05/07/2008
Qualche tempo prima del ballo
Il fatto è che potrei morire di curiosità. Nel senso che sono talmente portata a ficcanasare che il mio senso del pericolo viene
completamente meno. Non che avessi motivo di dubitare della buona fede di Carlisle, in ogni caso, ma penso che quel
Ci sono delle persone che vorrei farti conoscere buttato lì con indifferente distrazione l’avrei seguito anche se a lanciarlo fosse stata un chupacabra.
Ad ogni modo mi sono veramente immaginata di tutto, ma ad una porta che si materializza su un muro senza che nessuno abbia nemmeno pronunciato uno straccio di
Apriti sesamo non c’ero arrivata. Una ragazza collo di cigno che mi lancia un’occhiata clinica e mi tempesta di domande (in realtà non più di quattro o cinque, ma ad una velocità disarmante) dopo avermi fatto ingurgitare qualcosa che Carlisle mi chiarisce essere veritaserum. E poi dentro ad una stanza discretamente grande e
discretamente popolata. Per l’amor di tutti i Threstal (no, mai visto uno in vita mia, ma si vocifera
esistano veramente), qua dentro c’è chiunque! La ragazza di Carlisle apre verso di noi un sorriso che fa luce da sé, seduta poco lontano da Penny (assediato dalla minuscola Isabel) e Milo Ashmore, che lancia occhiate oserei dire al limite del diffidente alla ormai fantomatica Opal. E poi diverse persone che non posso conoscere se non di vista…
Carlisle mi fa cenno verso una delle sedie vuote nei dintorni di Annabel Bennett, che pare incuriosita come un gatto, gli occhi fissi sulla sorella di Ida, Julia.
Julia che apre un rapido sorriso verso i presenti, sfregandosi le nocche sul palmo della mano mentre raccoglie idee e parole.
”Sembra che ci stiamo espandendo” commenta a mezza voce, gentilmente, e pare che la cosa le faccia relativamente piacere. La ragazza delle domande a mitraglietta, in piedi accanto a lei, lancia un’occhiata aerea per la stanza, raccogliendo un rotolo di pergamena da un banco lì accanto.
”Il che non può che tornarci utile” osserva, prima di lanciarsi ad illustrare a noi
nuove reclute il punto della situazione seguita da un pratico resoconto sui recenti sviluppi e insorgere di nuovi problemi.
Quindi sì, se avessi avuto anche il minimo dubbio sulla finalità dell’inusuale appuntamento di Carlisle, questa Georgiana avrebbe prontamente provveduto a polverizzarlo. Sta di fatto che, bevendo quel siero e rispondendo in maniera soddisfacente alle domande, io e qualche altra fortunella (questa sera Annabel e Daisy) siamo ufficialmente entrate a far parte di quel club di tutela dei Mezzosangue che è il Fidelius.
“Contenta Polly?” domanda Carlisle dandomi un leggera pacchettino sulla spalla, mentre Georgiana chiude la riunione.
”Potevi dirmelo” sussurro, guardando furtivamente quello che mi si è presentato come Aedan Lywelyn (fratello di
quella Lywelyn)
”mi sarei messa carina”
”Parlando fuori dai denti” borbotta Daisy, guardando corrucciata lo zampettante e argenteo scoiattolo che Isabel ha invocato per dimostrazione
”mi sento un attimino in soggezione…”
Non mi sono mai trovata in una situazione più adatta per affermare che capisco quello che prova. Starsene qua, in cerchio attorno alla Sittenfeld, ascoltando le istruzioni che Georgiana ci impartisce per far scaturire anche solo un minimo guizzo perlato dalla punta della nostra bacchetta, devo dire, mette un po’ d’ansia. Soprattutto se attorno a noi sta un branco di altra gente, ormai avvezza nell’arte di
expecto-patronare a destra e a manca, che non aspetta altro se non di vederci tentare la prova del secolo.
”Alla fine non è niente d’impossibile” afferma Georgiana risoluta, dando enfasi alle proprie parole con un energico annuire, per poi rivolgere gli occhi da cervo verso noi tre
”Prego”
La signorina Harrington ha la straordinaria quanto inquietante capacità di essere volitiva pur rimanendo cortese. Insomma, qualcosa che suona molto come
un invito che non si può rifiutare. Annabel lancia un’occhiata indecifrabile a Daisy, ma dall’apertura innaturale delle sue palpebre posso facilmente dedurre che non crede che Georgiana possa essere
seriamente seria. E io stessa sono la prima ad indugiare, per cui la nostra incredibilmente giovane professoressa si sente in obbligo di incoraggiarci, allungando una mano verso Isabel, come se volesse mostrarcela.
”Avanti, basta solo pensare a qualcosa di piacevole!” ci incita, mentre lo scoiattolo si dissolve dolcemente nell’aere e la Sittenfeld arretra per fare posto ad una di noi tre.
Georgiana guarda insistentemente verso di noi, chiaramente non intenzionata a togliere la seduta fin quando qualcuna non si decida a prendere l’iniziativa. Così, sbuffando, precedo di una frazione di secondo Annabel nel prendere questa storica decisione.
”E va bene” dico col tono di una che sta parlando direttamente al suo sacco tirapugni, tirandomi su le maniche della camicia – considerevolmente stropicciata
”Allora, è molto semplice” continuo, armandomi di bacchetta e santa pazienza
”Basta solo pensare a qualcosa di piacevole…” faccio una flebile rotazione del polso
”Dunque, per esempio…per esempio quando i Tassorosso hanno vinto la Coppa delle Case!”
”Ahm…” Carlisle inarca un sopracciglio, guardandomi con perplessità, mentre sento Milo ridacchiarsela sotto i baffi
”Non credo che questo sia mai accaduto da quando siamo qua dentro io e te, Polly”
”E nemmeno prima” puntualizza stranamente Eugene
”Almeno, non di recente…”
”Oh, grazie tante ragazzi” borbotto contrariata, lasciando pesantemente cadere il braccio che avevo già teso in avanti
”Sarebbe venuto fuori un Patrono con i fiocchi…”
La cosa si fa ardua. Decisamente ardua. Tanto che Georgiana è costretta a dichiarare concluso l’incontro prima che anche una sola di noi tre riesca a produrre qualcosa di costruttivo.
”Proprio non capisco” dice Annabel pensosa, scuotendo il capo
”Io sono piena di ricordi felici!”
”Non è quello” rassicura Jillian
”Comunque è un incantesimo d’appello, piuttosto complesso…” sorride rincuorante
”Non è facile che riesca al primo colpo”
Mh, sarà…sta di fatto che di colpi, personalmente, ne ho sparati almeno una dozzina…
”Ah, quante sciocchezze” bofonchio, sprofondando un altro po’ nella poltrona. Dorothy sposta velocemente gli occhi a pesciolino da me a Costance, muovendo con discrezione la sua torre sulla scacchiera magica.
”Quanto sei pratica” fa di rimando Coco, il suo cavallo che affonda senza pietà gli zoccoli sulla zucca di uno sfortunato pedone bianco
”Insomma, alla fine dove sta il problema? L’anno scolastico finisce, non abbiamo nessun esame da preparare…possiamo anche goderci un ballo in santa pace!”
”Io credo potrebbe essere un’utile distrazione” Dot affonda la guancia in una mano, osservando distrattamente la scacchiera
”Non che abbia una particolare affinità con i vestiti da gran spolvero, però…”
”Secondo me non ha un senso logico, tutto questo” replico cocciutamente, portandomi le ginocchia al petto.
”Il problema di fondo è che non sai con chi venirci” Costance fa una smorfietta scherzosamente provocante, che ricambio con generosità.
”Oh, non dire baggianate! Se avessi voglia di venire a quella cretinata di ballo non avrei problemi ad invitare il primo che passa!”
”Meglio se è Milo Ashmore” sussurra con aria da comare Coco a Dot.
”Chi ha messo in giro questa voce?” m’informo con occhio scettico, il sopracciglio flesso, che Costance ignora bellamente, tornando a mettere legna sul fuoco.
”Comunque, non so se te lo hanno insegnato, ma da che mondo e mondo sono i ragazzi che invitano le ragazze, non viceversa”
”I ragazzi d’oggi non sono più quelli di una volta” faccio spallucce.
Bèh, in verità non è che Costance abbia proprio tutti,
tutti i torti… diciamo che, se buona parte di questa avversione per i balli concerne proprio il doversi impacchettare in inutili vestiti millefoglie (che per altro uno si deve anche ingegnare a cercare), una minima percentuale
potrebbe anche stare nel fatto che, sì, trovarsi un accompagnatore è fondamentalmente faticoso. Gli anni scorsi mi è capitato, quel paio di volte in cui è stato organizzato qualche evento del genere, di andarci col fratello di Costance. Poi lui si è trovato la ragazza, e i tempi d’oro sono finiti…
Non so chi abbia ideato questa fantasticheria dell’
allenamento di congedo ma, tutto sommato, è divertente. Se si tralascia il fatto che credo Leasley sia il sedicenne più prolisso che il pianeta terra abbia mai ospitato sulla sua crosta, e che un’occasione del genere richiede quasi necessariamente un discorso semi ufficioso…
Sta di fatto che questa fantomatica oratoria è durata quasi quanto l’allenamento stesso (
”Anche quest’anno non è andata particolarmente bene, ma ci siamo divertiti!”) e ho avuto bisogno di una doccia doppia per riprendermi. Non è un cattivo ragazzo, anzi, all’uopo è anche divertente, basta solo ricordarsi d’impedirgli oratorie. Ma, essendo che è il capitano della squadra, che adora chiacchierare e che di soddisfazioni atletiche gliene abbiamo date parecchio poche (con conseguenti pochi discorsi da fare), con quale cuore lo si potrebbe privare anche di qualche solenne parolina di fine anno? Persino io, che ho una riserva di pazienza non troppo generosa, non me la sentirei. Però, quando sono uscita dalla doccia, avvoltolata in un fantastico asciugamano della nonna grande come gli Stati Uniti, e me lo sono ritrovata lì davanti – ancora intento ad asciugare i capelli con un panno – del tutto intenzionato a lanciarsi in altri improponibili sleghi, non ce l’ho proprio più fatta.
”Hai già qualcuno da portare al ballo, Lee?” gli ho chiesto spiccia, troncando sul nascere il suo rimpiangere quel paio di elementi che abbandonano la squadra con i M.A.G.O.
”No” ha risposto senza battere ciglio, facendo spallucce
”Volevo invitare Loretta, ma ha già un accompagnatore…”
”Scordati la tua Loretta” l’ho ammonito perentoria, e mi sono ritrovata con un fantastico cavaliere dalla chiacchiera estremamente facile da portare al ballo. Se non altro saprò come ingannare il tempo…
Una volta eliminato il problema
cavaliere si propone quello
vestito.
”Penso potrei sistemare un po’ la camicia da notte” dico, scherzosa fino a un certo punto, mentre esco dalla Stanza delle Necessità assieme ad Annabel.
Le nostre pratiche col Patronus non portano ancora frutti apprezzabili. La Bennett è l’unica che è riuscita a fare sputacchiare qualcosa di semi consistente alla propria bacchetta. Non riesco a capire quale sia il problema. Come dice Georgiana, alla fine, non è poi così complesso: un movimento molto elementare col polso, una formula semplice da pronunciare con convinzione e un pensiero felice a cui aggrapparsi.
”Tu hai mai provato a invocare un Patronus?” domando a Costance una volta raggiunta la tavolata Tassorosso per la cena. Carlisle mi lancia un’occhiata d’avvertenza di sottecchi, che io ignoro. Certo che non ho nessuna intenzione di raccontare tutta la storia del Fidelius a Coco! Semplicemente sarei curiosa di sapere se lei, che anche se è finita tra i tassi è sempre stata discretamente solerte nell’apprendimento, ce l’ha mai fatta. Costance mi guarda come se le stessi suggerendo di condire la sua insalata di frutta con della senape.
”E perché avrei dovuto?” domanda dubbiosa. Faccio spallucce, tornando ad occuparmi del mio cibo.
”Bèh, così” mi defilo
”Sembra una cosa divertente”
Milo scoppia a ridere
”Peccato che Georgiana non sia qui ad ascoltarti”, frase che termina in un
ouch soffocato dopo un movimento sospetto da parte di Carlisle, che ho come il dubbio abbia centrato in pieno lo stinco del suo compare con un calcio relativamente discreto.
La sera del ballo
Ce l’ho fatta! La mia fantastica scimmietta è venuta fuori dalla bacchetta e ha anche saltellato in giro per qualche metro prima di dissolversi in un batuffolo di brillantini. Certo, non è il Patrono più vigoroso che si sia mai visto, ma avrà modo di crescere, immagino.
”Lo chiamerò Einstein!” ho annunciato, in preda all’entusiasmo.
”Perché mai dovresti dare un nome ad un Patronus!” ha obiettato Opal, piuttosto stranita da quell’eccesso di zelo.
Bèh, è che non mi capita spesso di raggiungere
traguardi del genere in ambito magico. Insomma, un incantesimo d’appello! E io sono riuscita ad eseguirlo! Ovviamente con i dovuti tempi, ma come si dice finché c’è vita c’è speranza, e prima o poi, con calma e senza fretta, ce la facciamo tutti.
Sono così su di giri per la mia scimmietta (e sono così frustrata perché non posso urlarlo a mezzo mondo), che quasi non mi accorgo nemmeno di tutto il trambusto che riempie i dormitori femminili, in queste ore prima dell’inizio del fatidico ballo.
”Accidenti!” Costance è isterica
”Che diavolo ha questa chiusura?”
”Tesoro, dubito sia la chiusura” punzecchia Ursula, intrufolata in una camera non sua.
Non so perché la gente si metta dietro con i preparativi tanto tempo prima. Va poi a finire che, quando è ora di uscire, la maggior parte gli accorgimenti di belletteria apportati al proprio personale durante queste agonizzanti ore se ne sono già andati a ramengo (vedi trucco sbavato, capelli in disordine, ripresina dell’ultimo minuto che cede rovinosamente…). Dal canto mio ho adottato il metodo
fai una doccia e rilassati, e me ne sto da venti minuti buoni a contemplare beata il rivestimento del baldacchino, mentre quelle altre ocarine fanno un pollaio della miseria.
”Polly! Vuoi muovere quel tuo sederino?” mi richiamano all’ordine
”Ma ce l’hai uno straccio di vestito da metterti?”
”Ho rimediato un cavaliere, vuoi che non abbia un vestito?” e, siccome mi provocano, mi butto giù dal letto, spalanco con molta poca grazia il baule, e tiro fuori il vestito che mi sono fatta spedire dalla mamma. È un po’ sgualcito, perché per dargli un’occhiata ho disfatto il pacco con cui mi era arrivato e non sono più stata capace di piegarlo, ma basta un colpo di bacchetta e…
”Ma cos’è” fa Costance piatta, totalmente priva d’espressione, guardando il vestito con occhio vacuo
”una tovaglia?”
Dorothy la guarda interrogativa, esordendo con un flebile
”Oh, Coco…”
”Mannò!” esclamo, guardandola torva, per poi sorridere placida riportando gli occhi sul mio abito
”Era una tenda. Ma mia nonna è una sarta eccezionale, non ti pare?”
”Per Merlino, Polly!” Costance sembra quasi esasperata mentre Ursula se la ride
”Potresti prendere le cose un attimino più sul serio, ogni tanto?”
Leasley non è solo il più prolisso, ma – e grazie al cielo, in momenti come questi – anche il più
lento adolescente del pianeta. Così, quando esco in Sala Comune in netto ritardo rispetto alle mie compagne, lo pesco mentre sta per abbandonarsi su una delle poltrone, probabilmente appena uscito dalla camera.
”Allora?” dico con un’occhiata alla
guarda che so perfettamente che sei arrivato prima di me solo per pura fortuna. Leasley mi fa uno dei suoi mastodontici sorrisi giulivi, riacquistando l’equilibrio dopo quella scomoda manovra per rinunciare alla comoda seduta.
”Allora?” ripete, per poi aggiungere un allegro
”Come siamo carine!”
Faccio una smorfietta divertita, puntellando le mani sui fianchi e guardandolo di sottecchi
”Frase di rito?” lo pungolo sorniona.
”Frase di rito” ammette lui, porgendomi il braccio, al quale mi aggrappo come la mia scimmietta argentata
”Bèh grazie” replico
”Apprezzo lo sforzo”
La Sala Grande è una piazza piena di coriandoli. I balli sono sempre una sfilata di colori che farebbe invidia ad Arlecchino, anche se questa sera pare che il rosa – antico, confetto, shocking… - vada per la maggiore.
Dopo un deflagrante tentativo di approcciarci alla pista ho suggerito a Leasley di piantare le tende il più lontano possibile da quel vorticoso svolazzare di gonne. Così abbiamo preferito farci una simpatica passeggiata (non priva di ostacoli) in giro per il salone e fermarci a fare due chiacchiere su chi di conosciuto incontravamo sui nostri passi. Ho incrociato parecchie reclute del Fidelius a inizio serata, tutti quanti abbastanza ottimisti a giudicare dai sorrisi. Anche se poi, è bastata un’occhiata a Julia per capire che sì, ottimisti va bene, ma non è mai il caso di abbassare la guardia. Raggiante e tesa al contempo, anche se ancora senza moventi d’allarme. Ed è filato effettivamente tutto più o meno liscio fino ad adesso.
Milo esce dalla folla a passo svelto, quasi impassibile, come se tutto fosse normale, anche se ha più fretta del solito. Mi urta con un braccio, si ferma a sincerarsi su come stia.
”Scusa” dice
”Non ti avevo vista”
”Che succede?” ficcanaso fino al midollo sì, ma tutta questa fretta in una persona come Milo mi mette qualche pulce. Lui mi guarda un attimo come per decidere il da farsi, poi lancia un’occhiata nei paraggi e, una volta constatato che Leasley si è perso a parlare con terzi, mormora un
”Julia e Riddle. Si sono dati meta nella Foresta”
Spalanco gli occhi oltre misura.
”COSA?” esclamo, forse a voce un po’ alta, perché Milo ricorre prontamente ad un discreto
shhhh di cui io prendo atto, e continuo ad indagare a voce bassa
”E adesso?”
”Adesso le serve una mano” ribatte lui, e nel tono ricompare tutta la fretta del suo passo.
”Vengo anche io!”
”No” è talmente tassativo che mi spiazza, e probabilmente se ne accorge
”No Polly, tu non…il tuo Patronus è ancora troppo debole, gli altri incantesimi…”
Sbuffo, incrociando le braccia.
”Mi stai tagliando fuori per la mia incapacità magica?” chiedo, scura in volto.
”Qualcosa del genere, sì” replica gentilmente.
”Questa è discriminazione”
”Questa è prevenzione, Polly”
Bofonchio, corrucciandomi. Purtroppo, c’è poco da blaterare e cercare punti a mio favore, in questo caso Milo non ha tutti i torti. Il mio livello magico non è certo all’altezza di persone come Georgiana o Julia, e molti Serpeverde sospettati di star dietro le sottane di Riddle hanno fama ottima in campo d’incantesimi, qua a scuola. Lo so, calpestare l’ego fa male, ma non è il caso di fare i ciuchi questa sera.
”E va bene, va bene” sbotto, un po’ impermalosita
”Ma fate i bravi, intesi?”
Milo sorride, annuisce.
”Vedi che infondo non sei proprio così testa dura” dice soddisfatto, e fa per andarsene.
”Ehi, Milo!” lo richiamo all’ordine, prima che venga risucchiato una volta per tutte da questa bolgia infernale.
”Che c’è?”
”Buona fortuna”
03/07/2008
Mi guardo allo specchio per una frazione di secondo, per poi tornare lentamente al mio letto e sbuffare. Per la ventesima volta in dieci minuti.
“Insomma questo vestito non mi sta bene!” dico mentre afferro con le dita questo pezzo di stoffa che mi angoscia cosi` tanto, per togliermelo e buttarlo sul letto con rabbia. E` marrone. Un vestito marrone, che mi casca stranamente sul corpo, creando l’illusione di due taglie in piu`. Poi come potrei mai mettere un vestito marrone con dei tacchi neri? Non si e` mai vista una cosa del genere.
“Ho deciso, non vado al ballo. Max stara` dieci volte meglio senza di me d’altronde” dico alle mie due amiche, che nei loro vestiti strabilianti si stanno truccando davanti allo specchio. Lory indossa un vestito con scollo a V, drappeggiato perfettamente sul suo corpo, di una seta di mille colori, che si alternano e si rincorrono e si fondono dolcemente. E` l’espressione dell’allegria. Susan ha un elegante (e corto) abito cocktail nero, che ha accessoriato benissimo, con una clutch nera e argento, e delle vertiginose pumps argento. Io sono l’unica che sembra stia andando ad un ballo in maschera come “la-strega-scoordinata-di-turno”.
“No!! Dai ti prego devi venire!” dice Susan, sedendosi accanto a me sul letto “Il vestito non e` poi cosi` male...” Sembra moooooolto convinta. Sbuffo e affondo il viso nel cuscino.
Toc Toc Toc
Conosco quel rumore, e potrebbe essere la mia salvezza. Mi giro ed apro la finestra. Entrano due affaticati gufi che transportano un pacchetto alquanto pesante. Lo apro cercando di reprimere le speranze, magari e` solo un’illusione...Ma non lo e`! Con le mani che tremano tiro fuori un vestitino rosa adorabile, senza spalline e con un fiocchetto davanti. Continuo a scavare nel pacchetto e trovo delle peep toe grigie. Indosso il vestito e le peep toe e vanno proprio benissimo insieme.
“Guarda qua!” grida Lory tirando fuori dal pacchetto una clutch beige carinissima. La prendo e mi specchio. Cavolo. Sto proprio bene. Mamma e` proprio la mia salvezza. Dopo il ballo dovro` ringraziarla tremila volte.
Mezz’ora dopo
Mi alzo sulle punte dei piedi, cercando fra la montagna di gente il mio “cavaliere”. Bleah. Mi viene proprio voglia di entrare nella mischia e ballare, senza dover aspettare uno stupido cavaliere o niente del genere. Odio questo tipo di cose cosi` smielate. Susan si e` gia` dileguata con il suo ultimo flirt nonche` suo cavaliere al ballo, e io e Lory siamo in piedi sull’ultimo gradino della scalinata, facendo la figura delle patetiche.
“Eccoli!” grida Lory, indicando un punto in mezzo alla Sala Grande. Stringo gli occhi, ma non riesco a distinguere ne` Max ne` Robbie “Eccoli! Ragazzi ciao!!”. Improvvisamente li vedo, si girano allo stesso tempo e si avvicinano a noi. Ma non posso credere ai miei occhi. Max si e` fatto biondo, e si e` spostato quella stupida frangetta. Finalmente posso vedere bene i suoi occhi. E` bellissimo, spettacolare.
“Ciao” dicono Max e Robbie all’unisono. Max si avvicina e mi bacia sulla guancia rapidamente. Sento che Lory lo sta fissando, impressionata anche lei da quel cambiamento cosi` drastico.
“Perche` non ti metti cosi` tutti i giorni a scuola?” chiede la mia amica a bocca aperta.
Lui ridacchia, spettinandosi con un gesto della mano la sua nuova chioma bionda.
“Boh. Non ci ho mai pensato davvero”. C’e` una pausa imbarazzante, ma poi Robbie chiede a Lory di ballare e cosi` anche Max si scioglie. Ci spostiamo piu` al centro della pista, dove con la coda dell’occhio vedo Julia e il famoso Tom Riddle che stizziti ballano insieme. Sono stati eletti Miss e Mister Hogwarts, ma e` ovvio che non si simpatizzano per niente. Ma Julia e Tom mi deconcentrano solo per un secondo, perche` tutta la mia attenzione e` su Max. E anche l’attenzione di altre ragazze che, intorno a noi, ballano sfrenatamente per cercare di farsi notare. Evidentemente il suo cambio di look non ha colpito solo me e Lory. Max continua a ballare nel suo mondo, sorridendomi di quando in quando, ma le ragazzine iniziano a stargli sui nervi e avvicinandosi a me mi sussurra: “Vuoi uscire un attimo?”. Mentre con la mano mi guida verso il portone scorgo fra la folla una Susan a bocca aperta, che con gesti esagerati indica il mio cavaliere. So che discorsetto mi fara` dopo. Fuori l’aria e` tagliente, e` primavera ma fa ancora freddo, mi stringo le spalle e Max, che coglie al volo il mio gesto, mi offre la sua giacca. Stiamo un po` imbarazzati, impalati davanti al castello, da dove ci arriva il suono offuscato e represso della musica nella sala da ballo.
“E` incredibile quanto poco ti conosco Max” dico mentre lo guardo. E` incredibile che io lo abbia come cavaliere, e` troppo troppo bello per me. Pero` questo non lo dico.
“Gia` hai ragione. Ma io un po` ti conosco”.
Cosa? Questo non mi risulta, l’unica volta che gli ho parlato e` stato l’altro giorno quando stava fumando. Basta. Lui legge la mia espressione interrogativa.
“In realta` e` da un po` che ti ho notata, sei molto carina, e poi ti ho sentita anche in biblioteca e in Sala Grande, sei dolce, ti distingui dalle tue compagne. Non sei come Susan per esempio, infatti e` stato piu` facile parlare con lei della....della mia cotta”
Sono sicura che in quel momento avevo gli occhi da ebete, perche` cio` che diceva faceva poco o nessun senso. Lui, una cotta per me?
“Ma...ma...com’e`...” balbetto, ancora convinta profondamente che sia tutta una presa in giro, e di veder spuntare dal nulla Lory, Susan e Robbie, che mi prenderanno in giro a vita per esserci cascata.
Ma quel suo bacio, quel suo bacio non e` una presa in giro. E` sul serio quel suo bacio. E vorrei tenermi Max per sempre legato alle mie labbra. In un bacio lento e continuo.
Nota dall'autrice: Siccome la mia posizione nel gdb il prossimo anno e` traballante per il momento Max non sara` un png. Se il prossimo anno riesco a postare regolarmente di nuovo allora e` ovvio che lo sara`!! XD e` troppo bello...
ps: ho fatto un piccolo set su polyvore di cio` che alexa mette al ballo ecco il link se vi interessa: http://www.polyvore.com/cgi/set?id=2186878
30/06/2008
Il corridoio e` buio, le lampade ad olio ai muri formano ombre che si susseguono sul tappeto persiano per terra, illuminando fiori rossi o leoni dalle fauci aperte. Mentre cammino sulla punta dei piedi, guardandomi intorno circospetta, mi balena per un attimo il pensiero che non ne vale la pena. Guardo Susan negli occhi in cerca forse di un segno che mi rassicuri, ma anche lei sembra poco convinta della nostra missione “ruba-cibo-dalla-cucina-per-sleepover”. Il solo pensiero di una banda di elfi domestici che ci sorprendono rovistando nella dispensa mi fa rabbrividire. Gia` li vedo con il mattarello in mano, pronti a cacciarci via a suon di “mattarellate”.
“Forse dovremmo tornare” sussurro all’orecchio di Susan, che si e` accostata alla pesante porta che segna l’entrata della cucina.
“Dai Alexa, facciamoci coraggio, massimo mettiamo in atto una fuga rocambolesca, tanto i dormitori dei Tassorosso sono qua vicino”. Sospiro profondamente e annuisco in sengo di approvazione. Susan lentamente inizia a spingere il portone, stranamente non e` chiuso a chiave. Poso la mia mano sulla sua, fermandola.
“Non e` che stanno ancora la` dentro?”.
Susan mi squadra arrabbiata e subito mi zittisco, girandomi dall’altra parte mentre lei apre la porta. Qualche scricchiolio dopo siamo dentro una sala buia, dove a malapena si possono distinguere i fornelli e i tavoli.
“Lumos” sussurra Susan prima che la possa fermare. Una debole fiamma di luce fuoriesce dalla punta della sua bacchetta, illuminando la cucina, pulita a fondo e lucidata dagli elfi. Con sollievo vedo che non si trovano in cucina, probabilmente staranno in una stanza contigua a dormire. Meglio per noi. Ci avviamo alla dispensa, e Susan alza la bacchetta per illuminare scaffali e scaffali pieni di ogni tipo di cibo, dagli insaccati alle brioche, dal pane ai succhi di frutta. Prendiamo poco, nonostante la tentazione di arraffare il piu` possibile e` grande, ma non vogliamo che gli elfi si accorgano del furto. Susan mi fa un segno con la testa e insieme ci incamminiamo verso il portone, ma cercando di tenere la bacchetta in mano per illuminare la via Susan fa cadere una pesante barretta di cioccolato, che nel silenzio mortale della cucina provoca un rumore metallico che rimbalza dai muri. Immediatamente si accende una luce nello stanzino dietro la cucina dove dormono alcuni elfi. Leggo la paura negli occhi di Susan. Questo e` il momento della fuga rocambolesca. Cosi`, con le mani piene di cibo e bibite, corriamo verso il portone. Ma la luce della bacchetta si affievolisce di colpo e Susan inciampa proprio sulla barretta di cioccolato, rotolando per terra in modo penoso. La scena e` cosi` divertente che non posso fare a meno di ridere. Anche Susan inizia a ridere fragorosamente, e le nostre risate riempiono il silenzio tetro della cucina. Con dei passetti corti e svelti si avvicina a noi un piccolo elfo, che tiene in mano una lampada ad olio appena accesa. Non sembra per niente felice di trovarci nella cucina. Deglutisco lentamente, e poso altrettanto lentamente tutto cio` che avevo in mano per terra. Infine alzo le mani, un po` alla film western. Susan accanto a me fa altrettanto. Ma l’elfo ci sorprende:
“Tutto questo casino per un anticipo alla colazione? Bastava chiederci no?”. Sorride mostrando i suoi denti rovinati e gialli, ma io lo trovo il sorriso piu` gradito del mondo. In pochi minuti le nostre mani sono piene di almeno il doppio della roba che tenevamo in mano inizialmente, e l’elfo ci ha raccomandato di non fare rumore in corridoio, rischiando di essere scoperte. Prima di uscire salutiamo e ringraziamo calorosamente il piccolo elfo, che ancora mezzo assonnato ci porge un’ultimo muffin. Cosi` voliamo per il corridoio, arrivando ansimanti alla Sala Comune. Una volta dentro, tiriamo un forte respiro di sollievo, ma prima di scoppiare a ridere, aspettiamo ad arrivare fino al dormitorio, e poi veramente non ci fermiamo piu`, rotolandoci per terra fra le poche cose che ci sono rimaste in mano dopo la corsa. E meno male che temevamo le mattarellate degli elfi! Rah e Cassie, che erano intente a fare le treccine a Lory, abbandonano la loro postazione per sgranocchiare i dolcetti. Lory rimane con mezza testa a treccine e mezza liscia, ma si accontenta servendo cinque bicchieri di succo di zucca, e proponendo un brindisi: “A un magnifico ballo, fantastico fine anno, ottimo GUFO e a una nuova amicizia!”. Brindiamo. A un nuovo inizio in poche parole, ma a Lory piace esagerare nei brindisi. Il resto della serata vola via in un soffio, fra abbuffate, risate, scherzi, battute e molti altri brindisi. Spero che questo sia soltanto uno dei tanti futuri sleepover che vedranno partecipi anche Cassandra e Rah. E spero di andare anche la prossima volta in cucina a fare visita al nostro amico elfo.
Odio l’atmosfera a scuola pre-ballo. Seriamente la odio con tutto il mio cuore. La scuola pullula di ragazze (e ragazzi) in piena fase ormoni, che si acconciano meglio giusto la settimana prima del ballo, sperando che, con quell’attimo di matita in piu`, o quella mini gonna ricevuta ai dodici anni, puoi forse colpire qualche ragazzo che, diciamocelo chiaramente, non ti ha mai notato per tutto l’anno. Perche` dovrebbe adesso, mi chiedo? Persino in biblioteca, un posto dedicato allo studio e alla santa dormita in pace, si sono appostate alcune ragazzine del quarto, che ridacchiano e fanno finta di leggere un libro, con la inutile speranza di essere chieste al ballo da alcuni ragazzi del mio anno, che come me, ripassano disperatamente per i GUFO. Non riesco a concentrarmi con le risate da ochette delle ragazzine, quindi mi alzo ed esco, sperando di trovare un po` piu` di quiete al parco. Come non detto, anche la` ragazzine in gruppetti stretti si scambiano opinioni su vestiti, trucchi e cavalieri, scorgo con la coda dell’occhie le sorelline di Deidre, che ostentano una sicurezza e un’indifferenza nel tema ballo notevole, ma che sono sicura siano emozionate come il resto delle loro compagne.
“Alexa!” grida una voce dietro di me. E` Susan, che, aggrappata al braccio di Lory, la sta praticamente trascinando nella mia direzione. “Giusto in tempo!”. Non capisco questa sua affermazione, ma, data la faccia di Lory, sospetto che sia una delle sue grandi idee. E questa non e` una buona notizia. Cosi` si aggrappa anche al mio braccio, e adesso si ritrova a trascinare ben due ragazzine. Improvvisamente colgo l’obiettivo di questa sua passeggiata per il parco, che aime` sembra anche l’obiettivo di meta` della popolazione femminile di Hogwarts.
“Oh no Susan questo proprio no...”. Ma e` gia` partita.
“Scusate ce l’avete una sigaretta?” chiedo con molta naturalita` Susan a due ragazzi che stavano fumando accanto a una quercia vicino al lago. Li conosco di vista, sono due del sesto, Corvonero, carini, i classici tipi da appuntamento. Un po` timiducci, frangia che casca sugli occhi, quei tipi che finche` non li conosci non puoi sapere se sono interessanti o no. Il piu` alto dei due porge una sigaretta a Susan e poi gliela accende un po` impacciato.
“Grazie! A proposito io sono Susan e queste sono le mie amiche Alexa e Lory”. La mia faccia avvampa e divento rossa come un peperone mentre li saluto stringendogli la mano.
“Noi siamo Max e Robbie”. A questo punto Susan ci guarda con i suoi occhi “scusate-uccidetemi-dopo” e si rivolge di nuovo a Max e Robbie.
“Sentite due ragazzi belli come voi avranno di sicuro un’appuntamento per il ballo no?”.
I due si scambiano un’occhiata veloce, chiedendosi forse se dire la verita` oppure inventarsi una balla.
“Be`...in realta` no...” dice Max con un filo di voce.
“Ma com’e` possibile? Vabbe` si rimedia presto, anche Alexa si trova al momento senza appuntamento, avendo rifiutato proprio ieri uno del settimo” Come fa a inventarsi tutte queste balle tempo due minuti? “Perche` non vai con lei?”. La faccia di Max cambia repentinamente espressione, sono sicura che lui sperava di andare con Susan, invece che con me, ma la fortuna gli ha voltato le spalle.
“E te potresti andare con Lory Robbie!”. Robbie annuisce, rivolgendo un timido sorriso a Lory.
“Benissimo allora ci si vede al ballo ragazzi!” grida Susan, trascinandoci di nuovo via.
Appena fuori di vista dalla quercia inizia a saltellare proponendoci il suo ballo di vittoria.
“Be` non esultate con me?”.
Ed e` cosi` che mi sono trovata un appuntamento al ballo, riducendomi nello stesso stato di quelle stupide ragazzine del quarto in biblioteca. Mi chiedo come abbia permesso un evento del genere...
29/06/2008
*Sala comune dei Serpeverde*
Comincio ad essere ampiamente stufa. Non so di cosa, non so di chi precisamente.
So soltanto che sono un fascio di nervi pronto ad tendersi fino a spezzarsi, sebbene non sembri.
Edward mi chiede spesso cosa mai frulli nella mia testa. Ma nella realtà dei fatti, evito spesso di dare spiegazioni in merito.
Jasper. Jasper conosce e sa bene cosa mi sta succedendo. Infatti spesso mi lancia occhiate come per dire ‘lo sai che se vuoi, puoi parlarmi’.
Infatti, nel pomeriggio, ho approfittato di un momento della sua vicinanza, e ho colto la palla al balzo.<<Come procedono i preparativi per il ballo?>>, domando, tranquilla. Sapendo che lui sarà tutto su di giri per via della prima uscita ufficiale della coppia Lewis/Blackster.
<<Bene, molto bene. Sarò magnifico come al solito, mi sembra normale. Tu, invece?>>, so bene che la sua domanda va ben oltre il normale pensiero del ballo scolastico. E lui, di rimando, sa bene che ho colto perfettamente l’essenza della sua richiesta.
<<Và>> mi limito a rispondere, poggiando la piuma sul tavolo, ho finito da un pezzo di studiare, eppure stavo ancora armeggiando con la penna fra le dita.
<<Eih, straniera, guarda che non me la dai a bere. Cosa c’è.>>, ribatte, poggiando il suo libro sul tavolo. In attesa che sia io a parlare.
<<Mi manca, Jasp.>>, confido, facendo chiaro riferimento a Aedan <<Quella …quella…>> stringo un pugno al pensiero della Versten che ormai fa coppia fissa a tal punto da togliere il respiro a quello che, fino a poco tempo fa, era il punto cardine della mia vita.
Ora invece, vedo solo cenere. Cenere che si spazza via con un soffio.
<<Lui sembra parecchio preso, devo dire.>>, sibila Lewis, accavallando le gambe, sedendo sulla poltrona.
<<Lui sembra parecchio rincoglionito, è diverso.>>, correggo, per guadagnarmi il suo riso a mezzo labbro, divertito.
<< Ah, l'amour. Per esperienza posso dirti: fuoco e fiamme per un mese, e poi...>> fa un gesto come per allontanare qualcosa.
<<Non è questo il punto, Jasper.>>, blocco la sua teatrale mossa come se volesse scostare un rivolo di fumo. <<Il punto è che mio fratello non è più lo stesso. E' palese. Se ne sta accanto a Julia, e di conseguenza accanto a mezzosangue che prima non avrebbe mai considerato. Quella lì, mese o non mese, lo sta facendo scivolare nella rovina!>>, spiego, esasperata.
<<Capisco cosa intendi.>> replica, facendosi più serio. <<Hai mai considerato l'opzione che tuo fratello non abbia mai condiviso davvero i tuoi... i nostri ideali? Una donna, per quanto bella, non può costringere un uomo a un radicale cambiamento. Non di questo genere.>>
<<L'ho considerato.>> sospiro, con aria mesta, sedendo a mia volta. <<E purtroppo...la sola cosa che mi viene in mente ad una pazzia simile, sarebbe quella di sbattere la sua testa contro un muro fin quando non si rende conto del grave errore che sta commettendo. Non ci riesco. Non ci riesco.>>, porto le mani fra i capelli. Poggiando i palmi sulle tempie.
<<Perfino Riddle mi ha detto di non farmi trascinare da sentimentalismi inutili, e di continuare come ho fatto finora.>>, confido. <<Non ci si deve, far trascinare dall'amore, o roba simile, azioni del genere non sono giustificabili. Specie se NON indotte da altri.>> scuoto la testa.
<<Forse dentro di me ci speravo che fosse tutto frutto di una induzione, almeno non avrei considerato mio fratello così...distante.>>
<<Non puoi fare niente per lui, se non è disposto ad essere salvato. Ora...>>si blocca, forse conscio di essere sul punto di dire un'enormità.
Respiro, pesantemente.
<<Temo. Che non voglia...>>, scuoto la testa.
Annuisce. Poi prosegue, quasi a completare la frase che aveva interrotto poco fa:
<<Scarlett, ora siete su due fronti opposti, fra i quali non esiste possibilità di dialogo. Ne comprendi le conseguenze?>>
<<Le comprendo, Jasper. Le comprendo. E ti assicuro che semmai questo non dialogo sfociasse nella guerra aperta. Sarei io stessa ad occuparmi di quello sconsiderato.>> Le parole mi sono balzate fuori dalla gola con una velocità chirurgica, pesante.
Come se mi fossi liberata da una tortura che mi lacerava le labbra con artigli affilati.
Sospira, volgendo lontano lo sguardo.
<<Ciò che Lui ci chiede è molto. Ma... nessuno sacrificio è troppo grande per la nostra causa. Nessuno.>>
<<Nessuno.>> ripeto, annuendo. Lo sguardo rivolto alla finestra. Istintivamente poggio il viso contro la spalla di Jasper, con un atteggiamento d'affetto senza malizia <<Nessuno.>>
<<Dobbiamo ricordarcelo, sempre.>>conclude, la voce poco più di un sussurro.
Annuisco, sfiorando la sua mano, in segno di muto ringraziamento per queste sue parole, che hanno dato un po’ di sollievo al mio animo.
*La sera del Ballo*
Il ballo si è rivelato un covo di strane sensazioni che multiple invadono corpo e mente, dando uno strano sentore di stordimento ed eccitazione crescente. Non so spiegare bene, ma Riddle, la sera prima, si è chinato verso il mio orecchio, e ha comunicato, mellifluo:
<<Domani sarà una festa splendida, parteciperai attivamente. Lo so.>>
Non avevo capito in pieno, questa sua frase, ma ora mi sembra più chiara, reale.
Tutto sembra avvolto da una palpabile atmosfera tagliente, e se non fossi troppo impegnata nei fatti miei, potrebbe perfino innervosirmi quella sgualdrina della Traviston che lancia occhiate di dubbia natura nella mia direzione.
Ma…ma. Ho altro a cui pensare e lei non possiede una importanza tale da permetterle di invadere i miei pensieri con qualsiasi considerazione sulla sua persona. Perciò. Preferisco dedicarmi a passatempi migliori. Più…vivaci.
<<Meravigliosa stasera.>> sibila malizioso Norwood al mio orecchio, lanciandomi una occhiata eloquente.
<<Posso dire lo stesso>> rispondo al suo invito, con uno sguardo fermo e deciso. E tra un ballo e l’altro sembra quasi naturale ritrovarsi vicini al muro che porta al cortile. Le sue labbra sulle mie, saziandosi in un profondo bacio che mischia i rispettivi sapori lasciandoci alle spalle ogni avvenimento che accade all’interno delle mura scolastiche.
Mentre le sue mani corrono sui fianchi, veniamo attirati da rumori sospetti, passi veloci che si avviano nella foresta. Riddle e la Versten che si allontanano. Aedan che aumenta la sua corsa al seguito dei due.
Ae…Aedan? Sibilo nella mia mente. E prima di rendermene conto Edward ha già afferrato la mia mano, addentrandoci all’interno della radura, fra gli alberi.
Affiancati poco dopo da Jasper e Deirdre, che furtivi si guardano in giro. Non so cosa di preciso stia accadendo, ma non mi piace.
Noto due schiere, distinte, separate.
Riddle sfodera la bacchetta tenendola fra le dita come gingillo di morte, agitandola di fronte alla Versten, ridendo macabro.
Al suo fianco, a destra e sinistra, diverse figure a me conosciute. E noto Aedan, di fianco a quella…ninfa da due soldi.
Non so perché. Non so come. Non so spiegare bene il motivo. Ma prima che possa rendermene conto ho già sfoderato la bacchetta anche io.
<<Stupeficium>>, lancio l’incantesimo verso Aedan che viene allontanato pesantemente dalla Versten, lasciandola del tutto fra le grinfie di Tom, con mio sommo piacere fra l’altro.
Aedan è confuso, stordito, si solleva, fissandomi.
<<E’ l’ora della resa dei conti, Aedan>>, avanzo, continuando a guardarlo, dimenticandomi di tutto il resto. Ho promesso. Niente coinvolgimenti personali.
Lui si rialza, bacchetta alla mano, e occhi di ghiaccio che ti squarciano l’anima.
<<Ti stavo aspettando, Scarlett.>>
19/05/2008
Oggi partono i reclutamenti dei nuovi membri. Milo Ashmore, Opal Worthington, Damian Denholm. Carlisle e Eugene con il primo, Sebastian con gli altri due, in momenti diversi.
Io, invece, devo parlare con Cassandra Becket. La migliore amica di Ida. E poi con Aedan, ma è un’altra storia.
Stamattina ero intenta a fare colazione, anche se con tutte le cose che sono successe, lo stomaco era piuttosto chiuso.
“Julia, posso parlarti?”
Ho accettato. La Tassorosso ha poi iniziato ad espormi i suoi sospetti. Sospetti non infondati, che potevano metterla in pericolo.
Un’idea si è fatta strada nella mia mente: farla entrare nel Fidelius. È la cosa più logica. Sarebbe più tranquilla, e più protetta. Così, mi sto avviando a descriverle la situazione.
Cassandra mi aspetta nel parco, vicino al lago.
“Ciao, Julia.”
“Ciao, Cassandra.”
Iniziamo a camminare sulla riva, mentre cerco di spiegarle gli eventi sotto una nuova luce, più sinistra ma chiarificatrice. Alla fine, ha gli occhi lucidi.
“Devi venire con me in un posto.”le dico.
“Quando?”
“Te lo farò sapere.”
Ci dirigiamo verso la Sala Comune di Tassorosso, in silenzio. La accompagno fin sull’ingresso, dove la saluto. Cassandra si slancia ad abbracciarmi, e scoppia a piangere. Lascio che si sfoghi, poi le offro un fazzoletto.
Pochi istanti dopo, è in ordine, e con un sorriso triste rientra fra i suoi compagni.
Mi volto per andare via, quando intravedo una figura familiare girare l’angolo in tutta fretta. Una figura alta, magra, con un gran casco di capelli biondi. Eugene.
“Eugene!”esclamo, raggiungendolo e prendendogli il braccio.
Lui dà uno strattone, ma si ferma. Brontola qualcosa di incomprensibile.
“Eugene, non volevo.”
Guarda con ostinazione il pavimento, concentrato sugli stivali da giardinaggio infangati che ancora indossa.
“Erano il mio pianoforte, la mia aula.”ribatte, a voce bassa.“E voi li avete usati come…come…”
“Mi dispiace, in quel momento non ci ho pensato.”
“Già.”
Un muro, ecco cos’ho di fronte. Cerco di non perdere la pazienza, anche se il mio istinto più primordiale sarebbe quello di appioppargli uno schiaffo. Non ottiene nulla con questo comportamento da bambino offeso.
Sospiro.
“Ti va se andiamo a parlarne da qualche parte?”
Annuisce con un mugugno.
Poco dopo siamo in Sala Grande, di fronte a due enormi bicchieri colmi di latte caldo.
“Non so spiegartelo bene neppure io.”
Non mi guarda. Non mi ha ancora guardato da quando l’ho incontrato.
“Mi hanno sempre considerato la ragazza di ghiaccio. Forse in parte lo sono davvero. Ho avuto altre storie, altri ragazzi. Uscivamo due volte e poi mi stancavo. Sono una persona incostante, sotto questo punto di vista.”
Eugene arrossisce appena.
“Poi, è arrivato Aedan. Ci ha messo molto tempo a convincermi, te lo assicuro. Non volevo dargli alcuna possibilità. Per una serie di motivi.”
“Ad esempio sua sorella.”dice.
Sorrido. Ha parlato di sua spontanea volontà. Miracolo.
“Ad esempio lei, sì. Ed una serie di altre cose. Ti capita mai di aver paura? Non per un male fisico. Per una sensazione di disorientamento che ti prende da dentro. Uno smarrimento bizzarro, che ti fa star bene e male allo stesso tempo.”
Annuisce. O forse è un altro mugugno. Poi beve un sorso di latte.
“Ti dico tutto questo non per giustificarmi, ma per farti capire che, se ho in qualche modo profanato il tuo angolo privato…mi dispiace moltissimo.”
“Va bene.”
Mi sono aperta con Eugene più di quanto abbia osato farlo con me stessa, riguardo questa situazione. Forse l’ha capito anche lui.
“E poi…”aggiungo, per sdrammatizzare“Non è successo quasi niente. Ci hai preso in tempo. Il pianoforte è ancora incontaminato per ospitare te ed Isy.”
Eugene sta soffocando nel latte.
Scatto in piedi e cerco di farlo tossire il più possibile.
“Julia.”
Alza lo sguardo verso di me, con il respiro affannoso. Sembra voler dire qualcosa, con il viso contratto in una smorfia che lo assomigliare ad un orsetto, gli occhioni blu ancora colmi di lacrime.
“Prometto che non succederà più, mio piccolo Chopin. E adesso, sarà il caso di tornare nel tuo dormitorio. Sei fradicio di latte.”
Ammettiamolo.
Entrare nel Fidelius senza avere la più pallida idea che esista può essere traumatico. Ma stasera abbiamo ben cinque nuovi iscritti: Opal Worthington, Milo Ashmore, Damian Denholm, Cassandra Becket…e Aedan.
Se la sono cavata bene con l’interrogatorio, soprattutto Damian che alternava indignazione e sprazzi del suo solito umorismo. Opal invece sembrava sul punto di far esplodere qualunque cosa.
Alla fine dell’incontro, Georgie sembra stanca, il suo viso è piuttosto nuvoloso.
“Tutto bene?”le chiedo.
“Sì. Anche se non sono sicurissima su alcuni nuovi acquisti. Ad esempio, Cassandra. Credi che abbia la capacità emotiva di farcela?”
Le espongo la mia prospettiva, e Georgiana annuisce. So che non è del tutto convinta, ma spero che col tempo lo sarà.
“E Aedan?”
“Aedan…è roba tua. Mi fido di te. Se senti di poterti fidare di lui, allora posso tentare anch’io.”
“Grazie!”esclamo, sopraffacendola con un abbraccio.
In effetti, non è entusiasta, ma temevo che l’avrebbe bocciato in pieno…invece c’è un minimo margine di manovra.
“Vài pure dal tuo Corvo, tanto c’è Sebastian che mi aiuta a mettere a posto…”
“Sì. Mettere a posto. Questo è l’eufemismo del secolo!”
“Julia Versten! Non so tu che cosa intenda per mettere a posto, ma io mi riferisco alla mera attività di riordino. E con questo, fuori di qui!”dice, facendo un gesto con la mano.
Aedan mi sta aspettando vicino ad una delle grandi finestre del settimo piano.
“La sua scorta è qui, milady.”
“Grazie infinite, messere.”
Camminiamo fianco a fianco per un po’, finché non lo sento sbuffare. Mi avvolge le spalle con il suo braccio sinistro, ed io lo assecondo rincantucciandomi.
“Certo che una ragazza meno appiccicosa di te non l’ho mai vista.”sbotta.
“Ma guarda, non mi sembravi il tipo da romanticume.”
“Ti stupirò. Ad esempio, se non mi piacesse un minimo di romanticume, non ti inviterei al ballo.”
“Lo stai facendo?”
“Accetteresti?”
Per chiudere questo gioco del gatto col topo, rispondo:
“Con grande sforzo…penso che potrei accettare.”
“Meraviglioso. Avverto la stampa?”
I miei intenti di pace svaniscono. Non posso che prenderlo a pugni.
Aedan lascia fare, e dopo un poco mi blocca i polsi con le mani.
“Come sono sottili…”
“Grazie. Ora ti dispiacerebbe lasciarmi andare?”
“Un momento solo.”dice, avvicinando il suo corpo al mio.
Sussurra:
“Julia, vuoi venire con me al ballo di fine anno?”
“Sì, Aedan. Sì.”
18/05/2008
E' un dato di fatto che Corvonero sia la Casata intelligente, che a Grifondoro ci finiscono gli eroici idioti, che Serpeverde sia un covo di viscidi stronzi ipocriti e che a Tassorosso sia la tana di chiacchieroni che però lavorano sodo. E' una realtà a cui non si scampa, questa.
Chiaro che ci sono le eccezioni.
Ad esempio ci sono un paio di Corvonero che è un miracolo se riescono ad accedere ogni giorno nella loro Sala Comune, Serpi che sembrano conservare briciole di intelligenza e dignità (non è il caso dei tre principi superstiti più la nuova arrivata -che non sarà mai ai livelli di Eveline, è palese), Grifoni che pensano prima di agire e Tassi che rasentano l'idiozia totale.
Anzi, che trascendono l'idiozia, raggiungendo le sfere più alte della demenza umana.
Perché solo qualcuno che è al di là della stupidità più totale andrebbe a stuzzicare la Lywelyn e la Blackster per il puro gusto di farlo, specie se le due sono in atteza dei loro degni compari.
Sospiro, mentre i due idioti in questioni borbottano le loro scuse ad Elizabeth, che li guarda senza parole. Non si sa bene come, i due geni, oltre ad esser stati schiantati prima di poter aprire la bocca e scandire una sillaba che fosse una, sono pure riusciti ad incappare in Lumacorno che, saputo dell'accaduto, ha tolto venticinque punti ciascuno per "aver molestato con la loro maleducazione babbana due splendide purosangue, orgoglio del mondo magico".
Orgoglio di cosa? Di una cerchia di individui balordi cui è imploso il cervello per non vedersi costretto a formulare aborti di filosofie razziste e retrograde?
La Hale inspira a fondo, lanciandomi un'occhiata di pure disperazione.
«Resta il fatto che la stronzata l'avete fatta» sentenzia dura, incrociando le braccia al petto «E che i punti che ci avete fatto perdere sono tanti»
I due si fanno piccoli piccoli, sotto il suo sguardo impietoso, mentre lei prosegue.
«Se non fosse che sono una persona fondalmente pacifista e contraria alla violenza vi avrei già riempito di lividi, parola mia. State bene attenti a non rifarlo mai più, la prossima volta non sarò così magnanima. ora sparite dalla mia vista, subito!»
I due non se la fanno ripetere un'altra volta, girando sui tacchi e dileguandosi nei dormitori maschili. Lo sguardo cioccolato di Elizabeth si posa su di me; le sorrido.
«Com'è che si dice?» chiude gli occhi, massaggiandosi le tempie «La madre degli stupidi è sempre incinta»
«Corre voce sia di facili costumi»
«Hai proprio ragione» si lascia cadere sulla poltrona alle sue spalle, riprendendo in mano un tomo di Trasfigurazione Avanzata e un plico di appunti da far concorrenza a quelli di Georgiana e Jillian messi assieme. Ha l'espressione di chi vorrebbe far tutto tranne che studiare. E io, dal mio canto, non ho nessuna intenzione di tornare al mio tema di Difesa sulle Arti Oscure. Resta una sola cosa da fare, quindi.
Mi sporgo appena verso di lei.
«Hai saputo del ballo?»
«Non nominate il ballo!» si intromette strillando Polly, facendo capolino alle spalle della Caposcuola «Non fatelo in mia presenza!» ci intima, gli occhi fuori dalle orbite.
La Hale inarca le sopracciglia.
«E perché, di grazia?»
«Non si può direeeh» dondola sui piedi, agitandole un indice in faccia «No no no no, non si può.»
«Come vuoi, Polly» commenta scettica, chinandosi a raccattare i suoi libri «Ora, vogliate scusarmi, ma ho degli esami da preparare. Buon pomeriggio» sorriso, sventolando una mano per poi dileguarsi verso il dormitorio femminile. La mia rossa compagna di casa fischia sommessamente.
«Ciao ciao» la saluta, prima di tornare a guardarmi con le mani saldamente piantate sui fianchi.
«Allora è vero?»
«Che cosa?»
«Non fingere di non sapere» sibila «Ne parla tutta la scuola!»
«Di cosa?» la capacità di saltare da un argomento all'altro di questa ragazza mi spaventa non poco.
«Di Milo e della Worthington. Li hanno visti nel bel mezzo di un corridoio nel cuore della notte.» schiocca la lingua.
Dopo una riunione del club, suppongo. Da quando è stato scoperto, gli incontri si protraggono sempre più a lungo e, quando finiscono, ne usciamo che siamo devastati; Jiulia e Georgiana non ci danno un attimo di tregua.
«Può essere» commento dopo qualche attimo «Ma come mai la cosa ti interessa tanto? Il fascino di Milo non ti era indifferente?» la punzecchio, con un sorriso.
«E' solo amor di cronaca, non credere» tuba, indignata dalla mia insinuazione «Mi sorprende che tu non lo capisca»
«Eccerto, come no» rido.
Apollonia cede, alla fine, sorridendo a sua volta.
E' una ragazza a posto, una volta superato lo shock da primo impatto, e da quel che ho potuto vedere è una persona con la testa sulle spalle e non la spiantata totale che sembra. Invitarla ad una riunione del club potrebbe non essere una cattiva idea. Male che vada, sappiamo tutti che Jiulia e Jillian sono insospettabili perfette obliatrici.
«Polly, senti» inizio a dire, qusta volta serio. Lei reagisce simultaneamente, smettendo di torturare una ciocca di capelli e lasciando ricadere le braccia lungo i fianchi sottili.
«Mh?»
«Ci sono delle persone che vorrei farti conoscere. Hai impegni per domani sera?»
***
C'è agitazione, nell'aria.
L'intera popolazione femminile della scuola sembra essere preda di una assurda follia e si aggira per i corridoio con aria minacciosa, muovendosi come se fosse un'unica massa, una gigantesca piovra che cala i suoi tentacoli su poveri ragazzi inermi. Ho visto Lennard assalito da una schiera di Serpeverdi del terzo anno, l'altro giorno. Milo sono giorni che se ne sta rinchiuso in camera maledicendo Silente per la grandiosa idea, mentre una pozione dell'Invisibilità borbotta allegramente nel suo calderone. Gli unici che sembrano tratte gran divertimendo dalla situazione sono gli Stupi-principi che vagano per i corridoi con le loro Stupi-principesse al seguito facendo incetta di inviti e seminando solo cuori infranti e misteriosi schiantati mezzosangue alle loro spalle. Occhei, magari schiantati no. Ma ci sono stati un paio di lividi e braccia rotte sospetti.
«Certo che le ragazze potrebbero quantomeno evitare di picchiarle» borbotto, stizzito.
Jillian alza gli occhi dal catalogo che sta sfogliando (l'ennesimo), dopo aver cerchiato un modello che sembra essere di suo gradimento. Da quando le ho chiesto se le andava di venire al ballo con me e lei lo ha comunicata alla sacra famiglia, sia la madre che la nonna hanno iniziato a subissarla di cataloghi. Metà dei quali sono di abiti da sposa e chissà chi li manda.
«Ti ricordo che Ida era una ragazza e non si sono fatti più che tanti scrupoli» sussurra dolce, posandomi una mano sul braccio. Come se questo potesse in un qualche modo stemperare la rabbia e lo sdegno.
«Lo so» sibilo più irritato che mai, mentre lei mi si rannicchia contro, riuscendo ad incastrarsi alla perfezione nelle curve che il mio corpo disegnano.
E' strabiliante la sua capacità di completarmi. Fisicamente e non.
«Lo so quello che stai pensando» mi canzona, tornando a sfogliare le pagine.
«Ah si?»
«Ma non possiamo fare ancora nulla» mi ricorda, così come ha fatto Julia qualche giorno fa «Dobbiamo fare attenzione.»
«Odio l'attesa» protesto, senza riuscire a rimanere imbronciato.
Lei tace, per qualche attimo, prima di chiudere con delicatezza il giornale patinato e posarlo sul pavimento.
«Conosco un modo per ingannare il tempo nel mentre» mi stuzzica, gli occhi accesi e le guance appena appena arrossate.
«Stai tentando di corrompermi?» le chiedo, mentre si gira, sedendosi a cavalcioni su di me.
«Sta funzionando?» indaga, chinandosi a baciare il mio collo.
Un brivido.
«Direi proprio di si»
12/05/2008
Ho mille pensieri. Mille e forse anche più. E’ una situazione insostenibile. Soffocante. Vorrei scappare ma sarebbe sciocco. Guardo in giro e vedo lo stra-maledettissimo potere dei Serpeverde estendersi qui a scuola come un fuoco che non si estingue mai. E questa faccenda mi provoca fastidio/rabbia/frustrazione.
Il flusso dei miei pensieri è veloce, un turbine. Provo a fermarlo e, fortunatamente, qualcuno ci pensa per me. Sebastian mi si scontra di fronte, prendendomi per un braccio, riportandomi verso la parte dalla quale stavo venendo. “Dobbiamo parlare,Dam.” –esordisce trascinandomi.
“Capisco che tu mi faccia una corte spietata, Seb, ma vorrei dirti fin da subito che non sei il mio tipo” –ironizzo, seguendolo. Fin quando non mi porta praticamente dietro l’angolo alla fine del corridoio.
“La faccenda della quale dobbiamo discutere è importante.”-esordisce, come se non avesse minimamente sentito la mia battuta. Io annuisco, inarcando un sopracciglio. Più che altro stranito dalla sua “non risposta” al mio scherzo. Generalmente Sebastian aspetta di cogliere la palla al balzo pur di mostrare il suo lato comico, peraltro piacevole.
“Quando vuoi.” – rispondo.
“Stasera. Assolutamente stasera.” –ci pensa un attimo.- “Stasera, in sala comune. Ci vediamo lì.”
Elodie è scappata. Come sempre, possibile che non riesca MAI a star ferma quando ci sono io? Non la capisco. Ci provo ma non la capisco. Vorrei avere una sfera magica che mi permetta di leggerle quello che le passa per la testa, a volte. Si è arrabbiata con me, temo. Oddio, ne sono proprio sicuro in realtà. Considerando il fatto che mi ha praticamente schiaffato in faccia il fatto che IO non mi sono accorto di nulla. Che lei mi “guardava” dal primo anno, che sono sempre stato un idolo, qualcosa di irraggiungibile. Abbasso lo sguardo, controllando per bene me stesso. Ok, adesso posso anche dirlo.
IO?Il suo dio, io???

Qui c’è qualcosa che non va. Assolutamente qualcosa che non va. Ma come può dirmi una cosa simile dopo che per cinque, cinque (e scandisco bene affinché il mio cervello riesca ad assimilare questa affermazione) anni è scappata a gambe levate dal sottoscritto? Mi evitava come la peste, proprio rifuggiva ogni contatto, anche il più sciocco. Non si soffermava nemmeno per un momento. Per non parlare poi del fatto che non c’è stata MAI una volta nella quale incrociava il mio sguardo serenamente. Ogni volta che, malauguratamente per lei succedeva, io cercavo di mantenere un contatto quanto meno “visivo”, ed eccola piantare gli occhi contro la superficie del pavimento, o addirittura scostarsi da una stanza all’altra. Era perfino difficile trovarla in sala comune. Donne…io non le capisco. Sebbene mi sforzi, ma non ci riesco. Picchetto le dita contro il tavolo, lasciando che simili vaneggiamenti accompagnino il mio pomeriggio. Guardo la finestra, dopo aver ricontrollato due volte i compiti svolti, nella speranza di non incappare in qualche errore di ortografia a sfondo romantico non richiesto per via di questa miriade di problemi che si fa la mia testa. Niente, tutto ok. E’ quasi sera, il cielo volge all’imbrunire. E fra un po’. Un bel po’ a dire il vero, ho appuntamento con Sebastian. Stringo la bacchetta, storcendo il naso. Prima, però, ho una faccenda da sbrigare. Un problemuccio che ha tardato fin troppo nella sua risoluzione.
Forse è indelicato. Ci siamo. Forse non è assolutamente quello che si può definire “da gentiluomini”, ma qualcuno mi spieghi come accidenti devo fare io per parlare con una ragazza che praticamente scappa via ogni volta che mi vede. Non si può. A meno che, visto l’interesse reciproco (o almeno così lei dice), io non utilizzi le care e vecchie maniere forti per mettere in chiaro una volta per tutte questo increscioso disguido.
“Fammi parlare prima di urlarmi contro” - la precedo, al fine di non dimenticare quello che voglio dirle in modo corretto, fluido e comprensibile.
“Elodie, non è un atteggiamento maturo. Piantiamola con queste sciocchezze. Io ti parlo, e tu scappi come se avessi la lebbra. E la cosa oscena è che lo fai da cinque anni. Non da due giorni. Sarò sfacciato e anche ruffiano, ma non posso impormi ad una persona.” - sottolineo -
“Ho provato ad avvicinarti mille e mille volte. Ho cercato di parlarti, fermarti, trovare un punto di incontro, ma niente. Per non parlare del fatto che ultimamente mi eviti in modo palese”.
Forse sarà brutale, ma l’addolcire la pillola non è il mio forte. L’ho sempre considerata una pratica inutile, e anche sciocca, se vogliamo. Bisogna sempre dire le cose per quelle che sono. E questa situazione, non cambia di certo questa eventualità.
“Parlandoci chiaro. Era palese l’eventualità che tu mi odiassi proprio” - marco l’ultima frase, e non lo faccio con intenzioni cattive. Ma voglio che si capisca che, se finora non ci sono stati risvolti particolarmente piacevoli, non è stata una cosa per mia scelta. Io c’ero. Io ci sono e ci sono stato.
“Io ci sarò, se tu però me ne darai l’opportunità, anziché scappare.” - le sorrido, sedendomi poi di fronte a lei, che abbassa lo sguardo mormorando un sommesso “scusami” fra le labbra dischiuse.
Ma si può? Essere così dolci? Le sfioro la guancia, sollevandole il viso, affinché realmente mi guardi, ora.
“Non fa nulla bocciolo.” - le sorrido ancora. Per poi passare alla fase due.
“Elodie?”
“mh?”
“Ci vieni al ballo con me?” - domando, diretto. Lei sorride, intimidita, e poi annuisce sibilando il suo consenso. Le bacio la guancia, per poi stringerla.
“Sarà una bella serata.” – le assicuro.
Sebastian mi starà aspettando, o comunque starà per arrivare. Ma si sa, a me non piacciono affatto le cose a metà.
Mi congedo gentilmente, raggiungendo la sala comune ancora una volta. Sebastian in effetti è vicino al camino, praticamente elettrico. Teso come una corda di violino.
“Seb?” – lo richiamo. Sempre più perplesso.
“Andiamo.” - è il suo richiamo grave, incamminandosi. Mi porto al suo fianco, seguendolo.
“Destinazione? Non camera tua, spero” - ridacchio, conscio del fatto che ci stiamo dirigendo da tutt’altra parte.
“Diciamo che abbiamo una piccola riunione fra gli <<Anti-Riddle>> e pensavo che potesse farti piacere partecipare.” - mi informa, guardandomi con la coda dell’occhio. Batto un pugno sulla mano destra.
“Tu sì che mi conosci.” - dando una lieve pacca sulla spalla.
Dopo pochi minuti, ci ritroviamo di fronte alla stanza delle necessità.
“Mh?” - domando, perplesso.
“Dam, c’è una cosa che devi sapere.” - mi dice, prima di aprire la porta. Con mia sorpresa, un saluto teso da parte di Julia, Georgiana, ed altri studenti di altre casate che conosco più o meno bene.
“Buonasera…” - con un velo di dubbiosità.
Julia solleva lo sguardo, intervenendo per prima.
“Damian. Abbiamo un paio di cose delle quali discutere.” -e mentre lei pronuncia questa frase, la vicina Georgiana si appresta al mio fianco, porgendo una piccola ampolla ricolma di liquido trasparente, con un sorriso.
“A te.” - e così dicendo me la mette fra le mani, un chiaro invito a berla. Ok, non può essere un omicidio di massa, né una strana riunione fatta apposta per provocarmi danni irreversibili, almeno credo, e poi quelli che mi trovo davanti sono, oltre ogni ragionevole dubbio, i miei amici. Dubito seriamente di poterli inserire nella lista dei serial killer qui presenti tra le mura di Hogwarts.
Annuisco, mandando giù quella bevanda che, dal sapore, credo proprio sia ben lontana dall’acqua, per poi sedermi. Julia ha un’aria seria, concentrata. Stringe le braccia al petto, incrociandole. Per poi fissarmi.
“Damian, hai simpatia per Tom Riddle?” - chiede, fissandomi. Io non posso fare a meno di sorridere, innocente.
“Oh sì, la stessa simpatia che proverei con due dita piantate nell’esofago” - rispondo, senza troppi problemi. In effetti è proprio quello che penso ogni volta che il Serpeverde Senior è nei paraggi. Una sensazione simile all’orticaria. Allergia pura. Julia reclina la testa, senza distogliere il suo sguardo di ghiaccio da me.
“Hai contatti con lui?”
Io inarco un sopracciglio, con aria praticamente attonita
“L’unico contatto che vorrei avere è con il suo viso, possibilmente dopo un bel pugno piantato sulle
gengive” - e dire che sono un tipo molto molto diplomatico. Ma proprio evidentemente è Tom Riddle a non scatenare tutti i miei buoni propositi. Diciamo che risveglia quella bestiolina che giace in ognuno di noi.
“Sei d’accordo con le sue convinzioni?” - e sembra che tenga molto alla sottolineatura di questa domanda, poiché l’attenzione di tutti si catalizza sul sottoscritto, che assume una posa rigida, stringo istintivamente un pugno, lungo il fianco.
“No, assolutamente no. Classifica i ragazzi come gli animali.” - e qui mi fermo, altrimenti potrei scadere nel volgare, e non sarebbe tanto carino, vista la presenza di ragazze.
E lungi da me il voler decadere nella scurrilità. Odio la filosofia di Riddle, ma non divento certo l’ultimo degli scaricatori di porto per lui. Gli darei troppa importanza.
“Contatti con la sua compagnia?” -d'accordo, Julia ha deciso di bestemmiare.
“Completamente, me ne guardo bene.” - aggiungo, continuando a fissare Julia, che si scambia sguardi di intesa con Georgie e Sebastian.
“Penso sia arrivato il momento di spiegarti un paio di cose.” - e così dicendo indica tutti i ragazzi presenti, spiegandomi del club, dei loro obiettivi, degli avvenimenti legati sfortunatamente ai Serpeverde e…della morte di Ida, un racconto che mi lancia addosso una malinconia ed una rabbia fuori dal comune, che canalizzo nel semplice annuire, e nell’ascolto completo.
“Adesso sai tutto.” - una volta terminata la sua spiegazione. Stringo un attimo le palpebre, affilando lo sguardo.
“E tu mi hai fatto cianciare ben bene anche prima del siero, mh?” - le dico, per sdrammatizzare. Lei sorride, forse più rilassata.
“Effettivamente…” - ricorda le nostre lunghe conversazioni in merito, credo.
“Effettivamente…” - la imito, ma senza volerla offendere, e lei storce il naso, incrociando ancora le braccia. Io sgrano gli occhi, fingendomi spaventato.
“Ti prego, i calci e i pugni no. Tienili buoni sul campo, eh?” - fintamente implorante, mentre l’atmosfera rigida di prima si spezza un po’.
“Ah, Dam, un’ultima cosa.” - Julia, tornando seria per un attimo.
“Sì?” - rivolgendomi meno scherzosamente a lei.
“Fidelius. Questo è il Fidelius.” - rivolgendosi a tutti i ragazzi.
Sorrido, facendo un mezzo inchino verso tutti. E Carlisle ride, scuotendo la testa.
Poi è una pacca/schiaffo sulla spalla sinistra. Elargita niente di meno che da…
JULIA (ma vah?).
“aih.” - fintamente offeso.
“Touchè.”
08/05/2008

Adesso io mi chiedo: perché? Perché proprio a me? Che ho fatto di male nella mia vita per meritarmi tutto questo?! Perché la piccola Baudelaire, guardata da tutti ma toccata da pochi, proprio adesso al quinto anno, quando ha un esame da sostenere, deve ritrovarsi in una situazione del genere?!
A lei piaceva così tanto non essere guardata, essere lasciata sola, lì nel suo angoletto. Stava bene, in pace con se stessa. Sapeva cosa dire, come comportarsi, cosa fare. Invece adesso no.
Adesso lei è guardata, guardata da Damian. Quel pezzo di gnocco che per lei è sempre stato un santo. Una statua bellissima, intoccabile, inarrivabile. Perché?
Raggiungo Sophie in biblioteca. Sta cercando di studiare ma dal suo sguardo direi che la concentrazione è minima.
“Sophie?” sobbalza “a cosa diavolo stai pensando?” la guardo interrogativa. La sua mente era decisamente fuori da quello che c’è scritto in quel mattone dalle pagine giallastre che ha sotto gli occhi. E adesso, mentre io gli sto esponendo i miei pensieri, paranoici, è forse ancora più fuori.
“Mi stai ascoltando? In questo periodo non c’è proprio il modo di parlare con te! Sophie che diavolo hai per la testa? Per la barba di merlino!” La fisso, indispettita, con le mani sui fianchi. Aspetto una risposta che non arriva, per questo non tardo a realizzare di potermene andare via. Tanto ormai è perduta. “Soph, ci vediamo dopo!”
“Ah, eh, si. Ok, ok a dopo!” sospiro mandando un’occhiata al cielo. Salvami tu, ti prego!
Giorni dopo.

I giorni passano e la situazione è sempre la stessa. Riesco finalmente a parlare con Sophie e a dirgli quello che penso: esattamente quello che pensa lei.
“tesoro stai attenta, non vorrei che lui ti prenda in giro! Non voglio vederti stare male!” anche lei trova strano il suo atteggiamento. Com’è che prima non mi avevi mai notata, in ben cinque anni, e adesso invece sono al centro delle tue attenzioni? C’è qualcosa che non torna eppure, cosa? Non sono una Blackster o una Lywelyn, bellissima, importante, cercata, ricca. Io sono una semplice ragazza, mezza veela. Forse è questa l’unica mia pecca, essere una mezza veela.
Ho ripreso a parlare con Damian dopo che mi ha decisamente pregata di smetterla con questo comportamento che lo altera e gli da noia. La mia risposta è stata semplice e dettata dal cuore:
“Ma se hai fatto a meno di me per tutto questo tempo? Perché non puoi farne a meno anche adesso?”
Denholm mi guarda al limite fra l'allucinato e lo sconvolto.
"Elodie? Spero tu stia scherzando. Quando mai ti avrei ignorata per tutto questo tempo? Il fatto che non ci siano stati prima -scontri- non significa che non ti abbia mai notata, forse dovresti guardarti un pò meglio in giro". Lo guardo e scoppio a ridere, dopo un’affermazione del genere! Il volto probabilmente ha l’aria di una che dice: smettila di prendermi per il fondoschiena o inventatene una migliore; ma lui mi fissa, serio. Damian inarca un sopracciglio.
"Non c'è niente da ridere in una verità come questa." E la cosa tragica è che tende a sottolineare ai miei occhi la parola VERITA'.
"cosa vuoi dire Damian?" chiedo quasi sfidandolo, senza capire quello che intende.
Com'è possibile che lui mi abbia notata? Io che l'ho guardato per anni, non mi sono mai accorta di niente, impossibile. Sta continuando a prendersi gioco di me, proprio come dicevamo io e Soph. Merda! Lui chiude il libro, fissandomi negli occhi palesemente, stavolta.
"Quale parte di -Ti ho notata da tempo- non capisci, El? E' semplice, lineare. Solo che ogni volta stavi lontana dal mio raggio d'azione di circa tre km, come dovevo avvicinarti se pensavo di non interessarti proprio. Anzi, di farti addirittura schifo?". Cazzo. Gli scoppio palesemente a ridere in faccia e subito dopo balbetto un "tu, pensavi, cioè tu.." abbasso la testa. Non ce la faccio a supportare questa tremenda - orribile - difficile situazione.
"Io. Pensavo. Che. Tu. Mi. Detestassi." e la cosa orrenda è che lo scandisce, al fine di farlo capire perfettamente. E non si scompone, anzi. Mi guarda con serietà. E maledetta me, leggo una verità che non avevo visto prima. Adesso lo guardo, stupita.
"Ora mi chiedo come tu possa dire una cosa del genere!" mi arrabbio quasi e inizio a gridargli contro, con rabbia "come diavolo hai mai potuto pensare una cosa del genere! Io ti vengo dietro da anni, ti ho sempre notato, guardato, ammirato! Dio, tu per me sei sempre stato: il deo!" serro i pugni nervosa. Tutte le parole mi escono dalla bocca come un fiume. Libera, mi libero da tutte quelle parole, mi libero da un peso che mi è rimasto dentro per troppo tempo. Damian mi guarda leggermente perplesso. Sgranando appena gli occhi.
"Elodie...calmati per favore.." mi esorta, con voce dolce. E io voglio solo scappare, fuggire da questa situazione imbarazzante, ed è esattamente quello che faccio.
La sera.
Tutto il giorno rifugiata in camera mia. Non esco né a pranzo né a cena e impedisco a tutte coloro che abitano in camera mia di entrare. Voglio stare da sola. Sola, sola, sola. E così è fino a quando qualcuno non bussa vivacemente alla porta.
“Avevo detto che nessuno doveva venire, se non per urgenza!” sbraito, con garbo.
Non notando la risposta sfavorevole dall'interno, una voce maschile pronuncia, leggermente adirata oltre l'uscio "Alohomora", e la porta si apre, mentre Damian, una volta varcata la soglia, la richiude. Fissandomi: "Dobbiamo parlare."
Ecco, era esattamente questa la situazione che volevo evitare e invece?! Mi si piazza ancora una volta davanti agli occhi ed io, sono impotente davanti ad essa.
"Pensi sia maturo scappare così? Ed è la cosa che fai da CINQUE anni. Che cosa avrei dovuto pensare, eh? Chiunque avrebbe dedotto completo odio da parte tua, Elodie." lui mi espone il suo punto di vista, facendomi notare quello che, nel mio atteggiamento, lo ha portato a credere la mia completa avversione nei suoi confronti. E io di mio canto, come rispondo?! Abbassando nuovamente la testa, non riuscendo a guardarlo, a rispondergli. Queste situazioni mi bloccano, lui ha ragione, è vero che ha trovato una porta chiusa, ma la verità non è questa. Io ho paura dell'amore, ho paura di affezionarmi ad un uomo, ho paura di innamorarmi, ho paura di essere presa in giro, ho paura. E questa non è la risposta esatta, le mie azioni sono la cosa più sbagliata, ma è più forte di me.
Lo sento avvicinarsi. Sedere sul mio letto e sollevarmi il volto con le dita, sotto il mento. "Elodie, guardami per favore.." chiede, con tono gentile e comprensivo. Lo fisso negli occhi, timidamente. Le mie guance si fanno rosse, bruciano.
"Ci vieni al ballo con me?" domanda, sorridendo. Spalanco gli occhi per annuire poi, con dolcezza. Aggiungo uno scusami, riuscendo a guardarlo negli occhi, per i miei comportamenti infantili, enigmatici, sbagliati. E Damian accarezza la mia guancia, sfiorandola poi con le labbra.
"Non fa niente,bocciolo". Ed è quasi un sussurro sulla mia pelle, mentre lo sento stringermi in un abbraccio dolce. Terribilmente dolce.
***
La notte ho dormito sogni tranquilli. Ho rivisto la scena della sera precedente miliardi e miliardi di volte. La dolcezza, la tenerezza di quell’abbraccio, di quelle parole.
“Miele! Siete miele!” urla Sophie dopo che le ho raccontato tutto. E’ quasi eccitata, anche lei dopo questa confessione del pargolo si è calmata. Lui mi aveva notata. Lui mi notava, lui mi nota e tutto è così bello. Sono felice, ho mille emozioni che mi si attorcigliano dentro lo stomaco. Ho delle farfalle che mi volano dentro, felici.
02/05/2008
Ancora non ci posso credere. Non può essere vero. Mi sento il sangue ghiacciato nelle vene.
IL MIO PIANOFORTE!
Che schifo! Julia Versten e il suo amichetto che copulavano sul mio pianoforte! Sono talmente turbato dalla visione che potrei mettermi ad urlare; ed, oltretutto, non avrò mai più il coraggio di toccare il mio prezioso pianoforte. I tasti avranno registrato la pressione delle chiappe di Julia, delle sudicie mani di quel Serpeverde mancato. Il mio pianoforte. Scivolo lungo il muro, sbattendo pure la testa contro la grande vetrata alle mie spalle. Socchiudo gli occhi. Non riesco a togliermi quell'immagine orrenda dalla mente. I loro salutini e il correre via valgono ben poco.
IL MIO PIANOFORTE!
La mia sala della musica, inficiata per sempre! Come farò anche solo ad entrarci, d'ora in poi? Chi potrà mai restituirmela perfetta com'era? Intonsa, un angolo neutrale in questa sozza e insopportabile scuola! Mi viene quasi da piangere; ok, diciamo che mi viene da piangere. Sento le lacrime calde che pressano contro le palpebre. Probabilmente è la tensione di questi ultimi giorni: i compiti in classe dell'ultimo momento, le montagne di temi e roba da fare, il coro, il club .. eccetera eccetera. Mi prendo la testa tra le mani. Conta fino a tre, Eugene. Uno, due, tre. Alzati in piedi. Esci. Non guardare il pianoforte.
Mi precipito verso la porta, tenendo la testa bassa, e poi giù per le scale, senza guardare in faccia niente e nessuno.
***
qualche giorno dopo.
Milo mi fissa ancora con l’aria di uno che ha visto un fantasma; ok, forse l’ho scioccato con il racconto del mio terribile incontro a luci rosse con Julia e dolce metà, ma credo che sia stata la spiegazione sul club a dargli il colpo di grazia. Non se l’aspettava, che io potessi fare queste cose: sono quello tranquillo dei tre, dopotutto. E’ invece è proprio successo che gli sto parlando di una cospirazione contro i mezzosangue, che un gruppo di studenti sta cercando di sedare con le proprie forze. Gli sto parlando di lezioni segrete, bacchette al vento e di me che riesco a fare un Patronus corporeo al terzo tentativo.
« mi staresti dicendo di partecipare ad una riunione segre.. »
« sssst! » mi raccomando, urliamo, che ci sentano tutti per bene.
« ..sì, insomma. non stai sfottendo. sono io quello che fa gli scherzi, di solito. »
« no, è proprio così. » gli do’ per sbaglio una sventolata di capelli in faccia, mentre alzo la testa dalla tracolla, dove sto cercando il biglietto che Sebastian mi ha dato per lui. Si è un po’ spiegazzato, ma glielo porgo lo stesso. « lo stanno consegnando anche alla tua adorata Opal, in questo preciso istante. » annuisco insistentemente. Ora che lo sa, dovrà accettare per forza. Altrimenti mi toccherà fargli fare un trauma cranico per fargli scordare il tutto!
« ok, ci sto. basta che mi teniate lontana la donna esplosiva. » mormora fissando il rettangolo di cartoncino con un’espressione che tradisce il fatto che pensi ancora che è tutta una montatura.
***
ancora qualche giorno.
Ho trovato il mio compagno di danze dei sogni: cullo tra le braccia un grosso vaso di terracotta che ho appena annaffiato, dandogli una scrollatina mentre lo trasporto fuori dalla serra 4 dentro alla serra-aula. Come sempre, sono rimasto asistemare dopo la lezione; non c’è niente che mi rilassi così, oltre al pianoforte.
« la ... la la la la ... e un due tre, un due tre ... pappappa-pa... » tornando indietro, scavalco la montagnola di terra e cocci che rimane del vaso di Opal Worthington. Dicono che abbia fatto apposta, per il puro piacere di uscire dall'aula a metà lezione. In effetti, a 17 anni sarebbe ora di saper controllare i propri poteri ... la mia faccia ancora non si è ripresa dal giornale che mi ha fatto saltare in aria davanti agli occhi. « sol la-a-a mi mi mi mi - i - iiii! cambia ottava Eugeeeeenee! »
« Eugene?! » ok. lo stavo facendo di nuovo. cantavo uno spartito e mi correggevo da solo, e sono stato pure colto sul fatto. Sullo specchio luminosos della porta si staglia controluce una figura che riconosco immediatamente.
stonk.
Do una gomitata al vaso che è posato sulla mensola al mio fianco, che si rovescia e fa cadere una pioggia di terriccio su tutte le superfici adiacenti. Dannazione alla mia statura e alla mia malagrazia. La figura minuta di Isabel esce dalla pozza di sole, e io mi sento un sasso nello stomaco alla sola vista di quanto è splendida. Un bezoar, come le capre. Sembra quasi emetteer luce propria. E anche io, visto che sono diventato rosso come una ricordella.
« c...ciao... » faccio un sorriso scemo e mi dirigo verso di lei con la paletta ancora in mano. Sorride, quasi nascondendosi dietro la sua tracolla.
« come va? »
« hmm..bene. » lascio andare la paletta, aprofittandone per abbassare lo sguardo trenta centimetri più in giù. Lei è così piccola, così graziosa. Mi sto facendo soffocare dal mio battito cardiaco, ottima idea.
« senti! » esclama facendomi sobbalzare. E' tutta un tremito. Mi viene quasi da sorridere, ma sono bloccato all'idea che debba dire qualcosa di importante. Sto zitto, lasciando che una musichetta angosciante, tipo Bella Addormentata di Tchaikovsky mi si espanda nel cervello. E sono stupito dal mio stesso gesto: senza neppure accorgermene, mi ritrovo a stringere la sua manina bianca, che sembra essere priva di vita almeno quanto lei è isterica. Oh, finiamola, sta per esplodermi la testa!
« Pennington, hai finito? » e che cavolo. La Bonnet fa il suo ingresso nella serra, stringendo un mazzo di radici bluastre nel pugno. « Sittenfeld, ti sei data al giardinaggio? » aggiunge con un sorrisino malizioso.
« N..no, mi ero dimenticata il libro... » mormora sollevando il volume che c'è sul tavolo, e che tra l'altro è il mio.
« Su, aiuta Pennington a finire e sparite! » non aggiunge altro e se ne va ridacchiando verso la serra 4. Ora sì che sono a mio agio. Isy posa il libro e sale su una sedia, sotto il mio sguardo congelato nel trovarla improvvisamente alla mia altezza. Cosa che non è mai successa. Non mi è mai successo neppure che una ragazza mi piacesse ... e ho passato sei anni in classe con Isabel, senza mai neppure parlarci. Ok, diciamolo, non ho mai parlato con nessuno se non Carl, Milo e pochi altri. Alzo lo sguardo. Mi sta fissando dritto negli occhi, ed emette miele direttamente dallo sguardo. Sto facendo castelli in aria? Lei, che potrebbe avere chi vuole, si accontenta di questo pianista e mago fallito?
Mi suona in testa una fuga. Un concerto. Una sinfonia. Un bacio. Il primo bacio del piccolo Eugene Pennington. Me la ritrovo tra le braccia, così viva, ed è assurdo e splendido. Isabel.
01/05/2008
Un dolore lancinante si estende lungo tutta la coscia destra, mentre scendo le scale che mi portano alla Sala Comune dei Serpeverde. Il ginocchio, in particolare, si fa sentire.
Uno stupendo strappo muscolare che mi sono procurato oggi, mentre cercavo di prendere il Boccino.
Eh, sì.
Indovinate chi è il nuovo Cercatore di Serpeverde?
Qualche indizio. Ha gli occhi verdi, è bello, intelligente e di cognome fa Lewis.
“Jasper, sei il più adatto che abbiamo.”mi ha detto Morkan dopo una serie di provini piuttosto fallimentari.
“Grazie Bill, tu sì che sai farmi sentire importante.”
“Scherzi a parte, Jasp. Sei un ottimo Cacciatore, e non mi priverei di te in quel ruolo se non fossi più che certo che puoi fare altrettanto bene come Cercatore.”
Questo dialogo si è svolto ieri mattina fra me e Bill Morkan, il Capitano, nonché Portiere della mia squadra. Ora mi sto allenando per abituarmi al mio nuovo ruolo, che richiede maggiore velocità e prontezza.
“Stai facendo grandi progressi, Jasp, meno male che ti abbiamo trovato!”esulta Kane, uno dei Battitori.
Le mie gambe non sono altrettanto d’accordo.
Zoppico. Voglio solo raggiungere la mia stanza. Lì mi attendono i libri di Incantesimi e Pozioni, dove spero di trovare un sortilegio o un intruglio che possano placare il dolore.
Nella Sala non c’è quasi nessuno, a parte una decina di studenti del quinto e pochi di più del settimo che ripassano. Mi sforzo di camminare come sempre, ma non appena mi chiudo alle spalle la porta della Sala, il mio volto si contrae in una smorfia di dolore.
“Tutto bene?”dice Deirdre, mentre scende le scale.
“Non tanto. Uno strappo alla gamba.”
“Oh, povero!”
Mi raggiunge in un attimo e mi prende sotto la spalla, per aiutarmi a salire i gradini. Una volta nella mia stanza:
“Togliti i pantaloni.”
“Così, subito al sodo?”
“Frena i tuoi bollenti spiriti.”replica Dè sorridendo.“Vado a prendere un’ottima pomata che mi ha dato mia madre per casi come questo. Tu intanto non fare altri danni e resta sdraiato.”
“Ai tuoi ordini.”
Steso sul letto, mezzo nudo. La situazione potrebbe anche farsi interessante, se non si trattasse di Deirdre. Con lei, non oserei mai travalicare i limiti, e mancarle di rispetto con una richiesta che la metterebbe a disagio.
Chiudo gli occhi.
Non più tardi di una settimana fa, ho baciato Violet Traviston. Un gesto inconsulto a cui sono stato trascinato dalle circostanze. Riesce sempre a scatenare qualcosa dentro di me, quell’algida contessina viziata.
Ma nulla di paragonabile a Deirdre.
Eccola che torna, spingendo con cautela la porta.
“Pensavo dormissi.”dice, non appena apro gli occhi.
“Bene, ora inizio ad agire. Dove?”
“Ginocchio destro.”
Inizia ad applicare la pomata con massaggi vigorosi ma allo stesso tempo delicati.
Arrossisco.
Io. Jasper Lewis. Arrossisco.
Pochi minuti dopo, questa bizzarra specie di dolcissima tortura si conclude.
“Ecco. Ho finito.”
In effetti, sento già un certo sollievo.
Momento di imbarazzo abissale. Perché Deirdre resta lì, ferma, a guardarmi?
“Accio garza!”
Una benda arriva dalla porta aperta e si deposita nella mia mano. Mi avvolgo il ginocchio, e poi mi copro con le coperte.
“Grazie, Dè.”
“Figurati. E stai attento, la prossima volta!”
Si avvia ad uscire. Sulla porta, si volta per un secondo:
“Anche se devo dire che mi è piaciuto farti da crocerossina.”conclude.
L’ufficio di Martine è abbastanza spazioso, molto pieno di cose ma nell’insieme minimalista. Un paradosso.
Mi lascio cadere su una delle poltroncine.
“Allora, cosa stai facendo?”
“Correggo dei compiti.”
È circondata da pergamene coperte da simboli astrusi e numeri.
“McKanzie, dove avrà mai la testa…un errore di segno in un diagramma perfetto.”
Un segno rosso contamina il sudato lavoro di Jillian. Non riesco a contenere un sorrisetto.
“Un’altra delle tue conquiste, come non saperlo.”borbotta mia sorella, mentre prende un altro compito.
“No, lei è rimasta illesa dai miei artigli. L’amico del suo ragazzo un po’ meno.”
”Ah, è stato per lei?”
“No. Per Sean. Avevo appena scoperto com’era morto.”
Il suo viso resta impassibile. A volte mi chiedo come faccia. Era il suo gemello!
“Babbani. Due stupidi babbani.”sorride.
“Avresti dovuto vedere com’erano disperati quando sono arrivata da loro…prima il ragazzo più giovane. Aveva la mia età. Diciassette anni. Piangeva, dopo che i suoi genitori avevano esalato l’ultimo respiro.”
Continua a correggere i compiti, senza mutare tono mentre dice:
“Oh, Isherwood. Bel lavoro.”
Poi continua:
“All’altro, ci ha pensato papà. Nostra madre era appena morta. Sean se n’era andato da tre mesi.”
E così. È stata lei. È stato mio padre. Loro hanno vendicato la morte di mio fratello. Hanno ucciso i Babbani che lo avevano picchiato a morte.
“Ma vedi, Jasp. Noi non abbiamo rischiato nulla. Tu, qui, sei a scuola. Pretendiamo da te la massima attenzione.”
Annuisco.
La rivelazione mi sorprende, ma non mi tocca nel profondo.
Qualcuno bussa alla porta.
“Professoressa Lewis?”dice Benton, affacciandosi.
“Potrei parlare con lei? Oh, salve Jasper.”
Mi congedo subito, lasciandomi alle spalle Benton, mia sorella ed un segreto svelato.
Racconto tutto al mio migliore amico. Stiamo uscendo nel parco per goderci una bella giornata di sole, giunta, alla fine, dopo mesi di nebbia.
“Cosa ne pensi?”chiedo a Ed.
Non fa in tempo a rispondermi che sentiamo delle risa maschili miste a voci femminili. Le voci di Dè e Scarlett, che non sembrano per nulla a loro agio. Stringo la bacchetta, e rivolgo uno sguardo d’intesa a Ed, mentre ci dirigiamo verso le schiene di quattro ragazzi con le divise di Tassorosso.
28/04/2008
La biblioteca e` un posto deprimente, non capisco come i Corvoneri ci nuotino dentro come pesci, io mi trovo decisamente fuori luogo in mezzo a tutti quei tomi pesanti e inutili. Ma se voglio andare decentemente ai GUFO non mi basta passare il pomeriggio alla serra come mi piacerebbe, purtroppo Erbologia non e` l’unica materia che devo passare. Lory mi aiuta come puo`:
“Ma no!!! Rileggi con calma e poi ripeti”. Mi riconcentro sul libro di Incantesimi, tentando di impararmi a memoria alcune regolette. Sto ripassando le cose che abbiamo fatto all’inizio di questo semestre, e mi trovo decisamente in difficolta`.
“Lory ma questo l’abbiamo fatto 30 anni fa!!!” grido esasperata, chiudendo il libro con forza “E` impossibile che io riesca a imparare tutta questa roba prima dell’esame!”
“Concordo” dice Susan, che, in un evento miracoloso, ha deciso di aggiungersi al nostro gruppetto di studio oggi. Chiude anche lei il libro, e tira invece fuori il suo specchietto, rassettandosi i capelli “E` una perdita di tempo, per domani mattina avremo scordato tutto. Il metodo migliore e` studiare tutto la sera prima, funziona sempre con me”
“No se si tratta dei GUFO no!!” grida Lory. Forse abbiamo gridato un po` troppo, dato che spunta da dietro uno scaffale la bibliotecaria, e ci guarda con aria assassina. Lory si avvicina a noi con la sedia. “I GUFO sono una cosa seria, li devi prendere seriamente”.
“E lo faro`, la settimana prima degli esami” Susan scrolla le spalle.
“Guarda che i GUFO sono importanti per la nostra carriera!”
Vedo che si inizia a creare un clima di tensione, e cerco di stemperare la situazione.
“A proposito di carriera. Voi che vorreste fare una volta uscite da Hogwarts?”. Susan si scorda subito di cosa stava per dire e risponde prontamente. “Io avro` una boutique a Diagon Alley, e tutte le adolescenti maghe verrano da me per procurarsi i vestiti. Vedi? Dubito che i GUFO servano a qualcosa per il mio futuro”. Lory agita la mano infastidita, fingendo di non aver sentito.
“Io non lo so, sarebbe troppo bello continuare la mia carriera di Quidditch” inizia Lory “ma e` probabilmente un sogno senza speranza. In alternativa sarei...”
“Te lo dico io, una sfigata” dice Susan mentre afferra la sua borsa “Io me ne vado, questo ripasso e` patetico”. Detto questo la nostra cara amica si allontana, lasciandoci con un palmo di naso. All’inizio penso che Lory l’abbia presa male, ma scopro con stupore che e` anzi sollevata.
“Meno male che e` andata via, devo dirti una cosa”
“Di che si tratta?” chiedo incuriosita.
“Be` io potrei aver organizzato un pigiama party a vostra insaputa con Rah e Cassandra” dice in tono perfavore-perdonami-non-ti-arrabbiare.
“E perche`?” vedo che la domanda e` uscita un po` brusca, prendendo una piega che non volevo prendesse "E perche`?" ripeto in modo piu` pacato e calmo.
“Be` non ho avuto un momento da sola con te, c’e` sempre Susan, e sai che se dico a lei di questa idea mi uccide. Susan ha troppo orgoglio, e` partita con l’idea che Rah non gli piace? E Rah non gli piace! Secondo me e` veramente un peccato, perche` trovo che insieme faremmo un bel gruppo affiatato. Quindi comprendimi, dovevo agire”
“Oh! Lory Agente Segreto! Mi piace, non so come la prendera` Susan pero`”
“Male, ma ci occuperemo di lei domani” dice Lory con sicurezza. Speriamo di evitare scenate.
No...Caspita no...Si stanno avvicinando Rah, assieme a Cassandra, al nostro tavolo. Do un’occhiata a Susan, che ancora ignara di tutto, addenta un biscotto alla vaniglia mentre leggiucchia una rivista babbana. No...ancora Susan non sa niente, dateci il tempo di avvertirla...Troppo tardi. Rah si siede proprio davanti a me, e sfodera un timido sorriso, quasi non credendo di essersi davvero seduta al nostro tavolo cosi`, senza domande ne` preavvisi. Do un calcio a Lory, anche lei alquanto preoccupata di una possibile “Susan scenata”.
“Ciao ragazze! Volevo subito dirvi che per il pigiama party va benissimo, sia io che Cassie siamo felicissime di venire”. Susan distoglie lo sguardo dalla rivista, e che sguardo e`. Pieno di fuoco e rabbia.
“Che pi...” Gli do un calcio da sotto il tavolo, cosi` forte che le escono piccole lacrime dagli occhi. Sfodero un bel sorriso a Rah, che per fortuna non si e` accorta di niente. Si era distratta a ascoltare Cassie, che stava parlando di non so quale cambiamento di Rah con Lory.
“Dovremo cercare un modo per eludere il controllo notturno della Bonnet.Ti giuro che mi ha detto proprio cosi!” dice Cassie ridendo. Lory ribatte:
“Rah che cerca di infrangere le regole! Sconsiderata!"
Rah, con un finto broncio dice: “Almeno ditemi quando lo organizzeremo, insomma. Devo essere preparata psicologicamente!"
"Penso che si potrà fare più o meno tra due sere... con tutti i compiti che abbiamo sarò impegnata sino a tardi con lo studio" dico, pensandoci su. Susan accanto a me emette un gridolino acuto.
“Ragazze! Il tema di Pozioni! L'ho totalmente dimenticato..." Susan sembra seriamente preoccupata, non ci vuole proprio un’altro brutto voto in Pozioni. Meno male che c’e` Rah che salva la situazione.
"Te lo posso passare io se vuoi..."
Susan guarda me e Lory, poi si gira verso Rah e dice: "Ti sarò grata sino alla tomba se me lo passi!".
Nota mentale: L’orgoglio di Susan e` facilmente distruttibile con una semplice offerta, un compito da copiare.
26/04/2008

"Un pigiama party???" chiedo a Cassie stupita. Lei annuisce con fare divertito.
"Me ne stava parlando Lory dopo l'allenamento." conferma tranquillamente.
"Strano che non me ne abbiano parlato stamattina a lezione..." dico pensierosa. "Abbiamo avuto varie simulazioni dei GUFO ultimamente ma... non me l'hanno nemmeno accennato"
"Ma cosa ne pensi?" mi incalza lei evitando che divagassi con eventuali pensieri sugli esami o, ancora peggio, che riprendessi a recitare le formule di incantesimi.
"Penso che sia una grande idea!" dico lasciandola a bocca aperta. Lei rimane a fissarmi, mentre io sorrido alla sua faccia basita.
"Tu, Rah Ching Page, che accetti di partecipare a un party alla soglia degli esami?? Il mondo va a rotoli!" afferma ridendo di gusto.
"Non è questo il punto... sai, pensavo che dovremo cercare un modo per eludere il controllo notturno della Bonnet." dico guardandola seria. A questo punto lei scoppia in una risata per nulla trattenuta che attira occhiate da tutti gli angoli della bibblioteca dove ci troviamo.
"Questa poi!" dice riuscendo a reprimere a stento le risate. Io arrossisco ma cerco di non darlo a vedere.
"Stai cambiando Rah, stai cambiando e anche molto in fretta!" mi dice sorridendo "La cosa che mi piace di tutto ciò è che son stata io a causare il cambiamento." aggiunge chiudendo di scatto il libro di trasfigurazione.
Verissimo. In me c'è solo una piccola ombra della timida e associale Rah di qualche mese fa!
Sono in camera a leggere un trattato di Erbologia mentre Cassie legge uno dei suoi libri. Babbani, prevalentemente storie dell'orrore, Poe e Lovecraft. Mi sembra che sia poco concentrata sulla lettura, comunque, sbuffa e si rigira.... sembra che abbia qualche pensiero di troppo dietro quegli occhioni azzurri, e lo sguardo corrucciato conferma la mia ipotesi.
Aspetto che sia lei a parlare ma non sembra intenzionata a farlo ancora.
"Sai il pacco che mi è arrivato l'altro giorno? I miei genitori mi hanno mandato un vinile con pezzi di chitarra classica. Pensavo di non poterlo ascoltare ma poi son passata nell'aula di musica e ho scoperto che lì c'è un giradischi stregato." introduco una conversazione a caso, con le prime cose che mi vengono in mente. "Dovresti ascoltare un pezzo. Si chiama Fantasia n°10 di Alonso Mudarra. é molto bello." concludo.
"mmm" mugugna lei alzando appena gli occhi dal libro.
"Che cosa stai leggendo?" le chiedo.
"Il gatto nero di Poe." risponde assorta. Poi con uno sbuffo si rigira di nuovo sul letto. Io la osservo ancora per un pò e poi mi rimetto a leggere il mio trattato sui fiori carnivori della Cornovaglia.
Sentendola sbuffare di nuovo mi decido.
"Cassie... Cosa c'è che non va?"
"Come?" alza gli occhi su di me e mi guarda con uno sguardo che potrebbe sembrare di autentico stupore. <<Spiacente Cassandra ma non mi freghi!>> il mio pensiero probabilmente si riflette nella mia espressione perchè lei smette immediatamente di fingere stupore.
"E va bene!Mi stanno venendo dei dubbi..." pausa, aspetto che continui ma non accenna a farlo. Sembra che si sia persa nei suoi pensieri invece di formularli a voce alta e qualcosa mi dice che riguardano Ida.
"Cassandra? Ti va di continuare?" le chiedo.
"Oh, si certo... sai quella volta che abbiamo pranzato con Alexa, Lory e Susan? Quando ho detto quella strana frase su Ida..." quì mi guarda imbarazzata ma io mi limito ad osservarla "Penso di non essere stata molto sincera con te quando ti ho detto che non intendevo nulla. Forse non son stata sincera nemmeno con me stessa. é solo che mi stanno venendo tanti di quei dubbi!" sembra sconsolata, ma io non voglio che finisca lì il suo discorso.
"Che dubbi?" la incalzo seppur con gentilezza.
"Non sono più tanto sicura che sia stato un incidente quello che le è successo." Di nuovo silenzio.
Lei continua ad alzare lo sguardo su di me con riluttanza. Cosa mai le ha fatto pensare una cosa simile? Sono molto spaventata da quel che mi ha detto. Tra una miriade di idee contrastanti una si fa spazio con prepotenza nella mia mente.
"Ida era mezzosangue..." sono stupita io stessa dalle mie parole. Cassandra mi guarda un pò allucinata ma annuisce con tristezza.
"Sai Riddle? Dovevano incontrarsi..." mi dice guardando nel vuoto "Lei era così innamorata di lui."
"Riddle, il caposcuola di Serpeverde? Quel ragazzo ha un'aria così misteriosa..." non riesco a non lasciar trasparire il fatto che lo ritengo un bel ragazzo e Cassandra se ne accorge e mi guarda allarmata.
"Anche Ida l'ha detto dopo averlo visto la prima volta..." mi dice "Quel che mi preoccupa è che è sempre attorniato da tutti quei serpeverde con quelle idee malsane sulla purezza del sangue."
Effettivamente era una cosa che mi aveva colpito. Forse era per questo motivo che non mi piaceva se non fisicamente... avevo la netta sensazione che condividesse tutti quegli ideali che non riuscivo a sopportare!
"Rah... i conti non mi tornano. Ti sembra sensato pensare che sia un caso il fatto che Ida sia morta proprio dopo che lui ha accettato ad incontrarla?" mi dice seria guardandomi negli occhi.
"Mi dispiace Cassie... non sono una Legimens quindi non posso leggere i pensieri di Riddle. Ma posso darti un consiglio." le rispondo "Parlane con Julia."
Alexa mi sorride felice. Siamo a colazione e le ho dato l'ok per il pigiama party. Lory ride con Cassie che le racconta del nostro discorso in bibblioteca.
"Ti giuro che mi ha detto proprio così!" le dice Cassie prendendomi in giro.
"Rah che cerca di infrangere le regole! Sconsiderata!" dice Lory prendendomi in giro. Io rido alle loro battute e faccio un pò finta di mettere il broncio.
"Almeno ditemi qando lo organizzeremo, insomma. Devo essere preparata psicologicamente!" dico stando al gioco.
"Penso che si potrà fare più o meno tra due sere... con tutti i compiti che abbiamo sarò impegnata sino a tardi con lo studio" mi risponde Alexa riportando un tono serio al discorso. Sentimmo un piccolo gridolino. Era Susan che era rimasta più o meno zitta durante tutta la colazione.
"Ragazze! Il tema di Pozioni! L'ho totalmente dimenticato..." disperata guarda Lory e Alexa che la guardano a loro volta esasperate.
"Te lo posso passare io se vuoi..." mi offrò con timidezza. Susan mi era sembrata molto più fredda delle altre nei miei confronti. Lei mi guarda con stupore.
"Ti sarò grata sino alla tomba se me lo passi!" mi dice alla fine.
"Non c'è nessun problema." le dico cominciando a frugare nella borsa. Intanto Cassandra si alza dalla sedia vicina alla mia. Mi giro a osservarla e vedo che non c'è nemmeno l'ombra delle risate di poco fa nel suo sguardo. Porgo il tema a Susan e guardò verso il tavolo dei Grifondoro. Julia è seduta lì affianco al suo amico, Lang. Cassie le si avvicina con un pò di riluttanza e le sussurra qualcosa. Poi entrambe si allontanano dalla Sala Grande.
23/04/2008
Sebbene la primavera stia raggiungendo il suo culmine, il vento che sale dal lago è ancora freddo.
Il sole però splende cocciuto, determinato a portare la bella stagione ad ogni costo anche in questo angolo dell'Inghilterra. Chiudo gli occhi, intrecciando le dita dietro la nuca dopo essermi disteso sul prato costellato di muscole margherite bianche.
«Chi ha avuto l'idea?» mugola Audrey qualche metro più in là, crogiolandosi beatamente con il libro di Pozioni e un maglione piazzati a mo' di cuscino.
«Io» sbadiglia Isabel, accoccolata accanto alla mia ragazza, occupata a intrecciarle i capelli con delicati colpi di bacchetta, mentre Eugene e Milo sono chini su quello che rimane della loro copia della Gazzetta del Profeta, ormai ridotta a un cumulo di cenere e fogliettini talmente minuscoli che pensare di ricostituire l'originale è pressoché impossibile.
«Come procede il lavoro?» mi informo, senza aprire gli occhi. Sto decisamente troppo bene così come sono per solo prendere in considerazione l'idea di muovermi.
«Dannata dinamitarda» borbotta il biondo, chino su ciò che resta del quotidiano.
«Uno strazio» traduce Milo, molto più pratico, sbuffando.
«Milo» ride Jillian «Dovresti essere consapevole del fascino che eserciti sulle ragazze!»
«Jillian, tesoro» ribatte lui allusivo «Cosa ti fa pensare che io non lo sia?»
Scattò a sedere come se mi avessero punto, accorrendo dalla mia ragazza prima che lo shock la faccia stramazzare al solo: arrivò giusto in tempo, mentre già boccheggia, rossa come una fragola. Fulminò Milo con un'occhiataccia.
«Oh, cosa mi guardi in quel modo?» si difende lui «Non lo faccio mica apposta. Mi viene naturale. E' un dono, cosa credi?»
Interviene Audrey, sgranando i suoi enormi occhioni blu e indicando un punto non ben definito alle spalle del moro.
«ASHMORE!» urla, attirando immediatamente la sua attenzione «Dinamitarda in avvicinamento!»
La reazione del moro è fulminea: nel giro di una frazione di secondo sbianca, sgrana gli occhi e spalanca la bocca trasformandosi nella personificazione del terrore puro prima di fare un salto degno del miglior campione olimpico babbano e schizzare alle spalle di Eugene. Ci voltiamo tutti a guardarlo mentre, rannicchiato alle spalle del corista biondo, si rannicchia su se stesso il più possibile.
Uno, due, tre, quanttro, cinque, sei..
Resistiamo sette secondi netti prima di scoppiare a ridere all'uninsono, fino ad avere le lacrime agli occhi.
«Ma come,Milo!» lo canzono, fingendomi sorpreso «Non eri tu a sostenere quanto bellina fosse Opal?»
«Se Jillian ti facesse esplodere in faccia il giornale la troveresti ancora adorabile?» ringhia lui, rosso in volto. Non l'ho mai visto così imbarazzato prima.
Gli occhi verdissimi della Corvonero si posano sul mio volto, in attesa, mentre mi ritrovo ad immaginare una scena analoga a quella che si è svolta sotto i nostri occhi, neanche venti minuti fa. Un incontro-scontro con una Jillian/Opal particolarmente di fretta e un me particolarmente assorto nella lettura della Gazzetta del Profeta. Uno scambio di sguardi vagamente sorpresi. Jillian/Opal che avvampa furiosamente e inizia a boccheggiare dopo il mio saluto (nulla di particolarmente nuovo, in effetti, se la colgo di sorpresa è capace di rischiare lo svenimento). E poi il giornale che mi esplode davanti alla faccia, senza ragione apparente, seguito a ruota da una strillo imbarazzato e una fuga a gambe levate. Frammenti di carta bruciacchiata tra i capelli. Un cumulo di cenere ai miei piedi.
Sbatto le palpebre, sentendo gli sguardi dei presenti bruciarmi addosso.
«Milo, rinuncia» commenta Eugene dopo qualche attimo, un ghigno che lento gli si allarga in faccia «Probabilmente sarebbe estasiato dalla visione al punto da non rendersene nemmeno conto»
E mentre il gruppetto esplode in una risata, sono costretto ad ammettere che potrebbe avere ragione.
***
Ora di cena.
Mi lascio cadere al mio solito posto, accanto a Polly, che mi lancia un'occhiata incuriosita.
«Cosa mi sono persa?» indaga, allungandomi un piatto ricolmo di verdure e polpette. La ringrazio con un cenno, versandomi dell'acqua in un calice dorato.
«Nulla di tale» replico dopo qualche attimo «Un ozioso pomeriggio al sole»
«Non ci crederai mai!» esclama nel frattempo una ragazzina del terzo anno, qualche posto più in là. Posso vedere perfettamente i radar del pettegolezzo di Polly rizzarsi, in allarme. «Pare che la Worthington abbia fatto colpo su Ashmore. » prosegue nel mentre la chiacchierona di turno, approfittando dell'assenza del diretto interessato (in infermeria assieme ad Eugene, tutti e due con il viso completamente bruciato dal sole primaverile) per poter divulgare la grande notizia.
Se potesse, la mia compagna di casa mi ucciderebbe seduta stante con lo sguardo.
«Tu sai.» sibila, impugnando con aria minacciosa la forchetta. Scrollo le spalle, candido come un giglio.
«Cosa te lo fa pensare?»
Sgrana gli occhi, che raggiungono le dimensioni di due palline da golf, e spalanca la bocca in un urlo muto.
«Brutto... brutto... brutto figlio di un molliccio!» esclama alla fine, senza nemmeno sbattere le palpebre.
«Apollonia Pasco!» tuono scherzosamente, facendo irritare ancora di più: si inalbera, facendo leva con le mani sul tavolo per inarcare la schiena fino all'inverosimile e tirare il collo indietro, per poi rilassarsi tutto d'un colpo.
«D'accordo» riprende a parlare, dopo aver inghiottitto una forchettata di spaghetti con il sugo e aver spazzolato una fetta di pane «D'accordo, così non va.» borbotta tra sé e sé, prima di inspirare a fondo a rivolgermi uno smalgiante sorriso.
«Carissimo Carlisle!» esclama, passando un braccio sulle spalle e pizzicandomi una guancia «Amico mio! Ti ho mai detto quanto bene ti voglio?»
Trattengo un sorriso, sforzandomi di restare impassibile.
«Non saprai nulla da me» dichiaro, scrollandomela gentilmente di dosso per mangiare qualcosa «Sarò muto come una tomba.»
«Uffa!» sbuffa, incrociando le braccia al petto «Proprio non capisco tutto questo cameratismo, sai?»
«Che vuoi farci, misteri della natura» commento pacato. Anche se, a dire il vero, ha ragione: Milo è il primo che ha sghignazzato alla vista delle spillette ed è sempre lui che non perde l'occasione per prendermi in giro quando le iscritte al fan-club quasi mi svengono davanti. Per non parlare poi della volta che sono andate da lui a chiedergli se mi avrebbe fatto piacere sapere che avevano presentato a Dippet una richiesta formale per ufficializzare il club.
«Una cosa però posso dirtela» mi sporgo appena verso di lei, che improvvisamente ha un'aria estremamente seria e attenta «E' stato un incontro esplosivo»
Squittisce deliziata, battendo le mani.
«Hanno fatto scintille, vero?» si azzarda a chiedere dopo un secondo, con aria cospiratrice.
Annuisco, solenne.
«Letteralmente»
***
Ho sentito dire che c'è chi pagherebbe oro per scontrarsi con Scarlett Lywelyn nel bel mezzo di un corridoio buio e deserto. Io, in tutta onestà, ne avrei fatto volentieri a meno.
«Ahi» si lamenta, fissandomi in cagnesco «Si può sapere dove stavi guardando?»
Inarco le sopracciglia: è lei che mi è venuta addosso, fino a prova contraria, sbucando dal nulla da dietro una statua dall'aspetto cupo. Non è certo colpa mia, poi, se lei è finita a terra mentre io son rimasto in piedi.
«Come prego?»
Scosta i capelli con una mossa che di naturale e spontaneo non ha proprio niente.
«Cos'è, sei pure sordo oltre che cieco?» sibila, incrociando le braccia al petto.
«E tu sei capace di articolare una frase di senso compiuto senza guarnirla di insulti?» butto lì, facendo per sorpassarla.
«Hunnam» mi richiama, melliflua «Devo dire che oltre ad essere irritante, hai anche una predisposizione naturale per le risposte errate. E' triste, molto triste. » la sua voce sibila velenosa, raggiungendo con una tonalità bassa il mio udito.
Mi blocco, con un sospiro, tornando a voltarmi verso di lei: la sguardo un attimo, soffermandomi in particolare sul bel volto. Occhi grandi, capelli scuri, un broncio che più di qualcuno trova adorabile.
«Sai cosa è veramente triste?» le sorrido, il più dolcemente possibile «A differenza delle persone che ti ostini a frequentare, non sembri una stupida né tantomeno un'idiota integrale. Eppure, non appena apri bocca, il palco crolla. Questo è triste, Lywelyn.»
Lei sorride. Con un'affabilità tale da incantare anche il più arduo dei contrari alla sua filosofia.
« Hai colto il nocciolo del punto, Hunnam.» mi fissa, senza distogliere mai i suoi grandi occhi verdi, dai tratti lievemente felini. « Non sono idiota. Hai ragione. Non lo sono affatto.» la sua espressione cambia appena, virando in un lampo di ira appena accennato. « Gradirei, pertanto, che tu evitassi di appellare con simili epiteti gente che conosco, e che stimo» Poi torna a sibilare, come evidentemente è nella sua natura fare. « Io, con tutta la grazia possibile di cui sono disposta, non lo sto facendo. Perchè ritengo molto più produttivo scontrarmi con la persona diretta che mi trovo dinanzi» Si sofferma un momento, guardando oltre la mia figura. « Se non altro, per una questione di correttezza. Da poca soddisfazione parlare su gente che non può ascoltare»
«Mentre picchiare in dieci un ragazzo da moltissima soddisfazione, vero?» ribatto fulmineo, senza sapermi trattenere. Socchiude le labbra, vagamente interdetta, ma non ho intenzione di darle il tempo di replicare «Dal momento che le persone che così tanto stimi e rispetti trovano divertente spedire le persone in infermeria, mi ritengo libero di dire tutto quello che voglio. Specie se il diretto interessato, è uno dei miei migliori amici» troneggio su di lei, che indietreggia appena senza tuttavia distogliere lo sguardo «Ma d'altronde è vero, non è buona educazione parlare degli assenti» sorrido, affabile «Cos'altro suggerisci per non lasciar morire una così interessante conversazione?»
Tace. Le braccia incrociate al petto, un lampo di rabbia trattenuto a stento negli occhi chiari: tutto in lei rimanda ad una belva pronta a scattare, anche se qualcosa, nella sua posa volutamente arrogante, lascia pensare che qualcosa l'abbia colpita. Che si aspettava, del resto? Che stessi zitto e buono come i ragazzini del primo che è solita minacciare e spedire in infermeria assieme ai suoi degni compari? Che mi mettessi a piangere? Che implorassi perdono in ginocchio e abbracci la sua filosofia razzista e ottusa? Si vede che li fanno con lo stampino, le Serpi.
«Carlisle!» la voce di Micheal Parker fa sobbalzare entrambi e, mentre lei dopo un attimo di vaga indecisione si gira e si allontana, accompagnata da un irritato ticchettare, mi volto verso il biondo giocatore di Quidditch.
«Micheal, ciao. Il tempismo è sempre il tuo forte..» commento con un sorriso, salutandolo con una manata amichevole sulla spalla che lui ricambia, con il doppio della forza.
«Che ci facevi qui con la Lywelyn?» domanda con una smorfia.
«Discutevamo» scrollo le spalle, senza mostrare particolare entusiasmo.
«Discutevate?» ripete, sorpreso «E su cosa?»
«Etica»
«Ah» mi fissa, vacuo. Poco sveglio, per essere un Corvonero. Non è che devo spiegargli cos'è l'etica, vero? «Certo. Etica.»
«Una lunga storia, Micheal. Ti va una Burrobirra, piuttosto? Ho bisogno di bere qualcosa, vedere come certe persone siano sprecate in determinate ambienti mi deprime.»
22/04/2008

Rido, e anche di gusto, cercando di trattenermi solo per rispetto verso le persone intorno a noi, che sono state sorprese dalla mia risata.
“Smettila So!”
“Si…un attimo…adesso mi calmo..”. Ritrovo il mio equilibrio interiore. Brava, Sophie, non pensarci, brava non….non…non ce la faccio. Riprendo a ridere sotto la sguardo accusatorio della mia amica.
”Oddio El…giuro non ce la faccio...me lo vedo davanti!”
“Basta Sophie! OK non ti dico più niente!”
“Scusa, ora smetto..”chiudo gli occhi e focalizzo un’immagine che sia la più lontana da quella della caduta di Damian. La bibliotecaria dovrebbe andare più che bene per lo scopo. Respiro. Riapro gli occhi,
”dimmi pure!Vai avanti…”.
La mia amica continua a parlare con il solito sorriso e usando eccessivamente le mani. Cosa starà dicendo? La verità è che la sto fissando con un interesse che non è rivolto alla sua storia. Davanti a me scorrono una serie di immagini, delle proiezioni della mia mente, con più probabilità della mia fantasia, che ripercorrono quello che è successo in questi giorni. Perché? È quello che vorrei sapere anch’io. Sono una pessima amica, anzi sono una pessima
migliore amica; come semplice amica sono decente, e comecomune conoscente anche più che rispettabile, come migliore amica però...
“Allora cosa ne pensi?”
Forse non dovrei lasciarmi andare troppo alla fantasia e sprofondare nei miei pensieri più assurdi, soprattutto se nel frattempo si suppone stia tenendo una conversazione attiva con un’altra persona del genere umano; con gli animali effettivamente potrei fare un’eccezione, anche se…
“Sophie ma mi stai ascoltando??”. Elodie che urla: un evento.
“si, certo!”
“Bè, allora rispondimi.”, mi dice con un aria di sfida. Ecco cosa succede a non ascoltare.
‘Concentrati Sophie, io so che ce la puoi fare; in fondo l’hai ascoltata…’
No, non è vero, non l’ho assolutamente ascoltata!
“Sai El…”-rispondendo si o no ho il 50% di possibilità di azzeccare, però la sua domanda poteva anche non esigere una risposta così semplice. Cosa faccio?,
“ehm…la penso assolutamente come te!” Ambigua, semplice e completamente fraintendibile.
“Davvero?”, mi chiede. Probabilmente sto sfoggiando il mio sorriso tra l’ebete e il divertito, il che non dev’essere il massimo: per fortuna non posso vedermi! Forse sono riuscita a scamparla.
“Strano perché io non ti ho ancora detto cosa ne penso!”. Pensa, pensa, pensa.
“Ma io so perfettamente cosa ne pensi, noi siamo migliori amiche, siamo telepatiche: io so cosa pensi tu e tu sai cosa penso io. Semplice!”
“Ma io non so cosa pensi tu! E comunque potevi inventarti una scusa migliore, questa è assurda!! Ammettilo che non mi stavi ascoltando.” Mi punta il dito dritto davanti al naso.
“No, ti sbagli, Elodie, sai che non lo farei mai…”
“Garda che non mi arrabbio, ormai ti conosco: so quali sono i tuoi limiti.”
“Allora non ti stavo ascoltando!"-la verità a volte è l'unica strada percorribile, soprattutto se ti aspetti la pena capitale, e invece ti concedono l'amnistia
-"Comunque ti ricordo che sono io quella di Corvonero qui,signorina, andiamo piano con le parole.”
“Non si direbbe allora, visto che io non ti vedo mai china su un libro come tutti quelli della tua casa. Guarda Rose, lei si che è una vera corvonero!”
“E’ proprio per questo che è sbagliato basarsi sugli stereotipi, la maggior parte della volte sono sbagliati. Nella mia casa non sono mica tutti concentrati solamente sullo studio e geni in qualunque materia, anzi sai cosa ti dico, vado a studiare che ho un compito importante.”
“Si certo, defilati pure, ma non mi scappi: noi due facciamo i conti.”
“Anch’io ti voglio bene tesoro, ci vediamo dopo magari!”.
Fuga.
"Rose non avrei mai scommesso di trovarti qui in biblioteca!”. Troppo palese la mia ironia in questa frase: devo perfezionarmi.
“Ahah, devo anche ridere per caso?”- mi avvicino a lei con sguardo eloquente-
“ No Sophie, se sei venuta qua con l’intenzione di distrarmi dallo studio te lo scordi: non ci casco stavolta!”
Sfoggio uno sguardo oltraggiato e al contempo stupito,”
La tua malizia mi sorprende, cara Rose. Come hai potuto anche lontanamente pensare che io abbia intenzione di distrarti? Tu mi offendi!”
Mano davanti a naso e bocca in una scena di finto pianto, degna del peggiore spettacolo teatrale mai messo in scena da quando quest’arte ha preso vita: un oltraggio all’arte stessa.
Sbuffa.
”Dimmi, qualunque cosa pur di mettere fine a questa commedia…”
“Supponeva essere una tragedia…comunque mi chiedevo se potevi darmi una mano con pozioni, sai per il compito…dovrei cercare di tirare su la mia media imbarazzante.”
“E ti svegli il giorno prima? E’ una missione impossibile!”
“Perché oggi tutti dubitano della mia intelligenza?”
“Sophie, guarda in faccia la realtà: tu non hai mai studiato Pozioni, il massimo voto che hai preso è stata una D!”
“Dimentichi una O al secondo anno…ma è per questo che imploro il tuo aiuto cara amica, non mi tradire adesso.”Alza gli occhi al cielo e poi si porta la mano destra al viso per sistemarsi gli occhiali, un po’ troppo spessi per farla apparire e sentire bella.
“Ok, ma non ti prometto nulla. E per piacere, una volta tanto, puoi cercare di studiare e concentrarti su quello che stiamo facendo?”. Sorrido compiaciuta. Con pozioni? Impossibile, ma è meglio se questo segreto resti una faccenda tra me e la mia coscienza!
“Certo Rose, cercherò di fare del mio meglio! Grazie mille!”. Sbuffa di nuovo.
“Non ringraziarmi: so già che me ne pentirò…”. E così inizia la mia prima, vera, giornata di studio di pozioni. Io questa materia proprio non la reggo, ma non è colpa mia: dev’essere questo ‘campo’ che ha un problema con me. Eppure io nono ho mai fatto nulla(che stia qui il problema?).
“Ma se io girassi anche in senso anti-orario?”
“Non puoi Sophie! Se c’è scritto ORARIO non puoi cambiare senso, capisci? E’ come se aggiungessi un ingrediente non indicato: non si può in modo assoluto.”
“Che noia…quindi devo fare solo quello che c’è scritto?”
“Esatto!”. Ecco perché non mi piace pozioni: troppe regole inutili. Una cosa non dev’essere dettata da regole, la spontaneità è la parola d’ordine; non c’è niente meglio della libertà assoluta…in fondo non è quello che pensano tutti??
Ripeto la lista di ingredienti enumerandoli sulle dita delle mani, anche se la cosa non mi piace per niente, mi piace ancora meno l’idea di venire bocciata ai G.U.F.O. ed essere ricordata come la Corvonero più inetta della storia di questa scuola.
“Ohoh… Sophie…”-Henry arriva alle mie spalle e allunga il collo verso il libro aperto-
“ pozioni? Cosa è successo, tu che studi POZIONI?”
“Avete deciso di rovinare per sempre la mia autostima? Si, posso studiare pozioni se lo voglio! E adesso scusa ma devo concentrarmi in vista della mia prossima ‘E’, grazie…”. Una volta, e dico UNA volta che riesco a comprendere questo miscuglio di nomi ridicoli ed incomprensibili, dev’esserci qualcuno che mi distrae dai miei intenti. Quant’è crudele questo Mondo, per noi poveri studenti volenterosi…
“Vorrà dire che ti lascio in pace, non voglio interrompere questo evento..”,mi sorride e mi stringe una guancia tra le dita,-
“ahia..!”-
“ci vediamo dopo allora! Ciao Rose.”
Mi massaggio la guancia tra espressioni di disprezzo mentre noto la faccia semi-pietrificata della mia compagna di studio: mano alzata e bocca aperta. Chiara sindrome da cotta adolescenziale, se parliamo del ‘caso disperato Rose’.
“No Rose non ti puoi distrarre, mi devi aiutare..ma soprattutto non puoi continuamente immobilizzarti ogni volta che vedi Harry!”, dico scotendola leggermente sotto gli sguardi sbalorditi di ogni specie vivente si trovi nella nostra stessa stanza in questo istante.
Le ci vuole solo un secondo per riprendersi e coprirmi la bocca al volo: non la facevo così svelta!
“So, sei pazza, abbassa il tono, ci sentono tutti!!”. Due colpi di tosse, ed eccola nella sua usuale posa da studentessa modello; peccato per il colore del suo viso, che rispetto al solito è troppo tendente al rosso vivo.
“ e comunque non mi immobilizzo affatto…vuoi studiare o no!”
Tra le mie risatine sommesse continuiamo col nostro super-concentrato di studio: e se non vado sopra la ‘O’ questa volta, mi butto in una vita sfrenata, così almeno potrò giustificare con una scusa plausibile le mie evidenti carenze pozionistiche…
20/04/2008
”Mi piacerebbe sapere che cavolo te ne fai di tutte quelle spillette” bofonchia Coco con sottile scetticismo, senza nemmeno alzare gli occhi dal suo libro. Posiziono l’ultima spilla in cima alla composizione delle altre, chiudendo la sagoma a stella a cui mi sto brillantemente dedicando invece di prestare attenzione al tema per Pozioni.
”Mi piacciono i gadget” mi giustifico con un’alzata di spalle, premendo con un dito il faccino di Carlisle in modo che si palesino le fatidiche dieci parole che inneggiano alla più totale devozione nei suoi confronti
”Sai una cosa? Li trovo geniali, questi aggeggi. Certo, rosa giallo e nero insieme fanno venire un po’ la pelle d’oca, ma…”
”Guarda che quel tema non si finirà certo da solo” Costance m’ignora totalmente, appuntando qualcosa sulla sua pergamena
”E tra poco io ti lascio, che è tardissimo. Per cui, se vuoi approfittare della mia disponibilità…”
Un grosso volume vecchio come Noè scivola sul tavolo tondo, accompagnato dalla voce squillante di Dot che dice
”Ti porto delucidazioni” si siede con noi, un sorrisone gioviale in faccia
”Fresche fresche di biblioteca. Bèh, fresche…sembrerebbe che questo libro non prenda aria da qualche decade, ma…è anche piuttosto aggiornata, come edizione, in realtà, e le foto sono assolutamente…”
Ho già aperto il libro, cominciato a sfogliarlo e preso visione delle fotografie di Augurey ed Alicanti che contiene (e che sono davvero piuttosto belle), quando Dorothy s’interrompe e, alzato lo sguardo per capire cosa c’è che non va, me la ritrovo a deglutire a vuoto, con occhi rotondi come palline da golf che fissano un punto non meglio identificato del tavolo.
”Bèh?” faccio perplessa, guardandomi in giro in cerca del motivo di tale reazione. Costance inarca un sopracciglio.
”Per fortuna non sono l’unica a porsi delle domande sui tuoi simpatici passatempi” dice, chiudendo il suo libro e riponendo piume e calamaio nella borsa.
Io la guardo con un faccia che non escludo abbia sfumature ebeti. Perché Costance ha la tendenza a prendere le cose tanto alla larga? Insomma, lo sa perfettamente che ho i miei tempi, in materia di accorgimenti…
”Ahm, Polly” Dot mi sorride, anche se un po’ stiracchiata, per dire la verità
”Da dove vengono tutte quelle spillette?”
”Oh!” esclamo, aprendo un sorrisone a trecentosessanta gradi, osservando la mia stellina con soddisfazione
”Le ragazzine del primo ne hanno sporte piene. Siccome mi hanno chiesto se ne volevo, ne ho presa una manciata”
”Sono quelle del fan club di Hunnam” puntualizza Coco, guardando eloquentemente Dorothy, la quale annuisce con lentezza spasmodica, senza scollare gli occhi dalle spille.
”Lo so…e ecco, diciamo che parte della responsabilità per tutto questo è anche mia…”
”Sarebbe carino se si riuscisse a sostituire la faccia di Carlisle con quella di Charlie, per esempio” commento, guardando pensosa tutti quei cuoricini che danzano intorno a alla scritta intermittente
”E al posto di questi cuori si potrebbe…”
”Credo che Charlie Parker possa cavarsela tranquillamente anche senza delle accattivanti spillette incantate di cui, per giunta, non verrebbe mai a conoscenza” Coco sembra aver dimesso l’idea di abbandonarci il più in fretta possibile per rimanere a fare il bastian contrario. Sbuffo, guardandola in cagnesco. Questa sua mania di volere sempre disfare i castelli in aria altrui, alla lunga, diventa frustrante…
”Io non avevo mica capito che Opal fosse quella Opal” la voce raramente percepibile di Eugene scivola ovattata vicino al nostro tavolo, mentre ci passa accanto assieme a Milo.
”Quante altre Opal conosci, nei dintorni?” esclama il moro, un sopracciglio flesso in un’aria tra il perplesso e il divertito.
Probabilmente devo essermi voltata a guardarli – e ad origliare – troppo sfacciatamente, perché Costance si sente in dovere di intervenire
“Pare che Ashmore se la intenda con la Worthington”
”E chi caspita è?” la mia domanda dà voce anche all’espressione che Dorothy porta stampata in faccia. La bionda mi guarda dubbiosa
”Tra te e Dot, sembra quasi che sia tu, quella nuova…Dai Polly, la Worthington!”
”Guarda che non è che ripetendomi ad oltranza il suo nome me la fai venire in mente, eh?” tengo a precisare e, tanto per essere chiari, enfatizzo il concetto disegnando con l’indice circoletti nell’aria all’altezza della mia tempia sinistra.
”Quella che ha abbrustolito una delle Blackster!” esordisce Coco, quasi spazientita.
”Cosa?”
”Per abbrustolito intendi abbrustolito-abbrustolito o semplicemente…”
”Dai, brunetta, tutta occhi e labbra, carina…” con la stessa nonchalance con cui tronca sempre le parole in bocca a me, Costance fa lo stesso nei confronti di Dorothy, sintomo del fatto che l’abbia pienamente accolta tra le sue grinfie di Grillo Parlante ad orario continuato.
”Ma tu come fai a sapere sempre tutto di tutti?” domando, inarcando un sopracciglio ad accentuare l’occhiata sospettosa che le lancio. Costance si stringe nelle spalle
”Amo i pettegolezzi” conclude, con assoluta naturalezza.
***
”Ma chi me l’ha fatto fare?” sto correndo come una disperata per il corridoio, l’estremità dei lacci delle scarpe – slacciate – che sbattono fastidiosamente contro la pelle coperta dalla filanca grossa quasi un dito delle calze. Leasley mi ha fatto perdere tempo, al solito, dilungandosi con spiegazioni superflue e decisamente poco interessanti circa il cambiamento d’orario degli allenamenti. Purtroppo non solo Leasley è un inguaribile quanto prolisso chiacchierone, ma a sommarsi a questo fattore ci sta anche che io sia una perditempo recidiva. Il risultato è presto detto: in ritardo per la drammatica lezione di Pozioni per la quale, tra le altre cose, non ho nemmeno pronto un tema che possa avere una qual sorta di propria dignità. Stupida io a perdermi in chiacchiere sulla vita sentimentale di Milo invece che usufruire della bisbetica disponibilità culturale di Coco…
Prendo l’angolo in scivolata, il ché ha dell’incredibile se si valutano i pavimenti di pietra del castello, ma è sufficiente per rendere l’idea di quanto sia lanciata nella mia corsa e di quanto l’impatto con un altro essere umano possa essere rovinoso. Così mi ritrovo allacciata in un giro di walzer funambolico che finisce con una ginocchiata assolutamente degna di nota contro il freddo pavimento. Ci dev’essere una qualche oscura ragione se tutte le volte che cado mi frantumo una rotula…
”Ma, ehi!” la voce di Scarlett Lywelyn – nuova di un paio di mesi - si arrotola in un acuto completamente pregno d’irritazione. Se fossi un gatto, in questo momento avrei una cresta che sfiora il soffitto…
Mi sono salvata da una sdentata per terra grazie alla mia – modestamente – innata prontezza di riflessi, per cui, con entrambe le mani già sulla pietra, faccio in fretta a rialzarmi e a voltarmi verso di lei. Che non è caduta, ma probabilmente se l’è cavata con una semplice botta di reni contro il muro. Quello che m’inquieta di più non è l’occhiata densa di
stizza-ribrezzo-superiorità-minaccia che mi lancia, quanto più il fatto che, nonostante l’urto, nemmeno un ciuffo dei suoi capelli bruni sia scivolato dallo chignon da cigno che porta annodato sulla nuca. Mi piacerebbe tanto sapere come fa…
"Ti sembra il modo di correre lungo i corridoi, Pericolo Pubblico?" la sua voce è acuta, e la dolcezza del timbro svanisce nel suo modo risaputo e adirato, nel dare una risposta alla mia azione, peraltro involontaria. Storco il naso, infastidita da quel modo di fare. Bèh, d’accordo, magari non si corre per i corridoi, ma a chi non capita di essere in mostruoso ritardo per una lezione? In più, se anche lei guardasse dove va… Non ho niente contro Scarlett Lywelyn
ora come ora, ma il fatto che bazzicchi con Norwood e la sua cricca e che mi si rivolga così bisbeticamente, bèh, sono punti da prendere in considerazione per un’eventuale etichettatura del soggetto.
”E quello è un modo di fare?” borbotto, dando un colpetto alla gonna della divisa con l’orlo appena un po’ sdrucito
”Comunque, ehi, non avevo intenzione di falcidiare nessuno” butto lì, il tono di chi non ha intenzione di tirarla troppo per le lunghe. D’altronde sono
ancora – e sempre di più - in tremendo ritardo. Lei inarca un sopracciglio, forse leggermente sorpresa dall'
ardire della mia risposta nei suoi confronti. Come se per me l'etichetta
principi valesse realmente qualcosa. Sono persone come altre, anzi… Credo che, se proprio dovessi scegliere tra il trascorrere un paio d’ore con loro e il passare un pomeriggio rinchiusa nella serra numero 5 con tutte quelle orrende e contorcenti piante onnivore, penso mi ritroverei in un forte stato d’indecisione.
"Spero tu abbia una vaga idea del fatto che stai continuando ad urtare i miei nervi" risponde, mantenendo salda la sua calma. Che comunque riluce di rabbia riflessa nei suoi occhi verde felino che saettano verso di me. Aggrotto la fronte.
Oh bella. A parte il fatto che, se le cose stanno veramente così, io farei qualcosa per quel sistema nervoso così reattivo; poi, anche se fosse, che cosa le fa pensare che tutto questo possa effettivamente crearmi dei problemi?
”Bèh, guarda, è un’accortezza reciproca, allora” rispondo per le rime, e non riesco a trattenere un’infantile quanto spontanea mezza linguaccia
”E non c’è bisogno di usare quel tono, comunque” puntualizzo. La Lywelyn accenna una risata che ha tanto della presa in giro.
"Certo, certo" mi risponde, leggermente civettuola, agitando una mano. Ancora un'occhiata truce
"Fai più attenzione la prossima volta, rossa" precisa, prima di avviarsi con passo svelto dalla parte opposta, senza voltarsi nemmeno una volta. Una cosa è certa: lei, come tutto il resto della sua combriccola, ha qualcosa che mi sfugge, qualcosa che va ben oltre i canoni della logica
normale. Le faccio il verso, abbondando con le smorfie, mentre lei si dilegua dietro un angolo. Sbuffo, cacciando indietro un ciuffetto scivolato via dalle forcine – che abbondano quando sbagli in modo
indubbio a spuntare i capelli.
Come se non ce ne fossero già abbastanza di concorrenti al titolo di
Miss e Mister Simpatia, qua ad Hogwarts: pure le altre scuole riversano le loro perle tra le braccia di Dippet. Sono ancora lì che fisso con disappunto il punto in cui la Lywelyn è scomparsa dalla mia vista quando mi viene in mente che il mio
discreto ritardo si è ormai trasformato in un
madornale ritardo. Sbarro gli occhi, raggiungendo l’aula con due balzi – con i quali mi gioco definitivamente la milza – e catapultandomi dentro con troppa veemenza. Il rumore che faccio entrando – o, più propriamente, buttandomi a pesce contro il portone dannatamente pesante – è sufficiente non solo da canalizzare tutti gli occhi di tutti sulla sottoscritta, ma Lumacorno smette proprio di parlare, la mano sospesa a mezz’aria in un gesto enfatico mentre il riverbero dell’ultima sillaba si scioglie nell’aria.
Passano almeno cinque secondi – durante i quali ho il tempo di ritrovare il mio baricentro e riacquistare una postura decente, che non sia quella di qualcuno che ha appena sfondato una porta – prima che il professore sbatta gli occhi e si schiarisca la voce con due colpi di tosse.
”Ahm, miss Pasco” questo tono così volutamente indifferente non è che proprio mi sia di buon auspicio
”Le suggerirei di sincronizzare quel delizioso orologio da polso che indossa” non sono sicura, ma mi pare di sentire dell’ironia in quel ‘delizioso’
“con le pendole della scuola: ha ben quindici minuti di ritardo. Credo che potrebbe costare punti alla sua Casa. Diciamo…” ci pensa pure, mentre io lo guardo con occhi dilatati, presa talmente alla sprovvista da quel suo atteggiamento così indifferente che non tento nemmeno di giustificarmi (anche perché, in effetti, c’è poco da giustificare)
“…dunque, sì, diciamo che cinque punti possono starci. E la prossima volta, che mi auguro non si presenti mai, metterò in conto anche il tentativo di sfondamento del portone a spallate. Se ora può gentilmente prendere posto…”
Bofonchio tra me e me mentre mi siedo accando a Dorothy, la metà classe Tassorosso animata da un brusio di disappunto.
Diavolo, diavolo e arcidiavolo! Meraviglioso, oh già, fantastico…maledettissima Lywelyn delle mie pantofole, cinque dannatissimi punti per i tuoi dannatissimi nervi.
19/04/2008
Che ci fosse qualcosa di strano nel comportamento della piccola Baudelaire lo avevo intuito da solo. Ma la realtà di COSA fosse esattamente questo “qualcosa di strano” mi sfuggiva, ed era semplicemente detestabile, come condizione.
Se consideriamo poi il fatto che, ogni volta che vorrei chiederle qualcosa lei si dilegua. Puf! Sparisce come se fosse un fantasma che incontra il veleno contro il suo ectoplasma.
Donne. Capissi almeno come devo fare per chiederle che accidenti succede.
Mi sa…che dovrò usare le maniere forti. Fortissime.
Mi incammino lungo i corridoi, la suddetta Baudelaire arriva dalla parte opposta, e nel momento in cui solleva lo sguardo, notando la mia presenza, inchioda gli occhi sul pavimento, tornando a camminare verso dove è venuta.
“Eh no.” - dico a me stesso, aumentando il passo diretto verso di lei. Se qualcuno ha qualche problema con il sottoscritto deve dirmelo in faccia. Bella o brutta che sia, io la verità la voglio sapere. E comincio a chiedermi per qualche arcano motivo mi interessa così tanto sapere se Elodie mi sta evitando o meno. Sarà per la strana sensazione allo stomaco. O forse è la mancanza di sincerità che sento. Si, sicuramente è quella. Mi convinco. Le blocco, con gentilezza, un polso.
“Eih, bocciolo.” - la mia voce è lo specchio immutato della mia non intolleranza nei suoi confronti. A giudicare dal suo sguardo allucinato/contrariato, forse non ho fatto granchè bene in questo mio gesto non ponderato. Ma sfido chiunque ad avere un dubbio e non soddisfarlo mai!
Lei si limita ad elargire un saluto spiccio
“ciao.”
Io inarco un sopracciglio, la sua affermazione lascia poco spazio a discussioni di alcun genere, per cui, fuori il
“tatto” di cui sono disposto in queste situazioni
[ ossia zero ] e cominciamo.
“Dì un po’.” -esordisco-
“mi stai FORSE evitando?”.
Diretto. Stra-maledettamente diretto. La sua reazione non è delle più eloquenti, in positivo. Visto che si limita a guardarmi, leggermente allucinata quasi avesse visto un morto che cammina, sgranando gli occhi. Mentre il suo piede non da tregua al pavimento battendo sonoramente.
Aspetto qualche istante, ma il suo sguardo non si schioda, e sembra non voler accennare alcuna risposta alla mia, credo legittima, domanda.
Ancora qualche attimo, e poi un sibilo da parte sua.
“Perché dovrei?”-chiede, con una naturalezza disarmante. Depongo il suo braccio, sfilandolo dalla mia presa.
“In effetti, non ce ne sarebbe motivo. Ma considerando il tuo atteggiamento, sembrava quasi una cosa evidente.” –mannaggia alla mia lingua, zitto mai Damian?
"Bene, non è così" - mi risponde, leggermente infastidita (almeno credo).
Io le sorrido, gentile.
“ok. Credo sia meglio chiudere qui la faccenda”-schiarendo leggermente la voce-
“Scusa la domanda impertinente, allora.”-mi congedo,mantenendo saldamente la mia linea di calma apparente. –
“Ci vediamo in giro, Elodie”. E mentre lo pronuncio lei si è già dileguata.
…..poi non devo pensarlo che mi sta, sul serio, evitando.
Ho ripensato spesso a quello che mi ha detto Julia, giorni fa.
A quello che è successo con il marmocchio serpeverde, a tutto quello che capita a scuola. La situazione precipita, e pare che a tessere i fili di questa invisibile ragnatela vi sia dietro qualcuno di molto molto grosso.
Che Riddle fosse promotore di questa filosofia
“No ai mezzosangue” non mi aveva per nulla stupito, anzi. Sono convinto che sia lui il famigerato capobanda. Un po’ per i suoi modi di fare, un po’ per il suo fare altezzoso e fuori dal comune.
Che Hogwarts fosse scissa non vi era dubbio, ma l’equilibrio, prima, era qualcosa che si riusciva a mantenere, seppur con qualche leggera difficoltà non impossibile da superare.
Non, va. Proprio non va.

E vorrei poter dire di avere una soluzione qui, a portata di bacchetta.
Sfoglio il mio libro, guardando le pagine con leggero disinteresse. Per poi sollevare lo sguardo, ed incontrare l’esile figura di Georgiana Harrington.
Una simpatica ragazza, che conosco fin dai primi giorni qui ad Hogwarts, se non fosse per il pochissimo tempo che si riesce a condividere, posso dire che senza ombra di dubbio sia una cara amica. E poi, l’ho sempre vista molto decisa e caparbia quando si tratta di seguire le linee giuste, che portano a conclusioni sensate.
Sollevo una mano, il mio tavolo della biblioteca è pressoché vuoto, chiaro invito a farla accomodare di fronte. Lei sorride, e poggia i suoi libri sulla superficie.
“Dam.” - saluta, con un cenno gentile.
“Georgie” -ricambio il saluto, tornando con lo sguardo basso sulle pagine. La biblioteca, oggi, è un continuo vociare, mi volto, notando alcuni serpeverde dei primi anni che confabulano concitatamente fra loro nella critica aspra sull’aspetto di una ragazza, seduta poco distante da loro, probabilmente mezzosangue a giudicare la loro definizione.
“Sporca.” - sibilo, infastidito, ripetendo fra i denti quello che ho potuto cogliere da quelle boccucce malefiche atte a cianciare fra loro di argomenti senza senso.
Georgiana solleva lo sguardo.
“Mh?” - domanda. Perplessa. Io scuoto la testa.
“ E’ impossibile. E’ insopportabile.” – sbuffo, spazientito. Mentre Georgie continua a fissarmi.
“La situazione a scuola precipita. Ne parlavo con Julia giorni fa, ma più passa il tempo, più mi sento come se gli eventi colassero a picco. Prima era una filosofia che riprendeva soprattutto i ragazzi degli ultimi anni nella casata verde/argento. Adesso è un problema comune, anche i ragazzetti dei primi anni si divertono nella critica spregiudicata, e non solo, dei figli di babbani. E’ assurdo.” – continuo a parlare concitatamente, forse dimenticandomi leggermente il luogo nel quale ci troviamo.
Georgiana annuisce lentamente, forse d’accordo con il mio discorso di disappunto.
“Vorrei davvero fare qualcosa, sul serio. In fondo non esiste nulla di diverso, anzi. Mi vengono i brividi nel sapere che il mondo magico sarà anche in mano a quei dementi serpeverde senza ritegno.” – le mie considerazioni sono notevolmente aspre, ma forse la mia è solo voglia di rivalsa. Nei miei confronti mai sono state suscitate polemiche simili, per il semplice fatto che il mio sangue è
PURO, degno di nota.
Non è una cosa concepibile.
“La classificazione degli animali.” – sbotto.-
“ Ecco a cosa siamo arrivati.”
Mi inalbero, voltandomi palesemente verso le ragazzine alle mie spalle che vengono raggelate dalla mia occhiata. Scosto gli occhi, posandoli su quelli della giovane presa di mira, che non si sente per nulla a suo agio nel trovarsi bersagliata sommessamente da quelle arpie in erba.
Considerato questo mi alzo, avvicinandomi a lei, e mi chino vicino.
“ Vieni a studiare al mio tavolo, vuoi?” – il mio tono è amichevole, e la piccolina accetta, fondandosi al mio fianco, sotto il sorriso compiaciuto di Georgiana.
Oh.
Ora va meglio.
Quando ci vuole, ci vuole.
13/04/2008
Lezione di incantesimi.
La mattina si rivela poco produttiva, almeno finora.
Ho salutato di sfuggita Aedan, che come ogni mattina mi ha rivolto quel sorriso spensierato che lo caratterizza nei miei confronti.
Non abbiamo più parlato del problema amoroso che ha scatenato in me molti dubbi. Forse per la paura di perderlo, mio fratello…forse per quello che di questa ragazza che sembra averlo preso mi sfugge, impiego diverso tempo a pensare qualcosa di logico su cosa mai avranno in comune quei due. Mi avvio al mio posto, quando una chioma bionda di mia conoscenza fa capolino, china su un libro che sembra leggere con più distrazione che interesse. Almeno nell’apparenza. Mi avvicino, poggiando i miei di libri.
“Signor Lewis, buongiorno” comunico, sedendomi vicina.
“Signorina Lywelyn, che piacere di primo mattino” risponde, mimando un inchino da seduto.
“Così mi confonde, potrei non seguire più la lezione se mi rivolge simili attenzioni.” Affermo, sorridendo con grazia d’altri tempi. Non riusciamo a fare a meno di guardarci entrambi e ridere, per un momento, ho l’impressione che l’andazzo della mattinata potrebbe capovolgersi. E tutto soltanto per la presenza del mio nuovo…amico? Si, forse dovrei definirlo così.
“Ragazzi miei, una relazione complessa vi attende, e tuttavia, sarò così magnanimo da assegnarla a due studenti a testa, così da non farvi entrare in seria crisi mistica.” Benton, con la sua solita, pungente, ironia comunica alla classe intera l’assegnazione di un compito parecchio complicato.
Un lampo, guizza nei miei occhi. E sembra che lo stesso pensi Jasper, notando l’occhiata fulminea che ci rivolgiamo, prima di alzare la mano.
“Si?” la voce del professore ci concede la parola.
“Professor Benton, sarebbe troppo chiedere di essere accoppiato a Miss Lywelyn?” Jasper e la sua verve da ruffiano con stile, domanda con gentilezza disarmante.
Io annuisco, rivolta all’insegnante.
“Non avrei alcun problema, se a lei non disturba” rimarco, sfoderando la mia occhiata da cerbiatto indifeso. Finto, ma funziona. A giudicare dal sorriso furbo che il professore ci rivolge, con un serafico “ mi aspetto grandi risultati, dalla vostra collaborazione. Lywelyn, Lewis…che sia per voi un’ unione fruttuosa.”
Sorrido, soddisfatta e vincente al mio compagno di banco.
“Sala comune, nel pomeriggio.”
***
"Dove la trovi la voglia, proprio non lo so." dice, coprendosi la bocca con la mano per nascondere uno sbadiglio. "Dove la nascondi tutta questa pigrizia proprio non lo so." rispondo, trattenendo con fatica un sorriso. " E dire che quando si tratta di fare il farfallone amoroso, tutta la stanchezza la perdi." proprio non ce la faccio più. Mi copro la bocca con una mano, ridendo sotto il naso.
"La farfalloneria amorosa è una disciplina sacrosanta."
"Se inserissero un esame in merito, tu lo supereresti con il massimo, mh?" chiedo, piacevolmente divertita dalla discussione che sembra animare il fino-a-poco-prima-moribondo-jasper-lewis.
"Una pioggia di O. Mi pare ovvio." sorride sornione.
"Mi pare ovvio" ripeto, imitando vagamente la sua occhiata seduttrice.
"O apriamo i libri adesso, o non ne avrò più la forza."afferma, alzando gli occhi al cielo ed atteggiando il viso ad un'espressione di sconforto.
" ma quanta teatralità per una piccola interrogazione da preparare " rido, aprendo il libro, e sfogliando le pagine, arrivando a quella che ci interessa. " e poi quando ti capita svolgere i compiti con me, mh? Dovresti gioirne!" annuisco, scostando una ciocca di capelli che ricade morbida sulla mia spalla, con un atteggiamento fintamente snob nei suoi confronti. "Ne gioisco ogni momento, fidati."
"ma che gentile" rispondo, leggermente ammiccante, per poi allungare la mano sul suo libro. Ed aprirlo con un tonfo secco al capitolo interessato. " adesso concentriamoci su questo, dopo potrai riempirmi di complimenti, grazie."
"Oh, mia torturatrice!"
"Splendida torturatrice, preferisco" dico, porgendo la matita per i suoi tragici appunti da trascrivere.
"Uffa. Non potremmo chiedere una mano a tuo fratello? Alla fine, è un Corvonero."
"Vorresti, forse, insultare al mia intelligenza? Malfidato" mi fingo offesa, mettendo su un broncio che porta la mia testa a voltarsi sulla sinistra, distogliendo lo sguardo da lui.
"Problemi con il fratellone?" chiede, facendosi più serio.
Irrigidisco la mia espressione, sciogliendo l'incrocio delle braccia sul petto. " Diciamo che Aedan mi da grattacapi ai quali pensare" mi rivolgo a Jasper, stranamente fiduciosa nell'esposizione del mio problema.
"Se hai voglia di parlarne..."dice, appoggiando il viso su una mano.
Colgo la palla al balzo, poggiando la matita (sicuramente per la sua gioia) sul tavolo, rimandando lo svolgimento dei compiti. "Jasp, conosci una certa Julia Versten?"
"Ma certo."risponde, con un guizzo negli occhi.
"Beh, chi è? E perchè ti scintilla l'occhietto vispo di quella luce tipica del tuo radar farfallone? " inarco un sopracciglio, incuriosita.
"Non essere gelosa, resti sempre la mia compagna di Incantesimi preferita. Allora, Julia Versten è una cacciatrice di Grifondoro, e visto che anche io gioco a Quidditch, è un motivo sufficiente per conoscerla. In secondo luogo, è decisamente una delle ragazze più belle che conosca, dunque non potrebbe sfuggirmi."
Sorrido alla sua affermazione. "Oh certo, come ho fatto a non pensarci. Una grifondoro, dunque." pensierosa per un attimo. " Beh...io l'ho conosciuta di sfuggita durante uno...scontro...tra lei e mio fratello" dico, reclinando la testa.
"Scontro di che genere? Non c'è ancora stata la partita Grifondoro-Corvonero."
"Jasper. Mi meraviglio di te. "affermo, sorniona. " Esistono vari tipi di..scontri. E non necessariamente negativi."
"Ah, ti riferisci al campo in cui sono maestro! Non dirmi che li hai sorpresi nella loro intimità!"sogghigna.
"Quasi. Ho il dubbio che siano parecchio vicini, in tal senso." poi rifletto "a dire il vero è una certezza, visto
che stavano per baciarsi. E stanno lì a lanciarsi occhiatine eloquenti, ogni qual volta si trovano nello stesso luogo" spiego.
"Oh, beh. Di' a tuo fratello che ha tutta la mia comprensione."risponde, esasperandomi.
“E perchè mai l'avrebbe?" domando, cercando di capire cosa mai abbia questa Versten di così accattivante.
"Dolce, ingenua Scarlett."sorride, dandomi un buffetto su una guancia."Sappi che la Verstenen è una preda molto ambita, anche ora che non è proprio nelle sue condizioni migliori. Anche se resta sempre una gran... bella ragazza."
“Non è nelle sue condizioni migliori?" stranita.
"Sì. Sua sorella è morta qualche mese fa, proprio qui a scuola. Voi non eravate ancora arrivati. Una Mezzosangue Tassorosso, con un bel visino come lei."
Sobbalzo" Alt. La Versten è una mezzosangue?" chiedo, ripensando a quando Aedan mi ha detto, giorni fa, che non lo è. Che abbia mentito? Attendo una risposta quasi sconvolta da un' eventualità del genere.
"No, per niente. Altro che Mezzosangue. Suo padre è un mago, mio padre lo conosce perchè finanzia alcuni progetti che lo riguardano. Ma la cosa strana è che sua madre è una ninfa."
Sospiro sollevata per lo scampato pericolo. Aedan non mi mentirebbe mai. "Ah. Buono a sapersi" paleso spudoratamente la mia opinione favorevole sotto il fattore "Sangue". Poi realizzo le parole di Jasper, concentrandomi sul seguito. "Le è morta la sorella?"
"Già. Era metà gennaio. Ovviamente non l'ha presa benissimo.Non dirmi che non lo sapevi."aggiunge"Ne parlano tutti, è il mistero di Hogwarts."
"Non lo sapevo. Ma adesso mi stai dissipando molti dubbi sull'atteggiamento della fatina occhi blu." ribatto, per poi rivolgere un sorrisetto. "Povero Jasper. Immagino tu sia assolutamente d'accordo nel volerle elargire comprensione, nel caso in cui lei la desiderasse, dico bene?"
"Magari. Anche perchè dovrebbe piantarla di disperarsi per una lurida Mezzosangue. Ma a quanto pare Aedan mi ha preceduto, beato lui."
" La penso come te. Sui Mezzosangue non è il caso di sprecare una parola in più del nostro tempo prezioso. Si concede loro un'importanza che, nell'effettivo, non hanno. " mi rivolgo ancora una volta al libro, salvo poi avvicinarmi, poggiare una mano sulla sua spalla, ed avvicinarmi maliziosa, ma senza secondi fini, al suo orecchio. Giusto per precisare una postilla alla quale tengo particolarmente . "Ah, Jasp. Giusto per mettere le cose in chiaro. Io sono una finta ingenua. Non dimenticarlo. " sussurro, per poi scostarmi con un sorrisetto furbo, e porgere la matita ancora una volta. " Adesso, però, è tempo di studio."
"Non ho mai avuto dubbi. E ora, che la noia abbia inizio."
Ridacchio, tornando al mio posto, cominciando ad elaborare, insieme al mio compagno di studi, la relazione assegnata.
Mai parlare con Jasper mi aveva fatto così bene. E penso proprio, che mi ritroverò a farlo più spesso.
In fondo…siamo principi, no? E lui…si. Posso dire, adesso, che senza dubbio è un amico.
03/04/2008
- E’ assurdo. INCONCEPIBILE. – la mia voce è al limite della sopportazione.
- Possibile, Aedan? Ma io non ti riconosco più! Ma che accidenti ti combina quella fatina tutta occhi blu? Eh? – domando, nervosa.
- Non combina proprio un bel niente, Scarlett. – mi risponde con una voce tranquillissima, forse leggermente assente, la fatina gli fa male. Proprio male. E la cosa non mi piace. Per niente.
- Hai mai pensato al fatto che potrebbe essere una mezzosangue?- domando, leggermente disgustata dall’idea di avvicinamento fra i due.
Un Lywelyn con un…ibrido? No! Nemmeno negli incubi peggiori.
- Non lo è – ribatte lui, vagamente irritato.
- Oh, scusami sai se ti sto insultando la tua mezza strega – la mia voce è velenosa, completamente ostile. Non verso di lui, ma verso questa eventualità.
Qualcosa nella Versten non mi convince. Qualcosa che va oltre Aedan, e ovviamente il pensiero di loro due mi lascia perplessa, a tratti sconvolta. Vorrei che mio fratello, con un sorriso audace, mi dicesse che si tratta tutto di uno scherzo. E comunque, fortunatamente, ho le carte giuste per rimettergli un pizzico di sale in zucca, che ultimamente sembra esser svanito sotto un paio di battenti occhi blu.
Per carità. – Dovresti cominciare a rifrequentare gente di un certo calibro, Aedan. Alla pari con me e te, il che è molto difficile, lo capisco. Ma comunque non impossibile, se si frequentano i giri giusti – Così dicendo consegno fra le sue mani la pergamena invito al Lumaclub.
-Qui, potrai trovare gente che conta, ed è praticamente IMPOSSIBILE che qualche mezzosangue incappi, e se succede, è soltanto per via di uno spiacevole incidente – spiego, con dovizia.
Ed all’osservazione dello sguardo gelido che mio fratello mi rivolge, sento il sangue gelarsi in vena, come coltre di ghiaccio
Mi alzo, forse appena adirata con la sua cocciutaggine. E con l’idea sempre ferma di volerla rimettere in piedi, la sua dignità purosangue.
- Vedi di presentarti – faccio cenno riprendendo i miei libri – è importante – e così dicendo mi avvio fuori da quella maledetta biblioteca.
Questa storia, deve finire. IO devo vederci chiaro. E soprattutto capire cosa accidenti vuole questa qui da mio fratello.
Nervosa, guardo in giro.
Deirdre. Devo parlarne con Deirdre.
Pare che in giro non ci sia traccia alcuna, né di lei né degli altri due principi. Mi spazientisco, cominciando a ricercarli un po’ in giro.
Se c’è qualcosa della quale non ho bisogno ora, è non trovare loro. Che sembrano tre delle pochissime persone che valga la pena respirino qui ad Hogwarts.
Sotto il porticato, osservo fuori, e noto le loro esili figure avanzare verso la struttura.
Potrei aspettare, ma sento nell’aria una sorta di novità aleggiante, e non posso non sapere di cosa si tratti. Mi avvio.
La raggiungo, in cortile. E la vedo avvicinarsi accerchiata da Jasper e….Edward…
Edward???
Incredula nel vederlo solo, senza la “carissima”
[ come una macabra allergia ] Traviston, mi avvio verso di loro.
- Eih… - attirando la loro attenzione. - ..vi avevo cercato ovunque. – quasi un rimprovero offeso.
Dè mi rivolge un sorrisone da copertina allargando l’espressione, ora gioiosa, con un:
- Adesso ci hai trovati e siamo proprio tutti. -
Ho il tempo di notare gli sguardi tra lei e Jasper che i suoi obiettivi mi risultano chiari. Limpidi come acqua cristallina, seguiti poi dalla sua conferma.
- …Edward era così solo.. – miagola teneramente, mettendosi sottobraccio con Jasp, che ridacchia divertito.
Sorrido, leggermente stuzzicata dalla situazione.
- Non sia mai che Norwood rimanga da solo. Sarebbe controproducente, immagino. – annuisco, scostando i capelli. Affiancandomi poi a lui stesso, che mi concede un occhiolino audace, degno del più grande marpione della scuola.Sembra che Edward sia tornato, buone nuove, oggi.
- Sala comune?- prima che possano rispondere Deirdre è già protesa in avanti, sembra quasi che abbia una spasmodica voglia di raggiungere il luogo della mia proposta.
Chissà come mai.
Un sorrisetto, nella penombra.
Da lei, posso aspettarmi di tutto.
E la cosa mi piace, particolarmente.
Spingiamo le porte,e subito le intenzioni della mia amica mi si palesano davanti come brillante diversivo.
La pruriginosa Traviston è seduta ad un tavolo, e fulmina la nostra folgorante entrata, quasi avesse visto un fantasma poco gradito.
Notando lo sguardo soddisfatto-vincente di Deirdre, deduco che le sue (mie) speranze hanno finalmente fatto capolino.
Si. Sono. Mollati.
Mol.la.ti. Sfioro la mano della principessa gioiosa, facendole l’occhiolino. Il cinque, ce lo scambieremo più tardi.
La fastidiosa pulce evita lo sguardo di Edward, e sembra (con mia somma gioia) che lui non lo ricerchi nemmeno, anzi, è talmente preso dalla conversazione concitata e divertita fra
NOI che nemmeno ci pensa, alla sua presenza.
Vorrei riderle in faccia, ma la mia compostezza me lo impedisce. Per non parlare poi del fatto che, ho senza dubbio di meglio, molto meglio, da fare.
Arrivederci,
Violet “allergia” Traviston. Sei stata una brutta parentesi passeggera.
Doccia, dopo cena è quello che ci vuole per rilassarsi completamente. Nel silenzio della mia stanza, parlo poi con Deirdre, finalmente riusciamo ad avere un tempo da dedicare al nostro fine pettegolezzo.
- Allora – esordisco spazzolando i capelli – Novità brillanti? – chiedo con un sorriso audace, rendendo palesemente vive le mie intenzioni ai suoi occhi. Come se già non sapessi.
Lei sfavilla di contentezza, informandomi.
- Ed ha mollato la simpaticona – dice, ridendo.
- Sia ringraziato il cielo! – le dico, facendo un sospirone teatrale. Divertita.

- Adesso, finalmente non avremo più questa grossa zecca attaccata ad un fianco. Era snervante – la smorfia della ragazza è al limite della sopportazione.
Deve esser stato brutto per lei ritrovarsi di colpo senza due amici.
In fondo, Eveline è andata via, e Vì
“allergia” aveva spodestato Edward dal suo gruppo.
Sono contenta che sia tornato tutto come prima. Fondamentalmente per una cosa personale, ma anche per la mia amica. Ricevere uno smacco simile, non deve essere troppo bello.
Per non parlare poi del fatto che la faccia adirata della pulce, è qualcosa di assolutamente delizioso.
-Se si scherza con il fuoco, ci si brucia prima o poi Deirdre. Non dimenticarlo mai. – e così dicendo le rivolgo un sorriso, sornione.
- Se poi il fuoco viene scatenato, è ancora meglio. No? – la sua voce è divertita. - Assolutamente si. – annuisco, fermamente convinta.
- Un po’ come stavolta, giusto? – sorride, portandosi la mano di fronte le labbra, per trattenere una risata con grazia.
- Oh si, stavolta poi…era un fuoco assolutamente splendido. E il rogo finale, l’ho semplicemente adorato. -
- Tutto merito del tizzone da dover bruciare, tesoro. Ci ha riempito la giornata. –
Queste, sono le parole
PIU’ BELLE che oggi avrei mai potuto sentire.
02/04/2008
Stamattina mi sono risvegliata come l’altro giorno, con un picchiettare continuo alla finestra. Solo che l’altro giorno era dolce, e stavolta era brusco e violento. Cosi` ho dovuto corrrere ancora piu` velocemente dell’altra volta per non svegliare Lory e Susan. La civetta mi ha consegnato la lettera e, proprio mentre la stavo aprendo in tutta fretta mi sono ricordata di cosa avevo scritto io l’ultima volta. Mi sono fermata un attimo, mi vergognavo perfino a leggere la sua risposta. Ma, ripensandoci, forse avrebbe potuto tirarmi su il morale. Cosi` ho aperto la lettera e ho sentito qualcosa che cadeva sui miei piedi. Era una foto mia, di qualche mese fa, che mi aveva fatto la mamma in giardino in mezzo alla neve. Faceva un freddo assurdo quel giorno, e infatti nella foto si puo` vedere quanto mi ero imbacuccata. Portavo un giaccone pesante e un po` spesso, di colore blu chiaro, che andava benissimo con il cappello di lana che aveva fatto mia madre. Non avevo un filo di matita, eppure in quella foto, con il sorriso che illuminava la faccia infreddolita, i capelli castani che fuoriuscivano dal cappello e le guance rosse dal freddo devo ammetterlo stavo proprio bene. Anche se ero seduta con il culo per terra in una montagna di neve e con un cappottone che al minimo duplicava la mia forma.
Sono passata alla lettera:
Cara Alexa,
guarda la foto prima, e poi leggi la lettera.
L’hai vista vero? E gia` vedo un sorrisetto stampato in faccia. Perche` e` in quella foto che si cela la risposta a tutte le tue domande. Non so chi sia questo Jasper Lewis, ma aime`, io nella mia vita ne ho incontrati pure troppi. Gente senza cuore, che ferisce gli altri per sentirsi migliore, per farsi piu` bello davanti agli occhi degli altri. Mentre in realta` non meriterebbe la considerazione di nessuno, ed e` molto piu` inferiore di te.
Tu Alexa sei bellissima, sei bellissima appunto perche` non sei come Jasper Lewis, te sei felice nella vita, felice con te stessa e con gli altri. Ti trovi a tuo agio con il cerchio di conoscenze e di amici che ti sei creata, e non hai bisogno di impressionare gente.
Alexa, ti prego, spero di non ricevere mai piu` nessuna lettera del genere. Se c’e` una cosa che mi rende triste e` appunto vederti a te triste. Ricordati che sei a Hogwarts, circondata da amici e da gente che ti vuole bene. Perche` tenere il broncio, dopotutto non sei piu` qua in Michigan ad accudire una vecchia pazza!
Ti voglio bene
Ho riguardato la foto un’ultima volta, e insieme con la lettera l’ho poggiata dentro il cassetto del comodino. Era giusto cio` di cui avevo bisogno, una lettera dolce e rassicurante. E leggendola mi ero accorta di quanto aveva ragione mamma, Jasper era insignificante, non aveva niente a che fare con me, e non dovevo considerare cosa diceva. Per niente.
“Stamattina sei decisamente allegra” dice Susan mentre mi guarda con aria divertita “E anche affamata come vedo”. Chissa` cosa vede lei, cio` che io ho paura di vedere. Una ragazza con i capelli impiastricciati di pezzi di glassa e con la bocca riempita di torta. Ma al momento poco mi importa, dato che non ho mangiato da troppo troppo tempo.
“Alexa non hai mangiato da troppo troppo tempo. Ci spieghi perche` questo digiuno?” Ti pareva. A volte penso che le mie amiche siano telepatiche. Meno male che mi e` impossibile rispondere, data la quantita` enorme di torta che sta occupando la mia bocca. Sento qualche risata, niente di che, solo il Carlisle fan club che trova molto divertente la mia faccia. Ma fulminate da una mia occhiata le ragazzine tacciono e abbassano la testa imbarazzate. Dopo aver spazzolato per bene il mio piatto mi alzo e caricando la mia borsa pesante sulla spalla mi avvio da sola verso Antiche Rune. Mi siedo a uno dei penultimi banchi, oggi sono particolarmente allegra e ho quindi tanta voglia di parlare con qualcuno. Ma mi aspetta la triste fine del banco da sola, Lory e Susan non ci sono, e i miei altri compagni sono gia` seduti tutti assieme. Oggi pero` ho un colpo di fortuna, il discorso della Winckelman viene interrotto qualche minuto dopo l’inizio della lezione. La porta si spalanca rivelando una affannata Rah. La professoressa e` pero` clemente: “Non si preoccupi signorina Page, vada pure a sedersi.”. Improvvisamente mi sorge un’idea, cerco di richiamare l’attenzione di Rah che si gira e capisce subito. Si siede accanto a me e la saluto. 
“Ciao! Susan e Lory?”. Ridacchio sotto i baffi, ormai sono associata eternamente a Susan e Lory!
“Susan non frequenta mai Antiche Rune, trova che sia una materia difficile e noiosa. Lory doveva passare in infermeria a chiedere il decotto per il raffreddore… sembra proprio un’epidemia!” Per un momento una pausa interrompe il nostro breve discorso, poi mi viene in mente un argomento che ci accomuna ad entrambe.
“Come sta Cassandra?” mentre formulo questa domanda ripensa a quell’anima fragile di ragazza, che sicuramente adesso sta soffrendo le pene dell’inferno, e una smorfia si forma sulla mia faccia. Rah cerca di calmarmi.
“Sta meglio dice… è molto forte e sembra essersi quasi ripresa. Anche se so bene che se mi sentisse ora direbbe che si è ripresa del tutto.”
“Certe cose lasciano il segno… non so se riuscirei a riprendermi se mi venissero a mancare Susan e Lory.” Un pensiero tira l’altro sono arrivata a questa conclusione. Cosa farei io senza i miei cari? Ci avevo gia` pensato quando mamma stava male, la sola possibilita` di perderla mi faceva impazzire. La morte di Ida e` successa cosi` d’improvviso, nessuno si aspettava un avvenimento del genere dopotutto. Potrebbe succedere a chiunque...Con questo brutto pensiero in mente taglio corto alla conversazione, forse concentrandomi in Antiche Rune riesco a dimenticarmi questo treno di pensieri tristi.
Finisce la lezione, Rah prende i suoi libri ed esce dall’aula. Io butto tutto alla rinfusa nella borsa e la rincorro fuori.
“Rah che ti prende?” gli chiedo. Durante la lezione l’ho osservata, l’ho vista pensierosa, a disagio, triste. A me non sfuggono queste cose. Lei evidentemente ancora non mi conosce bene per saperlo. Infatti mi risponde dicendo che sta bene e non e` successo nulla. A questo punto mi esaspero: “Senti, capisco che non abbiamo confidenza però questo te lo devo proprio dire. Cassandra ci tiene molto a te. Il ricordo di Ida non cambia la vostra amicizia. Ho sentito la discussione che avete avuto in Sala Grande da poco e so che hai paura e che non hai mai avuto delle vere amicizie ma… devi crederci per una buona volta!”. Oh! Che sollievo! Immediatamente la mia espressione di sollievo si transforma in una di sorpresa, Rah e` scoppiata a piangere. Ma letteralmente scoppiata, e` come se tutto il pianto che si e` tenuta dentro e` uscito proprio in questo momento. Gia` vedo qualcuno che si e` girato e ci guarda con aria interrogativa cosi` prendo per un braccio Rah e la porto in un luogo piu` appartato. Lei mi ringrazia con voce flebile e continua a piangere. E` strano, non sono mai capitata in una situazione del genere. Non ho mai dovuto consolare una persona cosi`, senza parole, solo standogli vicino e facendole sapere che io ci sono.
“Alexa ascolta potresti avvisare Lumacorno che arriverò un po’ in ritardo… Digli che non sto bene.” Mi chiede una volta calmata.
“Sicura che non vuoi compagnia?”
“Credo che tu abbia già avuto troppi problemi con lezioni marinate. Ho sentito per caso la Bonnet che te ne parlava.” Apro la bocca per contestare ma lei e` piu` veloce e aggiunge “Non è un rimprovero. Sono sicura che qualsiasi motivo avessi per marinare la lezione l’altra volta era migliore di questo. Non preoccuparti.” Sorrido. E` stato stupido da me pensare che lei volesse farmi la predica. Mi avvio allora da sola ai sotteranei. Davanti alla porta mi aspetta impaziente Susan.
“Oh! Ma dov’eri?”
“Stavo con Rah, poverina lei...”
“Con Occhi di Mandorla? Perche`?” risponde Susan un po` adirata. Ancora turbata dalla sua reazione rispondo.
“Perche` no scusa? E` tanto simpatica!” Arriva Lory, che ha sentito la nostra conversazione.
“Infatti si Susan, che problema hai con lei?”
“Non ho un problema. Quella volta che abbiamo parlato a pranzo, be` appunto non abbiamo parlato! E` proprio una noia di ragazza, non sa comunicarsi!” Susan rotea gli occhi scocciata. Ripensandoci la mia reazione e` stata un po` precipitosa, e` comprensibile che Susan abbbia reagito in questo modo. Lei e` molto selettiva nelle conoscenze e amicizie, gli piace la gente spontanea e con un senso dell’umore particolare. Io pero` non sono una ragazza spontanea, ma bensi` molto timida e impacciata, quindi sono l’eccezione alla regola.
“Ma che ne sai te! Non la conosci neanche, e` una ragazza molto dolce e sensibile che si trova in una situazione difficilissima. E se parlassi sul serio con lei scopriresti anche che ha molto da raccontare e che e` divertente” rispondo decisa.
“Gia`, anche Cassandra parla molto bene di lei. Non puoi giudicare cosi` su due piedi Susan, dagli un’opportunita`!”. In quel momento Lumacorno ci chiama ed entriamo in classe.
“Professore, Rah si sente poco bene, ma arrivera` a momenti” gli dico, mantenendo la mia promessa.
Un po` di tempo dopo arriva Rah, ha gli occhi ancora arrossati, ma forse li noto solo io che l’ho vista piangere prima. Lumacorno le chiede se sta bene.
“Si si signore” risponde. Si gira verso di noi e io e Lory gli rivolgiamo i nostri migliori sorrisi. Mi giro verso di Susan e con una gomitata ottengo una smorfia che puo` passare per un sorriso. E anche questa e` andata.
30/03/2008
Ho lasciato Damian ai suoi pensieri. Stringo ancora fra le mani la sciarpa di Aedan, mentre mi dirigo verso la mia camera. Mi tolgo la giacca leggera ed i miei immancabili stivali e mi lascio cadere sul letto.
Angela, la mia compagna di stanza, mi apostrofa così:
“Hai un sorriso da gatta che si lecca i baffi. Qualcosa da dichiarare, Versten?”
Scuoto la testa, mentre mi alzo in piedi. Angela si sta pettinando la frangetta davanti allo specchio, e aggiunge:
“A proposito, Sebastian è passato a cercarti, un’oretta fa.”
Mai che riesca a rilassarmi un momento. Avrei solo voglia di un bagno caldo, ma mi sembra chiaro che dovrò aspettare.
Scendo in Sala Comune e cerco Sebastian: non c’era quando sono entrata, né è riapparso nel frattempo. Mugugno qualcosa[nulla di elegante o di appropriato per le labbra di una fanciulla, questo è certo], e mi preparo alla sua ricerca.
Sebastian, Sebastian. Dove potrai mai essere?
Mi torna in mente che al momento ha una riunione con Silente per discutere dell’organizzazione della Casa di Grifondoro, nonché una serie di altre amenità riguardanti Hogwarts.
Bene, sono di nuovo in giro per la scuola, da sola. Il rumore della pioggia scrosciante mi disillude: un giro nel Parco o nel Campo di Quidditch sono fuori discussione.
Sono combattuta: Georgiana in questo periodo è occupatissima, non so se potrei andare a disturbarla. Senza contare che nella Sala Comune di Corvonero c’è un’alta probabilità di incontrare il proprietario della sciarpa che al momento è avvolta intorno al mio collo.
Vago per i corridoi del castello, scegliendo le zone meno frequentate. Alla fine, mi ritrovo in Aula di Astronomia, a osservare il cielo notturno con uno dei telescopi che di solito usiamo durante le lezioni pratiche.
“Oh, abbiamo qualcuno che si interessa di Astronomia, sì?”dice la voce del professor Crale alle mie spalle.
“Salve, prof. Disturbo?”chiedo.
“No, fai pure. Sono solo venuto a prendere un libro. Per la prossima lezione del sesto anno.”risponde, mostrandomi un enorme tomo, intitolato ‘De Planetibus’.
Si appoggia alla balaustra della finestra.
“Tutto bene?”
Se fosse una qualsiasi altra persona [a parte le note eccezioni] a farmi una domanda del genere, l’ennesima sul tema, credo che sbotterei, nel migliore dei casi. Nel peggiore, potrei mettermi a urlare. Ma con Crale ho un rapporto particolare, forse perché anche lui è un ibrido, né umano né creatura magica, bensì entrambe le cose. Con Georgie ridiamo sempre perché lei è la cocca di Silente, mentre io lo sono di Crale…a rigor di logica, dovrebbe essere il contrario!
Così dico:
“Vado avanti, e tutto torna a posto, pian piano.”
Crale mi sorride con gli occhi, anche se il suo viso resta immobile.
***
Ho passato la mattinata a crogiolarmi al sole, sul molo del lago. Sul tardi, Carlisle mi ha raggiunto e abbiamo scambiato due parole, grazie alle quali mi sono resa conto di quanto faccio preoccupare le persone che mi stanno accanto…brava, Julia.
Poi lui è andato a pranzo e io sono stata intercettata dalle mie compagne di stanza.
“Ti abbiamo coperto, Jules!”annuncia Angela. “Certo però che se tu te ne vai in giro per il Parco…”
“Donna di poca fede!”replico, indicando un drappo damascato. Il Mantello dell’Invisibilità fornitomi da Peter. Mi copro per bene e ce ne torniamo al dormitorio. È sempre strano vedere le persone, senza essere visti a nostra volta. Nella nostra Sala Comune, l’unico ad accorgersi di qualcosa è Seb.
“Dite alla vostra compagna di stanza, Julia, che devo ancora parlare con lei…”ulula, sottolineando il mio nome. Non riuscirei mai a farla franca con lui, e non ci spero neppure. Ne sa una più del diavolo.
Una volta in stanza, indosso la divisa per le lezioni del pomeriggio e mi ripresento giù, millantando una ripresa della mia salute. Avevo bisogno di starmene un po’ da sola, stamane, dopo gli avvenimenti dell’altrieri.
Ma ora avrei bisogno di parlare con Georgie, dopo un giorno e mezzo che non la vedo. Ieri non avevamo lezioni in comune, ed in più dovevo preparami per l’interrogazione di oggi pomeriggio. Antiche Rune, aspettami.
Entro nell'aula e mi fiondo accanto alla mia migliore amica, imponendole, perentoria:
“Non azzardarti ad uscire senza di me, dopo la lezione. Devo dirti una cosa.”
“Jules, questo tono da pettegolezzo non è da te, mi sconvolge. Sicura di star bene?”mi domanda con un’espressione perplessa.
“Ah, no. Non ne sono per niente sicura.”
La nostra conversazione viene troncata dall’arrivo della professoressa Winckelman.
“Versten, Mapplethorpe e Prentiss. Deliziateci con le vostre traduzioni!”esclama l’insegnante.
La Winckelman mi ha in simpatia, questo è chiaro. Per quale motivo, non saprei. Forse perché sono una delle poche che riesce a seguire i suoi voli pindarici.
L’interrogazione si chiude con il massimo di voti per me ed i miei compagni, coronato da un sorriso soddisfatto della professoressa mentre riporta i voti sul registro. Poi l’ora finisce e siamo liberi.
“Georgie, ti va se andiamo in Sala Grande?”
“Questa suspense mi uccide, Jules. Vada per la Sala Grande.”
Ci sediamo un po’ discosti dagli altri studenti. Davanti a noi appaiono due tazze di thé ed un piattino di biscotti.
Sospiro.
“Georgiana.”
“Sì, Jules?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”
Georgie resta immobile per qualche secondo.
Poi dice:
“Che cosa?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”
“Ho capito, ma come è successo?”
Racconto in breve i fatti, mentre l’espressione attonita non accenna ad abbandonare il volto della mia amica.
“Non so cosa dire. Sai chi è sua sorella, vero? L’ultimo acquisto dei Principi.”
Annuisco.
"È stato inaspettato. Non premeditato.”dico.
Georgiana è poco convinta.
E ad essere sincera, non è che io lo sia molto di più.
“A proposito, sai per caso di cosa mi deve parlare Sebastian? Riguarda per caso lui ed una certa persona di mia conoscenza?”
Georgiana e Garet si sono lasciati da poco. Seb è partito all’attacco in tre secondi netti. E io sono un po’ preoccupata. Anche se, sotto sotto, sono contenta per tutti e due.
***
L’amore è più un problema che altro.
Ne sono sempre più convinta.
Sto tornando verso il castello dopo aver lasciato Peter con la sua ragazza: l’espressione di Audrey era tutto tranne che amichevole, quando mi ha vista.
Così metto un passo in fila all’altro e mi dirigo in Sala Grande. Spingo la porta ed ecco un’apparizione divina: Sebastian che parla con Damian. Non appena mi vede, saluta il mio compagno di squadra e mi fa segno di avvicinarmi.
Mentre mi siedo vicino a lui, il mio migliore amico fa apparire un bicchiere di latte caldo per me. Appoggio accanto a me giacca e sciarpa: proprio su quest’ultima scivola lo sguardo di Seb.
“Allora. Incontri ravvicinati con il Corvo dagli occhi di ghiaccio?”
“No.”
”Non più, vuoi dire. O non ancora, dopo l’ultima volta.”
Damian gli ha detto tutto. Stupida io a non dirgli di tenere la bocca chiusa. Chissà come ha presentato i fatti a Sebastian.
“Jules, ti rendi conto di quello che stai facendo?”
“La verità è che non lo so neppure io, se ti interessa. E tu, ti rendi conto di quello che stai facendo a Georgiana?”
Inarca le sopracciglia, sentendosi colpito.
“Lei non ha fratelli o sorelle che sono nella cricca di Riddle.”
Stringo il bicchiere fra le mani, con uno scatto convulso. Seb se ne accorge, e mi passa un braccio intorno alle spalle, stringendomi a sé. Poi mi bacia sui capelli.
"È difficile.”dico.
“Molto di più. È doloroso. A volte perfino sfibrante.”
“Che coppia che siamo. Se ci fidanziamo fra noi forse risolviamo, cosa ne dici?”
“No, non mi sembra il caso. Io non potrei più passare per l’insospettabile dongiovanni di Grifondoro, e tu non saresti più la mangiauomini, mia degna compagna di avventure. Beth mi ha detto che girano voci anche di una tua storia con Crale. Ci credi?!”
“Eh, magari.”
“Julia!”esclama.
“Ma sto scherzando! È un bell’uomo. Non pensi?”
“Mah. Le mie preferenze si orientano più sulla Merrythought. O sulla Lostum, ecco. Ma anche la Bonnet e la Winckelman, una ventina d’anni fa…”
“Sei incorreggibile!”
Per fortuna, aggiungo fra me. Per fortuna che ci sei tu, Seb. E Georgie.
Come farei senza di voi?
28/03/2008
Mi affretto a raggiungere la biblioteca, dove già so che mi aspetta una Scarlett al limite fra l’isterico e l’atomico.
Chiudo la porta, sedendomi al suo tavolo, esattamente di fronte.
“Allora? Il compito per il quale ti serviva aiuto?” – le domando, con calma.
“ Smetti di dire scemate, Ae. Ti ho visto con quella là.” – mi lincia, immediatamente prima che continui. Io incrocio le mani sul tavolo, per poi portarle sotto il mio mento.
“ E allora?” – il mio tono ha un velluto sottile di sarcasmo verso la sua reazione.
“ Allora??? Non la conosci nemmeno!” – mi rimprovera, mantenendo un tono di voce moderato, ci bastano gli occhi a saettare adirati verso di me per compensare le eventuali urla.
“ Scarlett. La conosco quel tanto che basta.” – le dico, leggermente stanco della discussione.
“ E se fosse una mezzosangue, ci hai pensato? Mh?” – irrompe con forza poggiando le mani sul tavolo.
Scosto il gomito, sporgendomi verso di lei.
“ Visto che ti interessa tanto. Non lo è.” – le sibilo praticamente di fronte.
“ Sarà meglio per te. Che il nostro sangue sia macchiato da una impura mi sembra indicibile” – scivola tranquilla sulla sedia.
“ Scarlett. Non riesco più a seguire la tua avversione per i mezzosangue, mi dispiace”.
Sembra che le stia rifilando un insulto,vista la sua reazione.
Si alza, portandosi di fianco a me.
“ Ti sei bevuto il cervello? Eh, Aedan? Ma che ti sta facendo quella ragazza tutta occhi blu?” – domanda. E
sento nella sua voce, oltre la rabbia, una sorta di apprensione.
Una apprensione che mi riporta alla realtà dei fatti che lei, Scarlett, è mia sorella.
Le accarezzo i capelli sulla nuca, teneramente.
“ Non mi sta facendo nulla. Anzi, ti assicuro che è di una dolcezza disarmante” – le dico.
“ Non mi pare proprio” – incalza, storcendo il naso.
“ Di sicuro è più dolce di te” – la prendo in giro, sperando che la situazione perda i contorni della lite. Lei mi fulmina, capisco di averla presa in contropiede più del dovuto.
“ A volte” – aggiungo, per salvarmi da ulteriori ramanzine.
“ Aedan, vedi di non farmi girare le eliche” – mi bacchetta, per poi porgermi una pergamena.
“Mh?” – le domando, osservandola.
“ Cerca di cominciare a valutare le cose realmente importanti, e soprattutto a frequentare gente che conta.” – srotolo il foglio in carta ingiallita, vagamente elegante.
“ Un invito.” – leggo.
“ Al Lumaclub. Bada che solo gli studenti più meritevoli ne ricevono uno. E lì è rarissimo, per non dire impossibile incontrare mezzosangue” – sembra che ci tenga a precisarlo.
Io la fisso, e credo che nel mio sguardo risieda quel pensiero che, in me, si sta facendo largo. Poiché noto il lento dilatarsi delle pupille di Scarlett, quasi avesse visto un fantasma.
“ Non mancare” – precisa, prima di alzarsi.- “ è importante” – torna a ribadire, per poi inforcare la via dell’uscita.
Ho trascorso il pomeriggio intero, dopo lo studio,a vagare per la struttura, addirittura sono riuscito a trovare, nelle soffitte un piccolo giaciglio di cui, credo, nessuno conosca l’esistenza.
E’ piccolo, con un tetto leggermente spiovente, ed una finestra che si affaccia sul cielo.
Rilassante e silenzioso. Penso proprio che tornerò spesso qui, ogni volta che vorrò abbandonare il trambusto di Hogwarts. E le sue “
Leggi non scritte”.
Detesto che mi si dica cosa è giusto fare. Ho una testa. Mia. E solo mia.
E se fossi un lupo, ululerei alla luna che alta si staglia nel cielo. Perché io, sono stanco. Mortalmente stanco. Sospiro.
Scendo dirigendomi alla sala comune dei Corvonero. E’ sera ormai, e forse sarebbe anche ora che io dormissi, sperando giustamente di farcela. La finestra, l’ampia vetrata ai limiti della stanza, mi attira. Ed io mi avvicino, osservando i giardini, ed alcuni ragazzi che si divertono a trasgredire le regole correndo per non farsi vedere.
Le dita corrono sul vetro, come se scivolassero sull’acqua. E l’impensabile torna. Ho baciato Julia Versten. Perché l’ho fatto.
Perché oggi non mi sono fermato, quando è arrivata Scarlett. Perché ho continuato, sebbene l’incantesimo fosse stato spezzato.
Mi sono avvicinato a lei e….l’ho sfiorata. Labbra su labbra per un istante che è sembrato infinito.
Julia, tu si che mi stai dando problemi.
E sulla veste, sento pallidamente ancora il profumo della sua pelle.
Somiglia alle rose della serra. Delicato. Inebriante. Proprio da lei.
Evidentemente sono troppo distratto per ascoltare i rumori attorno a me. La porta si apre, sento pronunciare il mio nome.
Da una studentessa con fluenti e morbidi boccoli biondi.
Aguzzo sguardo e mente. Cercando di ricordare.
Punto leggermente il dito, abbandonando la mia posizione vicino la finestra, raggiungendola.
“ Audrey, dico bene?” – le domando, con gentilezza.
“Dici bene” – mi risponde con un sorriso –
“non si dorme?”
“ I lupi sono animali notturni, non lo sapevi?” – le dico, accomodandomi sul divano –
“ e tu allora?In giro per appuntamenti?”
“Si, appuntamenti nefasti, ma appuntamenti” – mi informa, sprofondando praticamente al posto di fianco al mio.
“Eh?E perché? E’ scoppiata l’apocalisse e non lo sapevo?” – domando, leggermente ironico.
“ Si, e si chiama Julia Versten” – incalza, leggermente preoccupata in volto.
Eccola che torna, possibile? Sempre in mezzo.
“ La Versten?” – chiedo, e non sembro per niente disinteressato.
“ Si, la Versten” – rimarca, ed il suo sguardo si fa grave. –
“ è SEMPRE con il mio fidanzato, Halbury. Comincio a pensare che possa avere mire di qualche tipo nei suoi confronti”- mi confida.
Io sorrido, e le scosto una ciocca per poi dare un buffetto sulla fronte.
“Dubito che abbia mire di alcun genere” – la rassicuro
“Si, e sentiamo come fai ad essere così sicuro?” – leggermente incredula, sebbene nutra speranza sulla fondatezza della mia ipotesi.
“ Abbiamo altri progetti” – le sussurro, scherzosamente confidenziale. Un sorriso, enorme, si stampa sul suo viso.
“ E bravo Lywelyn!” – mi acclama, battendo sulla mia spalla.
“Grazie grazie” – rido, mimando un inchino prima di congedarmi, ora che il sonno sembra aver fatto capolino.
“ Ovviamente, tu non sai nulla. Non mi hai mai parlato” – le raccomando, in atteggiamento vagamente circospetto e molto cinematografico.
“ Non ti conosco proprio” – annuisce, convinta.
“Questo mi sembra troppo, Aud.” – le dico, inarcando un sopracciglio.
“ Che vuoi, è il brio della conoscenza di simili segreti” – esplodiamo in una rilassante risata.
“ Bonnenuit Audrey” – le auguro, con un francese leggermente elementare, ma comunque d’effetto.
“ Ci vediamo presto.” – le sorrido, avviandomi nella mia camera.
Chi sia realmente Audrey non lo so. Ma ho come l’impressione che sia riuscita a far rilassare questo lupo burbero, stasera.
E Julia, beh….
Julia a quanto pare c’entra sempre.
28/03/2008
Io e Jillian entriamo tranquille nell’aula di Aritmanzia.
La prima cosa strana è un animato brusio: Nolasco pretende sempre il massimo silenzio, non vedo perché oggi dovrebbe fare un’eccezione.
La seconda cosa strana è l’agitazione della parte maschile della classe.
La terza cosa strana è una giovane donna bionda che siede alla cattedra. Al posto di Nolasco.
“Ho la vaga impressione di essermi persa qualcosa.”dico a Jill.
“Credo anch’io.”risponde lei, assumendo un’espressione poco convinta.
La donna bionda aspetta che entrino gli ultimi ritardatari e poi inizia a parlare.
“Buongiorno a tutti. Il professor Nolasco è dovuto tornare a casa per questioni familiari; io prenderò il suo posto, e sarò la vostra supplente fino alla fine dell’anno scolastico. Mi chiamo Martine Lewis.”
Jillian al mio fianco sobbalza. Un Serpeverde alza la mano e domanda:
“Mi scusi, lei è la sorella di Jasper, vero?”
Il viso della professoressa Lewis si addolcisce in un sorriso a fior di labbra.
“Sì, esatto. Altre domande?”
Nessuno interviene.
“Allora, direi di cominciare.”
Inizia a sfogliare il registro e poi apre il libro di testo.
“Andate a pagina 247.”
Jillian è pallida e non muove un muscolo. Le apro il libro e la scuoto appena.
“Jill? Va tutto bene?”
La mia amica fa un respiro profondo. Poi sfoglia il libro e dice:
“Ho l’impressione che Aritmanzia mi respinga. Adesso c’è perfino la sorella di Jasper ad insegnarla. I Serpeverde…sono sicura che loro c’entrano in qualche modo.”
Annuisco. La cosa mi pare lampante.
Ci avviamo verso la Sala Grande, abbastanza prive di appetito dopo la recente scoperta. Mentre entriamo, incrociamo lo sguardo di Georgiana. La nostra Caposcuola capisce subito che qualcosa non va e poco dopo viene da noi.
Al suo sguardo preoccupato [Jill in effetti sembra abbastanza provata], rispondo:
“C’è una nuova insegnante di Aritmanzia.”
“Sì, lo so. Nell’ultimo Consiglio d’Istituto Dippet ce ne aveva parlato. Com’è?”
Non sa di chi si tratta.
"È la sorella di Jasper.”mormora Jillian.
Georgiana appare colpita, ma mantiene il controllo.
“Siete sicure?”
“L’ha confermato, ad un’esplicita domanda di un Serpeverde. Si chiama Martine Lewis.”rispondo.
“State tranquille. Al momento non possiamo farci nulla.”
Sembra preoccupata, mentre ci saluta per tornare al suo posto. Inizia subito a parlare con Julia e Sebastian, e poco dopo le loro espressioni sono tutte intonate: l’emozione dominante è l’inquietudine. Mi siedo al tavolo dei Corvonero, e poco dopo incontro lo sguardo di Rah, la Tassorosso che ho aiutato settimana scorsa con qualche ripetizione. Dal viso sorridente deduco che tutto è andato a posto. Meno male che qualcosa va a buon fine, ogni tanto.
***
Che razza di giornata!
Ci mancava solo Martine Lewis, adesso, a complicare le cose. Come se la situazione non fosse già abbastanza difficile.
Sto raggiungendo Peter, che mi aspetta giù nel Parco.
Spingo la porta e aguzzo la vista. Eccolo là, un poco discosto da un grande acero. Con Julia Versten.
Mi avvicino cercando di trattenermi.
Va bene. Julia ha sofferto tanto. Soffre ancora tanto.
Va bene. Sono compagni di squadra.
Va bene. Sono amici da prima che io e Peter iniziassimo anche solo ad uscire.
Ma questo non mi impedisce di essere gelosa di lei, di loro.
Perché non è una ragazza normale, con delle amiche? Invece la sua unica amica è Georgiana, e poi ha solo amici maschi. Amici tipo Peter.
E poi, per non farci mancare nulla, è bella anche se è pallida e con gli occhi segnati.
Ormai sono a un paio di metri da loro: è chiaro che stanno discutendo.
“Ciao, Audrey.”mi saluta lei.
“Tesoro!”dice lui.
“Salve…vi ho interrotto?”chiedo, con una smorfia.
“No, stavo andando.”risponde Julia, che infatti subito si congeda.
Peter ed io camminiamo per qualche istante in silenzio.
“Allora?”inizio.
“Allora cosa?”
“Non sopporto di vederti sempre con lei.”
“Sempre! Se sto sempre con te, o con la squadra.”
“Squadra in cui c’è lei.”
“Che però preferisce stare con i suoi amici.”
Resto zitta.
“Se hai voglia di litigare, beh…io non ce l’ho.”
“Neanch’io.”
A dire il vero, avrei voglia di litigare, eccome. Ma lo sguardo stanco del mio ragazzo ha spento la mia bellicosità.
“Andiamo.”gli dico, prendendolo per mano.
Peter mi sorride:
“Portami dove vuoi. Mi fido di te.”
Sorrido anch’io. Non te ne pentirai, Peter.
***
È tardi quando rientro nella Sala Comune della mia Casa. Per fortuna, stavolta sono ancora dentro il coprifuoco. Georgiana non dovrà richiamarmi e io non mi sentirò in colpa. Audrey e il senso del dovere: una lotta impari.
Qualcun altro si trova qui: una figura maschile guarda fuori dalla finestra. O soffre d’insonnia, o anche lui torna da un appuntamento con la sua metà.
Mi pare di riconoscere Aedan Lywelyn, così pronuncio il suo nome, sperando di non cadere in una delle mie gaffe.
La figura sobbalza, e si rivela essere proprio il nuovo arrivato, catalizzatore dell’attenzione di buona parte delle Corvonero single. E di una larga fetta delle altre studentesse di Hogwarts. E ad essere sincera anche un paio di professoresse non sono rimaste indifferenti alla sua comparsa…ma forse è solo una mia impressione.
“Cosa ci fai qui?”chiedo, togliendomi il cappotto.
“Non riesco a dormire.”
“Stanco dopo un appuntamento con la tua bella?”
“Magari! E tu, invece? Tu sì che mi sembri stanca, dopo un appuntamento con Halbury.”
Ridiamo entrambi.
“Confesso, mi hai scoperto. Ma non è per l’appuntamento che sono stanca. Abbiamo quasi litigato.”
“E come mai?”
Se è sveglio a quest’ora, con tutto il lavoro che c’è da fare, dev’essere per una ragione abbastanza seria. Quindi, se vuole distrarsi con i miei problemi, si può anche fare. Chissà che non sappia darmi qualche consiglio.
“Per Julia Versten.”
Un sfavillio di curiosità brilla nei suoi occhi. Tutti sono interessati a quella ragazza.
Gli racconto in breve il mio arrivo, e mi dilungo sui miei timori: ci siamo seduti su uno dei divani, altrimenti credo che saremmo crollati per la stanchezza.
Alla fine del mio discorso, Aedan conclude:
“Dubito che la Versten abbia secondi fini con il tuo Peter.”
“Vorrei sapere da dove viene questa tua sicurezza.”
"È semplice. Abbiamo altri progetti.”
Se l’articolazione della mascella potesse slogarsi, e far sprofondare la mandibola fino al pavimento per lo stupore…beh, allora sarebbe ciò che mi sta succedendo. Ma anni di vita di società con la mia famiglia mi hanno insegnato a dissimulare le emozioni, quindi il mio viso limita ad assumere un’espressione di stupore infinito.
Questa me l’ero persa. Promemoria per il futuro: diventare amica di qualche Tassa ficcanaso.
“E bravo il nostro Lywelyn…!”esclamo.
“Tieni il segreto, capito?”mi dice con un sorriso un poco imbarazzato.
“Le mie labbra sono sigillate. Il favore è reciproco, s’intende.”
“Ovvio.”
Se fossimo nel mondo babbano, brinderemmo con un drink alla nostra salute.
Ma siamo ad Hogwarts, e quindi non resta che salutarci e andare a dormire.
Nel mio letto, non riesco a smettere di sorridere. Non so come mi sia venuto in mente di confidarmi con un semisconosciuto studente arrivato da poco. Ma queste confidenze notturne mi hanno tolto un peso dal cuore.
24/03/2008

Abbraccio il cuscino, come fosse qualcosa che non si dovrebbe mai e poi mai allontanare da me. Ripenso alla figuraccia che ho fatto giusto ieri con Damian Denholm. Mi rannicchio sotto le coperte abbracciando adesso violentemente quel povero cuscino. Vorrei scomparire. Sento le mie guance andare a fuoco, così come tutto il resto della faccia. Mi sono scontrata con lui, LUI. Da quando ho messo piede in questa scuola quel ragazzo ha fatto breccia nel mio cuore. E’ diventato una fissa per me, un idolo. Ho fatto una testa tanta a Sophie parlando di lui: com’è bello, come si muove bene, ha un abito nuovo.. bla, bla, bla. Mi mancava solo di tenere un taccuino con tutti i suoi movimenti ed inseguirlo che poi potevo dire di sapere veramente tutto, vita – morte – miracoli, di questo ragazzo. E io ieri ci sono andata a sbattere contro. Stupida bambina! Cerco di non pensarci, continuo a girarmi e rigirarmi nel letto. Mi metto addirittura a contare le pecorelle ma non funziona.
“Basta non ce la faccio più!” sibilo, alzandomi a sedere sul letto, facendo il più piano possibile per non svegliare le altre mie compagne di stanza che dormono sogni felici. Beate loro. Indosso la mia vestaglia color lilla e le mie pantofole. Fa freddo, appena varco la porta, ma scendendo in sala comune, dove il camino è ancora scoppiettante e subito mi sento meglio. Vado verso il divano, solitamente occupato dai ragazzi del sesto o del settimo, piazzato davanti al camino e mi siedo. Guardo con attenzione il calamaio, ormai finito, che è stato lasciato sul tavolo e lo trasfiguro in una tazza colma di tisana all’ortica. Forse questa mi aiuterà a riprendere sonno.
Una porta sbattuta, mi giro verso le scale e vedo un’ombra, quasi minacciosa in questo silenzio assordante. Un passo, due, tre e poi scompare. Un botto assordante e noto un ragazzo per terra, con le gambe in aria. “che botta!” penso tra me e me realizzando solo adesso il volo che ha fatto, povero! Non ce la faccio a trattenere una risata. Cerco di soffocarla poi con la mano, mentre il ragazzo si rialza, ma ormai è troppo tardi, mi ha sentita ridere. Massaggiandosi il fondo-schiena si volta verso di me, avvicinandosi: acciderbolina – porcapupazza, è Damian!
“Hey tu! Anziché ridertela così a crepapelle avresti potuto ricambiare il favore!” fa allusione al giorno prima, che se il ragazzo non mi avesse salvata, avrei battuto un bel tonfo per terra. Sorrido nuovamente, arrossendo – per fortuna che la luce è fioca e non può notare il mio grado di rossore! – “Scusa..” rispondo abbassando leggermente la testa. Mioddio che imbarazzo! Sono in pantofole e vestaglia. Si avvicina fino ad essermi di fronte.
“certo che in questi giorni ci incontriamo spesso, bionda!”
“è che prima non mi notavi!” rispondo per le rime. Ecco Elodie, prendi una pala per sotterrarti per favore. Perché non tieni mai quella boccaccia chiusa? Mannaggià!
“Beh, si vede che prima di adesso non ti eri mai premurata di schiantarti addosso al sottoscritto. Altrimenti non sarei stato affatto dispiaciuto di attutire il tuo corpicino nella caduta” Damian risponde con finta offesa subita, ed un sorriso sotto il naso degno del miglior furbo presente a Hogwarts. Abbasso nuovamente lo sguardo. –marpione- penso tra me e me, aggiungendo al mio pensiero anche un: adesso muoio! Che fare?.
“Come mai sveglio a quest’ora di notte? Appuntamenti segreti?” Oddio, la notte mi fa male. Io non posso rispondere a lui in quel modo: non devo, non posso, non voglio!
"Oh si, come hai visto, avevo un appuntamento segreto con una voglia ignota di andare in infermeria vista la caduta" dice, sedendosi di fianco a me. Comodo, mentre scioglie i muscoli della schiena con un movimento fluido. Scoppio a ridere sonoramente.
"Vuoi un pò di tisana anche tu? Ortiche!" chiedo gentilmente. Sto per morire, la mia faccia è decisamente a bollore, potrei cuocerci sopra qualcosa! Mamma quanto è bello, ed è anche a poca distanza da me. Il panico si sta facendo padrone: aiutoh!
"Vedo che cominci a capire quanto tu debba farti perdonare per non avermi fatto da materasso, bocciolo " mi chiama in quel modo delizioso per la seconda volta, sfilando la tazza dalle mie mani, sfiorando con le sue dita affusolate le mie. Ok. Adesso è troppo, non riesco più a reggere la tensione e la tisana che cercavo di prendere per tornare a dormire mi sarà praticamente inutile. Ho il cuore a mille, oddio, un colpo epilettico. Elodie respira, respira.
"Mi sa che io vado a farmi un giro fuori, mi fa caldo" mi alzo di scatto. Voglio fuggire da questa situazione imbarazzante.
"Stai scherzando, spero" Damian mi guarda, inarcando un sopracciglio. "Ti buschi un raffreddore da guinnes dei primati, se esci."
***
L’indomani mi sveglio con fatica. Un mal di testa allucinante si fa spazio, un martello continua a picchiettarmi dentro: tum – tum- tum.
“Elodie ma che faccia hai stamani? Hai avuto incubi?” mi volto stanca verso la mia compagna di stanza, Hope.
“Si effettivamente non ho dormito molto stanotte” non mi va di continuare questa discussione, o almeno, non mi va con lei e per evitare domande mi dirigo verso il bagno. Una doccia forse riuscirà a tirarmi su.
Scendo in sala comune dove un Damian assorto nei suoi pensieri è appoggiato su di una sedia, verso l’uscita. O cavolo, speravo di non incontrarlo stamani, dopo ieri sera. E non c’è modo per evitarlo, devo passare per forza da là davanti per uscire: maledetta sfortuna!
Prendo coraggio e via, parto in quarta verso l’uscita. Fortunatamente non mi ha notata, o almeno così speravo. Però quando con tutta la mia forza e velocità cerco di aprire la porta e di svanirne dietro, mi accorgo che lui si è buttato con la mano su di essa per non farla aprire. Fa tutto questo con molta nonchalance, continuando a leggere il libro che tiene sotto gli occhi, fino a quando: “Buongiorno Elodie” i suoi occhi chiari sono adesso puntati su di me “tutto bene?!”
“Una meraviglia, scusa ma adesso devo andare” dico tutto d’un fiato senza neanche dare un tono alle parole.
Inarca un sopracciglio, poco convinto dalla completa mancanza di spessore delle mie parole.
"Oh si, una meraviglia. Io, invece, sono diventato una suora, sai?" sono troppo impegnata a pensare al modo più semplice e veloce per aprire quella porta che LUI tiene con la sua mano per rendermi conto della poca verità delle sue parole.
"Oh, meraviglioso" rispondo, senza nessuna emozione, quasi. E' lì che sento il libro chiudersi nelle sue mani, e lui avvicinarsi.
" Non ti sarai davvero presa quel raffreddore perchè sei uscita ieri, mh?" chiede, indagatorio, a pochi centimetri da me.
Raggiungo, correndo, Sophie in sala grande. Mi siedo veloce al mio tavolo dove mangio qualcosa e poi scappo da lei: “Sophie devo parlarti!”. La mia migliore amica mi guarda con due occhi quasi preoccupati, come se fossi, di botto, diventata un’inferma mentale. “adesso” aggiungo. Si alza dal tavolo, salutando i suoi compagni e ci avviamo per i corridoi della scuola.
“Soph, non sai cosè successo ieri sera!”
“Eh no!” dice ironica.
“non c’è da ridere!” la ammonisco io.
“Ok, scusa. Dimmi tutto!”
“Ieri notte, io, Elodie Baudelaire, ho parlato di nuovo con Damian!”
“Giura?” - “Giuro!”
“Racconta tutto! Voglio sapere! Comunque, voi due, ultimamente vi state parlando un po’ troppo per i miei gusti, dato che prima neanche sapeva della tua esistenza!”
“Niente iio non riuscivo a dormire, sai, dopo la figura di merda dell’altro giorno dove gli sono volata praticamente tra le braccia… bhè insomma sono scesa in sala comune per bermi una tisana e chi mi raggiunge – volando dalle scale aggiungerei io? – lui!”
“ahah, come volando per le scale? Ahah. Non me lo immagino proprio!”
“Insomma, siamo stati là. Abbiamo parlato e scherzato un po’! Oddio Sophie, a me quel ragazzo mi fa impazzire! E’ troppo bello!” La mia amica mi guarda con fare materno. “Tesoro sono contenta per te.. però stai attenta! Non ci si può mai fidar troppo degli uomini! Soprattutto se, solo adesso e così spesso, si faccia vivo! El non ha senso! Stà attenta, per favore, non voglio che lui ti faccia stare male.” So quello che vuole dirmi la mia amica: lei sa che io muoio dietro lui da anni e che questa situazione, così tutto d’un tratto, è diventata strana. Io, la piccola tenera dolce El, innamorata. Sophie non vuole che io mi attacchi ancora di più a lui e non vuole che io rimanga scottata. Non devo ‘sognare’ o prendere troppe speranze da questo ‘rapporto’ che si è creato in questa settimana.
24/03/2008
La situazione sta peggiorando. Un ragazzino del terzo anno è stato maltrattato da due ragazze del serpeverde… L’ha confidato a me e a Cassie pochi minuti fa. Una ragazza del Grifondoro fortunatamente l’ha protetto. Ma le cose non possono continuare così. Eugene Pennington ha ancora qualche livido sul viso. Soprattutto la casa dei Tassorosso risente della situazione pesante che si sta creando. Cassandra è pensierosa. Quel povero ragazzino è ancora sotto shock e non parlerà con nessuno. Non denuncerà l’accaduto, ha troppa paura per farlo.
Sospiro prendendo in mano un manuale di Antiche Rune recuperato dalla biblioteca. Mi immergo nella lettura per qualche minuto, poi Cassie mi chiede se volevo scendere a cenare con lei. Metto via il libro e la seguo un po’ svogliata.
Arrivati in sala troviamo pochissime persone che cenavano tranquillamente. Al tavolo dei Corvi vedo i riccioli biondi di Audrey che appena mi vede entrare alza lo sguardo e mi sorride, io ricambio e la ringrazio da lontano (sperando che legga il labbiale). Lei allarga il sorriso dimostrando di aver capito. È solo grazie a lei che son riuscita a superare i miei problemi in Trasfigurazione.
Il sole primaverile mi sveglia illuminandomi il viso da un piccolo spiraglio tra le tende. Osservo l’orologio sul mio comodino e mi accorgo subito di essere in ritardo. Cassie è ancora addormentata ma lei ha un’ora libera prima che inizino le lezioni. Cercando di non svegliarla e allo stesso tempo di fare in fretta mi preparo e scendo ad acchiappare un toast in sala grande prima di fondarmi a lezione. Percorro i corridoi con il toast che lascia cadere briciole ovunque… riesco addirittura a procurarmi delle lamentele non proprio pacate da parte della Fairfax. Arrivo in classe di Antiche Rune con qualche minuto di ritardo. Ho il fiatone per la corsa e la mia divisa è cosparsa di briciole, ma la professoressa Winckelman mi sorride tranquilla senza preoccuparsi della mie scuse.
“Non si preoccupi signorina Page, vada pure a sedersi.” Dice in tono flautato.
Io ringrazio e mi guardo attorno per cercare il mio solito banco vuoto, magari per ascoltare a differenza degli altri compagni che fanno tutto fuorché interessarsi alla lezione. Con mio enorme dispiacere vedo che tutti i banchi sono occupati da almeno una persona.
“Psss! Rah!” mi volto per vedere chi richiama la mia attenzione.
Alexa mi sorride dal penultimo banco, mi fa cenno di avvicinarmi. Il penultimo banco non era proprio quel che avevo in mente ma almeno avrei avuto vicino una persona simpatica e non quel serpeverde con la puzza sotto il naso che occupava il secondo banco. Mi avvicino ad Alexa e mi siedo vicino a lei.
“Ciao.” Soffia tranquilla.
“Ciao. Susan e Lory?” chiedo subito.
“Susan non frequenta mai Antiche Rune, trova che sia una materia difficile e noiosa. Lory doveva passare in infermeria a chiedere il decotto per il raffreddore… sembra proprio un’epidemia!” mi risponde. Io sorrido comprensiva. Probabilmente ero stata una delle poche a decidere di prepararsi una pozione preventiva.
“Come sta Cassandra?” mi chiede Alexa. Osservandola noto che sembra seriamente preoccupata.
“Sta meglio dice… è molto forte e sembra essersi quasi ripresa. Anche se so bene che se mi sentisse ora direbbe che si è ripresa del tutto.” Le dico aggrottando la fronte.
“Certe cose lasciano il segno… non so se riuscirei a riprendermi se mi venissero a mancare Susan e Lory.” Commenta lei. Io non replico, e mi faccio pensierosa. Non riesco a seguire e questo è certo.
***
“Rah che ti prende?” a lezione finita io e Alexa ci dirigiamo assieme a Pozioni.
“Oh, scusa nulla…” rispondo io poco convinta. Avevo passato tutta la lezione in silenzio assoluto.
“Senti, capisco che non abbiamo confidenza però questo te lo devo proprio dire.” Sbotta lei lasciandomi senza parole “Cassandra ci tiene molto a te. Il ricordo di Ida non cambia la vostra amicizia. Ho sentito la discussione che avete avuto in Sala Grande da poco e so che hai paura e che non hai mai avuto delle vere amicizie ma… devi crederci per una buona volta!” dice guardandomi con decisione. Io scoppio in lacrime. Erano settimane che sentivo questa sensazione d’ansia orribile. E ora finalmente riuscivo a sfogarla. Alexa mi cinge le spalle con un braccio e mi trascina il più lontano possibile dalla folla. Tra le lacrime riesco solo a sussurrarle “Grazie”.
Restiamo in silenzio per un po’ e io riesco a smettere un po’ di piangere.
“Alexa ascolta potresti avvisare Lumacorno che arriverò un po’ in ritardo… Digli che non sto bene.” Le chiedo alla fine.
“Sicura che non vuoi compagnia?” mi dice preoccupata.
“Credo che tu abbia già avuto troppi problemi con lezioni marinate. Ho sentito per caso la Bonnet che te ne parlava.” Non è un rimprovero. “Sono sicura che qualsiasi motivo avessi per marinare la lezione l’altra volta era migliore di questo. Non preoccuparti.”
Lei mi sorride e si dirige a grandi passi verso i sotterranei.
Arrivo nei sotterranei realmente in ritardo, ma Lumacorno mi guarda solo con fare preoccupato.
“Signorina Page… Si sente meglio?” mi chiede.
“Si signore.” Dico subito.
Mi volto poi a guardare l’aula e vedo che Alexa ora ha vicino anche Lory e Susan. Tutte e tre mi sorridono in modo comprensivo, credo che Alexa abbia raccontato il nostro discorso. Alla fine non mi importa. Sono davvero felice che le cose siano andate così.
16/03/2008
commenti (9) • tag:
confidenze,
famiglia,
malinconia,
amicizie,
serpeverde,
dubbi,
conoscenze,
riddle,
grifondoro,
corvonero,
momenti imbarazzanti
Vorrei che tutto il turbinio nella mia testa finisse. Trambusto che non capisco. Che mi rifiuto di capire. Sebbene possa sembrare che le discussioni non mi tocchino minimamente, è sempre bene considerare che io abbia una testa pensante, e in quanto pensante [appunto], esistono degli attimi in cui quest’ultima decide di lavorare fin troppo. Cammino, lungo il cortile, diretto al lago. Voglio estraniarmi, star da solo. Avvolto dal silenzio, tollerante solo verso lo scrosciare eventuale della superficie dell’acqua mossa dal vento.
Sto diventando irritabile. E non è un bene, quando succede. Perché, se e quando capita, le mie reazioni generalmente non sono delle migliori. Da gioviale essere camuffato dall’aspetto di gelo, posso diventare un sadico, cinico essere con poca propensione verso i rapporti umani. Sono abituato alla folla, alla stesso modo in cui sono abituato alla solitudine. Solo, a volte il silenzio risulta fin troppo assordante.
Rischiarando la mente da pensieri indirizzati a valori di sangue e dubbi amletici, attraverso il banco di alberi, mentre la nebbiolina bagna la mia pelle, fastidiosa. Vicino al lago, la sensazione di umidiccio aumenta, mi fermo.
Una figura sulla riva. Una figura a me familiare, verso la quale, al momento, sento dentro come una sorta di attrazione-repulsione che non so spiegare.
Julia Versten, da sola, sulla riva del lago. Ed io, Aedan Lywelyn che la spio [in un certo senso, visto che non mi sono ancora fatto vedere]. Ma come…come sono ridotto.
Seduta sul ‘mio’ molo. Ecco dove sono ora. Vicino all’acqua, il mio elemento.
Ne sfioro la superficie. È gelida, nonostante oggi sia una giornata quasi primaverile.
Mi concentro: pochi istanti dopo, sul palmo della mano fluttua una sfera di acqua trasparente, depurata da tutto ciò che rende torbida la superficie del lago.
Posso cambiarle forma. Un gioco che risale fino ai tempi dell’infanzia, nella mia bellissima Oslo. Posso darle la forma di un viso per esempio. Ida, è la prima. Poi Georgiana, e Sebastian.
Senza ragione apparente, mi ritrovo a pensare alla mia fuga da Aedan Lywelyn. Tutto per una domanda non posta. Chiudo gli occhi.
Quando li riapro, l’acqua ha assunto i contorni del suo volto.
Stranito sobbalzo alla vista di quel gioco d’acqua e rivoli di vento quasi irreali.
Sgrano gli occhi, ed avvicinarmi è quasi naturale. Come una spinta che ti porta in avanti, senza una ragione precisa.
“
Versten.” la chiamo, a pochi passi da lei.
Lei si volta, per un attimo sembra in panico, mentre l’acqua che si era sollevata formando un volto poco definito, ricade sullo specchio trasparente, mischiandosi all’altra.
Porto le mani nelle tasche dei jeans, guardandola.
“
Ti ho forse interrotto?”domando, con garbo. Lei scuote la testa, non rispondendo immediatamente. Mi avvicino di più, sedendomi al suo fianco senza essere stato invitato. Se esiste un modo per dissipare i miei dubbi, forse, è proprio quello di tenerla il più vicina possibile.
“
Versten.”dice la voce di un ragazzo, mentre i suoi passi si avvicinano.
Mi volto, perdendo la concentrazione. Il volto d’acqua di Aedan Lywelyn si dissolve nel lago, mentre quello reale ora è accanto al mio.
“
Ti ho forse interrotto?”
Scuoto la testa, ringraziandolo col pensiero per avermi deconcentrato: ci mancava solo che vedesse il suo ritratto fluttuante sulla mia mano destra.
“
No, affatto. Stavo solo giocando un po’.”
“
Ho visto…di cosa si tratta? È un incantesimo?”
“
No, è…una cosa di famiglia.”
Sollevo di nuovo una piccola quantità d’acqua.
“
Una cosa di famiglia?”domanda incuriosito.
“
Sì. Mia madre è una creatura dell’acqua.”
“
Una ninfa?!”
Annuisco, mentre plasmo la sfera trasparente. Ora ha l’aspetto di una slanciata figura femminile.
“
Non mi stupisce tua madre sia una ninfa. Si vede, altrochè se si vede!”esclama ridendo. Poi si ricompone e aggiunge:
“
Sapevo che eri particolare, ma non fino a questo punto. Una…ehm, ninfa del lago di Hogwarts?”
“
No. Dei fiordi norvegesi. Io non sono inglese.”
“
Neanche io.”
“
Dal cognome avevo dedotto. Irlanda?”provo a chiedere.
“
Mi dichiaro colpevole.”mi risponde sorridendo. I suoi occhi azzurri si accendono di una scintilla.
“
Parlami della tua terra.” Dico .
“
La mia terra…mh… la mia terra è semplicemente splendida.” il mio sguardo si perde nella superficie del lago mentre con le parole intreccio scenari verdi e storie antiche, di popoli che credono nella magia. Di streghe e maghi. Di regioni e zone.
“
E poi…poi c’è la mia famiglia. Irlandesi D.O.C.”dico, con un sorriso, ripensando ai componenti Lywelyn.
“
I tuoi genitori sono entrambi dei maghi?”domanda. Forse incuriosita dal mio sproloquio.
“
Si, esatto. Mio padre si chiama Aengus. Mia madre si chiama Sìne. Sono i maghi più famosi e potenti delle terre d’Irlanda.” – le confermo. Ma non per vantarmi più di tanto. Generalmente non parlo mai delle mie origini. “
E poi c’è Scarlett. Che ti ho presentato l’altro giorno.”
“
Ah, però.” risponde lei, stupita.
Io ne approfitto per ribattere:
“
Eh già, terrore e distruzione! I Lywelyn sono molto rispettati, o temuti, non saprei come definire lo stato di stupore quando raggiungono qualche riunione. Diciamo che la loro fama svolazza anche in altre zone.”faccio spallucce, come se poco mi importasse.
Ed in effetti è così. Per me Aengus e Sìne Lywelyn sono e rimangono soltanto i miei genitori. Se poi sono avvolti da fama crescente…non è una cosa che mi riguarda. E Scarlett…beh, Scarlett è mia sorella.
L’Irlanda sembra un luogo bellissimo, incontaminato. Le parole di Aedan sono così vivide che un paesaggio verde smeraldo appare nella mia mente.
“E tu?”chiede, e poi aggiunge: “
Ora tocca a te.”
“
La mia Norvegia…è fredda, sì. Ma solo come clima. Le persone sono libere nel corpo e nello spirito; ti devo dire che gli inglesi a volte mi sembrano insopportabili e di mente ristretta. A parte Sebastian e Georgiana.”
“
Ah, va benissimo. Io sono irlandese!”scherza.
Continuo a descrivere la mia terra di ghiaccio e neve, Oslo e le sue vie larghe, la luce quasi bianca del sole.
“
E i tuoi genitori? Non dev’essere facile vivere con una ninfa per casa!”dice Aedan.
“
Io vivo con mio padre e la mia matrigna, a dire il vero. Mia madre…non l’ho mai conosciuta. Mio padre me l’ha descritta molte volte.”
“
Scusami, non sapevo…”inizia, dispiaciuto.
Lo blocco all’istante.
“
No, no. Non voglio sentire le tue scuse, non potevi saperlo.”
Sospiro.
“
Mio padre mi ha sempre detto che io e lei siamo identiche. Solo che io non svanisco nell’acqua, posso solo manipolarla. E, mi sembra chiaro, io non sono un’Ondina.”
“
Che cosa strana…quindi tuo padre è un Babbano?”
L’aspettavo questa domanda.
“
No. Nils Versten è un mago di purissimo sangue magico. E così lo sono io, se ti può interessare.”
“
Non intendevo…a me non interessa.”
Tace, e si volta a guardarmi.
“
Non mi interessa.”ripete “
Era solo una domanda. È forse vietato farne?”
No, non lo è. Sono io che su questo argomento sono sensibile.
“
Scusami per lo scatto. È che odio le distinzioni di razza. Non hanno senso.”
“
Posso e non posso capirlo.”rispondo, sincero. “
In fondo, io ho sempre provato una sorta di indifferenza verso distinzioni prestabilite. Non mi ci sono mai invischiato più di tanto.”le spiego.
Poi riprendo:
“
La realtà è…che sono un amante della mente umana. Per questo, detesto le limitazioni che le si pongono dinanzi. E questa divisione…beh, la definisco una di quelle limitazioni che odio visceralmente.”
Spiegazione patetica? Forse.
Ma è la prima persona a cui la dico. E la cosa mi fa pensare, attentamente.
In realtà, non mi era mai capitato di parlarne, perché non mi ero mai posto simili problemi.
Le classificazioni, non sono mai state il mio forte. Sebbene la mia mente sia schematica e spesso “quadrata” per certi versi. Ma amo definirmi molto “accondiscendente” verso certi ideali che, finora, non mi sono mai posto realmente dinanzi.
Ci credo? Non ci credo? Non trovo risposta, e mentre il silenzio sembra essersi catapultato su noi mi ritrovo quasi inconsciamente a fissare il profilo [oserei definirlo greco] di Julia.
E di nuovo, la domanda torna.
Ci credo? Non ci credo?
Aedan spezza il silenzio con una risata.
“
Beh, non inizia a raffreddare?”dice, guardando con scarsa convinzione la giacca leggera che ho indossato, illudendomi che la temperatura mite del primo pomeriggio sarebbe durata a lungo.
“
Io starei gelando al tuo posto.”aggiunge.
Poi si alza in piedi e mi porge la mano per aiutarmi. Che gesto da cavaliere. Sono incerta se accettare o meno…però, insomma. Piantiamola di farci tanti problemi che non ne vale la pena.
Afferro la sua mano e ci dirigiamo verso la scuola, mentre in effetti inizia a soffiare un inclemente vento freddo.
Rabbrividisco in modo abbastanza palese.
“
Dai, ti do la mia giacca.”
“
Così poi sarai tu a gelare! Scordatelo.”
Alza gli occhi al cielo, e dice:
“
Va bene. E la mia sciarpa? Mi faresti l’onore di accettarla?”
Annuisco, mentre lui si sfila la sciarpa nera e me la offre con un sorriso.
“
Prendi, orgogliosa vichinga che non sei altro.”
Me la avvolgo intorno al collo: è morbida, credo sia cashmere. Si tratta bene, il ragazzo. E il profumo…poco marcato, ma particolare. Una sorta di misto fra menta e qualcos’altro. Muschio bianco, forse.
E’ assurdo quanto la Versten sia cocciuta. Meno male che la scuola non dista moltissimo, quindi non ci sarà il tempo di buscarsi un malanno, almeno spero per lei.
Aumento il passo. Tenendomi sul suo fianco sinistro. Il vento soffia, gelido e leggermente pizzicante. Sono abituato al freddo, spesso, penso che se non fossi nato umano, probabilmente [ per non dire sicuramente ] sarei stato un lupo.
Paragone azzardato, ma rende l’idea.
Le ho offerto la mia giacca, la vichinga ha graziosamente rifiutato, tutto sommato però, ha accettato la sciarpa.
“
Imbacuccati bene, Versten.” le dico“
Cento metri e siamo dentro al caldo.” quantifico osservando la distanza che ci separa dalla struttura.
Il cielo si scurisce, le nuvole minacciose si addensano. La pioggerella comincia a scivolare lenta, imperlando il viso.
Istintivamente, considerando ancora il tragitto da compiere, la stringo al mio fianco, coprendola con un lembo della giacca, per fare in modo che si bagni il meno possibile.
“
Niente lamentele, Julia. Non è di certo una trovata per sedurti.”preciso, ridendo.
Che strano. E’ la prima volta che la chiamo con il suo nome di battesimo.
“
Non ho dubbi.”rispondo.
La tipica pioggerellina britannica ha appena iniziato a cadere, per la nostra gioia. Ringrazio qualche entità superiore di non avere allenamenti oggi.
“
Muoviamoci.”dice Aedan, mentre affrettiamo il passo.
È stato strano sentire il mio nome pronunciato da lui. Non ha il suono limpido dell’accento norvegese, non è lezioso come quello inglese.
“
Ha un bel suono.”
“
Cosa?”domanda lui, quando ci mancano pochi passi alla porta della scuola.
“
Il modo in cui parli. Il tuo accento. Di’ ancora il mio nome.”
Mi sento una bambina a chiedere una cosa del genere, ma ad essere sincera non mi importa.
Sorrido, leggermente spiazzato ma intenerito dal modo in cui la Versten mi chiede di chiamarla ancora per nome.
Prima che me ne accorga, siamo già sotto il porticato della scuola, non sciolgo immediatamente l’abbraccio.
La fisso per secondi che sembrano interminabili, mentre pronuncio con lentezza:
“Eccoci arrivati, Julia.”dico, fissandola, con un’intensità con la quale mai mi ero sforzato di guardarla.
Occhi azzurro cielo che si riflettono nel ghiaccio quasi vitreo dei miei.
Lei sorride, e per un istante ho come l’impressione che la coltre di neve che la incatenava si stia sciogliendo. Come catene di acqua congelata esposte al sole dell’equatore la sento rilassata nel mio abbraccio, che non ho intenzione di sciogliere. Non tanto presto almeno. È strano, come le alchimie si fondano, spesso senza un motivo.
Se esiste un altro modo per definire quello che sento, ditemelo.
Perché la Versten, adesso, sta davvero smuovendo i miei dubbi.
E ora cosa faccio?
Mi sono messa in una situazione che sta sfuggendo dal mio controllo, come sabbia fra le dita.
È uno di quei momenti in cui si decidono alcune cose, e se ne costruiscono altre. O si distruggono.
Siamo al riparo, ormai. Il rumore della pioggia è uno scroscio lontano e indistinto per le mie orecchie. Mentre i miei occhi sono imprigionati nel ghiaccio di quelli di Aedan Lywelyn, mentre il suo braccio è ancora stretto alla mia vita.
Non ho voglia di combattere.
Questa volta mi arrendo, mentre i nostri volti si avvicinano.
Un rumore di passi in lontananza. Passi che diventano una corsa.
Avrei voluto che il tempo si fermasse, che il cielo mi inghiottisse quando una voce, sibilante da cerbiatto leggermente adirato, mi chiama alle spalle.
“
Ehm, Aedan?”
Scarlett batte il piede per terra. Io sobbalzo quasi, ho ancora Julia vicina quando le rivolgo uno sguardo al limite fra l’imbarazzo e l’istinto omicida.
“
Scarlett! ”esclamo esasperato. Sciogliendo l’abbraccio, senza nemmeno troppa fretta. La Versten si ricompone, scrollando via dalle spalle l’imbarazzo che si fionda su di noi. Mia sorella è dinanzi alle nostre figure, squadra Julia allo stesso modo in cui esamina me.
“
Ho bisogno di aiuto per un compito di Trasfigurazione. “ annuisco “
Adesso arrivo.” le rispondo. Mentre lei passa oltre noi due, avviandosi in biblioteca. Per questo fantomatico compito.
Mi soffermo un attimo su Julia che evita il mio sguardo. Almeno così sembra.
“
Beh.” rompo il silenzio “
Allora ci vediamo.” le dico, con un tono di voce leggermente poco contento, e credo si senta.
“
Si, certo.” fa per sfilarsi via la sciarpa, io sorrido“No, tienila.” – occhiolino. "
ogni scusa è buona, Julia"
Mi avvicino, sfacciato, sfiorando le sue labbra di proposito. Sorrido leggermente e mi avvio. Era quello che volevo. Esattamente quello che volevo.
Scarlett.
Mi ero del tutto dimenticata che sua sorella esiste, è una Serpeverde e mi ha appena interrotto in una situazione imprevista, imprevedibile, incredibile.
Torno verso il dormitorio di Grifondoro, a passi lenti, stringendo la sciarpa nera fra le mani.
È così morbida.
Non riesco a crederci.
La sorella di Aedan è con gli altri. Con Lui.
E Aedan?
Aedan mi ha baciata.
Un bacio leggero come un soffio di vento.
13/03/2008

«CHE COSA AVRESTI FATTO?!» ruggisce Isabel, saltando in piedi come se il letto fosse diventato improvvisamente incandescente sotto di lei.
Mi schiarisco la voce, respingendo l'impulso di nascondermi dietro il cuscino, e mi ripeto per l'ennesima volta che non ho fatto nulla di male.
«Ha detto a Carlisle che hai un debole per il palo biondo.» interviene Laura, alzando lo sguardo dalle pagine di Fattucchiera 2000 per scoccarmi una profonda occhiata divertita e accendirsi una sigaretta con un tocco di bacchetta. Un delicato profumo di menta e cioccolate invade immediatamente la stanza, mentre Audrey sospira.
E' sera: non si veda nulla fuori dalle finestre, i vetri riflettono solamente la calda luce tremula delle candele e le nostra sagoma sfuocate. Come succede ogni giorno, da qualche settimana a questa parte, ci siamo riunite per studiare tutte assieme. Inutile dirlo, i libri ben presto finiscono sul pavimento, sostituiti da una grande ciotola piena di dolciumi e un fiume di pettegolezzi che sembra non esaurirsi mai. Il bello dei colleggi, come dice sempre mia madre, alla fine si sa sempre tutto di tutti.
E avere un ragazzo Tassorosso sicuramente aiuta, sottolineo io. La grande assente della serata però è Rachel, costretta in Infermeria da un raffreddore piuttosto tenace e recidivo.
«Non è un palo! E' solo molto alto!» protesta automaticamente Isy, arricciando le labbra.
Tempo cinque secondi netti e tre testoline bionde scattano verso di lei all'uninsono, interpretando le sue parole come una dichiarazione spassionata.
Arretra, rendendosi conto di essersi tagliata le gambe la sola, e fa l'unica cosa che il suo istinto le suggerisce: iniza a negare.
«Non.. non è come pensate! Assolutamente no, smettetela di guardarmi così, cosa pensate? Eppoi non lo conosco, ci avrò parlato due volte al massimo e...»
«Non c'è bisogno di dire nulla» la rassicura Audrey, chiudendo il libro di Trasfigurazione con uno scatto. La Tassorosso che è in lei prevale sulla Corvonero, mentre si sporge verso di noi e agguanta una Gelatina Tutti i Gusti + Uno.
«Sappiamo già tutto» le fa da eco Laura, arrotolandosi una ciocca di capelli attorno alle dita.
«Vi sposerete e darete alla luce una lunga serie di piccoli e scontrosi musicisti Corvonero!» concludo io.
Isabel arrossisce furiosamente, prima di stringere le labbra in una linea sottile e inarcare le sopracciglia, con aria di sfida; l'occhiata che ci rivolge sarebbe stata capace di fermare la colata lavica che ha distrutto Pompei.
«Ah si?» solleva il mento, altera «Bene, se la mettete così.. L'avete voluto voi!» strilla, prima di agguantare un cuscino e lanciarcelo addosso: con abile mossa Laura si schiva, strillando deliziata mentre l'ammasso di piume si schianta sulla faccia della Salinger, cogliendola di sorpresa.
E' guerra.
***
Ho sonno.
Non è una novità, ma oggi ho più sonno del solito: e se la norma si può tranquillamente tradurre come "non apro gli occhi fino alla terza tazza di caffé e anche così sono un vegetale fino alla seconda ora", c'è da preoccuparsi. Mi metto a sedere a fatica, i capelli che mi ricadono sul viso in ciuffi scomposti, e grugnisco un saluto alle mie compagne di stanza. Laura sbadiglia vistosamente, avviandosi barcollante verso il bagno con la coperta avvolta addosso, mentre Audrey sorride, pacata, bella e impeccabile come sempre; Isabel, che fa capolino al mo fianco, la guarda con odio.
«Tu non sei umana» sentenzia, sbuffando per levarsi una ciocca da davanti gli occhi (come i miei, anche i suoi capelli sono dotati di vita propria al mattino).
«Semplicemente sono sveglia da un po' e ho avuto tempo di somatizzare il sonno» è la risposta piccata, mentre con un cenno di bacchetta richiude le cortine del suo letto per indossare la divisa. La voce, quando riprende a parlare, è leggermente soffocata dal velluto «Dovreste provare anche voi.»
«A fare che?» Laura fa spuntare la testa dal bagno, con lo spazzolino in mano «Sgattaiolare via all'alba per un incontro piccante in un'aula deserta?»
«Laura!!» strilliamo io e Audrey all'uninsono. Arrossisco solo io, però: chiaro che lo faccio per lei e non perché certi argomenti, se presa alla sprovvista, mi imbarazzano non poco.
«Beh?» è la replica della bionda e di Isabel, che si stiracchia al mio fianco.
«Essù, non c'è niente di male in fondo» prosegue la Stevens, alzando il tono di voce per sovrastare lo scrosciare dell'acqua.
La riccia rotea gli occhi, sedendosi su un groviglio di coperte per infilare le scarpe nere previste dalla divina.
«Santa Morgana, che mal di schiena!» borbotta Isabel, cambiando bruscamente argomento «Alla tua età dovresti imparare a non tirare calci quando dormi.» mi rimprovera, scendendo dal letto e zompettando verso l'angolo in cui ha posato i suoi vestiti ieri notte, dopo aver deciso che era troppo triste passare la notte in una stanza vuota. La povera scema che non ha saputo dir di no ad una richiesta di asilo e ha passato la notte relegata in un angolino? Io.
«E tu, alla tua età, dovresti smetterla di aver paura del buio» ribatto scontrosa, resistendo a fatica all'impulso di saltare la prima ora e dormire un altro po'. Potrei, in fondo...
«Jillian McKanzie non pensarci nemmeno per scherzo!» esclama Audrey, puntandomi un indice contro «Tu non salti Aritmanzia nemmeno per tutto l'oro del mondo.»
«Solo se se il tuo bel rosso ti costringe a letto con la forza siamo disposte a chiudere un occhio» sghignazza Laura.
«Esatto.» le da man forte l'unica mora nella stanza, dopo essersi infagottata nel maglione grigio.
«Tu pensa al tuo biondo canterino» brontolo, scostando le coperte e saltando a terra. Mi par di capire che sono in minoranza: tanto vale scappare in bagno, dove c'è solo un innocuo quadretto con una natura morta che non può aprir bocca, grazie al cielo.
***
Mezz'ora e quattro tazze di caffé più tardi, ho ancora sonno.
Quando Carlisle mi trova sono con il viso appoggiato sulla tavola, in uno stato che rasenta il coma profondo, e sospetto pure di avere un cespuglio al posto dei capelli. Ma a quello si può porre rimedio, con un incantesimo, cinque minuti prima dell'inizio della lezione. Ammesso e non concesso che ci arrivi, a lezione.
«Abbiamo fatto le ore piccole?» domanda perplesso, chinandosi per baciarmi la fronte. Ignoro le risatine deliziate delle mie tre compari, borbottando una risposta che suona vagamente come un si ho delle amiche che passano la notte a fare a cuscinate e la mattina recuperano in tre secondi notti.
«Non bere troppo caffé, che poi diventi intrattabile» mi punzecchia. Lui, che se potesse trovare il modo di trasfigurare il suo sangue in caffé lo farebbe all'istante.
«La controlliamo noi» s'intromette Isabel, annuendo con convinzione: mi risollevo all'istante, rivolgendo un largo sorriso a Carlisle.
«Eugene dove l'hai lasciato?» domando, mentre a Isabel (misteriosamente) va di traverso la cioccolata. Chi di lingua ferisce, di lingua perisce, dovrebbe saperlo meglio di me ormai. Sospiro, mentre Carlisle mi indica il tavolo dei Tassorosso: la testa bionda del suo amico sbuca al di sopra della massa, catturando quei pochi raggi di sole che oltrepassano la coltre di nubi sopra le nostre teste.
«Sta meglio?» Audrey s'intromette nella conversazione, arricciando appena il naso.
Sta meglio. Non "sta bene". Come può stare bene un ragazzo che è stato pestato a sangue perché i suoi genitori non sono i rampolli di chissà che illustre famiglia della comunità magica? Sospiro appena, e subito la mano di Carlisle cerca la mia, stringendomela appena, se cercassi i suoi occhi in questo momenti mi conforterebbero con un sorriso. Ma sta rispondendo alla mia compagna di stanza.
«Fisicamente si, la Moud sa fare miracoli quando serve, ma per il resto.. passa un sacco di tempo rinchiuso nella Sala della Musica, non saprei dire. Non è mai stato chissà quanto loquace, ecco.»
«E' vergognoso» sibila la Salinger, sbriciolando un biscotto «Semplicemente vergognoso.»
«E' quello che dicono tutti» ribatte il mio ragazzo, mantenendo un tono di voce neutro «Ma quello che è veramente vergognoso è l'indifferenza totale che avvolge questa scuola»
«Carl..» un soffio, senza che ci sia bisogno di sottolineare quanto a lungo ne abbiamo parlato e quanto inopportuni siano momento e luogo per parlarne ancora. Sbuffa, infastidito, ma lascia cadere la questione, chinandosi per schioccarmi un altro bacio.
«Sarà meglio che vada, comunque» spiega «Ho Trasfigurazione la prima ora e conoscendo Milo avrà bisogno di un ripasso al volo.»
«Stavate parlando di me?» s'intromette il diretto interessato, facendo capolino con un gran sorriso e i suoi enormi, luminosi occhi grigi. Le ragazze presenti (me compresa, ahimé) hanno un piccolo sussulto e subito raddrizzano la schiena, schiarendosi la voce, mentre Isabel quasi si strozza alla comparsa di Eugene.
«Piuttosto evidente» ribatte Carlisle, pizzicandomi il naso «Dai, andiamo prima che a qualcuno a caso venga un attacco di tachicardia»
Tossisco, imbarazzata, mentre distolgo lo sguardo: le guance bruciano della mia vergogna, anche quando mi allungo per sfiorargli un braccio a mo' di scusa e mi perdona con un sorriso. Lo so, certe abitudine sono dure a morire sembra dire, mentre sospiro e mi nascondo dietro la tazza di caffé. Le mie compagne, a differenza mia, godono della presenza di Milo come un gatto si gode una giornata di sole standosene su una finestra. Senza ritegno.
Il trio si allontana, dopo un eterno scambio di saluti, e noi rimaniamo sole con i nostri cuori impazziti; solo un sospiro collettivo da voce ai nostri pensieri. Nemmeno Laura ha bisogno di dire nulla, questa volta.
serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.