martedì, 30 ottobre 2007
commenti • tag: sogni, amicizie, serpeverde, dubbi, lezioni, corvonero, momenti imbarazzanti

Lo so.
Dovrei essere china su quel dannato libro di Aritmanzia, dovrei essere chiusa dietro le cortine del mio letto ad arrovellarmi su calcoli troppo complicati per essere risolti, dovrei dannarmi per fare possibile e impossibile e tentare, quantomeno, di recuperare quell'orrido Troll che macchia la mia altrimenti perfetta media scolastica.
Lo so.
Ne sono perfettamente consapevole.
E in effetti sto per andare a studiare, lo giuro. Tra poco, anzi tra pochissimo, mi alzo dal pavimento e arrivo alla Torre, attraverso la sala comune, salgo dritta in camera mia e mi rintano sul letto. Dopo aver raccontato per filo e per segno quello che è appena successo a Isabel, ovviamente.
Arrossisco furiosamente, mentre l'immagine di Jasper Lewis in tutto il suo splendore, con solo un ridicolo asciugamano bianco sui fianchi, mi saltella davanti agli occhi. Mi corpo gli occhi con una mano, tentando inutilmente di scacciare il pensiero in fretta e furia: non sono nemmeno in grado di pensarci senza rischiare un mezzo collasso, figurarsi se sono capace di raccontare a qualcuno quello che è successo.
Sospiro, rialzandomi in piedi.
Forse è il caso di fare una bella dormita e non pensarci più su.
 


D'accordo, dormire non serve a niente.
Sono ore che mi rigiro senza sosta nel letto. Ho contato trecentoquarantasette pecore e cinque pastori vagamente somiglianti a Lewis, ho finito di riordinare gli appunti di Pozioni e ho mandato a memoria gli ingredienti necessari per ottenere il Veritaserum e un'altra pozione di cui non ricordo il nome, mi sono esercitata con l'incantesimo per manipolare l'acqua e mi sono preparata una camomilla.
Sono le tre passate da un pezzo e non sono ancora riuscita a chiuder occhio.
Mi devo preoccupare?
Devo arrivare al punto di scrivere alla mamma e chiederle un rimedio per l'insonnia?
Che diavolo, sono sempre stata quella capace di addormentarsi nelle lezioni più disparate, com'è che solo perché ho visto un ragazzo mezzo nudo non riesco a prender sonno?! Sbuffo, rigirandomi sulla pancia e abbracciando il cuscino. Un raggio di luna scivola sul mio viso, da una sottile fessura tra le pesanti tende di vellute: tutta la stanza è muta. Non un suono, non un rumore. Non sento nemmeno i respiri delle mie compagne di stanza, miracolosamente Isabel non sta russando nè parlando nel sonno. E allora cosa c'è che non va? Di cosa ho bisogno per dormire?
"Di compagnia, McKanzie"
Mi sollevò di scatto, sgranando gli occhi.
"Chi...chi c'è?" domando titubante, con un filo di voce.
"Oh, non c'è bisogno di aver paura Jillian" prosegue la voce, chiaramente maschile, con dolcezza "Non voglio farti del male"
Allungo la mano sotto il cuscino, stringendo forte la bacchetta. Sento il cuore battere furiosamente, mentre le mie dita si serrano attorno al legno.
"Credimi, sono io che non voglio fare del male a te. Chi sei?" domando ancora, sbirciando nell'oscurità.
Una sagoma scura si protende dal fondo del letto, verso di me, fino a farsi baciare dalla luce della luna.
"Lew...Lewis" boccheggio riconoscendo il volto del Serpeverde. Lui annuisce, sfiorandomi la guancia con una mano. Sento la pelle bruciare, laddove i suoi polpastrelli si sono posati.
"Jasper" sussurra avvicinandosi pericolosamente al mio viso "Chiamami Jasper, ti prego..."
"Che cosa diavolo stai facendo?"
strillo ritraendomi di scatto contro la testata del letto, tirando le coperte al petto. Manco fossi nuda.
Lui sbatte le palpebre, sinceramente stupido.
"Mi sembra piuttosto evidente" replica, facendomi sciogliere con un sorriso "Sto tentando di baciarti?"
"Stai tentando di baciarmi?"
strillo di nuovo, isterica.
"Si, Jill, sta tentando di baciarti" s'intromette Isabel, guardandomi con disappunto.
"Isy?"
"Proprio così, Corvonero" conferma Tom Riddle, materializzandosi accanto alla mia amica. E alle spalle compare Audrey, poi Elliot Clark assieme a Micheal Parker, sullo sfondo intravedo persino il professor Silente. E, in tutto questo, uno straordinariamente bello [e semi-nudo] Jasper Lewis mi guarda e scrolla le spalle.
"Si, sto proprio tentando di baciarti"

Mi sollevo a sedere di scatto, gli occhi sgranati fissi sul vuoto ai piedi del mio letto dove non c'è nessuno, fatta eccezione per un cumulo di vestiti che non ho risistemato nel baule.
"...era solo un sogno" mormoro con la gola secca e il volto ancora accaldato.
Non capisco se esserne felice o meno.

 


Mi sono di nuovo svegliata in ritardo.
Arraffo una gonna, un maglione e un paio di stivali al volo, infilandoli alla meno peggio, una spazzolata ai capelli, borsa con i libri, una carezza a Chipie e via di corsa, verso la Sala Grande. Ovviamente è già deserta, non c'è un cane: tra meno di due minuti la campanella suonerà e non c'è mago o strega in questa scuola che rinuncerebbe alla colazione. Non ho nemmeno il tempo di afferrare una bioches che la campanella suona. Stridula, acida insopportabile e dannata campanella. Come in risposta ad un tacito ordine, tutto il cibo viene fatto evanescere, senza che mi sia data la possibilità di prendere nulla da mangiare. Morirò prima di pranzo. Se non mi uccide la Bonnet prima.
"Maledizione" ripeto a rafficca, atterrita all'idea di dover correre fuori, fino alle serre, per la lezione di Erbologia "Maledizione, maledizione, maledizione!" riprendo a correre, attraversando il Salone in un battibaleno. All'ingresso già non mi reggo più in piedi, ma non posso assolutamente fermarmi. Continuo a ripetere il mio mantra, come se potesse in un qualche modo farmi andare più rapidamente "Maledizione, maledizione, MALEDIZIONEEE!" urlo quando una mano mi afferra per un braccio, bloccandomi e facendomi quasi inciampare nei miei pazzi. Riapro gli occhi solo una volta sicura che il mio viso non ha avuto una dolorosa collisione con il pavimento, rialzando lo sguardo furente. Voglio proprio vedere chi è l'idiota che mi ha quasi uccisa, voglio vedere la sua faccia prima di schiantarlo seduta stante.
"Ehi, stai bene?"
Ah ecco.
Non ci sarà bisogno di morire la fame e la Bonnet non dovrà uccidere.
Ci penserà lui.
Mi trattengo dall'urlare.
Perfetto.
PERFETTO.
Un'occhiata incuriosita di Jasper Lewis blocca sul nascere una pioggia di insulti e mi ricorda di chiudere la bocca: boccheggiare come un pesce rosso senza emettere fiato non è il massimo dell'eleganza.
"Cosa vuoi?" domando brusca, incrociando le braccia al petto. Aggrotta la fronte, arretrando leggermente e sollevando le mani.
"Nulla, nulla, stai tranquilla. Non mordo..."
...non in modo aggressivo, perlomeno. Il ricordo della scenetta di ieri sera si insinua prepotente tra i miei pensieri, senza nemmeno chiedere il permesso. Mi sento arrossire, mentre distolgo lo sguardo.
"Mi hai spaventata.." borbotto, stringendo nervosamente la tracolla della borsa. Lo immagino sorridere, sento il suo sorriso perforarmi da parte a  parte, come se potesse effettivamente leggere la mia mente.
"Scusa, non volevo" ride sommessamente, avvicinandosi di un passo. Sento la faccia bruciare ancora di più, man mano che la distanza tra me e lui si accorcia. Esattamente come è successo nel sonno "Piuttosto volevo chiederti dove dobbiamo vederci oggi, che non me lo ricordo più" lo guardo sgranando gli occhi, tanto che dopo qualche attimo si affretta ad aggiungere "Per il compito di Incantesimi"
"Oh.."
esclamo, senza capire se sono delusa o no "Il compito, si. Non lo so, io..."
Un flash di me e lui in riva al lago, impegnati in attività decisamente più piacevoli di un compito di incantesimi, saetta perfido nella mia mente, lasciandomi imbambolata a fissare il vuoto. Quando poi riprendo pieno possesso delle mie facoltà, devo avere il colorito di un pomodoro particolarmente imbarazzato. E lui continua a sorridere, con l'aria dannatamente furbetta di chi sa tutto. Ma non è possibile che sappia, non è assolutamente possibile. Sarei rovinata.
"Ho un'idea" propone d'un tratto, salvandomi dalla catalessi in cui sono caduta "Dal momento che siamo tutti e due palesemente in ritardo per andare a lezione, perché non ne approfittiamo e andiamo a vedere se quelle famose aule del secondo piano sono vuote?" propone con un tono che non so interpretare. Me lo sto immaginando o ci sta provando con me? Lo fisso, inebetita. Io e lui. In un'aula vuota. Tutta la mattina.
"Assolutamente no!" esclamo ritraendomi di scatto e continuando ad indietreggiare verso la porta aperta "Sono in ritardo si, ma non posso perdermi Erbologia e poi ho un sacco da studiare, compiti da fare, Troll da recuperare e Silente mi ha nominata capogruppo a Trasfigurazione e devo proprio andare, poi non mi sento tanto bene è meglio che me ne sto in camera questo pomeriggio" "Posso venire lì se vuoi"  "Per non parlare poi di.." Ammutolisco. Lo ha detto davvero o è il mio cervello che perde colpi?
"S..scusa, hai detto qualcosa?" pigolo, posandomi contro lo stipite della porta. Sento l'aria fresca del parco solleticarmi la schiena, ma la sensazione di andare a fuoco non si attenua. Lui si indica stupito.
"Io? Come avrei potuto, sei partita a razzo!" ride, scuotendo il capo.
Ecco, mi crede pazza.
E forse lo sono davvero.
Inspiro a fondo, cercando di calmarmi.
"Senti, scusami ma sono proprio di fretta. Mi faccio viva io, d'accordo?"
Mi concedo solo il tempo di sentire il suo "Non vedo l'ora", poi mi volto e via, di corsa, fino alle serre dove, quando arrivo, la lezione è iniziata da un po'. La Bonnet mi squadra da capo a piedi, valutando quando punti togliermi e cercando qualcosa di particolarmente velenoso da dirmi.
"McKanzie, finalmente ti sei decisa a onorarci con la tua regale presenza! Dieci punti in meno a Corvonero" abbaia rabbiosa, mentre mi infilo accanto ad Audrey, Isabel e Laura, che mi guardano e stringono nelle spalle, solidali. Lascio cadere la borsa a terra, inspirando a fondo.
"Come mai così in ritardo?" mi chiede la prima, arricciando il naso nell'infilare le mani in un groviglio di radici dall'aspetto disgustoso.
"Sono stata trattenuta" replico, infilandomii guanti e cercando di capire quale sia l'argomento della lezione.
"Da chi?" indaga la Stevens, sorridendo maliziosa. Isabel mi passa un paio di cesoie, commentando vaga.
"Scommetto che si tratta del bel Serpeverde con cui ieri sei scomparsa per tutto il pomeriggio"
"Isabel!"

"Jillian" esclama Laura, battendo le mani deliziata "E cosa aspettavi a dircelo?" mi rimprovera quasi irritata. In mio aiuto interviene Audrey.
"Perché Jillian non è una pettegola" esclama, facendo una linguaggia all'altra biondina, che scoppia a ridere attirandosi un'occhiata astiosa della Bonnet.
"Scherzi a parte, cosa pensi di fare?" mi chiede Isabel, dopo aver ascoltato il resoconto più o meno completo di quanto accaduto poco fa nell'ingresso.
"Mi pare ovvio" sbotta la Steven "Appena lo vede gli chiede di andare assieme ad Hogsmeade"
"Laura!"
esclamo sgranando gli occhi "Non farei mai una cosa del genere, lo sai!"
"Si, è vero"
conviene lei "Sei un caso disperato"
"E lasciala un po' pace!"
di nuovo, Audrey accorre in mio soccorso. Bisognerebbe erigere una statua in onore di questa ragazza. Isabel sospira, Laura rotea gli occhi.
Io mi limito a concentrarmi sulle radici che ho sotto il naso. Hanno il vantaggio di essere talmente orribili che è impossibile trovare in loro qualcosa che possa farmi pensare a Jasper. E a differenza sua, sono totalmente innocue.
Non posso fare a meno di chiedermi una cosa, però.
Quanto è velenoso, il bacio di una Serpente?













lunedì, 29 ottobre 2007
commenti • tag: serpeverde, lezioni, litigi, grifondoro, corvonero

La biblioteca è grande e sempre piuttosto in penombra: l’atmosfera di mistero che aleggia qui su di me non esercita una grande attrazione. Sono arrivato da pochi minuti, e in teoria sono abbastanza in orario; invece Jillian Mc Kanzie sta arrivando proprio adesso, trafelata. Io sono già al mio posto, circondato da una moltitudine di libri. Madama Wirret, la bibliotecaria, me li ha consegnati uno dopo l’altro senza battere ciglio, ed ad un certo punto ho temuto di essere sommerso. Quella donna arcigna non fa che fissarmi con disappunto. Possibile che non abbia nient’altro da fare?
La mia compagna di sventura ha le guance un po’ arrossate, un po’ affannata: pensare che io, per un ritardo di cinque minuti, nemmeno mi sforzo di sbrigarmi. Oggi sono stato puntuale, forse perché Lucas mi ha quasi sbattuto fuori della nostra stanza.
“Ciao, scusami per il ritardo! I compiti di Aritmanzia…”
I Corvonero: una vita per lo studio.
“Non preoccuparti, sono appena arrivato.”
“Hai già dato un’occhiata a questi libri?”
Certo, come no.
“A dire il vero, ti ho aspettato… così cominciamo insieme il lavoro.”
Eh, già. Sono un gentiluomo.
“Bene, allora diamoci dentro!”
Cos’è, un invito sessuale?! Magari… Jillian allude al nostro compito. Meno male che Incantesimi è una materia che mi piace: se mi fosse capitato con Trasfigurazione, avrei accettato a priori un’insufficienza. Non sopporto Silente, e quella sua perenne e divertita aria di superiorità verso tutto e tutti.
Jillian sfoglia un volume consumato dal tempo, e quindi eccoci alla ricerca di un argomento sensato da presentare. La mia concentrazione è pari a zero, direi che sono piuttosto assorbito dalla contemplazione delle labbra morbide della piccola Corvonero.
“Jasper, scusa ma… mi stai ascoltando?”
“Certo, stavi dicendo della combinazione Brivaldus?”
“Stavo dicendo che secondo me è la più adatta. Media difficoltà. Scarsi effetti negativi qualora vada male. Retroscena abbastanza succoso.”
“Perfetto, allora. Vada per la combinazione Brivaldus!”
“Conviene che iniziamo ad esercitarci…conosci un posto adatto?”
La mia camera da letto?
“Forse una delle aule vuote al secondo piano.”
“Andiamo a vedere.”
Così ci muoviamo verso il secondo piano, dove ci sono un paio di stanze vuote, che vengono a volte usate come classi, quando in certe annate gli studenti sono più numerosi. I corridoi sono ancora piuttosto affollati. Incontriamo Violet Traviston, che mi degna appena di un saluto. Poi la squadra di Quidditch di Corvonero, Micheal Parker in testa che guida la ciurma.
“Ehi, Micheal!” lo apostrofo.
“Ciao, Jasper.”
Micheal Parker: ovvero, quando un Purosangue si innamora della feccia impura. La sua ragazza è piuttosto carina, perlomeno, non un troll di montagna. Parker però resta sempre un ragazzo simpatico… spero che rinsavisca presto.
Manco a dirlo, le aule vuote del secondo piano sono occupate: in una c’è una coppia, che non vediamo, ma di cui sentiamo i rumori; in quella accanto, una Corvonero bruna che ci guarda abbastanza male… Jillian la saluta e poi ce ne andiamo; la terza, invece, è troppo piccola.
“Rimandiamo a domani.”
“Va bene, speriamo che nessuno preso dagli ormoni si rifugi ancora qui!”
Jillian arrossisce lievemente alla mia affermazione… esistono ancora ragazze pudiche a questo mondo.

 
Sono veramente distrutto. Lunedì sera: primo giorno della settimana, e già vorrei tornare a sabato. Mi lancio nella doccia prima che arrivi Ed e la monopolizzi per ore. L’acqua calda mi sferza il viso ed i muscoli indolenziti. Ecco che riprendo vita, per fortuna.
Ho parlato troppo presto: l’acqua prima diventa ghiacciata poi smette di scorrere. Maledizione!
La mia bacchetta è in camera, così mi avvolgo alla bell’e meglio in un asciugamano e vado a prenderla per rimettere a posto la situazione e farmi finalmente questa doccia.
La fortuna oggi non mi assiste: la bacchetta chissà che fine ha fatto. Mentre sto imprecando in modo poco elegante(anch’io ho le mie piccole défaillances), la porta si apre e mi ritrovi davanti una Jillian Mc Kanzie dall’espressione stupita, di certo non a causa del mio linguaggio scurrile. La capisco: se fossi una ragazza e mi ritrovassi uno dei Principi mezzo nudo di fronte, sarei un po’ sconvolta.
“Tranquilla, non mordo… non in modo aggressivo perlomeno.”
“Ok.”
“Come mai sei qui?”
Mi porge la mia bacchetta. Eccola, finalmente! In effetti, adesso ne ho proprio bisogno. Devo averla dimenticata in biblioteca durante la sessione di studio.
“Credo di averla messa via per sbaglio fra le mie cose…”
“Grazie di avermela riportata. Cosa posso fare per te?”
Molte cose, vorrei che rispondesse. Ehm, forse è meglio se torno sotto la doccia a calmare i bollenti spiriti.
“Niente, avrei bisogno di parlarti. Ma la cosa può aspettare. Buonanotte!”
E se ne va via in fretta. Poco dopo, sono di nuovo sotto l’acqua. Sento la porta del bagno che si apre… Ed mi dice:
“Jasp, vedi di muoverti, devo farmi una doccia anch’io.”
Ho finito, quindi esco quasi subito.
“Devo andare dalla Diamond stasera.”
“Caspita, è la grande serata allora?”
Ed non mi risponde e si fionda nella cabina.
“Vabbè, in ogni caso stai attento all’acqua. Poco fa…”
“È ghiacciata!” urla lui di rimando.
“Appunto.”
La mia bacchetta è ancora lì, quindi pronuncio l’incantesimo di Calore e lo salvo dall’assideramento.

 
Lavati, profumati e belli come al solito, Ed e io ci dirigiamo verso la torre dove alloggiano i Corvonero. Ed non è molto loquace, mentre io gli racconto degli avvenimenti che si è perso. Passiamo accanto all’ingresso della Sala Comune dei Grifondoro, davanti al quale ci sono un ragazzo ed una ragazza. Riconosco la figura maschile: è Jack Adams, con una. Sembrano in atteggiamenti, come dire, amorosi. No, un momento… ma quella è la ragazza di Micheal Parker!
Jack si accorge della nostra presenza e si allontana da lei immediatamente. Lei sembra piuttosto terrorizzata. Comprensibile, vista la fama di Adams. Ora, per noi i Mezzosangue sono feccia; ma Jack Adams è ancora peggio. Una volta ha osato tentare la sorte con Eve, che non ne voleva sapere. Lei è più che in grado di difendersi da sola, ma quell’essere immondo le aveva tolto la bacchetta. Per fortuna, io e Ed eravamo arrivati, stile vendicatori della notte, o meglio, di fanciulle in difficoltà.
Insomma, la ragazza di Micheal Parker non è proprio la nostra Eve, però… quello è pur sempre Jack Adams.
“Allora, Adams, sempre alla ricerca di ciò che non puoi avere?”
“Chiudi il becco, Norwood!”
“E tu vedi di tenere le mani a posto. Non ho dimenticato quello che è successo con Eve.”
Mi guarda notevolmente incattivito: quella volta l’avevo colpito con la Maledizione Imperio. Eve si era divertita molto a vederlo muoversi come una gallina starnazzante.
“Non finisce qui, Norwood. E neanche con te, Lewis. ”
“Quando vuoi, Adams.”
Passa oltre il quadro della Signora Grassa, lasciando fuori la ragazza. A dir poco scossa, la Mezzosangue ci ringrazia per l’aiuto. Ed e io ci guardiamo: la sua mente tocca la mia, pensando la stessa cosa. Così le dico:
“Se devi andare dai Corvonero, possiamo fare la strada insieme.”
Edward Norwood e Jasper Lewis: gentiluomini in ogni circostanza.
Inchinatevi, prego. 
 












domenica, 28 ottobre 2007
commenti • tag: amori, amicizie, hogsmeade, grifondoro, corvonero

Un diario. Un diario vero, come quelli che usano le ragazze babbane.
Mai tenuto un diario prima d’ora. Eppure, la penna d’oca sta scorrendo veloce sulla carta azzurrina di questo stupido libriccino turchese… Ed è la mia mano che la sta indirizzando al suo dovere, a tracciare ghirigori scuri, che si contrappongono alla carta così chiara. Ma perché? I diari sono per i riflessivi, per gli sfigati… Per quelli che non hanno un posto, e cercano una pagina bianca su cui piangere e su cui raccontare le loro sfigatissime giornate.
Io non sono quel genere di persona, o almeno non lo sono più. Eppure, sto scrivendo su un diario. Io, conosciuta come la ragazza ‘facile’, sto davvero scrivendo su un diario… E questo per colpa dell’unica persona alla quale sono davvero legata. Questo per colpa della persona che più di tutte sa darmi consiglio, l’unica che mi accetta perché sono Laura, e non perché sono ‘la Stevens’. Sto scrivendo su un diario, e la colpa è solo di Verity… La timida, pacata e instabile Verity, l’inguaribile secchiona, perennemente innamorata, nonché mia migliore amica. E’ suo il biglietto che stamattina ho trovato sul letto, un semplice ritaglio di pergamena giallastra. “Perché tutti ne abbiamo bisogno, anche Laura e persino la Stevens… Buon compleanno. Vé”.
Non capisco come faccio a sopportarla: è fissata con la psicologia, le sue storie della scoperta della nostra parte più interiore; continua a mandarmi questi regali e biglietti profondi, dice sempre che vuole tirare fuori la Laura che c’è in me, schacciare la mia parte più Stevens e fare in modo che lasci da parte i pregiudizi.
Già, perché lei parla sempre dei Mezzosangue. Lei è una col sangue puro, è una degna di frequentare questa scuola. C’è gente che non lo è, ma lei continua a difenderla, sostenendo che tutti abbiamo gli stessi diritti e siamo uguali. A volte mi dà sui nervi, ma continuo comunque a volerle bene, perché mi è impossibile non farlo. Prima o poi ne parleremo, prima o poi la convincerò ad onorare la sua stirpe…

“Tutto bene, La?” chiudo in fretta il libriccino e lo getto nel cassetto del comodino, che richiudo poi con una spallata. Non voglio che sappia che lo sto usando davvero.
“Ma certo, Vé” rispondo frettolosamente, sorridendo alla ragazza che sta salendo le scale del dormitorio “Stavo… studiando. Aritmanzia.”
Verity chiude la porta della stanza e si siede sul letto di fianco al mio “Certo, come no. Hai visto il mio regalo?”
Odio come affronta gli argomenti. Sono una persona determinata ed estroversa, ma lei riesce sempre a mettermi in imbarazzo.
“Sì, grazie infinite… Mi piace!” è tutto quello che riesco a dire, per poi prendere la tracolla e aprire la porta del dormitorio.
“Vado in biblioteca… Sai, per la ricerca di Aritmanzia”
“Non c’è nessuna ricerca di Aritmanzia per la prossima lezione.”
La timida, pacata e instabile Verity, diventa schietta e diretta ogni volta che le gira. Ci sono tanti motivi per odiarla, e per cui io stessa la odio. Ma poi ti guarda in quel modo fermo, serio. E capisci che senza un’amica come lei, non potresti vivere.
“Vé, lo sai che non sto andando in biblioteca. Lo sai che fa tutto parte del piano.” Adoro questa frase… La dico sempre, per farle capire che non voglio dirle dove sto andando o cosa sto facendo. Sì, perché noi siamo inseparabili, abbiamo un modo di vivere speciale, nostro.
Finalmente esco dalla sala comune e percorro con calma le imponenti scale di marmo. I miei passi risuonano, nel silenzio dell’alta torre che si dirama nei sette piani di Hogwarts. Finalmente arrivo nel salone d’ingresso, e metto piede fuori dal portone.
In effetti quello che ho detto a Vé non è del tutto una bugia, devo studiare, e per quanto possa essere una ragazza carina e disinteressata, ci tengo ai miei voti e alle mie conoscenze magiche, sia teoriche che pratiche. Sfilo dalla borsa un libro a caso, e la sorte vuole che abbia pescato proprio quello di Pozioni, una delle mie materie preferite. Lo apro alla pagina di una pozione di livello avanzato. Con le lezioni non ci siamo ancora, ma comincio inevitabilmente a dare una lettura veloce: gli ingredienti sono quasi introvabili, e la preparazione richiede una cura straziante! Mi chiedo chi abbia la voglia di stare chino per sette ore su una pozione, per rimestarla in senso orario una volta ogni sette minuti esatti, e per sette ore di seguito. Certo, la materia è affascinante e tutto il resto, ma non sprecherei il mio tempo in quel modo.

Chiudo il libro e mi alzo, salutando mentalmente l’aria fresca del parco, per poi rientrare nel salone d’ingresso e dare un’occhiata alla bacheca. Non lo faccio spesso, ma so di perdere delle buone occasioni…
E infatti, un annuncio appeso proprio al centro, recita: “Per tutti i ragazzi dal terzo anno in su, verrà organizzata una gita a Hogsmeade. Presto verrà comunicato il giorno esatto dell’uscita. Potranno partecipare tutti i ragazzi dal terzo in su, se possiedono il permesso apposito firmato dai genitori o dai tutori”
Merda. Il permesso l’ho lasciato a casa.
Il sole non è ancora tramontato, anche se l’inverno si avvicina e le giornate si accorciano sempre di più. Ho ancora tempo di rimediare… Forse.
Corro fuori dal salone d’ingresso, continuo a correre. Ormai ho il fiatone, ma devo farcela. Finalmente la mia vista, leggermente annebbiata dalla fatica, individua le scale di marmo scuro della Guferia. Entro, salgo fino in cima, e faccio in tempo a scorgere uno dei gufi grigiastri di servizio della scuola, quelli per gli studenti che non ne possiedono uno proprio.
Il gufo è sulla finestra, il becco chino sulla mangiatoia. Le sue zampette sono ben libere.
“Perfetto” esclamo, ansante, più verso me stessa che verso il gufo. Tiro fuori un pezzo di pergamena e una busta, e scribacchio una lettera.
“Mamma, devi mandarmi il permesso firmato per Hogsmeade. E’ nel secondo cassetto dello scrittoio. Grazie… Qui tutto bene. Ti scrivo una lettera decente appena riesco. Laura”
Chiudo in fretta la busta e la lego alla zampa del gufo, che mi becca affettuosamente la mano.
“Vai, piccolo… Cerca di fare presto, ok?” sussurro alla finestra, mentre osservo l’uccello volare via.



“Ehi, Stevens!”
Che sensazione orribile. E’ di nuovo lui. Mi volto e scorgo il suo orribile ghigno.
“Cosa vuoi, Robert?” chiedo seccata, verso quel ragazzo che non mi lascia mai in pace. Quel ragazzo, che non mi lascia respirare. E’ tremendamente soffocante.
Lui ride leggermente e si avvicina “Sai, ho saputo che c’è la gita a Hogsmeade. Mi chiedevo se ti andava di venirci con me!” conclude con un gesto teatrale e un inchino.
“Certo, contaci!” lo sbeffeggio io, come tutte le volte. Ma poi mi blocco, improvvisamente.
E se accettassi? Dopotutto, è sempre un ragazzo carino, Purosangue, e più grande. E potrebbe finire che ci vado da sola, per cui… “No, davvero, mi piacerebbe molto”.
Un sorriso si illumina sul volto del ragazzo, moro ed esile, poco più alto di me. “Ok, magnifico! Allora quando sarà, ci vediamo dove parte la gita...”
Robert se ne va a passo veloce, scende al piano inferiore. Ma poi i suoi passi si bloccano e ritornano.
“A proposito, non è che alla tua amica Verity farebbe piacere uscire con un mio amico? Visto che siete in stanza insieme potresti chiederglielo tu…”
Inarco un sopracciglio “Un tuo amico chi, precisamente?”
“William Tracey, è un grifon…” inizia a parlare, ma lo blocco con un’espressione disgustata.
“Ma è un Mezzosangue!” mi volto di poco angolo e alzo la testa, non posso crederci.
Non devo dirlo a Vé. Non sarebbe giusto mentirle, questo è vero. Ma è altrettanto vero che accetterebbe di sicuro, e addio al suo passaggio a Purosangue orgogliosa! No, questo no.
“Beh, tu chiediglielo” il Corvonero fa spallucce e se ne va, questa volta davvero.

Ormai è ora di cena. Scendo nella sala grande e mi siedo al tavolo, nel solito posto di fianco a Verity, piuttosto nervosa a dir la verità.
“Laura! Dove sei stata?” sorride la mia amica, servendosi di tacchino “Incastrato qualcun altro?”
Le faccio la linguaccia. Non è vero che ‘incastro’ i ragazzi. O almeno, solo un pochino…
“Comunque…” la lingua parte da sola, non vorrei ma devo essere sincera. E poi, non è detto che si innamorino se escono insieme!
Qualcosa nello stomaco, come un rigurgito risale, e la mia lingua gira nel modo sbagliato.
“Robert Bowler mi ha invitata a Hogsmeade.” dico con naturalezza “E tu come te la passi?”
Verity sbuffa “Chi vuoi che mi inviti…”
Mi sento in colpa. Dio mio, quanto mi sento in colpa. Ma devo impedire che esca con un Mezzosangue, devo impedire che fra loro nasca qualcosa. Non potrei sopportarlo.
Finita la cena, salgo velocemente in sala comune e inizio a leggere il libro di Storia della Magia. Poche parole, riecheggiano confuse nella mia mente, la loro immagine stampata si ripete… Il buio mi avvolge e mi abbandono al caldo abbraccio della notte.












domenica, 28 ottobre 2007
commenti • tag: amori, malinconia, dubbi, litigi, festeggiamenti, tassorosso

Questa è davvero una settimana d'inferno per me: oltre a Jake che ormai è diventato quasi la mia ombra, o meglio quella di Beth, ci si è messo anche Oliver; Da quando gli ho confessato che pensavo che lui rubasse i miei vestiti per assomigliarmi non riesce a guardarmi senza scoppiare a ridere! E' successo tutto martedì scorso...
Apro l'armadio di Oliver e vedo i miei pantaloni e le mie magliette ben piegati tra i suoi vestiti: non ho più dubbi, questa è la prova che ho tanto aspettato.
"Non puoi più nasconderti ormai, ti ho scoperto!!" urlo contro il mio amico, puntandogli minacciosamente il dito dritto in viso. "Ammettilo, tu rubi i miei vestiti perchè vuoi-essere-me!" continuo sicuro della verità delle mie affermazioni. Quanto mai non sono stato zitto.
"Ah ecco di chi erano...ma, cosa? Voler essere te?? I tuoi vestiti sono nel mio armadio perché gli elfi li hanno raccolti tra le mie cose, quindi pensavano fossero mie...". Valuto attentamente anche questa possibilità. Dopo una rapida ma attenta analisi concludo che Oliver potrebbe anche avere ragione...anzi è più che una possibilità..."Ah...allora ridammeli!". Prendo i miei abiti e li ripongo uno ad uno nel mio armadio. Spero che Oliver non si sia accorto di quello che ho detto, o perlomeno che abbia improvvisamente un sintomo precoce di Alzheimer (che copra gli ultimi 10 minuti...). Ti prego, ti prego, ti prego...
"Ma davvero eri convinto che volessi essere te?". Dovevo aspettarmi che il fatto di essere ateo influisse sulla mia preghiera...mi giro verso il mio compagno di stanza. Ci guardiamo per parecchi secondi, dopo di che non riesce più a trattenersi e scoppia in una rumorosa risata. Ride, ride, ride, e alla fine piange tanto si diverte...
E tutto questo quasi una settimana fa, eppure ancora oggi il mio amicone non riesce a rimanere serio quando i suoi pensieri ritornano su questo fatto. Ma davvero è così inverosimile e spassoso pensare che qualcuno voglia essere Matthew Warren?! Lascio questa domanda in sospeso perchè in realtà non voglio sapere la risposta...
Anche in questo momento sta ridendo...ma come fa a trovarmi ancora così divertente? Non si stanca mai?!
"Senti io scendo e vado da Beth...tu continua pure a deridermi, tanto sono abituato!"
"E dai..scusa...e solo che...". Non gli lascio finire la frase e chiudo la porta dietro di me. Ne ho davvero abbastanza di sentirmi ridere dietro, specialmente se a farlo è il mio migliore amico. Scendendo dalle scale incrocio Bree. "Hey.."
"Ciao Matt"
"Stai andando da Oliver?"
"E già..."
"Allora prova a vedere se almeno tu riesci a farlo uscire dal suo stato di deficienza cronico!".
All'inizio mi guarda storto, poi intuisce quello che voglio dire. "Non dirmi che è ancora per quella storia? Certo che però è davvero divertente...o no...", continua poi notando il mio sguardo truce."Io vado..."
"E' sempre un piacere parlare con te...."
dico tra il sarcastico e l'ironico. Continuo a scendere le scale fino al pianerottolo della sala comune dei Tassorosso. Qui aspetto un paio di minuti l'arrivo di Beth, fino all'ora del nostro appuntamento.
"Hei egocentrico!" si avvicina sorridendo Beth e mi stampa amichevolmente un pugno nello stomaco: che ragazza violenta!, "pronto per la festa?". Ah già, quasi dimenticavo che le ore che mi separano dalla 'favolosa festa' del 'fantastico' Jake si stanno irrimediabilmente riducendo...
"Non vedi, sprizzo gioia da tutti i pori...non si vede?", le rispondo abbozzando un sorriso e mantenendo il mio tono sull'annoiato-patetico.
"Sai qual'è il tuo problema? E' che vedi le cose troppo in negativo...". L'analisi psicologica mi mancava per oggi..."vedrai che ci divertiremo!". O....ne sono sicuro, sarà una festa indimenticabile...



"Beth sei pronta?" urlo. Guardo in giro la camera delle ragazze: altro che più ordinata di quella dei ragazzi, sembra un campo di battaglia (e con molte vittime per giunta...)!
"Sai Matt, mi stavo domandando...perchè diavolo stai qui in camera nostra? La tua presenza mi infastidisce appena..."mi dice Bree.
"Perchè la tua amica mi aveva dato appuntamento un quarto d'ora fa, quindi ormai DOVREBBE ESSERE PRONTA!". Si, è vero...la mia è una specie di ripicca, visto che devo sempre aspettare tantissimo prima che Beth si presenti, in ritardo, all'appuntamento! "Sono quasi pronta!"urla una voce dall'interno del bagno.
Bussano alla porta. Bree accorre per aprire ed ecco apparire la sagoma di Oliver: "Allora sei pronta o no?...Ciao Matt.." Aggiunge poi, scorgendomi seduto su un letto vuoto. Gli faccio un cenno.
"Quasi, Aspetta qui!"gli risponde la ragazza. Quindi si siede a fianco a me.
"Mi dispiace per questa settimana...sono stato un pò eccessivo..". Apprezzo davvero il suo sforzo, non dev'essere stato semplice ammetterlo, ma una rivincita me la voglio prendere, anche se minima!
"Non fare la ragazzina con me, ti avevo già perdonato!". Sarà per la situazione disperata che ci univa in quel momento, o per qualche altro strano motivo, il fatto è che non mi sentivo più in collera con lui per davvero. "Credi che usciranno mai?"mi chiede infine il mio compagno di sventure.
"Penso di no..", continuo io. Seduti soli su un letto vuoto ed illuminati dalla flebile luce di poche candele, guardiamo esasperati la porta che ci appare come una torre insormontabile che nasconde al suo interno due splendide principesse. Quella non è una semplice porta, ma è il famoso 'ingresso del bagno': terreno sacro per le ragazze, luogo misterioso ed estraneo per noi comuni uomini che non potremo mai capire il motivo per il quale il bagno sia così importante per le donne. Quando escono da quella stanza sconosciuta, sempre rigorosamente in coppia, sono sempre più belle, più sorridenti e più ordinate di prima. Non può essere altro che incomprensibile per noi.
Mentre sediamo con lo sguardo fisso nel vuoto ecco aprirsi finalmente la porta;
"Allora alzatevi e andiamo che siamo già in ritardo!". Più belle, più sorridenti, e più acide di prima! Con una strategia ammirevole sono riuscite a far spostare la colpa del ritardo dalla loro smania di bellezza, alla nostra lentezza nell'alzarci, provocata tra l'altro dalla noia dell'attesa.

Alla festa ci sono davvero tutti (o quasi...) quelli del settimo. Mancano al solito all'appello solamente alcuni Serpeverde, che come sempre si rifiutano di mischiarsi alla 'plebaglia'. Oliver ha promesso di darmi man forte in caso Jake decida di passare all'attacco: avendomi ignorato e deriso per una settimana intera, fregandosene di quello che succedeva tra me e Beth, questo è il minimo!
Diversamente da quanto mi sarei aspettato, il mio nemico si avvicina raramente a noi due per tutta la sera, anzi è in compagnia di una bella ragazza bionda. Meglio così. Beth trova che questo suo comportamento confermi la sua tesi: Jake non è innamorato di lei ma di questa Celeste; tuttavia io non ne sono totalmente convinto, sarà perchè tendo sempre a dubitare delle persone e a non dare subito fiducia alla gente, sarà perchè Jake non sembra un tipo affidabile, ma a me il suo atteggiamento di stasera mi sembra tutta una tattica per avere poi campo libero con lei. Probabilmente pensa che vedendolo così innamorato di un'altra e così incurante verso Beth mi sarei convinto che il suo unico interesse per le mia ragazza è di tipo 'scolastico' e che, quindi, li avrei lasciati tranquillamente più tempo soli. Ma il ragazzo ha fatto i conti errati, io non mi lascio convincere tanto facilmente e non mi lascio nemmeno portare via la cosa più importante della mia vita così facilmente: se vuole la guerra, guerra avrà.
"Beth vado a ringraziare Jake per la bella festa..."dico a fine serata a Beth.
"bè ma allora vengo anch'io!"
"NO!!"
le dico con fin troppa veemenza, "voglio anche scusarmi per essere stato sempre molto sgarbato con lui...ed è meglio se tu non ci sei mentre mi scuso...sai com'è..."
"mm...ok..."
, continua Beth poco convinta "Allora ti aspetto qui..."
Mi dirigo verso Jake che sta salutando dei ragazzi e, quando finalmente mi trovo solo, di fronte a lui, comincio a parlare: "Sai, puoi anche incantare Beth con i tuoi atteggiamenti, ma di certo non impressioni me: so bene dove vuoi arrivare"
"Non so di cosa tu stia parlando, devi essere impazzito. Se io volessi Beth a questo punto sarebbe già mia...o mancherebbe molto poco..."
Mentre pronuncia l'ultima frase abbozza un sorrisetto.
"Tu prova a toccarla con un dito e giuro che io....", non riesco nemmeno a dire quello che vorrei fargli a quella sua bella faccia impertinente.
"Tu cosa Warren? vuoi picchiarmi? Ma se sei gracile come un uccellino...non farmi ridere, ormai non hai più speranze: rassegnati..."poi cambia improvvisamente tono, in coincidenza dell'arrivo, alle mie spalle, di Beth, "allora alla prossima! ciao Beth!"
"Vorrei ringraziarti anch'io per la bella serata...e sono felice che voi due vi siate chiariti!"
esordisce Beth.
"Ma figurati...anch'io sono contento che abbiamo finalmente messo ben in chiaro le cose. Spero solo che adesso per me sia tutto più facile...", continua Jake, falso come mai.
"Si ma ora è meglio che andiamo...". Concludo io la conversazione.
Questa è una questione tra me e Jake, e non voglio che Beth finisca di mezzo; non le dirò di questa conversazione e non le impedirò nemmeno di 'aiutare' Jake. Ma se pensa di avere campo libero e di avere ormai la vittoria in tasca si sbaglia: lei è troppo importante, troppo...
Questa storia mi fa male, ed è come un veleno nella nostra relazione: non le ho mai mentito così tanto prima d'ora. Ma cos'altro posso fare? Non mi sono mai trovato in una situazione del genere e non ho mai pensato potesse accadere una cosa simile nemmeno lontanamente. C'è solo una cosa da fare: combattere. Non sono mai stato bravo in questo, ma per Beth, per la mia ragione di vita...allora sono pronto a combattere fino alla morte...












domenica, 28 ottobre 2007
commenti • tag: amori, amicizie, dubbi, hogsmeade, litigi, tassorosso

Compito di babbanologia. Domani ho compito di babbanologia e Jake mi ha chiesto di aiutarlo. Probabilmente se gli chiedessi un tot l’ora sarei già ricca. Mi capita di passare più tempo con lui che con Bree. A proposito di Bree, è tre giorni che non ci parlo perché la sto trascurando. Dice che il mio nuovo amico è diventato più importante di lei e che non le dedico più tempo. E’ vero Jake mi occupa più tempo del previsto e quello libero che mi rimane lo voglio passare con Matt.
“Beth sei diventata una stronza! Non pensi più alla tua amica adesso eh?!”
“Ma Bree non dire così. Lo sai che io ti adoro e che sei la persona più importante sulla faccia della terra per me!”
“E allora perché stai sempre con quello?!”
ricama la parola quello più delle altre. E’ così, è la verità e io non posso uscire vincitrice da questa situazione. Io passo più tempo con quello che con lei.
”Bree..lo sai che è soltanto perché mi chiede di aiutarlo!”
“Bhè è stato anni senza il tuo aiuto, ci potrebbe stare anche adesso!”
“Ma prima aveva il suo gruppo di amici..adesso è solo!”
Già. Il tutto viene sempre ricamato sul fatto che adesso è rimasto solo. Ma la verità non è questa e la sappiamo bene. Non avrebbe nessun problema a rifarsi qualche amicizia, lui.
“Beth cavolo! Perché tu sei sempre così ingenua e positiva verso il mondo?! Come fai a non capire che quello ti muore dietro e che sta mettendo su tutta questa commedia solo per avvicinarti a lui?!” Ecco, sapevo che andava a finire così. A non è assolutamente vero. Tra di noi non c’è niente e niente ci sarà. Lui è un mio amico, basta. E per di più mi sta chiedendo aiuto per conquistare una ragazza del settimo dei corvonero. Spiego tutto alla mia amica che però non vuol sentire ragione, uscendosene poi con una frase da farmi spezzare il cuore “Matt ci sta male..”.
E’ vero, Matt ci sta male. Matt è sempre stato abituato ad avermi tutta per sé. Non c’è mai stato un amico nel mezzo, sempre e soltanto amiche, per la precisione, sempre e soltanto Bree. Matt e Bree, Bree e Matt, e ovvio, anche Oliver. A scuola posso dire di conoscere tutti ma il mio ramo di amicizia si restringe a questi nomi. Questo nuovo rapporto sta mettendo in crisi il povero Matt che non sa come comportarsi. Lui si fida ciecamente di me, ma sente come se gli stia scivolando via dalle sue mani. Non è così. Io voglio stare con Matt e lui questo lo sa benissimo, forse però, adesso, non è più così tanto sicuro.
Lascio la stanza non sapendo cosa rispondere all’amica che mi ha fissata sbigottita per tutto il tempo in cui sono stata muta. Raggiungo Jake in biblioteca.
E’ seduto su di un tavolo e appena mi vede arrivare si alza in piedi e mi saluta con un bacio sulla guancia. Iniziamo a studiare fino a quando non si mette a parlare di Celeste. Una ragazza piuttosto carina, bionda con gli occhi azzurri. Forse è proprio la differenza tra me e lei che mi rende più sicura sul fatto di non piacere a Jake. Lui sembra veramente innamorato di Celeste.
”E se le regalassi un mazzo di rose con allegato un biglietto per uscire?” domanda poi.
“E perché no! Le rose alle ragazze fanno sempre piacere, ma ricorda, devono essere dispari!”. Finiamo a parlare del più e del meno, del duello che c’è stato in settimana tra la Salinger e la Knox, di come Eve sia sparita dalla scuola e di tutti i perché sia scomparsa. Sembra veramente un telefilm. Guardo l’ora per accorgermi che è tardi. Avevo fissato con Matt un quarto d’ora fa in giardino. Mi alzo di scatto, prendo le mie cose e saluto Jake nel minor tempo possibile.

Riva del lago, Matt è chiaramente nervoso. Dondola la gamba sinistra in continuazione facendo sbattere a terra il piede. Odia quando le persone arrivano in ritardo e mi immagino che in questo momento sia incazzato nero.
Arrivo dal dietro e con le mani gli copro gli occhi a mò di sorpresa. Lui mi tira via le mani velocemente, in modo freddo “era l’ora” aggiunge poi.
“Si scusa, è che abbiamo trovato un po’ di difficoltà in alcuni argomenti!”
”Ah davvero?”
e in che cosa dimmi. In quante rose si regalano?!” come diavolo fa a sapere che parlavamo di rose. Mi ha spiata?! Mi siedo vicino a lui cercando di tranquillizzarlo. Inizialmente è restio ma poi cede.
“Lo sai che io ho bisogno di te!” dico in tono dolce e quasi supplicante. Lui in risposta mi bacia. Si è proprio vero, ho bisogno di lui. E più sto con lui più non voglio lasciarlo e starne lontana. Lui si sdraia poggiando la sua testa sulle mie gambe, facendo sì che io possa carezzargli la testa. In lontananza incrocio lo sguardo di Bree, contento, che però, appena vede che la stavo guardando gira le spalle e va via impettita. Dio quant’è difficile e testarda quella ragazza.
“Amore non è che potresti aiutarmi in delle cose che non ho capito molto bene?!” chiedo al ragazzo che sta giocando con la mia mano. Lui si alza e si risiede vicino a me, prendendo il libro e mettendosi ad aiutarmi.



Questa sera in bacheca abbiamo il piacere di leggere che sarà prossima una gita ad Hogsmeade.  Era l'ora che ci portassero. Quando entro in sala grande ho come la visione di una folla eccitata. Si sente il nome di Hogsmeade una parola sì e una no. Si vede però anche delle facce tristi, probabilmente di coloro che ancora non possono venire o, di chi, non ha avuto il permesso.


ATTENZIONE:
(comunicazione del preside Dippet)

Per tutti i ragazzi dal terzo anno in sù.
Verrà organizzata una gita ad Hogsmeade. Presto verrà comunicato il giorno esatto dell'uscita. Potranno partecipare tutti i ragazzi dal terzo in sù, se possiedono il permesso apposito firmato dai genitori o dai tutori.
Armando Dippet













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serpeverde

Edward Norwood

Edward appartiene ad una delle famiglie londinesi purosangue più prestigiose, la famiglia Norwood. All'età di undici anni, prima di ricevere la lettere per Hogwarts, si imbatte in un grave scontro dove suo padre perde la vita per mezzo dell'Avada Kedavra. Da allora Edward si è chiuso in se stesso diventando un tipo freddo e scontroso. Giurando vendetta a suo padre, nell'estate del suo tredicesimo compleanno decide di trasferirsi per un mese a casa di uno zio, un mago molto particolare, amante di tutto ciò che è illegale. E' proprio grazie agli insegnamenti di questo zio che Edward conoscerà le tre maledizioni senza perdono e si interesserà ancora di più alla magia oscura. Figlio unico, è al sesto anno di Hogwarts. Il cappello parlante non ha avuto nessun problema a trovare la sua collocazione infatti, Edward, ha tutte le qualità per far parte della casata dei serpeverde: astuto, furbo, viziato e ambizioso, oltre ad odiare con tutto il cuore coloro che non sono "puri". E' molto schietto ed è considerato tra i più bei ragazzi del quinto anno. E' dotato di occhi grigi dalle sfumature verdi molto profondi, capelli scuri e un fisico perfetto. Norwood ama mostrarsi sempre ben vestito e curato. Ha un unico vero amico, Jasper Lewis suo coetaneo e compagno di casa. I due si trovano spesso in compagnia di Eve Sanders, Deirdre Blackster e Morgan Lancaster, formando un gruppetto unito che passa la maggior parte del tempo a violare le regole e a sminuire gli altri. Le sue materie predilette sono pozioni e arti oscure in cui è anche molto portato.

Jasper Lewis

Sesto anno. Suo padre Leonard è un eminente ricercatore, e, dopo la morte della moglie Mary, l’ha cresciuto da lontano, essendo spesso via per lavoro; il padre gli regala tutto ciò che vuole, anche se la cosa di cui Jasper avrebbe più bisogno è il suo affetto, soprattutto dopo la morte di Sean, il fratello maggiore a cui era legatissimo. Jasper in parte rivede Sean in Edward Norwood, la persona a cui è più affezionato, e in Lucas Forsythe, anche se non al livello di Ed. Ha un’indole scontrosa, e non manca di ambizione, ma possiede una grande insicurezza di fondo; Edward conosce la sua fragilità, e dunque lo sostiene sempre. Spinge Lucas a provarci con Audrey Salinger, perché pensa lui stesso che sarebbe una bella preda, ma ne è intimidito a causa del carattere risoluto e poco manovrabile della ragazza. Purosangue dal fisico longilineo, con occhi verdi e capelli castano chiaro, è un casanova, come il suo compagno di stanza e di anno, e non si preoccupa dei sentimenti delle ragazze a cui ruba il cuore (e di solito anche qualcos’altro); le uniche con cui riesce a mantenere un legame sono Eve e Deirdre, in particolare con quest’ultima. È un buon studente, e dimostra una particolare predisposizione per Incantesimi, che conosce molto bene. Vorrebbe diventare un abile Legilimens come Edward, ed è esperto nell’uso delle Maledizioni Senza Perdono. Gioca nella squadra di Quidditch come Cacciatore.

Deirdre Blackster

Deirdre Blackster discende da una famiglia antica e potente di maghi purosangue. Come tutti i membri della sua famiglia disprezza le persone che hanno sangue impuro, definiti mezzosangue, e maggiormente i babbani. E' una ragazza castana, alta e sottile, e dagli occhi verdi e molto intensi. Nel complesso, Deirdre è una ragazza molto bella ed è pienamente consapevole di esserlo. Frequenta il sesto anno a Hogwarts ed è stata smistata nella casata dei Serpeverde, come lei tutti i membri delle sua famiglia (anche Belinda e Utopia, sue sorelle gemelle, sono al quarto anno serpeverde). Dal carattere caparbio, astuto è inoltre vanitosa, viziata e molto determinata a raggiungere il proprio obiettivo: il potere. Per raggiungerlo Deirdre si finge sempre disponibile con tutti quelli della sua Casa e con i professori, mascherando così la sua vera indole e mostrandosi in questo modo ‘perfetta’. Nonostante la popolarità,c’è solo una persona che la riesca a capire davvero, e questa è la sua migliore amica, Eveline Sanders. er la scuola è sempre in giro col gruppetto formato da Edward Norwood, Jasper Lewis, Morgan Lancaster e , naturalmente, Eve. A scuola Deirdre riesce sempre molto bene grazie alla sua dedizione allo studio, indispensabile per il suo ideale di perfezione che si è prospettata.

Violet 'Vi' Traviston

Sesto Anno. Primogenita ed erede di Bartholomew Traviston, conte del Goulcestershire, viene al mondo presso Upton St.Leonard's, cittadina non lontana dalla tenuta dei Traviston e dalla città di Goulcester. Violet dimostra già precocemente una inclinazione naturale alla magia, alla quale vengono posti dei freni tramite la ferrea disciplina a cui viene abituata sin da piccola e un ampio numero di istitutori a cui viene affidata la sua istruzione. Trascorre l'infanzia nel maniero di famiglia, situato su una scogliera a strapiombo sul mare. Sviluppa un'intensa passione per il disegno, oltre ad un carattere piuttosto chiuso. Compiuto l'undicesimo anno di età, viene iscritta ad Hogwarts. Lodata per l'assiduità nello studio, brilla soprattutto nelle Pozioni e a partire dal terzo anno fa parte del LumaClub del professor Horace Lumacorno. La condotta della ragazza non è impeccabile quanto la sua pagella, ma non si può considerare una criminale o un pericolo pubblico - si limita a compiere qualche bravata, o almeno co ì vuole far credere. In genere viene considerata una snob: oltre all'origine nobile, la loquacità non è tra le sue doti, e preferisce evitare il più possibile i Grifondoro e i Tassorosso. A differenza di molti compagni ed amici, si rapporta in modo non cordiale, ma perlomeno rispettoso con i figli di Babbani. Chi la punzecchia fino ad estorcerle qualche parola lo fa a suo rischio e pericolo: la quindicenne conosce l'arte di colpire con le parole, ed ha nel corso degli anni affinato il suo sarcasmo pungente. Agisce quasi sempre di testa sua, depreca il gioco di squadra, seleziona i suoi amici con scrupolo.

Scarlett Lywelyn

econdogenita di Lord e Lady Lywelyn, , i maghi più famosi e potenti della contea Irlandese. Purosangue al cento per cento, Scarlett conta una ferrea istruzione nell’arte magica che pratica, con successo, fin da piccolissima. Scaltra per dote, diffidente per natura, risulta complicata da comprendere una creatura come lei. Più simile ad un labirinto, a livello intellettivo, che ad un normale essere umano. Spigliata ma al tempo stesso introversa, ha l’abitudine di studiare con meticolosa cura le persone che le si avvicinano, che trovano difficoltoso, a volte, anche solo instaurare un dialogo. Dalla parlantina eclettica e svelta ( spesso velenosa ), riesce a far precipitare chiunque non abbia sicurezza quando le si porge confidenza. La sua schiettezza, a tratti brutale, la porta ad essere un tipo che si odia o si ama, senza vie di mezzo. Tuttavia, il suo aspetto da innocente ragazza le consente di giocare una carta in più quando vuole raggiungere i suoi obiettivi. Non molto alta, ma dal fisico perfetto possiede due grandi ed espressivi occhi verdi, con sfumature castane, che le imperlano il viso, ed una chioma fluente dalle tinte d’ebano. Caparbia, volitiva, possiede una calma che le assicura di mantenere sangue freddo anche nelle situazioni peggiori. Non ama parlare della sua famiglia. Fratello Aedan a parte, verso cui nutre un affetto totale e sincero…nonostante non ne condivida le ideologie sull’indifferenza verso i babbani. Si concede allo studio con buona volontà riuscendo brillantemente. Pratica il corso di magia per circa 5 anni presso Durmstrang , ma riesce a convincere con abile mossa e complicità della famiglia Norwood i suoi genitori a mandarla ad Hogwarts, che considera di sicuro una spanna al di sopra rispetto le altre scuole di magia. Curiosa, dalla mente aperta, ama poter avere sempre un quadro completo delle situazioni che le si palesano di fronte. Guai quando qualcosa sfugge alla sua mente vigile. Punto chiave, le persone che le stanno vicine, e che lei trova simpatiche ( e ciò capita di rado ), possono senza alcun dubbio fidarsi ciecamente. Così come per gli schemi della sua mente le piace essere assolutamente perfetta in ogni situazione. Gli incantesimi attuabili mediante ipnosi sono quelli che le riescono magnificamente. L’induzione è, senza alcun ragionevole dubbio, la sua mossa vincente. Viene vista spesso in compagnia di Edward Norwood, Jasper Lewis e Deirdre Blackster. Adora e studia la magia oscura con interesse sempre crescente.


grifondoro

Julia Versten

Settimo anno. Di origini norvegesi, Julia è nata a Oslo in una tiepida giornata estiva, figlia di un mago e di una Ondina (ninfa delle acque): per questo adora l’acqua, elemento che riesce a manipolare con facilità grazie al sangue materno. La sua risolutezza e caparbietà, talvolta la fanno risultare antipatica o troppo competitiva, ma la rendono un’ottima giocatrice di Quidditch, che pratica nel ruolo di Cacciatore. In campo scolastico se la cava abbastanza bene, in particolare in Trasfigurazione e Difesa contro le Arti Oscure, benché non apprezzi molto la professoressa Merrythought. Pur essendo all’ultimo anno, non ha ancora ben chiaro il suo futuro, anche se è molto affascinata dal lavoro di Auror, per il quale sarebbe portata grazie al suo coraggio. Nonostante la sua origine purosangue, ritiene che le distinzioni in base alla purezza di stirpe siano inutili e stupide, poiché la magia è un dono che tutti i maghi e le streghe possiedono nello stesso modo. L’anno scorso è stata Prefetto di Grifondoro, insieme con il suo migliore amico è Sebastian Lang(adesso Caposcuola), che ha conosciuto il primo giorno di scuola ad Hogwarts: sono legatissimi, ma non vi è alcun interesse romantico fra loro, poiché si considerano come fratello e sorella. Di solito ha rapporti difficili con le ragazze: in genere le sembrano troppo interessate ad argomenti futili, ma è buona amica di Georgiana Harrington. Non ha mai avuto un ragazzo serio, perché di fondo è molto timorosa dell’amore e della perdita di controllo sulla propria vita che può conseguirne. Ha una sorella più piccola, Ida, che frequenta il sesto anno, innamorata pazza di Tom Riddle, per disperazione di Julia, che invece non può vederlo a causa della sua aria di superiorità e della sua arroganza nei confronti dei Mezzosangue.

Damian Denholm

Sesto anno, Grifondoro. Figlio di un potente mago e di una strega residenti negli Stati Uniti. Purosangue, ma con idee ben diverse da molti suoi “simili”. Aperto, socievole, spigliato. Dalla parlantina vivace, e svelta. Raramente riesce a star zitto, e quando questo accade, le probabilità del suo malumore sono altissime, per non dire stratosfericamente certe. Schietto, sincero, non ama mascherare i propri pensieri. Dice tutto quello che pensa, senza preoccuparsi mai. Conscio del fatto che non vuole, in alcun modo, incappare nella menzogna, che considera una scappatoia per persone con la coda di paglia. Divertente e scherzoso, ama la vita e tutto ciò che gira attorno ad essa. Vive ogni attimo come fosse l’ultimo, non ama i rimpianti, né le mezze frasi. O tanto meno le opere incompiute. Coinvolgente, riesce a raggiungere ogni obiettivo percorrendo sempre la strada più difficile, poiché le ritiene ring decisivo per la formazione completa del suo essere. Punta sempre al massimo in qualsiasi cosa, più che per superbia, per rispetto verso se stesso.

Elodie Baudelaire

Elodie Baudelaire frequenta il quinto anno nella casata dei grifondoro. Figlia di padre mago e madre veela, ha preso da quest'ultima gran parte della sua bellezza. Definita da molti una bambola di porcellana, forse per la sua reale somiglianza ad esse: lunghi boccoli biondi che le circondano il viso dalla pelle diafana, guance rosate, profondi occhi blu. Ha un carattere molto sensibile, fa difficilmente amicizia e raramente si affeziona in modo forte alle persone, per paura di doverle un giorno perdere. Chi riesce ad entrare nel cerchio delle sue amicizie è sicuro di avere accanto una vera amica: fedele, comprensiva, che dà tutto pur di far star bene la persona che le è a fianco. Testarda e lunatica alle volte, un'enterna indecisa che però non si fa condizionare dagli altri. Non ha pregiudizi verso le persone ma tende molto a selezionarle, dopo un'accurato studio visivo di esse. Ama gli animali e stare a contatto con essi. Legatissima a schizzo, un kocker che le è stato regalato dalla nonna quando aveva pochi anni. Odia le mezze misure, per lei non hanno senso. O è bianco, o è nero. Decisamente impacciata nelle relazioni con i ragazzi, non solo sentimentali ma anche di semplice amicizia.

Annabel Bennett

Grifondoro del sesto anno e secondogenita di una semplice famiglia di babbani, residenti nei quartieri Nord di Londra, Annabel è una ragazza come tante altre. Dalla parlantina facile e la battuta sempre pronta, tende a dire sempre quello che pensa e questo spesso irrita chi le sta vicino, specialmente i soggetti più sensibili: in realtà conoscendola bene si può trovare in lei un'amica sincera. Estremamente leale, ama ridere e di conseguenza nutre una grandissima stima per chi provoca in lei questa reazione, attraverso qualunque mezzo. Non particolarmente incline allo studio, se la cava grazie a quel poco che riesce ad ascoltare in classe e alla sua abilità nella parte pratica delle lezioni, specialmente per quanto riguarda Pozioni e Incantesimi. Assolutamente incapace dal punto di vista canoro, in realtà ama cantare e lo fa spesso e volentieri, assicurandosi prima che tutti gli altri esseri umani siano a qualche isolato di distanza, per evitare di graziarli con i suoi toni soavi. Tutta la sua famiglia è sempre stata scettica riguardo alla sua situazione di strega e preferisce tenere nascosto tutto a più persone possibile, eccezion fatta per la sua sorellina minore, che durante le vacanze non fa altro che tartassarla di domande sul mondo magico e quel che è in relazione ad esso. Campionessa di figuracce, non passa attimo che non inciampi in qualcosa o si distrugga la reputazione; ma in fondo, dietro gli occhioni nocciola e il viso tondo di questa ragazza si nasconde una tenerezza infinita, che aspetta solo di essere scovata da qualcuno che la apprezzi per come gli viene presentata. E' raro che si arrabbi, e nelle poche occasioni in cui succede tende a passarle subito.

Daisy Brown

Proviene da una famiglia molto numerosa, è infatti la quarta di cinque fratelli, Evelyn, la maggiore, Carl, Doug ed Alice, la più piccola. E poi c'è lei, grifondoro del quinto anno, non tanto alta, capelli neri e lisci, carnagione chiara, magra, dal petto ed i fianchi piatti. Casa sua è sempre spaventosamente caotica e confusionaria, ogni giorno succede qualcosa, c'è sempre un parente più o meno stretto che viene a cena, o a prendere un the, o semplicemente a fare una visita. Se i primi anni in cui era ad Hogwarts ne sentiva la mancanza, dal quarto ha iniziato a palesare la sua insofferenza e a ritenersi fortunata di trascorrerci solo le vacanze. La sua materia preferita è pozioni, seguita da trasfigurazione e talvolta ottiene dei buoni risultati anche in Difesa contro le arti oscure. Non è eccessivamente riservata, ma nei momenti in cui ha bisogno dei suoi spazi non ammette di essere disturbata. Non è molto paziente e quando è nervosa per conto suo ha il vizio di essere scontrosa con tutti, salvo poi pentirsi un attimo dopo aver parlato. Ha spesso un'aria totalmente disinteressata ed annoiata, tanto da sembrare non avere attrazione per attività alcuna. Recentemente ha scoperto la passione di scrivere poesie, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno, perchè se ne vergogna troppo; differentemente ha sempre mostrato attitudine nel disegno ed in particolar modo trova soddisfazione nell'eseguire le caricature dei professori o compagni. I genitori ed i fratelli sono maghi, ma in famiglia ci sono molti halfblood e babbani. Non ha mai dato peso alle prese in giro che le venivano fatte a causa della sua origine, anche se ultimamente le sembra che la situazione a scuola sia peggiorata, pur non essendo al corrente di niente.


tassorosso

Apollonia Pasco

Sedicenne Tassorosso figlia di babbani, di origini bretoni ma cresciuta nello Yorkshire. In una parola, il Disordine. L’organizzazione è qualcosa di avulso da lei, una confusionaria in senso lato. Distratta nel riporre la roba, nel vestirsi, nel fare i compiti, è anche piuttosto imbranata. Energica, vivace, ai limiti dell’iperattività, si muove continuamente, in alternativa parla. Scherza molto, ride molto, e lo fa in modo poco signorile. È una persona molto alla mano, con cui è facile parlare, basta solo non farla innervosire. Tendenzialmente ottimista, è d’altra parte anche un soggettino nervoso e facile alla rabbia. Cocciuta come un somaro, è permalosa e reagisce con irruenza ai torti subiti, non facendosi problemi ad arrivare alle mani. È molto orgogliosa; ammettere i propri errori le costa tremendamente tanto, e la maggior parte delle volte evita di farlo. Fierissima delle proprie radici, sia geograficamente e che magicamente parlando, coltiva la passione per le tradizioni bretoni e difende a spada tratta la popolazione babbana. Il suo rendimento scolastico è nella media, con voti particolarmente bassi in pozioni e note particolarmente alte in babbanologia. Detesta a livelli cosmici il proprio nome, e si presenta sempre e solo come Polly.

Eugene Pennington

VI anno. Nato e cresciuto a York in una famiglia basso-borghese, senza quasi entrare in contatto con il mondo magico e soprattutto con i nonni materni. E' infatti, nipote degli esponenti di due importanti famiglie nobili del nord dell'Inghilterra. Il problema fondamentale sono le origini di suo padre, figlio di Babbani. Lo stesso Eugene si è convinto che sia il suo sangue 'sporco di seconda generazione' ad essere l'origine del suo scarso talento magico, che è stato un grande motivo d'imbarazzo scolastico finché non l'ha ammesso pubblicamente, smettendo di scatenare l'ilarità altrui. La sua vera passione è la musica; dopo numerose pressioni sulla professoressa Bonnet, è riuscito ad ottenere l'istallazione di un pianoforte a coda in sostituzione di quello a muro presente nella stanza di Musica di Hogwarts. Fa parte del coro della scuola sin dai tempi in cui la sua straordinaria voce era bianca come la neve. Timido, introverso, non ha quasi nessun amico. Può dare l'impressione di voler essere misterioso, affascinante, ma non c'è alcuna premeditazione nel suo comportamento. Lo si vede raramente in giro per la scuola: quando passa, si può seguire solo la scia della sua testa biondissima, o al massimo il suono del motivetto che sta intonando. Frequenta molto volentieri Carlisle Hunnam, una delle poche persone per le quali non provi invidia, fastidio o astio. Non ha mai avuto una ragazza; certo è che sono poche quelle che sono riuscite ad approcciarlo, ma neppure lui ha mai dato segni di volere una relazione.

Rah Ching Page

Rah Ching è stata adottata da una famiglia di Babbani londinesi, non sa nulla delle sue origini di cui mantiene solo il nome. Sin da piccola si dimostrò timida con chiunque le rivolgesse la parola, rimane spesso taciturna. Cercò sempre più di scoprire qualcosa sulle sue origini ma i Page, i genitori adottivi, tentarono di tenerla in ogni modo lontana da qualsiasi cosa riguardasse il suo passato, la Cina e i suoi genitori. Questa situazione la rese sempre più insofferente e ogni volta che otteneva risultati negativi nelle sue ricerche o che la signora Page la scopriva a informarsi su qualsiasi cosa riguardasse la Cina la luce della stanza in cui si trovava Rah cominciava a lampeggiare e la lampadina scoppiava, oppure le pentole in cui la madre stava cucinando si fondevano e bruciavano. All’età di 11 anni ricevette la lettera che la metteva al corrente che avrebbe potuto frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I genitori adottivi le raccontarono allora la verità sui suoi genitori: erano dei maghi che l’avevano abbandonata perché pensavano che fosse una Maganò, che non avrebbe mai avuto un posto nella società magica. Ora Rah frequenta il 5° anno a Hogwarts ed eccelle in tutte le materie di studio, anche se predilige Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa Contro le Arti Oscure.

Carlisle Hunnam

Sesto anno. Carlisle è nato e cresciuto a Londra, figlio di due eminenti personalità del mondo magico: il padre, Charlie, è primario al San Mungo, mentre sua madre, Hannah, è una famosa ricercatrice che collabora con l'ospedale. Purosangue. Sebbene non gli sia mai mancato nulla, sin da bambino dimostra di avere un'indole incredibilmente generosa e disponibile, al punto da trasformarmi, con il passare negli anni, in un vero e proprio galantuomo, l'incarnazione di un romanzo di fine '800. Studente nella media, si distingue particolarmente in Cura delle Creature Magiche e Difesa contro le Arti Oscure, ha la strordinaria capacità di ricordare tutto ciò che legge, indipendentemente da dove lo legga e quando lo legga. Ha un discreto successo tra le ragazze, ma non è particolarmente interessato a far strage di cuori, al punto da essere considerato universalmente l'Anti-Principe per eccellenza e da essere cordialmente detestato da Edward Norwood, sentimento ricambiato con altrettanta intensità. Le radici di questo odio tra i due belli per antonomasia rasentano oramai il mito e la leggenda: c'è chi vocifera, addirittura, del coinvolgimento di una bellissima Veela. Cerca sempre, costantemente, di rimanere fedele a se stesso e sa assumersi le proprie responsabilità, non teme i confronti e men che meno gli scontri. Le ragazzine di Tassorosso del primo anno gli hanno dedicato un fan-club.

Alexa Robinson

Alexa nasce in una ridente cittadina del Michigan, negli Stati Uniti, da madre babbana e padre mago. Deve scoprire le sue potenzialita` da maghetta da sola pero`, dato che il padre non e` mai in casa, e quando lo e` si limita a dormire e a picchiare e sgridare lei e la madre. Il padre ha da tempo rotto ogni contatto con il mondo magico e vive solo nella realta` del mondo babbano. Quando Alexa compie i sette anni il padre abbandona la famiglia scappando in macchina con una giovane ragazza. Da quel momento in poi Alexa e sua madre si devono rimboccare le maniche per sbrigarsela da sole. In questo modo Alexa si costruisce un carattere forte e perseverante, diventa una ragazza che difficilmente si arrende, e trova sempre un modo di superare gli ostacoli. Per queste ragioni Alexa viene smistata nella casata di Tassorosso quando arriva agli undici anni a Hogwarts. A scuola si trova un po` in difficolta`, si sente una estranea fra tutti i ragazzi dell'alta societa` inglese e cerca disperatamente di nascondere il suo marcato accento americano. Inoltre e` disprezzata ancor di piu` dai Purosangue perche` l'unica radice che l'attacca al mondo della magia, il padre, ha da tempo rinnegato il suo mondo, abbandonandosi ai piaceri babbani. Riesce comunque a fare subito amicizia con due simpatiche ragazze che diventeranno le sue compagne di stanza e amiche del cuore, Lory e Susan. Nonostante la sua personalita` decisa e forte Alexa ha una bassa autostima, e non e` il meglio a socializzare. Sa tirare fuori il suo lato combattivo e aggressivo quando e` necessario. E` alta e castana, ha un sorriso bellissimo, che sfodera solo agli amici piu` intimi. Ama scambiarsi pettegolezzi fra amiche nella sala comune di Tassorosso, davanti a un fuoco e con una barretta di cioccolato da gustare. Frequenta il quinto anno, ma il primo semestre lo ha trascorso a casa per accudire la madre malata. La sua materia preferita e` Erbologia.




corvonero

Audrey Salinger

Sesto anno. Nata e cresciuta nella città di Brighton, nel sud dell’Inghilterra, Audrey è figlia di Isabel e Julian Salinger; sua madre scomparve, quando lei era piccola, dunque suo padre decise di affidare l’educazione della figlia alla sorella della donna. Benché la sua famiglia sia fieramente purosangue, Audrey non condivide le loro idee in merito alla purezza di stirpe, grazie anche all’influenza di sua zia Diane. Non molto alta, ha un fisico esile, la pelle chiara e gli occhi verdi; tiene molto ai suoi boccoli biondi ed alle sue mani belle e curate. Fin da bambina manifesta i suoi poteri di strega, e stupisce la sua famiglia quando è assegnata a Corvonero invece che a Serpeverde. Possiede una memoria molto precisa e un’intelligenza brillante, non le interessa molto studiare, a differenza degli altri Corvonero; tuttavia, grazie alle sue doti, riesce bene anche nelle materie più complesse, e in modo particolare eccelle in Trasfigurazione ed Aritmanzia. È gentile con chi le si rivolge, ma riservata; la sua migliore amica e compagna di banco è Rachel Casey. È molto paziente, e talvolta dà ripetizioni agli studenti che lo chiedono, facendosi pagare profumatamente. Ama la natura, e spesso passeggia nel parco di Hogwarts; quando è triste, cerca un posto solitario e si rifugia lì finché non le passa la malinconia. Le piace molto leggere e disegnare.

Jillian McKanzie

Nata con lo scoccare del solstizio d'autunno nel castello di famiglia poco fuori Edimburgo, Jillian si è trasferisce a Londra alla tenera età di tre anni, in seguito all'assunzione dei genitori al San Mungo: proprio a causa della loro scarsa presenza in casa, la bimba viene cresciuta dalla nonna materna che, tra un biscotto e una fetta di torta scopre la spiccatissima dote della nipote per gli incantesimi. Di salute cagionevole, studia a casa fino ai suoi undici anni, quando la fatidica lettera di Hogwarts arriva, invitandola a frequentare quello che si rivelerà essere il più traumatico anno della sua vita: spaesata dalla frenesia scolastica, dalla confusione e dalle tante persone, fatica ad ambientarsi in quel mondo così diverso dal suo. Solo al terzo anno, le cose iniziano ad andare meglio e avviene la metamorfosi: da invisibile studentessa modello, Jillian si trasforma in una malinconica ma sempre sorridente splendida fanciulla. Adesso frequenta il sesto anno nella casata corvonero. E' una grande osservatrice, di indole schiva e per questo spesso scambiata per snob: in realtà è solo molto diffidente dei confronti di chi non conosce. Sebbene sia molto graziosa, con lunghi capelli biondi e occhi verdissimi, non ha un grande successo con i ragazzi a causa di una forma di timidezza cronica che la porta ad arrossire furiosamente ogni qualvota viene colta di sorpresa. Cosa che accade praticamente ogni volta. Ama particolarmente le giornate autunnali, quando i raggi del sole ancora scaldano la pelle. Ha una gattina nera, Chipie, che adora.

Georgiana Harrington

Caposcuola della casa di Corvonero. Figlia unica, nasce e cresce a Stratford-Upon-Avon, Warwickshire, che già diede i natali a William Shakespeare. Figlia dei proprietari di un serraglio del quartiere magico di Stratford, ama sin dalla più tenera età i gatti, che rimangono però uno dei pochi animali che possa sopportare. Influenzata dalla fama suo illustre concittadino, ama scrivere racconti dove regala le più improbabili personalità a lei e ai suoi amici; perde ore intere e fiumi d'inchiostro nell'immaginare le sue fantastiche vite. L'idea di frequentare Hogwarts non fa altro che gettare un'aura dorata sul suo futuro, tanto che il ritardo della sua lettera d'ammissione ( assegnata ad un gufo scarsamente affidabile e poi prontamente rintracciata ) le provoca una crisi di panico che richiederà un ricovero al San Mungo. Schietta, di carattere aperto, non riesce a stare per più di tanto tempo senza fare una battuta. Socializza con facilità ed è pronta ad aiutare il prossimo nei limiti del possibile. Dedica anima e corpo ai suoi compagni di casa, uno dei motivi per cui è stata nominata prima Prefetto, e ora Caposcuola. Grazie allo studio e ad una mente brillante ottiene ottimi risultati scolastici, in particolare in Trasfigurazioni; nutre una vera e propria adorazione per Albus Silente, d'altronde ricambiata dalla stima del professore. Detesta il Quidditch e non è praticamente in grado di salire su una scopa. Continua ad avere una fervida fantasia e non ha smesso di scrivere; ha un numero imprecisato di taccuini, e ne porta sempre uno con se. Ha lasciato il suo ultimo ragazzo a metà del sesto anno e per ora è single. Ha moltissimi amici, anche se solo pochi possono affermare di conoscerla veramente bene.

Aedan Lywelyn

Primogenito di Lord e Lady Lywelyn , i maghi più famosi della contea Irlandese. Studente modello dalla bellezza eterea si distingue per il suo carisma innegabile [ e per la lunga lista di conquiste nel corso degli anni di studio. ]. Dalla memoria pronta e sempre vigile, denota un curriculum scolastico inappuntabile.Nelle sue vene scorre sangue purissimo che gli permette di predisporre di una attitudine verso la magia innegabile.Quasi irreale.Plateale, ma per niente spaccone, si diverte nel mostrarsi.Vanesio senza dubbio, conquista e stravolge con il suo modo di fare esuberante ma mai fuori posto.Amante del bello e del divertimento, ambizioso e per nulla scontato.Dietro un sorriso si nasconde una creatura difficile da capire per conoscenti comuni, che tiene debitamente alla larga dal suo privato.Sottile e meticoloso nelle considerazioni personali, fa gruppo con pochi ragazzi a scuola, che però considera sicuramente gente fidata.Tra queste persone, strano a dirsi per le attitudini generali, fa coppia fissa con la sorella minore, Scarlett, anche lei studentessa di Hogwarts.Legati da un rapporto particolare, Scarlett è la sola che riesca a capirlo anche da uno sguardo.Silenzioso, valuta bene ogni mossa.La sua mente sveglia, straordinariamente incline nel prevedere le mosse altrui, lo fa risultare, senza dubbio un mago da cui è meglio guardarsi bene.Pronto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.Dall’aspetto forte e deciso, trae in inganno per i suoi modi di fare a volte teatrali.Gli eccessi della sua personalità, però, conducono ad una trappola, non facendo sospettare affatto la straordinaria pericolosità che può raggiungere, se provocato.

Sophie Davies

Frequenta il quinto anno nella Casa di Corvonero. Nata da madre strega e padre babbano nella cittadina di Harwich(est dell’inghilterra), Sophie rientra nella schiera dei cosiddetti ‘mezzosangue’, ma non nasconde per nulla le sue origini, anzi, ne va fiera. Ha un’intelligenza spiccata che ha ereditato dal padre e una certa spigliatezza(che mostra solo quando ne ha voglia), che è eredità materna. Adora ascoltare e guardare le persone con attenzione, cercando di coglierne ogni piccola sfumatura. Ha un fratello più grande, Randal, al quale mira come modello e col quale ha un buon rapporto di amicizia e di stima; proprio per la sua influenza, Sophie appare più grande della sua età. Non ha particolari difficoltà a crearsi nuove amicizie, ma sono davvero pochi quelli che possono definirsi suoi ‘amici’ nel vero senso della parola; in particolare è legata a Elodie Baudelaire, al suo stesso anno, ma smistata in una casa differente e ha un migliore amico, Henry Hallward . Persona simpatica e sincera. Nonostante non sia una ragazza superficiale, adora vestiti di ogni genere e si diverte a creare nuove mode o provare nuovi abbinamenti. C’è un’altra cosa che Sophie ama fare sin dalla tenera età, e quella cosa è cantare: canta sotto la doccia, canticchia nei corridoi, canta quando è triste o quando è felice; insomma la sua vita è il canto e cantare è la cosa che la rende più felice e la fa sentire accettata in una scuola in cui non è sempre facile sentirsi ‘diversi’.

Leen 'Ute' Neumann

Tedesca dal sangue puro; la sua famiglia è composta esclusivamente da maghi da generazioni e generazioni, ha un albero genealogico che sembra non finire mai. Questo, l'ha aiutata ad ambientarsi per bene a Durmstrang - scuola nella quale ha passato i primi sei anni scolastici prima di essere spedita ad Hogwarts. Ancora non si capacita di come, i genitori, abbiano potuto fare una cosa simile: ha dovuto abbandonare fidanzato, amici e studi e senza nemmeno poter aspettare ancora qualche mese - prima della fine dei corsi, per lo meno. Questo ha reso il suo trasferimento difficile e a suo dire, la decisione oramai presa è ingiusta e sconsiderata. Lei è quella che, forse per la troppa incoscienza, forse per la connaturata caparbietà che molti le attribuiscono, è convinta ad andare sempre fino in fondo, senza fermarsi neanche a costo di rischi inutili, sebbene neanche una volta abbia smesso di fingersi più forte di quello che è in realtà, ripugnando in quasi ogni circostanza le lacrime. Sicura, tuttavia: nel complesso è socievole, pacata quanto serve. Tende ad essere schieta, se colta in imbarazzo permalosa e acidella. Sa, però, essere di una fragilità e di un'ingenuità disarmante, spesso, per indole caotica e tragicamente sregolata. Bionda, i suoi occhi sono caratterizzati da bicromia oculare ( destro azzurro, sinistro verde ) ma è un particolare che spesso nasconde, tramite una lente colorata. Una naturale predilizione per incantesimi e pozioni, un rinomato fenomeno nei duelli.




morsmordre

Morsmordre è un Gioco di Blog ambientato nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nel periodo di frequentazione di Tom Riddle.

E' durante gli anni scolastici vissuti a Hogwarts che a Tom Riddle sale un amaro disprezzo verso coloro che hanno "sangue impuro". In questi anni Tom inizia a reclutare persone che, come lui, sostengano tali ideali. Si vengono così a fondare dei Club segreti - oltre a quelli tipici scolastici-, più o meno rilevanti, Pro e contro questi ideali. Con la creazione di questi club, gli studenti più fermi nelle proprie idee prendono posizione e, nascono dei forti dissapori tra i vari schieramenti che non si limitano più a semplici antipatie, alle volte finiscono in veri e propri scontri.



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