24/07/2008
Rido. Pesantemente ma sommessamente mentre ascolto le conseguenze che la…scaramuccia? Ha avuto su alcuni elementi presenti qui a scuola. Non che la cosa mi urti particolarmente, ma è comunque esilarante sentire certe voci. Ancora di più immaginare le facce dei ‘condannati’ alle pene inflitte.
Anche se poi penso anche che sia sempre poco, quello che sta succedendo.
Le due fatine bionde a Beauxbatons. Ah, che spreco. Che spreco. Che due menti, comunque intelligenti come le loro, abbiamo deciso di stare dalla parte sbagliata. Dalla parte di un nulla. Dalla parte di un mondo destinato a soccombere per virtù di non so cosa. Quali ideali ricercano l’essenza di un estro così…perverso, e poco chiaro. Oserei perfino definirlo…idiota, se non fosse ancora troppo banale come definizione. Non ha senso. Tutto ciò che gira al momento attorno ad uno sguardo troppo stanco per seguire l’orrendo vorticare di una marea di gente preoccupata come se stesse andando ad un funerale. Non ho né tempo, né voglia. Sinceramente, mi sembra perfino assurdo continuare a parlarne. Mi sembra poco logico, perfino poco intelligente. Gentaglia che non merita nemmeno di respirare, per ciò che penso…lo scontro si è concluso in modo fin troppo celestiale. Qualche sorpresa in più sarebbe stata gradita e ben accetta. Ma si sa…nessuno viene sempre accontentato, almeno…non dal fato. La Versten, la punta di diamante di quel gruppo di scellerati, pare sia quella che ne è uscita peggio. Ma come darle torto, o criticarla. Si è scontrata con il più grande signore e mago che esista. E’ già tanto se ancora riesce a respirare e può raccontare di averlo avuto di fronte, credo.
Un pensiero, che aleggia nella mente.
Tom, se ne va. Ed io, non avevo ancora realizzato tanto.
Non posso fare a meno di inarcare un sopracciglio quando Riddle indica la Traviston come suo successore. Seguirla in capo al mondo. Seguirla in capo al mondo.
Buffo. Assolutamente. Distolgo lo sguardo, mi dedico ad altri pensieri più interessanti.
Lo scopo è troppo altro per lasciarlo tacere. Se così è. Così sia.
E’ faticoso perfino commentarlo.
Tengo la testa poggiata sulle gambe di Scarlett che sembra tutto fuorché presente, viva attorno a noi. Da un paio di giorni è così. E non avrei mai potuto immaginare che mi avrebbe infastidito a tal punto.
-Vacanze comuni.- esordisco. Le mi guarda stranita inarca un sopracciglio.
-Eh?- domanda, perplessa. Mi sollevo, poggiando la schiena contro il muro.
-Vacanze comuni.- ribatto, annuendo. Lancio uno sguardo di intesa a Jasper che ci informa di quanto brevi e intense dovranno essere le sue di vacanze, quest’anno.
Pare che Martine non gli lascerà la possibilità di respirare.
Ma io, che conosco la Lewis maggiore, riconosco il fatto che sicuramente non lo fa per intaccarlo minimamente.
Bensì, posso affermare vividamente che sia preoccupata per le sorti di Jasper. Non sa bene cosa sia successo, Martine, come tutti gli altri non è informata di ciò che sottoterra si muove, oltre la visività concessa ai professori. Ma è così intelligente da capire, che le acque non sono tranquille.
E soprattutto che, giorni fa, la tempesta ha avuto inizio.
Povero Jasp. Ti aspetta una bella strigliata.
Dopo un piccolo dibattito e scambio, si sceglie come meta definitiva l’Irlanda.
Un brivido marchia la mia schiena.
Irlanda. Irlanda. Gaeltacht. Gaeltacht.
La Lywelyn ha sicuramente capito, cosa nei miei occhi balugina.
Forse, queste vacanze potranno servirmi come monito per riconoscere cosa realmente si cela oltre la nube che avvolge me.
E’ strano. Ma a volte il destino ti riserva importanti risvolti.
-E sia.-
-Ed?- la voce di Deirdre arriva alle mie spalle con una tonalità morbida. Mi volto, una boccata di fumo facendole cenno che non ha disturbato affatto i miei pensieri.
Mi siede di fronte, scosta una ciocca di capelli guardando a sinistra.
Sospira. Forse per un momento sembra abbandonare le spoglie di algida principessa, e lasciar spazio semplicemente a Deirdre Blackster.
-Che succede?- domando, guardandola.
Lei fa spallucce, poi abbozza un sorriso.
-Volevo solo spettegolare!- mi bacchetta. Anche se penso che il motivo reale che l’abbia avvicinata a me non sia questo. Non farò domande. Forse adesso non è il caso.
-Irlanda?- chiede, guardandomi di sbieco. Eccola lì. Anche lei allora ha capito.
E sicuramente anche Jasper. Sebbene quella del mio amico sia più una domanda silente, fatta di sguardi e gesti più che di parole.
-Irlanda.- confermo, spegnendo la sigaretta, ormai ridotta ad un mozzicone. Mi alzo, le faccio un cenno col capo.
-Andiamo, credo che sia anche ora di preparare i bagagli.-
In stanza, le borse già pronte, le ultime cose da mettere via prima di domani.
-Arriverò più tardi. Ma almeno sarò libero di svagarmi.- mi confida Jasper, come ultima soluzione.
Evidentemente Martine a preferito di fare prima la tempesta, dopo la quiete.
Magari conviene con il fatto che il fratello, testa calda per quanto sia ai suoi occhi, merita comunque un po’ di riposo.
Mi rivolgo a lui, poggio un asciugamani.
-Ti aspetteremo.- annuisco. -Per qualsiasi cosa.- sicuro che Jasper, come le principesse, ha capito che l’Irlanda può avere tanti, e vari, ipotetici risvolti.
Lui mi guarda, si porta una mano fra i capelli, sulla nuca.
-Anche perché se non lo fai, mi incazzo.- sottolinea, salvo equivoci.
Rido, porto indietro la testa.
-Ricevuto.-
La sera prima della partenza. Siedo di fronte a Scarlett in sala comune, lei mi guarda, poggia un gomito sul tavolo.
-So cosa mi stai per chiedere.- mi dice, tranquilla.
-Immaginavo.- ribatto, picchettando appena le dita sulla superficie. Sospiro. Quest’anno è stato di certo pieno di sorprese. Un po’ morto, per certi versi, ma comunque è innegabile pensare a quanti cambiamenti si sono susseguiti, e comunque, piacevoli o meno fanno parte della vita, e forse si dovrebbero prendere con la giusta enfasi e filosofia.
Non si è ancora concluso. Ed io non vedo l’ora che la mia mente sia completamente libera.
-Mi aiuterai?- torno a chiederle.
-Magari ti sto portando in Irlanda proprio per questo.- sottolinea.
Si prospetta una interessante estate.
Binario 9 ¾ [ 31 Giugno 1944 ]
Paradossalmente il luogo di partenza e arrivo. Di inizio e fine è l’attimo di transizione.
Curioso. Particolare. E decisamente interessante. Si capisce molto, in questo luogo. E forse, per un momento ti sembra quasi di essere in una situazione di stallo.
Una voce morbida e familiare ci accoglie. La madre di Scarlett che ci invita a seguirla verso l’uscita di una stazione che si sta rivelando troppo stretta.
Un individuo che prende le nostre borse. L’abito scuro che si fa largo fra la folla. I miei amici di fianco.
Silenzio. Nonostante tutta questa confusione assordante e fastidiosa.
Non posso fare a meno di notare il silenzio viscerale che si nasconde oltre l’udibile.
Ma poco importa.
Un anno si è concluso. La pausa prima della lotta.
Arriva per tutti, no?
19/07/2008
Gli ibridi sono sempre un problema.
Vedi i Mezzosangue, vedi Julia Versten, vedi i Centauri.
Mon Dieu, i Centauri. Esseri zoccolanti mezzi ronzini e mezzi umani con il dono della profezia, ma di certo non amici dei maghi.
Mi muovo rapido fra le sterpaglie della Foresta Proibita, sperando di non inciampare in un branco di simpatici quattrozampe. O seizampe?
Mentre resisto alla tentazione di dar fuoco al posto, intravedo una figura vestita di scuro. Una figura femminile, quindi la mia attenzione è subito calamitata.
Deirdre e Scarlett sono partite di gran carriera e a questo punto saranno già nelle loro stanze. Quindi potrebbe essere una del Fidelius [così i piccoli difensori dell’uguaglianza hanno chiamato il loro club], oppure…oppure Violet. L’ho persa di vista quasi subito.
Infatti, la mia intuizione si rivela fondata.
Violet Traviston giace priva di sensi. Mi ricorda Biancaneve. Le labbra rosse a contrasto con la pelle candida, i capelli scuri e sciolti che incorniciano un viso dai tratti dolci, quanto mai inadatti alla sua personalità.
L’abito di raso viola sembra integro, senza macchie di sangue. Un’abrasione sul braccio ed un livido sulla spalla sinistra sembrano le uniche ferite. Dopo un veloce esame, anche la testa sembra a posto. E brava McKanzie.
Bene, devo portarla a scuola.
In linea di massima, cercherei di far levitare il corpo, ma la Foresta è troppo fitta, non c’è spazio per muoverla. Non mi resta che sollevarla fra le braccia, sperando di non fare danni.
Il suo corpo è freddo, ma il cuore, contro il mio, batte lento ma sicuro. Sembra star bene.
Odio questa sottospecie di bosco con tutto me stesso.
Dieci minuti dopo, inizio a vedere Hogwarts.
Non posso portarla dall’infermiera Mound, mi scoprirebbero.
Devo lasciarla da qualche parte. In Sala Grande, ecco. La scuola è deserta, per fortuna.
Stendo il corpo di Violet su uno dei divani, vicino all’ingresso. Le sue mani sono gelide, devo coprirla con qualcosa. Una coperta, un mantello. Qualcosa! Ma non c’è niente, neppure una tovaglia.
Alzo gli occhi al cielo, esasperato.
Ma certo.
« Accio vessillo Serpeverde! » mormoro.
Il drappo di seta verde, intessuto d’argento, ricade fra le mie braccia. È morbido, ed è l’unica cosa disponibile. Avvolgo il suo corpo nello stendardo della nostra Casa.
Fa una strana impressione, ma ora è al sicuro. Non ci vorrà molto prima che la trovino.
« Buonanotte, Vi. » sussurro, mentre mi allontano.
La scuola è sottosopra. E non mi sarei aspettato niente di meno.
A rischiare grosso sono sei persone: Edward e Violet, fra i nostri; Julia Versten, Carlisle Testa-di-Carota Hunnam, Jillian McKanzie e Audrey Salinger, nelle file avversarie.
Salinger e McKanzie si sono fatte beccare dalla mia adorabile sorellina, e pare che il prossimo anno emigreranno in terra francese, per allietare i damerini di Beauxbatons. Due belle bionde in meno ad Hogwarts, ma soprattutto due importanti membri del Fidelius che se ne vanno. Quindi il dispiacere è temperato da una certa sodisfazione.
Sto esponendo ciò che penso a Scarlett, mentre ci avviamo verso la riunione di Morsmordre.
« Dovrei dirlo a Dè, se non sapessi che è il tuo carattere e non si può fare nulla per cambiarlo. » risponde lei esasperata.
« Suvvia, sai che scherzo! »
« No, so che non scherzi, è questo il punto! » replica, senza prendermi in realtà troppo sul serio.
Poco dopo, siamo tutti riuniti di fronte a Tom Riddle. Tutti in piedi, tranne Violet che è seduta: non stava così bene come mi era sembrato. Anzi. Dolohov evita di guardarla.
« Attenzione. Violet. » inizia, invitandola a raggiungerlo. Lei si alza con difficoltà, ma i suoi passi sono fermi.
« D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston. »
Violet sembra sorpresa, se non sconvolta dalla notizia. Non se l’aspettava, e di certo non ce l’aspettavamo noi. Deirdre e Scarlett hanno subito iniziato mugugnare, Ed si è irrigidito, mentre io non posso fare a meno di pensare alla comicità della situazione. Tom che lascia il potere a Violet Traviston.
« Ti seguiranno anche in capo al mondo. Gliel’ho detto io. » aggiunge. Poi dice qualcosa che non riesco a captare.
È ovvio che la scelta del suo luogotenente non ammette ricorsi da parte di nessuno.
Esami finali!
Anche al sesto anno, non possono mancare i temutissimi finals. Per fortuna, non sono al quinto, né al settimo. Poiché nessuno sospetta del mio coinvolgimento nelle attività ludiche post-ballo, conto di prendere molte O inframezzate da E. Benton distribuisce i test, pacifico come sempre.
« Signore, signori… avete due ore a partire da questo momento. » afferma, scrivendo l’ora di condegna sulla lavagna.
Completo il test un quarto d’ora prima della fine, e mi presento alla cattedra per consegnarlo.
« Jasper, sono sicuro che sarà un ottimo lavoro. D’altronde, se hai preso appena un po’ da tua sorella… »
Preferisco non sapere cosa c’entri mia sorella, grazie.
« Le avevo proposto una piccola sfida, al Ballo. Ha lanciato un Incanto di Barriera, che era davvero impenetrabile. »
Non mi meraviglia che abbia scelto proprio un Incanto di Barriera contro di lui. Trattengo una risata e mi congedo.
« Incantesimi era la sua seconda materia preferita, dopo Aritmanzia. »
Poi esco dalla classe, mi nascondo alla prima svolta del corridoio e rido per cinque minuti buoni.
Martine e Benton.
Povera sorellina mia!
Povera sorellina mia, un accidente.
« Jasper, non credere che non ti abbia visto. Non credere che non sappia. »
Scenario: studio del professore di Aritmanzia. Personaggi: Jasper e Martine Lewis. Argomento: attività ludiche post-ballo.
« Ti ho coperto, visto che per quest’anno hai fatto anche troppo. »
« Potevi anche risparmiartelo. »
« Un’altra parola e ti schianto. Tu sei un Lewis, chiaro? Non un McKanzie o un Salinger qualsiasi.»
« E la Traviston? E Edward? »
« Erano feriti. Tu no, dipendeva solo da non farti trovare. E mentre sono con Benton, cosa succede? Vedo te che cerchi di sgattaiolare nei sotterranei. »
« Eri con Benton?! »
« Esatto, mi ha tormentato tutta la sera. Ho dovuto baciarlo per distrarlo dal rumore dei tuoi passi. »
Oh, buon Salazar. Benton come cognato?
« Stamattina l’ho convinto che era ubriaco e si è sognato tutto. Ho detto di aver eseguito un Incanto di Barriera e l’ho convinto, non so come.»
Niente di meno. I professori, in questa scuola, se decidono di non vedere… non vedono.
« In ogni caso, Martine, non sono un idiota completo. Se ho ritardato tanto, è perché c’è stato un imprevisto. »
« Del genere? »
« Del genere: una ragazza. Ferma, non quello che pensi tu; per una volta, non ti deluderò. Ho trovato Violet Traviston ferita, e l’ho riportata a scuola. »
Martine sorride ironica.
« Certo, come non saperlo. Chi altri poteva avvolgerla nello stendardo di Serpeverde? »
Le vacanze di quest’estate si preannunciano all’insegna del carcere.
A parte le due settimane che passerò in Irlanda con i miei amici, ad affogare i miei dispiaceri nel sidro scorrazzando per i verdi prati dell’Isola di Smeraldo, passerò il tempo a casa mia, solo, sotto la sorveglianza di Martine e della servitù.
Di conseguenza non sono proprio l’immagine della felicità, mentre usciamo dall’edificio che ci ospita per nove mesi all’anno e ci avviamo verso Hogsmeade per prendere l’Espresso.
I miei compagni di casa sono più allegri.
Deirdre, Edward e Scarlett discutono animatamente sull’estate e sull’organizzazione delle vacanze. Le gemelle Blackster cinguettano di un eventuale crociera in Sudamerica. Jefferson Lennard saluta la scuola per l’ultima volta, così come Lenore Swart. Tom Riddle, come sempre, ha un’espressione imperturbabile e osserva con occhi scintillanti il grande castello gotico.
Mi avvicino a lui.
« Ti mancherà? » gli chiedo.
« Alcune cose, sì. Ma non poi così tanto. » risponde, tranquillo. Poi volge le spalle ad Hogwarts, e si incammina con gli altri.
Stiamo entrando a Londra, lo intuisco dai sobborghi e dalle macerie. Maledetti babbani, maledette guerre babbane.
Con una frenata quasi dolce, il treno si ferma al binario 9 e ¾. Ci avviamo ad uscire, ognuno stretto al suo baule.
Martine mi fa segno di raggiungerla appena guadagnata la pensilina, ma non è semplice con quest’orda di studenti ansiosi di tornare a casa per le vacanze.
Dopo aver tolto di mezzo [solo con uno spintone] un Tassorosso che mi bloccava la strada, scendo i gradini e respiro l’aria londinese. Saluto i miei amici: ci rivedremo il 1 Agosto, a casa Lywelyn.
Lascio Dè con un bacio appassionato che spero le basti per almeno un mese. A giudicare dal rossore sul suo viso, è molto probabile.
Notturn Alley è brulicante di vita come non mai.
Prima di tornare a casa, Martine deve fare qualche acquisto.
« Pensavo a un regalo per papà, cosa ne dici? » mi chiede, mentre entriamo in uno dei negozi alla nostra destra.
« Ad esempio? »
Non conosco bene mio padre. Vivo con lui da sempre, a parte le parentesi di Hogwarts, eppure abbiamo l’incredibile capacità di non incontrarci mai pur vivendo sotto lo stesso tetto.
« Signori Lewis! Ben arrivati! »
Mandragorus Mulligan scodinzola di fronte a noi come un cane.
C’è qualcosa di più disgustoso di un mago servile? Forse un Sanguesporco servile.
Una mezzora dopo, usciamo con diversi pacchetti. Il regalo per papà non rischia certo di soffrire di solitudine.
Mentre camminiamo, tutti i maghi sopra i 12 anni e sotto i 120 guardano mia sorella come se volessero spogliarla. Ci sono abituato, ma… ehi, è mia sorella, un po’ di rispetto.
Il nostro ingresso in una bettola di infima classe è salutato con una serie di fischi di apprezzamento dagli avventori presenti, tutti uomini. Buon Salazar, alcuni sono rivolti a me.
Una manciata di Metropolvere nel caminetto più vicino et voilà, siamo nella nostra casa di campagna, vicino a Scarborough, la zona da cui proviene la mia famiglia.
Arriviamo nella sala da pranzo, illuminata dalla luce calda del tardo pomeriggio. Mio padre, William Lewis, per una volta non sta lavorando, bensì legge, seduto su una poltrona. Alle sue spalle, un ritratto ad olio di mia madre, Christine, in abito da sera e pelliccia.
Martine lo saluta con un bacio sulla fronte, e corre in camera a rinfrescarsi. Io resto in nella stanza, aspettando che la tempesta mi travolga.
Osservo l’uomo di fronte a me.
È bello, sì. Lo devo riconoscere, è più bello di me. Non ci somigliamo molto, neppure nei colori. Sean aveva preso da lui. Entrambi castani, la pelle piuttosto scura e con un fisico solido. Martine ed io siamo simili ai Chamberlain, la famiglia di mia madre. Biondi, di carnagione chiara e longilinei.
Mio padre non dice una parola per qualche minuto, ma pare continuare a leggere senza accorgersi della mia presenza. So bene che è una tattica, per far salire la tensione.
« Jasper. »
« Sì, signore. »
Non mi è permesso chiamarlo “papà”. Non è decoroso. Né in pubblico, né in privato.
« Sono molto deluso dalla tua mancanza di intelligenza. »
Pausa.
« Non pretendo che tu diventi un genio matematico o qualcosa di altrettanto improbabile. »
Pausa.
« Ma il tuo comportamento dev’essere irreprensibile. È chiaro? »
L’unica azione che mi è concessa è annuire. E infatti annuisco.
« Con ciò non voglio dire che tu non possa divertirti. Tuttavia, un conto è una scappatella notturna fuori dal coprifuoco. Un conto è un duello nella Foresta Proibita. Anzi, uno scontro con feriti gravi. »
A capo chino, azzardo una risposta, cercando di usare un tono impersonale.
« Nessuno mi ha scoperto. Mi ha visto solo Martine. »
« Martine non è “nessuno”. Se ti avesse visto Benton? Non nego di avere rapporti cordiali con lui, ma di certo non avrebbe potuto chiudere entrambi gli occhi. Ringrazia tua sorella. »
Chiude il libro di scatto.
« Jasper, tu sei il mio figlio maschio. L’unico che mi è rimasto. »
L’ombra di Sean tocca ogni nostra conversazione. È sempre stato così, anche quando era vivo. Era la pietra di paragone, e lo è rimasto tuttora.
« Martine ha deciso di dedicarsi all’insegnamento. Perfetto, un lavoro adatto ad una donna. Il prossimo anno sarà ancora ad Hogwarts, assumerà stabilmente la cattedra di Aritmanzia. »
Fa un respiro profondo, poi si alza e versa del brandy in due bicchieri. Si avvicina e me ne porge uno.
« Jasper, ti rivelerò un segreto. Ne sono a conoscenza solo i miei più stretti collaboratori, oltre a me. »
Alzo gli occhi e accenno un sì.
« Puoi fidarti di me. » gli garantisco.
« Mi hanno offerto la candidatura alle elezioni del prossimo anno, a novembre. Come Ministro della Magia. »
Beve un sorso di liquore, fissandomi con i suoi occhi scuri.
« Non tollererò nulla e nessuno che possa intralciarmi. È chiaro? »
Stringo il bicchiere nella mia mano.
Mio padre è l’unica persona che riesce a terrorizzarmi solo con uno sguardo.
Nonostante questo, il mio rispetto e la mia fedeltà verso di lui sono incrollabili.
Alzo il bicchiere.
« Al futuro Ministro della Magia. » brindo, sottovoce.
12/07/2008
Incantevole. Non posso far altro che pensare questo, quando lo specchio riflette l’immagine di un principe. Perché questo sono. Perché questo è stato dimenticato ed è una cosa che urta pesantemente i miei nervi. Troppe dimenticanze, troppe malcapitate coincidenze. Troppe difficoltose prove di tolleranza verso una marmaglia di idioti che altro non sa fare che urtare la quiete di un equilibrio magico che comincia a scemare. Che comincia a mancare perchè tutti sembrano essere accecati dall'idea di un mondo che non ha nè capo nè coda, che segnerà l'epilogo dell'era magica. Sporchi, sporchi. Indegni mezzosangue. Non meritano respiro.
Oh, ma Tom lo ha detto. Tom ci ha avvisato.
Stasera. Ha. Inizio. La. Fine.
-Meravigliosa…- sibilo vicino, terribilmente vicino al viso di Scarlett tanto da sentirne il respiro. La conversazione con Hunnam è stata fastidiosa. Ma tempo al tempo. Scivolerà fra le mie mani, le stesse che ho torturato, a causa sua, pochi attimi fa.
E lì…oh beh. Lì sarà divertente. Detesto questa festa, è noiosa..al momento.
Gente che luccica tutta contenta per la scarsa fattura di un vestito confezionato apposta per l’occasione. L’idea mi disgusta. Classe, zero. Concezione del bello, meno di zero.
Ideologia del divertimento, inesistente.
Se non fosse per Tom ,la scuola sarebbe una noia mortale. La prendo per mano, lei non oppone resistenza, lasciamo la sala grande.
-Immagino che ci siano diverse cose delle quali parlare.- le sussurro, stringendola contro il mio corpo, le mani sulla schiena, sopra la stoffa leggera del suo abito modello guanto.
-Assolutamente.- risponde in modo eloquente Scarlett, prendendo la mia mano mentre ci portiamo appena fuori dalle mura scolastiche.
Il tempo di intrappolarla fra la parete ed il mio corpo, le mani sulle sue guance baciandole avido le labbra nella sera. Prima di. Prima di.
La bocca delinea i contorni a cuore della sua, saggiandone il sapore appena dolciastro e piacevole.
-Sarà una serata movimentata.- poggiando le dita sulle labbra di lei, per dischiuderle. -Bisogna, cominciare nel modo giusto.-
L’atmosfera si fa densa, particolarmente pesante. Sorrido, nell’ombra di una notte che vede l’inizio di una nuova era, il via di una battaglia che porterà al compimento oscuro del disegno reale che il mondo non ha ancora ben chiaro. L’idea spasmodica del ritrovamento dei valori che infidamente sono andati perduti costringendo il reale equilibrio a trasbordare nel delirio più cieco.
Mostri senza senno né ritegno che si espandono a macchia d’olio relegando la vera salvezza di questa era in un limbo sconosciuto e lontano, come fosse cosa da dimenticare.
Ma è questo il problema. E’ questa la grandezza. La luce. La via.
Possibile che non esista nessuno, con un pizzico di raziocinio, a dire che tutto quello che si è costruito sta andando in pezzi dal momento stesso in cui l’entrata è stata….libera, per tutti coloro che dovrebbero essere banditi, allontanati, omessi.
Infangano, e crescono. Moltiplicandosi come germi fastidiosi la cui sola cura è lo sterminio di massa.
Interessante prospettiva festaiola, per una volta.
Lungo i sentieri impervi di una foresta sempre più scura, avanzo velocemente, fino a reclinare la testa alla vista del mio bon bon preferito.
-Hunnam.- pronuncio, con un sorriso serafico mentre sfilo il mantello che ricade sul selciato poco stabile.
-Cercavo proprio te.- è un sussurro gutturale. Seguito da scintille e contro incantesimi che si schiantano generando zampilli di luce.
Tonfi secchi che provengono dall’ambiente circostante.
Ma sono troppo impegnato ad occuparmi del mio rosso degli stivali per pensarci.
Uno. Due. Tre.
Contatto visivo, Carlisle che si china lentamente, sentendo le palpebre pesanti.
-Hai visto, come ci si sente, anti-principe?- dico, avvicinandomi con un sorriso platealmente velenoso. Mi chino verso di lui, soffermandomi sul suo orecchio.
-Sei buono solo per badare al gregge di pecore alle quali sei tanto legato…- sibilo, acuto ma al tempo stesso lento.
-Stai pensando alla tua metà corvonero, mentre muori?- pronuncio, divertito. Porto una mano sulla sua spalla, per poi scostarla, con aria leggermente indignata.
-Feccia.- pronuncio sul suo viso. Per poi sollevarmi e scostare la polvere dalla giacca, con un cenno del palmo.
E un lampo attraversa il suo sguardo, si china in avanti, la mano sullo sterno. Comincia a boccheggiare. Sembra voler divorare l’aria che comincia a mancare sempre più. Sempre più. In basso, Hunnam. In basso.
Schiatta, ci fai a tutti un favore.
Finalmente, la fine. La tanto agognata, bramata, fine.
Ricade in avanti, poggiando le ginocchia, stendendosi.
Lo vedo afferrare qualcosa sul selciato.
Non ho il tempo di realizzare, so soltanto che qualcosa colpisce la mia gamba, all’altezza della caviglia sinistra. Dolore lancinante. Il contatto visivo si interrompe, l’incantesimo si spezza. Poggio le mani contro il tronco alle mie spalle.
-Dannato, Hunnam.- leggero affanno nella mia voce, mentre lui con le mani strette sulla terra inarca la schiena rialzandosi. Lascio saettare gli occhi nei suoi, odio puro e viscerale.
Ed è nel momento in cui solleviamo entrambi la bacchetta per riprendere che un grido si innalza.
-CENTAURI!- lancio un ultimo sguardo, Carlisle si dilegua, forse in preda alle crisi compulsive alla ricerca della bionda accompagnatrice.
Ho il tempo di voltarmi, sentire gli zoccoli scuotere la terra, prendere l’assetto di una corsa verso l’uscita da quell’uragano di follia.
11/07/2008
commenti (4) • tag:
discussioni,
amori,
amicizie,
paura,
serpeverde,
dubbi,
guai,
errori,
riddle,
grifondoro,
corvonero,
momenti imbarazzanti,
duelli,
morsmordre,
fidelius

Fatto. La stoffa scivola sulle mie ossa sporgenti, ricadendo talmente bene da far apparire il vestito fatto su misura. Quasi dimenticavo: mi é stato fatto su misura, tagliato e cucito dalla sarta di mia madre in raso verde smeraldo. Non riesco davvero a capacitarmi che quella nello specchio sia io.
« cavolo. » balbetta appena mia cugina Jane, dodici anni, sdraiata a pancia in giù sul mio letto in un turbinio di lenzuola e cianfrusaglie assortite. Passo le mani sulle anche, premendo il tessuto lucente contro il mio corpo. Immagino che in questo momento dovrei continuare a prepararmi, ma davvero non riesco a spostarmi; quella che si riflette nello specchio non sembro neppure io. E’ una figura bellissima, senza ossa fuori posto, che non è troppo alta e ..
« Georgiana Claire Harrington, da quando sei una stragnocca tutta trine? » mi apostrofa Annette, uscendo dal bagno con i capelli pettinati come una venusiana impazzita. Ma non glielo dico, visto che per lo spavento ho fatto un salto all’indietro e sono inciampata nello strascico, sbattendo il sedere per terra. Se si è strappato mi ammazzo.
Mi risollevo a fatica, fulminandola mentre si infila il reggicalze di pizzo rosa fluorescente; io le voglio bene, ma qualche volta mi spaventa davvero.
« è solo un vestito.. » sussurro cacciando la testa nel baule pur di non farle vedere che sono diventata rossa come una ricordella. Voglio solo essere bella, non mi sembra una grande richiesta; non carina, voglio essere bella.
Mi sistemo i capelli in uno chignon, non molto diverso da quello che mi faccio spesso a scuola; un colpo di bacchetta e li fisso in quella acconciatura, sistemandoci anche un fermaglio di quelli che, anche se non si direbbe, sono diamanti. Con la coda dell’occhio catturo la figuretta di Jane che si ribalta sul letto e si spalma sulla boccuccia del rossetto color mattone, insultata a tutta birra dalla proprietaria del cosmetico, la mia compagna di stanza Gemma.
« auguratemi buona fortuna. » dico in un sospiro, spostandomi verso la porta; per loro sarà una semplice festa, per me è un evento fondamentale. Sono una Caposcuola, e solo questo dovrebbe bastare per ricordarmi che passerò il tempo a controllare che nessuno si ubriachi e cada dalle scale – come stavo per fare io andando verso la Sala Grande, oltretutto.
Passo tra i lunghi tavoli del buffet, tra le bambine ricoperte di gonnelloni rosa che già cianciano alla ricerca di un cavaliere dell’ultimo momento. Del mio, invece, distinguo la forma della schiena larga, i capelli scuri e il lieve movimento della testa mentre ascolta le indicazioni di Dippet, che sfila davanti a lui ed Elizabeth Hale con aria di chi li sgozzerebbe volentieri.
Non dico niente quando gli arrivo di fianco, e mi limito a far scivolare la mano nella sua; subito si volta, e senza neppure badare a chi ci circonda mi stampa un bacio sulle labbra. Trattieniti, Georgiana, mi sussurra una vocina nella mia testa mentre gli circondo il collo con le braccia e lascio che mi baci di nuovo.
« Harrington! Lang! » abbaia il preside. Ehm. Ci voltiamo verso di lui con l’espressione più colpevole che ci possa venire; ma non posso che sorridere, sentendo il suo pollice che accarezza il dorso della mia mano.
Ho distinto un eco lontana; non ne sono del tutto sicura, ma credo di aver sentito che Julia è miss Hogwarts. Insieme a Riddle. Lo ammetto, sono troppo impegnata a controllarmi dallo sbottonare i pantaloni a Sebastian per badare a quello che succede a decine di metri da me, in Sala Grande, mentre noi siamo infossati nello sgabuzzino delle scope.
Il suo peso mi spappola le costole, e me ne rendo conto solo ora che ho smesso di occuparmi dei miei ormoni e sono ritornata ad essere un cervello pensante. Ed in effetti, questo secchio sta per spezzarmi l’osso del collo. Faccio scivolare il piede via dalla sua gamba, fino ad atterrare malamente. Tentare di fare sesso in uno stanzino è sempre una pessima idea. Anche per me, che ho dimostrato di fare sempre la cosa giusta in ogni occasione. Ballare riscalda l’istinto, non l’avrei mai pensato.
« Seb. Hai sentito? » si solleva a fatica, grugnendo quando rinuncia a slacciare il nodo strettissimo che mi tiene il vestito ancorato addosso.
« No, stanno tutti dormendo. » brontola prima di prendere a baciarmi dietro l’orecchio. Maledetto, è il mio punto debole, e lo sa benissimo. Mi divincolo a fatica, e mi rialzo ancor più lentamente, spostandomi sino a poter posare l’orecchio alla porta del ripostiglio.
« Julia è miss Hogwarts. E Riddle il mister. » gli sibilo, prima di socchiudere la porta. Le poche persone che vedo sono ancora più impegnate a pomiciare di quanto lo fossimo noi. Attraverso l’atrio a tutta birra, infilandomi tra le porte spalancate, in mezzo alla confusione. Non riesco a vedere la mia migliore amica. Non so dove sia finita, dove stia ballando con Riddle, suppongo.
Vado verso il buffet, giusto per ingannare il tempo almeno finché Sebastian non ricomparirà; perché mi sembra che tutti mi guardino? Dio, non sarò spettinata! Mi tocco i capelli. No, sembrerebbero apposto.
« Smettila, sei splendida. » sibila una voce che ben conosco abbracciandomi da dietro. Stasera deve aver bevuto qualcosa di strano, non era mai stato così infuocato. Gli do una gomitata quando vedo Aedan che trotterella verso di noi. Scuoto già il capo; non ho visto la sua dolce metà, è inutile.
Sento delle dita fredde che mi si richiudono improvvisamente contro il braccio; mi volto di scatto, mi trovo di fronte Jules. Pallida come un cencio.
« Cosa ti ha detto? » le chiedo senza neppure aspettare che sia lei a fiatare.
« Giuro che se ti ha fatto male, vado là e…» sbotta Seb, approfittandone per darmi una botta sul sedere già che c’è. L’ho detto, che stasera non è normale.
« Julia! » strilla Megafusto Lywelyn. Smetti di chiamarlo così ! Dannazione, è tutta colpa di Eugene e dei suoi nomignoli malvagi.
« Mi ha sfidato. A mezzanotte, nella Foresta Proibita. » risponde abbassando lo sguardo.
« Veniamo con te. Il Fidelius è nato per questo. » già, il fidelius. Sparpagliato per tutta la Sala Grande in versione elegante e del tutto ignara del casino che verrà fuori tra dieci minuti.
« Va bene. Ma non tutti insieme. Sarebbe troppo sospetto. Andiamo avanti io e Georgiana. Intanto avvisiamo gli altri. Sebastian, Aedan voi porterete al punto prestabilito gli altri. » ribatte Jules, lanciandomi uno sguardo eloquente.
Passo di corsa di fianco a Jill; mi basterà parlare con lei e pochi altri, perché chi di dovere sappia.
« Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme. »
« L’ha sfidata » mi risponde sgranando gli occhioni azzurri. Non le rispondo, e mi lascio prendere per il braccio da Julia, che mi trascina verso la porta.
Chissà, forse sembrerà che stiamo andando ad incipriarci il naso o a spettegolare alle toilettes. E speriamo che anche i professori la pensino così, quando scompariamo in una nuvola blu e verde.
« Allora, Lenore? » sbotto guardandola dall’alto in basso. E’ a terra, e perde sangue dal naso; ha fatto molto male a mettersi contro la campionessa del club dei duellanti, imbattuta per tredici duelli di seguito – praticamente tutti quelli di quest’anno, in effetti.
« Troia! » sibila contorcendosi, come se si volesse rialzare.
« Puttana. » rispondo con tutta la tranquillità di cui sono dotata, come se avessi detto una parola a caso. Ora non ha molto da ridere, la signorina; mi passo il dorso della mano sulla guancia, tagliato diagonalmente da uno dei suoi incanti di lacerazione.
Non riesco a staccare gli occhi dalle sue ferite. Sono stata io, e ancora non me lo spiego.
« Georgiana! Centauri! » grida la voce acuta di Audrey alle mie spalle. I corpi a terra sono più di uno, quelli sulle spalle di altri ancora di più. Vedo Sebastian che solleva Julia, poi Megafusto ancora a terra. Corro verso di lui.
« Mobilicorpus! » sussurro appena. C’è una confusione infernale. Non capisco più niente. Mi rituffo tra i rami, portandomi dietro il corpo che ho incantato.
10/07/2008
Sala Grande
La Sala è un tripudio di colori, c’è da dire che Benton non è rimasto con le mani in mano, questa volta, e si è dato veramente da fare. Eugene borbotta sommessamente, mentre Milo è assorto nella contemplazione di un orlo della mantella che gli ricade sulle spalle; nessuno dei due sembra particolarmente estasiato dalla visione che si apre ai loro occhi.
«Aridi come deserti» commento precedendoli di qualche passo, verso un nutrito gruppetto di testoline bionde, tra cui fa capolino la mia testolina bionda, che sorride allegramente alla volta di Audrey.
«Toh, il fan club delle fatine» grugnisce il mio biondo amico, mentre Milo sghignazza apertamente.
«E tu non dovresti ridere» riprende dopo qualche attimo «C’è anche la tua dinamitarda del cuore»
Mentre Milo inizia a sussurrare preghiere invocando la protezione di tutte le divinità che riesce a ricordare, sorrido a mia volta, cingendo i fianchi di Jillian e stringendola a me.
«Ma come siamo belle, questa sera» sussurro al suo orecchio.
Arrossisce, voltandosi per darmi un bacio.
«Potrei dire lo stesso» ribatte. Si sofferma qualche attimo sul mio volto, prima di scivolare oltre, sugli altri ragazzi «Eugene, è sorprendente vederti così elegante» commenta, stupita. Il biondo borbotta qualcosa, mentre Ashmore sghignazza senza ritegno.
«Oh, non darle ascolto» squittisce Isabel, accorrendo in soccorso del suo cavaliere «E’ soltanto invidiosa perché questa sera sei tu il più ammirato»
Jill sorride, stringendosi a me.
«Tanto meglio, così il mio bello non lo divido con nessuno»
«Santo cielo, siete mielosi da dar la nausea» protesta Audrey, ancora in attesa del suo cavaliere.
«Si, ha proprio ragione» interviene Milo. Opal, al suo fianco, sembra avere grosse difficoltà anche solo a respirare, ma niente sembra in procinto di esplodere al momento. Fortunatamente.
«Io ho fame» intervengo «Che dite, ci spostiamo verso i tavoli?»
***
Alla fine, ai tavoli ci siamo arrivati solo io e Jillian.
Mi sorride, scrollando le spalle come a dire che non importa, e prende posto di fronte a me, accavallando le gambe con grazia.
«Toh, guarda un po’» commenta con una smorfia «Il professor Benton porta avanti la sua politica di cooperazione tra le case anche per quanto riguardo la sua vita privata..»
Mi volto, scorgendo il professore di Incantesimi più amato dell’ultimo seguito che corre dietro alle gonne –o meglio, alle gambe- di Martine Lewis, il nuovo incubo di Jillian.
«Anche i migliori hanno qualche difetto» commenta dopo qualche attimo, con diplomazia, allungando le mani verso un menù rilegato in pelle che lievita elegantemente tra di noi.
«Come sei inflessibile, questa sera» le sorrido, sfiorandole il dorso della mano «E’ successo qualcosa da quando ti ho lasciata, questo pomeriggio?»
Rotea gli occhi, lasciando perdere le delizie che le cucine propongono, e inspira a fondo.
«Tu non hai idea dell’inferno che era il dormitorio!» esclama «Dire che l’isteria regnava sovrana è un eufemismo, davvero. Un incubo.» schiocca la lingua contro il palato, prima di sorridere e accennare un saluto all’altra sua bionda compagna di stanza, Laura «Quando i capelli di Luise-non-ricordo-cosa hanno preso fuoco, poi la situazione è degenerata»
Sgrano gli occhi, involontariamente.
«Capelli che prendono fuoco?!»
Annuisce, con aria grave.
«Tu non hai idea di quanto certe riviste di bellezza possano essere pericolose nelle mani di ragazzine del primo anno» mormora, rabbrividendo. La scena non deve essere stata delle migliori.
«Come mettere Milo in un negozio di Creature Magiche, insomma»
«Ecco si» torna a sorridere, illuminando «Qualcosa del genere»
Sfoglio distrattamente le pagine del menù, osservando con la coda dell’occhio Jillian, quando la vedo irrigidirsi tutto d’un tratto.
«Hunnam» la voce strascicata è inconfondibile quanto il disprezzo con cui ha pronunciato il mio nome. Non c’è bisogno nemmeno che alzi gli occhi, per riconoscere la persona a cui appartiene. Ma una mano sulla spalla della mia ragazza è qualcosa che non sono disposto a tollerare. Mi impongo di far finta di niente, mentre lei se la scrolla di dosso, stizzita.
«Norwood» replico, lasciando intendere che la conversazione non avrà un seguito e che è destinata a morire lì, seduta stante. Ma a quanto pare, lo Stupi-principe per eccellenza è troppo pieno di sé per prendere atto della cosa.
«Cosa fai qui, tutto solo? Hai perso il tuo branco di amici?» sibila, velenoso.
Inspiro a fondo, facendo cenno a Jill di non preoccuparsi.
«Potrei dire lo stesso di te. Sei venuto qui in un impeto di solitudine, per caso? Perché se così, guarda, la in fondo c’è Violet, sono sicura che ha ancora tante cose da dirti»
Serra le labbra in una linea sottile, le nocche sbiancano mentre chiude le mani a pugno. Probabilmente si sta conficcando le unghie nei palmi delle mani.
«Norwood, per carità!» riprendo, simulando un’espressione angosciata «Rilassati, ti stanno formando delle gradevolissime rughe attorno alle labbra e sulla fronte!»
Sorrido, candidamente, di fronte alla sua espressione attonità. Se boccheggiasse, potrei dichiarare la serata un successo senza precedenti.
Ma non succede. Alle sue spalle compare Scarlett, fasciata da quello che pare uno strato di tulle nero che non lascia proprio niente all’immaginazione.
«Ed, tesoro, cosa ci fai qui?» miagola, guardando me e Jillian come se fossimo due acari «Con loro.» concluse, marcando le ultime due parole con una smorfia. Il Principe recupera un po’ di controllo, circondandole la vita con un braccio; Jillian si alza, ritrovandosi in piedi davanti alla Lywelyn. La raggiungo, tanto per non lasciarla sola davanti alla nuova vipera in seno ai Principi.
Ed eccoci qua.
Il giorno e la notte, il corpo e lo spirito, il bene e il male. Le due facce della stessa medaglia, gli opposti. Jillian, bionda e candida come un giglio e Scarlett, dai capelli di corvo e l’animo scuro di chi non ha scrupoli; Edward e la sua scia di cuori infranti e braccia rotte e io.
La situazione ha del paradossale, sorridiamo tutti e quattro come se fossimo amici da sempre, mentre in realtà non vediamo l’ora di staccarci la testa a morsi a vicenda. E’ Jillian, a rompere il silenzio.
«Vi prego di scusarci» pronuncia pacata, con un tono e un’espressione che devono essere l’orgoglio di sua nonna in tutti i grandi eventi di famiglia «Ma non possiamo trattenerci oltre a parlare con voi.»
«Ne tanto meno vogliamo» la interrompo, decisamente più brusco. Mi posa una mano su un braccio, riprendendo a parlare.
«Sono sicura che avremo altre occasioni per riprendere il discorso»
Edward mi fissa, livido di rabbia. Ma la sua voce è ferma, gelida.
«E io sono sicuro che questo accadrà molto presto»
Ci fissa, assieme alla sua dama, prima di darci le spalle e allontanarsi con la sua solita aria arrogante di sempre. Jillian sospira impercettibilmente, quando una voce leziosa ci sorprende alle spalle.
«Signorina McKanzie»
Lumacorno.
Grandioso.
***
Foresta Proibita.
Lascio Jillian con la morte nel cuore, dandole le spalle per tuffarmi nella fitta oscurità che avvolge gli alberi. Si innalzano verso il cielo, gigantesche colonne che non permettono alla luce di filtrare tra le loro chiome e ci nascondono dal resto del mondo, soffocandoci in un pesante silenzio.
Non un rumore, non un verso. Solo ombre che si addensano negli angoli, allungandosi fino ai miei piedi. Poi, un lampo di luce che esplode alle mie spalle, l’urlo di una ragazza che non riconosco. Un respiro che si fa vicino, rumore di passi lenti, calcolati. Mi volto, giusto in tempo per vedere Edward farsi avanti attraverso una cascata di scintille rossastre, rimasugli di un incantesimo lanciato da qualcun altro.
«Ti sei perso, Hunnam?» cantilena velenoso, la mano che stringe la bacchetta apparentemente rilassata lungo il fianco. Stringo la mia tra le dita, saggiandone la consistenza e il calore. Sembra quasi di sentirla pulsare, carica di magia.
«Veramente cercavo te» ribatto. Annuisce impercettibilmente, sollevando il braccio.
«Sia» sibila «Come vuoi»
«Come se tu non lo volessi» abbozzo un ghigno, liberandomi del mantello che cade con un fruscio a terra. Lui mi imita, senza distogliere lo sguardo per un attimo.
Di nuovo silenzio, mentre solleviamo le bacchette, contemporaneamente.
Di nuovo silenzio, mentre da qualche parte alla mia destra esplode un boato e la terra trema.
Di nuovo silenzio.
Poi, il caos.
«STUPEFICIUM!» gridiamo all’uninsono, senza un attimo di esitazione: la magia esplode, si scontra, ringhia furiosa mentre gli incantesimi si inseguono e si annullano a vicenda, senza che la situazione si smuova.
«Dominusterra» ringhia Edward, facendo tremare violentemente il terreno sotto i miei piedi. Perdo l’equilibrio, andando a sbattere contro un tronco dietro di me; il dolore di irradia da un punto indefinito della mia schiena fino ad avvolgermi in una trama fitta e lancinante che toglie il respiro. Ma non ha finito. Approfittando della mia distrazione, non si lascia sfuggire l’occasione.
«Exulcero» sibila con un sorriso che non lascia dubbi sui livelli che la sua soddisfazione sta raggiungendo. La fattura mi colpisce in pieno petto, mozzandomi nuovamente il respiro. «Ma come, Hunnam, tutto qui?» mi canzona, avvicinandosi.
«Ti piacerebbe» biascico, mentre piaghe e ustione si allargano sul mio torace, chiazzando di sangue la camicia immacolata laddove si lacerano. Lui scuote il capo, contrito.
«Hunnam, Hunnam.. non fare promesse che non puoi man--»
«Frastrunom» ringhiò furioso.
Il suono viaggia veloce, molto più delle sue parole, e lo colpisce in pieno volto. Barcolla, visibilmente concentrato e, potrei azzardare, persino un po’ spaventato. Sicuramente confuso, porta le mani alle orecchie, cercando stupidamente di escludere la sinfonia di rumori che risuona nella sua mente, regalandomi l’occasione perfetta per ricambiare il favore. Non perdo tempo in chiacchiere, se c'è una cosa che ho imparato è che in un duello, qualsiasi cosa venga pronunciata al di fuori di un incantesimo, è un pericolo.
«Flagramus!»
Le fiamme si allungano come tentacoli verso Edward, ma il calore lo risveglia dalla confusione ed è solo la manica sinistra della sua giacca a prendere fuoco. Gli scappa un gemito, mentre evoca dell’acqua per spegnere il piccolo incendio.
Ci fissiamo in cagnesco, senza fiato e doloranti. Ma non è ancora abbastanza, no. Non è mai abbastanza.
«Incarceramus» ribatte, gli occhi saturi di odio.
«Protego!»
Le corde si infrangono sullo scudo, cadendo a terra inermi. Nessuno dei due demorde.
«Glacius!»
Urla, animale ferito, quando il ghiaccio si serra contro la sua caviglia immobilizzandolo al terreno.
«Impendimenta»
Vengo sbalzato all’indietro, cadendo a terra su un fianco. Senza nemmeno rialzarmi, non gli do il tempo di liberarsi. Ci penso io personalmente.
«Reducto!» la terra gli esplode sotto i piedi, scagliandolo contro una roccia poco distante.
Di nuovo silenzio, mentre di nuovo ci ritroviamo a guardarci, carichi d’odio.
Di nuovo silenzio, mentre la notte ci avvolge, interrotta da lampi di luce che ci corrono attorno.
Di nuovo silenzio, mentre l’aria carica di magia e incantesimi è densa, quasi irrespirabile.
Di nuovo silenzio, mentre mi rendo conto che non è l’aria ad essere irrespirabile, ma sono i miei polmoni a non riceverne più. Sbatto le palpebre, boccheggiando sotto il ghigno di Edward. Ho poco tempo, prima che la vista mi si oscuri del tutto. Dannato, non ha pronunciato la fattura che mi impedisce il respiro.
Cado in ginocchio, la testa gira troppo. Tutto gira, il mondo gira.
Jillian, perdonami.
08/07/2008
commenti (3) • tag:
discussioni,
amori,
misteri,
amicizie,
paura,
guai,
riddle,
festeggiamenti,
corvonero,
momenti imbarazzanti,
duelli,
morsmordre,
fidelius
Bene. Eugene, respira profondamente e non riaprire gli occhi fino a che Milo non avrà smesso di parlare. Cioé mai. Mi costringo a inquadrare di nuovo la mia figura nello specchio della camera; Carlisle non si sbriga ad uscire dal bagno, e io sono in crisi con i miei capelli. Non me ne è mai fregato niente, anzi: più mi coprivano la faccia, meglio era. In effetti, fino a un paio di mesi fa neppure mi sfiorava l'idea di dover risultare presentabile per qualcuno. Invece ora questo cespuglio paglierino sta diventando un vero tormento; non posso pensare di andare al ballo senza un minimo di stile. Se non altro, per non farmi togliere il saluto da Isy. Pasticcio ancora un po' con la spazzola, prima di scagliarla verso il mio letto. Che disperazione.
Milo si sistema il cravattino e per la prima volta da circa tre ore sta zitto.
« Eugene Pennington. Sei diventato uno psicopatico. » mormora poco dopo, sgranando gli occhi e fissando il mio riflesso oltre la mia spalla. Mi lascio cadere all'indietro, sbuffando forte mentre il tappeto persiano mi grattugia la guancia. Non che mi interessi di sporcarmi il vestito, tanto se non se non troverò una soluzione per togliermi questa faccia da pesce morto non uscirò dalla stanza. Non faccio lo sforzo di mettermi a guardare in faccia il mio amico.
Povera Isy ; come se non bastasse tutto questo velluto blu, a farmi sembrare un puffo passato in una stiratrice. Milo si piega in avanti e mi spunta dall’alto, fissandomi con i suoi occhiucci blu tutti pieni di luci scintillanti.
« tirati su immediatamente. » sibila lanciandosi verso il suo letto, e rovesciando sul pavimento l’intero campionario del suo beauty case.
« cosa vuoi fare, truccarmi da farfalla? » sbotto rimettendomi seduto.
« chiudi gli occhi, bifolco. » l’unica cosa che sento sono le sue manacce che mi sbattono sulla testa; starà mica componendo un ritmo sinfonico per percussioni sul mio cranio. « tadà! »
Socchiudo gli occhi molto, molto lentamente. Inizialmente non vedo altro che la solita ombra sfocata della mia testa bionda e la mia faccia con le guanciotte rubizze. Poi focalizzo cos’ha fatto.
« ammettilo, Milo; tu sei gay e vuoi fare lo stylist. » sfioro appena il codino in cui ha raccolto la paglia, che sembra stranamente ordinata, e non mi ricade in faccia. Non sembro un idiota. Questo è un miracolo.
« mandami tua sorella, amico. » ruggisce appena con la sua solita espressione marpiona, mentre si caccia il mantello sulle spalle.
« stai diventando banale. » scatto in piedi e mi sbatto insistentemente la veste. Si può fare.
La scalinata è rimasta ben sgombra. Certo, perché tra poco ci toccherà salirci e .. non ci voglio pensare. Mi chiedo come faccia Milo a preoccuparsi di aver spezzato il cuore di miss TNT , Opal, quando avrà una chilometrica parte solista da eseguire davanti a tutta la scuola.
« Eugene, tesoro. » pigola Isabel, strappandomi un braccio per attirare la mia attenzione. Riesco appena ad intravedere i suoi occhioni azzurri prima che mi trascini verso il basso e mi baci. Trentasei centimetri sono tanti, forse è per quello che da quando sto con lei ho sempre mal di schiena. « smetti di preoccuparti, andrà tutto benissimo. »
« lo so, ma lasciami essere paranoico e insopportabile. » le sussurro nell’orecchio, stringendole forte la mano. Non sono abituato ad essere romantico; e neppure a venire trascinato al centro della pista da ballo, ed incrociare a fasi lo sguardo di Julia, stretta tra le viscide membra di Riddle. Isy grugnisce. Le chiedo scusa. Carlisle mi guarda con aria allarmata. Milo è scomparso.
No, un attimo. Do uno spintone a Isy, che sebbene scossa segue il mio movimento ed esce dalla pista. Audrey sembra più perplessa di noi, ed ancora di più quando le do le dovute spiegazioni.
« Eugene? » mi chiede Georgiana; si sistema ossessivamente i capelli, quasi peggio di me, e si ferma giusto quell’istante che serve per ascoltarmi.
« Non posso venire. » mormoro appena. Lei sgrana gli occhi.
« Abbiamo bisogno di te! » strilla, prima di farsi stritolare da Sebastian, che non sembra voler smettere di limonarci neppure per un momento. Dio, la paura di morire fa proprio brutti scherzi.
« Per cosa, l’accompagnamento musicale? » le sputo acido e bile addosso, e mimo me stesso che suona il pianoforte. « Georgiana, non è meglio che rimanga qui a ... distrarre l’altro 95% della scuola con la mia voce soave? » cerco di correggere il tiro e buttarla sul ridere. Visto che quell’esibizionista di Milo ha già scantonato ed è sparito nel nulla, lasciando le sue numerose fan ninfomani a bocca asciutta.
« ti aspetto nella foresta, Eugene. » sussurra appena prima di farsi trascinare via dalla sua dolce metà. Dannazione.
Che lo spettacolo cominci.
Ora, io sono per la non violenza, ma a Milo Ashmore sfracellerò i coglioni a ginocchiate. Appena avrò finito di cantare la sua parte, visto che lui mi ha fatto il favore di andare ad agitare la bacchetta e mollarmi qui, ad improvvisare davanti ai professori che agitano le testoline a ritmo. Su, Eugene, puoi farcela.
Ascolto le ultime note urlate dalle oche soprano, e poi scivolo via dalla formazione del coro. Non ho cantato bene quanto avrei dovuto, ma l’idea di Isabel in quella foresta, e di tutti gli altri ...
O’Sullivan mi segue con lo sguardo e la mascella sganciata e io faccio finta di non vederlo, né di rendermi conto che manca ancora il gran finale. Attraverso la sala grande prendendo a gomitate un po’ di ragazzine ubriache, scappo fuori, travalico l’atrio brulicante di coppiette che se la fanno senza ritegno e di bambinetti dei primi anni che tentano di imbucarsi e vengono beccati dalla sorveglianza.
Il giardino mi sembra ancor più enorme di quanto già fosse. Prendo la bacchetta ed inizio ad agitarla in aria, mentre galoppo verso la foresta. I rami mi rigano la faccia e mi stampano righe parallele sulla fronte , ormai bordeaux; essere alto dà anche questo svantaggio.
Dopo qualche decina di minuti, vedo lampi di luce che appaiono tra i rami.
Sono loro.
Punto la bacchetta in avanti. Prendo fiato. Mi getto nella radura. A terra ci sono Megafusto Lywelyn, una che non riconosco e poi non so. Quello che vedo è Isabel che viene incornata dall’incantesimo di una serpeverde biondastra e troppo alta. Faccio un tuffo verso di lei, le orecchie che mi si tappano a causa del mio stesso urlo.
« venenum! » un’esplosione. Dagli occhi della biondina scorrono lacrime nere.
Sollevo la mia fatina e me la carico sulle spalle senza aspettare altro; il suo peso è minimo. Mi sposto in fretta verso il limitare del bosco ; ma Audrey mi sfreccia davanti.
« scappa, Eugene! scappa! » nel silenzio perfetto che è sceso improvvisamente sul nostro combattimento distinguo nettamente lo scalpiccio degli zoccoli di qualche creatura del bosco. Scappo.
04/07/2008
Mattina.
Oggi c'è il ballo.
Inviti: nessuno.
Vestito: nessuno.
Sono in bibblioteca a ripassare erbologia per i GUFO ormai molto vicini. Cassie è vicina a me e ripassa per i suoi esami, sicuramente più leggeri dei miei, silenziosa come lo è stata dalla conversazione con Julia. Non me ne ha parlato più di tanto ma visto il suo umore non sono sicura che i suoi sospetti fossero infondati. L'unica serata davvero bella in cui l'ho vista spensierata è stata quella del pigiama-party: ha riso a lacrime al racconto dell'incontro con l'elfo domestico. Ma il resto delle giornate è stata taciturna, nemmeno triste, come chiusa in un suo pensiero fisso e assillante. Ora è immersa nel suo solito silenzio. Comincio a ripetere sottovoce gli utilizzi delle spine delle rose dai petali carnosi. poi Cassie mi interrompe, cercando probabilmente di distrarsi dal suo pensiero.
"Rah, con chi devi andare al ballo?" dice guardandomi.
Io la osservo strabuzzando gli occhi. Era l'ultima domanda che mi aspettavo.
"Cosa... cioè... penso che non andrò con nessuno al ballo. Non sono stata invitata da nessuno e io non ho intenzione di invitare nessuno... penso addirittura che non andrò." le rispondo con un pò di vergogna. Lei ha ricevuto un sacco di proposte, ma per ora non ne ha accettata nessuna.
"Come non vai? Sapevo che non te ne saresti preoccupata e per questo ho mandato un gufo alla signora Page per chiederle di cercarti un vestito... L'ho nel mio armadio e so che ti starebbe benissimo!" dice con aria convinta. Io sono sempre più stupita.
"Ma non ho cavaliere... e poi non avresti dovuto chiedere a mia madre..." le rispondo in un soffio "e tu non hai ancora un cavaliere?" lei sorride e comincia a rispondermi
"No, io..."
"Ehm... Cassandra?" un ragazzo alle nostre spalle richiama la sua attenzione. Lei si gira e lo saluta con un piccolo cenno del capo.
"Potrei parlarti un momento?" chiede lui. é un ragazzo che non conosco, dovrebbe essere dello stesso anno di Cassie, al Corvonero. Dall'espressione (quella di chi sta per vomitare dall'emozione) dovrebbe essere una nuova conquista della mia amica che, non trovendo il coraggio prima, ha aspettato la mattina del ballo per chiederle di accompagnarlo. Lei acconsente e lo segue fuori dalla bibblioteca mentre io aspetto di vedere l'esito della chiaccherata.
Cassandra non si fa aspettare troppo e si siede di nuovo vicino a me dopo forse nemmeno cinque minuti. Sospira.
"Allora? Vai con lui?" le chiedo.
"No ho deciso che non andrò con nessuno." dice riprendendo il libro di Difesa Contro le Arti Oscure.
"Ma come..." comincio.
"Ci facciamo compagnia a vicenda. Ci sarà da ridere a vedere certe oche del Serpeverde stippate nei loro vestiti a fare le fatine! E poi sicuramente ci sarà qualche cavaliere pronto a chiederci un ballo non trovi?"
Io penso sinceramente di no ma faccio finta di nulla ed evito di commentare riprendendo a ripetere Erbologia.
Sera-preparativi
Non sono per nulla nervosa per il ballo... dopo tutto sarò lì solo per fare contena Cassie. Il vestito comprato per me dalla mia madre adottiva era un lungo abito da sera rosso di un tessuto particolare che mi aderiva alla pelle mettendo in risalto il mio corpo longilineo e magro.
"Vedrai con quello Rah! Attirerai su di te gli sguardi di tutti i cavalieri e l'invidia di tutte le dame." commenta Cassandra osservandomi. Lei indossa un vestito nero corto, un pò provocante.
"Credo che potresti essere tu ad attrare le attenzioni Cassie. Il vestito ti sta d'incanto." le dissi cercando di mettermi il mascara senza sporcarmi. Vedendomi in difficoltà Cassie mi prende la boccetta e comincia a mettermelo lei.
Ballo
Il ballo è la cosa più noiosa che mi sia capitata da giorni a questa parte, e in più avrei ancora due secoli di Storia della Magia da ripassare. Una perdita di tempo colossale. I miei pensieri sono più che visibili dalla mia espressione vacua e Cassie ha ormai rinunciato di farmi notare quanto è bella la Sala Grande decorata a festa, o altre cose ai miei occhi assolutamente inutili. Scorgo entrare Alexa e Lory e vedo con stupore che sono accompagnate da due ragazzi.
"Hey Cassie, non ti sembra strano che non ci abbiano detto nulla?" dico indicandole.
"Oh! Alexa sta con Max!" dice lei piacevolmente stupita
"Non ci ho mai parlato troppo ma penso che sia un bravo ragazzo." mi dice. Io annuisco felice per la mia amica e effettivamente sento un pò di tristezza per me stessa. Nessuno mi ha invitata. Mi riscuoto stupendomi dei miei stessi pensieri. Non sono sicura che avrei accettato anche solo una proposta.
"Rah guarda un pò da quella parte. C'è un ragazzo che non smette di fissarti!" dice Cassie sottovoce. Mi giro e incontro lo sguardo di un ragazzo del mio anno. Jared McPherson, serpeverde. è vero mi sta osservando e io non riesco a sostenere il suo sguardo. Mi giro verso Cassandra e arrosisco violentemente.
"Ti prego spostiamoci..." sussurro con imbarazzo.
"Come vuoi, cara." dice lei ridacchiando
"In ogni caso non è male come ragazzo... non capisco proprio perchè ti vuoi allontanare da lui..."
"é del serpeverde, per iniziare, figlio di una delle più potenti famiglie purosangue della Scozia." le dico per distoglierla. Lei inarca le sopracciglia.
"Non mi sembra di averlo mai visto con Riddle... Condivide i suoi ideali?" mi chiede subito.
"Non lo so ma preferisco non indagare." le rispondo.
"Non sembra si scoraggi facilmente il ragazzo... guarda!"
Mi giro verso di lui e noto che si sta avvicinando a me e Cassandra.
"Signorina Ching..." dice appena ci arriva vicino
"Posso avere l'onore di un ballo?" nella sua voce non c'è nemmeno una nota di imbarazzo ed è così sicuro che comincio ad aver qualche dubbio sulla possibilità di rifiutare.
"Non ammetto un rifiuto Rah." Dice infatti sorridendo e porgendomi la mano. Alla fine accetto, sotto occhiate maliziose di Cassandra che sembra anche preoccupata, e gli stringo la mano guardandolo negli occhi. Sono di un bellissimo colore blue acceso. Non avevo mai notato quanto potesse essere affascinante, e dopotutto era nella mia classe di erbologia solo da qualche mese. Mi sorride con gentilezza e mi conduce in mezzo alla sala a ballare. Io non ho mai partecipato a un ballo e mi tremano le gambe per l'emozione. Lo metto al corrente di questo problema con molto imbarazzo.
"Non si preoccupi Signorina Ching, questo è un lento. Deve solo stringersi a me." Noto la nota ironica nel suo tono e arrossisco.
"Perchè mi chiami così? Il mio cognome è Page..." gli chiedo stringendolo come mi aveva detto di fare.
"Rah, sai così poco della tua vera famiglia da credere che Ching sia il tuo secondo nome?" mi dice con gli occhi che scintillavano. Mi presero le vertigini...
"Cosa sai della mia famiglia?" chiesi in un soffio spaventato.
"I Ching sono una delle più importanti famiglie cinesi, imparentate alla lontana con una dinastia di imperatori. Sei quasi una principessa Rah." Rispose. Sono così colpita da queste affermazioni che continuo a ballare in silenzio, senza parlare d'altro. Jared mi asseconda e probabilmente capisce che una informazione del genere poteva avermi scioccata. Ma come posso crederci senza un minimo di garanzia?
Sembra sincero e quando lo guardo negli occhi vedo solo sicurezza. Non c'è nemmeno una piccola traccia di quell'indifferenza che utilizza chi sa come mentire per non apparire imbarazzato mentre parla. I suoi occhi e il suo sorriso sono quasi ipnotici. Come sa queste cose? Devo credergli?
La canzone è finita Jared mi sorride compiaciuto.
"Jared... Vorrei chiederti come sai queste cose ma preferisco lasciar perdere. Ti ringrazio per il ballo." dico congedandomi.
"é stato un piacere Rah. Ci vediamo presto."
Modificata l'immagine di Jared visto che la precedente era già utilizzata.... *-* Grazie alla Lynd per avermelo ricordato.
02/07/2008
Torre dei Corvonero, dormitorio femminile.
Caos.
Si pensa di conoscerlo, di sapere come queste quattro lettere si traducano in rumore, oggetti che volano da una parte all’altra e chissà quant’altro. C’è chi, addirittura, ha la presunzione di sapere come affrontarlo, chi si vanta di saper mantenere il controllo quando l’uragano si abbatte.
Beh, è evidente che questa persona non si è mai trovata nel dormitorio femminile Corvonero la sera prima di un ballo scolastico.
«Dove sono le mie scarpe?»
«Maledizione, mi si è incastrata la zip!»
«I miei capelli! I miei capelli sono un disastro!»
«Sono un disastro. Sono un disastro, io non esco da qui.»
«Sento odor di bruciato. LUISE TI STANNO ANDANDO A FUOCO I CAPELLI!»
«Audrey, dove sono gli orecchini? Eh? Eh??»
«Jillian, il tuo gatto si sta facendo le unghie sul mio vestito!»
«Laura, quelle sono le mie forcine!»
«Sono solo forcine!»
«Sono di mia nonna! Sono diamanti e zaffiri, giù le zampe!!»
Inspiro a fondo, mentre Laura scrolla le spalle con aria indifferente e restituisce le forcine incriminate a Isabel, sull’orlo di una crisi isterica. Sono ORE che le cose vanno avanti così. Il corridoio è invaso da nuvole di vapore, l’aria è talmente rovente da essere al limite dell’irrespirabile e le urla aumentano sempre più ad ogni minuto. Fortuna che io e le mie compagne di stanza abbiamo avuto la brillante idea di salire prima che tutte le bimbe del primo e secondo anno realizzassero di doversi preparare, altrimenti saremmo ancora in coda per fare la doccia. E invece siamo in camera, in preda a più o meno violenti attacchi di isteria pre-grande serata. Audrey è immobile davanti allo specchio, puntando con aria minacciosa la bacchetta contro il suo riflesso mentre sibila qualcosa a proposito dei suoi capelli, intimando loro di stare immobili nell’acconciatura in cui li ha costretti; Laura si accende una sigaretta dopo l’altra, appollaiata sul cornicione di una finestra (e solo i numerosi incantesimi con cui l’abbiamo stregato le impediscono di volar giù), mentre Isabel cerca, inutilmente, di fissare le preziosissime forcine ai capelli accuratamente lisciati per l’occasione. Troppo lisciati. Singhiozza.
«Non è possibile»
«Cosa, tesoro?» le domando, rimirando l’abito che ho appena estratto dagli impalpabili veli di seta in cui era avvolto. Una cascata bianca e lucente si distende davanti ai miei occhi, strappandomi un sospiro. Non è meraviglioso, è divino.
«Credimi, non è mia intenzione interrompere il tuo idillio, ma ho un problema più pressante» mi richiama Isabel, che ormai rasenta l’isteria. Mi schiarisco la gola, afferrando la bacchetta e andandole incontro. Mi guarda, sospettosa.
«Non è che poi faccio la fine di Luise?»
Un’occhiataccia.
«Tutta questa sfiducia nelle mie capacità magiche mi offende» piccata, faccio lievitare una delle preziose forcine e la mantengo ferma a mezz’aria, mentre le sistemi i capelli su cui poi il gioiello andrà a fissarsi. Mormoro qualche altro incantesimo, assicurando che non scivoli via, poi passo all’altra. Isabel, rigida come un manico di scopa, respira appena. Audrey, scorgendola riflessa nello specchio, scoppia a ridere, mentre Laura spegne la sigaretta e salta a terra, avvicinandosi al suo letto, dove ha posato il suo abito, rosso fuoco.
«Signore» annuncia con un sorriso «Siamo ufficialmente in ritardo.»
Olè.
***
Sala Grande.
«Signorina McKanzie» la leziosa voce di Lumacorno interrompe la discussione. Alzo gli occhi, mentre automaticamente Carlisle mi si affianca, protettivo. Pur non vedendolo, posso immaginare il suo bel viso contrarsi in una smorfia.
«Buona sera, professore» lo saluto, cercando di essere il più educata possibile «Posso fare qualcosa per lei?»
«Beh, signorinella» mi agita l’indice sotto il naso «Potrebbe spiegarmi perché non ci ha mai fatto l’immenso dono della sua presenza ad uno dei numerosi thé a cui è stata invitata, per esempio.»
Non ribatto e lui coglie l’occasione per continuare a parlare, interpretando la mia espressione neutra per dispiacere puro.
«Ma vedo che è veramente dispiaciuta e sono sicuro che è stato lo studio a tenerla tanto occupata, sono sicuro che la prossima volta non mancherà.»
«Farò del mio meglio» mi sforzo di sorridere, tirando una gomitata a Carlisle che, di spalle, sghignazza senza ritegno.
«Ottimo» sorrido. Un sorriso largo, smisurato, falso. «Buona serata, signorina McKanzie»
«A lei, professore»
Aspetto che si allontani, per tirare un colpo sulla spalla a Carlisle.
«Certo che potevi fare lo sforzo e…»
Mi interrompo, seguendo la espressione improvvisamente tesa che è fissa su una coppia, al centro della pista. Riconosco Julia, che danza con la leggerezza di una fata, assieme a Riddle. Trattengo il respiro, circondando con un abbraccio la vita del mio Tassorosso.
«Credi che..»
Annuisce, lentamente. Aumento la stretta.
«Ma non ora» scandisce, lentamente «Non subito.»
Mi prende per mano, trascinandomi verso la chioma biondissima di Eugene che ondeggia a tempo di musica spiccando sopra la folla. Isabel, minuscola al suo fianco, sorride con aria sognante nonostante i suoi piedi urlino di dolore.
Il biondo, nel riconoscerci, si immobilizza, contemporaneamente alla sua compagna.
«Milo?»
Eugene indica il ragazzo, in mezzo alla pista, circondato da un nugolo di ragazze adoranti, mentre concede un ballo alla fortunata di turno, guardandosi bene dall’incrociare lo sguardo esplosivo di Opal. Il mio ragazzo annuisce, lanciando andare la mia mano per infilarsi nella folla.
«Vado a cercare Georgiana.» dichiaro, girando sui tacchi e avviandomi nella direzione opposta rispetto a Carlisle. Mi infilo tra un paio di coppiette così appiccicate da sembrare un unico, gigantesco ammasso di carne umana che si muove a ritmo; scosto con delicatezza un paio di ragazzine del primo anno che sbavano ai piedi di Jasper. La Serpe in questione mi riconosce: splendido come suo solito, con addosso un abito che più classico ed elegante di così si muore, mi squadra da capo a piedi un paio di volte. Raddrizzo la schiena, conscia dell’effetto che posso fare questa sera. Abbozzo addirittura un sorriso, che si trasforma in una smorfia di disprezzo alla vista della sua accompagnatrice.
«McKanzie» sibila, sorridendo a sua volta «Devo dire che sei molto…molto...» aggrotta la fronte, fingendosi in difficoltà. Lo ignoro, e faccio per riprendere a camminare. Devo trovare Georgiana, devo trovare Georgiana.
«… scialba» riprende Deirdre, concludendo la frase al posto suo «Il bianco ti fa sembrare più scialba del solito»
«E il tuo accompagnatore ti fa sembrare ancora più facile di quanto tu già non sia» ribatto dolcemente, prima di allontanarmi con passo deciso. I gridolini soffocati della Blackster mi inseguono, rendendo ancora più dolce la mia brillante uscita di scena. Inspiro a fondo, crogiolandomi nella mia beatitudine, ma non mi accorgo di una minuta figura davanti a me, che mi viene incontro a testa bassa.
Lo scontro è inevitabile: Violet Traviston mi frana addosso, rischiando di mandare entrambe a terra. La vedo che fa per aprire la bocca e biascicare qualcosa (forse scuse, ma dubito fortemente), ma nel riconoscermi richiude le labbra e mi guarda in cagnesco. Ricambio la cortesia, prima di spolverare la gonna dell’abito e riprendere a camminare, come se nulla fosse. I suoi occhi mi bruciano sulla schiena, particolarmente odiosi, ma la sagoma slanciata di Georgie mi riempie di sollievo. La raggiungo abbozzando qualche passo di corsa, e le stringo un braccio. Lo sguardo che mi rivolge, però, non promette nulla di buono.
Pallida, muove appena le labbra mentre si china verso di me.
«Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme.»
Trattengo il respiro.
«L’ha sfidata»
***
Foresta Oscura.
La notte è fredda, nonostante le giornate siano ormai calde.
Le ombre si allungano accanto a me, che incespico a fatica tra le radici e la fanghiglia, in bilico sui miei assurdi tacchi. Maledetta vanità, maledetta volta che ho deciso di indossarli per far bella figura. Maledetto ballo. Fruscii sospetti mi riempiono le orecchie, la paura mi attanaglia lo stomaco in una presa di ferro; potrei vomitare da un momento all’altro se non fosse che farei troppo rumore ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Carlisle ed io siamo stati gli ultimi a lasciare il salone, qualche minuto dopo Milo e Damian: man mano che ci siamo allontanati dalla confusione della Sala Grande, infilandoci nelle ombre poco rassicuranti dei corridoi che conducono alle grandi porte di legno massiccio, il nervosismo mi è scivolato nelle ossa, facendomi tremare come un uccellino spaventato.
«Non ti obbliga nessuno a venire» sussurra Carlisle, guidandomi gentilmente tra una coppia di querce gemelle, dalla corteccia ricoperta di soffice muschio.
«Se non vengo, allora vuol dire che il Fidelius non è servito a nulla.» ribatto a denti stretti. Vorrei che non battessero così forte.
«Nessuno te ne farebbe una colpa» insiste «Nessuno si aspetta nulla»
«Ma io si. » mi fermo, rinunciando a tenere alto l’orlo dell’abito «Ascoltarmi. So che nessuno me ne farebbe una colpa, so che nessuno verrebbe a dirmi niente se decidessi di tararmi indietro, non è un gioco. Ma proprio per questo motivo devo esserci, non potrei più guardare in faccia nessuno di voi se adesso facessi dietro-front e tornassi a ballare come se nulla fosse. Julia ha investito tanto, nel Fidelius, e non solo lei. Io non posso, tornare indietro. Non posso e non voglio. E se i miei stupidi denti sbattono è perché il mio stupido corpo non può fare a meno di avere paura» concludo stizzita, massaggiandomi le braccia. Ho la pelle d’oca.
Carlisle mi abbraccia da dietro, racchiudendomi nel perimetro caldo e sicuro delle sue braccia e affondando il viso nell’incavo della mia spalla.
«Sei bellissima, stasera» sussurra «Non credo di avertelo ancora detto»
«Anche tu» chiudo gli occhi, fingendo di non essere immersa nel fango fino al tallone.
«Promettimi una cosa, Jillian» fioche, le sue parole danzano leggere fino alle mie orecchie «Non giocare a fare l’eroina»
«E tu non fare l’eroe» sento gli occhi pizzicarmi e gonfio le guance, istintivamente; non è né il tempo né il luogo delle lacrime.
«Qualsiasi cosa succeda..»
«Non succederà niente!» esclamo stridula, voltandomi verso di lui.
«Qualsiasi cosa succeda» riprende, caparbio «Sarò la tua ombra»
«E io la tua»
«Promesso?»
«Promesso»
Mi stringe più forte, senza aggiungere altro. Non un bacio, non una carezza: mi stringe forte, come se così potesse mescolarsi a me, al mio sangue, al mio corpo, e non dovermi lasciare andare per la mia strada, in questo labirinto di tronchi. Un attimo dopo, l’aria fredda prende il posto del suo tepore e non c’è più, scomparso chissà dove qui attorno. Inspiro a fondo, stringendo forte la bacchetta tra le dita sudate.
Riprendo ad avanzare, reprimendo l’impulso omicida di illuminare il terreno ai miei piedi con il primo incantesimo che una strega impara in vita sua, ascoltando il raccapricciante rumore dei tacchi che affondano nella fanghiglia e di questa che tenta di risucchiarli ad ogni passo, rallentandomi. Non posso andare avanti così, è da impazzire: trattenendo il disgusto, sfilo i sandali, accucciandomi dietro un cespuglio per incantarli e saperli poi ritrovare domani mattina. Qualcosa ulula in lontananza, mentre li nascondo sotto i rami di quello che riconosco come biancospino. Sempre se ci arrivo, a domani.
Mi rialzo in piedi, inghiottendo la paura e riprendendo a camminare, ma lo schiocco di un rametto spezzato mi informa che non sono più sola. Mi volto di scatto, mentre dalle ombre, pallida come un fantasma, emerge una sagoma esile che riconosco come Violet Traviston.
«McKanzie» sibila, il volto inespressivo illuminato da un raggio di luce argentata che rivela lo sguardo vacuo di chi non prova rimorsi «Dove hai lasciato il tuo ragazzo-peluche?»
«Traviston» ribatto, cercando di trattenere un leggero tremore nella voce «Potrei chiederti esattamente la stessa cosa, se non fosse che ho intravisto Norwood qui dietro, assieme alla Lywelyn. E non stavano discutendo, questo è sicuro.»
Un alito di vento ci scompiglia i capelli, mentre per una manciata di interminabili secondi ci fissiamo in cagnesco. Poi, all’uninsono, urliamo.
«STUPEFICIUM»
«IMPENDIMENTA»
Gli incantesimi si scontrano, esplodendo in una pioggia di scintille luminose e colorate. Ma non c’è tempo per guardare la magia che si combatte tra di noi: chiamando a raccolta tutte le mie forze e il mio coraggio, arretro nell’oscurità tra gli alberi, dandole le spalle e iniziando a correre.
Con un po’ di fortuna, sarà tanto idiota da seguirmi in un labirinto di cui non conosce l’uscita.
Con un po’ di fortuna, io quest’uscita saprò trovarla prima di lei.
29/06/2008
*Sala comune dei Serpeverde*
Comincio ad essere ampiamente stufa. Non so di cosa, non so di chi precisamente.
So soltanto che sono un fascio di nervi pronto ad tendersi fino a spezzarsi, sebbene non sembri.
Edward mi chiede spesso cosa mai frulli nella mia testa. Ma nella realtà dei fatti, evito spesso di dare spiegazioni in merito.
Jasper. Jasper conosce e sa bene cosa mi sta succedendo. Infatti spesso mi lancia occhiate come per dire ‘lo sai che se vuoi, puoi parlarmi’.
Infatti, nel pomeriggio, ho approfittato di un momento della sua vicinanza, e ho colto la palla al balzo.<<Come procedono i preparativi per il ballo?>>, domando, tranquilla. Sapendo che lui sarà tutto su di giri per via della prima uscita ufficiale della coppia Lewis/Blackster.
<<Bene, molto bene. Sarò magnifico come al solito, mi sembra normale. Tu, invece?>>, so bene che la sua domanda va ben oltre il normale pensiero del ballo scolastico. E lui, di rimando, sa bene che ho colto perfettamente l’essenza della sua richiesta.
<<Và>> mi limito a rispondere, poggiando la piuma sul tavolo, ho finito da un pezzo di studiare, eppure stavo ancora armeggiando con la penna fra le dita.
<<Eih, straniera, guarda che non me la dai a bere. Cosa c’è.>>, ribatte, poggiando il suo libro sul tavolo. In attesa che sia io a parlare.
<<Mi manca, Jasp.>>, confido, facendo chiaro riferimento a Aedan <<Quella …quella…>> stringo un pugno al pensiero della Versten che ormai fa coppia fissa a tal punto da togliere il respiro a quello che, fino a poco tempo fa, era il punto cardine della mia vita.
Ora invece, vedo solo cenere. Cenere che si spazza via con un soffio.
<<Lui sembra parecchio preso, devo dire.>>, sibila Lewis, accavallando le gambe, sedendo sulla poltrona.
<<Lui sembra parecchio rincoglionito, è diverso.>>, correggo, per guadagnarmi il suo riso a mezzo labbro, divertito.
<< Ah, l'amour. Per esperienza posso dirti: fuoco e fiamme per un mese, e poi...>> fa un gesto come per allontanare qualcosa.
<<Non è questo il punto, Jasper.>>, blocco la sua teatrale mossa come se volesse scostare un rivolo di fumo. <<Il punto è che mio fratello non è più lo stesso. E' palese. Se ne sta accanto a Julia, e di conseguenza accanto a mezzosangue che prima non avrebbe mai considerato. Quella lì, mese o non mese, lo sta facendo scivolare nella rovina!>>, spiego, esasperata.
<<Capisco cosa intendi.>> replica, facendosi più serio. <<Hai mai considerato l'opzione che tuo fratello non abbia mai condiviso davvero i tuoi... i nostri ideali? Una donna, per quanto bella, non può costringere un uomo a un radicale cambiamento. Non di questo genere.>>
<<L'ho considerato.>> sospiro, con aria mesta, sedendo a mia volta. <<E purtroppo...la sola cosa che mi viene in mente ad una pazzia simile, sarebbe quella di sbattere la sua testa contro un muro fin quando non si rende conto del grave errore che sta commettendo. Non ci riesco. Non ci riesco.>>, porto le mani fra i capelli. Poggiando i palmi sulle tempie.
<<Perfino Riddle mi ha detto di non farmi trascinare da sentimentalismi inutili, e di continuare come ho fatto finora.>>, confido. <<Non ci si deve, far trascinare dall'amore, o roba simile, azioni del genere non sono giustificabili. Specie se NON indotte da altri.>> scuoto la testa.
<<Forse dentro di me ci speravo che fosse tutto frutto di una induzione, almeno non avrei considerato mio fratello così...distante.>>
<<Non puoi fare niente per lui, se non è disposto ad essere salvato. Ora...>>si blocca, forse conscio di essere sul punto di dire un'enormità.
Respiro, pesantemente.
<<Temo. Che non voglia...>>, scuoto la testa.
Annuisce. Poi prosegue, quasi a completare la frase che aveva interrotto poco fa:
<<Scarlett, ora siete su due fronti opposti, fra i quali non esiste possibilità di dialogo. Ne comprendi le conseguenze?>>
<<Le comprendo, Jasper. Le comprendo. E ti assicuro che semmai questo non dialogo sfociasse nella guerra aperta. Sarei io stessa ad occuparmi di quello sconsiderato.>> Le parole mi sono balzate fuori dalla gola con una velocità chirurgica, pesante.
Come se mi fossi liberata da una tortura che mi lacerava le labbra con artigli affilati.
Sospira, volgendo lontano lo sguardo.
<<Ciò che Lui ci chiede è molto. Ma... nessuno sacrificio è troppo grande per la nostra causa. Nessuno.>>
<<Nessuno.>> ripeto, annuendo. Lo sguardo rivolto alla finestra. Istintivamente poggio il viso contro la spalla di Jasper, con un atteggiamento d'affetto senza malizia <<Nessuno.>>
<<Dobbiamo ricordarcelo, sempre.>>conclude, la voce poco più di un sussurro.
Annuisco, sfiorando la sua mano, in segno di muto ringraziamento per queste sue parole, che hanno dato un po’ di sollievo al mio animo.
*La sera del Ballo*
Il ballo si è rivelato un covo di strane sensazioni che multiple invadono corpo e mente, dando uno strano sentore di stordimento ed eccitazione crescente. Non so spiegare bene, ma Riddle, la sera prima, si è chinato verso il mio orecchio, e ha comunicato, mellifluo:
<<Domani sarà una festa splendida, parteciperai attivamente. Lo so.>>
Non avevo capito in pieno, questa sua frase, ma ora mi sembra più chiara, reale.
Tutto sembra avvolto da una palpabile atmosfera tagliente, e se non fossi troppo impegnata nei fatti miei, potrebbe perfino innervosirmi quella sgualdrina della Traviston che lancia occhiate di dubbia natura nella mia direzione.
Ma…ma. Ho altro a cui pensare e lei non possiede una importanza tale da permetterle di invadere i miei pensieri con qualsiasi considerazione sulla sua persona. Perciò. Preferisco dedicarmi a passatempi migliori. Più…vivaci.
<<Meravigliosa stasera.>> sibila malizioso Norwood al mio orecchio, lanciandomi una occhiata eloquente.
<<Posso dire lo stesso>> rispondo al suo invito, con uno sguardo fermo e deciso. E tra un ballo e l’altro sembra quasi naturale ritrovarsi vicini al muro che porta al cortile. Le sue labbra sulle mie, saziandosi in un profondo bacio che mischia i rispettivi sapori lasciandoci alle spalle ogni avvenimento che accade all’interno delle mura scolastiche.
Mentre le sue mani corrono sui fianchi, veniamo attirati da rumori sospetti, passi veloci che si avviano nella foresta. Riddle e la Versten che si allontanano. Aedan che aumenta la sua corsa al seguito dei due.
Ae…Aedan? Sibilo nella mia mente. E prima di rendermene conto Edward ha già afferrato la mia mano, addentrandoci all’interno della radura, fra gli alberi.
Affiancati poco dopo da Jasper e Deirdre, che furtivi si guardano in giro. Non so cosa di preciso stia accadendo, ma non mi piace.
Noto due schiere, distinte, separate.
Riddle sfodera la bacchetta tenendola fra le dita come gingillo di morte, agitandola di fronte alla Versten, ridendo macabro.
Al suo fianco, a destra e sinistra, diverse figure a me conosciute. E noto Aedan, di fianco a quella…ninfa da due soldi.
Non so perché. Non so come. Non so spiegare bene il motivo. Ma prima che possa rendermene conto ho già sfoderato la bacchetta anche io.
<<Stupeficium>>, lancio l’incantesimo verso Aedan che viene allontanato pesantemente dalla Versten, lasciandola del tutto fra le grinfie di Tom, con mio sommo piacere fra l’altro.
Aedan è confuso, stordito, si solleva, fissandomi.
<<E’ l’ora della resa dei conti, Aedan>>, avanzo, continuando a guardarlo, dimenticandomi di tutto il resto. Ho promesso. Niente coinvolgimenti personali.
Lui si rialza, bacchetta alla mano, e occhi di ghiaccio che ti squarciano l’anima.
<<Ti stavo aspettando, Scarlett.>>
18/05/2008
E' un dato di fatto che Corvonero sia la Casata intelligente, che a Grifondoro ci finiscono gli eroici idioti, che Serpeverde sia un covo di viscidi stronzi ipocriti e che a Tassorosso sia la tana di chiacchieroni che però lavorano sodo. E' una realtà a cui non si scampa, questa.
Chiaro che ci sono le eccezioni.
Ad esempio ci sono un paio di Corvonero che è un miracolo se riescono ad accedere ogni giorno nella loro Sala Comune, Serpi che sembrano conservare briciole di intelligenza e dignità (non è il caso dei tre principi superstiti più la nuova arrivata -che non sarà mai ai livelli di Eveline, è palese), Grifoni che pensano prima di agire e Tassi che rasentano l'idiozia totale.
Anzi, che trascendono l'idiozia, raggiungendo le sfere più alte della demenza umana.
Perché solo qualcuno che è al di là della stupidità più totale andrebbe a stuzzicare la Lywelyn e la Blackster per il puro gusto di farlo, specie se le due sono in atteza dei loro degni compari.
Sospiro, mentre i due idioti in questioni borbottano le loro scuse ad Elizabeth, che li guarda senza parole. Non si sa bene come, i due geni, oltre ad esser stati schiantati prima di poter aprire la bocca e scandire una sillaba che fosse una, sono pure riusciti ad incappare in Lumacorno che, saputo dell'accaduto, ha tolto venticinque punti ciascuno per "aver molestato con la loro maleducazione babbana due splendide purosangue, orgoglio del mondo magico".
Orgoglio di cosa? Di una cerchia di individui balordi cui è imploso il cervello per non vedersi costretto a formulare aborti di filosofie razziste e retrograde?
La Hale inspira a fondo, lanciandomi un'occhiata di pure disperazione.
«Resta il fatto che la stronzata l'avete fatta» sentenzia dura, incrociando le braccia al petto «E che i punti che ci avete fatto perdere sono tanti»
I due si fanno piccoli piccoli, sotto il suo sguardo impietoso, mentre lei prosegue.
«Se non fosse che sono una persona fondalmente pacifista e contraria alla violenza vi avrei già riempito di lividi, parola mia. State bene attenti a non rifarlo mai più, la prossima volta non sarò così magnanima. ora sparite dalla mia vista, subito!»
I due non se la fanno ripetere un'altra volta, girando sui tacchi e dileguandosi nei dormitori maschili. Lo sguardo cioccolato di Elizabeth si posa su di me; le sorrido.
«Com'è che si dice?» chiude gli occhi, massaggiandosi le tempie «La madre degli stupidi è sempre incinta»
«Corre voce sia di facili costumi»
«Hai proprio ragione» si lascia cadere sulla poltrona alle sue spalle, riprendendo in mano un tomo di Trasfigurazione Avanzata e un plico di appunti da far concorrenza a quelli di Georgiana e Jillian messi assieme. Ha l'espressione di chi vorrebbe far tutto tranne che studiare. E io, dal mio canto, non ho nessuna intenzione di tornare al mio tema di Difesa sulle Arti Oscure. Resta una sola cosa da fare, quindi.
Mi sporgo appena verso di lei.
«Hai saputo del ballo?»
«Non nominate il ballo!» si intromette strillando Polly, facendo capolino alle spalle della Caposcuola «Non fatelo in mia presenza!» ci intima, gli occhi fuori dalle orbite.
La Hale inarca le sopracciglia.
«E perché, di grazia?»
«Non si può direeeh» dondola sui piedi, agitandole un indice in faccia «No no no no, non si può.»
«Come vuoi, Polly» commenta scettica, chinandosi a raccattare i suoi libri «Ora, vogliate scusarmi, ma ho degli esami da preparare. Buon pomeriggio» sorriso, sventolando una mano per poi dileguarsi verso il dormitorio femminile. La mia rossa compagna di casa fischia sommessamente.
«Ciao ciao» la saluta, prima di tornare a guardarmi con le mani saldamente piantate sui fianchi.
«Allora è vero?»
«Che cosa?»
«Non fingere di non sapere» sibila «Ne parla tutta la scuola!»
«Di cosa?» la capacità di saltare da un argomento all'altro di questa ragazza mi spaventa non poco.
«Di Milo e della Worthington. Li hanno visti nel bel mezzo di un corridoio nel cuore della notte.» schiocca la lingua.
Dopo una riunione del club, suppongo. Da quando è stato scoperto, gli incontri si protraggono sempre più a lungo e, quando finiscono, ne usciamo che siamo devastati; Jiulia e Georgiana non ci danno un attimo di tregua.
«Può essere» commento dopo qualche attimo «Ma come mai la cosa ti interessa tanto? Il fascino di Milo non ti era indifferente?» la punzecchio, con un sorriso.
«E' solo amor di cronaca, non credere» tuba, indignata dalla mia insinuazione «Mi sorprende che tu non lo capisca»
«Eccerto, come no» rido.
Apollonia cede, alla fine, sorridendo a sua volta.
E' una ragazza a posto, una volta superato lo shock da primo impatto, e da quel che ho potuto vedere è una persona con la testa sulle spalle e non la spiantata totale che sembra. Invitarla ad una riunione del club potrebbe non essere una cattiva idea. Male che vada, sappiamo tutti che Jiulia e Jillian sono insospettabili perfette obliatrici.
«Polly, senti» inizio a dire, qusta volta serio. Lei reagisce simultaneamente, smettendo di torturare una ciocca di capelli e lasciando ricadere le braccia lungo i fianchi sottili.
«Mh?»
«Ci sono delle persone che vorrei farti conoscere. Hai impegni per domani sera?»
***
C'è agitazione, nell'aria.
L'intera popolazione femminile della scuola sembra essere preda di una assurda follia e si aggira per i corridoio con aria minacciosa, muovendosi come se fosse un'unica massa, una gigantesca piovra che cala i suoi tentacoli su poveri ragazzi inermi. Ho visto Lennard assalito da una schiera di Serpeverdi del terzo anno, l'altro giorno. Milo sono giorni che se ne sta rinchiuso in camera maledicendo Silente per la grandiosa idea, mentre una pozione dell'Invisibilità borbotta allegramente nel suo calderone. Gli unici che sembrano tratte gran divertimendo dalla situazione sono gli Stupi-principi che vagano per i corridoi con le loro Stupi-principesse al seguito facendo incetta di inviti e seminando solo cuori infranti e misteriosi schiantati mezzosangue alle loro spalle. Occhei, magari schiantati no. Ma ci sono stati un paio di lividi e braccia rotte sospetti.
«Certo che le ragazze potrebbero quantomeno evitare di picchiarle» borbotto, stizzito.
Jillian alza gli occhi dal catalogo che sta sfogliando (l'ennesimo), dopo aver cerchiato un modello che sembra essere di suo gradimento. Da quando le ho chiesto se le andava di venire al ballo con me e lei lo ha comunicata alla sacra famiglia, sia la madre che la nonna hanno iniziato a subissarla di cataloghi. Metà dei quali sono di abiti da sposa e chissà chi li manda.
«Ti ricordo che Ida era una ragazza e non si sono fatti più che tanti scrupoli» sussurra dolce, posandomi una mano sul braccio. Come se questo potesse in un qualche modo stemperare la rabbia e lo sdegno.
«Lo so» sibilo più irritato che mai, mentre lei mi si rannicchia contro, riuscendo ad incastrarsi alla perfezione nelle curve che il mio corpo disegnano.
E' strabiliante la sua capacità di completarmi. Fisicamente e non.
«Lo so quello che stai pensando» mi canzona, tornando a sfogliare le pagine.
«Ah si?»
«Ma non possiamo fare ancora nulla» mi ricorda, così come ha fatto Julia qualche giorno fa «Dobbiamo fare attenzione.»
«Odio l'attesa» protesto, senza riuscire a rimanere imbronciato.
Lei tace, per qualche attimo, prima di chiudere con delicatezza il giornale patinato e posarlo sul pavimento.
«Conosco un modo per ingannare il tempo nel mentre» mi stuzzica, gli occhi accesi e le guance appena appena arrossate.
«Stai tentando di corrompermi?» le chiedo, mentre si gira, sedendosi a cavalcioni su di me.
«Sta funzionando?» indaga, chinandosi a baciare il mio collo.
Un brivido.
«Direi proprio di si»
16/05/2008
Peter mi chiude la bocca con un bacio, mentre gli sto spiegando gli utilizzi della mandragora nelle pozioni.
“Tesoro, smettila di parlare…”mormora, infilando una mano sotto la mia maglia.
“Fermo, se non studi finirà che il prossimo anno dovremo dare i M.A.G.O. insieme.”
“Ti dispiacerebbe?”
“Uhm. Sì. Cosa farai nella vita?”
“Oh, non lo so, c’è tanto tempo per decidere…”
“Non è vero, e tu lo sai.”
Il mio ragazzo tace, infastidito.
“Mi mancherai, è ovvio. Ma voglio che tu vada avanti, non che ti fermi!”
La sua espressione si ammorbidisce, mentre arrotola uno dei miei boccoli intorno alle dita.
“Io ti amo, Audrey. Lo sai.”
“Anche io.”
Che tono strano.
“Se succedesse qualcosa il prossimo anno, quando io non ci sarò…”
Si blocca.
“Ecco, non posso pensarci.”
“Allora, stupido. Prima di tutto, sono una Corvonero, e anche abbastanza intelligente, credo. Quindi uno Schiantesimo so lanciarlo più che bene, come la tua amica Alice Knox ricorda ancora. In secondo luogo, non sarò sola. Chiaro?”
“Sì, lo so. Ma dopo l’aggressione a Georgiana…”
“-Dopo l’aggressione a Georgiana- niente. Ce l’aspettavamo tutti in un certo senso.”dico, tagliente come a volte mi costringe ad essere.
“Questo è vero. Ma non posso fare a meno di preoccuparmi per quando non ci sarò. Audrey…ti prego, stai attenta. Fin da ora.”
“Non c’è bisogno di dirmelo.”
Torno nella mia stanza sbuffando.
Sono cosciente dei rischi, del pericolo che corriamo tutti. Però non sopporto Peter quando si fa prendere dalle sue manie da mamma chioccia. Se mi sono innamorata di lui, è stato per la sua indipendenza da me.
Prima, i miei ragazzi erano sempre stati docili strumenti nelle mie mani. Peter era la variabile impazzita, che ogni studente di Aritmanzia adora.
Lancio la cartella con i libri sul letto e mi lancio in bagno per farmi una doccia decente. Jillian ne emerge con la testa avvolta in un asciugamano azzurro, e mi saluta con uno dei suoi sorrisi.
Poi mi dice:
“Tesoro, tutto bene?”
“Sì, perché?”
“Hai un’espressione…corrucciata.”
“Peter. Si è fatto venire le paranoie. Perché lui il prossimo anno non ci sarà più, e io sarò sola a lottare contro i
cattivi.”
Jill si siede e inizia svolgere l’asciugamano, rivelando i suoi lunghi capelli biondi, che da bagnati hanno una sfumatura scura.
“Dev’essere preoccupato, non dovresti prenderla così…”
“Non è per quello. Ma già ho paura io. Se ci si mette anche lui…crollo.”
Sento il viso caldo.
“Già, è difficile per tutti. Anche io a volte…”
Rabbrividisce.
Mi siedo accanto a lei.
“Cosa possiamo fare, d’altronde?”chiede.
“Soltanto sperare e prepararci al peggio.”
Il racconto delle gesta di Julia Versten e Aedan Lywelyn sta facendo il giro della scuola. Eugene Pennington lo ha raccontato a Milo Ashmore; e raccontarlo a Milo equivale a spargere il pettegolezzo per tutte le Isole Britanniche.
“Ma secondo te è vero che li ha sorpresi proprio nel momento
clou?”domanda Rachel, ridacchiando.
“Ah, non saprei. Isy, cosa ci dici?”
Isabel avvampa all’istante.
“Io…a dire il vero, non gli ho chiesto nulla.”
“Come, non gli hai chiesto nulla?!”continua Rachel, impietosa, fingendo indignazione.
“Ehm…”
“Su, lasciatela stare, povera piccola…”interviene Jill, con una carezza sulla testolina castana.
Ridiamo tutte e quattro, dimenticando per un istante Fidelius, Riddle e tutto quanto.
13/05/2008
commenti (5) • tag:
discussioni,
amori,
amicizie,
paura,
dubbi,
guai,
errori,
riddle,
grifondoro,
corvonero,
duelli,
morsmordre,
fidelius
« non c'è niente da ridere. » rimbecco secca due delle mie ragazze, che in fondo alla stanza delle necessità continuano a singhiozzare per soffocare la loro ilarità. Il motivo di tanto divertimento è chiaro a tutti: neppure io, in situazioni normali, riuscirei a stare seria davanti a Eugene Pennington rosso come una lampada giapponese che tenta di non rifuggere il contatto fisico con Isabel, alla disperata ricerca della sua mano. Il poverino è alla sua prima relazione, e si è beccato pure la piccola geisha della situazione. Guarda ostinatamente verso di me al posto di badare a lei, rimarcando con l'espressione da orso ferito che le mie parole gli salveranno la vita, almeno per mezz'ora.
Poco più in là, altrettanto smarriti, siedono i nuovi acquisti: Opal Worthington che stringe le mani una contro l'altra, probabilmente per evitare di far esplodere qualcosa mentre sbava copiosamente su Milo Ashmore, del tutto assorto ad osservare la stanza che non ha mai visto prima e che sembra aver fatto breccia nel suo immaginario. A completare l'allegro terzetto di nuove leve che mi aspettavo di incontrare, Damian Denholm, grifondoro del sesto anno che Julia ha preso sotto la sua ala protettiva. E, a proposito di miss Versten e dei suoi amici, possiamo notare alla mia destra uno splendido esemplare di vitellone dall'occhio luccicante, anche conosciuto come Aedan Lywelyn Innamorato. Il farfallone è tutto preso a lanciare sguardi mielosi alla mia amica, seduta al mio fianco e tutta presa dalla compilazione del diario di bordo.
Ripasso tutti i volti di coloro che sono seduti qui davanti e pendono dalle mie labbra: ragazzi pieni di speranze, con progetti idee e piani. Tutti messi in pericolo da me. Lanciati a occhi bendati tra le grinfie di un pazzo furioso. « ho fatto un guaio, ragazzi. » esordisco con gli occhi che già mi si riempiono di nuovo di lacrime; probabilmente sembrerà che stia andando ad un funerale, ed in effetti il mio si profila non più così distante. « Riddle mi ha letto nel pensiero ed ha scoperto il Club. » ancora mi chiedo come faccia ad essere stata così idiota; a lasciarmi pescare nella testa senza neppure pensare che Tom non si limava di certo le unghie come Elizabeth Hale, durante la riunione dei Caposcuola.
Meriterei d'essere appesa per le orecchie alla torre di Londra, per questo. Per la delusione e lo sconcerto che si dipingono sulle facce degli altri membri del club, una serie di sguardi vacui improvvisamente concentrati su di me. Lo so, sono stata una cretina. Tanto vale farla finita e dirla tutta; sento la mano di Sebastian che mi sfiora le scapole, per poi appoggiarsi oltre la mia schiena, sulla spalla opposta. E' che lui sa, lui c'era; è successo tutto sotto i suoi occhi, anche se nessuno ha passato in rassegna i meandri del suo cervello. Prendo un respiro profondo, socchiudo gli occhi. « non so cosa ci possa succedere. quel che è certo, è che tutto quello che abbiamo imparato ora potrebbe servirci. » le fatine di Corvonero avvicinano le teste ed iniziano a sussurrare, primo cenno di vita da interi minuti a questa parte. « dobbiamo stare uniti, ora più che mai. non andate mai in giro da soli. mai e poi mai senza bacchetta. occhi aperti, mano pronta. » nessuno sembra prendere di buon grado questi ordini: ho fatto un macello, lo sapevo. Ho messo nei guai tante persone da formare una classe scolastica. Mi sento di nuovo le lacrime che premono contro le palpebre, come la notte dello scontro con Lenore. Il vocio sommesso si fa gradualmente più forte; parlano tra loro, commentano, cominciano già ad organizzarsi. Mi auguro solo che nessuno finisca male per colpa mia: sarebbe una cosa che non riuscirei mai a perdonarmi.
***
un paio di giorni dopo.
« su, julia! tieni dritta quella schiena! » sua divinità si è messa a prendere lezioni di duello dalla sottoscritta; agito la bacchetta e la colpisco con uno sbaffo di fumo in faccia. « vedi? se non stai attenta, ti frego con un attacco diretto! » so che probabilmente ora mi beccherò uno schiantesimo nello stomaco, ma dobbiamo essere perfetti - lei, soprattutto. Le pareti della Stanza delle Necessità sono sgombre e coperte di grossi materassi, come se fossero insonorizzate, ma serve semplicemente per evitare che ci spezziamo le ossa in atterraggi fatti male. Io e la mia migliore amica ci muoviamo lentamente, disegnando un circolo a terra con i nostri passi, mentre leviamo la bacchetta davanti alla faccia, pronte ad attaccare. sento chiaramente il suo polso che fa un piccolo schiocco e, senza neppure pensarci, mi accovaccio, evitando per un pelo che una palla di luce bluastra che mi avrebbe trasformata in un lampone vivente.
« ma come fai! » esclama alzando le mani, dopo che per l'ennesima volta ho sventato il suo attacco.
« riflessi; ci sono abituata. » mi stringo nelle spalle, facendo ruotare distrattamente la mia arma tra le dita. « attenta ad ogni movimento. ogni rumore. non c'è niente attorno, solo tu e il tuo avversario. » non la vedo molto convinta. « e gli incantesimi, ovviamente. » aggiungo sollevando gli occhi al cielo. Lei si risistema, io faccio un respiro profondo. Se si concentrasse di più, farebbe a fettine me e tutti quelli che provano a sfidarla. Mi concentro sul fruscio dei suoi vestiti; forse basterebbe solo un tremito della sua palpebra per farmi capire che sta per respingere correttamente il mio attacco.
« ooooh! » subdola. Si è accorta che stavo per attaccare e mi ha fatto fare un volo di tre metri all'indietro; questa donna ha capito tutto della vita. « infida! » esclamo rialzandomi, e già applaudendo. Finalmente è arrivata a concentrarsi nel modo giusto; cioè abbastanza da percepire le intenzioni ancor prima che lo stesso avversario si sia reso conto di averle pensate. Questa donna è pronta per sfidarsi con chi vuole. Riddle compreso.
***
Adoro il bel tempo. Il sole, il caldo che brucia la pelle anche attraverso i rami. Certo, ben diverso da notti buie e cime tempestose, ma questa è la vita reale, non una delle mie opere. Sto a pancia in giù con i gomiti piantati nell'erba e il taccuino blu ( fresco di acquisto ) aperto d'avanti. Al mio fianco, con la testa appoggiata sul maglione buttato sull'erba, sonnecchia Sebastian, con la bocca semiaperta ed una mano infilata sotto l'orlo della mia camicia; mi sfiora il bacino con la punta delle dita, ed è l'unico segno di vita che dà. Momenti di beatitudine. Abbiamo rinunciato a studiare per stare insieme, almeno un pomeriggio prima che gli esami ci riducano in fin di vita.
« Georgiana? » rotola su un fianco e socchiude un occhio, guardandomi di soppiatto e ritirando la mano dalla mia schiena.
« Mh? » alzo appena la testa, rivolgendogli uno sguardo annoiato; lui sorride e mi si tuffa addosso, baciandomi come se non lo facesse da tre anni.
« Vieni al ballo con me. » l'ha detto. L'ha detto. Scoppio a ridere e lascio che mi strappi di mano il taccuino, facendomi poi affondare la testa nell'erba.
« Contaci. »
12/05/2008
Ho mille pensieri. Mille e forse anche più. E’ una situazione insostenibile. Soffocante. Vorrei scappare ma sarebbe sciocco. Guardo in giro e vedo lo stra-maledettissimo potere dei Serpeverde estendersi qui a scuola come un fuoco che non si estingue mai. E questa faccenda mi provoca fastidio/rabbia/frustrazione.
Il flusso dei miei pensieri è veloce, un turbine. Provo a fermarlo e, fortunatamente, qualcuno ci pensa per me. Sebastian mi si scontra di fronte, prendendomi per un braccio, riportandomi verso la parte dalla quale stavo venendo. “Dobbiamo parlare,Dam.” –esordisce trascinandomi.
“Capisco che tu mi faccia una corte spietata, Seb, ma vorrei dirti fin da subito che non sei il mio tipo” –ironizzo, seguendolo. Fin quando non mi porta praticamente dietro l’angolo alla fine del corridoio.
“La faccenda della quale dobbiamo discutere è importante.”-esordisce, come se non avesse minimamente sentito la mia battuta. Io annuisco, inarcando un sopracciglio. Più che altro stranito dalla sua “non risposta” al mio scherzo. Generalmente Sebastian aspetta di cogliere la palla al balzo pur di mostrare il suo lato comico, peraltro piacevole.
“Quando vuoi.” – rispondo.
“Stasera. Assolutamente stasera.” –ci pensa un attimo.- “Stasera, in sala comune. Ci vediamo lì.”
Elodie è scappata. Come sempre, possibile che non riesca MAI a star ferma quando ci sono io? Non la capisco. Ci provo ma non la capisco. Vorrei avere una sfera magica che mi permetta di leggerle quello che le passa per la testa, a volte. Si è arrabbiata con me, temo. Oddio, ne sono proprio sicuro in realtà. Considerando il fatto che mi ha praticamente schiaffato in faccia il fatto che IO non mi sono accorto di nulla. Che lei mi “guardava” dal primo anno, che sono sempre stato un idolo, qualcosa di irraggiungibile. Abbasso lo sguardo, controllando per bene me stesso. Ok, adesso posso anche dirlo.
IO?Il suo dio, io???

Qui c’è qualcosa che non va. Assolutamente qualcosa che non va. Ma come può dirmi una cosa simile dopo che per cinque, cinque (e scandisco bene affinché il mio cervello riesca ad assimilare questa affermazione) anni è scappata a gambe levate dal sottoscritto? Mi evitava come la peste, proprio rifuggiva ogni contatto, anche il più sciocco. Non si soffermava nemmeno per un momento. Per non parlare poi del fatto che non c’è stata MAI una volta nella quale incrociava il mio sguardo serenamente. Ogni volta che, malauguratamente per lei succedeva, io cercavo di mantenere un contatto quanto meno “visivo”, ed eccola piantare gli occhi contro la superficie del pavimento, o addirittura scostarsi da una stanza all’altra. Era perfino difficile trovarla in sala comune. Donne…io non le capisco. Sebbene mi sforzi, ma non ci riesco. Picchetto le dita contro il tavolo, lasciando che simili vaneggiamenti accompagnino il mio pomeriggio. Guardo la finestra, dopo aver ricontrollato due volte i compiti svolti, nella speranza di non incappare in qualche errore di ortografia a sfondo romantico non richiesto per via di questa miriade di problemi che si fa la mia testa. Niente, tutto ok. E’ quasi sera, il cielo volge all’imbrunire. E fra un po’. Un bel po’ a dire il vero, ho appuntamento con Sebastian. Stringo la bacchetta, storcendo il naso. Prima, però, ho una faccenda da sbrigare. Un problemuccio che ha tardato fin troppo nella sua risoluzione.
Forse è indelicato. Ci siamo. Forse non è assolutamente quello che si può definire “da gentiluomini”, ma qualcuno mi spieghi come accidenti devo fare io per parlare con una ragazza che praticamente scappa via ogni volta che mi vede. Non si può. A meno che, visto l’interesse reciproco (o almeno così lei dice), io non utilizzi le care e vecchie maniere forti per mettere in chiaro una volta per tutte questo increscioso disguido.
“Fammi parlare prima di urlarmi contro” - la precedo, al fine di non dimenticare quello che voglio dirle in modo corretto, fluido e comprensibile.
“Elodie, non è un atteggiamento maturo. Piantiamola con queste sciocchezze. Io ti parlo, e tu scappi come se avessi la lebbra. E la cosa oscena è che lo fai da cinque anni. Non da due giorni. Sarò sfacciato e anche ruffiano, ma non posso impormi ad una persona.” - sottolineo -
“Ho provato ad avvicinarti mille e mille volte. Ho cercato di parlarti, fermarti, trovare un punto di incontro, ma niente. Per non parlare del fatto che ultimamente mi eviti in modo palese”.
Forse sarà brutale, ma l’addolcire la pillola non è il mio forte. L’ho sempre considerata una pratica inutile, e anche sciocca, se vogliamo. Bisogna sempre dire le cose per quelle che sono. E questa situazione, non cambia di certo questa eventualità.
“Parlandoci chiaro. Era palese l’eventualità che tu mi odiassi proprio” - marco l’ultima frase, e non lo faccio con intenzioni cattive. Ma voglio che si capisca che, se finora non ci sono stati risvolti particolarmente piacevoli, non è stata una cosa per mia scelta. Io c’ero. Io ci sono e ci sono stato.
“Io ci sarò, se tu però me ne darai l’opportunità, anziché scappare.” - le sorrido, sedendomi poi di fronte a lei, che abbassa lo sguardo mormorando un sommesso “scusami” fra le labbra dischiuse.
Ma si può? Essere così dolci? Le sfioro la guancia, sollevandole il viso, affinché realmente mi guardi, ora.
“Non fa nulla bocciolo.” - le sorrido ancora. Per poi passare alla fase due.
“Elodie?”
“mh?”
“Ci vieni al ballo con me?” - domando, diretto. Lei sorride, intimidita, e poi annuisce sibilando il suo consenso. Le bacio la guancia, per poi stringerla.
“Sarà una bella serata.” – le assicuro.
Sebastian mi starà aspettando, o comunque starà per arrivare. Ma si sa, a me non piacciono affatto le cose a metà.
Mi congedo gentilmente, raggiungendo la sala comune ancora una volta. Sebastian in effetti è vicino al camino, praticamente elettrico. Teso come una corda di violino.
“Seb?” – lo richiamo. Sempre più perplesso.
“Andiamo.” - è il suo richiamo grave, incamminandosi. Mi porto al suo fianco, seguendolo.
“Destinazione? Non camera tua, spero” - ridacchio, conscio del fatto che ci stiamo dirigendo da tutt’altra parte.
“Diciamo che abbiamo una piccola riunione fra gli <<Anti-Riddle>> e pensavo che potesse farti piacere partecipare.” - mi informa, guardandomi con la coda dell’occhio. Batto un pugno sulla mano destra.
“Tu sì che mi conosci.” - dando una lieve pacca sulla spalla.
Dopo pochi minuti, ci ritroviamo di fronte alla stanza delle necessità.
“Mh?” - domando, perplesso.
“Dam, c’è una cosa che devi sapere.” - mi dice, prima di aprire la porta. Con mia sorpresa, un saluto teso da parte di Julia, Georgiana, ed altri studenti di altre casate che conosco più o meno bene.
“Buonasera…” - con un velo di dubbiosità.
Julia solleva lo sguardo, intervenendo per prima.
“Damian. Abbiamo un paio di cose delle quali discutere.” -e mentre lei pronuncia questa frase, la vicina Georgiana si appresta al mio fianco, porgendo una piccola ampolla ricolma di liquido trasparente, con un sorriso.
“A te.” - e così dicendo me la mette fra le mani, un chiaro invito a berla. Ok, non può essere un omicidio di massa, né una strana riunione fatta apposta per provocarmi danni irreversibili, almeno credo, e poi quelli che mi trovo davanti sono, oltre ogni ragionevole dubbio, i miei amici. Dubito seriamente di poterli inserire nella lista dei serial killer qui presenti tra le mura di Hogwarts.
Annuisco, mandando giù quella bevanda che, dal sapore, credo proprio sia ben lontana dall’acqua, per poi sedermi. Julia ha un’aria seria, concentrata. Stringe le braccia al petto, incrociandole. Per poi fissarmi.
“Damian, hai simpatia per Tom Riddle?” - chiede, fissandomi. Io non posso fare a meno di sorridere, innocente.
“Oh sì, la stessa simpatia che proverei con due dita piantate nell’esofago” - rispondo, senza troppi problemi. In effetti è proprio quello che penso ogni volta che il Serpeverde Senior è nei paraggi. Una sensazione simile all’orticaria. Allergia pura. Julia reclina la testa, senza distogliere il suo sguardo di ghiaccio da me.
“Hai contatti con lui?”
Io inarco un sopracciglio, con aria praticamente attonita
“L’unico contatto che vorrei avere è con il suo viso, possibilmente dopo un bel pugno piantato sulle
gengive” - e dire che sono un tipo molto molto diplomatico. Ma proprio evidentemente è Tom Riddle a non scatenare tutti i miei buoni propositi. Diciamo che risveglia quella bestiolina che giace in ognuno di noi.
“Sei d’accordo con le sue convinzioni?” - e sembra che tenga molto alla sottolineatura di questa domanda, poiché l’attenzione di tutti si catalizza sul sottoscritto, che assume una posa rigida, stringo istintivamente un pugno, lungo il fianco.
“No, assolutamente no. Classifica i ragazzi come gli animali.” - e qui mi fermo, altrimenti potrei scadere nel volgare, e non sarebbe tanto carino, vista la presenza di ragazze.
E lungi da me il voler decadere nella scurrilità. Odio la filosofia di Riddle, ma non divento certo l’ultimo degli scaricatori di porto per lui. Gli darei troppa importanza.
“Contatti con la sua compagnia?” -d'accordo, Julia ha deciso di bestemmiare.
“Completamente, me ne guardo bene.” - aggiungo, continuando a fissare Julia, che si scambia sguardi di intesa con Georgie e Sebastian.
“Penso sia arrivato il momento di spiegarti un paio di cose.” - e così dicendo indica tutti i ragazzi presenti, spiegandomi del club, dei loro obiettivi, degli avvenimenti legati sfortunatamente ai Serpeverde e…della morte di Ida, un racconto che mi lancia addosso una malinconia ed una rabbia fuori dal comune, che canalizzo nel semplice annuire, e nell’ascolto completo.
“Adesso sai tutto.” - una volta terminata la sua spiegazione. Stringo un attimo le palpebre, affilando lo sguardo.
“E tu mi hai fatto cianciare ben bene anche prima del siero, mh?” - le dico, per sdrammatizzare. Lei sorride, forse più rilassata.
“Effettivamente…” - ricorda le nostre lunghe conversazioni in merito, credo.
“Effettivamente…” - la imito, ma senza volerla offendere, e lei storce il naso, incrociando ancora le braccia. Io sgrano gli occhi, fingendomi spaventato.
“Ti prego, i calci e i pugni no. Tienili buoni sul campo, eh?” - fintamente implorante, mentre l’atmosfera rigida di prima si spezza un po’.
“Ah, Dam, un’ultima cosa.” - Julia, tornando seria per un attimo.
“Sì?” - rivolgendomi meno scherzosamente a lei.
“Fidelius. Questo è il Fidelius.” - rivolgendosi a tutti i ragazzi.
Sorrido, facendo un mezzo inchino verso tutti. E Carlisle ride, scuotendo la testa.
Poi è una pacca/schiaffo sulla spalla sinistra. Elargita niente di meno che da…
JULIA (ma vah?).
“aih.” - fintamente offeso.
“Touchè.”
08/05/2008

Adesso io mi chiedo: perché? Perché proprio a me? Che ho fatto di male nella mia vita per meritarmi tutto questo?! Perché la piccola Baudelaire, guardata da tutti ma toccata da pochi, proprio adesso al quinto anno, quando ha un esame da sostenere, deve ritrovarsi in una situazione del genere?!
A lei piaceva così tanto non essere guardata, essere lasciata sola, lì nel suo angoletto. Stava bene, in pace con se stessa. Sapeva cosa dire, come comportarsi, cosa fare. Invece adesso no.
Adesso lei è guardata, guardata da Damian. Quel pezzo di gnocco che per lei è sempre stato un santo. Una statua bellissima, intoccabile, inarrivabile. Perché?
Raggiungo Sophie in biblioteca. Sta cercando di studiare ma dal suo sguardo direi che la concentrazione è minima.
“Sophie?” sobbalza “a cosa diavolo stai pensando?” la guardo interrogativa. La sua mente era decisamente fuori da quello che c’è scritto in quel mattone dalle pagine giallastre che ha sotto gli occhi. E adesso, mentre io gli sto esponendo i miei pensieri, paranoici, è forse ancora più fuori.
“Mi stai ascoltando? In questo periodo non c’è proprio il modo di parlare con te! Sophie che diavolo hai per la testa? Per la barba di merlino!” La fisso, indispettita, con le mani sui fianchi. Aspetto una risposta che non arriva, per questo non tardo a realizzare di potermene andare via. Tanto ormai è perduta. “Soph, ci vediamo dopo!”
“Ah, eh, si. Ok, ok a dopo!” sospiro mandando un’occhiata al cielo. Salvami tu, ti prego!
Giorni dopo.

I giorni passano e la situazione è sempre la stessa. Riesco finalmente a parlare con Sophie e a dirgli quello che penso: esattamente quello che pensa lei.
“tesoro stai attenta, non vorrei che lui ti prenda in giro! Non voglio vederti stare male!” anche lei trova strano il suo atteggiamento. Com’è che prima non mi avevi mai notata, in ben cinque anni, e adesso invece sono al centro delle tue attenzioni? C’è qualcosa che non torna eppure, cosa? Non sono una Blackster o una Lywelyn, bellissima, importante, cercata, ricca. Io sono una semplice ragazza, mezza veela. Forse è questa l’unica mia pecca, essere una mezza veela.
Ho ripreso a parlare con Damian dopo che mi ha decisamente pregata di smetterla con questo comportamento che lo altera e gli da noia. La mia risposta è stata semplice e dettata dal cuore:
“Ma se hai fatto a meno di me per tutto questo tempo? Perché non puoi farne a meno anche adesso?”
Denholm mi guarda al limite fra l'allucinato e lo sconvolto.
"Elodie? Spero tu stia scherzando. Quando mai ti avrei ignorata per tutto questo tempo? Il fatto che non ci siano stati prima -scontri- non significa che non ti abbia mai notata, forse dovresti guardarti un pò meglio in giro". Lo guardo e scoppio a ridere, dopo un’affermazione del genere! Il volto probabilmente ha l’aria di una che dice: smettila di prendermi per il fondoschiena o inventatene una migliore; ma lui mi fissa, serio. Damian inarca un sopracciglio.
"Non c'è niente da ridere in una verità come questa." E la cosa tragica è che tende a sottolineare ai miei occhi la parola VERITA'.
"cosa vuoi dire Damian?" chiedo quasi sfidandolo, senza capire quello che intende.
Com'è possibile che lui mi abbia notata? Io che l'ho guardato per anni, non mi sono mai accorta di niente, impossibile. Sta continuando a prendersi gioco di me, proprio come dicevamo io e Soph. Merda! Lui chiude il libro, fissandomi negli occhi palesemente, stavolta.
"Quale parte di -Ti ho notata da tempo- non capisci, El? E' semplice, lineare. Solo che ogni volta stavi lontana dal mio raggio d'azione di circa tre km, come dovevo avvicinarti se pensavo di non interessarti proprio. Anzi, di farti addirittura schifo?". Cazzo. Gli scoppio palesemente a ridere in faccia e subito dopo balbetto un "tu, pensavi, cioè tu.." abbasso la testa. Non ce la faccio a supportare questa tremenda - orribile - difficile situazione.
"Io. Pensavo. Che. Tu. Mi. Detestassi." e la cosa orrenda è che lo scandisce, al fine di farlo capire perfettamente. E non si scompone, anzi. Mi guarda con serietà. E maledetta me, leggo una verità che non avevo visto prima. Adesso lo guardo, stupita.
"Ora mi chiedo come tu possa dire una cosa del genere!" mi arrabbio quasi e inizio a gridargli contro, con rabbia "come diavolo hai mai potuto pensare una cosa del genere! Io ti vengo dietro da anni, ti ho sempre notato, guardato, ammirato! Dio, tu per me sei sempre stato: il deo!" serro i pugni nervosa. Tutte le parole mi escono dalla bocca come un fiume. Libera, mi libero da tutte quelle parole, mi libero da un peso che mi è rimasto dentro per troppo tempo. Damian mi guarda leggermente perplesso. Sgranando appena gli occhi.
"Elodie...calmati per favore.." mi esorta, con voce dolce. E io voglio solo scappare, fuggire da questa situazione imbarazzante, ed è esattamente quello che faccio.
La sera.
Tutto il giorno rifugiata in camera mia. Non esco né a pranzo né a cena e impedisco a tutte coloro che abitano in camera mia di entrare. Voglio stare da sola. Sola, sola, sola. E così è fino a quando qualcuno non bussa vivacemente alla porta.
“Avevo detto che nessuno doveva venire, se non per urgenza!” sbraito, con garbo.
Non notando la risposta sfavorevole dall'interno, una voce maschile pronuncia, leggermente adirata oltre l'uscio "Alohomora", e la porta si apre, mentre Damian, una volta varcata la soglia, la richiude. Fissandomi: "Dobbiamo parlare."
Ecco, era esattamente questa la situazione che volevo evitare e invece?! Mi si piazza ancora una volta davanti agli occhi ed io, sono impotente davanti ad essa.
"Pensi sia maturo scappare così? Ed è la cosa che fai da CINQUE anni. Che cosa avrei dovuto pensare, eh? Chiunque avrebbe dedotto completo odio da parte tua, Elodie." lui mi espone il suo punto di vista, facendomi notare quello che, nel mio atteggiamento, lo ha portato a credere la mia completa avversione nei suoi confronti. E io di mio canto, come rispondo?! Abbassando nuovamente la testa, non riuscendo a guardarlo, a rispondergli. Queste situazioni mi bloccano, lui ha ragione, è vero che ha trovato una porta chiusa, ma la verità non è questa. Io ho paura dell'amore, ho paura di affezionarmi ad un uomo, ho paura di innamorarmi, ho paura di essere presa in giro, ho paura. E questa non è la risposta esatta, le mie azioni sono la cosa più sbagliata, ma è più forte di me.
Lo sento avvicinarsi. Sedere sul mio letto e sollevarmi il volto con le dita, sotto il mento. "Elodie, guardami per favore.." chiede, con tono gentile e comprensivo. Lo fisso negli occhi, timidamente. Le mie guance si fanno rosse, bruciano.
"Ci vieni al ballo con me?" domanda, sorridendo. Spalanco gli occhi per annuire poi, con dolcezza. Aggiungo uno scusami, riuscendo a guardarlo negli occhi, per i miei comportamenti infantili, enigmatici, sbagliati. E Damian accarezza la mia guancia, sfiorandola poi con le labbra.
"Non fa niente,bocciolo". Ed è quasi un sussurro sulla mia pelle, mentre lo sento stringermi in un abbraccio dolce. Terribilmente dolce.
***
La notte ho dormito sogni tranquilli. Ho rivisto la scena della sera precedente miliardi e miliardi di volte. La dolcezza, la tenerezza di quell’abbraccio, di quelle parole.
“Miele! Siete miele!” urla Sophie dopo che le ho raccontato tutto. E’ quasi eccitata, anche lei dopo questa confessione del pargolo si è calmata. Lui mi aveva notata. Lui mi notava, lui mi nota e tutto è così bello. Sono felice, ho mille emozioni che mi si attorcigliano dentro lo stomaco. Ho delle farfalle che mi volano dentro, felici.
08/05/2008
La giornata è fresca, invitante per una sosta nel parco dopo intensi giorni di pioggia. Sfilo un libro dal mobile vicino al letto, e faccio un cenno a Deirdre.
“Usciamo un pò fuori?” le domando, con un sorriso. Ho bisogno d’aria. E a giudicare dal balzo che fa dal letto al pavimento, sistemandosi, giudico che anche lei ne abbia serie attrattive in merito.
Ci sistemiamo debitamente i capelli e gli indumenti, avviandoci all’esterno, sediamo con calma isolandoci dal resto del mondo mentre parole scorrono sotto i nostri occhi mentre aspettiamo Jasper e Edward, con i quali avevamo appuntamento proprio qui.
Stavolta, le donne in anticipo sugli uomini. Esilarante.
Poi è una voce fastidiosa, quella che giunge alle mie orecchie.
“Ma guarda un pò, le principessine.” – sollevo lo sguardo giusto in tempo per scorgere un alto ragazzo dai capelli corvini e l’aria boriosa, spaccona. Affiancato da altri tre uomini. Occhiata a Deirdre mentre inarco un sopracciglio.
“Ma guarda un pò, un ebete dichiarato.” – miagolo imitando vagamente il suo tono di voce nasale.
Poi continuo, tornando a fissarlo. “Sai una cosa? Bene o male se stessi zitto lasceresti il DUBBIO sul fatto che tu sia scemo. Ma se parli, ne dai la conferma.” – sibilo, infastidita dalla sua verve e dal suo non rispetto verso due fanciulle, in primis, verso di noi in special modo. Sporco mezzosangue. Lo riconosco quasi dalla puzza che lascia mentre alita il suo fiato putrido addosso.
Deirdre mi segue a ruota, sorridendo sibilina per poi rompere il già precario equilibrio.
“Smammare.” – intima con voce categorica.
“Altrimenti che fai, Blackster? Mi fai divertire con i tuoi giochetti?” – il ragazzo canzona seguito dai suoi amici, e in un lampo Deirdre è già in piedi, nervosa e tesa come corde di violino che agita la bacchetta in preda a qualche indescrivibile voglia di vendetta. L’insulto è pesante, e falsa Dè che presa dal nervosismo si lascia sfilare la bacchetta dal tipo ben piazzato che comincia ad agitarla, imitandola.
A tutto c’è un limite. Mi alzo a mia volta, tenendo un braccio a Deirdre. Poi fisso in tralice il ragazzo. Tendendo la mano con fare altezzoso.
“La bacchetta. Ora.” – con tono pacatamente adirato.
Evidentemente qualcosa nel suo sistema neurotonico non risponde ai comandi visto che si permette di intrufolare la mano nella mia casacca, sfilando la bacchetta. Io lo fisso, con occhiata pesante e colma di ira.
“MA COME DIAMINE TI PERMETTI A METTERMI LE MANI ADDOSSO!” – sbraito colma di imprecazioni e veleno, mentre osservo i Tassi ridere, fragorosamente. Consci del fatto che, fisicamente, due ragazze non possono competere con quattro di loro.
Due ragazze, no. Ma ho giusto il tempo di realizzare quando Edward tossicchia leggermente alle spalle dei tipi, affiancato da Jasper.
I quattro hanno il tempo di voltarsi, scorgendo gli sguardi carichi di rabbia controllata.
“Problemi?” – la voce di Norwood ha un tono gutturale, sinistro e maligno. Incrocia le braccia sul petto, sollevando il viso, fissandoli di sbieco.
“Jasper. I qui presenti hanno deciso di urtare la giornata tranquilla di due ragazze, due donzelle contro quattro scimmie urlatrici, ma come la vedi. Mh?” - dice, con fare sprezzante, mentre rivolge un’ occhiata di intesa all’amico, sul fianco destro.
"Credo proprio che fra breve le feroci scimmie urlatrici si tramuteranno in docili scimpanzé." – Lewis e la sua verve adorabile.
Vedo Edward sorridere, fingendo un che di ammiccante mentre rivolge a me e Deirdre uno sguardo a tratti compiaciuto.
Estrae con un movimento veloce la bacchetta, e lo stesso fa Jasper in simultanea.
"Gli scimpanzè hanno preso qualcosa che non appartiene alle loro manacce. E questo, è male." - La voce di Norwood è carica di astio e veleno, e per un momento ho l'impressione che lui sia ritornato il caro, vecchio, "stronzo" Edward di sempre. Sorrido a mezzo labbro, mentre mi preparo alla sconfitta bruciante.
"Principi, noi siamo principi"-sibilo a Deirdre, che al mio fianco si lancia in un sorriso completo e bellissimo. Godendosi la scena.
"Stu-pe-fi-cium." -dice Jasper, quasi con noncuranza.
Edward ride, pronunciando lo stesso rivolgendosi agli altri due studenti che, come i primi, vengono schiantati contro il muro, ricadendo lungo la parete, senza troppi danni fisici. Il morale, beh, quello si deve frantumare. In tanti, minuscoli, incredibilmente piccoli pezzi. Jasp e Ed si avvicinano, sfilando le bacchette dalle loro sudice mani con la punta delle dita.
"E qui ci fermiamo. Altrimenti finireste con un cappio al collo, senza accorgervene." - e si rivolgono a noi con un sorriso degno da copertina.
Jasper quasi zompa al nostro fianco, cingendo la vita di Deirdre mentre porge la sua bacchetta.
"un bacio me lo merito, mh?" - con fare frivolo, tipico del farfallone più farfallone. Io sorrido, mentre Edward scosta una ciocca di capelli che ricade scomposta sulla mia guancia, sacrilegio.
Porge la bacchetta alla legittima proprietaria. Ammiccando appena con un sorriso furbo.
“Tu invece, il bacio me lo dai in privato.” – ok, è tornato il seduttore. Sospiro di sollievo.
Poi Lewis si rivolge con tono altezzoso ai ragazzi, velenosamente pungente.
"Eppure manca qualcosa." - con un sorriso sinistro. Norwood riprende la parola. Scuotendo la mano.
"Ovvio che si. Ai ragazzi, conviene semplicemente mettersi la coda fra le gambe, raccogliere i loro stracci e dedicarsi alla preparazione delle loro valigie. Hogwarts, potrebbe trasformarsi in un pallido ricordo. Per loro."
E' assodato. I principi, sono tornati. Guai, seri, a chi torna a dimenticarlo. Uno schiantesimo, la prossima volta, potrebbe essere solo l'inizio.
“Tesoro?” – Norwood richiama la mia attenzione una volta in sala comune, mi avvicino notandolo con una sciocca ragazzina bionda alla quale ho già incenerito la divisa un paio di volte, causa la sua bocca larga e la sua smania di entrare a far parte di una cerchia che non le riguarda.
“Dimmi Ed.”- lo raggiungo, senza degnarla di uno sguardo.
Lui comincia ad accarezzarla, sfiorandole le labbra con la lingua, per poi morderle leggermente.
Io inarco un sopracciglio, pensando di esser stata catapultata nella visione di un film porno non richiesto.
Lui ride in faccia alla megera, ricordandole del ballo.
“Credevi DAVVERO che ti avrei portata al ballo?Edward Norwood…con te????! Una mediocre ragazzina invidiosa. Tu che infanghi le mie due principesse con la tua bocca larga ed i tuoi pettegolezzi di bassa lega? Tu che non vali neanche una virgola di loro?” – e così dicendo si alza, cingendo la mia vita.
“Illusa.”-sibila, allontanandosi insieme a me, tenendomi stretta. Mentre guarda avanti.
“Ma che gentile.” – faccio io, divertita dalla scena appena vista.
“Doveva imparare. Sai che non sopporto lasciare le cose a metà.” – mi risponde, divertito forse allo stesso modo, se non di più. Ed, ultimamente, riesce a sorridere di cuore senza pensare a tutto quello che ha alle spalle, non sempre almeno. E la cosa mi fa piacere.
Lui mi blocca all’entrata della sala, con tono gentile.
“Tu sai che vieni al ballo con me. Mh?”- domanda, con aria sicura.
“Ah sì? Dovrei saperlo?” –ricaccio la richiesta, compiaciuta.
“Certo che sì. Non permetterei mai che sia tu a mischiarti con la plebaglia. E accettare inviti di mezze cartucce.” – e sento convinzione nella sua voce, venata di apprensione. Ma a giudicare dal suo sguardo, qualcosa c’è sotto. E qualcosa che non ho intenzione di lasciarmi sfuggire.
“Gentile.” – dico,scostando una ciocca di capelli sulla guancia. Per poi sfiorare il suo torace con le dita.
“E sia, Edward. Verrò, volentieri, al ballo con te.” – accetto la sua proposta.
Lui si avvicina, sfiorando la mia guancia con i polpastrelli. Un tocco appena accennato.
“Non te ne pentirai.” – sussurra, lievemente malizioso. Ma so che Edward nei confronti miei e di Deirdre non utilizza lo stesso metro che usa con tutte le altre.
“Oh, ti assicuro che nemmeno tu te ne pentirai.” – assicuro, con un sorrisetto furbo.
<< Assolutamente no, Norwood. Non te ne pentirai affatto.>>
Raggiungo la stanza, richiudendo la porta. Volgendo lo sguardo a destra e a sinistra per assicurarmi che nessun avvoltoio fastidioso sia dentro queste mura. Mi provocano l’orticaria, quasi.
“Dè?” – la trovo sul letto. Lei solleva la testa, distogliendo l’attenzione dal libro.
“Scarl…hai una faccia. Che c’è?” – domanda, con tono preoccupato.
“Edward…” – faccio un mezzo sorriso, avvicinandomi al letto, sul quale siedo per comunicarle la novità.
“Che?” – si alza, portandosi seduta.
“Edward.” – le ripeto. –
“Vado al ballo con Edward.”- e sento il sorriso allargarsi sulle mie guance, quasi quanto quello della mia amica, che raggiunge uno splendore fenomenale.
“Dobbiamo cominciare a pensare ai vestiti.”
Sala comune, libro di astronomia. E pensieri riguardo Aedan che balenano nella mia testa come pulsazioni violente che non mi fanno pensare.
Possibile. Possibile che siamo arrivati a tanto. Non può essere, non deve essere. Non può essersi bevuto il cervello fino a questo punto. Ah, ma se spera che per amore io cambi idea riguardo i mezzosangue si sbaglia di grosso. Niente sono e niente rimangono, per me. E questo è quanto.
Una mano, chiude il mio libro, con lentezza. Ho appena il tempo di sollevare lo sguardo, trovandomi dinanzi la figura eterea di Tom Riddle, che mi regala un sorriso sibilino.
“Lywelyn” - esordisce, sedendomi di fronte. Io annuisco, chinando appena il capo in cenno di saluto.
“Pensieri che tormentano?” – e così dicendo sfiora la superficie di pelle del libro con le dita affusolate, come se stesse accarezzando la pelle di un gatto, lo sguardo pensieroso, a tratti diabolico. Dannatamente affascinante proprio come mi aveva detto Deirdre.
“Pensieri.” - confermo, con aria scocciata, sebbene rimanga in tono neutrale.
Lui si sporge appena, con tono velenoso. Ma estremamente compiaciuto.
“La famiglia…gli amori terreni, spezzare le catene dedicandosi a scopi di ben più alto raggio fanno sì che si diventi degni di calpestare il suolo del mondo della maglia.” – i suoi occhi sono come ambra ipnotizzante. Ed io annego quasi in quel mare scuro. Cullata da quelle parole. Mantengo una buona dose di contegno, annuendo e sibilando a mia volta, con convinzione fra le labbra dischiuse.
“Sì. E coloro considerati degni saranno i soli a rimanere.” – continuo, convinta, nonostante il tono di voce appena sussurrato.
“Ricorderò queste parole, Lywelyn. Le ricorderò.” – e così dicendo si alza, porgendomi un’ultima occhiata.
Sospiro, tornando a guardare fuori non appena lui si allontana. Riddle ha ragione.
“ […]Spezzare le catene dedicandosi a scopi di ben più alto raggio, rende degni.” Non devo perdere di vista questa affermazione.
07/05/2008
“Stu-pe-fi-cium” – poche parole ma di una efficacia devastante, anche se non abbastanza quanto avrei voluto. Forse non è ben chiaro, ed è ora che lo diventasse una volta per tutte che le principesse NON si toccano. Ed insieme a loro chiunque riguardi questa cerchia, ormai molto ristretta. E’ snervante, osservare la melma che si aggira per Hogwarts dimenticarsi per qualche istante, forse speranzosi, che i principi siano giunti al tramonto. Balle. Enormi e stratosferiche balle.
I principi sono qui. Hanno avuto il loro da farsi come chiunque abbia un pizzico di sale in zucca ma, eih. Fa parte della vita. Questo non significa che piccoli, insignificanti, esseri senza dignità debbano permettersi di alzare la cresta, perché la cosa comincia ad irritarmi seriamente, e in questo periodo è l’ultima goccia che potrebbe farmi esplodere, e di brutto.
Restituisco la bacchetta a Scarlett.
“Questa è tua.” – porgendola, per poi sfiorarle le labbra con uno dei nostri <<baci non impegnativi>> , “e questo è mio.” – esclamo sornione, prendendola sottobraccio. Deirdre insieme a Jasper.
Mai toccare le principesse. Mai.
Si corrono seri rischi. Specie in questo momento che l’atmosfera a scuola è densa di novità nascoste, il ballo alle porte e tante tante novità sottobanco.
Non che mi importi particolarmente. Ho altro a cui pensare. Ma è senza dubbio una eventualità che rende ridenti le mie giornate, che ultimamente si sono colorate non poco. Per la mia gioia, e quella dei miei amici.
“Eih, Ed.” - la voce di Jasper mi distoglie dai pensieri.
“Mh?” - rispondo io, sollevando gli occhi dalla bacchetta che ruota fra le dita accompagnando il mio chiacchiericcio mentale.
“Hai pensato a chi sarà la fortunata per il ballo?” – fa lui, con aria divertita.
“Tu?” - ribalto la domanda, con uno sguardo indagatorio. Ultimamente Jasp è un po’ assente, un po’ fra le nuvole. Ed ho un piccolo, ma quasi certo, sospetto che questo essere “stralunato” possa portare la firma di Deirdre. Oltretutto, è una cosa che non mi dispiacerebbe affatto.
Io, che ho sempre pensato che, quei due, insieme ci sarebbero finiti sicuramente. Ma indagare non mi costa molto. Così come non mi costa fare un po’ il pavone cominciando a sondare la sala comune alla ricerca di qualcuno che aguzzi le mie voglie. Ho già un pensiero in testa, ed una pulzella che si accompagni a me. Ma, prima di chiederle una cosa del genere, ho dei conti da pareggiare.
Una reputazione da difendere e, soprattutto, il ricucimento lento di una piccola, ma importante, realtà.
“Io, penso di andare con Deirdre.” –conferma Jasper sotto il mio sorriso di approvazione.
“Il pesce abbocca all’amo della bella Blackster, convieni?”- faccio io, fintamente ironico. Ma in fondo è la pura realtà dei fatti.
“Ed, piantala di fare il coglione. E’ una cosa seria.” – mi bacchetta lui di rimando, con aria frastornata fra le risate. Jasper in crisi, o quasi, per una cosa del genere.
Il mondo, sta prendendo pieghe strane. Ma credo, anzi ne sono sicuro, che questa sia per lui e per noi, la piega finalmente giusta.
Mentre lascio che Jasp mi racconti un episodio che ha a che fare con caratteri infermieristici, infortuni ed una improbabile quanto sexy Dè nei panni da crocerossina, un elemento attira la mia attenzione.
Una ragazza del sesto anno, ovviamente serpeverde, con felini occhi verdi e capelli biondo scuro.
Bene. Ti ho trovata, finalmente.
Mi alzo, congedandomi da Jasper con un “Scusa amico, ho una faccenda da risolvere”, per poi allontanarmi portandomi al tavolo che accoglie le sacre grazie della suddetta donzella.
“Splendore.” – comincio io, con aria da seduttore e tono di velluto. Lei solleva lo sguardo, stupita dall’attenzione che le sto concedendo, e forse dall’epiteto usato per definirla. Effettivamente, ho visto di molto, molto meglio. Ma sono dettagli, al momento.
“Edward…” – fa lei con l’aria di chi si sventaglierebbe da lì a poco solo per la mia presenza nel suo raggio d’azione.
“Mi chiedevo, anzi. Volevo informarti…” - meglio, io non chiedo. Mai. – “che sarai tu la mia accompagnatrice al ballo.” – e sorrido, fulgido e bellissimo. Aspettandomi da un momento all’altro uno svenimento completo che mi porti alla sua caduta rovinosa con successivo ritrovamento di sorgente petrolifera al di sotto delle cavità segrete di Hogwarts.
Lei si limita a sgranare gli occhi, abbozzando un sorriso incredulo, forse sconvolto.
“Oh…beh…” – credo non sappia cosa dire.
“Devi semplicemente dire di sì, gioia.” – torno a farle un sorriso sghembo, sollevando leggermente il volto mentre la fisso. Eh sì, qui ci sono parecchie cose da sistemare, parecchie da rivedere, e altrettante da farti pagare.
“Assolutamente sì.” – annuisce lei, abbassando lo sguardo. Mi alzo, avvicinandomi alla sua figura, chinandomi per darle un bacio sulla testa.
“Non pensare troppo. Non pensare troppo.” – e così dicendo mi allontano. Lasciandola in balia dei sospiri adoranti e delle frasi incredule alle sue compagne. Con le quali si pavoneggia già, del mio invito. Sciocca. Piccola e inutile sciocca.
Presto pagherai caro ogni tuo pensiero.
***
Rido divertito nel corso della giornata, passando del tempo con questa ragazza. Che forse è talmente convinta delle sue cose che nemmeno mi dice il suo nome. Come se desse per scontato che io debba saperlo. Che io debba in qualche modo ricordarmene. Tzè. Che pretese. Se dovessi ricordarmi ad una ad una i nomi di tutte le mie <<tacche>> potrei perdere la memoria per lo sforzo. Meglio rimanere così. Sorriderle e sfiorarle la mano di tanto in tanto. L’effetto desiderato è lo stesso, se non migliore.
Le sorrido, e lei sorride di rimando. Mentre vedo le sue labbra contorcersi nello spasmodico desiderio di esser lambite dalle mie.
Aspetta e spera, stupida bambinetta. Ho un mucchio di sorprese per te, ma proprio tante.
Le tengo la mano, con fare annoiato. Mentre pianto un gomito sul tavolo reggendomi il viso con la mano.
Quando una fulgida apparizione, che porrà fine a questo mio “piano” nel migliore dei modi, compare nella stanza.
“Tesoro?” -faccio cenno a Scarlett che si volta rivolgendomi un sorriso, avvicinandosi al tavolo.
“Dimmi Edward.” – lei, con la solita voce al miele deliziosa che rivolge solo a me e Jasper. Io ricambio il sorriso, facendole un occhiolino.
La Lywelyn non si spreca a salutare la mia accompagnatrice che le saetta uno sguardo tagliente, pieno di invidia. Adorabile. Sono sentimenti forti che vanno coltivati, questi.
Mi avvicino alla bionda, sfiorandole la guancia mentre le dita corrono fino alla nuca, stringendola appena verso di me. Quasi volessi baciarla. La mia lingua sfiora il suo labbro superiore, saggiandone i mediocri contorni. Malizioso lo mordo appena, per poi scostarmi. E rivolgerle uno sguardo pieno di risentimento.
“It’s a beautiful lie. Per te.” – sorrido, velenoso. Come solo io so fare. Sotto l’attenzione vigile di Scarlett che osserva i miei movimenti e lo sguardo attonito della ragazza che non capisce cosa io stia facendo o dicendo.
“Andiamo al ballo?” - le sussurro, tenendola ancora vicina. Tanto da respirare sulla sua pelle.
Lei annuisce sensibilmente, io rido. Stavolta maligno come avrei voluto fare fin dall’inizio.
“Non diciamo sciocchezze.” – e sono divertito quasi mi avesse raccontato la barzelletta più bella del mondo.
Lei si limita a fissarmi, mordendo il labbro inferiore nel vedere questa mia reazione, scosto il viso dal suo, per poi alzarmi affiancandomi a Scarlett.
“Credevi DAVVERO che ti avrei portata al ballo?Edward Norwood…con te????! Una mediocre ragazzina invidiosa. Tu che infanghi le mie due principesse con la tua bocca larga ed i tuoi pettegolezzi di bassa lega? Tu che non vali neanche una virgola di loro?” – cingo la vita a Scarlett con un braccio. Rivolgendomi a lei con tono ironico. “E’ esilarante, tesoro. Non credi?” – sorridendole, amichevole.
“Oh sì, decisamente esilarante pensare che tu possa mischiarti con simile plebaglia.” – continua lei, ed è musica per le mie orecchie. I principi sono tornati. I principi non se ne sono MAI andati, la verità è questa.
Torno alla <<sfortunata>>.
“Chiudi quella fogna. E’ meglio.” – e così dicendo mi allontano, tenendo Scarlett vicina, cosciente di aver ottenuto la vittoria morale che tanto speravo. Sono diventato avido, ultimamente. Ma volere che la gente capisca a tutti i costi che i tempi sono tornati quelli floridi per noi, non ha prezzo.
“Tu sai che vieni al ballo con me.” – rivolgendomi alla Lywelyn, con aria fintamente altezzosa. Con le principesse, non mi serve essere stronzo et snob. Loro sono mie pari, quindi la cosa avviene molto naturale.
“Io dovrei saperlo?” – ride sotto il naso. Con aria vagamente innocente. E terribilmente eccitante per i miei impulsi animaleschi che cercherò di tenere sotto controllo fino a quella sera. Questo corpicino delizioso sul quale riverserò, con rispetto, le mie voglie. E devo dire che l’eventualità è allettante e stuzzica i miei sensi.
“Certo che sì. Non permetterei mai che sia tu a mischiarti con la plebaglia. E accettare inviti di mezze cartucce.” – convinto e deciso nelle mie parole.
“Gentile.” –continua lei sfiorandomi il torace con le dita. “E sia, Edward. Verrò, volentieri, al ballo con te.”
“Non te ne pentirai.” – le sorrido, malizioso.
“Nemmeno tu.”
02/05/2008
Passo dopo passo si va lontano, dice un proverbio che mio nonno mi ripete spesso.
E io, dove sto andando?
Verso l’aula di Musica, in senso fisico. Ma questi passi lenti e timorosi, dove stanno conducendo la mia anima?
I corridoi della scuola sono illuminati dalla luce tremante delle torce.
Non c’è nessuno in giro. Ma non per questo la tensione delle mie dita intorno alla mia bacchetta si allenta. La porta dell’aula di musica è appena socchiusa.
Qualcuno sta suonando.
Mi appoggio al muro e chiudo gli occhi, dilatando al massimo il senso dell’udito.
È una melodia dolce, struggente.
Non l’ho mai sentita prima, non è un pezzo d’opera. Forse una sonata per pianoforte. Ma di chi?
La musica si fa più intensa, mentre procede, come se il pianista ne fosse catturato, e poi iniziasse a parlare con essa, a danzarvi.
Non so spiegare questa sensazione che mi attorciglia lo stomaco.
Si ferma? No, riprende. Intensa e gentile.
Dallo spiraglio intravedo Aedan, seduto sullo sgabello, che suona senza spartito.
La musica si spegne, e lui distoglie le mani dai tasti bianchi e neri e sospira.
“Quale è il titolo di questa meraviglia?”domando, entrando nella stanza.
“Julia. Si intitola Julia.”
Mi gira la testa, e chiudo gli occhi per non perdere l’equilibrio.
La sua risposta mi ha colpito come uno Schiantesimo.
E io non posso fare a meno di fissarla, mentre osservo il suo stato di all’erta calare, forse per via del mio gesto. Sconsiderato o no, non mi importa. Ho intenzione di agire fino in fondo. E se questo significa mettere completamente a nudo me stesso, lo farò. Perché è importante. Perché non esiste nient’ altro di più importante che questo per me, al momento.
Non avanzo, né indietreggio. Rimango lì, in piedi vicino al pianoforte a corda che sembra ancora vibrare per la melodia appena composta.
Sono stupito quanto lei.
Di aver creato questo motivo, di averlo composto senza nemmeno pensarci su un attimo.
Le note erano trascinate da una magia strana, una magia che non proveniva dalla mia bacchetta, né dalla mia testa.
Temo, credo che la razionalità abbia appena lasciato spazio a qualcosa che va ben oltre la fredda logica che mi sono imposto.
Se potessi descrivere lo strabordare di sentimenti contrastanti che sento, probabilmente direi che i ghiacci che avvolgevano lo sterno, si son sciolti.
Si sono trasformati in pallida rugiada che scivola via, abbandonando questo corpo prima vuoto, ma che ora pulsa di…qualcosa.
“Devi capirlo, Julia.” La mia voce è un sussurro lento, che viene pronunciato mentre i miei occhi annegano nei suoi.
Freddi. Ma mai caldi come ora. In uno sguardo perlaceo che voglio donare solo a lei. Stanotte.
"L’ho capito, Aedan. E lo vorrei tanto”.
La mia mano destra ormai stringe senza forza la bacchetta. Non mi serve difendermi, non da lui.
“E allora cosa ti frena? Non credere che per me sia stato facile cercarti e cercare di farti comprendere.”
Cosa gli rispondo? Dovrei raccontargli tutto.
Mi avvicino a lui rimuginando. Mi siedo sullo sgabello accanto a questo ragazzo che in questo momento odio perché mi sta costringendo a fare i conti con tutto.
“Ci sono così tante cose che non sai.”
“Prova a dirmele!”ribatte esasperato.
“E guardami negli occhi, mentre lo fai!”aggiunge.
La mia vita nell’ultimo periodo è stato un concatenarsi di dolore, segreti ed emozioni. Segreti, soprattutto. Forse iniziare a svelarne qualcuno è il modo per andare avanti.
E non mi importa se sua sorella sta con i Serpeverde.
E non mi importa di conoscerlo da poco tempo.
Non mi importa più di nulla.
Ora. Ora gli racconterò tutto. Tutto ciò che è successo qui, ad Hogwarts, fin da prima che lui arrivasse, sconvolgendo me e la mia vita.
Annuisco, acconsentendo alla muta richiesta di comprensione che Julia esprime attraverso il suo sguardo dilatato per via di quelle confessioni impossibili che vuole farmi.
“Prima che arrivassi tu…è successa una cosa che mi ha devastato.” comincia, e la voce le trema leggermente.
In uno dei miei soliti riflessi inconsci le sfioro la mano, invitandola a proseguire con un cenno degli occhi.
“Mia sorella Ida, è morta. Qui a scuola.” e succede una cosa strana, i muscoli della ragazza si irrigidiscono, forse preda del nervosismo, e del dolore,che le porta ricordare una cosa simile.
La stringo a me, costringendola con la testa contro il mio petto. Soffio un bacio fra i capelli corvini, lasciando che possa sentire che io, realmente e materialmente, per lei ci sono.
“Vuoi dirmelo?” il mio è un sospiro dispiaciuto vicino alla sua fronte.
Lei annuisce, e non si scosta. Rimane in quella posizione, e così la tengo io, cullandola.
Fin quando un fulmine a ciel sereno non si abbatte su tutto questo.
“I Serpeverde. Riddle. La causa di tutto è Tom Riddle.” E lo dice con angoscia, stringendo avidamente la mia maglia, come se mi stesse rivelando il segreto più maledetto che possiede.
“Riddle…i Serpeverde…” sussurro, a mezza voce, mentre milioni di motivazioni mi si spiegano dinanzi gli occhi.
Stretta a lui, le parole mi escono come un’onda liberatoria, che mi distrugge e mi guarisce allo stesso tempo.
Quando ho finito, mi allontano da lui. Lo guardo negli occhi, come non ho fatto mentre parlavo.
Non ci sono riuscita, non ce l’ho fatta.
Ma adesso devo.
“Anche io avevo qualcosa da capire.”dice.
Il suo tono è amaro, con una tenue traccia di stupore.
“I segreti…”inizio, ma la voce mi muore in gola.
“I segreti. I segreti non fanno altro che confondere le cose. Le rendono più oscure, e la ragione non riesce a sondarli.”
È così lontano, all’improvviso.
“Non l’ho fatto per cattiveria, o per malizia. Io ho una responsabilità, devo proteggere delle persone. Adesso, tu hai in mano me e gli altri. Potresti benissimo rivelarlo a tua sorella. Potresti benissimo tradirmi.”rispondo, stringendomi nelle spalle.
“Julia, ma cosa stai dicendo?!”quasi urla.
Poi continua, più calmo:
“Non puoi pensarlo davvero. O non mi avresti detto nulla. Un poco ti conosco. Non avresti rischiato senza avere un minimo di certezze su di me.”
Certezze? Certezze inconsce, magari.
“Non lo so, non lo so. Vicino a te, mi sento come una conchiglia in balia delle acque del mare.”
“Nessuno dei Serpeverde saprà mai quello che mi hai detto.” La incalzo, per poi aggiungere.
“Nessuno, lo saprà mai.”.
E sospiro, guardando altrove mentre dico queste parole. Non perché non ne sia convinto. Ma perché mi rendo conto che senza volerlo probabilmente ho fatto star male Julia. Il non capire uccide, e forse rende più ciechi del previsto.
La stringo forte, baciandole ancora la fronte.
“Non potrei mai lasciarti andare alla deriva. Per nessun motivo al mondo.”
Al momento, tenerla stretta a me è la sola cosa che abbia senso.
Socchiudo gli occhi, chinando la mia testa vicina alla sua. Mentre le dita sfiorano il suo profilo, con un tocco dolce.
“Mai.”
Ripeto, poggiandole un morbido bacio sul naso. Mai, prima di adesso, l’ho vista così fragile. Così delicata. Bellissima.
Come quella canzone.
La sua.
La mia.
Per un istante, un solo istante, ho temuto che fosse arrabbiato.
Per un istante, un solo istante, ho lasciato che le mie paure vincessero.
Invece ora mi sciolgo in questo lago di tenerezza che non pensavo fosse in grado di offrirmi.
Aedan è sempre stato la passione travolgente, il desiderio immediato. Questo mi spaventava, mi allontanava.
Adesso, invece, mi arrendo alla sua dolcezza.
Prendo il suo viso fra le mani e gli sorrido.
Un bacio sulla fronte, in segno di tenerezza.
Un bacio sulla guancia, in segno di amicizia.
Un bacio sulle labbra, in segno di passione.
Gli stringo le braccia al collo, e chiudo gli occhi. Forzo le sue labbra con la mia lingua, e smetto di pensare. Lui mi accarezza i capelli e la schiena, mentre il mio cuore accelera.
Tutto ciò che mi circonda di fa indistinto, mentre mi alzo e lo trascino con me sul pianoforte.
Seguo i suoi movimenti mentre le mani calde scivolano sulla sua schiena coperta da questi indumenti al momento così inutili ai miei occhi.
E’ un bacio forte, intriso di qualcosa che non pensavo potessimo vicendevolmente donarci. I segreti svelati hanno abbattuto la barriera.
I segreti svelati ci avevano inibito conducendoci all’apice di una rovinosa condizione di silenzio.
Le labbra scivolano sul collo, sulla linea della clavicola, baciandola lentamente. Mentre la lingua scivola assaporando la sua pelle d’alabastro.
Le dita scivolano sotto la sua maglia, impercettibili. Camuffate da questa straordinaria passione che ci travolge.
E sono attimi.
Julia qui. Julia con me. Io stretto a lei. Corpo contro corpo in questa sorda richiesta di eliminare le barriere una volta per tutte.
E poi un rumore. Ma io sono troppo impegnato per distinguerlo. Terribilmente.
Un cigolio. Quella minima parte dei miei sensi che non è concentrata su Aedan registra il rumore della porta.
“Julia?!”
Oh Santo Merlino.
Eugene è fermo sulla porta, paralizzato dalla sorpresa, credo.
Mentre avvampo per la vergogna, Aedan ed io ci stacchiamo e ci allontaniamo dal pianoforte
“Eugene.”dice Aedan, con un’incommensurabile faccia tosta.
Poi il ragazzo-lupo mi prende per mano e mi porta via, e non posso fare nulla se non seguirlo e rivolgere un muto sguardo di scusa a Eugene.
Poco dopo, sto correndo con Aedan per i corridoi.
“Eugene.” Ho appena il tempo di chinare il capo, una volta al suo fianco, in segno di saluto.
E trascinare Julia fuori dall’aula.
Aumento il passo, in modo esponenziale passo dopo passo.
Dove. Dove.
Un barlume. Un’idea.
“Ti porto in un posto.” Mi avvio lungo le scale, continuando a salire, fino all’entrata in legno del giaciglio segreto. Spingo la porta, facendole cenno di entrare.
“Qui nessuno potrà disturbarci.”
Alla luce della luna, scorgo una piccola soffitta. Aedan accende una coppia di candele con un incantesimo.
“Ma che posto è?”non posso fare a meno di chiedere, guardandomi intorno.
“Non ho voglia di parlare, Julia.”dice, con un sorriso, mentre mi stringe di nuovo a lui.
“Neppure io.”
Abbracciati, cadiamo su un giaciglio di coperte.
“Pieno di sorprese come sempre, Lywelyn.”sussurro, mentre gli tolgo la camicia.
Sorrido, stuzzicato dalla situazione mentre lascio che i vestiti abbandonino il corpo sotto il tocco delle sue mani appena sfiorato. Sollevo la sua maglia, sfilandola via, mentre la bocca percorre la linea del suo ventre, il petto ed il collo, le dita sul jeans che indossa, sbottonando la sua apertura.
Le sollevo leggermente il bacino con le mani mentre lascio che scivolino lungo le gambe, che accarezzo con lentezza prima si poggiare il mio corpo, svestito, sul suo.
Tra le coperte è un bacio dolce, mentre le dita affondano fra i suoi capelli, un desiderio incontrollabile ma dolce al tempo stesso mentre spingo contro il suo inguine, scivolando in lei con un sospiro soffuso.
Inebriandomi della sua presenza, come mai prima di allora.
23/04/2008
Sebbene la primavera stia raggiungendo il suo culmine, il vento che sale dal lago è ancora freddo.
Il sole però splende cocciuto, determinato a portare la bella stagione ad ogni costo anche in questo angolo dell'Inghilterra. Chiudo gli occhi, intrecciando le dita dietro la nuca dopo essermi disteso sul prato costellato di muscole margherite bianche.
«Chi ha avuto l'idea?» mugola Audrey qualche metro più in là, crogiolandosi beatamente con il libro di Pozioni e un maglione piazzati a mo' di cuscino.
«Io» sbadiglia Isabel, accoccolata accanto alla mia ragazza, occupata a intrecciarle i capelli con delicati colpi di bacchetta, mentre Eugene e Milo sono chini su quello che rimane della loro copia della Gazzetta del Profeta, ormai ridotta a un cumulo di cenere e fogliettini talmente minuscoli che pensare di ricostituire l'originale è pressoché impossibile.
«Come procede il lavoro?» mi informo, senza aprire gli occhi. Sto decisamente troppo bene così come sono per solo prendere in considerazione l'idea di muovermi.
«Dannata dinamitarda» borbotta il biondo, chino su ciò che resta del quotidiano.
«Uno strazio» traduce Milo, molto più pratico, sbuffando.
«Milo» ride Jillian «Dovresti essere consapevole del fascino che eserciti sulle ragazze!»
«Jillian, tesoro» ribatte lui allusivo «Cosa ti fa pensare che io non lo sia?»
Scattò a sedere come se mi avessero punto, accorrendo dalla mia ragazza prima che lo shock la faccia stramazzare al solo: arrivò giusto in tempo, mentre già boccheggia, rossa come una fragola. Fulminò Milo con un'occhiataccia.
«Oh, cosa mi guardi in quel modo?» si difende lui «Non lo faccio mica apposta. Mi viene naturale. E' un dono, cosa credi?»
Interviene Audrey, sgranando i suoi enormi occhioni blu e indicando un punto non ben definito alle spalle del moro.
«ASHMORE!» urla, attirando immediatamente la sua attenzione «Dinamitarda in avvicinamento!»
La reazione del moro è fulminea: nel giro di una frazione di secondo sbianca, sgrana gli occhi e spalanca la bocca trasformandosi nella personificazione del terrore puro prima di fare un salto degno del miglior campione olimpico babbano e schizzare alle spalle di Eugene. Ci voltiamo tutti a guardarlo mentre, rannicchiato alle spalle del corista biondo, si rannicchia su se stesso il più possibile.
Uno, due, tre, quanttro, cinque, sei..
Resistiamo sette secondi netti prima di scoppiare a ridere all'uninsono, fino ad avere le lacrime agli occhi.
«Ma come,Milo!» lo canzono, fingendomi sorpreso «Non eri tu a sostenere quanto bellina fosse Opal?»
«Se Jillian ti facesse esplodere in faccia il giornale la troveresti ancora adorabile?» ringhia lui, rosso in volto. Non l'ho mai visto così imbarazzato prima.
Gli occhi verdissimi della Corvonero si posano sul mio volto, in attesa, mentre mi ritrovo ad immaginare una scena analoga a quella che si è svolta sotto i nostri occhi, neanche venti minuti fa. Un incontro-scontro con una Jillian/Opal particolarmente di fretta e un me particolarmente assorto nella lettura della Gazzetta del Profeta. Uno scambio di sguardi vagamente sorpresi. Jillian/Opal che avvampa furiosamente e inizia a boccheggiare dopo il mio saluto (nulla di particolarmente nuovo, in effetti, se la colgo di sorpresa è capace di rischiare lo svenimento). E poi il giornale che mi esplode davanti alla faccia, senza ragione apparente, seguito a ruota da una strillo imbarazzato e una fuga a gambe levate. Frammenti di carta bruciacchiata tra i capelli. Un cumulo di cenere ai miei piedi.
Sbatto le palpebre, sentendo gli sguardi dei presenti bruciarmi addosso.
«Milo, rinuncia» commenta Eugene dopo qualche attimo, un ghigno che lento gli si allarga in faccia «Probabilmente sarebbe estasiato dalla visione al punto da non rendersene nemmeno conto»
E mentre il gruppetto esplode in una risata, sono costretto ad ammettere che potrebbe avere ragione.
***
Ora di cena.
Mi lascio cadere al mio solito posto, accanto a Polly, che mi lancia un'occhiata incuriosita.
«Cosa mi sono persa?» indaga, allungandomi un piatto ricolmo di verdure e polpette. La ringrazio con un cenno, versandomi dell'acqua in un calice dorato.
«Nulla di tale» replico dopo qualche attimo «Un ozioso pomeriggio al sole»
«Non ci crederai mai!» esclama nel frattempo una ragazzina del terzo anno, qualche posto più in là. Posso vedere perfettamente i radar del pettegolezzo di Polly rizzarsi, in allarme. «Pare che la Worthington abbia fatto colpo su Ashmore. » prosegue nel mentre la chiacchierona di turno, approfittando dell'assenza del diretto interessato (in infermeria assieme ad Eugene, tutti e due con il viso completamente bruciato dal sole primaverile) per poter divulgare la grande notizia.
Se potesse, la mia compagna di casa mi ucciderebbe seduta stante con lo sguardo.
«Tu sai.» sibila, impugnando con aria minacciosa la forchetta. Scrollo le spalle, candido come un giglio.
«Cosa te lo fa pensare?»
Sgrana gli occhi, che raggiungono le dimensioni di due palline da golf, e spalanca la bocca in un urlo muto.
«Brutto... brutto... brutto figlio di un molliccio!» esclama alla fine, senza nemmeno sbattere le palpebre.
«Apollonia Pasco!» tuono scherzosamente, facendo irritare ancora di più: si inalbera, facendo leva con le mani sul tavolo per inarcare la schiena fino all'inverosimile e tirare il collo indietro, per poi rilassarsi tutto d'un colpo.
«D'accordo» riprende a parlare, dopo aver inghiottitto una forchettata di spaghetti con il sugo e aver spazzolato una fetta di pane «D'accordo, così non va.» borbotta tra sé e sé, prima di inspirare a fondo a rivolgermi uno smalgiante sorriso.
«Carissimo Carlisle!» esclama, passando un braccio sulle spalle e pizzicandomi una guancia «Amico mio! Ti ho mai detto quanto bene ti voglio?»
Trattengo un sorriso, sforzandomi di restare impassibile.
«Non saprai nulla da me» dichiaro, scrollandomela gentilmente di dosso per mangiare qualcosa «Sarò muto come una tomba.»
«Uffa!» sbuffa, incrociando le braccia al petto «Proprio non capisco tutto questo cameratismo, sai?»
«Che vuoi farci, misteri della natura» commento pacato. Anche se, a dire il vero, ha ragione: Milo è il primo che ha sghignazzato alla vista delle spillette ed è sempre lui che non perde l'occasione per prendermi in giro quando le iscritte al fan-club quasi mi svengono davanti. Per non parlare poi della volta che sono andate da lui a chiedergli se mi avrebbe fatto piacere sapere che avevano presentato a Dippet una richiesta formale per ufficializzare il club.
«Una cosa però posso dirtela» mi sporgo appena verso di lei, che improvvisamente ha un'aria estremamente seria e attenta «E' stato un incontro esplosivo»
Squittisce deliziata, battendo le mani.
«Hanno fatto scintille, vero?» si azzarda a chiedere dopo un secondo, con aria cospiratrice.
Annuisco, solenne.
«Letteralmente»
***
Ho sentito dire che c'è chi pagherebbe oro per scontrarsi con Scarlett Lywelyn nel bel mezzo di un corridoio buio e deserto. Io, in tutta onestà, ne avrei fatto volentieri a meno.
«Ahi» si lamenta, fissandomi in cagnesco «Si può sapere dove stavi guardando?»
Inarco le sopracciglia: è lei che mi è venuta addosso, fino a prova contraria, sbucando dal nulla da dietro una statua dall'aspetto cupo. Non è certo colpa mia, poi, se lei è finita a terra mentre io son rimasto in piedi.
«Come prego?»
Scosta i capelli con una mossa che di naturale e spontaneo non ha proprio niente.
«Cos'è, sei pure sordo oltre che cieco?» sibila, incrociando le braccia al petto.
«E tu sei capace di articolare una frase di senso compiuto senza guarnirla di insulti?» butto lì, facendo per sorpassarla.
«Hunnam» mi richiama, melliflua «Devo dire che oltre ad essere irritante, hai anche una predisposizione naturale per le risposte errate. E' triste, molto triste. » la sua voce sibila velenosa, raggiungendo con una tonalità bassa il mio udito.
Mi blocco, con un sospiro, tornando a voltarmi verso di lei: la sguardo un attimo, soffermandomi in particolare sul bel volto. Occhi grandi, capelli scuri, un broncio che più di qualcuno trova adorabile.
«Sai cosa è veramente triste?» le sorrido, il più dolcemente possibile «A differenza delle persone che ti ostini a frequentare, non sembri una stupida né tantomeno un'idiota integrale. Eppure, non appena apri bocca, il palco crolla. Questo è triste, Lywelyn.»
Lei sorride. Con un'affabilità tale da incantare anche il più arduo dei contrari alla sua filosofia.
« Hai colto il nocciolo del punto, Hunnam.» mi fissa, senza distogliere mai i suoi grandi occhi verdi, dai tratti lievemente felini. « Non sono idiota. Hai ragione. Non lo sono affatto.» la sua espressione cambia appena, virando in un lampo di ira appena accennato. « Gradirei, pertanto, che tu evitassi di appellare con simili epiteti gente che conosco, e che stimo» Poi torna a sibilare, come evidentemente è nella sua natura fare. « Io, con tutta la grazia possibile di cui sono disposta, non lo sto facendo. Perchè ritengo molto più produttivo scontrarmi con la persona diretta che mi trovo dinanzi» Si sofferma un momento, guardando oltre la mia figura. « Se non altro, per una questione di correttezza. Da poca soddisfazione parlare su gente che non può ascoltare»
«Mentre picchiare in dieci un ragazzo da moltissima soddisfazione, vero?» ribatto fulmineo, senza sapermi trattenere. Socchiude le labbra, vagamente interdetta, ma non ho intenzione di darle il tempo di replicare «Dal momento che le persone che così tanto stimi e rispetti trovano divertente spedire le persone in infermeria, mi ritengo libero di dire tutto quello che voglio. Specie se il diretto interessato, è uno dei miei migliori amici» troneggio su di lei, che indietreggia appena senza tuttavia distogliere lo sguardo «Ma d'altronde è vero, non è buona educazione parlare degli assenti» sorrido, affabile «Cos'altro suggerisci per non lasciar morire una così interessante conversazione?»
Tace. Le braccia incrociate al petto, un lampo di rabbia trattenuto a stento negli occhi chiari: tutto in lei rimanda ad una belva pronta a scattare, anche se qualcosa, nella sua posa volutamente arrogante, lascia pensare che qualcosa l'abbia colpita. Che si aspettava, del resto? Che stessi zitto e buono come i ragazzini del primo che è solita minacciare e spedire in infermeria assieme ai suoi degni compari? Che mi mettessi a piangere? Che implorassi perdono in ginocchio e abbracci la sua filosofia razzista e ottusa? Si vede che li fanno con lo stampino, le Serpi.
«Carlisle!» la voce di Micheal Parker fa sobbalzare entrambi e, mentre lei dopo un attimo di vaga indecisione si gira e si allontana, accompagnata da un irritato ticchettare, mi volto verso il biondo giocatore di Quidditch.
«Micheal, ciao. Il tempismo è sempre il tuo forte..» commento con un sorriso, salutandolo con una manata amichevole sulla spalla che lui ricambia, con il doppio della forza.
«Che ci facevi qui con la Lywelyn?» domanda con una smorfia.
«Discutevamo» scrollo le spalle, senza mostrare particolare entusiasmo.
«Discutevate?» ripete, sorpreso «E su cosa?»
«Etica»
«Ah» mi fissa, vacuo. Poco sveglio, per essere un Corvonero. Non è che devo spiegargli cos'è l'etica, vero? «Certo. Etica.»
«Una lunga storia, Micheal. Ti va una Burrobirra, piuttosto? Ho bisogno di bere qualcosa, vedere come certe persone siano sprecate in determinate ambienti mi deprime.»
22/04/2008

Rido, e anche di gusto, cercando di trattenermi solo per rispetto verso le persone intorno a noi, che sono state sorprese dalla mia risata.
“Smettila So!”
“Si…un attimo…adesso mi calmo..”. Ritrovo il mio equilibrio interiore. Brava, Sophie, non pensarci, brava non….non…non ce la faccio. Riprendo a ridere sotto la sguardo accusatorio della mia amica.
”Oddio El…giuro non ce la faccio...me lo vedo davanti!”
“Basta Sophie! OK non ti dico più niente!”
“Scusa, ora smetto..”chiudo gli occhi e focalizzo un’immagine che sia la più lontana da quella della caduta di Damian. La bibliotecaria dovrebbe andare più che bene per lo scopo. Respiro. Riapro gli occhi,
”dimmi pure!Vai avanti…”.
La mia amica continua a parlare con il solito sorriso e usando eccessivamente le mani. Cosa starà dicendo? La verità è che la sto fissando con un interesse che non è rivolto alla sua storia. Davanti a me scorrono una serie di immagini, delle proiezioni della mia mente, con più probabilità della mia fantasia, che ripercorrono quello che è successo in questi giorni. Perché? È quello che vorrei sapere anch’io. Sono una pessima amica, anzi sono una pessima
migliore amica; come semplice amica sono decente, e comecomune conoscente anche più che rispettabile, come migliore amica però...
“Allora cosa ne pensi?”
Forse non dovrei lasciarmi andare troppo alla fantasia e sprofondare nei miei pensieri più assurdi, soprattutto se nel frattempo si suppone stia tenendo una conversazione attiva con un’altra persona del genere umano; con gli animali effettivamente potrei fare un’eccezione, anche se…
“Sophie ma mi stai ascoltando??”. Elodie che urla: un evento.
“si, certo!”
“Bè, allora rispondimi.”, mi dice con un aria di sfida. Ecco cosa succede a non ascoltare.
‘Concentrati Sophie, io so che ce la puoi fare; in fondo l’hai ascoltata…’
No, non è vero, non l’ho assolutamente ascoltata!
“Sai El…”-rispondendo si o no ho il 50% di possibilità di azzeccare, però la sua domanda poteva anche non esigere una risposta così semplice. Cosa faccio?,
“ehm…la penso assolutamente come te!” Ambigua, semplice e completamente fraintendibile.
“Davvero?”, mi chiede. Probabilmente sto sfoggiando il mio sorriso tra l’ebete e il divertito, il che non dev’essere il massimo: per fortuna non posso vedermi! Forse sono riuscita a scamparla.
“Strano perché io non ti ho ancora detto cosa ne penso!”. Pensa, pensa, pensa.
“Ma io so perfettamente cosa ne pensi, noi siamo migliori amiche, siamo telepatiche: io so cosa pensi tu e tu sai cosa penso io. Semplice!”
“Ma io non so cosa pensi tu! E comunque potevi inventarti una scusa migliore, questa è assurda!! Ammettilo che non mi stavi ascoltando.” Mi punta il dito dritto davanti al naso.
“No, ti sbagli, Elodie, sai che non lo farei mai…”
“Garda che non mi arrabbio, ormai ti conosco: so quali sono i tuoi limiti.”
“Allora non ti stavo ascoltando!"-la verità a volte è l'unica strada percorribile, soprattutto se ti aspetti la pena capitale, e invece ti concedono l'amnistia
-"Comunque ti ricordo che sono io quella di Corvonero qui,signorina, andiamo piano con le parole.”
“Non si direbbe allora, visto che io non ti vedo mai china su un libro come tutti quelli della tua casa. Guarda Rose, lei si che è una vera corvonero!”
“E’ proprio per questo che è sbagliato basarsi sugli stereotipi, la maggior parte della volte sono sbagliati. Nella mia casa non sono mica tutti concentrati solamente sullo studio e geni in qualunque materia, anzi sai cosa ti dico, vado a studiare che ho un compito importante.”
“Si certo, defilati pure, ma non mi scappi: noi due facciamo i conti.”
“Anch’io ti voglio bene tesoro, ci vediamo dopo magari!”.
Fuga.
"Rose non avrei mai scommesso di trovarti qui in biblioteca!”. Troppo palese la mia ironia in questa frase: devo perfezionarmi.
“Ahah, devo anche ridere per caso?”- mi avvicino a lei con sguardo eloquente-
“ No Sophie, se sei venuta qua con l’intenzione di distrarmi dallo studio te lo scordi: non ci casco stavolta!”
Sfoggio uno sguardo oltraggiato e al contempo stupito,”
La tua malizia mi sorprende, cara Rose. Come hai potuto anche lontanamente pensare che io abbia intenzione di distrarti? Tu mi offendi!”
Mano davanti a naso e bocca in una scena di finto pianto, degna del peggiore spettacolo teatrale mai messo in scena da quando quest’arte ha preso vita: un oltraggio all’arte stessa.
Sbuffa.
”Dimmi, qualunque cosa pur di mettere fine a questa commedia…”
“Supponeva essere una tragedia…comunque mi chiedevo se potevi darmi una mano con pozioni, sai per il compito…dovrei cercare di tirare su la mia media imbarazzante.”
“E ti svegli il giorno prima? E’ una missione impossibile!”
“Perché oggi tutti dubitano della mia intelligenza?”
“Sophie, guarda in faccia la realtà: tu non hai mai studiato Pozioni, il massimo voto che hai preso è stata una D!”
“Dimentichi una O al secondo anno…ma è per questo che imploro il tuo aiuto cara amica, non mi tradire adesso.”Alza gli occhi al cielo e poi si porta la mano destra al viso per sistemarsi gli occhiali, un po’ troppo spessi per farla apparire e sentire bella.
“Ok, ma non ti prometto nulla. E per piacere, una volta tanto, puoi cercare di studiare e concentrarti su quello che stiamo facendo?”. Sorrido compiaciuta. Con pozioni? Impossibile, ma è meglio se questo segreto resti una faccenda tra me e la mia coscienza!
“Certo Rose, cercherò di fare del mio meglio! Grazie mille!”. Sbuffa di nuovo.
“Non ringraziarmi: so già che me ne pentirò…”. E così inizia la mia prima, vera, giornata di studio di pozioni. Io questa materia proprio non la reggo, ma non è colpa mia: dev’essere questo ‘campo’ che ha un problema con me. Eppure io nono ho mai fatto nulla(che stia qui il problema?).
“Ma se io girassi anche in senso anti-orario?”
“Non puoi Sophie! Se c’è scritto ORARIO non puoi cambiare senso, capisci? E’ come se aggiungessi un ingrediente non indicato: non si può in modo assoluto.”
“Che noia…quindi devo fare solo quello che c’è scritto?”
“Esatto!”. Ecco perché non mi piace pozioni: troppe regole inutili. Una cosa non dev’essere dettata da regole, la spontaneità è la parola d’ordine; non c’è niente meglio della libertà assoluta…in fondo non è quello che pensano tutti??
Ripeto la lista di ingredienti enumerandoli sulle dita delle mani, anche se la cosa non mi piace per niente, mi piace ancora meno l’idea di venire bocciata ai G.U.F.O. ed essere ricordata come la Corvonero più inetta della storia di questa scuola.
“Ohoh… Sophie…”-Henry arriva alle mie spalle e allunga il collo verso il libro aperto-
“ pozioni? Cosa è successo, tu che studi POZIONI?”
“Avete deciso di rovinare per sempre la mia autostima? Si, posso studiare pozioni se lo voglio! E adesso scusa ma devo concentrarmi in vista della mia prossima ‘E’, grazie…”. Una volta, e dico UNA volta che riesco a comprendere questo miscuglio di nomi ridicoli ed incomprensibili, dev’esserci qualcuno che mi distrae dai miei intenti. Quant’è crudele questo Mondo, per noi poveri studenti volenterosi…
“Vorrà dire che ti lascio in pace, non voglio interrompere questo evento..”,mi sorride e mi stringe una guancia tra le dita,-
“ahia..!”-
“ci vediamo dopo allora! Ciao Rose.”
Mi massaggio la guancia tra espressioni di disprezzo mentre noto la faccia semi-pietrificata della mia compagna di studio: mano alzata e bocca aperta. Chiara sindrome da cotta adolescenziale, se parliamo del ‘caso disperato Rose’.
“No Rose non ti puoi distrarre, mi devi aiutare..ma soprattutto non puoi continuamente immobilizzarti ogni volta che vedi Harry!”, dico scotendola leggermente sotto gli sguardi sbalorditi di ogni specie vivente si trovi nella nostra stessa stanza in questo istante.
Le ci vuole solo un secondo per riprendersi e coprirmi la bocca al volo: non la facevo così svelta!
“So, sei pazza, abbassa il tono, ci sentono tutti!!”. Due colpi di tosse, ed eccola nella sua usuale posa da studentessa modello; peccato per il colore del suo viso, che rispetto al solito è troppo tendente al rosso vivo.
“ e comunque non mi immobilizzo affatto…vuoi studiare o no!”
Tra le mie risatine sommesse continuiamo col nostro super-concentrato di studio: e se non vado sopra la ‘O’ questa volta, mi butto in una vita sfrenata, così almeno potrò giustificare con una scusa plausibile le mie evidenti carenze pozionistiche…
20/04/2008
”Mi piacerebbe sapere che cavolo te ne fai di tutte quelle spillette” bofonchia Coco con sottile scetticismo, senza nemmeno alzare gli occhi dal suo libro. Posiziono l’ultima spilla in cima alla composizione delle altre, chiudendo la sagoma a stella a cui mi sto brillantemente dedicando invece di prestare attenzione al tema per Pozioni.
”Mi piacciono i gadget” mi giustifico con un’alzata di spalle, premendo con un dito il faccino di Carlisle in modo che si palesino le fatidiche dieci parole che inneggiano alla più totale devozione nei suoi confronti
”Sai una cosa? Li trovo geniali, questi aggeggi. Certo, rosa giallo e nero insieme fanno venire un po’ la pelle d’oca, ma…”
”Guarda che quel tema non si finirà certo da solo” Costance m’ignora totalmente, appuntando qualcosa sulla sua pergamena
”E tra poco io ti lascio, che è tardissimo. Per cui, se vuoi approfittare della mia disponibilità…”
Un grosso volume vecchio come Noè scivola sul tavolo tondo, accompagnato dalla voce squillante di Dot che dice
”Ti porto delucidazioni” si siede con noi, un sorrisone gioviale in faccia
”Fresche fresche di biblioteca. Bèh, fresche…sembrerebbe che questo libro non prenda aria da qualche decade, ma…è anche piuttosto aggiornata, come edizione, in realtà, e le foto sono assolutamente…”
Ho già aperto il libro, cominciato a sfogliarlo e preso visione delle fotografie di Augurey ed Alicanti che contiene (e che sono davvero piuttosto belle), quando Dorothy s’interrompe e, alzato lo sguardo per capire cosa c’è che non va, me la ritrovo a deglutire a vuoto, con occhi rotondi come palline da golf che fissano un punto non meglio identificato del tavolo.
”Bèh?” faccio perplessa, guardandomi in giro in cerca del motivo di tale reazione. Costance inarca un sopracciglio.
”Per fortuna non sono l’unica a porsi delle domande sui tuoi simpatici passatempi” dice, chiudendo il suo libro e riponendo piume e calamaio nella borsa.
Io la guardo con un faccia che non escludo abbia sfumature ebeti. Perché Costance ha la tendenza a prendere le cose tanto alla larga? Insomma, lo sa perfettamente che ho i miei tempi, in materia di accorgimenti…
”Ahm, Polly” Dot mi sorride, anche se un po’ stiracchiata, per dire la verità
”Da dove vengono tutte quelle spillette?”
”Oh!” esclamo, aprendo un sorrisone a trecentosessanta gradi, osservando la mia stellina con soddisfazione
”Le ragazzine del primo ne hanno sporte piene. Siccome mi hanno chiesto se ne volevo, ne ho presa una manciata”
”Sono quelle del fan club di Hunnam” puntualizza Coco, guardando eloquentemente Dorothy, la quale annuisce con lentezza spasmodica, senza scollare gli occhi dalle spille.
”Lo so…e ecco, diciamo che parte della responsabilità per tutto questo è anche mia…”
”Sarebbe carino se si riuscisse a sostituire la faccia di Carlisle con quella di Charlie, per esempio” commento, guardando pensosa tutti quei cuoricini che danzano intorno a alla scritta intermittente
”E al posto di questi cuori si potrebbe…”
”Credo che Charlie Parker possa cavarsela tranquillamente anche senza delle accattivanti spillette incantate di cui, per giunta, non verrebbe mai a conoscenza” Coco sembra aver dimesso l’idea di abbandonarci il più in fretta possibile per rimanere a fare il bastian contrario. Sbuffo, guardandola in cagnesco. Questa sua mania di volere sempre disfare i castelli in aria altrui, alla lunga, diventa frustrante…
”Io non avevo mica capito che Opal fosse quella Opal” la voce raramente percepibile di Eugene scivola ovattata vicino al nostro tavolo, mentre ci passa accanto assieme a Milo.
”Quante altre Opal conosci, nei dintorni?” esclama il moro, un sopracciglio flesso in un’aria tra il perplesso e il divertito.
Probabilmente devo essermi voltata a guardarli – e ad origliare – troppo sfacciatamente, perché Costance si sente in dovere di intervenire
“Pare che Ashmore se la intenda con la Worthington”
”E chi caspita è?” la mia domanda dà voce anche all’espressione che Dorothy porta stampata in faccia. La bionda mi guarda dubbiosa
”Tra te e Dot, sembra quasi che sia tu, quella nuova…Dai Polly, la Worthington!”
”Guarda che non è che ripetendomi ad oltranza il suo nome me la fai venire in mente, eh?” tengo a precisare e, tanto per essere chiari, enfatizzo il concetto disegnando con l’indice circoletti nell’aria all’altezza della mia tempia sinistra.
”Quella che ha abbrustolito una delle Blackster!” esordisce Coco, quasi spazientita.
”Cosa?”
”Per abbrustolito intendi abbrustolito-abbrustolito o semplicemente…”
”Dai, brunetta, tutta occhi e labbra, carina…” con la stessa nonchalance con cui tronca sempre le parole in bocca a me, Costance fa lo stesso nei confronti di Dorothy, sintomo del fatto che l’abbia pienamente accolta tra le sue grinfie di Grillo Parlante ad orario continuato.
”Ma tu come fai a sapere sempre tutto di tutti?” domando, inarcando un sopracciglio ad accentuare l’occhiata sospettosa che le lancio. Costance si stringe nelle spalle
”Amo i pettegolezzi” conclude, con assoluta naturalezza.
***
”Ma chi me l’ha fatto fare?” sto correndo come una disperata per il corridoio, l’estremità dei lacci delle scarpe – slacciate – che sbattono fastidiosamente contro la pelle coperta dalla filanca grossa quasi un dito delle calze. Leasley mi ha fatto perdere tempo, al solito, dilungandosi con spiegazioni superflue e decisamente poco interessanti circa il cambiamento d’orario degli allenamenti. Purtroppo non solo Leasley è un inguaribile quanto prolisso chiacchierone, ma a sommarsi a questo fattore ci sta anche che io sia una perditempo recidiva. Il risultato è presto detto: in ritardo per la drammatica lezione di Pozioni per la quale, tra le altre cose, non ho nemmeno pronto un tema che possa avere una qual sorta di propria dignità. Stupida io a perdermi in chiacchiere sulla vita sentimentale di Milo invece che usufruire della bisbetica disponibilità culturale di Coco…
Prendo l’angolo in scivolata, il ché ha dell’incredibile se si valutano i pavimenti di pietra del castello, ma è sufficiente per rendere l’idea di quanto sia lanciata nella mia corsa e di quanto l’impatto con un altro essere umano possa essere rovinoso. Così mi ritrovo allacciata in un giro di walzer funambolico che finisce con una ginocchiata assolutamente degna di nota contro il freddo pavimento. Ci dev’essere una qualche oscura ragione se tutte le volte che cado mi frantumo una rotula…
”Ma, ehi!” la voce di Scarlett Lywelyn – nuova di un paio di mesi - si arrotola in un acuto completamente pregno d’irritazione. Se fossi un gatto, in questo momento avrei una cresta che sfiora il soffitto…
Mi sono salvata da una sdentata per terra grazie alla mia – modestamente – innata prontezza di riflessi, per cui, con entrambe le mani già sulla pietra, faccio in fretta a rialzarmi e a voltarmi verso di lei. Che non è caduta, ma probabilmente se l’è cavata con una semplice botta di reni contro il muro. Quello che m’inquieta di più non è l’occhiata densa di
stizza-ribrezzo-superiorità-minaccia che mi lancia, quanto più il fatto che, nonostante l’urto, nemmeno un ciuffo dei suoi capelli bruni sia scivolato dallo chignon da cigno che porta annodato sulla nuca. Mi piacerebbe tanto sapere come fa…
"Ti sembra il modo di correre lungo i corridoi, Pericolo Pubblico?" la sua voce è acuta, e la dolcezza del timbro svanisce nel suo modo risaputo e adirato, nel dare una risposta alla mia azione, peraltro involontaria. Storco il naso, infastidita da quel modo di fare. Bèh, d’accordo, magari non si corre per i corridoi, ma a chi non capita di essere in mostruoso ritardo per una lezione? In più, se anche lei guardasse dove va… Non ho niente contro Scarlett Lywelyn
ora come ora, ma il fatto che bazzicchi con Norwood e la sua cricca e che mi si rivolga così bisbeticamente, bèh, sono punti da prendere in considerazione per un’eventuale etichettatura del soggetto.
”E quello è un modo di fare?” borbotto, dando un colpetto alla gonna della divisa con l’orlo appena un po’ sdrucito
”Comunque, ehi, non avevo intenzione di falcidiare nessuno” butto lì, il tono di chi non ha intenzione di tirarla troppo per le lunghe. D’altronde sono
ancora – e sempre di più - in tremendo ritardo. Lei inarca un sopracciglio, forse leggermente sorpresa dall'
ardire della mia risposta nei suoi confronti. Come se per me l'etichetta
principi valesse realmente qualcosa. Sono persone come altre, anzi… Credo che, se proprio dovessi scegliere tra il trascorrere un paio d’ore con loro e il passare un pomeriggio rinchiusa nella serra numero 5 con tutte quelle orrende e contorcenti piante onnivore, penso mi ritroverei in un forte stato d’indecisione.
"Spero tu abbia una vaga idea del fatto che stai continuando ad urtare i miei nervi" risponde, mantenendo salda la sua calma. Che comunque riluce di rabbia riflessa nei suoi occhi verde felino che saettano verso di me. Aggrotto la fronte.
Oh bella. A parte il fatto che, se le cose stanno veramente così, io farei qualcosa per quel sistema nervoso così reattivo; poi, anche se fosse, che cosa le fa pensare che tutto questo possa effettivamente crearmi dei problemi?
”Bèh, guarda, è un’accortezza reciproca, allora” rispondo per le rime, e non riesco a trattenere un’infantile quanto spontanea mezza linguaccia
”E non c’è bisogno di usare quel tono, comunque” puntualizzo. La Lywelyn accenna una risata che ha tanto della presa in giro.
"Certo, certo" mi risponde, leggermente civettuola, agitando una mano. Ancora un'occhiata truce
"Fai più attenzione la prossima volta, rossa" precisa, prima di avviarsi con passo svelto dalla parte opposta, senza voltarsi nemmeno una volta. Una cosa è certa: lei, come tutto il resto della sua combriccola, ha qualcosa che mi sfugge, qualcosa che va ben oltre i canoni della logica
normale. Le faccio il verso, abbondando con le smorfie, mentre lei si dilegua dietro un angolo. Sbuffo, cacciando indietro un ciuffetto scivolato via dalle forcine – che abbondano quando sbagli in modo
indubbio a spuntare i capelli.
Come se non ce ne fossero già abbastanza di concorrenti al titolo di
Miss e Mister Simpatia, qua ad Hogwarts: pure le altre scuole riversano le loro perle tra le braccia di Dippet. Sono ancora lì che fisso con disappunto il punto in cui la Lywelyn è scomparsa dalla mia vista quando mi viene in mente che il mio
discreto ritardo si è ormai trasformato in un
madornale ritardo. Sbarro gli occhi, raggiungendo l’aula con due balzi – con i quali mi gioco definitivamente la milza – e catapultandomi dentro con troppa veemenza. Il rumore che faccio entrando – o, più propriamente, buttandomi a pesce contro il portone dannatamente pesante – è sufficiente non solo da canalizzare tutti gli occhi di tutti sulla sottoscritta, ma Lumacorno smette proprio di parlare, la mano sospesa a mezz’aria in un gesto enfatico mentre il riverbero dell’ultima sillaba si scioglie nell’aria.
Passano almeno cinque secondi – durante i quali ho il tempo di ritrovare il mio baricentro e riacquistare una postura decente, che non sia quella di qualcuno che ha appena sfondato una porta – prima che il professore sbatta gli occhi e si schiarisca la voce con due colpi di tosse.
”Ahm, miss Pasco” questo tono così volutamente indifferente non è che proprio mi sia di buon auspicio
”Le suggerirei di sincronizzare quel delizioso orologio da polso che indossa” non sono sicura, ma mi pare di sentire dell’ironia in quel ‘delizioso’
“con le pendole della scuola: ha ben quindici minuti di ritardo. Credo che potrebbe costare punti alla sua Casa. Diciamo…” ci pensa pure, mentre io lo guardo con occhi dilatati, presa talmente alla sprovvista da quel suo atteggiamento così indifferente che non tento nemmeno di giustificarmi (anche perché, in effetti, c’è poco da giustificare)
“…dunque, sì, diciamo che cinque punti possono starci. E la prossima volta, che mi auguro non si presenti mai, metterò in conto anche il tentativo di sfondamento del portone a spallate. Se ora può gentilmente prendere posto…”
Bofonchio tra me e me mentre mi siedo accando a Dorothy, la metà classe Tassorosso animata da un brusio di disappunto.
Diavolo, diavolo e arcidiavolo! Meraviglioso, oh già, fantastico…maledettissima Lywelyn delle mie pantofole, cinque dannatissimi punti per i tuoi dannatissimi nervi.
19/04/2008
Che ci fosse qualcosa di strano nel comportamento della piccola Baudelaire lo avevo intuito da solo. Ma la realtà di COSA fosse esattamente questo “qualcosa di strano” mi sfuggiva, ed era semplicemente detestabile, come condizione.
Se consideriamo poi il fatto che, ogni volta che vorrei chiederle qualcosa lei si dilegua. Puf! Sparisce come se fosse un fantasma che incontra il veleno contro il suo ectoplasma.
Donne. Capissi almeno come devo fare per chiederle che accidenti succede.
Mi sa…che dovrò usare le maniere forti. Fortissime.
Mi incammino lungo i corridoi, la suddetta Baudelaire arriva dalla parte opposta, e nel momento in cui solleva lo sguardo, notando la mia presenza, inchioda gli occhi sul pavimento, tornando a camminare verso dove è venuta.
“Eh no.” - dico a me stesso, aumentando il passo diretto verso di lei. Se qualcuno ha qualche problema con il sottoscritto deve dirmelo in faccia. Bella o brutta che sia, io la verità la voglio sapere. E comincio a chiedermi per qualche arcano motivo mi interessa così tanto sapere se Elodie mi sta evitando o meno. Sarà per la strana sensazione allo stomaco. O forse è la mancanza di sincerità che sento. Si, sicuramente è quella. Mi convinco. Le blocco, con gentilezza, un polso.
“Eih, bocciolo.” - la mia voce è lo specchio immutato della mia non intolleranza nei suoi confronti. A giudicare dal suo sguardo allucinato/contrariato, forse non ho fatto granchè bene in questo mio gesto non ponderato. Ma sfido chiunque ad avere un dubbio e non soddisfarlo mai!
Lei si limita ad elargire un saluto spiccio
“ciao.”
Io inarco un sopracciglio, la sua affermazione lascia poco spazio a discussioni di alcun genere, per cui, fuori il
“tatto” di cui sono disposto in queste situazioni
[ ossia zero ] e cominciamo.
“Dì un po’.” -esordisco-
“mi stai FORSE evitando?”.
Diretto. Stra-maledettamente diretto. La sua reazione non è delle più eloquenti, in positivo. Visto che si limita a guardarmi, leggermente allucinata quasi avesse visto un morto che cammina, sgranando gli occhi. Mentre il suo piede non da tregua al pavimento battendo sonoramente.
Aspetto qualche istante, ma il suo sguardo non si schioda, e sembra non voler accennare alcuna risposta alla mia, credo legittima, domanda.
Ancora qualche attimo, e poi un sibilo da parte sua.
“Perché dovrei?”-chiede, con una naturalezza disarmante. Depongo il suo braccio, sfilandolo dalla mia presa.
“In effetti, non ce ne sarebbe motivo. Ma considerando il tuo atteggiamento, sembrava quasi una cosa evidente.” –mannaggia alla mia lingua, zitto mai Damian?
"Bene, non è così" - mi risponde, leggermente infastidita (almeno credo).
Io le sorrido, gentile.
“ok. Credo sia meglio chiudere qui la faccenda”-schiarendo leggermente la voce-
“Scusa la domanda impertinente, allora.”-mi congedo,mantenendo saldamente la mia linea di calma apparente. –
“Ci vediamo in giro, Elodie”. E mentre lo pronuncio lei si è già dileguata.
…..poi non devo pensarlo che mi sta, sul serio, evitando.
Ho ripensato spesso a quello che mi ha detto Julia, giorni fa.
A quello che è successo con il marmocchio serpeverde, a tutto quello che capita a scuola. La situazione precipita, e pare che a tessere i fili di questa invisibile ragnatela vi sia dietro qualcuno di molto molto grosso.
Che Riddle fosse promotore di questa filosofia
“No ai mezzosangue” non mi aveva per nulla stupito, anzi. Sono convinto che sia lui il famigerato capobanda. Un po’ per i suoi modi di fare, un po’ per il suo fare altezzoso e fuori dal comune.
Che Hogwarts fosse scissa non vi era dubbio, ma l’equilibrio, prima, era qualcosa che si riusciva a mantenere, seppur con qualche leggera difficoltà non impossibile da superare.
Non, va. Proprio non va.

E vorrei poter dire di avere una soluzione qui, a portata di bacchetta.
Sfoglio il mio libro, guardando le pagine con leggero disinteresse. Per poi sollevare lo sguardo, ed incontrare l’esile figura di Georgiana Harrington.
Una simpatica ragazza, che conosco fin dai primi giorni qui ad Hogwarts, se non fosse per il pochissimo tempo che si riesce a condividere, posso dire che senza ombra di dubbio sia una cara amica. E poi, l’ho sempre vista molto decisa e caparbia quando si tratta di seguire le linee giuste, che portano a conclusioni sensate.
Sollevo una mano, il mio tavolo della biblioteca è pressoché vuoto, chiaro invito a farla accomodare di fronte. Lei sorride, e poggia i suoi libri sulla superficie.
“Dam.” - saluta, con un cenno gentile.
“Georgie” -ricambio il saluto, tornando con lo sguardo basso sulle pagine. La biblioteca, oggi, è un continuo vociare, mi volto, notando alcuni serpeverde dei primi anni che confabulano concitatamente fra loro nella critica aspra sull’aspetto di una ragazza, seduta poco distante da loro, probabilmente mezzosangue a giudicare la loro definizione.
“Sporca.” - sibilo, infastidito, ripetendo fra i denti quello che ho potuto cogliere da quelle boccucce malefiche atte a cianciare fra loro di argomenti senza senso.
Georgiana solleva lo sguardo.
“Mh?” - domanda. Perplessa. Io scuoto la testa.
“ E’ impossibile. E’ insopportabile.” – sbuffo, spazientito. Mentre Georgie continua a fissarmi.
“La situazione a scuola precipita. Ne parlavo con Julia giorni fa, ma più passa il tempo, più mi sento come se gli eventi colassero a picco. Prima era una filosofia che riprendeva soprattutto i ragazzi degli ultimi anni nella casata verde/argento. Adesso è un problema comune, anche i ragazzetti dei primi anni si divertono nella critica spregiudicata, e non solo, dei figli di babbani. E’ assurdo.” – continuo a parlare concitatamente, forse dimenticandomi leggermente il luogo nel quale ci troviamo.
Georgiana annuisce lentamente, forse d’accordo con il mio discorso di disappunto.
“Vorrei davvero fare qualcosa, sul serio. In fondo non esiste nulla di diverso, anzi. Mi vengono i brividi nel sapere che il mondo magico sarà anche in mano a quei dementi serpeverde senza ritegno.” – le mie considerazioni sono notevolmente aspre, ma forse la mia è solo voglia di rivalsa. Nei miei confronti mai sono state suscitate polemiche simili, per il semplice fatto che il mio sangue è
PURO, degno di nota.
Non è una cosa concepibile.
“La classificazione degli animali.” – sbotto.-
“ Ecco a cosa siamo arrivati.”
Mi inalbero, voltandomi palesemente verso le ragazzine alle mie spalle che vengono raggelate dalla mia occhiata. Scosto gli occhi, posandoli su quelli della giovane presa di mira, che non si sente per nulla a suo agio nel trovarsi bersagliata sommessamente da quelle arpie in erba.
Considerato questo mi alzo, avvicinandomi a lei, e mi chino vicino.
“ Vieni a studiare al mio tavolo, vuoi?” – il mio tono è amichevole, e la piccolina accetta, fondandosi al mio fianco, sotto il sorriso compiaciuto di Georgiana.
Oh.
Ora va meglio.
Quando ci vuole, ci vuole.
12/04/2008
Mi è dispiaciuto. Davvero.
La rottura con Violet è stata, per me, una scelta difficile da prendere. E forse, in un certo senso (credo sia questo lo stato che sento), dolorosa. In fondo…per la prima volta avevo conosciuto…l’amore. Si. L’amore.
Ma non ho visto via d’uscita. Violet era sì la mia ragazza. La persona che, senza dubbio, ho amato finora. Ma era anche la persona che cominciava anche a soffocarmi con le sue gelosie/ossessioni/manie.
Ho bisogno di ritrovare me stesso, di tornare edward .Il vecchio Ed. Quello strafottente e spensierato, vivace e audace. Insomma. Me. E dopo che avevo deciso di confidarle quel segreto che sento trapanarmi la testa, lei ha reagito in modo strano. Pensando più al fatto che, questo problema, mi avrebbe avvicinato a Scarlett.Quando invece avrei voluto che lei mi appoggiasse, forse. Senza affogarmi nella sua gelosia smaniosa. Mentre invece non si era resa conto che Scarlett era soltanto UNA delle cause che ci hanno portato alla rovina, e non per i motivi erotico/sentimentali che palesava lei.
Tutto ha una fine, Edward. Tutto ha una fine. Convincitene. E’ questa la realtà dei fatti. E questo strano sentimento soffocato che senti bruciare in petto…..anche quello…deve avere una fine. Completa.
E mentre mi rintano nei miei pensieri mi ritrovo al lago, in compagnia dei miei amici. Che sorridenti scambiano battute senza senso, ma proprio belle per questo.
Deirdre. La mia Deirdre. La “nostra” Deirdre, sembra aver organizzato tutto.
La vedo, sorridere mentre Scarlett si avvicina a me, lei e Jasper. Contenta. Come se avesse ritrovato una gioia che le veniva privata da troppo tempo.
Senza scivolare nell’emotività dei fatti, vorrei che questi istanti si fermassero.
Mi sento anche io “Bene”, finalmente dopo tanto tempo. Mentre ci avviamo tutti insieme in sala comune.
Io, Deirdre, Jasper e….Scarlett. Un pensiero mi sovviene. Mi manca eve, e me ne accorgo proprio in questi momenti. Manca tanto a tutti noi. Ma come già detto: tutto ha una fine, un inizio e certe volte bisogna mettere un punto ed andare a capo. Eve non tornerà.
Non avrei mai pensato di poterlo dire. Mai. Eppure…i principi, sono tornati ad essere il gruppo bello, splendido, perfetto che erano un tempo. E le sorprese, sembrano non finire mai. Spingo la porta, avanzando fiero. La bellezza torna, più sfavillante di prima. Ed ora..? Non vi resta altro che il tremore. Tremate, pargoli, i principi sono qui per allietare i vostri sogni.
“A me dispiace Jasper. Mi dispiace. E lo dico davvero.” Parlo con il mio amico. Mostrando lui il mio risentimento.
“E tuttavia Violet stava diventando insostenibile, soffocante.Io…non credo che sarebbe stato salutare, in primis, continuare una storia che cominciava ad essere quasi…malata. Oserei dire così.”
Jasper annuisce, comprensivo come sempre con me che forse lo sto solo annegando di parole.
“ Lo so io quello che ti serve.” Rimarca Jasper, con aria leggermente sorniona.
“ Norwood, non vorrai perdere il tuo charme da seduttore…” e nel suo tono riscopro quel pizzico di sfida/rimprovero verso il quale si sono concentrate tante, e tante sfide in merito.
Io sorrido, audace e scintillante come un solo rampollo del mio calibro riesce a fare, e chinandomi aggraziato, rispondo:
“Hai ragione, non sia mai. Andiamo a far beare qualche giovane pulzella del nostro fascino regale, amico mio”.
E così dicendo, esco fuori. Hai visto, Edward? Deve finire, e finirà.
Gaeltacht. Gaeltacht. Gaeltacht.
Di notte, di giorno, negli attimi pomeridiani non faccio altro che pensare sempre e solo a quello.
E’ il mio chiodo fisso. Quella chiave che vorrei potesse aprire quello scrigno che mi è stato chiuso davanti agli occhi tempo e tempo fa.
Io ho promesso. Io ho giurato che avrei sfidato tutto, pur di vendicare mio padre. Era una promessa a lui, era una promessa a me. E’ una promessa A ME.
Mi alzo, uscendo dalla mia camera. Ho una strana, inspiegabile voglia di parlare con la mia amica Scarlett. Perché lei è
SOLO UN’AMICA. Figurarsi se al momento voglio altre seccature del tipo
“storie e quant’altro” no. Non fanno per me. Al momento…voglio gustarmi il significato della parola L I B E R T A’.
Che trovo in sala comune, china su un libro. Estraniata da tutto il mondo, quasi volesse esattamente questo. Siedo vicino, sbirciando fra le sue pagine.
“ Norwood a ore due.” La ragazza solleva lo sguardo, rivolgendomi la sua attenzione.
“Splendore sensitivo.” Le dico con un’audacia degna del più grande seduttore mai esistito ad Hogwarts.
Mi piacciono queste considerazioni personali che ho assolutamente intenzione di riprendere,fosse solo per curare il mio, momentaneamente instabile, ego.
“ Qual buon vento?” domanda, centrando immediatamente il problema.
“ Vento irlandese” ammetto, facendo in modo che i miei occhi riescano a rispecchiare quello che realmente vorrei sapere. Ossia qualcosa di nuovo.
Ne parliamo a lungo, ma le nostre considerazioni sono sempre le stesse, trite e ritrite sugli stessi concetti già ampiamente esplicati.
Niente di incognito. Niente che non so. Niente che possa aprire uno spiraglio nuovo. Uno spiraglio di luce.
“ Edward, tutto quello che potevamo scoprire qui a scuola, lo abbiamo già scoperto” Scarlett e la sua voce di velluto riescono a riportarmi alla realtà. Mi alzo, insieme a lei cingendole un fianco.
In fondo, devo ringraziarla davvero per avermi fornito anche quelle poche informazioni reperibili nella struttura in merito a questa setta, pare, sconosciuta.
“ Hai ragione” sottolineo
“ abbiamo scoperto tutto quello che Hogwarts riserva” .
E più che una precisazione a lei, è una precisazione a me stesso.
Tutto quello che Hogwarts….Hogwarts…..riserva.Ad Hogwarts ho scoperto tutto. Ad Hogwarts ho scoperto tutto.
Ogni cosa, ogni volume è stato messo sotto sopra. Anche Lumacorno ha fornito il reperibile. Niente. Tutte le fonti sono finite, tutte le fonti si sono esaurite.
Ogni cosa. Si è conclusa. Estinta come un fuoco su legna bagnata.
“Qui ad Hogwarts non troverò più niente” valuto, disteso ad occhi chiusi sul mio letto, le mani dietro la nuca.
“Qui ad Hogwarts non troverò più niente” come una nenia mi ripeto, convincendomi.
“Che stai blaterando, Ed?” Jasp mi ridesta dai miei pensieri, trascinandomi quasi, con la sua voce, seduto.
Con lo sguardo perso nel vuoto valuto quello che il mio pensiero vuole farmi capire.
“Qui…..ad Hogwarts……non troverò…..più niente.”
Avviso per la gentile clientela. Vista la mancanza di pc funzionante per la nostra Owner, mi ha gentilmente chiesto di potermi spedire i post tramite e-mail(inviata dal pc di un'amica) e postarlo, affinchè la presenza dei suoi PG non si annulli. Detto ciò, speriamo che questo "problema" si risolva in fretta. Have Fun.
*Scarlett*
03/04/2008
- E’ assurdo. INCONCEPIBILE. – la mia voce è al limite della sopportazione.
- Possibile, Aedan? Ma io non ti riconosco più! Ma che accidenti ti combina quella fatina tutta occhi blu? Eh? – domando, nervosa.
- Non combina proprio un bel niente, Scarlett. – mi risponde con una voce tranquillissima, forse leggermente assente, la fatina gli fa male. Proprio male. E la cosa non mi piace. Per niente.
- Hai mai pensato al fatto che potrebbe essere una mezzosangue?- domando, leggermente disgustata dall’idea di avvicinamento fra i due.
Un Lywelyn con un…ibrido? No! Nemmeno negli incubi peggiori.
- Non lo è – ribatte lui, vagamente irritato.
- Oh, scusami sai se ti sto insultando la tua mezza strega – la mia voce è velenosa, completamente ostile. Non verso di lui, ma verso questa eventualità.
Qualcosa nella Versten non mi convince. Qualcosa che va oltre Aedan, e ovviamente il pensiero di loro due mi lascia perplessa, a tratti sconvolta. Vorrei che mio fratello, con un sorriso audace, mi dicesse che si tratta tutto di uno scherzo. E comunque, fortunatamente, ho le carte giuste per rimettergli un pizzico di sale in zucca, che ultimamente sembra esser svanito sotto un paio di battenti occhi blu.
Per carità. – Dovresti cominciare a rifrequentare gente di un certo calibro, Aedan. Alla pari con me e te, il che è molto difficile, lo capisco. Ma comunque non impossibile, se si frequentano i giri giusti – Così dicendo consegno fra le sue mani la pergamena invito al Lumaclub.
-Qui, potrai trovare gente che conta, ed è praticamente IMPOSSIBILE che qualche mezzosangue incappi, e se succede, è soltanto per via di uno spiacevole incidente – spiego, con dovizia.
Ed all’osservazione dello sguardo gelido che mio fratello mi rivolge, sento il sangue gelarsi in vena, come coltre di ghiaccio
Mi alzo, forse appena adirata con la sua cocciutaggine. E con l’idea sempre ferma di volerla rimettere in piedi, la sua dignità purosangue.
- Vedi di presentarti – faccio cenno riprendendo i miei libri – è importante – e così dicendo mi avvio fuori da quella maledetta biblioteca.
Questa storia, deve finire. IO devo vederci chiaro. E soprattutto capire cosa accidenti vuole questa qui da mio fratello.
Nervosa, guardo in giro.
Deirdre. Devo parlarne con Deirdre.
Pare che in giro non ci sia traccia alcuna, né di lei né degli altri due principi. Mi spazientisco, cominciando a ricercarli un po’ in giro.
Se c’è qualcosa della quale non ho bisogno ora, è non trovare loro. Che sembrano tre delle pochissime persone che valga la pena respirino qui ad Hogwarts.
Sotto il porticato, osservo fuori, e noto le loro esili figure avanzare verso la struttura.
Potrei aspettare, ma sento nell’aria una sorta di novità aleggiante, e non posso non sapere di cosa si tratti. Mi avvio.
La raggiungo, in cortile. E la vedo avvicinarsi accerchiata da Jasper e….Edward…
Edward???
Incredula nel vederlo solo, senza la “carissima”
[ come una macabra allergia ] Traviston, mi avvio verso di loro.
- Eih… - attirando la loro attenzione. - ..vi avevo cercato ovunque. – quasi un rimprovero offeso.
Dè mi rivolge un sorrisone da copertina allargando l’espressione, ora gioiosa, con un:
- Adesso ci hai trovati e siamo proprio tutti. -
Ho il tempo di notare gli sguardi tra lei e Jasper che i suoi obiettivi mi risultano chiari. Limpidi come acqua cristallina, seguiti poi dalla sua conferma.
- …Edward era così solo.. – miagola teneramente, mettendosi sottobraccio con Jasp, che ridacchia divertito.
Sorrido, leggermente stuzzicata dalla situazione.
- Non sia mai che Norwood rimanga da solo. Sarebbe controproducente, immagino. – annuisco, scostando i capelli. Affiancandomi poi a lui stesso, che mi concede un occhiolino audace, degno del più grande marpione della scuola.Sembra che Edward sia tornato, buone nuove, oggi.
- Sala comune?- prima che possano rispondere Deirdre è già protesa in avanti, sembra quasi che abbia una spasmodica voglia di raggiungere il luogo della mia proposta.
Chissà come mai.
Un sorrisetto, nella penombra.
Da lei, posso aspettarmi di tutto.
E la cosa mi piace, particolarmente.
Spingiamo le porte,e subito le intenzioni della mia amica mi si palesano davanti come brillante diversivo.
La pruriginosa Traviston è seduta ad un tavolo, e fulmina la nostra folgorante entrata, quasi avesse visto un fantasma poco gradito.
Notando lo sguardo soddisfatto-vincente di Deirdre, deduco che le sue (mie) speranze hanno finalmente fatto capolino.
Si. Sono. Mollati.
Mol.la.ti. Sfioro la mano della principessa gioiosa, facendole l’occhiolino. Il cinque, ce lo scambieremo più tardi.
La fastidiosa pulce evita lo sguardo di Edward, e sembra (con mia somma gioia) che lui non lo ricerchi nemmeno, anzi, è talmente preso dalla conversazione concitata e divertita fra
NOI che nemmeno ci pensa, alla sua presenza.
Vorrei riderle in faccia, ma la mia compostezza me lo impedisce. Per non parlare poi del fatto che, ho senza dubbio di meglio, molto meglio, da fare.
Arrivederci,
Violet “allergia” Traviston. Sei stata una brutta parentesi passeggera.
Doccia, dopo cena è quello che ci vuole per rilassarsi completamente. Nel silenzio della mia stanza, parlo poi con Deirdre, finalmente riusciamo ad avere un tempo da dedicare al nostro fine pettegolezzo.
- Allora – esordisco spazzolando i capelli – Novità brillanti? – chiedo con un sorriso audace, rendendo palesemente vive le mie intenzioni ai suoi occhi. Come se già non sapessi.
Lei sfavilla di contentezza, informandomi.
- Ed ha mollato la simpaticona – dice, ridendo.
- Sia ringraziato il cielo! – le dico, facendo un sospirone teatrale. Divertita.

- Adesso, finalmente non avremo più questa grossa zecca attaccata ad un fianco. Era snervante – la smorfia della ragazza è al limite della sopportazione.
Deve esser stato brutto per lei ritrovarsi di colpo senza due amici.
In fondo, Eveline è andata via, e Vì
“allergia” aveva spodestato Edward dal suo gruppo.
Sono contenta che sia tornato tutto come prima. Fondamentalmente per una cosa personale, ma anche per la mia amica. Ricevere uno smacco simile, non deve essere troppo bello.
Per non parlare poi del fatto che la faccia adirata della pulce, è qualcosa di assolutamente delizioso.
-Se si scherza con il fuoco, ci si brucia prima o poi Deirdre. Non dimenticarlo mai. – e così dicendo le rivolgo un sorriso, sornione.
- Se poi il fuoco viene scatenato, è ancora meglio. No? – la sua voce è divertita. - Assolutamente si. – annuisco, fermamente convinta.
- Un po’ come stavolta, giusto? – sorride, portandosi la mano di fronte le labbra, per trattenere una risata con grazia.
- Oh si, stavolta poi…era un fuoco assolutamente splendido. E il rogo finale, l’ho semplicemente adorato. -
- Tutto merito del tizzone da dover bruciare, tesoro. Ci ha riempito la giornata. –
Queste, sono le parole
PIU’ BELLE che oggi avrei mai potuto sentire.
02/04/2008
Stamattina mi sono risvegliata come l’altro giorno, con un picchiettare continuo alla finestra. Solo che l’altro giorno era dolce, e stavolta era brusco e violento. Cosi` ho dovuto corrrere ancora piu` velocemente dell’altra volta per non svegliare Lory e Susan. La civetta mi ha consegnato la lettera e, proprio mentre la stavo aprendo in tutta fretta mi sono ricordata di cosa avevo scritto io l’ultima volta. Mi sono fermata un attimo, mi vergognavo perfino a leggere la sua risposta. Ma, ripensandoci, forse avrebbe potuto tirarmi su il morale. Cosi` ho aperto la lettera e ho sentito qualcosa che cadeva sui miei piedi. Era una foto mia, di qualche mese fa, che mi aveva fatto la mamma in giardino in mezzo alla neve. Faceva un freddo assurdo quel giorno, e infatti nella foto si puo` vedere quanto mi ero imbacuccata. Portavo un giaccone pesante e un po` spesso, di colore blu chiaro, che andava benissimo con il cappello di lana che aveva fatto mia madre. Non avevo un filo di matita, eppure in quella foto, con il sorriso che illuminava la faccia infreddolita, i capelli castani che fuoriuscivano dal cappello e le guance rosse dal freddo devo ammetterlo stavo proprio bene. Anche se ero seduta con il culo per terra in una montagna di neve e con un cappottone che al minimo duplicava la mia forma.
Sono passata alla lettera:
Cara Alexa,
guarda la foto prima, e poi leggi la lettera.
L’hai vista vero? E gia` vedo un sorrisetto stampato in faccia. Perche` e` in quella foto che si cela la risposta a tutte le tue domande. Non so chi sia questo Jasper Lewis, ma aime`, io nella mia vita ne ho incontrati pure troppi. Gente senza cuore, che ferisce gli altri per sentirsi migliore, per farsi piu` bello davanti agli occhi degli altri. Mentre in realta` non meriterebbe la considerazione di nessuno, ed e` molto piu` inferiore di te.
Tu Alexa sei bellissima, sei bellissima appunto perche` non sei come Jasper Lewis, te sei felice nella vita, felice con te stessa e con gli altri. Ti trovi a tuo agio con il cerchio di conoscenze e di amici che ti sei creata, e non hai bisogno di impressionare gente.
Alexa, ti prego, spero di non ricevere mai piu` nessuna lettera del genere. Se c’e` una cosa che mi rende triste e` appunto vederti a te triste. Ricordati che sei a Hogwarts, circondata da amici e da gente che ti vuole bene. Perche` tenere il broncio, dopotutto non sei piu` qua in Michigan ad accudire una vecchia pazza!
Ti voglio bene
Ho riguardato la foto un’ultima volta, e insieme con la lettera l’ho poggiata dentro il cassetto del comodino. Era giusto cio` di cui avevo bisogno, una lettera dolce e rassicurante. E leggendola mi ero accorta di quanto aveva ragione mamma, Jasper era insignificante, non aveva niente a che fare con me, e non dovevo considerare cosa diceva. Per niente.
“Stamattina sei decisamente allegra” dice Susan mentre mi guarda con aria divertita “E anche affamata come vedo”. Chissa` cosa vede lei, cio` che io ho paura di vedere. Una ragazza con i capelli impiastricciati di pezzi di glassa e con la bocca riempita di torta. Ma al momento poco mi importa, dato che non ho mangiato da troppo troppo tempo.
“Alexa non hai mangiato da troppo troppo tempo. Ci spieghi perche` questo digiuno?” Ti pareva. A volte penso che le mie amiche siano telepatiche. Meno male che mi e` impossibile rispondere, data la quantita` enorme di torta che sta occupando la mia bocca. Sento qualche risata, niente di che, solo il Carlisle fan club che trova molto divertente la mia faccia. Ma fulminate da una mia occhiata le ragazzine tacciono e abbassano la testa imbarazzate. Dopo aver spazzolato per bene il mio piatto mi alzo e caricando la mia borsa pesante sulla spalla mi avvio da sola verso Antiche Rune. Mi siedo a uno dei penultimi banchi, oggi sono particolarmente allegra e ho quindi tanta voglia di parlare con qualcuno. Ma mi aspetta la triste fine del banco da sola, Lory e Susan non ci sono, e i miei altri compagni sono gia` seduti tutti assieme. Oggi pero` ho un colpo di fortuna, il discorso della Winckelman viene interrotto qualche minuto dopo l’inizio della lezione. La porta si spalanca rivelando una affannata Rah. La professoressa e` pero` clemente: “Non si preoccupi signorina Page, vada pure a sedersi.”. Improvvisamente mi sorge un’idea, cerco di richiamare l’attenzione di Rah che si gira e capisce subito. Si siede accanto a me e la saluto. 
“Ciao! Susan e Lory?”. Ridacchio sotto i baffi, ormai sono associata eternamente a Susan e Lory!
“Susan non frequenta mai Antiche Rune, trova che sia una materia difficile e noiosa. Lory doveva passare in infermeria a chiedere il decotto per il raffreddore… sembra proprio un’epidemia!” Per un momento una pausa interrompe il nostro breve discorso, poi mi viene in mente un argomento che ci accomuna ad entrambe.
“Come sta Cassandra?” mentre formulo questa domanda ripensa a quell’anima fragile di ragazza, che sicuramente adesso sta soffrendo le pene dell’inferno, e una smorfia si forma sulla mia faccia. Rah cerca di calmarmi.
“Sta meglio dice… è molto forte e sembra essersi quasi ripresa. Anche se so bene che se mi sentisse ora direbbe che si è ripresa del tutto.”
“Certe cose lasciano il segno… non so se riuscirei a riprendermi se mi venissero a mancare Susan e Lory.” Un pensiero tira l’altro sono arrivata a questa conclusione. Cosa farei io senza i miei cari? Ci avevo gia` pensato quando mamma stava male, la sola possibilita` di perderla mi faceva impazzire. La morte di Ida e` successa cosi` d’improvviso, nessuno si aspettava un avvenimento del genere dopotutto. Potrebbe succedere a chiunque...Con questo brutto pensiero in mente taglio corto alla conversazione, forse concentrandomi in Antiche Rune riesco a dimenticarmi questo treno di pensieri tristi.
Finisce la lezione, Rah prende i suoi libri ed esce dall’aula. Io butto tutto alla rinfusa nella borsa e la rincorro fuori.
“Rah che ti prende?” gli chiedo. Durante la lezione l’ho osservata, l’ho vista pensierosa, a disagio, triste. A me non sfuggono queste cose. Lei evidentemente ancora non mi conosce bene per saperlo. Infatti mi risponde dicendo che sta bene e non e` successo nulla. A questo punto mi esaspero: “Senti, capisco che non abbiamo confidenza però questo te lo devo proprio dire. Cassandra ci tiene molto a te. Il ricordo di Ida non cambia la vostra amicizia. Ho sentito la discussione che avete avuto in Sala Grande da poco e so che hai paura e che non hai mai avuto delle vere amicizie ma… devi crederci per una buona volta!”. Oh! Che sollievo! Immediatamente la mia espressione di sollievo si transforma in una di sorpresa, Rah e` scoppiata a piangere. Ma letteralmente scoppiata, e` come se tutto il pianto che si e` tenuta dentro e` uscito proprio in questo momento. Gia` vedo qualcuno che si e` girato e ci guarda con aria interrogativa cosi` prendo per un braccio Rah e la porto in un luogo piu` appartato. Lei mi ringrazia con voce flebile e continua a piangere. E` strano, non sono mai capitata in una situazione del genere. Non ho mai dovuto consolare una persona cosi`, senza parole, solo standogli vicino e facendole sapere che io ci sono.
“Alexa ascolta potresti avvisare Lumacorno che arriverò un po’ in ritardo… Digli che non sto bene.” Mi chiede una volta calmata.
“Sicura che non vuoi compagnia?”
“Credo che tu abbia già avuto troppi problemi con lezioni marinate. Ho sentito per caso la Bonnet che te ne parlava.” Apro la bocca per contestare ma lei e` piu` veloce e aggiunge “Non è un rimprovero. Sono sicura che qualsiasi motivo avessi per marinare la lezione l’altra volta era migliore di questo. Non preoccuparti.” Sorrido. E` stato stupido da me pensare che lei volesse farmi la predica. Mi avvio allora da sola ai sotteranei. Davanti alla porta mi aspetta impaziente Susan.
“Oh! Ma dov’eri?”
“Stavo con Rah, poverina lei...”
“Con Occhi di Mandorla? Perche`?” risponde Susan un po` adirata. Ancora turbata dalla sua reazione rispondo.
“Perche` no scusa? E` tanto simpatica!” Arriva Lory, che ha sentito la nostra conversazione.
“Infatti si Susan, che problema hai con lei?”
“Non ho un problema. Quella volta che abbiamo parlato a pranzo, be` appunto non abbiamo parlato! E` proprio una noia di ragazza, non sa comunicarsi!” Susan rotea gli occhi scocciata. Ripensandoci la mia reazione e` stata un po` precipitosa, e` comprensibile che Susan abbbia reagito in questo modo. Lei e` molto selettiva nelle conoscenze e amicizie, gli piace la gente spontanea e con un senso dell’umore particolare. Io pero` non sono una ragazza spontanea, ma bensi` molto timida e impacciata, quindi sono l’eccezione alla regola.
“Ma che ne sai te! Non la conosci neanche, e` una ragazza molto dolce e sensibile che si trova in una situazione difficilissima. E se parlassi sul serio con lei scopriresti anche che ha molto da raccontare e che e` divertente” rispondo decisa.
“Gia`, anche Cassandra parla molto bene di lei. Non puoi giudicare cosi` su due piedi Susan, dagli un’opportunita`!”. In quel momento Lumacorno ci chiama ed entriamo in classe.
“Professore, Rah si sente poco bene, ma arrivera` a momenti” gli dico, mantenendo la mia promessa.
Un po` di tempo dopo arriva Rah, ha gli occhi ancora arrossati, ma forse li noto solo io che l’ho vista piangere prima. Lumacorno le chiede se sta bene.
“Si si signore” risponde. Si gira verso di noi e io e Lory gli rivolgiamo i nostri migliori sorrisi. Mi giro verso di Susan e con una gomitata ottengo una smorfia che puo` passare per un sorriso. E anche questa e` andata.
31/03/2008
«Sicuro di non essere arrabbiato?» domando per l'ennesima volta, stringendo forte la mano di Carlisle.
Scuote il capo.
«Per la milionesima volta no» mi rassicura, fermandosi un attimo nel bel mezzo del corridoio «Non sono arrabbiato, non avrei motivo per esserlo.»
«Si, però..» mi mordo le labbra, abbassando per un attimo lo sguardo «Sembravi così seccato l'altro giorno!»
Mi sorride, illuminato dalla calda luce delle candele appese alle pareti. E' così bello che fa quasi male guardarlo.
«Non fare quella faccia, ti prego» si sporge appena verso di me, sfiorandomi il viso con una carezza «Ora ascoltami, perché è l'ultima volta che te lo dico, d'accordo?»
Annuisco, senza riuscire a distogliere lo sguardo.
«Non sono arrabbiato. Trovo che sia adorabile quello che hai fatto, se proprio vuoi saperlo, non so quante altre persone al mondo avrebbero acconsentito ad aiutare un paio di ragazzine del primo anno a realizzare un'idea così strampalata»
Gonfio le guance, annuendo, e lui sorride di nuovo.
«Brava la mia stella» mi canzona, stringendomi la mano mentre riprende a camminare.
«Senza contare che» aggiunge dopo qualche attimo «L'idea di te nella Sala Comune Tassorosso mi stuzzica non poco..»
E mentre la porta della Stanza delle Necessità si materializza davanti a noi, un familiare bruciore mi avvolge la faccia.
***
Goergiana sbuffa, prima di prendere fiato e lanciare un tremendo urlo per richiamare il gruppo al silenzio.
I pochi presenti si paralizzano completamente, voltandosi verso la mia Caposcuola che sorride compiaciuta.
«Bene» esordisce, soffermandosi con lo sguardo su ognuno di loro «Direi che possiamo iniziare»
Abbasso lo sguardo, turturando l'orlo del povero maglione che indosso mentre lei si dilunga nelle solite comunicazioni di rito e si prodiga a scrivere su un quadernetto che custodisce gelosamente tutte le aggressioni di cui siamo venuti a conoscenza in corso di settimana.
«Violet Travingston ha quasi staccato la testa a morsi a un Grifondoro del primo anno dopo esser stata lasciata da Norwood» ci comunica Carlisle pacato, senza lasciar intravedere il fastidio che comunicare una notizia del genere gli provoca.
Julia inarca le sopracciglia, dal suo angolo, mentre Isabel lancia un fischio sommesso.
«Apperò, carina la ragazza» commenta la mia amica, incrociando le braccia al petto. Eugene, al suo fianco, ridacchia, subito fulminato da un'occhiataccia di Georgiana.
«Sebbene non tolleri l'aggressione, posso capire il gesto» commenta gelida la Caposcuola, continuando a scrivere con la sua grafia minuta e ordinata sul quadernetto. Il biondo distoglie lo sguardo, vagamente imbarazzato. Da quando Garet (che stasera non si è presentato) l'ha lasciata, Georgiana è particolarmente inflessibile con tutto e tutti. Come biasimarla, del resto.
«Altro?» indaga, alzando appena gli occhi dalle pagine.
«McDowning ha mostrato simpatia per la filosfia di Riddle» riporta Audrey, attorcigliandosi un ricciolo biondi attorno alle dita sottili.
«McDowning?» esclamo sorpresa «Klaus McDowning?»
Il ragazzino più fragile che sia mai stato smistato a Serpeverde in tutta la storia di Hogwarts?
La Salinger annuisce mesta.
«Lo so, ci sono rimasta male io per prima» sospira, scuotendo il capo. Georgiana, impassibile, continua a scrivere.
«Altro?» abbaia, richiamandoci all'ordine. Fa decisamente paura.
«Ancora una cosa» Sebastian si schiarisce la voce, abbozzando un sorriso «Opal Worthington ha fatto esplodere un libro in faccia a una delle due mini-Blackster»
Mi mordo la lingua, non ridere, e non sono l'unica: tutto d'un tratto Eugene trova particolarmente interessanti le sue scarpe, Carlisle è in preda a un maniacale attacco d'ordine e sistema i cuscini impilati alle sue spalle, Isabel e Audrey si contrallano rispettivamente le unghie ed eventuali doppie punte mentre Peter da una lustratina alla sua bacchetta e Julia tossisce discretamente.
«Libro esploso in faccia a mini-Blackster» mormora Georgiana, ignorandoci tutti, prima di chiudere il quadernetto con uno scatto secco «Direi che siamo a posto»
Inspiro a fondo, cercando di tenere a freno le palpitazioni: non è nulla di grave, in fondo, devo solo aiutarla. Nulla di impossibile.
E anche se Georgiana in questo momento è dolce, disponibile e tollerante come un Dorsorugoso in calore, è sempre sempre la stessa ragazza dal cuore grande, profondamente insicura e indiscutibilmente sognatrice di sempre. Non è notoriamente cannibale, anzi. A vedere quanto è magra si direbbe che tende al vegeratariano, ergo non mi sbranerà viva.
Abbozzò un sorriso, che ricambia con una smorfia truce.
D'accordo, come non detto, è assai probabile che possa decidere di divorarmi come spuntino di mezzanotte oggi. Ma tutti hanno un cuore, anche le cannibali arrabbiate perché appena mollate dal fidanzato imbecille di turno. Spero.
Mi schiarisco la voce, affiancandola, e mi stampo in faccia un sorriso che possa anche solo vagamente farmi sembrare più rilassata.
«Dunque» esordisce Georgiana, incrociando le braccia al petto «Come spero tutti voi sappiate, Riddle è un legimens e questo lo rende ancora più pericoloso di quanto già non sia. Siamo più vulnerabili davanti ad una persona che conosce i nostri segreti, figuriamoci davanti ad una che può navigarci dentro a suo piacimento..» lascia la frase in sospeso, guardandomi di sottecchi. Si aspetta che vada avanti io? Tossicchia. Si, immagino di si.
«Ehm.. c'è un unico modo per tenere una persona al di fuori della propria testa» inizio a dire, tentennante «O la si rende innocua, e per esperienza personale è alquanto difficile rendere innocuo Riddle» Carlisle ha un fremito, ma non gli lascio il tempo di parlare «o si fa in modo che ci sia un muro tra lui e i propri pensieri. Nel nostro caso, la seconda è la più auspicabile delle ipotesi.» una breve pausa, prima di riprendere a parlare «Nessuno di noi è Legimens, però tutti -presumo- conosciamo la formula e sappiamo come funziona l'incantesimo. Quello che stasera faremo, in sostanza, sarà utilizzare l'incantesimo scudo in modo tale che non vada a creare una barriera fisica ma mentale, ecco.»
Georgiana annuisce, agitandosi inquieta tra i presenti e dividendoli a coppie.
«Legilimes, per attaccare. Protego, per difendere» continua a ripetere, facendo di quella frase il suo mantra personale. E mentre l'aria inizia a saturarsi di magia, mi lancia una rapida occhiata meno ostile delle precedenti. Esame superato.
***
«Adesso tu mi spieghi per qualce assurdo motivo non mi hai mai detto questa cosa di Riddle» sbuffa Carlisle, spingendomi contro la parete alle mie spalle. Mi inchioda lì, guardandomi dritto negli occhi.
«Perché, come ti ho già detto, non è successo nulla di tale» inspiro a fondo, cercando di dominare la voce «Non esisteva ancora nessun club, non aveva nulla da perdere e nulla da proteggere»
«A parte te stessa» mi corregge cupo.
«Oh, avanti, non mi avrebbe fatto proprio nulla. La prima volta eravamo nel reparto proibito della biblioteca e sai com'è quell'arpia lì di guardia, no? Non se ne lascia scappare uno, sarebbe stato troppo semplice risalire a lui. E la seconda volta, c'eri tu» sostengo il suo sguardo, con aria di sfida «E poi dovresti tenere a mente che per lui siamo -o meglio, eravamo, adesso non saprei- creature da tutelare, possibili futuri assassini nella sua cricca. Non mi avrebbe torto un capello.»
Sbuffa, ritrovandosi ad ammettere, suo malgrado, che c'è una certa logica nel mio discorso.
«Sei convinto di quello che dico, zuccone?»
«Vorrei poter dire di no» brontola, scostandosi e dandomi le spalle «E' che non sopporto l'idea che tu ti possa trovare in una situazione potenzialmente pericolosa»
«Ma Carlisle, non essere sciocco!» esclamo, incrociando le braccia al petto.
«Non sono sciocco» ringhia «Sono solo.. preoccupato»
Sospiro, abbracciandolo da dietro e posando la fronte contro la sua schiena.
«Non c'è ragione di esserlo, lo sai vero?» bisbiglio.
«Non ancora» specifica.
«Ragione in più per non fasciarsi la testa prima del necessario, no?»
«Vorrei che tu non fossi così dannatamente sicura» confessa «L'idea che ti succeda qualcosa mi terrorizza»
«Cosa credi, che per me non sia lo stesso?»
E' una fortuna che non possa vedermi, mi sento bruciare la faccia come mai prima d'ora.
«Ogni volta che tu e Lewis battibeccate, ogni volta che ti vedo così impaziente di agire.. mi spaventi da morire, Carlisle. Io... io non voglio che tu..»
Mi si spezza la voce in gola, non riesco nemmeno a dirlo. E' più forte di me.
«Jill» mi chiama piano, dopo qualche attimo «Resta con me»
«Tutto il tempo che vuoi»
«No, io intendevo..» la sua voce è un soffio, appena udibile «Resta con me stanotte. Ti prego, Jill, resta con me»
30/03/2008
Ho lasciato Damian ai suoi pensieri. Stringo ancora fra le mani la sciarpa di Aedan, mentre mi dirigo verso la mia camera. Mi tolgo la giacca leggera ed i miei immancabili stivali e mi lascio cadere sul letto.
Angela, la mia compagna di stanza, mi apostrofa così:
“Hai un sorriso da gatta che si lecca i baffi. Qualcosa da dichiarare, Versten?”
Scuoto la testa, mentre mi alzo in piedi. Angela si sta pettinando la frangetta davanti allo specchio, e aggiunge:
“A proposito, Sebastian è passato a cercarti, un’oretta fa.”
Mai che riesca a rilassarmi un momento. Avrei solo voglia di un bagno caldo, ma mi sembra chiaro che dovrò aspettare.
Scendo in Sala Comune e cerco Sebastian: non c’era quando sono entrata, né è riapparso nel frattempo. Mugugno qualcosa[nulla di elegante o di appropriato per le labbra di una fanciulla, questo è certo], e mi preparo alla sua ricerca.
Sebastian, Sebastian. Dove potrai mai essere?
Mi torna in mente che al momento ha una riunione con Silente per discutere dell’organizzazione della Casa di Grifondoro, nonché una serie di altre amenità riguardanti Hogwarts.
Bene, sono di nuovo in giro per la scuola, da sola. Il rumore della pioggia scrosciante mi disillude: un giro nel Parco o nel Campo di Quidditch sono fuori discussione.
Sono combattuta: Georgiana in questo periodo è occupatissima, non so se potrei andare a disturbarla. Senza contare che nella Sala Comune di Corvonero c’è un’alta probabilità di incontrare il proprietario della sciarpa che al momento è avvolta intorno al mio collo.
Vago per i corridoi del castello, scegliendo le zone meno frequentate. Alla fine, mi ritrovo in Aula di Astronomia, a osservare il cielo notturno con uno dei telescopi che di solito usiamo durante le lezioni pratiche.
“Oh, abbiamo qualcuno che si interessa di Astronomia, sì?”dice la voce del professor Crale alle mie spalle.
“Salve, prof. Disturbo?”chiedo.
“No, fai pure. Sono solo venuto a prendere un libro. Per la prossima lezione del sesto anno.”risponde, mostrandomi un enorme tomo, intitolato ‘De Planetibus’.
Si appoggia alla balaustra della finestra.
“Tutto bene?”
Se fosse una qualsiasi altra persona [a parte le note eccezioni] a farmi una domanda del genere, l’ennesima sul tema, credo che sbotterei, nel migliore dei casi. Nel peggiore, potrei mettermi a urlare. Ma con Crale ho un rapporto particolare, forse perché anche lui è un ibrido, né umano né creatura magica, bensì entrambe le cose. Con Georgie ridiamo sempre perché lei è la cocca di Silente, mentre io lo sono di Crale…a rigor di logica, dovrebbe essere il contrario!
Così dico:
“Vado avanti, e tutto torna a posto, pian piano.”
Crale mi sorride con gli occhi, anche se il suo viso resta immobile.
***
Ho passato la mattinata a crogiolarmi al sole, sul molo del lago. Sul tardi, Carlisle mi ha raggiunto e abbiamo scambiato due parole, grazie alle quali mi sono resa conto di quanto faccio preoccupare le persone che mi stanno accanto…brava, Julia.
Poi lui è andato a pranzo e io sono stata intercettata dalle mie compagne di stanza.
“Ti abbiamo coperto, Jules!”annuncia Angela. “Certo però che se tu te ne vai in giro per il Parco…”
“Donna di poca fede!”replico, indicando un drappo damascato. Il Mantello dell’Invisibilità fornitomi da Peter. Mi copro per bene e ce ne torniamo al dormitorio. È sempre strano vedere le persone, senza essere visti a nostra volta. Nella nostra Sala Comune, l’unico ad accorgersi di qualcosa è Seb.
“Dite alla vostra compagna di stanza, Julia, che devo ancora parlare con lei…”ulula, sottolineando il mio nome. Non riuscirei mai a farla franca con lui, e non ci spero neppure. Ne sa una più del diavolo.
Una volta in stanza, indosso la divisa per le lezioni del pomeriggio e mi ripresento giù, millantando una ripresa della mia salute. Avevo bisogno di starmene un po’ da sola, stamane, dopo gli avvenimenti dell’altrieri.
Ma ora avrei bisogno di parlare con Georgie, dopo un giorno e mezzo che non la vedo. Ieri non avevamo lezioni in comune, ed in più dovevo preparami per l’interrogazione di oggi pomeriggio. Antiche Rune, aspettami.
Entro nell'aula e mi fiondo accanto alla mia migliore amica, imponendole, perentoria:
“Non azzardarti ad uscire senza di me, dopo la lezione. Devo dirti una cosa.”
“Jules, questo tono da pettegolezzo non è da te, mi sconvolge. Sicura di star bene?”mi domanda con un’espressione perplessa.
“Ah, no. Non ne sono per niente sicura.”
La nostra conversazione viene troncata dall’arrivo della professoressa Winckelman.
“Versten, Mapplethorpe e Prentiss. Deliziateci con le vostre traduzioni!”esclama l’insegnante.
La Winckelman mi ha in simpatia, questo è chiaro. Per quale motivo, non saprei. Forse perché sono una delle poche che riesce a seguire i suoi voli pindarici.
L’interrogazione si chiude con il massimo di voti per me ed i miei compagni, coronato da un sorriso soddisfatto della professoressa mentre riporta i voti sul registro. Poi l’ora finisce e siamo liberi.
“Georgie, ti va se andiamo in Sala Grande?”
“Questa suspense mi uccide, Jules. Vada per la Sala Grande.”
Ci sediamo un po’ discosti dagli altri studenti. Davanti a noi appaiono due tazze di thé ed un piattino di biscotti.
Sospiro.
“Georgiana.”
“Sì, Jules?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”
Georgie resta immobile per qualche secondo.
Poi dice:
“Che cosa?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”
“Ho capito, ma come è successo?”
Racconto in breve i fatti, mentre l’espressione attonita non accenna ad abbandonare il volto della mia amica.
“Non so cosa dire. Sai chi è sua sorella, vero? L’ultimo acquisto dei Principi.”
Annuisco.
"È stato inaspettato. Non premeditato.”dico.
Georgiana è poco convinta.
E ad essere sincera, non è che io lo sia molto di più.
“A proposito, sai per caso di cosa mi deve parlare Sebastian? Riguarda per caso lui ed una certa persona di mia conoscenza?”
Georgiana e Garet si sono lasciati da poco. Seb è partito all’attacco in tre secondi netti. E io sono un po’ preoccupata. Anche se, sotto sotto, sono contenta per tutti e due.
***
L’amore è più un problema che altro.
Ne sono sempre più convinta.
Sto tornando verso il castello dopo aver lasciato Peter con la sua ragazza: l’espressione di Audrey era tutto tranne che amichevole, quando mi ha vista.
Così metto un passo in fila all’altro e mi dirigo in Sala Grande. Spingo la porta ed ecco un’apparizione divina: Sebastian che parla con Damian. Non appena mi vede, saluta il mio compagno di squadra e mi fa segno di avvicinarmi.
Mentre mi siedo vicino a lui, il mio migliore amico fa apparire un bicchiere di latte caldo per me. Appoggio accanto a me giacca e sciarpa: proprio su quest’ultima scivola lo sguardo di Seb.
“Allora. Incontri ravvicinati con il Corvo dagli occhi di ghiaccio?”
“No.”
”Non più, vuoi dire. O non ancora, dopo l’ultima volta.”
Damian gli ha detto tutto. Stupida io a non dirgli di tenere la bocca chiusa. Chissà come ha presentato i fatti a Sebastian.
“Jules, ti rendi conto di quello che stai facendo?”
“La verità è che non lo so neppure io, se ti interessa. E tu, ti rendi conto di quello che stai facendo a Georgiana?”
Inarca le sopracciglia, sentendosi colpito.
“Lei non ha fratelli o sorelle che sono nella cricca di Riddle.”
Stringo il bicchiere fra le mani, con uno scatto convulso. Seb se ne accorge, e mi passa un braccio intorno alle spalle, stringendomi a sé. Poi mi bacia sui capelli.
"È difficile.”dico.
“Molto di più. È doloroso. A volte perfino sfibrante.”
“Che coppia che siamo. Se ci fidanziamo fra noi forse risolviamo, cosa ne dici?”
“No, non mi sembra il caso. Io non potrei più passare per l’insospettabile dongiovanni di Grifondoro, e tu non saresti più la mangiauomini, mia degna compagna di avventure. Beth mi ha detto che girano voci anche di una tua storia con Crale. Ci credi?!”
“Eh, magari.”
“Julia!”esclama.
“Ma sto scherzando! È un bell’uomo. Non pensi?”
“Mah. Le mie preferenze si orientano più sulla Merrythought. O sulla Lostum, ecco. Ma anche la Bonnet e la Winckelman, una ventina d’anni fa…”
“Sei incorreggibile!”
Per fortuna, aggiungo fra me. Per fortuna che ci sei tu, Seb. E Georgie.
Come farei senza di voi?
28/03/2008
Mi affretto a raggiungere la biblioteca, dove già so che mi aspetta una Scarlett al limite fra l’isterico e l’atomico.
Chiudo la porta, sedendomi al suo tavolo, esattamente di fronte.
“Allora? Il compito per il quale ti serviva aiuto?” – le domando, con calma.
“ Smetti di dire scemate, Ae. Ti ho visto con quella là.” – mi lincia, immediatamente prima che continui. Io incrocio le mani sul tavolo, per poi portarle sotto il mio mento.
“ E allora?” – il mio tono ha un velluto sottile di sarcasmo verso la sua reazione.
“ Allora??? Non la conosci nemmeno!” – mi rimprovera, mantenendo un tono di voce moderato, ci bastano gli occhi a saettare adirati verso di me per compensare le eventuali urla.
“ Scarlett. La conosco quel tanto che basta.” – le dico, leggermente stanco della discussione.
“ E se fosse una mezzosangue, ci hai pensato? Mh?” – irrompe con forza poggiando le mani sul tavolo.
Scosto il gomito, sporgendomi verso di lei.
“ Visto che ti interessa tanto. Non lo è.” – le sibilo praticamente di fronte.
“ Sarà meglio per te. Che il nostro sangue sia macchiato da una impura mi sembra indicibile” – scivola tranquilla sulla sedia.
“ Scarlett. Non riesco più a seguire la tua avversione per i mezzosangue, mi dispiace”.
Sembra che le stia rifilando un insulto,vista la sua reazione.
Si alza, portandosi di fianco a me.
“ Ti sei bevuto il cervello? Eh, Aedan? Ma che ti sta facendo quella ragazza tutta occhi blu?” – domanda. E
sento nella sua voce, oltre la rabbia, una sorta di apprensione.
Una apprensione che mi riporta alla realtà dei fatti che lei, Scarlett, è mia sorella.
Le accarezzo i capelli sulla nuca, teneramente.
“ Non mi sta facendo nulla. Anzi, ti assicuro che è di una dolcezza disarmante” – le dico.
“ Non mi pare proprio” – incalza, storcendo il naso.
“ Di sicuro è più dolce di te” – la prendo in giro, sperando che la situazione perda i contorni della lite. Lei mi fulmina, capisco di averla presa in contropiede più del dovuto.
“ A volte” – aggiungo, per salvarmi da ulteriori ramanzine.
“ Aedan, vedi di non farmi girare le eliche” – mi bacchetta, per poi porgermi una pergamena.
“Mh?” – le domando, osservandola.
“ Cerca di cominciare a valutare le cose realmente importanti, e soprattutto a frequentare gente che conta.” – srotolo il foglio in carta ingiallita, vagamente elegante.
“ Un invito.” – leggo.
“ Al Lumaclub. Bada che solo gli studenti più meritevoli ne ricevono uno. E lì è rarissimo, per non dire impossibile incontrare mezzosangue” – sembra che ci tenga a precisarlo.
Io la fisso, e credo che nel mio sguardo risieda quel pensiero che, in me, si sta facendo largo. Poiché noto il lento dilatarsi delle pupille di Scarlett, quasi avesse visto un fantasma.
“ Non mancare” – precisa, prima di alzarsi.- “ è importante” – torna a ribadire, per poi inforcare la via dell’uscita.
Ho trascorso il pomeriggio intero, dopo lo studio,a vagare per la struttura, addirittura sono riuscito a trovare, nelle soffitte un piccolo giaciglio di cui, credo, nessuno conosca l’esistenza.
E’ piccolo, con un tetto leggermente spiovente, ed una finestra che si affaccia sul cielo.
Rilassante e silenzioso. Penso proprio che tornerò spesso qui, ogni volta che vorrò abbandonare il trambusto di Hogwarts. E le sue “
Leggi non scritte”.
Detesto che mi si dica cosa è giusto fare. Ho una testa. Mia. E solo mia.
E se fossi un lupo, ululerei alla luna che alta si staglia nel cielo. Perché io, sono stanco. Mortalmente stanco. Sospiro.
Scendo dirigendomi alla sala comune dei Corvonero. E’ sera ormai, e forse sarebbe anche ora che io dormissi, sperando giustamente di farcela. La finestra, l’ampia vetrata ai limiti della stanza, mi attira. Ed io mi avvicino, osservando i giardini, ed alcuni ragazzi che si divertono a trasgredire le regole correndo per non farsi vedere.
Le dita corrono sul vetro, come se scivolassero sull’acqua. E l’impensabile torna. Ho baciato Julia Versten. Perché l’ho fatto.
Perché oggi non mi sono fermato, quando è arrivata Scarlett. Perché ho continuato, sebbene l’incantesimo fosse stato spezzato.
Mi sono avvicinato a lei e….l’ho sfiorata. Labbra su labbra per un istante che è sembrato infinito.
Julia, tu si che mi stai dando problemi.
E sulla veste, sento pallidamente ancora il profumo della sua pelle.
Somiglia alle rose della serra. Delicato. Inebriante. Proprio da lei.
Evidentemente sono troppo distratto per ascoltare i rumori attorno a me. La porta si apre, sento pronunciare il mio nome.
Da una studentessa con fluenti e morbidi boccoli biondi.
Aguzzo sguardo e mente. Cercando di ricordare.
Punto leggermente il dito, abbandonando la mia posizione vicino la finestra, raggiungendola.
“ Audrey, dico bene?” – le domando, con gentilezza.
“Dici bene” – mi risponde con un sorriso –
“non si dorme?”
“ I lupi sono animali notturni, non lo sapevi?” – le dico, accomodandomi sul divano –
“ e tu allora?In giro per appuntamenti?”
“Si, appuntamenti nefasti, ma appuntamenti” – mi informa, sprofondando praticamente al posto di fianco al mio.
“Eh?E perché? E’ scoppiata l’apocalisse e non lo sapevo?” – domando, leggermente ironico.
“ Si, e si chiama Julia Versten” – incalza, leggermente preoccupata in volto.
Eccola che torna, possibile? Sempre in mezzo.
“ La Versten?” – chiedo, e non sembro per niente disinteressato.
“ Si, la Versten” – rimarca, ed il suo sguardo si fa grave. –
“ è SEMPRE con il mio fidanzato, Halbury. Comincio a pensare che possa avere mire di qualche tipo nei suoi confronti”- mi confida.
Io sorrido, e le scosto una ciocca per poi dare un buffetto sulla fronte.
“Dubito che abbia mire di alcun genere” – la rassicuro
“Si, e sentiamo come fai ad essere così sicuro?” – leggermente incredula, sebbene nutra speranza sulla fondatezza della mia ipotesi.
“ Abbiamo altri progetti” – le sussurro, scherzosamente confidenziale. Un sorriso, enorme, si stampa sul suo viso.
“ E bravo Lywelyn!” – mi acclama, battendo sulla mia spalla.
“Grazie grazie” – rido, mimando un inchino prima di congedarmi, ora che il sonno sembra aver fatto capolino.
“ Ovviamente, tu non sai nulla. Non mi hai mai parlato” – le raccomando, in atteggiamento vagamente circospetto e molto cinematografico.
“ Non ti conosco proprio” – annuisce, convinta.
“Questo mi sembra troppo, Aud.” – le dico, inarcando un sopracciglio.
“ Che vuoi, è il brio della conoscenza di simili segreti” – esplodiamo in una rilassante risata.
“ Bonnenuit Audrey” – le auguro, con un francese leggermente elementare, ma comunque d’effetto.
“ Ci vediamo presto.” – le sorrido, avviandomi nella mia camera.
Chi sia realmente Audrey non lo so. Ma ho come l’impressione che sia riuscita a far rilassare questo lupo burbero, stasera.
E Julia, beh….
Julia a quanto pare c’entra sempre.
28/03/2008
Io e Jillian entriamo tranquille nell’aula di Aritmanzia.
La prima cosa strana è un animato brusio: Nolasco pretende sempre il massimo silenzio, non vedo perché oggi dovrebbe fare un’eccezione.
La seconda cosa strana è l’agitazione della parte maschile della classe.
La terza cosa strana è una giovane donna bionda che siede alla cattedra. Al posto di Nolasco.
“Ho la vaga impressione di essermi persa qualcosa.”dico a Jill.
“Credo anch’io.”risponde lei, assumendo un’espressione poco convinta.
La donna bionda aspetta che entrino gli ultimi ritardatari e poi inizia a parlare.
“Buongiorno a tutti. Il professor Nolasco è dovuto tornare a casa per questioni familiari; io prenderò il suo posto, e sarò la vostra supplente fino alla fine dell’anno scolastico. Mi chiamo Martine Lewis.”
Jillian al mio fianco sobbalza. Un Serpeverde alza la mano e domanda:
“Mi scusi, lei è la sorella di Jasper, vero?”
Il viso della professoressa Lewis si addolcisce in un sorriso a fior di labbra.
“Sì, esatto. Altre domande?”
Nessuno interviene.
“Allora, direi di cominciare.”
Inizia a sfogliare il registro e poi apre il libro di testo.
“Andate a pagina 247.”
Jillian è pallida e non muove un muscolo. Le apro il libro e la scuoto appena.
“Jill? Va tutto bene?”
La mia amica fa un respiro profondo. Poi sfoglia il libro e dice:
“Ho l’impressione che Aritmanzia mi respinga. Adesso c’è perfino la sorella di Jasper ad insegnarla. I Serpeverde…sono sicura che loro c’entrano in qualche modo.”
Annuisco. La cosa mi pare lampante.
Ci avviamo verso la Sala Grande, abbastanza prive di appetito dopo la recente scoperta. Mentre entriamo, incrociamo lo sguardo di Georgiana. La nostra Caposcuola capisce subito che qualcosa non va e poco dopo viene da noi.
Al suo sguardo preoccupato [Jill in effetti sembra abbastanza provata], rispondo:
“C’è una nuova insegnante di Aritmanzia.”
“Sì, lo so. Nell’ultimo Consiglio d’Istituto Dippet ce ne aveva parlato. Com’è?”
Non sa di chi si tratta.
"È la sorella di Jasper.”mormora Jillian.
Georgiana appare colpita, ma mantiene il controllo.
“Siete sicure?”
“L’ha confermato, ad un’esplicita domanda di un Serpeverde. Si chiama Martine Lewis.”rispondo.
“State tranquille. Al momento non possiamo farci nulla.”
Sembra preoccupata, mentre ci saluta per tornare al suo posto. Inizia subito a parlare con Julia e Sebastian, e poco dopo le loro espressioni sono tutte intonate: l’emozione dominante è l’inquietudine. Mi siedo al tavolo dei Corvonero, e poco dopo incontro lo sguardo di Rah, la Tassorosso che ho aiutato settimana scorsa con qualche ripetizione. Dal viso sorridente deduco che tutto è andato a posto. Meno male che qualcosa va a buon fine, ogni tanto.
***
Che razza di giornata!
Ci mancava solo Martine Lewis, adesso, a complicare le cose. Come se la situazione non fosse già abbastanza difficile.
Sto raggiungendo Peter, che mi aspetta giù nel Parco.
Spingo la porta e aguzzo la vista. Eccolo là, un poco discosto da un grande acero. Con Julia Versten.
Mi avvicino cercando di trattenermi.
Va bene. Julia ha sofferto tanto. Soffre ancora tanto.
Va bene. Sono compagni di squadra.
Va bene. Sono amici da prima che io e Peter iniziassimo anche solo ad uscire.
Ma questo non mi impedisce di essere gelosa di lei, di loro.
Perché non è una ragazza normale, con delle amiche? Invece la sua unica amica è Georgiana, e poi ha solo amici maschi. Amici tipo Peter.
E poi, per non farci mancare nulla, è bella anche se è pallida e con gli occhi segnati.
Ormai sono a un paio di metri da loro: è chiaro che stanno discutendo.
“Ciao, Audrey.”mi saluta lei.
“Tesoro!”dice lui.
“Salve…vi ho interrotto?”chiedo, con una smorfia.
“No, stavo andando.”risponde Julia, che infatti subito si congeda.
Peter ed io camminiamo per qualche istante in silenzio.
“Allora?”inizio.
“Allora cosa?”
“Non sopporto di vederti sempre con lei.”
“Sempre! Se sto sempre con te, o con la squadra.”
“Squadra in cui c’è lei.”
“Che però preferisce stare con i suoi amici.”
Resto zitta.
“Se hai voglia di litigare, beh…io non ce l’ho.”
“Neanch’io.”
A dire il vero, avrei voglia di litigare, eccome. Ma lo sguardo stanco del mio ragazzo ha spento la mia bellicosità.
“Andiamo.”gli dico, prendendolo per mano.
Peter mi sorride:
“Portami dove vuoi. Mi fido di te.”
Sorrido anch’io. Non te ne pentirai, Peter.
***
È tardi quando rientro nella Sala Comune della mia Casa. Per fortuna, stavolta sono ancora dentro il coprifuoco. Georgiana non dovrà richiamarmi e io non mi sentirò in colpa. Audrey e il senso del dovere: una lotta impari.
Qualcun altro si trova qui: una figura maschile guarda fuori dalla finestra. O soffre d’insonnia, o anche lui torna da un appuntamento con la sua metà.
Mi pare di riconoscere Aedan Lywelyn, così pronuncio il suo nome, sperando di non cadere in una delle mie gaffe.
La figura sobbalza, e si rivela essere proprio il nuovo arrivato, catalizzatore dell’attenzione di buona parte delle Corvonero single. E di una larga fetta delle altre studentesse di Hogwarts. E ad essere sincera anche un paio di professoresse non sono rimaste indifferenti alla sua comparsa…ma forse è solo una mia impressione.
“Cosa ci fai qui?”chiedo, togliendomi il cappotto.
“Non riesco a dormire.”
“Stanco dopo un appuntamento con la tua bella?”
“Magari! E tu, invece? Tu sì che mi sembri stanca, dopo un appuntamento con Halbury.”
Ridiamo entrambi.
“Confesso, mi hai scoperto. Ma non è per l’appuntamento che sono stanca. Abbiamo quasi litigato.”
“E come mai?”
Se è sveglio a quest’ora, con tutto il lavoro che c’è da fare, dev’essere per una ragione abbastanza seria. Quindi, se vuole distrarsi con i miei problemi, si può anche fare. Chissà che non sappia darmi qualche consiglio.
“Per Julia Versten.”
Un sfavillio di curiosità brilla nei suoi occhi. Tutti sono interessati a quella ragazza.
Gli racconto in breve il mio arrivo, e mi dilungo sui miei timori: ci siamo seduti su uno dei divani, altrimenti credo che saremmo crollati per la stanchezza.
Alla fine del mio discorso, Aedan conclude:
“Dubito che la Versten abbia secondi fini con il tuo Peter.”
“Vorrei sapere da dove viene questa tua sicurezza.”
"È semplice. Abbiamo altri progetti.”
Se l’articolazione della mascella potesse slogarsi, e far sprofondare la mandibola fino al pavimento per lo stupore…beh, allora sarebbe ciò che mi sta succedendo. Ma anni di vita di società con la mia famiglia mi hanno insegnato a dissimulare le emozioni, quindi il mio viso limita ad assumere un’espressione di stupore infinito.
Questa me l’ero persa. Promemoria per il futuro: diventare amica di qualche Tassa ficcanaso.
“E bravo il nostro Lywelyn…!”esclamo.
“Tieni il segreto, capito?”mi dice con un sorriso un poco imbarazzato.
“Le mie labbra sono sigillate. Il favore è reciproco, s’intende.”
“Ovvio.”
Se fossimo nel mondo babbano, brinderemmo con un drink alla nostra salute.
Ma siamo ad Hogwarts, e quindi non resta che salutarci e andare a dormire.
Nel mio letto, non riesco a smettere di sorridere. Non so come mi sia venuto in mente di confidarmi con un semisconosciuto studente arrivato da poco. Ma queste confidenze notturne mi hanno tolto un peso dal cuore.
20/03/2008
Scarlett mi ha spiegato la faccenda. Non so fino a che punto sia stata sincera con me, non la conosco abbastanza per fidarmi di lei. Mi fido del giudizio di Edward, però.
E spero con tutto il cuore che lei possa aiutarlo a placare i suoi démoni.
Sto leggendo un libro sull’Irlanda, nientemeno, per approfondire la mia conoscenza sulla zona del Gaeltacht. Non che ci sia qualcosa di molto interessante, ma così ho l’impressione di fare qualcosa per aiutare il mio amico. Giusto l’impressione, ecco.
In Sala Comune il solito brusio sale all’improvviso per poi fermarsi del tutto: una ragazza, o meglio: una giovane donna, di circa venticinque anni è apparsa sulla porta, sorridente e bellissima. È alta, slanciata, con un caschetto biondo ed un viso dolce.
“Jasper!”esclama, avvicinandosi a me e stringendomi in un abbraccio.
Come mai questo splendido esemplare di donna mi conosce? Semplice.
“Martine, cosa ci fai qui?!”rispondo, quasi immobilizzato dalla sorpresa.
Non vedo mia sorella da almeno tre anni. Di colpo, i miei compagni di casa si concentrano solo su di lei: le bellezze di Serpeverde perdono un po’ del loro splendore.
Non ci siamo mai visti molto spesso, quindi non sono ancora abituato all’effetto che fa sulla gente. Di solito la prendono per una Veela. Solo che è una strega come tutte le altre, se non fosse per una “certa” avvenenza fisica.
La mia diffidenza verso di lei è causata da un motivo ben preciso: è il braccio armato di mio padre. So per certo che è venuta qui per uno scopo, e non mi resta che scoprire quale.
“Possiamo parlare io e te in privato?”mi dice, con un guizzo metallico nella voce e negli occhi verdi.
Come volevasi dimostrare.
“Sì, certo. Nella mia camera.”
“Quanto tempo che non me lo diceva un bel ragazzo di Serpeverde…!”scherza lei.
La stanza è abbastanza in ordine, per essere occupata da tre ragazzi. Martine si siede accanto al fuoco che scoppietta, nonostante la bella giornata.
“Jasper, sono qui per conto di nostro padre.”
“Lo avevo immaginato; figuriamoci se Leonard Lewis si muove per la sua prole.”
“Siediti e ascoltami. Non intendiamo in nessun modo lasciare che tu faccia sciocchezze.”
“Cosa vuoi dire?”
Mi guarda con durezza.
“Andare in giro a picchiare Sanguesporco non è una soluzione per purificare la stirpe dei maghi.”
Silenzio.
“Te l’ha detto Ed.”
“Sì, perché ci tiene a te quanto noi. Quanto un fratello.”
Mi siedo, coprendomi il viso con le mani. Martine mi appoggia una mano sulla spalla.
“Io…non so perché l’ho fatto. O meglio, lo so. Dimmi una cosa, Martine. Sean è stato ucciso da Babbani?”
“Sì. Una rissa. A Sean non interessava mischiarsi o meno con i Babbani, gli erano indifferenti...come gattini innocui. Una sera, entrò in un pub di Londra; un pub normale, babbano. Non si sa bene come la cosa sia iniziata, però è chiaro come poi è finita.”
È la prima volta che qualcuno mi parla con chiarezza della morte di Sean.
“E i responsabili?”domando.
Martine mi sorride.
“Jasper, caro. È ovvio che sono stati neutralizzati.”
Un eufemismo per dire che mio padre li ha uccisi tutti.
Anzi no.
È più probabile che abbia pagato qualcuno per farlo: non è tipo da sporcarsi le mani dedicando tempo a dei Babbani, anche se gli avevano ucciso il figlio.
Realizzo che posso pestare tutti i Mezzosangue che voglio, ma non è così che vendicherò Sean.
“I Mezzosangue sono la feccia del popolo dei maghi.”prosegue mia sorella “Ma non è necessario che tu vada in giro a picchiarli; è comprensibile, ma pensa alle conseguenze. Potrebbero espellerti. O quantomeno sospenderti, e di conseguenza farti perdere l’anno. Pensaci bene, Jasper.”
Martine ha ragione, non devo dare loro potere su di me, sui miei sentimenti.
Ma soprattutto, non devo farmi scoprire, né ora né mai.
Martine se n’è andata, in un’aura di luce e splendore, come al suo solito.
Molto più efficace di una Strillettera, molto più bella.
Il risultato non cambia, però. Mi sono comportato come un idiota.
Non che mi dispiaccia per il povero, piccolo Eugene Pennington: una lezione se la meritava in ogni caso, non foss’altro per essere amico di quella fogna dai capelli rossi.
Ma io, io sono un Serpeverde, sono un Lewis, sono un Principe.
Cosa diavolo mi è preso?
Ripenso a ciò che è successo.
Tutto è nato dopo aver parlato con Tom Riddle, riguardo la morte di Sean. Le supposizioni del mio capo sono state poi confermate da mia sorella.
Riddle voleva solo aprirmi gli occhi, ed io, folle di rabbia e dolore, ho frainteso il suo messaggio.
Ho subito cercato qualcuno su cui sfogarmi, non pensando affatto alle conseguenze.
“Come con Belinda.”dice la mia coscienza.
Pecco di impulsività, e ne sono consapevole.
Come un toro che vede il drappo rosso durante la corrida, mi avvento contro l’avversario e non gli lascio scampo.
Ma così facendo, spesso causo più danni che benefici.
Mentre sono immerso nelle mie riflessioni, Edward entra in camera.
Non dice nulla, si limita a guardarmi; deve aver visto Martine andare via, ed ora aspetta che scarichi su di lui la mia collera.
Niente di più sbagliato.
Mi alzo in piedi, e con tre passi lo raggiungo.
Chino il capo e lo ringrazio.
Mi ha salvato da me stesso.
Tom Riddle mi scruta, mentre ci usciamo dal luogo della riunione.
“Lewis, ti è successo qualcosa.”
Annuisco. Come potrei mentirgli?
"È così. Ho fatto un errore, ma qualcuno mi ha aperto gli occhi.”
“Lo so.”
Silenzio, solo i passi di una decina di persone che rimbombano per i sotterranei. Poi ci dividiamo, per non destare sospetti.
Riddle si ferma per un istante di fronte a me.
“Lascia che il germoglio di ciò che io vedo in te cresca e maturi.”
Poi se ne va, mentre la gioia invade il mio cuore.
19/03/2008
Stagione inutile, la primavera.
E' scentificamente provato che se esiste un periodo dell'anno in cui le probabilità di ammalarsi schizzano alle stelle, è proprio in primavera.
Starnutisco, infilandomi nella Sala Grande, gremita come al solito, e mi faccio largo verso il tavolo dei Serpeverde scansando un paio di ragazzine del primo anno. Le due sorelline Blackster mi salutano con un cenno, mentre mi siedo accanto a loro affondando il mento nella sciarpa verde e argento.
«Ciao Klaus!» esclamano in coro, alzando gli occhi dai loro libri di Divinazione. Se non fosse che è ormai il quarto anno che me le ritrovo sotto il naso non sarei in grado di distinguerle l'una dall'altra, la loro somiglianza è impressionante: bionde, enormi occhi grigi, stessi sorrisi sornioni.
«'Giorno» brontolo, allungandomi verso la brocca con la cioccolata.
«Come stai?» domanda Utopia, passandomi una brioches con la crema. La ringrazio con un cenno, mentre un colpo di tosse mi costringe a ritardare la risposta.
«Come sempre» sospiro alla fine, rimescolando la densa bevanda.
«Ma nessuno può fare proprio niente per la tua tosse?» attacca Belinda, tutta felice di poter accantonare il ripasso, ponendomi la domanda che mi son sentito fare ormai un miliardo buono di volte «Nemmeno al San Mungo?»
«Pare di no» si sente dire lei per la miliardesima volta. Abbassa lo sguardo sul suo bicchiere di succo di zucca, con aria affranta, per recuperare immediatamente un sorriso smagliante in seguito ad una provvidenziale gomitata della sorella, al passare di Edward Norwood.
«Buon giorno, ragazze» le saluta affabile il Principe, fermandosi alle mie spalle. Tanto per cambiare, io sono invisibile.
«Ciao Ed!» cinguettano sbattendo le ciglia e regalando accecanti sorrisi al ragazzo.
«Che fate di bello?»
«Stavamo parlando della tosse di Klaus» sbuffa Belinda «E' una cosa indecente che nemmeno al San Mungo possano fare nulla!»
Norwood sembra quasi colpito. Abbassa lo sguardo su di me, intento a mangiare la mia brioches, e ha un lieve sussulto.
«McDowning!» esclama, colpendomi con una manata sulla schiena che mi provoca un paio di colpi di tosse particolarmente violenti «Non ti avevo visto»
Non avevo dubbi a riguardo.
«Ed!» strillano le due gemelle, con aria di rimprovero, aggrottando in maniera identica la fronte.
«Non sono un bambolotto» sibilo alle sue ragazze, seccato dalla loro eccessiva preoccupazione.
Non ho bisogno del loro aiuto né tantomeno della loro pietà, è solo tosse in fondo, non fa di me un moribondo o un malato terminale.
«No, certo che no. Scusa, McDowning, la prossima volta sarò più delicato»
Non posso vederlo, ma immagino perfettamente il ghigno che si è disegnato sul suo volto, e l'espressione deliziata che spunta sui visi identici delle Blackster è la conferma che non aspettavo.
«Norwood!» abbaia Jefferson Lennard da qualche posto più in là «Vieni qui, devo parlarti di una cosa.»
«Non possiamo fare più tardi?» protesta lui. Per mia fortuna, il mio santo protettore è immovibile; devo ricordarmi di ringraziarlo alla prima occasione.
Non ho ancora capito cosa esattamente in me susciti in uno dei ragazzi più popolari di Serpeverde, il campione di Quidditch, tutta questa simpatia nei miei confronti. C'è da dire che non mi da assolutissimamente alcun fastidio.
«No» sbotta secco, sorprendendo l'altro ragazzo che china il capo, raggiungendolo. Non senza rifilarmi prima un'ennesima manata sulla schiena (e causarmi quindi un altro attacco di tosse) e soffiare un bacio alle due biondine, che si lasciano andare a tutta una serie di gridolini entusiasti che mi sarei volentieri evitato.
Rifilo loro un'occhiata scettica, scrollando le spalle, e torno alla mia colazione ormai quasi finita.
«Certo che è bello..» commenta dopo qualche attimo Belinda, con un teatrale sospiro.
«Se sperate di coinvolgermi nei vostri deliri amorosi sieti fuori strada» le avviso, inarcando le sopracciglia.
«E poi ha un cuore così grande... » le fa da eco la gemella senza dar segno di avermi sentito, accasciandosi sulla tavola com un budino mezzo sciolto. Mi volto verso Edward, che se ne sta allegramente abbracciato alla nuova arrivata, tale Scarlett Lywelyn, sotto gli sguardi di puro odio della ragazza ufficiale, Violet. Che davvero non so come faccia a tollerare una scenetta del genere.
Scuoto il capo, prima di buttar giù l'ultimo sorso di cioccolata.
«Ma come, già te ne vai?» rinviene Utopia, vagamente dispiaciuta, quando realizza che mi sono alzato e ho recuperato le mie cose in silenzio, senza batter ciglio.
«Devo riportare un libro in biblioteca» abbozzo un sorriso, tanto per essere cortese. La gola mi brucia in maniera esponenziale, sono di cattivo umore e ho il vago presentimento che sarà una giornata d'inferno, non ho nessuna voglia di sorridere, ma anche comportarmi in maniera odiosa nei confronti di due delle poche persone con cui passo volentieri il tempo non sarebbe una bella cosa.
«Oh, d'accordo» commenta, facendo evanescere qualche briciola dal mio maglione. Sia mai che un Serpeverde si faccia vedere con qualcosa fuori posto.
«Grazie cara» stiracchio le labbra in un sorriso, che lei ricambia affettuosamente.
Aspetto che la sua identica metà sollevi i suoi occhioni grigi dal libri e mi congedi con un allegrissimo ciao accompagnato da un altrettanto allegrissimo sventolio della santa manina, per voltarmi e avviarmi verso il grande portone spalancato.
***
Mi spiego in due, soffocando un ennesimo colpo di tosse, mentre il professor Benton mi fulmina con un'occhiataccia velenosa. Di nuovo.
Come se mi divertissi a star male! Chiudo gli occhi con forza, premendo la mano sulla bocca e la fronte contro il banco, in attesa che l'attacco passi; non c'è altro da fare. La magia è in grado di intervenire per curare le allergie più strampalate ma non può far sparire una forma particolarmente recidiva di tosse cronica. Chissà, forse è una malattia troppo babbana per essere presa in considerazione dai nostri eminenti studiosi. Non so se ridere o piangere, in effetti.
Che odio la primavera, già l'avevo detto.
Ma se c'è una cosa che odio ancora di più, è la compassione gratuita. Specie se regalata da una lurida mezzosangue Grifondoro che si ritrova, per sua e mia immensa sfortuna, a dividere il banco con me perché arrivata in ritato a lezione.
«Klaus, vuoi dell'acqua?» mi bisbiglia Elliot Clark, sporgendosi appena verso di me.
Solo per fartici affogare dentro.
«No, grazie, ora mi passa» sussurro rauco, la gola arida e infiammata, ignorando gli occhioni preoccupati della mezzababbana puntati come fari sulla mia schiena.
«...sei sicuro?» insiste lei, dopo qualche attimo di tentennamento, torturando un pezzo di carta tra le dita.
E' chiaro, Clark, che questa mattina ti sei svegliata con l'indole della crocerossina, ma ti avviso che se mi sfiori potresti esser tu ad aver bisogno di cure.
Inspiro a fondo, mentre la tosse inizia a placarsi e un po' di quiete si fa largo nei miei bronchi devastati.
«Si, sono sicuro» affermo alla fine, con decisione, risollevandomi.
Sollevata, sorride.
«Sai, quando ero piccola spesso avevo anche io la tosse» inizia a raccontare, frugando nella borsa che magicamente è finita sulle sue gambe «E mia madre mi dava delle pastiglie che facevano dei veri miracoli»
Oh, non provarci nemmeno per scherzo ragazzina. Non azzardarti a rifilarmi un qualche intruglio babbano!
«Oh, accidenti!» sbuffa, contrariata «Le ho lasciate in camera»
«Ma che peccato» commento laconico, scribacchiando qualche appunto distratto tanto per suggerire un motivo in più a Benton per togliere qualche punto a Serpeverde.
«Mi dispiace, altrimenti te le avrei lasciate volentieri...» sospira, scrollando le spalle.
«Non ti preoccupare, Elliot, non fa niente» la rassicuro, con un sorriso tanto falso quanto convincente.
«Se lo dici tu..» titubante, sfoglia qualche pagina a casaccio, alternando lo sguardo tra me e le parole stampate sul manuale.
«Si, lo dico io» commento a bassa voce, tornando a guardare Benton come se la mia vita dipendesse da ogni singola parola che esce dalla sua bocca..
Fine della discussione.
18/03/2008
Sono uscita dalla doccia, stamattina, ancora immersa nel vapore e nel pungente e dolce odore del mio sapone alla fragola. Ho passato la mano bagnata sullo specchio, creando un piccolo cerchio limpido che incorniciasse la mia faccia. Poi ho preso la mia trousse rosa, e ho tirato fuori la matita, gesto abituale di tutti i giorni, ma stavolta ero determinata ad osare di piu`. Volevo caricare l’occhio di nero, per renderlo piu` bello e misterioso. Ho iniziato il mio compito, e l’ho trovato piu` difficile di quello che mi aspettavo. Non riuscivo a tenere la mano ferma, e la matita sbavava. Ho dovuto ricominciare almeno tre volte, ma alla fine ho raggiunto un risultato che mi sembrava alquanto soddisfacente.
Poi ho passato il mascara diverse volte sulle mie ciglia sottili e per ultima cosa ho passato un po` di fard sui miei zigomi. Forse troppo poco fard, ne ho aggiunto un po` di piu`.
Finalmente sono uscita dal bagno e ho incontrato gli sguardi ancora assonnati di Susan e Lory. Che pero` mi hanno visto benissimo.
“Oddio ma come ti sei truccata?? Sembri un clown!” grida Susan, fiondandosi sul suo comodino e afferrando delle salviettine struccanti. Con un gesto veloce mi ripulisce la faccia. Poi mi spintona in bagno e inizia ad applicarmi il trucco. Mentre mi passa le sue mani esperte sulla faccia mi chiede:
"Be`, non hai qualcosa da dirmi? La nostra piccola Alexa e` diventata trasgressiva...Mi spieghi la tua assenza da Incantesimi ieri?" Il ricordo del mio incontro con Riddle torna piu` vivo che mai nella mia mente, lo scaccio infastidita. "Ti do un consiglio, che solo un'esperta come me puo` darti, la prossima volta cerca un giorno piu` conveniente. L'altra volta siamo arrivate in ritardo e Benton si e` arrabbiato, forse non era proprio una buona idea saltare la sua lezione con misero giorno di differenza". Se l'avessi ascoltata la prima volta che me l'ha detto...
Quando esco dal dormitorio mi sento un attimo piu` positiva, Susan ha veramente fatto un ottimo lavoro. Se non trova fortuna all’universita` dovrebbe diventare una truccatrice. Decisamente sa far risollevare l’autostima. Forse mi posso concedere anche qualcosa a colazione, giusto un assaggino, un piccolo muffin? Ad ogni modo oggi devo essere perfetta, c’e` la partita di Quidditch, Corvonero contro Tassorosso. Ci sara` tutta la scuola e devo essere presentabile.
Erbologia. Solito, riesce a rallegrarmi un po`. Sento sullo stomaco il muffin di stamattina, forse non avrei dovuto mangiarlo, ma ripenso che era la decisione piu` giusta, Lory e Susan hanno iniziato ad insospettirsi, ed era una necessita` mangiare qualcosa davanti a loro. Sono china sul mio vaso, mentre Susan, la mia partner per questo esperimento, scribacchia cuoricini su un quaderno, dimostrandosi per l'ennesima volta di poco aiuto. Ad un tratto pero` ci raggiunge la voce della Bonnet da dietro: "Susan al lavoro, Alexa devo parlarti". Mi alzo e mi trascino alla sua cattedra, quando sono in piedi davanti a lei mi accorgo di che ottima vista ha della classe, puo` vedere tutto. Nota mentale, ricordare a Susan di almeno fingere di lavorare, dalla cattedra si vedono benissimo i cuoricini sul suo quaderno.
"Alexa, sono davvero addolorata di dover mantenere questa conversazione con te, sono stata avvisata personalmente dal Caposcuola dei Serpeverde, Tom Riddle, della tua "voluta" assenza da Incantesimi ieri. Devo ammettere che all'inizio non riuscivo a credere alle sue parole, ma il professor Benton ha confermato cio` che gia` temevo. Hai qualche giustificazione per questo atto Alexa?". Non oso guardarla, so quanta fiducia ha in me la Bonnet, e mi dispiace doverla deludere cosi`. Maledetto Riddle...Non ha proprio tardato neanche un minuto ad avvisarla!
"Immagginavo di no. Ti conviene rimetterti in riga Alexa, so che il ritorno per te e` stato difficile, ma ultimamente ti vedo troppo distratta, e non c'e` scusa per il tuo comportamento. Per questo mi e` sembrato un dovere mandare una lettera a tua madre. Mi dispiace ma era necessario. Sai ovviamente che dovrai svolgere una punizione che il professor Benton ti assegnera`. Ti verra` notificato da lui quando e come. Puoi andare adesso". Non spreca un'altra parola con me. Non ha mai parlato cosi`, in questo tono duro e distaccato, ma anche profondamente deluso.
Ritorno al mio posto, e Susan mi guarda curiosa. Ma vede lo sguardo stampato sulla mia faccia e capisce che qualcuno mi ha beccato ieri mentre saltavo lezione. Meno male che ancora non sa chi, se sapesse si sentirebbe ancora piu` triste per me.
Dagli spalti si leva un urlo, e qualche mio compagno di casata butta per terra la sciarpa con lo stendardo del Tassorosso.
“Mannaggia!” grida Susan “Dai Lory fatti coraggio!”. Alzo lo sguardo dal mio specchietto, non ho occhio che per quello, ogni cinque minuti lo tiro fuori per ricontrollare il trucco.
“Che e` successo?” chiedo, visibilmente confusa. Un ragazzo del quarto si gira indignato verso di me. “Come che e` successo? Hai visto che punto hanno fatto i Corvonero?”
Ops. Forse era meglio se tenevo la bocca chiusa, fra le poche persone che mi apprezzano in questa scuola ci sono i miei compagni di casata, e non mi sembra proprio il caso di farmeli nemici proprio adesso. Susan ha capito la causa della mia distrazione.
“Guarda la`!” grida.
“Dove?” mi giro perplessa. Ma non c’e` niente, a parte uno stupido del primo che sta conducendo una dettagliata esplorazione del suo naso con il dito. Mi giro schifata.
“Bella vista eh?” dice Susan, sventolandomi davanti lo specchietto, che mi ha astutamente rubato.
“Infame!” grido, cercando di riprenderlo.
“L’ho fatto per il tuo bene, stai benissimo, il mio trucco tiene fino a sera. Giuro” Incrocio le braccia, e` inutile, non rivedro` quello specchietto in giornata. Tanto vale arrendersi.
“Ti trovo io qualcosa su cui concentrarti” e sorride maliziosa, indicando uno dei giocatori sospesi in aria, e` un Corvonero “Hai notato il nuovo? Decisamente carino non credi?” Notando che si sta avvicinando agli spalti e` stavolta lei a controllarsi nello specchietto. Pero` non ci rimane ore come me, e lo chiude prontamente. Facile per lei, bella com’e`! Anche struccata starebbe benissimo.
“E dai! Su con la vita! Cerca di goderti la vista. O almeno, se il belloccio non t’interessa, cerca di mostare un po` di entusiasmo almeno per Lory. Ti ricordo che c’e` anche lei, lassu` in aria” Detto questo si lascia andare ad una lunga serie di grida che elogiano Lory, spingendola ad andare avanti con la partita. Noto che c’e` anche Cassandra, la ragazza che ci ha presentato Lory l’altra volta, sul campo. Anche lei, come la mia amica, sembra trovarsi in difficolta`. E anche lei riceve grida di incoraggiamento, mi giro per cercare da chi provengono, e vedo Rah, anche lei molto entusiasta nel tifo. Strano, non me la immagginavo in un ruolo del genere. Ma ripensandoci, non mi vedevo neanch’io qui, ad una partita di Quidditch, a pensare soltanto al mio aspetto, mio unico pensiero della giornata, solo per uno stupido commento di uno stupido ragazzo che non meriterebbe la mia amicizia per nulla al mondo. Eppure, guarda un po`, sono proprio in questa situazione, e ci sono fino al collo.
18/03/2008
« vuoi finire nei guai? vuoi finire nei guai?! » strillo e minaccio una biondina di Serpeverde, che per tutta risposta non fa altro che scuotere la chioma e ridermi in faccia. La sua sorella gemella sta in disparte, evitando di farsi coinvolgere, ma sospetto che stia meditando di andare a chiamare qualcuno dei loro amici grandi,grossi e decisamente troppo forti per me. Alle mie spalle, un ragazzino del terzo osserva la scena con gli occhi lucidi; la bionda, di sicuro non molto più grande di lui, lo stava minacciando. E perché? Perché è figlio di babbani! Ci sono tante cose che posso accettare, ma questo genere di insulto insensato e non rientra nella categoria.
« non ti consiglio di metterti contro di noi. » sibila in risposta, scrutandomi dal basso con un sorrisino irritante sulle labbra; sono certa che sia più piccola di me, almeno di un paio d’anni. « sai chi è Deirdre Blackster? beh, è mia sorella, e non è bene sfidarla. »
E’ costretta a smettere di parlare da un forte botto: il libro che teneva in mano è saltato in aria, e ora sta ricadendo sulle nostre teste sotto forma di coriandoli di carta. Ops, l’ho fatto di nuovo; giuro che non ho nessuna volontà di far esplodere le cose: succede e basta. La giovane Blackster trema e avvampa, fissando con la bocca spalancata il suo palmo teso. Lentamente riporta lo sguardo su di me, con le fiamme nelle pupille.
« tu, schifosa grifondoro! » flette le ginocchia come se stesse per saltarmi addosso.
Ma, grazie al cielo, interviene salvifica un’altra voce. « cosa sta succedendo, qui? » chiede Sebastian Lang, il mio Caposcuola, intervenendo nel quadretto con prontezza, seguito dalla sua amica Julia Versten. A mia volta, non posso fare a meno di arrossire per la figuraccia che sto facendo; abbasso lo sguardo, soffermandomi giusto per un istante sulla ragazzina che ha già raggiunto la sua gemella senza neppure provare a dire qualcosa in propria difesa.
« stava aggredendo un ragazzino .. poi le ho fatto esplodere il libro .. » biascico senza trovare il coraggio di rialzare gli occhi fino a che non ho finito, e ancora temo di sembrare decisamente troppo contrita per l’accaduto. Non è la prima volta che qualcuno deve intervenire nelle mie esplosioni di forza d’animo, per non parlare delle esplosioni reali. Incontro lo sguardo divertito di Julia, poi passo a Sebastian, attendendo di conoscere il mio destino.
« esplodere il libro. » gracchia divertito, mentre sulla sua mano tesa ricade un pezzetto di carta; lo stringe nel pugno, scambiandosi uno sguardo con Julia.
« facciamo finta di niente, ok?! » dice lei, interpretando le occhiate del suo amico e rivolgendomi un sorriso scaltro; sembra proprio il tipo di ragazza che non ha paura di niente, quello che dovrei essere io. Invece arrossisco di nuovo, e dopo averli salutati con un nervoso agitarsi della mano corro via, trascinandomi dietro la mia tracolla stracolma.
***
Sotto lo sguardo attento e piuttosto divertito di Benton, sto intrattenendo una conversazione tutt’altro che amichevole con Jillian McKanzie, che si è fatta portavoce dei Corvonero in questo piccolo dibattito magico. All’opposto della mia tesi, sostiene che l’incanto flagrate bruci realmente, e non sia soltanto un sistema di marchiatura magica.
« e allora, Jillian, che ne diresti se lo provassi sulla tua faccia? » no, in genere detesto fare l’antipatica, ma non può che venirmi dal profondo del cuore, visto che lei insiste così tanto nel controbattere anche quando tento di mettere una parola di chiusura. Storce il naso, facendo leva con i palmi sul banco per alzarsi in piedi e fulminarmi più agevolmente. Faccio per sollevarmi a mia volta, ma Cecily mi prende per il braccio, costringendomi a rimanere seduta. E’ il momento per Benton di intervenire, obbligandoci ad abbandonare la sfida verbale, visto che è finita l’ora.
« visto che l’argomento vi interessa così tanto, per la prossima volta mi farete tutti una ricerca di 500 parole su questo tema. Andate in pace! » alza le braccia e poi, con un grande sventolare di tunica, si ritira nel suo ufficio uscendo dalla porta sul fondo dell’aula.
Jillian ancora mi scruta, aspettando che io riprenda a bisticciare per l’ennesima volta. Ricaccio i miei libri in borsa e mi dirigo verso l’uscita dall’aula; non sono così sciocca da mettermi contro una Corvonero, soprattutto non contro una che di incantesimi capisce quanto me, se non di più. Sbuffo rumorosamente, avviandomi lungo il corridoio e precedendo tutti verso la Sala Grande, dove tra poco verrà servito il pranzo; se solo avessi l’amplombe di Julia. Non so come abbia fatto a resistere senza neppure incrinarsi alla morte di Ida, quando persino io mi sono ritrovata a piangere. E poi ..
OH NO. OH NO. Improvvisamente mi trasformo in una statua di sale, immobile sulla porta della Sala Grande, proprio in mezzo al traffico, e non riesco neppure a muovere un dito. Verso di me si è voltato Milo Ashmore, e giuro che per un momento ha guardato verso di me. Di me! Sono sul punto di svenire, proprio in questo momento, proprio in questo posto, davanti a tutti. Richiudo di scatto la mascella solo quando mi viene posata una mano sulla schiena, interrompendo il mio momento di deliquio interiore.
« Milo? » chiede Jillian, spuntando al mio fianco e rivolgendomi un sorriso molto, molto più gentile di quanto mi meriterei per quel che le ho detto poco fa.
Annuisco debolmente, ricevendo in risposta uno sguardo comprensivo; sospira, voltandosi verso di me dopo averlo osservato per qualche secondo.
« ti capiamo tutte. » ridacchia, spingendomi quanto basta per scollarmi dal pavimento e farmi fare qualche passo in avanti. Mi areno di nuovo quando vedo la Sua figura, quasi sollevata da terra, venire verso di noi al seguito del ragazzo di Jill.
« svengo. » pigolo sgattaiolando alle sue spalle, e accartocciandomi per non farmi notare. Non ho nessuna confidenza con lei, me ne rendo conto solo dopo averle strapazzato un braccio; la lascio andare e scappo via, sedendomi in scivolata al tavolo di Grifondoro. Noir Varesco smette di piluccare la sua insalata scondita e mi guarda come si guarda una pazza.
***
Mi rannicchio nella poltrona, nascondendomi dietro ad un gigantesco volume di incantesimi che ho preso da poco in biblioteca. Forse avrei fatto meglio a diventare un’allevatrice di Puffskein, e non intestardirmi sulle aspettative dei miei genitori, studiando come una matta per diventare Auror.
Nella tasca dei jeans è appallottolata l’ultima lettera di Nate: tra una settimana tornerà in Inghilterra dopo tre mesi di addestramento in Turchia. Si è ustionato una mano lanciando un incantesimo sbagliato durante l’esame, ma si è preso il dovuto attestato di merito; ora completerà gli studi a casa, e tra qualche mese otterrà il suo titolo di Auror. Un’eternità di fatiche a cui mi sottoporrò anch’io tra non molto tempo, sempre che riesca a prendere cinque M.A.G.O.. In questo caso, avrò già un posto prenotato nella graduatoria di accesso all’Accademia, e spero di riuscire ad entrare in uno dei sette posti disponibili.
« argh! » sobbalzo quando sento sbattere forte una porta nel corridoio dei ragazzi; subito dopo, Garet Haslett spunta nella sala comune, insultando Sebastian, che lo insegue con aria esasperata. C’è tempesta nell’aria.
12/03/2008
"Partita di Quidditch. Ti aspetto,little." ,
Aedan si diverte a volte a lasciarmi biglietti di questo tipo, specie da quando siamo costretti ( per ovvi motivi ) a vederci meno rispetto al solito.
scendo velocemente, curiosa e smaniosa di vedere mio fratello a cavallo della sua scopa cacciare il boccino.
Sono certa che vincerà, come sempre.
Che io ne abbia memoria, ha sempre vinto quando io ho assistito alle sue partite.
Non che il Quidditch mi entusiasmi, ma senza dubbio è un modo differente di impiegare le mie giornate.
Siedo sugli spalti, le casate avversarie sono gremite di gente.
Corvonero contro Tassorosso. Ovviamente, a prescindere dagli elementi in gioco, la casata avversaria non riscontra le mie particolari simpatie.
Decido di non darci peso, concentrandomi sui pensieri che distolgono la mia attenzione dal resto, per qualche attimo.
Ci sono delle cose che devo capire. Delle cose alle quali devo smettere di rivolgere i miei sensi, comincia ad essere snervante.
Non ho tutto questo tempo da perdere, che si arrangino, queste parole che non riesco a pronunciare e che risultano perfino idiote, a mio dire.
Conscia del fatto che la logicità lineare nella mia mente, al momento, non esiste, torno alla realtà dei fatti osservando i giocatori scendere in campo.
Aedan in divisa si erge alto e statuario mentre sorregge la scopa con la mano sinistra, rivolgendomi un saluto al limite del grugnito nervoso, mai interrompere la sua concentrazione pre-partita.
Si rischia di incorrere in bofonchiamenti strani. Ma oggi non è giornata, se mi dicesse qualcosa, lo manderei irrimediabilmente a stendere.
La partita comincia, i bolidi partono, il boccino fugge via. I cacciatori si mettono velocemente al suo inseguimento mentre i compagni di squadra si impegnano a difendere, più o meno egregiamente, il risultato finale.
Diverse ore di esclamazioni stupite e punti rubati fin quando un fischio, forte, attira l'attenzione.
E nello stesso momento vedo Aedan scendere a terra, con grazia, tenendo fra le due dita il boccino d'oro.
Lo avevo detto.
" Che io ne abbia memoria..ha sempre vinto.Ha la competizione nel sangue.".
Aspetto, concedendomi qualche minuto di liberta vigilata dalla mia mente fastidiosamente iper- attiva al limite dell'irritabilità. Quando sento Aedan dare un buffetto sulla mia testa.
"eih" dico, sorridendo.
"eih a te" , risponde, pompandosi.
"Vista la partita?" chiede, come se non mi avesse notato sugli spalti.
"No guarda, ero lì a considerare quale piano può essere più azzeccato per conquistare il mondo" lo prendo in giro, mentre lui scompiglia la mia testa, in vena di scherzare.
Generalmente lo lascio fare, ma non sono in vena.
Lui aguzza lo sguardo, puntando i suoi occhi di ghiaccio dritti sui miei(senza dubbio più caldi).
"Parla" , esordisce, senza nemmeno premurarsi di chiedere se DAVVERO ci sia qualcosa che non va.
"Sempre il solito"protesto
" comunque non mi va proprio di..." non faccio in tempo a terminare la frase, che una giovane picchetta alla spalla di mio fratello, che le rivolge l'attenzione.
"Oh, Versten" le dice, con aria di commiato.Finto. Palesemente. Sembra sia ironico, con lei.Che sorride, facendo una smorfia.
"Pura fortuna,Lywelyn." , miagola, rispondendo allo scherzo.
Io la osservo, studiandone i tratti. Inutile dire che il mio pensiero si rivolge, fulmineo, al sospetto che balenava nella mia testa giorni prima, proprio quando discussi con Aedan della questione
"No ai mezzo sangue in relazione con i Lywelyn".
Deve essere lei, la ragazza che intendeva Jasper.
Mi pare che si chiami Julia.
Aspetto, Aedan prende la parola.
"Julia, voglio presentarti Scarlett", fa cenno rivolgendo la mano verso di me, per poi rimarcare dopo qualche secondo
"mia sorella", quasi volesse sottolinearlo di proposito.
Tombola,ho indovinato.
Io lo fulmino impercettibilmente con lo sguardo mentre lo rivolgo alternativamente alla giovane, che tende la mano.Una mano dalle dita affusolate che osservo prima di porgerle la mia.
"piacere." mi limito a dire, guardandola.
"Così, tu sei la sorella di Aedan" la sua constatazione risulta quasi rassicurata, o comunque, nel suo tono è nascosta qualcosa di cui ho difficoltà nella comprensione.
Certa che la sua non sia un'affermazione pronunciata a caso, sfilo la mano.
Che sia perchè ha mire su Aedan, o che sia per qualche altro motivo...sembra che gli occhi di questa ragazza nascondano qualcosa.
Qualcosa che mi incuriosisce, ma qualcosa che al tempo stesso...vedo così lontanamente, irrimediabilmente, drasticamente diverso da quella luce che brilla nei miei di occhi ( giusto per fare un confronto pratico.)
Mi congedo, velocemente. Allontanandomi guardinga mentre rivolgo loro un ulteriore sguardo. La situazione non mi convince. Quella ragazza non mi convince. Forse una discussione faccia a faccia con mio fratello, quando sarà possibile, servirà a schiarirmi le idee.
Adesso, non sono proprio in vena.
Raggiungo la sala comune dei Serpeverde, siedo su una poltrona. Estraniandomi dal mondo, mentre apro un libro del quale trangugio le parole una per una.
Verlaine. Uno dei miei preferiti. Un libro antico che mio padre mi ha regalato, dalla antica collezione di famiglia.
Sfoglio le pagine, scegliendo quale potrebbero essere i versi che fanno per me, quando la mia attenzione viene catturata da una voce maschile e da un leggero scombussolamento sul posto di fianco al mio.
“Eih, Scarlett” – ho il tempo di voltarmi e riconoscere il viso di Jasper Lewis.
“Ciao Jasp.” –rispondo, con garbo ma con distacco. Non ce l’ho con lui, ma non sono proprio in vena di relazioni interpersonali.
“Cosa leggi?”- mi chiede, ma dal tono della sua voce ho come l’impressione che la sua sia soltanto una domanda con il solo scopo di aprire una conversazione con altri fini.
Lo guardo, mostrando la copertina.
“Verlaine. Ma a te non interessa un emerito nulla.” – lo precedo –
“ in cosa posso aiutarti?” –chiedo, con un tono più gentile. In fondo, Jasper è una persona qui ad Hogwarts che mi piace sicuramente. Ed avere contrasti con lui, non mi avrebbe dato alcuna soddisfazione.
Lui sospira, evidentemente ci ho preso.
“ Beh, volevo chiederti alcune cose.” – mi conferma.
“ Ti ascolto” – rispondo, facendo cenno di continuare. Mentre mi sporgo per poggiare il libro sul tavolino di fronte.
“ Si tratta delle cose che hai detto a Edward…” – esordisce, a bassa voce.
Ma possibile che più mi sforzi di non pensare a Norwood e più il suo pensiero mi si schiaffa in faccia come onda malefica?
Siedo comodamente, cercando di mantenere freddezza. In modo che non si noti la mia indisposizione verso l’argomento [ che il mio io considera fin troppo interessante ].
“ Cosa…vuoi sapere? ” – chiedo, avendo ormai intrapreso la via della discussione.
Attendo, mentre Jasp si guarda in giro, per evitare che qualche impiccione si intrometta nel nostro chiacchiericcio fin troppo importante, e poi riprende:
“ Sono preoccupato”.
Ammetto il fatto di essere ipertesa. Ammetto il fatto di essere assolutamente snervata da questo silenzio imposto.
Ma ammetto anche il fatto che la causa, forse nemmeno casuale, del mio nervosismo ha una sola origine: Violet Traviston.
La stessa Travisto che, adesso, tiene la mia sciarpa fra le mani.
La sfilo, per nulla gentile, rivolgendole un
“Beh?” irritato.
Lei risponde a tono.
Se pensa che io abbassi lo sguardo, specie adesso che ho la possibilità di dirle quello che penso, si sbaglia di grosso.
E se, nei suoi pensieri è contemplato anche solo UN momento di vittoria nei miei confronti, è proprio fuori strada.
Mi minaccia, la piccola.
“ …dovrai passare prima sul mio cadavere” –miagola stizzita riferita a Edward.
Le sorrido, velenosa.
“ non ci sarà nulla di più piacevole se proprio ci tieni, Traviston. Attenta, non sfidare il fuoco. Potresti bruciarti.” – le sibilo lentamente, fissandola.
Lei si volta, incamminandosi con falcata pesante, sicuramente tipica di una persona irritata dalla mia risposta., scoppiare a ridere risulta naturale e mi fa decisamente bene.
Cerco di riprendere la compostezza, e la guardo, ormai di spalle, divertita.
“ brucia la paura, eh?” – mi allontano, volgendole le spalle a mia volta.
Una come lei, merita solo la cenere, nient’altro che la cenere.
11/03/2008

La discussione con mia sorella mi ha leggermente stordito.
Girando lungo i corridoi della scuola, quasi ne studiassi il perimetro, pensare è inevitabile.
Perché Scarlett considerava i babbani così impossibili da tollerare anche solo mentalmente, non sapevo spiegarmelo.
e non trovavo motivazione ancora meno nel fatto che avessi preoccupazioni riguardo al fatto che Julia potesse essere una di loro.
Non ho mai avuto una simile “allergia” verso i mezzo sangue.
Ed anche definirli così, a mio dire, era comunque una sciocca classificazione.
Appartenere ad una famiglia antica di purosangue, spesso, ti affibbia dei target, ai quali risulta quasi impossibile sfuggire.
Decido di non pensarci, sfuggendo volutamente alla mia mente vorticosa.
Sfoglio le pagine di un libro riletto milioni di volte, Hamlet. Lo trovo interessante, la divisione interiore di questo essere in conflitto con se stesso.
Essere, o non essere...
questo è il nodo: se sia più nobil animo
sopportar le fiondate e le frecciate
d'una sorte oltraggiosa,
o armarsi contro un mare di sciagure,
e contrastandole finir con esse.
Morire... addormentarsi: nulla più.
E con un sonno dirsi di por fine
alle doglie del cuore e ai mille mali
che da natura eredita la carne.
Chiudo il libro,pesantemente.
Capisco la sorte avversa. Ma che anche la letteratura ci si metta è una cosa che mi manda in bestia.
Mi alzo, con ampia falcata mi avvio nella mia stanza, richiudendo pesantemente la porta.
Ancora nessuno dei miei compagni di dormitorio è dentro, meglio.
Chino sul lavabo sciacquo la mia faccia. Osservo allo specchio la linea del mio viso.
Morir... dormire, e poi sognare, forse...
Già, ma qui si dismaga l'intelletto:
perché dentro quel sonno della morte
quali sogni ci possono venire,
quando ci fossimo scrollati via
da questo nostro fastidioso involucro?
Ecco il pensiero che deve arrestarci.
Ecco il dubbio che fa così longevo
il nostro vivere in tal miseria.
Se no, chi s'indurrebbe a sopportare
le frustate e i malanni della vita,
le angherie dei tiranni,
il borioso linguaggio dei superbi,
le pene dell'amore disprezzato,
le remore nell'applicar le leggi,
l'arroganza dei pubblici poteri,
gli oltraggi fatti dagli immeritevoli
al merito paziente,
quand'uno, di sua mano, d'un solo colpo
potrebbe firmar subito alla vita
la quietanza, sul filo d'un pugnale?
E che nervi cronici. Guardo fuori dalla finestra che da sul cortile. Silenzioso osservo quella figura che tanto causa questi dubbi che non riesco a spiegare, che non riesco a decifrare. Vorrei non avere questo peso addosso.
Questo dubbio senza nome.
Cosa c’entra, CON ME, la Versten.
Perché le parole di Scarlett mi hanno segnato, in qualche modo ferito, forse agitato.
Me lo chiedo da ore, ormai, senza trovare risposta.

Odio, detesto non avere alternative valide ad uno stato che non comprendo.
Scendo di corsa, di nuovo in sala comune, prima di salutare come un fulmine pianto una mano sul libro di Scarlett, intenta a leggere.
“Dobbiamo parlare” – le dico, con un tono poco gentile.
Lei mi guarda, stizzita.
“Con calma e per favore” – ribatte la mia richiesta. Innervosito, sorrido ironico.
“Ok, con calma e per favore,dobbiamo parlare” – sfilo il suo volume dalle dita, chiudendolo, sedendomi di fronte a lei.
Riprendo.
“Spiegami. Perché io non capisco. Che problema ci sarebbe se Julia fosse una mezzosangue? ” – domando, quasi esasperato.
“ che problema c’è?????” – Scarlett si altera.
“Aedan, ma ti rendi conto di quello che chiedi????? ” – la sua è quasi un’imprecazione,mentre mi fissa.
“ che costa sto chiedendo? ” – le inveisco contro, moderando comunque la voce.
“ Aedan! Non puoi nemmeno pensare di mischiare il TUO sangue con qualcuno che non ne sia degno, con qualcuno che non sia puro! Ma non ti da il ribrezzo anche solo il pensiero di farlo? ” – sento l’ostilità nella sua voce.
Rifletto, prima di rispondere.
“Scarl, è questione di punti di vista.”- le dico, arginando il discorso.
“No, è questione di cervello, Aedan, e spero tanto che ti torni in fretta. ”
La guardo, per poi sorridere.
E’ mia sorella, ed in fondo capisco che sia in un certo senso, preoccupata.
Sebbene le sue idee mi preoccupino.
Le bacio la guancia, alzandomi dalla sedia “torno a studiare, sorellina.”
“Non farmi scherzi, Ae. Sai che tengo a te più della mia vita” – mi sussurra, vicina alla mia guancia.
Intenerito le accarezzo i capelli, tornando ai miei pensieri.
No, la Versten non può scatenare simili dubbi, in me.
Rientro in camera, silenzioso e gelido, portandomi su un letto dal sapore dolce, quasi di miele, per il mio corpo stanco.
Riapro l’Amleto, concentrandomi sul relax completo della mia mente:
E chi vorrebbe trascinarsi dietro
questi fardelli, e gemere e sudare
sotto il peso d'un'esistenza grama,
se il timore di un "che" dopo la morte
- quella regione oscura, inesplorata,
dai cui confini non v'è viaggiatore
che ritorni - non intrigasse tanto
la volontà, da indurci a sopportare
quei mali che già abbiamo,
piuttosto che a volar, nell'aldilà,
incontro ad altri mali sconosciuti?
Ed è così che la nostra coscienza
ci fa vili; è così che si scolora
al pallido riflesso del pensiero
il nativo colore del coraggio,
ed alte imprese e di grande momento,
a cagione di questo, si disviano
e perdono anche il nome dell'azione.
Chiudo, ancora una volta, il libro. Infastidito rivolgo le spalle alla finestra.
No, la Versten non può darmi simili dubbi, mi dico.
Scivolando nel sonno, un sonno di liberazione, almeno momentanea, per la mia coscienza.
09/03/2008

Vento in faccia. L’aria che corre più veloce di me, e in direzione opposta; mi sferza la faccia, il gelo mi arriva fino alle ossa. Stacco le dita dalla scopa, con cautela, sbilanciandomi all’indietro per rispondere alla chiamata di Jasper.
Un battitore Tassorosso mi sfreccia davanti, cercando di deviarmi addosso un bolide; mi scanso, prendendo per un pelo la Pluffa, che mi ricade in mano all’ultimo momento. Vedo gli anelli, dritti davanti a me; il portiere si agita e si muove a ogni mio millimetrico spostamento, e attorno a me e alla mia palla si agitano due intere squadre di Quidditch. E’ il momento. Mi alzo sopra le teste degli altri, e sollevo il braccio con un immenso sforzo per non farmela portare via dal vento. Carico. La Pluffa si stacca dalle mie dita, con lo slancio necessario per volare in linea retta verso l’anello centrale. Mi fermo, seguendo con lo sguardo la traiettoria disegnata dalla sfera rossa nell’aria. Un battito di ciglia. Un respiro, appena.
E va dentro.
Il tempo si scioglie ed esplode insieme al grido di trionfo del pubblico sugli spalti. Faccio virare la scopa e ritorno lentamente indietro, spostandomi verso il centro del campo con uno zig-zag nell’aria. Al mio fianco sfreccia Wellington, che agita la mazza in una mano e solleva il pollice dell’altra, per poi gettarsi in picchiata verso un bolide un po’ più in basso.
Quest’anno la coppa è nostra; abbiamo vinto tutte le partite, tranne un pareggio con i Grifondoro. Non si può dire che sia presto per parlare, visto che siamo quasi alla fine del campionato. Dopo il fischio, riparte il gioco, e quasi contemporaneamente si fa largo una pioggerellina fine e fastidiosa, che mi fa appiccicare i capelli alla faccia e m’impedisce di vedere correttamente. Mi piace il Quidditch; mi rilassa, mi tiene allenata, e mi garantisce una posizione sociale di un certo livello mi diverte parecchio; sono in squadra da quando ero al quarto, e non credo di aver mai perso una sola partita o un allenamento. Certo, senza considerare i miei epocali ritardi.
Davanti a me, un cacciatore avversario notevolmente impedito si fa cadere la palla di mano con un atto di carità quasi commovente nei nostri confronti; sotto di me sfreccia Jefferson Lennard, o Jeff, mio compagno di squadra e amico di Tom Riddle. Prende al volo la Pluffa, schivando in tutta fretta i giocatori che gli si gettano addosso, tentando di prendergli la palla. Lo inseguo, allontanandoli come posso e cercando di distrarli, mentre lui si getta verso la porta. E’ un ragazzo simpatico, Jeff, e decisamente alla mano, rispetto alla media degli amici del nostro amato Caposcuola. E’ stato uno dei pochi che si è comportato amichevolmente nei miei confronti anche quando ero ‘sotto esame’ in quanto novellina.
Tre fischi. Qualcuno ha preso il boccino.
Tassorosso, a quanto pare: l’arbitro, Madame Wasp, parla concitatamente con i cercatori e altri giocatori che fluttuano attorno a lei. La situazione mi risulta chiara solo quando solleva le mani e annuncia i punteggi: a quanto pare, abbiamo fatto abbastanza punti da ottenere comunque la vittoria. Geert, come sempre il più gaio della situazione, scende già verso gli spogliatoi sventolando la sua mazza come un trofeo.
Sto tranquillamente a mezz’aria, quando mi viene praticamente addosso una tassorosso bionda; non posso esimermi dal darle uno spintone, facendola tremare sulla scopa, sul punto di fare un volo di almeno una decina di metri, un rischio ben più grosso di quello a cui lei ha esposto me. Maledetta idiota, deve imparare a guardare dove va.
A mia volta, scivolo verso l’ingresso degli spogliatoi, mentre sulla faccia mi scorrono copiosi i rivoli di pioggia.
Con un’espressione disgustosa sul viso, Lenore mi osserva da dietro le spalle di Tom Riddle. La situazione potrebbe essere scambiata per un colloquio di lavoro, in effetti, se non fosse che il mio presunto capo ha un anno in più di me e mi ha convocata per ben altri fini. Da quando Tom mi ha rivelato di sapere tutto riguardo a quello che avevo fatto a Medea, mi sono resa conto che in lui c’è qualcosa di molto speciale, e difficilmente rintracciabile in chiunque altro: ha un’ambizione smodata, e soprattutto un talento assolutamente superiore in qualsiasi campo. I miei bicchieri che esplodevano non erano altro che un pretesto per avvicinarmi, come poi ha confermato il mio inserimento nel suo club di giovani assassini. Non pensavo che il tentato omicidio della Diamond potesse portare risultati così positivi.
« Violet Ophelia Traviston, che piacere vederti. » sibila mellifluo, intrecciando le dita e posando i palmi sulla grossa scrivania di legno intarsiato della Sala Comune. Attorno a lui, sono raccolti i suoi pupilli, in silenzio perfetto e praticamente immobili. Io, invece, non riesco a trattenere dei movimenti convulsi, e tento di strapparmi le dita delle mani a furia di tormentarle, nascoste dietro la schiena.
« Anche per me, Tom. » mento, ma suppongo non si aspetti niente di diverso da me; le sue capacità di percezione devono avergli già consentito di scandagliare il mio cervello meglio di quanto io stessa abbia mai fatto. Mi osserva per qualche istante, in silenzio; quando ricomincia a parlare, sembra ancor più pacato del solito, quasi professionale.
« So che la nuova arrivata ti crea dei problemi, non è così? » il suo sguardo vacuo, privo di espressione, si dirige dritto nei miei occhi. Sono costretta ad interrompere il contatto visivo.
« Parli di Scarlett Lywelyn? Credo che sia io a creare problemi a lei. » sono impertinente, forse, ma non reagisce in alcun modo. Antonin Dolohov, alle sue spalle, si dondola sulle gambe di un antico scranno, sonnecchiando.
« Non crearti nemici, Violet. » quasi sibila, ghignando e sporgendosi in avanti, verso la sottoscritta. Non posso che ritirarmi, sprofondando nello schienale imbottito della poltroncina. In questo stesso momento, con un tonfo incredibile, Dolohov atterra di schiena sul pavimento, gambe all’aria, e la sedia sfracellata sotto il suo sedere. Riddle lo ignora. « conto su di te, perché i mezzosangue vengano mandati dove devono anche dopo che me ne sarò andato. » si alza in piedi, forse aspettando che gli stringa la mano. Non reagisco, invece, probabilmente perché sono troppo inquietata per farlo. « Lenore, accompagna Violet nella sua camera. Buona continuazione, mia cara. Dolohov, Lennard, andiamo. » si congeda per primo, scomparendo oltre la porta del dormitorio maschile con i suoi due amichetti alle spalle. La bella Lenore, invece, si accosta a me, sbattendo le ciglia; dietro ad un aspetto tanto dolce, si nasconde un carattere assassino, come ho potuto constatare.
« Non angosciarti troppo. » borbotta facendomi strada verso il dormitorio; è evidente che gli ordini di Tom non si discutano, visto che non ha fatto una piega e ora mi sta conducendo fino alla porta della mia stanza. « C’è tempo per lasciarti prendere dal panico, Violet.»
Familiare e gentile; non avevo mai pensato di poter considerare Lenore da questo punto di vista, ed ammetto che il suo supporto dopo la breve conversazione con Tom è stata una sorpresa davvero apprezzata.
Edward alza la testa dalla sua pergamena, sorridendomi; forti raggi di sole fanno scintillare il pulviscolo come coriandoli dorati, e trasformano i suoi occhi chiari in due specchi trasparenti. Allunga una mano, sfiorando il dorso della mia, finendo per ricominciare a scrivere con le dita ancora intrecciate alle mie. Non va bene, tra di noi; apparentemente siamo una coppia molto carina, alla faccia dell’intero globo terracqueo che va dietro al Bell’Edward, e non c’è l’ombra di un problema sui nostri volti. Ma è chiaro ad entrambi che non è la stessa cosa; non abbiamo litigato, non ne abbiamo mai parlato apertamente, ma la Lywelyn è chiaramente interessata a lui,e lui non fa niente per farle notare che è già impegnato. E che, oltretutto, non ha testa neanche per curarsi della sua ragazza; nell’ultima settimana avrei potuto benissimo definirmi single, e se non l’avessi cercato io avrebbe continuato ad ignorarmi e rimanere seduto con le gambe incrociate sul suo letto ad arrovellarsi su chissà quale dilemma, che ovviamente non mi vuole svelare.
« Edward .. hai ancora molto da fare? » cerco di attirare la sua attenzione con un sorriso languido, sperando che colga il sottotesto della mia domanda.
« Mmmh.. abbastanza. » sfilo la mano dalla sua: è davvero possibile che non capisca una sola parola di quello che dico? Gli darei un pugno in testa, e non esagero. Visto che, come ha dimostrato l’aggressione al Tassorosso biondo l’altro giorno, le scazzottate non sono più bandite dal raffinato mondo magico. Non insisto, e mi rimetto a leggere il mio libro con calma.
« Ciao Violet! » sento chiamare con un gridolino familiare; la mia cuginetta Roisin sta saltellando verso di me con estrema grazia, e un dolce sorriso sulle labbra. Ha un carattere davvero forte: non si è lasciata abbattere dall’arresto di suo fratello Lochlainn, reagendo con ancor più energia di quanto avrei fatto io nel mio momento migliore, e ignorando il fatto che mi sia lasciata prendere dalla disperazione. « Ciao, Edward! » trilla arrossendo visibilmente: probabilmente ha appena realizzato il suo sogno segreto, salutando Ed.
« Ciao, Roisin! » la saluto, depositandole un bacio in fronte. Si sistema il cravattino, guardando fisso verso di me per sforzarsi di non squagliarsi sul tavolo alla sola vista del Magnifico Edward.
« Ti va di venire a bere un thé con me? » non le voglio dire di no, e d’altronde posso cogliere l’occasione per testare l’interesse di Edward nei confronti della mia presenza.
« Ed, ti dà fastidio? » non risponde neppure, facendomi appena un cenno per congedarmi. Wow, sono colpita. Mi alzo di scatto, prendendo sottobraccio mia cugina. I suoi occhi, di una sfumatura di verde che non si differenzia minimamente da quella dei miei, e da quelli di tutti gli altri appartenenti al ceppo Traviston, si soffermano per un secondo sul mio ‘ragazzo’, ed è l’ultima cosa che fa prima di trascinarmi via, verso la Sala Grande.
« Beh? » abbaia Scarlett Lywelyn, strappandomi di mano una sciarpa violetto che ho trovato abbandonata sul pavimento e che ho raccolto. Immagino che la mia faccia sia più che attonita: in un istante catturo la mia faccia stupita nel riflesso dello specchio alle sue spalle. Lei sta emettendo vapori dalle orecchie, sventolando la sciarpa sopra la testa. Nel vedere che non reagisco, si immobilizza. Vedo il suo cervellino striminzito che lavora a massima velocità per cercare qualcosa da dire. « Ti pare il modo?»
« La prossima volta la butterò giù dalla finestra, al posto di raccoglierla. » rispondo con un sorriso sornione, spostandomi verso il mio letto e distogliendo lo sguardo dal suo faccino da gattamorta. Non sono dell’umore per usare la diplomazia, mi auguro che l’abbia capito.
« Cos’hai da fare la stronzetta? » non cede, continua a fare l’arcigna.
« Devo risponderti? »
« Beh! » evidentemente questo monosillabo è la sua passione, oppure si crede una pecora. E in ogni caso, non si è resa conto che potrei azzannarla, se solo dicesse una parola di troppo.
« Tu fai la gattamorta, io faccio la stronza. » ribatto placidamente, piegando una montagna di vestiti che sono ammonticchiati sul letto.
« Cosa staresti insinuando? » la trucido con lo sguardo, sbattendo tre camicie nel baule e richiudendolo con un gran sbattere di legno massiccio.
« Prima di portarti a letto Edward, dovrai passare sul mio cadavere. » evitiamo i mezzi termini, a questo punto, e andiamo dritte all’obiettivo. Tanto, prima o poi avrei dovuto dirglielo. Le sfilo davanti, infilando l’uscita e sgambettando verso la Sala Comune. « e vai a morire. » sibilo tra me e me, lanciando uno sguardo nello specchio della porta aperta.
07/03/2008
«Tu non farai proprio nulla» borbotta per l'ennesima volta Eugene, guardandomi torvo dal letto d'infermeria in cui è relegato da ieri notte, quando quel branco di essere incivili, di animali, al seguito di Riddle lo hanno ridotto a un cencio. Mi blocco, nel bel mezzo della mia camminata nervosa, guardandolo male.
«Tu non sei nelle condizioni di dirmi cosa devo o non devo fare» replico, gelido «Hanno veramente esagerato, Eugene, e non capisco come tu possa tollerarlo. E' semplicemente indecente che una cosa del genere succeda in questa scuola, sotto il naso di tutti, e nessuno dica niente. »
Mi inchioda con un'occhiata cupa, mentre riprende a parlare.
«Adesso datti una calmata» scandisce pacato, il volto non più tanto gonfio ma ancora bluastro di lividi non completamente assorbiti «E stammi a sentire» si solleva, mettendosi a sedere a fatica «Tu non farai un bel niente. Metteresti a repentaglio te, la tua coccinella e...» abbassa appena la voce «...e non di meno il club. Non è il caso. Non è tempo, non adesso.»
«Ma Eugene..» protesto, pronto a lanciarmi in una disputa filosofica se necessario. Non è proprio tollerabile quanto è accaduto.
«Carlisle, no.» mi interrompo di nuovo, scuotendo il capo «Tu non puoi capire. Loro.. loro sono principi del sangue e vogliono regnare su un mondo dove io e quelli come me non siamo inclusi. Punto, fine della storia. Giusto o sbagliato che sia, questa è la loro idea e nulla potrà cambiarla. Quindi fammi il favore di stare alla larga dalle stronzate, d'accordo?» conclude burbero, distogliendo lo sguardo e incrociando le braccia al petto.
Sospiro, lasciandomi cadere su una sedia accanto al letto. Lo sguardo cade su un pacco di biscotti abbandonato sul comodino, segno di visite: strano, dal momento che Eugene è un disastro in tutto ciò che implica conversazione e rapporti umani tanto quanto è dannatamente bravo a intonare un brano di Bach a prima vista.
«Chi è venuto a trovarti?» gli chiedo, afferrando un biscotto e porgendogliene un'altro. La melodia che aveva bozzato ha un brusco calo di tono, mentre arrossisce violentemente prendendo il dolcetto dalla mia mano.
Si concede un morso, prima di sussurrare un nome che si perde nell'infermeria vuota, tra le file di letti deserti.
«Jiulia.»
***
«Stai bene?»
«Mh?»
Gli occhi verdi di Jillian mi sorridono, spuntando da sopra la sciarpa bianca in cui si è infagottata.
E' incredibile quanto freddolosa sia questa ragazza, specie se si pensa a quanto arrossisce.
Le sorrido, stringendole la mano e intrecciando le dita alle sue, mentre si accoccola meglio sulle mie gambe, posando le testa contro la mia spalla.
«Sei pensieroso» riprende, premendo le labbra sul mio collo «Sicuro che vada tutto bene?»
«E' stata una lunga giornata» sospiro «E Lumacorno ci ha rifilato un compito in classe particolarmente odioso.»
«Mh» mugola, senza nemmeno prendere in considerazione l'idea di credermi. E infatti, dopo qualche attimo, riprende «Eugene come sta?»
Zan zan zan! Beccato.
«Io non riesco proprio a capire come tu possa essere così acuta quando si tratta degli altri e così cieca quando si tratta di te» commento con un sospiro, posandole un bacio sulla tempia. Non ribatte, abbozzando un sorrisetto dispiaciuto, mentre in realtà non lo è affatto. «Sta bene, comunque» inspiro a fondo, gonfiando le guance «Rassegnato all'idea che il suo è un destino inevitabile» soffio fuori tutta l'aria che ho nei polmoni, in uno sbuffo che va a scompigliarle qualche ciocca di capelli. Abbassa le palpebre, impedendomi di vedere cosa si rifletta nei suoi occhi, mentre si mordicchia una nocca pensierosa e inclina il capo di lato, posando la fronte contro la mia guancia.
«Sai cos'è?» inizia a dire, riaprendo gli occhi. Sono fissi su un punto lontano, vedono qualcosa che io non posso vedere, quasi imperscrutabili nel loro verde foglia «Per noi è impossibile capire il suo punto di vista.»
«In che senso?»
«Nel senso che noi non siamo come lui» faccio per ribattere, ma mi preme la mano libera sulla bocca, impedendomi di dire qualsiasi cosa «Quello che voglio dire, prima che tu mi faccia letteralmente esplodere, è che noi non viviamo la magia nel modo in cui la vive lui.» le lancio un'occhiata irritata, mentre lei non accenna a smuovere la mano dalla mia faccia «Noi siamo purosangue. E sono la prima a dire che tra purosangue e mezzosangue non ci sono differenze per quanto riguardo il potere magico e l'abilità con la bacchetta, ma lui è cresciuto convivendo con il pensiero fisso di essere insignificante agli occhi della comunità magica. E ritrovarsi in un ambiente dove i mezzosangue sono causa di scontri... beh, non deve essere piacevole.»
Mugolo qualcosa che si perde tra le sue dita.
«Vedi, a noi una cosa del genere, in questo contesto, non succederà mai. Se qualcuno ci attaccherà, sarà solo perché ci siamo schierati da una parte o dall'altra, non perché il nostro sangue porta tracce di origini babbane. Eugene... correggimi se sbaglio, ma mi da tanto l'idea di una persona molto sensibile e fondamentalmente insicura.» annuisco appena «Forse.. forse si sente in un qualche modo responsabile, ecco.»
Toglie la mano dalla mia bocca, lasciandomi libero di parlare, ma il suo sguardo è ancora lontano, perso nelle fila del suo ragionamento. Prendendole il mento tra le dita, la costringo a guardarmi.
«Anche ammesso che sia davvero così, resta il fatto che non è ammissibile quello che hanno fatto.» le dico, cercando di controllare la rabbia e la voce.
«Lo so» annuisce, abbozzando un sorriso «Per quanto grande possa essere, la pazienza non è infinita. Tutte le corde si spezzano, prima o poi»
«Io devo...»
«Tu non devi proprio nulla, da solo» mi ammonisce, inarcando le sopracciglia «Semmai NOI faremo qualcosa. Ne parleremo con Jiulia, alla prossima riunione.» dichiara, con un tono che non lascia dubbi sul fatto che la questione è chiusa.
«Ah, a proposito di Juls!» esclamo, alzandomi in piedi tutto d'un colpo. Jillian lancia un gridolino e si aggrappa al mio collo per non cadere, ritrovandosi all'improvviso in punta di piedi.
«Ma sei scemo?» mi urla in faccia, rossa fino alla punta delle orecchie. Non posso fare a meno di ridere, guadagnandomi un debole tentativo di pugno sul braccio. Ignoro il suo commento, riprendendo a parlare.
«Indovina chi è andata a trovare il nostro piccolo grillo cantore* con una scatola di biscotti fatti in casa?»
Apre la bocca per ribattere ma la precedo di qualche istante.
«Jiulia!»
La sua reazione è impagabile: la bocca si apre in una perfetta O colma di stupore, gli occhi si sgranano all'inverosimile e le mani salgono alle guance, dove rimangono ad incorniciare quella sembra una buffa caricatura della mia ragazza. Stringendole i polsi le abbasso le braccia, lasciandole un bacino sulla punta del naso.
«Tu sei finita nella casa sbagliata, lo sai? Saresti stata una perfetta Tassorosso.»
Non ha nemmeno bisogno di tradurre a parole l'occhiata che mi lancia, parla di se. L'acido muriatico è zucchero puro, a confronto.