28/01/2008
commenti • tag: ricordi, lettere, famiglia, amori, sogni, misteri, speranze, amicizie, serpeverde

Violet Traviston ha quasi ucciso Medea Diamond. Non pensavo potesse arrivare a tanto. Quella ragazza mi stupisce sempre di più, oltre ad inquietarmi.

Sdraiato sul letto ripenso alla riunione indetta da Riddle qualche giorno fa e alla deduzione che ci è venuta fuori dall’anello.
Tom Riddle erede di Slazar Serpeverde. Me lo sentivo. Quel ragazzo è sempre stato circondato da un’aurea di potenza, da qualcosa in più rispetto agli altri. Lui è il migliore, Serpeverde non poteva trovare un erede più perfetto di lui.
A confermare le mie idee sono le sue parole che risuonano in biblioteca: “Serpeverde non avrebbe voluto questo, Serpeverde ha lottato per non far diventare questa scuola impura e guardate adesso come ci siamo ridotti. Come si sono ridotti. Dobbiamo fare qualcosa. Qualcosa di grande, ma allo stesso tempo di silenzioso e nascosto. Dobbiamo agire nell’ombra.”
Le parole di Riddle continuano a riecheggiare nella mia mente. Ha ragione, è impossibile dargli torto. Questa scuola è diventata uno schifo, tra un po’ gli impuri sovrasteranno i puri e questo non dovrà accadere. Mai.
Esco in cortile dove trovo Deirdre e Jasper con un piccoletto del terzo anno. Inizialmente mi avvicino a loro senza capire il perché di tanta enfasi nell’attaccare il rosso, poi, squadrando i miei due amici, noto il maglione di Deirdre macchiato di cioccolata. Cacchio, bel bersaglio si è scelto il ragazzino per decidere di fare una doccia di cioccolata.
“Tu maledetto imbranato! Chi mai ha fatto tanto di accettarti in questa scuola se non sai neanche camminare! Immagino soltanto cosa tu possa fare con una bacchetta in mano! Odioso ragazzino!” un movimento veloce della bacchetta e quella che un tempo era una folta chioma rossa, diventa un mix di ceneri e capelli bruciacchiati. Mai toccare un vestito di Deirdre Blackster, mai. Così come tutti quelli dei principi, ovvio. Rido nel vedere l’espressione del piccoletto, che cercando di farsi forza, ci squadra quasi incazzato. Basta un’occhiata veloce però dei miei amici a fargli cambiare idea e a farlo scappare a gambe levate.
“Stupido odioso marmocchio!” gli urla dietro la mia amica, lanciandogli qualche incantesimo che gli scoppia subito dietro ai piedi facendolo sobbalzare per scansarli. Una scenetta piuttosto comica, infatti scoppio a ridere mentre Jasper mi accende la sigaretta.



Gli incontri con Violet sono sempre dei ‘sotter-fuggi’. Sgattaioliamo in camera, in aule vuote, cercando di farci vedere insieme il meno possibile anche se ormai, la relazione, è pubblica. Tutti ci squadrano, colgono ogni attimo dei nostri movimenti, dei nostri sguardi. Le ragazzine la fissano, cercano probabilmente di capire che cosa io trovi in lei. Bella domanda, cosa trovo io in lei? Bho. Probabilmente quel suo carattere di merda, così suscettibile, sempre pronta a ribattere e a rispondere mi ha attirato. Sono stanco delle ochette. Di quelle senza carattere che non ti danno neanche un po’ di lavoro

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Un appunto: a Ed non fa paura la morte, non l'ha scandalizzato vedere morire davanti ai suoi occhi Ida. Lui desidera più di ogni altra cosa la vendetta al male che ha subito da piccolo e questo lo porta ad essere propenso e indifferente davanti alla morte.
* Stupidi cani bastardi: è riferito al cane non di razza, al così detto bastardino. Non è detto in modo cattivo o offensivo, ma in modo da ampliare l'accoppiamento tra due razze differenti.

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Guardo fuori dalla finestra. Dei ricordi nascosti mi tornano alla mente, dei leggeri flash:
...Una strada buia, si vede a malapena la punta dei piedi miei e di quelli di mio padre, nonostante la luce sprigionata dalla bacchetta. Dei passi, oltre ai nostri, risuonano nella notte. Mio padre aumenta il passo trascinandomi dietro di lui. Fatico a stargli dietro infatti inciampo e finisco con la faccia a terra. Lui, con la sua figura possente, si china per aiutarmi ad alzarmi ma una scintilla lo colpisce in piena schiena, facendolo schizzare via, a qualche metro da me. Un uomo alto con un mantello scuro sorretto da una spilla e dotato di due occhi color del ghiaccio, gli si avvicina. I due duellano per un po’ fino a quando mio padre si ricorda della mia esistenza: suo figlio, raggomitolato in un angolo della strada, impaurito ed impotente.
E poi più nulla. Il nero compare nella mia mente fino a quando non vi si disegna il volto, triste e disperato, di una bellissima donna, che riconosco subito essere mia madre.
“Edward. Tuo padre è morto. Tu eri stordito, sotto incantesimo. Vi hanno trovati quelli del ministero”...

“Jasper, devo parlarti!” scruto la ragazzina, carina, mora, in sua compagnia che mi guarda con occhi sognanti e decido di aggiungere un “In privato.” abbastanza chiaro e conciso. Lo guardo mentre saluta la ragazza: un sorriso affascinante che fa intendere –scusa tesoro ma devo andare, sarei rimasto volentieri ancora con te ma proprio non posso- ed un “bacio sfiorato” sulla guancia.
Ci allontaniamo da lei fino a ritrovarci in un corridoio, soli.
“Insomma Ed, vuoi dirmi che è successo? Non tenermi sulle spine!”
“Non qui Jasper. Andiamo in camera!”


“La morte di Ida. La sua uccisione davanti ai miei occhi, ha risvegliato in me qualcosa.” Sono eccitato e spaventato allo stesso tempo. Ho sempre desiderato la vendetta da quel giorno, sempre. Ma non avevo mai avuto abbastanza informazioni per riuscire a capire qualcosa: mia madre non parlava e i miei ricordi erano rinchiusi -nonsodove- dentro di me. Adesso invece tutto era più chiaro. Il suo volto, o perlomeno, i suoi occhi. E quella spilla: probabilmente l’immagine impresse erano quelle della sua dinastia. Se tutto andava per il verso giusto, se le mie deduzioni erano esatte, non sarebbe stato difficile rintracciarlo.
Racconto tutta la storia a Jasper che rimane perplesso.



Leggo il biglietto che Lumacorno ha inviato questa mattina a noi tutti partecipanti del LumaClub.
“Vi aspetto domani sera nelle mie stanze per una giornata di sane chiacchiere e relax. Ho preparato per voi delle sorpresine.
A domani.
Horace Lumacorno.”

Chissà cosa avrà questa volta da dire. Arriva comunque al momento giusto questa riunione: nessuno è più informato di Horace Lumacorno sulle stirpi familiari, i loro simboli, la loro potenza. Magari riuscirò a scovare qualcosa sull’assassino di mio padre. Chiederò a mia madre di inviarmi qualcosa da regalargli domani sera, buon viso, cattivo gioco.
“Hey Jasper!”
“Edward!”
“Ti è arrivato il biglietto di Lumacorno?”
chiedo con un sorriso a trentadue denti. Si, questa proprio ci voleva, le cose mi stanno andando bene e forse, riuscirò veramente a fare luce su qualcosa che mi è stato oscuro per troppi anni. E io odio stare all’oscuro delle cose, essere impotente. Lo odio più di ogni altra cosa al mondo.
Raggiungiamo Deirdre in sala comune e iniziamo a parlare del più e del meno fino a quando non arriva a raccontarci dello scontro con la gabbana, che a mio parere, sono i momenti migliori. Questa tizia adesso va in giro con il naso rotto, a meno che l’infermiera non abbia già sistemato il tutto come suo solito fare.
“Eppure non capisco perché questi cretini continuino a venire da noi. Questi proprio se la cercano. Mi sembra più che ovvio quali siano le nostre risposte, è palese da che parte stiamo. Eppure insistono nel voler ribellarsi, far vedere chi siano etc, etc, etc. Stupidi, noiosi, *cani bastardi”.












27/01/2008
commenti (2) • tag: ricordi, dolore, misteri, speranze, amicizie, dubbi, lezioni, tassorosso

La definizione più adatta per le ore di Storia della Magia è Purgatorio. Concetto babbano, ma che rende perfettamente l'idea della noia e della l'utilità che gli studenti ne traggono. Inutile dire che è la prima ad abbondare, piuttosto che la seconda.
Raddrizzo la schiena indolenzita, lasciando cadere l'occhio sull'orologio: ancora-ventisette-interminabili-minuti. Se non fosse che non è proprio il caso, mi metterei a piangere. Sospiro, tornando a fissare il parco che si estende fuori dalla finestra, perdendosi nei confini sempre verdi della foresta: i prati sono coperti da quello che pare un terribilmente soffice manto di neve, costellato qua e la dalle scie di impronte di studenti che sono scesi alle serre o si sono avvicinati alla foresta con Collins, per la lezione di Cura delle Creature Magiche. Di tanto in tanto, qualche macchiolina nera si snoda in percorsi più o meno sinuosi fino a raggiungere le rive del lago o lo stadio di Quidditch, ma per il resto la perfezione è assoluta. Una nuvola oscura la fioca luce del sole, lasciando alle candele il compito di illuminere l'aula sovrafollata di ragazzi giunti al punto di non ritorno tra la veglia e il sonno profondo. Le finestre, coperte da un sottile strato di ghirigori ghiacciati prendono fuoco, brillando della calda luce delle fiamme. Mi massaggio le tempie, intonito dal parlottare monotono di sottofondo di Ruf e dal brusio monotono che è calato sull'aula, interrotto di tanto in tanto dagli strilli acuti di Catherine Aberforth che si intercalano con chirurgica precisione nel bel mezzo di un racconto della sua degna compare, tale Violet. Scommetto a giudicare dall'aumentare dei gridolini e degli sbuffi della Traviston, che la storia è arrivata da un punto focale particolarmente piccante. Che vediamo.. di come abbia divinamente scopato con Norwood in un qualche ripostiglio tra una lezione e l'altra? No, non è nello stile di Norwood. Snob com'è, non metterebbe piede in uno sgabuzzino neanche sotto pagamento.
Allungo lo sguardo qualche fila più avanti, lasciando cadere l'occhio sul gruppetto di Serpeverde per antonomasia che se ne stanno svaccati sul banco come se fossero su un divano. Qualcuno dovrebbe spiegar loro che sono a scuola, non alla settimana della moda a Londra, tra le altre cose.
Distolgo lo sguardo, vagamente nauseato da quel concentrato di ottusità e presunzione, tornando a guardare il parco. Una coppia irrompe nel bianco uniforme nel prato: lei scappa da lui, inciampando ogni tre passi e lanciando gridolini acuti ogni due, inseguita dal ragazzo che, ridendo, lancia palle di neve contro la sua schiena. Aguzzo la vista, cercando di riconoscere quella figura vagamente scoordinata che rischia di finire faccia a terra ad ogni passo, poi realizzo. Georgiana Harrington, Caposcuola di Corvonero. Il ragazzo -di cui ignoro il nome- accelera, acchiappandola da dietro e facendola volteggiare in aria per somma gioia delle corde vocali della Corvonero, che alza la voce di altre due ottave.
Ed ecco che la realtà svanisce con un sonoro POF! e al loro posto vedo me e una meno confusa Jillian McKanzie, intenti a giocare nella neve. Sbuffo, scacciando la visione e concentrandomi su Georgiana, china a strofinarsi le mani scoperte sulle gambe, del tutto ignara della minaccia che sta sorgendo dietro di lei, della pila di neve che lui sta facendo lievitare con movimenti abili della bacchetta. Mi sistemo meglio sulla sedia. Tutto ciò è molto più interessante della lezione, dei gridolini alle mie spalle e dei commenti annoiati dei Principini lì sotto. Ci mancano solo un po' di cioccorane e poi sono a posto.
Georgiana, nel frattempo, sta soffiando aria calda sulle dita intorpidite dal freddo, probabilmente sta pure dicendo qualcosa che la fa sorridere. Poi, lui la chiama. Si gira. Sbianca, apre la bocca per un urlargli di non farlo, ma è troppo tardi: il cumolo di neve è partito, alla velocità della luce, e le si schianta addosso, esplodendo come un fuoco d'artificio.
Mi sporgo appena verso la finestra, in attesa della reazione. Il ragazzo ride, forse ha pure le lacrime agli occhi. Lei è immobile. La neve le cade di dosso, simile a una pioggerellina leggera. Quando si volta, intravedo il suo viso ancora bianco, se le avessero tirato in faccia una torta alla crema l'effetto sarebbe stato identico: ha ancora gli occhi e la bocca completamente spalancati. Boccheggia. Poi, l'inimmaginabile.
Persino il professor Ruf sobbalza vistosamente, quando l'urlo lascia la sua gola e riempie l'aria, salendo fino all'aula e oltrepassando le pesanti pareti di pietra.
"Tu sei un uomo morto!"
Scuotendo il capo e tossicchiando, vagamente perplesso, il professor Ruf annuncia che l'ora è finita, andate in pace.
Amen.


"...oh, è pensieroso" sospira una piccola del primo anno, con i capelli biondissimi legati in due codine. Al suo fianco, una sua amica dai folti ricci neri le fa eco.
"E' innamorato"
Una terza ragazzina si lascia sfuggire un singhiozzo.
"Si, deve essere per forza così. E guardate come soffre!" pigola con un filo di voce, torturando una ciocca di capelli color cioccolato.
Se ne stanno nell'angolo destro della sala comune, rannicchiate su un piccolo divano ricoperto di cuscini accanto al caminetto: il Carlisle Fan Club. Non ricordo quando sia iniziata questa storia, ma adesso è diventata a tutti gli effetti una tradizione di Tassorosso. Non sono l'unico a chiedersi cosa succederà quando io finirò il mio settimo anno. Le ipotesi più accreditate sono due: o fonderanno un fanclub in memoria di Carlisle Hunnam o decideranno all'unanimità di lasciarsi affondare nel Lago, incapaci di sopravvivere al loro dolore.
Involontariamente sospiro a mia volta, causando una lunga serie di gridolini allarmati nelle tre piccine all'angolo che, per un qualche strano motivo a me aumentano d'un tratto di intensità. Mi volto, vagamente stranito, ritrovandomi davanti il sorriso smagliante Alexa Robinson. La guardo, perplesso, in attesa.
"Ciao, Carlisle" mi saluta, sforzandosi come suo solito di nascondere il forte accento. Come se poi a qualcuno importasse davvero e la giudicasse per come suonano le sue parole e non per quello che è. Abbozzo un sorriso.
"Ciao"
"Senti, mi stavo chiedendo.." inizia a dire, un po' incerta, trattenuta da un vago pudore che mi ricorda tanto Jillian. Sento la mia espressione ammorbidirsi.
"Dimmi" la esorto a parlare, chiudendo il libro di Trasfigurazione che stavo sfogliando senza particolare interesse "Posso esserti utile?"
"Si, ecco.. si è poi saputo qualcosa su.. sulla morte di.. di Ida?" le trema un po' la voce, nel pronunciare il nome della sua compagna di casa morta. Abbasso lo sguardo, scuotendo il capo. La morte di Ida Verstein è avvolta nel mistero, nessuno sembra venirne a capo. Un attimo prima era viva, un attimo dopo morta. Un lampo illumina la stanza, mentre lo sciosciare della pioggia di fa più forte: nel giro di poche ore, il freddo gelido dell'inverno è stato spazzato via dal vento caldo, forieri di nubi temporalesche. Ha iniziato a piovere e non ha più smesso, come se il cielo cercasse di cancellare tutto ciò che ha un aspetto allegro e felice, mostrando il suo lutto per la ragazza morta. Faccio fatica a concepire l'idea che qualcuno possa averla uccisa, era una persona talmente buona e gentile che non posso pensare ci fosse qualcuno capace di odiarla con una intensità tale da ucciderla.
Sospiro di nuovo, scuotendo il capo e tornando a guardare Alexa.
"Mi spiace, non so cosa dirti. Brancolano tutti nel buio" mi muore la voce, al ricordare tutte le ore di lezione passate ai margini della Foresta, durante Cura delle Creature Magiche. La ragazza di fronte a me abbozza un sorriso tirato, annuendo, e mormora qualche parola nel congedarsi, tornando nella sua stanza senza aggiungere altro. Le tre bambine, nell'angolo, confabulano tra di loro con foga, festicolando e lasciandosi scappare qualche urletto acuto di tanto in tanto. Torno a guardare fuori dalla finestra, spingendo il libro di incantesimi lontano da me. Non ho voglia di studiare, non ho voglia di far nulla. Il ricordo di Ida mi è calato addosso tutto d'un tratto, strappandomi via l'aria dai polmoni e facendomi precipitare in un mare di cupo sconforto. Stringo i pugni con rabbia, mentre il cielo ringhia sopra il castello e riversa la sua rabbia sulle sue mura di pietra. Se potessi, mi trasformerei io stesso in una tempesta per sfogare la mia frustrazione su qualcosa. O qualcuno. Norwood, per esempio, che dall'alto della sua tronfia presunzione questa mattina ha avuto da ridire sull'aspetto sciupato di Julia. Una così ben dotata ragazza non dovrebbe versare nemmeno una lacrima per una come quella lì, una sporca MezzoSangue. Se non l'ho schiantato, è stato solo perché ci ha pensato il professor Silente a zittirlo, invitandolo ad uscire per un'interrogazione dal momento che era così voglioso di parlare. Chissà, forse è stato proprio lui a uccidere Ida. Lui e le sue idee perverse che può aver preso da qualcun altro. E' troppo stupido per pensare autonomamente.
Oh, basta.
Arrivare a pensare che un'ameba come Norwood possa arrivare a fare una cosa tanto terribile per un motivo tanto stupido è... è degno di lui, in effetti. Mi alzo in piedi, in trance, e mi dirigo verso l'uscita della Sala, sotto gli sguardi attoniti delle tre bambine del primo anno. Non le saluto nemmeno, cosa che in genere faccio per evitare che si deprimano troppo e passino la serata a piangere nel loro angolino, ma c'é una cosa che devo effettivamente fare.
Devo parlare con Jiulia, per capire se il mio odio per il Principe mi ha fatto impazzire del tutto o se c'è davvero qualcuno, nella scuola, che odiava Ida con tutte le sue forze, uccidendola per un motivo che nessuno prenderebbe mai in considerazione.













26/01/2008
commenti • tag: sogni, malinconia, misteri, amicizie, paura, serpeverde, dubbi, guai

I capelli biondi, gli occhi azzurri, la figura snella, i lineamenti dolci. Ida Versten, la più bella dei Tassorosso del sesto anno. Forse la più bella dei Tassorosso in generale.
Il suo viso contratto dal terrore, il suo corpo che scivolava al suolo, che si accasciava come quello di una bambola priva di vita.
Riddle l’aveva guardata per un istante, e poi aveva detto:
“Guardatela. Un fiore stupendo. Ma impuro. E pericoloso. Meritava di essere reciso.”
Poi avevamo lasciato quel luogo.
Una volta nella nostra stanza, avevo preso Ed per un braccio:
“Non si torna più indietro.”
Lui aveva annuito, senza mutare espressione, come se avesse già considerato ogni aspetto di quanto era successo. Poi mi aveva dato una pacca sulla spalla, ed eravamo andati a dormire.


Stamattina, la notizia ha già fatto il giro della scuola. Corre voce che Julia Versten abbia tentato di uccidersi gettandosi nel lago. La cosa non mi sembra molto credibile, ma forse c’è un fondo di verità, visto che non è presente a colazione.
L’ho vista spesso, a scuola. È stata prefetto di Grifondoro, ora frequenta il settimo anno. È alta, con i capelli scuri, e gioca come Cacciatore nella squadra di Quidditch: velocissima, è sempre stata abile a non farsi colpire dai Bolidi vaganti.
Lei e sua sorella si somigliano pochissimo, se non per l’identica sfumatura di azzurro degli occhi; inoltre, mentre Ida era una sporca Mezzosangue, Julia è la figlia di una ninfa. Una creatura leggendaria. Non potrebbero essere più diverse.
Deirdre, Edward ed io mangiamo in silenzio. Non so molto bene cosa dire.
“Ehi.” inizio, per rompere l’atmosfera di ghiaccio “Avete fatto i compiti di Incantesimi?”
“Te li passo io, Jasp.”mormora Dè.
E il silenzio ritorna.
La Sala Grande, invece, è invasa da un cicaleccio fastidioso e insistente. Da ogni parte sento il nome di Ida Versten, a volte quello di sua sorella. Nessuno parla di noi, nessuno sospetta di noi.
I Tassorosso e i Grifondoro sono i più colpiti dall’avvenimento. I Corvonero, a parte qualche scarsa eccezione, come il loro Caposcuola, hanno già la testa nei libri. I Serpeverde sono i più tranquilli, per un motivo o per l’altro.
Violet Traviston arriva e si siede vicino al mio amico. Fra loro non ci sono mai gesti plateali, ma tutti sanno che ormai stanno insieme.
“Allora, Violet. Ti vedo affaticata. Incombenze amorose notturne particolarmente spossanti?”butto lì.
Ed mi sferra un calcio da sotto il tavolo, mentre lei mi apostrofa dicendo:
“Lewis, immagino che tu purtroppo abbia del tutto dimenticato come si fa.”
Piccola vipera malefica.

Piove. Non si sa come, la temperatura è risalita quel tanto che basta: la pioggia scioglie la neve dei giorni scorsi. Sto lì, sotto le gocce sferzanti. Ho freddo. Ma almeno sento qualcosa. Da quando è successo tutto, mi sembra di vivere in un mondo ovattato, senza spazio per le emozioni.
Non provo nulla.
Non sento orrore per ciò che abbiamo fatto, non sento gioia, né soddisfazione. Mi appare piuttosto come un dovere che abbiamo adempiuto.
Da qui, su una delle torri minori del castello, si gode una vista che domina il parco di Hogwarts. Sotto una tettoia, individuo la figura di Deirdre, sola.

Deirdre e io siamo fuori, nel parco. Il cielo ha il colore del piombo.
Dè mi accende una sigaretta con un incantesimo. Le offro una boccata, che rifiuta.
Nessuno dei due proferisce verbo.
È passata quasi una settimana dall’omicidio.
“Fra poco arriveranno gli investigatori del Ministero.”dice.
“Non possono permettere che sappiano. È già il secondo omicidio che avviene in due anni.”
È vero. Era già capitato che morisse una ragazza. Una certa Myrtle, credo, era stata ritrovata cadavere nella toilette femminile del secondo piano.
“Quindi cercheranno di insabbiare la cosa. Meglio per noi.”
“Già. Dippet non può permettere che chiudano la scuola. Quindi la morte della Versten sarà fatta passare come suicidio o decesso accidentale.”
Una domanda mi sale alle labbra.
“Deirdre…”
Una tosse violenta mi scuote i polmoni. Lascio cadere la sigaretta, e cerco di controllare gli spasmi che mi sconvolgono.
“Jasper!”esclama lei.
La tosse si è calmata, ma ho i brividi. Forse prendere tutta quell’acqua non è stata una bella idea. Deirdre appoggia la sua fronte sulla mia, come faceva mia madre, quando ero piccolo.
“Sei bollente.”
“Grazie, me lo dicono tante ragazze, ma non con i vestiti ancora addosso.”le dico, cercando di farla sorridere.
“Oh, non fare lo scemo come sempre.”
Però riesco a strapparle un mezzo sorriso.
“Adesso ti riporto nel dormitorio. Non puoi stare in giro, al freddo per giunta, in queste condizioni.”

Io nel mio letto. Solo. Negli ultimi tempi questa sembra diventata la normalità. Forsythe non tornerà per completare l’anno (pare abbia avuto un crollo nervoso ed ora sia al San Mungo), Lancaster non ha mai passato qui molto tempo, mentre Ed è in giro, suppongo. Con la Traviston, come no. Ormai vede più lei che me, o Deirdre.
Quest’anno sta mettendo dura prova il legame che c’è fra noi Principi: prima le mie stronzate con Belinda, poi la partenza di Eve.
Adesso, questa storia di Edward con Violet Traviston.
Fisso il soffitto, o meglio, il baldacchino verde scuro.
Detesto l’inattività forzata, ma mi sento la testa pesante e gli occhi stanchi. Sto per scivolare nel sonno.

Un serpente striscia verso di me. Lento, sinuoso, ipnotico. Io sono seduto, non capisco bene dove. La creatura mi ha raggiunto, ormai, e si erge in tutta la sua altezza di fronte a me, sovrastandomi. Fisso i suoi occhi, che sono senza colore e senza pupilla. Vedo soltanto loro.
Poi questa strana sensazione si spezza, e mi ritrovo davanti Tom Riddle. Sorride e annuisce, come se fosse divertito o soddisfatto di qualcosa.
Le sue mani sono sul mio viso.
Gelide.
Scendono sul mio collo.
Una pressione, in principio dolce, poi sempre più forte.
Mi manca l’aria.
Non respiro.
Il volto di Riddle resta impassibile, congelato in una smorfia divertita.
Poi si allontana da me.
“Non avrei bisogno di fare questo. Lo sai, vero? Mi basterebbe molto meno. Se io volessi. Basterebbero due parole.”

“Jasper! Svegliati, insomma!”
È la voce di Edward che mi chiama. Apro gli occhi.
“Cosa c’è?”
Ho la voce impastata, e mi sento uno straccio.
“Deliravi. Deirdre mi ha detto che stavi male. Conviene che ti porti in Infermeria.”
“Non ce n’è alcun bisogno. Apri il libro di Pozioni e trova qualcosa che mi faccia scendere la febbre.”
Poco convinto, Ed sbotta:
“Se è per quello, l’ho già preparata. Sicuro che sia solo un po’ di febbre?”
“Certo. Ho preso freddo.”
Ed mi porge una sorta di ampolla, ricolma di un liquido scuro.
“Che schifo! Sembra uno sciroppo babbano!”
Ma la mando giù tutta, fino in fondo. Mi sento già meglio.
“Cosa stavi sognando?”
“Niente.”
“Non fare l’idiota. Di certo non era un bel sogno. Era Sean?”
Mio fratello…quando sogno di lui, mi sveglio sempre in un bagno di sudore e lacrime. Stavolta però si trattava di un altro motivo.
“No. Ho sognato Tom Riddle.”
Mi alzo in piedi, ho un lieve capogiro, ma sto abbastanza bene. Inizio a rivestirmi: sono solo le cinque del pomeriggio.
“Tom Riddle?”
Racconto al mio migliore amico l’incubo che ho fatto.
“Hai paura di Tom Riddle?”
“Sì. Credo di sì. Ma non è solo quello. È paura, reverenza, ammirazione…un misto di tutte queste cose.”
Respiro profondamente.
“Non pensavo che sarebbe stato così. Uccidere. Mi sento vuoto. Non piango, non rido…non sento nulla.”













25/01/2008
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« Oh no! No no no no no! » grido incrociando le braccia sul petto, del tutto contraria alla proposta che i miei degni compari hanno appena fatto. Ok, posso permettermi di andare contro le regole e partecipare al club segreto, posso addirittura aiutarli ad insegnare ai giovani maghi qualche incantesimo ... ma preparare il Veritaserum è strettamente proibito persino dal ministero!
« Georgiana, non essere testarda. » esclama Sebastian, in piedi dietro a Julia. La formazione a tre composta da loro e Garet mi sta fronteggiando; anzi, per meglio dire, mi ha messa con le spalle al muro. Boccheggio, alla ricerca di una soluzione rapida del problema, che non vuole proprio venirmi. Mi sento colpevole per non volerli aiutare, ma non voglio immaginare a quali problemi potrebbero sorgere se .. atroce, semplicemente atroce. D'altronde, Garet sta facendo una delle sue classiche espressioni sconsolate, di quelle che ti farebbero venire voglia di abbracciare anche un porcospino con una faccina così; se ne accorge, probabilmente sembro un'idiota impallata a guardarlo.
« Ehm..uhm..non posso! Il Veritaserum ha bisogno di un intero ciclo lunare, per essere pronto! » sgrano gli occhi, cercando un modo per lavarmene le mani che non implichi deludere i miei amici.
« Beh, se proprio non vuoi ... » la nota nella voce di Julia mi irrita, mi dà un fastidio tremendo, mi fa a dir poco saltare i nervi. In un istante, scartabello tutte le mie cartelle mentali, alla ricerca di un dato utile.
« C'è un altro siero della verità. Ne sono sicura, ma non me ne ricordo il nome esatto... » accenno con tono di sconfitta, rendendomi conto solo a metà della frase di essere stata schifosamente manipolata dall'allegro trio di minacciatori, alè. « ..dovete aiutarmi. Io non lo faccio, da sola. E non vado a rubare gli ingredienti! » borbotto abbassando lo sguardo, ormai compromessa. Mi poso una mano sulla fronte, allontanandomi i capelli dal viso.
Garet mi abbraccia, accarezzandomi delicatamente i capelli. Sento un fremito, un calore improvviso. « Lo sapevo che avresti trovato qualcosa. » mi sussurra, allungandosi poi per baciarmi lievemente dietro all'orecchio. Punto erogeno, colpito e affondato. Mi sto squagliando come un gelato, accidenti a me; di nuovo. Non imparerò mai ad avere un contegno quando lui .. lui si avvicina, soltanto. Quando solo ci penso. « ti adoro. » aggiunge a bassa voce, prima di baciarmi lievemente. Con la coda dell'occhio, vedo Sebastian e Julia che se la ridono e si voltano dall'altra parte, fingendo di osservare la libreria che sta di fronte a loro. 

lo stesso giorno.
Annette sventola i capelli biondi, sedendosi di fronte a me con un'espressione che ha di tutto tranne che del buono. L'argomento della conversazione è Garet; nessuno sembra essere disinteressato alla vicenda. Non avendo mai avuto un ragazzo da anni, non sono mai stata al centro dei pettegolezzi; l'addizione ruolo istituzionale più ragazzo viene ancora una volta riconfermata come ricetta esplosiva.
« Allora, non vorrai lasciarmi sulle spine! » le sorrido; ormai le ho spiattellato tutto, non so cosa potrei dirle, in aggiunta. « Avete .. ? » agita la mano in aria, con un gesto piuttosto eloquente.
Arrossisco violentemente, non riuscendo ad emettere altro che un gemito in risposta. « No, assolutamente no! » mormoro per non farmi sentire dalle altre mentre parlo di queste cose. Per tutti i folletti, io non .. non lo farei mai, così per divertimento. E' una faccenda seria, e io non sono una sgualdrina!
Tra me e Garet va molto bene, certo; non siamo neanche passati per la fase “uscire insieme”, passando direttamente alla definizione “coppia fissa”. Sebbene sia un ragazzo piuttosto riflessivo, è un degno compare di Sebastian: mentre io mi conquistavo titoli, menzioni e pagelle coi fiocchi, lui si dava da fare con le ragazze. Io so che il dislivello di esperienza non gli interessa, ma per me è un bel dilemma; e se lui volesse arrivare a quello? Io ho a malapena baciato un paio di altri ragazzi!
« Beh, prima o poi arriverà il tuo momento. » esclama con convinzione, alzandosi e dirigendosi verso la rampa di scale che conduce ai dormitori femminili.
Torno a studiare i miei appunti di Incantesimi, anche se al momento sono piuttosto incline a rimanere distratta.
il giorno successivo.
Montagne di libri, nuvole di polvere, la luce fioca della candela che mi guida. Con permesso scritto del professor Silente, che come sempre non ha fatto domande, mi avventuro nel Reparto Proibito. Sfilo attraverso le librerie alte, così vicine tra loro che mi tocca muovermi di fianco. Leggo i dorsi dei volumi allineati sotto il cartellino “pozioni”. Mi serve qualcosa che spieghi seriamente e con completezza come si prepara l'Infuso della Verità; risalire al nome è stato piuttosto semplice, visto che ne parlavano in Pozioni Magiche, volume II, e io mi ricordavo perfettamente di averne sentito già parlare. « De Potentissimus Potionibus. » leggiucchio a bassa voce, estraendo con difficoltà un librone dallo scaffale stracolmo.
Striscio fuori dal reparto, guardandomi attorno con attenzione: permesso o no, nessuno deve vedere quello che ho fatto. Non è il caso di farci rovinare il piano sul più bello. 

« Ecco qui. » Un tonfo, rumore di boccette che sbattono. Alzo lo sguardo dalla pagina scritta in inchiostro quasi completamente evaporato, le cui spiegazioni sono accompagnate da illustrazioni piuttosto dettagliate. Davanti a me ci sono Julia e Sebastian, e il tavolo è ricoperto di barattoli con dentro tutti gli ingredienti necessari per preparare la pozione.
« Siete PAZZI! » esclamo chiudendo il libro. Se qualcuno ci vedesse, sarebbe la fine. Scuoto il capo, alzandomi ed avvicinandomi. « Dove siete andate a prenderli?! » Lo chiedo, sebbene sappia già che si sono intrufolati nell'ufficio di Lumacorno e hanno rubato dalla dispensa. Rabbrividisco al pensiero, e ascolto il loro resoconto con la disapprovazione stampata sul viso.
« ...e abbiamo anche trovato un posto dove ritrovarci! » dichiara entusiasticamente Seb. « la Fairfax ci inseguiva, così siamo entrati in uno sgabuzzino. Siamo usciti. Siamo rientrati. Non era più la stessa stanza! C'era un intero laboratorio da Pozionista, dentro! Siamo usciti di nuovo e siamo rientrati. Era la sala che ci serve, per l'anti-Riddle! » sgrano gli occhi. Devo aver letto da qualche parte di un posto del genere; la chiamano stanza delle necessità, ma non credevo esistesse davvero. A quanto pare, diventa ciò che la persona che sta cercando di entrarvi desidera. Perfetto per noi.
« Su, aiutatemi a portare lì tutto, allora. » non mi sdeliquio in complimenti per la loro azione eroica: sanno benissimo che sarebbe stato molto più intelligente procedere per vie legali, e probabilmente avrebbero evitato a qualche ragazzina in cerca di ingredienti per il filtro d'amore di rischiare l'espulsione.
Lumacorno prende per l'orecchio una Tassorosso di circa quattordici anni, non lontano da noi. L'avevo detto, io. 

qualche giorno dopo.
« Pss, Jillian McKanzie. » mormoro socchiudendo appena le labbra, senza rivolgerle neppure uno sguardo. Mi appoggio con noncuranza al tavolo della Sala Grande, fingendo di giocare col cucchiaio della colazione. Lei mi guarda stranita, come se fossi truccata da pagliaccio; poi nota il bigliettino che tengo imprigionato tra l'anulare e il mignolo. Con immensa grazia, finge di prendere il bricco del latte e sfila il rettangolino di pergamena. Mi rifiuto di credere che Jillian possa denunciarci: se non fossi più che sicura che accetti, non le proporrei neanche di fare parte del Club.
Che per ora si chiama solo Club, visto che è una parola piuttosto comune, e anche parecchio usata, qui a a scuola. Abbiamo fatto una lista dei possibili interessanti a diventarne membri, contando sulla discrezione e su un passaparola oculato. La prima riunione sarà tra una settimana.
Mi alzo, raccogliendo la mia tracolla da sotto la panca, e fuggo, senza neppure salutare.

più tardi, lo stesso giorno.
Stanza delle Necessità, convertita per l'occasione in studio da Pozionista. Il fumo si leva dal calderone in alte spirali, offuscando la vista di una pozione di un bel color porpora, densa e uniforme. Sorrido, osservando il risultato prodigioso dei miei sforzi.
« Manca solo il tocco finale. » ghigno, alzando la mia bacchetta di salice, chiara e senza venature evidenti. Se sono davvero la regina della trasfigurazione, mi riuscirà anche questo incantesimo. Scruto la piccola quantità di pozione che ho travasato in una tazza, per prova.
« cromoverso! » sussurro agitando la bacchetta e puntandola sul liquido violetto; aspetto qualche istante, e lo vedo schiarirsi, e perdere tono, fino a diventare trasparente come acqua. Ora sembra proprio Veritaserum.
Missione compiuta.

Mi scapicollo per il corridoietto che conduce al Club dei Duellanti; ero assorta nella scrittura, e non mi sono resa conto che fosse così tardi. E dire che non ho mai mancato ad una sola riunione del club.
Entro nella grande sala con soffitto a capriate che ci ospita; vedo già alcuni degli altri, tra i quali Garet. Si volta verso di me, con aria spaurita. Ci metto poco a notare la Tassorosso del sesto che poco prima delle vacanze mi ha sfidata a duello, per il cuore di Garet. Ridacchia, con aria poco gentile.
« Sei stata richiesta per un duello, Georgiana. » mi comunica Jason Jensen, scrutandomi da sopra il suo registro. « Da quella signorina lì in fondo, per la precisione. »
Annuisco appena in segno di risposta, estraendo la bacchetta. Se mi vuole sfidare, che lo faccia pure; in questo momento ho l'animo di una grifondoro, potrei spaccare il mondo. Non guardo neppure Garet, affrettandomi a raggiungere il mio lato preferito della pedana. I lampadari che pendono dal soffitto lo illuminano quasi a giorno, cosa ottima per una stanza senza finestre. Mi tolgo la spilla da Caposcuola, posandola con delicatezza sul primo gradino, e rassetto la coda di cavallo che mi ero fatta, in vista di eventuali combattimenti magici – anche se davvero non era questo, che mi aspettavo.
Muovo nervosamente il polso, scaldandomi per essere pronta a qualsiasi evenienza. Non so cosa aspettarmi, potrebbe rivelarsi la migliore duellante del secolo e io verrò battuta miseramente.
« E' ora di risolvere la faccenda una volta per tutte. » sibila fissandomi con odio, mentre arranca per raggiungere la sua posizione in pedana; non è molto agile, e questo è già un punto a mio favore. Improvvisamente il silenzio.
Appena riesco a raggiungere il livello minimo di concentrazione, comincio a pronunciare la lunga formula dell'Incantesimo Scudo insegnatomi dalla nonna, muovendo impercettibilmente le labbra. La tipa, di cui non so neppure il nome, tende il braccio in una posizione che riconosco. Sento un ghigno comparirmi automaticamente sul viso. Tattica prevedibile, suvvia.
« Expelliarmus! » alzo il braccio coprendomi il viso, mentre una forte luce scarlatta rimbalza sullo scudo. Punto alle sue gambe: una fattura Gambemolli, tanto per cominciare. Ma lei compie un balzello all'indietro, lasciando che l'incantesimo si infranga al suolo poco distante dai suoi piedi. Le sue labbra si contraggono, in parte per la soddisfazione e in parte per la tensione.
« Incendio! » un diversivo. Bella idea. La guardo lanciare l'incanto sopra le nostre teste; il cielo si riempie di piccoli puntini luminescenti che si spengono sul terreno umido dopo essere ricaduti.
« Plaga! » Dritto verso il mio stomaco. Mi fletto.
« Expelliarmus! » Mi è difficile scagliare la fattura da questa posizione, ma il tiro non riesce male. La colpisco di striscio al braccio destro, quello che regge la bacchetta. Evidentemente ho sottovalutato la Pazza quasi quanto lei ha sottovalutato me. Faccio un respiro profondo, mentre stringe la bacchetta con più energia.
Non sono scarsa, non sono stupida; ho la fama di avere la testa tra le nuvole, ma a quanto pare sono abbastanza brillante da essermi conquistata due spille e delle pagelle impeccabili. E soprattutto, ho conquistato Garet, penso con una punta di orgoglio.
Mi sono stufata di giocare: ora ci andiamo giù pesante. « Flagelli ictus! » tre strisce luminose compaiono sul suo viso. Colpita e affondata – le ferite spunteranno solo più tardi. Mi fissa con gli occhi sgranati e boccheggia. oltraggiata.
« Alapam! » incurvo la schiena all'indietro. L'incantesimo mi colpisce di striscio – ma mi colpisce, e sento la guancia bruciare come se qualcuno mi avesse tirato una forte sberla. E' furiosa. Avanza a passo di marcia verso di me, brandendo la bacchetta come una spada. Indietreggio lentamente, sperando di non mettere un piede in fallo o cadere dalla piattaforma.
« Impedimenta! » cade in avanti, sbattendo il mento a terra, come se le avessi fatto lo sgambetto. Si rialza con estrema lentezza, come se fosse immersa in un liquido. L'incantesimo ha funzionato.
Scuote la testa, confusa oltre che rallentata. Ok, non è il momento di distrarmi; devo agire, subito.
« Pietrificus Totalus! » sposto la bacchetta in avanti con tale energia che perdo quasi l'equilibrio; l'incanto la prende in pieno petto. Cade all'indietro, salvata per un pelo da un cuscino lanciato con prontezza da Jason.
« Avversario a terra! Uno ... due ... tre! Georgiana Harrington vince! » esclama ad alta voce. Evidentemente non sta molto simpatica agli altri del club, vista l'ovazione che si solleva mentre scendo dal palco.
Garet mi sta aspettando proprio in fondo al gradino, con la mia spilla nel pugno.
« Devo stare attento a non farti arrabbiare. » mormora prima di prendermi per mano e condurmi verso l'uscita.












24/01/2008
commenti • tag: ricordi, dolore, misteri, amicizie, dubbi, ritorni

Mio padre mi guarda con i suoi occhi dolci e tristi, poi si slancia verso di me e mi abbraccia, mentre Siri mi accarezza la testa.
“Stai attenta, piccola mia. Stai attenta, adesso più che mai.”
Io non so cosa rispondergli. Non posso fare altro che assentire con il capo chino. Non posso fare altro che stringerlo forte a me, quasi come a dire ‘Io non ti lascerò, papà. Stai tranquillo, non ti lascerò mai…’.
Così faccio un passo indietro, e poco dopo mi ritrovo nell’aula di Astronomia, sotto gli occhi del professor Crale, che l’ha messa a disposizione per il mio viaggio. Non credo che me la sarei sentita di arrivare in Sala Comune.
Appoggio sul pavimento la piccola valigia che ho portato con me: sono stata via solo due giorni. Vorrei tanto poter mettere via dentro di essa tutto il dolore che sento, ed abbandonarla lontano da me, da mio padre, da Siri, da tutti noi che stiamo male. Ma non posso.
Crale deve vedermi assorta all’improvviso, perché mi domanda:
“Julia, tutto bene?”
Certo, professore, tutto bene. Non vede come sono allegra?
“Sono solo un po’ stanca. Vorrei tornare nella mia camera. Crede che ci siano molte persone in giro?”
“A dire il vero, dovrebbe arrivare qualcuno per te.”
“Per me?”
Chi può essere? Dippet? Silente? No, con loro ho già parlato. Forse l’infermiera Mound, per assicurarsi delle mie condizioni psicologiche. Un sorriso amaro mi increspa le labbra. La botola dell’aula si apre, e ne emergono Sebastian e Georgie. La mia amica si slancia su di me per abbracciarmi, ma qualcosa mi impedisce di risponderle con il calore che meriterebbe. Seb invece resta in piedi di fronte a me, ed i suoi color autunno mi confortano, seppur a distanza; regge in mano un drappo damascato, che si rivela essere il Mantello dell’Invisibilità di Peter Halbury.
“Così puoi tornare in camera senza essere fermata ogni istante.”mi spiega Georgiana, dimostrando una volta di più la sua innata gentilezza. Sebastian prende la mia valigia e la trasfigura nell’Enciclopedia delle Creature Magiche, che a volte siamo obbligati a sfogliare per le lezioni del professor Collins.
Domani tutti sapranno che sono tornata, ma voglio almeno un’ultima sera di respiro.



Nella mia stanza, mi tolgo il Mantello, il cappotto e la sciarpa, che avevo ancora addosso. Apro la valigia e rimetto a posto le poche cose che mi ero portata ad Oslo. Sento gli occhi pesanti, la stanchezza pervade il mio corpo e tutto ciò che desidero è un bagno caldo. Così, afferro il Mantello che Seb ha dimenticato su una poltrona e decido di andare nel Bagno dei Prefetti. Due anni fa, sono assurta a tale importantissima carica per non si sa quali maneggi di Sebastian, e da allora mi sono rimasti alcuni privilegi.
Alla parola d’ordine, la pesante porta di legno scuro gira sui cardini e mi ritrovo in una stanza sontuosa, in marmo bianco, dominata da un’immensa vasca rettangolare. Apro i rubinetti dell’acqua, e inizio a spogliarmi. La sirena bionda cerca di fare conversazione con me, ma a dire il vero non sono molto dell’umore.
Mi immergo con lentezza, e subito si ripresenta il ricordo delle acque gelide del lago di Hogwarts, al chiaro di luna, mentre nevicava. Cosa avevo cercato di fare? Di uccidermi? No. Non tollero la vigliaccheria, non potrei commetterne una di mia volontà. Volevo solo dimenticare, ed ho scelto quello che ritenevo il modo più semplice.
Poi quella luce azzurra, qual volto femminile. Possibile che fosse davvero mia madre?
Metto la testa sott’acqua: nelle orecchie solo il suono del mio sangue che scorre. Mia madre. Non lo so, forse era una delle creature marine ed io ho caricato tutto con la mia fantasia distorta da quel momento di crisi. I pensieri vanno e vengono, come pellegrini in viaggio.
Il pensiero di Ida, invece, non va mai via. Resta lì, fermo, una guglia di freddo cristallo, luminoso e colmo di dolore. Tutto ciò che ho letto nel suo diario mi ha fatto così arrabbiare. Ma ho capito molte cose. Di Ida, di me, di Riddle.

1 Settembre
Caro diario,
oggi è iniziata la scuola. Ho incontrato Tom in Sala Grande: durante l’estate è cambiato molto. Ora porta i capelli un po’ più lunghi, ma si è fatto anche più pallido e smagrito. Non ho il coraggio di parlargli, di chiedergli qualcosa. Per il momento mi basta guardarlo e sapere ciò che so. C’è una possibilità che lui un giorno sia mio.

24 Ottobre
Caro diario,
è sempre più bello. Più carismatico, più affascinante, più tutto. In questa scuola non c’è nessuno come lui. Non so cosa farei per essere sua amica, per potergli parlare qualche volta. Se potessi essere come la Sanders o la Blackster… se potessi essere come tutti loro.

7 Dicembre
Caro diario,
basta, ho deciso. Gli parlerò. Devo dirgli ciò che so, così con me, almeno con me, potrà smettere di indossare quella maschera: io so che in realtà non gli appartiene. È il figlio di un Mezzosangue. È un Mezzosangue.

Oggi pomeriggio, ho parlato a Georgiana di ciò che ho scoperto leggendo il diario di Ida. Mi stava raccontando di come procede la storia con Garet, ma io ad un certo punto non sono più riuscita a trattenermi e le ho detto tutto. Siamo subito andate da Silente, che ha gelato con poche frasi i nostri propositi.
“Il preside Dippet non vorrebbe neppure sentire le vostre illazioni. Julia, io capisco quello che senti, quello che vorresti fare, ma…”
“Professore, non posso ignorare quello che mi ha scritto mia sorella. Quello che lei mi ha lasciato nel suo diario è tutto ciò che mi resta, tutto ciò che può farmi capire perché è stata uccisa.”
“Non è così certo che sia stata uccisa. Questo lo dovranno stabilire gli investigatori che il Ministero manderà.”

Non è così certo che sia stata uccisa?
Silente mi ha deluso, ha spezzato le ultime speranze che riponevo nella scuola. Ora ho capito che non posso aspettarmi nulla, da nessuno. Ora ho capito che devo essere io a fare qualcosa, ad agire. Ma cosa? Cos’ho in mano?
Il diario di Ida, certo. Ma non posso, non voglio che tutti leggano le sue confessioni più intime e private. Non posso farle del male, io, sua sorella, dopo che lei ha già dato la vita per ciò che sentiva.
Ma Riddle per fortuna non ha una fama immacolata, fra gli studenti. Della sua personalità, i professori hanno sempre conosciuto solo le sfaccettature che selezionava con cura: lo studente modello, il bel ragazzo pensoso, l’orfano triste. Non sapevano, non sanno delle intimidazioni ai Mezzosangue più piccoli, di mille altre cose che dipingono un ritratto diverso da quello dell’integerrimo Caposcuola di Serpeverde che sono abituati a vedere. Si fermano alla superficie: Riddle appare come una bellissima mela rossa, ma dentro è marcia, scavata da un verme odioso.

 

 



Sto cercando di sfuggire a tutti. L’unico luogo in cui mi sento tranquilla, in pace, è il lago. Mi siedo sul molo di legno dove approda la nave quando i piccoli del primo anno arrivano ad Hogwarts.
Allungo una mano e ne tocco la superficie oscura. “L’acqua” mi dice la voce del professor Ruf, in un ricordo dei primi anni di scuola “è il simbolo di Serpeverde, per la sua forma variabile, come l’intelletto pronto e sottile degli studenti della Casa.”
Eppure io la so manipolare così bene. Una Grifondoro, che appartiene la Casa del fuoco, che possiede il potere dell’idrocinesi: potrei sollevare buona parte del lago ed osservarne il fondale, se mi impegnassi al massimo delle mie forze.
“Julia, cosa stai facendo?”domanda la voce del professor Crale alle mie spalle.
Ho sobbalzato, mi ha colto di sorpresa.
“Sto pensando.”gli rispondo, mentre si siede accanto a me. Forse teme che voglia ripetere le mie azioni.
“A cosa?”
“Niente di preciso. Riflettevo sul fatto che io so muovere l’acqua, ma non sono una Serpeverde.”
“Tua madre non è un’umana, vero?”
“No. È una ninfa acquatica, un’Ondina.”
“È diventata mortale, dopo averti dato alla luce?”
“No. Quelle sono solo leggende, inventate dagli umani, che i maghi hanno accettato. In realtà, l’essenza di una ninfa resta sempre tale.”
Crale annuisce.
“Ti sembrerà strano ma posso capirti. Mia madre apparteneva al popolo degli Elfi.”
Guardo il mio professore, stupita da questa rivelazione.
“Anche lei andò via subito.”
“L’ha mai conosciuta?”
“No, mai.”
Il silenzio aleggia un po’ su di noi.
“Volevo solo dirti che ti posso capire, in parte. Se qualche volta hai bisogno di parlare, puoi venire da me.”
“Certo, professore.”
“Come stai? Rispondimi con sincerità, Julia.”
“Sto male. Non è solo il dolore in sé, ma il fatto che non posso fare nulla. Questa sensazione di impotenza mi distrugge.”
“Si può sempre fare qualcosa.”
Mi rivolge uno sguardo eloquente.
“Se non lo fa la scuola, lo puoi fare tu. Non ti sto invitando alla vendetta, bada. Ma puoi cercare di fare chiarezza.”
Forse ha ragione.
Forse posso fare qualcosa.

 

 



Tornata a scuola, cerco Sebastian e Georgiana. Devo parlare con loro. Li trovo insieme mentre parlano in Sala Grande. Hanno un’espressione preoccupata e tacciono all’improvviso non appena mi vedono. È molto probabile che stessero parlando di me.
Sebastian sa già tutto, gliene ho parlato appena io e Georgiana siamo tornate dal colloquio con Silente. Ci aveva visto sconvolte, e non aveva voluto saperne di lasciarci andare se prima non gli avessimo detto tutto.
Mi siedo di fronte a loro.
“Non ho più intenzione di stare con le mani in mano.”
“Cosa intendi?”domanda la mia amica.
“Ho capito, Julia. Era ora. Si comincia quindi.”dice Sebastian, il primo a suggerire l’idea.
“Sì. Si comincia.”
Georgiana ci guarda con espressione interrogativa:
“Si può sapere di cosa state parlando?”
Io e Sebastian ci scambiamo uno sguardo d’intesa.
“Dobbiamo iniziare ad organizzarci. Riddle sta diventando…è diventato troppo potente.”
“Se non te la senti…non preoccuparti.”dico alla mia amica. Le stringo una mano, cercando di farle capire che il mio affetto per lei non pretende prove o sacrifici.
“Ma…stai scherzando! Io ci sono!”
Le sorrido, grata.
“Allora, volete decidervi a spiegarmi cosa avete pensato?”

 













20/01/2008
commenti (2) • tag: avvisi

CI SONO NOVITA'! Per evitare di dover avere 384939384932843 account di splinder, uno per ogni pg, abbiamo eliminato il nickname del personaggio.
Ognuno potrà usare un account solo ( esempio, io userò quello di Violet ) per postare con tutti i personaggi che muove.
E' importante però che d'ora in poi vi ricordiate di mettere l'avatar all'inizio del post, visto che sarà l'unico elemento identificativo.

baci baci!













19/01/2008
commenti • tag: consigli, dolore, misteri, amicizie, dubbi, conoscenze, corvonero

Ne parlerò con Georgiana. Le ultime parole famose.
Alzo lo sguardo dal muffin al cioccolato, ormai completamente sbriciolato dalle mie dita nervose, e cerco la figura sottile e slanciata della Caposcuola, che continua a scrivere fitto fitto su un taccuino logoro, ingurgitando cucchiaiate di cereali senza nemmeno guardarli. Se fossero uova di tritone, non se ne accorgerebbe nemmeno. Sospiro, sbocconcellando qualche pezzo di dolce, ma ho tutto tranne che fame in questo preciso momento: sta per finire un'altra settimana e io ho impiegato tutte le mie energie per evitare tanto Jasper quanto Carlisle, senza combinare un bel nulla. E se stare alla larga dal Tassorosso si è rivelato particolarmente difficoltoso -sembra avere la stroardinaria capacità di comparire dal nulla da ogni angolo-, il Serpeverde non si è mai staccato dai suoi amati Principi per un solo istante, se non per confabulare in un qualche angolo nascosto con Riddle. Cosa che se da un lato rende la mia esistenza più leggera, dall'altro mi fa venire la pelle d'oca al pensiero di quello che potrebbero tramare. Ma il punto è in tutto questo tempo non ho mai, e sottolineo il mai, avuto occasione di parlare faccia a faccia con la mia Caposcuola.
Georgiana alza lo sguardo, intercettando il mio, e dopo un imbarazzantissimo attimo abbozza un sorriso, sollevando la mano destra in un saluto fiacco. Ricambio il gesto, prima di tornare a fissare la mia colazione. Sospiro, abbandonando i resti del povero muffin alle cure degli elfi domestici che laveranno il macello lasciato da quest'orda informe di studente, recuperando tutto il mio coraggio e alzandomi in piedi. Mi avvicino cauta alla ragazza, ancora intenta a scrivere, fermandomi in piedi davanti a lei. Nulla. Tossicchio discretamente. Nulla. Tossicchio di nuovo, più forte. Ancora nulla.
"Georgiana.." la chiamo, posandole una mano sulla spalla. Lei sobbalza, alzando il capo di scatto e sgranando gli occhi. Ci metto qualche attimo a riconoscermi e a sorridere.
"Jillian McKanzie" mi rimprovera, portandosi una mano al petto "Mi hai spaventata!"
"Ehm... scusa, non.. non volevo... scusa."
Oh, ma perché sono sempre così impacciata? Si tratta di mettere in fila un paio di parole, non di comporre un poema epico, Fata Morgana!
"Non fa nulla" mi rassicura lei, sorridendo. Non posso fare a meno di notare che ha gli occhi gonfi da far paura e nonostante la magia non è riuscita ad arrivare al colorito di chi la notte dorme. Le borse le arrivano quasi al mento. Distolgo lo sguardo, mentre ricordo che è molto amica di Julia, la sorella della ragazza morta di recente. D'un tratto, il mio stupido problema sembra incredibilmente fuori posto e l'unica cosa che vorrei fare è sprofondare per la mia mancanza di tatto. Georgiana sembra accorgersi del mio disagio, perché alza una mano e la agita con noncuranza, come a scacciare i miei pensieri, sorridendo incoraggiante.
"Ti serve qualcosa, Jillian?" il suo tono è stanco, ma amichevole. Inspiro a fondo, facendomi coraggio.
"Si, io.. c'è una cosa che.. si, insomma, ho bisogno di un consiglio" riesco a formulare dopo qualche tentativo andato male. Migliori, Jillian, non c'è male. Il giorno in cui riuscirai a dire, senza impapinarti, che hai un problema con dei ragazzi a causa della tua abissale inesperienza e che l'unica persona a cui ti è venuto in mente di chiedere aiuto è una ragazza con cui hai parlato al massimo tre volte per anno scolastico, vinci un premio!
"Mh, adesso proprio non posso" si scusa con aria affranta "Devo scappare a lezione. Ma se vuoi, possiamo vederci a pranzo" mi sorride, una smorfia che trasmette tutto tranne che allegria. Annuisco, contagiata dalla tristezza che d'un tratto le ha rempito gli occhi. Chissà, forse anche Ida andava a chiederle consiglio. Trattengo l'impulso di posarle una mano sulla spalla, per confortarla, stringendo le dita attorno alla tracolla della mia borsa.
"A dopo, allora.." sussurro. Mi guarda soltanto, senza realmente vedermi, gli occhi fissi su un punto lontano della sala. E come se non fossi mai stata lì davanti a lei, si china a scrivere di nuovo sul suo taccuino.


Hogwarts è piccola.
Le voci corrono, i pettegolezzi rimbalzano di parete in parete, di quadro in quadro. Tutti i ragazzi sanno a che fantasma chiedere informazioni, a quale ritratto strappare piccole confessioni, a quale statua carpire un segreto.
Eppure, sulla morte di Ida nessuno sembra sapere nulla. Non mancano le supposizioni [le più fantasiose nasconde tutte al tavolo dei Tassorosso, guarda tu che caso], ma sono talmente assurde da non risultare credibili. Non appena metto piede nella Sala Grande, il chiacchiericcio che si leva verso il soffitto è quasi assordante e metà delle frasi che riesco a sentire sono ipotesi sulla morte della sorella di Jiulia. Persino durante le ore di lezione il miglior modo per far passare il tempo è cercare di inventare la più incredibile delle storie. E' semplicemente disgustoso: dopo i primi cinque minuti di lutto, l'intera scuola si è lanciata in questa gara al gossip senza remore.
Saluto Audrey e Laura con un cenno che ricambiano allegramente, prima di tornare una su un libro e l'altra su una rivista patinata dall'aspetto particolarmente superficiale. Georgiana è sola, quasi alla fine della tavolata, e sta ancora scrivendo sul suo taccuino. Come se non si fosse mai alzata da lì. La vedo lanciare di tanto in tanto occhiate al tavolo dei Grifondoro e a quello Serpeverde, senza mai soffermarsi però su un volto preciso per più di qualche istante.
"Ciao" la saluto, sedendomi di fronte a lei "Disturbo?"
Lei sbatte le palpebre un paio di volte, come a scacciare qualche pensiero indesiderato, per poi sorridermi.
"Ciao, Jillian McKanzie. Nessuno disturbo" si allunga verso un vassoio ricolmo di patate al forno, riempiendosene il piatto "Piuttosto, di che cosa volevi parlarmi questa mattina?"
"Ah già.." scrollo le spalle, sentendo il nervosismo montarmi dentro come un'onda che sta per infrangersi sulla costa "Ecco si.. è una cosa stupida e non vorrei.."
"McKanzie, non crei mai problemi e non passi le ore di lezione a mandarmi gufi chiedendomi di presentarti Sebastian Lang, quindi qualunque sia il problema non farti problemi e chiedi" mi rassicura.
"E' imbarazzante" ammetto dopo aver fissato il tavolo per un interminabile istante "Ma io non so come comportarmi con i ragazzi"
Chissà perché il suo sguardo corre automaticamente al tavolo dei Grifondoro e le sue guance si colorano di rosso. Poi torna a guardarmi, senza fare commenti, e agita la forchetta invitandomi ad andare avanti, prima di infilzare una patata. Mi allungo verso una pirofila con delle lasagne alle verdure dall'aspetto invitante.
"Beh, suppongo che tu sappia quello che è successo tra me e Jasper" bisbiglio imbarazzata. Lei annuisce, in silenzio. "Beh, il succo è che durante le vacanze di Natale ho conosciuto un altro ragazzo. Ma per quanto carino e dolce possa essere, io non riesco a togliermi dalla testa Jasper e..." mi interrompo. Georgiana si è irrigidita impercettibilmente, guardando qualcosa alle mie spalle. Mi volto, incrociando la figura magra e pallida di Riddle, seguito da uno sparuto gruppetto di Serpeverde tra i quali Edward Norton e Jasper.
"Georgiana, va tutto bene?" allungo una mano verso di lei, ma solo quando le tocco un braccio sembra tornare in se.
"Scusami, mi sono distratta" bisbiglia, come frastornata.
"Più che distratta sembravi in trance" commento perplessa. Lei scrolla le spalle, imbarazzata.
"Ogni tanto mi capita. Ma stavi parlando di Jasper e Carlisle, se non sbaglio.."
"Come fai a sapere che si tratta di Carlisle?" esclamo stupita.
"La scuola è piccola" replica lei stizzita, chiaramente infastidita dai pettegolezzi che svolazzano di tavolo in tavolo "Ma ti prego, continua"
"Io non so cosa devo.. come devo comportarmi con loro. Jasper.. beh, non è stato proprio quello che si definisce un gentiluomo -al contrario di Carlisle-, ma non riesco a.."
"...a dimenticarlo?" conclude lei per me, con dolcezza. Annuisco, sentendo gli occhi pizzicarmi per la frustrazione. Lei sorride, posando la forchetta e stringendomi brevemente la mano.
"Dai tempo al tempo, Jillian, non essere impaziente. Quando meno te lo aspetti, tutto tornerà a posto. E' l'unico consiglio che posso darti" s'interrompe un attimo "Se mi avessi chiesto aiuto in trasfigurazione sarei stata più d'aiuto, temo" sospira, prima di mettersi a ridere. Sorrido a mia volta. Non è che ci sia molto altro da fare, in effetti. E se deve succedere qualcosa, succederà senza che io vada a cercarmela. Attacco la mia porzione di pasticcio più sollevata. La Caposcuola sorride, prima di tornare a guardare verso il tavolo dei Serpeverde.
"Georgiana, posso chiederti perché guardi tanto i Serpeverde?" le chiedo, dopo aver ingoiato un boccone forse troppo grande che rimane incastrato in gola. Beve un paio di sorsi d'acqua e, quando torno a guardare la ragazza, sta quasi trattenendo il respiro. Poi, dopo una pausa un po' troppo lunga, risponde.
"Sto cercando di capire cosa ci trovino tutte queste ragazzine del primo anno in Riddle" lapidaria, torna a concentrarsi sul suo pranzo. Mh, la faccenda puzza, ma è meglio lasciar correre. Non la conosco abbastanza da insistere.
"Un vero mistero" concordo con lei "A me non piace. Mi inquieta: sembra comparire sempre dal nulla. C'è qualcosa, in lui, che mi fa venire la pelle d'oca"
Rabbrividisco involontariamente mentre riaffiora alla mente il ricordo del nostro incontro nella Sezione Proibita.
"Mh" borbotta lei, senza alzare gli occhi dal piatto.
"E poi non mi piacciono le sue idee" butto lì, più per spezzare l'imbarazzante silenzio che è calato tra di noi. La reazione, però, non è quella che mi aspettavo. Georgiana alza il capo di scatto, fulminandomi.
"Le sue idee?" chiede brusca, stringendo forte il taccuino tra le dita. Quando l'abbia mai ripreso in mano, non lo so.
"Lui..lui crede che la magia sia un diritto di coloro che discendono da famiglie di sangue puro" balbetto spiazzata. Forse non è il caso di accennare al fatto che mi ha sostanzialmente minacciata e che presto verrà da me a cercare una risposta. Ha un'aria così allucinata che ho paura possa strozzarmi da un momento all'altra. Boccheggia come un pesce per ventiquattro secondi netti.
"Jillian McKanzie ti ringrazio. E ti prego di scusarmi ma devo scappare, ci vediamo questa sera alla torre!" Raccatta in fretta e furia le sue cose, riempiendosi le braccia di pergamene e libri che aveva sparpagliato attorno al suo piatto prima che arrivassi. Un attimo dopo se ne è andata. Simile a una buffa caricatura di Milly* quando tenta inutilmente di sgombrare la mia scrivania durante le vacanze, non ho fatto in tempo a dire nulla.
Sospiro, guardando sconsolata il mio piatto mezzo pieno: non mi è mai piaciuto mangiare da sola.
"Vuoi compagnia?"
Alzo lo sguardo, trovandomi davanti gli occhi chiari di Carlisle e, nel giro di una frazione di secondo, avvampo.
"No grazie!" esclamo con voce stridula, alzandomi di scatto "Ho finito e devo scappare in camera che ho dimenticato una cosa questa mattina!" sorrido, forzando una risatina vagamente isterica. Lui sorride, cortese. Dannazione, quella fossetta sulla guancia mi farà impazzire.
"Vuoi che ti accompagno?" mi chiede, allungandosi per sfilarmi la borsa dalla spalla. Lancio un'occhiata alle mie spalle: Jasper ha appenza alzato lo sguardo dalla sua bistecca al sangue e si china su Deirdre al suo fianco, sussurrandole qualcosa che la fa ridere. La fitta di gelosia arriva puntuale dopo un paio di secondi.
Inspiro a fondo, cercando di dare una calmata al mio cuore martellante e incrinato, declinando l'offerta di Carlisle e affrettandomi ad attraversare la Sala.
E' tempo, Corvonero.
La voce di Riddle riecheggia nella mia mente piena di pensieri ingarbugliati mentre gli sfilo davanti. Mi blocco, voltandomi di scatto. Ma lui è immobile, non da segno di aver notare la mia presenza. Vedo Carlisle che fa per alzarsi di nuovo e mi affretto ad allontanarmi, facendo finta di niente.
Non so perché, ma le sue parole risuonano nella mia mente come se una minaccia.


*Milly è l'elfo domestico di casa McKanzie, citato un post fa.













18/01/2008
commenti (3) • tag: misteri, amicizie, paura, serpeverde, dubbi

Dicono che tutti nascano con uno scopo nella vita. I più fortunati riescono a percepirlo fin dall'infanzia e lo inseguono per tutta la loro esistenza, a volte a scapito di quest'ultima.
Altri, meno fortunati, devolgono la propria vita alla ricerca di uno scopo, senza mai avere la certezza di poterlo trovare realmente. I più miserabili, infine, sono coloro che non riescono a vederlo, vivendo una vita vuota e insulsa, o quelli che per pigrizia o negligenza non guardano neppure ad iniziare la ricerca.
Quelli del primo gruppo sono coloro destinati a compiere grandi imprese, il cui nome, nel bene o nel male, verrà ricordato per l'eternità, indelebile marchio nel cuore della storia;
Nel secondo si trovano i seguaci, che trovano uno scopo nella gloria immortale dell'eroe, in attesa di uno proprio destino; Il terzo è composto dalla gente comune, che vive scappando le gesta e le memorabili imprese, rifugiandosi nel calore e nella sicurezza di una vita semplice.
Dicono che Riddle faccia parte del primo, che sia destinato all'immortalità: di sicuro lui vi aspira, ma in termini più letterali che figurati.
In una della parti più oscure del castello, nel reparto proibito della biblioteca, discutiamo del nostro destino. Non è più tempo di indugiare, di stare a guardare; E' tempo di agire. Fisso uno ad uno le persone che sono state ammesse qui stasera, studenti prescelti, accomunati dalla purezza, dagli ideali e dai principi.
Mentre Riddle azzarda parole dure e utilizza nel miglior modo le sue naturali doti persuasive, sul volto dei presenti appaiono sentimenti diversi: c'è chi è preoccupato, chi dubbioso, chi impaziente e chi, come noi tre, cerca di rimanere impassibile. Riconosco senza fatica alcuni dei miei vicini: ci sono Antonin Dolohov, Lenore Swart, Lena Hoker, Steven Lort e altri della mia Casa. Nessuna sorpresa. Altri volti invece non mi sono così familiari: probabilmente sono di altre case.
"la ragazza di Norwood ..", tendo le orecchie e al tempo stesso sento un moto di disprezzo...'la ragazza'... " ... ha spedito all'ospedale una disgustosa Mezzosangue." Questa mi giunge nuova: non avrei mai immaginato che la Traviston fosse capace di arrivare ad uccidere (o quasi) una mezzosangue! E brava la nostra Violet, piccola e gracile in apparenza, eppure così spietata: in lei non ho mai visto segni di rimorso in questi mesi.
La riunione continua e al centro della discussione ci sono i nostri destini, le vite di noi 'eletti', scelti per adempire a un disegno più grandioso: il magnifico disegno di Salazar Serpeverde.
Epurare la scuola. Migliorare la società magica. Dominare incontrastati. Il potere ha un suono tanto dolce da incantarmi; la sua melodia tocca tutte le noti, anche quella della morte: qualcuno dovrà morire per dare inizio al nostro progetto, ma dovrà essere una morte compianta, una vera tragedia greca. Tutti dovranno sapere che il momento arrivato, il giorno i cui gli ideali delle migliori famiglie magiche verranno ascoltati, o meglio realizzati. Le parole di Riddle risuonano ancora nella mia testa mentre il nome della vittima esce come un sibilo dalle sue labbra "Ida Versten, la sorella di Julia Versten, grande amica dei Caposcuola di Grifondoro e Corvonero e...sporca mezzosangue...". Nasce un coro di assensi mentre lui, freddo come se non fosse nemmeno umano, parla di un omicidio, dell'inizio di una leggenda, di una gloria sempre più vicina...

Il giorno è arrivato. Un piccolo post si è appena volatilizzato davanti ai miei occhi subito dopo averlo letto. L'alba si sta appena alzando, eppure sono già vestita, pronta per un nuovo giorno, pronta per la mia missione. Aspetto solo che Violet si svegli sentendo il mio sguardo su di lei. Attendo e non appena i suoi occhi danno segno di essersi aperti, le vado a fianco sussurrandole una frase all'orecchio: "Sai in fondo non siamo poi tanto diverse, io e te...". Probabilmente non c'è frase peggiore che avrei potuto dirle...
Nella sala comune mi aspetta Jasper. Questo compito spettava a me sola, ma ha deciso di aiutarmi, di non lasciarmi, forse prevedendo che per quanto semplice, questo compito si sarebbe rivelato estremamente difficile.
Tutto tace intorno a noi, la maggior parte degli studenti è ancora a letto, e i nostri passi risuonano prepotentemente nei corridoi di Hogwarts. Ogni minimo rumore è più che necessario per farci sobbalzare e i nostri sensi sono tesi al massimo. Se ci scoprissero, se qualcuno venisse a sapere delle nostre intenzioni....no, abbiamo assolutamente bisogno di quella pozione. Arriviamo fino al quarto piano senza che tra di noi voli la minima parola e lì una porta si materializza davanti a noi. Nessuno dei due si muove, nessuno va ad aprire quella porta: entrare cambierà tutto, ci renderà davvero colpevoli di ciò che accadrà di qui a poco. Tra poco si romperà il sottile confine tra realtà e fantasia.
 "Jasper...", tra le molte domande che ho in testa, una in particolare mi tormenta da ieri sera, "come faceva Riddle a sapere che l'abbiamo rubata?come faceva a sapere che l'abbiamo nascosta qui?"
Di nuovo cala il silenzio. "Io...non lo so...ci avrà seguiti..non so...". Eppure siamo stati tutti molto attenti al tempo a provvedere che nessuno ci seguisse; ma a quanto pare, non abbastanza.
Faccio un ultimo sospiro, poi prendo la mano di Jasp tra la mia:"Andiamo". Con l'altra mano vado a prendere la maniglia della porta massiccia spingendo verso l'interno, ed entriamo, insieme, nella stanza che contiene tutto quello che gli altri non dovrebbero mai vedere...
Un lampo di luce verde. Basta così poco a fare la differenza tra la vita e la morte, basta così poco a toglierci ciò a cui teniamo di più, ciò per cui lottiamo ogni giorno. Nessun suono viene dall'esterno di questa piccola stanza del secondo piano, ciò significa che tutto è andato secondo il piano: nessuno ci ha scoperto. E' anche vero che gran parte della nostra fortuna la dobbiamo al Felix Felicis.
"Avete bevuto tutti la pozione vero?", chiede Riddle dal centro della stanza, la solita voce fredda, come se non avesse davvero ucciso una ragazza. Si sente solo la voce di Lenore rispondere con veemenza al nostro capo, mentre gli altri sono ancora scossi "Certo!". Non pensavo che vedere morire qualcuno facesse quest'effetto; è un'esperienza che ti cambia, che ti cambia per sempre.
Riddle sorride guardando i nostri volti atterriti, solamente pochi di noi sono seriamente divertiti e hanno negli occhi una bramosia tipica di chi chiede ancora sangue. "Non preoccupatevi, ci farete l'abitudine...", dice infine con un ghigno sul viso.
Incrociando i suoi occhi rivedo tutta la scena precedente: Ida che entra nella stanza esitante ma felice di vedere Riddle, la sua espressione che cambia scorgendoci ai lati della piccola aula, il suo volto che si trasforma in una maschera di terrore davanti alla vera natura di Tom Riddle.
Dopo aver capito cosa l'attendeva, incapace di urlare o solo di emettere suono, cercava con gli occhi, che vagavano da una parte all'altra dell'aula, arrossati e colmi di lacrime, pietà e una via d'uscita: dei sentimenti e una libertà che non avrebbe trovato, mai più ormai. Alla fine, pochi istanti prima dell'epilogo della sua giovane vita, rivolse l'ultimo sguardo implorante a quello pieno di disprezzo del suo omicida; del suo amato. Odio e amore, così vicini da sovrapporsi.
Poi il lampo improvviso, e i suoi occhi non videro più, erano come velati; e nonostante ciò, aperti, spalancati e accusatori, sono tuttora rivolti verso l'assassino, nel quale non troveranno alcun rimorso.
La voce di Lort mi riporta alla realtà, "cosa ne facciamo del corpo?"
"Lo lasciamo qui. Prima o poi lo troveranno. Sarà di gran lunga più utile da morta che da viva, però una raccomandazione: non fatevi vedere uscire da qui, la pozione vi sarà fondamentale."

In una tasca della mia mantella sento una fialetta di Felix Felicis, rimasta lì per caso; guardo di sfuggita l'oro liquido che vortica nella boccetta e che ricorda tanto i capelli della mezzosangue.
Ormai il limite è stato oltrepassato. Siamo ad un punto di non ritorno: da qui in poi fuggire sarà impossibile.
Attenzione: ho scritto come si è svolto l'episodio dell'omicidio secondo una mia interpretazione personale, quindi se per qualcuno non va bene, si può facilmente modificare.
Pensavo che un post generale sull'assassinio di Ida potesse essere utile per tutti, ma dobbiamo essere tutte d'accordo, quindi se non condividete, basta dirlo e modificherò!












18/01/2008
commenti • tag: ricordi, vacanze, famiglia, amori, amicizie, serpeverde, dubbi, ritorni, conoscenze

In Sala Grande ci sono i soliti gruppi che si riuniscono un po’ per caso, un po’ per volontà, quando la scuola è agli sgoccioli e non c’è più molto da fare. Su un tavolo al centro, una miriade di dolci e bevande sono radunati per placare gli stomaci degli studenti di Hogwarts. Una festa di Natale in grande stile, davvero.
Mi avvicino al buffet e mi verso un bicchiere di Burrobirra, per poi avvicinarmi ad uno dei caminetti. Mi viene da ridere. Ho appena compiuto uno dei gesti più insulsi della mia esistenza, vale a dire dare un bacio a Jillian McKanzie. Non so bene cosa mi sia preso: la rabbia si è impadronita di me. Detesto vedere che le mie azioni finiscono a vuoto. E non mi piace forzare le ragazze a darmi ciò che voglio: è una sconfitta, non un traguardo. Tuttavia è meglio così, che sia finita. Non che sia mai iniziata davvero.
Uno strano senso di liberazione si fa strada fra i miei pensieri: non mi è mai capitato di essere rifiutato, però questa situazione era davvero logorante. Se devo star dietro ad una ragazza, perlomeno che sia una ragazza disposta a venirmi incontro.
“Ciao, Jasper. Come va?”domanda la voce di Belinda al mio fianco.
“Ciao piccolina, tutto bene. Ho chiuso con la McKanzie.”
“Davvero? Quando?”
“Cinque minuti fa, circa. La cosa non portava a nulla, così meglio troncare.”
“Già. In effetti mi sono sempre chiesta cosa ci trovassi in lei. Non è proprio il tuo tipo.”
Guardo il visino di Belinda, che si volta e mi sorride:
“Allora? Che c’è?”
“Pensavo a tutto quello che è successo fra noi, dall’inizio della scuola.”
“Ormai è tutto passato.”
“Per fortuna. La prossima volta che mi vedi sul punto di commettere qualche errore…ti prego, fermami.”
Belinda ride.
“Va bene, lo farò! Posso anche schiantarti?”
“Se è proprio necessario…sì. Però se puoi evita!”

Poco dopo ci raggiungono anche le due sorelle, Utopia e Deirdre. Se ci fosse anche Eve, sarebbero un quadro perfetto e bellissimo. Le mie ragazze: non le perderò. Mai.

 


 

Sul treno per tornare a casa, Ed e io ci accaparriamo, come sempre, la cabina migliore. Sistemiamo i bagagli con un incantesimo e ci piazziamo sui sedili. Un Grifondoro del terzo mette dentro la testa con fare timido; basta uno sguardo di sbieco del sottoscritto per farlo scappare a gambe levate.
“Jasp, un giorno dovrai insegnarmi a gelare le persone con uno sguardo!”ghigna Ed.
“Sì, ma ti costerà una bella somma di galeoni!”
“Bell’amico che sei! Scherzi a parte, ecco che arriva Dè.”

La nostra Principessa entra e chiude la porta, lasciandosi cadere sul sedile al mio fianco con un sospiro:
“Accidenti…”
“Cos’è successo?”
domanda Ed.
“Geert. Sta diventando davvero troppo appiccicoso. E in altri campi non abbastanza.”
“Cosa vuoi dire?”
“Mi ha detto che mi ama.”
“Lo sapevo!”
esclama Ed.
“C’era da aspettarselo.”rincaro io.
“Ma…non vuole venire a letto con me.”
“Perché?!”
stavolta parliamo all’unisono, visto che io ed il mio migliore amico siamo abbastanza sorpresi dalla cosa.
“Perché io non lo amo.”
Ed e io scoppiamo a ridere. Dè invece rimane seria, anche se il suo viso si rischiara.
“Beh? La cosa vi sembra così divertente?”
“Non è per te, che ridiamo.”
inizio.
“Ma per il ragionamento del caro orsacchiotto, che è di un’ingenuità disarmante!”va avanti Ed.
“Povera la nostra Dè!”concludo.
Quando si dice un idiota. Geert raggiunge delle vette che non avevo neppure osato immaginare per lui: siamo sicuri che sia un uomo? Come faccia a resistere a Dè, per me è un mistero.
“Comunque anche io non sono da meno.”le dico, per rincuorarla un po’: “Ieri l’ho fatta finita con Jillian McKanzie.”
“Meno male, non mi è mai piaciuta. Quando è
successo?”
“Prima che ci vedessimo in Sala Grande. Te l’avrei detto anche lì, ma non c’è stata occasione.”
O forse ci sarebbe anche stata, ma non avevo voglia di pensarci ancora, una volta vuotato il sacco con Belinda. Edward invece aveva ascoltato tutta la storia prima di andare a dormire, tra una risata e l’altra, mentre Forsythe e Lancaster dormivano e russavano.
Deirdre ascolta con attenzione la storia, mentre Ed conclude:
“Dovremmo far incontrare la McKanzie e Geert. Come tasso di zucchero e miele ci siamo!”
“Ma non dirlo neppure per scherzo!”salta su Dè“Geert sarebbe sprecato! Non credo sia abbastanza per me. Ma di certo non è abbastanza poco per lei!”

Alzo gli occhi al cielo, che poi è il soffitto dello scompartimento.
Il fascino dell’orsacchiotto è difficile da dimenticare. Ma come tutte le cose, presto svanirà.

 


 

È tradizione per me passare il Natale a casa di Ed. Al primo anno, Ed mi aveva chiesto:
“Allora a Natale starai con la tua famiglia?”
Avevamo undici anni, e ci eravamo conosciuti sull’Espresso di Hogsmeade. Non so definirlo, ma sembrava quasi che ci fossimo riconosciuti fra i numerosi studenti che iniziavano quell’anno a frequentare Hogwarts. Ed stava con Deirdre ed Eve: io li guardavo ammirato dalla loro bellezza, dalla grazia che traspariva da ogni loro singolo gesto.
Eve Sanders aveva un visino da elfo: i suoi grandi occhi chiari erano pervasi di una dolcezza che oggi riappare solo a sprazzi; già allora attirava l’attenzione maschile, anche se era ancora una bambina, ulteriormente calamitata da Deirdre Blackster, già bellissima, che all’epoca portava i capelli pettinati in tanti boccoli inanellati (morivo dalla voglia di toccarli). Edward invece era un ragazzino piuttosto magro, e alto per la sua età, con un’espressione insolitamente pensosa. La prima volta che i nostri sguardi si incrociarono, credo che il mio cuore avesse perso un battito. Capii immediatamente che quel ragazzino sarebbe diventato il mio migliore amico.
E così era stato.
Per questo, alla domanda di Ed non avevo potuto rispondere che con sincerità:
“No, sarò da solo. Io sono sempre solo a casa mia.”
“E perché?”
Gli avevo spiegato come stavano le cose: mio padre era (ed è tuttora) sempre in giro per il mondo per le sue ricerche, ed è raro che sia a casa per una ricorrenza; dopo la morte di mio fratello Sean, mia madre lo aveva lasciato, ed aveva tagliato i contatti anche con me.
Mi vergognavo profondamente di ogni mia parola, e parlavo fissando un punto indefinito. Alla fine del mio discorso, avevo osato guardare il mio amico in faccia, temendo di vedervi dipinta la smorfia di disprezzo che già allora riservava a chi lo meritava.
Invece mi sorrideva e mi aveva detto:
“Bene! Allora puoi venire a passare il Natale da me!”
Io avevo accettato.  Durante quelle prime vacanze insieme, avevo scoperto che Ed aveva perso il padre da pochi mesi: questo ci rese ancora più legati, perché i miei genitori, benché entrambi ancora in vita, erano lo stesso assenti. Così la nostra amicizia, che era iniziata da poco, iniziò a rafforzarsi.

 


 

Deirdre ci viene incontro, bella e delicata come una farfalla, e dopo averci salutato, ci prospetta la situazione:
“Allora, vedete quella ragazza bionda?”dice, indicando quella che definirei una “bella fanciulla” per non scadere in inutili volgarità.
“Sì, e allora?”risponde Ed, poco interessato.
“Vuole uscire con uno di voi. Non importa chi.”
Ed sembra tutt’altro che interessato. Avrà la testa persa per una certa persona di mia conoscenza.
“Ci penso io, Dè.”affermo “Ed adesso preferisce le more, lo sai.”
Così trascorro una piacevole serata. Scopro che Amalia, la mia dama, è la sorella di Axis, ovvero la preda prescelta da Deirdre. Inarco un sopracciglio quando la vedo ridere con lui: non che quel tipo mi vada a genio, ma perlomeno è già un miglioramento rispetto a Geert Wellington. Non è come me, ma potrebbe quasi andare.
Amalia deve vedermi distratto, perché richiama la mia attenzione con un pizzicotto: e io sono ben felice di concedergliela.

 


 

Il profilo di Deirdre si staglia contro il finestrino del treno che ci riporta a scuola dopo le vacanze. Ripenso a quello che è appena successo: possibile che Tom Riddle sia l’erede di Salazar Serpeverde?
Non considerando per un istante l’anello…devo ammettere che sarebbe possibile. E se è così, cosa vorrà dirci alla riunione?


 

 

 

 













17/01/2008
commenti • tag: amori, dolore, misteri, addii, amicizie, corvonero, momenti imbarazzanti

Cerco di farmi forza. Impresa disperata, ma non posso continuare a piangere ad oltranza finché non avrò finito le lacrime. La neve che copre uniformemente il giardino di Hogwarts è bianca, esattamente come lo sarà la tomba di Ida. Non so se ho accettato che sia morta; dirlo non corrisponde minimamente a quanto sia spaventoso, impossibile da percepire, che non la vedrò mai più. Nessuno la vedrà mai più.
Mi sento di nuovo salire un groppo alla gola. Chiudo la finestra della mia camera, e voltandomi il mio sguardo indugia sul mio letto, praticamente intatto; Jules se n'è andata stamattina presto, con il metropolvere, senza salutare né me né Sebastian. Probabilmente non si è accorta che non ho chiuso occhio, ma è così: immaginare che stesse piangendo nel suo letto( e sapere che se avessi tentato di consolarla mi avrebbe dato, a ragione, un pugno sul naso ) mi faceva venire una depressione tremenda.
Nella specchiera, vedo che ho un'aria parecchio sbattuta; i miei occhi, tra sonno e lacrime, sono così rossi che potrebbe sembrare che mi abbiano infilato due pomodori maturi nelle orbite. Faccio un respiro profondo e mi siedo sullo sgabello, puntando la bacchetta verso il mio viso; sarà necessario un bel lavoro per togliermi l'aria malata e depressa che mi ritrovo.
Ormai è ora di pranzo, ma non ho avuto l'energia di andare a lezione stamattina: il weekend è stato a dir poco distruttivo, e i miei nervi ne sono usciti in modo pessimo.
Esco dal dormitorio: tutti mi guardano come se vedessero un fenomeno da baraccone. Io sono l'amica di quella con la sorella morta, mica una qualsiasi. Cammino a lungo, tenendo la testa bassa per non farmi notare più del normale. Vorrei quasi togliermi la spilla di Caposcuola dal petto, in modo da non attirare le mire di nessuno.
Striscio lungo gli scaffali della biblioteca e mi siedo al mio posto preferito. Tiro fuori dalla tracolla il biglietto che mi ha scritto Jules; la calligrafia è tremolante, incerta, c'è una lacrima che ha visibilmente bagnato la carta. Un altro attacco di dolore sordo, intenso. Poso la fronte sul legno lucidato; fisso il pavimento di pietra, finché non vedo sotto al tavolo un paio di piedi, e delle gambe che indossano pantaloni, quindi un ragazzo.
Di fronte a me c'è un pallidissimo Sebastian, che mi prende le mani con dolcezza, rimanendo a fissarmi. So cosa sta provando: è quello che sento io, da tre giorni a questa parte. Senza fiatare, tira fuori dalla tasca una foto stropicciata, evidentemente appallottolata e poi ridistesa. Ci siamo lui, Julia, Ida e io; allegri, felici, un paio di settimane fa.
Almeno in quel momento, Ida non pensava a Riddle.
Un momento.
Sgrano gli occhi, stringendo la presa attorno alle mani di Sebastian.
« Riddle .. Tom Riddle! »



Scrivo freneticamente, tentando di recuperare i compiti e lo studio che ho lasciato perdere in questi giorni. Difesa Contro Le Arti oscure mi piace, sì, ma non è una materia in cui sono esattamente ferrata; oltre la O non vado, neppure con tutto l'impegno di questo mondo. Ho sprecato un altro po' di tempo cincischiando con Sebastian, che si rifiuta di incolpare Riddle; ha accennato alla gigantesca targa che attesta il suo Premio per i Servigi Speciali Resi alla Scuola e ad altre inutilità. A me Riddle spaventa, sarà che sono una cacasotto ma ..
Con la scusa della ronda serale, esco dalla biblioteca e cammino con calma per il corridoio, godendomi il silenzio e la tranquillità della scuola deserta.
Ad un tratto, mi pare di vedere un'ombra lungo il corridoio che porta al Club dei Duellanti: mi piego in avanti, scrutando nel buio. Riduco gli occhi a due fessure: evidentemente sono così fusa da avere le visioni.
« Agh! » una mano mi ha afferrato il polso e mi ha trascinata nell'ombra. Chi fa questi scherzi nel pieno della notte? Beh, chiunque sia può star sicuro che ... Il riflesso di una torcia illumina il volto del mio rapitore.
« Ga...Ga...Garet? »
« Scusa, Georgiana. E' che di giorno è impossibile fermarti. » Forse ho più paura adesso di prima. « Volevo dirti che mi dispiace per Ida...davvero. » Apprezzo il gesto, ma forse non è proprio il momento migliore. Oh, vabbè, è inutile che faccia la dura: mi sto sciogliendo come un budino, anche se quasi non lo vedo. Solo pensare che la mano che mi sta stringendo il braccio è la sua, fa sparire il dolore delle sue dita che mi stritolano fino all'osso.
« Grazie del pensiero, Garet. » gli dico cercando di camuffare l'alteramento della mia voce, provocato dal cuore in gola che mi sta quasi strozzando. Gli sorrido; mi sembra quasi di poter percepire fisicamente il luccichio dei miei occhi. Rimaniamo a guardarci, o meglio a cercare la faccia dell'altro nella penombra, in un silenzio nervoso e teso. Sto cercando di ricacciare l'idea che mi suggerisce di fare il primo passo: ormai sono sicura che lui sappia che mi piace, perché devo essere io a buttarmici addosso? Non fosse altro che ho la schiena al muro, è lui quello che si può muovere agevolmente. E se ... mi sento mancare il fiato. E se mi avesse cercata per dirmi che è venuto a sapere e mi vuole pregare di smettere di fargli il filo? Che sia un Willoughby qualsiasi, o un Edward Ferrars*?L'attesa di un segno mi sta consumando, eppure sono passati solo pochi istanti.
« Beh, andiamo. » afferma con poca convinzione, facendo un passo all'indietro come per farmi passare. Sento che affiora una certa delusione, come un dolore sordo all'altezza dello stomaco. Trattengo un sospiro depresso, sorridendogli.
Mi dirigo istintivamente verso il grande arco ogivale che segna l'ingresso alla Torre, e che per un caso fortuito si trova proprio qui sul quinto piano. Mi appoggio al piccolo tratto di parete libera tra la scala e una delle ampie librerie che tappezzano il corridoio.
« Beh, buonanotte. » sorrido gentilmente, stringendo tra le mani la tracolla della mia borsa di pelle. Che momento penoso e imbarazzante. Distolgo lo sguardo, aspettando che lui smetta di fissarmi e se ne vada. Fa una strana smorfia, accentuata dalla luce debole del corridoio.
« Oh, al diavolo. » borbotta all'improvviso. Non riesco neppure a capire cosa sta succedendo; sento il sangue che mi affiora alle guance, il battito che accelera da 0 a 100. Al diavolo.



« ... non ci posso credere! Si è dato una mossa! » esclama Julia, cercando di mostrare sincero interesse per quello che è successo tra me e Garet. Cerco disperatamente di tirarle su il morale, mentre sbrigo una serie di carte riguardo agli ultimi punti che ho tolto in giro per la scuola. Sono rossa come un peperone: d'altronde, ormai pare che passerò la maggior parte del mio tempo così. Basta solo nominare il mio nuovo 'amichetto' – termine coniato da Sebastian, nostro primo fan ufficiale, che ci vede già come la coppia dell'anno - perché vada in iperventilazione. Come se non vedessi cuori dappertutto per la maggior parte del tempo.
« Georgiana. » di colpo si fa seria. « E' stato Riddle. Io lo so. » nonostante la tanto conclamata intelligenza dei Corvonero, il passaggio dal capitolo Haslett alla morte di Ida non mi è proprio così immediato. Cerco di trattenere le lacrime che mi salgono automaticamente agli occhi. Mi sa che ho una malattia rara che amplifica gli effetti di tutte le emozioni.
« Cosa? » rispondo incredula.
« Ho letto il diario di Ida. E' stato Riddle, ne sono sicura. »
« Non dirmi che.. » annuisce vigorosamente.
« Aveva un appuntamento con lui. » mi risponde senza indugio, la voce che trema per la rabbia. Ricapitolo velocemente tutte le risposte che mi sono venute in mente nello stesso istante, e che si sono scontrate nella mia testa.
« Silente. Parliamone con Silente. » esclamo con eccessiva intensità, sbattendo un pugno sul tavolone della biblioteca.
La bibliotecaria mi zittisce prontamente, ma Julia ed io stiamo già schizzando verso l'ufficio del Capocasa di Grifondoro.



E' il mio professore preferito, l'uomo a cui mi ispiro e che ho preso come modello; e allora perché vorrei strozzarlo? Non può fare niente per noi, e d'altronde i diari segreti non sono certo prove sufficienti per accusare uno studente capace come Tom di un omicidio.
Il preside Dippet non vorrebbe neppure sentire le vostre illazioni. ILLAZIONI! Mi rigiro nel letto, lanciando uno sguardo alla foto di Garet che ho attaccato sopra al letto, seminascosta dalla tenda del baldacchino.
Se non ci può aiutare Silente, chi può farlo? E' il momento di agire.



* ATTENZIONE: DOPO LA PRIMA FRASE, SI SCONFINA NELLO SPOILER! Willoughby e Edward Ferrars sono due personaggi di Ragione e Sentimento di Jane Austen.


Per inciso, il primo è un vero stronzo, il secondo invece è un caro ragazzo, anche se tira un po' troppo la corda per i miei gusti.












16/01/2008
commenti • tag: dolore, amicizie, lezioni, guai, tassorosso, momenti imbarazzanti

La stazione nove e tre quarti e` piena di persone, mi sorprende il fatto che posso ancora respirare, in mezzo a tanta folla. Piuttosto che giovani maghi in partenza per scuola sembriamo delle sardine in una scatola, tutti appiccicati e sudati. Davanti a noi troneggia maestoso il treno, avvolto in una nuvola di vapore. Fra la folla e il vapore cerco disperatamente la mia uscita di sicurezza da questo posto di matti, Lory e Susan. Devo aspettare loro per poi iniziare la ricerca dei posti migliori sul treno. Finalmente le vedo, o almeno loro vedono prima me, un grido squarcia la stazione.

“Alexa!!” un secondo dopo mi trovo avvolta in un abbraccio a tre, con Lory alla mia destra e Susan alla sinistra.

“Quanto tempo! Come stai?” Susan si sposta una ciocca di capelli dalla fronte e mi squadra da capo a piedi “Lo sai che sei diventata proprio carina? Conosco un paio di ragazzi che sicuramente uscirebbero con te”

“Dai Susan! Non e` manco iniziata scuola per diamine!” dice Lory roteando gi occhi annoiata “Dagli un respiro, sono sicura che ha molte cose da dirci”

“Io? Magari voi!” grido riabbracciandole di nuovo “Mi siete mancate tantissimo, e adesso saliamo sul treno, prima che ci rubino tutti i posti”

Saliamo, di nuovo noi tre, le mitiche Alexa, Lory e Susan. A spinte e calci avanziamo per il corridoio, troviamo finalmente un vagone decente e vuoto e ci infiliamo dentro. Delle ragazzine truccatissime del terzo, che erano al punto di fare la stessa cosa, ci guardano arrabbiate. Susan tira fuori la lingua “Andate via mocciose!” Scoppiamo a ridere “E lavatevi la faccia! Sembrate dei clown!"

“Allora ragazze” dico io mentre il treno inizia lentamente a muoversi “Mi dovete dire, tante, troppe cose”

 


Hogwarts. Cammino velocemente verso la serra, cercando di coprirmi il piu` possibile con la sciarpa rosa che mi avvolge il collo. Sono in ritardo, non mi sono svegliata in tempo, e siamo solo al secondo giorno di scuola per diamine! Comunque si tratta di Erbologia, quindi non mi preoccuperei tanto, non credo la Bonnet se la prenda. Spingo dolcemente la porta della serra e finalmente posso togliermi la sciarpa, qua dentro fa un caldo bestiale.

“Oh ma guarda chi si rivede! La nostra piccola Alexa, il nostro piccolo gioiello in Erbologia! Bentornata!” la Bonnet non esita a evidenziare per l’ennesima volta a tutta la classe come io sia secchiona, e cio` non mi rende orgogliosa, anzi mi crea fastidio. Non ho certo bisogno di far sapere a tutto il quinto che sono la preferita della Bonnet! Silenziosamente mi vado a sedere in uno degli ultimi posti. La lezione passa velocemente, d’altronde quando una lezione ti interessa succede sempre cosi`.

Mentre usciamo Elliot si avvicina e mi saluta.

“Ciao Alexa! Ancora non ci siamo parlate da quando sei arrivata. Come stai?”

“Tutto ok grazie, e tu? Credo che te stia moooolto bene” Ovviamente mi riferisco al bellissimo Corvonero con cui sta Elliot, Susan mi ha informato della loro relazione sul treno. Di nuovo penso a quanto sarebbe bello avere un ragazzo, sento sempre delle relazioni delle altre ragazze, mentre a me non succede mai niente di emozionante! Elliot mi risveglia dal mio dolce sogno ad occhi aperti.

“Gia` va tutto bene, anche meglio del previsto!” Insieme ci avviamo verso la Sala Grande, per poi separarci, ognuna avviandosi verso il rispettivo tavolo della casa.

Mi siedo insieme a Lory e Susan, come ogni dannato pranzo di ogni dannato giorno ad Hogwarts Susan non esita un momento ad iniziare il suo gossip quotidiano.

“Allora? Avete visto Jasper? Pare che non se ne faccia piu` nulla di quella biondina del sesto, si la Corvonero che ha baciato prima delle vacanze, insomma quella la`, Jillian mi pare si chiami”

“Be` non mi sorprende” dice Lory mentre giocherella con la forchetta rigirando il pezzo di bistecca sul piatto “Stiamo parlando di Jasper dopotutto, infatti perche` stiamo parlando di Jasper? E` veramente deprimente!”

“Gia` non vedi che le persone come lui vivono di queste piccole attenzioni che persone come te gli proporzionano tutti i giorni. Se solo nessuno parlasse mai piu` di Edward Norwood e Jasper Lewis...”.

“NON PARLARE DI NORWOOD E LEWIS?!? MA E` IMPOSSIBILE!!!” grida Susan un po` troppo forte, alcuni studenti dei tavoli intorno si girarono curiosi. Io e Lory diventiamo rosse come pomodori mentre Susan non batte ciglio. Meno male che i diretti interessati non si trovano alla Sala Grande al momento.

“Tu sei scema!” dico in un bisbiglio a Susan “Che figure ci fai fare!”

“Comunque...ritornando all’argomento, insomma stavamo parlando di Jillian no? Be` sentite questa, a quanto pare fra lei e Carlisle c’e` un certo feeling”

“Carlisle? Quello del sesto anno?”

“Esatto! C’e` boh almeno a me e` arrivata questa voce, comunque spero di no, insomma a me Jillian non e` che sta troppo simpatica se devo dire...” Lory scoppia a ridere.

“Ma non eri te che avevi una cotta per Carlisle qualche mese fa?”

“Be` si ma cio` e` irrilevante, io ho molte cotte” detto questo guarda verso l’entrata della Sala Grande, da dove sono appena sbucati i Principi. Oh no! Speriamo non gli piaccia di nuovo uno di quei due stupidi presuntuosi...


 

Mattina. Mi sveglio, mi vesto rapidamente e scendo insieme a Lory e Susan. Appena metto piede nella Sala Comune so che qualcosa e` sbagliato. C’e` un’aria di tensione che si potrebbe tagliare con le forbici; ragazzi accasciati sulle poltrone, con lo sguardo vuoto nello spazio, qualcuno che piange seduto in un angolino, le facce dei piu` grandi contratte dalla rabbia e dalla tristezza. Qualcosa e` successo, qualcosa di molto brutto. Susan e Lory non sanno niente, dato che sono appena scese con me, cosi` andiamo da Elizabeth, la Caposcuola, che sta consolando un bambino del primo, molto schockato.

“Beth che e` successo?” chiedo con un filo di voce.

“Ida Versten e` morta ieri notte”

Rimango pietrificata sul posto, me la ricordo bene Ida Versten, e` del sesto anno, bella, alta, bionda, molto vivace e piena di vita. Non me la posso immaginare morta, non riesco a vederla per terra, senza piu` sangue che scorre nelle vene. Non e` possibile.

Presto anch’io mi abbandono all’espressione di tristezza e terrore stampata sulla faccia di ogni altra persona nella Sala Comune.













14/01/2008
commenti • tag: misteri, amicizie, paura, serpeverde, guai, errori, momenti imbarazzanti

( prima della morte di Ida ) biblioteca.
«Violet? Sei tra noi? » mi chiede Cate, sedendosi al mio fianco. Mi rendo conto di avere un sorriso idiota dipinto sul viso, e di stare guardando da almeno dieci minuti il libro di Pozioni che ieri Edward ha fatto schizzare sul pavimento della sala comune, sotto uno dei grandi tavoli da studio, in un attacco di affetto piuttosto irruento che ha interrotto la mia sessione di studio.
I primi giorni di quella che vorrebbe essere una relazione seria si stanno trasformando in un delirio: ci sono ragazze ( e non solo ) che scoppiano a piangere se lui mi bacia, mi prende per mano, mi accarezza, mi guarda. Deirdre ha raddoppiato gli sguardi malevoli in mia direzione, visto che l'ho privata del suo principe del cuore. Jasper non fa altro che alludere alle mie prestazioni sessuali: evidentemente non sa che sto facendo raggiungere al suo migliore amico il limite della sopportazione, non avvicinandomi neanche lontanamente al punto di concedermi. Un vero peccato per Edward, che a quanto pare si era convinto di avere a che fare con una donnina facile; ah, gli errori di calcolo.
« Tesoro, ti ricordo che i novanta centimetri di pergamena non si scriveranno da soli. » mi ammonisce, facendomi notare le gocce di inchiostro blu pavone che dal pennino sono cadute sul tavolo della biblioteca.
« Sono già a ottantaquattro, mia cara. Ce la posso fare! » ribatto ridacchiando, e sfoglio in fretta il librone aperto di fianco a me. L'ansia da prestazione si è impossessata di me: le A della mia pagella non sono state accolte bene dai miei genitori, che si stanno ancora tormentando perchè credono che ci sia qualcosa che mi distrae dallo studio, a ragione. Tra Edward e l'attesa delle lettere di Lochlainn, continuo a ritrovarmi a fissare il vuoto con la testa ricolma di pensieri che si annodano in matasse di stronzate. Talvolta mi sembra di non passare abbastanza tempo con Catherine, e probabilmente è così: la mia migliore amica mi vede poco, pochissimo, non so se nei suoi panni continuerei ad essere così gentile e presente.
Finiamo di fare i compiti in fretta, spostandoci poi sui divani di fronte al camino; ordiniamo due tazze di thé, che si materializzano d fianco a noi. E' molto tempo che non passiamo un intero pomeriggio insieme. Il tempo vola; nonostante la loro storia non stia prendendo una buona piega, Cate mi saluta per andare a cercare Quentin, che l'aspetta per andare a cena insieme.
Sistemo i libri che avevo preso in una pila, prendendoli tra le braccia; l'ultima volta che li ho abbandonati al porto di riporli, la bibliotecaria mi ha quasi schiantata.
Cammino lentamente, un po' sbilanciata all'indietro; passo a fianco della ringhiera di ferro battuto che circonda il Reparto Proibito, uno dei pochi luoghi di Hogwarts che nonostante tutto mi terrorizza. Ci sono entrata tre volte in tutta la mia carriera scolastica, e ho rischiato rispettivamente di venire morsa da un libro animato e di essere avvelenata dalla polvere di belladonna che era caduta tra le pagine di un libro di pozioni avanzate. Non ne conservo affatto un buon ricordo; la mia preziosa vita non può essere certo messa a rischio da un mucchio di libri vecchi e impolverati, per quanto pieni di saggezza!
Lancio un'occhiata al cancelletto che dovrebbe tenere lontani gli intrusi; passo oltre, per poi tornare a guardarlo, con maggiore attenzione. E' evidente che il lucchetto non è chiuso; il cancelletto è appena appoggiato. Guardo attentamente oltre la porta: non vedo assolutamente niente, forse a causa della libreria che è posizionata appena oltre l'entrata, e che protegge i segreti del Reparto Proibito.
Faccio per ricominciare a camminare quando, proprio dal reparto proibito, mi sembra di sentire delle voci. Arretro, spingendo il cancelletto con la punta delle dita. Grazie al cielo, i cardini non cigolano.
«...esagerato? » « Dolohov*, se vuoi tirarti indietro, sei pregato di andartene. » è la voce di Riddle, gelida e fredda, ben diversa dal tono che usa quando è in pubblico. Cosa ci fanno Wilkes e Riddle nel reparto proibito? Mi addosso alla libreria, procedendo lentamente verso sinistra. Sento Dolohov negare di avere dubbi, e Riddle ricominciare a parlare. « Dicevo .. la ragazza di Norwood .. » IO?! Riddle fa una pausa; mi immobilizzo e trattengo il fiato. « ... ha spedito all'ospedale una disgustosa Mezzosangue. Non è più tornata. Questo è il nostro obiettivo .. e non dobbiamo curarci di quanto male faremo loro. Salazar Serpeverde non li avrebbe voluti, non avrebbe voluto che insozzassero Hogwarts. » Le sue parole mi rimbombano in testa. Distinguo la voce di Jasper che dice qualcosa, ma non riesco a distinguere le sue parole. Mi allontano con cautela.
Sono cose che non avrei di certo dovuto sentire.



Se ovviamente il post non va bene, basta dirmelo e cancellerò. U_U no problem in assoluto.



*
Antonin Dolohov è uno dei primissimi mangiamorte. Non è scritto da nessuna parte che sia un compagno di scuola di Riddle, ma mi sembrava probabile. Ulteriori informazioni, in inglese, sotto il cut. Attenzione agli spoiler consistenti di hp7.













13/01/2008
commenti • tag: avvisi, vacanze, famiglia, amori, misteri, amicizie, serpeverde, dubbi

Cammino con le mie sorelle lungo il viale che porta alla mia villa sotto un cielo interamente coperto da dense nuvole grigie. Il vento gelido che soffia implacabile mi graffia il viso e tento inutilmente di coprirmi il più possibile, mentre il parco tutt'intorno a me è ricoperto da un alto strato di neve candida; persino le grandi sculture classiche che l'adornano sono nascoste da un velo bianco. Finalmente a casa dopotutto. Arrivo fino all'ingresso dove, appena messo piede sul piano d'entrata, la porta si spalanca di fronte a me e riesco a percepire il calore che viene dall'interno. Ad accoglierci c'è un insignificante elfo che si occupa immediatamente dei bagagli. La grande sala è completamente adorna di addobbi preziosi, e anche qui tutto è bianco, proprio come all'esterno. L'albero posto al centro del salone fa risplendere i suoi cristalli mentre la magia fa cadere piccoli fiocchi bianchi sull'arbusto. Mi guardo intorno per riprendere familiarità con l'ambiente quando sento la voce di mia madre che ci da il benvenuto e lo zampettare di un piccolo cane che ci corre in contro festoso. "Snow!", mi abbasso ad accarezzargli il piccolo musetto nero, in netto contrasto col suo curato pelo bianco, ironia della sorte.  "Forse hai un pò esagerato col bianco quest'anno, mamma."sento parlare Belinda alle mie spalle. "Non dire sciocchezze cara, ma entrate che fuori si gela!"
"E' tutto meraviglioso..."questa volta è la voce di Utopia,"quest'anno sarà proprio un bianco natale!". Mia mamma ride, spero non davvero divertita dalla battuta, mentre io e Beli la guardiamo un pò stranite. Quando un leggero rossore comincia a colorarle le guance però, le sorrido, "Hai ragione... sarà un bianco natale!"

Natale. L'autorità di mio padre si fa subito sentire in casa: tutti obbediscono agli ordini, gli elfi domestici cercano di farsi vedere il meno possibile e la mia libertà è decisamente limitata. Giusto ieri ha voluto controllare che il nostro rendimento scolastico fosse impeccabile, e così Belinda si è dovuta subire dei duri rimproveri e l'obbligo di intrattenere gli ospiti di natale per tutta la sera, compito di una noia mortale, e che di solito tocca alla sottoscritta. "Bene Deirdre, non vedo tutti gli Eccezionale che vorrei ma siamo sulla buona strada.", è stato uno dei massimi complimenti che mio padre mi abbia mai rivolto, e che mi ha risparmiato una serata tra vecchie signore snob che amano troppo se stesse per comprendere la loro ecclatante stupidità. Guardo mio padre, ora appoggiato al muro, perfetto nel suo abito fasciato, lo sguardo duro che non abbandona mai e la sigaretta stretta nelle dita. Charles Blackster, troppo facile descriverlo: conservatore, attaccato all'onore e al prestigio della casa Blackster più che alla sua stessa vita, membro di prestigio al Ministero, temuto e rispettato da tutti. Se solo tenesse alle figlie almeno quanto tiene all'onore, non comprerebbe il nostro amore con i regali più costosi. Ma in fondo, va bene anche così...
Distolgo gli occhi da lui per concentrarmi su un punto davanti a me. Sono agitata mentre sto in piedi davanti alla porta d'ingresso, con al mio fianco le gemelle e con come giudice imparziale mia madre. Indossiamo alcuni tra i nostri abiti migliori mentre aspettiamo i nostri primi e più importanti (e graditi) ospiti: la famiglia Rakovski.
"Bene..perfette! I Rakovski dovrebbero essere qui a momenti..mi raccomando!".
Mi sudano le mani e continuo a cambiare posizione, forse per tensione, forse per impazienza. "De così fai agitare anche me! Non puoi fare così ogni anno!" "Si hai ragione Beli..scusa...". Ci provo, giuro, ci provo ma non riesco a togliermi di dosso quel senso di vuoto, un misto di paura, eccitazione, e... "Sono arrivati!" esclama mia madre. Pietrificata; nemmeno un incantesimo potrebbe mai farmi restare più ferma di come sono ora.
I miei genitori si apprestano ad accogliere personalmente gli ospiti, come fanno nelle occasioni importanti. "Benvenuti! Accomodatevi...E' un piacere avervi qui!". Due figure varcano per prime la soglia, ma non sono loro che aspetto tanto impazientemente: subito dietro di loro infatti, un ragazzo e una ragazza infreddoliti entrano a loro volta e salutano cordialmente i vecchi amici di famiglia. Lei è Amalia Rakovski, una delle mie più care amiche, sempre frizzante e brillante; mentre il ragazzo al suo fianco è suo fratello, Axis. Mi toglie letteralmente il respiro quando si gira verso di me.
"Seguite pure Deirdre e le gemelle, vi accompagneranno alle stanze che vi abbiamo riservato. Assar, Diodora, io e Charles vi accompagneremo invece nei vostri alloggi..."
Saliamo le scale nel silenzio più assoluto finchè i nostri rispettivi genitori non spariscono dalla visuale...

"Nell'ultima lettera mi dicevi che volevi chiudere con il tuo ragazzo, Geert vero?", chiede Amelia già pronta per la serata, mentre osserva attentamente la mia vasta collezione di rossetti e lucidalabbra.
"O si...già fatto...spero almeno che lui l'abbia capito, sai non era molto sveglio...". Mi guardo allo specchio, indecisa se scegliere il vestito bianco, oppure quello blu. Sono entrambi molto belli...
"Ma stasera ci saranno anche Edward e Jasper?"
"No...". Il vestito di seta blu fa la sua scena, ma quello bianco è decisamente più elegante: l'ideale per questa sera. Faccio il giro su me stessa con indosso l'abito candido.
"Che peccato..."
"Penso di aver scelto...vada per il bianco!". Indosso le scarpe nere,alte, aperte davanti ed in tinta con le righe che ornano il  vestito. "Allora, andiamo?". dico esortando la biondina sul letto.
"Certo...", mi risponde Amalia, con uno sguardo un pò risentito, probabilmente a causa delle scarse attenzioni che le ho appena rivolto,"ma prima Dè...ti piace ancora parecchio mio fratello, vero?"
Rispondo solo dopo parecchi secondi, "Mi piace...". Forse farei meglio a dire che mi fa impazzire e che è come una calamita per me, ma meglio non sbilanciarsi troppo visto il profondo legame dei due fratelli.
"Bene, allora ti farò una confessione...". La guardo incuriosita e la mia amica nota il cambiamento del mio atteggiamento verso di lei, così fa un sorriso tra il malizioso e il divertito,"Axis mi ha chiesto di te durante il viaggio...e per uno come lui, può significare solo una cosa: gli interessi davvero!"
Rimango basita e cerco di non far trasparire troppo l'emozione che mi sale come un brivido per il corpo: Axis mi piace da una vita, e inoltre è il protagonista di una vecchia scommessa tra me ed Eve, una scommessa che punto di vincere entro l'anno nuovo. A capodanno, ormai ne sono sicura, vincerò la sfida, e non appena Eve tornerà, dovrà riconoscere la mia vittoria e  fare qualcosa per me...
Destandomi dai miei piani per i giorni successivi, ricordo chi sia la persona in piedi di fronte a me: "Ok Amy...cosa vuoi in cambio di quest'informazione?". Il suo viso si illumina.
"Mi conosci troppo bene...voglio un appuntamento con uno dei Principi. Non mi importa se Ed o Jasp." La richiesta non sembra neanche troppo gravosa, ne per me, ne per i principini immagino.
"Non c'è problema...Capodanno va bene?"
"E' perfetto!Grazie Dè"
"No...grazie a te...". Sapere di piacere a Axis per me era fondamentale, le cose così cambiano e tutto diventa più semplice. Sento già il sapore dolce della vittoria..."Non vedo l'ora di Capodanno", sussurro appena, mentre mi accingo a fare strada alla mia preziosa ospite fino alla sala riservata alla cena, decorata ad arte e resa straordinaria dalla lunga esperienza di mia madre nel campo. La stanza è piena di persone, ma a me ne interessa una in particolare. I miei occhi passano veloci tra i volti degli invitati finchè lo vedo, appoggiato al muro, tra le mani un calice che sorseggia ritmicamente, bello come non mai. Mi avvicino con passo deciso al mio obiettivo, sempre più prossimo...che il gioco abbia inizio...


Mi sembra impossibile che anche queste vacanze invernali alla fine si siano concluse.  I rumori assordanti della locomotiva in movimento non mi fanno conciliare il sonno, che eppure sento gravare sugli occhi, senza che questi  si chiudano effettivamente: sembra che non ne vogliano sapere di concedermi una tregua! Con la schiena appoggiata alla cabina rivolgo uno sguardo furtivo a Ed e Jasp, che sembra si stiano scambiando i propositi per il nuovo anno, con troppo entusiasmo a dirla tutta. Belinda e Utopia questa volta hanno sdegnato la nostra presenza in favore dei loro compagni d'anno, anche se questa storia mi stupisce alquanto...
Ho ormai già rinunciato da un pezzo a dormire quando prendo carta e penna per scrivere ad Eve, che sembra che presto tornerà ad Hogwarts. Le scrivo delle vacanze, dei regali, dei Rakovski e lascio volutamente in sospeso la festa a casa di Edward l'ultimo dell'anno..."...ti racconterò tutto di persona, quindi cerca di tornare presto o mi passerà la voglia! Sappi solo che ho vinto la scommessa...Mi manchi. Torna presto, tua Dè." Soddisfatta di me stessa piego la lettera e la infilo nella busta analoga, dove scrivo l'indirizzo del destinatario. Ho ancora in mano il tutto quando lo sportello dello scompartimento si apre all'improvviso e appare il volto di Riddle. E' molto strano trovarlo sul treno, infatti solitamente passa il Natale a scuola, la sua unica vera casa, o almeno così pensavo fino ad ora...
"Scusate il disturbo...", dice con la solita voce zelante, "volevo avvisarvi che ho indetto una riunione riservata ai Serpeverde, ecco...ad alcuni Serpeverde, quindi vi prego di non farne parola con nessuno; che sia chiaro, con nessuno, "nelle sua voce si avverte un piccolo cambiamento di tono, che fa risuonare la frase come una minaccia. Davanti ai nostri sguardi attenti, e leggermente sorpresi, Riddle continua il suo discorso, "Bene, luogo e orario vi verranno comunicati il giorno stesso. Buon viaggio.". Un leggero rumore proveniente dal corridoio costringe Tom a voltarsi quando ancora non ha chiuso del tutto le porte della cabina. L'ultimo fievole suono che sento provenire dalla sua bocca è 'stupida ragazzina', poi le porte si chiudono con uno schiocco e Riddle sparisce, lasciandoci perplessi, e al tempo stesso incuriositi dalla confidenza rivoltaci dal Caposcuola. Una riunione riservata: per quale motivo? E perchè nessuno, e su questo punto Riddle era stato fin troppo chiaro, doveva venirne a conoscenza? A quanto pare doveva essere una cosa molto importante, o estremamente urgente...
Improvvisamente un'immagine si fece chiara nella mia mente. Osservando Riddle aprire lo sportello avevo avuto modo di rimettere gli occhi sul suo anello nero, e osservarlo con più precisione trovandomi di fianco all'ingresso stesso, e ripensandoci...sapevo cos'era quell'oggetto: ricordavo perfettamente dove l'avevo già visto, che stupida, come ho fatto a scordarmene! La consapevolezza di ciò che quell'anello significa mi colse in un secondo. "Jasp, Ed...lo so...". I due accanto al finestrino mi fissano come se fossi impazzita.
"Non capite, non ricordate?"
"Dè, scusa ma penso che Riddle ti faccia uno strano effetto..."
"No...ascoltate, l'anello...". Jasper alzò gli occhi al cielo: l'avevo tormentato con questa mia fissazione, ma ora la cosa era diversa, io sapevo e non potevo crederci."non vi ricorda un libro che vi ho mostrato quando eravamo piccoli? Il libro che mi leggeva sempre mio padre, quello su Salazar e sulla Casa Serpeverde!"
Era grazie a quel libro che mio padre era certo che sarei finita a Serpeverde, non avrebbe mai considerato la possibilità che finissi in un'altra casa, non la sua primogenita, non sua figlia, non sangue del suo sangue! Comunque i miei amici mi guardano allibiti, probabilmente staranno pensando che mi si sia  fuso il cervello..."L'anello, dai l'anello!!!"
Dopo una pausa di silenzio, un lampo di genio passa per gli occhi di Edward, "Ah...dai Dè, non crederai..."
"E invece si!"
"Impossibile...", continua Ed, sempre più allibito e turbato dalle mie parole.
"L'ho visto da vicino, non può che essere lui! e no, non è una copia ne sono più che sicura", continuo, prevedendo la domanda che sicuramente Edward mi avrebbe fatto di lì a poco.
"Scusate, potete spiegare anche a me, o è una cosa tra voi due?", si intromette Jasper. Rispondo con una punta di impazienza nella voce, "E' l'anello, il Suo anello...l'anello di Salazar!!"
Jasper sgrana gli occhi incredulo e visibilmente scettico, "Dai Dè, sii seria,"rivolge uno sguardo ad Ed in cerca di sostegno, ma quello guarda fisso davanti a se, probabilmente nel tentativo di esaminare i fatti,"..ciò significherebbe..."
"...che Tom Riddle è l'erede di Salazar Serpeverde...". Concludo per lui la frase, dopodiche nello scompartimento cade un silenzio profondo ed inquietante. C'è solo silenzio mentre i nostri sguardi allarmati si incrociano. Non so per quanto tempo non abbiamo parlato, so solo che tutto tace quando vedo spuntare all'orizzonte le guglie della nostra cara Hogwarts...












12/01/2008
commenti • tag: vacanze, famiglia, dolore, misteri, amicizie, dubbi, lezioni, grifondoro, corvonero, tassorosso

Divisa, mantelli, maglioni, jeans, magliette, biancheria. Libri, penne, pergamene. Cosmetici. Il baule è strapieno, nonostante l’abbia incantato per aumentarne la capacità. Faccio mente locale su cosa ho messo via: credo di aver preso tutto, ma di certo mi sono dimenticata qualcosa…è sempre così. Con un sospiro, chiudo i miei bagagli e scendo le scale che dalla mia camera portano al piano terra.
Saluto mio padre e Siri con un abbraccio, poi Ida ed io gettiamo una manciata di Polvere Volante nel caminetto e ci ritroviamo a Londra, nel piccolo alberghetto da dove eravamo partite. Saldiamo il conto con alcuni sassi che ho trasfigurato in sterline babbane, e poi prendiamo un taxi e scendiamo a King’s Cross.
Arrivate al binario 9 e 3\4, aspettiamo il treno per Hogwarts. Ida è tranquilla e sorridente, il pallido sole inglese le illumina i capelli biondi e la rende bellissima. Se soltanto trovasse un bravo ragazzo.
Un rumore stridente ci avvisa che il treno sta arrivando: poco dopo, saliamo sulla carrozza e io sistemo i bagagli con un incantesimo nella prima cabina libera che trovo. Abbraccio mia sorella, e la saluto con una carezza sui capelli. Ida raggiunge i suoi compagni di Tassorosso, mentre io resto sola nello scompartimento. Forse dovrei ripassare Storia della Magia, visto che durante le vacanze ho fatto tutt’altro che studiare; prendo il pesante tomo con la copertina di cuoio e mi accingo ad aprirlo.
“Caspita, che espressione sofferente!” esclama Sebastian, aprendo la porta.
“Non dirmelo. Ero tentata di studicchiare qualcosa, ma ho appena deciso di rinunciare."
"È forse a causa della mia presenza? La mia bellezza ti distrae?”scherza lui.
“Ma piantala!”gli rispondo, lanciandogli il librone.
Nella migliore tradizione, manco il bersaglio: meno male che nel Quidditch non mi succede! La porta poi si apre, e il professor Silente introduce il suo capo brizzolato:
“Sebastian, Julia, tutto bene?”domanda con un sorriso sornione.
“Certo professore. Solo che Julia ha cercato di uccidermi con il libro di Storia della Magia!”
Silente non smette di sorridere, e dopo avermi lanciato uno sguardo penetrante se ne va.
“Possibile che devi sempre farmi fare queste figure?”
Seb non riesce a trattenere le risate, dopo avermi vista arrossire.
“Non c’è neanche Georgiana a sostenermi contro di te!”borbotto. La mia frase sembra colpirlo, perché si calma all’improvviso, e mi dice, cambiando discorso:
“Peccato che le vacanze siano finite.”
“Già. Senza contare che per noi è l’ultimo anno. Sono gli ultimi mesi a Hogwarts.”

Sebastian non mi risponde. Tutti e due guardiamo fuori dal finestrino, e pensiamo al futuro. Non so bene cosa farò della mia vita, anche se ormai siamo agli sgoccioli. Mi piacerebbe lavorare al San Mungo, o magari alla Gringott, perché no. Ma in realtà, la mia più grande ambizione sarebbe diventare un Auror.
Chissà.

 


 

La prima settimana è sempre devastante. Non tanto per il ritmo, quanto per la necessità di riabituarsi alla routine scolastica. Oggi sono davvero distrutta: ho sostenuto un’interrogazione di Incantesimi, ma Benton sembrava abbastanza incattivito nei miei confronti, e così mi sono dovuta arrampicare sugli specchi. Deve essermi riuscito bene, una volta tanto, perché mi ha dato un Eccellente, che non pensavo di meritare. Sono tornata al mio posto, stupefatta ma contenta, e Sebastian e Georgiana mi hanno accolto come un eroe che torna dalla guerra, quindi credo di aver avuto un’espressione abbastanza sconvolta.
All’ora di cena, Seb viene monopolizzato da quell’odiosa Sissy, mentre Georgie sta parlando con una ragazza bionda del sesto anno, di nome Jillian, credo, e non mi va di disturbarla mentre aiuta i suoi studenti. Ida non si vede in giro, né al tavolo dei Tassorosso. Così resto da sola, seduta un po' discosta dal resto dei Grifondoro.
Con un tocco di bacchetta faccio comparire la mia cena, e intanto apro il libro di Pozioni, visto che un'esercitazione incombe e io sono circa a metà preparazione. Davanti a me compare un’ombra: chi si siede è Garet Haslett.
“Ciao Julia, posso sedermi?”
“Sì, certo. Mi hanno abbandonata tutti!”
“Allora ti faccio un po’ di compagnia.”

Vuole chiedermi qualcosa, lo so. Che cosa, lo scoprirò fra poco. Qualcosa sul Quidditch o su Georgiana: a giudicare dalla sua espressione, è più probabile la seconda ipotesi. Ci perdiamo in qualche convenevole, finché arriva al punto.
“Senti…volevo chiederti…”
Timido e indeciso. Alla faccia di Mr. Darcy!
“Qualcosa riguardo Georgiana?” azzardo io.
“Esatto!”
Colpito e affondato, anche se non era difficile indovinare.
“Beh, dimmi pure. Se posso risponderti, non c’è problema.”
“Niente, volevo solo sapere…ti ha più detto nulla? Su…ehm, su di me.”
“Mi ha raccontato di quello che è successo con la tua pseudo-ragazza, e mi ha detto che poi le hai spiegato la cosa.”
“Sì, è vero…nient’altro?”

A dire il vero, sì. Nei due giorni che abbiamo trascorso insieme, Georgie ed io ci siamo di molto dilungate sugli apprezzamenti fisici di Garet, ma non sono cose che si possono ripetere.
“Senti, se vuoi chiederle di uscire o qualcosa del genere, io ti consiglierei di farlo.”
Garet annuisce e mi dice:
“Grazie, Jules!”
“Prego! E adesso dammi una mano con Pozioni, o il Lumaprof mi tormenterà fino alla fine dell’anno…!”

È notte, notte fonda, ma io non riesco a dormire. Non sono davvero sveglia, no, sono come immersa in un limbo di stanchezza e torpore, ma resto cosciente. Una strana sensazione mi stringe le viscere e mi impedisce di prendere sonno. Dalla mia finestra vedo uno spicchio di Luna, affilato come una falce. La sua luce lattea illumina tutti gli oggetti e disegna nuove ombre, nuovi contorni. In momenti come questi, di solito faccio sogni bizzarri oppure mi ritrovo a pensare agli eventi salienti della mia vita, riflettendo sulle cose che mi sono successe, sulle loro cause e conseguenze.
Sento dei passi all’esterno della stanza, passi maschili. La porta della stanza si apre, ed una candela accesa entra fluttuando, illuminando il volto di Albus Silente. Le mie compagne di stanza si svegliano all’improvviso, sobbalzando e cercando di coprirsi con le lenzuola.
“Professore?! Cosa ci fa qui? È successo qualcosa?” domanda Louise, la più vicina all’ingresso, con voce preoccupata e spaventata.
“Julia, per favore, vieni con me. Subito.”
Il suo tono di voce è autorevole come sempre, ma ha in più una nota particolare, che non gli avevo mai sentito. Mi alzo dal letto, e mi copro con una vestaglia bianca di lana d’angora; seguo il professor Silente, che cammina accanto a me, con passi svelti e precipitosi. La sua espressione non fa presagire nulla di buono. Cosa può essere successo?
Usciamo dagli alloggi di Grifondoro, e raggiungiamo la Presidenza. Il professor Dippet è seduto al suo posto, circondato dall’intero corpo insegnante. Mi preoccupano molto l’espressione addolorata della professoressa Bonnet e gli occhi lucidi del professor Collins.
Dippet mi invita ad accomodarmi, mentre Silente resta in piedi accanto a me, come gli altri insegnanti, e mi appoggia una mano sulla spalla. 
“Signorina Versten, non è facile quanto sto per dirle.”inizia il preside.
Deglutisco. È successo qualcosa di grave, l’ho capito. Ma cosa?
“Sua sorella Ida è stata ritrovata morta in una delle aule del secondo piano.”
È come se tutte le luci della stanza si spegnessero.
“Quando?”riesco a chiedere con un filo di voce.
“Non si è presentata a cena, e durante l’ispezione della professoressa Bonnet non era in camera. Sono partite le ricerche, ed è stata ritrovata circa mezzora fa.”
“Come è morta?”
“Non ci sono segni evidenti di colluttazione.”

Mentre Dippet mi risponde, chiudo gli occhi: un dolore inconcepibile mi riempie la testa e l’anima.

Lenta la neve cade e si dissolve. Cammino per il parco, mentre è ancora notte, ed una lieve coltre candida inizia a ricoprire tutto. Non mi hanno lasciato vedere Ida, non ho potuto salutarla per l’ultima volta. La Luna ha cambiato posizione, ma ha sempre la forma di una falce bianca e lontana. I miei passi mi conducono vicino al lago. Immergo i piedi nudi nelle sue acque oscure: vorrei tanto avere accanto mia madre. Vorrei tanto che lei mi consolasse.
Avanzo nell’acqua, fino a sprofondare sotto la sua superficie. Il mio corpo è inerte, e l’unica cosa che la mia mente è in grado di fare è chiamare il nome di Ida, e quello di mia madre, una volta l’uno e una volta l’altro.
Un volto bellissimo si avvicina al mio: emana una luce azzurra, è il volto di una donna, e mi somiglia molto.
“Mamma?”penso.
Il volto non mi risponde, ma sento una forza sottomarina che mi spinge verso l’alto.  Pochi secondi dopo, respiro di nuovo l’aria della notte. Muovo gli arti con cautela, guardandomi attorno: in riva al lago ci sono alcune figure di cui non distinguo bene i contorni, ma intorno a me non c’è più traccia di quella creatura. Mia madre se n'é andata un’altra volta. Ida non c’è più. C’è qualche motivo per cui dovrei tornare a riva invece di lasciarmi andare a fondo e perdermi nell’oblio?
“Julia!”urla Sebastian.
“Jules, ti prego, torna indietro!”grida Georgiana.
Altre voci dicono le stesse cose. L’immagine degli occhi azzurri di mio padre mi attraversa la mente. Con poche bracciate torno a riva. Georgie materializza un asciugamano, mentre Seb mi abbraccia, aprendo le falde del suo mantello per riscaldarmi.
Solo adesso mi accorgo del gelido freddo notturno.













09/01/2008
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VIGILIA DI NATALE. Rientro dal grande terrazzo che si apre su uno dei saloni del castello; ci ho passato interi pomeriggi semplicemente osservando il mare. Non ho un attimo di pace, quando sono a casa; nonappena rientro, infatti, sento mia madre che sbraita contro un elfo domestico e poi inizia a chiamarmi a squarciagola.
« Violet Ophelia Eleanor Marie Traviston! » esclama in un solo respiro, comparendo nella sala da ballo con mia sorella Ariel per mano, e un'aria tra lo spaventato e l'isterico.
« Sì, mamma? » le rispondo docilmente, cercando di non farmi notare mentre sbatto via la polvere dal mio vestito di broccato verde smeraldo ( colore preferito della mia genitrice ), sporcatosi mentre strisciavo in un passaggio segreto per arrivare in tempo alla colazione. A dire il vero, non sono entusiasmata dagli abiti da strega, o almeno a quelli di lusso che sono costretta a portare quando sto a casa.
« Tesoro, potresti aiutarci con i preparativi per il pranzo di Natale! Ci sono enoooooormi quantità di cose da fare! » Alle sue spalle compare un drappello composto da mio padre in testa, avvolto in un mantello scuro spolverato di neve, dietro di lui sospeso a mezz'aria un colossale abete, e a chiudere mio fratello Egbert, che si pulisce gli occhiali tondi su un lembo della sua veste.
« Per favore, porta qualcuno a portare le luci. » Per la prima volta, quest'anno, mia nonna ha ceduto il diritto all'organizzazione del pranzo di Natale a mia madre, ma non ha potuto sopportare di vedere lo 'scempio' e si è ritirata nella sua ala del castello, con grande piacere di mio nonno Orson, capofamiglia, che ha potuto godersi i suoi nipotini in tutta tranquillità. E' giorni che gli elfi cucinano, lavano, addobbano il castello. Quando sono arrivata, ho sospettato che non mi avrebbero neppure portato le valigie di sopra, tanto erano impegnati.
« Certo, mamma. » uscendo, le schiocco un bacio sulla guancia. Quando ero piccola, i miei genitori avevano occhi solo per me; poi sono nati i miei fratelli e, anche se non posso dire che abbiano rovinato tutto, hanno modificato le dinamiche tra me e i miei.
Egbert ha dodici anni ed è ossessionato dalle antiche rune; è alto quasi quanto me, cosa che non può che rendermi nervosa ogni volta che si avvicina. Sin dai primi di anni di vita ha dimostrato la sua intelligenza fuori dal comune: ha imparato a leggere quasi contemporaneamente a quando ha imparato a parlare, ed è per questo che, probabilmente, porta gli occhiali da quando aveva sei anni.
Ariel ha sette anni e, a differenza di tutti noi, ha capelli biondissimi. Non parla mai, tranne quando vuole lamentarsi di qualche ingiustizia nei suoi confronti.
La famiglia Traviston non è altro che una famiglia patriarcale vecchio stampo; me lo ricorda con prepotenza l' albero genealogico disegnato sulle pareti del salone da pranzo, del quale io rappresento uno degli ultimi rami.
« TU! TU! » sbotto in direzione degli elfi che stanno lavando per l'ennesima volta le finestre. « andate nella torre ovest, e recuperate le luci dell'albero. Subito! »

 



Per ogni risveglio nella mia camera da letto, ho perso dieci anni di vita. Non sono più abituata a trovare un elfo domestico che mi guarda con aria allucinata dal fondo della stanza, aspettando che io dia un cenno di vita per spalancare le tende, tendermi le pantofole e servirmi e riverirmi in ogni mia richiesta. La povera elfa, che credo sia un nuovo acquisto della servitù, si sta pestando le orecchie in un cassetto per avermi spaventata.
« Fermati, ti prego, stai urtando la mia sensibilità. » sussurro con la voce impastata dal sonno; grazie al cielo, oggi è l'ultimo giorno di vacanza, e domani ritornerò a Hogwarts. Nonappena l'elfa tira le tende di pesante velluto rosso, vedo attraverso la porta dello studio il mio baule di noce massiccio spalancato, e tutte le mie cose posate su ogni superficie disponibile. Le intimo di uscire dalla mia stanza; segue il mio ordine con aria riluttante, probabilmente perché mia madre le ha imposto di non lasciarmi in pace finché non avrò compiuto tutte le mie abluzioni mattutine.
Mi trascino nello studio; sulla scrivania è posato un pacchetto rosso, con un bel nastro dorato: il mio regalo per Edward, che alla fine ho deciso di non inviargli, evitandomi ulteriori figuracce e contatti inutili con Sua Regalità. Lo prendo in mano, lanciandogli un'occhiata disgustata; istintivamente, alzo il braccio per gettarlo fuori dalla finestra, poi lo lascio cadere nel baule aperto. Dopotutto, una ricordella potrebbe sempre tornare utile; sicuramente quell'idiota non se la merita quanto la merito io.
A fianco, è posata una delle lettere che ho ricevuto da Lochlainn: attualmente, dice, è in Finlandia, ma presto si sposterà nei balcani. Il babbano che aveva aggredito è morto per le ferite riportate, e quindi la sua pena si è commutata in .. non ci voglio neppure pensare.
Non faccio fatica a mantenere il segreto, ma quando tornando ho visto lo stato in cui si è ridotta mia zia Claudette ho veramente pensato di rivelarle che suo figlio sta bene. Oltretutto, lei ha sempre avuto una certa simpatia per i Babbani, quindi il gesto di suo figlio l'ha resa veramente sconsolata.
Prendo in mano le lettere, lasciandomi sfuggire un sorriso mentre esamino la sua calligrafia elegante, le lettere affilate che compongono le mie iniziali ( V.O.E.M.T., non semplicemente V.T. ) sulla busta.
Ho paura. Paura di non rivederlo più.



HOGWARTS.
Terzo giorno del nuovo trimestre, e tutto va bene. Sono andata a parlare con Lumacorno, in modo da farmi togliere storia della magia dalle materie curricolari: è una materia che detesto, e che non potrà servirmi in alcun modo in futuro. Per non parlare della convivenza forzata con Edward.
Catherine scappa in bagno, mentre io rimango a sedere tranquillamente sul divano di fronte al caminetto della sala comune. I soliti bambini insopportabili corrono per la sala, ma del resto non mi aspetto che Riddle arrivi e li blocchi; probabilmente starà facendo una delle sue 'ripetizioni private' con la Merrythought. Leggo pigramente i miei appunti di Incantesimi, tanto per non arrivare impreparata alla prima interrogazione dell'anno; prima in lontananza, poi appena dietro di me, sento la voce di Jasper, e poco dopo quella di Norwood. Mi volto con lentezza, spiando oltre la mia spalle per vedere cosa stiano facendo.
Si aggiunge ben presto la risata acuta di Deirdre: a quanto pare, ora che Ed non deve più corrermi dietro si è riformato il Club dei Principi – meno uno, visto che la Sanders è ancora latitante – per la gioia di tutti i mezzosangue e gli oppressi che ormai erano stanchi di non subire soprusi e ingiustizie.
Mossa da un'improvviso desiderio di suicidio, mi alzo in piedi, rivolgendo uno sguardo penetrante al mio ex corteggiatore, che non può fare altro che girarsi verso di me e scuotere il capo con perplessità. Piego la testa di lato con energia, come a indicargli che deve seguirmi, e quindi mi dirigo verso l'ingresso del dormitorio dei ragazzi. Lui mi segue subito, senza neppure dire qualcosa agli altri, come noto mentre li osservo da dietro una colonna.
« Beh? » non sorride, tiene una distanza di circa mezzo metro. Sembra piuttosto innervosito, in effetti.
« Ascoltami bene, Edward, perché lo dirò una volta sola » prendo fiato: non so che spirito folle si sia impossessato del mio corpo. « Sono stata una vera stronza, lo ammetto, e mi dispiace. Tu mi piaci, Edward, mi sembra abbastanza chiaro. Ma non mi lascio prendere a pesci in faccia: o adesso, o mai più. » prendo fiato dopo questa tirata in un'unica espirazione. Il cuore mi batte fortissimo, ma cerco di mantenere un'aria seria.
Almeno finché lui non scoppia a ridere. Lo fulmino, incrociando le braccia sul petto; rimane per istanti interminabili ad osservarmi con un sorriso fastidioso.
« Quindi ora sei mia? » mi sento sprofondare, mentre allunga timidamente – timidamente, lui! - una mano e mi sfiora la guancia .
« Beh, se tu sei mio! » rispondo posando la mia mano sopra la sua. Brr, siamo così dolci che mi vengono le carie. Posa l'altra mano sul mio fianco, piegandosi in avanti per baciarmi.
E vissero tutti felici e contenti.

 













08/01/2008
commenti • tag: ricordi, lettere, vacanze, famiglia, amori, sogni, speranze, amicizie, dubbi, litigi, conoscenze, festeggiamenti, corvonero, tassorosso

Che il Capodanno prendesse una svolta simile, non l'avrei mai detto.
Mi stringo forte al braccio di Carlisle, mentre attraversa un mare di ragazzi e ragazze che probabilmente non vedrò mai più in vita mia, dopo questa sera, e che comunque non sarò in grado di riconoscere. Fate e folletti, perché gira tutto così veloce? Non ho nemmeno bevuto -sono troppo nervosa per fare qualsiasi cosa che differisca dal respirare-, quindi per quale astruso motivo mi sembra che tutto sia destinato a capovolgersi da un momento all'altro? Forse è l'emozione.
"Carlisle.." il lamento sfugge alle mie labbra prima di poter fare qualsiasi altra cosa. Il ragazzo si volta verso di me, trafiggendomi con i suoi incredibili occhi azzurri. Avvampo, mentre mi scruta pensieroso prima di annuire.
"Due minuti, resisti due minuti" mi ordina con un mezzo sorriso, allungando il passo. Come se non stesse già andando veloce. Sbuffo, senza troppa convinzione, lasciandomi trascinare in mezzo al trambusto ad occhi chiusi. Se davvero guardassi cosa ho davanti, finirei col rimettere il mezzo grissino che sono riuscito a ingurgitare prima di prendere la Passaporta per questa casa.
L'aria fredda che mi schiaffeggia il viso, dopo quella che mi è sembrata un'eternità, è una vera e propria benedizione. Inspiro a fondo, avida di questo gelo che mi riempie i polmoni e mi sgombra la testa. Mi sento come se non respirassi da anni. Il mio cavaliere mi porta fino ad una balustra di marmo bianco, dove si siede incrociando le braccia al petto.
"Non sei tipo da feste selvagge, vero?" mi chiede abbozzando un sorriso. Riapro gli occhi, scoprendomi con entrambe le mani alla gola. Abbasso le braccia, vagamente imbarazzata.
"Nemmeno un po'" sussurro, rimanendo immobile nell'esatto punto in cui la sua mano ha lasciato la mia. Non è lontano da me, posso ancora sentire la scia del suo profumo. Ed è buono.
"Mi spiace.." non accenna ad abbassare lo sguardo "Ti sarai annoiata a morte"
Neanche tanto, a pensarci bene. Ho passato buona parte della serata rannicchiata su una  poltroncina in un angolo dell'enorme biblioteca, dopo esser stata puntualmente abbandonata da Isabel in favore di un aitante ragazzo dai capelli nerissimi e gli occhi  smeraldo. Ho avuto modo di buttar l'occhio su vere e proprie chicche che nemmeno nella sezione proibita avrei potuto sfogliare, ho vagato tra gli enormi scaffali impolverati respirando il forte odore della cera delle candele, ho sbirciato la mia amica e i suoi progressi dalla cima di un'enorme scalinata coperto da un lungo tappeto di velluto rosso. E poi. E poi sono stata rapita. Un biondino straordinariamente simile a Jasper mi ha individuata, si è praticamente materializzato al mio fianco -o forse sono io che sono rimasta paralizzata quando l'ho visto e lui si è mosso a velocità normale, non ne sono sicura- e mi ha portata giù, nella ressa, dove mi sono vista costretta a dimenarmi in una maniera assurda per evitare che quel mare di gente mi calpestasse e mi riducesse a marmellata pura. Poco prima dello scoccare di mezzanotte, mi sono defilata in un dei mille bagni di cui questa reggia sembra provvista e mi ci sono chiusa dentro. Non mi andava di baciare un emerito sconosciuto. O meglio, un emerito sconosciuto con la faccia di Jasper Lewis. Non faccio un vanto dell'aver passato la mezzanotte chiusa in un lussuosissimo bagno, chiaro, ma non ero dell'umore adatto a fare altro.
Il caso -credo- ha voluto che a trovarmi fosse Carlisle. Il Tassorosso sorridente di Natale. Quello che mi ha presentato la nonna. Ha bussato alla porta, delicatamente, e mi ha detto che era urgente. Senza una scusa opportuna da propinargli -in mezzo a tutta quella confusione l'ho scambiato per il sosia di Jasper venuto a reclamare il bacio mancato- ho spalancato la porta dicendogli che mi dispiaceva ma che non se ne faceva niente. La sua faccia è stata qualcosa di spettacolare. Mi ha rivolto un enorme sorriso, facendomi presente che qualunque fosse il problema se ne poteva parlare tranquillamente, e poi si è scusato. E' entrato nel bagno trascinandosi dietro un ragazzo semi svenuto che ha rimesso penso pure l'anima con la testa dentro la tazza. Si è assicurato che l'amico stesse bene e poi, non so nemmeno come, mi sono ritrovata nella folla assieme a lui, questa volta sul punto di svenire. L'emozione, si.
"Oh, neanche tanto" sorrido, stringendomi le braccia in vita "Ci sono un sacco di cose da fare in questa casa"
"Non ne dubito" un lampo divertito attraversa il suo sguardo e io, come mio solito, arrossisco "Sei qui da sola?" prosegue cordiale.
"No" scuoto il capo "Sono qui con Isabel, ma l'ho persa di vista"
"Non l'ho mai vista staccarsi da mio cugino per tutta la sera" ribatte, impassibile, senza perdere il sorriso. Non mi chiedo nemmeno come faccia a conoscerla, non mi importa.
"L'ho persa di vista da un po'" replicò piccata, incrociando le braccia al petto. Cosa vuole insinuare, adesso?
"Scusa, scusa!" ride, sollevando le mani e mostrandomi i palmi, in segno di resa "Non volevo farti arrabbiare, Jillian"
Abbasso lo sguardo, borbottando qualcosa di incomprensibile alle mie stesse orecchie, fino a quando non sento il suo braccio caldo circondarmi le spalle. Quando è comparso al mio fianco, non lo so.
"Stavi tremando" sussurra al mio orecchio, giocando distrattamente con una ciocca di capelli. Istintivamente, mi irrigidisco: l'ultima persona che ha toccato i miei capelli è stato Jasper. E una parte di me non vuole che un altro ragazzo faccia lo stesso. Anzi, parliamoci chiaro. Non voglio che un ragazzo mi tocchi i capelli. O mi accarezzi il viso. O, peggio ancora, mi baci. Distolgo lo sguardo, imbarazzata.
"Carlisle, io.." inizio a dire, incespicando nelle parole "Io non.."
Lo sento sorridere, e sospirare, prima che il calore del suo braccio lasci posto al freddo dell'imminente alba.
"Lewis" sospira di nuovo, infastidito "Avevo sentito qualche voce su voi due, ma non credevo fosse una cosa seria. Con tutto il rispetto, eh!"
"Non stiamo assieme" rispondo automaticamente, prima che il significato più cattivo delle sue parole mi investa come una slitta trainata da Ippogrifi. Mi ritraggo, spalancando la bocca senza pronunciar parola.
"..Cosa vorresti insinuare?" ruggisco poi, una volta acquistata nuovamente la capacità di parlare "Che siccome qualche tua compagna di Casa ficcanaso mi ha vista assieme a Jasper una volta o due e io non sono qui con lui ora ti senti libero di fare quello che ti pare con me? Non so che voce sia arrivata alle tue orecchie e non voglio nemmeno sentirla, ma non hai il diritto di pensare questo di me. Non hai il diritto di dire nientre, su di me, non mi conosci nemmeno!" strillo tutto d'un fiato, sentendo il mio tono di voce salire di due ottave almeno. Carlisle non sorride più. Sta per dire qualcosa, probabilmente sta per scusarsi, ma non lo lascio parlare.
"E anche se fosse stata una cosa seria, cosa speravi di ottenere? Che io venissi con te solo perché lui non è presente? O forse che siccome probabilmente qualche pettegola amica tua -con tutto il rispetto, eh!- lo ha visto mentre mi baciava a forza quando io volevo solo andarmene a casa senza troppi incidenti sentimentali, allora questo fa di me una ragazza poco seria, una facile, una con cui andare a capodanno per riempire il vuoto lasciato da non so nemmeno io chi?"
Okay. Adesso sono decisamente isterica. E nei suoi occhi c'è un filo di preoccupazione che mi da da pensare che lui abbia radicalmente cambiato idea su di me: se prima ero una secchiona un po' strana, adesso sono una psicopatica in piena regola. Ma a questo punto non si può piangere sul latte versato. Tanto vale uscire con un gran finale.
"Qualunque cosa tu stessi pensando, non mi importa. Me ne torno a casa. Felice anno nuovo, Carlisle."
E giro sui tacchi, rimanendo miracolosamente in equilibrio sui trampoli che Isabel mi ha obbligata ad indossare, rientrando nel salone e dileguandomi nel mare di folla. E quando finalmente una forza familiare mi strattona tirandomi l'ombelico verso la vecchia spazzola che mi riporterà a casa, mi rendo conto che, probabilmente, ho rovinato quanto di più buono la serata mi aveva offerto.
Un applauso a Jillian, signore e signori, la più idiota tra gli idioti!



 


"..ian! Jill, mi stai ascoltando?"
Mi scuoto dal torpore in cui ero scivolata, sbattendo le palpebre un paio di volte e ricambiando lo sguardo preoccupato della mamma.
"Scusa, mamma, non ho sentito" le sorrido, allungando le braccia e stiracchiandomi pigramente. Ho bisogno di dormire, ma è così raro avere la mamma a casa che non ho nessuna intenzione di sprecare il momento tenendo gli occhi chiuso e spegnendo un po' il pensiero.
"Tesoro, sei così pensierosa.." osserva lei, sedendosi accanto a me sul grande divano del salotto dove me ne sto rannicchiata, con Chipie raggomitolata in grembo "Va tutto bene?"
"Si. No. Cioè, si, va tutto bene. Ma non come vorrei, in effetti.."
Non sono tagliata per le vicende sentimentali. Datemi un oggetto da trasfigurare, datemi una pozione da preparare, e lo faccio senza problemi. Ma affrontare una spinosa situazione come quella in cui mi sono cacciata.. beh, è un altro paio di maniche. Sospiro, posando il capo contro la sua spalla.
"Tesoro, lo sai che se hai qualche problema puoi parlarmene, vero?" inizia ad accarezzarmi i capelli, come quando da piccola voleva farmi confessare qualche pasticcio che avevo accuratamente nascosto.
"Il problema è che tua figlia è un vero disastro quando si tratta di rapporti umani" brontolò di malavoglia, esattamente come facevo tanti anni fa.
"Prerogativa di famiglia, non fartene un cruccio" ribatte fulminea, con una smorfia. Non posso fare a meno di sorridere, mentre la colpisco con la mano.
"Eddai, io sono seria!" protesto "Non sto scherzando"
"Oh, ma nemmeno io" sorride, pizzicandomi le guance "Ma ti ascolto. Su, come si chiama?"
"Chiama? Come si chiamano, piuttosto."
"Addirittura due! Se lo viene a sapere tuo padre muore d'infarto all'istante"
"Non ho dubbi... Non glielo dirai, vero?"
"No, certo che no." mi rassicura lei, continuando ad accarezzarmi i capelli e incitandomi a proseguire.
"C'è un ragazzo, a scuola. Jasper. Oh, potessi vederlo mamma, è così bello! Ha degli occhi talmente verdi che fanno quasi paura, e quando sorride.." arrossisco, mio malgrado, sentendo la faccia bruciare "E stava andando tutto bene. Abbiamo passato un sacco di tempo assieme, per via di un compito di Incantesimi, e anche quando lo abbiamo finito abbiamo continuato a vederci" Mi interrompo un attimo, mordicchiandomi le labbra.
"E...?"
"E niente. Il problema è che per quanto mi piaccia c'è sempre stato qualcosa a bloccarmi. Era chiaro al mondo che anche lui aveva un certo interesse nei miei confronti, ma non lo so.. sai, non ha una buona fama a scuola. E' un dongiovanni, che pensa solo ad ottenere ciò che vuole, senza curarsi dei sentimenti altrui. Non volevo essere solo una delle tante. Ma quando glielo ho detto, prima di prendere l'Espresso e tornare a casa, si è arrabbiato con me.." sentò la voce spezzarsi, dopo aver tremolato sulle ultime parole. La mamma non dice nulla, abbracciandomi. Al sicuro tra le sue braccia, avvolte nel suo profumo delicato, chiudo gli occhi e continuo a raccontare, combattendo con il nodo che mi serra la gola. "E' stato terribile. Io non volevo che le cose andassero così, davvero. Mi ha baciata. Ed 'è stato cattivo, è stato crudele, perché io non volevo, e quando il bacio è finito ha detto che è stato tutto tempo sprecato. Come se io non ne valessi la pena, come se io non fossi nessuno!" tra le lacrime trattenute, affiora l'indignazione e la vergogna, assieme alla consapevolezza "Ma la cosa più brutta, è che adesso tutti sanno che il bacio c'è stato. Che io sono solo una delle tante"
"Oh tesoro mio!" l'abbraccio si fa più forte, assieme alla mia voglia di piangere "Tu non sarai mai una delle tante, mai! Tu sei speciale, sei una ragazza splendida, con un cuore enorme, non sarai mai una delle tante. E se qualcuno lo pensa, tu lascialo fare e lascialo stare: vuol dire che non ti conosce e che non vale la pena conoscerlo se si fida di pettegolezzi sentiti in mezzo ad un corridoio!"
"Si, lo so.. ma non riesco a fare a meno di pensarci. Anche Carlisle pensa che io sia una ragazza poco seria! E lo conosco da una settimana scarsa!"
"Carlisle Hunnam? Il ragazzo che la nonna ti ha presentato a Natale?" sembra sorpresa. Probabilmente perché è la prima volta che le parlo di qualcuno presentatomi dalla nonna -sembre pronta a combinarmi un matrimonio, che non è mai troppo presto per sposarsi!
"Si. Sicuramente conosci i suoi genitori, lavorano al San Mungo" commento, con voce incolore.
"Come no, Charlie e Hannah" annuisce "Ma non vedo come Carlisle possa pensare questo di te, dal momento che ti conosce così poco" obietta perplessa.
"E' un Tassorosso, mamma!" esclamò un po' seccata "E anche se lo chiamano l'Anti-Principe perché si dice sia un vero gentiluomo, appena uscito da un romanzo di Jane Austen, è pur sempre nella casa di più ficcanaso di Hogwarts. Le voci girano, dopo tutto il castello è piccolo."
"Ma quando ti avrebbe detto una cosa del genere? Non a Natale, spero!"
"No, per carità! A Capodanno"
"Non eri con Isabel?"
"Diciamo che sono andata con Isabel, poi lei si è dileguata lasciandomi sola. No, niente commenti mamma, va bene così" la blocco, prima che si lanci in una filippica su quanta poca fiducia merita Izzie. Brontola qualcosa, accavallando le gambe con grazia.
"In ogni caso" riprendo a parlare, la voce decisamente più ferma ma una gran paura di andare a scoprire il perché mi sia arrabbiata così tanto quella notte "Ho trovato Carlisle dopo mezzanotte. O meglio, lui ha trovato me. Abbiamo parlato un po', poi quando lui ha provato a baciarmi io mi sono tirata indietro. E lui ha fatto uno sgradevolissimo commento su me e Jasper, dicendo che non credeva fosse una cosa tanto seria. Mi sono arrabbiata, mi sono sentita umiliata. Perché non avrebbe dovuto essere una cosa seria? Perché quel bacio deve significare solamente che sono solo una delle tante, una povera sciocca che si è fatta abbindolare da un bel faccino? Non è giusto, mamma, non è giusto!" sbotto "Lui non aveva il diritto di dire quello che ha detto, non doveva dirlo! Non doveva nemmeno pensarlo!"
"No, non avrebbe dovuto" la voce della mamma è dolce, pacata "Ma forse non era sua intenzione offenderti, anzi, sicuramente non voleva"
"No, non credo lo abbia detto per ferirmi, però lo ha fatto. E io mi sono arrabbiata, lo ho aggredito come una furia, fuori di me, e me ne sono andata. Così domani, quando risalirò sull'Espresso, tutta la scuola avrà già saputo che, oltre ad essere l'ennesima vittima di Jasper Lewis, il Principe di Serpeverde, sono pure una pazza psicopatica che ha aggredito Carlisle Hunnam, l'Anti-Principe per eccellenza"
"Mh, io non credo che sia così tragica come la descrivi" mi rassicura, sorridendo "Non sei mai stata tipo da dare credito a malignità, quindi riguardo Jasper non dovresti preoccuparti più di tanto: se è davvero il superficiale che sembra, non ne vale nemmeno la pena. Mentre per Carlisle.. anche qui, se è davvero quello che sembra, parlagli. Spiegagli la situazione e sono sicuro che capirà. D'accordo? E adesso basta piangere, che a tua padre sta per prendere un accidenti al collo tanto si sta sforzando di origliare senza farsi vedere"
Ci voltiamo verso l'ingresso del salone, dove un colpo di tosse impacciato e un uno scalpiccio frettoloso accompagnano la precipitosa fuga di papà. Ridiamo, rimanendo accoccolate sul divano.
"Grazie, mamma" mormorò dopo qualche attimo, abbracciandola forte "Ti voglio bene"
"Anche io, tesoro, anche io"



 


Resta il fatto che io a scuola non ci voglio tornare.
Non così presto, almeno, vorrei un altro paio di giorni per riordinare i pensieri e scacciare via questo odioso presagio di sfortuna che vedo colorare il mio immediato futuro. Sbuffo, una sigaretta abbandonata tra le labbra, sedendomi per terra tra i libri e i vestiti che devo infilare nel baule, sapientemente allargato con un Incantesimo Estensivo Irriconoscibile. Se il vecchio Dippet sapesse quanti studenti si servissero abitualmente dell'Incantesimo Estensivo per introdurre a scuola cose che era meglio non nominare, probabilmente morirebbe di crepacuore. Agito distrattamente la bacchetta in aria, facendo volare una pila di golfini ordinatamente piegati e impilati nel baule. Chipie, accanto a me, gioca con un pupazzo incantato a forma di topolino, che si agita tra le sue zampine squittendo ad ogni colpo ricevuto. La micia, divertita, miagola di tanto in tanto, mentre io proseguo imperturbabile nel mio compito. Sbuffo di nuovo, prima che un picchiettare insistente contro la finestra della stanza mi riscuota: è un gufo, uno splendido gufo reale che attende, paziente, di recapitare una lettera.
"Strano" mormoro alzandomi in piedi e facendolo entrare nella stanza. Di solito vanno tutti nella gufiera, sul tetto, e poi ci pensa Milly, l'elfo domestico, a smistare la posta. Lo splendido volatile mi scruta con attenzione, prima di posarsi sulla scrivania e tendere la zampina, con fare altero. Non appena la busta è tra le mie dita, l'animale mi lancia un'altra occhiata -incredibile quanto intelligente sia il suo sguardo ambrato- per poi volare via, nella notte. Evidentemente, il mittente non aspetta risposta.
Recuperò Chipie, strappandola al suo giocattolo e stringomela al petto mentre mi siedo sul letto. Lei protesta fiaccamente, miagolando, per poi rabbonirsi dopo qualche carezza.
"Non sei curiosa, Fifì?" le domando carezzandole il musetto. Chiude gli occhi, docile, mentre dispiego la lettera. La grafia è sottile, elegante, le parole si rincorrono lievi come onde scure in un mare immacolato.

Quasi non mi accorgo della zampina di Chipie che colpisce ripetutamente il mio naso, mentre rileggo, avida, quelle parole. Se non fosse che sono nero su bianco sotto il mio naso, penserei ad uno scherzo. Restia ad abbandonarmi ad un entusiasmo avventato, recupero la bacchetta e la agito sopra la pergamena, mormorando un paio di incantesimi: nulla. La lettera rimane immutata, in tutta la sua regale eleganza. Chiudo gli occhi. Li riapro: tutto uguale. Mi pizzico le guance. Niente, sembra sia davvero la realtà.
E mentre finalmente accetto quest'idea, lo stesso disagio provato a capodanno mi riempie il cuore. Vorrei esser felice, davvero. Ma non ci riesco. E' più forte di me.
Ripiego la lettera con cura, posandola sul comodino. Sono talmente stordita da non sapere nemmeno cosa pensare: non capita certo tutti giorni di sentirsi dire cose del genere, in effetti. Nel mio caso, inoltre, è la prima volta. Cosa si fa, in questi casi? Si risponde? E domani, sul treno, cosa farò se lo vedrò? Devo salutarlo come se niente fosse? O evitarlo? Mh, forse evitarlo non è il caso visto come sono finite le cose con Jasper.
Jasper, già.
Anche qui, un bel dilemma. Forse, se gli spedissi una strillettera anonima riversandogli addosso tutto quello che penso di lui, risolverei qualcosa. Ma dubito seriamente che riuscirei a scalfire quella sua impeccabile facciata di perfezione. Bel dilemma. Vorrei tanto riuscire a capire cosa fare. Che poi, sarei mai veramente in grado di ferirlo? Lo voglio davvero? Dubito. Decisamente, sono troppo buona per questo genere di cose. Ci sarà un motivo se sono finita a Corvonero e non a Serpeverde, no? Cosa fare?
Il viso di Georgiana Harrington mi passa davanti agli occhi, assieme alle sue parole: "Tu, Jillian McKanzie. Sei hai qualcosa che non va, sai dove trovarmi."
Ecco la soluzione. Mi alzo in piedi di scatto. Basta pensare, chiederò consiglio a Georgiana una volta tornata a scuola, ecco cosa devo fare. Adesso devo finire di riempire il baule, devo fare qualcosa, qualsiasi cosa, che mi tenga la mente occupata e mi impedisca di pensare. Agito la bacchetta, stizzita, facendo partire il vecchio giradischi magico e tornando al mio lavoro, mentre luna maestosa melodia, un trionfo di archi e fiati, invade la camera. Mi rimbocco le maniche, guardando la marea di cose che ancora copre il pavimento della stanza, e sospiro di sollievo.
Ho così tante cose da fare, che pensare sarà proprio l'ultimo dei miei pensieri. Fischiettando sulla falsariga della sinfonia, mi rimetto al lavoro.
Domani è un'altro giorno, domani si vedrà.













07/01/2008
commenti • tag: avvisi, vacanze, amori, misteri, serpeverde

AVVISO
Un piccolo appuntino veloce per tutte voi. Come ho scritto in tag nel forum purtroppo sono un pò impedita per via di un dolore intercostale (fatica a respirare, muoversi etc etc) e evito il più possibile di non stare sdraiata e di muovermi, quindi non vengo molto al piccì. Spero che la cosa svanisca presto perchè non ne posso più. Intanto vi lascio un assaggio del post di Edward, teoricamente doveva contenere anche le vacanze natalizie ma non riesco, per adesso, ad aggiornarlo, quindi lo leggerete più in là. Ancora scusa, chiedo venia.


Hogwarts.
Ormai mancano pochi giorni all’inizio delle vacanze. Le cose da fare sono molte, soprattutto perché i professori irrompono nella tua vita con la fissa dei voti. E infatti la settimana prima delle vacanze Edward vegeta.
Sono i pochi giorni in cui lo si vede strano rispetto al solito. E’ più nervoso e irascibile, forse perché, per colpa dello studio, non riesce a stare dietro alla cose futili, ma vitali per lui, come le donne e il divertimento. Si perché nonostante tutto, nonostante Edward sia perfetto per la sua famiglia, deve riuscire ad ottenere buoni voti. E’ l’unica richiesta dei familiari, per il resto Edward fa quello che vuole. Edward è perfetto, è bravo, è il migliore, perché si dovrebbe mettere bocca in quello che fa?! Tutto quello che compie, dice, scrive è giusto, perfetto.

“Porca puttana Edward! Chi cavolo ti ha mandato quel biglietto allora?!” Fisso Jasper che mi ha raccontato del suo incontro ravvicinato con Violet. “Effettivamente, non ne ho idea!” Già, chi è quella stupida che vuole finire sulla forca?! Mai prendersi gioco di un Norwood, mai.
“Chiunque l’abbia fatto, ha commesso un grosso errore!” dico poi alzandomi dalla poltrona dove ero comodamente seduto, per dirigermi verso l’uscita della sala comune. Idiota, stupida creatura senza cervello. Come hai osato fare questo a me, me: Edward Norwood. No carina, ti sei infilata in un brutto guaio. Credi che le cose da adesso in poi per te saranno così tanto semplici? Ti ostacolerò la strada come meglio potrò, mi impegnerò con tutto me stesso per vendicarmi. Il nervoso che mi sale quando ripenso a quello scherzetto del biglietto è tanto. Non capisco lo scopo, perché lo abbiano fatto. Probabilmente è qualche pischella gelosa, che non ha ancora ricevuto da me le attenzioni che adesso sto dedicando alla Traviston. Stupida mentalità femminile. Mai prendersi gioco di un Principe.
Ascolto la lezione della Merrythought. Interessante, ma mai quanto le sue curve sotto quei vestiti che porta. E’ una donna veramente affascinante, fortunato Riddle che se la spupazza quando vuole.
“Hey Ed, ho deciso di chiudere con la corvonero!” lo fisso, mentre finalmente torno a pensare che il suo cervello abbia riiniziato a funzionare. Era l’ora, tanto quella biondina non te la dà Jasper.
“Bene” esclamo squadrandolo “E quando hai intenzione di dirglielo?”
“Proverò a rubargli un bacio prima di andare via e poi… tock!”
Si batte le mani l’una contro l’altra, a mo di: e poi finita!
“Bhè una scenetta da vedere, avvertimi quando la metterai in atto, mi nasconderò da qualche parte con coca-cola e pop-cron” sorrido a pensare alla rottura dei due, povera piccola biondina. Il suo cuore verrà diviso in mille pezzi, che cadranno lentamente, uno ad uno, sul pavimento: tin – tin – tin! Ghigno ancora quando davanti a me si piazza una Deirdre furiosa. Non vanno molto bene le cose con Geert, cioè per lui vanno, ma per lei no. E’ stanca. “Dè è soltanto uno stupido moccioso del settimo anno tutto rose e fiori! Quando ti deciderai a lasciarlo?” la fisso negli occhi “Presto.” Conferma il mio pensiero.

Hogwarts - Partenza. Fisso il mio baule, per meglio dire, i miei bauli, chiusi. Sono pronto, elegante e impeccabile come sempre. E’ il momento dei saluti, cosa odiosa da vedere in sala grande e nei corridoi, da veramente sui nervi. Strilli, lacrime, abbracci, -mi scriverai vero? Ti raccomando fallo sennò mi offendo!-. Stupidi, non c’è altro modo per definirli.
“Vi rivedrete tra pochi giorni emeriti imbecilli, mica tra qualche secolo!” irrompo nel silenzio che echeggiava tra me e i miei amici.
“Proprio non li capisco!” aggiunge poi Deirdre squadrandoli schifata.
“Ragazzi adesso vi lascio, ho una cosa da fare, una persona da salutare!” prendo e inizio a scendere le scale dopo aver fatto un occhiolino a Jasper. Appuntamento con Violet Traviston esattamente un minuto fa all’albero nodoso davanti al lago. La ragazza deve essere già là dato che vedo una figura scura in lontananza, ben coperta dato che la neve ha deciso di imbiancare tutta la scuola e le zone vicine. Arrivato davanti a lei la fisso negli occhi.
“Violet!”
“Edwar! Volevi parlarmi?”
“No, volevo solamente salutarti”
Afferro la sua testa tra le mie mani, raggiungo le sue labbra con le mie e la bacio. Tutti i movimenti precedenti al bacio sono stati leggeri ma veloci, così che non potesse scappare. Ci stacchiamo, finalmente. Mi guarda, non riesco a decifrare il suo sguardo. All’inizio sembra sognante, poi si trasforma, velocemente, in duro. Mi avvicino al suo orecchio e inizio a sussurrargli:
“Smettila Violet, è inutile che continui a fare la strafottente, a tirarti indietro.. tu hai solo paura di soffrire, di stare male, così non fai altro che soffrire di più. Tanto ormai sei cotta di me, ci sei cascata”. La lascio così, sfiorandole il lobo dell’orecchio con le miei labbra. E mentre mi allontano, di spalle, le auguro un buon natale.












06/01/2008
commenti • tag: ricordi, vacanze, amicizie, festeggiamenti, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

Poiché le vacanze di Natale di solito si rivelano un momento un po’ fiacco nello svolgimento della trama, le menti pericolose di Lyndea e Martyl hanno pensato di scrivere un post a quattro mani che coinvolga due dei loro personaggi: Julia Versten e Georgiana Harrington. Speriamo che il risultato sia di vostro gradimento! [Qualora non fosse così, verrete schiantati!]













05/01/2008
commenti (3) • tag: vacanze, famiglia, sogni, speranze, addii, paura, dubbi, ritorni

Il sole entra dalla finestra sulla parete ovest della mia camera, bagnando di luce il mio letto. Mi sveglio e stiracchiandomi vado verso la finestra, scostando le tende rosa pallido per aprirla. Il freddo pungente non esita a farsi sentire, fuori il marciapede e` ricoperto di neve, che e` scesa senza fermarsi durante tutta la notte. Rimango per un attimo a guardare quel paesaggio che mi ha svegliato per sei mesi, e non riesco ad immagginare di dover svegliarmi con un paesaggio diverso, di dover scostare le tende della finestra della mia camera nel dormitorio delle ragazze Tassorosso. Strofino forte le braccia e mi allontano, cercando di allontanare anche quel senso di nostalgia che gia` mi opprime. Quanto sono stupida, non ho manco ancora varcato la soglia di casa cavolo! Osservo la mia camera, oggi e` ordinata. Tutto e` dentro al baule nuovo di zecca che mia madre mi ha comprato per il ritorno a Hogwarts. Lo apro per controllare gli oggetti che con parsimonia ho riposto dentro la sera prima, ci sono i libri, i vestiti, la divisa, alcune bottigliette per le pozioni, qualche libro e rivista babbana e la mia bacchetta. Non faccio a meno di sorridere, finalmente avro` la possibilita` di riutilizzare la mia bacchetta!! E` dall’ultimo giorno di scuola a giugno che non ho piu` lanciato un incantesimo. A settembre sarei dovuta ritornare a Hogwarts per iniziare il mio quinto anno alla Scuola di Magia, ma mamma si e` ammalata improvvisamente e sono dovuta rimanere per curarla.


Scendo le scale e arrivo in cucina, mia madre e` in piedi ai fornelli, preparandomi le mie adorate frittelle.

“Ciao mamma” la saluto con un bacio frettoloso sulla guancia, poi mi siedo a tavola.

“Allora amore? Sei pronta?” mi chiede mia madre mentre rigira la frittella sulla padella. La osservo; e` ingrassata un po`, le sue guance hanno riacquistato colore, il suo splendido sorriso ha di nuovo illuminato il suo viso. Si, sta decisamente meglio. Non e` piu` la mamma che mi richiamava dal letto per avere un asciugamano bagnato o un bicchiere d’acqua, non e` piu` la mamma per la quale dovevo cucinare, non e` piu` la mamma che aveva bisogno di sostegno per muoversi per la casa. No, e` la mamma di prima; certo, non e` del tutto guarita ed e` ancora un po` sfiancata, ma sta meglio. D’altronde se non si trovasse meglio io non avrei mai accettato di ritornare a Hogwarts dopo Natale. Lei vuole che torni a scuola perche` dice che sono ancora in tempo di recuperare l’anno. Diciamo che un’occhatina ai nuovi libri l’ho data, e non mi trovo cosi` indietro. Ma chi inganno?? Sono totalmente persa, chissa` quando riusciro` a recuperare tutti i compiti. Ma devo passare l’anno, mia madre se lo merita.

Mentre poggia la fritella sul piatto la mia mente vola verso Hogwarts. Chissa` se la gente si ricordera` di me? La verita` e` che le uniche persone con cui sono rimasta in contatto da quando ho lasciato scuola sono Susan e Lory. Certo di tanto in tanto mi e` arrivata qualche lettera da ragazzine del quinto, tipo Elliot, ma mano a mano le loro lettere sono diventate sempre piu` rade, perfino quelle di Lory e Susan, quindi non so granche` degli ultimi due mesi a Hogwarts. Chissa` che coppie si sono formate? Chissa` chi si e` lasciato? Vorrei tanto sapere gia` tutto! Sono gia` al corrente del fatto del ritorno di Margot, Lory mi ha scritto dicendomi che adesso si fa chiamare Zoe e che e` completamente cambiata. So anche che Noir ha iniziato scuola in ritardo, e che adesso e` ingrassata un pochino. Sono contenta per lei, prima era troppo magra! Speriamo anche che quest'anno riesco a rimediare un ragazzo, qualcuno carino e dolce, che sappia volermi bene davvero. Le mie esperienze precedenti, diciamo non numerose, sono state dei disastri. Non ho voluto assecondare la cara Susan nella sua caccia frenetica e continua ai ragazzi, non mi faccio trascinare come Lory in quei stupidi appuntamenti al buio! Susan a volte mi spaventa, l'altr'anno ogni giorno notavo quanto si assomigliava a Laura Stevens, quella ragazza "facile" di Corvonero. Ma a Susan per fortuna questa fama non l'ha ancora raggiunta perche` un attimo si controlla. Almeno l'altr'anno! Comunque penso che riusciro` a sopravvivere senza un ragazzo quest'anno, non sono sicura pero` di essere pronta per i commenti acidi che ricevero` dai Principi, e sopratutto non sono pronta per gli occhi freddi, penetranti e inquietanti di Tom Riddle, che mi osserveranno con disprezzo ogni volta che lo incontrero` per i corridoi. Al solo pensiero rabbrividisco. Ma devo guardare il lato positivo: rivedere i miei amici, rientrare in contatto con la magia, ritrovarmi di nuovo con tanti ragazzi della mia eta`. Diciamo che qua in Michigan sono sempre stata occupata a badare a mia madre, quindi l’unica persona con cui ho parlato al di fuori di casa e` la vicina di 70 anni e la cassiera antipatica del supermercato.

Finisco la mia frittella con lentezza, immersa nei miei pensieri, quando alzo lo sguardo vedo mamma vicino al lavandino, ha le lacrime agli occhi. Mi avvicino a lei e l’avvolgo in un caldo abbraccio.

“Andra` tutto bene mamma”

“Lo so” risponde lei asciugandosi le lacrime con uno straccio sporco “Lo so. Adesso corri a prendere il baule, il taxi sara` qui fra pochi minuti. Quanto sono scema, qui a piangere come una bambina” Mamma non si vuole mai mostrare debole, amche quando stava male nascondeva il piu` possibile il suo dolore. E pensare che qua, in questa cucina, solo qualche giorno fa io e mia madre ci gustavamo il cenone di Natale, noi due sole solette, come siamo sempre state comunque. Non ci e` mai servito nessun'altro, da quando se n'e` andato papa` abbiamo imparato la nostra lezione.


Salgo e mi vesto. Guardo un'ultima volta il candido paesaggio bianco dalla finestra, e lancio un'occhiata alla mia piccola stanzetta. Prendo il baule e con difficolta` lo trascino giu` dalle scale. Mia madre mi accompagna alla porta, fuori, dopo quell’angolo di giardino davanti casa, mi aspetta un vecchio e trasandato taxi che mi portera` alla stazione dei treni della citta`  piu` vicina, da li` iniziera` il mio lungo e faticoso viaggio verso Hogwarts.

 













04/01/2008
commenti (1) • tag: ricordi, vacanze, famiglia, amori, sogni, speranze, addii, paura, serpeverde, litigi, errori, festeggiamenti, corvonero

Profumo di biscotti. L'enorme albero di Natale che troneggia quasi minaccioso su una valanga di pacchetti dorati ammassati alle sue radici. La neve che vortica leggera dal soffitto del salone, scomparendo a qualche metro da terra. Lo scintillio delle mille e più candele che lievitano sopra l'enorme tavola già apparecchiata. La nonna che sbraita ordini con un tono vagamente isterico e al tempo stesso detta una strillettera indirizzata ai miei genitori, ancora prigionieri del loro lavoro al San Mungo, come ogni anno. Si, è davvero Natale.
Faccio quasi fatica a credere che siano arrivate le fatidiche vacanze: le ultime due settimane di scuola sono state un vero inferno, quando la fatidica sindrome del "Non ho voti-mi servono voti" si è abbattuta su noi poveri studenti togliendoci ogni secondo libero. Non mi sono affatto stupita quando, appena tornata a casa, la nonna mi ha squadrata da capo a piedi prima di dichiarare che ero dimagrita e che mi vedeva piuttosto sciupata. Inspiro a fondo, facendo sfiorando con la punta delle dita il passamano lucido dello scalone, senza nemmeno più sobbalzare alle urla stridule della nonna. Ho sobbalzato abbastanza prima di partite da scuola, quando mi sono ritrovata faccia a faccia con Jasper.
Chiudo gli occhi, dopo aver accostato la porta della mia camera e aver preso Chipie tra le braccia. Ed eccolo lì, il bel volto del Principe di Serpeverde: gli occhi verdi, di quel colore denso, vellutato, ricolmi di uno sdegno e una furia gelida; quelle ciocche scompigliate che morivo dalla voglia di tenere tra le dita, anche solo per scostarglierle dal volto pallido, dai lineamenti affilati.
Mi lascio cadere di schiena sul letto, provocando un miagolio infastidito alla piccola gattina nera che si agita, infastidita, saltando su un cuscino accanto a me, dove si acciambella soddisfatta. Sospiro, raggomitolandomi. Non ho dimenticato una sola parola di quell'incontro. Del resto, non potrei mai. E dire che le cose sembravano andare così bene..


[ Qualche giorno prima ]

"Jillian!" Jasper sorrise, affiancandosi alla bionda Corvonero che aspettava, paziente, accanto all'ingresso. Riconoscendolo, arrossì.
"Ciao, Jasper.." mormorò timidamente, abbassando lo sguardo sulle sue mani, coperte da un paio di guanti bianchi, come il cappotto che indossava.
"Mica volevi andartene senza prima salutarmi!" esclamò il ragazzo, corrugando la fronte e increspando le labbra in una smorfia che lei trovò adorabile e di fronte alla quale non potè fare altro che abbozzare un sorriso e negare, mentendo spudoratamente.
"Certo che no" mormorò con un filo di voce, sentendo il cuore accellerare impazzito. Il volto di Jasper si ammorbidì in un sorriso sghembo.
"Sono contento di vederti" riprese dopo qualche attimo, allunando una mano e catturando una ciocca di capelli della ragazza, attorcigliandosela attorno alle dita sottili. La sentì trattenere il respiro e, approfittando della paralisi totale che sembrava averla colpita, si avvicinò ulteriormente, contando sul fatto che lei sarebbe indietreggiata, trovandosi con le spalle contro la parete di pietra. Cosa che accadde. La bionda sussultò, arrossendo ancora di più se possibile, mentre lui si chinava in avanti, posando l'avambraccio sul muro, sopra la sua testa.
"Smetterai mai di giocare?" le chiese suadente, soffiandole le parole sul viso. Jillian corrugò la fronte, sentendosi come in trappola. Era affascinata, dal mago, non poteva negarlo: ma c'era qualcosa, in lui, qualcosa nel suo modo di fare, nella sua ostentata sicurezza, che la inquietava. Una sensazione, che si insinuava in lei ogni qualvolta si faceva troppo vicino, un brivido cui aveva sempre dato il nome di timidezza. Era, invece, la consapevolezza dell'errore che si nascondeva dietro quell'infatuazione. La certezza che c'era effettivamente qualcosa di sbagliato, che non era quello che voleva.
"Io non sto giocando" sussurrò la Corvonero, lavorando veloce di pensiero per trovare una via di fuga. Era una caccia, solo ora l'aveva capito. E il suo ruolo, purtroppo, era quello della preda.
"No? Allora smettila di scappare" ordinò suadente, avvicinandosi ancora di più. Le era talmente vicino da poter sentire il profumo del suo respiro, un aroma dolce e invitante che presto sarebbe stato ricordato come uno dei tanti rubati, nel corso di sei anni.
"Perché non dovrei?" ribattè lei a bassa voce, aggressiva. D'un tratto, era arrabbiata. Lui si ritrasse appena, lasciando che la sorpresa trapelasse sul bel viso prima che la frustrazione e la rabbia lo indurissero.
"Perché non c'è motivo" sibilò, cercando di mantenere un tono di voce tranquillo.
"Ah no?" fu lei a sospirare, questa volta "Jasper, non credere che io sia tanto stupida da non vedere. Ogni giorno che passa, c'è sempre una nuova ragazza accanto a te. Un giorno, un'altra ragazza. E io lo so, so che se ti do quello che vuoi, poi è solo questione di ore prima che trovi qualcun'altra. Io non voglio essere solo un'altra ragazza, una delle tante" abbassò lo sguardo, evidentemente dispiaciuta, prima di cercare gli occhi verdissimi di lui, che replicò immediato
"E allora spiegami il senso di tutta questa sceneggiata, che a me sfugge"
"Nessuna sceneggiata" fece per allungare una mano verso la sua guancia, abbozzando un sorriso, ma la ritrasse immediatamente non appena vide la sua smorfia "Tu mi piaci, e mi sembrava fosse piuttosto evidente" ammisse, arrossendo furiosamente "Ma non... non posso, ecco tutto"
"Non puoi? Non sarebbe meglio dire non vuoi?"
l'accusò il Serpeverde, gli occhi fiammeggianti d'ira. La Corvonero si ritrasse ancora di più, facendosi piccola piccola contro la parete.
"Jasper, non dire così.." sussurrò.
"Io dico quello che voglio" riprese il ragazzo, più collerico che mai, prendendole il mente tra le dita e costringendola a guardarla negli occhi "E quello che voglio dire, ora, è che sei una codarda. Che hai paura, ma così tanta paura che il solo pensiero di aver sprecato così tanto tempo con te mi irrita, mi innervosisce"
"Mi fai male.."
protestò la Corvonero, il volto teso dallo sforzo di non lasciare che le lacrime che sentiva riempirle gli occhi non trabordassero e scivolassero lungo le guance. Lui allentò la presa, automaticamente, stringendo i denti.
"No, non ti sto facendo male. Non quanto vorrei, in questo preciso momento" masticò le parole, una ad una, a fatica, sporgendosi verso di lei, che aveva iniziato a tremare. Per un attimo, un attimo soltanto, sentì l'irrefrenabile impulso di abbracciarla e scusarsi. Ma fu solo un attimo, subito cancellato dal fastidio dell'esser respinto. La prima volta, in assoluto, che succedeva una cosa del genere. L'idea soltanto lo faceva infuriare come mai prima d'ora.
"Smettila" iniziò a dire lei "Mi sti facendo paura"
Lui la guardò, senza dire una sola parola. Ormai piangeva. Si sforzava, con tutta se stessa, di non farlo, ma due grossi lacrimoni erano scivolati sulle guancie morbide, arrossate, ed erano arrivati alle sue dita. Gli occhioni verdi erano pregni di paura, ma sul fondo riusciva a leggervi qualche traccia di tristezza. No, lei non aveva mentito dicendo che lui le piaceva, ma allora perché quel rifiuto? Jasper non capiva. Come poteva, del resto? Non era nella sua natura essere rifiutato, la sua natura era prendere-usare-lasciare. Era fatto così, al contrario della Corvonero piena di sogni e speranze, ancora in attesa del suo primo bacio. Non riusciva a capire perché lei stesse dicendo di no. E la sua decisione fu la peggiore che potesse prendere in quella situazione: senza lasciar andare il suo volto, la immobilizzò. L'ultima cosa che vide, prima di posare le labbra su quelle di lei, fu l'espressione terrorizzata della ragazza che lo implorava di non farlo. Fu un bacio violento. Aggressivo. E quando finì, Jasper si accorse di ansimare leggermente, tanto era stato intenso. Nel bene e nel male.
"Ci avrei giurato" sussurrò, abbozzando un sorrisetto. Lei non disse nulla. Fissava il biondino, senza realmente vederlo, e quando finalmente lo mise a fuoco, aprì la bocca per parlare, ma non ne uscì nulla, se non aria.
"E' stato solo tempo sprecato.." disse dolcemente, prima di girare sui tacchi e allontanarsi, con un impeccabile sorriso stampato sul bel volto. Come se nulla fosse successo. Prima di sparire nel salone, si fermò un attimo. Si voltò, cercò la minuta figurina vestita di bianco che se ne stava appoggiata contro la parete, e disse, ad alta voce.
"Ah, dimenticavo... Buon Natale, Corvonero"
Poi, sparì.


Mi affaccio verso l'ingresso, dalla cima delle scale: è già affollato. Volti più o meno noti, più o meno famigliari, più o meno sorridenti. Inspiro a fondo. Anche se tutto quello che desidero è rinchiudermi in camera a piangermi addosso mangiando biscotti al cioccolato, devo fare un profondo respiro e scendere giù. Io-amo-il-Natale. Io-amo-il-Natale. Vorrei solo avere la testa saldamente ancorata sulle spalle e non tra le nuvole, è chiedere troppo? Cerco di convincermi che è stato solo un bacio, uno stupido bacio che non conta nulla. Perché è ovvio, che per lui non conta nulla. Quindi perché io devo darci così tanta importanza? Perché sei Jillian McKanzie, risponde una vocina nella mia testa, e sei una stupida sognatrice. Mi concedo un altro profondo respiro, come se l'aria pulita potesse lavar via i ricordi e farmi tornare vagamente lucida. Incrocio lo sguardo della nonna, mentre cautamente inizio a scendere lo scalone, facendo attenzione a non rompermi l'osso del collo scivolando giù dai tacchi vertiginosi che sono costretta ad indossare. Io-amo-il-Natale.
"Jillian, tesoro!" mi richiama all'ordine la madre di mia madre "Vieni qui, ci sono un paio di persone che devi assolutamente conoscere"
Intravedo, alle sue spalle, il volto sorridente di un Tassorosso intravisto qualche volta a Trasfigurazione. Meraviglioso. Non desideravo altro che passare la serata con un membro della Casa più pettegola della scuola. E per la terza volta, dopo ave sfoderato un sorriso abbastanza convincente, inspiro a fondo.
Io-amo-il-Natale.













01/01/2008
commenti • tag: avvisi

Cambio di layout dedicato ai serpeverde. I prossimi saranno per le altre casate!
Spero sia di vostro gradimento : )
E visto che ci siamo: un buon duemilaotto da me e la fra!













 

serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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