domenica, 30 dicembre 2007
commenti • tag: vacanze, famiglia, amori, amicizie, litigi, grifondoro, corvonero, tassorosso

Ultimi giorni di scuola. Poi si torna a casa, liberi da compiti e interrogazioni, per le vacanze di Natale. Ida in questi giorni è sempre più felice, riguardo la faccenda con Tom Riddle, e la cosa non mi piace. Pur tralasciando le mie personali considerazioni riguardo il Caposcuola dei Serpeverde, un Purosangue come lui, intriso di tutta quella retorica sulla purezza della stirpe, mai e poi mai potrebbe prendere in considerazione una Tassorosso Mezzosangue, nemmeno se fosse bella come Ida. Devo capire cosa diavolo sta architettando quella sua testolina bionda, prima che finisca nei guai. In teoria non potrei entrare alla sala comune di Tassorosso, ma incrocio Matt Warren dopo l’ultima lezione e gli chiedo se lo posso accompagnare, visto che avrei bisogno di parlare con mia sorella.
“Certo, vieni con me!”mi risponde allegro.
Poco dopo, eccomi presso i sotterranei vicino alle cucine, nell’accogliente Sala Comune dei Tassi, le cui immense e morbide poltrone sono un invito all’ozio. Mia sorella non si vede in giro, ma una sua amica mi indirizza verso la sua stanza. Non c’è: ma ecco lì sulla scrivania il libricino su cui la vedo sempre scrivere ultimamente. Apro su una delle ultime pagine e leggo il racconto di una litigata con una sua amica che aveva osato definirlo “spocchioso”. Purtroppo riesco solo a leggere di questo episodio, perché sento dei passi che sia avvicinano, e sono costretta a lasciar perdere.
Ida entra nella stanza: quando mi vede è sorpresa ma contenta.
“Julia!”
“Ciao piccolina, come va?”
“Tutto a posto. Julia devo dirti una cosa!”
Sembra quasi esaltata. Ti prego, fa che non sia per Tom Riddle. Ti prego, fa che non sia per nulla che riguardi quell’essere disgustoso.
“Stamattina ho mandato un biglietto a Tom.”
Sì, è in questo stato per Tom Riddle. Per quell’essere disgustoso.
“E cosa ci hai scritto?”
“Non è importante. Però ha accettato di vederci. Ti rendi conto?!”

Certo che me ne rendo conto. Così come mi rendo conto che se Tom Riddle ha accettato di incontrare Ida, allora c’è sotto qualcosa. Qualcosa che lei non vede, e che quindi dovrò scoprire io.
“Ida, sai come la penso…”
“Sì, lo so. Ma Tom non può essere una persona normale? Come me?”

La guardo con un misto di compassione e rabbia. Come può essere così stupida? Ma forse è l’amore, che rende ciechi. Forse è per questo motivo che io non mi sono mai innamorata: non credo di poter sopportare di perdere il controllo su di me, sulle mie emozioni.
“Piccolina, non fare sciocchezze.”
“Non ho intenzione di andarci a letto, se è questo che pensi.”
“Non mi riferisco solo a quello. Fa’ attenzione in generale. Quando vi incontrerete?”
“Non lo so ancora. Mi ha solo scritto questo.”
mi dice, estraendo dal suo diario un frammento di pergamena. Le uniche due parole, tracciate con una grafia secca e nitida sono ‘Va bene’. Incoraggiante, come messaggio d’amore.
Gli occhi di Ida scintillano.
È cieca, cieca, cieca. Dovrò proteggerla io.
“Ida, per favore, stai attenta.”
“Julia, tu sei solo gelosa.”

Ed è ovvio che una bella litigata non poteva mancare.

 


 

Sebastian in questo periodo si sta vedendo con una tizia che in tutta sincerità non riesco a sopportare. Partendo dal presupposto che lui ha una corte (e mai parola fu più azzeccata) di ragazze che sospirano ad ogni suo gesto, ce ne sono alcune che sono perlomeno decenti. Ma questa Sissy è davvero un incubo. La sua risata stridula mi fa a dir poco rabbrividire.
“Cosa diamine ci trovi in lei, vorrei proprio saperlo.”gli dico stamattina, mentre bevo il mio caffè.
“Dài, è carina. E poi mi tiene di buon umore.”
“Per forza, è di una stupidità abissale. E poi, è una ragazza facile. Più facile della Stevens di Corvonero.”
“Non offendere la mia intelligenza. Se volessi una storia seria, di certo non mi metterei con una del genere.”
“Ah, si? E con chi ti metteresti?”
“Non lo so…”
dice, mentre i suoi occhi vagano per il tavolo di Corvonero, e poi aggiunge: “Devo parlare con Georgiana… di Riddle.”
“A proposito di Riddle, mi sono dimenticata di dirtelo!”
“Che cosa?”
mi domanda, molto più interessato al suo croissant che a me.
“Riddle e Ida si incontreranno.”
“Sai che storia, io lo incontro sempre.”
“Che scemo che sei. Nel senso che hanno un appuntamento.”
“Come sei vittoriana. Diciamo che escono.”
“Va bene, escono…o meglio, usciranno.”
“La cosa non è che mi convinca molto: Riddle non ama i Mezzosangue. Non parla nemmeno, con loro, se può evitarlo. Con me è obbligato, perlomeno durante le riunioni dei Caposcuola.”
“Si vede che sei ancora obnubilato dal sonno…lo vieni a dire a me che detesta i Mezzosangue?! Infatti ho deciso di seguirla, quando succederà il fattaccio.”
“Cioè?”
“E chi lo sa. Dopo le vacanze, credo. Sappi che sei precettato.”

Sebastian mi rivolge uno sguardo condiscendente.
“E va bene, Julia. Sarò il tuo Watson. Posso dirti che tutto questo mi sembra una grandissima sciocchezza?”

È sera ormai. Dopo la chiacchierata con Sebastian a colazione, e dopo una normale giornata di scuola, oggi pomeriggio sono andata con Georgiana a fare una passeggiata nel parco. Lei ha beccato Riddle che si inoltrava nella Foresta Proibita, io ho beccato Ida che lo pedinava. Non mi sono trattenuta dal darle una seria lavata di capo. E poi che vergogna di fronte a Georgiana, con cui mi ero appena sfogata riguardo le mie ultime scoperte su quella stupida di mia sorella. L’ho riaccompagnata fino agli alloggi dei Tassorosso, e l’ho lasciata in custodia alla sua migliore amica, che per fortuna la pensa come me.

 


 

Si parte per le vacanze di Natale. Scesi dal treno, io e Sebastian ci salutiamo e ci scambiamo i regali. Il suo è un acquisto che risale all’estate scorsa, durante la mia ultima visita a Londra. Un oggetto babbano, s’intende: una radio. È abbastanza pesante, e lui non perde occasione per lamentarsene. Il mio regalo invece è una scatola confezionata con una carta da regalo panna ed un grande fiocco argentato. Così, a prima vista, mi piace molto.
Un abbraccio, e poi raggiungo Ida che mi aspetta sulla pensilina. Con le nostre valigie, prendiamo un taxi nella città devastata dai bombardamenti. Poche persone si aggirano per le strade di Londra. I babbani stanno combattendo l’ennesima delle loro guerre, ma questa volta ci stanno mettendo molto impegno affinché sia la più distruttiva possibile. L’ aeroporto di Heathrow funziona a singhiozzo, ma i voli civili per Oslo sono ormai annullati a causa e conflitto. Quindi non ci sono molte possibilità di tornare a casa, se non la Polvere Volante. Il taxi ci deposita di fronte ad un alberghetto di nome “Specchio d’acqua”, dove abbiamo prenotato una doppia per due settimane. La proprietaria è un’anziana Maganò, che ci ha già aiutato negli anni scorsi. Ci registriamo, poi saliamo in camera. Ci riposiamo per una mezzora, ci rinfreschiamo, poi estraggo la Polvere Volante e attraversiamo le fiamme.

Eccoci nella sala da pranzo, a casa, ad Oslo. Nostro padre, Nils, è immerso nella lettura di uno dei suoi libri di taumaturgia magica; Siri, la mia matrigna, la madre di Ida, lavora a maglia: non appena vede sua figlia scatta in piedi e l’abbraccia con calore. Mio padre, più placido, invece si occupa di me.
Portiamo le valigie in camera, e finalmente posso concedermi un bagno in completa tranquillità, giocando un po’ grazie al mio potere, l’idrocinesi. Emergo dall’acqua, e sento in lontananza il telefono che squilla. La tecnologia babbana è molto utile, e Siri, che è un’umana sprovvista di poteri magici, non ha voluto privarsene. Senza contare che ad Oslo, con il tempo inclemente che c’è per gran parte dell’anno, non sempre è possibile mandare gufi: così la maggior parte delle famiglie di maghi ha fatto questa piccola concessione alle invenzioni babbane. Poco dopo, sto parlando con Marit, la mia migliore amica. Anche lei è appena tornata da Durmstrang, e concordiamo di vederci domani, per scambiarci i regali.
“Ti va se si unisce anche Alex?”
Alexander Liedholm, infatti, è il cugino di Marit, ma sono cresciuti insieme e si vogliono molto bene. Quando ci siamo incontrati a Hogsmeade, io e lui abbiamo riso tanto ricordando alle disavventure di noi tre, quando eravamo piccoli. Poi con Alexander ci eravamo un po’ persi di vista, nonostante frequentassimo la stessa scuola, a causa della differenza d’età e dei diversi giri di amici. Una volta che poi si era diplomato, non l’avevo più visto.
“Va bene, venite verso le cinque.”le rispondo.
Ho appena riattaccato, quando mio padre mi chiama. Lo raggiungo in sala da pranzo.
Nils Versten, mio padre, è un mago guaritore: una qualifica molto particolare nel mondo magico. Il suo lavoro potrebbe essere paragonato a quello che svolgono i MediMaghi al San Mungo, ma in realtà lui si occupa più di trovare nuove cure, che di applicare quelle conosciute. La mia famiglia, da un punto di vista babbano, potrebbe essere definita della borghesia medio-alta, poiché non appartiene al rango delle famiglie dei Principi di Serpeverde, dei Traviston o dei Salinger, ma gode lo stesso di un certo prestigio. Il fatto che mia madre sia una ninfa delle acque, poi, era un punto in più, anche se il matrimonio di mio padre con una babbana non è stato per niente ben visto dalla società. Soltanto il valore di mio padre nel suo lavoro ha salvato la mia famiglia dall’emarginazione, permettendoci di mantenere il rispetto del mondo magico: le nozze di mio padre vengono di solito definite come una ‘stravaganza da scienziato’, come direbbero i babbani. 
Seduto davanti al fuoco, sta mangiando una fetta di julekake, il tipico dolce norvegese di Natale.
“Julia, siediti un po’ vicino al tuo anziano papà.”
“Non dire sciocchezze.”

Mi sorride con i suoi occhi azzurri, gli stessi che abbiamo Ida ed io.
“Come vanno le cose a Hogwarts?”
“Normali, come sempre.”
“Quel tuo amico, Sebastian…?”
“Sta bene. Credo che verrà a trovarci per Capodanno. Con la mia amica Georgiana. Se ti fa piacere.”
“Certo, lo sai che mi è simpatico. Mi piace averlo in giro per casa.”
“Papà, è inutile che ci ritorni su ancora. Io e Sebastian non siamo fidanzati. È un po’ come se fosse mio fratello. Il mio gemello.”
“Lo so, lo so. Ma mi piace vedere il cipiglio che inalberi quando ne parlo! E Georgiana? Non l’avevi mai invitata prima.”
mi dice sorridendo.
“Siamo diventate davvero amiche, papà. Non che prima non lo fossimo, ma…lei è diversa dalle ragazze di Hogwarts. È come Marit. Non è un problema se viene anche lei, vero?”
“No, tesoro. Per conto mio puoi invitare tutta la scuola, se ti fa piacere!”

Mio padre è l’unico che mi capisce fino in fondo, forse perché comprende la parte di me che non è umana, l’eredità di mia madre. Credo che per lei abbia sofferto moltissimo, quando, dopo avermi dato alla luce, se ne era andata, rituffandosi nel mare del gelido fiordo dove aveva incontrato mio padre meno di un anno prima. Il marchio della mia diversità, oltre al potere dell’idrocinesi, sono i capelli scuri, rari nelle terre scandinave, che sono suoi, come i tratti del viso. Non l’ho mai conosciuta.
“Allora, cosa volevi dirmi?”
“Tua sorella mi sembra strana. Appena siete arrivate è corsa in camera, ed ha già mandato un gufo a Hogwarts. È successo qualcosa?”

Hogwarts. Dove c’è Tom Riddle.
“Lo sai, è pazza del Caposcuola di Serpeverde.”
“Da quello che mi hai sempre detto, non mi pare un tipo raccomandabile.”
“Infatti. Cercherò di tenerli lontani.”
“Ida oramai ha sedici anni, non puoi farle da balia.”
“Lo so. Però la devo tenere d’occhio.”
“Sì, mi sentirei più tranquillo anch’io se lo facessi.”

Guarda pensieroso il fuoco per un istante, e poi mi dice:
“Allora, non la vuoi una fetta di torta?”

Marit ed Alexander arrivano puntuali, e subito ci sediamo a chiacchierare in camera mia, che si trova nella mansarda della casa. Io e Marit ci mettiamo subito a spettegolare dei nostri amici, mentre Alexander si aggira per la mia stanza incuriosito dagli scaffali di libri e dai dischi. In un angolo, poltrisce Rikke, il labrador di casa.
“Julia, ascolta…per Capodanno ho in mente una cosa!”
“Ovvero?”
Marit mi guarda con un sorriso astuto.
“Che domande! Una festa, no? Con tutti i nostri amici! È un secolo che non ci vediamo tutti insieme, dall’estate scorsa.”
“Per me va bene, però dovrebbero venire due miei amici di Hogwarts. Sebastian e Georgiana.”
“Non c’ è problema! Fra l’altro…avremo la casa libera. I nostri genitori partono domani. Quindi sarà una festa immensa!”
Alexander interviene:
“Cosa non devo sentire! Guarda che potrei denunciarti, io lavoro al Ministero!”
Che strano, pensare che il mio amico lavori lì. Eppure sembra ieri che frequentavamo entrambi Hogwarts.
“Sì, e i tuoi amici? Tanto vengono anche loro, quindi credo proprio che non ti convenga!”ribatte Marit, facendogli una linguaccia.
Alexander alza gli occhi al cielo, e Marit sorride trionfante:
“Bene, allora è deciso: a Capodanno, festa a casa nostra!”














sabato, 29 dicembre 2007
commenti • tag: vacanze, famiglia, amori, speranze, amicizie, dubbi, festeggiamenti, corvonero

Nebbia. Nuvole bianche si alzano dall'acqua, diffondendosi nell'aria densa e umida; la vasca circolare del bagno dei Prefetti e Caposcuola è piena di schiuma azzurrina, che profuma intensamente di gelsomino. Il silenzio idilliaco è rotto solo dalle risate della Sirena, che si agita nella cornice e si pettina i capelli.
Gli ultimi giorni sono stati, in una sola parola, confusione. Dopo un periodo di stallo, in cui tutto sembrava essere andato al suo posto, gli insegnanti sono stati presi da una mania da interrogazione che ha costretto tutti noi del settimo a infinite sedute di studio matto e disperato. Non abbiamo avuto neppure il tempo di finire di fare le valigie, così il mio baule è rimasto semivuoto e, in effetti, lo è ancora.
Mi sono concessa un bagno per pensare ai brutti fatti degli ultimi giorni senza sentirmi in colpa perché dovrei fare qualcos'altro. L'incontro con la ragazza di Garet Haslett – o presunta tale – mi ha lasciato l'amaro in bocca; è stato come se avessero preso a schiantesimi i miei desideri, già fragili e sul punto di andare a pezzi. Non ho più avuto il coraggio di fermarmi a chiacchierare con i suoi amici, se escludiamo gli incontri ufficiali con Sebastian, solo per paura che arrivasse anche lui. Ammettiamolo, forse mi terrorizzo per nonnulla, ma preferisco prendere le mie precauzioni e non rischiare di non potermi più far vedere in giro perché le voci si sono diffuse.
Esco dalla vasca, sondando prima il fondo della stanza da bagno con attenzione: mi è bastata già una volta la comparsata inopportuna di un prefetto di Tassorosso, che ora non ha più il coraggio di guardarmi in faccia. La grossa pila di asciugamani soffici e profumati mi aspetta sul bordo di marmo della vasca incassata nel pavimento; mi tampono i capelli con delicatezza.
Probabilmente quella sfida è un segno del destino: vuol dire che non trarrei nessun vantaggio a perseverare con questa faccenda di Garet, anzi. E' un messaggio che mi intima di smetterla. D'altronde, ho già abbastanza problemi: oltre alla scuola, che in questo periodo è davvero impegnativa come non lo è mai stata, c'è il problema Tom Riddle e tutto quello che comporta. Non possiamo davvero contare sull'aiuto dei professori, visto che non dà loro alcun motivo di preoccupazione né indizi sulla sua vera inclinazione. Sia Sebastian che Julia, anche se per motivi diversi, hanno messo Riddle in cima alla loro lista di nemici pubblici: non posso che dare loro ragione.
Recupero dalla sedia in angolo il mio maglione di taglio semplice, sportivo, e i vecchi jeans che ho ripescato dall'armadio di mia madre e che lei usava per il Quidditch: anche se mi piacesse farlo, non avrei proprio alcun motivo per vestirmi più elegantemente: l'unico programma che ho per le prossime ore è finire il baule, cenare e scambiarmi i regali di Natale con le mie amiche.
Chiudo la porta, facendo scattare la maniglia e quindi l'allarme eventuali intrusi. Mi dirigo verso la statua di Boris il Basito, alla mia destra, per scendere al quarto piano, da dove sarà ben più semplice raggiungere la torre di Corvonero. Dopo sei anni e mezzo, andare su e giù per la scuola è diventato un giochetto: non dico di conoscerla perfettamente, ma non mi capita quasi più di perdermi. Saltello, atterrando sul pianerottolo del quarto piano: sono le cinque e mezzo, e non ci sono molti studenti in giro. Improvvisamente, poco lontano da me compare l'unico che assolutamente non avrei dovuto incrociare. Garet.
Sta parlando con una biondina piuttosto insignificante, e sembra che stia ridendo di gusto. Affretto il passo, praticamente volando a nascondermi dietro al grosso grifone di pietra che troneggia in mezzo al corridoio; da lì, ricomincio la mia marcia verso la porta che conduce all'ala ovest. Non ho alcuna intenzione di parlargli, e per proprietà transitiva nemmeno di farmi vedere! E poi chi se ne importa se ha una ragazza, a me non interessa. Non più.
« Georgiana! Georgiana! » Oh no. L'ultima volta che qualcuno mi ha urlato in corridoio, ho rischiato di doverla sbudellare. Mi volto lentamente, serrando le mani attorno alla mia tracolla sgualcita. Cerco di assumere un'aria sufficientemente professionale, nel caso sia qualcuno che ha bisogno del mio ruolo istituzionale. Ma di certo Garet non ha bisogno di una Caposcuola; mi sento scuotere tutta dai brividi, mentre si avvicina. Non riesco neppure a salutarlo: mi limito a storcere la bocca, tentando di fare un sorriso.
« Ti devo delle spiegazioni. » Gli trema la voce; sembra davvero preoccupato, e spero che non sia a causa di ciò che sta per dirmi.
«Io... ehm ... sì? » borbotto, cercando di non fargli notare che sto tremando come una foglia.
«Denise ... quella psicopatica. Sì, insomma .. lei non è la mia ragazza. E' una mia amica d'infanzia, ma ha perso tutte le rotelle crescendo. » Si lascia sfuggire una risatina nervosa. Mi fa una certa tenerezza, devo ammetterlo, soprattutto perché si è preoccupato per me. « Immagino che ti abbia spaventata .. beh, ti chiedo scusa. » Abbassa lo sguardo. Aaah, sto andando in brodo di giuggiole.
« ... tranquillo, e grazie delle scuse. Va tutto bene. » Sono commossa dalla sua gentilezza. Faccio per allontanarmi, poi mi fermo. « ... e buon Natale! » gli schiocco un bacio sulla guancia, tanto per non lasciare niente al caso, e me la do a gambe, filandomela verso il mio dormitorio. 



Thump. Thump.
Alt. Cosa sta succedendo? Mi scosto dal viso il piumone, sentendo l'aria gelida del mattino sulla faccia. Dal corridoio provengono tonfi dal ritmo regolare, apparentemente attutiti. Mi rigiro nel letto, sospirando. Anche quest'anno i miei cugini stanno facendo rumore su e giù per le scale, tentando di svegliare tutta la famiglia in modo da aprire i regali al più presto. Lancio un'occhiata all'orologio: le nove e mezzo. Sono resistiti addirittura due ore più del solito, sono quasi stupita.
Mi alzo a fatica, ancora intontita dal sonno; strappo dalla sua gruccia la mia vestaglia blu oltremare e me la infilo, cercando a tentoni le pantofole.
Sophie, Luke e John hanno iniziato a marciare davanti alla porta della mia camera; socchiudo la porta, spiandoli mentre si sussurrano all'orecchio piani criminali per svegliarmi.
« Beh, buon Natale! » li saluto facendoli sobbalzare; si voltano verso di me con aria stupita, per poi corrermi in contro a farmi gli auguri. Sono così teneri: talvolta mi infastidiscono, ma voglio loro troppo bene per arrabbiarmi seriamente. Prendo in braccio Luke, tre anni appena compiuti, e mi dirigo verso le scale: per occuparli finché non si alzeranno i nostri genitori, farò preparare loro la colazione per tutti.
John, nove anni, sta spalmando di marmellata un quantitativo enorme di biscotti quando gli adulti scendono. Ci scambiamo gli auguri, lasciando finalmente liberi i piccoli di correre ad aprire i loro pacchetti.
Mia madre spalanca la finestra, facendo entrare i gufi infreddoliti che stanno aspettando sul davanzale della cucina.
« Georgie, queste sono per te! »trilla consegnandomi un pacchetto di buste. La prima lettera è di Julia, che mi conferma il suo invito ad Oslo per Capodanno: ha organizzato una festa, e non vuole rimanere sola in mezzo ai norvegesi. Ci sono gli auguri di vari amici, ma anche di sconosciuti: la più tenera è quella a nome dei 'tuoi piccoli Corvonero', firmata da tutti quelli del primo.
L'ultima busta è di una bella pergamena spessa, quella che solitamente usa Annette; sono piuttosto preplessa, infatti, quando dentro trovo un foglio bianco, non azzurro, e scritto in una grafia che di sicuro non è quella della mia amica. Dopo poche righe, arrossisco violentemente: mi sento la faccia andare a fuoco. Proprio lui: non me lo aspettavo. Mi fa gli auguri di Natale, e si augura di rivedermi presto a scuola.
Ripiego la lettera e me la poso sulle ginocchia, prendendo in mano i pacchetti che Sophie mi porge.
Buon Natale, già.













sabato, 29 dicembre 2007
commenti • tag: vacanze, amori, compleanni

Ho sempre adorato il Natale, da bambina ricordo che la sera della vigilia mio padre faticava come un matto per riuscire a mettermi a letto e tutto questo non solo quando ero bambina, l'emozione è rimasta a lungo, durante le vacanze con Pearl ci divertivamo ad addobbare casa sua e io ammiravo il suo enorme albero verde e rigoglioso ricoperto da luci sfavillanti e decorazioni costosissime, poi riempivamo la casa di vischio, ci vestivamo ogni giorno di rosso e indossavamo continuamente buffi berretti simili a quelli di Babbo Natale!.
Passavo con lei le vacanze e anche il Natale, i suoi invitavano la mia famiglia ma solo mia sorella veniva, papà rifiutava sempre, non lo posso biasimare è una famiglia molto snb, hanno accettato me perchè sono bella e simile alla figlia ma mio padre davvero va al di là di ogni loro comprensione!.
Quest'anno sarà il primo anno da quando ho cominciato la scuola che festeggerò il Natale a casa, non so davvero che cosa aspettarmi, Lara sembra eccitata, ma d'altronde lei è sempre molto entusiasta di qualsiasi cosa.



Il giorno prima della partenza per le vacanze di Natale è una vera chiavica; non si fa mai niente le lezioni durano dieci minuti e subito si passa a raccontare tutte le cose fantastiche e avventurose che si faranno durante la pausa, il che potrebbe anche essere piacevole ma, sinceramente, mi annoia molto ascoltare tutte queste chiacchiere inutili.
Mi dirigo verso la biblioteca, agguanto il primo libro che mi capita sotto mano (storia di antiche famiglie magiche) e mi vado a sedere su una poltrona vecchia e polverosa accanto alla finestre, mi metto di lato con la testa e le gambe appoggiate sui braccioli leggo il titolo del libro, vorrei cambiarlo ma lo scaffale mi sembra lontanissimo e allora comincio a sfogliarlo e un nome cattura la mia attenzione:

~ Bourgeois ~
Antica e nobile famiglia francese nata agli inizi dell'anno 1000
ecc..
la storia continua fino ad un quarto della pagina, una storia abbastanza noiosa devo sire caratterizzata più che altro da uomini guerriri e lotte all'ultimo sangue per la conquista di un territorio, dalla famiglia di Pearl mi sarei immaginata una storia un pochino più raffinata, decisamente.
Sospiro e porto indietro la testa, a quest'ora la biblioteca è vuota e la luce arancione e giallastra del tramonto invade l'ambiente "ecco" penso "questo è uno di quei momenti che ricorderò come uno dei più piacevoli della mia vita" alla fine sono le piccole cose le più piacevoli.
Appoggio il libro a terra un attimo e mi accoccolo sul divano con le ginocchia premute sul petto.
Ad un certo punto sento dei passi che vengono proprio verso di me ma non ho la voglia ne la forza di aprire gli occhi, la persona si ferma dietro di me per un pò e poi si abbassa verso il mio orecchio: "Psssss ...!" un fischio leggero mi fa aprire gli occhi, me li stropiccio e vedo Ephram che mi guarda, qualsiasi altra persona avrebbe esclamato "ma che fai dormi?!" o stupidaggini simili, giusto per dare fastidio, lui invece mi guarda serio.
"Ephram! scusa mi ero assopita un attimo" mi siedo composta sulla sedia cercando fare in modo che il mio aspetto risulti almeno accettabile, mi sento le guance che scottano e la febbre alta.
"Ti senti poco bene?" mi chiede lui "no è che ho dormito poco, come al solito" mi guarda con i suoi occhi grandi e scuri e vorrei che posasse la sua mano sulla mia spalla per un secondo almeno, "che fai a Natale?" mi chiede "sto con la mia famiglia" gli rispondo "i miei danno una festa per la vigilia, se vuoi tu e la tua famiglia potete venire" lo guardo un pò stupita, i suoi non mi sembrano tipi mondani "che genere di festa è?"  "una festa tranquilla" e sorride dolcemente "niente abito da gala non ti preoccupare" io lo guardo
"sarei venuta comunque, figurati!" " ok allora!!! per il posto e l'ora esatta vi arriveranno gli inviti a casa" "ti rigrazio Ephram" "io devo ringraziarti, senza di te sarebbe stato tutto molto meno bello!" .
No non credo di essere arrossita, non più di quanto sia già rossa almeno ... spero, "che stai leggendo?" mi chiede mentre si china a prendere lo stupido libro a terra, "aspetta!" esclama "facciamo un gioco!, ne apro una a caso vediamo chi viene fuori!" apre una pagina a caso e me la mostra

~ Klyuev ~
Antichissima famiglia russa, il nome deriva dall'aggettivo Klyuvyi che significa bello e virtuoso.
Il capostipite di questa famiglia  fù Andrej Klyuev compagno e amico di Salazar Serpeverde, insieme i due potentissimi maghi oscuri si appropriarono delle antiche reliquie della città di Khar, la prima città di maghi nella storia dell'umanità, con l'intento di governare il mondo magico.
In seguito però i due maghi oscuri si divisero anche a causa di una giovane donna di nome Irina che stregò il cuore di Andrej e fece in modo di redimerlo, Andrej infatti sconfisse Salazar Serpeverde in un duello e distrusse le reliquie della città di Khar, in seguito Salazar fondò Hogwarts mentre Irina e Andrej si sposarono e diedero vita alla famiglia magica più potente e della storia passata.
Ora purtroppo non c'è più nessun Klyuev in vita, essi, infatti, sono stati sterminati da numerosi maghi oscuri che cercavano le reliquie della città di Khar.



lessi le prime poche righe dedicate a questa famiglia russa mentre Ephram la fissava, "sai mi ricorda qualcosa questo nome" sussurrai "l'avrai letto da qualche parte" mi rispose Ephram " si forse".



"Noir non lo se ho voglia di passare la vigilia a casa di questo Ephram!, Priscilla mi ha detto che è un tipo strano!" la guardo scocciata "e chi sarebbe questa Priscilla scusa?" " è una ragazza del secondo anno serpeverde che mi sta aiutando ad avvicinarmi a Deindre" "mi sebra che tu sia già abbastanza vicina a Deindre visto che ti sono dovuta venire a staccare da lei!, e poi senti fai un pò quello che ti pare!!"
ecco qua adesso mi mette il muso per tutto il viaggio!












venerdì, 28 dicembre 2007
commenti (1) • tag: avvisi

I principi vogliono augurarvi le buone vacanze, anche se in ritardo.
Auguri e buon divertimento:


http://www.elfyourself.com/?id=1852266699

This elfin' greeting brought to you by OfficeMax®.












venerdì, 28 dicembre 2007
commenti • tag: ricordi, vacanze, famiglia, amori, amicizie, serpeverde, litigi, grifondoro



Tiro un respiro di sollievo non appena mi lascio alle spalle la porta e tutto quello che c'è al suo interno, ovvero Silente e la montagna di lettere che ho dovuto compilare. Prima di varcare quella soglia questo pomeriggio pensavo che la punizione assegnatami non fosse  così insostenibile.  'Cosa vuoi che sia scrivere due o tre lettere al Ministero', mi dicevo. Che stupida, come ho potuto pensare a sole 'due o tre lettere'. Entrata nell'ufficio mi son quasi sentita male alla vista della quantità di carta sulla scrivania già fin troppo affollata del prof Silente.
"Ben arrivata signorina Blackster. Si accomodi pure...può cominciare subito allora!". Non so se è il suo sorriso innocente ad irritarmi tanto, o solo il fatto di aver visto tutte le mie illusioni infrangersi improvvisamente. Ma comunque ora è finita per fortuna, meglio non ripensarci. Sento ancora il torpore nelle mani stanche e sporche d'inchiostro. Prendo la bacchetta e smacchio le mie povere mani, poi alzo lo sguardo fino alla prima finestra del corridoio.: fuori è buio pesto. Ma che ore saranno maledizione, avevo un appuntamento da Geert! A quanto pare compilare quei fogli mi è costato più tempo del previsto. Meglio correre. Geert mi ha promesso una sorpresa per stasera, e io non me la voglio certo perdere.
Corri. Corri. Corri.
Arrivo in sala comune e con la coda dell'occhio scorgo alla mia sinistra Tom Riddle apparentemente chino su un libro, ma con lo sguardo fisso nel vuoto. Chissà cosa starà vedendo la sua mente oltre il confine del libro, dove si staranno perdendo i suoi pensieri? Una cosa è certa: non devono essere pensieri felici: il suo bel viso è contratto in una smorfia e le mani stringono forte e avide il libro, come se potesse sfuggirgli da un momento all'altro. Non si accorge nemmeno del risuonare dei miei passi affrettati nelle stanza, ormai semi-vuota, o del mio respiro affannato.
Devo fermarmi a respirare.

"Sembri allegra"
"Ho appena visto Jasp.."
"Ah...". Ogni volta che nomino Ed o Jasp, Geert ha sempre la stessa reazione, se davvero si può definire reazione uno stupido 'Ah'.
"ci sono problemi tra di voi?"
"Niente di importante o di irrisolvibile." Storco il naso mentre Geert mi sorride dolcemente, come per rincuorarmi. Non so se riesca davvero a farlo, di sicuro l'idea che non vadano d'accordo non mi piace, però in questo momento riesce a non farmici pensare. Geert è proprio come il mio tenero orsacchiotto, quello che quando sei piccola stringi forte nelle notti buie, quello in cui puoi trovare sempre e comunque consolazione e ristoro; Lo stesso che poi dimentichi con gli anni, quando trovi qualcosa di decisamente più interessante o di più bello, e nonostante tutto, lui è sempre lì pronto ad aspettarti e ad accoglierti di nuovo, infinitamente generoso e immensamente ingenuo. Mio povero piccolo Geert...
"Lo sai che sono 4 mesi che stiamo insieme oggi?". Il respiro si interrompe per un momento. Cavolo...già quattro mesi....vuol dire che sono quasi 6 mesi che stiamo insieme, un'eternità!
"Certo che lo so!"
"Beh...ho una sorpresa per te, chiudi gli occhi.". Abbasso le palpebre e per qualche strano motivo nella mia mente si affollano pensieri do ogni genere..
"Aprili". Un' esercito di rose rosse si para davanti ai miei occhi. Un bellissimo oceano color sangue.
"Ma sono...bellissime". Colpita dal profumo inebriante dei fiori quasi non mi accorgo del biglietto giallo pallido. Lo leggo. Due parole, due sole parole bastano a sconvolgermi: 'Ti amo'. Cosa devo fare? Cosa bisogna dire in certe occasioni? Forse niente, forse tutto. Guardo Geert e spero non si accorga del panico che si sta velocemente impossessando di me. Lui al contrario è così sicuro...
"Dè, piccola, sono convinto di amarti. Ti amo.". Pensavo di aver passato il peggio, ma a parole fa un altro effetto: effettivamente il panico è amplificato al massimo. Eppure è gratificante sentirselo dire, se si trascura il lato tragico della faccenda: io non lo amo. Non posso farci nulla, è così e basta; E' vero, gli voglio bene( è pur sempre il mio orsacchiotto) e bacia decisamente bene, ma non rinuncerei a nulla per lui.
Ma non posso continuare col silenzio, devo assolutamente dire qualcosa; Probabilmente 'Ti ami anch'io? sarebbe l'ideale, ma le parole mi si spengono in gola. Dalla mia bocca non esce nulla. C'è solo il silenzio.
"Non preoccuparti piccola, non devi dire niente se non te la senti. Aspetterò. Aspetterò fin quando sarà necessario, fin quando tu non mi amerai davvero."
"Tu sei troppo buono con me. Non devi, io ti deluderò. E' inevitabile". Tutti noi viviamo di illusioni ogni giorno, ci aiutano ad andare avanti, ma verrà il giorno in cui qualcuno le distruggerà. Lo so, ne sono consapevole adesso più che mai: sono io. io distruggerò le illusioni di Geert. Voglio che sia preparato, che sia avvisato, così quando accadrà non mi sentirò in colpa. Prende le rose dalle mie braccia,le posa sulla scrivania, si avvicina e mi abbraccia. Tra tante bugie la verità è l'unica ad essere ignorata alla fine...
"Non dire stupidaggini..."mi bacia. La stanza è vuota, non c'è nessuno dei suoi compagni di stanza. Lo faccio sedere sul letto mentre continuiamo a baciarci. Come sono egoista: ho appena rifiutato il suo amore e ancora non mi basta, devo farlo soffrire ancora di più ed andarci a letto. Dovrei sentirmi disgustata di me stessa e invece sono solo divertita. Gli slaccio la camicia e poi inizio con la mia, mentre lui è come inerme, finchè..."No..."
"Cosa?"
"Ho detto no piccola...non è giusto, non così...". Mi alzo di fronte a lui, delusa, mareggiata, rifiutata.
"Geert sono quattro mesi che stiamo insieme, non te lo sto chiedendo, lo pretendo!"
"Piccola non sai quello che dici...tu non mi ami! Non ancora perlomeno.."
"E allora?" Mi guarda stupito."Non sempre l'amore è necessario per certe cose...insomma..."
"Per me non è così. Io voglio essere sicuro dei tuoi sentimenti prima!". Non posso credere alle mie orecchie. Mi sembra inverosimile che io sia la donna e lui l'uomo, in questo momento sembra il contrario. Incrocio le braccia mentre l'ultimo rimasuglio di vergogna si trasforma in rabbia. Chiudo gli occhi.
"Dè non fare così...quando sarai pronta lo faremo"
"Ma io sono pronta!"
"Non mi ami."
"Ma ti voglio!"
"Non basta"
"Tutti vorrebbero venire a letto con me!"
"Ma io non sono tutti, io ti amo." Inarco le sopracciglia: adesso cosa c'entra l'amore?
"Forse è meglio che me ne vada ora"
"Piccola non fare così...resta ti prego..."
"Ciao Geert." Esco e dimentico persino quelle fantastiche rose rosse. Spero solo si senta in colpa per quello che ha fatto.
"Ma buona sera" Edward sta salendo le scale verso la sua stanza.
"Ciao" Il suo sguardo si sposta dal mio viso verso il basso , e assume un'espressione dapprima perplessa, poi divertita."Notte brava è?" Cerco di capire cosa l'abbia indotto a dirlo e così noto la mia camicetta ancora sbottonata. Chiudo velocemente l'apertura:"Se magari...te invece?"
Si fa serio,"...il solito..."
"Va bè, vado a dormire che sono...esausta!"
"Certo, notte Dè"           "Notte Ed"
Raggiungo la porta della mia stanza e non ho nemmeno la forza di pensare a cosa ci facesse in giro Ed a quest'ora. C'è un'ultima cosa che devo fare però. Mi fiondo in bagno davanti allo specchio.
"Ti amo     ti amo    ti amo..." Andando avanti così dovrei almeno riuscire a convincere me stessa...

L'altra mattina le rose rosse erano sul mio comodino accompagnate da un biglietto 'Scusa...ti amo'. Ashleigh ha semplicemente ignorato me, le rose e il biglietto come sempre, e penso che il suo odio verso di me stia raggiungendo livelli inimmaginabili. Amber come al solito si è mostrata entusiasta e non ha fatto che riempire il mio dormiveglia a suon di 'Ma come sei fortunata..', 'sono davvero bellissime', e cose del genere. Aspettavo con ansia solo i commenti acidi di Violet ma, con mia enorme sorpresa, era già uscita da un pezzo.
La situazione con Geert alla fine è migliorata e abbiamo fatto pace; a dir la verità solo perchè mi sono ripromessa di riuscire a corrompere il suo animo nobile mentendo sui miei sentimenti, ma mi ha già smascherata per ben due volte. In ogni caso cerco di stargli alla larga ed esercitarmi più che posso.
Le decorazioni natalizie che padroneggiano nella scuola non fanno che ricordarmi che il natale ormai è prossimo, e quindi anche la nostra partenza; l'atmosfera natalizia non sembra tuttavia aver contagiato i professori che nell'ultima settimana si sono impegnati per renderci la vita più amara di quanto fosse lecito.
Per questo motivo ora mi ritrovo nella biblioteca a prepararmi per l'ultimo compito di Storia della Magia che, come ci ha più volte ricordato il prof Ruf, sarà 'decisivo la media finale'. Penso non ci sia materia più noiosa di questa, anche se non c'è Ruf a peggiorare la situazione con le sue lezioni soporifere: nonostante stia cercando di ripassare il tutto con la massima attenzione, distrarsi è pressochè impossibile!
La mia concentrazione va man mano sfumando con i minuti che passano, finchè mi ritrovo a rileggere la stessa frase una decina di volte senza riuscire ad afferrarne il senso. "peste nera". Mi soffermo su queste due semplici parole. Nero. Nero come l'anello di Riddle. Lo splendido anello che ha cominciato a portare al dito l'anno scorso: la prima volta che l'ho visto è stato durante una riunione del Lumaclub, bello e disinvolto anche più del solito, il suo sguardo era acceso da una luce strana, quasi sinistra. Qualcosa era cambiato in lui, e forse era merito di quell'oggetto. L'anno passato mi è capitato spesso di soffermarmi a guardarlo, soprattutto a causa di Eve, ma non sono riuscita a scoprire niente che non fosse l'evidenza. Col tempo poi la mia curiosità è scemata, finchè adesso mi trovo qui, in biblioteca, a ripensare a quello stupido anello, alla sua pietra nera come la notte, all'oro che la definisce e che attornia il dito del suo possessore, invece che ripassare per il compito in classe. Non è normale martoriarsi per una cosa del genere, ma se solo riuscissi a non pensare al fascino che esercita, al potere che emana... Mi ricorda qualcosa, qualcosa che dovrei sapere o ricordare, eppure non riesco a capire cosa sia. Se solo....
"Dè...Dè, ci sei??".
"...si certo...scusa Eileen, che c'è?"
"E' arrivata la lettera di tua madre, proprio adesso. La stanno leggendo Uto e Beli"
"Ah si. Non mi interessa.".
La lettera che arriva ogni anno da casa mia è sempre uguale tutti gli anni: non vedo perchè dovrebbe interessarmi leggerla!
"Sapevano avresti risposto così, mi hanno solo detto di avvertirti che quest'anno a natale avrete più ospiti del solito...in particolare i...emm..Rakovski??". Il respiro mi si ferma in gola quando sento pronunciare quel nome. "Ah...grazie..." .
"Grazie mille Lara, ora potresti tenermi d'occhio le valigie mentre passo a salutare?! Ci metto due minuti grazie ancora!". Lascio la ragazzina a prendersi cura delle mie cose mentre mi dirigo verso la folla di studenti intenti a scambiarsi gli ultimi saluti prima della partenza per le vacanze natalizie. Lara è una ragazza molto particolare, non è come tutte le altre pronte a tutto per entrare nei Principi. Lei sembra disinteressata, e per di più sembra nutrire una sorta di venerazione nei miei confronti: in pratica è l'unica ragazzina 'normale' e che io riesca a sopportare. Inoltre è la sorella di Noir, e questo può avere i suoi vantaggi. Riconosco che quello che mi aveva annunciato Noir non appena arrivata a scuola corrisponda effettivamente alla verità: da quando la sua amica Pearl non c'è più, sembra davvero cambiata, niente più festini o comunque niente che rientri in quello che faceva nel passato. Però così non mi diverto più come prima: dovrò trovare un modo per riaprire le sfide degli anni scorsi, e forse quello di cui ho bisogno è proprio tra le mie mani; Meglio trattare Lara al meglio e tenerla vicina.
Saluto molti dei miei compagni di casa tra convenevoli, saluti sinceri e altri meno. Lumacorno ha riservato saluti e raccomandazioni personali per ognuno dei membri del club, ricordandoci di salutare da parte sua le nostre 'illustri' famiglie.
Ormai è arrivata l'ora della partenza e, ritornando verso i miei bauli, noto con piacere che Lara è ora affiancata da sua sorella.
"Grazie Lara troppo gentile. Ma salve Noir, vedo che sei venuta a prendere tua sorella...". Sfodero un sorriso tanto impertinente quanto falso mentre guardo Noir negli occhi. Lei mi guada con uno sguardo altrettanto sprezzante mentre tiene sua sorella per un braccio.
"Sai Lara è stata proprio carina in questi giorni, sei proprio fortunata ad avere una sorella così ! Ma ora devo andare che il treno sta partendo. Ciao Noir, ciao Lara...buone feste!". Salgo sul treno e punto dritta alla nostra cabina, quando Geert mi ferma prendendomi per un braccio.
"A me invece non mi saluti?"
"Certo...solo che non ti trovavo. Buone vacanze piccolo...ci sentiamo, ok?". Bene, l'ultima persona che volevo vedere. Ultimamente lui è sempre l'ultima persona che voglio vedere, ed effettivamente è da un pò di tempo che sto pensando di farla finita con Geert. Siamo troppo diversi:  lui non è decisamente il mio tipo, è uno da 'amore per l'eternità', mentre io non sono il tipo da storia seria.
"Non vieni nello scomparto con me? Non stiamo insieme prima di partire?"
"Preferisco passare il tempo con Ed e Jasp adesso...ci sentiamo ok?ciao"
. Lo lascio attontito con un bacio sulla guancia nel mezzo del corridoio del treno. Alla fine riesco ad arrivare allo scompartimento e mi lascio cadere sul sedile, finalmente libera in un luogo sicuro. Attorno a me solo le persone a cui tengo di più: Jasper, Edward, Uto e Beli, manca solo una persona, la mia Eve.  Forse il regalo più  bello sarebbe avere lei per Natale con noi, poterle parlare, sentire i suoi consigli e averla accanto. Mi piacerebbe, mi piacerebbe molto...













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serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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