29/11/2007
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Questa scuola non è cambiata per niente, è sempre la stessa, tutto uguale nonostante siano passati tre anni da quando l’ho frequentata l’ultima volta.
Fisso fuori dalla finestra, l’acqua che cade con violenza. Sebbene il buio ed il brutto tempo, rendino la vista quasi cieca, riconosco chiaramente una figura, come non ricordarla. Blaine Houznestov. Forse è una delle poche persone che mi è mancata veramente, una delle poche che mi potrà capire.
Ricordo ancora i mesi in cui ci siamo frequentati. Stavo bene con lui, anche se spesso quel suo carattere particolare (probabilmente dati dalle brutte esperienze vissute nella sua infanzia), mi portavano ad incavolarmi, a non capire i suoi modi di fare, di reagire.
Comè strano il mondo, soltanto adesso riesco a capirlo, almeno un po’ di più, soltanto adesso avrei potuto amarlo veramente, per quello che era, per quello che è. Prima ero troppo stupida, piccola e insignificante per stare al suo fianco. Non sapevo che cosa la vita potesse riservare, come non si può essere eterni bambini. Perché devi crescere, devi saper fare le cose, così da essere più pronta, più consapevole, il giorno in cui accadrà qualcosa di brutto.
Decido di predere il cappotto e di andare fuori, da lui. Cammino veloce per i corridoi, a testa bassa, mi urta vedere questo mondo, ancora non riesco ad affrontarlo pienamente. Devo fare in fretta sennò lui potrebbe andarsene e io ho bisogno di salutarlo, di risentire la sua voce. Ho bisogno di qualcuno qua dentro, non potrò stare per sempre sola e l’unica persona che mi viene in mente è lui: distaccato, riflessivo, calcolatore, sarcastico, arrogante.
Nel mio percorso andai a sbattare contro qualcuno, che riconobbi come Edward Norwood. Bello come è sempre stato, anzi, meglio ancora. Il suo fisico un tempo più sottile adesso è ben lineato da quel po’ di muscoli che su di un corpo maschile stanno sempre bene, gli occhi profondi, glacili e belli come sempre. Il suo fascino, il suo modo di vestire, la voce. E perfino le mani, quel ragazzo è perfetto, anche lì.
“Hey Leroi, sei tornata?!”
“Così sembra”
rispondo sistemandomi il vestiario che mi si era scomposto tramite l’impatto.
“Tornata a cercare vendetta?!” già. Sarebbe una buona cosa e probabilmente lo farò, cercherò vendetta. Quel cane deve soffrire come ho sofferto io. Ma non adesso, non è questo il momento. Lui mi scruta per un po’, probabilmente capisce tutto dalla mia faccia, dai miei occhi, nonostante possa dare l’aria del bambinetto stupido e superficiale, credo proprio non sia così. Quel suo modo di studiarti, fissarti con quegli occhi, lascia trapelare ben poco. Ne sono convinta, anche se non lo conosco.
“Se avrai bisogno di una mano..non mi tiro mai indietro sai! Poi quando si parla di sudici gabbani” già. Norwood che ama i gabbani, ma quando mai. Già al suo secondo anno andava in giro a schiantare chi non era di razza pura. Probabilmente mi sono salvata dalla sua lista dato che sono nata per metà mago e metà babbano. Lo fisso e gli sorrido leggermente. Lui se ne va, girando un’angolo, accompagnato da una delle sue risate diaboliche che lo hanno sempre caratterizzato.
L’acqua gelida picchia sulla mia pelle, fa quasi male. Alzo il cappuccio della mia mantella e squadro tutto in torno a me fino a quando non lo vedo. Vado da lui, diretta, fredda.
“Blaine?” la mia voce quasi si smorza quando mi ritrovo faccia a faccia con lui.
“Leroi!” la sua voce è sempre la stessa, quella voce che non trapela emozioni.
“Come stai?” chiedo seriamente interessata al suo stato d’animo.
“Tiro avanti.” Già, bisogna tirare avanti. E’ questa la vita. Lo fisso, continuo a fissarlo. Mi rendo conto di essere un’imbecille, per di più la voglia di abbracciarlo è grande, ma non posso farlo. Non posso e non devo.
“Mi sei mancato” gli dico alla fine. E lui risponde con un sorriso, per poi girarsi e tornare dentro
“Ci vediamo..” dice salutandomi di spalle, con un movimento veloce della mano.
E’ affascinante quella ragazza. Tanto affascinante quanto strana. Gli leggo negli occhi che la sua è soltanto una felicità apparente. Ha qualcosa di molto più grosso di lei che porta dentro. Noir Varesco, la bellissima dei grifondoro a parer mio. L’ultima volta che mi ha rivolto la parola, ha concluso la nostra conversazione fuggendo via, traumatizzata da una lettera.
Sembra quasi che qui ad hogwarts i problemi si ampliano, che le persone che stanno male o vivono una vita difficile, sono molto di più che in altri posti. Forse è una sensazione la mia, vedere tutto negativo, qua a Londra, ma forse no. Sono convinta che quella ragazza abbia qualcosa. La mia curiosità cresce, quel lato di me non è stato sotterrato, anche se, è più difficile che emerga.
“Ciao” dico alla Varesco che è seduta in un banco in biblioteca.
“Ciao” ricambia sorridendo.
“tutto bene?”
“Si grazie”
“L’altro giorno mi hai fatto prendere un colpo a correre via in quel modo”
già, alla fine quel po’ di Margot, torna fuori sempre. Lei non è morta, è semplicemente nascosta dentro di me, in un angolino. Ogni tanto riaffiora, ma non potrà mai tornare come prima, mai.
“Oh, già. Ma va tutto bene grazie, non era niente di grave!” dice lei, ma le sue guance leggermente arrossate fanno chiaramente capire che mente.
“Sarà. Bhè, io adesso vado. Ciao!”.
Decido di tornare in sala comune, il fuoco mi farà bene, fa troppo freddo in questi giorni. Arrivata la sala è deserta, per mia fortuna. Mi siedo sulla poltrona più vicina al fuoco. Resto un po’ lì, a farmi coccolare da quel calduccio, fino a quando qualcuno non mi distrae dalla mia trance. E’ Elliot. Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di affrontarla.


Non è cambiata, è sempre la dolce, timida, cara Elliot, lo si vede. Bella come sempre con quei due suoi occhioni che spiccano sul resto. I capelli neri incorniciano la sua pelle chiara e le sue guance, che troppe volte, un tempo, arrossivano.
Inizia a parlare, imbarazzata, cercando di creare un atmosfera più decente. Probabilmente si sente in obbligo di parlare con me, in fin dei conti io e lei eravamo migliori amiche.
“sai zoe…” rifletto su quante volte avrà nominato il mio nome nel tempo di qualche secondo, troppe. Probabilmente sta continuando a dirlo per ficcarselo bene in testa. Io ero -la sua Margot-, come mi diceva spesso. Per lei è più difficile che per altri chiamarmi con il nome giusto, e potrebbe essere l’unica persona a cui darei la possibilità di sbagliare, anche se, sentire quel nome pronunciato da lei, mi farebbe male. Continua a parlare, facendosi coraggio. Questa volta è più seria, sta parlando con il cuore.  “quando avevo 9 anni persi mia nonna..mia madre era molto legata alla sua e vedendosela mancare davanti agli occhi le fece male e io a quel tempo ero solo una bambina e non capii a pieno quello che mi disse mia madre…mi disse che quando una persona a cui teniamo ci lascia noi non dobbiamo smettere di vivere rimpiangendola, ma continuare a vivere con tutto il nostro spirito per la persona che ci è stata tolta, in suo onore e solo così questa persona continuerà a vivere in noi” continuava a parlare, fissando non so quale punto. Non aveva il coraggio di guardarmi, aveva paura della mia reazione. O meglio, aveva paura di me. “quello che cerco di dirti Zoe è che mi dispiace per tua madre, non ho mai potuto dirtelo, ma adesso che ne ho la possibilità voglio approfittare…sono convinta che tua madre non vorrebbe vederti giù… io sono convinta che se lei fosse ancora viva ti direbbe di reagire, di tenere duro…” Io continuo a fissarla sapendo che quelle parole sono vere, sante parole. Ma non è così facile. Finalmente decide di alzare lo sguardo, fino ad incontrare il mio. Non riesco a parlare, a dire niente. Ha toccato un tasto dolente, lei. E devo aggiungere un’altra persona che mi è mancata, lei. Quanto amavo abbracciarla, quanto amavo difenderla, quanto amavo ridere con lei. Lei che sapeva tutto di me, l’unica. Lei che ho mandato via dalla mia vita perché ricordava gli attimi felici che avevo vissuto. Le sorrisi, un sorriso sincero, come non avevo più fatto a nessuno da quando ero tornata, o forse da molto prima. Le presi la mano e la strinsi forte. La dolce piccola indifesa Elliot è cresciuta.












28/11/2007
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C'è questa nuova ragazza, Zoe mi sembra che si chiami, mi hanno detto che è tornata dopo perecchi anni di assenza dalla scuola.
Nessuno conosce con precisione il motivo per cui se ne è andata però mi è stato riferito che è molto cambiata, non lo so, io non mi ricordo come era prima so solo che ora è davvero molto interessante; non è una fighetta una dei quelle fissate con i vestiti o i trucchi, che vuole essere sempre perfetta, sembra più profonda come se avesse altro a cui pensare qualcosa che aleggia su di lei minacciosamente e che la fa sembrare sempre così malinconica e dura con se stessa e con gli altri.
Un pò di tempo fa avrei dato qualsiasi cosa per fare quello che ha fatto lei; ricominciare daccapo, rinascere dalle mie ceneri, diversa non migliore o peggiore, solo diversa.
Elliot era sua maica al tempo, approposito si Elliot! l'ho incontrata alla lezione della Merrythought e abbiamo scambiato due parole, le ho chiesto di quel ragazzo che sta frequentando ora,  si chiama Michael qualcosa e mi è sembrato molto carino, spero per lei che questa storia vada a finire bene; se lo merita.


E' mattina in sala grande, sono seduta vicino a Elliot che prla con Samantha di non so che film babbano che ha visto questa estate, dirigo lo sguardo verso Lara, è da quando siamo arrivate che non mi rivolge la parola se io avessi avuto una sorella maggiore il primo anno passato ad Hogwarts le sarei stata appiccicata tutto il tempo! lei invece continua imperterrita la sua scalata verso la popolarità e a quanto pare ci sta riuscendo visto che Deindre le sta parlando amichevolmente, almeno in apparenza amichevolmente.
una frase mi distoglie dai miei pensieri "Noir, com'è che si chiama quel ragazzo che ti viene dietro? strabuzzo gli occhi e esclamo"cosa?!" Alice Mcfly mi guarda sorridendo "ma si dai! il ragazzo riccio, quello che suona"  "ma chi Ephram?" Sam e Elliot ci guardano incuriosite "non lo so ... se è così che si chiama ..."
"guarda che è di grifondoro come noi, se ti guardassi intorno un pò di più lo sapresti!!"
le rispondo io un pochino risentita dal fatto che non conoscesse il suo nome, Alice mi guarda un pò spiazzata, forse sono stata troppo acida, vorrei sorridere ma non ci riesco in questo momento, non so cosa mi sia preso "io lo sapevo come si chiama" si intromette Sam "è simpatico, abbastanza artistico in effetti" la guardo e mi metto a ridere, improvvisamente tutta le tensione scompare "artistico Sam? che aggettivo è?" Elliot e Alice ridono "lasciala perdere Noir il cervello non le si è ancora svegliato del tutto" mi fa Elliot sorridendo, Alice mi guarda come risentita "dai ragazze andiamo sennò facciamo tardi alla lezione di erbologia" sbotta alzandosi di colpo dalla sedia e dirigendosi verso l'aula, Elliot mi saluta dolcemente scuotendo i suoi lunghi capelli castani mentre Sam prende al volo un ultima frittela e mi fa ciao con la mano mentre corre dietro alle altre due.
Sospiro; fortunatamente oggi non ho lezione alla prima ora e tra l'altro non ho neacnhe toccato la colazione!.
Guardo il piatto di sottecchi, non lo so se mi va di mangiare, tutto questo cibo mi ha fatto venire la nausea ricordo che lo scorso anno ero riuscita a stare quattro giorni di fila senza mangiare! comunque non era niente in confronto a quello che faceva Pearl, non mangiava per più di una settimana e poi la notte del settimo giorno la sentivo sgranocchiare qualcosa la notte nel letto, lei non magiava mai in pubblioco, ora che ci penso non l'ho mai vista magiare un pasto completo, chissà come sta ora.
Comunque non lo facevamo per la linea, sia lei che io avevamo problemi reali e profondi che ci scalfivano l'anima e ci rendevano impossibile raggiungere uno stato di pace e di equilibrio.
Dalla'ltra parte del salone vedo entrare una ragazza dai lunghi e lisci capelli neri che avanza a passo deciso ma con la testa abbassata a terra.
Dopo poco arriva alla mia altezza e si mette a sedere poco più su di sove sono seduta io, e finalmente dopo un accurata osservazione la riconosco: è Zoe Leroi.
Indossa la divisa malamente, si vede che se l'è infilata in fretta e furia, i capelli sono un pochino spettinati ma comunque molto belli; neri, lucidi e lunghi non vedo bene i lineamenti del volto perchè tiene i capelli davanti alla faccia in compenso però riesco a vedere benissimo le sue mani, io ho una spece di fissazione per le mani, le sue sono bianche e magre, però evidentemente di mangia le unghie e le pellicine delle dita cisto che le ha molto corte e rovinate.
Lei alza lo sguardo dal suo piatto, mi squadra da capo a fondo soffermandosi invece sulle mie mani che sono curate e affusolate "sai che ore sono?" mi chiede con un aria di sufficenza che mi fa innervosire "hai fatto tardi eh?" lei mi guarda un pò stupita e infastidita "vabbè che mi importa ...la prima ora la salto" per un secondo ritorna al suo caffè, ma non lo beve; sembra assorta nei suoi pensieri, poi rialza lo sguardo  "ma tu sei Noir Varesco?" la guardo oh no! penso la mia reputazione ha colpito ancora "si sono io" rispondo.
Mi immaginavo che mi chiedesse qualcosa sui famosi festini o su Pearl ma lei dice semplicemente "mi ricordo di te ... begli occhi comunque" ... gli occhi??? penso, ma poi mi ritorna in mente che sta mattina ho sperimentato un nuovo metodo per truccare gli occhi che mi fu insegnato al tempo da Pearl, sinceramente io non mi trucco mai ma oggi mi andava così.
"Grazie" le rispondo, lei guarda il mio piatto "non mangi?" ma prima che potessi rispondere un gufo marrone piomba sulla tavola imbandita lasciando cadere vicino al mio piatto una lettera, salvata dal pennuto penso.
La lettera è scritta su una strana carta giallognola dall'aspetto antico, la apro e riconosco immediatamente la scrittura di Pearl
"Ciao Noir
qui fa tutto abbastanza schifo, sono ancora ricoverata; i miei genitori mi opprimono e i medici sono insopportabili, ma tra poco dovrei uscire e potrò ritornare a casa finalmente.
Io non sono malata Noir, io non sono come te, tu sei fragile e io sono forte, sono invincibile credimi e tu senza di me non puoi stare e lo sai.
Noi siamo unite, siamo una parte dell'altra, io ti rendo più tollerabile l'esistenza, non ti preoccupare Noir tra poco tornerò a casa e i miei genitori organizzeranno un ballo con tutte le famiglie più importanti della comunità magica, ci potremo rivedere Noir! e potrò rivedere anche Eve, Deindre e Edward e Jasper, ti ricordi che lotte facevamo?torneremo Noir, torneremo a governare su tutti e a fare la lotta e a vincere.
Non ti preoccupare il nostro periodo di separazione sta per finire credimi!.
Pearl"
La leggo e la rileggo, impallidisco: è delirante lo so ma ha sempre questo strano effetto su di me, per un secondo sento come se tornassi indietro nel tempo e mi ritrovo ad aspettare con ansia il momento in cui ci saremmo ricongiunte, ma dura solo un secondo, dopo è come se rinsanissi dopo una lunga malattia.
"Hei ti senti bene?" mi fa Zoe, mi alzo bruscamente dalla sedia "devo andare scusa" e comincio a correre verso il dormitorio, chissà che avrà pensato Zoe?.

Stringo la foto tra le mani, l'ho scatta io la scorsa estate, poco prima del ricovero di Pearl, durante una festa.
Lei è magra, pallida, con le occhiaie ma ha sempre il potere di incantarmi, indossa un abito chiaro scollato sulla schiena, ricordo che quella sera era triste, senza un motivo preciso.
Alla festa c'era anche Deirdre se non sbaglio e i principi e poi anche Eve naturalmente, all'epoca non era ancora scomparsa nel nulla.
Ci siamo ubriacate e abbiamo preso pure dell'altro, poi il giorno dopo Pearl è stata ricoverata, io stavo così male che lì per lì non ho capito niente solo dopo ventiquattro ore ho realizzato quello che era successo e mi sono sentita un cane quando mio padre mi ha guardato con gli occhi tristi e delusi, per non parlare poi di Lara! il nostro rapporto non è mai stato particolarmente stretto ma credo che fino a quel momento almeno mi ammirasse un pò, da quella sera invece è cambiato tutto.
Il castello di carte è caduto: quello che avevo tenuto segreto per tanti anni alla fine è venuto fuori, forse alla fine è stato meglio così.
Presi un foglio immacolato e cominciai a scrivere ma le parole non mi venivano e rimasi lì per un pò a pensare.
Che dovevo fare? le dovevo dire che io ormai ero cambiata, che non la capivo più? o invece avrei dovuto semplicemente assecondarla? alla fine optai per la seconda possibilità visto che Pearl era già abbastanza malata senza che io inferissi di più.
Ciao Pearl
hai ragione noi siamo come sorelle e mi dispiace non essere al tuo fianco in questo momento ma sono felice di sapere che presto uscirai presto e non vedo l'ora di rivederti!
Baci
Noir
Eccola, è semplice e neutrale.
La chiudo e mi dirigo in guferia, mentre cammino vedo il prefetto di Corvonero, Georgina che parla animatamente con Tom Riddle.
Arrivo in guferia e incontro Jasper Lewis, uno dei principi, il più simpatico devo dire, l'unico con il quale si può avere un rapporto anche soltanto lontanamente umano.
Lo saluto e lui mi saluta squadrandomi.
Lego la lettere sulla zampa di un gufo grigio e mi dirgo verso la sala comune ... ho voglia di parlare con Ephram, lui riesce sempre a calmarmi.
In lontananza vedo Deirde che parlotta con Edward Norwood chissà che hanno in mente quei due.












28/11/2007
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« Pucci-pucci.. » sfioro con la punta delle dita il dorso di Cheslav, che schizza sotto il letto inseguendo una pallina di gomma. Cheslav è un Blu di Russia; è una razza rara, molto amata dallo zar Nicola I. E' un gatto di piccole dimensioni, a pelliccia corta, luminosa e senza striature, dal caratteristico colore blu-grigio. Mio padre me l'ha regalato al ritorno da un suo viaggio a San Pietroburgo: quando l'ha comprato era appena nato, quando mi è stato consegnato aveva quasi tre mesi. Fortunatamente, il colore dei suoi occhi è rimasto di un blu intenso: questo lo rende ancor più pregiato di quanto lo sarebbe stato se avessero cambiato colore.
Poso la spazzola sul comodino; mi alzo dal letto, agitando la bacchetta per far sparire il pelo di gatto che è rimasto sulla trapunta. Il cielo dorato sembra chiedermi di non andare in biblioteca a studiare, e di andare a fare una passeggiata in riva al lago. Colgo appena la mia ombra sottile che si riflette nello specchio; mi aggiusto senza pensarci la mia spilla dorata sul petto.
Cheslav miagola debolmente mentre esco dalla stanza, richiudendomi delicatamente la porta alle spalle. In corridoio, un gruppo di ragazzine – del secondo, al massimo del terzo – stanno facendo un gran trambusto.
« Ehi, ragazze! Se mi promettete di fare meno casino, faccio finta di non avervi viste. » Sorridono, agitando le mani per salutarmi. Scendo le scale lentamente, tentando di immaginarmi la scena che mi si presenterà davanti tra pochi passi; il camino acceso, i miei compagni di casa che studiano o giocano a scacchi, un principe che mi aspetta ..
« Tu, Jillian McKanzie. Se c'è qualcosa che non va, sai dove trovarmi. » McKanzie è una biondina del sesto; non ha mai avuto bisogno di essere redarguita, né quando ero prefetto, né dall'inizio di quest'anno. Però è bene che sappia che se ha bisogno di qualcosa, io ci sono; la sua espressione non mi sembrava delle più allegre, e io me ne intendo. Anzi, direi proprio che la sua espressione era da funerale, di quelle che ci si aspetta da Ermia dopo che Lisandro l'ha scaricata! *
Batto tre volte sul retro del quadro che chiude l'ingresso alla Sala Comune ed esco: il preside Dippet ha convocato una riunione dei CapoCasa per stasera alle sei.
Tiro fuori dalla borsa il mio taccuino; sulla copertina di pelle color granata è impresso a caldo il mio nome. Con un mozzicone di matita mi appunto un paio di considerazioni da esprimere in riunione: la più urgente riguarda gli atti anti-mezzosangue che si stanno moltiplicando. Questa cosa non mi piace per niente.
Mi siedo vicino al gigantesco grifone di marmo che segna l'ingresso della Presidenza, continuando a scrivere; mi sto inventando una nuova storia, ma non ne parlo a nessuno per scaramanzia. E' un progetto molto più complesso del solito.
Dal fondo del corridoio sento distintamente la voce di una ragazza che pigola smancerie, talmente dolci da far cariare i denti. La figurina della ragazza di Sebastian Lang arriva poco dopo, e sventola i suoi capelli rossi mentre tenta di staccargli un braccio. Mi guarda appena, tornando al suo tesoruccio.
Lui è del settimo, ha le spalle larghe, è carino e tutti lo adorano perché é un pezzo di pane. Mi sta simpatico, e sa fare il suo lavoro senza approfittare della sua posizione di potere. Lei è del quarto, adora i ragazzi con le spalle larghe ed è abbastanza pazza di lui da non arrabbiarsi se lui preferisce una partita a carte ad un incontro romantico. La allontana con un bacio sulla fronte.
« Ciao, Georgiana. »
« Ciao, Sebastian Lang. » Inclino il capo, poi pronuncio la parola segreta per far ruotare il grifone e far apparire la scala.

 


 


« Tu, Harrington. » Mi sento chiamare da una voce aspra, che per di più non ha affatto un tono cordiale. Dietro di me c'è Tom Riddle, che mi fissa con gli occhi ridotti a due fessure ardenti. Mi volto e mi poso una mano sul fianco. Sembra furioso, ma non riesco a capire perché.
« Non provare ad ostacolarmi, parlare con Dippet non servirà a niente. » Non prende neppure fiato mentre parla, le narici che si contraggono e le labbra che tremano. Io detesto Tom Riddle: la sua aria da perfettino, quella che propina a tutti sebbene in realtà sia solo la copertura di una persona spregevole; il suo potere e la sua storia da derelitto lo legittimano a fare di tutto, con il pieno appoggio di tutti.
Scrollo le spalle. Fa un passo in avanti, infilando la mano nel mantello come per prendere la bacchetta. Non mi muovo, continuando a fissarlo senza cambiare di una virgola la mia espressione.
« Signor Riddle? Signorina Harrington? Si dà il caso che mi stiate bloccando la strada. » E' Albus Silente ad avanzare, sorridendo con aria pacifica.
« Professor Silente! » Esclamo con gratitudine; Riddle lascia la presa sulla bacchetta e saluta il professore con un lieve inchino, prima di andarsene in fretta e furia. Silente sventola la veste blu scuro, le stelle dorate luccicano al riflesso delle fiaccole; piega il capo per salutarmi ed entra in presidenza, lasciandomi sola in mezzo al corridoio a sorridergli.

 


 

Mi alzo dal tavolo, diretta alla bacheca della Sala Comune; quasi inciampo nelle Gobbiglie di terracotta che qualche studente del primo ha lasciato a terra, faccio lo slalom tra un gruppo di ragazzine isteriche e raggiungo la mia meta.
Con una puntina blu appunto un rettangolo di carta rossa, su cui ho scritto a caratteri cubitali che il secondo weekend di dicembre ci sarà la tradizionale gita a Hogsmeade.
Le ragazze del terzo, alla loro seconda gita al villaggio, cominciano già a sussultare mentre leggono l'avviso spiando da dietro. Poco alla volta cominciano a parlare concitatamente dei regali e tirano fuori dalla tasca le loro liste dei regali da fare, tutte agitate.
Annette si fa largo in mezzo a loro, saltellando come suo solito.
« Permesso, per favore! » Esclama mentre scuote i lunghi capelli biondi, allungando la mano per afferrare i biglietti destinati ai membri della squadra di Quidditch.
« Georgiana, per favore, dimmi che non avevamo impegni, stasera. » Continua rivolgendomi uno sguardo addolorato. In effetti, Annette può sembrare una sciocca, ma la sua appartenenza a Corvonero dovrebbe dare già un'impressione più corretta di lei. E' una ragazza a dir poco brillante, ed incredibilmente dotata. Inoltre, gioca nella squadra di Quidditch; un bel contrasto con me, che non so nemmeno salire sulla scopa. E' allergica al pelo di gatto, uno dei motivi per cui sto sempre ben attenta a non avere pelo di Cheslav addosso. Abbiamo fatto amicizia quando eravamo al primo, anche se inizialmente facevo fatica a interpretare il suo forte accento gallese.
Ci divincoliamo dalla folla che si è attaccata alla bacheca e ci dirigiamo verso il camino. Il piacevole calore del fuoco ci avvolge mentre ci diamo al ripasso folle per il prossimo compito di Pozioni.

* Sogno di Una Notte di Mezz'Estate, W. Shakespeare.

Nota 1: avatar provvisorio,finchè Giulia non mi fa quello di ordinanza.
Nota 2: questo post è prettamente introduttivo, d'ora in poi potrete inserire Georgiana quando più vi piace.













27/11/2007
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Ne sono successe così tante ultimamente:
Il bacio di Micheal prima di tutto è uno degli avvenimenti più belli.
La partita di Quiddich tra Grifondoro e Serpeverde invece non è altrettanto bello.
I due cercatori si sono azzuffati e Peter è in infermeria adesso.
Povera Audrey è così una brava ragazza e secondo me è ancora molto legata a Peter nonostante lui si sia comportato da stupido e Samantha mi ha detto che è quasi certamente convinta che anche Peter sia ancora molto legato ad Audrey. Io non capisco perché i Serpeverde devono sempre risolvere ogni cosa con la violenza. Secondo me Forsythe avrebbe dovuto reagire da persona più matura. Lo pensa anche Micheal e sono sicura che lo pensa anche Audrey. Va beh ma in fin dei conti se una persona di natura è in un determinato modo solo un miracolo potrebbe cambiarlo. Mi spiace solo che Audrey ne soffra… mi dispiace veramente tanto.
Un’altra persona di cui mi dispiace infinitamente è Jillian McKanzie, sempre una biondina corvonero che con me è sempre stata dolce e gentile, ma d'altronde è così con tutti.
Questa ragazza ultimamente si stava legando a Lewis (sempre un serpeverde) non è una delle solite ragazze con cui vedo Lewis, lei è dolce, timida e carina e un giorno quando mi ha gentilmente accompagnato al campo di Quiddich ad aspettare Micheal abbiamo sentito Lewis e Nordwood parlare delle loro ‘conquiste’.
Io non capisco, parlano delle ragazze come se fossero oggetti, come se fossero dei premi da accumulare, a me sembrano solo dei ragazzi perfidi e insensibili.
Jasper parlava di Jillian come una meta da raggiungere, come l’ennesima ragazza da portare a letto, e la corvonero non ci è rimasta per niente bene.
Io ho provato a parlarle a dirle quanto mi dispiaceva e a cercare di confortarla, ma lei non sembrava nemmeno ascoltarmi.
Quando ne ho parlato con Micheal ha detto che in fin dei conti Jillian doveva aspettarsi una cosa del genere da Jasper Lewis.
Però ci sono stati anche avvenimenti bellissimi finalmente!
Sono tornate due ragazze di Grifondoro:
Noir Varesco temevo avesse abbandonato la scuola dopo che Pearl si è ammalata, altro fatto di cui mi dispiace moltissimo, però alla fine sono contentissima che sia tornata.
Ha l’aria così distante e sofisticata però che tutte le volte che provo ad avvicinarmi a lei ho paura di scocciarla.
Un’altra ragazza della mia casa è tornata a Hogwarts: Margot!
Margot era una ragazza con cui andavo molto d’accordo al primo anno, poi con la morte della madre si è trasferita.
Era una ragazza così dolce e carina, sempre gentile e disponibile con tutti. Girava sempre insieme a Blaine Huznestov anche se non so come facevano ad andare d’accordo dato che avevano due caratteri completamente diversi. Giravano un sacco di voci su quei due al tempo e quando Margot se n’è andata però Blaine non ha mai mostrato segni di tristezza, a dire il vero quel ragazzo non mostra mai segni di tristezza, mi da l’idea di essere un ragazzo molto orgoglioso.
Però Margot è tornata, non so per quale motivo, ma è compltamente differente dalla ragazza che ricordavo sempre ordinata, precisa e sorridente. Anche il suo modo di vestirsi e di porsi è cambiato.
Si aggira sempre per la scuola come un anima in pena, dai vestiti scuri e lo smalto nero, dai capelli disordinati e l’aria distante e minacciosa. Mi fa paura. Deve averla scioccata molto la morte della madre. Ho sentito inoltre che adesso non si fa più chiamare Margot, ma Zoe… è proprio un’altra persona.
Ho quasi paura ad avvicinarla.


 

“Ciao Noir!” mi siedo a fianco a lei a difesa contro le arti oscure, la Merrythought non è ancora arrivata.
Ci sono Alice e Sam dietro di noi che chiacchierano e io vedendo la ragazza da sola al banco non ho resistito.
”ciao Elliot” la ragazza mi sorride debolmente con un aria forse un po’ altezzosa.
”che carina tua sorella, vi somigliate molto sai?” chiedo sistemando i libri sul banco.
”dici?” chiede perplessa, non aspettandosi forse la mia affermazione.
”si, non lo dico tanto per dire” mormoro schietta sorridendole.
”peccato che abbia una sorta di fissazione per Deirdre Blackster” sospira Noir.
”eh già…” mi scappa una lieve risata “ la tua rivale numero uno no?”
”più o meno” mi sorride di nuovo.
”beh è una rivale molto in gamba… Alice dice che è stata messa in punizione da Silente per aver duellato con un ragazzo che aveva molestato la sorellina”
Noir annuisce, cavolo che tentativo di approccio patetico.
”Ah Elliot ho visto il tuo ragazzo… molto carino, ti sei data da fare eh” mi da una gomitata giocosa e io rido.
”Micheal? Beh lui è…” non faccio in tempo a trovare un aggettivo che la professoressa entra in classe.
Meno male, un aggettivo non avrei saputo trovarlo per Micheal; lui ha tutti i pregi del mondo.
”comunque state molto bene insieme” mi sussurra Noir.
Mi volto e le sorrido prima di andare a portare completamente la mia attenzione sulla Merrythought


 

Ho appena salutato Micheal dopo averlo accompagnato agli allenamenti di Quiddich.
Fino a una settimana fa non sapevo nemmeno che gusto avesse un bacio e adesso ho una sorta di dipendenza da questa dolcissima dimostrazione di affetto.
Quando non li ricevo da lui sto male, come sono patetica, spero di non rivelarmi appiccicosa.
Noto Audrey all’uscita del campo da Quiddich assorta nei suoi pensieri.
”ciao Audrey…” la saluto con un cenno.
La bionda ricciola mi sorride rispondendomi con un gesto della mano e del capo, che bella che è.
”come stai Peter?” le chiedo poi, non sono più riuscita ad andare a trovarlo in infermeria.
Non riesco a farle domande più intime su di lui, non mi sento all’altezza di una tale intimità, non la conosco bene. Sono sempre stata imbranata con le persone.
”oh si sta riprendendo” mi dice solamente con un debole sorriso ”speriamo si rimetta in fretta…” aggiunge poi.
”già per la squadra” ironizzo azzardatamene e lei sembra cogliere la mia battuta perché ride.
”Audrey mi dispiace molto per  la situazione in cui ti trovi” ammetto poi con un sospiro.
”non preoccuparti elliot” dice spiccia.
”Tu e Lucas sembravate la coppia ideale, anche tua nonna ne era fiera no?” le chiedo e istintivamente le prendo le mani fredde nelle mie che, tenendole perennemente nelle tasche, sono calde.
”E in quanto a Peter… io penso che lui sia ancora molto legato a te e molto pentito” sospiro. Cavolo, perché alla fine non riesco mai a farmi gli affari miei?
”e secondo me Alice Knox dovrebbe andare a quel paese” ggiungo poi con un tono più stizzito.
Audrey ridacchia, quasi per smorzare la tensione…
”scusami se mi permetto così tanta intimità ma tu mi sembri una ragazza così brava.. non meriti di stare male” sospiro
”come dice un detto: nessuno merita le tue lacrime e chi le merita sicuramente farà di tutto per non farti piangere…”
cala per un istante il silenzio in cui Audrey mi guarda negli occhi sorridendomi con dolcezza.
”grazie Elliot”

 

Percorro velocemente i corridoi con i libri stretti in petto senza fare molto caso a dove vado, sinceramente, devo finire di studiare Pozioni per la prova di domani così dopo posso andare da Micheal.
Come ogni volta che vado di fretta e non guardo dove vado finisco per urtare qualcuno, la povera vittima questa volta è Jillian. Sinceramente non mi aspettavo di trovarmela così davanti con un espressione relativamente più serena. Non so come prenderla.
”Jillian!” esclamo chiamandola per nome “… scusami,  sono così imbranata”
”di niente”
mi sorride la bionda “nemmeno io guardavo dove andavo quindi siamo tutte e due colpevoli”.
Rido “entrambe con la testa sulle nuvole”
”tu a cosa pensavi?”
”mmh… pensavo che non mi va di studiare pozioni” dico veritiera facendo spallucce “ e tu?”
”ehm… a … niente” mormora abbassando il capo.
”ehm… hai chiarito poi con… Jasper Lewis?” chiedo poi azzardando.
”ehm.. più o meno” mi sorride con semplicità. “grazie di interessarti Elliot
”ma ti pare!” esclamo come se fosse una cosa normalissima, che, in effetti, è.
”adesso scusa ma devo andare” mi dice.
”oh… anche io Pozioni mi attende” dico ricordandomi improvvisamente.
Jillian ride… “ beh allora buono studio”
”oh grazie..”
dico con poca convinzione “a presto Jill, ciao” le sorrido salutandola con un cenno della mano per poi allontanarmi velocemente.

Trovo Zoe in sala comune…
è un tardo pomeriggio di pioggia  e fulmini. Tempo che mi mette a disagio dato che ho sempre avuto paura di tuoni e fulmini da quando ero piccola. Ho sempre avuto una strana fobia per i suoni forti e improvvisi.
Trovare Zoe da sola nella sala a fissare le fiamme del camino mi mette a disagio, non mi aspettavo di trovarla. E soprattutto mi sento in dovere di salutarla, di dirle qualcosa dati i rapporti che c’erano tra noi e il fatto vergognoso che da quella sera in sala grande non le ho ancora rivolto parola.
Sospiro prendendo coraggio, pozioni aspetterà… Micheal mi capirà.
”Zoe!” esclamo con gentilezza avvicinandomi a lei con un sorriso attenta ad utilizzare il suo secondo nome dopo aver visto la sua reazione quando una ragazza l’ha chiamata Margot.
Zoe alza il suo sguardo serio e penetrante su di me e per un attimo mi fa venire i brividi.
”ciao Elliot” dice con tono piatto.
Mi siedo di fronte a lei composta sulla poltrona guardandola “come… come stai?” le chiedo semplicemente
fa spallucce. Ecco la sua risposta; solo un gesto. Sospiro… è più difficile del previsto.
”beh sono felice che tu sia tornata Zoe, Mi sei mancata” le sorrido con più calore ma lei rimane impassibile.
”grazie..” mormora poi alla fine..
Cala di nuovo il silenzio, non che questa ragazza favorisca il dialogo eh…
”sai zoe… “ mormora con voce diversa.. meno imbarazzata e più seria ripensando al passato “quando avevo 9 anni persi mia nonna..” non oso guardarla negli occhi “mia madre era molto legata alla sua e vedendosela mancare davanti agli occhi le fece male e io a quel tempo ero solo una bambina e non capii a pieno quello che mi disse mia madre…” sospiro..
”mi disse che quando una persona a cui teniamo ci lascia noi non dobbiamo smettere di vivere rimpiangendola, ma continuare a vivere con tutto il nostro spirito per la persona che ci è stata tolta, in suo onore e solo così questa persona continuerà a vivere in noi” non alzo  lo sguardo non voglio immaginare l’espressione di Zoe.
Mi alzo lentamente “quello che cerco di dirti Zoe è che mi dispiace per tua madre, non ho mai potuto dirtelo, ma adesso che ne ho la possibilità voglio approfittare….” Sospiro “sono convinta che tua madre non vorrebbe vederti giù… io sono convinta che se lei fosse ancora viva ti direbbe di reagire, di tenere duro…” alzo lo sguardo e finalmente incontro le iridi di Margot Zoe Leroi














27/11/2007
commenti • tag: ricordi, amicizie, serpeverde, litigi, corvonero, duelli

Il contatto con il corpo di Jasper mi coglie di sorpresa. Sono impreparata, senza difese e resto ferma ben poco prima di scoppiare in lacrime, ma la novità è che non sono lacrime di dolore, quelle che ti tolgono il fiato, non ti fanno pensare, ragionare, parlare; Le mie sono lacrime di gioia. Quanto mi sei mancato, Jasp?
Non è che ho dimenticato tutto, come potrei, ma Jasp ha perfettamente ragione: così non può continuare. Ho passato troppi giorni nella gelosia, nella tristezza, nella paura e nella rabbia per poter continuare ancora. Certi sentimenti ti consumano dentro. Ed è per questo che non posso far cadere tutto quello che ho passato, che ho sentito nell'indifferenza.
Jasper ha fatto quello che noi non facciamo mai, non dobbiamo fare mai: rompere una promessa; Però adesso è qui, davanti a me e non cerco il suo pentimento e rimorso nelle parole. Non è lì che troverò la verità, tutto quello che devo fare è guardare i suoi occhi, quelli non possono mentire.
"Non farò mai più idiozie del genere. Ti rispetterò sempre. Rispetterò le persone a cui vuoi bene. Cercherò di crescere, di cambiare da quel bambino immaturo che sono." Resto in piedi di fronte a lui e nella stanza cade il silenzio. Un minuto che sembra un'eternità.
"Sai Jasp sei davvero un bambino immaturo, viziato ed egoista. Tu pensi solo a te stesso, eppure ero convinta che tu lo facessi solo con gli altri, non anche con me. Mi hai fatto tantissimo male, però non ci riesco. Io non ce la faccio ad odiarti, non posso." faccio una piccola pausa che mi serva a riordinare le idee, la voce è più ferma di quello che pensassi e il mio viso è impassibile, "se tu fossi chiunque altro non te lo perdonerei mai, ma tu non sei chiunque altro. Io ti perdono, ma non lo dovrai fare mai più. Mai, e questa volta me lo devi promettere per davvero...". Lascio di nuovo passare alcuni minuti, o forse sono solo secondi, non so dirlo con certezza.
Mi rilasso, finalmente, in un sorriso leggero."Mi sei mancato..."
"Anche tu..."

Anche questa sera smistamento, certo che non se ne può proprio più: chi diavolo decide di venire a scuola solo adesso? Comunque non ci posso fare nulla, devo assistere per forza, nonostante non mi vada per niente. Guardo la ragazzina che si avvicina per nulla timorosa alla sedia dove, come al solito, è posato il vecchio e logoro cappello parlante. Mentre assisto alla scena i ricordi mi tornano a sei anni fa, al giorno del mio smistamento quando noi siamo diventati i 'Principi' e io Deirdre Blackster. Nonostante la spavalderia non ci mancasse nemmeno quel giorno non eravamo per niente rilassati, specialmente io ed Eve, che ci tenevamo per mano. Tutta la sala era piena di ragazzi che ci fissavano per vedere chi avrebbe onorato la loro casa dopo la fine della loro carriera scolastica, e anche allora il preside Dippet era in piedi, con la pergamena nella quale erano scritti tutti i nostri nomi; nomi di quei ragazzi che ora sono qui, al mio fianco o nei tavoli opposti. Mi assale un pò di nostalgia.  "Serpeverde!". Questi non sono i miei ricordi, è il cappello parlante che, a quanto pare, ci ha assegnato un nuovo compagno di casa. Guardo piuttosto annoiata la ragazzina che si accomoda al nostro tavolo, felice come se le avessero appena esaudito un desiderio, e una volta seduta mi fissa anche lei.
Le sorrido di rimando, più per abitudine che per cortesia e poi mi volto di nuovo. Continuo a sentire il suo sguardo su di me, ma non ci faccio caso perchè questa volta sono catturata da un'altra figura, una vecchia conoscenza per la verità.
"Ma quella è la Varesco?", chiedo a Jasp e ad Ed, che subito si voltano a guardare.
Tra il tavolo dei Corvonero e dei Grifondoro si alza un leggero trambusto, ma non sembra che le stiano parlando dietro, anzi. Tutti l'accolgono come se fosse la ragazza più dolce e carina di questo mondo...contenti loro. Noto anche che al suo fianco non c'è la sua amica, Pearl, e non me ne sorprendo affatto. Mentre la guardo non so sinceramente cosa provo, forse è meraviglia, o forse eccitazione; si, perchè l'anno scorso tra noi era davvero una gara senza fine e la cosa mi divertiva: non mi annoiavo mai.
Sorrido appena mentre ripenso allo scorso anno (oggi è giorno di ricordi...), e la voce stonata di una ragazzina del nostro tavolo mi irrita non poco, visto che sono costretta a destarmi da quei bei pensieri...
"ma tu guarda che gente volgare! si mettono a strillare nel bel mezzo della sala!".
Mi volto. In primis senti chi parla, visto che come minimo si è girata mezza sala, secondo nessuno può permettersi di trattare male la mia rivale, specialmente se ad aprir bocca è una che si offre di portarmi i libri! Ogni persona ha il suo degno rivale e la bambina rossiccia non è certo al suo livello, anche se mi secca non poco ammetterlo.
"ti prego taci, non sai cosa dici, questa ragazza fa i festini più chic di tutta Hogwarts, non è vero?"
La rossina  mi guarda spaurita, e mi da anche una certa soddisfazione visto che non ho mai potuto sopportare l'arroganza  negli altri.
"non quest'anno". E' il momento di darle il mio benvenuto.
"ah gia! manca l'attrazione principale!", rido con un tono di voce studiato. "forse è meglio così"
Aggiungo infine sorridendole, d'altronde è il primo giorno per lei e so anch'io come ci si sente senza la propria migliore amica al fianco. E inoltre...mi ha fatto venire in mente tanti bei ricordi...
Mi sorride anche lei, e questi sono probabilmente i nostri ultimi sorrisi sinceri reciproci. Forse avremmo anche potuto essere amiche noi due, ma non mi sarei mai divertita come mi diverto ad averla per nemica.
"Lara Varesco.". Mi volto alla mia sinistra. E così quella è la sorellina di Noir. La scruto a lungo e quando si accorge di me arrossisce appena. Le sorrido di nuovo, come si dice, 'tieni vicino gli amici,...'.
Intanto mi sovvengono un sacco di idee decisamente geniali e divertenti...almeno per me.

Il sole splende, oggi è una bella giornata, come non se ne vedevano da tempo. Sono le tipiche giornate in cui senti di poter conquistare il mondo intero, anche se l'universo di Hogwarts non è certo così vasto.
Ripenso a ieri in guferia e scoppio a ridere: il viso della McKenzie davanti alle mie parole era davvero buffo, come se si aspettasse davvero che Jasper facesse sul serio. Ma forse lo credeva...
"Piccola!". Geert scende nella sala comune proprio mentre entro io. Che palle, non avevo proprio voglia di averlo tra i piedi. Sopportarlo diventa sempre più difficile. Per non parlare di fingere davanti alle sue frasi smielate; a volte non scoppiare a ridere è un'impresa, però devo resistere, me lo sono promessa... certo...che noia!
"Buongiorno, che fai scendi a colazione?"
"Vado solo dove vai tu...",
dice avvicinandosi. Ma che ragazza fortunata che sono...
"Certo...". Mi esce un sorriso forzato, e per fortuna in quel momento vedo Utopia.
"Uto buongiorno, scendi con noi?"
"Non oggi...non ne ho voglia..."
. Non posso fare a meno di notare il suo viso combattuto e stanco, come se non avesse dormito tutta notte."C'è qualcosa che non va?". La mia sembra un affermazione, e in effetti capisco benissimo che qualcosa non va. "No no..non ti preoccupare, va pure!"
Mi sorge un dubbio spontaneo, che stupidamente le espongo con poca leggerezza.
"C'entra Ed? No perchè se è così me la paga..."
"Ferma Dè, Ed non c'entra, anzi...."
, delle lacrime leggere cominciano a caderle dagli occhi. Le sue mani si muovono velocemente nel tentativo d nasconderle, ma è tutto inutile. La faccio sedere sul divano e mando via bruscamente Geert, cosa che in realtà non mi dispiace affatto. Lentamente, e non senza qualche esitazione, la mia sorellina comincia a raccontarmi tutto: di quel 'ragazzo', di quello che ha cercato di farle e dell'arrivo provvidenziale di Ed. In tutta la storia non mi ha mai nominato il nome di quel tale.
"Chi è questo tizio?". Cerco di non far pesare la rabbia che provo, ma le mie parole suonano comunque minacciose."No Dè...non voglio che tu ti metta nei guai, non per me...per piacere..."
"So badare a me stessa ma tu dimmi chi è...."
, Utopia abbassa gli occhi e serra al contempo le labbra. "Non fare la bambina dimmi chi è!Lo posso anche scoprire da sola, e sarà molto peggio!". Mi guarda spaventata, probabilmente dalla mia espressione, quindi cerco di riaddolcirmi per non sconvolgerla più di quanto lo sia già. "Promettimi che non andrai da lui...", non rispondo. Non voglio promettere qualcosa che so bene non farò. Sospira rassegnata prima di rivelarmi il nome.
Tutto si svolge in un attimo. Vado decisa verso la porta senza badare a ciò che mi urla Uto. Cammino per le scale, i corridoi, e non ci metto molto a trovare Billy Toler. Le mie mani sono sempre sulla bacchetta e fremono di desiderio.; o forse è ira.
"Billy...". E' costretto a concludere il monologo con cui stava intrattenendo i suoi amici e a voltarsi. Forse gli stava raccontando proprio dell'altra sera, con Utopia, e si stava vantando di chissa cosa. Nonostante le mie siano solo supposizioni, ormai dentro di me riesco a provare solo due tipi di emozioni, la rabbia e un profondo disprezzo, mentre continuo a ripetere nella mia mente le stesse parole: sei morto.
Una volta voltatosi completamente, il suo volto si fa pallido. Non parla più adesso? Non si vanta più di quello che stava per fare a mia sorella? Mi dispiace Billy, hai scelto la persona sbagliata da inimicarti.
"Hai fatto l'errore più stupido della tua vita...", gli dico a bassa voce.
"Io non so...non so di cosa tu stia parlando!", cerca di mantenere la voce ferma e fingersi sicuro, ma il tono indeciso e spaurito e il sudore che comincia a bagnargli il viso raccontano un'altra storia.
"Non fingere. Pensi di passarla liscia dopo quello che hai tentato di fare? Bè ti sbagli, sono un tipo vendicativo...non te l'hanno mai detto?".Non c'è rabbia nelle mie parole, ma divertimento; mantengo un tono basso e un ritmo lento, perchè è così che si fa provare il vero terrore.
Anche i suoi amici assumono un'aria impaurita e pensano bene di lasciare l'amico in mia completa balia, ma non mi illudo: probabilmente stanno chiamando qualcuno. Meglio agire in fretta.
"Piantala io non ho fatto niente!". Il suo tono è aggressivo. Tutto va come al solito. d'altronde gli esseri umani sono prevedibili. Mi lascio scappare un sorrisino di scherno, che ha un che di diabolico.
"Billy dimostrami quanto sei uomo, quanto sei maturo, battiti con me. Ti lascio la prima mossa...". Tentennante e in completa confusione non ha alcuna possibilità di farmi del male. Non che comunque prima ne avesse. Aspetto che faccia la prima mossa: in questo modo nessuno potrà dire che ho iniziato io. Per giustificarmi parlerò di legittima difesa e nessuno potrà affermare il contrario. Estraggo velocemente la bacchetta in modo che si senta minacciato e che decida un attacco improvviso, e il mio piano funziona.
Combatte con tanto impeto e senza ragione che non devo nemmeno spostarmi o pararli quei colpi. Faccio in modo che mi veda ridere, continuando così il mio gioco psicologico.
"Mi basta un colpo per metterti al tappeto", gli intimo, "Sei pronto? al mio tre. Uno..."
Toler continua a esplodere dei colpi, che questa volta sono costretta a parare. Alcuni minacciano persino alcuni studenti che sono venuti ad assistere alla scena. Che razza di idiota.
"Due...", il mio conto alla rovescia continua.
"Uno...", mi preparo a scagliare il mio primo colpo quando una voce solenne mi costringe a fermarmi all'improvviso.
"Basta! ma cosa state combinando, siamo in una scuola!". O certo, alle corvonero bionde è permesso tutto, ai Serpeverde invece sangue e ferro! Silente si avvicina a noi con la solita aria grave. Tra tutti i professori, proprio lui doveva accorrere?
"Lo chieda a lui professor Silente, è stato lui a colpirmi per primo.". Da sopra gli occhiali a mezzaluna scruta Billy, totalmente sconvolto dalla foga dei precedenti attacchi.
"Non importa chi ha cominciato, tutte due in punizione. E non voglio sentire obiezioni. Che non riaccada mai più o sarà peggio per voi.". Che ingiustizia, almeno l'avessi spedito in infermeria...
Prima di andare via e dopo la lunga predica, Silente riesce persino a ritagliare uno spazietto per togliere 10 punti a Serpeverde. Che uomo insopportabile.
Dall'altro lato della sala vedo Jasper ed Ed, ai quali sopraggiungono Eillen e Belinda con Utopia, che mi guarda sconsolata, come se si sentisse responsabile.
Vado verso di loro, ma prima mi accosto all'orecchio di Toler per sussurrargli le ultime provocazioni.
"Avrei potuto ucciderti con un colpo solo...". E in effetti avrei potuto, ma non l'avrei mai fatto. L'importante è che lui me ne creda capace. Mi allontano andando verso i miei amici, lasciandomi alle spalle la figura impietrita di Billy.
Andiamo a fare una passeggiata all'esterno e in pochi minuti mi torna il buonumore, lo scontro è stato un toccasana, ora mi sento più...libera. Mentre parliamo ci si avvicina la figura esile di una ragazzina che fa la domanda più impertinente e incredibile che ci potessimo mai aspettare.
“Ma è vero che voi due state insieme?!”
“Io e Jasper?!”, risponde subito Ed.
“Si, me l’ha detto uno del terzo anno, ma io non ci credo!”. Assisto divertita alla scena, che prende un andamento del tutto inaspettato.
“Ah no? E perché mai?”. Osservo Ed, poi Jasp e spero che non facciano quello che temo stiano invece per fare.Pochi secondi ed eccoli scambiarsi un finto bacio. La ragazzina allibita (e in effetti ne ha tutte le ragioni...) si allontana e noi scoppiamo a ridere.
“Fate schifo!”, dico a quei ragazzi che in qualche modo riescono sempre a sorprendermi.
“Perché mai, Jasper è così attraente. Stai tranquilla che se fossi una donna non me lo farei scappare!”
Lascio cadere il discorso. Per fortuna sono Ed e Jasp ad essersi baciati in pubblico, per loro questo non farà altro che aumentare le chiacchere e accrescerne la popolarità. Per non parlare del fatto che sono sempre giustificati dalla loro bellezza disarmante, ma soprattutto dalla lunga lista di ragazze-usate... Mi volto verso Belinda e le sorrido. Ora è tutto come deve essere.

Aspetto che le gemelle e Eileen se ne siano andate per chiamare da parte Ed.
"Grazie per tutto quello che hai fatto, per me, ma soprattutto per Utopia. Se non fossi accorso tu forse ora...". Stringo i pugni per contenere la rabbia. Se non ci fosse stato Ed, o se fosse arrivato solo alcuni minuti dopo... non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo a Utopia. Proprio a lei che è sempre così dolce con tutti...
"Dai Dè non ci pensare, si è risolto tutto per il meglio. Dopotutto sono i momenti e le situazioni inaspettate a fare la differenza...". Lo guardo con aria interrogativa, istigata dal suo sguardo che per un momento si perde nel vuoto. Comincio a pensare che mi nasconda qualcosa.
"Forza andiamo adesso!", dice, dopo essersi ripreso dalla 'trance' momentanea e si dirige al castello.
"Ed!", lo chiamo di nuovo e aspetto che si volti nella mia direzione, "grazie...". gli sorrido.
Mi regala anche lui un bel sorriso e lo guardo poi allontanarsi sullo sfondo della maestosa e bella Hogwarts...












27/11/2007
commenti • tag: amori, amicizie, serpeverde, litigi, corvonero, momenti imbarazzanti

Le donne. Croce e delizia della mia esistenza. Quelle che amo, quelle che non sopporto, quelle che voglio farmi: ecco le categorie in cui si dividono. Al momento l’appartenente all’ultima categoria è a dir poco latitante. Dopo avermi portato in quella squallida serra abbandonata, Jillian si è volatilizzata. E pensare che avevo persino osato(cielo, che audacia…con un bacio)provarci. Ma lei si è scostata e, da gentiluomo quale sono, non ho insistito. Tuttavia ora non la trovo più da nessuna parte, e la cosa sarebbe di per sé anche sopportabile, se non fosse che la scadenza per quel maledetto compito di Incantesimi incombe. E voglio fare una figura da Principe, non da idiota patentato che non è riuscito a fare il compitino assegnato.
“Avrà paura di te.”afferma Edward mentre ceniamo in Sala Comune.
Beato lui: la Traviston finalmente ha ceduto e l’altro giorno sono tornato in camera e me lo sono trovato davanti ancora nel letto con l’espressione spersa e sognante…mai visto in quello stato, dopo una scopata. Dal che ho dedotto che ci deve essere qualcosa di più, ma lui nega. Poco fa, poi, gli è arrivato un biglietto da quella strega incantatrice. Un nuovo appuntamento, stavolta in camera di lei. Spero solo che Violet prenda bene la goliardata di ieri: un bacio appassionato fra noi due che ha scandalizzato quella mocciosa e i suoi amichetti del secondo anno. Chi ci conosce sa che non siamo nuovi a questi gesti un po’ “estremi”. D’altronde, Ed è molto meglio di certe ragazze che conosco.
“Paura? E di cosa? Che la attiri in un angolo buio e che abusi di lei?”
“Che poi è proprio quello che vuoi fare.”
“Ma non è vero. Non voglio abusare di lei.”
Alle mie parole, le sopracciglia perfettamente arcuate di Deirdre si inarcano in un’espressione poco convinta: ora sembra proprio una gattina. Dè mi dice:
“E da quando perdi l’occasione di ammazzare un po’ il tempo in maniera piacevole?”
“Infatti non ho intenzione di farlo, ma solo di unire l’utile al dilettevole: coniugare incantesimi e libri ad una sana e interessante attività fisica.”
Deirdre scrolla la testa. Non posso fare a meno di sorridere fra me e me. Ed ormai è a posto, e con Deirdre le cose vanno meglio da quando ci siamo riappacificati. Non è tornato tutto come prima: non lo pretendo, non posso pretenderlo. Devo ancora restare un po’ nel purgatorio per pagare il mio debito con lei fino in fondo. Però abbiamo ripreso a parlare, a scambiarci qualche frase in tranquillità. L’unica cosa che mi manca ancora è il suo sorriso: quando sorrideremo insieme, allora saprò che mi ha perdonato davvero.
Mi sto impegnando anche con Belinda. Le ho chiesto scusa, ed erano scuse sentite. Belinda ha annuito, e poi ha detto di avere anche lei le sue colpe, perché prima di tutto le cose si fanno in due, e poi ha ammesso di sapere che io non cercavo un legame serio e duraturo. Che squallore, sentir dire dalla sorellina della mia migliore amica certe cose…rivolte a me. Ma sono vere, quindi devo farci i conti. Basta non duellare con lei, che ha appena conciato per le feste il cretino che ha insistito un po’ troppo con Utopia.
Ed si alza in piedi, lasciando cadere il tovagliolo sul tavolo. Poi si stiracchia:
“Jasper, andiamo?”
Ormai ho finito anch’io, così lo seguo e ce ne torniamo in camera. È ancora abbastanza presto per il suo appuntamento. Siamo soli, perché Lucas è da qualche parte a leccarsi le ferite dopo essere stato scaricato dalla ragazza ed espulso dalla squadra di Quidditch. Mi lascio cadere su una poltrona e lo punzecchio un po’. Si sta togliendo la divisa.
“È la prima volta che ti vedo così agitato.”
“Piantala di dire queste cose!”
“E perché? Hai paura di poterci credere anche tu?”
Io non sarei contrario. Violet Traviston ha tutte le carte in regola per poter essere la fidanzata di Ed: è purosangue, è bella, non è priva di una certa intelligenza ed ha pure un titolo nobiliare. Certo, non è Eve. Ma Eve è la sola e unica.
“Secondo te tornerà?”
“Chi?”
“Eveline. Eve.”
Ed smette per un secondo di prepararsi.
“Non lo so. Le notizie sono sempre un po’ vaghe. Io lo spero tanto.”conclude, con una nota di dolore nella voce. Già, Eve è lontana. E non è facile stare senza di lei. Noi quattro siamo cresciuti assieme, siamo sempre stati uniti. E ora, siamo stati separati. Le scriverò una lettera, presto, per dirle della pace fra me e Deirdre.
Ed sparisce nel bagno per farsi una rapida doccia e lavarsi i denti. Poi ne esce, bello come il sole e vestito di tutto punto.
“Vai, amico, e torna vincitore!”
Ed mi fa una smorfia, poi mi saluta ed esce, per andare da Violet. Chissà.
Mi dirigo allo scrittoio e in poco tempo riempio una pergamena intera. Ecco, ora non resta che andare alla ricerca di un gufo e spedirla a Eve. Il pensiero della Guferia mi dà il voltastomaco. Purtroppo non ci sono altre soluzioni, così, infilato il cappotto, lascio il dormitorio di Serpeverde e mi dirigo verso quel luogo disgustoso. Per strada non incontro molta gente, ma nella Guferia c’è sempre qualcuno. Infatti, ecco una ragazza alta e molto magra, che poco dopo riconosco. È Noir Verasco, una delle poche Grifondoro frequentabili lo scorso anno. È tornata da poco a Hogwarts, apparendo qualche mattina fa, eterea come una fata. Risponde al mio saluto con un cenno, e poi se ne va.
Da solo con una ventina fra gufi e civette: il sogno di una vita. Scelgo una civetta bianca, e le lego alla zampa la mia lettera. Poi la osservo mentre si solleva in volo per sparire quasi subito nell’oscurità.
Sospiro: non resta che tornare indietro e rassegnarmi ad una serata noiosa.
 
Così almeno pensavo fino a qualche minuto fa. Ora la noia è quanto c’è di più distante dai miei pensieri. Scendendo dalla Guferia, ho incontrato Jillian. Quando l’ho salutata, lei non mi ha risposto, così l’ho presa per un braccio e le ho chiesto se andasse tutto bene. La piccola Corvonero ha dato uno strattone e si è liberata dalla mia mano. Poi ha sibilato:
“Lasciami in pace, Lewis, o ti schianto.”
Ci vuole ben altro per intimidirmi che una minaccia proferita da un coniglietto arrabbiato. Così la tiro per un braccio e le dico:
“Adesso tu vieni con me.”
Jillian cerca di opporre resistenza, ma lei è uno scricciolo di ragazza, mentre io sono un ragazzo che gioca da Battitore, quindi la lotta è impari e si conclude con la mia vittoria. Poco dopo ci ritroviamo su una delle torri minori del castello, al centro della quale c’è un’enorme vasca per la raccolta dell’acqua piovana.
“Ora mi dici cosa diavolo ti è preso.”
Jillian si stringe nelle spalle e guarda in basso. Poi solleva lo sguardo, e noto che i suoi occhi verdi scintillano di lacrime. Ma cos’avrò combinato per gettarla in questo stato? Fino a poco tempo fa le cose andavano benissimo.
“Jillian…”le dico con voce dolce “Jill, cosa sta succedendo?”
“Ti ho sentito parlare con Edward Norwood, l’altro giorno agli allenamenti di Quidditch.”
E lei cosa ci faceva lì? Poi collego: subito dopo di noi, si allenava la squadra di Corvonero. Niente di più stupido: probabilmente era venuta a seguire gli allenamenti. Di cosa avevo parlato con Ed? Ah, già…avevamo confrontato le rispettive posizioni nelle tappe di conquista delle nostre dame. E Jillian doveva aver sentito qualcosa di non molto lusinghiero sul suo conto. Per prendere tempo, mi allontano da lei e vado verso la vasca d’acqua piovana: non visto, mi lascio sfuggire un sorriso, poi atteggio il mio volto ad un’espressione adatta e mi volto:
“Jillian…io…a volte non sono del tutto sincero con Ed.”
Non mi sembra molto convinta. Ma andiamo avanti. Negare, negare, negare anche l’evidenza.
“Mi capita di dire certe cose perché ho paura che lui mi giudicherebbe male. Capisci, lui non considera la possibilità che sia possibile interessarsi ad una ragazza per più di una notte…”
Tace ancora. Rincariamo la dose.
“Lui è la persona a cui tengo di più al mondo.”aggiungo, con espressione da cucciolo spaventato, più volte utilizzata e ormai mio marchio di fabbrica in situazioni del genere.
Jillian si avvicina a me. Forse sono riuscito a smuovere qualcosa. Appoggia le mani sul mio petto.
Merda.
L’acqua gelida e stagnante mi accoglie. Riemergo ed esclamo:
“McKanzie! Questo mi sembra andare un po’ oltre!”
Lei mi sorride e ribatte:
“Forse. Ma un minimo di vendetta è legittimo, no?”
“Allora perdonato?”
“Vedremo.”
E se ne va, lasciandomi a mollo nell’acqua. Che ragazza. A questo punto, spero proprio di essere riuscito a convincerla: non ho alcuna intenzione di buttare via il lavoro di un mese, e soprattutto, di farmi un altro bagno nell’acqua gelata. Intirizzito e stillante d’acqua, decido di evitare la Sala Comune di Serpeverde e prendo un passaggio segreto(che poi tanto segreto non è, visto che lo conoscono in molti) che mi porta direttamente sul pianerottolo del dormitorio maschile di Serpeverde. Fulminerei con lo sguardo chiunque si azzardasse a fare una battuta; lo schianterei, anche, ma al momento la mia bacchetta giace abbandonata in camera. Mentre mi dirigo nella mia stanza, sento una risata soffocata e mi volto, pronto a mettere in atto i miei propositi. Ma davanti a me c’è il viso angelico di Deirdre.
“E allora? Sono così divertente?”
“Jasp, sembri un pulcino bagnato!”
“Eh, lo so! Tutta colpa della McKanzie.”
La sua risata perde di intensità quando la nomino.
“Poi ti racconto.”le dico. Sono ansioso di farmi una doccia e cambiarmi d’abito.
“Aspetta.”risponde, estraendo la bacchetta e sussurrando un incantesimo“Ecco fatto!”
Ed eccomi finalmente asciutto.
“Grazie, Dè. Come mai sei in giro?”
“Niente, dovrei vedermi con Geert.”
“Ah, capisco. Allora ci vediamo domani. Buonanotte!”
“Buonanotte!”
Avrei l’istinto di abbracciarla. Ma è troppo presto. E poi, lei deve vedere Geert.












25/11/2007
commenti (5) • tag: amori, misteri, amicizie, paura, serpeverde, lezioni, litigi, duelli



Ho appena finito di fare sesso con Violet Traviston. Lei è qui, sdraiata vicino a me, nuda. La sua pelle calda sfiora la mia, il suo corpo è morbido. Restiamo pochi secondi a fissare il baldacchino del letto, silenzio più totale. Mi volto verso Violet, la fisso, fino a quando non decide di andarsene. Si alza mentre io continuo a fissarla in tutta la sua natura. Prende i suoi vestiti e se li infila. Non una singola parola esce dalle nostre labbra in questo momento. La vedo andare via, socchiudendo la porta dietro le sue spalle.



Poco dopo un’ uragano entra in camere: Jasper.
“Allora amico?!”
“Jasper?! Mi dai almeno modo di rivestirmi? Sei peggio di un avvoltoio!”
“Eddai Ed! Tanto ti ho già visto tremila volte! Non rompere le palle! Insomma?”
“Insomma, ho fatto sesso con Violet Traviston. Buon sesso.
“Finalmenteee! Amico siamo grandi!” esclama Jasp buttandosi sul mio letto con poca grazie. Già, le cose si sono sistemate: io mi sono fatto la Traviston e lui sembra a buon punto con la McKanzie. Sorrido, ma non troppo, alzandomi per andare a rivestirmi. Jasper intanto continua a parlare, senza fermarsi un secondo di nonsochecosa. Non lo sto ascoltando, il mio pensiero rimane fisso sulla Traviston. Non è stato come con le altre e questo mi spaventa più di ogni altra cosa.
Nonostante sia tardi indosso il cappotto ed esco a fumarmi una sigaretta, ho bisogno di un po’ d’aria. Jasper è in camera con Lucas, abbattuto per l’accaduto del quidditch, adesso i serpeverde non hanno più un cercatore e questi sono guai amari.
Arrivato fuori l’aria gelida scompiglia i miei capelli e mi accarezza la pelle, finalmente quiete. Prendo il pacchetto di sigarette e ne sfilo una, accendo. Inizio a camminare in riva al lago fino a quando il mio occhio non vede due figure lontane che si strattonano. Incuriosito mi dirigo verso le sagome, che ben presto riconoscerò come Utopia Blackster e Billy Toler.
“Lasciami!” sento urlare la ragazza. A quel punto la rabbia mi sale dentro, come una furia mi lancio sul ragazzo, sbattendolo a terra. Utopia, attaccata all’albero mi fissa con gli occhi bagnati dalle lacrime.
“che cazzo pensavi di fare eh?!” dico al ragazzo che cerca di liberarsi dalla mia presa. I pugni continuano a colpirlo fino a quando Utopia non mi ferma “Edward così l’ammazzi”. Così lascio la presa e mi dirigo dalla ragazza che mi abbraccia forte, singhiozzando. Vedo in lontananza la figura di Toler correre via, veloce come il vento.
“Hey piccola, come stai?!” domando alzando delicatamente il volto angelico verso il mio.
“Adesso bene!” continuo ad abbracciarla. Quello stronzo la pagherà. Non può passarla liscia. Mai mettersi contro i principi o qualcuno dei loro. Riaccompagno Uto in camera per poi, finalmente, andare nella mia a cercare di dormire, nonostante l’immagini di Violet continuano a tornarmi in mente.



“Edward! Ed! Svegliati!” Jasper sta scotendo il mio corpo in modo violeto, per svegliarmi.
“Lasciami dormire, stanotte non riuscivo ad addormentarmi…” bisbiglio.
“No Edward, devi svegliarti! Deirdre si è messa a duellare con uno!” Cazzo. Mi alzo e indosso i jeans e la camicia. Utopia deve avergli detto dell’altra sera e Deirdre, come sempre, non è stata buona davanti a una cattiva azione contro una delle due sorelline. Arriviamo sul posto del duello, ormai troppo tardi. Deirdre sta parlando con Silente. L’ha messa in punizione, deve passare un’ intera serata da lui a scrivere lettere da mandare al ministero, bella sfiga. Poco dopo ci raggiungono anche le gemelle e Eileen, così decidiamo di andare fuori a parlare un po’. Durante il nostro percorso ci si para davanti una bambinetta del secondo. Ci fissa e poi apre la bocca:
“Ma è vero che voi due state insieme?!”
“Io e Jasper?!” chiedo, indicandoci.
“Si, me l’ha detto uno del terzo anno, ma io non ci credo!” afferma incrociando le braccia. Io e Jasper sorridiamo e, decidiamo di dare un po’ di spettacolo, così per far parlare di noi, ancora più del necessario.
“Ah no? E perché mai?” Afferro la schiena del mio amico, portandolo verso di me. Avvicino il mio volto al suo e ci gettiamo in un finto bacio appassionato. La ragazza rimane allibita, per poi fare dietrofront e andare a spettegolare con le sue amiche. Io e Jasper ci guardiamo e iniziamo a ridere di gusto, insieme alle ragazze dietro che fanno lo stesso.
“Fate schifo!” annuncia poi Deirdre.
“Perché mai, Jasper è così attraente. Stai tranquilla che se fossi una donna non me lo farei scappare!” Jasper scoppia a ridere tirandomi una pacca sulla spalla.


In tutta la mattinata sono riuscito a schivare Violet Traviston, ma adesso sorge in me un dubbio sul fatto di poterla evitare, dato che era esattamente l’ora di storia della magia. Quel coglione di Ruf ci ha assegnato lo stesso banco e, guai, se osiamo spostarci. Così, cerco di mantenere la calma prima di entrare in quel posto.
Lei è già seduta, la testa china a leggere qualcosa su di una pergamena. Sembra quasi pietrificata talmente tanto è immobile.
“Ciao.” Dico sedendomi accanto a lei.
“Edward.” Evvai, questo si che non è imbarazzo. Merda. Edward Norwood che cazzo ti sta succedendo? Dove sei finito? Non puoi comportarti come una femminuccia. Ci sei stato solo a letto cazzo.
“Come va?” riesco poi a dire.
“Tutto bene. Tu?” certo che potrebbe anche aiutarmi a rendere la conversazione almeno decente. Maledizione. Dopo qualche tentativo di conversazione decido di chiudere quella dannata bocca e di, cosa mai successa, seguire Ruf e prendere appunti. Dio Norwood, guarda come ti sei ridotto.
Finalmente la lezione finisce. Saluto Violet con una scompigliata di capelli che riceve per risposta un’occhiataccia.
Finalmente in sala comune con il caldo del fuoco che raggiunge la pelle indolenzita dal freddo. Jasper parte a mille con delle domande che vorrei sviare, su me e Violet.
“Tu ti stai innamorando!” dice poi spuntando fuori dal nulla. Io lo guardo stupito e cerco di mascherare la paura che un fondo di verità in quella frase ci sia.
“Jasper tu sei impazzito! Ma per chi mi hai preso?” dico gettandogli il cuscino che poco prima avevo dietro la schiena, prendendolo dritto in faccia.
“Questo è un’affronto!” strilla lui dando inizio a una lotta corpo a corpo che dà spettacolo a tutta la sala comune.
A cena un bigliettino inizia a ronzarmi attorno, attirando la mia attenzione, lo apro e lo leggo.
Dieci e mezzo in camera mia, Norwood.
Violet.

Leggo e rileggo il bigliettino sorpreso, fino a quando un colpo di Jasper non mi fa riprendere.
“Allora gli è piaciuto!” allude al biglietto della Trviston. Io intanto la cerco con lo sguardo fino a quando non la vedo che mi manda un’occhiata e che va via insieme alla sua amica. Chissà cosa significa questo biglietto. Che voglia veramente soltanto fare altro sesso? Oppure vuole parlare con me per dirmi qualcosa? Bhà. Le donne.












23/11/2007
commenti • tag: amori, speranze, amicizie, serpeverde, grifondoro, corvonero

Caro Jasper,
scusa se sono scomparsa in questi giorni, ma avevo così tante cose da fare che il compito di incantesimi mi è proprio uscito di testa. Comunque, se per te va bene, potremmo vederci dopo pranzo davanti alla biblioteca per mettere a punto gli ultimi particolari.
Jillian

Troppo smielato.

Jasper,
scusa se ci ho messo tanto a farmi sentire. Ti andrebbe di vederci dopo pranzo davanti alla biblioteca per finire il compito di incantesimi?
Jillian

Troppo patetico.

Lewis, ti aspetto davanti alla biblioteca dopo pranzo. Porta la bacchetta. Jill.

Ecco!
Così va bene! Chiaro, coinciso, sintentico e comprensibile. Inspiro a fondo, rimirando orgogliosa il minuscolo lembo di pergamena su cui ho copiato il mio criptico messaggio, prima di allungare la mano verso un tranquillissimo gufo reale che sta sonnecchiando in un angolo. Carezzo delicatamente le piume del volatile, i cui occhi ambrati mi perforano senza pietà.
"Ciao" sussurro mentre mi tende obbediente una zampa affinchè vi leghi il mio messaggio "Mi dispiace disturbarti, ma dovresti portare questo a Jasper Lewis. Serpeverde, terribilmente carino, sesto anno. Si, insomma, l'ultima persona al mondo a cui potrei piacere.." l'animaletto inclina il musetto di lato, guardandomi perplesso. Inspiro a fondo, cacciando le mani gelate nelle tasche dei jeans. Il gufo si alza in volo, disegnando un elegante cerchio sopra la mia testa per poi sparire verso il castello in silenzio, un puntino nero che si muove nel grigio compatto del cielo. Giornata insulsa, penso mentre getto alla meno peggio l'inchiostro, la piuma e la pergamena nella borsa, né sole né pioggia. Solo rialzandomi, mi accorgo dell'ombra che si sta facendo avanti, con un sorriso indecifrabile stampato sulla faccia. Impeccabili capelli scuri, occhi verdissimi. Gli abiti più costosi che si possano trovare addosso a una strega in questa scuola. L'inconfondibile piglio 'sono meglio di te, scostati che sporchi la terra dove cammino' dei Principi di Serpeverde. Ladies and gentlemen, Deirdre Blackster!
Arretro impercettibilmente. Da quanto tempo è lì?
"E così la piccola Jillian McKanzie ha una cotta per il nostro Jasp.." sibila divertita, squadrandomi un paio di volte. Sento le guance bruciare, ma non saprei dire se per quello che ha detto o se per meticoloso esame cui mi sta sottoponendo. Rimango zitta, stringendo forse la tracolla della borsa "Pensi di avere anche solo una minima possibilità con lui?" domanda, incrociando le braccia al petto. Indietreggio, colta alla sprovvista. E' chiaro che è lì da troppo tempo. "Pensi che si presenterà davvero a quel patetico tentativo di appuntamento?"
"Io penso solo di dover portare a termine il compito che Benton ci ha assegnato, nulla di più"
replico cercando di essere più gelida e indifferente possibile. Okay che avevo voglia di vederlo solo per il piacere del suo bel faccino e delle sue battutine, ma non ho nessuna intenzione di lasciare che qualcuno mi sfotta per questo. Non sto facendo nulla di male, in fondo. Ma, evidentemente, lei non la pensa così.
"Oh si, certo. Il vostro piccolo compito" mi sbeffeggia.
Se non fosse che non ho nessuna voglia di entrare nella lista nera dei Principi, l'avrei già schiantata. Una decina di volte, per essere sicura del risultato. Mai, mai fidarsi di una serpe, nemmeno quando sembra innocua.
"Sei libera di pensarla come ti pare" ribatto, superandola. Ma non faccio in tempo a passarle accanto che mi afferra per un braccio e si china su di me, minacciosa.
"McKanzie, attenta. Ricordati che tu non sei niente di più che un passatempo per lui. Niente di più." mi soffia sul viso, con un sorriso serafico, prima di girare sui tacchi e andarsene. Ecco, questo è uno di quei momenti in cui dieci centimetri in più mi avrebbero fatto proprio comodo: non mi sono mai sentita così bassa, piccola e insignificante in vita mia.


Ho lo stomaco chiuso, quando finalmente mi faccio vedere davanti alla biblioteca. Jasper -ovviamente- è già lì, se ne sta appoggiato contro la parete. Non so se l'abbia studiata apposta o se sia un caso, fattostà che la poca luce che entra da una finestra cade esattamente su di lui, avvolgendolo in una sorta di aurea che ha un non so che di angelico. Distolgo lo sguardo, mentre mi avvicino a lui che, non appena mi vede, mi sorride. Ma non è uno dei suoi soliti sorrisi smaglianti, abbacinanti, abbaglianti. E' un sorriso.. buono. Incurva le labbra, la sua espressione si addolcisce. Diavolo. E' un colpo basso questo.
"Ciao" lo saluto, abbandonando tutta la freddezza che mi ero imposta.
"Ciao" replica lui, chinandosi a darmi un bacio sulla guancia. Mi ritraggo, nell'esatto istante in cui le sue labbra si posano sulla mia pelle.
"Co-come stai?" mi informo, incrociando le braccia al petto e fissando il pavimento, senza avere il coraggio di guardarlo in faccia. E se da un lato non vorrei far altro che guardarlo e crogiolarmi all'idea che mi ha dato un bacio sulla guancia, dall'altro le parole di Deirdre continuano a rimbombarmi in testa, minacciose e di malaugurio.
"Io bene, tu? Sei tutta rossa, sicura di non avere la febbre?"
Avvampo ancora di più, se possibile, ma annuisco.
"Tutto bene"
E cala il silenzio. Posso sentire un ragazzo starnutire dentro la biblioteca, tanto silenzio c'è.
"Che dici, andiamo? Se non sbaglio, oggi dobbiamo far pratica, no?" riprende a parlare lui, dopo qualche secondo. Inspiro a fondo. Ecco, parlare di incantesimi mi fa sentire molto più tranquilla.
"Si" esclamo di nuovo pimpante "Tanto mi pare che la teoria sia chiara a tutti e due"
"Senza contare che io ho portato solo bacchetta, come tu mi hai intimato in quel buffo messaggio minatorio che mi hai spedito"
Sorrido, mio malgrado.
"So essere convincente quando serve" dichiaro con una sicurezza che non è mia, facendolo ridere. Mi piace la sua risata, quando non è palesemente forzata dalla necessità.
"Direi! Sembrava che tu mi stessi sfidando a duello o giù di lì!" ride ancora, scompigliandomi i capelli. Scoppio a ridere anche io, attirandomi le occhiate di un paio di Tassorosso curiose. Tra loro riconosco Elizabeth Hale, che mi guarda stupita e subito si china a bisbigliare qualcosa ad una sua amica. Ci sarà di che parlare a cena, oggi.
"Che dici, avranno abbastanza di cui parlare stasera, affogandosi di budino al caramello?" commenta Jasper, chinandosi a sussurrarmi all'orecchio con una luce divertita nello sguardo. Apperò.
"Stavo pensando esattamente la stessa cosa" confesso senza nascondere lo stupore.
"Siamo in sintonia, McKanzie" ridacchia lui, guidandomi verso quelle che sembrano le scale che portano al secondo piano. Lo blocco, dirottandolo nella direzione opposta.
"No, non andiamo lì. Conosco un posto migliore, vieni"
Oh, cavolo. Per la sua espressione, in questo momento, vale veramente la pena sopportare le minacce della Blackster.


Io amo gli incantesimi.
Non c'è motivo al mondo per cui non debbano funzionare, sono magia allo stato puro. Senti il potere che fluisce dal tuo sangue alla bacchetta e poi fuori, in un fascio di luce che farà esattamente quello che tu gli hai detto di fare. In questo caso, un vecchio cuscino rattoppato sta per essere strappato dalle mani di Jasper, per poi dissolversi e ricomparire nella mia mano sinistra.
E infatti, eccolo qui. Brutto come la fame, ma perfettamente integro.
Sorrido, alzando lo sguardo su Lewis, che alza i pollici trionfante.
"Sei davvero sicura che fosse la prima volta che lo provavi?" domanda, tornando al mio fianco. Annuisco, orgogliosa, buttando qualche appunto sun foglio di pergamena. Lo sento fischiare, ammirato.
"Sei un drago, Corvonero"
Rabbrividisco.
"Non chiamarmi Corvonero" bisbiglio, scostandomi. L'unica persona che lo fa mi inquieta al punto che sentirmi chiamare così mi fa pensare automaticamente a quel pomeriggio in biblioteca. E non è esattamente qualcosa che amo ricordare, specie se poi penso che il ragazzo al mio fianco è una delle persona che sempre più spesso ruotano attorno a Riddle.
"E perché no?"
"Perché non mi piace. Perché ho un nome ed è pure molto grazioso, quindi perché non usarlo?"
ribatto scrollando le spalle. I miei motivi mi appartengono, in fondo.
"D'accordo, d'accordo!" ride lui, lasciandosi cadere su una coperta stesa a terra. Siamo in una vecchia serra abbandonata, dimenticata dal posto, nascosta da un folto gruppetto di quercie. Sembra quasi di essere nel cuore della foresta, in effetti, per questo mi piace stare qui. Via dalla confusione di Hogwarts.
"Di un po', come l'hai scovato questo posto?" mi chiede, quando mi siedo accanto a lui, abbracciandomi le ginocchia.
"Al secondo anno. I miei mi aveva appena scritto dicendomi che mia nonna stava male e..." mi blocco, guardandolo. Ma gli interessa davvero o fa solo finta? Non sei niente di più che un passatempo, mi ricorda Deirdre dai più nascosti anfratti della mia mente. Dannata, lo sapevo già. Ma tu sei solo un ricordo di questa mattina, mentre Jasper è qui, è accanto a me, è reale, è...
"Stava male e...?" mi incita a proseguire. Sembra sinceramente interessanto.
"E la sola idea di restare nel castello mi faceva soffocare, così sono scappata dalla lezione di Pozioni e, vagando su e giù, ho trovato questo posto" Guardo la punta delle mie scarpe. Anche quel periodo, è qualcosa che non amo particolarmente ricordare. Mi posa una mano sulla testa, come a dirmi che non è importante. Sorrido "Ed è il posto che più amo della scuola" concludo.
"E così sei scappata da pozioni" se la ride lui, sdrammatizzando "Sicuramente a Lumacorno si sarà spezzato il cuore!"
"Non tanto quanto credi, sono troppo geniali con gli incantesimi per provocare una rottura definitiva"
lo correggo, pizzicandogli delicatamente il naso. Mi stupisco poco, quando sento le sue dita stringersi attorno al mio polso delicatamente. Ancora meno quando il suo respiro arriva a solleticarmi il naso. Eppure, volto il capo e le sue labbra vanno a posarsi sulla mia guancia. Sospira, senza staccarle. Se ne rimane così, per qualche attimo, prima di scostarsi e lasciare il mio polso.
"Scusa, ma non..." balbetto imbarazzata. O dispiaciuta? Chi lo sa.
"Non ti scusare, Jillian" mi rassicura lui, riavviandomi una ciocca di capelli "Non importa"
Maledizione, maledizione, maledizione! Ho rovinato tutto. Sono proprio un'idiota. Lo guardo mentre prende un mio quaderno dalla borsa e lo apre, sfogliando a casaccio le pagine, e non posso fare a meno di pensare a quanto sia bello. A quanto sia divertente passare il tempo con lui. Merda, merda, merda.
"Sai una cosa?" dice dopo un po', posando il mio quaderno e guardandomi dritta negli occhi "Ero fermamente convinto che fosse tutta una scusa per uscire con me. Sono proprio scemo, eh?" Scoppia a ridere, lasciandosi cadere di schiena sulla coperta.
Non posso fare a meno di imitarlo, ringraziandolo silenziosamente per aver smorzato, una volta ancora, la tensione creata da me. Gli sorrido, alzandomi sulle ginocchia e poi piegandomi in avanti, le mani posate per terra accanto al suo viso. I miei capelli cadono, come una cortina dorata, attorno ai nostri visi, mentre mi chino fino a posargli un bacio sulla fronte.
"No" sorrido, tornando a sedermi "Non sei del tutto scemo"


Jasper se ne è andato da un bel po'. Sono rimasta sola, nel mio piccolo rifugio tra le quercie, a sgarbugliare i miei pensieri. Cielo, che pomeriggio! Ne ho di cose da raccontare a Izzy, stasera! E sono sicura che, come al solito, sotrgerà un po' il naso ma, sotto sotto, sarà contenta per me e, dopo qualche battutina velenosa, mi schiocchierà un grosso bacione e mi dirà che mi vuole tanto bene. Sospiro, guardando l'ultimo raggio di sole lasciare la serra per sparire dietro gli alberi: è ora di andare. Sono stata via anche troppo e domani ho, tanto per cambiare, Aritmanzia. Nonostante gli aiuti di Audrey, i miei progressi sono veramente pochi e non è che la cosa mi renda entusiasta.
Mi alzo in piedi, recuperando le mie cose, e scivolo fuori dalla porta socchiusa, nella scarsa luce di un tramonto quasi completamente consumato. Man mano che mi avvicino al castello, incontro sempre più frequenti gruppetti di studenti che si attardano all'aria aperta, chi fumando una sigaretta e chi semplicemente chiacchierando. Saluto con un cenno Laura, la mia nuova compagna di stanza. Le ricambia soffiandomi un bacio e facendomi l'occhiolino.
Quasi non mi accorgo di andare a sbattere contro Elliot Clark.
"Jillian!" mi chiama con un sorriso, facendomi tornare con i piedi per terra.
"Elliot, ciao" le sorrido -e non posso fare diversamente, questa ragazza è talmente adorabile che chiunque le sorriderebbe- "Non ti avevo vista, come stai?"
"Bene, grazie. Stavo aspettando Micheal, aveva gli allenamenti di Quidditch"
"Oh, sarà ancora con la testa tra le nuvole, conoscendolo"
commento con una stretta di spalle. Lei ride.
"Si, hai ragione!"
"Se vuoi possiamo andare assieme a prenderlo"
le propongo. Sono troppo felice per starmene al chiuso, non esiste al mondo una stanza che potrebbe contenere la mia felicità.
"Volentieri, ma non vorrei disturbarti.." esita, titubante. Scuoto il capo.
"Nessun disturbo" la rassicuro, avviandomi al suo fianco.
Ci mettiamo poco ad arrivare allo stadio e ad arrampicarci sulle gradinate. Manco a dirlo, Micheal e tutta la squadra sono ancora lì, sulle loro scope, a disegnare complicatissimi schemi nel cielo sempre più nero. Ci rassegnamo all'idea di aspettare, accoccolandoci all'ombra di una torre, quando sento una voce famigliare, da un punto non ben precisato alle mie spalle.
"E così hai passato il pomeriggio con la piccola Corvonero, ah?"
Edward Norwood. E la persona con cui sta parlando, è sicuramente Jasper Lewis. Vedo Elliot sollevarsi e guardarmi incuriosita: le faccio cenno di aspettare un attimo, per sentire la risposta.
"Si. E' quasi fatta. Tempo due giorni e potrò fare di lei quello che mi pare e piace"
"Prima di passare ad un'altra" ride l'altro principe, presto imitato da Lewis.
Com'è che tutto d'un tratto il mondo non ha più suoni?
Vedo la bocca di Elliot muoversi, ma è come un pesciolino fuor d'acqua che boccheggia. Leggo il dispiacere nei suoi occhi chiari, sento la sua mano sulla mia spalla. Ma dalla sua bocca, non esce alcun suono. C'è solo la voce di Deirdre, che riecheggia perpetua nella mia testa di colpo vuota di ogni pensiero. Non sarai mai nulla più di un passatempo. Tutto d'un tratto, il pomeriggio appena finito non mi sembra più bello come cinque minuti fa. E nonostante cerchi disperatamente di convincermi che devi esserci una ragione che sfugge alla mia comprensione, dietro tutto questo, non posso fare a meno di pensare che la Blackster aveva dannatamente ragione.  Mai fidarsi di una serpe.
Nel cielo, è spuntata la prima stella della sera.













23/11/2007
commenti • tag: amori, malinconia, speranze, serpeverde, dubbi, litigi, grifondoro, corvonero, momenti imbarazzanti

Il preside Dippet  è seduto di fronte a noi, e ci guarda con un’espressione sconsolata.
“Ho già parlato con il caposcuola di Grifondoro in separata sede. In ogni caso, sono molto deluso dal vostro comportamento. Voi, che siete fra gli allievi migliori delle vostre Case.”
Beh, mi dispiace se l’ho deluso, se l’abbiamo deluso. Ma in questo momento pagherei oro per trovarmi al di fuori di questa storia squallida. Alla mia sinistra, c’è il mio caposcuola, Georgiana Harrington ; poi Tom Riddle, ovvero il caposcuola dei Serpeverde, e infine Lucas. Una stupenda riunione per parlare dell’accaduto durante la partita della settimana scorsa.
“Signorina Salinger… lei è stata la causa involontaria del fatto. Non credo che sia necessario punire lei o la sua Casa per quanto successo.”
Mi limito ad annuire: ci manca soltanto che mi punisca anche il preside. Come sto adesso è più che sufficiente. Forse si vede, forse si vedono le mie occhiaie, forse si vede che sto male. O forse no, le occhiaie stavolta sono ben coperte dal fondotinta, cerco di mantenere i nervi saldi.
“Signor Forsythe… non posso comportarmi nello stesso modo con lei. Lei ha volontariamente provocato la caduta e il ferimento di un altro studente della scuola. Anche sorvolando sul fatto che avrebbe potuto morire nell’incidente, non posso che prendere misure esemplari.”
Come, ‘anche sorvolando sul fatto che avrebbe potuto morire’? Non credo alle mie orecchie. Ma ormai sono abituata alla sfacciata predilezione di Dippet per Riddle: di certo se l’è lavorato per bene, nei ritagli di tempo che gli lascia la Merrythought. 
“In conclusione, lei è esonerato dal gioco del Quidditch, dal suo ruolo di Cercatore e a Serpeverde saranno tolti i punti di vantaggio che ha accumulato sul suo inseguitore più prossimo.”
Caspita, questa sì che è una punizione esemplare. A questo punto, potrebbe dargli un buffetto ed aggiungere ‘questo non si fa’. E chissà che non lo faccia fra poco: Dippet congeda me e Georgiana, mentre trattiene gli altri due.
Mentre torniamo nel nostro dormitorio, lei mi dice:
Mi dispiace, Audrey. Lo so che è stata una presa in giro.”
“Non preoccuparti. Non è colpa tua se le cose vanno così in questa scuola.”
Avrei voglia di distruggere tutto. Senza pensare estraggo la bacchetta.
Ma Georgiana mi afferra il polso, senza dirmi nulla: mi guarda fissa negli occhi. ‘Non farlo’ mi sta chiedendo ‘Non ridurti ad un animale ferito’. Capisco: non vuole che faccia gesti inconsulti, che potrebbero aggravare la situazione già non leggerissima. Ripongo la mia bacchetta, e mormoro:
“Grazie. E scusa.”
Lei mi fa un cenno con il capo, e forse sta per aggiungere qualcosa, ma incontriamo il professor Silente che se la porta via per non so quale motivo. Così mi ritrovo da sola mentre mi dirigo verso la Torre di Corvonero. Vicino ad una finestra aperta, c’è Blaine Huznestov che fuma, lasciando entrare tutto il freddo.
“Ti dispiacerebbe chiudere? Sto gelando.”
Lui mi guarda con il suo solito sorrisetto ipocrita e mi dice:
“Ehi, Audrey, non prendertela con me se sei di cattivo umore. Al tuo ex spasimante è andata anche troppo bene.”
“Chiudi il becco, Blaine. Non sono dell’umore.”
“Peccato che tu non lo sia mai. A proposito, secondo te come la prenderà Benedicte?”
E adesso chi è questa? Benedicte? Mi sono persa qualcosa e Blaine lo deve aver capito dalla mia espressione, perché aggiunge:
“Benedicte, la fidanzata di Lucas. È a Beauxbatons, quindi qui il caro Serpeverde aveva campo libero con l’universo femminile.”
Ormai quello che riguarda Lucas non mi interessa più. Ai miei occhi ha perso credito a sufficienza. Così riesco a fargli un sorriso anch’io ed a rispondere con voce flautata:
“Ma bene, così lo avrà tutto per sé. Non la invidio per niente. Blaine, a dopo. Vedi di chiudere quella finestra e anche di piantarla di fumare, o ti beccherai un raffreddore.”
E con questo ultimo avvertimento da madre interessata, lascio quel bambino viziato alla sua sigaretta.

La pace non dura mai a lungo. Anzi, di solito è più che altro una tregua fra due conflitti armati. Così io sto andando in tutta tranquillità nelle serre, dove ho dimenticato il libro di Trasfigurazione. Manco a dirlo, eccolo là che spunta accanto al vaso della mandragora. Lo afferro e mi volto per tornare indietro, ma sulla porta della serra ecco la sagoma di Lucas, che entra e chiude la porta. Me lo aspettavo. Magari non in questo momento, non in questo luogo… ma me lo sentivo che presto ci sarebbe stato un confronto fra noi due. E allora che sia qui, in mezzo a un luogo brulicante di vita. Con lui, lui che ha cercato di dare la morte.
“Lucas, ti ascolto.”
“Io… non so cosa dirti.”
Cominciamo bene.
“Spiegami una cosa: ma tu pensi davvero che io possa credere a quello che mi hai detto in infermeria? Mi prendi per scema o cosa? Ti ha visto uno stadio intero, Lucas.”
Lui fissa un punto indefinito davanti ai suoi piedi.
“Sei stato tu. E quindi ti prego di smetterla di giustificarti.”
Come un bambino. Un bambino che per evitare una punizione dice di non essere stato lui a rubare la marmellata. Solo che qui la situazione è più complessa.
“Non intendevo quello. Ma stavamo litigando! Non l’ho fatto apposta. Credi che farei davvero del male a Halbury?”
Non gli rispondo.
“Va bene, forse gliene farei. Ma di certo non lo farei precipitare da quindici metri con uno stadio intero che ci guarda.”
“E per cosa litigavate allora?”
Che domanda stupida. Però sento di doverla fare. E lui non dice nulla. Vuol dire che l’argomento di quella pacifica conversazione ero io. Eh, già sono un genio.
“Io non lo so che cosa voglio. Di sicuro adesso non voglio stare neppure nella stessa stanza con te.”
A testa bassa, esco dalla serra stringendo il libro di Trasfigurazione fra le braccia, come se potessi aggrapparmi a quel volume per avere un po’ di forza in più.
Delusa. Da me, da Lucas, da Peter. Vorrei tanto non aver mai conosciuto nessuno dei due.

Ormai sono gli ultimi giorni che Peter sta in infermeria. Domani, tornerà in camera sua e riprenderà le lezioni regolari. Ho incontrato spesso i suoi compagni di classe mentre gli portavano compiti o appunti, e quasi tutti mi rivolgevano uno sguardo strano: un misto di avversione, pietà e fastidio. Oggi sono sulla porta dell’infermeria, quando incontro Alice McFly ed Elliot che se ne stanno andando. Alice mi guarda di sfuggita e mi saluta in fretta, mentre Elliot si ferma qualche istante. Parliamo di Peter e Micheal, poi ci accordiamo per vederci più tardi, magari fuori nel parco se le condizioni del tempo lo permetteranno.
Quando entro nella stanza, il malato è alla finestra. Quando sente il rumore della porta che ruota sui cardini, si volta e mi saluta con un sorriso. Fa per tornare a sdraiarsi, ma zoppica in modo palese e sul suo viso si dipinge una smorfia di dolore che cerca di dissimulare.
“Aspetta, ti aiuto.”
“No,no, ce la faccio da solo.”
Non gli do retta e mi avvicino, quasi abbracciandolo per sorreggere i suoi passi. Il tappeto però gioca uno scherzo ai miei piedi, visto che sto camminando all’indietro, e poco dopo ecco che ci ritroviamo per terra, uno sopra l’altra. Perlomeno gli ho attutito la caduta. Che idiota che sono, esce da un infortunio del genere e io lo faccio cadere. E poi, cadere in questo modo. Il peso del suo corpo è dolce e non greve come potrebbe sembrare dal suo fisico allenato di Cercatore. Pian piano riusciamo ad alzarci senza fare altri danni, e io mi sento il volto in fiamme.
“Scusami. Sono maldestra, lo sai.” gli dico, mentre lo faccio distendere. Ormai sono una crocerossina.
“Ma figurati…anzi, è stata una caduta piacevole.”
Mi sorride, quasi contento della situazione. E io che non so cosa dire, posso solo annuire come una stupida e sedermi accanto a lui. Il suo volto prende un’espressione più seria quando mi chiede se ho saputo della punizione imposta a Serpeverde ed al suo Cercatore.
“Sì, c’ero anch’io quando Dippet gliel’ha comunicato. E mi è sembrata una vera sciocchezza.”
Parliamo un po’ dell’argomento, finché una lacrima non mi scende su una guancia. In questo periodo mi sembra di non fare altro che piangere.
“Audrey, cosa succede? Non piangere, ti prego.”
Già, lui odia, odiava vedermi in lacrime.
“È che sento che sia stato tutto colpa mia.”
Peter mi prende per mano e mi dice:
“Non è vero. Audrey, forse tu sei stata la causa remota. Ma in quel momento io ho scelto di litigare, noi abbiamo scelto di litigare…e poi è successo quel che è successo. Tu non c’entri nulla. Avremmo potuto benissimo sfogare i nostri istinti in campo. Invece ci siamo comportati da stupidi.”
Questo rincuora un po’ la mia parte razionale. Mi asciugo gli occhi e lo abbraccio in modo inconsulto. Poco dopo, sento che sobbalza. La spalla sinistra deve fargli male, ci è caduto sopra. Così lo sciolgo dalla mia stretta.
E così, Peter, in un freddo pomeriggio di novembre, con il cielo color acciaio, e neppure un raggio di sole che filtrava fra le nubi, mi ruba un bacio.












21/11/2007
commenti (5) • tag: lezioni, corvonero

Il sapore amaro del fumo mi rimane sulle labbra anche dopo che sbuffo via il fumo. Soddisfacente.
Seduto sulle scale d’entrata di Hogwarts imbacuccato con mantello nero e sciarpa dei rispettivi colori della mia casa fisso le persone andare e venire davanti ai miei occhi.
Che palle. Mi annoio.
Beh Blaine Potresti studiare un po’ pozioni, magri riesci a entrare nelle grazie di quel lombrico di Lumacorno…ma chi se ne frega di entrare nelle grezie di quel tricheco.
Per sua informazione a me piacciono le ragazze non i professori obesi con la passione per l’ananas o che so io…
Ecco, lo sapevo. La noia mi porta sempre a vaneggiare.
A fare questi viaggi mentali.
Getto in terra il mozzicone di sigaretta ormai finito e lo osservo mentre atterra sempre acceso a pochi gradini di distanza da me. Faccio per allungare il piede per schiacciarla, ma qualcuno mi precede.
”ehi ehi ehi!” esclamo alzando il capo. Le belle curve di Laura Stevens mi fanno cambiare di colpo espressione. Un lieve sorriso le rivolgo, niente di più.
”Laura…” sospiro stringendomi nelle spalle “non sei con la tua amica? Avete litigato?”
”centro!” esclama sedendosi vicino a me, rimango perplesso. Ho veramente indovinato? Io ho tirato a caso. Cavoli, bella figura.
”ah eh.. e perché?”
”nulla di che…”
borbotta “si è presa una cotta per la persona sbagliata…” sbuffa scotendo la testa.
”capita..” mi limito a dire “si possono sempre lasciare no?” sorrido.
Lei mi guarda indecifrabile per poi fare spallucce, più che triste sembra… arrabbiata e delusa.
”se la fa con un mezzosangue è..” dico inarcando un sopraciglio.
Laura annuisce.
”e a te la cosa non va giù no…?”
Lei mi guarda male “non è che a me non va giù, è che quel ragazzo non la merita dannazione, uno che non la difende nemmeno!”
sospiro scotendo la testa, mi ci vorrebbe una pipa in questo momento e sarei apposto.
”eddai Lauretta.. se la tua amica ci sta insieme è perché guarda quello che ha in mezzo alle gambe, non quello che ha nelle vene”
Conoscendo Laura… mi preparo a ricevere uno schiaffo, o un pugno, o un calcio nelle parti basse…

Guardo il fondoschiena della Blackster mentre Ruf spiega. Quest’uomo non lo sopporto, è soporifero.
Quindi la mia lezione passa nella contemplazione dei glutei della serpeverde non trovando di meglio da fare.
E finalmente l’ora finisce…
In sala grande è tutto come sempre al tavolo di corvonero, da buon osservatore mi accordo di Audrey e Jillian che lanciano occhiate al tavolo dei serpeverde, ma differentemente la prima lancia occhiate furiose..
oh se la sarà presa con il cercatore di serpeverde per aver quasi ammazzato il suo ex ragazzo.
A parer mio ha fatto bene, altro che.
Tutto dannatamente e noiosamente come sempre fino a che non entra in sala un viso familiare.
Una ragazza che frequentava il primo anno qui poi si è trasferita non-ricordo-dove e a cambiato scuola.
Com’è che si chiama? Meggy, Meredith.. ah si, Margot.
Una ingenua tassorosso si avvicina a lei chiamandola per nome e questa lanciandole un’occhiata di fuoco dicendole che il suo nome è Zoe.
Zoe??? E perché mai?  Non è mica un cane … beh potrebbe essere diventata un animagus.
”è il suo secondo nome” sento un lieve sussurro appena percettibile al mio tavolo.
Dovevo capirlo fin dall’inizio che questa ragazza non è la stessa undicenne che frequentava Hogwarts.
Oltre a essere diventata, più bella, più grande sembra cambiato tutto in lei.
”ma … Blaine… che stai dicendo?” mi volto guardando Micheal Parker che siede vicino a me.
”perché?” chiedo perplesso.
”stai parlando da solo!” esclama ridendo.
”ah si? Ah ah ah che ridere” borbotto ironico.
Damerino pompato
Alzandomi urto una persone.
”oh scusami… Blaine..” mi dice una timida Jillian McKanzie..
”non preoccuparti” dico con aria forse un po’ troppo strafottente per poi andarmene.
Ho bisogno di una sigaretta.













21/11/2007
commenti (4) • tag: malinconia, ritorni, conoscenze, grifondoro



Fisso la porta ininterrottamente. Mi ritrovo di nuovo qui, chi mai l’avrebbe pensato. Questo posto fa riaffiorare in me brutti ricordi, ricordi che vorrei cancellare ma che invece rimangono lì, indelebili, in un angolo del mio cuore. E quei ricordi, quando riaffiorano fanno male. I miei occhi iniziano a pulsare e a farsi caldi, e poi le lacrime sgorgano da essi, ininterrottamente, come una cascata. E fa male, molto male. E io sono stanca di sentire male, sono stanca di soffrire.
Vorrei semplicemente poter cancellare quel ricordo, ma perché non possono farmi qualche incantesimo, magia, che mi faccia dimenticare tutto? Ma forse non sarei più io.
E’ semplice per alcuni dire “sono esperienze che fanno crescere! Fanno male, ma fanno crescere!”. Ed è vero, io sono cresciuta. Cresciuta troppo in fretta per questo mondo. Cresciuta troppo in fretta per la mia età. Vorrei così tanto riavere quell’infantilità che ho perso, quella voglia di correre, ridere, giocare, scherzare, stare allegra.



“Zoe?! Non pensi sia l’ora di entrare?!” dice mio padre bussando al portone. Strano che il preside non sia già qui, probabilmente aveva di meglio da fare che accogliere una ex-studentessa alla riscossa.
“Papà credi sia giusto così?! Credi di aver fatto la cosa giusta per me?! Mi stai distruggendo lo sai?! Tornare là, a Londra!” ricordo la discussione avvenuta qualche sera prima con mio padre, da allora ci parliamo a stento. So che anche per lui è doloroso tornare qua, ma non sono riuscita a trattenermi. La rabbia, la paura che avevo addosso, dovevo sfogarmi. Qualche istante dopo arrivò il professor Silente ad aprire la porta. Sempre uguale, con quei suoi occhi azzurri penetranti.
“Bentornata cara!” mi dice poggiando la sua mano gentilmente sulla mia spalla e spingendomi dentro “Signor Leroi! Che piacere!”. Ma mio padre, nonostante il professore lo abbia invitato ad entrare, non varca la soglia. Lui se ne deve andare, deve andare a lavoro, già adesso. Così lo salutiamo entrambi e ci dirigiamo in sala grande.
Grande e bella come sempre, con quelle tavole apparecchiate di cibi buonissimi. L’entrata purtroppo, come temevo che fosse, ma non lo speravo, desta una certa attenzione e mille chiacchiere iniziano a farsi sentire: ma quella non è..; mi sbaglio o l’ho già vista quella ragazza etc etc.
Già, mi avete già visto, in una vecchia vita. Per voi io ero Margot Leroi, ma adesso quella persona è morta, non esiste più. Quei vestitini da ragazza per bene, quelle scarpettine carine, non all’ultimo grido. Lei non esiste più. Guardo i miei capelli, un tempo alle spalle, portati per lo più biondi, trasformati in lunghi capelli scuri. Le miei mani, un tempo curate, adesso colorate di nero e mangiucchiate. I jeans strappati e le mie all-star usate –si perché le all star portate nuove e pulite fanno schifo!-.
Zoe, è il mio nome, adesso. Chiaro?” rispondo gelida ad una ragazza di tassorosso che ha avuto il coraggio, passandomi accanto, di rivolgermi parola. La poveretta scappa via, guardandomi terrorizzata. Penso di aver parlato abbastanza a voce alta, in modo che tutti abbiano sentito. Mi incammino verso il tavolo dei grifondoro e cerco un posto isolato dove potermi sedere in pace. Tutto di me è cambiato, anche il carattere e perfino il nome. Probabilmente in molti mi avranno presa per pazza, nessuno mi ha avvicinata e io non ho fatto niente per far si che avvenisse. Ho trangugiato in fretta quello che mi ritrovavo nel piatto e sono scappata in camera.
La camera sarà il vero problema, mi troverò perforza a contatto con qualcuno. Metto velocemente le mie cose apposto e poi decido di buttarmi sotto le coperte in modo che nessuno mi sarebbe venuta a disturbare. Non ho voglia di parlare, non oggi. Oggi è stata una giornata troppo devastante.

Mattina. La ri-prima giornata di scuola ad Hogwarts. Fortunatamente alla prima ora c’è trasfigurazioni. Chissà se sono indietro con i programmi o sono al pari?!
Terminato il mio pensiero vedo una lettera volante per me sopra la mia testa. E’ presto, le ragazze stanno ancora dormendo. Noto i volti delle tre, li conosco bene, anzi benissimo: Elliot Clark- Alice Mcfly- Samantha Smallet. Le ragazze che frequentavo a Hogwarts. Merda!
Prendo velocemente il biglietto e lo leggo. Devo incontrare il preside e parlare dei programmi scolastici. Così mi vesto io fretta e mi dirigo alle scale, dove pronuncio la parola d’ordine: mandarino. Poco dopo la porta si apre e via, nell’ufficio del preside.
Perdo con lui gran parte della mattinata a parlare un po’ di me e della scuola. Come programmi sono allo stesso punto, su per giù. In alcune materie più avanti, in altri un po’ indietro, ma non è niente di irreparabile.
Finalmente libera, mi dirigo in giardino nell’ora di buca. Solita zona, un po’ mi mancava andare lì a starmene da sola. Quel posto era sempre stato per me come un rifugio, nessuno ci veniva, nessuno sapeva della sua esistenza, apparte Elliot. Ma andando là una sorpresa mi si para davanti agli occhi. Un moretto è là, nel mio posto. Mi dirigo a rotta sicura verso il tizio.
“Ciao!” lui si volta verso di me rispondendo con un ciao.
“Che ci fai qui?!” diretta al punto. Appena vedo la sua faccia stralunata mi verrebbe di prenderlo a botte e di staccargli i capelli dalla testa, ma mi trattengo.
“Scusa? Ci conosciamo?”
“Non direi, ma questo è il mio posto!” sottolineo mio. Lui sorride, Dio quanto vorrei schiantarlo.
“Veramente è da ben cinque anni che vengo qua e non ti ho mai vista!”
“Forse perché non frequento più la scuola da quattro anni? Forse perché questo era il mio posto quando ero in prima?” sono arrabbiata. Qualcosa mi ribolle dentro: io ho bisogno del mio posto.
“Bhè, allora adesso è anche mio. Conclude tranquillo il ragazzo tornando al suo libro.
“Eh no! No no no! Questo è il posto dove stavo in pace, dove nessuno rompe le palle! Non puoi arrivartene fuori così dal nulla!”
“Guarda che sei tu quella che sta rompendo e parlando senza riprendere fiato. Io sono qua tranquillo e vengo qua alla ricerca di silenzio, quindi è come se non ci fossi e, non ho assolutamente intenzione di andarmene via”
“Grazie!”
“Di nulla” Così lo guardo in cagnesco un paio di volte e poi, mettendomi l’anima in pace, mi siedo a qualche metro da lui e mi metto a giocherellare con una collana che un tempo era appartenuta a mia madre. Poco dopo lo sguardo mi torna su quel ragazzo. Infondo è carino. Resto per un po’ a fissarlo fino a quando non decide di tornarsene via. Alzandosi viene prima però verso di me.
“Comunque piacere: Emmet!”
“Zoe!” va via e io rimango lì, a fissare le sue spalle e, il suo culo, per niente male.












20/11/2007
commenti (3) • tag: amori, serpeverde, lezioni, litigi, errori

Avvito con attenzione il tappo della pomata che ho appena finito di spalmarmi sul ginocchio, ricordino dell'ultimo allenamento di Quidditch; nonostante gli abbia urlato una serie pressochè infinita di insulti, la colpa non è di Lucas Forsythe, ma mia. Gli ho detto di pensare meno alle sue fidanzatine e di più all'azione di gioco, ma sono io ad essermi sconcentrata dopo aver visto Edward a bordo campo.
Non gli ho ancora dato una risposta, nonostante sia passato parecchio tempo da quando mi ha chiesto ufficialmente di uscire; lui mi fa sorrisini languidi, io cerco di stargli a tre passi di distanza.
Tiro bene le calze, mi infilo le scarpe e salto giù dal letto. Nello stesso momento, Ashleigh fa la sua comparsa dall'altra parte della stanza, ansimante e rubiconda.
« Violet, devo parlarti. » Non abbiamo mai avuto un grande rapporto; non è più che una compagna con cui seguo qualche corso, e ora una mia coinquilina. Non mi sta neanche particolarmente simpatica, se devo essere sincera: una che frequenta solo gente più piccola di lei e sviene a quasi tutte le lezioni di pozioni a causa dei vapori ... Scuote la chioma bionda, poi corre verso di me e mi stringe le mani, con un improvviso moto di affetto. Mi squadra dall'alto al basso.
« Gira voce che tu non voglia uscire con Edward Norwood .. » ma perché lui deve sempre centrare? « .. perché vuoi arrivare illibata al matrimonio! » Eh no. Questa no. Posso accettare che sparga merda sul mio nome in tutti i modi, ma che mi faccia apparire come una povera santerellina terrorizzata dai ragazzi no. Tra l'altro, perché i miei ex non hanno ancora detto al mondo che ormai non sono più illibata da .. oh, per tutti i folletti. Non ci voglio pensare.
« .. e non è finita! » COME, non è finita? Fa un passo indietro, probabilmente conscia del fatto che potrei scagliarmi su di lei in quanto capro espiatorio perfetto e essere umano a me più prossimo.
« Dice che sei pazza di lui, e gelosissima! » Bene. Ha superato ogni limite. « Da quando Medea Diamond .. »
« Grazie, Ashleigh. » la interrompo: ho già sentito abbastanza. Non la bado più e mi dirigo a passo di marcia verso la porta, senza sapere bene ancora cosa farò, ma decisa a sbranare quel simpaticone.


Lascio cadere la tracolla sul banco con poca grazia, lasciando che alcune pergamene stropicciate ne escano e scivolino a terra. Ruf sta già borbottando qualcosa di incomprensibile su un argomento che oltretutto non mi interessa affatto. Con un movimento unico mi siedo e mi piego in avanti, raccogliendo i fogli e posandoli di fianco alla borsa. Edward, fino a dieci secondi fa girato a parlare con Jasper qualche fila più indietro, mi sta ora osservando con aria divertita. Lo fulmino, sbatto la tracolla per terra, intingo la penna nel calamaio. Il tutto tentando di non lasciarmi sfuggire neppure un respiro che lui possa fraintendere: sono nervosa, arrabbiata, furiosa, fuori di me, e tutto per colpa sua.
« Nervosa, tesoro? »
« Muori, Norwood. » Ehi, non lo dicevo da giugno dell'anno scorso; non fa più lo stesso effetto, devo ammetterlo. Sarà che qualche mese fa era soltanto una mosca irritante, ora è .. ora è un gigantesco problema. Ridacchia ancora, ma non sembra più così convinto.
« Che ti ho fatto? » mormora allungando una mano verso i miei capelli, e iniziando ad arrotolarsi una ciocca attorno al dito. Mi allontano con un movimento violento.
« Dovresti saperlo più che bene. » mormoro prima di serrare le labbra definitivamente. Mi auguro che abbia capito il messaggio: io con lui non voglio avere più niente a che fare.


qualche giorno dopo.
Detesto l'infermeria. Quando mi faccio male, preferirei morire di dolore piuttosto di doverci andare. La sola presenza dell'infermiera giustificherebbe il tutto; isterica, ossessionata dalla pulizia, con un tono di voce talmente acuto da mettere i brividi.
Entro tentando di non fare cigolare la porta; le tende di un paio di letti sono tirate, ignoro il gruppetto di studenti di Corvonero e Grifondoro che con grande probabilità sono qui per Peter Halbury, il Grifondoro caduto dalla scopa durante la prima partita di campionato. Dippet era sul punto di farla interrompere, e mi chiedo perché alla fine non l'abbia fatto; la nostra vittoria, già pronosticata, è stata ancora più semplice senza il cercatore avversario.
Ma non è certo lui il motivo della mia visita; anche se cerco di non pensarci, ho attaccato una ragazza, la notte di Halloween. Non che mi senta in colpa: voglio soltanto sapere quali sono gli effetti dell'incantesimo ... e sapere quanto male le ho fatto. Cerco di non sembrare troppo minacciosa mentre mi avvicino alla scrivania di Madame Mound e attiro la sua attenzione con un paio di colpi di tosse.
« Dimmi, carina. » Carina a tua sorella, brutta vecchiaccia.
« Sono venuta qui per .. per sapere come sta Medea Diamond. » sussurro tentando di sembrare coinvolta emotivamente dall'accaduto.
« Mi dispiace, sono informazioni riservate ... è stata trasferita al San Mungo, in ogni caso. » mi risponde con l'aria di chi mi fa un grande favore a rivelarmi questo scabroso dettaglio. Ci metto un istante ad accorgermi che con la mano sta coprendo il foglio di dimissione che ha davanti. Tossisco di nuovo.
« E poi .. ho questa tosse fastidiosa. Mi sono presa un malanno alla partita di Quidditch. » si alza a fatica, inveendo sul preside e sulle partite, sulle intemperie e su molto altro. Si dirige verso un armadietto, volgendomi le spalle. Getto un'occhiata al foglio. Sette ossa ridotte in frantumi. Seguono spiegazioni dettagliate. Sento il sangue defluirmi dalle membra mentre bevo uno sciroppo disgustoso. Non posso davvero credere a cosa ho fatto.


altri giorni passati.
Edward ha definitivamente stabilito di interrompere i tentativi di farmi rompere il silenzio. Non credo neppure che mi manchino, le sue attenzioni da damerino di alta società.
Catherine cammina al mio fianco mentre ci dirigiamo verso il dormitorio alla fine delle lezioni. E' un piacere poter chiacchierare con lei del più e del meno, senza dover temere l'incursione di Norwood da un momento all'altro. E' tutto più tranquillo, regolare, e posso studiare di più e senza distrazioni. Se l'è voluta: se non avesse tentato di attirare la mia attenzione con le sue stronzate, forse ( e dico forse ) avrei potuto anche pensare di uscire con lui, qualche volta.
« ... ed è scoppiata a piangere quando lui ha tentato di baciarla! » c'è sempre qualcuna che viene subissata di voci e idiozie di vario genere. Probabilmente la poverina avrà rifiutato di di darla a qualche borioso antipatico e lui avrà sparso frottole demenziali sul suo conto.
« Parla piano, è lì.. » mormora la Grifondoro del settimo che stava spettegolando con le sue amiche.
« Vi, stanno parlando di te. » mi sussurra Catherine, stringendo le sue dita sottili attorno al mio braccio. Torno con lo sguardo a una Tassorosso che riconosco come Elizabeth Hale, e che si è premurata di non farmi sentire che mezza scuola sta ridendo alle mie spalle.
Prendo la rampa di scale di slancio, posando appena i piedi sui gradini. Per fortuna non ho la tendenza ad arrossire, altrimenti sarei luminosa e in fiamme.


un paio d'ore dopo.
Sbuco in sala comune. Quasi tutti i Serpeverde sono riuniti lì, impegnati a bere il the delle cinque; lui non c'è. Dò un colpetto alla gonna della divisa, mentre con nonchalance mi dirigo verso il tavolo dove Jasper Lewis e altri suoi amici che non mi soffermo ad identificare stanno giocando a carte. Sembra non accorgersi di me finchè non gli poso una mano sulla spalla, stringendo appena la presa. Mi rivolge un sorriso carismatico.
« Violet, tutto bene? » Mi piego in avanti, accostando le labbra al suo orecchio sinistro.
« Evitate di tornare in camera finché .. finché non verrò io a dirtelo, Jasper. » sembra inizialmente perplesso, oltre ad essere infastidito per il solletico che i miei capelli sul viso gli provocano. Lo saluto muovendo appena le dita e attraverso il salone, imboccando il corridoio che conduce ai dormitori del ragazzi.
E' già buio, e oltretutto siamo nei sotterranei; le torce sono numerose, non lasciano aree scure nel corridoio stretto, dal soffitto a volte. Conto gli archi sulla mia destra, cercando la sua stanza.
Poso la mano sulla porta di legno massiccio, stringo il battente di ottone lavorato. Sussurro appena il solito incantesimo muovendo la bacchetta vicino alla serratura, che scatta in un attimo; la porta cede sotto il peso della mia spinta debole e cigola sui cardini.
« Jasper, hai visto il mio maglione? » Edward volge le spalle alla porta; è in maniche di camicia, e sembra frugare nel suo baule. Mi fermo sulla porta, aspettando che si volti e che capisca che chi è entrato non è il suo migliore amico.
« Che hai, ti hanno tagliato la lingua? » Faccio alcuni passi verso di lui, di sicuro troppo leggeri perché pensi ancora che io sia un ragazzo. Ride mentre si solleva e incrocia il mio sguardo.
« Violet? » Stringo le dita attorno alla bacchetta, mentre cammina lentamente verso di me; non sospetta niente, il poverino. Inclino la testa di lato, mentre con un sorriso incerto si ferma a poco più di un metro da me.
« Ciao, Edward. » Sembra aspettare che io aggiunga qualcos'altro; faccio un altro passo in avanti, e infilo la bacchetta nell'orlo della gonna. Sfioro con la punta delle dita la sua guancia; lo sto confodendo, e non fa niente per nasconderlo.
« Tutto .. tutto bene? » Serro le dita attorno alla cravatta che porta al collo, tirandola lievemente verso il basso; capisce. Per la prima volta, lascio che posi le sue labbra sulle mie senza respingerlo – devo ammettere che ci sa fare.
« Hai bevuto qualche pozione? » mi sussurra mentre indietreggio, dirigendomi verso il suo letto. Ormai c'è arrivato anche lui, dimostrando di essere meno cretino di quanto pensassi.
« Vuoi tacere, per una volta? » mormoro mentre gli sbottono la camicia. E speriamo che smetta di parlare.













18/11/2007
commenti (6) • tag: amori, amicizie, paura, dubbi, lezioni, corvonero

Grifondoro VS Serpeverde. La prima partita della stagione.
In cuor mio, non so per chi fare il tifo: Grifondoro sarebbe un avversario più facile? Ma non so ancora chi vincerà l'altra partita. Però, c'è anche da considerare che Serpeverde è una casa molto più rispettabile, frequentata da gente che conta. E non solo per popolarità, ma direi per le idee che fieramente sostiene. Il campo è gremito di folla, ansiosa di assistere al primo match della stagione; molti sono attrezzati per il maltempo, ora che me ne rendo conto il cielo minaccia pioggia e il vento soffia impervio, scuotendo i teli che ricoprono gli spalti, dei colori delle casate. I giocatori si stanno scaldando, ma la folla li acclama già, sia i componenti delle case in gioco, sia gli altri che si sono fatti un'idea di preferenza fra le due.
Mi sistemo al lato est del campo, accanto a Robert e ad altre ragazze del mio anno, attente per non perdersi il fischio di inizio. Fisso anche io il campo e la partita comincia. Pochi minuti dal fischio d'inizio, e già qualcuno si sta facendo notare. I due Cercatori delle case sono ad almeno quindici metri di altezza, nella foschia, e sembra stiano duellando. Si ode solo qualche gemito nella platea, che si è fatta stranamente silenziosa. Ormai il vociare non copre più lo scroscio della pioggia, e il suono della natura circostante si fa più forte.
Ed ecco che poche grida interrompono il silenzio quasi surreale: uno dei due ragazzi è caduto, atterrando al suolo con un tonfo sordo!
"Santo cielo!" esclama Robert per poi sporgersi, come per vedere meglio la figura a terra "Avrà come minimo venti ossa fratturate!"
Tutti ormai sono in piedi, e indicano il campo fra i vari mormorii, mentre portano via il ragazzo in barella.
"Sarà meglio che faccio un salto in infermieria... E' messo male... Ciao Laura" mi saluta e sgomita fra la folla. Non so se lo fa per ficcare il naso nelle faccende degli altri, com'è lecito che faccia, o semplicemente perchè è preoccupato per qualcuno che neanche conosce... Beh, nel caso fosse così, non penso sia il tipo di ragazzo che fa per me.



Percorro in fretta le scale, cercando di non dare a vedere che sono davvero preoccupata. Ok, non che mi interessino eccessivamente le opinioni altrui: diciamo che, semplicemente mi scoccia che mi vedano debole. Non lo so, se la mia schiettezza fa parte del mio carattere, oppure è solo una maschera; fatto sta che è così che mi presento agli altri, e non voglio che mi pensino lunatica. Sono sfigati, i lunatici, decisamente inutili.
Sono arrivata nel cortile interno più grande. "Fa' che sia qui..." mi rivolgo al soffitto del porticato, sperando in un miracolo... Ho bisogno, assolutamente bisogno di parlare con Vé.
Svolto l'angolo, e sembra che la mia invocazione abbia avuto successo. Verity è seduta in un'arcata del porticato, sulla panca di pietra che si forma tra le due colonne. Proseguo, per poi inorridire alla vista.
Avvinghiati. Non che mi diano fastidio due ragazzi che fanno smancerie di sera, quando tutto è deserto: ma non se una delle due è Verity, e l'altro un sudicio Mezzosangue. Un sempliciotto come quel William... Ah, quanto mi pento di aver riferito il messaggio di Robert!
Resto indietro, le mani che mi prudono di rabbia, mentre attendo che abbiano finito. Ma alla fine non ci vedo più. Esco allo scoperto e mi piazzo davanti ai due che, arrossendo non poco, si allontanano e balzano in piedi.
"Laura!" esclama Verity portandosi le mani alla bocca.
La sbeffeggio sorridendo maliziosa, per poi lanciare un'occhiataccia al ragazzo che, povero stupido, non interviene in alcun modo per difendere la sua ragazza.
"Hai superato il limite." raccoglie la borsa, caduta per terra con il suo precedente balzo, e scappa quasi in lacrime, nella direzione del dormitorio.
Cavolo. Che cosa ho fatto?
Vorrei seguirla, vorrei chiederle scusa. Ma non sarebbe da me, non sarebbe un atteggiamento dignitoso, così mi limito a sospirare e rientrare, assorta nei miei pensieri... Lasciandomi alle spalle il povero William, che mi guarda quasi esterrefatto. Ecco, come al solito, questi Mezzosangue sono degli incapaci: neanche in grado di difendere la loro ragazza. Sono davvero disgustata.
"Valla a capire." borbotto tra me, riferendomi ovviamente a Verity. E io che cerco ancora di proteggerla...
Salgo le scale verso il dormitorio. Come se non bastasse a peggiorare la situazione, mi hanno divisa da Verity: sono finita in stanza con due ragazze entrambe di stirpe pura è vero, ma sembra stiano dall'altra parte. Bah, gente sprecata. Audrey con quella Rachel, l'altra che non si capisce da che parte sta... Un po' come Verity, ma a lei voglio troppo bene per dirle qualcosa. Eppure l'ho fatto, per l'ennesima volta è scappata da me in lacrime, la mia Vé. Come sempre.
Mi lascio cadere sul letto, ormai giunta nel nuovo dormitorio.

"E' ora che questa storia finisca, Laura."
Sussulto, alzando la testa. Mi sono addormentata, forse il risultato dell'ultima notte insonne. Verity è davanti al mio letto, in piedi, dall'espressione si capisce quanto sia furiosa e allo stesso tempo controllata. Mi alzo a sedere e la fisso, un'espressione di disprezzo fin troppo leggibile nei miei occhi. Ma lei sembra non badarci, forse ormai è troppo abituata a me? Dovrei cambiare strategia ogni tanto, se le persone mi conoscono subito?
"Spiegami se uno di loro ti ha mai fatto qualcosa. Se io ti ho mai fatto qualcosa."
Continuo a guardarla, senza dare segno di risposta. Gli occhi di Verity si fanno lucidi, sembra sia sul punto di piangere, ma a differenza delle altre volte, non lo fa. Resta in piedi davanti a me, fissandomi con il viso contratto dalla rabbia.
"William mi ha dato ciò che non avevo mai avuto da nessuno. E' troppo importante per me, perchè tu possa rovinare il nostro rapporto. Sono stanca dei tuoi doppi giochi, Laura... Voglio che tu prenda una decisione. O me, o la tua tanto adorata purezza di stirpe."
Faccio per aprire bocca, ma la mia amica, ormai ex-amica, mi interrompe furente. La odio. Una vera amica non dovrebbe lasciare che tu rinunci a qualcosa, per lei.
"Stavolta mi sono stancata dei tuoi pregiudizi, vorrei che sapessi essere Laura come lo eri prima. Vorrei che sapessi come ci si sente, ad essere continuamente squadrata da quegli sporchi Serpeverde ogni volta che mi vedono con il mio ragazzo. E un'amica che fa altrettanto, che si intromette nella mia vita, in questo momento non mi serve e non mi servirà mai."
Si volta ed esce dalla stanza, sbattendo con violenza la porta.
E così, Verity è definitivamente andata per un ragazzo, un ragazzo che non la merità oltretutto. Ha un ragazzo, un ragazzo Mezzosangue che non è nemmeno capace di difenderla: altrimenti, avrebbe lasciato che io la facessi quasi piangere davanti a lui? Mi torna in mente quella Elliot Clark del quinto anno, che ho incontrato a Hogsmeade. Lei cammina senza guardare dove va, e quello stronzo del suo ragazzo ha pure il coraggio di dire che sono stata io a finirle addosso? Non capisco. Quello che so è che quel Parker mi è parso davvero molto, molto carino. E la Mezzosangue, per mia delizia, sembra essersene accorta.



Lezione di Pozioni. Lumacorno continua a camminare in circolo attorno ai nostri banchi, squadrando con attenzione tutte le nostre pozioni. Quel che so di questo professore, è solo il fatto che è solito prendere in simpatia gli studenti, se molto abili nella sua materia o comunque particolarmente brillanti. Io con le pozioni non ho mai avuto problemi, diciamo che non mi abbasso al livello dei club per Vips della scuola.
"Ben fatto, Laura, eccellente... Audrey, Jillian, meraviglioso! Oh quanti studenti brillanti quest'anno..." borbotta, tornando alla cattedra e scribacchiando qualcosa su un foglio di pergamena.
Mi sporgo furtiva sulle pozioni degli altri; la densità e il colore sembrano a posto, normalissimo visto che noi Corvonero possiamo eccellere ogni volta che lo riteniamo necessario. A volte penso alla mia collocazione, mi sarei trovata bene fra i Serpeverde, con tutte le possibilità che avrei avuto di frequentare i Principi, o comunque i più popolari della scuola. Ma se il destino mi ha collocata qui, un motivo ci sarà... Giusto?












18/11/2007
commenti (3) • tag: malinconia, speranze, amicizie, grifondoro


“Ciao, mi ha fatto molto piacere ricevere tue notizie.
Avevo paura, paura che tu mi incolpassi per tutto quello che ti è successo … che ci è successo.
Mi dispiace per tutto quello che hai dovuto passare, mi dispiace per il ricovero e per il trasferimento.
Non abbiamo lottato , nessuna di noi due l’ha fatto, forse perché eravamo sfinite.
Pearl, il nostro rapporto ci stava logorando non è così che dovrebbe essere un sano rapporto di amicizia, non è in quel modo che due ragazze della nostra età dovrebbero passare le loro giornate.
Io ho chiuso, Pearl, ho chiuso con gli eccessi, con le pazzie, con le manie di protagonismo, ho toccato il fondo e ora sto cercando di risalire, faticosamente ma sembrerebbe che ci sto riuscendo.
Noi siamo due ragazze molto fragili, molto sofferenti, tu hai i tuoi motivi e io ho i miei.
Negli ultimi mesi tiravo avanti pensando “intanto tra poco finisce la lezione mi chiudo in camera e poi se trovo il coraggio mi ammazzo, si mi ammazzo, non vedo l’ora” era questo quello che mi fava la forza!, io  non voglio più ridurmi così.
La sera in cui ti sei sentita male ho capito una cosa: io non voglio morire, io voglio vivere e lo voglio fare per Lara che ha tanto bisogno di me, per mio padre che ha già perso sua moglie, ma voglio vivere anche per te Pearl e per me, per quelle che soffrono come noi, perché uscirne è possibile.
Mi dispiace, questo sarà il primo anno che passiamo separate, il primo anno che passerò ad Hogwarts da
sola e ho paura, ho tanta paura credimi.
A proposito! quest’anno ho cominciato con un po’ di ritardo perché è successa una cosa strana: gli ultimi
giorni di agosto mio padre ha ricevuto una strana telefonata dalla Russia e allora siamo partiti tutti quanti per Mosca.
Papà non ci ha spiegato assolutamente niente ci ha solo pregato di non fare domande, io non le ho fatte anche perché mi ero appena ripresa dallo shock del tuo malore e non mi andava di aggiungere qualche altra preoccupazione.

Lara invece si è molto arrabbiata ma papà è stato irremovibile.
Siamo rimaste lì fino a ieri, papà ogni tanto scompariva e poi riappariva senza dirci niente, probabilmente ci saranno guai dal passato, non lo so.
Ma non voglio tediarti con queste storie!, quest’anno Lara comincia il suo primo anno ed è emozionantissima all’idea di conoscere i suoi idoli, io invece sono molto preoccupata come puoi facilmente capire, non mi fido di loro.
Appena li vedo ti saluto Elliot e company, saranno felici di ricevere tue notizie.
Ti prego fatti sentire presto.
Ti voglio bene
Noir V.”

Ho letto e riletto questa maledetta lettera cento volte da quando siamo salite su questo treno, Lara mi sta seduta accanto e legge una rivista di moda babbana con interesse.
Non lo so, mi sento strana, sento un magone in fondo allo stomaco, forse sono emozionata di tornare ad Hogwarts da sola, in fondo ho sempre avuto Pearl al mio fianco lei non era soltanto la mia migliore amica, mia sorella nell'anima, ma era anche la mia protezione, colei che mi dava la forza nel bene o nel male se avevo lei al mio fianco potevo dire e fare qualsiasi cosa, lei mi trascinava e io mi facevo trascinare.
Ora, forse, sarò soltanto una ragazza solitaria un pò snob che sta per conto e suo e che un tempo era una delle cattive ragazze più in voga di Hogwarts, tra l'altro a me non me n'è mai fregato niente della nomina che mi ero fatta, le persone tendono sempre a dare delle etichette "cattiva ragazza" ma che significa? io ero triste e mi facevo del male, mi infastidisce l'idea di essere spiegata i due parole.
"Noir, pensi che io bionda starei male?" mia sorella mi chiama "si, e poi Deirdre è castana non lo sai?"
"eheh simpatica, per essere come lei mi ci vorrebbe più di una semplice tintura" io la guardo divertita "per fortuna!" sbotto "vedi di non immischiarti in guai più grandi di te quando arriveremo!".
Mia sorella è dolce, è carina, ma delle volte davvero non riesco a capirla, forse è perchè in fondo è solo una bambina ma come può una persona essere così eccitata all'idea di incontrare una ragazza senza particolari doti e con la quale non ha mai parlato prima?.
Ho paura che lei possa deludere le sue aspettative, ma forse no, forse Deirdre se la prenderà a cuore oppure più semplicemente la ignorerà completamente.
Spero che ignorino me quest'anno, non credo di avere la forza di combattere ancora contro i mulinia vento senza Pearl al mio fianco, ma intanto alla fine di fronte ad alcune scappate dei principi non riuscirò sicuramente a stare zitta!.
Uffa, non vedo l'ora di rivedere Elliot, Alice e Samantha, sono delle brave ragazze, Elliot sopratutto, lo scorso anno ha cercato di aiutarmi in tutti i modi è sempre stata molto gentile con me, l'altro giorno mi ha mandato una lettera per informarsi di che fine avessi fatto, è stata l'unica.
Mi ha detto che Eveline se ne è andata dalla scuola per un pò per problemi famigliari e poi mi ha raccontato dell'ennesima figuraccia di Marcus Hannigan, è davvero un gran casino quel ragazzo!.
Mi ha anche detto che Ephram Dicker gli ha chiesto quale fosse il mio indirizzo di casa, ogni tanto l'anno scorso ci vedevamo in biblioteca e parlavamo un pò, più che altro io lo prendevo in giro per via del suoi modi di fare, ma fingevo perchè io adoro il suo modo di fare, è molto intelligente e abbiamo molte idee in comune sopratutto per quanto riguarda i principi e le principesse.

Lo smistamento di Lara è avvenuto durante la cena, io sarei morta di vergogna se il primo anno mi avessero smistata così, lei però era solo eccitata.
E' stata messa a Serpeverde, non che mi dispiaccia ma in fondo al cuore, forse, avrei preferito atro per lei, avrei preferito tenerla lontana dai principi.
Appena entrata in sala grande non ci vedevo davvero più dalla fame, avevo il cuore in gola e vivevo mille emozioni tutte insieme, Elliot mi ha vista entrare ha fatto un cenno a Samantha e a Alice che mi sono venute in contro sorridenti.
"Noir mi hai fatto prendere un spavento! ma non lo usi mai il gufo??" mi sbotta Elliot con la faccia imbronciata, "Elliot non scocciarla non lo vedi che è stanca e affamata??" fa Alice "si Noir vieni a sederti vicino a noi!" mi invita Samantha.
Mi metto a sedere un pò sconcertata dal caloroso benvenuto, sinceramente non credevi di essere così ben voluta a scuola, soprattutto dopo i fatti dello scorso anno, i festini e tutto il resto.
"Noir, Noir" una ragazza molto carina, con i capelli ricci e biondi mi chiama dal tavolo perpendicolare al quello dei Grifondoro, "Noir come va? stai bene?" è la ragazza che lo scorso anno mi ha fatto ripetizioni di Artimanzia, Dio quanto odio quella materia!, lei però è riuscita a farmela apprezzare un pò di più, Audrey! ecco come si chiama "si bene grazie!!" le rispondo sorridendo "bentornata" mi fa lei e poi si rimette a sedere.
Un brivido mi percorre il corpo e un sorriso radioso mi si stampa in faccia, forse quest'anno non sarò sola come avevo previsto.
Una ragazzetta spocchiosetta dal tavolo di Serpeverde fa ad alta voce per farsi notare dai principi seduti poco lontano "ma tu guarda che gente volgare! si mettono a strillare nel bel mezzo della sala!" alla sua amica seduta vicina a le, poco dietro e seduta mia sorella che mi guarda con gli occhi da cerbiatta spersa, sto per replicare quando Deirdre,  guarda la ragazzetta e gli sussurra suadente "ti prego taci, non sai cosa dici, questa ragazza fa i festini più chic di tutta Hogwarts, non è vero?" non mi stupisco, è sempre abbastanza misteriosa in tutto quello che dice o che fa "non quest'anno" rispondo a voce bassa guardandola negli ochhi "ah gia! manca l'attrazione principale!" ride a voce alta, poi mi guarda negli occhi e sorride sinceramente "forse è meglio così" io le sorrido e me ne torno al tavolo.

E' quasi mezzanotte ma non riesco a prendere sonno, è stata una giornata strana per me, emozionante, forse sono le emozioni che non mi fanno dormire.
Sarà pure una snob razzista ma Deirdre sa il fatto suo, non mi sopporta lo so, e io non sopporto lei, ma non è mai stat fuori luogo o volgare nei suoi attacchi, non mi sarei mai potuta immaginare una nemica migliore!.
Decido di alzarmi dal letto, mi dirigo verso la porta ed esco dal dormitorio, non si potrebbe ma alla fine i custodi fanno sempre uno strappo soprattutto per me.
Dalle ampie finestre del castello vuoto entrano la pallida luce della luna, adoro il castello, l'ho sempre adorato sopratutto la notte.
Entro in biblioteca, mi metto a sedere su una panca di legno con la bacchetta in mano e sussurro "lumos"
la punta della bacchetta si illumina, mi guardo un pò intorno, mi alzo.
Dall'altra parte del salone vedo un'altra piccola luce smmersa dai libri, mi dirigo verso di essa.
A metà percorso esclamo: "Ephram!!" lui si alza e lo vedo, per fortuna c'ho preso, penso tra me e me.
Lui sorride, mi piace quando sorride, ha il sorriso di un bambino felice, peccato che lo faccia solo raramente.
"ehi Noir! che ci fai qui di notte?" esclama, io lo guardo corrucciata "hai solo questo da dirmi?" lui mi sorride "no in effetti no ... lo sai che gli elfi domestici del castello, delle volte, quando vengono a sistemare le nostre stanze provano le nostre cose?" io lo guardo sconcertata "emozionante" sospiro "che stai facendo qua da solo? che leggi?" mi dirigo verso il tavolo pieno di libri e prendo l'unico aperto, i fiori del male di Charles Baudelaire  "wow non credevo ci fossero libri del genere qui" Ephram mi gurda, si avvicina e mette la sua mano sul tavolo poco lontano dalla mia "mi piace, avevi ragione tu, non è pesante" li per lì non capisco poi mi ricordo di un giorno do marzo dello scorso anno in cui gli parlai di Baudlaire uno dei miei autori preferiti "te lo sei ricordato?" gli chiedo sorpresa "non lo mai scordato" mi risponde lui "sei ingrassata, stai meglio così" mi fa "grazie Ephram ora sto molto meglio" "si l'avevo intuito, ora va a dormire domani sarà una giornata pesante" "e tu?" gli faccio io "io leggo mi sono appassionato sai?".














17/11/2007
commenti (6) • tag: amori, malinconia, amicizie, serpeverde, dubbi, litigi, grifondoro, corvonero, duelli

Oggi pomeriggio non ho niente da fare. I compiti sono finiti, da studiare c’è poco, Rachel chissà che fine ha fatto. Fuori è una bellissima giornata di novembre: il cielo è terso, il sole splende, tiepido e pallido. Apro una delle pesanti imposte medioevali e un’ondata di vento freddo mi investe: respiro a pieni polmoni, non pensando a niente.
Richiudo la finestra, afferro i racconti di Oscar Wilde e mi avvolgo in una sciarpa di lana. Infilo il cappotto ed esco da questa scuola asfittica. Il parco è semivuoto: gli studenti di Hogwarts non lo apprezzano molto nelle stagioni rigide. Ma io ho un legame particolare con la quercia che sorge in mezzo ad una radura, un po’ discosta dalle altre piante. Le sue radici che sporgono dal terreno e l’aula di Divinazione sono i miei rifugi prediletti, quando ho bisogno di starmene da sola con me stessa.
Appoggio una mano sul suo tronco nodoso, e percepisco quasi un fluido vitale, calmo e sereno, che passa da lei a me. Poi mi siedo sulla più grossa delle radici, e mi metto a leggere.
Dopo pochi minuti, un’ombra si proietta sulle pagine: di fronte a me c’è una donna, alta e magra, con un volto che è stato molto bello. È mia nonna. La madre di mio padre. Magdalena Weissroth Salinger: dura, esigente, tedesca.
“Audrey Madeleine Salinger!”
“Buongiorno, nonna.”
Mi alzo in piedi e ci scambiamo i rituali baci sulle guance. Severa e rigida come una Madonna gotica, mia nonna mi esamina da capo a piedi, senza muovere un muscolo più del necessario. È elegante come il solito: i capelli biondo cenere sono in piega perfetta, il tailleur grigio profilato di nero di certo proviene da una raffinata boutique parigina. Nei suoi occhi non colgo alcuna luce di gioia nel vedermi.
“Mi sembra che tu stia piuttosto bene.”
“Sì, mi sono ripresa in fretta. Grazie.”
“Per quanto i duelli siano barbari, se non altro ti sei comportata in modo dignitoso. Peccato che tuo padre non abbia avuto un maschio, se sua figlia è di tale tempra.”
Giusto per rilevare che sarebbe stato meglio se fossi un aitante Serpeverde, invece che una femmina. Corvonero, per giunta. Il mondo a volte è proprio ingiusto. In tutti i sensi.
Mentre ci avviamo verso la scuola, incontriamo il professor Benton; lui e mia nonna sono stati compagni di classe e Prefetti, dunque fioccano complimenti incrociati e racconti sulle varie conoscenze. Io cerco di mantenermi defilata il più possibile, ma Benton mi coinvolge nella conversazione.
“Mi ha sempre stupito come tua nipote sia finita nei Corvonero. Possiede di sicuro un’intelligenza brillante, ma senza dubbio la vostra storia familiare… come dire, la destinava ad un’altra Casa.”
Mia nonna mi guarda, non saprei dire con che espressione. Poi rivolge un sorriso ammaliante a Lumacorno:
“Corvonero non è Serpeverde, ma resta lo stesso un’ottima Casata.”
Benton annuisce, del tutto incantato da lei. È probabile che stia usando le sue origini Veela. Peccato che a me non sia arrivato nulla di questo fascino da sirena. Mia nonna saluta il professore, lasciandolo lì ancora un po’ istupidito. Nei corridoi incontriamo vari studenti. Quando saluto Elliot Clark, la bocca di mia nonna assume una piega severa; quando invece saluto Lucas, ecco che il suo viso si distende in un sorriso aperto e, oserei dire, cordiale.
“Lucas! Caro, sei molto cresciuto dall’ultima volta che ti ho visto. Ho parlato con tuo padre non molto tempo fa.”
I Forsythe e i Salinger sono in affari insieme, e mia nonna non si lascia sfuggire l’occasione. Lucas appare del tutto a suo agio, e continua a rivolgere verso di me i suoi occhi azzurri. Ma io lo evito.
Mia nonna se ne accorge, e quando siamo sole dice:
“Lucas Forsythe è un bellissimo ragazzo, a modo, molto ricco. Per di più conosciamo bene la sua famiglia. È molto meglio di quel ragazzo, Peter Halbury, che frequentavi prima.”
“Io non sono la ragazza di Lucas, nonna. In ogni caso, che sia meglio di Peter mi sembra ovvio.”
Lei mi guarda con una certa soddisfazione, ma anche con condiscendenza.
“Forse lui si considera il tuo ragazzo. Così dice suo padre.”
Non so cosa rispondere. Dovrò affrontare la questione con Lucas. Iniziamo già a parlare di relazione esclusiva, e per di più a farlo sapere ai genitori? Devo preoccuparmi, c’è una richiesta di matrimonio in vista? Poteva starsene zitto, almeno per un po’.
Per fortuna, eccoci nella mia stanza. Mia nonna getta nel caminetto un po’ di Polvere Volante.
“Sono venuta solo per vedere come stai. Tuo padre è occupato, lo sai.”
Quando mai non lo è? Io non ho mai avuto un vero padre: quando mia madre se ne andò, lui mi lasciò alla sorella di lei, mia zia Diane. Ecco chi mi ha cresciuto.
Mia nonna mi fissa, con una strana profondità nello sguardo.
“Dovrai fare delle scelte, Audrey. Presto. Assicurati di stare dalla parte giusta.”
Poi si volta, e scompare fra le fiamme.
Scelte?
 

Ci sono stati gli attesi sorteggi per le stanze. I Corvonero riuniti nella Sala Comune: chi era felice per le nuove assegnazioni, chi era triste, chi aspettava di vedere come sarebbe andata a finire. Io e Rachel siamo state separate, ma per fortuna siamo finite una nella camera di fronte all’altra. Poteva andare molto, ma molto peggio.
Le mie nuove compagne di stanza sono Jillian Mc Kanzie e Laura Stevens. Con Jillian, tutto bene. Laura, invece, non l’ho ancora inquadrata bene. Di certo non mi fa piacere che fugga alla vista di Rachel. Questa storia dei Mezzosangue è davvero una sciocchezza, purtroppo però anche persone intelligenti la pensano così.
Beh, spero che Laura cambi idea.
Questi pensieri ronzano silenziosi fra le formule di Aritmanzia. Sospiro e guardo l’orologio: oh, cavolo! Sono in ritardo per la partita!
Oggi pomeriggio, prima partita del campionato. Tanto per entrare subito nel vivo, la sfida delle sfide: Serpeverde contro Grifondoro. Metto via i libri, mi pettino, un filo di mascara, un po’ di lucidalabbra ed esco.
Fuori il vento soffia inclemente, e il cielo minaccia pioggia.
Mi incammino a passo svelto verso il campo di Quidditch: gli spalti sono gremiti, nonostante il maltempo, e i tifosi più accaniti incitano le squadre che si riscaldano in campo. A stento mi faccio strada fra la folla e mi siedo .
Lucas mi fa un cenno di saluto… credo. Non è che riesca a riconoscerlo molto bene, così in alto.
Le due formazioni si dispongono secondo lo schema, e un fischio stride; il Boccino è libero, ora, la partita inizia. Non è che io capisca molto di sport: diciamo che più che altro osservo il gioco.
In questo caso, poi, non potrei essere più interessata: si sfidano il mio ex e il ragazzo che potrebbe prenderne il posto.
Si studiano da lontano, mi pare, e intanto cercano il Boccino.
“Audrey!” mi chiama la voce di Micheal Parker.
“Ciao, Micheal. Sei venuto per guardare le mosse dei tuoi avversari?”
“In parte. E in parte per tenerti d’occhio.”
“Per tenermi d’occhio?!”
“Ma certo, credi che non sappia chi sono i due che stanno quasi duellando in campo?”
La folla è scossa da un boato. Alzo lo sguardo verso il cielo e vede il Cercatore di Serpeverde e quello di Grifondoro che si insultano e cercano di disarcionarsi a vicenda. Per l’ennesima volta vorrei sprofondare. Mi copro il viso con le mani e mi appoggio alla spalla di Micheal.
“Apri gli occhi, Audrey. Lo sai che preferisci vedere e stare male, piuttosto che non vedere nulla e stare peggio.”
Ecco perché Micheal è mio amico. Perché mi conosce e mi suggerisce, senza imporsi, le decisioni giuste. In alto, stagliate contro il cielo plumbeo, due sagome maschili continuano a litigare. Finché non c’è un movimento scomposto da parte di uno dei due.
Peter cade. Cade da perlomeno quindici metri!
Gli spettatori sono tutti in piedi. Io non riesco a reprimere un urlo e Micheal mi stringe a sé.
Peter non si sfracella al suolo, grazie ad una magia di contrasto che proviene dalla tribuna d’onore, ma il tonfo del suo corpo quando tocca terra è un rumore soffocato che si sente alla perfezione in quel momento irreale.
 

Davanti all’infermeria. Pensare che fino a poco tempo fa qui c’ero io.
Micheal è seduto di fronte a me, ed Elliot lo abbraccia, accarezzandogli i capelli. Ogni tanto mi guarda inquieta, ed io le faccio un cenno, come dirle di non preoccuparsi per me. Deve pensare al suo ragazzo: è lui che ha appena visto l’amico che ama come e più di un fratello rischiare una morte terribile.
Io aspetto e spero. Forse amo ancora Peter? Forse non riesco a credere che Lucas abbia cercato di… di ucciderlo? Non lo so, non lo so, non voglio neppure pensarci. Voglio solo sapere come sta. Mi ha fatto così male, nell’animo con il suo tradimento e nel corpo dopo il duello con la sua amante, che stento a credere di essere qui. Qui in attesa, disperata e silenziosa.
La porta dell’infermeria si apre, e Lucas entra.
“Audrey… Micheal…”
No, non riesco a vederlo in questo momento. Voglio scordarmi di lui, di noi, di tutto. Vorrei dormire una lunghissima notte. Ma adesso è il momento di essere forte, per me e per Micheal.
“Esci di qui.”
La mia voce è gelida, con venature d’odio che la rendono quasi metallica.
“Audrey, io non…”
“Ti ho detto di lasciarci in pace!”
“Audrey, non sono stato io!”
“E chi allora? Il Barone Sanguinario?! Lucas, vattene.”
Mi fissa, impotente. Cerca di avvicinare una mano alla mia spalla, ma con un gesto rapido lo scosto.
“Vai via, Lucas, per favore.”
È Elliot a parlare, con una voce calma e sommessa, ma sicura. Lucas mi guarda un’ultima volta, poi si volta e se ne va. Si ferma all’improvviso, e senza girarsi dice:
“Non sono stato io, Audrey. Non è stata colpa mia.”
Poi apre la porta e ci lascia soli.
 
Il dottor Mynton esce dalla stanza, accompagnato dall’infermiera Mound e dal preside Dippet. Micheal scatta in piedi e chiede notizie.
“Allora, dottore? Come sta?”
“Male.” risponde Mynton, laconico “Ma se la caverà. Ci vorrà del tempo. Non è cosa sistemabile solo con la magia. Il suo corpo è a posto, ma subirà le conseguenze della caduta.”
“Cosa intende?”
“Dolore. Un dolore che a volte sarà tanto forte da renderlo incosciente. Ma vivrà. Si riprenderà.”
I tre se ne vanno, mentre Micheal si accascia sul pavimento. Chiude gli occhi e finalmente respira sereno.
 
Sera. Le sette, più o meno. Infermeria. Peter sembra dormire, ma in realtà è in uno stato di incoscienza indotta da pozioni sedative. Sul comodino, un libro di poesie. Ama moltissimo la letteratura, per quanto a volte possa sembrare un ragazzo tronfio e superficiale. Mi avvicino, e leggo che l’autrice è Emily Dickinson. Lo apro a caso, e le pagine mi conducono ad una poesia.
 
Stringevo un Gioiello fra le dita -
E mi addormentai -
Il giorno era caldo, e i venti erano monotoni -
Dissi: "Rimarrà" -
Mi svegliai - e sgridai le incolpevoli dita,
La Gemma se n'era andata -
E ora, la memoria di un'Ametista
È tutto ciò che ho
 
Accanto, una frase scritta da lui, con quella calligrafia tondeggiante che riconoscevo come sua.
“Quante volte ti dovrò chiedere scusa? Non so se saranno mai abbastanza. Abbastanza per il tuo perdono.”
Più sotto, le nostre iniziali intrecciate.












16/11/2007
commenti (3) • tag: amori, amicizie, paura, hogsmeade, litigi, grifondoro, corvonero

“ e ti hanno accompagnato da lui??? Senza lanciarti schiantesimi o maledizioni senza perdono?” la voce di Alice è stupita e anche se non la guardo negli occhi immagino la sua espressione.
Siamo a Hogsmade, finalmente un po’ di riposo, ed io e Micheal abbiamo appena raccontato ad Alice e a Samantha, mentre le accompagniamo da i loro rispettivi ragazzi, la mia vicenda della scorse sera. Spaventosa ma allo stesso tempo quasi Comica.
Quando Micheal mi ha visto arrivare tutta intera insieme a Jasper Lewis e Edward Nordwood per poco non gli viene un infarto.
Poi i due hanno solo detto ‘ti consigliamo ti stare un po’ più attento a lei se ci tieni’. A parte che lo hanno detto con un’espressione del tipo: se proprio ti vuoi affezionare alla spazzatura almeno stacci attento. Ma almeno sono stati gentili, cosa che mi ha alquanto spiazzato.
”e cosa ti ha fatto Adams?” per un attimo sento la mano di Micheal stringere un poco più forte la mia.
Abbasso il capo. Ricordare mi mette i brividi.
”qualsiasi cosa abbia fatto la pagherà” sento dire Micheal. Gli sguardi di noi tre saettano su di lui.
Non voglio che Micheal vada nei guai per colpa mia.
”beh però a quanto pare i principi odiano di più Jack Adams che i sangue sporco” asserisce Sam.
”grazie Samantha… “ borbotto con ironia.
”Ehi ci sono i ragazzi” esclama energica Alice indicando un punto vicino Mielandia dove si intravedono due sagome maschili che attendono.
”Ci siamo date da fare Sam..” la punzecchio notando un ragazzo che non ricordo che le sorride, lei mi fa una debole gomitata fingendosi offesa.
”ci si vede in giro Elliot, divertiti mi raccomando” mi abbraccia Alice sorridendo poi a Micheal.
Conoscendola so benissimo cosa sta pensando e mi imbarazza alquanto.
Alla fine le due si allontanano saltellando e io torno con lo sguardo su Micheal.
”sono proprio simpatiche” esclama poi poggiandomi la mano sulla testa.
Sorrido “lo dici solo per farmi felice?” dico mentre lui mi cinge il fianco con un braccio avvicinandomi a lui.
”lo dico perché lo penso Elly” si avvicina con il volto il mio facendomi venire di colpo il batticuore.
Pensandoci bene da quando abbiamo iniziato a frequentarci non abbiamo mai parlato del nostro rapporto, non so se stiamo insieme se ha intenzione di mettersi con me.
E non mi ha mai baciata e questo mi stupisce piacevolmente, vuol dire che mi rispetta.
Però vederlo così vicino a me con il volto mi fa perdere ogni cognizione del tempo. Istintivamente socchiudo gli occhi quando qualcosa mi urta la borsa.
”Oh scu..” mi volto di scatto per vedere se ho ferito qualcuno e una ragazza bionda mi fulmina con i suoi profondi occhi guardandomi con una fredda espressione che per un attimo mi fa venire i brividi. Sento Micheal stringermi di più a se.
”ma guarda dove vai mezzosangue!” sbotta per poi voltarsi di scatto.
Rimango allibita da tanta arroganza e sfrontatezza ma non dico niente abbassando lo sguardo.
”guarda che sei tu che le sei venuta addosso” alzo di colpo lo sguardo guardando Micheal con gli occhi spalancati.
”Micheal…” mormoro per frenarlo.
Se il mio istinto mi dice bene questa ragazza è una serpeverde e non ho certo voglia di rovinarmi la giornata per una rissa tra lui e una serpeverde sfacciata e irrispettosa.
Lei si volta, guarda Micheal come se fosse qualcosa da mangiare poi ghigna lievemente e se ne va.
Rimango di sasso guardando il corvonero.
”Era Laura Stevens…” mi dice lui allentando lentamente la presa su di me “una ragazza facile di corvonero…”
corvonero? strano...
”oh…”  è la mia risposta mentre riprendiamo a passeggiare “ti ha guardato come se fossi un cioccolatino” mormoro un pò seccata.
Lui scoppia a ridere “non preoccuparti Elliot, un tipo di ragazza che proprio non mi piace è quello come Laura..”

 

Halloween è passato e alla fine l’attaccamento di Nordwood a Medea, come mi ha detto Micheal, si è rivelato una cavolata.
Non riuscirò mai a digerirli quei 4 serpeverde.
Guardo da lontano Micheal parlare con Audrey Saliger e vicino ai due Jillian McKanzie ripassa facendo colazione.
”Ce la vedete Jillian McKanzie con Jasper Lewis?” non perde tempo a dire Alice iniziando a raccontare il nuovo Gossip.
Sospiro “dopo quello che Nordwood ha fatto a medea non posso che essere pessimista sulle relazioni di quei due con le ragazze” mormoro terminando il mio caffè.
”E non era lei quella che si lamentava per i nostri pettegolezzi su Nordwood e la diamond?” mi stuzzica Alice.
”si ma… boh” borbotto alzandomi.
Per un attimo incrocio lo sguardo di Adams e lo distolgo subito abbassando il capo.
Sento Alice sbuffare, forse si è accorta di tutto.
D’un tratto sento in contemporanea una mano afferrarmi il polso e la voce di Alice rimbombare nella sala grande “Hai finito Adams di rompere le scatole a Elliot?”
Spalanco gli occhi guardando la mia amica, come il resto della sala immagino.
Jack Adams rimane impassibile guardando freddo la bionda “fatti i cazzi tuoi McFly!” Sbotta poi con poca eleganza.
”ehi modera i termini!” interviene Samantha guardandolo male.
Sento dei movimenti al tavolo di Corvonero mentre guardo Adams e sento il panico salire dentro di me.
Jack scatta in piedi avvicinandosi minaccioso a noi tre.
Sento l’ansia salire.
”Basta!” sento qualcuno dire alle mie spalle, è Micheal, lo riconosco dalla voce.
”Parker non immischiarti” sibila minaccioso Adams prendendo la bacchetta.
Sento la Gola seccarsi.
”Tu non avvicinarti mai più alla mia ragazza Adams..” risponde con tono altrettanto minaccioso Micheal.
In sala grande regna il silenzio mentre queste parole rimbombano.
”cosa succede qui?” si fa largo tra gli studenti il professor Silente con la sua solita aria apparentemente svampita, ma che in realtà sa molto più di quello che vuole dare a vedere.
”Jack voleva parlarti il professor Lumacorno” aggiunge poi.
Jack avanza tra la folla guardando male Micheal e dopo che se n’è andato, un brusio inizia ad animare la sala.

”la tua ragazza..” mormoro mentre siamo in cortile imbacuccati con sciarpe guanti e mantelli, seduti su una roccia io e Micheal.
”allora non hai perso la voce!” esclama lui ironico.
”tu ci scherzi, ma mi sono spaventata stamani!” esclamo guardandolo.
”tanto da non aprire bocca per un’intera giornata?”
Sospiro, lui mi imita e poi ripeto la frase.
”hai detto che sono la tua ragazza stamani..” mormoro
”si … io ti ritengo davvero come la mia ragazza” mi precede lui guardando l’orizzonte per poi voltarsi verso di me “ma sempre se tu voglia…”
Socchiudo le labbra troppo incredula per afferrare completamente quei concetti.
”io…” faccio per dire ma lui mi prende il volto tra le sue mani calde avvicinandosi con il suo, le sue labbra sfiorano le mie per poi baciarmi prima timido e titubante poi con più passione stringendomi in un abbraccio.
”io non sai cosa darei per essere la tua ragazza…” mormoro poi guardandolo negli occhi convinta.
Ho appena ricevuto il mio primo bacio, dal ragazzo più perfetto che esista.
Come potrei desiderare di più?














14/11/2007
commenti (5) • tag: compleanni



I miei migliori auguri (e credo proprio gli auguri da parte di tutti noi del gdb) alla nostra player martyl (alias Violet) per i suoi diciassette anni :)












09/11/2007
commenti • tag: amori, malinconia, speranze, amicizie, serpeverde, dubbi, grifondoro, corvonero

Cerchiamo di pensare positivo.
Non credo che Lucas mi ucciderebbe, se venisse a sapere che ho rischiato di distruggere il suo amato Mantello dell’Invisibilità. Insomma, non è colpa mia se era vicino al camino e, mentre cercavo di attizzare il fuoco, una minuscola brace è andata a finire del bordo della stoffa. Ridacchio un po’ fra me: chissà come farebbe a raggiungere la sua Corvonero senza il Mantello.
Stamattina mi aspetta un’ora di Astronomia che non ho proprio voglia di seguire. Me ne andrò nel parco a fumarmi una sigaretta. Chissà, magari incontro qualcuno che mi fa un po’ di compagnia.
Jillian Mc Kanzie sta uscendo di corsa dalla Sala Grande, a testa bassa, mentre mormora qualcosa. Non mi vede neppure, così quando mi passa accanto le afferro un braccio, costringendola a fermarsi. Rischia di inciampare, e poi si volta, fissandomi con l’espressione di un Basilisco in collera.
Non mi sembra molto propensa al dialogo. Non riesco a trattenere un sorriso: possibile che io la metta così in imbarazzo? Si vede che la mia apparizione in versione doccia ha lasciato tracce. Tracce indelebili, direi. È il potere della bellezza, che devo dire.
In ogni caso, io non ho proprio voglia di sorbirmi due ore di Crale. Così le faccio una proposta:
Ho un'idea… dal momento che siamo tutti e due palesemente in ritardo per andare a lezione, perché non ne approfittiamo e andiamo a vedere se quelle famose aule del secondo piano sono vuote?”
Le aule vuote del secondo piano: quanti ricordi di gloria. Se non ci fossero, metà degli studenti di Hogwarts sarebbe ancora vergine.
Con mia grande sorpresa e inenarrabile dispiacere, la piccola Corvonero rifiuta e inventa un po’ di storie per depistarmi. Mi lascia assicurandomi che si farà viva lei, per poi scappare via verso la sua lezione, mentre io rimango da solo. Chi mai accompagnerà quest’anima perduta nel suo viaggio verso la pigrizia di una mattinata senza scuola? Nessuno, a quanto pare.
Oggi scende una pioggia sottile e insistente, ma niente in confronto al mezzo uragano di qualche giorno fa. Sotto la tettoia c’è già Peter Halbury che fuma nervoso. Mi appoggio alla ringhiera sotto il tettuccio spiovente, e mi accendo una sigaretta.
“Che giornata del cavolo.” inizio. Sono una persona molto gioviale, adoro parlare con la gente. E adoro anche punzecchiarla.
“Già.”
“Hai visto che duello l’altro giorno? Tutto per te, amico.”
Lui annuisce in silenzio. Assumo un’espressione pensosa.
“Lucas non ne è stato molto felice, sai, del coinvolgimento della sua bella. Potrebbe fartela pagare.”
Halbury non mi risponde più, ma questo non è importante. Gettato il seme, non resta che innaffiarlo, e la pianta crescerà rigogliosa.
Non mi preoccupo per Lucas: quello che ho detto è la pura verità. Diciamo che ho solo sollecitato un po’ gli eventi: la sfida con Grifondoro, la prima della stagione si avvicina. Allenamenti su allenamenti, tattiche su tattiche, Pluffe su Pluffe. Io, Violet Traviston, e Buddy Kane abbiamo il nostro bel daffare per svolgere il nostro dovere di Cacciatori. Ma il più incattivito è Lucas. Già, sfiderà il suo rivale in amore, il Cercatore dei Grifondoro.
Io e Violet non riusciamo a trattenerci dallo scoppiare a ridere ogni volta che ne parliamo, nei momenti di stanca delle partite di allenamento. E il povero Geert Wellington, uno dei nostri Battitori, ci guarda senza capire: mi chiedo come Deirdre possa stare con un tizio così tardo. Sarà il fascino dell’orsacchiotto.

 
Edward e io in camera. Lucas sarà dalla sua dolce Corvonero, Morgan chissà che fine ha fatto. Ed sta leggendo un libro piccolo e consunto, che porta il marchio della Sezione dei Libri Proibiti. Merito di Riddle se l’ha in mano.
Mi decido ad affrontare il discorso.
“Allora, sempre più amici tu e Tom, vero?”
“È uno da tenere in grande considerazione, lo sai.”
“Senza contare che è un ottimo Legilimens.”
“Jasper, smettila.”
“E allora tu insegnami. Insegnami a praticare la Legilimanzia.”
Edward mi fissa torvo. Credo che se lo aspettasse. È dall’inizio dell’anno che so di questo suo potere. Potere che condivide con Tom Riddle, motivo per cui si esercitano insieme.
Ma adesso anch’io voglio impararlo.
“Va bene. Da domani ti darò lezioni.”
Annuisco, sorridendo. Il mio amico è decisamente di cattivo umore: non è riuscito avere un qualsivoglia contatto umano che vada 'oltre' con la Diamond, ne è troppo disgustato. Il vertice lo abbiamo toccato l’altra sera, appena tornato dalla visita alla torre dei Corvonero, dove io lo avevo accompagnato; si era aggiunta a noi anche la ragazza di Micheal Parker, dopo che l’avevamo salvata da un agguato di Jack Adams. Avevo salutato Ed all’ingresso con parole di incoraggiamento.
Due ore dopo era tornato distrutto nello spirito, e mi aveva fatto davvero preoccupare. Anche Deirdre era scesa dal dormitorio femminile, pronta a redarguirlo per la sua stupidità nello stipulare scommesse a destra e a manca, ma era rimasta sconvolta dallo stato in cui era il nostro amico.
Per chiudere la cornice, Violet Traviston aveva fatto la sua comparsa. E lì ho pregato quasi con disperazione che Ed non se ne accorgesse. Invece aveva girato il capo, e l’aveva vista.
Ed si alza in piedi e mi dice:
“Ti muovi? O non vuoi più partecipare alla caccia al tesoro?”
Così uno dopo l’altro ci cacciamo sotto la doccia e ci vestiamo per l’occasione. Questa caccia al tesoro è davvero un mistero. Non si sa chi l’abbia organizzata, né chi siano i partecipanti. Però è un valido antidoto alla noia, visto che la scuola non ha organizzato niente di ufficiale.

 
Quando si dice: il giorno dopo. Mi alzo dal letto decisamente tramortito e barcollo fino in bagno, pronto a uccidere chiunque si frapponga fra me e la doccia. Poi mi faccio la barba, mi lavo il viso e così riesco ad assumere la parvenza di un essere umano. Occhi segnati dalle occhiaie, espressione viva quanto quella di un lombrico: signore e signore, ecco a voi Jasper Lewis dopo una nottataccia.
Dopo la caccia al tesoro, che ovviamente ho vinto, me ne sono tornato in camera con la compagna peggiore che potessi trovare: una bottiglia di vino. Dopodichè mi sono abbrutito per bene, brindando alla mia stupidità.
Mai come ieri si è sentito il distacco fra noi quattro, fra i Principi. Eve è lontana fisicamente, ma noi lo siamo moralmente. Anzi, a dir la verità, io e Deirdre siamo lontani. Ed cerca di barcamenarsi fra noi due, e non gli do torto se a volte me ne dice quattro per le mie azioni non proprio cristalline. Ma non è solo questo: è come se si fosse creata una spaccatura fra noi, come se si fosse rotto un solido equilibrio. Stiamo cambiando, stiamo cambiando tutti. Forse Deirdre mi vede per la prima volta sotto un’altra luce, come ragazzo che può sbagliare. Non che non abbia mai commesso errori… ma erano solo sciocchezze. Belinda invece… avrei dovuto lasciarla perdere. Come Ed con Utopia. Non sono riuscito a controllarmi, a voler bene vedere non saprei neppure ben dire perché non mi sono fermato prima del disastro. Bastava mandarla via dopo un bacio. Invece no, Jasper ha fatto il bambino: voleva quello che aveva davanti e se ne fregava delle conseguenze. Ho preso tutto alla leggera, troppo alla leggera. Quanto vorrei che Eve fosse qui, quanto vorrei chiederle un consiglio.
Jasper, sei un idiota. Per cosa esiste la posta se non per comunicare con chi ci sta lontano? Mi siedo allo scrittoio, prendo un foglio di pergamena con lo stemma della mia famiglia e intingo la penna nell’inchiostro:
 
Cara Eve,
quando gli amici sono in difficoltà chiedono aiuto agli amici. E quindi eccomi qui…
 
Così inizio la mia lettera: in men che non si dica, ecco che ho riempito tre fogli. Deirdre, Ed, i genitori di Eve, le condizioni di suo padre…ne ho di cose da scrivere, da dire, da raccontare. Poi raggiungo la Guferia, dove una Grifondoro, credo si chiami Samantha Smallet, sta impostando una lettera sull’ultimo volatile disponibile. Già, io non ho molta simpatia per gufi e simili(quindi questo posto mi infastidisce già di suo), e neanche per i Mezzosangue. Combinazione astrale incredibile, questa è al momento sbagliato, nel posto sbagliato, con le ascendenze sbagliate. Va da sé che non mi faccio molti problemi: mentre sta arrotolando la pergamena, io lego la mia missiva alla zampa di un barbagianni dagli occhi dorati, che prende il volo subito dopo.
“Guarda che era mio quell’uccello!”
“Sì, ma tu stavi perdendo tempo, così l’ho utilizzato io. Era una cosa urgente.”
“Anche la mia!”
“Allora la prossima volta vedi di muoverti.”dico, mentre esco da quel luogo malsano.

 
La risposta di Eve non si è fatta attendere: mi ha sbattuto in faccia la sua opinione sulla faccenda e poi mi ha spiegato quello che secondo lei dovevo fare. Ovvero andare da Deirdre e chiarire la situazione, rimanendo lì fermo di fronte a lei finché non avessimo fatto pace. Le sue parole coincidono con quello che pensavo di fare, quindi ora ho un ulteriore sprone. Mi preparo psicologicamente: sotto la doccia, a colazione, durante la mattinata scolastica, a pranzo. Verso le cinque del pomeriggio, vado a bussare alla porta della sua stanza. Mi apre una Serpeverde che non ho mai visto lì, e che quasi subito se ne va. Io e Deirdre restiamo soli, in silenzio. Lei è distesa sul letto a leggere una lettera, di Eve credo. Mi guarda con i suoi occhi belli e immoti, quasi come quelli di una statua, e aspetta che io parli. Mi faccio coraggio, e tossisco per darmi un tono.
“Deirdre, è andata troppo avanti questa storia. Dobbiamo finirla.”
Lei si alza in piedi e continua a fissarmi a braccia conserte. Poi si scosta i capelli dal viso.
Intravedo nei suoi occhi la luce di una lacrima: mi slancio verso di lei e la abbraccio, come non accade da troppo tempo. Dopo qualche istante di rigidità, le sue braccia mi cingono la schiena, e sento che piange, in silenzio, sulla mia spalla.
La mia Dè. Appena riprende il controllo, mi scosto e dico:
"Non farò mai più idiozie del genere. Ti rispetterò sempre. Rispetterò le persone a cui vuoi bene. Cercherò di crescere, di cambiare da quel bambino immaturo che sono."
Deirdre si limita a guardarmi negli occhi per un minuto che dura un secolo.












06/11/2007
commenti • tag: malinconia, speranze, amicizie, serpeverde, festeggiamenti, corvonero

"...mi mancate.... Avrei tanto bisogno delle nostre risate per sollevarmi il morale. Questa situazione sta diventando ogni giorno sempre più insostenibile...Non vedo l'ora di parlarvi e di vedervi di nuovo. Vostra sempre, Eve.". Rileggo non so quante volte queste frasi che concludono la lettera di Eve, la prima da quando è partita. Mi immagino che lei sia qui, al mio fianco. Riesco quasi a vedere i suoi lunghi capelli biondi e il suo sorriso, che riserba a pochi soltanto. Non siamo mai state separate, noi, e il destino ci ha voltato le spalle proprio nel momento in cui abbiamo più bisogno l'una dell'altra. Ormai è l'alba e una luce chiara e flebile penetra dalle finestre del primo piano del nostro dormitorio. Mi nascondo sotto le coperte, nel caldo abbraccio del mio letto. Stringo la lettera e chiudo gli occhi; non voglio aprirli, non adesso, non oggi, mai.
Non riesco ad addormentarmi. Vorrei tanto riuscire a non pensare, ma è impossibile, quindi mi alzo, forse facendo qualcos'altro riuscirò a rilassarmi: già, ma perchè non ci riesco? Scelgo i vestiti ad una velocità record e mi chiudo nel bagno. Pochi minuti dopo sono già pronta, un fatto anomalo per me. Una volta uscita dal bagno noto che Violet e Amber non si sono ancora alzate così ne approfitto per un giro nel castello.
E' quasi surreale camminare nella scuola nel silenzio più assoluto, tutto sembra più grande, più maestoso, e trasmette quella sensazione di calma, che sto bramosamente cercando in questi giorni. Non riesco mai a stare sola, sempre circondata da ragazzine urlanti e isteriche che cercano di prendere il posto di Eve ed entrare così nel nostro gruppo. Devo ammettere che alcuni tentativi sono davvero patetici, anche se al tempo stesso hanno un lato positivo: più studenti volenterosi di appagare ogni mio desiderio. Non devo più preoccuparmi dei libri, di dover cercare del materiale per i compiti, di andare fino alla guferia per spedire lettere, e di molto altro ancora, però in compenso non mi lasciano in pace per più di 5 minuti. Alcuni mi si asserviliscono tanto da risultare ridicoli, e riescono a farmi sorridere. Provo un pò di pena in fondo per loro: qualsiasi cosa facciano per noi, nessuno prenderà mai il posto di Eve; ma alla fine...meglio così! Tutta questa storia risulterebbe alquanto divertente se una delle candidate più determinate non fosse Amber: ultimamente sopportarla sta diventando davvero un compito impossibile, soprattutto per i miei nervi. Ovunque vada, con chiunque stia, lei c'è sempre. La prossima volta che mi vedrò con Geert, ho paura che sarà un appuntamento a tre!
Ormai qualcuno dovrà essersi svegliato, penso e così mi dirigo alla Sala Grande. Entro e, neanche a dirlo, è vuota. Mi siedo al solito posto: prima o poi qualcuno arriverà.
"Deirdre che ci fai qui sola?"
"Salve prof..aspetto che arrivi qualcuno".
Osservo i lunghi baffi biondi e i capelli, che si fanno sempre più radi al centro ogni giorno che passa, e i vestiti, i cui drappeggi sono finemente decorati e all'apparenza molto costosi, almeno per un insegnante.
"Sola? strano...comunque colgo l'occasione per informarti dell'inizio delle riunioni del Lumaclub e...", prende da un taschino improbabile alcune pergamene, "questi sono gli inviti ufficiali, uno per te, e gli altri per i tuoi Principi. Ne ho uno anche per Eve, ma aspetto prima il suo ritorno.". Sorrido e prendo le pergamene rilegate da un fiocco grigio per "..non fare preferenze tra le case". Ci congediamo fin troppo gentilmente come al solito. Lumacorno, che uomo opportunista. Tra le sue file di 'eletti' si trovano solo persone che hanno alle spalle famiglie importanti, o illustri antenati. Altri invece perchè eccellono in una qualche materia, ma in maniera davvero eccezionale.
La Sala comincia a popolarsi, e tra i Serpeverde, tra i primi del mio anno ad arrivare ci sono stranamente Jasper ed Ed. Ognuno di noi è distratto da qualcosa, come fossimo indefferenti per quello che ci accade intorno. Intanto la tensione regna sovrana tra di noi: odio questa situazione.
"Ho qualcosa per voi...". Gli consegno gli inviti di Lumacorno"... e ho anche una lettera di Eve.". La prendono immediatamente dalle mie mani e si immergono avidamente nella lettura.
"Non è molto lunga...e non dice niente sulle condizioni del padre..."
"Probabilmente non ha avuto molto tempo per scrivere...", dico sorseggiando la mia tazza di thè. Parliamo ancora a lungo, da parte mia più con Ed che con Jasp; cerco di evitare direttamente i suoi occhi. Tra le molte novità di cui vengo a conoscenza solo ora, c'è anche la storia della Clark. Avevo notato degli atteggiamenti strani nei suoi confronti da parte di Adams, ma per lui in fondo è una cosa normale, quindi non mi sono allarmata più di tanto. Quello che mi ha veramente sorpreso è che si siano offerti di accompagnarla e farle da scorta. "In quest'ultimo periodo vai pazzo per le mezzosangue Ed...ti sei dato al volontariato?". Alludo anche alla scommessa su Medea. Devo confessare di essere rimasta molto sorpresa da tutta la faccenda, però a pensarci bene...è proprio da Ed. Tutto ciò che ad altri risulta impossibile anche il solo pensiero, per lui costituisce solo un stimolo irrefrenabile.
"Ma guarda si parla del diavolo....". Medea è appena entrata in sala e saluta da lontano Ed. Poco dopo di lei entra anche la McKanzie, alla quale, non posso fare a meno di notare, Jasp regala un grande e caldo sorriso. Un sorriso che conosco fin troppo bene. La ragazza ricambia con un sorriso appena accennato e il suo viso si colora di un leggero rossore. Ci sta cascando anche lei, d'altronde è inevitabile.
Un bacio affrettato mi fa distogliere lo sguardo dai due burattinai, per concentrarmi sulla persona alle mie spalle: Geert.
"Buongiorno!"
"Buongiorno a te, sei riuscito a risolvere il tuo problema?"
"Si, certo...ma che hai, sei triste?".
Nessuno sa leggere i miei stati d'animo meglio di Geert.
"Malinconica diciamo...ma mi dici come fai?"
"A fare che?"
"...a capire quello che provo!"
. Mi guarda negli occhi e mi risponde con una spontaneità e un'ingenuità che appartiene solo a lui..."Perchè ti conosco!". Detto questo comincia a mangiare e a parlare con i suoi compagni d'anno. No Geert, tu non mi conosci davvero, se mi conoscessi probabilmente non vorresti nemmeno stare con me. "Hai troppa fiducia in me...", sussurro appena, in modo che nessuno possa sentirmi. Già, nutre una fiducia pressoché illimitata per Dè, la sua 'piccola', ma non ha ancora conosciuto Deirdre, la vera me. Deirdre non ama nessun altro al di fuori di se stessa e dei suoi Principi, ma ama essere amata, è vendicativa, manipolatrice e a tratti crudele.  Lo fisso mentre ride e penso a quanto siamo diversi io e lui; in fondo so che abbiamo ideali e convinzioni diverse che un giorno ci porteranno a prendere strade opposte. Perchè sto con lui? Perchè riesce a darmi una sicurezza che nessuno mi ha mai garantito: la sicurezza di essere sempre amata, adulata, protetta e sostenuta. Questo non è amore, è solo il frutto della mia vanità...
Urla, boati, cori e ovazioni, neanche fossimo ad una partita di Quidditch, accolgono la Salinger al suo ingresso in Sala. Eh si...in questa scuola c'era proprio bisogno di una nuova eroina...naturalmente sono sarcastica. Il tavolo dei Corvonero non è mai stato così energico come in questo momento. In realtà la ragazza sembra, a buon ragione, più imbarazzata che orgogliosa mentre si dirige frettolosamente verso la sua amica mezzosangue. Che scena patetica.
"Dovrebbe godersi questo momento di gloria, visto che non le capiterà più...". Ma parlo quasi al vento, visto che non riesco a far valere la mia voce sulla urla.
Finalmente il trambusto si calma e il silenzio giunge trionfante con la 'cattiva' della storia: Alice Knox. Chi delle due è più insopportabile? E' una bella gara: la irascibile Grifondoro o la combattiva Corvonero? Il mio umore scende a livelli mai raggiunti prima quando, con mio grande disappunto, Ed Jasp e Lucas si dirigono proprio al tavolo delle Corvonero.
"Ma guarda, tutti dalle dolci corvonero...". dico continuando a fissare il tavolo che ho proprio di fronte.
"Non mi dire che sei gelosa..."
"Gelosa io?? Di quelle? Sei fuori strada."
"Se lo dici tu..."
,

Trasfigurazioni: per me, l'ora più difficile tra tutte, e anche l'ultima ora quest'oggi.
Guardo Ed in banco con Medea usare tutte le sue infallibili mosse da vero sciupafemmine: non vedo l'ora di sapere se vincerà o meno la scommessa e, nel caso vinca, non so se complimentarmi con lui per la vittoria o compiangerlo per la sua stupidità. Mentre sperimenta le sue rinomate e ormai celebri tecniche da seduttore cronico l'occhio mi cade sull'ingenua ragazza: si può essere più idiote? Come fa a sperare davvero che uno con la reputazione di Ed tenga a una impura come lei: un tipico esempio di quanto siano stupidi i mezzosangue. Guardo Violet per cogliere una qualche reazione, ma inutilmente: quella ragazza è davvero impossibile da smuovere, ma in fondo Ed le piace ; Gli istinti il più delle volte hanno ragione sulla volontà. Certo che tra tutte le purosangue che ci sono nella scuola, proprio l'unica che non ne vuole sapere doveva andarsi a prendere!
La lezione non mi interessa affatto e il mio compagno di esercitazione è poco meno di un idiota nonostante sia un Corvonero, quindi il mio sguardo vaga incessante per la classe. Capto una risata sommossa e la mia attenzione si concentra così sulla coppia Lewis-Mckenzie. Come fa Geert a pensare che io sia gelosa, insomma, siamo realisti! Mi irrita solo il fatto di non sapere lo svolgersi della storia da Jasper, visto che non ci parliamo. Però quei due hanno l'aria di divertirsi molto...ma cosa ci sarà di così tanto divertente? Voglio ridere anch'io. "Fammi ridere.", ordino al mio compagno.
"Cosa scusa?", mi risponde quello.
"Ho detto fammi-ridere!Quale parte non ti è chiara?"
"Ma...io..."
"Allora?!"
, chiedo infine stizzita E' proprio uno stupido. Continuo a guardarlo minacciosa e il suo viso passa dal rosso vivo al bianco pallido in pochi secondi.
"Qualcosa non va signorina Blackster?". Ecco ci siamo, arriva il 'difensore dei deboli' e 'protettore degli innocenti'..., alias Silente.
"Si figuri prof! Stavo spiegando a..."guardo il ragazzo con aria interrogativa
"em...Pe...Peter!"
"...a Peter come si esegue una trasfigurazione ottimale!"
. Ho il viso tirato in un sorriso falso mentre sono seduta in mezzo al ragazzo più stupido che abbia mai visto, e il professore più odioso della scuola: un mix vincente.
"Allora continuate pure...". Tono gentile, voce accondiscendente, come se mi sopportasse per davvero. Si alza appena gli occhiali a mezzaluna e infine si allontana. Lancio uno sguardo assassino all'indifeso 'Peter' e spero sia abbastanza acuto da intuire che non voglio avere niente a che fare con lui.
Finisce l'ora e scappo da quella gabbia dritta nel corridoio. Due ragazze si lanciano in una dura battaglia verbale per potermi portare i libri, e manca poco che una delle due finisca in infermeria. Per me l'importante è che si sbrighino! Infine la ragazzina rossiccia del 4 anno ha la meglio sulla mora coetanea e così la incarico di portarmi i libri in dormitorio. Sembra felice.
"Scusa Deirdre...".mi volto a guardare il ragazzo che ha parlato. Avrà all'incirca 15 anni."questo è per te.".
Mi porge un biglietto e poi se ne va. Lo leggo: è di Geert. "Piccola non ti ho ancora chiesto se vuoi venire a Hogsmeade con me! Ne sarei onorato e devo dirti una cosa importante. Ci vediamo stasera, un bacio Geert.". C'era bisogno di un biglietto?!

Non vedo l'ora di liberarmi di quest'orrida mantella, chi mai ha potuto privare persone come me di mostrare a tutti il loro innato senso dello stile? Mi precipito in camera, ma la suo interno trovo qualcosa che mai mi sarei aspettata: Ashleigh Hale, una serpeverde.
"E tu chi sei?" , gli chiedo d'impeto, una volta entrata.
"Sono Ashleigh Hale, una tua..."
"So perfettamente chi sei, intendevo dire cosa ci fai tu qui! Sei nella stanza sbagliata tesoro."
"Ti sbagli, quello è il mio letto."
. Che abbia sbagliato io stanza? No, è impossibile. Guardo alla mia sinistra Violet e più in fondo sulla destra Amber, finchè realizzo che il letto che sta indicando non è altri che quello di Eve. Nessuno può osare usurpare il suo letto. Tutti si comportano come se non dovesse più tornare ma non è così: lei tornerà, lo so.
"Cosa?? Non se ne parla, torna nella tua camera immediatamente!". Violet osserva divertita la scena, mentre Amber annuisce dal fondo della stanza, come se servisse davvero a mio sostegno.
"Ma...io..."
"Ho detto torna-nella-tua-stanza! Quel letto è di Eve, solo ed esclusivamente suo!"
, ormai sto urlando.
"Ci sono problemi Deirdre?". Lumacorno, il nostro direttore, arriva alle mie spalle, probabilmente destato dalle mie grida.
"Si, le dica che questa non è la sua camera!"
"Mi spiace deluderti ma le è stata assegnata dal preside in persona...non posso fare niente nemmeno io a questo proposito..."
. Sgomenta è dire poco e arrabbiata non è la parola giusta per descrivermi in questo momento. Direi furiosa. Esco da quel manicomio e ma ne vado per la scuola: in questo momento qualunque luogo è meglio della mia stanza!

Festini proibiti, divertimenti illegali, alcool a fiumi: è proprio arrivato Hallowe'en. Questa festività non è altro che un pretesto per fare follie di ogni genere, e il fatto di avere una maschera per coprire il volto rende i timidi audaci e gli audaci...ancora più audaci.Quest'anno però la festa è stata tutta una sorpresa, nonostante non fosse iniziata nel migliore dei modi: praticamente tutti gli studenti hanno voluto partecipare a quella ridicola gara stile 'caccia al tesoro'. Per dimostrare cosa poi? Davvero non li capisco...
Il mio fantastico vestito è sprecato se non c'è nessuno a cui mostrarlo, e ora la sala comune è praticamente vuota (escludendo quelli non degni di essere presi in considerazione). Anche Geert mi ha abbandonata e ora...che faccio? Le ali mi pesano sulle spalle,ma decido comunque di scendere nella sala grande dove spero ci sia qualcuno. Dalla disperazione mi getto in conversazioni inutili con studenti ancora più inutili ma che sanno apprezzare una bella ragazza quando la vedono. Il mio vestito bianco risalta decisamente tra gli altri abiti macabri: è stata un'ottima idea il colore chiaro.
Dopo essere stata toccata da sguardi invidiosi, adoranti, ammirati e minacciosi, esco dalla Sala Grande per dirigermi alla dormitorio: la caccia ormai dovrebbe essere finita. Una volta entrata però rimango delusa: nessuno. Mi butto sulla poltrona rammaricandomi del fatto di aver sprecato la serata di Hallowe'en in questo modo, finchè una persona amica varca la soglia del dormitorio: Ed. Si siede al mio fianco.
"Hai visto sono un' angelo..."dico con poco entusiasmo, "allora hai vinto?"
"E ne dubiti?"
. Domanda stupida, certo che non ne dubitavo. Passano parecchi secondi di silenzio che occupiamo guardandoci e poi, senza preavviso e senza un motivo valido, scoppio in lacrime. Di nuovo, anche se mi ero ripromessa di non farlo più. Carico Ed di tutti i miei problemi e dei miei timori, come facevo una volta con Jasp: è proprio lui l'argomento centrale della nostra conversazione. Mi assale un senso di mancanza e ripenso alla lettera di Eve 'mi mancate...', e non sai quanto mancano anche a me i Principi, perchè non siamo più gli stessi da quella sera. Quella sera maledetta. Abbraccio d'impeto Ed, nella speranza di aggrapparmi così a ciò che eravamo.
"Grazie...", gli sussurro nell'orecchio. Lo penso davvero perchè adesso so che ci sei, Ed, e forse ci sei sempre stato per me, ma non me ne sono mai accorta.
Spengo la luce della mia stanza mentre si riaccende in me la speranza. Dè, Eve, Ed, Jasp di nuovo insieme come prima. Io ci credo davvero, e voi, ci credete?  












05/11/2007
commenti • tag: amori, amicizie, serpeverde, hogsmeade, festeggiamenti

Non ce l’ho fatta. E’ inutile negarlo. La sconfitta brucia, ma riuscire a vincere la scommessa, cioè farmi quella, mi sarebbe bruciato ulteriormente. E quindi è così, io, Edward Norwood ho perso la prima scommessa in vita mia.

Ho visto Violet con la coda dell’occhio osservarmi mentre mi disperavo con i miei due migliori amici. Quella stronza, me la pagherà per tutto questo. Adesso sono qua con loro seduto sul divanetto davanti al camino. Deirdre mi ha appena preparato una tazza di cioccolato bollente. Il calore esce ancora dalla tazza, ininterrotto. I miei due amici continuano a fissarmi storditi. E’ strano ritrovarci qui, alle tre di notte, senza una quarta persona. Riunirci fa male, molto male, perché accentua l’assenza di Eve. Ci sentiamo con lei tutti i giorni, ci scambiamo gufi, questo è l’unico momento in cui tutti e tre, io, Jasp e Dè stiamo ancora insieme. Si perché c’è aria di crisi.
Non è più facile stare insieme, non più da quando Deirdre ha scoperto cosa c’è stato tra Jasp e sua sorella Belinda. La tensione è all’ordine del giorno e noi, odiamo la tensione. Così ci rimane più semplice evitare queste situazioni. E questa, è una di quelle situazioni.
“Ragazzi sto bene adesso. Potete andare!” irrompo nel silenzio. Non posso vederli così, perché non posso minimamente immaginare quanto faccia male questa situazione tra di loro. Raramente capita di litigare così, e raramente non ci parliamo per giorni. Non li invidio. Questa situazione deve cessare, non all’istante ovvio, anche se (abituato come sono abituato io) vorrei far sparir tutto con un tocco di bacchett….
Il mio cervello entra in moto: e se ci fosse veramente qualche incantesimo per far cessare questo gelo?! No. Non posso. Entrambi non me lo perdonerebbero mai, ma, nessuno mi vieta di leggergli la mente. Bene, adesso so cosa devo fare.
“Ragazzi io vado a dormire, che domani mi aspetterà una giornata pesante. Ciao!” Saluto Deirdre che un bacio sulla guancia. Già domani sarà una giornata di merda. Dovrò fare i conti con la Traviston e, dovrò vincere la caccia al tesoro.

Mattina, Halloween. Mi alzo e mi guardo intorno. Jasper sta ancora dormendo così lo sveglio buttandomi sul suo letto e mettendomi a saltare su questo.
“Edward Norwood. Che cazzo stai facendo?!” urla questo che, ogni volta che lo sveglio in malomodo, inizia a sclerale.
“Svegliati Jasp!! Mi devi accompagnare dalla sangue sporco!”
“Ma che ora è?!”
“Tardi! Dobbiamo andare!” Così il mio amico, Dio Jasper quanto ti amo, scende dal letto e indossa qualche vestito che riesce a recuperare sparendo dentro il baule. Si perché i nostri bauli, non hanno fondo. I vestiti sono troppi e se usassimo i bauli normali, ne dovremmo portare a centinaia.
Facciamo colazione in fretta e furia, stamattina l’ho buttato giù dal letto molto presto, in sala grande non c’è quasi nessuno. Addento qualche dolcetto, bevendomi una cioccolata calda al caramello e poi vado in giardino. Ho dato appuntamento alla Diamone proprio davanti alla serra dove ci siamo ‘conosciuti’.
Dopo qualche minuto eccola che arriva, ansimando. Probabilmente ha corso e fatto tutto veloce per non arrivare in ritardo. Ha fatto bene, non glielo avrei mai perdonato.
“Edward?! Che devi dirmi? Ho letto il foglietto, mi hai fatto preoccupare!” già. Effettivamente sono stato un po’ tragico nel biglietto. Ma dovevo essere sicuro che saresti venuta.
“Voglio essere chiaro: io ti ho solo presa in giro!”
“Scusami?!”
“Bhè non hai capito?!” si intromette Jasper “Come puoi pensare che uno di noi, esca con una come te?” domanda sarcastico e puntiglioso. La ragazza è confusa, ci guarda spaesata, mi guarda spaesata.
“Che dire, non è stato un piacere fare la tua conoscenza e, tanto meno, dover stare a tuo contatto. Addio” lascio la ragazza a bocca aperta fissare nel vuoto, mentre io e il mio amico ci dirigiamo all’interno.
“Ahah Edward ma l’hai vista? Ha fatto una faccia! Povera deficiente! Come ha potuto pensare, anche solo per un istante, che tu, tu Edward Norwood, le facevi il filo” continua a ridere divertito.
“Non per niente, Jasper, è una stupida sangue sporco! Questa è la riprova del loro deficit mentale!” annuncio al ragazzo che ancora ride al mio fianco.



Ormai è sera e manca veramente poco alla caccia al tesoro. Io e Jasper, in camera da un po’, ci dirigiamo al bagno: Jasper si lava i denti e si sistema la barba che, sta iniziando a impadronirsi del suo volto pulito, io mi butto sotto la doccia. Appena finito, ci diamo il cambio.
La pozione che abbiamo trovato sul libro di mio zio è pronta sul tavolo, c’è voluta un intera giornata per prepararla, ma così saremo originali. Tutti pensano sempre a vestirsi in modo scuro, o da qualcosa o qualcuno (specialmente i gabbani), ma noi quest’anno non faremo niente del genere. Quest’anno ci decoloreremo. Beviamo tutto d’un fiato quella cosa grigiastra di uno strano sapore e, funziona!
Nel bel mezzo della caccia al tesoro mi imbatto nella persona che più odio e adoro ultimamente: Violet. Stronza e gelida come sempre. Inarrivabile. Il mio gioco preferito è diventata lei. E prima o poi terminerò e vincerò il gioco, o sì se vincerò.
Mi abbandona velocemente, come fa sempre. Probabilmente la ragazza non reggerebbe di stare con me più di un tot senza saltarmi addosso, anzi ne sono certo. Ridde è stato chiaro nel raccontarmi i suoi incontri con la Traviston: “veloci ma chiari, non è difficile capire quello che prova per te Edward”. Ridde è sempre chiaro con me.
Questa dannata caccia al tesoro finalmente è conclusa ed io sono tra i vincitori, ovviamente. Finito il tutto torno in sala comune, è l’ora di parlare un po’ con Deirdre, ne ha decisamente bisogno. Per strada incontro una Violet alterata, chissà per quale motivo stavolta.
“Traviston, cosa le è successo questa volta?!” Chiedo indagatore.
“Oh, ci mancavi solo tu adesso ad intralciarmi la strada!”
“Certo Violet, è sempre un piacere anche per me incontrarti!” la derido, facendo un leggero inchino “Bhè adesso purtroppo devo lasciarti sola, non consumarti troppo con tutta questa alterazione che hai, sennò non mi rimarrà niente per divertirmi” la cingo per un fianco e le ruba un bacio sfuggente sulle sue labbra rosate. Probabilmente questo mio gesto l’ha fatta infuriare ancora di più. Odia essere presa alla sprovvista, soprattutto da me.
Arrivato in dormitorio mi dedico tutto a quella stupenda angiolessa di Dè. E si, aveva decisamente bisogno di qualcuno con cui sfogarsi e, aveva bisogno di sentirsi dire chiaramente che io c’ero per lei, sempre e comunque. Ho parlato con lei consapevole anche di non poterne parlare a Jasper, non potevo fare la doppia faccia con i miei migliori amici, così mi dovrò semplicemente arrangiare con qualche battutina o frase rubata per sistemare la situazione.

[giorni passati]
La gita a Hogasmeade ci voleva proprio. Un tocco di libertà e di freschezza che apre un varco nella nostra vita a scuola.
Io e Jasper camminiamo sul viale principale del paesello, affollato di stupidi ragazzini che sbraitano per entrare prima nei negozi.
“Che idioti!” sbotto io.
“Già!” dice Jasper che apre tranquillamente la porta per entrare, stranamente, ai tre manici di scopa. Generalmente tendiamo più a frequentare la Testa di porco, posto molto più lugubre e infestato da gabbani o bambocci che tirano di qua e di là come dei forsennati. Ma questa volta, avevamo voglia di un bel boccale di burrobirra, come nessun altro sa fare, e poi, la barista, Madame Josephine, non è niente male. Ci dirigiamo verso il bancone, dove buttiamo giù da due sgabelli due serpi del terzo, in fase troppo adorante verso di noi per non concederci il posto.
“Due boccali di burrobirra!” ordina Jasper con fare malizioso a una Jopsephine particolarmente scollata. E, la scollatura fa il suo effetto.
Nell’uscita mi ritrovo catapultato addosso uno stupido babbeo, mezzosangue, del quarto.
“Oh piccolo stupido, non penserai mica di farla franca dopo aver pestato e insudiciato non solo di terra, ma anche di quei batteri che ti ritrovi addosso, le mie scarpe nuove, lurido sangue sporco!” Afferro per la colletto del cappotto il ragazzino che spaurito mi fissa, facendo tremare il labbro inferiore.
“Dai Ed, non perdere il tuo tempo prezioso con uno di..” indica schifato il ragazzo e conclude “con uno di questi!”. Così lascio cadere il ragazzo, in malomodo, da qualche parte del pub ed esco con il mio amico pronto ad andare a fare shopping per scherzi e per le splendide serate tra uomini che organizziamo in camera nostra, con boccale di vino in mano












04/11/2007
commenti • tag: amori, amicizie, hogsmeade, errori, corvonero

Finalmente è arrivato il ‘grande giorno’. Tutta la scuola è in fermento.
Getto alla rinfusa nella borsa un po’ di soldi e qualcosa che potrebbe servirmi. Infilo un paio di jeans stretti e un maglione, l’aria comincia ad essere più pungente dei giorni precedenti, così prendo anche una sciarpa a righe colorate. Mi osservo nello specchio per constatare che sono una persona orribile. Tanto poi va a finire sempre così.
“Verity.” Dico freddamente, tentando di trattenermi, mentre lei entra nella stanza. “William Tracey vuole sapere se per caso, e sottolineo per caso, vorresti passare la giornata con lui oggi.”
Mi sorge un dubbio, forse sono leggermente lunatica.
“Ah, ok.” la mia amica abbozza un sorriso e si appoggia contro il muro. Guarda caso, penso, sta arrossendo. Sempre così, la mia Vé.
Dopo alcuni lunghi attimi di silenzio, mi sbeffeggia con la sua voce cristallina “Vuoi muoverti?”
Non ci tengo a tardare, perciò prendo la borsa e, a passo veloce, corro di sotto con Verity. Noto per i corridoi qualche ragazzino più piccolo con la divisa e i libri in mano, sono quelli che ancora non possono partecipare… Ricordo come mi rodeva, quando ero al primo anno, vedere gli altri che andavano spensierati verso la porta d’ingresso avvolti in maglioni e sciarpette, mentre io sarei semplicemente rimasta nella sala comune a leggere o studiare.
Arriviamo in cortile, una folla di studenti è in agitazione. Individuo Robert e il suo amico e mi avvicino, lasciandomi scappare un’occhiataccia. Verity sembra averlo notato.
“Laura, è ora che la smetti.”
Cerco di assumere un’espressione addolcita “Di fare cosa Vé?”
“I - Mezzosangue - non - sono - spazzatura.” sillaba lei a denti stretti, lasciando scivolare i suoi lunghi e mossi capelli dietro la spalla destra, in modo minaccioso.
Dio, quanto la odio, quando fa così. “Ognuno ha le sue idee” è tutto ciò che producono in risposta le mie corde vocali, non penso sia una buona idea in ogni caso.
“E in egual modo ognuno ha la sua discendenza e il suo diritto a vivere. Comunque ne parliamo più tardi, divertiti.”
Si allontana con William guardandomi ancora male. Io resto ferma, immobile in piedi davanti all’altro ragazzo, incapace di dire qualcosa di sensato.
“Allora si va?” chiede il Corvonero, con un sorriso a trentadue denti sulla faccia. Io annuisco e tento di riprendere le sembianze di qualcuno che, perlomeno, è felice di andare in gita.

Entro subito ai Tre Manici di Scopa, tirando Robert per un braccio; è troppo che non bevo una burrobirra calda. Dopo dieci minuti di gomitate per trovare un posto libero, ci sediamo ad un tavolo centrale e ci vengono serviti i boccali fumanti.
“Allora, cosa mi dici?” chiede semplicemente il ragazzo davanti a me, attendendo forse una risposta geniale. Certo, come no.
“Non so…” mi convinco che è inutile non essere più me stessa. E poi, io adoro essere me stessa. “Lo sai che sei più carino del solito, oggi?”
In una situazione classica, chi riceve un complimento del genere dovrebbe arrossire, ma si limita a posare il boccale sul tavolo di legno scuro. “Mai quanto te, tesoro” ridacchia.
Mi atteggio a una pensierosa, sorridendo maliziosa “Ok, puoi chiamarmi tesoro se vuoi.”
“Perfetto, proprio quel che volevo sentirmi dire. Dove andiamo?” chiede lui, dato che i boccali erano già vuoti, rimettendosi la sciarpa di lana.
Sorrido di nuovo “Non saprei, mi andrebbe una passeggiata e poi vorrei passare da Mielandia.”
“Bene, andiamo” mi dice, e usciamo insieme dal locale.
Il freddo è pungente, è già tardi e non voglio certo prendermi un malanno, non oggi per lo meno. Mi stringo nella sciarpa e continuo a sorridere, i passi veloci e irregolari sul suolo sterrato.
Passiamo nel negozio di dolci. Quell’arcobaleno di colori mi mette il buonumore, e diciamo che mi do da fare… I miei ‘pochi’ galeoni sono già finiti tra gelatine tuttigusti +1, api frizzole e lumache gelatinose.
Usciamo dal locale, il mio sacchetto di dolci ben stretto in mano, e l’altra in quella del ragazzo di Corvonero.
Non faccio in tempo a parlare, e neanche ad accorgermi che siamo arrivati alla fine della strada, che Robert mi prende per un braccio e mi trascina sul fianco di una casa, apparentemente al sicuro da occhi indiscreti. E’ vicino, vicinissimo, forse troppo…
“Sai Laura” inizia a sussurrare, avvicinandosi ancora di più a me e tenendomi le mani ferme “Sei davvero stupenda.”
Dio, non ce la faccio. Quando ho un bel ragazzo davanti, oltretutto più grande di me, io non resisto. E’ materialmente impossibile. Mi bacia dolcemente, sfiorando appena le sue labbra contro le mie, ma non posso continuare così… Indipendentemente da quel che può pensare lui, gli afferro i fianchi e mi lancio in un bacio appassionato.
“Penso sia ora di andare” dico allontanandolo con la mano e sorridendo, poi mi avvio da sola verso la strada principale.



Seduta sul letto del dormitorio, sgranocchio le gelatine del mio sacchetto, sfogliando un libro di Storia della Magia. Ho un tema da fare per la prossima settimana, così inizio a dare una lettura all’argomento. Sento la porta scricchiolare e la mia migliore amica entra in camera, l’espressione fredda e assieme disinvolta. Fin troppo, per la personalità di Vé.
“Laura.”
“Verity.”
Il silenzio incombe nella stanza, solo il ticchettio della sua sveglietta da tavolo, posta accanto al suo letto, interrompe la quiete.
“Il professor Crale vuole ridistribuire i dormitori. Mi pare che non siamo più assieme” è tutto ciò che mi dice, per poi uscire bofonchiando un “Buona serata.”
Ridistribuire i dormitori? Santo cielo, non proprio ora!
Chiudo violentemente il libro e scendo nella sala comune, fermandomi alla fine della scalinata, al centro della stanza. Su uno dei divanetti blu scuro della sala sono sedute due ragazze; stanno chiacchierando fra di loro, spensierate.
“Ciao Laura” sorride una delle due, che riconosco subito come Audrey Salinger, una mia compagna di casa e di lezioni. “Stavamo giusto parlando di te… Ah, ma non ti ho ancora presentato Rachel.”
Faccio qualche passo avanti, verso il sofà “Buonasera Audrey” sorrido di rimando. L’altra ragazza, a me finora sconosciuta, si alza e mi porge la mano.
“Rachel Casey” sorride, è una ragazza castana dagli occhi marrone chiaro “Sai, guardavamo i nomi estratti dal professor Crale per la redistribuzione delle stanze…”
“Piacere, Laura” le rispondo io. Mi avvicino al divano e lancio un’occhiata il foglio di pergamena che ha in mano la bionda.
Lei indica con l’indice una colonna dello schema “Io e te siamo insieme, con Jillian” dice rivolta a me, poi continua a fare l’elenco di altre sue conoscenze e delle rispettive nuove collocazioni.
Mi ricordo improvvisamente di dover parlare con Verity, ora o mai più. So dove trovarla e potrebbe essere la sola occasione che ho.
“Scusa ma devo proprio andare, ci vediamo allora in stanza!” le rivolgo un sorriso stentato e mi dirigo verso la porta della sala comune, per poi uscire fuori e, finalmente, respirare… E tornare me stessa.
Audrey è una ragazza Purosangue, una brava persona per quanto la conosco. Irritante, vedere persona così sprecare tempo con quella gentaglia. Gente come Rachel.












03/11/2007
commenti (3) • tag: amori, serpeverde, dubbi, errori, corvonero

Ogni volta che Edward fa un passo avanti con Medea Diamond, cerca sistematicamente un modo per trovarsi solo con me e aggiornarmi, tentando di colpirmi e spingermi a cedere. Respingerlo diventa di volta in volta meno problematico: è sufficiente che io ritorni con la mente a lui che fa le stesse mosse con la mezzosangue, e mi viene un tale ribrezzo per le sue labbra che devo allontanarmi prima di vomitargli addosso.
Le voci che ci volevano la nuova coppia bollente di Hogwarts si sono ritirate, visto che l'idea di Norwood tra le braccia di una sanguesporco dà molti più spunti alle pettegole di Tassorosso e Grifondoro, che hanno inaugurato la stagione invernale della caccia allo scoop. Inoltre, sembra che Jasper stia dietro ad una Corvonero, e che la povera piccina sia già sul punto di prostrarsi ai suoi piedi pur di avere un bacio. E non è finita qui: girano voci di un intrallazzo con una biondina di nome Audrey, che ho intravisto un paio di volte; i suoi portavoce negano, lui glissa.
« Serpeverde sta impazzendo, non ci sono altre spiegazioni! » sussurra Catherine, mentre sfoglia con poca attenzione Trasfigurazione Avanzata. Non posso che darle ragione: i nostri rinomati Casanova stanno battendo in ritirata, e per di più cedono al fascino della filo-babbana!
L'avvicinarsi di Halloween ha spinto molti a rinunciare allo studio per dedicarsi a giochi dementi e all'ozio; non è stata organizzata una festa ufficiale, quindi la scuola pullulerà di festini mascherati e simili sciocchezze. Ci passano sotto il naso inviti banali, o addirittura pezzi di pergamena scritti alla bell'e meglio. Queste mancanze di stile mi distruggono i nervi.
« Violet, Catherine, ciao! » è una voce sottile, bambinesca. Rivolgo lo sguardo alla mia destra, dove un folto gruppo di ragazzine si è fermato al mio fianco. A salutarmi è stata mia cugina Roisin, terzo anno e ormoni in piena esplosione.
« Ciao, ragazze. » rispondiamo in coro io e Cate, scambiandoci uno sguardo divertito: mia cugina è sempre fonte di profondi ragionamenti sul senso della vita, e ci dà argomenti di cui parlare per settimane.
Esordisce con un sorriso smagliante. « Si dice che tu esca con quel fustacchione ( tesoro, hai tredici anni, chi diamine ti ha suggerito di usare parole come “fustacchione”?! ) di Edward Norwood! » sospiro collettivo solo al sentir pronunciare il nome del Divino. Che, puntuale come la morte, compare alle spalle delle ragazzine.
« Chi avrà messo in giro queste strane voci? » proferisce con voce tonante, facendole girare di botto. Mia cugina è l'unica a reggere il suo sguardo, mentre le altre arrossiscono come ricordelle. Ah, che soddisfazioni che mi dà quella bambina.
Edward le supera, posandomi una mano sulla spalla.
« Già, davvero strano. » ribatto piegandomi in avanti, in modo che la sua mano scivoli via. « Su, andiamo a berci una cioccolata. » mi alzo di scatto, afferrando la mia borsa di pelle sgualcita. Le piccole Serpi sono entusiaste all'idea di tempestarmi di domande riguardanti il Sublime, vedo già i loro occhi che brillano. Saluto Edward con un cenno della mano e affianco mia cugina, subito seguita da Cate.


Lo ammetto. L'idea che Edward se la faccia con una schifosa mezzosangue mi irrita, e non solo perché lei è quello che è: ho dei diritti su di lui! Visto lo schifo che è disposto a passare per 'vincermi', mi sento in dovere nei suoi confronti.
Agito la bacchetta e frantumo un paio di bicchieri; l'unica cosa che riesce a calmarmi è usare qualche incantesimo violento, possibilmente senza subirne conseguenze. I vetri infranti cadono sul pavimento dell'aula vuota. Con un altro gesto rapido li faccio scomparire. Sto migliorando con gli incantesimi non-verbali, sospetto che riuscirei a castare anche le maledizioni senza perdono senza aprir bocca.
« Non ti consiglio di provare con le maledizioni senza perdono, Traviston. » Nel riflesso della finestra, distinguo senza difficoltà Tom Riddle in piedi alle mie spalle. E sono sufficientemente sicura che fino a poco fa non fosse lì. Ero da sola in questa stanza, non c'è dubbio.
Mi volto; è poco più alto di me, soprattutto rispetto agli altri ragazzi, che generalmente sovrastano i miei centosessantasei centimetri. Mi fissa con perplessità, come se si fosse aspettato una reazione scomposta che io non ho avuto. A quanto pare le sue uscite del tipo ehi-guarda-che-ti-leggo-nel-pensiero suscitano più sorpresa, solitamente.
« Grazie, Tom. » rispondo senza cerimonie, incrociando le braccia sul petto.
« E' per quella sporca mezzosangue, non è vero? »
« Cosa? No, è solo allenamento. » sibilo tentando di sviare l'argomento della conversazione. L'uomo di ghiaccio che improvvisamente si interessa dei miei affari personali? Lui, che scaccia le ragazze come se fossero bacilli di vaiolo? Lui, che rifiuta la vita sociale come se potesse sciogliere il suo animo incorruttibile?
« Nel caso dovessi mai decidere di usarlo contro di lei, ti darò volentieri una mano ad occultare le prove.» per un istante, sul suo viso compare un sorriso gelido.
« Tutti coloro che si dedicano ad eliminare quegli odiosi sanguesporco dovrebbero essere aiutati .. dovrebbero sapere che qualcuno li capisce. » Non sembra più rendersi conto di quel che sta dicendo. Mi fissa con sguardo vacuo, stringendo le mani attorno alla bacchetta. Inclino appena il capo, terrorizzata dalle conseguenze di un movimento troppo rapido.
« Oh, ho già passato troppo tempo qui. » All'improvviso sembra tornare in se. « Arrivederci, Violet. » Scompare davanti ai miei occhi, lasciando al suo posto una nuvoletta di fumo azzurrognolo.
Comincio a preoccuparmi per quel che sta succedendo in questa scuola. Le idee di Tom mi piacciono, ma mi preoccupano. E soprattutto, credo che non gli servirebbero più di un paio di giorni per organizzare una task-force sterminababbani.
Riprendo in mano la bacchetta, anche se sono abbastanza turbata da non riuscire neppure a concentrarmi.


Siamo già a letto. Deirdre non è certo migliorata da quando la sua amichetta del cuore ci ha lasciate, anzi; il suo caratterino si è fatto ancor più spigoloso, e non certo incline ad aprirsi nei nostri confronti. Quando il letto di Eveline è stato occupato da Ashleigh Hale, ha iniziato a borbottare tutte le volte che entra in dormitorio, fatto non poco inquietante. La sua sanità mentale si sta involando?
Sobbalzo: dal corridoio si sente giungere forte la voce di Jasper Lewis che chiama, appunto, Deirdre. Non capisco esattamente cosa stia dicendo, ma suona più o meno come “Edward è andato fuori di testa.” Lei scatta in piedi. precipitandosi giù per le scale in camicia da notte – quale miglior occasione per sfuggire al nostro controllo?
Lentamente, la seguo. Debbo dire che la sua camicia da notte di seta rende abbastanza scialbo il mio pigiama nero, senza fronzoli. Scendo le scale stringendo il corrimano.
« Non ce l'ho fatta! Ho perso! » continua a ripetere un Edward fuori di se, ansimando e con la voce tremolante.
« Va tutto bene, Edward. » gli dice Jasper stringendogli le mani.
« Non potevo baciare quella .. quella .. non potevo! Tu mi capisci, vero? » esclama. Appena il caminetto entra nel mio campo visivo, li vedo lì davanti. Deirdre è in piedi con le mani sui fianchi, Edward in ginocchio sul pavimento con Jasper di fronte.
Bene, a quanto pare Edward ha perso la scommessa. E quindi io l'ho vinta. Mi lascio scappare un sorrisino; in questo stesso momento Edward si volta in mia direzione, e mi vede. Sgrana gli occhi, poi si volta dall'altra parte.
Oh, quanto fa male la sconfitta, per un principe.


HALLOWEEN.
Ebbene, ora dovrò giustificare a me stessa quel che ho appena fatto; non credo che dare la colpa a Tom Riddle sia possibile, quel ragazzo sarebbe capace di uccidermi con uno sguardo, se solo tentassi di accusarlo. Fisso Medea Diamond, o meglio, fisso il suo corpo inerte che giace ai miei piedi. Non ci sono tracce di sangue sul mio vestito di seta nera, talmente stretto che faccio fatica a respirare. In testa mi rimbombano ancora le sue parole, la sua voce argentina e fin troppo ingenua: « che c'è, mi guardi male perché ti ho rubato Edward? » Ma che hai capito stupida. Che ne sai, tu. Non ho fatto in tempo a pensarlo, perché la mia mano è scattata e ho scandito nella mente l'incantesimo che avevo provato qualche giorno prima. I bicchieri esplodevano; che sarà successo a Medea?
Cammino lentamente lungo il corridoio, appiattendomi sul muro: c'è una caccia al tesoro in corso, e non credo che i miei avversari potrebbero essere più gentili di quanto io lo sia stata finora coi miei. Un Locomotor Mortis, dieci minuti di perfetta immobilità e il tempo di avvantaggiarsi notevolmente. Mi mancava l'ultima tappa, quando Medea mi si è piazzata davanti. Ha fatto l'errore di parlare, altrimenti non l'avrei riconosciuta; aveva sul viso una maschera nera, come tutti noi. L'avrei bloccata, e avrei fatto quello che sto facendo ora: correre verso la vittoria. Solo i primi sette riceveranno il premio.
Attraverso a tutta velocità l'atrio della scuola, uscendo in giardino. L'aria gelida mi taglia il viso, automaticamente mi copro la gola nuda con le mani calde – ancora per poco. Corro in direzione della serra 14, come indicava chiaramente l'ultimo indizio; evito i rami, per quanto mi è possibile, poi mi fermo davanti alla porta di vetro, retta da eleganti ghirigori di ferro battuto. C'è una candela accesa all'interno, che illumina un profilo che conosco più che bene: Edward.
Allungo la mano verso la maniglia.
« Avevo ragione, Violet. Era per lei che ti esercitavi. » mi fermo.
« Tom. » sussurro, mentre lui mi soffoca coprendomi la bocca con una mano.
« Stai calma, Violet Ophelia Traviston. Non lo dirò a nessuno. » Ora sì che sono nella merda. Ma lui scompare di nuovo. Mi rilasso di colpo, spingendo involontariamente la maniglia. Mi sbilancio all'indietro, cadendo con poca grazia sul pavimento sporco della serra. Sento la sedia di Edward strisciare sul pavimento, lo vedo precipitarsi verso di me.
« Mmh .. sei Violet, non è vero? » mormora aiutandomi ad alzarmi. « Riconoscerei il tuo profumo anche in capo al mondo ... per non parlare dei tuoi fianchi, tesoro. »
« E così hai perso la scommessa. » subito toglie le mani dai miei fianchi, come se fossero roventi. Torna a sedersi, senza guardarmi.
« Tranquillo, non credo che Medea ti importunerà più. » sussurro tra me e me, prendendo posto non troppo lontano da lui.


« Ben giocato, Violet. » Il mio compagno cacciatore Jasper Lewis mi batte sulla spalla, mentre ci dirigiamo verso gli spogliatoi. Abbiamo fatto un allenamento extra, e non è andato affatto male.
Sciolgo le cinghie che tengono fermi i parastinchi, mi sfilo la divisa sudata e rapidamente infilo la camicia bianca. Odio farmi la doccia al campo: l'acqua è sempre fredda, e i ragazzi sono dei guardoni. Mi poso sulle spalle il mantello, stringendo nella mano sinistra la scopa e nella destra la borsa dove ho gettato alla rinfusa le mie cose.
In corridoio c'è Edward, come sempre. Non mi rivolge il solito sorriso ironico: è serio, troppo anche per le sue eccellenti capacità recitative.
« Violet. »
« Edward. » continuo a camminare, ma mi afferra il polso.
« Violet. » ripete con lo stesso tono piatto, rivolgendomi uno sguardo freddo. « Voglio che ci vediamo seriamente. Dico davvero, ed è la prima volta che lo chiedo così apertamente ad una ragazza. Ti andrebbe di uscire con me? »
« Mi dispiace, Edward ... devo pensarci. » mi lascia andare il polso. Ecco, ora sì che avrò da riflettere.













02/11/2007
commenti (1) • tag: avvisi, amori, malinconia, amicizie, serpeverde, dubbi, hogsmeade, grifondoro, corvonero

Ritorno al mondo reale. Apro gli occhi e mi ritrovo nel mio letto, non nella stanza dell’infermeria come ieri. Alla mia destra non c’è il corpo invisibile di un Serpeverde addormentato, ma sul comodino ecco un mazzo di fiori, che ho trovato ieri pomeriggio, quando sono tornata nella mia camera. Rose bianche, i miei preferiti. È ovvio, senza biglietto. Sono stata tentata di gettarli via: ma alla fine ha prevalso il senso di appagamento che danno alla vista.
Mi preparo come tutte le mattine, ma lo specchio riflette un volto cereo. Mi cade l’occhio sul fard, ma io non voglio coprire troppo il pallore: insomma, esco da uno Schiantesimo, non da una settimana in crociera.
Non appena metto piede in Sala Grande, i Corvonero mi tributano un applauso scrosciante e qualcuno si lascia addirittura andare a cori da stadio. Faccio un sorrisino forzato e poi, con gli occhi bassi, mi servo e mi siedo al tavolo.
“Che vergogna…” dico a Rachel, che sta attaccando un muffin. Lei adora i muffin, e quando siamo nel mondo babbano, a volte glieli preparo apposta. Eh sì, sono una ragazza dai molteplici talenti.
“Ma che t’importa?” ribatte lei.
“Mi guardano tutti, e non per un buon motivo. Vorrei proprio essere invisibile.”
Già. Invisibile, come chi indossa un Mantello dell’Invisibilità. Come Lucas l’altra notte. Con cautela, do un’occhiata intorno: eccolo là, di spalle, con Edward Norwood, Jasper Lewis e gli altri Serpeverde. Norwood intercetta il mio sguardo e dice qualcosa a Lucas, che quindi si volta verso di me. Mi sorride, strizzandomi l’occhio.
 
Se un ragazzo si presenta clandestino da te nel bel mezzo della notte, di certo non è per chiederti aiuto con l’ultima incomprensibile lezione di Antiche Rune. Ma se poi questo ragazzo si limita a dormire abbracciato a te?
“Per forza che ti ha solo abbracciata. A tre metri di distanza c’era l’infermiera Mound che vigilava!” mi ha detto Rachel.
Ho passato così quella notte: con la testa appoggiata sul petto di Lucas Forsythe, con i battiti cadenzati del suo cuore che mi rassicuravano. Fuori pioveva, pioveva a dirotto, ma nella stanza regnava un calore rassicurante. Il suo respiro era regolare, le sue labbra appoggiate alla mia tempia destra, le sue braccia mi proteggevano. Fra noi c’era solo la distanza di un bacio.
A ripensarci, mi tornano i brividi per l’emozione: non so come ho fatto a non avere un infarto in quel momento.
 
Cos’è questo silenzio? Mi scuoto dai miei pensieri e vedo che in Sala Grande è appena entrata Alice Knox, dimostrando parecchio coraggio. Si dirige a passo svelto verso il tavolo dei Grifondoro. Nessuno la saluta, le parla o le rivolge la parola, e lei inizia a mangiare in tutta tranquillità. Alcuni Grifondoro si alzano dai loro posti; Elliot Clark viene a salutare Micheal, e mi rivolge uno sguardo di supporto senza dirmi nulla. “Micheal…” penso “Trattala bene questa ragazza!”. Gli altri in piedi sono giocatori di Quidditch; Peter raggiunge Alice e le dice qualcosa, chinandosi appena per non farsi sentire dagli altri. I brusii aumentano a dismisura, i pettegolezzi si sprecano.
“Le avrà dato un appuntamento.” butto lì con noncuranza, tanto per dimostrare ai miei amici che non si devono preoccupare per me.
“È proprio un cretino!” squittisce Medea Diamond; detto da una che, pur essendo Mezzosangue, crede che Edward Norwood stia sul serio andandole dietro… significa che è davvero evidente.
A proposito di Serpeverde, quello che mi interessa è in avvicinamento a ore dodici, accompagnato dai due Principi. Norwood si dirige verso Medea, e Lewis… da Jillian Mc Kanzie?! Questo mi sorge nuovo.
Lucas si siede a cavalcioni della sedia di fronte a me, lasciata libera di Micheal che se n’è andato con Elliot.
“Caspita, sei già in forma!”
“Certo, eccomi come nuova!”
“Secondo me una notte in infermeria è troppo poco…”
“Avresti preferito che fossero di più?”
Per fortuna il vero significato di questo dialogo è noto solo a Rachel, la quale finge di non ascoltare, ma che in realtà ha dilatato al massimo i padiglioni auricolari per captare ogni parola.
Lucas mi rivolge uno sguardo eloquente, e poi cambia discorso:
“Posso scortarti in classe?”
“Non ho bisogno di una scorta. Però se ti va puoi accompagnarmi.”
Abbozza un sorriso, e così ci alziamo per raggiungere i rispettivi luoghi di tortura.
 
Pomeriggio inoltrato. La luce del tramonto illumina di luce arancio la Sala Comune dei Corvonero. Ho appena finito di copiare gli appunti di Storia della Magia, quando sento il suono che fa un libro chiuso di colpo. Per la precisione, si tratta di un enorme tomo rilegato in rosso, sbattuto da una Jillian piuttosto arrabbiata.
“Tutto bene?” chiedo.
“Certo, soltanto che avrei voglia di strangolare quello che ha inventato Aritmanzia!”
“Hai bisogno di una mano?”
Jillian non mi risponde. Così avvicino la mia sedia alla sua ed esamino la situazione: il problema con cui è alle prese è abbastanza complesso, anch’io devo rifletterci qualche secondo. Jillian non è stupida come alcuni studenti a cui do ripetizioni, dunque basta un mio piccolo suggerimento riguardo al metodo da lei impiegato per farle trovare la soluzione corretta.
“Grazie, quel problema mi stava proprio rendendo la vita difficile. Avrei dovuto farlo ieri, ma non ci sono riuscita. Tra l’altro, fra poco ho un impegno per vedere una persona, e quindi ho finito giusto in tempo.”
“Jasper Lewis?”
Forse ho detto la cosa sbagliata: Jillian arrossisce ad abbassa lo sguardo.
“Come fai a saperlo?”
“È solo che stamattina a colazione vi ho visto parlare. È un appuntamento?”
“No, è solo un progetto per Incantesimi. Benton ci ha chiesto di gestire una lezione.”
“Caspita! È un bell’impegno… in tutti i sensi!”
“Già!” Jillian sembra più rilassata per fortuna “Adesso, però devo andare, altrimenti arrivo in ritardo davvero!”
La sua gattina nera la segue per qualche metro, poi torna ad accoccolarsi su una poltrona.
Con Jillian ho iniziato da poco a parlare; la cosa che ha davvero sciolto il ghiaccio fra noi è stato il suo aiuto nel duello. È stata lei a chiamare i soccorsi dopo l’incontro fra me ed uno Schiantesimo. Credo che il suo interesse per Jasper Lewis non sia di tipo solo scolastico, e spero che non sarà delusa. È molto bella, di stirpe pura, intelligente, ma i Principi non cercano questo. Forse non cercano niente, se non il divertimento di una sera o di un’ora.
Questo mi fa pensare che anche Lucas potrebbe essere così. Uno che in me cerca solo un po’ di cambiamento. Tuttavia, anche se le cose stessero in questo modo, non mi importerebbe più di tanto: non sono innamorata di lui, mi piace come ragazzo e basta. E se il suo scopo è solo usarmi e poi gettarmi via, perlomeno lo so. Lo so e non avrò brutte sorprese.
Ecco, lo sapevo, ecco che arrivano le lacrime, ecco che si affaccia la voglia di scappare. Fisso la pergamena davanti a me, per non incontrare lo sguardo di qualcuno che riconosca il mio dolore, che venga a consolarmi. Io vorrei solo restare sola.
Mentre cerco di mantenere l’autocontrollo, faccio su le mie cose e raggiungo la torre di Divinazione.
Appena arrivo, mi getto su una poltrona e reprimo il desiderio di urlare. Perché non riesco a lasciarmi alle spalle Peter e tutto quello che è successo? Perché non appena mi sembra di prendere una boccata d’aria, avviene qualcosa che mi riporta nell’abisso? Perché quei due non mi lasciano vivere in pace e continuano la loro storia alla luce del sole?
Lo sto chiedendo al fuoco, che arde tranquillo e sicuro di fronte a me. O al sole, che muore all’orizzonte.
Ma non c’è risposta.
 

La scuola è in uno di quei momenti in cui sembra deserta. Gli studenti dei primi tre anni, si aggirano con espressione annoiata, mentre noialtri delle ultime classi, chi più chi meno, ci prepariamo ad andare a Hogsmeade.
Oggi è una giornata tiepida, rispetto alla media dei giorni passati: il sole mi scalda il viso, mentre a occhi chiusi mi godo la temperatura mite.
“Sei la Bella Addormentata? O Giulietta?”dice una voce alle mie spalle. È un ragazzo di Grifondoro a parlare, uno dei compagni di squadra di Peter. Jack Adams, ovvero il nemico giurato di Micheal Parker. Forse sta aspettando proprio lui ed Elliot, giusto per rovinare loro la giornata.
“Se ti senti così romantica, potevi pensarci due volte prima di mollare Halbury, no?”
Jack ha una visione molto semplice dei rapporti interpersonali: primo, tutti gli esseri umani di sesso femminile vogliono stare con lui, anche se affermano il contrario; secondo, se offendi un suo amico, offendi anche lui. Quindi diciamo che non mi vede molto di buon occhio.
“Senti, non ho voglia di discussioni. Quindi vattene.”
“Ah, già… ti hanno appena schiantato. Beh, non posso dire che ci siano andati leggeri.”
Non gli rispondo e mi limito a guardare altrove.
“Me ne vado… vedo che non sono richiesto!”
Si allontana baldanzoso, per niente sfiorato da alcunché. Beato lui che vive così, senza farsi problemi.
Rachel mi raggiunge, e dunque… si va!
 

Ne avevo bisogno, ne avevo proprio bisogno. Dopo una settimana così, mi ci voleva un pomeriggio passato in compagnia della mia migliore amica. Entriamo subito nel nostro negozio di dolci preferito, e Rachel mi sfida ad assaggiare uno strano dolcetto rosa. Lo addento temendo il peggio: e infatti è al gusto di… carne cruda! Che schifo!
La cameriera, una strega dagli incredibili capelli blu, ci fa strada fino ad un tavolo appartato. Poco dopo, arrivano le cioccolate calde che abbiamo ordinato, fumanti e con uno spruzzo di panna. Rachel mi guarda impensierita:
“Devo dirti una cosa."
Se è ancora quel cretino di Toby a farla preoccupare, stavolta potrei non contenermi. Rachel appoggia la tazza vuota a metà sul piattino, e fa un respiro profondo.
“Io non so come vedo la storia fra te e Lucas.”
“Che cosa?”
“Lui è un Serpeverde, ed è anche amico di Riddle. Io sono una Mezzosangue.”
“Non capisco il punto della questione. Pensi che io dovrei lasciarlo? Anche se non stiamo neppure insieme, a dire il vero.”
“No, ma… ho paura che ci allontaniamo.”
“Stupida! Figuriamoci se per un ragazzo mollo la mia migliore amica!”
Rachel ha gli occhi lucidi: urge un abbraccio.
“È che negli ultimi tempi ti vedo sempre così strana.”
“Lo so, ho un po’ di cose per la testa. Ma questo non significa che io pensi di essere superiore a te, o qualcosa del genere.”
Rachel annuisce, poi con una risata stemperiamo la tensione.
Sono davvero un disastro nei rapporti interpersonali.

Evviva. Il professor Crale ha avuto davvero un’idea geniale. Redistribuzione degli studenti nelle varie stanze del dormitorio perché ce ne sono troppe piene a metà.
“Ragazzi, dobbiamo sfruttare meglio gli spazi. Anche perché potrebbero servirci in futuro.”
Domani i sorteggi. Speriamo in bene.













 

serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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NEWS
11.05.08: rimossa DOROTHY dai pg attivi.
18.04.08: aggiunte DAISY e LEEN ai pg attivi. eliminato KLAUS e spostato in png.
16.04.08: eliminata OPAL dai pg attivi
14.04.08: aggiunta ANNABEL a grifondoro

{ ... }

05.03.08: Aggiunto il PG di Dorothy della casata tassorosso
02.03.08: Aggiunto il PG di Liz della casata grifondoro
10.02.08: Aggiunto il PG di Scarlett della casata serpeverde
30.01.08: Aggiunto il PG di Eugene della casata tassorosso
26.01.08: Aggiunto il PG di Rah della casata tassorosso
24.01.08: Aggiunto il PG di Carlisle della casata tassorosso
18.01.08: Spostati i PG di Eveline, Matt e Beth tra i png
01.01.08: Aggiunto il PG di Alexa della casata tassorosso
30.12.07: Spostato il pg Laura Stevens in png sotto richiesta della burattinaia.
15.12.07: Aggiunto il PG Julia Versten della casata grifondoro
21.11.07: Aggiunto il PG Georgiana Harrington della casata corvonero
21.11.07: Aggiunto il PG Blaine Huznestov della casata corvonero
18.11.07: Aggiunto il PG Noir Varesco della casata grifondoro
11.11.07: Aggiunto il PG Margot Zoe Leroi della casata grifondoro
28.10.07: Aggiunto il PG Laura Stevens della casata corvonero
13.10.07: Aggiunto il PG Jasper Lewis della casata serpeverde
09.10.07: Aggiunto il PG Jillian McKanzie della casata corvonero
28.09.07: Aggiunto il PG Audrey Salinger della casata corvonero
15.09.07: C'è il ballo di apertura! Aggiunti i PG Elizabeth Hale e Matthew Warren
31.08.07: Aggiornate le regole. Domani parte il gioco!
04.08.07: Aggiunto il membro Violet Traviston, chiuse le iscrizioni a serpeverde
17.07.07: Aggiunto il membro Elliot Clark
16.07.07: Blog Aperto
15.07.07: Creazione blog


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    Questo è un gioco di blog che contiene personaggi inventati o appartenenti alla saga di Harry Potter. Ogni riferimento a cose o a persone realmente esistenti è puramente casuale.

    Grafica e HTM di Martyl.

    La founder del gioco è Giù.

    Il gdb è liberamente isipirato alla saga di Harry Potter di J.K.Rowling.

    Il blog non è una testata giornalistica in quanto non è aggiornato periodicamente. Le immagini postate sono reperite nel web e le proprietarie del blog non se ne assumono la proprietà, se non specificato.



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