31/07/2008
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Infermeria.
E’ questione di giorni, ha detto la Mound quando ho riaperto gli occhi.
Tra un paio di giorni te ne potrai andare, te lo assicuro.
Sette giorni dopo, sono ancora qui.
Inchiodato a questo stupido letto, in questa stupida stanza. Non è rimasto più nessuno, hanno mandato via persino la Traviston e lei si che era ridotta male! Sebastian pare sia l’unico che, pur essendo stato ferito da Doholov, è riuscito a sfuggire alle cure della nostra amata infermiera.
Jules dorme, la maggior parte del tempo, e quando apre gli occhi è completamente assorbita dalla presenza di Aedan. Chi l’avrebbe mai detto, poi, che il cuore della nostra regina dei ghiacci sarebbe stato sciolto proprio dal principe del gelo.
Mi rigiro su un fianco, sbuffando, e mi ritrovo ad affondare il viso in un gigantesco mazzo di fiori che pare galleggiare a mezz’aria. Mi ritraggo, di scatto, starnutendo.
«Ma che diamine..»
«Scusa» trilla una vocina sottile e incredibilmente acuta «Scusami non volevo!»
Guardo meglio il mazzo: non sta effettivamente volando, ci sono un paio di bambine che sbucano di sotto. Che Eugene si sia dato dalla Trasfigurazione di qualche piccina del primo anno?
«Non fa niente» rispondo in automatico, sentendomi non poco idiota nel parlare a un mazzo di fiori.
«Non volevo, lo giuro!» mi assicura la vocina, incrinandosi pericolosamente e sfiorando il panico assoluto.
«Davvero, non importa» la rassicuro.
Silenzio. Imbarazzante silenzio. Mi schiarisco la voce, prima di riprendere.
«Posso fare qualcosa per te?»
Il mazzo-mutante sbuffa, sollevandosi in punta di piedi, per poi scindersi in due: i fiori si posano sul comodino ricoperto di libri e biscotti, le gambe si ricongiungono al busto di una minuscola ragazzina dai capelli biondi ed enormi occhi azzurri che identifico come Emily, la Presidentessa del mio Fan-Club.
«Sono.. sono per te» balbetta, torturandosi le dita.
«Emily» le sorrido, facendola avvampare all’istante «Che pensiero gentile, non dovevi disturbarti..»
«Non sono solo da parte mia» precisa, compita «Sono da parte di tutto il tuo fan-club, che ho l’immenso onore di presiedere» recita, gonfiando il petto d’orgoglio. Fa tenerezza, questo scricciolino.
«E li hai portati tutti da sola?» le chiedo, educatamente. Scuote il capo.
«Sono venuta con Hannah e Lucy, loro..»
«Sono qui fuori, non è vero?»
Annuisce, in attesa. Mi sa che non ho proprio scelta.
«Hannah, Lucy» le chiamo, stampandomi in faccia il migliore dei sorrisi.
Due testoline, una rossa e una corvina, fanno capolino. Le due piccole arrossiscono, trotterellando verso la loro socia con un gran sorriso stampato in faccia. Si guardano, confabulando sotto voce, per poi spintonare la loro capa verso di me. Questa, riluttante, si schiarisce la voce.
«Volevamo sapere…» inizia «Come stai?»
Sarà un lungo, lungo, lunghissimo pomeriggio.
***
Presidenza –qualche giorno dopo.
Il volto di Dippet è pallido e scavato, segnato da profonde occhiaie violacee. Non devono esser state settimane facili per lui, giustificare al Ministero del perché molte delle personalità più influenti del mondo magico siano state convocate a scuola per rispondere della condotta dei loro pargoli d’oro. Ho intravisto la nonna di Jillian, dalle finestre dell’Infermeria, e il padre di Audrey mentre se ne andava, impassibile e glaciale come pochi altri. Milo mi ha riferito di Lywelyn Senior e della sua aria altera, mentre pare che assieme ai Norwood sia arrivata un ingente quantità di galeoni d’oro zecchino, appena prelevati dalla Gringott.
Quello che mi stupisce, però, è Riddle. Nessuno ha fatto il suo nome, nessuno l’ha visto, nessuno ha detto nulla. Si sta preparando per i M.A.G.O. come se nulla fosse, rinchiuso o nel Reparto Proibito della Biblioteca o nella Sala Comune di Serpeverde.
Il Preside si toglie gli occhialini rotondi, massaggiandosi le tempie, prima di tornare a guardare il viso pacato di mio padre. Siamo gli ultimi in assoluto, a transitare al suo cospetto.
«Signor Hunnam» riprende a parlare, stancamente «Io non so davvero cosa pensare. Una cosa del genere da Carlisle non me la sarei mai aspettata.»
«Nemmeno io» commenta mio padre, rifilandomi un’occhiataccia.
«Uno studente così brillante, un ragazzo così tranquillo» scuote il capo «Non è ammissibile, non è ammissibile»
«Preside Dippet, non sia così drammatico» intercede mia madre, allontanandosi dalla finestra per venire alle mie spalle e posarvi sopra le mani «Sono ragazzi, è normale che facciano qualche bravata!»
«Signora Hunnam, lanciare caccabombe è una bravata. Stregare le scope di Patricia è una bravata.» chiude gli occhi, di nuovo, per poi riaprirli e posarli su di me. Sento il rimprovero e la delusione scivolarmi addosso, macigni che vanno ad aggiungersi ai pesi che già porto «Una zuffa tra studenti, alcuni dei quali feriti gravemente, non è un bravata»
Sento mio padre inspirare a fondo, inquieto, ma non ho il coraggio di guardarlo. Qualcosa mi dice che non troverei un sorriso a curvargli le labbra, quanto una smorfia.
«Preside Dippet» scandisce, lentamente, sporgendosi leggermente in avanti «Cosa sta cercando di dirci? Che nostro figlio non potrà sostenere gli esami e dovrà ripetere l’anno perché si è sentito in dovere di difendere la sua ragazza? E’ questo che sta dicendo? Che verrà punito per aiutare una persona a cui vuole bene?»
Dippet si ritrae, leggermente spiazzato, e io guardo mio padre sorpreso: sa perfettamente cosa è successo nella Foresta, glielo ho detto chiaro e tondo prima di entrare in questa stanza. Eppure mi difende. Trattengo un sorriso, mentre mia madre interviene.
«Come ha detto lei, Carlisle è sempre stato uno studente modello, un bravo ragazzo. Non ha mai dato problemi. Tenga conto anche di questo, la prego: non pregiudichi il suo futuro per quello che è stato un atto di altruismo. Non è che questo che si insegna in questa scuola? L’amicizia, la lealtà, la correttezza. Avrà anche sbagliato, ad attaccare, ma l’ha fatto per una giusta causa.»
Alzo lo sguardo verso mia madre: la linea elegante del collo, lo sguardo puro e la piega pacata della labbra sono tutto ciò che riesco a scorgere di lei, tra ciocche di fiamme legate in un nodo distratto. Mio padre, lì vicino, guarda fisso davanti a se sfoggiando il mio stesso identico profilo. Le due persone a cui devo la mia esistenza, schierate per difendere il mio immediato futuro. E’ in momenti come questo che mi sento benedetto dal cielo.
«D’accordo, d’accordo» cede alla fine Dippet, dopo un interminabile silenzio «E’ vero. Ma non posso lasciarlo impunito, voglio che sia chiaro. Avrà un richiamo ufficiale, ma potrà prendere parte agli esami di fine anno. Se riuscirà a passarli, l’anno prossimo gli saranno interdette le uscite a Hogsmeade fino alle vacanze di Natale» decreta, con un tono che non ammette repliche.
Avverto la tensione abbandonare mio padre; mia madre si lascia andare in un sorriso, mentre io continuo a fissare il nulla davanti a me. Una volta ancora, sono stato graziato. Eppure, non riesco ad essere felice della mia buona sorte: Audrey e Jillian sono quelle che hanno pagato le conseguenze più care di una lotta clandestina a cui tutti prima o poi giungeranno; sono state le vittime sacrificali sull’altare della giustizia. Se ne andranno. Per sempre.
Una fitta mi stringe il cuore. Ho come la sensazione che non se ne andrà tanto in fretta.
Il cerchio sta iniziando a chiudersi, niente sarà più lo stesso.
***
Stanza delle Necessità –qualche giorno dopo.
«A cosa brindiamo, esattamente?» domando per l’ennesima volta a Milo, che continua a riempirmi un bicchiere dopo l’altro.
«Alla fine» mi risponde allegro e pimpante, gli occhi chiari illuminati dalla scintilla dell’alcol.
«Alla fine?»
«Degli esami, idiota!» mi tira una manata sulla spalle, prima di saltellare via in direzione di un altrettanto sbronza Dinamitarda Worthington.
«Ah» commento, imbambolato, fissando il bicchiere colmo fino all’orlo di Whisky Incendiario sgraffignato in cucina da Damian. Gli esami, già. Come siano andati, non lo so. Non so nemmeno come abbia fatto a rispondere a tutte le domande, quando l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era l’imminente fino dell’anno scolastico e l’ancora più imminente separazione da Jillian.
Jillian.
Se ne sta in un angolo, a chiacchierare con Daisy e Annabel, un sorriso stampato sulla faccia ma gli occhi colmi di un dolore che mi strazia il petto. Tutto quello che vorrei, adesso, è mandare a fanculo il mondo, prenderla e portarla via da tutto questo. Georgie mi sfreccia accanto, gorgheggiando felice con un Sebastian ululante avvinghiato attorno alla vita. Una scena al limite del tragicomico. Scolo il liquore tutto d’un fiato, sentendolo scivolare lungo la gola lasciandosi una scia bruciante alle spalle. Con una smorfia, mi affianco ad Eugene nell’esatto istante in cui decide di far sfoggio delle sue notevoli capacità vocali, reclamando silenzio in favore di Julia.
La nostra guida si fa avanti, bella e fragile come non mai, e ci guarda uno ad uno, prima di iniziare a parlare. Milo mi si affianca, con un sorrisetto che non promette nulla di buono e un altro bicchiere stracolmo, che mi piazza in mano. Se domani mattina non sarò in grado di reggermi in piedi, saprò di chi è la colpa.
«La cosa più importante, tuttavia, è che Fidelius continui. Per questo c’è bisogno di una persona che prenda il mio posto.» sta dicendo Julia. I suoi occhi chiari si posano su di me, limpidi e penetranti. Butto giù un altro sorso,
«Io, Georgie e Sebastian ci pensiamo già da un po’. Ed abbiamo deciso che il candidato migliore sarebbe Carlisle Hunnam. Sempre se accetta.»
Il sorso mi va di traverso, ma riesco a non tossire: gli occhi dei presenti sono puntati su di me, in attesa, ma ho improvvisamente perso la capacità di parlare. Io? A capo del Fidelius? Per una frazione di secondo, mi sento irrimediabilmente perso. Ci pensa Georgiana a riportarmi alla realtà.
«Carlisle?» mi chiama dolcemente.
Mi schiarisco la voce. Cosa si fa in una situazione del genere?
«Io… certo che accetto. È un onore che abbiate pensato a me, spero di esserne degno.»
Ci si annega nella banalità, ecco cosa si fa: una frase più idiota non potevo trovarla, questo è certo. Sebastian riprende a ululare, reclamando altro alcol, mentre Julia avanza di un passo.
«Kahlil Gibran una volta scrisse: “La tua ragione e la tua passione sono i remi e le vele della tua anima marinaia. Se uno o l'altro si rompono, puoi buttarti e andare alla deriva, o restare fermo in un punto morto in mezzo al mare. Perché la ragione, se governa da sola, è una forza che ti limita; e la passione, da sola, è una fiamma che brucia fino a distruggersi.”» leva il calice ed urla «A Carlisle!»
I presenti attorno a me ripetono il mio nome, accompagnandolo con espressioni gioiose e grandi risate. Mi ritrovo a sorridere come un ebete, mentre Milo mi salta attorno e Eugene vaga per la stanza tubando come un piccione in calore per non so che astruso motivo. Intravedo Jillian, in un angolo, appoggiata contro la parete che guarda verso di me, con un caldo sorriso sul volto. Di nuovo, la fitta al cuore torna a farmi visita e questa volta non so combattere il mio istinto. Poso il bicchiere ancora pieno su un tavolino e vado verso di lei, senza guardare in faccia nessuno, ignorando tutto e tutti per fermarmi solo quando la mia ombra nasconde la sua figura.
«Ciao» sussurra, accarezzandomi il volto con il respiro.
«Ciao» mormoro a mia volta, guardandola negli occhi. Fa male, fa così dannatamente male. Ma non mi importa.
«Vieni» le dico, stringendole una mano.
«Dove?» domanda, lasciandosi trascinare via.
«Via da qui» rispondo.
Non so nemmeno io, dove sto andando. So solo che voglio stare con lei.
Serra abbandonata –più tardi.
Le dita fredde di Jillian scivolano lungo la mia schiena nuda, mentre la stringo a me e affondo il viso tra i suoi capelli. La notte è calma, attorno a noi; la luce della luna cade liquida sulle foglie lucide delle piante che sono cresciute rigogliose, nel corso degli anni. E’ stata lei a trascinarmi qui, dopo avermi visto attraversare un reticolo di corridoi con lo sguardo vacuo e nessuna idea su dove andare: mi ha stretto forte la mano e mi ha portato via. Quello che doveva essere il suo rapimento, è diventato il mio.
Mi sono accorto che abbiamo lasciato il castello solo quando un soffio d’aria fresca mi ha colpito la faccia, uno schiaffio gelido che mi ha riportato alla realtà. Il prato scorreva sotto i nostri piedi, man mano che correvamo verso la Foresta, solo all’ultimo ha deviato verso le serre, puntando verso una macchia di querce in mezzo alle quali si scorge a malapena una baracca fatiscente. E’ la serra abbandonata, la tana di Jillian.
«Amore» la chiamo piano.
«Mh?» mugola, sollevando appena il volto per guardarmi negli occhi.
E’ così dannatamente bella.
«Baciami»
Posa le labbra sulle mie dapprima con delicatezza, poi con impazienza, inclinando il capo verso la spalla per arrivare più a fondo nella mia bocca, stuzzicandomi fino a strapparmi un bacco gemito di protesta. Mi afferra i capelli, stringendo le ciocche con forza, mentre puntellandosi sulle mie spalle mi sale addosso, sedendosi sul mio ventre e piegandosi in avanti per continuare a baciarmi. Il desiderio ci soffoca, un dolore squisito sulla punta delle dita che cercano di farsi spazio tra i nostri corpi ancora allacciati.
«Carlisle» chiama, debolmente, la fronte aggrottata nello sforzo di non piangere.
«Jillian» rispondo io, sentendo gli occhi pizzicare a mia volta.
Non ci stiamo lasciando. Non ancora, quantomeno, eppure non riesco a fare a meno di trattenere le lacrime.
L’ultima volta che ho pianto è stato quando è morto Angus, il mio vecchio cane. Avevo otto anni e l’impressione che qualcuno mi stesse strappando il cuore dal petto.
«Non voglio andarmene» singhiozza, premendo le labbra contro il mio collo per soffocare la disperazione contro il calore della mia pelle; piccoli sussulti scuotono il suo corpicino magro.
Non so nemmeno cosa dirle. Nemmeno io voglio che se ne vada, ma dubito che dirglielo possa servire a qualcosa. Non è di parole, che ha bisogno adesso. È tutto così maledettamente sbagliato.
«Vengo con te» esclamo d’impulso. Sbatte le palpebre, due grosse lacrime le scivolano lungo le guance e poi precipitano sulle mie. Facendo leva sugli avambracci, mi metto a sedere, senza lasciare che si allontani.
«Vengo con te» ripeto «Lascio Hogwarts, vengo con te»
«Ma..» fa per protestare, ma non le do il tempo di parlare, tappandole la bocca con un bacio quasi violento, stringendole i polsi in una stretta ferrea, senza mai smettere di guardarla. Riconosco il piacere che le annebbia lo sguardo, riconosco la sua determinazione a combatterlo. Si allontana, rabbiosa.
«Cosa stai dicendo?» protesta «Mi fai male»
Ma adesso c’è solo dolcezza nei miei pollici che le accarezzano l’interno dei polsi, provocando violente scariche di brividi che la stordiscono, leggermente.
«Sto dicendo, Jillian McKanzie» scandisco lentamente «Che verrò con te.»
«Ma non puoi» geme, al limite della disperazione «Ci sono troppe cose a cui non puoi sottrarti»
«Non mi importa» la costringo a guardarmi, reprimendo la sensazione di fare qualcosa di incredibilmente crudele e sbagliato. Non voglio pensare, sono stanco di pensare.
«Il Fidelius» boccheggia, dopo un altro bacio.
La consapevolezza mi crolla addosso, come una doccia fredda. Le mani di Jillian crollano inermi, quando lascio andare i suoi polsi affondando il viso nella curva del suo collo. Il dolore si estende, dal cuore aveva raggiunto ogni terminazione nervosa e non lascia scampo; sono in trappola, combattuto tra la mente e il cuore, tra l’istinto e la ragione. Sento l’impellente bisogno di urlare
Poi, una carezza.
«Amore» mi chiama piano Jillian «Non fare così. Andrà tutto bene, vedrai»
Stringendomi il viso tra le mani, mi bacia la fronte.
«Andrà tutto bene» ripete dolcemente, scendendo al naso e poi alle labbra.
«Andrà tutto bene» cantilena ancora, nella mia bocca, per l’ultima volta. Lottiamo con irruenza, stringendoci e allontanandoci con la disperazione di due condannati a morte, intrappolati in una danza di sospiri e gemiti che gira veloce, vorticosa, risalendo una lenta spirale di piacere.
Da qualche parte sul lago, un timido raggio di sole fa capolino all’orizzonte.
«Vorrei poter fare di più» sussurro contro le sue labbra, stringendole forte mentre scivola su di me. Io dentro di lei, lei dentro di me, non esiste altro al di fuori di quello che siamo.
«Vorrei che tu capissi quanto già stai facendo» replica lei, con il fiato corto, prima che un nuovo sole annulli ogni volontà e ogni raziocinio, esplodendo in un mare di luce.
***
Torre di Tassorosso, stanza di Carlisle, Eugene e Milo –qualche giorno dopo.
Non ho nessuna voglia di preparare la valigia. Eugene ha appena chiuso per la seconda volta il suo, dopo avermi coinvolto in quella che probabilmente è stata l’ultima rissa dell’anno scolastico.
Milo continua ad imprecare, osservando il suo impeccabile riflesso nello specchio accanto al suo letto, scrutando con attenzione il taglio che gli sfregia la guancia destra.
«Cazzone che non sei altro» brontola verso di me «Rimarrò sfregiato a vita!»
Sbuffo.
«Non essere idiota, se aspetti che trovo di nuovo la bacchetta te lo sistemo»
«Fossi in te andrei dalla Mound, nello stato in cui si trova non è nelle condizioni di praticare alcun incantesimo, sarebbe più sicuro se te lo mettessi a posto io» commenta Eugene, sarcastico. E’ rosso come un peperone, mentre si ostina a sollevare il baule per rimetterlo ai piedi del suo letto.
«Forse hai ragione» commento dopo qualche attimo, senza cogliere la provocazione. I miei due amici si scambiano un’occhiata preoccupata, prima di venire a sedersi sul mio letto guardandomi, con l’espressione più seria che abbia mai visto sulle loro facce stampata addosso.
«Carl, vecchio mio» inizia Milo «Cosa sta succedendo?»
«Niente» scrollo le spalle, mentendo. Ma se c’è una cosa che dovrei sapere, è che non si può mentire a un membro del trio, dopo tanti anni assieme viviamo in una sorta di inquietantissima simbiosi.
«Balle» ringhia Eugene, che se fosse un po’ più piccolo potrebbe sembrare un angelo custode appollaiato sul mio letto. Ora come ora, sembrano due giganteschi avvoltoi che incombono su di me.
«Senti, io capisco che Jillian il prossimo anno se ne andrà, che non vi vedrete più ogni giorno e che non potrete più fare le vostre porcellane nei posti più impensati, ma questo non vuol dire che sia la fine» cerca di consolarmi il moro.
Mi rigiro su un fianco, sentendo la solita fitta tornare a farmi visita. Succede così, ogni volta che penso a lei. Se poi è un momento particolarmente triste, può addirittura capitare che mi metta a piangere.
«E invece si» confesso alla fine, senza riuscire a guardarli in faccia.
«Cosa intendi dire?» Eugene rizza le orecchie, sospettoso «La principessa delle fate ti ha lasciato?»
«Ma allora vuol dire che non è vero che ieri notte vi hanno beccati nell’aula di incantesimi a ballare il mambo!» si lascia scappare Milo, sconvolto, lasciando che il Tassorosso che è in lui abbia il sopravvento.
«Non mi ha lasciato» mi affretto a rispondere «Però lo farà»
«Perché dovrebbe?» riprende il moro.
«Perché» inspiro a fondo, pregando che la voce non mi tremi «Nessuno dei due crede nelle storie a distanza. Troppo dolore, troppe complicazioni..»
Non ho voglia di spiegare loro perché entro la fine dell’estate lascerò la ragazza che più ho amato in tutta la vita. Non ho voglia nemmeno di pensarci. Colpisco il cuscino con un pugno, stringendo forte le labbra per non piangere. Eugene mi posa una mano sulla spalla, facendomi sussultare.
«Carl..» mi scuote, leggermente «Non fare così»
«E cosa cazzo dovrei fare?» sbotto, sollevandomi a sedere di scatto «Lei se ne andrà e io non sono capace di fare altro che starmene tutto il giorno a pensare a quanto sarà orribile l’anno prossimo e…» mi mordo il pugno, sentendo le lacrime addensarsi negli occhi.
Nella stanza è calato il silenzio, interrotto di tanto in tanto dal morbido fruscio di una pergamena spostata dalla calda brezza estiva.
«Non la voglio perdere» mi lascio sfuggire, mandando definitivamente a fanculo ogni traccia di dignità e orgoglio «Non la voglio perdere, dannazio, ma la perderò»
Eugene abbassa lo sguardo, senza commentare; Milo mi posa una mano sulla spalla.
Non c’è più niente da dire.
***
Espresso per Hogwarts –31 giugnio 1944.
E’ una bella giornata di sole, oggi.
Strascichi di nuvole bianche corrono lontane nel cielo, alle spalle del castello che, piano piano, sparisce dietro la prima curva; mi lascio andare ad un sospiro, appoggiandomi allo schienale.
«Starai mai ferma un attimo, Jill?» sospira Isabel che, dopo averci imbottito con un quantitativo di biscotti che avrebbe sfamato un reggimento, se ne sta allegramente distesa addosso a Eugene, godendosi quelli che sembrano grattini dietro le orecchie. La mia ragazza non risponde, continuando ad armeggiare con la bacchetta attorno al cestino di vimini dove, acciambellata su se stessa, Chipie dorme della grossa. Lo so cosa sta facendo. Lavora per non pensare, si concentra sulla magia per non ricordare che è l’ultima volta che saremo tutti assieme su questo treno, nello stesso scompartimento.
Sospiro, alzandomi in piedi e sollevandola con la forza, per farla sedere accanto a me.
«Ma che fai!» protesta svogliatamente, lasciandosi abbracciare e strappare un bacio «Se Chipie mi scappa poi ti picchio!» ma ride, nel dirlo, e Milo coglie subito l’occasione.
«Oh si, Jillian, ti prego! E mi raccomando chiamami, non voglio perdermi lo spettacolo per nulla al mondo!»
«Si, come no» roteo gli occhi «Non saresti capace di sfiorarmi nemmeno con un fiore» la punzecchio, pizzicandole i fianchi e dandole un altro bacio.
Lei gonfia le guance, scansandosi e incrociando le braccia al petto.
«Uffa come sei noioso» protesta. Audrey ride, Eugene abbozza un ghigno.
«Non sai quanto» si lamenta Milo, teatrale «Dovresti sentirlo quando parla nel sonno, poi! Riesce ad essere noioso pure li.»
Risata generale. Fuori dal finestrino la campagna inglese è un quadro sempre uguale, costellato di minuscoli paesini, strade sterrate e campi aridi: la misera della guerra babbana non ha risparmiato nessuno, nemmeno il paesaggio. Non oso immaginare come sarà Londra, quando ci arriveremo.
Distrutta, sfibrata, senza fiato.
Reduce, un po’ come noi.
Guardo i visi delle persone che ho attorno, persone con cui ho condiviso gioie e dolori, persone che ho imparato ad apprezzare, a stimare, a rispettare, ad amare. Quelli che all’inizio dell’anno erano solo nomi sentiti di tanto in tanto lungo i corridoi, protagonisti dei pettegolezzi durante le cene d’inizio anno al tavolo della mia casa.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti.
La mia vita è cambiata, quest’anno, in una maniera così radicale che solo il pensarci mi toglie il respiro.
«Mh?» Jill si scuote, quando con delicatezza la sollevo e la appoggio contro lo schienale, per alzarmi in piedi.
«A prendere una boccata d’aria» sorrido «Torno subito»
Annuisce, intontita dal brusco risveglio, e torna a girarsi sull’altro fianco. Scavalco un baule coperto da una scacchiera, interrompendo la partita tra Audrey e Milo, e scivolo fuori, nel corridoio.
Il sole sta iniziando a scendere, non deve mancare molto all’arrivo. È strano come, di anno in anno, il viaggio di ritorno sembri accorciarsi sempre più.
Mi strofino la faccia, appiattendomi contro la parete per far passare un paio di Grifondoro del secondo, per poi tornare a risalire il treno verso i vagoni dei Caposcuola. Ci sono persone che devo salutare, prima di scendere.
«Hunnam, quale onore!» la voce strascicata di Jasper Lewis mi sorprende fermo davanti al loro scompartimento. Ma proprio qui dovevo incontrare ragazzine indemoniate che corrono lungo il treno? «Cosa ti porta, in questa parte di treno? Il posto per i traditori è in coda, assieme ai tuoi sudici amici» sibila ghignante, una sigaretta abbandonata tra le labbra.
«Quanto meno l’aria lì è respirabile» scrollo le spalle, con noncuranza «Non c’è tanfo di Serpeverde»
Aspira un’ultima boccata di fumo, prima di lanciare la sigaretta fuori dal finestrino aperto. Una sigaretta sostanzialmente appena accesa.
«Come sei velenoso, Hunnam» scuote il capo «Finirai con l’uccidere la tua bella, con tutto questo veleno»
«E’ sopravvissuta a te, cosa potrebbe esserci di peggio?» ribatto, trattenendo l’irritazione. Un conto è insultare me, un conto è tirare in ballo Jillian.
«Su questo puoi scommetterci» mi si avvicina di un passo «Se l’avessi conosciuta un po’ meglio e non ci fossi stato tu, probabilmente il suo bel visino non sarebbe così spesso sorridente. Anche se, a dire il vero, non è che sorrida poi molto adesso. Ho saputo che se ne va, con la sua amica boccolosa»
Mi irrigidisco appena, ma lui prosegue, imperterrito.
«Un vero peccato» abbassa lo sguardo, per un attimo, dandomi quasi l’impressione che sia dispiaciuto «Davvero un grandissimo peccato»
Abbasso lo sguardo a mia volta, faccio per replicare, ma quando torno a guardarlo il solito ghigno irriverente è tornato a far capolino, curvandogli le labbra. L’attimo è passato. Forse non c’è neppure mai stato, chi lo sa.
«Il fatto che la tua fatina dei ghiacci se ne vada non cambia le cose tra noi, Hunnam» mi ammonisce. Inarco le sopracciglia, perplesso.
«Lewis, mi spiace smontare le tue speranze, ma gli uomini proprio non mi piacciono» sollevo le spalle, con aria dispiaciuta, e lo oltrepasso «Vedrai che un giorno Norwood capirà il tuo immenso valore e scorgerà la tua bellezza interiore, coronando il tuo sogno d’amore. Non perdere le speranze, l’estate è ancora lunga»
«Hunnam, mi spezzi il cuore » recita compito «Eppure lo sai che nella mia vita c’è posto solo per te»
Agito una mano in aria, senza neppure guardarlo. So già che sta sghignazzando apertamente.
«Buone vacanze, Lewis»
«Ne riparliamo a settembre, Hunnam»
Oh si. Come no.
Non vedo l’ora.
King’s Cross, binario 9 e ¾ –tempo dopo.
La folla che si accalca su questa striscia accanto al binario mi lascia sempre senza parole. Se non fosse per gli incantesimi del Ministero che lo hanno allargato, sarebbe impossibile persino respirare, qui in mezzo.
Un piccola tigre dorata preme contro il palmo della mia mano destra, una sottile catenina è attorcigliata attorno alle dita: Julia si allontana danzando verso il suo futuro, dopo avermi consegnato il mio nelle mani. E’ strano, un oggettino così piccino con un significato così grande, così pesante.
Inspiro a fondo, infilandolo nella tasca dei pantaloni nell’esatto istante in cui Eugene mi sfreccia accanto, trascinato da Isabel, sillabando una silenzio richiesta d’aiuto.
«Ci sarà da ridere» commenta Milo, comparendo alle mie spalle con un’aria particolarmente pallida.
«Che ti è successo?» domando, recuperando un carrello su cui faccio levitare il mio baule e quello di Jillian.
«Opal» borbotta, agitando una mano in aria «Un povero disgraziato si è visto il giornale esplodere in faccia»
«Bei ricordi» sospiro, prima di sghignazzare. La fobia dell’esplosione è ormai radicata in Milo al punto che solo nominarla lo fa rabbrividire.
«Mi permetto di dissentire sul “belli”» sibila, seguendomi attraverso la ressa. Il suo baule, come ogni anno, è stato puntualmente recuperato dall’elfo domestico di famiglia, l’elfo più grasso che abbia mai visto in tutta la mia vita, tra parentesi.
«Non puoi negare che molti lo siano, però»
Scrolla le spalle, prima di fermarsi.
«Fatti sentire» mi intima «Non voglio svegliarmi una mattina e trovare il tuo necrologio in prima pagina, sulla Gazzetta del Profeta»
«Grazie, Milo, sei veramente un amico» roteo gli occhi, sbuffando.
«Guarda che dico sul serio» riprende «Non farti problemi»
Annuisco, senza aggiungere altro. Il moro mi scruta, con attenzione, prima di sorridere e tirarmi la solita manata sulla schiena.
«E canta che ti passa!» mi urla pimpante, allontanandosi verso la barriera che lo catapulterà nel mondo babbano. Non posso fare a meno di ridere, mentre raggiungo Jillian e sua nonna, che aspettano pazienti.
Audrey saltella via, al mio arrivo, distribuendo baci e saluti, ma non ho occhi che per la mia Corvonero. Mi sorride, quando le stringo la mano, e assieme ci avviamo verso la barriera attraverso cui poco fa è passato Milo.
Non dice niente, guarda fisso davanti a sé e mi ritrovo a pensare che un anno fa non avrei mai neppure immaginato di vivere quello che ho vissuto accanto a una ragazza speciale come lei.
Le sue dita si stringono attorno alle mie, che ricambiano le stretta.
Speravo di non doverla lasciare mai, questa mano.
Il futuro pesa sulle mie spalle, ma un presente luminoso mi abbraccia e mentre ci addentriamo nelle macerie di una irriconoscibile Londra babbana, alzo lo sguardo al cielo: limpido, senza più nemmeno una nuvola, si allunga infinito su un orizzonte costellato di scheletri di ferro e cemento; ma è solo un attimo perché poi Diagon Alley e i suoi colori festosi sono davanti a noi.
Inspiro a fondo, riempiendomi i polmoni fino a scoppiare.
Benvenuta, estate.
31/07/2008
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momenti imbarazzanti,
fidelius

Anche se non si direbbe, tra cinque giorni iniziano i M.A.G.O. Pensavo che mi sarei sentita sollevata, ed invece sto ripassando freneticamente e la mia mente non assorbe assolutamente niente; forse é che sono seduta sul pavimento, in un corridoio semibuio, appena fuori dall’infermeria. Che là dentro c’è la mia migliore amica, nelle peste fino al collo, e che il mio ragazzo è disperso chissà dove a rovesciare la sua frustrazione perché gli ho impedito di vederci finché non avremo finito gli esami. Ne ho bisogno io, come ne ha bisogno lui. Credo.
Forza, Georgiana. Visualizza le parole del libro che hai davanti, dà loro un senso compiuto e comprendi quello che stai tentando disperatamente di studiare. Pozioni. Una A assicurata, a meno che un fascio di luce divina non trasformi i miei disastri in qualcosa di lontanamente degno di una E.
La gonna ruvida della divisa, oltre a grattarmi il sedere, non serve a trasformare la superficie di pietra su cui sono rannicchiata in qualcosa di lontanamente comodo; con un po’ di fatica, facendo inutilmente leva sulla parete, mi sollevo giusto in tempo per vedere uscire l’infermiera Mound.
« la sua amica è pronta. » grufola fissando con disapprovazione le macchie sulla mia camicia; mi scusi, se è tre giorni che non torno in dormitorio perché LEI non sa fare il suo lavoro e io devo badare a Julia. E’ proprio lei, infatti, che appare dietro all’infermiera, con le sue cose chiuse nella valigia che tiene in mano; sembra sollevata, se non altro di uscire dall’incubo asettico che c’è oltre quella porta.
« ti avviso: non so quali siano gli ingredienti della pozione Obmutesco, e non ci tengo a saperli. » le sibilo mentre ci avviamo lungo una scala, appena ruotata in modo da consentirci di arrivare molto più rapidamente del previsto alla torre di Grifondoro.
« menta, elleboro, bile di tartaruga .. »
« vedo che hai studiato più di me. brava, cara. » la interrompo dopo aver svoltato l’angolo; tre settimane, e smetteremo di camminare per i corridoi di Hogwarts. Non avrò più bambini da mettere sulla buona strada, adolescenti arrapate da beccare in giro nel cuore della notte, liste di parole segrete da memorizzare. Tutto finito.
Un quadro lancia un fischio di ammirazione al nostro passaggio; ecco, questo non mi mancherà.
{ nei giorni successivi }
Credo che si chiami tregua; il pratico di incantesimi mi ha buttata così in basso che, dopo aver salutato con il massimo dell’educazione che sono riuscita a strapparmi l’esaminatore Lowell, ho avuto il bisogno fisico di vedere Sebastian e Julia. Lo studio solitario mi ha trasformata in una specie di spilletta semovente, visto che io sono quasi trasparente dietro il mio distintivo, fatta eccezione per le occhiaie.
Ignorando del tutto gli sguardi di Jules, che ovviamente è stata ridotta al terzo incomodo, Sebastian continua senza tregua a stritolarmi contro il suo petto e infilarmi la testa tra i capelli, annusandomi come se fossi un mazzo di fiori e non una strega, e ad azzannarmi l’orecchio senza ritegno, rischiando oltretutto di ingoiarsi le perle di mia zia.
« Io approvo Carlisle. » ribatto alla proposta di Jules, mollando l’ennesima gomitata nelle costole a SSS ( Sebastian Sesso Subito, ho riso fino alle lacrime quando ho sentito Eugene che lo borbottava a Peter Halbury ), che si allontana con aria offesa dal mio povero lobo maciullato. Finalmente senza rischiare di essere mangiata viva, affondo la testa nell’imbottitura del divano, e lancio uno sguardo piuttosto serioso alla mia amica, assorta nella contemplazione del paesaggio estivo fuori dalla finestra.
« già. mi sembra che abbia la testa sulle spalle, e soprattutto del potere sugli altri. »
« credo che ci siano buone probabilità che diventi caposcuola. »
« un po’ come te, Georgie. » ridacchio.
« mi raccomando, ignoratemi! » borbotta Sebastian riemergendo dal suo sogno ad occhi aperti.
« tesoro, non è colpa mia se la tua mente è altrove. » lo rimprovera Julia, sbuffando; credo che lei mi mancherà, troppo. Non sarà la stessa cosa, lo so già, perché sarà impossibile vederla tutti i giorni quando sarò a farmi ammazzare in qualche campo di addestramento auror, ovviamente con l’impossibilità di smaterializzarmi.
« credi che dovremmo fare una specie di festa di insediamento? » propongo ignorando i mugugni incomprensibili della mia dolce metà.
« mah, non sono molto dell’umore, ma sono convinta che troveremo qualcuno disposto a farlo. »
Sebastian continua a grugnire, si alza e se ne va sbattendo i piedi; questi uomini, peggio dei bambini. Tranne se c’è da combattere nella foresta nel cuore della notte e salvare metà dei presenti, ovvio.
***
E’ molto che io e Jules non parliamo a quattr’occhi, dedicandoci al gossip invece che alle vicende drammatiche di cui siamo state vittime dall’inizio di quest’anno. La morte di Ida, il Fidelius, Riddle; mi sembra di non riuscire a pensare a quando abbiamo parlato di ragazzi, l’ultima volta, senza riferirci agli orari di coprifuoco e a quando stabilire la riunione successiva.
Proprio come succedeva quand’eravamo piccole ed innocenti, lei ghigna e io sono rossa come una ricordella.
« su, non è mica una malattia! » esclama dandomi una pacca sulla spalla, e facendomi diventare sempre più purpurea e bollente. « raccontami! »
« cosa vuoi che ti dica?! » sbotto con la voce talmente acuta da essere irriconoscibile; mi è venuto naturale stringermi addosso la camicia, mentre lei cerca di strapparmi qualche dettaglio sconveniente sulla mia prima volta. Descrivere questo momento come imbarazzante è riduttivo; temo che lo sarebbe ancora di più recuperare il mio taccuino rosa confetto e leggerle direttamente quello che ho scritto al riguardo, con tutti i particolari scabrosi che la farebbero tremare di soddisfazione.
« che ne so, se è bravo! se è stato dolce! »
« come Megafusto sul pianoforte del povero Eugene? » il suo sorriso si smorza per un momento.
« beh, è stato molto romantico. » si giustifica prima di infilarsi in bocca un pasticcino con una mezza fragola sopra.
« Jules, promettimi che mi scriverai spesso. »
« Georgie, promettimi che smetterai di essere così paranoica. »
« Non credo di poterlo fare. »
« Sei incorreggibile. »
« Sì, ti voglio bene anch’io. »
{ last day of magic. }
Il professor Silente sembra più emozionato di me, mentre mi scruta attentamente da dietro le lenti dei suoi inconfondibili occhiali a mezzaluna.
« Signorina Harrington, mi sono permesso di prepararle una cosa. » le guance mi diventano subito di fiamma; non sono affatto abituata a ricevere regali d’addio, tantomeno dagli insegnanti. Non da Silente, soprattutto, per quanto lui sia il mio preferito in assoluto. Mi sforzo di sorridere e di non mettermi a gridare, ma di certo non riesco a dire una sola parola prima che lui riprenda.
« Ho visto la sua richiesta per l’Accademia Auror, mia cara. » oh. Buon segno, vuol dire che almeno sono state già consegnate al Ministero, anche se dubito che avrà qualche utilità. Tra quelli del settimo ne sono state raccolte più di venti, e i posti sono otto. Annuisco come unico sforzo di volontà.
« Mi sono permesso di aggiungere una nota sotto il suo curriculum ineccepibile. » sobbalzo. Se ne accorge, e ridacchia. « dice che lei è la migliore studentessa che Hogwarts ha visto da molti anni a questa parte .. » se prima non ero color pomodoro maturo, lo sono di certo ora. « .. e che se non la prenderanno, confermeranno la loro fama di totali, perfetti idioti. » sghignazza di gusto, mentre si alza dal suo scranno e gira attorno alla scrivania, come per raggiungermi. Non che sia strano, in effetti, ma mi sento i lacrimoni che si formano agli angoli degli occhi. Stringe le mie mani gelide e inerti tra le sue.
« Buona fortuna, Georgiana. »
Il quasi ex prefetto Corvonero mi fissa con aria contrariata; sembra quasi che gli dispiaccia essere alla fine del suo mandato. Tra le dita stringe la spilla di ordinanza, e mi ha appena pregato di lasciargliela tenere. Quando si parla di attaccamento all’istituzione; il mio baule é ancora mezzo vuoto, nel dormitorio, ma mi sento in colpa ad abbandonarlo senza una risposta soddisfacente.
« Joel, non credo di avere l’autorità per poterti autorizzare. » storce il naso. Gli do una pacca sulla spalla con tutta la convinzione che posso trovare nei suoi occhioni azzurri che mi scrutano con disperazione.
In un futuro non troppo lontano, lui potrebbe avere il mio incarico; e passare un settimo anno splendido come il mio, con amici straordinari, e magari senza doversi battere a duello nel cuore della notte. Mi saluta agitando la mano, e sgattaiola verso il suo dormitorio.
Alzo la testa e vedo davanti a me la bacheca di Corvonero, che ho amorevolmente aggiornato durante quest’anno; strappo via un paio di fogli di insulti verso gli studenti del primo, stacco con cautela quelli di auguri per noi del settimo.
E’ la mia ultima notte a Hogwarts; sono già le dieci passate, e non ho nessuna voglia di salire in camera mia e rivedere tutte le altre in lacrime; non ce la posso davvero fare, ho già pianto abbastanza in questi ultimi giorni.
Con uno sforzo, infilo la testa nel corridoio, lasciandomi investire da un silenzio che non può che spiegarsi con la stanchezza provocata dai fiumi di depressione che si sono appena riversati all’interno delle stanze. Socchiudo la porta con cautela; una delle altre russa rumorosamente. Mi siedo sul mio letto e con attenzione mi stacco dal petto la spilletta da Caposcuola. E’ strano vederla appoggiata sul comodino e sapere che domani mattina non la appunterò di nuovo sulla divisa. Ma è una bella immagine per chiudere il mio lunghissimo romanzo, lungo sette anni.
{ king's cross. }
« una settimana. » sento il fiato di Sebastian sul collo mentre mi abbraccia, sfregando intensamente la guancia contro la mia testa; ha passato l’intero viaggio in treno a sussurrarmi che sarebbero stati i giorni peggiori della sua vita. Una settimana; in effetti non ci siamo mai separati per più di un giorno, o due, in genere il tempo di dormire qualche ora. Talvolta neppure quello. Abbiamo stabilito che probabilmente né i suoi né i miei avrebbero compreso se avessimo fatto una fuga d’amore senza neanche salutare.
« dai, smettila! » sussurro senza rendermi conto fino all’ultima che anch’io sono aggrappata al suo braccio, totalmente circondata da lui. Mi bacia il collo come se volesse trapassarmelo con i canini vampireschi che non ha.
Sa benissimo che non potrò scollarmi di casa finché non arriverà la risposta dell’Accademia, a meno che non voglia provocare un collasso ai miei. Cedo ai suoi ridicoli tentativi di baciarmi, come se non avesse passato le ultime otto ore a cercare di “concentrare tutta la me di cui avrà bisogno”. Attorno a noi gli studenti si salutano, piangono, ridono, ritrovano i loro genitori e parenti vari; non riesco a concentrarmi sul fatto che a mia madre verranno i capelli bianchi, a vedermi in quegli atteggiamenti senza ancora un anello al dito.
« GEORGIANA! » tuoni, fulmini e saette! Sebastian si stacca come se fossi incandescente, io scatto nella direzione della voce che ho sentito sistemandomi i capelli in modo ossessivo, come se potesse migliorare quello che sapevo sarebbe successo e non ho prevenuto. Mio padre ha un sorriso da un orecchio all’altro, se non si considera l’enorme taglio che gli sfregia la guancia destra; qualcosa mi dice che sia appena tornato da un viaggio di lavoro. Dietro di lui, mia madre spettegola fittamente con una donna che non conosco.
« mia madre. » mormora la mia dolce metà, con una voce così strozzata da essere irriconoscibile. Ricapitoliamo; i miei peggiori timori sono sfumati nel nulla perché i miei genitori e i suoi si conoscono già? Il viso mi si accartoccia in un’espressione contrariata senza che sia capace di trattenermi. Lui, invece, ha preso a brillare; sembrerà che io abbia un’aureola, tanto lui risplende di felicità. Mi sistemo le pieghe della gonna e mi sforzo di sorridere.
« papà! mamma! » trillo offrendo loro il mio migliore sorriso, anche se vengo subito sotterrata nel profumo di vaniglia e animali selvatici della mia genitrice; mio padre si è già preso il mio baule e non sembra avere intenzione di lasciarlo finché ci sarà Sebastian nei dintorni, come a privarlo dell’opportunità di essere cavaliere con me. Non sento quello che mi dicono; ciò che posso udire è soltanto un ronzio sordo, spezzato improvvisamente dalla voce di SSS, dopo che è riemerso dalle pacche e dai baci dei suoi.
« mamma, papà, vorrei presentarvi la mia » pausa. Orrore e delirio. « ragazza, Georgiana. » oddio, svengo. Sua madre sembra essere sul punto di avere la stessa reazione, mentre Joshua Harrington ha un improvviso bisogno di tossire copiosamente e il signor Lang di accendersi la pipa.
« oh, Georgiana, proprio come tua nonna! » langue mrs.Lang mentre mia madre si avvinghia al braccio del suo pargoletto, adorante.
Se sopravviverò ai prossimi dieci minuti potrò dire di aver passato per l’ultima volta la barriera del binario 9 e ¾, e di aver detto addio all’Espresso. Sorrido a Sebastian, che si crogiola nel danno che si è fatto da solo; almeno finché non ci verrò per portare i miei bambini a scuola.
{ oh, july! }
Scendendo le scale, inciampo nella camicia da notte; sento il profumo del caffé e dei pancakes che mia madre sta preparando per colazione, ma non credo che sia questo a distrarmi. Ogni singolo giorno, dalla fine della scuola, mi alzo con un cubo di granito nell stomaco: potrebbe essere arrivata la lettera dal Ministero, quella dove c’è scritto se sono ammessa o no all’Accademia.
Mi fermo davanti allo specchio scassato del corridoio, prima di entrare in cucina; guardo la mia frangia spettinata, la treccia che si sta sfasciando dal fondo, la camicia da notte. Potrei davvero diventare un auror? Qualche volta vorrei essere ancora la piccola Georgie, che racconta fiabe ai suoi pupazzi e sogna di diventare la Principessa del Regno Candito. Acchiappo dal pavimento Cheslav, che inizia a fare le fusa nonappena gli poso le mani sulla pelliccia bluastra ed entro nella stanza sin troppo calda dove mi aspetta il mio primo pasto di oggi, oltre ai miei genitori.
Il cuore inizia a battermi a tutta birra appena mi rendo conto che mi stanno aspettando seduti, con le tazze di caffé fumante davanti, intoccate. E tra loro, davanti ad un barattolo di marmellata d’arance, c’è una busta di pergamena sbiancata.
« buongiorno, tesoro. » mormora mia madre senza la minima espressione sul volto cereo. Non le rispondo neppure. Lascio andare il gatto, che miagolando rumorosamente atterra ai miei piedi, e mi getto sulla busta.
E’ chiaro che, dimentica dei suoi poteri, aveva provato ad aprirlo con il vapore della teiera. Apro la pergamena davanti alla faccia; i miei occhi ci mettono qualche momento a realizzare cosa ci sia scritto.
« ammessa. » sibilo appena, crollando sulla sedia, che quasi cade all’indietro sotto il mio peso morto. Un Auror. Io.
Un rumore come di sparo si diffonde nell’aria, seguito da un tonfo.
« SONO STATA AMMESSA! » grido senza neppure guardare chi sia; tanto so già che ricadrò tra le braccia di Sebastian, colui che vedrò tutti i giorni ancora per qualche anno. Sento le sue labbra sulla fronte, e gli occhi dei miei nella schiena.
Questo è un nuovo inizio. Decisamente entusiasmante.
27/07/2008
Giorni dopo.
Non credo alle mie orecchie.
E chi ci pensava, che mentre me ne andavo spedita a grandi passi verso il letto dopo un'abbuffata di dolci, mi sfilavo le scarpe, mi scioglievo i capelli e cominciavo a russare, da qualche parte tutto il Fidelius si stava scambiando amichevoli fatture con le serpi?
Fa strano pensarlo, in effetti, uno
scontro vero come se ne leggono solo nei libri. In un primo momento sono rimasta spiazzata, sparando epiteti a raffica contro chi aveva tenuto nascosto il tutto sia a me che a Daisy, e a chissà quanta altra gente; dopo le prime tre cuscinate contro il muro mi sono resa conto che, con quello che una bacchetta può fare nelle mie mani, sicuramente avrei fatto qualcosa di cui pentirmi per il resto della vita. Avrei potuto a malapena far spuntare la barba a qualcuno, e a meno che la vanità di Riddle non avesse bloccato la sua avanzata per un motivo così futile, sarei stata di poco aiuto.
***
« Sto diventando matta, matta! » sbraito rischiando di rovesciare il succo di zucca sugli appunti sparsi sul tavolo « Maledetta, maledetta me che non ho studiato per tutto l'anno »
« Vorrei farti notare, Ann, che ti ripeti alla vigilia di ogni esame » fa Prudence con una mano alla bocca, evidentemente per nascondere uno sbadiglio. Va bene, non posso negarlo, ma ciò non significa che debba ammetterlo!
« Non è vero! Al primo anno mi sono preparata per incantesimi una settimana prima » aggrotto la fronte e le rifilo una linguaccia « Comunque guarda, sono avanti, ho già quasi finito! » soggiungo recuperando allegria, e indicando la pergamena quasi conclusa.
« ... pozioni » bofonchia, cercando di non farsi notare, per poi alzare la voce rassegnata al mio cenno di aver capito perfettamente « Hai finito
pozioni, ma ti mancano difesa e divinazione... e io te lo dico, che divinazione al sesto è stata qualcosa di deleterio per la sanità mentale » e già. Che io non so neanche perché la faccio, quella materia del cavolo! Se non fosse che la prof mi sta simpatica, giuro che avrei trovato il modo di mollarla...
Sbuffo, abbandonandomi allo schienale della sedia. Studiare in sala grande è una bella scusa per non produrre, con tutto il viavai e il rumore che c'è. Prue continua a dire che nella torre mi concentrerei meglio, ma non insiste troppo visto che lei –
ovviamente – sa già tutto quel che deve sapere e non ha dubbi sulla sua perfetta uscita dai MAGO.
L'ultima cosa che volevo, di certo, era vedermi portare via la maestra personale dal suo bello (che poi tanto bello non é, a dirla tutta – ma questo meglio non dirlo) e dover proseguire la giornata nella completa e angusta solitudine, ma soprattutto
studiare da sola.
« Eddai, tesoro, andiamo a fare un giro! »
« Ann, non ti dispiacerà mica? »
Ora glie lo dici. Fai gli occhioni, e dille che senza di lei non ce la fai...
« A me? Naaah, tranquilla. »
Ma complimenti, Annabel, tu sì che ti fai valere!
Ridacchio, in un modo piuttosto isterico a dirla tutta. Ora sì che sono nell'ectoplasma fino al collo, e come se non bastasse è un continuo uscire dalla sala per la passeggiata mattutina. Coloro che ieri sera si sono addormentati a un orario ragionevole oggi sono svegli e in perfetta forma, degli altri non c'è traccia. Si staranno disinfettando le ferite e prendendo la batosta da Dippet; in questo non li invidio proprio per niente.
Sospiro, chinandomi nuovamente sulla pergamena, quando mi vedo spuntare Daisy dall'altra parte del tavolo. Certo, lei non può aiutarmi, ma perlomeno ho compagnia...
« Agitata? » con la domanda più stupida e odiosa del mondo alludo ai suoi esami, ritornando per un attimo con la mente al mio quinto anno. Ero terrorizzata come non mai, avevo cominciato persino a studiare regolarmente, in un certo periodo (chiaro l'abbandono del proposito dopo le prime due settimane) quanto temevo di non passare.
« Un pochino » devo aver beccato la mia amica in una giornata serena, visto che mi aspettavo una risposta decisamente più schietta.
« Su, non è così difficile » pacca sulla spalla « E poi se sono passata io, potrebbero mettere al banco anche un elfo domestico! »
Mi sono sempre chiesta come dev'essere avere un elfo domestico. Voglio dire, io mi sentirei in colpa, eppure quasi tutte le famiglie di maghi ne hanno uno: fa i lavori al posto loro, cucina al posto loro e si occupa degli affari noiosi con cui nessuno ha voglia di perdere tempo. Quando ho passato l'estate da Prue al terzo anno, mi ricordo, trovavo i calzini stirati e profumati sul letto ogni settimana e mi chiedevo chi fosse a pulirli, dato che la signora Harrison passava le giornate nel suo studio.
E poi, ho conosciuto June. Non dimenticherò mai la scena: io che scappo urlando su per le scale alla vista di quel coso orribile, che non si era mai visto prima, e l'irritante immagine della mia amica ridacchiante. Dopo qualche giorno, mi sono accorta di quanto quel piccolo essere fosse tenero. Gin dice che troverei del tenero in tutto, ma non le credo completamente.
« Schifoso » avverto d'improvviso il sussurro di Daisy, mi risveglio dai pensieri e faccio appena in tempo ad alzare gli occhi e notare la figura di Riddle, che si avvia a passo spedito verso il tavolo di serpeverde, l'espressione in viso imperturbabile, accompagnato dalla solita combriccola di pecore belanti.
Non che io sia una grande osservatrice, però sembrano, come dire,
turbati. Ho sempre creduto che le serpi fossero perennemente abituate all'idea di potersi scontrare nel luogo più tetro della scuola in una notte buia. Magari è solo un luogo comune, chissà; perché ora, hanno la classica faccia di chi è rimasto stupito da qualcosa che non si aspettava; la stessa identica, di quasi tutti quelli che riesco a scorgere.
« Dai, che quest'anno ce lo leviamo di torno » pronuncio atona quella che dovrebbe essere la battuta più allegra della giornata, continuando a fissare il gruppo.
***
Fidelius.
Sto cominciando a fare peripezie per arrivare qui senza destare i sospetti di Prue, la quale puntualmente ogni volta che mi vede uscire chiede dove stia andando. Io, che non riesco a mentire neanche a fin di bene, borbotto un « Chiacchiere tra amici » e mi dileguo prima che abbia il tempo di chiedere altro. Per fortuna c'è Daisy a intervenire in mio favore ogniqualvolta se ne presenti il caso.
Entriamo nella sala delle necessità a passo svelto, pur non essendo propriamente in ritardo. Sono tutti qui, stanno tutti bene, dal primo all'ultimo. Avevo sentito parlare di qualche rintronato, ma niente di ben definito. Beh, per quanto possa interessare a loro la mia opinione, è un sollievo vederli vivi.
Il signor carota viene nominato capo per l'anno prossimo, e anche di questo non posso che essere felice. Dalla faccia, mi sembra una persona talmente affidabile da poterla seguire ad occhi chiusi.
E poi le notizie mi si rivoltano contro, con una fitta allo stomaco. Qualcuno ha perso tutti i permessi per le attività extracurricolari del prossimo anno. Qualcuno ha dovuto fare l'acrobata per restare dentro.
Qualcuno se ne andrà.
Lo giuro, mi si stringe il cuore.
***
Ultimo giorno di scuola.
Chiudo gli occhi, inspiro, avanzo a grandi passi verso la bacheca. Ho già passato tutto questo per cinque volte, non sarà difficile. Alzo lo sguardo, socchiudo prima un occhio, e poi l'altro. Faccio scorrere le pupille sulla lista. Lascio fuoriuscire l'aria, sbuffando, finché non intravedo il nome che mi interessa.
Bennett, Annabel: promossa.
« Aha! » spicco un balzo di due metri dando il cinque a una Prudence, esaltata dalla buona andata dei suoi MAGO. Ora che non ho più pensieri, ora che so che tornerò, ho deciso che quest'estate Hogwarts non deve mancarmi per niente. Voglio godermi le meritate vacanze, e magari ricevere qualche notizia piacevole e inaspettata riguardante Charlotte (sì, continuo a sperare).
Addio libri, addio letto a baldacchino, addio professori: si torna a casa!
***
King's Cross.
Sussulto, scossa dal treno in frenata, stropicciandomi gli occhi. Non ho resistito, l'ultima notte doveva passare in bianco nel modo più assoluto, e stamattina non riuscivo neppure a tenere le palpebre aperte per raggiungere il treno. Prue mi aiuta a prendere il bagaglio come ogni volta, scendo dal treno tenendolo stretto, saluto gli amici. Tre secondi per oltrepassare la barriera del binario nove e tre quarti, e mi ritrovo davanti alla mia famiglia al completo. Non posso chiedere niente di meglio.
Gli corro incontro, li abbraccio, mamma mi deposita un bacio sulla testa.
« Allora com'è stato quest'anno? » è un attimo prima che Charlie mi salti sulle spalle, con gli occhioni nocciola luccicanti di curiosità « E' successo qualcosa di speciale? »
« Mh, no » inclino per un attimo l'angolo sinistro della bocca « Niente di nuovo. La solita routine »
Sospiro, volgendo lo sguardo al cielo mentre seguo la mia famiglia verso l'automobile.
«
Sempre la solita routine. »
26/07/2008
Post Scontro
-Che schifo.- scosto con una mano la melma verdognola che ricopre i miei vestiti, come se questo possa servire. La battaglia si è conclusa, per adesso. Purtroppo, non posso fare a meno di notare lo scempio che si apre di fronte ai miei occhi. Il cuore batte veloce, Sebastian mi passa di fianco reggendo un corpo quasi esanime. Bianco al pari della carta sulla quale si scrive. -Julia…- ho il tempo di sospirare, sentendo una rabbia impossessarsi delle mie viscere, infuocandole completamente.
-Maledetto Riddle, maledetto.- sibilo fra me e me, scuoto la testa, la mano fra i capelli. La guerra, è a volte l’unica soluzione, sì. Ma a che prezzo.
Giorni dopo
Sono giorni di silenzio. Giorni nei quali si susseguono come neve che fiocca punizioni, richiami, gossip fra i tavoli, più o meno grossi. Giorni di silenzio nei quali mi sento a volte impotente, a volte completamente inadatto. La verità è che sapevo che lo scontro sarebbe stato l’inizio di una battaglia ben più grossa, ma forse non vi ero preparato fino in fondo.
Il cucchiaino nella tazza, mattino, odore di miele lungo il tavolo dei grifondoro, il viso completamente perso nel vuoto.
Audrey e Jillian vanno via. Non ci saranno più l’anno prossimo. Niente bionde corvonero, intelligenti e acute, con le quali scambiare parole piacevoli, e intrattenere uno scherzo vigile e divertente. Non avevo mai pensato quanto potesse essere doloroso vedere andare via qualcuno che, in un modo o nell’altro, è parte di te. Strana sensazione di vuoto.
E’ patetico, forse. Ma non mi importa. Di certo non posso che augurare loro il futuro migliore che si possa mai desiderare. Anzi…vado proprio a dirglielo.
Mi alzo, lascio in ballo tutto. Colazione, pensieri confusi avvicinandomi al tavolo dei corvonero.
Siedo, forse senza chiedere il permesso, ma al momento non è importante, di fianco alle ragazze, che sembrano perfino più distratte di me nel guardare un punto indefinito della stanza così piena eppure così vuota al tempo stesso.
-Che giornata oscena…- biascico, attirando la loro attenzione. Non ho mai avuto problemi di espressione, maledizione a me, su. In fondo cosa ci vuole.
-Mi mancherete.- e mi alzo dalla mia postazione, dovessi bellamente continuare questa sviolinata della scena madre e far loro più male di quanto già non ne sentano.
Però…però…Audrey, credo, mi richiama. Mi volto, trovandole entrambe intente a guardarmi. Silenzio qualche istante. Mi sembra ieri, quando siamo arrivati insieme qui ad Hogwarts. E dovevamo andare via sempre insieme, non così.
Le stringo in un abbraccio, e chi se ne frega del resto.
-Anche tu ci mancherai. Non ti strozzare nelle cravatte, forse non è così opportuno.- un sorriso, leggero.
-Per quanto sia difficile riuscirci, ci proverò.-
Fidelius
Julia si è ripresa, sembra ancora una rosa fragile nel suo aspetto non troppo in salute, ma si è ripresa, e immagino sia questa la sola cosa alla quale pensare. Lei sta bene, lei è qui.
….Alla faccia tua, Riddle. [ pensiero del sottoscritto.]
Parla del Fidelius, parla di continuare, parla di abbandono.
Anche lei se ne va.
Sebastian, Georgiana. Pure Aedan, che per quanto breve sia stata questa ‘convivenza’ un po’ contrastata, è entrato comunque a far parte di questo gruppo di rivolta, a sue spese, se consideriamo tutto quello che gli è costato.
Se non ho capito male, e non si può capire male quando incroci due occhi blu notte che ti tagliano in due come quelli di suo padre, Lord Lywelyn ha dato la sua intercessione in favore di Julia, per evitare che avesse problemi nell’esecuzione dei MAGO.
Cosa dire se non.. ‘Love is in the Air’?
Questi due, lo dico io, si sposano. Diciamo…fra poco. E se non mi invitano me li mangio dalla testa ai piedi, è una promessa.
E mentre il mio cervello elucubra teorie non troppo serie su quello che sarà (e pare una telenovela di seconda mano, sbiadita dal tempo), un nome mi interrompe.
-Carlisle Hunnam.- ho il tempo di rivolgere il viso in direzione della mia capoccia rossa preferita, notandolo leggermente attonito.
Accetta la direzione del Fidelius. Accetta di guidare tutti noi. Accetta il compito più gravoso che potesse mai essere dato.
Ti sono vicino, Carl. Adesso, e domani.
Ma tu lo sai e non serve che ti sviolino davanti in merito. Basta un occhiolino fugace, dietro le braccia conserte.
Da qui, non ci muoviamo. Le idee si portano avanti. A costo di ogni costo.
31 Giugno 1944 - Di ritorno verso casa
Guardo fuori dal finestrino. Paesaggio che slitta. Mobilità d’animo. Un po’ la stessa che invade i miei sensi da un po’ di tempo a questa parte.
E vorrei, in fondo, che King’s Cross non giungesse mai.
Sono successe così tante cose che quasi me ne dimentico non riuscendo ad incasellarle in questo metodico puzzle al tempo stesso scomposto.
Mi chiedo a volte il perché degli eventi che hanno costellato quest’anno. E mi rendo conto di quanto effimero possa essere quello che viene definito ‘normale vivere’.
In realtà, nello specifico, nulla è effimero. Ma nemmeno indispensabile. Sarebbe anche il caso di smetterla nella salvaguardia di ideali che non ci rispecchiano pienamente.
Fidelius. Una cosa che nella vita mi soddisfa. Una cosa che nella vita porterò avanti fino all’ultimo respiro, se sarà necessario.
Tengo le braccia strette nel petto, una morsa fredda dalla quale non voglio separarmi.
Mi sono sforzato di continuare a tenere lo stesso atteggiamento con tutti, perché dovrebbe essere così. Niente addii, gli addii comprendono il non rivedersi più. Ed io nell’incrocio comunque delle strade, un giorno, ci voglio credere.
Dicono che certi punti fermi nella vita servono. Non ci ho pensato mai veramente bene, prima di adesso. Eppure, capita a tutti di arrivare al momento della realizzazione.
E’ così che deve essere, e non si scappa.
Un anno è finito, e sebbene sembri lontano, uno nuovo è alle porte.
In una era in cui la tranquillità sembra un tesoro più unico che raro, la calma, è solo il momento di stallo fra uno scontro, e l’altro.
Ma forse, è bene pensare che anche la calma, un po’, è scontro.
Ed ora basta. Il treno si ferma, i binari smettono di cigolare sotto le ruote, scendo, il fumo che esce dal vagone che guida.
Lo osservo un attimo. Un saluto, soffuso ma profondo a tutti coloro che non smetteranno mai di viaggiare nella mia vita.
Ci rivediamo l’anno prossimo. A chi rimarrà.
Arrivederci, per chi se ne andrà.
Ma mai troppo lontano.
24/07/2008
Rido. Pesantemente ma sommessamente mentre ascolto le conseguenze che la…scaramuccia? Ha avuto su alcuni elementi presenti qui a scuola. Non che la cosa mi urti particolarmente, ma è comunque esilarante sentire certe voci. Ancora di più immaginare le facce dei ‘condannati’ alle pene inflitte.
Anche se poi penso anche che sia sempre poco, quello che sta succedendo.
Le due fatine bionde a Beauxbatons. Ah, che spreco. Che spreco. Che due menti, comunque intelligenti come le loro, abbiamo deciso di stare dalla parte sbagliata. Dalla parte di un nulla. Dalla parte di un mondo destinato a soccombere per virtù di non so cosa. Quali ideali ricercano l’essenza di un estro così…perverso, e poco chiaro. Oserei perfino definirlo…idiota, se non fosse ancora troppo banale come definizione. Non ha senso. Tutto ciò che gira al momento attorno ad uno sguardo troppo stanco per seguire l’orrendo vorticare di una marea di gente preoccupata come se stesse andando ad un funerale. Non ho né tempo, né voglia. Sinceramente, mi sembra perfino assurdo continuare a parlarne. Mi sembra poco logico, perfino poco intelligente. Gentaglia che non merita nemmeno di respirare, per ciò che penso…lo scontro si è concluso in modo fin troppo celestiale. Qualche sorpresa in più sarebbe stata gradita e ben accetta. Ma si sa…nessuno viene sempre accontentato, almeno…non dal fato. La Versten, la punta di diamante di quel gruppo di scellerati, pare sia quella che ne è uscita peggio. Ma come darle torto, o criticarla. Si è scontrata con il più grande signore e mago che esista. E’ già tanto se ancora riesce a respirare e può raccontare di averlo avuto di fronte, credo.
Un pensiero, che aleggia nella mente.
Tom, se ne va. Ed io, non avevo ancora realizzato tanto.
Non posso fare a meno di inarcare un sopracciglio quando Riddle indica la Traviston come suo successore. Seguirla in capo al mondo. Seguirla in capo al mondo.
Buffo. Assolutamente. Distolgo lo sguardo, mi dedico ad altri pensieri più interessanti.
Lo scopo è troppo altro per lasciarlo tacere. Se così è. Così sia.
E’ faticoso perfino commentarlo.
Tengo la testa poggiata sulle gambe di Scarlett che sembra tutto fuorché presente, viva attorno a noi. Da un paio di giorni è così. E non avrei mai potuto immaginare che mi avrebbe infastidito a tal punto.
-Vacanze comuni.- esordisco. Le mi guarda stranita inarca un sopracciglio.
-Eh?- domanda, perplessa. Mi sollevo, poggiando la schiena contro il muro.
-Vacanze comuni.- ribatto, annuendo. Lancio uno sguardo di intesa a Jasper che ci informa di quanto brevi e intense dovranno essere le sue di vacanze, quest’anno.
Pare che Martine non gli lascerà la possibilità di respirare.
Ma io, che conosco la Lewis maggiore, riconosco il fatto che sicuramente non lo fa per intaccarlo minimamente.
Bensì, posso affermare vividamente che sia preoccupata per le sorti di Jasper. Non sa bene cosa sia successo, Martine, come tutti gli altri non è informata di ciò che sottoterra si muove, oltre la visività concessa ai professori. Ma è così intelligente da capire, che le acque non sono tranquille.
E soprattutto che, giorni fa, la tempesta ha avuto inizio.
Povero Jasp. Ti aspetta una bella strigliata.
Dopo un piccolo dibattito e scambio, si sceglie come meta definitiva l’Irlanda.
Un brivido marchia la mia schiena.
Irlanda. Irlanda. Gaeltacht. Gaeltacht.
La Lywelyn ha sicuramente capito, cosa nei miei occhi balugina.
Forse, queste vacanze potranno servirmi come monito per riconoscere cosa realmente si cela oltre la nube che avvolge me.
E’ strano. Ma a volte il destino ti riserva importanti risvolti.
-E sia.-
-Ed?- la voce di Deirdre arriva alle mie spalle con una tonalità morbida. Mi volto, una boccata di fumo facendole cenno che non ha disturbato affatto i miei pensieri.
Mi siede di fronte, scosta una ciocca di capelli guardando a sinistra.
Sospira. Forse per un momento sembra abbandonare le spoglie di algida principessa, e lasciar spazio semplicemente a Deirdre Blackster.
-Che succede?- domando, guardandola.
Lei fa spallucce, poi abbozza un sorriso.
-Volevo solo spettegolare!- mi bacchetta. Anche se penso che il motivo reale che l’abbia avvicinata a me non sia questo. Non farò domande. Forse adesso non è il caso.
-Irlanda?- chiede, guardandomi di sbieco. Eccola lì. Anche lei allora ha capito.
E sicuramente anche Jasper. Sebbene quella del mio amico sia più una domanda silente, fatta di sguardi e gesti più che di parole.
-Irlanda.- confermo, spegnendo la sigaretta, ormai ridotta ad un mozzicone. Mi alzo, le faccio un cenno col capo.
-Andiamo, credo che sia anche ora di preparare i bagagli.-
In stanza, le borse già pronte, le ultime cose da mettere via prima di domani.
-Arriverò più tardi. Ma almeno sarò libero di svagarmi.- mi confida Jasper, come ultima soluzione.
Evidentemente Martine a preferito di fare prima la tempesta, dopo la quiete.
Magari conviene con il fatto che il fratello, testa calda per quanto sia ai suoi occhi, merita comunque un po’ di riposo.
Mi rivolgo a lui, poggio un asciugamani.
-Ti aspetteremo.- annuisco. -Per qualsiasi cosa.- sicuro che Jasper, come le principesse, ha capito che l’Irlanda può avere tanti, e vari, ipotetici risvolti.
Lui mi guarda, si porta una mano fra i capelli, sulla nuca.
-Anche perché se non lo fai, mi incazzo.- sottolinea, salvo equivoci.
Rido, porto indietro la testa.
-Ricevuto.-
La sera prima della partenza. Siedo di fronte a Scarlett in sala comune, lei mi guarda, poggia un gomito sul tavolo.
-So cosa mi stai per chiedere.- mi dice, tranquilla.
-Immaginavo.- ribatto, picchettando appena le dita sulla superficie. Sospiro. Quest’anno è stato di certo pieno di sorprese. Un po’ morto, per certi versi, ma comunque è innegabile pensare a quanti cambiamenti si sono susseguiti, e comunque, piacevoli o meno fanno parte della vita, e forse si dovrebbero prendere con la giusta enfasi e filosofia.
Non si è ancora concluso. Ed io non vedo l’ora che la mia mente sia completamente libera.
-Mi aiuterai?- torno a chiederle.
-Magari ti sto portando in Irlanda proprio per questo.- sottolinea.
Si prospetta una interessante estate.
Binario 9 ¾ [ 31 Giugno 1944 ]
Paradossalmente il luogo di partenza e arrivo. Di inizio e fine è l’attimo di transizione.
Curioso. Particolare. E decisamente interessante. Si capisce molto, in questo luogo. E forse, per un momento ti sembra quasi di essere in una situazione di stallo.
Una voce morbida e familiare ci accoglie. La madre di Scarlett che ci invita a seguirla verso l’uscita di una stazione che si sta rivelando troppo stretta.
Un individuo che prende le nostre borse. L’abito scuro che si fa largo fra la folla. I miei amici di fianco.
Silenzio. Nonostante tutta questa confusione assordante e fastidiosa.
Non posso fare a meno di notare il silenzio viscerale che si nasconde oltre l’udibile.
Ma poco importa.
Un anno si è concluso. La pausa prima della lotta.
Arriva per tutti, no?
21/07/2008
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Tutti gli alberi sembrano uguali, i sentieri ormai sono spariti del tutto e mi sembra di essere passata per questo posto almeno un paio di volte. Mi fermo ansante. Il vestito è ormai praticamente a pezzi, strappato anche volontariamente per facilitarmi nella corsa, comunque difficoltosa tra tutte queste radici sporgenti e foglie che ricoprono completamente il pavimento della foresta.
Mi appoggio sulle ginocchia mentre sto ad ascoltare dei rumori indefiniti che provengono da non lontano, seguiti da della piccole grida.
Lì, devo andare lì.
Il rumore sempre crescente non ispira nulla di buono. Improbabile che siano passi. Improbabile che si tratti di incantesimi. Improbabili che me li stia immaginando. Allora cosa sono?
Mi avvicino sempre più in una corsa che ha più della camminata. Maledetto vestito, maledette scarpe, maledetta serata! Se non sapessi quanto è importante tutto questo, non mi sarei mai lasciata coinvolgere. Ma visto il fine di questo grande disegno,
questo ed altro.
Ripenso a tutta la serata, a come era cominciata e a come sarebbe finita se non fosse stato previsto altro, quando una strana creatura mi sfreccia davanti.
Non erano passi, non erano incantesimi, non era la mia immaginazione.
Centauri. Quegli esseri reclusi, emarginati in una piccola oasi per caritatevole concessione di noi maghi; eccoli qui a creare disordini, come sempre d’altronde. E poi si lamentano della loro condizione…
Ibridi, né uomini ne animali, lungi dall’essere considerati al pari dei maghi, esseri inferiori al pari dei mezzosangue, se non peggio, stanno rovinando la nostra serata; per non parlare del fatto che uno di loro mi ha praticamente sfiorato con il suo corpo animalesco!
“Dè!”. Un urlo alla mia sinistra. Scarlett mi fa cenno di avvicinarmi a lei; il suo vestito non ha niente da invidiare al mio e il suo corpo è rivestito da ferite fortunatamente lievi. Sono così felice di rivederla.
“Gli altri?”, le chiedo una volta raggiunta la mia amica.
“Tutto bene ma ora non c’è più tempo, capito? Dobbiamo tornare al castello senza farci vedere mentre ancora possiamo!”.
“No, io devo…”
“Dè!”. La sua voce decisa mi riporta alla realtà. Stanno bene, stanno tutti bene, ma dobbiamo andare. I professori, anche se fossero completamente sordi, ho dei seri dubbi che ormai non si accorgano di quello che sta succedendo, specialmente dopo l’arrivo di quegli
esseri.
Mentre Ed arriva al nostro fianco, piuttosto malandato, ci incita nella corsa, così andiamo, veloci, o almeno quanto possiamo, verso Hogwarts, verso la salvezza, verso la calma; o almeno si spera.
***
Stesso posto, stessa sala, stesso sotterraneo.
Stesse persone, stessi studenti, stessi seguaci. Insomma non è cambiato nulla, o quasi.
“D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston.”.
Ho proprio sentito bene, qualcosa è cambiato. Qualcosa di importante anche. Non posso che lanciare degli sguardi poco amorevoli alla mia eterna compagna di stanza, di casa, di unghie e di urla. Non posso credere che dovrò obbedire proprio a lei. Sottostare a lei.
Se il Mondo è finito, ditemelo adesso, vi prego, che la fine avrà un sapore almeno un po’ più dolce.
Sbuffo, è l’unica cosa che posso fare per adesso, perché quello che dichiara Tom Ridde non è legge, è oltre quest’ultima. E’ un imperativo. Un imperativo categorico.
Un anno, solo un anno. Il settimo. L’ultimo, il decisivo.
Obbedire a Violet. Lo farò; mi impegnerò con tutte la mia forze e ce la farò.
Devo, devo.
La servirò come fedele seguace del Club e del suo fondatore, ma non le offrirò la soddisfazione della mia sottomissione. Non sarò io ad avere i compiti peggiori, non sarò io a dover prendere le decisioni più importanti, decidere del destino di tutti noi rendendo conto a Lui.
A chi è toccato il destino peggiore?
Nonostante sia quasi riuscita a convincermi della positività della situazione, non so perché, ma uno spiacevole sapore amaro continua ad insidiarsi in me; e non vorrei sbagliarmi, ma non promette nulla di buono…
***
Esami. Penso a ieri e guardo oggi: il castello immerso in questo clima, in questa calma inverosimile. Sapere e non essere sospettati, mi è capitato spesso, ma mai per una cosa così clamorosa. Mai.
Trasferimenti, compiti estivi, punizioni, sospettati. Nulla che tocchi me direttamente, come molti altri coinvolti nel grande scontro. Feriti, molti; morti, nessuna.
Nonostante questa calma apparente la tensione è alta più che mai tra la casa Serpeverde, e praticamente tutto il resto della scuola! Naturalmente questa tensione è palpabile solamente dai diretti interessati alla vita dei due club; tutti gli altri studenti non hanno che parole per le vacanze e per l’anno che verrà, a parte per gli uscenti, che hanno davanti a loro un oblio di incertezze; almeno prima degli ultimi esami.
“Cominciate ora!”. Tuona Benton. Do un’occhiata ai miei amici, già impegnati nella risposte con una certa incuranza, prima di cominciare anch’io.
Non ho nessun problema, almeno in questi ultimi esami. Non devo avere nessun problema, anche perché le mie vacanze estive sono direttamente proporzionali ai vioti che otterrò, quindi meglio far bene.
Consegno il tutto ed esco. Pochi giorni alla fine della scuola, alla fine di quest’anno così turbolento ed incredibile. Non mi sarei mai aspettata che andasse così, con uno straordinario alternarsi di alti e bassi.
La partenza di Eve, l’arrivo di Scarlett, le mille incomprensioni e litigi con Jasper, i problemi di Edward, le indimenticabili liti con Violet, e infine questo scontro…e infine quel bacio…
Comunque si legga quest’anno, completamente fuori dalle righe, non si può che definirlo in un’unica parola:
indimenticabile.
Nel bene, nel male; ma sempre indimenticabile.
***
Irlanda.
In mente ho delle immense praterie verdi, grandi ed antichi castelli, misteri (legati soprattutto alla storia di Ed), e litri e litri di sidro, a quanto pare.
Non lo lascio vedere, ma questa storia di annegare i dispiaceri nel sidro non mi lascia poi tanto tranquilla perché, conoscendo i due soggetti, è molto probabile che prendano in parola tutto quanto detto! Sorrido.
“Alle terre del sidro, allora.” Dico esponendomi infine. Tanto effettivamente, ce ne sono di dispiaceri da annegare, e forse questo sarà il modo migliore di iniziare il nuovo anno. Alcool? Alla fine per i qui presenti, non sarebbe la prima volta.
“Alle terre del sidro, e che l’alcool mi aiuti.” Conclude Jasp. Eh si, conoscendo la sua famiglia, ha di che sperare riguardo alla sua estate.
Solo due settimane.
Passeremo così poco tempo tutti insieme prima di avere un intero anno a nostra disposizione.
Nell’animo aleggia un velo di tristezza, ma in questo momento non posso che essere felice perché finalmente tutto sembra essersi sistemato. Mi sembra un sogno; ma come mi ha pienamente dimostrato il passato, mai dire mai, quindi do un contegno alle mie emozioni e lascio che stiano dentro di me, custodite e non meno intense di come sarebbero esternate.
Sorrido, prendo la mano a Jasp.
Manca poco ormai.
31 giugno 1944
Tutti gli studenti si apprestano a salire sul treno. Molto si lasciano dietro rimpianti, altri desideri, altri soddisfazioni. Molti non torneranno più e si lasciano dietro la loro vita per iniziarne una nuova. Riesco quasi a vedere il mio futuro in loro; quel futuro, così pieno di incertezze, così offuscato…
Siediamo nella solita carrozza, la nostra carrozza. E il treno parte. La corsa inizia.
Parliamo ancora della vacanze, ma è palese quanto siamo turbati. Per tutto.
Le più entusiaste sono le gemelle che espongono nei minimi dettagli quello che sarà il loro viaggio quest’anno, il primo al quale non parteciperò.
Vorrei solo un po’ di silenzio ora, per pensare; non c’è mai stato tempo quest’anno, mai.
Il paesaggio fuori dal finestrino scorre veloce, fin troppo, e la stazione arriva fin troppo presto.
Binario 9 ¾ .
Ansia.
Una strana sensazione sale per tutto il corpo.
Non ho parlato con Jasp, non potevo, non volevo, e invece adesso vorrei più tempo.
Un mese. Un intero mese senza vederlo. Mai.
Un bacio. Un lungo bacio, coinvolgente, bellissimo. Un bacio che devo conservare per tutto questo tempo.
“Non andare, resta. Vieni con noi.” Questo vorrei dirgli, e invece non ci riesco. Non dico niente e lo guardo andare via. Via da me, via da noi. Non per molto, è vero, ma l’attesa ha sempre qualcosa di angosciante.
Infine mi rivolgo a Scarlett ed Ed sorridendo. Sono pronta per l’Irlanda, non vedo l’ora.
Un’estate con i miei migliori amici, potrei chiedere di più?
La voce sconosciuta della madre di Scar, l’ultima occhiata al treno che rivedremo solo a Settembre…
21/07/2008

Vista l'espressione del mio amico pel di carota, intuisco che io e Milo non abbiamo di certo avuto l'idea migliore per intrattenerlo durante gli ultimi giorni di degenza. Carlisle sbatte le palpebre, con l'aria di chi ci tirerebbe un cazzotto nel naso se ne avesse le forze; non ha gradito la nostra raffinatissima replica del concerto di fine anno in versione a due voci, tanto faticosamente studiata. Appoggio gli spartiti sul suo comodino, rischiando di far cadere l’enorme bottiglia di sciroppo che vi è posata sopra, e poi torno su di lui.
« ragazzi, vorrei chiedervi di non bere alcool prima delle sette di sera. » ci apostrofa con un’occhiataccia, ricadendo sul cuscino con i capelli che gli formano un’aureola fiammeggiante.
« Carl, vorrei chiederti di metterti dei pigiami meno osceni! » ribatte Milo scuotendo il capino con la sua solita aria da re della moda.
Mi sembra quasi strano che siamo qui a fare gli idioti, e solo poche notti fa eravamo in quella foresta a rischiare la pelle. Ci sono voluti giorni prima che riuscissi a dormire più di due ore di seguito senza avere gli incubi, e che mi si levassero dagli occhi i colori degli incantesimi che ho evitato per un pelo. Come il blu della bandierina di Corvonero che Milo sta facendo a pezzi, probabilmente uno sgradevole regalo di Jillian, che cerca di conquistare territorio con tutti i suoi subdoli mezzi di fatina.
« Megafusto Lywelyn in arrivo. » sibilo tanto per rimanere in tema di Corvi, quando il ragazzo di Julia fa il suo ingresso in infermeria, ciondolando con i suoi movimenti da rinoceronte verso la Mound, che per la trecentesima volta gli ricorda che non può fare visita alla sua bella in quanto appartenente al genere maschile, oltre che al genere Cretinus Cretinus, nota specie di umano senza cervello.
« Come sta Julia? »
« Credo bene, a quanto mi dice il tuo angelo custode. »
« Lei sì che si è presa una batosta .. »
« Già. Anzi, perché non facciamo un bell’attentato a Riddle? »
« A furia di frequentare Dinamitarda Worthington hai un certo gusto per il pericolo, amico mio. » Milo digrigna i denti e mi dà uno spintone, costringendomi a non continuare, visto che la mia voce verrebbe coperta dal tonfo che faccio cadendo per terra.
« Coglione. » geme Carl. La Furia Rossa è tornata al 100%.
qualche giorno dopo /
Siamo ancora tutti vivi, dopotutto; forse è per questo che non ci tratteniamo con gli alcolici e ci divertiamo senza ritegno, facendo finta di non sapere che le ferite nei nostri animi e nella vita di alcune di noi non si rimargineranno mai più. Probabilmente fare questa stupida festa stasera é il modo meno pericoloso di riunirci, visto che la cricca di slytherin non si aspetterà di certo che abbiamo il coraggio di fare casino dopo tutto quello che è successo.
Le fatine non riescono a smettere di avere un’espressione depressa; non posso non giustificarle in effetti. Anzi, credo che sia per quello che ho una fitta allo stomaco che non mi abbandona da ieri. Isabel ciondola in giro, e stranamente sembra evitarmi; lei probabilmente è quella messa peggio, visto che rimarrà da sola a Hogwarts. O almeno, senza le sue amiche, quelle con cui ha passato tutti questi lunghi anni. Non credo che riuscirei a sopravvivere senza i miei due allegri compari.
« Silenzioooo! » urlo selvaggio, fonte da intercettare. Mi volto giusto in tempo per avere la seconda parte della versione scimmiesca di Sebastian, che si regge a malapena addosso all’accaldata Georgie. Oserei dire che é un déjà-vu. « Julia deve far un discorsoooo! »
Milo mi raggiunge con un sorrisino malefico su cui preferisco non interrogarmi, e ciondola il suo calice con grande soddisfazione.
« Per me è l’ultimo anno. Quindi devo salutare molti di voi. » Attacca Jules. « La cosa più importante, tuttavia, è che Fidelius continui. Per questo c’è bisogno di una persona che prenda il mio posto. Io, Georgie e Sebastian ci pensiamo già da un po’. Ed abbiamo deciso che il candidato migliore sarebbe Carlisle Hunnam. Sempre se accetta. »
Ma chi, il mio migliore amico? Mi volto automaticamente verso di lui, che guarda verso un punto imprecisato con la stessa espressione di uno spaventapasseri.
« Io… certo che accetto. È un onore che abbiate pensato a me, spero di esserne degno. » ribatte con il tono di chi ha appena preso il titolo di Ministro della Magia. Falso modesto.
« Brindisi, brindisi! » di nuovo l’esagitato Sebastian. Mi perdo la perla filosofica di Julia, mentre scatto verso Carl, che sta balbettando qualcosa di incomprensibile. Non credo che sia il mio status di lampione umano ad impedirmi di distinguere le sue parole. Ehi, sono amico di un pezzo grosso.
ancora qualche giorno /
Questo pianoforte ne ha viste di tutti i colori, compresi quelli del sedere di Julia Versten. Sollevo il lenzuolo polveroso che ho rubato in un dormitorio del secondo anno; si gonfia d’aria, e poi ricade sulle forme del mio compagno di tante ore. Se non ci fossi io, ad occuparmi di lui, chi lo farebbe? Non voglio immaginare la polvere che si attacca alle corde e ai martelletti, rovinandole per sempre.
Mi lascio sfuggire un sospiro, guardando un’altra volta fuori dalla grande finestra della stanza della musica. La botola cigola. Abbasso lo sguardo. Di nuovo la ragazzina Corvonero. Un urletto, e scompare. Dal rumore che ne segue, sembra che sia rotolata giù per le scale. Ciao ciao anche a te, spiona.
***
Chiudo ufficialmente lo scatolone in cui ho messo tutti i libri, e lo depongo con uno sforzo nel baule; non che mi piacciano gli sforzi fisici, ma preferisco non arrischiarmi, visto il mio talento magico non superiore a quello di uno scarpone. Fingo di non vedere la montagna di roba da sistemare che ho rovesciato sul letto, per non parlare della lista degli orari degli esami che é ancora attaccata sul comodino. Un disastro, come sempre, ma ormai non ci faccio più caso.
Il vero problema é l’umore di Carlisle, che tanto per cambiare si dà ai pomeriggi da pensatore, sdraiato sul letto con le mani intrecciate sullo stomaco. Non vogliamo disturbarlo, ma non é neanche possibile continuare così. Credo che abbia sprecato l’ultima energia vitale per fare dei test di fine anno degni, e ora si sia lasciato prendere dalla malinconia. Invece di sfruttare gli ultimi giorni con Jillian.
« allora, hai intenzione di marcire su quel materasso? » sbotta Milo, lanciandogli addosso un paio di mutandine, probabilmente dono galante di qualche ammiratrice particolarmente arrapata. Carl grugnisce e si sbatte un cuscino sulla faccia; eh no, che mi faccia il verso non sono pronto ad accettarlo. Non c’è posto per due orsi, qui.
Al posto di limitarmi agli oggetti, mi scaravento direttamente sul suo letto piantandogli le ginocchia nello stomaco.
« Ragazzo, se non scendi da questo letto con le tue gambe, sarò costretto a trucidarti a colpi di bacchetta! » dichiaro sollevandola sopra alla sua testa, e prendendo a percuoterlo con energia sulla mezzaluna rossa che spunta oltre il cuscino. Lo sento distintamente insultarmi attraverso le piume e il cotone.
Credo che questa si trasformerà nell’ultima rissa dell’anno, e che distruggeremo metà dei nostri bagagli. Già.
on the train /
Sono dovuto uscire a prendere una boccata d’aria. Prima che il treno partisse, sono dovuto scendere; quello scompartimento sarebbe stato letale anche per una zitella amante delle storie spaccacuore. E io, si sa, sono già abbastanza incline alla depressione senza espormi volontariamente alle radiazioni nocive di Jillian e soci.
Non vorrei essere preso per senza cuore. E’ che ho tanti, troppi bei ricordi legati a quelli che stanno lì dentro, e mi uccide vederli in uno stato del genere. Sì, sono un orso con l’anima.
« su, ragazzo, salta in carrozza! » sbraita un omaccione con i baffi a manubrio passandomi davanti, e sventolando una mano pelosa davanti al mio petto. Non credo che ci sia qualcuno abbastanza alto da sventolarmi la mano in faccia, dopotutto.
Con un salto – goffo, sì – recupero la mia postazione all’interno del vagone, e mi dirigo verso il nostro scompartimento, tentando di non farmi abbattere da una ragazzina corvonero bionda che passa correndo a tutta birra e urlando come una fuori di testa. Mi correggo, probabilmente è fuori di testa.
Dietro di lei, Norwood e Lewis si infilano dentro alla porta della toilette, e non ci tengo ad immaginare quale sarà la loro attività in equilibrio sopra un vespasiano puzzolente.
« allora, ragazzi, qualcuno ha voglia di biscotti? » trilla Isy mentre io abbasso la testa a sufficienza da poter entrare senza sfracellarmi il cranio. Apre sulle ginocchia un fazzoletto di tela, e prende a distribuire i suoi biscottini al cioccolato agli altri, che sgranocchiano in silenzio e con gli occhi bassi.
Milo. Carlisle. Ho come l’impressione che quest’estate sarà molto, molto lunga senza di loro. Per non parlare di Isy, che si ostina a stringermi la mano anche mentre scendiamo dal treno, fingendo di non ricordare che ci saranno i suoi genitori ad aspettarla; ma soprattutto i miei, che ormai erano convinti che fossi un’asessuato. Il binario è come sempre troppo fumoso e gremito di persone, tanto che riesco a prendere fiato solo alzando il mento.
« Isabel. » pronuncio in tono perfino più tetro del solito. Abbasso lo sguardo fino ad incontrare i suoi occhioni blu, che mi sorriderebbero anche se non riuscissi a vedere la sua bocca.
« finiscila, sono solo due mesi! » trilla allungandosi sulle punte dei piedi, mentre io mi abbasso e mi lascio dare un bacio sul naso. Sembra molto più felice di quanto non lo fosse dieci minuti fa. Probabilmente è perché c’è una donna minuta e non troppo più vecchia di lei che viene verso di noi di gran carriera. « é mia sorella .. devo andare. » aggiunge mentre mi aggancia il collo con le braccia, costringendomi ad accartocciarmi in avanti per regolarmi alla sua altezza. « se domani mattina non troverò la tua prima lettera sul comodino, mi offenderò tantissimo. Sappilo. » trilla come può trillare una fata minacciosa. Un altro bacio, e scappa verso la sua famiglia, che si è materializzata e mi fissa come se fossi un alieno.
Li ignoro; mi basta vedere Milo che saluta Bum-Bum Worthington per riprendere il mio sorriso beota di ordinanza. A meno che lei non faccia saltare in aria me. Carlisle non si vede. Neppure i miei genitori, in effetti, che dopo aver ricoperto di baci e abbracci la mia ragazza sono andati a salutare il loro vecchio amico non so chi, e sono spariti nel nulla.
« Eugene! » a proposito di Carl, ecco la sua consorte che mi chiama. Credo che questa sia l’ultima volta che la vedo. « volevo dirti addio. » mi dice stringendosi nelle spalle. Bella da spezzare il cuore, diceva Carl, quando non poteva mettere le sue luride manacce su di lei. Ora glielo spezzerà davvero, ma ciò non toglie che
« mi mancherai, Jillian. » rispondo stringendomi nelle spalle. Sorride e corre verso Carl, che la conduce verso la barriera con nonna al seguito.
Riprendo il mio carrello e lo spingo verso il muro di mattoni che ci divide dalla King’s Cross Babbana. Se i miei hanno trattato male il mio pianoforte, lo scoprirò nonappena rimetterò piede a casa. Ed è meglio per loro che sia tutto a posto.
20/07/2008
La corsa. Veloce, frenetica, senza alcuna sosta. Edward come un bufalo incavolato al mio fianco, corre per fuggire dall’oscurità. Dal rumore di zoccoli che diventa sempre più vicino. I confini sorpassati, il duello iniziato e già passato. Troppo presto. Troppo presto. E quella sensazione di amaro, acre, spento, che ti invade il palato, costringendoti a sistemare i conti per fare in modo che tutto torni. Che tutto torni… Ho stracciato, irrimediabilmente, quella sottile linea rosso sangue che mi legava al passato. Si è strappata, tendendosi all’inverosimile, fino a compiere uno scatto netto, deciso. Tagliente. Aedan. Non. C'è. Più. Le mura di Hogwarts sembrano stringersi.
Più veloce. Più veloce. Più veloce.
Corri e non pensare. Corri e non pensare.
E’ la sola cosa che mi ripeto, quando il buio viene interrotto dal rumore della porta della stanza.
Guardo Deirdre, il fiato corto.
L’inferno, è appena cominciato.
Tom Riddle. Violet Traviston.
Buffo. Pensare che lo stesso Riddle l’ha indicata come suo…successore? Chiamiamola così.
Non che la cosa mi urti, in questo momento. Il fine giustifica i mezzi, e non posso far altro che considerare, come sempre, le parole del nostro ‘capo’, le uniche che valgano.
Se lo dice lui, è la realtà. E se lui reputa che questo sia il punto cardine della faccenda, ben venga.
Miss Traviston al comando. Faccia pure.
Al momento, non mi potrebbe fare più impressione di una pioggia incessante.
Esami. Arrivano sempre. Puntuali.
Svolgerli è automatico. Il risultato è ottimo, meglio di quello che speravo, ma in fondo non che ne dubitassi, una cosa sola non può andare storta, ora come ora. Ed è il rendimento scolastico, che dà come sempre soddisfazioni. Sono un po’ assente, un po’ sopra le righe, un po’…non lo so.
Preferisco trascorrere il mio tempo in altro modo, piuttosto che blaterare e star a pensare a cosa mai potrebbe succedere. Non ci hanno beccato, è successo con i tre quarti dei compagni che erano lì. A qualcuno, sono state impartite punizioni esemplari. Altri, gira voce che si trasferiranno, vedi le fatine Corvonero.Ma al momento, la sola cosa che mi urta più di tutte, è quest’aria rarefatta e pungente che aleggia. Mio…Aedan. Durante il tragitto lungo i corridoi incrocio la sua figura.
Mi fissa, gli occhi glaciali e inespressivi, come mai li avevo visti prima, se non rivolti ad altre persone.
Sul collo ha una piccola benda, suppongo che sia il risultato dello scontro tra me e lui, nell’oscurità, poche cose sono riuscita a scorgere. Non interrompo il mio corso, lo affianco, avviandomi nella direzione opposta. -Divisi.- sussurra, con tono fiero.
-Divisi.- confermo, lasciandomi alle spalle quello che, ormai, è il mio nemico.
Deirdre osserva la scena, mi si affianca.
-Mi dispiace.- credo parli della sua disattenzione per gli ultimi avvenimenti. Guardo avanti, senza voltarmi mai indietro. Sarebbe letale.
Mai farlo. Mai. Per nessun motivo al mondo.
-Non ha importanza.- la rassicuro, senza tuttavia mutare la mia espressione, completamente lontana da questi avvenimenti, come se tutto non esistesse, come se niente avesse senso alcuno, come se il mondo avesse preso a girare al contrario.
Non esiste più nulla adesso. Niente che sia giusto o sbagliato. Niente che sia più logico da servire se non il proprio ideale. E il proprio ideale, è quello che non si abbandonerà mai.
Morsmordre.
Morsmordre.
Morsmordre.
Aengus Lywelyn
-Scarlett.- una voce a me familiare mi ridesta dalla attenzione che avevo dedicato al libro aperto sul tavolo. Sollevo lo sguardo, giusto in tempo per scorgere due occhi dal colore del manto notturno che mi sconvolgono per quanto bene io li conosca.
-Pa…papà?- domando, incredula, immaginando per un momento che possa trattarsi di un sogno,
considerando l’improbabilità del luogo e la sua collocazione. Lui scosta la mantella che copre il suo braccio, fa un cenno con la mano. -Papà.- risponde, facendo un gesto con il capo. I suoi capelli scuri incorniciano il viso dai tratti fieri e severi. Siede, focalizzando la sua attenzione su di me. -Ho parlato con tuo fratello.- esordisce. Non posso fare a meno che chiudere il libro con un tonfo secco, rivolgendo a lui i miei occhi.
-Hai parlato con il mentecatto, vorrai dire.- sottolineo, evidenziando palesemente la differente posizione in ambito personale che ho assunto contro Aedan, che ormai nulla è. Nulla è. Mi ripeto.
-Ho parlato con lui.- ripete. –Farò in modo che non ci siano coinvolgimenti per il suo futuro e quello di…miss Versten.- solleva appena la nuca, fissandomi.
-Che cosa?- sibilo, contrariata. Lui poggia regalmente la schiena contro la poltrona, mi lancia uno sguardo, sfilando il guanto, le dita a sfregare fra loro con un cenno particolarmente eloquente.
-Hai sentito, Scarlett.- conferma il suo pensiero. Perché, papà. Perché.
-E’ l’ultima cosa che faccio.- ah, ecco. Non potevo immaginare altrimenti. Solo che al momento sono troppo presa dalla tragedia ultima, per pensarci a fondo. Ma sicuramente la storia del ‘pro filosofia mezzosangue’, avrà turbato anche lui, profondamente. Non posso immaginare nemmeno pallidamente cosa alberga nel suo cuore, adesso. Immagino che lo aiuti per via del…coso. Amore paterno. Ma so bene allo stesso modo che se mio padre mette una croce su qualcuno, quella croce si marchia col sangue e rimane per sempre. Immagino…che sia il suo modo particolare di dire addio. Anche se…non so come potrebbe farcela pienamente. Ma lui è forte, lo è sempre stato. E certe filosofie di vita, certe linee, certe posizioni…non si possono cambiare. Non si devono cambiare. Ma so, che non si cancella un figlio, anche se lontano anni luce, non si può. Non uno come Aedan. Ma anche qui, si chiude un capitolo. Forse sarà riscritto, la famiglia Lywelyn continua…ma senza un pezzo.
-Ah.- è la mia sola esclamazione, guardando oltre la finestra dai vetri spessi e trasparenti.
-E’ finita, papà.- parlando del rapporto ormai rotto con una parte di me. Una zona che brucia, oltre lo sterno. Se potessi urlare. Se ne avessi la forza, lo farei. Fino a farmi sanguinare la gola per lo sforzo.
-Ti sbagli.- si alza, sfiora il mio capo poggiando un bacio sulla mia fronte. -E’ appena cominciato.-
Decisions
-Tu vieni con me.- Edward salta fuori con questa frase, di punto in bianco. –Eh?- inarco un sopracciglio, Jasper abbandona la sua noia completa mentre rivolge a noi la sua attenzione, Deirdre ha uno sguardo che luccica appena.
-Tu vieni con me. Con noi.- aggiunge, parlando del gruppo per esteso.
-A nome della sottoscritta…eh?- come se fosse logico per me capire di cosa diamine stia parlando. Lui scuote la testa, poggia una mano sulla mia nuca.
-Vacanze insieme.- finalmente si sbottona. E ci voleva tanto a dire le cose chiaramente anziché saltare con qualche frase a doppio senso, dico io.
-Oh certo…è una buona idea.- interviene Lewis. -La quiete prima della tempesta visto che Martine, la mia adorabile sorellina Martine, mi farà pelo e contropelo, quando torno a casa. Le mie vacanze, quest’anno, si interrompono prima.- annuncia, storcendo appena il naso. Povero Jasp. Ho come l’impressione che sua sorella, preoccupata per la sua incolumità, non metterà a tacere questa storia in casa sua. E forse, ha ragione. Si fa così. Tra fratelli. Poi torna all’attacco.
-Quindi, avete l’obbligo morale di farmi divertire il più possibile.- Edward ride, portando indietro la testa.
-Faremo il possibile, amico mio.- poi torna su di me.
-Niente no.- precisa. Io sospiro, Deirdre reclina la testa sorridendo.
-Facciamo così…- comincio –Troviamo un valido compromesso. Anziché le solite vacanze…vi porto tutti nelle campagne irlandesi. Così il caro condannato alla gogna Lewis, potrà annegare i suoi dispiaceri nei meandri del verde delle terre.- propongo. Jasper mi fa un sorrisone enorme, poggia la matita che stava torturando. -Ma che carina…vuoi che anneghi i miei dispiaceri nel sidro…mi commuovo.- dice, con aria da cerbiatto indifeso. Gli calzasse un po’, almeno. Edward annuisce.
-Alle terre del sidro, allora.- Deirdre acconsente di buon grado.
-Alle terre del sidro.- chiude il giro Jasper. -E che l’alcool mi aiuti.-
Se non ci fosse Jasper, bisognerebbe inventarlo. Sorrido.
-Compromesso valido, accettato.-
King's Cross-31 Giugno 1944
Binario 9 ¾ l’atmosfera è impalpabilmente tesa. Guardo fuori dal finestrino. Il paesaggio sfrecciare e Londra avvicinarsi. Irlanda sto tornando. E sto portando con me alcune persone importanti.
Non so come, non so per quale motivo. Un pezzo manca, ma qualcosa è rimasto.
Qualcosa che sembra scandire ticchettii particolarmente invitanti.
L’idea di una nuova era…ti toglie l’amaro dalla bocca.
Edward e la sua attenzione completamente rivolta altrove. Jasper sembra semi addormentato. Deirdre mi sorride. Poggio il piede per terra, all’arrivo. Gente che si scontra abbracciandosi. La voce di mia madre che ci richiama, pronta a condurci nelle terre verdi che ci culleranno, per un po’.
Ci rivediamo a settembre, Hogwarts.
19/07/2008
Gli ibridi sono sempre un problema.
Vedi i Mezzosangue, vedi Julia Versten, vedi i Centauri.
Mon Dieu, i Centauri. Esseri zoccolanti mezzi ronzini e mezzi umani con il dono della profezia, ma di certo non amici dei maghi.
Mi muovo rapido fra le sterpaglie della Foresta Proibita, sperando di non inciampare in un branco di simpatici quattrozampe. O seizampe?
Mentre resisto alla tentazione di dar fuoco al posto, intravedo una figura vestita di scuro. Una figura femminile, quindi la mia attenzione è subito calamitata.
Deirdre e Scarlett sono partite di gran carriera e a questo punto saranno già nelle loro stanze. Quindi potrebbe essere una del Fidelius [così i piccoli difensori dell’uguaglianza hanno chiamato il loro club], oppure…oppure Violet. L’ho persa di vista quasi subito.
Infatti, la mia intuizione si rivela fondata.
Violet Traviston giace priva di sensi. Mi ricorda Biancaneve. Le labbra rosse a contrasto con la pelle candida, i capelli scuri e sciolti che incorniciano un viso dai tratti dolci, quanto mai inadatti alla sua personalità.
L’abito di raso viola sembra integro, senza macchie di sangue. Un’abrasione sul braccio ed un livido sulla spalla sinistra sembrano le uniche ferite. Dopo un veloce esame, anche la testa sembra a posto. E brava McKanzie.
Bene, devo portarla a scuola.
In linea di massima, cercherei di far levitare il corpo, ma la Foresta è troppo fitta, non c’è spazio per muoverla. Non mi resta che sollevarla fra le braccia, sperando di non fare danni.
Il suo corpo è freddo, ma il cuore, contro il mio, batte lento ma sicuro. Sembra star bene.
Odio questa sottospecie di bosco con tutto me stesso.
Dieci minuti dopo, inizio a vedere Hogwarts.
Non posso portarla dall’infermiera Mound, mi scoprirebbero.
Devo lasciarla da qualche parte. In Sala Grande, ecco. La scuola è deserta, per fortuna.
Stendo il corpo di Violet su uno dei divani, vicino all’ingresso. Le sue mani sono gelide, devo coprirla con qualcosa. Una coperta, un mantello. Qualcosa! Ma non c’è niente, neppure una tovaglia.
Alzo gli occhi al cielo, esasperato.
Ma certo.
« Accio vessillo Serpeverde! » mormoro.
Il drappo di seta verde, intessuto d’argento, ricade fra le mie braccia. È morbido, ed è l’unica cosa disponibile. Avvolgo il suo corpo nello stendardo della nostra Casa.
Fa una strana impressione, ma ora è al sicuro. Non ci vorrà molto prima che la trovino.
« Buonanotte, Vi. » sussurro, mentre mi allontano.
La scuola è sottosopra. E non mi sarei aspettato niente di meno.
A rischiare grosso sono sei persone: Edward e Violet, fra i nostri; Julia Versten, Carlisle Testa-di-Carota Hunnam, Jillian McKanzie e Audrey Salinger, nelle file avversarie.
Salinger e McKanzie si sono fatte beccare dalla mia adorabile sorellina, e pare che il prossimo anno emigreranno in terra francese, per allietare i damerini di Beauxbatons. Due belle bionde in meno ad Hogwarts, ma soprattutto due importanti membri del Fidelius che se ne vanno. Quindi il dispiacere è temperato da una certa sodisfazione.
Sto esponendo ciò che penso a Scarlett, mentre ci avviamo verso la riunione di Morsmordre.
« Dovrei dirlo a Dè, se non sapessi che è il tuo carattere e non si può fare nulla per cambiarlo. » risponde lei esasperata.
« Suvvia, sai che scherzo! »
« No, so che non scherzi, è questo il punto! » replica, senza prendermi in realtà troppo sul serio.
Poco dopo, siamo tutti riuniti di fronte a Tom Riddle. Tutti in piedi, tranne Violet che è seduta: non stava così bene come mi era sembrato. Anzi. Dolohov evita di guardarla.
« Attenzione. Violet. » inizia, invitandola a raggiungerlo. Lei si alza con difficoltà, ma i suoi passi sono fermi.
« D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston. »
Violet sembra sorpresa, se non sconvolta dalla notizia. Non se l’aspettava, e di certo non ce l’aspettavamo noi. Deirdre e Scarlett hanno subito iniziato mugugnare, Ed si è irrigidito, mentre io non posso fare a meno di pensare alla comicità della situazione. Tom che lascia il potere a Violet Traviston.
« Ti seguiranno anche in capo al mondo. Gliel’ho detto io. » aggiunge. Poi dice qualcosa che non riesco a captare.
È ovvio che la scelta del suo luogotenente non ammette ricorsi da parte di nessuno.
Esami finali!
Anche al sesto anno, non possono mancare i temutissimi finals. Per fortuna, non sono al quinto, né al settimo. Poiché nessuno sospetta del mio coinvolgimento nelle attività ludiche post-ballo, conto di prendere molte O inframezzate da E. Benton distribuisce i test, pacifico come sempre.
« Signore, signori… avete due ore a partire da questo momento. » afferma, scrivendo l’ora di condegna sulla lavagna.
Completo il test un quarto d’ora prima della fine, e mi presento alla cattedra per consegnarlo.
« Jasper, sono sicuro che sarà un ottimo lavoro. D’altronde, se hai preso appena un po’ da tua sorella… »
Preferisco non sapere cosa c’entri mia sorella, grazie.
« Le avevo proposto una piccola sfida, al Ballo. Ha lanciato un Incanto di Barriera, che era davvero impenetrabile. »
Non mi meraviglia che abbia scelto proprio un Incanto di Barriera contro di lui. Trattengo una risata e mi congedo.
« Incantesimi era la sua seconda materia preferita, dopo Aritmanzia. »
Poi esco dalla classe, mi nascondo alla prima svolta del corridoio e rido per cinque minuti buoni.
Martine e Benton.
Povera sorellina mia!
Povera sorellina mia, un accidente.
« Jasper, non credere che non ti abbia visto. Non credere che non sappia. »
Scenario: studio del professore di Aritmanzia. Personaggi: Jasper e Martine Lewis. Argomento: attività ludiche post-ballo.
« Ti ho coperto, visto che per quest’anno hai fatto anche troppo. »
« Potevi anche risparmiartelo. »
« Un’altra parola e ti schianto. Tu sei un Lewis, chiaro? Non un McKanzie o un Salinger qualsiasi.»
« E la Traviston? E Edward? »
« Erano feriti. Tu no, dipendeva solo da non farti trovare. E mentre sono con Benton, cosa succede? Vedo te che cerchi di sgattaiolare nei sotterranei. »
« Eri con Benton?! »
« Esatto, mi ha tormentato tutta la sera. Ho dovuto baciarlo per distrarlo dal rumore dei tuoi passi. »
Oh, buon Salazar. Benton come cognato?
« Stamattina l’ho convinto che era ubriaco e si è sognato tutto. Ho detto di aver eseguito un Incanto di Barriera e l’ho convinto, non so come.»
Niente di meno. I professori, in questa scuola, se decidono di non vedere… non vedono.
« In ogni caso, Martine, non sono un idiota completo. Se ho ritardato tanto, è perché c’è stato un imprevisto. »
« Del genere? »
« Del genere: una ragazza. Ferma, non quello che pensi tu; per una volta, non ti deluderò. Ho trovato Violet Traviston ferita, e l’ho riportata a scuola. »
Martine sorride ironica.
« Certo, come non saperlo. Chi altri poteva avvolgerla nello stendardo di Serpeverde? »
Le vacanze di quest’estate si preannunciano all’insegna del carcere.
A parte le due settimane che passerò in Irlanda con i miei amici, ad affogare i miei dispiaceri nel sidro scorrazzando per i verdi prati dell’Isola di Smeraldo, passerò il tempo a casa mia, solo, sotto la sorveglianza di Martine e della servitù.
Di conseguenza non sono proprio l’immagine della felicità, mentre usciamo dall’edificio che ci ospita per nove mesi all’anno e ci avviamo verso Hogsmeade per prendere l’Espresso.
I miei compagni di casa sono più allegri.
Deirdre, Edward e Scarlett discutono animatamente sull’estate e sull’organizzazione delle vacanze. Le gemelle Blackster cinguettano di un eventuale crociera in Sudamerica. Jefferson Lennard saluta la scuola per l’ultima volta, così come Lenore Swart. Tom Riddle, come sempre, ha un’espressione imperturbabile e osserva con occhi scintillanti il grande castello gotico.
Mi avvicino a lui.
« Ti mancherà? » gli chiedo.
« Alcune cose, sì. Ma non poi così tanto. » risponde, tranquillo. Poi volge le spalle ad Hogwarts, e si incammina con gli altri.
Stiamo entrando a Londra, lo intuisco dai sobborghi e dalle macerie. Maledetti babbani, maledette guerre babbane.
Con una frenata quasi dolce, il treno si ferma al binario 9 e ¾. Ci avviamo ad uscire, ognuno stretto al suo baule.
Martine mi fa segno di raggiungerla appena guadagnata la pensilina, ma non è semplice con quest’orda di studenti ansiosi di tornare a casa per le vacanze.
Dopo aver tolto di mezzo [solo con uno spintone] un Tassorosso che mi bloccava la strada, scendo i gradini e respiro l’aria londinese. Saluto i miei amici: ci rivedremo il 1 Agosto, a casa Lywelyn.
Lascio Dè con un bacio appassionato che spero le basti per almeno un mese. A giudicare dal rossore sul suo viso, è molto probabile.
Notturn Alley è brulicante di vita come non mai.
Prima di tornare a casa, Martine deve fare qualche acquisto.
« Pensavo a un regalo per papà, cosa ne dici? » mi chiede, mentre entriamo in uno dei negozi alla nostra destra.
« Ad esempio? »
Non conosco bene mio padre. Vivo con lui da sempre, a parte le parentesi di Hogwarts, eppure abbiamo l’incredibile capacità di non incontrarci mai pur vivendo sotto lo stesso tetto.
« Signori Lewis! Ben arrivati! »
Mandragorus Mulligan scodinzola di fronte a noi come un cane.
C’è qualcosa di più disgustoso di un mago servile? Forse un Sanguesporco servile.
Una mezzora dopo, usciamo con diversi pacchetti. Il regalo per papà non rischia certo di soffrire di solitudine.
Mentre camminiamo, tutti i maghi sopra i 12 anni e sotto i 120 guardano mia sorella come se volessero spogliarla. Ci sono abituato, ma… ehi, è mia sorella, un po’ di rispetto.
Il nostro ingresso in una bettola di infima classe è salutato con una serie di fischi di apprezzamento dagli avventori presenti, tutti uomini. Buon Salazar, alcuni sono rivolti a me.
Una manciata di Metropolvere nel caminetto più vicino et voilà, siamo nella nostra casa di campagna, vicino a Scarborough, la zona da cui proviene la mia famiglia.
Arriviamo nella sala da pranzo, illuminata dalla luce calda del tardo pomeriggio. Mio padre, William Lewis, per una volta non sta lavorando, bensì legge, seduto su una poltrona. Alle sue spalle, un ritratto ad olio di mia madre, Christine, in abito da sera e pelliccia.
Martine lo saluta con un bacio sulla fronte, e corre in camera a rinfrescarsi. Io resto in nella stanza, aspettando che la tempesta mi travolga.
Osservo l’uomo di fronte a me.
È bello, sì. Lo devo riconoscere, è più bello di me. Non ci somigliamo molto, neppure nei colori. Sean aveva preso da lui. Entrambi castani, la pelle piuttosto scura e con un fisico solido. Martine ed io siamo simili ai Chamberlain, la famiglia di mia madre. Biondi, di carnagione chiara e longilinei.
Mio padre non dice una parola per qualche minuto, ma pare continuare a leggere senza accorgersi della mia presenza. So bene che è una tattica, per far salire la tensione.
« Jasper. »
« Sì, signore. »
Non mi è permesso chiamarlo “papà”. Non è decoroso. Né in pubblico, né in privato.
« Sono molto deluso dalla tua mancanza di intelligenza. »
Pausa.
« Non pretendo che tu diventi un genio matematico o qualcosa di altrettanto improbabile. »
Pausa.
« Ma il tuo comportamento dev’essere irreprensibile. È chiaro? »
L’unica azione che mi è concessa è annuire. E infatti annuisco.
« Con ciò non voglio dire che tu non possa divertirti. Tuttavia, un conto è una scappatella notturna fuori dal coprifuoco. Un conto è un duello nella Foresta Proibita. Anzi, uno scontro con feriti gravi. »
A capo chino, azzardo una risposta, cercando di usare un tono impersonale.
« Nessuno mi ha scoperto. Mi ha visto solo Martine. »
« Martine non è “nessuno”. Se ti avesse visto Benton? Non nego di avere rapporti cordiali con lui, ma di certo non avrebbe potuto chiudere entrambi gli occhi. Ringrazia tua sorella. »
Chiude il libro di scatto.
« Jasper, tu sei il mio figlio maschio. L’unico che mi è rimasto. »
L’ombra di Sean tocca ogni nostra conversazione. È sempre stato così, anche quando era vivo. Era la pietra di paragone, e lo è rimasto tuttora.
« Martine ha deciso di dedicarsi all’insegnamento. Perfetto, un lavoro adatto ad una donna. Il prossimo anno sarà ancora ad Hogwarts, assumerà stabilmente la cattedra di Aritmanzia. »
Fa un respiro profondo, poi si alza e versa del brandy in due bicchieri. Si avvicina e me ne porge uno.
« Jasper, ti rivelerò un segreto. Ne sono a conoscenza solo i miei più stretti collaboratori, oltre a me. »
Alzo gli occhi e accenno un sì.
« Puoi fidarti di me. » gli garantisco.
« Mi hanno offerto la candidatura alle elezioni del prossimo anno, a novembre. Come Ministro della Magia. »
Beve un sorso di liquore, fissandomi con i suoi occhi scuri.
« Non tollererò nulla e nessuno che possa intralciarmi. È chiaro? »
Stringo il bicchiere nella mia mano.
Mio padre è l’unica persona che riesce a terrorizzarmi solo con uno sguardo.
Nonostante questo, il mio rispetto e la mia fedeltà verso di lui sono incrollabili.
Alzo il bicchiere.
« Al futuro Ministro della Magia. » brindo, sottovoce.
18/07/2008
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Foresta Proibita.
Tutto quello che sento, adesso, è il mio respiro affannato.
Fino a trenta secondi fa facevo fatica a distinguere una voce dall’altra, e adesso sono persa in un oceano di silenzio. E’ quasi soffocante, sembra che le ombre si siano alzate dal terreno, gonfiandosi e dilatandosi fino ad inglobare qualsiasi cosa attorno a loro.
Mi faccio strada, affidandomi alla bacchetta che indica costantemente il nord, attraverso una fitta selva di biancospini che mi graffiano le gambe nude, strappando la seta non più immacolata dell’abito.
Se ne esco viva, la nonna mi ucciderà.
E se non lo farà lei, ci penserà la mamma.
Sento gli occhi bruciarmi, mentre mi arrampico oltre un masso che mi sbarra la strada. Ma chi me l’ha fatto fare? Voglio dire, sono una persona pacifica, io. Non ho mai dato problemi a nessuno, sono sempre stata una brava ragazza, studentessa brillante, figlia modello. Cosa ci faccio nel cuore della Foresta Proibita, senza avere la più pallida idea di come uscirne?
Il panico mi monta dentro, mentre un crack sordo alle mie spalle mi fa strillare per la paura. Mi rannicchio alle spalle della roccia, facendomi piccola piccola. Non è questo il momento di farsi prendere dal panico. Decisamente non è questo. Respiro a fondo, cercando di tranquillizzarmi.
La voce della nonna mi rimbomba nelle orecchie, stridula e irritata.
«Sei una McKanzie, per Diana! Non una mammalucca qualunque. Sei figlia di generazioni di grandi streghe e duellanti formidabili, non sarà certo un ammasso di alberi a fermarti!»
No, certo che no. Gli alberi forse non mi fermeranno, ma le creature che nascondo forse si!
Ma nessuno ribatte, questa volta, la voce si è spenta. Vorrei bene vedere.
Mi rialzo in piedi, scacciando l’ipotesi di essere impazzita completamente per aver accarezzato l’idea di parlare a una voce nella mia testa e stringo forte la bacchetta. Certo, se il mio fantastico albero genealogico potesse in questo momento accorrere il mio aiuto, non mi offenderei di certo.
Il crack si ripete, questa volta più deciso.
Trattengo il respiro, evocando silenziosamente un incantesimo di protezione che possa riflettere qualsiasi attacco magico e non. La magia brilla fioca, una sfera azzurrina che mi avvolge in un abbraccio confortante. Ma c’è ben poco di cui confortarsi, perché il crack si è trasformato in un leggero ansimare dietro il masso, in passi affannosi e frusciar di stoffa. Ho il cinquanta percento delle possibilità che sia un membro del Fidelius e altrettante che non lo sia. Posso aspettare che mi sorprenda qui, a tremare come un cucciolo spaventato, o recuperare tutto il coraggio che ho perso nel giro di un istante, quando un branco di centauri mi ha quasi ridotta a marmellata sbucando fuori dal nulla. Inspiro a fondo, facendo appello a tutta la forza che mi è rimasta per inginocchiarmi e sbirciare oltre la roccia: non vedo nulla, a parte una sagoma che si avventura furtiva tra i rovi dei biancospini. Un raggio di luna illumina una gonna color cipria e un boccolo biondo.
Il sollievo mi invade a ondate, mentre mi rialzo.
«Audrey» la chiamo, piano, per non spaventarla. La barriera si dissolve, dolcemente, non trovando più ragione d’esistere.
«Jill!» sobbalza lei. E’ pallida, un po’ sbattuta, ma sembra star bene. Per lo meno si regge ancora sulle gambe e non mi sembra ci siamo ustioni, bolle o piaghe. Mi avvicino a lei, stando attenta a non fare troppo rumore, e le getto le braccia al collo. Sorpresa, ricambia brevemente la stretta, prima di scostarsi, continuando a tenere le mie mani.
«Hai visto qualcuno?» chiede, nervosa, gettando continue occhiate alle sue spalle «Carlisle, Georgiana?»
Scuoto il capo, lo stomaco chiuso dalla paura.
«Nessuno. Stavo inseguendo la Traviston quando i centuari sono arrivati. Non ho più visto nessuno, da allora, sono scappati tutti» rabbrividisco all’idea. Lei annuisce brevemente.
«Tanto meglio» commenta, pragmatica «Con un po’ di fortuna ci hanno liberato la strada da eventuali professori e ficcanaso. Vieni, c’è bisogno d’aiuto»
Senza aggiungere altro, mi guida tra gli alberi senza lasciar andare la mano. Non consulta la bacchetta, non cammina alla cieca. Stiamo andando in un punto ben preciso. Da qualcuno.
Con un nodo in gola la seguo, stringendo forte la bacchetta e la sua mano, fino ad una radura isolata, costeggiata da un piccolo rigagnolo d’acqua accanto al quale giace Julia, immobile.
«E’ solo schiantata» mi precede il mio biondo angelo custode, mentre Sebastian sbuca da dietro un cespuglio, zoppicando vistosamente. Ci lancia un’occhiata sollevata, il volto esangue illuminato dalla scarsa luce. Un taglio gli corre lungo lo zigomo destro, ma non sembra sanguinare. Lascio la mano di Audrey, correndogli incontro.
«Fermo, non ti muovere» gli intimo «Fammi dare un’occhiata»
«Da quando in qua sei Medimago?» domanda stancamente, sedendosi con la schiena contro la corteccia di un albero.
«Devo ricordarti chi sono i miei genitori?» ribatto sottovoce, controllando il taglio per poi passare alla gamba «Però hai ragione, non sono un Medimago. Per questa non posso fare nulla, dovrai fare un salto in Infermeria. Lei come sta?»
«Si rimetterà» interviene Audrey «Sperando sia solo stata schiantata e non ci sia altro. Domani avrà un gran mal di testa, ecco tutto. Ora però dobbiamo portarla via da qui»
Si, ma come?
***
Infermeria.
Il viso della Mound è indecifrabile.
E’ china su Julia, che ora è stesa su un lettino, i capelli scuri sparsi attorno al volto pallido come un’aureola corvina, e la sta esaminando in silenzio. E’ palese che non è l’unica paziente che ha avuto nel corso della notte, miliardi di piccole rughe preoccupate le increspano la fronte, solitamente liscia e spianata; più di una brandina è nascosta da divisori accuratamente tirati, ma non si sente volare una mosca. La luce che illumina lo stanzone è fredda, metallica, tipica delle ore che precedono l’alba. L’aria non è fredda, ma continuo a tremare come se fossi rimasta per ore sotto la neve, è quasi imbarazzante, sento i miei denti battere violentemente al punto che persino la Mound si volta a scrutarmi, pensierosa. Mi punta un fascio di luce negli occhi, per poi decretare.
«E’ lo shock» si interrompe, spostando lo sguardo da alla mia amica «Non so cosa sia successo, stanotte, e non lo voglio nemmeno sapere, ma avete rischiato grosso. Se Armando sapesse cosa combinano i suoi studenti…» scuote il capo, sospirando. Nessuna di noi due osa respirare, mentre torna ad esaminarmi la faccia.
«Via, voi due state bene» indica me e Audrey, con un gesto stanco «Andate alla Torre e restateci, una bella dormita e domani starete di nuovo bene»
Non replichiamo, limitandoci a spostare contemporaneamente lo sguardo su Julia.
«Starà bene. Sarà nei guai, ma starà bene» fa schioccare la lingua contro il palato, spingendoci via. L’ultima cosa che riesco a vedere, prima che la porta si chiuda alle nostre spalle, è la chioma rossa dell’Infermiera che ci ha regalato la possibilità di scampare alle ire di Dippet e dei nostri genitori.
***
Ma ci pensa qualcun altro a bruciare la nostra chance, quando svoltiamo l’angolo per arrivare alle scale che portano alla Torre. La scuola è immobile, soffocata da una cappa di silenzio opprimente che non permette nemmeno al fioco russare dei quadri di scalfirne la superficie. Forse hanno incantato i saloni. Forse è solo lo shock che mi rende sorda, perché quando Martine Lewis ci compare davanti, in tutto il suo malvagio splendore, mi rendo conto che indossa ancora i tacchi vertiginosi che aveva al ballo e io non ho sentito nemmeno il più debole ticchettio. Mi sfugge un leggero gemito, Audrey singhiozza. La Lewis sorride dolcemente, gli occhi chiarissimi illuminati da un luccichio pericoloso. Per quanto sia innegabilmente bella, non posso fare a meno di trovarla mostruosa mentre ci viene incontro, avvolta nel suo meraviglioso abito da sera.
«Cosa abbiamo qui?» cantilena, inclinando leggermente il capo di lato «Due uccellini sperduti, forse?»
Le dita di Audrey mi stritolano la mano, esattamente come le mie stanno facendo alla sua. Nessuna delle due fiata.
«McKanzie» mi chiama, costringendomi a guardarla «Cosa ci fai qui, nel cuore della notte?»
«Torno alla Torre» ribatto, cercando di dominare la paura che fa sembrare le mie parole un pigolio tremulo.
«Le tue compagne di casa ci hanno fatto ritorno molte ore fa» commenta, fingendosi perplessa e picchiettandosi le labbra con le dita «Ti sei trattenuta con Salinger?» l’odioso sguardo smeraldino scivola su di Audrey, che automaticamente arretra di un passo.
«Siamo… siamo andate in cucina, alla fine del Ballo» mente, spudoratamente «Avevamo fame e non ci siamo rese conto del tempo che passava. Sa, gli elfi sono creature amabili ed estremamente servizievoli, non abbiamo resistito a una razza di cioccolata con dei biscotti.»
Ti prego credici. Ti prego, dimostra che sei solo una povera oca credulona e lasciaci andare.
E’ stupido sperare in una cosa del genere. Stupido e piuttosto ingenuo, da parte mia.
Soppesa le parole di Audrey, in silenzio, probabilmente chiedendosi per quanto tempo ancora torturarci prima di portarci da Dippet.
«E sei scalza solo perché i piedi ti facevano male, non è vero McKanzie?» indaga, sorridendo angelica. Annuisco, senza riuscire ad aprir bocca.
«D’accordo, capisco» sospira appena, facendosi da parte. Audrey trattiene il respiro. Non è possibile che ci vada tutto così liscio. No, non possiamo essere così fortunate.
«Strano però» riprende dopo qualche attimo.
Ecco, lo sapevo.
«Cosa, professoressa?» la voce di Audrey trema, ma è abbastanza salda da permetterle di formulare una frase coerente senza balbettare. Io non so se ne sarei capace.
«Non mi risulta che si debba attraversare la Foresta, per giungere in cucina» commenta, la voce che diventa parola dopo parola sempre più fredda e pungente, mentre la consapevolezza mi gonfia il cuore di paura. Lei sa. Lei ha sempre saputo. Le sa tutto e sta giocando al gatto e al topo, prendendoci in giro.
Chino il capo, mentre lei alza gli occhi dai nostri piedi sporchi di fango e dagli abiti stracciati, facendoci segno di seguirla.
«Sono sicura che il Professor Dippet sarà curioso quanto me di sapere cosa vi è successo mentre andavate a fare uno spuntino di mezzanotte.»
***
Presidenza, qualche ora dopo.
«Non è ammissibile» continua a borbottare il preside, percorrendo in su e in giù l’ufficio con addosso una ridicola vestaglia di velluto rosso, un cappellino di lana con tanto di pon-pon in testa e ciabatte ai piedi «Non è assolutamente ammissibile una cosa del genere!» sbotta, guardando me e Audrey.
Siamo qui da ore. Il sole sta sorgendo, lo vedo sbucare all’orizzonte, sopra il lago, allungando timidamente i suoi raggi dorati verso il prato davanti all’ingresso. Siamo qui da ore e la situazione è sempre la stessa.
Che siamo nei guai, l’abbiamo capito.
Che chiameranno le nostre famiglie, l’abbiamo capito.
Che prenderanno seri provvedimenti, l’abbiamo capito.
La testa mi ciondola sulle spalle, inizio a far fatica a tenere gli occhi aperti. Audrey, al mio fianco, sbadiglia sempre più frequentemente. L’adrenalina si è consumata e ha bruciato tutta la nostra energia, lasciandoci completamente vuote e in balia della nostra stanchezza, della nostra paura, della nostra fragilità. Vorrei piangere, alzarmi e urlare che basta, lo sappiamo! Non siamo due idiote, ma a cosa serve tenerci in piedi a questo punto? Non arriverà nessuno prima di domani pomeriggio, a meno che non si faccia ricorso alla Metropolvere e non sono nemmeno sicura si possa utilizzare all’interno della scuola. E che comunque non consiglio a nessuno di svegliare la nonna all’alba, la reazione potrebbe essere alquanto violenta.
Eppure, mi limito a fissare il vuoto, riuscendo a cogliere una parola su tre. Dippet sta ancora blaterando su quanto sia scandaloso l’accaduto –per senza sapere cosa sia effettivamente successo-, quando chiudo gli occhi e crollo addosso a Audrey.
***
Infermeria, qualche ora dopo.
«Come ho fatto a dimenticarmi di Carlisle?» domando a Audrey per l’ennesima volta, angosciata, mentre corriamo verso l’Infermeria. Non abbiamo fatto in tempo ad entrare in camera e a farci un bagno, che subito siamo uscite di corsa, indossando la prima cosa che ci è capitata a tiro. Non mi stupirei affatto se indossassi i pantaloni del pigiama e la camicia della divisa. Quando la Mound ci apre la porta, però, non sembra affatto sorpresa di vederci.
«McKanzie, Salinger» ci saluta, sospirando. Occhiaie scure le cerchiano gli occhi, si vede che nemmeno lei ha avuto tempo di dormire stanotte.
Audrey, al mio fianco, è subito raggiunta da Peter, che la stringe in abbraccio protettivo. Sento gli occhi pizzicare, mentre cerco Carlisle, inutilmente.
La Mound, probabilmente impietosita dalla maschera di terrore che mi ha paralizzato il volto, mi prende gentilmente per un braccio e mi guida verso un angolo dello stanzone, dove intravedo la chioma fulva del mio Tasso, in netto contrasto con la federa immacolato del cuscino.
L’infermiera sparisce, mentre mi trascino stancamente fino ai bordi del letto e li cado sulle ginocchia, gli occhi ora definitivamente gonfi di lacrime; faccio per parlare ma un singhiozzo me lo impedisce.
«..mi spiace» biascio alla fine, accarezzandogli la fronte.
È così bello, in questo momento, che mi si stringe il cuore; sembra così fragile che ho quasi paura di sfiorarlo. Ritraggo la mano, incrociando le braccia sul materasso e affondandovi in mezzo la faccia. Vorrei solo che aprisse gli occhi e ridesse, come sempre, prendendomi in giro.
«Pulcino, piangi?»
La voce è la sua. Flebile, roca e impastata, ma la riconoscerei tra mille al mondo. Mi sollevo di scatto, strofinandomi gli occhi con la manica del maglione.
«No, certo che no» esclamo.
«Pessima bugiarda, amore» mi rimprovera, aprendo gli occhi. E’ sofferente, ma riesce nonostante tutto ad abbozzare un sorriso. Di nuovo, mi viene da piangere.
«Ehi, ehi!» mi rassicura «Va tutto bene! Non piangere, non..»
«E’ che mi dispiace!» sussurro, guardandolo tra le lacrima «Mi dispiace tantissimo, io avrei.. avrei dovuto stare attenta.. anche.. anche a te e..»
«Jillian, non dirlo nemmeno per scherzo» sembra sconvolto «Ha già del miracoloso che siamo usciti dalla foresta più o meno illesi» fa una smorfia, mentre cerca di mettersi a sedere ignorando le mie proteste «Perché stai bene, non è vero?» indaga, improvvisamente angosciato, scrutandomi il volto.
Scuoto il capo, senza riuscire a trattenere un sorriso. Il primo, dopo moltissimo tempo.
«Tutto a posto» mi allungo, baciandogli la fronte. Fa una smorfietta, un po’ di colore gli riscalda le guance.
«Sono stato una pessima ombra» commenta cupo, stringendomi una mano.
«Sono stato peggio io» una smorfia, e non sono sicura stia facendo dell’ironia «Ma vedo che non ne ho bisogno. Prima che mi addormentassi, hanno portato la Traviston, mezza morta, avvolta nello stendardo di Serpeverde. Una scena che avrebbe commosso anche Tu-sai-chi.» rotea gli occhi, senza curarsi di celare il disgusto. Non ce ne è bisogno, a questo punto, le carte sono state svelate e non c’è motivo di far finta che in questa scuola tutti vadano d’amore e d’accordo «Dovevi essere veramente arrabbiata, per averla ridotta in quello stato»
«Oh» commento, sorpresa «Veramente non credo di essere stata io, mi spiace deluderti. L’ho persa di vista, dopo un po’, mentre correvamo tra gli alberi. Sarà stata Georgiana, non lo so» scuoto il capo. Per quanto la Velenosa per eccellenza possa starmi antipatica, non credo che sarei riuscita a ridurla in fin di vita.
Annuisce, pensieroso. Poi, un lampo gli attraversa lo sguardo e la sua mano si stringe con forza attorno alla mia, fino a farmi male.
«Julia?» chiede con un filo di voce. Poche volte in vita mia ho visto una persona così tanto preoccupata per qualcuno. Se non fosse che è perfettamente comprensibile in questa situazione, potrei persino essere gelosa. Ma è Carlisle. E’ il mio, Carlisle, e ha un cuore grande al punto da voler bene a persone che conosce da poco e a cui è vincolato da un legame che avrebbe potuto evitare facilmente, se davvero avesse voluto. Ma non l’ha fatto, e ora il non sapere lo divora. Chi sono io per lasciare che la tortura non finisca. Chiudo gli occhi un attimo, stringendo forte la sua mano. Poi, inizio a parlare. Raccontandogli tutto quello che so.
Con la promessa da parte sua di riposare e non azzardarsi ad attraversare il castello per uccidere Riddle e la sua cricca seduta stante, lascio Carlisle a quello che spero sia un sonno senza sogni. Audrey sta tornando verso Peter, Aedan e Georgiana, tutti e tre pallidi e provati da quella che deve essere stata una notte infernale. La mia Caposcuola si tormenta le dita magre, senza però aprir bocca, limitandosi a sgranare gli occhi quando la bionda boccolona annuncia che abbiamo il permesso di vedere Julia.
«Carlisle vuole sapere come sta Julia» annuncio. La mia amica tira un sospiro di sollievo: se vuole sapere come sta lei, allora non è in una situazione così grave. Aedan, però, non è d’accordo. Protesta, ma debolmente. Stanco, anche lui, guarda me e la mia amica con stupore, nel sentire che siamo state noi a riportare la sua bella al castello. Poi, fa l’ultima cosa che ci aspettavamo da un principe del ghiaccio come lui: ci abbraccia, ringraziandoci.
Sento gli occhi pizzicare e mi affretto a seguire le due figure sfuocate davanti a me fino al letto di Julia. Bella e fiera anche nella caduta, la Grifona soffre, il volto pallido ricoperto da minuscole goccioline di sudore. Georgiana si morde le labbra, chinandosi su di lei per posarle una pezza sulla fronte, ma si ritrae quasi di scatto, irrigidendosi all’improvviso quando Julia schiude le labbra per mormorare qualcosa che non riesco a cogliere.
«Nel delirio, mi scambia per sua madre. L’infermiera ha detto che la febbre è molto alta, ma entro domani dovrebbe scendere. In un paio di giorni dovrebbe iniziare a riprendersi.»
Guardo Audrey di sottecchi, mentre ci avviciniamo al letto: è calma, non da segno di emozioni, ma potrei giurare che sotto la superficie ribolle un mare in subbuglio.
«Ida..» sussurra Julia.
Non posso fare a meno di rabbrividire, cercando la mano della mia amica che, prontamente, restituisce la stretta.
E’ straziante, non posso tollerarlo un minuto di più. Audrey mi cinge la vita con un braccio, sussurrandomi che si rimetterà presto e andrà tutto bene. Guardo Georgiana, sottile e indistruttibile accanto alla sua amica, e mi chiedo cosa avrei fatto io se ci fosse stata la ragazza al mio fianco in quel letto.
Quando facciamo ritorno nella Torre, non ho ancora trovato una risposta.
***
Cortile interno, la mattina dopo.
Il viso della nonna è una maschera di rughe e severità.
Come al solito, la mamma e il papà non hanno potuto lasciare il San Mungo –pare che ci sia stato del rumore attorno al padre di Eveline Sanders, la principessa caduta delle onorevoli Serpi- e adesso sono sola a sopportare il suo sguardo glaciale e il suo silenzio carico di rimprovero.
McKanzie e Salinger sono stati i primi cognomi convocati sulla lista di Dippet, le prime vittime degli alti ranghi scolastici. Ho come il sospetto, però, che ai colloqui della Traviston, Norwood, Lywelyn e Jasper (ammesso ci sia, un colloquio per loro) non ci sarà l’amabile presenza di Martine Lewis a testimoniare come due studentesse di Corvonero si aggirassero per il castello ben dopo il coprifuoco in atteggiamenti sospetti e con gli abiti laceri. E con un macete sporco di sangue tra i denti, giusto per rendere più piccante la storia e più pesante la punizione.
Non ho idea di cosa sia stato detto, la dentro. Non ho idea di quanto grande fosse la spada di Damocle sul nostro capo, questa mattina, quando si sono riuniti per discutere del nostro immediato futuro.
Ho passato la mattina a consumare il pavimento della Biblioteca, facendo finta di studiare per gli esami. Audrey è scomparsa con Peter dopo la prima mezz’ora passata a sfogliare libri a vuoto e non l’ho più vista da allora, fino a quando una terrorizzatissima bimba che mi sembra faccia parte del Carlisle fan-club non è venuta a dirmi che “una signora mi aspettava fuori, nel cortile”.
Ed eccomi qua, in attesa di conoscere il verdetto della giuria.
«Jillian» esordisce alla fine, guardandomi con severità. Nulla, nel suo volto, lascia presagire a qualcosa di buono.
L’imputata Jillian McKanzie si alzi, prego.
Non rispondo, abbassando lo sguardo. Non mi lasciano fare gli esami. Sono stata espulsa in tronco, senza preavviso, senza possibilità di appello e di ripensamenti. Lo sapevo, lo sapevo.
«Jillian, mi auguro con tutto il cuore che tu abbia trovato il tempo per studiare, tra un’incursione nella foresta e l’altra» prosegue «Perché se la tua media non rasenterà l’eccellenza allora temo che questa sia stata una mattina ufficialmente persa.»
Alzo gli occhi, sentendo il sangue pulsare più forte. Non mi espellono. Posso fare gli esami.
«Ed è chiaro che avrai un richiamo ufficiale e che l’accaduto avrà relativa risonanza nel tuo avvenire, ma…»
Smetto di ascoltarla, in preda ad un’ondata di euforia. Già mi vedo tra qualche settimana a ridere di quanto è accaduto con tutti quanti, davanti ad una coppa di gelato da Florian. Io, Carlisle (perché figuriamoci se lo espellono, è una delle glorie della scuola), Milo, Eugene, Georgie e Julia, Audrey.. Audrey.
«E Audrey?» la interrompo, senza rendermene conto. Mi guarda irritata per un attimo, prima di riprendere a parlare.
«Come stavo dicendo, sia tu che la tua amica affronterete tutto questo assieme. Con un po’ di fortuna sarete nuovamente nella stessa Casa e…»
«Che sciocchezza nonna, certo che saremo assieme! Lo Smistamento c’è solo al primo anno»
«Ma si può sapere dove hai la testa, Jillian?» sbotta, stizzita «A Beauxbatons sarete smistate, esattamente come accade a tutti gli studenti che vi accedono per la prima volta. Ma tu guarda, non ascolta nemmeno, sua madre mi sentirà..»
Io, da parte mia, non la sento più. C’è una sola, enorme parola, che mi rimbomba nella testa.
Beauxbatons.
Ha il suono di una condanna.
Ha il suono dell’esilio.
***
Infermeria, una settimana dopo.
«Sicuro di aver preso tutto?» domando per l’ennesima volta a Carlisle, che sbuffa.
«Jill, tesoro, si!» ride «E anche se avessi dimenticato qualcosa, posso sempre tornare a prendermela quando voglio»
«Tu non metterai piede qui dentro per un bel po’» ringhio, senza riuscire ad essere veramente minacciosa. Ma il succo è chiaro: il mio ragazzo non deve più rimettere piede in infermeria, né da sano né tanto meno da malato. Non esiste proprio. Milo sghignazza, in piedi accanto ad Eugene che fischietta, perso nel suo mondo di pentagrammi e tonalità.
Dopo una settimana di degenza, Carlisle torna a piede libero. Le ustioni sul petto, che tanto avevano fatto preoccupato la Mound, se ne sono completamente andate, senza lasciare nemmeno una cicatrice, e non c’è più motivo per cui il mio ragazzo debba rimanere in isolamento.
Guardo con un sorriso l’enorme striscione che Milo sta facendo arrotolare con delicati colpi di bacchetta, segno di tutto l’amore e tutto il sostegno del Carlisle fan-club, e i mazzi di fiori che costellavano il suo comodino, ricoperto di biscotti e dolci sgraffignati in cucina. Il biondo orso dall’ugola d’oro li raccoglie goffamente, senza nemmeno provare a sfiorare la bacchetta, e precede i suoi due compari in corridoio, subito seguito da Milo.
«Allora, vieni?» domanda il moro, con un abbagliante sorriso.
Tutto questo mi mancherà, da morire.
Sospiro.
«Jill, tesoro» esclama, cogliendo la mia tristezza. Mi si avvicina, intrappolandomi in un abbraccio appassionato «Se bruci d’amore per me al punto da sospirare per un sorriso, molla subito questo damerino pel di carota e fuggi con me!»
«Giù le zampe» ringhia Carlisle «Tieni giù le tue manacce dalla mia ragazza»
«Altrimenti che mi fai?»
«Lo stesso che ho fatto a Norwood»
«Oh si, ti prego!» geme lui «Anche io voglio una scusa per fare gli esami in privato, tra un mese!»
«Vi muovete, voi due?» si lamenta Eugene, facendo spuntare la sua testona bionda dalla porta.
«Si, si, arriviamo!» riprende il rosso «Devo solo uccidere questo idiota qui»
«Carl, vecchio mio. Se non fosse che sei convalescente ti avrei già steso da un pezzo»
«Ti piacerebbe, Ashmore, ammettilo»
Oltrepassano la soglia, battibeccando allegramente. Rimango qualche passo indietro a guardarli: uno biondo, uno rosso e uno moro. Le tre persone più diverse di questo mondo, che però si sono trovate e sono ora inseparabili. Come fratelli, hanno condiviso ogni cosa, ogni gioia, ogni dolore, ogni sogno, ogni speranza. Come fratelli.
Li guardo mentre camminano felici, a tratti accennando un salto, a tratti voltandosi per guardarsi in faccia.
E io non sarò più con loro.
Il pensiero mi folgora, paralizzandomi completamente. Immobile, chiudo gli occhi, lasciando che una più profonda percezione della realtà prenda possesso di me: i rumori, i profumi. La pietra dura sotto i piedi, il cinguettare degli uccellini nell’aria quasi estiva, le risate dei ragazzi davanti a me, una porta che scricchiola, lo strillo di tre ragazzine del primo anno.
La triade di Tassorosso è tornata per calcare ancora i corridoi della scuola.
Io lo faccio in questi giorni per l’ultima volta.
***
31 giugno 1944, King’s Cross –Londra.
Isabel sbadiglia, sonoramente, accoccolata addosso a Eugene che, rosso d’imbarazzo, non riesce a smettere di toccarle i capelli.
«Odio questo viaggio» protesta lei, roteando gli occhi «Non finisce mai»
«Siamo quasi arrivati, invece» commenta Milo, la voce velata da un’impercettibile tristezza. Carlisle mi stringe più forte e io mi giro, affondando il volto nell’incavo del suo collo. Inspiro a fondo, riempiendomi del suo profumo e del suo calore. Giuro che non avrei mai voluto che finisse così. MAI.
La periferia semi-distrutta di Londra sfreccia fuori dal finestrino, senza nasconderci gli orrori che il mondo babbano ha scatenato sul pianeta, orrori a cui noi davamo relativa importanza, protetti nella nostra gabbia dorata.
Sento il mio ragazzo sospirare, man mano che il treno inizia a perdere velocità.
«Va tutto bene?» mi chiede, sottovoce. Annuisco, ma un nodo alla gola mi impedisce di parlare. Chipie miagola, dalla sua bella cesta di vimini; un incantesimo particolarmente difficile le impedisce di uscirne.
Ho come l’impressione di trovarmi a mille miglia di distanza, in un luogo al di fuori del tempo e dello spazio. Attorno a me ci sono montagne di ricordi che si accavallano, prepotenti, e la netta sensazione di essere arrivata ad un punto di svolta. Al secondo anno, tornando a casa a fine anno, ho passato buona parte del viaggio a tormentare Isabel chiedendole cosa provasse uno studente all’ultimo anno al suo ultimo viaggio di ritorno da Hogwarts. All’epoca ero perdutamente innamorata di un ragazzo del settimo, il Capitano della Squadra di Quidditch di Corvonero. Non era bellissimo, ma aveva qualcosa che mi impediva di non pensare a lui. Chissà, forse era il presentimento che probabilmente non lo avrei mai più rivisto a renderlo così assolutamente speciale ai miei occhi, perché adesso non c’è dettaglio che non lo sia. Il sole che bacia i capelli di Isabel, il broncio imbarazzato di Eugene e la melodia che canticchia sottovoce, la camicia con le maniche rimboccate di Milo, la pila di libri di Audrey, la sciarpa che Peter ha dimenticato di infilare nel baule e che se ne sta abbandonato sul sedile.
Carlisle.
Le sue mani, che scivolano lungo la mia schiena e rimangono imprigionate tra i miei capelli, quel suo modo assolutamente unico di sollevarmi il volto premendo sul mento, con la punta delle dita, per poi rubarmi un bacio.
Il treno si ferma, con un sincronismo terrificante, nell’esatto istante in cui le nostre labbra si separano. Il chiasso nel corridoio esplode vivacemente, attorno a me un turbinio di piume, baule che lievitano e i lamenti di Eugene, che probabilmente è andato a sbattere contro il portabagagli o qualcosa del genere. Nel giro di un attimo, lo scompartimento è vuoto.
Ci siamo solo io e lui; io ho ancora gli occhi chiusi. Carlisle si alza, sono sicura che sta prendendo anche il mio baule.
«Jill..?»
«Un secondo» lo prego «Un secondo e arrivo»
«Ci vediamo giù»
Annuisco, mentre se ne va. Solo io, adesso.
Lame di luce trapassano i sedili di velluto color porpora, facendo danzare granelli di polvere attorno a me; nuvole di vapore piroettano fuori dai finestrini, simili a montagne di zucchero filato e panna montana.
Adesso mi alzo.
Prendo Chipie tra le braccia e faccio scivolare di lato la porta, esco in corridoio e scendo dal treno.
Per l’ultima volta.
C’è la nonna, che aspetta. Con il vestito buono e la sua espressione più severa, quella da portare abbinata alle perle che il nonno le ha regalato per il ventesimo anniversario di matrimonio.
La raggiungo, le do un bacio sulla guancia. Lei brontola qualcosa, poi Audrey, sorella e compagna di sventure, mi raggiunge con il suo caldo sorriso, che ricambio. Un attimo ancora e c’è pure Carlisle, che si trascina dietro un carrello con sopra i nostri bauli. Saluto Audrey, promettendole di scriverle non appena arrivo a casa, poi mi volto.
Il mio ragazzo mi stringe la mano, mentre inizio a camminare.
Non è stato un anno facile, ma è stato favoloso. Tante cose da ricordare, tante da dimenticare.
Jasper mi sfila accanto, alto e splendido come un dio greco; mi rivolge un’occhiata e quello che sembra un sorriso di scherno ma che forse, in fondo in fondo, è un addio che non si aspettava di dover dare adesso. Lo vedo correre via, verso i suoi Principi, verso la sua estate, verso il suo domani.
Vedo Julia e Georgiana che chiacchierano, in un angolo, vedo Aedan e Sebastian. Audrey segue mogia l’autista di famiglia, Isabel saltella dietro il suo orso buono dopo averne conosciuto i genitori, Opal avvampa quando Milo si china a baciarle la guancia e il giornale di un signore poco distante esplode; ma è solo un attimo.
Perché subito dopo, abbracciata a Carlisle, attraverso la barriera e mi lascio alle spalle un mondo intero che, quando rivedrò, se mai lo rivedrò, non sarà più lo stesso.
Lo giuro, non avrei mai voluto che finisse così.
Ma nemmeno nel più coraggiosi dei sogni e nella più sfrenata delle fantasie avrei saputo immaginare un finale migliore.
17/07/2008
( Consequence )
Sembra che ogni brandello del mio corpo faccia male.
Sarà la botta, sarà la ferita, sarà che sono completamente teso, amareggiato, infuriato. Non ho assolutamente pulsioni positive, al momento.
Non ricordo bene, perché… stringo le palpebre, il mondo gira per qualche istante.
Riddle. Foresta. Julia……centauri. Luce. Julia per terra.
Sgrano gli occhi, mi porto seduto di scatto come se mi fossi risvegliato da un incubo. -Julia!- ho il tempo di lanciare un grido che si strozza in gola, Sebastian che afferra la mia spalla, cercando di rassicurarmi.
-Dove è Julia! Dove!- domando, quasi senza fiato. Lui mi calma un momento.
-E’…in infermeria…- mi informa, placando per qualche istante la mia ira -Aedan…c’è una cosa della quale dobbiamo parlare.-
( Reaction )
Lang mi ha spiegato. Pare che la situazione sia messa male.
Alcuni sono stati beccati, e sembra che la loro permanenza ad Hogwarts diventi un miraggio irraggiungibile, a detta dei ben informati.
No.
No.
No.
Non deve succedere, non può accadere. Non Julia, non Sebastian, non quest’anno.
Il futuro, dipende da questo. E non posso permettere che gente come Riddle lo ostacoli più di quanto non ha già fatto, maledetto. Che tu sia maledetto Tom Riddle.
Una missiva, chiara, con pochi giri.
Ho bisogno di aiuto. Ti aspetto ad Hogwarts , Aedan.
Un gufo che vola. L’Irlanda che accoglie questa comunicazione. Non resta che aspettare solo mio padre. Adesso.
( Face to Face )
Trovare mio padre di fronte è come fare un salto nel passato.
A quando…prima che arrivassi qui, avevo una famiglia. Una vita sicuramente meno movimentata, ma forse meno reale, per me.
-Papà.- è la sola cosa che dico, salutandolo. Lui inarca un sopracciglio nel notare la benda sulla mia nuca, fra i capelli scuri.
-Cosa è.- non è una domanda, più un ordine dietro lo sguardo severo ed imperturbabile d’oltremare.
-La ragione per la quale ti ho chiesto di venire qui.- esordisco. Lui si acciglia, si mette a sedere, scostando la mentella con un gesto della mano. Pronto ad ascoltarmi, almeno credo.
-La situazione sta cambiando, papà. Ed è tempo che le cose seguano il loro corso. Controversie, o non. Questo non è realmente importante. Mi hai sempre insegnato che ci vuole coraggio, che bisogna perseguire i propri obiettivi fino al raggiungimento, anche se ti stremano. Anche se ti…uccidono.- sottolineo, guardandolo.
-Ed io lo sto facendo…ma. A volte, lottare significa sacrificare altro. Tuttavia…non posso sopportare l’idea che una delle poche persone per me importanti ricada nell’abisso. Ho bisogno del tuo aiuto…- domando, continuando a fissarlo.
Lui poggia la mano sul tavolo, senza scostare i suoi occhi dai miei.
-Parla.- mi esorta, con tono distante. Freddo. Come se potesse leggermi attraverso quello che succede, lacerando l’anima.
-Devi chiedere al preside di non impedire alla signorina Julia Versten di sostenere i MAGO.- sembra quasi una imposizione, me ne rendo conto.
Non sono mai stato viziato, ma adesso, è questa l’etichetta che mi sento addosso.
Aengus picchetta le dita sul piano, guarda altrove, sembra rifletterci.
-Non ti ho mai chiesto nulla. Nulla. Vorrei, che facessi questo per me.- domando ancora.
Se anche ci fosse il rischio di essere schiantato, lo farei.
Ogni cosa, senza Julia, non ha senso.
E l’idea che il suo futuro potrebbe essere appeso ad un filo, non è tollerabile.
Lui mi ascolta, sospira pesantemente, si alza, riprendendo il suo guanto scuro.
-Miss Versten. Hai detto.- chiede, di spalle.
-Julia Versten.- confermo, guardando la sua schiena.
-Andrò da Dippett. Ora.- dice, aprendo la porta. -Buona fortuna, Aedan.- l’uscio si richiude.
Pesante, tagliente, definitivo.
Ho perso, un pezzo di me, oggi.
( amicizia )
Non. Mi. E’. Permesso. Vedere. Julia.
Sono queste le parole che mi straziano. Che vorrei cambiassero. Che mi uccidono e mi fanno star male peggio di quanto già non stia.
Audrey, nei suoi occhi chiari capisco che ha provato, che ha cercato, ma che il permesso si blocca solo a lei e a Jillian.
Guardo la porta. Vorrei pronunciare tanto la magica parolina ‘Bombarda’, o semplicemente entrare spingendola con una spallata.
Verrebbe giù. Verrebbe giù.
Ma non posso farlo, stringo un pugno. Mi sporgo verso Jillian e Audrey. Le abbraccio, è un gesto improvviso. Mai fatto. Mai.
Socchiudo appena gli occhi. Due scriccioli, due ragazze così fragili, due…amiche.
Mi scosto, porgo la mano a Sebastian, che la stringe.
Non so che cosa significhi, quello che sto facendo.
Ma finora. Non lo avevo fatto mai.
Fidelius.
( due giorni dopo )
-Puoi andare.- la voce di Audrey sembra quasi una divinità che compare dal nulla a darmi la notizia più bella del mondo. Sorrido, finalmente. Mi alzo e la stringo quasi stritolandola mentre corro lungo i corridoi in direzione dell’infermeria.
Mai corso in vita mia. Mai in questo modo. Mi sto praticamente lanciando in avanti senza preoccuparmi di dove, e come.
Busso. Busso mentre invece vorrei perdere tutta la mia grazia ed entrare senza nemmeno chiedere il permesso.
-Avanti.- è la sola cosa che sento, spingendo la maniglia ed avanzando. I letti sfilano al mio fianco, fino a quando non mi soffermo su quello di Julia. Ancora pallida, ma comunque viva. E sta bene.
Ed è questa la cosa che mi importa.
Guarda altrove, la sua espressione è corrucciata in una smorfia di disappunto.
Mi chino verso di lei, sedendo sulla sedia accando al giaciglio chiaro che odora di disinfettante. La mano sulla fronte.
-Eih…- sussurro lentamente, aspettando che sia lei a parlare. Ma lei non mi guarda, sembra persa in altro, sebbene la sua attenzione sia vigile, tagliente, arrabbiata.
Non riesco, in un primo momento a concepire a cosa mai sia dovuto questo atteggiamento. Anche se in realtà non riesco a concepire poi molto, al momento.
Non parla. Non parla. E’ in silenzio, ma so che sente che sono qui. E’ spigolosa, pungente. Sembra quasi che non voglia sentire niente.
-Julia…- torno a ribadire, ma senza mutare il mio tono di voce.
La verità è che fa male. Nonostante tutto, dopo quello che è successo. Fa male saperla, e vederla in questo modo. La sola cosa che mi viene spontanea è sporgermi appena, poggiare un bacio sulla sua fronte.
-Tempo al tempo…- riesco a sospirare sulla sua pelle. Non capisco.
Vorrei capire.
Ma lei non sembra darmene la possibilità.
Sospiro ancora, alzandomi. Forse non è il caso che rimanga qui. Anche se, ammettiamolo, non è esattamente la cosa che avrei voluto, andare via.
Sono troppo impegnato nei miei pensieri per riconoscere il mormorato -Gr…e.- che mi arriva alle orecchie.
Torno seduto, guardo Julia che adesso volesse il cielo, sembra rivolgermi la sua attenzione.
-Cosa…?- domando.
Lei sorride, ma è un sorriso furbo e ammiccante, come se avesse trovato il modo di riprendersi un momento.
Si porta seduta sul letto, lentamente, facendo leva sulle braccia.
-Ho detto…- riprende. -Grazie, Aedan.- conclude, guardandomi. Io ricambio il sorriso, e sto per risponderle, ma eccola lì che torna alla carica con un -…Ti amo anche per questo.-
E penso di avere assunto, per la prima volta in vita mia, la classica espressione va ‘vitellone innamorato’, come ama definirmi Georgiana.
Con quel classico sorriso ebete che ti taglia in due la faccia, affettandola proprio.
Un bel respiro. Che non hai mai avuto problemi di dialogo, tu. Dico a me stesso.
-Posso tenerti con me?- le chiedo. Lei inarca un sopracciglio, mi guarda.
-In che senso, scusa?- anche se ho come l’impressione che lo stia facendo apposta. Rido leggermente, mi avvicino a lei stringendole la mano, reclino la testa baciandola nel momento in cui l’infermiera Mound è troppo impegnata nei fatti suoi per badare a noi.
Sciolgo appena le mie labbra dalle sue.
-Anche io ti amo.-
( binario 9 ¾ )
Tante cose sono cambiate, quest’anno.
Persone, ambienti, famiglia e ideali.
Tante cose, davvero.
Addio Hogwarts, addio rimpianti, addio silenzi.
Adesso, comincia una nuova vita. Con lei. E non esiste cosa che abbia una musicalità più bella di questa.
16/07/2008
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È la devastazione.
Ecco ciò che vedo in questo momento. Rami spezzati, alberi semicarbonizzati, e uno sgradevole odore di bruciato.
Distesa di fronte a me, Julia sembra dormire un sonno di pietra. Poco distante, Jillian cerca di fare il possibile per Sebastian, che per fortuna è in condizioni molto migliori.
La luce della luna permette di vedere e di orientarsi ma non mi permette di valutare i danni. Sembra solo svenuta a causa dell’incantesimo di quel subumano.
« Si rimetterà » dico, rispondendo alla domanda di Sebastian « Sperando sia solo stata schiantata e non ci sia altro. Domani avrà un gran mal di testa, ecco tutto. Ora però dobbiamo portarla via da qui. Lumos! »
La mia fedele bacchetta getta una luce dorata sul corpo di Julia. Sì, è stata schiantata da Riddle, ma non dovrebbe perdere i sensi così a lungo. A contrasto con la situazione, il suo bel viso è composto, ed i capelli appena in disordine.
Le tocco la nuca: deve aver battuto la testa.
Sangue.
Mostro a Jill e Seb la mia mano.
« Dobbiamo portarla in Infermeria. » scatta lui, cercando di alzarsi in piedi.
Zoppica, ma si regge sulle sue gambe ed è in grado di camminare. Il taglio sullo zigomo è sparito grazie a Jillian. Ma si vede che è molto debole. Ha combattuto contro Dolohov, le sue forze sono allo stremo.
Tocca a me e a Jill.
« L’unico modo è farla levitare, e sorreggerla. » dice Sebastian « Ma dovrete farlo voi. Io non… »
Incantesimi? Jill riprende un po’ di colore sulle guance. E anche io mi sento sollevata: Incantesimi. Si può fare.
« Insieme, Audrey. Da sole non ce la faremmo. » mi sussurra.
Mentre castiamo l’Incantesimo di Levitazione, Sebastian ci osserva con un’espressione sconfitta. Credo che si senta impotente di fronte alla sua migliore amica, di fronte a lui, a un passo dalla morte.
« Seb, puoi stare davanti e fare strada? » domando.
Poco dopo ci stiamo muovendo verso il castello. Con alcuni semplici incantesimi del terzo anno, il Caposcuola di Grifondoro apre un corridoio libero da sterpi.
« Al diavolo i Centauri, al diavolo la Foresta, al diavolo tutto questo. » mormora, negli intervalli fra una fattura e l’altra.
Jill ed io ci scambiamo un’occhiata; vorremmo dire qualcosa, rassicurarlo, ma siamo così sature di emozioni, da riuscire solo a trattenere un pianto nervoso.
Alla fine, raggiungiamo l’entrata di Hogwarts. Distendiamo Julia su una panca imbottita, e Jill ne approfitta per controllarle il polso e le pupille. La fortuna di avere una figlia di Medimaghi come amica.
« Sebastian, torna in camera. Ci pensiamo noi. » inizia la mia amica.
« State scherzando?! Io non mi muovo! » esclama, con voce alterata.
« Non ti reggi in piedi. » intervengo, fredda. « E ti beccheranno. »
« Beccheranno anche voi. » risponde.
« I Salinger ed i McKanzie arrangeranno la situazione. Qui amano i purosangue, e noi… lo siamo. Abbiamo una vaga possibilità di farcela. Lo sai che Julia ti direbbe lo stesso. Vai. »
Non so dove trovo la forza per reggere il suo sguardo.
« Ormai siamo al sicuro. Qui non può succedere nient’altro. » ribadisce Jillian.
Sebastian accarezza il viso di Julia con una delicatezza che non gli avevo mai visto.
« Vado a cercare Georgiana, le racconterò l’accaduto. » sussurra, poi volge le spalle e si allontana.
La panca levita di fronte a noi, mentre ci dirigiamo verso l’Infermeria. Di fronte all’ingresso, sto per dire ancora qualcosa quando…
« Oh, ragazze. »
È la voce stanca dell’infermiera Mound.
« Che cosa avete fatto…» mormora, mentre distende Julia sul letto più vicino. « E lei, povera ragazza…»
Jill trema, e mi accorgo di non essere da meno. Spinta dalla paura, che resta ferma nel mio animo come una spina, dal nervosismo, represso fino ora, dalla rabbia, mai sopita, cerco la mano della mia amica.
Ci stringiamo in un abbraccio, che non ha nulla di felice.
È solo un modo per dirci senza parlare: “Siamo qui, insieme, siamo vive.”
Lo scontro. Julia e Sebastian. La gentilezza dell'infermiera Mound, che voleva farci sgattaiolare via. La freddezza di Martine Lewis, che ci ha beccate.
Sembra passato un anno da ieri sera. Invece non si tratta nemmeno di dodici ore.
Chiuse nel nostro bagno, io e Jillian piangiamo in silenzio, sedute una accanto all’altra sul bordo della vasca. Il bel vestito bianco di Jill è strappato lungo l’orlo, ed il mio macchiato di fango.
« Jill, i tuoi piedi. » dico, indicandoli. Sono sporchi, e feriti.
I miei sono ancora stretti negli scarponcini, in origine scarpe col tacco. In origine, prima della trasferta nella Foresta Proibita.
La mia amica si alza, solleva la gonna e li osserva. Poi fa un passo dentro la vasca ed apre l’acqua. Esco dal bagno, per prendere le camicie da notte in camera, e il flacone dell’acqua ossigenata. Jill intanto si toglie l’abito dalla testa, e apre l’acqua.
« Vorrei farmi una doccia. Ma prima di tutto vorrei dormire. » sussurra.
« Anch’io. »
Disinfetta le ferite e poi le cura con un incantesimo.
« A volte vorrei che non fosse mai successo niente. Ida, Julia, il Fidelius… »
Jill lascia cadere la bacchetta.
« Carlisle! »
Oddio. E Peter!
Trovo la mia metà in infermeria, dove ho accompagnato Jillian.
« Peter! » esclamo, quando lo vedo sano e salvo, accanto a Sebastian.
« Amore! »
Odio che sia così appiccicoso in pubblico, ma in questo momento non mi importa di nulla se non di abbracciarlo. Sebastian distoglie lo sguardo. In disparte, Aedan guarda fuori dalla finestra.
« Dov’è Georgiana? » gli chiedo. So che sta bene, ma mi sembra strano non vederla qui.
« Vicino a Julia. »
Dietro le tende tirate, si intravede la sagoma di una ragazza alta, seduta vicino al letto.
« Come stanno? »
« Georgiana sta bene, e Julia…» la voce gli si spegne « Julia ha la febbre alta. Delira. »
« Ha battuto la testa. Non è solo lo Schiantesimo. » poi aggiungo « Non possiamo entrare? »
Sebastian fa un cenno di diniego.
« Solo Georgiana. Puoi provare a chiedere all’infermiera. »
Mi stacco da Peter e cerco la signora Mound.
« Vorrei vedere Julia. »
« Mi dispiace, cara. Non è possibile. »
C’è del dispiacere sincero nella sua voce.
« Senta, è probabile che io venga espulsa. E così anche Jillian. Vorrei almeno che ci fosse concesso di vedere la nostra amica. »
Non so se stiano contemplando l’espulsione, Dippet, la Lewis e compagnia, ma basta che lei ci creda e ce la lasci vedere. Anche se mi spiace ingannarla.
« E va bene. Ma solo voi tre. Nessun altro. Niente studenti maschi. È chiaro? »
« La ringrazio. »
Avrei voluto spingermi più in là e chiedere che anche Sebastian e Aedan la potessero vedere, ma non è il caso di buttare al vento ciò che ho ottenuto. Perlomeno possiamo dare una mano a Georgiana.
Jillian riappare fra noi.
« Carlisle vuole sapere come sta Julia. »
I ragazzi mi guardano curiosi.
« L’infermiera ha detto che possiamo entrare, ma solo io e Jill. »
« Voglio vederla anch’io. » afferma Aedan « Perché non mi è permesso? »
« Loro l’hanno riportata qui. » mormora Sebastian « Hanno fatto tutto il lavoro, viste le mie condizioni. »
L’espressione di Aedan muta all’improvviso, e si avvicina a noi; temo quasi che stia per fare un gesto inconsulto, ma lui si protende verso di noi e ci abbraccia.
Poi ci lascia andare, e stringe la mano a Sebastian.
Non dice una parola, ma credo che in questo momento sarebbe chiedere troppo.
Entriamo nella barriera di tende.
Georgiana ci guarda, sorpresa.
« Abbiamo il permesso. » le dico.
Julia è pallida, il viso sudato. Indossa una camicia da notte bianca, il cui colore quasi si confonde con quello della sua pelle nivea. A tratti, è scossa da un tremito.
Georgie si china su di lei, passandole una pezza umida sulla fronte.
“Mamma…”mormora il capo del Fidelius.
Georgiana si irrigidisce per un momento, poi si rivolge a noi:
« Nel delirio, mi scambia per sua madre. L’infermiera ha detto che la febbre è molto alta, ma entro domani dovrebbe scendere. In un paio di giorni dovrebbe iniziare a riprendersi. »
Io e Jillian ci avviciniamo.
« Ida… »
Jill rabbrividisce, e mi stringe la mano. Io ricambio la stretta.
È terribile vederla in questo stato.
« Audrey, ho parlato con il preside e tutto il consiglio degli insegnanti. »
Mio padre ha mollato tutto per venire qui. Forse in condizioni normali ne sarei quasi felice. Non ha mandato mia nonna come al solito. Ma avrei di gran lunga preferito zia Diane.
« Potrai terminare l’anno. Darai gli esami come tutti i tuoi compagni. »
Trattengo il fiato.
« Tuttavia, ti è caldamente raccomandato di pensare ad una nuova scuola per il prossimo anno. »
« Mi espellono? »
« Non in modo ufficiale. Avrai un richiamo, s’intende. L’accordo è stato stipulato in forma privata fra me, i McKanzie ed il collegio docenti. »
« Quindi anche Jill…? »
« Anche la tua amica, sì. »
Siamo sotto la mia quercia.
Mio padre fuma un sigaro. Credo che sia arrabbiato, ma anche deluso; non mi capisce, non capisce l’ultimo legame fisico che lo lega a mia madre.
Gli esami siano andati come siano andati. Quest’anno potrebbero essere anche stati un disastro, ma per me non significherebbe nulla.
Siamo sul treno che ci riporta a Londra. L’Espresso di Hogwarts sferraglia allegro.
« Fra poco arriveremo al binario 9 e ¾, nella stazione di King’s Cross, Londra. » strilla l’altoparlante.
Riprendiamo i nostri bagagli dalle reti sopra le nostre teste, e ci prepariamo.
Con uno stridio di freni, ci fermiamo. Iniziamo ad uscire con tutta la fretta di chi non vede l’ora di iniziare le vacanze. Mi sembra ovvio che non possa filare tutto liscio. Mentre cerco di scendere ai gradini, mi scivola il libro che stavo leggendo in treno.
A salvarlo da una brutta fine sotto i piedi di un branco di Serpeverde, una ragazza con i capelli scuri e un viso da principessa. So che è una Corvonero, l’ho già vista un paio di volte in Sala Comune, e che il suo nome è Elinor.
« Tieni. Certa gente non ha proprio rispetto. » mi dice, porgendomelo.
« Grazie. E sì, certa gente non sa proprio cosa sia. »
« Infatti. Fa piacere vedere alcuni di loro un po’… provati, ecco. Ringrazierei chi li ha conciati così. » risponde, lanciandomi uno sguardo eloquente.
« Mh, credo
proprio che potresti farlo. Grazie ancora, e buone vacanze! » la saluto, notando Jillian che mi fa segno di avvicinarmi.
Sua nonna, la terribile signora McKanzie senior, è accanto a lei e la sua espressione è a dir poco battagliera.
« Audrey, ti presento mia nonna. Nonna, lei è Audrey Salinger. »
« Quindi sei la figlia di Mr. Salinger! Ah, cara, tuo padre è un vero gentleman. » inizia, cordiale « Comunque l’avete combinata grossa, e credo proprio che sarete castigate a dovere. » conclude, furibonda.
Jill sembra imbarazzata, ma non ce n’è motivo. Sua nonna è venuta a prenderla. Io ho l’autista che mi aspetta, tanto per dimostrare quanto mio padre ci tenga a me.
Ignoro Mrs. McKanzie e abbraccio Jill.
« Ti scrivo appena arrivo. E poi, dobbiamo organizzarci per il prossimo anno. » le sussurro.
Il prossimo anno.
Beauxbatons. Non
Hogwarts.
Mentre mi allontano, saluto con un gesto la mia amica, sua nonna e Carlisle, che le ha raggiunte nel frattempo.
Affido i miei bagagli a Bob, l’autista.
« È pronta a tornare a casa, signorina Salinger? »
« Certo, Bob. Andiamo. »
15/07/2008
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Ammetto che non mi pare di aver mangiato cartone, ieri sera; eppure la sensazione nella mia bocca è esattamente quella. Sento la lingua secca, fastidiosamente appiccicata al palato, per non parlare del gusto disgustoso che mi prende la gola e il naso. Ed il mio letto; sento ogni singola molla conficcata nel fianco, cosa che non è mai successa nell’intero anno scolastico.
Socchiudo le palpebre. E vengo travolta dal bianco gelido di una stanza che in un primo momento non riconosco; sarà che forse sono mezza accecata, come se fossero giorni interi che non apro gli occhi.
« alla buon’ora! » gracchia una voce che inizialmente non riconosco. Finché non compare un grembiulino dello stesso orrendo bianco disinfettato davanti alla mia faccia, e poco più in alto il cappellino squallido dell’infermiera Mound.
Sono in infermeria.
In un flash, per la precisione un flash violetto, ritorna alla mia mente la notte nel bosco, la McKanzie, e quel cretino di Antonin Dolohov.
« ti hanno portata qui cinquantuno ore fa, cara. »
PIU’ DI DUE GIORNI FA? Provo ad aprire la bocca per esprimere tutto il mio disappunto, ma quello che mi esce è solo un conato di vomito. Automaticamente, mi sporgo sul catino di metallo che è appoggiato di fianco alla mia branda, davanti al comodino.
« non provare a parlare. Qualche malandrino ti ha praticamente squagliato l’apparato digerente, è un miracolo che non abbiano deciso di portarti al San Mungo. » è solo quando me lo dice che sento una fitta fortissima allo stomaco. Riaffondo la testa nel cuscino, e chiudo gli occhi.
Due giorni, dunque. E visto che io sono qui, è sicuro che siamo stati beccati. Cosa che non doveva succedere, affatto. Sento l’infermiera che sbatte boccette e bicchieri, ma non ho la forza di darle una sberla sulle gambe per allontanarla.
La testa mi ricade di lato; di fianco a me, c’è una fila di pazienti stesi sui loro letti.
Sento delle voci attutite dietro la porta; non mi sembrano quelle dei miei genitori, ma in effetti visto che non mi hanno portata in ospedale dubito che verranno. Meglio così, mi basterà l’estate di inferno che sto per passare.
Chiudo gli occhi, onde evitare di dover parlare con qualsiasi insegnante o simili che abbia intenzione di interrogarmi. Devo prima progettare una scusa decente, comprendetemi.
(.sei giorni dopo)
« No, Signor Preside. » certo che non avevo intenzione di uccidere, vecchio idiota. E anche se, di certo non verrei a dirtelo. Mi sto torturando le dita sotto la scrivania; sono stata tra gli ultimi della nostra allegra compagnia ad avere un piacevole colloquio con suo splendore Armando Dippet, che non fa altro che farmi domande cretine con cui rispondo a monosillabi.
« per che motivo vi siete sfidati? Avreste potuto farvi male! » noi volevamo farci male, scemo.
« Preside, io ho solo seguito le persone che andavano nel bosco! Ho pensato che avrei potuto evitare un litigio, e alla fine mi sono fatta male solo io! » gli rispondo con il tono più lamentoso che riesca ad ottenere, con gli occhi che mi si riempiono di lacrime in dieci secondi. Ah, adoro essere un’ottima attrice.
Sembra convinto, stranamente. Si alza in piedi, spostando verso di me una pergamena con un grosso sigillo verde smeraldo.
« è una copia del suo richiamo ufficiale, già recapitato ai suoi genitori, miss Traviston. » fa una pausa, come ad attendere che io scoppi in lacrime. « L’anno prossimo non potrà andare ad Hogsmeade né partecipare ad altre gite della scuola. Insomma, rimarrà qui a riflettere su quello che ha fatto. » sorriso acido da preside bastardo. « Può andare. »
Faccio una riverenza e me ne esco, appallottolando il foglio che segna la mia morte tra le dita. Qualcosa mi dice che l’anno prossimo sarà molto divertente; per me, almeno.
(.tre settimane dopo, a metà giugno. )
Una settimana e me ne tornerò a casa. Non so se esserne felice, visto che tutta la scuola tratta me e gli altri ‘del ballo’ come un’appestata – Lywelyn e Blackster comprese, cosa che mi fa imbestialire, visto che ci é mancato tanto così che anche loro ci lasciassero la reputazione. C’è da dire che a casa i miei mi sbucceranno viva, quindi non so cosa sia peggio.
Ho l’impressione che quest’anno i miei voti saranno ben più bassi di quanto avevo pronosticato; mi siedo per terra, con la schiena contro il muro, fuori dall’aula sigillata prima della lezione di Trasfigurazioni. Tutti attorno a me ripassano freneticamente per il compito finale, evitando accuratamente di posare i loro adorabili occhi su di me. Edward non si presenterà neppure, a meno che non decida di fare una comparsata finale; la sua influente mammina ha chiesto di fargli sostenere gli esami in forma privata quando si sarà ripreso dallo ‘stress psicologico a cui è stato sottoposto’.
Dopo questo, mi mancherà soltanto aritmanzia e avrò dato fondo a tutte le mie energie per l’anno scolastico. Anche se immagino che non riuscirò ad ottenere più di una fila ordinata di A, che mi comunicano che sono fuori da praticamente tutte le materie del secolo e farei prima a ritirarmi per evitare l’umiliazione di seguire soltanto storia della magia come materia curricolare.
Lascio cadere la mia borsa su un banco. In prima fila, tanto nessuno mi aiuterebbe mai a copiare. Da quando ho causato un mezzo cataclisma e ho messo metà scuola in pericolo bocciatura, sono praticamente un’isola. Ci saranno cinque persone che mi parlano per non insultarmi, ed una lo fa solo perché è nelle peste quanto me. Si chiama Lenore Swart, e non ho idea di come farà a passare i M.A.G.O. Piego la testa sul foglio che Silente mi consegna insieme ad uno sguardo di rimprovero. Ok, dev’essere un compito da E. O non uscirò mai da quest’inferno.
*
Io non passo da un ragazzo all’altro. Sono i ragazzi che passano per me. No, non in quel senso. Nel senso che si stufano subito; io non sono capace di dare loro la relazione tranquilla e sicura di cui hanno bisogno, di lasciare loro il loro spazio, di farmi gli affari miei ed essere pronta quando mi vogliono. Sono io quella con le esigenze; gli altri si devono adattare a me.
E’ che mi affeziono troppo, e sbaglio ogni volta.
Jeff sta studiando come un pazzo, con la testa china sulle pagine del suo libro di incantesimi; deve fare tutto quello che non ha fatto quest’anno nel poco tempo che gli è rimasto prima di domani.
Gli poso le mani sulle spalle, con cautela; ci vogliono dieci secondi perché se le scrolli di dosso, e mi lanci uno sguardo sbilenco, ritornando sul suo libro con la fronte aggrottata. Ci mancava solo che avesse le scatole girate lui; ’unico motivo che avevo ancora per alzarmi alla mattina e non spaccare la faccia a quel brutto grugno lurido di Deirdre é il suo buonumore che mi aspetta in sala grande insieme ad un croissant alla marmellata.
« che succede? » sibilo senza staccare gli occhi dalla sua nuca e dai capelli castano scuro, l’unica parte di lui che posso vedere dalla mia posizione. Si volta appena, guardandomi con la coda dell’occhio; sbuffa, impaziente. Fa cadere la penna d’aquila tra le pagine del libro, e si volta verso di me.
« Violet. » mugugna appena. Dal canto mio, rimango ferma dove mi ha esiliata, aspettando che sua maestà decida di potermi prestare cinque secondi di attenzione senza fare il nervosetto. « finiti gli esami ... non torno ad Ayr. » non mi guarda; ma non me ne rendo conto subito. Non capisco cosa intenda.
« vai a fare un viaggio? »
« no. » la sua sedia striscia all’indietro, di modo che abbia il posto per girarsi verso di me. E continuare imperterrito a non guardarmi. « mi trasferisco in india. »
« DOVE?! » sbotto senza neppure dargli il tempo di finire la frase. In un solo istante, tutti i miei progetti estivi crollano sotto il peso della sua prima occhiata, del color cioccolato che ho adorato sin dal primo momento.
« non urlare. » mi zittisce con il tono piatto che usa quando si innervosisce. Non gli do modo di continuare, filando dritta nei dormitori delle ragazze; sono ufficialmente una deficiente senza alcun motivo sensato per continuare a vivere.
(.qualche giorno dopo)
Ritornerò nella mia stanza con il pacco di appunti che ho recuperato dai vari idioti che me li hanno chiesti in prestito durante l’anno. Tra due giorni sarò su un treno che mi riporterà alla civiltà, lontano da questa scuola del cavolo e dai suoi professori ancor più del cavolo. I miei esami da E quest’anno saranno un disastro, non riesco a pensare ad altro.
La McKanzie e le sue amiche fatine l’anno prossimo verranno mandate a Beauxbatons. Edward si è dato alla macchia. Hunnam è un maledetto che non pagherà mai le conseguenze di quello che ha fatto.
E io ho un’estate da passare chiusa nelle mie stanze a tormentarmi e studiare, per salvare il salvabile a settembre, se mai verrò ammessa al settimo.
« Violet. » sibila Tom, in piedi davanti a tutti noi, nella solita stanza dietro alla statua di goblin. Buia, come sempre, visto che le candele che accendiamo non bastano mai a fare più che distinguere i contorni di persone e oggetti. Alzo la testa, come ad attendere un ordine; mi fa cenno di avvicinarmi. Mi alzo a fatica, facendo leva sulle braccia, e mi sposto di un paio di passi verso di lui.
« Attenzione. » sibila mentre la sua mano pallida mi si stringe attorno al braccio, affossandosi nella mia carne; mi fa male, ma non glielo dico. Anzi, non lo guardo neppure. Non so cosa voglia da me, e mi fa paura la sola idea di essere in piedi davanti ad una decina di persone che si aspettano chissà cosa. « D’ora in poi é lei quella che vi dà gli ordini. Violet Ophelia Traviston. » davanti a tutti, mi chiama con il mio nome completo. E ghigna. Capisco quello che ha detto, ma non sono sicura che faccia sul serio; cosa vuole da me? Che eredi il suo potere all’interno della scuola? Ma se non riesco neppure a farmi obbedire da quattro idiote del primo anno!
Gli altri sussurrano, mi lanciano occhiatacce. Io prendo il coraggio tra i denti e mi volto verso Tom, con tutta la perplessità che sono capace di mostrare.
« Ti seguiranno anche in capo al mondo. Gliel’ho detto io. » non vuole rassicurarmi. Vuole solo ricordarmi che il capo, quello vero, è solo lui. « Sentirai presto parlare di me, e allora ti rivorrò al mio fianco. E sai che non accetto no come risposta. » Il cuore mi batte a tutta velocità mentre annuisco debolmente, e lo fisso finché non mi lascia andare il braccio, ora decorato allegramente da cinque belle strisce rosse.
Si volta verso il muro e comincia a trafficare, gesto che significa che possiamo andare. Non voglio ricevere complimenti. Lo sguardo inorgoglito di Lenore, l’aria spaventata di Jeff. I principi, trasaliti ed offesi; avranno un anno per mettersi in pari con tutti i torti che mi hanno fatto ... ma non sanno ancora quanti io ne farò a loro.
Ho il potere. Si chiama Morsmordre.
(.in treno)
Mi sveglio per colpa del rumore del baule che mi balla sopra la testa. Catherine dorme con la bocca aperta e la testa che affonda nel sedile imbottito, e per una volta non si preoccupa del fatto che i suoi capelli siano tutti spettinati. Al suo fianco, c’è la sciarpa di seta rosa di Ashleigh, probabilmente emigrata alla ricerca di un bagno o di compagnia maggiore di due che dormono.
Metà dei serpeverde ora mi guarda con la reverenza che avrebbe sempre dovuto mantenere nei miei confronti, e che poco furbamente mi ha negato. Peggio per loro. Solo Jeff ha continuato a tenersi prudentemente alla larga; ogni tanto mi lasciava un biglietto di scuse sul letto, ricordandomi che gli dispiace, che a me ci tiene veramente, ma l’occasione di andare a fare lo spezzincantesimi laggiù è troppo grossa per lasciarsela sfuggire e bla bla bla.
Guardo fuori dal finestrino; non è difficile riconoscere Londra che si sta avvicinando, o meglio, noi che ci avvicinamo a lei, passando per i sobborghi che la circondano. E’ un peccato che i babbani non possano vedere l’Espresso, immagino che rimarrebbero strabiliati da un treno così bello. Allungo un calcio sugli stinchi a Cate, che si sveglia grugnendo.
« su, stiamo arrivando. » le grido, facendola sobbalzare ulteriormente. Mia madre mi ha già preannunciato che mi distruggerà appena arriveremo a casa, io figlia degenere che non ha mai imparato a comportarsi come si deve. Mi alzo in piedi, prendendo a sistemarmi gli orli della camicia e la gonna blu che dà tanto un’aria nobile. “Quella che dovresti avere sempre, contessina Violet Traviston, ma che ti ostini a camuffare con i tuoi atteggiamenti da bifolca lasciva!” , aggiungerebbe la cara mamma.
Il treno prende a rallentare. Fuori dai finestrini appaiono i primi genitori che agitano le braccia; ancora non distinguo la feccia babbana terrorizzata da chi è abituato a stare al 9 e ¾. Mi allungo per tirare giù il baule e, evitando per un pelo i piedi di Cate che ancora si sta sfregando gli occhietti, esco nel corridoio del treno, già gremito di bambini che pigolano e idioti tassorosso che si prendono a pacche sulle spalle.
Ci fermiamo. Siamo arrivati.
Aspetto che le Corvonero che si sono messe a piangere davanti alla porta si levino di mezzo, e poi esco, tarscinandomi dietro il mio bagaglio. I miei genitori e i miei fratelli non appaiono all’orizzonte; sono preoccupata sopratutto per Egbert, che l’anno scorso è riuscito a lasciare la sua civetta sul treno e quasi a farla ripartire per Hogwarts.
« V. » una voce familiare a pochi metri da me mi costringe a voltarmi; sapevo che si sarebbe fatto vivo in ultima, tanto per darmi la mazzata finale. Senza neppure pensarci, la mano mi scatta verso i capelli, e comincio ad arrotolarmi una ciocca attorno al dito, tirando fino a farmi male.
« Dimmi, Jeff. » gli dico tentando di rimanere il più fredda e lucida possibile. Certo, bello stronzo. Riconosco i suoi genitori che vengono avanti alle sue spalle; è la copia al maschile di sua madre, per non parlare di suo fratello.
« Volevo salutarti. » per sempre. Non lo aggiunge, ma so che lo sta pensando. Sorrido, e gli allungo una mano; ben tesa, come se dovessimo stringere un contratto.
« Ciao, allora. » gli rispondo tranquillamente, per quanta fatica mi costi fingere di non avere il cuore come un colabrodo. Sembra perplesso; allunga la sua mano scura verso la mia, e me la stringe con poca convinzione, per poi finire per allungarla e sfiorarmi il braccio.
« Dài, smettila! » lo rimprovero facendo un mezzo passo all’indietro. Suo padre lo chiama. Alzo una mano, la faccio oscillare in aria mentre si allontana.
Già. Si allontana. Chissà se mi scriverà un gufo, dal lontano Oriente.
« Violet, tesoro! » trilla mamma, precipitandosi verso di me in uno dei suoi soliti turbini di seta, oggi color acquamarina, e prendendo a sistemarmi il colletto della camicia. Mio fratello si sistema gli occhiali sul naso, tanto per cambiare. Mia sorella Ariel fa la timida e tuffa la testolina contro il collo di papà.
31 giugno 1944; Volto le spalle all’ultimo stralcio di Hogwarts.
All’anno prossimo.
14/07/2008
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« Gut.. che ne pensi? » in uno svolazzo di velluto beige, compio una breve piroetta su me stessa, soffermandomi poi ad osservare Frances in attesa del suo verdetto. La mia compagna di stanza - con cui ho imparato a fare amicizia, lentamente come mio solito, mi guarda con i lucciconi negli occhi, battendo un paio di volte le mani in segno d'approvazione.
« E' davvero stupendo, Leen! Ti sta una favola. »
« Le sarte di mio padre fanno scintille. », ironizzo, scuotendo appena i capelli biondi da brava cocchina di papà. Sogghignando, Frances si sistema minuziosamente il nastro di seta intorno alla vita, osservandosi allo specchio più per curiosità, che per vanto. Io invece mi spio dall'angolo, più per vanto che per altro.
« E chi è che ti porta al ballo, bellezza? », domanda lei dopo poco, arricciando il nasino in un'espressione sorniona. Le lancio un'occhiata eloquente, nel riflesso dello specchio, senza rispondere. Deve insistere con la sua domanda ancora una volta, prima che io mi ritenga sconfitta dalla sua testardaggine.
« Garet Haslett. », schiocco la lingua sul palato, avvicinandomi al mio beauty-case.
« Maddai? E' ..insomma, l'ex di Georgiana! », si entusiasma nell'informarmi, stringendo le labbra in una smorfia un po' preoccupata.
« Non mi porta sull'altare, Frans. Rue, bitte. », sospiro, sorridendo tra me e me; non credo che Georgiana avrà qualcosa da ridire, e se comunque l'avesse, ci siamo già incontrate su terreno di battaglia; e a me non dispiacerebbe per niente, d'altronde, re-incontrarla in duello. Intanto ho provato tre dei miei rossetti preferiti sul dorso della mano, e sono convinta che non me ne starà bene uno - forse avrei dovuto chiedere alle sarte un vestito rosso, quello si sarebbe più adattato alle mie esigenze. Abbandono i tentennamenti in un breve prendere un respiro profondo, optando per un rossetto terra, chiaro e rossiccio, non troppo evidente, delineando le labbra con cura - come mi ha insegnato a fare mia zia quando ancora giocavo con i suoi trucchi, da bambina. Mia madre non ne ha mai avuto la possibilità, d'altronde. Osservo la lente che avevo preparato, su un fazzoletto poggiato sul mobile accanto al beauty-case. E con una lieve risata, guardandomi allo specchio, la lascio lì. Oggi più colori ho in viso, meglio è.
« Io scendo ..non far aspettare troppo il tuo cavaliere. », cinguetto sarcasticamente, passando attraverso l'entrata del dormitorio.
« Non hai messo la lente. », scandisce Garet, scrutando con soddisfazione i colori dei miei occhi, seguendo distrattamente alcuni passi di danza, mentre la Sala Grande si anima del chiacchiericcio, misto al sottofondo piacevole della musica. Il ballo è, come d'altronde lo è anche nella mia vecchia scuola, un evento che entusiasma anche gli animi più indolenti.
« Ho deciso che stasera non ne avrei avuto troppo bisogno. » gli rispondo, con un piccolo sorrisetto, che viene ricambiato dall'inclinazione sghemba e divertita delle labbra di lui dopo non troppi secondi. Lo vedo lanciare un'occhiata fugace a Georgiana, dall'altra parte della sala - impegnata in uno scioglilingua davvero trasportato insieme al caposcuola Grifondoro, prima di fermarsi e prendermi per mano delicatamente, facendo un cenno verso il tavolo del buffet.
« Ponch? », domanda, facendo un passo in avanti.
« Volentieri. », annuisco, lasciando la mia mano nella sua. Non è così spiacevole, dopotutto. Mi sorride in silenzio; sembra la cosa che riesce a fare meglio, molte volte, con l'angolo delle labbra caratterizzato da una punta di timidezza che, tuttavia, stenta sempre a lasciargli il viso, nascondendosi in qualche angolo, tra le pieghe del sorriso o nel riverbero degli occhi burrascosi.
« Così, tra un po' finisce l'anno. Come ti senti? », avanzo dopo un po', mentre ci avviciniamo al tavolo del buffet senza fretta.
« Eh. Un po' ansioso, a dire la verità. », risponde sinceramente, stringendo appena le labbra.
« Ti dispiace di crescere, Peter Pan? », domando ancora, con ironia. Sogghigna silenziosamente, esprimendosi in un piccolo sbuffo - quasi l'accenno di una risata trattenuta, e uno scuotere appena accennato del capo. Eccola lì, un'altra non risposta delle sue.
« Cosa farai, finita la scuola? », e continuo; so che a lui non da fastidio perchè dopo un po' che ci frequentiamo ho imparato a conoscerlo quello che serve. E lui anche, e sa che non sono una persona insistente - ma qualcuno tra i due deve pur intrattenere un minimo di conversazione.
« Pensavo di seguire un corso per diventare Medimag- », adduce, ma s'interrompe quando la voce di Lumacorno esordisce in tono pomposo, scavalcando tutto il rumore che rieccheggia in Sala Grande.
« Signori e signore, l'elezione di Miss e Mister Hogwarts! ». Tom Riddle, e Julia Versten; davvero due, bellissimi, buoni partiti. E non capisco perchè Garet diventi così irrequieto, quando è una cosa del tutto normale - almeno, davanti ai miei occhi.
« Accidenti. », borbotta lui, deglutendo un grosso malloppo di quelle che sembrano preoccupazioni nascoste.
« Cosa c'è, Garet? »
« Resta qui, Leen. Vengo subito. », mormora, allontanandosi velocemente tra la folla senza nemmeno darmi il tempo di provare a trattenerlo, mentre Julia e Tom, aprono le danze di una serata più incandescente di quanto avevo previsto.
Mi è difficile immaginare dove si possano essere dileguati tutti; da quando Julia e Tom hanno terminato il loro bel valzer, ho visto disperdersi tra la folla - e anche velocemente, la sopracitata damigella, Audrey, Georgiana e Sebastian Lang e persino il cavaliere che doveva tenermi compagnia sembra essersi smaterializzato via. Incrocio le braccia al petto, e stanca di stare appoggiata al tavolo del buffet, accanto al boccione del ponch - dove avrei voluto ritrovare Garet, mi intrufolo fra gli studenti - diminuiti in gran numero. O forse è solo una mia sensazione, e probabilmente quella resterà, perchè la maggiorparte dei presenti è tutta presa dal ballo e dai loro accompagnatori/accompagnatrici, mentre io invece, con la possibilità di stare da sola, sento che c'è qualcosa che non va. O che non sta andando, in questo preciso momento. La voce forte e intonata di Eugene Pennington risuona nella sala, sovrastando il coro nell'armonia del pezzo che hanno deciso di presentare, e mentre mi faccio spazio quanto posso, tra pizzi e svolazzi dei vestiti sontuosi di gran parte della scolaresca femminile, passo accanto al professor Crale di Astronomia, nonchè direttore di Corvonero. Caso vuole che una spinta di troppo mi ci fa impattare contro - essì, perchè come appena arrivata, anche io merito di fare le mie magre figure andando a sbattere contro i docenti. E se non volontariamente, un aiutino i miei compagni di scuola sanno darmelo volentieri.
« Signorina Neumann! Tutto a posto? », domanda lui, garbatamente, dopo aver appurato che il lieve scontro non abbia provocato molti danni.
« Tutto a posto, professore ..mi scusi, mi hanno spinta. », esordisco, traendo un sospiro.
« Si figuri, si figuri. Visto che è qui ..sa dirmi dov'è la signorina Harrington? Come caposcuola ha il dovere preciso di controllare i dintorni; in più devo parlarle e non riesco proprio a trovarla. », pronuncia, in maniera eloquente, scrollandosi brevemente i bordi della giacca di gessato blu scuro, perfettamente in tinta con il suo essere Capocasa Corvonero. Sento di essere marginalmente nei guai, oltre che infastidita eccessivamente dal non sapere cosa diavolo sta succedendo, perchè lo sento - e come diceva Alexander, il tuo sesto senso è uno dei più affinati di tutta Durmstrang, liebchen, e chissà se questo vale anche qui a Hogwarts. E devo prendere una decisione, in fretta - se seguire il mio rinomato sesto senso o indirizzare Crale dove ho visto scomparire Georgiana.
« Non so proprio, l'avrò vista si e no mezz'oretta fa ..sarà sicuramente qui intorno a pattugliare. », cerco di prendere quanta più sicurezza in me stessa - tanta, dicono di solito, anche se fingo, ma visto lo sguardo un po' in tralice del professore, non ho fatto del mio meglio.
« Così ..l'ultima lezione è stata davvero interessante, Professore. », sbatto due o tre volte le ciglia, e via con le moine. Fortunatamente ho assorbito qualche nozione e termine necessari per distrarlo quanto di dovere e dare il via ad un fitto dialogo su stelle e costellazioni magiche, e bye bye "devo parlare con la signorina Harrington". Quanto meno, qualcuno avrà di che ringraziarmi, arrivati al nodo di una questione che non capisco - sempre che i miei sospetti siano fondati, d'altronde. Altrimenti, sarà stata solo una serata passata a parlare di luci nel cielo; tanto meglio, comunque, di stare da sola, nell'attesa di un cavaliere che non arriverà, non per il momento.
*Frances è un png inventato sul momento non presente ET non rilevante da me. Solo per non far stare sola in camera la mia bimba, più che altro. Din Don.
13/07/2008
Fidelius.
« Expecto patronum! » devo essere rossa come un peperone, dato lo sforzo abnorme che sto concentrando su quest'incantesimo che tanto esalta gli altri membri del Fidelius. Attorno a me svolazzano allegramente gli animali più svariati descrivendo linee curve con la loro scia argentata, e rimarrei a guardarli in eterno, se non fosse che devo perlomeno cercare di produrre qualcosa di simile.
Ok, calma e sangue freddo. Hai milioni di ricordi felici, Annabel, basta pensarci un attimo su.
Quando andavamo a trovare la nonna in campagna potrebbe essere un'idea valida! Mai sentita così felice, specialmente una volta entrati nel recinto e cominciato ad odorare il profumo della torta di mele, del latte appena munto, dell'erba bagnata...
Chiudo gli occhi, punto la bacchetta in aria con decisione. « Expecto patronum! » forse stavolta ce l'ho fatta, me lo sento dentro, sono incontri su incontri che provo, non può non riuscirmi!
Socchiudo le palpebre, dapprima solo una e poi anche l'altra, per osservare con grande dispiacere la punta lignea della bacchetta galleggiare nella sola aria della sala.
« Mh » bofonchio, scrollando le spalle. La rassegnazione, che gran brutta cosa, ma non può sempre andare tutto bene nella vita; o almeno così ha sempre detto Ginevra, ma non che abbia mai preso eccessivamente in considerazione le sue pillole di filosofia.
« Tranquilla, prima o poi riuscirai anche tu » mi rassicura – o almeno tenta di farlo – la Harrington, con una professionalità degna dell'insegnante più capace « Concentrati su un ricordo veramente felice, lascia che ti invada completamente, chiudi gli occhi se necessario. Potresti impiegare minuti a trovarlo, ma una volta evocato per la prima volta, le successive saranno più semplici »
Ascolto con attenzione, annuendo. Quindi, deve essere un ricordo felice, ma davvero felice. Beh, l'unica cosa che ricordo è una... ma non so se potrebbe effettivamente funzionare.
Sospiro, socchiudendo gli occhi nella speranza di acquisire concentrazione. Non che sia poco, il tentativo di concentrazione da parte di una capace dei guai più disparati per semplice distrazione, ma ho l'impressione che qui si presti troppa attenzione alla riuscita di coloro che sono ancora inesperti.
« E-expecto... » balbetto, lo sguardo basso e la bacchetta puntata verso il soffitto «
Expecto patronum! » strizzo gli occhi, li strofino con il dorso della mano, ma evidentemente non è affatto un sogno.
Un coniglio, o almeno spero lo si possa definire tale data la materia argentea e luminosa che lo compone, si muove lungo le pareti della stanza, sospingendosi sulle zampe posteriori per spiccare lunghi e calcolati balzi. Si ferma a grattarsi dietro le orecchie afflosciate e riprende la sua corsa, mentre lo osservo sbalordita.
« Ottimo, Annabel, ottimo » Georgiana sembra soddisfatta, a giudicare dall'aria compiaciuta con cui sposta lo sguardo da me al fascio di luce che la mia bacchetta emana.
« Aha! Lo sapevo! » esclamo, recuperata la coscienza della buona riuscita dell'incanto e superato l'attimo di spossamento iniziale, un sorriso che impiega poco ad allargarsi sulle labbra.
Dopotutto, non avrei mai sperato di ricevere il permesso dei miei per trasferirmi ad Hogwarts al primo anno. E le felicità improvvise e inaspettate, si sa, sono le più intense di tutte.
***
Sera del ballo.
« ANNABEL, VIENI SUBITO QUI! »
La voce stridula delle grandi occasioni della mia migliore amica mi giunge all'improvviso, provocando un effetto domino di sobbalzi e colpi contro il baldacchino che terminano con il tonfo dello specchio sul pavimento e le schegge di vetro sparse sul tappeto.
« Pru... Prudence? » faccio titubante, prima di voltarmi in direzione dell'altra parte della stanza.
« I miei capelli, guardali, Ann! » gesticola, sventolandone una ciocca e dimenandosi come una rana impazzita « Volevo schiarirli, e invece... » singhiozza teatrale, il dito puntato contro la massa bianca e sfilacciata che le ricopre il cuoio capelluto.
« Beh, dai, non è questa gran tragedia... il bianco va forte, quest'anno! » faccio spallucce, allargandomi in un sorrisetto piuttosto imbranato. Sarà che non ho una mezza voglia di andare a questo maledettissimo ballo per vari motivi, tra i quali possiamo citare:
non so ballare, potrei essere l'unica ragazza del sesto senza accompagnatore, l'atmosfera zuccherosa e le parole dolci dei fidanzatini mi danno sui nervi, e credo che potrei andare avanti all'infinito.
« Oh, Ann, ma non riesci proprio a restare seria una volta tanto? » sbraita, puntando la bacchetta sui capelli, che ritornano in un batter d'occhio al loro colore originale.
La guardo di sbieco « Ma se sapevi farli tornare normali, che bisogno c'era di strillare in quel modo? » ne sono consapevole, la bionda non è tra le persone che si fanno prendere dal panico così spesso, ma stasera è talmente agitata che sta cominciando a sviluppare in me impulsi violenti. Comincio ad avere nostalgia della Prue che pretendeva silenzio nel dormitorio quando ripassava la lezione di Aritmanzia, e che mi teneva rinchiusa in biblioteca nei pomeriggi più soleggiati... Giuro che se non si calma la prendo a calci nel sedere e la spedisco nella sala grande così com'è, oh, se lo faccio!
« Eddai, in quel momento non ci ho pensato! » sbuffa, incrociando le braccia « Tu, piuttosto, credi davvero di andare conciata in quel modo? » non comprendo a cosa alluda, in effetti, e proprio per questo le rivolgo uno sguardo interrogativo.
« Ti do una mano, mh? » solleva la bacchetta, fermandosi appena dopo aver recepito il mio gesticolare spaventato « No, no, non ci provare! Faccio da me, tranquilla » la rassicuro, per poi raccogliere l'asta di legno da terra, mescolata con i nastri e le forcine per capelli.
Mi sposto davanti allo specchio. In effetti i capelli sciolti danno un'idea selvaggia che potrebbe apparire poco convincente, e il vestito è parecchio stropicciato, visto quante volte me lo sono sfilato e infilato nel corso del pomeriggio. Non so ancora chi me lo fa fare, in effetti, se non avessi una compagna di stanza così autoritaria, stasera me ne starei comoda a letto a mangiare del budino.
« Mh, vediamo... » mi tormento una ciocca, facendo dondolare la testa a destra e a sinistra. Ah, già, ora ricordo un particolare.
Io non so fare incantesimi sui capelli. Lancio a Prudence un'occhiata eloquente, alla quale segue immediatamente un suo sospiro e un fascio di luce perlacea.
Non che mi interessi essere carina, dal momento che non ho né un ragazzo, né un semplice ammiratore ossessivo che mi accompagni a questa cavolo di festa; né tantomeno ho qualche fiamma irraggiungibile dalla quale cercare di farsi notare con le tattiche più assurde. Però devo ammetterlo, essere un minimo acconciata non è male e gli chignon mi sono sempre piaciuti; se non fosse che la gonna è maledettamente scomoda e i tacchi mi impediscono di camminare con un minimo di postura...
« Bene, ora una stiratina al vestito et... voilà! »
Devo ricordarmi di sostituire
Prudence è lunatica con
Prudence è assurdamente lunatica, nella lista delle stranezze di Hogwarts.
Lancia un'occhiata all'orologio « Ora, se tu vuoi fare tardi sei liberissima, io al contrario » e così dicendo si sistema a sua volta i capelli, con un gesto fluido della mano « Ho qualcuno che mi aspetta e non posso assolutamente farmi attendere » un calcio ai foulard disseminati sul pavimento per farsi strada ed è oltre la porta, lasciandomi sola nello sfacelo totale del dormitorio.
Bene, Ann, un respiro profondo e scendi anche tu. Seh, come no. Comincia a starmi decisamente sulle scatole anche la mia coscienza, a questo punto, dato che se ne esce con questi tentativi di auto convinzione davvero poco efficaci...
***
Sala grande.
Beh, devo mettermi l'anima in pace almeno per stasera. Stare qui è piuttosto piacevole, in verità, dal momento che:
non devo ballare, senza accompagnatore si sta benissimo e basta non avvicinarsi alla pista per non sentire smancerie. Pensavo peggio, a dirla tutta, invece qualcuno con cui scambiare due chiacchiere per il momento c'è e la musica di sottofondo è addirittura piacevole; per non parlare delle candele accese e della luce soffusa che emanano.
« Signori, signore, l'elezione di Miss e Mister Hogwarts! » la musica si interrompe quando Lumacorno prende la parola, attirando l'attenzione di tutta la sala, che segue il suo sguardo con trepidazione. Povera Prue, ho paura che avrà una bella delusione, se spera di vincere...
« Mister Hogwarts è... » comincia, sfilando di tasca una pergamena « Tom Riddle! »
Tossisco, fortunatamente coperta dagli applausi dei Serpeverde – solo loro – rischiando di mandarmi la tartina di traverso, seguendo con uno spaventoso movimento delle pupille lo sporco, tremendamente odioso Tom che si posiziona al centro della sala.
« Ora è il turno della sua regina, signor Riddle. Miss Hogwarts è... »
Mezza sala trattiene il fiato, gli occhi fissi sul palco.
« Julia Versten! »
Ecco, ora l'aria si taglia con il coltello. Senza contare che ho rischiato seriamente di strozzarmi, questa volta. Facciamo mente locale: Riddle è quello che detesta i Mezzosangue e che vorrebbe estirparli dalla faccia della terra; Julia è sicuramente, a quanto ho visto, una dei capi del Fidelius. Ovvero ci difende.
E ora devono ballare assieme, stare così vicini, tenersi stretti, l'uno abbracciato all'altro, muoversi a passo di danza e mantenere la calma. Sono convinta che potrebbero farsi fuori a vicenda, in questo momento. Però non capita nulla, se non che lui le sussurra qualcosa in un orecchio, qualcosa che non posso percepire con precisione. So solo che
questa non ci voleva proprio.
Uno sbadiglio, le palpebre pesanti, sono i sintomi che mi fanno capire di avere un gran sonno e niente più da fare in sala. Mi avvio lungo le scale e faccio in tempo a salutare Prue, prima di scivolare nel dormitorio.
11/07/2008
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Fatto. La stoffa scivola sulle mie ossa sporgenti, ricadendo talmente bene da far apparire il vestito fatto su misura. Quasi dimenticavo: mi é stato fatto su misura, tagliato e cucito dalla sarta di mia madre in raso verde smeraldo. Non riesco davvero a capacitarmi che quella nello specchio sia io.
« cavolo. » balbetta appena mia cugina Jane, dodici anni, sdraiata a pancia in giù sul mio letto in un turbinio di lenzuola e cianfrusaglie assortite. Passo le mani sulle anche, premendo il tessuto lucente contro il mio corpo. Immagino che in questo momento dovrei continuare a prepararmi, ma davvero non riesco a spostarmi; quella che si riflette nello specchio non sembro neppure io. E’ una figura bellissima, senza ossa fuori posto, che non è troppo alta e ..
« Georgiana Claire Harrington, da quando sei una stragnocca tutta trine? » mi apostrofa Annette, uscendo dal bagno con i capelli pettinati come una venusiana impazzita. Ma non glielo dico, visto che per lo spavento ho fatto un salto all’indietro e sono inciampata nello strascico, sbattendo il sedere per terra. Se si è strappato mi ammazzo.
Mi risollevo a fatica, fulminandola mentre si infila il reggicalze di pizzo rosa fluorescente; io le voglio bene, ma qualche volta mi spaventa davvero.
« è solo un vestito.. » sussurro cacciando la testa nel baule pur di non farle vedere che sono diventata rossa come una ricordella. Voglio solo essere bella, non mi sembra una grande richiesta; non carina, voglio essere bella.
Mi sistemo i capelli in uno chignon, non molto diverso da quello che mi faccio spesso a scuola; un colpo di bacchetta e li fisso in quella acconciatura, sistemandoci anche un fermaglio di quelli che, anche se non si direbbe, sono diamanti. Con la coda dell’occhio catturo la figuretta di Jane che si ribalta sul letto e si spalma sulla boccuccia del rossetto color mattone, insultata a tutta birra dalla proprietaria del cosmetico, la mia compagna di stanza Gemma.
« auguratemi buona fortuna. » dico in un sospiro, spostandomi verso la porta; per loro sarà una semplice festa, per me è un evento fondamentale. Sono una Caposcuola, e solo questo dovrebbe bastare per ricordarmi che passerò il tempo a controllare che nessuno si ubriachi e cada dalle scale – come stavo per fare io andando verso la Sala Grande, oltretutto.
Passo tra i lunghi tavoli del buffet, tra le bambine ricoperte di gonnelloni rosa che già cianciano alla ricerca di un cavaliere dell’ultimo momento. Del mio, invece, distinguo la forma della schiena larga, i capelli scuri e il lieve movimento della testa mentre ascolta le indicazioni di Dippet, che sfila davanti a lui ed Elizabeth Hale con aria di chi li sgozzerebbe volentieri.
Non dico niente quando gli arrivo di fianco, e mi limito a far scivolare la mano nella sua; subito si volta, e senza neppure badare a chi ci circonda mi stampa un bacio sulle labbra. Trattieniti, Georgiana, mi sussurra una vocina nella mia testa mentre gli circondo il collo con le braccia e lascio che mi baci di nuovo.
« Harrington! Lang! » abbaia il preside. Ehm. Ci voltiamo verso di lui con l’espressione più colpevole che ci possa venire; ma non posso che sorridere, sentendo il suo pollice che accarezza il dorso della mia mano.
Ho distinto un eco lontana; non ne sono del tutto sicura, ma credo di aver sentito che Julia è miss Hogwarts. Insieme a Riddle. Lo ammetto, sono troppo impegnata a controllarmi dallo sbottonare i pantaloni a Sebastian per badare a quello che succede a decine di metri da me, in Sala Grande, mentre noi siamo infossati nello sgabuzzino delle scope.
Il suo peso mi spappola le costole, e me ne rendo conto solo ora che ho smesso di occuparmi dei miei ormoni e sono ritornata ad essere un cervello pensante. Ed in effetti, questo secchio sta per spezzarmi l’osso del collo. Faccio scivolare il piede via dalla sua gamba, fino ad atterrare malamente. Tentare di fare sesso in uno stanzino è sempre una pessima idea. Anche per me, che ho dimostrato di fare sempre la cosa giusta in ogni occasione. Ballare riscalda l’istinto, non l’avrei mai pensato.
« Seb. Hai sentito? » si solleva a fatica, grugnendo quando rinuncia a slacciare il nodo strettissimo che mi tiene il vestito ancorato addosso.
« No, stanno tutti dormendo. » brontola prima di prendere a baciarmi dietro l’orecchio. Maledetto, è il mio punto debole, e lo sa benissimo. Mi divincolo a fatica, e mi rialzo ancor più lentamente, spostandomi sino a poter posare l’orecchio alla porta del ripostiglio.
« Julia è miss Hogwarts. E Riddle il mister. » gli sibilo, prima di socchiudere la porta. Le poche persone che vedo sono ancora più impegnate a pomiciare di quanto lo fossimo noi. Attraverso l’atrio a tutta birra, infilandomi tra le porte spalancate, in mezzo alla confusione. Non riesco a vedere la mia migliore amica. Non so dove sia finita, dove stia ballando con Riddle, suppongo.
Vado verso il buffet, giusto per ingannare il tempo almeno finché Sebastian non ricomparirà; perché mi sembra che tutti mi guardino? Dio, non sarò spettinata! Mi tocco i capelli. No, sembrerebbero apposto.
« Smettila, sei splendida. » sibila una voce che ben conosco abbracciandomi da dietro. Stasera deve aver bevuto qualcosa di strano, non era mai stato così infuocato. Gli do una gomitata quando vedo Aedan che trotterella verso di noi. Scuoto già il capo; non ho visto la sua dolce metà, è inutile.
Sento delle dita fredde che mi si richiudono improvvisamente contro il braccio; mi volto di scatto, mi trovo di fronte Jules. Pallida come un cencio.
« Cosa ti ha detto? » le chiedo senza neppure aspettare che sia lei a fiatare.
« Giuro che se ti ha fatto male, vado là e…» sbotta Seb, approfittandone per darmi una botta sul sedere già che c’è. L’ho detto, che stasera non è normale.
« Julia! » strilla Megafusto Lywelyn. Smetti di chiamarlo così ! Dannazione, è tutta colpa di Eugene e dei suoi nomignoli malvagi.
« Mi ha sfidato. A mezzanotte, nella Foresta Proibita. » risponde abbassando lo sguardo.
« Veniamo con te. Il Fidelius è nato per questo. » già, il fidelius. Sparpagliato per tutta la Sala Grande in versione elegante e del tutto ignara del casino che verrà fuori tra dieci minuti.
« Va bene. Ma non tutti insieme. Sarebbe troppo sospetto. Andiamo avanti io e Georgiana. Intanto avvisiamo gli altri. Sebastian, Aedan voi porterete al punto prestabilito gli altri. » ribatte Jules, lanciandomi uno sguardo eloquente.
Passo di corsa di fianco a Jill; mi basterà parlare con lei e pochi altri, perché chi di dovere sappia.
« Dillo agli altri, alla Foresta. Non tutti assieme. »
« L’ha sfidata » mi risponde sgranando gli occhioni azzurri. Non le rispondo, e mi lascio prendere per il braccio da Julia, che mi trascina verso la porta.
Chissà, forse sembrerà che stiamo andando ad incipriarci il naso o a spettegolare alle toilettes. E speriamo che anche i professori la pensino così, quando scompariamo in una nuvola blu e verde.
« Allora, Lenore? » sbotto guardandola dall’alto in basso. E’ a terra, e perde sangue dal naso; ha fatto molto male a mettersi contro la campionessa del club dei duellanti, imbattuta per tredici duelli di seguito – praticamente tutti quelli di quest’anno, in effetti.
« Troia! » sibila contorcendosi, come se si volesse rialzare.
« Puttana. » rispondo con tutta la tranquillità di cui sono dotata, come se avessi detto una parola a caso. Ora non ha molto da ridere, la signorina; mi passo il dorso della mano sulla guancia, tagliato diagonalmente da uno dei suoi incanti di lacerazione.
Non riesco a staccare gli occhi dalle sue ferite. Sono stata io, e ancora non me lo spiego.
« Georgiana! Centauri! » grida la voce acuta di Audrey alle mie spalle. I corpi a terra sono più di uno, quelli sulle spalle di altri ancora di più. Vedo Sebastian che solleva Julia, poi Megafusto ancora a terra. Corro verso di lui.
« Mobilicorpus! » sussurro appena. C’è una confusione infernale. Non capisco più niente. Mi rituffo tra i rami, portandomi dietro il corpo che ho incantato.
11/07/2008
“Per la barba di Merlino!”- in camera sto smanettando con la cravatta. Odio le cravatte. Detesto le cravatte. E poi, a cosa servono…le cravatte!?
Stupidi oggetti che strozzano. Perché, in teoria (e pure in pratica), mi sta soffocando questo nodo che non sta mai a posto, comincio a pensare che sia stata l’idea malsana di qualche donna, la cravatta, con il solo scopo di uccidere…tramite incidente involontario, mariti e fidanzati. Ok, lo smoking, c’è. La mantella, c’è. Il capp…ehm, la cravatta…c’è. Respiro. Una, due, tre volte. Il ballo, stasera. Adesso. L’aria, però….non è da festa. Qualcosa si muove, ed è qualcosa che scuote il mio animo, sottopelle. E’ scuro, ed è spaventoso. La bacchetta, all’interno della tasca del vestito. Mai ripensamenti. Mai.
Ogni pensiero contrastante, significa morte. Specie adesso, ad Hogwarts. Scendo in sala comune, nonostante il cappio malefico si sia allentato mi sembra di sentire il fiato venir meno in certi momenti. Tensione, Damian. Si chiama tensione. E controllati, per l’amore del cielo! Non sei un poppante. Calmo. Sono calmo. (nei sogni). Julia Versten si fa largo nella sala dei Grifondoro nel suo abito blu abisso, che esalta il suo fisico e la sua regalità ed eleganza. Sorrido, e mi avvicino. Un inchino, il braccio dietro la schiena. “Maestà.”- la prendo affettuosamente in giro. Lei sembra elettrica, magari il suo cicisbeo lupo è già fuori, ad aspettarla, e morirà di infarto per via delle coronarie deboli di fronte a questa vista celestiale, chissà. “Damian…dai, smettila di fare il cretino, nemmeno stasera hai dato libera uscita alle tue battute sciocche?”- dice lei, sistemando un ricciolo che le cade sulla spalla, morbido. E perfetto a mio dire, ma se provassi a dirglielo…sicuramente mi spiumerebbe..o…oddio. Meglio indietreggiare. Userà la cravatta contro di me, lo sento. Sollevo un dito, socchiudo gli occhi, l’aria solenne.
“Sono e s i l a r a n t i. Le mie battute sono esilaranti, Julia.”- spiego, mantenendo la giusta distanza affinché le sue mani da donna su di giri non afferrino questo cappio tirandolo in modo da appendermi per la gola e segnare irrimediabilmente la mia fine. Mannaggia alle cravatte. Ma siccome si sa, l’intraprendenza è dettata spesso dall’istinto di sopravvivenza, intervengo, onde evitare qualsiasi omicidio…accidentale (voglio pensare che Julia mi ucciderebbe solo accidentalmente) “Ma…Aedan è già arrivato?”- chiedo, e lei sembra sobbalzare. Mi guarda, con gli occhi celesti sbarrati. Annuisce.
“Sì…dovrebbe già essere fuori.”- io fingo di nascondermi dietro il divano.
“E allora vai, no?”- le dico, lei annuisce di nuovo, elettrica, avvicinandosi all’uscita. E’ nervosa, e per una volta…mi fa anche tenerezza, oltre che affetto, si sa.
“Julia?”- la richiamo, lei si volta. Sorrido, rassicurandola “Sei bellissima.”
Lei sorride, meno tesa. Uno sguardo più morbido sul viso.
“Grazie, Dam." Scuoto la testa, ma in fondo mi fa piacere, sembra....innamorata, posso dirlo? Pensieri interrotti... “Scusa il ritardo, scusa!”- la voce di Elodie mi riporta alla realtà.
“Non fa niente, figu…”- mi volto ed ho il tempo di bloccarmi con aria attonita, lievemente sorpresa. Elodie, la piccola Elodie, indossa un lungo abito grigio scuro, dal tessuto leggero, con qualche fiore in tinta sulla gonna, smanicato e adatto alla sua tenera età. Sorrido, forse leggermente ebete, lei si guarda, controlla che il vestito sia apposto. Le mani sulla gonna, tirandola un po’ verso il basso con le mani.
“Non va bene? Sto male?”- chiede, diventando più rossa in viso. Mi avvicino, le dita a sfiorare le sue guance, le poggio un bacio sulla fronte.
“Stai benissimo. Splendida...”- porgo il braccio, che lei prende con delicatezza. “Andiamo.”
***
Stanza del ballo. Le danze aperte da una coppia d’eccezione. Particolare quanto improbabile. Julia e Tom Riddle. Il diavolo e l’acqua santa proprio. Non ha senso. L’aria diventa più rigida, Carlisle alle prese con un dialogo, sicuramente interessante, con Norwood e signora. Mi avvicino, con aria disinvolta non appena lui e Jillian si dividono dalla coppia principesca. “Hunnam, caro. Possibile? Mi tradisci con Norwood?”- dico, con aria fintamente offesa. Lui scuote la testa, accenna un sorriso.
“Oh, Dam, non potrei mai. Lo sai che il mio cuore appartiene solo a te.”- risponde. Ecco una persona con la quale mi piace scherzare. Carlisle. Prende lo scherzo con filosofia e compagnia.
Jillian, che prima sembrava un po’ rigida, un po’ tesa, forse per lo stesso motivo che inquieta me, si lascia andare in una risata. “E io che pensavo di dovermi preoccupare delle altre ragazze!”- mi accusa. Io porto una mano sul petto, in direzione del cuore.
“Questa sfiducia nei confronti del sex appeal del sottoscritto mi raggela il sangue nelle vene, Jill!”- ribatto, senza accorgermi che Carlisle ci ha abbandonato per scambiare qualche parole con…credo Sebastian, non so. Ma è la sua espressione a lasciarmi perplesso, quando torna vicino a noi. La sua fidanzata smette di ridere, riconoscendo sui tratti del suo viso l’essenza stessa della preoccupazione.
“La foresta. L’ha sfidata.”
***
“Damian! Damian Denholm!”- una voce mi richiama dall’oscurità della foresta scossa da lampi di incantesimi lanciati e ri lanciati. La figura di Jasper Lewis, saltellante e sorridente come se stesse di fronte ad un carrello di caramelle. Di fianco a Tom Riddle, impegnato come avevo timore, contro Julia.
Sull’altro fianco, Aedan ‘lupo’ Lywelyn si fronteggia con la….sorella? Bella roba.
Il principe Lewis mi fa un mezzo inchino.
“Avanti, Damian.”- e così dicendo mi lancia un incantesimo, che riesco a schivare più per un movimento elasticamente fisico. Che però, maledetta foresta e melma appiccicosa sotto i piedi, mi costringe al suolo. Ho il tempo di sollevarmi, sfilando e lanciando la mantella.
“Lewis! Preparati!”- lui ride, annuisce, corre verso destra. Lo inseguo parallelamente. Saltando rami, rocce, qualsiasi ostacolo che mi si presenta davanti, mentre gli schiantesimi e le relative protezioni zampillano dalle nostre bacchette come fossero fuochi d’artificio, schioppettando fra loro nelle luci rossastre e azzurre. Lui mi guarda con odio, disprezzo. Solleviamo le bacchette, qualcuno però lo tira dalla camicia, qualcuno afferra me dopo qualche istante dal braccio.
“I CENTAURI!”- ho il tempo di realizzare, senza nemmeno rendermi conto di chi ha trascinato la mia figura, che comincia a correre dopo uno sguardo di rancore verso Jasper.
La guerra. E’ stata interrotta.
Ma non è finita.
08/07/2008
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Bene. Eugene, respira profondamente e non riaprire gli occhi fino a che Milo non avrà smesso di parlare. Cioé mai. Mi costringo a inquadrare di nuovo la mia figura nello specchio della camera; Carlisle non si sbriga ad uscire dal bagno, e io sono in crisi con i miei capelli. Non me ne è mai fregato niente, anzi: più mi coprivano la faccia, meglio era. In effetti, fino a un paio di mesi fa neppure mi sfiorava l'idea di dover risultare presentabile per qualcuno. Invece ora questo cespuglio paglierino sta diventando un vero tormento; non posso pensare di andare al ballo senza un minimo di stile. Se non altro, per non farmi togliere il saluto da Isy. Pasticcio ancora un po' con la spazzola, prima di scagliarla verso il mio letto. Che disperazione.
Milo si sistema il cravattino e per la prima volta da circa tre ore sta zitto.
« Eugene Pennington. Sei diventato uno psicopatico. » mormora poco dopo, sgranando gli occhi e fissando il mio riflesso oltre la mia spalla. Mi lascio cadere all'indietro, sbuffando forte mentre il tappeto persiano mi grattugia la guancia. Non che mi interessi di sporcarmi il vestito, tanto se non se non troverò una soluzione per togliermi questa faccia da pesce morto non uscirò dalla stanza. Non faccio lo sforzo di mettermi a guardare in faccia il mio amico.
Povera Isy ; come se non bastasse tutto questo velluto blu, a farmi sembrare un puffo passato in una stiratrice. Milo si piega in avanti e mi spunta dall’alto, fissandomi con i suoi occhiucci blu tutti pieni di luci scintillanti.
« tirati su immediatamente. » sibila lanciandosi verso il suo letto, e rovesciando sul pavimento l’intero campionario del suo beauty case.
« cosa vuoi fare, truccarmi da farfalla? » sbotto rimettendomi seduto.
« chiudi gli occhi, bifolco. » l’unica cosa che sento sono le sue manacce che mi sbattono sulla testa; starà mica componendo un ritmo sinfonico per percussioni sul mio cranio. « tadà! »
Socchiudo gli occhi molto, molto lentamente. Inizialmente non vedo altro che la solita ombra sfocata della mia testa bionda e la mia faccia con le guanciotte rubizze. Poi focalizzo cos’ha fatto.
« ammettilo, Milo; tu sei gay e vuoi fare lo stylist. » sfioro appena il codino in cui ha raccolto la paglia, che sembra stranamente ordinata, e non mi ricade in faccia. Non sembro un idiota. Questo è un miracolo.
« mandami tua sorella, amico. » ruggisce appena con la sua solita espressione marpiona, mentre si caccia il mantello sulle spalle.
« stai diventando banale. » scatto in piedi e mi sbatto insistentemente la veste. Si può fare.
La scalinata è rimasta ben sgombra. Certo, perché tra poco ci toccherà salirci e .. non ci voglio pensare. Mi chiedo come faccia Milo a preoccuparsi di aver spezzato il cuore di miss TNT , Opal, quando avrà una chilometrica parte solista da eseguire davanti a tutta la scuola.
« Eugene, tesoro. » pigola Isabel, strappandomi un braccio per attirare la mia attenzione. Riesco appena ad intravedere i suoi occhioni azzurri prima che mi trascini verso il basso e mi baci. Trentasei centimetri sono tanti, forse è per quello che da quando sto con lei ho sempre mal di schiena. « smetti di preoccuparti, andrà tutto benissimo. »
« lo so, ma lasciami essere paranoico e insopportabile. » le sussurro nell’orecchio, stringendole forte la mano. Non sono abituato ad essere romantico; e neppure a venire trascinato al centro della pista da ballo, ed incrociare a fasi lo sguardo di Julia, stretta tra le viscide membra di Riddle. Isy grugnisce. Le chiedo scusa. Carlisle mi guarda con aria allarmata. Milo è scomparso.
No, un attimo. Do uno spintone a Isy, che sebbene scossa segue il mio movimento ed esce dalla pista. Audrey sembra più perplessa di noi, ed ancora di più quando le do le dovute spiegazioni.
« Eugene? » mi chiede Georgiana; si sistema ossessivamente i capelli, quasi peggio di me, e si ferma giusto quell’istante che serve per ascoltarmi.
« Non posso venire. » mormoro appena. Lei sgrana gli occhi.
« Abbiamo bisogno di te! » strilla, prima di farsi stritolare da Sebastian, che non sembra voler smettere di limonarci neppure per un momento. Dio, la paura di morire fa proprio brutti scherzi.
« Per cosa, l’accompagnamento musicale? » le sputo acido e bile addosso, e mimo me stesso che suona il pianoforte. « Georgiana, non è meglio che rimanga qui a ... distrarre l’altro 95% della scuola con la mia voce soave? » cerco di correggere il tiro e buttarla sul ridere. Visto che quell’esibizionista di Milo ha già scantonato ed è sparito nel nulla, lasciando le sue numerose fan ninfomani a bocca asciutta.
« ti aspetto nella foresta, Eugene. » sussurra appena prima di farsi trascinare via dalla sua dolce metà. Dannazione.
Che lo spettacolo cominci.
Ora, io sono per la non violenza, ma a Milo Ashmore sfracellerò i coglioni a ginocchiate. Appena avrò finito di cantare la sua parte, visto che lui mi ha fatto il favore di andare ad agitare la bacchetta e mollarmi qui, ad improvvisare davanti ai professori che agitano le testoline a ritmo. Su, Eugene, puoi farcela.
Ascolto le ultime note urlate dalle oche soprano, e poi scivolo via dalla formazione del coro. Non ho cantato bene quanto avrei dovuto, ma l’idea di Isabel in quella foresta, e di tutti gli altri ...
O’Sullivan mi segue con lo sguardo e la mascella sganciata e io faccio finta di non vederlo, né di rendermi conto che manca ancora il gran finale. Attraverso la sala grande prendendo a gomitate un po’ di ragazzine ubriache, scappo fuori, travalico l’atrio brulicante di coppiette che se la fanno senza ritegno e di bambinetti dei primi anni che tentano di imbucarsi e vengono beccati dalla sorveglianza.
Il giardino mi sembra ancor più enorme di quanto già fosse. Prendo la bacchetta ed inizio ad agitarla in aria, mentre galoppo verso la foresta. I rami mi rigano la faccia e mi stampano righe parallele sulla fronte , ormai bordeaux; essere alto dà anche questo svantaggio.
Dopo qualche decina di minuti, vedo lampi di luce che appaiono tra i rami.
Sono loro.
Punto la bacchetta in avanti. Prendo fiato. Mi getto nella radura. A terra ci sono Megafusto Lywelyn, una che non riconosco e poi non so. Quello che vedo è Isabel che viene incornata dall’incantesimo di una serpeverde biondastra e troppo alta. Faccio un tuffo verso di lei, le orecchie che mi si tappano a causa del mio stesso urlo.
« venenum! » un’esplosione. Dagli occhi della biondina scorrono lacrime nere.
Sollevo la mia fatina e me la carico sulle spalle senza aspettare altro; il suo peso è minimo. Mi sposto in fretta verso il limitare del bosco ; ma Audrey mi sfreccia davanti.
« scappa, Eugene! scappa! » nel silenzio perfetto che è sceso improvvisamente sul nostro combattimento distinguo nettamente lo scalpiccio degli zoccoli di qualche creatura del bosco. Scappo.
06/07/2008

Fidelius.
Così questo è il nome di una specie di associazione segreta per la difesa dei mezzosangue, dichiaratamente contro quel goblin di Riddle.
Goblin.
Poco fa non sono stata così gentile nel definirlo, ho adoperato tutta la fantasia di cui sono provvista -e a detta di molti è davvero fervida- per accompagnare il suo nome con una serie di epiteti che farebbero arrossire il più rozzo avventore dei locali di Nocturne Alley.
Jillian è effettivamente arrossita, alcuni sono scoppiati a ridere ed un ragazzo ha detto qualcosa circa il mio apparente ed ingannevole candore.
Solitamente non parlo così! Avrei voluto ribattere, ma mi hanno fatto altre domande a cui non mi sono potuta sottrarre, poichè ancora prima di pensare alla risposta la mia bocca si muoveva, quasi fosse diventata un organo del tutto autonomo dal cervello.
<<Mio Dio, Daisy, sei stata ancora più schietta del solito!>> mi sussurra Anne sinceramente stupita, dopo che mi sono riseduta accanto a lei, che pure mi conosce da tanti anni e sa bene quanto possa essere sincera.
Notando il mio disagio, Julia mi sorride
<< E' un effetto del veritaserum quello di far dire tutto ciò che si pensa. Consente di verificare con certezza la sincerità di chi si interroga.>>
Annuisco un po' incupita per essere stata "raggirata" in questo modo, ma al tempo stesso penso sognante alla pozione che mi hanno fatto bere: so che è molto complessa e non tutti gli studenti del settimo riescono a prepararla con successo.
La riunione prosegue ed apprendo alcune informazioni agghiaccianti, cose che non avrei creduto si potessero verificare in tutta l'Inghilterra, figuriamoci qui ad Hogwarts, la mia seconda casa, proprio sotto il mio naso.
Guardo stupita Julia e mi chiedo come faccia a convivere con un tale peso, a frequentare le stesse lezioni di quell'assassino.
Penserà mai alla vendetta?
Credo che non mi sarebbe mai venuto in mente di mobilitare tutte queste persone fondando un gruppo attivo e militante, probabilmente mi sarei limitata ad ucciderlo a mia volta.
Magari lei non è impulsiva come me ed ha fatto sicuramente la cosa giusta, è stata lungimirante e molto più saggia di come io potrò mai aspirare ad essere.
Mi guardo intorno e nel vedere tutti questi studenti, grifondoro, corvonero, tassorosso, realmente decisi a cambiare le cose, sento come un fuoco che mi brucia dentro e smanio per diventare un elemento attivo a mia volta.
Poi arriva il momento del patronus.
Solo adesso mi rendo conto che qui dentro sono la più piccola e trovo ingiusto che si aspettino realmente che io esegua un incantesimo così avanzato.
Tutti ci fissano -me, Anne ed una ragazza di tassorosso, Polly- aspettandosi chissà quale prova di maestria, che però non arriva, deludendo così le loro speranze.
Dalla mia bacchetta non esce niente, nemmeno una parvenza di incantesimo, nonostante gli altri si adoperino per darci suggerimenti e ripeterci di pensare a qualcosa di veramente felice.
Alla fine perdo la pazienza e pesto un piede per terra, quasi getto la bacchetta e mi metto ad ululare dalla rabbia.
Questa volta, non più sotto l'influenza del veritaserum, riesco a controllarmi.
<<Non mi riesce!>> strillo con una vocetta acuta e indispettita.
Georgiana dichiara chiusa la riunione e con circospezione usciamo dalla stanza delle necessità, mentre i membri senior cercano di rincuorarci.
A costo di non studiare più per i GUFO, riuscirò a fare quel benedetto patronus!
***
Il dormitorio è, stranamente, deserto.
Ancora è troppo presto per i preparativi per la serata e tutte le mie compagne di stanza sono a studiare (o a fare finta) in biblioteca e, visto che stamani era il turno di storia della magia, probabilmente ne avranno ancora per molto.
Ho calcolato tutto per poter trovarmi da sola davanti allo specchio, provando il mio abito per il ballo.
<<O Godric! Ma guardati, sei ridicola! Hai dei capelli che sembrano quelli di Medusa, per non parlare di quella coperta che vorresti spacciare per vestito!>>.
Il mio riflesso mi guarda con una smorfia di sufficienza.
Maledetti specchi magici, mai una volta che si facciano gli affari propri!
Ad ogni modo ha ragione lui, sono ridicola.
Velocemente mi vengono in mente almento tre soluzioni per poter ovviare al problema:
1- Non vado al ballo, il che equivarrebbe ad un suicidio per la mia popolarità. Scappo nella foresta per sempre, dove vengo adottata da un branco di ippogrifi e vivo il resto della mia vita incurante delle maldicenze altrui, dei balli, dei vestiti eleganti e delle formalità mondane.
2- Disegno un pentagono al centro della stanza e vi pongo intorno alcune candele nere, invocando una divinità pagana che in cambio della mia anima mi rende splendida per la serata.
3- Vado al ballo così come sono e amen, tanto non potrò perdere popolarità, giacchè non l'ho mai posseduta.
Sto ancora vagliando quale delle tre possa costituire la scelta migliore, quando fa il suo ingresso Elodie, i libri sottobraccio ed un sorriso sincero sulle labbra.
Restiamo alcuni istanti a fissarci e nessuna delle due ha il coraggio di fare la prima mossa.
<< Così sei qui.>> tenta lei, chiudendosi la porta alle spalle e avanzando verso il suo letto.
<< Lo so che il mio vestito fa schifo, ok? Era l'unico che possedevo ed è rimasto più di un anno sul fondo del mio baule. Sì è sgualcito. Ma non mi importa, perchè non me ne frega niente di questo ballo, a me.>> Dico tutto d'un fiato, aggressiva.
Lei cerca di sorridermi rassicurante -per quanto si possa sorridere ad un avvicinio come la sottoscritta- e prova a convincermi che
no, non è affatto un vestito orribile e che il marrone è un colore che mi dona alquanto.
In risposta gonfio le guance e mi rinchiudo in bagno.
Elodie, perchè non solo è una ragazza di rara bellezza, ma è pure gentile d'animo, bussa delicatamente alla porta e dopo aver sfoderato tutta la sua diplomazia, condita da una buona dose di pazienza, riesce a convincermi a fare qualche modifica al mio look.
Sequestra il mio abito e non lo rivedo fino a poche ore dal ballo, in mezzo al caos totale del mio dormitorio.
Mi nascondo in un angolino dietro il letto, perchè mi vergogno abbastanza, e lo indosso con mio sommo stupore.
Prima di tutto il marrone cacca è diventato bordeaux, sono sparite tutte le trine ai polsi ed al colletto, sono state tolte le maniche lunghe ed accorciato il vestito, che ora mi arriva un po' sopra il ginocchio.
El ha provveduto persino alle scarpe, prestandomi un paio delle sue -tanto abbiamo lo stesso numero di piede-.
La guardo con gratitudine infinita: la mia dea pagana!
<< Non è che adesso vuoi in cambio la mia anima?>>
<< No grazie, per questa volta non ce n'è bisogno.>>
Arriva il suo turno di prepararsi, mentre io mi studio criticamente davanti allo specchio, che stavolta non osa fiatare.
Guardo ammirata la mia acconciatura, uno chignon da cui sfuggono alcuni boccoli neri: sembro quasi una persona seria, e dire che hanno dovuto insistere molto prima che io acconsentissi a farmelo fare.
L'abilità della mia amica non basta, tuttavia, a rendermi una persona attraente: i fianchi rimangono piatti e così il mio petto, dallo scollo a V sporgono tutti i miei ossicini che mio padre trova tanto adorabili.
Mio padre. Punto.
Proprio mentre formulo questi pensieri vagamente depressivi appare Elodie ed è quasi un'epifania perchè è bella e luminosa, con i capelli dorati, gli occhioni blu, magra ma con delle forme che la rendono femminile e non assomigliante ad una scopa da quidditch.
Il mondo è così ingiusto e totalmente di parte!
Ecco cosa succede ad avere per compagna di dormitorio una mezza veela.
I miei timori circa la buona riuscita del ballo vengono immediatamente accantonati, tanto che ben presto Anne mi rinfaccia di aver fatto tante scenate inutili, quando entrambe sapevamo benissimo che alla fine mi sarei divertita.
Sì, dico io,
ma anche tu eri molto perplessa all'inizio.
Non mi pesa nemmeno il fatto di non avere un "accompagnatore", anzi sono felice di poter scherzare con le mie amiche (quelle scompagnate, ovviamente) e prendere in giro le coppiette.
I maligni potrebbero dire che io sia in verità gelosa, ma sarebbe un'accusa falsa e tendeziosa.
Sorseggio il mio succo di zucca seduta su una poltroncina ai margini della pista da ballo ancora vuota, quando una voce interrompe il filo dei miei pensieri.
<< Come mai una bella ragazza come te siede qua tutta sola?>>
Non faccio in tempo a pensare
"oh mio Dio! Un uomo mi sta rivolgendo la parola!" che con orrore scopro che il mio interlocutore è Marck Twain, un grifondoro del sesto anno che ci provò con me quando io ero al secondo.
Rifiutai la gentile offerta dicendogli
<< Non starei mai con uno che ha un naso grosso quanto la Groellandia>>.
Da piccola ero un po' stronzetta.
Lui mi porge la mano e si presenta: pare si sia scordato dell'increscioso episodio, così anche io faccio finta di niente.
<< Allora, Daisy Brown, ti diverti?>>
<< Be', sì non è male. Insomma, mi aspettavo peggio.>>
Nonostante qualche mio debole tentativo di staccarmi dal mio compagno di casa, la conversazione prende avvio anche perchè tutte le mie amiche devono aver deciso di "non disturbarmi" -fraintendendo tutto, ovviamente!-.
Vengono annunciati Miss e Mister Hogwarts -una cagata che si potevano risparmiare, detto francamente- e sono Julia, che effettivamente è molto affascinante stasera, e, orrore, Riddle.
Mi irrigidisco e soffoco un'esclamazione di profondo disappunto.
Riddle. Ma si può essere più ciechi?
Le danze vengono così avviate e tutta l'attenzione viene calamitata sui due che volteggiano leggiadri al centro della pista; intercetto qualche sguardo disgustato di alcuni ragazzi del fidelius e vorrei tanto alzarmi e deturpare quel visino ipocrita e malvagio che si ritrova.
<< Che gnocca>> dice il mio fine cavaliere.
<< Sì ma è sprecata con una serpe viscida e impomatata come lui>> ringhio stizzita.
Mi alzo per sgranchirmi le gambe ed incontro Jillian e Carlisie.
<< Ciao!>> dico allegra.
Jill mi sorride e mi chiede se mi sto divertendo;
abbastanza, rispondo io,
e voi?
Anche loro si divertono.
Sembrano di fretta e glielo faccio notare, così si scambiano uno sguardo, indecisi su cosa rispondermi.
Li tranquillizzo, non voglio mica farmi gli affari loro!
Andate pure, siete carinissimi insieme!
Jill sembra esitare un attimo e si torce le mani, ma la stretta di Carlisie sulla sua spalla si fa più vigorosa, così mi salutano con un sorriso e spariscono inghiottiti dalla folla.
<< Balliamo?>> Twain non demorde.
<< Vorresti farmi credere che sai ballare?>>
<< Naturalmente, lo sanno tutti!>>
Lo guardo scettica.
<< Però le bugie le sai dire bene>>
<
< Ho molte altre doti, oltre un naso grande quanto la Groellandia>>
Allora si ricorda! AH! Mentitore! Voleva prendermi in giro, avere la sua rivalsa!
Lo guardo incazzata, giro i tacchi e me ne vado anche io.
<< E' tutta colpa di mia madre, sai? E' sempre stata molto romantica e voleva per me un nome dolce, così ha scelto Daisy. Solo che non aveva fatto i conti con il cognome e una margherita marrone non ispira tenerezza a nessuno.>>
Non so come sia successo, ma ho finito per raccontare la storia della mia vita a questo spilungone con il naso enorme.
Finita la serata sono così stanca che non mi reggo in piedi e ciò induce il mio cavaliere a portarmi in spalla, ma fatte due rampe di scale rinuncia e si arrende ad non essere affatto cavalleresco.
Ovviamente glielo faccio notare io.
Ci salutiamo nella sala comune dei grifondoro e lui mi stampa un bacio sulla fronte.
<< Non ti allargare. Mi stai simpatico, ma non mi interessi>>
Con una sola mossa entro nella mia camera, mi schianto sul materasso e mi addormento.
05/07/2008
Qualche tempo prima del ballo
Il fatto è che potrei morire di curiosità. Nel senso che sono talmente portata a ficcanasare che il mio senso del pericolo viene
completamente meno. Non che avessi motivo di dubitare della buona fede di Carlisle, in ogni caso, ma penso che quel
Ci sono delle persone che vorrei farti conoscere buttato lì con indifferente distrazione l’avrei seguito anche se a lanciarlo fosse stata un chupacabra.
Ad ogni modo mi sono veramente immaginata di tutto, ma ad una porta che si materializza su un muro senza che nessuno abbia nemmeno pronunciato uno straccio di
Apriti sesamo non c’ero arrivata. Una ragazza collo di cigno che mi lancia un’occhiata clinica e mi tempesta di domande (in realtà non più di quattro o cinque, ma ad una velocità disarmante) dopo avermi fatto ingurgitare qualcosa che Carlisle mi chiarisce essere veritaserum. E poi dentro ad una stanza discretamente grande e
discretamente popolata. Per l’amor di tutti i Threstal (no, mai visto uno in vita mia, ma si vocifera
esistano veramente), qua dentro c’è chiunque! La ragazza di Carlisle apre verso di noi un sorriso che fa luce da sé, seduta poco lontano da Penny (assediato dalla minuscola Isabel) e Milo Ashmore, che lancia occhiate oserei dire al limite del diffidente alla ormai fantomatica Opal. E poi diverse persone che non posso conoscere se non di vista…
Carlisle mi fa cenno verso una delle sedie vuote nei dintorni di Annabel Bennett, che pare incuriosita come un gatto, gli occhi fissi sulla sorella di Ida, Julia.
Julia che apre un rapido sorriso verso i presenti, sfregandosi le nocche sul palmo della mano mentre raccoglie idee e parole.
”Sembra che ci stiamo espandendo” commenta a mezza voce, gentilmente, e pare che la cosa le faccia relativamente piacere. La ragazza delle domande a mitraglietta, in piedi accanto a lei, lancia un’occhiata aerea per la stanza, raccogliendo un rotolo di pergamena da un banco lì accanto.
”Il che non può che tornarci utile” osserva, prima di lanciarsi ad illustrare a noi
nuove reclute il punto della situazione seguita da un pratico resoconto sui recenti sviluppi e insorgere di nuovi problemi.
Quindi sì, se avessi avuto anche il minimo dubbio sulla finalità dell’inusuale appuntamento di Carlisle, questa Georgiana avrebbe prontamente provveduto a polverizzarlo. Sta di fatto che, bevendo quel siero e rispondendo in maniera soddisfacente alle domande, io e qualche altra fortunella (questa sera Annabel e Daisy) siamo ufficialmente entrate a far parte di quel club di tutela dei Mezzosangue che è il Fidelius.
“Contenta Polly?” domanda Carlisle dandomi un leggera pacchettino sulla spalla, mentre Georgiana chiude la riunione.
”Potevi dirmelo” sussurro, guardando furtivamente quello che mi si è presentato come Aedan Lywelyn (fratello di
quella Lywelyn)
”mi sarei messa carina”
”Parlando fuori dai denti” borbotta Daisy, guardando corrucciata lo zampettante e argenteo scoiattolo che Isabel ha invocato per dimostrazione
”mi sento un attimino in soggezione…”
Non mi sono mai trovata in una situazione più adatta per affermare che capisco quello che prova. Starsene qua, in cerchio attorno alla Sittenfeld, ascoltando le istruzioni che Georgiana ci impartisce per far scaturire anche solo un minimo guizzo perlato dalla punta della nostra bacchetta, devo dire, mette un po’ d’ansia. Soprattutto se attorno a noi sta un branco di altra gente, ormai avvezza nell’arte di
expecto-patronare a destra e a manca, che non aspetta altro se non di vederci tentare la prova del secolo.
”Alla fine non è niente d’impossibile” afferma Georgiana risoluta, dando enfasi alle proprie parole con un energico annuire, per poi rivolgere gli occhi da cervo verso noi tre
”Prego”
La signorina Harrington ha la straordinaria quanto inquietante capacità di essere volitiva pur rimanendo cortese. Insomma, qualcosa che suona molto come
un invito che non si può rifiutare. Annabel lancia un’occhiata indecifrabile a Daisy, ma dall’apertura innaturale delle sue palpebre posso facilmente dedurre che non crede che Georgiana possa essere
seriamente seria. E io stessa sono la prima ad indugiare, per cui la nostra incredibilmente giovane professoressa si sente in obbligo di incoraggiarci, allungando una mano verso Isabel, come se volesse mostrarcela.
”Avanti, basta solo pensare a qualcosa di piacevole!” ci incita, mentre lo scoiattolo si dissolve dolcemente nell’aere e la Sittenfeld arretra per fare posto ad una di noi tre.
Georgiana guarda insistentemente verso di noi, chiaramente non intenzionata a togliere la seduta fin quando qualcuna non si decida a prendere l’iniziativa. Così, sbuffando, precedo di una frazione di secondo Annabel nel prendere questa storica decisione.
”E va bene” dico col tono di una che sta parlando direttamente al suo sacco tirapugni, tirandomi su le maniche della camicia – considerevolmente stropicciata
”Allora, è molto semplice” continuo, armandomi di bacchetta e santa pazienza
”Basta solo pensare a qualcosa di piacevole…” faccio una flebile rotazione del polso
”Dunque, per esempio…per esempio quando i Tassorosso hanno vinto la Coppa delle Case!”
”Ahm…” Carlisle inarca un sopracciglio, guardandomi con perplessità, mentre sento Milo ridacchiarsela sotto i baffi
”Non credo che questo sia mai accaduto da quando siamo qua dentro io e te, Polly”
”E nemmeno prima” puntualizza stranamente Eugene
”Almeno, non di recente…”
”Oh, grazie tante ragazzi” borbotto contrariata, lasciando pesantemente cadere il braccio che avevo già teso in avanti
”Sarebbe venuto fuori un Patrono con i fiocchi…”
La cosa si fa ardua. Decisamente ardua. Tanto che Georgiana è costretta a dichiarare concluso l’incontro prima che anche una sola di noi tre riesca a produrre qualcosa di costruttivo.
”Proprio non capisco” dice Annabel pensosa, scuotendo il capo
”Io sono piena di ricordi felici!”
”Non è quello” rassicura Jillian
”Comunque è un incantesimo d’appello, piuttosto complesso…” sorride rincuorante
”Non è facile che riesca al primo colpo”
Mh, sarà…sta di fatto che di colpi, personalmente, ne ho sparati almeno una dozzina…
”Ah, quante sciocchezze” bofonchio, sprofondando un altro po’ nella poltrona. Dorothy sposta velocemente gli occhi a pesciolino da me a Costance, muovendo con discrezione la sua torre sulla scacchiera magica.
”Quanto sei pratica” fa di rimando Coco, il suo cavallo che affonda senza pietà gli zoccoli sulla zucca di uno sfortunato pedone bianco
”Insomma, alla fine dove sta il problema? L’anno scolastico finisce, non abbiamo nessun esame da preparare…possiamo anche goderci un ballo in santa pace!”
”Io credo potrebbe essere un’utile distrazione” Dot affonda la guancia in una mano, osservando distrattamente la scacchiera
”Non che abbia una particolare affinità con i vestiti da gran spolvero, però…”
”Secondo me non ha un senso logico, tutto questo” replico cocciutamente, portandomi le ginocchia al petto.
”Il problema di fondo è che non sai con chi venirci” Costance fa una smorfietta scherzosamente provocante, che ricambio con generosità.
”Oh, non dire baggianate! Se avessi voglia di venire a quella cretinata di ballo non avrei problemi ad invitare il primo che passa!”
”Meglio se è Milo Ashmore” sussurra con aria da comare Coco a Dot.
”Chi ha messo in giro questa voce?” m’informo con occhio scettico, il sopracciglio flesso, che Costance ignora bellamente, tornando a mettere legna sul fuoco.
”Comunque, non so se te lo hanno insegnato, ma da che mondo e mondo sono i ragazzi che invitano le ragazze, non viceversa”
”I ragazzi d’oggi non sono più quelli di una volta” faccio spallucce.
Bèh, in verità non è che Costance abbia proprio tutti,
tutti i torti… diciamo che, se buona parte di questa avversione per i balli concerne proprio il doversi impacchettare in inutili vestiti millefoglie (che per altro uno si deve anche ingegnare a cercare), una minima percentuale
potrebbe anche stare nel fatto che, sì, trovarsi un accompagnatore è fondamentalmente faticoso. Gli anni scorsi mi è capitato, quel paio di volte in cui è stato organizzato qualche evento del genere, di andarci col fratello di Costance. Poi lui si è trovato la ragazza, e i tempi d’oro sono finiti…
Non so chi abbia ideato questa fantasticheria dell’
allenamento di congedo ma, tutto sommato, è divertente. Se si tralascia il fatto che credo Leasley sia il sedicenne più prolisso che il pianeta terra abbia mai ospitato sulla sua crosta, e che un’occasione del genere richiede quasi necessariamente un discorso semi ufficioso…
Sta di fatto che questa fantomatica oratoria è durata quasi quanto l’allenamento stesso (
”Anche quest’anno non è andata particolarmente bene, ma ci siamo divertiti!”) e ho avuto bisogno di una doccia doppia per riprendermi. Non è un cattivo ragazzo, anzi, all’uopo è anche divertente, basta solo ricordarsi d’impedirgli oratorie. Ma, essendo che è il capitano della squadra, che adora chiacchierare e che di soddisfazioni atletiche gliene abbiamo date parecchio poche (con conseguenti pochi discorsi da fare), con quale cuore lo si potrebbe privare anche di qualche solenne parolina di fine anno? Persino io, che ho una riserva di pazienza non troppo generosa, non me la sentirei. Però, quando sono uscita dalla doccia, avvoltolata in un fantastico asciugamano della nonna grande come gli Stati Uniti, e me lo sono ritrovata lì davanti – ancora intento ad asciugare i capelli con un panno – del tutto intenzionato a lanciarsi in altri improponibili sleghi, non ce l’ho proprio più fatta.
”Hai già qualcuno da portare al ballo, Lee?” gli ho chiesto spiccia, troncando sul nascere il suo rimpiangere quel paio di elementi che abbandonano la squadra con i M.A.G.O.
”No” ha risposto senza battere ciglio, facendo spallucce
”Volevo invitare Loretta, ma ha già un accompagnatore…”
”Scordati la tua Loretta” l’ho ammonito perentoria, e mi sono ritrovata con un fantastico cavaliere dalla chiacchiera estremamente facile da portare al ballo. Se non altro saprò come ingannare il tempo…
Una volta eliminato il problema
cavaliere si propone quello
vestito.
”Penso potrei sistemare un po’ la camicia da notte” dico, scherzosa fino a un certo punto, mentre esco dalla Stanza delle Necessità assieme ad Annabel.
Le nostre pratiche col Patronus non portano ancora frutti apprezzabili. La Bennett è l’unica che è riuscita a fare sputacchiare qualcosa di semi consistente alla propria bacchetta. Non riesco a capire quale sia il problema. Come dice Georgiana, alla fine, non è poi così complesso: un movimento molto elementare col polso, una formula semplice da pronunciare con convinzione e un pensiero felice a cui aggrapparsi.
”Tu hai mai provato a invocare un Patronus?” domando a Costance una volta raggiunta la tavolata Tassorosso per la cena. Carlisle mi lancia un’occhiata d’avvertenza di sottecchi, che io ignoro. Certo che non ho nessuna intenzione di raccontare tutta la storia del Fidelius a Coco! Semplicemente sarei curiosa di sapere se lei, che anche se è finita tra i tassi è sempre stata discretamente solerte nell’apprendimento, ce l’ha mai fatta. Costance mi guarda come se le stessi suggerendo di condire la sua insalata di frutta con della senape.
”E perché avrei dovuto?” domanda dubbiosa. Faccio spallucce, tornando ad occuparmi del mio cibo.
”Bèh, così” mi defilo
”Sembra una cosa divertente”
Milo scoppia a ridere
”Peccato che Georgiana non sia qui ad ascoltarti”, frase che termina in un
ouch soffocato dopo un movimento sospetto da parte di Carlisle, che ho come il dubbio abbia centrato in pieno lo stinco del suo compare con un calcio relativamente discreto.
La sera del ballo
Ce l’ho fatta! La mia fantastica scimmietta è venuta fuori dalla bacchetta e ha anche saltellato in giro per qualche metro prima di dissolversi in un batuffolo di brillantini. Certo, non è il Patrono più vigoroso che si sia mai visto, ma avrà modo di crescere, immagino.
”Lo chiamerò Einstein!” ho annunciato, in preda all’entusiasmo.
”Perché mai dovresti dare un nome ad un Patronus!” ha obiettato Opal, piuttosto stranita da quell’eccesso di zelo.
Bèh, è che non mi capita spesso di raggiungere
traguardi del genere in ambito magico. Insomma, un incantesimo d’appello! E io sono riuscita ad eseguirlo! Ovviamente con i dovuti tempi, ma come si dice finché c’è vita c’è speranza, e prima o poi, con calma e senza fretta, ce la facciamo tutti.
Sono così su di giri per la mia scimmietta (e sono così frustrata perché non posso urlarlo a mezzo mondo), che quasi non mi accorgo nemmeno di tutto il trambusto che riempie i dormitori femminili, in queste ore prima dell’inizio del fatidico ballo.
”Accidenti!” Costance è isterica
”Che diavolo ha questa chiusura?”
”Tesoro, dubito sia la chiusura” punzecchia Ursula, intrufolata in una camera non sua.
Non so perché la gente si metta dietro con i preparativi tanto tempo prima. Va poi a finire che, quando è ora di uscire, la maggior parte gli accorgimenti di belletteria apportati al proprio personale durante queste agonizzanti ore se ne sono già andati a ramengo (vedi trucco sbavato, capelli in disordine, ripresina dell’ultimo minuto che cede rovinosamente…). Dal canto mio ho adottato il metodo
fai una doccia e rilassati, e me ne sto da venti minuti buoni a contemplare beata il rivestimento del baldacchino, mentre quelle altre ocarine fanno un pollaio della miseria.
”Polly! Vuoi muovere quel tuo sederino?” mi richiamano all’ordine
”Ma ce l’hai uno straccio di vestito da metterti?”
”Ho rimediato un cavaliere, vuoi che non abbia un vestito?” e, siccome mi provocano, mi butto giù dal letto, spalanco con molta poca grazia il baule, e tiro fuori il vestito che mi sono fatta spedire dalla mamma. È un po’ sgualcito, perché per dargli un’occhiata ho disfatto il pacco con cui mi era arrivato e non sono più stata capace di piegarlo, ma basta un colpo di bacchetta e…
”Ma cos’è” fa Costance piatta, totalmente priva d’espressione, guardando il vestito con occhio vacuo
”una tovaglia?”
Dorothy la guarda interrogativa, esordendo con un flebile
”Oh, Coco…”
”Mannò!” esclamo, guardandola torva, per poi sorridere placida riportando gli occhi sul mio abito
”Era una tenda. Ma mia nonna è una sarta eccezionale, non ti pare?”
”Per Merlino, Polly!” Costance sembra quasi esasperata mentre Ursula se la ride
”Potresti prendere le cose un attimino più sul serio, ogni tanto?”
Leasley non è solo il più prolisso, ma – e grazie al cielo, in momenti come questi – anche il più
lento adolescente del pianeta. Così, quando esco in Sala Comune in netto ritardo rispetto alle mie compagne, lo pesco mentre sta per abbandonarsi su una delle poltrone, probabilmente appena uscito dalla camera.
”Allora?” dico con un’occhiata alla
guarda che so perfettamente che sei arrivato prima di me solo per pura fortuna. Leasley mi fa uno dei suoi mastodontici sorrisi giulivi, riacquistando l’equilibrio dopo quella scomoda manovra per rinunciare alla comoda seduta.
”Allora?” ripete, per poi aggiungere un allegro
”Come siamo carine!”
Faccio una smorfietta divertita, puntellando le mani sui fianchi e guardandolo di sottecchi
”Frase di rito?” lo pungolo sorniona.
”Frase di rito” ammette lui, porgendomi il braccio, al quale mi aggrappo come la mia scimmietta argentata
”Bèh grazie” replico
”Apprezzo lo sforzo”
La Sala Grande è una piazza piena di coriandoli. I balli sono sempre una sfilata di colori che farebbe invidia ad Arlecchino, anche se questa sera pare che il rosa – antico, confetto, shocking… - vada per la maggiore.
Dopo un deflagrante tentativo di approcciarci alla pista ho suggerito a Leasley di piantare le tende il più lontano possibile da quel vorticoso svolazzare di gonne. Così abbiamo preferito farci una simpatica passeggiata (non priva di ostacoli) in giro per il salone e fermarci a fare due chiacchiere su chi di conosciuto incontravamo sui nostri passi. Ho incrociato parecchie reclute del Fidelius a inizio serata, tutti quanti abbastanza ottimisti a giudicare dai sorrisi. Anche se poi, è bastata un’occhiata a Julia per capire che sì, ottimisti va bene, ma non è mai il caso di abbassare la guardia. Raggiante e tesa al contempo, anche se ancora senza moventi d’allarme. Ed è filato effettivamente tutto più o meno liscio fino ad adesso.
Milo esce dalla folla a passo svelto, quasi impassibile, come se tutto fosse normale, anche se ha più fretta del solito. Mi urta con un braccio, si ferma a sincerarsi su come stia.
”Scusa” dice
”Non ti avevo vista”
”Che succede?” ficcanaso fino al midollo sì, ma tutta questa fretta in una persona come Milo mi mette qualche pulce. Lui mi guarda un attimo come per decidere il da farsi, poi lancia un’occhiata nei paraggi e, una volta constatato che Leasley si è perso a parlare con terzi, mormora un
”Julia e Riddle. Si sono dati meta nella Foresta”
Spalanco gli occhi oltre misura.
”COSA?” esclamo, forse a voce un po’ alta, perché Milo ricorre prontamente ad un discreto
shhhh di cui io prendo atto, e continuo ad indagare a voce bassa
”E adesso?”
”Adesso le serve una mano” ribatte lui, e nel tono ricompare tutta la fretta del suo passo.
”Vengo anche io!”
”No” è talmente tassativo che mi spiazza, e probabilmente se ne accorge
”No Polly, tu non…il tuo Patronus è ancora troppo debole, gli altri incantesimi…”
Sbuffo, incrociando le braccia.
”Mi stai tagliando fuori per la mia incapacità magica?” chiedo, scura in volto.
”Qualcosa del genere, sì” replica gentilmente.
”Questa è discriminazione”
”Questa è prevenzione, Polly”
Bofonchio, corrucciandomi. Purtroppo, c’è poco da blaterare e cercare punti a mio favore, in questo caso Milo non ha tutti i torti. Il mio livello magico non è certo all’altezza di persone come Georgiana o Julia, e molti Serpeverde sospettati di star dietro le sottane di Riddle hanno fama ottima in campo d’incantesimi, qua a scuola. Lo so, calpestare l’ego fa male, ma non è il caso di fare i ciuchi questa sera.
”E va bene, va bene” sbotto, un po’ impermalosita
”Ma fate i bravi, intesi?”
Milo sorride, annuisce.
”Vedi che infondo non sei proprio così testa dura” dice soddisfatto, e fa per andarsene.
”Ehi, Milo!” lo richiamo all’ordine, prima che venga risucchiato una volta per tutte da questa bolgia infernale.
”Che c’è?”
”Buona fortuna”
04/07/2008
Mattina.
Oggi c'è il ballo.
Inviti: nessuno.
Vestito: nessuno.
Sono in bibblioteca a ripassare erbologia per i GUFO ormai molto vicini. Cassie è vicina a me e ripassa per i suoi esami, sicuramente più leggeri dei miei, silenziosa come lo è stata dalla conversazione con Julia. Non me ne ha parlato più di tanto ma visto il suo umore non sono sicura che i suoi sospetti fossero infondati. L'unica serata davvero bella in cui l'ho vista spensierata è stata quella del pigiama-party: ha riso a lacrime al racconto dell'incontro con l'elfo domestico. Ma il resto delle giornate è stata taciturna, nemmeno triste, come chiusa in un suo pensiero fisso e assillante. Ora è immersa nel suo solito silenzio. Comincio a ripetere sottovoce gli utilizzi delle spine delle rose dai petali carnosi. poi Cassie mi interrompe, cercando probabilmente di distrarsi dal suo pensiero.
"Rah, con chi devi andare al ballo?" dice guardandomi.
Io la osservo strabuzzando gli occhi. Era l'ultima domanda che mi aspettavo.
"Cosa... cioè... penso che non andrò con nessuno al ballo. Non sono stata invitata da nessuno e io non ho intenzione di invitare nessuno... penso addirittura che non andrò." le rispondo con un pò di vergogna. Lei ha ricevuto un sacco di proposte, ma per ora non ne ha accettata nessuna.
"Come non vai? Sapevo che non te ne saresti preoccupata e per questo ho mandato un gufo alla signora Page per chiederle di cercarti un vestito... L'ho nel mio armadio e so che ti starebbe benissimo!" dice con aria convinta. Io sono sempre più stupita.
"Ma non ho cavaliere... e poi non avresti dovuto chiedere a mia madre..." le rispondo in un soffio "e tu non hai ancora un cavaliere?" lei sorride e comincia a rispondermi
"No, io..."
"Ehm... Cassandra?" un ragazzo alle nostre spalle richiama la sua attenzione. Lei si gira e lo saluta con un piccolo cenno del capo.
"Potrei parlarti un momento?" chiede lui. é un ragazzo che non conosco, dovrebbe essere dello stesso anno di Cassie, al Corvonero. Dall'espressione (quella di chi sta per vomitare dall'emozione) dovrebbe essere una nuova conquista della mia amica che, non trovendo il coraggio prima, ha aspettato la mattina del ballo per chiederle di accompagnarlo. Lei acconsente e lo segue fuori dalla bibblioteca mentre io aspetto di vedere l'esito della chiaccherata.
Cassandra non si fa aspettare troppo e si siede di nuovo vicino a me dopo forse nemmeno cinque minuti. Sospira.
"Allora? Vai con lui?" le chiedo.
"No ho deciso che non andrò con nessuno." dice riprendendo il libro di Difesa Contro le Arti Oscure.
"Ma come..." comincio.
"Ci facciamo compagnia a vicenda. Ci sarà da ridere a vedere certe oche del Serpeverde stippate nei loro vestiti a fare le fatine! E poi sicuramente ci sarà qualche cavaliere pronto a chiederci un ballo non trovi?"
Io penso sinceramente di no ma faccio finta di nulla ed evito di commentare riprendendo a ripetere Erbologia.
Sera-preparativi
Non sono per nulla nervosa per il ballo... dopo tutto sarò lì solo per fare contena Cassie. Il vestito comprato per me dalla mia madre adottiva era un lungo abito da sera rosso di un tessuto particolare che mi aderiva alla pelle mettendo in risalto il mio corpo longilineo e magro.
"Vedrai con quello Rah! Attirerai su di te gli sguardi di tutti i cavalieri e l'invidia di tutte le dame." commenta Cassandra osservandomi. Lei indossa un vestito nero corto, un pò provocante.
"Credo che potresti essere tu ad attrare le attenzioni Cassie. Il vestito ti sta d'incanto." le dissi cercando di mettermi il mascara senza sporcarmi. Vedendomi in difficoltà Cassie mi prende la boccetta e comincia a mettermelo lei.
Ballo
Il ballo è la cosa più noiosa che mi sia capitata da giorni a questa parte, e in più avrei ancora due secoli di Storia della Magia da ripassare. Una perdita di tempo colossale. I miei pensieri sono più che visibili dalla mia espressione vacua e Cassie ha ormai rinunciato di farmi notare quanto è bella la Sala Grande decorata a festa, o altre cose ai miei occhi assolutamente inutili. Scorgo entrare Alexa e Lory e vedo con stupore che sono accompagnate da due ragazzi.
"Hey Cassie, non ti sembra strano che non ci abbiano detto nulla?" dico indicandole.
"Oh! Alexa sta con Max!" dice lei piacevolmente stupita
"Non ci ho mai parlato troppo ma penso che sia un bravo ragazzo." mi dice. Io annuisco felice per la mia amica e effettivamente sento un pò di tristezza per me stessa. Nessuno mi ha invitata. Mi riscuoto stupendomi dei miei stessi pensieri. Non sono sicura che avrei accettato anche solo una proposta.
"Rah guarda un pò da quella parte. C'è un ragazzo che non smette di fissarti!" dice Cassie sottovoce. Mi giro e incontro lo sguardo di un ragazzo del mio anno. Jared McPherson, serpeverde. è vero mi sta osservando e io non riesco a sostenere il suo sguardo. Mi giro verso Cassandra e arrosisco violentemente.
"Ti prego spostiamoci..." sussurro con imbarazzo.
"Come vuoi, cara." dice lei ridacchiando
"In ogni caso non è male come ragazzo... non capisco proprio perchè ti vuoi allontanare da lui..."
"é del serpeverde, per iniziare, figlio di una delle più potenti famiglie purosangue della Scozia." le dico per distoglierla. Lei inarca le sopracciglia.
"Non mi sembra di averlo mai visto con Riddle... Condivide i suoi ideali?" mi chiede subito.
"Non lo so ma preferisco non indagare." le rispondo.
"Non sembra si scoraggi facilmente il ragazzo... guarda!"
Mi giro verso di lui e noto che si sta avvicinando a me e Cassandra.
"Signorina Ching..." dice appena ci arriva vicino
"Posso avere l'onore di un ballo?" nella sua voce non c'è nemmeno una nota di imbarazzo ed è così sicuro che comincio ad aver qualche dubbio sulla possibilità di rifiutare.
"Non ammetto un rifiuto Rah." Dice infatti sorridendo e porgendomi la mano. Alla fine accetto, sotto occhiate maliziose di Cassandra che sembra anche preoccupata, e gli stringo la mano guardandolo negli occhi. Sono di un bellissimo colore blue acceso. Non avevo mai notato quanto potesse essere affascinante, e dopotutto era nella mia classe di erbologia solo da qualche mese. Mi sorride con gentilezza e mi conduce in mezzo alla sala a ballare. Io non ho mai partecipato a un ballo e mi tremano le gambe per l'emozione. Lo metto al corrente di questo problema con molto imbarazzo.
"Non si preoccupi Signorina Ching, questo è un lento. Deve solo stringersi a me." Noto la nota ironica nel suo tono e arrossisco.
"Perchè mi chiami così? Il mio cognome è Page..." gli chiedo stringendolo come mi aveva detto di fare.
"Rah, sai così poco della tua vera famiglia da credere che Ching sia il tuo secondo nome?" mi dice con gli occhi che scintillavano. Mi presero le vertigini...
"Cosa sai della mia famiglia?" chiesi in un soffio spaventato.
"I Ching sono una delle più importanti famiglie cinesi, imparentate alla lontana con una dinastia di imperatori. Sei quasi una principessa Rah." Rispose. Sono così colpita da queste affermazioni che continuo a ballare in silenzio, senza parlare d'altro. Jared mi asseconda e probabilmente capisce che una informazione del genere poteva avermi scioccata. Ma come posso crederci senza un minimo di garanzia?
Sembra sincero e quando lo guardo negli occhi vedo solo sicurezza. Non c'è nemmeno una piccola traccia di quell'indifferenza che utilizza chi sa come mentire per non apparire imbarazzato mentre parla. I suoi occhi e il suo sorriso sono quasi ipnotici. Come sa queste cose? Devo credergli?
La canzone è finita Jared mi sorride compiaciuto.
"Jared... Vorrei chiederti come sai queste cose ma preferisco lasciar perdere. Ti ringrazio per il ballo." dico congedandomi.
"é stato un piacere Rah. Ci vediamo presto."
Modificata l'immagine di Jared visto che la precedente era già utilizzata.... *-* Grazie alla Lynd per avermelo ricordato.
03/07/2008
Mi guardo allo specchio per una frazione di secondo, per poi tornare lentamente al mio letto e sbuffare. Per la ventesima volta in dieci minuti.
“Insomma questo vestito non mi sta bene!” dico mentre afferro con le dita questo pezzo di stoffa che mi angoscia cosi` tanto, per togliermelo e buttarlo sul letto con rabbia. E` marrone. Un vestito marrone, che mi casca stranamente sul corpo, creando l’illusione di due taglie in piu`. Poi come potrei mai mettere un vestito marrone con dei tacchi neri? Non si e` mai vista una cosa del genere.
“Ho deciso, non vado al ballo. Max stara` dieci volte meglio senza di me d’altronde” dico alle mie due amiche, che nei loro vestiti strabilianti si stanno truccando davanti allo specchio. Lory indossa un vestito con scollo a V, drappeggiato perfettamente sul suo corpo, di una seta di mille colori, che si alternano e si rincorrono e si fondono dolcemente. E` l’espressione dell’allegria. Susan ha un elegante (e corto) abito cocktail nero, che ha accessoriato benissimo, con una clutch nera e argento, e delle vertiginose pumps argento. Io sono l’unica che sembra stia andando ad un ballo in maschera come “la-strega-scoordinata-di-turno”.
“No!! Dai ti prego devi venire!” dice Susan, sedendosi accanto a me sul letto “Il vestito non e` poi cosi` male...” Sembra moooooolto convinta. Sbuffo e affondo il viso nel cuscino.
Toc Toc Toc
Conosco quel rumore, e potrebbe essere la mia salvezza. Mi giro ed apro la finestra. Entrano due affaticati gufi che transportano un pacchetto alquanto pesante. Lo apro cercando di reprimere le speranze, magari e` solo un’illusione...Ma non lo e`! Con le mani che tremano tiro fuori un vestitino rosa adorabile, senza spalline e con un fiocchetto davanti. Continuo a scavare nel pacchetto e trovo delle peep toe grigie. Indosso il vestito e le peep toe e vanno proprio benissimo insieme.
“Guarda qua!” grida Lory tirando fuori dal pacchetto una clutch beige carinissima. La prendo e mi specchio. Cavolo. Sto proprio bene. Mamma e` proprio la mia salvezza. Dopo il ballo dovro` ringraziarla tremila volte.
Mezz’ora dopo
Mi alzo sulle punte dei piedi, cercando fra la montagna di gente il mio “cavaliere”. Bleah. Mi viene proprio voglia di entrare nella mischia e ballare, senza dover aspettare uno stupido cavaliere o niente del genere. Odio questo tipo di cose cosi` smielate. Susan si e` gia` dileguata con il suo ultimo flirt nonche` suo cavaliere al ballo, e io e Lory siamo in piedi sull’ultimo gradino della scalinata, facendo la figura delle patetiche.
“Eccoli!” grida Lory, indicando un punto in mezzo alla Sala Grande. Stringo gli occhi, ma non riesco a distinguere ne` Max ne` Robbie “Eccoli! Ragazzi ciao!!”. Improvvisamente li vedo, si girano allo stesso tempo e si avvicinano a noi. Ma non posso credere ai miei occhi. Max si e` fatto biondo, e si e` spostato quella stupida frangetta. Finalmente posso vedere bene i suoi occhi. E` bellissimo, spettacolare.
“Ciao” dicono Max e Robbie all’unisono. Max si avvicina e mi bacia sulla guancia rapidamente. Sento che Lory lo sta fissando, impressionata anche lei da quel cambiamento cosi` drastico.
“Perche` non ti metti cosi` tutti i giorni a scuola?” chiede la mia amica a bocca aperta.
Lui ridacchia, spettinandosi con un gesto della mano la sua nuova chioma bionda.
“Boh. Non ci ho mai pensato davvero”. C’e` una pausa imbarazzante, ma poi Robbie chiede a Lory di ballare e cosi` anche Max si scioglie. Ci spostiamo piu` al centro della pista, dove con la coda dell’occhio vedo Julia e il famoso Tom Riddle che stizziti ballano insieme. Sono stati eletti Miss e Mister Hogwarts, ma e` ovvio che non si simpatizzano per niente. Ma Julia e Tom mi deconcentrano solo per un secondo, perche` tutta la mia attenzione e` su Max. E anche l’attenzione di altre ragazze che, intorno a noi, ballano sfrenatamente per cercare di farsi notare. Evidentemente il suo cambio di look non ha colpito solo me e Lory. Max continua a ballare nel suo mondo, sorridendomi di quando in quando, ma le ragazzine iniziano a stargli sui nervi e avvicinandosi a me mi sussurra: “Vuoi uscire un attimo?”. Mentre con la mano mi guida verso il portone scorgo fra la folla una Susan a bocca aperta, che con gesti esagerati indica il mio cavaliere. So che discorsetto mi fara` dopo. Fuori l’aria e` tagliente, e` primavera ma fa ancora freddo, mi stringo le spalle e Max, che coglie al volo il mio gesto, mi offre la sua giacca. Stiamo un po` imbarazzati, impalati davanti al castello, da dove ci arriva il suono offuscato e represso della musica nella sala da ballo.
“E` incredibile quanto poco ti conosco Max” dico mentre lo guardo. E` incredibile che io lo abbia come cavaliere, e` troppo troppo bello per me. Pero` questo non lo dico.
“Gia` hai ragione. Ma io un po` ti conosco”.
Cosa? Questo non mi risulta, l’unica volta che gli ho parlato e` stato l’altro giorno quando stava fumando. Basta. Lui legge la mia espressione interrogativa.
“In realta` e` da un po` che ti ho notata, sei molto carina, e poi ti ho sentita anche in biblioteca e in Sala Grande, sei dolce, ti distingui dalle tue compagne. Non sei come Susan per esempio, infatti e` stato piu` facile parlare con lei della....della mia cotta”
Sono sicura che in quel momento avevo gli occhi da ebete, perche` cio` che diceva faceva poco o nessun senso. Lui, una cotta per me?
“Ma...ma...com’e`...” balbetto, ancora convinta profondamente che sia tutta una presa in giro, e di veder spuntare dal nulla Lory, Susan e Robbie, che mi prenderanno in giro a vita per esserci cascata.
Ma quel suo bacio, quel suo bacio non e` una presa in giro. E` sul serio quel suo bacio. E vorrei tenermi Max per sempre legato alle mie labbra. In un bacio lento e continuo.
Nota dall'autrice: Siccome la mia posizione nel gdb il prossimo anno e` traballante per il momento Max non sara` un png. Se il prossimo anno riesco a postare regolarmente di nuovo allora e` ovvio che lo sara`!! XD e` troppo bello...
ps: ho fatto un piccolo set su polyvore di cio` che alexa mette al ballo ecco il link se vi interessa: http://www.polyvore.com/cgi/set?id=2186878
01/07/2008
Giorni precedenti
Come tutti gli anni in questi ultimi tempi la scuola assume un aspetto quasi spettrale e inquietante, con tutti quegli studenti consumati dallo studio della loro linfa vitale, tanto da non sembrare nemmeno poi tanto umani; spero proprio di non incontrare nessuno di loro da sola nei corridoi…sarebbe peggio di scontrarsi faccia a faccia con un troll!
Nemmeno la grande notizia del ballo scolastico sembra rinvigorirli, anzi sembra che la cosa gli sia proprio scivolata addosso; d’altronde è normale…anch’io l’anno prossimo sarò nelle stesse condizioni…solo un po’ più carina, o almeno spero! Sta di fatto che mentre tutti i malcapitati dl quinto e del settimo anno riescono a trovare solo un piccolo angolo del loro tempo per pensare al vestito della festa, io ho tutto il tempo che voglio e più di quanto me ne occorre.
Entro nella mia stanza, diventata un campo minato, se la guerra fosse combattuta con tacchi 10, vestiti e gioielli; mi faccio spazio tra stoffe rosa e azzurre, scanso sandali e decolté per poi raggiungere il mio obiettivo finale:
“Scar!”.
“Hey Dè”, replica con ben poco entusiasmo…non saprà cosa indossare o sarà indecisa su qualche accessorio suppongo.
“Penso di aver trovato IL vestito…devi vederlo…”. Mi giro scartando il pacco che mi ha appena mandato mia madre: premurosa come sempre. Mentre tolgo delicatamente la carta che lo avvolge noto che nella stanza manca una presenza ostile; sembra proprio che il campo nemico sia sgombro.
“Dov’è la Traviston?”, domando incuriosita, celando ancora la sorpresa.
“Penso proprio che alla fine abbia ceduto e si sia ritirata per fortuna…”. che peccato...sarcasticamente parlando!
“Ok…pronta?!”, le domando. Mi sorride; mi domando perchè Scar sia così pensierosi in questi ultimi tempi...
“Pronta per cosa?”, Amber, toltasi dallo specchio del bagno con cui stava intrattenendo una felice conversazione col suo riflesso, si intromette come non manca mai di fare nella nostra conversazione;
“Stavo per mostrare il mio nuovo vestito a Scar…il vestito per il ballo”.
“Oddio posso vederlo vero?”. gli manca solo la coda per scodinzolare per rendere meglio l'immagine di completa sottomissione e dedizione di questa ragazza!
“Certo..”; sarà anche una vera rompiscatole, ma nessuno sa far ingigantire il mio ego come lei; in questo ambito è davvero indispensabile!
Apro davanti agli occhi delle presenti un magnifico abito azzurro, del colore dei miei occhi per la precisione, lungo e di seta.
“E’ bellissimo…ti starà di certo da favola!”, mi dice la bionda con la sua solita sovreccitazione e esaudendo le mie speranza di successo.
“Certo una favola…ma non penso che tu lo possa mettere per il ballo…”. Attonita. Non esiste parola che esprima meglio i miei sentimenti. Scar continua a lanciarmi occhiate eloquenti, che però non riesco a cogliere…
“Dè, pensa bene al dopo…quel vestito è troppo bello per un possibile risvolto della serata…”. Ma è impazzita? Di che diavolo….ah già. Solo ora mi ricordo della controindicazioni di quest’ultimo ballo scolastico. C’è sempre qualcosa o qualcuno che deve rovinare il mio happy-ending… per quanto io sa importante c’è qualcosa di più grande che dev’essere compiuto…ma odio comunque questa situazione.
“Io veramente lo trovo fantastico…”, e di nuovo Amber spunta dall’ombra.
“No ha ragione Scar…è troppo…ho tantissimi altri vestiti altrettanto belli e anche comodi…”
ritorno alla mia ricerca, spaziando tra gli armadi, consiglio alla mediocre Amber, che continua ad insistere su quel cavolo di vestito, e alla favolosa Scar, ma mentre cerco qualcosa di adatto mi domando sempre una cosa, fondamentale per la scelta,
“Questo piacerà a Jasp?”. Patetica e infantile, ma felice ed eccitata come non mai.
Sera del ballo
“Come sto?”, chiedo per la milionesima volta a Scar, poi a Beli, Uto, Eileen e a chiunque mi capiti a tiro…ok non proprio a tutti. Dopo essere sicura, ma alla fine nemmeno toppo, di aver fatto la scelta giusta mi immergo nell’insieme di luce e suoni della Sala Grande, piena di persone, in una serata che non si sono nemmeno negati gli indaffaratissimi diplomandi. Ansia e tensione da una parte, eccitazione dall’altra mi sconvolgono completamente, mentre al mio fianco la mia amica sembra più immersa in tutt’altri pensieri; solo ora mi accorgo che forse sono stata egoista e decisamente egocentrica a focalizzare la mia attenzione solo su di me, senza notare che l’atteggiamento distante di Scar era forse dovuto ad argomenti più importanti e profondi che un semplice paio di scarpe. Dovrei parlarle…dovrei spiegarle…dovrei scusarmi, ma…
“Dè…”. Jasp arriva porgendomi la mano ed è come se lo vedessi per la prima volta; avverto una sensazione strana che non so spiegare…so solo che comincio a sorridere come una cretina principiante. Gli porgo la mano e cominciamo a ballare in mezzo a tutti gli altri studenti, e al contempo completamente soli. In questo momento, per me, ci siamo solo io e lui. Guardo negli occhi il mio migliore amico, il mio complice, il ragazzo che mi ha fatto soffrire come non mai, che mi ha supportato, sopportato, regalato gioie e delusioni fino ad oggi; l’unico che abbia mai amato senza nemmeno saperlo.
“Sei bellissima…”. Quanto vorrei che questo momento durasse per sempre.
“Anche tu…”, ecco di nuovo quegli stupidi sorrisi. Mi stringo a lui, poggiando l’orecchio sul suo petto fino a sentire i battiti del suo cuore. Sento la musica che cambia ed alzo lo sguardo finchè i miei occhi incontrano i suoi. Un interminabile istante.
‘baciami, ti prego, baciami’ continuo a ripetermi non desiderando altro da troppo tempo. Ma i desideri, come in tutte le favole, si avverano sempre, e così i nostri volti si avvicinano sempre più in un solo, unico, splendido bacio; tutto perfetto, prima di essere trasportati via dalla forza degli eventi e capire che questa è la realtà e non una favola; e allora eccoci a inseguire Ridde e la Versten, con al nostro fianco Ed e Scar. Corriamo in quella foresta che conosco e che mi sembra ora così minacciosa. Perché sono i momenti più belli ad essere sempre rubati? Non chiedevo che pochi minuti ancora…ma l’arroganza degli ideali non ammette sconti.
A ognuno il suo, ora è il momento della resa dei conti, così si schierano i due schieramenti di guerra, l’uno di fronte all’altro, Morsmordre e Fidelius; ci sono fratelli contro fratelli, compagni contro compagni, omicidi contro vittime. Nella paura e nella tensione che sale sempre più non temo solo per la mia vita, ma anche per quella delle persone che ho accanto. Ed, Scar,…Jasp…e se vi dovessi perdere cosa farei? Non deve accadere, non può accadere; e se lo richiederà preferisco perire io stessa piuttosto che loro. Eroismo? Probabilmente solo paura estrema e amicizia. Guardo Jasp negli occhi per un solo istante, senza parole, totalmente inutili di fronte alla situazione. Mi stringe la mano mentre il primo lampo di luce si staglia nel buio della notte e si scontra violentemente col secondo in risposta; è cominciata.
E’ la resa dei conti, l'inizio della fine...o di un altro inizio.
Estraggo la bacchetta contro un nemico invisibile e non posso che sperare mentre inseguo una sagoma appena visibile all'interno della foresta proibita in una notte sempre più oscura…
30/06/2008
Il corridoio e` buio, le lampade ad olio ai muri formano ombre che si susseguono sul tappeto persiano per terra, illuminando fiori rossi o leoni dalle fauci aperte. Mentre cammino sulla punta dei piedi, guardandomi intorno circospetta, mi balena per un attimo il pensiero che non ne vale la pena. Guardo Susan negli occhi in cerca forse di un segno che mi rassicuri, ma anche lei sembra poco convinta della nostra missione “ruba-cibo-dalla-cucina-per-sleepover”. Il solo pensiero di una banda di elfi domestici che ci sorprendono rovistando nella dispensa mi fa rabbrividire. Gia` li vedo con il mattarello in mano, pronti a cacciarci via a suon di “mattarellate”.
“Forse dovremmo tornare” sussurro all’orecchio di Susan, che si e` accostata alla pesante porta che segna l’entrata della cucina.
“Dai Alexa, facciamoci coraggio, massimo mettiamo in atto una fuga rocambolesca, tanto i dormitori dei Tassorosso sono qua vicino”. Sospiro profondamente e annuisco in sengo di approvazione. Susan lentamente inizia a spingere il portone, stranamente non e` chiuso a chiave. Poso la mia mano sulla sua, fermandola.
“Non e` che stanno ancora la` dentro?”.
Susan mi squadra arrabbiata e subito mi zittisco, girandomi dall’altra parte mentre lei apre la porta. Qualche scricchiolio dopo siamo dentro una sala buia, dove a malapena si possono distinguere i fornelli e i tavoli.
“Lumos” sussurra Susan prima che la possa fermare. Una debole fiamma di luce fuoriesce dalla punta della sua bacchetta, illuminando la cucina, pulita a fondo e lucidata dagli elfi. Con sollievo vedo che non si trovano in cucina, probabilmente staranno in una stanza contigua a dormire. Meglio per noi. Ci avviamo alla dispensa, e Susan alza la bacchetta per illuminare scaffali e scaffali pieni di ogni tipo di cibo, dagli insaccati alle brioche, dal pane ai succhi di frutta. Prendiamo poco, nonostante la tentazione di arraffare il piu` possibile e` grande, ma non vogliamo che gli elfi si accorgano del furto. Susan mi fa un segno con la testa e insieme ci incamminiamo verso il portone, ma cercando di tenere la bacchetta in mano per illuminare la via Susan fa cadere una pesante barretta di cioccolato, che nel silenzio mortale della cucina provoca un rumore metallico che rimbalza dai muri. Immediatamente si accende una luce nello stanzino dietro la cucina dove dormono alcuni elfi. Leggo la paura negli occhi di Susan. Questo e` il momento della fuga rocambolesca. Cosi`, con le mani piene di cibo e bibite, corriamo verso il portone. Ma la luce della bacchetta si affievolisce di colpo e Susan inciampa proprio sulla barretta di cioccolato, rotolando per terra in modo penoso. La scena e` cosi` divertente che non posso fare a meno di ridere. Anche Susan inizia a ridere fragorosamente, e le nostre risate riempiono il silenzio tetro della cucina. Con dei passetti corti e svelti si avvicina a noi un piccolo elfo, che tiene in mano una lampada ad olio appena accesa. Non sembra per niente felice di trovarci nella cucina. Deglutisco lentamente, e poso altrettanto lentamente tutto cio` che avevo in mano per terra. Infine alzo le mani, un po` alla film western. Susan accanto a me fa altrettanto. Ma l’elfo ci sorprende:
“Tutto questo casino per un anticipo alla colazione? Bastava chiederci no?”. Sorride mostrando i suoi denti rovinati e gialli, ma io lo trovo il sorriso piu` gradito del mondo. In pochi minuti le nostre mani sono piene di almeno il doppio della roba che tenevamo in mano inizialmente, e l’elfo ci ha raccomandato di non fare rumore in corridoio, rischiando di essere scoperte. Prima di uscire salutiamo e ringraziamo calorosamente il piccolo elfo, che ancora mezzo assonnato ci porge un’ultimo muffin. Cosi` voliamo per il corridoio, arrivando ansimanti alla Sala Comune. Una volta dentro, tiriamo un forte respiro di sollievo, ma prima di scoppiare a ridere, aspettiamo ad arrivare fino al dormitorio, e poi veramente non ci fermiamo piu`, rotolandoci per terra fra le poche cose che ci sono rimaste in mano dopo la corsa. E meno male che temevamo le mattarellate degli elfi! Rah e Cassie, che erano intente a fare le treccine a Lory, abbandonano la loro postazione per sgranocchiare i dolcetti. Lory rimane con mezza testa a treccine e mezza liscia, ma si accontenta servendo cinque bicchieri di succo di zucca, e proponendo un brindisi: “A un magnifico ballo, fantastico fine anno, ottimo GUFO e a una nuova amicizia!”. Brindiamo. A un nuovo inizio in poche parole, ma a Lory piace esagerare nei brindisi. Il resto della serata vola via in un soffio, fra abbuffate, risate, scherzi, battute e molti altri brindisi. Spero che questo sia soltanto uno dei tanti futuri sleepover che vedranno partecipi anche Cassandra e Rah. E spero di andare anche la prossima volta in cucina a fare visita al nostro amico elfo.
Odio l’atmosfera a scuola pre-ballo. Seriamente la odio con tutto il mio cuore. La scuola pullula di ragazze (e ragazzi) in piena fase ormoni, che si acconciano meglio giusto la settimana prima del ballo, sperando che, con quell’attimo di matita in piu`, o quella mini gonna ricevuta ai dodici anni, puoi forse colpire qualche ragazzo che, diciamocelo chiaramente, non ti ha mai notato per tutto l’anno. Perche` dovrebbe adesso, mi chiedo? Persino in biblioteca, un posto dedicato allo studio e alla santa dormita in pace, si sono appostate alcune ragazzine del quarto, che ridacchiano e fanno finta di leggere un libro, con la inutile speranza di essere chieste al ballo da alcuni ragazzi del mio anno, che come me, ripassano disperatamente per i GUFO. Non riesco a concentrarmi con le risate da ochette delle ragazzine, quindi mi alzo ed esco, sperando di trovare un po` piu` di quiete al parco. Come non detto, anche la` ragazzine in gruppetti stretti si scambiano opinioni su vestiti, trucchi e cavalieri, scorgo con la coda dell’occhie le sorelline di Deidre, che ostentano una sicurezza e un’indifferenza nel tema ballo notevole, ma che sono sicura siano emozionate come il resto delle loro compagne.
“Alexa!” grida una voce dietro di me. E` Susan, che, aggrappata al braccio di Lory, la sta praticamente trascinando nella mia direzione. “Giusto in tempo!”. Non capisco questa sua affermazione, ma, data la faccia di Lory, sospetto che sia una delle sue grandi idee. E questa non e` una buona notizia. Cosi` si aggrappa anche al mio braccio, e adesso si ritrova a trascinare ben due ragazzine. Improvvisamente colgo l’obiettivo di questa sua passeggiata per il parco, che aime` sembra anche l’obiettivo di meta` della popolazione femminile di Hogwarts.
“Oh no Susan questo proprio no...”. Ma e` gia` partita.
“Scusate ce l’avete una sigaretta?” chiedo con molta naturalita` Susan a due ragazzi che stavano fumando accanto a una quercia vicino al lago. Li conosco di vista, sono due del sesto, Corvonero, carini, i classici tipi da appuntamento. Un po` timiducci, frangia che casca sugli occhi, quei tipi che finche` non li conosci non puoi sapere se sono interessanti o no. Il piu` alto dei due porge una sigaretta a Susan e poi gliela accende un po` impacciato.
“Grazie! A proposito io sono Susan e queste sono le mie amiche Alexa e Lory”. La mia faccia avvampa e divento rossa come un peperone mentre li saluto stringendogli la mano.
“Noi siamo Max e Robbie”. A questo punto Susan ci guarda con i suoi occhi “scusate-uccidetemi-dopo” e si rivolge di nuovo a Max e Robbie.
“Sentite due ragazzi belli come voi avranno di sicuro un’appuntamento per il ballo no?”.
I due si scambiano un’occhiata veloce, chiedendosi forse se dire la verita` oppure inventarsi una balla.
“Be`...in realta` no...” dice Max con un filo di voce.
“Ma com’e` possibile? Vabbe` si rimedia presto, anche Alexa si trova al momento senza appuntamento, avendo rifiutato proprio ieri uno del settimo” Come fa a inventarsi tutte queste balle tempo due minuti? “Perche` non vai con lei?”. La faccia di Max cambia repentinamente espressione, sono sicura che lui sperava di andare con Susan, invece che con me, ma la fortuna gli ha voltato le spalle.
“E te potresti andare con Lory Robbie!”. Robbie annuisce, rivolgendo un timido sorriso a Lory.
“Benissimo allora ci si vede al ballo ragazzi!” grida Susan, trascinandoci di nuovo via.
Appena fuori di vista dalla quercia inizia a saltellare proponendoci il suo ballo di vittoria.
“Be` non esultate con me?”.
Ed e` cosi` che mi sono trovata un appuntamento al ballo, riducendomi nello stesso stato di quelle stupide ragazzine del quarto in biblioteca. Mi chiedo come abbia permesso un evento del genere...
29/06/2008
*Sala comune dei Serpeverde*
Comincio ad essere ampiamente stufa. Non so di cosa, non so di chi precisamente.
So soltanto che sono un fascio di nervi pronto ad tendersi fino a spezzarsi, sebbene non sembri.
Edward mi chiede spesso cosa mai frulli nella mia testa. Ma nella realtà dei fatti, evito spesso di dare spiegazioni in merito.
Jasper. Jasper conosce e sa bene cosa mi sta succedendo. Infatti spesso mi lancia occhiate come per dire ‘lo sai che se vuoi, puoi parlarmi’.
Infatti, nel pomeriggio, ho approfittato di un momento della sua vicinanza, e ho colto la palla al balzo.<<Come procedono i preparativi per il ballo?>>, domando, tranquilla. Sapendo che lui sarà tutto su di giri per via della prima uscita ufficiale della coppia Lewis/Blackster.
<<Bene, molto bene. Sarò magnifico come al solito, mi sembra normale. Tu, invece?>>, so bene che la sua domanda va ben oltre il normale pensiero del ballo scolastico. E lui, di rimando, sa bene che ho colto perfettamente l’essenza della sua richiesta.
<<Và>> mi limito a rispondere, poggiando la piuma sul tavolo, ho finito da un pezzo di studiare, eppure stavo ancora armeggiando con la penna fra le dita.
<<Eih, straniera, guarda che non me la dai a bere. Cosa c’è.>>, ribatte, poggiando il suo libro sul tavolo. In attesa che sia io a parlare.
<<Mi manca, Jasp.>>, confido, facendo chiaro riferimento a Aedan <<Quella …quella…>> stringo un pugno al pensiero della Versten che ormai fa coppia fissa a tal punto da togliere il respiro a quello che, fino a poco tempo fa, era il punto cardine della mia vita.
Ora invece, vedo solo cenere. Cenere che si spazza via con un soffio.
<<Lui sembra parecchio preso, devo dire.>>, sibila Lewis, accavallando le gambe, sedendo sulla poltrona.
<<Lui sembra parecchio rincoglionito, è diverso.>>, correggo, per guadagnarmi il suo riso a mezzo labbro, divertito.
<< Ah, l'amour. Per esperienza posso dirti: fuoco e fiamme per un mese, e poi...>> fa un gesto come per allontanare qualcosa.
<<Non è questo il punto, Jasper.>>, blocco la sua teatrale mossa come se volesse scostare un rivolo di fumo. <<Il punto è che mio fratello non è più lo stesso. E' palese. Se ne sta accanto a Julia, e di conseguenza accanto a mezzosangue che prima non avrebbe mai considerato. Quella lì, mese o non mese, lo sta facendo scivolare nella rovina!>>, spiego, esasperata.
<<Capisco cosa intendi.>> replica, facendosi più serio. <<Hai mai considerato l'opzione che tuo fratello non abbia mai condiviso davvero i tuoi... i nostri ideali? Una donna, per quanto bella, non può costringere un uomo a un radicale cambiamento. Non di questo genere.>>
<<L'ho considerato.>> sospiro, con aria mesta, sedendo a mia volta. <<E purtroppo...la sola cosa che mi viene in mente ad una pazzia simile, sarebbe quella di sbattere la sua testa contro un muro fin quando non si rende conto del grave errore che sta commettendo. Non ci riesco. Non ci riesco.>>, porto le mani fra i capelli. Poggiando i palmi sulle tempie.
<<Perfino Riddle mi ha detto di non farmi trascinare da sentimentalismi inutili, e di continuare come ho fatto finora.>>, confido. <<Non ci si deve, far trascinare dall'amore, o roba simile, azioni del genere non sono giustificabili. Specie se NON indotte da altri.>> scuoto la testa.
<<Forse dentro di me ci speravo che fosse tutto frutto di una induzione, almeno non avrei considerato mio fratello così...distante.>>
<<Non puoi fare niente per lui, se non è disposto ad essere salvato. Ora...>>si blocca, forse conscio di essere sul punto di dire un'enormità.
Respiro, pesantemente.
<<Temo. Che non voglia...>>, scuoto la testa.
Annuisce. Poi prosegue, quasi a completare la frase che aveva interrotto poco fa:
<<Scarlett, ora siete su due fronti opposti, fra i quali non esiste possibilità di dialogo. Ne comprendi le conseguenze?>>
<<Le comprendo, Jasper. Le comprendo. E ti assicuro che semmai questo non dialogo sfociasse nella guerra aperta. Sarei io stessa ad occuparmi di quello sconsiderato.>> Le parole mi sono balzate fuori dalla gola con una velocità chirurgica, pesante.
Come se mi fossi liberata da una tortura che mi lacerava le labbra con artigli affilati.
Sospira, volgendo lontano lo sguardo.
<<Ciò che Lui ci chiede è molto. Ma... nessuno sacrificio è troppo grande per la nostra causa. Nessuno.>>
<<Nessuno.>> ripeto, annuendo. Lo sguardo rivolto alla finestra. Istintivamente poggio il viso contro la spalla di Jasper, con un atteggiamento d'affetto senza malizia <<Nessuno.>>
<<Dobbiamo ricordarcelo, sempre.>>conclude, la voce poco più di un sussurro.
Annuisco, sfiorando la sua mano, in segno di muto ringraziamento per queste sue parole, che hanno dato un po’ di sollievo al mio animo.
*La sera del Ballo*
Il ballo si è rivelato un covo di strane sensazioni che multiple invadono corpo e mente, dando uno strano sentore di stordimento ed eccitazione crescente. Non so spiegare bene, ma Riddle, la sera prima, si è chinato verso il mio orecchio, e ha comunicato, mellifluo:
<<Domani sarà una festa splendida, parteciperai attivamente. Lo so.>>
Non avevo capito in pieno, questa sua frase, ma ora mi sembra più chiara, reale.
Tutto sembra avvolto da una palpabile atmosfera tagliente, e se non fossi troppo impegnata nei fatti miei, potrebbe perfino innervosirmi quella sgualdrina della Traviston che lancia occhiate di dubbia natura nella mia direzione.
Ma…ma. Ho altro a cui pensare e lei non possiede una importanza tale da permetterle di invadere i miei pensieri con qualsiasi considerazione sulla sua persona. Perciò. Preferisco dedicarmi a passatempi migliori. Più…vivaci.
<<Meravigliosa stasera.>> sibila malizioso Norwood al mio orecchio, lanciandomi una occhiata eloquente.
<<Posso dire lo stesso>> rispondo al suo invito, con uno sguardo fermo e deciso. E tra un ballo e l’altro sembra quasi naturale ritrovarsi vicini al muro che porta al cortile. Le sue labbra sulle mie, saziandosi in un profondo bacio che mischia i rispettivi sapori lasciandoci alle spalle ogni avvenimento che accade all’interno delle mura scolastiche.
Mentre le sue mani corrono sui fianchi, veniamo attirati da rumori sospetti, passi veloci che si avviano nella foresta. Riddle e la Versten che si allontanano. Aedan che aumenta la sua corsa al seguito dei due.
Ae…Aedan? Sibilo nella mia mente. E prima di rendermene conto Edward ha già afferrato la mia mano, addentrandoci all’interno della radura, fra gli alberi.
Affiancati poco dopo da Jasper e Deirdre, che furtivi si guardano in giro. Non so cosa di preciso stia accadendo, ma non mi piace.
Noto due schiere, distinte, separate.
Riddle sfodera la bacchetta tenendola fra le dita come gingillo di morte, agitandola di fronte alla Versten, ridendo macabro.
Al suo fianco, a destra e sinistra, diverse figure a me conosciute. E noto Aedan, di fianco a quella…ninfa da due soldi.
Non so perché. Non so come. Non so spiegare bene il motivo. Ma prima che possa rendermene conto ho già sfoderato la bacchetta anche io.
<<Stupeficium>>, lancio l’incantesimo verso Aedan che viene allontanato pesantemente dalla Versten, lasciandola del tutto fra le grinfie di Tom, con mio sommo piacere fra l’altro.
Aedan è confuso, stordito, si solleva, fissandomi.
<<E’ l’ora della resa dei conti, Aedan>>, avanzo, continuando a guardarlo, dimenticandomi di tutto il resto. Ho promesso. Niente coinvolgimenti personali.
Lui si rialza, bacchetta alla mano, e occhi di ghiaccio che ti squarciano l’anima.
<<Ti stavo aspettando, Scarlett.>>
28/06/2008
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Ormai l'ho imparato: quando il tuo caposcuola chiama, tu non puoi fare altro che accorrere senza fiatare. E' per questo che sto trotterellando al fianco di Tom dopo che lui si è semplicemente voltato verso di me; so leggere il suo sguardo, so esattamente quando vuole che io vada da lui. Succede spesso, ultimamente, e non posso dire che sia esattamente un piacere visto che il più delle volte i compiti che mi assegna si rivelano piuttosto sgradevoli.
« Allora, mia cara. Hai paura di usare la bacchetta? » sibila facendomi largo in mezzo alla folla, che al suo passaggio automaticamente si apre in due ali e lascia il corridoio sgombro.
« No. » certo che no! Alzo gli occhi al cielo, cercando di trattenere il mio tono seccato.
« No, è vero. Ce l’hai già dimostrato. » snuda i canini in un sorriso crudele : gli piace ricordarmi con insistenza quasi insopportabile della fine che ho fatto a fare a Medea Diamond. Dopo averlo raccontato a tutti, è ancora più contento di sbandierarmi in giro come il suo piccolo trofeo malvagio. « Allora non sarà un problema uccidere qualcuno dei tuoi compagni, vero? » ghigna ancor più evidentemente.
« Cosa? » entriamo nella sala comune di Serpeverde, catturando gli sguardi di tutti i presenti.
« Non vestirti troppo elegante, alla festa di fine anno. » non risponde alla mia domanda, limitandosi a scomparire oltre la porta del dormitorio maschile, lasciandomi sola nel bel mezzo della Sala Comune.
~ la sera del ballo
Altissima e magra come un chiodo, Ashleigh si infila uno spumoso vestito rosa cipria, il bustino stretto sul corpo praticamente invisibile che poi si apre in una gonna tutta pizzi. Si guarda nello specchio, agitandosi per fare oscillare il vestito troppo ampio.
« Vorresti duellare con quello?! » chiede Catherine, impegnata a lucidare le sue scarpette verde bottiglia. Ash la fulmina e ricomincia a sistemare gli strati voluminosi di stoffa ; sembra una meringa gigante, ma se glielo dicessi mi sbudellerebbe. Mi lascio cadere sul letto, affondando la testa nel cuscino di una delle compagne di stanza della mia nuova alleata ; la nostra camera è diventato il regno della Blackster e della Lywelyn, che già da quattro giorni ci circuiscono per convincerci a lasciare loro campo libero - e non ce lo siamo fatte ripetere due volte. Solo Amber è stata abbastanza audace da rimanere in loro compagnia, e non la invidio affatto.
« tesoro, Cate ha ragione. Immagina i rami che strappano la stoffa.. » mormoro sfregandomi gli occhi. Il mio vestito di un bel viola lucido giace ai piedi del letto; non ho voglia di infilarmi il bustino né le calze, né l’insieme di prezioso tessuto che ho accuratamente scelto per questa festa. Né di correre nel bosco con i tacchi che affondano nel fango ad ogni passo, e rischiare di essere trucidata da qualche reginetta dal cuore d’oro con i boccoli biondi.
« V, non è il caso di sbrigarti ? » mi sollevo a fatica, mentre Ash si sistema i capelli agitando a tutta birra la bacchetta per fissarli in uno chignon sin troppo intricato per i miei gusti. Sistemo la gonna del vestito, stringendo la gonna attorno ai miei fianchi – ancora più magri del solito, esclusivamente per mettermi questo dannazione di abito elegante.
« A, non è il caso di mollare uno dei tre cavalieri a cui hai detto di sì ? » le faccio notare con poca cortesia. Lei ride e ci saluta con la manina prima di uscire dalla stanza, sibilando qualcosa che suona come ‘ci vediamo dopo’.
***
« Jeff? Non vorrai dire che ... »
« sì, la sta sfidando ora. » mi mormora il mio cavaliere nell’orecchio. Lo stringo abbastanza da poter alzare lo sguardo oltre la sua spalla, mentre balliamo lentamente, e osservare il viso pallido di Julia Versten, che si trattiene dal dare uno spintone a Tom Riddle e corre via, verso una direzione che non intuisco visto che Jeff mi dà un colpo e sono costretta a riprendere a girare.
Giro. E vedo i professori che chiacchierano e ogni tanto muovono la testa a tempo.
Giro. Lywelyn e Norwood che si scambiano occhiatine piene d’amore mentre lui le pesta i piedi ballando. Me lo ricordavo come un uomo pieno di grazia, certo che la baldracca gli fa proprio male.
Giro. La porta della Sala Grande spalancata, e la sagoma di Lenore che scivola fuori.
« Jeff? »
« ti prego. Fai finta di niente, altri cinque minuti. » preme ancor più forte contro le mie costole, tuffando il viso nei miei capelli strapieni di incantesimi perché rimangano in ordine. Non ribatto, limitandomi a risistemare le mani sulle sue spalle.
Giro.
« Non parliamone ora. » sussurro appena. Ma ho già una vaga idea di cosa finirà per dire. E non voglio sentirlo.
come closer and see
see into the trees
find the girl, if you can
I rami trapassavano la pelle pallida di Violet senza lacerare la carne, ma lasciando segni rossastri sulle guance, sulle braccia nude e sulle mani, ostinatamente serrate attorno agli strati di prezioso tessuto color ametista, come a proteggere l’abito che ne fasciava il corpo minuto.
Camminavano in silenzio attraverso l’oscurità, resa densa dalla sottile ansia che componeva una ragnatela tra i membri del drappello, nemmeno lontanamente in grado di distinguersi a vicenda se non nei rari tratti in cui la luna bagnava di riflessi lividi le loro tenute troppo eleganti per avanzare agevolmente.
Non rimaneva più niente della frivola allegria dietro la quale si erano mascherati fino a pochi minuti prima. Nessun cavaliere porgeva più la mano alla sua damigella infiorettata per l’occasione, troppo occupato a trattenere i propri gemiti quando un fruscio sospetto proiettava su di loro ombre ancor più scure della notte.
Un cerchio di luce bianca accolse le loro figure sconvolte, che si posero quasi automaticamente in circolo attorno a Tom Riddle, il cui ghigno era ancor più accentuato dalle ombre sinistre che ne scolpivano il volto.
« Violet? » scandì una voce tremula poco lontano da lei, precedendo di qualche istante la mano ruvida che si posò sull’epidermide candida e nuda delle spalle. La ragazza soffocò a stento un grido, mentre le dita ancora non ben identificate scivolavano lentamente tra i boccoli ordinati e resi quasi neri dalla luce incolore. Nemmeno nelle sue previsioni più terrificanti avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata a non distinguere il tocco affettuoso di Jeff, troppo concentrata a reprimere le morse di terrore distillato che le stringevano lo stomaco. Riddle e Lenore si muovevano lentamente in circolo, fermandosi presso ognuna delle altre figure che si erano sistemate in pose statiche e immutate già da qualche momento, come se lo spiazzo, su cui si tendevano i rami neri di piante secolari, avesse avuto qualche potere magico che li rendeva improvvisamente incapaci di rifuggire la luce. Probabilmente la manciata di orrendi traditori del loro sangue avrebbe fatto la sua comparsa ben presto, non meno spaventata di loro, ma certo più agguerrita. Almeno più agguerrita di Violet, tremebonda e congelata, quasi incapace di reggere la bacchetta di nocciolo che avrebbe dovuto costituire la sua arma e la sua salvezza.
« Ci spostiamo verso il bosco, ci nascondiamo al buio ed aspettiamo. » sibilò la voce profonda di Lenore, seminascosta dal cappuccio del lungo mantello, il cui tessuto opaco era lo stesso, probabilmente velluto, che venne fatto scivolare tra le mani della contessina. Un mantello per sé, per coprirla e per occultarne ancor di più la figura finché gli altri non si sarebbero palesati.
« d’ora in poi, ognuno per sé. buona fortuna. » era quasi grottesco che l’unica amica di Tom Riddle, passandole attraverso con il suo sguardo di ghiaccio, le augurasse di uscire vincitrice da uno sciocco duello, in cui ognuno di loro si sarebbe giocato qualcosa che non era molto distante dalla stessa vita.
La mano di Jefferson strinse il suo braccio e la trascinò verso l’intrico di rami che si delineava poco oltre; non poté che lasciarsi condurre, mentre con lo sguardo cercava di memorizzare i punti in cui gli altri erano spariti nel nero. Poco dopo essersi fermata, sentì la consistenza di un grosso tronco sulla schiena, dove era stata appoggiata con delicatezza dallo stesso che le aveva posato le labbra calde sul collo, proprio sotto l’orecchio. Il peso del ragazzo si posò contro di lei; un modo come un altro, uno piuttosto piacevole per la precisione, per ingannare la nervosa attesa.
« Vi, vorrei che fossimo.. » soffocò le sue parole con un bacio, sfiorandogli con delicatezza i capelli. Era l’unico modo per non permettergli di notare il suo sguardo vacuo: molto probabilmente, la stessa scenetta ai limiti del decente si stava consumando qualche albero più in là. Edward e la Lywelyn.
Non ebbe molto tempo per pensare al fatto che l’altro non pensava più minimamente a loro due; il rumore lieve eppure perfettamente chiaro dei passi sulle foglie e di frasi sommesse costrinse tutti a ritornare violentemente alla realtà.
I hear her voice and start to run
into the trees
Ammetto di non riuscire a ricordare quali fasi mi hanno portato a dare la caccia alla bionda e terrorizzata Jillian McKanzie, che corre nascondendosi tra gli alberi con troppa foga per rendersi conto che sta coprendo un percorso perfettamente circolare. Mi ritrovo a fiutare l’aria, quasi come un segugio e non una strega; non riesco più a distinguere la sua figuretta luminosa e questo mi preoccupa un po’. Non vorrei mai che mi spuntasse alle spalle, e la bacchetta mi scivolasse definitivamente di mano; non mi sono mai sudati i palmi quando ero nervosa, ma questa notte sembra avere intenzione di ribaltare tutto ciò che è stato sinora.
Sto immobile, con la schiena appoggiata ad un tronco; tento persino di non respirare, pur di evitare di fare rumore. Ogni suono, così come ogni zaffata di profumo di fiori, mi potrebbe servire per identificarla. Ho lasciato la radura al suo seguito, con alle mie spalle le luci e le esplosioni di un combattimento multiplo ; Julia Versten ha tentato di ammazzare Riddle e per un pelo non ha beccato me.
« allora, violet, hai finito di rifarti il trucco? » la vocina zuccherosa di McKanzie che cerca di fare la dura mi giunge alle orecchie come manna dal cielo. Mi volto verso di lei con uno scatto secco, allungando il braccio e pronunciando il primo incantesimo che mi viene in mente. Vedo solo la scia azzurra che traccia nell’aria, e che si dissolve con un piccolo botto a mezzo metro dalla schiena della mia avversaria. Peccato. E’ già la quinta o sesta volta che la manco, sebbene entrambe portiamo i segni degli incanti andati a segno. Risponde esibendo anche un’espressione feroce, vagamente grottesca, ma in compenso sento la stoffa e la pelle che si lacerano appena sotto le costole. Dannazione.
Tremo appena, e riprendo ad inseguirla. Ignorando il dolore lancinante che mi ha provocato la sgualdrinella. Lei e il suo maledetto ragazzo dai capelli rossi. Un’altra scarica di scintille. Inciampa, ma si rialza e ricomincia a correre. Devo dire che sono un po’ stufa di questo stupido gioco, e che oltretutto stiamo tornando verso la radura; vedo tra i rami la luce e sento le urla dei combattenti.
Jillian scompare tra due grossi alberi, tuffandosi nel riflesso verdognolo di quello che mi auguro non sia un Avada. La inseguo, sfidando la sorte e i lampi di luce.
suddenly I stop, but I know it's too late
i'm lost in a forest
all alone
Luce viola, per la precisione. Rimango in piedi per qualche istante, del tutto concentrata sul battito del mio cuore che rallenta, e la sensazione spiacevole del sangue che smette di fluire. Sono del tutto consapevole di quello che sta succedendo. Del terreno e l’erba alta su cui cado pesantemente, tracciando un arco nell’aria.
« Antonin .. »
Mi rendo conto che è stato lui. Per sbaglio, mi auguro. Mi rendo conto che le forze mi abbandonano insieme al respiro. Chiudo gli occhi. Per sempre.
28/06/2008
Per dirla tutta, non sopporto più la scuola.
Questi ultimi giorni sono più stressanti dell’intero anno.
Nonostante la classe di Pozioni sia piuttosto fresca, Lumacorno si aggira per l’aula sventolandosi con un ventaglio spagnolo, sul quale campeggiano scene di corrida.
“Oh, signor Lewis, la prego, rimesti in modo più rapido!”squittisce, mentre si deterge la fronte con un fazzoletto candido.
Non è colpa mia se ha insistito per accendere i calderoni. Quindi, non ho la minima voglia di mescolare più rapidamente questa mistura color argento.
Accanto a me, Ed sembra manifestare i miei stessi pensieri. Rimesta senza troppa convinzione e ogni tanto grugnisce un insulto al professore, che è decisamente troppo concentrato su di sé per accorgersene. Davanti a noi, Deirdre e Scarlett, fresche come rose, spettegolano sugli abiti che pensano di indossare al Ballo che si terrà fra breve.
“Non-avete-caldo?”sillabo.
“Jasper. Edward. A cosa serve la magia se non la usiamo?”sorride Dè.
“Calorcorpus.”mormora Scarlett, con un colpo di bacchetta.
Sento un caldo assurdo invadere il mio corpo, ma dura solo un istante per poi lasciare il posto a una piacevole frescura.
“Che hai fatto?”domanda Ed, anche lui stupito.
“Ho alzato di due gradi la vostra temperatura corporea, così sentite meno il caldo.”
In effetti, mi sento molto meglio.
Lumacorno, ora soddisfatto del nostro ritmo, alla fine della lezione elogia il risultato delle nostre pozioni e ci lascia liberi, dopo l’ultima lezione del giorno.
Colazione.
“Ooooh! Io voto per Jasper!”strilla una ragazzina del terzo anno di Serpeverde.
“No, il più bello è Edward.”ribatte l’amica al suo fianco.
“Ma siete stupide? È ovvio che non potrà essere che Tom!”esclama una terza.
Questa storia dell’elezione di Miss e Mister Hogwarts è piuttosto divertente, ammettiamolo. Non che la cosa mi tocchi più di tanto, però perlomeno è un modo per cambiare la solita routine scolastica.
Sui vari tavoli, si materializzano una serie di bigliettini, due per posto. “Miss Hogwarts, per me è…”dice il primo, mentre il secondo recita “Scelgo come Mister Hogwarts…”.
I quattro Caposcuola si alzano in piedi, ed elencano le modalità di votazione.
“Avete tempo fino all’ora di cena per depositare il vostro voto nelle urne che trovate nell’atrio. Dopodichè, avverrà lo spoglio ed i vincitori verranno annunciati durante il Ballo di fine anno.”dice Tom, con un’espressione neutra.
Mi chiedo cosa pensi di tali sciocchezze, lui, che ha ben altro per la testa.
Quidditch.
Uno sport che non è adatto alle levatacce invernali, quando il ghiaccio fa amicizia con i tuoi arti in modo fin troppo stretto, e neppure ai pomeriggi estivi, quando ti viene la tentazione di allenarti in costume adamitico.
Di certo il pubblico femminile aumenterebbe in maniera esponenziale.
“Allora, gente! Vi voglio pronti e reattivi! È l’ultima partita dell’anno, giochiamo con i Grifi! Volete perdere?!”
Il nostro Capitano, Morkan, ci incita a lavorare, ma in effetti è difficile.
A metà della partita d’allenamento, mi tolgo la parte superiore della divisa, per non rischiare di sciogliermi del tutto, stile neve al sole.
“Ehi, splendido, vedi di non ammirare troppo i pettorali e cerca di concentrarti sulla Pluffa!”grida Violet Traviston, mentre mi passa vicino.
“Traviston, perché piuttosto non prendi esempio da me?”ribatto, raggiungendola nell’inseguimento.
Un’ora dopo, fradici e sudati, ci concediamo tutti una doccia.
“Doccia scozzeseeeeee!”ulula Kane, il nostro Battitore, centonovanta centimetri per novantatre chili, mentre si lancia sotto la doccia spruzzando un po’ tutti di acqua gelata e di sapone all’olio di mandorla.
Sì, una doccia inutile visto che fra poche ore affronteremo Grifondoro.
Posso essere volgare? Posso esserlo?
No, conteniamoci.
Hanno sospeso la partita. Solo perché mezza squadra dei Grifi si è infortunata.
E non si rigiocherà perché tanto la coppa di Quidditch l’hanno già assegnata a loro e anche se noi avessimo vinto non ci sarebbe stato il sorpasso.
Torno verso la scuola con i capelli umidi dopo la seconda doccia della giornata, mentre il sole tramonta senza fretta all’orizzonte, sopra il lago.
Mi incanto ad ammirarlo, e non mi accorgo della figura di Deirdre, che mi viene incontro.
“Ti do una mano!”dice, prendendo la scopa e sollevandomi da una parte del fardello.
“Grazie.”
“Dài, non essere giù. Tanto la Coppa delle Case sarà nostra di certo.”
Annuisco. Non mi piace fallire, non mi piace per niente.
“Come vanno i preparativi per il ballo?”le domando, per non intristirla.
“Ah, segreto! Non voglio dirti niente, così poi mi dirai se ti piacerà la sorpresa.”
“Il vestito? Qualunque cosa indossi ti starà bene, ne sono sicuro.”
Deirdre china il capo con una sorriso.
Camminiamo fianco a fianco, le nostre mani si sfiorano in continuazione. Ad un certo punto, sento le sue dita che cercano le mie. Lascio che le trovi e le stringa, ed io ricambio la sua stretta.
“Mi raccomando, anche tu dovrai essere bellissimo.”
“Puoi dubitarne?!”ribatto, piccato.
Sarà una serata stupenda.
Io e Dè.
“Il momento si avvicina.”
La luce delle candele è fioca e tremula, ma non fa che esaltare i tratti del viso di Tom Riddle. La sua pelle d’avorio sembra quasi risplendere, mentre i suoi occhi sono pozzi di luce oscura, neri e penetranti.
“E dobbiamo essere pronti.”
Un sorriso fiorisce sul suo volto, mentre i suoi lineamenti si trasfigurano in una bellezza luciferina, diabolica.
20/05/2008

« Un ballo, capisci? » esclama Prudence tutta concitata, battendo le mani davanti alla bacheca « Un ballo vero! » continua in un soffio, gli occhi luminosi di gioia davanti alla bacheca dell'ingresso.
« Un
cosa? »
Ecco, sapevo che prima o poi sarebbe dovuto succedere di nuovo. All'ultima festa da ballo ho rischiato di strappare il vestito più bello che abbia mai posseduto con una rovinosa caduta giù per le scale. Il fatto che nessuno fosse presente non cambia il mio conseguente rigetto verso qualunque abito lungo e verso scarpe sopraelevate anche solo di due centimetri.
« ... ti prego, no » bofonchio, in direzione dell'annuncio, che ormai sono arrivata a leggere con i miei occhi. Come se non bastasse averlo già sentito una volta dalle labbra forse più entusiaste dell'evento in tutta la scuola. Ora mi toccheranno, se i miei calcoli sono esatti – cosa di cui dubito – due settimane di preparativi intensivi e rose e fiori che sbocciano tra tutti gli esseri di sesso opposto che si trovino a meno di due metri di distanza. Che meraviglia.
« Annabel! » prende a fare lei crucciata, piazzandosi davanti a me a mo' di palo « Dovresti apprezzare le occasioni che la vita ti offre! E' la volta buona che trovi seriamente un ... ahia! » un po' di carica muscolare e uno scapaccione dritto dietro la testa, ecco cosa ci vuole.
Possibile che una come lei sappia pensare sempre, continuamente a un principe azzurro dei sogni, perlopiù variabile a periodi minimi di due mesi? Va bene, devo ammetterlo, oggi non è una di quelle giornate esattamente parlantine oltre limite massimo, ma ciò non significa che io sia diventata una specie di cadavere ambulante con il pallino per il pessimismo cosmico!
Arriverà quando arriverà, fine della storia.
« Eddai, smuoviti! Che hai oggi? » mima una mal riuscita scena di resa con una scrollatina di spalle. In effetti, di solito la scena visibile al nostro passaggio in pubblico è quella totalmente opposta. E quando capita la giornataccia... beh, capita a tutti. Sarà stato il compito di Divinazione di oggi, che mi lascia nello stomaco qualche dubbio sulla sua riuscita, o forse è solo quello che ho mangiato stamattina?
« Oooh, eleggeranno anche Miss e Mister Hogwarts! » sussurra concitata, stringendo i libri al petto e illuminando gli occhi di due stelline lucenti « Dai, Ann, partecipa anche tu! »
Ok, se voleva farmi ridere, di sicuro ci sta riuscendo alla grande. Non ho mai sentito stupidaggine più grande di questa in sei anni di frequenza qui ad Hogwarts!
« Divertente, Prue » faccio ironica, aumentando il passo verso la sala comune – per quanto l'altezza modesta mi permetta spinte elevate su entrambi i piedi, ovvio.
« Non sto scherzando » risponde crucciata, scostandosi i capelli dal viso « Le partecipazioni sono aperte a tutti, perché non provare? »
« Perché non ti iscrivi tu, invece di girarmi intorno a mo' di mosca? » sbuffo, per poi mormorare senza interesse la parola d'ordine dei Grifondoro « Sarebbe decisamente costruttivo, senza contare che la finiresti di ridurre la mia pazienza in briciole di pane » concludo gettandomi sul divano, appena varcata la soglia.
Ok, quando è così non c'è niente da fare. Neanche vedere Riddle ballare la samba con un costume rosa da coniglio mi tirerebbe su di morale, ed è tutta colpa di quel maledetto compito. Ancora mi chiedo perché non abbia scelto Babbanologia, con tutti i vantaggi che avrebbe portato.
« Ok, scusa » sospiro. In fondo voglio troppo bene alla mia migliore amica, e stava solo cercando di animare le noiosissime ore infra lezioni, come solitamente mi trovo a fare io...
« Comunque sia, miss acidona » Prue riprende il suo discorso, agitando convulsamente le mani in aria come a voler spiegare chissà quale teoria di Aritmanzia « Che tu venga sola o accompagnata, ti serve un vestito nuovo, e a questo ho pronto rimedio » continua con un sorriso soddisfatto in viso.
« Un vestito nuovo? » esclamo, sgranando gli occhi « Intendi
lungo? » chiedo con un brivido, aggrappandomi ad un cuscino.
« Mi sembra logico, come ad ogni ballo che si rispetti » la bionda si scosta un ciuffo di capelli dal viso, per poi alzarsi in piedi « Muoviti! » dice indicando il dormitorio.
Oh, dio. Non sono psicologicamente pronta ad affrontare un tendone di raso tutto pizzi e merletti, non ora, non il giorno prima del compito di Pozioni e non quello dopo il compleanno di Arcibaldo! Ora che ci penso non ho ancora salutato Charlotte, e volevo perlomeno che desse l'esame di prima...
Sospiro, salendo le scale della torre: ormai si sa, se lei vuole qualcosa non c'è possibilità di smuoverla. Entro nel dormitorio femminile, chiudendo la porta dietro di me e mettendomi a sedere sul letto, circoscrivendo le ginocchia con le braccia e osservando la mia compagna di casa frugare nel suo baule.
Dopo una lunga e quasi interminabile attesa, mi sento soffocare da un ammasso di seta morbida giunto sulla mia testa a velocità supersonica.
« Ecco qua! » sorride Prudence giuliva, saltellando fino a me con le mani intrecciate fra loro.
Mi districo dalla presa di quello che sembra un essere animato con milioni di tentacoli, per poi riuscire finalmente ad osservarlo nella sua integrità.
E' molto lungo, molto stretto e soprattutto
molto rosa. Nient'altro da osservare, se non il pizzo spaventoso che ricopre l'orlo inferiore...
Ma come tutti sanno, sebbene possa sembrare strano, a volte ho un tatto anche io, e offendere quel suo bel faccino luminoso di gioia e piacere di aiutare gli altri sarebbe un'azione sconsideratamente cattiva.
« Beh, è... » mugugno, cercando le parole adatte a descrivere quell'invadente capo di abbigliamento, che ormai sta riuscendo a rovinarmi la giornata più di quanto non lo fosse prima « E' molto elegante, sì » concludo con un sorriso, stendendolo sulla coperta rossa e oro.
« Sapevo che ti sarebbe piaciuto! » esclama la bionda prendendolo tra le braccia, per poi riporlo subito nel suo baule, tra i vestiti e la biancheria invernale ormai riposta.
Sospiro.
« Ma certo, che pensavi? »
***
La biblioteca dovrebbe essere deserta, a quest'ora della sera, eppure qualche forma di vita ancora la sta esplorando, con i suoi occhietti forse curiosi, forse assetati di sapere, o semplicemente stanchi e bisognosi di andare a cena, ma obbligati a restare per completare chissà quale importantissimo compito dimenticato.
« Ehi! » esclamo gioconda, suscitando una reazione perplessa della bibliotecaria, appena scorgo la figura di Jillian farsi largo tra gli scaffali.
Abbasso il tono di voce « Qual buon vento? » chiedo con una risatina, vedendola sobbalzare al mio arrivo.
« Oh, Annabel... » alza le spalle, vagamente imbarazzata, ed esita un momento prima di chinarsi verso il mio tavolo « Cercavo giusto te » sorride.
« Cercavi me? E come mai? »
« Uhm... ti va di spostarci altrove? E' una cosa piuttosto privata »
Annuisco, leggermente spaventata. Dopotutto non dovrei fidarmi degli sconosciuti, sono una figlia di babbani e questo non è il periodo giusto per seguire nessuno che non conosca da almeno due mesi in qualche oscuro anfratto della scuola. Però Jillian, lei è così dolce e tenera, specialmente quando scuote la testa in quel modo adorabile prima di dire qualcosa di importante...
« Ti seguo » annuisco, recuperando il sorriso, per poi lasciarmi condurre dalla bionda attraverso i corridoi, illuminati dalla fioca luce del tardo pomeriggio che filtra dalle alte vetrate. Finchè non giungiamo davanti a un muro spoglio, i mattoni erosi dal tempo ma ancora visibili.
« Annabel, probabilmente ti sembrerà una stranezza ciò che sto per dirti » spiega dolce, anche se leggermente impacciata « Ma vedi, da quando i conflitti tra gli studenti si sono fatti così frequenti... » continua, mordendosi la lingua e dirigendo lo sguardo verso la parete.
« Siamo già un po’, ma contiamo di allargarci. Difendiamo i Mezzosangue » senza mezzi termini, lasciandosi andare a un sorriso « Puoi unirti a noi, se vuoi » conclude, facendo cenno verso l’arco murato e completamente vuota.
« Io... ovviamente sì » annuisco, leggermente confusa, ma non faccio in tempo a chiedere ulteriori spiegazioni, che davanti a me si materializza l'ultima cosa che mi sarei aspettata di trovare:
una porta. Una semplice porta come tante altre, se non fosse per il fatto che sia appena apparsa dal nulla, dalla quale fa capolino la testa mora di una ragazza, sicuramente più grande di me, a giudicare dall'aspetto – ma dopotutto, anche uno del quarto potrebbe sembrare più grande di me...
« Julia » saluta lei, con un cenno della mano « Annabel » sorride, indicandomi.
« Nuova recluta, non penso dovrebbe dare problemi ma farei ugualmente il test » proferisce con aria professionale « Che ne dici, Ann? »
Test? Dio mio, detta così è inquietante, ma spero di potermi fidare...
« D'accordo » stringo la mano alla ragazza più grande, evidentemente Julia, prima di vedermi porgere un'ampolla di vetro contenente un liquido cristallino. E' chiaro l'invito a berla, immagino.
Ne mando giù un sorso, accorgendomi del suo sapore molto simile a quello della semplice acqua, prima di avvertire un leggerissimo giramento di testa. Oh, dio, che cosa ho fatto. Accettare da bere da degli sconosciuti qualcosa di cui non conosci entità, e perlopiù in un periodo così drammatico per i figli di babbani di tutta la storia di Hogwarts...
« Annabel, cosa pensi di Tom Riddle? »
Potrei aggirare la cosa esponendola con parole dolci, ma è inevitabile che mi ritrovi a gesticolare animatamente, senza la forza di trattenere la mia risposta.
« Penso che sia una lurida, schifosa e putrida serpe strisciante che non ha altro da fare se non piantare quel suo bel faccino in giro, e francamente penso che... » sbotto stizzita, prima di sentirmi chiudere la bocca con una mano. Peccato, mi sarebbe piaciuto sfogarmi, ora che le parole sgorgano così prepotentemente e senza lasciarmi possibilità di controbattere.
« Hai contatti con lui o i suoi seguaci? »
« Per chi mi avete preso? » torco il capo, offesa.
« Condividi le sue idee riguardo i cosiddetti Mezzosangue? »
« Io sono la Mezzosangue più fiera di questa terra! » esclamo ergendomi in piedi e scoppiando a ridere. Ok, questo potevo risparmiarlo, ma l'istinto si sta sovrapponendo alla ragione in un modo in cui non lo avevo mai provato prima.
Julia annuisce, lanciando uno sguardo ad un'altra ragazza appena comparsa dietro di lei.
« Beh, allora... » proprio quest'ultima abbozza un sorriso « Benvenuta nel Fidelius »
19/05/2008
Oggi partono i reclutamenti dei nuovi membri. Milo Ashmore, Opal Worthington, Damian Denholm. Carlisle e Eugene con il primo, Sebastian con gli altri due, in momenti diversi.
Io, invece, devo parlare con Cassandra Becket. La migliore amica di Ida. E poi con Aedan, ma è un’altra storia.
Stamattina ero intenta a fare colazione, anche se con tutte le cose che sono successe, lo stomaco era piuttosto chiuso.
“Julia, posso parlarti?”
Ho accettato. La Tassorosso ha poi iniziato ad espormi i suoi sospetti. Sospetti non infondati, che potevano metterla in pericolo.
Un’idea si è fatta strada nella mia mente: farla entrare nel Fidelius. È la cosa più logica. Sarebbe più tranquilla, e più protetta. Così, mi sto avviando a descriverle la situazione.
Cassandra mi aspetta nel parco, vicino al lago.
“Ciao, Julia.”
“Ciao, Cassandra.”
Iniziamo a camminare sulla riva, mentre cerco di spiegarle gli eventi sotto una nuova luce, più sinistra ma chiarificatrice. Alla fine, ha gli occhi lucidi.
“Devi venire con me in un posto.”le dico.
“Quando?”
“Te lo farò sapere.”
Ci dirigiamo verso la Sala Comune di Tassorosso, in silenzio. La accompagno fin sull’ingresso, dove la saluto. Cassandra si slancia ad abbracciarmi, e scoppia a piangere. Lascio che si sfoghi, poi le offro un fazzoletto.
Pochi istanti dopo, è in ordine, e con un sorriso triste rientra fra i suoi compagni.
Mi volto per andare via, quando intravedo una figura familiare girare l’angolo in tutta fretta. Una figura alta, magra, con un gran casco di capelli biondi. Eugene.
“Eugene!”esclamo, raggiungendolo e prendendogli il braccio.
Lui dà uno strattone, ma si ferma. Brontola qualcosa di incomprensibile.
“Eugene, non volevo.”
Guarda con ostinazione il pavimento, concentrato sugli stivali da giardinaggio infangati che ancora indossa.
“Erano il mio pianoforte, la mia aula.”ribatte, a voce bassa.“E voi li avete usati come…come…”
“Mi dispiace, in quel momento non ci ho pensato.”
“Già.”
Un muro, ecco cos’ho di fronte. Cerco di non perdere la pazienza, anche se il mio istinto più primordiale sarebbe quello di appioppargli uno schiaffo. Non ottiene nulla con questo comportamento da bambino offeso.
Sospiro.
“Ti va se andiamo a parlarne da qualche parte?”
Annuisce con un mugugno.
Poco dopo siamo in Sala Grande, di fronte a due enormi bicchieri colmi di latte caldo.
“Non so spiegartelo bene neppure io.”
Non mi guarda. Non mi ha ancora guardato da quando l’ho incontrato.
“Mi hanno sempre considerato la ragazza di ghiaccio. Forse in parte lo sono davvero. Ho avuto altre storie, altri ragazzi. Uscivamo due volte e poi mi stancavo. Sono una persona incostante, sotto questo punto di vista.”
Eugene arrossisce appena.
“Poi, è arrivato Aedan. Ci ha messo molto tempo a convincermi, te lo assicuro. Non volevo dargli alcuna possibilità. Per una serie di motivi.”
“Ad esempio sua sorella.”dice.
Sorrido. Ha parlato di sua spontanea volontà. Miracolo.
“Ad esempio lei, sì. Ed una serie di altre cose. Ti capita mai di aver paura? Non per un male fisico. Per una sensazione di disorientamento che ti prende da dentro. Uno smarrimento bizzarro, che ti fa star bene e male allo stesso tempo.”
Annuisce. O forse è un altro mugugno. Poi beve un sorso di latte.
“Ti dico tutto questo non per giustificarmi, ma per farti capire che, se ho in qualche modo profanato il tuo angolo privato…mi dispiace moltissimo.”
“Va bene.”
Mi sono aperta con Eugene più di quanto abbia osato farlo con me stessa, riguardo questa situazione. Forse l’ha capito anche lui.
“E poi…”aggiungo, per sdrammatizzare“Non è successo quasi niente. Ci hai preso in tempo. Il pianoforte è ancora incontaminato per ospitare te ed Isy.”
Eugene sta soffocando nel latte.
Scatto in piedi e cerco di farlo tossire il più possibile.
“Julia.”
Alza lo sguardo verso di me, con il respiro affannoso. Sembra voler dire qualcosa, con il viso contratto in una smorfia che lo assomigliare ad un orsetto, gli occhioni blu ancora colmi di lacrime.
“Prometto che non succederà più, mio piccolo Chopin. E adesso, sarà il caso di tornare nel tuo dormitorio. Sei fradicio di latte.”
Ammettiamolo.
Entrare nel Fidelius senza avere la più pallida idea che esista può essere traumatico. Ma stasera abbiamo ben cinque nuovi iscritti: Opal Worthington, Milo Ashmore, Damian Denholm, Cassandra Becket…e Aedan.
Se la sono cavata bene con l’interrogatorio, soprattutto Damian che alternava indignazione e sprazzi del suo solito umorismo. Opal invece sembrava sul punto di far esplodere qualunque cosa.
Alla fine dell’incontro, Georgie sembra stanca, il suo viso è piuttosto nuvoloso.
“Tutto bene?”le chiedo.
“Sì. Anche se non sono sicurissima su alcuni nuovi acquisti. Ad esempio, Cassandra. Credi che abbia la capacità emotiva di farcela?”
Le espongo la mia prospettiva, e Georgiana annuisce. So che non è del tutto convinta, ma spero che col tempo lo sarà.
“E Aedan?”
“Aedan…è roba tua. Mi fido di te. Se senti di poterti fidare di lui, allora posso tentare anch’io.”
“Grazie!”esclamo, sopraffacendola con un abbraccio.
In effetti, non è entusiasta, ma temevo che l’avrebbe bocciato in pieno…invece c’è un minimo margine di manovra.
“Vài pure dal tuo Corvo, tanto c’è Sebastian che mi aiuta a mettere a posto…”
“Sì. Mettere a posto. Questo è l’eufemismo del secolo!”
“Julia Versten! Non so tu che cosa intenda per mettere a posto, ma io mi riferisco alla mera attività di riordino. E con questo, fuori di qui!”dice, facendo un gesto con la mano.
Aedan mi sta aspettando vicino ad una delle grandi finestre del settimo piano.
“La sua scorta è qui, milady.”
“Grazie infinite, messere.”
Camminiamo fianco a fianco per un po’, finché non lo sento sbuffare. Mi avvolge le spalle con il suo braccio sinistro, ed io lo assecondo rincantucciandomi.
“Certo che una ragazza meno appiccicosa di te non l’ho mai vista.”sbotta.
“Ma guarda, non mi sembravi il tipo da romanticume.”
“Ti stupirò. Ad esempio, se non mi piacesse un minimo di romanticume, non ti inviterei al ballo.”
“Lo stai facendo?”
“Accetteresti?”
Per chiudere questo gioco del gatto col topo, rispondo:
“Con grande sforzo…penso che potrei accettare.”
“Meraviglioso. Avverto la stampa?”
I miei intenti di pace svaniscono. Non posso che prenderlo a pugni.
Aedan lascia fare, e dopo un poco mi blocca i polsi con le mani.
“Come sono sottili…”
“Grazie. Ora ti dispiacerebbe lasciarmi andare?”
“Un momento solo.”dice, avvicinando il suo corpo al mio.
Sussurra:
“Julia, vuoi venire con me al ballo di fine anno?”
“Sì, Aedan. Sì.”
18/05/2008
E' un dato di fatto che Corvonero sia la Casata intelligente, che a Grifondoro ci finiscono gli eroici idioti, che Serpeverde sia un covo di viscidi stronzi ipocriti e che a Tassorosso sia la tana di chiacchieroni che però lavorano sodo. E' una realtà a cui non si scampa, questa.
Chiaro che ci sono le eccezioni.
Ad esempio ci sono un paio di Corvonero che è un miracolo se riescono ad accedere ogni giorno nella loro Sala Comune, Serpi che sembrano conservare briciole di intelligenza e dignità (non è il caso dei tre principi superstiti più la nuova arrivata -che non sarà mai ai livelli di Eveline, è palese), Grifoni che pensano prima di agire e Tassi che rasentano l'idiozia totale.
Anzi, che trascendono l'idiozia, raggiungendo le sfere più alte della demenza umana.
Perché solo qualcuno che è al di là della stupidità più totale andrebbe a stuzzicare la Lywelyn e la Blackster per il puro gusto di farlo, specie se le due sono in atteza dei loro degni compari.
Sospiro, mentre i due idioti in questioni borbottano le loro scuse ad Elizabeth, che li guarda senza parole. Non si sa bene come, i due geni, oltre ad esser stati schiantati prima di poter aprire la bocca e scandire una sillaba che fosse una, sono pure riusciti ad incappare in Lumacorno che, saputo dell'accaduto, ha tolto venticinque punti ciascuno per "aver molestato con la loro maleducazione babbana due splendide purosangue, orgoglio del mondo magico".
Orgoglio di cosa? Di una cerchia di individui balordi cui è imploso il cervello per non vedersi costretto a formulare aborti di filosofie razziste e retrograde?
La Hale inspira a fondo, lanciandomi un'occhiata di pure disperazione.
«Resta il fatto che la stronzata l'avete fatta» sentenzia dura, incrociando le braccia al petto «E che i punti che ci avete fatto perdere sono tanti»
I due si fanno piccoli piccoli, sotto il suo sguardo impietoso, mentre lei prosegue.
«Se non fosse che sono una persona fondalmente pacifista e contraria alla violenza vi avrei già riempito di lividi, parola mia. State bene attenti a non rifarlo mai più, la prossima volta non sarò così magnanima. ora sparite dalla mia vista, subito!»
I due non se la fanno ripetere un'altra volta, girando sui tacchi e dileguandosi nei dormitori maschili. Lo sguardo cioccolato di Elizabeth si posa su di me; le sorrido.
«Com'è che si dice?» chiude gli occhi, massaggiandosi le tempie «La madre degli stupidi è sempre incinta»
«Corre voce sia di facili costumi»
«Hai proprio ragione» si lascia cadere sulla poltrona alle sue spalle, riprendendo in mano un tomo di Trasfigurazione Avanzata e un plico di appunti da far concorrenza a quelli di Georgiana e Jillian messi assieme. Ha l'espressione di chi vorrebbe far tutto tranne che studiare. E io, dal mio canto, non ho nessuna intenzione di tornare al mio tema di Difesa sulle Arti Oscure. Resta una sola cosa da fare, quindi.
Mi sporgo appena verso di lei.
«Hai saputo del ballo?»
«Non nominate il ballo!» si intromette strillando Polly, facendo capolino alle spalle della Caposcuola «Non fatelo in mia presenza!» ci intima, gli occhi fuori dalle orbite.
La Hale inarca le sopracciglia.
«E perché, di grazia?»
«Non si può direeeh» dondola sui piedi, agitandole un indice in faccia «No no no no, non si può.»
«Come vuoi, Polly» commenta scettica, chinandosi a raccattare i suoi libri «Ora, vogliate scusarmi, ma ho degli esami da preparare. Buon pomeriggio» sorriso, sventolando una mano per poi dileguarsi verso il dormitorio femminile. La mia rossa compagna di casa fischia sommessamente.
«Ciao ciao» la saluta, prima di tornare a guardarmi con le mani saldamente piantate sui fianchi.
«Allora è vero?»
«Che cosa?»
«Non fingere di non sapere» sibila «Ne parla tutta la scuola!»
«Di cosa?» la capacità di saltare da un argomento all'altro di questa ragazza mi spaventa non poco.
«Di Milo e della Worthington. Li hanno visti nel bel mezzo di un corridoio nel cuore della notte.» schiocca la lingua.
Dopo una riunione del club, suppongo. Da quando è stato scoperto, gli incontri si protraggono sempre più a lungo e, quando finiscono, ne usciamo che siamo devastati; Jiulia e Georgiana non ci danno un attimo di tregua.
«Può essere» commento dopo qualche attimo «Ma come mai la cosa ti interessa tanto? Il fascino di Milo non ti era indifferente?» la punzecchio, con un sorriso.
«E' solo amor di cronaca, non credere» tuba, indignata dalla mia insinuazione «Mi sorprende che tu non lo capisca»
«Eccerto, come no» rido.
Apollonia cede, alla fine, sorridendo a sua volta.
E' una ragazza a posto, una volta superato lo shock da primo impatto, e da quel che ho potuto vedere è una persona con la testa sulle spalle e non la spiantata totale che sembra. Invitarla ad una riunione del club potrebbe non essere una cattiva idea. Male che vada, sappiamo tutti che Jiulia e Jillian sono insospettabili perfette obliatrici.
«Polly, senti» inizio a dire, qusta volta serio. Lei reagisce simultaneamente, smettendo di torturare una ciocca di capelli e lasciando ricadere le braccia lungo i fianchi sottili.
«Mh?»
«Ci sono delle persone che vorrei farti conoscere. Hai impegni per domani sera?»
***
C'è agitazione, nell'aria.
L'intera popolazione femminile della scuola sembra essere preda di una assurda follia e si aggira per i corridoio con aria minacciosa, muovendosi come se fosse un'unica massa, una gigantesca piovra che cala i suoi tentacoli su poveri ragazzi inermi. Ho visto Lennard assalito da una schiera di Serpeverdi del terzo anno, l'altro giorno. Milo sono giorni che se ne sta rinchiuso in camera maledicendo Silente per la grandiosa idea, mentre una pozione dell'Invisibilità borbotta allegramente nel suo calderone. Gli unici che sembrano tratte gran divertimendo dalla situazione sono gli Stupi-principi che vagano per i corridoi con le loro Stupi-principesse al seguito facendo incetta di inviti e seminando solo cuori infranti e misteriosi schiantati mezzosangue alle loro spalle. Occhei, magari schiantati no. Ma ci sono stati un paio di lividi e braccia rotte sospetti.
«Certo che le ragazze potrebbero quantomeno evitare di picchiarle» borbotto, stizzito.
Jillian alza gli occhi dal catalogo che sta sfogliando (l'ennesimo), dopo aver cerchiato un modello che sembra essere di suo gradimento. Da quando le ho chiesto se le andava di venire al ballo con me e lei lo ha comunicata alla sacra famiglia, sia la madre che la nonna hanno iniziato a subissarla di cataloghi. Metà dei quali sono di abiti da sposa e chissà chi li manda.
«Ti ricordo che Ida era una ragazza e non si sono fatti più che tanti scrupoli» sussurra dolce, posandomi una mano sul braccio. Come se questo potesse in un qualche modo stemperare la rabbia e lo sdegno.
«Lo so» sibilo più irritato che mai, mentre lei mi si rannicchia contro, riuscendo ad incastrarsi alla perfezione nelle curve che il mio corpo disegnano.
E' strabiliante la sua capacità di completarmi. Fisicamente e non.
«Lo so quello che stai pensando» mi canzona, tornando a sfogliare le pagine.
«Ah si?»
«Ma non possiamo fare ancora nulla» mi ricorda, così come ha fatto Julia qualche giorno fa «Dobbiamo fare attenzione.»
«Odio l'attesa» protesto, senza riuscire a rimanere imbronciato.
Lei tace, per qualche attimo, prima di chiudere con delicatezza il giornale patinato e posarlo sul pavimento.
«Conosco un modo per ingannare il tempo nel mentre» mi stuzzica, gli occhi accesi e le guance appena appena arrossate.
«Stai tentando di corrompermi?» le chiedo, mentre si gira, sedendosi a cavalcioni su di me.
«Sta funzionando?» indaga, chinandosi a baciare il mio collo.
Un brivido.
«Direi proprio di si»
16/05/2008
Peter mi chiude la bocca con un bacio, mentre gli sto spiegando gli utilizzi della mandragora nelle pozioni.
“Tesoro, smettila di parlare…”mormora, infilando una mano sotto la mia maglia.
“Fermo, se non studi finirà che il prossimo anno dovremo dare i M.A.G.O. insieme.”
“Ti dispiacerebbe?”
“Uhm. Sì. Cosa farai nella vita?”
“Oh, non lo so, c’è tanto tempo per decidere…”
“Non è vero, e tu lo sai.”
Il mio ragazzo tace, infastidito.
“Mi mancherai, è ovvio. Ma voglio che tu vada avanti, non che ti fermi!”
La sua espressione si ammorbidisce, mentre arrotola uno dei miei boccoli intorno alle dita.
“Io ti amo, Audrey. Lo sai.”
“Anche io.”
Che tono strano.
“Se succedesse qualcosa il prossimo anno, quando io non ci sarò…”
Si blocca.
“Ecco, non posso pensarci.”
“Allora, stupido. Prima di tutto, sono una Corvonero, e anche abbastanza intelligente, credo. Quindi uno Schiantesimo so lanciarlo più che bene, come la tua amica Alice Knox ricorda ancora. In secondo luogo, non sarò sola. Chiaro?”
“Sì, lo so. Ma dopo l’aggressione a Georgiana…”
“-Dopo l’aggressione a Georgiana- niente. Ce l’aspettavamo tutti in un certo senso.”dico, tagliente come a volte mi costringe ad essere.
“Questo è vero. Ma non posso fare a meno di preoccuparmi per quando non ci sarò. Audrey…ti prego, stai attenta. Fin da ora.”
“Non c’è bisogno di dirmelo.”
Torno nella mia stanza sbuffando.
Sono cosciente dei rischi, del pericolo che corriamo tutti. Però non sopporto Peter quando si fa prendere dalle sue manie da mamma chioccia. Se mi sono innamorata di lui, è stato per la sua indipendenza da me.
Prima, i miei ragazzi erano sempre stati docili strumenti nelle mie mani. Peter era la variabile impazzita, che ogni studente di Aritmanzia adora.
Lancio la cartella con i libri sul letto e mi lancio in bagno per farmi una doccia decente. Jillian ne emerge con la testa avvolta in un asciugamano azzurro, e mi saluta con uno dei suoi sorrisi.
Poi mi dice:
“Tesoro, tutto bene?”
“Sì, perché?”
“Hai un’espressione…corrucciata.”
“Peter. Si è fatto venire le paranoie. Perché lui il prossimo anno non ci sarà più, e io sarò sola a lottare contro i
cattivi.”
Jill si siede e inizia svolgere l’asciugamano, rivelando i suoi lunghi capelli biondi, che da bagnati hanno una sfumatura scura.
“Dev’essere preoccupato, non dovresti prenderla così…”
“Non è per quello. Ma già ho paura io. Se ci si mette anche lui…crollo.”
Sento il viso caldo.
“Già, è difficile per tutti. Anche io a volte…”
Rabbrividisce.
Mi siedo accanto a lei.
“Cosa possiamo fare, d’altronde?”chiede.
“Soltanto sperare e prepararci al peggio.”
Il racconto delle gesta di Julia Versten e Aedan Lywelyn sta facendo il giro della scuola. Eugene Pennington lo ha raccontato a Milo Ashmore; e raccontarlo a Milo equivale a spargere il pettegolezzo per tutte le Isole Britanniche.
“Ma secondo te è vero che li ha sorpresi proprio nel momento
clou?”domanda Rachel, ridacchiando.
“Ah, non saprei. Isy, cosa ci dici?”
Isabel avvampa all’istante.
“Io…a dire il vero, non gli ho chiesto nulla.”
“Come, non gli hai chiesto nulla?!”continua Rachel, impietosa, fingendo indignazione.
“Ehm…”
“Su, lasciatela stare, povera piccola…”interviene Jill, con una carezza sulla testolina castana.
Ridiamo tutte e quattro, dimenticando per un istante Fidelius, Riddle e tutto quanto.
13/05/2008
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« non c'è niente da ridere. » rimbecco secca due delle mie ragazze, che in fondo alla stanza delle necessità continuano a singhiozzare per soffocare la loro ilarità. Il motivo di tanto divertimento è chiaro a tutti: neppure io, in situazioni normali, riuscirei a stare seria davanti a Eugene Pennington rosso come una lampada giapponese che tenta di non rifuggere il contatto fisico con Isabel, alla disperata ricerca della sua mano. Il poverino è alla sua prima relazione, e si è beccato pure la piccola geisha della situazione. Guarda ostinatamente verso di me al posto di badare a lei, rimarcando con l'espressione da orso ferito che le mie parole gli salveranno la vita, almeno per mezz'ora.
Poco più in là, altrettanto smarriti, siedono i nuovi acquisti: Opal Worthington che stringe le mani una contro l'altra, probabilmente per evitare di far esplodere qualcosa mentre sbava copiosamente su Milo Ashmore, del tutto assorto ad osservare la stanza che non ha mai visto prima e che sembra aver fatto breccia nel suo immaginario. A completare l'allegro terzetto di nuove leve che mi aspettavo di incontrare, Damian Denholm, grifondoro del sesto anno che Julia ha preso sotto la sua ala protettiva. E, a proposito di miss Versten e dei suoi amici, possiamo notare alla mia destra uno splendido esemplare di vitellone dall'occhio luccicante, anche conosciuto come Aedan Lywelyn Innamorato. Il farfallone è tutto preso a lanciare sguardi mielosi alla mia amica, seduta al mio fianco e tutta presa dalla compilazione del diario di bordo.
Ripasso tutti i volti di coloro che sono seduti qui davanti e pendono dalle mie labbra: ragazzi pieni di speranze, con progetti idee e piani. Tutti messi in pericolo da me. Lanciati a occhi bendati tra le grinfie di un pazzo furioso. « ho fatto un guaio, ragazzi. » esordisco con gli occhi che già mi si riempiono di nuovo di lacrime; probabilmente sembrerà che stia andando ad un funerale, ed in effetti il mio si profila non più così distante. « Riddle mi ha letto nel pensiero ed ha scoperto il Club. » ancora mi chiedo come faccia ad essere stata così idiota; a lasciarmi pescare nella testa senza neppure pensare che Tom non si limava di certo le unghie come Elizabeth Hale, durante la riunione dei Caposcuola.
Meriterei d'essere appesa per le orecchie alla torre di Londra, per questo. Per la delusione e lo sconcerto che si dipingono sulle facce degli altri membri del club, una serie di sguardi vacui improvvisamente concentrati su di me. Lo so, sono stata una cretina. Tanto vale farla finita e dirla tutta; sento la mano di Sebastian che mi sfiora le scapole, per poi appoggiarsi oltre la mia schiena, sulla spalla opposta. E' che lui sa, lui c'era; è successo tutto sotto i suoi occhi, anche se nessuno ha passato in rassegna i meandri del suo cervello. Prendo un respiro profondo, socchiudo gli occhi. « non so cosa ci possa succedere. quel che è certo, è che tutto quello che abbiamo imparato ora potrebbe servirci. » le fatine di Corvonero avvicinano le teste ed iniziano a sussurrare, primo cenno di vita da interi minuti a questa parte. « dobbiamo stare uniti, ora più che mai. non andate mai in giro da soli. mai e poi mai senza bacchetta. occhi aperti, mano pronta. » nessuno sembra prendere di buon grado questi ordini: ho fatto un macello, lo sapevo. Ho messo nei guai tante persone da formare una classe scolastica. Mi sento di nuovo le lacrime che premono contro le palpebre, come la notte dello scontro con Lenore. Il vocio sommesso si fa gradualmente più forte; parlano tra loro, commentano, cominciano già ad organizzarsi. Mi auguro solo che nessuno finisca male per colpa mia: sarebbe una cosa che non riuscirei mai a perdonarmi.
***
un paio di giorni dopo.
« su, julia! tieni dritta quella schiena! » sua divinità si è messa a prendere lezioni di duello dalla sottoscritta; agito la bacchetta e la colpisco con uno sbaffo di fumo in faccia. « vedi? se non stai attenta, ti frego con un attacco diretto! » so che probabilmente ora mi beccherò uno schiantesimo nello stomaco, ma dobbiamo essere perfetti - lei, soprattutto. Le pareti della Stanza delle Necessità sono sgombre e coperte di grossi materassi, come se fossero insonorizzate, ma serve semplicemente per evitare che ci spezziamo le ossa in atterraggi fatti male. Io e la mia migliore amica ci muoviamo lentamente, disegnando un circolo a terra con i nostri passi, mentre leviamo la bacchetta davanti alla faccia, pronte ad attaccare. sento chiaramente il suo polso che fa un piccolo schiocco e, senza neppure pensarci, mi accovaccio, evitando per un pelo che una palla di luce bluastra che mi avrebbe trasformata in un lampone vivente.
« ma come fai! » esclama alzando le mani, dopo che per l'ennesima volta ho sventato il suo attacco.
« riflessi; ci sono abituata. » mi stringo nelle spalle, facendo ruotare distrattamente la mia arma tra le dita. « attenta ad ogni movimento. ogni rumore. non c'è niente attorno, solo tu e il tuo avversario. » non la vedo molto convinta. « e gli incantesimi, ovviamente. » aggiungo sollevando gli occhi al cielo. Lei si risistema, io faccio un respiro profondo. Se si concentrasse di più, farebbe a fettine me e tutti quelli che provano a sfidarla. Mi concentro sul fruscio dei suoi vestiti; forse basterebbe solo un tremito della sua palpebra per farmi capire che sta per respingere correttamente il mio attacco.
« ooooh! » subdola. Si è accorta che stavo per attaccare e mi ha fatto fare un volo di tre metri all'indietro; questa donna ha capito tutto della vita. « infida! » esclamo rialzandomi, e già applaudendo. Finalmente è arrivata a concentrarsi nel modo giusto; cioè abbastanza da percepire le intenzioni ancor prima che lo stesso avversario si sia reso conto di averle pensate. Questa donna è pronta per sfidarsi con chi vuole. Riddle compreso.
***
Adoro il bel tempo. Il sole, il caldo che brucia la pelle anche attraverso i rami. Certo, ben diverso da notti buie e cime tempestose, ma questa è la vita reale, non una delle mie opere. Sto a pancia in giù con i gomiti piantati nell'erba e il taccuino blu ( fresco di acquisto ) aperto d'avanti. Al mio fianco, con la testa appoggiata sul maglione buttato sull'erba, sonnecchia Sebastian, con la bocca semiaperta ed una mano infilata sotto l'orlo della mia camicia; mi sfiora il bacino con la punta delle dita, ed è l'unico segno di vita che dà. Momenti di beatitudine. Abbiamo rinunciato a studiare per stare insieme, almeno un pomeriggio prima che gli esami ci riducano in fin di vita.
« Georgiana? » rotola su un fianco e socchiude un occhio, guardandomi di soppiatto e ritirando la mano dalla mia schiena.
« Mh? » alzo appena la testa, rivolgendogli uno sguardo annoiato; lui sorride e mi si tuffa addosso, baciandomi come se non lo facesse da tre anni.
« Vieni al ballo con me. » l'ha detto. L'ha detto. Scoppio a ridere e lascio che mi strappi di mano il taccuino, facendomi poi affondare la testa nell'erba.
« Contaci. »
12/05/2008
Ho mille pensieri. Mille e forse anche più. E’ una situazione insostenibile. Soffocante. Vorrei scappare ma sarebbe sciocco. Guardo in giro e vedo lo stra-maledettissimo potere dei Serpeverde estendersi qui a scuola come un fuoco che non si estingue mai. E questa faccenda mi provoca fastidio/rabbia/frustrazione.
Il flusso dei miei pensieri è veloce, un turbine. Provo a fermarlo e, fortunatamente, qualcuno ci pensa per me. Sebastian mi si scontra di fronte, prendendomi per un braccio, riportandomi verso la parte dalla quale stavo venendo. “Dobbiamo parlare,Dam.” –esordisce trascinandomi.
“Capisco che tu mi faccia una corte spietata, Seb, ma vorrei dirti fin da subito che non sei il mio tipo” –ironizzo, seguendolo. Fin quando non mi porta praticamente dietro l’angolo alla fine del corridoio.
“La faccenda della quale dobbiamo discutere è importante.”-esordisce, come se non avesse minimamente sentito la mia battuta. Io annuisco, inarcando un sopracciglio. Più che altro stranito dalla sua “non risposta” al mio scherzo. Generalmente Sebastian aspetta di cogliere la palla al balzo pur di mostrare il suo lato comico, peraltro piacevole.
“Quando vuoi.” – rispondo.
“Stasera. Assolutamente stasera.” –ci pensa un attimo.- “Stasera, in sala comune. Ci vediamo lì.”
Elodie è scappata. Come sempre, possibile che non riesca MAI a star ferma quando ci sono io? Non la capisco. Ci provo ma non la capisco. Vorrei avere una sfera magica che mi permetta di leggerle quello che le passa per la testa, a volte. Si è arrabbiata con me, temo. Oddio, ne sono proprio sicuro in realtà. Considerando il fatto che mi ha praticamente schiaffato in faccia il fatto che IO non mi sono accorto di nulla. Che lei mi “guardava” dal primo anno, che sono sempre stato un idolo, qualcosa di irraggiungibile. Abbasso lo sguardo, controllando per bene me stesso. Ok, adesso posso anche dirlo.
IO?Il suo dio, io???

Qui c’è qualcosa che non va. Assolutamente qualcosa che non va. Ma come può dirmi una cosa simile dopo che per cinque, cinque (e scandisco bene affinché il mio cervello riesca ad assimilare questa affermazione) anni è scappata a gambe levate dal sottoscritto? Mi evitava come la peste, proprio rifuggiva ogni contatto, anche il più sciocco. Non si soffermava nemmeno per un momento. Per non parlare poi del fatto che non c’è stata MAI una volta nella quale incrociava il mio sguardo serenamente. Ogni volta che, malauguratamente per lei succedeva, io cercavo di mantenere un contatto quanto meno “visivo”, ed eccola piantare gli occhi contro la superficie del pavimento, o addirittura scostarsi da una stanza all’altra. Era perfino difficile trovarla in sala comune. Donne…io non le capisco. Sebbene mi sforzi, ma non ci riesco. Picchetto le dita contro il tavolo, lasciando che simili vaneggiamenti accompagnino il mio pomeriggio. Guardo la finestra, dopo aver ricontrollato due volte i compiti svolti, nella speranza di non incappare in qualche errore di ortografia a sfondo romantico non richiesto per via di questa miriade di problemi che si fa la mia testa. Niente, tutto ok. E’ quasi sera, il cielo volge all’imbrunire. E fra un po’. Un bel po’ a dire il vero, ho appuntamento con Sebastian. Stringo la bacchetta, storcendo il naso. Prima, però, ho una faccenda da sbrigare. Un problemuccio che ha tardato fin troppo nella sua risoluzione.
Forse è indelicato. Ci siamo. Forse non è assolutamente quello che si può definire “da gentiluomini”, ma qualcuno mi spieghi come accidenti devo fare io per parlare con una ragazza che praticamente scappa via ogni volta che mi vede. Non si può. A meno che, visto l’interesse reciproco (o almeno così lei dice), io non utilizzi le care e vecchie maniere forti per mettere in chiaro una volta per tutte questo increscioso disguido.
“Fammi parlare prima di urlarmi contro” - la precedo, al fine di non dimenticare quello che voglio dirle in modo corretto, fluido e comprensibile.
“Elodie, non è un atteggiamento maturo. Piantiamola con queste sciocchezze. Io ti parlo, e tu scappi come se avessi la lebbra. E la cosa oscena è che lo fai da cinque anni. Non da due giorni. Sarò sfacciato e anche ruffiano, ma non posso impormi ad una persona.” - sottolineo -
“Ho provato ad avvicinarti mille e mille volte. Ho cercato di parlarti, fermarti, trovare un punto di incontro, ma niente. Per non parlare del fatto che ultimamente mi eviti in modo palese”.
Forse sarà brutale, ma l’addolcire la pillola non è il mio forte. L’ho sempre considerata una pratica inutile, e anche sciocca, se vogliamo. Bisogna sempre dire le cose per quelle che sono. E questa situazione, non cambia di certo questa eventualità.
“Parlandoci chiaro. Era palese l’eventualità che tu mi odiassi proprio” - marco l’ultima frase, e non lo faccio con intenzioni cattive. Ma voglio che si capisca che, se finora non ci sono stati risvolti particolarmente piacevoli, non è stata una cosa per mia scelta. Io c’ero. Io ci sono e ci sono stato.
“Io ci sarò, se tu però me ne darai l’opportunità, anziché scappare.” - le sorrido, sedendomi poi di fronte a lei, che abbassa lo sguardo mormorando un sommesso “scusami” fra le labbra dischiuse.
Ma si può? Essere così dolci? Le sfioro la guancia, sollevandole il viso, affinché realmente mi guardi, ora.
“Non fa nulla bocciolo.” - le sorrido ancora. Per poi passare alla fase due.
“Elodie?”
“mh?”
“Ci vieni al ballo con me?” - domando, diretto. Lei sorride, intimidita, e poi annuisce sibilando il suo consenso. Le bacio la guancia, per poi stringerla.
“Sarà una bella serata.” – le assicuro.
Sebastian mi starà aspettando, o comunque starà per arrivare. Ma si sa, a me non piacciono affatto le cose a metà.
Mi congedo gentilmente, raggiungendo la sala comune ancora una volta. Sebastian in effetti è vicino al camino, praticamente elettrico. Teso come una corda di violino.
“Seb?” – lo richiamo. Sempre più perplesso.
“Andiamo.” - è il suo richiamo grave, incamminandosi. Mi porto al suo fianco, seguendolo.
“Destinazione? Non camera tua, spero” - ridacchio, conscio del fatto che ci stiamo dirigendo da tutt’altra parte.
“Diciamo che abbiamo una piccola riunione fra gli <<Anti-Riddle>> e pensavo che potesse farti piacere partecipare.” - mi informa, guardandomi con la coda dell’occhio. Batto un pugno sulla mano destra.
“Tu sì che mi conosci.” - dando una lieve pacca sulla spalla.
Dopo pochi minuti, ci ritroviamo di fronte alla stanza delle necessità.
“Mh?” - domando, perplesso.
“Dam, c’è una cosa che devi sapere.” - mi dice, prima di aprire la porta. Con mia sorpresa, un saluto teso da parte di Julia, Georgiana, ed altri studenti di altre casate che conosco più o meno bene.
“Buonasera…” - con un velo di dubbiosità.
Julia solleva lo sguardo, intervenendo per prima.
“Damian. Abbiamo un paio di cose delle quali discutere.” -e mentre lei pronuncia questa frase, la vicina Georgiana si appresta al mio fianco, porgendo una piccola ampolla ricolma di liquido trasparente, con un sorriso.
“A te.” - e così dicendo me la mette fra le mani, un chiaro invito a berla. Ok, non può essere un omicidio di massa, né una strana riunione fatta apposta per provocarmi danni irreversibili, almeno credo, e poi quelli che mi trovo davanti sono, oltre ogni ragionevole dubbio, i miei amici. Dubito seriamente di poterli inserire nella lista dei serial killer qui presenti tra le mura di Hogwarts.
Annuisco, mandando giù quella bevanda che, dal sapore, credo proprio sia ben lontana dall’acqua, per poi sedermi. Julia ha un’aria seria, concentrata. Stringe le braccia al petto, incrociandole. Per poi fissarmi.
“Damian, hai simpatia per Tom Riddle?” - chiede, fissandomi. Io non posso fare a meno di sorridere, innocente.
“Oh sì, la stessa simpatia che proverei con due dita piantate nell’esofago” - rispondo, senza troppi problemi. In effetti è proprio quello che penso ogni volta che il Serpeverde Senior è nei paraggi. Una sensazione simile all’orticaria. Allergia pura. Julia reclina la testa, senza distogliere il suo sguardo di ghiaccio da me.
“Hai contatti con lui?”
Io inarco un sopracciglio, con aria praticamente attonita
“L’unico contatto che vorrei avere è con il suo viso, possibilmente dopo un bel pugno piantato sulle
gengive” - e dire che sono un tipo molto molto diplomatico. Ma proprio evidentemente è Tom Riddle a non scatenare tutti i miei buoni propositi. Diciamo che risveglia quella bestiolina che giace in ognuno di noi.
“Sei d’accordo con le sue convinzioni?” - e sembra che tenga molto alla sottolineatura di questa domanda, poiché l’attenzione di tutti si catalizza sul sottoscritto, che assume una posa rigida, stringo istintivamente un pugno, lungo il fianco.
“No, assolutamente no. Classifica i ragazzi come gli animali.” - e qui mi fermo, altrimenti potrei scadere nel volgare, e non sarebbe tanto carino, vista la presenza di ragazze.
E lungi da me il voler decadere nella scurrilità. Odio la filosofia di Riddle, ma non divento certo l’ultimo degli scaricatori di porto per lui. Gli darei troppa importanza.
“Contatti con la sua compagnia?” -d'accordo, Julia ha deciso di bestemmiare.
“Completamente, me ne guardo bene.” - aggiungo, continuando a fissare Julia, che si scambia sguardi di intesa con Georgie e Sebastian.
“Penso sia arrivato il momento di spiegarti un paio di cose.” - e così dicendo indica tutti i ragazzi presenti, spiegandomi del club, dei loro obiettivi, degli avvenimenti legati sfortunatamente ai Serpeverde e…della morte di Ida, un racconto che mi lancia addosso una malinconia ed una rabbia fuori dal comune, che canalizzo nel semplice annuire, e nell’ascolto completo.
“Adesso sai tutto.” - una volta terminata la sua spiegazione. Stringo un attimo le palpebre, affilando lo sguardo.
“E tu mi hai fatto cianciare ben bene anche prima del siero, mh?” - le dico, per sdrammatizzare. Lei sorride, forse più rilassata.
“Effettivamente…” - ricorda le nostre lunghe conversazioni in merito, credo.
“Effettivamente…” - la imito, ma senza volerla offendere, e lei storce il naso, incrociando ancora le braccia. Io sgrano gli occhi, fingendomi spaventato.
“Ti prego, i calci e i pugni no. Tienili buoni sul campo, eh?” - fintamente implorante, mentre l’atmosfera rigida di prima si spezza un po’.
“Ah, Dam, un’ultima cosa.” - Julia, tornando seria per un attimo.
“Sì?” - rivolgendomi meno scherzosamente a lei.
“Fidelius. Questo è il Fidelius.” - rivolgendosi a tutti i ragazzi.
Sorrido, facendo un mezzo inchino verso tutti. E Carlisle ride, scuotendo la testa.
Poi è una pacca/schiaffo sulla spalla sinistra. Elargita niente di meno che da…
JULIA (ma vah?).
“aih.” - fintamente offeso.
“Touchè.”
12/05/2008
Settimana passata.
“..e non pensate di potervi rilassare perché non avete esami quest’anno, anzi, il sesto è…”; parole, parole, solo una serie di inutili parole che escono dalla bocca di Benton: affascinante si, ma a volte estremamente noioso. Non è lui che mi interessa, non è lui a cui oggi si rivolgono i miei pensieri, la mia attenzione; decisamente no. Spingo con troppa forza la penna sullo sfortunato foglio che ho sotto mano, e questa per poco non si rompe. Il foglio di pergamena prima immacolato e ora coperto con una macchia indefinita di nero; nero, come il mio umore, nero come il mio….odio.
Odio. Odio puro, odio vero, autentico. Tutto per una persona, di cui sto ammirando la chioma ordinata, che tanto bramerei tagliare, e la figura piccola ed esile, seduta davanti a me, che mi piacerebbe schiacciare, schiantare, forse anche uccidere; si, perché no, in fondo non è proprio una novità, giusto? Potrei farlo. Poter sentire il potere racchiuso nelle mie mani, essere padrona incontrastata del destino di qualcun altro, poter decidere della vita e della morte, come solo una divinità potrebbe fare. Potrei…potrei…ma ne sarei davvero capace?
Intanto l’ignara Violet siede davanti a me, nemmeno lei troppo attenta al discorso di Benton, e rigira tranquilla e annoiata la penna. La sua testa si muove cullando prima a destra, poi a sinistra,…
Sfioro con la mano il mio viso, nel punto dove si trovava la ferita, ormai rimarginata, che mi ha lasciato con le sue sudice unghie poco tempo fa, prima che intervenisse Lenore e ponesse fine al nostro ‘diverbio’; ho persino dovuto picchiarla, con le mie mani, come una mezzosangue, o ancor peggio, come una babbana. Non posso perdonarla.
Qualcuno dice che il perdono è la virtù dei forti; sciocchezze. Il perdono non esiste, ma è confortante pensare che possa esistere, perché ci offre la speranza di crederci buoni come Dio. Anche quelli che si illudono di compiere il bene, quelli che vanno contro gli ideali di purezza per accogliere nel loro immenso abbraccio tutti i maghi, indifferentemente dal loro sangue, non sanno perdonare. Non è una loro colpa, sono solo uomini.
Avrò la mia vendetta; Ci sono condanne ben peggiori della morte...
Sarai pure una vipera, mia cara Violet, ma ricordati che sei in un covo di serpi…
Aspettami.
Un club, l’altro club. Forse la rivelazione non è troppo scioccante, scioccante è pensare che hanno continuato a riunirsi tutto questo tempo senza che noi li scoprissimo. Pensano anche di essere i ‘Buoni’ della situazione? Non diciamo illazioni, se davvero lo fossero desidererebbero cos’ intensamente la nostra scomparsa? Odierebbero a tal punto? Ma soprattutto chi ha deciso che siano loro i buoni. Anche noi agiamo per delle convinzioni e per il bene di tutta la comunità magica, e per questo siamo malvagi? Chi lo pensa pecca di presunzione,e a vedere i numerosi membri che vanta il club della Versten, ci sono molti studenti del genere…e molti nomi conosciuti…
“Deirdre!”, mi volto verso chi mi reclama.
“Steven…cosa c’è?”. E’ da molto che non lo vedo in giro, d’altronde gestire G.U.F.O., club segreti e vita sociale senza essere Tom Ridde, non dev’essere per nulla semplice!
“No, niente…posso accompagnarti fino al dormitorio?”, do una rapida occhiata a Jasp, Ed e Scar, poco dietro di me.
“Emh..non c’è problema…”.
Non si può dire che sia un tipo esilarante, ed è già un complimento definirlo divertente, però che male può far un po’ di compagnia?!
“Quindi non siete ancora riusciti a scoprire dove si riuniscono?”
“No, ma è solo questione di tempo…anzi, probabilmente non ce ne sarà nemmeno bisogno…”. Guardo il suo sguardo enigmatico mentre cerco di intuire l’allusione che sta sotto l’affermazione; un qualche piano che deve rimanere segreto, con tutta probabilità, ma cos’avrà in mente Riddle questa volta?
E’ un enigma, un enorme e infinito enigma…
Ho i piedi freddi; sono gelati e umidi. Apro gli occhi ed è come se lo facessi per la prima volta, li rivolgo verso terra: sono scalza. Il terreno è coperto dalla brina, che altera il colore dell’erba sotto di me. Alzo lo sguardo. Alberi, moltissimi alberi, dall’aspetto sinistro al chiarore della luna, alta in cielo, e offuscati dalla bassa nebbia che si aggira tra di loro. Socchiudo gli occhi per vedere meglio davanti a me e finalmente riconosco il posto dove mi trovo: è la foresta proibita. Come faccio a trovarmi qui? L’ultima cosa che ricordo è di essere andata a letto e poi….il nulla.
Muovo i primi passi per addentrarmi in quell’abisso di arbusti spinta dall’istinto, e ignoro la paura che urla forte, dentro di me, di non muovermi, di restare ferma, di non andare; forte però non abbastanza per sconfiggere l’impulso inarrestabile che sento crescere; devo andare, non so il motivo, ma devo. Man mano che penetro il silenzio si fa sempre più assordante, tanto che cerco in tutti i modi di non fare rumore nel camminare. Ci siamo solo io, e il silenzio.
Crack.
Un ramo spezzato. Mi volto mentre il cuore mi batte a mille.
“Chi va la?”, cerco di dire, ma la voce mi muore in gola. Dovrei fuggire, ma sono paralizzata dalla paura e dalla voglia di sapere.
Lenta, una chioma bionda irrompe nel grigio dell’ambiente e avanza verso me. Chi sei? Forse lei avrà delle risposte da darmi, per esempio perché mi trovo qui.
Si avvicina sempre di più; sempre di più; sempre di più. E’ davanti a me.
“Eve?”un sorriso leggero, per poi fuggire via. Il mio timore fa appena in tempo a scomparire, che il mio cuore, prima calmo, riprende a battere a mille per la corsa e l’eccitazione.
“Aspettami!” le urlo. Corro, corro per un’infinità di tempo. Un albero segue un altro, sempre uguale e tutto sembra ripetersi all’infinito. Sono sfinita. Mi fermo. Lei è sparita. Mi appoggio ad un albero per riprendere fiato.
“Aspetta un attimo…”. Guardo con attenzione la pianta che improvvisamente ha un aspetto familiare; tocco il tronco e mi assalgono una valanga di ricordi confusi, come se non li avessi veramente vissuti. Io ed Eve. Corriamo, in questo punto e poi…uno spiazzo.
Guardo nella direzione in cui si dovrebbe trovare, ed eccolo lì, leggermente diverso dai miei ricordi.
Lo spazio circolare rompe con l’atmosfera circostante: l’erba che infesta la foresta si interrompe davanti ai suoi confini e i raggi riflessi della luna sembrano illuminare solo quel punto. Solamente la nebbia rimane immune dalla stranezza di quel punto, dove a dominare non è la vita, ma la morte.
Riesco a distinguere all’interno di quel cerchio perfetto una sagoma confusa.
”Eve!”. Mi affretto verso l’oro dei suoi capelli, quando mi accorgo che non è sola: accanto a lei un’enorme animale mi fissa. Lei lo accarezza, calma, e non riesco nemmeno a vederle il viso coperto dalle lunghe ciocche.
Scappa! Vorrei urlarle, ma rimango stregata dagli occhi da rapace di quello strano ed inquietante animale.
“Ti ricordi quando venivamo qui, Dè?”, esordisce la voce quasi dimenticata.
“Adesso si…”, sono ricordi che risalgono al primo anno di scuola. Non saremmo nemmeno dovute avventurarci in questa foresta, ma si sa, niente ci poteva mettere dei freni; avevamo già le idee ben chiare. Ad Eve piaceva molto venire qui e mi raccontava delle storie; Diceva che lì vivevano degli animali che solo pochi potevano vedere e ogni volta mi ripeteva ‘ora li vedi Dè?’, ‘ora li vedi Dè?’. Non li ho mai visti. Come ho potuto scordarmene? Eppure ne soffrivo, e anche parecchio.
“Adesso riesci a vedere i Therstral”-non si volta verso di me
-“ora sei contenta?”. La sua voce diventa sprezzante e piena di odio. La paura ricomincia a farsi strada dentro di me. Perché mi fai questo Eve? Perché?
“voltati!”, le urlo con un coraggio che nasce dalla convinzione che quella non sia lei, non può essere lei…ma dove sono?
La nebbia si dirama sempre più mentre quella figura si gira. Sembrano passare ore prima di incontrare i suoi occhi senza vita, come tutto quello che ha intorno. Mi sento inghiottita dal gelo che emanano: la gola si secca, le mani tremano, il volto sbianca e sudo freddo.
Gli occhi sono azzurri, ma non sono quelli di Eve; il colorito è pallido, ma non è quello di Eve; i capelli sono biondi, ma non sono quelli di Eve.
Ida.
“Allora, ora sei contenta?”, non riesco a sfuggire al suo sudicio sguardo accusatore mentre tutt’intorno una risata familiare si diffonde come un veleno. Basta voglio fuggire, voglio andarmene da qui!
Una voce sibila alle mie spalle. E’ vicina, vicinissima.
“E allora svegliati!”
Mi alzo con un sobbalzo. Ho il fiatone, ho freddo e sono terrorizzata. E’ ancora buio, tutto tace, tutti dormono. Eccoci ancora: io e il silenzio. Ho paura ad addormentarmi: la notte ti lascia senza difese…
No. E’ sbagliato, è tutto terribilmente sbagliato. Perché Jasper, perché proprio lui? E’ il mio migliore amico, nonostante tutto, eppure…lo voglio. Più di quanto abbia mai desiderato Geert o qualche altro amore passeggero, persino più di Axis.
Forse è proprio il fatto che sia sbagliato, impossibile, a farmelo piacere; si, dev’essere così.

‘Toglitelo dalla testa Dè, non rovinare tutto, non rovinate tutto. E’ troppo importante.’
In quest’opera di autoconvinzione dimentico però che appena rimango sola è il mio unico pensiero, che quando sono insieme a lui, sono davvero felice, come l’altro giorno nel giardino, come l’altro giorno nella sua stanza…
Il cuore va da una parte, e la ragione dall’altra. Ora devo solo fare una scelta, fondamentale, importantissima, vitale…cuore o ragione?
“Dè?” Scar entra all’improvviso nella stanza. Poso il libro che avevo dimenticato di avere aperto.
“Scarl…hai una faccia. Che c’è?”
“Edward…”
“Che?” siedo preoccupata al suo fianco.
“Edward. Vado al ballo con Edward.” Il suo sorriso è radioso, e la sua felicità non può che contagiarmi. Tutto è come prima, finalmente.
“Dobbiamo cominciare a pensare ai vestiti!.”. Le dico eccitata, eppure il pensiero che tanto mi attanagliava prima è ancora lì, e non sembra volersene andare tanto presto.
E se mi chiedesse di andare con lui al ballo, io che farei? Dovrei accettare?
Guardo la mia amica mentre raggiante comincia ad elencarmi le probabili vesti del ballo, e non posso che identificarmi con lei. Desidero, bramo essere felice come lei, e so bene come poterlo essere…con chi poterlo essere.
Mi sembra già di assaporare quei sentimenti, ma prima…Ed, devo parlare con Ed. Ho bisogno di un consiglio, di una spalla amica, perché questa indecisione all’apparenza tanto banale, potrebbe rivelarsi catastrofica per tutti noi…
Il cuore non è sempre dispensatori di buoni consigli, ed è profondamente egoista; è per questo che la mia risposta sarebbe si, adesso, domani, per mille altre volte…
Si.
...oggi sono tornata nella foresta, Eve, in quel luogo dove mi portavi sempre, dove mi dicevi ti piaceva tanto stare, e io non riuscivo mai a capire il perchè. E' tutto come un tempo, solo che ora il nostro sentiero è inondato di erbacce e si intravede appena, e a guidarmi è stato più il ricordo che la vista...
Ho camminato sola a lungo, per un tempo infinito tra gli alberi di un tempo e tra la nostalgia del nostro passato, finchè sono arrivata nel punto in cui tu cominciavi sempre a sorridere...e li ho visti, per la prima volta...li ho visti davvero, Eve,... i Therstral....
08/05/2008

Adesso io mi chiedo: perché? Perché proprio a me? Che ho fatto di male nella mia vita per meritarmi tutto questo?! Perché la piccola Baudelaire, guardata da tutti ma toccata da pochi, proprio adesso al quinto anno, quando ha un esame da sostenere, deve ritrovarsi in una situazione del genere?!
A lei piaceva così tanto non essere guardata, essere lasciata sola, lì nel suo angoletto. Stava bene, in pace con se stessa. Sapeva cosa dire, come comportarsi, cosa fare. Invece adesso no.
Adesso lei è guardata, guardata da Damian. Quel pezzo di gnocco che per lei è sempre stato un santo. Una statua bellissima, intoccabile, inarrivabile. Perché?
Raggiungo Sophie in biblioteca. Sta cercando di studiare ma dal suo sguardo direi che la concentrazione è minima.
“Sophie?” sobbalza “a cosa diavolo stai pensando?” la guardo interrogativa. La sua mente era decisamente fuori da quello che c’è scritto in quel mattone dalle pagine giallastre che ha sotto gli occhi. E adesso, mentre io gli sto esponendo i miei pensieri, paranoici, è forse ancora più fuori.
“Mi stai ascoltando? In questo periodo non c’è proprio il modo di parlare con te! Sophie che diavolo hai per la testa? Per la barba di merlino!” La fisso, indispettita, con le mani sui fianchi. Aspetto una risposta che non arriva, per questo non tardo a realizzare di potermene andare via. Tanto ormai è perduta. “Soph, ci vediamo dopo!”
“Ah, eh, si. Ok, ok a dopo!” sospiro mandando un’occhiata al cielo. Salvami tu, ti prego!
Giorni dopo.

I giorni passano e la situazione è sempre la stessa. Riesco finalmente a parlare con Sophie e a dirgli quello che penso: esattamente quello che pensa lei.
“tesoro stai attenta, non vorrei che lui ti prenda in giro! Non voglio vederti stare male!” anche lei trova strano il suo atteggiamento. Com’è che prima non mi avevi mai notata, in ben cinque anni, e adesso invece sono al centro delle tue attenzioni? C’è qualcosa che non torna eppure, cosa? Non sono una Blackster o una Lywelyn, bellissima, importante, cercata, ricca. Io sono una semplice ragazza, mezza veela. Forse è questa l’unica mia pecca, essere una mezza veela.
Ho ripreso a parlare con Damian dopo che mi ha decisamente pregata di smetterla con questo comportamento che lo altera e gli da noia. La mia risposta è stata semplice e dettata dal cuore:
“Ma se hai fatto a meno di me per tutto questo tempo? Perché non puoi farne a meno anche adesso?”
Denholm mi guarda al limite fra l'allucinato e lo sconvolto.
"Elodie? Spero tu stia scherzando. Quando mai ti avrei ignorata per tutto questo tempo? Il fatto che non ci siano stati prima -scontri- non significa che non ti abbia mai notata, forse dovresti guardarti un pò meglio in giro". Lo guardo e scoppio a ridere, dopo un’affermazione del genere! Il volto probabilmente ha l’aria di una che dice: smettila di prendermi per il fondoschiena o inventatene una migliore; ma lui mi fissa, serio. Damian inarca un sopracciglio.
"Non c'è niente da ridere in una verità come questa." E la cosa tragica è che tende a sottolineare ai miei occhi la parola VERITA'.
"cosa vuoi dire Damian?" chiedo quasi sfidandolo, senza capire quello che intende.
Com'è possibile che lui mi abbia notata? Io che l'ho guardato per anni, non mi sono mai accorta di niente, impossibile. Sta continuando a prendersi gioco di me, proprio come dicevamo io e Soph. Merda! Lui chiude il libro, fissandomi negli occhi palesemente, stavolta.
"Quale parte di -Ti ho notata da tempo- non capisci, El? E' semplice, lineare. Solo che ogni volta stavi lontana dal mio raggio d'azione di circa tre km, come dovevo avvicinarti se pensavo di non interessarti proprio. Anzi, di farti addirittura schifo?". Cazzo. Gli scoppio palesemente a ridere in faccia e subito dopo balbetto un "tu, pensavi, cioè tu.." abbasso la testa. Non ce la faccio a supportare questa tremenda - orribile - difficile situazione.
"Io. Pensavo. Che. Tu. Mi. Detestassi." e la cosa orrenda è che lo scandisce, al fine di farlo capire perfettamente. E non si scompone, anzi. Mi guarda con serietà. E maledetta me, leggo una verità che non avevo visto prima. Adesso lo guardo, stupita.
"Ora mi chiedo come tu possa dire una cosa del genere!" mi arrabbio quasi e inizio a gridargli contro, con rabbia "come diavolo hai mai potuto pensare una cosa del genere! Io ti vengo dietro da anni, ti ho sempre notato, guardato, ammirato! Dio, tu per me sei sempre stato: il deo!" serro i pugni nervosa. Tutte le parole mi escono dalla bocca come un fiume. Libera, mi libero da tutte quelle parole, mi libero da un peso che mi è rimasto dentro per troppo tempo. Damian mi guarda leggermente perplesso. Sgranando appena gli occhi.
"Elodie...calmati per favore.." mi esorta, con voce dolce. E io voglio solo scappare, fuggire da questa situazione imbarazzante, ed è esattamente quello che faccio.
La sera.
Tutto il giorno rifugiata in camera mia. Non esco né a pranzo né a cena e impedisco a tutte coloro che abitano in camera mia di entrare. Voglio stare da sola. Sola, sola, sola. E così è fino a quando qualcuno non bussa vivacemente alla porta.
“Avevo detto che nessuno doveva venire, se non per urgenza!” sbraito, con garbo.
Non notando la risposta sfavorevole dall'interno, una voce maschile pronuncia, leggermente adirata oltre l'uscio "Alohomora", e la porta si apre, mentre Damian, una volta varcata la soglia, la richiude. Fissandomi: "Dobbiamo parlare."
Ecco, era esattamente questa la situazione che volevo evitare e invece?! Mi si piazza ancora una volta davanti agli occhi ed io, sono impotente davanti ad essa.
"Pensi sia maturo scappare così? Ed è la cosa che fai da CINQUE anni. Che cosa avrei dovuto pensare, eh? Chiunque avrebbe dedotto completo odio da parte tua, Elodie." lui mi espone il suo punto di vista, facendomi notare quello che, nel mio atteggiamento, lo ha portato a credere la mia completa avversione nei suoi confronti. E io di mio canto, come rispondo?! Abbassando nuovamente la testa, non riuscendo a guardarlo, a rispondergli. Queste situazioni mi bloccano, lui ha ragione, è vero che ha trovato una porta chiusa, ma la verità non è questa. Io ho paura dell'amore, ho paura di affezionarmi ad un uomo, ho paura di innamorarmi, ho paura di essere presa in giro, ho paura. E questa non è la risposta esatta, le mie azioni sono la cosa più sbagliata, ma è più forte di me.
Lo sento avvicinarsi. Sedere sul mio letto e sollevarmi il volto con le dita, sotto il mento. "Elodie, guardami per favore.." chiede, con tono gentile e comprensivo. Lo fisso negli occhi, timidamente. Le mie guance si fanno rosse, bruciano.
"Ci vieni al ballo con me?" domanda, sorridendo. Spalanco gli occhi per annuire poi, con dolcezza. Aggiungo uno scusami, riuscendo a guardarlo negli occhi, per i miei comportamenti infantili, enigmatici, sbagliati. E Damian accarezza la mia guancia, sfiorandola poi con le labbra.
"Non fa niente,bocciolo". Ed è quasi un sussurro sulla mia pelle, mentre lo sento stringermi in un abbraccio dolce. Terribilmente dolce.
***
La notte ho dormito sogni tranquilli. Ho rivisto la scena della sera precedente miliardi e miliardi di volte. La dolcezza, la tenerezza di quell’abbraccio, di quelle parole.
“Miele! Siete miele!” urla Sophie dopo che le ho raccontato tutto. E’ quasi eccitata, anche lei dopo questa confessione del pargolo si è calmata. Lui mi aveva notata. Lui mi notava, lui mi nota e tutto è così bello. Sono felice, ho mille emozioni che mi si attorcigliano dentro lo stomaco. Ho delle farfalle che mi volano dentro, felici.
08/05/2008
La giornata è fresca, invitante per una sosta nel parco dopo intensi giorni di pioggia. Sfilo un libro dal mobile vicino al letto, e faccio un cenno a Deirdre.
“Usciamo un pò fuori?” le domando, con un sorriso. Ho bisogno d’aria. E a giudicare dal balzo che fa dal letto al pavimento, sistemandosi, giudico che anche lei ne abbia serie attrattive in merito.
Ci sistemiamo debitamente i capelli e gli indumenti, avviandoci all’esterno, sediamo con calma isolandoci dal resto del mondo mentre parole scorrono sotto i nostri occhi mentre aspettiamo Jasper e Edward, con i quali avevamo appuntamento proprio qui.
Stavolta, le donne in anticipo sugli uomini. Esilarante.
Poi è una voce fastidiosa, quella che giunge alle mie orecchie.
“Ma guarda un pò, le principessine.” – sollevo lo sguardo giusto in tempo per scorgere un alto ragazzo dai capelli corvini e l’aria boriosa, spaccona. Affiancato da altri tre uomini. Occhiata a Deirdre mentre inarco un sopracciglio.
“Ma guarda un pò, un ebete dichiarato.” – miagolo imitando vagamente il suo tono di voce nasale.
Poi continuo, tornando a fissarlo. “Sai una cosa? Bene o male se stessi zitto lasceresti il DUBBIO sul fatto che tu sia scemo. Ma se parli, ne dai la conferma.” – sibilo, infastidita dalla sua verve e dal suo non rispetto verso due fanciulle, in primis, verso di noi in special modo. Sporco mezzosangue. Lo riconosco quasi dalla puzza che lascia mentre alita il suo fiato putrido addosso.
Deirdre mi segue a ruota, sorridendo sibilina per poi rompere il già precario equilibrio.
“Smammare.” – intima con voce categorica.
“Altrimenti che fai, Blackster? Mi fai divertire con i tuoi giochetti?” – il ragazzo canzona seguito dai suoi amici, e in un lampo Deirdre è già in piedi, nervosa e tesa come corde di violino che agita la bacchetta in preda a qualche indescrivibile voglia di vendetta. L’insulto è pesante, e falsa Dè che presa dal nervosismo si lascia sfilare la bacchetta dal tipo ben piazzato che comincia ad agitarla, imitandola.
A tutto c’è un limite. Mi alzo a mia volta, tenendo un braccio a Deirdre. Poi fisso in tralice il ragazzo. Tendendo la mano con fare altezzoso.
“La bacchetta. Ora.” – con tono pacatamente adirato.
Evidentemente qualcosa nel suo sistema neurotonico non risponde ai comandi visto che si permette di intrufolare la mano nella mia casacca, sfilando la bacchetta. Io lo fisso, con occhiata pesante e colma di ira.
“MA COME DIAMINE TI PERMETTI A METTERMI LE MANI ADDOSSO!” – sbraito colma di imprecazioni e veleno, mentre osservo i Tassi ridere, fragorosamente. Consci del fatto che, fisicamente, due ragazze non possono competere con quattro di loro.
Due ragazze, no. Ma ho giusto il tempo di realizzare quando Edward tossicchia leggermente alle spalle dei tipi, affiancato da Jasper.
I quattro hanno il tempo di voltarsi, scorgendo gli sguardi carichi di rabbia controllata.
“Problemi?” – la voce di Norwood ha un tono gutturale, sinistro e maligno. Incrocia le braccia sul petto, sollevando il viso, fissandoli di sbieco.
“Jasper. I qui presenti hanno deciso di urtare la giornata tranquilla di due ragazze, due donzelle contro quattro scimmie urlatrici, ma come la vedi. Mh?” - dice, con fare sprezzante, mentre rivolge un’ occhiata di intesa all’amico, sul fianco destro.
"Credo proprio che fra breve le feroci scimmie urlatrici si tramuteranno in docili scimpanzé." – Lewis e la sua verve adorabile.
Vedo Edward sorridere, fingendo un che di ammiccante mentre rivolge a me e Deirdre uno sguardo a tratti compiaciuto.
Estrae con un movimento veloce la bacchetta, e lo stesso fa Jasper in simultanea.
"Gli scimpanzè hanno preso qualcosa che non appartiene alle loro manacce. E questo, è male." - La voce di Norwood è carica di astio e veleno, e per un momento ho l'impressione che lui sia ritornato il caro, vecchio, "stronzo" Edward di sempre. Sorrido a mezzo labbro, mentre mi preparo alla sconfitta bruciante.
"Principi, noi siamo principi"-sibilo a Deirdre, che al mio fianco si lancia in un sorriso completo e bellissimo. Godendosi la scena.
"Stu-pe-fi-cium." -dice Jasper, quasi con noncuranza.
Edward ride, pronunciando lo stesso rivolgendosi agli altri due studenti che, come i primi, vengono schiantati contro il muro, ricadendo lungo la parete, senza troppi danni fisici. Il morale, beh, quello si deve frantumare. In tanti, minuscoli, incredibilmente piccoli pezzi. Jasp e Ed si avvicinano, sfilando le bacchette dalle loro sudice mani con la punta delle dita.
"E qui ci fermiamo. Altrimenti finireste con un cappio al collo, senza accorgervene." - e si rivolgono a noi con un sorriso degno da copertina.
Jasper quasi zompa al nostro fianco, cingendo la vita di Deirdre mentre porge la sua bacchetta.
"un bacio me lo merito, mh?" - con fare frivolo, tipico del farfallone più farfallone. Io sorrido, mentre Edward scosta una ciocca di capelli che ricade scomposta sulla mia guancia, sacrilegio.
Porge la bacchetta alla legittima proprietaria. Ammiccando appena con un sorriso furbo.
“Tu invece, il bacio me lo dai in privato.” – ok, è tornato il seduttore. Sospiro di sollievo.
Poi Lewis si rivolge con tono altezzoso ai ragazzi, velenosamente pungente.
"Eppure manca qualcosa." - con un sorriso sinistro. Norwood riprende la parola. Scuotendo la mano.
"Ovvio che si. Ai ragazzi, conviene semplicemente mettersi la coda fra le gambe, raccogliere i loro stracci e dedicarsi alla preparazione delle loro valigie. Hogwarts, potrebbe trasformarsi in un pallido ricordo. Per loro."
E' assodato. I principi, sono tornati. Guai, seri, a chi torna a dimenticarlo. Uno schiantesimo, la prossima volta, potrebbe essere solo l'inizio.
“Tesoro?” – Norwood richiama la mia attenzione una volta in sala comune, mi avvicino notandolo con una sciocca ragazzina bionda alla quale ho già incenerito la divisa un paio di volte, causa la sua bocca larga e la sua smania di entrare a far parte di una cerchia che non le riguarda.
“Dimmi Ed.”- lo raggiungo, senza degnarla di uno sguardo.
Lui comincia ad accarezzarla, sfiorandole le labbra con la lingua, per poi morderle leggermente.
Io inarco un sopracciglio, pensando di esser stata catapultata nella visione di un film porno non richiesto.
Lui ride in faccia alla megera, ricordandole del ballo.
“Credevi DAVVERO che ti avrei portata al ballo?Edward Norwood…con te????! Una mediocre ragazzina invidiosa. Tu che infanghi le mie due principesse con la tua bocca larga ed i tuoi pettegolezzi di bassa lega? Tu che non vali neanche una virgola di loro?” – e così dicendo si alza, cingendo la mia vita.
“Illusa.”-sibila, allontanandosi insieme a me, tenendomi stretta. Mentre guarda avanti.
“Ma che gentile.” – faccio io, divertita dalla scena appena vista.
“Doveva imparare. Sai che non sopporto lasciare le cose a metà.” – mi risponde, divertito forse allo stesso modo, se non di più. Ed, ultimamente, riesce a sorridere di cuore senza pensare a tutto quello che ha alle spalle, non sempre almeno. E la cosa mi fa piacere.
Lui mi blocca all’entrata della sala, con tono gentile.
“Tu sai che vieni al ballo con me. Mh?”- domanda, con aria sicura.
“Ah sì? Dovrei saperlo?” –ricaccio la richiesta, compiaciuta.
“Certo che sì. Non permetterei mai che sia tu a mischiarti con la plebaglia. E accettare inviti di mezze cartucce.” – e sento convinzione nella sua voce, venata di apprensione. Ma a giudicare dal suo sguardo, qualcosa c’è sotto. E qualcosa che non ho intenzione di lasciarmi sfuggire.
“Gentile.” – dico,scostando una ciocca di capelli sulla guancia. Per poi sfiorare il suo torace con le dita.
“E sia, Edward. Verrò, volentieri, al ballo con te.” – accetto la sua proposta.
Lui si avvicina, sfiorando la mia guancia con i polpastrelli. Un tocco appena accennato.
“Non te ne pentirai.” – sussurra, lievemente malizioso. Ma so che Edward nei confronti miei e di Deirdre non utilizza lo stesso metro che usa con tutte le altre.
“Oh, ti assicuro che nemmeno tu te ne pentirai.” – assicuro, con un sorrisetto furbo.
<< Assolutamente no, Norwood. Non te ne pentirai affatto.>>
Raggiungo la stanza, richiudendo la porta. Volgendo lo sguardo a destra e a sinistra per assicurarmi che nessun avvoltoio fastidioso sia dentro queste mura. Mi provocano l’orticaria, quasi.
“Dè?” – la trovo sul letto. Lei solleva la testa, distogliendo l’attenzione dal libro.
“Scarl…hai una faccia. Che c’è?” – domanda, con tono preoccupato.
“Edward…” – faccio un mezzo sorriso, avvicinandomi al letto, sul quale siedo per comunicarle la novità.
“Che?” – si alza, portandosi seduta.
“Edward.” – le ripeto. –
“Vado al ballo con Edward.”- e sento il sorriso allargarsi sulle mie guance, quasi quanto quello della mia amica, che raggiunge uno splendore fenomenale.
“Dobbiamo cominciare a pensare ai vestiti.”
Sala comune, libro di astronomia. E pensieri riguardo Aedan che balenano nella mia testa come pulsazioni violente che non mi fanno pensare.
Possibile. Possibile che siamo arrivati a tanto. Non può essere, non deve essere. Non può essersi bevuto il cervello fino a questo punto. Ah, ma se spera che per amore io cambi idea riguardo i mezzosangue si sbaglia di grosso. Niente sono e niente rimangono, per me. E questo è quanto.
Una mano, chiude il mio libro, con lentezza. Ho appena il tempo di sollevare lo sguardo, trovandomi dinanzi la figura eterea di Tom Riddle, che mi regala un sorriso sibilino.
“Lywelyn” - esordisce, sedendomi di fronte. Io annuisco, chinando appena il capo in cenno di saluto.
“Pensieri che tormentano?” – e così dicendo sfiora la superficie di pelle del libro con le dita affusolate, come se stesse accarezzando la pelle di un gatto, lo sguardo pensieroso, a tratti diabolico. Dannatamente affascinante proprio come mi aveva detto Deirdre.
“Pensieri.” - confermo, con aria scocciata, sebbene rimanga in tono neutrale.
Lui si sporge appena, con tono velenoso. Ma estremamente compiaciuto.
“La famiglia…gli amori terreni, spezzare le catene dedicandosi a scopi di ben più alto raggio fanno sì che si diventi degni di calpestare il suolo del mondo della maglia.” – i suoi occhi sono come ambra ipnotizzante. Ed io annego quasi in quel mare scuro. Cullata da quelle parole. Mantengo una buona dose di contegno, annuendo e sibilando a mia volta, con convinzione fra le labbra dischiuse.
“Sì. E coloro considerati degni saranno i soli a rimanere.” – continuo, convinta, nonostante il tono di voce appena sussurrato.
“Ricorderò queste parole, Lywelyn. Le ricorderò.” – e così dicendo si alza, porgendomi un’ultima occhiata.
Sospiro, tornando a guardare fuori non appena lui si allontana. Riddle ha ragione.
“ […]Spezzare le catene dedicandosi a scopi di ben più alto raggio, rende degni.” Non devo perdere di vista questa affermazione.
07/05/2008
“Stu-pe-fi-cium” – poche parole ma di una efficacia devastante, anche se non abbastanza quanto avrei voluto. Forse non è ben chiaro, ed è ora che lo diventasse una volta per tutte che le principesse NON si toccano. Ed insieme a loro chiunque riguardi questa cerchia, ormai molto ristretta. E’ snervante, osservare la melma che si aggira per Hogwarts dimenticarsi per qualche istante, forse speranzosi, che i principi siano giunti al tramonto. Balle. Enormi e stratosferiche balle.
I principi sono qui. Hanno avuto il loro da farsi come chiunque abbia un pizzico di sale in zucca ma, eih. Fa parte della vita. Questo non significa che piccoli, insignificanti, esseri senza dignità debbano permettersi di alzare la cresta, perché la cosa comincia ad irritarmi seriamente, e in questo periodo è l’ultima goccia che potrebbe farmi esplodere, e di brutto.
Restituisco la bacchetta a Scarlett.
“Questa è tua.” – porgendola, per poi sfiorarle le labbra con uno dei nostri <<baci non impegnativi>> , “e questo è mio.” – esclamo sornione, prendendola sottobraccio. Deirdre insieme a Jasper.
Mai toccare le principesse. Mai.
Si corrono seri rischi. Specie in questo momento che l’atmosfera a scuola è densa di novità nascoste, il ballo alle porte e tante tante novità sottobanco.
Non che mi importi particolarmente. Ho altro a cui pensare. Ma è senza dubbio una eventualità che rende ridenti le mie giornate, che ultimamente si sono colorate non poco. Per la mia gioia, e quella dei miei amici.
“Eih, Ed.” - la voce di Jasper mi distoglie dai pensieri.
“Mh?” - rispondo io, sollevando gli occhi dalla bacchetta che ruota fra le dita accompagnando il mio chiacchiericcio mentale.
“Hai pensato a chi sarà la fortunata per il ballo?” – fa lui, con aria divertita.
“Tu?” - ribalto la domanda, con uno sguardo indagatorio. Ultimamente Jasp è un po’ assente, un po’ fra le nuvole. Ed ho un piccolo, ma quasi certo, sospetto che questo essere “stralunato” possa portare la firma di Deirdre. Oltretutto, è una cosa che non mi dispiacerebbe affatto.
Io, che ho sempre pensato che, quei due, insieme ci sarebbero finiti sicuramente. Ma indagare non mi costa molto. Così come non mi costa fare un po’ il pavone cominciando a sondare la sala comune alla ricerca di qualcuno che aguzzi le mie voglie. Ho già un pensiero in testa, ed una pulzella che si accompagni a me. Ma, prima di chiederle una cosa del genere, ho dei conti da pareggiare.
Una reputazione da difendere e, soprattutto, il ricucimento lento di una piccola, ma importante, realtà.
“Io, penso di andare con Deirdre.” –conferma Jasper sotto il mio sorriso di approvazione.
“Il pesce abbocca all’amo della bella Blackster, convieni?”- faccio io, fintamente ironico. Ma in fondo è la pura realtà dei fatti.
“Ed, piantala di fare il coglione. E’ una cosa seria.” – mi bacchetta lui di rimando, con aria frastornata fra le risate. Jasper in crisi, o quasi, per una cosa del genere.
Il mondo, sta prendendo pieghe strane. Ma credo, anzi ne sono sicuro, che questa sia per lui e per noi, la piega finalmente giusta.
Mentre lascio che Jasp mi racconti un episodio che ha a che fare con caratteri infermieristici, infortuni ed una improbabile quanto sexy Dè nei panni da crocerossina, un elemento attira la mia attenzione.
Una ragazza del sesto anno, ovviamente serpeverde, con felini occhi verdi e capelli biondo scuro.
Bene. Ti ho trovata, finalmente.
Mi alzo, congedandomi da Jasper con un “Scusa amico, ho una faccenda da risolvere”, per poi allontanarmi portandomi al tavolo che accoglie le sacre grazie della suddetta donzella.
“Splendore.” – comincio io, con aria da seduttore e tono di velluto. Lei solleva lo sguardo, stupita dall’attenzione che le sto concedendo, e forse dall’epiteto usato per definirla. Effettivamente, ho visto di molto, molto meglio. Ma sono dettagli, al momento.
“Edward…” – fa lei con l’aria di chi si sventaglierebbe da lì a poco solo per la mia presenza nel suo raggio d’azione.
“Mi chiedevo, anzi. Volevo informarti…” - meglio, io non chiedo. Mai. – “che sarai tu la mia accompagnatrice al ballo.” – e sorrido, fulgido e bellissimo. Aspettandomi da un momento all’altro uno svenimento completo che mi porti alla sua caduta rovinosa con successivo ritrovamento di sorgente petrolifera al di sotto delle cavità segrete di Hogwarts.
Lei si limita a sgranare gli occhi, abbozzando un sorriso incredulo, forse sconvolto.
“Oh…beh…” – credo non sappia cosa dire.
“Devi semplicemente dire di sì, gioia.” – torno a farle un sorriso sghembo, sollevando leggermente il volto mentre la fisso. Eh sì, qui ci sono parecchie cose da sistemare, parecchie da rivedere, e altrettante da farti pagare.
“Assolutamente sì.” – annuisce lei, abbassando lo sguardo. Mi alzo, avvicinandomi alla sua figura, chinandomi per darle un bacio sulla testa.
“Non pensare troppo. Non pensare troppo.” – e così dicendo mi allontano. Lasciandola in balia dei sospiri adoranti e delle frasi incredule alle sue compagne. Con le quali si pavoneggia già, del mio invito. Sciocca. Piccola e inutile sciocca.
Presto pagherai caro ogni tuo pensiero.
***
Rido divertito nel corso della giornata, passando del tempo con questa ragazza. Che forse è talmente convinta delle sue cose che nemmeno mi dice il suo nome. Come se desse per scontato che io debba saperlo. Che io debba in qualche modo ricordarmene. Tzè. Che pretese. Se dovessi ricordarmi ad una ad una i nomi di tutte le mie <<tacche>> potrei perdere la memoria per lo sforzo. Meglio rimanere così. Sorriderle e sfiorarle la mano di tanto in tanto. L’effetto desiderato è lo stesso, se non migliore.
Le sorrido, e lei sorride di rimando. Mentre vedo le sue labbra contorcersi nello spasmodico desiderio di esser lambite dalle mie.
Aspetta e spera, stupida bambinetta. Ho un mucchio di sorprese per te, ma proprio tante.
Le tengo la mano, con fare annoiato. Mentre pianto un gomito sul tavolo reggendomi il viso con la mano.
Quando una fulgida apparizione, che porrà fine a questo mio “piano” nel migliore dei modi, compare nella stanza.
“Tesoro?” -faccio cenno a Scarlett che si volta rivolgendomi un sorriso, avvicinandosi al tavolo.
“Dimmi Edward.” – lei, con la solita voce al miele deliziosa che rivolge solo a me e Jasper. Io ricambio il sorriso, facendole un occhiolino.
La Lywelyn non si spreca a salutare la mia accompagnatrice che le saetta uno sguardo tagliente, pieno di invidia. Adorabile. Sono sentimenti forti che vanno coltivati, questi.
Mi avvicino alla bionda, sfiorandole la guancia mentre le dita corrono fino alla nuca, stringendola appena verso di me. Quasi volessi baciarla. La mia lingua sfiora il suo labbro superiore, saggiandone i mediocri contorni. Malizioso lo mordo appena, per poi scostarmi. E rivolgerle uno sguardo pieno di risentimento.
“It’s a beautiful lie. Per te.” – sorrido, velenoso. Come solo io so fare. Sotto l’attenzione vigile di Scarlett che osserva i miei movimenti e lo sguardo attonito della ragazza che non capisce cosa io stia facendo o dicendo.
“Andiamo al ballo?” - le sussurro, tenendola ancora vicina. Tanto da respirare sulla sua pelle.
Lei annuisce sensibilmente, io rido. Stavolta maligno come avrei voluto fare fin dall’inizio.
“Non diciamo sciocchezze.” – e sono divertito quasi mi avesse raccontato la barzelletta più bella del mondo.
Lei si limita a fissarmi, mordendo il labbro inferiore nel vedere questa mia reazione, scosto il viso dal suo, per poi alzarmi affiancandomi a Scarlett.
“Credevi DAVVERO che ti avrei portata al ballo?Edward Norwood…con te????! Una mediocre ragazzina invidiosa. Tu che infanghi le mie due principesse con la tua bocca larga ed i tuoi pettegolezzi di bassa lega? Tu che non vali neanche una virgola di loro?” – cingo la vita a Scarlett con un braccio. Rivolgendomi a lei con tono ironico. “E’ esilarante, tesoro. Non credi?” – sorridendole, amichevole.
“Oh sì, decisamente esilarante pensare che tu possa mischiarti con simile plebaglia.” – continua lei, ed è musica per le mie orecchie. I principi sono tornati. I principi non se ne sono MAI andati, la verità è questa.
Torno alla <<sfortunata>>.
“Chiudi quella fogna. E’ meglio.” – e così dicendo mi allontano, tenendo Scarlett vicina, cosciente di aver ottenuto la vittoria morale che tanto speravo. Sono diventato avido, ultimamente. Ma volere che la gente capisca a tutti i costi che i tempi sono tornati quelli floridi per noi, non ha prezzo.
“Tu sai che vieni al ballo con me.” – rivolgendomi alla Lywelyn, con aria fintamente altezzosa. Con le principesse, non mi serve essere stronzo et snob. Loro sono mie pari, quindi la cosa avviene molto naturale.
“Io dovrei saperlo?” – ride sotto il naso. Con aria vagamente innocente. E terribilmente eccitante per i miei impulsi animaleschi che cercherò di tenere sotto controllo fino a quella sera. Questo corpicino delizioso sul quale riverserò, con rispetto, le mie voglie. E devo dire che l’eventualità è allettante e stuzzica i miei sensi.
“Certo che sì. Non permetterei mai che sia tu a mischiarti con la plebaglia. E accettare inviti di mezze cartucce.” – convinto e deciso nelle mie parole.
“Gentile.” –continua lei sfiorandomi il torace con le dita. “E sia, Edward. Verrò, volentieri, al ballo con te.”
“Non te ne pentirai.” – le sorrido, malizioso.
“Nemmeno tu.”
04/05/2008
Qui la situazione si sta facendo più piacevole del previsto; è la frase con cui ho iniziato la lettera per Valentie, e quella che mi ronza in testa da un paio di giorni, da quando - per lo meno, non sono così tanto isolata. Che poi, essendo ancora al sesto anno, non devo preoccuparmi di nessun esame per cui recuperare ancor più frettolosamente di quanto io già stia facendo, il programma che ho perso per via del trasferimento. Me ne sto seduta su una delle poltrone della sala comune, e tra le pagine del libro che sto leggendo, "Il giovane fabbricante di pozioni", c'è questo biglietto ben fatto, che recita in una calligrafia rotonda e un poco insicura, l'invito al Lumaclub. Qualcuno m'avesse spiegato cosa sia, poi, il Lumaclub. Il biglietto si è materializzato con un piccolo mazzetto di fiori - che ho lasciato sul tavolino accanto a me. In realtà questa precisione mi ha un po' insospettito, o inquietato, nel caso in cui qualcuno sapesse sempre dove mi trovo.
« Tutto bene? », la bella voce di una ragazza bionda, boccolosa, irrompe nel silenzio interrotto solo dal grattare delle piume di alcuni studenti del quinto, seduti più in la, impegnati a stilare i loro temi.
« Oh, ciao Audrey ..tutto a posto, zì, se non fosse per mazzi di fiori e biglietti che si materializzano da un momento all'altro! »
« Ti sei già fatta gli ammiratori, Leen? », domanda, con una vena d'ironia, e un sorrisetto che la esprime totalmente.
« Ich glaube nein.. cioè, qui parla di un certo Lumaclub, dici che dovrei preoccuparmi? », mi scosto con una mano i capelli dal viso, con uno sbuffo.
« Ma no! », ridacchia, placidamente « No no, Leen, il Lumaclub è ..il Club del professor Lumacorno! »
« Il club ..del professore? », non so che espressione abbia la mia faccia, ma devo essere abbastanza sconcertata. Cos'è, qui invece di accalappiarti ti invitano ad un club? ..in questo il professor Ebersbacher aveva più stile e senso romantico, devo dire. E devo dire che era anche un tantino più giovane, coff. Ok, una volta con un professore mi è bastata: capitolo chiuso, benintesi, niente più professori, nemmeno quelli che mi mandano dei fiori.
« Sì ..è solito invitare le persone con una certa popolarità, discendenza o famiglia, insomma, quelli che si distinguono. », Ah, ok, mein Gott. Sono più tranquilla. « Ma fidati, forse è meglio che tu non ci vada, quel posto sta diventando il secondo quartier generale dei Serpeverde, e poi Lumacorno è un tale lumacone.. »
« Wie bitte? » quel suo 'lumacone' mi fa sorridere, anche se non so cosa significhi. E' strano, pronunciato in quel modo.
« Ehm, scusa ..lascia perdere, tu non fidarti troppo di quel club, siamo intesi? », adduce, portandosi un attimo la mano alle labbra come se volesse nascondere il fatto di non essersi fatta capire anche se per un solo attimo.
« Intesi, Audrey ..grazie! »
« Di niente ..ora scusa, ho una cosa da fare. Ci vediamo dopo, ochei? », con un occhiolino, si allontana, con i suoi boccoli ondeggianti ai lati del viso.
« Jawohl. », ho solo il tempo di rispondere.
***
Alla fine, ho seguito il consiglio di Audrey; non sono andata alla riunione del fantomatico Lumaclub, e in realtà non ho intenzione di andarci, nè ora, nè mai. Solo perchè, poi, sono la figlia di un professore della Durmstrang o chissà per quale altro motivo - io credo il primo, comunque; non sarebbe una sorpresa scoprire che i professori sanno, dal primo all'ultimo, che Philipp Krauz Neumann, duro e severo professore di DCLAO della fredda Durmstrang, ha mandato qui la sua figlioletta prediletta con tanto di raccomandazione. Chissà poi, che impressione si devono essere fatti di me - come se alla fine me ne importasse veramente qualcosa.
Seduta sugli spalti dello stadio, osservo il campo vuoto; non mi è mai piaciuto giocare, però osservare sì. Alexander è cercatore della squadra della nostra casa, a Durmstrang, ed io e Valentie assistiamo alle sue partite dal primo anno. Purtroppo, ora lei dovrà farlo da sola, senza di me. A volte vorrei riuscire a volare io, in quel modo, senonchè ho una schifosa paura di togliere i piedi da terra. Un fischio mi distrae, lasciando sparire l'immagine perfetta che mi ero creata nella mia testa, i giocatori di Durmstrang, accanto a me la mia migliore amica. Tutto sparito, scomparso, come quel piccolo sogno ad occhi aperti che è, in realtà.
« Ehi, mangia-krauti. », Garet Haslett; unico studente di una casa che non sia Corvonero che sto frequentando più o meno giornalmente, tanto perchè è una delle prime persone a cui ho rivolto la parola e uno dei pochi che non si diverte a parlarmi alle spalle. Sale gli spalti, nella sua linda tuta da Quidditch, sfoderando un sorriso sghembo.
« Giochi a Quidditch? », domando, seguendolo avvicinarsi.
« Ohssì, Battitore ..e tu, hai mai giocato? », si ferma accanto a me, senza sedersi, trattenendo la sua scopa nella mano destra e la mazza per respingere i Bolidi nella sinistra.
« Io non so nemmeno salire su una scopa! », esclamo, scuotendo appena il capo con un sorrisetto; avrò tutta la fiducia in me stessa di questo mondo, ma l'unica cosa che ho sempre voluto senza risultati, è stato imparare a volare.
« Non mi dire che hai paura. », ribatte lui, arcuando appena le sopracciglia, scettico.
« Ochei, non te lo dico. », gli rivolgo un piccolo sorriso, divertito, senza rispondere altrimenti.
« Mi deludi, biondina! »
« Quand'è che comincerai a chiamarmi con il mio nome di battesimo? » domando, alzando appena gli occhi al cielo. Lui ridacchia appena, senza rispondere; alcune volte è così timido che mi riesce difficile anche solo parlarci - quando mi ha mostrato il castello, per esempio; sono riuscita ad estorcergli qualche parola in croce. Altre volte invece, come oggi, sembra essere molto più pimpante del suo solito. Non riuscirò a capirlo mai del tutto, credo.
« Cos'è, un incantesimo, quello degli occhi? », fa dopo avermi squadrato il volto a lungo.
« Ohw ..nein, nein », accidenti, ho dimenticato la lente. « No sono ..sono così. Metto una lente al sinistro, per nascondere che è verde ..ma no, sono così. », da piccola mi stufavano parecchio i commenti delle persone sui miei occhi, "ma tu hai un occhio verde ed uno azzurro!", perciò ho deciso di applicare giornalmente quella lente azzurra per nascondere la bicromia: solo che oggi me la sono dimenticata.
« Non dovresti farlo. », mi redarguisce Garet, con un cipiglio leggermente inseverito. Poi si apre nuovamente in un sorriso, piacevole. « Per me, sono bellissimi. »
***
Sulla pista del Club dei Duellanti; Georgiana Harrington, di fronte a me, le bacchette alle mani e una lieve adrenalina che mi percorre fino alle dita, con cui stringo la bacchetta, impaziente di cominciare. Georgiana è una delle migliori duellanti che io abbia mai visto, e lo sfidarla mi entusiasma parecchio, anche perchè è da quando sono partita che non faccio qualche incantesimo come si deve, come dico io. « Saluto! », esclama Jason Jensen. Faccio scattare delicatamente la bacchetta davanti al viso, così come la Caposcuola, il cui sguardo deciso e tenace deve essere, più o meno, lo specchio del mio: ne sarà valsa la pena, nonostante l'esito.
« Conjunctivitus! », esclama, puntandomi la bacchetta contro. E' rapida, e precisa: ma è per questo che ho studiato tanto con il professore Ebersbacher - anche studiato tanto, gli incantesimi non verbali. Protego, creo con la bacchetta uno scudo davanti a me che devia il colpo di Georgiana: questa ha un piccolo lampo, negli occhi, dato dalla consapevolezza della mia abilità. Dominusterra, velocemente dalla mia bacchetta schizza via un getto di luce veloce e preciso che va a colpire la pedana, senza danno: solo dopo qualche secondo il terreno comincia a tremare, segno che il mio incantesimo è andato a buon fine, quando le scosse si fanno più potenti. Qualche studente spettatore, oltre la pedana, perde l'equilibrio. Invece Georgiana ha i piedi ben piantati a terra, contro le mie previsioni, e casta un Finite Incantatem potente che fa cessare il terremoto. « Expelliarmus! » casta, mentre un getto di luce schizza prepotentemente verso la mia bacchetta, ad una velocità che mi prende quasi di sorpresa, e solo per un pelo riesco ad ergere un nuovo scudo capace di respingere anche quell'incantesimo. E' arrivato il momento di fermarla: Languelingua, se l'incanto dovesse andare a buon fine la sua lingua si attaccherebbe il palato e lei non sarebbe più capace di parlare, e quindi di castare un incantesimo, e io potrei facilmente vincerla. « Defendo! » anche lei però, riesce a deviare il mio incantesimo all'ultimo con una difesa notevole, e il mio digrignare i denti è già una distrazione che non dovevo permettermi, visto che castando un Waddiwasi notevole, lei riesce finalmente a mandarmi al tappeto. Cado a terra, perdendo di mano la bacchetta. Oltre la pedana qualcuno applaude, Jason fa un cenno del capo a Georgiana e lei, con soddisfazione, mi si avvicina di qualche passo, porgendomi poi la mano, con un sorriso amichevole. « Ottima tattica, Leen. » si complimenta, docile - in duello sembra tutt'un'altra persona, invitandomi ad alzarmi. Con un sorriso soddisfatto, le stringo la mano: come ho detto, ne valeva la pena.
03/05/2008
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qualche settimana fa.
« Il motivo per cui vi ho convocati, mie Serpi, è di massima urgenza ed importanza. » per la prima volta, è Tom a stare in piedi e siamo noi a rimanere ossequiosamente seduti mentre lui parla. C'è qualcosa di grosso in ballo. Non guardo neppure Edward e soci alle mie spalle, rimanendo tranquillamente accoccolata vicino a Lenore; i suoi occhi già risplendono, segno che sa e che non vede l'ora di poter condividere la sua - eccitazione? - con noi.
« Nell'ultima riunione dei Caposcuola, ho avuto il piacere di fare un giretto nella testa di Georgiana Harrington. » fa un sorriso beffardo; curioso modo di dire che le ha letto il pensiero, già. Comunque, la faccenda si fa parecchio interessante. Non posso che sistemarmi meglio sul pavimento ed ascoltare quello che ha da dire. « sapete cosa fanno i buoni e i loro sudici amichetti mezzosangue? un club per combattere il male! » scoppia in una risata profonda, subumana, mentre tutti lo fissano con gli occhi sgranati, la sottoscritta compresa. Un club. Di schifosi traditori del loro sangue. Gli altri non osano neppure fiatare, e lo stesso vale per me. Ancora non riesco a capacitarmi di cosa sia successo sotto i miei occhi, e io dormivo. Ci sventola sotto il naso la lista dei nomi che è riuscito a carpire alla Harrington, e riesco a cogliere velocemente i cognomi di un sacco di gente del mio anno, con cui ho ore e ore di lezione. E non mi sono accorta di niente. Dio. Vorrei sbattermi una mano in fronte.
« i loro capi sono la cara Georgiana in persona e la sua amichetta Julia Versten. » un altro sorriso; mi sembra così poco uomo, in questo momento. Appare come puro spirito malvagio, ed anche piuttosto eccitato dalla faccenda.
« affido la prima a Lenore.. » sorride - o meglio, fa una smorfia contenta. « ...e l'altra è mia. » qualcosa mi dice che questa faccenda finirà male.
***
fast forward fino alla scorsa settimana.
Reprimo l'espressione scocciata che mi provoca il dover rimanere qui a lezione quando invece potrei divertirmi un bel po' da un'altra parte. Martine Lewis è un vero genio, ma niente può distogliermi dall'idea che tra un paio d'ore mi vedrò con Jefferson. Da sola, intendo: senza Riddle e Lenore a vegliarci. La loro presenza inquietante ha condizionato tutta la nostra storiella da quando è sorta in poi.
Senza che io faccia qualcosa per contrastarla, la mia testa crolla sulla pagina di calcoli che ho appena finito di trascrivere dalla lavagna. Non ce la posso fare, mi sto annoiando troppo: chissà che mi passava per la testa quando ho scelto che materie portare ai M.A.G.O. Sono stata pazza, pazza.
E per di più sono costretta ad ascoltare le smancerie dello sfigato numero uno Morgan Lancaster, che pigola paroline dolci alla lurida mezzosangue che è diventata la sua dolce metà. Tremendo. Mi volto e lo fulmino, digrignando i denti; la sua faccia da piccolo putto barocco mi fa una smorfiettina e poi torna a chiocciare con quella ragazza disgustosa - e pure bruttarella, diciamolo.
« miss Traviston, c'è qualche problema? » la Lewis sbatte la sua verga - sì, usa una verga. per indicare i punti della lavagna, ma non escludo che prima o poi ci bastoni - sulla cattedra, facendo sobbalzare la metà della classe che dormiva saporitamente.
« mi scusi professoressa, è che sentivo un ... ronzio, di sottofondo. » il suo sguardo carbonizza i due piccioni alle mie spalle, e poi torna a guardarmi quasi affettuosamente.
« allora invitiamo mister Lancaster a farci una dimostrazione della teoria di Struss alla lavagna! » sibila sedendosi elegantemente alla cattedra. Adoro questa donna. Almeno quanto lei adora suo fratello e chiunque dimostri di essere abbastanza ossequioso nei suoi confronti. Mi metto ben dritta sulla sedia mentre Lancaster striscia verso la lavagna.
Ora sì che mi riconosco; la sbandata per Norwood mi aveva resa un'ameba senza spirito, me ne rendo di più conto ogni giorno che passa.
***
un paio di giorni dopo.
Catherine è costretta a smettere di spettegolare fittamente riguardo alla brutta fine che ha fatto Quentin dopo che l'ha scaricato: con un tempismo perfetto, il preside si è alzato dal tavolo imbandito per la cena e si è avvicinato al palchetto dei discorsi. Tutte le teste scattano verso di lui, provocando un gran rumore di stoviglie sbattute e di ultimi sussurri frettolosi.
« uuh, ci sono novità! » trilla Ashleigh Hale alle mie spalle; quella ragazza dev'essere parecchio simpatica, è un peccato che quella vacchetta di Deirdre l'abbia cacciata dalla nostra camera. Poteva mandar via Amber, almeno. A proposito di Deirdre: la vedo particolarmente sbattuta ed imbruttita, ultimamente. E sono decisamente convinta che abbia una bella cotta per Jasper Lewis, tanto per cambiare. Alleluja, finalmente si accoppieranno tra loro e smetteranno di impestare il mondo con il seme del male!
« RAGAZZI, SILENZIO! » tuona Dippet dall'alto del suo podio dorato. Trattengo una risatina nel vedere quanto particolarmente osceno sia il suo cappello stasera. « ho un annuncio che vi piacerà: il trentuno maggio si terrà il ballo di chiusura dell'anno scolastico! » un coro di oooh, seguito da un'ovazione, si diffonde per tutta la Sala Grande. La maggior parte delle ragazze comincia già a strepitare e ad occhieggiare quelli che dovrebbero diventare i loro cavalieri. « ...ed eccezionalmente, a grande richiesta, saranno eletti Mr e Miss Hogwarts! » un'altra esplosione. Sbatto appena le palpebre, mentre dall'altra parte del tavolo la Lywelyn e la Blackster cominciano già a borbottare; inutile, non c'è Eveline, questa festa non raggiungerà mai i livelli di stilosità che aveva negli anni scorsi. E' che non posso dirlo alle dirette interessate, se non voglio prendermi una legnata in testa.
Una festa, hm? Senza neppure pensarci, mi volto verso Tom Riddle: e leggo un ghigno crudele dipinto sul suo volto.
02/05/2008
Ancora non ci posso credere. Non può essere vero. Mi sento il sangue ghiacciato nelle vene.
IL MIO PIANOFORTE!
Che schifo! Julia Versten e il suo amichetto che copulavano sul mio pianoforte! Sono talmente turbato dalla visione che potrei mettermi ad urlare; ed, oltretutto, non avrò mai più il coraggio di toccare il mio prezioso pianoforte. I tasti avranno registrato la pressione delle chiappe di Julia, delle sudicie mani di quel Serpeverde mancato. Il mio pianoforte. Scivolo lungo il muro, sbattendo pure la testa contro la grande vetrata alle mie spalle. Socchiudo gli occhi. Non riesco a togliermi quell'immagine orrenda dalla mente. I loro salutini e il correre via valgono ben poco.
IL MIO PIANOFORTE!
La mia sala della musica, inficiata per sempre! Come farò anche solo ad entrarci, d'ora in poi? Chi potrà mai restituirmela perfetta com'era? Intonsa, un angolo neutrale in questa sozza e insopportabile scuola! Mi viene quasi da piangere; ok, diciamo che mi viene da piangere. Sento le lacrime calde che pressano contro le palpebre. Probabilmente è la tensione di questi ultimi giorni: i compiti in classe dell'ultimo momento, le montagne di temi e roba da fare, il coro, il club .. eccetera eccetera. Mi prendo la testa tra le mani. Conta fino a tre, Eugene. Uno, due, tre. Alzati in piedi. Esci. Non guardare il pianoforte.
Mi precipito verso la porta, tenendo la testa bassa, e poi giù per le scale, senza guardare in faccia niente e nessuno.
***
qualche giorno dopo.
Milo mi fissa ancora con l’aria di uno che ha visto un fantasma; ok, forse l’ho scioccato con il racconto del mio terribile incontro a luci rosse con Julia e dolce metà, ma credo che sia stata la spiegazione sul club a dargli il colpo di grazia. Non se l’aspettava, che io potessi fare queste cose: sono quello tranquillo dei tre, dopotutto. E’ invece è proprio successo che gli sto parlando di una cospirazione contro i mezzosangue, che un gruppo di studenti sta cercando di sedare con le proprie forze. Gli sto parlando di lezioni segrete, bacchette al vento e di me che riesco a fare un Patronus corporeo al terzo tentativo.
« mi staresti dicendo di partecipare ad una riunione segre.. »
« sssst! » mi raccomando, urliamo, che ci sentano tutti per bene.
« ..sì, insomma. non stai sfottendo. sono io quello che fa gli scherzi, di solito. »
« no, è proprio così. » gli do’ per sbaglio una sventolata di capelli in faccia, mentre alzo la testa dalla tracolla, dove sto cercando il biglietto che Sebastian mi ha dato per lui. Si è un po’ spiegazzato, ma glielo porgo lo stesso. « lo stanno consegnando anche alla tua adorata Opal, in questo preciso istante. » annuisco insistentemente. Ora che lo sa, dovrà accettare per forza. Altrimenti mi toccherà fargli fare un trauma cranico per fargli scordare il tutto!
« ok, ci sto. basta che mi teniate lontana la donna esplosiva. » mormora fissando il rettangolo di cartoncino con un’espressione che tradisce il fatto che pensi ancora che è tutta una montatura.
***
ancora qualche giorno.
Ho trovato il mio compagno di danze dei sogni: cullo tra le braccia un grosso vaso di terracotta che ho appena annaffiato, dandogli una scrollatina mentre lo trasporto fuori dalla serra 4 dentro alla serra-aula. Come sempre, sono rimasto asistemare dopo la lezione; non c’è niente che mi rilassi così, oltre al pianoforte.
« la ... la la la la ... e un due tre, un due tre ... pappappa-pa... » tornando indietro, scavalco la montagnola di terra e cocci che rimane del vaso di Opal Worthington. Dicono che abbia fatto apposta, per il puro piacere di uscire dall'aula a metà lezione. In effetti, a 17 anni sarebbe ora di saper controllare i propri poteri ... la mia faccia ancora non si è ripresa dal giornale che mi ha fatto saltare in aria davanti agli occhi. « sol la-a-a mi mi mi mi - i - iiii! cambia ottava Eugeeeeenee! »
« Eugene?! » ok. lo stavo facendo di nuovo. cantavo uno spartito e mi correggevo da solo, e sono stato pure colto sul fatto. Sullo specchio luminosos della porta si staglia controluce una figura che riconosco immediatamente.
stonk.
Do una gomitata al vaso che è posato sulla mensola al mio fianco, che si rovescia e fa cadere una pioggia di terriccio su tutte le superfici adiacenti. Dannazione alla mia statura e alla mia malagrazia. La figura minuta di Isabel esce dalla pozza di sole, e io mi sento un sasso nello stomaco alla sola vista di quanto è splendida. Un bezoar, come le capre. Sembra quasi emetteer luce propria. E anche io, visto che sono diventato rosso come una ricordella.
« c...ciao... » faccio un sorriso scemo e mi dirigo verso di lei con la paletta ancora in mano. Sorride, quasi nascondendosi dietro la sua tracolla.
« come va? »
« hmm..bene. » lascio andare la paletta, aprofittandone per abbassare lo sguardo trenta centimetri più in giù. Lei è così piccola, così graziosa. Mi sto facendo soffocare dal mio battito cardiaco, ottima idea.
« senti! » esclama facendomi sobbalzare. E' tutta un tremito. Mi viene quasi da sorridere, ma sono bloccato all'idea che debba dire qualcosa di importante. Sto zitto, lasciando che una musichetta angosciante, tipo Bella Addormentata di Tchaikovsky mi si espanda nel cervello. E sono stupito dal mio stesso gesto: senza neppure accorgermene, mi ritrovo a stringere la sua manina bianca, che sembra essere priva di vita almeno quanto lei è isterica. Oh, finiamola, sta per esplodermi la testa!
« Pennington, hai finito? » e che cavolo. La Bonnet fa il suo ingresso nella serra, stringendo un mazzo di radici bluastre nel pugno. « Sittenfeld, ti sei data al giardinaggio? » aggiunge con un sorrisino malizioso.
« N..no, mi ero dimenticata il libro... » mormora sollevando il volume che c'è sul tavolo, e che tra l'altro è il mio.
« Su, aiuta Pennington a finire e sparite! » non aggiunge altro e se ne va ridacchiando verso la serra 4. Ora sì che sono a mio agio. Isy posa il libro e sale su una sedia, sotto il mio sguardo congelato nel trovarla improvvisamente alla mia altezza. Cosa che non è mai successa. Non mi è mai successo neppure che una ragazza mi piacesse ... e ho passato sei anni in classe con Isabel, senza mai neppure parlarci. Ok, diciamolo, non ho mai parlato con nessuno se non Carl, Milo e pochi altri. Alzo lo sguardo. Mi sta fissando dritto negli occhi, ed emette miele direttamente dallo sguardo. Sto facendo castelli in aria? Lei, che potrebbe avere chi vuole, si accontenta di questo pianista e mago fallito?
Mi suona in testa una fuga. Un concerto. Una sinfonia. Un bacio. Il primo bacio del piccolo Eugene Pennington. Me la ritrovo tra le braccia, così viva, ed è assurdo e splendido. Isabel.
01/05/2008

Sarà la primavera, ma l'aria negli ultimi tempi è piacevolmente festosa e frizzante, tanto che persino studiare in alcune circostanze può rivelarsi piacevole. Per esempio quando gli esercizi di Incantesimi da fare sono puramente pratici, e il vento freddo impedisce di metter piede fuori dalla scuola.
« Geminio » scandisco, puntando un cuscino porpora con la bacchetta e scrutandolo da sopra la punta lignea, per poi modellare il mio viso in una smorfia crucciata una volta accortami dell'integrità della sala comune com'era quando siamo rientrate, mezz'ora fa. Giuro che se si rifiuta ancora di duplicarsi, non avrò alcuna pietà nel lasciarlo marcire tra le fiamme del camino.
Prudence mi lancia uno sguardo accigliato, interrompendo improvvisamente il suo scuotere l'asticella di frassino a destra e a sinistra « Senti, sto cercando di produrre un Incanto Proteus senza appellativo verbale, e la cosa non è per nulla semplice » proferisce infastidita, scostandosi una ciocca bionda dal viso e riprendendo i suoi disperati tentativi, le labbra serrate e tremolanti dal desiderio di enunciare la formula. Se non avesse quel senso del dovere così rigoroso, starebbe già correndo per la stanza sputando parole di origine latina a mo' di Schiopodo Sparacoda avvicinato da sconosciuti.
« Fai un po' quel che vuoi, ma qui ci sono anche io che devo studiare, sai » ribatto con un tono falsamente saggio « Mica esistono solo i tuoi esami, e per fortuna c'è ancora gente che vive felice e serena pensando alle vacanze estive » concludo il mio discorso con uno schiocco delle dita, mentre agito ancora la bacchetta tentando di far funzionare l'incantesimo.
« ... ho detto
GE-MI-NIO! » strillo serrando l'asta di legno ancor più forte, e chiudendo gli occhi in un atto liberatorio verso il potere che si sta probabilmente trasferendo sul mio apparentemente semplice ma allo stesso tempo complicato strumento di incanto.
Grazie al cielo, al posto del cuscino ce ne sono due. E questo, per me, si traduce facilmente nella supposizione che la giornata sia stata abbastanza proficua finora, e che non necessiti di altre attività dilettevoli per essere conclusa. Sorrido soddisfatta, infilando la bacchetta nella tasca della divisa e voltandomi trionfante verso Daisy.
« Visto? Ce l'ho fatta! » esclamo, prendendo a saltare per la sala comune gremita di studenti.
« Sono sbalordita » dice la mora in tutta risposta, lasciandosi scappare uno sbadiglio mentre continua a scorrere con l'indice un biglietto pieno di appunti « Vedi che se ti impegni ce la fai? »
« Ogni tanto capita » faccio spallucce, accompagnata da una smorfia molto simile a un sorriso; anche se provassi ad essere scortese non ci riuscirei. Vedere la gente mettere il broncio è deprimente, e francamente tra tutti i compiti e gli esercizi – sebbene la mia considerazione verso di essi non sia grande – non credo che per la tristezza mi resti tempo...
***
Lumacorno si destreggia tra i banchi uniti a due a due, annuendo compiaciuto ogni volta che getta l'occhio su un calderone perfettamente giallo « Bene, Worthington, perfetto » esclama mentre giunge a passo lento e incostante verso il mio tavolo « Bennett, un po' più di artemisia, è ancora color pagliericcio » agita una mano in direzione del liquido, che immediatamente mi sporgo a guardare contrariata. Sarò daltonica io, ma la vedo di un normalissimo giallo sole.
« E' inutile che fai quella faccia, è vero » puntualizza Opal a bassa voce, continuando a rimestare il contenuto del suo pentolone « Possibile che riesci nelle pozioni più complicate, e poi mi cadi su una sessione di ripasso pre-esami finali? » ride, porgendomi una manciata di erbacce.
« Ma cadere cosa » ribatto con fare altezzoso « Si tratta di un impercettibile errore di percorso nella preparazione » concludo, tentando con un tagliuzzare disperato di scurire il colorito dell'infuso prima che il professore passi nuovamente tra i Grifondoro.
Che poi, a dirla tutta, non so nemmeno perchè mi abbiano messa qui dentro, domanda che si fa largo nei miei pensieri dalla bellezza di sei anni. Già prevedevo poco, quando il tessuto del cappello mi ha toccato la testa. Poi ha cominciato quel discorso di cui non ricordo una parola, alludendo a una grande forza di volontà e una certa dose di coraggio (magari parlava già con la bimba successiva e non me ne sono resa conto) che avrebbe dovuto fare di me una perfetta discendente del prode e valoroso Godric. Mi chiedo se i colpi di sole abbiano effetto anche sui cappelli, e in caso di risposta positiva se quel giorno avessero promosso una speciale offerta per le vacanze al mare ai copricapi magici...
« Ora non puoi dire che non sia giallo! » esclamo forse a voce un po' troppo alta, incrociando le braccia davanti al pentolone e lanciando a Opal un'occhiata eloquente « Sembra già succo di zucca, altro che elisir euforico dei miei stivali! » riprendo a mescolare l'infuso, evitando di incrociare lo sguardo di altre forme umane, ben conscia del fatto che facendolo esploderei.
L'insegnante fa ritorno al nostro tavolo trascinando un po' i passi. L'ultima ora della giornata deve essere stancante anche per i professori, ed io effettivamente non ci avevo mai riflettuto seriamente sopra. Che siano umani anche loro, in un angolino profondo della loro coscienza? Sta di fatto che per qualche ragione, Lumacorno sembra particolarmente stressato; suppongo non veda l'ora di trascinarsi nella sua stanza e gettarsi sulla prima poltrona che gli capiterà sottomano...
E' proprio la sua voce a risvegliarmi da questi fitti – e pericolosi, per la quantità di neuroni che impiegano – pensieri, annunciando la fine della lezione ed affrettandosi a ritirare quei suoi pochi libri e fogli di pergamena sparsi sulla cattedra. Sembra stranamente rinvigorito da quello stato appena vegetale in cui si trovava, probabilmente sapendo di avere ancora qualche minuto di spiegazioni e controlli davanti.
« Ricordate il compito sul distillato della morte vivente » si raccomanda gioviale, per poi lasciarci alla nostra disordinata uscita dall'aula, chi diretto all'esterno, chi in sala comune e chi direttamente a cena.
Più tardi.
La Guferia è decisamente un posto rilassante. Logico, dipende dai punti di vista; ma l'atmosfera lì dentro è sempre calda, specialmente se illuminata dalla luce rosea del tramonto e dal fresco tipico di quest'orario. Mi addentro nella torre, prendendo a salire la scalinata di pietra, illuminata da quel piacevole bagliore opalino.
Un volatile dal piumaggio tendente al nocciola e l'aria familiare, sebbene in uno stato ambiguamente bagnaticcio, emette il solito strano suono al sentore del mio arrivo, agitando le ali e mostrando il becco aperto.
« Sì, va bene, dopo ti passo da mangiare » dico accarezzandogli la testa piumata, e nel frattempo frugando nella borsa alla ricerca della missiva da inviare « Se porti a destinazione questa, Arcie » sottolineo sventolandogliela davanti al becco, in modo che i suoi occhietti scuri possano facilmente individuare l'indirizzo di casa.
Cara Ginevra,
come va a casa? Spero che la vita prosegua come sempre, o comunque che stiate bene. Qui va tutto benissimo, gli esami finali sono alle porte e c'è parecchio da studiare; comunque il sesto anno è libero da G.U.F.O. e M.A.G.O. così posso starmene tranquilla e pensare alle vacanze.
Spero tu sappia aggiornarmi sulla situazione della famiglia. Papà, come sta? E l'influenza della mamma è migliorata? Lo spero, mi mancate tutti molto e vorrei rivedervi subito. Manca davvero poco alla fine dell'anno!
Charlotte è ancora così brava a scuola? Immagino non sia cambiato molto, dato che ci siamo sentite solo due settimane fa. Non da' ancora segni di qualche magia? So cosa penserai, ma io ci spero ancora! Sarebbe una studentessa eccezionale, qui ad Hogwarts!
Ultimamente c'è qualche incidente dal retroscena sospetto, ma non so dirti di più, purtroppo. L'unica cosa strana è che il viavai in infermeria è vasto, e ormai questa è frequentata quasi esclusivamente da quelli come me: maghi nati da famiglie normali o semplicemente imparentati con persone senza poteri magici.
Ovvio, per ora non è successo niente di grosso. Sono solo un po' preoccupata per me e Daisy, ma appena possibile vi aggiornerò su eventuali sviluppi.
Vi voglio bene,
Ann.
Osservo il gufo diventare sempre più piccolo, fino a dileguarsi in un piccolo puntino scuro proprio dinanzi al sole calante, il che lo lascia risaltare ancora di più. Sospiro, lanciando un'ultima occhiata al cielo, dopodichè mi affretto ad uscire dalla porta principale della torre.
Sto giusto percorrendo verso il basso la scalinata di pietra, quando percepisco un'improvvisa forza, accompagnata da un pizzicare progressivamente più fastidioso dietro la testa, oltre alla parziale perdita di coscienza che mi sta provocando quel tirare...
« AAAH! » strillo una volta accortami che si tratta di una coppia di volatili poco amichevoli, di cui uno sta tentando con molta probabilità di strapparmi una ciocca di capelli.
« Via, via, via! Lasciatemi in pace! » continuo ad urlare, agitando le mani sulla testa, ben conscia dell'inutilità delle mie azioni. Non distruggeranno i miei capelli con quegli artigli selvaggi, non se ne parla!
Che fare, se non continuare a proteggere la testa dalla loro crudele corsa al becco più svelto? E anche se tirassi fuori la bacchetta, che incantesimo usare per mandare via un paio di allocchi? Ormai sono praticamente piegata in due, non riuscirei neppure ad estrarre la bacchetta...
I miei pensieri sono interrotti da un improvviso scoppiettare, seguito da uno sprizzare di scintille proveniente da un punto indefinito davanti a me. Strizzo gli occhi per vedere meglio, ma non riconosco altro che un'ombra indistinta e contrastante con la luce del sole, almeno finchè l'incantesimo non si dissolve e i due uccelli si allontanano starnazzando verso il cielo.
Mi tasto le tempie doloranti, facendo per rialzarmi, quando la voce della mia presunta salvatrice mi riporta alla realtà « Ehi... se ne sono andati » dice, con una dolcezza innaturale, mentre ripone la bacchetta nella tasca.
Alzo gli occhi verso il suo viso tondo, contornato da una folta chioma bionda, fino ad incrociarne gli occhi verdi « Li hai... Li hai cacciati tu? » le chiedo, senza riuscire a tirar fuori più voce del minimo indispensabile dalle corde vocali bloccate.
Annuisce , assumendo una tenue tonalità rosea « Beh, sì... ma non ho fatto niente di tale » precisa, mentre mi alzo in piedi e prendo a lisciare le pieghe della gonna.
« Scherzi? » strabuzzo gli occhi, fissandola a bocca aperta « Erano due bestiacce possedute, altroché! Se non fossi arrivata tu probabilmente adesso non andrei a cena, ma in infermeria » la modestia è una qualità apprezzabile, ma quando è troppo è troppo!
Visto che lei non fa altro che sorridere lievemente, mentre le sue guance assumono ancora più colorito, proseguo « Sei stata incredibile, non sapevo veramente cosa fare, ero proprio nel pallone! » sto sparando a raffica parole senza senso, ma se serve a interrompere il silenzio sono obbligata.
Lei ride, prendendo tra le mani una ciocca dorata e attorcigliandola nervosamente intorno a un dito. Qualcosa mi dice che non ama ricevere tanti complimenti, e l'ultima cosa che voglio fare a una persona è metterla in imbarazzo...
« Ma qualcosa mi fa pensare che ti sto mettendo terribilmente a disagio » dico dispiaciuta, notando il suo sguardo timido rivolto ai suoi stessi piedi « Scusami, non era mia intenzione, ma non sapevo veramente cosa fare e tu sei stata così provvidenziale che... » prendo a dire, tentando di riportarla alla condizione di parlare. Odio questo mio imbarazzare la gente senza volerlo, ma non posso fare a meno di parlare.
« Non importa » mi rassicura, facendo sì che mi distenda per un attimo « E' che non... non sono brava con le persone quanto gli incantesimi » evidentemente è una confessione che le costa, ma non voglio andare oltre a scavare nella sua coscienza. Sembrerà incredibile, ma ho un tatto anch'io.
Annuisco, tentando di assumere un'aria vagamente comprensiva e sensibile « Oh, per me è lo stesso con le canzoni » mi esce di bocca quasi inconsciamente, mentre mi allargo in un sorriso.
« Eh? » fa lei, ma spiegare sarebbe troppo complicato e terribilmente imbarazzante...
E' forse per questo che mi ritrovo a deviare l'argomento con un « Nulla, nulla » per poi passare alle presentazioni ufficiali.
« Sono Annabel, comunque »
***
La giornata era già iniziata male, per cui poteva tranquillamente evitarsi il disturbo di finire in peggio. Saremmo andate tutte e tre a cena, io, Daisy e Jillian – nonchè mia salvatrice dalle pene crudeli degli allocchi al tramonto – e la serata si sarebbe conclusa come tutte le altre.
Ma vedere quel Riddle spuntare all'improvviso da un angolo accompagnato da un altro ragazzo piuttosto smunto, in divisa da Serpeverde, mi ha lasciato decisamente l'amaro in bocca. Non che ci abbia parlato, ovvio, ma è quell'espressione altezzosa e superiore lascia trasparire tanti pensieri.
Anche se molti dicono che sia impossibile capire che cosa pensa dal suo sguardo,
i suoi occhi pieni di odio quando incrociano i nostri, non si dimenticano mai.
01/05/2008
Un dolore lancinante si estende lungo tutta la coscia destra, mentre scendo le scale che mi portano alla Sala Comune dei Serpeverde. Il ginocchio, in particolare, si fa sentire.
Uno stupendo strappo muscolare che mi sono procurato oggi, mentre cercavo di prendere il Boccino.
Eh, sì.
Indovinate chi è il nuovo Cercatore di Serpeverde?
Qualche indizio. Ha gli occhi verdi, è bello, intelligente e di cognome fa Lewis.
“Jasper, sei il più adatto che abbiamo.”mi ha detto Morkan dopo una serie di provini piuttosto fallimentari.
“Grazie Bill, tu sì che sai farmi sentire importante.”
“Scherzi a parte, Jasp. Sei un ottimo Cacciatore, e non mi priverei di te in quel ruolo se non fossi più che certo che puoi fare altrettanto bene come Cercatore.”
Questo dialogo si è svolto ieri mattina fra me e Bill Morkan, il Capitano, nonché Portiere della mia squadra. Ora mi sto allenando per abituarmi al mio nuovo ruolo, che richiede maggiore velocità e prontezza.
“Stai facendo grandi progressi, Jasp, meno male che ti abbiamo trovato!”esulta Kane, uno dei Battitori.
Le mie gambe non sono altrettanto d’accordo.
Zoppico. Voglio solo raggiungere la mia stanza. Lì mi attendono i libri di Incantesimi e Pozioni, dove spero di trovare un sortilegio o un intruglio che possano placare il dolore.
Nella Sala non c’è quasi nessuno, a parte una decina di studenti del quinto e pochi di più del settimo che ripassano. Mi sforzo di camminare come sempre, ma non appena mi chiudo alle spalle la porta della Sala, il mio volto si contrae in una smorfia di dolore.
“Tutto bene?”dice Deirdre, mentre scende le scale.
“Non tanto. Uno strappo alla gamba.”
“Oh, povero!”
Mi raggiunge in un attimo e mi prende sotto la spalla, per aiutarmi a salire i gradini. Una volta nella mia stanza:
“Togliti i pantaloni.”
“Così, subito al sodo?”
“Frena i tuoi bollenti spiriti.”replica Dè sorridendo.“Vado a prendere un’ottima pomata che mi ha dato mia madre per casi come questo. Tu intanto non fare altri danni e resta sdraiato.”
“Ai tuoi ordini.”
Steso sul letto, mezzo nudo. La situazione potrebbe anche farsi interessante, se non si trattasse di Deirdre. Con lei, non oserei mai travalicare i limiti, e mancarle di rispetto con una richiesta che la metterebbe a disagio.
Chiudo gli occhi.
Non più tardi di una settimana fa, ho baciato Violet Traviston. Un gesto inconsulto a cui sono stato trascinato dalle circostanze. Riesce sempre a scatenare qualcosa dentro di me, quell’algida contessina viziata.
Ma nulla di paragonabile a Deirdre.
Eccola che torna, spingendo con cautela la porta.
“Pensavo dormissi.”dice, non appena apro gli occhi.
“Bene, ora inizio ad agire. Dove?”
“Ginocchio destro.”
Inizia ad applicare la pomata con massaggi vigorosi ma allo stesso tempo delicati.
Arrossisco.
Io. Jasper Lewis. Arrossisco.
Pochi minuti dopo, questa bizzarra specie di dolcissima tortura si conclude.
“Ecco. Ho finito.”
In effetti, sento già un certo sollievo.
Momento di imbarazzo abissale. Perché Deirdre resta lì, ferma, a guardarmi?
“Accio garza!”
Una benda arriva dalla porta aperta e si deposita nella mia mano. Mi avvolgo il ginocchio, e poi mi copro con le coperte.
“Grazie, Dè.”
“Figurati. E stai attento, la prossima volta!”
Si avvia ad uscire. Sulla porta, si volta per un secondo:
“Anche se devo dire che mi è piaciuto farti da crocerossina.”conclude.
L’ufficio di Martine è abbastanza spazioso, molto pieno di cose ma nell’insieme minimalista. Un paradosso.
Mi lascio cadere su una delle poltroncine.
“Allora, cosa stai facendo?”
“Correggo dei compiti.”
È circondata da pergamene coperte da simboli astrusi e numeri.
“McKanzie, dove avrà mai la testa…un errore di segno in un diagramma perfetto.”
Un segno rosso contamina il sudato lavoro di Jillian. Non riesco a contenere un sorrisetto.
“Un’altra delle tue conquiste, come non saperlo.”borbotta mia sorella, mentre prende un altro compito.
“No, lei è rimasta illesa dai miei artigli. L’amico del suo ragazzo un po’ meno.”
”Ah, è stato per lei?”
“No. Per Sean. Avevo appena scoperto com’era morto.”
Il suo viso resta impassibile. A volte mi chiedo come faccia. Era il suo gemello!
“Babbani. Due stupidi babbani.”sorride.
“Avresti dovuto vedere com’erano disperati quando sono arrivata da loro…prima il ragazzo più giovane. Aveva la mia età. Diciassette anni. Piangeva, dopo che i suoi genitori avevano esalato l’ultimo respiro.”
Continua a correggere i compiti, senza mutare tono mentre dice:
“Oh, Isherwood. Bel lavoro.”
Poi continua:
“All’altro, ci ha pensato papà. Nostra madre era appena morta. Sean se n’era andato da tre mesi.”
E così. È stata lei. È stato mio padre. Loro hanno vendicato la morte di mio fratello. Hanno ucciso i Babbani che lo avevano picchiato a morte.
“Ma vedi, Jasp. Noi non abbiamo rischiato nulla. Tu, qui, sei a scuola. Pretendiamo da te la massima attenzione.”
Annuisco.
La rivelazione mi sorprende, ma non mi tocca nel profondo.
Qualcuno bussa alla porta.
“Professoressa Lewis?”dice Benton, affacciandosi.
“Potrei parlare con lei? Oh, salve Jasper.”
Mi congedo subito, lasciandomi alle spalle Benton, mia sorella ed un segreto svelato.
Racconto tutto al mio migliore amico. Stiamo uscendo nel parco per goderci una bella giornata di sole, giunta, alla fine, dopo mesi di nebbia.
“Cosa ne pensi?”chiedo a Ed.
Non fa in tempo a rispondermi che sentiamo delle risa maschili miste a voci femminili. Le voci di Dè e Scarlett, che non sembrano per nulla a loro agio. Stringo la bacchetta, e rivolgo uno sguardo d’intesa a Ed, mentre ci dirigiamo verso le schiene di quattro ragazzi con le divise di Tassorosso.
30/04/2008
Cara nonna,
scusa se non ti ho risposto prima, ma ho avuto mille cose da fare. Come stai?
La mamma mi ha scritto che hai avuto un piccolo incidente, qualche giorno fa: quand'è che la smetterai di arrampicarti sui mobili per levare le tende e lavarle a mano, quando sai perfettamente che ci sono gli elfi per farlo al posto tuo? E' una fortuna che la mamma fosse a casa e ti abbia sentita lamentarti. Ma dico io! Hai una certa età, non spettano a te certi lavori!
Ma a parte questo, qui a scuola va tutto bene. Credo. Ti ricordi di quel Serpeverde di cui ti ho parlato qualche tempo fa, Riddle? Non saprei dire con esattezza cosa sta combinando, ma il punto è proprio che sta combinando qualcosa. Maghi e Streghe della sua casa gli ronzano attorno a tutte le ore del giorno, ogni giorno qualcuno finisce misteriosamente in infermeria. E guarda caso, gli infortunati sono tutti Mezzosangue. La cosa che più mi sconvolge, però, è che nessun professore sembra ritenere tutte queste coincidenze troppo numerose per essere veramente casuali. L'atmosfera non è delle più rilassate, ecco, specie se lui è nei paraggi.
Forse sono io che ho troppa fantasia e vedo cose campate per aria, ma ho un brutto presentimento.
Spero con tutto il cuore si riveli infondato.
Un bacione, nonna
Spero di vederti presto, possibilmente non tutta ammaccata come la vecchia Scopa di papà.
Ti voglio bene,
Jill.
Ps: Carlisle ti manda i suoi saluti e ti fa sapere che no, non ha nessuna intenzione di indossare una "terrificante cravatta marrone a pois rossi" come quella che hai visto addosso al nipote dei McRidden, il giorno del nostro matrimonio. Chiede, però, di essere informato con un po' di preavviso circa la data della cerimonia, onde evitare di arrivare davanti all'altare con l'aspetto di un barbone cencioso, dal momento che non ne sapeva nulla.
***
Guardo la civetta levarsi in volo con grazia, nel cielo arancione.
Il tramonto brucia in lontananza, colorando il castello e il lago con le sue calde tinte, mentre io cerco di destreggiarmi tra volatili più o meno amichevoli per uscire dalla Guferia. Gli Allocchi sono decisamente poco affettuosi, a quest'ora, non è raro rischiare una beccata improvvisa. E le loro adorabili zampine non fanne chissà che bene ai capelli di una ragazza.
«AHHHH!»
Lo strillo mi fa fare un salto e non faccio in tempo a svoltare l'angolo che si ripete, con maggiore intensità di prima, seguito a ruota da una serie di epiteti irripetibili. Un'altra curva (e ho sempre più il presentimento che non vedrò mai più la luce del sole) e mi ritrovo davanti alla scena più assurda che abbia mai visto in sei anni qui dentro: una studentessa si agita convulsamente, roteando le braccia all'impazzata sopra la testa, per scacciare due allocchi che tentano, ripetutamente, di beccarla sul capo.
«Via, via, via!» continua ad urlare lei «Lasciatemi in paceeeh...!»
Trattengo l'impulso di ridere, sfilando la bacchetta dalla tasca della gonna e spruzzando una leggera cascata di scintille verso i due volatili, che si allontanano in un agitato frullar di piume. Quando abbasso lo sguardo, la studentessa è accovacciata a terrae continua a lanciare improperi a raffica, incapace di fermarsi. Riconosco, tra i capelli castani,una sciarpa di Grifondoro.
«Ehi..» la chiamo, rimettendo a posto la bacchetta «Se ne sono andati»
Alza il capo di scatto, puntandomi addosso due enormi occhioni castani, lucidi; un lacrimone le rotola sulla guancia, mentre si solleva nuovamente in piedi.
«Li hai.. li hai cacciati tu?» mi chiede, con un filo di voce.
«Beh, si..» annuisce, vagamente imbarazzata «Ma non ho fatto niente di tale»
«Scherzi? Erano due bestiacce possedute, altroché!» esclama, smettendo di rassettarsi la gonna per lanciarmi un'occhiata sconvolta «Se non fossi arrivata tu probabilmente adesso non adrei a cena ma in infermeria.»
Arrossisco, abbozzando un sorriso.
«Sei stata incredibile, non sapevo veramente cosa fare, ero proprio nel pallone!» inizia a parlare a macchinetta, gesticolando di tanto in tanto, e io mi sento indietreggiare.
«Ah ah ah ah» ridacchio nervosamente, turturando una ciocca di capelli.
«Ma qualcosa mi fa pensare che ti sto mettendo terribilmente a disagio.» commenta dopo qualche attimo, dispiaciuta «Scusami, non era mia intenzione, ma non sapevo veramente cosa fare e tu sei stata così provvidenziale che..»
«Non importa» mi affretto a rassicurarla, cercando di risultare il più convincente possibile «E' che non.. non sono brava con le persone quanto gli incantesimi» sintetizzo il più possibile, cercando di non ferirla più di quanto non abbia già fatto con la mia totale incapacità di relazionarmi con qualcuno che non conosco. Mi studia in silenzio, per qualche attimo, mordicchiandosi le labbra. Poi, sul volto rotondo, si allarga un sorriso.
«Oh, per me è lo stesso con le canzoni» commenta, annuendo comprensiva.
«Eh?»
«Nulla, nulla» si affretta a dire, prima di porgermi la mano destra «Sono Annabel, comunque.»
***
Sono ancora assieme ad Annabel, quando faccio ritorno al Castello: dopo un evitato ritorno di fiamma da parte dei due allocchi, siamo riuscite ad uscire dalla Guferia più o meno incolumi. La Grifona saltella allegramente al mio fianco, mentre varchiamo il grande portone dell'Ingresso e ci avviamo verso il corridoio che porta alla Sala Grande: non ha smesso di parlare un attimo.
«E così alla fine sono riuscita a consegnare il compito in tempo, un vero miracolo» conclude con una mezza risata, precedendomi in modo da potersi voltare a guardarmi. Sorrido a mia volta.
«Succede a me lo stesso per Aritmanzia» commento «Da quando poi è arrivata la Lewis, i compiti sono un vero incubo» roteo appena gli occhi. Per quel che ho sentito dire, la Lewis è sopportata poco e male da chiunque non sia un Serpeverde, non è prerogativa dei Corvonero detestarla cordialmente.
«Oh, quella lì» il viso di Annabel si deforma in un smorfia di palese disapprovazione.
«Proprio lei» le faccio eco, cupa «Già scegliere la materia è stato un clamoroso errore, ancora mi ritrovo ad avere come insegnante la sorella di Jasper..» mi scappa un gemito, che non sfugge alla moretta.
«Conosci Jasper?» domanda, allusiva.
«Ehm» arrossisco appena, colta di sorpresa «Una lunga storia, ecco..»
Annuisce, con l'aria di chi la sa lunga, ma ha la gentilezza di cambiare argomento. O meglio, da un'aula sbuca fuori una ragazza che attira la sua attenzione, obbligandola ad abbondonare la questione.
«Daisy!» esclama, correndole incontro. Minuta, dai capelli neri legati in una coda disordinata e gli occhi luminosi, la diretta interessata apre la bocca in un largo sorriso alla vista di Annabel, che prosegue imperterrita «Capiti proprio a fagiolo!»
«Ciao Ann» inclina il capo di lato, senza capire «Cosa c'è?»
«Stavo giusto parlando con Jill..»
«Jill?» inarca le sopracciglia, notando solo ora la mia presenza.
«Ciao, io sono Jillian» mi presento compita, in automatico, con lo stesso tono che uso quando la nonna mi porta a conoscere gli svariati nipoti delle sue amiche. Manca solo la riverenza e sono a posto.
«Daisy» replica lei, svogliatamente. Stringo le labbra in una linea sottile. Scusa tanto, tesoro, se ti annoia fare la mia conoscenza.
«Si si si, i convenevoli a dopo» prosegue Annabel «Stavo dicendo che parlavo con lei della Regina delle Nevi e mi è venuta in mente quella cosa che hai fatto l'altro giorno, in Sala Comune, e Jillian, devi assolutamente vedere, è una cosa geniale!»
«Cosa?» domando, smettendo di fissare quella che è, per forza di cose, un'altra Grifondoro.
Daisy si illumina improvvisamente.
«Che domande, certo che si!» esclama allegramente, mettendosi a frugare nella borsa, da cui estrare un plico di pergamene tanto spesso da far concorrenza agli appunti che Georgiana si porta dietro a tutte le ore del giorno.
«Di che si tratta?»
Sta a vedere che i Grifondoro combinano qualcosa di buono oltre agli allenamenti di Quidditch a tutte le ore del giorno e hanno inventato una pozione che renda, dopo un sorso, dei geni indiscussi dell'Aritmanzia!
«Vedrai» gli occhi di Annabel brillano, mentre la sua amica sfoglia freneticamente i fogli, prima di porgermene uno con un gran sorriso.
«Sono certa che apprezzerai»
Se è la lista degli ingredienti, puoi starne certa.
Ma non è niente di ciò che penso: è un disegno. Una caricatura, a dire il vero, della Lewis. Una testa enorme, quasi completamente nascosta da una gigantesca corona, in bilico sopra un minuscolo corpicino avvolto in un esageratamente lungo mantello di ermellino. Alle sue spalle, una distesa di quelli che sembrano studenti imprigionati dentro blocchi di ghiaccio.
Scoppio a ridere.
«E' geniale!» esclamo «L'hai fatta davvero tu?»
«Con le mie manine» gongola Daisy, orgogliosa.
«E' meraviglioso, Audrey deve vederlo assolutamente, impazzirà. Ti spiace se lo tengo? Poi domani te lo torno, giuro, ma devono mostrarlo a un paio di persone, assolutamente!»
«Ma certo, non c'è problema! Guarda, puoi tenerlo tranquillamente, ne ho a bizzeffe» mi assicura, decisamente più amichevole che non un minuto fa.
«Grazie, troppo gentile»
«Ahhh, come mi piace fare buone azioni e rendere la gente felice» sospira Annabel, teatrale.
«Ssi, Ann, come vuoi» accondiscendenti, Daidy le accarezza la testa. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere di nuovo.
«Ohhh! Non c'è niente da ridere!» protesta lei.
«No, infatti, c'è da piangere» le rimbecca l'altra. Annabel fa per ribattere, ma si blocca all'improvviso, fissando il corridoio: non ci vuole un genio a capire che ha visto qualcosa -o qualcuno- che non le va particolarmente a genio. Seguo la traiettoria del suo sguardo, incorniciando la figura alta e imperiosa di Tome Riddle, che assieme a uno dei suoi lacché di sempre, Dolohov, esce in un piccolo chiostro su cui si apre il corridoio.
Le due Grifone, se potessero, soffierebbero come gatti.
«Serpe» commenta Daisy, a denti stretti.
«Lurida serpe» la corregge Annabel.
«Non credo sia abbastanza» mormoro cupa, il braccio con il disegno abbandonato lungo il fianco. Annuiscono. Ecco cosa intendevo, quando ho scritto alla nonna che l'atmosfera non è delle più rilassate: è bastato intravederlo ed ecco che due ragazze sorridenti si sono incupite di colpo. Nel male, però, si può sempre trovare un po' di bene: chissà che abbia davanti due futuri membri del club.
«Via quei bronci» dico, spezzando il silenzio nervoso «Non lasciategli fare il suo gioco» sorrido, con aria vagamente materna.
«Si, hai ragione» concorda Daisy «Parliamo d'altro»
«Ecco si, io ho fame» continua Annabel, con un sorriso «Voi no?»
***
Audrey però non ride, quando le mostro la caricatura della Lewis.
Stira le labbra in un sorriso tremulo, nulla a che vedere con quelli che elargisce anche nelle situazioni più impossibile (come ad esempio quando faccio errori stupidissimi che lei poi corregge negli esercizi di Aritmanzia).
«Che succede?» le chiedo, subito in allarme.
Mi guarda, in silenzio, il volto teso e le dita strette con forza attorno alla tazza di latte calde: è notte fonda, ormai, la Torre è avvolta nel silenzio e gli unici rumori che la riempiono sono lo schioppettare della legna nel camino e le nostre voci. La mia voce, dal momento che lei si esprime a monosillabi nella migliore delle ipotesi. E' così da quando sono scesa, dopo essermi svegliata e aver visto il suo letto ancora vuoto.
«Non eri a cena e sei stata introvabile per tutta la sera» riprendo, cercando di mettere un freno all'agitazione.
Magari non è successo niente di grave, magari è solo la mia fantasia che galoppa troppo.. «E' successo qualcosa con Peter?» domando, cercando di essere il più delicata possibile.
Magari è solo un ennessimo brutto presentimento del tutto infondato, magari...
«No, no» mi risponde alla fine, guardando il fumo che si leva dalla tazza «Nulla di tutto questo.»
Qualcosa, nel suo tono, non mi fa sospirare di sollievo: è cupa in volto, nasconde qualcosa che la sua solita maschera di tranquillità non riesce a contenere.
«Audrey, così mi fai spaventare..» sussurro «Cosa c'è che non va?»
Inspira a fondo, reclinando il capo all'indietro e, quando torna a posare gli occhi su di me, sono intrisi di una preoccupazione che non ho mai visto nello sguardo di nessuno, in netto contrasto con la calma sovramana che le ha congelato l'espressione in una bellezza quasi disarmante.
«Lenore ha attaccato Georgie» scandisce lentamente «Il Club è stato scoperto. Non siamo più al sicuro.»
29/04/2008
Essere al sesto anno ha dei grandi vantaggi. Ad esempio non avere né G.U.F.O. né M.A.G.O. da preparare, e poter studiare senza essere sincopati, agitati o stressati più del necessario.
A parte che io l’anno scorso ero quasi contenta di avere gli esami: mi distraevano da Peter e dal suo tradimento.
Mi appoggio alla sedia e sospiro, guardandomi in giro.
Sulla bacheca della Sala Grande, il foglio che decanta le mie abilità non ha più talloncini da staccare. E l’ho appeso non più di ventiquattr’ore fa.
“Cos’è quel sorrisetto soddisfatto?”chiede Jillian di fronte a me.
“Pensa al suo bel Grifo. O a tutti i soldi che farà con le ripetizioni.”risponde Rachel.
“Sono proprio un libro aperto…”ribatto stupita.
Al momento ci troviamo in Sala Grande per la colazione. Molti ragazzi del quinto e del settimo, già a quest’ora, stanno mangiando con uno o più libri aperti davanti. Ogni tanto, un urlo emerge nel brusio:
“Oh, no! Ho macchiato di succo di zucca il libro di Pozioni! E ora?!”
Fra noi Corvonero, in particolare, lo stress sta raggiungendo livelli critici. I ragazzi dell’ultimo anno, soprattutto, sono molto nervosi. Gli unici di mia conoscenza che mantengono una parvenza di serenità sono Georgiana ed Aedan Lywelyn. Fra l’altro, la prima sta guardando in cagnesco il secondo, che a dir la verità sembra piuttosto affaticato.
“Ragazze, è ora di andare…”dice la voce di Jill.
Così ci alziamo e raggiungiamo la classe, lasciando irrisolto il piccolo mistero di questa mattina.
A lezione con Lumacorno. Quell’uomo ha una folle passione per chiunque si distingua, non importa di che casa, ascendenza o famiglia. Fino al quarto anno frequentavo abbastanza di frequente il suo Lumaclub, in pratica solo per i pasticcini che ci forniva, vere leccornie. Ho lasciato perdere quando ha iniziato a tramutarsi in una succursale di Serpeverde; i discorsi sulla purezza di sangue iniziavano ad essere un po’ troppo frequenti, per quanto il professore non penso ne sapesse qualcosa.
Oggi, Lumacorno è particolarmente interessato a una ragazza nuova, che è appena arrivata da Durmstrang. Leen Neumann, bionda e tedesca. Oggi è la sua prima lezione di Pozioni.
“Non sopporto il suo accento.”dice una Tassa alle mie spalle.
“E guarda quante arie si dà. Senza contare che viene da Durmstrang. Dovevano metterla con le Serpi.”aggiunge un’altra.
Non so molto bene cosa pensare. La mia nanny proveniva da Potsdam, e per me l’accento tedesco è un rimando immediato all’infanzia. Tuttavia non è il momento adatto per farmi ottenebrare dai ricordi di Helga e delle sue fiabe.
La studierò, questa Leen. Chissà.
“Signorina Neumann, prego, voglia sedersi accanto alle sue compagne, non stia lì da sola a quel calderone. Signorina Salinger, c’è posto fra i banchi dei Corvonero?”
A quanto pare potrò iniziare ad osservarla da subito.
“Sì, professore. Qui davanti.”
Leen muove pochi passi nella direzione della mia fila, e viene a sedersi davanti a me. Sta per sedersi, quando all’improvviso si volta e mi dice, porgendomi una mano:
“Hallo, mi chiamo Leen.”
“Audrey, piacere di conoscerti.”
Chissà.
Gli allenamenti di Grifondoro. Gli esami. Peter è sempre più latitante, in quest’ultimo periodo, e devo dire che mi manca molto. Tuttavia, per il poco che riusciamo a vederci, lo sento sempre più legato a me.
Esco dalla scuola proprio per andare ad assistere ad uno dei suoi allenamenti. Per quanto il tempo nuvoloso tendente al temporalesco mi invogli molto, però. Mancano pochi minuti, ma anche se arriverò in ritardo so bene di non perdermi niente: ci vado solo per poterlo vedere. Sulla porta della scuola, sosta un pensoso Aedan Lywelyn.
“Cosa ci fai qui tutto solo?”chiedo.
“Pensavo di andare a vedere Julia agli allenamenti. Però non sono sicuro…”
“Dunque, le mie conoscenze psicoanalitiche mi permettono di fare due deduzioni. O sei incerto perché non sai se lei ti voglia lì, o sei incerto perché non sai se puoi andarci, visto che giochi per i Corvi.”
“Colpito e affondato.”
Ha gli occhi segnati dalle occhiaie. È probabile che sia per gli esami. A meno che non c’entri qualcosa Julia.
“Come va fra voi?”
Sembra reticente.
“Diciamo che ci sono stati sviluppi.”
Faccio quasi un salto dalla sorpresa e dalla contentezza.
“Fermo, non una parola di più. È quello che penso io?!”
“Ah, io non ti ho detto nulla.”risponde lui con espressione da finto-innocente.
“Lywelyn. Tu non perdi tempo. Meno male che non sono un ragazzo, altrimenti avrei da temere…”
Lui sogghigna.
Intanto fuori si è scatenato un temporale.
“Beh, direi che il tuo dubbio è presto risolto, Aedan. Fra poco torneranno anche i nostri coraggiosi Grifi, bagnati come pulcini. Andiamo ad aspettarli in Sala Grande.”
Così togliamo le tende dall’ingresso e torniamo al caldo ed all’asciutto, in attesa delle nostre rispettive metà.
28/04/2008
La biblioteca e` un posto deprimente, non capisco come i Corvoneri ci nuotino dentro come pesci, io mi trovo decisamente fuori luogo in mezzo a tutti quei tomi pesanti e inutili. Ma se voglio andare decentemente ai GUFO non mi basta passare il pomeriggio alla serra come mi piacerebbe, purtroppo Erbologia non e` l’unica materia che devo passare. Lory mi aiuta come puo`:
“Ma no!!! Rileggi con calma e poi ripeti”. Mi riconcentro sul libro di Incantesimi, tentando di impararmi a memoria alcune regolette. Sto ripassando le cose che abbiamo fatto all’inizio di questo semestre, e mi trovo decisamente in difficolta`.
“Lory ma questo l’abbiamo fatto 30 anni fa!!!” grido esasperata, chiudendo il libro con forza “E` impossibile che io riesca a imparare tutta questa roba prima dell’esame!”
“Concordo” dice Susan, che, in un evento miracoloso, ha deciso di aggiungersi al nostro gruppetto di studio oggi. Chiude anche lei il libro, e tira invece fuori il suo specchietto, rassettandosi i capelli “E` una perdita di tempo, per domani mattina avremo scordato tutto. Il metodo migliore e` studiare tutto la sera prima, funziona sempre con me”
“No se si tratta dei GUFO no!!” grida Lory. Forse abbiamo gridato un po` troppo, dato che spunta da dietro uno scaffale la bibliotecaria, e ci guarda con aria assassina. Lory si avvicina a noi con la sedia. “I GUFO sono una cosa seria, li devi prendere seriamente”.
“E lo faro`, la settimana prima degli esami” Susan scrolla le spalle.
“Guarda che i GUFO sono importanti per la nostra carriera!”
Vedo che si inizia a creare un clima di tensione, e cerco di stemperare la situazione.
“A proposito di carriera. Voi che vorreste fare una volta uscite da Hogwarts?”. Susan si scorda subito di cosa stava per dire e risponde prontamente. “Io avro` una boutique a Diagon Alley, e tutte le adolescenti maghe verrano da me per procurarsi i vestiti. Vedi? Dubito che i GUFO servano a qualcosa per il mio futuro”. Lory agita la mano infastidita, fingendo di non aver sentito.
“Io non lo so, sarebbe troppo bello continuare la mia carriera di Quidditch” inizia Lory “ma e` probabilmente un sogno senza speranza. In alternativa sarei...”
“Te lo dico io, una sfigata” dice Susan mentre afferra la sua borsa “Io me ne vado, questo ripasso e` patetico”. Detto questo la nostra cara amica si allontana, lasciandoci con un palmo di naso. All’inizio penso che Lory l’abbia presa male, ma scopro con stupore che e` anzi sollevata.
“Meno male che e` andata via, devo dirti una cosa”
“Di che si tratta?” chiedo incuriosita.
“Be` io potrei aver organizzato un pigiama party a vostra insaputa con Rah e Cassandra” dice in tono perfavore-perdonami-non-ti-arrabbiare.
“E perche`?” vedo che la domanda e` uscita un po` brusca, prendendo una piega che non volevo prendesse "E perche`?" ripeto in modo piu` pacato e calmo.
“Be` non ho avuto un momento da sola con te, c’e` sempre Susan, e sai che se dico a lei di questa idea mi uccide. Susan ha troppo orgoglio, e` partita con l’idea che Rah non gli piace? E Rah non gli piace! Secondo me e` veramente un peccato, perche` trovo che insieme faremmo un bel gruppo affiatato. Quindi comprendimi, dovevo agire”
“Oh! Lory Agente Segreto! Mi piace, non so come la prendera` Susan pero`”
“Male, ma ci occuperemo di lei domani” dice Lory con sicurezza. Speriamo di evitare scenate.
No...Caspita no...Si stanno avvicinando Rah, assieme a Cassandra, al nostro tavolo. Do un’occhiata a Susan, che ancora ignara di tutto, addenta un biscotto alla vaniglia mentre leggiucchia una rivista babbana. No...ancora Susan non sa niente, dateci il tempo di avvertirla...Troppo tardi. Rah si siede proprio davanti a me, e sfodera un timido sorriso, quasi non credendo di essersi davvero seduta al nostro tavolo cosi`, senza domande ne` preavvisi. Do un calcio a Lory, anche lei alquanto preoccupata di una possibile “Susan scenata”.
“Ciao ragazze! Volevo subito dirvi che per il pigiama party va benissimo, sia io che Cassie siamo felicissime di venire”. Susan distoglie lo sguardo dalla rivista, e che sguardo e`. Pieno di fuoco e rabbia.
“Che pi...” Gli do un calcio da sotto il tavolo, cosi` forte che le escono piccole lacrime dagli occhi. Sfodero un bel sorriso a Rah, che per fortuna non si e` accorta di niente. Si era distratta a ascoltare Cassie, che stava parlando di non so quale cambiamento di Rah con Lory.
“Dovremo cercare un modo per eludere il controllo notturno della Bonnet.Ti giuro che mi ha detto proprio cosi!” dice Cassie ridendo. Lory ribatte:
“Rah che cerca di infrangere le regole! Sconsiderata!"
Rah, con un finto broncio dice: “Almeno ditemi quando lo organizzeremo, insomma. Devo essere preparata psicologicamente!"
"Penso che si potrà fare più o meno tra due sere... con tutti i compiti che abbiamo sarò impegnata sino a tardi con lo studio" dico, pensandoci su. Susan accanto a me emette un gridolino acuto.
“Ragazze! Il tema di Pozioni! L'ho totalmente dimenticato..." Susan sembra seriamente preoccupata, non ci vuole proprio un’altro brutto voto in Pozioni. Meno male che c’e` Rah che salva la situazione.
"Te lo posso passare io se vuoi..."
Susan guarda me e Lory, poi si gira verso Rah e dice: "Ti sarò grata sino alla tomba se me lo passi!".
Nota mentale: L’orgoglio di Susan e` facilmente distruttibile con una semplice offerta, un compito da copiare.
26/04/2008
"Santo Godric! Ma che cosa hanno al posto della testa?"
Siedo con le gambe incrociate su una poltrona e parlo gesticolando, riversando addosso alla povera Annabel tutta la mia incontinenza verbale.
Ai nostri piedi sono abbandonati un tomo di trasfigurazione del quinto anno ed uno di incantesimi del sesto, un foglio di pergamena, alcuni appunti, una lettera scritta con una grafia minuta.
Una macchia nera si è allargata sul tappeto, proprio accanto ad una boccetta di inchiostro del medesimo colore.
Due ragazzi che stanno studiando attorno ad un tavolo ci guardano infastiditi e noto con la coda dell'occhio che uno di questi bisbiglia qualcosa all'orecchio dell'altro, che fa un cenno d'assenzo.
Non passa molto tempo prima che i due si alzino e si allontanino dalla sala comune.
"Ti giuro, Annabel, la prossima volta che uno di quelli si azzarda a rispondermi in quel modo lo schianto! Non me ne frega di chi è, potrebbe essere pure Riddle..."
La mia amica mi guarda sorridendo e si porta una mano sul cuore
"Ti ricorderò sempre come una persona molto coraggiosa, Daisy. Mi mancherai, davvero." conclude in modo solenne e commosso.
Con una smorfia infastidita agito una mano, come se scacciassi un insetto.
"Dai, non scherzare!" le dico contrariata
"Sai cosa penso? Si atteggiano come se fossero i padroni del mondo magico, con tutti quegli insulti e minacce. Sì, qualche volta avranno anche lanciato qualche incantesimo, ma secondo me non saprebbero tradurre in fatti quello che vanno dicendo!"
"Hai ragione. A proposito..." Annabel si prende il mento fra l'indice ed il pollice, con fare pensoso
"Preferisci i gigli o i crisantemi?"
"Annabel! Non sono ancora morta!"
Lei scoppia a ridere, ma io rimanco seria, guardandola accigliata.
"Sai cosa potresti fare, Daisy? Scriverti sulla divisa "Proud to be Halfblood" e andare in giro per Hogwarts."
"Wow! Sarebbe una trovata geniale! Facciamolo davvero!"
Lei continua a ridere, ma per poco, lentamente le si insinua il dubbio che io possa essere seria e gli angoli delle sue labbra iniziano a scendere.
"Anzi, ho un'idea migliore: perchè non lo scriviamo negli spogliatoi? Oppure nei sotterranei, vicino ai dormitori dei serpeverde! Dai: tu fai il palo e io eseguo!"
"Daisy...la mia era una battuta" mormora con un fil di voce.
Schiocco la lingua sul palato.
"Certo che era una battuta! Anche la mia!"
Sospira di sollievo
"Scema! mi hai fatto prendere un colpo!"
---------
Caro Doug,
ti ringrazio della lettera, l'ho ricevuta con molto piacere.
Certo, non si può dire che ti sia spremuto eccessivamente: mi rendo conto che definire quel telegramma striminzito una "lettera" sia fin troppo gentile.
E non stare ad arrabbiarti per la mia presunta insolenza: ti ha mai detto nessuno che quando sei offeso ti si arrossano le orecchie e la tua bocca si contorce in un modo molto ridicolo?
Naturalmente i GUFO sono il mio primo pensiero al mattino e l'ultimo quando vado a dormire, ma sono così avanti con il programma che non necessito di eccessive preoccupazioni.
Hai colto l'ironia?
Sul serio, per quale motivo dovrei occuparmi dei GUFO, ora?
Mancano ancora due mesi!
Da casa non ho nessuna notizia che valga la pena di spendere dell'utilissimo inchiostro, mi spiace.
Tu invece? Hai qualche gossip o notizia degna di nota?
Sei poi andato a trovare quell'amico del nonno? Rudolph, mi sembra si chiamasse.
Parla sempre e solo dei bombardamenti di Londra del '40, oppure si è rivelato una persona più interessante?
Attenderò una tua risposta,
tua devotissima
Daisy
Rileggo la lettera indirizzata al mio fratello maggiore, la ripiego e la inserisco nella busta: domani la spedirò, ormai è troppo tardi per fare un salto fino alla guferia (senza contare che non ne ho la minima voglia).
Per quanto Doug sia stato un insopportabile secchione, cosa che mi porterebbe a non ascoltare a prescindere nessuno dei suoi suggerimenti, mi duole ammettere che ha ragione: i miei esami sono mostruosamente vicini.
Ci ho pensato durante l'ora di pozioni e mi sono fatta prendere un po' dall'ansia, così per rilassarmi, mentre aspettavo che anche gli altri finissero il compito, mi sono messa a disengare su un pezzo di pergamena.
Era una lumaca gigante, di quelle schifosissime senza il guscio, che affogava in una pozione.
Ci ho aggiunto gli occhi e la bocca: era identica al mio professore!
Senza farmi vedere l'ho passato a Rah con scritto Lumaca-corno e siamo scoppiate a ridere entrambe (ma senza che il professore se ne accorgesse!).
Se invece di pensare a queste cazzate mi dedicassi di più allo studio forse non avrei troppe preoccupazioni per i GUFO, ma so bene che è praticamente impossibile impormi studiare una materia che non mi piace.
26/04/2008
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« allora, qualcuno di voi è mai riuscito a far prendere una forma corporea al proprio patronus? » diverse mani si alzano, anche se ho i miei dubbi che alcuni di loro dicano la verità al riguardo. Vedo una fila di bacchette già schierate di fronte a me: sapevo che quest’incontro avrebbe riscosso successo. Jillian si affretta ad infilarsi nella riga ordinata, abbandonando la sua postazione al mio fianco.
« concentrazione, e un pensiero felice. » abbasso lo sguardo dopo aver ripetuto per l’ennesima volta le istruzioni, in modo da poter trovare la concentrazione necessaria per dare una dimostrazione. Ripenso per un istante al serraglio, alla mia cameretta, a casa. La mia bacchetta compie un mezzo giro nell’aria, « expecto patronum! » e diffonde un bagliore argenteo, che poi scivola verso il pavimento e spiega le ali nella forma di un cigno. Il mio Patrono plana e poi si solleva nell’aria, scomparendo dopo aver svolazzato un po’ in giro, seguito da un coro di “ooh” d’apprezzamento. Ci ho messo una vita a riuscire a farlo; non è facile, e non tutti gli adulti sono capaci di utilizzarlo – anzi, sarebbe divertente vedere quanti insegnanti sanno castarlo correttamente al primo colpo. Faccio un cenno agli altri, per suggerire agli altri che l’hanno già imparato di sfoderare il coraggio e farci vedere cosa sanno fare.
Jillian McKanzie è già diventata tutta rossa, e borbotta qualcosa che potrebbe essere “expecto patronum” come qualsiasi altra cosa. Fa un passo in avanti, scrutandoci tutti prima di iniziare. Io mi siedo su uno di pouf, dandomi la possibilità di scrutare le facce estasiate degli altri. La mia assistente scandisce la formula e strizza gli occhi, senza vedere così un grosso gatto dalla coda ancor più lunga e pelosa della norma. « un gatto delle Ande! » commenta tutta orgogliosa, tornando al suo colorito normale mentre il gatto si aggira per la stanza e scompare mentre salta su una poltroncina. Sono molto, molto soddisfatta. Dopo pochi momenti, si aggira per la stanza anche la grossa tigre di Julia, e tutti i presenti ruotano mantenendosi a distanza di sicurezza dal felino.
Cominciano ad apparire sbuffi argentati e zampe, ali e nuvolette. Mi avvicino a Eugene, fermandogli il polso mentre si agita per dissolvere la nebbiolina che lo circonda.
« forza! » mi lancia uno dei suoi sguardi da orso bruno, ritirando la mano. Faccio un passo indietro per lasciargli lo spazio di agire ed aspetto di vedere un altro tentativo. Anche se, finché lui non ci crederà, non funzionerà affatto. Tra me e lui passa Isabel Sittenfeld, che insegue uno scoiattolo d’argento ridendo come una pazza. Ed Eugene fa qualcosa di simile ad un sorriso, prima di far comparire un bel procione che inizia a sfregarsi il capo. Gongolo, prima di passare al prossimo caso disperato.
Julia è scappata nonappena è finita la riunione. E di sicuro c’entra Aedan Lywelyn, mr. Campione-Di-Quidditch. Sono scettica, molto scettica. Perplessa riguardo al futuro di una relazione e alle intenzioni del mio cmpagno di casa. Un rumore alle mie spalle mi costringe involontariamente a voltarmi e a vedere Sebastian che si accoccola su una montagna di cuscini, rimasta lì dalle prove – fallite – di insegnare un Incanto Respingente. Scrollo la mia bacchetta, lasciandone uscire uno spruzzo rosa confetto, e mi dirigo verso di lui.
E’ bello, e malizioso, e sa di piacermi almeno quanto io piaccio a lui. Mi accovaccio, per poi lasciarmi scivolare al suo fianco. Jules gongolerebbe; nessuno è mai riuscito a mettere insieme Seb ad una ragazza con il cervello, tanto per darle un primato di cui vantarsi. E nessuno è mai riuscito ad intortarmi in così breve tempo, devo dire.
Lui sorride, riversandomi addosso un fiume di ormoni.
« allora? Soddisfatta? » chiede con falso interesse, mantenendo lo sguardo fisso su di me mentre la sua mano scivola lentamente verso il mio fianco, dove approda dopo un tragitto relativamente breve.
« dovremmo riprovarci. Sono convinta che tutti ce la faranno. » non stacco lo sguardo, ma faccio in modo che le mi dita si intreccino con le sue, e pian piano il suo palmo si sposti sulla mia schiena. Basta una frazione di secondo perchè si renda conto che ... certo, questo è il modo migliore per concentrarmi sui M.A.G.O. ... concentrarmi su un mago! Sembra quasi ruggire mentre si avvicina, facendo pressione sulla mia colonna vertebrale con i polpastrelli.
« sono d’accordo. E poi, con un’insegnante d’eccellenza... » mi lascio scappare una risatina nervosa.
« già, hai ragione. »
« georgiana? »
« mmh? » si solleva dai cuscini, piegandosi su di me.
« ti va di uscire? » mi ritrovo supina, con il peso del suo corpo sulle costole e la sua bocca contro la mia.
Spero che la ronda non duri più di altri 10 minuti: sono sul punto di addormentarmi in corridoio, e probabilmente non mi accorgerei neppure di un gregge di pecore in transito. Manca ancora poco. Poggio la schiena ad una statua di una brutta strega dall’aria boriosa, abbassando per un momento la lanterna. Anche oggi ci siamo ammazzati di studio: si avvicina il test finale di incantesimi, e stranamente non riesco ad utilizzare non verbalmente gli incanti di ultimo livello. “E se non ci riesce Georgiana...” come direbbe Julia.
Il mio unico scopo nella vita, al momento, è passare i M.A.G.O., poi potrò andarmene felice per le strade del mondo. Faccio uno sforzo di volontà per mettermi in piedi e ripartire alla volta del dormitorio.
« e così tu saresti il piccolo genio. » una voce sibilante mi pugnala in mezzo alle scapole. Mi volto; anche nella luce debole è facile riconoscere la serpeverde amica di Riddle, la velenosa Lenore Swart. Fa sventolare teatralmente il mantello della divisa, e la bacchetta scatta in avanti, puntata dritta sul mio viso. La fisso con palese terrore; quella ragazza è una fuori di testa conclamata, ed un’ottima strega. Stringo la mia fidata bacchetta sotto il mantello.
« e sei quella che spreca tempo proteggendo ... » il club. Mi balena con forza l’idea che ci abbiano scoperti. « ...quei disgustosi, sudici mezzosangue. » sono di ghiaccio. Come se la magia mi fosse volata via. Con una leggera pressione faccio in modo che la bacchetta mi cada in pugno, per quanto inutilmente.
« dunque? » ribatto con calma artica, anche se sto per morire. Non ho salutato Cheslav. Non ho consegnato i miei taccuini alla posterità. Non ho preso i M.A.G.O. Tremo nel buio denso, di colpo assorbito da un raggio di luce giallastra; un preavviso che si scontra sulla statua dietro di me, che inizia a corrodersi sin troppo rapidamente.
Lenore scuote i boccoli scuri, mascherando per qualche istante il ghigno malvagio che le deforma il viso. Il mio polso sembra costretto verso il basso da un peso di dieci chili; riesco a fatica a disegnare un 8 nell’aria e spararle addosso una pioggia di faville argentate, dall’aspetto tanto suggestivo quanto ne è pericoloso l’effetto. Faccio tre passi verso le scale mentre keu su spegne di dosso le fiammelle biancastre, e con la manica ancora illuminata mi fa schizzare contro il corrimano di pietra massiccia, su cui sbatto con violenza. Il silenzio tra di noi è perfetto, ma soffocato dal rumore dei nostri corpi e dei movimenti sgraziati. Mi rialzo a fatica e lancio la prima fattura che mi viene in mente. Impedimenta. Scappo appena i suoi gesti si rallentano, evitando di incespicare nei gradini per pura fortuna.
Il club è stato scoperto. Un trapano che mi ripete questo sospetto ad ogni passo. Devo parlare con Julia. Devo scoprire cos’è successo.
26/04/2008

"Un pigiama party???" chiedo a Cassie stupita. Lei annuisce con fare divertito.
"Me ne stava parlando Lory dopo l'allenamento." conferma tranquillamente.
"Strano che non me ne abbiano parlato stamattina a lezione..." dico pensierosa. "Abbiamo avuto varie simulazioni dei GUFO ultimamente ma... non me l'hanno nemmeno accennato"
"Ma cosa ne pensi?" mi incalza lei evitando che divagassi con eventuali pensieri sugli esami o, ancora peggio, che riprendessi a recitare le formule di incantesimi.
"Penso che sia una grande idea!" dico lasciandola a bocca aperta. Lei rimane a fissarmi, mentre io sorrido alla sua faccia basita.
"Tu, Rah Ching Page, che accetti di partecipare a un party alla soglia degli esami?? Il mondo va a rotoli!" afferma ridendo di gusto.
"Non è questo il punto... sai, pensavo che dovremo cercare un modo per eludere il controllo notturno della Bonnet." dico guardandola seria. A questo punto lei scoppia in una risata per nulla trattenuta che attira occhiate da tutti gli angoli della bibblioteca dove ci troviamo.
"Questa poi!" dice riuscendo a reprimere a stento le risate. Io arrossisco ma cerco di non darlo a vedere.
"Stai cambiando Rah, stai cambiando e anche molto in fretta!" mi dice sorridendo "La cosa che mi piace di tutto ciò è che son stata io a causare il cambiamento." aggiunge chiudendo di scatto il libro di trasfigurazione.
Verissimo. In me c'è solo una piccola ombra della timida e associale Rah di qualche mese fa!
Sono in camera a leggere un trattato di Erbologia mentre Cassie legge uno dei suoi libri. Babbani, prevalentemente storie dell'orrore, Poe e Lovecraft. Mi sembra che sia poco concentrata sulla lettura, comunque, sbuffa e si rigira.... sembra che abbia qualche pensiero di troppo dietro quegli occhioni azzurri, e lo sguardo corrucciato conferma la mia ipotesi.
Aspetto che sia lei a parlare ma non sembra intenzionata a farlo ancora.
"Sai il pacco che mi è arrivato l'altro giorno? I miei genitori mi hanno mandato un vinile con pezzi di chitarra classica. Pensavo di non poterlo ascoltare ma poi son passata nell'aula di musica e ho scoperto che lì c'è un giradischi stregato." introduco una conversazione a caso, con le prime cose che mi vengono in mente. "Dovresti ascoltare un pezzo. Si chiama Fantasia n°10 di Alonso Mudarra. é molto bello." concludo.
"mmm" mugugna lei alzando appena gli occhi dal libro.
"Che cosa stai leggendo?" le chiedo.
"Il gatto nero di Poe." risponde assorta. Poi con uno sbuffo si rigira di nuovo sul letto. Io la osservo ancora per un pò e poi mi rimetto a leggere il mio trattato sui fiori carnivori della Cornovaglia.
Sentendola sbuffare di nuovo mi decido.
"Cassie... Cosa c'è che non va?"
"Come?" alza gli occhi su di me e mi guarda con uno sguardo che potrebbe sembrare di autentico stupore. <<Spiacente Cassandra ma non mi freghi!>> il mio pensiero probabilmente si riflette nella mia espressione perchè lei smette immediatamente di fingere stupore.
"E va bene!Mi stanno venendo dei dubbi..." pausa, aspetto che continui ma non accenna a farlo. Sembra che si sia persa nei suoi pensieri invece di formularli a voce alta e qualcosa mi dice che riguardano Ida.
"Cassandra? Ti va di continuare?" le chiedo.
"Oh, si certo... sai quella volta che abbiamo pranzato con Alexa, Lory e Susan? Quando ho detto quella strana frase su Ida..." quì mi guarda imbarazzata ma io mi limito ad osservarla "Penso di non essere stata molto sincera con te quando ti ho detto che non intendevo nulla. Forse non son stata sincera nemmeno con me stessa. é solo che mi stanno venendo tanti di quei dubbi!" sembra sconsolata, ma io non voglio che finisca lì il suo discorso.
"Che dubbi?" la incalzo seppur con gentilezza.
"Non sono più tanto sicura che sia stato un incidente quello che le è successo." Di nuovo silenzio.
Lei continua ad alzare lo sguardo su di me con riluttanza. Cosa mai le ha fatto pensare una cosa simile? Sono molto spaventata da quel che mi ha detto. Tra una miriade di idee contrastanti una si fa spazio con prepotenza nella mia mente.
"Ida era mezzosangue..." sono stupita io stessa dalle mie parole. Cassandra mi guarda un pò allucinata ma annuisce con tristezza.
"Sai Riddle? Dovevano incontrarsi..." mi dice guardando nel vuoto "Lei era così innamorata di lui."
"Riddle, il caposcuola di Serpeverde? Quel ragazzo ha un'aria così misteriosa..." non riesco a non lasciar trasparire il fatto che lo ritengo un bel ragazzo e Cassandra se ne accorge e mi guarda allarmata.
"Anche Ida l'ha detto dopo averlo visto la prima volta..." mi dice "Quel che mi preoccupa è che è sempre attorniato da tutti quei serpeverde con quelle idee malsane sulla purezza del sangue."
Effettivamente era una cosa che mi aveva colpito. Forse era per questo motivo che non mi piaceva se non fisicamente... avevo la netta sensazione che condividesse tutti quegli ideali che non riuscivo a sopportare!
"Rah... i conti non mi tornano. Ti sembra sensato pensare che sia un caso il fatto che Ida sia morta proprio dopo che lui ha accettato ad incontrarla?" mi dice seria guardandomi negli occhi.
"Mi dispiace Cassie... non sono una Legimens quindi non posso leggere i pensieri di Riddle. Ma posso darti un consiglio." le rispondo "Parlane con Julia."
Alexa mi sorride felice. Siamo a colazione e le ho dato l'ok per il pigiama party. Lory ride con Cassie che le racconta del nostro discorso in bibblioteca.
"Ti giuro che mi ha detto proprio così!" le dice Cassie prendendomi in giro.
"Rah che cerca di infrangere le regole! Sconsiderata!" dice Lory prendendomi in giro. Io rido alle loro battute e faccio un pò finta di mettere il broncio.
"Almeno ditemi qando lo organizzeremo, insomma. Devo essere preparata psicologicamente!" dico stando al gioco.
"Penso che si potrà fare più o meno tra due sere... con tutti i compiti che abbiamo sarò impegnata sino a tardi con lo studio" mi risponde Alexa riportando un tono serio al discorso. Sentimmo un piccolo gridolino. Era Susan che era rimasta più o meno zitta durante tutta la colazione.
"Ragazze! Il tema di Pozioni! L'ho totalmente dimenticato..." disperata guarda Lory e Alexa che la guardano a loro volta esasperate.
"Te lo posso passare io se vuoi..." mi offrò con timidezza. Susan mi era sembrata molto più fredda delle altre nei miei confronti. Lei mi guarda con stupore.
"Ti sarò grata sino alla tomba se me lo passi!" mi dice alla fine.
"Non c'è nessun problema." le dico cominciando a frugare nella borsa. Intanto Cassandra si alza dalla sedia vicina alla mia. Mi giro a osservarla e vedo che non c'è nemmeno l'ombra delle risate di poco fa nel suo sguardo. Porgo il tema a Susan e guardò verso il tavolo dei Grifondoro. Julia è seduta lì affianco al suo amico, Lang. Cassie le si avvicina con un pò di riluttanza e le sussurra qualcosa. Poi entrambe si allontanano dalla Sala Grande.
23/04/2008
Sebbene la primavera stia raggiungendo il suo culmine, il vento che sale dal lago è ancora freddo.
Il sole però splende cocciuto, determinato a portare la bella stagione ad ogni costo anche in questo angolo dell'Inghilterra. Chiudo gli occhi, intrecciando le dita dietro la nuca dopo essermi disteso sul prato costellato di muscole margherite bianche.
«Chi ha avuto l'idea?» mugola Audrey qualche metro più in là, crogiolandosi beatamente con il libro di Pozioni e un maglione piazzati a mo' di cuscino.
«Io» sbadiglia Isabel, accoccolata accanto alla mia ragazza, occupata a intrecciarle i capelli con delicati colpi di bacchetta, mentre Eugene e Milo sono chini su quello che rimane della loro copia della Gazzetta del Profeta, ormai ridotta a un cumulo di cenere e fogliettini talmente minuscoli che pensare di ricostituire l'originale è pressoché impossibile.
«Come procede il lavoro?» mi informo, senza aprire gli occhi. Sto decisamente troppo bene così come sono per solo prendere in considerazione l'idea di muovermi.
«Dannata dinamitarda» borbotta il biondo, chino su ciò che resta del quotidiano.
«Uno strazio» traduce Milo, molto più pratico, sbuffando.
«Milo» ride Jillian «Dovresti essere consapevole del fascino che eserciti sulle ragazze!»
«Jillian, tesoro» ribatte lui allusivo «Cosa ti fa pensare che io non lo sia?»
Scattò a sedere come se mi avessero punto, accorrendo dalla mia ragazza prima che lo shock la faccia stramazzare al solo: arrivò giusto in tempo, mentre già boccheggia, rossa come una fragola. Fulminò Milo con un'occhiataccia.
«Oh, cosa mi guardi in quel modo?» si difende lui «Non lo faccio mica apposta. Mi viene naturale. E' un dono, cosa credi?»
Interviene Audrey, sgranando i suoi enormi occhioni blu e indicando un punto non ben definito alle spalle del moro.
«ASHMORE!» urla, attirando immediatamente la sua attenzione «Dinamitarda in avvicinamento!»
La reazione del moro è fulminea: nel giro di una frazione di secondo sbianca, sgrana gli occhi e spalanca la bocca trasformandosi nella personificazione del terrore puro prima di fare un salto degno del miglior campione olimpico babbano e schizzare alle spalle di Eugene. Ci voltiamo tutti a guardarlo mentre, rannicchiato alle spalle del corista biondo, si rannicchia su se stesso il più possibile.
Uno, due, tre, quanttro, cinque, sei..
Resistiamo sette secondi netti prima di scoppiare a ridere all'uninsono, fino ad avere le lacrime agli occhi.
«Ma come,Milo!» lo canzono, fingendomi sorpreso «Non eri tu a sostenere quanto bellina fosse Opal?»
«Se Jillian ti facesse esplodere in faccia il giornale la troveresti ancora adorabile?» ringhia lui, rosso in volto. Non l'ho mai visto così imbarazzato prima.
Gli occhi verdissimi della Corvonero si posano sul mio volto, in attesa, mentre mi ritrovo ad immaginare una scena analoga a quella che si è svolta sotto i nostri occhi, neanche venti minuti fa. Un incontro-scontro con una Jillian/Opal particolarmente di fretta e un me particolarmente assorto nella lettura della Gazzetta del Profeta. Uno scambio di sguardi vagamente sorpresi. Jillian/Opal che avvampa furiosamente e inizia a boccheggiare dopo il mio saluto (nulla di particolarmente nuovo, in effetti, se la colgo di sorpresa è capace di rischiare lo svenimento). E poi il giornale che mi esplode davanti alla faccia, senza ragione apparente, seguito a ruota da una strillo imbarazzato e una fuga a gambe levate. Frammenti di carta bruciacchiata tra i capelli. Un cumulo di cenere ai miei piedi.
Sbatto le palpebre, sentendo gli sguardi dei presenti bruciarmi addosso.
«Milo, rinuncia» commenta Eugene dopo qualche attimo, un ghigno che lento gli si allarga in faccia «Probabilmente sarebbe estasiato dalla visione al punto da non rendersene nemmeno conto»
E mentre il gruppetto esplode in una risata, sono costretto ad ammettere che potrebbe avere ragione.
***
Ora di cena.
Mi lascio cadere al mio solito posto, accanto a Polly, che mi lancia un'occhiata incuriosita.
«Cosa mi sono persa?» indaga, allungandomi un piatto ricolmo di verdure e polpette. La ringrazio con un cenno, versandomi dell'acqua in un calice dorato.
«Nulla di tale» replico dopo qualche attimo «Un ozioso pomeriggio al sole»
«Non ci crederai mai!» esclama nel frattempo una ragazzina del terzo anno, qualche posto più in là. Posso vedere perfettamente i radar del pettegolezzo di Polly rizzarsi, in allarme. «Pare che la Worthington abbia fatto colpo su Ashmore. » prosegue nel mentre la chiacchierona di turno, approfittando dell'assenza del diretto interessato (in infermeria assieme ad Eugene, tutti e due con il viso completamente bruciato dal sole primaverile) per poter divulgare la grande notizia.
Se potesse, la mia compagna di casa mi ucciderebbe seduta stante con lo sguardo.
«Tu sai.» sibila, impugnando con aria minacciosa la forchetta. Scrollo le spalle, candido come un giglio.
«Cosa te lo fa pensare?»
Sgrana gli occhi, che raggiungono le dimensioni di due palline da golf, e spalanca la bocca in un urlo muto.
«Brutto... brutto... brutto figlio di un molliccio!» esclama alla fine, senza nemmeno sbattere le palpebre.
«Apollonia Pasco!» tuono scherzosamente, facendo irritare ancora di più: si inalbera, facendo leva con le mani sul tavolo per inarcare la schiena fino all'inverosimile e tirare il collo indietro, per poi rilassarsi tutto d'un colpo.
«D'accordo» riprende a parlare, dopo aver inghiottitto una forchettata di spaghetti con il sugo e aver spazzolato una fetta di pane «D'accordo, così non va.» borbotta tra sé e sé, prima di inspirare a fondo a rivolgermi uno smalgiante sorriso.
«Carissimo Carlisle!» esclama, passando un braccio sulle spalle e pizzicandomi una guancia «Amico mio! Ti ho mai detto quanto bene ti voglio?»
Trattengo un sorriso, sforzandomi di restare impassibile.
«Non saprai nulla da me» dichiaro, scrollandomela gentilmente di dosso per mangiare qualcosa «Sarò muto come una tomba.»
«Uffa!» sbuffa, incrociando le braccia al petto «Proprio non capisco tutto questo cameratismo, sai?»
«Che vuoi farci, misteri della natura» commento pacato. Anche se, a dire il vero, ha ragione: Milo è il primo che ha sghignazzato alla vista delle spillette ed è sempre lui che non perde l'occasione per prendermi in giro quando le iscritte al fan-club quasi mi svengono davanti. Per non parlare poi della volta che sono andate da lui a chiedergli se mi avrebbe fatto piacere sapere che avevano presentato a Dippet una richiesta formale per ufficializzare il club.
«Una cosa però posso dirtela» mi sporgo appena verso di lei, che improvvisamente ha un'aria estremamente seria e attenta «E' stato un incontro esplosivo»
Squittisce deliziata, battendo le mani.
«Hanno fatto scintille, vero?» si azzarda a chiedere dopo un secondo, con aria cospiratrice.
Annuisco, solenne.
«Letteralmente»
***
Ho sentito dire che c'è chi pagherebbe oro per scontrarsi con Scarlett Lywelyn nel bel mezzo di un corridoio buio e deserto. Io, in tutta onestà, ne avrei fatto volentieri a meno.
«Ahi» si lamenta, fissandomi in cagnesco «Si può sapere dove stavi guardando?»
Inarco le sopracciglia: è lei che mi è venuta addosso, fino a prova contraria, sbucando dal nulla da dietro una statua dall'aspetto cupo. Non è certo colpa mia, poi, se lei è finita a terra mentre io son rimasto in piedi.
«Come prego?»
Scosta i capelli con una mossa che di naturale e spontaneo non ha proprio niente.
«Cos'è, sei pure sordo oltre che cieco?» sibila, incrociando le braccia al petto.
«E tu sei capace di articolare una frase di senso compiuto senza guarnirla di insulti?» butto lì, facendo per sorpassarla.
«Hunnam» mi richiama, melliflua «Devo dire che oltre ad essere irritante, hai anche una predisposizione naturale per le risposte errate. E' triste, molto triste. » la sua voce sibila velenosa, raggiungendo con una tonalità bassa il mio udito.
Mi blocco, con un sospiro, tornando a voltarmi verso di lei: la sguardo un attimo, soffermandomi in particolare sul bel volto. Occhi grandi, capelli scuri, un broncio che più di qualcuno trova adorabile.
«Sai cosa è veramente triste?» le sorrido, il più dolcemente possibile «A differenza delle persone che ti ostini a frequentare, non sembri una stupida né tantomeno un'idiota integrale. Eppure, non appena apri bocca, il palco crolla. Questo è triste, Lywelyn.»
Lei sorride. Con un'affabilità tale da incantare anche il più arduo dei contrari alla sua filosofia.
« Hai colto il nocciolo del punto, Hunnam.» mi fissa, senza distogliere mai i suoi grandi occhi verdi, dai tratti lievemente felini. « Non sono idiota. Hai ragione. Non lo sono affatto.» la sua espressione cambia appena, virando in un lampo di ira appena accennato. « Gradirei, pertanto, che tu evitassi di appellare con simili epiteti gente che conosco, e che stimo» Poi torna a sibilare, come evidentemente è nella sua natura fare. « Io, con tutta la grazia possibile di cui sono disposta, non lo sto facendo. Perchè ritengo molto più produttivo scontrarmi con la persona diretta che mi trovo dinanzi» Si sofferma un momento, guardando oltre la mia figura. « Se non altro, per una questione di correttezza. Da poca soddisfazione parlare su gente che non può ascoltare»
«Mentre picchiare in dieci un ragazzo da moltissima soddisfazione, vero?» ribatto fulmineo, senza sapermi trattenere. Socchiude le labbra, vagamente interdetta, ma non ho intenzione di darle il tempo di replicare «Dal momento che le persone che così tanto stimi e rispetti trovano divertente spedire le persone in infermeria, mi ritengo libero di dire tutto quello che voglio. Specie se il diretto interessato, è uno dei miei migliori amici» troneggio su di lei, che indietreggia appena senza tuttavia distogliere lo sguardo «Ma d'altronde è vero, non è buona educazione parlare degli assenti» sorrido, affabile «Cos'altro suggerisci per non lasciar morire una così interessante conversazione?»
Tace. Le braccia incrociate al petto, un lampo di rabbia trattenuto a stento negli occhi chiari: tutto in lei rimanda ad una belva pronta a scattare, anche se qualcosa, nella sua posa volutamente arrogante, lascia pensare che qualcosa l'abbia colpita. Che si aspettava, del resto? Che stessi zitto e buono come i ragazzini del primo che è solita minacciare e spedire in infermeria assieme ai suoi degni compari? Che mi mettessi a piangere? Che implorassi perdono in ginocchio e abbracci la sua filosofia razzista e ottusa? Si vede che li fanno con lo stampino, le Serpi.
«Carlisle!» la voce di Micheal Parker fa sobbalzare entrambi e, mentre lei dopo un attimo di vaga indecisione si gira e si allontana, accompagnata da un irritato ticchettare, mi volto verso il biondo giocatore di Quidditch.
«Micheal, ciao. Il tempismo è sempre il tuo forte..» commento con un sorriso, salutandolo con una manata amichevole sulla spalla che lui ricambia, con il doppio della forza.
«Che ci facevi qui con la Lywelyn?» domanda con una smorfia.
«Discutevamo» scrollo le spalle, senza mostrare particolare entusiasmo.
«Discutevate?» ripete, sorpreso «E su cosa?»
«Etica»
«Ah» mi fissa, vacuo. Poco sveglio, per essere un Corvonero. Non è che devo spiegargli cos'è l'etica, vero? «Certo. Etica.»
«Una lunga storia, Micheal. Ti va una Burrobirra, piuttosto? Ho bisogno di bere qualcosa, vedere come certe persone siano sprecate in determinate ambienti mi deprime.»
22/04/2008

Rido, e anche di gusto, cercando di trattenermi solo per rispetto verso le persone intorno a noi, che sono state sorprese dalla mia risata.
“Smettila So!”
“Si…un attimo…adesso mi calmo..”. Ritrovo il mio equilibrio interiore. Brava, Sophie, non pensarci, brava non….non…non ce la faccio. Riprendo a ridere sotto la sguardo accusatorio della mia amica.
”Oddio El…giuro non ce la faccio...me lo vedo davanti!”
“Basta Sophie! OK non ti dico più niente!”
“Scusa, ora smetto..”chiudo gli occhi e focalizzo un’immagine che sia la più lontana da quella della caduta di Damian. La bibliotecaria dovrebbe andare più che bene per lo scopo. Respiro. Riapro gli occhi,
”dimmi pure!Vai avanti…”.
La mia amica continua a parlare con il solito sorriso e usando eccessivamente le mani. Cosa starà dicendo? La verità è che la sto fissando con un interesse che non è rivolto alla sua storia. Davanti a me scorrono una serie di immagini, delle proiezioni della mia mente, con più probabilità della mia fantasia, che ripercorrono quello che è successo in questi giorni. Perché? È quello che vorrei sapere anch’io. Sono una pessima amica, anzi sono una pessima
migliore amica; come semplice amica sono decente, e comecomune conoscente anche più che rispettabile, come migliore amica però...
“Allora cosa ne pensi?”
Forse non dovrei lasciarmi andare troppo alla fantasia e sprofondare nei miei pensieri più assurdi, soprattutto se nel frattempo si suppone stia tenendo una conversazione attiva con un’altra persona del genere umano; con gli animali effettivamente potrei fare un’eccezione, anche se…
“Sophie ma mi stai ascoltando??”. Elodie che urla: un evento.
“si, certo!”
“Bè, allora rispondimi.”, mi dice con un aria di sfida. Ecco cosa succede a non ascoltare.
‘Concentrati Sophie, io so che ce la puoi fare; in fondo l’hai ascoltata…’
No, non è vero, non l’ho assolutamente ascoltata!
“Sai El…”-rispondendo si o no ho il 50% di possibilità di azzeccare, però la sua domanda poteva anche non esigere una risposta così semplice. Cosa faccio?,
“ehm…la penso assolutamente come te!” Ambigua, semplice e completamente fraintendibile.
“Davvero?”, mi chiede. Probabilmente sto sfoggiando il mio sorriso tra l’ebete e il divertito, il che non dev’essere il massimo: per fortuna non posso vedermi! Forse sono riuscita a scamparla.
“Strano perché io non ti ho ancora detto cosa ne penso!”. Pensa, pensa, pensa.
“Ma io so perfettamente cosa ne pensi, noi siamo migliori amiche, siamo telepatiche: io so cosa pensi tu e tu sai cosa penso io. Semplice!”
“Ma io non so cosa pensi tu! E comunque potevi inventarti una scusa migliore, questa è assurda!! Ammettilo che non mi stavi ascoltando.” Mi punta il dito dritto davanti al naso.
“No, ti sbagli, Elodie, sai che non lo farei mai…”
“Garda che non mi arrabbio, ormai ti conosco: so quali sono i tuoi limiti.”
“Allora non ti stavo ascoltando!"-la verità a volte è l'unica strada percorribile, soprattutto se ti aspetti la pena capitale, e invece ti concedono l'amnistia
-"Comunque ti ricordo che sono io quella di Corvonero qui,signorina, andiamo piano con le parole.”
“Non si direbbe allora, visto che io non ti vedo mai china su un libro come tutti quelli della tua casa. Guarda Rose, lei si che è una vera corvonero!”
“E’ proprio per questo che è sbagliato basarsi sugli stereotipi, la maggior parte della volte sono sbagliati. Nella mia casa non sono mica tutti concentrati solamente sullo studio e geni in qualunque materia, anzi sai cosa ti dico, vado a studiare che ho un compito importante.”
“Si certo, defilati pure, ma non mi scappi: noi due facciamo i conti.”
“Anch’io ti voglio bene tesoro, ci vediamo dopo magari!”.
Fuga.
"Rose non avrei mai scommesso di trovarti qui in biblioteca!”. Troppo palese la mia ironia in questa frase: devo perfezionarmi.
“Ahah, devo anche ridere per caso?”- mi avvicino a lei con sguardo eloquente-
“ No Sophie, se sei venuta qua con l’intenzione di distrarmi dallo studio te lo scordi: non ci casco stavolta!”
Sfoggio uno sguardo oltraggiato e al contempo stupito,”
La tua malizia mi sorprende, cara Rose. Come hai potuto anche lontanamente pensare che io abbia intenzione di distrarti? Tu mi offendi!”
Mano davanti a naso e bocca in una scena di finto pianto, degna del peggiore spettacolo teatrale mai messo in scena da quando quest’arte ha preso vita: un oltraggio all’arte stessa.
Sbuffa.
”Dimmi, qualunque cosa pur di mettere fine a questa commedia…”
“Supponeva essere una tragedia…comunque mi chiedevo se potevi darmi una mano con pozioni, sai per il compito…dovrei cercare di tirare su la mia media imbarazzante.”
“E ti svegli il giorno prima? E’ una missione impossibile!”
“Perché oggi tutti dubitano della mia intelligenza?”
“Sophie, guarda in faccia la realtà: tu non hai mai studiato Pozioni, il massimo voto che hai preso è stata una D!”
“Dimentichi una O al secondo anno…ma è per questo che imploro il tuo aiuto cara amica, non mi tradire adesso.”Alza gli occhi al cielo e poi si porta la mano destra al viso per sistemarsi gli occhiali, un po’ troppo spessi per farla apparire e sentire bella.
“Ok, ma non ti prometto nulla. E per piacere, una volta tanto, puoi cercare di studiare e concentrarti su quello che stiamo facendo?”. Sorrido compiaciuta. Con pozioni? Impossibile, ma è meglio se questo segreto resti una faccenda tra me e la mia coscienza!
“Certo Rose, cercherò di fare del mio meglio! Grazie mille!”. Sbuffa di nuovo.
“Non ringraziarmi: so già che me ne pentirò…”. E così inizia la mia prima, vera, giornata di studio di pozioni. Io questa materia proprio non la reggo, ma non è colpa mia: dev’essere questo ‘campo’ che ha un problema con me. Eppure io nono ho mai fatto nulla(che stia qui il problema?).
“Ma se io girassi anche in senso anti-orario?”
“Non puoi Sophie! Se c’è scritto ORARIO non puoi cambiare senso, capisci? E’ come se aggiungessi un ingrediente non indicato: non si può in modo assoluto.”
“Che noia…quindi devo fare solo quello che c’è scritto?”
“Esatto!”. Ecco perché non mi piace pozioni: troppe regole inutili. Una cosa non dev’essere dettata da regole, la spontaneità è la parola d’ordine; non c’è niente meglio della libertà assoluta…in fondo non è quello che pensano tutti??
Ripeto la lista di ingredienti enumerandoli sulle dita delle mani, anche se la cosa non mi piace per niente, mi piace ancora meno l’idea di venire bocciata ai G.U.F.O. ed essere ricordata come la Corvonero più inetta della storia di questa scuola.
“Ohoh… Sophie…”-Henry arriva alle mie spalle e allunga il collo verso il libro aperto-
“ pozioni? Cosa è successo, tu che studi POZIONI?”
“Avete deciso di rovinare per sempre la mia autostima? Si, posso studiare pozioni se lo voglio! E adesso scusa ma devo concentrarmi in vista della mia prossima ‘E’, grazie…”. Una volta, e dico UNA volta che riesco a comprendere questo miscuglio di nomi ridicoli ed incomprensibili, dev’esserci qualcuno che mi distrae dai miei intenti. Quant’è crudele questo Mondo, per noi poveri studenti volenterosi…
“Vorrà dire che ti lascio in pace, non voglio interrompere questo evento..”,mi sorride e mi stringe una guancia tra le dita,-
“ahia..!”-
“ci vediamo dopo allora! Ciao Rose.”
Mi massaggio la guancia tra espressioni di disprezzo mentre noto la faccia semi-pietrificata della mia compagna di studio: mano alzata e bocca aperta. Chiara sindrome da cotta adolescenziale, se parliamo del ‘caso disperato Rose’.
“No Rose non ti puoi distrarre, mi devi aiutare..ma soprattutto non puoi continuamente immobilizzarti ogni volta che vedi Harry!”, dico scotendola leggermente sotto gli sguardi sbalorditi di ogni specie vivente si trovi nella nostra stessa stanza in questo istante.
Le ci vuole solo un secondo per riprendersi e coprirmi la bocca al volo: non la facevo così svelta!
“So, sei pazza, abbassa il tono, ci sentono tutti!!”. Due colpi di tosse, ed eccola nella sua usuale posa da studentessa modello; peccato per il colore del suo viso, che rispetto al solito è troppo tendente al rosso vivo.
“ e comunque non mi immobilizzo affatto…vuoi studiare o no!”
Tra le mie risatine sommesse continuiamo col nostro super-concentrato di studio: e se non vado sopra la ‘O’ questa volta, mi butto in una vita sfrenata, così almeno potrò giustificare con una scusa plausibile le mie evidenti carenze pozionistiche…
22/04/2008
A volte mi chiedo cosa sia il tempo. Tanti piccoli istanti senza importanza, e forse un paio di lampi splendenti che illuminano tutta la nostra vita. Ma la loro luce non sempre è benigna. A volte è malvagia, altre volte…ambigua.
È così che definirei la presenza di Aedan nella mia vita.
Un lampo ambiguo.
“Jules, a cosa stai pensando?”chiede la voce di Sebastian.
“A nulla.”rispondo.
Sto scrivendo gli avvisi per la prossima riunione del Club, e mi sono persa sulla J di Jillian: sembra un serpente che invade metà pergamena. Sospiro, e ne prendo un’altra dalla riserva alla mia sinistra.
Sebastian mi chiede qualcosa per una questione di Antiche Rune, ed è costretto a ripetermela.
Sono sulle nuvole, stasera.
Ricontrollo nomi e date sui vari inviti. A parte un piccolo errore [Carlisle è diventato Carle, povero], sono tutti a posto. Domani cercherò di distribuirli senza dare nell’occhio.
“Posso darlo io a Georgiana?”dice Seb.
“E va bene, ecco qua. Avete una riunione dei Caposcuola?”
“Più o meno ora, per essere precisi.”
Gli porgo il biglietto. Lui allunga la mano, ed io…
“Jules, sono in ritardo, non posso giocare!”esclama, mentre allontano il suo oggetto del desiderio.
“Promettimi che ti comporterai bene.”
“Promesso!”dice, assumendo un’espressione da bimbo innocente.
“Lo so che tanto non mi posso fidare…tieni.”
“Grazie, mio fiore dei ghiacci.”esulta, schioccandomi un bacio sui capelli.
Seb, Seb…
Chiudo il libro con un rumore cupo. In Sala Comune sono rimaste poche persone, stakanovisti dello studio. Io ho già dato: se leggo ancora una volta le dodici applicazioni del’incantesimo Argante, giuro che mi metto ad urlare.
Mi alzo in piedi, mi stiracchio. Devo riportare il libro in biblioteca, e poi posso andarmene a dormire. Sento gli occhi pesanti. Il corpo indolenzito. Il cervello fuso. Sì, ho bisogno di dormire.
Il rumore dei miei passi è fioco come la luce delle candele che illuminano il corridoio. Mi tornano in mente le raccomandazioni che ho fatto al Club, non più di un mese fa.
Non andate in giro da soli di notte.
Stringo nel pugno la mia bacchetta di legno di rosa. Un gesto semi-irrazionale, che però riesce a darmi forza. La Biblioteca chiuderà fra poco.
Spingo il portone di cedro e vedo alcune teste chine. Solo divise di Corvonero a quest’ora. D’altronde, lo dice anche Georgie. Talvolta un Corvo si trova meglio in Biblioteca che a casa.
Mi avvicino al banco della signora Bukvomm, e le consegno il volume intitolato “Incantevoli Incantesimi” [mai un titolo fu più sbagliato]. Appongo la mia firma e mi volto per andarmene.
Ferma. Gelata dagli occhi azzurri di un Corvonero che inizio a conoscere fin troppo bene.
“Ciao, Julia.”mi saluta tranquillo. Di colpo rimpiango di non aver indossato la divisa, invece di questa maglietta. La maglietta di quel giorno.
“Ciao, Aedan. Cosa ci fai qui?”
“Stavo leggendo una cosa interessante. Una cosa che potrebbe farti capire molte cose.”
“Ad esempio?”domando, con voce appena un po’ alta. Non mi piace la sua frase.
Non risponde subito, ma si alza e inizia a mettere via le sue cose. Una pila di libri, le penne, ed un libricino di dimensioni ridotte. Prende tutto in mano, e si avvia verso la bibliotecaria, per riconsegnarle i tomi. Passandomi accanto, mi porge il libro più piccolo.
“Leggilo, e poi mi dirai.”
Annuisco, e lo saluto con un laconico:
“Buonanotte.”
Sto indossando il mio pigiama azzurro, e sul letto giace il libro di Aedan. Si intitola “Romeo e Giulietta”. Ho paura di leggere la tragedia di Shakespeare, e non sto scherzando. Georgie mi capirebbe, se glielo potessi dire.
Lo apro: fra le pagine, spicca un segnalibro rosso con il disegno di una rosa bianca. C’è scritto il mio nome. Lo sfioro con l’indice, ed una voce a me nota scivola fra i miei pensieri.
Una voce che assume due inflessioni diverse. Lo sguardo mi cade sulla pagina del libro, che è proprio quella recitata dalla voce di Aedan Lywelyn.
GIULIETTA: O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all'amor mio, ed io non sarò più una Capuleti.
ROMEO (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto?
GIULIETTA: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche senza essere un Montecchi. Che significa "Montecchi"? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome. Romeo, rinunzia al tuo nome, e per esso, che non è parte di te, prenditi tutta me stessa.
ROMEO: Io ti piglio in parola: chiamami soltanto amore, ed io sarò ribattezzato; da ora innanzi non sarò più Romeo.
GIULIETTA: Chi sei tu che, così protetto dalla notte, inciampi in questo modo nel mio segreto?
ROMEO: Con un nome io non so come dirti chi sono. Il mio nome, cara santa, è odioso a me stesso, poiché è nemico a te: se io lo avessi qui scritto, lo straccerei.
Rabbrividisco.
In matita, retro del segnalibro, poche parole: “Se mi credi, se mi hai capito, voglio vederti. Domani alle 10 p.m., nell’aula di Musica.”
Appena dopo la riunione del Club.
Interno, sera. Tutti i personaggi seduti su poltrone e pouf. Una ragazza con i capelli castani che detesta sempre di più il dover parlare in pubblico senza scriversi prima il discorso. Prendo un respiro profondo e inizio a parlare:
“Ormai le Serpi, o meglio, i seguaci di Riddle stano espandendo sempre più la loro influenza sulla scuola. Ultimo esempio è l’arrivo della nuova insegnante di Aritmanzia, Martine Lewis.”
Georgie sbuffa, mentre il viso di Eugene resta impassibile.
“Quindi ho ben due cose da dire. In primo luogo, che il Club necessita di ampliamenti. Per quanto mi riguarda ho in mente i nomi di due persone: Damian Denholm ed Opal Worthington.”
Cenni di assenso fra i miei compagni.
“Anche voi potrete fare le vostre proposte. La decisione finale sarà presa da me, Georgiana e Sebastian. Se la persona verrà approvata, la porterete qui e la sottoporremo alla nostra consueta piccola intervista. Domande?”
Silenzio. Non sapevo di essere così autorevole.
“La seconda cosa, riguarda il Club più da vicino. Da oggi in avanti, inizieremo ad esercitarci con l’Incanto Patronus.”
L’entusiasmo generale è abbastanza manifesto, tanto che intravedo appena la mano alzata di Audrey Salinger.
“Sì, Audrey, dimmi.”
“Possiamo dare un nome al Club?”
L’idea non mi ha mai sfiorata, tuttavia non mi dispiace.
“Certo, perché no. Avevi già pensato a qualcosa?”
“Io e Jill avevamo pensato a Fidelius.”
L’Incanto Fidelius. Un incantesimo per proteggere i segreti.
“Mi sembra appropriato. Tutti d’accordo?”
La risposta è un “Sì!” unanime.
“E allora che Fidelius sia.”
Dopodichè, Georgie prende il libro di Incantesimi e parte con l’introduzione teorica riguardo il Patronus.
“Dovete pensare ad un ricordo felice…”
Un ricordo felice. Sono le parole di Georgiana che rimbalzano fra i miei pensieri, mentre mi dirigo verso l’Aula di Musica. I miei tentativi di Patronus non erano stati altro che una nebbiolina indistinta, finché non avevo pensato all’episodio di pochi giorni fa. Con lui.
Allora, un meraviglioso Patronus perlaceo si era materializzato di fronte a me.
20/04/2008
« Complimenti, Georgiana. »
Hogwarts non è mai stato un posto, per me, degno di una qualsiasi nota, che di merito o meno. Questa scuola mi è indifferente come tutto ciò che la riguarda - e sì, mio fratello Dorian ha ragione, parlo proprio come mio padre. Parlo proprio come un'innamorata della mia Durmstrang. E lasciarla - e costringermi a lasciarla, è stata davvero una cattiveria. Soprattutto ora che stavo per imparare a castare incantesimi non verbali molto più avanzati di quelli che ho imparato a controllare, soprattutto ora che io e il professor Ebersbacher ..beh, eravamo arrivati ad un punto abbastanza critico della nostra "relazione", se la vogliamo esattamente chiamare così. Di Hogwarts non mi sono mai interessata, sono arrivata qui con la convinzione di finire quest'ultimo anno e pochi mesi senza distrarmi, senza fermarmi, cercando di farmi pesare di meno il tempo che devo passare qui - cercando di lasciarlo scorrere più velocemente. Ma, ora, la mia attenzione è stata catturata da qualcosa di più divertente del il mio soggiorno obbligato: o almeno, da qualcosa che lo renderà estremamente più piacevole. Duellare è sempre stato, per me, più che un passatempo: e dire che a Durmstrang non abbiamo mai avuto l'idea di fondare questo ufficiale 'Club dei Duellanti', al massimo tra noi studenti ci si divertiva, in gruppi piccoli o ampliati, non abbiamo mai avuto bisogno dell'ufficializzazione. E la Caposcuola, sotto questo punto di vista, ora che sono lontana da Alexander o Valentie, sembra fare al caso mio.
Scivolo via, dopo aver lanciato uno sguardo al ragazzo che Georgiana ha mandato al tappeto in un colpo solo: è deluso, ma sembra del tutto consapevole, come se già si aspettasse la fine del suo coraggioso incontro, la fine con il culo per terra.
« Entschuldigu- ..ehm, Georgiana Harrington? » cerco di attirare la sua attenzione, dopo essermi avvicinata; spero, più che altro, di aver pronunciato per bene il suo nome, tanto per evitare di fare magre figure i miei primi giorni, con qualcuno della casa in cui sono stata smistata, d'altronde. Preferirei di gran lunga parlare tedesco, ma qui ho l'impressione che non mi capirebbero, perciò, tenendomi il mio ancora raccapricciante accento, devo abituarmi a parlare l'inglese - oppure condannarmi ad un esule silenzio.
« Si? » lei si volta, poco dopo. Per lo meno non posso rimproverare agli studenti di qui di essere scortesi.
« Ti ho vista duellare ..sei stata sorpr- sorprendente » maledette paroline complicate.
« Grazie! Sei la ragazza che hanno trasferito da Durmstrang, non è vero? »
« Jawohl, e devo ancora imparare a scandire bene i vostri vocaboli. »
« Capisco che dev'essere difficile abituarsi a parlare un'altra lingua così improvvisamente ..se hai bisogno di una mano, sono il tuo Caposcuola, vieni da me quando hai bisogno. » sorride. Oltre che una brava duellante, puo' vantarsi di essere la prima persona a starmi veramente a genio qui dentro.
« Una cosa, ci sarebbe ..che dici, me lo concedi un duello, un giorno di questi? »
***
Datemi pure della sentimentale, ma Durmstrang - e tutti quelli che le sue mura ora nasconde, mi mancano da morire; a partire da Alexander, Valentie, e il professor - non so ancora perchè mi costringo a chiamarlo professore, Ebersbacher. Le lettere settimanali con i primi due non mi bastano, il silenzio dell'oramai implicita rottura con il terzo tanto meno. Non che io lo amassi, chiariamoci - non che sia mai riuscita ad amare qualcuno veramente, ma lui è stato una provvidenziale, bellissima e altrettanto breve avventura che mi ha aperto gli occhi, allontanandomi dai ragazzini che ero solita frequentare prima di lui.
Qui, comunque, me la vedo grigia: oltre Georgiana non ho ancora rivolto parola a nessuno, e lo stare in silenzio così tanto, non avere qualcuno con cui parlare, qualcuno oltre me stessa, mi destabilizza leggermente. Qualcuno una volta mi ha detto che alla fine mi sarebbe successo: di fare i conti con me stessa, dico. Di dovermela cavare da sola, in un modo o nell'altro, di capire che nulla mi è dovuto, di dover sopportare l'idea che prima degli altri, sono io che devo conoscere me stessa. Beh, il suddetto qualcuno comunque poi è caduto accidentalmente dalla scopa durante il suo simpatico allenamento: perchè se c'è una persona che mi conosce più di tutti, sono io. E la maggiorparte della gente recepisce solamente il 20% di quello che sono, è da sempre stato così, da sempre credono di sapere, da sempre io glielo lascio credere - purchè non mi si dica che non conosco me stessa. Affido la mia pergamena per Val ad un barbagianni, in Guferia, e spero che batta abbastanza velocemente le ali, e spero che le mie notizie arrivino agli altri prima di stasera, e che prima di domani sera io abbia ricevuto la mia meritata risposta: questa piccionaia puzza, terribilmente, ma la vista che offre sul panorama scozzese è altrettanto terribilmente mozzafiato. Non so da quanto tempo sono affacciata, con il vento leggero che mi accarezza il viso, ma so di non essere sola quando, ad un certo punto, qualcuno mi tocca la spalla, appena. Colta di sorpresa, mi volto: non riconosco immediatamente Garet Haslett come il ragazzo che Georgiana ha messo al tappeto, ma tuttavia non mi ci vuole molto per ricordarlo, ancora scosso, bell'e disteso sul pavimento.
« Tutto bene? » domanda, cortese, ritraendo la mano dopo poco.
« Oh, ja ..ero un po' pensante »
« Pf, vuoi dire che eri un po' persa nei tuoi pensieri? » mi corregge, con l'accenno di una risata breve, placida.
« Naturlich » scuoto appena il capo; meglio che mi ci abitui.
« Tedesca, eh? » domanda, socchiudendo le labbra in un sorriso. Forse vuole mettermi più a mio agio: ammetto che ci sta riuscendo.
« Qualcuno ha studiato lingue, eh? » gli rispondo, con un accenno di sarcasmo.
« Voi mangia-krauti siete tutti così simpatici? » mi redarguisce, con un sorrisetto scettico.
« Dimmi, mister Waddiwasi, sei qui per mandare un gufo o per criticare le abitudini dei singoli gruppi etnici? » preso in contropiede - alleggerisce un po' il proprio sorriso, abbassando gli occhi, ma poco dopo torna a guardarmi, sprezzante.
« Mando un gufo ..vuoi che ti accompagni, dopo? Non vorrei ti perdessi.. »
« Oh, che pensiero gentile ..potrei accettare e darti la soddisfatta di guidare questo giro turistico per Hogwarts, ma ho da portarmi avanti con il programma ..che peccato, nevvero? » lo prendo in giro, prima di voltargli le spalle, con un sospiro, incominciando ad incamminarmi verso l'uscita: qualche passo, poi gli faccio un cenno a mezz'aria con la mano.
« ..darti la so-ddi-sfa-zio-ne, signorina, la soddisfazione! » mi corregge prima che possa uscire.
Sorrido tra me e me, ritornando al mio silenzio, con la meta implicita della sala comune: la situazione comincia a diventare un tantino più colorita, e non è male, come cosa.
19/04/2008
Che ci fosse qualcosa di strano nel comportamento della piccola Baudelaire lo avevo intuito da solo. Ma la realtà di COSA fosse esattamente questo “qualcosa di strano” mi sfuggiva, ed era semplicemente detestabile, come condizione.
Se consideriamo poi il fatto che, ogni volta che vorrei chiederle qualcosa lei si dilegua. Puf! Sparisce come se fosse un fantasma che incontra il veleno contro il suo ectoplasma.
Donne. Capissi almeno come devo fare per chiederle che accidenti succede.
Mi sa…che dovrò usare le maniere forti. Fortissime.
Mi incammino lungo i corridoi, la suddetta Baudelaire arriva dalla parte opposta, e nel momento in cui solleva lo sguardo, notando la mia presenza, inchioda gli occhi sul pavimento, tornando a camminare verso dove è venuta.
“Eh no.” - dico a me stesso, aumentando il passo diretto verso di lei. Se qualcuno ha qualche problema con il sottoscritto deve dirmelo in faccia. Bella o brutta che sia, io la verità la voglio sapere. E comincio a chiedermi per qualche arcano motivo mi interessa così tanto sapere se Elodie mi sta evitando o meno. Sarà per la strana sensazione allo stomaco. O forse è la mancanza di sincerità che sento. Si, sicuramente è quella. Mi convinco. Le blocco, con gentilezza, un polso.
“Eih, bocciolo.” - la mia voce è lo specchio immutato della mia non intolleranza nei suoi confronti. A giudicare dal suo sguardo allucinato/contrariato, forse non ho fatto granchè bene in questo mio gesto non ponderato. Ma sfido chiunque ad avere un dubbio e non soddisfarlo mai!
Lei si limita ad elargire un saluto spiccio
“ciao.”
Io inarco un sopracciglio, la sua affermazione lascia poco spazio a discussioni di alcun genere, per cui, fuori il
“tatto” di cui sono disposto in queste situazioni
[ ossia zero ] e cominciamo.
“Dì un po’.” -esordisco-
“mi stai FORSE evitando?”.
Diretto. Stra-maledettamente diretto. La sua reazione non è delle più eloquenti, in positivo. Visto che si limita a guardarmi, leggermente allucinata quasi avesse visto un morto che cammina, sgranando gli occhi. Mentre il suo piede non da tregua al pavimento battendo sonoramente.
Aspetto qualche istante, ma il suo sguardo non si schioda, e sembra non voler accennare alcuna risposta alla mia, credo legittima, domanda.
Ancora qualche attimo, e poi un sibilo da parte sua.
“Perché dovrei?”-chiede, con una naturalezza disarmante. Depongo il suo braccio, sfilandolo dalla mia presa.
“In effetti, non ce ne sarebbe motivo. Ma considerando il tuo atteggiamento, sembrava quasi una cosa evidente.” –mannaggia alla mia lingua, zitto mai Damian?
"Bene, non è così" - mi risponde, leggermente infastidita (almeno credo).
Io le sorrido, gentile.
“ok. Credo sia meglio chiudere qui la faccenda”-schiarendo leggermente la voce-
“Scusa la domanda impertinente, allora.”-mi congedo,mantenendo saldamente la mia linea di calma apparente. –
“Ci vediamo in giro, Elodie”. E mentre lo pronuncio lei si è già dileguata.
…..poi non devo pensarlo che mi sta, sul serio, evitando.
Ho ripensato spesso a quello che mi ha detto Julia, giorni fa.
A quello che è successo con il marmocchio serpeverde, a tutto quello che capita a scuola. La situazione precipita, e pare che a tessere i fili di questa invisibile ragnatela vi sia dietro qualcuno di molto molto grosso.
Che Riddle fosse promotore di questa filosofia
“No ai mezzosangue” non mi aveva per nulla stupito, anzi. Sono convinto che sia lui il famigerato capobanda. Un po’ per i suoi modi di fare, un po’ per il suo fare altezzoso e fuori dal comune.
Che Hogwarts fosse scissa non vi era dubbio, ma l’equilibrio, prima, era qualcosa che si riusciva a mantenere, seppur con qualche leggera difficoltà non impossibile da superare.
Non, va. Proprio non va.

E vorrei poter dire di avere una soluzione qui, a portata di bacchetta.
Sfoglio il mio libro, guardando le pagine con leggero disinteresse. Per poi sollevare lo sguardo, ed incontrare l’esile figura di Georgiana Harrington.
Una simpatica ragazza, che conosco fin dai primi giorni qui ad Hogwarts, se non fosse per il pochissimo tempo che si riesce a condividere, posso dire che senza ombra di dubbio sia una cara amica. E poi, l’ho sempre vista molto decisa e caparbia quando si tratta di seguire le linee giuste, che portano a conclusioni sensate.
Sollevo una mano, il mio tavolo della biblioteca è pressoché vuoto, chiaro invito a farla accomodare di fronte. Lei sorride, e poggia i suoi libri sulla superficie.
“Dam.” - saluta, con un cenno gentile.
“Georgie” -ricambio il saluto, tornando con lo sguardo basso sulle pagine. La biblioteca, oggi, è un continuo vociare, mi volto, notando alcuni serpeverde dei primi anni che confabulano concitatamente fra loro nella critica aspra sull’aspetto di una ragazza, seduta poco distante da loro, probabilmente mezzosangue a giudicare la loro definizione.
“Sporca.” - sibilo, infastidito, ripetendo fra i denti quello che ho potuto cogliere da quelle boccucce malefiche atte a cianciare fra loro di argomenti senza senso.
Georgiana solleva lo sguardo.
“Mh?” - domanda. Perplessa. Io scuoto la testa.
“ E’ impossibile. E’ insopportabile.” – sbuffo, spazientito. Mentre Georgie continua a fissarmi.
“La situazione a scuola precipita. Ne parlavo con Julia giorni fa, ma più passa il tempo, più mi sento come se gli eventi colassero a picco. Prima era una filosofia che riprendeva soprattutto i ragazzi degli ultimi anni nella casata verde/argento. Adesso è un problema comune, anche i ragazzetti dei primi anni si divertono nella critica spregiudicata, e non solo, dei figli di babbani. E’ assurdo.” – continuo a parlare concitatamente, forse dimenticandomi leggermente il luogo nel quale ci troviamo.
Georgiana annuisce lentamente, forse d’accordo con il mio discorso di disappunto.
“Vorrei davvero fare qualcosa, sul serio. In fondo non esiste nulla di diverso, anzi. Mi vengono i brividi nel sapere che il mondo magico sarà anche in mano a quei dementi serpeverde senza ritegno.” – le mie considerazioni sono notevolmente aspre, ma forse la mia è solo voglia di rivalsa. Nei miei confronti mai sono state suscitate polemiche simili, per il semplice fatto che il mio sangue è
PURO, degno di nota.
Non è una cosa concepibile.
“La classificazione degli animali.” – sbotto.-
“ Ecco a cosa siamo arrivati.”
Mi inalbero, voltandomi palesemente verso le ragazzine alle mie spalle che vengono raggelate dalla mia occhiata. Scosto gli occhi, posandoli su quelli della giovane presa di mira, che non si sente per nulla a suo agio nel trovarsi bersagliata sommessamente da quelle arpie in erba.
Considerato questo mi alzo, avvicinandomi a lei, e mi chino vicino.
“ Vieni a studiare al mio tavolo, vuoi?” – il mio tono è amichevole, e la piccolina accetta, fondandosi al mio fianco, sotto il sorriso compiaciuto di Georgiana.
Oh.
Ora va meglio.
Quando ci vuole, ci vuole.
19/04/2008

Sarà il sole, l'aria tiepida e croccante, il lago che sembra non essere più profondo di una pozza, tanto è azzurro. Sono di nuovo di buonumore, dopo diverse settimane passate ad essere un'ombra della solita Violet. Do un'occhiata ai miei piedi che oscillano nell'aria, sospesi oltre la finestra aperta degli spogliatoi, che dà direttamente sul campo da Quidditch. Non c'è nessuno, non ancora; un silenzio perfetto è cristallizzato nell'aria rarefatta del tramonto. Sospiro. Quanto tempo è passato da quando Edward mi ha chiesto di uscire, nel corridoio a cui ora volto le spalle? Quanti sospiri?
« cosa ti affligge, mia adorata? » una voce delicata, melliflua, deposita queste parole insieme ad un lieve fruscio al mio fianco; il sorriso s'irrigidisce sulle mie labbra. Mi volto lentamente, fino ad incontrare lo sguardo del verde profondo che conosco bene, il verde degli occhi di Lewis.
« la tua presenza, ad esempio. » lo rimbecco arricciando il naso, sebbene non mi riesca di fulminarlo con uno dei miei soliti sguardi ammazzauomini. Si adagia al davanzale, scrutandomi dal basso – non così basso, visto che è altissimo anche se sono seduta un metro più in alto di lui – con una faccia che non lascia preludere niente di buono.
« suvvia, ti si è spezzata un'unghia? »
« no, Lewis. Le mie unghie stanno benissimo, è la mia tranquillità ad essere stata rotta. » sollevo la mano e gli sventolo la mia manicure davanti alla faccia.
« non dirmi che ti dispiace. »
« dispiacerà a te, la volta in cui la Blackster ti coglierà sul fatto. » ancora la scusa della Blackster .. devo studiare degli altri modi per levarmelo dalle scatole; da quando Edward mi ha mollata, mi sembra di averlo ancor più frequentemente tra i piedi. Per non parlare delle volte in cui sua sorella mi ha beccata in sua compagnia; quei due sembrano essere telepatici. Dove c'è l'uno, c'è l'altro.
« Deirdre, Deirdre .. vuoi lasciarti ancora mettere i bastoni tra le ruote da lei? » con un saltello, balza sul davanzale, anche se con le gambe che pendono verso l'interno, e lascia la sua borsa del Quidditch a fianco della mia. E' chiaro che io non ho lasciato che quella bifolca scombussolasse i piani: è solo che, per pura sfortuna, i principi sono un blocco compatto destinato a muoversi sempre insieme, e a ritornare al loro stato di monade anche dopo grossi cambiamenti.
Non posso fare a meno di allungargli un cazzotto sul braccio; ma lui, in un lampo, mi prende il polso facendomi sbilanciare in avanti. Caro Lewis, stiamo facendo una vera cazzata. Non so se sia stata io a fare il primo passo in questo gioco di sguardi e mani. Farsi accarezzare da Lewis non è male, e neppure passargli il braccio attorno alla nuca. Tre..Due..Uno..Decollo. Lo bacio, mi bacia. Pochi secondi a labbra chiuse. Non è stato niente di che: niente di sensuale, niente di profondamente coinvolgente. Anzi, non so neppure se l'abbiamo fatto più che per capriccio.
« Jackpot! Ho baciato due principi su due. » mormoro coprendo le voci dei nostri compagni di squadra che appaiono dall'altra parte del campo. Lui ghigna, salta a terra e scappa nello spogliatoio. Lo seguo nello sguardo.
« Ehi, Violet. »
« Jeff! » caro ragazzo. siamo usciti una o due volte, ai tempi del quarto, ma ero troppo stupida per capire che lui era veramente ... un attimo. Quando la smetterò di skippare da un ragazzo all'altro? Ho appena baciato Jasper Lewis, e già faccio le fusa ad un altro! Beh, si sa, chiodo scaccia chiodo, e io ho un chiodo bello grosso da tirarmi via dalla testa. E poi, finché mi piovono tra le braccia a frotte, che ci posso fare?! Scavalco il davanzale, riatterrando nel corridoio, recupero il borsone e lo affianco.
« Più tardi sei invitata ad un dopocena con Riddle e soci..gli è arrivata la voce che hai fatto saltare in aria un gruppetto di tassorosso che vendevano spillette. » ruggisco ripensando alle ragazzine che hanno tentato di appiopparmi le loro sudicie mercanzie. Maledette, disgustose sanguesporco. La loro spazzatura su quello sfigato di Hunnam.
« Non ho molta voglia... » E' sempre orribile passare più di 10 minuti con Riddle. Lo stimo, lo ammiro, ma mi mette i brividi. Dà sempre l'idea di sapere troppo, di avere troppo potere. Come faceva a sapere del ragno di Hagrid, di dov'era Myrtle? Ci penso ogni volta che passo davanti al "suo" bagno.
« Non credo che tu possa rifiutare. » commenta lasciando la scopa vicino all'ingresso dello spogliatoio, sopra a quelle dei nostri compagni.
« allora ci vediamo in campo. » interrompo il discorso, evitando di specificare che sapevo già di non poter rifiutare. Ho visto che fine fanno quelli che indispettiscono Tom Riddle. Jeff si avvicina, sorridendo in modo fin troppo languido. Mi allungo in punta di piedi, dandogli un bacio sulla guancia. Quasi tremo; ecco, lui mi piace veramente. Credo. Chissà che direbbe Edward. Mi sfiora per un istante la schiena coi palmi, per poi andarsene come se niente fosse verso le panche a destra. Mi fiondo nello spogliatoio, dove posso sospirare in pace mentre mi allaccio i parastinchi.
***
« I mezzosangue insudiciano la scuola. Tutto il mondo magico. Hanno rubato la magia ad altri maghi, è chiaro! Vanno distrutti. » sibila Riddle concludendo ancora una volta la sua propaganda serale. Puntuale come un orologio svizzero, Antonin Dolohov sposta la statua che copre l'ingresso segreto e fa la sua entrata, sventolando le mani.
« che schifo, ho toccato un mezzosangue! » borbotta richiudendo la stanza con un colpo di bacchetta. Riddle lo fulmina, si vede benissimo anche nella penombra fumosa della sala. Si volta verso di noi, poi verso il resto dei presenti. Seduti al mio fianco sul divanetto subito alla destra di Tom sono seduti Lenore e soprattutto Jeff, che continua a muoversi sulla stessa linea delle ultime settimane per quanto riguarda la nostra storiella. Il suo indice scorre lentamente alla base del mio collo, accarezzandomi la nuca, lasciata libera dai capelli raccolti in una coda di cavallo. Sto facendo una fatica tremenda a controllare le mie pulsioni, e contemporaneamente ad ascoltare ciò che viene detto in via ufficiale da Tom e soci. Più in là, i principi in formazione ridotta, in mezzo agli altri del club. Non so se Deirdre abbia già fatto richiesta di inserimento per la Lywelyn, fatto sta che non l'ho ancora mai sentita nominare da nessuno degli intimi di Riddle. Lui ha ripreso a parlare, ignorando Dolohov che ci costringe a spappolarci per farlo stare sul divano.
« se ti alzi, ti faccio sedere sulle mie ginocchia, così quel culone di Dolohov può sedersi. » tremo mentre mi posiziono sulle cosce di Jeff, che mi cinge i fianchi per non farmi scivolare. Ed Edward mi sta fissando; gli darà fastidio? Si sentirà in colpa? Quello che mi ha fatto mi brucia ancora, da morire. In alcuni momenti vorrei che tornassimo indietro ... insieme. Mi abbandono alla stretta di Jefferson, tornando a guardare Tom.
La faccenda dei mezzosangue si sta facendo molto più...seria. In realtà, non so neppure per quanto riusciremo ancora ad evitare di essere beccati: i nostri danni si stanno facendo piuttosto evidenti, per non dire che forniamo una dose quotidiana di lavoro all’infermiera. Per un giusto scopo, sia chiaro: mi auguro che presto quegli inguardabili, osceni mezzosangue si decidano a scomparire dalla nostra vista. Ad esempio, quella piaga putrescente di Annabel Bennett. Sì, lei è in cima alla lista, almeno alla mia.
***
« IO TI AMMAZZO! » moderata, come sempre. Salto giù dal letto, gettandomi verso Deirdre che si è già fiondata dall'altra parte della stanza. Questo non doveva dirlo. OH NO, questo non doveva dirlo. Darmi della bacchettona, lei che non è riuscita a portarsi a letto il suo ragazzo ufficiale! Dirmi che Edward non mi vuole! Continuare-a-tartassarmi-con-le-sue-stronzate! Stava ridendo, ma ora non sembra così divertita dalla conclusione della nostra piccola discussione, vista la sua smorfietta insulsa. Senza nessuno che le pari le spalle, non è poi tanto sicura di sé. Brandisco la bacchetta, cominciando a borbottare incantesimi a casaccio. Lei si tuffa dietro al letto di Amber, facendo capolino ogni tanto per verificare che non me ne sia andata.
« Violet, non essere così nervosa! » miagola mentre si risolleva, ed io frantumo un vaso al posto di spappolarle il cranio. E dire che fino all’inizio di quest’anno pensavo di poter arrivare ai M.A.G.O. Senza farle lo scalpo. Ma lei ce l’ha proprio messa tutta, per farmi impazzire: e chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Mi fermo in mezzo alla stanza, posandomi una mano sulla fronte e facendo molti – respiri – profondi. Lei si avvicina, rischiando la sua vita, senza saperlo.
« Eddai..non te la sarai presa! » ridacchia entrando nel mio cerchio privato. Troppo vicina. E veloce come un lampo, tanto improvviso da non dare neanche a me la possibilità di rendermene conto se non a fatto compiuto, scatta lo schiaffone, abbastanza forte da farle voltare il capo. Lei spalanca la boccuccia di rosa, con le fiamme che già si riflettono nei suoi occhi.
« MALEDETTA! » urla prima di buttarsi verso di me, con l’aria di una valchiria inferocita. Già mi riparo il viso con le mani, pronta alle sue unghiate. Ma subito, una voce che riconosco bene ci interrompe.
« scusate. » sibila Lenore, appoggiata allo stipite della porta. La Blackster si ferma con le manacce a mezz’aria, io idem. « Violet, ti dispiacerebbe venire? »
16/04/2008

« Monotonia » bofonchio, interrompendo il silenzio tombale della sala comune.
A quest'ora del pomeriggio e in pieno Aprile, con il sole invitante che filtra dalle vetrate e diffonde quel calore così piacevole, è raro vedere anima viva dentro il castello. Ma è risaputo che, quando qualche votaccio da recuperare incombe sulla mia testa come un nuvolone nero e carico di pioggia, le mie libertà personali vengono prontamente invase dalla mia presunta migliore amica.
« Che? » lo sguardo di Prue è interrogativo quanto basta per farmi capire che non deve aver afferrato.
« E' tutto molto...
monotono » ripeto, facendo volteggiare la bacchetta nell'aria, che forma qualche scintilla zigzagante di colore rosso. La osservo contrastare con la luce della finestra, per poi vederla dissolversi.
La bionda sospira, indicando il foglio di pergamena che giace sul tavolo da due ore ormai « Anne, hai preso un altro Desolante » dice tentando di assumere un tono grave, aprendo un volume polveroso davanti a me « Se ti metti d'impegno ora, prometto che avrai la tua boccata d'aria giornaliera »
Sbuffo sonoramente, lasciando poi che lei riprenda a parlare. Opporsi sarebbe inutile; non si sfugge alle grinfie di Prudence Harrison.
« Siamo qui perchè tu devi presentarti al compito di giovedì con una preparazione da
Oltre Ogni Previsione » fa una smorfia, incrociando le braccia in un gesto fiero « Certo, se tu studiassi al momento giusto, ora saresti lì fuori a brucare l'erba come desideri... » conclude, alludendo al fatto che avrei potuto benissimo studiare per la scorsa verifica e prendere la sufficienza allora, piuttosto che dover adesso recuperare.
Ma con questo sole, gli uccellini che svolazzano e cinguettano, e il vai e vieni concitato nel parco, a chi verrebbe in mente di chiudersi in camera a studiare per un così mediocre compito in classe di Pozioni?
« Dai, Prue » incrocio le braccia dietro la schiena, rivolgendole il mio sorriso migliore « Ormai so tutto, vedrai che andrà a meraviglia! »
Lei sospira di nuovo, incerta nello sguardo, tanto che alla fine cede alle mie capacità di convinzione.
« Hai vinto » mormora sprezzante, chiudendo i libri e riponendoli nella tracolla.
Oh, ora sì che mi sembra di sentire le campane suonare! Questa sessione di studio è stata deteriorante, quasi quanto quella pre-esami dell'anno scorso. Il fatto è che, ultimamente, quella che potrei definire la mia guida spirituale (quando si parla di studio, ovviamente) è ancora più apprensiva del solito nei confronti dei miei risultati scolastici. E' vero, ha i M.A.G.O. pressochè tra un mese e mezzo, ma sono i
suoi, non i miei esami. A giudicare da come organizza ogni mio singolo pomeriggio, comincio a pensare che stia seriamente tramando uno scambio d'identità...
Afferro la sciarpa di cotone dei giorni caldi e infilo il maglione di Grifondoro, fremendo dalla voglia di trovarmi fuori. Prue mi segue, seppur ancora contrariata, sbuffando a intervalli di tempo perfettamente regolari.
« Dai, Prue » esclamo battendo le mani in un gesto allegorico « Su con la vita, stai per assaporare la libertà! » le do' una pacca sulla spalla, proprio mentre giungiamo fuori dal portone. L'orologio della torre segna le cinque e mezza, il tempo prima che faccia buio è pochissimo, ma sempre meglio di niente. Perchè chi cade tra le grinfie della secchiona
per eccellenza, ha poche probabilità di fuggire...
***
Lezione.
« In qualunque caso, e non mi stancherò mai di ripeterlo, l'applicazione nello studio è fondamentale per una buona riuscita tecnica » non sto ascoltando con particolare attenzione le parole di Benton, il quale, camminando a grandi passi lungo l'aula, sta
probabilmente tentando di concludere la lezione.
« Psst » un sussurro proviene da uno dei banchi alle mie spalle. Mi volto, cercando di non farmi notare dal professore, per scoprire che il richiamo proviene dalle labbra di Opal.
Sorride, sporgendosi verso di me e abbassando la voce « Non è che hai una piuma di riserva? »
« Certo » frugo nella borsa, gettando al professore qualche occhiata sfuggente ed evitare che si accorga della mia disattenzione. Non sono esattamente certa che non mi abbia visto, considerato che ormai quasi tutti si sono fatti una ragione davanti all'evidenza che, per me, dare retta ai precetti fondamentali della brava studentessa è pressochè impossibile.
Porgo la penna alla ragazza, rialzandomi dalla posizione incurvata che avevo osato per cercarla « Tieni »
Un tonfo fragoroso mi impone di fermarmi a mezz'aria, tra le occhiate di tutti i presenti (insegnante compreso), voltatasi simultaneamente per verificare che cosa sia successo.
«
Oh, porc... » i miei occhi osservano dilatati lo spettacolo del pavimento di pietra cosparso di inchiostro, dalla macchia più grande costellata dai frammenti di vetro, alle gocce più piccole sparse nel raggio di un metro.
Mi sento gli sguardi addosso, ma essendoci ormai abituata, traggo un gran respiro ed estraggo la bacchetta.
« Signorina Bennett » il sorriso sghembo piantato sulla faccia, Benton blocca il mio tentativo di aggiustare le cose in un gesto « Preferirei che lei non arrecasse altri danni durante la lezione, cosa ne dice di attardarsi a sistemare quando sarà finita? » proferisce indicando la mia mano, che sta ancora serrando stretta l'asticella di legno d'edera.
« Ahm... » Fisso il professore, incerta « Certo che no » rispondo infine, rimettendomi a sedere al tavolo e prendendo a giocherellare con la pergamena.
« Tra l'altro, dato che il suo non mi pare un linguaggio adeguato a un ambiente tale quello scolastico » perfetto, adesso vuole anche provocarmi sensi di colpa per un'imprecazione sussurrata, e tra l'altro neppure completata « Ritengo che sottrarre cinque punti alla sua casa sia d'obbligo, non crede? »
In questi momenti muoio dalla voglia di scagliargli in testa qualcosa a lui
davvero adeguato...
Lezione finita. L'aula, man mano che gli studenti decidono di evadere dall'ultima ora di lezione, si svuota. Bofonchiando eufemismi non riportabili su carta, mi accingo a ripulire il disastro, per poi raccattare la mia roba e gettarla alla rinfusa dentro la borsa.
Alzo gli occhi alla porta, la mia attuale e desiderata meta, pregustando l'uscita quasi fosse la fine di una lunga sofferenza. Se c'è una cosa che
detesto è essere messa in ridicolo, e anche se dopo cinque minuti gran parte dei presenti starà già sicuramente parlando d'altro, gli sguardi e le risatine sono irritanti.
« Serve una mano? » a quanto pare, oltre ai modi di fare e la grazia, devo rivedere anche la vista; non mi ero resa conto di un'altra forma di vita presente nell'aula...
« Mh, no » borbotto in direzione di Opal, senza però poter fare a meno di sorriderle. Ha un viso che sprizza allegria, che mette allegria dentro, e io vado matta per le cose allegre. Esatto, gente, è inutile che vi facciate un'immagine esigente di me:
ridere è tutto quello che mi serve, nient'altro!
« Dai, avranno già dimenticato » dice, seguendomi verso la porta « Sai com'è, si fanno due risate e poi la cosa finisce » un sorriso caloroso, che non può che mettermi immediatamente di buonumore.
« Forse hai ragione. In fondo è un modo per animare le lezioni di Benton... » rido, mentre percorriamo assieme il corridoio « Se devo assumermi quest'arduo compito per la patria, lo farò senza indugio! »
***
Sera.
« Vuoi del dolce? » la voce di Prudence mi arriva alle orecchie, leggermente offuscata dal brusio diffuso in tutta la sala grande all'ora di cena.
« Certamente! » rispondo allegra, prendendone una quantità abbondante dal piatto di portata.
Lei mi guarda con un sopracciglio alzato, ma non può che lasciarmi fare. Non c'è speranza di separazione tra me e il gusto sublime di una torta al cioccolato all'irlandese. Sento il sapore invadermi il palato: questa è una situazione di paradiso...
« Ma possibile che devi
sempre mangiare? » ride, mentre assaggia a poco energici morsetti una mela. Da quando si è invaghita di uno sconosciuto principe azzurro del settimo, sta tentando il miracolo mettendosi addirittura a dieta.
Io (e in quell'io non voglio sottintendere egocentrismo) non riuscirei a sopportare la rinuncia ad ogni alimento minimamente gustoso, come lei sta facendo da circa due mesi. Insomma, siamo o non siamo stati mandati a Hogwarts per gustare le sue prelibatezze?
Devo aver accidentalmente fatto il mio ragionamento ad alta voce, poichè un oggetto eccessivamente duro e pesante mi arriva dritto sulla nuca...
15/04/2008
“Jillian.”
“Sì?”
“Il…ehm, il club ha un nome, che tu sappia?”
La mia amica alza per un istante la testa dal libro di Incantesimi [che conosce a memoria, in ogni caso] e riflette.
“Non credo. Nessuno ne ha mai parlato.”
Siamo da sole nella nostra stanza, per questo possiamo parlarne in tranquillità. Rachel e Isabel sono andate in Sala Grande per fare uno spuntino, ovvero per vedere se trovavano Eugene. Jillian ed io, invece, stiamo studiando. O meglio, era ciò che facevamo fino a pochi secondi fa.
Appoggio la penna sulla scrivania.
“Cosa ne diresti di Exercitus Lucis?”
“Eh?”
“Esercito della Luce, in latino.”
La sua espressione poco convinta è già una risposta.
“Mh…gli Auror di Domani?”domando, con tono scherzoso.
Stavolta scuote il capo con forza, pur sorridendo.
È un bel problema. Che mi sono posta da sola, va bene, ma ormai è già diventato un chiodo fisso.
“Magari potremmo prendere il nome da un incantesimo.”suggerisce.
“Vero. Allora, vediamo un po’…”
Metto la sedia accanto alla sua e iniziamo a sfogliare il volume che stava sfogliando.
Incantesimi di Protezione: il titolo della sezione ci pare adatto. È uno dei capitoli più lavorati del libro di Jill, per ovvi motivi: da quando Georgiana l’ha nominata sua vice, la mia amica prende il suo nuovo ruolo con molta serietà e si prepara con cura prima di ogni riunione.
Una pagina è a dir poco “vissuta”: sottolineature, appunti, rimandi ad altri libri.
L’intestazione è chiara. A grandi lettere gotiche [passione del professor Benton], ecco campeggiare due parole: “Incanto Fidelius”.
“Un incantesimo molto complesso attraverso cui un segreto viene nascosto, tramite la magia, in una sola anima. L’informazione è celata all’interno della persona prescelta, o Custode del Segreto, ed è dunque impossibile da scoprire, a meno il Custode non decida di divulgarla.”leggo scandendo le parole.
La porta si apre e ne entrano Rachel e Isabel.
“Basta studiare Incantesimi!”esclama la mia migliore amica. “Andiamo a fare una passeggiata nel Parco, e intanto Izzie vi racconterà dei progressi fatti con l’amico biondo-che-più-biondo-non-si-può di Carlisle…”
Mentre Izzie arrossisce e balbetta un diniego, io e Jill ci scambiamo un’occhiata eloquente.
Per un soffio non ci hanno scoperte nel bel mezzo di una discussione sul Club.
“Ma secondo te…Lewis sta con la Blackster?”
Dietro di me le solite Tassorosso chiacchierine si stanno ponendo domande amletiche sulle coppie della storia. Io cerco invano di concentrarmi: è notte, e sto tentando di disegnare una mappa decente di Giove e delle sue lune. Non riesco a reprimere uno sbadiglio, per poi accorgermi subito dopo di aver disegnato due Io.
Rachel mi dà una gomitata, e io mi affretto a cancellare l’errore: Crale, un sorriso benevolo dipinto sul bel viso, si avvicina e passa a controllare i nostri lavori.
“Bene, Norris…Scott, controlla quel diametro…Page, buon lavoro…Robinson, ferma lì, non cancellare che ti do una mano…”
Alzo gli occhi al cielo. Per fortuna, l’ora sta finendo. Crale si attarda fra i Tassi, e non fa in tempo a raggiungerci. Raccolgo l’armamentario (telescopio, penne, pergamene, riga, squadra, compasso) e lo ripongo nella borsa. Invasa da una nuova vitalità, propongo a Rachel una sosta nelle cucine per uno spuntino di mezzanotte.
La mia amica annuisce: poco dopo, gli elfi ci stanno riempiendo di caramelle e barrette di cioccolato. Mentre usciamo dalle cucine, assistiamo a un caloroso saluto sulla porta della Sala Comune di Tassorosso. Jillian e Carlisle si staccano: la nostra compagna di stanza ci rivolge uno sguardo fra il perplesso ed il divertito, mentre il suo fidanzato ci saluta con un gesto della mano, per poi entrare nel quadro.
“Allora?”domando. “Cosa sono questi saluti a tarda notte?”
“Nulla, siamo andati in biblioteca a studiare. Niente di trasgressivo!”risponde Jill sorridendo. “Avete bisogno di una mano?”
Prima che io possa rispondere di no, una dozzina di Cioccorane cadono a valanga sul pavimento.
“Direi di sì.”afferma Jillian, chinandosi a raccoglierle e spartendo con noi il carico.
Ahia. Che mal di stomaco.
Credo proprio che non mangerò cioccolato almeno per un mese.
Stamattina, la visione della colazione in Sala Grande mi ha abbastanza nauseato.
Ho afferrato una mela e, dopo aver ingollato una tazza di thé, mi sono lanciata in aula di Trasfigurazione. Il professor Silente è seduto accanto ad una serie di bicchieri dei più svariati generi e colori: calici dorati, boccali rossi, normali bicchieri da tavola dalle sfumature cangianti.
“Oh, signorina Salinger! Oggi è la prima!”dice, con una certa sorpresa.
No, non sono la persona più puntuale del mondo, però questo accento stupito un po’ mi offende.
“Prenda pure posto. Oggi avremo una lezione molto, molto interessante.”
Bene, ora posso preoccuparmi. Addento la mia mela, e ripenso all’ultima lezione molto, molto interessante: dodici Corvonero in piedi sui banchi, terrorizzati da scarafaggi giganti, esito di un incantesimo di Trasfigurazione eseguito su dei tomi di Letteratura Egizia, mentre io ed altri tre studenti, immuni dall’entomofobia, cercavamo di ritrasformarli. In tutto ciò, il professor Silente sorrideva allegro e ci incitava:
“Magnifico, Rodham! Un po’ più di convinzione, Walker…”
Quel giorno, tutti i Corvonero del sesto rischiarono, per un motivo o per l’altro, il tracollo nervoso.
13/04/2008
Lezione di incantesimi.
La mattina si rivela poco produttiva, almeno finora.
Ho salutato di sfuggita Aedan, che come ogni mattina mi ha rivolto quel sorriso spensierato che lo caratterizza nei miei confronti.
Non abbiamo più parlato del problema amoroso che ha scatenato in me molti dubbi. Forse per la paura di perderlo, mio fratello…forse per quello che di questa ragazza che sembra averlo preso mi sfugge, impiego diverso tempo a pensare qualcosa di logico su cosa mai avranno in comune quei due. Mi avvio al mio posto, quando una chioma bionda di mia conoscenza fa capolino, china su un libro che sembra leggere con più distrazione che interesse. Almeno nell’apparenza. Mi avvicino, poggiando i miei di libri.
“Signor Lewis, buongiorno” comunico, sedendomi vicina.
“Signorina Lywelyn, che piacere di primo mattino” risponde, mimando un inchino da seduto.
“Così mi confonde, potrei non seguire più la lezione se mi rivolge simili attenzioni.” Affermo, sorridendo con grazia d’altri tempi. Non riusciamo a fare a meno di guardarci entrambi e ridere, per un momento, ho l’impressione che l’andazzo della mattinata potrebbe capovolgersi. E tutto soltanto per la presenza del mio nuovo…amico? Si, forse dovrei definirlo così.
“Ragazzi miei, una relazione complessa vi attende, e tuttavia, sarò così magnanimo da assegnarla a due studenti a testa, così da non farvi entrare in seria crisi mistica.” Benton, con la sua solita, pungente, ironia comunica alla classe intera l’assegnazione di un compito parecchio complicato.
Un lampo, guizza nei miei occhi. E sembra che lo stesso pensi Jasper, notando l’occhiata fulminea che ci rivolgiamo, prima di alzare la mano.
“Si?” la voce del professore ci concede la parola.
“Professor Benton, sarebbe troppo chiedere di essere accoppiato a Miss Lywelyn?” Jasper e la sua verve da ruffiano con stile, domanda con gentilezza disarmante.
Io annuisco, rivolta all’insegnante.
“Non avrei alcun problema, se a lei non disturba” rimarco, sfoderando la mia occhiata da cerbiatto indifeso. Finto, ma funziona. A giudicare dal sorriso furbo che il professore ci rivolge, con un serafico “ mi aspetto grandi risultati, dalla vostra collaborazione. Lywelyn, Lewis…che sia per voi un’ unione fruttuosa.”
Sorrido, soddisfatta e vincente al mio compagno di banco.
“Sala comune, nel pomeriggio.”
***
"Dove la trovi la voglia, proprio non lo so." dice, coprendosi la bocca con la mano per nascondere uno sbadiglio. "Dove la nascondi tutta questa pigrizia proprio non lo so." rispondo, trattenendo con fatica un sorriso. " E dire che quando si tratta di fare il farfallone amoroso, tutta la stanchezza la perdi." proprio non ce la faccio più. Mi copro la bocca con una mano, ridendo sotto il naso.
"La farfalloneria amorosa è una disciplina sacrosanta."
"Se inserissero un esame in merito, tu lo supereresti con il massimo, mh?" chiedo, piacevolmente divertita dalla discussione che sembra animare il fino-a-poco-prima-moribondo-jasper-lewis.
"Una pioggia di O. Mi pare ovvio." sorride sornione.
"Mi pare ovvio" ripeto, imitando vagamente la sua occhiata seduttrice.
"O apriamo i libri adesso, o non ne avrò più la forza."afferma, alzando gli occhi al cielo ed atteggiando il viso ad un'espressione di sconforto.
" ma quanta teatralità per una piccola interrogazione da preparare " rido, aprendo il libro, e sfogliando le pagine, arrivando a quella che ci interessa. " e poi quando ti capita svolgere i compiti con me, mh? Dovresti gioirne!" annuisco, scostando una ciocca di capelli che ricade morbida sulla mia spalla, con un atteggiamento fintamente snob nei suoi confronti. "Ne gioisco ogni momento, fidati."
"ma che gentile" rispondo, leggermente ammiccante, per poi allungare la mano sul suo libro. Ed aprirlo con un tonfo secco al capitolo interessato. " adesso concentriamoci su questo, dopo potrai riempirmi di complimenti, grazie."
"Oh, mia torturatrice!"
"Splendida torturatrice, preferisco" dico, porgendo la matita per i suoi tragici appunti da trascrivere.
"Uffa. Non potremmo chiedere una mano a tuo fratello? Alla fine, è un Corvonero."
"Vorresti, forse, insultare al mia intelligenza? Malfidato" mi fingo offesa, mettendo su un broncio che porta la mia testa a voltarsi sulla sinistra, distogliendo lo sguardo da lui.
"Problemi con il fratellone?" chiede, facendosi più serio.
Irrigidisco la mia espressione, sciogliendo l'incrocio delle braccia sul petto. " Diciamo che Aedan mi da grattacapi ai quali pensare" mi rivolgo a Jasper, stranamente fiduciosa nell'esposizione del mio problema.
"Se hai voglia di parlarne..."dice, appoggiando il viso su una mano.
Colgo la palla al balzo, poggiando la matita (sicuramente per la sua gioia) sul tavolo, rimandando lo svolgimento dei compiti. "Jasp, conosci una certa Julia Versten?"
"Ma certo."risponde, con un guizzo negli occhi.
"Beh, chi è? E perchè ti scintilla l'occhietto vispo di quella luce tipica del tuo radar farfallone? " inarco un sopracciglio, incuriosita.
"Non essere gelosa, resti sempre la mia compagna di Incantesimi preferita. Allora, Julia Versten è una cacciatrice di Grifondoro, e visto che anche io gioco a Quidditch, è un motivo sufficiente per conoscerla. In secondo luogo, è decisamente una delle ragazze più belle che conosca, dunque non potrebbe sfuggirmi."
Sorrido alla sua affermazione. "Oh certo, come ho fatto a non pensarci. Una grifondoro, dunque." pensierosa per un attimo. " Beh...io l'ho conosciuta di sfuggita durante uno...scontro...tra lei e mio fratello" dico, reclinando la testa.
"Scontro di che genere? Non c'è ancora stata la partita Grifondoro-Corvonero."
"Jasper. Mi meraviglio di te. "affermo, sorniona. " Esistono vari tipi di..scontri. E non necessariamente negativi."
"Ah, ti riferisci al campo in cui sono maestro! Non dirmi che li hai sorpresi nella loro intimità!"sogghigna.
"Quasi. Ho il dubbio che siano parecchio vicini, in tal senso." poi rifletto "a dire il vero è una certezza, visto
che stavano per baciarsi. E stanno lì a lanciarsi occhiatine eloquenti, ogni qual volta si trovano nello stesso luogo" spiego.
"Oh, beh. Di' a tuo fratello che ha tutta la mia comprensione."risponde, esasperandomi.
“E perchè mai l'avrebbe?" domando, cercando di capire cosa mai abbia questa Versten di così accattivante.
"Dolce, ingenua Scarlett."sorride, dandomi un buffetto su una guancia."Sappi che la Verstenen è una preda molto ambita, anche ora che non è proprio nelle sue condizioni migliori. Anche se resta sempre una gran... bella ragazza."
“Non è nelle sue condizioni migliori?" stranita.
"Sì. Sua sorella è morta qualche mese fa, proprio qui a scuola. Voi non eravate ancora arrivati. Una Mezzosangue Tassorosso, con un bel visino come lei."
Sobbalzo" Alt. La Versten è una mezzosangue?" chiedo, ripensando a quando Aedan mi ha detto, giorni fa, che non lo è. Che abbia mentito? Attendo una risposta quasi sconvolta da un' eventualità del genere.
"No, per niente. Altro che Mezzosangue. Suo padre è un mago, mio padre lo conosce perchè finanzia alcuni progetti che lo riguardano. Ma la cosa strana è che sua madre è una ninfa."
Sospiro sollevata per lo scampato pericolo. Aedan non mi mentirebbe mai. "Ah. Buono a sapersi" paleso spudoratamente la mia opinione favorevole sotto il fattore "Sangue". Poi realizzo le parole di Jasper, concentrandomi sul seguito. "Le è morta la sorella?"
"Già. Era metà gennaio. Ovviamente non l'ha presa benissimo.Non dirmi che non lo sapevi."aggiunge"Ne parlano tutti, è il mistero di Hogwarts."
"Non lo sapevo. Ma adesso mi stai dissipando molti dubbi sull'atteggiamento della fatina occhi blu." ribatto, per poi rivolgere un sorrisetto. "Povero Jasper. Immagino tu sia assolutamente d'accordo nel volerle elargire comprensione, nel caso in cui lei la desiderasse, dico bene?"
"Magari. Anche perchè dovrebbe piantarla di disperarsi per una lurida Mezzosangue. Ma a quanto pare Aedan mi ha preceduto, beato lui."
" La penso come te. Sui Mezzosangue non è il caso di sprecare una parola in più del nostro tempo prezioso. Si concede loro un'importanza che, nell'effettivo, non hanno. " mi rivolgo ancora una volta al libro, salvo poi avvicinarmi, poggiare una mano sulla sua spalla, ed avvicinarmi maliziosa, ma senza secondi fini, al suo orecchio. Giusto per precisare una postilla alla quale tengo particolarmente . "Ah, Jasp. Giusto per mettere le cose in chiaro. Io sono una finta ingenua. Non dimenticarlo. " sussurro, per poi scostarmi con un sorrisetto furbo, e porgere la matita ancora una volta. " Adesso, però, è tempo di studio."
"Non ho mai avuto dubbi. E ora, che la noia abbia inizio."
Ridacchio, tornando al mio posto, cominciando ad elaborare, insieme al mio compagno di studi, la relazione assegnata.
Mai parlare con Jasper mi aveva fatto così bene. E penso proprio, che mi ritroverò a farlo più spesso.
In fondo…siamo principi, no? E lui…si. Posso dire, adesso, che senza dubbio è un amico.
12/04/2008
Mi è dispiaciuto. Davvero.
La rottura con Violet è stata, per me, una scelta difficile da prendere. E forse, in un certo senso (credo sia questo lo stato che sento), dolorosa. In fondo…per la prima volta avevo conosciuto…l’amore. Si. L’amore.
Ma non ho visto via d’uscita. Violet era sì la mia ragazza. La persona che, senza dubbio, ho amato finora. Ma era anche la persona che cominciava anche a soffocarmi con le sue gelosie/ossessioni/manie.
Ho bisogno di ritrovare me stesso, di tornare edward .Il vecchio Ed. Quello strafottente e spensierato, vivace e audace. Insomma. Me. E dopo che avevo deciso di confidarle quel segreto che sento trapanarmi la testa, lei ha reagito in modo strano. Pensando più al fatto che, questo problema, mi avrebbe avvicinato a Scarlett.Quando invece avrei voluto che lei mi appoggiasse, forse. Senza affogarmi nella sua gelosia smaniosa. Mentre invece non si era resa conto che Scarlett era soltanto UNA delle cause che ci hanno portato alla rovina, e non per i motivi erotico/sentimentali che palesava lei.
Tutto ha una fine, Edward. Tutto ha una fine. Convincitene. E’ questa la realtà dei fatti. E questo strano sentimento soffocato che senti bruciare in petto…..anche quello…deve avere una fine. Completa.
E mentre mi rintano nei miei pensieri mi ritrovo al lago, in compagnia dei miei amici. Che sorridenti scambiano battute senza senso, ma proprio belle per questo.
Deirdre. La mia Deirdre. La “nostra” Deirdre, sembra aver organizzato tutto.
La vedo, sorridere mentre Scarlett si avvicina a me, lei e Jasper. Contenta. Come se avesse ritrovato una gioia che le veniva privata da troppo tempo.
Senza scivolare nell’emotività dei fatti, vorrei che questi istanti si fermassero.
Mi sento anche io “Bene”, finalmente dopo tanto tempo. Mentre ci avviamo tutti insieme in sala comune.
Io, Deirdre, Jasper e….Scarlett. Un pensiero mi sovviene. Mi manca eve, e me ne accorgo proprio in questi momenti. Manca tanto a tutti noi. Ma come già detto: tutto ha una fine, un inizio e certe volte bisogna mettere un punto ed andare a capo. Eve non tornerà.
Non avrei mai pensato di poterlo dire. Mai. Eppure…i principi, sono tornati ad essere il gruppo bello, splendido, perfetto che erano un tempo. E le sorprese, sembrano non finire mai. Spingo la porta, avanzando fiero. La bellezza torna, più sfavillante di prima. Ed ora..? Non vi resta altro che il tremore. Tremate, pargoli, i principi sono qui per allietare i vostri sogni.
“A me dispiace Jasper. Mi dispiace. E lo dico davvero.” Parlo con il mio amico. Mostrando lui il mio risentimento.
“E tuttavia Violet stava diventando insostenibile, soffocante.Io…non credo che sarebbe stato salutare, in primis, continuare una storia che cominciava ad essere quasi…malata. Oserei dire così.”
Jasper annuisce, comprensivo come sempre con me che forse lo sto solo annegando di parole.
“ Lo so io quello che ti serve.” Rimarca Jasper, con aria leggermente sorniona.
“ Norwood, non vorrai perdere il tuo charme da seduttore…” e nel suo tono riscopro quel pizzico di sfida/rimprovero verso il quale si sono concentrate tante, e tante sfide in merito.
Io sorrido, audace e scintillante come un solo rampollo del mio calibro riesce a fare, e chinandomi aggraziato, rispondo:
“Hai ragione, non sia mai. Andiamo a far beare qualche giovane pulzella del nostro fascino regale, amico mio”.
E così dicendo, esco fuori. Hai visto, Edward? Deve finire, e finirà.
Gaeltacht. Gaeltacht. Gaeltacht.
Di notte, di giorno, negli attimi pomeridiani non faccio altro che pensare sempre e solo a quello.
E’ il mio chiodo fisso. Quella chiave che vorrei potesse aprire quello scrigno che mi è stato chiuso davanti agli occhi tempo e tempo fa.
Io ho promesso. Io ho giurato che avrei sfidato tutto, pur di vendicare mio padre. Era una promessa a lui, era una promessa a me. E’ una promessa A ME.
Mi alzo, uscendo dalla mia camera. Ho una strana, inspiegabile voglia di parlare con la mia amica Scarlett. Perché lei è
SOLO UN’AMICA. Figurarsi se al momento voglio altre seccature del tipo
“storie e quant’altro” no. Non fanno per me. Al momento…voglio gustarmi il significato della parola L I B E R T A’.
Che trovo in sala comune, china su un libro. Estraniata da tutto il mondo, quasi volesse esattamente questo. Siedo vicino, sbirciando fra le sue pagine.
“ Norwood a ore due.” La ragazza solleva lo sguardo, rivolgendomi la sua attenzione.
“Splendore sensitivo.” Le dico con un’audacia degna del più grande seduttore mai esistito ad Hogwarts.
Mi piacciono queste considerazioni personali che ho assolutamente intenzione di riprendere,fosse solo per curare il mio, momentaneamente instabile, ego.
“ Qual buon vento?” domanda, centrando immediatamente il problema.
“ Vento irlandese” ammetto, facendo in modo che i miei occhi riescano a rispecchiare quello che realmente vorrei sapere. Ossia qualcosa di nuovo.
Ne parliamo a lungo, ma le nostre considerazioni sono sempre le stesse, trite e ritrite sugli stessi concetti già ampiamente esplicati.
Niente di incognito. Niente che non so. Niente che possa aprire uno spiraglio nuovo. Uno spiraglio di luce.
“ Edward, tutto quello che potevamo scoprire qui a scuola, lo abbiamo già scoperto” Scarlett e la sua voce di velluto riescono a riportarmi alla realtà. Mi alzo, insieme a lei cingendole un fianco.
In fondo, devo ringraziarla davvero per avermi fornito anche quelle poche informazioni reperibili nella struttura in merito a questa setta, pare, sconosciuta.
“ Hai ragione” sottolineo
“ abbiamo scoperto tutto quello che Hogwarts riserva” .
E più che una precisazione a lei, è una precisazione a me stesso.
Tutto quello che Hogwarts….Hogwarts…..riserva.Ad Hogwarts ho scoperto tutto. Ad Hogwarts ho scoperto tutto.
Ogni cosa, ogni volume è stato messo sotto sopra. Anche Lumacorno ha fornito il reperibile. Niente. Tutte le fonti sono finite, tutte le fonti si sono esaurite.
Ogni cosa. Si è conclusa. Estinta come un fuoco su legna bagnata.
“Qui ad Hogwarts non troverò più niente” valuto, disteso ad occhi chiusi sul mio letto, le mani dietro la nuca.
“Qui ad Hogwarts non troverò più niente” come una nenia mi ripeto, convincendomi.
“Che stai blaterando, Ed?” Jasp mi ridesta dai miei pensieri, trascinandomi quasi, con la sua voce, seduto.
Con lo sguardo perso nel vuoto valuto quello che il mio pensiero vuole farmi capire.
“Qui…..ad Hogwarts……non troverò…..più niente.”
Avviso per la gentile clientela. Vista la mancanza di pc funzionante per la nostra Owner, mi ha gentilmente chiesto di potermi spedire i post tramite e-mail(inviata dal pc di un'amica) e postarlo, affinchè la presenza dei suoi PG non si annulli. Detto ciò, speriamo che questo "problema" si risolva in fretta. Have Fun.
*Scarlett*
11/04/2008
È un momento tranquillo.
Ed ha lasciato Violet. E Scarlett è pronta a prendere il suo posto, dopo essere diventata la sostituta ufficiale di Eve.
Sbuffo, annoiato dal compito di Pozioni. Che voglia: devo enunciare e descrivere i quindici modi d’uso del Siero Obtortus. Li conosco a menadito. Ma scrivere è un altro paio di maniche.
Seduto nella Sala Comune, mi lascio dondolare all’indietro. Tutti gli studenti del quinto e del settimo sono intenti a ripassare, studiare e quant’altro. Jefferson Lennard leggiucchia il tomo di Incantesimi senza eccessiva gioia, mentre Klaus McDowning, accanto a lui, ripassa Trasfigurazione e ogni tanto lo guarda in adorazione.
Violet entra, e, nel vedermi, alza gli occhi al cielo; il suo viso si contrarrebbe in una smorfia di disgusto, se non fosse una vera lady inglese.
Una distrazione dallo studio, ecco quel che mi ci voleva. Mi alzo e vado a sedermi accanto a lei.
“Buongiorno, Traviston.”
“Buonasera, Lewis. Fra poco si cena, se non te ne sei ancora reso conto.”
Ah, la piccola vipera del mio cuore è tornata, dopo essersi raddolcita nei miei confronti si è trasformata ancora in un Basilisco.
“Allora…buonasera. Come vanno le cose?”
“Se l’amico Norwood ti ha mandato a controllare come sto, cosa di cui francamente dubito, ti assicuro che non mi sto struggendo di dolore.”
No, direi proprio di no. È bella e curata come al solito, e, per quel che ne so, le ragazze depresse per amore tendono alla trascuratezza. Ho anni di esperienza, sì.
“Dunque, hai già trovato qualcuno per sostituire il mio fedifrago amico?”
“Non sono per niente affari tuoi.”
“Oh, andiamo…un po’ di pettegolezzi non fanno mai male.”
“Deirdre ti caverebbe gli occhi se ti vedesse mentre parli con me.”
“Carina come mossa per mandarmi via. Sappi che io faccio ciò che voglio, mia piccola goccia di fiele.”
Dall’espressione del suo volto, tutt’altro che amichevole, capisco che sta per coprirmi di insulti…anzi, no. Sarebbe più nel suo stile gelarmi con una frase, una sola ma detta con tutto l’odio di questo mondo.
L’arrivo di mia sorella la interrompe.
“Jasper, lascia in pace la signorina Traviston. Ne ho già viste abbastanza triturate dalle tue mani.”
“Non c’è pericolo, professoressa.”ribatte Violet.
Martine scoppia a ridere.
“Jasp, stai perdendo il tuo tocco?”
“Quello mai. È solo che Traviston è immune al mio fascino, ecco il mistero. Cosa ci fai qui?”
“Devo parlare con Morkan, un tuo compagno. Rischia la bocciatura in Aritmanzia, a giudicare dai voti del mio predecessore.”
Le indico un ragazzo alto e dinoccolato [Morkan è il Cercatore di Serpeverde, fra l’altro], che sta facendo bisboccia con il suo gruppo, e Martine si allontana.
Prima che possa rivolgerle la mia attenzione, Violet Traviston e già in piedi e si dirige verso il dormitorio femminile.
Eve non tornerà più.
Me lo ripeto da una mezzora. Da quando l’ho saputo da Deirdre, ieri in riva al Lago Nero, questo pensiero vaga nella mia mente, frammisto alle solite considerazioni scolastiche e\o sentimentali.
Eve non tornerà più.
All’improvviso, avverto un senso di vuoto.
E un’altra sensazione. Di cambiamento.
Sono cambiate così tante cose quest’anno…tutto è iniziato come al solito, ma poi il Destino ha iniziato a giocare con noi, intrecciando e disfacendo i fili delle nostre vite.
Io ho combinato disastri a non finire, iniziando con Belinda per concludere con l’episodio di Pennington. Ed ha iniziato la sua personale ricerca della verità. Deirdre ha dovuto affrontare il mio tradimento, la lontananza di Eve, l’arrivo di Violet Traviston.
E poi, Tom Riddle. Tom Riddle, questo ragazzo con il viso aristocratico di un principe e l’anima nera di un demone. Tom Riddle che ci ha illuminati con la sua luce, che ci ha infuso nuova speranza nei suoi, nei nostri ideali di purezza.
Tutti questi pensieri mi attraversano la mente mentre la voce monotona di Ruf si dilunga nello spiegare le vicende della Settima Guerra dei Goblin contro i Folletti.
Fuori dall’ampia finestra gotica, una pioggia battente scroscia sul Parco e sul Campo di Quidditch. Questo clima uggioso mi invoglia al sonno, e invece, penso con un brivido, oggi pomeriggio mi attende un allenamento.
Fra le altre cose, abbiamo bisogno di un nuovo Cercatore. Forsythe, dopo aver cercato di far fuori il suo collega Grifondoro che gli aveva rubato la più bella testa di ricci biondi della scuola[ammirevole intenzione, ma forse un po’ troppo plateale il gesto di farlo precipitare da trenta metri], era stato sospeso e in seguito ha continuato a studiare in privato. Morkan, il suo sostituto, è un buon giocatore, ma il suo rendimento scolastico è in crollo libero e quest’anno ha i G.U.F.O., dunque deve smettere e concentrarsi sullo studio. Quindi siamo senza Cercatore, alè.
“Ha smesso di piovere. Il fango la fa da padrone, ma perlomeno ha smesso di piovere.”mi dice, Somerville, il capitano della squadra, accogliendomi con una pacca sulle spalle.
“Facciamo la solita partitella d’allenamento. Fai il Cercatore, intanto che aspettiamo di trovarne uno decente.”aggiunge.
Due ore dopo torno negli spogliatoi decisamente malmesso e con un male incredibile alle gambe. I Cercatori hanno proprio una vita grama. Mi rilasso sotto la doccia più del solito, e quando ne esco per andare a cambiarmi, ci sono già un paio di giocatori di Corvonero. Micheal Parker e Aedan Lywelyn.
“Ciao Aedan!”lo saluto con cordialità.
“Salve Jasper. Come va?”
“Non c’è male grazie. E tu? Ti stai ambientando?”
“Abbastanza. Non mi perdo più per questi labirintici corridoi, il che è già quacosa.”
“Tua sorella mi pare che si trovi benissimo qui.”
“Ha sempre desiderato studiare ad Hogwarts.”dice, mentre indossa la divisa blu. “Odiava Durmstrang.”
“La capisco! È un posto provinciale…”affermo.
Finisco di rivestirmi e mi infilo il mantello, salutandolo e uscendo nell’aria fredda per tornare a scuola.
Lancio, nel vero senso della parola, la borsa sul letto. Edward, immerso nella lettura di un dizionario di gaelico, inarca le sopracciglia e mi fissa.
“A volte sei di una grazia…”dice sorridendo.
“Lo so, neppure la regina d’Inghilterra può competere. Vuoi smetterla con il gaelico? Tanto Scarlett lo conosce benissimo.”
“E allora? Se conosco due parole, tanto meglio, no?”
La mia innata pigrizia non mi consente di dare risposte affermative.
“Scarlett ti cercava, a proposito. Per il compito di Incantesimi.”
Oggi non ho proprio requie.
08/04/2008
Settimana passata.
"...e non è tutto: mi ha perfino fatto scoppiare un libro in faccia non-so-come!". Ascolto Belinda mentre mi racconta concitata quello che è successo giusto due giorni prima;
"Io le ho detto che ero tua sorella, ma quella non faceva una piega e continuava a minacciarmi," fa una piccola pausa,
"naturalmente era una Grifondoro,"-tipico!-
"ma alla fine per sua fortuna sono arrivati il suo Caposcuola e la sorella della morta.". Finito il discorso tutto ad un fiato, tira fuori un sorriso, soddisfatta per essersi sfogata.
Strano che a volte mi dimentichi quanto può essere logorroica Belinda; al contrario Utopia se ne sta zitta ed ascolta in silenzio: si riesce difficilmente a capire cosa pensi. Sta di fatto che, alla fine di tutto il racconto, non ho ancora capito il motivo per il quale quella Grifondoro stava minacciando mia sorella.
"Certo Beli, ma scusa non ho capito perchè quella Opal ti stava attaccando...". Scarlett al mio fianco penso sia tanto confusa quanto me, o forse di più, visto che non ha mai assistito, almeno finora, a un discorso di Belinda in piena agitazione! Ora io riesco a gestirla con destrezza (anche se non sempre), ma non è sempre facile capire il soggetto e l'oggetto delle sue frasi quando parla di qualcosa che non sai!
Rotea perfino gli occhi, come se il suo discorso filasse liscio,
"Bè, ti giuro un rompiscatole di prima categoria quel ragazzo, una cosa pazzesca!"
"Beli, chi era questo ragazzo e cosa c'entra? potresti andare piano ed essere chiara per piacere??". Mi guarda con sguardo risentito, anche se non fa obiezioni.
"Ok..allora stavamo camminando...naturalmente parlo di io e Uto...e c'era questo ragazzino mai visto che ci viene volontariamente addosso, per la precisione si è scontrato con me, ma non è questo il punto...", fa una pausa e cambia espressione: diventa addolorata,
"quel piccolo stupido stava mangiando una merendina e mi ha sporcato la camicetta...", mi guarda dritto negli occhi,
"...quella rosa che mi ha comprato papà: non ci ho visto più! E sai cosa c'è anche: naturalmente non poteva che essere uno sporchissimo mezzosangue! A quel punto è arrivata la rompi...il resto lo sai già"
"Oddio la camicetta rosa...ma è rimediabile vero?", le chiedo, sapendo quanto ci tenga a quella camicia, frutto di uno dei tanti viaggi di nostro padre.
"Tutto ok...per fortuna!". Sorride compiaciuta.
Ultimamente la scuola sta diventando sempre più difficilmente 'regnabile'; più cerchiamo di far stare al loro posto gli indegni, più veniamo ostacolati in maniera diversa da caposcuola o quant'altro! Viene quasi da pensare che lo facciano apposta!
"Oh, Scar, quasi dimenticavo...il professor Lumacorno mi ha chiesto di darti questo,"le porgo una pergamena arrotolata,
" ma se vuoi te lo riassumo: ti invita a partecipare al Lumaclub, naturalmente l'invito è esteso anche a tuo fratello..."
"Oddio Scar, tuo fratello è davvero un bel ragazzo! L'ho visto l'altro giorno in campo!", dice Beli.
"Si, davvero, uno schianto!", la segue Uto.
"Non è che per caso è libero?". Dice infine Beli, sinceramente interessata a mio avviso. Penso che questa sia la domanda sbagliata da porgerle...
Il suo viso dolce assume tratti vicino al diabolico:
"Non lo so e non mi interessa nemmeno. Anzi, spero proprio di si per lui!". Gli occhi di Uto e Beli sono spalancati davanti alla reazione eccessiva di Scar;
"Scar non dovevamo andare da Jasp e Ed, non ricordi?? Dai andiamo...", la trascino praticamente via alla ricerca dei due, che si sono dimostrati una scusa più che valida per smorzare definitivamente la tensione.
Finalmente la primavera comincia a farsi sentire. La temperatura non è ancora delle più miti, ma permette sicuramente di trascorrere le giornate nell'immenso giardino, per non dire bosco, di Hogwarts.
E la parte migliore è che finalmente sto passando questo momento con i miei due principi, visto che Scar aveva un imminente bisogno di parlare con Aedan, mentre il sospetto che Violet sia in rotta con Ed è ormai una conferma: appunto, adoro la primavera.
"Ve lo ricordate l'ultima volta che siamo stati qui?" mi fermo in un punto lontano dal castello, da cui si gode una vista inimitabile sul Lago Nero, "l'ultima volta eravamo noi tre e Eve che...", sento che finalmente è il momento giusto, il momento in cui siamo noi tre soli,è il momento giusto per dire la verità: "che non tornerà più ad Hogwarts..."
Guardo l'immenso lago e poi i volti dei miei compagni. Non sembrano sorpresi: giusto, se l'aspettavano.
Però è triste; Però fa male ammetterlo ad alta voce; meno di quanto lo sarebbe stato prima, comunque, e questo grazie all'arrivo di Scarlett.
"E' da un pò che volevo dirvelo ma non ho mai avuto l'occasione...insomma, quando mai ci siamo trovati noi tre soli ultimamente?". Sorrido. Sorridono.
"Tu come stai?", mi chiede improvvisamente Jasp.
"Io? bene...meglio di quanto mi aspettassi...in fondo non è un addio, no?", e a dire questo mi rivolgo specialmente ad Ed, che aveva un rapporto speciale con Eve.
"Ma basta parlare di questo! Però, visto che siamo in tema di confessioni...vi confesso che mi dispiace per non avervi saputo aiutare...", abbasso lo sguardo mentre pronuncio queste parole: non mi piace mostrare le mie debolezze, e devo ammettere che dirle dentro di me era molto meglio che sentirle ad alta voce, riferite ai diretti interessati."...perchè avete vissuto momenti difficili senza che io fossi in grado di fare qualcosa per voi: Jasp si è dovuto abbassare a picchiare a sangue un sanguesporco, mentre Ed...bè tu sei cambiato...scusate davvero, ma io non so come aiutarvi." Vorrei trovare mille scusanti adatte a giustificarmi, ma l'unica cosa che mi è venuta in mente è 'io non so'; chissà perchè loro sono tra le uniche persone con cui non posso fare a meno di essere me stessa, con le quali non posso far altro che essere sincera.
Ed si avvicina e mi da un colpetto in fronte e così sono costretta a guardarli negli occhi. "Non fare la stupida Dè, nessuno può aiutarmi perchè quella è una faccenda mia: non vi condanno certo per questo..."
"Ma tu non sai nemmeno cosa ho cercato di fare pur di non cercare di capirti..."
"E nemmeno lo voglio sapere. Tu non devi fare niente, voi", dice rivolgendosi anche a Jasp, che nel frattempo si è avvicinato " non dovete fare niente...capito?". Dopo un attimo il suo viso si risolve in un sorriso.
"E comunque Dè, non ti facevo così sentimentale...non ti ci vedo proprio!"
"La nostra Dè ha tirato fuori il suo lato debole finalmente!". 'Mica la prima volta' mi dico, ripensando ai miei periodi storti e ai miei lunghi pianti che hanno caratterizzato il primo periodo scolastico.
"Eh già...e solo per voi...quindi badate: ditelo in giro e siete morti!" dico, facendo una linguaccia nella loro direzione; almeno una cosa è certa: nel cambiare il tono di una discussione siamo dei maestri.
"Già, noi ti preferiamo irremovibile, perfetta e sicura! Una vera Serpeverde!", dice ridendo Jasp, portando il braccio intorno al mio collo. Riesco perfino a sentire il suo profumo.
"Certo, prendete esempio da me e andate sul sicuro" continua Ed, assumendo una posa impossibile da statua greca.
"Si ok...io proporrei di tornare al castello visto che sta cominciando a fare buio e inoltre non vorrei che degli studenti ci vedessero in queste condizioni!", ribadisco, un pò tremante a causa dell'aria gelida che si è alzata. Mi stringo più vicino a Jasper; il suo profumo è sempre più forte, il suo abbraccio sempre più caldo.
"Ogni suo desiderio è un ordine..." dice Ed sfoderando uno dei suoi migliori inchini. Io sorrido, Jasp ride poi, noi due, con Ed al nostro fianco, ci dirigiamo verso Hogwarts.
"Sai che ho una lettera di una tua spasimante, caro?"dico a Jasp " te la ricordi la mia amica di Capodanno? Bè, diciamo che l'hai impressionata...dopo ti dò la lettera"
"Ah si, mi ricordo...e quando te l'ha spedita?"
"Ma un paio di giorni fa...." , giro lo sguardo dall'altra parte, in realtà saranno più di due settimane che ho la lettera, solo che non ho mai voluto dargliela!
"Dè sei..."comincia Jasp, che abbia scoperto la bugia? E se mi chiedesse perchè l'ho fatto? bè non lo so nemmeno io!
"Hey voi!"urla poco lontano da noi Scarlett: grazie, Scar, ovvero la mia salvezza!
Si avvicina fino a raggiungerti in prossimità dell'entrata al castello."Vi ho cercato ovunque, dov'eravate finiti?" Ecco l'occasione perfetta: io e jasp e Ed e...scar!
"Scar! Proprio al momento giusto, Ed poverino era terribilmente solo, però adesso fortunatamente sei arrivata. Siamo in quattro: perfetto!". Sorrido soddisfatta. Seconda occasione attiva per me!
Jasp intanto comincia a capire i miei sotterfugi, osservando il modo in cui mi guarda, e anche Ed e Scar penso che ormai abbiano intuito il mio piano; eppure non ne sembrano affatto dispiaciuti, o se lo sono non lo danno per niente a vedere, anzi…
Jasper mi guarda e sorride: si, l'ha decisamente capito!
“Che ne dite di andare in Sala comune? Qui si gela…”.
Cominciamo ad avviarci, mentre sono ancora intenta nei miei ragionamenti:
Scar più Ed, uguale sala comune; sala comune, uguale Violet; Violet, uguale Ed più Scar; somma totale: vittoria per Dè!
Adoro vincere, sempre e comunque.
Scendiamo i gradini per i sotterranei, scendiamo sempre più finchè arriviamo all’entrata: si apra pure il sipario…
"Ho saputo che la nuova insegnante di Aritmanzia è la sorella di Jasper, è vero?"
"Si è proprio così Amber, ma adesso per piacere puoi spostarti che mi copri lo specchio?". Preferisco decisamente vedere me, piuttosto che la sua cocciuta testina bionda.
"Oh... si certo...scusa Dè.". Mi chiedo se Amber si renda conto di essere una palla al piede e di una noia mortale: come faccia ancora a sperare di entrare a far parte della nostra cerchia è un mistero!
"Certo che è proprio bella, degna sorella di Lewis!"
"Si Amber, ho capito, lo so. Ora vuoi spostarti o devo costringerti a farlo?"
"Oh si scusa...ma voi due siete molto amiche?"
"La conosco da molto ma non posso dire di essere una sua cara amica. Ora, ti sposti?". Dico decisamente scocciata. Finalmente decide di obbedirmi: alla buon'ora!
Ho incontrato Martine giusto l'altro giorno, ma la nostra conversazione non è stata delle più lunghe: Lumacorno la voleva nel suo ufficio, probabilmente per ricordare i vecchi tempi, quando anche lei faceva parte del suo club. D'altronde Lumacorno è sempre Lumacorno!
Eppure il suo arrivo e la sua cattedra ad Hogwarts non hanno l'aria di essere un avvenimento casuale: ha sempre avuto un'ambizione che andava ben oltre le vecchie e fredde mura di Hogwarts; quest'ambiente è troppo riduttivo, una gabbia per una che voleva volare alto come lei.
"Allora andiamo?", esordisce Scarlett appena uscita dal bagno.
"Andiamo!", le rispondo e scappo dalla stretta di Amber verso una nuova, bella, giornata primaverile, resa ancora migliore dagli sguardi che la piccola Violet ci regala in questi giorni, quando non può fare a meno di evitare i nostri, sempre cordiali, sorrisi: Ed, lo sapevo che un giorno o l'altro mi avresti dato questa soddisfazione!
Stiamo andando verso la sala Grande quando mi si balena davanti la scena più incredibilmente patetica che abbia mai visto. Non ci posso credere: dev'essere un sogno, o qualcosa che si avvicina molto ad incubo per certi versi.
"O-mio-Dio!" esclamo fermando Scar tenendole un braccio. La sua faccia è altrettanto incredula davanti al gruppo che abbiamo davanti: un gregge di piccole ragazzette bionde, castane, rosse, nere, tutte diverse a parte per una cosa: orribili oggettini rosa che espongono fiere sulla divisa con sopra stampata una faccia ben conosciuta. Scar afferra poco delicatamente una delle pecorelle per leggere la scritta che appare e riappare ritmicamente:
" Per noi Carlisle è...il ragazzo più bello che c'è!" Scoppiamo in una rumorosa risata ad effetto.
"La cosa più patetica che abbia mai visto! non vedo l'ora di dirlo a Jasp e Ed..penso che si faranno due risate appena vedranno questi obbrobri!". Ridiamo di nuovo sotto lo sguardo atterrito della ragazzina.
"Non sono obrobri!", ci urla improvvisamente con ritrovato coraggio
"per noi...Carlisle è...è...unico e vogliamo farlo sapere a tutti!"
"Vedo che il tuo coraggio è proporzionato a quello che dimostri andando in giro con una schifezza del genere, ma ti avviso: urlami ancora una volta addosso e ti ritrovi in infermeria che neanche te ne accorgi."
"E questa la prendiamo noi", aggiunge Scar strappandole la spilla dalla divisa di Tassorosso. Accostare il rosa col giallo e il nero: che cattivo gusto!
Solo allora la ragazza fugge verso il suo gruppetto di amiche mentre noi ci addentriamo nella più affollata Sala Grande per mostrare l'esilarante novità ai due Principi...
06/04/2008
Oggi Peter ci ha convocato sul campo alle cinque e mezzo per l’allenamento di Quidditch.
Manca ancora almeno un’ora abbondante, ma io sto già uscendo dalla scuola, con la mia borsa. La scopa è nello spogliatoio. Cammino a passo lento, godendomi il sole che splende luminoso. Una vera giornata di primavera.
Raggiungo gli spogliatoi, e appoggio la borsa.
Sento lo scroscio della doccia: qualcuno deve essersi attardato per riprendersi dopo una sessione stancante. Infatti ci sono alcuni abiti appesi, e un paio di scarpe abbandonate. La borsa che intravedo non ha insegne particolari.
Mi tolgo la giacca e faccio per sfilarmi il maglione leggero, quando sento dei passi alle mie spalle.
Mi volto.
Il mio cuore si ferma un istante per poi cominciare a correre come un cavallo imbizzarrito.
Sotto l’acqua non posso fare a meno di annullare il mio io per qualche attimo. La doccia, già prolungata per troppo tempo, si rivela rilassante e compiacente per corpo e spirito.
Chiudo il getto, avviandomi negli spogliatoi, lego un asciugamani in vita, mentre con un secondo scompiglio i capelli eliminando l’umido in eccesso.
Mi fermo, di scatto, notando all’ingresso dell’ormai vuota sala avvolta dal vapore una figura che conosco. Bene.
Che ho sognato, anche.
Julia di fronte a me, silenziosa.
Nello specchio dei suoi occhi azzurri nei quali mi sono perso e mi perderei. Mi sento un bambino, forse. Dovrei avvicinarmi? Forse. Ma la sola cosa che penso, non appena la guardo, è la voglia di spingermi vicino a lei e baciarla. Baciarla come mai ho fatto. Baciarla fino allo stremo del respiro. Silenzioso, la osservo.
Parlami…
Aedan Lywelyn è di fronte a me, coperto solo da un asciugamano.
“Ciao.”dico.
La cosa più stupida del mondo. Aedan ha un’espressione che non gli avevo mai visto. I suoi occhi fiammeggiano, quasi. E devo farmi forza per concentrarmi su di loro e trattenere il mio sguardo dallo scendere, sul petto, sugli addominali, sull’asciugamano con le sue cifre…
Sento che sto arrossendo, cosa che non mi è mai capitata con un ragazzo.
Cosa mi sta facendo?
Non risponde al mio saluto. Stringe i pugni, e poi rilascia le mani.
Aedan, non hai idea di quanto io sia tesa.
Finisco di togliermi il maglione e resto solo con la maglietta a maniche corte che il bel tempo mi aveva spinto a indossare.
Mentre muove un passo verso di me, Aedan mormora:
“Ti vesti sempre troppo poco, Versten. Non puoi pretendere che io resti indifferente.”
Infatti non lo pretendo.
Mentre ascolto quelle rosee labbra pronunciare quella che per me risulta come musica, il mio passo diventa una vera avanzata. Con una falcata ampia la raggiungo, portandola volutamente contro la porta dello spogliatoio, verso la quale allungo la mano per chiuderla del tutto, tendendo un braccio.
“Così va meglio…”un sussurro malizioso, per niente tranquillo. La voglio, e la voglio come mai l’avevo voluta prima.
Mi avvicino alle sue labbra, sfiorandole mentre le accarezzo con il dorso della mano la guancia, scivolando poi fra i capelli. Sulla nuca.
Stavolta, nessuno mi può fermare. Ed anche se ci provassero, probabilmente non lo farei.
La bacio, lasciandomi trasportare da quell’amplesso di piacere ed emozione che brucia in corpo, facendomi trasalire.
Julia Versten è lì, ed io non voglio farla scappare.
Così incateno le sue labbra alle mie, mentre con movimenti lenti le mordo appena, regalandole un bacio carico di passione ma anche di dolcezza. Non solo il fisico viene trascinato da lei stessa, ma ogni cosa.
E questo
“ogni cosa” risulta essere più grande, più devastante, più accattivante.
Sensuale.
Il corpo di Aedan Lywelyn preme sul mio, mentre mi bacia con una passione di cui non lo immaginavo capace.
Una sensazione calda e avvolgente sale dalle mie viscere, una sensazione che non ho mai provato, in ogni caso non in modo così travolgente. Non so bene cosa sta succedendo, ma voglio che continui.
Mi stacco per un istante da lui, che si irrigidisce. Voglio guardarlo negli occhi per un istante.
“Aedan…”
Non mi lascia tempo di concludere la frase, e mi chiude la bocca con un altro bacio.
Lascio scorrere le mani fra i suoi capelli bagnati,sulla sua schiena ancora umida…il suo profumo ora è più forte che mai, mi stordisce e mi fa dimenticare tutto, una sorta di droga.
Lo stringo forte a me.
Il solo pensiero che la mia mente ripete è:
“Non andare via, non andare via.”
Vorrei ascoltarla. Forse sarebbe giusto, corretto. Ma non posso rischiare, non stavolta.
Questo bacio di ghiaccio mi ipnotizza. Sanando la ferita dell’abbandono precario dell’ultima volta. Le sfioro i fianchi, le mani corrono sulla sua pelle, sotto la maglia.
Scosto le mie labbra, dividendo quegli attimi mentre la sollevo, portandola sul ripiano. Seduta, mentre la mia bocca scivola, lasciva, sul collo. Lambendone la pelle che profuma di fresco. Di buono.
Risalgo, di fronte a lei. Sorrido leggermente, sussurrandole:
“ Julia…” nell’accento che lei adora.
Sfioro la sua pelle, sotto la maglia. Vorrei che questi attimi durassero per sempre.
Dice il mio nome. Come l’ultima volta.
Ci allontaniamo un istante, mentre mi tolgo la maglia.
Ecco, forse è questo che spezza il momento. All’improvviso mi ricordo di sua sorella, dei Serpeverde, di Riddle…di mia sorella.
Mi blocco, mentre lui bacia il mio collo. Non mi vede in viso, ma subito avverte che qualcosa è cambiato.
“Julia?”ripete. Ma con un altro tono.
Mi divincolo, rimettendomi la maglietta che mi sono appena sfilata. Mi allontano da lui, poi mi giro. Non posso non guardarlo negli occhi, anche se ho paura di quel che potrei vedere.
E tuttavia vorrei tanto che non se ne andasse.
Scuoto un attimo la testa, tornando alla realtà dei fatti. Julia si scosta come una furia sciogliendo quel bacio che ha legato entrambi. Rimango spiazzato, leggermente confuso, forse.
La osservo, di spalle. Mi avvicino di qualche passo, senza pretendere nulla.
“Ho fatto qualcosa di sbagliato?” – sussurro, vicino al suo orecchio. Con la chiara convinzione che
VOGLIO che mi dica cosa le balena in testa.
Sono stanco, dei silenzi. Delle parole a metà. Ma ancor più dei baci spezzati, degli attimi rotti. Stufo.
E se esiste una spiegazione a tutto questo, voglio saperla. E desidero, che sia proprio lei a darmela.
Non lo so se hai fatto qualcosa di sbagliato, Aedan. Di sicuro sto sbagliando io.
Prendo i suoi vestiti, ancora appesi e glieli porgo. Non posso stargli vicino, se non si copre. Mi copro il viso con le mani mentre si riveste, mentre sento un pianto fatto di tensione che preme sui miei occhi.
Poco dopo, indossa una maglietta e i pantaloni. Io mi sono calmata, nel frattempo. Calmata…che eufemismo. Diciamo che posso offrire una parvenza di tranquillità.
“N-Non è…”inizio.
Prendo fiato. Poi riprendo:
“Scusami, sono io. Tu non hai fatto nulla che non va, e anche se fosse stato così, sarebbe colpa mia che ti ho lasciato fare.”
Tace, mentre vedo una rabbia violenta che fa mutare la sua espressione. Stringe i pugni.
“Ho tante cose per la testa, Aedan. Tante. Non so bene come comportarmi, in nessun frangente. Credimi.”
Sta lì, fermo, in attesa che io gli dia una spiegazione migliore, che non ho. Forse l’ho impietosito, il suo viso si addolcisce.
Cosa faccio? Cosa posso fare?
Se mi avvicino, ricomincia tutto.
Julia, insomma! Dimostra un po’ di autocontrollo.
Muovo due passi malfermi, e lo abbraccio per un istante, ma mi stacco subito. Mi devo staccare subito.
Ascolto le sue parole, sento sulla pelle il suo abbraccio fugace. E sento, distinta e bruciante, la sua necessità, direi, di starmi lontano. Vorrei poter leggere la sua mente, adesso. Cercare di capire cosa si cela dietro quegli occhi azzurri. Almeno darei una spiegazione logica per placare la rabbia che sento, rabbia che non è indirizzata verso lei, ma verso me stesso, verso quello che stavo per fare. E che forse lei non voleva come me.
Sospiro.
“Ti credo.”comincio
“Non serve giustificarsi. Non ne vedo motivo. E soprattutto….nessuno ti forza, per nessun motivo al mondo, chiaro?”sto per tendere la mano, vicino al suo viso.
Mi fermo un attimo, fissandola. Quasi stessi combattendo con il mio io per capire se è giusto o meno farlo.
Ignorando la voce interiore che sibila attenzione, le sfioro con la punta delle dita la pelle. Sorridendo leggermente.
“Non preoccuparti.” è la sola cosa che riesco a dire. Sarà stupida, ma è la realtà.
“Non preoccuparti”dice, sfiorandomi il viso.
Poi aggiunge con tenerezza, alzandomi il mento:
“Sorridi, su. Non fare quel visino triste.”
È un santo, questo ragazzo dal viso di lupo.
Sorrido sul serio, divertita da un pensiero che mi colpisce all’improvviso:
“Prima tua sorella, ora io. Saremo sempre interrotti, io e te.”
Non so cos’ho detto di così grave, ma Aedan si irrigidisce e lascia cadere la mano lungo il fianco. Poi si volta, e si mette la giacca.
Io resto paralizzata. È il tuo turno, Julia.
L’argomento
“Scarlett” suona come una nota stridente in quel momento che stava assumendo contorni più morbidi, dopo l’incomprensibile allontanamento.
Indosso la giacca, e la sciarpa. Leggermente assente. Non voglio riversare su Julia delle ansie mie, ma quando si parla di cose simili, perdo la malleabilità, che già di per sé è un tantino assente.
Chiudo la borsa, portandola sulla spalla. E mi rivolgo a lei.
“Credo sia ora del tuo allenamento.” le dico, senza freddezza nella mia voce. Forse con un pizzico di amarezza mal mascherata. Mi avvio, passandole di fianco. Ma prima di andare poggio un bacio sulla sua guancia. Senza preoccuparmi del ceffone che potrebbe schiantarmi sul viso.
“Ci vediamo in giro, Julia.”le sussurro all’orecchio, prima di far scattare la chiave che chiude la porta.
Quel rumore ha chiuso questo momento.
La chiave che scatta, decreta la fine dei venti minuti più pazzeschi della mia vita, dal punto di vista sentimentale. Non tanto per ciò che è successo, quanto per le sensazioni che ho provato.
Mi siedo su una delle panche, e appoggio la schiena al muro.
Poi mi chino ed inizio a togliermi stivali, jeans, maglietta, per indossare la divisa da allenamento: chiudo la cerniera con un unico movimento. Pronta.
Lego i capelli, in disordine dopo le turbolenze di poco fa. Rassettando il mio aspetto fisico, cerco di dare un ordine logico anche ai miei pensieri.
Impresa titanica, ma resa più semplice dalla sua lontananza.
Sto ancora rimuginando, quando iniziano ad arrivare i miei compagni di squadra.
Damian mi saluta dicendo:
“Allora, hai incrociato il mitico Lywelyn, eh?”
Damian, se solo sapessi…
“Sì, stava andando via. Allenamento supplementare anche per i Corvi. Io vado, inizio a fare un po’ di riscaldamento.”
E così esco da questa stanza: non credo che riuscirei ancora a sopportarne l’atmosfera.
Esco velocemente, richiudendo la porta con garbo. La testa scoppia, quasi volesse un attimo di pausa.
Forse esiste un motivo a tutto questo, o forse no. Mentre risalgo, incrocio lungo la mia strada alcuni ragazzi, fra cui uno conosciuto, almeno nell’ambiente del Quidditch, mi pare si chiami Denholm. Che saluta con un cenno della testa atono, che io ricambio.
Via, veloce verso la mia stanza. O la voglia di tornare indietro, potrebbe prevalere sul buon senso.
03/04/2008
- E’ assurdo. INCONCEPIBILE. – la mia voce è al limite della sopportazione.
- Possibile, Aedan? Ma io non ti riconosco più! Ma che accidenti ti combina quella fatina tutta occhi blu? Eh? – domando, nervosa.
- Non combina proprio un bel niente, Scarlett. – mi risponde con una voce tranquillissima, forse leggermente assente, la fatina gli fa male. Proprio male. E la cosa non mi piace. Per niente.
- Hai mai pensato al fatto che potrebbe essere una mezzosangue?- domando, leggermente disgustata dall’idea di avvicinamento fra i due.
Un Lywelyn con un…ibrido? No! Nemmeno negli incubi peggiori.
- Non lo è – ribatte lui, vagamente irritato.
- Oh, scusami sai se ti sto insultando la tua mezza strega – la mia voce è velenosa, completamente ostile. Non verso di lui, ma verso questa eventualità.
Qualcosa nella Versten non mi convince. Qualcosa che va oltre Aedan, e ovviamente il pensiero di loro due mi lascia perplessa, a tratti sconvolta. Vorrei che mio fratello, con un sorriso audace, mi dicesse che si tratta tutto di uno scherzo. E comunque, fortunatamente, ho le carte giuste per rimettergli un pizzico di sale in zucca, che ultimamente sembra esser svanito sotto un paio di battenti occhi blu.
Per carità. – Dovresti cominciare a rifrequentare gente di un certo calibro, Aedan. Alla pari con me e te, il che è molto difficile, lo capisco. Ma comunque non impossibile, se si frequentano i giri giusti – Così dicendo consegno fra le sue mani la pergamena invito al Lumaclub.
-Qui, potrai trovare gente che conta, ed è praticamente IMPOSSIBILE che qualche mezzosangue incappi, e se succede, è soltanto per via di uno spiacevole incidente – spiego, con dovizia.
Ed all’osservazione dello sguardo gelido che mio fratello mi rivolge, sento il sangue gelarsi in vena, come coltre di ghiaccio
Mi alzo, forse appena adirata con la sua cocciutaggine. E con l’idea sempre ferma di volerla rimettere in piedi, la sua dignità purosangue.
- Vedi di presentarti – faccio cenno riprendendo i miei libri – è importante – e così dicendo mi avvio fuori da quella maledetta biblioteca.
Questa storia, deve finire. IO devo vederci chiaro. E soprattutto capire cosa accidenti vuole questa qui da mio fratello.
Nervosa, guardo in giro.
Deirdre. Devo parlarne con Deirdre.
Pare che in giro non ci sia traccia alcuna, né di lei né degli altri due principi. Mi spazientisco, cominciando a ricercarli un po’ in giro.
Se c’è qualcosa della quale non ho bisogno ora, è non trovare loro. Che sembrano tre delle pochissime persone che valga la pena respirino qui ad Hogwarts.
Sotto il porticato, osservo fuori, e noto le loro esili figure avanzare verso la struttura.
Potrei aspettare, ma sento nell’aria una sorta di novità aleggiante, e non posso non sapere di cosa si tratti. Mi avvio.
La raggiungo, in cortile. E la vedo avvicinarsi accerchiata da Jasper e….Edward…
Edward???
Incredula nel vederlo solo, senza la “carissima”
[ come una macabra allergia ] Traviston, mi avvio verso di loro.
- Eih… - attirando la loro attenzione. - ..vi avevo cercato ovunque. – quasi un rimprovero offeso.
Dè mi rivolge un sorrisone da copertina allargando l’espressione, ora gioiosa, con un:
- Adesso ci hai trovati e siamo proprio tutti. -
Ho il tempo di notare gli sguardi tra lei e Jasper che i suoi obiettivi mi risultano chiari. Limpidi come acqua cristallina, seguiti poi dalla sua conferma.
- …Edward era così solo.. – miagola teneramente, mettendosi sottobraccio con Jasp, che ridacchia divertito.
Sorrido, leggermente stuzzicata dalla situazione.
- Non sia mai che Norwood rimanga da solo. Sarebbe controproducente, immagino. – annuisco, scostando i capelli. Affiancandomi poi a lui stesso, che mi concede un occhiolino audace, degno del più grande marpione della scuola.Sembra che Edward sia tornato, buone nuove, oggi.
- Sala comune?- prima che possano rispondere Deirdre è già protesa in avanti, sembra quasi che abbia una spasmodica voglia di raggiungere il luogo della mia proposta.
Chissà come mai.
Un sorrisetto, nella penombra.
Da lei, posso aspettarmi di tutto.
E la cosa mi piace, particolarmente.
Spingiamo le porte,e subito le intenzioni della mia amica mi si palesano davanti come brillante diversivo.
La pruriginosa Traviston è seduta ad un tavolo, e fulmina la nostra folgorante entrata, quasi avesse visto un fantasma poco gradito.
Notando lo sguardo soddisfatto-vincente di Deirdre, deduco che le sue (mie) speranze hanno finalmente fatto capolino.
Si. Sono. Mollati.
Mol.la.ti. Sfioro la mano della principessa gioiosa, facendole l’occhiolino. Il cinque, ce lo scambieremo più tardi.
La fastidiosa pulce evita lo sguardo di Edward, e sembra (con mia somma gioia) che lui non lo ricerchi nemmeno, anzi, è talmente preso dalla conversazione concitata e divertita fra
NOI che nemmeno ci pensa, alla sua presenza.
Vorrei riderle in faccia, ma la mia compostezza me lo impedisce. Per non parlare poi del fatto che, ho senza dubbio di meglio, molto meglio, da fare.
Arrivederci,
Violet “allergia” Traviston. Sei stata una brutta parentesi passeggera.
Doccia, dopo cena è quello che ci vuole per rilassarsi completamente. Nel silenzio della mia stanza, parlo poi con Deirdre, finalmente riusciamo ad avere un tempo da dedicare al nostro fine pettegolezzo.
- Allora – esordisco spazzolando i capelli – Novità brillanti? – chiedo con un sorriso audace, rendendo palesemente vive le mie intenzioni ai suoi occhi. Come se già non sapessi.
Lei sfavilla di contentezza, informandomi.
- Ed ha mollato la simpaticona – dice, ridendo.
- Sia ringraziato il cielo! – le dico, facendo un sospirone teatrale. Divertita.

- Adesso, finalmente non avremo più questa grossa zecca attaccata ad un fianco. Era snervante – la smorfia della ragazza è al limite della sopportazione.
Deve esser stato brutto per lei ritrovarsi di colpo senza due amici.
In fondo, Eveline è andata via, e Vì
“allergia” aveva spodestato Edward dal suo gruppo.
Sono contenta che sia tornato tutto come prima. Fondamentalmente per una cosa personale, ma anche per la mia amica. Ricevere uno smacco simile, non deve essere troppo bello.
Per non parlare poi del fatto che la faccia adirata della pulce, è qualcosa di assolutamente delizioso.
-Se si scherza con il fuoco, ci si brucia prima o poi Deirdre. Non dimenticarlo mai. – e così dicendo le rivolgo un sorriso, sornione.
- Se poi il fuoco viene scatenato, è ancora meglio. No? – la sua voce è divertita. - Assolutamente si. – annuisco, fermamente convinta.
- Un po’ come stavolta, giusto? – sorride, portandosi la mano di fronte le labbra, per trattenere una risata con grazia.
- Oh si, stavolta poi…era un fuoco assolutamente splendido. E il rogo finale, l’ho semplicemente adorato. -
- Tutto merito del tizzone da dover bruciare, tesoro. Ci ha riempito la giornata. –
Queste, sono le parole
PIU’ BELLE che oggi avrei mai potuto sentire.
02/04/2008
Stamattina mi sono risvegliata come l’altro giorno, con un picchiettare continuo alla finestra. Solo che l’altro giorno era dolce, e stavolta era brusco e violento. Cosi` ho dovuto corrrere ancora piu` velocemente dell’altra volta per non svegliare Lory e Susan. La civetta mi ha consegnato la lettera e, proprio mentre la stavo aprendo in tutta fretta mi sono ricordata di cosa avevo scritto io l’ultima volta. Mi sono fermata un attimo, mi vergognavo perfino a leggere la sua risposta. Ma, ripensandoci, forse avrebbe potuto tirarmi su il morale. Cosi` ho aperto la lettera e ho sentito qualcosa che cadeva sui miei piedi. Era una foto mia, di qualche mese fa, che mi aveva fatto la mamma in giardino in mezzo alla neve. Faceva un freddo assurdo quel giorno, e infatti nella foto si puo` vedere quanto mi ero imbacuccata. Portavo un giaccone pesante e un po` spesso, di colore blu chiaro, che andava benissimo con il cappello di lana che aveva fatto mia madre. Non avevo un filo di matita, eppure in quella foto, con il sorriso che illuminava la faccia infreddolita, i capelli castani che fuoriuscivano dal cappello e le guance rosse dal freddo devo ammetterlo stavo proprio bene. Anche se ero seduta con il culo per terra in una montagna di neve e con un cappottone che al minimo duplicava la mia forma.
Sono passata alla lettera:
Cara Alexa,
guarda la foto prima, e poi leggi la lettera.
L’hai vista vero? E gia` vedo un sorrisetto stampato in faccia. Perche` e` in quella foto che si cela la risposta a tutte le tue domande. Non so chi sia questo Jasper Lewis, ma aime`, io nella mia vita ne ho incontrati pure troppi. Gente senza cuore, che ferisce gli altri per sentirsi migliore, per farsi piu` bello davanti agli occhi degli altri. Mentre in realta` non meriterebbe la considerazione di nessuno, ed e` molto piu` inferiore di te.
Tu Alexa sei bellissima, sei bellissima appunto perche` non sei come Jasper Lewis, te sei felice nella vita, felice con te stessa e con gli altri. Ti trovi a tuo agio con il cerchio di conoscenze e di amici che ti sei creata, e non hai bisogno di impressionare gente.
Alexa, ti prego, spero di non ricevere mai piu` nessuna lettera del genere. Se c’e` una cosa che mi rende triste e` appunto vederti a te triste. Ricordati che sei a Hogwarts, circondata da amici e da gente che ti vuole bene. Perche` tenere il broncio, dopotutto non sei piu` qua in Michigan ad accudire una vecchia pazza!
Ti voglio bene
Ho riguardato la foto un’ultima volta, e insieme con la lettera l’ho poggiata dentro il cassetto del comodino. Era giusto cio` di cui avevo bisogno, una lettera dolce e rassicurante. E leggendola mi ero accorta di quanto aveva ragione mamma, Jasper era insignificante, non aveva niente a che fare con me, e non dovevo considerare cosa diceva. Per niente.
“Stamattina sei decisamente allegra” dice Susan mentre mi guarda con aria divertita “E anche affamata come vedo”. Chissa` cosa vede lei, cio` che io ho paura di vedere. Una ragazza con i capelli impiastricciati di pezzi di glassa e con la bocca riempita di torta. Ma al momento poco mi importa, dato che non ho mangiato da troppo troppo tempo.
“Alexa non hai mangiato da troppo troppo tempo. Ci spieghi perche` questo digiuno?” Ti pareva. A volte penso che le mie amiche siano telepatiche. Meno male che mi e` impossibile rispondere, data la quantita` enorme di torta che sta occupando la mia bocca. Sento qualche risata, niente di che, solo il Carlisle fan club che trova molto divertente la mia faccia. Ma fulminate da una mia occhiata le ragazzine tacciono e abbassano la testa imbarazzate. Dopo aver spazzolato per bene il mio piatto mi alzo e caricando la mia borsa pesante sulla spalla mi avvio da sola verso Antiche Rune. Mi siedo a uno dei penultimi banchi, oggi sono particolarmente allegra e ho quindi tanta voglia di parlare con qualcuno. Ma mi aspetta la triste fine del banco da sola, Lory e Susan non ci sono, e i miei altri compagni sono gia` seduti tutti assieme. Oggi pero` ho un colpo di fortuna, il discorso della Winckelman viene interrotto qualche minuto dopo l’inizio della lezione. La porta si spalanca rivelando una affannata Rah. La professoressa e` pero` clemente: “Non si preoccupi signorina Page, vada pure a sedersi.”. Improvvisamente mi sorge un’idea, cerco di richiamare l’attenzione di Rah che si gira e capisce subito. Si siede accanto a me e la saluto. 
“Ciao! Susan e Lory?”. Ridacchio sotto i baffi, ormai sono associata eternamente a Susan e Lory!
“Susan non frequenta mai Antiche Rune, trova che sia una materia difficile e noiosa. Lory doveva passare in infermeria a chiedere il decotto per il raffreddore… sembra proprio un’epidemia!” Per un momento una pausa interrompe il nostro breve discorso, poi mi viene in mente un argomento che ci accomuna ad entrambe.
“Come sta Cassandra?” mentre formulo questa domanda ripensa a quell’anima fragile di ragazza, che sicuramente adesso sta soffrendo le pene dell’inferno, e una smorfia si forma sulla mia faccia. Rah cerca di calmarmi.
“Sta meglio dice… è molto forte e sembra essersi quasi ripresa. Anche se so bene che se mi sentisse ora direbbe che si è ripresa del tutto.”
“Certe cose lasciano il segno… non so se riuscirei a riprendermi se mi venissero a mancare Susan e Lory.” Un pensiero tira l’altro sono arrivata a questa conclusione. Cosa farei io senza i miei cari? Ci avevo gia` pensato quando mamma stava male, la sola possibilita` di perderla mi faceva impazzire. La morte di Ida e` successa cosi` d’improvviso, nessuno si aspettava un avvenimento del genere dopotutto. Potrebbe succedere a chiunque...Con questo brutto pensiero in mente taglio corto alla conversazione, forse concentrandomi in Antiche Rune riesco a dimenticarmi questo treno di pensieri tristi.
Finisce la lezione, Rah prende i suoi libri ed esce dall’aula. Io butto tutto alla rinfusa nella borsa e la rincorro fuori.
“Rah che ti prende?” gli chiedo. Durante la lezione l’ho osservata, l’ho vista pensierosa, a disagio, triste. A me non sfuggono queste cose. Lei evidentemente ancora non mi conosce bene per saperlo. Infatti mi risponde dicendo che sta bene e non e` successo nulla. A questo punto mi esaspero: “Senti, capisco che non abbiamo confidenza però questo te lo devo proprio dire. Cassandra ci tiene molto a te. Il ricordo di Ida non cambia la vostra amicizia. Ho sentito la discussione che avete avuto in Sala Grande da poco e so che hai paura e che non hai mai avuto delle vere amicizie ma… devi crederci per una buona volta!”. Oh! Che sollievo! Immediatamente la mia espressione di sollievo si transforma in una di sorpresa, Rah e` scoppiata a piangere. Ma letteralmente scoppiata, e` come se tutto il pianto che si e` tenuta dentro e` uscito proprio in questo momento. Gia` vedo qualcuno che si e` girato e ci guarda con aria interrogativa cosi` prendo per un braccio Rah e la porto in un luogo piu` appartato. Lei mi ringrazia con voce flebile e continua a piangere. E` strano, non sono mai capitata in una situazione del genere. Non ho mai dovuto consolare una persona cosi`, senza parole, solo standogli vicino e facendole sapere che io ci sono.
“Alexa ascolta potresti avvisare Lumacorno che arriverò un po’ in ritardo… Digli che non sto bene.” Mi chiede una volta calmata.
“Sicura che non vuoi compagnia?”
“Credo che tu abbia già avuto troppi problemi con lezioni marinate. Ho sentito per caso la Bonnet che te ne parlava.” Apro la bocca per contestare ma lei e` piu` veloce e aggiunge “Non è un rimprovero. Sono sicura che qualsiasi motivo avessi per marinare la lezione l’altra volta era migliore di questo. Non preoccuparti.” Sorrido. E` stato stupido da me pensare che lei volesse farmi la predica. Mi avvio allora da sola ai sotteranei. Davanti alla porta mi aspetta impaziente Susan.
“Oh! Ma dov’eri?”
“Stavo con Rah, poverina lei...”
“Con Occhi di Mandorla? Perche`?” risponde Susan un po` adirata. Ancora turbata dalla sua reazione rispondo.
“Perche` no scusa? E` tanto simpatica!” Arriva Lory, che ha sentito la nostra conversazione.
“Infatti si Susan, che problema hai con lei?”
“Non ho un problema. Quella volta che abbiamo parlato a pranzo, be` appunto non abbiamo parlato! E` proprio una noia di ragazza, non sa comunicarsi!” Susan rotea gli occhi scocciata. Ripensandoci la mia reazione e` stata un po` precipitosa, e` comprensibile che Susan abbbia reagito in questo modo. Lei e` molto selettiva nelle conoscenze e amicizie, gli piace la gente spontanea e con un senso dell’umore particolare. Io pero` non sono una ragazza spontanea, ma bensi` molto timida e impacciata, quindi sono l’eccezione alla regola.
“Ma che ne sai te! Non la conosci neanche, e` una ragazza molto dolce e sensibile che si trova in una situazione difficilissima. E se parlassi sul serio con lei scopriresti anche che ha molto da raccontare e che e` divertente” rispondo decisa.
“Gia`, anche Cassandra parla molto bene di lei. Non puoi giudicare cosi` su due piedi Susan, dagli un’opportunita`!”. In quel momento Lumacorno ci chiama ed entriamo in classe.
“Professore, Rah si sente poco bene, ma arrivera` a momenti” gli dico, mantenendo la mia promessa.
Un po` di tempo dopo arriva Rah, ha gli occhi ancora arrossati, ma forse li noto solo io che l’ho vista piangere prima. Lumacorno le chiede se sta bene.
“Si si signore” risponde. Si gira verso di noi e io e Lory gli rivolgiamo i nostri migliori sorrisi. Mi giro verso di Susan e con una gomitata ottengo una smorfia che puo` passare per un sorriso. E anche questa e` andata.
01/04/2008
Mordo il cotone e cerco di farmi largo in un gomitolo di lenzuola in cui mi sono incastrato da solo. Alla cieca, tra l'altro, visto che Carlisle sta cercando di soffocarmi con il cuscino e mi prende a vigorose pedate negli stinchi.
« sono colpevole! chiedo pietà! » ululo dopo essere riuscito a strapparmi il guanciale dalla bocca. La prima cosa che vedo sopra alla mia testa è la tremenda origine dell'aggressione di cui sono stato vittima. In un grazioso poster animato lampeggia il suo viso, su fondo rosa punteggiato di cuoricini; sopra alla sua testa, che esibisce un sorriso mai visto dal vivo, si ripete lo slogan “per noi Carlisle è il ragazzo più bello che c'è!”, tutto circondato di brillantini. Dopo le spille ( di cui io e Milo abbiamo fatto incetta ), la produzione di merchandising del Carlisle Club si è moltiplicata per mille. Con grande stupore delle giovani fan, che praticamente volevano staccarmi un braccio per l'emozione di parlare con un amico di Carl, ho comprato uno dei loro orrendi poster, che ora troneggia sopra al mio letto.
« maddai, è così carino.. » osserva Milo ridacchiando da dietro il fumetto che sta fingendo di sfogliare mentre in realtà si piega in due dal ridere. Carlisle mi abbandona, finalmente, anche se nei suoi occhi lampeggiano insulti di ogni genere e grado.
« potrei dire ad Isy che hai preso una cotta per lei. » borbotta mentre con un saltello si getta sul suo letto, e mi lancia un'occhiatina sadica da sotto il ciuffone di capelli rosso fiamma. Di colpo sento le budella che si rivoltano, e il sangue che mi affluisce alla faccia, bollente.
« non .. non .. » guaisco mentre i miei compari scoppiano a ridere, quasi con le lacrime agli occhi. Non è divertente, ecco cosa volevo dire. Recupero dal comodino un pacco di spartiti, coperti da un dito di polvere visto che li avevo abbandonati settimane fa, e scatto giù dal letto, più imbronciato che mai.
« ti sei offeso?! » esclama incredulo Milo.
« smetti di fare l'allegrone, sappiamo benissimo che hai appena mollato l'ennesima ragazza. » lo aggredisco senza avere il coraggio di alzare lo sguardo per guardarlo, fermandomi sulla porta della camera.
« non esagerare! e poi, ne ho conosciuta un'altra .. » risponde pacificamente, lasciando ciondolare il giornalino nella mano. Mi ritrovo ad alzare gli occhi al cielo; il suo continuo saltare da una ragazza all'altra renderà matti lui, noi e l'intera Hogwarts prima che riusciamo a diplomarci. « .. Opal Worthington, avete presente? » sbuffo, coprendo le sue stesse parole, ed esco nel corridoio dei dormitori prima che possa aggiungere altro.
***
Strimpello istericamente i tasti del pianoforte; quest'oggi non mi vuol venire fuori proprio niente di decente, è chiaro. C'è qualcosa che mi sfugge in questo spartito, è chiaro; forse è stampato male e quindi mancano delle note ... No, è chiaro che sia solo la mia demenza la causa di questo.
Mi manca l'attenzione che servirebbe per suonare come si deve. Lancio un'occhiata alla mia tracolla; contiene le carte che mi ha consegnato la Bonnet: sono definitivamente ritornato nella media in tutte le mie materie, e sono scampato al rischio bocciatura. Per ora. Solo all'idea mi sfugge un mezzo sorriso.
Chiudo la tastiera di scatto, alzandomi subito dopo. Per stasera basta con gli esercizi, tanto non caverò un ragno da un buco. E magari tornando al dormitorio incontrerò ..
Noto con la coda dell'occhio l'ombra di qualcuno, quasi indubbiamente una ragazza, che sgattaiola giù per le scale della torre, davanti a me, e poi corre attraverso il chiostro, inciampando poco prima della porta e rallentando il passo. Ne distinguo a malapena i tratti; sgrana gli occhi scuri.
« s-s-scusa! » balbetta prima di ricominciare a correre, scomparendo subito alla mia vista.
***
Bene. Bene. Per tutte le volte che hanno detto che avevo bisogno di un consulto psicologico, beh, ora non posso che trovarmi d'accordo. Osservo con orrore i miei stessi piedi che si stanno muovendo in traiettoria rettilinea verso un tavolo della biblioteca, il tavolo dove è seduta Isabel Sittenfeld. Guarda oltre la finestra, sbattendo le palpebre degli occhioni azzurri e succhiando la punta di una Piuma di Zucchero sospesa sopra alla pergamena. Un tuffo al cuore, per Merlino, mi sembra quasi di capire cosa intende quel melenso di Carlisle con “bella da far male”. Mi faccio schifo da solo, per Merlino. Per Merlino. Se ripeterò di nuovo “per Merlino”, sarò definitivamente diventato un perfetto idiota.
« grrbbbbffff.. » muggisco mentre mi appropinquo a lei, ma non sono ancora abbastanza vicino perché senta la serie di suoni scommessi che emetto. Eugene Pennington, se questa è la tua prima cotta, stai facendo proprio un disastro.
Ed ecco il suo capino di ricci scuri che compie una rotazione di centottanta gradi a destra, ed ecco che i suoi occhi saettano ed ecco che .. ecco che ..
« ciao, Isabel. » riesco a scandire con il mio classico tono da orso, deviando improvvisamente verso una libreria, e cercando di non abbassare lo sguardo dalla sua faccia, colma di sorpresa. Ebbene sì, so parlare! E civilmente, per giunta!
« ehi, Eugene. » trilla – perchè le fatine non parlano, trillano – e sfodera un sorriso quasi accecante. Mi trema il gargarozzo, vorrei quasi tenermelo fermo con la mano. Devo sembrare troppo ridicolo per essere vero. Oh no: non riesco a capire perché si stia alzando. Richiude il libro che teneva posato davanti. Faccio per deviare e ricominciare a camminare come se niente fosse, mettendo fine a questo incontro spiacevole e penoso. Non faccio in tempo a fare un passo che mi ritrovo a guardare in basso, proprio sotto il mio mento, dove s'è fermata e da dove mi sta osservando come normalmente avrebbe potuto guardare un gattino abbandonato.
« devo andare .. » mormora con un sorriso sbieco, ancor più languidamente di quanto già solitamente faccia. Spalanco la bocca; come un vero ebete, visto che non riesco a spiccicare parola. Lei continua a sorridere. Io non mi muovo. Lei neppure. Uhm - stomp.
Molto, molto lentamente prendo coscienza del fatto che il volume che stringeva in mano è caduto a terra. Altrettanto lentamente mi piego in avanti – certo che essere alti è davvero poco pratico – e lo raccolgo prima che lo possa fare lei.
Appena alzo la testa, mi trovo a fissare in orizzontale la sua faccia, con le guance tutte rosse, gli occhi spalancati. Neppure batte le palpebre. Com'è carina.
« grazie.. » sussurra appena; non mi rendo conto di quello che sta facendo finché non mi trovo uno stampo del suo lucidalabbra appiccicoso sulla guancia.
Oh.
Svengo.
No, non svengo, ma quando riprendo coscienza di me sta saettando verso la porta della biblioteca, con il libro stretto in mano.
31/03/2008
«Sicuro di non essere arrabbiato?» domando per l'ennesima volta, stringendo forte la mano di Carlisle.
Scuote il capo.
«Per la milionesima volta no» mi rassicura, fermandosi un attimo nel bel mezzo del corridoio «Non sono arrabbiato, non avrei motivo per esserlo.»
«Si, però..» mi mordo le labbra, abbassando per un attimo lo sguardo «Sembravi così seccato l'altro giorno!»
Mi sorride, illuminato dalla calda luce delle candele appese alle pareti. E' così bello che fa quasi male guardarlo.
«Non fare quella faccia, ti prego» si sporge appena verso di me, sfiorandomi il viso con una carezza «Ora ascoltami, perché è l'ultima volta che te lo dico, d'accordo?»
Annuisco, senza riuscire a distogliere lo sguardo.
«Non sono arrabbiato. Trovo che sia adorabile quello che hai fatto, se proprio vuoi saperlo, non so quante altre persone al mondo avrebbero acconsentito ad aiutare un paio di ragazzine del primo anno a realizzare un'idea così strampalata»
Gonfio le guance, annuendo, e lui sorride di nuovo.
«Brava la mia stella» mi canzona, stringendomi la mano mentre riprende a camminare.
«Senza contare che» aggiunge dopo qualche attimo «L'idea di te nella Sala Comune Tassorosso mi stuzzica non poco..»
E mentre la porta della Stanza delle Necessità si materializza davanti a noi, un familiare bruciore mi avvolge la faccia.
***
Goergiana sbuffa, prima di prendere fiato e lanciare un tremendo urlo per richiamare il gruppo al silenzio.
I pochi presenti si paralizzano completamente, voltandosi verso la mia Caposcuola che sorride compiaciuta.
«Bene» esordisce, soffermandosi con lo sguardo su ognuno di loro «Direi che possiamo iniziare»
Abbasso lo sguardo, turturando l'orlo del povero maglione che indosso mentre lei si dilunga nelle solite comunicazioni di rito e si prodiga a scrivere su un quadernetto che custodisce gelosamente tutte le aggressioni di cui siamo venuti a conoscenza in corso di settimana.
«Violet Travingston ha quasi staccato la testa a morsi a un Grifondoro del primo anno dopo esser stata lasciata da Norwood» ci comunica Carlisle pacato, senza lasciar intravedere il fastidio che comunicare una notizia del genere gli provoca.
Julia inarca le sopracciglia, dal suo angolo, mentre Isabel lancia un fischio sommesso.
«Apperò, carina la ragazza» commenta la mia amica, incrociando le braccia al petto. Eugene, al suo fianco, ridacchia, subito fulminato da un'occhiataccia di Georgiana.
«Sebbene non tolleri l'aggressione, posso capire il gesto» commenta gelida la Caposcuola, continuando a scrivere con la sua grafia minuta e ordinata sul quadernetto. Il biondo distoglie lo sguardo, vagamente imbarazzato. Da quando Garet (che stasera non si è presentato) l'ha lasciata, Georgiana è particolarmente inflessibile con tutto e tutti. Come biasimarla, del resto.
«Altro?» indaga, alzando appena gli occhi dalle pagine.
«McDowning ha mostrato simpatia per la filosfia di Riddle» riporta Audrey, attorcigliandosi un ricciolo biondi attorno alle dita sottili.
«McDowning?» esclamo sorpresa «Klaus McDowning?»
Il ragazzino più fragile che sia mai stato smistato a Serpeverde in tutta la storia di Hogwarts?
La Salinger annuisce mesta.
«Lo so, ci sono rimasta male io per prima» sospira, scuotendo il capo. Georgiana, impassibile, continua a scrivere.
«Altro?» abbaia, richiamandoci all'ordine. Fa decisamente paura.
«Ancora una cosa» Sebastian si schiarisce la voce, abbozzando un sorriso «Opal Worthington ha fatto esplodere un libro in faccia a una delle due mini-Blackster»
Mi mordo la lingua, non ridere, e non sono l'unica: tutto d'un tratto Eugene trova particolarmente interessanti le sue scarpe, Carlisle è in preda a un maniacale attacco d'ordine e sistema i cuscini impilati alle sue spalle, Isabel e Audrey si contrallano rispettivamente le unghie ed eventuali doppie punte mentre Peter da una lustratina alla sua bacchetta e Julia tossisce discretamente.
«Libro esploso in faccia a mini-Blackster» mormora Georgiana, ignorandoci tutti, prima di chiudere il quadernetto con uno scatto secco «Direi che siamo a posto»
Inspiro a fondo, cercando di tenere a freno le palpitazioni: non è nulla di grave, in fondo, devo solo aiutarla. Nulla di impossibile.
E anche se Georgiana in questo momento è dolce, disponibile e tollerante come un Dorsorugoso in calore, è sempre sempre la stessa ragazza dal cuore grande, profondamente insicura e indiscutibilmente sognatrice di sempre. Non è notoriamente cannibale, anzi. A vedere quanto è magra si direbbe che tende al vegeratariano, ergo non mi sbranerà viva.
Abbozzò un sorriso, che ricambia con una smorfia truce.
D'accordo, come non detto, è assai probabile che possa decidere di divorarmi come spuntino di mezzanotte oggi. Ma tutti hanno un cuore, anche le cannibali arrabbiate perché appena mollate dal fidanzato imbecille di turno. Spero.
Mi schiarisco la voce, affiancandola, e mi stampo in faccia un sorriso che possa anche solo vagamente farmi sembrare più rilassata.
«Dunque» esordisce Georgiana, incrociando le braccia al petto «Come spero tutti voi sappiate, Riddle è un legimens e questo lo rende ancora più pericoloso di quanto già non sia. Siamo più vulnerabili davanti ad una persona che conosce i nostri segreti, figuriamoci davanti ad una che può navigarci dentro a suo piacimento..» lascia la frase in sospeso, guardandomi di sottecchi. Si aspetta che vada avanti io? Tossicchia. Si, immagino di si.
«Ehm.. c'è un unico modo per tenere una persona al di fuori della propria testa» inizio a dire, tentennante «O la si rende innocua, e per esperienza personale è alquanto difficile rendere innocuo Riddle» Carlisle ha un fremito, ma non gli lascio il tempo di parlare «o si fa in modo che ci sia un muro tra lui e i propri pensieri. Nel nostro caso, la seconda è la più auspicabile delle ipotesi.» una breve pausa, prima di riprendere a parlare «Nessuno di noi è Legimens, però tutti -presumo- conosciamo la formula e sappiamo come funziona l'incantesimo. Quello che stasera faremo, in sostanza, sarà utilizzare l'incantesimo scudo in modo tale che non vada a creare una barriera fisica ma mentale, ecco.»
Georgiana annuisce, agitandosi inquieta tra i presenti e dividendoli a coppie.
«Legilimes, per attaccare. Protego, per difendere» continua a ripetere, facendo di quella frase il suo mantra personale. E mentre l'aria inizia a saturarsi di magia, mi lancia una rapida occhiata meno ostile delle precedenti. Esame superato.
***
«Adesso tu mi spieghi per qualce assurdo motivo non mi hai mai detto questa cosa di Riddle» sbuffa Carlisle, spingendomi contro la parete alle mie spalle. Mi inchioda lì, guardandomi dritto negli occhi.
«Perché, come ti ho già detto, non è successo nulla di tale» inspiro a fondo, cercando di dominare la voce «Non esisteva ancora nessun club, non aveva nulla da perdere e nulla da proteggere»
«A parte te stessa» mi corregge cupo.
«Oh, avanti, non mi avrebbe fatto proprio nulla. La prima volta eravamo nel reparto proibito della biblioteca e sai com'è quell'arpia lì di guardia, no? Non se ne lascia scappare uno, sarebbe stato troppo semplice risalire a lui. E la seconda volta, c'eri tu» sostengo il suo sguardo, con aria di sfida «E poi dovresti tenere a mente che per lui siamo -o meglio, eravamo, adesso non saprei- creature da tutelare, possibili futuri assassini nella sua cricca. Non mi avrebbe torto un capello.»
Sbuffa, ritrovandosi ad ammettere, suo malgrado, che c'è una certa logica nel mio discorso.
«Sei convinto di quello che dico, zuccone?»
«Vorrei poter dire di no» brontola, scostandosi e dandomi le spalle «E' che non sopporto l'idea che tu ti possa trovare in una situazione potenzialmente pericolosa»
«Ma Carlisle, non essere sciocco!» esclamo, incrociando le braccia al petto.
«Non sono sciocco» ringhia «Sono solo.. preoccupato»
Sospiro, abbracciandolo da dietro e posando la fronte contro la sua schiena.
«Non c'è ragione di esserlo, lo sai vero?» bisbiglio.
«Non ancora» specifica.
«Ragione in più per non fasciarsi la testa prima del necessario, no?»
«Vorrei che tu non fossi così dannatamente sicura» confessa «L'idea che ti succeda qualcosa mi terrorizza»
«Cosa credi, che per me non sia lo stesso?»
E' una fortuna che non possa vedermi, mi sento bruciare la faccia come mai prima d'ora.
«Ogni volta che tu e Lewis battibeccate, ogni volta che ti vedo così impaziente di agire.. mi spaventi da morire, Carlisle. Io... io non voglio che tu..»
Mi si spezza la voce in gola, non riesco nemmeno a dirlo. E' più forte di me.
«Jill» mi chiama piano, dopo qualche attimo «Resta con me»
«Tutto il tempo che vuoi»
«No, io intendevo..» la sua voce è un soffio, appena udibile «Resta con me stanotte. Ti prego, Jill, resta con me»
30/03/2008
Ho lasciato Damian ai suoi pensieri. Stringo ancora fra le mani la sciarpa di Aedan, mentre mi dirigo verso la mia camera. Mi tolgo la giacca leggera ed i miei immancabili stivali e mi lascio cadere sul letto.
Angela, la mia compagna di stanza, mi apostrofa così:
“Hai un sorriso da gatta che si lecca i baffi. Qualcosa da dichiarare, Versten?”
Scuoto la testa, mentre mi alzo in piedi. Angela si sta pettinando la frangetta davanti allo specchio, e aggiunge:
“A proposito, Sebastian è passato a cercarti, un’oretta fa.”
Mai che riesca a rilassarmi un momento. Avrei solo voglia di un bagno caldo, ma mi sembra chiaro che dovrò aspettare.
Scendo in Sala Comune e cerco Sebastian: non c’era quando sono entrata, né è riapparso nel frattempo. Mugugno qualcosa[nulla di elegante o di appropriato per le labbra di una fanciulla, questo è certo], e mi preparo alla sua ricerca.
Sebastian, Sebastian. Dove potrai mai essere?
Mi torna in mente che al momento ha una riunione con Silente per discutere dell’organizzazione della Casa di Grifondoro, nonché una serie di altre amenità riguardanti Hogwarts.
Bene, sono di nuovo in giro per la scuola, da sola. Il rumore della pioggia scrosciante mi disillude: un giro nel Parco o nel Campo di Quidditch sono fuori discussione.
Sono combattuta: Georgiana in questo periodo è occupatissima, non so se potrei andare a disturbarla. Senza contare che nella Sala Comune di Corvonero c’è un’alta probabilità di incontrare il proprietario della sciarpa che al momento è avvolta intorno al mio collo.
Vago per i corridoi del castello, scegliendo le zone meno frequentate. Alla fine, mi ritrovo in Aula di Astronomia, a osservare il cielo notturno con uno dei telescopi che di solito usiamo durante le lezioni pratiche.
“Oh, abbiamo qualcuno che si interessa di Astronomia, sì?”dice la voce del professor Crale alle mie spalle.
“Salve, prof. Disturbo?”chiedo.
“No, fai pure. Sono solo venuto a prendere un libro. Per la prossima lezione del sesto anno.”risponde, mostrandomi un enorme tomo, intitolato ‘De Planetibus’.
Si appoggia alla balaustra della finestra.
“Tutto bene?”
Se fosse una qualsiasi altra persona [a parte le note eccezioni] a farmi una domanda del genere, l’ennesima sul tema, credo che sbotterei, nel migliore dei casi. Nel peggiore, potrei mettermi a urlare. Ma con Crale ho un rapporto particolare, forse perché anche lui è un ibrido, né umano né creatura magica, bensì entrambe le cose. Con Georgie ridiamo sempre perché lei è la cocca di Silente, mentre io lo sono di Crale…a rigor di logica, dovrebbe essere il contrario!
Così dico:
“Vado avanti, e tutto torna a posto, pian piano.”
Crale mi sorride con gli occhi, anche se il suo viso resta immobile.
***
Ho passato la mattinata a crogiolarmi al sole, sul molo del lago. Sul tardi, Carlisle mi ha raggiunto e abbiamo scambiato due parole, grazie alle quali mi sono resa conto di quanto faccio preoccupare le persone che mi stanno accanto…brava, Julia.
Poi lui è andato a pranzo e io sono stata intercettata dalle mie compagne di stanza.
“Ti abbiamo coperto, Jules!”annuncia Angela. “Certo però che se tu te ne vai in giro per il Parco…”
“Donna di poca fede!”replico, indicando un drappo damascato. Il Mantello dell’Invisibilità fornitomi da Peter. Mi copro per bene e ce ne torniamo al dormitorio. È sempre strano vedere le persone, senza essere visti a nostra volta. Nella nostra Sala Comune, l’unico ad accorgersi di qualcosa è Seb.
“Dite alla vostra compagna di stanza, Julia, che devo ancora parlare con lei…”ulula, sottolineando il mio nome. Non riuscirei mai a farla franca con lui, e non ci spero neppure. Ne sa una più del diavolo.
Una volta in stanza, indosso la divisa per le lezioni del pomeriggio e mi ripresento giù, millantando una ripresa della mia salute. Avevo bisogno di starmene un po’ da sola, stamane, dopo gli avvenimenti dell’altrieri.
Ma ora avrei bisogno di parlare con Georgie, dopo un giorno e mezzo che non la vedo. Ieri non avevamo lezioni in comune, ed in più dovevo preparami per l’interrogazione di oggi pomeriggio. Antiche Rune, aspettami.
Entro nell'aula e mi fiondo accanto alla mia migliore amica, imponendole, perentoria:
“Non azzardarti ad uscire senza di me, dopo la lezione. Devo dirti una cosa.”
“Jules, questo tono da pettegolezzo non è da te, mi sconvolge. Sicura di star bene?”mi domanda con un’espressione perplessa.
“Ah, no. Non ne sono per niente sicura.”
La nostra conversazione viene troncata dall’arrivo della professoressa Winckelman.
“Versten, Mapplethorpe e Prentiss. Deliziateci con le vostre traduzioni!”esclama l’insegnante.
La Winckelman mi ha in simpatia, questo è chiaro. Per quale motivo, non saprei. Forse perché sono una delle poche che riesce a seguire i suoi voli pindarici.
L’interrogazione si chiude con il massimo di voti per me ed i miei compagni, coronato da un sorriso soddisfatto della professoressa mentre riporta i voti sul registro. Poi l’ora finisce e siamo liberi.
“Georgie, ti va se andiamo in Sala Grande?”
“Questa suspense mi uccide, Jules. Vada per la Sala Grande.”
Ci sediamo un po’ discosti dagli altri studenti. Davanti a noi appaiono due tazze di thé ed un piattino di biscotti.
Sospiro.
“Georgiana.”
“Sì, Jules?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”
Georgie resta immobile per qualche secondo.
Poi dice:
“Che cosa?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”
“Ho capito, ma come è successo?”
Racconto in breve i fatti, mentre l’espressione attonita non accenna ad abbandonare il volto della mia amica.
“Non so cosa dire. Sai chi è sua sorella, vero? L’ultimo acquisto dei Principi.”
Annuisco.
"È stato inaspettato. Non premeditato.”dico.
Georgiana è poco convinta.
E ad essere sincera, non è che io lo sia molto di più.
“A proposito, sai per caso di cosa mi deve parlare Sebastian? Riguarda per caso lui ed una certa persona di mia conoscenza?”
Georgiana e Garet si sono lasciati da poco. Seb è partito all’attacco in tre secondi netti. E io sono un po’ preoccupata. Anche se, sotto sotto, sono contenta per tutti e due.
***
L’amore è più un problema che altro.
Ne sono sempre più convinta.
Sto tornando verso il castello dopo aver lasciato Peter con la sua ragazza: l’espressione di Audrey era tutto tranne che amichevole, quando mi ha vista.
Così metto un passo in fila all’altro e mi dirigo in Sala Grande. Spingo la porta ed ecco un’apparizione divina: Sebastian che parla con Damian. Non appena mi vede, saluta il mio compagno di squadra e mi fa segno di avvicinarmi.
Mentre mi siedo vicino a lui, il mio migliore amico fa apparire un bicchiere di latte caldo per me. Appoggio accanto a me giacca e sciarpa: proprio su quest’ultima scivola lo sguardo di Seb.
“Allora. Incontri ravvicinati con il Corvo dagli occhi di ghiaccio?”
“No.”
”Non più, vuoi dire. O non ancora, dopo l’ultima volta.”
Damian gli ha detto tutto. Stupida io a non dirgli di tenere la bocca chiusa. Chissà come ha presentato i fatti a Sebastian.
“Jules, ti rendi conto di quello che stai facendo?”
“La verità è che non lo so neppure io, se ti interessa. E tu, ti rendi conto di quello che stai facendo a Georgiana?”
Inarca le sopracciglia, sentendosi colpito.
“Lei non ha fratelli o sorelle che sono nella cricca di Riddle.”
Stringo il bicchiere fra le mani, con uno scatto convulso. Seb se ne accorge, e mi passa un braccio intorno alle spalle, stringendomi a sé. Poi mi bacia sui capelli.
"È difficile.”dico.
“Molto di più. È doloroso. A volte perfino sfibrante.”
“Che coppia che siamo. Se ci fidanziamo fra noi forse risolviamo, cosa ne dici?”
“No, non mi sembra il caso. Io non potrei più passare per l’insospettabile dongiovanni di Grifondoro, e tu non saresti più la mangiauomini, mia degna compagna di avventure. Beth mi ha detto che girano voci anche di una tua storia con Crale. Ci credi?!”
“Eh, magari.”
“Julia!”esclama.
“Ma sto scherzando! È un bell’uomo. Non pensi?”
“Mah. Le mie preferenze si orientano più sulla Merrythought. O sulla Lostum, ecco. Ma anche la Bonnet e la Winckelman, una ventina d’anni fa…”
“Sei incorreggibile!”
Per fortuna, aggiungo fra me. Per fortuna che ci sei tu, Seb. E Georgie.
Come farei senza di voi?
28/03/2008
Mi affretto a raggiungere la biblioteca, dove già so che mi aspetta una Scarlett al limite fra l’isterico e l’atomico.
Chiudo la porta, sedendomi al suo tavolo, esattamente di fronte.
“Allora? Il compito per il quale ti serviva aiuto?” – le domando, con calma.
“ Smetti di dire scemate, Ae. Ti ho visto con quella là.” – mi lincia, immediatamente prima che continui. Io incrocio le mani sul tavolo, per poi portarle sotto il mio mento.
“ E allora?” – il mio tono ha un velluto sottile di sarcasmo verso la sua reazione.
“ Allora??? Non la conosci nemmeno!” – mi rimprovera, mantenendo un tono di voce moderato, ci bastano gli occhi a saettare adirati verso di me per compensare le eventuali urla.
“ Scarlett. La conosco quel tanto che basta.” – le dico, leggermente stanco della discussione.
“ E se fosse una mezzosangue, ci hai pensato? Mh?” – irrompe con forza poggiando le mani sul tavolo.
Scosto il gomito, sporgendomi verso di lei.
“ Visto che ti interessa tanto. Non lo è.” – le sibilo praticamente di fronte.
“ Sarà meglio per te. Che il nostro sangue sia macchiato da una impura mi sembra indicibile” – scivola tranquilla sulla sedia.
“ Scarlett. Non riesco più a seguire la tua avversione per i mezzosangue, mi dispiace”.
Sembra che le stia rifilando un insulto,vista la sua reazione.
Si alza, portandosi di fianco a me.
“ Ti sei bevuto il cervello? Eh, Aedan? Ma che ti sta facendo quella ragazza tutta occhi blu?” – domanda. E
sento nella sua voce, oltre la rabbia, una sorta di apprensione.
Una apprensione che mi riporta alla realtà dei fatti che lei, Scarlett, è mia sorella.
Le accarezzo i capelli sulla nuca, teneramente.
“ Non mi sta facendo nulla. Anzi, ti assicuro che è di una dolcezza disarmante” – le dico.
“ Non mi pare proprio” – incalza, storcendo il naso.
“ Di sicuro è più dolce di te” – la prendo in giro, sperando che la situazione perda i contorni della lite. Lei mi fulmina, capisco di averla presa in contropiede più del dovuto.
“ A volte” – aggiungo, per salvarmi da ulteriori ramanzine.
“ Aedan, vedi di non farmi girare le eliche” – mi bacchetta, per poi porgermi una pergamena.
“Mh?” – le domando, osservandola.
“ Cerca di cominciare a valutare le cose realmente importanti, e soprattutto a frequentare gente che conta.” – srotolo il foglio in carta ingiallita, vagamente elegante.
“ Un invito.” – leggo.
“ Al Lumaclub. Bada che solo gli studenti più meritevoli ne ricevono uno. E lì è rarissimo, per non dire impossibile incontrare mezzosangue” – sembra che ci tenga a precisarlo.
Io la fisso, e credo che nel mio sguardo risieda quel pensiero che, in me, si sta facendo largo. Poiché noto il lento dilatarsi delle pupille di Scarlett, quasi avesse visto un fantasma.
“ Non mancare” – precisa, prima di alzarsi.- “ è importante” – torna a ribadire, per poi inforcare la via dell’uscita.
Ho trascorso il pomeriggio intero, dopo lo studio,a vagare per la struttura, addirittura sono riuscito a trovare, nelle soffitte un piccolo giaciglio di cui, credo, nessuno conosca l’esistenza.
E’ piccolo, con un tetto leggermente spiovente, ed una finestra che si affaccia sul cielo.
Rilassante e silenzioso. Penso proprio che tornerò spesso qui, ogni volta che vorrò abbandonare il trambusto di Hogwarts. E le sue “
Leggi non scritte”.
Detesto che mi si dica cosa è giusto fare. Ho una testa. Mia. E solo mia.
E se fossi un lupo, ululerei alla luna che alta si staglia nel cielo. Perché io, sono stanco. Mortalmente stanco. Sospiro.
Scendo dirigendomi alla sala comune dei Corvonero. E’ sera ormai, e forse sarebbe anche ora che io dormissi, sperando giustamente di farcela. La finestra, l’ampia vetrata ai limiti della stanza, mi attira. Ed io mi avvicino, osservando i giardini, ed alcuni ragazzi che si divertono a trasgredire le regole correndo per non farsi vedere.
Le dita corrono sul vetro, come se scivolassero sull’acqua. E l’impensabile torna. Ho baciato Julia Versten. Perché l’ho fatto.
Perché oggi non mi sono fermato, quando è arrivata Scarlett. Perché ho continuato, sebbene l’incantesimo fosse stato spezzato.
Mi sono avvicinato a lei e….l’ho sfiorata. Labbra su labbra per un istante che è sembrato infinito.
Julia, tu si che mi stai dando problemi.
E sulla veste, sento pallidamente ancora il profumo della sua pelle.
Somiglia alle rose della serra. Delicato. Inebriante. Proprio da lei.
Evidentemente sono troppo distratto per ascoltare i rumori attorno a me. La porta si apre, sento pronunciare il mio nome.
Da una studentessa con fluenti e morbidi boccoli biondi.
Aguzzo sguardo e mente. Cercando di ricordare.
Punto leggermente il dito, abbandonando la mia posizione vicino la finestra, raggiungendola.
“ Audrey, dico bene?” – le domando, con gentilezza.
“Dici bene” – mi risponde con un sorriso –
“non si dorme?”
“ I lupi sono animali notturni, non lo sapevi?” – le dico, accomodandomi sul divano –
“ e tu allora?In giro per appuntamenti?”
“Si, appuntamenti nefasti, ma appuntamenti” – mi informa, sprofondando praticamente al posto di fianco al mio.
“Eh?E perché? E’ scoppiata l’apocalisse e non lo sapevo?” – domando, leggermente ironico.
“ Si, e si chiama Julia Versten” – incalza, leggermente preoccupata in volto.
Eccola che torna, possibile? Sempre in mezzo.
“ La Versten?” – chiedo, e non sembro per niente disinteressato.
“ Si, la Versten” – rimarca, ed il suo sguardo si fa grave. –
“ è SEMPRE con il mio fidanzato, Halbury. Comincio a pensare che possa avere mire di qualche tipo nei suoi confronti”- mi confida.
Io sorrido, e le scosto una ciocca per poi dare un buffetto sulla fronte.
“Dubito che abbia mire di alcun genere” – la rassicuro
“Si, e sentiamo come fai ad essere così sicuro?” – leggermente incredula, sebbene nutra speranza sulla fondatezza della mia ipotesi.
“ Abbiamo altri progetti” – le sussurro, scherzosamente confidenziale. Un sorriso, enorme, si stampa sul suo viso.
“ E bravo Lywelyn!” – mi acclama, battendo sulla mia spalla.
“Grazie grazie” – rido, mimando un inchino prima di congedarmi, ora che il sonno sembra aver fatto capolino.
“ Ovviamente, tu non sai nulla. Non mi hai mai parlato” – le raccomando, in atteggiamento vagamente circospetto e molto cinematografico.
“ Non ti conosco proprio” – annuisce, convinta.
“Questo mi sembra troppo, Aud.” – le dico, inarcando un sopracciglio.
“ Che vuoi, è il brio della conoscenza di simili segreti” – esplodiamo in una rilassante risata.
“ Bonnenuit Audrey” – le auguro, con un francese leggermente elementare, ma comunque d’effetto.
“ Ci vediamo presto.” – le sorrido, avviandomi nella mia camera.
Chi sia realmente Audrey non lo so. Ma ho come l’impressione che sia riuscita a far rilassare questo lupo burbero, stasera.
E Julia, beh….
Julia a quanto pare c’entra sempre.
28/03/2008
Io e Jillian entriamo tranquille nell’aula di Aritmanzia.
La prima cosa strana è un animato brusio: Nolasco pretende sempre il massimo silenzio, non vedo perché oggi dovrebbe fare un’eccezione.
La seconda cosa strana è l’agitazione della parte maschile della classe.
La terza cosa strana è una giovane donna bionda che siede alla cattedra. Al posto di Nolasco.
“Ho la vaga impressione di essermi persa qualcosa.”dico a Jill.
“Credo anch’io.”risponde lei, assumendo un’espressione poco convinta.
La donna bionda aspetta che entrino gli ultimi ritardatari e poi inizia a parlare.
“Buongiorno a tutti. Il professor Nolasco è dovuto tornare a casa per questioni familiari; io prenderò il suo posto, e sarò la vostra supplente fino alla fine dell’anno scolastico. Mi chiamo Martine Lewis.”
Jillian al mio fianco sobbalza. Un Serpeverde alza la mano e domanda:
“Mi scusi, lei è la sorella di Jasper, vero?”
Il viso della professoressa Lewis si addolcisce in un sorriso a fior di labbra.
“Sì, esatto. Altre domande?”
Nessuno interviene.
“Allora, direi di cominciare.”
Inizia a sfogliare il registro e poi apre il libro di testo.
“Andate a pagina 247.”
Jillian è pallida e non muove un muscolo. Le apro il libro e la scuoto appena.
“Jill? Va tutto bene?”
La mia amica fa un respiro profondo. Poi sfoglia il libro e dice:
“Ho l’impressione che Aritmanzia mi respinga. Adesso c’è perfino la sorella di Jasper ad insegnarla. I Serpeverde…sono sicura che loro c’entrano in qualche modo.”
Annuisco. La cosa mi pare lampante.
Ci avviamo verso la Sala Grande, abbastanza prive di appetito dopo la recente scoperta. Mentre entriamo, incrociamo lo sguardo di Georgiana. La nostra Caposcuola capisce subito che qualcosa non va e poco dopo viene da noi.
Al suo sguardo preoccupato [Jill in effetti sembra abbastanza provata], rispondo:
“C’è una nuova insegnante di Aritmanzia.”
“Sì, lo so. Nell’ultimo Consiglio d’Istituto Dippet ce ne aveva parlato. Com’è?”
Non sa di chi si tratta.
"È la sorella di Jasper.”mormora Jillian.
Georgiana appare colpita, ma mantiene il controllo.
“Siete sicure?”
“L’ha confermato, ad un’esplicita domanda di un Serpeverde. Si chiama Martine Lewis.”rispondo.
“State tranquille. Al momento non possiamo farci nulla.”
Sembra preoccupata, mentre ci saluta per tornare al suo posto. Inizia subito a parlare con Julia e Sebastian, e poco dopo le loro espressioni sono tutte intonate: l’emozione dominante è l’inquietudine. Mi siedo al tavolo dei Corvonero, e poco dopo incontro lo sguardo di Rah, la Tassorosso che ho aiutato settimana scorsa con qualche ripetizione. Dal viso sorridente deduco che tutto è andato a posto. Meno male che qualcosa va a buon fine, ogni tanto.
***
Che razza di giornata!
Ci mancava solo Martine Lewis, adesso, a complicare le cose. Come se la situazione non fosse già abbastanza difficile.
Sto raggiungendo Peter, che mi aspetta giù nel Parco.
Spingo la porta e aguzzo la vista. Eccolo là, un poco discosto da un grande acero. Con Julia Versten.
Mi avvicino cercando di trattenermi.
Va bene. Julia ha sofferto tanto. Soffre ancora tanto.
Va bene. Sono compagni di squadra.
Va bene. Sono amici da prima che io e Peter iniziassimo anche solo ad uscire.
Ma questo non mi impedisce di essere gelosa di lei, di loro.
Perché non è una ragazza normale, con delle amiche? Invece la sua unica amica è Georgiana, e poi ha solo amici maschi. Amici tipo Peter.
E poi, per non farci mancare nulla, è bella anche se è pallida e con gli occhi segnati.
Ormai sono a un paio di metri da loro: è chiaro che stanno discutendo.
“Ciao, Audrey.”mi saluta lei.
“Tesoro!”dice lui.
“Salve…vi ho interrotto?”chiedo, con una smorfia.
“No, stavo andando.”risponde Julia, che infatti subito si congeda.
Peter ed io camminiamo per qualche istante in silenzio.
“Allora?”inizio.
“Allora cosa?”
“Non sopporto di vederti sempre con lei.”
“Sempre! Se sto sempre con te, o con la squadra.”
“Squadra in cui c’è lei.”
“Che però preferisce stare con i suoi amici.”
Resto zitta.
“Se hai voglia di litigare, beh…io non ce l’ho.”
“Neanch’io.”
A dire il vero, avrei voglia di litigare, eccome. Ma lo sguardo stanco del mio ragazzo ha spento la mia bellicosità.
“Andiamo.”gli dico, prendendolo per mano.
Peter mi sorride:
“Portami dove vuoi. Mi fido di te.”
Sorrido anch’io. Non te ne pentirai, Peter.
***
È tardi quando rientro nella Sala Comune della mia Casa. Per fortuna, stavolta sono ancora dentro il coprifuoco. Georgiana non dovrà richiamarmi e io non mi sentirò in colpa. Audrey e il senso del dovere: una lotta impari.
Qualcun altro si trova qui: una figura maschile guarda fuori dalla finestra. O soffre d’insonnia, o anche lui torna da un appuntamento con la sua metà.
Mi pare di riconoscere Aedan Lywelyn, così pronuncio il suo nome, sperando di non cadere in una delle mie gaffe.
La figura sobbalza, e si rivela essere proprio il nuovo arrivato, catalizzatore dell’attenzione di buona parte delle Corvonero single. E di una larga fetta delle altre studentesse di Hogwarts. E ad essere sincera anche un paio di professoresse non sono rimaste indifferenti alla sua comparsa…ma forse è solo una mia impressione.
“Cosa ci fai qui?”chiedo, togliendomi il cappotto.
“Non riesco a dormire.”
“Stanco dopo un appuntamento con la tua bella?”
“Magari! E tu, invece? Tu sì che mi sembri stanca, dopo un appuntamento con Halbury.”
Ridiamo entrambi.
“Confesso, mi hai scoperto. Ma non è per l’appuntamento che sono stanca. Abbiamo quasi litigato.”
“E come mai?”
Se è sveglio a quest’ora, con tutto il lavoro che c’è da fare, dev’essere per una ragione abbastanza seria. Quindi, se vuole distrarsi con i miei problemi, si può anche fare. Chissà che non sappia darmi qualche consiglio.
“Per Julia Versten.”
Un sfavillio di curiosità brilla nei suoi occhi. Tutti sono interessati a quella ragazza.
Gli racconto in breve il mio arrivo, e mi dilungo sui miei timori: ci siamo seduti su uno dei divani, altrimenti credo che saremmo crollati per la stanchezza.
Alla fine del mio discorso, Aedan conclude:
“Dubito che la Versten abbia secondi fini con il tuo Peter.”
“Vorrei sapere da dove viene questa tua sicurezza.”
"È semplice. Abbiamo altri progetti.”
Se l’articolazione della mascella potesse slogarsi, e far sprofondare la mandibola fino al pavimento per lo stupore…beh, allora sarebbe ciò che mi sta succedendo. Ma anni di vita di società con la mia famiglia mi hanno insegnato a dissimulare le emozioni, quindi il mio viso limita ad assumere un’espressione di stupore infinito.
Questa me l’ero persa. Promemoria per il futuro: diventare amica di qualche Tassa ficcanaso.
“E bravo il nostro Lywelyn…!”esclamo.
“Tieni il segreto, capito?”mi dice con un sorriso un poco imbarazzato.
“Le mie labbra sono sigillate. Il favore è reciproco, s’intende.”
“Ovvio.”
Se fossimo nel mondo babbano, brinderemmo con un drink alla nostra salute.
Ma siamo ad Hogwarts, e quindi non resta che salutarci e andare a dormire.
Nel mio letto, non riesco a smettere di sorridere. Non so come mi sia venuto in mente di confidarmi con un semisconosciuto studente arrivato da poco. Ma queste confidenze notturne mi hanno tolto un peso dal cuore.
27/03/2008

Bene, d’accordo, è tutto a posto.
Calma e gesso…
In un ultimo, disperato tentativo di far entrare il manuale di Pozioni nella valigia, mi rimbocco le maniche, inspiro profondamente e, dopo aver lanciato un’occhiata di sfida al mio bagaglio, prendo la rincorsa e mi ci butto a sedere sopra. Cioè, l’idea
era quella di buttarmici a sedere sopra, ma non avevo assolutamente previsto alcun tipo di scivolone con ginocchiata rumorosa (e dolorosa oltre i limiti dell’immaginabile) alla sponda del letto. È in momenti come questi che non posso fare a meno di rammaricarmi del fatto che i minorenni non possano usare la propria bacchetta fuori dalle mura scolastiche…
Dubito che siano le mie urla di dolore, quanto piuttosto tutti gli altri rumori sospetti provenienti dalla mia camera, a richiamare mia madre, che si affaccia sulla porta con quella sua solita espressione da “che diamine succede qua dentro?”
“Ape, amore, cosa stai combinando?” chiede perplessa, e si direbbe assolutamente poco intenzionata a venirmi a soccorrere in questo momento d’agonia.
”Non Ape, mamma, non Ape!” esclamo innervosita, il ginocchio leso al petto mentre mi accartoccio su me stessa in maniera pietosa, le lacrime agli occhi dal male.
”Ma sei ancora lì con quella valigia?!” il suo tono ha assunto venature di sconcertata incredulità, qualcosa di molto irritante
”E cosa sono quei braghini campagnoli? Vuoi darti una rassettata, per l’amor del cielo? Partiamo tra meno di un’ora, Ape!”
Che bello buttare tutto questo fiato al vento…
”Lo so, lo so” bofonchio, rialzandomi in piedi e scuotendo i pantaloncini
campagnoli che mia mamma evidentemente non approva
”Ma ci metto un minuto, giuro”
Lei mi rivolge un’occhiata dubbiosa e, dopo avermi scrutato per un’enormità di tempo, decide che può anche lasciarmi sola con qualche probabilità che non mi ammazzi entro i prossimi trenta minuti, e se ne scompare per il corridoio.
Sbuffo, imprecando tra i denti contro libro, valigia e, già che ci sono, pure cerimonia. In realtà, non ho nulla contro i matrimoni. Davvero, lo giuro, anzi, li trovo piuttosto divertenti. Soprattutto qua, nella Côtes-d’Armor, dove c’è sempre qualcuno che dà il
là a qualche ballata bretone, ed è sempre pieno di vecchietti che cercano d’insegnarti qualche massima nella vecchia lingua. Il problema sorge quando, a separare la tua scuola dalla chiesa in cui tua cugina ha deciso di sposarsi, c’è la Manica più una fettina di terra ferma di dimensioni non proprio del tutto trascurabili.
”Polly, muoviti” dice Lucilla passando davanti alla porta della camera, senza degnarmi di uno sguardo. Aggrotto la fronte. Sì, va bene, perfetto, tutti bravi a dire “datti una mossa” ma nessuno che muova uno straccio di dito per aiutarmi. Perché diamine sono l’unica, qui, a doversi sempre portar dietro quintali di libri?
”Ti serve una mano?” questa volta a fare capolino sulla soglia è quel quattordicenne troppo cresciuto di Maurice, le mani enormi tuffate nelle tasche dei jeans, che mi guarda con quell’aria da “non ho decisamente nulla da fare al momento”.
”Oh, grazie, qualcuno con un cuore” borbotto, indicandogli la valigia che versa ancora in condizioni immutate
”Non riesco a chiuderla”
”Ancora non mi sono abituato a questa roba che avete da studiare” commenta, avvicinandosi e sollevando il manuale incriminato, guardandolo con occhio critico
”Per esempio…cosa vi fanno fare, a Pozioni, esattamente?”
”Principalmente frullati di occhi di gallina e spezzatini di lingue di rospo” rispondo splendida, cercando di spingere il più possibile in profondità il contenuto del bagaglio.
”Polly, ma che schifo!” esordisce mio fratello, con tanto di smorfietta disgustata, mentre cerca di incastrare nel modo più funzionale possibile questo benedetto libro in qualche anfratto libero della valigia. Io gli lancio un’occhiata di traverso. Bèh, non sono proprio frullati di occhi di gallina, ma in ogni caso poco ci manca… Maui sbatte violentemente il coperchio della valigia, che si chiude per un attimo tornando poi a sollevarsi quel tanto che basta perché le serrature non possano toccarsi…Mio fratello inarca un sopracciglio.
”Non puoi agitare un po’ quella tua bacchetta e la finiamo qua?” chiede, facendo un vago gesto a mezz’aria con la mano. Bèh, cocco, se potessi farlo non sarei qui a disfarmi le ginocchia…
***
Il viaggio di ritorno mi ha distrutto. Quando varco la soglia del dormitorio, la prima cosa che mi viene da fare è lasciarmi cadere pesantemente su una delle comode poltrone dal rivestimento color ocra che se ne stanno placide nei pressi del focolare. Non è così frequente vedermi accasciata in questo modo da qualche parte, ma devo ammettere che macchina, traghetto e treno, ecco, sono un terzetto davvero mortifero. Avessi avuto un po’ di polvere volante a portata di mano, mi sarei piuttosto sorbita una traversata camino-camino dal soggiorno della casa dei miei zii, in Bretagna, al focolare delle cucine di Hogwarts, ma appartenere ad una famiglia totalmente estranea dal mondo magico ha anche i suoi limiti…
Così, mi prendo i miei meritati dieci minuti di riflessione durante i quali, spaparanzata poco signorilmente sulla soffice seduta, ho il tempo di reimmergemi completamente nel classico e tanto amato brusio della Sala Comune.
”’Giorno Polly” a rompere questo momento di pace interiore, facendomi aprire prima un occhio poi l’altro, è Carlisle Hunnam, appena uscito dal dormitorio maschile assieme ad Eugene, il cui viso pallido appare leggermente vaiato da aloni più scuri
”Com’è andato il matrimonio?”
”Alla grande” rispondo, accompagnando il cenno della mano con un sorriso
“anche se lo sposo per poco non ci rimetteva un occhio”
Il rosso mi guarda con un sopracciglio inarcato, al ché io mi stringo nelle spalle
“una manciata di riso mal calcolata” aggiungo in risposta a quell’occhiata perplessa, guardando poi verso Eugene, che quanto meno sembra aver colto il riferimento alle tradizionali usanze babbane che invece deve sfuggire a Carlisle.
”E a te che piffero è successo?” domando ficcanaso, alzandomi svogliatamente da sedere, le mani a passare – distrattamente e per abitudine – sui pantaloni da viaggio che ho ancora addosso. Lo sguardo del biondino prende a circoscrivere ghirigori indefiniti nell’aria, mentre lui si stringe nelle spalle, di poche parole come sempre. Va bene, d’accordo, magari non è il caso di mettermi a punzecchiargli il fianco con un bastoncino…promemoria mentale: chiedere spiegazioni a Costance. Carlisle lancia un’occhiata al suo amico e, afferrata la poca voglia di confidenze che ha in questo momento, sfodera un sorriso amichevole che serve da congedo per entrambi
”Ci vediamo in Sala Grande”
Annuisco, raccogliendo la mia valigina da terra mentre loro escono in corridoio.
”Cos’è successo a Eugene Pennington?” domando distrattamente, buttando il mio bagaglio sul letto, una volta entrata in stanza. Costance, sempre biondissima e sempre tutta occhi, seduta sul suo materasso a leggere non-mi-è-dato-di-sapere-cosa, fa un salto che sembra quasi sia appena stata morsa da un doxy.
“Per Morgana, Polly, che paura!” esclama stridula, il libro che si chiude di botto a quel sussulto
”Quando sei arrivata?”
”Venti minuti fa” rispondo, buttando il mantello accanto alla valigia
”E ho incrociato Penny e Carlisle”
Coco mi guarda corrucciandosi, con aria di rimprovero
”Dai Polly, non chiamarlo così…”
La guardo divertita, mentre apro il mio baule – rimasto tranquillamente a vegliare sul mio posto letto durante questi giorni di mia assenza – e ne estraggo la divisa scolastica. Non sopporta che dia nomignoli alla gente, anche se sa perfettamente che non lo faccio con cattiveria. È solo che mi piace abbreviare, tutto qui. E, tra
Eugy e
Penny, sinceramente…
”Ha fatto a botte con un manipolo di serpeverde, pare” mi spiega Coco, con l’aria vaga di una che ha raccolto voci di corridoio e ne ha tirato le conclusioni. Sgrano gli occhi in un’espressione tra l’incredulo e il perplesso
”Cosa? Eugene?” aggrotto la fronte, molto poco convinta
“E per quale oscura ragione, scusa?”
Lei sospira, facendo roteare gli occhi
”Lo sai” commenta
”Quelli stanno cominciando a montarsi la testa, negli ultimi tempi”
”Ma Dippet?” domando
”Avrà pur preso qualche tipo di provvedimento!”
Costance si stringe nelle spalle, una faccia che dice “il bollettino settimanale finisce qui”.
”Ma pensa te” bofonchio, l’uniforme stesa sul letto mentre travaso senza troppa cura il contenuto della valigia nel baule
”Questi fanno quello che gli pare…non bastano cretinate come gli schiantesimi, pure le botte…e poi, scusa, pensavo che…” smetto di parlare quando noto che, sul letto accanto al mio, giacciono, ammonticchiati in bell’ordine, un paio di manuali scolastici. Mi guardo in giro per trovare altre tracce di una possibile intrusa, ed ecco che noto un baule che prima non c’era, insieme a diversi effetti personali che monopolizzano il comodino accanto al letto.
”E questa roba?” chiedo, presa in contropiede.
”Ah, già” fa Coco
“È di Dorothy”
E chi caspita è Dorothy?
***
Uno non può lasciare la propria scuola per poco più di una settimana, che quando torna è successo di tutto. Maltrattamenti, risse, partite di quiddich andate rovinosamente, e personaggi mai visti piombati nella propria camera non si sa bene da dove. In fin dei conti non è che quest’ultimo punto mi tocchi particolarmente, se c’era posto per tre ci si starà anche in quattro, però…
La Sala Grande straripa di gente, il che, generalmente, mi mette sempre di buon umore, ma i postumi del viaggio – davvero deflagrante: il mondo magico, con tutte queste “comodità”, devi avermi leggermente rammollito – si sentono ancora quel tanto che basta ad impedirmi di esibirmi nei consueti “mezza corsetta e tuffo plateale sulle vivande” che puntualmente m’ispira la visione della tavolata stracolma di cibo. Mi siedo quindi con molta meno enfasi del solito dove trovo un buco libero, nei pressi di Costance che è intenta a discutere di non so cosa con un ragazzo del settimo.
“Cos’è quella faccia, Pollyanna?” Milo Ashmore allarga un sorriso placido nella mia direzione. Fermo restando che non so come faccia a conoscere un romanzo babbano come Pollyanna, mi limito a rispondergli con uno sbadiglio, ma almeno ho la creanza di mettermi una mano davanti alla bocca.
”Sono provata” dichiaro, annuendo alle mie stesse parole mentre mi riempio il piatto di cibo. Certo, i gamberetti grigi della Bretagna sono deliziosi, ma anche gli elfi domestici di Hogwarts, in quanto a gastronomia, sanno il fatto loro…
Milo mi guarda stupito, come se gli stessi raccontando di aver appena incrociato un elfo domestico che sbacchettava la Fairfax per i corridoi
”Polly stanca? E da quando in qua”
”Credo di avere scarsa resistenza per i matrimoni…”
”Bèh, praticamente hanno portato in negozio questo Augurey” la voce concitata e squillante che arriva da poco più in là fa cadere qualunque sorta di curiosità suscitata in me dal cerotto che Milo porta ad una mano. Alzo lo sguardo verso la ragazza che parla con Carlisle, tutta un annuire e un volteggiare di mani, piccoletta, mai vista prima
”Però, insomma, non sembrava veramente un Augurey. Voglio dire, sai, di solito hanno quel bel piumaggio color verde petrolio, quasi nero…” continua, assumendo di tanto in tanto un’espressione pensosa, gli occhi che si alzano verso il soffitto incantato, per poi guizzare sul suo piatto e, qualche volta, sul suo interlocutore
”Questo, invece…insomma, totalmente bianco. Gli occhi chiarissimi!”
Ridacchio sotto i baffi, lo sguardo sempre fisso sulla ragazzina, facendo dondolare le gambe sotto il tavolo – perché, insomma, proprio fermi del tutto non ci si può mica stare! Un modo di fare assolutamente divertente, questa tipa mai vista. La sua forchetta passa più tempo a tracciare disegni elaborati per aria che ad infilzare cibo!
”E la signora ci dice ‘guardate che il mio pennuto è metereopatico, e non canta quando dovrebbe’…”
”E che cos’è un Augurey?” lo so che non s’interrompe la gente mentre parla, e a maggior ragione se parla come questa ragazza, ma è più forte di me, gesticola talmente tanto che mi vien voglia di partecipare. Bèh, non avevo previsto che una domanda come questa potesse comportare una reazione del genere. Non è solo la ragazza a smettere di chiacchierare, le mani ferme a mezz’aria e una faccia da pesciolino spaesato in viso, ma anche Milo si volta verso di me con aria dubbiosa, mentre Carlisle inarca un sopracciglio.
”Oh, bèh…” borbotta lei, assumendo un’espressione pensosa, come se cercasse di radunare le giuste parole per espormi il concetto. Prima che possa lanciarsi in qualsiasi tipo di spiegazione, Costance – che deve aver troncato la sua discussione
appositamente per lanciarmi questo sguardo allucinato – esordisce con un allibito
”Non sai cos’è un Augurey?”
”Come cavolo hai fatto a passare ai G.U.F.O.?” commenta Carlisle sullo scherzoso, ma nemmeno poi troppo, perché la sua bella faccia è lo specchio della Perplessità. Io aggrotto la fronte. Questa poi, potrei anche prenderla sul personale…
”Bèh, ma…” interviene la brunetta, gli occhi che saettano dal rosso a me
”Non è così grave…insomma, non lo so in realtà, non ho mai frequentato una scuola di magia, ma ecco…penso che sì, insomma, gli Augurey non siano tra le creature magiche più studiate…” tutto questo gran giro di parole per mitigare un po’ le occhiate dubbiose dei miei compagni lo apprezzo molto, anche se la metà delle cose che ha detto, per la verità, mi sfuggono…
”Oh, avanti” bofonchia Costance, scuotendo la testa in un gesto nervoso, gli occhi che roteano verso l’alto
”Non si può non sapere cos’è un Augurey al sesto anno…”
”Ma magari…ecco, sì, non so” la ragazza mi rivolge un’occhiata larga, annuendo
”Potrebbe darsi che non ti sia mai capitato di entrare in un negozio di animali magici. Sai, in genere è difficile che qualcuno di nascita babbana frequenti questo tipo di posti…nessuno che abbia mai bisogno di un Ghoul o di uno Jobberknoll, preferiscono tutti quei puzzolenti insetticidi…”
”E questo cosa c’entra?” domanda Carlisle, l’aria di uno che ha decisamente perso il filo del discorso.
”Comunque è assolutamente improbabile che non sia mai entrata in un negozio di creature magiche” continua Coco, annuendo con fare saputo alle proprie parole, parlando di me come se non ci fossi per poi tornare a fissarmi
“Insomma, Charlie Pi dove l’hai preso?”
”L’ha trovato mio fratello al fiume” rispondo stringendomi nelle spalle. Milo se la ride sotto i baffi mentre Costance assume un’aria di sconfitta rassegnazione, bofonchiando un
”Non posso crederci” che mi darebbe ai nervi se non la conoscessi da così tanto tempo.
”E chi è Charlie Pi?” chiede la ragazza esperta di Augurey, un’espressione sospesa tra l’interrogativo e il confuso.
”Un musicista babbano” la voce di Eugene si leva da qualche parte oltre le figure di Milo e Carlisle. Ridacchio
”Eh, magari…” commento alzando gli occhi verso lo scuro cielo artificiale che si specchia nel soffitto
“È il mio rospo. Charlie Bird Parker, s’il vous plait”
La ragazza esordisce in un risolino divertito, che arresta quando si vede inaspettatamente piazzare la mia mano sotto il suo naso
”Io sono Polly, invece” la informo, e poco ci manca che per raggiungerla non mi sdrai sullo spezzatino. Lei guarda per un po’ la mia mano come se cercasse di trovare il modo più adatto per stringerla, poi sorride
”Dorothy, piacere”
Questa volta sono io a fare una faccia stupita. Ah, ecco, c’era qualcosa che non mi quadrava…la nuova compagna di stanza. Probabilmente ci metto un po’ troppo a fare tutte queste
complicate somme d’informazioni, e forse mi si dipingono sul viso espressioni incoerenti, perché la ragazza assume un’aria tipica di chi teme di aver detto qualcosa che non doveva e, con un fantasioso cenno della mano, aggiunge
”Oh, ma puoi anche chiamarmi Dot, ecco…”
Non posso fare a meno di farmi scappare un sorrisino. Questa Dorothy sembra decisamente una a posto.
”Com’è finita poi, con quell'Augurey?” domando, mentre torno a sedermi più o meno compostamente sulla panca. Se normalmente avrei accettato senza storie una neoarrivata nella mia stanza, bèh, posso dire che in questo frangente potrei anche essere propensa a srotolare il tappeto rosso delle grandi occasioni…
26/03/2008
La sfera d'acqua si solleva perfetta davanti al volto di Julia, catturando la luce del sole e riflettendola attorno a sé, simile ad una piccola stella evanescente. La ragazza inclina appena il capo di lato, qualche ciocca castana le scivola dolcemente sulla guancia prima di dondolare nell'aria fresca di metà mattina mentre mi avvicino in silenzio.
«Sei l'ultima persona che pensavo di trovare qui, Jules» la canzono, stiracchiando un sorriso sornione.
Lei non sobbalza, ma la sfera d'acqua assume le forma del mio volto prima di iniziare a ruotare vorticosamente su se stessa e trasformarsi in una lenta spirale in movimento.
«Potrei dire lo stesso di te, Carlisle» ribatte lieve, seguendo i movimenti sinuosi dell'acqua.
«E' una mattinata troppo bella per passarla in classe» le dico, con una scrollata di spalle.
Il vento si agita tra i suoi capelli, scompigliandoli dolcemente, mentre mi siedo in cima al piccolo molo. Il lago si allunga davanti a noi, fino all'orizzonte, senza che si possa nemmeno intuirne la sua fine: un panorama di cui non mi stanco mai, nemmeno dopo sei anni in cui è rimasto sotto i miei occhi immutato.
«Come stai?» le domando dopo qualche attimo.
La Grifona inspira a fondo, mentre chiude la mano a pugno e la sfera d'acqua inizia a roteare su se stessa come impazzita.
«Bene»
«Bugiarda» sospiro, scuotendo appena il capo «Non sei capace di mentire.»
Lei tace, abbassando lo sguardo e la mano, lasciando che la sfera torni al lago, con un delicato gocciolare.
«Sarà» ribatte scrollando le spalle «Fattostà, però, che ho bisogno di crederlo» ispira a fondo, distendendosi sul legno e guardando il cielo con gli occhi socchiusi, mentre dondolo i piedi sfiorando la superficie del lago con la punta delle scarpe. Sono tante le persone che non sanno dare il giusto valore ai silenzi. Quella breve sequenza di attimi privi di suono che si susseguono nel rapido intervallo tra due respiri, due battiti, due frasi: c'è qualcosa di magico, nel silenzio, che sfugge ai più.
«Non è meraviglioso?» commenta dopo qualche attimo, con aria quasi sognante.
«Che cosa?» mi appoggio sugli avambracci, offrendo il viso al sole.
«Il silenzio.»
Ecco, Julia fa parte di quel ristretto circolo di persone che capiscono quello che intendo. Le sorrido, senza aggiungere altro.
«Quasi dimenticavo» aggiunge voltando il capo verso di me «Come sta Eugene?»
«Meglio, indubbiamente» mi scappa un mezzo sorriso «Ha ripreso a tenere il muso a me e a Milo, direi che si è ripreso abbastanza»
«Ottimo» un sorriso le tira le labbra, mentre volta il capo in modo tale da posare una guancia contro il legno; un guizzo divertito le attraversa gli occhi «E per quale inenarrabile motivo vi tiene il muso?»
«Ragazze» le rispondo criptico, sghignazzando senza ritegno «E' il modo più sicuro per metterlo in imbarazzo, dovresti provare. Ha tutta una gamma di espressioni capaci di far ridere la più rigorosa delle stuatue» le assicuro, portando una mano sulla fronte per riparare gli occhi dalla luce del sole. Ride, tirandomi un colpo sul braccio.
«Siete senza cuore!» esclama, senza però smettere di ghignare.
«Se sacrificare la dignità di Eugene serve a farti ridere un po', allora continueremo ad essere senza cuore Jules» mi scappa di bocca, prima di realizzare cosa ho effettivamente detto. Si irrigidisce appena, tornando a guardare il cielo azzurro smalto. Non ci sono nuvole a chiazzarlo, non oggi; se non fosse per il vento ancora pungente potrebbe essere estate.
«Mi sono ridotta tanto male?» domanda alla fine «Non era mia intenzione far preoccupare fino a questo punto così tante persone, è solo che...» le si incrina appena la voce, ma si sforza di continuare a parlare «...è solo che mi manca tantissimo.»
«Manca anche a me» confido, chiudendo gli occhi. Il volto sorridendo di Ida fluttua tra i miei pensieri, chiudendomi la gola «Manca a tutti»
***
Faccio ritorno al castello che è ormai ora di pranzo, dopo aver lasciato Julia in compagnia di due sue compagne di casa che abbiamo incrociato mentre tornavano da Erbologia. La norvegese si è avviata con loro verso lo stadio, per recuperare qualcosa che ha detto di aver dimenticato, mentre io ho fatto ritorno a Scuola.
La Sala Grande, come sempre a quest'ora, è piena da scoppiare, ma non è particolarmente difficile individuare Eugene e Milo nella folla, al solito posto
«Signori» li saluto con un sorriso, accomodandomi davanti a loro «La mattinata come è andata?»
Si scambiano un'occhiata di intesa, trattenendo a stento un ghigno.
«Produttiva, in effetti» rispondo alla fine Milo, abbassando gli occhi sul piatto per non scoppiarmi a ridere in faccia «Vero, Eugene?»
«Oh si!» ribatte l'altro, mordendosi le labbra «Decisamente»
«Cosa state tramando, voi due?» chiedo agitando la forchetta dopo essermi riempito il piatto di zucchine e pollo ai ferri.
«Nulla» ribattono all'uninsono, fissando con esagerato interesse i loro piatti.
«Oh certo, e Edward Norwood è il mio migliore amico» commento ironico.
Il moro solleva il capo fingendo stupore.
«Carlisle! E cosa aspettavi per dircelo?»
«Che vi incrociassimo a Hogsmeade a fare shopping tenendovi a braccetto?»
Li guardo, senza dire nulla. Sono dell'idea che la mia espressione parli da se, senza bisogno di traduzioni sonore di alcun genere fatta eccezione per l'eco causato dall'eventuale cozzare di due teste vuote assieme. Le loro.
«Quando la vostra mentalità tornerà adeguata al vostro fisico fatemelo sapere, grazie»
Torno a mangiare, cercando di ignorare le loro risatine vagamente isteriche e facendo mente locale su cosa mi aspetta nel pomeriggio. Pozioni? No, era l'altro ieri. Incantesimi? Si può essere.
Mi verso del succo di zucca e, quando sollevo lo sguardo, Jillian fa capolino alle spalle dei mie due rincretinitissimi amici.
«Jill» le sorrido, mentre inizia automaticamente ad arrossire man mano che si addentra nell'orbita gravitazionale di Milo.
«Ciao» pigola, più rossa che mai, stringendo con forza un libro al petto e dondolandosi sui piedi.
«Oh, Jillian cara!» Milo si volta, con un radioso sorriso stampato sulla faccia. Lei boccheggia, vagamente stordita dall'ondata di feromoni che le si schiantano addosso.
«Ciao Milo» riesce a formulare, dopo qualche attimo, distogliendo bruscamente lo sguardo «Ciao Eugene»
Il biondo grugnisce, orso come il suo solito, senza nemmeno guardarla. Sospirando, le faccio cenno di raggiungermi: mi regala un sorriso, un bellissimo sorriso, prima di trotterellare oltre un nutrito gruppo di sospiranti ragazzine del primo anno e venire a sedersi accanto a me. Le strappo un bacio, circondandole la vita con un braccio.
«Tesoro, toglimi una curiosità» inizio a dire «Tu sai perché questi due individui qui oggi sono particolarmente idioti?»
«Ehm» distoglie lo sguardo, imbarazzata, coprendosi la bocca con una mano.
Milo, senza più riuscire a contenersi, ulula con le lacrime agli occhi.
«Devo preoccuparmi?» aggrotto la fronte, senza capire. Jillian scuote il capo, posando il libro sul tavolo e infilando una mano in una tasca della gonna per poi porgermi un piccolo oggettino rotondo.
Una spilletta, per l'esattezza. Con la mia faccia stampata sopra, circondata da una miriade di cuoricini rosa che ci svolazzano attorno.
«Cos'è?» indago, dubbioso, mentre anche Eugene si unisce a Milo nella risata.
«Una spilletta» osserva candida la mia ragazza «Molto carina, tra le altre cose, è riuscita veramente bene»
«Si, questo lo vedevo anche da solo» ribatto, pizzicandole appena la vita. Lei si agita, lanciando un gridolino acuto per la sorpresa.
Le prendo il piccolo oggettino di mano, rigirandomelo tra le dita mentre una terribile intuizione mi folgora al ricordare una semplice domanda di Dorothy.
Hai qualcosa di particolare contro le spillette?
«Ditemi che non è quello che penso che sia!» esclamo, guardandoli a turno tutte e tre.
«Oh no, bello mio! E non è finita qui!» sghignazza Milo, invitandomi a schiacciare la mia faccia con un dito. Magicamente, a quella si sostituisce una scritta, le cui lettere riportano i colori di Tassorosso.
«Per noi Carlisle è..» recita il moro.
«...il ragazzo più bello che c'è!» conclude il biondo.
I due si guardano, prima di lanciarsi di nuovo in una lunga serie di ululati che attirano le occhiate incuriosite del resto della tavolata.
«Come hanno fatto ad incantarla?» domando, sentendo puzza di bruciato. E' una procedura troppo complessa per delle bambine del primo anno.
La mia ragazza avvampa, liberandosi dalla mia presa. Tossicchia, senza guardarmi negli occhi.
«Era un'idea troppo carina per lasciarla irrealizzata» ammette «E morivo dalla voglia di vedere la tua faccia davanti ad una cosa genere» sussurra, mordendosi le guance per non esplodere a sua volta.
«Fila via, traditrice!» esclamo, più imbarazzato che mai; anche lei scoppia a sua volta a ridere, allontanandosi di corsa, e Milo e Eugene, in preda a vedere e proprie convulsioni, sprofondano al di sotto del tavolo, incapaci di reggersi in piedi.
Ma tu guarda che gente.
25/03/2008
Le tende del baldacchino ricadono ai lati del mio letto, ma io guardo dritto sopra la mia testa, stesa con le mani intrecciate all’altezza dello stomaco. Stomaco che si è chiuso un paio di giorni fa, quando Edward mi ha spiegato .. un mucchio di cose, che faccio ancora fatica a comprendere. E che non mi permettono comunque di giustificare il suo comportamento nei confronti di Scarlett Lywelyn.
Mi sono resa conto di non sapere di lui nemmeno metà di quello che so di chiunque altro, quando dovrebbe essere il contrario; è pur sempre il mio ragazzo, e invece è poco più che uno sconosciuto. Noto i passi che entrano nella stanza, ma non faccio lo sforzo di alzare la testa per vedere chi sia: forse è Amber, stava trasferendo una nuova quantità di cuscini ridicoli ed orrendi che le ha mandato sua sorella.
Compio appena un lieve movimento che mi permetta di superare la punta dei miei piedi con lo sguardo, e mi ritrovo a fissare dritto in faccia la sopracitata bagascia, che cammina con lo sguardo perso nel vuoto, e la bocca semichiusa di chi non riesce a pensare e contemporaneamente controllare la propria muscolatura perché é troppo difficile fare le due cose allo stesso tempo. Faccio giusto in tempo a spostarmi sul fianco, per vederla cozzare con un 'tonc' sordo contro il baldacchino.
Quasi mi strozzo per soffocare una risata, subito interrotta dallo sguardo infuocato della mia compagna di stanza, che sembra sul punto di saltarmi alla gola anche mentre si massaggia insistentemente la fronte. Magari questa botta inaspettata le ha fatto cambiare idea sul conto di Ed, e d'ora in poi lo lascerà in pace; anche se, in effetti, sarebbe lui a dover smettere di cercarla.
Dopo uno sforzo di volontà, mi alzo, e con falsa disattenzione passo al fianco di Lywelyn e di tutte le sue parolacce smozzicate, e dopo poco faccio lo slalom attorno al birillo-Blackster, che si è precipitata in camera non appena la sua nuova amichetta si è messa a strillare come un'aquila. Già, perché ormai è palese che le due abbiano un piano criminale per la rinascita del club dei principi, che comprende la mia cacciata dalle braccia di Edward. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere nel sentire Scarlett che si lamenta come se l'avesse trapassata una freccia; in fretta mi avvio verso la camera di Catherine, che mi aspetta per il tè.
***
un paio di giorni dopo.
Focalizzo la figura di Tom Riddle, seduto al tavolo di Serpeverde tra Lenore e Antonin Dolohov; i due sono costretti a sbracciarsi per attirare la mia attenzione, mentre lui non fa altro che fissarmi con sguardo di ghiaccio e un ghigno maligno sul volto. Chissà che vuole da me, stavolta. Mi avvicino con una certa perplessità ignorando Cate che, a sua volta, mi aspetta al tavolo. Al fianco di Jefferson Lennard si libera un posto nello stesso momento in cui lo raggiungo, dopo che lui stesso ha scostato con poca gentilezza dei ragazzini del secondo; e così, mi ritrovo a sedermi nel bel mezzo del gruppetto di Riddle, sotto lo sguardo attento del Caposcuola.
« ciao, Violet. » borbotta Jeff, senza neppure voltarsi di me, e piuttosto servendosi nel piatto una porzione più che abbondante di lasagne; al suo fianco, il giovane McDowning cerca di smettere di tossire, inutilmente, bevendo un bicchiere d'acqua. Riddle mi scruta ancora per qualche secondo, poi non fa altro che spostare lo sguardo sul suo piatto ed iniziare a mangiare in silenzio. Cerco una spiegazione presso Lenore, che a sua volta scruta il manico della forchetta come se vi fosse inciso il senso della vita. Senza fiatare, mangiucchio la mia lasagna, attendendo che qualcuno mi spieghi perché sono qui, ma riesco ad arrivare alla fine del pasto senza sentire neppure una parola che provenga dai miei vicini.
Faccio per alzarmi, del tutto intenzionata a raggiungere Catherine, e subito vengo raggiunta da Jefferson, che quasi cade faccia a terra per non lasciarmi allontanare da sola.
« ho diritto ad una spiegazione? » gli chiedo con un mezzo sorriso, mentre lui mi affianca e procede con me verso la grande porta a due battenti, spalancati.
« Tom voleva così. » scrolla le spalle, sorridendo gentilmente. Mi fa uscire per prima, seguendomi poi verso la Sala Comune. Catturo con la coda dell'occhio la sagoma di Tom che, seguito da quattro o cinque persone, compie il nostro stesso percorso.
***
« dunque? » Edward mi ha fatto prendere posto sul suo letto, ma non si è seduto al mio fianco, iniziando invece a camminare avanti e indietro per la stanza, borbottando a bassa voce e lanciandomi sguardi di sottecchi.
« allora. Promettimi che non reagirai male. » no, figurati. Questa premessa già mi rende parecchio nervosa, come testimoniano le mie dita, saldamente ancorate sul copriletto, seminascoste dalle pieghe del tessuto. Si ferma e mi fissa, affranto. Devo sembrare piuttosto smarrita, ed è come mi sento; mi sistemo distrattamente le trecce, cercando qualcosa da fare mentre lui raccoglie i pensieri, qualsiasi cosa abbia da dirmi. Non oso farmi idee prima di sentirlo parlare, forse perché ho troppa paura delle conclusioni che io stessa potrei trarre.
« Credo che siamo arrivati al capolinea. » scandisce guardandomi, per una volta, dritto negli occhi. Non capisco subito le sue parole; l'elaborazione è abbastanza lunga da costringerlo a guardarmi di nuovo, mentre pian piano la mia espressione si trasforma in una smorfia di disgusto e dolore. Ho un crampo allo stomaco che mi impedisce di astrarmi completamente. Zittisco di colpo il grido che mi risuona in testa, coprendolo con la mia voce, reale.
« mi staresti mollando, mh? » gli chiedo senza scompormi, limitandomi ad alzarmi in piedi di fronte a lui, giusto per vederlo arretrare, come se rifuggisse il contatto. Vorrei ricordargli che non gli facevo affatto schifo, fino a l'altro ieri; il suo letto è testimone.
Non risponde.
« è stato un piacere, Edward. » faccio per andarmene, tentando di superarlo, ma mi ritrovo a rischiare di sbattere la faccia contro il suo maglione. Il suo gesto mi porta a credere che voglia darmi un ultimo abbraccio, o qualcosa del genere. « non credi che sia già abbastanza doloroso così? » sibilo con risentimento, molto più di quanto avrei mai pensato di potergli dimostrare. Mi guarda con desolazione, facendo ricadere le braccia lungo i fianchi.
Tento di non destare sospetti mentre attraverso con tranquillità apparente la Sala Comune, per una volta tanto evitata dagli sguardi delle bambine che non hanno Edward da cercare al mio fianco, e anche da quelli di tutti gli altri; mi auguro che la notizia non si sia sparsa così velocemente, e in effetti è praticamente impossibile.
La camera vuota di Catherine mi accoglie più di quanto farebbe la mia; mi accascio sul suo letto, aspettando che compaia da un momento all'altro per consolarmi. Sento i suoi passi, la sua mano che si posa sulla mia spalla.
« vi? »
« è finita. »
***
« stupido maledetto marmocchio! » le mie dita affondano nella carne del collo di un ragazzino di Grifondoro, che ha osato intralciarmi il passo proprio mentre tornavo dalla mia passeggiata digestiva. Lo strapazzo, i segni rossi lasciati dalla pressione sulla sua pelle sono già più che evidenti.
Digrigno i denti. « il tuo sangue lurido ti impedisce di vedere dove metti i piedi?! » guaisce mentre cozza contro il muro, dove l'ha mandato una mia spinta. Ha scelto il momento sbagliato per mettersi in mezzo, decisamente il momento sbagliato. L'avrei ignorato in un'altra occasione, ma in questi giorni sono così nervosa che trapasserei l'acciaio con un morso.
Non ci sono tisane calmanti né pozioni che possano ridarmi la serenità che mi è stata tolta. Già, perché dopotutto ero contenta; oltre alle preoccupazioni per la Lywelyn e per altre mille cose, avevo davvero trovato qualcuno che mi desse sicurezza.
Mi rendo conto di tremare come una foglia solo quando una voce priva di accento mi riporta alla realtà.
« vorrei che questo finisse immediatamente. » Una donna bionda e di una bellezza quasi imbarazzante, il cui aspetto mi ricorda qualcuno, sta in piedi con le braccia conserte poco lontano da me. Allargo le dita e il ragazzino sfugge subito, singhiozzando mentre si barrica nel bagno all'estremità del piano.
« per favore, venga con me, signorina. » scandisce prima di farmi strada, i tacchi stiletto che battono secchi sulla pietra.
Mi spalanca la porta dell'ufficio di Nolasco, richiudendola alle mie spalle e andando a prendere posto sulla poltrona dietro alla scrivania.
« su, siediti. » faccio come dice, senza staccare lo sguardo dalle sue iridi di ghiaccio. Intreccia le mani e vi posa il mento, senza smettere per un solo istante di osservarmi. « sono Martine Lewis, la supplente del professor Nolasco. » socchiudo appena le labbra; possibile che .. « sì, sono la sorella di Jasper. » aggiunge con un mezzo sorriso, lasciandosi andare sullo schienale. « tu sei..? »
« Violet Traviston, sesto. »
« hm, come Jasper. Sei una delle sue conquiste? »
« non è il mio tipo..però giochiamo a Quidditch insieme. » meglio non inimicarmela; i Lewis non sono i primi buzzurri sulla strada, e la sua posizione nei miei confronti dev'essere positiva, a tutti i costi. Mi riserva uno sguardo soddisfatto, per poi cambiare di colpo argomento e registro.
« per quanto io possa trovarmi d'accordo con il tuo pensiero, Violet, ti devo chiedere di evitare di aggredire in pubblico altri studenti. Ora vai. A presto. » si alza in piedi e io faccio lo stesso, congedandomi sbrigativamente dalla mia nuova, molto utile, conoscenza.
24/03/2008

Abbraccio il cuscino, come fosse qualcosa che non si dovrebbe mai e poi mai allontanare da me. Ripenso alla figuraccia che ho fatto giusto ieri con Damian Denholm. Mi rannicchio sotto le coperte abbracciando adesso violentemente quel povero cuscino. Vorrei scomparire. Sento le mie guance andare a fuoco, così come tutto il resto della faccia. Mi sono scontrata con lui, LUI. Da quando ho messo piede in questa scuola quel ragazzo ha fatto breccia nel mio cuore. E’ diventato una fissa per me, un idolo. Ho fatto una testa tanta a Sophie parlando di lui: com’è bello, come si muove bene, ha un abito nuovo.. bla, bla, bla. Mi mancava solo di tenere un taccuino con tutti i suoi movimenti ed inseguirlo che poi potevo dire di sapere veramente tutto, vita – morte – miracoli, di questo ragazzo. E io ieri ci sono andata a sbattere contro. Stupida bambina! Cerco di non pensarci, continuo a girarmi e rigirarmi nel letto. Mi metto addirittura a contare le pecorelle ma non funziona.
“Basta non ce la faccio più!” sibilo, alzandomi a sedere sul letto, facendo il più piano possibile per non svegliare le altre mie compagne di stanza che dormono sogni felici. Beate loro. Indosso la mia vestaglia color lilla e le mie pantofole. Fa freddo, appena varco la porta, ma scendendo in sala comune, dove il camino è ancora scoppiettante e subito mi sento meglio. Vado verso il divano, solitamente occupato dai ragazzi del sesto o del settimo, piazzato davanti al camino e mi siedo. Guardo con attenzione il calamaio, ormai finito, che è stato lasciato sul tavolo e lo trasfiguro in una tazza colma di tisana all’ortica. Forse questa mi aiuterà a riprendere sonno.
Una porta sbattuta, mi giro verso le scale e vedo un’ombra, quasi minacciosa in questo silenzio assordante. Un passo, due, tre e poi scompare. Un botto assordante e noto un ragazzo per terra, con le gambe in aria. “che botta!” penso tra me e me realizzando solo adesso il volo che ha fatto, povero! Non ce la faccio a trattenere una risata. Cerco di soffocarla poi con la mano, mentre il ragazzo si rialza, ma ormai è troppo tardi, mi ha sentita ridere. Massaggiandosi il fondo-schiena si volta verso di me, avvicinandosi: acciderbolina – porcapupazza, è Damian!
“Hey tu! Anziché ridertela così a crepapelle avresti potuto ricambiare il favore!” fa allusione al giorno prima, che se il ragazzo non mi avesse salvata, avrei battuto un bel tonfo per terra. Sorrido nuovamente, arrossendo – per fortuna che la luce è fioca e non può notare il mio grado di rossore! – “Scusa..” rispondo abbassando leggermente la testa. Mioddio che imbarazzo! Sono in pantofole e vestaglia. Si avvicina fino ad essermi di fronte.
“certo che in questi giorni ci incontriamo spesso, bionda!”
“è che prima non mi notavi!” rispondo per le rime. Ecco Elodie, prendi una pala per sotterrarti per favore. Perché non tieni mai quella boccaccia chiusa? Mannaggià!
“Beh, si vede che prima di adesso non ti eri mai premurata di schiantarti addosso al sottoscritto. Altrimenti non sarei stato affatto dispiaciuto di attutire il tuo corpicino nella caduta” Damian risponde con finta offesa subita, ed un sorriso sotto il naso degno del miglior furbo presente a Hogwarts. Abbasso nuovamente lo sguardo. –marpione- penso tra me e me, aggiungendo al mio pensiero anche un: adesso muoio! Che fare?.
“Come mai sveglio a quest’ora di notte? Appuntamenti segreti?” Oddio, la notte mi fa male. Io non posso rispondere a lui in quel modo: non devo, non posso, non voglio!
"Oh si, come hai visto, avevo un appuntamento segreto con una voglia ignota di andare in infermeria vista la caduta" dice, sedendosi di fianco a me. Comodo, mentre scioglie i muscoli della schiena con un movimento fluido. Scoppio a ridere sonoramente.
"Vuoi un pò di tisana anche tu? Ortiche!" chiedo gentilmente. Sto per morire, la mia faccia è decisamente a bollore, potrei cuocerci sopra qualcosa! Mamma quanto è bello, ed è anche a poca distanza da me. Il panico si sta facendo padrone: aiutoh!
"Vedo che cominci a capire quanto tu debba farti perdonare per non avermi fatto da materasso, bocciolo " mi chiama in quel modo delizioso per la seconda volta, sfilando la tazza dalle mie mani, sfiorando con le sue dita affusolate le mie. Ok. Adesso è troppo, non riesco più a reggere la tensione e la tisana che cercavo di prendere per tornare a dormire mi sarà praticamente inutile. Ho il cuore a mille, oddio, un colpo epilettico. Elodie respira, respira.
"Mi sa che io vado a farmi un giro fuori, mi fa caldo" mi alzo di scatto. Voglio fuggire da questa situazione imbarazzante.
"Stai scherzando, spero" Damian mi guarda, inarcando un sopracciglio. "Ti buschi un raffreddore da guinnes dei primati, se esci."
***
L’indomani mi sveglio con fatica. Un mal di testa allucinante si fa spazio, un martello continua a picchiettarmi dentro: tum – tum- tum.
“Elodie ma che faccia hai stamani? Hai avuto incubi?” mi volto stanca verso la mia compagna di stanza, Hope.
“Si effettivamente non ho dormito molto stanotte” non mi va di continuare questa discussione, o almeno, non mi va con lei e per evitare domande mi dirigo verso il bagno. Una doccia forse riuscirà a tirarmi su.
Scendo in sala comune dove un Damian assorto nei suoi pensieri è appoggiato su di una sedia, verso l’uscita. O cavolo, speravo di non incontrarlo stamani, dopo ieri sera. E non c’è modo per evitarlo, devo passare per forza da là davanti per uscire: maledetta sfortuna!
Prendo coraggio e via, parto in quarta verso l’uscita. Fortunatamente non mi ha notata, o almeno così speravo. Però quando con tutta la mia forza e velocità cerco di aprire la porta e di svanirne dietro, mi accorgo che lui si è buttato con la mano su di essa per non farla aprire. Fa tutto questo con molta nonchalance, continuando a leggere il libro che tiene sotto gli occhi, fino a quando: “Buongiorno Elodie” i suoi occhi chiari sono adesso puntati su di me “tutto bene?!”
“Una meraviglia, scusa ma adesso devo andare” dico tutto d’un fiato senza neanche dare un tono alle parole.
Inarca un sopracciglio, poco convinto dalla completa mancanza di spessore delle mie parole.
"Oh si, una meraviglia. Io, invece, sono diventato una suora, sai?" sono troppo impegnata a pensare al modo più semplice e veloce per aprire quella porta che LUI tiene con la sua mano per rendermi conto della poca verità delle sue parole.
"Oh, meraviglioso" rispondo, senza nessuna emozione, quasi. E' lì che sento il libro chiudersi nelle sue mani, e lui avvicinarsi.
" Non ti sarai davvero presa quel raffreddore perchè sei uscita ieri, mh?" chiede, indagatorio, a pochi centimetri da me.
Raggiungo, correndo, Sophie in sala grande. Mi siedo veloce al mio tavolo dove mangio qualcosa e poi scappo da lei: “Sophie devo parlarti!”. La mia migliore amica mi guarda con due occhi quasi preoccupati, come se fossi, di botto, diventata un’inferma mentale. “adesso” aggiungo. Si alza dal tavolo, salutando i suoi compagni e ci avviamo per i corridoi della scuola.
“Soph, non sai cosè successo ieri sera!”
“Eh no!” dice ironica.
“non c’è da ridere!” la ammonisco io.
“Ok, scusa. Dimmi tutto!”
“Ieri notte, io, Elodie Baudelaire, ho parlato di nuovo con Damian!”
“Giura?” - “Giuro!”
“Racconta tutto! Voglio sapere! Comunque, voi due, ultimamente vi state parlando un po’ troppo per i miei gusti, dato che prima neanche sapeva della tua esistenza!”
“Niente iio non riuscivo a dormire, sai, dopo la figura di merda dell’altro giorno dove gli sono volata praticamente tra le braccia… bhè insomma sono scesa in sala comune per bermi una tisana e chi mi raggiunge – volando dalle scale aggiungerei io? – lui!”
“ahah, come volando per le scale? Ahah. Non me lo immagino proprio!”
“Insomma, siamo stati là. Abbiamo parlato e scherzato un po’! Oddio Sophie, a me quel ragazzo mi fa impazzire! E’ troppo bello!” La mia amica mi guarda con fare materno. “Tesoro sono contenta per te.. però stai attenta! Non ci si può mai fidar troppo degli uomini! Soprattutto se, solo adesso e così spesso, si faccia vivo! El non ha senso! Stà attenta, per favore, non voglio che lui ti faccia stare male.” So quello che vuole dirmi la mia amica: lei sa che io muoio dietro lui da anni e che questa situazione, così tutto d’un tratto, è diventata strana. Io, la piccola tenera dolce El, innamorata. Sophie non vuole che io mi attacchi ancora di più a lui e non vuole che io rimanga scottata. Non devo ‘sognare’ o prendere troppe speranze da questo ‘rapporto’ che si è creato in questa settimana.
24/03/2008
La situazione sta peggiorando. Un ragazzino del terzo anno è stato maltrattato da due ragazze del serpeverde… L’ha confidato a me e a Cassie pochi minuti fa. Una ragazza del Grifondoro fortunatamente l’ha protetto. Ma le cose non possono continuare così. Eugene Pennington ha ancora qualche livido sul viso. Soprattutto la casa dei Tassorosso risente della situazione pesante che si sta creando. Cassandra è pensierosa. Quel povero ragazzino è ancora sotto shock e non parlerà con nessuno. Non denuncerà l’accaduto, ha troppa paura per farlo.
Sospiro prendendo in mano un manuale di Antiche Rune recuperato dalla biblioteca. Mi immergo nella lettura per qualche minuto, poi Cassie mi chiede se volevo scendere a cenare con lei. Metto via il libro e la seguo un po’ svogliata.
Arrivati in sala troviamo pochissime persone che cenavano tranquillamente. Al tavolo dei Corvi vedo i riccioli biondi di Audrey che appena mi vede entrare alza lo sguardo e mi sorride, io ricambio e la ringrazio da lontano (sperando che legga il labbiale). Lei allarga il sorriso dimostrando di aver capito. È solo grazie a lei che son riuscita a superare i miei problemi in Trasfigurazione.
Il sole primaverile mi sveglia illuminandomi il viso da un piccolo spiraglio tra le tende. Osservo l’orologio sul mio comodino e mi accorgo subito di essere in ritardo. Cassie è ancora addormentata ma lei ha un’ora libera prima che inizino le lezioni. Cercando di non svegliarla e allo stesso tempo di fare in fretta mi preparo e scendo ad acchiappare un toast in sala grande prima di fondarmi a lezione. Percorro i corridoi con il toast che lascia cadere briciole ovunque… riesco addirittura a procurarmi delle lamentele non proprio pacate da parte della Fairfax. Arrivo in classe di Antiche Rune con qualche minuto di ritardo. Ho il fiatone per la corsa e la mia divisa è cosparsa di briciole, ma la professoressa Winckelman mi sorride tranquilla senza preoccuparsi della mie scuse.
“Non si preoccupi signorina Page, vada pure a sedersi.” Dice in tono flautato.
Io ringrazio e mi guardo attorno per cercare il mio solito banco vuoto, magari per ascoltare a differenza degli altri compagni che fanno tutto fuorché interessarsi alla lezione. Con mio enorme dispiacere vedo che tutti i banchi sono occupati da almeno una persona.
“Psss! Rah!” mi volto per vedere chi richiama la mia attenzione.
Alexa mi sorride dal penultimo banco, mi fa cenno di avvicinarmi. Il penultimo banco non era proprio quel che avevo in mente ma almeno avrei avuto vicino una persona simpatica e non quel serpeverde con la puzza sotto il naso che occupava il secondo banco. Mi avvicino ad Alexa e mi siedo vicino a lei.
“Ciao.” Soffia tranquilla.
“Ciao. Susan e Lory?” chiedo subito.
“Susan non frequenta mai Antiche Rune, trova che sia una materia difficile e noiosa. Lory doveva passare in infermeria a chiedere il decotto per il raffreddore… sembra proprio un’epidemia!” mi risponde. Io sorrido comprensiva. Probabilmente ero stata una delle poche a decidere di prepararsi una pozione preventiva.
“Come sta Cassandra?” mi chiede Alexa. Osservandola noto che sembra seriamente preoccupata.
“Sta meglio dice… è molto forte e sembra essersi quasi ripresa. Anche se so bene che se mi sentisse ora direbbe che si è ripresa del tutto.” Le dico aggrottando la fronte.
“Certe cose lasciano il segno… non so se riuscirei a riprendermi se mi venissero a mancare Susan e Lory.” Commenta lei. Io non replico, e mi faccio pensierosa. Non riesco a seguire e questo è certo.
***
“Rah che ti prende?” a lezione finita io e Alexa ci dirigiamo assieme a Pozioni.
“Oh, scusa nulla…” rispondo io poco convinta. Avevo passato tutta la lezione in silenzio assoluto.
“Senti, capisco che non abbiamo confidenza però questo te lo devo proprio dire.” Sbotta lei lasciandomi senza parole “Cassandra ci tiene molto a te. Il ricordo di Ida non cambia la vostra amicizia. Ho sentito la discussione che avete avuto in Sala Grande da poco e so che hai paura e che non hai mai avuto delle vere amicizie ma… devi crederci per una buona volta!” dice guardandomi con decisione. Io scoppio in lacrime. Erano settimane che sentivo questa sensazione d’ansia orribile. E ora finalmente riuscivo a sfogarla. Alexa mi cinge le spalle con un braccio e mi trascina il più lontano possibile dalla folla. Tra le lacrime riesco solo a sussurrarle “Grazie”.
Restiamo in silenzio per un po’ e io riesco a smettere un po’ di piangere.
“Alexa ascolta potresti avvisare Lumacorno che arriverò un po’ in ritardo… Digli che non sto bene.” Le chiedo alla fine.
“Sicura che non vuoi compagnia?” mi dice preoccupata.
“Credo che tu abbia già avuto troppi problemi con lezioni marinate. Ho sentito per caso la Bonnet che te ne parlava.” Non è un rimprovero. “Sono sicura che qualsiasi motivo avessi per marinare la lezione l’altra volta era migliore di questo. Non preoccuparti.”
Lei mi sorride e si dirige a grandi passi verso i sotterranei.
Arrivo nei sotterranei realmente in ritardo, ma Lumacorno mi guarda solo con fare preoccupato.
“Signorina Page… Si sente meglio?” mi chiede.
“Si signore.” Dico subito.
Mi volto poi a guardare l’aula e vedo che Alexa ora ha vicino anche Lory e Susan. Tutte e tre mi sorridono in modo comprensivo, credo che Alexa abbia raccontato il nostro discorso. Alla fine non mi importa. Sono davvero felice che le cose siano andate così.
22/03/2008
Appena finito di parlare con Sebastian. Noto, qua e là, che la sommossa contro i mezzo sangue sta diventando una piaga odierna. Prima il pestaggio di Eugene, adesso le gemelle Blackster contro un ragazzino. La cosa, mi fa pensare.
Ne parlavo addirittura con Opal, ci ho perfino riso su, nel momento in cui mi ha praticamente confessato di aver fatto esplodere il libro di una delle ragazze. Tuttavia, sia io che lei, dopo l’ilarità, non possiamo non renderci conto di quanto problematica sia diventata la situazione.
E dire che sono un purosangue e nella loro mente (bacata) dei miei “simili” per così dire, dovrei capirli. Odio le classificazioni. Detesto essere etichettato come “Bene” o “Male”.
Alle volte, mi capita di ascoltare, non volutamente, i discorsi dei cosiddetti “veri maghi”, roba da accapponare la pelle.
Livelli assolutamente assurdi nei quali vengono selezionate le persone. A volte, mi ritrovo palesemente a bofonchiare con il solo intento di farmi sentire.
“ Le classificazioni modi animali, al primo posto? Chi c’è? Eh?” – sussurro prendendo appunti mentre un serpeverde saetta con lo sguardo verso di me, chiaramente non condivide il mio pensiero.
Poggio la penna, voltandomi con lentezza fino a ritrovarmi occhi negli occhi.
“ a cuccia.” – sibilo, prima di tornare a scrivere la mia relazione. Chissà perché, il ragazzino non inveisce, credo abbia capito che la storia non cambia.
Per me, l’opinione resta. Il mio sangue, nonostante sia puro, non risulta una catena. E ne vado fiero.
Lungo i corridoi, i libri per le mani e le lezioni praticamente concluse. Finalmente la giornata è finita. Mi avvio nei dormitori Grifondoro, fin quando, per le scale, non mi scontro (letteralmente) con una ragazza che, nella fretta, mi salta addosso. Quasi travolgendomi.
Notando la sua quasi perdita dell’equilibrio, la afferro per le spalle, tenendola salda vicino al mio petto.
“
Eih! ”- stringendole le braccia. Cercando i suoi occhi fra capelli biondo scuro.

“
è tutto ok?” – domando. Lei solleva lo sguardo, al limite fra l’imbarazzo e la paura [ avrebbe fatto un bel volo ].
“
tutto ok….oh cielo, scusami” – e noto le sue guance arrossire, di un fuxia adorabile. Sorrido.
E’ familiare, e fortunatamente ho buona memoria.
“
Elodie.” – esordisco, sicuro. Lei sgrana gli occhi. Io cambio espressione, convinto di aver toppato con il nome. Brutto cervello,che razza di scherzi.
“
ehm…Eloise?” cerco di salvare la faccia pronunciando qualche nome simile, o similare comunque, in modo da trovare l’escamotage ideale per dire << EH, ma si somigliano! >>.
“
no..Elodie, hai detto bene” – mi rassicura lei, con un tono di voce flautato, musicale.
“
Meno male” – esclamo- “
stavo già pensando ad un modo consono per farmi perdonare, semmai avessi sbagliato” – confermo. Lei sorride, leggermente sulle sue.
Mi chino, raccogliendo un quaderno di appunti che si è rovesciato durante l’impatto ricadendo, aperto, sul gradino.
Un nome, scritto con una calligrafia elegante, senza alcuna pomposità, compare, in inchiostro nero.
Leggo ad altra voce.
“
Elodie Baudelaire”- realizzo- “
BAUDELAIRE?” – chiedo, stordito.
Lei sobbalza, poi annuisce. Mannaggia alle mie reazioni esagerate, mi avrà creduto pazzo.
“
Hai lo stesso cognome di Charles.” – la guardo, con occhi luccicanti. Se esiste un poeta che adoro, è senza dubbio Charles.
Siccome la curiosità regna sempre sovrana, scruto il volto della ragazza. Per poi sfoderare un sorriso audace, le porgo il quaderno.
“
Ora, di te, non mi dimentico più Elodie Baudelaire.” – la saluto, con un baciamano appena accennato, ed una smagliante performance da gentleman.
“
Ci vediamo, bocciolo.” – occhiolino, prima di comunicare la parola segreta alla donna formosa, che mi lascia passare, raggiungendo i dormitori.
Il mattino seguente, ancora assonnato, mi reco alla sala grande, pronto già ad esporre la prossima tattica che ho pensato per la partita di Quidditch. [ sport, mon amour ].
Mi avvio, trafelato, attraversando il primo corridoio. Quando un vociare strano, attira la mia attenzione. L’altezzoso stridere della cimice del giorno prima arriva nitido, mentre impreca verso il muro [ manco fosse matto ] il suo odio sviscerato verso i mezzo sangue.
Ci manca lo sputo per terra, teatrale, e la commedia sarebbe davvero completa.
Mi avvicino, pronto già a sfoderare il buonumore più luminoso. Alla rabbia, si risponde con un sorriso. Fosse solo per aizzarla ancora di più. Fin quando non ci si brucia, definitivamente.
Cammino, pompando leggermente d’aria il torace, le mani dietro la schiena. Una seconda voce, giunge al mio orecchio.

“
…non è né il luogo, né il momento.” – un ragazzo, della sua stessa casata, riconoscibile per i colori, cerca di placare la sua ira [ o follia, non ho ben chiaro ].
Mi avvicino, felice di sentire le prime parole sensate della giornata.
“
Inutile, i matti bisogna assecondarli, non lo sai?” – fulgido mi rivolgo al ragazzo sensato dai profondi occhi verdi.
“
ah si?” – mi risponde lui, fissandomi con un’intensità disarmante, quasi.
“
eh già, dovresti cominciare a renderti conto…mh, come ti chiami caro?” – chiedo, con ammirazione per le parole sentite poco prima.
“
Klaus.” – sibila, con un tono leggermente criptico.
“
Damian.” – ricambio la presentazione, prima di continuare. – “
devi renderti conto, Klaus, che elementi come quelli del tuo compagno di casa hanno una considerazione pressoché nulla della gran parte del mondo magico. D’altronde, un animale che definisce animali i babbani, che credibilità può avere?” – dico, con naturalezza. Rivolgendomi a lui, quasi l’altro ragazzo [ che sento borbottare adirato ] non esistesse.
“
a dire il vero” – mi interrompe Klaus – “
i babbani non devono essere considerati così” – pronuncia lentamente sotto il mio saggio annuire.
“
I babbani, sono ben peggio” – sottolinea, sadico. Fissandomi.
Ed è lì, che mi si spalancano le porte della ragione. Incrocio le braccia sul petto, sfoggiando il sorriso strafottente più bello che possa esistere.
“
Oh scusa. Animale da podio anche tu, vedo.” – rido, leggermente divertito. Per poi tornare serio. Elimino la risata canzonatoria, lasciando spazio ad una leggera increspatura delle labbra.
Mi sporgo sul ragazzino, che d’un tratto, mi si palesa davanti in tutto il suo pensiero. La faccia, quasi, mi sembra sfigurata ora che so cosa realmente pensa.
Mi inchino, come se mi fossi ravveduto. Rivolgendo loro uno sguardo di ghiaccio. Per poi voltarmi, e scomparire dirigendomi verso le aule. Pensieroso. La situazione è ben più seria del previsto con questi emuli della teoria del “taglio netto”.
Le passeggiate salutari sono la cosa più bella che ci sia, peccato che la pioggia decida di rompere l’idillio Damian-Natura un po’ troppo spesso.
Sono rilassatissimo in cortile, prossimo al sonnellino vigile ma ristoratore. Rido sotto il naso pensando già alla battuta tipo non appena arriva Julia, con la quale ho appuntamento.
Me la immagino, arrivare con le mani sui fianchi ed urlarmi nelle orecchie: “
SVEGLIA” .
Indi per cui, studio già mentalmente l’intonazione mentale da accoppiare alla frase tipo <<
non stavo dormendo. Pensavo ad occhi chiusi>>.
Maledizione ai cieli uggiosi, la pioggia comincia a scivolare lenta.
Lenta. Una, due, tre gocce. Quattro, cinque..
seisetteottonovedieciundicidodicitrediciquattordiciquindici […]. Prima che me ne accorga sono già un pulcino fradicio che si fionda sotto il porticato, ringraziando la presenza superiore che ha deciso di lanciare una secchiata d’acqua sulla terra interrompendo la mia sacrosanta “riflessione ad occhi chiusi”. Sfilo la sciarpa, zuppa, scuotendo appena i capelli con una mano, al fine di non grondare d’acqua più di quanto già non stia grondando.

Evidentemente Noè aveva da fare, ed ha ceduto il posto a me, solo, non sapevo dove fosse l’arca. Leggere lamentele a labbra socchiuse, prima di aguzzare la vista alla mia destra, dove scorgo Julia con il belloccio tutto occhini di ghiaccio, tale Aedan Lywelyn.
Il primo pensiero è <<vai e colpisci.>> da tradurre in <<vai e impicciati>>.
Mentre la mia testa è occupata nello strizzare gli abiti, i due visi si avvicinano.
Vicini…vicinissimi…… oddio si stanno baciando!!! Sogno già i titoli sul giornale e le prese in giro ai danni di Julietta, quando passi veloci verso i due rompono l’idillio.
“
oh caspita, la fidanzata.” – sussurro, perplesso a me stesso. Una ragazza, non molto alta ma senza dubbio bella, frantuma l’atmosfera, facendo dividere i due, che imbarazzati trangugiano sguardi di circostanza. La giovane con occhi da cerbiatto e fare altezzoso si allontana, lanciando un’ultima occhiata, diretta in biblioteca. Mi passa di fianco, e lasciare scivolare lo sguardo sul suo profilo sinuoso è una cosa giusta e doverosa. Visto che non ho la più pallida idea di chi sia.
Nel momento preciso in cui la ragazza misteriosa entra nella stanza, Aedan poggia un bacio fugace sulle labbra di Julia, dileguandosi velocemente. Poi. Lei si allontana, avviandosi nella mia direzione, pur non accorgendosene.
Io la guardo, con un sorriso sornione, avvicinandomi. Braccia conserte. Deciso a fermarla, ovviamente.
“
Julietta, vecchia volpe!” – sorrido- “
E meno male che avevamo un appuntamento,sei stata trattenuta, ho visto.” – esclamo, furbamente.
Julia rotea gli occhi, non sapendo se ridere o meno. La sua faccia perplessa, non me la conta giusta. “
eih, è tutto ok?” – domandare risulta naturale. Sembra combattuta.
Fa un cenno di capo verso la direzione opposta. “
Andiamo Dam, devo parlarti di una cosa”.
Annuisco, sempre più perplesso. Generalmente al mio <<vecchia volpe>> Julia avrebbe inveito con epiteti non troppo carini [ nella migliore delle ipotesi ], altrimenti….vai di pugno in pieno viso con relativo trauma facciale e setto nasale spezzato.
La seguo, senza chiederle cosa mai è successo con Lywelyn, e chi fosse quella ragazza. Forse non è il momento, forse deve essere lei a parlare quando se la sentirà.
Schiarisce la voce, al mio fianco, esordendo:
"
Dam, avrai notato che le cose qui a scuola stanno peggiorando. Per i Mezzosangue, come li chiamano le care Serpi."ha una sfumatura amara nella voce.
Sospiro. “
Ho notato eccome, e la situazione è sfiancante. Proprio oggi ho espresso il mio parere ad un mini serpe tutto veleno e poco cervello. Sul fatto che ritengo che siano loro i primi animali.” – le racconto l’accaduto con quella ragazzo. Come è che si chiama? Ah si, l’odioso Klaus.
"
Non mi sorprende, non mi sorprende più nulla. Secondo te non si potrebbe fare qualcosa?"dice, lanciandomi uno sguardo obliquo.
Quasi con uno sguardo allucinato la fisso.
“
si POTREBBE? Si DEVE fare qualcosa. Io non li capisco. NON E’ concepibile una cosa simile. Non siamo nel medioevo, e qui sembra essere ancora ai tempi della caccia alle streghe, è indicibile. Inconcepibile” – scandisco, pienamente convinto delle mie parole.
"
Hai ragione, si deve fare qualcosa."risponde, osservando un punto indefinito, con un mezzo sorriso che le aleggia sulle labbra. "
Proposte?"aggiunge.
“
Vorrei..” – penso bene alle mie parole – “
Vorrei dimostrare ad ogni costo che la distinzione mezzosangue-purosangue è semplicemente un’eresia. E se fosse necessario, mi rivolterei, credimi. Ma la violenza fisica, come finora ha operato QUALCUNO , non è la soluzione esatta. Di certo, se potessi, farei in modo che tutti i figli dei babbani non venissero maltrattati. Ma la scuola pullula, e se non si trovasse gente con il coraggio di mettersi in prima linea, non si andrebbe troppo lontano.” – espongo le mie idee, leggermente malinconico.Detesto quando non posso fare nulla, o comunque posso fare poco.
Julia non risponde, ma annuisce con convinzione. "
Non è detto che non sia possibile, Damian."
21/03/2008
"Rilassati Rose, alla fine i voti non sono tutto!”, ripeto alla mia compagna di stanza boccheggiante davanti ai miei occhi, colpita dall’ultima delle sue crisi di panico, ultimamente sempre più frequenti a causa dell’imminente avvicinarsi dei G.U.F.O.
“Ora guardami attentamente”, le dico appoggiando le mie mani sulle sue spalle
“e respira profondamente: fai come me” E così inizio a tirare profondi e lunghi respiri a ritmo regolare, come se stessi assistendo a un parto…
Sembra calmarsi; allontano lentamente le mani da lei, come temessi un altro attacco, e aspetto che ritrovi il suo battito normale; Continuo a chiedermi che problema avesse il cappello parlante il giorno che mi ha smistata in Corvonero: io qui non c’entro proprio niente. Studio? Il minimo. M’interessa?il necessario. Intelligenza? Beh dai voti non si direbbe…
Sospiro.
“Stai bene? Devi metterti in testa che non è necessario avere tutte ‘E’, ci si può accontentare anche di una o due ‘O’”, cerco di spiegare al muro dalla sagoma di ragazza che mi trovo davanti. ‘Eresia!Bruciatela, è una strega!’; più o meno sono queste le frasi che potrei leggerle in volto in questo momento.
“Sai, mio fratello aveva sempre ottimi voti e adesso che fa? Vive tra i babbani come uno di loro! A cosa gli sono servite tutte le sue E? A niente!”. Bene. Molto bene. Il colore sta ritornando dal rosa pallido al rosso acceso, con qualche punta di violetto………
Sono morta…
“Basta con questa storia di tuo fratello io non sono lui!” Fulmini, saette…e non escluderei di aver intravisto un leggero fumo spuntarle dalle orecchie.
”Sai quanto è difficile diventare qualcuno quando si hanno genitori babbani?! Io parto già svantaggiata, non posso permettermi una O, non posso! Tu non capisci…”
“Ti ricordo che anch’io sono una ‘mezzosangue’” le dico gesticolando.
“E non dire quella parola!”. Gli occhi dietro gli occhiali si fanno sempre più grandi mentre il suo viso sembra un enorme sole rosso. Roteo gli occhi.
“E’ la pura verità! Dai sei talmente intelligente che non posso credere che tu possa avere paura di una parola!” . Mi guarda impietrita. A quanto pare si, invece. Ci rinuncio.
“Io vado a fare colazione.” La liquido, stanca ormai dei suoi farfugliamenti. Spesso le persone più intelligenti sono anche quelle più stupide.
Scendo le centinaia di gradini che mi separano dalla Sala Grande. L’architetto che ha progettato questo posto voleva che gli studenti si mantenessero in forma, se no che senso avrebbero tutte queste scale! O forse era solo una persona intelligente…
Mi precedono decine di studenti diretti nella mia stessa direzione; i loro passi hanno qualcosa di ritmico, eppure loro non sembrano nemmeno accorgersi di essere perfettamente coordinati nel camminare. Mi viene da ridere: dal dietro sono così buffi!
“ Night and day, you are the one
Only you beneath the moon or under the sun
Whether near to me, or far
It's no matter darling where you are
I think of you…”
Canticchio sottovoce la lenta melodia di una canzone d’amore. Possibile che con tutto quello che sta succedendo nel Mondo la gente canti ancora l’amore, creda ancora nell’amore…
“Che canti oggi?”, la voce viene da dietro il mio orecchio sinistro. Sobbalzo. Henry Hallward ride alle mie spalle.
“Davvero divertente Harry, grazie! Per poco non mi rovesciavo addosso la tazza di the che ho in mano!”. Ride di nuovo.
“No dai scusa…comunque l’hai scritta tu quella canzone?”. Sorrido amaro.
“Si, magari! Dei miei amici di Harwhic la ascoltavano spesso quest’estate, sai alcuni di loro hanno la radio…” Mi guarda stranito.
“Oddio Harry, una radio!Te l’ho spiegato mille volte!”
“Si lo so ti prendevo in giro, è bello vedere quando ti arrabbi!”. Fantastico, io degli amici normali non li posso avere, vero?!
Sorrido (per la disperazione?!).
“Piuttosto come va?”, gli chiedo. E’ da un paio di giorni che non riesco a parlarci insieme.
“Tutto bene, e tu invece, preoccupata per i tuoi esami?”. Si, come no…
Continuiamo il discorso per un paio di minuti sotto lo sguardo attento e micidiale di una ragazza del tavolo Grifondoro: Annette.
“Forse è meglio che tu vada, se lo sguardo delle tua ragazza fosse una lama tagliente, sarei già morta da un pezzo!” Si gira verso la biondina che lo guarda con sguardo risentito e piuttosto arrabbiato. Si gira verso di me sbuffando.
“Si certo…ma noi ci vediamo vero?”
“Se vuoi io sono sempre qui e non scappo…a meno che ‘la tua metà’ non decida di tradurre in atto i suoi pensieri perchè, se così fosse, è meglio dirci addio!”. Mi guarda sorridendo debolmente.
“Mi spiace, Sophie, se ti sto trascurando in questo periodo, ma sai Anne è molto gelosa e…mi spiace. Però se hai qualche problema, sappi che ci sono sempre per te!”
Quando esce con queste affermazioni mi verrebbe quasi voglia di tenerlo stretto a me per sempre, il mio Henry! Invece gli sorrido e basta, perché se osassi fare una cosa del genere, non so chi finirebbe prima a far compagnia alla Mound, se io o lui.
“Lo so…ma ora va o sarò la causa prima della fine di un amore..”. Lo lascio andare, anche se avrei voglia di parlare ancora con lui, di sentire i suoi problemi e confessargli i miei; come facevamo una volta, quando ancora non avevamo scoperto il fascino dell’altro sesso e l’amore, vera bestia dell’umanità, il sentimento più incomprensibile ed indescrivibile in questo mondo, soggetto prediletto della maggior parte delle canzoni, libri, poesie e quant’altro. Eppure…so per certo che se ognuno di noi fosse una canzone, se fossimo fatti di note e melodie, la mia canzone preferita sarebbe il mio Henry…
Sorrido ancora mentre si siede a fianco della sua ragazza e riesce con poche parole a farle dimenticare la mia esistenza…
Pranzo.“Vedi Sophie, io te e molti altri avremmo molto meno problemi se non ci fosse gente come i Serpeverde…come quelli là”, mi dice indicando con un accenno il tavolo delle serpi.
Distoglie subito lo sguardo da loro: non sia mai che la vedano guardarli e che comincino a prenderla di mira!
“Avremmo problemi comunque, ma sono d’accordo, non so chi gli abbia messo in testa quelle idee, ma sono davvero malsane!”. Guardo il solito gruppo dei cosiddetti ‘principi’ (di cosa poi??), splendenti nella loro illusione di perfezione. Sembrano appena usciti da un altro mondo: belli, ben vestiti, acconciature perfette; su di loro, così perfetti, non ci sarebbe nulla di interessante da dire, da scrivere; anche se quelli della loro specie, solitamente sono anche quelli che hanno di più da nascondere: sono i moderni Dorian: perfetti all’apparenza, ma da qualche parte hanno un ritratto che nasconde la loro vera natura e tutti i loro crimini.
“Bè, io avrei la vita semplificata se fossi”- adesso bisbiglia per non farsi sentire-”
purosangue”, -riprende col tono normale-
”ma non lo sono e mi tocca sgobbare il doppio di quello che fanno loro”
Rose a volte sa essere davvero ridicola.
Continuo a studiare Norwood, Lewis, la Blackster, la new entry-Lywelyn e anche la Traviston,e non posso fare a meno di pensare che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in loro; mi verrebbe voglia di andare lì e scompigliargli i capelli, o fare altre cose stupide del genere, renderli meno perfetti e mostrare a tutti che in fondo sono umani anche loro;
”Oppure hanno venduto l’anima al diavolo…”, bisbiglio sorridendo.
Dopo un paio di minuti passati ad osservarli, durante i quali la mia compagna di stanza si è lanciata a capofitto nel dolce alla crema che ha davanti,mi viene in mente una frase:
“
“Scelgo gli amici per la bellezza, i conoscenti per il buon carattere e i nemici per l’intelligenza.” *" dico, rivolgendomi a Rose,
" sembra questo apparentemente il loro modo di giudicare, il che significa che c’è una nota positiva: in questa scuola ci sono più persone intelligenti di quanto immaginiamo.” Rose mi guarda dapprima sorpresa e poi mi sorride finalmente;
”Bè, probabilmente è così..almeno significa che siamo tra le persone intelligenti!”, un altro sorriso per poi dedicarsi completamente al suo dolce. Io lancio l’ultima occhiata alla grande sala ghermita di studenti. Chissà quanti nemici hanno in questa scuola?
Si, probabilmente l’unica cosa che ho in comune con i miei compagni di casa, è la mia passione smisurata per la biblioteca: silenziosa, calma, e con la giusta dose di ‘vecchio’, tanto quanto basta per farti sembrare di vivere in un’altra epoca, in qualche corte o castello, prigioniera o regina, sconsolata o potente; a ognuno il suo.
“Elodie, ho visto male o Damian Denholm è appena sbucato fuori dal tuo stesso corridoio?”, chiedo alla ragazza dall’apparenza tanto fragile che si sta sedendo al mio tavolo. Arrossisce appena, cercando palesemente di trattenersi.
“Mi ha aiutata con un libro…è stato molto gentile…”. Sorrido davanti al suo imbarazzo nel parlare dell’unico ragazzo che le sia mai piaciuto davvero. E’ impossibile non volerle bene se la si conosce: sono dell’opinione che non esista creatura più dolce di lei, anche se a volte la sua testardaggine mi fa pensare il contrario! Tanto dolce, tanto fragile…che ogni volta ho paura che qualcuno possa romperla, o rovinarla per sempre; è proprio come una bambola di porcellana, la si deve tenere con cura perché le possibilità che vada in mille pezzi, se cade, sono altissime; Per questo ora ho un po’ di paura, dopo aver osservato lo sguardo che le ha rivolto il ragazzo mentre si allontanava: pochi attimi, se non qualche secondo, è bastato per farmi capire che anche lui ha scoperto che è entrato in contatto con qualcosa di raro e bellissimo.
‘Stai attenta…non cadere, ti prego…’, urlo nella mia testa, ma lei non può sentire, ma lei non vorrebbe comunque sentire. Più che un’amica Elodie è come una sorella per me; una sorella minore alla quale bisogna badare; ma con tutta probabilità mi sto preoccupando troppo per qualcosa che non c’è, così mi chino sul libro per cercare di finire almeno l’ultimo capitolo di Storia della Magia e l’ultima cosa che noto prima dell’’immersione’ è il suo sorriso incontrollabile.
"Day and night, night and day
Under the hide of me
There's an oh such a hungry yearning burning inside of me
And this torment won't be through
Until you let me spend my life making love to you
Day and night, night and day "
Cammino per i corridoi del castello, sola, come trasportata da un istinto che mi è ancora oscuro. Nel lungo corridoio solo i miei passi. Cammino; questa è musica. Una melodia dolce e malinconica si sente appena, mentre porta avanti la sua battaglia contro la porta della stanza, chiusa. Vuole uscire: è prigioniera.
Mi avvicino sempre di più alla porta, chiedendomi chi mai possa suonare il piano qui, ad Hogwarts, in una maniera così divina. Tocco la maniglia e socchiudo, il più silenziosamente possibile, per non farmi scoprire; la musica mi travolge in tutta la sua forza e bellezza. Mi tremano le mani nello sporgermi per vedere che sia capace di tutto ciò: potrebbe accorgersi di me e porre fine a questo sogno; non lo posso permettere. La stanza non è ben illuminata e vedo solo la sagoma di una ragazzo controluce, i suoi capelli biondi e le mani, che si rincorrono veloci sui tasti del pianoforte.
Questa è vera magia, non quella che ci insegnano qui. Ritiro la testa senza chiudere la porta e mi appoggio al muro. Lascio che la musica mi entri dentro e mi rapisca e mi tolga il respiro. E’ impossibile descrivere tutte le emozioni che sento. Chiudo gli occhi. La vedo; è davanti a me, la Musica. Voglio toccarla, voglio toccare le note e i suoi colori freddi: blu, azzurro, viola:rabbrividisco. Malinconia, angoscia, amarezza. Lei danza davanti a me ed è bellissima.
Danza e poi… smette, sparisce: la musica è finita, il brano è concluso. Applausi? No quelli sono per i grandi teatri, per gli artisti, non per gli angeli.
Mi allontano senza farmi sentire: non voglio che mi veda e non voglio vedere lui; voglio continuare ad osservarlo da lontano, per sempre; o almeno finchè non finisce la composizione.
Arrivata all’angolo lancio l’ultima occhiata prima di tornare alla dura realtà scolastica: grazie per le emozioni che non sai nemmeno di avermi dato, grazie angelo biondo….
”A presto…”
Cammino. Nel corridoio solo i miei passi, finchè non ne cominciano a sopraggiungere altri: sono di nuovo nel mondo ordinario.
Allora, la canzone che ho citato è di Frank Sinatra, è uscita pressochè in quegli anni e si chiama "Night and Day"(come avrete notato...!) ed è veramente bella(se vi piace il genere...
song)
*è una frase tratta da "The picture of Dorian Gray" di Oscar Wilde...che io personalmente adorooo!!XD
Anche una citazione che ho fatto prima era relativa a questo libro...
18/03/2008
Sono uscita dalla doccia, stamattina, ancora immersa nel vapore e nel pungente e dolce odore del mio sapone alla fragola. Ho passato la mano bagnata sullo specchio, creando un piccolo cerchio limpido che incorniciasse la mia faccia. Poi ho preso la mia trousse rosa, e ho tirato fuori la matita, gesto abituale di tutti i giorni, ma stavolta ero determinata ad osare di piu`. Volevo caricare l’occhio di nero, per renderlo piu` bello e misterioso. Ho iniziato il mio compito, e l’ho trovato piu` difficile di quello che mi aspettavo. Non riuscivo a tenere la mano ferma, e la matita sbavava. Ho dovuto ricominciare almeno tre volte, ma alla fine ho raggiunto un risultato che mi sembrava alquanto soddisfacente.
Poi ho passato il mascara diverse volte sulle mie ciglia sottili e per ultima cosa ho passato un po` di fard sui miei zigomi. Forse troppo poco fard, ne ho aggiunto un po` di piu`.
Finalmente sono uscita dal bagno e ho incontrato gli sguardi ancora assonnati di Susan e Lory. Che pero` mi hanno visto benissimo.
“Oddio ma come ti sei truccata?? Sembri un clown!” grida Susan, fiondandosi sul suo comodino e afferrando delle salviettine struccanti. Con un gesto veloce mi ripulisce la faccia. Poi mi spintona in bagno e inizia ad applicarmi il trucco. Mentre mi passa le sue mani esperte sulla faccia mi chiede:
"Be`, non hai qualcosa da dirmi? La nostra piccola Alexa e` diventata trasgressiva...Mi spieghi la tua assenza da Incantesimi ieri?" Il ricordo del mio incontro con Riddle torna piu` vivo che mai nella mia mente, lo scaccio infastidita. "Ti do un consiglio, che solo un'esperta come me puo` darti, la prossima volta cerca un giorno piu` conveniente. L'altra volta siamo arrivate in ritardo e Benton si e` arrabbiato, forse non era proprio una buona idea saltare la sua lezione con misero giorno di differenza". Se l'avessi ascoltata la prima volta che me l'ha detto...
Quando esco dal dormitorio mi sento un attimo piu` positiva, Susan ha veramente fatto un ottimo lavoro. Se non trova fortuna all’universita` dovrebbe diventare una truccatrice. Decisamente sa far risollevare l’autostima. Forse mi posso concedere anche qualcosa a colazione, giusto un assaggino, un piccolo muffin? Ad ogni modo oggi devo essere perfetta, c’e` la partita di Quidditch, Corvonero contro Tassorosso. Ci sara` tutta la scuola e devo essere presentabile.
Erbologia. Solito, riesce a rallegrarmi un po`. Sento sullo stomaco il muffin di stamattina, forse non avrei dovuto mangiarlo, ma ripenso che era la decisione piu` giusta, Lory e Susan hanno iniziato ad insospettirsi, ed era una necessita` mangiare qualcosa davanti a loro. Sono china sul mio vaso, mentre Susan, la mia partner per questo esperimento, scribacchia cuoricini su un quaderno, dimostrandosi per l'ennesima volta di poco aiuto. Ad un tratto pero` ci raggiunge la voce della Bonnet da dietro: "Susan al lavoro, Alexa devo parlarti". Mi alzo e mi trascino alla sua cattedra, quando sono in piedi davanti a lei mi accorgo di che ottima vista ha della classe, puo` vedere tutto. Nota mentale, ricordare a Susan di almeno fingere di lavorare, dalla cattedra si vedono benissimo i cuoricini sul suo quaderno.
"Alexa, sono davvero addolorata di dover mantenere questa conversazione con te, sono stata avvisata personalmente dal Caposcuola dei Serpeverde, Tom Riddle, della tua "voluta" assenza da Incantesimi ieri. Devo ammettere che all'inizio non riuscivo a credere alle sue parole, ma il professor Benton ha confermato cio` che gia` temevo. Hai qualche giustificazione per questo atto Alexa?". Non oso guardarla, so quanta fiducia ha in me la Bonnet, e mi dispiace doverla deludere cosi`. Maledetto Riddle...Non ha proprio tardato neanche un minuto ad avvisarla!
"Immagginavo di no. Ti conviene rimetterti in riga Alexa, so che il ritorno per te e` stato difficile, ma ultimamente ti vedo troppo distratta, e non c'e` scusa per il tuo comportamento. Per questo mi e` sembrato un dovere mandare una lettera a tua madre. Mi dispiace ma era necessario. Sai ovviamente che dovrai svolgere una punizione che il professor Benton ti assegnera`. Ti verra` notificato da lui quando e come. Puoi andare adesso". Non spreca un'altra parola con me. Non ha mai parlato cosi`, in questo tono duro e distaccato, ma anche profondamente deluso.
Ritorno al mio posto, e Susan mi guarda curiosa. Ma vede lo sguardo stampato sulla mia faccia e capisce che qualcuno mi ha beccato ieri mentre saltavo lezione. Meno male che ancora non sa chi, se sapesse si sentirebbe ancora piu` triste per me.
Dagli spalti si leva un urlo, e qualche mio compagno di casata butta per terra la sciarpa con lo stendardo del Tassorosso.
“Mannaggia!” grida Susan “Dai Lory fatti coraggio!”. Alzo lo sguardo dal mio specchietto, non ho occhio che per quello, ogni cinque minuti lo tiro fuori per ricontrollare il trucco.
“Che e` successo?” chiedo, visibilmente confusa. Un ragazzo del quarto si gira indignato verso di me. “Come che e` successo? Hai visto che punto hanno fatto i Corvonero?”
Ops. Forse era meglio se tenevo la bocca chiusa, fra le poche persone che mi apprezzano in questa scuola ci sono i miei compagni di casata, e non mi sembra proprio il caso di farmeli nemici proprio adesso. Susan ha capito la causa della mia distrazione.
“Guarda la`!” grida.
“Dove?” mi giro perplessa. Ma non c’e` niente, a parte uno stupido del primo che sta conducendo una dettagliata esplorazione del suo naso con il dito. Mi giro schifata.
“Bella vista eh?” dice Susan, sventolandomi davanti lo specchietto, che mi ha astutamente rubato.
“Infame!” grido, cercando di riprenderlo.
“L’ho fatto per il tuo bene, stai benissimo, il mio trucco tiene fino a sera. Giuro” Incrocio le braccia, e` inutile, non rivedro` quello specchietto in giornata. Tanto vale arrendersi.
“Ti trovo io qualcosa su cui concentrarti” e sorride maliziosa, indicando uno dei giocatori sospesi in aria, e` un Corvonero “Hai notato il nuovo? Decisamente carino non credi?” Notando che si sta avvicinando agli spalti e` stavolta lei a controllarsi nello specchietto. Pero` non ci rimane ore come me, e lo chiude prontamente. Facile per lei, bella com’e`! Anche struccata starebbe benissimo.
“E dai! Su con la vita! Cerca di goderti la vista. O almeno, se il belloccio non t’interessa, cerca di mostare un po` di entusiasmo almeno per Lory. Ti ricordo che c’e` anche lei, lassu` in aria” Detto questo si lascia andare ad una lunga serie di grida che elogiano Lory, spingendola ad andare avanti con la partita. Noto che c’e` anche Cassandra, la ragazza che ci ha presentato Lory l’altra volta, sul campo. Anche lei, come la mia amica, sembra trovarsi in difficolta`. E anche lei riceve grida di incoraggiamento, mi giro per cercare da chi provengono, e vedo Rah, anche lei molto entusiasta nel tifo. Strano, non me la immagginavo in un ruolo del genere. Ma ripensandoci, non mi vedevo neanch’io qui, ad una partita di Quidditch, a pensare soltanto al mio aspetto, mio unico pensiero della giornata, solo per uno stupido commento di uno stupido ragazzo che non meriterebbe la mia amicizia per nulla al mondo. Eppure, guarda un po`, sono proprio in questa situazione, e ci sono fino al collo.
18/03/2008
« vuoi finire nei guai? vuoi finire nei guai?! » strillo e minaccio una biondina di Serpeverde, che per tutta risposta non fa altro che scuotere la chioma e ridermi in faccia. La sua sorella gemella sta in disparte, evitando di farsi coinvolgere, ma sospetto che stia meditando di andare a chiamare qualcuno dei loro amici grandi,grossi e decisamente troppo forti per me. Alle mie spalle, un ragazzino del terzo osserva la scena con gli occhi lucidi; la bionda, di sicuro non molto più grande di lui, lo stava minacciando. E perché? Perché è figlio di babbani! Ci sono tante cose che posso accettare, ma questo genere di insulto insensato e non rientra nella categoria.
« non ti consiglio di metterti contro di noi. » sibila in risposta, scrutandomi dal basso con un sorrisino irritante sulle labbra; sono certa che sia più piccola di me, almeno di un paio d’anni. « sai chi è Deirdre Blackster? beh, è mia sorella, e non è bene sfidarla. »
E’ costretta a smettere di parlare da un forte botto: il libro che teneva in mano è saltato in aria, e ora sta ricadendo sulle nostre teste sotto forma di coriandoli di carta. Ops, l’ho fatto di nuovo; giuro che non ho nessuna volontà di far esplodere le cose: succede e basta. La giovane Blackster trema e avvampa, fissando con la bocca spalancata il suo palmo teso. Lentamente riporta lo sguardo su di me, con le fiamme nelle pupille.
« tu, schifosa grifondoro! » flette le ginocchia come se stesse per saltarmi addosso.
Ma, grazie al cielo, interviene salvifica un’altra voce. « cosa sta succedendo, qui? » chiede Sebastian Lang, il mio Caposcuola, intervenendo nel quadretto con prontezza, seguito dalla sua amica Julia Versten. A mia volta, non posso fare a meno di arrossire per la figuraccia che sto facendo; abbasso lo sguardo, soffermandomi giusto per un istante sulla ragazzina che ha già raggiunto la sua gemella senza neppure provare a dire qualcosa in propria difesa.
« stava aggredendo un ragazzino .. poi le ho fatto esplodere il libro .. » biascico senza trovare il coraggio di rialzare gli occhi fino a che non ho finito, e ancora temo di sembrare decisamente troppo contrita per l’accaduto. Non è la prima volta che qualcuno deve intervenire nelle mie esplosioni di forza d’animo, per non parlare delle esplosioni reali. Incontro lo sguardo divertito di Julia, poi passo a Sebastian, attendendo di conoscere il mio destino.
« esplodere il libro. » gracchia divertito, mentre sulla sua mano tesa ricade un pezzetto di carta; lo stringe nel pugno, scambiandosi uno sguardo con Julia.
« facciamo finta di niente, ok?! » dice lei, interpretando le occhiate del suo amico e rivolgendomi un sorriso scaltro; sembra proprio il tipo di ragazza che non ha paura di niente, quello che dovrei essere io. Invece arrossisco di nuovo, e dopo averli salutati con un nervoso agitarsi della mano corro via, trascinandomi dietro la mia tracolla stracolma.
***
Sotto lo sguardo attento e piuttosto divertito di Benton, sto intrattenendo una conversazione tutt’altro che amichevole con Jillian McKanzie, che si è fatta portavoce dei Corvonero in questo piccolo dibattito magico. All’opposto della mia tesi, sostiene che l’incanto flagrate bruci realmente, e non sia soltanto un sistema di marchiatura magica.
« e allora, Jillian, che ne diresti se lo provassi sulla tua faccia? » no, in genere detesto fare l’antipatica, ma non può che venirmi dal profondo del cuore, visto che lei insiste così tanto nel controbattere anche quando tento di mettere una parola di chiusura. Storce il naso, facendo leva con i palmi sul banco per alzarsi in piedi e fulminarmi più agevolmente. Faccio per sollevarmi a mia volta, ma Cecily mi prende per il braccio, costringendomi a rimanere seduta. E’ il momento per Benton di intervenire, obbligandoci ad abbandonare la sfida verbale, visto che è finita l’ora.
« visto che l’argomento vi interessa così tanto, per la prossima volta mi farete tutti una ricerca di 500 parole su questo tema. Andate in pace! » alza le braccia e poi, con un grande sventolare di tunica, si ritira nel suo ufficio uscendo dalla porta sul fondo dell’aula.
Jillian ancora mi scruta, aspettando che io riprenda a bisticciare per l’ennesima volta. Ricaccio i miei libri in borsa e mi dirigo verso l’uscita dall’aula; non sono così sciocca da mettermi contro una Corvonero, soprattutto non contro una che di incantesimi capisce quanto me, se non di più. Sbuffo rumorosamente, avviandomi lungo il corridoio e precedendo tutti verso la Sala Grande, dove tra poco verrà servito il pranzo; se solo avessi l’amplombe di Julia. Non so come abbia fatto a resistere senza neppure incrinarsi alla morte di Ida, quando persino io mi sono ritrovata a piangere. E poi ..
OH NO. OH NO. Improvvisamente mi trasformo in una statua di sale, immobile sulla porta della Sala Grande, proprio in mezzo al traffico, e non riesco neppure a muovere un dito. Verso di me si è voltato Milo Ashmore, e giuro che per un momento ha guardato verso di me. Di me! Sono sul punto di svenire, proprio in questo momento, proprio in questo posto, davanti a tutti. Richiudo di scatto la mascella solo quando mi viene posata una mano sulla schiena, interrompendo il mio momento di deliquio interiore.
« Milo? » chiede Jillian, spuntando al mio fianco e rivolgendomi un sorriso molto, molto più gentile di quanto mi meriterei per quel che le ho detto poco fa.
Annuisco debolmente, ricevendo in risposta uno sguardo comprensivo; sospira, voltandosi verso di me dopo averlo osservato per qualche secondo.
« ti capiamo tutte. » ridacchia, spingendomi quanto basta per scollarmi dal pavimento e farmi fare qualche passo in avanti. Mi areno di nuovo quando vedo la Sua figura, quasi sollevata da terra, venire verso di noi al seguito del ragazzo di Jill.
« svengo. » pigolo sgattaiolando alle sue spalle, e accartocciandomi per non farmi notare. Non ho nessuna confidenza con lei, me ne rendo conto solo dopo averle strapazzato un braccio; la lascio andare e scappo via, sedendomi in scivolata al tavolo di Grifondoro. Noir Varesco smette di piluccare la sua insalata scondita e mi guarda come si guarda una pazza.
***
Mi rannicchio nella poltrona, nascondendomi dietro ad un gigantesco volume di incantesimi che ho preso da poco in biblioteca. Forse avrei fatto meglio a diventare un’allevatrice di Puffskein, e non intestardirmi sulle aspettative dei miei genitori, studiando come una matta per diventare Auror.
Nella tasca dei jeans è appallottolata l’ultima lettera di Nate: tra una settimana tornerà in Inghilterra dopo tre mesi di addestramento in Turchia. Si è ustionato una mano lanciando un incantesimo sbagliato durante l’esame, ma si è preso il dovuto attestato di merito; ora completerà gli studi a casa, e tra qualche mese otterrà il suo titolo di Auror. Un’eternità di fatiche a cui mi sottoporrò anch’io tra non molto tempo, sempre che riesca a prendere cinque M.A.G.O.. In questo caso, avrò già un posto prenotato nella graduatoria di accesso all’Accademia, e spero di riuscire ad entrare in uno dei sette posti disponibili.
« argh! » sobbalzo quando sento sbattere forte una porta nel corridoio dei ragazzi; subito dopo, Garet Haslett spunta nella sala comune, insultando Sebastian, che lo insegue con aria esasperata. C’è tempesta nell’aria.
17/03/2008
Le giornate di sole hanno lo straordinario potere di mettermi di buon umore.
Il verde cupo della foresta sembra nero contro l'azzurro limpido del cielo, mentre scendo verso la lezione di Cura delle Creature Magiche, affiancato da Milo e Eugene.
Il biondi strizza gli occhi, canticchiando un assolo che gli è stato affidato (tanto per cambiare) ieri sera a prove, mentre il moro intona una leggera melodia di un vecchio pezzo che gli risulta particolarmente ostico. E' un po' come trovarsi prigioniero tra due giradischi impazziti, che vanno a canone e suonano due cose completamente diverse.
«...Cerf-volant / Volant au vent / Ne t'arrête pas / Vers la mer...»*
«...komm Jesu, komm mein Leib ist mude...» *
«Pensate di passare a una lingua che è comprensibile anche al resto del mondo o continuerete a comunicare così per il resto della giornata?» commento più acido di quanto non intenda essere, aggrottando la fronte. I due si lanciano un'occhiata divertita, alzando leggermente il tono di voce.
«Recepito» sospiro, affondando le mani nelle tasche dei pantaloni. Poco davanti a me, un'entusiasta nuova studentessa saltella allegramente lungo il dolce pendio della collina, guardandosi attorno con la stessa curiosità di un bambino che è appena entrato nel Paese dei Balocchi; il vento gioca distrattamente con le frangie della sciarpa che si è stretta attorno al collo. Dorothy, mi pare di aver capito.
Affretto il passo, allontanandomi dai miei due compagni canterini quel tanto per basta per rendere le loro voci parte del brusio di sottofondo: accanto a noi avanzano spavaldi i Grifondoro, levando al cielo ululati di gioia all'idea di passare l'intera mattinata al sole, distesi su un prato. Cosa piuttosto rara, se si pensa che Collins preferisce insegnare in classe piuttosto che all'aperto.
Il professore ci accoglie con un saluto blando, mentre alle sue spalle un gruppo di splendidi Aethonan dal manto color nocciola brucano placidi l'erba, rinchiusi in un recinto di legno.
«Come spero abbiate capito» inizia a parlare con voce bassa, monocorde «Oggi ci occuperemo di questi Aethonan. Sono creature docili, per nulla aggressive, ma particolarmente sensibili ai rumori: vi pregherei di rimanere tranquilli, onde evitare di innervosirli con inutili chiacchiere, d'accordo?»
Mormorii di disappunti, esclamazioni contrariate: il repertorio si esaurisce in fretta, mentre Eugene si piazza al mio fianco e mi rivolge la parola in una lingua finalmente comprensibile.
«Sono davvero come dice?» indaga, fissando gli animali dubbioso. La luce del sole, impietosa, fa risaltare ancora di più quei pochi lividi violacei rimasti a chiazzargli il volto altrimenti pallidissimo.
«Che io sappia, si» scrollo le spalle, posando la borsa su un ceppo e rimboccandomi le maniche «Non ho mai avuto modo di vederne uno prima»
«Io si» s'intromette una vocina squillante, alla mia destra. Ci voltiamo entrambi, in perfetta sincronia, verso una rossissima Dorothy.
«Ah» commenta laconico Eugene, incrociando le braccia al petto.
«Davvero?» m'informo io, colpendolo con una gomitata. La cortesia, questa sconosciuta.
«Si si» annuisce, corte ciocche castane che vanno su e giù impazzite «Mia madre ne ha avuto qualcuno, al negozio e» spiega, gesticolando come un forsennata «Sono semplicemente adorabili!» un largo sorriso, subito stroncato dalla voce di Collins che ci piove addosso, gelida.
«Hunnam, Crowley! Basta parlare! Pennington, raggiunga il signor Ashmore e si metta al lavoro!» abbaia fino a diventare rauco. Eugene sospira, eloquente, salutandomi con un cenno e trotterellando verso Milo, alle prese con un esemplare particolarmente gracile. Sia mai che le due voci più preziose della scuola rischino non potersi esprimere a causa di una creatura vivente!
«Vediamo quanto sono adorabili, allora» sorrido, stringendomi nelle spalle. Lei annuisce, entusiasta, avviandosi verso un Aethonan dal manto lucido e indole vivace, avvicinandolo con una sicurezza notevole.
«Vedrai, ti piacerà da morire!» mi assicura, accarezzandogli il muso.
«Oh, su questo non ho dubbi» sorrido, allungando a mia volta una mano verso l'animale che nitrisce debolmente, compiaciuto da tanto attenzioni.
***
Dorothy (perché si, si chiama Dorothy) è una persona con il sole dentro.
Sorride, chiacchiera un sacco e accompagna ogni sua parola con un gesto; nel giro di due ore di Cura delle Creature magiche ho scoperto più cose di lei di quanto avrebbero potuto dirne in una settimana in Sala Comune, come ad esempio che la madre gestisce un negozio di Creature Magiche dove lei passa giornata intere, che ha un fratello a Corvonero e che è allergica ad un sacco di cose al punto che non ha potuto frequentare Hogwarts fino a quando non hanno creato il braccialetto che porta al polso, l'unica cosa in grado di entrare in un'aula di Pozioni senza uscirne, due secondi dopo, coperta di bolle. E' una di quelle persone che trasmettono allegria, in un certo senso.
Sbuffo appena, aspettando che Eugene finisca di riempirsi il piatto con una porzione di pasticcio tale da poter sfamare un intero orfanotrofio londinese.
«Hai fame?» osservo caustico, in attesa che il vassoio arrivi alle mie mani.
«Sono nella fase della crescita» ribatte lui, altrettanto velenoso, stando attendo a non macchiarsi la camicia intonsa, fresca di lavanderia, con schizzi di sugo.
«Oh, certo! Il piccolo Eugene ha bisogno di energie per crescere sano e forte!» commento, con una vocina esageratamente acuta. Non risponde nemmeno, sbattendomi il vassoio con la lasagne davanti. «Grazie, mio piccolo Lord»
«Non c'è di che, principino.»
«Anti-principino, di grazia» lo correggo servendomi di una porzione molto meno abbondante nella sua e passando il vassoio a una Cassandra Becket particolarmente loquace. Mi sorride appena, senza interrompere il discorso che catalizza tutta l'attenzione della sua amica, Alexa.
«Chiedo venia per la mancanza» sghignazza lui, prima di tapparsi la bocca con un boccone.
«La tua ironia mi sconvolge, Eugene.» commento con un sorriso, iniziando a mangiare a mia volta.
Santo Merlino, gli elfi si sono proprio superati oggi!
«Milo si sta perdendo qualcosa di peccaminoso» bonficchia il mio biondo amico, tra una forchettata e l'altra.
«Mi hai letto nel pensiero» annuisco «Dici che se gli portiamo qualcosa in infermeria la Moud ci uccide?»
«Naaaa, non credo. Se tollera i biscotti, tollererà anche il pasticcio.»
Voglio un gran bene a Milo, è una persona sorprendente. Grande voce, grande fascino, grande carisma, su questo non ci piove. Ma se c'è una cosa in cui non eccelle, è nella Cura delle Creature Magiche: è riuscito a farsi mordere la mano dall'Aethonan più pacifico di questo mondo. Il cielo solo sa come ci sia riuscito.
«Allora dopo vado a fargli visita. Vieni con me?»
Annuisce, bevendo un sorso d'acqua.
«Fatta» sorrido, buttando l'occhio sul tavolo dei Corvonero: Audrey, Laura, Isabel e Rachel sono immerse in una fitta conversazione piuttosto concitata e, di tanto in tanto, lanciano occhiate verso di noi. Conoscendole, si staranno chiedendo dove è il bel Milo. Però. Però Jillian non c'è.
«Se cerchi la tua bella, non è qui. Ha saltato tutte le lezioni della mattinata e nessuno l'ha vista in giro.»
«Da quando sei un legimes, Eug?» indago, dubbioso.
«Non sono un legimens, sei tu che sei un libro aperto quando si tratta della tua fatina trottolina» commenta con una smorfia.
Poso la forchetta nel piatto vuoto, con un sospiro.
«Tutta invidia, mio caro, tutta invidia.» lo bacchetto con aria volutamente saccente. Non mi risponde, a causa di un eccesso di risatine vagamente isteriche.
«Torno subito, eh!» mi alzo, per raggiungere il tavolo dei Corvi, ma una Isabel particolarmente agitata mi blocca a metà strada.
«Se cerchi Jillian, è in camera sua. Non sta bene. Anzi, non sta per niente bene.» si corregge, aggrottando la fronte «Ma ha detto di dirti che non ti devi preoccupare, comunque»
Si certo, come no. Come se fosse possibile.
Sbuffo.
«Grazie. Eugene invece gode di ottima salute, al massimo rischia di strangolarsi con un boccone troppo grande per la sua boccuccia dorata.»
Avvampa, presa alla sprovvista.
«Io non stavo andando da Eugene!» protesta con voce stridula, fulminandomi.
E io non stavo venendo a chiederti della mia ragazza, no.
***
Non è la prima volta che entro nella Sala Comune dei Corvonero.
Entrarci in pieno giorno, però, quando è deserta e tutti gli studenti sono a pranzo o in biblioteca, fa un certo effetto. Sembra quasi abbandonata, priva di tutta la vitalità che le è più consona: libri dall'aspetto difficile e noioso troneggiano abbandonati sui divani e sulle poltrone, bottiglie di burrobirra sono ordinatamente accatastate contro una parete, un cestino in un angolo trasborda pergamene appallottolate. Supero la bianchissima statua di Rowena Corvonero, oltrepassando la porta che separa la grande sala ariosa dai dormitori; ma non appena faccio per imboccare il corridoio di sinistra, quello che porta alla stanza delle ragazze, una mano invisibili mi afferra per la collottola e mi ri-lancia, letteralmente, nella Sala Comune, mentre una voce incredibilmente acuta e incredibilmente poderosa mi urla dietro che sono un pervertito della peggior specie.
Le disgrazie però non vengono da sole, no: non faccio in tempo a rialzarmi che subito una figura sottile e slanciata mi compare davanti, strillando come una furia.
«Tu, essere abominevole! Come hai osato mettere piede nel dormitorio femminile?»
Georgiana Harrington, in preda ad una furia cieca e assassina, mi punta contro un indice accusatore mentre snocciola tutta una lunga serie di motivi per cui meriterei di morire in quanto appartenente al sesso maschile. Con addosso una camicia da notte bianca, di quelle che solo mia nonna userebbe. Fa quasi paura.
«Georgiana, ehm...» la interrompo nel bel mezzo del suo monologo. Si ferma, boccheggiante, rivolgendomi un'occhiata di odio puro, per poi riconoscermi.
«Ah» commenta, abbassando le braccia «Carlisle. Che ci fai qui?» sembra sospresa, mentre incrocia le braccia al petto e mi scruta con diffidenza.
«Sono venuto a trovare Jillian»
«Ah certo» commenta meccanica, con una scrollata di spalle «Vuoi che vado a chiamartela?»
«Io ho il vago sospetto di non poterlo fare senza essere insultato come se fossi un criminale della peggior specie» abbozzo un sorriso, lei una smorfia imbarazzata.
«Sai, non si può mai dire con voi ragazzi...» balbetta, dondolandosi sui piedi per qualche attimo, prima di voltarsi di scatto e sparire oltre la statua di Rowena.
Questa ragazza dovrebbe respirare, ogni tanto.
Mi lascio cadere su un divanetto, prendendo in mano un libro appoggiato sui cuscini: Manuale di Trasfigurazione applicata - volume terzo. Una lettura facile, leggere, di quelle adatte per conciliare il sonno.
«Carlisle...?» la vocina flebile di Jillian, mi fa sorridere.
«Ehi» alzo lo sguardo, trovandomela davanti tutta infagotatta in una vestaglia color pulcino che lascia intravedere appena un pigiama rosa pastello. E' la giornata dell'abbigliamento notturno, com'è che nessuno a Tassorosso lo sapeva? Nemmeno i gli Stupi-principi di Serpeverde ne erano al corrente! Strano.
«Come stai?»
Scrolla le spalle, sedendosi accanto a me. Ha gli occhi lucidi e il naso arrossato, un enorme fazzoletto tutto appallottolato stretto nella mano destra.
«Ho avuto BoBeDDi Bigliori» biascica, rabbrivididendo appena «Bi sa che ho u- po' di raffreddore.»
«Un po'?» mi scappa una risata, mentre la stringo a me in un abbraccio «Tesoro mio,tu stai scoppiando di raffreddore!»
«Ba che fai!» protesta, divincolandosi senza troppa convinzione «Trasudo gerBi da oDDi poro, staBBi loTTaDo!»
«Oh, non essere ridicola» protesto, stringendola più forte «Non morirò certo per cinque minuti!»
Lei sbuffa, arrendendosi.
«DoD dire poi che DoD ti avevo avvertito» mi intima, sprofondando la faccia nel mio petto.
Sorrido, baciandole i capelli. Anche così è adorabile. Ma è mai possibile?
«Mi sei mancata, oggi.»
«ACChe tu.»
*Eugene sta cantando un pezzettino di Cerf-volant, dalla colonna sonora de Les Choristes, che se vi interessa potete trovare
qui, mentre Milo si diletta in Komm Jesu Komm di Bach, che potete ascoltare
qui. Nel secondo video canta il coro di cui faccio parte io <3 Amate entrambe le canzoni, che sono bellerrime <3
16/03/2008
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Vorrei che tutto il turbinio nella mia testa finisse. Trambusto che non capisco. Che mi rifiuto di capire. Sebbene possa sembrare che le discussioni non mi tocchino minimamente, è sempre bene considerare che io abbia una testa pensante, e in quanto pensante [appunto], esistono degli attimi in cui quest’ultima decide di lavorare fin troppo. Cammino, lungo il cortile, diretto al lago. Voglio estraniarmi, star da solo. Avvolto dal silenzio, tollerante solo verso lo scrosciare eventuale della superficie dell’acqua mossa dal vento.
Sto diventando irritabile. E non è un bene, quando succede. Perché, se e quando capita, le mie reazioni generalmente non sono delle migliori. Da gioviale essere camuffato dall’aspetto di gelo, posso diventare un sadico, cinico essere con poca propensione verso i rapporti umani. Sono abituato alla folla, alla stesso modo in cui sono abituato alla solitudine. Solo, a volte il silenzio risulta fin troppo assordante.
Rischiarando la mente da pensieri indirizzati a valori di sangue e dubbi amletici, attraverso il banco di alberi, mentre la nebbiolina bagna la mia pelle, fastidiosa. Vicino al lago, la sensazione di umidiccio aumenta, mi fermo.
Una figura sulla riva. Una figura a me familiare, verso la quale, al momento, sento dentro come una sorta di attrazione-repulsione che non so spiegare.
Julia Versten, da sola, sulla riva del lago. Ed io, Aedan Lywelyn che la spio [in un certo senso, visto che non mi sono ancora fatto vedere]. Ma come…come sono ridotto.
Seduta sul ‘mio’ molo. Ecco dove sono ora. Vicino all’acqua, il mio elemento.
Ne sfioro la superficie. È gelida, nonostante oggi sia una giornata quasi primaverile.
Mi concentro: pochi istanti dopo, sul palmo della mano fluttua una sfera di acqua trasparente, depurata da tutto ciò che rende torbida la superficie del lago.
Posso cambiarle forma. Un gioco che risale fino ai tempi dell’infanzia, nella mia bellissima Oslo. Posso darle la forma di un viso per esempio. Ida, è la prima. Poi Georgiana, e Sebastian.
Senza ragione apparente, mi ritrovo a pensare alla mia fuga da Aedan Lywelyn. Tutto per una domanda non posta. Chiudo gli occhi.
Quando li riapro, l’acqua ha assunto i contorni del suo volto.
Stranito sobbalzo alla vista di quel gioco d’acqua e rivoli di vento quasi irreali.
Sgrano gli occhi, ed avvicinarmi è quasi naturale. Come una spinta che ti porta in avanti, senza una ragione precisa.
“
Versten.” la chiamo, a pochi passi da lei.
Lei si volta, per un attimo sembra in panico, mentre l’acqua che si era sollevata formando un volto poco definito, ricade sullo specchio trasparente, mischiandosi all’altra.
Porto le mani nelle tasche dei jeans, guardandola.
“
Ti ho forse interrotto?”domando, con garbo. Lei scuote la testa, non rispondendo immediatamente. Mi avvicino di più, sedendomi al suo fianco senza essere stato invitato. Se esiste un modo per dissipare i miei dubbi, forse, è proprio quello di tenerla il più vicina possibile.
“
Versten.”dice la voce di un ragazzo, mentre i suoi passi si avvicinano.
Mi volto, perdendo la concentrazione. Il volto d’acqua di Aedan Lywelyn si dissolve nel lago, mentre quello reale ora è accanto al mio.
“
Ti ho forse interrotto?”
Scuoto la testa, ringraziandolo col pensiero per avermi deconcentrato: ci mancava solo che vedesse il suo ritratto fluttuante sulla mia mano destra.
“
No, affatto. Stavo solo giocando un po’.”
“
Ho visto…di cosa si tratta? È un incantesimo?”
“
No, è…una cosa di famiglia.”
Sollevo di nuovo una piccola quantità d’acqua.
“
Una cosa di famiglia?”domanda incuriosito.
“
Sì. Mia madre è una creatura dell’acqua.”
“
Una ninfa?!”
Annuisco, mentre plasmo la sfera trasparente. Ora ha l’aspetto di una slanciata figura femminile.
“
Non mi stupisce tua madre sia una ninfa. Si vede, altrochè se si vede!”esclama ridendo. Poi si ricompone e aggiunge:
“
Sapevo che eri particolare, ma non fino a questo punto. Una…ehm, ninfa del lago di Hogwarts?”
“
No. Dei fiordi norvegesi. Io non sono inglese.”
“
Neanche io.”
“
Dal cognome avevo dedotto. Irlanda?”provo a chiedere.
“
Mi dichiaro colpevole.”mi risponde sorridendo. I suoi occhi azzurri si accendono di una scintilla.
“
Parlami della tua terra.” Dico .
“
La mia terra…mh… la mia terra è semplicemente splendida.” il mio sguardo si perde nella superficie del lago mentre con le parole intreccio scenari verdi e storie antiche, di popoli che credono nella magia. Di streghe e maghi. Di regioni e zone.
“
E poi…poi c’è la mia famiglia. Irlandesi D.O.C.”dico, con un sorriso, ripensando ai componenti Lywelyn.
“
I tuoi genitori sono entrambi dei maghi?”domanda. Forse incuriosita dal mio sproloquio.
“
Si, esatto. Mio padre si chiama Aengus. Mia madre si chiama Sìne. Sono i maghi più famosi e potenti delle terre d’Irlanda.” – le confermo. Ma non per vantarmi più di tanto. Generalmente non parlo mai delle mie origini. “
E poi c’è Scarlett. Che ti ho presentato l’altro giorno.”
“
Ah, però.” risponde lei, stupita.
Io ne approfitto per ribattere:
“
Eh già, terrore e distruzione! I Lywelyn sono molto rispettati, o temuti, non saprei come definire lo stato di stupore quando raggiungono qualche riunione. Diciamo che la loro fama svolazza anche in altre zone.”faccio spallucce, come se poco mi importasse.
Ed in effetti è così. Per me Aengus e Sìne Lywelyn sono e rimangono soltanto i miei genitori. Se poi sono avvolti da fama crescente…non è una cosa che mi riguarda. E Scarlett…beh, Scarlett è mia sorella.
L’Irlanda sembra un luogo bellissimo, incontaminato. Le parole di Aedan sono così vivide che un paesaggio verde smeraldo appare nella mia mente.
“E tu?”chiede, e poi aggiunge: “
Ora tocca a te.”
“
La mia Norvegia…è fredda, sì. Ma solo come clima. Le persone sono libere nel corpo e nello spirito; ti devo dire che gli inglesi a volte mi sembrano insopportabili e di mente ristretta. A parte Sebastian e Georgiana.”
“
Ah, va benissimo. Io sono irlandese!”scherza.
Continuo a descrivere la mia terra di ghiaccio e neve, Oslo e le sue vie larghe, la luce quasi bianca del sole.
“
E i tuoi genitori? Non dev’essere facile vivere con una ninfa per casa!”dice Aedan.
“
Io vivo con mio padre e la mia matrigna, a dire il vero. Mia madre…non l’ho mai conosciuta. Mio padre me l’ha descritta molte volte.”
“
Scusami, non sapevo…”inizia, dispiaciuto.
Lo blocco all’istante.
“
No, no. Non voglio sentire le tue scuse, non potevi saperlo.”
Sospiro.
“
Mio padre mi ha sempre detto che io e lei siamo identiche. Solo che io non svanisco nell’acqua, posso solo manipolarla. E, mi sembra chiaro, io non sono un’Ondina.”
“
Che cosa strana…quindi tuo padre è un Babbano?”
L’aspettavo questa domanda.
“
No. Nils Versten è un mago di purissimo sangue magico. E così lo sono io, se ti può interessare.”
“
Non intendevo…a me non interessa.”
Tace, e si volta a guardarmi.
“
Non mi interessa.”ripete “
Era solo una domanda. È forse vietato farne?”
No, non lo è. Sono io che su questo argomento sono sensibile.
“
Scusami per lo scatto. È che odio le distinzioni di razza. Non hanno senso.”
“
Posso e non posso capirlo.”rispondo, sincero. “
In fondo, io ho sempre provato una sorta di indifferenza verso distinzioni prestabilite. Non mi ci sono mai invischiato più di tanto.”le spiego.
Poi riprendo:
“
La realtà è…che sono un amante della mente umana. Per questo, detesto le limitazioni che le si pongono dinanzi. E questa divisione…beh, la definisco una di quelle limitazioni che odio visceralmente.”
Spiegazione patetica? Forse.
Ma è la prima persona a cui la dico. E la cosa mi fa pensare, attentamente.
In realtà, non mi era mai capitato di parlarne, perché non mi ero mai posto simili problemi.
Le classificazioni, non sono mai state il mio forte. Sebbene la mia mente sia schematica e spesso “quadrata” per certi versi. Ma amo definirmi molto “accondiscendente” verso certi ideali che, finora, non mi sono mai posto realmente dinanzi.
Ci credo? Non ci credo? Non trovo risposta, e mentre il silenzio sembra essersi catapultato su noi mi ritrovo quasi inconsciamente a fissare il profilo [oserei definirlo greco] di Julia.
E di nuovo, la domanda torna.
Ci credo? Non ci credo?
Aedan spezza il silenzio con una risata.
“
Beh, non inizia a raffreddare?”dice, guardando con scarsa convinzione la giacca leggera che ho indossato, illudendomi che la temperatura mite del primo pomeriggio sarebbe durata a lungo.
“
Io starei gelando al tuo posto.”aggiunge.
Poi si alza in piedi e mi porge la mano per aiutarmi. Che gesto da cavaliere. Sono incerta se accettare o meno…però, insomma. Piantiamola di farci tanti problemi che non ne vale la pena.
Afferro la sua mano e ci dirigiamo verso la scuola, mentre in effetti inizia a soffiare un inclemente vento freddo.
Rabbrividisco in modo abbastanza palese.
“
Dai, ti do la mia giacca.”
“
Così poi sarai tu a gelare! Scordatelo.”
Alza gli occhi al cielo, e dice:
“
Va bene. E la mia sciarpa? Mi faresti l’onore di accettarla?”
Annuisco, mentre lui si sfila la sciarpa nera e me la offre con un sorriso.
“
Prendi, orgogliosa vichinga che non sei altro.”
Me la avvolgo intorno al collo: è morbida, credo sia cashmere. Si tratta bene, il ragazzo. E il profumo…poco marcato, ma particolare. Una sorta di misto fra menta e qualcos’altro. Muschio bianco, forse.
E’ assurdo quanto la Versten sia cocciuta. Meno male che la scuola non dista moltissimo, quindi non ci sarà il tempo di buscarsi un malanno, almeno spero per lei.
Aumento il passo. Tenendomi sul suo fianco sinistro. Il vento soffia, gelido e leggermente pizzicante. Sono abituato al freddo, spesso, penso che se non fossi nato umano, probabilmente [ per non dire sicuramente ] sarei stato un lupo.
Paragone azzardato, ma rende l’idea.
Le ho offerto la mia giacca, la vichinga ha graziosamente rifiutato, tutto sommato però, ha accettato la sciarpa.
“
Imbacuccati bene, Versten.” le dico“
Cento metri e siamo dentro al caldo.” quantifico osservando la distanza che ci separa dalla struttura.
Il cielo si scurisce, le nuvole minacciose si addensano. La pioggerella comincia a scivolare lenta, imperlando il viso.
Istintivamente, considerando ancora il tragitto da compiere, la stringo al mio fianco, coprendola con un lembo della giacca, per fare in modo che si bagni il meno possibile.
“
Niente lamentele, Julia. Non è di certo una trovata per sedurti.”preciso, ridendo.
Che strano. E’ la prima volta che la chiamo con il suo nome di battesimo.
“
Non ho dubbi.”rispondo.
La tipica pioggerellina britannica ha appena iniziato a cadere, per la nostra gioia. Ringrazio qualche entità superiore di non avere allenamenti oggi.
“
Muoviamoci.”dice Aedan, mentre affrettiamo il passo.
È stato strano sentire il mio nome pronunciato da lui. Non ha il suono limpido dell’accento norvegese, non è lezioso come quello inglese.
“
Ha un bel suono.”
“
Cosa?”domanda lui, quando ci mancano pochi passi alla porta della scuola.
“
Il modo in cui parli. Il tuo accento. Di’ ancora il mio nome.”
Mi sento una bambina a chiedere una cosa del genere, ma ad essere sincera non mi importa.
Sorrido, leggermente spiazzato ma intenerito dal modo in cui la Versten mi chiede di chiamarla ancora per nome.
Prima che me ne accorga, siamo già sotto il porticato della scuola, non sciolgo immediatamente l’abbraccio.
La fisso per secondi che sembrano interminabili, mentre pronuncio con lentezza:
“Eccoci arrivati, Julia.”dico, fissandola, con un’intensità con la quale mai mi ero sforzato di guardarla.
Occhi azzurro cielo che si riflettono nel ghiaccio quasi vitreo dei miei.
Lei sorride, e per un istante ho come l’impressione che la coltre di neve che la incatenava si stia sciogliendo. Come catene di acqua congelata esposte al sole dell’equatore la sento rilassata nel mio abbraccio, che non ho intenzione di sciogliere. Non tanto presto almeno. È strano, come le alchimie si fondano, spesso senza un motivo.
Se esiste un altro modo per definire quello che sento, ditemelo.
Perché la Versten, adesso, sta davvero smuovendo i miei dubbi.
E ora cosa faccio?
Mi sono messa in una situazione che sta sfuggendo dal mio controllo, come sabbia fra le dita.
È uno di quei momenti in cui si decidono alcune cose, e se ne costruiscono altre. O si distruggono.
Siamo al riparo, ormai. Il rumore della pioggia è uno scroscio lontano e indistinto per le mie orecchie. Mentre i miei occhi sono imprigionati nel ghiaccio di quelli di Aedan Lywelyn, mentre il suo braccio è ancora stretto alla mia vita.
Non ho voglia di combattere.
Questa volta mi arrendo, mentre i nostri volti si avvicinano.
Un rumore di passi in lontananza. Passi che diventano una corsa.
Avrei voluto che il tempo si fermasse, che il cielo mi inghiottisse quando una voce, sibilante da cerbiatto leggermente adirato, mi chiama alle spalle.
“
Ehm, Aedan?”
Scarlett batte il piede per terra. Io sobbalzo quasi, ho ancora Julia vicina quando le rivolgo uno sguardo al limite fra l’imbarazzo e l’istinto omicida.
“
Scarlett! ”esclamo esasperato. Sciogliendo l’abbraccio, senza nemmeno troppa fretta. La Versten si ricompone, scrollando via dalle spalle l’imbarazzo che si fionda su di noi. Mia sorella è dinanzi alle nostre figure, squadra Julia allo stesso modo in cui esamina me.
“
Ho bisogno di aiuto per un compito di Trasfigurazione. “ annuisco “
Adesso arrivo.” le rispondo. Mentre lei passa oltre noi due, avviandosi in biblioteca. Per questo fantomatico compito.
Mi soffermo un attimo su Julia che evita il mio sguardo. Almeno così sembra.
“
Beh.” rompo il silenzio “
Allora ci vediamo.” le dico, con un tono di voce leggermente poco contento, e credo si senta.
“
Si, certo.” fa per sfilarsi via la sciarpa, io sorrido“No, tienila.” – occhiolino. "
ogni scusa è buona, Julia"
Mi avvicino, sfacciato, sfiorando le sue labbra di proposito. Sorrido leggermente e mi avvio. Era quello che volevo. Esattamente quello che volevo.
Scarlett.
Mi ero del tutto dimenticata che sua sorella esiste, è una Serpeverde e mi ha appena interrotto in una situazione imprevista, imprevedibile, incredibile.
Torno verso il dormitorio di Grifondoro, a passi lenti, stringendo la sciarpa nera fra le mani.
È così morbida.
Non riesco a crederci.
La sorella di Aedan è con gli altri. Con Lui.
E Aedan?
Aedan mi ha baciata.
Un bacio leggero come un soffio di vento.
14/03/2008
diversi giorni fa.
Momento di attaccare gli avvisi in bacheca, come faccio spesso; tengo tutti i miei bei foglietti stretti in mano, e con cura li appunto uno ad uno al rettangolo di legno, approfittandone per leggerli, visto che per ora non ne ho avuto il tempo.
Tra annunci di ripetizioni offerte e cercate e altri foglietti di scarsa importanza, conservo una posizione d’onore per l’avviso sul Quidditch: un cacciatore si è sfracellato a terra durante un allenamento e s’è rifiutato di ricominciare a giocare. Siamo alla ricerca di un giocatore per la partita di questo weekend, e così domani pomeriggio ci saranno delle audizioni d’emergenza.
« questo è tempismo, non c’è che dire! » alle mie spalle è apparso Aedan Lywelyn, tutto arruffato dalla notizia di cui ha appena preso atto; non ho socializzato molto con lui, ma intuisco al primo colpo che gli interessi quel posto da cacciatore. Considero Aedan un tipo un po’ strano; non l’ho visto passare tempo al di fuori della Sala Comune, se non con sua sorella, il nuovo acquisto del club di Edward Norwood & C. Gli stessi che hanno riempito di botte Eugene Pennington, il Mezzosangue amico di Jillian.
« i provini sono domani alle sei. » sorrido, mentre ripeto l’informazione riportata nell’annuncio. Mi sentirei in colpa, se non lo facessi: è il mio compito, visto che sono stata nominata Caposcuola.
« ci vediamo lì, allora. » risponde con un sorriso, accennando un inchino; certo che è proprio strano. Talvolta mi chiedo se non sia spuntato da uno dei miei racconti – di certo dalla parte di un malvagio antagonista, perché i miei protagonisti non hanno mai la stazza di un torello. Lo saluto con la mano, spostandomi in fretta verso i dormitori delle ragazze, dove devo recuperare la mia tracolla prima di scappare a lezione.
***
una manciata di gorni fa.
Infilo la testa nel dormitorio delle ragazze del sesto; dopo profonde riflessioni, sono giunta ad una conclusione dai risultati imprevedibili, che cambierà parecchie cose nel Club e in tutto il corso della mia vita. E non solo della mia.
« Jillian McKanzie? » la testolina bionda della Corvonero scatta in alto; è sempre bizzarro vedere le persone fuori dal loro contesto abituale, e McKanzie senza i suoi boccoli d’ordinanza è davvero scioccante. La più stupita sembra comunque lei, che sbatte le lunghe ciglia e quasi rotola giù dal letto, senza smettere di fissarmi con gli occhioni sgranati. Dopo un paio di momenti di stallo, si precipita verso la porta, mentre le sue amichette ridono di gusto da sotto le rispettive coperte.
« ciao, Georgiana. » mugugna nascondendo un libro dietro la schiena.
« Jillian McKanzie, dovrei parlarti un momento. » le faccio cenno di seguirmi fuori dalla stanza; zompetta fuori, in equilibrio sulle grosse pantofole imbottite. E’ tutta rossa in faccia: forse non ha gradito di essere stata convocata mentre si stava per addormentare, sognando il suo bell’amichetto tassorosso.
« sei autorizzata a dire di no. » premetto, appoggiandomi con la schiena al muro per cercare nelle pietre la forza di parlarle. Se mi dicesse di no sarei davvero in imbarazzo. « è per il club .. ti andrebbe di diventare la mia assistente? » boccheggia. Lo sapevo, non poteva andare tutto bene; peraltro, non le sto chiedendo una cosa qualsiasi, è logico che ci debba riflettere. Non posso gestirmi da sola, questo è chiaro, visto che ci sono una decina di persone che aspettano le mie indicazioni, e né Julia né Sebastian se la sentono di fare gli insegnanti. Dopo poco annuisce con decisione, senza neppure dischiudere le labbra. Sospiro di sollievo.
« grazie. ci vediamo domani, e ti spiego meglio. » la lascio tornare meglio, e intanto io torno verso la mia stanza. Mi sono tolta un bel peso dallo stomaco, anche se probabilmente è solo perché l’ho scaricato su quello di Jillian. Apro la porta, e Cheslav mi salta in braccio, miagolando a tutto volume.
***
riunione del club.
Isabel Sittenfeld segue come un cagnolino Jillian non appena questa si dirige verso la nostra nuova mascotte, Eugene Pennington. Quel povero ragazzo ha subito abbastanza percosse da distruggere completamente almeno tre persone, e ancora regge perfettamente; anzi, sembra che si stia impegnando ancora di più per imparare ad usare propriamente un incanto di base, ma che potrebbe rivelarsi più che utile, come l’expelliarmus. La sua bacchetta si leva sopra alla sua testa – quindi molto, molto in alto – e poi ricade con un gesto fluido; dopo un istante, la bacchetta di Carlisle Hunnam vola via dalla sua mano, ticchettando al suolo. Eugene ridacchia trionfante e Isabel, con gli occhioni lucidi e un rivolo di bava, tira una serie di gomitate ad Audrey Salinger. Ah, l’amore.
Il mio, di amore, sta facendo il cretino con Peter Halbury qualche metro più in là, sorvegliato da vicino da Sebastian e Julia. Nell’ultimo periodo, il suo comportamento non si è rivelato affatto rassicurante: c’è qualcosa che non va e non me ne parla. Sospetto di essere io stessa, il motivo di tanto nervosismo; non usciamo da soli da più di una settimana, e non ho il coraggio di contare precisamente i giorni che mi separano dall’ultimo bacio che ho ricevuto. Non c’è che dire che anche al momento non mi sta badando, neppure per sbaglio.
« sono le undici, vi conviene andare. » ci interrompe Julia, alzando le braccia per attirare l’attenzione. Jill si volta subito verso di me con aria trionfante: ha superato la sua prima lezione, ed è ufficialmente dentro.
***
poco dopo.
Corro lungo il corridoio prima che Garet possa fermarmi; sono abbastanza contrariata da poterlo sgozzare, se solo osa avvicinarsi troppo. Il suo comportamento non è accettabile, almeno non da me. Mi stringo al petto la mia cartellina e la bacchetta, infilando le scale più in fretta che posso.
« Georgiana! » è lui che mi chiama; mi fermo sulla rampa, con un piede sul quarto gradino e uno sul terzo. Mi volto verso di lui, sgranando gli occhi mentre si ferma alla fine delle scale, guardandomi dal basso all’alto; mi costringo a ruotarmi interamente verso di lui, scendendo anche di un gradino. « scusa se non ti ho badato per un po’.. avevo bisogno di riflettere. » oh no. Nessuna Giulietta, nessuna Elizabeth, nessuna eroina si è mai sentita dire niente del genere; ho la forte tentazione di dargli una pedata in faccia, ma mi trattengo, visto che ricomincia a parlare, come un fiume. « vedi, tra di noi c’è qualcosa che non va. Sono desolato. Non riesco a capire cosa voglio. Forse dovremmo fare una pausa, sai, per pensarci un po’ su. » sono passati due mesi da quando ci siamo messi insieme. Due mesi. Sapevo che Garet non era tipo da avere una donna, se non quella che avrebbe portato all’altare, ma il mio cuore si sta comunque sbriciolando dentro la cassa toracica. Mi appoggio al corrimano, ricacciando indietro le lacrime; mi aspettavo delle scuse, non di venire mollata. Il silenzio mi rimbomba violentemente nelle orecchie: Garet trema davanti ai miei occhi, continua a guardarmi aspettando una risposta, mi accorgo nettamente che anche le sue iridi sono velate di un lieve strato umido. Prendo fiato dalla bocca.
« No, Garet. No. » distolgo lo sguardo per un momento; non voglio fare quello che sto per fare, e non mi rendo neppure conto delle mie stesse parole, in realtà. « o stiamo insieme, o non stiamo insieme. » guardo il soffitto per qualche momento, cercando di far tornare indietro le lacrime, che però scivolano a lato degli occhi, fino a finire nelle radici dei capelli.
« Georgiana, non posso. » scendo un altro gradino, trovandomi praticamente di fronte a lui. E’ bellissimo. Non voglio stare senza di lui, ma non voglio neppure rimanere in un limbo. Gli prendo il viso tra le mani; sta tremando, e non dice niente. « non posso. » borbotta abbassando lo sguardo. Lo lascio andare, indietreggiando; salgo due gradini. La distanza che c’è ora tra noi non è solo fisica. Non attendo più una sua risposta; mi concedo di iniziare a piangere silenziosamente, e scappo verso la Sala Comune.
***
due giorni dopo.
Mi siedo sul tappeto ed incrocio le gambe, posizione che trovo particolarmente comoda, e che posso assumere solo quando porto qualcosa di più coprente e pratico della gonna della divisa. Sebastian si mette in ginocchio di fronte a me, facendo cadere tra di noi un pacco di scartoffie, risultato di un’eternità passata in presidenza. Un’eternità completamente inutile, visto che la presenza di Tom Riddle ci ha precluso qualsiasi possibilità di fare qualcosa di concreto, o anche solo di fiatare con Dippet.
« non c’è niente di interessante, in tutto questo. » borbotto smuovendo le carte. Prendo in mano una matita, scarabocchiando sul margine di un foglio qualche altro appunto e continuando a parlare a ruota libera; noto appena con la coda dell’occhio i movimenti di Sebastian. « .. non concluderemo mai niente! » esclamo puntando lo sguardo su di lui, del tutto alterata dal mio sproloquio. È che non punto esattamente lo sguardo su di lui, ma direttamente nei suoi occhi, visto che il suo viso è a pochissimi centimetri dal mio. Lascio che si avvicini ancora un po’, la sua guancia scorre delicatamente contro la mia; perché sto flirtando in questo modo disgustoso? Gli permetto anche di prendermi per mano, e di lasciar poi scorrere il palmo lungo il mio braccio. E’ orribile da parte mia! Però è piacevole. Mi obbligo a ritrarmi quando si inclina lievemente, con l’evidente intenzione di baciarmi.
« no, Sebastian. » mormoro sbilanciandomi all’indietro, e tornando a sedermi mezzo metro più indietro. Sono lusingata, lo ammetto. E anche piuttosto eccitata dalla faccenda.
***
« .. abbiamo finito di lavorare senza neppure accennarci, e basta. Lo giuro! » mi sento ancor più sudicia e bastarda mentre racconto a Julia cos’è successo. E dire che pochissimo tempo fa mi ero accasciata piangendo sulle sue ginocchia, dopo essere stata mollata da Garet; solo al pensiero mi si stringe lo stomaco. Non si è più fatto vedere, ed è meglio così, perché gli avrei lanciato una fattura trasfigurante appena fosse passato nel mio raggio d’azione. Invece mi ritrovo a spettegolare su Sebastian, sotto lo sguardo compiaciuto della mia migliore amica. Quando si dice che la vita è strana.
13/03/2008
La lezione con Audrey è andata abbastanza bene. Non mi riferisco all'incantesimo, che continuava a riuscirmi a stento, ma del fatto che la ragazza dai boccoli biondi è riuscita a farmi tornare una sana dose di fiducia in me stessa. Rifletto sugli obbiettivi raggiunti in sala comune mentre aspetto che Cassie torni dall’allenamento di Quidditch. Seguendo i consigli di Audrey mi rilasso su una morbida e calda poltrona. Sobbalzo sentendo che la porta della Sala si apre, vedo entrare un ragazzo biondo e molto alto. Solitamente lo si vede girare con Carlisle Hunnam, ha il segno di qualche livido poco visibile… probabilmente lo osservo con troppa curiosità perché anche lui si gira dalla mia parte per sorpassarmi con lunghe falcate. La porta del dormitorio si apre di nuovo e finalmente vedo la figura di Cassandra rientrare affaticata dal lungo allenamento.
Lezione di Trasfigurazione. Il mio stomaco è contorto in una strana morsa di paura che mi è quasi totalmente estranea. Silente osserva la mia classe con il suo solito sorriso benevolo e fiducioso. A volte mi stupisco della buona volontà che si riesce a leggere dietro i suoi occhiali a mezzaluna. Ma ora sono inesorabilmente impaurita dalla possibilità che Silente mi chieda di nuovo di riprovare quella dannata trasfigurazione. E in effetti il suo sguardo mi raggiunge con un piccolo guizzo vivace. Mi fa un piccolo cenno perché mi avvicini alla cattedra.
Io mi alzo in piedi atterrita.
“lo deluderò me lo sento…” penso con una piccola vertigine.
Silente mi incoraggia aggiungendo al suo solito sorriso qualche piccolo sussurro fiducioso.
“Concentrati Rah, devi solo concentrarti. Non è il voto che conta! È il gusto che si prova nel riuscire.” La voce di Audrey mi rassicurava.
Chiudo gli occhi sentendo la magia fluire nella mia bacchetta di legno di eucalipto…
“Visualizza la sedia… devi solo pensare alla sedia e riprodurla completamente nella tua testa.”
Lascio che la formula esca appena sussurrata dalle mie labbra e poi apro gli occhi piano per non perdere la concentrazione.
“Ottimo risultato, signorina Page! Questa è la sedia più comoda che abbia mai visto in tutti i miei anni di insegnamento. Quindici punti al Tassorosso!” dice gaio Silente. Io mi volto stupita verso di lui e lo trovo sorridente, con i suoi occhi brillanti. “Basta solo un po’ di fiducia Rah, l’hai dimostrato a te stessa.” Sussurra.
I miei compagni esultano ringraziandomi e vedo il sorriso di Alexa scintillare verso la mia parte.
“Complimenti! Complimenti davvero!” Dice Cassandra a cena. Sembra distratta.
“Che ti succede?” le chiedo “è tutta la cena che mi ripeti la stessa cosa con poche varianti.”
“Oh scusami Rah” mi sorride “sono molto preoccupata per il Quidditch.”
“Cioè? Voglio dire… non hai mai avuto problemi. Sei sempre stata molto veloce a cercare il boccino e ad acchiapparlo. All’ultima partita è andata male ma… è normale, il nervoso fa brutti scherzi.” Le dico attaccando il secondo piatto di patate al forno.
“Ehm…” dice tacendo tutto d’un colpo. Mi volto a osservarla.
“Continua, dai. Non tenermi sulle spine.” La incoraggio
“Da quando…. Da un po’ di tempo ho parecchi problemi a concentrarmi sugli allenamenti.” Ammette alla fine. Ida… poggio la forchetta con lo stomaco momentaneamente chiuso.
“Cassie… so che non sarò mai la stessa cosa…” comincio.
“Ma cosa stai dicendo? IO non ho parlato di Ida…” dice interrompendomi.
“L’hai sottinteso…” dico io.
“Rah… io sto molto meglio. Da quanto tempo è che non mi senti piangere la notte?” era visibilmente imbarazzata. Nella sua corazza di ragazza forte non era spesso disposta a far notare i suoi sentimenti e nessuna di noi due aveva mai affrontato l’argomento in modo così diretto.
“è da molto ma pensavo…” pigolai senza abbastanza forza.
“Ti sbagli. È anche grazie a te che mi sento meglio Rah.” Detto questo si alza e mi lascia in Sala grande con il mio piatto di patate ormai fredde.
13/03/2008
Carlisle mi prende da parte e mi dice:
“Julia, è successa una cosa.”
Il tono non mi piace. La sua espressione ancora meno. Non proferisco verbo, mentre lui sembra cercare le parole. Mi sto preoccupando.
“Hanno aggredito Eugene.”
Chiudo gli occhi. È abbastanza un colpo, ma non posso dire che non me lo sarei mai aspettato. Riapro gli occhi, e guardo Carlisle fisso negli occhi.
“Come sta ora?”
“Abbastanza bene. È in infermeria.”
“Capisco. Devo andare.”
Carlisle mi guarda abbastanza attonito mentre lo lascio solo nel corridoio, superandolo. Mentre mi allontano, una lacrima, una sola, scende dai miei occhi.
"È successo ancora.”dico a Sebastian ed a Georgiana.
Loro non possono fare altro che annuire. Cammino avanti e indietro.
“Cosa possiamo fare? Nulla! Avrei dovuto essere lì. Qualcuno avrebbe dovuto esserci.”
“Jules, non ricominciare!”prorompe Georgie.
Non rispondo.
“Non possiamo certo mettere sotto scorta tutti i Mezzosangue della scuola.”rincara Sebastian.
È vero, non possiamo.
“Possiamo solo insegnare loro a difendersi. Ma se vengono assaliti senza l’uso della magia…beh, il nostro aiuto pressochè si annulla, a meno che non li difendiamo fisicamente.”aggiunge il mio amico.
Mi siedo accanto a Georgie, che mi mette un braccio intorno alle spalle. Seb si accoccola accanto a noi, e mi stringe la mano.
“Non è come con Ida, capito?”dice Georgiana.
Faccio un cenno d’assenso.
“Sì. Stavolta lo so. Non è colpa mia.”
Scendo nelle cucine di Hogwarts. Subito un esercito di elfi domestici mi viene incontro impaziente di aiutarmi. Rifiuto con cortesia e domando alcuni ingredienti.
“Mi servirebbero farina, uova, zenzero…”inizio ad enumerare.
Poco dopo, tutto è sul tavolo, insieme ad una ciotola, una teglia e degli stampini.
Mescolo le giuste dosi aiutandomi con la magia, poi cuocio i biscotti con un incantesimo insegnatomi da mio padre. Questi sono i suoi ed i miei dolci preferiti, ed io ho imparato a prepararli fin da piccolissima.
Gli zelanti elfi domestici mi forniscono addirittura una scatola di latta.
Salgo le scale, e mi dirigo in infermeria. L’infermiera Mound mi sorride, e quando chiedo:
“Posso entrare da Eugene Pennington?”
“Ma certo, cara.”mi risponde.
Spingo la porta, e vedo una testa bionda che si volta subito verso la porta. Sembra sorpreso dalla mia presenza, ma non dice nulla.
“Ciao.”dico, sollevando la scatola.
“Ciao. Cos’è quella?”
“Biscotti norvegesi allo zenzero. Spero che ti piacciano.”glieli porgo.
Li prende in mano e li appoggia sul comodino.
“Come stai?”gli domando.
“Insomma. Sono passato fra le mani ed i piedi di un numero imprecisato di Serpeverde.”
“Hai riconosciuto qualcuno?”
Un guizzo nei suoi occhi. Poi si accorge che ho visto qualcosa, e abbassa lo sguardo.
“Sì, mi sembra ovvio.”dico.
Mi siedo sul letto accanto a lui, il che forse lo mette un po’ in imbarazzo, visto il rossore sulle sue guance. Ma ho bisogno di sapere. E non ho intenzione di lasciarmi frenare.
“Eugene, è importante.”
Non una parola.
“Cosa devo fare per farti cantare?! Ballare nuda?”esclamo, cercando di scuoterlo.
Alleluia. Un sorriso stiracchiato. Poi di nuovo l’espressione diffidente di poco fa.
“Non ho visto bene. Ma mi è parso di intravedere il viso di Jasper Lewis.”
Uno dei pupilli di Tom Riddle. Mi sembra ovvio.
Qualcuno bussa alla porta. Scatto in piedi e mi allontano di un passo, mentre l’infermiera Mound introduce la testa color ruggine e dice:
“Eugene dovrebbe riposare, cara.”
Lo saluto, ed esco.
Ora ho una certezza in più.
Una domenica pomeriggio passata al campo di Quidditch. Motivazione: prima partita del torneo fra le Case, Corvonero contro Tassorosso. Peter, il nostro capitano, ci ha riuniti in Sala Comune e poco dopo la truppa si è messa in marcia.
“Il miglior modo per sconfiggere l’avversario è conoscerne i punti deboli!”afferma il nostro Cercatore.
“Peter, non è per smontarti. Ma sono anni che li conosciamo…”dice Damian Denholm, il mio collega Cacciatore.
“Non è vero. Hanno un Cacciatore nuovo…come si chiama? Lywelyn. E non credo sia da sottovalutare.”
Prendiamo posto nelle parti più lontane dal tifo sfegatato e osserviamo i giocatori che svolazzavano per il cielo color piombo. Vincono i corvi.
Mentre andiamo via, vedo Aedan Lywelyn di spalle che parla con qualcuno, così decido di andare a salutarlo. Gli do un colpetto sulla spalla.
"Oh, Versten."mi saluta. Un’occhiata del genere ‘Visto con chi avrai a che fare?’.
"Pura fortuna,Lywelyn."rispondo, sorridendogli.
Poi mi presenta la ragazza con cui sta parlando: sua sorella Scarlett. È piccola, magra con un visino dai lineamenti sottili. Mi ha osservato con attenzione fin da quando ho aperto bocca. Un istante dopo averle porto la mano, mi ricordo che è Serpeverde.
E questo non mi piace.
Scarlett ci saluta poco dopo.
"È molto bella.”dico.
"Sì, fin troppo. E la bellezza è compensata da un caratterino esplosivo."aggiunge lui, seguendola con lo sguardo mentre si allontana.
Oh, no. Ora mi farà la classica domanda: e tu, hai fratelli o sorelle?
Non me la sento di rispondere. Così cerco di dileguarmi in fretta.
“Allora complimenti per la partita. Ma vedrai poi, quando ci affronteremo!”
“Non vedo l’ora!”
“Ora vado, ci sono i miei compagni che mi aspettano.”dico, indicando Peter e Damian che si sono fermati poco distante.
Così mi allontano da lui e da una domanda ancora difficile per me. Peter e Damian mi accolgono con un gran sorriso.
“Se stai fraternizzando con il nemico, ti butto fuori. Ma nel caso riuscissi a carpire qualche informazione utile…”inizia Peter, guardandomi sornione.
Alzo gli occhi al cielo.
“Capitano, sei più pettegolo di una Tassa!”viene in mio aiuto Damian, che però poi aggiunge:
“Però è vero, mai disdegnare un aiuto in più…”
Continuano a prendermi in giro mentre torniamo a scuola, ed io li lascio fare. Sono loro grata, perché risollevano il mio morale. Che ora è abbastanza in crisi.
Nell’atrio, intercetto Jillian, Audrey e le loro amiche e chiedo loro se possono portarmi da Georgie. Jill mi sorride, e si offre di accompagnarmi fino alla Torre di Corvonero. Cerca di avviare una normale conversazione con me, ma purtroppo non sono molto dell’umore. Non sento neppure l’indovinello della porta della loro Sala Comune. Jillian spinge la porta per farmi passare, e mi guarda inquieta.
“Scusami, Jill. Sono un po’ giù…ho bisogno di stare con Georgiana, e poi tornerò come nuova.”
Jillian annuisce e mi saluta con un sorriso nervoso. La smetterò mai di far preoccupare per me le persone che mi stanno accanto?
Mentre faccio un passo avanti nella Sala, mi sorge il dubbio di poter incontrare Aedan. Per fortuna non si vede in giro.
Georgiana è in camera sua, mi dicono, così la raggiungo. È seduta accanto alla finestra, e osserva pensosa l’orizzonte che si tinge d’arancio.
“Georgie?”
Si volta verso di me e dice:
“Oh, Jules! Avevo proprio bisogno di parlare con te.”
Telepatia. La necessità è reciproca. Stavolta però accantono i miei problemi, e mi preparo all’ascolto dei suoi. Pochi giorni fa, povera G., ha subito il mio primo sfogo dopo la morte di Ida. Devo ricambiare in qualche modo.
“Dimmi tutto.”
Sospira, mentre mi siedo di fronte a lei.
"È Garet. Sta diventando geloso di Sebastian.”
"È comprensibile, non credi?”
Annuisce.
“Tu cosa vuoi?”
“Se lo sapessi, non sarei qui a parlarne con te, no?!”
Non è da lei scattare così. Non con me. Alla mia domanda di notizie, risponde:
“A parte l’episodio dell’altro giorno, Garet mi ha detto che Seb non si comporta più proprio da amico nei suoi confronti.”
“In che senso?”
“Per il momento sono solo volate parole grosse.”
Cerco di confortare Georgiana come posso, attingendo alla mia esperienza non proprio positiva. Mi sembra del tutto in crisi. E non poter dare una mano alla mia amica mette in crisi anche me.
Urge una discussione fra me e Seb. Argomento: cosa diavolo stai combin