30/10/2007
Lo so.
Dovrei essere china su quel dannato libro di Aritmanzia, dovrei essere chiusa dietro le cortine del mio letto ad arrovellarmi su calcoli troppo complicati per essere risolti, dovrei dannarmi per fare possibile e impossibile e tentare, quantomeno, di recuperare quell'orrido Troll che macchia la mia altrimenti perfetta media scolastica.
Lo so.
Ne sono perfettamente consapevole.
E in effetti sto per andare a studiare, lo giuro. Tra poco, anzi tra pochissimo, mi alzo dal pavimento e arrivo alla Torre, attraverso la sala comune, salgo dritta in camera mia e mi rintano sul letto. Dopo aver raccontato per filo e per segno quello che è appena successo a Isabel, ovviamente.
Arrossisco furiosamente, mentre l'immagine di Jasper Lewis in tutto il suo splendore, con solo un ridicolo asciugamano bianco sui fianchi, mi saltella davanti agli occhi. Mi corpo gli occhi con una mano, tentando inutilmente di scacciare il pensiero in fretta e furia: non sono nemmeno in grado di pensarci senza rischiare un mezzo collasso, figurarsi se sono capace di raccontare a qualcuno quello che è successo.
Sospiro, rialzandomi in piedi.
Forse è il caso di fare una bella dormita e non pensarci più su.
D'accordo, dormire non serve a niente.
Sono ore che mi rigiro senza sosta nel letto. Ho contato trecentoquarantasette pecore e cinque pastori vagamente somiglianti a Lewis, ho finito di riordinare gli appunti di Pozioni e ho mandato a memoria gli ingredienti necessari per ottenere il Veritaserum e un'altra pozione di cui non ricordo il nome, mi sono esercitata con l'incantesimo per manipolare l'acqua e mi sono preparata una camomilla.
Sono le tre passate da un pezzo e non sono ancora riuscita a chiuder occhio.
Mi devo preoccupare?
Devo arrivare al punto di scrivere alla mamma e chiederle un rimedio per l'insonnia?
Che diavolo, sono sempre stata quella capace di addormentarsi nelle lezioni più disparate, com'è che solo perché ho visto un ragazzo mezzo nudo non riesco a prender sonno?! Sbuffo, rigirandomi sulla pancia e abbracciando il cuscino. Un raggio di luna scivola sul mio viso, da una sottile fessura tra le pesanti tende di vellute: tutta la stanza è muta. Non un suono, non un rumore. Non sento nemmeno i respiri delle mie compagne di stanza, miracolosamente Isabel non sta russando nè parlando nel sonno. E allora cosa c'è che non va? Di cosa ho bisogno per dormire?
"Di compagnia, McKanzie"
Mi sollevò di scatto, sgranando gli occhi.
"Chi...chi c'è?" domando titubante, con un filo di voce.
"Oh, non c'è bisogno di aver paura Jillian" prosegue la voce, chiaramente maschile, con dolcezza "Non voglio farti del male"
Allungo la mano sotto il cuscino, stringendo forte la bacchetta. Sento il cuore battere furiosamente, mentre le mie dita si serrano attorno al legno.
"Credimi, sono io che non voglio fare del male a te. Chi sei?" domando ancora, sbirciando nell'oscurità.
Una sagoma scura si protende dal fondo del letto, verso di me, fino a farsi baciare dalla luce della luna.
"Lew...Lewis" boccheggio riconoscendo il volto del Serpeverde. Lui annuisce, sfiorandomi la guancia con una mano. Sento la pelle bruciare, laddove i suoi polpastrelli si sono posati. 
"Jasper" sussurra avvicinandosi pericolosamente al mio viso "Chiamami Jasper, ti prego..."
"Che cosa diavolo stai facendo?" strillo ritraendomi di scatto contro la testata del letto, tirando le coperte al petto. Manco fossi nuda.
Lui sbatte le palpebre, sinceramente stupido.
"Mi sembra piuttosto evidente" replica, facendomi sciogliere con un sorriso "Sto tentando di baciarti?"
"Stai tentando di baciarmi?" strillo di nuovo, isterica.
"Si, Jill, sta tentando di baciarti" s'intromette Isabel, guardandomi con disappunto.
"Isy?"
"Proprio così, Corvonero" conferma Tom Riddle, materializzandosi accanto alla mia amica. E alle spalle compare Audrey, poi Elliot Clark assieme a Micheal Parker, sullo sfondo intravedo persino il professor Silente. E, in tutto questo, uno straordinariamente bello [e semi-nudo] Jasper Lewis mi guarda e scrolla le spalle.
"Si, sto proprio tentando di baciarti"
Mi sollevo a sedere di scatto, gli occhi sgranati fissi sul vuoto ai piedi del mio letto dove non c'è nessuno, fatta eccezione per un cumulo di vestiti che non ho risistemato nel baule.
"...era solo un sogno" mormoro con la gola secca e il volto ancora accaldato.
Non capisco se esserne felice o meno.
Mi sono di nuovo svegliata in ritardo.
Arraffo una gonna, un maglione e un paio di stivali al volo, infilandoli alla meno peggio, una spazzolata ai capelli, borsa con i libri, una carezza a Chipie e via di corsa, verso la Sala Grande. Ovviamente è già deserta, non c'è un cane: tra meno di due minuti la campanella suonerà e non c'è mago o strega in questa scuola che rinuncerebbe alla colazione. Non ho nemmeno il tempo di afferrare una bioches che la campanella suona. Stridula, acida insopportabile e dannata campanella. Come in risposta ad un tacito ordine, tutto il cibo viene fatto evanescere, senza che mi sia data la possibilità di prendere nulla da mangiare. Morirò prima di pranzo. Se non mi uccide la Bonnet prima.
"Maledizione" ripeto a rafficca, atterrita all'idea di dover correre fuori, fino alle serre, per la lezione di Erbologia "Maledizione, maledizione, maledizione!" riprendo a correre, attraversando il Salone in un battibaleno. All'ingresso già non mi reggo più in piedi, ma non posso assolutamente fermarmi. Continuo a ripetere il mio mantra, come se potesse in un qualche modo farmi andare più rapidamente "Maledizione, maledizione, MALEDIZIONEEE!" urlo quando una mano mi afferra per un braccio, bloccandomi e facendomi quasi inciampare nei miei pazzi. Riapro gli occhi solo una volta sicura che il mio viso non ha avuto una dolorosa collisione con il pavimento, rialzando lo sguardo furente. Voglio proprio vedere chi è l'idiota che mi ha quasi uccisa, voglio vedere la sua faccia prima di schiantarlo seduta stante.
"Ehi, stai bene?"
Ah ecco.
Non ci sarà bisogno di morire la fame e la Bonnet non dovrà uccidere.
Ci penserà lui.
Mi trattengo dall'urlare.
Perfetto.
PERFETTO.
Un'occhiata incuriosita di Jasper Lewis blocca sul nascere una pioggia di insulti e mi ricorda di chiudere la bocca: boccheggiare come un pesce rosso senza emettere fiato non è il massimo dell'eleganza.
"Cosa vuoi?" domando brusca, incrociando le braccia al petto. Aggrotta la fronte, arretrando leggermente e sollevando le mani.
"Nulla, nulla, stai tranquilla. Non mordo..."
...non in modo aggressivo, perlomeno. Il ricordo della scenetta di ieri sera si insinua prepotente tra i miei pensieri, senza nemmeno chiedere il permesso. Mi sento arrossire, mentre distolgo lo sguardo. 
"Mi hai spaventata.." borbotto, stringendo nervosamente la tracolla della borsa. Lo immagino sorridere, sento il suo sorriso perforarmi da parte a parte, come se potesse effettivamente leggere la mia mente.
"Scusa, non volevo" ride sommessamente, avvicinandosi di un passo. Sento la faccia bruciare ancora di più, man mano che la distanza tra me e lui si accorcia. Esattamente come è successo nel sonno "Piuttosto volevo chiederti dove dobbiamo vederci oggi, che non me lo ricordo più" lo guardo sgranando gli occhi, tanto che dopo qualche attimo si affretta ad aggiungere "Per il compito di Incantesimi"
"Oh.." esclamo, senza capire se sono delusa o no "Il compito, si. Non lo so, io..."
Un flash di me e lui in riva al lago, impegnati in attività decisamente più piacevoli di un compito di incantesimi, saetta perfido nella mia mente, lasciandomi imbambolata a fissare il vuoto. Quando poi riprendo pieno possesso delle mie facoltà, devo avere il colorito di un pomodoro particolarmente imbarazzato. E lui continua a sorridere, con l'aria dannatamente furbetta di chi sa tutto. Ma non è possibile che sappia, non è assolutamente possibile. Sarei rovinata.
"Ho un'idea" propone d'un tratto, salvandomi dalla catalessi in cui sono caduta "Dal momento che siamo tutti e due palesemente in ritardo per andare a lezione, perché non ne approfittiamo e andiamo a vedere se quelle famose aule del secondo piano sono vuote?" propone con un tono che non so interpretare. Me lo sto immaginando o ci sta provando con me? Lo fisso, inebetita. Io e lui. In un'aula vuota. Tutta la mattina.
"Assolutamente no!" esclamo ritraendomi di scatto e continuando ad indietreggiare verso la porta aperta "Sono in ritardo si, ma non posso perdermi Erbologia e poi ho un sacco da studiare, compiti da fare, Troll da recuperare e Silente mi ha nominata capogruppo a Trasfigurazione e devo proprio andare, poi non mi sento tanto bene è meglio che me ne sto in camera questo pomeriggio" "Posso venire lì se vuoi" "Per non parlare poi di.." Ammutolisco. Lo ha detto davvero o è il mio cervello che perde colpi?
"S..scusa, hai detto qualcosa?" pigolo, posandomi contro lo stipite della porta. Sento l'aria fresca del parco solleticarmi la schiena, ma la sensazione di andare a fuoco non si attenua. Lui si indica stupito.
"Io? Come avrei potuto, sei partita a razzo!" ride, scuotendo il capo.
Ecco, mi crede pazza.
E forse lo sono davvero.
Inspiro a fondo, cercando di calmarmi.
"Senti, scusami ma sono proprio di fretta. Mi faccio viva io, d'accordo?"
Mi concedo solo il tempo di sentire il suo "Non vedo l'ora", poi mi volto e via, di corsa, fino alle serre dove, quando arrivo, la lezione è iniziata da un po'. La Bonnet mi squadra da capo a piedi, valutando quando punti togliermi e cercando qualcosa di particolarmente velenoso da dirmi.
"McKanzie, finalmente ti sei decisa a onorarci con la tua regale presenza! Dieci punti in meno a Corvonero" abbaia rabbiosa, mentre mi infilo accanto ad Audrey, Isabel e Laura, che mi guardano e stringono nelle spalle, solidali. Lascio cadere la borsa a terra, inspirando a fondo.
"Come mai così in ritardo?" mi chiede la prima, arricciando il naso nell'infilare le mani in un groviglio di radici dall'aspetto disgustoso.
"Sono stata trattenuta" replico, infilandomii guanti e cercando di capire quale sia l'argomento della lezione.
"Da chi?" indaga la Stevens, sorridendo maliziosa. Isabel mi passa un paio di cesoie, commentando vaga.
"Scommetto che si tratta del bel Serpeverde con cui ieri sei scomparsa per tutto il pomeriggio"
"Isabel!"
"Jillian" esclama Laura, battendo le mani deliziata "E cosa aspettavi a dircelo?" mi rimprovera quasi irritata. In mio aiuto interviene Audrey.
"Perché Jillian non è una pettegola" esclama, facendo una linguaggia all'altra biondina, che scoppia a ridere attirandosi un'occhiata astiosa della Bonnet.
"Scherzi a parte, cosa pensi di fare?" mi chiede Isabel, dopo aver ascoltato il resoconto più o meno completo di quanto accaduto poco fa nell'ingresso.
"Mi pare ovvio" sbotta la Steven "Appena lo vede gli chiede di andare assieme ad Hogsmeade"
"Laura!" esclamo sgranando gli occhi "Non farei mai una cosa del genere, lo sai!"
"Si, è vero" conviene lei "Sei un caso disperato"
"E lasciala un po' pace!" di nuovo, Audrey accorre in mio soccorso. Bisognerebbe erigere una statua in onore di questa ragazza. Isabel sospira, Laura rotea gli occhi.
Io mi limito a concentrarmi sulle radici che ho sotto il naso. Hanno il vantaggio di essere talmente orribili che è impossibile trovare in loro qualcosa che possa farmi pensare a Jasper. E a differenza sua, sono totalmente innocue.
Non posso fare a meno di chiedermi una cosa, però.
Quanto è velenoso, il bacio di una Serpente?
29/10/2007
La biblioteca è grande e sempre piuttosto in penombra: l’atmosfera di mistero che aleggia qui su di me non esercita una grande attrazione. Sono arrivato da pochi minuti, e in teoria sono abbastanza in orario; invece Jillian Mc Kanzie sta arrivando proprio adesso, trafelata. Io sono già al mio posto, circondato da una moltitudine di libri. Madama Wirret, la bibliotecaria, me li ha consegnati uno dopo l’altro senza battere ciglio, ed ad un certo punto ho temuto di essere sommerso. Quella donna arcigna non fa che fissarmi con disappunto. Possibile che non abbia nient’altro da fare?
La mia compagna di sventura ha le guance un po’ arrossate, un po’ affannata: pensare che io, per un ritardo di cinque minuti, nemmeno mi sforzo di sbrigarmi. Oggi sono stato puntuale, forse perché Lucas mi ha quasi sbattuto fuori della nostra stanza.
“Ciao, scusami per il ritardo! I compiti di Aritmanzia…”
I Corvonero: una vita per lo studio.
“Non preoccuparti, sono appena arrivato.”
“Hai già dato un’occhiata a questi libri?”
Certo, come no.
“A dire il vero, ti ho aspettato… così cominciamo insieme il lavoro.”
Eh, già. Sono un gentiluomo.
“Bene, allora diamoci dentro!”
Cos’è, un invito sessuale?! Magari… Jillian allude al nostro compito. Meno male che Incantesimi è una materia che mi piace: se mi fosse capitato con Trasfigurazione, avrei accettato a priori un’insufficienza. Non sopporto Silente, e quella sua perenne e divertita aria di superiorità verso tutto e tutti.
Jillian sfoglia un volume consumato dal tempo, e quindi eccoci alla ricerca di un argomento sensato da presentare. La mia concentrazione è pari a zero, direi che sono piuttosto assorbito dalla contemplazione delle labbra morbide della piccola
Corvonero.
“Jasper, scusa ma… mi stai ascoltando?”
“Certo, stavi dicendo della combinazione Brivaldus?”
“Stavo dicendo che secondo me è la più adatta. Media difficoltà. Scarsi effetti negativi qualora vada male. Retroscena abbastanza succoso.”
“Perfetto, allora. Vada per la combinazione Brivaldus!”
“Conviene che iniziamo ad esercitarci…conosci un posto adatto?”
La mia camera da letto?
“Forse una delle aule vuote al secondo piano.”
“Andiamo a vedere.”
Così ci muoviamo verso il secondo piano, dove ci sono un paio di stanze vuote, che vengono a volte usate come classi, quando in certe annate gli studenti sono più numerosi. I corridoi sono ancora piuttosto affollati. Incontriamo Violet Traviston, che mi degna appena di un saluto. Poi la squadra di Quidditch di Corvonero, Micheal Parker in testa che guida la ciurma.
“Ehi, Micheal!” lo apostrofo.
“Ciao, Jasper.”
Micheal Parker: ovvero, quando un Purosangue si innamora della feccia impura. La sua ragazza è piuttosto carina, perlomeno, non un troll di montagna. Parker però resta sempre un ragazzo simpatico… spero che rinsavisca presto.
Manco a dirlo, le aule vuote del secondo piano sono occupate: in una c’è una coppia, che non vediamo, ma di cui sentiamo i rumori; in quella accanto, una Corvonero bruna che ci guarda abbastanza male… Jillian la saluta e poi ce ne andiamo; la terza, invece, è troppo piccola.
“Rimandiamo a domani.”
“Va bene, speriamo che nessuno preso dagli ormoni si rifugi ancora qui!”
Jillian arrossisce lievemente alla mia affermazione… esistono ancora ragazze pudiche a questo mondo.
Sono veramente distrutto. Lunedì sera: primo giorno della settimana, e già vorrei tornare a sabato. Mi lancio nella doccia prima che arrivi Ed e la monopolizzi per ore. L’acqua calda mi sferza il viso ed i muscoli indolenziti. Ecco che riprendo vita, per fortuna.
Ho parlato troppo presto: l’acqua prima diventa ghiacciata poi smette di scorrere. Maledizione!
La mia bacchetta è in camera, così mi avvolgo alla bell’e meglio in un asciugamano e vado a prenderla per rimettere a posto la situazione e farmi finalmente questa doccia.
La fortuna oggi non mi assiste: la bacchetta chissà che fine ha fatto. Mentre sto imprecando in modo poco elegante(anch’io ho le mie piccole défaillances), la porta si apre e mi ritrovi davanti una Jillian Mc Kanzie dall’espressione stupita, di certo non a causa del mio linguaggio scurrile. La capisco: se fossi una ragazza e mi ritrovassi uno dei Principi mezzo nudo di fronte, sarei un po’ sconvolta.
“Tranquilla, non mordo… non in modo aggressivo perlomeno.”
“Ok.”
“Come mai sei qui?”
Mi porge la mia bacchetta. Eccola, finalmente! In effetti, adesso ne ho proprio bisogno. Devo averla dimenticata in biblioteca durante la sessione di studio.
“Credo di averla messa via per sbaglio fra le mie cose…”
“Grazie di avermela riportata. Cosa posso fare per te?”
Molte cose, vorrei che rispondesse. Ehm, forse è meglio se torno sotto la doccia a calmare i bollenti spiriti.
“Niente, avrei bisogno di parlarti. Ma la cosa può aspettare. Buonanotte!”
E se ne va via in fretta. Poco dopo, sono di nuovo sotto l’acqua. Sento la porta del bagno che si apre… Ed mi dice:
“Jasp, vedi di muoverti, devo farmi una doccia anch’io.”
Ho finito, quindi esco quasi subito.
“Devo andare dalla Diamond stasera.”
“Caspita, è la grande serata allora?”
Ed non mi risponde e si fionda nella cabina.
“Vabbè, in ogni caso stai attento all’acqua. Poco fa…”
“È ghiacciata!” urla lui di rimando.
“Appunto.”
La mia bacchetta è ancora lì, quindi pronuncio l’incantesimo di Calore e lo salvo dall’assideramento.
Lavati, profumati e belli come al solito, Ed e io ci dirigiamo verso la torre dove alloggiano i Corvonero. Ed non è molto loquace, mentre io gli racconto degli avvenimenti che si è perso. Passiamo accanto all’ingresso della Sala Comune dei Grifondoro, davanti al quale ci sono un ragazzo ed una ragazza. Riconosco la figura maschile: è Jack Adams, con una. Sembrano in atteggiamenti, come dire, amorosi. No, un momento… ma quella è la ragazza di Micheal Parker!
Jack si accorge della nostra presenza e si allontana da lei immediatamente. Lei sembra piuttosto terrorizzata. Comprensibile, vista la fama di Adams. Ora, per noi i Mezzosangue sono feccia; ma Jack Adams è ancora peggio. Una volta ha osato tentare la sorte con Eve, che non ne voleva sapere. Lei è più che in grado di difendersi da sola, ma quell’essere immondo le aveva tolto la bacchetta. Per fortuna, io e Ed eravamo arrivati, stile vendicatori della notte, o
meglio, di fanciulle in difficoltà.
Insomma, la ragazza di Micheal Parker non è proprio la nostra Eve, però… quello è pur sempre Jack Adams.
“Allora, Adams, sempre alla ricerca di ciò che non puoi avere?”
“Chiudi il becco, Norwood!”
“E tu vedi di tenere le mani a posto. Non ho dimenticato quello che è successo con Eve.”
Mi guarda notevolmente incattivito: quella volta l’avevo colpito con la Maledizione Imperio. Eve si era divertita molto a vederlo muoversi come una gallina starnazzante.
“Non finisce qui, Norwood. E neanche con te, Lewis. ”
“Quando vuoi, Adams.”
Passa oltre il quadro della Signora Grassa, lasciando fuori la ragazza. A dir poco scossa, la Mezzosangue ci ringrazia per l’aiuto. Ed e io ci guardiamo: la sua mente tocca la mia, pensando la stessa cosa. Così le dico:
“Se devi andare dai Corvonero, possiamo fare la strada insieme.”
Edward Norwood e Jasper Lewis: gentiluomini in ogni circostanza.
Inchinatevi, prego.
28/10/2007

Un diario. Un diario vero, come quelli che usano le ragazze babbane.
Mai tenuto un diario prima d’ora. Eppure, la penna d’oca sta scorrendo veloce sulla carta azzurrina di questo stupido libriccino turchese… Ed è la mia mano che la sta indirizzando al suo dovere, a tracciare ghirigori scuri, che si contrappongono alla carta così chiara. Ma perché? I diari sono per i riflessivi, per gli sfigati… Per quelli che non hanno un posto, e cercano una pagina bianca su cui piangere e su cui raccontare le loro sfigatissime giornate.
Io non sono quel genere di persona, o almeno non lo sono più. Eppure, sto scrivendo su un diario. Io, conosciuta come la ragazza ‘facile’, sto davvero scrivendo su un diario… E questo per colpa dell’unica persona alla quale sono davvero legata. Questo per colpa della persona che più di tutte sa darmi consiglio, l’unica che mi accetta perché sono Laura, e non perché sono ‘la Stevens’. Sto scrivendo su un diario, e la colpa è solo di Verity… La timida, pacata e instabile Verity, l’inguaribile secchiona, perennemente innamorata, nonché mia migliore amica. E’ suo il biglietto che stamattina ho trovato sul letto, un semplice ritaglio di pergamena giallastra.
“Perché tutti ne abbiamo bisogno, anche Laura e persino la Stevens… Buon compleanno. Vé”.
Non capisco come faccio a sopportarla: è fissata con la psicologia, le sue storie della scoperta della nostra parte più interiore; continua a mandarmi questi regali e biglietti profondi, dice sempre che vuole tirare fuori la Laura che c’è in me, schacciare la mia parte più Stevens e fare in modo che lasci da parte i pregiudizi.
Già, perché lei parla sempre dei Mezzosangue. Lei è una col sangue puro, è una degna di frequentare questa scuola. C’è gente che non lo è, ma lei continua a difenderla, sostenendo che tutti abbiamo gli stessi diritti e siamo uguali. A volte mi dà sui nervi, ma continuo comunque a volerle bene, perché mi è impossibile non farlo. Prima o poi ne parleremo, prima o poi la convincerò ad onorare la sua stirpe…
“Tutto bene, La?” chiudo in fretta il libriccino e lo getto nel cassetto del comodino, che richiudo poi con una

spallata. Non voglio che sappia che lo sto usando davvero.
“Ma certo, Vé” rispondo frettolosamente, sorridendo alla ragazza che sta salendo le scale del dormitorio
“Stavo… studiando. Aritmanzia.”
Verity chiude la porta della stanza e si siede sul letto di fianco al mio
“Certo, come no. Hai visto il mio regalo?”
Odio come affronta gli argomenti. Sono una persona determinata ed estroversa, ma lei riesce sempre a mettermi in imbarazzo.
“Sì, grazie infinite… Mi piace!” è tutto quello che riesco a dire, per poi prendere la tracolla e aprire la porta del dormitorio.
“Vado in biblioteca… Sai, per la ricerca di Aritmanzia”
“Non c’è nessuna ricerca di Aritmanzia per la prossima lezione.”
La timida, pacata e instabile Verity, diventa schietta e diretta ogni volta che le gira. Ci sono tanti motivi per odiarla, e per cui io stessa la odio. Ma poi ti guarda in quel modo fermo, serio. E capisci che senza un’amica come lei, non potresti vivere.
“Vé, lo sai che non sto andando in biblioteca. Lo sai che fa tutto parte del piano.” Adoro questa frase… La dico sempre, per farle capire che non voglio dirle dove sto andando o cosa sto facendo. Sì, perché noi siamo inseparabili, abbiamo un modo di vivere speciale, nostro.
Finalmente esco dalla sala comune e percorro con calma le imponenti scale di marmo. I miei passi risuonano, nel silenzio dell’alta torre che si dirama nei sette piani di Hogwarts. Finalmente arrivo nel salone d’ingresso, e metto piede fuori dal portone.
In effetti quello che ho detto a Vé non è del tutto una bugia, devo studiare, e per quanto possa essere una ragazza carina e disinteressata, ci tengo ai miei voti e alle mie conoscenze magiche, sia teoriche che pratiche. Sfilo dalla borsa un libro a caso, e la sorte vuole che abbia pescato proprio quello di Pozioni, una delle mie materie preferite. Lo apro alla pagina di una pozione di livello avanzato. Con le lezioni non ci siamo ancora, ma comincio inevitabilmente a dare una lettura veloce: gli ingredienti sono quasi introvabili, e la preparazione richiede una cura straziante! Mi chiedo chi abbia la voglia di stare chino per sette ore su una pozione, per rimestarla in senso orario una volta ogni sette minuti esatti, e per sette ore di seguito. Certo, la materia è affascinante e tutto il resto, ma non sprecherei il mio tempo in quel modo.
Chiudo il libro e mi alzo, salutando mentalmente l’aria fresca del parco, per poi rientrare nel salone d’ingresso e dare un’occhiata alla bacheca. Non lo faccio spesso, ma so di perdere delle buone occasioni…
E infatti, un annuncio appeso proprio al centro, recita:
“Per tutti i ragazzi dal terzo anno in su, verrà organizzata una gita a Hogsmeade. Presto verrà comunicato il giorno esatto dell’uscita. Potranno partecipare tutti i ragazzi dal terzo in su, se possiedono il permesso apposito firmato dai genitori o dai tutori”
Merda. Il permesso l’ho lasciato a casa.
Il sole non è ancora tramontato, anche se l’inverno si avvicina e le giornate si accorciano sempre di più. Ho ancora tempo di rimediare… Forse.
Corro fuori dal salone d’ingresso, continuo a correre. Ormai ho il fiatone, ma devo farcela. Finalmente la mia vista, leggermente annebbiata dalla fatica, individua le scale di marmo scuro della Guferia. Entro, salgo fino in cima, e faccio in tempo a scorgere uno dei gufi grigiastri di servizio della scuola, quelli per gli studenti che non ne possiedono uno proprio.
Il gufo è sulla finestra, il becco chino sulla mangiatoia. Le sue zampette sono ben libere.
“Perfetto” esclamo, ansante, più verso me stessa che verso il gufo. Tiro fuori un pezzo di pergamena e una busta, e scribacchio una lettera.
“Mamma, devi mandarmi il permesso firmato per Hogsmeade. E’ nel secondo cassetto dello scrittoio. Grazie… Qui tutto bene. Ti scrivo una lettera decente appena riesco. Laura”
Chiudo in fretta la busta e la lego alla zampa del gufo, che mi becca affettuosamente la mano.
“Vai, piccolo… Cerca di fare presto, ok?” sussurro alla finestra, mentre osservo l’uccello volare via.
“Ehi, Stevens!”
Che sensazione orribile. E’ di nuovo lui. Mi volto e scorgo il suo orribile ghigno.
“Cosa vuoi, Robert?” chiedo seccata, verso quel ragazzo che non mi lascia mai in pace. Quel ragazzo, che non mi lascia respirare. E’ tremendamente soffocante.

Lui ride leggermente e si avvicina
“Sai, ho saputo che c’è la gita a Hogsmeade. Mi chiedevo se ti andava di venirci con me!” conclude con un gesto teatrale e un inchino.
“Certo, contaci!” lo sbeffeggio io, come tutte le volte. Ma poi mi blocco, improvvisamente.
E se accettassi? Dopotutto, è sempre un ragazzo carino, Purosangue, e più grande. E potrebbe finire che ci vado da sola, per cui…
“No, davvero, mi piacerebbe molto”.
Un sorriso si illumina sul volto del ragazzo, moro ed esile, poco più alto di me.
“Ok, magnifico! Allora quando sarà, ci vediamo dove parte la gita...”
Robert se ne va a passo veloce, scende al piano inferiore. Ma poi i suoi passi si bloccano e ritornano.
“A proposito, non è che alla tua amica Verity farebbe piacere uscire con un mio amico? Visto che siete in stanza insieme potresti chiederglielo tu…”
Inarco un sopracciglio
“Un tuo amico chi, precisamente?”
“William Tracey, è un grifon…” inizia a parlare, ma lo blocco con un’espressione disgustata.
“Ma è un Mezzosangue!” mi volto di poco angolo e alzo la testa, non posso crederci.
Non devo dirlo a Vé. Non sarebbe giusto mentirle, questo è vero. Ma è altrettanto vero che accetterebbe di sicuro, e addio al suo passaggio a Purosangue orgogliosa! No, questo no.
“Beh, tu chiediglielo” il Corvonero fa spallucce e se ne va, questa volta davvero.
Ormai è ora di cena. Scendo nella sala grande e mi siedo al tavolo, nel solito posto di fianco a Verity, piuttosto nervosa a dir la verità.
“Laura! Dove sei stata?” sorride la mia amica, servendosi di tacchino
“Incastrato qualcun altro?”
Le faccio la linguaccia. Non è vero che ‘incastro’ i ragazzi. O almeno, solo un pochino…
“Comunque…” la lingua parte da sola, non vorrei ma devo essere sincera. E poi, non è detto che si innamorino se escono insieme!
Qualcosa nello stomaco, come un rigurgito risale, e la mia lingua gira nel modo sbagliato.
“Robert Bowler mi ha invitata a Hogsmeade.” dico con naturalezza
“E tu come te la passi?”
Verity sbuffa
“Chi vuoi che mi inviti…”
Mi sento in colpa. Dio mio, quanto mi sento in colpa. Ma devo impedire che esca con un Mezzosangue, devo impedire che fra loro nasca qualcosa. Non potrei sopportarlo.
Finita la cena, salgo velocemente in sala comune e inizio a leggere il libro di Storia della Magia. Poche parole, riecheggiano confuse nella mia mente, la loro immagine stampata si ripete… Il buio mi avvolge e mi abbandono al caldo abbraccio della notte.
28/10/2007

Questa è davvero una settimana d'inferno per me: oltre a Jake che ormai è diventato quasi la mia ombra, o meglio quella di Beth, ci si è messo anche Oliver; Da quando gli ho confessato che pensavo che lui rubasse i miei vestiti per assomigliarmi non riesce a guardarmi senza scoppiare a ridere! E' successo tutto martedì scorso...
Apro l'armadio di Oliver e vedo i miei pantaloni e le mie magliette ben piegati tra i suoi vestiti: non ho più dubbi, questa è la prova che ho tanto aspettato.
"Non puoi più nasconderti ormai, ti ho scoperto!!" urlo contro il mio amico, puntandogli minacciosamente il dito dritto in viso.
"Ammettilo, tu rubi i miei vestiti perchè vuoi-essere-me!" continuo sicuro della verità delle mie affermazioni. Quanto mai non sono stato zitto.
"Ah ecco di chi erano...ma, cosa? Voler essere te?? I tuoi vestiti sono nel mio armadio perché gli elfi li hanno raccolti tra le mie cose, quindi pensavano fossero mie...". Valuto attentamente anche questa possibilità. Dopo una rapida ma attenta analisi concludo che Oliver potrebbe anche avere ragione...anzi è più che una possibilità..."
Ah...allora ridammeli!". Prendo i miei abiti e li ripongo uno ad uno nel mio armadio. Spero che Oliver non si sia accorto di quello che ho detto, o perlomeno che abbia improvvisamente un sintomo precoce di Alzheimer (che copra gli ultimi 10 minuti...). Ti prego, ti prego, ti prego...
"Ma davvero eri convinto che volessi essere te?". Dovevo aspettarmi che il fatto di essere ateo influisse sulla mia preghiera...mi giro verso il mio compagno di stanza. Ci guardiamo per parecchi secondi, dopo di che non riesce più a trattenersi e scoppia in una rumorosa risata. Ride, ride, ride, e alla fine piange tanto si diverte...
E tutto questo quasi una settimana fa, eppure ancora oggi il mio amicone non riesce a rimanere serio quando i suoi pensieri ritornano su questo fatto. Ma davvero è così inverosimile e spassoso pensare che qualcuno voglia essere Matthew Warren?! Lascio questa domanda in sospeso perchè in realtà non voglio sapere la risposta...
Anche in questo momento sta ridendo...ma come fa a trovarmi ancora così divertente? Non si stanca mai?!
"Senti io scendo e vado da Beth...tu continua pure a deridermi, tanto sono abituato!"
"E dai..scusa...e solo che...". Non gli lascio finire la frase e chiudo la porta dietro di me. Ne ho davvero abbastanza di sentirmi ridere dietro, specialmente se a farlo è il mio migliore amico. Scendendo dalle scale incrocio Bree.
"Hey.."
"Ciao Matt"
"Stai andando da Oliver?"
"E già..."
"Allora prova a vedere se almeno tu riesci a farlo uscire dal suo stato di deficienza cronico!". All'inizio mi guarda storto, poi intuisce quello che voglio dire.
"Non dirmi che è ancora per quella storia? Certo che però è davvero divertente...o no...", continua poi notando il mio sguardo truce.
"Io vado..."
"E' sempre un piacere parlare con te...." dico tra il sarcastico e l'ironico. Continuo a scendere le scale fino al pianerottolo della sala comune dei Tassorosso. Qui aspetto un paio di minuti l'arrivo di Beth, fino all'ora del nostro appuntamento.
"Hei egocentrico!" si avvicina sorridendo Beth e mi stampa amichevolmente un pugno nello stomaco: che ragazza violenta!,
"pronto per la festa?". Ah già, quasi dimenticavo che le ore che mi separano dalla 'favolosa festa' del 'fantastico' Jake si stanno irrimediabilmente riducendo...
"Non vedi, sprizzo gioia da tutti i pori...non si vede?", le rispondo abbozzando un sorriso e mantenendo il mio tono sull'annoiato-patetico.
"Sai qual'è il tuo problema? E' che vedi le cose troppo in negativo...". L'analisi psicologica mi mancava per oggi...
"vedrai che ci divertiremo!". O....ne sono sicuro, sarà una festa indimenticabile...
"Beth sei pronta?" urlo. Guardo in giro la camera delle ragazze: altro che più ordinata di quella dei ragazzi, sembra un campo di battaglia (e con molte vittime per giunta...)!
"Sai Matt, mi stavo domandando...perchè diavolo stai qui in camera nostra? La tua presenza mi infastidisce appena..."mi dice Bree.
"Perchè la tua amica mi aveva dato appuntamento un quarto d'ora fa, quindi ormai DOVREBBE ESSERE PRONTA!". Si, è vero...la mia è una specie di ripicca, visto che devo sempre aspettare tantissimo prima che Beth si presenti, in ritardo, all'appuntamento! "
Sono quasi pronta!"urla una voce dall'interno del bagno.
Bussano alla porta. Bree accorre per aprire ed ecco apparire la sagoma di Oliver:
"Allora sei pronta o no?...Ciao Matt.." Aggiunge poi, scorgendomi seduto su un letto vuoto. Gli faccio un cenno.
"Quasi, Aspetta qui!"gli risponde la ragazza. Quindi si siede a fianco a me.
"Mi dispiace per questa settimana...sono stato un pò eccessivo..". Apprezzo davvero il suo sforzo, non dev'essere stato semplice ammetterlo, ma una rivincita me la voglio prendere, anche se minima!
"Non fare la ragazzina con me, ti avevo già perdonato!". Sarà per la situazione disperata che ci univa in quel momento, o per qualche altro strano motivo, il fatto è che non mi sentivo più in collera con lui per davvero.
"Credi che usciranno mai?"mi chiede infine il mio compagno di sventure.
"
Penso di no..", continuo io. Seduti soli su un letto vuoto ed illuminati dalla flebile luce di poche candele, guardiamo esasperati la porta che ci appare come una torre insormontabile che nasconde al suo interno due splendide principesse. Quella non è una semplice porta, ma è il famoso 'ingresso del bagno': terreno sacro per le ragazze, luogo misterioso ed estraneo per noi comuni uomini che non potremo mai capire il motivo per il quale il bagno sia così importante per le donne. Quando escono da quella stanza sconosciuta, sempre rigorosamente in coppia, sono sempre più belle, più sorridenti e più ordinate di prima. Non può essere altro che incomprensibile per noi.
Mentre sediamo con lo sguardo fisso nel vuoto ecco aprirsi finalmente la porta;
"Allora alzatevi e andiamo che siamo già in ritardo!". Più belle, più sorridenti, e più acide di prima! Con una strategia ammirevole sono riuscite a far spostare la colpa del ritardo dalla loro smania di bellezza, alla nostra lentezza nell'alzarci, provocata tra l'altro dalla noia dell'attesa.
Alla festa ci sono davvero tutti (o quasi...) quelli del settimo. Mancano al solito all'appello solamente alcuni Serpeverde, che come sempre si rifiutano di mischiarsi alla 'plebaglia'. Oliver ha promesso di darmi man forte in caso Jake decida di passare all'attacco: avendomi ignorato e deriso per una settimana intera, fregandosene di quello che succedeva tra me e Beth, questo è il minimo!
Diversamente da quanto mi sarei aspettato, il mio nemico si avvicina raramente a noi due per tutta la sera, anzi è in compagnia di una bella ragazza bionda. Meglio così. Beth trova che questo suo comportamento confermi la sua tesi: Jake non è innamorato di lei ma di questa Celeste; tuttavia io non ne sono totalmente convinto, sarà perchè tendo sempre a dubitare delle persone e a non dare subito fiducia alla gente, sarà perchè Jake non sembra un tipo affidabile, ma a me il suo atteggiamento di stasera mi sembra tutta una tattica per avere poi campo libero con lei. Probabilmente pensa che vedendolo così innamorato di un'altra e così incurante verso Beth mi sarei convinto che il suo unico interesse per le mia ragazza è di tipo 'scolastico' e che, quindi, li avrei lasciati tranquillamente più tempo soli. Ma il ragazzo ha fatto i conti errati, io non mi lascio convincere tanto facilmente e non mi lascio nemmeno portare via la cosa più importante della mia vita così facilmente: se vuole la guerra, guerra avrà.
"Beth vado a ringraziare Jake per la bella festa..."dico a fine serata a Beth.
"bè ma allora vengo anch'io!"
"NO!!"le dico con fin troppa veemenza, "
voglio anche scusarmi per essere stato sempre molto sgarbato con lui...ed è meglio se tu non ci sei mentre mi scuso...sai com'è..."
"mm...ok...", continua Beth poco convinta
"Allora ti aspetto qui..."
Mi dirigo verso Jake che sta salutando dei ragazzi e, quando finalmente mi trovo solo, di fronte a lui, comincio a parlare:
"Sai, puoi anche incantare Beth con i tuoi atteggiamenti, ma di certo non impressioni me: so bene dove vuoi arrivare"
"Non so di cosa tu stia parlando, devi essere impazzito. Se io volessi Beth a questo punto sarebbe già mia...o mancherebbe molto poco..."Mentre pronuncia l'ultima frase abbozza un sorrisetto.
"Tu prova a toccarla con un dito e giuro che io....", non riesco nemmeno a dire quello che vorrei fargli a quella sua bella faccia impertinente.
"Tu cosa Warren? vuoi picchiarmi? Ma se sei gracile come un uccellino...non farmi ridere, ormai non hai più speranze: rassegnati..."poi cambia improvvisamente tono, in coincidenza dell'arrivo, alle mie spalle, di Beth,
"allora alla prossima! ciao Beth!"
"Vorrei ringraziarti anch'io per la bella serata...e sono felice che voi due vi siate chiariti!"esordisce Beth.
"Ma figurati...anch'io sono contento che abbiamo finalmente messo ben in chiaro le cose. Spero solo che adesso per me sia tutto più facile...", continua Jake, falso come mai.
"Si ma ora è meglio che andiamo...". Concludo io la conversazione.
Questa è una questione tra me e Jake, e non voglio che Beth finisca di mezzo; non le dirò di questa conversazione e non le impedirò nemmeno di 'aiutare' Jake. Ma se pensa di avere campo libero e di avere ormai la vittoria in tasca si sbaglia: lei è troppo importante, troppo...
Questa storia mi fa male, ed è come un veleno nella nostra relazione: non le ho mai mentito così tanto prima d'ora. Ma cos'altro posso fare? Non mi sono mai trovato in una situazione del genere e non ho mai pensato potesse accadere una cosa simile nemmeno lontanamente. C'è solo una cosa da fare: combattere. Non sono mai stato bravo in questo, ma per Beth, per la mia ragione di vita...allora sono pronto a combattere fino alla morte...
28/10/2007

Compito di babbanologia. Domani ho compito di babbanologia e Jake mi ha chiesto di aiutarlo. Probabilmente se gli chiedessi un tot l’ora sarei già ricca. Mi capita di passare più tempo con lui che con Bree. A proposito di Bree, è tre giorni che non ci parlo perché la sto trascurando. Dice che il mio nuovo amico è diventato più importante di lei e che non le dedico più tempo. E’ vero Jake mi occupa più tempo del previsto e quello libero che mi rimane lo voglio passare con Matt.
“Beth sei diventata una stronza! Non pensi più alla tua amica adesso eh?!”
“Ma Bree non dire così. Lo sai che io ti adoro e che sei la persona più importante sulla faccia della terra per me!”
“E allora perché stai sempre con quello?!” ricama la parola quello più delle altre. E’ così, è la verità e io non posso uscire vincitrice da questa situazione. Io passo più tempo con quello che con lei.
”Bree..lo sai che è soltanto perché mi chiede di aiutarlo!”
“Bhè è stato anni senza il tuo aiuto, ci potrebbe stare anche adesso!”
“Ma prima aveva il suo gruppo di amici..adesso è solo!” Già. Il tutto viene sempre ricamato sul fatto che adesso è rimasto solo. Ma la verità non è questa e la sappiamo bene. Non avrebbe nessun problema a rifarsi qualche amicizia, lui.
“Beth cavolo! Perché tu sei sempre così ingenua e positiva verso il mondo?! Come fai a non capire che quello ti muore dietro e che sta mettendo su tutta questa commedia solo per avvicinarti a lui?!” Ecco, sapevo che andava a finire così. A non è assolutamente vero. Tra di noi non c’è niente e niente ci sarà. Lui è un mio amico, basta. E per di più mi sta chiedendo aiuto per conquistare una ragazza del settimo dei corvonero. Spiego tutto alla mia amica che però non vuol sentire ragione, uscendosene poi con una frase da farmi spezzare il cuore
“Matt ci sta male..”.
E’ vero, Matt ci sta male. Matt è sempre stato abituato ad avermi tutta per sé. Non c’è mai stato un amico nel mezzo, sempre e soltanto amiche, per la precisione, sempre e soltanto Bree. Matt e Bree, Bree e Matt, e ovvio, anche Oliver. A scuola posso dire di conoscere tutti ma il mio ramo di amicizia si restringe a questi nomi. Questo nuovo rapporto sta mettendo in crisi il povero Matt che non sa come comportarsi. Lui si fida ciecamente di me, ma sente come se gli stia scivolando via dalle sue mani. Non è così. Io voglio stare con Matt e lui questo lo sa benissimo, forse però, adesso, non è più così tanto sicuro.
Lascio la stanza non sapendo cosa rispondere all’amica che mi ha fissata sbigottita per tutto il tempo in cui sono stata muta. Raggiungo Jake in biblioteca.
E’ seduto su di un tavolo e appena mi vede arrivare si alza in piedi e mi saluta con un bacio sulla guancia. Iniziamo a studiare fino a quando non si mette a parlare di Celeste. Una ragazza piuttosto carina, bionda con gli occhi azzurri. Forse è proprio la differenza tra me e lei che mi rende più sicura sul fatto di non piacere a Jake. Lui sembra veramente innamorato di Celeste.
”E se le regalassi un mazzo di rose con allegato un biglietto per uscire?” domanda poi.
“E perché no! Le rose alle ragazze fanno sempre piacere, ma ricorda, devono essere dispari!”. Finiamo a parlare del più e del meno, del duello che c’è stato in settimana tra la Salinger e la Knox, di come Eve sia sparita dalla scuola e di tutti i perché sia scomparsa. Sembra veramente un telefilm. Guardo l’ora per accorgermi che è tardi. Avevo fissato con Matt un quarto d’ora fa in giardino. Mi alzo di scatto, prendo le mie cose e saluto Jake nel minor tempo possibile.
Riva del lago, Matt è chiaramente nervoso. Dondola la gamba sinistra in continuazione facendo sbattere a terra il piede. Odia quando le persone arrivano in ritardo e mi immagino che in questo momento sia incazzato nero.
Arrivo dal dietro e con le mani gli copro gli occhi a mò di sorpresa. Lui mi tira via le mani velocemente, in modo freddo
“era l’ora” aggiunge poi.
“Si scusa, è che abbiamo trovato un po’ di difficoltà in alcuni argomenti!”
”Ah davvero?” e in che cosa dimmi. In quante rose si regalano?!” come diavolo fa a sapere che parlavamo di rose. Mi ha spiata?! Mi siedo vicino a lui cercando di tranquillizzarlo. Inizialmente è restio ma poi cede.
“Lo sai che io ho bisogno di te!” dico in tono dolce e quasi supplicante. Lui in risposta mi bacia. Si è proprio vero, ho bisogno di lui. E più sto con lui più non voglio lasciarlo e starne lontana. Lui si sdraia poggiando la sua testa sulle mie gambe, facendo sì che io possa carezzargli la testa. In lontananza incrocio lo sguardo di Bree, contento, che però, appena vede che la stavo guardando gira le spalle e va via impettita. Dio quant’è difficile e testarda quella ragazza.
“Amore non è che potresti aiutarmi in delle cose che non ho capito molto bene?!” chiedo al ragazzo che sta giocando con la mia mano. Lui si alza e si risiede vicino a me, prendendo il libro e mettendosi ad aiutarmi.
Questa sera in bacheca abbiamo il piacere di leggere che sarà prossima una gita ad Hogsmeade. Era l'ora che ci portassero. Quando entro in sala grande ho come la visione di una folla eccitata. Si sente il nome di Hogsmeade una parola sì e una no. Si vede però anche delle facce tristi, probabilmente di coloro che ancora non possono venire o, di chi, non ha avuto il permesso.
ATTENZIONE:
(comunicazione del preside Dippet)
Per tutti i ragazzi dal terzo anno in sù.
Verrà organizzata una gita ad Hogsmeade. Presto verrà comunicato il giorno esatto dell'uscita. Potranno partecipare tutti i ragazzi dal terzo in sù, se possiedono il permesso apposito firmato dai genitori o dai tutori.
Armando Dippet
23/10/2007
Lezione di Trasfigurazione. Il professor Silente è seduto sulla cattedra e osserva divertito i nostri tentativi di trasformare un sasso in un usignolo.
“Bene Audrey, sei la prima… buon lavoro Susan… Joe, vedi di togliere al tuo usignolo la trasparenza del vetro… Edward, ben fatto…”
Le sue osservazioni si susseguono, fra complimenti, esortazioni e compassione verso una certa inettitudine, ma non sono mai né cattivi né smielati. Il professor Silente dice la realtà. Prima di lasciarci andare, assegna un compito che assesta un bel colpo alla mia buona opinione di lui: a gruppi, dovremo presentare una ricerca. Con un tocco della sua bacchetta, trasforma due matite in due urne, una per fare i raggruppamenti, l’altra per la scelta degli argomenti. Dopo aver scelto i quattro capigruppo, se ne va, e ci ammonisce:
“Non provate a barare nell’estrarre, le urne sono incantate.”
Dieci minuti dopo, i gruppi sono formati e io mi ritrovo in quello di Alice Knox, argomento: ‘Usi della trasfigurazione da umani ad animali nell’antica Grecia’. Non c’è che dire, la fortuna mi sorride.
La nostra capogruppo è Jillian McKanzie, che propone di metterci d’accordo subito per i successivi incontri. Dopo una rapido sondaggio, si stabilisce che l’appuntamento è per l’ora successiva in biblioteca, per iniziare a stendere i primi abbozzi. Mentre usciamo dall’aula, Rachel tenta di confortarmi, ma non ce n’è poi così bisogno: ho deciso di fregarmene di tutto e di tutti. Alice? Ora ha campo libero. Peter? Ormai è finita. E Lucas? Non lo so.
Così raggiungo la biblioteca con l’animo in pace, pronta a lavorare anche se non troppo volenterosa. Jillian è china su un vecchio tomo del sedicesimo secolo, tenuta d’occhio dalla bibliotecaria, Madama Wirret. Joe leggiucchia un libricino impolverato prendendo appunti: non l’ho mai visto così impegnato. Alice mi vede arrivare e mi guarda fisso. Poi riprende a lavorare. Mi siedo, inizio a spulciare un manoscritto medioevale che era lì apposta per me e faccio un respiro profondo. Forse le cose fileranno lisce.
Visto che sono stata l’ultima ad arrivare, mi trattengo un po’ di più degli altri, finché una fitta alla spalla non mi fa guardare l’orologio: sono le sette e mezza passate, è ora di andare a cena. Anche perché ormai non connetto più molto. Mentre
torno nel mio dormitorio per mettere giù la borsa e rinfrescarmi un po’, vedo una ragazza di spalle che osserva il tramonto da una finestra. Mi sembra proprio Elliot Clark.
“Ehi” butto lì, tanto per evitare figure in caso non sia lei
Si volta e sobbalza, facendo sussultare anche me. Si scusa subito, anche se sono io che l’ho spaventata.
"Elliot... giusto?"
"Sì... e tu sei Audrey, vero?"
"Esatto, che fai qui tutta sola?"
"Penso."
Non è scorbutica, piuttosto mi sembra preoccupata. Dall’altra parte del corridoio arrivano dei passi: la squadra dei Principi al completo. Deirdre Blackster ed Eve Sanders ci guardano sprezzanti e passano avanti senza neanche salutare. Quando c’è l’educazione, c’è tutto. Jasper Lewis ed Edward Norwood, sono più cordiali.
“Buonasera, Audrey. Salve, Clark.”
Jasper Lewis si limita ad un generico ciao a tutt’e due. Elliot mi rivolge uno sguardo perplesso, e io scuoto le spalle. Non appena si sono allontanati, mi dice:
“Non li ho mai visti così gentili.”
“Chissà, magari la loro presunzione sta lentamente tornando a terra…”
Elliot mi sorride, e annuisce. Poi ci salutiamo: mi piacerebbe fermarmi un po’ con lei, però vedo che non è molto in vena di chiacchiere. Una volta in camera, mi stendo un momento sul letto per riposarmi un po’. Manco a dirlo, due minuti dopo dormo come un sasso.
Sono le dieci, quando sento che qualcuno mi tocca la spala con delicatezza: è Rachel che cerca di mettermi il pigiama. Esclama:
“Scusa! Non volevo svegliarti!”
Ora mi sento di nuovo in vita, ed anche piuttosto affamata. Mi infilo un maglione e, mentre Rachel va a dormire, vado alla ricerca di qualcosa da mangiare. Le scorte della Sala Comune per fortuna mi assistono: ci sono così tanti dolciumi da poter sfamare un intero asilo di bambini. Prendo una bottiglia di latte, dei biscotti ed una tazza; verso il latte e lo riscaldo con un semplice incantesimo, che mi aveva insegnato mia madre prima di scomparire. Non è tardi, ma tutti sono già a dormire, complice un orario scolastico distruttivo. Dalle scale però fa capolino la testa bionda di Jillian Mc Kanzie, così le faccio cenno di scendere. Sembra un po’ riluttante, ma alla fine mi raggiunge e si siede di fronte a me. Ci spartiamo le provviste e sorseggiamo il latte caldo con calma. Mi viene da sorridere:
“Sembriamo due bambine appena prima di andare a letto!”
“È vero… io facevo sempre così, da piccola a casa di mia nonna. Latte e biscotti, oppure una fetta di torta.”
Gli occhi le si illuminano mentre parla di sua nonna; alcuni dicono che Jillian è soltanto una snob, ma io penso si tratti di un po’ di timidezza. D’altronde, anch’io sono di natura piuttosto riservata, quindi la posso capire. Non parla molto, ma questo silenzio è calmo, tranquillo, privo di imbarazzo. Avanziamo parecchi biscotti, per lasciarli agli altri: casomai qualcuno si svegliasse e avesse voglia di uno spuntino di mezzanotte…
La scuola occupa la maggior parte del giorno, se non tutto. Ma oggi siamo stati fortunati: l’ora di Cura delle Creature Magiche è stata sospesa perché un Mordancio Mangiachiodi ha morsicato l’insegnante. Metto in ordine le mie cose, e me ne torno in dormitorio: sono in astinenza da caffè e\o da tè.
Sento che qualcuno mi artiglia il braccio. Alice Knox mi intima di seguirla. 
Mi conduce vicino al lago; siamo sole, una di fronte all’altra. Alice estrae la sua bacchetta; la fisso, non so neanche se con rabbia o stanchezza, e stringo in mano la mia. So che stavolta ci sarà un duello.
“Non osare farlo mai più.” poi urla “Expelliarmus!”
Lancia incantesimi di media intensità, che riesco a respingere senza problemi grazie al Sortilegio Scudo. Il suo viso è pallido, deformato da una smorfia di malvagità, tanto da somigliare a quello di una faina. Noto un movimento fra i cespugli vicino al lago, e commetto lo stupido errore di distrarmi per un attimo. Esasperata dalla mia autodifesa, che mai diventa combattimento, Alice Knox strilla:
“Stupeficium!”
Amplificato dalla forza del suo odio, lo Schiantesimo mi colpisce in pieno. Prima di perdere i sensi, riesco a gridare:
“Petrificus Totalus!”
Poi scendono le tenebre, e mi avvolgono nel loro manto.
La sensazione delle lenzuola morbide al tatto, il suono dei passi leggeri intorno a me, una mano che stringe la mia. Cerco di aprire gli occhi, ma la luce della stanza è troppo violenta, e devo subito richiuderli. Provo ad aprirli con calma, e metto a fuoco accanto a me le figure di Rachel e, un po’ in disparte, Jillian.
“Buongiorno…”
“Ti sei svegliata, finalmente! Sono due ore che sei in quello stato.”
“Rachel, è stato per lo Schiantesimo di Alice Knox?”
“Sì. Jillian ha visto tutto, ed ha chiamato l’infermeria.”
“Come sta Alice?”
“Meglio di te, stanne certa. In ogni caso l’hai proprio messa al tappeto con la Pastoia Total-Body.”
Come sempre, mi sfugge un sorriso quando sento il nome di quell’incantesimo. Ringrazio Jillian per l’aiuto che mi ha dato, ma lei si schermisce e se ne va poco dopo. Credo per lasciarmi da sola con la mia migliore amica, gesto che dimostra tutto il tatto della mia soccorritrice.
“Avresti potuto rimanerci.”
“Era così potente quella fattura?”
“Sì. Abbiamo avuto paura. Quella ragazza ti odia, Audrey. E lo sai che i sentimenti aumentano a dismisura la forza degli incantesimi.”
Annuisco. Entra il professor Crale, che è venuto a vedere come sto. Vuole parlarmi in privato, dunque prega Rachel di uscire. Lei mi abbraccia, poi se ne va, chiudendo con attenzione la porta.
“Allora, signorina Salinger. Come si sente?”
“Abbastanza bene, cioè… abbastanza bene, per essere stata schiantata da poco.”
“Come lei sa, non è permesso duellare ad Hogwarts. Due ragazze, poi, per motivi così futili.”
“Non è dipeso da me.”
“Lo so, infatti, non ci saranno sanzioni disciplinari nei suoi confronti. Tuttavia le consiglierei di tagliare al più presto i contatti con Peter Halbury.”
Richard Crale è il direttore della mia Casa, e quindi conosce molte cose dei suoi studenti. Ma non pensavo che fosse così informato. Tento di dire qualcosa, ma mi interrompe:
“Signorina Salinger, è ovvio che la sua vita privata riguarda soltanto lei. Ma sia chiaro che io non ritengo Halbury al suo livello. E non credo che lo sarà mai.”
Forse Crale ha frequentato troppo il professor Lumacorno: questa sembra una sua tipica frase.
“La nostra storia è finita da un pezzo, ormai. Alice Knox voleva che gli stessi lontano, cosa che io ho fatto, però…”
“Però?”
Come fai a spiegare ad un professore che hai duellato contro la ragazza con cui il tuo (a suo parere indegno) ragazzo ti ha tradito?
“Non so cosa le sia preso.”
Il professor Crale mi trapassa con il suo sguardo, ma non indaga più a fondo. Mi fa una carezza sul capo e se ne va.
Poco dopo, arrivano Micheal Parker ed Elliot Clark; lui ha in braccio la mia gatta, Patty. È una bellissima persiana tigrata, che salta subito sul mio letto e mi si accoccola vicino, iniziando a fare le fusa.
“Jillian mi ha suggerito di portartela.”
Patty è l’unica cosa che mi collega con il mondo fuori da questa scuola, con la mia infanzia e con mia zia Diane. Anche Jillian ha una gattina, per questo credo lo abbia capito. Mio padre avrebbe preferito per me un gufo, o al limite un gatto nero, ma alla fine si era rassegnato. Micheal ed Elliot si tengono per mano, mentre chiacchieriamo del più e del meno. La testa mi fa male, come se un paio di tenaglie incandescenti mi stringesse il cervello. I miei amici se ne accorgono, così mi lasciano tranquilla. Devono portare via la mia gatta, gli animali non possono trattenersi in infermeria.
Il dolore al capo è troppo forte, non riesco a dormire. Vedo sorgere la luna alla finestra, mentre la stanza dell’infermeria è inondata da una luce azzurrina. Non mi sento tranquilla. Alla destra del mio letto sento un fruscio: da sotto il Mantello dell’Invisibilità, ecco emergere Lucas.
Non dice nulla. Mi osserva e basta.
Si avvicina a me, ma non si siede sulla poltroncina.
Mi prende il viso fra le mani, guardandomi negli occhi con un’intensità disarmante. I suoi, di solito azzurri, ora sono scuri e profondi come un sonno senza sogni. Avvicina il suo volto al mio, mentre dalla sua pelle si sprigiona un profumo forte e gradevole. La sua voce è solo fiato quando mormora il mio nome.
Dei passi nel corridoio, l’infermiera sta per entrare.
Lucas si avvolge nel mantello e scompare di nuovo. La donna entra nella stanza e si siede sulla poltroncina accanto al camino, dandomi un po’ le spalle. Alla mia destra, avverto un movimento: Lucas si è seduto sul letto. Poco dopo, percepisco che si stende accanto a me.
Così, uno vicino all’altra, ci addormentiamo nella notte, cullati dal rumore della pioggia che cade, lenta e dolce.
23/10/2007
Sono momenti come questi in cui inizio a dubitare della mente delle persone.
Sento la presenza inquietante di Jack Adams ovunque mi trovi, anche nel dormitorio. Samantha e Alice mi stanno stranamente più appiccicate del solito in questo ultimo periodo.
Cerco di concentrarmi il più possibile sulla scuola e su i compiti e interrogazioni che adesso cadono a fiotti.
Però ogni volta che entro in sala grande sento i suoi occhi inquietanti su di me e ogni volta che cerca di avvicinarsi Alice o Sam o qualcun altro lo precedono
”è inquietante…” ammetto verso Alice un pomeriggio in sala grande lanciano una brevissima occhiata verso Adams.
”ma è carino Elly, guarda il lato positivo” cerca di rilassarmi la bionda. Con poco successo.
”non mi importa se è carino!” esclamo “a me non piace” sussurro..
”a me… piace Micheal..” ammetto poi con un po’ di imbarazzo.
La ragazza mi guarda maliziosa “come biasimarti.. è così bello” mormora
”non è solo bello è anche gentile, altruista, coraggioso… in una parola: perfetto!” esclamo lanciano una breve occhiata al tavolo di corvonero dove Micheal parla con Audrey Salinger e Jillian Mckanzie…
”infatti… io starei attenta se fossi in te” mi sussurra alice all’orecchio guardando in modo circospetto le due biondine.
”perché?” le chiedo confusa tornando su di lei con lo sguardo.
”Jillian McKanzie e Audrey Salinger sono entrambe bellissime ragazze di ottima famiglia..” mi dice guardandomi come se fossi una sprovveduta.
”lo so..” dico semplicemente “e allora?”
Lei inarco un sopraciglio e scuote la testa. “ sei troppo ingenua..” sbuffa poi “se io avessi una ragazzo bello come parker non me lo lascerei portare via per nulla al mondo” borbotta.
”uno: Micheal non è il mio ragazzo” mormoro arrossendo “due: io mi fido di lui. E tre: mi fido anche di Jillian e Audrey” mormoro convinta.
Alice scuote la testa per poi tornare sul suo pranzo. Attimi di silenzio quasi imbarazzato, Poi la ragazza cambia argomento di colpo.
”sai chi ho visto in cortile l’altro giorno?” mi chiede con aria di chi la sa lunga.
”chi?”
”Edward Nordwood e Medea Diamonds” esclama soddisfatta “stavano flirtando palesemente”
Inarco un sopraciglio perplessa, scettica.
”e poi Nordwood ha lasciato la sua ragazza… non ti dice niente questo?”
“secondo me o ti sei sbagliata e in realtà Nordwood e Medea si stavano picchiando o lanciando imprecazioni oppure Nordwood è impazzito” dico ridendo.
”esatto! Ed io sono sicurissima che non si stavano ne picchiando ne insultando!” esclama, pettegola come sempre.
”allora Nordwood è impazzito” dico ancora piuttosto scettica. Medea è una ragazza molto dolce e carina, mezzosangue come me. Non ce la vedo proprio insieme a uno come Nordwood.
”e poi ho un’altra notizia bomba!” esclama alice con un tono da giornalista televisiva.
”spara” esclamo preparandomi psicologicamente
”non hai notato che da un po’ non si vede in giro la sanders?” chiede ammiccando al tavolo di serpeverde.
Mi volto e infatti noto i principi senza un componente.
”dov’è finita Eveline?” chiedo perplessa tornando su Alice, realizzando che da un po’ non la incrocio insieme alla Blackster… stranissimo.
”girano un po’ di voci… alcuni dicono che si sia ritirata, altri che gli è morto un parente..altri che è stata avvelenata… altri che suo padre o sua madre sono ricoverati d’urgenza al san mungo…penso che solo i principi sappiano la verità”
Sospiro tornando sul tavolo degli Slytherin con lo sguardo. Incrocio per un frammento di secondo lo sguardo gelido di Lewis e torno di scatto su Alice. Eh si. Solo I principi sanno la verità. E forse anche Riddle.
Inquietante… non c’è altro modo per definire quello sguardo. Non si tratta di Adams però questa volta.
Cammino silenziosa per i corridoi, diretta alla sala d’ingresso per un appuntamento con Micheal, quando incrocio la sagoma angosciante del caposcuola di serpeverde; Tom Riddle. Io penso che non esista nessun’altra persona del mondo con uno sguardo come il suo. Penetrante. Velenoso. Terrificante. Gli passo di fronte perché è appoggiato alla parete del corridoio e se voglio andare alla sala d’ingresso non ci sono vie alternative, devo per forza passargli davanti. Il mio guardo è basso e non oso alzarlo, ma sento i suoi occhi freddi su di me, capaci di farmi venire i brividi.
So cosa pensa di me, me lo immagino. Sono una mezzosangue e lui un serpeverde… cosa volete che pensi?
E’ così misterioso, enigmatico, spaventoso questo ragazzo, è come il ghiaccio, non si riesce mai a capire cosa pensi. E’ un mostro.
Finalmente lo supero ed accelero il passo. Finalmente giungo nella sala d’ingresso dove Micheal sta parlando con Peter Halbury, quando mi vedono mi sorridono entrambi e io ricambio il sorriso avvicinandomi a loro.
”salve…” mi stringo nelle spalle salutando i due. Peter ricambia con un gesto della mano.
E Micheal per mia piacevole e imbarazzante sorpresa con un bacio sulla guancia.
”allora com’è andata oggi?” mi chiede Micheal.
faccio spallucce “tutto bene” mormoro evitando l’argomento Jack Adams e Tom Riddle.
”salve professore!” esclama poi Micheal verso una sagoma alle mie spalle. Mi volto notando il professore di Astronomia, Richard Crale. Lo vedo salutare Micheal e poi anche Peter e me. Ricambiamo in coro.
Poi la porta si spalanca e la figura spaventata di Jillian McKanzie appare all’ingresso.
”Professore!!” Esclama con il fiatone “Audrey Salinger e Alice Knox stano duellando al lago!!!”
Arriviamo appena in tempo per vedere Alice Knox lanciare uno schiantesimo verso Audrey che la colpisce in pieno. Ma la corvonero prima di svenire riesce a fare la fattura della Pastoia Total-Body su Alice Knox che cade a terra come una bella statuina. Io, Micheal, Jillian, Il professor Crale e Peter corriamo verso le due. Riesco a notare di sfuggita Jasper Lewis osservare la scena di lontano. Poteva anche intervenire eh…Micheal e Peter prendono Audrey fra le braccia e la portano via; il professore si occupa dell’altra ragazza. Io e Jillian li seguiamo portando con noi la cartella e il mantello di Audrey. Torniamo al castello. Tengo tra le braccia il mantello della corvonero guardando Jillian una volta di fronte alla porta del castello.
”dammi pure…” mormora con un po’ di timidezza “li porto nella sala comune” mi sorride timorosamente.
”va bene” le sorrido anche io in modo molto pacato porgendole il mantello.
Entrambe siamo timidissime quindi immagino che per far conoscenza con questa ragazza dovrò sfoderare tutta la mia grinta.
”Tu sei Jillian McKanzie giusto?” le chiedo mentre camminiamo, non so esattamente in che direzione.
”si…” mormora lei “e tu Elliot Clark” mi sorride lievemente.
Annuisco “esattamente, molto piacere Jillian”
”secondo me si è rimbecillito con la partenza della Sanders” borbotta Sam mentre siamo in sala comune di fronte al caminetto al calduccio. Alice ride.
”Esatto; secondo me non lo sa che è mezzosangue” dice la bionda ridere.
Anche Sam ride “vi immaginate se ci va a letto e poi scopre che è una mezzosangue??” entrambe ridono a squarciagola
”secondo me poi si taglia le vene” riprendono a ridere.
”insomma la smettete!!!” le interrompo alzando la voce.
Le due mi guardano perplesse “scusate ma se Edward ha deciso di uscire con una determinata persone, mezzosangue o purosangue non sono affari vostri!” puntualizzo stizzita.
Le due mi guardano sempre più stranite “non mi sempre il caso di stare a spettegolare così!” aggiungo seria alzandomi dalla poltrona.
”El… dove vai?” mi chiede mortificata Samantha vedendo che mi allontano
“vado a fare un giro!” Sbotto uscendo dalla sala comune.
Una volta attraversato il buco del ritratto mi trovo di fronte una sagoma. Sussulto lievemente non aspettandomelo.
”Clark.. non è un po’ tardi per uscire dalla sala comune” mi mormora una voce calda, maliziosa.
Realizzo: Jack Adams!
Indietreggio ma il ritratto ormai si è chiuso.
”se vuoi ti accompagno..” mi si avvicina appoggiando la mano sul ritratto vicino alla mia testa e avvicinando il suo volto al mio.
”no…” sussurro intimorita “non importa”
”insisto..” mi sussurra. Pochi millimetri tra le mie labbra e le sue.
Poi… rumore di passi che si soffermano a circa un metro da noi.
”Lumus!” una voce e poi una luce che mi costringe a socchiudere gli occhi. Jack di scatto si allontana e io ringrazio il cielo. Ma la sorpresa mi sconvolge, socchiudo le labbra spalancando gli occhi trovandomi davanti due sagome: Edward Nordwood e Jasper Lewis
22/10/2007

Alla ricerca di Jillian Mc Kanzie. Dove diavolo sarà finita quella piccola Corvonero?
Nella Sala Comune della sua casa non l’ha vista nessuno da circa un’ora. E non hanno saputo dirmi dove trovarla. In biblioteca, habitat naturale dei Corvonero, c’erano soltanto libri, polvere ed una bibliotecaria rinsecchita che mi fissava torva. Decido quindi di tentare con il cortile. Come il solito, è affollato di Grifondoro e Serpeverde, con qualche scarso elemento delle altre due categorie scolastiche.
Seduta su una panchina, Eve sta leggendo una lettera; quando mi vede arrivare, alza il capo e mi guarda triste. Le chiedo:
Eve, è successo qualcosa?
Devo andare via per un po’. Mio padre è al San Mungo, e devo stare vicino alla mia famiglia.
L’abbraccio d’impeto, e le do un bacio sui capelli.
Non preoccuparti, tornerò presto.
Mi raccomando!
Tu cosa stai facendo da queste parti?
Sto cercando Jillian Mc Kanzie.
E dov’è?
Ma chi lo sa che fine ha fatto… sarà mezzora che giro come un cretino a cercarla. E tutto per comunicarle che dobbiamo fare insieme una ricerca del cavolo per il prof di Incantesimi.
Vedi com’è essere troppo bravi? Poi i prof ti prendono in simpatia e ti chiedono di organizzare una lezione con la tua compagna di giochi.
Magari fosse la mia compagna di giochi davvero…
A proposito di giochi, come vanno le cose con Belinda?
Io credo che abbia capito.
Ci sta male. - afferma Eve.
Non so cosa farci, cara. Lo sapeva che io sono fatto così. Comunque ora mi preoccupa soprattutto il non sapere come gestirà la faccenda con Dè.
Perché non vai da lei e glielo chiedi?
Vorrei evitare di farla soffrire più del necessario. Se vado a parlare con Belinda… le farei solo del male.
Questo è vero.
Speriamo in bene. Speriamo che non parli.
Eve mi guarda un po’ come una sorella maggiore guarderebbe il suo fratellino stupido, come succede sempre, quando a suo parere mi dimostro un idiota. Continuo:
Non voglio perdere l’amicizia di Deirdre per una sciocchezza.
Comunque vada, so che vi chiarirete.
Ed arriva all’improvviso, e appena mi vede grida:
Ehi, Jasp! Ho un piano!
Ed si riferisce alla scommessa fra lui e Violet Traviston: che riuscirà ad andare con una Mezzosangue. Le sue intenzioni sono chiare: avvicinare Medea Diamond (è lei la fortunata prescelta) durante l’ora di Erbologia, fingendo di aver bisogno di una mano che ovviamente io, il suo migliore ma inetto amico, non sono in grado di dargli.
Mentre parliamo dei nostri progetti, Eve è persa nei suoi pensieri. Mi viene da pensare che forse Ed non sa di quello che è successo, e quindi decido di lasciarli soli.
Ed io ora vado a cercare la Mc Kanzie, ci vediamo dopo!
Dallo sguardo che mi rivolge Eve, capisco che ho fatto la mossa giusta. Me ne vado alla ricerca della mia compagna di sventura.
Questa mattina, infatti, ho incontrato il professor Benton nei corridoi. L’ho salutato come il solito, ma lui mi ha bloccato e mi ha annunciato che intendeva chiedere a me e a Jillian Mc Kanzie se...
…visto che vi siete dimostrati così bravi nella combinazione degli incantesimi di Appello e di Dissolvimento, vorrei che organizzaste voi una lezione.
E in che cosa consisterebbe di preciso?
Scegliete una combinazione e presentatela alla classe; chi l’ha inventata, perché, per quale scopo… e così via. Ovviamente, valuterò il tutto come se fosse un’interrogazione.
Avevo assentito, in preda alla rassegnazione, e avevo maledetto quell'uomo fra me e me. Giusto perché non ho già abbastanza da fare: ma è il periodo delle interrogazioni, le verifiche piovono a secchiate sulle teste degli studenti, i quali non possono neppure pensare di scansarle, figuriamoci di rifiutare una proposta del genere da un insegnante.
Ma dove diavolo è quella ragazza? Faccio un giro nel parco: niente; così mi avvio verso il lago. Sotto una quercia, ci sono Maurice Flanders e Buddy Kane, intenti a fumare, che mi prestano l’accendino. Scambiamo due parole e poi loro si dirigono verso il campo di Quidditch per gli allenamenti. Mi sto godendo in tutta tranquillità la mia Camel, quando ecco che - miracolo! - scorgo Jillian Mc Kanzie dall’altra parte del lago. Lei non si accorge di me e sto per raggiungerla, quando mi si para davanti una ragazzina che conosco bene.
Jasper, non mi piace quello che stai facendo.
Lo so, fumare è una brutta abitudine.
No, se è per quello puoi anche farti anche tre pacchetti per giorno. Parlo di Belinda: non puoi comportarti così.
Senti, Utopia, non venirmi a fare la morale anche tu. Tua sorella sapeva bene come sono. Ha fatto le sue scelte, conoscendone le implicazioni.
Per implicazioni intendi che sarebbe stata subito archiviata dopo la scopata una notte?
Già. Come ben sai, non cerco né voglio legami.
E allora?! Sei uno dei migliori amici di Dè, questo dovrebbe contare qualcosa.
Utopia, finiscila. Belinda sapeva quel che faceva; non è qui a supplicarmi, e questo dimostra la sua maturità. Quindi, perché diavolo ci sei tu? Dài, non offendere la tua intelligenza.
Utopia mi rivolge uno sguardo furente, prima di correre via. Sospiro: finalmente me ne sono liberato. Vedo che Jillian si è spostata, e mi accorgo che sta avvenendo qualcosa nei pressi del lago. In un attimo, mi avvicino al luogo da cui sento provenire i rumori: Audrey Salinger e una Grifondoro, un Prefetto credo, si stanno affrontando. Audrey è molto brava a schivare gli incantesimi dell’avversaria, e, in effetti, la sua strategia è basata soprattutto sull’autodifesa. I sortilegi dell’altra sono molto energici, ma non per la forza della strega che li scaglia, bensì perché accresciuti dai suoi sentimenti negativi. Jillian torna verso Hogwarts a cercare aiuto, dunque io posso godermi lo spettacolo con comodo. La Salinger ha un volto pressoché inespressivo, cosa bizzarra in un duello; il viso della Grifondoro, invece, è sfigurato dalla rabbia, e questo fa risaltare ulteriormente il freddo autocontrollo di Audrey. Mentre il volto del Prefetto si contrae in una smorfia di odio, la sento lanciare uno Schiantesimo. Potente, e direi molto pericoloso. Audrey ne è colpita in pieno, ma prima di perdere conoscenza, fa in tempo a pronunciare la fattura della Pastoia Total-Body, ed anche la sua avversaria cade al suolo immobile. Brava Audrey, bel colpo!
Arriva il professor Crale, seguito da alcuni studenti. Micheal Parker e Peter Halbury prendono Audrey fra le braccia e la portano via; il professore si occupa dell’altra ragazza. Elliot Clark e Jillian Mc Kanzie li seguono, con la cartella e il mantello di Audrey. Un nugolo di Corvonero e Grifondoro ben presto si radunano a discutere e a spettegolare.
Rientro nella mia stanza. Ed e Lucas sono immersi in una partita di scacchi.
Non immaginerete mai a cosa ho assistito!
Mi guardano incuriositi, ed io spiego l’accaduto. Lucas si avvolge nel Mantello dell’Invisibilità e scompare subito dopo. Ed e io restiamo soli.
E così, un duello fra ragazze. Peccato che me lo sono perso… a proposito di Corvonero, hai trovato Jillian?
Cazzo! Tra tutto quello che era successo, avevo perso un sacco di tempo a cercarla e quando l’avevo trovata… me l’ero fatta sfuggire ancora!
Sorvoliamo su questa ricerca senza fine. Tu piuttosto, hai mollato Lenore?
No, non ancora. Dovrebbe tornare fra poco da non so che impegni. La vado a raggiungere in Sala Comune quando arriva.
Fra noi scende un silenzio malinconico. Eve deve andare via stasera.
Ed, secondo te Eve tornerà presto?
Lo spero, ma ti dirò: la situazione di suo padre dev’essere grave davvero, altrimenti mai e poi mai sua madre l’avrebbe richiamata accanto a sè.
Se io sono triste, il mio amico è proprio sconsolato. Fra lui ed Eve c’è un legame assoluto, con cui neppure l’amicizia che c’è fra Ed e me può competere: una sorta di intensa partecipazione l’uno alla vita dell’altra, quasi come dei gemelli. Senza affetto fraterno, però. Qualcosa di simile lega me e Deirdre, nonostante io abbia fatto un grande errore.
Cerco di distrarlo un po’. Visto che la nostra scommessa ormai è finita, gli domando:
Allora, quanto ci metti a farti la Diamond?
La fai facile tu. Non devi mica andare con una Mezzosangue.
Ma dài, non è mica un’arpia…
E ci mancherebbe altro! È abbastanza difficile così. È come se mi dovessi accoppiare con una cavalla. Già oggi, durante e dopo Erbologia, ho dovuto fare violenza a me stesso per non mollarla lì e scappare via.
Tranquillo, te la caverai di certo. Al limite mentre sei lì con lei pensa ad altro. A Violet, per esempio.
Lo sguardo di Ed torna quello che conosco: profondo e determinato.
Tranquillo, la stimolo maggiore che ho per non mollare è proprio la prospettiva di vincere la scommessa.
La testa di Morgan fa capolino dalla porta.
Ed, se vuoi mollare Lenore è meglio che ti muovi. Fra cinque minuti arriva.
Il mio amico alza gli occhi al cielo, e si appresta a compiere l’impresa. L’ennesima ragazza da scaricare. Noi Principi a volte ne abbiamo più di quel che vorremmo…
Stasera Eve se ne va. Abbiamo passato l’ultima sera tutti insieme, i Principi al completo. C’è un’atmosfera stana. Di malinconia, ma punteggiata anche di sprazzi di allegria. Manca ormai un’ora alla partenza, quando la tristezza prende il sopravvento su Deirdre e Ed porta via Eve, per non farla addolorare ancora di più.

Mi resterà sempre nella mente questa immagine di Dè: i suoi occhi verdi resi quasi trasparenti dalle lacrime, i suoi capelli castani che incorniciano un volto che si sforza di mantenersi composto.
Mi avvicino, vorrei abbracciarla, ma lei resta rigida, e capisco che il mio gesto non è molto gradito. Mi dice, con voce ancora un po’ tremante:
È tanto tempo che non parliamo.
Hai ragione.
Perché non mi hai ascoltato? Perché sei stato con Belinda lo stesso?
Io… non lo so. Perché lo volevo, immagino.
Perché non hai pensato nemmeno per un momento che avresti fatto del male a me e a lei. Jasper, è ancora una bambina.
Non direi, sa prendere le sue decisioni.
Sì, ma sogna ancora l’amore romantico. Il bel principe sul cavallo bianco che arriva e la porta via. E crede che tu possa essere quel principe.
Te l’ha detto lei?
No, lei non mi ha detto nulla. Ho capito tutto da sola, soprattutto quando mi ha confessato che è stata lei ad avvertire Nolasco la sera della festa.
Belinda?!
Voleva vendicarsi… in modo infantile, ovviamente; ma questo ti fa capire come sia ancora piccola.
Deirdre, cosa ti posso dire? Quello che è fatto è fatto. Ma credimi pagherei per tornare indietro e cancellare tutto.
Lo vorrei tanto anch’io.
Siamo ancora amici?
Pausa. Deirdre non apre bocca. Si limita a guardarmi: il suo sguardo è triste, tenero, addolorato.
Non lo so. Per adesso… non credo di sentirmela. Ti prego, lasciami sola.
Esco dalla stanza con la testa piena di pensieri. Non so cosa fare, dove andare, con chi parlare. Se soltanto avessi il potere di tornare indietro nel tempo e cancellare l’errore più grande della mia vita, lo farei. Oppure… potrei cancellare la sua memoria. No, fermo Jasp. Questo non me lo perdonerebbe mai.
Ma la speranza che tutto si risolva si fa sempre più debole.
21/10/2007

Ebbene si, mi sono letteralmente messo nella
merda. Jasper ha perfettamente ragione anche se io non voglio ammetterlo: non riuscirò mai a baciare una mezzosangue.
Da adesso il mio lavoro è chiaro e facile: conoscerla, sedurla e baciarla. Rabbrividisco facendo questa scaletta nella mia mente, ringrazio Dio per avermi almeno concesso una bella ragazza nella mia scommessa, sennò sarebbe stato un diretto suicidio. Cerco di pensare agli orari in comune con i corvonero. L’ora di erbologia è forse la più adatta per avvicinarla.
Raggiungo Jasper che è in cortile a parlare con Eve.
“Hey Jasp! Ho un piano!” grido appena lo vedo strizzandogli l’occhio. Espongo al ragazzo la mia intenzione di avvicinare la corvonero durante l’ora in comune di erbologia, facendo finta di aver veramente bisogno di qualcuno che sappia svolgere la lezione del giorno e abbandonando il mio adorato migliore amico come compagno, avvicinandomi alla Diamond che, guardacaso, proprio oggi sarebbe stata di fianco a me a lezione. Quando mi volto a guardare Eve la vedo persa nei suoi pensieri, probabilmente non ha neanche ascoltato la conversazione dato che non si è intromessa con qualche commentino dei suoi.
“Ed io ora vado a cercare la McKanzie, ci vediamo dopo!”
“Ok, vedi di arrivare presto che ci dobbiamo mettere in pole position!” Salutato mi avvicino con il corpo alla ragazza che sta decisamente finendo la sua sigaretta.
“Ma come Eve, il fondo non ti è mai piaciuto!” mi rivolgo a lei che sobbalza e, guardando effettivamente la sigaretta ormai inesistente, la lancia via. Mi sorride, un sorriso lieve, un sorriso che non è dalla solita Eve. C’è qualcosa.
“Hey Principessa che hai?” le chiedo spostandole con la mano la ciocca di capelli che le copriva il viso e mettendola dietro all’orecchio. La ragazza si gira di scatto, porgendomi una pergamena stropicciata. I suoi occhi sono lucidi, sul punto di piangere, cosa che non accade mai. Prendo il foglio con delicatezza e lo leggo. Suo padre è finito al San Mungo e lei deve tornare a casa entro stasera per stare vicina a sua madre e raggiungere quanto prima anche il padre. Non c’è scritto niente di più sulle condizioni del padre, ma è più che chiaro che non siano affatto buone. Sappiamo entrambi che probabilmente è una questione di vita o di morte perché sennò, la Signora Sanders, non l’avrebbe mai richiamata a casa.
Non so cosa dire, cosa fare, perché diciamocela tutta, non sono bravo in queste situazione e tanto meno puoi trovare qualcosa da dire. Non ci sono parole giuste in queste situazioni, perché non ci sono certezze. E’ una stronzata cercare di consolare una persona con le parole, perché sarebbero solo false speranze, speranze che poi potrebbero non esserci. L’unica risposta certa te la dà il tempo, si perché in questi casi non c’è una sicurezze e tanto meno puoi inventarla tu per consolare un’ amica, la tua migliore amiche, che con gli occhi lucidi ti si appoggia al petto a cercare calore, qualcuno che le stia vicino.
E così la sola cosa che posso fare è cullarla tra le mie braccia, non farla sentire sola.
Poggiato con la schiena al muro aspetto Jasper per entrare nella serra. La Diamon ha già fatto il suo ingresso, oggi con un colore di capelli castano/rosso. Finalmente Jasper mi raggiunge, finalmente, e insieme entriamo. Le ragazze ci guardano, alcune si scambiano qualche battutina e noi, indifferenti, prendiamo posto a sedere. Diamond da una parte, Eve e Deirdre da l’altra – Eve non ha ancora avuto il coraggio di parlare a Dè- e la Traviston davanti a me.
Quest’oggi la Prof ha preparato per noi una pozione guaritrice da creare tramite delle piante che abbiamo piantato e curato nelle scorse lezioni. “ed che culo che hai!” esclama Jasp tirandomi una leggera gomitata. Si effettivamente ho avuto culo. Almeno è un qualcosa di più complicato da creare e non avrei fatto la perfetta figura del deficiente a chiedere aiuto alla mia vicina di posto.
“Ciao” le dico quando, girandomi, noto la ragazza che mi fissa.
“Ciao!” risponde tranquillamente lei.
“Senti, non è che potresti darmi una mano? Che non ho capito molto di quello che c’è da fare e Jasper tanto meno!” Lei mi fissa alzando un sopracciglio, poi si gira verso la sua amica e le chiede se le andava bene fare a scambio di posto con me, così che lei aiutava me e l’amica jasper. Questa accetta lieta e, si mette al mio posto.
Durante la lezione inizio a trattare la ragazza con i piedi di piombo, ma grazie alle due ore in quella maledetta serra, faccio veloce a prenderci confidenza. A fine lezione mi ritrovo a prenderla in giro per la terra che si ritrova sulla faccia e, molto delicatamente, gliela pulisco con la mia mano libera dalla pozione verde accesso che eravamo riusciti a tirare fuori. Lei sorride al mio gesto e si dirige verso la Professoressa per portarle le nostre provette. Siamo i terzi a finire e così dobbiamo lasciare la stanza, attendendo fuori i nostri rispettivi ex-compagni. Restiamo inizialmente un po’ interdetti dalla situazione poi, entrambi ci sediamo sul prato e io prendo il pacchetto di sigarette offrendone una anche a Medea.
“No grazie, non fumo!” risponde lei.
“E fai bene! E’ un gran brutto vizio!” dico io sdraiandomi sui gomiti e stendendo le gambe.
“E allora non fumare neanche tu!” la vedo arrivare verso di me e togliermi di mano la sigaretta che stavo mettendo in bocca
“Maledetta!” dico io alzandomi e andando verso di lei che, sventola in aria la preda. Nel momento in cui mi lancio verso la ragazza per rimpossessarmi della mia droga quotidiana esce Violet. La guardo che parlotta con l’oca che ha accanto e poi girarsi verso di me. Io le sorrido, tornando poi ad occuparmi della mia vittoria. Blocco Medea prendendola per la vita e, finalmente, posso fumare in pace. Violet ci fissa da lontano, noncurante dell’amica accanto che ha continuato, dal momento in cui sono uscite dalla serra, a parlare da sola. Finalmente anche Jasper esce fuori e mi salva da questa situazione che ormai era fin troppo teatrale e io, sono stanco di farne l’attore. Saluto le due mezzosangue e accenno a Jasper quello che è successo. Lui mi batte un cinque e, mi lascia quando afferro la Traviston e me la porto via.
Ormai è sera. Seduto in sala comune aspetto l’arrivo di Len. Le devo parlare, perso proprio che sia il caso di farla finita. E’ ormai più che chiaro che ci vediamo soltanto per fare del sesso e, questa situazione che c’è tra di noi, la sua apparente gelosia, mi infastidisce parecchio.
“Len, penso sia l’ora di farla finita!” dico alla ragazza che, finalmente arrivata, ho richiamato a me.
“Cosa?!” chiede lei quasi incredula,
"e perché mai?! Che ho fatto?!”
“Ma niente tesoro, anzi, tu sei perfetta e, adoro i nostri momenti di intimità, ma diciamo che sei un po’ troppo possessiva e, in questo momento io non ho bisogno di una ragazza possessiva che mi gira intorno!” le dico con molta nonchalence.
“Tu sei stato con me solo per il sesso vero?” chiede diretta. E come non biasimarla, è la pura e cruda verità.
“E tu lo sapevi benissimo” dico altrettanto diretto, ma allo stesso modo delicato.
“Già..Come non esserne preparata quando si parla o di Edward Norwood o di Jasper Lewis. Quando intraprendi qualcosa con loro, devi essere pronta a tutto!” la ragazza mi abbandona con queste parole, donandomi poi un lieve bacio sulla guancia.
Finalmente posso salite in camera. Prendo i miei box e vado in bagno dove decido di farmi una bella doccia calda che scaccia via i pensieri brutti. In primis quello di dovermi fare la Diamond. Bella è bella, ma la sua natura mi porta a farmi rabbrividire ogni qualvolta la sfiori, e per me, la giornata di oggi è stata veramente straziante. Mi asciugo con l’asciugamano che, morbido, accarezza la mia pelle. Stasera Eve parte. Chissà se ha parlato con Deirdre. Raggiungo Jasper in camera che ormai è pronto e mi vesto. Abbiamo soltanto altre due ore da passare con lei e, non voglio decisamente sprecarle.
Io e Jasper raggiungiamo Eveline e Deirdre in sala grande, mangiamo qualcosa e poi andiamo in giardino. Finiamo a parlare del più e del meno e a scherzare sugli impuri ad hogwarts. Cerchiamo di ingannare il tempo e di non nominare mai la partenza di Eveline. E' il primo anno che i quattro Principi vengono separati. E' il primo anno che uno di noi deve tornare a casa per dei problemi famigliari. Ormai Manca un'ora, un'ora soltanto. Un'ora che Io e Deirdre specialmente vogliamo sfruttare al meglio.
A Deirdre cade l'occhio sull'ora, e vedendo che il tempo stringe inizia chiaramente ad agitarsi. Come vedo le lacrime iniziare a far capolino nei suoi occhi afferro Eve per un braccio e me la porto via, mentre Jasper resta a far calmare Dè. Non è il caso di separarci con dei pianti, non devono esserci pianti punto e basta.
Rimasti soli ci accendiamo l'ennesima sigaretta della serata e, non diamo vita a parole. Quello che lega me ed Eveline è un legame strano, è qualcosa che va oltre all'amicizia, e probabilmente entrambi ne siamo a conoscienza, ma non vogliamo ammetterlo. Si perchè quando si è amici, tutto è più facile. Quando invece inmezzo all'amicizia si inserisce l'amore, tutto diventa più complicato, incasinato. E noi non vogliamo essere incasinati. ed è però difficile frenare quell'istinto animalesco che sorge in me quando sono in sua compagnia, quando siamo soli. Quella voglia di abbracciarla, quella voglia di baciare quelle due labbra così morbide. E noi, noi Principi lo facciamo, così come se fosse una cosa normale.
La guardo negli occhi, è malinconica, triste, ma non piange. Eve non piange, lei è forte. Lei mi fissa e mi sorride, e così io la bacio. La bacio perchè ne ho voglia, perchè lei è la mia Eve. I nostri non sono baci impegnativi, sono baci di affetto fraterno. O almeno questo è quello che, soprattutto da quest'anno, continuiamo a ripeterci. Restiamo un altro pò in silezio, a fissare il cielo che, si sta riempiedo si stelle. Poi ci decidiamo a tornare dagli altri. Deirdre si è calmata finalmente e, prende per se la sia amica.
La fatidica ora è arrivata così andiamo in sala grande dove il professor Silente ci aspetta.
"Eveline, tua madre è arrivata! Voi ragazzi, salutate la vostra amica e tornate all'interno" Salutiamo così la piccola Eve, con un abbraccio collettivo e le lacrime, sul volto delle due migliori amiche. Poi la fissiamo mentre si allontana verso la porta, fino a quando on sparisce dietro al portone principale.
Io e Deirdre siamo in sala comune a giocare con gli scacchi dei maghi mentre jasper è probabilmente partito all'attacco da qualche parte. Chissà se mai riuscirà a confessarsi con Dè. Mi aveva accennato che voleva parlare con Belinda, perchè non è più il caso di continuare così. Che sua sorella è diventata strana e che ha intuito qualcosa, forse in questo momento è proprio a parlare con lei.
"Ed ma sai chi è tornata?" chiede Deirdre mentre il mio cavallo si mangiava una sua pedina.
"No, chi?"
"Eileen! Non ne poteva più di stare in Francia ed è riuscita a tornare!"
"Non dirmi! Quella ragazza è un genio, la adoro!" in quell'istante vediamo esattamente entrare Eileen e Utopia.
"Hey bambole!" grido per richiamare la loro attenzione. Quando Eileen mi vede corre verso di me e mi si butta addosso per salutarmi.
"E insomma ce l'hai fatta a tornare! Sentivamo la tua mancanza!" le dico ridendo mentre lei si scanza da me e va a sedersi sul divano vicino a Deirdre. Quella ragazza la adora, ha sempre ammirato la nostra Dè, è per lei l'icona da seguire. Nel frattempo vicino a me si è seduta Utopia. La guardo e la tiro verso di me, mettendole poi il braccio dietro il collo. Deirdre mi fissa male mentre io le faccio una linguaccia e, torno a sul gioco, vincendo.
"Ho vintooo, ho vintooo!" grido.
"Grande Ed!" esclama Utopia battendo le mani mentre le altre due, dalla parte opposta, ci guardano con il broncio. Ed ormai è tardi, e non c'è niente di meglio che quattro chiacchiere tra amici davanti a un calice di vino, nella nostra stanza. Per questa sera abbiamo fatto anche uno strappo alla regola, con noi abbiamo portato anche Deirdre che sennò, si sarebbe depressa in camera sua.
20/10/2007
Io amo la biblioteca.
Di tutta la scuola, è forse il posto che preferisco di più in assoluto. Specie da quando ho scoperto quanto sia facile avere accesso alla Sezione Proibita. Vai dal professore del quale sei una delle indiscusse pupille, gli spieghi che vuoi approfondire un incantesimo particolarmente difficile da lui nominato qualche lezione prima contando sul fatto che il suddetto professore non ricorda nemmeno se per colazione ha bevuto thé o caffé, e lui sarà ben felice di regalarti un enorme sorriso e un pezzo di pergamena con la sua svolazzante firma sotto il permesso di accesso valido a tempo indeterminato. Beh, non proprio indeterminato, ma un mese è sicuramente un lasso di tempo enorme per trovare quello che sto cercando da una vita: sui manuali che la scuola ci fa comprare, non c'è nessun capitolo sotto la voce "Come diventare animagus".
Oh, lo so, è un'idea che non dovrebbe nemmeno venirmi in mente. Ma sono fatta così.
Il proibito mi affascina.
"Allora?" la bibliotecaria mi guarda con astio, interrompendo i miei pensieri. "Trovato qualcosa?"
Cielo, quella donna ha bisogno di darsi una calmata, non sto cercando un modo per far fuoco a questo piccolo paradiso scolastico!
"No, ma vorrei dare un'occhiata alla sezione proibita" le sorrido, sperando di addolcirla almeno un po'. Le porgo il permesso, dopo esser stata squadrato da capo a piedi un paio di volte.
"Un mese di libero accesso, ah?" commenta acida, guardandomi male. Ma che è, ho l'aria della bambolina svampita? Solo perché sono bionda non vuol dire che sono automaticamente stupida. Scrollo le spalle, riprendendomi il mio permesso.
"Posso andare?"
"Mh" mugola altezzosa, aprendomi il cancelletto incantato che separa la sezione proibita dal resto della biblioteca.
"Grazie, molto gentile" abbozzo un altro sorriso, scivolando in una sala più piccola e scura, se possibile ancora più piena di libri. Il cancelletto si chiude alle mie spalle, con un morbido tonfo, lasciando che il silenzio mi avvolga nel suo vellutato abbraccio. Ci sono un paio di tavoli, al centro della stanza, illuminanti da un unico candelabro d'argento. Rabbrividisco. Se volevano che questo posto fosse spettrale, ci sono riusciti alla perfezione.
Lascio cadere la borsa su una sedia vuota, facendomi coraggio e afferrando la bacchetta.
"Lumus" sussurro, avvicinandomi ad una prima fila di libri. Il debole fascio di luce scivola sulle copertine, illuminandole quel tanto che basta per farmi capire che sto guardando nel posto sbagliato. Non voglio avvelenare nessuno, voglio solo capire come ci si autotrasfigura. Mi sposto più a destra: ancora veleni. Si può sapere cosa ci fanno così tanti libri sui veleni in questa biblioteca?!
Sbuffo, sollevando una nuvola di polvere che mi fa tossire, costringendomi ad arretrare. Non esiste che torno fuori e chiedo a quella povera pazza di una bibliotecaria dove si trovano i libri sugli incantesimi, devo riuscire a cavarmela da sola. Punto con decisione la bacchetta dall'altra parte della stanza, sperando in una sorte migliore. Poi, finalmente, un titolo attira la mia attenzione: Incantatae improbatae lectionis. E' abbastanza improbabile per nascondere al suo interno quello che sto cercando. Richiamo una sedia con un colpo secco della bacchetta, mi ci arrampico sopra e tiro fuori il tomo, una cosa talmente pesante da farmi vacillare: mi scappa uno strillo e, per non cadere, lascio la presa sul libro, che atterra sul pavimento con un tonfo secco. Il rumore riecheggia nella stanza, facendomi rabbrividire per la seconda volta.
Scendo cautamente dalla sedia e faccio lietivare il libro fino al tavolo. Un altro tocco di bacchetta e le fiamme delle candele guizzano più vivacemente, colorate di un caldo arancione. Mi armo di piuma, inchiosto, blocco e sono pronta ad iniziare, quando una voce mi blocca.
"Sei piena di sorprese, Corvonero"
Ci metto sette secondi netti a realizzare.
E' nascosto nella penombra, dietro una pila di libri particolarmente alta e pericolosamente inclinata.
Tom Riddle.
Continuo a trascivere piccole note dal libro al blocco, cercando di ignorare completamente la presenza del Serpeverde seduto davanti a me. Come se fosse facile. Lo vedo, che non fa altro che fissarmi. Se ne sta lì, con un librone dall'aspetto pericoloso sotto il naso, ogni tanto sfoglia pure le pagine, ma non mi stacca gli occhi di dosso. Se non la smette, mi prendo e me ne vado.
"Oh no, non te ne andare Corvonero"
Sollevo il capo di scatto, lasciando cadere la piuma. Una macchia d'inchiostro s'allarga lenta sulla pergamena, senza che questa possa assorbirla.
"Come prego?"
"Ho detto che non occorre che te ne vai, Corvonero" ripete lui, lentamente. C'è qualcosa, nel suo modo di fare, che mi ricorda terribilmente un serpente.
"Si, sono in molti a pensarlo" ghigna, guardandomi dritta negli occhi. A pensare cosa? Che diavolo sta dicendo? E' come se potesse leggermi nel pensiero.
"Perspicace, Corvonero..."
Protego. E' la reazione più instintiva che potessi avere nel realizzare di avere un intruso a piede libero tra i miei pensieri. Stringo forte la bacchetta tra le dita, evocando l'incantesimo dentro di me per scacciarlo dalla mia mente.
Sei brava, sussurra infido nella mia mente, combattendo il muro che ho eretto in fretta e furia davanti ai miei pensieri. Sostengo il suo sguardo, lasciando la magia libera di fluire e concentrarsi nella mia mente, fino ad estrometterlo completamente.
Si ritrare impercettibilmente, con un'espressione tale da farmi temere che mi schianterà seduta stante. Sollevo la bacchetta, con aria di sfida. Se proprio vuole schiantarmi, dovrà faticare parecchio per riuscirci. Il suo sguardo mi brucia addosso per un po', prima che un sorriso lo illumini di un bagliore sinistro.
"Tu sei simile a me" scandisce lentamente, sporgendosi sul tavolo. Sono io a ritrarmi, questa volta, serrando le labbra in una smorfia. "Tu sei avida di sapere, Corvonero. Sei avida di potere, per questo non te ne sei andata. E' il tuo sangue. Così puro, così pregno di magia. Lo senti cantare, lo senti farsi strada nelle tue vene gridando affamato di conoscenza, lo senti porti una domanda che ancora non ti è chiara" s'interrompe, umettandosi le labbra con la lingua.
"...io-io non sono simile a te" ribatto, recuperando le mie cose alla meno peggio. Non ho nessuna intenzione di stare a sentire per un minuto di più questo individuo.
"Tu credi?" mi chiede, con un'aria tranquilla al punto di irritarmi. Ma cosa ne sa lui di me? Cosa vuole da me? "No, Corvonero. E' una questione di razza. C'è chi è migliore e chi è fango. Tu non sei fango, sei l'ultima discendente di una dinastia che si spinge indietro nel tempo, nel mondo nella magia. Vanti un potere antico, che pochi possono dire di possedere" si alza, camminando attorno al tavolo e fermandosi dietro di me. Mi posa le mani sulle spalle, avvicinando il volto al mio orecchio sinistro. Quando riprende a parlare, la sua voce è poco più d'un sussurro mellifluo "Presto, quando la domanda sarà chiara e i tempi maturi, verrò da te a cercare una risposta. Ma sappi, Jillian McKanzie, che non tollero rifiuti.."
Chiudo gli occhi, sentendo la presa sulle mie spalle ammorbidirsi e il suo respiro farsi più fioco. Un alito di vento, le fiamme delle candele crepitano debolmente. Quando riapro gli occhi, nella Sezione Proibita non c'è altro rumore che l'eco del mio respiro affannoso.
"E non ha detto proprio nient'altro?"
Sbuffo, roteando gli occhi per l'ennesima volta.
"No, Isabel, non ha detto niente altro. E' scomparso. E' come se si fosse smaterializzato!"
"Questo non è possibile!" squittisce la ragazza accoccolata ai piedi del mio letto "Lo sai che non è possibile farlo nei confini del castello!"
"Ho detto come, Isy, COME" esclamò sollevando gli occhi dal compito di trasfigurazione che devo consegnare domani e che sto ricopiando ormai da un'ora buona, grazie alle continue interruzioni di Isabel.
"Mille lucciole, stai tranquilla Jill!" ridacchia lei "Non occorre agitarsi per così poco, suvvia!"
"Ma se ti ho appena detto che mi ha praticamente minacciata il Caposcuola più inquietante della storia di Hogwarts!"
"Si, questo l'ho capito. Piuttosto non ho capito cosa diavolo cercavi nella Sezione Proibita della Biblioteca"
Occhei. Questo è un colpo basso, Isy, non posso dirlo nemmeno a te. Non posso dirlo a nessuno o finirei in guai troppo grossi, che non posso nemmeno immaginare.
"Una pozione miracolosa per diventare un genio dell'Aritmanzia" mento spudoratamente, mostrandole la lingua. Lei scoppia a ridere, lanciandomi addosso il cuscino che prima abbracciare. Chipie miagola infastidita quando ricambio il favore, ridendo a mia volta. Mi lascio cadere sul materasso, sospirando.
"Vorrei tanto sapere perché non molli, se vai così male" commenta Isabel, distendendosi accanto a me. Fisso il baldacchino sopra di noi per qualche attimo, prima di risponderle.
"E' una questione di principio, Isy. E poi, a questo punto non ha senso lasciare.." inspirò a fondo, sentendo le zampine vellutate di Chipie posarsi sulla mia pancia leggere. Il suo musetto nero fa capolino dopo qualche attimo, curioso: allungo una mano, accarezzandole il capino.
"Perché non chiedi aiuto a Audrey?" propone dopo qualche attimo la mia amica, rigirandosi su un fianco.
"Perché non la conosco così bene da chiederglielo come un favore e non ho abbastanza soldi per chiederle di darmi ripetizioni, ecco perché"
"Ti fai sempre troppi problemi, Jill" osserva Isabel, aggrottando la fronte. Lo so. Lo so perfettamente. Ma sono fatta così, poco da fare. Solo quando ho la bacchetta in mano sono sicura di quello che faccio, di quello che sono. Sono gli unici momenti in cui mi sento bene con me stessa e con il mondo che mi circonda. Forse Riddle ha ragione, forse sono davvero simile a lui. Chissà perché non sono finita a Serpeverde, allora.
"In ogni caso, indovina chi è venuto oggi a cercarti mentre te ne stavi rinchiusa in biblioteca, a pranzo?" mi stuzzica con un sorrisetto malizioso.
"Chi?" le domando, sinceramente sorpresa. Nessuno viene mai a cercarmi a pranzo. Nemmeno a colazione e neanche a cena, per dirla tutta. Sono forse la studentessa più anonima di tutta la scuola. Isabel sgrana i suoi enormi occhi azzurri, oggi quasi violetti.
"Non ci crederai mai, pensa che sul momento pensavo scherzasse!"
"Isyyy!"
"Occhei, occhei scherzavo!" ride lei, di fronte alla mia faccia supplicante. Mi guarda, divertita, prima di pronunciare l'ultimo nome che mi sarei mai aspettata di sentire.
"Jasper Lewis?!" ripeto infatti, sollevandomi a sedere di scatto con enorme disappunto di Chipie.
"In persona" annuisce lei "Si può sapere perché ti stava cercando?"
"Cosa vuoi che ne sappia io, eri tu lì!" protesto.
"Si, vabbeh.. ma perché dovrebbe cercare proprio te?" insiste lei.
Mh. Questa è una buona domanda.
"Non lo so" ammetto scrollando le spalle. Perché Jasper Lewis dovrebbe cercarmi? Dall'inizio dell'anno scolastico ci siamo parlati due volte. Letteralmente. Una nel parco, dopo la mia fuga da lezione, e una ad Incantesimi, ma penso solo perché siamo finiti in coppia assieme.
"Stai diventando piuttosto popolare tra le serpi" osserva cinicamente Isabel "Guarda che poi non posso più frequentarti se entri nel Biscia Club, eh!"
"Non penso proprio che succederà!" rido io "Sono troppo comune per entrare nella loro piccola elitè"
"Si, questo è vero! Siamo tutti troppo comuni per far breccia nella loro piccola cerchia di snob ammuffiti!" sghignazza la mia amica. Ridacchiamo indecorosamente per un po', immaginando i Principi di Serpeverde che giovano a carte nei loro sotterranei, sorseggando vino invecchiato, con vistose macchie di muffa verdastra sul viso e sui vestiti. Poi, d'un tratto, sgancia la bomba.
"Ti piace però, vero?"
"Eh?" Mi giro a guardarla, con una mezza risata ferma in gola.
"Lewis. Ti piace, vero?"
Avvampo, distogliendo immediatamente lo sguardo.
"NO!"
"Bugiarda.. sei arrossita!"
"Ma se non lo conosco nemmeno?!" protesto, cercando di schiodarle quell'idea di testa prima che sia troppo tardi.
"Mica devi conoscerlo per andarci!" obbietta lei, inarcando le sopracciglia.
"Ma ti pare che io vado a dare il mio primo bacio a un Serpeverde viziato?" le chiedo chiudendo gli occhi. E mentre la mia voce continua ad elencare numerosissimi motivi per cui non dovrebbe piacermi Jasper, la mia mente continua a ripropormi l'immagine di me e Lewis assieme, al tramonto, in riva al lago.
"Però è bello." osserva alla fine Isabel, sospirando.
"Taci, tu che hai il ragazzo!" la rimprovero ridendo.
"Resta il fatto che è bello" ripete ostinata.
"Si, è bello" ammetto.
Sospiriamo in coro. E già che c'è, Chipie miagola in controtempo.
Su un'altra cosa ha ragione, però. Troppi Serpeverde mi ronzano attorno, al momento. Che sia davvero solo una casualità?
19/10/2007
Nuovo layout e comunicazione:
Ho creato un
nuovo layout di sfondo per morsmordre gdb. Mi rendo conto che non è bello come quello della chia, ma volevo cambiare un pò, inserendo anche i nuovi personaggi.
Inoltre vi sto scrivendo per
dirvi che:
- Quando postate, per posizionare l'immagine, non fatelo con le scritte in lingua inglese, ma fatelo con quelle in italiano. Cioè:
quando mettete l'avatar ad inizio post, con volto e nome del vostro pg, ad allineamento mettete sinista e non ccs left.
inoltre quando mettete immagini extra, se non le modificate con photoshop e le prendere semplicemente da splinder, nella casellina bordo (sempre nella finestra dove si inserisce l'immagine direttamente da splinder) mettere bordo 1 px.
- Per fare la 'linea' di fine argomento nei post, non fatela tramite i trattini della tastiera, ma con l'apposito bottoncino di splinder che è quello sopra all'allineamento del testo in giustificato, con le A e la linea che li divide orizzontalmente.
- Sono state create nuove categorie per quando postate (potete crearle anche voi!), sono quell'elenco che trovate accanto alla casella di world dove scrivete. Mettete la V su tutte le categorie a cui si riferisce (se nuove conoscenze, amori, litigi etc) il vostro post e non solo alla casata a cui appartenete.
Grazie mille e scusate la rottura :)
18/10/2007

Nonostante il freddo si faccia ogni giorno sempre più sentire, nelle giornate come oggi in cui il cielo non è ricoperto da nuvole, il calore del sole rende piacevole camminare all'aperto. Per adesso ci sono state poche giornate di pioggia, cosa molto insolita per il periodo, quindi gli studenti possono ancora permettersi di passare il loro tempo nei giardini della scuola.
E' pomeriggio e Geert è seduto sotto un albero, con la schiena appoggiata all'enorme tronco, e guarda di fronte a sè il lago nero: tanto inquietante, quanto bello.
Io saluto i miei principi e mi dirigo verso di lui, dando prima un'occhiata alla ragazza con cui prima Ed e Jasp hanno parlato: credo si chiami Jillian. La osservo da lontano; E' bionda e decisamente carina, ho deciso: un giorno le andrò a parlare e, se i principi sono d'accordo, la inviterò a qualche festa. Ormai di purosangue se ne vedono ben pochi.
Arrivo da lui, lo saluto e gli siedo accanto, con la testa appoggiata al suo petto. Parliamo poco, il necessario, infatti in questi giorni, e in particolare nell'ultima settimana, mi sento un pò malinconica e anche triste. Non ho cercato chiarimenti dopo il ballo: nè a Ed, ne a Jasp e tantomeno a Belinda; so bene com'è mia sorella: mi mentirebbe senza dubbio, troppo preoccupata del suo benessere per pensare a quello degli altri; non è colpa sua, è fatta così. Eppure negli ultimi tempi ho notato qualcosa di diverso, soprattutto osservando il comportamento di Uto quando si trova in conpagnia di Bè e di noi Principi: se si trova nel mezzo tra Jasp e la sua gemella, non osa guardarmi negli occhi e il suo volto tradisce un leggero rossore. E' così che ho cominciato a nutrire dubbi su quella sera; prima di allora ero completamente certa della correttezza del mio migliore amico, non dubitavo affatto del suo comportamento e mi fidavo ciecamente di lui: perchè avrebbe dovuto rischiare la nostra amicizia per una scappatella? Se valessi davvero qualcosa per lui, e fossi importante almeno la metà di quanto lui lo è per me, non l'avrebbe mai fatto. Anzi, ne sono certa... eppure ho una strana sensazione: la sento quando li vedo, la leggo negli occhi di Utopia e la percepisco nei loro atteggiamenti. Ma
non può essere vero, Jasper è uno dei pochi
veri amici che ho. Cerco certezza nelle illusioni, ma non prove nella realtà: non sono pronta ad accogliere la verità, ad affrontare il dolore della consapevolezza, non ancora perlomeno. E così continuo la mia vita al castello, chiusa nei miei pensieri, tanto normale e spensierata fuori, quanto inquieta e turbata dentro.
Sta cominciando davvero a fare freddo...
Ancora una giornata grigia, e questo non aiuta certo il mio umore, mai così nero. Per tutta la mattina ho cercato di evitare tutti, Principi compresi, e ora mi rifugio in biblioteca, in cerca di un pò di tranquillità. Ad Eve ho raccontato poco o niente di quello che provo e di quello che ho visto, perchè? Non lo so. Ultimamente ci sono troppe domande a cui non so dare una risposta e questo mi preoccupa: sono sempre abituata ad avere il controllo. In amore, a scuola, in famiglia,... l'importante è avere in mano la situazione, solo così puoi essere un vincente: tutto dev'essere previsto, pianificato, manipolato; Se qualcosa non va come nei piani, allora sei finito. Mio padre mi ha insegnato che nella vita non ci sono 'piani B', di 'riserva', o seconde possibilità. Tutto ciò che so della vita lo devo a lui, ma solo questo.
Mi guardo intorno e vedo molti studenti indaffarati a scrivere lunghe pergamene di non-so-quale materia. Tra di loro c'è anche la Clark con la sua amica McFly, chine su dei libri. Poco dopo arriva anche Michael : certo che quel ragazzo è proprio bello, quasi mi dispiace che si frequenti con una mezzosangue.
"Ciao Dè!" ho un piccolo sobbalzo. Sono costretta a distogliere lo sguardo da quei tre e rivolgermi verso la figura femminile che sta in piedi, di fronte a me, dall'altra parte del tavolo. La sua voce mi era subito parsa familiare, e quando mi giro, ne ho la conferma.
"Eileen!". Vado subito ad abbracciare la migliore amica delle gemelle, e una delle poche con cui non finga di andare d'accordo. E' da molto tempo che non la vedo: la sua figura è più esile, ma è sempre bella come al solito.

I capelli castani le sono cresciuti molto sotto le spalle e i suoi occhi verdi sono delineati, come sempre, da una riga sottile di matita nera .
"
Come va? Finalmente sei tornata!" le dico felice, ma anche un pò sorpresa di vederla ad Hogwarts.
"Si bè...non ce la facevo più a stare con mia madre, e inoltre ho scoperto che Beauxbatons non fa proprio per me; sono tutte troppo perfettine, e poi..." si avvicina di più al mio viso, e si copre la bocca con la mano, come dovesse rivelarmi un segreto, "
ci sono troppo pochi ragazzi!". Rido a sentire quest'affermazione... è sempre la solita! Due colpi di tosse ben studiati ci fanno però capire che questo non è il luogo adatto per una conversazione amichevole. Prendo le mie cose e usciamo dalla biblioteca.
"E si, mi mancava proprio questo posto!" esclama infine.
"Non sai quanto sono contenta di vederti! Hai già visto Uto e Bè? Scommetto che saranno felicissime!!"
"No, non ancora...però mi hanno detto una cosa, ma non ci crederò finchè non lo sentirò pronunciato da te.." mi dice in maniera scherzosa,
"..chi è Geert?"
Sorridendo rispondo,
"E' il mio ragazzo!"
"Certo che qui le cose cambiano in fretta, non avrei mai pensato che Deirdre Blackster si sarebbe sistemata!", dice incredula, forse per davvero.
"Non esageriamo, sistemata...stiamo insieme da un mese e mezzo!"
"Credimi, dopo due settimane, per me, vuol dire essere sistemata!". La fisso rassegnata, e poi scoppio a ridere. Eily ha il potere di rendermi sempre allegra...come dire, mi contagia! Mi è davvero mancata, nonostante la nostra amicizia non sia particolarmente profonda o speciale.
"Eily?" sentiamo urlare dal fondo del corridoio. Sono le gemelle. La ragazza gli fa un cenno e quelle cominciano a correre per il corridoio, incuranti dei passanti, e infine le saltano addosso abbracciandola.
"Amore, sei tornata!" urla Belinda.
"Ci sei mancata tantissimo!" continua Uto.
Meglio lasciarle sole dopotutto.
"Ragazze, vi saluto allora!". Mi salutano tutte e tre e ,ormai lontana, mi giro a guardarle. Finalmente il 'magico trio' si è ricostituito. Ricordo ancora bene le lacrime e i pianti che hanno accompagnato la partenza di Eily quest'estate: i suoi genitori si sono improvvisamente separati e la madre è riuscita ad ottenere la custodia della figlia minore (Eileen). Purtroppo non è mai andata d'accordo con la madre, anche a causa del suo carattere ribelle, e la situazione non è certo migliorata all'annuncio seguito alla vittoria in tribunale: 'Ci trasferiamo in Francia". Per lei è stato un duro colpo: non solo doveva abitare sola con la madre, ma lontana persino dalle persone che più amava.
A quanto pare, però è riuscita a tornare qui, in qualche modo.
Sorrido, mi volto, e continuo per la mia strada. Non so dove mi stia dirigendo: cammino senza meta per i corridoi del castello ed evito di parlare con chiunque conosca. Arrivo ad un cortiletto interno, così decido di fermarmi presso il cornicione che lo delimita, e guardo il cielo ricoperto di nuvole.
'E così anche il sole si nasconde...' penso. Sto ferma, in piedi, ancora per un pò, ad osservare gli studenti che mi passano davanti, per poi scoprire che la solitudine non fa proprio per me: vedere tutti che parlano e ridono mi fa sentire il bisogno da avere accanto Eve.
Penso che stasera le confesserò ogni cosa, dire tutto ad alta voce magari aiuterà anche me stessa ad analizzare meglio i fatti. Sento una mano picchiettare leggermente sulla mia spalla destra. Mi volto. E' Morgan.
"Deirdre, stai aspettando qualcuno o hai del tempo da dedicarmi?", mi chiede agitato.
"Dimmi pure, non sto aspettando nessuno...". E' dai primi di Settembre che non parlo più seriamente con lui a proposito di quest'estate; le uniche volte che si è visto con noi è stato o per il Quidditch, o per una chiaccherata veloce a pranzo o a cena: certo che è davvero cambiato.
"Qui è troppo affollato, andiamo da un'altra parte. Seguimi ora" mi bisbiglia. Lo seguo e lo guardo mentre cammina veloce davanti a sè, girando continuamente la testa prima a destra, poi a sinistra. Mi porta fino ad una stanza, in una zona remota del castello.
"Morgan, mi devo preoccupare?"chiedo scherzosamente.
"E' solo che non voglio lo sappiano tutti e...ho paura della tua reazione."
E' vero che a volte mi arrabbio molto, ma solitamente riesco a mantenere la calma...non sono certo come Eve! Lo guardo in attesa che cominci a dire qualcosa, a raccontarmi finalmente cosa gli ha cambiato la vita quest'estate, tanto da non poter più passare il suo tempo in nostra compagnia.
"Deirdre, sarò chiaro, preciso... e conciso...ecco, mi sono innamorato...", percepisco la sua agitazione dai gesti frenetici e dalla voce tremula e insicura che echeggia nella stanza vuota. Abbassa gli occhi, cercando conforto dove non lo può trovare.
"...di una mezzosangue.".
Sto ferma, in piedi, di fronte al mio amico, o a quello che credevo lo fosse. Continuo a guardarlo incredula. Non può essere la stessa persona, lo stesso Morgan che fino ad un anno fa condivideva tutto con noi. Voglio dirgli qualcosa, fargli cambiare idea, ma non ci riesco.
"
..è una ragazza stupenda, l'unica che sia riuscita a farmi capire la stupidità dei miei pregiudizi, dei nostri pregiudizi! Se solo anche voi poteste capire...se solo la conosceste, forse..non so..cambiereste idea. E poi anche te e Geert...Dè, finalmente sono felice, per piacere, capitemi..."
Quasi non posso credere alle parole che sento, alle accuse che mi rivolge. Qualcosa dentro di me ribolle, se prima volevo parlargli, ora voglio solo urlare. "
Morgan ma cosa stai dicendo? L'hai sempre pensata come noi prima che quella ti facesse il lavaggio del cervello! Questo non è il vero Morgan che parla!"
"Ma non capisci, questo è il vero me. Ma se voi non accettate lei, allora non posso più stare con voi. Mi spiace, ma semplicemente non posso". Non l'ho mai visto così risoluto in vita mia, mai.
"Bene, ti ho dato una possibilità e tu hai fatto la tua scelta, che a quanto pare non siamo noi. Ho sempre saputo che in fondo eri un debole... ma sappi che non ci sarò più per te quando capirai il tuo errore."
Gli dò le spalle ed esco sbattendo la porta dietro di me. Mi dirigo al dormitorio provando solo un gran senso di rabbia e delusione. Improvvisamente mi assale la disperazione che, forte, si fa largo dentro di me fino a conquistarmi completamente; non riesco più a trattenermi, e tutto ciò che ho provato, le mie paure, i miei silenzi irrompono violentemente nella realtà, sotto forma di lacrime. Sono lacrime pesanti che si portano dentro setimane di angosce e dubbi. Sola nella stanza guardo fuori dalla finestra la pioggia che cade inesorabile dal cielo.

Infine, però, cessa e le nuvole fuggono, laciandosi dietro un'albore di tramonto.
Calma guardo la camera vuota e i miei occhi cadono sul baule di Eve: perfettamente ordinato e sistemato, come se fosse stato preparato per un viaggio. Corro verso il nostro armadio: i suoi vestiti e i suoi adorati detector non sono più lì. Nello stesso momento entra nella stanza Violet: cazzo; i miei occhi, infatti, nonostante abbia ormai finito di piangere, tradiscono ancora un leggero rossore e gonfiore. Per di più è decisamente l'ultima persona che avrei voluto vedere. Anche lei nota l'armadio vuoto e la valigia di Eve.
"Allora, chi è che parte? Finalmente riesco a liberarmi di una di voi?"
"Qui non se ne va proprio nessuno!"urlo furiosa. Non è possibile che Eve non me ne abbia parlato, nel caso dovesse partire. Devo vederla, ne ho
bisogno: voglio raccontarle tutto, mi mancano i suoi consigli, ma soprattutto mi deve una spiegazione. Mi affretto verso la porta, la apro e mi trovo faccia a faccia con Eve.
Perchè mi viene da piangere di nuovo? Perchè non riesco a mantenere la calma di sempre? perchè non fingo? Eve mi guarda preoccupata, quasi impaurita quando le stringo forte le mani e chiudo gli occhi, per evitare di piangere: so bene che dietro di me c'è Violet, e non voglio certo darle la soddisfazione di vedermi in quello stato! In un momento di calma mi volto verso la Traviston:
"Ci lasceresti sole...ORA!"
Inaspettatamente lascia davvero il dormitorio: probabilmente era salita un attimo e se ne doveva andare, altrimenti non ci avrebbe mai concesso questa gentilezza; oppure è semplicemente impazzita.
Alla fine siamo sole, come non lo eravamo più da tanto, e riesco a raccontarle tutto. Per quanto riguarda la Traviston e Ed, ormai non è più una novità, neanche il fatto di Morgan la colpisce più di tanto: l'ha sempre sopportato a malapena. Alla fine le spiego il problema che più di tutti mi strugge e mi lascia appesa a un filo: Jasper e Belinda.
"Dè, ho quasi paura a dirti quello che penso davvero...ma credo tu ti debba preparare al peggio. Non sono sicura si siano limitati a un bacio, però io non so niente: l'unica è chiederlo ai diretti interessati." E' una fortuna che non mi siano rimaste più lacrime da versare, e poi è proprio il momento di un chiarimento. Non ce la faccio più a vivere nel dubbio e nell'incertezza. C'è un'ultima cosa che devo sapere:
"Eve...perchè il tuo armadio è vuoto e il tuo baule è pieno?"le chiedo, con una piccola speranza che ancora persiste davanti all'evidenza.
"Dè, io devo partire... non so quanto starò via.". Così la mia migliore amica se ne va. Non riesco ancora a realizzare che non la vedrò più per non so quanto: lei è la mia migliore amica, la mia confidente, l'unica di cui mi possa fidare ciecamente. Non ho nessuno oltre a lei. Ora realizzo davvero quanto Eve sia importante per me: ora che Jasper mi ha 'tradito', con Ed al seguito, mi restano solamente Geert e Uto.
"...mio padre è stato ricoverato al S. Mungo per un incidente sul lavoro, e mia madre ritiene debba stargli accanto. Non mi hanno ancora comunicato la sua reale situazione, quindi non ti so dire quandi potrò tornare...". Si, sono un'egoista: penso solo a me stessa quando il padre della mia migliore amica potrebbe morire, per quanto ne so.
"Eve mi dispiace tantissimo, se hai bisogno di qualcosa, di qualunque cosa, io sono sempre qui..."
"Grazie Dè" ci abbracciamo. Eve non piange, lei è molto più forte di me, ma i suoi occhi non riescono a nascondere la verità: i suoi bellissimi occhi azzurri sono come svuotati della loro linfa.
"Quando parti?"
"Stasera stessa..."
"Mi mancherai tantissimo...ti mandarò dei gufi tutti i giorni!" Mi sorride
"Anche tu mi mancherai, ma non è un'addio, ritornerò ad Hogwarts, dopotutto non ho ancora raggiunto il mio obiettivo!" ridiamo. Meglio prenderla così.
Sdraiata sul letto non posso fare a meno di notare il posto vuoto sopra di me, e non posso non sentirmi triste. Sono davvero pochi i momenti in cui mi sento vulnerabile, ma in quest'ultimo periodo sembrano all'ordine del giorno; l'importante è che non se ne sia accorto nessuno. Nessuno a parte Geert. Rileggo il messaggio che mi ha mandato poco fa,
'Come stai? Sono un pò preoccupato per te in questi giorni...ti adoro piccola Geert'. scrivo una breve risposta e lego il biglietto al gufo bruno, che spicca subito il volo. Chiudo la finestra il più rapidamente possibile, ma non riesco ad evitare che una brezza gelida mi colpisca in volto. Mi infilo veloce nel letto tiepido che mi accompagna dolcemente in un sonno profondo e repentino.
Domani è un altro giorno, anche se non come gli altri, forse sarà tutto diverso, o magari resterà tutto uguale...la vera domanda è se io riuscirò ad essere la stessa...
15/10/2007
È una sera come tante nella Sala Comune dei Serpeverde. Gruppi di studenti sono sparsi qua e là, fra compiti e pettegolezzi vari. Edward ed io siamo stravaccati su uno dei divani, infischiandocene di tutto e di tutti.
Lucas non è ancora tornato.
Cosa diavolo starà facendo?!
Immagina, Jasp: magari ha incontrato la Salinger per le scale e la sta salutando con affetto.
Sghignazziamo senza farci sentire. Proprio in questo momento la porta si apre, e Lucas entra nella Sala. Ci rivolge uno sguardo penetrante, e si dirige verso la nostra stanza.
Edward ed io attendiamo ancora un paio di minuti, poi con noncuranza ci alziamo e ci avviamo anche noi. Io fingo addirittura uno sbadiglio, mentre Ed si stiracchia. Non appena mettiamo piede nella nostra stanza, Lucas dice:
Potevate aspettare ancora un po’.
Tanto non abbiamo dato nell’occhio, vero Ed?
Infatti.
Lucas alza gli occhi al cielo, poi apre la cartella di solito piena di libri di scuola: tre bottiglie di vino sono illuminate dalla luce tremula del fuoco e delle candele. Un sorriso ironico si dipinge sulle sue labbra:
Allora, i bambini sono contenti?
Direi proprio di sì. Jasp, a te l’onore.
Con un semplice incantesimo di trasfigurazione, trasformo tre matite in splendidi calici di cristallo; dopodichè, apro la prima bottiglia con un tocco della bacchetta. Poco dopo siamo seduti di fronte al caminetto, e culliamo nei bicchieri il vino rosso come il sangue. È chiaro che parliamo di donne.
Allora Lucas, raccontaci un po’ della tua nuova conquista…
Lucas mi guarda in modo non molto amichevole, ma mi risponde:
E chi sarebbe?
Audrey Salinger, è ovvio.
Salinger, Salinger… Ah, ho capito a chi ti riferisci!
Scoppiamo tutti e tre a ridere. Audrey Salinger è una bella bionda di Corvonero, che frequenta il sesto anno. Oltre a essere un gran bel vedere mentre sei in aula di Pozioni, è anche la discendente di una famiglia di stirpe incontaminata da parentele babbane. Peccato che abbia un caratterino un po’ respingente.
Lucas, hai già la mente annebbiata dopo neanche un bicchiere di vino?
Sempre meglio che averla sempre annebbiata, Ed. In ogni caso… diciamo che ci sto lavorando.
Lavori in corso? O lavori già portati a termine? - chiedo io.
In corso, per il momento. Che c’è, Jasper, mi devo preoccupare? Lo so che ti piaceva, ma a te piacciono un po’ tutte…
Tranquillo Lucas, non corri rischi. Ho altre mire.
Tipo Belinda Blackster?
Ormai è già acqua passata. È tempo di cercare una nuova preda…
In realtà, con Belinda ho fatto il danno. Sono andato a letto con la sorellina della mia migliore amica.
Era la sera del Ballo di Apertura. Tutti in tiro assurdo, le ragazze cadevano letteralmente ai piedi miei
e di Ed. Ma io avevo Belinda a cui pensare. Avevamo ballato sotto lo sguardo minaccioso di Deirdre, e poi eravamo riusciti a sgattaiolare via senza farci scoprire, arte in cui sono maestro. L’avevo portata nella nostra stanza, nel dormitorio maschile di Serpeverde. Edward non prevedeva di tornare, così come Lucas, che era al ballo con la sua fidanzata di Beauxbatons.
Belinda frequenta il quarto anno, e dunque mi aspettavo di trovare qualcosa di simile ad una verginella spaurita, come ne ho già incontrate tante. Invece…
Muoviti, Jasper!
Aveva iniziato a sbottonarmi in fretta i bottoni della giacca e della camicia, e sarebbe andata avanti anche con i pantaloni se non me ne fossi occupato io. Dopotutto, sono un gentiluomo. Il suo vestito color tramonto era già scivolato via. Mi si era incollata addosso, aderendo al mio corpo e stringendomi fra le braccia, e non avevo avuto più sonno né respiro fino all’alba.
Insomma, Belinda si era rivelata una piacevole scoperta. Quando i primi raggi del sole avevano iniziato ad illuminare la stanza, mi ero ritrovato ad osservare il suo visino addormentato. Ed era rientrato e nel vederci aveva assunto un’espressione divertita e aveva fatto marcia indietro. Mi ero rivestito di corsa, e l’avevo raggiunto.
Allora?
Allora cosa, Ed?
Hai raggiunto il limite. Pensi di dirlo a Deirdre?
Non lo so. Se la vedrà Belinda.
Edward aveva annuito, ed aveva aggiunto che in effetti si trattava di una cosa fra sorelle. Poi ero rientrato in camera, sedendomi sul bordo del letto. Cosa provavo per Belinda? Appagato il desiderio, l’attrazione che avevo sentito così forte per lei fino a poche ora prima era svanita come la luna all’arrivo del mattino. Per quella ragazzina sentivo solo un po’ di tenerezza, ed uno strano affetto, quasi fraterno.
Mi riprendo subito da questo tuffo nei ricordi.
Ti conviene stare attento a Peter Halbury. Ho sentito che spesso ronza intorno alla tua biondina.
Gli darò una lezione alla prima partita di Quidditch. Ma se mi provoca non dovrà aspettare tanto.
Caspita, sei proprio andato… - interviene Ed - Chissà cosa direbbe Benedicte?
Benedicte Mertaux è la fidanzata di Lucas, e frequenta Beauxbatons.
Non vedo perché dovrebbe saperlo. E tu, Ed? Come vanno le cose con la Traviston?
Diciamo che anch’io sono nella fase “lavori in corso”.
Anche perché finora è l’unica che è sempre riuscita a sfuggirti. - aggiungo io.
Non per molto ancora, ragazzi, non per molto ancora…
Ed ci guarda con uno sguardo sicuro di sé: quando si mette in testa di farsi una ragazza, ci riesce sempre, bello com'è.
Non è che io ami molto la scuola. È più che altro un dovere a cui mi devo piegare. Tuttavia, le lezioni di Incantesimi riescono sempre a farmi rivalutare le cose.
L’argomento che oggi ha scelto il professor Benton è la combinazione di incantesimi, in particolare l’Incantesimo di Appello con l’Incantesimo di Dissolvimento. Benton ci fa esercitare da soli e poi ci dispone in coppie: mentre uno tiene in mano l’oggetto, l’altro usa la combinazione per farlo sparire e poi ricomparire nel proprio palmo. Ed finisce con Audrey Salinger, mentre io con un’altra Corvonero, Jillian Mc Kanzie, che abbiamo incontrato giusto ieri nel parco. È decisamente appetitosa, anche se un po’ taciturna.
Ci esercitiamo per tutta la lezione, e Jillian mi stupisce davvero con la sua abilità: è quasi al mio livello. Anche Edward e la Salinger padroneggiano bene ed in fretta la nuova combinazione; il mio amico mi rivolge uno sguardo d’intesa, e poco dopo, oltre al temperino, si ritrova in mano anche l’orologio di Audrey Salinger. La ragazza non rinuncia alla sfida e poco dopo ecco fra le sue dita il temperino e… la camicia di Ed, che rimane coperto solo dalla giacca della divisa. Benton è in pericoloso avvicinamento, così Ed, dopo un inchino, si riprende la camicia e restituisce ad Audrey l’orologio.
Con Jillian non mi spingo a fare altrettanto: non la conosco abbastanza, chissà come potrebbe reagire. Non vorrei che si mettesse a strillare come un’aquila per uno scherzetto di poco conto.
La lezione termina poco dopo, e il professore ci lascia andare. Ormai è ora di pranzo e ci avviamo verso la Sala Grande per mangiare. Mentre usciamo dall’aula, Audrey ed Edward si scambiano qualche frase… chissà cosa sta tramando Ed. che voglia usarla per fare ingelosire Violet? In effetti, lei è proprio dietro di loro, ma sembra non accorgersi di nulla.
Audrey Salinger non corrisponde per niente ai canoni di bellezza di Ed: l’ho sempre visto con ragazze more, sinuose, con un corpo sensuale e labbra morbide. Un po’ come la Traviston, insomma.
Le mie riflessioni vengono interrotte da Jillian, che mi si affianca e dice:
Sei stavo bravo.
Già. Ti è piaciuta la lezione?
Sì, è stato divertente.
Infatti, non i soliti sortilegi da cerebrolesi…
Parliamo ancora un po’, poi vedo che Ed resta da solo e lo raggiungo, dopo aver salutato Jillian con un cenno.
Ed, cosa fai? Vuoi provocare Lucas o Violet?
A parte che Lucas non è neanche qui, non sto cercando di provocare nessuno in questo momento. Parlavamo soltanto di chi potesse essere la spia che ha avvertito Nolasco della festa.
Qualche giorno fa, abbiamo dato una festa per i purosangue degli ultimi due anni. Ovviamente non autorizzata. A metà serata, il professore di Aritmanzia aveva beccato tutti i partecipanti e li aveva redarguiti e portati in presidenza. Io avevo preso la via della fuga con Eve e Dè nei bagni femminili (dove chissà come avrei fatto a spiegare le ragioni della mia presenza se ci avessero scoperto), mentre Ed aveva colto l’occasione per rifugiarsi con la Traviston in un angusto armadio. In ogni caso, non era successo niente. Perlomeno, niente di succoso.
A proposito, Jasp, sai che fine aveva fatto Lucas?
No, dov’era?
Nelle cucine con Audrey Salinger.
Io avrei colto l’occasione per inaugurare l’anno con una bionda su un tavolo…
Ma lo sai che Forsythe ha i suoi tempi. Però alla fine, porta a casa il risultato.
Beh, in questo caso basta che lo porti in camera… e che avvisi se non vuole avere spettatori!
Scoppiammo a ridere entrambi. Violet ci guarda sprezzante, Audrey quasi divertita, Jillian incurante. Non so chi delle tre sia più bella in questo momento.
14/10/2007
« Ciccino, fai un passo indietro. » scandisco a bassa voce, rivolgendomi alla figura alle mie spalle. Con un gesto veloce scosto la gonna a ruota che gli sfiora le ginocchia, e altrettanto rapidamente mi volto in modo da trovarmi di fronte a lui. Quando i principi non sono ai vertici organizzativi delle feste, si concedono una notte di caccia folle; a quanto pare, Edward ha deciso che la sua nuova preda sono io. Sospetto che non abbia calcolato che io non ho nessuna intenzione di starci, per quanto i baci che mi ruba siano una piacevole interruzione della routine. Gli punto un indice al centro del petto, urtandolo lievemente. Sorride; chissà cosa ha pensato di fare, magari è convinto che io sia una facile e che riuscirà a portarmi a letto ... illuso.
« E' che sei inebriante stasera, il nero è il colore che ti dona di più. » lancia uno sguardo alla mia scollatura; sì, sì, il nero è il colore che mi dona di più. Cascamorto. Si piega verso di me, facendo risaltare il divario di statura tra di noi. L'ho evitato tutta la sera, ho fatto in modo che mi inseguisse, ed è riuscito lo stesso a starmi sul collo per un'ora e mezza - deve conoscere qualche incantesimo che fa in modo che non possa allontanarsi da me più di due metri, perché é quella la distanza massima che ha tenuto.
« Vorrei invitarti a smetterla di provarci, ciccino. Ti ricordo che hai una ragazza. » Mi sporgo in avanti, in modo da ridurre la distanza tra di noi; so che il riferimento a Lenoire l'ha infastidito, e che resisterà ben poco ad avermi così vicina. Stare in banco con lui ha testato la sua resistenza, e non riesce a tenere le mani a posto per più di dieci minuti consecutivi.
« Ma non ci sto provando ... ! Vorrei solo bere qualcosa con te, se ti va. » Si discosta e mi porge la destra, compiendo un lieve inchino. Infido. Via, è solo un ballo, non può farmi del male. Lascio che mi prenda la mano, stringendola per qualche istante prima di muoversi verso il rinfresco. E' in questo momento che, con la coda dell'occhio, noto una figura che si sta dirigendo a passo di marcia verso di noi; ci metto un istante a capire che è Lenoire, e con un gesto secco sfilo la mano dalla presa di Edward. Lui si volta con aria perplessa, ma poi nota la saetta furente che ci sta per raggiungere; da uno dei divani sta accorrendo in nostro soccorso Jasper Lewis, che tenta di intercettare la fidanzata furiosa. Lei lo scaccia con una sberla in pieno viso, io tento di allontanarmi quatta quatta mentre Edward già sta progettando delle scuse; vedo le rotelle che girano a velocità folle all'interno del suo cranio.
« Ed! Sta arrivando Nolasco! » squittisce Eveline, arrivata da non so dove e aggrappatasi al braccio di Edward; sta - arrivando - Nolasco. Ripeto qualche volta queste parole prima di afferrarne il significato. Istintivamente, mi getto verso la porta del bagno in fondo alla stanza, oltre la quale stanno scomparendo Catherine e Quentin, ma vengo fermata da una presa forte attorno al braccio. Mi volto: Norwood, ovviamente.
« Mollami, idiota. » sbotto scuotendo intensamente il braccio.
« Non fare la ribelle e vieni con me, Violet. » mormora trascinandomi di peso in una direzione che mi sembra assolutamente senza senso. Da dietro alla porta della Sala Comune si sente la voce di Nolasco che scandisce minacce a ripetizione.
Siamo davanti ad un armadio.
« Cos'è, un passaggio segreto? » gran parte delle candele è stata spenta, Edward sta aprendo le ante in fretta.
« No, è un armadio. Entra. »
« Cosa? » Non faccio in tempo a rispondere con voce strozzata, che lui mi prende per i fianchi e senza sforzo mi molla dentro all'armadio, entrando subito dopo di me e chiudendosi dietro le ante. Il suo gomito si pianta dritto in mezzo alle mie costole.
« Mi stai impedendo di respirare. » mormoro tentando di aderire il più possibile al fondo del guardaroba. Lui si sposta di colpo, passando ( non si sa come faccia a vedere, dato che è buio pesto ) il braccio attorno al mio fianco.
« Scusa, non volevo. » mi sembra di vederlo sorridere, anche se in realtà vedo solo nero fondo. In questo istante preferirei essere in marcia verso la presidenza perché colta sul luogo del reato, piuttosto di essere chiusa in un armadio con Edward Norwood che mi abbraccia e non può essere respinto perché farei troppo rumore. « Violet, temo di non essere in grado di controllare le mie azioni. » aggiunge serrando le mani attorno alle mie anche. Per-tutti-i-folletti. Non dirmi che lo farà davvero. Oh, no. Non può farlo davvero. Maledizione. Lo sta facendo. Sento le sue labbra calde posarsi sul mio collo, spostandosi lentamente verso il mio viso. E' bello. Mi piace. Ma non posso assolutamente lasciarglielo fare.
« Conto fino a tre, e poi ti rendo neutro. » mormoro spostando un ginocchio in posizione d'attacco. « Uno. » Si scolla subito; non può mettere in gioco la sua virilità per una come me, lo sapevo. « Due. » Ora, se mi facesse il favore di mollarmi i fianchi ... No, dico davvero, dispiacerebbe anche me dovergli fare del male. Socchiudo le labbra, pronta a dargli l'ultimatum. Sento il suo fiato vicino, molto vicino. « Tre. » Mi lascia andare, anche se a causa del poco spazio non può allontanarsi più di tanto.
Scampata anche stavolta. Dovrò fargli ben chiaro che non mi può toccare, se non vuole rischiare la vita.
La carne è debole. Me lo ripeto in continuazione, me lo ripeto tutte le volte che Edward si avvicina troppo. Non abbasso mai la guardia ed evito di girare da sola; Quentin è stato molto comprensivo, e ha concesso a Cate di non scollarsi mai da me. Nelle rare occasioni in cui sono costretta a muovermi in solitario e lui è in giro, corro talmente veloce che il poverino può notare solo un razzo color mogano. A Storia Della Magia ho provvidenzialmente deciso di spostarmi in prima fila - terribile, noiosissimo, ma non c'era altra soluzione.
Degno di uno sguardo annoiato la mia amatissima compagna di stanza Deirdre, che dopo aver sbattuto la porta si è avventata sul suo baule alla ricerca di chissà quale prezioso capo d'alta moda, poi torno al mio incantesimo per i capelli crespi - l'umidità li fa deprimere.
« Ti stai facendo bella per Edward? » mormora lanciandomi un'occhiataccia, per poi rituffare la testa tra le sete e i broccati. Probabilmente non voleva farsi sentire, ma il silenzio lascia che le parole rimbombino nelle stanze ed è presagio di uno scontro.
« Non abbasso le mutande con chiunque, io. » è brutto che io sia così cattiva, ma non posso certo fare diversamente. Non con lei. Alza il capino che sembra appena uscito dal parrucchiere e mi fulmina. Non sembra essere intenzionata a darmi una risposta, quindi mi alzo per andare in bagno. Ma non faccio in tempo a raggiungere la porta; qualcosa mi spinge e io mi spappolo contro il muro di solida pietra.
« Senti stronzetta: tieni giù le tue mani cupide da Edward, o farò in modo che nessuno voglia più sfiorarti. » ringhia mentre mi spinge contro il muro. Non è valido, è più alta di me, è una sfida impari! Con un colpo di reni, mi stacco dalla parete e la allontano con una spinta.
« L'hai finita con le stronzate? » ridacchio dandole una pacchetta sulla spalla. Mi chiedo perché i limiti della demenza siano già stati sfondati, ed è solo ottobre.
Il mio libro di storia della magia è pieno di bigliettini scritti in piccolo, in genere proposte sessuali. Durante le lezioni non posso fare altro che subire le sue avances e occasionalmente dargli una sberla sulla nuca. Tutti si aspettano che succeda qualcosa, tutti sanno che succederà qualcosa. Lo sanno Catherine e Quentin, che mi fissano terrorizzati ogni volta che io e Ed ci avviciniamo troppo; lo sa Jasper, che non vede l'ora di poter ridere sul mio cadavere per la scommessa vinta; lo sanno le Principessine, che mi fulminano e si augurano che io perisca.
Mi rannicchio nella poltrona, cercando di concentrarmi sul mio librone di Incantesimi Avanzati.
« Insomma, la Diamond sarà anche bella, ma ha fango nelle vene! » esclama Jasper irrompendo in Sala Comune e dirigendosi, ovviamente, verso il caminetto. Mi nascondo dietro il libro.
« Quest'idea mi fa inorridire. Ci vorrebbe uno sforzo di volontà non indifferente per farsi una mezzosangue. »
« Non ce la faresti, Edward. »
« Perchè tu sì, Jasper? » Ma che questioni intelligenti. Mi lascio sfuggire un gemito, tentando di scomparire dietro al mio manuale.
« Vedi, Jasper, se una a caso facesse meno la difficile, io non dovrei ridurmi a pensare a quella feccia sanguesporco. » Beccata; so già che sta sorridendo e venendo verso di me, e che Jasper si è seduto sul divano per godersi la scena.
« Violet, non hai niente da dire a tua discolpa? » mi chiede mellifluo Lewis, costringendomi ad abbassare il libro e affrontare Edward, impalato davanti alla mia poltrona del cuore. Lascio cadere il libro, alzandomi. Sono costretta a stare addosso ad Edward, visto che si sposta e mi blocca la strada nonappena tento di sgusciare via.
« Se si facesse Medea Diamond , potrei farci un pensierino. » entrambi sono perplessi, ma Ed dimostra ancora una volta la sua prontezza.
« Scommettiamo? »
« Cosa?! »
« Io mi farò Medea Diamond entro la settimana prossima, e se me la farò .. » ridacchia, circondandomi i fianchi con il braccio destro.
« Non provocarmi, Edward. » sibilo avvicinandomi a lui.
« Violet, io voglio provocarti. » con la coda dell'occhio catturo l'espressione divertita di Jasper, mentre Edward mi sfiora le labbra. Giusto per non esagerare.
« Questa è una scommessa ufficiale. »
« Io mi farò la mezzosangue, e vincerò. »
« Non ne sarei così sicura, Ed. »
Mi lascia andare, io mi dirigo verso il dormitorio. Invece sì, ne sono sicura. La poverina andrà giù in un attimo, gli si getterà tra le braccia. Ora sì che sono nei guai.
« Te la fai con Edward Norwood! Lo dicono tutti, lo dicono tutti! » pigola Catherine saltellando su e giù per il bagno delle ragazze, con un sorriso gigantesco stampigliato sul viso. Ha appena smesso di raccontarmi delle voci che dicono che io ed Edward ci pastrugnamo in ogni angolo della scuola, dei pettegolezzi secondo i quali mi ha sbattuta da questa e da quella parte e gli ho promesso di dargliela nonappena le circostanze lo permetteranno.
Le cose stanno così: nonostante gliel'avessi chiesto chiaramente, ha continuato a provarci spudoratamente, e ogni tanto ci sono stata. Perché non avevo la forza di reagire, e perché poco furbamente mi sono augurata che facendo così avrei scoraggiato un paio di fan psicopatici. Evidentemente, ci hanno colti sul fatto proprio in quelle rare volte.
E infine, ho fatto quella stupida scommessa.
Mi piace Edward; mi piace parlare con lui, mi piace stare in sua compagnia. Mi piace e basta. Ecco.
11/10/2007
Il Ballo alla fine è andato meglio del previsto.
Nonostante piccoli disguidi come la mia goffaggine e la mia timidezza iniziale è andato tutto benissimo. Alice con il suo bel tassorosso, Sam con Nick e Marcus con la biondina del 4° anno.
Nei giorni successivi le cose sono sempre andate migliorando.
Ho sempre visto Micheal Parker come un simile dei principi di serpeverde, bellissimi, altezzosi, conosciuti e stimati da tutti. Invece solo in parte è uguale a loro.
Dire che conosce tutta la scuola è poco. Va d’accordo con Corvonero, Grifondoro, Serpeverde, tassorosso, con tutti. E non in modo solo opportunistico.
E’ una persona come non credevo di trovarne mai nella vita.
E’ perfetto…
Mi ha fatto conoscere così tante persone di cui non ricordo nemmeno la metà dei nomi.
La cosa più eclatante, più assurda è che si interessa a me.
Secondo alice lui a me ci tiene veramente, e Sam mi ha detto che suo cugino le ha assicurato che è un tipo a posto.
Mi sento così strana… come se stessi vivendo un sogno.
Ho paura di svegliarmi da un momento all’altro.
Apro lentamente gli occhi, assonnata guardo il velo del baldacchino rosso sopra di me. Mi stringo nelle coperte sospirando e imprecando mentalmente. Non mi va di alzarmi! Sto così bene!
Mi rigiro tra le lenzuola per vari minuti fino a che non sento Samantha sgattaiolare giù dal letto e chiudersi in bagno. Come fa quella ragazza ad avere così sempre vitalità addosso? Sbadiglio portandomi controvoglia a sedere sul letto che è così morbido e irresistibile da farmi pentire subito del mio gesto.
Alice sembra ancora immersa nel mondo dei sogni.
Ennesimo giorno di scuola.
guardo fuori dalla finestra con occhi impastati dal sonno. Il cielo è freddo e di un grigio azzurrognolo, impossibile capire se uscirà il sole anche perché è appena l’alba.
La sala grande è animata nonostante l’ora di colazione. Intravedo Micheal parlare con
una bionda molto carina al tavolo della sua casa.
Possibile che quel ragazzo conosca tutti e tutte? Non c’è una persona con cui non va d’accordo.
Lo osserva studiandolo, anche se mi da le spalle mi perdo nella sua chioma color del sole.
Sospiro.
«Ehi innamorata!» Marcus mi riporta ai miei pensieri punzecchiandomi un fianco e facendomi sussultare.
«Ehi» esclamo fingendomi offesa, ma tradendomi con una risata.
«ehi cosa?» mi chiede con un sorriso sornione sedendosi vicino a Nick intento a mangiarsi una brioche sempre nel mondo delle favole.
Scuoto la testa sorridendogli e sedendomi di fronte a lui.
«dove sono le altre due?» mi chiede sbiascicando Nick, tanto che faccio fatica a comprenderlo..
«sono sempre in camera, finivano di prepararsi» mormoro riempiendomi la tazza di cioccolato caldo.
«gliel’hai detto che non devono prepararsi per una festa di Galà?» mi chiede ridendo Marcus sorseggiando il suo caffè.
Rido a mia volta.. «si ma sai, quando ad Alice viene in mente una cosa nemmeno Sam è in grado di smuoverla»
I due ridacchiando.
«e cosa le è venuto in mente stamani?» chiede Marcus.. ah… poi sono io l’innamorata?
Scuoto la testa ridacchiando «meglio che tu non lo sappia credimi…».
Leggo il terrore negli occhi dei due per un attimo e scoppio a ridere.
«Elliot!» mi volto sentendomi chiamare e vedo Peter Halbury sedersi vicino a me con alcuni membri della squadra di Quiddich. Tutti ragazzi molto simili a Micheal, soltanto meno perfetti, i tipici atleti insomma.
Con Peter ho iniziato a parlarci molto di più da quando frequento (oh mamma mia, frequento..) Micheal, il suo migliore amico, nonostante Halbury sia cugino di Sam.
«ciao» gli sorrido con dolcezza lasciando poi scorrere lo sguardo su i suoi amici, mio dio… non trovo commenti per descriverli, mi fanno quasi paura da come divorano la colazione.
«Hai visto Sam per caso?» mi chiede con gentilezza.
«si dovrebbe scendere tra poco» gli rispondo per poi terminare la mia cioccolata calda.
«appena Alice la libera» sento ridere Marcus e Nick (che sembra essersi svegliato dall’oltretomba). Trattengo le risate per rispetto verso Peter, poverino.
«Ehi Elliot» Jack Adams mi si affianca in modo quasi irritante spingendo via Peter, ha un aria inquietante questo ragazzo.
«che ne dici se per caso magari dopo le lezioni andassimo a fare un giro nel cortile?» mi chiede schietto, spiazzandomi.
«co..cosa? E perché?» chiedo perplessa.
«poi ci imboschiamo piccola..» mi sussurra con aria maliziosa.
Spalanco gli occhi allontanandomi di colpo. Spaesata.
«Jack hai rotto!» sbotta Peter allontanandolo bruscamente.
«scusa…» si rivolge poi a me «Adams ha un brutto carattere»
Lo guardo perplessa e confusa, sempre spiazzata da tutta quella schiettezza.
«praticamente… oh ciao Sam!» saluta con un cenno la cugina per poi tornare a me «praticamente ha una super rivalità con Micheal, dev’essere per forza più bravo di lui in tutto…» fa spallucce con un tono quasi disgustato.
«scusa ma Jack non è portiere della squadra di Grifondoro?» chiedo confusa.
«si ma sin dal primo anno non è mai stati in buoni rapporti con Micheal, qualsiasi cosa lui faccia vuole sempre superarlo, se Micheal prende E a trasfigurazione Jack ce la mette tutta per prendere E con lode.. è una cosa incredibile, per non parlare delle ragazze di Micheal..» fa una breve pausa.
ragazze? Quindi Micheal ne ha avute tante, beh con il carattere e il bel viso che ha ci credo…
«quando Micheal si interessa a una ragazza jack fa di tutto per portargliela via… quindi Elliot preparati sei la prossima preda..»
questa cosa mi fa arrossire e mi spaventa allo stesso tempo.
Abbasso il capo.
«ehi di che parlate?» si avvicinano Alice e Sam.
«nulla nulla parlavamo di Adams» sussurra Peter alla cugina.
«ah capisco» mormora un po’ contraria Sam con l'aia di chi la sa lunga.
«però non dovevi spaventarla Peter! Mi sembrava un po’ eccessivo dirle che ha avuto varie sanzioni per molestie sessuali..».
Mi va di traverso il succo di zucca. Inizio a tossire dandomi dei colpi sul petto.
«veramente questo non gliel’avevo detto Sammy» mormora peter.
«sarà meglio andare a lezione» mi alzo grattandomi la nuca un po’ in agitazione.
«sono d’accordo» anche Alice si alza di scatto.
«ci si vede, ciao» saluto Peter con un gesto della mano.
«Vi raggiungo subito ragazze, voi andate» ci dice Sam, io mi limito ad annuire e poi mi scosto dal tavolo guardandomi intorno guardinga, cercando Adams con lo sguardo. Voglio evitare ogni situazione spiacevole possibile.
Alice mi regala un bel silenzio rassicurante.
«Elliot Buongiorno!» sento la voce tranquillizzante di Micheal quando passo vicino al tavolo di corvonero. Mi fermo sorridendogli. E’ sempre così bello e semplicemente guardandolo dimentico ogni preoccupazione.
Intravedo la ragazza bionda con cui parlava, veramente bellissima, e per un attimo sento una sorta d’invidia nei suoi confronti.
Alice ci precede senza nemmeno salutarmi.
«che lezione hai?» mi chiede il biondino sorridendomi.
«Pozioni» mormoro con un tono un po’ annoiato, tono che fa ridere Micheal.
«eddai!» esclama sorridendomi «Lumacorno non è così male..»
«beh non per te che sei destinato ad avere successo» gli sorrido sistemandomi la cartella sulle spalle.
«sii ottimista!» mi poggia la mano sulla testa carezzandomela.
«senti..» gli mormoro fermandomi davanti alla porta dell’aula di pozioni.
«dimmi» mi sorride lui
«Peter mi ha detto di.. Jack Adams» mormoro guardandomi intorno.
Micheal si blocca un attimo notando la mia espressione nel pronunciare quel nome.
«ehi» mi mormora con un tono dolce alzandomi il volto per il mento con delicatezza.
«devi stare tranquilla.. non permetterei mai a qualcuno di farti del male».
Gli sorrido lievemente, in parte sollevata.
«tu sei diversa Elliot, sei diversa da tutte le altre ragazze che ho avuto,» socchiudo le labbra ma nessun suono ne esce.
«scusami» mormora poi dopo istanti di silenzio imbarazzante «devo andare. A presto» mi saluta con un lieve bacio sulla guancia e poi si allontana.
Devo stare tranquilla. Devo stare tranquilla. Lui non può toccarmi, Micheal non lo permetterà mai, così ha detto. Sono protetta e intoccabile e poi qui appena urlo accorre sicuramente qualcuno. (a meno che non ci siano solo serpeverde in giro).
Fisso il sole tramontare a Ovest con l’aria immersa.
Penso penso e penso, tanto da dimenticare ogni cognizione del tempo.
«ehi» ed ecco che sussulto anche in modo piuttosto esagerato e imbarazzante voltandomi di scatto.
Audrey si spaventa a sua volta vedendomi fare quello scatto.
«scusa» mi affretto poi ad aggiungere.
La bionda mi sorride. E’ molto simpatica e gentile questa ragazza, me l’ha fatta conoscere Micheal (ovviamente) era la ragazza di Peter Halbury.
«Elliot… giusto?» mi chiede affiancandomi.
Annuisco «si.. e tu sei Audrey vero?»
«esatto, che fai qui tutta sola Elliot?» mi chiede poi seguendo il mio sguardo verso ovest.
«penso» mi limito a rispondere. Vedo delle figura avvicinarsi a passo moderato, 4 persone e da qui sembrerebbero gli inconfondibili principi di serpeverde.
Beh in questo momento preferisco loro che Jack Adams.
Rimaniamo in silenzio fino a che Eveline Sanders e Deirdre Blackster ci superano guardandoci con aria altezzosa dalla testa ai piedi. Poi poco dopo arrivando anche Lewis e Nordwood che salutano Audrey, soprattutto Edward.
«Buonasera Audrey» la saluta con un enigmatico sorriso, ma quello che mi stupisce esageratamente è
che dopo aver salutato la corvonero nordwood si volta verso di me e sorridendomi con gentilezza dice: «Salve Clark»
Rimango immobile, spiazzata per vari istanti.
«salve…» mormoro poi senza neanche rendermene conto subito.
Guardo poi spiazzata Audrey che mi fa spallucce, perplessa pure lei.
In questa scuola stanno tutti impazzendo o è solo una mia impressione?
11/10/2007
Caffè.
E' il primo pensiero coerente della giornata.
Un bisogno talmente recondito che sfiora la necessità: se la mattina apro gli occhi, mi trascino giù dal letto, faccio una carezzina a Chipie che puntualmente miagola ai miei piedi, raccatto qualche vestito alla meno peggio e poi scendo giù in sala grande con un aspetto vagamente umano, è solo perché il mio corpo reclama la sua prima dose di caffeina.
Tutto è più bello, dopo il primo sorso! Gli occhi si aprono e mettono a fuoco la persona che è seduta davanti a me -e grazie al cielo stamattina era Parker e non uno dei mostriciattoli del primo anno!
Al secondo, inizio a raddrizzare la schiena e sono pure in grado di abbozzare un sorriso al mondo, che finalmente acquista un senso vagamente logico e coerente. Del tipo che no, non è un incubo la brutta faccia di Nolasco, seduto al tavolo dei professori: non gli è preso un accidente sta notte e mi interroghererà sul serio nel pomeriggio. E io mi prenderò un favoloso Troll, giusto per cominciare bene l'anno.
Ma pazienza. Il terzo sorso ha il meraviglioso potere di cancellare ogni pensiero negativo e permettermi di concentrarmi sugli occhi di Parker. Sono blu o azzurri? Tendono al verde o al grigio? Sono sempre stata fortemente convinta che iniziara la giornata pensando a qualcosa di particolarmente bello è sempre un'ottima cosa.
"Allora, McKanzie" sobbalzo, mentre mi rivolge un sorriso abbagliante "Cos'è quel faccino? Hai fatto le ore piccole ieri?"
"Eh? Cosa?" balbetto senza riuscire ad articolare una frase con un senso compiuto. Mi zittisco, e lui mi fissa senza dire una parola. Andiamo Jillian, andiamo! Non è possibile che ogni volta che un essere umano di sesso maschile ti rivolge la parola tu reagisci così! Bevo un altro sorso di caffé, cercando di farmi coraggio. "Si, in effetti ho dormito poco" mormoro dopo un altro po', senza riuscire a guardarlo negli occhi. Tengo la testa tanto bassache posso vedere i miei capelli starnere comodamente appoggiati sul tavolo, attorno al mio piatto ancora vuoto.
"Oh oh!" esclama lui gioviale, con una mezza risata "E cosa hai combinato di bello?"
Pur non vedendoli, posso immaginare i suoi occhi scintillare. Eh, cosa ho combinato io? Cosa potrei aver fatto di così ecclatante per catturare la sua attenzione? Pensa Jill, pensa. Qualcosa di interessante, di bello, di notevole.
"Ehm" e per l'amor del cielo non balbettare! "...ho... ho studiato aritmanzia"
Di nuovo, cala un imbarazzantissimo silenzio.
"Mi.. mi perdo sempre nei calcoli, faccio un sacco di errori stupidissimi e alla fine mi faccio prendere dallo sconforto." rialzo gli occhi su di lui, sperando mi stia almeno ascoltando. Ma non mi guarda nemmeno. Se ne sta con la faccia posata su una mano e guarda verso il tavolo dei Grifondoro, dal quale si è appena alzata la Clark assieme alla sua inseparabile ombra. Torno a guardare Parker: niente da fare, la sua attenzione se ne è andata. I miei cinque minuti di gloria con il capitano sono finiti.
"Scusami, ma devo andare" dice infatti, senza manco guardarmi in faccia "Buona giornata! E non preoccuparti per biologia, vedrai che...Elliot! Buon giorno!"
Lo guardo andarsene via, continuando a tenere la tazza tra le mani. Regola numero due per una buona sopravvivenza a scuola: avere sempre a portata di mano qualcosa di caldo in caso di tristezza, il calore è confortante.
Sospiro, mentre la coppia perfetta mi sfila davanti: Matt tiene Beth stretta a se e le sta sussurrando qualcosa di divertente all'orecchio, dal momento che lei non riesce a smettere di ridere. Ahhh, loro si che sono carini! E stanno assieme da sette anni!
Butto giù un altro sorso, mentre oltrepassano le grandi porte della Sala. Poso la tazza, recuperando la borsa e tirando fuori il libro di Aritmanzia: chissà che non succeda un miracolo e tutti questi numeri non assumano un significato ai miei occhi. Poi l'occhio mi cade su una pila di muffin. Sistemo il manuale davanti a me e, dopo aver ricoperto ben bene il dolcetto di glassa, torno a rileffere per l'ennesima volta il capitolo che Nolasco ci ha propinato l'altro giorno. Sono in grado di recitarlo tutto a memoria, punteggiatura e didascalia delle immagini comprese. Vorrei solo che tutto questo avesse un senso, ai miei occhi.
Troll.
Era scontato.
Lo sapevo, l'ho sempre saputo, sin dal primo momento in cui ho messo piede in classe. Sesto senso, indubbiamente. Forse ho sbagliato materia, forse invece di aritmanzia dovevo andare a fare divinazione e tutto sarebbe stato più facile. Ma no, io sono speciale. Io non ascolto nessuno, io decido da solo che posso farcela anche quando è sempre stato palese che io e numeri siamo due linee parallele destinate a non incrociarsi mai, nemmeno per sbaglio.
Mi rigiro la bacchetta tra le dita, allungando le gambe davanti a me e lasciandomi cadere di schiena nell'erba. Davanti a me, il lago si allunga fino all'orizzonte, dove un abbacinante sole si riflette costellando l'acqua di screziature bianche e argentate: amo questa stagione. Amo questo momento dell'anno, quando la scuola non è ancora del tutto iniziata posso passare i pomeriggi a passeggiare lungo le rive, a fumare standomene nell'erba ancora verde o in camera, accoccolata sulla mia finestra con Chipie sulle gambe.
"Uff.." sospiro, intrecciando le dita dietro la nuca e seguendo con gli occhi una nuvola solitaria. Dovrei avviarmi verso scuola. Alzarmi da qui, rientrare nel castello, salire in camera, darmi una ripulita e poi affrontare il resto della Sala Comune. Spiegare perché sono scappata in quel modo nel bel mezzo della lezione. Come se fosse un mistero poi! Ho preso un brutto voto e sono scappata via. So già cosa diranno, tra l'altro: eccola, guarda la piccola Jillian, la secchiona che non regge all'umiliazione. Che poi, in parte hanno ragione. Ma lo stesso, non è bello. Sono la prima a dire che non sarei dovuta andar via, che avrei dovuto inghiottire il mio orgoglio e rimanere lì.
Ecco, questo è uno di quei momenti in cui una giratempo mi farebbe dannatamente comodo. Così, per poter tornare indietro e incollarmi alla sedia, subito dopo l'interrogazione, in modo da esser costretta a restare lì.
"...e insomma, le ho detto che, assolutamente non poteva venire alla nostra festicciola!"
Riapro gli occhi, nel sentire una voce femminile trillare alla mia sinistra. Mi mettò rapidamente a sedere, passandomi una mano sugli occhi [come se questo potesse farli sembrare meno rossi e meno gonfi] e raccantando, con l'altra, il libro di incantesimi preso in prestito in biblioteca. Sfoglio le pagine rapidamente, cercando di sembrare il più disinvolta possibili: i quattri principi di Serpeverde stanno per sfilarmi davanti in tutto il loro intoccabile splendore. Deirdre e Eve continuano a chiacchierare tra di loro senza fretta, precedendo di qualche metro Edward e Jasper. Appoggio il libro sulle ginocchia, sfilando dalla borsa un pacchetto di sigarette: nemmeno il tempo accendermene una, che Lewis mi si para davanti, assieme al suo compare.
"Ciao"
Quasi mi soffoco col fumo, al primo tiro. Sembro una che si è accesa una sigaretta tanto per farsi bella, santo merlino. Non replico, limitandomi ad alzare il viso e stringere gli occhi, per proteggerli dai raggi del sole che mi arrivano perpendicolari in faccia. Dannazione a lui e alla sua stratosferica altezza [nella norma: sono io che ho dimensioni gnomiche].
"Mi daresti una sigaretta?" prosegue il Serpeverde, abbagliandomi con un sorriso. Scrollo le spalle, allungandogli il pacchetto. Non-è-il-caso-di-parlare-e-fare-la-figura-dell'-idiota. Le due dita sfiorano le mie e, nell'incrociare il mio sguardo, lui sorride di nuovo: avvampo. Lettarlmente. Sento le guance diventare incandescenti e la testa più leggera.
"Non sapevo fumassi" osserva Norwood, aggrottando la fronte. Sento i suoi occhi squadrarmi da capo a piedi e mi ritrovo a chiedermi per quale assurdo motivo stamattina ho messo i vecchi jeans e un maglione sformato che ha qualcosa come cinque anni, invece di qualcosa di più carino. 
"Mh-mh" mugolo, senza trovare null'altro da dire. I due rimangono immobili per qualche altro attimo. Probabilmente stanno cercando di ricordare quanto pure è il mio sangue, se la mia famiglia è abbastanza altilocata, se posso esser utile loro in un qualche modo e se son abbastanza interessante e popolare per poter esser vista al loro fianco.
"Non dovresti avere lezione, McKanzie?" Questa volta è Lewis a fare un tentativo. Stanno ancora cercando di capire se sono o meno una persona interessante, dal momento che a]sono purosangue b]la mia famiglia è sicuramente ben piazzata e c]sono un genio per tutto ciò che riguarda gli incantesimi, confronto a loro. Dipende tutto da me, a questo punto. Maledizione. Cosa si dice in questi situazioni? Non c'è un manuale dove te lo spiegano.
"Riprendo fiato" biascico dopo qualche attimo, abbozzando un sorriso poco convinto. Si, riprendo fiato con gli occhi assurdamente gonfi e un naso così rosso che potrebbero tranquillamente accusarmi di aver sniffato qualcosa. Ma sono dettagli. Per lo meno ho detto qualcosa di vagamente intelligente.
Ma a giudicare dall'occhiata che si lanciano, sono l'unica a pensarla così.
Un cenno e se ne vanno, infatti, raggiungendo le due ragazze che si sono fermate poco più avanti senza interrompere la loro fitta chiacchierata. Pazienza. Li seguo con lo sguardo, sollevando di nuovo il libro e cercando, di nuovo, di darmi una parvenza di normalità.
Sbaglia chi li definisce belli. Loro sono splendidi. Nel vero senso del termine. Non è un mistero che mezza scuola abbia una cotta per loro. Inspiro un'altra boccata di fumo, chiudendo gli occhi e ascoltando il soffice rimbombo che segue al brusco calo d'ossigeno. Riporto lo sguardo sul libro, ripetendo sotto voce la formula di un intricato incantesimo su cui ho buttato gli occhi qualche tempo fa, imitando con la mano destra il movimento che la foto ripete all'infinito, una sorta di spirale con sopra un piccolo accento. Se la magia va a buon fine, dovrei essere in grado di manipolare una piccola quantità d'acqua a mio piacimento. Guardo il lago, placido davanti a me.
Poi il libro, dove qualcuno ha cerchiato con una penna rossa più volte le parole "piccola quantità".
Richiudo il libro con uno scatto, scacciando l'immagine di una gigantesca sfera d'acqua che mi travolge e mi trascina sul fondo del bacino, in mezzo agli avvicini e alle sirene.
Se devo essere sincera, è un'esperienza che non ci tengo a provare.
Mi pare che per oggi ho avuto abbastanza emozioni.
10/10/2007
Apro gli occhi su un nuovo giorno. È domenica, domenica mattina; è appena mezzogiorno. Mi alzo e vado ad aprire la finestra: il sole getta la sua luce pallida nella stanza. Rachel si è già svegliata, il suo letto è rifatto con cura. Melissa invece dorme ancora, e, conoscendola, non si sveglierà fino a pomeriggio inoltrato. Sul mio comodino ci sono un biglietto ed un muffin: Rachel si scusa perché deve uscire con Toby e quindi non può venire con me ad Hogsmeade oggi pomeriggio. Ma bene…poteva anche avvertirmi che non sarebbe cambiato molto.
Mi preparo e scendo per il pranzo. Nel finesettimana, la Sala Grande è sempre un po’ meno affollata del solito, a causa dei postumi del sabato sera. Dopo essermi servita, mi guardo in giro alla ricerca di un posto: non ho molta voglia di stare in compagnia, ma mi dirigo lo stesso verso i miei amici. Micheal mi osserva un po’ preoccupato, e poi mi presenta Elliott Clark. È una ragazza molto carina, con occhi puri e azzurri come il ghiaccio, ma per niente freddi. Le sorrido e ci stringiamo la mano.
“Audrey.”
“Elliott.”
Anche se il tono mio e di questa ragazza è del tutto diverso, alla memoria riaffiora prepotente il ricordo di ieri sera, nella Torre di Divinazione. Avverto come un nodo alla gola.
Poco dopo hanno tutti finito, e rimango sola al tavolo. Elliott e Micheal vorrebbero restare a fare due parole, ma non voglio rovinare loro il pomeriggio, così li esorto ad andare e a non preoccuparsi di lasciarmi sola. Non che resti tale a lungo. Poco dopo, Tom Riddle e Lucas Forsythe appaiono nella Sala grande. Riddle si avvicina al tavolo dei Principi, mentre Lucas…beh, viene a farmi compagnia. Dire che sono imbarazzata è un eufemismo: molti occhi sono puntati su di me. C’è chi ci osserva, chi ci guarda distrattamente, chi ci controlla con la cosa dell’occhio. Lucas sembra non accorgersene più di tanto, ma lui è noto per essere imperturbabile e disinvolto nelle situazioni più estreme.
“Allora, avete scoperto chi ha fatto la spia?”
“No, ma abbiamo dei sospetti.”
“Detto così, sembra un giallo di Agatha Christie.”
Mi sorride in modo inaspettato, e dice:
“Forse leggo troppo. Diciamo che abbiamo qualche idea.”
Mangiamo in silenzio per qualche istante.
“Cosa fai nel pomeriggio?”
“Avevo in programma di andare a Hogsmeade con una mia amica.”
“La mezzosangue?”
“Si chiama Rachel.”puntualizzo“Comunque mi ha dato buca, esce con il suo ragazzo. E tu?”
“Allenamento intensivo di Quidditch. E poi pensavo di andarmene a fare un giro nel parco. Perché non vieni, se non hai niente da fare? Gli allenamenti dovrebbero finire verso le quattro e mezza.”
Accetto, poi ci alziamo e ci avviamo verso l’uscita, dove mi saluta strizzandomi un occhio. Torno nella mia camera, dove Melissa mi assale appena entro:
“Ma da quando sei amica di Lucas Forsythe?”
“Lo conosco da un po’ di tempo.” Mio padre ed il suo sono entrambi due importanti sostenitori dell’attuale Ministro della Magia, e da qualche anno lavorano insieme, le spiego.
“Non vorrai mica uscire con lui?! È un Serpeverde!
“E allora?”
“Conosci le opinioni che ha sui Mezzosangue come Rachel…”
“Delle quali a me non importa proprio nulla. Non sto uscendo con lui, se ti può rassicurare.”
Melissa non è molto convinta, ma capisce che è inutile insistere visto che non ho voglia di parlarne. Faccio qualche compito, leggo un po’ di Shakespeare e in un baleno si fanno le quattro e un quarto.
Gli allenamenti della squadra di Serpeverde sono sempre seguiti da un’orda di ragazzi e ragazze
urlanti sui primi spalti; io mi siedo ben più in alto e guardo la fine della partita. Poi raggiungo gli spogliatoi, da dove Lucas esce con i capelli ancora umidi dopo una rapida doccia. Gli porgo il cappuccino che gli ho portato, mentre io sorseggio il mio caffè.
“È da molto che sei amico di Tom Riddle?”
Non so perché gli faccio questa domanda: in parte per rompere il silenzio, in parte per sincera curiosità. Tom Riddle è un vero personaggio nella scuola. Bello, carismatico, accentratore, adorato da tutti i professori, eccetto il sempre obiettivo professor Silente. Quando cammina per i corridoi pare un bellissimo cigno nero che scivola sull’acqua, maestoso e distaccato. A volte, gli studenti quasi si spostano per lasciarlo passare.
“Non se se Tom ha dei veri amici. Diciamo che lo conosco bene.”
“Sembra destinato a grandi cose.”
”A sentire il professor Lumacorno, così sembra.”
“Non mi sembri molto convinto.”
“La mia opinione su Lumacorno non è delle migliori.”
Sto per indagare più a fondo, quando incontriamo una parte dei Principi: Deirdre Blackster, Jasper Lewis e Morgan Lancaster. I due ragazzi discutono con Lucas di schemi e formazioni di gioco, mentre io mi ritrovo con Deirdre. Lei mi squadra dall’alto in basso, sia in senso metaforico che letterale, e poi mi dice con voce flautata:
“Come ti stanno bene quegli orecchini!”
”Grazie. Me li ha portati mio padre da Parigi.”
“Sono proprio delle bellissime perle. Non ti ho visto alla festa ieri sera.”
Lucas interviene:
“L’ho fermata io giusto in tempo. Stava arrivando poco dopo che Nolasco aveva scoperto tutto.”
Un‘idea si fa strada nel mio cervello: che sia stato tutto architettato per mettere in cattiva luce i partecipanti alla festa? No, non avrebbe avuto senso. Altrimenti Lucas mi avrebbe lasciato proseguire; inoltre, lui ed Edward sembravano davvero preoccupati e soprattutto arrabbiati per l’ insospettabile talpa. La discussione termina poco dopo, e ognuno continua per la sua strada.
Lucas ed io non facciamo in tempo a scambiarci una parola che in lontananza appare la squadra di Grifondoro. In testa, si capisce, il loro cercatore, la mia persecuzione: Peter Halbury. Quando passiamo accanto a loro, mi sento avvolgere dal gelo. Per fortuna, il portiere di Serpeverde viene a cercare Lucas per non so che motivo, così ci salutiamo ed io sono libera di annegare nel malumore. A passo svelto, raggiungo una bellissima quercia, e mi siedo ai suoi piedi, e poco dopo sono già persa nei miei pensieri. Quando inizia a farsi buio, torno nella mia stanza.
Per tutta la giornata rimango toccata dal gelo che spirava da Peter.
Immagino che a tutti possa capitare di prendersi una cotta platonica per un insegnante. Ad esempio, la professoressa Merrythought ha un ampio seguito, ed anche la professoressa Bonnet ha i suoi estimatori, in primo luogo il povero professor Nolasco. Per quanto mi riguarda, io sono per l’insegnante di Astronomia, Richard Crale. Anche se non si direbbe, è per metà elfo. Non si vede molto nell’aspetto fisico: pur essendo alto e longilineo, non possiede orecchie a punta né particolare sensibilità o affinità per la Natura. Sorride soprattutto quando è intimidito, cosa che capita sempre e solo con il professor Silente. Per il resto è un uomo affabile, ma capace di severità verso gli studenti.
Tutte queste considerazioni mi salgono alla mente ora, mentre mi sta riprendendo per due minuti di ritardo.
“Signorina Salinger, siamo all’inizio dell’anno. Dopo che si è goduta le vacanze, i minimo che le posso chiedere è la puntualità. M ecco un altro ritardatario…no, è lei, signorina Knox. Cosa vuole?”
“Buongiorno professore. Avrei bisogno di Audrey Salinger per un richiamo didattico riguardo il suo gufo.”
“Va bene, andate pure. Signorina Salinger, torni il prima possibile.”
Bene, io non ho gufi. Possiedo solo una gattina nera. In più questa è la ragazza che mi aveva fatto una scenata per Peter. Ho scoperto in seguito che si chiama Alice Knox, è un Prefetto. E mi odia. La seguo in una grande stanza vuota che non avevo mai visto. Mentre lei mi soppesa in ogni centimetro del mio corpo, io lascio vagare lo sguardo per quell’aula a me sconosciuta. Cerco di prepararmi allo scontro, e spero che non ci sarà bisogno di difendermi con la magia.
“Allora…” inizia lei “Vedo che hai ascoltato quello che ti avevo detto.”
Sono sconvolta. Mi aspettavo una raffica di insulti, o quantomeno un acceso duello verbale, se non fisico.
“Va bene così.”continua, poi mi si avvicina e con voce roca mi dice “Stagli lontana, la storia è finita.”
È lei. La ragazza che era con Peter, quel giorno. La sua voce era roca come adesso, ecco perché non l’avevo riconosciuta subito.
Non so cosa mi prenda. Le do uno spintone e la mando a terra. Tremo, tremo dalla rabbia, sento che potrei fare qualche gesto inconsulto. Così mi allontano e torno in classe.
Non seguo una parola della lezione. Riesco solo a pensare: “Adesso so chi è…”.
10/10/2007

Mi alzo davvero svogliato questa mattina, se potessi non andrei nemmeno a lezione. Mi trascino fino alla sedia dove ieri sera ho riposto i pantaloni che avrei dovuto usare oggi. Cerco di aprire gli occhi e mettere a fuoco, nonostante il mio cervello mi ordini di tornare immediatamente a dormire. '
Oh no...' penso, una volta vinta la mia inerzia.
"Oliver quante volte ti ho detto di non lasciare in giro i tuoi vestiti!". In piedi, con le mani sui fianchi, mi dispero guardando la montagna di roba che c'è sopra la mia sedia. Alla fine mi faccio coraggio e inizio a rovistare nel mucchio, nella vana speranza di trovare i miei pantaloni. Mi mantengo a distanza di sicurezza, ossia al punto limite oltre il quale è possibile sopravvivere all'odore che esce da quell'ammasso di vestiti. Mi domando come faccia una persona a sudare in quel modo giocando a basket, davvero mi sembra incomprensibile (anche perchè non mi sono mai dato troppo nello sport...).
'Ma queste sono mutande...' mi dico realizzando cosa davvero fosse il capo che mi era capitato in mano. Ok, non posso più continuare. Nel frattempo la porta del bagno si apre e ne esce Oliver.
"Hei, ma che cavolo stai facendo coi miei vestiti?"
"Se tu mi dicessi dove sono finiti i miei pantaloni..."
""Ma che ne so io! E poi"dice avvicinandosi a me
"queste sono le mie mutande!! Che diavolo ci facevi con le mie mutande in mano??". Me le strappa via, fortunatamente.
"Senti, ti ricordi la storia del mio spazio" dico indicando un area con entrambe le mani
, "e del tuo spazio", ne indico un'altra.
"penso dovresti rispettarla." finisci annuendo serio. Mi guarda male.
"Ok...mettiamola così, ieri qui -ossia nel Mio spazio- c'erano i miei pantaloni. Adesso invece c'è solo un ammasso di tuoi vestiti!"
"Ti sbagli, questo è il mio ordine...e poi quando parli così mi sembri una checca!". Meno male che Oliver è il mio migliore amico... Comunque ho già ben capito che dovrò rinunciare, anche perchè non sono sicuro che avrei avuto il coraggio di indossarli!
"Lascia perdere, ok, me ne metto un'altro paio!" chiudo così il discorso.
Mi preparo e scendo con Oliver nella sala comune, dove ci aspettano Beth e Bree. Le saluto e poi prendo da parte Beth.
"L'ha fatto ancora!" le dico cercando di non farmi sentire da altri.
"Chi ha fatto cosa scusa?" mi domanda perplessa Beth.
"Oliver!! E' riuscito a farmi sparire un paio di pantaloni!"
"Ma almeno poi l'hai ritrovata la maglietta?"
"NO!! Tra poco non avrò più nulla da mettermi e dovrò andare in giro nudo!" continuo preoccupato.
"Ma piantala che vedrai che li ritrovi! E poi figuriamoci se Oliver ti vuole davvero rubare i vestiti!" mi dice ridendo Beth. Rimango zitto guardandola.
"Ma stai scherzando vero?! Fai il serio!"
"Qualunque cosa ci sia sotto lo scoprirò!" concludo poi. Beth mi guarda stranita. Probabilmente starà pensando che sta insieme a un cretino, ma non è così: Oliver sta rubando i miei vestiti per non-so-quale ragione.
Aula di Aritmanzia. Ho pensato tutto il giorno alle possibili cause della sparizione di vari capi del mio guardaroba; Dopo aver escluso la vendita illegale e la fondazione di un fan-club a mio nome, sono arrivato all'unica soluzione possibile: Oliver vuole essere me. Ma è chiaro come il sole, come ho fatto a non pensarci prima. Sorrido da solo guardando un punto fisso davanti a me, peccato che quel punto fisso corrispondesse alla posizione del prof. Nolasco.
"Warren, mi sembra che abbia capito l'argomento, vuole illustrarlo anche ai suoi compagni?" Gli occhi sono tutti fissi su di me. O cazzo.
"Bè...si...però..lei è molto più competente e non potrei trovare delle parole migliori delle sue nemmeno volendo!". Il professore sembra soddisfatto, anzi lusingato. L'ho proprio scampata bella! Maledetto Oliver, oggi è davvero una persecuzione!
Finita la lezione non vado a incontrare Beth nemmeno oggi: ha promesso, di nuovo, a quel Jake che gli avrebbe dato una mano con Astronomia. Non posso neanche dirle di non andare perchè mi direbbe che sono solo geloso, che è solo un'amico, che non conosce 'nessuno' a parte lei e cazzate del genere.
Ho bisogno di chiedere consiglio a qualcuno, ma, Oliver escluso, non so con chi parlare! Vado in biblioteca per fare una ricerca per Aritmanzia ( il prof è rimasto talmente colpito che mi ha detto che mi avrebbe fatto tenere una piccola lezione alla classe su quell'argomento...) e qui vedo Michael: non posso certo dire di conoscerlo bene, ma di sicuro conosce Beth e le ragazze in generale.
"Hei Michael, ciao, che fai?" non gli lascio il tempo di rispondere.
"ascolta non è che ti andrebbe di parlare un pò? So che può sembrare strano, ma ho bisogno di un consiglio..."
"Ma certo" Mi risponde gentilmente.
"Senti, se una persona, che ovviamente non sono io, è insieme da parecchi anni con un'altra persona, che non è assolutamente Beth, e c'è una terza persona che cerca di rubare alla prima persona la seconda persona, tu cosa faresti se fossi nella prima persona?". Forse il mio discorso non è esattamente chiaro.
"Problemi con Beth?" Certo che questi Corvonero sono davvero intelligenti!
"Esattamente..."Gli spiego tutta la situazione e alla fine lo saluto ringraziandolo, e me ne vado al dormitorio.
Ripenso a quello che mi ha detto. 'Cerca di fargli capire che con Beth non c'è storia', si, certo, ma come? Quello se faccio a botte mi stende in un secondo! E con le parole non penso di andare molto lontano...non mi resta che cercare di farli stare il meno possibile soli.
"Piccola cosa ci fai qui?" dico a Beth, seduta tutta sola sul divano della sala comune.
"Sono venuta via prima perchè volevo vederti, oggi non siamo mai stati insieme, però tu non c'eri"
Mi siedo accanto a lei, l'abbraccio, e gioco con i suoi capelli.
"Mi dispiace..."
Mi fido ciecamente di lei, ma per niente di Jake e questo mi intimorisce molto; Ma mentre Beth è qui, abbracciata a me, e riesco a sentire il suo profumo, mi sento invincibile. Non c'è più spazio per la paura o il risentimento, ma in me sento solo un gran senso di pace e serenità.
"Ciao!" Questa voce giunge come un fulmine a ciel sereno. I miei nervi si contraggono e la tranquillità che ero finalmente riuscito a trovare sfuma, per lasciar spazio a un senso di irritazione.
Beth si alza e, ormai seduta al mio fianco, risponde al saluto, che per me rappresenta soltanto una provocazione; Jake mi guarda in attesa di una risposta. Le mie mascelle sono serrate e riesco a malapena a rispondere tra i denti una specie di 'ciao'.
"Vi disturbo ragazzi?". 'Bè, si, ora puoi lasciarci in pace?!" queste sono le parole che vorrei tanto sentir uscire dalla mia bocca, ma Beth mi precede.
"No, devi dirmi qualcosa?"
"In effetti si..posso sedermi? Sai, sono un pò stanco!". Immagino che fatica stare seduti tutto il pomeriggio!
Senza neanche aspettare una risposta si siede
casualmente tra me e Beth.
"Che caso tra me e Beth..."dico sarcastico con un tono di voce quasi impercattibile agli esseri umani, ma a quanto pare non per lui:
"Hai detto qualcosa?"
"No, niente, pensavo ad alta voce!"
"Ok, allora, tra due sabato darò una festa..sarà per tutti quelli del settimo e qualcuno del sesto e...siete invitati! E' troppo tempo che sto tranquillo, e ho proprio voglia di divertirmi!".
"Ci saremo di sicuro!Vero Matt?" mi chiede entusiasta Beth.
"Non vedo l'ora!" dico con un sorriso finto stampato in faccia.
"Sono molto felice che veniate tutti e due..."mette una mano sulla mia gamba, e una su quella di Beth, "ora devo andare, non vedo l'ora della fasta! A domani!" e se ne va.
"Ma com'è bravo a recitare...danno per caso lezioni qui, perchè vorrei imparare anch'io a mentire così!". Ma che astuto il ragazzo, fingersi buono e simpatico per raggiungere il suo obiettivo! E' davvero disgustoso...
proprio da stronzi!
"E dai, è stato carino...in fondo ci ha invitati tutti e due!" Non posso credere che ci sia cascata, come si fa ad essere così ingenui! Ma non voglio peggiorare la situazione o litigare.
"Certo...davvero un tipo simpatico!". Beth mi spinge leggermente indietro la testa con il palmo della mano.
"Hai proprio ragione.."si avvicina,
"avresti bisogno di un corso di recitazione", e mi bacia.
"Non puoi comprarmi con un bacio sai!" le dico con poca convinzione. Ma Beth sa già che tra poco riuscirà farmi fare tutto quello che vuole!
"Sei sicuro?" e mi bacia di nuovo.
"Non ancora...prova ancora così decido...", mi metto in 'posizione bacio': occhi chiusi e bocca arricciata.
"E dai scemo!". Mi picchia con poca forza.
"Ehy, sei pazza?! Mettici meno forza o mi distruggi!" mi fingo allarmato (in fondo so recitare...).
Prende il cuscino del divano e comincia a colpirmi più volte.
"Ah, la metti così...". Prendo un cuscino anch'io e iniziamo a 'lottare'.
"Ma la smettete voi due?!" ci urla il Frate Grasso, fantasma dalla nostra Casa.
"Ci scusi" rispondiamo in unisono. Una volta andatosene ci buttiamo letteralmente sul divano e, nascosti da questo, cominciamo a ridere come pazzi. Gli addominali che non ho cominciano a farmi male.
Ormai però si è fatto tardi così decidiamo do tornare ognuno nelle proprie stanze.
Posiziono ben piegata sulla sedia una maglietta che non mi piace affatto e che, quindi, non uso mai. Questa volta perlomeno se Oliver deciderà di rubarmi di nuovo qualcosa, non sarà una grave perdita, e finalmente lo smaschererò. In questa storia ho deciso di andare fino in fondo...
07/10/2007

Lezione di babbanologia. Ho appena salutato Matt che diversamente da me ha il corso di aritmanzia. Arrivo in aula tra le prime, Matt doveva andare a parlare con il prof Nolasco prima che il resto dei ragazzi arrivassero, così prendo posto in terza fila, nè troppo avanti nè troppo indietro.
Poco dopo il Prof. Grace entra in classe. Indossa una delle sue solite giacche gessata, con un maglioncino in lana leggera sotto e i jeans -oggi blue jeans-. I suoi occhi scuri incrociano i miei, mentre stavo facendo la radiografia al suo corpo.
"Buongiorno Signorina Hale, è arrivata presto oggi a lezione!"
"Già, sicuramente prima degli altri giorni" effettivamente in quest'ora arrivavo sempre precisa. Sono rare le eccezioni in cui arrivo presto.
"Lo dobbiamo considerare un onore?" dice poi in tono serio corrugando la fronte. Chissà perchè il professor Grace ha sempre voglia di scherzare.
"Ma no! Lo consideri solamente un evento!" lui sorride allegramente e riprende la marcia per dirigersi alla cattedra. Nonostante la sua aria da severo, sa come comportarsi con gli alunni: sa ridere, quando ce nè bisogno, ma sa anche essere tanto serio e cattivo.
La stanza inizia ad affollarsi piano piano, la maggior parte dei tassorossi sono seduti e anche quasi tutti i grifondoro. Mancano soltanto Due ragazzi della mia casata e Alice dei grifondoro, che è in infermeria per una forte febbre e Jake Sullivan. Non ho fatto neanche in tempo a terminare questo mio pensiero che quest'ultimo entra in classe. Lo fisso, mentre lui cerca qualcuno con lo sguardo -chissà chi sta cercando- fino a quando non posa lo sguardo su di me e sorride. Si avvicina a passo svelto:
"Ti spiace se mi siedo accanto a te Elizabeth?"
"Certo! E comunque sai benissimo che puoi chiamarmi Beth" un profumo buonissimo e intenso raggiunge il mio naso. Mi manda quasi in estasi.
"Allora? Come va Beth?" chiede poi girandosi verso di me e facendo arrivare un'altra vampata di profumo. Cerco di riprendermi, scorllando la testa.
"Tutto bene, tu?"
"Bene. Sei bellissima oggi, complimenti"
"Grazie, ma non ho niente di diverso dagli altri giorni" arrossisco leggermente. I complimenti ad una ragazza fanno sempre piacere, anche se fidanzata. Lo fisso di nascosto mentre lui si è messo ad ascoltare il prof che continua a parlare senza tregua. Sembra decisamente più grande della sua età. Io come minimo gli avrei dato almeno venitre anni, mentre ne ha soltanto diciotto.

Ormai è da due settimane che questo ragazzo ha cambiato gli atteggiamenti verso di me. Prima, quando io ero la ragazza del sesto anno, e lui il figo del settimo, ci salutavamo e ci fermavamo a parlare, ma non era tutto così più intenso. Era un semplice rapporto da compagni di scuola che si sopportano e conoscono. Bhè contando che tutti i suoi amici se ne sono però andati dalla scuola posso capire che tende a passare del tempo con chi già conosceva e frequentava ed io sono una tra questi. Certo che però, anche le parole di Bree, hanno il suo peso. Per di più continua a ripetermelo ogni volta che vede che ci parlo "secondo me quello ci vuole provare con te...bhè mica male!" finisce la sua frase ammiccando sempre. I commenti per lei su Sullivan sono sempre positivi: guarda che begli occhi, che sedere, con quei pantaloni sta da dio, lo adoro quando si mette le camicie. Sembra quasi un'ossessione e per di più sembra che mi voglia convincere a farmi sedurre.
Ma noi siamo solo e soltanto amici.
"Hey?! Sei ancora tra di noi?" mi volto di scatto e vedo la mano di Jake sventolare davanti al mio volto. Mi ero incantata.
"Hem..si è..scusa!"
"Ma hai sentito quello che ti ho detto?"
"No scusami.."
"Ok..grazie per l'attenzione Beth!" dicendo così fà per alzarsi, come ad essere indispettito. Io lo blocco fermandogli il posto e lo supplico di ripetermi la frase.
"Ok..ti avevo chiesto se ti andava di venire in biblioteca con me ad aiutarmi per astronomia. Devo fare una ricerca!"
"Oh..veramente io..vabbè aspetta un attimo che ti faccio sapere!" mi alzo e, dato che l'ora è finita, vado all'esterno dove trovo Matt ad aspettarmi.
"Tesoro ciao! Hai parlato con il prof?"
"Sisi ho parlato, poi ti spiego!"
"Ok..senti ti spiace se vado ad aiutare Jake in biblioteca per una ricerca?" intanto Jake ci ha raggiunti e, strafattonte, si è poggiato con la schiena contro il muro, fissandoci. Matt gli butta uno sguardo veloce e annuisce, poco volentieri.
"Grazie!" dico allungandomi per dargli un bacio sulle labbra. Così passo gran parte del pomeriggio con Jake.
"Beth! Io e te dobbiamo parlare. Adesso." Bree mi raggiunge nel corridoio mentre tornavo dalla biblioteca con Jake, svelta mi afferra per un braccio e mi trascina via.
"Bree ma che cavolo fai?" esclamo appena si chiude dietro alle spalle la porta della prima stanza vuota che abbiamo trovato.
"No, che cavolo fai te?" eccola, adesso inizia con i rimproveri. Ma non era tanto lei quella che voleva che passassi del tempo con Jake?! E per di più, a me non me ne frega assolutamente niente.
"Bree ma sei impazzita?" la guardo storto spalancando gli occhi.
"Hai passato tutto il pomeriggio con Jake in biblioteca? E non mi dici niente? Potevi almeno avvertirmi che così ti davo dei consigli!!" strilla poi con un tono di rimprovero/eccitazione.
"Oddio Bree. Mi hai fatto prendere un colpo! Sei proprio una cretina, e io che pensavo fosse successo qualcosa di grave e invece?! Ma guarda te! E poi non mi serve consigli per niente, tra me e Jake non c'è neinte! Io sono fedele a Matt!"
"Oh, tutte storie. E' un ragazzo così.." la blocco e gli faccio il verso agitanto le mani e muovendo il corpo prendendola in giro
"carino, dolce, ha un f-o-n-d-o-s-c-h-i-e-n-a fantastico!" come potevo ben apettarmelo una mano di Bree parte all'attacco per posarsi -pocodelicatamente- sul mio fianco.
"Io ti uccido!" grida ridendo in tono però di sfida, così finisco a correre per i corridoi per prenderne le distanze. Quando Bree parte all'attacco è pericolosa.

Rientro in sala comune dopo aver lasciato Matt a parlare con Michael Parker. Bree e Oliver hanno cercato un pò di tranquillità ed io mi ritrovo sola seduta sul divano davanti al fuoco. La sala comune è stranamente quasi deserta, apparte qualche ragazzo del quinto e del primo anno intento a finire i compiti.
Ultimamente mi capita spesso di incantarmi, e di pensare. Questa volta il mio pensiero si sposta su Bree. Quella ragazza certe volte è così strana. Non capisco perhè punta così tanto sul fatto che io "tradisca" Matt, chissà se è per sentirsi meno in colpa nei confronti di Oliver. Ma sarebbe una cosa così stupida..noi due siamo diverse..lei è così, è più fragile su queste cose. Ha sempre bisogno di essere corteggiata, di stare al centro dell'attenzione; mentre io, nonostante il caratterino che mi ritrovo, per quanto riguarda i ragazzi, e non solo, quando sono affezionatissima ad una persona, sto bene attenta a rischiere di ferirla. E io non potrei mai tradire Matt.
"Hey piccola!" pensavo al diavolo.. Matt si è chinato su di me, dal dietro, dandomi un bacio sulla testa.
"Hey..parlato con Michael?"
"Si.." si siede vicino a me ed io mi accoccolo su di lui, poggiando la mia testa sul suo petto caldo. Mi lascio cullare dalle sue attenzioni, dalle sue mani che accarezzano il mio braccio quasi meccanicamente. Dal suo respiro che scompiglia lievemente i miei capelli, portandoli a farmi un leggero solletico sulla guancia. Adoro questa tranquillità e adoro sentirmi protetta, come in questo esatto istante mi sto sentendo.
06/10/2007
Dio che noia, che stanchezza, che sonno. Ho un raffreddore che non perdona, starnutisco a più non posso e ho perso del tutto i sensi del gusto e dell’olfatto. La mia attenzione è scarsa, la concentrazione è latitante. È tardi. Sono seduta in biblioteca e devo finire di leggere un libro che non mi piace e che quindi fatico a ricordare. Prendo qualche appunto scarso, per fare in modo da potermi poi rinfrescare la memoria senza doverlo riprendere in mano.
Qualcuno mi si siede vicino: alzo lo sguardo per un momento. Un Serpeverde di nome Lucas Forsythe. In torno a noi ci sono alcuni Tassorosso, un paio di Corvonero ed un Grifondoro. Peter Halbury è seduto di fronte a me; tossicchia, imbarazzato. Quanto a me, non ho nessuna intenzione di fare niente per metterlo più a suo agio. Non voglio essere incivile, oppure odiosa. Ma fra noi non c’è spazio per l’amicizia, solo per la cortesia.
Quasi senza accorgermene, ho terminato il libro; mi alzo e lo riconsegno. Mentre raccolgo le mie cose per andare via, Peter è ancora lì. Quando mi allontano, mi saluta e gli rispondo con freddezza.
Sento i miei passi rimbombare sul pavimento di lucido marmo. Eccola, la tentazione di fuggire. Scappare. Via, lontano. Quasi mi metto a correre, e finalmente raggiungo la torre di Divinazione. Esco sul piccolo terrazzo. È notte, una notte stellata e bellissima.
Un vento tagliente come la lama di una spada mi sferza il viso; ho una sciarpa che mi copre la gola, ed un maglione pesante, di lana d’angora, ma rabbrividisco lo stesso. So che non posso restare lì a lungo, o il raffreddore si vendicherà, quindi rientro. Non appena metto piede nella stanza, la botola al suo centro si spalanca, e ne esce Peter. Sibilo:
“Ma allora è una persecuzione”
“Audrey, voglio parlare con te”
Bene, la resa dei conti. Anche prima di quel che mi aspettassi.
“Perfetto, allora sediamoci e parliamone.”
Il fuoco mutevole incide i lineamenti del suo viso, mentre cerca di ravvivare le braci. Peter, come sei bello in questo momento: non sai quanto mi stai facendo male, quanto mi hai già ferito.
Mancava poco più di un mese alle vacanze estive, ed io stavo studiando per i G.U.F.O. Avevo deciso di andare da Peter per chiedergli qualcosa riguardo agli esami, che lui aveva sostenuto l’anno precedente. I suoi amici mi avevano trattenuto con pretesti vari per una decina di minuti, ma alla fine me ne ero liberata ed ero andata a bussare alla sua porta. Sentii delle parole che mi insospettirono, così, maledicendo la mia insicurezza, sussurrai “Auderim” per sentire cosa dicevano.
“Ho capito. Stai con me per sfogare le tue energie, ma in realtà preferisci lei, eh?”
Peter non rispondeva.
“Quindi quando lei ci starà, tu non mi cercherai più. Giusto?”
“È così. Non è bello da dire forse, ma è la verità.”
“Capisco. Se tu fossi solo non ci vedrei nulla di male in una storia del genere fra noi, ma non intendo essere l’amante di nessuno. Per me finisce qui.”
La ragazza aveva parlato con tono calmo. Annullai l’incantesimo e andai via. 
Due ore dopo, lasciai Peter.
“So di aver sbagliato, l’ho capito subito.”
“Complimenti al tuo intuito.”
“Non puoi cercare di passarci sopra?”
Non credo alle mie orecchie. È come se la nostra storia fosse un fiore appassito fra le sue mani, che distrugge con lentezza e precisione chirurgica. Non riesco a dire una parola. Sento gli occhi che mi si riempiono di lacrime, ma l’ultima cosa che voglio è piangere.
“Audrey, non piangere, ti prego.”
È troppo, non ce la faccio a sopportare tutto questo. Mi alzo e scendo le scale a precipizio. Scappo ancora una volta.
Ultimamente non so fare altro.
Stavamo insieme da circa quattro mesi, ma io non mi fidavo di lui. Non riuscivo ad abbandonarmi del tutto alla nostra storia. Peter voleva che passassi la notte con lui. Io avevo rifiutato, e si era mostrato comprensivo e rispettoso. Non mi pressava, mi rassicurava dicendomi che avevamo tempo. E io, stupida e ingenua, gli credevo. Il fatto che non mi forzasse, mi aveva fatto sentire più sicura di lui e di noi, mi aveva colpito in modo positivo. Finché quel giorno non avevo sentito la voce di quella ragazza frammista alla sua. Non ero riuscita ad impedirmi di ascoltare. Non ho mai saputo di chi era quella voce femminile.
Devo fare i compiti: un saggio di Storia della Magia da buttare giù e una pagina di appunti di Aritmanzia da ricopiare. Ma non so dove andare: la biblioteca no, risveglia ricordi brutti e recenti; la Sala Comune dei Corvonero è affollata, la mia camera è un disastro completo. Non mi resta che preparare la borsa con tutto il necessario, e poi uscire nel parco di Hogwarts. L’aria aperta mi rinvigorisce subito, respiro a pieni polmoni. Prendo una direzione non ben definita, ma mi fermo subito perché sento il mio nome: qualcuno mi sta chiamando. Mi volto, ed individuo la figura a mezzobusto di Edward Norwood ad una finestra del primo piano.
“Buongiorno, Audrey. Dove vai di bello tutta sola?”
“Ciao, Edward. Non so, cerco un posto tranquillo dove fare i compiti.”
“Tipico dei Corvonero. Non avete mai tempo per altro; non hai voglia di divertirti un po’?”
“No, al momento ne farei a meno…”
“Non intendevo quello. Non so perché, le ragazze a volte fraintendono le mie intenzioni quando sono pulite e cristalline.”
“Allora cosa volevi dire?”
Una civetta mi raggiunge un istante dopo, sbattendo le ali all’altezza della mia spalla. Legata ad una zampa, porta una busta che si rivela contenere un invito per una “festa privata” negli alloggi dei Serpeverde. Caspita, c’è di che sentirsi onorata.
“Ed!”
Una voce femminile lo richiama all’interno. Edward Norwood mi saluta con un sorriso sardonico, così me ne torno ai miei problemi. Sento che la finestra si richiude alle mie spalle.
Osservo l’invito con maggiore attenzione. Ne avevo già ricevuti alcuni, negli anni passati, ma non ero mai andata. In queste occasioni, i Serpeverde riuniscono l’elite purosangue di Hogwarts; le vere “feste private” di certo non sono così pubblicizzate. Chissà, magari ci andrò: Rachel ormai sta con Toby, ed io la sera non ho molto da fare.
Magari potrei perfino finire per divertirmi.
Oggi è il giorno della festa. È sera, ho cenato con Rachel e poi le ho pettinato i capelli, perché siano perfetti visto che deve vedersi con Toby. È uscita ormai da una buona mezzora, quando inizio a prepararmi: la scelta di come vestirmi suscita sempre dubbi amletici, ma alla fine prendo una risoluzione e vado sul sicuro con una classico bianco e nero.
I capelli sono lucidi e puliti, li ho appena lavati. Mi avvolgo nel mantello della divisa ed esco senza farmi notare. I corridoi non sono ancora affollati, per fortuna.
Ormai sono vicina agli alloggi del Serpeverde, quando sento un gran trambusto; poi una mano mi afferra e mi trascina indietro. Sono di nuovo sotto un Mantello dell’Invisibilità: chiudo gli occhi per istinto, ma anche per paura di vedere il viso del suo possessore. Tuttavia il profumo che sento non è quello di chi temo, quindi mi faccio coraggio: non è Peter, è Lucas Forsythe.
Sottovoce, cerco di chiedergli qualcosa:
“Ma cosa è successo?”
La mano di Lucas preme con leggerezza sulla mia bocca. Immagino che sia meglio se sto zitta per un po’. Dagli alloggi vedo uscire un buon numero di Serpeverde, alcuni Corvonero e non più di una mezza dozzina fra Tassorosso e Grifondoro. Non mi meraviglia che i Principi manchino: è probabile che si siano dileguati. Per ultimo esce il professore di Aritmanzia, Giasone Nolasco, che con sguardo truce e bacchetta sguainata redarguisce con asprezza gli studenti. Quando la marmaglia se n’è andata, ci allontaniamo anche noi, sempre in religioso silenzio. In meno di due minuti mi ritrovo in cucina con lui. Lucas Forsythe ed io che sfuggiamo al professor Nolasco nelle cucine: il surreale prende vita. Tra l’altro, non ho la più pallida idea di cosa fare: non possiamo tornarcene nelle nostre stanze?
“Conviene che aspettiamo un po’. Altrimenti attireremmo l’attenzione, non ti pare?”
In effetti, ha ragione. Intelligente il ragazzo: anche se è in stanza con Edward Norwood, Jasper Harris e Morgan Lancaster, non è in simbiosi con loro.
Nel frattempo, il silenzio regna, greve come un macigno. Poi, la porta si apre all’improvviso, e Edward piomba nella stanza.
“Per un soffio! Abbiamo rischiato grosso, Lucas…”
“Già, ma chi ha fatto la spia?”
Vederli vicini enfatizza il contrasto che avevo già notato fra loro: Edward, bello e freddo, con i suoi lineamenti affilati mi ricorda un diamante, mentre Lucas, enigmatico e riservato, è più simile ad un latteo opale.
Discutono in modo abbastanza animato, fanno nomi, costruiscono e smontano ipotesi, si arrabbiano e si calmano a vicenda. Poi Edward se ne va, lamentandosi di non possedere un Mantello dell’Invisibilità.
Gli faccio presente, che per me sarebbe ora di andare. Lui annuisce; ci avvolgiamo nel Mantello e ci dirigiamo verso la torre che ospita il dormitorio e la Sala Comune dei Corvonero. Visto che darei nell’occhio, emergendo dal nulla nel bel mezzo della Sala Comune, suggerisco di fare una piccola deviazione verso la torre di Divinazione, il mio rifugio prediletto. Lucas è d’accordo; sennonché, una volta là, inciampiamo in qualcosa, e cadiamo rovinosamente a terra.
Io, Lucas e Peter.
Le mie speranze di terminare la giornata in tranquillità si spengono una volta per tutte.
I due ragazzi si guardano in cagnesco. Peter odia i Serpeverde, Lucas i Grifondoro. Si sono trovati.
"Lucas.”
“Peter.”
I loro saluti sono come stoccate reciproche. E adesso come faccio a sbloccare la situazione?
I neuroni lavorano frenetici, e decido di tagliare corto. Spiego in breve l’accaduto, e Lucas di lì a poco se ne va lasciandomi con la mia nemesi. Tuttavia so che non posso lasciar parlare Peter, così lo saluto in fretta e corro via, verso la Sala Comune.
È tardi, tardi davvero. Tutti dormono. Tutti tranne Micheal Parker, in piedi di fronte a me, ancora vestito, con un bicchiere d’acqua in mano. Micheal è quasi un fratello per me; ora sta uscendo con una ragazza di Grifondoro, credo che si chiami Elliott, con cui forma una magnifica coppia. Non so perché, adesso mi guarda stranito.
“Audrey, va tutto bene? Sembri sconvolta.”
Le emozioni ed i pensieri delle ultime due settimane prendono il sopravvento, e mi crolla no addossa tutti insieme. Sento le lacrime che mi scendono calde sulle guance, e istintivamente mi nascondo il viso fra le mani. Micheal mi abbraccia e mi fa sedere. Poco dopo ho in mano una tazza enorme di tè, e un po’ più di pace nello spirito. Gli racconto ogni cosa, dalle mie paranoie ai fatti accaduti. Ogni tanto mi trema la voce. Alla fine, il tè è tiepido e gli occhi asciutti.
“Ascoltami con attenzione. Peter ha sbagliato, ed ha sbagliato tutto. Tuttavia è stato solo un tradimento fisico. Soltanto tu occupavi la sua testa.”
“È vero, ma la sostanza delle cose non cambia.”
Micheal cerca di convincermi. La sua voce è suadente, e di sicuro non gli manca la dote dell’eloquenza: io però posso opporgli qualcosa di ben più solido. Il mio dolore.
Capisce che è impossibile farmi cambiare idea, così mi accompagna alla porta del dormitorio femminile e mi dà un ultimo abbraccio.
Poi vado nella mia stanza, mi spoglio e finalmente mi infilo fra le lenzuola.
Adesso voglio solo dormire.
03/10/2007
[15 settembre]
Mi avvicino a Lenoire. E' seduta sul muretto fuori dalle classi che si affacciano sul cortiletto. Chissà se mi stava aspettando, o se, proprio oggi abbia deciso di "rilassassi" proprio davanti alla classe di Trasfigurazioni, per di più proprio alle undici, orario di fine lezione del sesto anno serpeverde. Jasper appena l'ha vista mi ha tirato una gomitata, salutandomi per poi allontanarsi con Deirdre ed Eve
"Hey Lenoire!"
"Edward!" si certo, adesso fa anche la sorpresa, come se non fosse ovvio il motivo della sua presenza. Mi chino su di lei e gli stampo un bacio sulle labbra. Arrossisce, effettivamento non avevo mai fato un gesto "sentimentale" in pubblico, con lei. Le ragazzine tutte intorno guardano stupite e a me scapa un sorrisetto malefico. La ribacio ma questa volta per bene, non mi basta più un semplice bacetto di saluto. Un bacio passionele, un bacio che deve far parlare di me. Mi stacco e con molta non-chalange le chiedo di venire al ballo con me. Lei accetta molto volentieri.
La sera mi trovo litigare con Jasper per lo specchio. Indosso il mio abito nero con rifiniture pregiate in raso. Le mie scarpe, rigorosmente nuove, fanno un pò male, devono ancora predendere la forma del mio piede.
"Edward sei un vero pezzo di figo!" esclama Jasper appena si gira cedendomi finalmente lo spechio e, diciamoci la verità, anche lui è stupendo "Lo sai Jasp, se fossi una donna firmerei un contratto con satana pur di averti!". Scoppiamo entrambi in una risata, è la pura verità.
Insomma Jasper ha deciso di andare al ballo con Belinda..se Deirdre venisse a sapere di tutte le scappatelle di quei due sarebbero guai amari. Ma tanto per il caratterino che ha Belinda dubito che venga a scoprirlo.
"Ed.......ma secondo te..se io e Belinda andiamo..oltre?" ecco cosa succede quando ti ritrovi a farti con la sorella della tua milgiore amica. Ti ritrovi a dire cose come: "andiamo oltre" anzichè "ci vado a letto" o "ci faccio sesso!" ecco cosa succede.
"Bhè..se voi andarci oltre...vacci! Belinda non è così stupida da rendersi conto poi delle posibili conseguenze."
"Hai ragione". Finalmente siamo pronti, un ultimo tocco alla cravatta e via.
Lenore è in compagnia di Mandy, serpeverde del suo anno, infondo alle scale. Con loro c'è anche Riddle, accompagnatore appunto di Mandy. Chissà la dolce Eve che cosa combinerà questa volta, se riuscirà a stupirci più del solito. Io ancora non lho vista. Si è chiusa in camera a progettare probabilmente qualche catastrofe mondiale. Squadro Leonore prima di andare a prenderla: indossa un vesito che le arriva sotto al ginocchio. Nero. Le spaline larche con scollo a "vu" che mette in mostra il suo decoltè, non troppo vistoso ma presente. Ancora di più a sottolineare il suo seno è il fatto che il vestito sia stretto soltanto nella zona del seno, poi cade libero, fino a lasciar ben in vista le sue gambe, che finiscono in due scarpe dal tacco alto.
Vado là e la saluto, portandomela via, nel bel mezzo della pista da ballo. Ballo un pò fino a quando, sotto accordo con Jasper, non ci troviamo alle bevute, dove decidiamo di dare un pò di vita alla festa. Allunghiamo le bibite con dell'alcol "sarà divertente vedere i piccoletti che non sanno reggere l'alcol cantare come dei pazzi, ci sarà da ridere!".
Infatti, come ben progettato, poco dopo qualcuno ha iniziato a dare numeri: persone che vomitano, e chi non si regge in piedi, e chi litiga con l'amico di una vita per la compagnia di una ragazza. L'unica cosa, o meglio ancora, l'unica persona che riesce a farmi staccare da questa scena divertente, seduto con in compagnia di Lenore è Violet Traviston. La seguo e la raggiungo.
Dopo una conversazione con la ragazza vengo congedado con una stupida scusa, decido quindi di tornare al ballo, dove, parlando con Jasper, mi trovo a promettere che "prima o poi riuscirò a spezzare il cuore a quella ragazza!".
Vagando per la sala, dopo aver lasciato Jasper e Belinda scomparire chissàdove, raggiungo Lenore,
"Ti va se andiamo fuori un pò io e te?" annuisce e, prendendola per mano, la trascino fuori. Prima di lasciare del tutto la sala incrocio Utopia. Mi avvicino dolcemente al suo orecchio
"Sei davvero bellissima stasera!" lasciandola poi alle mie spalle completamente in trace.
I giorni, le settimane passano. Non è facile stare dietro ai professori che spiegano e danno compiti a tutta birra, ma torna comodo essere così popolare, avrai sempre quella pronta ad aiutarti, o addirittura a svolgerti i compiti, grazie a qualche semplice e sdolcinata moina.
Il giorno dopo la festa decido di chiedere a Jasper come sia andata con Belinda, e dove erano spariti. La risposta arriva come un colpo al cuore "ci sono andato a letto!" merda. Speriamo che non arrivi niente all'orecchio di Deirdre. Sembra proprio che anche Belinda, avendo paura della probabile reazione della sorella, se venisse a sapere il tutto, abbia deciso di tacere e di confidare il fatto soltanto alla sorella che, quando si trova tra i due fuochi (Jasper & Belinda) è in imbarazzo più totale. Ogni volta arriva il cavalieria, alias Edward Norwood, a salvarla.
Eve è sempre più suscettibile, apparte quando non è in compagnia dei suoi adorati principi, probabilmente è in carenza di affetto dato che Riddle continua a non filarsela.
Un giorno mi arrivò un messaggio di Riddle che chiedeva di parlarmi, con posto e ora dell'incontro. Così mi recai da lui e mi disse che i nostri allenamenti per la legilimanzia erano giunti ale termine. Diciamocela tutta, dopo tutte le camicie che ci siamo sudati era anche l'ora. Non aveva più tempo da dedicare a -questa cosa- perchè avrebbe ripreso le lezioni extra con Galatea. La sua nonchalance nel dire il nome, la sua noncura del lei, per questa professoressa mi hanno già fatto capire il loro rapporto. Cosa che poi, poco dopo, mi ha confermato Riddle con le sue stesse parole.
"E' da molto ormai che mi dà lezioni in privato. Dice che ho grosse capacità e sai comè, la voglia del sapere, di essere forte, grande dà sempre appetito" già, inoltre con una professoressa del genere.
"E.." aggiungo io con tono malizioso. Ormai io e Tom eravamo entrati abbastanza in confidenza, cosa che però non dimostravamo in pubblico e che nessuno, nemmeno i principi, sapevano. Era una cosa nostra.
"Bhè cosa vuoi insinuare Edward?!" poi alla fine parlò, anche lui, il grande Tom Riddle. Tra i due c'era anche attrazione fisica, ma niente e nessuno dovevano scoprirlo, sennò sarebbero stati guai amari.

Spesso dopo le lezioni mi ritrovo con Violet a fumarmi una sigaretta in giardino. Il nostro rapporto è cambiato, si è evoluto anche se, ancora, fugge ad ogni accenno di un bacio o di un discorso più serio. Regge comunque i discorsi con rispostine maliziose.
Diretto in giardino con Jasper decido di separarmi da lui per raggiungerla, seduta -tutta sola- sotto un albero, in riva al lago.
"Hey" la saluto, lei ricambia il saluto con un cenno del collo. E' difficile conquistare questa ragazza, nonostante io sia sicuro che lei già è ai miei piedi. Non si concede facilmente e tanto meno si fà corteggiare -probabilmente se succedesse sarebbe già nelle mie mani da un bel pò, facendo così invece riesce ancora a 'proteggersi'-.
Mi siedo vicino a lei, forse anche troppo perchè vedo che gira di scatto il volto verso la parte opposta da dove mi sono seduto.
"Come mai non sei con la tua cara amichetta?" faccio chiaramente riferimento all'ochetta che, è spesso in giro con Violet.
"Certo che te non la digerisci proprio?!" dice in tono acido, sapendo i 'miei sentimenti' per la tizia
"Bhè, comunque, sono sola semplicemente perchè avevo voglia di stare sola. E ho voglia tutt'ora di stare sola, peccato che non ne ho la possibilità!" ma che carina, oggi deve essere proprio contenta, nessuno la deve aver fatta incazzare.
"Un pò acidella tesoro oggi"
"E anche se fosse?"
"Ho già capito, sei intrattabile"
"Esattamente!" così mi giro verso di lei, mentre mi alzo piano piano per lasciare la mia postazione d'attacco -oggi non è proprio il caso, rischio di rovinare giorni di duro lavoro- e, appena alzato prendo il suo volto tra le mani, per lasciarla salutandola con un lieve bacio tra bocca e guancia. Lei rimane immobile, senza protestare, io mi allontano con un sorrisetto maligno sulle labbra, sapendo benissimo di aver fatto centro.
ATTENZIONE: Da ora in poi non scrivete più nei post i giorni. Questa metodologia verrà usata soltanto per date particolarmente importanti: fidanzamenti, festività, balli e eventi. In questo modo sarà più facile giostrarsi i giorni a proprio piacimento e, se capiterà di non postare per un pò, non ci sarà uno sbalzo temporale megagalattico.
02/10/2007
-15 Settembre-

Pensavo che la mia presentazione fosse andata bene, o perlomeno che tutta la scuola sapesse ormai della mia storia con Geert, ma a quanto pare la gente è più ottusa di quanto pensassi...
"Ciao Dè, per caso hai già un compagno per il ballo?". Mi stanno cominciando a girare i nervi. Possibile che nessuno si sia accorto di me e Geert?? Da quando si è saputo del ballo sarà il sesto o settimo ragazzo che me lo chiede.
"MA LO VOLETE CAPIRE CHE STO CON GEERT E VADO AL BALLO CON LUI?! COSA SIETE TUTTI CIECHI QUI DENTRO?". Forse ho un pò esagerato, ma senza dubbio adesso lo sa tutto il corridoio! Meglio rimediare o si faranno tutti un'opinione sbagliata su di me.
"Grazie comunque per avermi invitato, sarà per un'altra volta". Dico con voce smielata. Ma poi chi è sto tizio?? Comunque non ha importanza, non lo rivedrò più....sicuramente mi avrà preso per una psicopatica.
"
Ah, si trattano così i ragazzi?". Mi volto e vedo Jasper appoggiato al muro, le braccia incrociate e un sorriso stupido stampato sul volto.
"Ti rovinerai la tua bella reputazione se continui così!"
"Jasper...e piantala! Non è colpa mia...non vedo perchè i ragazzi debbano essere così insistenti quando una è già impegnata!" dico seccata.
"Probabilmente perchè nessuno pensa che tu sia davvero fidanzata...". Forse mi dovrei ritenere offesa... ma pensandoci potrebbe avere ragione.
"Comunque...tu che fai adesso?" mi chiede Jasper.
"Penso che starò un pò col mio ragazzo..."
"Ma Geert non ha mica il Quidditch?" domanda perplesso.
"Ma infatti sto parlando di te, amore mio, ..andiamo?". Gli sorrido, lo prendo a braccetto e ci dirigiamo verso la sala comune. Dopotutto quei ragazzi non avevano tutti i torti....
Parliamo e scherziamo come facciamo sempre fino all'arrivo di Eve e Ed.
"Dè, andiamo a prepararci?"mi domanda Eve.
"Si, certo, andiamo". Mi dirigo verso la scala che porta al dormitorio femminile, metto il piede sul primo scalino, poi mi giro di scatto verso Jasper.
"Jasp!"gira la testa verso di me
"Se fai qualcosa con mia sorella ti uccido!" gli dico seria. Fa un mezzo sorriso, quindi mi volto e seguo Eve fino alla nostra camera.
"Eve, Dè, siete stupende e i vostri abiti sono bellisimi! Vorrei anch'io dei vestiti del genere ma proprio non so dove trovarli!! Oh...i vostri accompagnatori rimarrano sicuramente colpiti...non che di solito non siete belle...perchè lo siete, davvero....ma oggi di più!! Comunque sapete..." Ed ecco che Amber colpisce ancora, ma questa volta siamo preparate. Senza neanche farsi vedere Eve da un colpo di bacchetta e magicamente la nostra compagna non emette più alcun suono. Lei si sente parlare, ma per fortuna noi no! Non ringrazierò mai abbastanza il prof Silente per quella sera in biblioteca...! Mentre finisco di prepararmi vedo Violet uscire dalla stanza ormai pronta; Non sembra particolarmente emozionata o felice per l'evento, e non me ne stupisco affatto. A mio malgrado incrocio anche lo sguardo di Amber, che ha smesso di parlare...o almeno credo! Mi guarda con aria interrogativa, come se si aspettasse una risposta da me. Ma cosa mi avrà chiesto? Non ho sentito nulla di quello che ha detto!! Azzardo una risposta
"Emm....si?!" le dico. Sembra soddisfatta della risposta, anzi fin troppo soddisfatta per i miei gusti. Potrei aver combinato un pasticcio.
"Eve rimettile il volume!" sussurro alla mia amica che non esita a prendere la bacchetta, preoccupata almeno quanto me.
"...tutto il giorno insieme, non vedo l'ora!! domani sarà un giorno specialissimo! Ehy ma guarda com'è tardi, devo affrettarmi! A dopo ragazze!". Restiamo allibite, pietrificate, senza parole.
"Complimenti Dè, cos' domani ce la dovremo subire per tutto il giorno!" esordisce Eve seccata.
"Non è mica colpa mia, che ne sapevo...l'idea dell'incantesimo è stata tua!"
"Si ma tu eri d'accordo!". Ci rassegnamo infine al nostro triste destino, d'altronde tutti gli eroi devono affrontare prove difficili prima o poi. Speriamo solo non sia l'inizio di un incubo!
Mi guardo l'ultima volta allo specchio: i capelli, portati sciolti, sono perfetti (grazie Eve!), come anche il

trucco. Dò l'ultima sistemata al mio
vestito rosa; adoro quest'abito, me l'ha regalato mio padre al ritorno da un viaggio, ed è molto speciale per me perchè solitamente non mi porta mai nulla, ne mi regala mai nulla in verità...
"Eve scedo, ci vediamo dopo al tavolo!", ho promesso a Geert che sarei rimasta tutta la sera con lui. Guardo per l'ultima volta la mia amica, davvero fantastica stasera, poi esco dalla porta e scendo alla velocità che mi permettono i miei tacchi 10.
"Geert! Allora cosa ne pensi?" e faccio un giro su me stessa.
"Sei bellissima come sempre!" mi risponde.
"Eh già il tuo ragazzo ha proprio ragione ", mi giro verso Jasper.
"Grazie!" dico sorridendo.
"Non sai quanto sei fortunato ad avere una partner puntuale!" continua Jasper guardando l'orologio e poi Geert.
"Eh già..." si limita a rispondere. Non so perchè ma ho l'impressione che quei due non si sopportino molto. Anzi mi sembra che a Geert non vada a genio nemmeno Ed.
"Eccomi Jasper!" è Belinda.
"Ma che bella ragazza! Chissà chi avrà mai l'onore di accompagnarla stasera?!" dice Jasper. Belinda ride, io mi irrigidisco. Si prendono a braccetto.
"Dov'è Uto?" le chiedo infine.
"E' già scesa da un pezzo...che bello quel vestito Dè!! Comunque..." si gira verso Jasp, e, davvero molto vicina al suo viso dice "
andiamo?". Sono estremamente irritata e la mia espressione non dev'essere delle migliori.
"Non vedo l'ora!" risponde lui. Ci congedano con un saluto e ,prima di uscire dalla sala comune, Jasp mi guarda per salutarmi. Rispondo con uno sguardo di ghiaccio. Spero solo si ricordi della promessa.
La sala è piena di decorazioni già viste, eppure la gente sembra ancora stupita alla vista di quei vecchi stendardi e quel misero palco. Proprio non li capisco. Mi guardo intorno, stasera c'è proprio tutta la scuola!
"Professor Lumacorno!" esclamo, scorto il prof tra la folla di studenti
, "com'è elegante stasera!".
"Deirdre! tu invece sei bellissima, tutte le ragazze ti invidiano! Ma i tuoi amici principi?". Parliamo ancora un poco, tra risate e lusinghe, poi ci salutiamo. Il professore non ha degnato per tutto il tempo Geert di uno sguardo.
Mentre parliamo con un ragazzo, un compagno di stanza di Geert, il mio sguardo cade sul nostro tavolo, dove vedo Utopia. Non sembra proprio divertirsi per niente e i suoi occhi sembrano persi nel vuoto.
"Geert, ascolta, vado un attimo al tavolo... tu raggiungimi pure dopo...". Dà uno sguardo al tavolo e, capita la situazione, mi rassicura dicendomi che sarebbe venuto da me dopo.
"Uto..."mi accomodo sulla sedia vuota accanto a lei,
"dov'è il tuo accompagnatore?"
"E' andato a prendere da bere..."mi dice con tono annoiato e lo sguardo triste. Dò un'occhiata veloce al punto che attirava tanto l'attenzione di mia sorella e vedo Ed. Scontato, dovevo aspettarmelo.
"Uto, ti devi divertire stasera! Non pensare a Ed e lasciati andare....una vera Blackster non si fa buttare giù da queste cose. Promettimi che per stasera ti dimenticherai la tua cotta e ti godrai il ballo."
"Si si...certo..."mi risponde con lo stesso tono di prima.
"Uto, sul serio, non voglio vederti triste stasera o non ti parlerò più!promettimelo" La guardo negli occhi seria.
"Ok, ok...hai vinto", Lucas Massinger, il suo accompagnatore, si fa strada tra gli studenti avvicinandosi al tavolo con due bicchieri di Burrobirra in mano,
"e alla fine...Lucas non è poi così male."
"Brava tesoro, così ti voglio!" le dò un bacio sulla fronte. In realtà non sono sicura di averla convinta.
"Ecco la tua Burrobirra..."dice Lucas, appoggiando i boccali sulla tovaglia beige,
"e...salve Deirdre!" esclama subito dopo.
"Salve?! Non ho mica settant'anni...puoi anche dirmi ciao...comunque adesso vi lascio soli, sta arrivando Geert." Mi alzo dalla sedia.
"Be, allora CIAO e divertitevi!". Mi salutano anche loro, questa volta entrambi con un 'ciao', e nel frattempo mi raggiunge Geert.
"Mi concede l'onore di questo ballo?"mi domanda Geert prendendomi la mano e portandosela alle labbra.
"Ma certo...con piacere" rispondo sorridendo. E' davvero un ragazzo dolce.
Mentre mi porta verso la pista da ballo intravedo appena Eve che sta parlando con Ed e Lenore.
"Sai che questo è il nostro primo ballo?" mi sussurra in un orecchio Geert. E' proprio vero, infatti quella sera, alla festa, non abbiamo ballato...
"Hai proprio ragione...ed è bellissimo..."sorrido.
"E' vero. Sai Dè, ti devo confessare una cosa..."nel frattempo la canzone che ci accompagna sfuma, Geert avvicina il suo volto al mio orecchio destro. Il gruppo suona le ultime note del brano, che termina tra le sospirate parole che mi sussurra
"...mi sto innamorando di te". Gli studenti applaudono i musicisti. Io rimango sgomenta; E' una sensazione strana, sconosciuta eppure piacevole. Sono senza parole.
"Nessuno mi aveva mai detto una cosa del genere...". Lo stringo forte a me e lui ricambia cingendomi tra le sue braccia. Ancora non so bene quello che provo io per lui, insomma, siamo insieme da due sole settimane, però una cosa è certa: mi sto davvero affezionando a questo ragazzo. Lo bacio e mentre mi stacco vedo, dietro di lui, Jasper e Belinda. Non voglio certo farmi rovinare questo momento:
"Vieni, andiamo a fare un giro fuori!" gli dico.
Camminiamo mano nella mano per i corridoi, finchè obbligo Geert a fermarsi e mi appoggio al muro, immediatamente dopo una colonna.
"Le odio queste scarpe, mi fanno un male tremendo!" piagnucolo verso Geert.
"E allora non metterle più".risponde semplicemente.
"Ma sono bellissime!".
"Cioè preferisci soffrire?!"chiede guardandomi storto.
"Tutto ha il suo prezzo tesoro, e questo è quello della bellezza!". 'Uno dei tanti, in verità', penso tra me e me.
"Ma sei bella comunque..."
"Sei troppo gentile, e poi non è mai abbastanza...". Mi fissa a lungo e poi mi da un lungo, lento, bacio sulla guancia.
"A dirti la verità piccola...così sei troppo alta!"
"Dici?!". Ma i ragazzi non si accontentano mai?!?
Sentiamo un rumore e , instintivamente, ci nascondiamo dietro la colonna. Cerchiamo di capire da dove venga, quindi ci avviciniamo a una porta di ebano, quella che apre l'ingresso ai sotterranei e alla nostra sala comune.
"Dè, forse è meglio allontanarsi..."
"No, voglio scoprire chi c'è in giro a quest'ora e per giunta davanti al nostro dormitorio!"
Appoggio l'orecchio sulla porta. Sembrano un ragazzo e una ragazza, ma non so identificarli.
"Dè, forse così sembri un pò sospetta..."
"Sssshhh...". Mi decido ad usare un'incantesimo e alla fine riesco a cogliere solo una frase "
Ma tutte le principesse tornano a casa a mezzanotte, ed è già l'una passata.". Ma io conosco questa voce... come potrei non riconoscere la freddezza di tono e le acide parole della mia compagna di stanza, Violet Traviston! Adesso devo assolutamente scoprire chi è il ragazzo...non vedo l'ora di dirlo ad Eve!!
Sento dei passi veloci, poi il silenzio. Aspetto ancora un poco finchè il rumore sempre più vicino dei passi dello sconosciuto ma allertano.
"Geert, seguimi, veloce!!"gli sussurro e, insieme, ci nascondiamo dietro la solita colonna.
"Dè, non so perchè ti assecondo in queste cose..."mi mormora disperato Geert.
"Perchè mi adori, no?Zitto che si sta aprendo al porta!!". Sono emozionata, sto per scoprire il probabile inciucio della Traviston! Nel corridoio regna il silenzio più assoluto, rotto soltanto dal cigolio della porta che, lentamente, si spalanca. Trattengo il fiato vedendo la sagoma del ragazzo che, sfortunatamente, non riesco a riconoscere a causa del buio. Aspetto pazientemente che arrivi in prossimità della finestra, dove il chiarore della luna illuminerà il suo viso... E' quasi lì, mancano pochi passi ed ecco.....Ed?!?
Quest'anno si sta rivelando davvero interessante..
-28 Settembre-
"Bene, entro Lunedì voglio che tutti abbiate imparato a contrastare quest'incantesimo a perfezione. Non ammetto insuccessi." Annuncia severa alla classe la prof. Merrythought.
"Lei si che è davvero una strega!" sussurro appena ad Eve.
"E' finita l'ora, andate pure!" Gli studenti si precipitano fuori dalla classe, oggi la lezione è stata particolarmente impegnativa ed ha permesso di mettere in mostra le nostre doti. Perlomeno abbiamo fatto guadagnare a Serpeverde qualche punto, se mai ce ne fosse bisogno.

Mentre tutti escono la prof cerca qualcosa tra gli scaffali senza trovarla, almeno apparentemente.
"Ha bisogno di una mano prof?" Ecco Ed e Jasper in versione 'buoni samaritani'. Chissà perchè sono sempre pronti ad aiutare solo lei...
"No, grazie ragazzi, ho un impegno."
Dopo essere stati congedati così, usciamo dalla porta dell'aula e attraversiamo il corridoio.
"Eve, com'è questo lucidalabbra?"
"Bello Dè..ma non te l'ho mai visto!"
"Ma perchè è nuovo, me l'ha mandato mia mamma!"
Parliamo ancora quando, svoltato l'angolo, vediamo Tom Riddle appoggiato al muro. Ci fa un cenno, rispondiamo.
"Ancora qui...ultimamente Riddle sta facendo un pò troppe lezioni extra con la prof..." commenta Ed sarcastico.
"Ma piantala Ed" gli dico, mentre con Jasper stanno facendo i cretini. Guardo la mia amica Eve, calma all'apparenza. Non dico nulla...in queste situazioni è forse meno doloroso il silenzio. Spero solo che prima o poi non la faccia pagare direttamente alla prof...
serpeverde
Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.
Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.
Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.
Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.
Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese.
Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.
grifondoro
Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.
Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro.
Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.
Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.
Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.
Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola.
E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.
tassorosso
Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.
Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.
Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.
Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.
Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.
corvonero
Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.
Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.
Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo.
Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.
Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.
Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.
Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata.
Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.