Cara nonna,
scusa se non ti ho risposto prima, ma ho avuto mille cose da fare. Come stai?
La mamma mi ha scritto che hai avuto un piccolo incidente, qualche giorno fa: quand'è che la smetterai di arrampicarti sui mobili per levare le tende e lavarle a mano, quando sai perfettamente che ci sono gli elfi per farlo al posto tuo? E' una fortuna che la mamma fosse a casa e ti abbia sentita lamentarti. Ma dico io! Hai una certa età, non spettano a te certi lavori!
Ma a parte questo, qui a scuola va tutto bene. Credo. Ti ricordi di quel Serpeverde di cui ti ho parlato qualche tempo fa, Riddle? Non saprei dire con esattezza cosa sta combinando, ma il punto è proprio che sta combinando qualcosa. Maghi e Streghe della sua casa gli ronzano attorno a tutte le ore del giorno, ogni giorno qualcuno finisce misteriosamente in infermeria. E guarda caso, gli infortunati sono tutti Mezzosangue. La cosa che più mi sconvolge, però, è che nessun professore sembra ritenere tutte queste coincidenze troppo numerose per essere veramente casuali. L'atmosfera non è delle più rilassate, ecco, specie se lui è nei paraggi.
Forse sono io che ho troppa fantasia e vedo cose campate per aria, ma ho un brutto presentimento.
Spero con tutto il cuore si riveli infondato.
Un bacione, nonna
Spero di vederti presto, possibilmente non tutta ammaccata come la vecchia Scopa di papà.
Ti voglio bene,
Jill.
Ps: Carlisle ti manda i suoi saluti e ti fa sapere che no, non ha nessuna intenzione di indossare una "terrificante cravatta marrone a pois rossi" come quella che hai visto addosso al nipote dei McRidden, il giorno del nostro matrimonio. Chiede, però, di essere informato con un po' di preavviso circa la data della cerimonia, onde evitare di arrivare davanti all'altare con l'aspetto di un barbone cencioso, dal momento che non ne sapeva nulla.
***
Guardo la civetta levarsi in volo con grazia, nel cielo arancione.
Il tramonto brucia in lontananza, colorando il castello e il lago con le sue calde tinte, mentre io cerco di destreggiarmi tra volatili più o meno amichevoli per uscire dalla Guferia. Gli Allocchi sono decisamente poco affettuosi, a quest'ora, non è raro rischiare una beccata improvvisa. E le loro adorabili zampine non fanne chissà che bene ai capelli di una ragazza.
«AHHHH!»
Lo strillo mi fa fare un salto e non faccio in tempo a svoltare l'angolo che si ripete, con maggiore intensità di prima, seguito a ruota da una serie di epiteti irripetibili. Un'altra curva (e ho sempre più il presentimento che non vedrò mai più la luce del sole) e mi ritrovo davanti alla scena più assurda che abbia mai visto in sei anni qui dentro: una studentessa si agita convulsamente, roteando le braccia all'impazzata sopra la testa, per scacciare due allocchi che tentano, ripetutamente, di beccarla sul capo.
«Via, via, via!» continua ad urlare lei «Lasciatemi in paceeeh...!»
Trattengo l'impulso di ridere, sfilando la bacchetta dalla tasca della gonna e spruzzando una leggera cascata di scintille verso i due volatili, che si allontanano in un agitato frullar di piume. Quando abbasso lo sguardo, la studentessa è accovacciata a terrae continua a lanciare improperi a raffica, incapace di fermarsi. Riconosco, tra i capelli castani,una sciarpa di Grifondoro.
«Ehi..» la chiamo, rimettendo a posto la bacchetta «Se ne sono andati»
Alza il capo di scatto, puntandomi addosso due enormi occhioni castani, lucidi; un lacrimone le rotola sulla guancia, mentre si solleva nuovamente in piedi.
«Li hai.. li hai cacciati tu?» mi chiede, con un filo di voce.
«Beh, si..» annuisce, vagamente imbarazzata «Ma non ho fatto niente di tale»
«Scherzi? Erano due bestiacce possedute, altroché!» esclama, smettendo di rassettarsi la gonna per lanciarmi un'occhiata sconvolta «Se non fossi arrivata tu probabilmente adesso non adrei a cena ma in infermeria.»
Arrossisco, abbozzando un sorriso.
«Sei stata incredibile, non sapevo veramente cosa fare, ero proprio nel pallone!» inizia a parlare a macchinetta, gesticolando di tanto in tanto, e io mi sento indietreggiare.
«Ah ah ah ah» ridacchio nervosamente, turturando una ciocca di capelli.
«Ma qualcosa mi fa pensare che ti sto mettendo terribilmente a disagio.» commenta dopo qualche attimo, dispiaciuta «Scusami, non era mia intenzione, ma non sapevo veramente cosa fare e tu sei stata così provvidenziale che..»
«Non importa» mi affretto a rassicurarla, cercando di risultare il più convincente possibile «E' che non.. non sono brava con le persone quanto gli incantesimi» sintetizzo il più possibile, cercando di non ferirla più di quanto non abbia già fatto con la mia totale incapacità di relazionarmi con qualcuno che non conosco. Mi studia in silenzio, per qualche attimo, mordicchiandosi le labbra. Poi, sul volto rotondo, si allarga un sorriso.
«Oh, per me è lo stesso con le canzoni» commenta, annuendo comprensiva.
«Eh?»
«Nulla, nulla» si affretta a dire, prima di porgermi la mano destra «Sono Annabel, comunque.»
***
Sono ancora assieme ad Annabel, quando faccio ritorno al Castello: dopo un evitato ritorno di fiamma da parte dei due allocchi, siamo riuscite ad uscire dalla Guferia più o meno incolumi. La Grifona saltella allegramente al mio fianco, mentre varchiamo il grande portone dell'Ingresso e ci avviamo verso il corridoio che porta alla Sala Grande: non ha smesso di parlare un attimo.
«E così alla fine sono riuscita a consegnare il compito in tempo, un vero miracolo» conclude con una mezza risata, precedendomi in modo da potersi voltare a guardarmi. Sorrido a mia volta.
«Succede a me lo stesso per Aritmanzia» commento «Da quando poi è arrivata la Lewis, i compiti sono un vero incubo» roteo appena gli occhi. Per quel che ho sentito dire, la Lewis è sopportata poco e male da chiunque non sia un Serpeverde, non è prerogativa dei Corvonero detestarla cordialmente.
«Oh, quella lì» il viso di Annabel si deforma in un smorfia di palese disapprovazione.
«Proprio lei» le faccio eco, cupa «Già scegliere la materia è stato un clamoroso errore, ancora mi ritrovo ad avere come insegnante la sorella di Jasper..» mi scappa un gemito, che non sfugge alla moretta.
«Conosci Jasper?» domanda, allusiva.
«Ehm» arrossisco appena, colta di sorpresa «Una lunga storia, ecco..»
Annuisce, con l'aria di chi la sa lunga, ma ha la gentilezza di cambiare argomento. O meglio, da un'aula sbuca fuori una ragazza che attira la sua attenzione, obbligandola ad abbondonare la questione.
«Daisy!» esclama, correndole incontro. Minuta, dai capelli neri legati in una coda disordinata e gli occhi luminosi, la diretta interessata apre la bocca in un largo sorriso alla vista di Annabel, che prosegue imperterrita «Capiti proprio a fagiolo!»
«Ciao Ann» inclina il capo di lato, senza capire «Cosa c'è?»
«Stavo giusto parlando con Jill..»
«Jill?» inarca le sopracciglia, notando solo ora la mia presenza.
«Ciao, io sono Jillian» mi presento compita, in automatico, con lo stesso tono che uso quando la nonna mi porta a conoscere gli svariati nipoti delle sue amiche. Manca solo la riverenza e sono a posto.
«Daisy» replica lei, svogliatamente. Stringo le labbra in una linea sottile. Scusa tanto, tesoro, se ti annoia fare la mia conoscenza.
«Si si si, i convenevoli a dopo» prosegue Annabel «Stavo dicendo che parlavo con lei della Regina delle Nevi e mi è venuta in mente quella cosa che hai fatto l'altro giorno, in Sala Comune, e Jillian, devi assolutamente vedere, è una cosa geniale!»
«Cosa?» domando, smettendo di fissare quella che è, per forza di cose, un'altra Grifondoro.
Daisy si illumina improvvisamente.
«Che domande, certo che si!» esclama allegramente, mettendosi a frugare nella borsa, da cui estrare un plico di pergamene tanto spesso da far concorrenza agli appunti che Georgiana si porta dietro a tutte le ore del giorno.
«Di che si tratta?» Sta a vedere che i Grifondoro combinano qualcosa di buono oltre agli allenamenti di Quidditch a tutte le ore del giorno e hanno inventato una pozione che renda, dopo un sorso, dei geni indiscussi dell'Aritmanzia!
«Vedrai» gli occhi di Annabel brillano, mentre la sua amica sfoglia freneticamente i fogli, prima di porgermene uno con un gran sorriso.
«Sono certa che apprezzerai» Se è la lista degli ingredienti, puoi starne certa. Ma non è niente di ciò che penso: è un disegno. Una caricatura, a dire il vero, della Lewis. Una testa enorme, quasi completamente nascosta da una gigantesca corona, in bilico sopra un minuscolo corpicino avvolto in un esageratamente lungo mantello di ermellino. Alle sue spalle, una distesa di quelli che sembrano studenti imprigionati dentro blocchi di ghiaccio.
Scoppio a ridere.
«E' geniale!» esclamo «L'hai fatta davvero tu?»
«Con le mie manine» gongola Daisy, orgogliosa.
«E' meraviglioso, Audrey deve vederlo assolutamente, impazzirà. Ti spiace se lo tengo? Poi domani te lo torno, giuro, ma devono mostrarlo a un paio di persone, assolutamente!»
«Ma certo, non c'è problema! Guarda, puoi tenerlo tranquillamente, ne ho a bizzeffe» mi assicura, decisamente più amichevole che non un minuto fa.
«Grazie, troppo gentile»
«Ahhh, come mi piace fare buone azioni e rendere la gente felice» sospira Annabel, teatrale.
«Ssi, Ann, come vuoi» accondiscendenti, Daidy le accarezza la testa. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere di nuovo.
«Ohhh! Non c'è niente da ridere!» protesta lei.
«No, infatti, c'è da piangere» le rimbecca l'altra. Annabel fa per ribattere, ma si blocca all'improvviso, fissando il corridoio: non ci vuole un genio a capire che ha visto qualcosa -o qualcuno- che non le va particolarmente a genio. Seguo la traiettoria del suo sguardo, incorniciando la figura alta e imperiosa di Tome Riddle, che assieme a uno dei suoi lacché di sempre, Dolohov, esce in un piccolo chiostro su cui si apre il corridoio.
Le due Grifone, se potessero, soffierebbero come gatti.
«Serpe» commenta Daisy, a denti stretti.
«Lurida serpe» la corregge Annabel.
«Non credo sia abbastanza» mormoro cupa, il braccio con il disegno abbandonato lungo il fianco. Annuiscono. Ecco cosa intendevo, quando ho scritto alla nonna che l'atmosfera non è delle più rilassate: è bastato intravederlo ed ecco che due ragazze sorridenti si sono incupite di colpo. Nel male, però, si può sempre trovare un po' di bene: chissà che abbia davanti due futuri membri del club.
«Via quei bronci» dico, spezzando il silenzio nervoso «Non lasciategli fare il suo gioco» sorrido, con aria vagamente materna.
«Si, hai ragione» concorda Daisy «Parliamo d'altro»
«Ecco si, io ho fame» continua Annabel, con un sorriso «Voi no?»
***
Audrey però non ride, quando le mostro la caricatura della Lewis.
Stira le labbra in un sorriso tremulo, nulla a che vedere con quelli che elargisce anche nelle situazioni più impossibile (come ad esempio quando faccio errori stupidissimi che lei poi corregge negli esercizi di Aritmanzia).
«Che succede?» le chiedo, subito in allarme.
Mi guarda, in silenzio, il volto teso e le dita strette con forza attorno alla tazza di latte calde: è notte fonda, ormai, la Torre è avvolta nel silenzio e gli unici rumori che la riempiono sono lo schioppettare della legna nel camino e le nostre voci. La mia voce, dal momento che lei si esprime a monosillabi nella migliore delle ipotesi. E' così da quando sono scesa, dopo essermi svegliata e aver visto il suo letto ancora vuoto.
«Non eri a cena e sei stata introvabile per tutta la sera» riprendo, cercando di mettere un freno all'agitazione. Magari non è successo niente di grave, magari è solo la mia fantasia che galoppa troppo.. «E' successo qualcosa con Peter?» domando, cercando di essere il più delicata possibile. Magari è solo un ennessimo brutto presentimento del tutto infondato, magari... «No, no» mi risponde alla fine, guardando il fumo che si leva dalla tazza «Nulla di tutto questo.»
Qualcosa, nel suo tono, non mi fa sospirare di sollievo: è cupa in volto, nasconde qualcosa che la sua solita maschera di tranquillità non riesce a contenere.
«Audrey, così mi fai spaventare..» sussurro «Cosa c'è che non va?»
Inspira a fondo, reclinando il capo all'indietro e, quando torna a posare gli occhi su di me, sono intrisi di una preoccupazione che non ho mai visto nello sguardo di nessuno, in netto contrasto con la calma sovramana che le ha congelato l'espressione in una bellezza quasi disarmante.
«Lenore ha attaccato Georgie» scandisce lentamente «Il Club è stato scoperto. Non siamo più al sicuro.»
Essere al sesto anno ha dei grandi vantaggi. Ad esempio non avere né G.U.F.O. né M.A.G.O. da preparare, e poter studiare senza essere sincopati, agitati o stressati più del necessario.
A parte che io l’anno scorso ero quasi contenta di avere gli esami: mi distraevano da Peter e dal suo tradimento.
Mi appoggio alla sedia e sospiro, guardandomi in giro.
Sulla bacheca della Sala Grande, il foglio che decanta le mie abilità non ha più talloncini da staccare. E l’ho appeso non più di ventiquattr’ore fa. “Cos’è quel sorrisetto soddisfatto?”chiede Jillian di fronte a me. “Pensa al suo bel Grifo. O a tutti i soldi che farà con le ripetizioni.”risponde Rachel. “Sono proprio un libro aperto…”ribatto stupita.
Al momento ci troviamo in Sala Grande per la colazione. Molti ragazzi del quinto e del settimo, già a quest’ora, stanno mangiando con uno o più libri aperti davanti. Ogni tanto, un urlo emerge nel brusio: “Oh, no! Ho macchiato di succo di zucca il libro di Pozioni! E ora?!”
Fra noi Corvonero, in particolare, lo stress sta raggiungendo livelli critici. I ragazzi dell’ultimo anno, soprattutto, sono molto nervosi. Gli unici di mia conoscenza che mantengono una parvenza di serenità sono Georgiana ed Aedan Lywelyn. Fra l’altro, la prima sta guardando in cagnesco il secondo, che a dir la verità sembra piuttosto affaticato. “Ragazze, è ora di andare…”dice la voce di Jill.
Così ci alziamo e raggiungiamo la classe, lasciando irrisolto il piccolo mistero di questa mattina.
A lezione con Lumacorno. Quell’uomo ha una folle passione per chiunque si distingua, non importa di che casa, ascendenza o famiglia. Fino al quarto anno frequentavo abbastanza di frequente il suo Lumaclub, in pratica solo per i pasticcini che ci forniva, vere leccornie. Ho lasciato perdere quando ha iniziato a tramutarsi in una succursale di Serpeverde; i discorsi sulla purezza di sangue iniziavano ad essere un po’ troppo frequenti, per quanto il professore non penso ne sapesse qualcosa.
Oggi, Lumacorno è particolarmente interessato a una ragazza nuova, che è appena arrivata da Durmstrang. Leen Neumann, bionda e tedesca. Oggi è la sua prima lezione di Pozioni. “Non sopporto il suo accento.”dice una Tassa alle mie spalle. “E guarda quante arie si dà. Senza contare che viene da Durmstrang. Dovevano metterla con le Serpi.”aggiunge un’altra.
Non so molto bene cosa pensare. La mia nanny proveniva da Potsdam, e per me l’accento tedesco è un rimando immediato all’infanzia. Tuttavia non è il momento adatto per farmi ottenebrare dai ricordi di Helga e delle sue fiabe.
La studierò, questa Leen. Chissà. “Signorina Neumann, prego, voglia sedersi accanto alle sue compagne, non stia lì da sola a quel calderone. Signorina Salinger, c’è posto fra i banchi dei Corvonero?”
A quanto pare potrò iniziare ad osservarla da subito. “Sì, professore. Qui davanti.”
Leen muove pochi passi nella direzione della mia fila, e viene a sedersi davanti a me. Sta per sedersi, quando all’improvviso si volta e mi dice, porgendomi una mano: “Hallo, mi chiamo Leen.”
“Audrey, piacere di conoscerti.” Chissà.
Gli allenamenti di Grifondoro. Gli esami. Peter è sempre più latitante, in quest’ultimo periodo, e devo dire che mi manca molto. Tuttavia, per il poco che riusciamo a vederci, lo sento sempre più legato a me.
Esco dalla scuola proprio per andare ad assistere ad uno dei suoi allenamenti. Per quanto il tempo nuvoloso tendente al temporalesco mi invogli molto, però. Mancano pochi minuti, ma anche se arriverò in ritardo so bene di non perdermi niente: ci vado solo per poterlo vedere. Sulla porta della scuola, sosta un pensoso Aedan Lywelyn. “Cosa ci fai qui tutto solo?”chiedo. “Pensavo di andare a vedere Julia agli allenamenti. Però non sono sicuro…”
“Dunque, le mie conoscenze psicoanalitiche mi permettono di fare due deduzioni. O sei incerto perché non sai se lei ti voglia lì, o sei incerto perché non sai se puoi andarci, visto che giochi per i Corvi.”
“Colpito e affondato.”
Ha gli occhi segnati dalle occhiaie. È probabile che sia per gli esami. A meno che non c’entri qualcosa Julia. “Come va fra voi?”
Sembra reticente. “Diciamo che ci sono stati sviluppi.”
Faccio quasi un salto dalla sorpresa e dalla contentezza. “Fermo, non una parola di più. È quello che penso io?!”
“Ah, io non ti ho detto nulla.”risponde lui con espressione da finto-innocente. “Lywelyn. Tu non perdi tempo. Meno male che non sono un ragazzo, altrimenti avrei da temere…”
Lui sogghigna.
Intanto fuori si è scatenato un temporale. “Beh, direi che il tuo dubbio è presto risolto, Aedan. Fra poco torneranno anche i nostri coraggiosi Grifi, bagnati come pulcini. Andiamo ad aspettarli in Sala Grande.”
Così togliamo le tende dall’ingresso e torniamo al caldo ed all’asciutto, in attesa delle nostre rispettive metà.
La biblioteca e` un posto deprimente, non capisco come i Corvoneri ci nuotino dentro come pesci, io mi trovo decisamente fuori luogo in mezzo a tutti quei tomi pesanti e inutili. Ma se voglio andare decentemente ai GUFO non mi basta passare il pomeriggio alla serra come mi piacerebbe, purtroppo Erbologia non e` l’unica materia che devo passare. Lory mi aiuta come puo`:
“Ma no!!! Rileggi con calma e poi ripeti”. Mi riconcentro sul libro di Incantesimi, tentando di impararmi a memoria alcune regolette. Sto ripassando le cose che abbiamo fatto all’inizio di questo semestre, e mi trovo decisamente in difficolta`.
“Lory ma questo l’abbiamo fatto 30 anni fa!!!” grido esasperata, chiudendo il libro con forza “E` impossibile che io riesca a imparare tutta questa roba prima dell’esame!”
“Concordo” dice Susan, che, in un evento miracoloso, ha deciso di aggiungersi al nostro gruppetto di studio oggi. Chiude anche lei il libro, e tira invece fuori il suo specchietto, rassettandosi i capelli “E` una perdita di tempo, per domani mattina avremo scordato tutto. Il metodo migliore e` studiare tutto la sera prima, funziona sempre con me”
“No se si tratta dei GUFO no!!” grida Lory. Forse abbiamo gridato un po` troppo, dato che spunta da dietro uno scaffale la bibliotecaria, e ci guarda con aria assassina. Lory si avvicina a noi con la sedia. “I GUFO sono una cosa seria, li devi prendere seriamente”.
“E lo faro`, la settimana prima degli esami” Susan scrolla le spalle.
“Guarda che i GUFO sono importanti per la nostra carriera!”
Vedo che si inizia a creare un clima di tensione, e cerco di stemperare la situazione.
“A proposito di carriera. Voi che vorreste fare una volta uscite da Hogwarts?”. Susan si scorda subito di cosa stava per dire e risponde prontamente. “Io avro` una boutique a Diagon Alley, e tutte le adolescenti maghe verrano da me per procurarsi i vestiti. Vedi? Dubito che i GUFO servano a qualcosa per il mio futuro”. Lory agita la mano infastidita, fingendo di non aver sentito.
“Io non lo so, sarebbe troppo bello continuare la mia carriera di Quidditch” inizia Lory “ma e` probabilmente un sogno senza speranza. In alternativa sarei...”
“Te lo dico io, una sfigata” dice Susan mentre afferra la sua borsa “Io me ne vado, questo ripasso e` patetico”. Detto questo la nostra cara amica si allontana, lasciandoci con un palmo di naso. All’inizio penso che Lory l’abbia presa male, ma scopro con stupore che e` anzi sollevata.
“Meno male che e` andata via, devo dirti una cosa”
“Di che si tratta?” chiedo incuriosita.
“Be` io potrei aver organizzato un pigiama party a vostra insaputa con Rah e Cassandra” dice in tono perfavore-perdonami-non-ti-arrabbiare.
“E perche`?” vedo che la domanda e` uscita un po` brusca, prendendo una piega che non volevo prendesse "E perche`?" ripeto in modo piu` pacato e calmo.
“Be` non ho avuto un momento da sola con te, c’e` sempre Susan, e sai che se dico a lei di questa idea mi uccide. Susan ha troppo orgoglio, e` partita con l’idea che Rah non gli piace? E Rah non gli piace! Secondo me e` veramente un peccato, perche` trovo che insieme faremmo un bel gruppo affiatato. Quindi comprendimi, dovevo agire”
“Oh! Lory Agente Segreto! Mi piace, non so come la prendera` Susan pero`”
“Male, ma ci occuperemo di lei domani” dice Lory con sicurezza. Speriamo di evitare scenate.
No...Caspita no...Si stanno avvicinando Rah, assieme a Cassandra, al nostro tavolo. Do un’occhiata a Susan, che ancora ignara di tutto, addenta un biscotto alla vaniglia mentre leggiucchia una rivista babbana. No...ancora Susan non sa niente, dateci il tempo di avvertirla...Troppo tardi. Rah si siede proprio davanti a me, e sfodera un timido sorriso, quasi non credendo di essersi davvero seduta al nostro tavolo cosi`, senza domande ne` preavvisi. Do un calcio a Lory, anche lei alquanto preoccupata di una possibile “Susan scenata”.
“Ciao ragazze! Volevo subito dirvi che per il pigiama party va benissimo, sia io che Cassie siamo felicissime di venire”. Susan distoglie lo sguardo dalla rivista, e che sguardo e`. Pieno di fuoco e rabbia.
“Che pi...” Gli do un calcio da sotto il tavolo, cosi` forte che le escono piccole lacrime dagli occhi. Sfodero un bel sorriso a Rah, che per fortuna non si e` accorta di niente. Si era distratta a ascoltare Cassie, che stava parlando di non so quale cambiamento di Rah con Lory.
“Dovremo cercare un modo per eludere il controllo notturno della Bonnet.Ti giuro che mi ha detto proprio cosi!” dice Cassie ridendo. Lory ribatte:
“Rah che cerca di infrangere le regole! Sconsiderata!"
Rah, con un finto broncio dice: “Almeno ditemi quando lo organizzeremo, insomma. Devo essere preparata psicologicamente!"
"Penso che si potrà fare più o meno tra due sere... con tutti i compiti che abbiamo sarò impegnata sino a tardi con lo studio" dico, pensandoci su.Susan accanto a me emette un gridolino acuto.
“Ragazze! Il tema di Pozioni! L'ho totalmente dimenticato..." Susan sembra seriamente preoccupata, non ci vuole proprio un’altro brutto voto in Pozioni. Meno male che c’e` Rah che salva la situazione.
"Te lo posso passare io se vuoi..."
Susan guarda me e Lory, poi si gira verso Rah e dice: "Ti sarò grata sino alla tomba se me lo passi!".
Nota mentale: L’orgoglio di Susan e` facilmente distruttibile con una semplice offerta, un compito da copiare.
"Santo Godric! Ma che cosa hanno al posto della testa?"
Siedo con le gambe incrociate su una poltrona e parlo gesticolando, riversando addosso alla povera Annabel tutta la mia incontinenza verbale.
Ai nostri piedi sono abbandonati un tomo di trasfigurazione del quinto anno ed uno di incantesimi del sesto, un foglio di pergamena, alcuni appunti, una lettera scritta con una grafia minuta.
Una macchia nera si è allargata sul tappeto, proprio accanto ad una boccetta di inchiostro del medesimo colore.
Due ragazzi che stanno studiando attorno ad un tavolo ci guardano infastiditi e noto con la coda dell'occhio che uno di questi bisbiglia qualcosa all'orecchio dell'altro, che fa un cenno d'assenzo.
Non passa molto tempo prima che i due si alzino e si allontanino dalla sala comune. "Ti giuro, Annabel, la prossima volta che uno di quelli si azzarda a rispondermi in quel modo lo schianto! Non me ne frega di chi è, potrebbe essere pure Riddle..."
La mia amica mi guarda sorridendo e si porta una mano sul cuore "Ti ricorderò sempre come una persona molto coraggiosa, Daisy. Mi mancherai, davvero." conclude in modo solenne e commosso.
Con una smorfia infastidita agito una mano, come se scacciassi un insetto. "Dai, non scherzare!" le dico contrariata "Sai cosa penso? Si atteggiano come se fossero i padroni del mondo magico, con tutti quegli insulti e minacce. Sì, qualche volta avranno anche lanciato qualche incantesimo, ma secondo me non saprebbero tradurre in fatti quello che vanno dicendo!" "Hai ragione. A proposito..." Annabel si prende il mento fra l'indice ed il pollice, con fare pensoso "Preferisci i gigli o i crisantemi?" "Annabel! Non sono ancora morta!"
Lei scoppia a ridere, ma io rimanco seria, guardandola accigliata. "Sai cosa potresti fare, Daisy? Scriverti sulla divisa "Proud to be Halfblood" e andare in giro per Hogwarts." "Wow! Sarebbe una trovata geniale! Facciamolo davvero!"
Lei continua a ridere, ma per poco, lentamente le si insinua il dubbio che io possa essere seria e gli angoli delle sue labbra iniziano a scendere. "Anzi, ho un'idea migliore: perchè non lo scriviamo negli spogliatoi? Oppure nei sotterranei, vicino ai dormitori dei serpeverde! Dai: tu fai il palo e io eseguo!" "Daisy...la mia era una battuta" mormora con un fil di voce.
Schiocco la lingua sul palato. "Certo che era una battuta! Anche la mia!"
Sospira di sollievo "Scema! mi hai fatto prendere un colpo!"
---------
Caro Doug,
ti ringrazio della lettera, l'ho ricevuta con molto piacere.
Certo, non si può dire che ti sia spremuto eccessivamente: mi rendo conto che definire quel telegramma striminzito una "lettera" sia fin troppo gentile.
E non stare ad arrabbiarti per la mia presunta insolenza: ti ha mai detto nessuno che quando sei offeso ti si arrossano le orecchie e la tua bocca si contorce in un modo molto ridicolo?
Naturalmente i GUFO sono il mio primo pensiero al mattino e l'ultimo quando vado a dormire, ma sono così avanti con il programma che non necessito di eccessive preoccupazioni.
Hai colto l'ironia?
Sul serio, per quale motivo dovrei occuparmi dei GUFO, ora?
Mancano ancora due mesi!
Da casa non ho nessuna notizia che valga la pena di spendere dell'utilissimo inchiostro, mi spiace.
Tu invece? Hai qualche gossip o notizia degna di nota?
Sei poi andato a trovare quell'amico del nonno? Rudolph, mi sembra si chiamasse.
Parla sempre e solo dei bombardamenti di Londra del '40, oppure si è rivelato una persona più interessante?
Attenderò una tua risposta,
tua devotissima
Daisy
Rileggo la lettera indirizzata al mio fratello maggiore, la ripiego e la inserisco nella busta: domani la spedirò, ormai è troppo tardi per fare un salto fino alla guferia (senza contare che non ne ho la minima voglia).
Per quanto Doug sia stato un insopportabile secchione, cosa che mi porterebbe a non ascoltare a prescindere nessuno dei suoi suggerimenti, mi duole ammettere che ha ragione: i miei esami sono mostruosamente vicini.
Ci ho pensato durante l'ora di pozioni e mi sono fatta prendere un po' dall'ansia, così per rilassarmi, mentre aspettavo che anche gli altri finissero il compito, mi sono messa a disengare su un pezzo di pergamena.
Era una lumaca gigante, di quelle schifosissime senza il guscio, che affogava in una pozione.
Ci ho aggiunto gli occhi e la bocca: era identica al mio professore!
Senza farmi vedere l'ho passato a Rah con scritto Lumaca-corno e siamo scoppiate a ridere entrambe (ma senza che il professore se ne accorgesse!).
Se invece di pensare a queste cazzate mi dedicassi di più allo studio forse non avrei troppe preoccupazioni per i GUFO, ma so bene che è praticamente impossibile impormi studiare una materia che non mi piace.
« allora, qualcuno di voi è mai riuscito a far prendere una forma corporea al proprio patronus? » diverse mani si alzano, anche se ho i miei dubbi che alcuni di loro dicano la verità al riguardo. Vedo una fila di bacchette già schierate di fronte a me: sapevo che quest’incontro avrebbe riscosso successo. Jillian si affretta ad infilarsi nella riga ordinata, abbandonando la sua postazione al mio fianco.
« concentrazione, e un pensiero felice. » abbasso lo sguardo dopo aver ripetuto per l’ennesima volta le istruzioni, in modo da poter trovare la concentrazione necessaria per dare una dimostrazione. Ripenso per un istante al serraglio, alla mia cameretta, a casa. La mia bacchetta compie un mezzo giro nell’aria, « expecto patronum! » e diffonde un bagliore argenteo, che poi scivola verso il pavimento e spiega le ali nella forma di un cigno. Il mio Patrono plana e poi si solleva nell’aria, scomparendo dopo aver svolazzato un po’ in giro, seguito da un coro di “ooh” d’apprezzamento. Ci ho messo una vita a riuscire a farlo; non è facile, e non tutti gli adulti sono capaci di utilizzarlo – anzi, sarebbe divertente vedere quanti insegnanti sanno castarlo correttamente al primo colpo. Faccio un cenno agli altri, per suggerire agli altri che l’hanno già imparato di sfoderare il coraggio e farci vedere cosa sanno fare.
Jillian McKanzie è già diventata tutta rossa, e borbotta qualcosa che potrebbe essere “expecto patronum” come qualsiasi altra cosa. Fa un passo in avanti, scrutandoci tutti prima di iniziare. Io mi siedo su uno di pouf, dandomi la possibilità di scrutare le facce estasiate degli altri. La mia assistente scandisce la formula e strizza gli occhi, senza vedere così un grosso gatto dalla coda ancor più lunga e pelosa della norma. « un gatto delle Ande! » commenta tutta orgogliosa, tornando al suo colorito normale mentre il gatto si aggira per la stanza e scompare mentre salta su una poltroncina. Sono molto, molto soddisfatta. Dopo pochi momenti, si aggira per la stanza anche la grossa tigre di Julia, e tutti i presenti ruotano mantenendosi a distanza di sicurezza dal felino.
Cominciano ad apparire sbuffi argentati e zampe, ali e nuvolette. Mi avvicino a Eugene, fermandogli il polso mentre si agita per dissolvere la nebbiolina che lo circonda.
« forza! » mi lancia uno dei suoi sguardi da orso bruno, ritirando la mano. Faccio un passo indietro per lasciargli lo spazio di agire ed aspetto di vedere un altro tentativo. Anche se, finché lui non ci crederà, non funzionerà affatto. Tra me e lui passa Isabel Sittenfeld, che insegue uno scoiattolo d’argento ridendo come una pazza. Ed Eugene fa qualcosa di simile ad un sorriso, prima di far comparire un bel procione che inizia a sfregarsi il capo. Gongolo, prima di passare al prossimo caso disperato.
Julia è scappata nonappena è finita la riunione. E di sicuro c’entra Aedan Lywelyn, mr. Campione-Di-Quidditch. Sono scettica, molto scettica. Perplessa riguardo al futuro di una relazione e alle intenzioni del mio cmpagno di casa. Un rumore alle mie spalle mi costringe involontariamente a voltarmi e a vedere Sebastian che si accoccola su una montagna di cuscini, rimasta lì dalle prove – fallite – di insegnare un Incanto Respingente. Scrollo la mia bacchetta, lasciandone uscire uno spruzzo rosa confetto, e mi dirigo verso di lui.
E’ bello, e malizioso, e sa di piacermi almeno quanto io piaccio a lui. Mi accovaccio, per poi lasciarmi scivolare al suo fianco. Jules gongolerebbe; nessuno è mai riuscito a mettere insieme Seb ad una ragazza con il cervello, tanto per darle un primato di cui vantarsi. E nessuno è mai riuscito ad intortarmi in così breve tempo, devo dire.
Lui sorride, riversandomi addosso un fiume di ormoni.
« allora? Soddisfatta? » chiede con falso interesse, mantenendo lo sguardo fisso su di me mentre la sua mano scivola lentamente verso il mio fianco, dove approda dopo un tragitto relativamente breve.
« dovremmo riprovarci. Sono convinta che tutti ce la faranno. » non stacco lo sguardo, ma faccio in modo che le mi dita si intreccino con le sue, e pian piano il suo palmo si sposti sulla mia schiena. Basta una frazione di secondo perchè si renda conto che ... certo, questo è il modo migliore per concentrarmi sui M.A.G.O. ... concentrarmi su un mago! Sembra quasi ruggire mentre si avvicina, facendo pressione sulla mia colonna vertebrale con i polpastrelli.
« sono d’accordo. E poi, con un’insegnante d’eccellenza... » mi lascio scappare una risatina nervosa.
« già, hai ragione. »
« georgiana? »
« mmh? » si solleva dai cuscini, piegandosi su di me.
« ti va di uscire? » mi ritrovo supina, con il peso del suo corpo sulle costole e la sua bocca contro la mia.
Spero che la ronda non duri più di altri 10 minuti: sono sul punto di addormentarmi in corridoio, e probabilmente non mi accorgerei neppure di un gregge di pecore in transito. Manca ancora poco. Poggio la schiena ad una statua di una brutta strega dall’aria boriosa, abbassando per un momento la lanterna. Anche oggi ci siamo ammazzati di studio: si avvicina il test finale di incantesimi, e stranamente non riesco ad utilizzare non verbalmente gli incanti di ultimo livello. “E se non ci riesce Georgiana...” come direbbe Julia.
Il mio unico scopo nella vita, al momento, è passare i M.A.G.O., poi potrò andarmene felice per le strade del mondo. Faccio uno sforzo di volontà per mettermi in piedi e ripartire alla volta del dormitorio.
« e così tu saresti il piccolo genio. » una voce sibilante mi pugnala in mezzo alle scapole. Mi volto; anche nella luce debole è facile riconoscere la serpeverde amica di Riddle, la velenosa Lenore Swart. Fa sventolare teatralmente il mantello della divisa, e la bacchetta scatta in avanti, puntata dritta sul mio viso. La fisso con palese terrore; quella ragazza è una fuori di testa conclamata, ed un’ottima strega. Stringo la mia fidata bacchetta sotto il mantello.
« e sei quella che spreca tempo proteggendo ... » il club. Mi balena con forza l’idea che ci abbiano scoperti. « ...quei disgustosi, sudici mezzosangue. » sono di ghiaccio. Come se la magia mi fosse volata via. Con una leggera pressione faccio in modo che la bacchetta mi cada in pugno, per quanto inutilmente.
« dunque? » ribatto con calma artica, anche se sto per morire. Non ho salutato Cheslav. Non ho consegnato i miei taccuini alla posterità. Non ho preso i M.A.G.O. Tremo nel buio denso, di colpo assorbito da un raggio di luce giallastra; un preavviso che si scontra sulla statua dietro di me, che inizia a corrodersi sin troppo rapidamente.
Lenore scuote i boccoli scuri, mascherando per qualche istante il ghigno malvagio che le deforma il viso. Il mio polso sembra costretto verso il basso da un peso di dieci chili; riesco a fatica a disegnare un 8 nell’aria e spararle addosso una pioggia di faville argentate, dall’aspetto tanto suggestivo quanto ne è pericoloso l’effetto. Faccio tre passi verso le scale mentre keu su spegne di dosso le fiammelle biancastre, e con la manica ancora illuminata mi fa schizzare contro il corrimano di pietra massiccia, su cui sbatto con violenza. Il silenzio tra di noi è perfetto, ma soffocato dal rumore dei nostri corpi e dei movimenti sgraziati. Mi rialzo a fatica e lancio la prima fattura che mi viene in mente. Impedimenta. Scappo appena i suoi gesti si rallentano, evitando di incespicare nei gradini per pura fortuna.
Il club è stato scoperto. Un trapano che mi ripete questo sospetto ad ogni passo. Devo parlare con Julia. Devo scoprire cos’è successo.
"Un pigiama party???" chiedo a Cassie stupita. Lei annuisce con fare divertito.
"Me ne stava parlando Lory dopo l'allenamento." conferma tranquillamente.
"Strano che non me ne abbiano parlato stamattina a lezione..." dico pensierosa. "Abbiamo avuto varie simulazioni dei GUFO ultimamente ma... non me l'hanno nemmeno accennato"
"Ma cosa ne pensi?" mi incalza lei evitando che divagassi con eventuali pensieri sugli esami o, ancora peggio, che riprendessi a recitare le formule di incantesimi.
"Penso che sia una grande idea!" dico lasciandola a bocca aperta. Lei rimane a fissarmi, mentre io sorrido alla sua faccia basita.
"Tu, Rah Ching Page, che accetti di partecipare a un party alla soglia degli esami?? Il mondo va a rotoli!" afferma ridendo di gusto.
"Non è questo il punto... sai, pensavo che dovremo cercare un modo per eludere il controllo notturno della Bonnet." dico guardandola seria. A questo punto lei scoppia in una risata per nulla trattenuta che attira occhiate da tutti gli angoli della bibblioteca dove ci troviamo.
"Questa poi!" dice riuscendo a reprimere a stento le risate. Io arrossisco ma cerco di non darlo a vedere.
"Stai cambiando Rah, stai cambiando e anche molto in fretta!" mi dice sorridendo "La cosa che mi piace di tutto ciò è che son stata io a causare il cambiamento." aggiunge chiudendo di scatto il libro di trasfigurazione.
Verissimo. In me c'è solo una piccola ombra della timida e associale Rah di qualche mese fa!
Sono in camera a leggere un trattato di Erbologia mentre Cassie legge uno dei suoi libri. Babbani, prevalentemente storie dell'orrore, Poe e Lovecraft. Mi sembra che sia poco concentrata sulla lettura, comunque, sbuffa e si rigira.... sembra che abbia qualche pensiero di troppo dietro quegli occhioni azzurri, e lo sguardo corrucciato conferma la mia ipotesi.
Aspetto che sia lei a parlare ma non sembra intenzionata a farlo ancora.
"Sai il pacco che mi è arrivato l'altro giorno? I miei genitori mi hanno mandato un vinile con pezzi di chitarra classica. Pensavo di non poterlo ascoltare ma poi son passata nell'aula di musica e ho scoperto che lì c'è un giradischi stregato." introduco una conversazione a caso, con le prime cose che mi vengono in mente. "Dovresti ascoltare un pezzo. Si chiama Fantasia n°10 di Alonso Mudarra. é molto bello." concludo.
"mmm" mugugna lei alzando appena gli occhi dal libro.
"Che cosa stai leggendo?" le chiedo.
"Il gatto nero di Poe." risponde assorta. Poi con uno sbuffo si rigira di nuovo sul letto. Io la osservo ancora per un pò e poi mi rimetto a leggere il mio trattato sui fiori carnivori della Cornovaglia.
Sentendola sbuffare di nuovo mi decido.
"Cassie... Cosa c'è che non va?"
"Come?" alza gli occhi su di me e mi guarda con uno sguardo che potrebbe sembrare di autentico stupore. <<Spiacente Cassandra ma non mi freghi!>> il mio pensiero probabilmente si riflette nella mia espressione perchè lei smette immediatamente di fingere stupore.
"E va bene!Mi stanno venendo dei dubbi..." pausa, aspetto che continui ma non accenna a farlo. Sembra che si sia persa nei suoi pensieri invece di formularli a voce alta e qualcosa mi dice che riguardano Ida.
"Cassandra? Ti va di continuare?" le chiedo.
"Oh, si certo... sai quella volta che abbiamo pranzato con Alexa, Lory e Susan? Quando ho detto quella strana frase su Ida..." quì mi guarda imbarazzata ma io mi limito ad osservarla "Penso di non essere stata molto sincera con te quando ti ho detto che non intendevo nulla. Forse non son stata sincera nemmeno con me stessa. é solo che mi stanno venendo tanti di quei dubbi!" sembra sconsolata, ma io non voglio che finisca lì il suo discorso.
"Che dubbi?" la incalzo seppur con gentilezza.
"Non sono più tanto sicura che sia stato un incidente quello che le è successo." Di nuovo silenzio.
Lei continua ad alzare lo sguardo su di me con riluttanza. Cosa mai le ha fatto pensare una cosa simile? Sono molto spaventata da quel che mi ha detto. Tra una miriade di idee contrastanti una si fa spazio con prepotenza nella mia mente.
"Ida era mezzosangue..." sono stupita io stessa dalle mie parole. Cassandra mi guarda un pò allucinata ma annuisce con tristezza.
"Sai Riddle? Dovevano incontrarsi..." mi dice guardando nel vuoto "Lei era così innamorata di lui."
"Riddle, il caposcuola di Serpeverde? Quel ragazzo ha un'aria così misteriosa..." non riesco a non lasciar trasparire il fatto che lo ritengo un bel ragazzo e Cassandra se ne accorge e mi guarda allarmata.
"Anche Ida l'ha detto dopo averlo visto la prima volta..." mi dice "Quel che mi preoccupa è che è sempre attorniato da tutti quei serpeverde con quelle idee malsane sulla purezza del sangue."
Effettivamente era una cosa che mi aveva colpito. Forse era per questo motivo che non mi piaceva se non fisicamente... avevo la netta sensazione che condividesse tutti quegli ideali che non riuscivo a sopportare!
"Rah... i conti non mi tornano. Ti sembra sensato pensare che sia un caso il fatto che Ida sia morta proprio dopo che lui ha accettato ad incontrarla?" mi dice seria guardandomi negli occhi.
"Mi dispiace Cassie... non sono una Legimens quindi non posso leggere i pensieri di Riddle. Ma posso darti un consiglio." le rispondo "Parlane con Julia."
Alexa mi sorride felice. Siamo a colazione e le ho dato l'ok per il pigiama party. Lory ride con Cassie che le racconta del nostro discorso in bibblioteca.
"Ti giuro che mi ha detto proprio così!" le dice Cassie prendendomi in giro.
"Rah che cerca di infrangere le regole! Sconsiderata!" dice Lory prendendomi in giro. Io rido alle loro battute e faccio un pò finta di mettere il broncio.
"Almeno ditemi qando lo organizzeremo, insomma. Devo essere preparata psicologicamente!" dico stando al gioco.
"Penso che si potrà fare più o meno tra due sere... con tutti i compiti che abbiamo sarò impegnata sino a tardi con lo studio" mi risponde Alexa riportando un tono serio al discorso. Sentimmo un piccolo gridolino. Era Susan che era rimasta più o meno zitta durante tutta la colazione.
"Ragazze! Il tema di Pozioni! L'ho totalmente dimenticato..." disperata guarda Lory e Alexa che la guardano a loro volta esasperate.
"Te lo posso passare io se vuoi..." mi offrò con timidezza. Susan mi era sembrata molto più fredda delle altre nei miei confronti. Lei mi guarda con stupore.
"Ti sarò grata sino alla tomba se me lo passi!" mi dice alla fine.
"Non c'è nessun problema." le dico cominciando a frugare nella borsa. Intanto Cassandra si alza dalla sedia vicina alla mia. Mi giro a osservarla e vedo che non c'è nemmeno l'ombra delle risate di poco fa nel suo sguardo. Porgo il tema a Susan e guardò verso il tavolo dei Grifondoro. Julia è seduta lì affianco al suo amico, Lang. Cassie le si avvicina con un pò di riluttanza e le sussurra qualcosa. Poi entrambe si allontanano dalla Sala Grande.
<<GIULIETTA: O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all'amor mio, ed io non sarò più una Capuleti. ROMEO (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto? GIULIETTA: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche senza essere un Montecchi. Che significa "Montecchi"? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe qella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome. Romeo, rinunzia al tuo nome, e per esso, che non è parte di te, prenditi tutta me stessa. ROMEO: Io ti piglio in parola: chiamami soltanto amore, ed io sarò ribattezzato; da ora innanzi non sarò più Romeo. GIULIETTA: Chi sei tu che, così protetto dalla notte, inciampi in questo modo nel mio segreto? ROMEO: Con un nome io non so come dirti chi sono. Il mio nome, cara santa, è odioso a me stesso, poiché è nemico a te: se io lo avessi qui scritto, lo straccerei. >>
***
Sospiro.
Ho letto tutto d'un fiato questo brano a Julia,lasciandolo scivolare morbido fra le piaghe della sua mente vigile, sperando che davvero lei potesse sentirlo con tutto il cuore che ci ho messo io.
Comincio ad essere stufo di tutto questo detto non detto, delle leggende metropolitane, delle cose che non capisco per il semplice fatto che la gente non voglia farmele capire.
Che la Versten abbia qualcosa contro i Serpeverde l'ho ben capito e non mi stupisce. Ma non immaginavo che una mia parentela potesse allontanarla così tanto da me.
La cosa mi devasta, quando forse non dovrei prenderla in questo modo. Cosa Julia mi abbia realmente fatto non so dirlo.
Una cosa la so per certa. Quella ragazza mi ha completamente, irreversibilmente catturato nella sua rete.
Punto importante, accettare quell'invito.
Quello scarabocchio a matita che vorrei leggesse con lo spirito giusto, con tutta quell'angoscia mista a rabbia, mista anche a qualcosa di dolce di cui non conosco esattamente i contorni per poterli saggiare, che ci ho messo io.
Ho bisogno di vederla. Ho bisogno di parlarle. E, la cosa che mi spaventa più di ogni altra cosa forse, è il fatto che il bisogno più grande, quello senza nome che urla continuamente martoriandomi il cervello è che deve credermi. Quando mi sorge questo dubbio....mi manca l'aria. Un brano che tiene in sè molti pensieri riconducibili al mio. Molti. Forse troppi. Ho davvero bisogno, ripeto, che lei lo capisca. E questa ostinazione che sento, a volte, è snervante. Solo perchè non comprendo ancora, fino in fondo, che cosa significhi. Che cosa comporti. O forse solo, perchè mi trovo in un limbo. Un limbo dove risposte non ce ne sono. Un limbo freddo come le terre dei ghiacci.
Il suo. Il mio. “Se mi credi, se mi hai capito, voglio vederti. Domani alle 10 p.m., nell’aula di Musica.
Aedan”
Il biglietto usato come segnalibro per il brano che le ho chiesto di leggere, o meglio, di ascoltare. Una cosa un pò sciocca, forse. Bambinesca, magari.Ma è stata la trovata più geniale che il mio cervello, già abbastanza martoriato, potesse trovare, indi per cui, ritengo in primis di doverla apprezzare nonostante la banalità estrema.Ore 22. Ore 22. Che vuoi che sia. Devo aspettare SOLO fino alle dieci di stasera. Ma dico io. Potevo pensarci un attimo e darle un appuntamento per un orario più decente. Perchè diamine mi son convinto a darle l'appuntamento così tardi..ci penso.
Ah già. Il via vai di gente che, almeno spero, dovrebbe essere notevolmente dimezzato per quell'ora consentendomi la possibilità, della quale necessito, di parlare con lei. Parlare finalmente senza mezzi termini. Senza mezze parole. A me non importa scavare nella sua esistenza. Mi rendo conto lentamente che a me importa di lei. Sempre, solo, completamente, di lei.
Raggiungo l'aula di musica con leggero anticipo. Forse pensando che, nell'effettivo, una buona compagnia dettata dalle note di un pianoforte potrebbe essere la cosa migliore. Problema, grosso. Nei momenti di frenesia/nervosismo, mi capita di comporre delle canzoni, più o meno forti. Più o meno articolate. Ma mai, mi era capitato di sedere allo sgabello e lasciare scivolare le dita sui tasti d'avorio producendo melodia PER UNA persona. Mai.
Non l'ho mai fatto per il semplice motivo che non ho mai sentito sensazioni così forti per qualcuno in grado di poter creare melodie tessendo archi di fiaba fra le note di uno spartito invisibile che solo il mio cervello conosce. Possibile che mi sia rimbecillito a tal punto?
Non lo faccio vedere, questo è certo. Ma cosa è questo rodo dentro che sento. Questa voglia di urlare alla luna ogni notte come se una maledizione si fosse impossessata del mio corpo.
Cosa è questo fuoco che mi brucia le viscere pulsando dal ventre allo sterno, producendo questa sensazione fastidiosa e piacevole al tempo stesso. Che mi assale lambendo il mio essere. Cullandolo nel silenzio e nella valle del dubbio senza possibilità di uscita. E mentre le mani scivolano sui tasti con velocità sorprendente la mia mente viene fermata da una musica dolce. Una musica dolce che deriva proprio da quel tormento che pensavo di sentire.
Il fuoco, il silenzio, la notte maledetta, hanno prodotto un suono dolcissimo. Un suono che ha sapori di favola e luoghi ben lontani dai segreti custoditi fra queste mura. Un suono che ha il sapore di me e di lei. Ma soprattutto di lei.
E mentre chino lo sguardo sull'ultimo re composto da una mia mossa, mi ritrovo a sospirare, immaginandomi come sarebbe se....se. E una voce mi riporta alla realtà. "Quale è il titolo di questa meraviglia?"- mi volto, giusto in tempo per scorgere la Versten che chiude l'uscio alle sue spalle, fissandomi.
Mi sollevo, guardandola a mia volta in quelle iridi gelide così simili alle mie, ed al tempo stesso così diverse. "Julia. Si intitola Julia."
Sebbene la primavera stia raggiungendo il suo culmine, il vento che sale dal lago è ancora freddo.
Il sole però splende cocciuto, determinato a portare la bella stagione ad ogni costo anche in questo angolo dell'Inghilterra. Chiudo gli occhi, intrecciando le dita dietro la nuca dopo essermi disteso sul prato costellato di muscole margherite bianche.
«Chi ha avuto l'idea?» mugola Audrey qualche metro più in là, crogiolandosi beatamente con il libro di Pozioni e un maglione piazzati a mo' di cuscino.
«Io» sbadiglia Isabel, accoccolata accanto alla mia ragazza, occupata a intrecciarle i capelli con delicati colpi di bacchetta, mentre Eugene e Milo sono chini su quello che rimane della loro copia della Gazzetta del Profeta, ormai ridotta a un cumulo di cenere e fogliettini talmente minuscoli che pensare di ricostituire l'originale è pressoché impossibile.
«Come procede il lavoro?» mi informo, senza aprire gli occhi. Sto decisamente troppo bene così come sono per solo prendere in considerazione l'idea di muovermi.
«Dannata dinamitarda» borbotta il biondo, chino su ciò che resta del quotidiano.
«Uno strazio» traduce Milo, molto più pratico, sbuffando.
«Milo» ride Jillian «Dovresti essere consapevole del fascino che eserciti sulle ragazze!»
«Jillian, tesoro» ribatte lui allusivo «Cosa ti fa pensare che io non lo sia?»
Scattò a sedere come se mi avessero punto, accorrendo dalla mia ragazza prima che lo shock la faccia stramazzare al solo: arrivò giusto in tempo, mentre già boccheggia, rossa come una fragola. Fulminò Milo con un'occhiataccia.
«Oh, cosa mi guardi in quel modo?» si difende lui «Non lo faccio mica apposta. Mi viene naturale. E' un dono, cosa credi?»
Interviene Audrey, sgranando i suoi enormi occhioni blu e indicando un punto non ben definito alle spalle del moro.
«ASHMORE!» urla, attirando immediatamente la sua attenzione «Dinamitarda in avvicinamento!»
La reazione del moro è fulminea: nel giro di una frazione di secondo sbianca, sgrana gli occhi e spalanca la bocca trasformandosi nella personificazione del terrore puro prima di fare un salto degno del miglior campione olimpico babbano e schizzare alle spalle di Eugene. Ci voltiamo tutti a guardarlo mentre, rannicchiato alle spalle del corista biondo, si rannicchia su se stesso il più possibile.
Uno, due, tre, quanttro, cinque, sei..
Resistiamo sette secondi netti prima di scoppiare a ridere all'uninsono, fino ad avere le lacrime agli occhi.
«Ma come,Milo!» lo canzono, fingendomi sorpreso «Non eri tu a sostenere quanto bellina fosse Opal?»
«Se Jillian ti facesse esplodere in faccia il giornale la troveresti ancora adorabile?» ringhia lui, rosso in volto. Non l'ho mai visto così imbarazzato prima.
Gli occhi verdissimi della Corvonero si posano sul mio volto, in attesa, mentre mi ritrovo ad immaginare una scena analoga a quella che si è svolta sotto i nostri occhi, neanche venti minuti fa. Un incontro-scontro con una Jillian/Opal particolarmente di fretta e un me particolarmente assorto nella lettura della Gazzetta del Profeta. Uno scambio di sguardi vagamente sorpresi. Jillian/Opal che avvampa furiosamente e inizia a boccheggiare dopo il mio saluto (nulla di particolarmente nuovo, in effetti, se la colgo di sorpresa è capace di rischiare lo svenimento). E poi il giornale che mi esplode davanti alla faccia, senza ragione apparente, seguito a ruota da una strillo imbarazzato e una fuga a gambe levate. Frammenti di carta bruciacchiata tra i capelli. Un cumulo di cenere ai miei piedi.
Sbatto le palpebre, sentendo gli sguardi dei presenti bruciarmi addosso.
«Milo, rinuncia» commenta Eugene dopo qualche attimo, un ghigno che lento gli si allarga in faccia «Probabilmente sarebbe estasiato dalla visione al punto da non rendersene nemmeno conto»
E mentre il gruppetto esplode in una risata, sono costretto ad ammettere che potrebbe avere ragione.
***
Ora di cena.
Mi lascio cadere al mio solito posto, accanto a Polly, che mi lancia un'occhiata incuriosita.
«Cosa mi sono persa?» indaga, allungandomi un piatto ricolmo di verdure e polpette. La ringrazio con un cenno, versandomi dell'acqua in un calice dorato.
«Nulla di tale» replico dopo qualche attimo «Un ozioso pomeriggio al sole»
«Non ci crederai mai!» esclama nel frattempo una ragazzina del terzo anno, qualche posto più in là. Posso vedere perfettamente i radar del pettegolezzo di Polly rizzarsi, in allarme. «Pare che la Worthington abbia fatto colpo su Ashmore. » prosegue nel mentre la chiacchierona di turno, approfittando dell'assenza del diretto interessato (in infermeria assieme ad Eugene, tutti e due con il viso completamente bruciato dal sole primaverile) per poter divulgare la grande notizia.
Se potesse, la mia compagna di casa mi ucciderebbe seduta stante con lo sguardo.
«Tu sai.» sibila, impugnando con aria minacciosa la forchetta. Scrollo le spalle, candido come un giglio.
«Cosa te lo fa pensare?»
Sgrana gli occhi, che raggiungono le dimensioni di due palline da golf, e spalanca la bocca in un urlo muto.
«Brutto... brutto... brutto figlio di un molliccio!» esclama alla fine, senza nemmeno sbattere le palpebre.
«Apollonia Pasco!» tuono scherzosamente, facendo irritare ancora di più: si inalbera, facendo leva con le mani sul tavolo per inarcare la schiena fino all'inverosimile e tirare il collo indietro, per poi rilassarsi tutto d'un colpo.
«D'accordo» riprende a parlare, dopo aver inghiottitto una forchettata di spaghetti con il sugo e aver spazzolato una fetta di pane «D'accordo, così non va.» borbotta tra sé e sé, prima di inspirare a fondo a rivolgermi uno smalgiante sorriso.
«Carissimo Carlisle!» esclama, passando un braccio sulle spalle e pizzicandomi una guancia «Amico mio! Ti ho mai detto quanto bene ti voglio?»
Trattengo un sorriso, sforzandomi di restare impassibile.
«Non saprai nulla da me» dichiaro, scrollandomela gentilmente di dosso per mangiare qualcosa «Sarò muto come una tomba.»
«Uffa!» sbuffa, incrociando le braccia al petto «Proprio non capisco tutto questo cameratismo, sai?»
«Che vuoi farci, misteri della natura» commento pacato. Anche se, a dire il vero, ha ragione: Milo è il primo che ha sghignazzato alla vista delle spillette ed è sempre lui che non perde l'occasione per prendermi in giro quando le iscritte al fan-club quasi mi svengono davanti. Per non parlare poi della volta che sono andate da lui a chiedergli se mi avrebbe fatto piacere sapere che avevano presentato a Dippet una richiesta formale per ufficializzare il club.
«Una cosa però posso dirtela» mi sporgo appena verso di lei, che improvvisamente ha un'aria estremamente seria e attenta «E' stato un incontro esplosivo»
Squittisce deliziata, battendo le mani.
«Hanno fatto scintille, vero?» si azzarda a chiedere dopo un secondo, con aria cospiratrice.
Annuisco, solenne.
«Letteralmente»
***
Ho sentito dire che c'è chi pagherebbe oro per scontrarsi con Scarlett Lywelyn nel bel mezzo di un corridoio buio e deserto. Io, in tutta onestà, ne avrei fatto volentieri a meno.
«Ahi» si lamenta, fissandomi in cagnesco «Si può sapere dove stavi guardando?»
Inarco le sopracciglia: è lei che mi è venuta addosso, fino a prova contraria, sbucando dal nulla da dietro una statua dall'aspetto cupo. Non è certo colpa mia, poi, se lei è finita a terra mentre io son rimasto in piedi.
«Come prego?»
Scosta i capelli con una mossa che di naturale e spontaneo non ha proprio niente.
«Cos'è, sei pure sordo oltre che cieco?» sibila, incrociando le braccia al petto.
«E tu sei capace di articolare una frase di senso compiuto senza guarnirla di insulti?» butto lì, facendo per sorpassarla.
«Hunnam» mi richiama, melliflua «Devo dire che oltre ad essere irritante, hai anche una predisposizione naturale per le risposte errate. E' triste, molto triste. » la sua voce sibila velenosa, raggiungendo con una tonalità bassa il mio udito.
Mi blocco, con un sospiro, tornando a voltarmi verso di lei: la sguardo un attimo, soffermandomi in particolare sul bel volto. Occhi grandi, capelli scuri, un broncio che più di qualcuno trova adorabile.
«Sai cosa è veramente triste?» le sorrido, il più dolcemente possibile «A differenza delle persone che ti ostini a frequentare, non sembri una stupida né tantomeno un'idiota integrale. Eppure, non appena apri bocca, il palco crolla. Questo è triste, Lywelyn.»
Lei sorride. Con un'affabilità tale da incantare anche il più arduo dei contrari alla sua filosofia.
« Hai colto il nocciolo del punto, Hunnam.» mi fissa, senza distogliere mai i suoi grandi occhi verdi, dai tratti lievemente felini. « Non sono idiota. Hai ragione. Non lo sono affatto.» la sua espressione cambia appena, virando in un lampo di ira appena accennato. « Gradirei, pertanto, che tu evitassi di appellare con simili epiteti gente che conosco, e che stimo» Poi torna a sibilare, come evidentemente è nella sua natura fare. « Io, con tutta la grazia possibile di cui sono disposta, non lo sto facendo. Perchè ritengo molto più produttivo scontrarmi con la persona diretta che mi trovo dinanzi» Si sofferma un momento, guardando oltre la mia figura. « Se non altro, per una questione di correttezza. Da poca soddisfazione parlare su gente che non può ascoltare»
«Mentre picchiare in dieci un ragazzo da moltissima soddisfazione, vero?» ribatto fulmineo, senza sapermi trattenere. Socchiude le labbra, vagamente interdetta, ma non ho intenzione di darle il tempo di replicare «Dal momento che le persone che così tanto stimi e rispetti trovano divertente spedire le persone in infermeria, mi ritengo libero di dire tutto quello che voglio. Specie se il diretto interessato, è uno dei miei migliori amici» troneggio su di lei, che indietreggia appena senza tuttavia distogliere lo sguardo «Ma d'altronde è vero, non è buona educazione parlare degli assenti» sorrido, affabile «Cos'altro suggerisci per non lasciar morire una così interessante conversazione?»
Tace. Le braccia incrociate al petto, un lampo di rabbia trattenuto a stento negli occhi chiari: tutto in lei rimanda ad una belva pronta a scattare, anche se qualcosa, nella sua posa volutamente arrogante, lascia pensare che qualcosa l'abbia colpita. Che si aspettava, del resto? Che stessi zitto e buono come i ragazzini del primo che è solita minacciare e spedire in infermeria assieme ai suoi degni compari? Che mi mettessi a piangere? Che implorassi perdono in ginocchio e abbracci la sua filosofia razzista e ottusa? Si vede che li fanno con lo stampino, le Serpi.
«Carlisle!» la voce di Micheal Parker fa sobbalzare entrambi e, mentre lei dopo un attimo di vaga indecisione si gira e si allontana, accompagnata da un irritato ticchettare, mi volto verso il biondo giocatore di Quidditch.
«Micheal, ciao. Il tempismo è sempre il tuo forte..» commento con un sorriso, salutandolo con una manata amichevole sulla spalla che lui ricambia, con il doppio della forza.
«Che ci facevi qui con la Lywelyn?» domanda con una smorfia.
«Discutevamo» scrollo le spalle, senza mostrare particolare entusiasmo.
«Discutevate?» ripete, sorpreso «E su cosa?»
«Etica»
«Ah» mi fissa, vacuo. Poco sveglio, per essere un Corvonero. Non è che devo spiegargli cos'è l'etica, vero? «Certo. Etica.»
«Una lunga storia, Micheal. Ti va una Burrobirra, piuttosto? Ho bisogno di bere qualcosa, vedere come certe persone siano sprecate in determinate ambienti mi deprime.»
Rido, e anche di gusto, cercando di trattenermi solo per rispetto verso le persone intorno a noi, che sono state sorprese dalla mia risata. “Smettila So!”
“Si…un attimo…adesso mi calmo..”. Ritrovo il mio equilibrio interiore. Brava, Sophie, non pensarci, brava non….non…non ce la faccio. Riprendo a ridere sotto la sguardo accusatorio della mia amica.”Oddio El…giuro non ce la faccio...me lo vedo davanti!”
“Basta Sophie! OK non ti dico più niente!” “Scusa, ora smetto..”chiudo gli occhi e focalizzo un’immagine che sia la più lontana da quella della caduta di Damian. La bibliotecaria dovrebbe andare più che bene per lo scopo. Respiro. Riapro gli occhi, ”dimmi pure!Vai avanti…”.
La mia amica continua a parlare con il solito sorriso e usando eccessivamente le mani. Cosa starà dicendo? La verità è che la sto fissando con un interesse che non è rivolto alla sua storia. Davanti a me scorrono una serie di immagini, delle proiezioni della mia mente, con più probabilità della mia fantasia, che ripercorrono quello che è successo in questi giorni. Perché? È quello che vorrei sapere anch’io. Sono una pessima amica, anzi sono una pessima migliore amica; come semplice amica sono decente, e comecomune conoscente anche più che rispettabile, come migliore amica però... “Allora cosa ne pensi?”
Forse non dovrei lasciarmi andare troppo alla fantasia e sprofondare nei miei pensieri più assurdi, soprattutto se nel frattempo si suppone stia tenendo una conversazione attiva con un’altra persona del genere umano; con gli animali effettivamente potrei fare un’eccezione, anche se… “Sophie ma mi stai ascoltando??”. Elodie che urla: un evento. “si, certo!”
“Bè, allora rispondimi.”, mi dice con un aria di sfida. Ecco cosa succede a non ascoltare. ‘Concentrati Sophie, io so che ce la puoi fare; in fondo l’hai ascoltata…’
No, non è vero, non l’ho assolutamente ascoltata! “Sai El…”-rispondendo si o no ho il 50% di possibilità di azzeccare, però la sua domanda poteva anche non esigere una risposta così semplice. Cosa faccio?, “ehm…la penso assolutamente come te!” Ambigua, semplice e completamente fraintendibile. “Davvero?”, mi chiede. Probabilmente sto sfoggiando il mio sorriso tra l’ebete e il divertito, il che non dev’essere il massimo: per fortuna non posso vedermi! Forse sono riuscita a scamparla. “Strano perché io non ti ho ancora detto cosa ne penso!”. Pensa, pensa, pensa. “Ma io so perfettamente cosa ne pensi, noi siamo migliori amiche, siamo telepatiche: io so cosa pensi tu e tu sai cosa penso io. Semplice!” “Ma io non so cosa pensi tu! E comunque potevi inventarti una scusa migliore, questa è assurda!! Ammettilo che non mi stavi ascoltando.” Mi punta il dito dritto davanti al naso. “No, ti sbagli, Elodie, sai che non lo farei mai…”
“Garda che non mi arrabbio, ormai ti conosco: so quali sono i tuoi limiti.”
“Allora non ti stavo ascoltando!"-la verità a volte è l'unica strada percorribile, soprattutto se ti aspetti la pena capitale, e invece ti concedono l'amnistia-"Comunque ti ricordo che sono io quella di Corvonero qui,signorina, andiamo piano con le parole.”
“Non si direbbe allora, visto che io non ti vedo mai china su un libro come tutti quelli della tua casa. Guarda Rose, lei si che è una vera corvonero!”
“E’ proprio per questo che è sbagliato basarsi sugli stereotipi, la maggior parte della volte sono sbagliati. Nella mia casa non sono mica tutti concentrati solamente sullo studio e geni in qualunque materia, anzi sai cosa ti dico, vado a studiare che ho un compito importante.”
“Si certo, defilati pure, ma non mi scappi: noi due facciamo i conti.”
“Anch’io ti voglio bene tesoro, ci vediamo dopo magari!”.
Fuga. "Rose non avrei mai scommesso di trovarti qui in biblioteca!”. Troppo palese la mia ironia in questa frase: devo perfezionarmi. “Ahah, devo anche ridere per caso?”- mi avvicino a lei con sguardo eloquente-“ No Sophie, se sei venuta qua con l’intenzione di distrarmi dallo studio te lo scordi: non ci casco stavolta!”
Sfoggio uno sguardo oltraggiato e al contempo stupito,” La tua malizia mi sorprende, cara Rose. Come hai potuto anche lontanamente pensare che io abbia intenzione di distrarti? Tu mi offendi!”
Mano davanti a naso e bocca in una scena di finto pianto, degna del peggiore spettacolo teatrale mai messo in scena da quando quest’arte ha preso vita: un oltraggio all’arte stessa.
Sbuffa. ”Dimmi, qualunque cosa pur di mettere fine a questa commedia…”
“Supponeva essere una tragedia…comunque mi chiedevo se potevi darmi una mano con pozioni, sai per il compito…dovrei cercare di tirare su la mia media imbarazzante.”
“E ti svegli il giorno prima? E’ una missione impossibile!”
“Perché oggi tutti dubitano della mia intelligenza?”
“Sophie, guarda in faccia la realtà: tu non hai mai studiato Pozioni, il massimo voto che hai preso è stata una D!” “Dimentichi una O al secondo anno…ma è per questo che imploro il tuo aiuto cara amica, non mi tradire adesso.”Alza gli occhi al cielo e poi si porta la mano destra al viso per sistemarsi gli occhiali, un po’ troppo spessi per farla apparire e sentire bella. “Ok, ma non ti prometto nulla. E per piacere, una volta tanto, puoi cercare di studiare e concentrarti su quello che stiamo facendo?”. Sorrido compiaciuta. Con pozioni? Impossibile, ma è meglio se questo segreto resti una faccenda tra me e la mia coscienza! “Certo Rose, cercherò di fare del mio meglio! Grazie mille!”. Sbuffa di nuovo. “Non ringraziarmi: so già che me ne pentirò…”. E così inizia la mia prima, vera, giornata di studio di pozioni. Io questa materia proprio non la reggo, ma non è colpa mia: dev’essere questo ‘campo’ che ha un problema con me. Eppure io nono ho mai fatto nulla(che stia qui il problema?). “Ma se io girassi anche in senso anti-orario?”
“Non puoi Sophie! Se c’è scritto ORARIO non puoi cambiare senso, capisci? E’ come se aggiungessi un ingrediente non indicato: non si può in modo assoluto.”
“Che noia…quindi devo fare solo quello che c’è scritto?”
“Esatto!”. Ecco perché non mi piace pozioni: troppe regole inutili. Una cosa non dev’essere dettata da regole, la spontaneità è la parola d’ordine; non c’è niente meglio della libertà assoluta…in fondo non è quello che pensano tutti??
Ripeto la lista di ingredienti enumerandoli sulle dita delle mani, anche se la cosa non mi piace per niente, mi piace ancora meno l’idea di venire bocciata ai G.U.F.O. ed essere ricordata come la Corvonero più inetta della storia di questa scuola. “Ohoh… Sophie…”-Henry arriva alle mie spalle e allunga il collo verso il libro aperto-“ pozioni? Cosa è successo, tu che studi POZIONI?” “Avete deciso di rovinare per sempre la mia autostima? Si, posso studiare pozioni se lo voglio! E adesso scusa ma devo concentrarmi in vista della mia prossima ‘E’, grazie…”. Una volta, e dico UNA volta che riesco a comprendere questo miscuglio di nomi ridicoli ed incomprensibili, dev’esserci qualcuno che mi distrae dai miei intenti. Quant’è crudele questo Mondo, per noi poveri studenti volenterosi… “Vorrà dire che ti lascio in pace, non voglio interrompere questo evento..”,mi sorride e mi stringe una guancia tra le dita,-“ahia..!”- “ci vediamo dopo allora! Ciao Rose.”
Mi massaggio la guancia tra espressioni di disprezzo mentre noto la faccia semi-pietrificata della mia compagna di studio: mano alzata e bocca aperta. Chiara sindrome da cotta adolescenziale, se parliamo del ‘caso disperato Rose’. “No Rose non ti puoi distrarre, mi devi aiutare..ma soprattutto non puoi continuamente immobilizzarti ogni volta che vedi Harry!”, dico scotendola leggermente sotto gli sguardi sbalorditi di ogni specie vivente si trovi nella nostra stessa stanza in questo istante.
Le ci vuole solo un secondo per riprendersi e coprirmi la bocca al volo: non la facevo così svelta! “So, sei pazza, abbassa il tono, ci sentono tutti!!”. Due colpi di tosse, ed eccola nella sua usuale posa da studentessa modello; peccato per il colore del suo viso, che rispetto al solito è troppo tendente al rosso vivo. “ e comunque non mi immobilizzo affatto…vuoi studiare o no!”
Tra le mie risatine sommesse continuiamo col nostro super-concentrato di studio: e se non vado sopra la ‘O’ questa volta, mi butto in una vita sfrenata, così almeno potrò giustificare con una scusa plausibile le mie evidenti carenze pozionistiche…
A volte mi chiedo cosa sia il tempo. Tanti piccoli istanti senza importanza, e forse un paio di lampi splendenti che illuminano tutta la nostra vita. Ma la loro luce non sempre è benigna. A volte è malvagia, altre volte…ambigua.
È così che definirei la presenza di Aedan nella mia vita.
Un lampo ambiguo.
“Jules, a cosa stai pensando?”chiede la voce di Sebastian.
“A nulla.”rispondo.
Sto scrivendo gli avvisi per la prossima riunione del Club, e mi sono persa sulla J di Jillian: sembra un serpente che invade metà pergamena. Sospiro, e ne prendo un’altra dalla riserva alla mia sinistra.
Sebastian mi chiede qualcosa per una questione di Antiche Rune, ed è costretto a ripetermela.
Sono sulle nuvole, stasera.
Ricontrollo nomi e date sui vari inviti. A parte un piccolo errore [Carlisle è diventato Carle, povero], sono tutti a posto. Domani cercherò di distribuirli senza dare nell’occhio.
“Posso darlo io a Georgiana?”dice Seb.
“E va bene, ecco qua. Avete una riunione dei Caposcuola?”
“Più o meno ora, per essere precisi.”
Gli porgo il biglietto. Lui allunga la mano, ed io…
“Jules, sono in ritardo, non posso giocare!”esclama, mentre allontano il suo oggetto del desiderio.
“Promettimi che ti comporterai bene.”
“Promesso!”dice, assumendo un’espressione da bimbo innocente.
“Lo so che tanto non mi posso fidare…tieni.”
“Grazie, mio fiore dei ghiacci.”esulta, schioccandomi un bacio sui capelli.
Seb, Seb…
Chiudo il libro con un rumore cupo. In Sala Comune sono rimaste poche persone, stakanovisti dello studio. Io ho già dato: se leggo ancora una volta le dodici applicazioni del’incantesimo Argante, giuro che mi metto ad urlare.
Mi alzo in piedi, mi stiracchio. Devo riportare il libro in biblioteca, e poi posso andarmene a dormire. Sento gli occhi pesanti. Il corpo indolenzito. Il cervello fuso. Sì, ho bisogno di dormire.
Il rumore dei miei passi è fioco come la luce delle candele che illuminano il corridoio. Mi tornano in mente le raccomandazioni che ho fatto al Club, non più di un mese fa.
Non andate in giro da soli di notte.
Stringo nel pugno la mia bacchetta di legno di rosa. Un gesto semi-irrazionale, che però riesce a darmi forza. La Biblioteca chiuderà fra poco.
Spingo il portone di cedro e vedo alcune teste chine. Solo divise di Corvonero a quest’ora. D’altronde, lo dice anche Georgie. Talvolta un Corvo si trova meglio in Biblioteca che a casa.
Mi avvicino al banco della signora Bukvomm, e le consegno il volume intitolato “Incantevoli Incantesimi” [mai un titolo fu più sbagliato]. Appongo la mia firma e mi volto per andarmene.
Ferma. Gelata dagli occhi azzurri di un Corvonero che inizio a conoscere fin troppo bene.
“Ciao, Julia.”mi saluta tranquillo. Di colpo rimpiango di non aver indossato la divisa, invece di questa maglietta. La maglietta di quel giorno.
“Ciao, Aedan. Cosa ci fai qui?”
“Stavo leggendo una cosa interessante. Una cosa che potrebbe farti capire molte cose.”
“Ad esempio?”domando, con voce appena un po’ alta. Non mi piace la sua frase.
Non risponde subito, ma si alza e inizia a mettere via le sue cose. Una pila di libri, le penne, ed un libricino di dimensioni ridotte. Prende tutto in mano, e si avvia verso la bibliotecaria, per riconsegnarle i tomi. Passandomi accanto, mi porge il libro più piccolo.
“Leggilo, e poi mi dirai.”
Annuisco, e lo saluto con un laconico:
“Buonanotte.”
Sto indossando il mio pigiama azzurro, e sul letto giace il libro di Aedan. Si intitola “Romeo e Giulietta”. Ho paura di leggere la tragedia di Shakespeare, e non sto scherzando. Georgie mi capirebbe, se glielo potessi dire.
Lo apro: fra le pagine, spicca un segnalibro rosso con il disegno di una rosa bianca. C’è scritto il mio nome. Lo sfioro con l’indice, ed una voce a me nota scivola fra i miei pensieri.
Una voce che assume due inflessioni diverse. Lo sguardo mi cade sulla pagina del libro, che è proprio quella recitata dalla voce di Aedan Lywelyn.
GIULIETTA: O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all'amor mio, ed io non sarò più una Capuleti.
ROMEO (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto?
GIULIETTA: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche senza essere un Montecchi. Che significa "Montecchi"? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome. Romeo, rinunzia al tuo nome, e per esso, che non è parte di te, prenditi tutta me stessa.
ROMEO: Io ti piglio in parola: chiamami soltanto amore, ed io sarò ribattezzato; da ora innanzi non sarò più Romeo.
GIULIETTA: Chi sei tu che, così protetto dalla notte, inciampi in questo modo nel mio segreto?
ROMEO: Con un nome io non so come dirti chi sono. Il mio nome, cara santa, è odioso a me stesso, poiché è nemico a te: se io lo avessi qui scritto, lo straccerei.
Rabbrividisco.
In matita, retro del segnalibro, poche parole: “Se mi credi, se mi hai capito, voglio vederti. Domani alle 10 p.m., nell’aula di Musica.”
Appena dopo la riunione del Club.
Interno, sera. Tutti i personaggi seduti su poltrone e pouf. Una ragazza con i capelli castani che detesta sempre di più il dover parlare in pubblico senza scriversi prima il discorso. Prendo un respiro profondo e inizio a parlare:
“Ormai le Serpi, o meglio, i seguaci di Riddle stano espandendo sempre più la loro influenza sulla scuola. Ultimo esempio è l’arrivo della nuova insegnante di Aritmanzia, Martine Lewis.”
Georgie sbuffa, mentre il viso di Eugene resta impassibile.
“Quindi ho ben due cose da dire. In primo luogo, che il Club necessita di ampliamenti. Per quanto mi riguarda ho in mente i nomi di due persone: Damian Denholm ed Opal Worthington.”
Cenni di assenso fra i miei compagni.
“Anche voi potrete fare le vostre proposte. La decisione finale sarà presa da me, Georgiana e Sebastian. Se la persona verrà approvata, la porterete qui e la sottoporremo alla nostra consueta piccola intervista. Domande?”
Silenzio. Non sapevo di essere così autorevole.
“La seconda cosa, riguarda il Club più da vicino. Da oggi in avanti, inizieremo ad esercitarci con l’Incanto Patronus.”
L’entusiasmo generale è abbastanza manifesto, tanto che intravedo appena la mano alzata di Audrey Salinger.
“Sì, Audrey, dimmi.”
“Possiamo dare un nome al Club?”
L’idea non mi ha mai sfiorata, tuttavia non mi dispiace.
“Certo, perché no. Avevi già pensato a qualcosa?”
“Io e Jill avevamo pensato a Fidelius.”
L’Incanto Fidelius. Un incantesimo per proteggere i segreti.
“Mi sembra appropriato. Tutti d’accordo?”
La risposta è un “Sì!” unanime.
“E allora che Fidelius sia.”
Dopodichè, Georgie prende il libro di Incantesimi e parte con l’introduzione teorica riguardo il Patronus.
“Dovete pensare ad un ricordo felice…”
Un ricordo felice. Sono le parole di Georgiana che rimbalzano fra i miei pensieri, mentre mi dirigo verso l’Aula di Musica. I miei tentativi di Patronus non erano stati altro che una nebbiolina indistinta, finché non avevo pensato all’episodio di pochi giorni fa. Con lui.
Allora, un meraviglioso Patronus perlaceo si era materializzato di fronte a me.
« Complimenti, Georgiana. »
Hogwarts non è mai stato un posto, per me, degno di una qualsiasi nota, che di merito o meno. Questa scuola mi è indifferente come tutto ciò che la riguarda - e sì, mio fratello Dorian ha ragione, parlo proprio come mio padre. Parlo proprio come un'innamorata della mia Durmstrang. E lasciarla - e costringermi a lasciarla, è stata davvero una cattiveria. Soprattutto ora che stavo per imparare a castare incantesimi non verbali molto più avanzati di quelli che ho imparato a controllare, soprattutto ora che io e il professor Ebersbacher ..beh, eravamo arrivati ad un punto abbastanza critico della nostra "relazione", se la vogliamo esattamente chiamare così. Di Hogwarts non mi sono mai interessata, sono arrivata qui con la convinzione di finire quest'ultimo anno e pochi mesi senza distrarmi, senza fermarmi, cercando di farmi pesare di meno il tempo che devo passare qui - cercando di lasciarlo scorrere più velocemente. Ma, ora, la mia attenzione è stata catturata da qualcosa di più divertente del il mio soggiorno obbligato: o almeno, da qualcosa che lo renderà estremamente più piacevole. Duellare è sempre stato, per me, più che un passatempo: e dire che a Durmstrang non abbiamo mai avuto l'idea di fondare questo ufficiale 'Club dei Duellanti', al massimo tra noi studenti ci si divertiva, in gruppi piccoli o ampliati, non abbiamo mai avuto bisogno dell'ufficializzazione. E la Caposcuola, sotto questo punto di vista, ora che sono lontana da Alexander o Valentie, sembra fare al caso mio.
Scivolo via, dopo aver lanciato uno sguardo al ragazzo che Georgiana ha mandato al tappeto in un colpo solo: è deluso, ma sembra del tutto consapevole, come se già si aspettasse la fine del suo coraggioso incontro, la fine con il culo per terra.
« Entschuldigu- ..ehm, Georgiana Harrington? » cerco di attirare la sua attenzione, dopo essermi avvicinata; spero, più che altro, di aver pronunciato per bene il suo nome, tanto per evitare di fare magre figure i miei primi giorni, con qualcuno della casa in cui sono stata smistata, d'altronde. Preferirei di gran lunga parlare tedesco, ma qui ho l'impressione che non mi capirebbero, perciò, tenendomi il mio ancora raccapricciante accento, devo abituarmi a parlare l'inglese - oppure condannarmi ad un esule silenzio.
« Si? » lei si volta, poco dopo. Per lo meno non posso rimproverare agli studenti di qui di essere scortesi.
« Ti ho vista duellare ..sei stata sorpr- sorprendente » maledette paroline complicate.
« Grazie! Sei la ragazza che hanno trasferito da Durmstrang, non è vero? »
« Jawohl, e devo ancora imparare a scandire bene i vostri vocaboli. »
« Capisco che dev'essere difficile abituarsi a parlare un'altra lingua così improvvisamente ..se hai bisogno di una mano, sono il tuo Caposcuola, vieni da me quando hai bisogno. » sorride. Oltre che una brava duellante, puo' vantarsi di essere la prima persona a starmi veramente a genio qui dentro.
« Una cosa, ci sarebbe ..che dici, me lo concedi un duello, un giorno di questi? »
***
Datemi pure della sentimentale, ma Durmstrang - e tutti quelli che le sue mura ora nasconde, mi mancano da morire; a partire da Alexander, Valentie, e il professor - non so ancora perchè mi costringo a chiamarlo professore, Ebersbacher. Le lettere settimanali con i primi due non mi bastano, il silenzio dell'oramai implicita rottura con il terzo tanto meno. Non che io lo amassi, chiariamoci - non che sia mai riuscita ad amare qualcuno veramente, ma lui è stato una provvidenziale, bellissima e altrettanto breve avventura che mi ha aperto gli occhi, allontanandomi dai ragazzini che ero solita frequentare prima di lui.
Qui, comunque, me la vedo grigia: oltre Georgiana non ho ancora rivolto parola a nessuno, e lo stare in silenzio così tanto, non avere qualcuno con cui parlare, qualcuno oltre me stessa,mi destabilizza leggermente. Qualcuno una volta mi ha detto che alla fine mi sarebbe successo: di fare i conti con me stessa, dico. Di dovermela cavare da sola, in un modo o nell'altro, di capire che nulla mi è dovuto, di dover sopportare l'idea che prima degli altri, sono io che devo conoscere me stessa. Beh, il suddetto qualcuno comunque poi è caduto accidentalmente dalla scopa durante il suo simpatico allenamento: perchè se c'è una persona che mi conosce più di tutti, sono io. E la maggiorparte della gente recepisce solamente il 20% di quello che sono, è da sempre stato così, da sempre credono di sapere, da sempre io glielo lascio credere - purchè non mi si dica che non conosco me stessa. Affido la mia pergamena per Val ad un barbagianni, in Guferia, e spero che batta abbastanza velocemente le ali, e spero che le mie notizie arrivino agli altri prima di stasera, e che prima di domani sera io abbia ricevuto la mia meritata risposta: questa piccionaia puzza, terribilmente, ma la vista che offre sul panorama scozzese è altrettanto terribilmente mozzafiato. Non so da quanto tempo sono affacciata, con il vento leggero che mi accarezza il viso, ma so di non essere sola quando, ad un certo punto, qualcuno mi tocca la spalla, appena. Colta di sorpresa, mi volto: non riconosco immediatamente Garet Haslett come il ragazzo che Georgiana ha messo al tappeto, ma tuttavia non mi ci vuole molto per ricordarlo, ancora scosso, bell'e disteso sul pavimento.
« Tutto bene? » domanda, cortese, ritraendo la mano dopo poco.
« Oh, ja ..ero un po' pensante »
« Pf, vuoi dire che eri un po' persa nei tuoi pensieri? » mi corregge, con l'accenno di una risata breve, placida.
« Naturlich » scuoto appena il capo; meglio che mi ci abitui.
« Tedesca, eh? » domanda, socchiudendo le labbra in un sorriso. Forse vuole mettermi più a mio agio: ammetto che ci sta riuscendo.
« Qualcuno ha studiato lingue, eh? » gli rispondo, con un accenno di sarcasmo.
« Voi mangia-krauti siete tutti così simpatici? » mi redarguisce, con un sorrisetto scettico.
« Dimmi, mister Waddiwasi, sei qui per mandare un gufo o per criticare le abitudini dei singoli gruppi etnici? » preso in contropiede - alleggerisce un po' il proprio sorriso, abbassando gli occhi, ma poco dopo torna a guardarmi, sprezzante.
« Mando un gufo ..vuoi che ti accompagni, dopo? Non vorrei ti perdessi.. »
« Oh, che pensiero gentile ..potrei accettare e darti la soddisfatta di guidare questo giro turistico per Hogwarts, ma ho da portarmi avanti con il programma ..che peccato, nevvero? » lo prendo in giro, prima di voltargli le spalle, con un sospiro, incominciando ad incamminarmi verso l'uscita: qualche passo, poi gli faccio un cenno a mezz'aria con la mano.
« ..darti la so-ddi-sfa-zio-ne, signorina, la soddisfazione! » mi corregge prima che possa uscire.
Sorrido tra me e me, ritornando al mio silenzio, con la meta implicita della sala comune: la situazione comincia a diventare un tantino più colorita, e non è male, come cosa.
”Mi piacerebbe sapere che cavolo te ne fai di tutte quelle spillette” bofonchia Coco con sottile scetticismo, senza nemmeno alzare gli occhi dal suo libro. Posiziono l’ultima spilla in cima alla composizione delle altre, chiudendo la sagoma a stella a cui mi sto brillantemente dedicando invece di prestare attenzione al tema per Pozioni. ”Mi piacciono i gadget” mi giustifico con un’alzata di spalle, premendo con un dito il faccino di Carlisle in modo che si palesino le fatidiche dieci parole che inneggiano alla più totale devozione nei suoi confronti ”Sai una cosa? Li trovo geniali, questi aggeggi. Certo, rosa giallo e nero insieme fanno venire un po’ la pelle d’oca, ma…” ”Guarda che quel tema non si finirà certo da solo” Costance m’ignora totalmente, appuntando qualcosa sulla sua pergamena ”E tra poco io ti lascio, che è tardissimo. Per cui, se vuoi approfittare della mia disponibilità…”
Un grosso volume vecchio come Noè scivola sul tavolo tondo, accompagnato dalla voce squillante di Dot che dice ”Ti porto delucidazioni” si siede con noi, un sorrisone gioviale in faccia ”Fresche fresche di biblioteca. Bèh, fresche…sembrerebbe che questo libro non prenda aria da qualche decade, ma…è anche piuttosto aggiornata, come edizione, in realtà, e le foto sono assolutamente…”
Ho già aperto il libro, cominciato a sfogliarlo e preso visione delle fotografie di Augurey ed Alicanti che contiene (e che sono davvero piuttosto belle), quando Dorothy s’interrompe e, alzato lo sguardo per capire cosa c’è che non va, me la ritrovo a deglutire a vuoto, con occhi rotondi come palline da golf che fissano un punto non meglio identificato del tavolo. ”Bèh?” faccio perplessa, guardandomi in giro in cerca del motivo di tale reazione. Costance inarca un sopracciglio. ”Per fortuna non sono l’unica a porsi delle domande sui tuoi simpatici passatempi” dice, chiudendo il suo libro e riponendo piume e calamaio nella borsa.
Io la guardo con un faccia che non escludo abbia sfumature ebeti. Perché Costance ha la tendenza a prendere le cose tanto alla larga? Insomma, lo sa perfettamente che ho i miei tempi, in materia di accorgimenti… ”Ahm, Polly” Dot mi sorride, anche se un po’ stiracchiata, per dire la verità ”Da dove vengono tutte quelle spillette?” ”Oh!” esclamo, aprendo un sorrisone a trecentosessanta gradi, osservando la mia stellina con soddisfazione ”Le ragazzine del primo ne hanno sporte piene. Siccome mi hanno chiesto se ne volevo, ne ho presa una manciata” ”Sono quelle del fan club di Hunnam” puntualizza Coco, guardando eloquentemente Dorothy, la quale annuisce con lentezza spasmodica, senza scollare gli occhi dalle spille. ”Lo so…e ecco, diciamo che parte della responsabilità per tutto questo è anche mia…” ”Sarebbe carino se si riuscisse a sostituire la faccia di Carlisle con quella di Charlie, per esempio” commento, guardando pensosa tutti quei cuoricini che danzano intorno a alla scritta intermittente ”E al posto di questi cuori si potrebbe…” ”Credo che Charlie Parker possa cavarsela tranquillamente anche senza delle accattivanti spillette incantate di cui, per giunta, non verrebbe mai a conoscenza” Coco sembra aver dimesso l’idea di abbandonarci il più in fretta possibile per rimanere a fare il bastian contrario. Sbuffo, guardandola in cagnesco. Questa sua mania di volere sempre disfare i castelli in aria altrui, alla lunga, diventa frustrante… ”Io non avevo mica capito che Opal fosse quella Opal” la voce raramente percepibile di Eugene scivola ovattata vicino al nostro tavolo, mentre ci passa accanto assieme a Milo. ”Quante altre Opal conosci, nei dintorni?” esclama il moro, un sopracciglio flesso in un’aria tra il perplesso e il divertito.
Probabilmente devo essermi voltata a guardarli – e ad origliare – troppo sfacciatamente, perché Costance si sente in dovere di intervenire “Pare che Ashmore se la intenda con la Worthington” ”E chi caspita è?” la mia domanda dà voce anche all’espressione che Dorothy porta stampata in faccia. La bionda mi guarda dubbiosa ”Tra te e Dot, sembra quasi che sia tu, quella nuova…Dai Polly, la Worthington!” ”Guarda che non è che ripetendomi ad oltranza il suo nome me la fai venire in mente, eh?” tengo a precisare e, tanto per essere chiari, enfatizzo il concetto disegnando con l’indice circoletti nell’aria all’altezza della mia tempia sinistra. ”Quella che ha abbrustolito una delle Blackster!” esordisce Coco, quasi spazientita. ”Cosa?” ”Per abbrustolito intendi abbrustolito-abbrustolito o semplicemente…” ”Dai, brunetta, tutta occhi e labbra, carina…” con la stessa nonchalance con cui tronca sempre le parole in bocca a me, Costance fa lo stesso nei confronti di Dorothy, sintomo del fatto che l’abbia pienamente accolta tra le sue grinfie di Grillo Parlante ad orario continuato. ”Ma tu come fai a sapere sempre tutto di tutti?” domando, inarcando un sopracciglio ad accentuare l’occhiata sospettosa che le lancio. Costance si stringe nelle spalle ”Amo i pettegolezzi” conclude, con assoluta naturalezza.
***
”Ma chi me l’ha fatto fare?” sto correndo come una disperata per il corridoio, l’estremità dei lacci delle scarpe – slacciate – che sbattono fastidiosamente contro la pelle coperta dalla filanca grossa quasi un dito delle calze. Leasley mi ha fatto perdere tempo, al solito, dilungandosi con spiegazioni superflue e decisamente poco interessanti circa il cambiamento d’orario degli allenamenti. Purtroppo non solo Leasley è un inguaribile quanto prolisso chiacchierone, ma a sommarsi a questo fattore ci sta anche che io sia una perditempo recidiva. Il risultato è presto detto: in ritardo per la drammatica lezione di Pozioni per la quale, tra le altre cose, non ho nemmeno pronto un tema che possa avere una qual sorta di propria dignità. Stupida io a perdermi in chiacchiere sulla vita sentimentale di Milo invece che usufruire della bisbetica disponibilità culturale di Coco…
Prendo l’angolo in scivolata, il ché ha dell’incredibile se si valutano i pavimenti di pietra del castello, ma è sufficiente per rendere l’idea di quanto sia lanciata nella mia corsa e di quanto l’impatto con un altro essere umano possa essere rovinoso. Così mi ritrovo allacciata in un giro di walzer funambolico che finisce con una ginocchiata assolutamente degna di nota contro il freddo pavimento. Ci dev’essere una qualche oscura ragione se tutte le volte che cado mi frantumo una rotula… ”Ma, ehi!” la voce di Scarlett Lywelyn – nuova di un paio di mesi - si arrotola in un acuto completamente pregno d’irritazione. Se fossi un gatto, in questo momento avrei una cresta che sfiora il soffitto…
Mi sono salvata da una sdentata per terra grazie alla mia – modestamente – innata prontezza di riflessi, per cui, con entrambe le mani già sulla pietra, faccio in fretta a rialzarmi e a voltarmi verso di lei. Che non è caduta, ma probabilmente se l’è cavata con una semplice botta di reni contro il muro. Quello che m’inquieta di più non è l’occhiata densa di stizza-ribrezzo-superiorità-minaccia che mi lancia, quanto più il fatto che, nonostante l’urto, nemmeno un ciuffo dei suoi capelli bruni sia scivolato dallo chignon da cigno che porta annodato sulla nuca. Mi piacerebbe tanto sapere come fa… "Ti sembra il modo di correre lungo i corridoi, Pericolo Pubblico?" la sua voce è acuta, e la dolcezza del timbro svanisce nel suo modo risaputo e adirato, nel dare una risposta alla mia azione, peraltro involontaria. Storco il naso, infastidita da quel modo di fare. Bèh, d’accordo, magari non si corre per i corridoi, ma a chi non capita di essere in mostruoso ritardo per una lezione? In più, se anche lei guardasse dove va… Non ho niente contro Scarlett Lywelyn ora come ora, ma il fatto che bazzicchi con Norwood e la sua cricca e che mi si rivolga così bisbeticamente, bèh, sono punti da prendere in considerazione per un’eventuale etichettatura del soggetto. ”E quello è un modo di fare?” borbotto, dando un colpetto alla gonna della divisa con l’orlo appena un po’ sdrucito ”Comunque, ehi, non avevo intenzione di falcidiare nessuno” butto lì, il tono di chi non ha intenzione di tirarla troppo per le lunghe. D’altronde sono ancora – e sempre di più - in tremendo ritardo. Lei inarca un sopracciglio, forse leggermente sorpresa dall' ardire della mia risposta nei suoi confronti. Come se per me l'etichetta principi valesse realmente qualcosa. Sono persone come altre, anzi… Credo che, se proprio dovessi scegliere tra il trascorrere un paio d’ore con loro e il passare un pomeriggio rinchiusa nella serra numero 5 con tutte quelle orrende e contorcenti piante onnivore, penso mi ritroverei in un forte stato d’indecisione. "Spero tu abbia una vaga idea del fatto che stai continuando ad urtare i miei nervi" risponde, mantenendo salda la sua calma. Che comunque riluce di rabbia riflessa nei suoi occhi verde felino che saettano verso di me. Aggrotto la fronte.
Oh bella. A parte il fatto che, se le cose stanno veramente così, io farei qualcosa per quel sistema nervoso così reattivo; poi, anche se fosse, che cosa le fa pensare che tutto questo possa effettivamente crearmi dei problemi? ”Bèh, guarda, è un’accortezza reciproca, allora” rispondo per le rime, e non riesco a trattenere un’infantile quanto spontanea mezza linguaccia ”E non c’è bisogno di usare quel tono, comunque” puntualizzo. La Lywelyn accenna una risata che ha tanto della presa in giro. "Certo, certo" mi risponde, leggermente civettuola, agitando una mano. Ancora un'occhiata truce "Fai più attenzione la prossima volta, rossa" precisa, prima di avviarsi con passo svelto dalla parte opposta, senza voltarsi nemmeno una volta. Una cosa è certa: lei, come tutto il resto della sua combriccola, ha qualcosa che mi sfugge, qualcosa che va ben oltre i canoni della logica normale. Le faccio il verso, abbondando con le smorfie, mentre lei si dilegua dietro un angolo. Sbuffo, cacciando indietro un ciuffetto scivolato via dalle forcine – che abbondano quando sbagli in modo indubbio a spuntare i capelli.
Come se non ce ne fossero già abbastanza di concorrenti al titolo di Miss e Mister Simpatia, qua ad Hogwarts: pure le altre scuole riversano le loro perle tra le braccia di Dippet. Sono ancora lì che fisso con disappunto il punto in cui la Lywelyn è scomparsa dalla mia vista quando mi viene in mente che il mio discreto ritardo si è ormai trasformato in un madornale ritardo. Sbarro gli occhi, raggiungendo l’aula con due balzi – con i quali mi gioco definitivamente la milza – e catapultandomi dentro con troppa veemenza. Il rumore che faccio entrando – o, più propriamente, buttandomi a pesce contro il portone dannatamente pesante – è sufficiente non solo da canalizzare tutti gli occhi di tutti sulla sottoscritta, ma Lumacorno smette proprio di parlare, la mano sospesa a mezz’aria in un gesto enfatico mentre il riverbero dell’ultima sillaba si scioglie nell’aria.
Passano almeno cinque secondi – durante i quali ho il tempo di ritrovare il mio baricentro e riacquistare una postura decente, che non sia quella di qualcuno che ha appena sfondato una porta – prima che il professore sbatta gli occhi e si schiarisca la voce con due colpi di tosse. ”Ahm, miss Pasco” questo tono così volutamente indifferente non è che proprio mi sia di buon auspicio ”Le suggerirei di sincronizzare quel delizioso orologio da polso che indossa” non sono sicura, ma mi pare di sentire dell’ironia in quel ‘delizioso’ “con le pendole della scuola: ha ben quindici minuti di ritardo. Credo che potrebbe costare punti alla sua Casa. Diciamo…” ci pensa pure, mentre io lo guardo con occhi dilatati, presa talmente alla sprovvista da quel suo atteggiamento così indifferente che non tento nemmeno di giustificarmi (anche perché, in effetti, c’è poco da giustificare) “…dunque, sì, diciamo che cinque punti possono starci. E la prossima volta, che mi auguro non si presenti mai, metterò in conto anche il tentativo di sfondamento del portone a spallate. Se ora può gentilmente prendere posto…”
Bofonchio tra me e me mentre mi siedo accando a Dorothy, la metà classe Tassorosso animata da un brusio di disappunto.
Diavolo, diavolo e arcidiavolo! Meraviglioso, oh già, fantastico…maledettissima Lywelyn delle mie pantofole, cinque dannatissimi punti per i tuoi dannatissimi nervi.
Che ci fosse qualcosa di strano nel comportamento della piccola Baudelaire lo avevo intuito da solo. Ma la realtà di COSA fosse esattamente questo “qualcosa di strano” mi sfuggiva, ed era semplicemente detestabile, come condizione.
Se consideriamo poi il fatto che, ogni volta che vorrei chiederle qualcosa lei si dilegua. Puf! Sparisce come se fosse un fantasma che incontra il veleno contro il suo ectoplasma.
Donne. Capissi almeno come devo fare per chiederle che accidenti succede. Mi sa…che dovrò usare le maniere forti. Fortissime.
Mi incammino lungo i corridoi, la suddetta Baudelaire arriva dalla parte opposta, e nel momento in cui solleva lo sguardo, notando la mia presenza, inchioda gli occhi sul pavimento, tornando a camminare verso dove è venuta. “Eh no.” - dico a me stesso, aumentando il passo diretto verso di lei. Se qualcuno ha qualche problema con il sottoscritto deve dirmelo in faccia. Bella o brutta che sia, io la verità la voglio sapere. E comincio a chiedermi per qualche arcano motivo mi interessa così tanto sapere se Elodie mi sta evitando o meno. Sarà per la strana sensazione allo stomaco. O forse è la mancanza di sincerità che sento. Si, sicuramente è quella. Mi convinco. Le blocco, con gentilezza, un polso. “Eih, bocciolo.” - la mia voce è lo specchio immutato della mia non intolleranza nei suoi confronti. A giudicare dal suo sguardo allucinato/contrariato, forse non ho fatto granchè bene in questo mio gesto non ponderato. Ma sfido chiunque ad avere un dubbio e non soddisfarlo mai!
Lei si limita ad elargire un saluto spiccio “ciao.”
Io inarco un sopracciglio, la sua affermazione lascia poco spazio a discussioni di alcun genere, per cui, fuori il “tatto” di cui sono disposto in queste situazioni [ ossia zero ] e cominciamo. “Dì un po’.” -esordisco- “mi stai FORSE evitando?”. Diretto. Stra-maledettamente diretto. La sua reazione non è delle più eloquenti, in positivo. Visto che si limita a guardarmi, leggermente allucinata quasi avesse visto un morto che cammina, sgranando gli occhi. Mentre il suo piede non da tregua al pavimento battendo sonoramente.
Aspetto qualche istante, ma il suo sguardo non si schioda, e sembra non voler accennare alcuna risposta alla mia, credo legittima, domanda.
Ancora qualche attimo, e poi un sibilo da parte sua. “Perché dovrei?”-chiede, con una naturalezza disarmante. Depongo il suo braccio, sfilandolo dalla mia presa. “In effetti, non ce ne sarebbe motivo. Ma considerando il tuo atteggiamento, sembrava quasi una cosa evidente.” –mannaggia alla mia lingua, zitto mai Damian? "Bene, non è così" - mi risponde, leggermente infastidita (almeno credo).
Io le sorrido, gentile. “ok. Credo sia meglio chiudere qui la faccenda”-schiarendo leggermente la voce- “Scusa la domanda impertinente, allora.”-mi congedo,mantenendo saldamente la mia linea di calma apparente. – “Ci vediamo in giro, Elodie”. E mentre lo pronuncio lei si è già dileguata. …..poi non devo pensarlo che mi sta, sul serio, evitando.
Ho ripensato spesso a quello che mi ha detto Julia, giorni fa.
A quello che è successo con il marmocchio serpeverde, a tutto quello che capita a scuola. La situazione precipita, e pare che a tessere i fili di questa invisibile ragnatela vi sia dietro qualcuno di molto molto grosso.
Che Riddle fosse promotore di questa filosofia “No ai mezzosangue” non mi aveva per nulla stupito, anzi. Sono convinto che sia lui il famigerato capobanda. Un po’ per i suoi modi di fare, un po’ per il suo fare altezzoso e fuori dal comune.
Che Hogwarts fosse scissa non vi era dubbio, ma l’equilibrio, prima, era qualcosa che si riusciva a mantenere, seppur con qualche leggera difficoltà non impossibile da superare. Non, va. Proprio non va. E vorrei poter dire di avere una soluzione qui, a portata di bacchetta.
Sfoglio il mio libro, guardando le pagine con leggero disinteresse. Per poi sollevare lo sguardo, ed incontrare l’esile figura di Georgiana Harrington.
Una simpatica ragazza, che conosco fin dai primi giorni qui ad Hogwarts, se non fosse per il pochissimo tempo che si riesce a condividere, posso dire che senza ombra di dubbio sia una cara amica. E poi, l’ho sempre vista molto decisa e caparbia quando si tratta di seguire le linee giuste, che portano a conclusioni sensate.
Sollevo una mano, il mio tavolo della biblioteca è pressoché vuoto, chiaro invito a farla accomodare di fronte. Lei sorride, e poggia i suoi libri sulla superficie. “Dam.” - saluta, con un cenno gentile. “Georgie” -ricambio il saluto, tornando con lo sguardo basso sulle pagine. La biblioteca, oggi, è un continuo vociare, mi volto, notando alcuni serpeverde dei primi anni che confabulano concitatamente fra loro nella critica aspra sull’aspetto di una ragazza, seduta poco distante da loro, probabilmente mezzosangue a giudicare la loro definizione. “Sporca.” - sibilo, infastidito, ripetendo fra i denti quello che ho potuto cogliere da quelle boccucce malefiche atte a cianciare fra loro di argomenti senza senso.
Georgiana solleva lo sguardo. “Mh?” - domanda. Perplessa. Io scuoto la testa. “ E’ impossibile. E’ insopportabile.” – sbuffo, spazientito. Mentre Georgie continua a fissarmi. “La situazione a scuola precipita. Ne parlavo con Julia giorni fa, ma più passa il tempo, più mi sento come se gli eventi colassero a picco. Prima era una filosofia che riprendeva soprattutto i ragazzi degli ultimi anni nella casata verde/argento. Adesso è un problema comune, anche i ragazzetti dei primi anni si divertono nella critica spregiudicata, e non solo, dei figli di babbani. E’ assurdo.” – continuo a parlare concitatamente, forse dimenticandomi leggermente il luogo nel quale ci troviamo.
Georgiana annuisce lentamente, forse d’accordo con il mio discorso di disappunto. “Vorrei davvero fare qualcosa, sul serio. In fondo non esiste nulla di diverso, anzi. Mi vengono i brividi nel sapere che il mondo magico sarà anche in mano a quei dementi serpeverde senza ritegno.” – le mie considerazioni sono notevolmente aspre, ma forse la mia è solo voglia di rivalsa. Nei miei confronti mai sono state suscitate polemiche simili, per il semplice fatto che il mio sangue è PURO, degno di nota.
Non è una cosa concepibile. “La classificazione degli animali.” – sbotto.- “ Ecco a cosa siamo arrivati.” Mi inalbero, voltandomi palesemente verso le ragazzine alle mie spalle che vengono raggelate dalla mia occhiata. Scosto gli occhi, posandoli su quelli della giovane presa di mira, che non si sente per nulla a suo agio nel trovarsi bersagliata sommessamente da quelle arpie in erba.
Considerato questo mi alzo, avvicinandomi a lei, e mi chino vicino. “ Vieni a studiare al mio tavolo, vuoi?” – il mio tono è amichevole, e la piccolina accetta, fondandosi al mio fianco, sotto il sorriso compiaciuto di Georgiana.
Oh.
Ora va meglio. Quando ci vuole, ci vuole.
Sarà il sole, l'aria tiepida e croccante, il lago che sembra non essere più profondo di una pozza, tanto è azzurro. Sono di nuovo di buonumore, dopo diverse settimane passate ad essere un'ombra della solita Violet. Do un'occhiata ai miei piedi che oscillano nell'aria, sospesi oltre la finestra aperta degli spogliatoi, che dà direttamente sul campo da Quidditch. Non c'è nessuno, non ancora; un silenzio perfetto è cristallizzato nell'aria rarefatta del tramonto. Sospiro. Quanto tempo è passato da quando Edward mi ha chiesto di uscire, nel corridoio a cui ora volto le spalle? Quanti sospiri?
« cosa ti affligge, mia adorata? » una voce delicata, melliflua, deposita queste parole insieme ad un lieve fruscio al mio fianco; il sorriso s'irrigidisce sulle mie labbra. Mi volto lentamente, fino ad incontrare lo sguardo del verde profondo che conosco bene, il verde degli occhi di Lewis.
« la tua presenza, ad esempio. » lo rimbecco arricciando il naso, sebbene non mi riesca di fulminarlo con uno dei miei soliti sguardi ammazzauomini. Si adagia al davanzale, scrutandomi dal basso – non così basso, visto che è altissimo anche se sono seduta un metro più in alto di lui – con una faccia che non lascia preludere niente di buono.
« suvvia, ti si è spezzata un'unghia? »
« no, Lewis. Le mie unghie stanno benissimo, è la mia tranquillità ad essere stata rotta. » sollevo la mano e gli sventolo la mia manicure davanti alla faccia.
« non dirmi che ti dispiace. »
« dispiacerà a te, la volta in cui la Blackster ti coglierà sul fatto. » ancora la scusa della Blackster .. devo studiare degli altri modi per levarmelo dalle scatole; da quando Edward mi ha mollata, mi sembra di averlo ancor più frequentemente tra i piedi. Per non parlare delle volte in cui sua sorella mi ha beccata in sua compagnia; quei due sembrano essere telepatici. Dove c'è l'uno, c'è l'altro.
« Deirdre, Deirdre .. vuoi lasciarti ancora mettere i bastoni tra le ruote da lei? » con un saltello, balza sul davanzale, anche se con le gambe che pendono verso l'interno, e lascia la sua borsa del Quidditch a fianco della mia. E' chiaro che io non ho lasciato che quella bifolca scombussolasse i piani: è solo che, per pura sfortuna, i principi sono un blocco compatto destinato a muoversi sempre insieme, e a ritornare al loro stato di monade anche dopo grossi cambiamenti.
Non posso fare a meno di allungargli un cazzotto sul braccio; ma lui, in un lampo, mi prende il polso facendomi sbilanciare in avanti. Caro Lewis, stiamo facendo una vera cazzata. Non so se sia stata io a fare il primo passo in questo gioco di sguardi e mani. Farsi accarezzare da Lewis non è male, e neppure passargli il braccio attorno alla nuca. Tre..Due..Uno..Decollo. Lo bacio, mi bacia. Pochi secondi a labbra chiuse. Non è stato niente di che: niente di sensuale, niente di profondamente coinvolgente. Anzi, non so neppure se l'abbiamo fatto più che per capriccio.
« Jackpot! Ho baciato due principi su due. » mormoro coprendo le voci dei nostri compagni di squadra che appaiono dall'altra parte del campo. Lui ghigna, salta a terra e scappa nello spogliatoio. Lo seguo nello sguardo.
« Ehi, Violet. »
« Jeff! » caro ragazzo. siamo usciti una o due volte, ai tempi del quarto, ma ero troppo stupida per capire che lui era veramente ... un attimo. Quando la smetterò di skippare da un ragazzo all'altro? Ho appena baciato Jasper Lewis, e già faccio le fusa ad un altro! Beh, si sa, chiodo scaccia chiodo, e io ho un chiodo bello grosso da tirarmi via dalla testa. E poi, finché mi piovono tra le braccia a frotte, che ci posso fare?! Scavalco il davanzale, riatterrando nel corridoio, recupero il borsone e lo affianco.
« Più tardi sei invitata ad un dopocena con Riddle e soci..gli è arrivata la voce che hai fatto saltare in aria un gruppetto di tassorosso che vendevano spillette. » ruggisco ripensando alle ragazzine che hanno tentato di appiopparmi le loro sudicie mercanzie. Maledette, disgustose sanguesporco. La loro spazzatura su quello sfigato di Hunnam.
« Non ho molta voglia... » E' sempre orribile passare più di 10 minuti con Riddle. Lo stimo, lo ammiro, ma mi mette i brividi. Dà sempre l'idea di sapere troppo, di avere troppo potere. Come faceva a sapere del ragno di Hagrid, di dov'era Myrtle? Ci penso ogni volta che passo davanti al "suo" bagno.
« Non credo che tu possa rifiutare. » commenta lasciando la scopa vicino all'ingresso dello spogliatoio, sopra a quelle dei nostri compagni.
« allora ci vediamo in campo. » interrompo il discorso, evitando di specificare che sapevo già di non poter rifiutare. Ho visto che fine fanno quelli che indispettiscono Tom Riddle. Jeff si avvicina, sorridendo in modo fin troppo languido. Mi allungo in punta di piedi, dandogli un bacio sulla guancia. Quasi tremo; ecco, lui mi piace veramente. Credo. Chissà che direbbe Edward. Mi sfiora per un istante la schiena coi palmi, per poi andarsene come se niente fosse verso le panche a destra. Mi fiondo nello spogliatoio, dove posso sospirare in pace mentre mi allaccio i parastinchi.
***
« I mezzosangue insudiciano la scuola. Tutto il mondo magico. Hanno rubato la magia ad altri maghi, è chiaro! Vanno distrutti. » sibila Riddle concludendo ancora una volta la sua propaganda serale. Puntuale come un orologio svizzero, Antonin Dolohov sposta la statua che copre l'ingresso segreto e fa la sua entrata, sventolando le mani.
« che schifo, ho toccato un mezzosangue! » borbotta richiudendo la stanza con un colpo di bacchetta. Riddle lo fulmina, si vede benissimo anche nella penombra fumosa della sala. Si volta verso di noi, poi verso il resto dei presenti. Seduti al mio fianco sul divanetto subito alla destra di Tom sono seduti Lenore e soprattutto Jeff, che continua a muoversi sulla stessa linea delle ultime settimane per quanto riguarda la nostra storiella. Il suo indice scorre lentamente alla base del mio collo, accarezzandomi la nuca, lasciata libera dai capelli raccolti in una coda di cavallo. Sto facendo una fatica tremenda a controllare le mie pulsioni, e contemporaneamente ad ascoltare ciò che viene detto in via ufficiale da Tom e soci. Più in là, i principi in formazione ridotta, in mezzo agli altri del club. Non so se Deirdre abbia già fatto richiesta di inserimento per la Lywelyn, fatto sta che non l'ho ancora mai sentita nominare da nessuno degli intimi di Riddle. Lui ha ripreso a parlare, ignorando Dolohov che ci costringe a spappolarci per farlo stare sul divano.
« se ti alzi, ti faccio sedere sulle mie ginocchia, così quel culone di Dolohov può sedersi. » tremo mentre mi posiziono sulle cosce di Jeff, che mi cinge i fianchi per non farmi scivolare. Ed Edward mi sta fissando; gli darà fastidio? Si sentirà in colpa? Quello che mi ha fatto mi brucia ancora, da morire. In alcuni momenti vorrei che tornassimo indietro ... insieme. Mi abbandono alla stretta di Jefferson, tornando a guardare Tom.
La faccenda dei mezzosangue si sta facendo molto più...seria. In realtà, non so neppure per quanto riusciremo ancora ad evitare di essere beccati: i nostri danni si stanno facendo piuttosto evidenti, per non dire che forniamo una dose quotidiana di lavoro all’infermiera. Per un giusto scopo, sia chiaro: mi auguro che presto quegli inguardabili, osceni mezzosangue si decidano a scomparire dalla nostra vista. Ad esempio, quella piaga putrescente di Annabel Bennett. Sì, lei è in cima alla lista, almeno alla mia.
***
« IO TI AMMAZZO! » moderata, come sempre. Salto giù dal letto, gettandomi verso Deirdre che si è già fiondata dall'altra parte della stanza. Questo non doveva dirlo. OH NO, questo non doveva dirlo. Darmi della bacchettona, lei che non è riuscita a portarsi a letto il suo ragazzo ufficiale! Dirmi che Edward non mi vuole! Continuare-a-tartassarmi-con-le-sue-stronzate! Stava ridendo, ma ora non sembra così divertita dalla conclusione della nostra piccola discussione, vista la sua smorfietta insulsa. Senza nessuno che le pari le spalle, non è poi tanto sicura di sé. Brandisco la bacchetta, cominciando a borbottare incantesimi a casaccio. Lei si tuffa dietro al letto di Amber, facendo capolino ogni tanto per verificare che non me ne sia andata.
« Violet, non essere così nervosa! » miagola mentre si risolleva, ed io frantumo un vaso al posto di spappolarle il cranio. E dire che fino all’inizio di quest’anno pensavo di poter arrivare ai M.A.G.O. Senza farle lo scalpo. Ma lei ce l’ha proprio messa tutta, per farmi impazzire: e chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Mi fermo in mezzo alla stanza, posandomi una mano sulla fronte e facendo molti – respiri – profondi. Lei si avvicina, rischiando la sua vita, senza saperlo.
« Eddai..non te la sarai presa! » ridacchia entrando nel mio cerchio privato. Troppo vicina. E veloce come un lampo, tanto improvviso da non dare neanche a me la possibilità di rendermene conto se non a fatto compiuto, scatta lo schiaffone, abbastanza forte da farle voltare il capo. Lei spalanca la boccuccia di rosa, con le fiamme che già si riflettono nei suoi occhi.
« MALEDETTA! » urla prima di buttarsi verso di me, con l’aria di una valchiria inferocita. Già mi riparo il viso con le mani, pronta alle sue unghiate. Ma subito, una voce che riconosco bene ci interrompe.
« scusate. » sibila Lenore, appoggiata allo stipite della porta. La Blackster si ferma con le manacce a mezz’aria, io idem. « Violet, ti dispiacerebbe venire? »
« Monotonia » bofonchio, interrompendo il silenzio tombale della sala comune.
A quest'ora del pomeriggio e in pieno Aprile, con il sole invitante che filtra dalle vetrate e diffonde quel calore così piacevole, è raro vedere anima viva dentro il castello. Ma è risaputo che, quando qualche votaccio da recuperare incombe sulla mia testa come un nuvolone nero e carico di pioggia, le mie libertà personali vengono prontamente invase dalla mia presunta migliore amica.
« Che? » lo sguardo di Prue è interrogativo quanto basta per farmi capire che non deve aver afferrato.
« E' tutto molto... monotono » ripeto, facendo volteggiare la bacchetta nell'aria, che forma qualche scintilla zigzagante di colore rosso. La osservo contrastare con la luce della finestra, per poi vederla dissolversi.
La bionda sospira, indicando il foglio di pergamena che giace sul tavolo da due ore ormai « Anne, hai preso un altro Desolante » dice tentando di assumere un tono grave, aprendo un volume polveroso davanti a me « Se ti metti d'impegno ora, prometto che avrai la tua boccata d'aria giornaliera »
Sbuffo sonoramente, lasciando poi che lei riprenda a parlare. Opporsi sarebbe inutile; non si sfugge alle grinfie di Prudence Harrison.
« Siamo qui perchè tu devi presentarti al compito di giovedì con una preparazione da Oltre Ogni Previsione » fa una smorfia, incrociando le braccia in un gesto fiero « Certo, se tu studiassi al momento giusto, ora saresti lì fuori a brucare l'erba come desideri... » conclude, alludendo al fatto che avrei potuto benissimo studiare per la scorsa verifica e prendere la sufficienza allora, piuttosto che dover adesso recuperare.
Ma con questo sole, gli uccellini che svolazzano e cinguettano, e il vai e vieni concitato nel parco, a chi verrebbe in mente di chiudersi in camera a studiare per un così mediocre compito in classe di Pozioni?
« Dai, Prue » incrocio le braccia dietro la schiena, rivolgendole il mio sorriso migliore « Ormai so tutto, vedrai che andrà a meraviglia! »
Lei sospira di nuovo, incerta nello sguardo, tanto che alla fine cede alle mie capacità di convinzione.
« Hai vinto » mormora sprezzante, chiudendo i libri e riponendoli nella tracolla.
Oh, ora sì che mi sembra di sentire le campane suonare! Questa sessione di studio è stata deteriorante, quasi quanto quella pre-esami dell'anno scorso. Il fatto è che, ultimamente, quella che potrei definire la mia guida spirituale (quando si parla di studio, ovviamente) è ancora più apprensiva del solito nei confronti dei miei risultati scolastici. E' vero, ha i M.A.G.O. pressochè tra un mese e mezzo, ma sono i suoi, non i miei esami. A giudicare da come organizza ogni mio singolo pomeriggio, comincio a pensare che stia seriamente tramando uno scambio d'identità...
Afferro la sciarpa di cotone dei giorni caldi e infilo il maglione di Grifondoro, fremendo dalla voglia di trovarmi fuori. Prue mi segue, seppur ancora contrariata, sbuffando a intervalli di tempo perfettamente regolari.
« Dai, Prue » esclamo battendo le mani in un gesto allegorico « Su con la vita, stai per assaporare la libertà! » le do' una pacca sulla spalla, proprio mentre giungiamo fuori dal portone. L'orologio della torre segna le cinque e mezza, il tempo prima che faccia buio è pochissimo, ma sempre meglio di niente. Perchè chi cade tra le grinfie della secchiona per eccellenza, ha poche probabilità di fuggire...
***
Lezione.
« In qualunque caso, e non mi stancherò mai di ripeterlo, l'applicazione nello studio è fondamentale per una buona riuscita tecnica » non sto ascoltando con particolare attenzione le parole di Benton, il quale, camminando a grandi passi lungo l'aula, sta probabilmente tentando di concludere la lezione.
« Psst » un sussurro proviene da uno dei banchi alle mie spalle. Mi volto, cercando di non farmi notare dal professore, per scoprire che il richiamo proviene dalle labbra di Opal.
Sorride, sporgendosi verso di me e abbassando la voce « Non è che hai una piuma di riserva? »
« Certo » frugo nella borsa, gettando al professore qualche occhiata sfuggente ed evitare che si accorga della mia disattenzione. Non sono esattamente certa che non mi abbia visto, considerato che ormai quasi tutti si sono fatti una ragione davanti all'evidenza che, per me, dare retta ai precetti fondamentali della brava studentessa è pressochè impossibile.
Porgo la penna alla ragazza, rialzandomi dalla posizione incurvata che avevo osato per cercarla « Tieni »
Un tonfo fragoroso mi impone di fermarmi a mezz'aria, tra le occhiate di tutti i presenti (insegnante compreso), voltatasi simultaneamente per verificare che cosa sia successo.
« Oh, porc... » i miei occhi osservano dilatati lo spettacolo del pavimento di pietra cosparso di inchiostro, dalla macchia più grande costellata dai frammenti di vetro, alle gocce più piccole sparse nel raggio di un metro.
Mi sento gli sguardi addosso, ma essendoci ormai abituata, traggo un gran respiro ed estraggo la bacchetta.
« Signorina Bennett » il sorriso sghembo piantato sulla faccia, Benton blocca il mio tentativo di aggiustare le cose in un gesto « Preferirei che lei non arrecasse altri danni durante la lezione, cosa ne dice di attardarsi a sistemare quando sarà finita? » proferisce indicando la mia mano, che sta ancora serrando stretta l'asticella di legno d'edera.
« Ahm... » Fisso il professore, incerta « Certo che no » rispondo infine, rimettendomi a sedere al tavolo e prendendo a giocherellare con la pergamena.
« Tra l'altro, dato che il suo non mi pare un linguaggio adeguato a un ambiente tale quello scolastico » perfetto, adesso vuole anche provocarmi sensi di colpa per un'imprecazione sussurrata, e tra l'altro neppure completata « Ritengo che sottrarre cinque punti alla sua casa sia d'obbligo, non crede? »
In questi momenti muoio dalla voglia di scagliargli in testa qualcosa a lui davvero adeguato...
Lezione finita. L'aula, man mano che gli studenti decidono di evadere dall'ultima ora di lezione, si svuota. Bofonchiando eufemismi non riportabili su carta, mi accingo a ripulire il disastro, per poi raccattare la mia roba e gettarla alla rinfusa dentro la borsa.
Alzo gli occhi alla porta, la mia attuale e desiderata meta, pregustando l'uscita quasi fosse la fine di una lunga sofferenza. Se c'è una cosa che detesto è essere messa in ridicolo, e anche se dopo cinque minuti gran parte dei presenti starà già sicuramente parlando d'altro, gli sguardi e le risatine sono irritanti.
« Serve una mano? » a quanto pare, oltre ai modi di fare e la grazia, devo rivedere anche la vista; non mi ero resa conto di un'altra forma di vita presente nell'aula...
« Mh, no » borbotto in direzione di Opal, senza però poter fare a meno di sorriderle. Ha un viso che sprizza allegria, che mette allegria dentro, e io vado matta per le cose allegre. Esatto, gente, è inutile che vi facciate un'immagine esigente di me: ridere è tutto quello che mi serve, nient'altro!
« Dai, avranno già dimenticato » dice, seguendomi verso la porta « Sai com'è, si fanno due risate e poi la cosa finisce » un sorriso caloroso, che non può che mettermi immediatamente di buonumore.
« Forse hai ragione. In fondo è un modo per animare le lezioni di Benton... » rido, mentre percorriamo assieme il corridoio « Se devo assumermi quest'arduo compito per la patria, lo farò senza indugio! »
***
Sera.
« Vuoi del dolce? » la voce di Prudence mi arriva alle orecchie, leggermente offuscata dal brusio diffuso in tutta la sala grande all'ora di cena.
« Certamente! » rispondo allegra, prendendone una quantità abbondante dal piatto di portata.
Lei mi guarda con un sopracciglio alzato, ma non può che lasciarmi fare. Non c'è speranza di separazione tra me e il gusto sublime di una torta al cioccolato all'irlandese. Sento il sapore invadermi il palato: questa è una situazione di paradiso...
« Ma possibile che devi sempre mangiare? » ride, mentre assaggia a poco energici morsetti una mela. Da quando si è invaghita di uno sconosciuto principe azzurro del settimo, sta tentando il miracolo mettendosi addirittura a dieta.
Io (e in quell'io non voglio sottintendere egocentrismo) non riuscirei a sopportare la rinuncia ad ogni alimento minimamente gustoso, come lei sta facendo da circa due mesi. Insomma, siamo o non siamo stati mandati a Hogwarts per gustare le sue prelibatezze?
Devo aver accidentalmente fatto il mio ragionamento ad alta voce, poichè un oggetto eccessivamente duro e pesante mi arriva dritto sulla nuca...
“Jillian.”
“Sì?”
“Il…ehm, il club ha un nome, che tu sappia?”
La mia amica alza per un istante la testa dal libro di Incantesimi [che conosce a memoria, in ogni caso] e riflette. “Non credo. Nessuno ne ha mai parlato.”
Siamo da sole nella nostra stanza, per questo possiamo parlarne in tranquillità. Rachel e Isabel sono andate in Sala Grande per fare uno spuntino, ovvero per vedere se trovavano Eugene. Jillian ed io, invece, stiamo studiando. O meglio, era ciò che facevamo fino a pochi secondi fa.
Appoggio la penna sulla scrivania. “Cosa ne diresti di Exercitus Lucis?”
“Eh?”
“Esercito della Luce, in latino.”
La sua espressione poco convinta è già una risposta. “Mh…gli Auror di Domani?”domando, con tono scherzoso.
Stavolta scuote il capo con forza, pur sorridendo.
È un bel problema. Che mi sono posta da sola, va bene, ma ormai è già diventato un chiodo fisso. “Magari potremmo prendere il nome da un incantesimo.”suggerisce. “Vero. Allora, vediamo un po’…”
Metto la sedia accanto alla sua e iniziamo a sfogliare il volume che stava sfogliando.
Incantesimi di Protezione: il titolo della sezione ci pare adatto. È uno dei capitoli più lavorati del libro di Jill, per ovvi motivi: da quando Georgiana l’ha nominata sua vice, la mia amica prende il suo nuovo ruolo con molta serietà e si prepara con cura prima di ogni riunione.
Una pagina è a dir poco “vissuta”: sottolineature, appunti, rimandi ad altri libri.
L’intestazione è chiara. A grandi lettere gotiche [passione del professor Benton], ecco campeggiare due parole: “Incanto Fidelius”.
“Un incantesimo molto complesso attraverso cui un segreto viene nascosto, tramite la magia, in una sola anima. L’informazione è celata all’interno della persona prescelta, o Custode del Segreto, ed è dunque impossibile da scoprire, a meno il Custode non decida di divulgarla.”leggo scandendo le parole.
La porta si apre e ne entrano Rachel e Isabel. “Basta studiare Incantesimi!”esclama la mia migliore amica. “Andiamo a fare una passeggiata nel Parco, e intanto Izzie vi racconterà dei progressi fatti con l’amico biondo-che-più-biondo-non-si-può di Carlisle…”
Mentre Izzie arrossisce e balbetta un diniego, io e Jill ci scambiamo un’occhiata eloquente.
Per un soffio non ci hanno scoperte nel bel mezzo di una discussione sul Club.
“Ma secondo te…Lewis sta con la Blackster?”
Dietro di me le solite Tassorosso chiacchierine si stanno ponendo domande amletiche sulle coppie della storia. Io cerco invano di concentrarmi: è notte, e sto tentando di disegnare una mappa decente di Giove e delle sue lune. Non riesco a reprimere uno sbadiglio, per poi accorgermi subito dopo di aver disegnato due Io.
Rachel mi dà una gomitata, e io mi affretto a cancellare l’errore: Crale, un sorriso benevolo dipinto sul bel viso, si avvicina e passa a controllare i nostri lavori. “Bene, Norris…Scott, controlla quel diametro…Page, buon lavoro…Robinson, ferma lì, non cancellare che ti do una mano…” Alzo gli occhi al cielo. Per fortuna, l’ora sta finendo. Crale si attarda fra i Tassi, e non fa in tempo a raggiungerci. Raccolgo l’armamentario (telescopio, penne, pergamene, riga, squadra, compasso) e lo ripongo nella borsa. Invasa da una nuova vitalità, propongo a Rachel una sosta nelle cucine per uno spuntino di mezzanotte.
La mia amica annuisce: poco dopo, gli elfi ci stanno riempiendo di caramelle e barrette di cioccolato. Mentre usciamo dalle cucine, assistiamo a un caloroso saluto sulla porta della Sala Comune di Tassorosso. Jillian e Carlisle si staccano: la nostra compagna di stanza ci rivolge uno sguardo fra il perplesso ed il divertito, mentre il suo fidanzato ci saluta con un gesto della mano, per poi entrare nel quadro. “Allora?”domando. “Cosa sono questi saluti a tarda notte?” “Nulla, siamo andati in biblioteca a studiare. Niente di trasgressivo!”risponde Jill sorridendo. “Avete bisogno di una mano?” Prima che io possa rispondere di no, una dozzina di Cioccorane cadono a valanga sul pavimento. “Direi di sì.”afferma Jillian, chinandosi a raccoglierle e spartendo con noi il carico.
Ahia. Che mal di stomaco.
Credo proprio che non mangerò cioccolato almeno per un mese.
Stamattina, la visione della colazione in Sala Grande mi ha abbastanza nauseato.
Ho afferrato una mela e, dopo aver ingollato una tazza di thé, mi sono lanciata in aula di Trasfigurazione. Il professor Silente è seduto accanto ad una serie di bicchieri dei più svariati generi e colori: calici dorati, boccali rossi, normali bicchieri da tavola dalle sfumature cangianti. “Oh, signorina Salinger! Oggi è la prima!”dice, con una certa sorpresa.
No, non sono la persona più puntuale del mondo, però questo accento stupito un po’ mi offende. “Prenda pure posto. Oggi avremo una lezione molto, molto interessante.”
Bene, ora posso preoccuparmi. Addento la mia mela, e ripenso all’ultima lezione molto, molto interessante: dodici Corvonero in piedi sui banchi, terrorizzati da scarafaggi giganti, esito di un incantesimo di Trasfigurazione eseguito su dei tomi di Letteratura Egizia, mentre io ed altri tre studenti, immuni dall’entomofobia, cercavamo di ritrasformarli. In tutto ciò, il professor Silente sorrideva allegro e ci incitava: “Magnifico, Rodham! Un po’ più di convinzione, Walker…”
Quel giorno, tutti i Corvonero del sesto rischiarono, per un motivo o per l’altro, il tracollo nervoso.
La biblioteca è tranquillissima, di domenica sera. Quasi tutti gli studenti ne approfittano per godersi le ultime ore di libertà prima dell'inevitabile lunedì; la sottoscritta invece si ritrova a finire il suo primo tema di Babbanologia, Pellicole Cinematografiche: Originalità Babbana o Spunto Dalle Fotografie Magiche? Compara Le Due Invenzioni ed Argomenta.
Al di sopra della montatura degli occhiali Aleister guarda dritto davanti a sé, perso nelle sue riflessioni dopo aver brillantemente concluso il tema di Erbologia con uno svolazzo degno della firma del Preside.
“Se fossi un Animale Fantastico ti classificherebbero XXX” ghigna, spostando leggermente la traiettoria del suo sguardo per incrociare il mio che si alza di scatto. “Un mago capace dovrebbe cavarsela.”
“Mh?” Chiara, concisa. Vado a capo e inizio il nuovo paragrafo, coprendo con una lettera più grande del normale una macchia d'inchiostro caduta per l'improvvisa frase di mio fratello.
“Ho visto un sacco di spillette, in giro. Anche una ragazzina del primo anno di Corvonero si è lasciata convincere a sfoggiarne una sulla divisa.”
Non ho bisogno di chiedere come fa a saperlo. Alcuni giorni dopo la realizzazione del loro nuovo status symbol i membri del fanclub di Carlisle al completo si sono presentati in Sala Comune, in mano un attestato al mio prodigarsi per la causa. Al, che era con me per darmi una mano in Pozioni, ha seguito l'investitura dalla prima fila, il viso neutrale a dispetto degli occhi lucidi per il divertimento. Io... io ero senza parole, una volta tanto.
“Mi preoccupa pensare che stai progettando la presa di Hogwarts... senza contare che vuoi sbarazzarti della divisa fem--”
“Fi-ni-to!” annuncio, interrompendolo con un sorriso soddisfatto, e lascio che il prolungato contatto della piuma con la pergamena formi una bolla d'inchiostro nero a concludere la mia argomentazione. Mi riallaccio al suo discorso, chiudendo il Breve Compendio Delle Invenzioni Babbane con un discreto ma soddisfacente tonfo: “E per protesta ci sarà una rivolta maschile?”
“Sarebbe, ehm, comprensibile,” borbotta Al imbarazzato. “Niente più gonne...”
Gli lancio uno sguardo a metà tra il sorpreso e il divertito, e in risposta lui arrossisce visibilmente.
“Aleister Crowley. Non ci credo. Stai sempre con me!”
“Beh, ti aiuto. E poi, che c'entra?” replica lui, sulla difensiva.
“Non dirmi che hai il complesso della sorella maggiore... Comunque non ce n'è bisogno, eh, dovresti pensare alla tua fidanzata invece di--”
“Guarda che non ho una fidanzata.”
“Ma quella ragazza dai capelli castani, che ti accompagna nelle ronde...?” mormoro, la fronte corrugata.
Sostiene il mio sguardo, ma il rossore non cede terreno. Questo sarà ricordato come il Giorno In Cui Caddero Le Illusioni Su Mio Fratello. “No. Lei non... no.”
“Scusami, scusami, è che siete spesso assieme e tu... tu arrossisci. Guardi le gonne! Stai seguendo le orme di Hodge?!”
Dei passi felpati si avvicinano alle mie spalle, una mano si ferma sullo schienale della mia sedia.
“Signorina Crowley,” la voce di Madama Bukwomm riuscirebbe a suonare come un avvertimento anche da sé, il pesante accento tedesco è solo un optional. “Non creda che tollererò un tono di voce più alto di quello qui consentito solo perché siete gli unici presenti a quest'ora. Un po' di decoro!” Mi zittisco già prima di essere l'oggetto della sua occhiata severa, e lei continua, il tono appena più dolce mentre sfiora una copertina per controllarne il titolo: “La biblioteca sta per chiudere, avete bisogno di portare via dei libri?”
“Oh, sì!” salto su, allungandomi sul tavolo per recuperare tre tomi in parte già sfogliati. “Ecco, vorrei questo sulle Creature Magiche, poi Ponderate Perle Di Saggezza Per Il Pozionista Poco Pratico e quest'altro...”
Cinque minuti e tre firme dopo, sono fuori dalla biblioteca con le mani occupate a reggere – o per meglio dire, abbracciare – i miei ostaggi cartacei. Mi sono ripromessa di far vedere a Polly delle foto di Augurey per farle capire che tipo di animali sono. Andando nella sezione dedicata agli animali magici non sono rimasta delusa, anzi; il problema era piuttosto scegliere quale dei tredici volumi a disposizione prendere in prestito. Alla fine ho deciso per quello che contiene anche magnifiche foto magiche di Alicanti, giusto in caso.
Mio fratello rimane in silenzio finché non siamo fuori portata d'orecchio, per poi abbozzare un sorriso: “So che me ne pentirò, ma perché sono l'erede illegittimo del nostro fantasma di famiglia?”
“Beh, lui..."
Al mi fissa, con l'aria di chi non sa se fa bene a restare ed ascoltare o se farebbe meglio a tapparsi e orecchie e restare all'oscuro per la vita.
“...quand'era ancora in vita, sai, guardava sotto le gonne delle streghe: un casuale Incanto Ventifero e... ecco... non vuole che la mamma lo sappia, però è morto perché la sua terza moglie l'ha beccato sul fatto.”
Lui si blocca, costringendo anche me a interrompere la camminata verso i dormitori. “Dot, la mia era una battuta. Io... io non... sei seria?”
Allungo una mano per liberarmi la visuale da una ciocca di capelli, rischiando di far crollare a terra i libri e bilanciandomi all'ultimo minuto per evitare un rovinoso crollo a terra. “No, cioè, sì, è tutto vero, ma tu non assomigli per niente a Hodge... era una battuta infelice, scusa. Non te la prendere, tu e Hodge non potreste essere più diversi, lui era proprio un dongiovanni. Comunque eviterò di andare avanti con la presa di Hogwarts per riguardo nei tuoi confronti, ok? Credo che per voi maschi sia una sorta di strano modo per apprezzare la bellezza femminile. Magari idealizzate il tutto! Tanto nemmeno gli elfi avrebbero approvato, in fondo eviterò crepacuori generali e rancori da parte della fascia maschile della scuola. Magari riuscirò ad arrivare incolume al settimo anno.”
"Magari. Nel frattempo ti parerò le spalle e mi assicurerò di non fare mai più battute di quel genere."
"Potrei sempre provare a brevettare un incantesimo per far restare la gonna rigida come cartone. O magari foderarla di MagiScotch?"
Ricominciamo a camminare, dopo che Aleister mi sorride con quell'occhiata tra l'esasperato e l'affettuoso che mi fa tirare un sospiro di sollievo. Devo decisamente imparare a frenare la lingua, penso, muovendo la spalla per evitare alla borsa di scivolarmi lungo il braccio. Ormai Al c'è abituato, a questo mio modo di fare. Quello che mi fa un po' pensare è che Carlisle, invece, non ha fatto un solo commento sulla Faccenda Spillette. Sulle prime non mi sembrava che avesse capito molto bene la situazione, ma ora non potrebbe essere più cristallina di così. Eppure ancora niente. E magari sta organizzando un duello per ripristinare il suo onore e io ancora non ne so nulla.
"Il coprifuoco sta per scadere," scandisce una voce maschile a qualche metro da noi, sorprendendoci appena giriamo a destra per infilandoci in un altro corridoio. A parlare è un ragazzo alto, ma i suoi lineamenti si distinguono poco nel punto in cui si trova, al limite tra le aree illuminate dalle torce. Avanza nella nostra direzione, al suo fianco un'altra ragazza. I capelli di lei si rivelano color castano, e nel momento in cui la luce cattura e fa splendere per un attimo la spilla da Caposcuola di lui riesco a vederne anche i capelli nerissimi.
Mio fratello si porta impercettibilmente più vicino a me, sfiorandomi il gomito. "Stiamo andando verso i dormitori," risponde "ci siamo trattenuti in biblioteca."
"Ah, Crowley, Prefetto Corvonero, ricordo bene?" il duo si ferma per un attimo a osservarci, ma né io ne l'altra ragazza parliamo. Mi sento leggermente in soggezione, davanti a questa figura maschile così alta e così pacata... e così sfuggente. Perché la Serpeverde non apra bocca, onestamente, non lo so, ma dubito sia per qualcosa di simile a ciò che provo io. Non le sfugge nemmeno un mezzo sorriso, mentre le labbra del suo compagno di casa sono lievemente incurvate all'insù, una smorfia che non riesce però ad essere veramente affabile.
Aleister annuisce, e dopo un ammonimento del ragazzo a non fare tardi per i corridoi ci separiamo con un saluto più dovuto che sentito. Al, da leggermente nervoso, si rilassa di nuovo.
“Senti, Al, ma quello chi era?” sussurro, quando siamo sufficientemente distanti.
“Tom Riddle, Caposcuola... è al settimo anno, un Serpeverde.”
Sposto il peso dei libri sistemandoli meglio, mossa che mi permette di muovermi seppur non di gesticolare come faccio di solito. “Mette soggezione. Ha una specie di aura...”
“È uno studente particolare, molto brillante. I professori lo considerano uno tra i più dotati.”
“La ringrazio, signor Crowley, per questo riassunto così efficace e neutrale,” ridacchio. A volte non c'è verso di capire cosa pensi di certe persone. “Sono arrivata. Ah, ma sul serio la Corvonero castana non è la tua ragazza?”
“Non al momento. Però è carina, ed è rilassante stare con lei, al contrario di te.”
“Ah-ha! Approfitta del fatto che vi aggirate da soli tra i corridoi per la ronda e dichiarale il tuo amore!”
“Dove le peschi certe malsane idee da romanzo rosa, se leggi solo romanzi Babbani di spionaggio?”
“Il fascino della spia senza macchia e senza paura paga sempre, sai.”
NB. Ho cercato se da qualche parte la bibliotecaria era stata già nominata ma non ho trovato niente, per cui mi sono permessa di inventarla. Ecco a voi Madama Bukwomm (cognome che, anche letto alla tedesca Bùkvomm, dovrebbe conservare la quasi omofonia con il termine inglese bookworm). Se vi va bene faccio un breve post introduttivo nella sezione apposita del forum; se ci sono problemi o mi sono persa il vero nome, ditemelo pure!
Lezione di incantesimi. La mattina si rivela poco produttiva, almeno finora.
Ho salutato di sfuggita Aedan, che come ogni mattina mi ha rivolto quel sorriso spensierato che lo caratterizza nei miei confronti.
Non abbiamo più parlato del problema amoroso che ha scatenato in me molti dubbi. Forse per la paura di perderlo, mio fratello…forse per quello che di questa ragazza che sembra averlo preso mi sfugge, impiego diverso tempo a pensare qualcosa di logico su cosa mai avranno in comune quei due. Mi avvio al mio posto, quando una chioma bionda di mia conoscenza fa capolino, china su un libro che sembra leggere con più distrazione che interesse. Almeno nell’apparenza. Mi avvicino, poggiando i miei di libri. “Signor Lewis, buongiorno” comunico, sedendomi vicina. “Signorina Lywelyn, che piacere di primo mattino” risponde, mimando un inchino da seduto. “Così mi confonde, potrei non seguire più la lezione se mi rivolge simili attenzioni.” Affermo, sorridendo con grazia d’altri tempi. Non riusciamo a fare a meno di guardarci entrambi e ridere, per un momento, ho l’impressione che l’andazzo della mattinata potrebbe capovolgersi. E tutto soltanto per la presenza del mio nuovo…amico? Si, forse dovrei definirlo così. “Ragazzi miei, una relazione complessa vi attende, e tuttavia, sarò così magnanimo da assegnarla a due studenti a testa, così da non farvi entrare in seria crisi mistica.” Benton, con la sua solita, pungente, ironia comunica alla classe intera l’assegnazione di un compito parecchio complicato.
Un lampo, guizza nei miei occhi. E sembra che lo stesso pensi Jasper, notando l’occhiata fulminea che ci rivolgiamo, prima di alzare la mano. “Si?” la voce del professore ci concede la parola. “Professor Benton, sarebbe troppo chiedere di essere accoppiato a Miss Lywelyn?” Jasper e la sua verve da ruffiano con stile, domanda con gentilezza disarmante.
Io annuisco, rivolta all’insegnante. “Non avrei alcun problema, se a lei non disturba” rimarco, sfoderando la mia occhiata da cerbiatto indifeso. Finto, ma funziona. A giudicare dal sorriso furbo che il professore ci rivolge, con un serafico “ mi aspetto grandi risultati, dalla vostra collaborazione. Lywelyn, Lewis…che sia per voi un’ unione fruttuosa.”
Sorrido, soddisfatta e vincente al mio compagno di banco. “Sala comune, nel pomeriggio.”
***
"Dove la trovi la voglia, proprio non lo so." dice, coprendosi la bocca con la mano per nascondere uno sbadiglio. "Dove la nascondi tutta questa pigrizia proprio non lo so." rispondo, trattenendo con fatica un sorriso. " E dire che quando si tratta di fare il farfallone amoroso, tutta la stanchezza la perdi." proprio non ce la faccio più. Mi copro la bocca con una mano, ridendo sotto il naso. "La farfalloneria amorosa è una disciplina sacrosanta." "Se inserissero un esame in merito, tu lo supereresti con il massimo, mh?" chiedo, piacevolmente divertita dalla discussione che sembra animare il fino-a-poco-prima-moribondo-jasper-lewis. "Una pioggia di O. Mi pare ovvio." sorride sornione. "Mi pare ovvio" ripeto, imitando vagamente la sua occhiata seduttrice. "O apriamo i libri adesso, o non ne avrò più la forza."afferma, alzando gli occhi al cielo ed atteggiando il viso ad un'espressione di sconforto. " ma quanta teatralità per una piccola interrogazione da preparare " rido, aprendo il libro, e sfogliando le pagine, arrivando a quella che ci interessa. " e poi quando ti capita svolgere i compiti con me, mh? Dovresti gioirne!" annuisco, scostando una ciocca di capelli che ricade morbida sulla mia spalla, con un atteggiamento fintamente snob nei suoi confronti. "Ne gioisco ogni momento, fidati." "ma che gentile" rispondo, leggermente ammiccante, per poi allungare la mano sul suo libro. Ed aprirlo con un tonfo secco al capitolo interessato. " adesso concentriamoci su questo, dopo potrai riempirmi di complimenti, grazie."
"Oh, mia torturatrice!"
"Splendida torturatrice, preferisco" dico, porgendo la matita per i suoi tragici appunti da trascrivere. "Uffa. Non potremmo chiedere una mano a tuo fratello? Alla fine, è un Corvonero."
"Vorresti, forse, insultare al mia intelligenza? Malfidato" mi fingo offesa, mettendo su un broncio che porta la mia testa a voltarsi sulla sinistra, distogliendo lo sguardo da lui. "Problemi con il fratellone?" chiede, facendosi più serio.
Irrigidisco la mia espressione, sciogliendo l'incrocio delle braccia sul petto. " Diciamo che Aedan mi da grattacapi ai quali pensare" mi rivolgo a Jasper, stranamente fiduciosa nell'esposizione del mio problema. "Se hai voglia di parlarne..."dice, appoggiando il viso su una mano.
Colgo la palla al balzo, poggiando la matita (sicuramente per la sua gioia) sul tavolo, rimandando lo svolgimento dei compiti. "Jasp, conosci una certa Julia Versten?"
"Ma certo."risponde, con un guizzo negli occhi. "Beh, chi è? E perchè ti scintilla l'occhietto vispo di quella luce tipica del tuo radar farfallone? " inarco un sopracciglio, incuriosita. "Non essere gelosa, resti sempre la mia compagna di Incantesimi preferita. Allora, Julia Versten è una cacciatrice di Grifondoro, e visto che anche io gioco a Quidditch, è un motivo sufficiente per conoscerla. In secondo luogo, è decisamente una delle ragazze più belle che conosca, dunque non potrebbe sfuggirmi." Sorrido alla sua affermazione. "Oh certo, come ho fatto a non pensarci. Una grifondoro, dunque." pensierosa per un attimo. " Beh...io l'ho conosciuta di sfuggita durante uno...scontro...tra lei e mio fratello" dico, reclinando la testa. "Scontro di che genere? Non c'è ancora stata la partita Grifondoro-Corvonero."
"Jasper. Mi meraviglio di te. "affermo, sorniona. " Esistono vari tipi di..scontri. E non necessariamente negativi."
"Ah, ti riferisci al campo in cui sono maestro! Non dirmi che li hai sorpresi nella loro intimità!"sogghigna. "Quasi. Ho il dubbio che siano parecchio vicini, in tal senso." poi rifletto "a dire il vero è una certezza, visto che stavano per baciarsi. E stanno lì a lanciarsi occhiatine eloquenti, ogni qual volta si trovano nello stesso luogo" spiego. "Oh, beh. Di' a tuo fratello che ha tutta la mia comprensione."risponde, esasperandomi. “E perchè mai l'avrebbe?" domando, cercando di capire cosa mai abbia questa Versten di così accattivante. "Dolce, ingenua Scarlett."sorride, dandomi un buffetto su una guancia."Sappi che la Verstenen è una preda molto ambita, anche ora che non è proprio nelle sue condizioni migliori. Anche se resta sempre una gran... bella ragazza."
“Non è nelle sue condizioni migliori?" stranita. "Sì. Sua sorella è morta qualche mese fa, proprio qui a scuola. Voi non eravate ancora arrivati. Una Mezzosangue Tassorosso, con un bel visino come lei." Sobbalzo" Alt. La Versten è una mezzosangue?" chiedo, ripensando a quando Aedan mi ha detto, giorni fa, che non lo è. Che abbia mentito? Attendo una risposta quasi sconvolta da un' eventualità del genere. "No, per niente. Altro che Mezzosangue. Suo padre è un mago, mio padre lo conosce perchè finanzia alcuni progetti che lo riguardano. Ma la cosa strana è che sua madre è una ninfa." Sospiro sollevata per lo scampato pericolo. Aedan non mi mentirebbe mai. "Ah. Buono a sapersi" paleso spudoratamente la mia opinione favorevole sotto il fattore "Sangue". Poi realizzo le parole di Jasper, concentrandomi sul seguito. "Le è morta la sorella?"
"Già. Era metà gennaio. Ovviamente non l'ha presa benissimo.Non dirmi che non lo sapevi."aggiunge"Ne parlano tutti, è il mistero di Hogwarts."
"Non lo sapevo. Ma adesso mi stai dissipando molti dubbi sull'atteggiamento della fatina occhi blu." ribatto, per poi rivolgere un sorrisetto. "Povero Jasper. Immagino tu sia assolutamente d'accordo nel volerle elargire comprensione, nel caso in cui lei la desiderasse, dico bene?"
"Magari. Anche perchè dovrebbe piantarla di disperarsi per una lurida Mezzosangue. Ma a quanto pare Aedan mi ha preceduto, beato lui."
" La penso come te. Sui Mezzosangue non è il caso di sprecare una parola in più del nostro tempo prezioso. Si concede loro un'importanza che, nell'effettivo, non hanno. " mi rivolgo ancora una volta al libro, salvo poi avvicinarmi, poggiare una mano sulla sua spalla, ed avvicinarmi maliziosa, ma senza secondi fini, al suo orecchio. Giusto per precisare una postilla alla quale tengo particolarmente . "Ah, Jasp. Giusto per mettere le cose in chiaro. Io sono una finta ingenua. Non dimenticarlo. " sussurro, per poi scostarmi con un sorrisetto furbo, e porgere la matita ancora una volta. " Adesso, però, è tempo di studio."
"Non ho mai avuto dubbi. E ora, che la noia abbia inizio." Ridacchio, tornando al mio posto, cominciando ad elaborare, insieme al mio compagno di studi, la relazione assegnata.
Mai parlare con Jasper mi aveva fatto così bene. E penso proprio, che mi ritroverò a farlo più spesso.
In fondo…siamo principi, no? E lui…si. Posso dire, adesso, che senza dubbio è un amico.
Mi è dispiaciuto. Davvero.
La rottura con Violet è stata, per me, una scelta difficile da prendere. E forse, in un certo senso (credo sia questo lo stato che sento), dolorosa. In fondo…per la prima volta avevo conosciuto…l’amore. Si. L’amore.
Ma non ho visto via d’uscita. Violet era sì la mia ragazza. La persona che, senza dubbio, ho amato finora. Ma era anche la persona che cominciava anche a soffocarmi con le sue gelosie/ossessioni/manie.
Ho bisogno di ritrovare me stesso, di tornare edward .Il vecchio Ed. Quello strafottente e spensierato, vivace e audace. Insomma. Me. E dopo che avevo deciso di confidarle quel segreto che sento trapanarmi la testa, lei ha reagito in modo strano. Pensando più al fatto che, questo problema, mi avrebbe avvicinato a Scarlett.Quando invece avrei voluto che lei mi appoggiasse, forse. Senza affogarmi nella sua gelosia smaniosa. Mentre invece non si era resa conto che Scarlett era soltanto UNA delle cause che ci hanno portato alla rovina, e non per i motivi erotico/sentimentali che palesava lei.
Tutto ha una fine, Edward. Tutto ha una fine. Convincitene. E’ questa la realtà dei fatti. E questo strano sentimento soffocato che senti bruciare in petto…..anche quello…deve avere una fine. Completa.
E mentre mi rintano nei miei pensieri mi ritrovo al lago, in compagnia dei miei amici. Che sorridenti scambiano battute senza senso, ma proprio belle per questo.
Deirdre. La mia Deirdre. La “nostra” Deirdre, sembra aver organizzato tutto.
La vedo, sorridere mentre Scarlett si avvicina a me, lei e Jasper. Contenta. Come se avesse ritrovato una gioia che le veniva privata da troppo tempo.
Senza scivolare nell’emotività dei fatti, vorrei che questi istanti si fermassero.
Mi sento anche io “Bene”, finalmente dopo tanto tempo. Mentre ci avviamo tutti insieme in sala comune.
Io, Deirdre, Jasper e….Scarlett. Un pensiero mi sovviene. Mi manca eve, e me ne accorgo proprio in questi momenti. Manca tanto a tutti noi. Ma come già detto: tutto ha una fine, un inizio e certe volte bisogna mettere un punto ed andare a capo. Eve non tornerà.
Non avrei mai pensato di poterlo dire. Mai. Eppure…i principi, sono tornati ad essere il gruppo bello, splendido, perfetto che erano un tempo. E le sorprese, sembrano non finire mai. Spingo la porta, avanzando fiero. La bellezza torna, più sfavillante di prima. Ed ora..? Non vi resta altro che il tremore. Tremate, pargoli, i principi sono qui per allietare i vostri sogni.
“A me dispiace Jasper. Mi dispiace. E lo dico davvero.” Parlo con il mio amico. Mostrando lui il mio risentimento. “E tuttavia Violet stava diventando insostenibile, soffocante.Io…non credo che sarebbe stato salutare, in primis, continuare una storia che cominciava ad essere quasi…malata. Oserei dire così.” Jasper annuisce, comprensivo come sempre con me che forse lo sto solo annegando di parole. “ Lo so io quello che ti serve.” Rimarca Jasper, con aria leggermente sorniona. “ Norwood, non vorrai perdere il tuo charme da seduttore…” e nel suo tono riscopro quel pizzico di sfida/rimprovero verso il quale si sono concentrate tante, e tante sfide in merito.
Io sorrido, audace e scintillante come un solo rampollo del mio calibro riesce a fare, e chinandomi aggraziato, rispondo: “Hai ragione, non sia mai. Andiamo a far beare qualche giovane pulzella del nostro fascino regale, amico mio”. E così dicendo, esco fuori. Hai visto, Edward? Deve finire, e finirà.
Gaeltacht. Gaeltacht. Gaeltacht.
Di notte, di giorno, negli attimi pomeridiani non faccio altro che pensare sempre e solo a quello.
E’ il mio chiodo fisso. Quella chiave che vorrei potesse aprire quello scrigno che mi è stato chiuso davanti agli occhi tempo e tempo fa.
Io ho promesso. Io ho giurato che avrei sfidato tutto, pur di vendicare mio padre. Era una promessa a lui, era una promessa a me. E’ una promessa A ME.
Mi alzo, uscendo dalla mia camera. Ho una strana, inspiegabile voglia di parlare con la mia amica Scarlett. Perché lei è SOLO UN’AMICA. Figurarsi se al momento voglio altre seccature del tipo “storie e quant’altro” no. Non fanno per me. Al momento…voglio gustarmi il significato della parola L I B E R T A’.
Che trovo in sala comune, china su un libro. Estraniata da tutto il mondo, quasi volesse esattamente questo. Siedo vicino, sbirciando fra le sue pagine. “ Norwood a ore due.” La ragazza solleva lo sguardo, rivolgendomi la sua attenzione. “Splendore sensitivo.” Le dico con un’audacia degna del più grande seduttore mai esistito ad Hogwarts.
Mi piacciono queste considerazioni personali che ho assolutamente intenzione di riprendere,fosse solo per curare il mio, momentaneamente instabile, ego. “ Qual buon vento?” domanda, centrando immediatamente il problema. “ Vento irlandese” ammetto, facendo in modo che i miei occhi riescano a rispecchiare quello che realmente vorrei sapere. Ossia qualcosa di nuovo.
Ne parliamo a lungo, ma le nostre considerazioni sono sempre le stesse, trite e ritrite sugli stessi concetti già ampiamente esplicati.
Niente di incognito. Niente che non so. Niente che possa aprire uno spiraglio nuovo. Uno spiraglio di luce. “ Edward, tutto quello che potevamo scoprire qui a scuola, lo abbiamo già scoperto” Scarlett e la sua voce di velluto riescono a riportarmi alla realtà. Mi alzo, insieme a lei cingendole un fianco.
In fondo, devo ringraziarla davvero per avermi fornito anche quelle poche informazioni reperibili nella struttura in merito a questa setta, pare, sconosciuta. “ Hai ragione” sottolineo “ abbiamo scoperto tutto quello che Hogwarts riserva” . E più che una precisazione a lei, è una precisazione a me stesso. Tutto quello che Hogwarts….Hogwarts…..riserva.Ad Hogwarts ho scoperto tutto. Ad Hogwarts ho scoperto tutto. Ogni cosa, ogni volume è stato messo sotto sopra. Anche Lumacorno ha fornito il reperibile. Niente. Tutte le fonti sono finite, tutte le fonti si sono esaurite.
Ogni cosa. Si è conclusa. Estinta come un fuoco su legna bagnata. “Qui ad Hogwarts non troverò più niente” valuto, disteso ad occhi chiusi sul mio letto, le mani dietro la nuca. “Qui ad Hogwarts non troverò più niente” come una nenia mi ripeto, convincendomi. “Che stai blaterando, Ed?” Jasp mi ridesta dai miei pensieri, trascinandomi quasi, con la sua voce, seduto.
Con lo sguardo perso nel vuoto valuto quello che il mio pensiero vuole farmi capire. “Qui…..ad Hogwarts……non troverò…..più niente.”Avviso per la gentile clientela. Vista la mancanza di pc funzionante per la nostra Owner, mi ha gentilmente chiesto di potermi spedire i post tramite e-mail(inviata dal pc di un'amica) e postarlo, affinchè la presenza dei suoi PG non si annulli. Detto ciò, speriamo che questo "problema" si risolva in fretta. Have Fun.
È un momento tranquillo.
Ed ha lasciato Violet. E Scarlett è pronta a prendere il suo posto, dopo essere diventata la sostituta ufficiale di Eve.
Sbuffo, annoiato dal compito di Pozioni. Che voglia: devo enunciare e descrivere i quindici modi d’uso del Siero Obtortus. Li conosco a menadito. Ma scrivere è un altro paio di maniche.
Seduto nella Sala Comune, mi lascio dondolare all’indietro. Tutti gli studenti del quinto e del settimo sono intenti a ripassare, studiare e quant’altro. Jefferson Lennard leggiucchia il tomo di Incantesimi senza eccessiva gioia, mentre Klaus McDowning, accanto a lui, ripassa Trasfigurazione e ogni tanto lo guarda in adorazione.
Violet entra, e, nel vedermi, alza gli occhi al cielo; il suo viso si contrarrebbe in una smorfia di disgusto, se non fosse una vera lady inglese.
Una distrazione dallo studio, ecco quel che mi ci voleva. Mi alzo e vado a sedermi accanto a lei. “Buongiorno, Traviston.”
“Buonasera, Lewis. Fra poco si cena, se non te ne sei ancora reso conto.”
Ah, la piccola vipera del mio cuore è tornata, dopo essersi raddolcita nei miei confronti si è trasformata ancora in un Basilisco. “Allora…buonasera. Come vanno le cose?”
“Se l’amico Norwood ti ha mandato a controllare come sto, cosa di cui francamente dubito, ti assicuro che non mi sto struggendo di dolore.” No, direi proprio di no. È bella e curata come al solito, e, per quel che ne so, le ragazze depresse per amore tendono alla trascuratezza. Ho anni di esperienza, sì. “Dunque, hai già trovato qualcuno per sostituire il mio fedifrago amico?”
“Non sono per niente affari tuoi.”
“Oh, andiamo…un po’ di pettegolezzi non fanno mai male.”
“Deirdre ti caverebbe gli occhi se ti vedesse mentre parli con me.”
“Carina come mossa per mandarmi via. Sappi che io faccio ciò che voglio, mia piccola goccia di fiele.” Dall’espressione del suo volto, tutt’altro che amichevole, capisco che sta per coprirmi di insulti…anzi, no. Sarebbe più nel suo stile gelarmi con una frase, una sola ma detta con tutto l’odio di questo mondo.
L’arrivo di mia sorella la interrompe. “Jasper, lascia in pace la signorina Traviston. Ne ho già viste abbastanza triturate dalle tue mani.”
“Non c’è pericolo, professoressa.”ribatte Violet.
Martine scoppia a ridere. “Jasp, stai perdendo il tuo tocco?”
“Quello mai. È solo che Traviston è immune al mio fascino, ecco il mistero. Cosa ci fai qui?”
“Devo parlare con Morkan, un tuo compagno. Rischia la bocciatura in Aritmanzia, a giudicare dai voti del mio predecessore.” Le indico un ragazzo alto e dinoccolato [Morkan è il Cercatore di Serpeverde, fra l’altro], che sta facendo bisboccia con il suo gruppo, e Martine si allontana.
Prima che possa rivolgerle la mia attenzione, Violet Traviston e già in piedi e si dirige verso il dormitorio femminile.
Eve non tornerà più.
Me lo ripeto da una mezzora. Da quando l’ho saputo da Deirdre, ieri in riva al Lago Nero, questo pensiero vaga nella mia mente, frammisto alle solite considerazioni scolastiche e\o sentimentali.
Eve non tornerà più.
All’improvviso, avverto un senso di vuoto.
E un’altra sensazione. Di cambiamento.
Sono cambiate così tante cose quest’anno…tutto è iniziato come al solito, ma poi il Destino ha iniziato a giocare con noi, intrecciando e disfacendo i fili delle nostre vite.
Io ho combinato disastri a non finire, iniziando con Belinda per concludere con l’episodio di Pennington. Ed ha iniziato la sua personale ricerca della verità. Deirdre ha dovuto affrontare il mio tradimento, la lontananza di Eve, l’arrivo di Violet Traviston.
E poi, Tom Riddle. Tom Riddle, questo ragazzo con il viso aristocratico di un principe e l’anima nera di un demone. Tom Riddle che ci ha illuminati con la sua luce, che ci ha infuso nuova speranza nei suoi, nei nostri ideali di purezza.
Tutti questi pensieri mi attraversano la mente mentre la voce monotona di Ruf si dilunga nello spiegare le vicende della Settima Guerra dei Goblin contro i Folletti.
Fuori dall’ampia finestra gotica, una pioggia battente scroscia sul Parco e sul Campo di Quidditch. Questo clima uggioso mi invoglia al sonno, e invece, penso con un brivido, oggi pomeriggio mi attende un allenamento.
Fra le altre cose, abbiamo bisogno di un nuovo Cercatore. Forsythe, dopo aver cercato di far fuori il suo collega Grifondoro che gli aveva rubato la più bella testa di ricci biondi della scuola[ammirevole intenzione, ma forse un po’ troppo plateale il gesto di farlo precipitare da trenta metri], era stato sospeso e in seguito ha continuato a studiare in privato. Morkan, il suo sostituto, è un buon giocatore, ma il suo rendimento scolastico è in crollo libero e quest’anno ha i G.U.F.O., dunque deve smettere e concentrarsi sullo studio. Quindi siamo senza Cercatore, alè.
“Ha smesso di piovere. Il fango la fa da padrone, ma perlomeno ha smesso di piovere.”mi dice, Somerville, il capitano della squadra, accogliendomi con una pacca sulle spalle. “Facciamo la solita partitella d’allenamento. Fai il Cercatore, intanto che aspettiamo di trovarne uno decente.”aggiunge.
Due ore dopo torno negli spogliatoi decisamente malmesso e con un male incredibile alle gambe. I Cercatori hanno proprio una vita grama. Mi rilasso sotto la doccia più del solito, e quando ne esco per andare a cambiarmi, ci sono già un paio di giocatori di Corvonero. Micheal Parker e Aedan Lywelyn. “Ciao Aedan!”lo saluto con cordialità. “Salve Jasper. Come va?”
“Non c’è male grazie. E tu? Ti stai ambientando?”
“Abbastanza. Non mi perdo più per questi labirintici corridoi, il che è già quacosa.”
“Tua sorella mi pare che si trovi benissimo qui.”
“Ha sempre desiderato studiare ad Hogwarts.”dice, mentre indossa la divisa blu. “Odiava Durmstrang.”
“La capisco! È un posto provinciale…”affermo.
Finisco di rivestirmi e mi infilo il mantello, salutandolo e uscendo nell’aria fredda per tornare a scuola.
Lancio, nel vero senso della parola, la borsa sul letto. Edward, immerso nella lettura di un dizionario di gaelico, inarca le sopracciglia e mi fissa. “A volte sei di una grazia…”dice sorridendo. “Lo so, neppure la regina d’Inghilterra può competere. Vuoi smetterla con il gaelico? Tanto Scarlett lo conosce benissimo.”
“E allora? Se conosco due parole, tanto meglio, no?”
La mia innata pigrizia non mi consente di dare risposte affermative. “Scarlett ti cercava, a proposito. Per il compito di Incantesimi.”
Oggi non ho proprio requie.
"...e non è tutto: mi ha perfino fatto scoppiare un libro in faccia non-so-come!". Ascolto Belinda mentre mi racconta concitata quello che è successo giusto due giorni prima; "Io le ho detto che ero tua sorella, ma quella non faceva una piega e continuava a minacciarmi," fa una piccola pausa,"naturalmente era una Grifondoro,"-tipico!-"ma alla fine per sua fortuna sono arrivati il suo Caposcuola e la sorella della morta.". Finito il discorso tutto ad un fiato, tira fuori un sorriso, soddisfatta per essersi sfogata.
Strano che a volte mi dimentichi quanto può essere logorroica Belinda; al contrario Utopia se ne sta zitta ed ascolta in silenzio: si riesce difficilmente a capire cosa pensi. Sta di fatto che, alla fine di tutto il racconto, non ho ancora capito il motivo per il quale quella Grifondoro stava minacciando mia sorella. "Certo Beli, ma scusa non ho capito perchè quella Opal ti stava attaccando...". Scarlett al mio fianco penso sia tanto confusa quanto me, o forse di più, visto che non ha mai assistito, almeno finora, a un discorso di Belinda in piena agitazione! Ora io riesco a gestirla con destrezza (anche se non sempre), ma non è sempre facile capire il soggetto e l'oggetto delle sue frasi quando parla di qualcosa che non sai!
Rotea perfino gli occhi, come se il suo discorso filasse liscio,"Bè, ti giuro un rompiscatole di prima categoria quel ragazzo, una cosa pazzesca!" "Beli, chi era questo ragazzo e cosa c'entra? potresti andare piano ed essere chiara per piacere??". Mi guarda con sguardo risentito, anche se non fa obiezioni. "Ok..allora stavamo camminando...naturalmente parlo di io e Uto...e c'era questo ragazzino mai visto che ci viene volontariamente addosso, per la precisione si è scontrato con me, ma non è questo il punto...", fa una pausa e cambia espressione: diventa addolorata, "quel piccolo stupido stava mangiando una merendina e mi ha sporcato la camicetta...", mi guarda dritto negli occhi,"...quella rosa che mi ha comprato papà: non ci ho visto più! E sai cosa c'è anche: naturalmente non poteva che essere uno sporchissimo mezzosangue! A quel punto è arrivata la rompi...il resto lo sai già" "Oddio la camicetta rosa...ma è rimediabile vero?", le chiedo, sapendo quanto ci tenga a quella camicia, frutto di uno dei tanti viaggi di nostro padre. "Tutto ok...per fortuna!". Sorride compiaciuta.
Ultimamente la scuola sta diventando sempre più difficilmente 'regnabile'; più cerchiamo di far stare al loro posto gli indegni, più veniamo ostacolati in maniera diversa da caposcuola o quant'altro! Viene quasi da pensare che lo facciano apposta! "Oh, Scar, quasi dimenticavo...il professor Lumacorno mi ha chiesto di darti questo,"le porgo una pergamena arrotolata," ma se vuoi te lo riassumo: ti invita a partecipare al Lumaclub, naturalmente l'invito è esteso anche a tuo fratello..." "Oddio Scar, tuo fratello è davvero un bel ragazzo! L'ho visto l'altro giorno in campo!", dice Beli. "Si, davvero, uno schianto!", la segue Uto. "Non è che per caso è libero?". Dice infine Beli, sinceramente interessata a mio avviso. Penso che questa sia la domanda sbagliata da porgerle...
Il suo viso dolce assume tratti vicino al diabolico: "Non lo so e non mi interessa nemmeno. Anzi, spero proprio di si per lui!". Gli occhi di Uto e Beli sono spalancati davanti alla reazione eccessiva di Scar; "Scar non dovevamo andare da Jasp e Ed, non ricordi?? Dai andiamo...", la trascino praticamente via alla ricerca dei due, che si sono dimostrati una scusa più che valida per smorzare definitivamente la tensione.
Finalmente la primavera comincia a farsi sentire. La temperatura non è ancora delle più miti, ma permette sicuramente di trascorrere le giornate nell'immenso giardino, per non dire bosco, di Hogwarts.
E la parte migliore è che finalmente sto passando questo momento con i miei due principi, visto che Scar aveva un imminente bisogno di parlare con Aedan, mentre il sospetto che Violet sia in rotta con Ed è ormai una conferma: appunto, adoro la primavera. "Ve lo ricordate l'ultima volta che siamo stati qui?" mi fermo in un punto lontano dal castello, da cui si gode una vista inimitabile sul Lago Nero, "l'ultima volta eravamo noi tre e Eve che...", sento che finalmente è il momento giusto, il momento in cui siamo noi tre soli,è il momento giusto per dire la verità: "che non tornerà più ad Hogwarts..."
Guardo l'immenso lago e poi i volti dei miei compagni. Non sembrano sorpresi: giusto, se l'aspettavano.
Però è triste; Però fa male ammetterlo ad alta voce; meno di quanto lo sarebbe stato prima, comunque, e questo grazie all'arrivo di Scarlett. "E' da un pò che volevo dirvelo ma non ho mai avuto l'occasione...insomma, quando mai ci siamo trovati noi tre soli ultimamente?". Sorrido. Sorridono. "Tu come stai?", mi chiede improvvisamente Jasp. "Io? bene...meglio di quanto mi aspettassi...in fondo non è un addio, no?", e a dire questo mi rivolgo specialmente ad Ed, che aveva un rapporto speciale con Eve. "Ma basta parlare di questo! Però, visto che siamo in tema di confessioni...vi confesso che mi dispiace per non avervi saputo aiutare...", abbasso lo sguardo mentre pronuncio queste parole: non mi piace mostrare le mie debolezze, e devo ammettere che dirle dentro di me era molto meglio che sentirle ad alta voce, riferite ai diretti interessati."...perchè avete vissuto momenti difficili senza che io fossi in grado di fare qualcosa per voi: Jasp si è dovuto abbassare a picchiare a sangue un sanguesporco, mentre Ed...bè tu sei cambiato...scusate davvero, ma io non so come aiutarvi." Vorrei trovare mille scusanti adatte a giustificarmi, ma l'unica cosa che mi è venuta in mente è 'io non so'; chissà perchè loro sono tra le uniche persone con cui non posso fare a meno di essere me stessa, con le quali non posso far altro che essere sincera.
Ed si avvicina e mi da un colpetto in fronte e così sono costretta a guardarli negli occhi. "Non fare la stupida Dè, nessuno può aiutarmi perchè quella è una faccenda mia: non vi condanno certo per questo..." "Ma tu non sai nemmeno cosa ho cercato di fare pur di non cercare di capirti..." "E nemmeno lo voglio sapere. Tu non devi fare niente, voi", dice rivolgendosi anche a Jasp, che nel frattempo si è avvicinato " non dovete fare niente...capito?". Dopo un attimo il suo viso si risolve in un sorriso. "E comunque Dè, non ti facevo così sentimentale...non ti ci vedo proprio!" "La nostra Dè ha tirato fuori il suo lato debole finalmente!". 'Mica la prima volta' mi dico, ripensando ai miei periodi storti e ai miei lunghi pianti che hanno caratterizzato il primo periodo scolastico. "Eh già...e solo per voi...quindi badate: ditelo in giro e siete morti!" dico, facendo una linguaccia nella loro direzione; almeno una cosa è certa: nel cambiare il tono di una discussione siamo dei maestri. "Già, noi ti preferiamo irremovibile, perfetta e sicura! Una vera Serpeverde!", dice ridendo Jasp, portando il braccio intorno al mio collo. Riesco perfino a sentire il suo profumo. "Certo, prendete esempio da me e andate sul sicuro" continua Ed, assumendo una posa impossibile da statua greca. "Si ok...io proporrei di tornare al castello visto che sta cominciando a fare buio e inoltre non vorrei che degli studenti ci vedessero in queste condizioni!", ribadisco, un pò tremante a causa dell'aria gelida che si è alzata. Mi stringo più vicino a Jasper; il suo profumo è sempre più forte, il suo abbraccio sempre più caldo. "Ogni suo desiderio è un ordine..." dice Ed sfoderando uno dei suoi migliori inchini. Io sorrido, Jasp ride poi, noi due, con Ed al nostro fianco, ci dirigiamo verso Hogwarts. "Sai che ho una lettera di una tua spasimante, caro?"dico a Jasp " te la ricordi la mia amica di Capodanno? Bè, diciamo che l'hai impressionata...dopo ti dò la lettera" "Ah si, mi ricordo...e quando te l'ha spedita?" "Ma un paio di giorni fa...." , giro lo sguardo dall'altra parte, in realtà saranno più di due settimane che ho la lettera, solo che non ho mai voluto dargliela! "Dè sei..."comincia Jasp, che abbia scoperto la bugia? E se mi chiedesse perchè l'ho fatto? bè non lo so nemmeno io! "Hey voi!"urla poco lontano da noi Scarlett: grazie, Scar, ovvero la mia salvezza!
Si avvicina fino a raggiungerti in prossimità dell'entrata al castello."Vi ho cercato ovunque, dov'eravate finiti?" Ecco l'occasione perfetta: io e jasp e Ed e...scar! "Scar! Proprio al momento giusto, Ed poverino era terribilmente solo, però adesso fortunatamente sei arrivata. Siamo in quattro: perfetto!". Sorrido soddisfatta. Seconda occasione attiva per me!
Jasp intanto comincia a capire i miei sotterfugi, osservando il modo in cui mi guarda, e anche Ed e Scar penso che ormai abbiano intuito il mio piano; eppure non ne sembrano affatto dispiaciuti, o se lo sono non lo danno per niente a vedere, anzi…
Jasper mi guarda e sorride: si, l'ha decisamente capito! “Che ne dite di andare in Sala comune? Qui si gela…”.
Cominciamo ad avviarci, mentre sono ancora intenta nei miei ragionamenti:
Scar più Ed, uguale sala comune; sala comune, uguale Violet; Violet, uguale Ed più Scar; somma totale: vittoria per Dè!
Adoro vincere, sempre e comunque.
Scendiamo i gradini per i sotterranei, scendiamo sempre più finchè arriviamo all’entrata: si apra pure il sipario…
"Ho saputo che la nuova insegnante di Aritmanzia è la sorella di Jasper, è vero?"
"Si è proprio così Amber, ma adesso per piacere puoi spostarti che mi copri lo specchio?". Preferisco decisamente vedere me, piuttosto che la sua cocciuta testina bionda. "Oh... si certo...scusa Dè.". Mi chiedo se Amber si renda conto di essere una palla al piede e di una noia mortale: come faccia ancora a sperare di entrare a far parte della nostra cerchia è un mistero! "Certo che è proprio bella, degna sorella di Lewis!"
"Si Amber, ho capito, lo so. Ora vuoi spostarti o devo costringerti a farlo?"
"Oh si scusa...ma voi due siete molto amiche?"
"La conosco da molto ma non posso dire di essere una sua cara amica. Ora, ti sposti?". Dico decisamente scocciata. Finalmente decide di obbedirmi: alla buon'ora!
Ho incontrato Martine giusto l'altro giorno, ma la nostra conversazione non è stata delle più lunghe: Lumacorno la voleva nel suo ufficio, probabilmente per ricordare i vecchi tempi, quando anche lei faceva parte del suo club. D'altronde Lumacorno è sempre Lumacorno!
Eppure il suo arrivo e la sua cattedra ad Hogwarts non hanno l'aria di essere un avvenimento casuale: ha sempre avuto un'ambizione che andava ben oltre le vecchie e fredde mura di Hogwarts; quest'ambiente è troppo riduttivo, una gabbia per una che voleva volare alto come lei. "Allora andiamo?", esordisce Scarlett appena uscita dal bagno. "Andiamo!", le rispondo e scappo dalla stretta di Amber verso una nuova, bella, giornata primaverile, resa ancora migliore dagli sguardi che la piccola Violet ci regala in questi giorni, quando non può fare a meno di evitare i nostri, sempre cordiali, sorrisi: Ed, lo sapevo che un giorno o l'altro mi avresti dato questa soddisfazione!
Stiamo andando verso la sala Grande quando mi si balena davanti la scena più incredibilmente patetica che abbia mai visto. Non ci posso credere: dev'essere un sogno, o qualcosa che si avvicina molto ad incubo per certi versi. "O-mio-Dio!" esclamo fermando Scar tenendole un braccio. La sua faccia è altrettanto incredula davanti al gruppo che abbiamo davanti: un gregge di piccole ragazzette bionde, castane, rosse, nere, tutte diverse a parte per una cosa: orribili oggettini rosa che espongono fiere sulla divisa con sopra stampata una faccia ben conosciuta. Scar afferra poco delicatamente una delle pecorelle per leggere la scritta che appare e riappare ritmicamente:" Per noi Carlisle è...il ragazzo più bello che c'è!" Scoppiamo in una rumorosa risata ad effetto. "La cosa più patetica che abbia mai visto! non vedo l'ora di dirlo a Jasp e Ed..penso che si faranno due risate appena vedranno questi obbrobri!". Ridiamo di nuovo sotto lo sguardo atterrito della ragazzina. "Non sono obrobri!", ci urla improvvisamente con ritrovato coraggio "per noi...Carlisle è...è...unico e vogliamo farlo sapere a tutti!" "Vedo che il tuo coraggio è proporzionato a quello che dimostri andando in giro con una schifezza del genere, ma ti avviso: urlami ancora una volta addosso e ti ritrovi in infermeria che neanche te ne accorgi." "E questa la prendiamo noi", aggiunge Scar strappandole la spilla dalla divisa di Tassorosso. Accostare il rosa col giallo e il nero: che cattivo gusto!
Solo allora la ragazza fugge verso il suo gruppetto di amiche mentre noi ci addentriamo nella più affollata Sala Grande per mostrare l'esilarante novità ai due Principi...
Oggi Peter ci ha convocato sul campo alle cinque e mezzo per l’allenamento di Quidditch.
Manca ancora almeno un’ora abbondante, ma io sto già uscendo dalla scuola, con la mia borsa. La scopa è nello spogliatoio. Cammino a passo lento, godendomi il sole che splende luminoso. Una vera giornata di primavera.
Raggiungo gli spogliatoi, e appoggio la borsa.
Sento lo scroscio della doccia: qualcuno deve essersi attardato per riprendersi dopo una sessione stancante. Infatti ci sono alcuni abiti appesi, e un paio di scarpe abbandonate. La borsa che intravedo non ha insegne particolari.
Mi tolgo la giacca e faccio per sfilarmi il maglione leggero, quando sento dei passi alle mie spalle.
Mi volto.
Il mio cuore si ferma un istante per poi cominciare a correre come un cavallo imbizzarrito.
Sotto l’acqua non posso fare a meno di annullare il mio io per qualche attimo. La doccia, già prolungata per troppo tempo, si rivela rilassante e compiacente per corpo e spirito.
Chiudo il getto, avviandomi negli spogliatoi, lego un asciugamani in vita, mentre con un secondo scompiglio i capelli eliminando l’umido in eccesso.
Mi fermo, di scatto, notando all’ingresso dell’ormai vuota sala avvolta dal vapore una figura che conosco. Bene.
Che ho sognato, anche.
Julia di fronte a me, silenziosa.
Nello specchio dei suoi occhi azzurri nei quali mi sono perso e mi perderei. Mi sento un bambino, forse. Dovrei avvicinarmi? Forse. Ma la sola cosa che penso, non appena la guardo, è la voglia di spingermi vicino a lei e baciarla. Baciarla come mai ho fatto. Baciarla fino allo stremo del respiro. Silenzioso, la osservo.
Parlami…
Aedan Lywelyn è di fronte a me, coperto solo da un asciugamano. “Ciao.”dico.
La cosa più stupida del mondo. Aedan ha un’espressione che non gli avevo mai visto. I suoi occhi fiammeggiano, quasi. E devo farmi forza per concentrarmi su di loro e trattenere il mio sguardo dallo scendere, sul petto, sugli addominali, sull’asciugamano con le sue cifre…
Sento che sto arrossendo, cosa che non mi è mai capitata con un ragazzo.
Cosa mi sta facendo?
Non risponde al mio saluto. Stringe i pugni, e poi rilascia le mani.
Aedan, non hai idea di quanto io sia tesa.
Finisco di togliermi il maglione e resto solo con la maglietta a maniche corte che il bel tempo mi aveva spinto a indossare.
Mentre muove un passo verso di me, Aedan mormora: “Ti vesti sempre troppo poco, Versten. Non puoi pretendere che io resti indifferente.” Infatti non lo pretendo.
Mentre ascolto quelle rosee labbra pronunciare quella che per me risulta come musica, il mio passo diventa una vera avanzata. Con una falcata ampia la raggiungo, portandola volutamente contro la porta dello spogliatoio, verso la quale allungo la mano per chiuderla del tutto, tendendo un braccio. “Così va meglio…”un sussurro malizioso, per niente tranquillo. La voglio, e la voglio come mai l’avevo voluta prima.
Mi avvicino alle sue labbra, sfiorandole mentre le accarezzo con il dorso della mano la guancia, scivolando poi fra i capelli. Sulla nuca.
Stavolta, nessuno mi può fermare. Ed anche se ci provassero, probabilmente non lo farei.
La bacio, lasciandomi trasportare da quell’amplesso di piacere ed emozione che brucia in corpo, facendomi trasalire.
Julia Versten è lì, ed io non voglio farla scappare.
Così incateno le sue labbra alle mie, mentre con movimenti lenti le mordo appena, regalandole un bacio carico di passione ma anche di dolcezza. Non solo il fisico viene trascinato da lei stessa, ma ogni cosa.
E questo “ogni cosa” risulta essere più grande, più devastante, più accattivante.
Sensuale.
Il corpo di Aedan Lywelyn preme sul mio, mentre mi bacia con una passione di cui non lo immaginavo capace.
Una sensazione calda e avvolgente sale dalle mie viscere, una sensazione che non ho mai provato, in ogni caso non in modo così travolgente. Non so bene cosa sta succedendo, ma voglio che continui.
Mi stacco per un istante da lui, che si irrigidisce. Voglio guardarlo negli occhi per un istante. “Aedan…” Non mi lascia tempo di concludere la frase, e mi chiude la bocca con un altro bacio.
Lascio scorrere le mani fra i suoi capelli bagnati,sulla sua schiena ancora umida…il suo profumo ora è più forte che mai, mi stordisce e mi fa dimenticare tutto, una sorta di droga.
Lo stringo forte a me.
Il solo pensiero che la mia mente ripete è: “Non andare via, non andare via.”
Vorrei ascoltarla. Forse sarebbe giusto, corretto. Ma non posso rischiare, non stavolta.
Questo bacio di ghiaccio mi ipnotizza. Sanando la ferita dell’abbandono precario dell’ultima volta. Le sfioro i fianchi, le mani corrono sulla sua pelle, sotto la maglia.
Scosto le mie labbra, dividendo quegli attimi mentre la sollevo, portandola sul ripiano. Seduta, mentre la mia bocca scivola, lasciva, sul collo. Lambendone la pelle che profuma di fresco. Di buono.
Risalgo, di fronte a lei. Sorrido leggermente, sussurrandole: “ Julia…” nell’accento che lei adora.
Sfioro la sua pelle, sotto la maglia. Vorrei che questi attimi durassero per sempre.
Dice il mio nome. Come l’ultima volta.
Ci allontaniamo un istante, mentre mi tolgo la maglia.
Ecco, forse è questo che spezza il momento. All’improvviso mi ricordo di sua sorella, dei Serpeverde, di Riddle…di mia sorella.
Mi blocco, mentre lui bacia il mio collo. Non mi vede in viso, ma subito avverte che qualcosa è cambiato. “Julia?”ripete. Ma con un altro tono.
Mi divincolo, rimettendomi la maglietta che mi sono appena sfilata. Mi allontano da lui, poi mi giro. Non posso non guardarlo negli occhi, anche se ho paura di quel che potrei vedere.
E tuttavia vorrei tanto che non se ne andasse.
Scuoto un attimo la testa, tornando alla realtà dei fatti. Julia si scosta come una furia sciogliendo quel bacio che ha legato entrambi. Rimango spiazzato, leggermente confuso, forse.
La osservo, di spalle. Mi avvicino di qualche passo, senza pretendere nulla. “Ho fatto qualcosa di sbagliato?” – sussurro, vicino al suo orecchio. Con la chiara convinzione che VOGLIO che mi dica cosa le balena in testa.
Sono stanco, dei silenzi. Delle parole a metà. Ma ancor più dei baci spezzati, degli attimi rotti. Stufo.
E se esiste una spiegazione a tutto questo, voglio saperla. E desidero, che sia proprio lei a darmela.
Non lo so se hai fatto qualcosa di sbagliato, Aedan. Di sicuro sto sbagliando io.
Prendo i suoi vestiti, ancora appesi e glieli porgo. Non posso stargli vicino, se non si copre. Mi copro il viso con le mani mentre si riveste, mentre sento un pianto fatto di tensione che preme sui miei occhi.
Poco dopo, indossa una maglietta e i pantaloni. Io mi sono calmata, nel frattempo. Calmata…che eufemismo. Diciamo che posso offrire una parvenza di tranquillità. “N-Non è…”inizio.
Prendo fiato. Poi riprendo: “Scusami, sono io. Tu non hai fatto nulla che non va, e anche se fosse stato così, sarebbe colpa mia che ti ho lasciato fare.” Tace, mentre vedo una rabbia violenta che fa mutare la sua espressione. Stringe i pugni. “Ho tante cose per la testa, Aedan. Tante. Non so bene come comportarmi, in nessun frangente. Credimi.” Sta lì, fermo, in attesa che io gli dia una spiegazione migliore, che non ho. Forse l’ho impietosito, il suo viso si addolcisce.
Cosa faccio? Cosa posso fare?
Se mi avvicino, ricomincia tutto.
Julia, insomma! Dimostra un po’ di autocontrollo.
Muovo due passi malfermi, e lo abbraccio per un istante, ma mi stacco subito. Mi devo staccare subito.
Ascolto le sue parole, sento sulla pelle il suo abbraccio fugace. E sento, distinta e bruciante, la sua necessità, direi, di starmi lontano. Vorrei poter leggere la sua mente, adesso. Cercare di capire cosa si cela dietro quegli occhi azzurri. Almeno darei una spiegazione logica per placare la rabbia che sento, rabbia che non è indirizzata verso lei, ma verso me stesso, verso quello che stavo per fare. E che forse lei non voleva come me.
Sospiro. “Ti credo.”comincio“Non serve giustificarsi. Non ne vedo motivo. E soprattutto….nessuno ti forza, per nessun motivo al mondo, chiaro?”sto per tendere la mano, vicino al suo viso.
Mi fermo un attimo, fissandola. Quasi stessi combattendo con il mio io per capire se è giusto o meno farlo.
Ignorando la voce interiore che sibila attenzione, le sfioro con la punta delle dita la pelle. Sorridendo leggermente. “Non preoccuparti.” è la sola cosa che riesco a dire. Sarà stupida, ma è la realtà.“Non preoccuparti”dice, sfiorandomi il viso.
Poi aggiunge con tenerezza, alzandomi il mento: “Sorridi, su. Non fare quel visino triste.” È un santo, questo ragazzo dal viso di lupo.
Sorrido sul serio, divertita da un pensiero che mi colpisce all’improvviso: “Prima tua sorella, ora io. Saremo sempre interrotti, io e te.” Non so cos’ho detto di così grave, ma Aedan si irrigidisce e lascia cadere la mano lungo il fianco. Poi si volta, e si mette la giacca.
Io resto paralizzata. È il tuo turno, Julia.
L’argomento “Scarlett” suona come una nota stridente in quel momento che stava assumendo contorni più morbidi, dopo l’incomprensibile allontanamento.
Indosso la giacca, e la sciarpa. Leggermente assente. Non voglio riversare su Julia delle ansie mie, ma quando si parla di cose simili, perdo la malleabilità, che già di per sé è un tantino assente.
Chiudo la borsa, portandola sulla spalla. E mi rivolgo a lei. “Credo sia ora del tuo allenamento.” le dico, senza freddezza nella mia voce. Forse con un pizzico di amarezza mal mascherata. Mi avvio, passandole di fianco. Ma prima di andare poggio un bacio sulla sua guancia. Senza preoccuparmi del ceffone che potrebbe schiantarmi sul viso. “Ci vediamo in giro, Julia.”le sussurro all’orecchio, prima di far scattare la chiave che chiude la porta.
Quel rumore ha chiuso questo momento.
La chiave che scatta, decreta la fine dei venti minuti più pazzeschi della mia vita, dal punto di vista sentimentale. Non tanto per ciò che è successo, quanto per le sensazioni che ho provato.
Mi siedo su una delle panche, e appoggio la schiena al muro.
Poi mi chino ed inizio a togliermi stivali, jeans, maglietta, per indossare la divisa da allenamento: chiudo la cerniera con un unico movimento. Pronta.
Lego i capelli, in disordine dopo le turbolenze di poco fa. Rassettando il mio aspetto fisico, cerco di dare un ordine logico anche ai miei pensieri.
Impresa titanica, ma resa più semplice dalla sua lontananza.
Sto ancora rimuginando, quando iniziano ad arrivare i miei compagni di squadra.
Damian mi saluta dicendo: “Allora, hai incrociato il mitico Lywelyn, eh?”
Damian, se solo sapessi… “Sì, stava andando via. Allenamento supplementare anche per i Corvi. Io vado, inizio a fare un po’ di riscaldamento.” E così esco da questa stanza: non credo che riuscirei ancora a sopportarne l’atmosfera.
Esco velocemente, richiudendo la porta con garbo. La testa scoppia, quasi volesse un attimo di pausa.
Forse esiste un motivo a tutto questo, o forse no. Mentre risalgo, incrocio lungo la mia strada alcuni ragazzi, fra cui uno conosciuto, almeno nell’ambiente del Quidditch, mi pare si chiami Denholm. Che saluta con un cenno della testa atono, che io ricambio.
Via, veloce verso la mia stanza. O la voglia di tornare indietro, potrebbe prevalere sul buon senso.
vi chiedo scusa, nell'ultimo periodo sono stata travolta dagli eventi della vita. pubblico quello che ho scritto con Georgiana e vi mando tanti baci, perché domani parto per Monaco. (L)
Primo grande ripasso pre M.A.G.O. La testa di Sebastian emerge appena sopra alla pila di appunti del sesto anno che ho tirato fuori dall'armadio in fondo alla camera, dove erano rimasti a prendere polvere per mesi e mesi. Abbiamo praticamente reso off-limits una parte della sala di lettura, diventata il quartier generale della nostra associazione di ripasso folle; neppure la bibliotecaria ha il coraggio di disturbare.
« Qualcuno sa qualcosa del Roboris? » alzo lo sguardo dal librone che ho davanti. Prendo la bacchetta, la agito per qualche istante, finché un foglio dei miei schemi non si trasforma in un aeroplanino e plana sopra la testa di Julia – che sta disperatametne tentando di trasformare una noce in un calice, e ad ogni errore dà un cazzotto a Seb, la cui spalla si è ormai spappolata. Angela, la compagna di stanza di Julia, segue l'aeroplanino con lo sguardo.
« FERMA. Quello non sarà mica .. »
« no, non è in programma. » ridacchio mentre i miei appunti planano sul tavolino davanti al caminetto. Le ultime due settimane di giugno saranno i giorni più tremendi della nostra vita finora. Ne sono convinta. E se non riuscirò a superare pozioni, non riuscirò neppure ad entrare all'Accademia Auror. Tra tre giorni avremo un test su tutto il programma di Pozioni degli ultimi due anni, e io ancora brancolo nel buio. Devo, devo prendere O.
« Ieri ho studiato sette ore. L'altroieri sette e mezzo! » si vanta Annette, scuotendo i capelli biondi in faccia al suo nuovo ragazzo, un tassorosso dall'aria inetta. Mi rituffo nel mio libro, sprofondando nella poltrona di velluto impolverato. I nomi e gli ingredienti mi scorrono sotto gli occhi senza rimanermi impressi nella mente per più di 10 secondi; un turbine di erbe e intrugli che sembra voler farmi addormentare.
« ARGH! » schizzo in piedi, traballando sulle gambe e voltandomi a destra e a sinistra per intuire la causa del mio brusco risveglio. E non appena lo identifico, mi precipito in quella direzione: Jason Jensen, seduto poco più in là, si sta contorcendo con una manica del maglione in fiamme. Dalla bacchetta di Julia scaturisce un getto d'acqua che spegne il falò.
« Ecco fatto! » aggiunge con tono soddisfatto.
« Scusate .. » mormora Jason « .. faccio un salto in infermeria .. a domani, Georgie! » mi saluta con la mano sana, mentre il braccio bruciacchiato pende sul fianco, evidentemente scottato fino al polso.
« Questi M.A.G.O. finiranno male. Molto male. » borbotto lasciandomi cadere sul divano su cui Jason stava cercando di sciogliere una candela senza accenderla – e, dico io, sarebbe stato sufficiente un qualsiasi Incanto Stufa.
« Ti vedo stanca... » dice Sebastian sedendosi al mio fianco, con un sorriso che mi uccide sul colpo. Da quando quel bifolco di Garet mi ha mollata, lui non fa altro che essere carino con me. E mi confonde. Non capisco perché, improvvisamente, io sia diventata una fonte di battaglie ormonali, quando non sono molto diversa dal ragno anoressico che ero al terzo. Non ero mai piaciuta ai ragazzi – e, in effetti, io non avevo mai dimostrato interesse alcuno. Adesso, Sebastian, noto adone e latin lover, litiga con uno dei suoi migliori amici, e poi ci prova evidentemente con me e ora, in questo momento, mi sta passando un braccio attorno alle spalle mentre si siede talmente vicino che posso sentire il suo respiro. Meglio di qualsiasi racconto dei miei taccuini. « Un po'.. » faccio spallucce, cercando di trattenere rossore, tremiti e voglia di fuggire.
« vieni a bere un caffè? » mi chiede con tono fin troppo allusivo.
« devo prima finire qui. » rispondo scostandomi dal suo viso, per quanto sia possibile, visto che sono intrappolata tra le sue braccia.
« vuol dire che ci vedremo dopo la riunione dei Capiscuola. » sibila avvicinandosi di colpo. Ci siamo. Le sue intenzioni sono palesi. Pochi centimetri di rotazione mi permettono di sfiorargli appena l'angolo della bocca mentre deposita un bacio sulla mia guancia, contro le sue intenzioni. Non sono pronta; mi sento un crampo allo stomaco solo all'idea di avere già un altro uomo, ma quando ce ne sarà un altro .. beh, sarà Sebastian, credo.
***
Chissà se se lo ricorda: saranno stati due mesi fa, aveva detto “devo stare attento a non farti arrabbiare”, quando ho sfidato la psicopatica per conquistarmi il suo affetto. Il colorito di Garet Haslett si è consumato nello stesso istante con cui Jason Jensen, scrutandoci da sopra il suo registro, ha annunciato che per la sfida del giorno eravamo stati sorteggiati noi; e dire che gli avevo attribuito un temperamento degno del signor Darcy. Si sta rivelando una mezza calzetta, altroché.
« Caro Jason, come sta il tuo braccio? » chiedo al nostro presidente mentre mi sistemo i capelli in una coda, come faccio prima di ogni duello, stringendo un nastro blu oltremare. Garet si agita e confabula con i suoi compagnucci, quelli che si sbrodolavano sul mio nome ogni volta che li privavo del loro amico. Mi sento stranamente tranquilla; lui, invece, è un fascio di nervi. Non capisco cos'abbia da agitarsi: che la sua prode bacchetta Grifondoro non sia abbastanza? Sto diventando una Serpeverde. Arrossisco solo al pensiero di quanto cattiva stia diventando, e tutto per colpa di colui che quasi cade dalla pedana perché non ha stabilità nei piedi.
« è passato tutto .. su, sali. » scatto sulla pedana, flettendo le ginocchia e compiendo delle piccole rotazioni con il polso. Garet si fa sempre più pallido. Socchiudo gli occhi: è un avversario qualunque, posso batterlo con facilità, come farei con chiunque altro. Ce la posso fare.
« saluto. » scandisce Jason, e mi trovo automaticamente a far scattare la bacchetta davanti alla faccia, e poi a spostare il braccio sul fianco con un movimento secco. Il mio piede scivola all'indietro: stabile, vigile, pronta.
Ho tre secondi per elaborare una strategia in base a tutto ciò che mi ricordo delle sue tattiche.
« Waddiwasi! » è la prima cosa che mi viene in mente, lo ammetto. Stringo gli occhi: non riesco neppure a vedere l'esito dell'incanto, ma lo sento bene: l'impatto del sedere di Garet sul pavimento del Club dei Duellanti. Ridacchio, con in sottofondo l' “oooh” degli altri membri, che hanno seguito con il naso in aria la parabola tracciata in aria dal battitore di Grifondoro, proiettato dritto sul pavimento.
« Complimenti, Georgiana. » arriccio il naso nella mia classica faccia trionfale ma modesta, che mi rendo conto di fare sempre troppo tardi. Garet si alza a fatica, mentre io lo raggiungo giù dalla pedana. Lo vedo e mi ricordo perché ho perso la testa per lui, tempo addietro. Mi lancia uno dei suoi sguardi tristi, trattengo il fiato mentre mi perdo nei suoi occhi azzurri. Poi ghigno e mi volto verso gli altri, lasciandolo a cuocere nel suo brodo.
- E’ assurdo. INCONCEPIBILE. – la mia voce è al limite della sopportazione.
- Possibile, Aedan? Ma io non ti riconosco più! Ma che accidenti ti combina quella fatina tutta occhi blu? Eh? – domando, nervosa.
- Non combina proprio un bel niente, Scarlett. – mi risponde con una voce tranquillissima, forse leggermente assente, la fatina gli fa male. Proprio male. E la cosa non mi piace. Per niente.
- Hai mai pensato al fatto che potrebbe essere una mezzosangue?- domando, leggermente disgustata dall’idea di avvicinamento fra i due. Un Lywelyn con un…ibrido? No! Nemmeno negli incubi peggiori. - Non lo è – ribatte lui, vagamente irritato.
- Oh, scusami sai se ti sto insultando la tua mezza strega – la mia voce è velenosa, completamente ostile. Non verso di lui, ma verso questa eventualità.
Qualcosa nella Versten non mi convince. Qualcosa che va oltre Aedan, e ovviamente il pensiero di loro due mi lascia perplessa, a tratti sconvolta. Vorrei che mio fratello, con un sorriso audace, mi dicesse che si tratta tutto di uno scherzo. E comunque, fortunatamente, ho le carte giuste per rimettergli un pizzico di sale in zucca, che ultimamente sembra esser svanito sotto un paio di battenti occhi blu.
Per carità. – Dovresti cominciare a rifrequentare gente di un certo calibro, Aedan. Alla pari con me e te, il che è molto difficile, lo capisco. Ma comunque non impossibile, se si frequentano i giri giusti – Così dicendo consegno fra le sue mani la pergamena invito al Lumaclub.
-Qui, potrai trovare gente che conta, ed è praticamente IMPOSSIBILE che qualche mezzosangue incappi, e se succede, è soltanto per via di uno spiacevole incidente – spiego, con dovizia.
Ed all’osservazione dello sguardo gelido che mio fratello mi rivolge, sento il sangue gelarsi in vena, come coltre di ghiaccio
Mi alzo, forse appena adirata con la sua cocciutaggine. E con l’idea sempre ferma di volerla rimettere in piedi, la sua dignità purosangue.
- Vedi di presentarti – faccio cenno riprendendo i miei libri – è importante – e così dicendo mi avvio fuori da quella maledetta biblioteca.
Questa storia, deve finire. IO devo vederci chiaro. E soprattutto capire cosa accidenti vuole questa qui da mio fratello.
Nervosa, guardo in giro.
Deirdre. Devo parlarne con Deirdre.
Pare che in giro non ci sia traccia alcuna, né di lei né degli altri due principi. Mi spazientisco, cominciando a ricercarli un po’ in giro.
Se c’è qualcosa della quale non ho bisogno ora, è non trovare loro. Che sembrano tre delle pochissime persone che valga la pena respirino qui ad Hogwarts.
Sotto il porticato, osservo fuori, e noto le loro esili figure avanzare verso la struttura.
Potrei aspettare, ma sento nell’aria una sorta di novità aleggiante, e non posso non sapere di cosa si tratti. Mi avvio.
La raggiungo, in cortile. E la vedo avvicinarsi accerchiata da Jasper e….Edward…Edward??? Incredula nel vederlo solo, senza la “carissima” [ come una macabra allergia ] Traviston, mi avvio verso di loro.
- Eih… - attirando la loro attenzione. - ..vi avevo cercato ovunque. – quasi un rimprovero offeso.
Dè mi rivolge un sorrisone da copertina allargando l’espressione, ora gioiosa, con un:
- Adesso ci hai trovati e siamo proprio tutti. -
Ho il tempo di notare gli sguardi tra lei e Jasper che i suoi obiettivi mi risultano chiari. Limpidi come acqua cristallina, seguiti poi dalla sua conferma.
- …Edward era così solo.. – miagola teneramente, mettendosi sottobraccio con Jasp, che ridacchia divertito.
Sorrido, leggermente stuzzicata dalla situazione.
- Non sia mai che Norwood rimanga da solo. Sarebbe controproducente, immagino. – annuisco, scostando i capelli. Affiancandomi poi a lui stesso, che mi concede un occhiolino audace, degno del più grande marpione della scuola.Sembra che Edward sia tornato, buone nuove, oggi.
- Sala comune?- prima che possano rispondere Deirdre è già protesa in avanti, sembra quasi che abbia una spasmodica voglia di raggiungere il luogo della mia proposta.
Chissà come mai.
Un sorrisetto, nella penombra.
Da lei, posso aspettarmi di tutto. E la cosa mi piace, particolarmente.
Spingiamo le porte,e subito le intenzioni della mia amica mi si palesano davanti come brillante diversivo.
La pruriginosa Traviston è seduta ad un tavolo, e fulmina la nostra folgorante entrata, quasi avesse visto un fantasma poco gradito.
Notando lo sguardo soddisfatto-vincente di Deirdre, deduco che le sue (mie) speranze hanno finalmente fatto capolino.
Si. Sono. Mollati. Mol.la.ti. Sfioro la mano della principessa gioiosa, facendole l’occhiolino. Il cinque, ce lo scambieremo più tardi.
La fastidiosa pulce evita lo sguardo di Edward, e sembra (con mia somma gioia) che lui non lo ricerchi nemmeno, anzi, è talmente preso dalla conversazione concitata e divertita fra NOI che nemmeno ci pensa, alla sua presenza.
Vorrei riderle in faccia, ma la mia compostezza me lo impedisce. Per non parlare poi del fatto che, ho senza dubbio di meglio, molto meglio, da fare.
Arrivederci, Violet “allergia” Traviston. Sei stata una brutta parentesi passeggera.
Doccia, dopo cena è quello che ci vuole per rilassarsi completamente. Nel silenzio della mia stanza, parlo poi con Deirdre, finalmente riusciamo ad avere un tempo da dedicare al nostro fine pettegolezzo.
- Allora – esordisco spazzolando i capelli – Novità brillanti? – chiedo con un sorriso audace, rendendo palesemente vive le mie intenzioni ai suoi occhi. Come se già non sapessi.
Lei sfavilla di contentezza, informandomi.
- Ed ha mollato la simpaticona – dice, ridendo.
- Sia ringraziato il cielo! – le dico, facendo un sospirone teatrale. Divertita.
- Adesso, finalmente non avremo più questa grossa zecca attaccata ad un fianco. Era snervante – la smorfia della ragazza è al limite della sopportazione.
Deve esser stato brutto per lei ritrovarsi di colpo senza due amici.
In fondo, Eveline è andata via, e Vì “allergia” aveva spodestato Edward dal suo gruppo.
Sono contenta che sia tornato tutto come prima. Fondamentalmente per una cosa personale, ma anche per la mia amica. Ricevere uno smacco simile, non deve essere troppo bello.
Per non parlare poi del fatto che la faccia adirata della pulce, è qualcosa di assolutamente delizioso.
-Se si scherza con il fuoco, ci si brucia prima o poi Deirdre. Non dimenticarlo mai. – e così dicendo le rivolgo un sorriso, sornione.
- Se poi il fuoco viene scatenato, è ancora meglio. No? – la sua voce è divertita. - Assolutamente si. – annuisco, fermamente convinta.
- Un po’ come stavolta, giusto? – sorride, portandosi la mano di fronte le labbra, per trattenere una risata con grazia.
- Oh si, stavolta poi…era un fuoco assolutamente splendido. E il rogo finale, l’ho semplicemente adorato. -
- Tutto merito del tizzone da dover bruciare, tesoro. Ci ha riempito la giornata. –
Queste, sono le parole PIU’ BELLE che oggi avrei mai potuto sentire.
Stamattina mi sono risvegliata come l’altro giorno, con un picchiettare continuo alla finestra. Solo che l’altro giorno era dolce, e stavolta era brusco e violento. Cosi` ho dovuto corrrere ancora piu` velocemente dell’altra volta per non svegliare Lory e Susan. La civetta mi ha consegnato la lettera e, proprio mentre la stavo aprendo in tutta fretta mi sono ricordata di cosa avevo scritto io l’ultima volta. Mi sono fermata un attimo, mi vergognavo perfino a leggere la sua risposta. Ma, ripensandoci, forse avrebbe potuto tirarmi su il morale. Cosi` ho aperto la lettera e ho sentito qualcosa che cadeva sui miei piedi.Era una foto mia, di qualche mese fa, che mi aveva fatto la mamma in giardino in mezzo alla neve. Faceva un freddo assurdo quel giorno, e infatti nella foto si puo` vedere quanto mi ero imbacuccata. Portavo un giaccone pesante e un po` spesso, di colore blu chiaro, che andava benissimo con il cappello di lana che aveva fatto mia madre. Non avevo un filo di matita, eppure in quella foto, con il sorriso che illuminava la faccia infreddolita, i capelli castani che fuoriuscivano dal cappello e le guance rosse dal freddo devo ammetterlo stavo proprio bene. Anche se ero seduta con il culo per terra in una montagna di neve e con un cappottone che al minimo duplicava la mia forma.
Sono passata alla lettera:
Cara Alexa,
guarda la foto prima, e poi leggi la lettera.
L’hai vista vero? E gia` vedo un sorrisetto stampato in faccia. Perche` e` in quella foto che si cela la risposta a tutte le tue domande. Non so chi sia questo Jasper Lewis, ma aime`, io nella mia vita ne ho incontrati pure troppi. Gente senza cuore, che ferisce gli altri per sentirsi migliore, per farsi piu` bello davanti agli occhi degli altri. Mentre in realta` non meriterebbe la considerazione di nessuno, ed e` molto piu` inferiore di te.
Tu Alexa sei bellissima, sei bellissima appunto perche` non sei come Jasper Lewis, te sei felice nella vita, felice con te stessa e con gli altri. Ti trovi a tuo agio con il cerchio di conoscenze e di amici che ti sei creata, e non hai bisogno di impressionare gente.
Alexa, ti prego, spero di non ricevere mai piu` nessuna lettera del genere. Se c’e` una cosa che mi rende triste e` appunto vederti a te triste. Ricordati che sei a Hogwarts, circondata da amici e da gente che ti vuole bene. Perche` tenere il broncio, dopotutto non sei piu` qua in Michigan ad accudire una vecchia pazza!
Ti voglio bene
Ho riguardato la foto un’ultima volta, e insieme con la lettera l’ho poggiata dentro il cassetto del comodino. Era giusto cio` di cui avevo bisogno, una lettera dolce e rassicurante. E leggendola mi ero accorta di quanto aveva ragione mamma, Jasper era insignificante, non aveva niente a che fare con me, e non dovevo considerare cosa diceva. Per niente.
“Stamattina sei decisamente allegra” dice Susan mentre mi guarda con aria divertita “E anche affamata come vedo”. Chissa` cosa vede lei, cio` che io ho paura di vedere. Una ragazza con i capelli impiastricciati di pezzi di glassa e con la bocca riempita di torta. Ma al momento poco mi importa, dato che non ho mangiato da troppo troppo tempo.
“Alexa non hai mangiato da troppo troppo tempo. Ci spieghi perche` questo digiuno?” Ti pareva. A volte penso che le mie amiche siano telepatiche. Meno male che mi e` impossibile rispondere, data la quantita` enorme di torta che sta occupando la mia bocca.Sento qualche risata, niente di che, solo il Carlisle fan club che trova molto divertente la mia faccia. Ma fulminate da una mia occhiata le ragazzine tacciono e abbassano la testa imbarazzate. Dopo aver spazzolato per bene il mio piatto mi alzo e caricando la mia borsa pesante sulla spalla mi avvio da sola verso Antiche Rune. Mi siedo a uno dei penultimi banchi, oggi sono particolarmente allegra e ho quindi tanta voglia di parlare con qualcuno. Ma mi aspetta la triste fine del banco da sola, Lory e Susan non ci sono, e i miei altri compagni sono gia` seduti tutti assieme. Oggi pero` ho un colpo di fortuna, il discorso della Winckelman viene interrotto qualche minuto dopo l’inizio della lezione. La porta si spalanca rivelando una affannata Rah. La professoressa e` pero` clemente: “Non si preoccupi signorina Page, vada pure a sedersi.”. Improvvisamente mi sorge un’idea, cerco di richiamare l’attenzione di Rah che si gira e capisce subito. Si siede accanto a me e la saluto.
“Ciao! Susan e Lory?”. Ridacchio sotto i baffi, ormai sono associata eternamente a Susan e Lory!
“Susan non frequenta mai Antiche Rune, trova che sia una materia difficile e noiosa. Lory doveva passare in infermeria a chiedere il decotto per il raffreddore… sembra proprio un’epidemia!” Per un momento una pausa interrompe il nostro breve discorso, poi mi viene in mente un argomento che ci accomuna ad entrambe.
“Come sta Cassandra?” mentre formulo questa domanda ripensa a quell’anima fragile di ragazza, che sicuramente adesso sta soffrendo le pene dell’inferno, e una smorfia si forma sulla mia faccia. Rah cerca di calmarmi.
“Sta meglio dice… è molto forte e sembra essersi quasi ripresa. Anche se so bene che se mi sentisse ora direbbe che si è ripresa del tutto.”
“Certe cose lasciano il segno… non so se riuscirei a riprendermi se mi venissero a mancare Susan e Lory.” Un pensiero tira l’altro sono arrivata a questa conclusione. Cosa farei io senza i miei cari? Ci avevo gia` pensato quando mamma stava male, la sola possibilita` di perderla mi faceva impazzire. La morte di Ida e` successa cosi` d’improvviso, nessuno si aspettava un avvenimento del genere dopotutto. Potrebbe succedere a chiunque...Con questo brutto pensiero in mente taglio corto alla conversazione, forse concentrandomi in Antiche Rune riesco a dimenticarmi questo treno di pensieri tristi.
Finisce la lezione, Rah prende i suoi libri ed esce dall’aula. Io butto tutto alla rinfusa nella borsa e la rincorro fuori.
“Rah che ti prende?” gli chiedo. Durante la lezione l’ho osservata, l’ho vista pensierosa, a disagio, triste. A me non sfuggono queste cose. Lei evidentemente ancora non mi conosce bene per saperlo. Infatti mi risponde dicendo che sta bene e non e` successo nulla. A questo punto mi esaspero: “Senti, capisco che non abbiamo confidenza però questo te lo devo proprio dire. Cassandra ci tiene molto a te. Il ricordo di Ida non cambia la vostra amicizia. Ho sentito la discussione che avete avuto in Sala Grande da poco e so che hai paura e che non hai mai avuto delle vere amicizie ma… devi crederci per una buona volta!”. Oh! Che sollievo! Immediatamente la mia espressione di sollievo si transforma in una di sorpresa, Rah e` scoppiata a piangere. Ma letteralmente scoppiata, e` come se tutto il pianto che si e` tenuta dentro e` uscito proprio in questo momento. Gia` vedo qualcuno che si e` girato e ci guarda con aria interrogativa cosi` prendo per un braccio Rah e la porto in un luogo piu` appartato. Lei mi ringrazia con voce flebile e continua a piangere. E` strano, non sono mai capitata in una situazione del genere. Non ho mai dovuto consolare una persona cosi`, senza parole, solo standogli vicino e facendole sapere che io ci sono.
“Alexa ascolta potresti avvisare Lumacorno che arriverò un po’ in ritardo… Digli che non sto bene.” Mi chiede una volta calmata.
“Sicura che non vuoi compagnia?”
“Credo che tu abbia già avuto troppi problemi con lezioni marinate. Ho sentito per caso la Bonnet che te ne parlava.” Apro la bocca per contestare ma lei e` piu` veloce e aggiunge “Non è un rimprovero. Sono sicura che qualsiasi motivo avessi per marinare la lezione l’altra volta era migliore di questo. Non preoccuparti.” Sorrido. E` stato stupido da me pensare che lei volesse farmi la predica. Mi avvio allora da sola ai sotteranei. Davanti alla porta mi aspetta impaziente Susan.
“Oh! Ma dov’eri?”
“Stavo con Rah, poverina lei...”
“Con Occhi di Mandorla? Perche`?” risponde Susan un po` adirata. Ancora turbata dalla sua reazione rispondo.
“Perche` no scusa? E` tanto simpatica!” Arriva Lory, che ha sentito la nostra conversazione.
“Infatti si Susan, che problema hai con lei?”
“Non ho un problema. Quella volta che abbiamo parlato a pranzo, be` appunto non abbiamo parlato! E` proprio una noia di ragazza, non sa comunicarsi!” Susan rotea gli occhi scocciata. Ripensandoci la mia reazione e` stata un po` precipitosa, e` comprensibile che Susan abbbia reagito in questo modo. Lei e` molto selettiva nelle conoscenze e amicizie, gli piace la gente spontanea e con un senso dell’umore particolare. Io pero` non sono una ragazza spontanea, ma bensi` molto timida e impacciata, quindi sono l’eccezione alla regola.
“Ma che ne sai te! Non la conosci neanche, e` una ragazza molto dolce e sensibile che si trova in una situazione difficilissima. E se parlassi sul serio con lei scopriresti anche che ha molto da raccontare e che e` divertente” rispondo decisa.
“Gia`, anche Cassandra parla molto bene di lei. Non puoi giudicare cosi` su due piedi Susan, dagli un’opportunita`!”. In quel momento Lumacorno ci chiama ed entriamo in classe.
“Professore, Rah si sente poco bene, ma arrivera` a momenti” gli dico, mantenendo la mia promessa.
Un po` di tempo dopo arriva Rah, ha gli occhi ancora arrossati, ma forse li noto solo io che l’ho vista piangere prima. Lumacorno le chiede se sta bene.
“Si si signore” risponde. Si gira verso di noi e io e Lory gli rivolgiamo i nostri migliori sorrisi. Mi giro verso di Susan e con una gomitata ottengo una smorfia che puo` passare per un sorriso. E anche questa e` andata.
Mordo il cotone e cerco di farmi largo in un gomitolo di lenzuola in cui mi sono incastrato da solo. Alla cieca, tra l'altro, visto che Carlisle sta cercando di soffocarmi con il cuscino e mi prende a vigorose pedate negli stinchi.
« sono colpevole! chiedo pietà! » ululo dopo essere riuscito a strapparmi il guanciale dalla bocca. La prima cosa che vedo sopra alla mia testa è la tremenda origine dell'aggressione di cui sono stato vittima. In un grazioso poster animato lampeggia il suo viso, su fondo rosa punteggiato di cuoricini; sopra alla sua testa, che esibisce un sorriso mai visto dal vivo, si ripete lo slogan “per noi Carlisle è il ragazzo più bello che c'è!”, tutto circondato di brillantini. Dopo le spille ( di cui io e Milo abbiamo fatto incetta ), la produzione di merchandising del Carlisle Club si è moltiplicata per mille. Con grande stupore delle giovani fan, che praticamente volevano staccarmi un braccio per l'emozione di parlare con un amico di Carl, ho comprato uno dei loro orrendi poster, che ora troneggia sopra al mio letto.
« maddai, è così carino.. » osserva Milo ridacchiando da dietro il fumetto che sta fingendo di sfogliare mentre in realtà si piega in due dal ridere. Carlisle mi abbandona, finalmente, anche se nei suoi occhi lampeggiano insulti di ogni genere e grado.
« potrei dire ad Isy che hai preso una cotta per lei. » borbotta mentre con un saltello si getta sul suo letto, e mi lancia un'occhiatina sadica da sotto il ciuffone di capelli rosso fiamma. Di colpo sento le budella che si rivoltano, e il sangue che mi affluisce alla faccia, bollente.
« non .. non .. » guaisco mentre i miei compari scoppiano a ridere, quasi con le lacrime agli occhi. Non è divertente, ecco cosa volevo dire. Recupero dal comodino un pacco di spartiti, coperti da un dito di polvere visto che li avevo abbandonati settimane fa, e scatto giù dal letto, più imbronciato che mai.
« ti sei offeso?! » esclama incredulo Milo.
« smetti di fare l'allegrone, sappiamo benissimo che hai appena mollato l'ennesima ragazza. » lo aggredisco senza avere il coraggio di alzare lo sguardo per guardarlo, fermandomi sulla porta della camera.
« non esagerare! e poi, ne ho conosciuta un'altra .. » risponde pacificamente, lasciando ciondolare il giornalino nella mano. Mi ritrovo ad alzare gli occhi al cielo; il suo continuo saltare da una ragazza all'altra renderà matti lui, noi e l'intera Hogwarts prima che riusciamo a diplomarci. « .. Opal Worthington, avete presente? » sbuffo, coprendo le sue stesse parole, ed esco nel corridoio dei dormitori prima che possa aggiungere altro.
***
Strimpello istericamente i tasti del pianoforte; quest'oggi non mi vuol venire fuori proprio niente di decente, è chiaro. C'è qualcosa che mi sfugge in questo spartito, è chiaro; forse è stampato male e quindi mancano delle note ... No, è chiaro che sia solo la mia demenza la causa di questo.
Mi manca l'attenzione che servirebbe per suonare come si deve. Lancio un'occhiata alla mia tracolla; contiene le carte che mi ha consegnato la Bonnet: sono definitivamente ritornato nella media in tutte le mie materie, e sono scampato al rischio bocciatura. Per ora. Solo all'idea mi sfugge un mezzo sorriso.
Chiudo la tastiera di scatto, alzandomi subito dopo. Per stasera basta con gli esercizi, tanto non caverò un ragno da un buco. E magari tornando al dormitorio incontrerò ..
Noto con la coda dell'occhio l'ombra di qualcuno, quasi indubbiamente una ragazza, che sgattaiola giù per le scale della torre, davanti a me, e poi corre attraverso il chiostro, inciampando poco prima della porta e rallentando il passo. Ne distinguo a malapena i tratti; sgrana gli occhi scuri.
« s-s-scusa! » balbetta prima di ricominciare a correre, scomparendo subito alla mia vista.
***
Bene. Bene. Per tutte le volte che hanno detto che avevo bisogno di un consulto psicologico, beh, ora non posso che trovarmi d'accordo. Osservo con orrore i miei stessi piedi che si stanno muovendo in traiettoria rettilinea verso un tavolo della biblioteca, il tavolo dove è seduta Isabel Sittenfeld. Guarda oltre la finestra, sbattendo le palpebre degli occhioni azzurri e succhiando la punta di una Piuma di Zucchero sospesa sopra alla pergamena. Un tuffo al cuore, per Merlino, mi sembra quasi di capire cosa intende quel melenso di Carlisle con “bella da far male”. Mi faccio schifo da solo, per Merlino. Per Merlino. Se ripeterò di nuovo “per Merlino”, sarò definitivamente diventato un perfetto idiota.
« grrbbbbffff.. » muggisco mentre mi appropinquo a lei, ma non sono ancora abbastanza vicino perché senta la serie di suoni scommessi che emetto. Eugene Pennington, se questa è la tua prima cotta, stai facendo proprio un disastro.
Ed ecco il suo capino di ricci scuri che compie una rotazione di centottanta gradi a destra, ed ecco che i suoi occhi saettano ed ecco che .. ecco che ..
« ciao, Isabel. » riesco a scandire con il mio classico tono da orso, deviando improvvisamente verso una libreria, e cercando di non abbassare lo sguardo dalla sua faccia, colma di sorpresa. Ebbene sì, so parlare! E civilmente, per giunta!
« ehi, Eugene. » trilla – perchè le fatine non parlano, trillano – e sfodera un sorriso quasi accecante. Mi trema il gargarozzo, vorrei quasi tenermelo fermo con la mano. Devo sembrare troppo ridicolo per essere vero. Oh no: non riesco a capire perché si stia alzando. Richiude il libro che teneva posato davanti. Faccio per deviare e ricominciare a camminare come se niente fosse, mettendo fine a questo incontro spiacevole e penoso. Non faccio in tempo a fare un passo che mi ritrovo a guardare in basso, proprio sotto il mio mento, dove s'è fermata e da dove mi sta osservando come normalmente avrebbe potuto guardare un gattino abbandonato.
« devo andare .. » mormora con un sorriso sbieco, ancor più languidamente di quanto già solitamente faccia. Spalanco la bocca; come un vero ebete, visto che non riesco a spiccicare parola. Lei continua a sorridere. Io non mi muovo. Lei neppure. Uhm - stomp.
Molto, molto lentamente prendo coscienza del fatto che il volume che stringeva in mano è caduto a terra. Altrettanto lentamente mi piego in avanti – certo che essere alti è davvero poco pratico – e lo raccolgo prima che lo possa fare lei.
Appena alzo la testa, mi trovo a fissare in orizzontale la sua faccia, con le guance tutte rosse, gli occhi spalancati. Neppure batte le palpebre. Com'è carina.
« grazie.. » sussurra appena; non mi rendo conto di quello che sta facendo finché non mi trovo uno stampo del suo lucidalabbra appiccicoso sulla guancia. Oh.
Svengo.
No, non svengo, ma quando riprendo coscienza di me sta saettando verso la porta della biblioteca, con il libro stretto in mano.
serpeverde
Edward Norwood
Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis
Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster
Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston
Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn
econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten
Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm
Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire
Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett
Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown
Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco
Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington
VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page
Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam
Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson
Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger
Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie
Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington
Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn
Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies
Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann
Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.
morsmordre
Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.
E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali.
Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.
11.05.08: rimossa DOROTHY dai pg attivi. 18.04.08: aggiunte DAISY e LEEN ai pg attivi. eliminato KLAUS e spostato in png. 16.04.08: eliminata OPAL dai pg attivi 14.04.08: aggiunta ANNABEL a grifondoro
{ ... }
05.03.08: Aggiunto il PG di Dorothy della casata tassorosso 02.03.08: Aggiunto il PG di Liz della casata grifondoro 10.02.08: Aggiunto il PG di Scarlett della casata serpeverde 30.01.08: Aggiunto il PG di Eugene della casata tassorosso 26.01.08: Aggiunto il PG di Rah della casata tassorosso 24.01.08: Aggiunto il PG di Carlisle della casata tassorosso 18.01.08: Spostati i PG di Eveline, Matt e Beth tra i png 01.01.08: Aggiunto il PG di Alexa della casata tassorosso 30.12.07: Spostato il pg Laura Stevens in png sotto richiesta della burattinaia. 15.12.07: Aggiunto il PG Julia Versten della casata grifondoro 21.11.07: Aggiunto il PG Georgiana Harrington della casata corvonero 21.11.07: Aggiunto il PG Blaine Huznestov della casata corvonero 18.11.07: Aggiunto il PG Noir Varesco della casata grifondoro 11.11.07: Aggiunto il PG Margot Zoe Leroi della casata grifondoro 28.10.07: Aggiunto il PG Laura Stevens della casata corvonero 13.10.07: Aggiunto il PG Jasper Lewis della casata serpeverde 09.10.07: Aggiunto il PG Jillian McKanzie della casata corvonero 28.09.07: Aggiunto il PG Audrey Salinger della casata corvonero 15.09.07: C'è il ballo di apertura! Aggiunti i PG Elizabeth Hale e Matthew Warren 31.08.07: Aggiornate le regole. Domani parte il gioco! 04.08.07: Aggiunto il membro Violet Traviston, chiuse le iscrizioni a serpeverde 17.07.07: Aggiunto il membro Elliot Clark 16.07.07: Blog Aperto 15.07.07: Creazione blog
Per iscrivervi al GDB non dovete far altro che mandare una mail a:
morsmordre.gdb@hotmail.it
Con i seguenti dati:
- Nome
- Età
- Indirizzo e-mail
- Nome del personaggio
- Casa del personaggio
- Breve storia del personaggio
- Username con il quale vi siete registrati su Splinder
- Due immagini del vostro personaggio
- Che cosa mangio?
regole
Per partecipare c'è bisogno della registrazione a splinder.com
Dopo aver fatto la richiesta di iscrizione siete pregati di postare entro una settimana per il primo post. Se avete problemi comunicatecelo.
Non ci possono essere nè nomi di pg/png uguali, nè uguali attori/attrici. Ricordate? Fantasia e creatività!
Dopo un certo periodo di BUONA frequenza, potrete chiedere alle amministratrici se potrete interpretare un nuovo pg. Decideremo se sarà possibile. SE otterrete il permesso, dovrete essere in grado di gestire tutti i pg; se vi accorgete di non riuscirci, avvisateci e noi provvederemo ad inserire il personaggio nei png. Nessun rancore.
Questo è un gioco di blog che contiene personaggi inventati o appartenenti alla saga di Harry Potter. Ogni riferimento a cose o a persone realmente esistenti è puramente casuale.
Il gdb è liberamente isipirato alla saga di Harry Potter di J.K.Rowling.
Il blog non è una testata giornalistica in quanto non è aggiornato periodicamente. Le immagini postate sono reperite nel web e le proprietarie del blog non se ne assumono la proprietà, se non specificato.