mercoledì, 27 febbraio 2008
Oggi c’è la seconda riunione del Club. Devo pensare ad un nome decente, fra l’altro.
Distesa sul molo ad occhi chiusi, lascio che una mano sfiori la superficie dell’acqua, un po’ meno gelida del solito: forse è la primavera che inizia a farsi strada, anche se è ancora un timido tentativo.
Sento che qualcuno si siede accanto a me, alla mia sinistra.
“Julia?”dice la voce di Georgiana.
Apro gli occhi, senza dire nulla. Aspetto che parli.
La mia amica prende un respiro profondo. Poi guarda lontano, al di là del lago.
“Mi fa male vederti così.”
E io non so cosa rispondere.
Il silenzio dura alcuni istanti, finché non mi accorgo che il sole sta tramontando.
"È ora di andare. Ci staranno aspettando.”
Mi alzo in piedi. Georgiana mi rivolge uno sguardo triste ed arrabbiato, poi inizia a camminare davanti a me.
La Stanza delle Necessità si va ingrandendo: non per niente si modifica a seconda delle esigenze di chi la usa. Ci siamo quasi tutti. Scorgo un nuovo viso, fra quelli conosciuti, caratterizzato da una luminosa chioma bionda.
Audrey Salinger, che stringe il braccio di Peter e sembra piuttosto perplessa. Spero davvero di non perdere la pazienza con lei.
Rompo gli indugi e la sottopongo subito al colloquio preparatorio. Non che nutra molti dubbi su di lei: sta insieme a Peter, che ha origini babbane per parte di madre, e la sua migliore amica è figlia di umani senza poteri magici.
È un po’ nervosa, ma supera il test a pieni voti.
“Vorrei dirvi qualcosa.”inizio.
Non amo in modo particolare essere la leader di un gruppo – sono troppo democratica, forse. In ogni caso, mi danno ascolto: le ragazze smettono di ridere, i ragazzi tacciono. Qualcuno si siede, qualcuno resta in piedi.
“Apprezzo moltissimo che voi siate qui, e sacrifichiate il vostro tempo libero per…una causa superiore.”
Perché non mi sono scritta il discorso, invece di andare a braccio, facendomi prendere dall’idea del momento e utilizzando parole troppo solenni? Ormai è fatta, mi stanno ascoltando.
“Questa è un’organizzazione clandestina. Quindi, non potete usare le nostre riunioni per giustificarvi a scuola, per andare via prima dalle lezioni o non svolgere i compiti; i professori, ve lo ripeto, non ne sono a conoscenza. Né dovete farvi particolari illusioni sul fatto che due Caposcuola siano fra noi: svolgeranno il loro compito in modo imparziale, come sempre hanno fatto. Chiaro?”
Cenni di assenso.
“La finalità che ci proponiamo è difendere i cosiddetti Mezzosangue della scuola nel miglior modo possibile. Ovvero, imparando e praticando gli Incantesimi di Difesa. Dovrete saperli maneggiare alla perfezione, per voi…e per gli altri. Non credo ci sia bisogno di farvi notare come la violenza dei Purosangue” la mia bocca si storce in un sorriso amaro, credo “sia aumentata in modo esponenziale.”
Nessuno muove un muscolo.
L’atmosfera tesa viene spezzata dall’arrivo di Carlisle e Eugene. Al limite ripeterò loro il discorso più tardi, anche se dubito ne abbiano bisogno.
Eugene non sembra molto convinto, ma beve il Veritaserum [versione riveduta e corretta di Georgie] e risponde con sicurezza. Poi Georgie si dà all’insegnamento, nonostante un po’ di incertezza iniziale.
Osservo i tentativi di Sebastian di avvicinarsi a lei. Non capisco bene se la mia amica se ne renda conto o no: Seb è del tutto partito per lei.
“Julia, andresti a chiamare Sebastian? Avrei bisogno di lui. Dovrebbe essere da Lumacorno per non so che problema con uno studente del primo.”mi chiede Silente, mentre sono nella Sala Comune. Scrivo il mio nome sul tema di Storia della Magia, e vado alla ricerca di Seb.

La scuola è tranquilla, poche persone si aggirano per i corridoi nonostante sia abbastanza presto. Scendo molti gradini di molte scale per raggiungere i sotterranei del castello, dove si trova l’aula di Pozioni.
Spingo la porta, che si apre con un cigolio. Forse è il silenzio a rendere il suono così sgradevole.
La sagoma maschile che sta scartabellando fra vari libroni mi è molto, troppo familiare.
“Julia…Versten.”dice Tom Riddle.
La sua voce è morbida come velluto, gli occhi scuri sono vuoti come quelli di una statua. È più alto di me, snello. Il suo sorriso sembra appartenere ad una persona affascinante ma incapace di fare del male a una mosca.
Il Caposcuola di Serpeverde misura la mia figura con lo sguardo.
“Che sorpresa.” aggiunge.
Sono pietrificata: non l’ho mai visto da così vicino, da quel giorno non ce n’è mai stata occasione.
La bacchetta è nella tasca interna della divisa che ancora indosso, la sento che punge la mia costola.
Poco più di dieci pollici di legno di rosa. Corda di cuore di drago. La mia unica arma di difesa se decidesse di attaccarmi.
“Hai qualcosa da dirmi?”
Qualcosa da dirgli?
Vorrei potergli vomitare addosso tutta la rabbia, tutto il dolore degli ultimi mesi, vorrei scuotere quel suo viso bianco come il latte, deformarne i lineamenti perfetti, fargli provare nel corpo un minimo di quel dolore che io provo nell’anima.
“Versten, cara, cosa ci fai qui?”
Lumacorno è alle mie spalle: gli sto intralciando la strada, visto che non mi sono mossa dall’uscio. Ho ancora la mano sulla maniglia.
Riprendo il controllo su di me, deglutisco.
“Cercavo Lang, il Caposcuola di Grifondoro.”
"È appena andato via. Abbiamo risolto in fretta.”
Lumacorno mi sorride: credo che mi adori grazie alle mie origini piuttosto inconsuete.
Lascio questo luogo dopo un laconico saluto, e l’ultima cosa che mi resta di questo episodio è la voce di Riddle.
“A presto, Julia.”
Devo calmarmi, devo calmarmi un po’. Non posso tornare in Sala Comune in questo stato.
L’unica alternativa che mi viene in mente è la Stanza delle Necessità.
Raggiungo il settimo piano di corsa, facendo i gradini a tre a tre. Mi sento grata per lo scarso affollamento.
Ora è una piccola cameretta tranquilla.
Una finestra offre una meravigliosa vista sul cielo stellato. Il fuoco arde tranquillo e sicuro; su un tavolino, una tazza di tè fumante e biscotti allo zenzero, i miei preferiti. Mi accoccolo sulla poltrona, togliendomi gli stivali, e bevo il tè.
A poco a poco, sento il suo calore che mi rassicura, e avvolge il mio corpo.
Mi addormento, sfinita.
martedì, 26 febbraio 2008
Il professor O’Sullivan, tutto contento, ci applaude vivacemente saltellando dietro il leggio, il suo podio che sobbalza e scricchiola. Mi arriva nelle costole l’abituale gomitata di Milo, alla quale rispondo con altrettanto slancio; sento il rumore dei suoi spartiti che sbatacchiano sulla schiena della persona che gli è davanti, e che si gira ad insultarlo, ma non faccio lo sforzo di abbassarmi a guardare chi sia.
Essere parte del coro di Hogwarts è un modo eccezionale per farsi etichettare come sfigato; nessuno vorrebbe mai esporsi al pubblico ludibrio cantando davanti a tutta la scuola, magari mentre si pasteggia, con Dippet che fa oscillare i suoi indici fingendo di dirigersi. Nessuno, tra le mille attività possibili, sceglierebbe quella prettamente non magica e senza alcuna finalità o influenza sul proprio futuro. Così finisce che solo chi ha una reputazione talmente perfetta da non poter essere offuscata e chi non ce l’ha proprio entra a fare parte del coro; esempi tecnici dei due opposti, Milo Ashmore, mio caro amico e compagno di stanza, e me, Eugene Pennington.
« Signor Ashmore, mi faccia la parte da solista. » borbotta O’Sullivan, innervosito dall’eccessivo agitarsi delle ultime file; Milo continua a ridacchiare ed annuisce, sfogliando le sue scartoffie. « E uno .. e due .. e uno e due e tre! » attacchiamo a cantare. Sono già abbastanza sfigato che non ci sarebbe alcuna differenza, se cantassi o no, e quindi visto che mi piace continuo a farlo. Mi alzo in punta di piedi giusto per il gusto di fare scena mentre il vocalizzo sale ad una nota praticamente impossibile, per noi ragazzi, e le ragazze strillano e ululano di sottofondo alla voce da baritono leggero di Milo. Anche alla London’s Academy of Music c’è un coro, il miglior coro che si possa immaginare, e nessuno pretende che si parli di lampi verdi in un Requiem.
Il brano si conclude con un gemito del nostro direttore, affatto contento della prestazione, che ci intima di andare prima che decida di toglierci un punto per ogni nota sbagliata. Evaporiamo in fretta, scendendo dai nostri sgabelli e precipitandoci verso la porta dell’aula di Babbanologia, che una volta alla settimana viene adibita a sala prove del Coro. Milo mi prende per un braccio, costringendomi a rallentare.
« Ehi, guarda chi c’è. » distinguo dall’altra parte del corridoio i piccioncini Jillian e Carlisle, e poco più lontano le amichette di lei, la sua cricca di fatine, che pigolano e sbattono gli occhioni.
***
« Senti, prendiamoci un caffè e lasciamoli perdere. » mugugno distogliendo lo sguardo dalla coppietta e dalle fatine che però, purtroppo, ci hanno già puntati e fatti soggetto delle loro allegre chiacchiere. Ok, lo ammetto, è colpa mia: sono alto come un lampione, non passerei inosservato neppure al buio. Sento una voce femminile che chiama Milo e lui, puntuale come un orologio svizzero, trotterella in quella direzione, mollandomi da solo in balia degli sguardi divertiti delle Corvonero. Faccio per andarmene, con la tentazione di usare un libro per nascondermi la faccia.
« Eug! » sento chiamare, senza fare neppure in tempo a muovermi; chiaramente, è la voce di Carl. E così non solo le Jill Girls, ma anche tutti gli altri studenti che passano in corridoio si girano verso di me. Sento che la mia faccia si contorce in una smorfia infastidita; striscio verso il mio amico, che si scolla dalla sua ragazza.
« Ciao, Eugene! » dice lei sfilandosi dal suo abbraccio e scappando verso le amiche che la aspettano; la seguo con lo sguardo, finendo per incrociare prima quello di Rachel Casey, poi quello di Isabel Sittenfeld: sbatte gli occhioni, fa un sorrisino, sembra sul punto di strozzarsi e poi torna a cinguettare. Le donne.
« Hai finito di essere zuccheroso, per oggi? »
« Se non ti conoscessi bene, direi che sei solo invidioso. » mi risponde con un sorriso ironico. « A proposito, l’appuntamento è per stasera, te ne ricordi? »
***
E’ un posto nuovo per tutti; non ho potuto che stupirmi per l'incredibile magia della stanza. La chiamano stanza delle Necessità c’è un motivo più che valido: io e Carl schierati di fronte alla parete sgombra, con gli occhi stretti, una porta piccola e sudicia con una maniglia di ottone incrostato, tanto bassa da costringermi ad inchinarmi. E dentro, un’aula di medie dimensioni, con il soffitto alto, e le pareti occupate da grandi scaffalature piene di libri, ma anche oggetti di scopo dubbio e varie cianfrusaglie.
Ad occhio e croce una decina di persone si dispone in vari punti della stanza, e tutti sembrano piuttosto in tensione; al nostro ingresso, subito si precipita verso di noi la ragazza con i capelli scuri che mi è stata presentata da Carlisle, Julia Versten, la sorella di Ida. A quanto pare è il capo della baracca, e infatti si avvicina con il chiaro intento di introdurmi alla faccenda; è chiaro che non abbia reagito bene alla morte della mia compagna di casa, come c’è da aspettarsi d’altronde, ma il suo aspetto rivela delle sofferenze molto maggiori a quelle abituali.
« Eugene, non è vero? Devi farmi un favore, vieni con me .. » Carl scappa subito tra le braccia della sua diletta, che immagino abbia individuato nello stesso secondo in cui siamo entrati. Julia non cerca di fare la carina, per fortuna, e dopo essersi fermata vicino ad un tavolo mi offre un bicchiere colmo di liquido trasparente.
« Veritaserum. » scandisce.
« … »
« Bevilo. » Agli ordini.
« Hai avuto, hai o intendi avere rapporti cordiali con Riddle? »
« No. »
« … o con la sua cricca? »
« No. »
« Credi anche in minima parte nelle sue idee? »
« Sono Mezzosangue! » sbotto scuotendo la testa, e distogliendo lo sguardo da lei. Dico io, neanche fosse il controspionaggio o qualche organismo parallelo. Catturo con la coda dell’occhio il suo braccio destro – o sinistro – Georgiana Harrington, caposcuola Corvonero, che arriva al galoppo, seguita da un altro ragazzo, che le stringe la mano.
« Cominciamo? » chiede con voce flebile; mi chiedo se sarebbe mai capace di cantare .. ho sentito dire che per ora le sue uniche velleità non-magiche risiedono nella scrittura. Julia annuisce, facendomi cenno di seguirla; mi scelgo un grosso pouf giallo grano, dove poso il mio stanco stanco sedere, e costringo le mie gambe chilometriche a prendere una posa innaturale.
« Ciao.. » trema ancora la voce della Harrington, così rossa in volto da fare quasi luce. Non sembra esattamente a suo agio con tutti gli occhi puntati addosso, ma è anche chiaro che sta facendo un notevole sforzo di volontà. « ehm, oggi faremo un po’ di esercizio sugli incantesimi difensivi. » non è abituata a stare in cattedra, questo è chiaro. Continua con la sua spiegazione, con il punto di vista di chi al settimo ha visto e provato di tutto: la sua secchionaggine sprizza da tutti i pori.
Ci dice di sistemarci a coppie; io mi trovo davanti a Carlisle che ha lasciato momentaneamente perdere Jillian e l’inseparabile Isabel; il fatto che siano Corvonero mi rincuora, altrimenti proprio non saprei cosa pensare. A turno, Carl cerca di attaccarmi con un Expelliarmus e io rispondo con un Defendio, o viceversa. La cosa si rivela piuttosto semplice, visto che siamo tutti degli ultimi anni.
La cosa più interessante è vedere la nostra presunta insegnante, Georgiana, che fa scivolare montagne di miele – una tradizione Corvonero, allora! – sul suo ragazzo, massaggiandogli l’occhio nero provocato durante un allenamento di Quidditch ( non si può dire che sussurrino ) e contemporaneamente non muove un dito per respingere le evidenti avances di Sebastian Lang.
« Lo so, è imbarazzante anche per me. » sento dire dalla voce di Julia Versten alle mie spalle; mi si accosta sorridendo e, stranamente, non posso fare a meno di risponderle.
E’ notte; e la ronda dei Caposcuola non passa, non passa, non passa, proprio quando dovrebbe passare. « … dillo: sono uno un lurido sanguesporco. » sibila una voce nel buio, una sferzata ancor più decisa di quella che mi arriva in pieno volto, l’ennesima. Non è un sogno, stavolta: il dolore che sento è reale, e le mani degli amici di Riddle stanno toccando la mia sporca pelle di mezzosangue per ricoprirla di sudici lividi. La cravatta, impigliata chissà dove, mi sta strozzando, e il pugno che mi arriva dritto nello stomaco non fa che peggiorare la situazione della mia respirazione.
Certo, penso lucidamente, ma è inutile che reagisca: in quattro contro uno non c’è prestanza fisica che tenga, e certamente ne basterebbe uno per ridurmi in carne macinata. Perché proprio a me? E non ad un qualsiasi altro giovane mezzosangue, o ad un cane, un piccione, ma non a me. Io non vorrei essere qui, perché me ne fate anche una colpa? E non spezzatemi le dita, per favore; l’osso del collo, se volete, ma lasciate stare le mie mani. Fortunatamente non sembrano abbastanza brillanti da ricordare che sono una delle poche cose importanti per un pianista, mentre mi sbattono la testa contro un angolo del corridoio.
« muori, cane. » sento sibilare da una voce grossa, profonda, probabilmente di uno degli orsi più grossi del circo Riddle. Le tempie mi pulsano, probabilmente perché sto perdendo sangue anche da punti che neanche sapevo di avere; mi accascio sul pavimento nonappena mi lasciano libero, e fanno un passo indietro per ammirare la loro opera. Sono abbastanza devastato, eh?! La forza per dirlo ad alta voce non l’ho.
Mentre se ne vanno, socchiudo gli occhi; nel buio, è solo un riflesso di un istante a tradire uno dei membri dell’allegra brigata. Riconosco senza dubbio i bei tratti di Jasper Lewis, del mio anno, che ghigna mentre si ripulisce le dita con un fazzoletto. Fazzoletto di seta cucito a mano, probabilmente.
« picchiarmi .. proprio come fanno i babbani, eh? » sento una risatina sorgermi dal cuore, ma lo sforzo mi fa abbandonare la testa a terra. L’unica risposta è un calcio nelle costole, e poi sento i loro passi che si allontanano.
Credo che mi prenderò una pausa, prima di tentare di andare in infermeria.
domenica, 24 febbraio 2008

"che lezioni hai oggi?" chiedo a Cassandra mangiucchiando un pezzo di croissant. Lei mi mostra il suo orario. Siamo in Sala Grande a fare colazione dopo almeno due settimane di latitanza. Devo dire che mi risultava proprio snervante dovermi dare alla macchia ogni volta che qualcuno guardava o me o Cassie in modo troppo interessato o curioso. E ho ricevuto con piacere la sorpresa che la mia nuova amica mi ha fatto stamattina dicendomi che le andava di scendere in Sala Grande a fare colazione. Guardo l'orario con un'aria piuttosto soddisfatta. Sembrava essere tutto perfetto quando...
"Hai riprovato quell'incantesimo?" mi dice Cassandra.
Mi giro ad osservarla con un misto di terrore e vergogna... Era un'incantesimo di trasfigurazione particolarmente difficile che non ero riuscita a eseguire in modo esaudiente (cosa che mi turbava visto che non avevo mai trovato difficoltà in nulla).
"Rah non succede nulla se non ti sei esercitata per un giorno!" dice lei e ride di gusto. "sei proprio buffa a volte lo sai?"
"è che quel dannato incantesimo lo sto provando da settimane... lo sai..." dico io arrossendo violentemente.
"Chiedi a Silente cosa ne pensa. Sicuramente ti darà una mano..." mi consiglia prendendo in mano il suo libro di trasfigurazione. "Io credo di non essere la persona adatta ad aiutarti"
"Non mi va..." dico sempre più preoccupata.
"Chiedi a qualche altro studente di aiutarti." risponde allora ironica. "Ti va più questo?"
"Cassie, ti prego, non puoi aiutarmi tu?".
"Mi dispiace ma non credo che ti sarei d'aiuto... ai G.U.F.O. non ho preso mica una E..." dice in tono un pò amaro "Ma credo di conoscere una persona che potrebbe fare al caso tuo."
"Cassie... lo sai!" non mi piace ammettere le mie debolezze... e chissà come Cassandra riesce sempre a farmele tirare fuori in tutta la loro realtà.
"No Rah... mi dispiace te l'ho già detto. Audrey farebbe un lavoro decisamente migliore rispetto a me." ribatte.
"Audrey? Audrey Salinger?" chiedo mentre nella mia memoria si disegna una cascata di riccioli biondi e un sorriso gentile.
"Si, esatto. Lei sarebbe sicuramente disponibile."
Io, Rah Ching Page, costretta a chiedere ripetizioni di Trasfigurazione. So di non essere perfetta e non ho mai avuto tale convinzione ma... mi sentivo avvilita! In ogni caso ho sentito parlare molto bene di Audrey e questo mi tranquillizza.
Entro in bibblioteca per cercare una lettura di difesa che mi aveva consigliato Cassie. Lei è ancora a lezione di Cura delle Creature magiche così rimango sola a guardare tra gli infiniti scaffali polverosi.

Sorpasso con gli occhi un grosso trattato sulla difesa contro gli Avvicini (a mio parere osceno), e trovo finalmente il libro che mi interessava: "La difesa e i duelli". Mi avvio verso la scrivania che poco prima avevo visto libera ma invece la trovo occupata. Il mio stomaco fa un sobbalzo. Audrey Salinger stava seduta a studiare di fronte a me. "Bè" penso "Cosa posso fare se non aprofittare della situazione? è ora che mi sevgli un pò... Cassie ha ragione." raccolco tutto il coraggio di cui son capace e mi avvicino alla scrivania dove la ragazza dagli splendidi riccioli dorati sta studiando.
"Ehm... scusa." dico piano per attirare la sua attenzione. Lei alza gli occhi su di me e mi osserva con curiosità.
"Si, posso esserti d'aiuto?" mi dice tranquilla.
"Tu sei Audrey Salinger, giusto? Molto piacere, io sono Rah Ching Page." le porgo la mano che lei stringe tranquillamente.
"Piacere mio, Rah. Allora? Posso aiutarti in qualche modo?" mi ripete.
"Ho... Ho sentito dire che dai ripetizioni di Trasfigurazione..." butto lì arrossendo. Il suo viso si illumina di comprensione. "Volevo semplicemente chiederti se riesci a trovare un pò di tempo per aiutarmi." concludo poi.
"Capisco, penso di riuscire a trovare qualche ritaglio di tempo. Ti faccio sapere al più presto." dice lei sorridendo gentile.
"Molte grazie." le rispondo con imbarazzo. "Ci sentiamo presto."

Ho appena finito di raccontare a Cassie del mio incontro con Audrey. Siamo in camera e lei ride divertita dalle mie avventure.
“Oggi ci hanno interrogate assieme, sai?” mi dice. “Ha eseguito un incanto Brillantarem veramente perfetto.”
Parliamo ancora del più e del meno e lei scherza, sempre più spesso. Penso che si stia riprendendo finalmente. E questo mi fa stare bene. Perché mentre lei esce pian piano dal dolore per la perdita della sua migliore amica, io esco da quella che era la mia prigione di ghiaccio. Una prigione che son riuscite a sciogliere solo le sue lacrime e il sorriso che finalmente c’è nelle sue labbra.
Per una anche io posso capire cosa voglia dire avere un’amica!
sabato, 23 febbraio 2008
Tre galeoni in meno. Dovrò fare qualcosa per recuperarli, tipo dare ripetizioni extra a qualche studente imbranato.
Che voglia!
Sorrido sotto i baffi, ripensando alla scena di ieri. Povera Jillian, ci era proprio cascata in pieno…avevo sentito una piccola stretta al cuore, vedendola così smarrita e dispaciuta. Ho tagliato la commedia più o meno a metà, sorvolando su una serie di improperi da rivolgerle, cara lei.
Per fortuna, ha preso bene lo scherzo, anche se è restata un poco risentita con noi, com’è ovvio.
Devo dire che sono molto contenta per lei: ha trovato un bel Tassorosso fulvo, con cui sostituire Jasper Lewis. Eccolo là, lontano, che beve una Burrobirra bollente, in piedi.
Accanto a lui, una borsa con lo stemma di Serpeverde, credo per gli allenamenti di Quidditch, finiti da poco. Peter ne possiede una simile, con lo stemma di Grifondoro, e mi ha appena lasciato per raggiungere la squadra.
Poco distante da me, vedo Julia Versten che parla con un Corvonero appena arrivato, un ragazzo alto e con degli incredibili occhi azzurri. Ha un nome irlandese, che al momento mi sfugge.
Sospiro, considerandoli: si somigliano, sì. Hanno quest’aspetto artico, polare, con quelle iridi chiare e quei tratti affilati.
Mescolo la mia cioccolata calda. 
“Audrey! Ma a cosa stai pensando?!”
Una voce spezza il corso dei miei pensieri. Mi volto, sorpresa.
“Come?”
“Ti ho chiamato due volte!”replica sorridendo.
È Jillian, che si siede accanto a me.
“Isabel e Rachel sono in biblioteca a studiare. Ti va di darmi una mano con Aritmanzia?”
“Certo, dimmi tutto.”
Ci seppelliamo insieme in grafici di parabole e iperboli che si intersecano, monomi e polinomi. In questa materia basta un errore minimo, un segno sbagliato e tutto l’esercizio si sballa. E Jill nell’ultimo periodo è un po’ distratta da una certa chioma color fiamma.
“Uffa, come al solito.”commenta.
“Dài, non preoccuparti. Non vorrai mica fare la professoressa di Aritmanzia nella vita!”
“No, per niente. E poi Nolasco mi ucciderebbe piuttosto che lasciare Hogwarts.”
“Dove c’è la sua Bonny!”
Sogghigniamo al pensiero del nostro austero insegnante alle prese con una cotta adolescenziale.
La vita qui è scandita dalle lezioni.
In questo momento mi sto deliziando con il professor Benton.
Vale a dire che mi ha chiamato fuori per essere interrogata. Evviva.
È entrato in classe con un sorriso malefico[col senno di poi], e ci ha apostrofato:
“Giovani maghi, graziose streghe. Oggi interrogo.”
Gli studenti più coscienziosi hanno iniziato subito a sfogliare il libro, ma in generale le Serpi sono tranquille. A parte il fatto che di solito riescono bene in questa materia, bisogna considerare la simpatia di Octavius Benton verso i nobili studenti della Casa verde-argento.
Jillian è rimasta sorpresa, ha dato una rapida scorsa ma si è tranquillizzata in tre secondi netti. Lei è un’enciclopedia vivente di Incantesimi: l’altro giorno mi ha perfino riparato il lucchetto del baule, facendomi meravigliare

che esistesse un sortilegio per una cosa del genere.
Ma la voce melliflua di Benton ha sillabato:
“Signorina Salinger, ha voglia di dimostrarci le sue conoscenze?”
Un sospiro di sollievo si è alzato rumoroso.
“Lei, Becket, vuole fare compagnia alla nostra Riccioli d’Oro?”
Dare un pugno ad Octavius Benton: che soddisfazione sarebbe. Queste sue battutine sono davvero vomitevoli.
Una Tassorosso con gli occhi azzurri ed i capelli castani si alza in piedi e raggiunge la cattedra, affiancandomi. Cassandra Becket era la migliore amica della ragazza morta, Ida. La saluto con un cenno, dopodichè Benton inizia con una serie di domande a raffica su applicazioni e storia degli incantesimi di luce. Cassandra risponde con voce malsicura, ma in modo corretto. Poi tocca a me darne dimostrazione pratica.
Sento la voce di Jillian mentre mi spiega l’ultimo, il più difficile.
‘Devi pensare al sole, solo al sole. È l’unica cosa importante! Poi non ti resta che dire: Brillantarem!”
E l’aula diventa un rogo di luce.
Siamo nella nostra stanza. Le quattro: Isabel, Rachel, Jillian ed io; in pigiama, capelli raccolti e in modalità pettegolezzi.
Sul mio letto ci sono pacchetti di Cioccorane, biscotti della nonna di Jill e una stecca di cioccolato belga che mi ha mandato mio padre. Noi quattro stiamo spaparanzate, e stiamo ridendo a crepapelle per l’ennesima storia di Rachel, che ci racconta le sue figure durante Erbologia.
“Vi assicuro, ho fatto cadere un vaso sul piede di Sam. Non volevo, giuro!”
Quella che ride di più è Isabel, ed è anche quella che ne ha più bisogno. Lei ed il suo fidanzato di Durmstrang si sono lasciati da poco. Jillian me l’ha detto ieri, e la cosa mi ha sorpreso non poco: quei due erano il romanticismo fatto coppia, così lontani eppure così innamorati.
Addento un biscotto.
“Jillian, però non ci hai ancora detto come bacia Carlisle…o devo arrabbiarmi ancora?!”
La piccolina [mi ispira una tenerezza assurda, neanche fosse un gattino abbandonato!] arrossisce.
“Ecco…non saprei cosa dire. Se non che è stato bellissimo.”
Sento che mi sta nascondendo qualcosa, lo capisco dal suo sguardo. Eppure quando lo scorgo in fondo al corridoio…
‘Peter! Peter!’penso, in modo del tutto irrazionale.
Lo vedo che si avvicina a me, il cuore rimbomba contro le mie costole. Ha un sopracciglio ferito, sì, merito dell’allenamento. Mi abbraccia e mi prende in braccio.
“Non voglio tutta questa gente intorno. Voglio stare da solo con te.”
E cosa ci posso fare se quando lo vedo non capisco più nulla?
mercoledì, 20 febbraio 2008
«Bacia bene Carlisle?»
La domanda mi piove addosso tutto d'un tratto, cogliendomi di sorpresa al punto da farmi andare di traverso il succo di zucca che stavo bevendo. Tossisco vistosamente, sentendomi bruciare come mai prima d'ora, e automaticamente faccio volare lo sguardo oltre le spalle di Isabel, cercando la chioma fulva del mio... di Carlisle.
«Allora?» insiste lei, inarcando le sopracciglia e fissandomi con i suoi enormi occhi di ghiaccio «Sono sicura che bacia molto meglio di quella bestia di Lewis.» commenta sprezzante, rigirando il cucchiaino nella sua tazza di caffè.
«Su questo non ci piove»interviene Rachel, alzando lo sguardo dalla sua copia della Gazzetta del Profeta per scoccarmi una lunga e penetrante occhiata. Io avvampo ancora di più, se possibile, facendomi piccola piccola sulla panca.
«...veramente io...» inizio a pigolare, presto interrotta dall'arrivo di Audrey, che si lascia cadere accanto a me sbuffando.
«E' una cosa indecente.» sbotta, prima di versarsi della cioccolata calda e agguantare una brioches con rabbia, sprizzando irritazione da tutti i pori.
«Ben svegliata, principessa!» sghignazza Rachel, allungando una mano per scompigliarle i riccioli, ma non fa in tempo ad arrivare a metà strada che un'occhiata di fuoco della Salinger la paralizza.
«No, io dico» riprende a parlare la biondina, posando su di me i suoi enormi occhi verdi e trapassandomi da parte a parte. Non posso fare a meno di sentirmi incredibilmente nuda di fronte a tanta furia gelida. Arretro, inconsapevolmente. «E' mai possibile che dopo tutto quello che ho fatto per te, io devo venire a sapere una cosa del genere dalla bocca di una Tassorosso pettegola incapace di starsene zitta anche in
bagno?» mi aggredisce, puntandomi un indice in faccia. Aiuto.
«Audrey, io non capisco..» balbetto, piuttosto spiazzata. Lei inspira a fondo, rumorosamente, dando ulteriore prova del suo sdegno. Le altre ragazze osservano la scena stranite, senza osar intervenire.
«Ma sentitela, fa pure la finta tonta!» strilla offesa, roteando gli occhi. Mi faccio ancora più piccola, sperando vivamente di non mettermi a tremare nel bel mezzo della Sala Grande che, ringraziando il cielo, non sembra prestarci più di tanta attenzione.
«Cioè, tu ti baci con Carlisle Hunnam e non me lo vieni a dire?!» sbotta alla fine, dopo qualche attimo.
Cala un improvviso silenzio sul nostro gruppetto. Occielo. E adesso cosa faccio? Come mi scuso? Folletti, ha ragione! Lei è stata così gentile con me, così paziente, e io la ricambio in questo modo? Sono proprio una pessima amica, la nonna ha ragione a dire che un cucchiaino è più socievole di me!
«Audrey, io...» inizio a dire, sentendomi gli occhi pizzicare. La bionda mi guarda con la coda dell'occhio, rimestando rabbiosamente la sua cioccolata sotto lo sguardo stralunato della sua migliore amica e di Isabel.
«No, Jillian, no» mi interrompe «Non c'è niente da aggiungere, i fatti parlano da sé. Solo una cosa» fa una piccola pausa, guardandomi truce «Davvero hai creduto che potessi arrabbiarmi per una cosa del genere?»
Rimango attonita, impiegando qualche secondo per dare un significato alle sue ultime parole, mentre sotto i miei occhi il suo viso viene trasformato completamente da una risata argentina. Si sporge appena verso di me, scompigliandomi i capelli per poi stringermi in un abbraccio.
«Sciocchina, non potrei mai!» mi rassicura tra una risata e l'altra, prima di lasciarmi andare e rivolgersi a Isabel, che solo ora noto piegata in due per il troppo ridere, come Rachel.
«Avevi proprio ragione» commenta la Salinger, scuotendo il capo.
«Già, chi l'avrebbe mai detto» le fa eco la sua migliore amica.
Izzie le guarda trionfanti, prima di allungare una mano ed esclamare, allegramente.
«Conosco i miei polli. Fuori i galeoni, su!»
«Avete scommesso su di me?» esclamo, sgranando gli occhi.
«Si» rispondono in coro Audrey e Rachel.
«Diventerò ricca grazie alla tua eccessiva sensibilità, mia cara Jill» miagola Izzie, riscuotendo la sua vincita che ammonta ad un totale di dieci galeoni.
Ladies and gentlemen, bevenuti al tavolo dei Corvonero, dove la normalità non è di casa!
«Cos'è che sta scritto qui, Jill? Non riesco a capire una mazza, scrivi come un cane!» si lamenta Isabel, costringendomi ad alzare lo sguardo dalla radice di Mandragola che sto accuratamente sminuzzando da dieci minuti. Passandomi il polso sulla fronte imperlata di sudore, mi allungo verso di lei buttando l'occhio sul foglio che sta cercando di decifrare.
«Scusa tanto se non sono perfetta nel prendere appunti, eh!» commento vagamente acida «E comunque c'è scritto che l'Essenza di Belladonna va aggiunta dopo trecidi minuti esatti che si ha...» aguzzo la vista, agitando una mano per allontanare una nuvola di fumo violetto che arriva dal tavolo accanto al nostro «...versato la radice di mandragola, ecco.» concludo, raddrizzandomi e tornando a sminuzzare il tubero marroncino.
«Uff» sbuffa Isabel, scrutando il foglio pensierosa «Grazie al cielo Carlisle è a Tassorosso e puoi vederlo quando vuoi, saresti un disastro nelle relazioni a distanza. Finirebbero subito per incomprensione.»
«Ah proposito!» esclamo, cogliendo l'occasione per sviare il discorso dal mio Tassorosso e dare un attimo di tregua alla sue orecchie «Come sta Erik?»
«Oh, lui benissimo» borbotta Izzie, piuttosto brusca.
«Le cose non vanno?» domando cauta, posando il falcetto d'oro e versando la radice nella pozione, che reagisce colorandosi di un affascinante blu scuro. Lei scrolla le spalle.
«Diciamo che non c'è più nulla che debba andare» confessa dopo qualche attimo, le labbra strette in una linea sottile.
«Ah!» esclamo sorpresa, aggrottando la fronte «Mi spiace, non lo sapevo..»
«Oh, non importa!» esclama lei, la voce stridula per lo sforzo di non mostrarsi triste «Perso uno, ne trovi altri cento meglio..»
Abbozzo un sorriso, posandole una mano sulla spalla.
«Quando vuoi, sono qui» mormoro sottovoce, prima di rivolgere un sorriso smagliante a Lumacorno, che ci sfila accanto annuendo per poi dirigersi verso i tavoli dei Grifondoro, con cui dividiamo l'ora, e lanciarsi in una lunga serie di tanto inutili quanto offensivi commenti sulle loro pozioni.
«Grazie» bisbiglia lei di rimando, iniziando a pestare delle fibre di cuore di drago con un pestello di legno chiaro.
Do una mescolata alla nostra pozione, fissando il fumo blu pavone che aleggia sulla superficie, attorcigliandosi attorno al mio mestolo e allungandosi pigramente verso il mio viso.
E così si sono lasciati.
Isabel e Erik, la coppia più legata che abbia mai conosciuto, quasi un anno assieme. Un anno di lettere, di parole riversate su fogli di pergamena a tutte le ore del giorno per riempire il vuoto lasciato dalla distanza. L'ultima volta che ne avevo parlato con lei mi aveva assicurato che le cose andavano alla grande, mi sorprende non poco sapere che si siano lasciati.
Mi sfugge un sospiro, al pensare come possa sentirsi lei in questo momento.
«E smettila di pensare al tuo bello.» mi riprovera istantaneamento, pizzicandomi un guancia con un gran ghigno dipinto sul volto. Le sorrido a mia volta, quando mi annuncia che è arrivato il momento di aggiungere la Belladonna.
La pozione inizia a bollire con più energia, mentre un gridolino di panico puro si leva dal tavolo si Samantha Smallet e Alice McFly, quando la manica della prima prende fuoco. La classe esplode in una fragorosa risata alla vista di Lumacorno che si affanna verso di lei, ballonzolando come una foca che si sposta sul ghiaccio, spruzzando acqua da tutte le parti e schizzando buona parte delle Grifondoro sedute nei paraggi.
«Atletico..» commenta Blaine, sghignazzando apertamente. Izzie gli da man forte, annuendo.
«Sempre più ogni giorno che passa.» commenta lapidaria, gettando anche le fibre di cuore di drago nel calderone che dividiamo. Uno sbuffo di fumo magenta, un vago profumo di zolfo e un leggero schiocco: la pozione è pronta.
Con aria soddisfatta, la mia amica spegne le fiamme con un colpo secco di bacchetta. Abbiamo giusto il tempo di versarne un po' in una fialetta che Lumacorno sospira con aria esageramente affranta, annunciando alla classe che l'ora è finita. Tempismo perfetto.
Ultimamente la biblioteca è sempre più vuota.
Io continuo ad avere un debole per questo posto: nei suoi silenzi e nel suo tempo cristallizzato c'è sempre spazio per i miei pensieri, è l'unico luogo al mondo dove posso perdermi e poi trovarmi tra le pagine di un volume di vecchie favole norvegesi o di leggende irlandesi.
Sfioro le pagine del pesante tomo che ho recuperato con non poca fatica, avvicinandolo al volto: le pagine sono ingiallite, sanno di antico, e sono sottili come carta veline, fitte fitte di minuscoli caratteri. Tenendo
accanto a me un foglio di pergamena immacolato e una piuma nuova, mi immergo nella lettura, scribacchiando di tanto in tanto qualche parola e interrompendomi solo per vedere che ora è: ho appuntamento con Carlisle nel tardo pomeriggio e non sto più nella pelle all'idea di rivederlo in un contesto che non sia una qualche lezione condivisa. Pizzicandomi le guance, mi obbligo a rimanere concentrata. I compiti non si finiscono soli.
Lavoro in fretta, alla scoperta di un universo parallelo fatto di formule, di movimenti, di piccoli particolari da tenere a mente per una buona riuscita dell'Incantesimo finale e, quando finalmente rialzo la testa, ho il collo tutto indolenzito e gli occhi arrossati a causa delle minuscole lettere che mi sono obbligata a leggere. Mi stiracchio, mentre mi si gonfia il cuore per la felicità e la paura di rivedere Carlisle dopo il fatidico giorno nella botola. Chi l'avrebbe mai poi detto che sarebbe stato Eugene, il ragazzo meno adatto alla casa di Tassorosso di tutta la storia di Hogwarts, a farci...mettere assieme, ecco. Ancora non riesco a dirlo tanto mi sembra irreale.
Recupero la borsa e mi avvio tra gli scaffali, per rimettere il libro al suo posto. E' quasi buio, ormai, e le candele servono a ben poco in questo gigantesco labirinto costretto a ripiegarsi su se stesso per la mancanza di spazio. E' una reazione più che giustificata, quindi, il mio urlo nel vedermi comparire davanti il volto inespressivo di Tom Riddle. Porto una mano al petto, prima di chinarmi a raccogliere il libro che ho lasciato cadere per lo spavento.
«Le tue reazioni sono sempre così esageratamente rumorose?» indaga quasi infastidito, incrociando le braccia al petto.
«Quando le persone emergono dall'ombra come fantasmi, è il minimo.» replico, seccata da un fastidio completamente immotivato. Lui arriccia le labbra, mentre mi alzo in punta di piedi per rimettere a posto il tomo. Certo che la cavalleria non è proprio di casa.
«La cavalleria è ben che morta, da moltissimo tempo. Mi sorprende che tu non lo sappia, Corvonero.»
«Protego» sibilo, concentrandomi per scacciarlo dalla mia mente. Manca solo che scopra qualcosa che non deve sapere. Lui si lascia andare ad un sorriso, un gesto di pura cortesia che non si estende agli occhi. Quelli rimangono inespressivi, neri e senza fondo, fissi sul mio volto.
«Notevole..» commenta sotto voce, facendosi più avanti nel raggio di luce di un candelabro argentato «Davvero notevole.»
«Cosa vuoi, Riddle?» taglio corto, stringendo forte la tracolla della borsa.
«La risposta» replica lui, sollevando il mento con la sicurezza di chi si aspetta qualcosa di ben preciso «I tempi sono maturi abbastanza.»
«Maturi abbastanza per cosa?» domando, senza essere davvero sicura di voler sentire la risposta.
«Per prendere una decisione, Corvonero. O noi, o loro.»
«Non capisco di cosa tu stia parlando» abbasso lo sguardo, a disagio. Voglio andarmene da qui, voglio andarmene subito.
«Oh, non essere sciocca, sai benissimo di cosa sto parlando. Te l'ho spiegato tempo fa, in questo stesso posto: si tratta di prendere una decisione, si scegliere da che parte stare. Dubito fortemente che una ragazza sveglia come te non abbia capito cosa sta succedendo tra queste mura... Hogwarts è così piccola, le voci circolano..»
«Continuo a non capire» mi irrigidisco, prendendo in considerazione l'idea di sfoderare la bacchetta. Ma non sarebbe una buona idea, non ho nessuna intenzione di finire come Ida, di diventare un corpo freddo trovato per caso nel bel mezzo di una biblioteca scolastica. Fa caldo, qui dentro. Tanto caldo. Sbatto le palpebre, lottando per tenere vivo l'incantesimo che lo esclude dai miei pensieri e al tempo stesso cerco disperatamente un modo per potermene andare viva. Perché non arriva mai nessuno, quando ce ne è bisogno?
«Si tratta di diritti, Corvonero» prosegue lui, agitando una mano in aria con noncuranza «C'è chi è degno della magia e che non la merita. Persone dal sangue sporco che fanno sfoggio di poteri che non spettano loro per diritto e che ne fanno un vanto...» il suo volto si contrae per la rabbia, sfigurandosi per qualche attimo prima di tornare inespressivo come sempre.
«Alquanto presuntuoso da parte tua nominarti difensore dei Purosangue» commento, arretrando. Un rumore, qualche fila più in là, riaccende in me la speranza.
«Qualcuno doveva pur farlo» i suoi denti brillano, illuminati dalle fiammelle delle candele, mentre continuo a muovermi. Lui mi segue, fedele come un'ombra.
«Per quanto... notevole, possa essere questa presa di posizione, non capisco cosa tu voglia da me.»
Un altro passo, il rumore si fa più forte.
«Il tuo dono, Corvonero, è un dono utile. L'arte degli Incantesimi non è alla portata di tutti, persino tra i più nobili vi sono elementi incapaci di padroneggiarla come sembri poter fare tu. E il tuo sangue.. oh, il tuo sangue è oro zecchino, tra i più puri del paese. Due peculiarità che fanno di te una strega incredibilmente interessante, nella mia ottica.»
«Un'ottica che però non sai se condivido» una curva, imbocco un corridoio più largo.
«La persuasione è il mio forte»
«E' una minaccia?»
«La vivi come tale?»
«Dovrei?»
«Dipende dalla tua scelta»
Questo scambio di battute mi sta stancando. Sento l'incantesimo vacillare sotto la forza degli attacchi di Riddle, devo assolutamente andar via.
«Jillian?»
Grazie, cielo. Mi volto, sollevata, verso Carlisle, comparso magicamente alle mie spalle.
«Oh, eccoti qui!» esclama, venendomi incontro con un largo sorriso che non ricambio, tornando a voltarmi verso il caposcuola di Serpeverde che osserva la scena con la sua solita, eterna, espressione impassibile.
«Buona sera, Hunnam» saluta, apparentemente cortese.
«Riddle» un cenno rigido del capo, il suo braccio che si serra protettivo attorno alla mia vita.
«Vedo che la mia presenza è di troppo» commenta il Serpeverde, vagamente ironico «e per di più inutile.» Gli occhi neri si alternano tra me e Carlisle, scrutandoci ora con disprezzo. «Sarà meglio che vada. E' un vero peccato, McKanzie. Un vero peccato. Hunnam..»
Man mano che l'eco dei suoi passi si fa sempre più debole lascia che lo scudo di magia evocato nella mia mente si dispersa, sabbia spazzata via da un turbine di pensieri. Carlisle mi stringe le mano, costringendomi a guardarlo e scostandomi una ciocca di capelli.
«Tutto bene?» mi chiede, intrappolandomi nei suoi occhi azzurrissimi. Annuisco, come in trance, prima di scuotermi.
«Ah! Che ci fai qui?» gli chiedo, agitata.
«Niente, siccome non arrivavi ho pensato che ti fossi persa da qualche parte» mi pizzica il naso, allargando il sorriso «E il primo posto dove si cerca una Corvonero smarrita è la biblioteca.»
«Spiritoso» gli faccio una linguaccia.
«Fortuna sono venuto a cercarti, comunque» aggiunge cupo, trascinandomi via dalla biblioteca, nell'aria fredda e fresca del corridoio. Cammina in fretta, apparentemente senza meta. «Cosa voleva da te?»
Non serve chiedere chi, è scontato.
«Che mi unissi alla sua cricca.» replico sottovoce, dopo aver superato un gruppetto di sospiranti Grifondoro.
«E tu?» la sua voce rimane salda, dolce e profonda come sempre, ma le sue dita si stringono con
maggior forza attorno alla mia mano e il suo respiro si fa di poco più affannoso.
«Secondo te?» replico, mentre ci affacciamo su un piccolo colonnato che circonda un giardino ancora coperta da qualche rimasuglio di neve. mezza sciolta in una poltiglia grigia come il cielo che ci sovrasta
«Hai ragione, scusami.» mi abbraccia stretta, affondando il viso tra i miei capelli «E' solo che se penso a quello che ha fatto ad Ida..» lo sento irrigidirsi «...perdo il controllo, ecco.»
«Lo so, Carlisle, lo so» mormoro, posando le mani sulle sue guancie e tirandolo appena verso di me: mi alzo in punta di piedi, baciandolo una, due, tre volte, sino a sentire il suo respiro tranquillizzarsi e la mia faccia bruciare.
«Sembri una coccinella» sussurra al mio orecchio, cullandomi appena «La smetterai mai di arrossire?»
«Ah ah» scuoto il capo «Non credo proprio»
«Meglio.» sentenzia soddisfatto, rubandomi un bacio «E sai perché?»
«No, non riesco a concepire una ragione per cui dovrei continuare ad andare a fuoco ogni volta che ti avvicini a me.»
Ride. Probabilmente è uno dei pochi esseri umani che riescono ad essere bellissimi anche sotto questa luce grigio topo.
«Perché il rosso coccinella ti fa sembrare ancora più adorabile»
Altro bacio.
serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.