio riflette l’immagine di un principe. Perché questo sono. Perché questo è stato dimenticato ed è una cosa che urta pesantemente i miei nervi. Troppe dimenticanze, troppe malcapitate coincidenze. Troppe difficoltose prove di tolleranza verso una marmaglia di idioti che altro non sa fare che urtare la quiete di un equilibrio magico che comincia a scemare. Che comincia a mancare perchè tutti sembrano essere accecati dall'idea di un mondo che non ha nè capo nè coda, che segnerà l'epilogo dell'era magica. Sporchi, sporchi. Indegni mezzosangue. Non meritano respiro.
Oh, ma Tom lo ha detto. Tom ci ha avvisato.
Stasera. Ha. Inizio. La. Fine.
-Meravigliosa…- sibilo vicino, terribilmente vicino al viso di Scarlett tanto da sentirne il respiro. La conversazione con Hunnam è stata fastidiosa. Ma tempo al tempo. Scivolerà fra le mie mani, le stesse che ho torturato, a causa sua, pochi attimi fa.
E lì…oh beh. Lì sarà divertente. Detesto questa festa, è noiosa..al momento.
Gente che luccica tutta contenta per la scarsa fattura di un vestito confezionato apposta per l’occasione. L’idea mi disgusta. Classe, zero. Concezione del bello, meno di zero.
Ideologia del divertimento, inesistente.
Se non fosse per Tom ,la scuola sarebbe una noia mortale. La prendo per mano, lei non oppone resistenza, lasciamo la sala grande.
-Immagino che ci siano diverse cose delle quali parlare.- le sussurro, stringendola contro il mio corpo, le mani sulla schiena, sopra la stoffa leggera del suo abito modello guanto.
-Assolutamente.- risponde in modo eloquente Scarlett, prendendo la mia mano mentre ci portiamo appena fuori dalle mura scolastiche.
Il tempo di intrappolarla fra la parete ed il mio corpo, le mani sulle sue guance baciandole avido le labbra nella sera. Prima di. Prima di.
La bocca delinea i contorni a cuore della sua, saggiandone il sapore appena dolciastro e piacevole.
-Sarà una serata movimentata.- poggiando le dita sulle labbra di lei, per dischiuderle. -Bisogna, cominciare nel modo giusto.-
L’atmosfera si fa densa, particolarmente pesante. Sorrido, nell’ombra di una notte che vede l’inizio di una nuova era, il via di una battaglia che porterà al compimento oscuro del disegno reale che il mondo non ha ancora ben chiaro. L’idea spasmodica del ritrovamento dei valori che infidamente sono andati perduti costringendo il reale equilibrio a trasbordare nel delirio più cieco.
Mostri senza senno né ritegno che si espandono a macchia d’olio relegando la vera salvezza di questa era in un limbo sconosciuto e lontano, come fosse cosa da dimenticare.
Ma è questo il problema. E’ questa la grandezza. La luce. La via.
Possibile che non esista nessuno, con un pizzico di raziocinio, a dire che tutto quello che si è costruito sta andando in pezzi dal momento stesso in cui l’entrata è stata….libera, per tutti coloro che dovrebbero essere banditi, allontanati, omessi.
Infangano, e crescono. Moltiplicandosi come germi fastidiosi la cui sola cura è lo sterminio di massa.
Interessante prospettiva festaiola, per una volta.
Lungo i sentieri impervi di una foresta sempre più scura, avanzo velocemente, fino a reclinare la testa alla vista del mio bon bon preferito.
-Hunnam.- pronuncio, con un sorriso serafico mentre sfilo il mantello che ricade sul selciato poco stabile.
-Cercavo proprio te.- è un sussurro gutturale. Seguito da scintille e contro incantesimi che si schiantano generando zampilli di luce.
Tonfi secchi che provengono dall’ambiente circostante.
Ma sono troppo impegnato ad occuparmi del mio rosso degli stivali per pensarci.
Uno. Due. Tre.
Contatto visivo, Carlisle che si china lentamente, sentendo le palpebre pesanti.
-Hai visto, come ci si sente, anti-principe?- dico, avvicinandomi con un sorriso platealmente velenoso. Mi chino verso di lui, soffermandomi sul suo orecchio.
-Sei buono solo per badare al gregge di pecore alle quali sei tanto legato…- sibilo, acuto ma al tempo stesso lento.
-Stai pensando alla tua metà corvonero, mentre muori?- pronuncio, divertito. Porto una mano sulla sua spalla, per poi scostarla, con aria leggermente indignata.
-Feccia.- pronuncio sul suo viso. Per poi sollevarmi e scostare la polvere dalla giacca, con un cenno del palmo.
E un lampo attraversa il suo sguardo, si china in avanti, la mano sullo sterno. Comincia a boccheggiare. Sembra voler divorare l’aria che comincia a mancare sempre più. Sempre più. In basso, Hunnam. In basso.
Schiatta, ci fai a tutti un favore.
Finalmente, la fine. La tanto agognata, bramata, fine.
Ricade in avanti, poggiando le ginocchia, stendendosi.
Lo vedo afferrare qualcosa sul selciato.
Non ho il tempo di realizzare, so soltanto che qualcosa colpisce la mia gamba, all’altezza della caviglia sinistra. Dolore lancinante. Il contatto visivo si interrompe, l’incantesimo si spezza. Poggio le mani contro il tronco alle mie spalle.
-Dannato, Hunnam.- leggero affanno nella mia voce, mentre lui con le mani strette sulla terra inarca la schiena rialzandosi. Lascio saettare gli occhi nei suoi, odio puro e viscerale.
Ed è nel momento in cui solleviamo entrambi la bacchetta per riprendere che un grido si innalza.
-CENTAURI!- lancio un ultimo sguardo, Carlisle si dilegua, forse in preda alle crisi compulsive alla ricerca della bionda accompagnatrice.
Ho il tempo di voltarmi, sentire gli zoccoli scuotere la terra, prendere l’assetto di una corsa verso l’uscita da quell’uragano di follia.
12/07/2008
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Partendo dal presupposto che non è possibile ricordarsi ogni cosa di ogni materia studiata nell’ultimo anno… la preparazione per i M.A.G.O. procede. Alcuni miei compagni di casa sono sull’orlo di una crisi di nervi, ma per quanto mi riguarda non ho intenzione di ridurmi in quello stato. Georgie è della mia stessa opinione, anche se fra i Corvi le crisi isteriche pre-M.A.G.O. e pre-G.U.F.O. sono molto più frequenti e spesso tocca a lei rimettere ordine.
Stiamo studiando da almeno tre ore quando mi accorgo di star fissando la pagina da almeno due minuti, senza aver capito nulla di ciò che ho sotto gli occhi.
Una pausa. Ho bisogno di una pausa.
Chiudo il libro di Incantesimi, e chiedo ad un mio compagno se può tenere d’occhio le mie cose…non che il problema di Hogwarts siano i furti, ma non si sa mai.
Scendo le scale, e poco dopo mi ritrovo nel parco. L’aria estiva accarezza la mia pelle, e non posso trattenere un sorriso.
I miei passi si dirigono quasi in modo inconscio verso il lago.
Mi siedo sul molo, poi mi tolgo le scarpe lasciando che i piedi nudi sfiorino la superficie dell’acqua. Sollevo una piccola quantità di liquido e la modello in spirali dai riflessi cangianti.
Quando sono stufa del mio gioco, lascio che l’acqua torni alla sua sede naturale e mi stendo sulle assi di legno. Osservo il cielo, di un insolito azzurro intenso, e, per la prima volta da molto, moltissimo tempo mi sento serena. È come se vedessi tutte le cose in modo più chiaro e definito.
Le persone che amo, le persone che ho perduto.
Le persone che odio.
Sento di aver raggiunto un nuovo equilibrio. Un equilibrio costato lacrime e dolore, ma saldo come la roccia.
La sera del ballo.
“Jules, se non metti quel vestito blu sarò costretta a non farti uscire dalla tua stanza.”mi ha minacciato Georgiana stamattina.
Chiaro che non posso non tenere conto del rischio di essere schiantata dalla mia migliore amica.
Quindi mi guardo allo specchio: il vestito blu è al suo posto, sulla mia persona.
Ho un’espressione bizzarra. Sì, credo di essere un po’ emozionata.
Scendo in Sala Comune, dove gli altri Grifondoro si stanno radunando per raggiungere la Sala Grande.
Sebastian mi aspetta, appoggiato ad un divano.
“Sei molto bella.”dice, con un sorriso dolcissimo. In momenti come questo, lo sento davvero come un fratello di sangue.
“Grazie. Anche tu, a proposito.”
“Ho una cosa per te. Da parte di un certo Corvo che venera la terra su cui poggi i piedi.”
“Seb, smettila.”dico, alzando gli occhi al cielo. Fine dei sentimenti fraterni.
“Ecco qui.”
Mi porge un sacchettino di seta, tenuto chiuso da un cordoncino. Sciolgo il nodo.
Sulla mia mano scivola un braccialetto d’argento, lavorato ad arabesco. Me lo allaccio con l’aiuto di Sebastian.
“Se tenta mosse azzardate, avvertimi, mi raccomando.”dice, scherzando ma non troppo, mentre è chino sul mio polso sinistro. All’anulare della mano destra, il cammeo di mia nonna. L’unica che io conosca.
“Oh, non oserei disturbare te e Georgiana. E poi magari le sue mosse azzardate potrebbero piacermi. Ciao Seb!”
Lo saluto con un bacio sulla guancia, ed esco dalla Sala Comune.
Non appena oltrepasso il dipinto della Signora Grassa, vedo di fronte a me una sagoma ben conosciuta.
Aedan.
Come non l’ho mai visto.
Ha fatto qualcosa ai capelli, sì, pettinati in questo modo gli donano molto. Indossa un elegante completo nero, una camicia bianca ed una cravatta nera. Come un nobiluomo d’altri tempi, ha il colletto rialzato.
“Che visione.”dice lui, venendomi incontro con un sorriso.
“Grazie. Posso dire lo stesso di te.”rispondo.
“Un po’ agitata?”chiede, mentre mi stringe fra le braccia.
“Sì. Non sono abituata a un evento così formale.”
“Tranquilla. Farai una bellissima figura. Comportati come fai di solito.”
“Sembri molto a tuo agio, tu.”
“Nella mia famiglia, ci sono balli e feste molto spesso…”
Mentre mi apre una finestra sulla sua vita al di fuori dalla scuola, raggiungiamo la Sala Grande.
Uno scenario da sogno.
Gli stendardi delle quattro case sono appesi alle pareti e si muovono lievi, di certo per effetto magico visto non c’è vento. Una miriade di candele accese fluttuano nell’aria, illuminando una Sala Grande parata a festa.
Sul palco, il professor Lumacorno che chiede il silenzio.
“Signori, Signore, l’elezione di Miss e Mister Hogwarts.”
Un boato scuote la Sala. Poco lontano da me e Aedan, scorgo Georgie, stupenda nel suo vestito verde, che mi sorride e mi una smorfia, accanto a Seb, che invece non mi nota.
“Mister Hogwarts è… Tom Riddle!”
I Serpeverde sono gli unici ad esultare con calore, mentre arriva qualche fioco applauso sparso dalle altre case.
Tom sale sul palco. Alto, bellissimo, letale.
“Ora è il turno della sua regina, signor Riddle. Miss Hogwarts è… Julia Versten!”
Credo di essere il ritratto dello stupore. Sono paralizzata.
“Signorina Versten, prego, ci raggiunga.”
Mi avvicino a passi lenti, cercando di mantenere un’espressione neutra, se non allegra, e salgo i tre gradini del palco senza neppure accorgermene.
Spero con tutto il cuore che questo finisca presto.
“Ed ora, i nostri bellissimi sovrani apriranno le danze.”
Tom Riddle si volta verso di me, sorride beffardo e mi porge la mano.
“Vogliamo andare?”
Julia. Julia Versten. Sei più forte di lui, e lo sai.
“Certo, Tom.”rispondo, sforzandomi di sorridergli.
Poco dopo, siamo al centro della Sala. Soli. Gli altri, dice il cerimoniale, devono aspettare che facciamo un certo numero di giri di valzer.
Tom Riddle mi sovrasta di metà testa. Appoggio una mano sulla sua spalla, mentre la sua si posa sul mio fianco ed esercita una lieve pressione.
L’orchestra inizia a suonare.
Pensa ai giri di valzer, Julia. Non è il momento di fare niente, ti stanno guardando tutti.
“E così, ci ritroviamo, Versten…anzi, Julia. Sei la mia regina, adesso.”
“Io per te non sono niente.”
“Non c’è bisogno di essere così definitivi.”
“Ida non riderebbe a questa battuta, Tom.”
Nulla intacca la sua fisionomia, il suo viso resta atteggiato alla calma più estrema. Come il mio, del resto. Intanto, anche altre coppie iniziano a danzare intorno a noi.
“Julia. Non sei stanca di tutto questo?”
“Molto stanca. Conosci una possibile soluzione?”
Sembra riflettere per qualche istante, ma so bene che è solo scena.
“A mezzanotte. Nella Foresta Proibita.”
La musica si interrompe. Il primo valzer è finito. Mentre mi sciolgo dal suo abbraccio, gli faccio un cenno si assenso, con il miglior sorriso che posso.
Non è una promessa. È un giuramento: non mancherò.
Mi dirigo verso Georgiana, Sebastian ed Aedan.
“Cosa ti ha detto?”chiede la mia amica.
“Giuro che se ti ha fatto male, vado là e…”inizia Seb.
“Julia?”dice Aedan, preoccupato per il mio silenzio.
Sospiro.
“Mi ha sfidato. A mezzanotte, nella Foresta Proibita.”
“Veniamo con te.”scattano all’unisono.
“Il Fidelius è nato per questo.”aggiunge Georgie, al mio iniziale diniego.
Fidelius.
“Va bene. Ma non tutti insieme. Sarebbe troppo sospetto. Andiamo avanti io e Georgiana. Intanto avvisiamo gli altri. Sebastian, Aedan, voi porterete al punto prestabilito gli altri.”
Io e Georgie ci muoviamo in fretta nella sterpaglia. Poco distante, sento i rumori degli altri che ci seguono.
Non sono sola.
Georgie sta finendo di dire:
“..ricordati quello che ti ho insegnato. E non avrai problemi.”
Averla accanto mi infonde fiducia.
Ad un tratto, sentiamo alcune voci e vediamo un nugolo di persone.
Una grande radura illuminata quasi a giorno dallo splendore della luna piena.
“Sei arrivata, finalmente.”
Stringo la mia bacchetta in mano.
“Sì, Tom. Hai intenzione di aspettare ancora a lungo?”
Dietro di me si dispongono i membri del Fidelius, così come i seguaci di Riddle alle spalle del loro capo.
Una fascio di luce parte della sua bacchetta.
Riesco a controbattere alla sua fattura.
Ciò che mi ha insegnato Georgiana, le ore di allenamento con lei…
“Attenta. Concentrazione. Devi essere in grado di vedere cosa sta per fare l’avversario prima che lo faccia.”
È sfibrante. So solo che desidero la morte di Tom Riddle più di ogni altra cosa al mondo, ma non possiedo i mezzi magici per ottenerla.
Gli incantesimi incrociati si fermano per un istante.
“Julia.”
Non perde il suo tono calmo neppure in questo momento, nonostante l'espressione affaticata. L’istante di calma mi permette di intuire come si svolgono i giochi intorno a me. Georgiana alla mia destra, Aedan alla mia sinistra. Il Fidelius schierato a battaglia.
“Sai quali sono state le ultime parole di Ida prima di morire?”domanda, ansando un poco.
Il pensiero di Ida mi attraversa la mente, un uragano di ira, e dolore, e odio, e sofferenza.
E desiderio di morte. Non la mia. La sua.
Intanto, Jasper Lewis ha appena atterrato Damian.
“Ha detto…”interviene il Principe, sogghignando“Ha detto: Ti amo, Tom.”
Stringo la bacchetta. Urlo:
“MUORI RIDDLE! Avada…”
Non riesco a terminare l’incantesimo.
Un istante prima che pronunci, per la prima volta nella mia vita, la seconda parola della Maledizione Senza Perdono, un fascio di luce mi colpisce dritto al cuore.
Lotto per non essere avvolta dalle tenebre, ma è inutile.
L’ultima cosa che vedo… è il viso di Tom Riddle, ansimante e provato.
L’ultima cosa che odo… è un rumore di zoccoli.
11/07/2008
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Fatto. La stoffa scivola sulle mie ossa sporgenti, ricadendo talmente bene da far apparire il vestito fatto su misura. Quasi dimenticavo: mi é stato fatto su misura, tagliato e cucito dalla sarta di mia madre in raso verde smeraldo. Non riesco davvero a capacitarmi che quella nello specchio sia io.
« cavolo. » balbetta appena mia cugina Jane, dodici anni, sdraiata a pancia in giù sul mio letto in un turbinio di lenzuola e cianfrusaglie assortite. Passo le mani sulle anche, premendo il tessuto lucente contro il mio corpo. Immagino che in questo momento dovrei continuare a prepararmi, ma davvero non riesco a spostarmi; quella che si riflette nello specchio non sembro neppure io. E’ una figura bellissima, senza ossa fuori posto, che non è troppo alta e ..
« Georgiana Claire Harrington, da quando sei una stragnocca tutta trine? » mi apostrofa Annette, uscendo dal bagno con i capelli pettinati come una venusiana impazzita. Ma non glielo dico, visto che per lo spavento ho fatto un salto all’indietro e sono inciampata nello strascico, sbattendo il sedere per terra. Se si è strappato mi ammazzo.
Mi risollevo a fatica, fulminandola mentre si infila il reggicalze di pizzo rosa fluorescente; io le voglio bene, ma qualche volta mi spaventa davvero.
« è solo un vestito.. » sussurro cacciando la testa nel baule pur di non farle vedere che sono diventata rossa come una ricordella. Voglio solo essere bella, non mi sembra una grande richiesta; non carina, voglio essere bella.
Mi sistemo i capelli in uno chignon, non molto diverso da quello che mi faccio spesso a scuola; un colpo di bacchetta e li fisso in quella acconciatura, sistemandoci anche un fermaglio di quelli che, anche se non si direbbe, sono diamanti. Con la coda dell’occhio catturo la figuretta di Jane che si ribalta sul letto e si spalma sulla boccuccia del rossetto color mattone, insultata a tutta birra dalla proprietaria del cosmetico, la mia compagna di stanza Gemma.
« auguratemi buona fortuna. » dico in un sospiro, spostandomi verso la porta; per loro sarà una semplice festa, per me è un evento fondamentale. Sono una Caposcuola, e solo questo dovrebbe bastare per ricordarmi che passerò il tempo a controllare che nessuno si ubriachi e cada dalle scale – come stavo per fare io andando verso la Sala Grande, oltretutto.
Passo tra i lunghi tavoli del buffet, tra le bambine ricoperte di gonnelloni rosa che già cianciano alla ricerca di un cavaliere dell’ultimo momento. Del mio, invece, distinguo la forma della schiena larga, i capelli scuri e il lieve movimento della testa mentre ascolta le indicazioni di Dippet, che sfila davanti a lui ed Elizabeth Hale con aria di chi li sgozzerebbe volentieri.
Non dico niente quando gli arrivo di fianco, e mi limito a far scivolare la mano nella sua; subito si volta, e senza neppure badare a chi ci circonda mi stampa un bacio sulle labbra. Trattieniti, Georgiana, mi sussurra una vocina nella mia testa mentre gli circondo il collo con le braccia e lascio che mi baci di nuovo.
« Harrington! Lang! » abbaia il preside. Ehm. Ci voltiamo verso di lui con l’espressione più colpevole che ci possa venire; ma non posso che sorridere, sentendo il suo pollice che accarezza il dorso della mia mano.
Ho distinto un eco lontana; non ne sono del tutto sicura, ma credo di aver sentito che Julia è miss Hogwarts. Insieme a Riddle. Lo ammetto, sono troppo impegnata a controllarmi dallo sbottonare i pantaloni a Sebastian per badare a quello che succede a decine di metri da me, in Sala Grande, mentre noi siamo infossati nello sgabuzzino delle scope.
Il suo peso mi spappola le costole, e me ne rendo conto solo ora che ho smesso di occuparmi dei miei ormoni e sono ritornata ad essere un cervello pensante. Ed in effetti, questo secchio sta per spezzarmi l’osso del collo. Faccio scivolare il piede via dalla sua gamba, fino ad atterrare malamente. Tentare di fare sesso in uno stanzino è sempre una pessima idea. Anche per me, che ho dimostrato di fare sempre la cosa giusta in ogni occasione. Ballare riscalda l’istinto, non l’avrei mai pensato.
« Seb. Hai sentito? » si solleva a fatica, grugnendo quando rinuncia a slacciare il nodo strettissimo che mi tiene il vestito ancorato addosso.
« No, stanno tutti dormendo. » brontola prima di prendere a baciarmi dietro l’orecchio. Maledetto, è il mio punto debole, e lo sa benissimo. Mi divincolo a fatica, e mi rialzo ancor più lentamente, spostandomi sino a poter posare l’orecchio alla porta del ripostiglio.
« Julia è miss Hogwarts. E Riddle il mister. » gli sibilo, prima di socchiudere la porta. Le poche persone che vedo sono ancora più impegnate a pomiciare di quanto lo fossimo noi. Attraverso l’atrio a tutta birra, infilandomi tra le porte spalancate, in mezzo alla confusione. Non riesco a vedere la mia migliore amica. Non so dove sia finita, dove stia ballando con Riddle, suppongo.
Vado verso il buffet, giusto per ingannare il tempo almeno finché Sebastian non ricomparirà; perché mi sembra che tutti mi guardino? Dio, non sarò spettinata! Mi tocco i capelli. No, sembrerebbero apposto.
« Smettila, sei splendida. » sibila una voce che ben conosco abbracciandomi da dietro. Stasera deve aver bevuto qualcosa di strano, non era mai stato così infuocato. Gli do una gomitata quando vedo Aedan che trotterella verso di noi. Scuoto già il capo; non ho visto la sua dolce metà, è inutile.
Sento delle dita fredde che mi si richiudono improvvisamente contro il braccio; mi volto di scatto, mi trovo di fronte Jules. Pallida come un cencio.
« Cosa ti ha detto? » le chiedo senza neppure aspettare che sia lei a fiatare.
« Giuro che se ti ha fatto male, vado là e…» sbotta Seb, approfittandone per darmi una botta sul sedere già che c’è. L’ho detto, che stasera non è normale.
« Julia! » strilla Megafusto Lywelyn. Smetti di chiamarlo così ! Dannazione, è tutta colpa di Eugene e dei suoi nomignoli malvagi.
« Mi ha sfidato. A mezzanotte, nella Foresta Proibita. » risponde abbassando lo sguardo.
« Veniamo con te. Il Fidelius è nato per questo. » già, il fidelius. Sparpagliato per tutta la Sala Grande in versione elegante e del tutto ignara del casino che verrà fuori tra dieci minuti.
« Va bene. Ma non tutti insieme. Sarebbe troppo sospetto. Andiamo avanti io e Georgiana. Intanto avvisiamo gli altri. Sebastian, Aedan voi porterete al punto prestabilito gli altri. » ribatte Jules, lanciandomi uno sguardo eloquente.
Passo di corsa di fianco a Jill; mi basterà parlare con lei e pochi altri, perché chi di dovere sappia.
« Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme. »
« L’ha sfidata » mi risponde sgranando gli occhioni azzurri. Non le rispondo, e mi lascio prendere per il braccio da Julia, che mi trascina verso la porta.
Chissà, forse sembrerà che stiamo andando ad incipriarci il naso o a spettegolare alle toilettes. E speriamo che anche i professori la pensino così, quando scompariamo in una nuvola blu e verde.
« Allora, Lenore? » sbotto guardandola dall’alto in basso. E’ a terra, e perde sangue dal naso; ha fatto molto male a mettersi contro la campionessa del club dei duellanti, imbattuta per tredici duelli di seguito – praticamente tutti quelli di quest’anno, in effetti.
« Troia! » sibila contorcendosi, come se si volesse rialzare.
« Puttana. » rispondo con tutta la tranquillità di cui sono dotata, come se avessi detto una parola a caso. Ora non ha molto da ridere, la signorina; mi passo il dorso della mano sulla guancia, tagliato diagonalmente da uno dei suoi incanti di lacerazione.
Non riesco a staccare gli occhi dalle sue ferite. Sono stata io, e ancora non me lo spiego.
« Georgiana! Centauri! » grida la voce acuta di Audrey alle mie spalle. I corpi a terra sono più di uno, quelli sulle spalle di altri ancora di più. Vedo Sebastian che solleva Julia, poi Megafusto ancora a terra. Corro verso di lui.
« Mobilicorpus! » sussurro appena. C’è una confusione infernale. Non capisco più niente. Mi rituffo tra i rami, portandomi dietro il corpo che ho incantato.
11/07/2008
“Per la barba di Merlino!”- in camera sto smanettando con la cravatta. Odio le cravatte. Detesto le cravatte. E poi, a cosa servono…le cravatte!?
Stupidi oggetti che strozzano. Perché, in teoria (e pure in pratica), mi sta soffocando questo nodo che non sta mai a posto, comincio a pensare che sia stata l’idea malsana di qualche donna, la cravatta, con il solo scopo di uccidere…tramite incidente involontario, mariti e fidanzati. Ok, lo smoking, c’è. La mantella, c’è. Il capp…ehm, la cravatta…c’è. Respiro. Una, due, tre volte. Il ballo, stasera. Adesso. L’aria, però….non è da festa. Qualcosa si muove, ed è qualcosa che scuote il mio animo, sottopelle. E’ scuro, ed è spaventoso. La bacchetta, all’interno della tasca del vestito. Mai ripensamenti. Mai.
Ogni pensiero contrastante, significa morte. Specie adesso, ad Hogwarts. Scendo in sala comune, nonostante il cappio malefico si sia allentato mi sembra di sentire il fiato venir meno in certi momenti. Tensione, Damian. Si chiama tensione. E controllati, per l’amore del cielo! Non sei un poppante. Calmo. Sono calmo. (nei sogni). Julia Versten si fa largo nella sala dei Grifondoro nel suo abito blu abisso, che esalta il suo fisico e la sua regalità ed eleganza. Sorrido, e mi avvicino. Un inchino, il braccio dietro la schiena. “Maestà.”- la prendo affettuosamente in giro. Lei sembra elettrica, magari il suo cicisbeo lupo è già fuori, ad aspettarla, e morirà di infarto per via delle coronarie deboli di fronte a questa vista celestiale, chissà. “Damian…dai, smettila di fare il cretino, nemmeno stasera hai dato libera uscita alle tue battute sciocche?”- dice lei, sistemando un ricciolo che le cade sulla spalla, morbido. E perfetto a mio dire, ma se provassi a dirglielo…sicuramente mi spiumerebbe..o…oddio. Meglio indietreggiare. Userà la cravatta contro di me, lo sento. Sollevo un dito, socchiudo gli occhi, l’aria solenne.
“Sono e s i l a r a n t i. Le mie battute sono esilaranti, Julia.”- spiego, mantenendo la giusta distanza affinché le sue mani da donna su di giri non afferrino questo cappio tirandolo in modo da appendermi per la gola e segnare irrimediabilmente la mia fine. Mannaggia alle cravatte. Ma siccome si sa, l’intraprendenza è dettata spesso dall’istinto di sopravvivenza, intervengo, onde evitare qualsiasi omicidio…accidentale (voglio pensare che Julia mi ucciderebbe solo accidentalmente) “Ma…Aedan è già arrivato?”- chiedo, e lei sembra sobbalzare. Mi guarda, con gli occhi celesti sbarrati. Annuisce.
“Sì…dovrebbe già essere fuori.”- io fingo di nascondermi dietro il divano.
“E allora vai, no?”- le dico, lei annuisce di nuovo, elettrica, avvicinandosi all’uscita. E’ nervosa, e per una volta…mi fa anche tenerezza, oltre che affetto, si sa.
“Julia?”- la richiamo, lei si volta. Sorrido, rassicurandola “Sei bellissima.”
Lei sorride, meno tesa. Uno sguardo più morbido sul viso.
“Grazie, Dam." Scuoto la testa, ma in fondo mi fa piacere, sembra....innamorata, posso dirlo? Pensieri interrotti... “Scusa il ritardo, scusa!”- la voce di Elodie mi riporta alla realtà.
“Non fa niente, figu…”- mi volto ed ho il tempo di bloccarmi con aria attonita, lievemente sorpresa. Elodie, la piccola Elodie, indossa un lungo abito grigio scuro, dal tessuto leggero, con qualche fiore in tinta sulla gonna, smanicato e adatto alla sua tenera età. Sorrido, forse leggermente ebete, lei si guarda, controlla che il vestito sia apposto. Le mani sulla gonna, tirandola un po’ verso il basso con le mani.
“Non va bene? Sto male?”- chiede, diventando più rossa in viso. Mi avvicino, le dita a sfiorare le sue guance, le poggio un bacio sulla fronte.
“Stai benissimo. Splendida...”- porgo il braccio, che lei prende con delicatezza. “Andiamo.”
***
Stanza del ballo. Le danze aperte da una coppia d’eccezione. Particolare quanto improbabile. Julia e Tom Riddle. Il diavolo e l’acqua santa proprio. Non ha senso. L’aria diventa più rigida, Carlisle alle prese con un dialogo, sicuramente interessante, con Norwood e signora. Mi avvicino, con aria disinvolta non appena lui e Jillian si dividono dalla coppia principesca. “Hunnam, caro. Possibile? Mi tradisci con Norwood?”- dico, con aria fintamente offesa. Lui scuote la testa, accenna un sorriso.
“Oh, Dam, non potrei mai. Lo sai che il mio cuore appartiene solo a te.”- risponde. Ecco una persona con la quale mi piace scherzare. Carlisle. Prende lo scherzo con filosofia e compagnia.
Jillian, che prima sembrava un po’ rigida, un po’ tesa, forse per lo stesso motivo che inquieta me, si lascia andare in una risata. “E io che pensavo di dovermi preoccupare delle altre ragazze!”- mi accusa. Io porto una mano sul petto, in direzione del cuore.
“Questa sfiducia nei confronti del sex appeal del sottoscritto mi raggela il sangue nelle vene, Jill!”- ribatto, senza accorgermi che Carlisle ci ha abbandonato per scambiare qualche parole con…credo Sebastian, non so. Ma è la sua espressione a lasciarmi perplesso, quando torna vicino a noi. La sua fidanzata smette di ridere, riconoscendo sui tratti del suo viso l’essenza stessa della preoccupazione.
“La foresta. L’ha sfidata.”
***
“Damian! Damian Denholm!”- una voce mi richiama dall’oscurità della foresta scossa da lampi di incantesimi lanciati e ri lanciati. La figura di Jasper Lewis, saltellante e sorridente come se stesse di fronte ad un carrello di caramelle. Di fianco a Tom Riddle, impegnato come avevo timore, contro Julia.
Sull’altro fianco, Aedan ‘lupo’ Lywelyn si fronteggia con la….sorella? Bella roba.
Il principe Lewis mi fa un mezzo inchino.
“Avanti, Damian.”- e così dicendo mi lancia un incantesimo, che riesco a schivare più per un movimento elasticamente fisico. Che però, maledetta foresta e melma appiccicosa sotto i piedi, mi costringe al suolo. Ho il tempo di sollevarmi, sfilando e lanciando la mantella.
“Lewis! Preparati!”- lui ride, annuisce, corre verso destra. Lo inseguo parallelamente. Saltando rami, rocce, qualsiasi ostacolo che mi si presenta davanti, mentre gli schiantesimi e le relative protezioni zampillano dalle nostre bacchette come fossero fuochi d’artificio, schioppettando fra loro nelle luci rossastre e azzurre. Lui mi guarda con odio, disprezzo. Solleviamo le bacchette, qualcuno però lo tira dalla camicia, qualcuno afferra me dopo qualche istante dal braccio.
“I CENTAURI!”- ho il tempo di realizzare, senza nemmeno rendermi conto di chi ha trascinato la mia figura, che comincia a correre dopo uno sguardo di rancore verso Jasper.
La guerra. E’ stata interrotta.
Ma non è finita.
10/07/2008
Sala Grande
La Sala è un tripudio di colori, c’è da dire che Benton non è rimasto con le mani in mano, questa volta, e si è dato veramente da fare. Eugene borbotta sommessamente, mentre Milo è assorto nella contemplazione di un orlo della mantella che gli ricade sulle spalle; nessuno dei due sembra particolarmente estasiato dalla visione che si apre ai loro occhi.
«Aridi come deserti» commento precedendoli di qualche passo, verso un nutrito gruppetto di testoline bionde, tra cui fa capolino la mia testolina bionda, che sorride allegramente alla volta di Audrey.
«Toh, il fan club delle fatine» grugnisce il mio biondo amico, mentre Milo sghignazza apertamente.
«E tu non dovresti ridere» riprende dopo qualche attimo «C’è anche la tua dinamitarda del cuore»
Mentre Milo inizia a sussurrare preghiere invocando la protezione di tutte le divinità che riesce a ricordare, sorrido a mia volta, cingendo i fianchi di Jillian e stringendola a me.
«Ma come siamo belle, questa sera» sussurro al suo orecchio.
Arrossisce, voltandosi per darmi un bacio.
«Potrei dire lo stesso» ribatte. Si sofferma qualche attimo sul mio volto, prima di scivolare oltre, sugli altri ragazzi «Eugene, è sorprendente vederti così elegante» commenta, stupita. Il biondo borbotta qualcosa, mentre Ashmore sghignazza senza ritegno.
«Oh, non darle ascolto» squittisce Isabel, accorrendo in soccorso del suo cavaliere «E’ soltanto invidiosa perché questa sera sei tu il più ammirato»
Jill sorride, stringendosi a me.
«Tanto meglio, così il mio bello non lo divido con nessuno»
«Santo cielo, siete mielosi da dar la nausea» protesta Audrey, ancora in attesa del suo cavaliere.
«Si, ha proprio ragione» interviene Milo. Opal, al suo fianco, sembra avere grosse difficoltà anche solo a respirare, ma niente sembra in procinto di esplodere al momento. Fortunatamente.
«Io ho fame» intervengo «Che dite, ci spostiamo verso i tavoli?»
***
Alla fine, ai tavoli ci siamo arrivati solo io e Jillian.
Mi sorride, scrollando le spalle come a dire che non importa, e prende posto di fronte a me, accavallando le gambe con grazia.
«Toh, guarda un po’» commenta con una smorfia «Il professor Benton porta avanti la sua politica di cooperazione tra le case anche per quanto riguardo la sua vita privata..»
Mi volto, scorgendo il professore di Incantesimi più amato dell’ultimo seguito che corre dietro alle gonne –o meglio, alle gambe- di Martine Lewis, il nuovo incubo di Jillian.
«Anche i migliori hanno qualche difetto» commenta dopo qualche attimo, con diplomazia, allungando le mani verso un menù rilegato in pelle che lievita elegantemente tra di noi.
«Come sei inflessibile, questa sera» le sorrido, sfiorandole il dorso della mano «E’ successo qualcosa da quando ti ho lasciata, questo pomeriggio?»
Rotea gli occhi, lasciando perdere le delizie che le cucine propongono, e inspira a fondo.
«Tu non hai idea dell’inferno che era il dormitorio!» esclama «Dire che l’isteria regnava sovrana è un eufemismo, davvero. Un incubo.» schiocca la lingua contro il palato, prima di sorridere e accennare un saluto all’altra sua bionda compagna di stanza, Laura «Quando i capelli di Luise-non-ricordo-cosa hanno preso fuoco, poi la situazione è degenerata»
Sgrano gli occhi, involontariamente.
«Capelli che prendono fuoco?!»
Annuisce, con aria grave.
«Tu non hai idea di quanto certe riviste di bellezza possano essere pericolose nelle mani di ragazzine del primo anno» mormora, rabbrividendo. La scena non deve essere stata delle migliori.
«Come mettere Milo in un negozio di Creature Magiche, insomma»
«Ecco si» torna a sorridere, illuminando «Qualcosa del genere»
Sfoglio distrattamente le pagine del menù, osservando con la coda dell’occhio Jillian, quando la vedo irrigidirsi tutto d’un tratto.
«Hunnam» la voce strascicata è inconfondibile quanto il disprezzo con cui ha pronunciato il mio nome. Non c’è bisogno nemmeno che alzi gli occhi, per riconoscere la persona a cui appartiene. Ma una mano sulla spalla della mia ragazza è qualcosa che non sono disposto a tollerare. Mi impongo di far finta di niente, mentre lei se la scrolla di dosso, stizzita.
«Norwood» replico, lasciando intendere che la conversazione non avrà un seguito e che è destinata a morire lì, seduta stante. Ma a quanto pare, lo Stupi-principe per eccellenza è troppo pieno di sé per prendere atto della cosa.
«Cosa fai qui, tutto solo? Hai perso il tuo branco di amici?» sibila, velenoso.
Inspiro a fondo, facendo cenno a Jill di non preoccuparsi.
«Potrei dire lo stesso di te. Sei venuto qui in un impeto di solitudine, per caso? Perché se così, guarda, la in fondo c’è Violet, sono sicura che ha ancora tante cose da dirti»
Serra le labbra in una linea sottile, le nocche sbiancano mentre chiude le mani a pugno. Probabilmente si sta conficcando le unghie nei palmi delle mani.
«Norwood, per carità!» riprendo, simulando un’espressione angosciata «Rilassati, ti stanno formando delle gradevolissime rughe attorno alle labbra e sulla fronte!»
Sorrido, candidamente, di fronte alla sua espressione attonità. Se boccheggiasse, potrei dichiarare la serata un successo senza precedenti.
Ma non succede. Alle sue spalle compare Scarlett, fasciata da quello che pare uno strato di tulle nero che non lascia proprio niente all’immaginazione.
«Ed, tesoro, cosa ci fai qui?» miagola, guardando me e Jillian come se fossimo due acari «Con loro.» concluse, marcando le ultime due parole con una smorfia. Il Principe recupera un po’ di controllo, circondandole la vita con un braccio; Jillian si alza, ritrovandosi in piedi davanti alla Lywelyn. La raggiungo, tanto per non lasciarla sola davanti alla nuova vipera in seno ai Principi.
Ed eccoci qua.
Il giorno e la notte, il corpo e lo spirito, il bene e il male. Le due facce della stessa medaglia, gli opposti. Jillian, bionda e candida come un giglio e Scarlett, dai capelli di corvo e l’animo scuro di chi non ha scrupoli; Edward e la sua scia di cuori infranti e braccia rotte e io.
La situazione ha del paradossale, sorridiamo tutti e quattro come se fossimo amici da sempre, mentre in realtà non vediamo l’ora di staccarci la testa a morsi a vicenda. E’ Jillian, a rompere il silenzio.
«Vi prego di scusarci» pronuncia pacata, con un tono e un’espressione che devono essere l’orgoglio di sua nonna in tutti i grandi eventi di famiglia «Ma non possiamo trattenerci oltre a parlare con voi.»
«Ne tanto meno vogliamo» la interrompo, decisamente più brusco. Mi posa una mano su un braccio, riprendendo a parlare.
«Sono sicura che avremo altre occasioni per riprendere il discorso»
Edward mi fissa, livido di rabbia. Ma la sua voce è ferma, gelida.
«E io sono sicuro che questo accadrà molto presto»
Ci fissa, assieme alla sua dama, prima di darci le spalle e allontanarsi con la sua solita aria arrogante di sempre. Jillian sospira impercettibilmente, quando una voce leziosa ci sorprende alle spalle.
«Signorina McKanzie»
Lumacorno.
Grandioso.
***
Foresta Proibita.
Lascio Jillian con la morte nel cuore, dandole le spalle per tuffarmi nella fitta oscurità che avvolge gli alberi. Si innalzano verso il cielo, gigantesche colonne che non permettono alla luce di filtrare tra le loro chiome e ci nascondono dal resto del mondo, soffocandoci in un pesante silenzio.
Non un rumore, non un verso. Solo ombre che si addensano negli angoli, allungandosi fino ai miei piedi. Poi, un lampo di luce che esplode alle mie spalle, l’urlo di una ragazza che non riconosco. Un respiro che si fa vicino, rumore di passi lenti, calcolati. Mi volto, giusto in tempo per vedere Edward farsi avanti attraverso una cascata di scintille rossastre, rimasugli di un incantesimo lanciato da qualcun altro.
«Ti sei perso, Hunnam?» cantilena velenoso, la mano che stringe la bacchetta apparentemente rilassata lungo il fianco. Stringo la mia tra le dita, saggiandone la consistenza e il calore. Sembra quasi di sentirla pulsare, carica di magia.
«Veramente cercavo te» ribatto. Annuisce impercettibilmente, sollevando il braccio.
«Sia» sibila «Come vuoi»
«Come se tu non lo volessi» abbozzo un ghigno, liberandomi del mantello che cade con un fruscio a terra. Lui mi imita, senza distogliere lo sguardo per un attimo.
Di nuovo silenzio, mentre solleviamo le bacchette, contemporaneamente.
Di nuovo silenzio, mentre da qualche parte alla mia destra esplode un boato e la terra trema.
Di nuovo silenzio.
Poi, il caos.
«STUPEFICIUM!» gridiamo all’uninsono, senza un attimo di esitazione: la magia esplode, si scontra, ringhia furiosa mentre gli incantesimi si inseguono e si annullano a vicenda, senza che la situazione si smuova.
«Dominusterra» ringhia Edward, facendo tremare violentemente il terreno sotto i miei piedi. Perdo l’equilibrio, andando a sbattere contro un tronco dietro di me; il dolore di irradia da un punto indefinito della mia schiena fino ad avvolgermi in una trama fitta e lancinante che toglie il respiro. Ma non ha finito. Approfittando della mia distrazione, non si lascia sfuggire l’occasione.
«Exulcero» sibila con un sorriso che non lascia dubbi sui livelli che la sua soddisfazione sta raggiungendo. La fattura mi colpisce in pieno petto, mozzandomi nuovamente il respiro. «Ma come, Hunnam, tutto qui?» mi canzona, avvicinandosi.
«Ti piacerebbe» biascico, mentre piaghe e ustione si allargano sul mio torace, chiazzando di sangue la camicia immacolata laddove si lacerano. Lui scuote il capo, contrito.
«Hunnam, Hunnam.. non fare promesse che non puoi man--»
«Frastrunom» ringhiò furioso.
Il suono viaggia veloce, molto più delle sue parole, e lo colpisce in pieno volto. Barcolla, visibilmente concentrato e, potrei azzardare, persino un po’ spaventato. Sicuramente confuso, porta le mani alle orecchie, cercando stupidamente di escludere la sinfonia di rumori che risuona nella sua mente, regalandomi l’occasione perfetta per ricambiare il favore. Non perdo tempo in chiacchiere, se c'è una cosa che ho imparato è che in un duello, qualsiasi cosa venga pronunciata al di fuori di un incantesimo, è un pericolo.
«Flagramus!»
Le fiamme si allungano come tentacoli verso Edward, ma il calore lo risveglia dalla confusione ed è solo la manica sinistra della sua giacca a prendere fuoco. Gli scappa un gemito, mentre evoca dell’acqua per spegnere il piccolo incendio.
Ci fissiamo in cagnesco, senza fiato e doloranti. Ma non è ancora abbastanza, no. Non è mai abbastanza.
«Incarceramus» ribatte, gli occhi saturi di odio.
«Protego!»
Le corde si infrangono sullo scudo, cadendo a terra inermi. Nessuno dei due demorde.
«Glacius!»
Urla, animale ferito, quando il ghiaccio si serra contro la sua caviglia immobilizzandolo al terreno.
«Impendimenta»
Vengo sbalzato all’indietro, cadendo a terra su un fianco. Senza nemmeno rialzarmi, non gli do il tempo di liberarsi. Ci penso io personalmente.
«Reducto!» la terra gli esplode sotto i piedi, scagliandolo contro una roccia poco distante.
Di nuovo silenzio, mentre di nuovo ci ritroviamo a guardarci, carichi d’odio.
Di nuovo silenzio, mentre la notte ci avvolge, interrotta da lampi di luce che ci corrono attorno.
Di nuovo silenzio, mentre l’aria carica di magia e incantesimi è densa, quasi irrespirabile.
Di nuovo silenzio, mentre mi rendo conto che non è l’aria ad essere irrespirabile, ma sono i miei polmoni a non riceverne più. Sbatto le palpebre, boccheggiando sotto il ghigno di Edward. Ho poco tempo, prima che la vista mi si oscuri del tutto. Dannato, non ha pronunciato la fattura che mi impedisce il respiro.
Cado in ginocchio, la testa gira troppo. Tutto gira, il mondo gira.
Jillian, perdonami.
08/07/2008
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Bene. Eugene, respira profondamente e non riaprire gli occhi fino a che Milo non avrà smesso di parlare. Cioé mai. Mi costringo a inquadrare di nuovo la mia figura nello specchio della camera; Carlisle non si sbriga ad uscire dal bagno, e io sono in crisi con i miei capelli. Non me ne è mai fregato niente, anzi: più mi coprivano la faccia, meglio era. In effetti, fino a un paio di mesi fa neppure mi sfiorava l'idea di dover risultare presentabile per qualcuno. Invece ora questo cespuglio paglierino sta diventando un vero tormento; non posso pensare di andare al ballo senza un minimo di stile. Se non altro, per non farmi togliere il saluto da Isy. Pasticcio ancora un po' con la spazzola, prima di scagliarla verso il mio letto. Che disperazione.
Milo si sistema il cravattino e per la prima volta da circa tre ore sta zitto.
« Eugene Pennington. Sei diventato uno psicopatico. » mormora poco dopo, sgranando gli occhi e fissando il mio riflesso oltre la mia spalla. Mi lascio cadere all'indietro, sbuffando forte mentre il tappeto persiano mi grattugia la guancia. Non che mi interessi di sporcarmi il vestito, tanto se non se non troverò una soluzione per togliermi questa faccia da pesce morto non uscirò dalla stanza. Non faccio lo sforzo di mettermi a guardare in faccia il mio amico.
Povera Isy ; come se non bastasse tutto questo velluto blu, a farmi sembrare un puffo passato in una stiratrice. Milo si piega in avanti e mi spunta dall’alto, fissandomi con i suoi occhiucci blu tutti pieni di luci scintillanti.
« tirati su immediatamente. » sibila lanciandosi verso il suo letto, e rovesciando sul pavimento l’intero campionario del suo beauty case.
« cosa vuoi fare, truccarmi da farfalla? » sbotto rimettendomi seduto.
« chiudi gli occhi, bifolco. » l’unica cosa che sento sono le sue manacce che mi sbattono sulla testa; starà mica componendo un ritmo sinfonico per percussioni sul mio cranio. « tadà! »
Socchiudo gli occhi molto, molto lentamente. Inizialmente non vedo altro che la solita ombra sfocata della mia testa bionda e la mia faccia con le guanciotte rubizze. Poi focalizzo cos’ha fatto.
« ammettilo, Milo; tu sei gay e vuoi fare lo stylist. » sfioro appena il codino in cui ha raccolto la paglia, che sembra stranamente ordinata, e non mi ricade in faccia. Non sembro un idiota. Questo è un miracolo.
« mandami tua sorella, amico. » ruggisce appena con la sua solita espressione marpiona, mentre si caccia il mantello sulle spalle.
« stai diventando banale. » scatto in piedi e mi sbatto insistentemente la veste. Si può fare.
La scalinata è rimasta ben sgombra. Certo, perché tra poco ci toccherà salirci e .. non ci voglio pensare. Mi chiedo come faccia Milo a preoccuparsi di aver spezzato il cuore di miss TNT , Opal, quando avrà una chilometrica parte solista da eseguire davanti a tutta la scuola.
« Eugene, tesoro. » pigola Isabel, strappandomi un braccio per attirare la mia attenzione. Riesco appena ad intravedere i suoi occhioni azzurri prima che mi trascini verso il basso e mi baci. Trentasei centimetri sono tanti, forse è per quello che da quando sto con lei ho sempre mal di schiena. « smetti di preoccuparti, andrà tutto benissimo. »
« lo so, ma lasciami essere paranoico e insopportabile. » le sussurro nell’orecchio, stringendole forte la mano. Non sono abituato ad essere romantico; e neppure a venire trascinato al centro della pista da ballo, ed incrociare a fasi lo sguardo di Julia, stretta tra le viscide membra di Riddle. Isy grugnisce. Le chiedo scusa. Carlisle mi guarda con aria allarmata. Milo è scomparso.
No, un attimo. Do uno spintone a Isy, che sebbene scossa segue il mio movimento ed esce dalla pista. Audrey sembra più perplessa di noi, ed ancora di più quando le do le dovute spiegazioni.
« Eugene? » mi chiede Georgiana; si sistema ossessivamente i capelli, quasi peggio di me, e si ferma giusto quell’istante che serve per ascoltarmi.
« Non posso venire. » mormoro appena. Lei sgrana gli occhi.
« Abbiamo bisogno di te! » strilla, prima di farsi stritolare da Sebastian, che non sembra voler smettere di limonarci neppure per un momento. Dio, la paura di morire fa proprio brutti scherzi.
« Per cosa, l’accompagnamento musicale? » le sputo acido e bile addosso, e mimo me stesso che suona il pianoforte. « Georgiana, non è meglio che rimanga qui a ... distrarre l’altro 95% della scuola con la mia voce soave? » cerco di correggere il tiro e buttarla sul ridere. Visto che quell’esibizionista di Milo ha già scantonato ed è sparito nel nulla, lasciando le sue numerose fan ninfomani a bocca asciutta.
« ti aspetto nella foresta, Eugene. » sussurra appena prima di farsi trascinare via dalla sua dolce metà. Dannazione.
Che lo spettacolo cominci.
Ora, io sono per la non violenza, ma a Milo Ashmore sfracellerò i coglioni a ginocchiate. Appena avrò finito di cantare la sua parte, visto che lui mi ha fatto il favore di andare ad agitare la bacchetta e mollarmi qui, ad improvvisare davanti ai professori che agitano le testoline a ritmo. Su, Eugene, puoi farcela.
Ascolto le ultime note urlate dalle oche soprano, e poi scivolo via dalla formazione del coro. Non ho cantato bene quanto avrei dovuto, ma l’idea di Isabel in quella foresta, e di tutti gli altri ...
O’Sullivan mi segue con lo sguardo e la mascella sganciata e io faccio finta di non vederlo, né di rendermi conto che manca ancora il gran finale. Attraverso la sala grande prendendo a gomitate un po’ di ragazzine ubriache, scappo fuori, travalico l’atrio brulicante di coppiette che se la fanno senza ritegno e di bambinetti dei primi anni che tentano di imbucarsi e vengono beccati dalla sorveglianza.
Il giardino mi sembra ancor più enorme di quanto già fosse. Prendo la bacchetta ed inizio ad agitarla in aria, mentre galoppo verso la foresta. I rami mi rigano la faccia e mi stampano righe parallele sulla fronte , ormai bordeaux; essere alto dà anche questo svantaggio.
Dopo qualche decina di minuti, vedo lampi di luce che appaiono tra i rami.
Sono loro.
Punto la bacchetta in avanti. Prendo fiato. Mi getto nella radura. A terra ci sono Megafusto Lywelyn, una che non riconosco e poi non so. Quello che vedo è Isabel che viene incornata dall’incantesimo di una serpeverde biondastra e troppo alta. Faccio un tuffo verso di lei, le orecchie che mi si tappano a causa del mio stesso urlo.
« venenum! » un’esplosione. Dagli occhi della biondina scorrono lacrime nere.
Sollevo la mia fatina e me la carico sulle spalle senza aspettare altro; il suo peso è minimo. Mi sposto in fretta verso il limitare del bosco ; ma Audrey mi sfreccia davanti.
« scappa, Eugene! scappa! » nel silenzio perfetto che è sceso improvvisamente sul nostro combattimento distinguo nettamente lo scalpiccio degli zoccoli di qualche creatura del bosco. Scappo.
08/07/2008
Martine mi scompiglia ad arte i capelli.
“Ehi, fratellino, attento a non infrangere troppi cuori stasera.”
“Attenta tu, piuttosto. Ho sentito che Benton ti cercava.”
Martine alza gli occhi al cielo.
“Oh, per il Santo Graal. I danni del Whisky Incendiario.”
“Dài, sorellina, non dirmi che non ti piace nessuno. Crale è un bell’uomo. E anche Silente, anche se ha i suoi anni.”
“Ecco. Gli unici due appetibili hanno idee un attimo in contrasto con la mia visione del mondo magico.”ribatte lei, sorridendo.
“Ora torna dalla tua dama, dài. Sono in grado di difendermi da sola.”
Mi allontano da lei e vado a prendere due bicchieri di champagne. Deirdre sta parlando con Amanda, una nostra compagna di Casa, ed insieme commentano gli abiti delle ragazze.
Accanto a noi passa Jillian, bellissima come sempre. Non posso trattenermi dal fare un commento salace. Non appena l’apparizione in bianco si allontana, mi volto verso Dè.
Mi tiene il muso.
“Sono andato a salutare Martine. Si annoia da morire, deve fare la sorvegliante. Sai che divertimento.”
La sua espressione si rischiara.
“Non sarai mica gelosa…”
“No.”ribatte lei con un sorriso incantatore“Ma stai bene attento a quello che fai!”conclude, scoccandomi un’occhiata eloquente.
“Agli ordini, capo. E, mi dica, ora le andrebbe di ballare?”le domando, prendendole la mano.
Accanto a noi, una coppia bizzarra.
Julia Versten, una vera ninfa nel suo abito color zaffiro, e Tom Riddle, perfetto nel suo smoking. I bottoni dello sparato, io lo so perché li ho visti, sono tanti piccoli serpenti dagli occhi di smeraldo.
Ridacchio.
Non riesco a concentrarmi su niente. Né sul danzare, né su Deirdre, che pure è bellissima.
Sono proiettato verso quello che succederà fra poco.
Tom rifiuta con un cenno il mantello che Lenore gli porge.
“Non credo che sia l’accessorio migliore per la Foresta Proibita, mia cara.”afferma, con una lieve intonazione ironica, prima di uscire.
Il grande momento è arrivato, alla fine.
La resa dei conti.
Certo, ammetto che rovinare il mio smoking arrivato da Parigi non è un’idea che mi fa impazzire.
Ma al diavolo la vanità.
A questo punto, contano altre cose.
La Foresta Proibita.
La Giungla Proibita, dovrebbero chiamarla.
Non ci sono liane che penzolano o scimmie urlatrici, ma alla prossima radice che minaccia di farmi sprofondare in questo sottobosco melmoso, potrei fare piazza pulita e trasformare il luogo nel Deserto Proibito.
Deirdre manda un esclamazione di dolore.
“Dè?”
“Maledetto fango!”mi risponde.
Oh, insomma. Cosa deve fare un gentleman in questi casi?
“Abbracciami, su.”
Deirdre sembra stupita dalla richiesta, ma obbedisce senza discutere.
“Voilà.”
Con un gesto rapido, la sollevo in braccio.
“Grazie.”dice, mentre raccoglie la gonna del vestito per non farmi capitombolare.
“Di nulla.”
Deirdre torna con i piedi per terra non appena entriamo nella radura.
Basta radici sporgenti, rami assassini e animaletti di non ben specificata natura che ti sfiorano il viso, per fortuna.
Deirdre si allontana per raggiungere Scarlett, mentre io mi guardo in giro per individuare il mio compagno di giochi.
La testa rossa di Carlisle Hunnam è visibilissima alla luce della luna piena.
“Carlisle! Mio caro!”esclamo.
“Mi spiace Jasp, è già impegnato.”ribatte Ed.
“Ehi, trattamelo con riguardo, mi raccomando. I tuoi incantesimi migliori, amico.”gli rispondo, ben sapendo che è un incoraggiamento superfluo.
Dunque, dunque.
Oh, Jillian se l’è presa Violet. Peccato.
Audrey è con Catherine.
Aedan e Scarlett, caspita, una sfida in famiglia.
Georgiana e Lenore se le stanno dando di santa ragione.
E io?
San Salazar, aiutami tu.
Forse il grande Serpeverde ha udito la mia preghiera, perché ecco che sbuca dal groviglio di rami una figura a me ben nota, soprattutto in ambito Quidditch.
“Damian! Damian Denholm!”lo chiamo.
Non c’è bisogno di altro.
Un incantesimo sta per colpirmi, ma pronuncio in tempo la fattura adatta a contrastarlo.
Siamo il duo più dinamico della radura.
Un paio di sortilegi dopo, ci ritroviamo accanto a Tom e Julia.
“Julia. Sai quali sono state le ultime parole di Ida prima di morire?”domanda il mio Signore.
Intanto, la mia Pastoia Total-Body manca per un soffio Denholm, che è caduto a terra lungo disteso, scivolando sulla melma. Maledetta Foresta.
Rispondo io, ad uno sguardo di Tom. Come non ricordarlo?
Negli occhi di Julia Versten passa un lampo di odio, ma io devo preoccuparmi di Damian che si sta rialzando, altroché, bofonchiando una serie di improperi piuttosto coloriti.
“Lewis!”ruggisce“Ora preparati.”
Ah, meno male, non vedevo l’ora.
La Salinger urla qualcosa. Centauri?
06/07/2008
La sera del Ballo, tanto atteso, tanto sognato, è arrivata.
Coppie felici scivolano leggere, fra risate e sguardi languidi.
Si sa, la sera del ballo molto spesso è preludio di importanti sviluppi sentimentali.
Dopo la tipica isteria che precede sempre questi eventi, io, Jill e le altre siamo riuscite a raggiungere la Sala Grande mantenendo ancora un briciolo di sanità mentale.
Perdo quasi subito di vista la mia amica bionda: è probabile che sia stata catturata dalle reti del suo bel Tasso dai capelli di fuoco, reti che immagino molto convincenti.
“Signore, signori, l’elezione di Miss e Mister Hogwarts!”
Oh, che incubo, me n’ero quasi dimenticata.
Peter sbuffa accanto a me, così gli stringo la mano e gli dico:
“Non siamo mica obbligati a restare qui tutto il tempo.”
Pochi istanti dopo, siamo rincantucciati in un angolino nascosto, intenti in attività molto più piacevoli.
Non sentiamo i nomi dei fortunati, tuttavia veniamo interrotti da un bonario professor Benton, con gli occhi accesi dal Whisky Incendiario, che dà una pacca sulla spalla del mio cavaliere ed esclama:
“Su, su, ragazzi, per questo ci sarà tempo più tardi! Unitevi alle danze!”conclude, con un singhiozzo.”Vado a cercare la professoressa Lewis!”
Peter ed io ci stacchiamo, ridendo al pensiero del professor Benton che prova a conquistare l’algida Martine Lewis, finché una scena quantomeno folle colpisce la nostra attenzione.
Julia che balla con Tom Riddle.
Julia e Tom? Che ballano?! Insieme?!?!
L’inferno deve essersi è tramutato in ghiaccio.
Peter mormora:
“Non è possibile. Andiamo a cercare Sebastian, dev’essere successo qualcosa.”
Mentre ci spostiamo per la Sala, la cosa si fa più chiara e diventa cristallina una volta incrociato Eugene.
“Sono Mister e Miss Hogwarts. Ecco perché sfarfalleggiano insieme.”bofonchia.
Nella sua voce si percepisce netto un tono di preoccupazione.
Julia è pallida, ma tranquilla.
“Non so dove trovi la forza.”dice Isabel.
Neppure io.
Il valzer finisce, con tanto di applausi all’orchestra. Peter ed io cogliamo l’occasione della breve pausa, e ci avviciniamo a Sebastian.
"È il momento. Tom Riddle ha sfidato Julia.”afferma, senza bisogno di domande da parte nostra.
“Dove? Quando?”lo incalza Peter.
“A mezzanotte, nella Foresta. Fra poco si muoveranno Julia e Georgiana, noi le raggiungeremo alla spicciolata per non dare troppo nell’occhio.”
La mano del mio ragazzo si stringe convulsa intorno alla mia.
Ci guardiamo per un istante negli occhi.
“Andiamo.”
Dopo essere inciampata per la terza volta, Peter prende il controllo della situazione e trasfigura le mie scarpette col tacco in un paio di comodi scarponcini, affinché mi possa muovere in modo più agile.
Intorno a noi, sento le voci indistinte di Jill e Carlisle, e di altri membri del Fidelius. Damian impreca contro la radice di un arbusto, alla nostra sinistra.
“Peter, non voglio che ti preoccupi per me, chiaro? Tu combatti e cerca di uscirne intero.”
“Audrey, io… ti amo. Stai attenta, ti prego.”
Poco dopo, sbuchiamo nella radura. La cricca di Tom Riddle è già pronta ad incrociare la bacchette. Abbraccio Peter e raggiungo Jillian.
“Pronta?”le chiedo.
La mano che stringe la bacchetta ha un leggero tremito, ma la sua voce è ferma e priva di esitazioni.
“Pronta.”risponde, con l’ombra di quello che sarebbe un sorriso d’intesa, se la situazione fosse diversa.
Lei si occupa della vipera Violet, mentre io prendo in carico Catherine, l’amichetta della Traviston.
La ragazza è piuttosto titubante.
Mi viene da pensare che non sia proprio felice di essere qui.
Non che io lo sia, ma…è come una catarsi.
Come se, incantesimo dopo incantesimo, la tensione che ho accumulato in tutti questi mesi quasi fluisse via, incanalata nella magia.
Ad un certo punto, colgo un attimo di esitazione in più.
“Stupeficium!”
Catherine cade al suolo, svenuta. Mi avvicino per disarmarla, mentre do uno sguardo circolare intorno a me.
Jill e Violet sono sparite. Julia sta ancora combattendo, così come tutti gli altri.
Nel frastuono generale, sembra che io sia l’unica ad accorgermi di un suono che non è né magico, né naturale.
Clop-clop, clop-clop, clop-clop…
Sono troppo agitata per associarlo con chiarezza a qualcosa, ma mentre si avvicina…
“I Centauri!”urlo“Stanno arrivando!"
03/07/2008
Che Julia fosse bella, era indubbiamente logico. Ma la palpabile essenza nel riconoscere, non appena varca la soglia del suo dormitorio, in lei, la creatura più bella che abbia mai visto mi lascia…spiazzato. Quasi senza fiato per un momento che mi sembra interminabile, seppur nella mia immaginazione.
Io sorrido. Lei sorride.
E niente sembra cosa più naturale e splendida del nostro abbraccio. Sfioro il suo polso, notando il bracciale che avevo gentilmente chiesto a Sebastian di consegnarle.
Il suo vestito blu, fine ed elegante ne fa risaltare pelle e sguardo, rendendola quasi..fiabesca, per così dire.
Le sollevo una mano, baciandole leggermente il palmo e le dita, per poi poggiare le labbra sulla sua fronte. <<Non trovo una parola adatta a descriverti. Perdonami.>> Le porgo il braccio, avviandomi con lei nella sala del ballo. Dove le danze hanno inizio. E dove il mio fegato si rode bellamente all’annuncio di miss e mister hogwarts (tali Julia Versten & Tom Riddle). Ai quali spetta l’onore del primo ballo.
Oltre l’enorme fastidio che mi porta la vicinanza di quella serpe a lei, non posso fare a meno di distogliere l’attenzione dalla gelosia tipicamente propria dei legami, e concentrarla sull’espressione sibilante e melliflua del Serpeverde.
Che rilascia un messaggio.
Di morte.
A lei.
Non concepisco.
Rabbia. Che sale. Che nasce. Che divora. Sento il corpo lacerarsi quasi dall’ira che vischiosa scivola nelle mie vene. Quasi non capisco più nulla nella corsa adirata, quasi disperata, nella foresta che sembra ancora più scura adesso. In lontananza, LUI, di fronte a Julia, ride. E ride di gusto, anche.
Fa una smorfia di disappunto e schifo quando mi vede al suo fianco, lanciandogli uno sguardo carico d’astio. Lo ucciderei. Per quello che è. Per quello che ha fatto a Julia. Per quello che ha fatto a me.
Sì. Ha fatto qualcosa anche a me. Lui e le sue manie per il sangue puro. Mi hanno diviso completamente da una delle persone che amavo di più. Merita di morire.
<<Stupeficium>>, sento il mio corpo balzare indietro. Non cadere completamente, ma prossimo a perdere l’equilibrio. Nell’ombra qualcosa si nasconde. Riddle sorride.
<<Peccato. Mi sarei occupato anche di te ma…sembra che qualcuno muoia dalla voglia di farlo al posto mio.>>, sibila, reclinando la testa per focalizzare nuovamente la sua attenzione su Julia.
Dalla tenebra occhi che baluginano. Occhi che conosco molto bene. Scarlett stringe la bacchetta, il braccio teso. Lei…è stata lei. I principi la affiancano. La Blackster sobbalza, come se non si aspettasse che proprio Scarlett facesse una cosa simile…a me. Mi sollevo, la guardo. La mia espressione muta. Non più il caro, buon, vecchio Aedan.
Non posso. Non posso tirarmi indietro e non difendere chi amo. Non posso. Non ci riesco.
Non è giusto. Tengo la bacchetta scura fra le mani. Sento quasi una scossa elettrica nel momento in cui le parole <<E’ l’ora della resa dei conti.>> pronunciate da mia sorella mi trafiggono il viso.
<<Ti stavo aspettando, Scarlett.>>
Ed è un lento girare. Come predatori che si studiano a vicenda in un ring troppo piccolo.
E’ silenzio, quasi. Sguardi che si incontrano, attenzioni che non svaniscono mentre attorno l’atmosfera sanguina. I suoi occhi, verdi e oscuri come mai prima di adesso, si scontrano sui miei, luminosi e glaciali.
Numerosi colpi. Schivati, respinti. Voci che si innalzano. Incantesimi che si mischiano. Provocando scintille di ogni colore e forza. Non ci siamo mossi. Non più di tanto. Mentre sento passi che invadono la foresta. Gente che si insegue. Noi non ci siamo mossi. Siamo sempre lì.
Forse sono io che non voglio spostarmi più di tanto dal luogo di combattimento di Julia. Lancio un incantesimo. Scarlett lo respinge. Un fascio potente che si scontra con il suo. Contrastandolo.
Attimi di trepidazione. Balzi che non trovano una reale superiorità.
<<PERCHE’ MI HAI FATTO QUESTO?>>, sento la sua voce, confondersi nella mischia confusa di agitazione e panico. E’ arrabbiata, lo sento. Cova rancore e odio. Non verso di me, forse. Non so.
Ma al momento non è più Scarlett.
Non è più la mia Scarlett.
No.
E poi è il vuoto. La voce di Riddle si espande come fuoco attorno a noi, una luce forte.
Ho solo il tempo di rendermi conto di come il corpo di Julia abbandoni le sue forze, accasciandosi al suolo. Privo di alcuna reazione.
<<NO!>>, la mia voce interrotta da uno schianto deciso. Scarlett tiene la bacchetta tesa.
Sento i muscoli scontrarsi contro una superficie fredda.
<<Scarlett…>>, biascico, incredulo quasi.
La nuca mi fa male.
Sanguina. Sento il sangue sul collo e sulla bocca.
Deglutisco. I suoi passi, veloci, che si allontanano. Rumore che non distinguo.
Stringo la terra fra le dita. Trascinandomi ansante verso il corpo della mia fidanzata.
Arrivo con fatica sebbene sia poco distante, ha gli occhi chiusi e la pelle leggermente scurita, forse dall’impatto col suolo. E’ fredda al tatto.
Non si muove.
<<JULIA!>> è un grido che fa eco.
E sento, per la prima volta, le lacrime premere prepotenti sotto le palpebre.
02/07/2008
Torre dei Corvonero, dormitorio femminile.
Caos.
Si pensa di conoscerlo, di sapere come queste quattro lettere si traducano in rumore, oggetti che volano da una parte all’altra e chissà quant’altro. C’è chi, addirittura, ha la presunzione di sapere come affrontarlo, chi si vanta di saper mantenere il controllo quando l’uragano si abbatte.
Beh, è evidente che questa persona non si è mai trovata nel dormitorio femminile Corvonero la sera prima di un ballo scolastico.
«Dove sono le mie scarpe?»
«Maledizione, mi si è incastrata la zip!»
«I miei capelli! I miei capelli sono un disastro!»
«Sono un disastro. Sono un disastro, io non esco da qui.»
«Sento odor di bruciato. LUISE TI STANNO ANDANDO A FUOCO I CAPELLI!»
«Audrey, dove sono gli orecchini? Eh? Eh??»
«Jillian, il tuo gatto si sta facendo le unghie sul mio vestito!»
«Laura, quelle sono le mie forcine!»
«Sono solo forcine!»
«Sono di mia nonna! Sono diamanti e zaffiri, giù le zampe!!»
Inspiro a fondo, mentre Laura scrolla le spalle con aria indifferente e restituisce le forcine incriminate a Isabel, sull’orlo di una crisi isterica. Sono ORE che le cose vanno avanti così. Il corridoio è invaso da nuvole di vapore, l’aria è talmente rovente da essere al limite dell’irrespirabile e le urla aumentano sempre più ad ogni minuto. Fortuna che io e le mie compagne di stanza abbiamo avuto la brillante idea di salire prima che tutte le bimbe del primo e secondo anno realizzassero di doversi preparare, altrimenti saremmo ancora in coda per fare la doccia. E invece siamo in camera, in preda a più o meno violenti attacchi di isteria pre-grande serata. Audrey è immobile davanti allo specchio, puntando con aria minacciosa la bacchetta contro il suo riflesso mentre sibila qualcosa a proposito dei suoi capelli, intimando loro di stare immobili nell’acconciatura in cui li ha costretti; Laura si accende una sigaretta dopo l’altra, appollaiata sul cornicione di una finestra (e solo i numerosi incantesimi con cui l’abbiamo stregato le impediscono di volar giù), mentre Isabel cerca, inutilmente, di fissare le preziosissime forcine ai capelli accuratamente lisciati per l’occasione. Troppo lisciati. Singhiozza.
«Non è possibile»
«Cosa, tesoro?» le domando, rimirando l’abito che ho appena estratto dagli impalpabili veli di seta in cui era avvolto. Una cascata bianca e lucente si distende davanti ai miei occhi, strappandomi un sospiro. Non è meraviglioso, è divino.
«Credimi, non è mia intenzione interrompere il tuo idillio, ma ho un problema più pressante» mi richiama Isabel, che ormai rasenta l’isteria. Mi schiarisco la gola, afferrando la bacchetta e andandole incontro. Mi guarda, sospettosa.
«Non è che poi faccio la fine di Luise?»
Un’occhiataccia.
«Tutta questa sfiducia nelle mie capacità magiche mi offende» piccata, faccio lievitare una delle preziose forcine e la mantengo ferma a mezz’aria, mentre le sistemi i capelli su cui poi il gioiello andrà a fissarsi. Mormoro qualche altro incantesimo, assicurando che non scivoli via, poi passo all’altra. Isabel, rigida come un manico di scopa, respira appena. Audrey, scorgendola riflessa nello specchio, scoppia a ridere, mentre Laura spegne la sigaretta e salta a terra, avvicinandosi al suo letto, dove ha posato il suo abito, rosso fuoco.
«Signore» annuncia con un sorriso «Siamo ufficialmente in ritardo.»
Olè.
***
Sala Grande.
«Signorina McKanzie» la leziosa voce di Lumacorno interrompe la discussione. Alzo gli occhi, mentre automaticamente Carlisle mi si affianca, protettivo. Pur non vedendolo, posso immaginare il suo bel viso contrarsi in una smorfia.
«Buona sera, professore» lo saluto, cercando di essere il più educata possibile «Posso fare qualcosa per lei?»
«Beh, signorinella» mi agita l’indice sotto il naso «Potrebbe spiegarmi perché non ci ha mai fatto l’immenso dono della sua presenza ad uno dei numerosi thé a cui è stata invitata, per esempio.»
Non ribatto e lui coglie l’occasione per continuare a parlare, interpretando la mia espressione neutra per dispiacere puro.
«Ma vedo che è veramente dispiaciuta e sono sicuro che è stato lo studio a tenerla tanto occupata, sono sicuro che la prossima volta non mancherà.»
«Farò del mio meglio» mi sforzo di sorridere, tirando una gomitata a Carlisle che, di spalle, sghignazza senza ritegno.
«Ottimo» sorrido. Un sorriso largo, smisurato, falso. «Buona serata, signorina McKanzie»
«A lei, professore»
Aspetto che si allontani, per tirare un colpo sulla spalla a Carlisle.
«Certo che potevi fare lo sforzo e…»
Mi interrompo, seguendo la espressione improvvisamente tesa che è fissa su una coppia, al centro della pista. Riconosco Julia, che danza con la leggerezza di una fata, assieme a Riddle. Trattengo il respiro, circondando con un abbraccio la vita del mio Tassorosso.
«Credi che..»
Annuisce, lentamente. Aumento la stretta.
«Ma non ora» scandisce, lentamente «Non subito.»
Mi prende per mano, trascinandomi verso la chioma biondissima di Eugene che ondeggia a tempo di musica spiccando sopra la folla. Isabel, minuscola al suo fianco, sorride con aria sognante nonostante i suoi piedi urlino di dolore.
Il biondo, nel riconoscerci, si immobilizza, contemporaneamente alla sua compagna.
«Milo?»
Eugene indica il ragazzo, in mezzo alla pista, circondato da un nugolo di ragazze adoranti, mentre concede un ballo alla fortunata di turno, guardandosi bene dall’incrociare lo sguardo esplosivo di Opal. Il mio ragazzo annuisce, lanciando andare la mia mano per infilarsi nella folla.
«Vado a cercare Georgiana.» dichiaro, girando sui tacchi e avviandomi nella direzione opposta rispetto a Carlisle. Mi infilo tra un paio di coppiette così appiccicate da sembrare un unico, gigantesco ammasso di carne umana che si muove a ritmo; scosto con delicatezza un paio di ragazzine del primo anno che sbavano ai piedi di Jasper. La Serpe in questione mi riconosce: splendido come suo solito, con addosso un abito che più classico ed elegante di così si muore, mi squadra da capo a piedi un paio di volte. Raddrizzo la schiena, conscia dell’effetto che posso fare questa sera. Abbozzo addirittura un sorriso, che si trasforma in una smorfia di disprezzo alla vista della sua accompagnatrice.
«McKanzie» sibila, sorridendo a sua volta «Devo dire che sei molto…molto...» aggrotta la fronte, fingendosi in difficoltà. Lo ignoro, e faccio per riprendere a camminare. Devo trovare Georgiana, devo trovare Georgiana.
«… scialba» riprende Deirdre, concludendo la frase al posto suo «Il bianco ti fa sembrare più scialba del solito»
«E il tuo accompagnatore ti fa sembrare ancora più facile di quanto tu già non sia» ribatto dolcemente, prima di allontanarmi con passo deciso. I gridolini soffocati della Blackster mi inseguono, rendendo ancora più dolce la mia brillante uscita di scena. Inspiro a fondo, crogiolandomi nella mia beatitudine, ma non mi accorgo di una minuta figura davanti a me, che mi viene incontro a testa bassa.
Lo scontro è inevitabile: Violet Traviston mi frana addosso, rischiando di mandare entrambe a terra. La vedo che fa per aprire la bocca e biascicare qualcosa (forse scuse, ma dubito fortemente), ma nel riconoscermi richiude le labbra e mi guarda in cagnesco. Ricambio la cortesia, prima di spolverare la gonna dell’abito e riprendere a camminare, come se nulla fosse. I suoi occhi mi bruciano sulla schiena, particolarmente odiosi, ma la sagoma slanciata di Georgie mi riempie di sollievo. La raggiungo abbozzando qualche passo di corsa, e le stringo un braccio. Lo sguardo che mi rivolge, però, non promette nulla di buono.
Pallida, muove appena le labbra mentre si china verso di me.
«Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme.»
Trattengo il respiro.
«L’ha sfidata»
***
Foresta Oscura.
La notte è fredda, nonostante le giornate siano ormai calde.
Le ombre si allungano accanto a me, che incespico a fatica tra le radici e la fanghiglia, in bilico sui miei assurdi tacchi. Maledetta vanità, maledetta volta che ho deciso di indossarli per far bella figura. Maledetto ballo. Fruscii sospetti mi riempiono le orecchie, la paura mi attanaglia lo stomaco in una presa di ferro; potrei vomitare da un momento all’altro se non fosse che farei troppo rumore ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Carlisle ed io siamo stati gli ultimi a lasciare il salone, qualche minuto dopo Milo e Damian: man mano che ci siamo allontanati dalla confusione della Sala Grande, infilandoci nelle ombre poco rassicuranti dei corridoi che conducono alle grandi porte di legno massiccio, il nervosismo mi è scivolato nelle ossa, facendomi tremare come un uccellino spaventato.
«Non ti obbliga nessuno a venire» sussurra Carlisle, guidandomi gentilmente tra una coppia di querce gemelle, dalla corteccia ricoperta di soffice muschio.
«Se non vengo, allora vuol dire che il Fidelius non è servito a nulla.» ribatto a denti stretti. Vorrei che non battessero così forte.
«Nessuno te ne farebbe una colpa» insiste «Nessuno si aspetta nulla»
«Ma io si. » mi fermo, rinunciando a tenere alto l’orlo dell’abito «Ascoltarmi. So che nessuno me ne farebbe una colpa, so che nessuno verrebbe a dirmi niente se decidessi di tararmi indietro, non è un gioco. Ma proprio per questo motivo devo esserci, non potrei più guardare in faccia nessuno di voi se adesso facessi dietro-front e tornassi a ballare come se nulla fosse. Julia ha investito tanto, nel Fidelius, e non solo lei. Io non posso, tornare indietro. Non posso e non voglio. E se i miei stupidi denti sbattono è perché il mio stupido corpo non può fare a meno di avere paura» concludo stizzita, massaggiandomi le braccia. Ho la pelle d’oca.
Carlisle mi abbraccia da dietro, racchiudendomi nel perimetro caldo e sicuro delle sue braccia e affondando il viso nell’incavo della mia spalla.
«Sei bellissima, stasera» sussurra «Non credo di avertelo ancora detto»
«Anche tu» chiudo gli occhi, fingendo di non essere immersa nel fango fino al tallone.
«Promettimi una cosa, Jillian» fioche, le sue parole danzano leggere fino alle mie orecchie «Non giocare a fare l’eroina»
«E tu non fare l’eroe» sento gli occhi pizzicarmi e gonfio le guance, istintivamente; non è né il tempo né il luogo delle lacrime.
«Qualsiasi cosa succeda..»
«Non succederà niente!» esclamo stridula, voltandomi verso di lui.
«Qualsiasi cosa succeda» riprende, caparbio «Sarò la tua ombra»
«E io la tua»
«Promesso?»
«Promesso»
Mi stringe più forte, senza aggiungere altro. Non un bacio, non una carezza: mi stringe forte, come se così potesse mescolarsi a me, al mio sangue, al mio corpo, e non dovermi lasciare andare per la mia strada, in questo labirinto di tronchi. Un attimo dopo, l’aria fredda prende il posto del suo tepore e non c’è più, scomparso chissà dove qui attorno. Inspiro a fondo, stringendo forte la bacchetta tra le dita sudate.
Riprendo ad avanzare, reprimendo l’impulso omicida di illuminare il terreno ai miei piedi con il primo incantesimo che una strega impara in vita sua, ascoltando il raccapricciante rumore dei tacchi che affondano nella fanghiglia e di questa che tenta di risucchiarli ad ogni passo, rallentandomi. Non posso andare avanti così, è da impazzire: trattenendo il disgusto, sfilo i sandali, accucciandomi dietro un cespuglio per incantarli e saperli poi ritrovare domani mattina. Qualcosa ulula in lontananza, mentre li nascondo sotto i rami di quello che riconosco come biancospino. Sempre se ci arrivo, a domani.
Mi rialzo in piedi, inghiottendo la paura e riprendendo a camminare, ma lo schiocco di un rametto spezzato mi informa che non sono più sola. Mi volto di scatto, mentre dalle ombre, pallida come un fantasma, emerge una sagoma esile che riconosco come Violet Traviston.
«McKanzie» sibila, il volto inespressivo illuminato da un raggio di luce argentata che rivela lo sguardo vacuo di chi non prova rimorsi «Dove hai lasciato il tuo ragazzo-peluche?»
«Traviston» ribatto, cercando di trattenere un leggero tremore nella voce «Potrei chiederti esattamente la stessa cosa, se non fosse che ho intravisto Norwood qui dietro, assieme alla Lywelyn. E non stavano discutendo, questo è sicuro.»
Un alito di vento ci scompiglia i capelli, mentre per una manciata di interminabili secondi ci fissiamo in cagnesco. Poi, all’uninsono, urliamo.
«STUPEFICIUM»
«IMPENDIMENTA»
Gli incantesimi si scontrano, esplodendo in una pioggia di scintille luminose e colorate. Ma non c’è tempo per guardare la magia che si combatte tra di noi: chiamando a raccolta tutte le mie forze e il mio coraggio, arretro nell’oscurità tra gli alberi, dandole le spalle e iniziando a correre.
Con un po’ di fortuna, sarà tanto idiota da seguirmi in un labirinto di cui non conosce l’uscita.
Con un po’ di fortuna, io quest’uscita saprò trovarla prima di lei.
01/07/2008
Giorni precedenti
Come tutti gli anni in questi ultimi tempi la scuola assume un aspetto quasi spettrale e inquietante, con tutti quegli studenti consumati dallo studio della loro linfa vitale, tanto da non sembrare nemmeno poi tanto umani; spero proprio di non incontrare nessuno di loro da sola nei corridoi…sarebbe peggio di scontrarsi faccia a faccia con un troll!
Nemmeno la grande notizia del ballo scolastico sembra rinvigorirli, anzi sembra che la cosa gli sia proprio scivolata addosso; d’altronde è normale…anch’io l’anno prossimo sarò nelle stesse condizioni…solo un po’ più carina, o almeno spero! Sta di fatto che mentre tutti i malcapitati dl quinto e del settimo anno riescono a trovare solo un piccolo angolo del loro tempo per pensare al vestito della festa, io ho tutto il tempo che voglio e più di quanto me ne occorre.
Entro nella mia stanza, diventata un campo minato, se la guerra fosse combattuta con tacchi 10, vestiti e gioielli; mi faccio spazio tra stoffe rosa e azzurre, scanso sandali e decolté per poi raggiungere il mio obiettivo finale:
“Scar!”.
“Hey Dè”, replica con ben poco entusiasmo…non saprà cosa indossare o sarà indecisa su qualche accessorio suppongo.
“Penso di aver trovato IL vestito…devi vederlo…”. Mi giro scartando il pacco che mi ha appena mandato mia madre: premurosa come sempre. Mentre tolgo delicatamente la carta che lo avvolge noto che nella stanza manca una presenza ostile; sembra proprio che il campo nemico sia sgombro.
“Dov’è la Traviston?”, domando incuriosita, celando ancora la sorpresa.
“Penso proprio che alla fine abbia ceduto e si sia ritirata per fortuna…”. che peccato...sarcasticamente parlando!
“Ok…pronta?!”, le domando. Mi sorride; mi domando perchè Scar sia così pensierosi in questi ultimi tempi...
“Pronta per cosa?”, Amber, toltasi dallo specchio del bagno con cui stava intrattenendo una felice conversazione col suo riflesso, si intromette come non manca mai di fare nella nostra conversazione;
“Stavo per mostrare il mio nuovo vestito a Scar…il vestito per il ballo”.
“Oddio posso vederlo vero?”. gli manca solo la coda per scodinzolare per rendere meglio l'immagine di completa sottomissione e dedizione di questa ragazza!
“Certo..”; sarà anche una vera rompiscatole, ma nessuno sa far ingigantire il mio ego come lei; in questo ambito è davvero indispensabile!
Apro davanti agli occhi delle presenti un magnifico abito azzurro, del colore dei miei occhi per la precisione, lungo e di seta.
“E’ bellissimo…ti starà di certo da favola!”, mi dice la bionda con la sua solita sovreccitazione e esaudendo le mie speranza di successo.
“Certo una favola…ma non penso che tu lo possa mettere per il ballo…”. Attonita. Non esiste parola che esprima meglio i miei sentimenti. Scar continua a lanciarmi occhiate eloquenti, che però non riesco a cogliere…
“Dè, pensa bene al dopo…quel vestito è troppo bello per un possibile risvolto della serata…”. Ma è impazzita? Di che diavolo….ah già. Solo ora mi ricordo della controindicazioni di quest’ultimo ballo scolastico. C’è sempre qualcosa o qualcuno che deve rovinare il mio happy-ending… per quanto io sa importante c’è qualcosa di più grande che dev’essere compiuto…ma odio comunque questa situazione.
“Io veramente lo trovo fantastico…”, e di nuovo Amber spunta dall’ombra.
“No ha ragione Scar…è troppo…ho tantissimi altri vestiti altrettanto belli e anche comodi…”
ritorno alla mia ricerca, spaziando tra gli armadi, consiglio alla mediocre Amber, che continua ad insistere su quel cavolo di vestito, e alla favolosa Scar, ma mentre cerco qualcosa di adatto mi domando sempre una cosa, fondamentale per la scelta,
“Questo piacerà a Jasp?”. Patetica e infantile, ma felice ed eccitata come non mai.
Sera del ballo
“Come sto?”, chiedo per la milionesima volta a Scar, poi a Beli, Uto, Eileen e a chiunque mi capiti a tiro…ok non proprio a tutti. Dopo essere sicura, ma alla fine nemmeno toppo, di aver fatto la scelta giusta mi immergo nell’insieme di luce e suoni della Sala Grande, piena di persone, in una serata che non si sono nemmeno negati gli indaffaratissimi diplomandi. Ansia e tensione da una parte, eccitazione dall’altra mi sconvolgono completamente, mentre al mio fianco la mia amica sembra più immersa in tutt’altri pensieri; solo ora mi accorgo che forse sono stata egoista e decisamente egocentrica a focalizzare la mia attenzione solo su di me, senza notare che l’atteggiamento distante di Scar era forse dovuto ad argomenti più importanti e profondi che un semplice paio di scarpe. Dovrei parlarle…dovrei spiegarle…dovrei scusarmi, ma…
“Dè…”. Jasp arriva porgendomi la mano ed è come se lo vedessi per la prima volta; avverto una sensazione strana che non so spiegare…so solo che comincio a sorridere come una cretina principiante. Gli porgo la mano e cominciamo a ballare in mezzo a tutti gli altri studenti, e al contempo completamente soli. In questo momento, per me, ci siamo solo io e lui. Guardo negli occhi il mio migliore amico, il mio complice, il ragazzo che mi ha fatto soffrire come non mai, che mi ha supportato, sopportato, regalato gioie e delusioni fino ad oggi; l’unico che abbia mai amato senza nemmeno saperlo.
“Sei bellissima…”. Quanto vorrei che questo momento durasse per sempre.
“Anche tu…”, ecco di nuovo quegli stupidi sorrisi. Mi stringo a lui, poggiando l’orecchio sul suo petto fino a sentire i battiti del suo cuore. Sento la musica che cambia ed alzo lo sguardo finchè i miei occhi incontrano i suoi. Un interminabile istante.
‘baciami, ti prego, baciami’ continuo a ripetermi non desiderando altro da troppo tempo. Ma i desideri, come in tutte le favole, si avverano sempre, e così i nostri volti si avvicinano sempre più in un solo, unico, splendido bacio; tutto perfetto, prima di essere trasportati via dalla forza degli eventi e capire che questa è la realtà e non una favola; e allora eccoci a inseguire Ridde e la Versten, con al nostro fianco Ed e Scar. Corriamo in quella foresta che conosco e che mi sembra ora così minacciosa. Perché sono i momenti più belli ad essere sempre rubati? Non chiedevo che pochi minuti ancora…ma l’arroganza degli ideali non ammette sconti.
A ognuno il suo, ora è il momento della resa dei conti, così si schierano i due schieramenti di guerra, l’uno di fronte all’altro, Morsmordre e Fidelius; ci sono fratelli contro fratelli, compagni contro compagni, omicidi contro vittime. Nella paura e nella tensione che sale sempre più non temo solo per la mia vita, ma anche per quella delle persone che ho accanto. Ed, Scar,…Jasp…e se vi dovessi perdere cosa farei? Non deve accadere, non può accadere; e se lo richiederà preferisco perire io stessa piuttosto che loro. Eroismo? Probabilmente solo paura estrema e amicizia. Guardo Jasp negli occhi per un solo istante, senza parole, totalmente inutili di fronte alla situazione. Mi stringe la mano mentre il primo lampo di luce si staglia nel buio della notte e si scontra violentemente col secondo in risposta; è cominciata.
E’ la resa dei conti, l'inizio della fine...o di un altro inizio.
Estraggo la bacchetta contro un nemico invisibile e non posso che sperare mentre inseguo una sagoma appena visibile all'interno della foresta proibita in una notte sempre più oscura…
29/06/2008
*Sala comune dei Serpeverde*
Comincio ad essere ampiamente stufa. Non so di cosa, non so di chi precisamente.
So soltanto che sono un fascio di nervi pronto ad tendersi fino a spezzarsi, sebbene non sembri.
Edward mi chiede spesso cosa mai frulli nella mia testa. Ma nella realtà dei fatti, evito spesso di dare spiegazioni in merito.
Jasper. Jasper conosce e sa bene cosa mi sta succedendo. Infatti spesso mi lancia occhiate come per dire ‘lo sai che se vuoi, puoi parlarmi’.
Infatti, nel pomeriggio, ho approfittato di un momento della sua vicinanza, e ho colto la palla al balzo.<<Come procedono i preparativi per il ballo?>>, domando, tranquilla. Sapendo che lui sarà tutto su di giri per via della prima uscita ufficiale della coppia Lewis/Blackster.
<<Bene, molto bene. Sarò magnifico come al solito, mi sembra normale. Tu, invece?>>, so bene che la sua domanda va ben oltre il normale pensiero del ballo scolastico. E lui, di rimando, sa bene che ho colto perfettamente l’essenza della sua richiesta.
<<Và>> mi limito a rispondere, poggiando la piuma sul tavolo, ho finito da un pezzo di studiare, eppure stavo ancora armeggiando con la penna fra le dita.
<<Eih, straniera, guarda che non me la dai a bere. Cosa c’è.>>, ribatte, poggiando il suo libro sul tavolo. In attesa che sia io a parlare.
<<Mi manca, Jasp.>>, confido, facendo chiaro riferimento a Aedan <<Quella …quella…>> stringo un pugno al pensiero della Versten che ormai fa coppia fissa a tal punto da togliere il respiro a quello che, fino a poco tempo fa, era il punto cardine della mia vita.
Ora invece, vedo solo cenere. Cenere che si spazza via con un soffio.
<<Lui sembra parecchio preso, devo dire.>>, sibila Lewis, accavallando le gambe, sedendo sulla poltrona.
<<Lui sembra parecchio rincoglionito, è diverso.>>, correggo, per guadagnarmi il suo riso a mezzo labbro, divertito.
<< Ah, l'amour. Per esperienza posso dirti: fuoco e fiamme per un mese, e poi...>> fa un gesto come per allontanare qualcosa.
<<Non è questo il punto, Jasper.>>, blocco la sua teatrale mossa come se volesse scostare un rivolo di fumo. <<Il punto è che mio fratello non è più lo stesso. E' palese. Se ne sta accanto a Julia, e di conseguenza accanto a mezzosangue che prima non avrebbe mai considerato. Quella lì, mese o non mese, lo sta facendo scivolare nella rovina!>>, spiego, esasperata.
<<Capisco cosa intendi.>> replica, facendosi più serio. <<Hai mai considerato l'opzione che tuo fratello non abbia mai condiviso davvero i tuoi... i nostri ideali? Una donna, per quanto bella, non può costringere un uomo a un radicale cambiamento. Non di questo genere.>>
<<L'ho considerato.>> sospiro, con aria mesta, sedendo a mia volta. <<E purtroppo...la sola cosa che mi viene in mente ad una pazzia simile, sarebbe quella di sbattere la sua testa contro un muro fin quando non si rende conto del grave errore che sta commettendo. Non ci riesco. Non ci riesco.>>, porto le mani fra i capelli. Poggiando i palmi sulle tempie.
<<Perfino Riddle mi ha detto di non farmi trascinare da sentimentalismi inutili, e di continuare come ho fatto finora.>>, confido. <<Non ci si deve, far trascinare dall'amore, o roba simile, azioni del genere non sono giustificabili. Specie se NON indotte da altri.>> scuoto la testa.
<<Forse dentro di me ci speravo che fosse tutto frutto di una induzione, almeno non avrei considerato mio fratello così...distante.>>
<<Non puoi fare niente per lui, se non è disposto ad essere salvato. Ora...>>si blocca, forse conscio di essere sul punto di dire un'enormità.
Respiro, pesantemente.
<<Temo. Che non voglia...>>, scuoto la testa.
Annuisce. Poi prosegue, quasi a completare la frase che aveva interrotto poco fa:
<<Scarlett, ora siete su due fronti opposti, fra i quali non esiste possibilità di dialogo. Ne comprendi le conseguenze?>>
<<Le comprendo, Jasper. Le comprendo. E ti assicuro che semmai questo non dialogo sfociasse nella guerra aperta. Sarei io stessa ad occuparmi di quello sconsiderato.>> Le parole mi sono balzate fuori dalla gola con una velocità chirurgica, pesante.
Come se mi fossi liberata da una tortura che mi lacerava le labbra con artigli affilati.
Sospira, volgendo lontano lo sguardo.
<<Ciò che Lui ci chiede è molto. Ma... nessuno sacrificio è troppo grande per la nostra causa. Nessuno.>>
<<Nessuno.>> ripeto, annuendo. Lo sguardo rivolto alla finestra. Istintivamente poggio il viso contro la spalla di Jasper, con un atteggiamento d'affetto senza malizia <<Nessuno.>>
<<Dobbiamo ricordarcelo, sempre.>>conclude, la voce poco più di un sussurro.
Annuisco, sfiorando la sua mano, in segno di muto ringraziamento per queste sue parole, che hanno dato un po’ di sollievo al mio animo.
*La sera del Ballo*
Il ballo si è rivelato un covo di strane sensazioni che multiple invadono corpo e mente, dando uno strano sentore di stordimento ed eccitazione crescente. Non so spiegare bene, ma Riddle, la sera prima, si è chinato verso il mio orecchio, e ha comunicato, mellifluo:
<<Domani sarà una festa splendida, parteciperai attivamente. Lo so.>>
Non avevo capito in pieno, questa sua frase, ma ora mi sembra più chiara, reale.
Tutto sembra avvolto da una palpabile atmosfera tagliente, e se non fossi troppo impegnata nei fatti miei, potrebbe perfino innervosirmi quella sgualdrina della Traviston che lancia occhiate di dubbia natura nella mia direzione.
Ma…ma. Ho altro a cui pensare e lei non possiede una importanza tale da permetterle di invadere i miei pensieri con qualsiasi considerazione sulla sua persona. Perciò. Preferisco dedicarmi a passatempi migliori. Più…vivaci.
<<Meravigliosa stasera.>> sibila malizioso Norwood al mio orecchio, lanciandomi una occhiata eloquente.
<<Posso dire lo stesso>> rispondo al suo invito, con uno sguardo fermo e deciso. E tra un ballo e l’altro sembra quasi naturale ritrovarsi vicini al muro che porta al cortile. Le sue labbra sulle mie, saziandosi in un profondo bacio che mischia i rispettivi sapori lasciandoci alle spalle ogni avvenimento che accade all’interno delle mura scolastiche.
Mentre le sue mani corrono sui fianchi, veniamo attirati da rumori sospetti, passi veloci che si avviano nella foresta. Riddle e la Versten che si allontanano. Aedan che aumenta la sua corsa al seguito dei due.
Ae…Aedan? Sibilo nella mia mente. E prima di rendermene conto Edward ha già afferrato la mia mano, addentrandoci all’interno della radura, fra gli alberi.
Affiancati poco dopo da Jasper e Deirdre, che furtivi si guardano in giro. Non so cosa di preciso stia accadendo, ma non mi piace.
Noto due schiere, distinte, separate.
Riddle sfodera la bacchetta tenendola fra le dita come gingillo di morte, agitandola di fronte alla Versten, ridendo macabro.
Al suo fianco, a destra e sinistra, diverse figure a me conosciute. E noto Aedan, di fianco a quella…ninfa da due soldi.
Non so perché. Non so come. Non so spiegare bene il motivo. Ma prima che possa rendermene conto ho già sfoderato la bacchetta anche io.
<<Stupeficium>>, lancio l’incantesimo verso Aedan che viene allontanato pesantemente dalla Versten, lasciandola del tutto fra le grinfie di Tom, con mio sommo piacere fra l’altro.
Aedan è confuso, stordito, si solleva, fissandomi.
<<E’ l’ora della resa dei conti, Aedan>>, avanzo, continuando a guardarlo, dimenticandomi di tutto il resto. Ho promesso. Niente coinvolgimenti personali.
Lui si rialza, bacchetta alla mano, e occhi di ghiaccio che ti squarciano l’anima.
<<Ti stavo aspettando, Scarlett.>>
28/06/2008
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Ormai l'ho imparato: quando il tuo caposcuola chiama, tu non puoi fare altro che accorrere senza fiatare. E' per questo che sto trotterellando al fianco di Tom dopo che lui si è semplicemente voltato verso di me; so leggere il suo sguardo, so esattamente quando vuole che io vada da lui. Succede spesso, ultimamente, e non posso dire che sia esattamente un piacere visto che il più delle volte i compiti che mi assegna si rivelano piuttosto sgradevoli.
« Allora, mia cara. Hai paura di usare la bacchetta? » sibila facendomi largo in mezzo alla folla, che al suo passaggio automaticamente si apre in due ali e lascia il corridoio sgombro.
« No. » certo che no! Alzo gli occhi al cielo, cercando di trattenere il mio tono seccato.
« No, è vero. Ce l’hai già dimostrato. » snuda i canini in un sorriso crudele : gli piace ricordarmi con insistenza quasi insopportabile della fine che ho fatto a fare a Medea Diamond. Dopo averlo raccontato a tutti, è ancora più contento di sbandierarmi in giro come il suo piccolo trofeo malvagio. « Allora non sarà un problema uccidere qualcuno dei tuoi compagni, vero? » ghigna ancor più evidentemente.
« Cosa? » entriamo nella sala comune di Serpeverde, catturando gli sguardi di tutti i presenti.
« Non vestirti troppo elegante, alla festa di fine anno. » non risponde alla mia domanda, limitandosi a scomparire oltre la porta del dormitorio maschile, lasciandomi sola nel bel mezzo della Sala Comune.
~ la sera del ballo
Altissima e magra come un chiodo, Ashleigh si infila uno spumoso vestito rosa cipria, il bustino stretto sul corpo praticamente invisibile che poi si apre in una gonna tutta pizzi. Si guarda nello specchio, agitandosi per fare oscillare il vestito troppo ampio.
« Vorresti duellare con quello?! » chiede Catherine, impegnata a lucidare le sue scarpette verde bottiglia. Ash la fulmina e ricomincia a sistemare gli strati voluminosi di stoffa ; sembra una meringa gigante, ma se glielo dicessi mi sbudellerebbe. Mi lascio cadere sul letto, affondando la testa nel cuscino di una delle compagne di stanza della mia nuova alleata ; la nostra camera è diventato il regno della Blackster e della Lywelyn, che già da quattro giorni ci circuiscono per convincerci a lasciare loro campo libero - e non ce lo siamo fatte ripetere due volte. Solo Amber è stata abbastanza audace da rimanere in loro compagnia, e non la invidio affatto.
« tesoro, Cate ha ragione. Immagina i rami che strappano la stoffa.. » mormoro sfregandomi gli occhi. Il mio vestito di un bel viola lucido giace ai piedi del letto; non ho voglia di infilarmi il bustino né le calze, né l’insieme di prezioso tessuto che ho accuratamente scelto per questa festa. Né di correre nel bosco con i tacchi che affondano nel fango ad ogni passo, e rischiare di essere trucidata da qualche reginetta dal cuore d’oro con i boccoli biondi.
« V, non è il caso di sbrigarti ? » mi sollevo a fatica, mentre Ash si sistema i capelli agitando a tutta birra la bacchetta per fissarli in uno chignon sin troppo intricato per i miei gusti. Sistemo la gonna del vestito, stringendo la gonna attorno ai miei fianchi – ancora più magri del solito, esclusivamente per mettermi questo dannazione di abito elegante.
« A, non è il caso di mollare uno dei tre cavalieri a cui hai detto di sì ? » le faccio notare con poca cortesia. Lei ride e ci saluta con la manina prima di uscire dalla stanza, sibilando qualcosa che suona come ‘ci vediamo dopo’.
***
« Jeff? Non vorrai dire che ... »
« sì, la sta sfidando ora. » mi mormora il mio cavaliere nell’orecchio. Lo stringo abbastanza da poter alzare lo sguardo oltre la sua spalla, mentre balliamo lentamente, e osservare il viso pallido di Julia Versten, che si trattiene dal dare uno spintone a Tom Riddle e corre via, verso una direzione che non intuisco visto che Jeff mi dà un colpo e sono costretta a riprendere a girare.
Giro. E vedo i professori che chiacchierano e ogni tanto muovono la testa a tempo.
Giro. Lywelyn e Norwood che si scambiano occhiatine piene d’amore mentre lui le pesta i piedi ballando. Me lo ricordavo come un uomo pieno di grazia, certo che la baldracca gli fa proprio male.
Giro. La porta della Sala Grande spalancata, e la sagoma di Lenore che scivola fuori.
« Jeff? »
« ti prego. Fai finta di niente, altri cinque minuti. » preme ancor più forte contro le mie costole, tuffando il viso nei miei capelli strapieni di incantesimi perché rimangano in ordine. Non ribatto, limitandomi a risistemare le mani sulle sue spalle.
Giro.
« Non parliamone ora. » sussurro appena. Ma ho già una vaga idea di cosa finirà per dire. E non voglio sentirlo.
come closer and see
see into the trees
find the girl, if you can
I rami trapassavano la pelle pallida di Violet senza lacerare la carne, ma lasciando segni rossastri sulle guance, sulle braccia nude e sulle mani, ostinatamente serrate attorno agli strati di prezioso tessuto color ametista, come a proteggere l’abito che ne fasciava il corpo minuto.
Camminavano in silenzio attraverso l’oscurità, resa densa dalla sottile ansia che componeva una ragnatela tra i membri del drappello, nemmeno lontanamente in grado di distinguersi a vicenda se non nei rari tratti in cui la luna bagnava di riflessi lividi le loro tenute troppo eleganti per avanzare agevolmente.
Non rimaneva più niente della frivola allegria dietro la quale si erano mascherati fino a pochi minuti prima. Nessun cavaliere porgeva più la mano alla sua damigella infiorettata per l’occasione, troppo occupato a trattenere i propri gemiti quando un fruscio sospetto proiettava su di loro ombre ancor più scure della notte.
Un cerchio di luce bianca accolse le loro figure sconvolte, che si posero quasi automaticamente in circolo attorno a Tom Riddle, il cui ghigno era ancor più accentuato dalle ombre sinistre che ne scolpivano il volto.
« Violet? » scandì una voce tremula poco lontano da lei, precedendo di qualche istante la mano ruvida che si posò sull’epidermide candida e nuda delle spalle. La ragazza soffocò a stento un grido, mentre le dita ancora non ben identificate scivolavano lentamente tra i boccoli ordinati e resi quasi neri dalla luce incolore. Nemmeno nelle sue previsioni più terrificanti avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata a non distinguere il tocco affettuoso di Jeff, troppo concentrata a reprimere le morse di terrore distillato che le stringevano lo stomaco. Riddle e Lenore si muovevano lentamente in circolo, fermandosi presso ognuna delle altre figure che si erano sistemate in pose statiche e immutate già da qualche momento, come se lo spiazzo, su cui si tendevano i rami neri di piante secolari, avesse avuto qualche potere magico che li rendeva improvvisamente incapaci di rifuggire la luce. Probabilmente la manciata di orrendi traditori del loro sangue avrebbe fatto la sua comparsa ben presto, non meno spaventata di loro, ma certo più agguerrita. Almeno più agguerrita di Violet, tremebonda e congelata, quasi incapace di reggere la bacchetta di nocciolo che avrebbe dovuto costituire la sua arma e la sua salvezza.
« Ci spostiamo verso il bosco, ci nascondiamo al buio ed aspettiamo. » sibilò la voce profonda di Lenore, seminascosta dal cappuccio del lungo mantello, il cui tessuto opaco era lo stesso, probabilmente velluto, che venne fatto scivolare tra le mani della contessina. Un mantello per sé, per coprirla e per occultarne ancor di più la figura finché gli altri non si sarebbero palesati.
« d’ora in poi, ognuno per sé. buona fortuna. » era quasi grottesco che l’unica amica di Tom Riddle, passandole attraverso con il suo sguardo di ghiaccio, le augurasse di uscire vincitrice da uno sciocco duello, in cui ognuno di loro si sarebbe giocato qualcosa che non era molto distante dalla stessa vita.
La mano di Jefferson strinse il suo braccio e la trascinò verso l’intrico di rami che si delineava poco oltre; non poté che lasciarsi condurre, mentre con lo sguardo cercava di memorizzare i punti in cui gli altri erano spariti nel nero. Poco dopo essersi fermata, sentì la consistenza di un grosso tronco sulla schiena, dove era stata appoggiata con delicatezza dallo stesso che le aveva posato le labbra calde sul collo, proprio sotto l’orecchio. Il peso del ragazzo si posò contro di lei; un modo come un altro, uno piuttosto piacevole per la precisione, per ingannare la nervosa attesa.
« Vi, vorrei che fossimo.. » soffocò le sue parole con un bacio, sfiorandogli con delicatezza i capelli. Era l’unico modo per non permettergli di notare il suo sguardo vacuo: molto probabilmente, la stessa scenetta ai limiti del decente si stava consumando qualche albero più in là. Edward e la Lywelyn.
Non ebbe molto tempo per pensare al fatto che l’altro non pensava più minimamente a loro due; il rumore lieve eppure perfettamente chiaro dei passi sulle foglie e di frasi sommesse costrinse tutti a ritornare violentemente alla realtà.
I hear her voice and start to run
into the trees
Ammetto di non riuscire a ricordare quali fasi mi hanno portato a dare la caccia alla bionda e terrorizzata Jillian McKanzie, che corre nascondendosi tra gli alberi con troppa foga per rendersi conto che sta coprendo un percorso perfettamente circolare. Mi ritrovo a fiutare l’aria, quasi come un segugio e non una strega; non riesco più a distinguere la sua figuretta luminosa e questo mi preoccupa un po’. Non vorrei mai che mi spuntasse alle spalle, e la bacchetta mi scivolasse definitivamente di mano; non mi sono mai sudati i palmi quando ero nervosa, ma questa notte sembra avere intenzione di ribaltare tutto ciò che è stato sinora.
Sto immobile, con la schiena appoggiata ad un tronco; tento persino di non respirare, pur di evitare di fare rumore. Ogni suono, così come ogni zaffata di profumo di fiori, mi potrebbe servire per identificarla. Ho lasciato la radura al suo seguito, con alle mie spalle le luci e le esplosioni di un combattimento multiplo ; Julia Versten ha tentato di ammazzare Riddle e per un pelo non ha beccato me.
« allora, violet, hai finito di rifarti il trucco? » la vocina zuccherosa di McKanzie che cerca di fare la dura mi giunge alle orecchie come manna dal cielo. Mi volto verso di lei con uno scatto secco, allungando il braccio e pronunciando il primo incantesimo che mi viene in mente. Vedo solo la scia azzurra che traccia nell’aria, e che si dissolve con un piccolo botto a mezzo metro dalla schiena della mia avversaria. Peccato. E’ già la quinta o sesta volta che la manco, sebbene entrambe portiamo i segni degli incanti andati a segno. Risponde esibendo anche un’espressione feroce, vagamente grottesca, ma in compenso sento la stoffa e la pelle che si lacerano appena sotto le costole. Dannazione.
Tremo appena, e riprendo ad inseguirla. Ignorando il dolore lancinante che mi ha provocato la sgualdrinella. Lei e il suo maledetto ragazzo dai capelli rossi. Un’altra scarica di scintille. Inciampa, ma si rialza e ricomincia a correre. Devo dire che sono un po’ stufa di questo stupido gioco, e che oltretutto stiamo tornando verso la radura; vedo tra i rami la luce e sento le urla dei combattenti.
Jillian scompare tra due grossi alberi, tuffandosi nel riflesso verdognolo di quello che mi auguro non sia un Avada. La inseguo, sfidando la sorte e i lampi di luce.
suddenly I stop, but I know it's too late
i'm lost in a forest
all alone
Luce viola, per la precisione. Rimango in piedi per qualche istante, del tutto concentrata sul battito del mio cuore che rallenta, e la sensazione spiacevole del sangue che smette di fluire. Sono del tutto consapevole di quello che sta succedendo. Del terreno e l’erba alta su cui cado pesantemente, tracciando un arco nell’aria.
« Antonin .. »
Mi rendo conto che è stato lui. Per sbaglio, mi auguro. Mi rendo conto che le forze mi abbandonano insieme al respiro. Chiudo gli occhi. Per sempre.
13/05/2008
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« non c'è niente da ridere. » rimbecco secca due delle mie ragazze, che in fondo alla stanza delle necessità continuano a singhiozzare per soffocare la loro ilarità. Il motivo di tanto divertimento è chiaro a tutti: neppure io, in situazioni normali, riuscirei a stare seria davanti a Eugene Pennington rosso come una lampada giapponese che tenta di non rifuggere il contatto fisico con Isabel, alla disperata ricerca della sua mano. Il poverino è alla sua prima relazione, e si è beccato pure la piccola geisha della situazione. Guarda ostinatamente verso di me al posto di badare a lei, rimarcando con l'espressione da orso ferito che le mie parole gli salveranno la vita, almeno per mezz'ora.
Poco più in là, altrettanto smarriti, siedono i nuovi acquisti: Opal Worthington che stringe le mani una contro l'altra, probabilmente per evitare di far esplodere qualcosa mentre sbava copiosamente su Milo Ashmore, del tutto assorto ad osservare la stanza che non ha mai visto prima e che sembra aver fatto breccia nel suo immaginario. A completare l'allegro terzetto di nuove leve che mi aspettavo di incontrare, Damian Denholm, grifondoro del sesto anno che Julia ha preso sotto la sua ala protettiva. E, a proposito di miss Versten e dei suoi amici, possiamo notare alla mia destra uno splendido esemplare di vitellone dall'occhio luccicante, anche conosciuto come Aedan Lywelyn Innamorato. Il farfallone è tutto preso a lanciare sguardi mielosi alla mia amica, seduta al mio fianco e tutta presa dalla compilazione del diario di bordo.
Ripasso tutti i volti di coloro che sono seduti qui davanti e pendono dalle mie labbra: ragazzi pieni di speranze, con progetti idee e piani. Tutti messi in pericolo da me. Lanciati a occhi bendati tra le grinfie di un pazzo furioso. « ho fatto un guaio, ragazzi. » esordisco con gli occhi che già mi si riempiono di nuovo di lacrime; probabilmente sembrerà che stia andando ad un funerale, ed in effetti il mio si profila non più così distante. « Riddle mi ha letto nel pensiero ed ha scoperto il Club. » ancora mi chiedo come faccia ad essere stata così idiota; a lasciarmi pescare nella testa senza neppure pensare che Tom non si limava di certo le unghie come Elizabeth Hale, durante la riunione dei Caposcuola.
Meriterei d'essere appesa per le orecchie alla torre di Londra, per questo. Per la delusione e lo sconcerto che si dipingono sulle facce degli altri membri del club, una serie di sguardi vacui improvvisamente concentrati su di me. Lo so, sono stata una cretina. Tanto vale farla finita e dirla tutta; sento la mano di Sebastian che mi sfiora le scapole, per poi appoggiarsi oltre la mia schiena, sulla spalla opposta. E' che lui sa, lui c'era; è successo tutto sotto i suoi occhi, anche se nessuno ha passato in rassegna i meandri del suo cervello. Prendo un respiro profondo, socchiudo gli occhi. « non so cosa ci possa succedere. quel che è certo, è che tutto quello che abbiamo imparato ora potrebbe servirci. » le fatine di Corvonero avvicinano le teste ed iniziano a sussurrare, primo cenno di vita da interi minuti a questa parte. « dobbiamo stare uniti, ora più che mai. non andate mai in giro da soli. mai e poi mai senza bacchetta. occhi aperti, mano pronta. » nessuno sembra prendere di buon grado questi ordini: ho fatto un macello, lo sapevo. Ho messo nei guai tante persone da formare una classe scolastica. Mi sento di nuovo le lacrime che premono contro le palpebre, come la notte dello scontro con Lenore. Il vocio sommesso si fa gradualmente più forte; parlano tra loro, commentano, cominciano già ad organizzarsi. Mi auguro solo che nessuno finisca male per colpa mia: sarebbe una cosa che non riuscirei mai a perdonarmi.
***
un paio di giorni dopo.
« su, julia! tieni dritta quella schiena! » sua divinità si è messa a prendere lezioni di duello dalla sottoscritta; agito la bacchetta e la colpisco con uno sbaffo di fumo in faccia. « vedi? se non stai attenta, ti frego con un attacco diretto! » so che probabilmente ora mi beccherò uno schiantesimo nello stomaco, ma dobbiamo essere perfetti - lei, soprattutto. Le pareti della Stanza delle Necessità sono sgombre e coperte di grossi materassi, come se fossero insonorizzate, ma serve semplicemente per evitare che ci spezziamo le ossa in atterraggi fatti male. Io e la mia migliore amica ci muoviamo lentamente, disegnando un circolo a terra con i nostri passi, mentre leviamo la bacchetta davanti alla faccia, pronte ad attaccare. sento chiaramente il suo polso che fa un piccolo schiocco e, senza neppure pensarci, mi accovaccio, evitando per un pelo che una palla di luce bluastra che mi avrebbe trasformata in un lampone vivente.
« ma come fai! » esclama alzando le mani, dopo che per l'ennesima volta ho sventato il suo attacco.
« riflessi; ci sono abituata. » mi stringo nelle spalle, facendo ruotare distrattamente la mia arma tra le dita. « attenta ad ogni movimento. ogni rumore. non c'è niente attorno, solo tu e il tuo avversario. » non la vedo molto convinta. « e gli incantesimi, ovviamente. » aggiungo sollevando gli occhi al cielo. Lei si risistema, io faccio un respiro profondo. Se si concentrasse di più, farebbe a fettine me e tutti quelli che provano a sfidarla. Mi concentro sul fruscio dei suoi vestiti; forse basterebbe solo un tremito della sua palpebra per farmi capire che sta per respingere correttamente il mio attacco.
« ooooh! » subdola. Si è accorta che stavo per attaccare e mi ha fatto fare un volo di tre metri all'indietro; questa donna ha capito tutto della vita. « infida! » esclamo rialzandomi, e già applaudendo. Finalmente è arrivata a concentrarsi nel modo giusto; cioè abbastanza da percepire le intenzioni ancor prima che lo stesso avversario si sia reso conto di averle pensate. Questa donna è pronta per sfidarsi con chi vuole. Riddle compreso.
***
Adoro il bel tempo. Il sole, il caldo che brucia la pelle anche attraverso i rami. Certo, ben diverso da notti buie e cime tempestose, ma questa è la vita reale, non una delle mie opere. Sto a pancia in giù con i gomiti piantati nell'erba e il taccuino blu ( fresco di acquisto ) aperto d'avanti. Al mio fianco, con la testa appoggiata sul maglione buttato sull'erba, sonnecchia Sebastian, con la bocca semiaperta ed una mano infilata sotto l'orlo della mia camicia; mi sfiora il bacino con la punta delle dita, ed è l'unico segno di vita che dà. Momenti di beatitudine. Abbiamo rinunciato a studiare per stare insieme, almeno un pomeriggio prima che gli esami ci riducano in fin di vita.
« Georgiana? » rotola su un fianco e socchiude un occhio, guardandomi di soppiatto e ritirando la mano dalla mia schiena.
« Mh? » alzo appena la testa, rivolgendogli uno sguardo annoiato; lui sorride e mi si tuffa addosso, baciandomi come se non lo facesse da tre anni.
« Vieni al ballo con me. » l'ha detto. L'ha detto. Scoppio a ridere e lascio che mi strappi di mano il taccuino, facendomi poi affondare la testa nell'erba.
« Contaci. »
04/05/2008
Qui la situazione si sta facendo più piacevole del previsto; è la frase con cui ho iniziato la lettera per Valentie, e quella che mi ronza in testa da un paio di giorni, da quando - per lo meno, non sono così tanto isolata. Che poi, essendo ancora al sesto anno, non devo preoccuparmi di nessun esame per cui recuperare ancor più frettolosamente di quanto io già stia facendo, il programma che ho perso per via del trasferimento. Me ne sto seduta su una delle poltrone della sala comune, e tra le pagine del libro che sto leggendo, "Il giovane fabbricante di pozioni", c'è questo biglietto ben fatto, che recita in una calligrafia rotonda e un poco insicura, l'invito al Lumaclub. Qualcuno m'avesse spiegato cosa sia, poi, il Lumaclub. Il biglietto si è materializzato con un piccolo mazzetto di fiori - che ho lasciato sul tavolino accanto a me. In realtà questa precisione mi ha un po' insospettito, o inquietato, nel caso in cui qualcuno sapesse sempre dove mi trovo.
« Tutto bene? », la bella voce di una ragazza bionda, boccolosa, irrompe nel silenzio interrotto solo dal grattare delle piume di alcuni studenti del quinto, seduti più in la, impegnati a stilare i loro temi.
« Oh, ciao Audrey ..tutto a posto, zì, se non fosse per mazzi di fiori e biglietti che si materializzano da un momento all'altro! »
« Ti sei già fatta gli ammiratori, Leen? », domanda, con una vena d'ironia, e un sorrisetto che la esprime totalmente.
« Ich glaube nein.. cioè, qui parla di un certo Lumaclub, dici che dovrei preoccuparmi? », mi scosto con una mano i capelli dal viso, con uno sbuffo.
« Ma no! », ridacchia, placidamente « No no, Leen, il Lumaclub è ..il Club del professor Lumacorno! »
« Il club ..del professore? », non so che espressione abbia la mia faccia, ma devo essere abbastanza sconcertata. Cos'è, qui invece di accalappiarti ti invitano ad un club? ..in questo il professor Ebersbacher aveva più stile e senso romantico, devo dire. E devo dire che era anche un tantino più giovane, coff. Ok, una volta con un professore mi è bastata: capitolo chiuso, benintesi, niente più professori, nemmeno quelli che mi mandano dei fiori.
« Sì ..è solito invitare le persone con una certa popolarità, discendenza o famiglia, insomma, quelli che si distinguono. », Ah, ok, mein Gott. Sono più tranquilla. « Ma fidati, forse è meglio che tu non ci vada, quel posto sta diventando il secondo quartier generale dei Serpeverde, e poi Lumacorno è un tale lumacone.. »
« Wie bitte? » quel suo 'lumacone' mi fa sorridere, anche se non so cosa significhi. E' strano, pronunciato in quel modo.
« Ehm, scusa ..lascia perdere, tu non fidarti troppo di quel club, siamo intesi? », adduce, portandosi un attimo la mano alle labbra come se volesse nascondere il fatto di non essersi fatta capire anche se per un solo attimo.
« Intesi, Audrey ..grazie! »
« Di niente ..ora scusa, ho una cosa da fare. Ci vediamo dopo, ochei? », con un occhiolino, si allontana, con i suoi boccoli ondeggianti ai lati del viso.
« Jawohl. », ho solo il tempo di rispondere.
***
Alla fine, ho seguito il consiglio di Audrey; non sono andata alla riunione del fantomatico Lumaclub, e in realtà non ho intenzione di andarci, nè ora, nè mai. Solo perchè, poi, sono la figlia di un professore della Durmstrang o chissà per quale altro motivo - io credo il primo, comunque; non sarebbe una sorpresa scoprire che i professori sanno, dal primo all'ultimo, che Philipp Krauz Neumann, duro e severo professore di DCLAO della fredda Durmstrang, ha mandato qui la sua figlioletta prediletta con tanto di raccomandazione. Chissà poi, che impressione si devono essere fatti di me - come se alla fine me ne importasse veramente qualcosa.
Seduta sugli spalti dello stadio, osservo il campo vuoto; non mi è mai piaciuto giocare, però osservare sì. Alexander è cercatore della squadra della nostra casa, a Durmstrang, ed io e Valentie assistiamo alle sue partite dal primo anno. Purtroppo, ora lei dovrà farlo da sola, senza di me. A volte vorrei riuscire a volare io, in quel modo, senonchè ho una schifosa paura di togliere i piedi da terra. Un fischio mi distrae, lasciando sparire l'immagine perfetta che mi ero creata nella mia testa, i giocatori di Durmstrang, accanto a me la mia migliore amica. Tutto sparito, scomparso, come quel piccolo sogno ad occhi aperti che è, in realtà.
« Ehi, mangia-krauti. », Garet Haslett; unico studente di una casa che non sia Corvonero che sto frequentando più o meno giornalmente, tanto perchè è una delle prime persone a cui ho rivolto la parola e uno dei pochi che non si diverte a parlarmi alle spalle. Sale gli spalti, nella sua linda tuta da Quidditch, sfoderando un sorriso sghembo.
« Giochi a Quidditch? », domando, seguendolo avvicinarsi.
« Ohssì, Battitore ..e tu, hai mai giocato? », si ferma accanto a me, senza sedersi, trattenendo la sua scopa nella mano destra e la mazza per respingere i Bolidi nella sinistra.
« Io non so nemmeno salire su una scopa! », esclamo, scuotendo appena il capo con un sorrisetto; avrò tutta la fiducia in me stessa di questo mondo, ma l'unica cosa che ho sempre voluto senza risultati, è stato imparare a volare.
« Non mi dire che hai paura. », ribatte lui, arcuando appena le sopracciglia, scettico.
« Ochei, non te lo dico. », gli rivolgo un piccolo sorriso, divertito, senza rispondere altrimenti.
« Mi deludi, biondina! »
« Quand'è che comincerai a chiamarmi con il mio nome di battesimo? » domando, alzando appena gli occhi al cielo. Lui ridacchia appena, senza rispondere; alcune volte è così timido che mi riesce difficile anche solo parlarci - quando mi ha mostrato il castello, per esempio; sono riuscita ad estorcergli qualche parola in croce. Altre volte invece, come oggi, sembra essere molto più pimpante del suo solito. Non riuscirò a capirlo mai del tutto, credo.
« Cos'è, un incantesimo, quello degli occhi? », fa dopo avermi squadrato il volto a lungo.
« Ohw ..nein, nein », accidenti, ho dimenticato la lente. « No sono ..sono così. Metto una lente al sinistro, per nascondere che è verde ..ma no, sono così. », da piccola mi stufavano parecchio i commenti delle persone sui miei occhi, "ma tu hai un occhio verde ed uno azzurro!", perciò ho deciso di applicare giornalmente quella lente azzurra per nascondere la bicromia: solo che oggi me la sono dimenticata.
« Non dovresti farlo. », mi redarguisce Garet, con un cipiglio leggermente inseverito. Poi si apre nuovamente in un sorriso, piacevole. « Per me, sono bellissimi. »
***
Sulla pista del Club dei Duellanti; Georgiana Harrington, di fronte a me, le bacchette alle mani e una lieve adrenalina che mi percorre fino alle dita, con cui stringo la bacchetta, impaziente di cominciare. Georgiana è una delle migliori duellanti che io abbia mai visto, e lo sfidarla mi entusiasma parecchio, anche perchè è da quando sono partita che non faccio qualche incantesimo come si deve, come dico io. « Saluto! », esclama Jason Jensen. Faccio scattare delicatamente la bacchetta davanti al viso, così come la Caposcuola, il cui sguardo deciso e tenace deve essere, più o meno, lo specchio del mio: ne sarà valsa la pena, nonostante l'esito.
« Conjunctivitus! », esclama, puntandomi la bacchetta contro. E' rapida, e precisa: ma è per questo che ho studiato tanto con il professore Ebersbacher - anche studiato tanto, gli incantesimi non verbali. Protego, creo con la bacchetta uno scudo davanti a me che devia il colpo di Georgiana: questa ha un piccolo lampo, negli occhi, dato dalla consapevolezza della mia abilità. Dominusterra, velocemente dalla mia bacchetta schizza via un getto di luce veloce e preciso che va a colpire la pedana, senza danno: solo dopo qualche secondo il terreno comincia a tremare, segno che il mio incantesimo è andato a buon fine, quando le scosse si fanno più potenti. Qualche studente spettatore, oltre la pedana, perde l'equilibrio. Invece Georgiana ha i piedi ben piantati a terra, contro le mie previsioni, e casta un Finite Incantatem potente che fa cessare il terremoto. « Expelliarmus! » casta, mentre un getto di luce schizza prepotentemente verso la mia bacchetta, ad una velocità che mi prende quasi di sorpresa, e solo per un pelo riesco ad ergere un nuovo scudo capace di respingere anche quell'incantesimo. E' arrivato il momento di fermarla: Languelingua, se l'incanto dovesse andare a buon fine la sua lingua si attaccherebbe il palato e lei non sarebbe più capace di parlare, e quindi di castare un incantesimo, e io potrei facilmente vincerla. « Defendo! » anche lei però, riesce a deviare il mio incantesimo all'ultimo con una difesa notevole, e il mio digrignare i denti è già una distrazione che non dovevo permettermi, visto che castando un Waddiwasi notevole, lei riesce finalmente a mandarmi al tappeto. Cado a terra, perdendo di mano la bacchetta. Oltre la pedana qualcuno applaude, Jason fa un cenno del capo a Georgiana e lei, con soddisfazione, mi si avvicina di qualche passo, porgendomi poi la mano, con un sorriso amichevole. « Ottima tattica, Leen. » si complimenta, docile - in duello sembra tutt'un'altra persona, invitandomi ad alzarmi. Con un sorriso soddisfatto, le stringo la mano: come ho detto, ne valeva la pena.
26/04/2008
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« allora, qualcuno di voi è mai riuscito a far prendere una forma corporea al proprio patronus? » diverse mani si alzano, anche se ho i miei dubbi che alcuni di loro dicano la verità al riguardo. Vedo una fila di bacchette già schierate di fronte a me: sapevo che quest’incontro avrebbe riscosso successo. Jillian si affretta ad infilarsi nella riga ordinata, abbandonando la sua postazione al mio fianco.
« concentrazione, e un pensiero felice. » abbasso lo sguardo dopo aver ripetuto per l’ennesima volta le istruzioni, in modo da poter trovare la concentrazione necessaria per dare una dimostrazione. Ripenso per un istante al serraglio, alla mia cameretta, a casa. La mia bacchetta compie un mezzo giro nell’aria, « expecto patronum! » e diffonde un bagliore argenteo, che poi scivola verso il pavimento e spiega le ali nella forma di un cigno. Il mio Patrono plana e poi si solleva nell’aria, scomparendo dopo aver svolazzato un po’ in giro, seguito da un coro di “ooh” d’apprezzamento. Ci ho messo una vita a riuscire a farlo; non è facile, e non tutti gli adulti sono capaci di utilizzarlo – anzi, sarebbe divertente vedere quanti insegnanti sanno castarlo correttamente al primo colpo. Faccio un cenno agli altri, per suggerire agli altri che l’hanno già imparato di sfoderare il coraggio e farci vedere cosa sanno fare.
Jillian McKanzie è già diventata tutta rossa, e borbotta qualcosa che potrebbe essere “expecto patronum” come qualsiasi altra cosa. Fa un passo in avanti, scrutandoci tutti prima di iniziare. Io mi siedo su uno di pouf, dandomi la possibilità di scrutare le facce estasiate degli altri. La mia assistente scandisce la formula e strizza gli occhi, senza vedere così un grosso gatto dalla coda ancor più lunga e pelosa della norma. « un gatto delle Ande! » commenta tutta orgogliosa, tornando al suo colorito normale mentre il gatto si aggira per la stanza e scompare mentre salta su una poltroncina. Sono molto, molto soddisfatta. Dopo pochi momenti, si aggira per la stanza anche la grossa tigre di Julia, e tutti i presenti ruotano mantenendosi a distanza di sicurezza dal felino.
Cominciano ad apparire sbuffi argentati e zampe, ali e nuvolette. Mi avvicino a Eugene, fermandogli il polso mentre si agita per dissolvere la nebbiolina che lo circonda.
« forza! » mi lancia uno dei suoi sguardi da orso bruno, ritirando la mano. Faccio un passo indietro per lasciargli lo spazio di agire ed aspetto di vedere un altro tentativo. Anche se, finché lui non ci crederà, non funzionerà affatto. Tra me e lui passa Isabel Sittenfeld, che insegue uno scoiattolo d’argento ridendo come una pazza. Ed Eugene fa qualcosa di simile ad un sorriso, prima di far comparire un bel procione che inizia a sfregarsi il capo. Gongolo, prima di passare al prossimo caso disperato.
Julia è scappata nonappena è finita la riunione. E di sicuro c’entra Aedan Lywelyn, mr. Campione-Di-Quidditch. Sono scettica, molto scettica. Perplessa riguardo al futuro di una relazione e alle intenzioni del mio cmpagno di casa. Un rumore alle mie spalle mi costringe involontariamente a voltarmi e a vedere Sebastian che si accoccola su una montagna di cuscini, rimasta lì dalle prove – fallite – di insegnare un Incanto Respingente. Scrollo la mia bacchetta, lasciandone uscire uno spruzzo rosa confetto, e mi dirigo verso di lui.
E’ bello, e malizioso, e sa di piacermi almeno quanto io piaccio a lui. Mi accovaccio, per poi lasciarmi scivolare al suo fianco. Jules gongolerebbe; nessuno è mai riuscito a mettere insieme Seb ad una ragazza con il cervello, tanto per darle un primato di cui vantarsi. E nessuno è mai riuscito ad intortarmi in così breve tempo, devo dire.
Lui sorride, riversandomi addosso un fiume di ormoni.
« allora? Soddisfatta? » chiede con falso interesse, mantenendo lo sguardo fisso su di me mentre la sua mano scivola lentamente verso il mio fianco, dove approda dopo un tragitto relativamente breve.
« dovremmo riprovarci. Sono convinta che tutti ce la faranno. » non stacco lo sguardo, ma faccio in modo che le mi dita si intreccino con le sue, e pian piano il suo palmo si sposti sulla mia schiena. Basta una frazione di secondo perchè si renda conto che ... certo, questo è il modo migliore per concentrarmi sui M.A.G.O. ... concentrarmi su un mago! Sembra quasi ruggire mentre si avvicina, facendo pressione sulla mia colonna vertebrale con i polpastrelli.
« sono d’accordo. E poi, con un’insegnante d’eccellenza... » mi lascio scappare una risatina nervosa.
« già, hai ragione. »
« georgiana? »
« mmh? » si solleva dai cuscini, piegandosi su di me.
« ti va di uscire? » mi ritrovo supina, con il peso del suo corpo sulle costole e la sua bocca contro la mia.
Spero che la ronda non duri più di altri 10 minuti: sono sul punto di addormentarmi in corridoio, e probabilmente non mi accorgerei neppure di un gregge di pecore in transito. Manca ancora poco. Poggio la schiena ad una statua di una brutta strega dall’aria boriosa, abbassando per un momento la lanterna. Anche oggi ci siamo ammazzati di studio: si avvicina il test finale di incantesimi, e stranamente non riesco ad utilizzare non verbalmente gli incanti di ultimo livello. “E se non ci riesce Georgiana...” come direbbe Julia.
Il mio unico scopo nella vita, al momento, è passare i M.A.G.O., poi potrò andarmene felice per le strade del mondo. Faccio uno sforzo di volontà per mettermi in piedi e ripartire alla volta del dormitorio.
« e così tu saresti il piccolo genio. » una voce sibilante mi pugnala in mezzo alle scapole. Mi volto; anche nella luce debole è facile riconoscere la serpeverde amica di Riddle, la velenosa Lenore Swart. Fa sventolare teatralmente il mantello della divisa, e la bacchetta scatta in avanti, puntata dritta sul mio viso. La fisso con palese terrore; quella ragazza è una fuori di testa conclamata, ed un’ottima strega. Stringo la mia fidata bacchetta sotto il mantello.
« e sei quella che spreca tempo proteggendo ... » il club. Mi balena con forza l’idea che ci abbiano scoperti. « ...quei disgustosi, sudici mezzosangue. » sono di ghiaccio. Come se la magia mi fosse volata via. Con una leggera pressione faccio in modo che la bacchetta mi cada in pugno, per quanto inutilmente.
« dunque? » ribatto con calma artica, anche se sto per morire. Non ho salutato Cheslav. Non ho consegnato i miei taccuini alla posterità. Non ho preso i M.A.G.O. Tremo nel buio denso, di colpo assorbito da un raggio di luce giallastra; un preavviso che si scontra sulla statua dietro di me, che inizia a corrodersi sin troppo rapidamente.
Lenore scuote i boccoli scuri, mascherando per qualche istante il ghigno malvagio che le deforma il viso. Il mio polso sembra costretto verso il basso da un peso di dieci chili; riesco a fatica a disegnare un 8 nell’aria e spararle addosso una pioggia di faville argentate, dall’aspetto tanto suggestivo quanto ne è pericoloso l’effetto. Faccio tre passi verso le scale mentre keu su spegne di dosso le fiammelle biancastre, e con la manica ancora illuminata mi fa schizzare contro il corrimano di pietra massiccia, su cui sbatto con violenza. Il silenzio tra di noi è perfetto, ma soffocato dal rumore dei nostri corpi e dei movimenti sgraziati. Mi rialzo a fatica e lancio la prima fattura che mi viene in mente. Impedimenta. Scappo appena i suoi gesti si rallentano, evitando di incespicare nei gradini per pura fortuna.
Il club è stato scoperto. Un trapano che mi ripete questo sospetto ad ogni passo. Devo parlare con Julia. Devo scoprire cos’è successo.
20/04/2008
« Complimenti, Georgiana. »
Hogwarts non è mai stato un posto, per me, degno di una qualsiasi nota, che di merito o meno. Questa scuola mi è indifferente come tutto ciò che la riguarda - e sì, mio fratello Dorian ha ragione, parlo proprio come mio padre. Parlo proprio come un'innamorata della mia Durmstrang. E lasciarla - e costringermi a lasciarla, è stata davvero una cattiveria. Soprattutto ora che stavo per imparare a castare incantesimi non verbali molto più avanzati di quelli che ho imparato a controllare, soprattutto ora che io e il professor Ebersbacher ..beh, eravamo arrivati ad un punto abbastanza critico della nostra "relazione", se la vogliamo esattamente chiamare così. Di Hogwarts non mi sono mai interessata, sono arrivata qui con la convinzione di finire quest'ultimo anno e pochi mesi senza distrarmi, senza fermarmi, cercando di farmi pesare di meno il tempo che devo passare qui - cercando di lasciarlo scorrere più velocemente. Ma, ora, la mia attenzione è stata catturata da qualcosa di più divertente del il mio soggiorno obbligato: o almeno, da qualcosa che lo renderà estremamente più piacevole. Duellare è sempre stato, per me, più che un passatempo: e dire che a Durmstrang non abbiamo mai avuto l'idea di fondare questo ufficiale 'Club dei Duellanti', al massimo tra noi studenti ci si divertiva, in gruppi piccoli o ampliati, non abbiamo mai avuto bisogno dell'ufficializzazione. E la Caposcuola, sotto questo punto di vista, ora che sono lontana da Alexander o Valentie, sembra fare al caso mio.
Scivolo via, dopo aver lanciato uno sguardo al ragazzo che Georgiana ha mandato al tappeto in un colpo solo: è deluso, ma sembra del tutto consapevole, come se già si aspettasse la fine del suo coraggioso incontro, la fine con il culo per terra.
« Entschuldigu- ..ehm, Georgiana Harrington? » cerco di attirare la sua attenzione, dopo essermi avvicinata; spero, più che altro, di aver pronunciato per bene il suo nome, tanto per evitare di fare magre figure i miei primi giorni, con qualcuno della casa in cui sono stata smistata, d'altronde. Preferirei di gran lunga parlare tedesco, ma qui ho l'impressione che non mi capirebbero, perciò, tenendomi il mio ancora raccapricciante accento, devo abituarmi a parlare l'inglese - oppure condannarmi ad un esule silenzio.
« Si? » lei si volta, poco dopo. Per lo meno non posso rimproverare agli studenti di qui di essere scortesi.
« Ti ho vista duellare ..sei stata sorpr- sorprendente » maledette paroline complicate.
« Grazie! Sei la ragazza che hanno trasferito da Durmstrang, non è vero? »
« Jawohl, e devo ancora imparare a scandire bene i vostri vocaboli. »
« Capisco che dev'essere difficile abituarsi a parlare un'altra lingua così improvvisamente ..se hai bisogno di una mano, sono il tuo Caposcuola, vieni da me quando hai bisogno. » sorride. Oltre che una brava duellante, puo' vantarsi di essere la prima persona a starmi veramente a genio qui dentro.
« Una cosa, ci sarebbe ..che dici, me lo concedi un duello, un giorno di questi? »
***
Datemi pure della sentimentale, ma Durmstrang - e tutti quelli che le sue mura ora nasconde, mi mancano da morire; a partire da Alexander, Valentie, e il professor - non so ancora perchè mi costringo a chiamarlo professore, Ebersbacher. Le lettere settimanali con i primi due non mi bastano, il silenzio dell'oramai implicita rottura con il terzo tanto meno. Non che io lo amassi, chiariamoci - non che sia mai riuscita ad amare qualcuno veramente, ma lui è stato una provvidenziale, bellissima e altrettanto breve avventura che mi ha aperto gli occhi, allontanandomi dai ragazzini che ero solita frequentare prima di lui.
Qui, comunque, me la vedo grigia: oltre Georgiana non ho ancora rivolto parola a nessuno, e lo stare in silenzio così tanto, non avere qualcuno con cui parlare, qualcuno oltre me stessa, mi destabilizza leggermente. Qualcuno una volta mi ha detto che alla fine mi sarebbe successo: di fare i conti con me stessa, dico. Di dovermela cavare da sola, in un modo o nell'altro, di capire che nulla mi è dovuto, di dover sopportare l'idea che prima degli altri, sono io che devo conoscere me stessa. Beh, il suddetto qualcuno comunque poi è caduto accidentalmente dalla scopa durante il suo simpatico allenamento: perchè se c'è una persona che mi conosce più di tutti, sono io. E la maggiorparte della gente recepisce solamente il 20% di quello che sono, è da sempre stato così, da sempre credono di sapere, da sempre io glielo lascio credere - purchè non mi si dica che non conosco me stessa. Affido la mia pergamena per Val ad un barbagianni, in Guferia, e spero che batta abbastanza velocemente le ali, e spero che le mie notizie arrivino agli altri prima di stasera, e che prima di domani sera io abbia ricevuto la mia meritata risposta: questa piccionaia puzza, terribilmente, ma la vista che offre sul panorama scozzese è altrettanto terribilmente mozzafiato. Non so da quanto tempo sono affacciata, con il vento leggero che mi accarezza il viso, ma so di non essere sola quando, ad un certo punto, qualcuno mi tocca la spalla, appena. Colta di sorpresa, mi volto: non riconosco immediatamente Garet Haslett come il ragazzo che Georgiana ha messo al tappeto, ma tuttavia non mi ci vuole molto per ricordarlo, ancora scosso, bell'e disteso sul pavimento.
« Tutto bene? » domanda, cortese, ritraendo la mano dopo poco.
« Oh, ja ..ero un po' pensante »
« Pf, vuoi dire che eri un po' persa nei tuoi pensieri? » mi corregge, con l'accenno di una risata breve, placida.
« Naturlich » scuoto appena il capo; meglio che mi ci abitui.
« Tedesca, eh? » domanda, socchiudendo le labbra in un sorriso. Forse vuole mettermi più a mio agio: ammetto che ci sta riuscendo.
« Qualcuno ha studiato lingue, eh? » gli rispondo, con un accenno di sarcasmo.
« Voi mangia-krauti siete tutti così simpatici? » mi redarguisce, con un sorrisetto scettico.
« Dimmi, mister Waddiwasi, sei qui per mandare un gufo o per criticare le abitudini dei singoli gruppi etnici? » preso in contropiede - alleggerisce un po' il proprio sorriso, abbassando gli occhi, ma poco dopo torna a guardarmi, sprezzante.
« Mando un gufo ..vuoi che ti accompagni, dopo? Non vorrei ti perdessi.. »
« Oh, che pensiero gentile ..potrei accettare e darti la soddisfatta di guidare questo giro turistico per Hogwarts, ma ho da portarmi avanti con il programma ..che peccato, nevvero? » lo prendo in giro, prima di voltargli le spalle, con un sospiro, incominciando ad incamminarmi verso l'uscita: qualche passo, poi gli faccio un cenno a mezz'aria con la mano.
« ..darti la so-ddi-sfa-zio-ne, signorina, la soddisfazione! » mi corregge prima che possa uscire.
Sorrido tra me e me, ritornando al mio silenzio, con la meta implicita della sala comune: la situazione comincia a diventare un tantino più colorita, e non è male, come cosa.
04/04/2008
vi chiedo scusa, nell'ultimo periodo sono stata travolta dagli eventi della vita. pubblico quello che ho scritto con Georgiana e vi mando tanti baci, perché domani parto per Monaco. (L)
Primo grande ripasso pre M.A.G.O. La testa di Sebastian emerge appena sopra alla pila di appunti del sesto anno che ho tirato fuori dall'armadio in fondo alla camera, dove erano rimasti a prendere polvere per mesi e mesi. Abbiamo praticamente reso off-limits una parte della sala di lettura, diventata il quartier generale della nostra associazione di ripasso folle; neppure la bibliotecaria ha il coraggio di disturbare.
« Qualcuno sa qualcosa del Roboris? » alzo lo sguardo dal librone che ho davanti. Prendo la bacchetta, la agito per qualche istante, finché un foglio dei miei schemi non si trasforma in un aeroplanino e plana sopra la testa di Julia – che sta disperatametne tentando di trasformare una noce in un calice, e ad ogni errore dà un cazzotto a Seb, la cui spalla si è ormai spappolata. Angela, la compagna di stanza di Julia, segue l'aeroplanino con lo sguardo.
« FERMA. Quello non sarà mica .. »
« no, non è in programma. » ridacchio mentre i miei appunti planano sul tavolino davanti al caminetto. Le ultime due settimane di giugno saranno i giorni più tremendi della nostra vita finora. Ne sono convinta. E se non riuscirò a superare pozioni, non riuscirò neppure ad entrare all'Accademia Auror. Tra tre giorni avremo un test su tutto il programma di Pozioni degli ultimi due anni, e io ancora brancolo nel buio. Devo, devo prendere O.
« Ieri ho studiato sette ore. L'altroieri sette e mezzo! » si vanta Annette, scuotendo i capelli biondi in faccia al suo nuovo ragazzo, un tassorosso dall'aria inetta. Mi rituffo nel mio libro, sprofondando nella poltrona di velluto impolverato. I nomi e gli ingredienti mi scorrono sotto gli occhi senza rimanermi impressi nella mente per più di 10 secondi; un turbine di erbe e intrugli che sembra voler farmi addormentare.
« ARGH! » schizzo in piedi, traballando sulle gambe e voltandomi a destra e a sinistra per intuire la causa del mio brusco risveglio. E non appena lo identifico, mi precipito in quella direzione: Jason Jensen, seduto poco più in là, si sta contorcendo con una manica del maglione in fiamme. Dalla bacchetta di Julia scaturisce un getto d'acqua che spegne il falò.
« Ecco fatto! » aggiunge con tono soddisfatto.
« Scusate .. » mormora Jason « .. faccio un salto in infermeria .. a domani, Georgie! » mi saluta con la mano sana, mentre il braccio bruciacchiato pende sul fianco, evidentemente scottato fino al polso.
« Questi M.A.G.O. finiranno male. Molto male. » borbotto lasciandomi cadere sul divano su cui Jason stava cercando di sciogliere una candela senza accenderla – e, dico io, sarebbe stato sufficiente un qualsiasi Incanto Stufa.
« Ti vedo stanca... » dice Sebastian sedendosi al mio fianco, con un sorriso che mi uccide sul colpo. Da quando quel bifolco di Garet mi ha mollata, lui non fa altro che essere carino con me. E mi confonde. Non capisco perché, improvvisamente, io sia diventata una fonte di battaglie ormonali, quando non sono molto diversa dal ragno anoressico che ero al terzo. Non ero mai piaciuta ai ragazzi – e, in effetti, io non avevo mai dimostrato interesse alcuno. Adesso, Sebastian, noto adone e latin lover, litiga con uno dei suoi migliori amici, e poi ci prova evidentemente con me e ora, in questo momento, mi sta passando un braccio attorno alle spalle mentre si siede talmente vicino che posso sentire il suo respiro. Meglio di qualsiasi racconto dei miei taccuini.
« Un po'.. » faccio spallucce, cercando di trattenere rossore, tremiti e voglia di fuggire.
« vieni a bere un caffè? » mi chiede con tono fin troppo allusivo.
« devo prima finire qui. » rispondo scostandomi dal suo viso, per quanto sia possibile, visto che sono intrappolata tra le sue braccia.
« vuol dire che ci vedremo dopo la riunione dei Capiscuola. » sibila avvicinandosi di colpo. Ci siamo. Le sue intenzioni sono palesi. Pochi centimetri di rotazione mi permettono di sfiorargli appena l'angolo della bocca mentre deposita un bacio sulla mia guancia, contro le sue intenzioni. Non sono pronta; mi sento un crampo allo stomaco solo all'idea di avere già un altro uomo, ma quando ce ne sarà un altro .. beh, sarà Sebastian, credo.
***
Chissà se se lo ricorda: saranno stati due mesi fa, aveva detto “devo stare attento a non farti arrabbiare”, quando ho sfidato la psicopatica per conquistarmi il suo affetto. Il colorito di Garet Haslett si è consumato nello stesso istante con cui Jason Jensen, scrutandoci da sopra il suo registro, ha annunciato che per la sfida del giorno eravamo stati sorteggiati noi; e dire che gli avevo attribuito un temperamento degno del signor Darcy. Si sta rivelando una mezza calzetta, altroché.
« Caro Jason, come sta il tuo braccio? » chiedo al nostro presidente mentre mi sistemo i capelli in una coda, come faccio prima di ogni duello, stringendo un nastro blu oltremare. Garet si agita e confabula con i suoi compagnucci, quelli che si sbrodolavano sul mio nome ogni volta che li privavo del loro amico. Mi sento stranamente tranquilla; lui, invece, è un fascio di nervi. Non capisco cos'abbia da agitarsi: che la sua prode bacchetta Grifondoro non sia abbastanza? Sto diventando una Serpeverde. Arrossisco solo al pensiero di quanto cattiva stia diventando, e tutto per colpa di colui che quasi cade dalla pedana perché non ha stabilità nei piedi.
« è passato tutto .. su, sali. » scatto sulla pedana, flettendo le ginocchia e compiendo delle piccole rotazioni con il polso. Garet si fa sempre più pallido. Socchiudo gli occhi: è un avversario qualunque, posso batterlo con facilità, come farei con chiunque altro. Ce la posso fare.
« saluto. » scandisce Jason, e mi trovo automaticamente a far scattare la bacchetta davanti alla faccia, e poi a spostare il braccio sul fianco con un movimento secco. Il mio piede scivola all'indietro: stabile, vigile, pronta.
Ho tre secondi per elaborare una strategia in base a tutto ciò che mi ricordo delle sue tattiche.
« Waddiwasi! » è la prima cosa che mi viene in mente, lo ammetto. Stringo gli occhi: non riesco neppure a vedere l'esito dell'incanto, ma lo sento bene: l'impatto del sedere di Garet sul pavimento del Club dei Duellanti. Ridacchio, con in sottofondo l' “oooh” degli altri membri, che hanno seguito con il naso in aria la parabola tracciata in aria dal battitore di Grifondoro, proiettato dritto sul pavimento.
« Complimenti, Georgiana. » arriccio il naso nella mia classica faccia trionfale ma modesta, che mi rendo conto di fare sempre troppo tardi. Garet si alza a fatica, mentre io lo raggiungo giù dalla pedana. Lo vedo e mi ricordo perché ho perso la testa per lui, tempo addietro. Mi lancia uno dei suoi sguardi tristi, trattengo il fiato mentre mi perdo nei suoi occhi azzurri. Poi ghigno e mi volto verso gli altri, lasciandolo a cuocere nel suo brodo.
12/02/2008

E' strano quanto la scuola sembri diversa negli ultimi tempi; o forse sono io che sono cambiata, non riesco ancora a capirlo, so solo che mi sto abituando a questa nuova situazione, anzi a dirla tutta, mi elettrizza in un certo qual modo.
L'ansia che provavo quando il nome di Ida si poteva leggere sulla bocca di tutti e riecheggiava sinistro tra i corridoi di Hogwarts, sta lentamente diminuendo insieme all'interesse degli studenti per questa storia. Dopo la conferma ufficiale di suicidio, le acque si sono calmate e con loro anche le teorie degli studenti più fantasiosi.
Nessuno di noi è stato sospettato, nessuno sospetta di noi e spero che la situazione si mantenga immutata.
Finisco di scrivere le ultime righe della pergamena di compito di 'Storia della Magia' nel silenzio quasi surreale della biblioteca; davanti a me Belinda, Utopia e Eileen sono chine sui libri, le fronti corrugate e l'espressione concentrata su quello che stanno leggendo. Ricordo bene il mio quinto anno, e non con piacere, almeno per quanto riguarda lo studio...una mano timorosa mi sfiora la spalla.
"Che c'è?", la voce esce dalla mia bocca qualche tono sopra la media e un paio di teste rivolte dalla mia parte me lo fanno notare. Dietro di me un biondino del terzo a Serpeverde mi porge una lettera, e ho paura di sapere già di chi sia; la prendo tra le mani e il biondo, invece che andarsene, mi guarda come curioso di sapere di cosa si tratti. "Hai bisogno di qualcosa?". Questa volta la mia voce, che è poco più di un sussurro, riesce a non far irritare alcuno studente. "Io..no...vado!". A volte sono proprio irritanti, questi ragazzini.
La lettera è breve, l'ultima di una lunga serie, e come tutte le altre ripete le stesse, identiche, inutili cose: la getto nella borsa con noncuranza; poi mi alzo dal mio posto, dopo aver salutato le tre, e cammino verso l'uscita. A quanto pare anche i miei passi sono sufficienti a distrarre dallo studio gran parte della sala, alcuni sguardi sono severi, altri tutt'altro, ma non mi importa nulla: io non devo rendere conto a nessuno...quasi a nessuno.
Oh no. Subito fuori dalla Biblioteca mi aspetta una brutta, e alquanto noiosa, sorpresa: Geert è appoggiato al muro, e penso proprio stia aspettando me. Cerco di passargli davanti senza prestargli attenzione, ma come al solito si mostra più tenace di quanto mi aspetti. Peccato che nel nostro rapporto non si sia dimostrato altrettanto caparbio...

"Deirdre, aspetta". Respira Dè, respira. Non c'è proprio limite alla stupidità, dopo un mese Geert sembra ancora credere in noi, credere in me.
"Cosa diavolo vuoi ancora Wellington?"
"Lo sai bene, sapere perchè mi hai lasciato ma soprattutto quando l'hai deciso visto che sei sparita tutto ad un tratto...", i suoi occhi si spostano verso il basso, "andava tutto così bene...". Certo forse per te. Possibile che non capisca quanto è patetico?!
"Non mi andava più di stare con te, semplice. Non vedo perchè dovrei rendertene conto, ormai ho deciso, quindi...vedi di sparire...ho altro da fare".
"No...Dè, tu sei cambiata, non sei la stessa di prima...è per...via di Riddle? Tu e i tuoi...'amici' siete sempre con lui negli ultimi tempi e..non piace. Lui non mi piace per niente...per piacere lasciali stare e allontanati da loro finchè puoi...Dè.."
"Basta!", mi guardo intorno per vedere se qualcuno stia ascoltando il discorso, nessuno, ma meglio appartarsi un pò, "possibile che tu non abbia ancora capito che fatica mi è costata stare con te? fingere di essere qualcosa che non sono per avere indietro cosa?niente. Ma adesso basta, sei no-io-so, non ti sopporto e non ti permettere di parlare così dei miei amici perchè non vali neanche la metà di loro. Continua pure a stare con il tuo amichetto mezzosangue finchè vuoi ma, se non l'avesi capito, con me hai chiuso.
Per sempre." Mi volto per andare verso il dormitorio e nessuna voce mi richiama indietro. Avrei voluto vedere la sua espressione dopotutto, ma preferisco andare a cambiarmi. Mi auguro che almeno adesso l'abbia capita, che mi odi, che non mi rivolga più la parola: non m'importa. Non ho bisogno di lui, non ho bisogno di nessun altro, ho Jasp, Ed e Eve e non c'è posto per nessun altro dentro di me.
Il sogno di Jasper sintetizza tutte le mie paure maggiori: Riddle e il suo atteggiamento. Il problema è che noi non siamo abituati a essere secondi a nessuno, noi dominiamo, non adoriamo. E' anche vero che Riddle è l'erede, eppure, per quanto lo ammiri, non riesco ad evitare quel brivido che mi sale la schiena ogni volta che vedo il suo ghigno, così perfido, così inumano...
“Avete sentito Eve di recente?” Questa parte l'ho già provata.
“Sì. Mi ha scritto pochi giorni fa.”
“Come sta?”
“Sempre uguale. I medici del San Mungo non possono fare molto, se non alleviare le sue sofferenze.” In realtà Eve mi ha scritto ben altro. Non è una completa bugia questa, ma non è nemmeno la verità. Quel giorno, nel parco, quando Jasp si è sentito male, ero andata lì per cercare un pò di tranquillità dopo la lettera che avevo ricevuto da lei. "sinceramente Dè...non penso ritornerò a scuola entro quest'anno...". Lei non tornerà. Non posso nemmeno descrivere il vuoto che sento. Devo dirlo ai Principi, ma adesso proprio non me la sento, non è il momento adatto: stanno succedendo troppe cose importanti, tutte insieme.

Mi chiedo perchè abbiano deciso di mettere il nostro dormitorio proprio nei sotterranei: freddi, bui, ma soprattutto umidi. Mi domando se qualcuno sappia quanto influisca l'umidità sul volume dei capelli...io proprio non la sopporto!
Entriamo con la solita teatralità nella Sala Grande dove, dopo una paio di battute jasperiane sul mio modo di vestire, per altro completamente false, ci sediamo ad un tavolo vicino al caminetto sud dove comincio immediatamente a scrivere il mio tema per Lumacorno.
Tutto accade in un attimo: Jasper è addosso a Hunnam. E' solo grazie alla prontezza di Edward se si evita uno scontro diretto. Che imprudente. Mi guardo intorno per vedere se nella Sala si trova qualche Serpeverde del Club, o peggio ancora Riddle, ma fortunatamente le serpi preferiscono evitare di mischiarsi alla feccia, se non per necessità. Se solo questa storia si venisse a sapere, sono sicura che Jasper la pagherebbe cara, e solo per una stupidaggine detta da quell'impertinente...
La situazione però non sembra calmarsi, anzi. Mi alzo a dare man forte, così da avere la superiorità numerica, ma nello stesso istante la piccola corvonero si intromette. Jillian McKanzie; mi piace tanto giocare con lei...
Di nuovo scambi di battute veloci finchè sbianco: i nostri battiti rallentano, il sangue gela, la testa si svuota per un attimo di fronte alle parole del rosso. Parla di Ida. Sospetta di noi. Merda. Ma in questi momenti è meglio mantenere la calma, assoluto controllo, sempre e in ogni situazione, lo sappiamo bene; e infatti è ciò che facciamo, riuscendo in qualche modo a smorzare la tensione creatasi dopo le affermazioni di
quello, fino all'arrivo dei Caposcuola Corvonero e Grifondoro.
Ci sediamo tranquilli ai nostri posti; creare altri casini può essere solo sconveniente, specialmente dopo che tutta la sala ha assistito alla scena, dopo che tutta la sala ha sentito quelle parole...

Violet. Edward ha scelto Violet e ora anche Riddle ha scelto Violet ha quanto pare. Stento ad addormentarmi e fisso l'oscurità dove dovrebbe trovarsi la mia compagna di stanza. Cos'avrà tanto di speciale quella ragazza non riesco ancora a capirlo, a parte una gran quantità di veleno, quello è certo, e una certa dose di impertinenza. Da quando Ed ha deciso di fare sul serio con lei, è molto spesso con noi, e non troviamo quasi più il tempo di stare noi Principi, tra una cosa e l'altra.
Ora siamo Deirdre, Jasper, Edward e...Violet. Ma quello era il posto di Eve, e nessuno può sostituirla, o per lo meno non
lei... Mi riassale la solita tristezza. Noi quattro siamo sempre stati insieme, unici, inseparabili e tra Ed e Eve c'è sempre stato un feeling particolare...possibile che Ed si sia dimenticato di lei? che Violet abbia preso il suo posto nel suo cuore?No. Non ci credo. Lei non è un ricordo sfumato, è un immagine viva e non può essere dimenticata. Sono arrabbiata con Ed, ma ancora di più con Violet per avercelo portato via, per aver spezzato il cuore, già fin troppo tormentato, di mia sorella Utopia, per aver usurpato il posto della mia migliore amica: ma i sentimenti vanno controllati, manipolati e controllati a piacere. Non posso odiarla e non posso nemmeno sfogare la mia rabbia; domani è il giorno, domani ci sarà la riunione del Lumaclub, e poi... Sfioro il mio braccio destro.
Da domani avremo qualcos'altro in comune, qualcosa che non si può cancellare, nemmeno volendo.
Volenti o nolenti noi saremmo unite per la vita. Sospiro rassegnata finchè la notte trascina con se anche i miei ultimi pensieri, e sprofondo in un sonno senza sogni.
20/12/2007
Un grosso gufo grigio, sulla cui targhetta è inciso il nome di 'Tesorino', prende il volo con la mia lettera legata alla zampa con un nastro blu oltremare. La pelle della faccia mi si sta disintegrando, per non parlare dei piedi che, seppelliti tra escrementi e cumuli di neve, hanno quasi perso sensibilità. Riesco a vedere il cielo coperto di nuvole fitte attraverso le grandi finestre della Guferia. Spingo più a fondo le mani coperte da guanti di lana nelle tasche del cappotto, seguendo la sagoma del gufo che scompare all'orizzonte.
I miei genitori mi avrebbero dovuto aspettare direttamente a casa; da quando ho superato l'esame di materializzazione, hanno smesso di venirmi a prendermi a Hogsmeade. Mia madre mi ha informata che, invece, questo Natale verranno perché porteranno a casa nostra anche i miei cugini, invitati da noi per le vacanze.
Mi volto verso l'arco basso e senza porta attraverso il quale si vede la rampa di scale in discesa. Sulla porta, però, compare all'improvviso Garet Haslett, illuminato da un raggio di sole che fa tremare l'aria per qualche istante.
« Ciao, Georgiana. » Sorride, venendo verso di me. Le sue origini nobili non si confermano nel suo carattere modesto e gentile; ha un'aria triste, come se ci fosse costantemente qualcosa per cui essere infelice. Tutte le volte che lo vedo, ho un'immagine nettissima del signor Darcy * . In questo momento, indossa un cappotto grigio che rende perfettamente l'idea; le mani mi tremano per la voglia di prendere dalla tracolla il mio taccuino e scrivere qualcosa su di lui. Ho tutto il tempo di osservarlo, dopo aver risposto al suo saluto: rimane a scrutarmi con stupore, come se non si fosse aspettato di sentire la mia voce.
«Mi fa piacere vederti. » fa un'ampia pausa, durante la quale tenta di fare un debole sorriso. « ...ti stavo cercando. » Mi sento le guance andare a fuoco, ma mi auguro che il freddo mascheri il mio imbarazzo. Distolgo lo sguardo dai suoi occhi di un azzurro intenso, mentre provo a rispondere senza che mi tremi la voce.
« E cosa...? » non completo la domanda; la mia mente iperattiva ha sfornato il nome di Sir Garet, che salva la bella damigella lady Georgiana da ... E' troppo ridicolo per continuare a pensarci.
« Ecco, beh ... Sebastian mi ha pregato di darti questa. » Mi porge una busta, ritraendo la mano nonappena la sfioro, come se fosse spaventato dall'idea di toccarmi. Mi saluta con un cenno secco, poi torna sui suoi passi.
Mi poso una mano sul cuore, che batte come un forsennato. Esco dalla Guferia e mi reggo sul corrimano della lunga scala a chiocciola.
Garet è un grifondoro del settimo; gioca come battitore nella squadra di Quidditch, e tutti si stupiscono di come un ragazzo così malinconico e silenzioso sia così energico e rabbioso in campo. E' un buon amico e compagno di stanza di Sebastian Lang; spesso girano per la scuola e fanno casini insieme. Ci ho parlato diverse volte, visto che frequentiamo la maggior parte delle lezioni insieme.
Entro in Sala Comune con il cuore che non accenna a rallentare. Entro di corsa nella mia camera, tuffandomi sul letto. Annette, che si sta facendo i capelli davanti alla toeletta, si volta con aria stupita.
« Beh? »
« Non indovinerai mai chi ho incontrato! » esclamo sospirando, mentre mi copro il viso con un cuscino.
Riddle ha iniziato a minacciare studenti dei primi anni. Stai attenta ai tuoi, dobbiamo parlare al più presto. Sebastian L.
E' da tre giorni che giro per la scuola stringendo la bacchetta, terrorizzata da ogni minimo movimento; ho quasi schiantato Cheslav, che si era nascosto dentro l'armadio. Il biglietto di Sebastian mi ha provocato una certa angoscia, se vogliamo minimizzare la questione.
Nonostante la paura e il freddo artico, ho acconsentito a fare una passeggiata in riva al lago con Julia. Lo studio intenso sta riducendo sempre di più il tempo che possiamo passare insieme.
« ... Tom Riddle! Ho letto il suo diario segreto, e mi sono messa a gridare! E' completamente pazza di lui, si è azzuffata con una sua amica che l'aveva criticato! » Urla con espressione affranta, agitando in aria i guanti lilla.
Il mio collega caposcuola ha fatto breccia nel cuore di sua sorella Ida, e lei non ne è affatto contenta.
« E come se non bastasse, c'è anche quell'oca insopportabile! » L'ultima furbata del prode Sebastian, che ha fatto andare su tutte le furie Julia, è stata di mettersi con una tipina del quarto, una versa sciaquetta.
Non molti sanno che dietro al perfetto prefetto e caposcuola Lang si nasconde il re della mattanza e delle feste, il capo di un'allegra confraternita di dementi. Che, però, sa qual è il limite che non può superare. Julia sembra essere sull'orlo di una crisi isterica per questa faccenda, e mi sta raccontando con molti dettagli delle loro vicende sentimentali e di quanto si senta messa da parte. La sua foga mi porta a credere che sia invidia nei confronti della ragazzina, e mi sforzo di evitare di pensare alla loro relazione come qualcosa di diverso da una forte amicizia.
La lascio sfogare, lanciandole occhiate di sottecchi ogni tanto. Poi lei si ferma di scatto, e alza l'indice per indicare una figura nera che sta sul limitare della foresta proibita. Mi metto a correre, costruendo nella testa una frase opportuna per distogliere, chiunque sia, dall'entrare: il regolamento prevede l'espulsione per chi si addentri nella Foresta. Avvicinandomi a tutta velocità, riconosco all'improvviso proprio il nostro beneamato Tom Riddle; mi balugina in mente l'idea che non posso togliere punti ad un altro Capocasa. Lo fulmino.
« Tom, non dovresti essere qui, o sbaglio? »
« Fatti gli affari tuoi, Harrington. » mi lancia uno sguardo velenoso, e si allontana zoppicando. Lo seguo con lo sguardo, e subito la mia attenzione viene catturata da Julia, che sta urlando contro sua sorella Ida, comparsa chissà da dove.
« Sei arrivata al punto di pedinarlo! Tu ci lascerai la pelle, Ida! »
« Tu! Un punto in meno, e che non ti venga mai più in mente di correre sul pavimento bagnato! » Sento strillare un prefetto in fondo al corridoio; quando sento gli altri intervenire così decisamente, mi chiedo se dovrei essere meno generosa con i miei studenti.
Esco dall'aula di Trasfigurazioni chiudendo a chiave la porta: il professor Silente mi ha concesso di rimanere ad esercitarmi dopo la lezione avanzata, che conta solo dodici studenti oltre a me. La Lostum ha praticamente fatto una crisi isterica perché, a suo parere, il 13 porta sfortuna e la nostra classe sarà decimata dalle avversità.
Saluto un po' di ragazzi lungo il corridoio, cercando con lo sguardo Annette o Julia: durante la lezione ho sorpreso Garet a guardarmi e per questo sto camminando su un tappeto di nuvole, oltre a vedere cuoricini nell'aria. Lo sto appunto scrivendo sul mio taccuino, quando sento qualcuno chiamarmi.
« Ehi, tu, Harrington! » tuona una Tassorosso del sesto, di cui non ho mai saputo e neanche m'interessa sapere il nome, e mi fa cenno di avvicinarmi a lei; stringe la bacchetta in pugno e ostenta un'aria minacciosa. Lascio cadere il mio taccuino nella tracolla e mi accosto a lei con affabilità.
« Hai bisogno di qualcosa? » le chiedo con garbo. Si stacca dalla parete con una spinta, fulminandomi.
« Dimmi, ci stai provando con Garet Haslett, eh? » strabuzzo gli occhi alle sue parole; mi sento avvampare.
« No, e non vedo come ti possa essere saltato in mente! » Apre il taccuino che tiene nell'altra mano, mi fulmina di nuovo ed inizia a leggere.
« Ho incontrato Georgiana. » gira qualche pagina. « Ho parlato con Georgiana .. oh, pensavo che Georgiana sapesse .. Georgiana era ... Georgiana con la sua amica .. Georgiana di qua, Georgiana di là, Georgiana, Georgiana, Georgiana!! » Sono più che sconvolta; mi schiarisco la voce, cercando di prendere tempo e riordinare le idee. Allora: sono stata citata nei diari di Garet Haslett, che tra l'altro, quindi, tiene dei taccuini proprio come faccio io. Questa ragazza è convinta che io ci provi con lui, cosa impossibile, vista la mia incapacità in questo campo, anche se lui mi piace parecchio. Per qualche motivo che ignoro ancora, lei ce l'ha con me per questo.
« Mi dispiace, hai frainteso ... Se vuoi scusarmi ... » faccio per andarmene, del tutto convinta che la questione si possa considerare chiusa. Ancora non mi spiego come possa essere successa una cosa del genere; se è uno scherzo, non è stato affatto divertente, e mi ha rovinato l'umore. Chiunque sia quella, evidentemente ha dei diritti da accampare su Garet, e questo distrugge i miei sogni più idilliaci.
« Dove credi di andare? Io ti sfido a duello, Georgiana Harrington! » Trasalisco, spalancando la bocca per lo stupore. Non so chi si creda di essere, ma oltre ad avere un anno in più di lei, credo di avere anche una certa competenza, per quanto riguarda gli incantesimi. E anche per quanto riguarda le regole, e so benissimo che i duelli sono assolutamente vietati, se non per quanto riguarda il Club. Glielo comunico, incrociando le braccia sul petto.
« E allora risolviamola all'interno del club! » ringhia. Insisto con le regole di cui sono il braccio esecutivo, ricordandole che le iscrizioni al Club sono per chi supera il test d'ammissione all'inizio del trimestre e che, obiettivamente, ho qualche dubbio sulle sue capacità. Sembra piuttosto offesa.
« Suvvia, hai troppa paura di contravvenire alle regole, per sfidarmi? » sibila con un ghigno insopportabile sul volto.
« No, è che non ci stiamo contendendo Garet Haslett, visto che quella interessata sei tu. Arrivederci. » esclamo battendo sui tacchi e filandomela, prima che insista di nuovo con le sue patetiche teorie. Ora posso dire di avere il cuore a pezzi, e che odio con tutti quei pezzi la ragazza di Garet Haslett.
27/11/2007


Il contatto con il corpo di Jasper mi coglie di sorpresa. Sono impreparata, senza difese e resto ferma ben poco prima di scoppiare in lacrime, ma la novità è che non sono lacrime di dolore, quelle che ti tolgono il fiato, non ti fanno pensare, ragionare, parlare; Le mie sono lacrime di gioia. Quanto mi sei mancato, Jasp?
Non è che ho dimenticato tutto, come potrei, ma Jasp ha perfettamente ragione: così non può continuare. Ho passato troppi giorni nella gelosia, nella tristezza, nella paura e nella rabbia per poter continuare ancora. Certi sentimenti ti consumano dentro. Ed è per questo che non posso far cadere tutto quello che ho passato, che ho sentito nell'indifferenza.
Jasper ha fatto quello che noi non facciamo mai, non dobbiamo fare mai: rompere una promessa; Però adesso è qui, davanti a me e non cerco il suo pentimento e rimorso nelle parole. Non è lì che troverò la verità, tutto quello che devo fare è guardare i suoi occhi, quelli non possono mentire.
"Non farò mai più idiozie del genere. Ti rispetterò sempre. Rispetterò le persone a cui vuoi bene. Cercherò di crescere, di cambiare da quel bambino immaturo che sono." Resto in piedi di fronte a lui e nella stanza cade il silenzio. Un minuto che sembra un'eternità.
"Sai Jasp sei davvero un bambino immaturo, viziato ed egoista. Tu pensi solo a te stesso, eppure ero convinta che tu lo facessi solo con gli altri, non anche con me. Mi hai fatto tantissimo male, però non ci riesco. Io non ce la faccio ad odiarti, non posso." faccio una piccola pausa che mi serva a riordinare le idee, la voce è più ferma di quello che pensassi e il mio viso è impassibile,
"se tu fossi chiunque altro non te lo perdonerei mai, ma tu non sei chiunque altro. Io ti perdono, ma non lo dovrai fare mai più. Mai, e questa volta me lo devi promettere per davvero...". Lascio di nuovo passare alcuni minuti, o forse sono solo secondi, non so dirlo con certezza.
Mi rilasso, finalmente, in un sorriso leggero.
"Mi sei mancato..."
"Anche tu..."
Anche questa sera smistamento, certo che non se ne può proprio più: chi diavolo decide di venire a scuola solo adesso? Comunque non ci posso fare nulla, devo assistere per forza, nonostante non mi vada per niente. Guardo la ragazzina che si avvicina per nulla timorosa alla sedia dove, come al solito, è posato il vecchio e logoro cappello parlante. Mentre assisto alla scena i ricordi mi tornano a sei anni fa, al giorno del mio smistamento quando
noi siamo diventati i 'Principi' e io Deirdre Blackster. Nonostante la spavalderia non ci mancasse nemmeno quel giorno non eravamo per niente rilassati, specialmente io ed Eve, che ci tenevamo per mano. Tutta la sala era piena di ragazzi che ci fissavano per vedere chi avrebbe onorato la loro casa dopo la fine della loro carriera scolastica, e anche allora il preside Dippet era in piedi, con la pergamena nella quale erano scritti tutti i nostri nomi; nomi di quei ragazzi che ora sono qui, al mio fianco o nei tavoli opposti. Mi assale un pò di nostalgia. "
Serpeverde!". Questi non sono i miei ricordi, è il cappello parlante che, a quanto pare, ci ha assegnato un nuovo compagno di casa. Guardo piuttosto annoiata la ragazzina che si accomoda al nostro tavolo, felice come se le avessero appena esaudito un desiderio, e una volta seduta mi fissa anche lei.
Le sorrido di rimando, più per abitudine che per cortesia e poi mi volto di nuovo. Continuo a sentire il suo sguardo su di me, ma non ci faccio caso perchè questa volta sono catturata da un'altra figura, una vecchia conoscenza per la verità.
"Ma quella è la Varesco?", chiedo a Jasp e ad Ed, che subito si voltano a guardare.
Tra il tavolo dei Corvonero e dei Grifondoro si alza un leggero trambusto, ma non sembra che le stiano parlando dietro, anzi. Tutti l'accolgono come se fosse la ragazza più dolce e carina di questo mondo...contenti loro. Noto anche che al suo fianco non c'è la sua amica, Pearl, e non me ne sorprendo affatto. Mentre la guardo non so sinceramente cosa provo, forse è meraviglia, o forse eccitazione; si, perchè l'anno scorso tra noi era davvero una gara senza fine e la cosa mi divertiva: non mi annoiavo mai.
Sorrido appena mentre ripenso allo scorso anno (oggi è giorno di ricordi...), e la voce stonata di una ragazzina del nostro tavolo mi irrita non poco, visto che sono costretta a destarmi da quei bei pensieri...
"ma tu guarda che gente volgare! si mettono a strillare nel bel mezzo della sala!".
Mi volto. In primis senti chi parla, visto che come minimo si è girata mezza sala, secondo nessuno può permettersi di trattare male la
mia rivale, specialmente se ad aprir bocca è una che si offre di portarmi i libri! Ogni persona ha il suo degno rivale e la bambina rossiccia non è certo al suo livello, anche se mi secca non poco ammetterlo.
"
ti prego taci, non sai cosa dici, questa ragazza fa i festini più chic di tutta Hogwarts, non è vero?"
La rossina mi guarda spaurita, e mi da anche una certa soddisfazione visto che non ho mai potuto sopportare l'arroganza negli altri.
"non quest'anno". E' il momento di darle il mio benvenuto.
"ah gia! manca l'attrazione principale!", rido con un tono di voce studiato. "forse è meglio così"
Aggiungo infine sorridendole, d'altronde è il primo giorno per lei e so anch'io come ci si sente senza la propria migliore amica al fianco. E inoltre...mi ha fatto venire in mente tanti bei ricordi...
Mi sorride anche lei, e questi sono probabilmente i nostri ultimi sorrisi sinceri reciproci. Forse avremmo anche potuto essere amiche noi due, ma non mi sarei mai divertita come mi diverto ad averla per nemica.
"Lara Varesco.". Mi volto alla mia sinistra. E così quella è la sorellina di Noir. La scruto a lungo e quando si accorge di me arrossisce appena. Le sorrido di nuovo, come si dice, 'tieni vicino gli amici,...'.
Intanto mi sovvengono un sacco di idee decisamente geniali e divertenti...almeno per me.
Il sole splende, oggi è una bella giornata, come non se ne vedevano da tempo. Sono le tipiche giornate in cui senti di poter conquistare il mondo intero, anche se l'universo di Hogwarts non è certo così vasto.
Ripenso a ieri in guferia e scoppio a ridere: il viso della McKenzie davanti alle mie parole era davvero buffo, come se si aspettasse davvero che Jasper facesse sul serio. Ma forse lo credeva...
"Piccola!". Geert scende nella sala comune proprio mentre entro io. Che palle, non avevo proprio voglia di averlo tra i piedi. Sopportarlo diventa sempre più difficile. Per non parlare di fingere davanti alle sue frasi smielate; a volte non scoppiare a ridere è un'impresa, però devo resistere, me lo sono promessa... certo...che noia!
"Buongiorno, che fai scendi a colazione?"
"Vado solo dove vai tu...", dice avvicinandosi. Ma che ragazza fortunata che sono...
"Certo...". Mi esce un sorriso forzato, e per fortuna in quel momento vedo Utopia.
"Uto buongiorno, scendi con noi?"
"Non oggi...non ne ho voglia...". Non posso fare a meno di notare il suo viso combattuto e stanco, come se non avesse dormito tutta notte.
"C'è qualcosa che non va?". La mia sembra un affermazione, e in effetti capisco benissimo che qualcosa non va.
"No no..non ti preoccupare, va pure!"
Mi sorge un dubbio spontaneo, che stupidamente le espongo con poca leggerezza.
"C'entra Ed? No perchè se è così me la paga..."
"Ferma Dè, Ed non c'entra, anzi....", delle lacrime leggere cominciano a caderle dagli occhi. Le sue mani si muovono velocemente nel tentativo d nasconderle, ma è tutto inutile. La faccio sedere sul divano e mando via bruscamente Geert, cosa che in realtà non mi dispiace affatto. Lentamente, e non senza qualche esitazione, la mia sorellina comincia a raccontarmi tutto: di quel 'ragazzo', di quello che ha cercato di farle e dell'arrivo provvidenziale di Ed. In tutta la storia non mi ha mai nominato il nome di quel tale.
"Chi è questo tizio?". Cerco di non far pesare la rabbia che provo, ma le mie parole suonano comunque minacciose.
"No Dè...non voglio che tu ti metta nei guai, non per me...per piacere..."
"So badare a me stessa ma tu dimmi chi è....", Utopia abbassa gli occhi e serra al contempo le labbra.
"Non fare la bambina dimmi chi è!Lo posso anche scoprire da sola, e sarà molto peggio!". Mi guarda spaventata, probabilmente dalla mia espressione, quindi cerco di riaddolcirmi per non sconvolgerla più di quanto lo sia già.
"Promettimi che non andrai da lui...", non rispondo. Non voglio promettere qualcosa che so bene non farò. Sospira rassegnata prima di rivelarmi il nome.
Tutto si svolge in un attimo. Vado decisa verso la porta senza badare a ciò che mi urla Uto. Cammino per le scale, i corridoi, e non ci metto molto a trovare Billy Toler.

Le mie mani sono sempre sulla bacchetta e fremono di desiderio.; o forse è ira.
"Billy...". E' costretto a concludere il monologo con cui stava intrattenendo i suoi amici e a voltarsi. Forse gli stava raccontando proprio dell'altra sera, con Utopia, e si stava vantando di chissa cosa. Nonostante le mie siano solo supposizioni, ormai dentro di me riesco a provare solo due tipi di emozioni, la rabbia e un profondo disprezzo, mentre continuo a ripetere nella mia mente le stesse parole: sei morto.
Una volta voltatosi completamente, il suo volto si fa pallido. Non parla più adesso? Non si vanta più di quello che stava per fare a mia sorella? Mi dispiace Billy, hai scelto la persona sbagliata da inimicarti.
"Hai fatto l'errore più stupido della tua vita...", gli dico a bassa voce.
"Io non so...non so di cosa tu stia parlando!", cerca di mantenere la voce ferma e fingersi sicuro, ma il tono indeciso e spaurito e il sudore che comincia a bagnargli il viso raccontano un'altra storia.
"Non fingere. Pensi di passarla liscia dopo quello che hai tentato di fare? Bè ti sbagli, sono un tipo vendicativo...non te l'hanno mai detto?".Non c'è rabbia nelle mie parole, ma divertimento; mantengo un tono basso e un ritmo lento, perchè è così che si fa provare il vero terrore.
Anche i suoi amici assumono un'aria impaurita e pensano bene di lasciare l'amico in mia completa balia, ma non mi illudo: probabilmente stanno chiamando qualcuno. Meglio agire in fretta.
"Piantala io non ho fatto niente!". Il suo tono è aggressivo. Tutto va come al solito. d'altronde gli esseri umani sono prevedibili. Mi lascio scappare un sorrisino di scherno, che ha un che di diabolico.
"Billy dimostrami quanto sei uomo, quanto sei maturo, battiti con me. Ti lascio la prima mossa...". Tentennante e in completa confusione non ha alcuna possibilità di farmi del male. Non che comunque prima ne avesse. Aspetto che faccia la prima mossa: in questo modo nessuno potrà dire che ho iniziato io. Per giustificarmi parlerò di legittima difesa e nessuno potrà affermare il contrario. Estraggo velocemente la bacchetta in modo che si senta minacciato e che decida un attacco improvviso, e il mio piano funziona.
Combatte con tanto impeto e senza ragione che non devo nemmeno spostarmi o pararli quei colpi. Faccio in modo che mi veda ridere, continuando così il mio gioco psicologico.
"Mi basta un colpo per metterti al tappeto", gli intimo,
"Sei pronto? al mio tre. Uno..."
Toler continua a esplodere dei colpi, che questa volta sono costretta a parare. Alcuni minacciano persino alcuni studenti che sono venuti ad assistere alla scena. Che razza di idiota.
"Due...", il mio conto alla rovescia continua.
"Uno...", mi preparo a scagliare il mio primo colpo quando una voce solenne mi costringe a fermarmi all'improvviso.
"Basta! ma cosa state combinando, siamo in una scuola!". O certo, alle corvonero bionde è permesso tutto, ai Serpeverde invece sangue e ferro! Silente si avvicina a noi con la solita aria grave. Tra tutti i professori, proprio lui doveva accorrere?
"Lo chieda a lui professor Silente, è stato lui a colpirmi per primo.". Da sopra gli occhiali a mezzaluna scruta Billy, totalmente sconvolto dalla foga dei precedenti attacchi.
"Non importa chi ha cominciato, tutte due in punizione. E non voglio sentire obiezioni. Che non riaccada mai più o sarà peggio per voi.". Che ingiustizia, almeno l'avessi spedito in infermeria...
Prima di andare via e dopo la lunga predica, Silente riesce persino a ritagliare uno spazietto per togliere 10 punti a Serpeverde. Che uomo insopportabile.
Dall'altro lato della sala vedo Jasper ed Ed, ai quali sopraggiungono Eillen e Belinda con Utopia, che mi guarda sconsolata, come se si sentisse responsabile.
Vado verso di loro, ma prima mi accosto all'orecchio di Toler per sussurrargli le ultime provocazioni.
"Avrei potuto ucciderti con un colpo solo...". E in effetti avrei potuto, ma non l'avrei mai fatto. L'importante è che lui me ne creda capace. Mi allontano andando verso i miei amici, lasciandomi alle spalle la figura impietrita di Billy.
Andiamo a fare una passeggiata all'esterno e in pochi minuti mi torna il buonumore, lo scontro è stato un toccasana, ora mi sento più...libera. Mentre parliamo ci si avvicina la figura esile di una ragazzina che fa la domanda più impertinente e incredibile che ci potessimo mai aspettare.
“Ma è vero che voi due state insieme?!”
“Io e Jasper?!”, risponde subito Ed.
“Si, me l’ha detto uno del terzo anno, ma io non ci credo!”. Assisto divertita alla scena, che prende un andamento del tutto inaspettato.
“Ah no? E perché mai?”. Osservo Ed, poi Jasp e spero che non facciano quello che temo stiano invece per fare.Pochi secondi ed eccoli scambiarsi un finto bacio. La ragazzina allibita (e in effetti ne ha tutte le ragioni...) si allontana e noi scoppiamo a ridere.
“Fate schifo!”, dico a quei ragazzi che in qualche modo riescono sempre a sorprendermi.
“Perché mai, Jasper è così attraente. Stai tranquilla che se fossi una donna non me lo farei scappare!”
Lascio cadere il discorso. Per fortuna sono Ed e Jasp ad essersi baciati in pubblico, per loro questo non farà altro che aumentare le chiacchere e accrescerne la popolarità. Per non parlare del fatto che sono sempre giustificati dalla loro bellezza disarmante, ma soprattutto dalla lunga lista di ragazze-usate... Mi volto verso Belinda e le sorrido. Ora è tutto come deve essere.
Aspetto che le gemelle e Eileen se ne siano andate per chiamare da parte Ed.
"Grazie per tutto quello che hai fatto, per me, ma soprattutto per Utopia. Se non fossi accorso tu forse ora...". Stringo i pugni per contenere la rabbia. Se non ci fosse stato Ed, o se fosse arrivato solo alcuni minuti dopo... non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo a Utopia. Proprio a lei che è sempre così dolce con tutti...
"Dai Dè non ci pensare, si è risolto tutto per il meglio. Dopotutto sono i momenti e le situazioni inaspettate a fare la differenza...". Lo guardo con aria interrogativa, istigata dal suo sguardo che per un momento si perde nel vuoto. Comincio a pensare che mi nasconda qualcosa.
"Forza andiamo adesso!", dice, dopo essersi ripreso dalla 'trance' momentanea e si dirige al castello.
"Ed!", lo chiamo di nuovo e aspetto che si volti nella mia direzione,
"grazie...". gli sorrido.
Mi regala anche lui un bel sorriso e lo guardo poi allontanarsi sullo sfondo della maestosa e bella Hogwarts...
25/11/2007

Ho appena finito di fare sesso con Violet Traviston. Lei è qui, sdraiata vicino a me, nuda. La sua pelle calda sfiora la mia, il suo corpo è morbido. Restiamo pochi secondi a fissare il baldacchino del letto, silenzio più totale. Mi volto verso Violet, la fisso, fino a quando non decide di andarsene. Si alza mentre io continuo a fissarla in tutta la sua natura. Prende i suoi vestiti e se li infila. Non una singola parola esce dalle nostre labbra in questo momento. La vedo andare via, socchiudendo la porta dietro le sue spalle.
Poco dopo un’ uragano entra in camere: Jasper.
“Allora amico?!”
“Jasper?! Mi dai almeno modo di rivestirmi? Sei peggio di un avvoltoio!”
“Eddai Ed! Tanto ti ho già visto tremila volte! Non rompere le palle! Insomma?”
“Insomma, ho fatto sesso con Violet Traviston. Buon sesso.
”
“Finalmenteee! Amico siamo grandi!” esclama Jasp buttandosi sul mio letto con poca grazie. Già, le cose si sono sistemate: io mi sono fatto la Traviston e lui sembra a buon punto con la McKanzie. Sorrido, ma non troppo, alzandomi per andare a rivestirmi. Jasper intanto continua a parlare, senza fermarsi un secondo di nonsochecosa. Non lo sto ascoltando, il mio pensiero rimane fisso sulla Traviston.
Non è stato come con le altre e questo mi spaventa più di ogni altra cosa.
Nonostante sia tardi indosso il cappotto ed esco a fumarmi una sigaretta, ho bisogno di un po’ d’aria. Jasper è in camera con Lucas, abbattuto per l’accaduto del quidditch, adesso i serpeverde non hanno più un cercatore e questi sono guai amari.
Arrivato fuori l’aria gelida scompiglia i miei capelli e mi accarezza la pelle, finalmente quiete. Prendo il pacchetto di sigarette e ne sfilo una, accendo. Inizio a camminare in riva al lago fino a quando il mio occhio non vede due figure lontane che si strattonano. Incuriosito mi dirigo verso le sagome, che ben presto riconoscerò come Utopia Blackster e Billy Toler.
“Lasciami!” sento urlare la ragazza. A quel punto la rabbia mi sale dentro, come una furia mi lancio sul ragazzo, sbattendolo a terra. Utopia, attaccata all’albero mi fissa con gli occhi bagnati dalle lacrime.
“che cazzo pensavi di fare eh?!” dico al ragazzo che cerca di liberarsi dalla mia presa. I pugni continuano a colpirlo fino a quando Utopia non mi ferma
“Edward così l’ammazzi”. Così lascio la presa e mi dirigo dalla ragazza che mi abbraccia forte, singhiozzando. Vedo in lontananza la figura di Toler correre via, veloce come il vento.
“Hey piccola, come stai?!” domando alzando delicatamente il volto angelico verso il mio.
“Adesso bene!” continuo ad abbracciarla. Quello stronzo la pagherà. Non può passarla liscia.
Mai mettersi contro i principi o qualcuno dei loro. Riaccompagno Uto in camera per poi, finalmente, andare nella mia a cercare di dormire, nonostante l’immagini di Violet continuano a tornarmi in mente.
“Edward! Ed! Svegliati!” Jasper sta scotendo il mio corpo in modo violeto, per svegliarmi.
“Lasciami dormire, stanotte non riuscivo ad addormentarmi…” bisbiglio.
“No Edward, devi svegliarti! Deirdre si è messa a duellare con uno!” Cazzo. Mi alzo e indosso i jeans e la camicia. Utopia deve avergli detto dell’altra sera e Deirdre, come sempre, non è stata buona davanti a una cattiva azione contro una delle due sorelline. Arriviamo sul posto del duello, ormai troppo tardi. Deirdre sta parlando con Silente. L’ha messa in punizione, deve passare un’ intera serata da lui a scrivere lettere da mandare al ministero, bella sfiga. Poco dopo ci raggiungono anche le gemelle e Eileen, così decidiamo di andare fuori a parlare un po’. Durante il nostro percorso ci si para davanti una bambinetta del secondo. Ci fissa e poi apre la bocca:
“Ma è vero che voi due state insieme?!”
“Io e Jasper?!” chiedo, indicandoci.
“Si, me l’ha detto uno del terzo anno, ma io non ci credo!” afferma incrociando le braccia. Io e Jasper sorridiamo e, decidiamo di dare un po’ di spettacolo, così per far parlare di noi, ancora più del necessario.
“Ah no? E perché mai?” Afferro la schiena del mio amico, portandolo verso di me. Avvicino il mio volto al suo e ci gettiamo in un
finto bacio appassionato. La ragazza rimane allibita, per poi fare dietrofront e andare a spettegolare con le sue amiche. Io e Jasper ci guardiamo e iniziamo a ridere di gusto, insieme alle ragazze dietro che fanno lo stesso.
“Fate schifo!” annuncia poi Deirdre.
“Perché mai, Jasper è così attraente. Stai tranquilla che se fossi una donna non me lo farei scappare!” Jasper scoppia a ridere tirandomi una pacca sulla spalla.

In tutta la mattinata sono riuscito a schivare Violet Traviston, ma adesso sorge in me un dubbio sul fatto di poterla evitare, dato che era esattamente l’ora di storia della magia. Quel coglione di Ruf ci ha assegnato lo stesso banco e, guai, se osiamo spostarci. Così, cerco di mantenere la calma prima di entrare in quel posto.
Lei è già seduta, la testa china a leggere qualcosa su di una pergamena. Sembra quasi pietrificata talmente tanto è immobile.
“Ciao.” Dico sedendomi accanto a lei.
“Edward.” Evvai, questo si che non è imbarazzo. Merda.
Edward Norwood che cazzo ti sta succedendo? Dove sei finito? Non puoi comportarti come una femminuccia.
Ci sei stato solo a letto cazzo.
“Come va?” riesco poi a dire.
“Tutto bene. Tu?” certo che potrebbe anche aiutarmi a rendere la conversazione almeno decente. Maledizione. Dopo qualche tentativo di conversazione decido di chiudere quella dannata bocca e di, cosa mai successa, seguire Ruf e prendere appunti.
Dio Norwood, guarda come ti sei ridotto.
Finalmente la lezione finisce. Saluto Violet con una scompigliata di capelli che riceve per risposta un’occhiataccia.
Finalmente in sala comune con il caldo del fuoco che raggiunge la pelle indolenzita dal freddo. Jasper parte a mille con delle domande che vorrei sviare, su me e Violet.
“Tu ti stai innamorando!” dice poi spuntando fuori dal nulla. Io lo guardo stupito e cerco di mascherare la paura che un fondo di verità in quella frase ci sia.
“Jasper tu sei impazzito! Ma per chi mi hai preso?” dico gettandogli il cuscino che poco prima avevo dietro la schiena, prendendolo dritto in faccia.
“Questo è un’affronto!” strilla lui dando inizio a una lotta corpo a corpo che dà spettacolo a tutta la sala comune.
A cena un bigliettino inizia a ronzarmi attorno, attirando la mia attenzione, lo apro e lo leggo.
Dieci e mezzo in camera mia, Norwood.
Violet.
Leggo e rileggo il bigliettino sorpreso, fino a quando un colpo di Jasper non mi fa riprendere.
“Allora gli è piaciuto!” allude al biglietto della Trviston. Io intanto la cerco con lo sguardo fino a quando non la vedo che mi manda un’occhiata e che va via insieme alla sua amica. Chissà cosa significa questo biglietto. Che voglia veramente soltanto fare altro sesso? Oppure vuole parlare con me per dirmi qualcosa?
Bhà. Le donne.
17/11/2007
Oggi pomeriggio non ho niente da fare. I compiti sono finiti, da studiare c’è poco, Rachel chissà che fine ha fatto. Fuori è una bellissima giornata di novembre: il cielo è terso, il sole splende, tiepido e pallido. Apro una delle pesanti imposte medioevali e un’ondata di vento freddo mi investe: respiro a pieni polmoni, non pensando a niente.
Richiudo la finestra, afferro i racconti di Oscar Wilde e mi avvolgo in una sciarpa di lana. Infilo il cappotto ed esco da questa scuola asfittica. Il parco è semivuoto: gli studenti di Hogwarts non lo apprezzano molto nelle stagioni rigide. Ma io ho un legame particolare con la quercia che sorge in mezzo ad una radura, un po’ discosta dalle altre piante. Le sue radici che sporgono dal terreno e l’aula di Divinazione sono i miei rifugi prediletti, quando ho bisogno di starmene da sola con me stessa.
Appoggio una mano sul suo tronco nodoso, e percepisco quasi un fluido vitale, calmo e sereno, che passa da lei a me. Poi mi siedo sulla più grossa delle radici, e mi metto a leggere.
Dopo pochi minuti, un’ombra si proietta sulle pagine: di fronte a me c’è una donna, alta e magra, con un volto che è stato molto bello. È mia nonna. La madre di mio padre. Magdalena Weissroth Salinger: dura, esigente, tedesca. 
“Audrey Madeleine Salinger!”
“Buongiorno, nonna.”
Mi alzo in piedi e ci scambiamo i rituali baci sulle guance. Severa e rigida come una Madonna gotica, mia nonna mi esamina da capo a piedi, senza muovere un muscolo più del necessario. È elegante come il solito: i capelli biondo cenere sono in piega perfetta, il tailleur grigio profilato di nero di certo proviene da una raffinata boutique parigina. Nei suoi occhi non colgo alcuna luce di gioia nel vedermi.
“Mi sembra che tu stia piuttosto bene.”
“Sì, mi sono ripresa in fretta. Grazie.”
“Per quanto i duelli siano barbari, se non altro ti sei comportata in modo dignitoso. Peccato che tuo padre non abbia avuto un maschio, se sua figlia è di tale tempra.”
Giusto per rilevare che sarebbe stato meglio se fossi un aitante Serpeverde, invece che una femmina. Corvonero, per giunta. Il mondo a volte è proprio ingiusto. In tutti i sensi.
Mentre ci avviamo verso la scuola, incontriamo il professor Benton; lui e mia nonna sono stati compagni di classe e Prefetti, dunque fioccano complimenti incrociati e racconti sulle varie conoscenze. Io cerco di mantenermi defilata il più possibile, ma Benton mi coinvolge nella conversazione.
“Mi ha sempre stupito come tua nipote sia finita nei Corvonero. Possiede di sicuro un’intelligenza brillante, ma senza dubbio la vostra storia familiare… come dire, la destinava ad un’altra Casa.”
Mia nonna mi guarda, non saprei dire con che espressione. Poi rivolge un sorriso ammaliante a Lumacorno:
“Corvonero non è Serpeverde, ma resta lo stesso un’ottima Casata.”
Benton annuisce, del tutto incantato da lei. È probabile che stia usando le sue origini Veela. Peccato che a me non sia arrivato nulla di questo fascino da sirena. Mia nonna saluta il professore, lasciandolo lì ancora un po’ istupidito. Nei corridoi incontriamo vari studenti. Quando saluto Elliot Clark, la bocca di mia nonna assume una piega severa; quando invece saluto Lucas, ecco che il suo viso si distende in un sorriso aperto e, oserei dire, cordiale.
“Lucas! Caro, sei molto cresciuto dall’ultima volta che ti ho visto. Ho parlato con tuo padre non molto tempo fa.”
I Forsythe e i Salinger sono in affari insieme, e mia nonna non si lascia sfuggire l’occasione. Lucas appare del tutto a suo agio, e continua a rivolgere verso di me i suoi occhi azzurri. Ma io lo evito.
Mia nonna se ne accorge, e quando siamo sole dice:
“Lucas Forsythe è un bellissimo ragazzo, a modo, molto ricco. Per di più conosciamo bene la sua famiglia. È molto meglio di quel ragazzo, Peter Halbury, che frequentavi prima.”
“Io non sono la ragazza di Lucas, nonna. In ogni caso, che sia meglio di Peter mi sembra ovvio.”
Lei mi guarda con una certa soddisfazione, ma anche con condiscendenza.
“Forse lui si considera il tuo ragazzo. Così dice suo padre.”
Non so cosa rispondere. Dovrò affrontare la questione con Lucas. Iniziamo già a parlare di relazione esclusiva, e per di più a farlo sapere ai genitori? Devo preoccuparmi, c’è una richiesta di matrimonio in vista? Poteva starsene zitto, almeno per un po’.
Per fortuna, eccoci nella mia stanza. Mia nonna getta nel caminetto un po’ di Polvere Volante.
“Sono venuta solo per vedere come stai. Tuo padre è occupato, lo sai.”
Quando mai non lo è? Io non ho mai avuto un vero padre: quando mia madre se ne andò, lui mi lasciò alla sorella di lei, mia zia Diane. Ecco chi mi ha cresciuto.
Mia nonna mi fissa, con una strana profondità nello sguardo.
“Dovrai fare delle scelte, Audrey. Presto. Assicurati di stare dalla parte giusta.”
Poi si volta, e scompare fra le fiamme.
Scelte?
Ci sono stati gli attesi sorteggi per le stanze. I Corvonero riuniti nella Sala Comune: chi era felice per le nuove assegnazioni, chi era triste, chi aspettava di vedere come sarebbe andata a finire. Io e Rachel siamo state separate, ma per fortuna siamo finite una nella camera di fronte all’altra. Poteva andare molto, ma molto peggio.
Le mie nuove compagne di stanza sono Jillian Mc Kanzie e Laura Stevens. Con Jillian, tutto bene. Laura, invece, non l’ho ancora inquadrata bene. Di certo non mi fa piacere che fugga alla vista di Rachel. Questa storia dei Mezzosangue è davvero una sciocchezza, purtroppo però anche persone intelligenti la pensano così.
Beh, spero che Laura cambi idea.
Questi pensieri ronzano silenziosi fra le formule di Aritmanzia. Sospiro e guardo l’orologio: oh, cavolo! Sono in ritardo per la partita!
Oggi pomeriggio, prima partita del campionato. Tanto per entrare subito nel vivo, la sfida delle sfide: Serpeverde contro Grifondoro. Metto via i libri, mi pettino, un filo di mascara, un po’ di lucidalabbra ed esco.
Fuori il vento soffia inclemente, e il cielo minaccia pioggia.
Mi incammino a passo svelto verso il campo di Quidditch: gli spalti sono gremiti, nonostante il maltempo, e i tifosi più accaniti incitano le squadre che si riscaldano in campo. A stento mi faccio strada fra la folla e mi siedo .
Lucas mi fa un cenno di saluto… credo. Non è che riesca a riconoscerlo molto bene, così in alto.
Le due formazioni si dispongono secondo lo schema, e un fischio stride; il Boccino è libero, ora, la partita inizia. Non è che io capisca molto di sport: diciamo che più che altro osservo il gioco.
In questo caso, poi, non potrei essere più interessata: si sfidano il mio ex e il ragazzo che potrebbe prenderne il posto.
Si studiano da lontano, mi pare, e intanto cercano il Boccino.
“Audrey!” mi chiama la voce di Micheal Parker.
“Ciao, Micheal. Sei venuto per guardare le mosse dei tuoi avversari?”
“In parte. E in parte per tenerti d’occhio.”
“Per tenermi d’occhio?!”
“Ma certo, credi che non sappia chi sono i due che stanno quasi duellando in campo?”
La folla è scossa da un boato. Alzo lo sguardo verso il cielo e vede il Cercatore di Serpeverde e quello di Grifondoro che si insultano e cercano di disarcionarsi a vicenda. Per l’ennesima volta vorrei sprofondare. Mi copro il viso con le mani e mi appoggio alla spalla di Micheal.
“Apri gli occhi, Audrey. Lo sai che preferisci vedere e stare male, piuttosto che non vedere nulla e stare peggio.”
Ecco perché Micheal è mio amico. Perché mi conosce e mi suggerisce, senza imporsi, le decisioni giuste. In alto, stagliate contro il cielo plumbeo, due sagome maschili continuano a litigare. Finché non c’è un movimento scomposto da parte di uno dei due.
Peter cade. Cade da perlomeno quindici metri!
Gli spettatori sono tutti in piedi. Io non riesco a reprimere un urlo e Micheal mi stringe a sé.
Peter non si sfracella al suolo, grazie ad una magia di contrasto che proviene dalla tribuna d’onore, ma il tonfo del suo corpo quando tocca terra è un rumore soffocato che si sente alla perfezione in quel momento irreale.
Davanti all’infermeria. Pensare che fino a poco tempo fa qui c’ero io.
Micheal è seduto di fronte a me, ed Elliot lo abbraccia, accarezzandogli i capelli. Ogni tanto mi guarda inquieta, ed io le faccio un cenno, come dirle di non preoccuparsi per me. Deve pensare al suo ragazzo: è lui che ha appena visto l’amico che ama come e più di un fratello rischiare una morte terribile.
Io aspetto e spero. Forse amo ancora Peter? Forse non riesco a credere che Lucas abbia cercato di… di ucciderlo? Non lo so, non lo so, non voglio neppure pensarci. Voglio solo sapere come sta. Mi ha fatto così male, nell’animo con il suo tradimento e nel corpo dopo il duello con la sua amante, che stento a credere di essere qui. Qui in attesa, disperata e silenziosa.
La porta dell’infermeria si apre, e Lucas entra.
“Audrey… Micheal…”
No, non riesco a vederlo in questo momento. Voglio scordarmi di lui, di noi, di tutto. Vorrei dormire una lunghissima notte. Ma adesso è il momento di essere forte, per me e per Micheal.
“Esci di qui.”
La mia voce è gelida, con venature d’odio che la rendono quasi metallica.
“Audrey, io non…”
“Ti ho detto di lasciarci in pace!”
“Audrey, non sono stato io!”
“E chi allora? Il Barone Sanguinario?! Lucas, vattene.”
Mi fissa, impotente. Cerca di avvicinare una mano alla mia spalla, ma con un gesto rapido lo scosto.
“Vai via, Lucas, per favore.”
È Elliot a parlare, con una voce calma e sommessa, ma sicura. Lucas mi guarda un’ultima volta, poi si volta e se ne va. Si ferma all’improvviso, e senza girarsi dice:
“Non sono stato io, Audrey. Non è stata colpa mia.”
Poi apre la porta e ci lascia soli.
Il dottor Mynton esce dalla stanza, accompagnato dall’infermiera Mound e dal preside Dippet. Micheal scatta in piedi e chiede notizie.
“Allora, dottore? Come sta?”
“Male.” risponde Mynton, laconico “Ma se la caverà. Ci vorrà del tempo. Non è cosa sistemabile solo con la magia. Il suo corpo è a posto, ma subirà le conseguenze della caduta.”
“Cosa intende?”
“Dolore. Un dolore che a volte sarà tanto forte da renderlo incosciente. Ma vivrà. Si riprenderà.”
I tre se ne vanno, mentre Micheal si accascia sul pavimento. Chiude gli occhi e finalmente respira sereno.
Sera. Le sette, più o meno. Infermeria. Peter sembra dormire, ma in realtà è in uno stato di incoscienza indotta da pozioni sedative. Sul comodino, un libro di poesie. Ama moltissimo la letteratura, per quanto a volte possa sembrare un ragazzo
tronfio e superficiale. Mi avvicino, e leggo che l’autrice è Emily Dickinson. Lo apro a caso, e le pagine mi conducono ad una poesia.
Stringevo un Gioiello fra le dita -
E mi addormentai -
Il giorno era caldo, e i venti erano monotoni -
Dissi: "Rimarrà" -
Mi svegliai - e sgridai le incolpevoli dita,
La Gemma se n'era andata -
E ora, la memoria di un'Ametista
È tutto ciò che ho
Accanto, una frase scritta da lui, con quella calligrafia tondeggiante che riconoscevo come sua.
“Quante volte ti dovrò chiedere scusa? Non so se saranno mai abbastanza. Abbastanza per il tuo perdono.”
Più sotto, le nostre iniziali intrecciate.
23/10/2007
Lezione di Trasfigurazione. Il professor Silente è seduto sulla cattedra e osserva divertito i nostri tentativi di trasformare un sasso in un usignolo.
“Bene Audrey, sei la prima… buon lavoro Susan… Joe, vedi di togliere al tuo usignolo la trasparenza del vetro… Edward, ben fatto…”
Le sue osservazioni si susseguono, fra complimenti, esortazioni e compassione verso una certa inettitudine, ma non sono mai né cattivi né smielati. Il professor Silente dice la realtà. Prima di lasciarci andare, assegna un compito che assesta un bel colpo alla mia buona opinione di lui: a gruppi, dovremo presentare una ricerca. Con un tocco della sua bacchetta, trasforma due matite in due urne, una per fare i raggruppamenti, l’altra per la scelta degli argomenti. Dopo aver scelto i quattro capigruppo, se ne va, e ci ammonisce:
“Non provate a barare nell’estrarre, le urne sono incantate.”
Dieci minuti dopo, i gruppi sono formati e io mi ritrovo in quello di Alice Knox, argomento: ‘Usi della trasfigurazione da umani ad animali nell’antica Grecia’. Non c’è che dire, la fortuna mi sorride.
La nostra capogruppo è Jillian McKanzie, che propone di metterci d’accordo subito per i successivi incontri. Dopo una rapido sondaggio, si stabilisce che l’appuntamento è per l’ora successiva in biblioteca, per iniziare a stendere i primi abbozzi. Mentre usciamo dall’aula, Rachel tenta di confortarmi, ma non ce n’è poi così bisogno: ho deciso di fregarmene di tutto e di tutti. Alice? Ora ha campo libero. Peter? Ormai è finita. E Lucas? Non lo so.
Così raggiungo la biblioteca con l’animo in pace, pronta a lavorare anche se non troppo volenterosa. Jillian è china su un vecchio tomo del sedicesimo secolo, tenuta d’occhio dalla bibliotecaria, Madama Wirret. Joe leggiucchia un libricino impolverato prendendo appunti: non l’ho mai visto così impegnato. Alice mi vede arrivare e mi guarda fisso. Poi riprende a lavorare. Mi siedo, inizio a spulciare un manoscritto medioevale che era lì apposta per me e faccio un respiro profondo. Forse le cose fileranno lisce.
Visto che sono stata l’ultima ad arrivare, mi trattengo un po’ di più degli altri, finché una fitta alla spalla non mi fa guardare l’orologio: sono le sette e mezza passate, è ora di andare a cena. Anche perché ormai non connetto più molto. Mentre
torno nel mio dormitorio per mettere giù la borsa e rinfrescarmi un po’, vedo una ragazza di spalle che osserva il tramonto da una finestra. Mi sembra proprio Elliot Clark.
“Ehi” butto lì, tanto per evitare figure in caso non sia lei
Si volta e sobbalza, facendo sussultare anche me. Si scusa subito, anche se sono io che l’ho spaventata.
"Elliot... giusto?"
"Sì... e tu sei Audrey, vero?"
"Esatto, che fai qui tutta sola?"
"Penso."
Non è scorbutica, piuttosto mi sembra preoccupata. Dall’altra parte del corridoio arrivano dei passi: la squadra dei Principi al completo. Deirdre Blackster ed Eve Sanders ci guardano sprezzanti e passano avanti senza neanche salutare. Quando c’è l’educazione, c’è tutto. Jasper Lewis ed Edward Norwood, sono più cordiali.
“Buonasera, Audrey. Salve, Clark.”
Jasper Lewis si limita ad un generico ciao a tutt’e due. Elliot mi rivolge uno sguardo perplesso, e io scuoto le spalle. Non appena si sono allontanati, mi dice:
“Non li ho mai visti così gentili.”
“Chissà, magari la loro presunzione sta lentamente tornando a terra…”
Elliot mi sorride, e annuisce. Poi ci salutiamo: mi piacerebbe fermarmi un po’ con lei, però vedo che non è molto in vena di chiacchiere. Una volta in camera, mi stendo un momento sul letto per riposarmi un po’. Manco a dirlo, due minuti dopo dormo come un sasso.
Sono le dieci, quando sento che qualcuno mi tocca la spala con delicatezza: è Rachel che cerca di mettermi il pigiama. Esclama:
“Scusa! Non volevo svegliarti!”
Ora mi sento di nuovo in vita, ed anche piuttosto affamata. Mi infilo un maglione e, mentre Rachel va a dormire, vado alla ricerca di qualcosa da mangiare. Le scorte della Sala Comune per fortuna mi assistono: ci sono così tanti dolciumi da poter sfamare un intero asilo di bambini. Prendo una bottiglia di latte, dei biscotti ed una tazza; verso il latte e lo riscaldo con un semplice incantesimo, che mi aveva insegnato mia madre prima di scomparire. Non è tardi, ma tutti sono già a dormire, complice un orario scolastico distruttivo. Dalle scale però fa capolino la testa bionda di Jillian Mc Kanzie, così le faccio cenno di scendere. Sembra un po’ riluttante, ma alla fine mi raggiunge e si siede di fronte a me. Ci spartiamo le provviste e sorseggiamo il latte caldo con calma. Mi viene da sorridere:
“Sembriamo due bambine appena prima di andare a letto!”
“È vero… io facevo sempre così, da piccola a casa di mia nonna. Latte e biscotti, oppure una fetta di torta.”
Gli occhi le si illuminano mentre parla di sua nonna; alcuni dicono che Jillian è soltanto una snob, ma io penso si tratti di un po’ di timidezza. D’altronde, anch’io sono di natura piuttosto riservata, quindi la posso capire. Non parla molto, ma questo silenzio è calmo, tranquillo, privo di imbarazzo. Avanziamo parecchi biscotti, per lasciarli agli altri: casomai qualcuno si svegliasse e avesse voglia di uno spuntino di mezzanotte…
La scuola occupa la maggior parte del giorno, se non tutto. Ma oggi siamo stati fortunati: l’ora di Cura delle Creature Magiche è stata sospesa perché un Mordancio Mangiachiodi ha morsicato l’insegnante. Metto in ordine le mie cose, e me ne torno in dormitorio: sono in astinenza da caffè e\o da tè.
Sento che qualcuno mi artiglia il braccio. Alice Knox mi intima di seguirla. 
Mi conduce vicino al lago; siamo sole, una di fronte all’altra. Alice estrae la sua bacchetta; la fisso, non so neanche se con rabbia o stanchezza, e stringo in mano la mia. So che stavolta ci sarà un duello.
“Non osare farlo mai più.” poi urla “Expelliarmus!”
Lancia incantesimi di media intensità, che riesco a respingere senza problemi grazie al Sortilegio Scudo. Il suo viso è pallido, deformato da una smorfia di malvagità, tanto da somigliare a quello di una faina. Noto un movimento fra i cespugli vicino al lago, e commetto lo stupido errore di distrarmi per un attimo. Esasperata dalla mia autodifesa, che mai diventa combattimento, Alice Knox strilla:
“Stupeficium!”
Amplificato dalla forza del suo odio, lo Schiantesimo mi colpisce in pieno. Prima di perdere i sensi, riesco a gridare:
“Petrificus Totalus!”
Poi scendono le tenebre, e mi avvolgono nel loro manto.
La sensazione delle lenzuola morbide al tatto, il suono dei passi leggeri intorno a me, una mano che stringe la mia. Cerco di aprire gli occhi, ma la luce della stanza è troppo violenta, e devo subito richiuderli. Provo ad aprirli con calma, e metto a fuoco accanto a me le figure di Rachel e, un po’ in disparte, Jillian.
“Buongiorno…”
“Ti sei svegliata, finalmente! Sono due ore che sei in quello stato.”
“Rachel, è stato per lo Schiantesimo di Alice Knox?”
“Sì. Jillian ha visto tutto, ed ha chiamato l’infermeria.”
“Come sta Alice?”
“Meglio di te, stanne certa. In ogni caso l’hai proprio messa al tappeto con la Pastoia Total-Body.”
Come sempre, mi sfugge un sorriso quando sento il nome di quell’incantesimo. Ringrazio Jillian per l’aiuto che mi ha dato, ma lei si schermisce e se ne va poco dopo. Credo per lasciarmi da sola con la mia migliore amica, gesto che dimostra tutto il tatto della mia soccorritrice.
“Avresti potuto rimanerci.”
“Era così potente quella fattura?”
“Sì. Abbiamo avuto paura. Quella ragazza ti odia, Audrey. E lo sai che i sentimenti aumentano a dismisura la forza degli incantesimi.”
Annuisco. Entra il professor Crale, che è venuto a vedere come sto. Vuole parlarmi in privato, dunque prega Rachel di uscire. Lei mi abbraccia, poi se ne va, chiudendo con attenzione la porta.
“Allora, signorina Salinger. Come si sente?”
“Abbastanza bene, cioè… abbastanza bene, per essere stata schiantata da poco.”
“Come lei sa, non è permesso duellare ad Hogwarts. Due ragazze, poi, per motivi così futili.”
“Non è dipeso da me.”
“Lo so, infatti, non ci saranno sanzioni disciplinari nei suoi confronti. Tuttavia le consiglierei di tagliare al più presto i contatti con Peter Halbury.”
Richard Crale è il direttore della mia Casa, e quindi conosce molte cose dei suoi studenti. Ma non pensavo che fosse così informato. Tento di dire qualcosa, ma mi interrompe:
“Signorina Salinger, è ovvio che la sua vita privata riguarda soltanto lei. Ma sia chiaro che io non ritengo Halbury al suo livello. E non credo che lo sarà mai.”
Forse Crale ha frequentato troppo il professor Lumacorno: questa sembra una sua tipica frase.
“La nostra storia è finita da un pezzo, ormai. Alice Knox voleva che gli stessi lontano, cosa che io ho fatto, però…”
“Però?”
Come fai a spiegare ad un professore che hai duellato contro la ragazza con cui il tuo (a suo parere indegno) ragazzo ti ha tradito?
“Non so cosa le sia preso.”
Il professor Crale mi trapassa con il suo sguardo, ma non indaga più a fondo. Mi fa una carezza sul capo e se ne va.
Poco dopo, arrivano Micheal Parker ed Elliot Clark; lui ha in braccio la mia gatta, Patty. È una bellissima persiana tigrata, che salta subito sul mio letto e mi si accoccola vicino, iniziando a fare le fusa.
“Jillian mi ha suggerito di portartela.”
Patty è l’unica cosa che mi collega con il mondo fuori da questa scuola, con la mia infanzia e con mia zia Diane. Anche Jillian ha una gattina, per questo credo lo abbia capito. Mio padre avrebbe preferito per me un gufo, o al limite un gatto nero, ma alla fine si era rassegnato. Micheal ed Elliot si tengono per mano, mentre chiacchieriamo del più e del meno. La testa mi fa male, come se un paio di tenaglie incandescenti mi stringesse il cervello. I miei amici se ne accorgono, così mi lasciano tranquilla. Devono portare via la mia gatta, gli animali non possono trattenersi in infermeria.
Il dolore al capo è troppo forte, non riesco a dormire. Vedo sorgere la luna alla finestra, mentre la stanza dell’infermeria è inondata da una luce azzurrina. Non mi sento tranquilla. Alla destra del mio letto sento un fruscio: da sotto il Mantello dell’Invisibilità, ecco emergere Lucas.
Non dice nulla. Mi osserva e basta.
Si avvicina a me, ma non si siede sulla poltroncina.
Mi prende il viso fra le mani, guardandomi negli occhi con un’intensità disarmante. I suoi, di solito azzurri, ora sono scuri e profondi come un sonno senza sogni. Avvicina il suo volto al mio, mentre dalla sua pelle si sprigiona un profumo forte e gradevole. La sua voce è solo fiato quando mormora il mio nome.
Dei passi nel corridoio, l’infermiera sta per entrare.
Lucas si avvolge nel mantello e scompare di nuovo. La donna entra nella stanza e si siede sulla poltroncina accanto al camino, dandomi un po’ le spalle. Alla mia destra, avverto un movimento: Lucas si è seduto sul letto. Poco dopo, percepisco che si stende accanto a me.
Così, uno vicino all’altra, ci addormentiamo nella notte, cullati dal rumore della pioggia che cade, lenta e dolce.
serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.