lunedì, 31 marzo 2008
commenti (3) • tag: discussioni, amori, amicizie, grifondoro, corvonero, tassorosso, fidelius

«Sicuro di non essere arrabbiato?» domando per l'ennesima volta, stringendo forte la mano di Carlisle.
Scuote il capo.
«Per la milionesima volta no» mi rassicura, fermandosi un attimo nel bel mezzo del corridoio «Non sono arrabbiato, non avrei motivo per esserlo.»
«Si, però..» mi mordo le labbra, abbassando per un attimo lo sguardo «Sembravi così seccato l'altro giorno!»
Mi sorride, illuminato dalla calda luce delle candele appese alle pareti. E' così bello che fa quasi male guardarlo.
«Non fare quella faccia, ti prego» si sporge appena verso di me, sfiorandomi il viso con una carezza «Ora ascoltami, perché è l'ultima volta che te lo dico, d'accordo?»
Annuisco, senza riuscire a distogliere lo sguardo.
«Non sono arrabbiato. Trovo che sia adorabile quello che hai fatto, se proprio vuoi saperlo, non so quante altre persone al mondo avrebbero acconsentito ad aiutare un paio di ragazzine del primo anno a realizzare un'idea così strampalata»
Gonfio le guance, annuendo, e lui sorride di nuovo.
«Brava la mia stella» mi canzona, stringendomi la mano mentre riprende a camminare.
«Senza contare che» aggiunge dopo qualche attimo «L'idea di te nella Sala Comune Tassorosso mi stuzzica non poco..»
E mentre la porta della Stanza delle Necessità si materializza davanti a noi, un familiare bruciore mi avvolge la faccia.

***

Goergiana sbuffa, prima di prendere fiato e lanciare un tremendo urlo per richiamare il gruppo al silenzio.
I pochi presenti si paralizzano completamente, voltandosi verso la mia Caposcuola che sorride compiaciuta.
«Bene» esordisce, soffermandosi con lo sguardo su ognuno di loro «Direi che possiamo iniziare»
Abbasso lo sguardo, turturando l'orlo del povero maglione che indosso mentre lei si dilunga nelle solite comunicazioni di rito e si prodiga a scrivere su un quadernetto che custodisce gelosamente tutte le aggressioni di cui siamo venuti a conoscenza in corso di settimana.
«Violet Travingston ha quasi staccato la testa a morsi a un Grifondoro del primo anno dopo esser stata lasciata da Norwood» ci comunica Carlisle pacato, senza lasciar intravedere il fastidio che comunicare una notizia del genere gli provoca.
Julia inarca le sopracciglia, dal suo angolo, mentre Isabel lancia un fischio sommesso.
«Apperò, carina la ragazza» commenta la mia amica, incrociando le braccia al petto. Eugene, al suo fianco, ridacchia, subito fulminato da un'occhiataccia di Georgiana.
«Sebbene non tolleri l'aggressione, posso capire il gesto» commenta gelida la Caposcuola, continuando a scrivere con la sua grafia minuta e ordinata sul quadernetto. Il biondo distoglie lo sguardo, vagamente imbarazzato. Da quando Garet (che stasera non si è presentato) l'ha lasciata, Georgiana è particolarmente inflessibile con tutto e tutti. Come biasimarla, del resto.
«Altro?» indaga, alzando appena gli occhi dalle pagine.
«McDowning ha mostrato simpatia per la filosfia di Riddle» riporta Audrey, attorcigliandosi un ricciolo biondi attorno alle dita sottili.
«McDowning?» esclamo sorpresa «Klaus McDowning?»
Il ragazzino più fragile che sia mai stato smistato a Serpeverde in tutta la storia di Hogwarts?
La Salinger annuisce mesta.
«Lo so, ci sono rimasta male io per prima» sospira, scuotendo il capo. Georgiana, impassibile, continua a scrivere.
«Altro?» abbaia, richiamandoci all'ordine. Fa decisamente paura.
«Ancora una cosa» Sebastian si schiarisce la voce, abbozzando un sorriso «Opal Worthington ha fatto esplodere un libro in faccia a una delle due mini-Blackster»
Mi mordo la lingua, non ridere, e non sono l'unica: tutto d'un tratto Eugene trova particolarmente interessanti le sue scarpe, Carlisle è in preda a un maniacale attacco d'ordine e sistema i cuscini impilati alle sue spalle, Isabel e Audrey si contrallano rispettivamente le unghie ed eventuali doppie punte mentre Peter da una lustratina alla sua bacchetta e Julia tossisce discretamente.
«Libro esploso in faccia a mini-Blackster» mormora Georgiana, ignorandoci tutti, prima di chiudere il quadernetto con uno scatto secco «Direi che siamo a posto»
Inspiro a fondo, cercando di tenere a freno le palpitazioni: non è nulla di grave, in fondo, devo solo aiutarla. Nulla di impossibile.
E anche se Georgiana in questo momento è dolce, disponibile e tollerante come un Dorsorugoso in calore, è sempre sempre la stessa ragazza dal cuore grande, profondamente insicura e indiscutibilmente sognatrice di sempre. Non è notoriamente cannibale, anzi. A vedere quanto è magra si direbbe che tende al vegeratariano, ergo non mi sbranerà viva.
Abbozzò un sorriso, che ricambia con una smorfia truce.
D'accordo, come non detto, è assai probabile che possa decidere di divorarmi come spuntino di mezzanotte oggi. Ma tutti hanno un cuore, anche le cannibali arrabbiate perché appena mollate dal fidanzato imbecille di turno. Spero.
Mi schiarisco la voce, affiancandola, e mi stampo in faccia un sorriso che possa anche solo vagamente farmi sembrare più rilassata.
«Dunque» esordisce Georgiana, incrociando le braccia al petto «Come spero tutti voi sappiate, Riddle è un legimens e questo lo rende ancora più pericoloso di quanto già non sia. Siamo più vulnerabili davanti ad una persona che conosce i nostri segreti, figuriamoci davanti ad una che può navigarci dentro a suo piacimento..» lascia la frase in sospeso, guardandomi di sottecchi. Si aspetta che vada avanti io? Tossicchia. Si, immagino di si.
«Ehm.. c'è un unico modo per tenere una persona al di fuori della propria testa» inizio a dire, tentennante «O la si rende innocua, e per esperienza personale è alquanto difficile rendere innocuo Riddle» Carlisle ha un fremito, ma non gli lascio il tempo di parlare «o si fa in modo che ci sia un muro tra lui e i propri pensieri. Nel nostro caso, la seconda è la più auspicabile delle ipotesi.» una breve pausa, prima di riprendere a parlare «Nessuno di noi è Legimens, però tutti -presumo- conosciamo la formula e sappiamo come funziona l'incantesimo. Quello che stasera faremo, in sostanza, sarà utilizzare l'incantesimo scudo in modo tale che non vada a creare una barriera fisica ma mentale, ecco.»
Georgiana annuisce, agitandosi inquieta tra i presenti e dividendoli a coppie.
«Legilimes, per attaccare. Protego, per difendere» continua a ripetere, facendo di quella frase il suo mantra personale. E mentre l'aria inizia a saturarsi di magia, mi lancia una rapida occhiata meno ostile delle precedenti. Esame superato.

***

«Adesso tu mi spieghi per qualce assurdo motivo non mi hai mai detto questa cosa di Riddle» sbuffa Carlisle, spingendomi contro la parete alle mie spalle. Mi inchioda lì, guardandomi dritto negli occhi.
«Perché, come ti ho già detto, non è successo nulla di tale» inspiro a fondo, cercando di dominare la voce «Non esisteva ancora nessun club, non aveva nulla da perdere e nulla da proteggere»
«A parte te stessa» mi corregge cupo.
«Oh, avanti, non mi avrebbe fatto proprio nulla. La prima volta eravamo nel reparto proibito della biblioteca e sai com'è quell'arpia lì di guardia, no? Non se ne lascia scappare uno, sarebbe stato troppo semplice risalire a lui. E la seconda volta, c'eri tu» sostengo il suo sguardo, con aria di sfida «E poi dovresti tenere a mente che per lui siamo -o meglio, eravamo, adesso non saprei- creature da tutelare, possibili futuri assassini nella sua cricca. Non mi avrebbe torto un capello.»
Sbuffa, ritrovandosi ad ammettere, suo malgrado, che c'è una certa logica nel mio discorso.
«Sei convinto di quello che dico, zuccone?»
«Vorrei poter dire di no» brontola, scostandosi e dandomi le spalle «E' che non sopporto l'idea che tu ti possa trovare in una situazione potenzialmente pericolosa»
«Ma Carlisle, non essere sciocco!» esclamo, incrociando le braccia al petto.
«Non sono sciocco» ringhia «Sono solo.. preoccupato»
Sospiro, abbracciandolo da dietro e posando la fronte contro la sua schiena.
«Non c'è ragione di esserlo, lo sai vero?» bisbiglio.
«Non ancora» specifica.
«Ragione in più per non fasciarsi la testa prima del necessario, no?»
«Vorrei che tu non fossi così dannatamente sicura» confessa «L'idea che ti succeda qualcosa mi terrorizza»
«Cosa credi, che per me non sia lo stesso?»
E' una fortuna che non possa vedermi, mi sento bruciare la faccia come mai prima d'ora.
«Ogni volta che tu e Lewis battibeccate, ogni volta che ti vedo così impaziente di agire.. mi spaventi da morire, Carlisle. Io... io non voglio che tu..»
Mi si spezza la voce in gola, non riesco nemmeno a dirlo. E' più forte di me.
«Jill» mi chiama piano, dopo qualche attimo «Resta con me»
«Tutto il tempo che vuoi»
«No, io intendevo..» la sua voce è un soffio, appena udibile «Resta con me stanotte. Ti prego, Jill, resta con me»













domenica, 30 marzo 2008
commenti (3) • tag: discussioni, confidenze, malinconia, amicizie, dubbi, lezioni, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

Ho lasciato Damian ai suoi pensieri. Stringo ancora fra le mani la sciarpa di Aedan, mentre mi dirigo verso la mia camera. Mi tolgo la giacca leggera ed i miei immancabili stivali e mi lascio cadere sul letto.
Angela, la mia compagna di stanza, mi apostrofa così:
“Hai un sorriso da gatta che si lecca i baffi. Qualcosa da dichiarare, Versten?”
Scuoto la testa, mentre mi alzo in piedi. Angela si sta pettinando la frangetta davanti allo specchio, e aggiunge:
“A proposito, Sebastian è passato a cercarti, un’oretta fa.”
Mai che riesca a rilassarmi un momento. Avrei solo voglia di un bagno caldo, ma mi sembra chiaro che dovrò aspettare.
Scendo in Sala Comune e cerco Sebastian: non c’era quando sono entrata, né è riapparso nel frattempo. Mugugno qualcosa[nulla di elegante o di appropriato per le labbra di una fanciulla, questo è certo], e mi preparo alla sua ricerca.
Sebastian, Sebastian.  Dove potrai mai essere?
Mi torna in mente che al momento ha una riunione con Silente per discutere dell’organizzazione della Casa di Grifondoro, nonché una serie di altre amenità riguardanti Hogwarts.
Bene, sono di nuovo in giro per la scuola, da sola. Il rumore della pioggia scrosciante mi disillude: un giro nel Parco o nel Campo di Quidditch sono fuori discussione.
Sono combattuta: Georgiana in questo periodo è occupatissima, non so se potrei andare a disturbarla. Senza contare che nella Sala Comune di Corvonero c’è un’alta probabilità di incontrare il proprietario della sciarpa che al momento è avvolta intorno al mio collo.
Vago per i corridoi del castello, scegliendo le zone meno frequentate. Alla fine, mi ritrovo in Aula di Astronomia, a osservare il cielo notturno con uno dei telescopi che di solito usiamo durante le lezioni pratiche. 
“Oh, abbiamo qualcuno che si interessa di Astronomia, sì?”dice la voce del professor Crale alle mie spalle.
“Salve, prof. Disturbo?”chiedo.
“No, fai pure. Sono solo venuto a prendere un libro. Per la prossima lezione del sesto anno.”risponde, mostrandomi un enorme tomo, intitolato ‘De Planetibus’.
Si appoggia alla balaustra della finestra.
“Tutto bene?”
Se fosse una qualsiasi altra persona [a parte le note eccezioni] a farmi una domanda del genere, l’ennesima sul tema, credo che sbotterei, nel migliore dei casi. Nel peggiore, potrei mettermi a urlare. Ma con Crale ho un rapporto particolare, forse perché anche lui è un ibrido, né umano né creatura magica, bensì entrambe le cose. Con Georgie ridiamo sempre perché lei è la cocca di Silente, mentre io lo sono di Crale…a rigor di logica, dovrebbe essere il contrario!
Così dico:
“Vado avanti, e tutto torna a posto, pian piano.”
Crale mi sorride con gli occhi, anche se il suo viso resta immobile.

***

Ho passato la mattinata a crogiolarmi al sole, sul molo del lago. Sul tardi, Carlisle mi ha raggiunto e abbiamo  scambiato due parole, grazie alle quali mi sono resa conto di quanto faccio preoccupare le persone che mi stanno accanto…brava, Julia.
Poi lui è andato a pranzo e io sono stata intercettata dalle mie compagne di stanza.
“Ti abbiamo coperto, Jules!”annuncia Angela. “Certo però che se tu te ne vai in giro per il Parco…”
“Donna di poca fede!”replico, indicando un drappo damascato. Il Mantello dell’Invisibilità fornitomi da Peter. Mi copro per bene e ce ne torniamo al dormitorio. È sempre strano vedere le persone, senza essere visti a nostra volta. Nella nostra Sala Comune, l’unico ad accorgersi di qualcosa è Seb.
“Dite alla vostra compagna di stanza, Julia, che devo ancora parlare con lei…”ulula, sottolineando il mio nome. Non riuscirei mai a farla franca con lui, e non ci spero neppure. Ne sa una più del diavolo.
Una volta in stanza, indosso la divisa per le lezioni del pomeriggio e mi ripresento giù, millantando una ripresa della mia salute. Avevo bisogno di starmene un po’ da sola, stamane, dopo gli avvenimenti dell’altrieri.
Ma ora avrei bisogno di parlare con Georgie, dopo un giorno e mezzo che non la vedo. Ieri non avevamo lezioni in comune, ed in più dovevo preparami per l’interrogazione di oggi pomeriggio. Antiche Rune, aspettami.
Entro nell'aula e mi fiondo accanto alla mia migliore amica, imponendole, perentoria:
“Non azzardarti ad uscire senza di me, dopo la lezione. Devo dirti una cosa.”
“Jules, questo tono da pettegolezzo non è da te, mi sconvolge. Sicura di star bene?”
mi domanda con un’espressione perplessa.
“Ah, no. Non ne sono per niente sicura.”
La nostra conversazione viene troncata dall’arrivo della professoressa Winckelman.
“Versten, Mapplethorpe e Prentiss. Deliziateci con le vostre traduzioni!”esclama l’insegnante.
La Winckelman mi ha in simpatia, questo è chiaro. Per quale motivo, non saprei. Forse perché sono una delle poche che riesce a seguire i suoi voli pindarici.
L’interrogazione si chiude con il massimo di voti per me ed i miei compagni, coronato da un sorriso soddisfatto della professoressa mentre riporta i voti sul registro. Poi l’ora finisce e siamo liberi.
“Georgie, ti va se andiamo in Sala Grande?”
“Questa suspense mi uccide, Jules. Vada per la Sala Grande.”
Ci sediamo un po’ discosti dagli altri studenti. Davanti a noi appaiono due tazze di thé ed un piattino di biscotti.
Sospiro.
“Georgiana.”
“Sì, Jules?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”

Georgie resta immobile per qualche secondo.
Poi dice:
“Che cosa?”
“Aedan Lywelyn mi ha baciata.”
“Ho capito, ma come è successo?”

Racconto in breve i fatti, mentre l’espressione attonita non accenna ad abbandonare il volto della mia amica.
“Non so cosa dire. Sai chi è sua sorella, vero? L’ultimo acquisto dei Principi.”
Annuisco.
"È stato inaspettato. Non premeditato.”dico.
Georgiana è poco convinta.
E ad essere sincera, non è che io lo sia molto di più.
“A proposito, sai per caso di cosa mi deve parlare Sebastian? Riguarda per caso lui ed una certa persona di mia conoscenza?”
Georgiana e Garet si sono lasciati da poco. Seb è partito all’attacco in tre secondi netti. E io sono un po’ preoccupata. Anche se, sotto sotto, sono contenta per tutti e due.

***

L’amore è più un problema che altro.
Ne sono sempre più convinta.
Sto tornando verso il castello dopo aver lasciato Peter con la sua ragazza: l’espressione di Audrey era tutto tranne che amichevole, quando mi ha vista.
Così metto un passo in fila all’altro e mi dirigo in Sala Grande. Spingo la porta ed ecco un’apparizione divina: Sebastian che parla con Damian. Non appena mi vede, saluta il mio compagno di squadra e mi fa segno di avvicinarmi.
Mentre mi siedo vicino a lui, il mio migliore amico fa apparire un bicchiere di latte caldo per me. Appoggio accanto a me giacca e sciarpa: proprio su quest’ultima scivola lo sguardo di Seb.
“Allora. Incontri ravvicinati con il Corvo dagli occhi di ghiaccio?”
“No.”
”Non più, vuoi dire. O non ancora, dopo l’ultima volta.”

Damian gli ha detto tutto. Stupida io a non dirgli di tenere la bocca chiusa. Chissà come ha presentato i fatti a Sebastian.
“Jules, ti rendi conto di quello che stai facendo?”
“La verità è che non lo so neppure io, se ti interessa. E tu, ti rendi conto di quello che stai facendo a Georgiana?”

Inarca le sopracciglia, sentendosi colpito.
“Lei non ha fratelli o sorelle che sono nella cricca di Riddle.”
Stringo il bicchiere fra le mani, con uno scatto convulso. Seb se ne accorge, e mi passa un braccio intorno alle spalle, stringendomi a sé. Poi mi bacia sui capelli.
"È difficile.”dico.
“Molto di più. È doloroso. A volte perfino sfibrante.”
“Che coppia che siamo. Se ci fidanziamo fra noi forse risolviamo, cosa ne dici?”
“No, non mi sembra il caso. Io non potrei più passare per l’insospettabile dongiovanni di Grifondoro, e tu non saresti più la mangiauomini, mia degna compagna di avventure. Beth mi ha detto che girano voci anche di una tua storia con Crale. Ci credi?!”
“Eh, magari.”
“Julia!”
esclama.
“Ma sto scherzando! È un bell’uomo. Non pensi?”
“Mah. Le mie preferenze si orientano più sulla Merrythought. O sulla Lostum, ecco. Ma anche la Bonnet e la Winckelman, una ventina d’anni fa…”
“Sei incorreggibile!”

Per fortuna, aggiungo fra me. Per fortuna che ci sei tu, Seb. E Georgie.
Come farei senza di voi?

 

 













venerdì, 28 marzo 2008
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Mi affretto a raggiungere la biblioteca, dove già so che mi aspetta una Scarlett al limite fra l’isterico e l’atomico.
Chiudo la porta, sedendomi al suo tavolo, esattamente di fronte.
“Allora? Il compito per il quale ti serviva aiuto?” – le domando, con calma.
“ Smetti di dire scemate, Ae. Ti ho visto con quella là.” – mi lincia, immediatamente prima che continui. Io incrocio le mani sul tavolo, per poi portarle sotto il mio mento.
“ E allora?” – il mio tono ha un velluto sottile di sarcasmo verso la sua reazione.
“ Allora??? Non la conosci nemmeno!” – mi rimprovera, mantenendo un tono di voce moderato, ci bastano gli occhi a saettare adirati verso di me per compensare le eventuali urla.
“ Scarlett. La conosco quel tanto che basta.” – le dico, leggermente stanco della discussione.
“ E se fosse una mezzosangue, ci hai pensato? Mh?” – irrompe con forza poggiando le mani sul tavolo.
Scosto  il gomito, sporgendomi verso di lei.
“ Visto che ti interessa tanto. Non lo è.” – le sibilo praticamente di fronte.
“ Sarà meglio per te. Che il nostro sangue sia macchiato da una impura mi sembra indicibile” – scivola tranquilla sulla sedia.
“ Scarlett. Non riesco più a seguire la tua avversione per i mezzosangue, mi dispiace”.
Sembra che le stia rifilando un insulto,vista la sua reazione.
Si alza, portandosi di fianco a me.
“ Ti sei bevuto il cervello? Eh, Aedan? Ma che ti sta facendo quella ragazza tutta occhi blu?” – domanda. E Scarlettsento nella sua voce, oltre la rabbia, una sorta di apprensione.
Una apprensione che mi riporta alla realtà dei fatti che lei, Scarlett, è mia sorella.
Le accarezzo i capelli sulla nuca, teneramente.
“ Non mi sta facendo nulla. Anzi, ti assicuro che è di una dolcezza disarmante” – le dico.
“ Non mi pare proprio” – incalza, storcendo il naso.
“ Di sicuro è più dolce di te” – la prendo in giro, sperando che la situazione perda i contorni della lite. Lei mi fulmina, capisco di averla presa in contropiede più del dovuto.
“ A volte” – aggiungo, per salvarmi da ulteriori ramanzine.
“ Aedan, vedi di non farmi girare le eliche” – mi bacchetta, per poi porgermi una pergamena.
“Mh?” – le domando, osservandola.
“ Cerca di cominciare a valutare le cose realmente importanti, e soprattutto a frequentare gente che conta.” – srotolo il foglio in carta ingiallita, vagamente elegante.
“ Un invito.” – leggo.
“ Al Lumaclub. Bada che solo gli studenti più meritevoli ne ricevono uno. E lì è rarissimo, per non dire impossibile incontrare mezzosangue” – sembra che ci tenga a precisarlo.
Io la fisso, e credo che nel mio sguardo risieda quel pensiero che, in me, si sta facendo largo. Poiché noto il lento dilatarsi delle pupille di Scarlett, quasi avesse visto un fantasma.
“ Non mancare” – precisa, prima di alzarsi.-  “ è importante” – torna a ribadire, per poi  inforcare la via dell’uscita.


Ho trascorso il pomeriggio intero, dopo lo studio,a  vagare per la struttura, addirittura sono riuscito a trovare, nelle soffitte un piccolo giaciglio di cui, credo, nessuno conosca l’esistenza.
E’ piccolo, con un tetto leggermente spiovente, ed una finestra che si affaccia sul cielo.
Rilassante e silenzioso. Penso proprio che tornerò spesso qui, ogni volta che  vorrò abbandonare il trambusto di Hogwarts. E le sue “Leggi non scritte”.
Detesto che mi si dica cosa è giusto fare. Ho una testa. Mia. E solo mia.
E se fossi un lupo, ululerei alla luna che alta si staglia nel cielo. Perché io, sono stanco. Mortalmente stanco. Sospiro.
Scendo dirigendomi alla sala comune dei Corvonero. E’ sera ormai, e forse sarebbe anche ora che io dormissi, sperando giustamente di farcela. La finestra, l’ampia vetrata ai limiti della stanza, mi attira. Ed io mi avvicino, osservando i giardini, ed alcuni ragazzi che si divertono a trasgredire le regole correndo per non farsi vedere.
Le dita corrono sul vetro, come se scivolassero sull’acqua. E l’impensabile torna.  Ho baciato Julia Versten. Perché l’ho fatto.
Perché oggi non mi sono fermato, quando è arrivata Scarlett. Perché ho continuato, sebbene l’incantesimo fosse stato spezzato.
Mi sono avvicinato a lei e….l’ho sfiorata. Labbra su labbra per un istante che è sembrato infinito.
Julia, tu si che mi stai dando problemi.
E sulla veste, sento pallidamente ancora il profumo della sua pelle.
Somiglia alle rose della serra. Delicato. Inebriante. Proprio da lei.
Evidentemente sono troppo distratto per ascoltare i rumori attorno a me. La porta si apre, sento pronunciare il mio nome.
Da una studentessa con fluenti e morbidi boccoli biondi.
Aguzzo sguardo e mente. Cercando di ricordare.
Punto leggermente il dito, abbandonando la mia posizione vicino la finestra, raggiungendola.
“ Audrey, dico bene?” – le domando, con gentilezza.
“Dici bene” – mi risponde con un sorriso – “non si dorme?”
Audrey“ I lupi sono animali notturni, non lo sapevi?”
– le dico, accomodandomi sul divano – “ e tu allora?In giro per appuntamenti?”
“Si, appuntamenti nefasti, ma appuntamenti”
– mi informa, sprofondando praticamente al posto di fianco al mio.
“Eh?E perché? E’ scoppiata l’apocalisse e non lo sapevo?” – domando, leggermente ironico.
“ Si, e si chiama Julia Versten” – incalza, leggermente preoccupata in volto.
Eccola che torna, possibile? Sempre in mezzo. “ La Versten?” – chiedo, e non sembro per niente disinteressato.
“ Si, la Versten” – rimarca, ed il suo sguardo si fa grave. – “ è SEMPRE con il mio fidanzato, Halbury. Comincio a pensare che possa avere mire di qualche tipo nei suoi confronti”- mi confida.
Io sorrido, e le scosto una ciocca per poi dare un buffetto sulla fronte.
“Dubito che abbia mire di alcun genere” – la rassicuro
“Si, e sentiamo come fai ad essere così sicuro?” – leggermente incredula, sebbene nutra speranza sulla fondatezza della mia ipotesi.
“ Abbiamo altri progetti” – le sussurro, scherzosamente confidenziale. Un sorriso, enorme, si stampa sul suo viso.
“ E bravo Lywelyn!” – mi acclama, battendo sulla mia spalla.
“Grazie grazie” – rido, mimando un inchino prima di congedarmi, ora che il sonno sembra aver fatto capolino.
“ Ovviamente, tu non sai nulla. Non mi hai mai parlato” – le raccomando, in atteggiamento vagamente circospetto e molto cinematografico.
“ Non ti conosco proprio” – annuisce, convinta.
“Questo mi sembra troppo, Aud.” – le dico, inarcando un sopracciglio.
“ Che vuoi, è il brio della conoscenza di simili segreti” – esplodiamo in una rilassante risata.
“ Bonnenuit Audrey” – le auguro, con un francese leggermente elementare, ma comunque d’effetto.
“ Ci vediamo presto.” – le sorrido, avviandomi nella mia camera.
Chi sia realmente Audrey non lo so. Ma ho come l’impressione che sia riuscita a far rilassare questo lupo burbero, stasera.
E Julia, beh….Julia a quanto pare c’entra sempre.

 













venerdì, 28 marzo 2008
commenti (3) • tag: discussioni, confidenze, amori, amicizie, lezioni, litigi, conoscenze, grifondoro, corvonero

Io e Jillian entriamo tranquille nell’aula di Aritmanzia.
La prima cosa strana è un animato brusio: Nolasco pretende sempre il massimo silenzio, non vedo perché oggi dovrebbe fare un’eccezione.
La seconda cosa strana è l’agitazione della parte maschile della classe.
La terza cosa strana è una giovane donna bionda che siede alla cattedra. Al posto di Nolasco.
“Ho la vaga impressione di essermi persa qualcosa.”dico a Jill.
“Credo anch’io.”risponde lei, assumendo un’espressione poco convinta.
La donna bionda aspetta che entrino gli ultimi ritardatari e poi inizia a parlare.
“Buongiorno a tutti. Il professor Nolasco è dovuto tornare a casa per questioni familiari; io prenderò il suo posto, e sarò la vostra supplente fino alla fine dell’anno scolastico. Mi chiamo Martine Lewis.”
Jillian al mio fianco sobbalza. Un Serpeverde alza la mano e domanda:
“Mi scusi, lei è la sorella di Jasper, vero?”
Il viso della professoressa Lewis si addolcisce in un sorriso a fior di labbra.
“Sì, esatto. Altre domande?”
Nessuno interviene.
“Allora, direi di cominciare.”
Inizia a sfogliare il registro e poi apre il libro di testo.
“Andate a pagina 247.”
Jillian è pallida e non muove un muscolo. Le apro il libro e la scuoto appena.
“Jill? Va tutto bene?”
La mia amica fa un respiro profondo. Poi sfoglia il libro e dice:
“Ho l’impressione che Aritmanzia mi respinga. Adesso c’è perfino la sorella di Jasper ad insegnarla. I Serpeverde…sono sicura che loro c’entrano in qualche modo.”
Annuisco. La cosa mi pare lampante.

Ci avviamo verso la Sala Grande, abbastanza prive di appetito dopo la recente scoperta. Mentre entriamo, incrociamo lo sguardo di Georgiana. La nostra Caposcuola capisce subito che qualcosa non va e poco dopo viene da noi.
Al suo sguardo preoccupato [Jill in effetti sembra abbastanza provata], rispondo:
“C’è una nuova insegnante di Aritmanzia.”
“Sì, lo so. Nell’ultimo Consiglio d’Istituto Dippet ce ne aveva parlato. Com’è?”

Non sa di chi si tratta.
"È la sorella di Jasper.”mormora Jillian.
Georgiana appare colpita, ma mantiene il controllo.
“Siete sicure?”
“L’ha confermato, ad un’esplicita domanda di un Serpeverde. Si chiama Martine Lewis.”
rispondo.
“State tranquille. Al momento non possiamo farci nulla.”
Sembra preoccupata, mentre ci saluta per tornare al suo posto. Inizia subito a parlare con Julia e Sebastian, e poco dopo le loro espressioni sono tutte intonate: l’emozione dominante è l’inquietudine. Mi siedo al tavolo dei Corvonero, e poco dopo incontro lo sguardo di Rah, la Tassorosso che ho aiutato settimana scorsa con qualche ripetizione. Dal viso sorridente deduco che tutto è andato a posto. Meno male che qualcosa va a buon fine, ogni tanto.

***

Che razza di giornata!
Ci mancava solo Martine Lewis, adesso, a complicare le cose. Come se la situazione non fosse già abbastanza difficile.
Sto raggiungendo Peter, che mi aspetta giù nel Parco.
Spingo la porta e aguzzo la vista. Eccolo là, un poco discosto da un grande acero. Con Julia Versten.
Mi avvicino cercando di trattenermi.
Va bene. Julia ha sofferto tanto. Soffre ancora tanto.
Va bene. Sono compagni di squadra.
Va bene. Sono amici da prima che io e Peter iniziassimo anche solo ad uscire.
Ma questo non mi impedisce di essere gelosa di lei, di loro.
Perché non è una ragazza normale, con delle amiche? Invece la sua unica amica è Georgiana, e poi ha solo amici maschi. Amici tipo Peter.
E poi, per non farci mancare nulla, è bella anche se è pallida e con gli occhi segnati.
Ormai sono a un paio di metri da loro: è chiaro che stanno discutendo.
“Ciao, Audrey.”mi saluta lei.
“Tesoro!”dice lui.
“Salve…vi ho interrotto?”chiedo, con una smorfia.
“No, stavo andando.”risponde Julia, che infatti subito si congeda.
Peter ed io camminiamo per qualche istante in silenzio.
“Allora?”inizio.
“Allora cosa?”
“Non sopporto di vederti sempre con lei.”
“Sempre! Se sto sempre con te, o con la squadra.”
“Squadra in cui c’è lei.”
“Che però preferisce stare con i suoi amici.”

Resto zitta.
“Se hai voglia di litigare, beh…io non ce l’ho.”
“Neanch’io.”

A dire il vero, avrei voglia di litigare, eccome. Ma lo sguardo stanco del mio ragazzo ha spento la mia bellicosità. 
“Andiamo.”gli dico, prendendolo per mano.
Peter mi sorride:
“Portami dove vuoi. Mi fido di te.”
Sorrido anch’io. Non te ne pentirai, Peter.

***

È tardi quando rientro nella Sala Comune della mia Casa. Per fortuna, stavolta sono ancora dentro il coprifuoco. Georgiana non dovrà richiamarmi e io non mi sentirò in colpa. Audrey e il senso del dovere: una lotta impari.
Qualcun altro si trova qui: una figura maschile guarda fuori dalla finestra. O soffre d’insonnia, o anche lui torna da un appuntamento con la sua metà.
Mi pare di riconoscere Aedan Lywelyn, così pronuncio il suo nome, sperando di non cadere in una delle mie gaffe.
La figura sobbalza, e si rivela essere proprio il nuovo arrivato, catalizzatore dell’attenzione di buona parte delle Corvonero single. E di una larga fetta delle altre studentesse di Hogwarts. E ad essere sincera anche un paio di professoresse non sono rimaste indifferenti alla sua comparsa…ma forse è solo una mia impressione.
“Cosa ci fai qui?”chiedo, togliendomi il cappotto.
“Non riesco a dormire.”
“Stanco dopo un appuntamento con la tua bella?”
“Magari! E tu, invece? Tu sì che mi sembri stanca, dopo un appuntamento con Halbury.”

Ridiamo entrambi.
“Confesso, mi hai scoperto. Ma non è per l’appuntamento che sono stanca. Abbiamo quasi litigato.”
“E come mai?”

Se è sveglio a quest’ora, con tutto il lavoro che c’è da fare, dev’essere per una ragione abbastanza seria. Quindi, se vuole distrarsi con i miei problemi, si può anche fare. Chissà che non sappia darmi qualche consiglio.
“Per Julia Versten.”
Un sfavillio di curiosità brilla nei suoi occhi. Tutti sono interessati a quella ragazza.
Gli racconto in breve il mio arrivo, e mi dilungo sui miei timori: ci siamo seduti su uno dei divani, altrimenti credo che saremmo crollati per la stanchezza.
Alla fine del mio discorso, Aedan conclude:
“Dubito che la Versten abbia secondi fini con il tuo Peter.”
“Vorrei sapere da dove viene questa tua sicurezza.”
"È semplice. Abbiamo altri progetti.”

Se l’articolazione della mascella potesse slogarsi, e far sprofondare la mandibola fino al pavimento per lo stupore…beh, allora sarebbe ciò che mi sta succedendo. Ma anni di vita di società con la mia famiglia mi hanno insegnato a dissimulare le emozioni, quindi il mio viso limita ad assumere un’espressione di stupore infinito.
Questa me l’ero persa. Promemoria per il futuro: diventare amica di qualche Tassa ficcanaso.
“E bravo il nostro Lywelyn…!”esclamo.
“Tieni il segreto, capito?”mi dice con un sorriso un poco imbarazzato.
“Le mie labbra sono sigillate. Il favore è reciproco, s’intende.”
“Ovvio.”

Se fossimo nel mondo babbano, brinderemmo con un drink alla nostra salute.
Ma siamo ad Hogwarts, e quindi non resta che salutarci e andare a dormire.

Nel mio letto, non riesco a smettere di sorridere. Non so come mi sia venuto in mente di confidarmi con un semisconosciuto studente arrivato da poco. Ma queste confidenze notturne mi hanno tolto un peso dal cuore.


 













giovedì, 27 marzo 2008
commenti (7) • tag: famiglia, amicizie, ritorni, conoscenze, tassorosso

Bene, d’accordo, è tutto a posto. Calma e gesso
In un ultimo, disperato tentativo di far entrare il manuale di Pozioni nella valigia, mi rimbocco le maniche, inspiro profondamente e, dopo aver lanciato un’occhiata di sfida al mio bagaglio, prendo la rincorsa e mi ci butto a sedere sopra. Cioè, l’idea era quella di buttarmici a sedere sopra, ma non avevo assolutamente previsto alcun tipo di scivolone con ginocchiata rumorosa (e dolorosa oltre i limiti dell’immaginabile) alla sponda del letto. È in momenti come questi che non posso fare a meno di rammaricarmi del fatto che i minorenni non possano usare la propria bacchetta fuori dalle mura scolastiche…
Dubito che siano le mie urla di dolore, quanto piuttosto tutti gli altri rumori sospetti provenienti dalla mia camera, a richiamare mia madre, che si affaccia sulla porta con quella sua solita espressione da “che diamine succede qua dentro?”
“Ape, amore, cosa stai combinando?” chiede perplessa, e si direbbe assolutamente poco intenzionata a venirmi a soccorrere in questo momento d’agonia.
”Non Ape, mamma, non Ape!” esclamo innervosita, il ginocchio leso al petto mentre mi accartoccio su me stessa in maniera pietosa, le lacrime agli occhi dal male.
”Ma sei ancora lì con quella valigia?!” il suo tono ha assunto venature di sconcertata incredulità, qualcosa di molto irritante ”E cosa sono quei braghini campagnoli? Vuoi darti una rassettata, per l’amor del cielo? Partiamo tra meno di un’ora, Ape!”
Che bello buttare tutto questo fiato al vento…
”Lo so, lo so” bofonchio, rialzandomi in piedi e scuotendo i pantaloncini campagnoli che mia mamma evidentemente non approva ”Ma ci metto un minuto, giuro”
Lei mi rivolge un’occhiata dubbiosa e, dopo avermi scrutato per un’enormità di tempo, decide che può anche lasciarmi sola con qualche probabilità che non mi ammazzi entro i prossimi trenta minuti, e se ne scompare per il corridoio.
Sbuffo, imprecando tra i denti contro libro, valigia e, già che ci sono, pure cerimonia. In realtà, non ho nulla contro i matrimoni. Davvero, lo giuro, anzi, li trovo piuttosto divertenti. Soprattutto qua, nella Côtes-d’Armor, dove c’è sempre qualcuno che dà il a qualche ballata bretone, ed è sempre pieno di vecchietti che cercano d’insegnarti qualche massima nella vecchia lingua. Il problema sorge quando, a separare la tua scuola dalla chiesa in cui tua cugina ha deciso di sposarsi, c’è la Manica più una fettina di terra ferma di dimensioni non proprio del tutto trascurabili.
”Polly, muoviti” dice Lucilla passando davanti alla porta della camera, senza degnarmi di uno sguardo. Aggrotto la fronte. Sì, va bene, perfetto, tutti bravi a dire “datti una mossa” ma nessuno che muova uno straccio di dito per aiutarmi. Perché diamine sono l’unica, qui, a doversi sempre portar dietro quintali di libri?
”Ti serve una mano?” questa volta a fare capolino sulla soglia è quel quattordicenne troppo cresciuto di Maurice, le mani enormi tuffate nelle tasche dei jeans, che mi guarda con quell’aria da “non ho decisamente nulla da fare al momento”.
”Oh, grazie, qualcuno con un cuore” borbotto, indicandogli la valigia che versa ancora in condizioni immutate ”Non riesco a chiuderla”
”Ancora non mi sono abituato a questa roba che avete da studiare” commenta, avvicinandosi e sollevando il manuale incriminato, guardandolo con occhio critico ”Per esempio…cosa vi fanno fare, a Pozioni, esattamente?”
”Principalmente frullati di occhi di gallina e spezzatini di lingue di rospo” rispondo splendida, cercando di spingere il più possibile in profondità il contenuto del bagaglio.
”Polly, ma che schifo!” esordisce mio fratello, con tanto di smorfietta disgustata, mentre cerca di incastrare nel modo più funzionale possibile questo benedetto libro in qualche anfratto libero della valigia. Io gli lancio un’occhiata di traverso. Bèh, non sono proprio frullati di occhi di gallina, ma in ogni caso poco ci manca… Maui sbatte violentemente il coperchio della valigia, che si chiude per un attimo tornando poi a sollevarsi quel tanto che basta perché le serrature non possano toccarsi…Mio fratello inarca un sopracciglio.
”Non puoi agitare un po’ quella tua bacchetta e la finiamo qua?” chiede, facendo un vago gesto a mezz’aria con la mano. Bèh, cocco, se potessi farlo non sarei qui a disfarmi le ginocchia…

***

Il viaggio di ritorno mi ha distrutto. Quando varco la soglia del dormitorio, la prima cosa che mi viene da fare è lasciarmi cadere pesantemente su una delle comode poltrone dal rivestimento color ocra che se ne stanno placide nei pressi del focolare. Non è così frequente vedermi accasciata in questo modo da qualche parte, ma devo ammettere che macchina, traghetto e treno, ecco, sono un terzetto davvero mortifero. Avessi avuto un po’ di polvere volante a portata di mano, mi sarei piuttosto sorbita una traversata camino-camino dal soggiorno della casa dei miei zii, in Bretagna, al focolare delle cucine di Hogwarts, ma appartenere ad una famiglia totalmente estranea dal mondo magico ha anche i suoi limiti…
Così, mi prendo i miei meritati dieci minuti di riflessione durante i quali, spaparanzata poco signorilmente sulla soffice seduta, ho il tempo di reimmergemi completamente nel classico e tanto amato brusio della Sala Comune.
”’Giorno Polly”
a rompere questo momento di pace interiore, facendomi aprire prima un occhio poi l’altro, è Carlisle Hunnam, appena uscito dal dormitorio maschile assieme ad Eugene, il cui viso pallido appare leggermente vaiato da aloni più scuri ”Com’è andato il matrimonio?”
”Alla grande” rispondo, accompagnando il cenno della mano con un sorriso “anche se lo sposo per poco non ci rimetteva un occhio”
Il rosso mi guarda con un sopracciglio inarcato, al ché io mi stringo nelle spalle “una manciata di riso mal calcolata” aggiungo in risposta a quell’occhiata perplessa, guardando poi verso Eugene, che quanto meno sembra aver colto il riferimento alle tradizionali usanze babbane che invece deve sfuggire a Carlisle.
”E a te che piffero è successo?” domando ficcanaso, alzandomi svogliatamente da sedere, le mani a passare – distrattamente e per abitudine – sui pantaloni da viaggio che ho ancora addosso. Lo sguardo del biondino prende a circoscrivere ghirigori indefiniti nell’aria, mentre lui si stringe nelle spalle, di poche parole come sempre. Va bene, d’accordo, magari non è il caso di mettermi a punzecchiargli il fianco con un bastoncino…promemoria mentale: chiedere spiegazioni a Costance. Carlisle lancia un’occhiata al suo amico e, afferrata la poca voglia di confidenze che ha in questo momento, sfodera un sorriso amichevole che serve da congedo per entrambi ”Ci vediamo in Sala Grande”
Annuisco, raccogliendo la mia valigina da terra mentre loro escono in corridoio.
”Cos’è successo a Eugene Pennington?” domando distrattamente, buttando il mio bagaglio sul letto, una volta entrata in stanza. Costance, sempre biondissima e sempre tutta occhi, seduta sul suo materasso a leggere non-mi-è-dato-di-sapere-cosa, fa un salto che sembra quasi sia appena stata morsa da un doxy.
“Per Morgana, Polly, che paura!” esclama stridula, il libro che si chiude di botto a quel sussulto ”Quando sei arrivata?”
”Venti minuti fa” rispondo, buttando il mantello accanto alla valigia ”E ho incrociato Penny e Carlisle”
Coco mi guarda corrucciandosi, con aria di rimprovero ”Dai Polly, non chiamarlo così…”
La guardo divertita, mentre apro il mio baule – rimasto tranquillamente a vegliare sul mio posto letto durante questi giorni di mia assenza – e ne estraggo la divisa scolastica. Non sopporta che dia nomignoli alla gente, anche se sa perfettamente che non lo faccio con cattiveria. È solo che mi piace abbreviare, tutto qui. E, tra Eugy e Penny, sinceramente…
”Ha fatto a botte con un manipolo di serpeverde, pare mi spiega Coco, con l’aria vaga di una che ha raccolto voci di corridoio e ne ha tirato le conclusioni. Sgrano gli occhi in un’espressione tra l’incredulo e il perplesso ”Cosa? Eugene?” aggrotto la fronte, molto poco convinta “E per quale oscura ragione, scusa?”
Lei sospira, facendo roteare gli occhi ”Lo sai” commenta Quelli stanno cominciando a montarsi la testa, negli ultimi tempi”
”Ma Dippet?” domando ”Avrà pur preso qualche tipo di provvedimento!”
Costance si stringe nelle spalle, una faccia che dice “il bollettino settimanale finisce qui”.
”Ma pensa te” bofonchio, l’uniforme stesa sul letto mentre travaso senza troppa cura il contenuto della valigia nel baule ”Questi fanno quello che gli pare…non bastano cretinate come gli schiantesimi, pure le botte…e poi, scusa, pensavo che…” smetto di parlare quando noto che, sul letto accanto al mio, giacciono, ammonticchiati in bell’ordine, un paio di manuali scolastici. Mi guardo in giro per trovare altre tracce di una possibile intrusa, ed ecco che noto un baule che prima non c’era, insieme a diversi effetti personali che monopolizzano il comodino accanto al letto.
”E questa roba?” chiedo, presa in contropiede.
”Ah, già” fa Coco “È di Dorothy”
E chi caspita è Dorothy?

***

Uno non può lasciare la propria scuola per poco più di una settimana, che quando torna è successo di tutto. Maltrattamenti, risse, partite di quiddich andate rovinosamente, e personaggi mai visti piombati nella propria camera non si sa bene da dove. In fin dei conti non è che quest’ultimo punto mi tocchi particolarmente, se c’era posto per tre ci si starà anche in quattro, però…
La Sala Grande straripa di gente, il che, generalmente, mi mette sempre di buon umore, ma i postumi del viaggio – davvero deflagrante: il mondo magico, con tutte queste “comodità”, devi avermi leggermente rammollito – si sentono ancora quel tanto che basta ad impedirmi di esibirmi nei consueti “mezza corsetta e tuffo plateale sulle vivande” che puntualmente m’ispira la visione della tavolata stracolma di cibo. Mi siedo quindi con molta meno enfasi del solito dove trovo un buco libero, nei pressi di Costance che è intenta a discutere di non so cosa con un ragazzo del settimo.
“Cos’è quella faccia, Pollyanna?” Milo Ashmore allarga un sorriso placido nella mia direzione. Fermo restando che non so come faccia a conoscere un romanzo babbano come Pollyanna, mi limito a rispondergli con uno sbadiglio, ma almeno ho la creanza di mettermi una mano davanti alla bocca.
”Sono provata” dichiaro, annuendo alle mie stesse parole mentre mi riempio il piatto di cibo. Certo, i gamberetti grigi della Bretagna sono deliziosi, ma anche gli elfi domestici di Hogwarts, in quanto a gastronomia, sanno il fatto loro…
Milo mi guarda stupito, come se gli stessi raccontando di aver appena incrociato un elfo domestico che sbacchettava la Fairfax per i corridoi ”Polly stanca? E da quando in qua”
”Credo di avere scarsa resistenza per i matrimoni…”
”Bèh, praticamente hanno portato in negozio questo Augurey” la voce concitata e squillante che arriva da poco più in là fa cadere qualunque sorta di curiosità suscitata in me dal cerotto che Milo porta ad una mano. Alzo lo sguardo verso la ragazza che parla con Carlisle, tutta un annuire e un volteggiare di mani, piccoletta, mai vista prima ”Però, insomma, non sembrava veramente un Augurey. Voglio dire, sai, di solito hanno quel bel piumaggio color verde petrolio, quasi nero…” continua, assumendo di tanto in tanto un’espressione pensosa, gli occhi che si alzano verso il soffitto incantato, per poi guizzare sul suo piatto e, qualche volta, sul suo interlocutore ”Questo, invece…insomma, totalmente bianco. Gli occhi chiarissimi!”
Ridacchio sotto i baffi, lo sguardo sempre fisso sulla ragazzina, facendo dondolare le gambe sotto il tavolo – perché, insomma, proprio fermi del tutto non ci si può mica stare! Un modo di fare assolutamente divertente, questa tipa mai vista. La sua forchetta passa più tempo a tracciare disegni elaborati per aria che ad infilzare cibo!
”E la signora ci dice ‘guardate che il mio pennuto è metereopatico, e non canta quando dovrebbe’…”
”E che cos’è un Augurey?” lo so che non s’interrompe la gente mentre parla, e a maggior ragione se parla come questa ragazza, ma è più forte di me, gesticola talmente tanto che mi vien voglia di partecipare. Bèh, non avevo previsto che una domanda come questa potesse comportare una reazione del genere. Non è solo la ragazza a smettere di chiacchierare, le mani ferme a mezz’aria e una faccia da pesciolino spaesato in viso, ma anche Milo si volta verso di me con aria dubbiosa, mentre Carlisle inarca un sopracciglio.
”Oh, bèh…” borbotta lei, assumendo un’espressione pensosa, come se cercasse di radunare le giuste parole per espormi il concetto. Prima che possa lanciarsi in qualsiasi tipo di spiegazione, Costance – che deve aver troncato la sua discussione appositamente per lanciarmi questo sguardo allucinato – esordisce con un allibito ”Non sai cos’è un Augurey?”
”Come cavolo hai fatto a passare ai G.U.F.O.?” commenta Carlisle sullo scherzoso, ma nemmeno poi troppo, perché la sua bella faccia è lo specchio della Perplessità. Io aggrotto la fronte. Questa poi, potrei anche prenderla sul personale…
”Bèh, ma…” interviene la brunetta, gli occhi che saettano dal rosso a me ”Non è così grave…insomma, non lo so in realtà, non ho mai frequentato una scuola di magia, ma ecco…penso che sì, insomma, gli Augurey non siano tra le creature magiche più studiate…” tutto questo gran giro di parole per mitigare un po’ le occhiate dubbiose dei miei compagni lo apprezzo molto, anche se la metà delle cose che ha detto, per la verità, mi sfuggono…
”Oh, avanti” bofonchia Costance, scuotendo la testa in un gesto nervoso, gli occhi che roteano verso l’alto ”Non si può non sapere cos’è un Augurey al sesto anno…”
”Ma magari…ecco, sì, non so” la ragazza mi rivolge un’occhiata larga, annuendo ”Potrebbe darsi che non ti sia mai capitato di entrare in un negozio di animali magici. Sai, in genere è difficile che qualcuno di nascita babbana frequenti questo tipo di posti…nessuno che abbia mai bisogno di un Ghoul o di uno Jobberknoll, preferiscono tutti quei puzzolenti insetticidi…”
”E questo cosa c’entra?” domanda Carlisle, l’aria di uno che ha decisamente perso il filo del discorso.
”Comunque è assolutamente improbabile che non sia mai entrata in un negozio di creature magiche” continua Coco, annuendo con fare saputo alle proprie parole, parlando di me come se non ci fossi per poi tornare a fissarmi “Insomma, Charlie Pi dove l’hai preso?”
”L’ha trovato mio fratello al fiume” rispondo stringendomi nelle spalle. Milo se la ride sotto i baffi mentre Costance assume un’aria di sconfitta rassegnazione, bofonchiando un ”Non posso crederci” che mi darebbe ai nervi se non la conoscessi da così tanto tempo.
”E chi è Charlie Pi?” chiede la ragazza esperta di Augurey, un’espressione sospesa tra l’interrogativo e il confuso.
”Un musicista babbano” la voce di Eugene si leva da qualche parte oltre le figure di Milo e Carlisle. Ridacchio ”Eh, magari…” commento alzando gli occhi verso lo scuro cielo artificiale che si specchia nel soffitto “È il mio rospo. Charlie Bird Parker, s’il vous plait”
La ragazza esordisce in un risolino divertito, che arresta quando si vede inaspettatamente piazzare la mia mano sotto il suo naso ”Io sono Polly, invece” la informo, e poco ci manca che per raggiungerla non mi sdrai sullo spezzatino. Lei guarda per un po’ la mia mano come se cercasse di trovare il modo più adatto per stringerla, poi sorride ”Dorothy, piacere”
Questa volta sono io a fare una faccia stupita. Ah, ecco, c’era qualcosa che non mi quadrava…la nuova compagna di stanza. Probabilmente ci metto un po’ troppo a fare tutte queste complicate somme d’informazioni, e forse mi si dipingono sul viso espressioni incoerenti, perché la ragazza assume un’aria tipica di chi teme di aver detto qualcosa che non doveva e, con un fantasioso cenno della mano, aggiunge ”Oh, ma puoi anche chiamarmi Dot, ecco…”
Non posso fare a meno di farmi scappare un sorrisino. Questa Dorothy sembra decisamente una a posto.
”Com’è finita poi, con quell'Augurey?” domando, mentre torno a sedermi più o meno compostamente sulla panca. Se normalmente avrei accettato senza storie una neoarrivata nella mia stanza, bèh, posso dire che in questo frangente potrei anche essere propensa a srotolare il tappeto rosso delle grandi occasioni…












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serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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