giovedì, 29 novembre 2007

Questa scuola non è cambiata per niente, è sempre la stessa, tutto uguale nonostante siano passati tre anni da quando l’ho frequentata l’ultima volta.
Fisso fuori dalla finestra, l’acqua che cade con violenza. Sebbene il buio ed il brutto tempo, rendino la vista quasi cieca, riconosco chiaramente una figura, come non ricordarla.
Blaine Houznestov. Forse è una delle poche persone che mi è mancata veramente, una delle poche che mi potrà capire.
Ricordo ancora i mesi in cui ci siamo frequentati. Stavo bene con lui, anche se spesso quel suo carattere particolare (probabilmente dati dalle brutte esperienze vissute nella sua infanzia), mi portavano ad incavolarmi, a non capire i suoi modi di fare, di reagire.
Comè strano il mondo, soltanto adesso riesco a capirlo, almeno un po’ di più, soltanto adesso avrei potuto amarlo veramente, per quello che era, per quello che è. Prima ero troppo stupida, piccola e insignificante per stare al suo fianco. Non sapevo che cosa la vita potesse riservare, come non si può essere eterni bambini. Perché devi crescere, devi saper fare le cose, così da essere più pronta, più consapevole,
il giorno in cui accadrà qualcosa di brutto.
Decido di predere il cappotto e di andare fuori, da lui. Cammino veloce per i corridoi, a testa bassa, mi urta vedere questo mondo, ancora non riesco ad affrontarlo pienamente. Devo fare in fretta sennò lui potrebbe andarsene e io ho bisogno di salutarlo, di risentire la sua voce. Ho bisogno di qualcuno qua dentro, non potrò stare per sempre sola e l’unica persona che mi viene in mente è lui: distaccato, riflessivo, calcolatore, sarcastico, arrogante.
Nel mio percorso andai a sbattare contro qualcuno, che riconobbi come Edward Norwood. Bello come è sempre stato, anzi, meglio ancora. Il suo fisico un tempo più sottile adesso è ben lineato da quel po’ di muscoli che su di un corpo maschile stanno sempre bene, gli occhi profondi, glacili e belli come sempre. Il suo fascino, il suo modo di vestire, la voce. E perfino le mani, quel ragazzo è perfetto, anche lì.
“Hey Leroi, sei tornata?!”
“Così sembra” rispondo sistemandomi il vestiario che mi si era scomposto tramite l’impatto.
“Tornata a cercare vendetta?!” già. Sarebbe una buona cosa e probabilmente lo farò, cercherò vendetta. Quel cane deve soffrire come ho sofferto io. Ma non adesso, non è questo il momento. Lui mi scruta per un po’, probabilmente capisce tutto dalla mia faccia, dai miei occhi, nonostante possa dare l’aria del bambinetto stupido e superficiale, credo proprio non sia così. Quel suo modo di studiarti, fissarti con quegli occhi, lascia trapelare ben poco. Ne sono convinta, anche se non lo conosco.
“Se avrai bisogno di una mano..non mi tiro mai indietro sai! Poi quando si parla di sudici gabbani” già. Norwood che ama i gabbani, ma quando mai. Già al suo secondo anno andava in giro a schiantare chi non era di razza pura. Probabilmente mi sono salvata dalla sua lista dato che sono nata per metà mago e metà babbano. Lo fisso e gli sorrido leggermente. Lui se ne va, girando un’angolo, accompagnato da una delle sue risate diaboliche che lo hanno sempre caratterizzato.
L’acqua gelida picchia sulla mia pelle, fa quasi male. Alzo il cappuccio della mia mantella e squadro tutto in torno a me fino a quando non lo vedo. Vado da lui, diretta, fredda.
“Blaine?” la mia voce quasi si smorza quando mi ritrovo faccia a faccia con lui.
“Leroi!” la sua voce è sempre la stessa, quella voce che non trapela emozioni.
“Come stai?” chiedo seriamente interessata al suo stato d’animo.
“Tiro avanti.” Già, bisogna tirare avanti. E’ questa la vita. Lo fisso, continuo a fissarlo. Mi rendo conto di essere un’imbecille, per di più la voglia di abbracciarlo è grande, ma non posso farlo. Non posso e non devo.
“Mi sei mancato” gli dico alla fine. E lui risponde con un sorriso, per poi girarsi e tornare dentro
“Ci vediamo..” dice salutandomi di spalle, con un movimento veloce della mano.
E’ affascinante quella ragazza. Tanto affascinante quanto strana. Gli leggo negli occhi che la sua è soltanto una felicità apparente. Ha qualcosa di molto più grosso di lei che porta dentro. Noir Varesco, la bellissima dei grifondoro a parer mio. L’ultima volta che mi ha rivolto la parola, ha concluso la nostra conversazione fuggendo via, traumatizzata da una lettera.
Sembra quasi che qui ad hogwarts i problemi si ampliano, che le persone che stanno male o vivono una vita difficile, sono molto di più che in altri posti. Forse è una sensazione la mia, vedere tutto negativo, qua a Londra, ma forse no. Sono convinta che quella ragazza abbia qualcosa. La mia curiosità cresce, quel lato di me non è stato sotterrato, anche se, è più difficile che emerga.
“Ciao” dico alla Varesco che è seduta in un banco in biblioteca.
“Ciao” ricambia sorridendo.
“tutto bene?”
“Si grazie”
“L’altro giorno mi hai fatto prendere un colpo a correre via in quel modo” già, alla fine quel po’ di Margot, torna fuori sempre. Lei non è morta, è semplicemente nascosta dentro di me, in un angolino. Ogni tanto riaffiora, ma non potrà mai tornare come prima, mai.
“Oh, già. Ma va tutto bene grazie, non era niente di grave!” dice lei, ma le sue guance leggermente arrossate fanno chiaramente capire che mente.
“Sarà. Bhè, io adesso vado. Ciao!”.
Decido di tornare in sala comune, il fuoco mi farà bene, fa troppo freddo in questi giorni. Arrivata la sala è deserta, per mia fortuna. Mi siedo sulla poltrona più vicina al fuoco. Resto un po’ lì, a farmi coccolare da quel calduccio, fino a quando qualcuno non mi distrae dalla mia trance. E’ Elliot. Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di affrontarla.
Non è cambiata, è sempre la dolce, timida, cara Elliot, lo si vede. Bella come sempre con quei due suoi occhioni che spiccano sul resto. I capelli neri incorniciano la sua pelle chiara e le sue guance, che troppe volte, un tempo, arrossivano.
Inizia a parlare, imbarazzata, cercando di creare un atmosfera più decente. Probabilmente si sente in obbligo di parlare con me, in fin dei conti io e lei eravamo migliori amiche.
“sai zoe…” rifletto su quante volte avrà nominato il mio nome nel tempo di qualche secondo, troppe. Probabilmente sta continuando a dirlo per ficcarselo bene in testa. Io ero -la sua Margot-, come mi diceva spesso. Per lei è più difficile che per altri chiamarmi con il nome giusto, e potrebbe essere l’unica persona a cui darei la possibilità di sbagliare, anche se, sentire quel nome pronunciato da lei, mi farebbe male. Continua a parlare, facendosi coraggio. Questa volta è più seria, sta parlando con il cuore.
“quando avevo 9 anni persi mia nonna..mia madre era molto legata alla sua e vedendosela mancare davanti agli occhi le fece male e io a quel tempo ero solo una bambina e non capii a pieno quello che mi disse mia madre…mi disse che quando una persona a cui teniamo ci lascia noi non dobbiamo smettere di vivere rimpiangendola, ma continuare a vivere con tutto il nostro spirito per la persona che ci è stata tolta, in suo onore e solo così questa persona continuerà a vivere in noi” continuava a parlare, fissando non so quale punto. Non aveva il coraggio di guardarmi, aveva paura della mia reazione. O meglio, aveva paura di me.
“quello che cerco di dirti Zoe è che mi dispiace per tua madre, non ho mai potuto dirtelo, ma adesso che ne ho la possibilità voglio approfittare…sono convinta che tua madre non vorrebbe vederti giù… io sono convinta che se lei fosse ancora viva ti direbbe di reagire, di tenere duro…” Io continuo a fissarla sapendo che quelle parole sono vere, sante parole. Ma non è così facile. Finalmente decide di alzare lo sguardo, fino ad incontrare il mio. Non riesco a parlare, a dire niente. Ha toccato un tasto dolente, lei. E devo aggiungere un’altra persona che mi è mancata, lei. Quanto amavo abbracciarla, quanto amavo difenderla, quanto amavo ridere con lei. Lei che sapeva tutto di me, l’unica. Lei che ho mandato via dalla mia vita perché ricordava gli attimi felici che avevo vissuto. Le sorrisi, un sorriso sincero, come non avevo più fatto a nessuno da quando ero tornata, o forse da molto prima. Le presi la mano e la strinsi forte. La dolce piccola indifesa Elliot è cresciuta.
mercoledì, 28 novembre 2007

C'è questa nuova ragazza, Zoe mi sembra che si chiami, mi hanno detto che è tornata dopo perecchi anni di assenza dalla scuola.
Nessuno conosce con precisione il motivo per cui se ne è andata però mi è stato riferito che è molto cambiata, non lo so, io non mi ricordo

come era prima so solo che ora è davvero molto interessante; non è una fighetta una dei quelle fissate con i vestiti o i trucchi, che vuole essere sempre perfetta, sembra più profonda come se avesse altro a cui pensare qualcosa che aleggia su di lei minacciosamente e che la fa sembrare sempre così malinconica e dura con se stessa e con gli altri.
Un pò di tempo fa avrei dato qualsiasi cosa per fare quello che ha fatto lei; ricominciare daccapo, rinascere dalle mie ceneri, diversa non migliore o peggiore, solo diversa.
Elliot era sua maica al tempo, approposito si Elliot! l'ho incontrata alla lezione della Merrythought e abbiamo scambiato due parole, le ho chiesto di quel ragazzo che sta frequentando ora, si chiama Michael qualcosa e mi è sembrato molto carino, spero per lei che questa storia vada a finire bene; se lo merita.
E' mattina in sala grande, sono seduta vicino a Elliot che prla con Samantha di non so che film babbano che ha visto questa estate, dirigo lo sguardo verso Lara, è da quando siamo arrivate che non mi rivolge la parola se io avessi avuto una sorella maggiore il primo anno passato ad Hogwarts le sarei stata appiccicata tutto il tempo! lei invece continua imperterrita la sua scalata verso la popolarità e a quanto pare ci sta riuscendo visto che Deindre le sta parlando amichevolmente, almeno in apparenza amichevolmente.
una frase mi distoglie dai miei pensieri
"Noir, com'è che si chiama quel ragazzo che ti viene dietro? strabuzzo gli occhi e esclamo
"cosa?!" Alice Mcfly mi guarda sorridendo
"ma si dai! il ragazzo riccio, quello che suona" "ma chi Ephram?" Sam e Elliot ci guardano incuriosite
"non lo so ... se è così che si chiama ..."
"guarda che è di grifondoro come noi, se ti guardassi intorno un pò di più lo sapresti!!" le rispondo io un pochino risentita dal fatto che non conoscesse il suo nome, Alice mi guarda un pò spiazzata, forse sono stata troppo acida, vorrei sorridere ma non ci riesco in questo momento, non so cosa mi sia preso
"io lo sapevo come si chiama" si intromette Sam
"è simpatico, abbastanza artistico in effetti" la guardo e mi metto a ridere, improvvisamente tutta le tensione scompare
"artistico Sam? che aggettivo è?" Elliot e Alice ridono
"lasciala perdere Noir il cervello non le si è ancora svegliato del tutto" mi fa Elliot sorridendo, Alice mi guarda come risentita
"dai ragazze andiamo sennò facciamo tardi alla lezione di erbologia" sbotta alzandosi di colpo dalla sedia e dirigendosi verso l'aula, Elliot mi saluta dolcemente scuotendo i suoi lunghi capelli castani mentre Sam prende al volo un ultima frittela e mi fa ciao con la mano mentre corre dietro alle altre due.
Sospiro; fortunatamente oggi non ho lezione alla prima ora e tra l'altro non ho neacnhe toccato la colazione!.
Guardo il piatto di sottecchi, non lo so se mi va di mangiare, tutto questo cibo mi ha fatto venire la nausea ricordo che lo scorso anno ero riuscita a stare quattro giorni di fila senza mangiare! comunque non era niente in confronto a quello che faceva Pearl, non mangiava per più di una settimana e poi la notte del settimo giorno la sentivo sgranocchiare qualcosa la notte nel letto, lei non magiava mai in pubblioco, ora che ci penso non l'ho mai vista magiare un pasto completo, chissà come sta ora.
Comunque non lo facevamo per la linea, sia lei che io avevamo problemi reali e profondi che ci scalfivano l'anima e ci rendevano impossibile raggiungere uno stato di pace e di equilibrio.
Dalla'ltra parte del salone vedo entrare una ragazza dai lunghi e lisci capelli neri che avanza a passo deciso ma con la testa abbassata a terra.
Dopo poco arriva alla mia altezza e si mette a sedere poco più su di sove sono seduta io, e finalmente dopo un accurata osservazione la riconosco: è Zoe Leroi.
Indossa la divisa malamente, si vede che se l'è infilata in fretta e furia, i capelli sono un pochino spettinati ma comunque molto belli; neri, lucidi e lunghi non vedo bene i lineamenti del volto perchè tiene i capelli davanti alla faccia in compenso però riesco a vedere benissimo le sue mani, io ho una spece di fissazione per le mani, le sue sono bianche e magre, però evidentemente di mangia le unghie e le pellicine delle dita cisto che le ha molto corte e rovinate.
Lei alza lo sguardo dal suo piatto, mi squadra da capo a fondo soffermandosi invece sulle mie mani che sono curate e affusolate
"sai che ore sono?" mi chiede con un aria di sufficenza che mi fa innervosire
"hai fatto tardi eh?" lei mi guarda un pò stupita e infastidita
"vabbè che mi importa ...la prima ora la salto" per un secondo ritorna al suo caffè, ma non lo beve; sembra assorta nei suoi pensieri, poi rialza lo sguardo
"ma tu sei Noir Varesco?" la guardo
oh no! penso
la mia reputazione ha colpito ancora "si sono io" rispondo.

Mi immaginavo che mi chiedesse qualcosa sui famosi festini o su Pearl ma lei dice semplicemente
"mi ricordo di te ... begli occhi comunque" ...
gli occhi??? penso, ma poi mi ritorna in mente che sta mattina ho sperimentato un nuovo metodo per truccare gli occhi che mi fu insegnato al tempo da Pearl, sinceramente io non mi trucco mai ma oggi mi andava così.
"Grazie" le rispondo, lei guarda il mio piatto
"non mangi?" ma prima che potessi rispondere un gufo marrone piomba sulla tavola imbandita lasciando cadere vicino al mio piatto una lettera,
salvata dal pennuto penso.
La lettera è scritta su una strana carta giallognola dall'aspetto antico, la apro e riconosco immediatamente la scrittura di Pearl
"Ciao Noir
qui fa tutto abbastanza schifo, sono ancora ricoverata; i miei genitori mi opprimono e i medici sono insopportabili, ma tra poco dovrei uscire e potrò ritornare a casa finalmente.
Io non sono malata Noir, io non sono come te, tu sei fragile e io sono forte, sono invincibile credimi e tu senza di me non puoi stare e lo sai.
Noi siamo unite, siamo una parte dell'altra, io ti rendo più tollerabile l'esistenza, non ti preoccupare Noir tra poco tornerò a casa e i miei genitori organizzeranno un ballo con tutte le famiglie più importanti della comunità magica, ci potremo rivedere Noir! e potrò rivedere anche Eve, Deindre e Edward e Jasper, ti ricordi che lotte facevamo?torneremo Noir, torneremo a governare su tutti e a fare la lotta e a vincere.
Non ti preoccupare il nostro periodo di separazione sta per finire credimi!.
Pearl"
La leggo e la rileggo, impallidisco: è delirante lo so ma ha sempre questo strano effetto su di me, per un secondo sento come se tornassi indietro nel tempo e mi ritrovo ad aspettare con ansia il momento in cui ci saremmo ricongiunte, ma dura solo un secondo
, dopo è come se rinsanissi dopo una lunga malattia.
"Hei ti senti bene?" mi fa Zoe, mi alzo bruscamente dalla sedia
"devo andare scusa" e comincio a correre verso il dormitorio,
chissà che avrà pensato Zoe?.

Stringo la foto tra le mani, l'ho scatta io la scorsa estate, poco prima del ricovero di Pearl, durante una festa.
Lei è magra, pallida, con le occhiaie ma ha sempre il potere di incantarmi, indossa un abito chiaro scollato sulla schiena, ricordo che quella sera era triste, senza un motivo preciso.
Alla festa c'era anche Deirdre se non sbaglio e i principi e poi anche Eve naturalmente, all'epoca non era ancora scomparsa nel nulla.
Ci siamo ubriacate e abbiamo preso pure dell'altro, poi il giorno dopo Pearl è stata ricoverata, io stavo così male che lì per lì non ho capito niente solo dopo ventiquattro ore ho realizzato quello che era successo e mi sono sentita un cane quando mio padre mi ha guardato con gli occhi tristi e delusi, per non parlare poi di Lara! il nostro rapporto non è mai stato particolarmente stretto ma credo che fino a quel momento almeno mi ammirasse un pò, da quella sera invece è cambiato tutto.
Il castello di carte è caduto: quello che avevo tenuto segreto per tanti anni alla fine è venuto fuori, forse alla fine è stato meglio così.
Presi un foglio immacolato e cominciai a scrivere ma le parole non mi venivano e rimasi lì per un pò a pensare.
Che dovevo fare? le dovevo dire che io ormai ero cambiata, che non la capivo più? o invece avrei dovuto semplicemente assecondarla? alla fine optai per la seconda possibilità visto che Pearl era già abbastanza malata senza che io inferissi di più.
Ciao Pearl
hai ragione noi siamo come sorelle e mi dispiace non essere al tuo fianco in questo momento ma sono felice di sapere che presto uscirai presto e non vedo l'ora di rivederti!
Baci
Noir
Eccola, è semplice e neutrale.
La chiudo e mi dirigo in guferia, mentre cammino vedo il prefetto di Corvonero, Georgina che parla animatamente con Tom Riddle.
Arrivo in guferia e incontro Jasper Lewis, uno dei principi, il più simpatico devo dire, l'unico con il quale si può avere un rapporto anche soltanto lontanamente umano.
Lo saluto e lui mi saluta squadrandomi.
Lego la lettere sulla zampa di un gufo grigio e mi dirgo verso la sala comune ... ho voglia di parlare con Ephram, lui riesce sempre a calmarmi.
In lontananza vedo Deirde che parlotta con Edward Norwood chissà che hanno in mente quei due.
mercoledì, 28 novembre 2007
« Pucci-pucci.. » sfioro con la punta delle dita il dorso di Cheslav, che schizza sotto il letto inseguendo una pallina di gomma. Cheslav è un Blu di Russia; è una razza rara, molto amata dallo zar Nicola I. E' un gatto di piccole dimensioni, a pelliccia corta, luminosa e senza striature, dal caratteristico colore blu-grigio. Mio padre me l'ha regalato al ritorno da un suo viaggio a San Pietroburgo: quando l'ha comprato era appena nato, quando mi è stato consegnato aveva quasi tre mesi. Fortunatamente, il colore dei suoi occhi è rimasto di un blu intenso: questo lo rende ancor più pregiato di quanto lo sarebbe stato se avessero cambiato colore.
Poso la spazzola sul comodino; mi alzo dal letto, agitando la bacchetta per far sparire il pelo di gatto che è rimasto sulla trapunta. Il cielo dorato sembra chiedermi di non andare in biblioteca a studiare, e di andare a fare una passeggiata in riva al lago. Colgo appena la mia ombra sottile che si riflette nello specchio; mi aggiusto senza pensarci la mia spilla dorata sul petto.
Cheslav miagola debolmente mentre esco dalla stanza, richiudendomi delicatamente la porta alle spalle. In corridoio, un gruppo di ragazzine – del secondo, al massimo del terzo – stanno facendo un gran trambusto. 
« Ehi, ragazze! Se mi promettete di fare meno casino, faccio finta di non avervi viste. » Sorridono, agitando le mani per salutarmi. Scendo le scale lentamente, tentando di immaginarmi la scena che mi si presenterà davanti tra pochi passi; il camino acceso, i miei compagni di casa che studiano o giocano a scacchi, un principe che mi aspetta ..
« Tu, Jillian McKanzie. Se c'è qualcosa che non va, sai dove trovarmi. » McKanzie è una biondina del sesto; non ha mai avuto bisogno di essere redarguita, né quando ero prefetto, né dall'inizio di quest'anno. Però è bene che sappia che se ha bisogno di qualcosa, io ci sono; la sua espressione non mi sembrava delle più allegre, e io me ne intendo. Anzi, direi proprio che la sua espressione era da funerale, di quelle che ci si aspetta da Ermia dopo che Lisandro l'ha scaricata! *
Batto tre volte sul retro del quadro che chiude l'ingresso alla Sala Comune ed esco: il preside Dippet ha convocato una riunione dei CapoCasa per stasera alle sei.
Tiro fuori dalla borsa il mio taccuino; sulla copertina di pelle color granata è impresso a caldo il mio nome. Con un mozzicone di matita mi appunto un paio di considerazioni da esprimere in riunione: la più urgente riguarda gli atti anti-mezzosangue che si stanno moltiplicando. Questa cosa non mi piace per niente.
Mi siedo vicino al gigantesco grifone di marmo che segna l'ingresso della Presidenza, continuando a scrivere; mi sto inventando una nuova storia, ma non ne parlo a nessuno per scaramanzia. E' un progetto molto più complesso del solito.
Dal fondo del corridoio sento distintamente la voce di una ragazza che pigola smancerie, talmente dolci da far cariare i denti. La figurina della ragazza di Sebastian Lang arriva poco dopo, e sventola i suoi capelli rossi mentre tenta di staccargli un braccio. Mi guarda appena, tornando al suo tesoruccio.
Lui è del settimo, ha le spalle larghe, è carino e tutti lo adorano perché é un pezzo di pane. Mi sta simpatico, e sa fare il suo lavoro senza approfittare della sua posizione di potere. Lei è del quarto, adora i ragazzi con le spalle larghe ed è abbastanza pazza di lui da non arrabbiarsi se lui preferisce una partita a carte ad un incontro romantico. La allontana con un bacio sulla fronte.
« Ciao, Georgiana. »
« Ciao, Sebastian Lang. » Inclino il capo, poi pronuncio la parola segreta per far ruotare il grifone e far apparire la scala.

« Tu, Harrington. » Mi sento chiamare da una voce aspra, che per di più non ha affatto un tono cordiale. Dietro di me c'è Tom Riddle, che mi fissa con gli occhi ridotti a due fessure ardenti. Mi volto e mi poso una mano sul fianco. Sembra furioso, ma non riesco a capire perché.
« Non provare ad ostacolarmi, parlare con Dippet non servirà a niente. » Non prende neppure fiato mentre parla, le narici che si contraggono e le labbra che tremano. Io detesto Tom Riddle: la sua aria da perfettino, quella che propina a tutti sebbene in realtà sia solo la copertura di una persona spregevole; il suo potere e la sua storia da derelitto lo legittimano a fare di tutto, con il pieno appoggio di tutti.
Scrollo le spalle. Fa un passo in avanti, infilando la mano nel mantello come per prendere la bacchetta. Non mi muovo, continuando a fissarlo senza cambiare di una virgola la mia espressione.
« Signor Riddle? Signorina Harrington? Si dà il caso che mi stiate bloccando la strada. » E' Albus Silente ad avanzare, sorridendo con aria pacifica.
« Professor Silente! » Esclamo con gratitudine; Riddle lascia la presa sulla bacchetta e saluta il professore con un lieve inchino, prima di andarsene in fretta e furia. Silente sventola la veste blu scuro, le stelle dorate luccicano al riflesso delle fiaccole; piega il capo per salutarmi ed entra in presidenza, lasciandomi sola in mezzo al corridoio a sorridergli.
Mi alzo dal tavolo, diretta alla bacheca della Sala Comune; quasi inciampo nelle Gobbiglie di terracotta che qualche studente del primo ha lasciato a terra, faccio lo slalom tra un gruppo di ragazzine isteriche e raggiungo la mia meta.
Con una puntina blu appunto un rettangolo di carta rossa, su cui ho scritto a caratteri cubitali che il secondo weekend di dicembre ci sarà la tradizionale gita a Hogsmeade.
Le ragazze del terzo, alla loro seconda gita al villaggio, cominciano già a sussultare mentre leggono l'avviso spiando da dietro. Poco alla volta cominciano a parlare concitatamente dei regali e tirano fuori dalla tasca le loro liste dei regali da fare, tutte agitate.
Annette si fa largo in mezzo a loro, saltellando come suo solito.
« Permesso, per favore! » Esclama mentre scuote i lunghi capelli biondi, allungando la mano per afferrare i biglietti destinati ai membri della squadra di Quidditch.
« Georgiana, per favore, dimmi che non avevamo impegni, stasera. » Continua rivolgendomi uno sguardo addolorato. In effetti, Annette può sembrare una sciocca, ma la sua appartenenza a Corvonero dovrebbe dare già un'impressione più corretta di lei. E' una ragazza a dir poco brillante, ed incredibilmente dotata. Inoltre, gioca nella squadra di Quidditch; un bel contrasto con me, che non so nemmeno salire sulla scopa. E' allergica al pelo di gatto, uno dei motivi per cui sto sempre ben attenta a non avere pelo di Cheslav addosso. Abbiamo fatto amicizia quando eravamo al primo, anche se inizialmente facevo fatica a interpretare il suo forte accento gallese.
Ci divincoliamo dalla folla che si è attaccata alla bacheca e ci dirigiamo verso il camino. Il piacevole calore del fuoco ci avvolge mentre ci diamo al ripasso folle per il prossimo compito di Pozioni.
* Sogno di Una Notte di Mezz'Estate, W. Shakespeare.
Nota 1: avatar provvisorio,finchè Giulia non mi fa quello di ordinanza.
Nota 2: questo post è prettamente introduttivo, d'ora in poi potrete inserire Georgiana quando più vi piace.
martedì, 27 novembre 2007
Ne sono successe così tante ultimamente:
Il bacio di Micheal prima di tutto è uno degli avvenimenti più belli.
La partita di Quiddich tra Grifondoro e Serpeverde invece non è altrettanto bello.
I due cercatori si sono azzuffati e Peter è in infermeria adesso.
Povera Audrey è così una brava ragazza e secondo me è ancora molto legata a Peter nonostante lui si sia comportato da stupido e Samantha mi ha detto che è quasi certamente convinta che anche Peter sia ancora molto legato ad Audrey. Io non capisco perché i Serpeverde devono sempre risolvere ogni cosa con la violenza. Secondo me Forsythe avrebbe dovuto reagire da persona più matura. Lo pensa anche Micheal e sono sicura che lo pensa anche Audrey. Va beh ma in fin dei conti se una persona di natura è in un determinato modo solo un miracolo potrebbe cambiarlo. Mi spiace solo che Audrey ne soffra… mi dispiace veramente tanto.
Un’altra persona di cui mi dispiace infinitamente è Jillian McKanzie, sempre una biondina corvonero che con me è sempre stata dolce e gentile, ma d'altronde è così con tutti.
Questa ragazza ultimamente si stava legando a Lewis (sempre un serpeverde) non è una delle solite ragazze con cui vedo Lewis, lei è dolce, timida e carina e un giorno quando mi ha gentilmente accompagnato al campo di Quiddich ad aspettare Micheal abbiamo sentito Lewis e Nordwood parlare delle loro ‘conquiste’.
Io non capisco, parlano delle ragazze come se fossero oggetti, come se fossero dei premi da accumulare, a me sembrano solo dei ragazzi perfidi e insensibili.
Jasper parlava di Jillian come una meta da raggiungere, come l’ennesima ragazza da portare a letto, e la corvonero non ci è rimasta per niente bene.
Io ho provato a parlarle a dirle quanto mi dispiaceva e a cercare di confortarla, ma lei non sembrava nemmeno ascoltarmi.
Quando ne ho parlato con Micheal ha detto che in fin dei conti Jillian doveva aspettarsi una cosa del genere da Jasper Lewis.
Però ci sono stati anche avvenimenti bellissimi finalmente!
Sono tornate due ragazze di Grifondoro:
Noir Varesco temevo avesse abbandonato la scuola dopo che Pearl si è ammalata, altro fatto di cui mi dispiace moltissimo, però alla fine sono contentissima che sia tornata.
Ha l’aria così distante e sofisticata però che tutte le volte che provo ad avvicinarmi a lei ho paura di scocciarla.
Un’altra ragazza della mia casa è tornata a Hogwarts: Margot!
Margot era una ragazza con cui andavo molto d’accordo al primo anno, poi con la morte della madre si è trasferita.
Era una ragazza così dolce e carina, sempre gentile e disponibile con tutti. Girava sempre insieme a Blaine Huznestov anche se non so come facevano ad andare d’accordo dato che avevano due caratteri completamente diversi. Giravano un sacco di voci su quei due al tempo e quando Margot se n’è andata però Blaine non ha mai mostrato segni di tristezza, a dire il vero quel ragazzo non mostra mai segni di tristezza, mi da l’idea di essere un ragazzo molto orgoglioso.
Però Margot è tornata, non so per quale motivo, ma è compltamente differente dalla ragazza che ricordavo sempre ordinata, precisa e sorridente. Anche il suo modo di vestirsi e di porsi è cambiato.
Si aggira sempre per la scuola come un anima in pena, dai vestiti scuri e lo smalto nero, dai capelli disordinati e l’aria distante e minacciosa. Mi fa paura. Deve averla scioccata molto la morte della madre. Ho sentito inoltre che adesso non si fa più chiamare Margot, ma Zoe… è proprio un’altra persona.
Ho quasi paura ad avvicinarla.
“Ciao Noir!” mi siedo a fianco a lei a difesa contro le arti oscure, la Merrythought non è ancora arrivata.
Ci sono Alice e Sam dietro di noi che chiacchierano e io vedendo la ragazza da sola al banco non ho resistito.
”ciao Elliot” la ragazza mi sorride debolmente con un aria forse un po’ altezzosa.
”che carina tua sorella, vi somigliate molto sai?” chiedo sistemando i libri sul banco.
”dici?” chiede perplessa, non aspettandosi forse la mia affermazione.
”si, non lo dico tanto per dire” mormoro schietta sorridendole.
”peccato che abbia una sorta di fissazione per Deirdre Blackster” sospira Noir.
”eh già…” mi scappa una lieve risata “ la tua rivale numero uno no?”
”più o meno” mi sorride di nuovo.
”beh è una rivale molto in gamba… Alice dice che è stata messa in punizione da Silente per aver duellato con un ragazzo che aveva molestato la sorellina”
Noir annuisce, cavolo che tentativo di approccio patetico.
”Ah Elliot ho visto il tuo ragazzo… molto carino, ti sei data da fare eh” mi da una gomitata giocosa e io rido.
”Micheal? Beh lui è…” non faccio in tempo a trovare un aggettivo che la professoressa entra in classe.
Meno male, un aggettivo non avrei saputo trovarlo per Micheal; lui ha tutti i pregi del mondo.
”comunque state molto bene insieme” mi sussurra Noir.
Mi volto e le sorrido prima di andare a portare completamente la mia attenzione sulla Merrythought
Ho appena salutato Micheal dopo averlo accompagnato agli allenamenti di Quiddich.
Fino a una settimana fa non sapevo nemmeno che gusto avesse un bacio e adesso ho una sorta di dipendenza da questa dolcissima dimostrazione di affetto.
Quando non li ricevo da lui sto male, come sono patetica, spero di non rivelarmi appiccicosa.
Noto Audrey all’uscita del campo da Quiddich assorta nei suoi pensieri.
”ciao Audrey…” la saluto con un cenno.
La bionda ricciola mi sorride rispondendomi con un gesto della mano e del capo, che bella che è.
”come stai Peter?” le chiedo poi, non sono più riuscita ad andare a trovarlo in infermeria.
Non riesco a farle domande più intime su di lui, non mi sento all’altezza di una tale intimità, non la conosco bene. Sono sempre stata imbranata con le persone.
”oh si sta riprendendo” mi dice solamente con un debole sorriso ”speriamo si rimetta in fretta…” aggiunge poi.
”già per la squadra” ironizzo azzardatamene e lei sembra cogliere la mia battuta perché ride.
”Audrey mi dispiace molto per la situazione in cui ti trovi” ammetto poi con un sospiro.
”non preoccuparti elliot” dice spiccia.
”Tu e Lucas sembravate la coppia ideale, anche tua nonna ne era fiera no?” le chiedo e istintivamente le prendo le mani fredde nelle mie che, tenendole perennemente nelle tasche, sono calde.
”E in quanto a Peter… io penso che lui sia ancora molto legato a te e molto pentito” sospiro. Cavolo, perché alla fine non riesco mai a farmi gli affari miei?
”e secondo me Alice Knox dovrebbe andare a quel paese” ggiungo poi con un tono più stizzito.
Audrey ridacchia, quasi per smorzare la tensione…
”scusami se mi permetto così tanta intimità ma tu mi sembri una ragazza così brava.. non meriti di stare male” sospiro
”come dice un detto: nessuno merita le tue lacrime e chi le merita sicuramente farà di tutto per non farti piangere…”
cala per un istante il silenzio in cui Audrey mi guarda negli occhi sorridendomi con dolcezza.
”grazie Elliot”
Percorro velocemente i corridoi con i libri stretti in petto senza fare molto caso a dove vado, sinceramente, devo finire di studiare Pozioni per la prova di domani così dopo posso andare da Micheal.
Come ogni volta che vado di fretta e non guardo dove vado finisco per urtare qualcuno, la povera vittima questa volta è Jillian. Sinceramente non mi aspettavo di trovarmela così davanti con un espressione relativamente più serena. Non so come prenderla.
”Jillian!” esclamo chiamandola per nome “… scusami, sono così imbranata”
”di niente” mi sorride la bionda “nemmeno io guardavo dove andavo quindi siamo tutte e due colpevoli”.
Rido “entrambe con la testa sulle nuvole”
”tu a cosa pensavi?”
”mmh… pensavo che non mi va di studiare pozioni” dico veritiera facendo spallucce “ e tu?”
”ehm… a … niente” mormora abbassando il capo.
”ehm… hai chiarito poi con… Jasper Lewis?” chiedo poi azzardando.
”ehm.. più o meno” mi sorride con semplicità. “grazie di interessarti Elliot
”ma ti pare!” esclamo come se fosse una cosa normalissima, che, in effetti, è.
”adesso scusa ma devo andare” mi dice.
”oh… anche io Pozioni mi attende” dico ricordandomi improvvisamente.
Jillian ride… “ beh allora buono studio”
”oh grazie..” dico con poca convinzione “a presto Jill, ciao” le sorrido salutandola con un cenno della mano per poi allontanarmi velocemente.
Trovo Zoe in sala comune…
è un tardo pomeriggio di pioggia e fulmini. Tempo che mi mette a disagio dato che ho sempre avuto paura di tuoni e fulmini da quando ero piccola. Ho sempre avuto una strana fobia per i suoni forti e improvvisi.
Trovare Zoe da sola nella sala a fissare le fiamme del camino mi mette a disagio, non mi aspettavo di trovarla. E soprattutto mi sento in dovere di salutarla, di dirle qualcosa dati i rapporti che c’erano tra noi e il fatto vergognoso che da quella sera in sala grande non le ho ancora rivolto parola.
Sospiro prendendo coraggio, pozioni aspetterà… Micheal mi capirà.
”Zoe!” esclamo con gentilezza avvicinandomi a lei con un sorriso attenta ad utilizzare il suo secondo nome dopo aver visto la sua reazione quando una ragazza l’ha chiamata Margot.
Zoe alza il suo sguardo serio e penetrante su di me e per un attimo mi fa venire i brividi.
”ciao Elliot” dice con tono piatto.
Mi siedo di fronte a lei composta sulla poltrona guardandola “come… come stai?” le chiedo semplicemente
fa spallucce. Ecco la sua risposta; solo un gesto. Sospiro… è più difficile del previsto.
”beh sono felice che tu sia tornata Zoe, Mi sei mancata” le sorrido con più calore ma lei rimane impassibile.
”grazie..” mormora poi alla fine..
Cala di nuovo il silenzio, non che questa ragazza favorisca il dialogo eh…
”sai zoe… “ mormora con voce diversa.. meno imbarazzata e più seria ripensando al passato “quando
avevo 9 anni persi mia nonna..” non oso guardarla negli occhi “mia madre era molto legata alla sua e vedendosela mancare davanti agli occhi le fece male e io a quel tempo ero solo una bambina e non capii a pieno quello che mi disse mia madre…” sospiro..
”mi disse che quando una persona a cui teniamo ci lascia noi non dobbiamo smettere di vivere rimpiangendola, ma continuare a vivere con tutto il nostro spirito per la persona che ci è stata tolta, in suo onore e solo così questa persona continuerà a vivere in noi” non alzo lo sguardo non voglio immaginare l’espressione di Zoe.
Mi alzo lentamente “quello che cerco di dirti Zoe è che mi dispiace per tua madre, non ho mai potuto dirtelo, ma adesso che ne ho la possibilità voglio approfittare….” Sospiro “sono convinta che tua madre non vorrebbe vederti giù… io sono convinta che se lei fosse ancora viva ti direbbe di reagire, di tenere duro…” alzo lo sguardo e finalmente incontro le iridi di Margot Zoe Leroi
martedì, 27 novembre 2007


Il contatto con il corpo di Jasper mi coglie di sorpresa. Sono impreparata, senza difese e resto ferma ben poco prima di scoppiare in lacrime, ma la novità è che non sono lacrime di dolore, quelle che ti tolgono il fiato, non ti fanno pensare, ragionare, parlare; Le mie sono lacrime di gioia. Quanto mi sei mancato, Jasp?
Non è che ho dimenticato tutto, come potrei, ma Jasp ha perfettamente ragione: così non può continuare. Ho passato troppi giorni nella gelosia, nella tristezza, nella paura e nella rabbia per poter continuare ancora. Certi sentimenti ti consumano dentro. Ed è per questo che non posso far cadere tutto quello che ho passato, che ho sentito nell'indifferenza.
Jasper ha fatto quello che noi non facciamo mai, non dobbiamo fare mai: rompere una promessa; Però adesso è qui, davanti a me e non cerco il suo pentimento e rimorso nelle parole. Non è lì che troverò la verità, tutto quello che devo fare è guardare i suoi occhi, quelli non possono mentire.
"Non farò mai più idiozie del genere. Ti rispetterò sempre. Rispetterò le persone a cui vuoi bene. Cercherò di crescere, di cambiare da quel bambino immaturo che sono." Resto in piedi di fronte a lui e nella stanza cade il silenzio. Un minuto che sembra un'eternità.
"Sai Jasp sei davvero un bambino immaturo, viziato ed egoista. Tu pensi solo a te stesso, eppure ero convinta che tu lo facessi solo con gli altri, non anche con me. Mi hai fatto tantissimo male, però non ci riesco. Io non ce la faccio ad odiarti, non posso." faccio una piccola pausa che mi serva a riordinare le idee, la voce è più ferma di quello che pensassi e il mio viso è impassibile,
"se tu fossi chiunque altro non te lo perdonerei mai, ma tu non sei chiunque altro. Io ti perdono, ma non lo dovrai fare mai più. Mai, e questa volta me lo devi promettere per davvero...". Lascio di nuovo passare alcuni minuti, o forse sono solo secondi, non so dirlo con certezza.
Mi rilasso, finalmente, in un sorriso leggero.
"Mi sei mancato..."
"Anche tu..."
Anche questa sera smistamento, certo che non se ne può proprio più: chi diavolo decide di venire a scuola solo adesso? Comunque non ci posso fare nulla, devo assistere per forza, nonostante non mi vada per niente. Guardo la ragazzina che si avvicina per nulla timorosa alla sedia dove, come al solito, è posato il vecchio e logoro cappello parlante. Mentre assisto alla scena i ricordi mi tornano a sei anni fa, al giorno del mio smistamento quando
noi siamo diventati i 'Principi' e io Deirdre Blackster. Nonostante la spavalderia non ci mancasse nemmeno quel giorno non eravamo per niente rilassati, specialmente io ed Eve, che ci tenevamo per mano. Tutta la sala era piena di ragazzi che ci fissavano per vedere chi avrebbe onorato la loro casa dopo la fine della loro carriera scolastica, e anche allora il preside Dippet era in piedi, con la pergamena nella quale erano scritti tutti i nostri nomi; nomi di quei ragazzi che ora sono qui, al mio fianco o nei tavoli opposti. Mi assale un pò di nostalgia. "
Serpeverde!". Questi non sono i miei ricordi, è il cappello parlante che, a quanto pare, ci ha assegnato un nuovo compagno di casa. Guardo piuttosto annoiata la ragazzina che si accomoda al nostro tavolo, felice come se le avessero appena esaudito un desiderio, e una volta seduta mi fissa anche lei.
Le sorrido di rimando, più per abitudine che per cortesia e poi mi volto di nuovo. Continuo a sentire il suo sguardo su di me, ma non ci faccio caso perchè questa volta sono catturata da un'altra figura, una vecchia conoscenza per la verità.
"Ma quella è la Varesco?", chiedo a Jasp e ad Ed, che subito si voltano a guardare.
Tra il tavolo dei Corvonero e dei Grifondoro si alza un leggero trambusto, ma non sembra che le stiano parlando dietro, anzi. Tutti l'accolgono come se fosse la ragazza più dolce e carina di questo mondo...contenti loro. Noto anche che al suo fianco non c'è la sua amica, Pearl, e non me ne sorprendo affatto. Mentre la guardo non so sinceramente cosa provo, forse è meraviglia, o forse eccitazione; si, perchè l'anno scorso tra noi era davvero una gara senza fine e la cosa mi divertiva: non mi annoiavo mai.
Sorrido appena mentre ripenso allo scorso anno (oggi è giorno di ricordi...), e la voce stonata di una ragazzina del nostro tavolo mi irrita non poco, visto che sono costretta a destarmi da quei bei pensieri...
"ma tu guarda che gente volgare! si mettono a strillare nel bel mezzo della sala!".
Mi volto. In primis senti chi parla, visto che come minimo si è girata mezza sala, secondo nessuno può permettersi di trattare male la
mia rivale, specialmente se ad aprir bocca è una che si offre di portarmi i libri! Ogni persona ha il suo degno rivale e la bambina rossiccia non è certo al suo livello, anche se mi secca non poco ammetterlo.
"
ti prego taci, non sai cosa dici, questa ragazza fa i festini più chic di tutta Hogwarts, non è vero?"
La rossina mi guarda spaurita, e mi da anche una certa soddisfazione visto che non ho mai potuto sopportare l'arroganza negli altri.
"non quest'anno". E' il momento di darle il mio benvenuto.
"ah gia! manca l'attrazione principale!", rido con un tono di voce studiato. "forse è meglio così"
Aggiungo infine sorridendole, d'altronde è il primo giorno per lei e so anch'io come ci si sente senza la propria migliore amica al fianco. E inoltre...mi ha fatto venire in mente tanti bei ricordi...
Mi sorride anche lei, e questi sono probabilmente i nostri ultimi sorrisi sinceri reciproci. Forse avremmo anche potuto essere amiche noi due, ma non mi sarei mai divertita come mi diverto ad averla per nemica.
"Lara Varesco.". Mi volto alla mia sinistra. E così quella è la sorellina di Noir. La scruto a lungo e quando si accorge di me arrossisce appena. Le sorrido di nuovo, come si dice, 'tieni vicino gli amici,...'.
Intanto mi sovvengono un sacco di idee decisamente geniali e divertenti...almeno per me.
Il sole splende, oggi è una bella giornata, come non se ne vedevano da tempo. Sono le tipiche giornate in cui senti di poter conquistare il mondo intero, anche se l'universo di Hogwarts non è certo così vasto.
Ripenso a ieri in guferia e scoppio a ridere: il viso della McKenzie davanti alle mie parole era davvero buffo, come se si aspettasse davvero che Jasper facesse sul serio. Ma forse lo credeva...
"Piccola!". Geert scende nella sala comune proprio mentre entro io. Che palle, non avevo proprio voglia di averlo tra i piedi. Sopportarlo diventa sempre più difficile. Per non parlare di fingere davanti alle sue frasi smielate; a volte non scoppiare a ridere è un'impresa, però devo resistere, me lo sono promessa... certo...che noia!
"Buongiorno, che fai scendi a colazione?"
"Vado solo dove vai tu...", dice avvicinandosi. Ma che ragazza fortunata che sono...
"Certo...". Mi esce un sorriso forzato, e per fortuna in quel momento vedo Utopia.
"Uto buongiorno, scendi con noi?"
"Non oggi...non ne ho voglia...". Non posso fare a meno di notare il suo viso combattuto e stanco, come se non avesse dormito tutta notte.
"C'è qualcosa che non va?". La mia sembra un affermazione, e in effetti capisco benissimo che qualcosa non va.
"No no..non ti preoccupare, va pure!"
Mi sorge un dubbio spontaneo, che stupidamente le espongo con poca leggerezza.
"C'entra Ed? No perchè se è così me la paga..."
"Ferma Dè, Ed non c'entra, anzi....", delle lacrime leggere cominciano a caderle dagli occhi. Le sue mani si muovono velocemente nel tentativo d nasconderle, ma è tutto inutile. La faccio sedere sul divano e mando via bruscamente Geert, cosa che in realtà non mi dispiace affatto. Lentamente, e non senza qualche esitazione, la mia sorellina comincia a raccontarmi tutto: di quel 'ragazzo', di quello che ha cercato di farle e dell'arrivo provvidenziale di Ed. In tutta la storia non mi ha mai nominato il nome di quel tale.
"Chi è questo tizio?". Cerco di non far pesare la rabbia che provo, ma le mie parole suonano comunque minacciose.
"No Dè...non voglio che tu ti metta nei guai, non per me...per piacere..."
"So badare a me stessa ma tu dimmi chi è....", Utopia abbassa gli occhi e serra al contempo le labbra.
"Non fare la bambina dimmi chi è!Lo posso anche scoprire da sola, e sarà molto peggio!". Mi guarda spaventata, probabilmente dalla mia espressione, quindi cerco di riaddolcirmi per non sconvolgerla più di quanto lo sia già.
"Promettimi che non andrai da lui...", non rispondo. Non voglio promettere qualcosa che so bene non farò. Sospira rassegnata prima di rivelarmi il nome.
Tutto si svolge in un attimo. Vado decisa verso la porta senza badare a ciò che mi urla Uto. Cammino per le scale, i corridoi, e non ci metto molto a trovare Billy Toler.

Le mie mani sono sempre sulla bacchetta e fremono di desiderio.; o forse è ira.
"Billy...". E' costretto a concludere il monologo con cui stava intrattenendo i suoi amici e a voltarsi. Forse gli stava raccontando proprio dell'altra sera, con Utopia, e si stava vantando di chissa cosa. Nonostante le mie siano solo supposizioni, ormai dentro di me riesco a provare solo due tipi di emozioni, la rabbia e un profondo disprezzo, mentre continuo a ripetere nella mia mente le stesse parole: sei morto.
Una volta voltatosi completamente, il suo volto si fa pallido. Non parla più adesso? Non si vanta più di quello che stava per fare a mia sorella? Mi dispiace Billy, hai scelto la persona sbagliata da inimicarti.
"Hai fatto l'errore più stupido della tua vita...", gli dico a bassa voce.
"Io non so...non so di cosa tu stia parlando!", cerca di mantenere la voce ferma e fingersi sicuro, ma il tono indeciso e spaurito e il sudore che comincia a bagnargli il viso raccontano un'altra storia.
"Non fingere. Pensi di passarla liscia dopo quello che hai tentato di fare? Bè ti sbagli, sono un tipo vendicativo...non te l'hanno mai detto?".Non c'è rabbia nelle mie parole, ma divertimento; mantengo un tono basso e un ritmo lento, perchè è così che si fa provare il vero terrore.
Anche i suoi amici assumono un'aria impaurita e pensano bene di lasciare l'amico in mia completa balia, ma non mi illudo: probabilmente stanno chiamando qualcuno. Meglio agire in fretta.
"Piantala io non ho fatto niente!". Il suo tono è aggressivo. Tutto va come al solito. d'altronde gli esseri umani sono prevedibili. Mi lascio scappare un sorrisino di scherno, che ha un che di diabolico.
"Billy dimostrami quanto sei uomo, quanto sei maturo, battiti con me. Ti lascio la prima mossa...". Tentennante e in completa confusione non ha alcuna possibilità di farmi del male. Non che comunque prima ne avesse. Aspetto che faccia la prima mossa: in questo modo nessuno potrà dire che ho iniziato io. Per giustificarmi parlerò di legittima difesa e nessuno potrà affermare il contrario. Estraggo velocemente la bacchetta in modo che si senta minacciato e che decida un attacco improvviso, e il mio piano funziona.
Combatte con tanto impeto e senza ragione che non devo nemmeno spostarmi o pararli quei colpi. Faccio in modo che mi veda ridere, continuando così il mio gioco psicologico.
"Mi basta un colpo per metterti al tappeto", gli intimo,
"Sei pronto? al mio tre. Uno..."
Toler continua a esplodere dei colpi, che questa volta sono costretta a parare. Alcuni minacciano persino alcuni studenti che sono venuti ad assistere alla scena. Che razza di idiota.
"Due...", il mio conto alla rovescia continua.
"Uno...", mi preparo a scagliare il mio primo colpo quando una voce solenne mi costringe a fermarmi all'improvviso.
"Basta! ma cosa state combinando, siamo in una scuola!". O certo, alle corvonero bionde è permesso tutto, ai Serpeverde invece sangue e ferro! Silente si avvicina a noi con la solita aria grave. Tra tutti i professori, proprio lui doveva accorrere?
"Lo chieda a lui professor Silente, è stato lui a colpirmi per primo.". Da sopra gli occhiali a mezzaluna scruta Billy, totalmente sconvolto dalla foga dei precedenti attacchi.
"Non importa chi ha cominciato, tutte due in punizione. E non voglio sentire obiezioni. Che non riaccada mai più o sarà peggio per voi.". Che ingiustizia, almeno l'avessi spedito in infermeria...
Prima di andare via e dopo la lunga predica, Silente riesce persino a ritagliare uno spazietto per togliere 10 punti a Serpeverde. Che uomo insopportabile.
Dall'altro lato della sala vedo Jasper ed Ed, ai quali sopraggiungono Eillen e Belinda con Utopia, che mi guarda sconsolata, come se si sentisse responsabile.
Vado verso di loro, ma prima mi accosto all'orecchio di Toler per sussurrargli le ultime provocazioni.
"Avrei potuto ucciderti con un colpo solo...". E in effetti avrei potuto, ma non l'avrei mai fatto. L'importante è che lui me ne creda capace. Mi allontano andando verso i miei amici, lasciandomi alle spalle la figura impietrita di Billy.
Andiamo a fare una passeggiata all'esterno e in pochi minuti mi torna il buonumore, lo scontro è stato un toccasana, ora mi sento più...libera. Mentre parliamo ci si avvicina la figura esile di una ragazzina che fa la domanda più impertinente e incredibile che ci potessimo mai aspettare.
“Ma è vero che voi due state insieme?!”
“Io e Jasper?!”, risponde subito Ed.
“Si, me l’ha detto uno del terzo anno, ma io non ci credo!”. Assisto divertita alla scena, che prende un andamento del tutto inaspettato.
“Ah no? E perché mai?”. Osservo Ed, poi Jasp e spero che non facciano quello che temo stiano invece per fare.Pochi secondi ed eccoli scambiarsi un finto bacio. La ragazzina allibita (e in effetti ne ha tutte le ragioni...) si allontana e noi scoppiamo a ridere.
“Fate schifo!”, dico a quei ragazzi che in qualche modo riescono sempre a sorprendermi.
“Perché mai, Jasper è così attraente. Stai tranquilla che se fossi una donna non me lo farei scappare!”
Lascio cadere il discorso. Per fortuna sono Ed e Jasp ad essersi baciati in pubblico, per loro questo non farà altro che aumentare le chiacchere e accrescerne la popolarità. Per non parlare del fatto che sono sempre giustificati dalla loro bellezza disarmante, ma soprattutto dalla lunga lista di ragazze-usate... Mi volto verso Belinda e le sorrido. Ora è tutto come deve essere.
Aspetto che le gemelle e Eileen se ne siano andate per chiamare da parte Ed.
"Grazie per tutto quello che hai fatto, per me, ma soprattutto per Utopia. Se non fossi accorso tu forse ora...". Stringo i pugni per contenere la rabbia. Se non ci fosse stato Ed, o se fosse arrivato solo alcuni minuti dopo... non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo a Utopia. Proprio a lei che è sempre così dolce con tutti...
"Dai Dè non ci pensare, si è risolto tutto per il meglio. Dopotutto sono i momenti e le situazioni inaspettate a fare la differenza...". Lo guardo con aria interrogativa, istigata dal suo sguardo che per un momento si perde nel vuoto. Comincio a pensare che mi nasconda qualcosa.
"Forza andiamo adesso!", dice, dopo essersi ripreso dalla 'trance' momentanea e si dirige al castello.
"Ed!", lo chiamo di nuovo e aspetto che si volti nella mia direzione,
"grazie...". gli sorrido.
Mi regala anche lui un bel sorriso e lo guardo poi allontanarsi sullo sfondo della maestosa e bella Hogwarts...
serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.